TOUR DE FRANCE 2022: SPRAZZI POSITIVI MA ANCORA NON CI SIAMO

ottobre 15, 2021 by Redazione  
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Tracciato piuttosto deludente, con tappe di montagna troppo brevi, cronometro posizionate male e poche occasioni per rompere gli schemi ed attaccare da lontano. Tornano il pavè e l’Alpe d’Huez. Ottimo l’arrivo sul Granon e le diverse tappe di media montagna.

Svelato il percorso del Tour de France 2022.
Nonostante siano state offerte numerose prove del fatto che gli elevati chilometraggi favoriscono spettacolo e sorprese, sembra che i francesi, incalzati delle insane pressioni delle TV, non ne vogliano sapere.
Il tracciato che i corridori dovranno percorre dal primo al 24 luglio prevede solo una tappa di oltre 200 km e tappe di montagna che assomigliano più a prove juniores o femminili piuttosto che a frazioni di un GT.
Inutile ripetere per l’ennesima volta che, con il livellamento attuale, in tappe come quelle disegnate da Christian Prudhomme non ci si può aspettare altro se non la sparata degli ultimi due chilometri, con i gregari ancora tutti nel gruppo principale.
Nelle tappe con chilometraggio elevato ci sono partenze più tranquille e questo è vero, però man mano che si macinano chilometri in salita la fatica si fa sentire, i gregari esauriscono le energie e le differenze vengono fuori.
L’attacco di Alaphilippe ai mondiali, la Roubaix in cui sono rimasti in pochissimi quando l’arrivo era ancora distante, l’attacco di Pogacar al Lombardia sono state tutte azioni riuscite proprio perché il chilometraggio elevato ha presentato il conto e molti si sono ritrovati senza le energie per rispondere agli attacchi decisivi.
Chi ha buona memoria e un età non giovanissima ricorderà i tapponi di 250 Km e le numerose tappe over 200 (al Tour del 1998, per esempio, furono 9) che facevano accumulare fatiche e provocavano crisi.
Come si è visto negli ultimi anni un corridore come Roglic, dotato di una buona sparata finale e di una squadra forte, mira a controllare la corsa fino agli ultimissimi chilometri, se non metri, per poi partire a tutta raggranellando qualche secondo e qualche abbuono. L’azione a lunga gittata ai laghi di Covadonga all’ultima Vuelta avvenne, infatti, solo perché Roglic era stato costretto a seguire un attacco da lontano di Bernal.
Il ricordo della tappa del Grand Colombier di due anni fa è ancora vivissimo, una tappa con una salita finale lunga e impegnativa in cui la Jumbo Visma è arrivata compatta sino all’ultimo chilometro.
Tapponi di montagna di oltre 200 Km renderebbero molto più difficile questa strategia perché i gregari sarebbero costretti a tirare per moltissimi chilometri e prima o poi le energie si esaurirebbero, specialmente nella terza settimana, aprendo alla possibilità di crisi e d’inaspettati capovolgimenti di fronte.
Anche le cronometro sono piazzate piuttosto male. La prima tappa è poco più che un prologo nel quale gli scalatori perderanno secondi che, però, difficilmente andranno ad influire sulla economia della corsa, mentre la seconda crono ha un chilometraggio adeguato ma è piazzata al penultimo giorno, quando è più difficile fare la differenza.
Molto meglio sarebbe stato eliminare la crono iniziale e piazzarne una di 30 o 40 Km, altimetricamente mossa, attorno alla decima tappa in modo da dare alla classifica una fisionomia che costringa gli scalatori ad attaccare.
Positivo il fatto che le Alpi siano state riproposte in modo un po’ più serio rispetto allo scempio andato in scena quest’anno e molto positivo è il ritorno sul Col de Granon, grande ed impegnativa salita che non veniva scalata dal lontano 1986, anche se la tappa poteva essere resa più dura inserendo qualche colle in più.
Sarebbe bello proporre il Granon anche al giro d’italia, magari preceduto da Sampeyre, Agnello e Izoard in un tappone per scalatori di razza.
Buono anche l’inserimento di diverse tappe di montagna o comunque insidiose, come quella di Mende e quella di Foix
Esaurite le considerazioni di carattere generale e le reprimende, andiamo a vedere le tappe nel dettaglio.
Si partirà da Copenaghen il primo luglio con una tappa a cronometro di 13 chilometri completamente piatta, movimentata da diverse curve a 90 gradi in contesto urbano.
Il giorno successivo da Roskilde scatterà una tappa per velocisti nella quale si dovrà fare attenzione al vento, perché nel finale si percorrerà un ponte di una quindicina di chilometri che scavalca lo stretto del Grande Belt e porterà i corridori al traguardo di Nyborg. In precedenza tre facilissime “côtes” inserita nella prima parte di gara assegnaranno assegnare la maglia a pois di leader degli scalatori
L’ultima tappa in terra danese sarà la seconda occasione per le ruote veloci del gruppo, 181 Km da Vejle a Sønderborg con altre tre modeste ascese piazzate lontano dal traguardo.
Dopo il primo giorno di riposo, il 5 luglio si entrerà in Francia con la Durkenque – Calais, tappa leggermente più movimentata rispetto a quelle danesi che prevede diverse colline, l’ultima di 1 Km al 6.5% posta a 11 Km dalla conclusione: potrebbe al massimo risolvere una questione tra i fuggitivi che quest’oggi potrebbero anche riuscire ad arrivare, anche se i principali indiziati di vittoria saranno ancora i velocisti.
La prima difficoltà vera sarà affrontata nella quinta tappa che partirà da Lilla per arrivare alle porte delle mitica foresta dell’Arenberg dopo aver affrontato 11 settori di pavè per un totale di una ventina di chilometri da percorre sulle pietre. La tappa è molto breve (solo 144,5 Km) e, come successo anche nel 2014, si arriva poco prima dell’imbocco del più leggendario settore della Parigi-Roubaix, che quindi non verrà affrontato: per gli appassionati si tratta di una grossa delusione perché il blasone e la difficoltà della foresta avrebbero certamente reso epica questa tappa. Va anche aggiunto che sarebbe stato molto semplice proporre questo settore, disegnando un circuito. Dopo aver percorso la foresta si sarebbe potuta, infatti, prendere la via Blanqui e ritornare a Wallers. Anzi, volendo essere ancor più cattivi, sarebbe stato possibile anche proporre due volte il passaggio nella foresta, vista la brevità del percorso disegnato.
In ogni caso, ci si potrà aspettare uno scossone in classifica generale, come accaduto nel 2014, perché le pietre fanno sempre danni.
Il giorno successivo si partirà dalla località belga di Binche per approdare a Longwy, dove si affronterà un finale collinare mosso ed interessante, caratterizzato da 3 GPM negli ultimi 10 Km: la Côte de Lexy (2,3 Km al 4,3%) ai – 10, il muro di Pulventeux (800 metri al 12.3%) ai – 5 e l’arrivo in cima allo strappo di Cotes des Religieuses, 1,76Km al 5,8% di pendenza media. Su questo arrivo si potrebbero vedere anche schermaglie tra i big della generale.
La settima tappa proporrà il primo arrivo in salita, La Planches des Belles Filles, al termine di una frazione di 175 Km che scatterà da Tomblaine e proporrà altri due facili GPM prima della salita finale, dove verrà riproposto l’arrivo in vetta alla terribile rampa finale al 24%, su fondo sterrato, sulla quale Giulio Ciccone compensò la delusione per la mancata vittoria di tappa con la conquista della maglia gialla.
E’ probabile che sia la lotta per la vittoria tappa, sia quella tra gli aspiranti al successo finale si decideranno sulle terribili pendenze dell’ultimo chilometro, con distacchi che alla fine saranno di pochi secondi.
Per l’ottava tappa il Tour approderà in Svizzera da Dole viaggiando in direzione Losanna, dove il traguardo sarà posto in cima ad una salita di 5 Km al 4,5% che non provocherà distacchi tra i big ma potrebbe essere decisiva per il successo parziale. Lungo la strada si incontreranno altri 3 gpm GPM facili ed un tratto di oltre 30 Km tra il secondo ed il terzo GPM nel quale la strada si snoderà in quota, a circa 1000 metri di altitudine.
Anche la nona tappa si disputerà per gran parte in Svizzera, ma si rientrerà in Francia a 9 km dalla conclusione.Si tratterà della prima delle quattro tappe alpine, impegnativa ma non durissima, che da Aigle - la sede dell’Unione Ciclistica Internazionale – condurrà a Chatel.
Il secondo GPM, il Col de la Croix posto a circa 60 km dalla conclusione, è impegnativo (8,5 Km al 7,2%), mentre il Pas de Morgins è più lungo ma meno arcigno, 16 Km al 5,7% con scollinamento a soli 9 Km dalla conclusione, a sua volta posta al termine di un breve tratto in salita. Sul Morgins sarà possibile cercare di orchestrare un agguato per guadagnare secondi, favoriti dal tratto successivo che, tra discesa e risalita, non agevola i recuperi.
Dopo il riposo a Morzine andrà in scena una tappa con 4 GPM ed una salita finale di 20 km che però non dovrebbe provocare danni. L’ascesa che condurrà al traguardo di Megève presenta, infatti, una pendenza media del 4% e quindi è prevedibile l’arrivo di un fuga e l’assenza di ostilità tra i big, rimandate al giorno successo quando andrà in scena il tappone del Granon. Partiti da Albertville si scalerà il mitico Galibier prima dell’ascesa finale ai 2400 metri del Col du Granon, affrontato per la prima e finora unica volta nel 1986, quandoi lassù si impose lo spagnolo Eduardo Chozas, mentre Greg Lemond strappò la maglia gialla al compagno di squadra Bernard Hinault.
La salita finale misura 11 Km e presenta una pendenza costantemente intorno al 9%. Proprio la costanza dell’inclinazione che non cala mai fa di questa salita uno dei punti chiave di questa edizione del Tour de France. Purtroppo, la tappa misura solo 150 Km e il Col de Granon è preceduto solo dal Galibier che, seppur preso dal lato più tosto, potrebbe non essere sufficiente per permettere di scavare distacchi seri.
Se gli organizzatori avessero proposto questo arrivo dopo un tappone di 250 km con quattro o cinque salite sicuramente ci saremmo potuti aspettare grandi cose. Ciò non toglie che comunque la tappa è molto dura e presenta un dislivello elevato; sarà quindi una frazione chiave nell’economia della corsa.
Come nell’86, anche in questo caso il giorno successivo al Granon si andrà sui 21 tornanti dell’Alpe d’Huez, assemnte da tre anni dal percorso del Tour. Anche questa sarà una tappa molto impegnativa, con il ritorno sul Galibier (dal lato meno nobile) e la Croix-de-Fer, entrambi over 2000, prima di salire ai 1842 metri di una delle più rinomate stazioni invernali alpine.
La partenza da Briançon farà decollare la tappa già in salita e questo potrebbe condizionare la frazione se, nel corso dell’ascesa al Galibier, qualcuno volesse tentare di far saltare il controllo delle squadre. La salita verso la Croix-de-Fer va su a gradoni e presenta un tronco di 5 Km al 9% nella prima parte ed il tratto finale verso la vetta di 6,5 Km all’8,3%. Dalla fine della discesa, ci sarà però un tratto di pianura di oltre 10 Km prima di attaccare la salita finale. La battaglia tra i big qui sarà senza esclusione di colpi.
Con la tredicesima tappa si abbandoneranno le Alpi per raggiungere il Massiccio Centrale da Le Bourg-d’Oisans, con traguardo a Saint-Étienne dopo aver affrontato 5 salitelle abbastanza facili che ne fanno una tappa da fughe, anche se non va totalmente esclusa la possibilità di un arrivo allo sprint.
Finale molto impegnativo, invece, nella quattordicesima tappa con il classico arrivo sopra Mende dopo 196 Km e tre GPM difila nella parte iniziale. A 30 km dall’arrivo si scollinerà il Col de Charpal a oltre 1400 metri di altitudine, ma il punto chiave sarà l’ascesa alla Côte de la Croix-Neuve, 3 Km con una pendenza media superiore al 10%, massime del 14,5% e scollinamento a soli 2 Km dall’arrivo. Su questo strappo si può certamente fare la differenza e i big si daranno battaglia.
La quindicesima tappa presenta un percorso collinare che condurrà il Tour da Rodez a Carcassone, dopo molti mangia e bevi. Anche questa sembra una tappa da fughe con possibilità anche per l’arrivo in volata.
Una delle tappe più interessanti sarà la sedicesima, prevista tra Limoux e Foix, nella quale sarà possibile organizzare un’imboscata che potrebbe portare anche a distacchi di una certa consistenza. Nel finale ci sono il Port de Lers, salita vera, e soprattutto il Mur de Péguère, che presenta gli ultimi 3,5 km con una pendenza media dell’11,4% e punte del 18%. Dai 1362 metri della vetta ci saranno 27 chilometri per andare al traguardo di Foix e proprio questo tratto potrebbe essere fatali a chi sarà rimasto staccato sulle arcigne rampe del muro. Se davanti si dovesse trovare un gruppetto di uomini forti, magari aiutati da gregari andati in fuga al mattino, i distacchi potrebbero dilatarsi parecchio. Vietate le distrazioni, dunque.
La seconda tappa pirenaica da Saint-Gaudens a Peyragudes misura ahinoi solo 130 Km. Si scaleranno Aspin, Horquette d’Ancizan e Val Louron prima di affrontare l’ascesa finale verso Peyragudes, 8,2 Km al 7,2% con il finale sulla terribile rampa dell’altiporto. L’epilogo più probabile è lo scattino sul rampone finale se qualcuno non riuscirà a fare danni sulle salite precedenti, cosa che appare piuttosto difficile visto che non ci sono i chilometri necessari per mettere tossine nella gambe, anche se nella terza settimana le energie potrebbero comunque cominciare a scarseggiare.
Molto breve sarà anche l’ultima tappa pirenaica, solo 144 chilometri da Lourdes ad Hautacam, e proporrà il Col d’Aubisque dal lato più duro, poi lo strappetto del Soulor, quindi il duro ed inedito Col de Spandelles (10,4 Km all’8,1%) prima dell’ascesa finale ad Hautacam, 13,6 km al 7,8%.
Attenzione perché dal termine della discesa dello Spandelles all’inizio dell’ascesa ad Hautacam ci saranno solo 5 km di pianura e quindi l’attacco sulle dure rampe dello Spandelles è possibile, anche perché questa sarà l’ultima occasione per gli scalatori. Purtroppo, come per la tappa del giorno precedente, il ridotto chilometraggio potrebbe complicare le cose, ma qui coloro che temono di perdere terreno nella cronometro dovranno cercare di staccare gli avversari più forti di loro nelle corse contro il tempo.
La tappa numero 19 (Castelnau-Magnoac – Cahors) è probabile che finisca nel palmares di un velocista, mentre la successiva che scatterà da Lacapelle-Marival sarà una cronometro con chilometraggio ideale (40 Km) ed alcuni saliscendi nel finale. In particolare, lo strappo che porta al traguardo di Rocamadour misura 1.5 Km e presenta una pendenza media vicina all’8%. Nonostante questo la prova contro il tempo è favorevole agli specialisti, anche se a questo punto conteranno parecchio le energie rimaste in corpo.
La tappa finale con partenza dalla Défense Arena e il consueto approdo a Parigi sarà la solita passerella finale a favore dei velocisti, con sette tornate del tradizionale circuito dei Campi Elisi.

Benedetto Ciccarone

15-10-2021

ottobre 15, 2021 by Redazione  
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SERENISSIMA GRAVEL

Il kazako Alexey Lutsenko (Astana Premier Tech) si è imposto nella corsa italiana, Lido di Jesolo – Piazzola sul Brenta, percorrendo 132.1 Km in 3h24′16″, alla media di 38.802 Km/h. Ha preceduto di 41″ l’italiano Riccardo Minali (Intermarché Wanty Gobert) e l’australiano Nathan Peter Haas (Cofidis)

LA CLASSIQUE MORBIHAN (Donne)

L’italiana Sofia Bertizzolo (Liv Racing) si è imposta nella corsa francese, Josselin – Grand-Champ, percorrendo 115 Km in 3h01′21″, alla media di 38.048 Km/h. Ha preceduto di 9″ la francese Valentine Fortin (St Michel – Auber93) e l’italiana Chiara Consonni (Valcar-Travel & Service)

AL RITROVATO GIRO DEL VENETO VINCE MEURISSE, BEFFATO TRENTIN

ottobre 13, 2021 by Redazione  
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Dieci anni! Tanto è stata l’attesa per rivedere l’arrivo dei corridori in Prato della Valle a Padova. Nove da quell’ultima edizione malinconica del Giro del Veneto – Coppa Placci, una sorta di canto del cigno che non poteva essere il sipario finale di questa storica corsa inaugurata nel 1909 con la vittoria di Luigi Pogliani.

Ritorna, dicevamo, il Giro del Veneto dopo dieci anni grazie al prezioso lavoro di Filippo Pozzato, vincitore qui nel 2009, che ha ripreso in mano il ciclismo veneto organizzando una settimana ricca di eventi cominciata oggi con lo storico Giro del Veneto e che si concluderà domenica con la Veneto Classic, gara già in odore di World Tour. Nel mezzo una corsa gravel e una gran fondo.
Entriamo nel vivo della corsa odierna, 168km, 1650m di dislivello lungo i Berici e i Colli Euganei e gran finale nella seconda piazza più grande d’Europa. Fin dai primi chilometri si creava un corposo drappello in testa con 8 atleti: Davide Bais (Eolo-Kometa), Luka Pajek (HrinkowAdvaricsCycleang), Simone Bevilacqua (Vini Zabù), Giacomo Garavaglia (Work Service Marchiol), Matteo Zurlo (ZalfEuromobil Fior), Niccolò Salvietti (Mg.k Vis VPM), Marco Grendene (Beltrami Tsa Tre Colli) e Matteo Baseggio (General Store Essegibi Curia).
Il gruppo, controllato da Astana e UAE e scremato dal saliscendi del percorso, lasciava ai fuggitivi un margine massimo di 3’40” prima di iniziare l’inesorabile recupero, terminato nell’abitato di Rovolon. A quel punto mancavano da affrontare le salite di Teolo e del temibile Roccolo. Proprio quest’ultima vedeva l’attacco deciso di Aleksej Lutsenko (Astana) e Marc Hirschi (UAE) che, vittima di una scivolata in discesa, doveva ben presto alzare bandiera bianca lasciando da solo il kazako, il quale con 25 km di pianura nel finale, nulla poteva fare contro la rimonta del gruppo.
Nei chilometri finale si vericava un susseguirsi di scatti fino a quello decisivo che vedeva avvantaggiarsi Jhonatan Restrepo (Androni), Matteo Trentin (UAE) e Xandro Meurisse (Alpecin). Trentin era il primo a lanciare la volata, preoccupato dal rientro del gruppo, più scaltro era Meurisse ad attendere il momento giusto per sopravanzare l’italiano e aggiudicarsi la vittoria. Il terzo posto era di Alberto Dainese (nazionale italiana), che regolava il gruppo seguito da Simone Consonni (Cofidis) e Alessandro Covi (UAE).

Andrea Mastrangelo

Meurisse si impone nel ritrovato Giro del Veneto (foto Bettini)

Meurisse si impone nel ritrovato Giro del Veneto (foto Bettini)

13-10-2021

ottobre 13, 2021 by Redazione  
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GIRO DEL VENETO

Il belga Xandro Meurisse (Alpecin-Fenix) si è imposto nella corsa italiana, Cittadella – Padova, percorrendo 168.8 Km in 3h54′11″, alla media di 43.248 Km/h. Ha preceduto allo sprint gli italiani Matteo Trentin (UAE Team Emirates) e Alberto Dainese (nazionale italiana)

COLPO LUTSENKO A LISSONE. IL KAZAKO BATTE TRENTIN E CONQUISTA LA COPPA AGOSTONI

ottobre 11, 2021 by Redazione  
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La terza ed ultima prova del trittico Lombardo, posta a 48 ore dal Giro di Lombardia, ha offerto l’ennesima bella prova di una stagione ormai arrivata alle battute finali. A spuntarla sul classico traguardo di Lissone è stato un pò a sopresa il kazako Alexey Lutsenko (Astana-PremierTech) capace di battere nello sprint a due un pur bravo Matteo Trentin (UAE Team Emirates). Per il trentino una delusione al termine di una stagione che non ha riservato molte soddisfazioni. Terzo posto per suo compagno di squadra Alessandro Covi che si è confermato ad alti livelli al termine di una stagione che lo ha confermato come uno dei giovani italiani di maggior talento.


Il percorso, 180 km con partenza ed arrivo in quel di Lissone, proponeva un primo tratto in linea piuttosto semplice di circa 60 km seguito da 4 giri in un circuito di 24 km in cui spiccava il tradizionale passaggio sul Lissolo, salita simbolo della corsa, preceduto dalle ascese di Sirtori e del Colle Brianza. Una volta transitati per la quarta ed ultima volta sul Lissolo, i corridori erano attesi da un tratto finae di 25 km tutto in leggera discesa che conduceva all’arrivo.

La fase iniziale della corsa si è consumata a ritmi decisamente alti e così la fuga di giornata è riuscita a formarsi soltanto al km 30 quando si sono avvantaggiati Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa), Filippo Fiorelli (Bardiani-CSF-Faizanè) e Thomas Champion (Cofidis). Poco dopo il terzetto è stato raggiunto da Floris De Tier (Alpecin-Fenix), Simone Bevilacqua (Vini Zabù), Federico Burchio (Work Service-Marchiol) e Francesco Carollo (Mg.Kvis-VPM) andando a formare un gruppo di sette battistrada. Il drappello di testa non è però riuscito a guadagnare un margine importante, arrivando ad un massimo di circa 3′ poco prima dell’ingresso nel circuito del Lissolo. Di lì a poco gli uomini di Astana-PremierTech e Movistar hanno iniziato a lavorare in testa al gruppo con l’obiettivo di tenere sotto controllo la fuga.

Lungo la prima scalata al Lissolo, Lorenzo Rota (Intermarché-Wanty-Gobert) ha provato il colpo a sorpresa evadendo dal gruppo principale con l’intento di riprendere i fuggitivi il cui vantaggio nel frattempo aveva già iniziato a ridursi. In corrispondenza del secondo passaggio al Colle Brianza (-85) l’inseguimento di Rota è stato finalmente portato a termine, mentre quasi contemporaneamente dal drappello di testa si staccava Federico Burchio. Il gruppo di testa si è ulteriormente ridotto al successivo passaggio (il terzo) sul Colle Brianza in virtù delle defezioni di Bevilacqua, Fiorelli, Carollo e De Tier. Anche il destino dei tre superstiti era però ormai segnato visto che il gruppo principale, ormai ridotto da una trentina di unità e sempre tirato dalla Movistar, aveva ulteriormente ridotto il gap dai fuggitivi. L’azione di Rota, Champion e Fortunato si è definitivamente spenta quando all’arrivo mancavano 53 e due passaggi sul Lissolo.

Dopo un tentativo di Simon Geschke sul penultimo passaggio sul Lissolo, ad animare la corsa è stato il suo compagno di squadra Ruben Fernandez che si è avvantaggiato lungo l’ultimo passaggio sul Colle Brianza (-36). Anche stavolta la Movistar, poi coadiuvata dall’Astana, ha lavorato sodo tenendo il fuggitivo a distanza di sicurezza prima di andare a riprenderlo ai piedi dell’ultima scalata al Lissolo. A questo punto sono entrati in scena gli uomini della Alpecin-Fenix che hanno preparato l’attacco del loro capitano, Ben Tulett (-25). Al britannico sono rimasti incollati Alejandro Valverde (Movistar Team), Alexey Lutsenko (Astana-PremierTech), Remi Rochas (Cofidis), Ben Hermans (Israel Start-Up Nation) e Alessandro Covi (UAE Team Emirates). Ai -20 sui 6 corridori di testa si aggiunto un tenace Matteo Trentin (UAE Team Emirates) che aveva perso contatto lungo la salita. A quel punto il primo gruppo inseguitore, tirato dalla Alpecin (per Kristian Sbaragli) e dalla Eolo-Kometa (per Vincenzo Albanese) era distante appena mezzo minuti dai 7 battistrada.

Quando ormai il ricongiungimento sembrava scontato, è arrivato l’allungo proprio di Matteo Trentin (-12) a cui si è immediatamente accodato Alexey Lutsenko. Il nuovo duo di testa ha subito guadagnato qualche secondo sugli ex-compagni di fuga anche grazie all’ottimo lavoro di marcatura di Covi che ha prontamente stoppato un tentativo di rientro di Valverde. Gli inseguitori sono stati quindi ripresi dal secondo gruppo mentre Lutsenko e Trentin erano riusciti a guadagnare un margine di appena 15″ (ai -8) che hanno poi strenuamente difeso fino al traguardo. Il corridore kazako, evidentemetne meno veloce rispetto al trentino, si è posto alla ruota del corridore della UAE e ha poi lanciato la sua volata ai 200 metri dal traguardo. Trentin, probabilmente fiaccato dal precedente inseguimento, non è riuscito a superare Lutsenko e si è dovuto accontentare di un amaro secondo posto. La volata per il terzo posto è andata invece a Covi, bravo a regolare il gruppo inseguitore giunto a 12″ da Lutsenko davanti a Simone Velasco (Gazprom-Rusvelo), Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa), Kristian Sbaragli (Alpecin-Fenix), Lorenzo Rota (Intermarchè-Wanty-Gobert), Ben Tulett (Alpecin-Fenix), Alejandro Valverde (Movistar Team) e Mattia Bais (Androni Giocattoli-Sidermec).

Pierpaolo Gnisci

Lutsenko regola Trentin a Lissone (foto: Bettini).

Lutsenko regola Trentin a Lissone (foto: Bettini).

11-10-2021

ottobre 11, 2021 by Redazione  
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COPPA AGOSTONI – GIRO DELLE BRIANZE

Il kazako Alexey Lutsenko (Astana-Premier Tech) si è imposto nella corsa italiana, circuito di Lissone, percorrendo 180 Km in 4h19′44″, alla media di 41.581 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’italiano Matteo Trentin (UAE Team Emirates) e di 12″ l’italiano Alessandro Covi (UAE Team Emirates)

LOMBARDIA 2021 – LE PAGELLE

ottobre 11, 2021 by Redazione  
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Le ultime pagelle della stagione 2021, quelle del Giro di Lombardia vinto da Pogacar

TADEJ POGACAR: Un’altra stagione da ricordare per il corridore della UAE-Team Emirates. Dopo aver vinto consecutivamente il suo secondo Tour de France si era preso un bel po’ di riposo e rientrato sembrava lontano dalla sua forma fisica migliore: invece stava solo testando la gamba in vista del Giro di Lombardia. Quando il gruppo raggiunge il temuto Passo di Ganda, a 37 chilometri dall’arrivo, Vincenzo Nibali attacca: era l’azione ideale che Pogacar aspettava per rilanciare e staccare tutti. Viene raggiunto in discesa da un generosissimo Masnada, insieme correranno a tutta gli ultimi chilometri verso il traguardo. Una volta a Bergamo, sulla Boccola, cerca di staccare il rivale, non ci riesce e decide di rifiatare un po’ in vista dello sprint decisivo. Trionfa nella volata finale con relativa facilità. Un 2021 che vede lo sloveno trionfare al Tour de France, alla Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia. Fenomenale. VOTO: 10

FAUSTO MASNADA: Lavora per Alaphilippe quando scatta Pogacar. Le altre squadre non gli danno il cambio e così, rompendo gli indugi, il bergamasco decide di attaccare e con una grande azione in discesa riesce a raggiungere il fuoriclasse sloveno. Quando il duo di testa raggiunge i 50 secondi di vantaggio sugli inseguitori, dall’ammiraglia Deceunick-QuickStep gli danno il via per giocarsi le sue carte fino alla fine. Resiste sulla Boccola all’accelerazione dell’avversario ma si deve inchinare al suo sprint vincente. Un ottimo secondo posto per Masnada, peccato però nell’aver speso tutte quelle energie in testa al gruppetto. VOTO: 8

ALEJANDRO VALVERDE: Il murciano, quarantuno primavere, corre come un ragazzino tenendo testa a ciclisti con oltre quindici anni di differenza. Si incolla nel finale alle ruote di Alaphilippe per lo sprint valido per il terzo posto, ma non si accorge del rientro da dietro di Yates e Roglic, che lo befferanno. Terminerà al quinto posto, e data l’età e gli avversari, è un grande risultato. VOTO: 7,5

ADAM YATES: Il britannico terminerà la corsa al terzo posto, sul gradino più basso del podio, vincendo lo sprint del gruppetto degli inseguitori. Non appare nelle migliori condizioni sul Passo di Ganda e con Roglic si stacca sulle rampe della Boccola ai meno tre chilometri dall’arrivo. Stringe i denti e quando la strada spiana, mentre nel gruppetto Alaphilippe-Valverde si guardavano tergiversando, lui e lo sloveno rientrano e li beffavano nello sprint terminando uno terzo e l’altro quarto. VOTO: 7

DAVID GAUDU: Il corridore della FDJ-Groupama resta l’unica speranza del suo team quando Pinot alza bandiera bianca. Si dimostra uno dei ciclisti più freschi sul Passo di Ganda, ma rimane a guardare al momento dello scatto vincente di Pogacar. Non riesce a mettersi d’accordo con gli altri inseguitori e terminerà il suo Giro di Lombardia al settimo posto. VOTO: 6,5

JONAS VINGEGAARD: Il ciclista danese della Jumbo-Visma si sacrifica facendo l’elastico nel gruppetto inseguitori per aiutare il suo capitano Roglic. Non è nelle condizioni atletiche migliori, ma on si tira indietro per aiutare il suo capitano. VOTO: 6

ROMAIN BARDET: Il transalpino è uno dei più rapidi e lesti a saltare sulle ruote Vincenzo Nibali quando attacca, ma si fa sorprendere dall’azione seguente di Pogacar. Terminerà ottavo nel gruppetto dei primi inseguitori. VOTO: 6

BAUKE MOLLEMA: Il vincitore del Giro di Lombardia 2019 è arrivato in quest’ultima parte di stagione ciclistica con il fiatone. Mai pericoloso e nel vivo della corsa, chiuderà al ventesimo posto a 3′23” dal vincitore di giornata. VOTO: 5,5

LORENZO FORTUNATO: L’eroe dello Zoncolan si defila quando la corsa esplode, non naufraga e arriva quindicesimo a 2′25” da Pogacar. VOTO: 5,5

VINCENZO NIBALI: Sulle prime rampe del Passo di Ganda a 37 chilometri dall’arrivo, il siciliano dà fuoco alle polveri. Purtroppo per lui non riesce a fare la differenza venendo raggiunto subito dagli avversari. L’azione di Nibali ha dato spunto a Pogacar per l’attacco decisivo di giornata. Quando i big si lanciano all’inseguimento cede sulle rampe più dure perdendo le ruote del gruppetto. VOTO: 5,5

RIGOBERTO URAN: Il colombiano in questo tipo di corse riesce sempre a raggiungere un buon piazzamento, tre volte sul podio al Giro di Lombardia. Quest’anno invece salta subito e di lui non si hanno più notizie. VOTO: 5

ALEKSANDER VLASOV: Il corridore dell’Astana dopo essersi staccato dal gruppo viene coinvolto in una caduta in discesa causata dall’impatto con una moto al seguito della corsa. Un Giro di Lombardia da dimenticare. VOTO: 5

JULIAN ALAPHILIPPE: Il capitano della Deceunick-QuickStep battezza le ruote di Roglic sottovalutando lo scatto di Pogacar sul Passo di Ganda. Il corridore della Jumbo-Visma non è nella giornata migliore e non si mette ad inseguire il due volte vincitore del Tour de France, tra l’altro raggiunto più tardi da Masnada, compagno di squadra di Alaphilippe. Il Campione del Mondo rimarrà così inghiottito in un gruppetto inseguitore dove tutti temevano tutti, situazione che ha avvantaggiato solo Pogacar. VOTO: 5

GEORGE BENNETT: Lo scalatore neozelandese, l’anno scorso secondo al Giro di Lombardia, non riesce a ripetersi. Arriva al via con le batterie un po’ scariche e non riesce a dare il suo contributo per la causa di Roglic. VOTO: 5

PRIMOZ ROGLIC: Il capitano della Jumbo-Visma è il grande sconfitto di giornata. Dopo aver trionfato con estrema facilità sul San Luca e sul Colle di Superga, tutti gli occhi erano puntati su di lui. Già sulla salita di Dossena non appare in formissima nella pancia del gruppo, indizio che diventa certezza sul Passo di Ganda, quando attaccano prima Nibali e poi Pogacar. La sua giornata no spiazza anche Alaphilippe, che aspetta un suo scatto per riportarsi sul corridore della UAE-Team Emirates, cosa che però non avverrà mai. Perde le ruote insieme a Yates dal gruppetto inseguitori sulle rampe più difficili della salita di Bergamo Alta. Avrà il merito di non mollare e rientrare col britannico per giocarsi in volata la conquista di un posto sul podio. VOTO: 5

THIBAUT PINOT: In questo 2021 il francese non è riuscito a vincere una corsa. Il Giro di Lombardia lo aveva già conquistato nel 2018 e poteva essere un bellissimo colpo di coda per salvare la stagione. Purtroppo alza la bandiera bianca quando di chilometri all’arrivo ne mancano ancora più di sessanta. VOTO: 5

REMCO EVENEPOEL: Il talentino belga ultimamente spreca più energie in polemiche sterili (Van Aert e Mondiale) che su strada. Dato dai bookmakers come uno dei favoriti per la vittoria del Giro di Lombardia, si vede sempre nelle retrovie del gruppo principale. Quando la corsa esplode è ben lontano dai migliori. Ha il merito di non abbandonare la corsa e onorarla. Chiude al diciannovesimo posto con oltre tre minuti di ritardo da Pogacar. VOTO: 4,5

JOAO ALMEIDA: Il portoghese era una delle tre punte della corazzata Deceunick-QuickStep. Alza bandiera bianca troppo presto, un risultato negativo inaspettato dopo le buone prove che aveva mostrato al Giro d’Emilia e alla Milano-Torino. VOTO: 4

DAVIDE FORMOLO: Viene coinvolto nella caduta in discesa di Lutsenko, si rialza ma la sua corsa viene irrimediabilmente compromessa. VOTO: S.V.

DANIEL MARTIN: Il Giro di Lombardia 2021 è stata l’ultima corsa in carriera per l’irlandese che a 35 anni ha deciso di appendere la bicicletta al chiodo. Corridore che ha saputo vincere brevi corse a tappe, corse vallonate di un giorno (comprese due Classiche Monumento) e capace di far classifica anche in un Grande Giro. Non è mai riuscito a realizzare il suo sogno, quello di salire sul podio in una corsa di tre settimane. Sogno sfiorato nella Vuelta 2020 quando terminò al quarto posto con un ritardo di quasi 1′30” da Hugh Carthy. In compenso lo abbiamo visto trionfare in cinque tappe, spettacolare quella di quest’anno dove ha vinto per distacco la diciassettesima tappa di montagna del Giro d’Italia, Canazei-Sega di Ala, dopo una lunga fuga in solitaria. I momenti più alti della sua carriera sicuramente nel 2013 e nel 2014 quando vinse rispettivamente Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia in maglia Garmin. Palmares che poteva essere più ricco, ma cadute nei momenti più importanti e condotta di gara troppo attendista lo hanno penalizzato. VOTO: 7

Luigi Giglio

10-10-2021

ottobre 10, 2021 by Redazione  
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PARIGI – TOURS

Il francese Arnaud Démare (Groupama-FDJ) si è imposto nella classica francese, Chartres – Tours, percorrendo 212.3 Km in 4h33′07″, alla media di 46.63 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM) e il belga Jasper Stuyven (Trek-Segafredo). Miglior italiano Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty-Gobert), 8° a 40″

PARIGI – TOURS ESPOIRS (Under23)

Il norvegese Jonas Iversby Hvideberg (Uno-X Pro Cycling Team) si è imposto nella corsa francese, Bonneval – Tours, percorrendo 177 Km in 3h57′32″, alla media di 44.71 Km/h. Ha preceduto di 28″ gli olandesi Casper van Uden (Development Team DSM) e Marijn van den Berg (Groupama-FDJ Conti). Unico italiano in gara Gianmarco Garofoli (Development Team DSM), 28° a 1′35″

CIRCUIT DES ARDENNES INTERNATIONAL

Il polacco Patryk Stosz (Voster ATS Team) si è imposto nella quarta ed ultima tappa, Tournes – Charleville-Mézières, percorrendo 169 Km in 4h02′53″, alla media di 41.748 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’elvetico Robin Froidevaux (Swiss Racing Academy) e il tedesco Leon Heinschke (Development Team DSM). Un solo italiano in gara, Marco Frigo (SEG Racing Academy), 62° a 17″. Lo svedese Lucas Eriksson (Riwal Cycling Team) si impone in classifica con 11″ su Heinschke e 14″ sul ceco Matěj Zahálka (Elkov – Kasper). Frigo 42° a 5′03″

GRAND PRIX CHANTAL BIYA (Camerun)

L’olandese Peter Merx (Global Cycling Team) si è imposto nella quinta ed ultima tappa, Sangmelima – Yaoundé, percorrendo 166.2 Km in 4h14′11″, alla media di 39.232 Km/h. Ha preceduto allo sprint il camerunense Arthuce Jodele Tella (SNH Vélo Club) e di 24″ il connazionale Luuk Schuurmans (Global Cycling Team). Nessun italiano in gara. Lo slovacco Lukáš Kubiš (nazionale slovacca) si impone in classifica con lo stesso tempo del connazionale Jordi Slootjes (Global Cycling Team) e del camerunense Clovis Kamzong (SNH Vélo Club).

OITA URBAN CLASSIC

Lo spagnolo Francisco Mancebo Pérez (Matrix Powertag) si è imposto nella corsa giapponese, circuito di Oita, percorrendo 150.6 Km in 3h30′48″, alla media di 42.865 Km/h. Ha preceduto di 53″ il giapponese Masaki Yamamoto (Kinan Cycling Team) e di 2′03″ sul giapponese Yuma Koishi (Team UKYO SAGAMIHARA). Nessun italiano in gara.

DEMARE BRINDA ALLA FINE DELLA STAGIONE. E’ SUA LA PARIGI TOURS 2021

ottobre 10, 2021 by Redazione  
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In un anno con più ombre che luci Arnaud Demare (Team Groupama FDJ) ritrova lo smalto dei tempi migliori e tra lo sterrato e i vigneti nei dintorni di Tours ottiene una vittoria prestigiosa alla Parigi Tours 2021 in una volata ristretta. Il francese batte Franck Bonnamour (Team B&B Hotels) e Jasper Stuyven (Team Trek Segafredo) al termine di una corsa molto combattuta.

Il percorso della Parigi – Tours 2021 è lo stesso del 2020. Si parte da Chartres e si arriva a Tour dopo 213 km. Il momento clou della corsa è compreso tra il km 162 ed il km 202: 40 km in cui saranno protagonisti nove settori di sterrati tra i vigneti francesi che seguono o precedono a loro volta sette cotes più o meno ardue da affrontare, la più dura delle quali è la Cote de la Rochère ad oltre il 10% di pendenza media. Sia i tratti di sterrato che le cotes non superano il km e mezzo di lunghezza ma la doppia presenza in quei 40 km dovrebbe far esplodere la corsa che già lo scorso anno ha visto attacchi e contrattacchi. Grazie alla nuova formula la Parigi Tours non è più una corsa adatta ai velocisti, che spesso e volentieri si sfidavano sulla mitica Avenue de Grammont per la volata finale; eppure saranno presenti diverse ruote veloci all’edizione 2021 ed in caso di corsa bloccata potranno avere le loro chances. Tra gli altri, si segnala la presenza di Jasper Philipsen (Team Alpecin Fenix), il velocista più vincente ed in forma in questo finale di stagione. Ma anche Dylan Groenewegen (Team Jumbo Visma), Jordi Meeus (Team Bora Hansgrohe), Cees Bol (Team DSM), Arnaud Demare (Team Groupama FDJ), Gerben Thijssen (Team Lotto Soudal), Christophe Laporte (Team Cofidis), Danny Van Poppel (Team Intermarchè Wanty Gobert), per citarne alcuni, sono altri velocisti di livello che avranno le loro possibilità, a patto di volata a ranghi compatti. Il Team DSM schiera ai nastri di partenza anche Casper Pedersen e Soren Kragh Andersen, i due ciclisti danesi che hanno già vinto la corsa rispettivamente nel 2020 e nel 2018. Dopo la partenza da Chartres si formava la fuga di giornata grazie all’azione di tre ciclisti: Rune Harregodts (Team Sport Vlaanderen Baloise), Gijs Leemreize (Team Jumbo Visma) e Julien Duval (Team AG2R Citroen). Dopo una ventina di km il vantaggio del terzetto al comando era di circa 4 minuti sul gruppo inseguitore tirato dagli uomini del Team Groupama FDJ. Dopo 50 km il vantaggio della fuga era salito a 5 minuti e 30 secondi. Al km 60 la fuga raggiungeva il vantaggio massimo di 7 minuti e 50 secondi dopodiché il ritmo del gruppo si faceva più elevato. Al km 80 il vantaggio della fuga era sceso a 6 minuti e 20 secondi. Dal gruppo principale si staccava un drappello di una trentina di ciclisti che raggiungeva i tre di testa a circa 70 km dall’arrivo. Erano presenti paraticamente i ciclisti più attesi come i già citati Andersen e Pedersen, Demare, Philipsen, Laporte e Van Poppel, ma anche Jasper Stuyven (Team Trek Segafredo), Connor Swift ed Amaury Capiot (Team Arkea Samsic), Sep Vanmarcke (Team Israel StartUp Nation), Floriam Vermeersh (Team Lotto Soudal) e Greg Van Avermaet (Team AG2R Citroen). Il gruppo di testa era formato precisamente da 37 ciclisti che avevano 40 secondi di vantaggio a 60 km dall’arrivo. A 46 km dall’arrivo attaccavano Stan Dewulf (Team AG2R Citroen), Connor Swift e Frederik Frison (Team Lotto Soudal). Swift era vittima di una foratura e veniva ‘sostituito’ da Franck Bonnamour (Team B&B Hotels). A 40 km dalla conclusione la coppia di testa aveva 1 minuto e 7 secondi di vantaggio sul gruppo tirato dal Team Jumbo Visma. A 30 km dall’arrivo il vantaggio era sceso a 40 secondi. Team Trek Segafredo, Team Groupama FDJ e Team Alpecin Fenix conducevano l’inseguimento in testa al gruppo. A 15 km dal termine ai tre di testa restavano 15 secondi di vantaggio su un gruppetto di sei ciclisti in cui erano presenti Arnaud Demare e Valentin Madouas (Team Groupama FDJ), Jasper Stuyven (Team Trek Segafredo), Bob Jungels (Team AG2R), Matis Louvel (Team Arkea Samsic) e Roger Adrià (Team Kern Pharma). Frison diceva addio ai sogni di gloria a causa di una foratura e così in testa restavano Dewulf e Bonnamour. La coppia di testa aveva ancora una decina di secondi di vantaggio su un’altra coppia formata da Demare e Stuyven quando mancavano 6 km alla conclusione. Demare e Stuyven raggiungevano Dewulf e Bonnamour a 500 metri dall’arrivo e nella volata a quattro Demare vinceva davanti a Bonnamour e Stuyven. Quarto era De wulf mentre il gruppo veniva regolato da Danny Van Poppel (Team Intermarchè Wanty Gobert) a 40 secondi di ritardo. Dopo un anno opaco Demare trova un bel colpo di coda proprio alla fine della stagione ottenendo una vittoria prestigiosa tra le strade di casa.

Giuseppe Scarfone

Arnaud Demare vince la Parigi Tours 2021 (foto: Bettini Photo)

Arnaud Demare vince la Parigi Tours 2021 (foto: Bettini Photo)

09-10-2021

ottobre 9, 2021 by Redazione  
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GIRO DI LOMBARDIA

Lo sloveno Tadej Pogačar (UAE Team Emirates) si è imposto nella classica italiana, Como – Bergamo, percorrendo 239 Km in 6h01′39″, alla media di 39.652 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’italiano Fausto Masnada (Deceuninck-Quick Step) e 51″ il britannico Adam Yates (INEOS Grenadiers)

TOUR DE VENDÉE

L’olandese Bram Welten (Team Arkéa-Samsic) si è imposto nella corsa francese, Les Herbiers – La Roche-sur-Yon, percorrendo 199.8 Km in 4h39′25″, alla media di 42.904 Km/h. Ha preceduto allo sprint lo spagnolo Eduard Prades Reverter (Delko) e l’austriaco Sebastian Schönberger (B&B Hotels p/b KTM). Due italiani in gara: Andrea Vendrame (AG2R Citroën Team) 18° con lo stesso tempo dei primi, Niccolò Bonifazio (Team TotalEnergies), 73° a 7′04″.

CIRCUIT DES ARDENNES INTERNATIONAL

Il ceco Daniel Turek (Felbermayr – Simplon Wels) si è imposto nella terza tappa, Chooz – Hargnies, percorrendo 172.4 Km in 4h16′07″, alla media di 40.388 Km/h. Ha preceduto di 6″ il britannico Sean Flynn (SEG Racing Academy) e il norvegese Sakarias Koller Løland (Uno-X DARE DT). Un solo italiano in gara, Marco Frigo (SEG Racing Academy), 49° a 2′42″. Lo svedese Lucas Eriksson (Riwal Cycling Team) è ancora leader della classifica con 14″ sul ceco Matěj Zahálka (Elkov – Kasper) e 15″ sul tedesco Leon Heinschke (Development Team DSM). Frigo 43° a 4′46″

GRAND PRIX CHANTAL BIYA (Camerun)

Lo slovacco Lukáš Kubiš (nazionale slovacca) si è imposto nella quarta tappa, Zoétélé – Meyomessal, percorrendo 116.4 Km in 2h46′14″, alla media di 42.013 Km/h. Ha preceduto allo sprint il francese Axel Taillandier (Team France Défense) e l’olandese Jordi Slootjes (Global Cycling Team). Nessun italiano in gara. Kubiš è il nuovo leader della classifica con lo stesso tempo di Slootjes e del camerunense Clovis Kamzong (SNH Vélo Club)

THE WOMEN’S TOUR (Regno Unito)

L’italiana Elisa Balsamo (Valcar-Travel & Service) si è imposta nella sesta ed ultima tappa, Haverhill – Felixstowe, percorrendo 155.3 Km in 3h53′51″, alla media di 39.846 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’olandese Lorena Wiebes (Team DSM) e l’australiana Chloe Hosking (Trek-Segafredo). L’olandese Demi Vollering (Team SD Worx) si impone in classifica con 1′02″ sulla francese Juliette Labous (Team DSM) e 1′05″ sulla francese Clara Copponi (FDJ Nouvelle-Aquitaine Futuroscope). Miglior italiana la Balsamo, 17° a 2′38″

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