SULL’ETNA PER LA PRIMA “AMMAZZATINA”

Al quinto giorno di gara debuttano le montagne e, come puntualmente avviene da qualche anno tutte le volte che il Giro visita la Sicilia, sarà l’Etna a dare i primi amari verdetti. Il Mongibello mostrerà stavolta un volto inedito, quello del versante di Piano Provenzana, i cui 18 Km al 6.7% di certo non provocheranno una “carneficina”, anche se i suoi numeri faranno già saltare qualche grossa pedina. Verosimilmente di grosse sorprese non se ne dovrebbero vedere fino a 3 Km dal traguardo, quando inizieranno i tratti più esigenti dell’ascesa sicula.

Non ci sarà un’ecatombe, non conosceremo dopo questa tappa il nome del vincitore della 103° edizione del Giro d’Italia, ma di certo l’Etna escluderà diversi corridori dai giochi per la conquista della maglia rosa. L’Etna – dal 2011 divenuto un irresistibile richiamo per gli organizzatori del Giro, che da quell’anno l’hanno sempre inserito nel percorso ogni qual volta la corsa passa dalla Sicilia – non è, infatti, il classico arrivo in salita da prima settimana, che solitamente si predilige non troppo duro per non uccidere subito la corsa. Metterà subito alla frusta i pretendenti alla vittoria finale in virtù della sua lunghezza e delle sue pendenze, pur non essendo estreme quella che s’incontranno salendo dal versante di Linguaglossa verso l’inedito approdo di Piano Provenzana. Anche stavolta, infatti, s’è scelto d’andare alla scoperta di una nuova strada d’accesso al Mongibello, dopo che anche nei precedenti arrivi sull’Etna si era sempre andati alla “caccia” di scenari differenti e così nel 2011 si era arrivati al Rifugio Sapienza salendo dal versante classico di Nicolosi, nel 2017 era stata inserita la strada del “Salto del Cane” per raggiungere il medesimo traguardo e nel 2018 la linea d’arrivo era stata collocata all’Osservatorio Astrofisico con salita da Ragalna. Va detto che la “Mareneve”, la strada che si percorrerà quest’anno, non sarà del tutto inedita, essendo già stata inserita come GPM di passaggio nella tappa del 2011, mentre lo saranno gli ultimi 3 Km, i più impegnativi (media del 9,1% con un picco dell’11%) di un’ascesa che complessivamente sale per 18 Km al 6.7% medio.
Non solo la conclusione di questa tappa si svolgerà in montagna, ma lo sarà anche la partenza, prevista ai quasi 1000 metri di Enna, il più elevato capoluogo di provincia italiano, sulla quale svettano la Torre di Federico II e il Castello di Lombardia, uno dei manieri medievali più vasti d’Italia, il cui nome ricorda la regione di provenienza dei soldati della guarnigione che lo sorvegliavano in epoca normanna.
I primi chilometri saranno, di conseguenza, in discesa ma poi s’inizierà subito a salire verso il centro di Leonforte, ai cui margini dell’abitato si trova la monumentale fontana barocca del Granfonte, nel 2010 scelta quale set de “La bella società” per una scena girata con Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta.
Serpeggiando in dolce discesa tra i Monti Erei i “girini” si porteranno quindi ad Agira, uno dei centri più antichi della regione, fondato seconda la leggenda in epoca precedente alla guerra di Troia e che vanta tra i suoi monumenti la chiesa dell’abbazia di San Filippo, che si presenta ai visitatori con la facciata ricostruita all’inizio del secolo scorso dopo che la precedente era crollata durante una bufera. Lambito nel corso della successiva discesa il cimitero di guerra canadese, nel quale riposano le salme di soldati appartenenti al Commonwealth Britannico caduti durante la seconda guerra mondiale, il tracciato della tappa offrirà viste panoramiche sul sottostante lago artificiale di Pozzillo – il più vasto della Sicilia, spesso teatro di gare di canottaggio organizzate dalla federazione nazionale – prima di giungere, al termine di un tratto in lieve falsopiano, a Regalbuto, conosciuta a livello folcloristico per il suo Carnevale, caratterizzato non solo dalla sfilata di carri allegorici ma anche dai caratteristici balli delle “contradanze”. Si riprenderà quindi la discesa per portarsi nella valle del Salso e intraprendere una lunga porzione di tracciato pianeggiante, una ventina di chilometri di strada priva di difficoltà proprio all’inizio del periplo dell’Etna, che la corsa aggirerà da sud muovendo inizialmente in direzione di Catania. Si seguirà questa direttrice fino a Paternò poi, attraversato questo centro che offre ai turisti parecchi edifici di culto d’interesse artistico, s’inizierà a risalire le pendici del vulcano imboccando la strada che conduce a Nicolosi toccando Belpasso, dove si trova la sesta campana d’Italia per dimensioni, installata presso la chiesa di Santa Maria Immacolata. Percorsa una salita di 9 Km al 4% si raggiungerà la principale porta d’accesso all’area etnea, sede del parco che preserva il territorio del vulcano (ospitato ufficialmente dal 2005 nell’edificio che un tempo era il monastero di San Nicolò l’Arena), per poi scendere in direzione di Trecastagni, nel cui territorio si trova la masseria dove Giovanni Verga ambientò uno dei suoi più celebri romanzi, “Storia di una capinera”. Una decina di chilometri più avanti, al termine di un altro breve tratto di pianura, si giungerà in uno dei più noti centri della zona, quella Zafferana che deve la sua celebrità al suo planetario e alla colata che nel 1992 si fermò miracolosamente a pochi metri dall’abitato, nel luogo dove sarà poi innalzato un capitello votivo dedicato alla Madonna della Provvidenza. È da Zafferana che ha, inoltre, inizio un altro versante dell’Etna, l’unico finora rimasto “inesplorato” dalla corsa rosa e che permette di raggiungere il Rifugio Sapienza in una ventina di chilometri. A questo punto della gara i corridori andranno, invece, ad affrontare i 6.5 Km al 4.7% della salita di Andronico, che qualche elemento del gruppo ricorderà d’aver affrontata nel 2017 nelle fasi iniziali della Pedara – Messina, tappa di tutt’altro spessore terminata con il successo allo sprint del colombiano Fernando Gaviria. A un breve tratto in quota dopo la scollinamento seguirà il “tuffo” su Linguaglossa, dalla quale si andrà a imboccare l’ombrosa “Mareneve”, la strada immersa nella pineta che condurrà fino alla stazione sciistica realizzata sul versante nord dell’Etna. Di neve certamente i corridori non ne troveranno, il mare sì… quello di tifosi che avvolgeranno come una coltre il gruppo e lo scalderà come solo le genti del sud sanno fare.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Enna, Torre di Federico II

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Agira, chiesa dell’abbazia di San Filippo

Agira, Cimitero di guerra canadese

Lago di Pozzillo

Un “assaggio” delle contradanze del carnevale di Regalbuto

Chiesa di Santa Maria dell’Alto, la chiesa madre di Paternò

Belpasso, chiesa di Santa Maria Immacolata

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

23-11-2019

novembre 23, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il bielorusso Alexei Shnyrko (Ningxia Sports Lottery – Livall Cycling Team) si è imposto nella settima ed ultima tappa, circuito del Xiaotangshan Culture Center, percorrendo 117 Km in 2h30′53″ alla media di 46.53 Km/h. Ha preceduto allo sprint il russo Lev Gonov e il taiwanese Chien-liang Chen. Il kazako Artur Fedosseyev (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) si impone in classifica 4″ sul connazionale Ilya Davidenok e 45″ sul colombiano Carlos Julián Quintero Norena

PER NON “RUMPIRI I CABBASISI”

Il Giro sbarca in Italia con una tappa non troppo impegnativa, disegnata con mano leggera alla luce del lungo trasferimento dall’Ungheria e della mancanza del giorno di riposo una volta giunti in Sicilia. Sarà una tappa non piatta ma comunque soffice per gran parte del suo sviluppo, poi si affronterà verso Agrigento la salita dei mondiali del 1994 e lì la corsa si accenderà… un certo Peter Sagan potrebbe percepire il sentore dell’iride e proporci uno show dei suoi!

Sì è reduci da un lunghissimo trasferimento aereo effettuato senza riposo, non unico ma nemmeno raro perché di simili se ne erano già visti alla Vuelta del 1988 (dalle Canarie alla Spagna) e al Tour di Pantani dieci anni più tardi (dall’Irlanda alla Francia). Per questo motivo gli organizzatori hanno tracciato la prima tappa italiana con mano non eccessivamente pesante, breve e – pur se non totalmente pianeggiante – priva di vere e proprie difficoltà per non eccessivamente “rumpiri i cabbasisi” ai corridori provati dallo stress del lungo viaggio… almeno fino a 4 Km dall’arrivo quando la strada si rizzerrà sotto le ruote per superare il dislivello che separa la Valle dei Templi dal traguardo di Agrigento, andando a ricalcare quello che fu il finale dei mondiali del 1994, quell’ascesa che, ripetuta 19 volte. laurerò campione del mondo il francese Luc Leblanc, “collega” di quel Peter Sagan che la competizione iridata l’ha vinta 3 volte e che potrebbe lasciare il segno anche su questo traguardo, avendo preannunciato la sua presenza ai nastri di partenza del 103° Giro d’Italia. La mano “leggera” di Vegni non si nota solo nel disegno altimetrico di questa prima tappa italiana ma anche nella scelta delle strade da percorrere poiché la quasi totalità del tracciato si snoderà sulla strada a scorrimento veloce che collega Palermo ad Agrigento, evitando i centri abitati.
Si partirà in discesa dalla preziosa Monreale per raggiungere il “chilometro 0” alle porte del capoluogo siciliano e da lì costeggiare l’autostrada per Messina per una dozzina di chilometri fino allo svincolo di Villabate, antico borgo agricolo oramai saldato urbanisticamente a Palermo. È a questo punto che si andrà a imboccare la citata superstrada che taglia nel mezzo la Sicilia andando ad affrontare un paio di pedalabili tratti in salita entro i primi 65 Km di gara, che potrebbero rimanere nelle gambe solo la tappa prenderà il via a velocità elevata, a causa dell’ampiezza della carreggiata che tende a fare sembrare meno pendenti i tratti in salita.
Superato un piccolo zampellotto si andrà a lambire la cittadina di Misilmeri, nella cui frazione Gibilrossa si trova un obelisco eretto nel luogo dove, durante l’Impresa dei Mille, si radurano 4000 volontari la sera precedente la presa di Palermo. Un primo tratto di salita più consistente – 4 Km al 4.2% – terminerà nei pressi dello svincolo per Bolognetta, centro che fino al 1883 si chiamava Santa Maria d’Ogliastro, poi la superstrada procederà in assetto di dolce e costante falsopiano verso il successivo svincolo per Ciminna, dove presso la chiesa di San Vito nel 2009 Giuseppe Tornatore girò una scena del film “Baarìa” nella finzione ambientata sulla spiaggia di Bagheria, che sarà poi aggiunta in postproduzione con un fotomontaggio trovandosi il centro di Ciminna a quasi 500 metri sul livello del mare.
Al termine del tratto di falsopiano si andrà quindi a sfiorare Villafrati, centro dalla pianta a scacchiera dal quale è possibile raggiungere, deviando per qualche chilometro dal percorso di gara, il comune di Cefalà Diana, dove si trovano i resti di uno stabilmento termale che, a detta degli studiosi, sarebbero gli unici direttamente ascrivibili al periodo della dominazione araba.
Seguirà un dolce tratto in discesa nel corso del quale si andranno a lasciare sulla destra del percorso le diramazioni prima per Mezzojuso e poi per Vicari, presso il quale è possibile ammirare un’altra testimonianza lasciata dagli arabi, la Cuba di Ciprigna, costruita con la funzione di cisterna. Qui si tornerà a prender quota per superare la più lunga tra le ascese di giornata, dodici docili chilometri (la pendenza media non arriva al 4%) che condurrà al punto più elevato del tracciato odierno (723 metri di quota), in corrispondenza del cosiddetto “Bivio Manganaro”, dove il tracciato svolterà a destra per imboccare il tratto più veloce di questa tappa, che avrà la forma di una soave planata di 40 Km che si snoderà nella valle del Platani – il quinto fiume per lunghezza della Sicilia – e che sarà resa ancora più veloce dalla linearità del tracciato, caratterizzato da rare e comunque sempre morbide curve. È proprio all’inizio di questo tratto che i “girini” incontreranno l’unico centro abitato – Monreale e Agrigento a parte – quasi direttamente toccato dalla corsa, Lercara Friddi, noto per aver dato i natali al gangster Charles “Lucky” Luciano e al ramo paterno della famiglia di “The Voice”, l’intramontabile Frank Sinatra.
Anche lo scorrere dei successivi chilometri di gara sarà scandito dai passaggi dagli svincoli, come quello che conduce al comune di Cammarata, situato ai piedi dell’omonimo monte della catena dei Sicani, alto 1578 metri e dalla cui cima nelle giornate più limpide è possibile scorgere l’Etna, con il quale i pretendenti al successo al Giro 2020 si misureranno il giorno successivo. Un’altra interessante disgressione dalla “strada maestra” è quella che permette di raggiungere Mussomeli, dove ammirare lo spettacolare castello manfredonico situato a 2 Km dal centro. Superata con una breve galleria la gola del “Passo Fonduto” la corsa entrerà in provincia di Agrigento ai piedi di un tratto in lieve ascesa che terminerà in corrispondenza dello svincolo per Aragona, centro presso il quale fino al 2014 – anno della temporanea chiusura al pubblico della riserva naturale in seguito ad un incidente mortale – era possibile osservare da vicini le “macalube”, piccoli vulcanetti di fango alti all’incirca un metro.
Imboccata la superstrada che arriva da Caltanissetta, quando mancheranno poco meno di 10 Km al traguardo si entrerà su quello che era il circuito dei mondiali del 1994, sul quale gareggiarono i soli professionisti poiché per le categorie minori fu predisposto un tracciato molto meno impegnativo in quel di Capo d’Orlando. Gran parte dell’anello si svolgeva sulla strada di circonvallazione alla città, che i “girini” imboccheranno all’altezza dello svincolo per Favara, presso il cui castello chiaramontano nella settimana della Pasqua è allestita una sagra dedicata alla principale “delizia” del centro, l’Agnello Pasquale realizzato con pasta di mandorle e pasta di pistacchio. Per i corridori non ci sarà tempo per questo tipi di distrazioni, sia perché “fuori tempo massimo”, sia perché troppo caloriche… e soprattutto perché da lì a breve s’imboccherà la conclusiva salita di 4 Km al 5% sulla quale vedremo le prime scintille in terra italica del Giro 2020, scintille a tinte d’iride.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella di Mare. Valicata dalla SP 76 “di Portella di Mare” (ex SS 118 “Corleonese Agrigentina”) tra Villabate e Misilmeri. La corsa in questo tratto transiterà sulla parella SS 121 “Catanese”

Portella Manganaro (723 metri). Coincide con il “Bivio Manganaro”, punto più elevato di questa tappa nel quale dalla SS 121 “Catanese” si stacca la SS 189 “della Valle del Platani”, circa 5 Km a nord del comune di Lercara Friddi.

Passo Funnuto. Chiamato anche “Passo Fonduto”, è valicato in galleria dalla SS 189 “della Valle del Platani” tra gli svincoli di Milena e Casteltermini.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Il duomo di Monreale

L’obelisco di Gibilrossa

Le terme arabe di Cefalà Diana

La chiesa di San Vito a Ciminna come appare nel film “Baarìa” (www.davinotti.com)

La chiesa di San Vito a Ciminna come appare nel film “Baarìa” (www.davinotti.com)

La medesima chiesa com’ènella realtà (www.davinotti.com)

La medesima chiesa com’ènella realtà (www.davinotti.com)

Vicari, Cuba di Ciprigna

Mussomeli, Castello Manfredonico

Le macalube di Aragona (Tripadvisor.com)

Le "macalube" di Aragona (Tripadvisor.com)

Favara, Castello Chiaramontano

Il tempio di Giunone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2020 (www.balarm.it)

Il tempio di Giunone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2020 (www.balarm.it)

22-11-2019

novembre 22, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il mongolo Jambaljamts Sainbayar (Ferei Pro Cycling Team) si è imposto nella sesta tappa, Yong Tai – Yun Ding, percorrendo 128.2 Km in 3h11′31″ alla media di 40.16 Km/h. Ha preceduto di 1″ il colombiano Carlos Julián Quintero Norena e il kazako Artur Fedosseyev (Shenzhen Xidesheng Cycling Team), nuovo leader della classifica 4″ sul connazionale Ilya Davidenok e 45″ su Quintero Norena.

21-11-2019

novembre 22, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il russo Lev Gonov (nazionale russa) si è imposto nella quinta tappa, circuito di Fuqing, percorrendo 123 Km in 2h53′27″ alla media di 42.55 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Gleb Syrica e l’australiano Blake Quick. Ritirato l’unico italiano rimasto in gara dopoo il ritiro di Claudio Longhitano (Team Illuminate), Antonio Santoro (Monkey Town – à Bloc CT). Il kazako Ilya Davidenok (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) è ancora leader della classifica 4″ sul connazionale Artur Fedosseyev e 51″ sul colombiano Carlos Julián Quintero Norena.

20-11-2019

novembre 20, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

L’irlandese Rory Townsend (Canyon dhb p/b Bloor Homes) si è imposto nella quarta tappa, circuito di Lianjiang, percorrendo 106.8 Km in 2h28′13″ alla media di 43.23 Km/h. Ha preceduto allo sprint il russo Ivan Smirnov e il colombiano Carlos Julián Quintero Norena. Un solo italiano in gara dopo il ritiro di Claudio Longhitano (Team Illuminate), Antonio Santoro (Monkey Town – à Bloc CT), piazzatosi 100° a 10′54″. Il kazako Ilya Davidenok (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) è ancora leader della classifica 4″ sul connazionale Artur Fedosseyev e 51″ su Quintero Norena. Santoro 87° a 18′15″

19-11-2019

novembre 20, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

L’olandese Ivar Slik (Monkey Town – à Bloc CT) si è imposto nella terza tappa, Binjiang Binhai Road – Qinjiang Manchu, percorrendo 113 Km in 2h37′17″ alla media di 43.11 Km/h. Ha preceduto di 2″ il russo Kirill Sveshnikov e di 10″ il britannico Charles Page. Due italiani in gara, Claudio Longhitano (Team Illuminate) 42° a 22″, Antonio Santoro (Monkey Town – à Bloc CT) 59° a 22″. Il kazako Ilya Davidenok (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) è ancora leader della classifica 4″ sul connazionale Artur Fedosseyev e 51″ sul cinese Xianjing Lyu. Longhitano 64° a 7′21″, Santoro 67° a 7′21″

LE INSIDIE DEL BALATON

Il Giro saluta l’Ungheria con un’altra tappa destinata all’arrivo allo sprint, ma che potrebbe rivelarsi più problematica del previsto a causa dell’ambiente nel quale si gareggerà. L’intera frazione si disputerà nella regione del Balaton, una zona dove non è infrequente nei mesi primaverili trovarsi a fare i conti con il vento, variabile che spesso dà filo da torcere al gruppo, spezzandolo in più tronconi: se non si sarà più che abili tra i ventagli che potrebbero verificarsi, qualche grosso nome rischierà di trovarsi al termine di questa tappa già con un pesante fardello sulle spalle.

È la tappa altimetricamente più facile della tre giorni ungherese quella con la quale il Giro saluterà la terra magiara, tanti i chilometri da percorrere – 204 per la precisione – e poche le insidie altimetriche, che oggi avranno l’aspetto d’un paio di zampellotti collocati lontano dal traguardo. Ma la frazione che terminerà a Nagykanizsa non sarà per questo priva d’insidie e, anzi, ne proporrà una grossa che potrebbe complicare la corsa di qualche pretendente alla maglia rosa finale: il vento. La tappa si snoderà, infatti, nella regione del Balaton, il lago più vasto dell’Europa orientale, che si estende per quasi 600 Km quadrati e il cui bacino nei mesi primaverili è spesso attraversato da folate che talvolta raggiungono velocità sensibili e che potrebbero causare in seno al gruppo i famigerati “ventagli”, le fratture che spezzettano in tanti tronconi il plotone e nelle quali si possono perdere anche parecchi minuti. Spesso queste situazioni di gara sono risolte spendendo parecchie energie – che quest’oggi potrebbero rivelarsi preziose per le squadre che puntano alla vittoria con il loro velocista – ma in passato è capitato anche a campioni blasonati di non riuscire a ricucire e, anzi, di vedersi centuplicato il distacco accusato, come capitò per esempio all’ex campione del mondo Alejandro Valverde nella piattissima tappa di Saint-Amand-Montrond al Tour del 2013, che lo vide accusare al traguardo un passivo di quasi 10 minuti.
Il via di questa tappa apparentemente tranquilla sarà dato da Székesfehérvár, centro il cui nome fa intrecciare la lingua agli stranieri ma che gli ungheresi sanno pronunciare benissimo, anche perché si tratta di una delle città storiche della nazione, che fino al 1526 ospitò nella cattedrale di Santo Stefano le incoronazioni dei sovrani ungheresi. Percorsi i primi 30 Km in piano i corridori giungeranno alle porte della stazione balneare di Balatonalmádi dove andranno incontro al più impegnativo tra gli “zampellotti” che movimentano un po’ l’altimetria nelle fasi iniziali, 700 metri al 6,6% di pendenza media superati i quali la strada procederà in lieve falsopiano verso Veszprém, cittadina che è stata proclamata capita europea della cultura per il 2023 (l’unica altra cittadina ungherese che s’è fregiata di tale titolo è stata Pécs nel 2010) e che vanta legami con l’Italia attraverso la figura del cardinale Branda Castiglioni, che ne fu vescovo dal 1412 al 1424 e mecenate del celebre pittore umbro Masolino da Panicale, il quale nel palazzo che l’arcivescovo possedeva nel suo paese natale (Castiglione Olona, in provincia di Varese) dipinse proprio una veduta di Veszprém, rimasta nella storia dell’arte per esser stato il primo caso in Italia d’affresco di un paesaggio a sé stante, senza raffigurazioni di personaggi appartenenti alla sfera della religione o della mitologia. Si lascerà quindi la bassa collina di Veszprém – i suoi 267 metri rappresenteranno il “tetto” di questa tappa – per planare dolcemente verso le rive del Balaton, che s’incontrerà in uno dei tratti più pittoreschi del “mare magiaro”, verso il quale si protende la penisola di Tihany, che il gruppo attraverserà dopo aver toccato la località di villeggiatura di Balatonfüred, conosciuta non solo per le sue terme ma anche per la sua rinomata clinica cardiologica, che ha avuto tra i suoi pazienti il poeta bengalese Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Nel cuore della piccola penisola i “girini” andranno a effettuare anche l’ultimo tratto di vera salita previsto da questa frazione, meno ripido ma più lungo del precedente (1.3 Km al 4.5%), che terminerà in corrispondenza dell’abbazia benedettina di Tihany, la cui fondazione risale al 1055.
Lasciate le sponde del Balaton il percorso della terza frazione andrà a transitare ai piedi dell’Hegyestű, interessante collina alta 337 metri in passato sfruttata per l’estrazione del basalto, attività che da una parte ne ha modificato l’originario aspetto conico, ma dall’altra ha portato alla luce del sole la sua particolare struttura interna, risalente all’epoca nella quale questo colle era un vulcano attivo. Si punterà quindi su Tapolca, cittadina sotto alla quale si estendono per 3 Km grotte lacustri che si possono visitare a bordo di piccole imbarcazioni e le cui acque sono utilizzate per la cura delle malattie respiratorie.
È giunta l’ora di tornare in riva al Balaton per l’ultimo tratto disegnato a diretto contatto con le sue acque, che si concluderà con il passaggio da Keszthely, località il cui nome significa “castello” (e, infatti, qui non manca uno spettacolare maniero, costruito dai conti Festetics tra il 1745 e il 1880) e che il nome l’ha dato alla “cultura di Keszthely”, fiorita dopo la caduta dell’impero romano d’occidente attorno al villaggio di Gorsium – Herculia, la cui area archelogica si trova nei pressi della località dalla quale è partita questa frazione, Székesfehérvár.
Lasciato un Balaton se ne inconterà un altro perché, quando mancheranno una quarantina di chilometri dalla conclusione, il gruppo percorrerà la strada che taglia nel mezzo il Kis-Balaton (Piccolo Balaton), specchio d’acqua un tempo appartenente al bacino principale e in seguito separatosi a causa della sedimentazione del corso del fiume Zala: questo biotopo è incluso dal 1997 nel parco nazionale del Balaton ed è interessante anche per la presenza di una riserva di bufali, introdotti in quest’area nel 1800 dai conti Festetics e rinfoltitasi dopo la creazione dell’area protetta che ha portato nel giro di vent’anni il loro numero da 16 a 200 capi.
E, come animali imbufaliti che sentono l’afrore della preda oramai vicina, con l’approssimarsi del traguardo di Nagykanizsa i velocisti in gruppo cominceranno a scalpitare e a puntare voraci verso un approdo particolarmente adatto ai lori mezzi.
Poi tutti in aereo, alla volta dell’Italia.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Székesfehérvár, Cattedrale di Santo Stefano

Uno scorcio del centro storico di Veszprém

La penisola di Tihany vista da Balatonfüred

Abbazia di Tihany

L’Hegyestű

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Keszthely, Castello Festetics

La strada che attraversa il “Piccolo Balaton”, sulla quale transiterà il gruppo diretto a Nagykanizsa

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Nagykanizsa, piazza e monumento dedicati a Ferenc Deák, il politico ungherese noto con il soprannome di “savio della patria”

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)

18-11-2019

novembre 19, 2019 by Redazione  
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TOUR OF FUZHOU (Cina)

L’irlandese Rory Townsend (Canyon dhb p/b Bloor Homes) si è imposto nella seconda tappa, circuito del Langqi Hongguang Lake Park, percorrendo 118 Km in 2h42′08″ alla media di 43.67 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’australiano Blake Quick e il britannico Charles Page. Due italiani in gara, Claudio Longhitano (Team Illuminate) 59°, Antonio Santoro (Monkey Town – à Bloc CT) 86°. Il kazako Ilya Davidenok (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) è ancora leader della classifica 4″ sul connazionale Artur Fedosseyev e 51″ sul cinese Xianjing Lyu. Longhitano 68° a 7′21″, Santoro 70° a 7′21″

17-11-2019

novembre 18, 2019 by Redazione  
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TOUR DU SÉNÉGAL

Il tedesco Thomas Lienert (Team Embrace The World) si è imposto nella settima ed ultima tappa, circuito di Dakar, percorrendo 106 Km in 2h36′44″ alla media di 40.58 Km/h. Ha preceduto allo sprint i connazionali Hermann Keller e Anton Benedix. Il ruandese Didier Munyaneza (Benediction Excel Energy) si impone in classifica con 9″ su Keller e 51″ sullo slovacco Marek Čanecký

TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il kazako Ilya Davidenok (Shenzhen Xidesheng Cycling Team) si è imposto nella prima tappa, Ma Wei – Ku Liang, percorrendo 107.4 Km in 2h35′52″ alla media di 41.34 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Artur Fedosseyev e di 45″ il cinese Xianjing Lyu. Due italiani in gara, Claudio Longhitano (Team Illuminate) 67° a 7′11″, Antonio Santoro (Monkey Town – à Bloc CT) 71° a 7′11″. Davidenok è il primo leader della classifica 4″ su Fedosseyev e 51″ su Lyu. Longhitano 67° a 7′21″, Santoro 71° a 7′21″

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