BOTTE DA ORBI AL GIRO: YATES RISORGE A TORINO, CARAPAZ SI VESTE DI ROSA

Una tappa emozionante, spettacolare, con attacchi e distacchi d’altri tempi. E’ questo in estrema sintesi il quadro che viene fuori dalla 13a tappa del Giro d’Italia 2022, una frazione che ha regalato colpi di scena e uno scontro frontale fra i principali protagonisti della corsa rosa iniziato quando mancavano oltre 80 km all’arrivo. A trionfare in quel di Torino è stato Simon Yates (Team BikeExchange-Jayco), tornato al successo dopo la crisi del Blockhaus che lo ha estromesso dalla lotta per la maglia rosa. Alle sue spalle Jai Hindley (Bora-Hansgrohe), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) ed un infinito Vincenzo Nibali, tornato ad altissimi livelli pochi giorni dopo aver annunciato il ritiro dalle corse a fine anno. La maglia rosa passa sulle spalle dell’Ecuadoriano che ora guida con appena 7” su Hindley, mentre l’ex leader Lopez è affondato ad oltre 4 minuti dopo aver provato a tenere duro.

La 14a tappa si presentava sin dalla vigilia come una frazione molto breve ma altrettanto insidiosa. Il menù di giornata proponeva infatti circa 3000 metri di dislivello condensati in appena 147 km interamente dipanati attorno alle colline Torinesi.
La prima parte del percorso prevedeva un tratto in linea di circa 70 km che portava la carovana da Santena, borgo noto per aver dato i natali a Cavour, fino al capoluogo Piemontese. Dopo un inizio sostanzialmente pianeggiante, la strada iniziava a salire col gpm di 3a categoria de Il Pilonetto (km 43,3) e la successiva salita che conduceva al parco della Rimembranza (km 63,9). A questo punto i corridori erano attesi dal duro e nervoso cirucito finale, lungo poco più di 36 km e da affrontare per ben due volte. Il circuito ricavato attorno alla città di Torino presentava ben tre salite: il Colle di Superga (5 km al 8,6%) posto ai -27, il colle della Maddalena (3,5 km al 8,1% e con punte al 20%) ai -12 e infine lo strappo del Parco del Nobile, dalla cui cima mancavano appena 4,5 km al traguardo. Una frazione altimetricamente complicata che si prestava a diverse soluzioni.

L’avvio è stato decisamente scoppiettante vista la voglia da parte di tanti di entrare nella fuga di giornata. Il primo attacco, avvenuto subito dopo il km 0, è stato orchestrato da Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) evidentemente in cerca di riscatto dopo la pesante debacle subita sul Blockhaus. Poco dopo è stato il turno di Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix) ancora una volta protagonista di un’azione in solitaria. Dopo qualche chilometro in avanscoperta il neerlandese si è però rialzato, mentre nel frattempo altri corridori provavano ad evadere. Tra gli uomini più attivi da segnalare Simon Yates (Team BikeExchange-Jayco), Diego Rosa (Eolo-Kometa) , Magnus Cort (EF Eduation-EasyPost )e Lorenzo Rota (Intermarché-Wanty-Gobert).
Il gruppo non ha però mollato la presa, anzi ha proceduto a lungo con un’andatura decisamente elevata che ha mietuto diverse ‘vittime’ già lungo l’ascesa de il Pilonetto. L’azione buona è partita proprio negli ultimi chilometri della salita per iniziativa di Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan Team) a cui hanno risposto prima Ignatas Konovalovas (Groupama-FDJ) e poi Diego Rosa e Filippo Zana (Bardiani-CSF-Faizanè). Il quartetto è transitato sul gpm (vinto da Rosa) con pochi secondi di vantaggio sul gruppo ed ed è stato poi raggiunto lungo la successiva discesa da altri 4 uomini: Diego Camargo (EF Eduation-EasyPost), Ben Zwiehoff (Bora-Hansgrohe), Ivan Sosa (Movistar Team) e Alessandro Covi (UAE Team Emirates). Infine, intorno al km 50 sono rientrati anche Nans Peters (Ag2r Citroen Team), Sylvain Moniquet (Lotto-Soudal), James Knox (Quick Step Alpha Vinyl) e Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix) andando a formare un drappello di 12 corridori in testa alla corsa.

I battistrada hanno raggiunto nel giro di pochi chilometri un vantaggio di circa 3 minuti (km 60), ma proprio quando sembravano destinati a prendere il largo, in testa al gruppo sono giunti i corridori della Bora-Hansgrohe, evidentemente non contenti della situazione ed intenzionati a fare la selezione.
L’impressionante azione della squadra tedesca ha fatto rapidamente crollare il distacco, sceso ad 45” già ai -75. Le trenate degli uomini della Bora hanno messo alla corda il gruppo che al primo passaggio sulla linea del traguardo (-72) era ormai ridotto a brandelli. Il ricongiungimento tra il drappello dei big e quello dei battistrada è avvenuto proprio sulle primissime rampe del Colle di Superga, ma il ritmo della Bora è continuato a restare alto, facendo staccare via via altri uomini. In breve in testa alla corsa è rimasto un gruppetto di circa 15-20 corridori di cui non facevano più parte Alejandro Valverde (Movistar Team), rimasto attardato già nelle prime fasi dell’attacco della Bora, e Guillaume Martin (Cofidis) che ha invece perso contatto proprio lungo la salita. Joao Almeida (UAE Team Emirates) staccato dopo i primi chilometri di salita è invece riuscito a rientrare sulla testa della corsa poco prima dello scollinamento. Il drappello dei battistrada uscito fuori dal Colle di Superaga era formato da appena 12 uomini: la maglia rosa Juan Pedro Lopez (Trek-Segafredo), Jay Hindley, Wilco Kelderman ed Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan Team), Mikel Landa e Pello Bilbao (Bahrain-Victorius), Jan Hirt e Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty-Gobert), Simon Yates (Team BikeExchange-Jayco) e Joao Almeida (UAE Team Emirates).

In tutta la fase successiva è stato Wilco Kelderman a scandire il ritmo nel gruppo di testa che ha continuato inesorabilmente a guadagnare su tutta i vari drappelli inseguitori. Al secondo passaggio sulla linea del traguardo, il gruppetto di Guillaume Martin aveva già 3 minuti di ritardo, mentre Valverde in compagnia di Hugh Carthy era già naufragato ad oltre 4′30”.
La corsa è riesplosa durante la seconda ascesa al Colle di Superga: una volta esaurito il lavoro di Kelderman, è stato il suo capitano Jai Hindley a riaccendere le ostilità. Il drappello si è così ulteriormente selezionato con Nibali, Hindley e Carapaz bravi a staccare il resto della compagnia, mentre la maglia rosa Lopez provava a restare attaccata con i denti allo scatenato terzetto. L’alternanza tra allunghi e rallentamenti ha però favorito il rientro dei vari Landa, Bilbao, Almeida, Pozzovivo, Buchmann e Yates. Ai -28,5 è però arrivato l’affondo di Carapaz che, dopo aver tirato il fiato, ha piazzato un scatto secco con cui si è levato tutti di ruota. L’Ecuadoriano ha guadagnato una ventina di secondi, ma gli immediati inseguitori non si sono scomposti e sono rimasti a galla grazie al grandissimo sforzo prodotto da Bilbao nel tratto di strada compreso tra Superga e Colle della Maddalena, il cui ultimo passaggio era posto ai -12. Proprio sul Maddalena si è assistito ad un nuovo e vigoroso scatto di Vincenzo Nibali, al quale ha saputo resistere solo Jai Hindley, mentre Landa e Almeida sono andati subito in difficoltà. L’azione del siciliano, in decisa crescita di condizione, ha dimezzato il gap da Carapaz che è stato raggiunto in cima alla salita prima dall’australiano, poi da Nibali e infine da Simon Yates, bravo a gestirsi e a rientrare proprio quando stava per iniziare la discesa. Alle spalle del nuovo quartetto vi era (a circa 20”) la coppia formata da Pozzovivo e Almeida, mentre Landa inseguiva con un distacco ancora maggiore in compagnia di Pello Bilbao.

I 4 battistrada hanno proseguito senza scossoni lungo la discesa, giungendo insieme allo strappo finale dove, dopo l’ennesimo tentativo di Nibali, è stato il britannico Yates a beccare l’accelerazione giusta. Ne Carapaz, ne Hindley ne Nibali hanno reagito e così il corridore della BikeExchange è riuscito a guadagnare un margine di circa 15” che ha poi difeso fin sul traguardo di Torino. Per il britannico si tratta della seconda vittoria di tappa in quest’edizione del Giro, dopo il trionfo nella crono di Budapest. Il gruppetto inseguitore è stato regolato da Hindley che ha battuto allo sprint Carapaz e il redivivo Nibali, che si è dovuto accontentare del 4° posto. Quinta posizione per Pozzovivo (a 29”) bravo a staccare nel finale un mai domo Almeida, 6° a 39”. Alle loro spalle il duo della Bahrain formato da Landa e Bilbao (a 51”) che ha anticipato Buchmann, 9° a 1′10”. 10a posizione a ben 4′25” dal vincitore per l’ormai ex maglia rosa Juan Pedro Lopez, crollato negli ultimi 20 km. Ancora più distanti gli altri uomini di classifica, con Valverde 12° ad oltre 8 minuti.

La nuova classifica generale vede una mezza rivoluzione. La maglia rosa passa sulle spalle di Richard Carapaz che ora guida con appena 7” di vantaggio su Hindley, 30” su Almeida e 59” su Landa. Seguono Domenico Pozzovivo (5° a 1′01”), Bilbao (6° a 1′52”) e Buchmann (7° ad 1′58”). Risale in 8a posizione Nibali (a 2′58”), mentre Lopez scivola in 9a piazza (a 4′04”). Ancora più dietro Valverde, decimo ad oltre 9 minuti da Carapaz.

La classifica potrebbe mutare nuovamente domani, al termine della 15a frazione che porterà i corridori da Rivarolo Canavese a Cogne dopo 177 km piuttosto complicati. La prima parte della frazione non riserverà difficoltà altimetriche, ma una volta giunti a Pollein (km 90) la strada inzierà a salire fino ai 1400 metri di Pila (12,3 km al 6,9%). Dopo la successiva discesa i corridori transiteranno per Aosta dove avrà inizio la seconda salita di giornata che porterà la carovana a Verrogne (13,8 km al 7,1%). Infine, dopo una seconda discsesa, avrà inizio la salita finale lunga oltre 22 km ma non eccessivamente dura (pendenza media del 4,3%). Una frazione che potrebbe sorridere alla fuga dopo la grande fatica fatta oggi da tutti gli uomini di classifica.

Pierpaolo Gnisci

Yates in azione durante la tappa di Torino (foto Tim de Waele / Getty Images)

Yates in azione durante la tappa di Torino (foto Tim de Waele / Getty Images)

ALLA SCOPERTA DELLE COLLINE INFAMI

Alla vigilia delle Alpi gli organizzatori hanno collocato una tappa “bastarda”, che potrebbe far male quanto e più di un tappone di montagne. Protagoniste saranno le colline torinesi, inserite in un tracciato che lascerà poco spazio alla tranquillità e proporrà un finale privo di respiro, con l’impegnativo Colle di Superga da ripetere due volte e la vicina Maddalena che debutterà con la stessa violenza di un impenetrabile muro.

Può una tappa di collina avere la stessa “delicatezza” di una frazione d’alta montagna? Sì, se è stata disegnata come quella che i partecipanti al Giro 2022 dovranno, alla vigilia delle Alpi, affrontare sulle strade delle cosiddette “Colline del Po”, toponimo con il quale è definita la piccola catena di bassi rilievi che fungono da “cuscinetto” tra il Monferrato e la città di Torino. Da quelle parti c’è una dura salita ben nota al gruppo, quella verso Superga, che in questa tappa dovrà essere ripetuta due volte, mentre tre saranno le ascese verso il vicino Colle della Maddalena, le ultime da un versante che nulla ha da invidiare a quello diretto alla celebre basilica. Se andiamo a vedere gli ordini d’arrivo delle più recenti edizioni della Milano-Torino, che terminava proprio al cospetto della basilica dopo la duplice scalata all’ascesa finale, ci rendiamo conto del potenziale di questo percorso, che ha l’aggravante di proporre nel complesso tremila metri di dislivello e la quasi totale assenza di momenti nei quali tirare il fiato negli ultimi 90 Km, nei quali si succederanno otto ascese (nove contando anche quella isolata da affrontare nel tratto iniziale): alla fine di questa giornata i corridori si saranno messi nelle gambe complessivamente 30 Km di salita e qualcuno potrebbe non smaltirne le fatiche e pagarne ancora un pesante dazio l’indomani nella tappa di Cogne.
L’inizio di questa delicata tappa sarà abbastanza soft poiché non s’incontreranno particolari difficoltà nei primi 37 Km, che vedranno i “girini” salpare da Santena, cittadina strettamente legata alla figura del primo capo del governo del Regno d’Italia, il conte Camillo Benso di Cavour, la cui famiglia qui possedeva un castello e nella cui cappella il Cavour è sepolto, deceduto a causa della malaria poco meno di tre mesi dopo l’Unità. Nei primi 15 Km si pedalerà in pianura, viaggiando in direzione della periferia di Chieri e della vicina Riva, per poi infilarsi nel “corridoio” che separa le “colline del Po” dal Monferrato, entrambe terre conosciute dagli appassionati di enologia. Fin qui “fermo”, transitati alle porte del centro di Andezeno il percorso diventerà per un attimo “frizzantino” proponendo un paio di dolci collinette quale aperitivo alla scorpacciata che si annuncia più avanti, la prima con meta fissata nel piccolo borgo di Marentino, presso il cui cimitero si trova l’interessante chiesa romanico lombarda di Santa Maria dei Morti. Raggiunto il vicino e panoramico centro di Sciolze – dal belvedere del colle del Fagnour la vista arriva ad abbracciare quasi per intero l’arco alpino piemontese – si scenderà in direzione del corso del Po, raggiungendolo a Gassino Torinese dove il percorso tornerà pianeggiante per poco più di 3 Km, fino alla località Sambuy. Qui si tornerà a pedalare in direzione delle colline per affrontare la prima delle nove salite principali, quella detta del “Pilonetto” dalla presenza proprio in vetta di una piccola edicola religiosa. Sono 3.6 Km al 7.2% che, di fatto, costituiscono il tratto iniziale del versante nordest della salita di Superga, quello che veniva percorso in discesa alla Milano-Torino dopo la prima scalata alla salita finale. Si procederà nuovamente in direzione di Chieri, stavolta giungendo sino alle porte della cittadina che tra il XV e il XX secolo fu sede di una tra le principali comunità ebraiche del Piemonte e che, oltre al ghetto, presenta anche altri interessanti monumenti, come il duomo gotico di Santa Maria della Scala e le chiese di San Giorgio, San Domenico, San Filippo e San Bernardino. Con uno degli ultimi tratti tranquilli di questa tappa ci si porterà a Pecetto Torinese, centro situato ai piedi del Colle della Maddalena, che dall’alto dei suoi 715 metri è la “Cima Coppi” della collina torinese, in vetta alla quale nel 1928 il fondatore della FIAT Giovanni Agnelli fece collocare il Faro della Vittoria, monumento di bronzo realizzato dallo scultore Edoardo Rubino per celebrare il decimo anniversario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. La prima scalata al colle sarà parziale e sarà affrontata da un versante diverso da quello più impegnativo che si affronterà più avanti, 3.8 Km al 5.8% al termine dei quali il gruppo farà l’ingresso nel circuito di circa 36 Km che accoglierà le fasi salienti di questa tappa e che dovrà essere inanellato due volte. Dieci chilometri più avanti ci sarà il primo passaggio dal traguardo, posto a cavallo dell’ultimo tratto di pianura di questa tappa, quattro chilometri e mezzo filanti seguendo il corso del Po e sfiorando poco dopo il passaggio sulla linea d’arrivo il monumento dedicato a Fausto Coppi, inaugurato nel 2002 su iniziativa dell’ex corridore piemontese Nino Defilippis, realizzato da Giuseppe Tarantino e adornato alla base da pietre provenienti dalle salite che il Campionissimo aveva domato. Giunti nella borgata Sassi si entrerà nel vivo con la prima delle due scalate dirette alla celebre basilica di Superga, fatta innalzare dal Re di Sardegna Vittorio Amedeo II di Savoia quale ex voto dopo una sconfitta subita dall’esercito francese e successivamente divenuta cappella funeraria della famiglia regnante. A differenza della Milano-Torino, i corridori non arriveranno fisicamente fino al piazzale – essendo il tratto finale a fondo cieco – ma la salita sarà affrontata quasi per intero con l’aggiunta dell’appendice verso il vicino Bric del Duca, percorrendo 4800 metri all’8.7% che presenta un picco al 18% dopo circa 2.5 Km e una feroce balza di un chilometro all’11.8% nella seconda parte dell’ascesa.
Se la salita era stata ardua, al contrario dolcissima sarà la planata lungo la sinuosa strada panoramica che collega il colle di Superga a quello di Pino Torinese, dal quale la storia della RAI è transitata a braccetto con il Giro d’Italia. Nel maggio del 1950, infatti, la futura tv di stato installò appositamente a Pino un ripetitore che consentì di trasmettere all’interno del sottostante motovelodromo di Torino le fasi finali della tappa del Giro vinta dall’abruzzese Franco Franchi, una delle tante prove generali che porteranno il 3 gennaio 1954 all’inizio ufficiale delle trasmissioni.
Dopo una lunga e momentanea interruzione della discesa, questa riprenderà poco prima di tornare ai piedi del Colle della Maddalena, che stavolta –come anticipato in precedenza – sarà affrontato da un versante molto più impegnativo rispetto a quello scalato all’ingresso del circuito. I numeri non paiono eccezionali, seppur non trascurabili, ma quel dato di 3.7 Km al 7% è notevolmente mitigato dal fatto che la seconda metà dell’ascesa è morbidissima. Invece, nella prima parte si dovrà salire dalla “Strada della Vetta”, un budello che metterà in fila i pretendenti al successo finale non solo per la carreggiata ristretta ma anche per le pendenze da micidiale muro del chilometro iniziale (media del 12.3%), in cima al quale si giungerà in uno dei luoghi più caratteristici della Collina Torinese, la Sella dell’Eremo, piccolo valico che prende il nome dal Regio Sacro Eremo fondato dal duca Carlo Emanuele I di Savoia come ringraziamento dopo la fine della pestilenza che aveva colpito Torino nel 1599 e della cui costruzione originaria sono rimaste solo alcune piccole parti, come la torre dalla quale il duca assistette alla posa della prima pietra del monastero.
Giunti in vetta alla Maddalena ci sarà una variazione di percorso rispetto al tracciato presentato a novembre e che prevedeva, a questo punto, di scendere verso Moncalieri per poi far ritorno a Torino affrontando le brevi ma ripide salite di Rocca Santa Brigida e del Quadrivio Raby, tolte in un secondo momento dal percorso perché la prima avrebbe provocato, a causa di alcuni passaggi molto stretti, non pochi problemi alle ammiraglie al seguito. Così dalla cima della Maddalena si scenderà direttamente al Quadrivio Raby attraverso la Val Salice per poi svoltare in direzione del Parco del Nobile, area verde nella quale è stato realizzato un “giardino delle farfalle” piantumando fiori in gradi di attrarre numerosi esemplari di questi spettacolari insetti. Il tratto verso il Parco del Nobile rappresenterà anche l’ultima difficoltà altimetrica della tappa, ascesa di 1600 metri all’8.1% che all’ultimo dei tre passaggi previsti metterà in palio anche gli abbuoni che in ciascuna frazione in linea sono programmati al secondo dei due traguardi volanti. A quel punto mancheranno solo 4.5 Km al traguardo, in gran parte da percorrere lungo una discesa che nel tratto finale andrà a lambire la seicentesca Villa della Regina, progettata come “casa” di campagna del cardinale Maurizio di Savoia e in seguito divenuta residenza estiva prediletta dalle due sovrane di casa Savoia che le attribuirono l’attuale nome, Anna Maria d’Orleans e Polissena d’Assia. Transitati ai piedi della più bassa tra le elevazioni della collina torinese – il Monte dei Cappuccini, dove l’antico monastero oggi ospita il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, fino al 1942 raggiungibile anche mediante una funicolare oggi scomparsa – si farà ritorno in riva al Po per gli ultimi palpiti di una tappa da batticuore.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Pino (507 metri). Vi transita la Strada Provinciale 5 “di Pino” tra Reaglie e Pino Torinese, nel punto dove confluisce la panoramica proveniente da Superga. Il Giro d’Italia vi è transitato l’ultima volta nel 2005 nel corso della cronometro Chieri – Torino, vinta da Ivan Basso. È stata luogo di passaggio anche alla Milano-Torino, quando la scalata a Superga veniva affrontata dal versante di Baldissero Torinese e l’arrivo era fissato all’interno del Parco del Valentino: è nella discesa da Pino verso Reaglie che nel 1995 avvenne l’incidente che tenne lontano dalle corse per parecchi mesi Marco Pantani. Anche il Giro del Piemonte l’ha inserita in più occasioni nel suo tracciato.

Sella dell’Eremo (621 metri). Valicato dalla Strada Eremo, che mette in comunicazione diretta Torino con Pecetto Torinese evitando l’ascesa fino al Colle della Maddalena. Inedita per il Giro, in passato è stata inserita nel tracciato del Giro del Piemonte.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

La basilica di Superga e l’altimetria della quattordicesima tappa (www.sermig.org)

La basilica di Superga e l’altimetria della quattordicesima tappa (www.sermig.org)

CIAK SI GIRO

Nello scorso capitolo della nostra guida alla scoperta dei luoghi del cinema italiano avevano scomodato gli “avatiani” e ora non possiamo scontentare gli “argentiani”, i fan di Dario Argento che spesso ha scelto – e non a caso, considerata la sua fama di “città magica” – Torino e i suoi dintorni per girare i suoi film. Il primo fu “Il gatto a nove code” del 1971 (suo secondo film da regista dopo una precedente esperienza come attore e diverse come sceneggiatore), al quale seguirono “4 mosche di velluto grigio” e “Profondo rosso”. A partire dal 1977 il regista romano si lancerà nel progetto di realizzare la trilogia horror delle “tre madri”, ispirata al romanzo “Suspiria De Profundis” dello scrittore inglese Thomas de Quincey. Oramai affermatosi a livello mondiale grazie al successo di “Profondo rosso”, Argento preferirà a questo punto concedersi altri set e così andrà a girare prevalentemente in Germania “Suspiria” (nel 2018 oggetto di un remake firmato da Luca Guadagnino) mentre sceglierà Roma – con una capatina negli Stati Uniti – per le riprese di “Inferno”, il secondo capitolo della trilogia, uscito nel 1980. Si dedicherà poi ad altri progetti e, dopo aver steso e risteso più volte la sceneggiatura, bisognerà attendere ben 27 anni per vedere al cinema l’ultimo capitolo della trilogia, “La terza madre”, nella quale Torino tornerà “prepotentemente” a far da scenografia alla trama, pur con la frequente intrusione di location romane. Ma stavolta Argento “sconfinerà” al di fuori del capoluogo piemontese, per raggiungere la spettacolare Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso e il piccolo centro di Andezeno, uno dei paesini toccati dal percorso della tappa odierna: nel cimitero furono girate le scene iniziali, quella della scoperta dell’urna la cui apertura scatenerà Mater Lacrimarum, la più crudele delle tre mortifere “madri”.

Uno scorcio di Andezeno nel film La terza madre (www.davinotti.com)

Uno scorcio di Andezeno nel film "La terza madre" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-gatto-a-nove-code/50000988

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-gatto-a-nove-code/50000988

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/profondo-rosso/50001363

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/la-terza-madre-2007/50008792/pagina/1 (su due pagine)

FOTOGALLERY

Santena, Castello Cavour

Marentino, Chiesa di Santa Maria dei Morti

L’edicola religiosa posto sulla cima della salita del Pilonetto

Duomo di Chieri

Torino, Monumento a Fausto Coppi

Basilica di Superga

Torre dell’Eremo

Colle della Maddalena, Faro della Vittoria

Villa della Regina vista dalla strada che i corridori percorreranno in discesa verso il traguardo

Monte dei Cappuccini

Chiesa della Gran Madre

UN FRANCESE RIDE, UN FRANCESE PIANGE. DÉMARE VINCE A CUNEO MENTRA BARDET LASCIA IL GIRO

Arnaud Demare (Team Groupama FDJ) vince la sua terza tappa del Giro 2022 battendo in volata Phil Bauhaus (Team Bahrain Victorious) e Mark Cavendish (Team Quick STep Alpha Vinyl). Dopo una trentina di km dalla partenza di Sanremo, Romain Bardet (Team DSM) è costretto al ritiro a causa di problemi intestinali. Il Giro perde un altro protagonista dopo Migel Angel Lopez alla vigilia di un week end che può dire molto in ottica classifica generale

Mentre all’orizzonte si stagliano i primi rilievi alpini, che saranno protagonisti in questo week end, oggi il Giro prosegue la risalita verso nord con la tredicesima tappa da Sanremo a Cuneo di 150 km. Una classica tappa di trasferimento come del resto le due precedenti, che non dovrebbe sconvolgere più di tanto la classifica generale. L’unico GPM del Colle di Nava, posto al km 54.1, ci dirà soltanto quali e quanti velocisti riusciranno a contendersi la vittoria di oggi, a meno di clamorose sorprese. Dallo scollinamento, mancheranno 96 km all’arrivo di Cuneo, prevalentemente pianeggianti, per cui i velocisti rimasti attardati possono rientrare con l’aiuto delle proprie squadre. Bisognerà anche vedere dove e quando si formerà la fuga di giornata, che se ben assortita potrà anche dare qualche grattacapo al rientro del gruppo. La fuga si formava verso il km 5 grazie all’azione di cinque ciclisti: Nicolas Prodhomme (Team AG2R Citroen), Filippo Tagliani (Team Drone Hopper Androni Giocattoli), Julius Van Den Berg (Team EF Education EasyPost), Mirco Maestri (Team EOLO Kometa) e Pascal Eenkhorn (Team Jumbo Visma). La fuga raggiungeva il vantaggio di quasi 4 minuti ai piedi del GPM del Colle di Nava. Si segnalava al km 35 il ritiro di Romain Bardet (Team DSM) a causa di precarie condizioni di salute che lo avevano colpito nelle ultime 24 ore. Tagliani si aggiudicava il primo traguardo volante di Pieve di Teco posto al km 43.7. A circa metà dell’ascesa verso la cima del Colle di Nava Tagliani si staccava dalla fuga che restava così formata da quattro uomini. Eenkhorn scollinava in prima posizione mentre il gruppo transitava sul Colle di Nava con un ritardo di 6 minuti e 40 km. Le squadre dei velocisti iniziavano a farsi vedere nelle prime posizioni del gruppo e l’inseguimento nei confronti della fuga sarebbe durato per parecchi km. Van den Berg si aggiudicava il secondo traguardo volante di San Michele di Mondovì posto al km 112. IL gruppo maglia gialla aumentava progressivamente l’andatura ed a farne le stese era una gruppetto di una quindicina di ciclisti in cui era presente anche Simon Yates (Team BikeExchange Jayco) e Richie Porte (Team INEOS). A 20 km dall’arrivo il vantaggio del quartetto di testa sul gruppo era di circa 2 minuti e mezzo. Erano soprattutto Team Groupama FDJ, Team Israel Premier Tech e Team Quick Step Alpha Vinyl ad alternarsi in testa al gruppo. A 12 km dall’arrivo il vantaggio della fuga era sceso a 1 minuto e 30 secondi. I lunghi rettilinei in avvicinamento a Cuneo ed il vento a favore, seppur leggero, avvicinava sempre di più il gruppo ai fuggitivi. A 4 km dall’arrivo la fuga aveva ancora 32 secondi di vantaggio sul gruppo in forte rimonta. Era una lotta sui secondi visto che il gruppo di testa non era intenzionato a mollare. Il quartetto di testa superava lo striscione dei 2 km all’arrivo avendo un vantaggio di 20 secondi sul gruppo. La decisa accelerazione della Groupama FDJ riprendeva la fuga a 600 metri dall’arrivo. Nella volata in leggera salita Arnaud Demare (Team Groupama FDJ) aveva la meglio su Phil Bauhaus (Team Bahrain Victorious) e Mark Cavendish (Team Quick Step Alpha Vinyl). Chiudevano la top five Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) in quarta posizione ed Alberto Dainese in quinta posizione. Demare ottiene la terza vittoria di tappa al Giro 2022 ed ipoteca ormai la maglia ciclamino. In classifica generale resta tutto invariato con Juan Pedro Lopez (Team Trek Segafredo) che resta in maglia rosa davanti a Richard Carapaz (Team INEOS) e Joao Almeida (UAE Team Emirates), entrambi staccati di 12 secondi. Domani è in programma la quattordicesima tappa da Santena a Torino. Il Giro inizia a entrare nel vivo e presenta un percorso adatto alle fughe ma anche a qualche colpo di mano da parte degli uomini di classifica, che possono ingolosirsi vedendo specialmente il circuito finale di Torino da ripetere due volte. La doppia scalata del Colle di Superga e del Colle della Maddalena potrebbero dirci qualcosa anche in ottica classifica generale.

Antonio Scarfone

Arnaud Demare vince a Cuneo (foto: Tim de Waele/Getty Images)

Arnaud Demare vince a Cuneo (foto: Tim de Waele/Getty Images)

DI VOLATA AL PIÈ DEI MONTI

Si scavalcano le Alpi Liguri nel viaggio verso Cuneo, dove il gruppo dovrebbe giungere più o meno compatto. L’unica vera salita sarà affrontata lontana dall’arrivo, ma l’ultima trentina di chilometri in lieve ma costante ascesa potrebbe rimanere nelle gambe di qualche sprinter.

È una tappa che potrebbe deludere gli appassionati la tredicesima del Giro d’Italia, soprattutto coloro che si saranno limitati a guardare le due “estremità” odierne. Da un lato c’è Sanremo, nome storico che richiama immediatamente alla memoria la Classicissima e il suo prestigioso e infinito albo d’oro, inaugurato nel 1907 da Lucien Petit-Breton, “nome d’arte” del corridore francese che all’anagrafe si chiamava Lucien Georges Mazan. Al capo opposto c’è Cuneo e qui il pensiero non può che volare dritto al ricordo di Fausto Coppi e della sua fantastica impresa solitaria verso Pinerolo, in quello che è il capostipite di tutti i tapponi, anche se non era certamente il primo che veniva inserito nel percorso di un grande giro. A deludere sarà l’itinerario scelto tra i due centri, anche perché s’è deciso di non buttar dentro salite che inevitabilmente si sarebbero trovate collocate parecchio lontane dal traguardo – per esempio, viaggiando dalla Liguria verso il Piemonte si poteva inserire l’ascesa a Pratonevoso da un versante inedito, ma sarebbe stata vanificata dal trovarsi isolata a più di 40 Km dall’arrivo – e di confezionare una delle ultime tappe destinate ai velocisti, dopo la quale avranno a disposizione solo quella di Treviso. Non sarà, comunque, una giornata facile per gli sprinter, sulle cui gambe potrebbero pesare le tossine accumulate sia nella lieve pendenza ascendente che caratterizza gli ultimi chilometri, sia nel tratto iniziale di questa frazione – se questa tappa dovesse prendere il via, come spesso capita, a velocità sostenuta – perché nei primi 55 Km si dovrà superare una salita non certo trascurabile come il Colle di Nava.
I primi chilometri di gara vedranno i “girini” ripercorrere a ritroso il tratto conclusivo della Milano-Sanremo (esclusi Poggio e Cipressa) in direzione di Imperia, dove il gruppo attraverserà entrambi i centri abitati che nel 1923 rinunciarono alla loro autonomia per fondersi in un solo comune, Porto Maurizio – nel cui cuore si trova il neoclassico duomo, ovviamente dedicato a San Maurizio – e Oneglia, centro che quando era ancora “single” aveva avuto l’onore di esser scelto come sede d’arrivo di una tappa del Giro d’Italia (correva l’anno 1911, la Corsa Rosa era alla sua terza edizione e a imporsi nella futura Imperia fu il pavese Giovanni Rossignoli). Voltate le spalle al mare – i “girini” lo ritroveranno la prossima e ultima volta al raduno di partenza di Marano Lagunare, tra sette giorni – la corsa si dirigerà subito verso le montagne prendendo a risalire la valle del torrente Impero in direzione del traforo, lungo quasi 2 Km, aperto nel 1980 per evitare l’ascesa sino ai 625 metri del Colle di San Bartolomeo. Non si potrà, invece, fare a meno d’affrontare la successiva e più impegnativa salita verso i 936 metri del Colle di Nava, celebre per le sue coltivazioni di lavanda i cui “effluvi” però non giungeranno ancora alle narici dei presenti, essendo l’inizio della fioritura previsto a giugno. Così sarà solo l’afrore del sudore a far da companatico ai “girini” mentre percorreranno i 10 Km al 6.7% che condurranno al passo da Pieve di Teco, lo stesso versante che fu percorso in discesa alla Milano-Sanremo del 2020, quando il “Mondiale di Primavera” fu traslocato ad agosto a causa della pandemia e a tagliare per primo lo storico traguardo di Via Roma fu uno dei corridori più attesi, il belga Wout Van Aert.
Superata la cima del Colle di Nava il gruppo entrerà in Piemonte percorrendo in veloce discesa l’alta valle del Tanaro, il sesto fiume per lunghezza della nostra nazione, che farà da compagno di viaggio dei “girini” per una quarantina abbondante di chilometri. In questo tratto di strada s’incontrerà per primo Ormea, borgo dalla suggestiva forma di cuore, e successivamente Garessio, località di villeggiatura frequentata anche dagli amanti degli sport invernali, che possono “sfogarsi” sulle piste tracciate fin dagli anni ’60 sul Monte Berlino, cuore della piccola stazione di Garessio 2000, situata presso il valico della Colla di Casotto.
Si lascerà la valle del Tanaro all’altezza del borgo di Ceva per puntare verso un centro caro non solo al Giro ma anche alla Gazzetta della Sport e che non a caso è stato scelto per ospitare il primo dei due traguardi volanti giornalieri. È San Michele Mondovì, paesello natale di Eugenio Camillo Costamagna, il giornalista che il 3 aprile 1896 fondò la Gazzetta assieme al collega Eliso Rivera, con il quale condivise la direzione della Rosea fino al 1898, quando il Rivera fu costretto alle dimissioni dopo esser stato accusato di aver preso parte alla sommossa popolare innescata dal rincaro del prezzo del pane e che sarà soffocata nel sangue dal generale Fiorenzo Bava Beccaris. Qualche chilometro più avanti il gruppo giungerà al cospetto del monumentale Santuario di Vicoforte, edificio segnalato sui principali testi di storia dell’arte per la sua cupola ellittica, la più grande esistente al mondo in tale forma, progettata dall’architetto Ascanio Vittozzi.
Un ultimo tratto in leggera discesa farà da preludio al passaggio del gruppo sulle strade della “Città del Tempo”, com’è stata ribattezzata Mondovì per le numerose meridiane che adornano i palazzi di Piazza, il più alto tra i sei “rioni” che compongono la cittadina piemontese. Mancheranno a questo punto 28 Km all’arrivo, un tratto conclusivo costantemente tracciato in lieve falsopiano ascendente che farà guadagnare nel complesso circa 165 metri di quota, condizioni che non impediranno l’arrivo in volata, anche se il gruppo potrebbe subire – a causa dell’alta velocità – un’inesorabile sforbiciata che porterà gli sprinter più in sofferenza a perdere le ruote del gruppo.
Perché la volata di Cuneo sarà per molti, ma non per tutti.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colle di San Bartolomeo (tunnel) (340 metri). Vi transita la Strada Statale 28 “del Colle di Nava” tra Chiusavecchia e Pieve di Teco. Si tratta della variante che ha preso il posto della vecchia statale per il Colle di San Bartolomeo geografico, oggi declassata a provinciale. Nel 2020 questa strada è stata percorsa nel senso opposto nel finale della Milano-Sanremo, mentre il Giro d’Italia non vi è mai transitato, anche se era previsto il passaggio nelle fasi iniziali della Imperia – Sant’Anna di Vinadio nel 2001, annullata per la protesta dei corridori in seguito ai fatti del blitz dei NAS a Sanremo, la notte precedente.
Il colle soprastante (621 metri) è stato GPM in tre occasioni, che hanno visto scollinarvi in testa il romagnolo Mario Vicini durante la Torino – Sanremo nel 1938 (vinta dal medesimo corridore), il toscano Franco Bitossi durante la Diano Marina – Torino del 1965 (primo all’arrivo Aldo Pifferi) e il veneto Claudio Bortolotto durante la Imperia – Torino del 1980, terminata con il successo in volata di Giuseppe Saronni.

Colle di Nava (934 metri). Punto più elevato della Strada Statale 28 “del Colle di Nava”, viene superato tra Pornassio e la località Ponte di Nava, frazione del comune di Ormea. Sulle cartine del Giro 2022 è quotato 936 metri. Rispetto al vicino Colle di San Bartolomeo vanta un maggior numero di passaggi della Corsa Rosa, che l’ha inserito per la prima volta nel percorso nel 1949, quando questa salita fu affrontata nel corso della Sanremo-Cuneo (la tappa che precedette di 24 ore lo svolgimento della storica Cuneo-Pinerolo), vinta da Oreste Conte dopo che in vetta al Nava era scollinato in testa il ligure Vittorio Rossello. Il Giro vi tornerà altre sei volte e a conquistarne la vetta saranno il veneto Antonio Bevilacqua nel 1951, il piemontese Giancarlo Astrua nel 1952, il citato Bitossi nel 1965, lo spagnolo Julio Jiménez nel 1966, il romagnolo Guido Neri nel 1968 e lo spagnolo Ángel Arroyo nel 1890. L’ascensione al Nava era prevista anche nella citata tappa del 2001 saltata dopo il blitz dei NAS.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Cuneo incorniciata dalle Alpi e l’altimetria della tredicesima tappa (www.lastampa.it)

Cuneo incorniciata dalle Alpi e l’altimetria della tredicesima tappa (www.lastampa.it)

CIAK SI GIRO

Non ci sono solo i “coppiani”, i “bartaliani”, i “gimondiani”… e via discorrendo. Anche i grandi registi hanno i loro fan sfegatati e così ci sono, per esempio, gli “argentiani” – che non si perdono un film del maestro del brivido Dario Argento – e gli “avatiani”, il cui idolo è il regista bolognese Pupi Avati. Davinotti, il sito cinematografico che è diventato negli anni un punto di riferimento tra i “cacciatori di location”, ha iniziato la sua attività in tal senso proprio andando a rintracciare e fotografare i luoghi filmati da Avati, che non ha quasi mai tradito la sua terra, eleggendola a luogo prediletto per girarci i suoi film. Ci sono però delle eccezioni e una di queste riguarda il film “Gli amici del bar Margherita”, che Avati ha diretto nel 2009 e che è ambientato interamente a Bologna, anche se del capoluogo emiliano non mostra nemmeno uno scorcio. La città che si vede nel film, infatti, è Cuneo, della quale viene mostrato il Duomo e a più riprese la centralissima Via Roma. E il Bar Margherita, principale set del film e luogo di ritrovo dei protagonisti? No, non è qui, non è nemmeno a Bologna e, anzi, non esiste più. Gli esterni del bar furono, infatti, girati a Roma in uno spazio all’aperto situato all’interno del complesso di Cinecittà, sfruttando una finta strada che era stata realizzata nel 2001 dallo scenografo Luciano Ricceri per il film “Concorrenza sleale” e che, con qualche inevitabile ritocco, l’anno successivo era stata trasformata in una strada della Grande Mela per “Gangs of New York” di Martin Scorsese. Divenuta nel frattempo una tappa dei tour realizzati per i turisti in visita al studi, oggi questa scenografia non è più presente perché recentemente è stata smantellata per recuperare materiale utile a realizzare nuovi set.

Il duomo di Cuneo teatro di un matrimonio ne Gli amici del bar Margherita (www.davinotti.com)

Il duomo di Cuneo teatro di un matrimonio ne "Gli amici del bar Margherita" (www.davinotti.com)

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https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/gli-amici-del-bar-margherita/50014924

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Lo storico rettilineo d’arrivo di Via Roma a Sanremo

Imperia, Duomo di San Maurizio

Salendo verso il Colle di Nava

Lo scollinamento del Colle di Nava

Il fiume Tanaro all’altezza di Ormea

Santuario di Vicoforte

Uno scorcio di Piazza, il centro storico di Mondovì

Cuneo, la centralissima Piazza Duccio Galimberti

OLDANI, ALL IN A GENOVA. VITTORIA PER L’ITALIANO, LOPEZ RESTA IN MAGLIA ROSA

Nella fuga di giornata l’Alpecin Fenix sfrutta la superiorità con tre ciclisti e nonostante la presenza dello spauracchio Van der Poel, è il compagno di squadra Stefano Oldani ad attaccare al momento giusto ed a giocarsi la vittoria in una volata ristretta. Oldani vince sul traguardo di Genova davanti a Lorenzo Rota (Team Intermarchè Wanty Gobert) e Gijs Leemreize (Team Jumbo Visma). Juan Pedro Lopez (Team Trek Segafredo) resta in maglia rosa.

Il Giro d’Italia 2022 supera la metà del guado con la dodicesima tappa da Parma a Genova di 204 km. Si lascia la Pianura Padana per tornare sul Mar Tirreno in una tappa adatta alle fughe. La presenza di tre GPM di terza categoria potrebbe mescolare le carte, nel caso in cui, specialmente nei 50 km conclusivi, a qualcuno venisse in mente di far esplodere la tappa. In particolare il Valico di Trensasco, posizionato ad una trentina di km dall’arrivo, presenta pendenze in doppia cifra ed anche se non supera i 5 km di lunghezza potrebbe ingolosire gli attaccanti di giornata, siano essi fugaioli o uomini di classifica. Dopo la partenza da Parma, dove si segnalava l’assenza di Caleb Ewan (Team Lotto Soudal), erano molteplici gli attacchi per portare via la fuga di giornata. Erano specialmente gli uomini del Team Alpecin Fenix ad attaccare continuamente, con il solito Mathieu Van der Poel molto attivo. Il gruppo però reagiva ed in particolare il Team Groupama FDJ era intenzionato a non lasciar partire nessuno almeno fino al primo traguardo volante di Borgo Val di Taro posto al km 56.9. E infatti proprio Arnaud Demare (Team Groupama FDJ) transitava in prima posizione, aggiudicandosi i 12 punti che rafforzavano ulteriormente il primato del francese nella classifica a punti. Dopo una settantina di km si formava la maxi fuga di giornata che, dopo alcuni ‘risciacqui’, si componeva di 25 ciclisti: Andrea Vendrame (Team AG2R Citroen), Oscar Riesebeek, Stefano Oldani e Mathieu Van der Poel (Team Alpecin Fenix), Valerio Conti (Team Astana), Santiago Buitrago e Sacha Sutterlin (Team Bahtain Victorious), Wilco Kelderman (Team BORA Hansgrohe), Simone Consonni (team Cofidis), Magnus Cort Nielsen (Team EF Education EasyPost), Vincenzo Albanese (Team EOLO Kometa), Lorenzo Rota e Rein Taaramae (Team Intermarchè Wanty Gobert), Pascal Eenkhoorn e Gijs Leemreize (Team Jumbo Visma), Michael Schwarzmann (Team Lotto Soudal), Will Barta (Team Movistar), Davide Ballerini (Team Quick Step Alpha Vinyl), Lucas Hamilton e Matteo Sobrero (Team BikeExchange Jayco), Nico Denz (Team DSM), Bauke Mollema (Team Trek Segafredo), Edoardo Zardini (Team Drone Hopper Androni Giocattoli), Luca Covili e Davide Gabburo (Team Bardiani CSF). Mollema scollinava per primo sul GPM del Passo del Bocco, mentre il gruppo maglia rosa faceva segnalare un ritardo superiore ai 5 minuti. Al successivo traguardo volante di Ferrada posto al km 134.9 era Oldani a transitare in prima posizione. Il gruppo maglia rosa aveva ormai lasciato andare la fuga che ai piedi del GPM de La Colletta aveva un vantaggio che si avvicinava ai 6 minuti. Era Rota che si avvantaggiava nell’ultimo km e andava a scollinare da solo. L’italiano veniva raggiunto in un primo momento da Leemreize e successivamente da Oldani. Il nuovo terzetto in testa alla corsa iniziava la salita verso il terzo ed ultimo GPM del Valico di Trensasco con una ventina di secondi di vantaggio sul resto della fuga, che iniziava a perdere pezzi. Rota scollinava ancora una volta in prima posizione e nella discesa il terzetto di testa cercava di avvantaggiarsi ulteriormente sugli immediati inseguitori che erano Mollema, Buitrago, Kelderman ed Hamilton. A 24 km dall’arrivo Rota, Oldani e Leemreize avevano 40 secondi di vantaggio sul primo gruppo inseguitore. A 10 km dall’arrivo il terzetto di testa aveva ancora 42 secondi sugli immediati inseguitori. A giorcarsi la vittoria di tappa erano ormai quei tre. Nella volata, più che ristretta, Oldani aveva la meglio su Rota e Leemreize mentre quarto era Mollema a 57 secondi di ritardo. Chiudeva la top five Buitrago. Il gruppo maglia rosa veniva regolato da Jacopo Mosca (Team Trek Segafredo) a 9 minuti e 8 secondi di ritardo da Oldani che ottiene la prima vittoria stagionale. Juan Pedro Lopez (Team Trek Segafredo) resta in maglia rosa con 12 secondi di vantaggio su Richard Carapaz (Team INEOS) e Joao Almeida (UAE Team Emirates). Domani è in programma la tredicesima tappa da Sanremo a Cuneo di 151 km. Il Colle di Nava, unico GPM di giornata, sarà affrontato al km 44 e la lunghezza di 10 km potrebbe fare da trampolino di lancio per la fuga di giornata. Dallo scollinamento mancheranno poco meno di 100 km all’arrivo, complessivamente pianeggianti, per cui se le squadre dei velocisti riusciranno ad organizzarsi, potranno favorire il rientro del gruppo sulla fuga e preparare i propri capitani alla volata finale.

Antonio Scarfone

Stefano Oldani vince a Genova (foto:  Tim de Waele/Getty Images)

Stefano Oldani vince a Genova (foto: Tim de Waele/Getty Images)

UNO SGUARDO DAL PONTE

Oggi il Giro tornerà sulla strada dove si consumò la tragedia di Wouter Weylandt per poi, nel finale di gara, affacciarsi dal Ponte San Giorgio di Genova, dove quattro anni fa il crollo del Morandi causò 43 vittime. Sarà una “tappa della memoria” destinata, però, a non lasciare un grosso segno nella storia del Giro 2022. L’organizzazione si è vista, infatti, costretto a togliere dal percorso l’interessante salita al Monte Becco per questioni di sicurezza, trasformando la tappa in una frazione interlocutoria buona per imbastire una fuga da lontano, senza escludere del tutto la possibilità di un epilogo allo sprint nel cuore della “Superba”

Può essere ribattezza la “tappa della memoria” la dodicesima frazione del Giro 2022, entrato nella seconda metà del suo cammino. Oggi si toccheranno luoghi rimasti nel cuore, negli occhi e nella memoria di tutti per due tragedie avvenuto lungo la strada, la drammatica morte del corridore belga Wouter Weylandt durante la terza tappa del Giro del 2011 e il crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto 2018 provocò 43 vittime. Nel corso della Parma – Genova, infatti, i corridori percorreranno la discesa del Passo del Bocco dallo stesso versante nel quale perse la vita Weylandt, mentre nel finale ci sarà un breve “sconfinamento” in autostrada per transitare sul nuovo viadotto che ha preso il posto del ponte crollato. Sono i due “pilastri” attorno ai quali è stata “ricostruita” la tappa, che in origine doveva avere un percorso differente e molto più impegnativo rispetto a quello sul quale oggi si troveranno a gareggiare i “girini”. L’organizzazione è stata costretta a togliere dal tracciato l’impegnativa salita al Monte Becco, che si sarebbe dovuta affrontare a ridosso del traguardo e la cui discesa, alla luce dei sopralluoghi di rito sul tracciato, è risultata troppo pericolosa. Si sarebbe potuta farla affrontare al contrario, ma poi è arrivata la proposta delle autorità locali d’inserire nel tracciato il passaggio sul Ponte San Giorgio e così si è preferito rimodulare completamente il finale di una frazione che poteva essere insidiosa per qualche corridore di classifica e invece è divenuta un’altra giornata di trasferimento. L’ultima salita inserita sul tracciato – il Valico di Trensasco – sarà la più impegnativa delle tre che si dovranno superare, ma avrebbe potuto avere un certo peso se si fosse affrontata in prossimità del traguardo e non a una trentina di chilometri dalla conclusione; e così ci saranno buone probabilità di assistere a un arrivo allo sprint, magari non a gruppo compattissimo, anche se l’ultimo chilometro non sarà dei più semplici da gestire per i velocisti e i loro “ultimi uomini” perché tracciato in leggera ma costante ascesa.
Una lieve ascesa caratterizzerà anche la prima parte della corsa che, lasciata Parma, intraprenderà subito la dolce risalita della valle del Taro toccando dopo pochi chilometri dal via la località di Fornovo, sui libri di storia per la celebre battaglia che fu combattuta il 6 luglio 1495 durante la “Prima guerra italiana” tra l’esercito della lega italica e quello di Carlo VIII di Francia, uscito sconfitto dalla tenzone. In un contesto che pian piano si farà sempre più montano si giungerà sulle strade di Borgo Val di Taro, il centro principale della valle, noto ai cercatori di funghi per i suoi porcini IGP e caro anche alla Gazzetta perché vi nacque Bruno Raschi, il giornalista che fu vicedirettore della “Rosea” dal 1976 al 1983, anno della sua prematura scomparso, e al quale dal 2005 è intitolato uno speciale premio letterario che viene assegnato in occasione del prestigioso Premio Bancarella di Pontremoli. Sempre in lieve ma progressiva salita la corsa giungerà sulle strade di Compiano, centro d’aspetto medioevale dominato da un castello appartenuto alla famiglia Malaspina. Dopo Bedonia le pendenze si faranno un po’ più sensibili, anche se si dovranno attendere gli ultimi 6 Km al 4% del Passo del Bocco per parlare di salita vera, seppur facilissima. Raggiunto un valico che, seconda una leggenda metropolitana, avrebbe avuto tra i suoi visitatori il celebre regista Stanley Kubrick (si dice abbia trovato l’ispirazione per “Shining” dopo aver visto l’edificio in abbandono che ospita l’ex collegio estivo della Fondazione Devoto, istituzione creata per provvedere all’istruzione elementare e professionale degli orfani degli italiani emigrati), i corridori con un pizzico di timore imboccheranno la discesa in fondo alla quale undici anni fa trovò la morte Weylandt, corridore che l’anno prima sulle strade della Corsa Rosa si era imposto nella tappa di Middelburg, successo che si era affiancato a quello ottenuto nel 2008 alla Vuelta, sul traguardo di Valladolid. L’incidente avvenne in uno dei tratti meno insidiosi della discesa, dopo che ci si era lasciati alle spalle la parte più tecnica di una planata che ricorda quella del Passo del Turchino, una quindicina di chilometri al 5.6% movimentati da otto tornanti.
Giunti alle porte di Carasco ecco il cambio di percorso rispetto al “progetto” originario di questa tappa, che prevedeva a questo punto di raggiungere la vicina Chiavari e da lì imboccare la Via Aurelia in direzione del capoluogo ligure. I “girini”, invece, svolteranno a destra per imboccare la Val Fontanabuona, celebre per le sue cave di ardesia (Lavagna non è lontana), toccandone dopo pochi chilometri il centro di Cicagna, il principale della valle, presso il quale si trova il Santuario di Nostra Signora dei Miracoli, imponente edificio inaugurato nel 1937 sul luogo di una precedente chiesa, teatro quattrocento anni prima di un prodigioso miracolo che ebbe per protagonista una scolorita statua della Madonna, improvvisamente trasfiguratasi e ravvivatasi nelle tinte. Poco più avanti si toccherà Moconesi, dove è possibile visitare due interessanti musei, uno dedicato ai giocattoli e l’altro alla famiglia paterna di Cristoforo Colombo, originaria di questo luogo. Non è stato soltanto il celebre navigatore ad avere radici ben piantate in Val Fontanabuona, perché da qui partì per emigrare in quella stessa America che Colombo aveva scoperto la mamma di Frank Sinatra, nativa di Lumarzo, il centro dove per il gruppo avrà inizio la seconda delle tre salite di giornata. Sono i 9 Km al 4,3% della Colletta di Boasi (semplicemente segnalata come La Colletta sulle altimetrie ufficiali), corrispondenti alla quasi totalità del versante sudest del celebre Passo della Scoffera. Alle porte di quest’ultimo si svolterà a sinistra per intraprendere la veloce discesa verso la “Grande Genova”, l’entità territoriale venutasi a creare tra il 1874 e il 1926 con la progressione annessione al municipio del capoluogo ligure di 25 comuni dell’entroterra. Il primo tra questi a essere toccato dalla corsa sarà Struppa, presso il quale si possono ammirare l’antica chiesa di San Siro, un tempo annessa a un’abbazia, e uno dei ponti dell’Acquedotto Storico di Genova, oggi non più in funzione e trasformato in itinerario escursionistico che permette di camminare nel canale dove un tempo scorreva l’acqua. Costeggiando il corso del Bisagno – il torrente dal quale partì la disastrosa alluvione che colpì Genova il 4 novembre del 2011 provocando sei vittime e 120 sfollati – si giungerà a San Gottardo, il rione del quartiere Molassana dove inizierà il momento più difficile di questa tappa, la salita verso Trensasco. La pendenza media è del 7.9% e sono poco più di 4 i chilometri che si dovranno percorrere per raggiungere il valico, luogo dal quale parte un sentiero che permette di raggiungere in poco più di un chilometro di faticosa scarpinata il Forte Diamante, uno dei ventidue costruiti sulle alture circostanti Genova per la protezione della “Superba”. Temporaneamente sconfinati nel territorio comune di Sant’Olcese, nel corso della discesa si farà rientro nella “Grande Genova” pedalando in direzione della Val Polcevera, che il gruppo raggiungerà alle porte di Bolzaneto, dove si transiterà ai piedi del Monte Figogna, frequentata meta di pellegrinaggi diretti al Santuario di Nostra Signora della Guardia, costruito sul luogo di un’apparizione avvenuta il 29 agosto 1490 e presso il quale sono apparsi anche i “girini” quando il 22 maggio 2007 vi si concluse una tappa della Corsa Rosa, vinta dallo scalatore pugliese Leonardo Piepoli.
Lasciate le rive del Polcevera, la breve e pedalabile salita verso il quartiere di Borzoli (900 metri al 5.6%) anticiperà di qualche chilometro l’ingresso sull’Autostrada dei Fiori, sulla quale si percorreranno poco più di 2 Km tra gli svincoli “Genova Aeroporto” e “Genova Ovest”, attraversando in questo tratto la galleria che transita nelle viscere della collina di Coronata – che deriva il nome da un santuario situato poco sotto la vetta, uno dei più antichi tra quelli mariani della Liguria – prima di andare a percorrere la carreggiata sud del Ponte San Giorgio, il viadotto progettato da Renzo Piano dopo il drammatico crollo del Ponte Morandi e così battezzato in onore di uno dei quattro santi protettori di Genova (gli altri sono San Lorenzo, San Giovanni Battista e San Bernardo). Si uscirà dall’autostrada percorrendo in discesa la rampa che punta verso l’area del quartiere di Sampierdarena sulla quale troneggia la celebre Lanterna, il faro alto 77 metri che dal 1128 è uno dei simboli di Genova. Da un antico emblema del capoluogo ligure a uno dei suoi simboli più recenti il passo sarà breve e, infatti, subito dopo il gruppo imboccherà la famosa Sopraelevata, la prima strada del genere realizzata in Italia, costruita negli anni ’60 per snellire il traffico nella zona del porto, che i “girini” lanciati verso il traguardo sorvoleranno transitando aerei sopra un’altra creazione di Renzo Piano, che per le Colombiadi del 1992 progettò la ristrutturazione del Porto Antico disegnando l’edificio che ospita il più grande acquario d’Italia, la bolla detta “Biosfera” e il monumento del Bigo. E, come la celebre archistar, a questo punto le squadre dei velocisti staranno gettando le salde fondamenta di una vittoria difficile da conquistare perché da lì a breve le ultime due svolte del tracciato lanceranno verso un chilometro conclusivo in lieve salita, al termine del quale ergere le braccia alte al cielo….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo del Bocco (956 metri). È la depressione che separa l’omonimo monte dal Vailera, attraversata dalla SP 26 bis “di Valmogliana” che mette in comunicazione Santa Maria del Taro con Montemoggio. Nei pressi del passo confluiscono altre due rotabili asfaltate provenienti da Borzonasca (attraverso il Passo del Ghiffi, 1068 metri) e da Varese Ligure (passando per il Passo Malanotte, 1050 metri). Non va confuso con un altro quasi omonimo valico ligure, il Passo del Bocco di Bargone (908 metri), valicato da una strada sterrata che mette in comunicazione Bargone con Maissana. Quotato 957 metri sulle cartine del Giro 2011, è stato affrontato sei volte come GPM e una come arrivo di tappa, terminal di una cronoscalata atipica (gli ultimi chilometri erano in discesa) disputata nel 1994, partita da Chiavari e vinta dalla maglia rosa Evgenij Berzin. Gli altri conquistatori del Bocco sono stati lo spagnolo Federico Bahamontes nel 1956 (tappa Rapallo – Lecco vinta da Giorgio Albani), il veronese Flaviano Vicentini nel 1966 (Genova – Viareggio, vinta da Giovanni Knapp), il britannico Robert Millar nel 1987 (Imperia – Borgo Val di Taro, vinta da Moreno Argentin), il portoghese Acacio Da Silva (1991, Sala Baganza – Savona, vinta da Maximilian Sciandri), l’elvetico Steve Zampieri nel 2004 (Novi Ligure – Pontremoli, vinta da Damiano Cunego), mentre nella drammatica Reggio Emilia – Rapallo del 2011, vinta dallo spagnolo Ángel Vicioso, pochi minuti prima del tragico incidente di Weylandt era transitato per primo in vetta al Bocco Gianluca Brambilla.

Colletta di Boasi (tunnel – 642 metri). Quotata 615 sulle cartine del Giro 2022, mette in comunicazione la Val Fontanabuona con la Val Bisagno ed è attraversata dalla SP 77 “di Boasi”, tra l’omonima località e il Passo della Scoffera. Viene affrontata per la prima volta quest’anno come GPM, mentre la poco soprastante Scoffera (674 metri) ha ospitato il traguardo della montagna in quattro occasioni, che hanno visto transitare in testa Aldo Moser nel 1958 (tappa Mondovì – Chiavari, vinta da Silvano Ciampi), Giuseppe Saronni nel 1978 (Novi Ligure – La Spezia, vinta dallo stesso corridore), Flavio Zappi nel 1984 (Lerici – Alessandria, vinta da Sergio Santimaria) e l’elvetico Pascal Richard nel 1994 (Lavagna – Bra, vinta da Massimo Ghirotto), occasione nella quale non si salì fino al valico ma si terminò la scalata all’imbocco della sottostante galleria.

Valico di Trensasco (394 metri). Valicato dalla SP 80 “di Trensasco” tra San Gottardo e Bolzaneto, è quotato 392 sulle cartine del Giro 2022. Il Giro vi è salito due volte, la prima durante la tappa La Spezia – Varazze del 1997 (vinta da Giuseppe Di Grande) e la seconda nel finale della Camaiore – Santuario di Nostra Signora della Guardia del 2007, conquista da Leonardo Piepoli. Soltanto in quest’ultima occasione il passaggio in vetta fu considerato valido come GPM (sulle cartine ufficiali figurava con il nome di Campi, frazione di Sant’Olcese poco sottostante il valico) e fu conquistato da Fortunato Baliani.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Il nuovo Ponte San Giorgio di Genova e l’altimetria della dodicesima tappa (www.arcadata.com)

Il nuovo Ponte San Giorgio di Genova e l’altimetria della dodicesima tappa (www.arcadata.com)

CIAK SI GIRO

C’è un film totalmente girato all’estero che ha un location in Italia e per ammirarla bisogna recarsi nel porto antico di Genova. A pochi metri dall’acquario progettato da Renzo Piano è, infatti, ormeggiato il Neptune, il vascello realizzato nel 1986 dallo scenografo francese Pierre Guffroy e dal suo collega italiano Bruno Cesari e che rappresentò la principale location di “Pirati”, film che valse al regista franco-polacco Roman Polański ben due “César”, il corrispettivo francese dell’Oscar, uno dei quali assegnato proprio per la scenografia. Realizzato in acciaio e legno d’iroko, il vascello era ed è perfettamente navigante e per questo motivo sarà nel 2011 temporaneamente rimosso dal porto di Genova per esser trasferito sul set di “Neverland – La vera storia di Peter Pan”, miniserie nella quale la nave interpreterà il “ruolo” della Jolly Roger di Capitan Uncino. Se, però, volete “immergervi” nei luoghi dove effettivamente Polański aveva fatto veleggiare il Neptune dovrete precipitarvi all’aeroporto e volare fino alle lontane Seychelles: è sulla spiaggia di Anse Gouvernement, sull’isola di Praslin, che approdano il vascello e il pirata Thomas Bartholomew Red, interpretato da Walter Matthau, l’attore statunitense che due anni più tardi approderà per davvero in Italia per recitare al fianco di Roberto Benigni nel film “Il piccolo diavolo”, campione d’incassi della stagione cinematografica 1988-89. Ironia della sorte, complici anche gli alti costi profusi nella costruzione del vascello, “Pirati” fu invece un autentico flop al botteghino.

Scena di Pirati girata alle Seychelles con il veliero costruito appositamente per il film e oggi ormeggiato nel Porto Antico di Genova (www.davinotti.com)

Scena di "Pirati" girata alle Seychelles con il veliero costruito appositamente per il film e oggi ormeggiato nel Porto Antico di Genova (www.davinotti.com)

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Parma, Palazzo della Pilotta

Borgo Val di Taro vista dal ponte sul fiume Taro

Castello di Compiano

Passo del Bocco

Il muro con il ricordo di Wouter Weylandt nel punto dove il corridore belga perse la vita al Giro 2011

Cicagna, Santuario di Nostra Signora dei Miracoli

La casa natale della famiglia paterna di Cristoforo Colombo (https://storico.beniculturali.it)

La casa natale della famiglia paterna di Cristoforo Colombo (https://storico.beniculturali.it)

Struppa, Chiesa di San Siro

Viadotto dell’antico acquedotto di Genova alle porte di Struppa

Forte Diamante

Santuario della Madonna della Guardia

Santuario di Nostra Signora Incoronata

Ponte San Giorgio

La Lanterna di Genova vista dalla Sopraelevata

Il tratto della Sopraelevata che transita accanto al porto antico di Genova

IL DAINO SFRECCIA PIÙ VELOCE DEL MISSILE, IMPRESA DEL PADOVANO A REGGIO EMILIA

Alberto Dainese (Team DSM) trionfa a Reggio Emilia con una volata sontuosa, il velocista padovano è artefice di un recupero fantastico su Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) secondo, e Arnaud Démare (Groupama-FDJ) partito troppo presto sarà sopravanzato in terza posizione anche da Simone Consonni (Cofidis). Leggera variazione in classifica generale con Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), che con 3″ di abbuono guadagnati al traguardo volante rosicchia secondi preziosi alla maglia rosa di Juan Pedro Lopez (Trek-Segafredo).

Tappa di trasferimento quest’oggi al Giro d’Italia 2022 da Santarcangelo di Romagna a Reggio Emilia, piatta come il tappeto di un biliardo offre ai velocisti un’occasione ghiottissima per la vittoria di tappa. La fuga della prima ora non tarda a formarsi, ci provano Filippo Tagliani (Drone Hopper – Androni Sidermec) e Luca Rastelli (Bardiani CSF Faizanè) evasi in pratica subito dopo il chilometro zero. Per loro vantaggio massimo di 5’ dopo le prime due ore di corsa, solo a questo punto nel gruppo suona la sveglia, quando, a portarsi in testa sono gli uomini della maglia ciclamino. Al primo traguardo volante transita per primo Tagliani, la volata del gruppo è vinta da Mark Cavendish (Quick-Step Alpha Vinyl), su Giacomo Nizzolo (Israel-Premier Tech) e Arnaud Dèmare (Groupama-FDJ). Il ritmo di chi insegue sale e così il ritardo del gruppo è ora a 4’ per poi, qualche chilometro dopo scendere a soli 2’, è un cambio di passo per portare sia i capitani per la classifica generale sia i velocisti deputati alla volata in testa. La fuga viene così inesorabilmente annullata pochi chilometri dopo il passaggio da Bologna con la Bahrain Victorious, la Cofidis e la Groupama-FDJ a condurre il gruppo. In una tappa così semplice l’unica variabile che può condizionare la corsa è il vento, vento che in questo tratto di corsa c’è ma non spira laterale e non consente di creare ventagli ma solo un generale nervosismo in testa al gruppo. La Ineos si schiera così davanti a proteggere Richard Carapaz, è una mossa, in realtà, studiata con molta probabilità fin dal mattino perché al traguardo volante di San Giovanni in Persiceto l’ecuadoregno transita per primo ben scortato dai suoi compagni che vanno anche a togliere i restanti secondi abbuono, tre secondi quindi guadagnati in classifica generale a 12” dalla maglia rosa. Questa accelerazione in testa miete la prima eccellente vittima, Caleb Ewan (Lotto Soudal) non riesce a tenere la coda del gruppo, solo grazie ad un grande lavoro di Thomas De Gendt e Roger Kluge riesce poco dopo a riportarsi nel plotone, ma sono preziose energie lasciate per strada in vista della volata finale. Subito dopo il cartello che segna 50 Km al traguardo prova un allungo Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), per lui vantaggio massimo di 1’:45”. Il belga spinge il rapporto più duro ed inizialmente sembra imprendibile, dietro le squadre devono impegnarsi a fondo, ai meno 40 Km il gruppo si porta a 40”, ai meno 25 Km il gap è di 20”, ad inseguire si portano anche Quick-Step Alpha Vinyl e Team DSM che insieme alla Groupama-FDJ si portano ai meno 4 Km a 15” da De Bondt. Grande prova di forza del belga che viene riassorbito soltanto in vista del triangolo rosso. In testa si porta la Groupama-FDJ per lanciare, ben posizionato è anche Mark Cavendish (Quick-Step Alpha Vinyl) scortato da Davide Ballerini. La volata viene accesa da Dèmare con Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) lesto ad affiancare il francese, sembra un affare dei due in un arrivo a loro congeniale, ma da dietro, sulla sede stradale di sinistra spunta come una freccia Alberto Dainese (Team DSM), che svernicia il colombiano e va così a conquistare il primo successo in un grande giro, terzo Simone Consonni (Cofidis), quarto Arnaud Démare (Groupama-FDJ), quinto Caleb Ewan (Lotto Soudal), soltanto sesto Mark Cavendish (Quick-Step Alpha Vinyl). Torna così al Giro la prima vittoria italiana nell’undicesima tappa e fiorisce tutta la classe di Alberto Dainese che siamo certi potrà ancora regalarsi e regalarci emozioni bellissime come quelle vissute oggi. Domani tappa trabocchetto da Parma a Genova, che si presta alle fughe, ma viste le scaramucce di oggi è probabile possa accadere qualcosa anche tra gli uomini di classifica!

Antonio Scarfone

UNA MANO DI PIANURA

Esattamente nel mezzo del cammino del Giro 2022 spunta una bella prateria, l’unica frazione totalmente pianeggiante. Sarà la più lunga – 203 Km spaccati – ma anche la più facile, affrontando la quale bisognerà comunque tenere alto il livello d’attenzione.

Osservare un’altimetria come quella della tappa di Reggio Emilia ha un effetto un po’ straniante. È un po’ come soffermarsi davanti ad una parete totalmente bianca e morire dalla voglia di aggiungerci qualcosa, un quadro, una mensola, una lampada. Lo stesso capita con le tappe totalmente piatte, vere e proprie rarità in un ciclismo sempre più mediatico, che deve sempre escogitare qualcosa per accalappiare l’interesse degli appassionati, che altrimenti potrebbero scegliere di non mettersi davanti alla tv per assistere a una frazione noiosa, di quelle che il gruppo corre con l’unica intenzione di arrivare al traguardo. Così questo tipo di tappe è stato “abbandonato” quasi ovunque e si cerca sempre d’”inquinarne” la purezza della pianura inserendo piccole ascese qua e là, possibilmente in vista del finale. Ma dalla Pianura Padana non c’è tanto da cavar salite e così ecco scodellata una tappa di totale calma piatta, ma non per questo scevra d’insidie. Su percorsi del genere bisogna sempre tenere alta l’attenzione, anche perché l’assenza di asperità invoglia il gruppo all’alta velocità e in tal contesto curve, rotatorie e altre varie ed eventuali possono trasformarsi in trappole. D’altronde cadute, forature e altre sfortune di corsa sono il pane quotidiano del ciclismo e possono tradursi in tempo prezioso perduto in una giornata nella quale non se ne dovrebbe perdere. E poi, anche se oggi si correrà lontano dal mare, bisognerà sempre tenere in considerazione l’eventuale presenza del vento, che negli spazi sconfinati della pianura ha campo libero per le sue scorribande…
Oggi le danze (anzi il “liscio”, visto il profilo altimetrico e la circostanza che si partirà dalle terre natali del popolare ballo) si apriranno a Santarcangelo di Romagna, il centro nel cui castello si consumarono le gesta di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, i peccaminosi cognati che ispirarono a Dante Alighieri il quinto canto dell’Inferno. Lasciato il raduno di partenza ci si allontanerà veloci seguendo la direttrice della Via Emilia, che sarà percora costantemente nei primi 100 Km giungendo ben presto sulle strade di Cesena, dominate dalle basse colline sulle quali troneggiano la Rocca Malatestiana e il complesso abbaziale di Santa Maria del Monte, conosciuto per la sua sterminata collezione di ex voto (quasi 700 pezzi). Le prossime mete dei “girini” saranno i centri di Forlimpopoli, nel cui cuore si può ammirare la Rocca Albornoziana, e di Forlì, all’uscita dal quale sarà certamente in strada ad attendere il passaggio del gruppo Ercole Baldini, il vincitore del Giro del 1958, che abita nella frazione di Villanova, in una villetta dove è anche allestito un museo a lui intitolato. I corridori non avranno certo il tempo per visitarlo perché tireranno dritti sull’antica strada consolare concepita da Marco Emilio Lepido per congiungere in linea retta Placentia con Ariminun, le odierne Piacenza e Rimini. Dopo altri frenetici chilometri di gara – a questo punto potrebbero essere ancora in corso le grandi manovre che anticipano l’avvio della fuga di giornata – il plotone piomberà in quel di Faenza, cittadina celebre per la produzione di ceramiche di pregio, un campionario del quale è visibile nel MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche), istituzione importante al punto da esser stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2011 “Monumento testimone di una cultura di pace”. Alle soglie del settantesimo chilometro di gara si arriverà quindi in quel di Imola, dove ciclismo e automobilismo – due sport così distanti tra loro – vanno a braccetto sulla pista dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che non solo ha ospitato appassionanti edizioni del Gran Premio di San Marino di Formula 1 (l’ultima disputata nel 2006 e vinta da Michael Schumacher) ma anche competizione ciclistiche come due mondiali di ciclismo, nel 1968 e nel 2020, e l’arrivo di diverse edizioni della Coppa Placci, storica competizione uscita dal calendario nel 2010.
Transitati ai piedi del colle di Dozza – il borgo medioevale famoso per i suoi murales moderni – il gruppo tirerà dritto in direzione di Bologna, dove si percorreranno i viali che cingono il capoluogo emiliano sul lato delle colline, andando a sfiorare gli storici Giardini Margherita, 26 ettari di verde che costituiscono il principale parco cittadino, inaugurato il 6 luglio 1879 con l’intitolazione alla Regina Margherita, la consorte del re d’Italia Umberto I°, la stessa sovrana alla quale dieci anni più tardi sarà dedicata a Napoli la più celebre delle pizze.
Dopo il passaggio da Bologna il tracciato abbandonerà la Via Emilia per inoltrarsi nella Pianura Padana in direzione di San Giovanni in Persiceto, centro nel quale si possono ascoltare – presso la collegiata di San Giovanni Battista – i rintocchi della più antica campana esistente in terra bolognese, fusa nel 1318. Si toccherà quindi Crevalcore, cittadina nota agli appassionati di ciclismo poiché dal 2011 al 2019 è stata presenza fissa nel tracciato della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, ospitando arrivi di tappe a cronometro o destinate ai velocisti. Attraversata la vicina Camposanto, nel 1743 teatro di una cruenta battaglia della Guerra di successione austriaca che vide contrapporsi l’esercito austro-piemontese e le truppe spagnole, il percorso dell’undicesima frazione cambierà direzione puntando prima verso Cavezzo e poi su Carpi, dove il gruppo transiterà a due passi dalla centralissima Piazza dei Martiri, sulla quale si affacciano la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Castello dei Pio, complesso composto di più edifici innalzati tra l’XI e il XVII secolo.
Il traguardo finale bussa oramai alle porte e dopo il passaggio da Correggio, paese natale del pittore rinascimentale Antonio Allegri (soprannominato, per l’appunto, il “Correggio”), si faranno più accese le fasi preparatorie di un inevitabile arrivo allo sprint all’ombra del Tricolore, che a Reggio sventolò per la prima volta il 7 gennaio 1797. Storia di 225 anni fa che ha attraversato due secoli e continua a narrare le gesta degli italiani che hanno fatto grande la nostra nazione. E, chissà, magari sarà proprio uno dei nostri a farsi onore su un traguardo caro al Giro anche per un altro fattore: reggiano d’adozione era, infatti, il nizzardo Armando Cougnet, che della Corsa Rosa fu ideatore e primo direttore, dal 1909 fino al 1946 quando, al momento della ripresa dopo il forzato stop della Seconda Guerra Mondiale, decise di lasciare il comando a un promettente e giovane milanese, il ventisettenne Vincenzo Torriani.

Mauro Facoltosi

La pianura reggiana e l’altimetria dell’undicesima tappa (Foto di Sergio Barbieri, www.flickr.com)

La pianura reggiana e l’altimetria dell’undicesima tappa (Foto di Sergio Barbieri, www.flickr.com)

CIAK SI GIRO

Un regista che non ti aspetti. Alzi la mano chi avesse mai sospetto che Liguabue – il cantante, non il pittore – nel suo curriculum non abbia solo pluripremiati album ma anche libri e film. Dei primi ne ha scritti sei e il primo, “Fuori e dentro il borgo”, pubblicato nel 1997, gli consentì di farsi notare anche in quel campo, vincendo subito due premi letterari, tra i quali quello intitolato alla scrittrice romana Elsa Morante. Quel successo, forse insperato anche per lui, lo convinse a fare il passo successivo e a misurarsi come regista per mettere in immagini alcuni dei racconti che componevano il suo libro. L’anno successivo esce così al cinema “Radiofreccia” e il successo stavolta sarà ancora maggiore rispetto a quello riscosso dodici mesi prima perché il “Liga” si porterà a casa un cospicuo bottino di premi: tre David di Donatello, due Nastri d’Argento e quattro Ciak d’Oro, ai quali si affiancherà nel 2006 un prestigioso riconoscimento a livello mondiale quando il suo film sarà trasmesso nientemeno che a New York, in occasione di una rassegna organizzata dal MoMA (Museum of Modern Art). Ispirato da alcuni dei racconti che compongono “Fuori e dentro il borgo”, il film racconta la storia di una radio locale, Radiofreccia appunto, prossima alla chiusura. Per le riprese – che consacrarono ufficialmente Stefano Accorsi tra i grandi attori italiani dopo il successo del precedente “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” – la rockstar emiliana scelse le terre che ben conosceva e nelle quali aveva ambientato anche le storie raccontate dal libro: è così, a parte un paio di capatine a Carpi, Reggiolo a Borgoforte, gran parte del film fu girato a Correggio, dove Ligabue era nato il 13 marzo 1960, e diversi scorci della cittadina emiliana si possono ritrovare nel film, dal centralissimo Corso Mazzini – che una ventina di anni prima era stato set del drammatico film di Gianni Puccini ispirato alle vicende degli antifascisti fratelli Cervi – all’ex caserma dei carabinieri, dai quartieri industriali alle campagne circostanti il “borgo” narrato nel libro, velata autobiografia del “Liga”, anche se questi non compare mai, né nelle pagine dell’opera prima, né nel film.

Corso Mazzini di Correggio visto in Radiofreccia (www.davinotti.com)

Corso Mazzini di Correggio visto in "Radiofreccia" (www.davinotti.com)

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FOTOGALLERY

Il castello di Santarcangelo di Romagna

La Rocca Malatestiana di Cesena

La Rocca Albornoziana di Forlimpopoli

Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche

L’autodromo di Imola

Uno scorcio del borgo di Dozza

Il laghetto dei Giardini Margherita a Bologna

San Giovanni in Persiceto, cattedrale di San Giovanni Battista

Carpi, Piazza dei Martiri

Reggio Emilia, Basilica di San Prospero

LA FAVOLA DI GIRMAY FIORISCE A JESI

Biniam Girmay (Intermarché – WantyGobert) in una giornata densa di emozioni per il Giro d’Italia con il passaggio a Filottrano in memoria di Michele Scarponi dopo una tappa tiratissima piazza una volata regale sfinendo Mathieu van der Poel (Alpecin – Fenix) che si arrende allo strapotere dell’eritreo, terzo un bravissimo Vincenzo Albanese (Eolo – Kometa).

Ritorna, dopo il giorno di riposo, il Giro d’Italia con una tappa marchigiana che porterà i girini all’arrivo di ieri, dopo una prima parte facile ed una seconda mossa. Bisogna aspettare il passaggio al ventesimo chilometro per vedere formarsi la fuga di giornata. L’azione è promossa Alessandro De Marchi (Israel-PremierTech), Mattia Bais (Drone Hopper – Androni Sidermec) e Lawrence Naesen (Ag2r Citroën). I tre uomini prendono subito il largo arrivando a gestire un vantaggio massimo di 6’:15”. Dietro l’intenzione del gruppo è chiara quando in testa si portano l’Alpecin-Fenix e la Intermarché – WantyGobert. Questa volta i capitani, Biniam Girmay e Mathieu van der Poel non entrano in fuga ma vogliono tenere cucita la corsa per sfruttare l’ultima asperità di Monsano, a meno 8 Km dall’arrivo per giocarsi poi la vittoria di tappa in una volata ristretta ad un gruppetto. Prima però c’è da riportarsi sulla testa della corsa con una mano di aiuto che viene dato anche dalla Lotto Saudal. L’impatto sulla corsa è evidente con il gap che scende a 4’:20” poco prima dello sprint intermedio di Civitanova Marche. Verso il GPM di Crocette di Montecosaro i tre fuggitivi perdono ancora secondi preziosi, dietro il ritmo è davvero indiavolato tanto che a farne le spese sono i primi velocisti tra cui Caleb Ewan (Lotto Soudal) il primo a perdere contatto dalla coda del gruppo. Stessa sorte toccherà pochi chilometri dopo a tutti i velocisti puri costretti ad arrendersi ai piccoli ma ostici “muri” del tracciato in succesione. Verso Recanati, altro stappo, in cui alzano bandiera bianca Bais e Naesen, in testa al comando della corsa resta solo Alesandro De Marchi. Fantastico il passaggio da Filottrano in memoria dell’indimenticabile Michele Scarponi, i ciclisti sono accolti da due ali di folla rosa. La fuga di De Marchi viene annullata a 25 Km dal traguardo, da qui in poi è un’altra corsa, con il ritmo sempre altissimo fatto dagli Alpecin per far fuori le ultime ruote veloci rimaste. In testa sono adesso gli Ineos Grenadiers a voler provare a far fuori la maglia rosa Juan Pedro Lòpez (Trek – Segafredo) apparso un attimo in difficoltà in coda al gruppo ma che riesce a salvarsi. L’accelerazione provoca che la maglia ciclamino Arnaud Démare deve alzare bandiera bianca nell’ultima difficoltà di giornata, la salita di Monsano, imnsieme al francese si stacca anche Fernando Gaviria (UAE Team Emirates). Il gruppo dei migliori è ridotto ad una trentina di unità. Allo scollinamento, nel primo tratto di discesa verso Jesi, è Vincenzo Nibali (Astana Qazaqstan Team) a fiondarsi all’attacco con Mathieu Van Der Poel ed un ritrovato Simon Yates a portarsi sulla ruota dell’italiano, i tre vengono perà subito ripresi dalla prima parte del gruppetto da cui avevano provato un contrattacco Richard Carapaz (Ineos Granadiers) seguito da Mikel Landa (Bahrain – Victorius) e Romain Bardet (Team DSM). Sono scatti che non producono nessun effetto, nemmeno l’ultimo piazzato da Hugh Carthy annullato a 1500 metri dal traguardo. Si aspetta a questo punto soltanto la volata con gli Intermachè in netta superiorità numerica, ben due uomini per Girmay l’ultimo è un inesauribile Domanico Pozovivo che lancia l’eritreo sulla parte destra della strada ai meno 400 m. Van Der Poel non si fa sorprendere ed affianca, seppur con un po’ di ritardo, Girmay, è un testa a testa spettacolare, tutti con il fiato sospeso fin quando l’olandese cede a poche decine di metri dal traguardo non riuscendo a sopravanzare uno straordinario Girmay che lascia esplodere tutta la sua gioia per una vittoria storica, al terzo posto arriva poco dopo Vincenzo Albanese (Eolo – Kometa) che ha svolto una condotta di gara impeccabile ma che ha dovuto arrendersi quest’oggi ai due più forti. In classifica generale non cambia nulla, domani l’arrivo a Reggio Emilia strizza l’occhio ai velocisti puri.

Antonio Scarfone

Biniam Girmay esulta a Jesi (Foto: Getty Images)

Biniam Girmay esulta a Jesi (Foto: Getty Images)

DOLCI COLLINE DI SCARPONI

Tante colline punteggiano il finale della tappa marchigiana, ma dimentichiamo i muri che hanno caratterizzato negli scorsi anni certe frazioni della Tirreno-Adriatico. Gli organizzatori stavolta ne hanno proposti giusto un paio, all’interno di un percorso che non dovrebbe causare particolari problemi ai corridori che puntano al successo finale al Giro 2022. Quella odierna sarà un’occasione d’oro per i cacciatori di tappe, con ottime probabilità che la fuga del giorno riesca ad andare in porto.

La prospettiva di trascorrere un pomeriggio di corsa sulle colline marchigiane poteva provocare un brivido a più d’un corridore, soprattutto a coloro che sanno quanta fatica si faccia da queste parti alla Tirreno-Adriatico, che spesso ha proposto in queste terre insidiose frazioni ricche di muri e talvolta risultate più selettive e decisive della tappa di montagna. Con un sospiro di sollievo avranno appreso che nel disegnarla s’è scelto di usare la mano leggera ed evitare muri particolarmente ostici, inserendone solo un paio e non dei più difficili, facendone una tappa di quasi normale trasferimento che offrirà un’occasione da non lasciarsi sfuggire per i cacciatori di tappe. Con i velocisti naturalmente esclusi dai giochi per la vittoria, oggi le loro squadre non saranno particolarmente invogliate a collaborare e chi sarà in fuga potrebbe riuscire ad arrivare al traguardo con un bel vantaggio. Si potrebbero così assistere a due corse in una nel tratto collinare, davanti quella tra i fuggitivi per tentare di staccare i compagni d’avventura e involarsi verso la vittoria, dietro quella tra i big se qualcuno vorrà provare a dare una “sgasata” sui rari tratti più impervi per saggiare i rivali e vedere se hanno “ammortizzato” la giornata di riposo, che per alcuni corridori è un handicap.
Prima di arrivare sui colli, che punteggeranno a fasi alterne gli ultimi 90 Km di gara, bisognerà sorbirsi un’abbondante porzione di pianura, “caparra” di quella che caratterizzerà interamente la tappa del giorno successivo. Si partirà da Pescara in direzione nord, costantemente seguendo la direttrice della litoranea adriatica e giungendo dopo pochi chilometri ai piedi del colle di Montesilvano, vecchia conoscenza del gruppo che tutti gli anni ci sale più volte in occasione del Trofeo Matteotti, corsa che nel 2022 si disputerà il 18 settembre e che lo scorso anno è stata conquistata da Matteo Trentin.
Sfiorata l’antica torre costiera del Cerrano, innalzata all’epoca del Regno di Napoli e dal 2010 situata all’interno di un’area protetta, si giungerà sulle strade di Pineto per poi toccare la località di Roseto degli Abruzzi e successivamente Giulianova, sede dell’unico porto della provincia di Teramo e cittadina dalla doppia anima, suddivisa tra la popolosa frazione balneare del Lido e il centro storico situato su di una bassa collina che guarda verso la spiaggia e sulla quale bisogna salire per ammirare il rinascimentale Duomo di San Flaviano, mentre è necessario tornare verso il mare per visitare la chiesa di Santa Maria a Mare, costruita in stile romanico lombardo.
Raggiunta Tortoreto, dove ancora fresco è il ricordo della vittoria di Peter Sagan nella tappa dei “muri” del Giro del 2020, la corsa lascerà l’Abruzzo per entrare nelle Marche e giungere sulle ben note strade di San Benedetto del Tronto, dove il passaggio del gruppo sarà sorvegliato dalla Torre dei Gualtieri, principale monumento della cittadina che è naturale approdo finale della Tirreno-Adriatico sin dal 1967, anno della seconda edizione della corsa creata da Franco Mealli e che inizialmente si chiamava “Tre Giorni del Sud”, ereditandone il nome da una corsa a tappe che si svolse in Molise per una sola edizione nel 1961, vinta da Vito Taccone. Subito dopo ad applaudire i “girini” saranno gli abitanti di Grottammare, nel cui centro storico, inserito nel novero dei “Borghi più belli d’Italia”, si può ammirare la Chiesa di Santa Lucia, fatta realizzare da Papa Sisto V nel luogo dove si trovava la casa natale del pontefice, lo scorso anno celebrato con una lunga serie di eventi nel cinquecentesimo anniversario della nascita.
L’ultimo tratto di pianura di questa tappa si svolgerà ai piedi delle colline sulle quali stanno appollaiati i borghi che costituisco il cosiddetto “distretto calzaturiero fermano”, piccoli centri che a turno hanno quasi tutti ospitato arrivi di tormentate tappe della citata Tirreno-Adriatico, spesso conquistate da corridori di prestigio a conferma della validità di quei percorsi e dell’impegno che richiedono: qui ci limitiamo a ricordare le affermazioni di corridori del calibro di Giuseppe Saronni, di Greg LeMond – che nel 1982 s’impose a Monte San Pietrangeli a soli vent’anni d’età – di Moreno Argentin e di Maurizio Fondriest, di Óscar Freire e di Paolo Bettini e del citato Sagan, nomi che altrove sono andati ad arricchire l’albo d’oro di Giri, Tour e Mondiali.
Giunti a Civitanova Marche il gruppo saluterà il mare per volgere verso l’entroterra e affrontare la prima delle sette salite che daranno una diversa piega al tracciato della decima tappa, diretta alla località Crocette, piccola frazione del borgo di Montecosaro, nel cui territorio comunale si trova la basilica di Santa Maria a Piè di Chienti, uno dei principali esempi di architettura romanica della regione. Superata questa prima, facile ascesa (5 Km al 2.2% con i primi 3 Km al 5%) il percorso volgerà in direzione di Montelupone, fermandosi dopo 1.8 Km al 5.9% a breve distanza da questo centro, pure noto agli appassionati di ciclismo per il suo tremendo muro, verticale di 1500 metri all’11% di pendenza media che in due occasioni ha ospitato l’arrivo di tappa alla “Corsa dei Due Mari”, entrambe timbrate dal corridore spagnolo Joaquim Rodríguez. Ai “girini” sarà evitato quel tremendo tratto ma si presteranno ora ad affrontare la più impegnativa salita prevista dal percorso odierno che, sceso ad attraversare la valle del fiume Potenza, ne risalirà l’altro versante in direzione dell’ermo colle leopardiano. La prossima meta del gruppo sarà, infatti, la cittadina di Recanati, alla quale si salirà percorrendone una delle strade d’accesso secondarie, che propone 2.7 Km d’ascesa al 7.7%. Non si tratta di numeri particolarmente “allarmanti” ma proprio all’inizio c’è uno scalino di quasi mezzo chilometro al 13.3% al quale fa eco un secondo balzo di 400 metri al 12.8% proprio all’ingresso della città natale di Giacomo Leopardi.
Al tratto più impegnativo di questa tappa ne seguirà uno che potremmo definire di stanca, con il tracciato che per una quindicina di chilometri si snoderà in quota mentre si percorrerà la strada che conduce verso Montefano, centro che nel 1501 diede “accidentalmente” (i suoi genitori si trovavano di passaggio durante un viaggio dall’originaria Montepulciano a Macerata) i natali a un papa, Marcello II, che fu l’ultimo a utilizzare il suo nome di battesimo dopo l’elezione al soglio di San Pietro e il cui pontificato fu uno dei più brevi della storia, stroncato da un infarto dopo soli 22 giorni.
Dalle emozioni delle pendenze si passerà presto a quello del ricordo e a uno dei più struggenti perché qualche chilometro più avanti si percorreranno le strade di Filottrano, dove si transiterà proprio nel luogo dove Michele Scarponi fu investito e perse la vita il 22 aprile di cinque anni fa. Ci sarà giusto il tempo d’asciugarsi una lacrima perchè subito il percorso richiamerà alla realtà con la successiva salita, un’asperità inserita nel tracciato tempo dopo la presentazione ufficiale del tracciato, che originariamente prevedeva di raggiungere il centro di Santa Maria Nuova attraverso un’altra strada. Come nel caso di Recanati si seguirà un itinerario più defilato, che raggiunge la piccola frazione di Collina con una salita di 1.2 Km al 7% che presenta un minimuro di 200 metri all’11.4% proprio in vetta.
Ritrovato il percorso originario all’altezza della località Torre di Jesi, il cui nome ricorda quello di un’antica torre di guardia medioevale demolita dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, s’imboccherà la discesa che conduce direttamente a Jesi, senza tuttavia ancora raggiungere la sede di tappa odierna. Giunti alle porte della moderna frazione di Borgo Minonna si cambierà nuovamente strada e si tornerà a pedalare in direzione dei colli per superare una salita di un chilometro spaccato al 6.6%, movimentata da una mezza dozzina di tornanti, che si conclude in vista della piccola frazione di Mazzangrugno. Sarà la penultima difficoltà prevista dal tracciato, che ora scenderà a incrociare il corso del fiume Esino – il secondo della regione per portata dopo il Metauro – subito prima di andare incontro all’ultimo ostacolo di giornata, 1400 metri al 7.1% verso il borgo di Monsano, salita che inizia nei pressi del santuario di Santa Maria fuori Monsano, eretto a partire dal 1471 nel luogo dove quello stesso anno la Madonna era apparsa sopra un olmo, dal quale sarebbe scesa a tracciare sulla neve la pianta di una cappella da erigere in suo nome.
Apparizioni per i “girini” a questo punto non ce ne saranno più perché attraversato il soprastante centro davanti a loro avranno solo la veloce discesa verso il paese natale di Giovanni Battista Pergolesi, il compositore che – nonostante le origini marchigiane – è considerato uno dei principali esponenti della scuola musicale napoletana. I suoi concerti nella storia hanno allietato le orecchie di molti ma oggi le dolci note saranno solo per uno, per il corridore che per primo uscirà vittorioso dalla selva dei colli jesini.

Mauro Facoltosi

Le colline jesine e l’altimetria della decima tappa (Foto di Stefano Grilli, www.destinazionemarche.it)

Le colline jesine e l’altimetria della decima tappa (Foto di Stefano Grilli, www.destinazionemarche.it)

CIAK SI GIRO

Non potevano non girarlo a Recanati “Il giovane favoloso”, il film di Mario Martone che nel 2014 ha narrato le gesta di Giacomo Leopardi. Il borgo marchigiano, come molti altri di questa regione, ha conservato quasi del tutto intatti scorci del suo centro storico, che successivamente con operazioni di “maquillage” al computer hanno perduto tutto quanto era stato aggiunto in tempi moderni, dai cavi elettrici ai pannelli stradali. Così si vede Elio Germano, che interpreta il celebre poeta, uscire dal portone di quello che – sia nella finzione, sia nella realtà storica – è il palazzo della famiglia Leopardi, dove il “giovane favoloso” era nato il 29 giugno del 1798. L’edificio si affaccia sulla piazza che è stata intitolata a una delle sue poesie più celebri, “Il sabato del villaggio”, e proprio di fronte – anch’essa mostrata nel film di Martone – c’è la casa dove abitava Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi al quale dedicò la lirica nota come “A Silvia”. Fedele agli spostamenti del poeta, che lascerà definitivamente il paese natio nel 1830, il film propone anche scorci delle città dove visse Leopardi, da Firenze a Roma giù giù fino a Napoli, dove l’idropisia polmonare lo porterà alla morte il 14 giugno del 1837, a pochi giorni dal trentanovesimo compleanno.

Palazzo Leopardi (allestrema sinistra) inquadrato nel film Il giovane favoloso (www.davinotti.com)

Palazzo Leopardi (all'estrema sinistra) inquadrato nel film "Il giovane favoloso" (www.davinotti.com)

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Pescara vinta dalla passerella ciclopedonale del Ponte del Mare

Pineto, Torre di Cerrano

Giulianova, chiesa di Santa Maria a Mare

San Benedetto del Tronto, Torre dei Gualtieri

Grottammare, Chiesa di Santa Lucia

Vista panoramica da Sant’Elpidio a Mare verso i colli del distretto calzaturiero fermano

Morrovalle, basilica di Santa Maria a Piè di Chienti

Recanati, l’ermo colle leopardiano

La porta d’ingresso al centro storico di Filottrano

Monsano, Santuario di Santa Maria fuori Monsano

Jesi, Teatro Pergolesi

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