PORTE, TAPPA E MAGLIA A PARACOMBE. BUONA PROVA DI ULISSI

gennaio 23, 2020 by Redazione  
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Sull’arrivo in salita di Paracombe Richie Porte (Trek – Segafredo) fa sua la terza tappa del Tour Down Under 2020 grazie ad uno scatto deciso a circa un chilometro dall’arrivo. L’australiano non trova avversari sulla sua strada visto che Robert Power (Sunweb), secondo al traguardo, paga un ritardo di 5 secondi. Da segnalare il buon quinto posto di Diego Ulissi (UAE Team Emirates). Porte è la nuova maglia ocra con un vantaggio di 6 secondi su Daryl Impey (Mitchelton Scott) ed aspetta ora la tappa regina di Willunga Hill per consacrarsi definitivamente.

La terza tappa del Tour Down Under 2020 vede alla partenza da Unley Caleb Ewan (Lotto Soudal) in maglia ocra, mentre non fanno più parte della corsa Ben Hermans (Israel Start-Up Nation) e Rafa Valls (Bahrain McLaren), costretti al ritiro dopo la brutta caduta avvenuta nel finale della tappa di Stirling. Il primo in particolare ha riportato diverse fratture alla spalla ed alle costole ed è già in Belgio per operarsi. Tornando alla tappa odierna, essa ci dirà molto sulle ambizioni di vittoria finale dei ciclisti più accreditati, visto che il traguardo di Paracombe è posto in vetta ad una salita breve ma davvero tosta, con pendenze massime che sfiorano il 20%. La tappa è stata caratterizzata da una fuga a tre composta da Geoffrey Bouchard (AG2R), Guillaume Boivin (Israel Start-Up Nation) e Miles Scotson (Groupama FDJ). Gli attaccanti di giornata partivano al km 0 e già dopo 4 km avevano 2 minuti e 40 secondi sul gruppo. Il gruppo iniziava blandamente a condurre l’inseguimento mettendo in testa uomini della Trek Segafredo e della Mitchelton Scott. A 85 km dall’arrivo il vantaggio della fuga era di 2 minuti e 10 secondi. Scotson si aggiudicava il primo sprint intermedio di Inglewood posto al km 83, mentre Boivin si aggiudicava quello successivo, posto al km 95. A poco più di 30 km dal termine il gruppo era segnalato in forte recupero sulla fuga, che adesso aveva soltanto 50 secondi di vantaggio. Jay McCarthy, uomo di punta della Bora Hansgrohe e terzo della classifica generale nel 2017, era vittima di una caduta a meno di 20 km dall’arrivo e diceva così addio ai sogni di gloria. Erano sempre Trek Segafredo e Mitchelton Scott a condurre l’inseguimento sulla testa della corsa. La fuga veniva ripresa a meno di 10 km dall’arrivo. Il gruppo giungeva ai piedi dello strappo finale verso Paracombe forte di una quarantina di unità. Il primo a scattare era Marco Marcato (UAE Team Emirates), la cui azione durava un centinaio di metri, quando era la Trek Segafredo di Richie Porte a chiudere su di lui. Era proprio il tasmaniano a contrattaccere a e fare subito il vuoto, con INEOS e Mitchelton Scott che cercavano di fare alle sue spalle un ritmo regolare per i rispettivi capitani Rohan Dennis e Daryl Impey. Ma l’azione di Porte non si esauriva; l’australiano rilanciava continuamente e andava a vincere sul traguardo di Paracombe con 5 secondi di vantaggio su un gruppetto di otto ciclisti regolato da Robert Power (Sunweb), mentre in terza posizione si piazzava Simon Yates (Mitchelton Scott). Chiudevano la top five Dennis e Diego Ulissi (UAE Team Emirates), primo italiano al traguardo. Porte conquista la prima vittoria stagionale sullo stesso arrivo che lo vide trionfare nel 2017 e veste la maglia ocra con 6 secondi di vantaggio su Impey e 9 secondi su Rober Power, per una classifica generale ancora abbastanza fluida, visto che sono presenti 10 ciclisti racchiusi in 23 secondi. Tra questi c’è anche il citato Ulissi, attualmente 6° a 16″, che sin dal 2014 (con le esclusioni delle due edizioni successivi), termina la corsa australiano da miglior italiano della classifica. Domani è in programma la quarta tappa da Norwood a Murray Bridge (153 km), che presenta un solo GPM di seconda categoria a metà percorso. Sarà quasi certamente volata con i velocisti pronti a sfidarsi per la vittoria, in attesa della penultima tappa con un finale non del tutto banale ma soprattutto dell’ultima frazione di Willunga Hill dove si deciderà la breve corsa australiana con Porte che, alla luce della tappa di oggi, veste ampiamente i panni di principale favorito.

Giuseppe Scarfone

Richie Porte vince a Paracombe e punta con decisione al bis al Tour Down Under, già conquistato nel 2017 (foto Bettini)

Richie Porte vince a Paracombe e punta con decisione al bis al Tour Down Under, già conquistato nel 2017 (foto Bettini)

EWAN SEMPRE PIÙ DI CASA A STIRLING, IMPEY IN AGGUATO

gennaio 22, 2020 by Redazione  
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A Stirling, dove si era già imposto nel 2018, Caleb Ewan (Lotto Soudal) vince una volata ridotta – a causa di una caduta a 1500 metri dall’arrivo – battendo Daryl Impey (Mitchelton Scott) e Nathan Haas (Cofidis). Ewan è il nuovo leader della classifica generale ma domani il difficile arrivo in salita di Paracombe dovrebbe cambiare le carte in tavola, con Impey che potrebbe avere più di una chance per diventare la nuova maglia ocra.

La seconda tappa del Tour Down Under 2020 da Woodside a Stirling è lunga poco meno di 140 km ed è ancora una volta adatta ai velocisti, anche se il tracciato vallonato del circuito finale – tre giri di circa 22 km ciascuno – può indurire le gambe di qualche uomo veloce rendendo il finale meno scontato di quanto possa sembrare. Sam Bennett (Deceuninck Quick Step) dopo la vittoria nella prima tappa e la conquista della maglia ocra sembra essere l’uomo da battere in un tracciato che gli si addice alla perfezione. Da seguire anche la tattica della Mitchelton-Scott che potrebbe animare la corsa proprio nel finale, affidandosi all’esuberanza di Daryl Impey. Da segnalare il ritiro di Alexandr Riabushenko (UAE Team Emirates) a causa di una caduta durante la prima tappa che gli aveva provocato la frattura del polso. La seconda tappa vedeva, subito dopo la partenza da Woodside, l’attacco combinato di Joey Rosskopf (CCC) e Samuel Jenner (Unisa – Australia), ai quali si aggiungevano poco dopo anche Omer Goldstein (Israel Start Up Nation) e Laurens De Vreese (Astana). Rosskopf si aggiudicava il primo GPM di Quarry Road. Dopo circa 25 km di corsa il vantaggio del quartetto di testa sul gruppo era di 2 minuti e dopo altri 10 km la fuga sfiorava i 3 minuti. In testa al gruppo inseguitore si portavano uomini della Mitchelton. Rosskopf si avvantaggiava sul secondo GPM di Quarry Road e transitava ancora una volta in prima posizione, rafforzando il primato della speciale classifica. All’entrata nel vallonato circuito finale, a circa 70 km dall’arrivo, la fuga aveva ormai poco più di un minuto di vantaggio. Anche la Deceuninck-Quick Step si era portata davanti e dettava con più decisione il ritmo dell’inseguimento. Il primo traguardo intermedio di Heathfield, posto al km 75, era appannaggio di Goldstein. A 55 km dalla concusione la fuga aveva 1 minuto di vantaggio sul gruppo. A questo puntoi il gruppetto all’attacco si scomponeva e De Vreese provava la soluzione solitaria. Il ciclista belga dell’Astana si aggiudicava il secondo sprint intermedio posto al km 96. Una caduta senza conseguenze a circa 30 km dal termine coinvolgeva Fabio Sabatini (Cofidis), Mickaël Delage (FDJ Groupama) e Jurgen Roelandts (Movistar). De Vreese veniva ripreso dal gruppo a poco più di 20 km dall’arrivo. Il gruppo era tirato con decisione da Bora-Hansgrohe, Mitchelton Scott e INEOS e si spezzettava nel finale vallonato. Tra gli uomini in difficoltà era segnalato Romain Bardet (AG2R) che restava invischiato nelle retrovie. Nel finale, con il gruppo condotto a tutta velocità, un’altra caduta coinvolgeva una decina di ciclisti e la maggior parte del gruppo doveva inoltre rallentare. Si giocavano così la vittoria sul traguardo di Stirling una trentina di ciclisti. Era Caleb Ewan (Lotto Soudal) ad avere la meglio su Daryl Impey (Mitchelton Scott) e Nathan Haas (Cofidis). Da segnalare, nella top ten, il quinto posto di Fabio Felline (Astana), il sesto di Andrea Vendrame (AG2R) ed il nono di Diego Ulissi (UAE Team Emirates). Delusione per l’ex maglia ocra Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step), che non riusciva a fare meglio del 13mo posto. Ewan, che si era già imposto sul traguardo di Stirling due anni fa, è alla seconda vittoria stagionale dopo aver già vinto la Schwalbe Classic, il criterium che fa da antipasto proprio al Tour Down Under. Il piccolo folletto australiano è anche il nuovo leader della classifica generale con lo stesso tempo di Bennet, mentre in terza posizione troviamo Impey, che ha appena un secondo di ritardo. L’australiano si fa così sempre più minaccioso in classifica generale e domani potrebbe essere il suo giorno. È, infatti, in programma la terza tappa da Unley a Paracombe che può rappresentare il primo vero spartiacque del Tour Down Under 2020 visto che l’arrivo è posto su uno zampellotto arcigno che ha più l’aria di essere una “côte” delle Ardenne: in 1200 metri sono concentrate punte di dislivello superiori al 20% di pendenza, il che dovrà giocoforza prevedere attacchi e controattacchi di chi vuole davvero vincere la breve corsa australiana; occhio quindi agli atleti di casa come Richie Porte (Trek Segafredo), Rohan Dennis (INEOS), Lucas Hamilton (Mitcheltos Scott) e Jay McCarthy (Bora Hansgrohe) ed altri che vorranno ben figurare, primo fra tutti Impey che vuole conquistare la corsa australiana per il terzo anno di fila.

Giuseppe Scarfone

ORDINE D’ARRIVO

1
Caleb Ewan (Aus) Lotto Soudal 3:27:31
2
Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott
3
Nathan Haas (Aus) Cofidis Solutions Credits
4
Jasper Philipsen (Bel) UAE Team Emirates
5
Fabio Felline (Ita) Astana Pro Team
6
Andrea Vendrame (Ita) AG2R La Mondiale
7
Timo Roosen (Ned) Team Jumbo-Visma
8
Luis León Sanchez (Spa) Astana Pro Team
9
Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
10
George Bennett (NZl) Team Jumbo-Visma
11
Simon Geschke (Ger) CCC Team
12
Lucas Hamilton (Aus) Mitchelton-Scott
13
Sam Bennett (Irl) Deceuninck-QuickStep
14
Hermann Pernsteiner (Aut) Bahrain McLaren
15
Rob Power (Aus) Team Sunweb
16
Dries Devenyns (Bel) Deceuninck-QuickStep
17
Jens Keukeleire (Bel) EF Pro Cycling
18
Danilo Wyss (Swi) NTT Pro Cycling
19
Neilson Powless (USA) EF Pro Cycling
20
Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain McLaren
21
Santiago Buitrago Sanchez (Col) Bahrain McLaren
22
Omar Fraile Matarranz (Spa) Astana Pro Team
23
Simone Consonni (Ita) Cofidis Solutions Credits
24
Jorge Arcas (Spa) Movistar Team
25
Bruno Armirail (Fra) Groupama-FDJ
26
Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
27
Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team
28
Cameron Meyer (Aus) Mitchelton-Scott
29
Florian Stork (Ger) Team Sunweb
30
Marc Sarreau (Fra) Groupama-FDJ
31
Michael Mørkøv (Den) Deceuninck-QuickStep
32
Luis Mas (Spa) Movistar Team
33
Kenny Elissonde (Fra) Trek-Segafredo
34
Kilian Frankiny (Swi) Groupama-FDJ
35
Josef Cerny (Cze) CCC Team
36
Szymon Sajnok (Pol) CCC Team
37
Antwan Tolhoek (Ned) Team Jumbo-Visma
38
Ben Gastauer (Lux) AG2R La Mondiale
39
Lawrence Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
40
Miles Scotson (Aus) Groupama-FDJ
41
Dylan Sunderland (Aus) NTT Pro Cycling
42
Stefan De Bod (RSA) NTT Pro Cycling
43
Rick Zabel (Ger) Israel Start-Up Nation
44
Adam Hansen (Aus) Lotto Soudal
45
Mattia Cattaneo (Ita) Deceuninck-QuickStep
46
Gabriel Cullaigh (GBr) Movistar Team
47
James Piccoli (Can) Israel Start-Up Nation
48
Juan Pedro Lopez Perez (Spa) Trek-Segafredo
49
Richie Porte (Aus) Trek-Segafredo
50
Rohan Dennis (Aus) Team Ineos
51
Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
52
Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott
53
Guillaume Boivin (Can) Israel Start-Up Nation
54
Kristoffer Halvorsen (Nor) EF Pro Cycling
55
Fabian Lienhard (Swi) Groupama-FDJ
56
Roger Kluge (Ger) Lotto Soudal
57
Tosh Van der Sande (Bel) Lotto Soudal
58
Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
59
Jarrad Drizners (Aus) UniSA-Australia
60
Tyler Lindorff (Aus) UniSA-Australia
61
Matthew Holmes (GBr) Lotto Soudal
62
Juri Hollmann (Ger) Movistar Team
63
Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale
64
Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale 0:02:23
65
Pavel Sivakov (Rus) Team Ineos
66
Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
67
Geoffrey Bouchard (Fra) AG2R La Mondiale
68
Joseph Rosskopf (USA) CCC Team
69
Francisco Ventoso (Spa) CCC Team
70
Lennard Hofstede (Ned) Team Jumbo-Visma
71
Mathias Le Turnier (Fra) Cofidis Solutions Credits
72
Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team 0:03:12
73
Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
74
André Greipel (Ger) Israel Start-Up Nation
75
Eduard Prades Reverter (Spa) Movistar Team
76
Sergio Samitier Samitier (Spa) Movistar Team
77
Rasmus Fossum Tiller (Nor) NTT Pro Cycling
78
Manuele Boaro (Ita) Astana Pro Team
79
Dylan Van Baarle (Ned) Team Ineos
80
Jay Mc Carthy (Aus) Bora-Hansgrohe
81
Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
82
Jai Hindley (Aus) Team Sunweb
83
Michael Storer (Aus) Team Sunweb
84
Dmitriy Gruzdev (Kaz) Astana Pro Team 0:04:16
85
Luka Pibernik (Slo) Bahrain McLaren
86
Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo 0:04:29
87
Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
88
Michel Ries (Lux) Trek-Segafredo
89
Asbjørn Kragh Andersen (Den) Team Sunweb
90
Jonas Rutsch (Ger) EF Pro Cycling 0:04:32
91
Max Kanter (Ger) Team Sunweb
92
Christopher Lawless (GBr) Team Ineos
93
Jonathan Dibben (GBr) Lotto Soudal 0:04:42
94
Owain Doull (GBr) Team Ineos
95
Samuel Jenner (Aus) UniSA-Australia
96
Sam Welsford (Aus) UniSA-Australia
97
Kelland O’Brien (Aus) UniSA-Australia
98
Lachlan Morton (Aus) EF Pro Cycling 0:04:50
99
Shane Archbold (NZl) Deceuninck-QuickStep
100
Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:05:01
101
Jacopo Guarnieri (Ita) Groupama-FDJ 0:05:06
102
Alberto Dainese (Ita) Team Sunweb
103
Chris Harper (Aus) Team Jumbo-Visma
104
Ian Stannard (GBr) Team Ineos
105
João Almeida (Por) Deceuninck-QuickStep 0:05:21
106
Samuele Battistella (Ita) NTT Pro Cycling
107
Ryan Gibbons (RSA) NTT Pro Cycling
108
Giacomo Nizzolo (Ita) NTT Pro Cycling 0:05:25
109
Kenneth Vanbilsen (Bel) Cofidis Solutions Credits 0:05:29
110
Elia Viviani (Ita) Cofidis Solutions Credits
111
Mikkel Bjerg (Den) UAE Team Emirates 0:05:35
112
Luke Durbridge (Aus) Mitchelton-Scott
113
Simon Yates (GBr) Mitchelton-Scott
114
Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott 0:06:08
115
Luke Rowe (GBr) Team Ineos 0:06:17
116
Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal
117
Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
118
Erik Baska (Svk) Bora-Hansgrohe
119
Tom Scully (NZl) EF Pro Cycling
120
Taco Van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
121
Cameron Scott (Aus) UniSA-Australia
122
Nicholas White (Aus) UniSA-Australia
123
Martin Laas (Est) Bora-Hansgrohe 0:06:46
124
Ide Schelling (Ned) Bora-Hansgrohe
125
Alex Dowsett (GBr) Israel Start-Up Nation 0:07:29
126
Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo-Visma
127
Marco Mathis (Ger) Cofidis Solutions Credits
128
Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo
129
Mitchell Docker (Aus) EF Pro Cycling
130
Rafael Valls (Spa) Bahrain McLaren
131
Marco Haller (Aut) Bahrain McLaren
132
Domen Novak (Slo) Bahrain McLaren 0:07:34
133
Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:10:55
134
Omer Goldstein (Isr) Israel Start-Up Nation
135
Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep
136
Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo
137
Fabio Sabatini (Ita) Cofidis Solutions Credits 0:13:47
138
Mickael Delage (Fra) Groupama-FDJ
139
Ben Hermans (Bel) Israel Start-Up Nation

CLASSIFICA GENERALE

1
Caleb Ewan (Aus) Lotto Soudal 6:56:15
2
Sam Bennett (Irl) Deceuninck-QuickStep
3
Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott 0:00:01
4
Jasper Philipsen (Bel) UAE Team Emirates 0:00:04
5
Nathan Haas (Aus) Cofidis Solutions Credits 0:00:05
6
Jarrad Drizners (Aus) UniSA-Australia 0:00:07
7
Dylan Sunderland (Aus) NTT Pro Cycling 0:00:08
8
Christopher Lawless (GBr) Team Ineos
9
Jay Mc Carthy (Aus) Bora-Hansgrohe
10
George Bennett (NZl) Team Jumbo-Visma 0:00:09
11
Michael Storer (Aus) Team Sunweb
12
Andrea Vendrame (Ita) AG2R La Mondiale 0:00:10
13
Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
14
Luis León Sanchez (Spa) Astana Pro Team
15
Fabio Felline (Ita) Astana Pro Team
16
Marc Sarreau (Fra) Groupama-FDJ
17
Lucas Hamilton (Aus) Mitchelton-Scott
18
Michael Mørkøv (Den) Deceuninck-QuickStep
19
Simon Geschke (Ger) CCC Team
20
Gabriel Cullaigh (GBr) Movistar Team
21
Luis Mas (Spa) Movistar Team
22
Szymon Sajnok (Pol) CCC Team
23
Kristoffer Halvorsen (Nor) EF Pro Cycling
24
Neilson Powless (USA) EF Pro Cycling
25
Rob Power (Aus) Team Sunweb
26
Dries Devenyns (Bel) Deceuninck-QuickStep
27
Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
28
André Greipel (Ger) Israel Start-Up Nation
29
Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain McLaren
30
Hermann Pernsteiner (Aut) Bahrain McLaren
31
Bruno Armirail (Fra) Groupama-FDJ
32
Cameron Meyer (Aus) Mitchelton-Scott
33
Ben Gastauer (Lux) AG2R La Mondiale
34
James Piccoli (Can) Israel Start-Up Nation
35
Mattia Cattaneo (Ita) Deceuninck-QuickStep
36
Timo Roosen (Ned) Team Jumbo-Visma
37
Lawrence Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
38
Danilo Wyss (Swi) NTT Pro Cycling
39
Omar Fraile Matarranz (Spa) Astana Pro Team
40
Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team
41
Richie Porte (Aus) Trek-Segafredo
42
Jens Keukeleire (Bel) EF Pro Cycling
43
Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale
44
Kenny Elissonde (Fra) Trek-Segafredo
45
Jorge Arcas (Spa) Movistar Team
46
Stefan De Bod (RSA) NTT Pro Cycling
47
Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
48
Kilian Frankiny (Swi) Groupama-FDJ
49
Eduard Prades Reverter (Spa) Movistar Team
50
Pavel Sivakov (Rus) Team Ineos
51
Joseph Rosskopf (USA) CCC Team
52
Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
53
Jai Hindley (Aus) Team Sunweb
54
Santiago Buitrago Sanchez (Col) Bahrain McLaren
55
Simone Consonni (Ita) Cofidis Solutions Credits
56
Juri Hollmann (Ger) Movistar Team
57
Miles Scotson (Aus) Groupama-FDJ
58
Antwan Tolhoek (Ned) Team Jumbo-Visma
59
Elia Viviani (Ita) Cofidis Solutions Credits
60
Luka Pibernik (Slo) Bahrain McLaren
61
Chris Harper (Aus) Team Jumbo-Visma
62
Manuele Boaro (Ita) Astana Pro Team
63
Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
64
Lennard Hofstede (Ned) Team Jumbo-Visma
65
Ryan Gibbons (RSA) NTT Pro Cycling
66
Rohan Dennis (Aus) Team Ineos
67
Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott
68
Tyler Lindorff (Aus) UniSA-Australia
69
Josef Cerny (Cze) CCC Team
70
Fabian Lienhard (Swi) Groupama-FDJ
71
Florian Stork (Ger) Team Sunweb
72
Rick Zabel (Ger) Israel Start-Up Nation
73
Matthew Holmes (GBr) Lotto Soudal
74
Dylan Van Baarle (Ned) Team Ineos
75
Adam Hansen (Aus) Lotto Soudal
76
Juan Pedro Lopez Perez (Spa) Trek-Segafredo
77
Simon Yates (GBr) Mitchelton-Scott
78
Rafael Valls (Spa) Bahrain McLaren
79
Samuele Battistella (Ita) NTT Pro Cycling
80
Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
81
Max Kanter (Ger) Team Sunweb
82
Ben Hermans (Bel) Israel Start-Up Nation
83
Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo-Visma
84
Marco Haller (Aut) Bahrain McLaren
85
Sergio Samitier Samitier (Spa) Movistar Team 0:00:32
86
Roger Kluge (Ger) Lotto Soudal 0:00:36
87
Tosh Van der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:00:43
88
Rasmus Fossum Tiller (Nor) NTT Pro Cycling
89
Francisco Ventoso (Spa) CCC Team 0:01:20
90
Mathias Le Turnier (Fra) Cofidis Solutions Credits 0:01:40
91
Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale 0:02:33
92
Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale
93
Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team 0:03:22
94
Geoffrey Bouchard (Fra) AG2R La Mondiale 0:03:32
95
Guillaume Boivin (Can) Israel Start-Up Nation 0:03:35
96
Luke Durbridge (Aus) Mitchelton-Scott
97
Dmitriy Gruzdev (Kaz) Astana Pro Team 0:04:26
98
Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team 0:04:39
99
Michel Ries (Lux) Trek-Segafredo
100
Jonas Rutsch (Ger) EF Pro Cycling 0:04:42
101
Samuel Jenner (Aus) UniSA-Australia 0:04:50
102
Sam Welsford (Aus) UniSA-Australia 0:04:52
103
Owain Doull (GBr) Team Ineos
104
Kelland O’Brien (Aus) UniSA-Australia
105
Lachlan Morton (Aus) EF Pro Cycling 0:05:00
106
Shane Archbold (NZl) Deceuninck-QuickStep
107
Alberto Dainese (Ita) Team Sunweb 0:05:16
108
Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo 0:05:24
109
João Almeida (Por) Deceuninck-QuickStep 0:05:31
110
Jacopo Guarnieri (Ita) Groupama-FDJ 0:05:38
111
Mikkel Bjerg (Den) UAE Team Emirates 0:05:45
112
Giacomo Nizzolo (Ita) NTT Pro Cycling 0:06:08
113
Jonathan Dibben (GBr) Lotto Soudal 0:06:14
114
Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott 0:06:18
115
Erik Baska (Svk) Bora-Hansgrohe 0:06:23
116
Taco Van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma 0:06:27
117
Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
118
Nicholas White (Aus) UniSA-Australia
119
Cameron Scott (Aus) UniSA-Australia
120
Ian Stannard (GBr) Team Ineos 0:06:38
121
Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:06:44
122
Asbjørn Kragh Andersen (Den) Team Sunweb 0:06:50
123
Martin Laas (Est) Bora-Hansgrohe 0:06:56
124
Kenneth Vanbilsen (Bel) Cofidis Solutions Credits 0:07:09
125
Marco Mathis (Ger) Cofidis Solutions Credits 0:07:39
126
Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal
127
Tom Scully (NZl) EF Pro Cycling 0:07:41
128
Domen Novak (Slo) Bahrain McLaren 0:07:44
129
Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo 0:07:59
130
Alex Dowsett (GBr) Israel Start-Up Nation 0:08:15
131
Ide Schelling (Ned) Bora-Hansgrohe 0:08:29
132
Luke Rowe (GBr) Team Ineos 0:08:50
133
Mitchell Docker (Aus) EF Pro Cycling 0:08:57
134
Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:11:01
135
Omer Goldstein (Isr) Israel Start-Up Nation 0:11:02
136
Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:12:02
137
Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo 0:12:25
138
Fabio Sabatini (Ita) Cofidis Solutions Credits 0:13:57
139
Mickael Delage (Fra) Groupama-FDJ 0:16:12

Caleb Ewan si impone ancora sul traguardo di Stirling dopo il successo conquisto in questa cittadina nel 2018 (foto Bettini)

Caleb Ewan si impone ancora sul traguardo di Stirling dopo il successo conquisto in questa cittadina nel 2018 (foto Bettini)

SAM BENNETT INAUGURA IL WORLD TOUR, SUA LA PRIMA TAPPA DEL TOUR DOWN UNDER

gennaio 21, 2020 by Redazione  
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Nella prima tappa del Tour Down Under 2020, riservata ai velocisti, Sam Bennett (Deceuninck Quick Step) non fa sconti e vince agevolmente sul traguardo di Tanunda lasciandosi alle spalle Jasper Philipsen (UAE Team Emirates) ed Erik Baška (Bora Hansgrohe). Solo quarto e fuori dal podio Elia Viviani (Cofidis). Bennett è anche il primo ciclista ad indossare la maglia ocra, che dovrebbe mantenere anche domani a Stirling.

Gli incendi delle scorse settimane in Australia ci avevavo fatto un po’ penare e temere il peggio, ma per fortuna il Tour Down Under parte regolarmente e con esso la lunga stagione ciclistica 2020, che quest’anno presenta anche l’imperdibile appuntamento con le Olimpiadi di Tokyo. Essendo corsa World Tour, la corsa australiana vede ai nastri di partenza tutte le squadre della massima categoria e a fare gli onori di casa sarà la Mitchelton Scott, che vorrà essere di nuovo protagonista con Daryl Impey. Il campione sudafricano ha vinto sorprendendo tutti nel 2018 e lo scorso hanno ha bissato il successo resistendo strenuamente sulla salita di Willunga Hill, simbolo dela corsa. La tattica sarà la stessa anche quest’anno, con la caccia agli abbuoni al traguardo e agli sprint intermedi delle tappe pianeggianti, che potranno ancora essere decisivi per la vittoria finale. La prima delle sei tappe prevede un circuito di cinque giri da 30 km ciascuno nella località di Tanunda, per un totale di 150 km, al termine del quale i velocisti si giocheranno la vittoria. Le prime fasi della corsa vedevano il gruppo compatto, con la Mitchelton Scott che controllava la situazione almeno fino al km 35, dove era in programma il primo sprint intermedio di Angaston. Era proprio Impey a transitare in prima posizione e ad aggiudicarsi i 3 secondi d’abbuono. A questo punto la fuga di giornata poteva partire ed erano in quattro ad avvantaggiarsi sul gruppo: Joey Rosskopf (Team CCC), Jarrad Drizners (Unisa Australia), Michael Storer (Sunweb) e Dylan Sunderland (NTT Pro Cycling). Alla fine del primo giro il quartetto in testa aveva un vantaggio che sfiorava i 4 minuti. Drizners si aggiudicava il primo GPM di Breakneck Hill, posto al km 46. A condurre l’inseguimento in testa al gruppo erano le squadre dei velocisti, in primo luogo Deceuninck-Quick Step e Cofidis, rispettivamente al servizio di Sam Bennett ed Elia Viviani. A 75 km dall’arrivo il vantaggio della fuga era sceso a poco più di 2 minuti. Drizners si aggiudicava il successivo sprint intermedio di Angaston, posto al km 75. A 70 km dall’arrivo il vantaggio della fuga era di 1 minuto e 35 secondi. Con il gruppo che incombeva sempre più, la fuga iniziava a scomporsi e Rosskopf restava da solo in testa quando mancavano circa 50 km al termine. L’americano si aggiudicava il secondo GPM di Breakneck Hill, posto al km 106, mentre anche la Lotto Soudal si faceva vedere in testa al gruppo. Rosskopf veniva infine ripreso a 35 km dal termine. Gli ultimi chilometri vedevano le squadre dei velocisti preparare al meglio le volate per i propri capitani, ma in testa al gruppo erano presenti anche squadre come INEOS e AG2R che erano più interessate a proteggere i propri uomini per la classifica generale. La volata vedeva la Deceuninck a lavorare alla perfezione per Sam Bennett, il quale con una bella progressione a sinistra riusciva ad emergere dalla massa e ad imporsi nettamente sul traguardo di Tanunda. In seconda posizione si piazzava Jasper Philipsen (UAE Team Emirates) mentre terzo era Erik Baška (Bora Hansgrohe). Chiudevano la top five di giornata Elia Viviani (Cofidis) e Andrè Greipel (Israel Start-Up Nation), rispettivamente al quarto ed al quinto posto. Da segnalare nella top ten anche il decimo posto di Alberto Dainese (Sunweb). Bennett conquista la prima vittoria stagionale per sè e per la Deceunincked in classifica generale l’irlandese veste anche la prima maglia ocra con 4 secondi di vantaggio su Philipsen e 6 secondi di vantaggio su Baška. Domani è in programma la seconda tappa da Woodside a Stirling per un totale di 135 km. Il finale appare piuttosto impegnativo dovendo i ciclisti affrontare un circuito di quattro giri abbastanza vallonato. In realtà i velocisti dovrebbero comunque essere in grado di resistere, come già accaduto in passato sul traguardo di Stirling, e dovremmo assistere nuovamente ad una volata a ranghi piuttosto compatti. Bennett dovrebbe così mantenere la maglia ocra senza troppe difficoltà.

Giuseppe Scarfone

ORDINE D’ARRIVO

1
Sam Bennett (Irl) Deceuninck-QuickStep 3:28:54
2
Jasper Philipsen (Bel) UAE Team Emirates
3
Erik Ba_ka (Svk) Bora-Hansgrohe
4
Elia Viviani (Ita) Cofidis Solutions Credits
5
André Greipel (Ger) Israel Start-Up Nation
6
Kristoffer Halvorsen (Nor) EF Pro Cycling
7
Caleb Ewan (Aus) Lotto Soudal
8
Marc Sarreau (Fra) Groupama-FDJ
9
Sam Welsford (Aus) UniSA-Australia
10
Alberto Dainese (Ita) Team Sunweb
11
Gabriel Cullaigh (GBr) Movistar Team
12
Chris Lawless (GBr) Team Ineos
13
Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott
14
Michael Mørkøv (Den) Deceuninck-QuickStep
15
Chris Harper (Aus) Team Jumbo-Visma
16
Andrea Vendrame (Ita) AG2R La Mondiale
17
Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
18
Ryan Gibbons (RSA) NTT Pro Cycling
19
Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
20
Rafael Valls (Spa) Bahrain McLaren
21
George Bennett (NZl) Team Jumbo-Visma
22
Szymon Sajnok (Pol) CCC Team
23
Luis León Sánchez (Spa) Astana Pro Team
24
Fabio Sabatini (Ita) Cofidis Solutions Credits
25
Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
26
Luis Mas (Spa) Movistar Team
27
Jai Hindley (Aus) Team Sunweb
28
Taco van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
29
Jarrad Drizners (Aus) UniSA-Australia
30
Lucas Hamilton (Aus) Mitchelton-Scott
31
Eduard Prades (Spa) Movistar Team
32
Luka Pibernik (Slo) Bahrain McLaren
33
Fabio Felline (Ita) Astana Pro Team
34
Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
35
Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
36
Simon Yates (GBr) Mitchelton-Scott
37
Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale
38
Nathan Haas (Aus) Cofidis Solutions Credits
39
Joey Rosskopf (USA) CCC Team
40
James Piccoli (Can) Israel Start-Up Nation
41
Manuele Boaro (Ita) Astana Pro Team
42
Pavel Sivakov (Rus) Team Ineos
43
Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
44
Mattia Cattaneo (Ita) Deceuninck-QuickStep
45
Neilson Powless (USA) EF Pro Cycling
46
Simon Geschke (Ger) CCC Team
47
Richie Porte (Aus) Trek-Segafredo
48
Juri Hollmann (Ger) Movistar Team
49
Ben Gastauer (Lux) AG2R La Mondiale
50
Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
51
Larry Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
52
Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
53
Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott
54
Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
55
Lennard Hofstede (Ned) Team Jumbo-Visma
56
Rob Power (Aus) Team Sunweb
57
Cameron Meyer (Aus) Mitchelton-Scott
58
Bruno Armirail (Fra) Groupama-FDJ
59
Dries Devenyns (Bel) Deceuninck-QuickStep
60
Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain McLaren
61
Dylan Sunderland (Aus) NTT Pro Cycling
62
Stefan De Bod (RSA) NTT Pro Cycling
63
Ben Hermans (Bel) Israel Start-Up Nation
64
Samuele Battistella (Ita) NTT Pro Cycling
65
Dylan van Baarle (Ned) Team Ineos
66
Nicholas White (Aus) UniSA-Australia
67
Tyler Lindorff (Aus) UniSA-Australia
68
Hermann Pernsteiner (Aut) Bahrain McLaren
69
_ukasz Wi_niowski (Pol) CCC Team
70
Kenny Elissonde (Fra) Trek-Segafredo
71
Omar Fraile (Spa) Astana Pro Team
72
Kilian Frankiny (Swi) Groupama-FDJ
73
Miles Scotson (Aus) Groupama-FDJ
74
Danilo Wyss (Swi) NTT Pro Cycling
75
Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott
76
Rohan Dennis (Aus) Team Ineos
77
Antwan Tolhoek (Ned) Team Jumbo-Visma
78
Fabian Lienhard (Swi) Groupama-FDJ
79
Matthew Holmes (GBr) Lotto Soudal
80
Jorge Arcas (Spa) Movistar Team
81
Jens Keukeleire (Bel) EF Pro Cycling
82
Omer Goldstein (Isr) Israel Start-Up Nation
83
Timo Roosen (Ned) Team Jumbo-Visma
84
Samuel Jenner (Aus) UniSA-Australia
85
Michel Ries (Lux) Trek-Segafredo
86
Michael Storer (Aus) Team Sunweb
87
Simone Consonni (Ita) Cofidis Solutions Credits
88
Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale
89
Santiago Buitrago Sanchez (Col) Bahrain McLaren
90
Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo-Visma
91
Mikkel Bjerg (Den) UAE Team Emirates
92
Domen Novak (Slo) Bahrain McLaren
93
Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team
94
Josef Cerny (Cze) CCC Team
95
Rick Zabel (Ger) Israel Start-Up Nation
96
Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
97
Dmitriy Gruzdev (Kaz) Astana Pro Team
98
Juan Pedro Lopez (Spa) Trek-Segafredo
99
Marco Haller (Aut) Bahrain McLaren
100
João Almeida (Por) Deceuninck-QuickStep
101
Adam Hansen (Aus) Lotto Soudal
102
Owain Doull (GBr) Team Ineos
103
Marco Mathis (Ger) Cofidis Solutions Credits
104
Lachlan Morton (Aus) EF Pro Cycling
105
Max Kanter (Ger) Team Sunweb
106
Florian Stork (Ger) Team Sunweb
107
Cameron Scott (Aus) UniSA-Australia
108
Shane Archbold (NZl) Deceuninck-QuickStep
109
Kelland O’Brien (Aus) UniSA-Australia
110
Jonas Rutsch (Ger) EF Pro Cycling
111
Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
112
Martin Laas (Est) Bora-Hansgrohe
113
Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo 0:00:20
114
Sergio Samitier Samitier (Spa) Movistar Team 0:00:22
115
Jacopo Guarnieri (Ita) Groupama-FDJ
116
Roger Kluge (Ger) Lotto Soudal 0:00:26
117
Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:00:33
118
Giacomo Nizzolo (Ita) NTT Pro Cycling
119
Rasmus Fossum Tiller (Nor) NTT Pro Cycling
120
Alex Dowsett (GBr) Israel Start-Up Nation 0:00:36
121
Koen de Kort (Ned) Trek-Segafredo 0:00:45
122
Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:00:57
123
Geoffrey Bouchard (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:59
124
Francisco Ventoso (Spa) CCC Team 0:01:10
125
Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal 0:01:12
126
Tom Scully (NZl) EF Pro Cycling 0:01:14
127
Mitchell Docker (Aus) EF Pro Cycling 0:01:18
128
Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo 0:01:20
129
Jonathan Dibben (GBr) Lotto Soudal 0:01:22
130
Ian Stannard (GBr) Team Ineos
131
Kenneth Van Bilsen (Bel) Cofidis Solutions Credits 0:01:30
132
Mathias Le Turnier (Fra) Cofidis Solutions Credits
133
Ide Schelling (Ned) Bora-Hansgrohe 0:01:33
134
Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe
135
Asbjørn Kragh Andersen (Den) Team Sunweb 0:02:11
136
Mickaël Delage (Fra) Groupama-FDJ 0:02:15
137
Luke Rowe (GBr) Team Ineos 0:02:23
138
Luke Durbridge (Aus) Mitchelton-Scott 0:03:25
139
Guillaume Boivin (Can) Israel Start-Up Nation

CLASSIFICA GENERALE

1
Sam Bennett (Irl) Deceuninck-QuickStep 3:28:44
2
Jasper Philipsen (Bel) UAE Team Emirates 0:00:04
3
Erik Ba_ka (Svk) Bora-Hansgrohe 0:00:06
4
Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott 0:00:07
5
Jarrad Drizners (Aus) UniSA-Australia
6
Chris Lawless (GBr) Team Ineos 0:00:08
7
Dylan Sunderland (Aus) NTT Pro Cycling
8
Nathan Haas (Aus) Cofidis Solutions Credits 0:00:09
9
Michael Storer (Aus) Team Sunweb
10
Elia Viviani (Ita) Cofidis Solutions Credits 0:00:10
11
André Greipel (Ger) Israel Start-Up Nation
12
Kristoffer Halvorsen (Nor) EF Pro Cycling
13
Caleb Ewan (Aus) Lotto Soudal
14
Marc Sarreau (Fra) Groupama-FDJ
15
Sam Welsford (Aus) UniSA-Australia
16
Alberto Dainese (Ita) Team Sunweb
17
Gabriel Cullaigh (GBr) Movistar Team
18
Michael Mørkøv (Den) Deceuninck-QuickStep
19
Chris Harper (Aus) Team Jumbo-Visma
20
Andrea Vendrame (Ita) AG2R La Mondiale
21
Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
22
Ryan Gibbons (RSA) NTT Pro Cycling
23
Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
24
Rafael Valls (Spa) Bahrain McLaren
25
George Bennett (NZl) Team Jumbo-Visma
26
Szymon Sajnok (Pol) CCC Team
27
Luis León Sánchez (Spa) Astana Pro Team
28
Fabio Sabatini (Ita) Cofidis Solutions Credits
29
Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
30
Luis Mas (Spa) Movistar Team
31
Jai Hindley (Aus) Team Sunweb
32
Taco van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
33
Lucas Hamilton (Aus) Mitchelton-Scott
34
Eduard Prades (Spa) Movistar Team
35
Luka Pibernik (Slo) Bahrain McLaren
36
Fabio Felline (Ita) Astana Pro Team
37
Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
38
Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
39
Simon Yates (GBr) Mitchelton-Scott
40
Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale
41
Joey Rosskopf (USA) CCC Team
42
James Piccoli (Can) Israel Start-Up Nation
43
Manuele Boaro (Ita) Astana Pro Team
44
Pavel Sivakov (Rus) Team Ineos
45
Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
46
Mattia Cattaneo (Ita) Deceuninck-QuickStep
47
Neilson Powless (USA) EF Pro Cycling
48
Simon Geschke (Ger) CCC Team
49
Richie Porte (Aus) Trek-Segafredo
50
Juri Hollmann (Ger) Movistar Team
51
Ben Gastauer (Lux) AG2R La Mondiale
52
Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
53
Larry Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
54
Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
55
Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott
56
Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
57
Lennard Hofstede (Ned) Team Jumbo-Visma
58
Rob Power (Aus) Team Sunweb
59
Cameron Meyer (Aus) Mitchelton-Scott
60
Bruno Armirail (Fra) Groupama-FDJ
61
Dries Devenyns (Bel) Deceuninck-QuickStep
62
Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain McLaren
63
Stefan De Bod (RSA) NTT Pro Cycling
64
Ben Hermans (Bel) Israel Start-Up Nation
65
Samuele Battistella (Ita) NTT Pro Cycling
66
Dylan van Baarle (Ned) Team Ineos
67
Nicholas White (Aus) UniSA-Australia
68
Tyler Lindorff (Aus) UniSA-Australia
69
Hermann Pernsteiner (Aut) Bahrain McLaren
70
_ukasz Wi_niowski (Pol) CCC Team
71
Kenny Elissonde (Fra) Trek-Segafredo
72
Omar Fraile (Spa) Astana Pro Team
73
Kilian Frankiny (Swi) Groupama-FDJ
74
Miles Scotson (Aus) Groupama-FDJ
75
Danilo Wyss (Swi) NTT Pro Cycling
76
Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott
77
Rohan Dennis (Aus) Team Ineos
78
Antwan Tolhoek (Ned) Team Jumbo-Visma
79
Fabian Lienhard (Swi) Groupama-FDJ
80
Matthew Holmes (GBr) Lotto Soudal
81
Jorge Arcas (Spa) Movistar Team
82
Jens Keukeleire (Bel) EF Pro Cycling
83
Omer Goldstein (Isr) Israel Start-Up Nation
84
Timo Roosen (Ned) Team Jumbo-Visma
85
Samuel Jenner (Aus) UniSA-Australia
86
Michel Ries (Lux) Trek-Segafredo
87
Simone Consonni (Ita) Cofidis Solutions Credits
88
Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale
89
Santiago Buitrago Sanchez (Col) Bahrain McLaren
90
Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo-Visma
91
Mikkel Bjerg (Den) UAE Team Emirates
92
Domen Novak (Slo) Bahrain McLaren
93
Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team
94
Josef Cerny (Cze) CCC Team
95
Rick Zabel (Ger) Israel Start-Up Nation
96
Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
97
Dmitriy Gruzdev (Kaz) Astana Pro Team
98
Juan Pedro Lopez (Spa) Trek-Segafredo
99
Marco Haller (Aut) Bahrain McLaren
100
João Almeida (Por) Deceuninck-QuickStep
101
Adam Hansen (Aus) Lotto Soudal
102
Owain Doull (GBr) Team Ineos
103
Marco Mathis (Ger) Cofidis Solutions Credits
104
Lachlan Morton (Aus) EF Pro Cycling
105
Max Kanter (Ger) Team Sunweb
106
Florian Stork (Ger) Team Sunweb
107
Cameron Scott (Aus) UniSA-Australia
108
Shane Archbold (NZl) Deceuninck-QuickStep
109
Kelland O’Brien (Aus) UniSA-Australia
110
Jonas Rutsch (Ger) EF Pro Cycling
111
Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
112
Martin Laas (Est) Bora-Hansgrohe
113
Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo 0:00:30
114
Sergio Samitier Samitier (Spa) Movistar Team 0:00:32
115
Jacopo Guarnieri (Ita) Groupama-FDJ
116
Roger Kluge (Ger) Lotto Soudal 0:00:36
117
Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:00:43
118
Giacomo Nizzolo (Ita) NTT Pro Cycling
119
Rasmus Fossum Tiller (Nor) NTT Pro Cycling
120
Alex Dowsett (GBr) Israel Start-Up Nation 0:00:46
121
Koen de Kort (Ned) Trek-Segafredo 0:00:55
122
Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:01:07
123
Geoffrey Bouchard (Fra) AG2R La Mondiale 0:01:09
124
Francisco Ventoso (Spa) CCC Team 0:01:20
125
Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal 0:01:22
126
Tom Scully (NZl) EF Pro Cycling 0:01:24
127
Mitchell Docker (Aus) EF Pro Cycling 0:01:28
128
Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo 0:01:30
129
Jonathan Dibben (GBr) Lotto Soudal 0:01:32
130
Ian Stannard (GBr) Team Ineos
131
Kenneth Van Bilsen (Bel) Cofidis Solutions Credits 0:01:40
132
Mathias Le Turnier (Fra) Cofidis Solutions Credits
133
Ide Schelling (Ned) Bora-Hansgrohe 0:01:43
134
Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe
135
Asbjørn Kragh Andersen (Den) Team Sunweb 0:02:21
136
Mickaël Delage (Fra) Groupama-FDJ 0:02:25
137
Luke Rowe (GBr) Team Ineos 0:02:33
138
Luke Durbridge (Aus) Mitchelton-Scott 0:03:35
139
Guillaume Boivin (Can) Israel Start-Up Nation

Sam Bennett vince la prima tappa del Santos Tour Down Under (Getty Images Sport)

Sam Bennett vince la prima tappa del Santos Tour Down Under (foto Bettini)

A TU PER TU CON I MURI

È il giorno dei muri, salite brevi ma ripide sulle quali si possono gettare alle ortiche minuti preziosi. Le verticali che si dovranno affrontare negli ultimi 50 Km di gara sono tutte inedite e questo potrebbe costituire un handicap se non si sarà andati in ricognizione in precedenza sulle strade della tappa teramana. E c’è chi potrebbe patire anche la ripartenza dopo il giorno di riposo.

Parlare con il muro, è risaputo, è esercizio inutile…. Ma il muro risponde, eccome se risponde, se lo s’interroga a pedali. E sarà un interrogatorio dai verdetti interessanti quello al quale saranno sottoposti i “girini” al momento di rimettersi in sella dopo il giorno di riposo (e anche quest’ultimo costituirà un handicap da tenere in conto, non sopportando diversi corridori questo improvviso stop). Dai sesti gradi delle grandi pendenze ai terzi gradi di giudizio il passo sarà breve e anche al termine di questa frazione di bassa collina potrebbe esserci qualche corridore che sarà condannato alla rinuncia alle ambizioni più rosee.
Non si supereranno oggi i 318 metri di quota, ma strada facendo dovranno essere superati sei muri, il primo dei quali sarà, però, isolato rispetto a tutti gli altri: dopo il Tricalle chietino, infatti, bisognerà percorrere una settantina di chilometri agevoli prima di arrivare ad affrontare i rimanenti muri, ammassati in un finale di gara che non concederà un attimo di respiro. E poi ci sarà il fattore novità da tenere in conto perché, con l’esclusione del Tricalle, tutti gli altri muri saranno inediti, mai affrontati prima nemmeno alla Tirreno-Adriatico, che spesso transita da quelle parti e non lesina a proporli nel tracciato; va anche detto che solitamente i corridori prediligono andare in preventiva ricognizione sui percorsi delle tappe di montagna e così le ascese di questa giornata per molti rappresenteranno delle autentiche sorprese, anche se qualcuno potrebbe approfittare della conclusione della Tirreno-Adriatico nella vicina San Benedetto del Tronto (quest’anno prevista il 17 marzo) per fermarsi un giorno di più e andare ad effettuare una preziosa perlustrazione sul finale di Tortoreto.
L’intera tappa si dipanerà in territorio abruzzese partendo da San Salvo, località che già nel 2013 fu sede d’avvio di una frazione molto simile a questa, che terminò a Pescara e fece una vittima illustre, il favoritissimo per la vittoria finale Bradley Wiggins, che in una giornata resa ulteriormente insidiosa dalla pioggia arrivò al traguardo con quasi un minuto e mezzo di ritardo da Vincenzo Nibali, che prenderà la maglia rosa il giorno dopo al termine della cronometro di Saltara e poi manterrà le insegne del primato fino alla fine del Giro.
Come in quella tappa subito dopo il via si dovrà affrontare la poco impegnativa salita verso Vasto (2 Km al 5%), uno dei principali centri della cosiddetta “Costa dei Trabocchi”, che prende il nome dalle caratteristiche macchine da pesca montate su palafitte che s’incontrano lungo quello che è anche l’unico tratto della costa abruzzese a presentarsi spigoloso, mentre altrove è costantemente rettilineo.
Procedendo verso nord si transiterà dalla marina di Fossacesia, frazione balneare del paese che diede i natali ad Alessandro Fantini, velocista che corse tra i professionisti dal 1954 fino alla drammatica morte in conseguenza di una caduta allo sprint sul traguardo di Treviri, al Giro di Germania del 1961. Sfiorata la collina sulla quale sta la romano-gotica abbazia di San Giovanni in Venere si proseguirà alla volta di Ortona, la cittadina che il primo ministro inglese Winston Churchill soprannominò la “Stalingrado d’Italia” per le ingenti distruzioni patite durante la battaglia qui combattuta tra alleati e tedeschi nel dicembre del 1943 e che provocò danni anche al patrimonio artistico cittadino.
Dopo Francavilla al Mare si abbandoneranno temporaneamente le coste dell’Adriatico per l’escursione nell’entroterra che porterà il gruppo, dopo aver superato come antipasto la pedalabile ascesa di Torrevecchia Teatina, a misurarsi con il muro del Tricalle. Il nome è quello del quartiere di Chieti attraverso il quale si snoda quest’autentica parete, 800 metri al 12% dei quali gli ultimi 500 metri totalmente in rettilineo che puntano dritti come un fuso verso l’antica Teate, centro che è nella storia del Giro d’Italia per aver ospitato il 16 maggio 1909 l’arrivo della seconda tappa della prima edizione del Giro d’Italia, vinta dal corridore piemontese Giovanni Cuniolo. Si trattò anche del primo arrivo in assoluto della storia della Corsa Rosa, affrontanto dal più agevole versante della Colonnetta, che i “girini” del 2020 percorreranno in discesa verso la valle del fiume Aterno, imboccandola poi in direzione di Pescara. Non si giungerà, però, nella città natale di Gabriele d’Annunzio, che il gruppo eviterà scavalcando la morbida collina di Spoltore (4 Km al 3.8%), il centro del quale è originario Danilo Di Luca, il corridore abruzzese che è stato il vincitore più meridionale del Giro (2007) prima della doppietta di Nibali (2013-2016). Scesi a Montesilvano Marina si tornerà quindi a pedalare sulla statale litoranea e per una quarantina di chilometri le salite diventeranno un ricordo. All’inizio di questo veloce tratto la corsa transiterà per Pineto, dove il gruppo sfilerà accanto alla Torre di Cerrano, situata nel luogo dove nel primo secolo dopo Cristo fu realizzato il porto di Atri (i cui resti sono visibili solo immergendosi nelle acque dell’Adriatico) e che nel 1970 fu la principale location del film thriller di Sergio Bergonzelli “Nelle pieghe della carne”. Si toccheranno quindi Roseto degli Abruzzi e successivamente Giulianova, sede dell’unico porto della provincia di Teramo e cittadina dalla doppia anima, suddivisa tra la popolosa frazione balnerare del Lido e il centro storico situato su di una bassa collina che guarda verso la spiaggia e sulla quale bisogna salire per ammirarne il principale monumento, il rinascimentale Duomo di San Flaviano.
La natura di Giulianova è la stessa della vicina Tortoreto e per prima i “girini” vedranno quella del borgo appollaiato su una collina alta 221 metri, il cui nome fa riferimento al periodo nel quale in questa zona era particolarmente diffusa la presenza di tortore. È, infatti, arrivato il momento di affrontare il secondo muro di giornata, 2 Km al 9% caratterizzati da due balze feroci alternate a due tronconi più pedalabili: si comincerà con mezzo chilometro al 13.2% di media, seguita da 500 metri al 3.7% e da altrettanti nuovamente “cattivi” (13%) prima di incontrare nuovamente inclinazioni più umane in prossimità dello scollinamento. Poi ci sarà ancora spazio per respirare nei successivi 12 Km, nei quali i corridori ritroveranno la statale Adriatica, che si percorrerà fino al confine con le Marche, dove si svolterà bruscamente verso l’entroterra per intraprendere gli ultimi 40 Km di gara, nei quali tratti per tirare il fiato non se ne incontreranno più. Un altro muro si prospetta all’orizzonte ed è quello che in 2.3 Km al 9% conduce al borgo di Colonnella, il cui simbolo è la scalinata che sale verso Piazza del Popolo, sede della chiesa dei Santi Cipriano e Giustina, realizzata tra il 1795 e il 1816 dagli architetti elvetici Pietro e Gaetano Maggi. Appena 6 Km più avanti si dovrà affrontare il successivo muro, che tra quelli odierni sarà il più breve (1 Km al 9%), ma anche quello dotato della pendenza massima più elevata (24%), reso ancor più selettivo dalla ristrettezza della carreggiata che si dovrà percorrere per raggiungere Controguerra, centro che negli ultimi anni si è meritato gli appellativi di “Città dell’olio” e, soprattutto, di “Città del vino” (il Controguerra Bianco e il Controguerra Rosso sono entrambi DOC).
Si planerà quindi nella Val Vibrata, percorsa dall’omonimo torrente che ha le sue sorgenti sui Monti della Laga, il gruppo montuoso che gli appassionati di ciclismo hanno imparato a conoscere grazie alle numerose frazioni della Tirreno-Adriatico che si disputarono tra quelle montagne diversi anni fa, serie di tappe che culminarono con l’arrivo in salita del Giro d’Italia a San Giacomo nel 2002, quando sul quel traguardo si impose lo scalatore messicano Julio Alberto Pérez Cuapio.
Sfiorata la millenaria abbazia di Santa Maria di Mejulano, utilizzata come campo di concentramento durante il secondo conflitto mondiale e oggi sede di una scuola superiore, si attraverserà Corropoli prima di andare incontro all’unica “intrusa” di questo finale di gara perché la facile salita di Valle Luna (2.4 Km al 4%) quasi “stecca” al confronto con le altre ascese. La prossima meta del gruppo sarà ancora Tortoreto, alla quale si salirà dal muro delle Badette, 500 metri al 10.2% e un picco al 20% che costituiscono il tratto iniziale di un’ascesa lunga 1800 metri e la cui pendenza media si attesta al 7.9%. Giunti a poche centinaia di metri dal precedente scollinamento si svolterà nella direzione opposta per scendere di qualche chilometro e ritrovare quindi il versante affrontato quasi cinquanta chilometri prima, imboccandolo leggermente più in quota e quindi percorrendome una versione “ridotta” (1.9 Km al 7.4%), saltando così il tratto più aspro situato a inizio ascesa. Sono gli ultimi “mattoni” di una tappa che avrà l’epilogo 11 Km più avanti, mattoni che potrebbero restare sullo stomaco a qualche pesce grosso della classifica apparso già in affanno nelle tappe della prima settimana e mandarlo ancora più a fondo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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San Salvo, chiesa di San Giuseppe

Vasto, Piazza Rossetti

Ortona, trabocco Mucchiola

Chieti, muro del Tricalle

Pineto, la Torre di Cerrano vista nel film “Nelle pieghe della carne” (www.davinotti.com)

Pineto, la Torre di Cerrano vista nel film “Nelle pieghe della carne” (www.davinotti.com)

Giulianova, Duomo di San Floriano

Tratto iniziale del muro di Tortoreto

La scalinata che sale verso il centro storico di Colonnella

L’imbocco del muro di Controguerra

Corropoli, abbazia di Santa Maria di Mejulano (www.cityrumors.it)

Corropoli, abbazia di Santa Maria di Mejulano (www.cityrumors.it)

Il muro delle Badette, all’inizio della seconda ascesa verso Tortoreto

Il borgo di Tortoreto Alto e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2020 (tripadvisor.com)

Il borgo di Tortoreto Alto e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2020 (tripadvisor.com)

TRA LE GRINFIE DEL GARGANO

Caratteristica del Giro 2020 sarà la massiccia presenza di tappe trabocchetto, frazioni bastarde nelle quali si può perdere la corsa rosa in un amen malgrado non presentino altimetrie da “urlo”. Ne sono state previste quattro e la prima fra queste vedrà i “girini” pedalare tra gli incantevoli scenari naturali del Gargano, panorami che non si avrà certo il tempo per ammirare. Gli ultimi 70 Km particolarmente tortuosi, infatti, costringeranno massima attenzione da parte dei corridori e il muretto finale tra le campagne di Vieste potrebbe far male a più d’uno.

Saranno tra le cifre identificative della 103a edizione del Giro d’Italia. Stiamo parlando delle tappe trabocchetto, frazioni insidiose nelle quali si corre il rischio di giocarsi le possibilità di vittoria finale al Giro nonostante non siano classificabili d’alta montagna. Solitamente se ne incontrano una o due al massimo ma quest’anno gli organizzatori hanno scialato in tal senso e ne hanno disegnate ben quattro di queste delicate tappe, dove occorrerà elevate dosi d’attenzione per evitare di lasciar per strada l’occasione di imporsi in classifica: la prima sarà questa del Gargano, poi s’incontreranno la tappa dei muri del teramano, quella tracciata sulle rotte della Nove Colli e, infine, la più dura tra queste quattro, quella di San Daniele del Friuli. La tappa in questione presenterà due volti ben distinti, con i primi 100 Km definiti dalla “scioglievolezza” della pianura e della strada litoranea mentre i restanti 70 saranno strutturati nel susseguirsi delle tortuosità della penisola garganica, introdotte dalla lunga ma non difficile salita verso Monte Sant’Angelo. L’ipotesi più probabile è che oggi vada in porto la fuga da lontano, come accadde nel 2017 nella non distante Peschici, al termine di una tappa che percorreva le stesse strade e che vide imporsi lo spagnolo Gorka Izagirre mentre protagonista sfortunato di quella frazione fu Valerio Conti che, mentre si trovava in testa al gruppetto in fuga, cadde nell’affrontare un tornante all’ultimo chilometro e vide lì sfurmarsi tutte le possibilità di vittoria, sfortuna che sarà ripagata lo scorso anno con la conquista della maglia rosa nella tappa che terminava a San Giovanni Rotondo, sempre da queste parti. Tra i big non dovrebbero esserci grosse sorprese – ma, ripetiamo, questa è tappa trabocchetto – e, nel caso la fuga si spenga prima del finale, potrebbe esserci uno sprint ristretto in quel di Vieste con la possibilità di vedere qualche grosso nome sgomitare per arraffare qualche secondo d’abbuono: in caso di volata un corridore che potrebbe far bene è Sagan, anche perché nel palmares ha diverse classiche del nord e il circuito finale presenta una salita breve ma ripida che ricorda certi strappi che s’incontrano nei meandri delle colline fiamminghe.
La bandierina dal via sarà abbassata in quel di Giovinazzo e poi si punterà filanti verso Molfetta, tra i cui monumenti principali spiccano i due duomi, quello romanico di San Corrado e quello barocco dell’Assunta. Ancor più spettacolare è la cattedrale della vicina Trani, tra le più ammirate della regione, innalzata utilizzando un particolare tipo di tufo calcareo originario della zona e per questo motivo noto con il semplice nome di “pietra di Trani”. La Corsa Rosa farà poi visita a Barletta, che non è soltanto la città della celebre disfida, ma che fu teatro anche della storica battaglia di Canne, combattuta durante la Seconda Guerra Punica tra l’esercito della Repubblica Romana e quello cartaginese comandato da Annibale, che ottenne una “schiacciante” vittoria: se gli studiosi non sono mai riusciti a derimere definitivamente la questione sul luogo dove si svolse fisicamente il combattimento, gli appassionati di storia e archeologia possono “consolarsi” visitando i resti dell’antica Canne, centro sorto tra il VI e il IV secolo a.C. e situato nell’immediato entroterra, ad una decina di chilometri da Barletta.
Si giungerà quindi a Margherita di Savoia, centro conosciuto per la presenza delle saline più estese d’Europa, area umida preservata da una riserva naturale istituita nel 1977 e ai cui margini si staglia il Capannone Nervi, magazzino del sale così chiamato perché progettato da Pier Luigi Nervi (l’ingegnere celebre per aver disegnato il Grattacielo Pirelli di Milano e l’Aula delle Udienze Pontificie in Vaticano) e che sarà destinato a ospitare una sezione del già esistente Museo del Sale.
Seguirà un lunghissimo tratto da pedalare lontano dai centri abitati e con l’unica, costante compagnia dell’Adriatico, che in questo tratto bagna le spiagge del Tavoliere, la più vasta pianura d’Italia dopo di quella padana, in epoca preistorica fondale marino. Sempre più vicina al gruppo si farà la penisola del Gargano, ai cui piedi si giungerà al passaggio da Manfredonia, comune che deriva il nome da quello dell’ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, Manfredi, che nel XIII secolo fondò questo centro impreziosito da monumenti di notevole pregio come l’Abbazia di San Leonardo in Lama Volara e la basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto, realizzata sul luogo dove in precedenza si trovava una scomparsa chiesa paleocristiana, i cui resti sono oggi sormontati da una struttura metallica realizzata dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e che ne riproduce le fattezze.
Usciti da Manfredonia ci sarà un ultimo scampolo di pianura prima d’intraprendere la lunga salita – poco meno di 10 Km al 6.2% – verso Monte Sant’Angelo, antica capitale religiosa del Gargano che vedeva i pellegrini diretti fin dal VI secolo al Santuario di San Michele Arcangelo, consacrato nel 493 d.C. nel luogo dove era apparso l’Arcangelo Michele e tappa di un itinerario di fede che lo collegava alla Sacra di San Michele in Piemonte e alla celebre abbazia francese di Mont-Saint-Michel. È stato anche set cinematografico questo centro appollaiato su uno sperone del Gargano, quando nel 1972 fu scelto da Lucio Fulci per girare gran parte di “Non si sevizia un paperino”, thriller considerato come il capolavoro del regista romano e che trattava lo scottante tema della violenza sui minori.
I “girini” dovranno ora riprendere la strada verso il mare, che ritroveranno al termine di una discesa di circa 12 Km movimentata da una dozzina di tornanti. Stavolta, però, non troverà ad attenderli una strada litoranea comoda come quella percorsa in precedenza, perché il tracciato di gara d’ora in avanti andrà ad assecondare l’andamento tortuoso della costa proponendo una serie di saliscendi, che inizieranno dopo il passaggio da Mattinata, località balneare che più volte si è vista assegnare il riconoscimento della “Bandiera Blu” e che è nota anche con l’appellativo di “città delle orchidee spontanee” per la presenza di ben 54 specie di questo fiore, alcune delle quale esclusive di questo luogo. Sfiorata l’incantevole Baia della Zagare, dalle cui acque emergono i faraglioni dell’“Arco di Diomede” e delle “Forbici”, il percorso tornerà a puntare verso il cielo con la salita della Coppa Santa Tecla, discretamente impegnativa nei primi 3 Km (media del 6.3%) e nettamente più pedalabile nel tratto finale di una salita che nel complesso è lunga 8 Km e presenta una pendenza media di poco inferiore al 4%. Da Santa Tecla si transitò anche nella citata tappa del 2017, ma poi si percorreva in discesa un versante diverso, più veloce rispetto a quello, più tortuoso e spettacolare, che quest’anno farà planare la corsa su Pugnochiuso, incantevole località presso la quale si trova l’omonima torre costiera, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1568 e che fu per lungo tempo utilizzata come faro. Riprenderanno immediatamente i “mangia e bevi” con lo strappo di 500 metri all’8% di Portopiatto e quello successivo di 700 metri al 5.6% con il quale si andrà a doppiare la Testa del Gargano, massima estremità orientale della penisola, dove si trova un’altra antica torre costiera, questa intitolata a San Felice. Un altro acuminato dentello – 300 metri al 7% – anticiperà l’ingresso del gruppo in Vieste, che sarà raggiunta costeggiando la spiaggia del Pizzomunno, svettante faraglione che emerge dall’acqua del mare ma che si può comodamente toccare con mano dal bagnasciuga. Non si andrà subito al traguardo perché prima si dovrà superare l’esame “Saragat”, affrontando la salita che percorrere l’omonima via, 1000 metri al 9% che mettertanno in fila indiana il gruppo non solo per le sue inclinazioni ma anche per la sede stradale stretta. Superato questo scoglio mancheranno poco più di 8 Km al traguardo, ma a quel punto non sarà ancora finita perché, iniziato il circuito finale, ci sarà un ulteriore esame sull’infida rampa viestana e il rischio d’esser bocciati sarà dietro l’angolo…

Mauro Facoltosi

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Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il porto di Giovinazzo

Molfetta, Duomo di San Corrado

Trani, Cattedrale di San Nicola

Barletta, area archeologica di Canne della Battaglia

Margherita di Savoia, Magazzino Nervi

Manfredonia, basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto

In salita verso Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo, Santuario di San Michele Arcangelo

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com) src="https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images49/paperik18.jpg" width="424" height="180" />

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com)

Baia delle Zagare

La Torre San Felice presso la Testa del Gargano

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)

UNA TAPPA D’APPARENTE CALMA PIATTA

Una tappa di totale pianura può risultare indigesta? Sì, se si corre in zone dove il vento la fa spesso da padrone e dove Pantani corse il rischio di giocarsi la vittoria al Giro d’Italia del 1998. La tappa era quella di Lecce, che attraversava le stesse terre che ospiteranno il finale di questa frazione e lungo la quale il “Pirata” e i suoi uomini della Mercatone Uno si ritrovano nel ventaglio sbagliato, arrivando ad accumulare un passivo che impiegarono quasi 20 minuti d’affannosa rincorsa per annullare.

La tappa è liscia liscia e, vista l’altimetria, al telespettatore di ciclismo verrebbe quasi voglia di passare oltre, di prendersi un altro impegno e di rimandare l’appuntamento al giorno successivo, quando è in programma la più tormentata frazione di Vieste. Il consiglio, comunque, è di registrarsela questa tappa e di rivedersela con calma la sera, perché le sorprese potrebbero comunque non mancare, nonostante il tracciato sembri non promettere emozioni. Anche oggi il vero osso duro da digerire sarà costituito dal vento e non soltanto per il lungo tratto da percorrere in riva allo Jonio a inizio tappa; infatti, i tratti più insidiosi arriveranno nel finale, quando ci si allontanerà dalla costa per inoltrarsi sull’altopiano delle Murge, zona dove le folate – che hanno libero sfogo a causa della mancanza di elevazioni – spesso sono risultate determinati al Giro di Puglia, corsa a tappe disputata l’ultima volta nel 1998. Anche alla Corsa Rosa il gruppo si trovò a fare i conti con il vento da queste parti e in particolare nello stesso anno Marco Pantani rischiò di compromettere l’edizione del Giro che poi vincerà proprio nella frazione che si disputava tra Matera e Lecce, nel cui finale si percorreranno le stesse terre attraversata dalla Castrovillari-Brindisi. Quando mancavano 50 Km al traguardo il “Pirata” e la sua ciurma della Mercatone-Uno si ritrovarono di parecchio staccati dal gruppo principale e ci vollero quasi 20 minuti di rincorsa forsennata per ricucire il ventaglio e tornare in testa alla corsa, dove la Mapei si era schierata compatta davanti a tutti nel tentativo di “far fuori” lo scalatore di Cesenatico.
Questa frazione d’apparente calma piatta prenderà il via in discesa da Castrovillari, planando dolcemente dalle prime pendici del Pollino nei primi 20 Km, tanta strada si dovrà percorrere prima d’approdare in riva al Mar Jonio, che poi farà da costante compagno di viaggio al gruppo fino a Taranto, per quasi 130 Km. All’inizio di questo tratto si percorreranno le strade della cosiddetta “Costa degli Achei”, toccando per prima la località balneare di Villapiana Lido, presso la cui spiaggia si erge la Torre Vicereale del Capo Saraceno, costruita nel 1535 a protezione di queste terre dalle scorribande dei pirati. Ancor più imponente è il Castrum Petrae Roseti (Castello della Pietra di Roseto), voluto nell’XI secolo dall’imperatore Federico II di Svevia, nipote del celebre “Barbarossa”, e che il gruppo sfiorerà pochi chilometri dopo aver doppiato il promontorio di Capo Spulico, frequentata meta dagli appassionati d’immersioni subacque, diretti alla spettacolare “Secca di Amendolara”. A una sessantina di chilometri dal via i “girini” saluteranno la Calabria e giungeranno sulle strade della Basilicata, che sarà attraversata in direzione della Puglia per circa 40 Km, tratto nel quale si sfioreranno le aree archeologiche di Heraclea, situata nei pressi dell’odierna Policoro, e di Metaponto, delle due la più importante e il cui monumento di spicco era il Tempio di Hera, noto anche il soprannome di “Tavole Palatine”.
Al termine del tratto “marinaro” dell’ottava frazione si giungerà a Taranto dove il gruppo transiterà sul ponte di San Francesco di Paola, costruito nel 1887 e più noto come “Ponte Girevole” poiché progettato per “aprirsi” e permettere il passaggio delle navi dirette al Mar Piccolo. Attraversata una città che vanta anche interessanti monumenti (come la romano-gotica chiesa di San Domenico Maggiore, al cui esterno nel 1992 Lina Wertmüller girò con Paolo Villaggio alcune scene di “Io speriamo che me la cavo”), s’imboccherà il settore murgiano di questa frazione, introdotto da un tratto in leggero falsopiano ascendente che rappresenterà l’unica variante alla costanza della pianura e che inizierà dopo il passaggio da San Giorgio Jonico, centro situato presso la sommità della Serra del Belvedere, alta appena 137 metri sul livello del mare ma che consente una mirabile vista sul golfo di Taranto. Raggiunto lo scollinamento di quest’impercettibile ascesa si entrerà in provincia di Brindisi poco prima di giungere a Francavilla Fontana, la “Città degli Imperiali” così chiamata per il cognome della casata che governò per quasi due secoli questo centro che vanta, tra i suoi monumenti, la basilica pontificia minore del Santissimo Rosario, la chiesa di Maria Santissima della Croce, quella di San Sebastiano e, per l’appunto, il castello Imperiali, oggi sede municipale. Lasciata Francavilla inizierà il velocissimo tratto conclusivo di questa frazione, in quanto gli ultimi 35 Km si snoderanno in rettilineo quasi costante, disegnato in lievissima discesa lungo quello che era il tratto conclusivo della “regina viarum”, l’antica Via Appia che fu costruita tra la fine del fine IV secolo a.C e il III secolo per collegare Roma a “Brundisium”, l’odierna Brindisi. Seguendo la direttrice dell’antica strada consolare il gruppo giungerà così a Mesagne, comune tra i più popolosi della penisola salentina (vanta ben 22 frazioni) e il cui centro storico ricco di monumenti barocchi (come la chiesa matrice) è stato spesso scelto per girare videoclip da cantanti di fama come Gigi d’Alessio, Elisa e il gruppo dei Boomdabash, fondato nel 2002 proprio a Mesagne.
Non ci sarà tempo per distrazione canterine per il gruppo, che nelle orecchie avrà a questo punto solo il fruscio delle ruote e quello del quasi immancabile vento che spazza il Salento. E per qualcuno, se Eolo ci avrà messo ancora lo zampino, a Brindisi non ci sarà certamente la voglia di brindare…


Mauro Facoltosi

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Castrovillari, castello aragonese

Villapiana Lido, Torre Vicereale del Capo Saraceno

Immersione nella Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Uno scorcio del fondale della Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Castrum Petrae Roseti, Roseto Capo Spulico

L’area archelogica dell’antica Heraclea a Policoro

Metaponto, tempio di Hera

Taranto, Ponte Girevole

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Francavilla Fontana, Castello Imperiali

Mesagne, Chiesa Matrice

Un tratto dell’infinito rettilineo che s’imbocca all’uscita da Mesagne

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

VUELTA 2020, UN PERCORSO PIÙ SOFT (ALL’APPARENZA)

dicembre 18, 2019 by Redazione  
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Presentata la 75a edizione della Vuelta a España, che scatterà dai Paesi Bassi e presenterà un percorso nel complesso meno impegnativo rispetto a quello delle ultime edizioni. Soprattutto è stato aumentato il numero delle tappe destinate ai velocisti, mentre le frazioni a cronometro potrebbero avere un peso maggiore, considerato l’allungamento della cronosquadre e il tracciato quasi completamente pianeggiante della prova individuale. Le montagne, comunque, non mancheranno e in particolare spiccano la seconda frazione pirenaica con traguardo sul Tourmalet e i due tapponi asturiani con l’accoppiata Farrapona-Angliru.

Fiocco rosa anche in casa Vuelta, dopo le presentazioni dei percorsi di Giro e Tour avvenute nei mesi scorsi. La nuova “creatura” degli organizzatori iberici si è annunciata con un volto apparentemente più gentile e aggraziato rispetto a quelli delle ultime edizioni poiché l’anno prossimo si assisterà a un notevole incremento delle facili tappe di trasferimento dedicate ai velocisti (nel 2020 saranno ben 10 rispetto alle 6 dello scorso anno e del 2018), mentre diminuiranno di un’unità gli arrivi in salita, scarseggeranno le ascese dotate di pendenze da rampe da garage e si avrà una concentrazione delle tappe più difficili nelle prime due settimane, mentre l’ultimo terzo di gara si presenterà piuttosto “floscio” a causa della presenza di ben 4 tappe destinate agli sprinter, di una sola frazione di montagna e dell’unica cronometro individuale. L’altra prova contro il tempo sarà la cronosquadre d’apertura, che farà particolarmente storcere il naso ai detrattori di questo esercizio perché l’anno prossimo potrebbe avere un certo in classifica essendone stata dilatata la distanza dai 13 Km sui quali si è gareggiato nel 2019 a Torrevieja ai 23 Km del circuito di Utrecht. Si tratterà, infatti, della quarta partenza della corsa fuori dai confini nazionali spagnoli dopo quelle avvenute nel 1997 a Lisbona, nel 2009 ad Assen e nel 2017 a Nîmes. La stessa cittadina olandese accoglierà l’arrivo della seconda tappa, con il via da ’s-Hertogenbosch, mentre la terza si disputerà attorno a Breda, entrambe caratterizzate da percorsi pianeggianti favorevoli all’arrivo allo sprint.

Dopo il lungo trasferimento verso la Spagna, che necessiterà di un giorno di riposo e dell’anticipo al venerdì della partenza, si ripartirà con due insidiose frazioni disegnate sulle strade dei Paesi Baschi, la prima delle quali scatterà da Irún per terminare presso il celebre Santuario de la Virgen de Arrate, al quale si giungerà un paio di chilometro dopo aver superato la cima dell’omonimo “alto” (4 Km al 9,3%), salita simbolo dell’Euskal Herriko itzulia (l’ex Giro dei Paesi Baschi). Molti più chilometri – 17 per la precisione – dovranno essere percorsi l’indomani dopo l’ultima cima della Pamplona – Lekunberri, ma quell’ultimo colle fa ben sperare poiché si tratta dell’Alto de San Miguel de Aralar (9.5 Km al 7.9% quasi interamente pavimentati in cemento), in vetta al quale alla Vuelta del 2014 s’impose Fabio Aru. Al sesto giorno di gara si andrà alla scoperta del primo dei due arrivi in salita inediti previsti nel 2020, La Laguna Negra de Vinuesa, che proporrà 6.3 km d’ascesa al 6.8% (con le pendenze più impegnative nei 700 metri conclusi al 10% medio) al termine di una frazione che scatterà da Lodosa. Dopo la facile Garray (Numancia) – Ejea de los Caballeros, terza occasione riservata agli sprinter, si giungerà sui Pirenei, che debutteranno con una tappa soft tracciata tra Huesca e Sabiñánigo, leggero antipasto alla più succulenta portata che sarà loro servita l’indomani quando, partendo da Biescas, si viaggerà verso il celebre Col du Tourmalet (18.4 Km al 7.5%), scalato dallo stesso versante dell’arrivo del Tour de France 2019 e che sarà preceduto dai passi del Portalet (14.7 Km al 4.5%) e dell’Aubisque (16.6 Km al 7%).

Lasciata la Francia e osservata la seconda giornata di riposo, la Vuelta riprenderà il suo cammino con una tappa simile a quella di Lekunberri, che vedrà i corridori pedalare da Vitoria-Gasteiz in direzione di Villanueva de Valdegovia, dove si giungerà 18 Km dopo aver superato per l’ultima volta – sono previste due ascese – gli 8 Km al 7.6% del Puerto de Orduña. Si andrà quindi alla scoperta di un altro traguardo in quota inedito, che i corridori affronteranno al termine di una frazione che scatterà da Logroño e che vedrà per la prima volta affrontati in corsa gli 11 Km al 7.5% dell’Alto de Moncalvillo, caratterizzati da un ripidissimo tratto intermedio di 3 Km nel quale la pendenza media risulta del 10.7%. Nelle successive quarantottore torneranno protagonisti i velocisti, chiamati prima a esibirsi sul palco della pianeggiante Castrillo del Val – Aguilar de Campoo e poi a concedere il bis nella più vallonata Castro Urdiales – Suances (caratterizzata da un dentello finale di 1700 metri al 5.1% che fa gola anche ai finisseur), una facile due giorni che anticiperà l’arrivo della corsa iberica sulle Asturie, dove si disputeranno quelle che sulla carta sembrano le due frazioni più impegnative della Vuelta 2020. La prima vedrà i corridori che ambiscono alla maglia “roja” superare quattro colli di 1a categoria nel viaggio da Villaviciosa all’Alto de La Farrapona, traguardo conosciuto anche con il nome di Lagos de Somiedo e che non va confuso con il più celebre e impegnativo approdo asturiano dei Lagos de Covadonga: nell’ordine si incontreranno gli “alti” della Colladona (6.8 Km al 6.6%), della Cobertoria (11.7 Km al 7.6%) e di San Lorenzo (9.7 Km all’8.7%) a far da companatico all’ascesa finale di 18.6 Km al 5.7%, che presenta le inclinazioni più ostiche nei 7 Km conclusivi, che salgono al 9% medio circa, e che è già stata inserita nel percorso della Vuelta nel 2011 e nel 2014, precedenti che hanno visto le affermazioni dell’estone Rein Taaramäe e dello spagnolo Alberto Contador. Seguirà a ruota la tappa “regina” della 75a edizione della Vuelta, nella quale i riflettori saranno tutti puntati sulla durissima ascesa dell’Alto de l’Angliru (12 Km al 10.1%), punto d’arrivo della frazione più breve (crono escluse), che prenderà le mosse da Pola de Laviana e in poco meno di 110 Km proporrà anche gli “alti” della Mozqueta (6.4 Km all’8.2%) e del Cordal (5.6 Km all’8,8%).

Doveroso a questo punto il terzo e ultimo riposo, che darà l’opportunità di tirare il fiato alle soglie della terza settimana di gara, quest’anno molto meno impegnativa rispetto al passato poiché negli ultimi sette giorni di gara, come anticipato, s’incontreranno ben quattro tappe facili e solo due appuntamenti “forti”. Il primo di questi sarà l’unica cronometro individuale in programma, la cui rampa di lancio sarà collocata nella località galiziana di Muros, mentre la linea del traguardo sarà stesa presso il belvedere del Mirador de Ézaro, al quale si giungerà dopo aver percorso 33.5 Km prevalentemente tracciati lungo la ventosa costa atlantica e superata la corta ma arcigna salita di 1800 metri al 14%, unica concessione al “ciclogaragismo”, che terminerà proprio sulla linea d’arrivo. Per tre giorni si tornerà a parlare di volate, anche se qualche sorpresa dovrà comunque essere messa in conto per via dei saliscendi che caratterizzeranno la Lugo – Ourense (tra l’altro la tappa più lunga ed unica a superare, seppur di poco, i 200 Km) e per il forte vento che sovente spazza le coste portoghesi, lungo le quali si snoderà la successiva Mos – Porto. Anche la tappa che riporterà la corsa in Spagna (Viseu – Ciudad Rodrigo) difficilmente sfuggirà al controllo delle squadre dei velocisti, che poi al penultimo giorno di gara lasceranno nuovamente la ribalta ai primattori della Vuelta 2020 in occasione dell’arrivo in salita alla Covatilla (9.5 Km al 7.4%), alla quale la corsa iberica farà ritorno a distanza di due anni dall’ultimo arrivo di tappa (nel 2018 s’impose lo statunitense Ben King) e che stavolta si raggiungerà partendo da Sequeros e incontrando lungo la strada, anche se molto lontano dal finale di gara, il Portillo de Las Batuecas (14.6 Km al 5.4%) classificato di 1a categoria. Come da tradizione, l’ultimo giorno sarà ancora riservato alla passerella conclusiva, facilissima frazione che partirà dall’Ippodromo della Zarzuela prima del consuento approdo conclusivo in Plaza de Cibeles a Madrid, dove sarà consacrato il successore di Primož Roglič nell’albo d’oro della Vuelta. E, visto com’è stato congegnato il percorso, se deciderà di schierarsi al via da Utrecht, il forte corridore sloveno potrebbe concedere senza troppi problemi uno strepitoso bis.

Mauro Facoltosi

Il piazzale al termine della durissima salita dellAngliru (Google Street View)

Il piazzale al termine della durissima salita dell'Angliru (Google Street View)

SULLA SILA UNA TAPPA DA BRIGANTI

La Corsa Rosa sbarca in continente con una tappa molto insidiosa per le continune tortuosità di un tracciato che avrà il suo culmine nell’interminabile ascesa al Valico di Monte Scuro. Considerati i soli 10 Km che ne separeranno la cima dal traguardo di Camigliatello Silano può essere considerato alla stregua di un arrivo in salita e, nonostante non presenti pendenze difficili, potrebbe risultare fatale per qualche corridore che punta a vestire le insegne del primato in quel di Milano.

Se il Giro si fosse disputato alla fine dell’800 la tappa in questione sarebbe stata una delle più temute, non solo per le difficoltà di gara ma anche per il concreto pericolo di incappare negli agguati dei briganti, vera e proprio piaga che imperversava all’epoca sulla Sila ed anche in altre zone del Mezzogiorno d’Italia.
Nel 2020, però, sconfitto il brigantaggio da quasi un secolo, non è che il rischio possa dirsi scongiurato perché la frazione che terminerà a Camigliatello è tra le più adatte a simili azioni, stavolta vissute all’interno del gruppo e che potrebbero anche cambiare il volto alla classifica per chissà quanti giorni. Nel finale si dovrà superare una salita molto lunga e subito prima un ampio tratto caratterizzato da continue tortuosità, un vero e proprio toboga tra curve e saliscendi lungo il quale chi si troverà all’attacco sarà maggiormente agevolato rispetto al grosso del gruppo inseguitore, costretto a sfilacciarsi e a rallentare. Il concreto rischio è di ritrovarsi con parecchie energie spese ai piedi dell’ultimo colle di giornata, il Valico di Monte Scuro, non particolarmente dotato in pendenze (la media è del 5.7%) ma interminabile: si pensi che i suoi quasi 23 Km ne fanno la terza salita per lunghezza di questa edizione del Giro, preceduta solo da Stelvio e Agnello, e lassù qualche uomo di classifica potrebbe giungere con un ritardo che nell’immediato potrebbe essere complicato recuperare, considerati i soli 10 Km che ne separano la cima dal traguardo di Camigliatello.
In salita sarà anche la partenza da Mileto poiché si dovrà subito rimontare sull’altopiano del Monte Poro, raggiungendo poi al termine di un breve tratto in quota la città di Vibo Valentia, l’antica Monteleone dominata dal castello svevo-normanno costruito nel luogo dove si trovava l’acropoli della colonia magnogreca di Hipponion. Si scenderà quindi verso la piana di Sant’Eufemia, una delle più vaste della Calabria, che i corridori eviteranno percorrendo la strada a lievi saliscendi disegnata lungo le prime pendici delle Serre Calabresi, procedendo in direzione dell’Istmo di Catanzaro, il punto più stretto della nazione italiana, corridoio naturale che collega in 35 Km il litorale tirrenico con quello jonico. In questa fase si pedalerà lontano dai centri abitati e bisognerà così percorrere ben 55 Km tra Vibo Valentia e il successivo comune direttamente toccato dalla corsa, Borgia, attraversato il quale si scenderà poi verso la frazione balneare di Roccelletta, frequentata anche dagli appassionati d’archeologia per la presenza dei resti della città di Scolacium, nella quale visse il celebre letterato romano Cassiodoro, e deila basilica di Santa Maria della Roccella. Dopo un brevissimo tratto in riva al mare, ultimo tratto di vera quiete di questa frazione, il percorso punterà verso la Sila per andare ad affrontare la salita di Catanzaro (3.3 Km al 5.5%), antipasto a quella immediatamente successiva e più impegnativa del Monte Trearie (17 Km al 4.5%), nel corso della quale si toccherà il centro di Tiriolo, nel cui territorio ricade anche la “città fantasma” di Rocca Falluca, abbandonata nel XVI secolo, quando gran parte dei pochi abitanti rimasti decisero di trasfersi sulla collina dove in seguito sorgerà l’abitato di Settingiano, e presso la quale si trova il santuario della Madonna della Rocca nel quale è venerata una statua che fu incoronata personalmente da Papa Giovanni Paolo II. È dopo lo scollinamento del Trearie che inizierà il tratto più complicato di questa frazione e prima di iniziare la discesa bisognerà percorrere quasi 30 Km in quota, dolcemente vallonati fino al passaggio da Soveria Mannelli, dove si giungerà dopo aver lasciato sulla destra, all’altezza del “Bivio Bonacci”, la strada che permette di raggiungere i suggestivi resti dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, fondata dai benedettini nel XII secolo e in rovina dal 1783, quando fu distrutta da un terremoto, il più catastrofico tra quelli che colpirono l’Italia meridionale in quel secolo. Transitati da Soveria si dovranno affrontare due brevi salite consecutive – la prima verso l’altopiano di Borboruso (2.7 Km al 5.3%), la seconda diretta al Passo di Agrifoglio (1,6 Km al 5,5%) – scavalcate le quali inizierà finalmente la discesa, giunti al termine della quale si dovrà nuovamente “prendere l’ascensore” per salire in quasi 5 Km al 6.2% a Rogliano, il principale centro della valle del fiume Savuto, noto con il soprannome di “borgo delle dodici chiese”, la più interessante delle quali è il sontuoso duomo intitolato ai Santi Pietro e Paolo. In un continuo “caleidoscopio” di cambiamenti di fronte, dopo la salita si dovrà affrontare un tratto in quota, seguito da una discesa che, interrotta da un secco strappo, si concluderà alle porte di Cosenza. Qui un ultimo tratto di tregua anticiperà l’assalto al Monte Scuro, andandone ad affrontare i tronconi più impegnati proprio all’inizio di questa infinita salita, prima di giungere nel centro di Spezzano della Sila. È quest’ultimo il comune ospitante, situato alle porte della Sila Grande, in una vera e propria “full immersion” nella rigogliosa natura silana, prevalentemente costituita da boschi di castagno, conifere e faggi, veri e propri “giganti” che un tempo furono muti testimoni dei misfatti dei briganti e che ancora oggi sorveglieranno silenti gli assalti alla malcapitata maglia rosa di turno.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico del Bivio Zeta (772 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli, coincide con il bivio per Serrastretta.

Passo Arena Bianca (713 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli.

Valico del Bivio Bonacci (812 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli, coincide con il bivio per Carlopoli.

Passo di Borboruso (936 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra Soveria Mannelli e Coraci.

Colle della Ferrara (928 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra Coraci e Carpanzano, è noto anche con il toponimo di Passo di Agrifoglio. Sulle cartine del Giro 2020 lo scollinamento è segnalato con il toponimo di Porticelle.

Valico di Monte Scuro (1618 metri). Valicato dall’ex SS 648 “del Valico di Monte Scuro” tra Spezzano della Sila e Camigliatello Silano. In vetta si trova un monumento celebrativo del giornalista cosentino Nicola Misasi, scomparso nel 1923. Il Giro d’Italia l’ha già inserito in due occasioni al Giro, affrontandolo la prima volta nel 1972 dallo stesso versante di quest’anno nei chilometri iniziali della Cosenza-Catanzaro, vinta dallo svedese Gösta Pettersson dopo che in vetta al Monte Scuro era transito per primo “sua maestà” Eddy Merckx. Nel 1985 si salì da Camigliatello nel corso della Crotone-Paola: sia il traguardo GPM, sia il successo di tappa furono conquistati dal portoghese Acácio da Silva.

Valico Serra del Fiego (1435 metri). Valicato dall’ex SS 648 “del Valico di Monte Scuro” nel corso della discesa dal Valico di Monte Scuro a Camigliatello Silano.

Nota.

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Mileto, cattedrale

Il castello svevo normanno domina il centro storico di Vibo Valentia

Roccelletta di Borgia, basilica di Santa Maria della Roccella

Il teatro di Scolacium

Catanzaro vista dal Viadotto Bisantis

Tiriolo, santuario della Madonna della Rocca

Carlopoli, ruderi dell’abbazia di Santa Maria di Corazzo

Vista retrospettiva sul Duomo di Rogliano

Il monumento dedicato a Nicola Misasi sulla cima del Valico di Monte Scuro

Il bosco dei “Giganti della Sila” a Camigliatello Silano e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2020 (www.camigliatellosilano.eu)

Il bosco dei “Giganti della Sila” a Camigliatello Silano e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2020 (www.camigliatellosilano.eu)

SALUTO ALLA SICILIA NELLA VAMPA DEL VENTO

Il Giro lascia la Sicilia con una tappa sulla carta adatta ai velocisti, almeno a quelli che avranno superato senza troppi problemi la lunga salita della Portella Mandrazzi. In realtà ben altra insidia si nasconde negli ultimi 40 Km di pianura verso il traguardo di Villafranca Tirrena e risponde al nome del vento: in quei frangenti si correrà, infatti, in una delle zone più ventose della Sicilia e ne sa qualcosa Mario Cipollini che al Giro del 1999 proprio dalle parti del traguardo odierno fu protagonista di una brutta disavventura…

Sulla carta sembra una tappa di trasferimento sulla quale pende un unico dubbio: riusciranno i velocisti a superare indenni i quasi 12 Km dell’ascesa verso i 1125 metri della Portella Mandrazzi, che svetta praticamente nel mezzo del cammino di questa tappa? La facilità delle pendenze (la media è 5,2%) e il fatto che nei successivi 63 Km non s’incontreranno più difficoltà altimetriche depongono a favore di un arrivo allo sprint, anche se non a ranghi compattissimi e con i velocisti che arriveranno a disputarsi la volata con i muscoli leggermente provati alla precedente ascesa. Fin qui l’esame alla “carta”, che però non tiene conto della principale insidia che questa frazione potrebbe proporre nei chilometri conclusivi, tracciati lungo le rive del Tirreno: il vento. Fu proprio dalle parti di Villafranca che una folata particolarmente violenta innescò una brusca sbandata durante la Catania-Messina del Giro del 1999, repentino cambio di direzione che causò la caduta di una ventina di corridori, tra i quali finirono a terra il futuro vincitore di quell’edizione Ivan Gotti, la maglia azzurra (all’epoca destinata al leader della classifica dell’Intergiro) Massimo Apollonio e Mario Cipollini, che rimase a terra per quasi un minuto e poi rimonterà in sella, ovviamente non riuscendo a competere per il successo di tappa in quel di Messina, dove a imporsi fu l’olandese Jeroen Blijlevens, che grazie a quell’affermazione riuscirà anche a conquistare la maglia rosa, togliendola proprio dalle spalle del velocista toscano. Ecco, dunque, quale sarà il principale “babau” della frazione con la quale il Giro saluterà la Sicilia, un arrivederci perché nel 2021 la Corsa Rosa tornerà nell’isola per la “Grande Partenza” della 104a edizione.
Come nella tappa del Giro di 21 anni fa si partirà da Catania pedalando in direzione della “malavogliana” Aci Trezza, conosciuta anche per il piccolo arcipelago d’origine vulcanica delle Isole dei Ciclopi, secondo la leggenda massi di pietra lavica scagliati in mare da Polifemo, infuriato con Ulisse. Con un tratto in lieve ascesa si giungerà nella meravigliosa Acireale, nota per i suoi monumenti in stile barocco sui quali spicca la Basilica di San Sebastiano. Si planerà dolcemente verso Giarre per poi giungere a Fiumefreddo di Sicilia, presso il quale si trova il Castello degli Schiavi, edificio del 1700 che il celebre regista statunitense Francis Ford Coppola scelse per girarvi diverse scene di uno dei suoi più noti film, “Il Padrino”, ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo.
Ci sarà spazio per la commozione a questo punto, perché al momento del passaggio da Giardini-Naxos il pensiero di tutti sarà rivolto a Felice Gimondi, che proprio nel mare di questa nota località balneare ha chiuso la sua parabola terrena in un caldo pomeriggio della scorsa estate. Proprio adesso i corridori volgeranno le spalle al mare per virare verso l’interno, anche se non sarà ancora arrivato il momento di misurarsi con la salita di Portella Mandrazzi. Prima dovranno essere messi nelle gambe più di venti chilometri di dolce falsopiano risalendo la valle dell’Alcantara, frequentata meta turistica per via delle spettacolari grotte, alte fino a 25 metri, formatesi in seguito a remote colate dell’Etna. Raggiunta Francavilla si andrà quindi all’attacco della salita vera a propria, lungo la quale si toccherà uno dei sette “Villaggi Schisina”, oggi in abbandono, costruiti nel 1950 per dare alloggio ai contadini che la regione incaricò di coltivare le terre circostanti.
Se lunga era stata la salita, ancor più lo sarà la successiva discesa dal versante tirrenico, oltre 20 Km nel corso dei quali si transiterà ai piedi della spettacolare Rocca Salvatesta, una delle cime più elevate della catena dei Monti Peloritani, poco prima di giungere nel centro di Novara di Sicilia, inserito nel circuito dei “borghi più belli d’Italia”.
Terminata la discesa, la pianura sarà unica protagonista dell’altimetria negli ultimi 40 Km, all’inizio dei quali la corsa transiterà dalla località termale di Vigliatore, frequentata per scopi curativi fin dall’epoca romana, periodo al quale risale la Villa di San Biagio, rinvenuta negli anni 50 del secolo scorso. Successiva meta dei “girini” sarà la cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, il centro più popoloso della provincia di Messina dopo il capoluogo, dotata di numerosi edifici di culto come la Basilica minore di San Sebastiano, inagurata nel 1936, e l’antichissima chiesa rupestre di Santa Venera.
È a questo punto che inizierà il tratto più esposto di questa frazione, poiché nell’ultima ventina di chilometri il percorso s’avvicinerà decisamente alle acque del Tirreno, laddove queste vanno a infrangersi contro l’estremità orientale della Sicilia. E, tra un colpo di vento e l’alto, rischieranno d’infrangersi anche le speranze di chi non sarà riuscito a tener aperti gli occhi nel concitato finale di gara e rimanere agganciato al ventaglio giusto.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella Mandrazzi (1125 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” tra Francavilla di Sicilia e Novara di Sicilia, separa la catena dei Monti Peloritani da quella dei Nebrodi. In tre precedenti occasioni è stata GPM al Giro d’Italia: nel 1954 fu conquistata da Giuseppe “Pipaza” Minardi (tappa Palermo – Taormina, vinta dal medesimo corridore), nel 1999 da Mariano Piccoli (la tappa Catania – Messina citata nell’articolo e vinta da Jeroen Blijlevens) e nel 2003 dal colombiano Freddy González durante la Messina – Catania vinta da Alessandro Petacchi.

Portella Pertusa (974 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” nel corso della discesa dalla Portella Mandrazzi a Novara di Sicilia, all’altezza del bivio per Fondachelli.

Nota.

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

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La Fontana dell’Elefante e il duomo di Catania

Aci Trezza, Isole dei Ciclopi

Acireale, Basilica di San Sebastiano

Il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo di Sicilia, dimora del boss Michael Corleone ne “Il Padrino” (www.davinotti.com)

Il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo di Sicilia, dimora del boss Michael Corleone ne “Il Padrino” (www.davinotti.com)

Gole dell’Alcantara

Una fontana abbandonata presso il villaggio fantasma di Borgo Schisina

Rocca Salvatesta (www.corrieredeinebrodi.it)

Rocca Salvatesta (www.corrieredeinebrodi.it)

Uno dei mosaici rinvenuti nella Villa romana di San Biagio a Terme Vigliatore (www.tripadvisor.com)

Uno dei mosaici rinvenuti nella Villa romana di San Biagio a Terme Vigliatore (www.tripadvisor.com)

Barcellona Pozzo di Gotto, Basilica minore di San Sebastiano

Barcellona Pozzo di Gotto, Chiesa di Santa Venera

La spiaggia di Villafranca Tirrena e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2020 (www.tripadvisor.com)

La spiaggia di Villafranca Tirrena e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2020 (www.tripadvisor.com)

SULL’ETNA PER LA PRIMA “AMMAZZATINA”

Al quinto giorno di gara debuttano le montagne e, come puntualmente avviene da qualche anno tutte le volte che il Giro visita la Sicilia, sarà l’Etna a dare i primi amari verdetti. Il Mongibello mostrerà stavolta un volto inedito, quello del versante di Piano Provenzana, i cui 18 Km al 6.7% di certo non provocheranno una “carneficina”, anche se i suoi numeri faranno già saltare qualche grossa pedina. Verosimilmente di grosse sorprese non se ne dovrebbero vedere fino a 3 Km dal traguardo, quando inizieranno i tratti più esigenti dell’ascesa sicula.

Non ci sarà un’ecatombe, non conosceremo dopo questa tappa il nome del vincitore della 103° edizione del Giro d’Italia, ma di certo l’Etna escluderà diversi corridori dai giochi per la conquista della maglia rosa. L’Etna – dal 2011 divenuto un irresistibile richiamo per gli organizzatori del Giro, che da quell’anno l’hanno sempre inserito nel percorso ogni qual volta la corsa passa dalla Sicilia – non è, infatti, il classico arrivo in salita da prima settimana, che solitamente si predilige non troppo duro per non uccidere subito la corsa. Metterà subito alla frusta i pretendenti alla vittoria finale in virtù della sua lunghezza e delle sue pendenze, pur non essendo estreme quella che s’incontranno salendo dal versante di Linguaglossa verso l’inedito approdo di Piano Provenzana. Anche stavolta, infatti, s’è scelto d’andare alla scoperta di una nuova strada d’accesso al Mongibello, dopo che anche nei precedenti arrivi sull’Etna si era sempre andati alla “caccia” di scenari differenti e così nel 2011 si era arrivati al Rifugio Sapienza salendo dal versante classico di Nicolosi, nel 2017 era stata inserita la strada del “Salto del Cane” per raggiungere il medesimo traguardo e nel 2018 la linea d’arrivo era stata collocata all’Osservatorio Astrofisico con salita da Ragalna. Va detto che la “Mareneve”, la strada che si percorrerà quest’anno, non sarà del tutto inedita, essendo già stata inserita come GPM di passaggio nella tappa del 2011, mentre lo saranno gli ultimi 3 Km, i più impegnativi (media del 9,1% con un picco dell’11%) di un’ascesa che complessivamente sale per 18 Km al 6.7% medio.
Non solo la conclusione di questa tappa si svolgerà in montagna, ma lo sarà anche la partenza, prevista ai quasi 1000 metri di Enna, il più elevato capoluogo di provincia italiano, sulla quale svettano la Torre di Federico II e il Castello di Lombardia, uno dei manieri medievali più vasti d’Italia, il cui nome ricorda la regione di provenienza dei soldati della guarnigione che lo sorvegliavano in epoca normanna.
I primi chilometri saranno, di conseguenza, in discesa ma poi s’inizierà subito a salire verso il centro di Leonforte, ai cui margini dell’abitato si trova la monumentale fontana barocca del Granfonte, nel 2010 scelta quale set de “La bella società” per una scena girata con Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta.
Serpeggiando in dolce discesa tra i Monti Erei i “girini” si porteranno quindi ad Agira, uno dei centri più antichi della regione, fondato seconda la leggenda in epoca precedente alla guerra di Troia e che vanta tra i suoi monumenti la chiesa dell’abbazia di San Filippo, che si presenta ai visitatori con la facciata ricostruita all’inizio del secolo scorso dopo che la precedente era crollata durante una bufera. Lambito nel corso della successiva discesa il cimitero di guerra canadese, nel quale riposano le salme di soldati appartenenti al Commonwealth Britannico caduti durante la seconda guerra mondiale, il tracciato della tappa offrirà viste panoramiche sul sottostante lago artificiale di Pozzillo – il più vasto della Sicilia, spesso teatro di gare di canottaggio organizzate dalla federazione nazionale – prima di giungere, al termine di un tratto in lieve falsopiano, a Regalbuto, conosciuta a livello folcloristico per il suo Carnevale, caratterizzato non solo dalla sfilata di carri allegorici ma anche dai caratteristici balli delle “contradanze”. Si riprenderà quindi la discesa per portarsi nella valle del Salso e intraprendere una lunga porzione di tracciato pianeggiante, una ventina di chilometri di strada priva di difficoltà proprio all’inizio del periplo dell’Etna, che la corsa aggirerà da sud muovendo inizialmente in direzione di Catania. Si seguirà questa direttrice fino a Paternò poi, attraversato questo centro che offre ai turisti parecchi edifici di culto d’interesse artistico, s’inizierà a risalire le pendici del vulcano imboccando la strada che conduce a Nicolosi toccando Belpasso, dove si trova la sesta campana d’Italia per dimensioni, installata presso la chiesa di Santa Maria Immacolata. Percorsa una salita di 9 Km al 4% si raggiungerà la principale porta d’accesso all’area etnea, sede del parco che preserva il territorio del vulcano (ospitato ufficialmente dal 2005 nell’edificio che un tempo era il monastero di San Nicolò l’Arena), per poi scendere in direzione di Trecastagni, nel cui territorio si trova la masseria dove Giovanni Verga ambientò uno dei suoi più celebri romanzi, “Storia di una capinera”. Una decina di chilometri più avanti, al termine di un altro breve tratto di pianura, si giungerà in uno dei più noti centri della zona, quella Zafferana che deve la sua celebrità al suo planetario e alla colata che nel 1992 si fermò miracolosamente a pochi metri dall’abitato, nel luogo dove sarà poi innalzato un capitello votivo dedicato alla Madonna della Provvidenza. È da Zafferana che ha, inoltre, inizio un altro versante dell’Etna, l’unico finora rimasto “inesplorato” dalla corsa rosa e che permette di raggiungere il Rifugio Sapienza in una ventina di chilometri. A questo punto della gara i corridori andranno, invece, ad affrontare i 6.5 Km al 4.7% della salita di Andronico, che qualche elemento del gruppo ricorderà d’aver affrontata nel 2017 nelle fasi iniziali della Pedara – Messina, tappa di tutt’altro spessore terminata con il successo allo sprint del colombiano Fernando Gaviria. A un breve tratto in quota dopo la scollinamento seguirà il “tuffo” su Linguaglossa, dalla quale si andrà a imboccare l’ombrosa “Mareneve”, la strada immersa nella pineta che condurrà fino alla stazione sciistica realizzata sul versante nord dell’Etna. Di neve certamente i corridori non ne troveranno, il mare sì… quello di tifosi che avvolgeranno come una coltre il gruppo e lo scalderà come solo le genti del sud sanno fare.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

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Enna, Torre di Federico II

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Agira, chiesa dell’abbazia di San Filippo

Agira, Cimitero di guerra canadese

Lago di Pozzillo

Un “assaggio” delle contradanze del carnevale di Regalbuto

Chiesa di Santa Maria dell’Alto, la chiesa madre di Paternò

Belpasso, chiesa di Santa Maria Immacolata

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

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