18-01-2022

gennaio 19, 2022 by Redazione  
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VUELTA AL TÁCHIRA EN BICICLETA (Venezuela)

Il venezuelano Xavier Antonio Quevedo (Venezuela Pais Futuro) si è imposto nella terza tappa, Socopó – Barinitas, percorrendo 131.8 Km in 3h13′39″, alla media di 40.907 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Daniel Abreu (JHS Grupo Moya) e il colombiano Juan Alcides Espinel (JB/Calzado Power/Arroz Zulia). Miglior italiano Stefano Gandin (Team Corratec), 14° a 2′45″. Quevedo è il nuovo leader classifica con 18″ su Abreu e 20″ su Espinel. Miglior italiano Gandin, 83° a 5′47″

17-01-2022

gennaio 18, 2022 by Redazione  
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VUELTA AL TÁCHIRA EN BICICLETA (Venezuela)

Il serbo Dušan Rajović (Team Corratec) si è imposto nella seconda tappa, Hacienda Los Almendros – Ciudad Bolivia, percorrendo 149.9 Km in 3h44′30″, alla media di 40.062 Km/h. Ha preceduto allo sprint il colombiano Johan Colon (Equipe Continental Orgullo Paisa) e il venezuelano Xavier Antonio Quevedo (Venezuela Pais Futuro). Miglior italiano Leonardo Marchiori (Drone Hopper – Androni Giocattoli), 81°. Rajović è il nuovo leader classifica con lo stesso tempo di Colon e 8″ su Quevedo. Miglior italiano Filippo Tagliani (Drone Hopper – Androni Giocattoli), 57° a 16″

16-01-2022

gennaio 17, 2022 by Redazione  
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VUELTA AL TÁCHIRA EN BICICLETA (Venezuela)

Il colombiano Johan Colon (Equipe Continental Orgullo Paisa) si è imposto nella prima tappa, Táriba – San Cristóbal, percorrendo 123.9 Km in 2h59′18″, alla media di 41.461 Km/h. Ha preceduto allo sprint il serbo Dušan Rajović (Team Corratec) e il venezuelano Xavier Antonio Quevedo (Venezuela Pais Futuro). Miglior italiano Filippo Tagliani (Drone Hopper – Androni Giocattoli), 20°. Colon è il primo leader classifica con 4″ su Rajović e 6″ su Quevedo. Miglior italiano Tagliani, 23° a 10″

VOLATA AL VENTO DEL BALATON

Ultima giornata ungherese per il Giro d’Italia, che oggi offrirà un’altra tappa destinata ai velocisti, stavolta senza l’insidia della salita finale. Il Gran Premio della Montagna che gli organizzatori hanno piazzato negli ultimi chilometri è troppo morbido per incutere timore tra gli sprinter, maggiori apprensioni potrebbero darle il vento, come sempre quando si pedala a lungo con la compagnia del mare.

Il Giro saluta l’Ungheria e gli dice ciao con una lunga tappa – una delle rare nelle quali si supereranno, seppur di poco, i 200 Km – la cui altimetria annuncia volata certa sulle rive del Balaton. L’altimetria è solo leggermente increspata e non fa di certo paura ai velocisti il microscopico GPM di Tihany che gli organizzatori hanno piazzato a una dozzina di chilometri dall’arrivo, salita talmente facile che non riuscirà nemmeno a respingere quegli sprinter che solitamente soffrono le salitelle brevi piazzate nei finali di gara. Ma l’ultima delle tre frazioni disegnate sul suolo ungherese potrebbe non rivelarsi una passeggiata perchè gli ultimi 80 Km di gara si snoderanno prevalentemente, a parte due brevi deviazioni nell’entroterra, lungo le rive del Balaton, il più vasto lago dell’Europa centrale, che si estende per quasi 600 Km quadrati. È risaputo che le ambientazioni rivierasche sono tra le più esposte all’azione del vento, che ha campo libero grazie ai vasti spazi del “mare magiaro”, e se Eolo dovesse mettersi d’impegno potrebbe rendere la gara più impegnativa del previsto. Così chi correrà con il pensiero rivolto alla classifica finale non dovrà distrarsi e cercare di rimanere davanti perché, se il gruppo si dovesse spezzare sotto l’azione del vento e si finisse nel ventaglio sbagliato, si correrà il rischio di sprecare energie preziose per rientrare o, peggio, di lasciare fin d’ora per strada parecchi minuti.
L’ultima tappa ungherese prenderà le mosse da Kaposvár, cittadina che è anche un po’ “romana” perché, come la nostra capitale, le fanno corona sette piccole colline tra le quali ce n’è una che, non a caso, si chiama Rómahegy (dove “hegy”significa collina, ma anche montagna).
Pedalando sul velluto delle steppe ungheresi si toccheranno nel tratto iniziale i centri di Nagybajom e Iharosberény, pressi i quali è rispettivamente possibile ammirare il museo di storia locale Sárközy István (la famiglia dell’ex presidente della repubblica francese è di origini ungheresi) e il castello Inkey, risalente al XVIII secolo. Percorsi i primi 70 Km i “girini” giungeranno in quella che nel 2020 sarebbe dovuta essere l’ultima meta della Grande Partenza dall’Ungheria, la cittadina di Nagykanizsa, dove si disputerà il primo dei due traguardi volanti giornalieri prima di invertire rotta e puntare in direzione del Kis-Balaton, il cosiddetto “Piccolo Balaton”, specchio d’acqua un tempo appartenente al bacino principale e in seguito separatosi a causa della sedimentazione del corso del fiume Zala. Oggi è divenuto un biotopo incluso dal 1997 nel parco nazionale del Balaton, interessante anche per la presenza di una riserva di bufali, introdotti in quest’area nel 1800 dai conti Festetics e rinfoltitasi dopo la creazione dell’area protetta, che ha portato nel giro di vent’anni il numero di questi animali da 16 a 200. Per giungere sulle sponde del vero Balaton bisognerà percorrere quasi 120 Km dal via da Kaposvár, quando la corsa sbarcherà sulle strade di Keszthely, cittadina il cui nome significa “castello” (e, infatti, qui non manca uno spettacolare maniero, costruito dai conti Festetics tra il 1745 e il 1880) e che il nome l’ha dato alla “cultura” qui fiorita dopo la caduta dell’impero romano d’occidente attorno al villaggio di Gorsium – Herculia, la cui area archeologica si trova nei pressi del centro di Székesfehérvár (attraversato due giorni prima nel corso della prima tappa). Il primo dei tre tratti disegnati lungo le rive del lago misurerà poco meno di 30 Km e si concluderà con il passaggio dalla località di villeggiatura di Badacsony, alla quale si giungerà dopo esser transitati ai piedi della collina sulla quale sono pittorescamente collocate le rovine del castello di Szigliget, costruito tra il 1260 e il 1262 dall’abate Favus di Pannonhalma. La prima “scampagnata” porterà il gruppo a inoltrarsi nell’entroterra del lago per una ventina di chilometri, attraversando un’area caratterizzata da colline d’origine vulcanica tra le interessante è l’Hegyestű (337 metri), in passato molto sfruttata per l’estrazione del basalto, attività che da una parte ne ha modificato l’originario aspetto conico e dall’altra ne ha riportato alla luce la sua particolare struttura interna, risalente all’epoca nella quale questo colle era un vulcano attivo. Affrontati in questo tratto alcuni modestissimi dislivelli, si tornerà a pedalare in pianura al momento del rientro sul lungolago, che il gruppo ritroverà all’altezza del centro di Zánka. Per circa 14 Km si pedalerà nuovamente con la compagnia di quello che gli antichi latini chiamavano “Lacus Pelso”, attraversando in questo tratto il centro di Balatonudvari, presso il quale si trova un cimitero dove si possono vedere numerose e curiose lapidi a forma di cuore, realizzate in marmo tra il 1808 e il 1840. È a questo punto che si andrà ad affrontare il piccolo GPM che l’organizzazione ha previsto a una dozzina di chilometri dall’arrivo, più interessante per il luogo dove terminerà questa salita che per le pendenze di un’ascesa che farà a malapena il solletico: percorsi i suoi 1600 metri al 3.1% i “girini” si troveranno al cospetto di una delle principale mete turistiche dell’area del Balaton, la millenaria abbazia benedettina di Tihany, fondata su di una piccola penisola dal sovrano Andrea I d’Ungheria, che dopo la morte sarà sepolto nella cripta della chiesa del monastero (la sua tomba è l’unica di un re ungherese vissuto in epoca medioevale ad essersi conservata fino ad oggi), dedicata alla Vergine Maria e Sant’Aniano di Orléans. Dopo quest’ultimo tributo all’arte e alla storia della nazione magiara, in un attimo il gruppo tornerà a pedalare in pianura, filando via veloce sulla litoranea in direzione di Balatonfüred, località climatica celebre anche per la sua rinoma clinica cardiologica, che ha avuto tra i suoi pazienti il poeta bengalese Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura nel 1913. I battiti qui saranno ancora tutti per il Giro, che si appresta a salutare l’Ungheria con un appassionante volatone. Poi tutti di corsa a prendere l’aereo per l’Italia.

Mauro Facoltosi

Spettacolare vista panoramica del Balaton e l’altimetria della terza tappa  (fringeintravel.com)

Spettacolare vista panoramica del Balaton e l’altimetria della terza tappa (fringeintravel.com)

FOTOGALLERY

La cattedrale di Kaposvár

Iharosberény, Castello Inkey

Nagykanizsa, monumento alla “Grande Ungheria”

Uno scorcio del Kis-Balaton

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Keszthely, Castello Festetics

Castello di Szigliget

L’Hegyestű

Le curiose tomba a forma di cuore del cimitero di Balatonudvari

L’abbazia di Tihany

I SECONDI SCORRONO SUL BEL DANUBIO BLU

Chi sarà il giudice della breve cronometro budapestina? Il vento che spira dal Danubio potrebbe dare del filo da torcere ai passisti, naturali favoriti per la vittoria di tappa, ma anche la salita finale potrebbe risultare determinante e ribaltare i verdetti del cronometro.

Sarà l’ingrediente meno presente nel percorso del Giro 2022, ma sarà un ingrediente da non sottovalutare perché per qualcuno potrebbe comunque rivelarsi indigesto. Stiamo parlando dei chilometri da percorrere a cronometro perché quest’anno ne saranno previsti poco più di 26 e mai così pochi se ne sono visti da quando nel 1933 per la prima volta furono inserite le prove contro il tempo nel tracciato del Giro, che tra l’altro fu la prima delle tre grandi corse a tappe a proporle. Le uniche eccezioni, da quell’edizione disputata quasi novant’anni fa, furono le rarissime volte nelle quali il percorso proprio non ne mise in cartellone di tappe a crono, ma quest’anno ci saranno e dovranno comunque essere messe in conto. È vero che, per com’è stato disegnato il Giro, dopo la penultima tappa la classifica generale dovrebbe essere già ben delineata, ma non va esclusa la remota possibilità che i primi si presentino al via della conclusiva crono di Verona con distacchi ridotti e che il Giro possa essere ribaltato proprio in extremis, come già successo in tempi recenti, nel 2012 con il sorpasso di Ryder Hesjedal ai danni di Joaquim Rodríguez per appena 16”, nel 2016 con il definitivo passaggio di consegne al vertice tra Tom Dumoulin e Nairo Quintana per 31” e nel 2020 con l’ancora fresco ricordo della detronizzazione di Jai Hindley a Milano, con la maglia rosa passata per 39” sulle spalle di Tao Geoghegan Hart.
Della torta dei 26 Km programmati quest’anno la prima “fetta” sarà servita sul prestigioso vassoio di Budapest, 9 Km e 200 metri favorevoli ai cronoman almeno sino ai piedi dell’ascesa finale che strizza un attimo l’occhio agli scalatori, anche se i 1300 metri conclusivi non presentano una pendenza particolarmente sensibile (4.7% la media, 14% la massima). Di fatto si gareggerà, pur se con qualche “ritocchino”, sul percorso che era stato pensato per la “Grande Partenza” del 2020, disegnato tra le due anime della capitale ungherese, Pest e Buda.
Come da programma originario, dunque, la rampa di lancio sarà piazzata nel bel mezzo di Piazza degli Eroi, una delle principali di Budapest, al cui centro si colloca il Monumento del Millenario, costruito tra il 1896 e il 1929 per celebrare i primi mille anni di vita dello stato magiaro. Il tratto iniziale della tappa si snoderà sull’Andrássy út, il viale realizzato a partire dal 1872 per snellire il traffico della città e per fungere da collegamento diretto tra Buda e il Városliget, parco all’interno del quale si possono ammirare edifici come il castello Vajdahunyad e i Bagni Széchenyi, il più grande complesso termale d’Europa. Il progetto iniziale previsto per il 2020 prevedeva di percorrere questo viale nella sua interezza, 2400 metri perfettamente rettilinei che avrebbero costituito un vero e proprio invito a nozze per i passisti come Filippo Ganna; nel percorso rimodulato per il 2022 si è scelto di ridurre il rettilineo di partenza a poco più di un chilometro per poi proporre ai corridori la prima delle 22 curve che contribuiranno a spezzare la linearità della prima parte di gara, una svolta a gomito dopo la quale si taglierà nel mezzo il Terézváros, quartiere famoso per la sua vita notturna e nel quale si trova, non distante dal percorso di gara, la Casa del Terrore, museo-memoriale dedicato alle vittime delle dittature comuniste e naziste.
Un altro paio di curve porteranno a imboccare il Ponte Ferdinando, costruito nel 1874 per superare la linea ferroviaria, poco prima di giungere al cospetto della Stazione di Budapest Ovest, la seconda per importanza della città, progettata da August de Serres e Victor Bernard, architetti francesi che in precedenza avevano lavorato nello studio di Gustave Eiffel, l’ideatore della celebre torre parigina. Le successive pedalate verso la maglia rosa, che oggi dovrebbe cambiare padrone, si snoderanno sulle strade di Lipótváros, quartiere tra i più importanti poiché vi ha sede il Palazzo del Parlamento, edificio in stile neogotico eretto a simbolo dell’indipendenza dall’Impero Austro-Ungarico dichiarata nel 1848, anche se diventerà veramente effettiva solo con la dissoluzione dell’impero a seguito della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale (1918). Prima di giungere al cospetto della scenografica facciata dell’Országház (così i magiari definiscono il loro Parlamento) bisognerà percorrere una strada intitolata a Giuseppe Garibaldi, che coinciderà anche il breve tratto di discesa che sull’altimetria ufficiale spezza temporaneamente la continuità della pianura nella prima parte di gara. A questo punto con una strettissima curva a U si imboccherà il tratto danubiano della cronometro, con il “bel fiume blu” – immortalato nel 1867 dal celebre valzer composto da Johann Strauss figlio – che sarà compagno di viaggio dei “girini” nei successivi tre chilometri e mezzo, lasso di strada nel quale qualche corridore potrebbe trovarsi la marcia infastidita dal vento che spira dal fiume. Ci si allontanerà temporaneamente dalle sue rive per affrontare le quattro curve ravvicinate che precederanno l’ingresso sul Ponte Margherita, cosi chiamato perché a metà del suo cammino va a lambire l’estremità meridionale dell’omonima isola, in gran parte occupata da un parco e sulla quale si trovano importanti impianti sportivi, come lo stadio del nuoto che ha ospitato tre edizioni dei campionati europei di nuoto (l’ultima nel 2010) e due dei similari di pallanuoto (nel 2001 e nel 2014). Lasciatasi alle spalle Pest i partecipanti al Giro 2022 sbarcheranno sulle strade di Buda, la parte più antica della capitale ungherese, e invertiranno la direzione di marcia sempre avendo il Danubio al fianco, lanciandosi nel secondo dei due rettilinei che caratterizzano la prima parte di gara e che termina all’altezza della chiesa calvinista di Buda, costruita su progetto dell’architetto Samu Pecz alla fine del XIX secolo sul luogo che in epoca medioevale ospitava un mercato e che fu realizzata imitando le forme di una chiesa tradizionale, pur se questo modello non si conciliava con i riti e le liturgie tipiche della confessione fondata dal teologo francese Giovanni Calvino. Subito dopo il passaggio dinanzi ad un altro luogo di culto, la chiesa dei cappuccini dedicata a Santa Elisabetta d’Ungheria, una stretta curva a destra rappresenterà l’inizio della rampa finale, già facile di suo ma ulteriormente addomesticata un morbido tornantone disegnato ai piedi della gotica chiesa di Mattia, così chiamata in onore del re ungherese Mattia Corvino – che vi si sposò due volte – ma che più propriamente è intitolata a Nostra Signora Assunta della Collina del Castello. Dopo aver “dominato” il passaggio dei corridori, la chiesa accoglierà al suo esterno anche l’approdo di questa breve crono, dopo averne percorso il più ruvido tratto conclusivo perché all’ingresso del centro storico l’asfalto lascerà il passo al pavé per le ultime emozioni di una cronometro veloce… ma non troppo.

Mauro Facoltosi

Il Ponte delle Catene, simbolo di Budapest, e l’altimetria della seconda tappa  (www.andiamoabudapest.it)

Il Ponte delle Catene, simbolo di Budapest, e l’altimetria della seconda tappa (www.andiamoabudapest.it)

CIAK SI GIRO

La chiesa di Mattia, presso la quale si concluderà la seconda frazione del Giro 2022, non è conosciutoa solamente tra gli appassionati d’arte. Anche gli amanti del “brivido” se la ricorderanno bene perché un maestro del genere, il nostro Dario Argento, nel 1989 vi girò quasi per intero – almeno per le riprese esterne – il film “La chiesa”, del quale non fu però regista (ruolo affidato al suo “erede” Michele Soavi) ma autore del soggetto e produttore. La pellicola si svolge quasi per intero all’interno di una basilica i cui visitatori vengono man mano posseduti da demoni risvegliati da un’incauta restauratrice, successione di tragici eventi che ha termine solo quando un giovane sacerdote riesce ad attivare il meccanismo che causa l’autodistruzione della chiesa, effetto ottenuto inquadrando alla fine del film una vera chiesa in rovina, quella di San Nicola ad Amburgo. Pur trattandosi di una produzione nostrana, il film fu quasi per intero girato all’esterno, ricorrendo a set italiani unicamente per le scene ambientate all’interno della chiesa (per ovvie ragioni ricostruita in studio, dove furono utilizzati gli studi Elios, oggi di proprietà di Mediaset) e una sola piccola scena in esterni, quella nel quale il sacerdote protagonista ha la visione di uno dei cavalieri tedeschi che in epoca medioevale avevano sterminato un villaggio di streghe, successivamente sepolte nel luogo dove sarà poi costruita la chiesa protagonista del film. Per quella specifica scena si scelse uno dei cortili del Castello Odescalchi di Bracciano (Roma), una delle location più sfruttate dal cinema italiano: vi si sono stati girati oltre 150 film e tra i suoi ambienti si sono aggirati “mostri sacri” del calibro di Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, ma anche celebrità straniere come il monumentale attore (e non solo) statunitense Orson Welles

La chiesa di Mattia a Budapest inquadrata nel film La chiesa (www.davinotti.com)

La chiesa di Mattia a Budapest inquadrata nel film "La chiesa" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location del film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/la-chiesa/50002811

FOTOGALLERY

Piazza degli Eroi

Bagni Széchenyi

La secca svolta a destra per imboccare Izabella utca, prima curva del tracciato della crono

Il palazzo sede del museo-memoriale dedicato alle vittime delle dittature comuniste e naziste.

La stazione di Budapest Ovest

Il palazzo del Parlamento visto dal Danubio

L’Isola Margherita vista dall’omonimo ponte

La chiesa calvinista di Buda

Il tornante della salita verso Buda

09-01-2022

gennaio 9, 2022 by Redazione  
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NEW ZEALAND CYCLE CLASSIC

Il neozelandese Regan Gough (Black Spoke Pro Cycling) si è imposto nella quinta ed ultima tappa, circuito di Wellington, percorrendo 46.8 Km in 1h08′15″, alla media di 41.213 Km/h. Ha preceduto allo sprint i connazionali Keegan Hornblow (Coupland’s Bakeries/Booth’s) e Laurence Pithie (nazionale neozelandese). Nessun italiano in gara. Il britannico Mark Stewart (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) si impone in classifica con 38″ sul neozelandese Ollie Jones (St George Continental Cycling Team) e 44″ su Pithie

08-01-2022

gennaio 8, 2022 by Redazione  
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NEW ZEALAND CYCLE CLASSIC

Il britannico Mark Stewart (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) si è imposto nella quarta tappa, Masterton – Te Wharau Hill, percorrendo 137.2 Km in 3h26′22″, alla media di 39.89 Km/h. Ha preceduto di 1″ il neozelandese Ollie Jones (St George Continental Cycling Team) e di 6″ il neozelandese George Bennett (nazionale neozelandese). Nessun italiano in gara. Stewart è ancora leader della classifica con 38″ su Jones e 48″ sul neozelandese Laurence Pithie (nazionale neozelandese

07-01-2022

gennaio 7, 2022 by Redazione  
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NEW ZEALAND CYCLE CLASSIC

Il neozelandese Nicholas Kergozou De La Boessiere (St George Continental Cycling Team) si è imposto nella terza tappa, Masterton – Martinborough, percorrendo 127.3 Km in 2h55′51″, alla media di 43.435 Km/h. Ha preceduto allo sprint i connazionali Laurence Pithie (nazionale neozelandese) e Zakk Patterson (Base Solutions). Nessun italiano in gara. Il britannico Mark Stewart (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) è ancora leader della classifica con 13″ sul neozelandese Keegan Hornblow (Coupland’s Bakeries/Booth’s) e 24″ su Pithie

06-01-2022

gennaio 6, 2022 by Redazione  
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NEW ZEALAND CYCLE CLASSIC

Il neozelandese Keegan Hornblow (Coupland’s Bakeries/Booth’s) si è imposto nella seconda tappa, circuito di Masterton, percorrendo 158.1 Km in 3h48′14″, alla media di 41.563 Km/h. Ha preceduto di 2″ il britannico Mark Stewart (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) e il connazionale Bailey O’Donnell (Oxford Edge). Nessun italiano in gara. Stewart è il nuovo leader della classifica con 16″ su Hornblow e 32″ sul neozelandese George Jackson (MitoQ-NZ Cycling Project)

05-01-2022

gennaio 5, 2022 by Redazione  
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NEW ZEALAND CYCLE CLASSIC

Il team neozelandese Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling si è imposto nella prima tappa, cronometro a squadre di Masterton, percorrendo 10 Km in 11′44″, alla media di 44.428 Km/h. Ha preceduto di 22″ il team neozelandese Coupland’s Bakeries/Booth’s e di 27″ il team nazionale neozelandese. Nessun italiano in gara. Il neozelandese Regan Gough (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) è il primo leader della classifica con lo stesso tempo del connazionale Logan Currie (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling) e del britannico Mark Stewart (Bolton Equities Black Spoke Pro Cycling)

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