QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI SANTA CRISTINA VALGARDENA

Ecco il tradizionale contenitore made ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione vinta dall’elvetico Carlo Clerici nel 1954)

SALA STAMPA

Italia

Cannibale Pogacar: stacca tutti a Santa Cristina e firma la manita al Giro. Bravo Pellizzari: 2°

Gazzetta dello Sport

Slovenia

Pogačar je sam ujel in prehitel vse ubežnike. In zmagal (Pogačar catturò e raggiunse tutti i fuggitivi. E ha vinto)

Delo

Regno Unito

Confusion as stage 16 shortened by snow and freezing rain (Confusione nella la tappa 16, accorciata da neve e pioggia gelata)

The Guardian

Francia

Et de cinq! (E cinque!)

L’Équipe

Spagna

Repóker de Pogacar

AS

Belgio

De roze kannibaal slaat opnieuw toe: Tadej Pogacar ontbindt zijn duivels op de slotklim en pakt vijfde ritzege (!) in de Giro – Giro schrapt op vraag van renners omstreden Umbrailpas, bergrit wordt ingekort en start wordt verplaatst omwille van het slechte weer (Il cannibale rosa colpisce ancora: Tadej Pogacar scatena i suoi diavoli sulla salita finale e conquista la quinta vittoria di tappa (!) al Giro – Il Giro cancella il controverso passo Umbrail su richiesta dei corridori, la tappa di montagna viene accorciata e la partenza viene spostata a causa del brutto tempo)

Het Nieuwsblad

Paesi Bassi

Chaotische Giro-dag deert Pogacar niet: veelvraat pakt vijfde dagzege (La giornata caotica del Giro non preoccupa Pogacar: il ghiottone conquista la quinta vittoria)

De Telegraaf

Germania

Pogacar im Wetterchaos zu Sieg Nummer fünf – Thomas verliert zweiten Gesamtrang (Pogacar vince il numero cinque nel caos del tempo – Thomas perde il secondo posto assoluto)

Kicker

USA

Pogacar extends Giro lead to over 7 minutes after winning altered Stage 16 amid protests at start (Pogacar estende il vantaggio del Giro a oltre 7 minuti dopo aver vinto la 16a tappa, modificata tra le proteste all’inizio)

The Washington Post

Colombia

Daniel Martínez, espectacular: segundo en la general del Giro de Italia tras etapa infernal (Daniel Martínez, spettacolare: secondo assoluto al Giro d’Italia dopo una tappa infernale)

El Tiempo

Australia

O’Connor slams Giro bosses on grim day in Italian Alps (O’Connor critica i capi del Giro in una giornata triste sulle Alpi italiane)

The West Australian

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

La postina della Val Gardena (Clara Jaione)

METEOGIRO

Selva di Val Gardena: pioggia debole (1.3 mm), 9°C (percepiti 11°C), vento moderato da NE (2-22 Km/h), umidità al 70%
Passo Sella (GPM – Km 8.9): pioggia debole (1 mm), 6.4°C, vento debole da ESE (3-4 Km/h), umidità al 81%
Predazzo (traguardo volante Sprint – Km 46.7): pioggia debole (1 mm), 14°C, vento moderato da NO (0-21 Km/h), umidità al 88%
Passo Rolle (GPM – Km 67.5): pioggia debole (1.1 mm), 10°C, vento moderato da SE (3-25 Km/h), umidità al 84%
Passo di Gobbera (GPM – Km 100.4): pioggia debole (0.7 mm), 14.7°C, vento moderato da SE (6-21 Km/h), umidità al 85%
Passo Brocon – 1° passaggio (GPM – Km 127.2): pioggia debole (0.3 mm), 10°C, vento moderato da SE (5-20 Km/h), umidità al 74%
Passo Brocon – arrivo: pioggia debole (1.1 mm), 9°C (percepiti 10°C), vento moderato da SE (4-24 Km/h), umidità al 76%

GLI ORARI DEL GIRO

12.15: inizio diretta su Eurosport
12.30: inizio diretta su RaiSport
12.30: partenza da Selva di Val Gardena
12.55-13.05: GPM del Passo Sella
13.40-13.50: traguardo volante Sprint di Predazzo e inizio salita Passo Rolle
14.00: inizio diretta su Rai2
14.20-14.40: GPM del Passo Rolle
15.05-15.30: GPM del Passo Gobbera
15.20-15.45: traguardo volante Intergiro di Canal San Bovo e inizio salita Passo Brocon
15.55-16.30: GPM di Passo Brocon (albergo)
16.20-16.55: traguardo volante Sprint di Pieve Tesino (con abbuoni) e inizio salita finale
16.50-17.35: arrivo al Passo Brocon

I MISTERI DELLA CASSAPANCA

Con la ricomposizione della coppia al commento Pancani – Cassani la rubrica degli strafalcioni dei telecronisti riprende il suo titolo originario

Mecarozzi: “Stavo parlando nell’auricolare”
Garzelli: “5000 metri di dislivelli”
Vegni: “Prati allo Stelvio” (Prato allo Stelvio)
Garzelli: “Questa girata per Livigno” (giretto)
Conti: “Situazioni di sicurezze”
Tg La7: “Umbrial Pass” (Umbrailpass)
Cassani: “Umbreil”
Fabretti: “Diamo il benvenuti”
Fabretti: “Fin qui da dove vi partiamo”
Fabretti: “La cedicesima tappa”
Fabretti: “Ben O’Cannor” (Ben O’Connor)
Petacchi: “I corridori l’affronteranno da subito brillante”
Pancani: “San Cristina”
Fabretti: “Il rappresentante dell’assocalciatori” (assocorridori)
Cassani: “Papà polliziotto”
Cassani: “E’ una sua sciuelta”
Conti: “Pellizzaro” (Pellizzari)
Garzelli: “Zero grado”
Televideo RAI: “Pogacar decide di andare a 2 km dal traguardo e fa il vuoto”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della sedicesima tappa, Livigno – Santa Cristina Valgardena (Monte Pana)

1° Mikkel Bjerg
2° David Dekker a 45″
3° Olivier Le Gac a 56″
4° Hugo Hofstetter a 1′21″
5° Stanislaw Aniolkowski a 1′38″

Miglior italiano Edoardo Affini, 15° a 2′35″

Classifica generale

1° David Dekker
2° Alan Riou a 5′48″
3° Tobias Lund Andresen a 18′15″
4° Josef Cerný a 18′23″
5° Fabian Lienhard a 18′52″

Miglior italiano Davide Cimolai, 9° a 25′11″

IL GIRO DI 70 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1954 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”. Quell’anno si impose grazie a una storica fuga bidone l’elvetico Carlo Clerici

7 GIUGNO 1954 – 16a TAPPA: RIVA DEL GARDA – ABANO TERME (131 Km)

VAN STEEN IL MIGLIOR VELOCISTA DEL GIRO, BATTE I COMPAGNI DI FUGA AD ABANO

Gli italiani lasciano fare e gli stranieri pigliano tutto

Il gruppetto di sei corridori ha preceduto all’arrivo gli assi di sei minuti – Lo spagnolo Loroño ha tentato di dare battaglia sul Pian delle Fugazze – Classifica generale immutata – Oggi un’altra tappa breve: Abano-Padova di 100 km – Il migliore dei nostri è finora un modesto contadino romagnolo: Assirelli

8 GIUGNO 1954 – 17a TAPPA: ABANO TERME – PADOVA (105 Km)

MAGNI CADE E ROMPE LA MACCHINA E VAN STEEN PRIMO ANCHE A PADOVA – COPPI PENSA GIÀ AL TOUR MA NON DECIDERÀ CHE DOPO IL GIRO

Da Abano a Padova la più corta e la più inutile tappa del Giro d’Italia

Il campione italiano riesce a riprendere il gruppo – Passeggiata veloce per 100 km. sotto la tutela degli assi – Coppi e Koblet attendono le Dolomiti – Nulla di nuovo nella classifica generale – Oggi si corre la Padova-Grado di 177 km – È annunziato per domani l’arrivo di Goddet – L’avventura della corsa a tappe francese affascina anche Astrua e Defilippis – Magni racconta come cadde a Mestre

Il gruppo dolomitico del Sassolungo, in Val Gardena, illuminato di rosa al momento dellEnrosadira (www.viaggiandoconmade.it)

Il gruppo dolomitico del Sassolungo, in Val Gardena, illuminato di rosa al momento dell'Enrosadira (www.viaggiandoconmade.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza a Venaria Reale
1a tappa: Venaria Reale – Torino
2a tappa: San Francesco al Campo – Santuario di Oropa
3a tappa: Novara – Fossano
4a tappa: Acqui Terme – Andora
5a tappa: Genova – Lucca
6a tappa: Torre del Lago Puccini (Viareggio) – Rapolano Terme
7a tappa: Foligno – Perugia (cronometro individuale)
8a tappa: Spoleto – Prati di Tivo
9a tappa: Avezzano – Napoli
10a tappa: Pompei – Cusano Mutri (Bocca della Selva)
11a tappa: Foiano di Val Fortore – Francavilla al Mare
12a tappa: Martinsicuro – Fano
13a tappa: Riccione – Cento
14a tappa: Castiglione delle Stiviere – Desenzano del Garda (cronometro individuale)
15a tappa: Manerba del Garda – Livigno (Mottolino)

CAOS ALLA PARTENZA, POI POGACAR FA LO SHOW ANCHE IL VAL GARDENA

Il maltempo ed i continui tagli al percorso della sedicesima tappa non preoccupano più di tanto Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) che sferra un attacco mortifero a meno di 2 km dall’arrivo del Monte Pana e va a vincere ancora una volta in solitaria per la quinta volta in questo Giro 2024

La sedicesima tappa del Giro d’Italia doveva essere una delle più spettacolari dell’edizione 2024 ma il triplice taglio del percorso che vedeva prima il taglio dello Stelvio, poi quello dell’Umbrell Pass ed infine la partenza in piano nientepopodimenoche da Lasa per un maltempo neanche troppo accentuato ha fatto storcere il naso agli appassionati. Il ciclismo forse non è più quello dei tempi eroici e neanche quello del Gavia ‘88 ma la nouvelle vague della cantilena sulla sicurezza dei ciclisti è ormai un mantra che siamo costretti ad ascoltare quasi quotidianamente. Andiamo perciò avanti e limitiamoci perciò alla semplice cronaca della tappa odierna. Come detto si parte da Laas e si arriva al Monte Pana dopo 118.7 km. Il Passo Pinei ma soprattutto gli ultimi 2 km verso il Monte Pana con pendenze spesso e volentieri in doppia cifra sarano decisivi per la vittoria della tappa che poteva arridere agli uomini da fuga e invece con il nuovo percorso appare molto più favorevole ai big di classifica, con Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) in pole position per la quinta vittoria al Giro 2024. La fuga di giornata ha visto protagonisti quattro ciclisti, partiti dopo una trentina di km: Julian Alaphilippe (Team Soudal Quick Step), Mirco Maestri (Team Polti Kometa), Andrea Piccolo (Team EF Education EasyPost) e Davide Ballerini (Team Astana Qazaqstan). Il Team Movistar ha controllato la fuga nel lungo falsopiano che precedeva la salita verso Bolzano. All’inizio del Passo Pinei Alaphilippe aveva qualche secondo di vantaggio su Ballerini, Maestri e Piccolo. Con uno sforzo immane Alaphilippe riusciva a vincere il gpm di Passo Pinei posto al km 106.7 ed era il primo ad affrontare in testa la salita finale vesro il Monte Pana. Una volta ripreso dal gruppo grazie al forcing dell’UAE Team Emirates, si segnalava un nuovo attacco di Cristian Scaroni (Team Astana Qazaqstan), Ewen Costiou (Team Arkea B&B Hotels) e Giulio Pellizzari (Team VF Group Bardiani CSF Faizanè) a circa 14 km dalla conclusione. Il terzetto di testa si avvantaggiava di una ventina di secondi sul gruppo maglia rosa tirato sempre dall’UAE Team Emirates. A poco più di 1 km dall’arrivo Tadej Pogacar rompeva gli indugi e si involava da solo riprendendo prima Scaroni e poi Costiou. L’ultimo ad arrendersi alla furia del campione sloveno era Pellizzari che veniva ripreso e superato a circa 300 metri dalla conclusione, in uno dei tratti più duri della salita finale. Pogacar andava a vincere in solitaria con 16 secondi di vantaggio su Pellizzari che nello sprint per il secondo posto aveva la meglio su Daniel Martinez (Team BORA Hansgrohe). Chiudevano la tip five Scaroni in quarta posizione e Antonio Tiberi (Team Bahrain Victorious) in quinta posizione, rispettivamente a 31 e 33 secondi di ritardo da Pogacar. SI segnalava anche la crisi di Geraint Thomas (Team INEOS Grenadiers) e Ben O’Connor (Team Decathlon AG2r La Mondiale), addirittura fuori dalla top ten a 49 secondi di ritardo da Pogacar che ottiene la quinta vittoria al Giro 2024 ormai messo in cassaforte, avendo adesso oltre 7 minuti da gestire sugli immediati inseguitori, ovvero Martinez e Thomas. Domani a meno di sorprese è in programma la diciassettesima tappa da Selva di Val Gardena al Passo Brocon di 159 km e soprattutto con cinque gpm, l’ultimo dei quali decisamente impegnativo visto che è un prima categoria di 12 km al 6.4% e con una parte centrale molto dura. La fuga dovrebbe essere favorita ma con un Pogacar in queste condizioni mai dire mai.

Antonio Scarfone

Tadej Pogacar vince sul Monte Pana (foto: Dario Belingheri/Getty Images)

Tadej Pogacar vince sul Monte Pana (foto: Dario Belingheri/Getty Images)

STELVIO ALL’ANGOLO, ATTENZIONE!!!

Gli organizzatori del Giro l’hanno messo in angolo, ma arrivare sino ai 2758 metri del Passo dello Stelvio non è mai una passeggiata. Anche se i “girini” dovranno affrontarlo a soli 34 Km dal via, i suoi 20 Km potrebbero rimanere nelle gambe e farsi sentire nel finale di gara, quando ci si dovrà arrampicare verso il Passo Pinei – la salita più chilometrica di questa edizione – e il successivo arrivo in quota in Val Gardena.

NOTA: Al posto della salita dello Stelvio si affronterà quella del Giogo di Santa Maria (16.7 Km al 7.2%), con scollinamento a quota 2500 metri e successiva discesa in territorio elvetico verso la Val Monastero. Rientrati in Italia attraverso il valico doganale di Tubre, si riprenderà il percorso originariamente prestabilito all’altezza di Spondigna. La salita al Giogo (noto anche come Umbrailpass) coincide fino a 200 metri dallo scollinamento con quella dello Stelvio, del quale non si percorreranno gli ultimi 3 Km a causa del divieto di transito imposto dalle autorità altoatesine per il rischio di valanghe

Verrebbe quasi da dire che lo Stelvio quest’anno gli organizzatori l’hanno messo in castigo, relegato in un angolo, e a vedere l’altimetria della seconda tappa alpina gli appassionati di percorsi più critici l’hanno marchiata come la frazione peggio disegnata del Giro 2024. Ma sarà davvero così? Anche se confinata a inizio tappa, a 50 Km dalla partenza e a 150 Km dall’arrivo, rimane pur sempre una salita di 20 Km al 7% che porterà i corridori fino a 2758 metri di quota e potrebbe rimanere nelle gambe al momento d’affrontare le due salite previste nel finale, soprattutto se qualcuno decidesse di aprire il gas magari già sul Pinei, che è la più lunga tra le salite inserite nel tracciato del Giro di quest’anno, anche se nel grafico altimetrico pare quasi sfigurare al confronto del più svettante Stelvio. Ecco così che al traguardo gardenese alcuni tra i favoriti potrebbero pagare un pesante dazio, di certo più salato di quel che lascerebbe intuire il tracciato.
E poi ci sarà da tenere in considerazione anche l’effetto boomerang indotto in alcuni dal giorno di riposo, che da un lato permette di rifiatare e ricaricare le “pile” e dall’altro si ritorce contro quei corridori che lo subiscono, perché c’è chi soffre questa sosta e il successivo momento nel quale ci si deve rimettere in sella, ritrovando a fatica il ritmo di gara spezzato da queste soste. Per questi corridori i danni rischiano di essere maggiori se si riparte proprio con una tappa d’alta montagna e ci sono diversi precedenti che mettono loro i “brividi”, come quello della debacle di Bugno e Chiappucci al Tour del 1993: erano al via della corsa francese inseriti nel novero dei grandi favoriti – il primo con indosso per il secondo anno consecutivo la maglia iridata, il secondo autore dodici mesi prima della fantastica impresa nel tappone del Sestiere – ma entrambi crollarono di schianto nella prima nella prima frazione alpina, disputata all’indomani del riposo, che prevedeva i mitici colli del Glandon e del Galibier e che li vide tagliare il traguardo di Serre Chevalier con un ritardo di quasi 10 minuti.
Tra l’altro in questa tappa non ci saranno da scavalcare solo lo Stelvio e le due salite finali perché in partenza bisognerà tornare ai 2210 metri del Passo d’Eira, 4.7 Km al 6.3% scavalcati i quali i “girini” saranno a Trepalle, il secondo centro abitato più elevato della catena alpina dopo il borgo elvetico di Juf, nel quale alla fine degli anni ’40 risiedeva Don Alessandro Parenti, energico parroco che ispirò a Giovanni Guareschi la figura di Don Camillo, il protagonista dei quattro romanzi che lo scrittore emiliano pubblicò tra il 1948 e il 1969 e che furono “tradotti” in cinque celebri film. Superata anche la cima del vicino Passo del Foscagno (4 Km al 6.5%) la corsa uscirà dai confini della zona franca di Livigno per planare verso Valdidentro, comune nel cui territorio ricadono le sorgenti del Fiume Adda e i due laghi artificiali di Cancano, costruiti tra il 1928 e il 1950 e in tempi recenti scoperti dal grande ciclismo grazie all’arrivo di una tappa del Giro d’Italia del 2020 e l’anno precedente di una frazione della Corsa Rosa riservata alle donne, vinte rispettivamente dall’australiano Jai Hindley e dall’olandese Annemiek van Vleuten.
Giunti alle porte di Bormio il gruppo volgerà le ruote in direzione dello Stelvio, che sarà così affrontato dal versante meno impegnativo percorrendo i tornanti della Spondalunga “disegnati” da Carlo Donegani, l’ingegnere bresciano al quale Francesco II d’Asburgo affidò nel 1818 l’incarico di rendere carrozzabile la vecchia mulattiera che raggiungeva il passo più alto d’Italia. In discesa si percorrerà il versante più celebre, consacrato il primo giugno del 1953 da una delle più mitiche imprese di Fausto Coppi che, nell’anno del debutto dello Stelvio nel percorso del Giro, riuscì a ribaltare a suo favore un’edizione della corsa che per lui sembrava compromessa e detronizzare l’elvetico Hugo Koblet, che alla partenza da Bolzano vestiva la maglia rosa con quasi 2 minuti di vantaggio sul “Campionissimo”. Percorsa la parte più “spigolosa” della discesa, che prevede ben 45 tornanti, i corridori saranno sulle strade di Trafoi, paese natale di Gustav Thöni – uno tra i più forti sciatori italiani della storia – e meta di pellegrinaggi diretti al santuario delle Tre Fontane Sacre, uno dei più antichi dell’Alto Adige, costruito nel 1229 in luogo ritenuto sacro fin dall’epoca dei druidi, che qui svolgevano la cerimonia del passaggio delle consegne ai novizi.
Terminata la discesa inizierà una lunga fase totalmente priva di ostacoli, quasi 90 Km tra pianura e leggere planate percorrendo la Val Venosta, dove il corso del fiume Adige farà da compagno di viaggio dei corridori. Il primo centro della valle toccato dalla corsa sarà Lasa, conosciuto per l’estrazione di una varietà di marmo piuttosto duro e resistente alle intemperie e le cui cave sono accessibili al pubblico in occasione d’interessanti visite guidate. Un primo scalino in discesa precederà il passaggio da Silandro, il capoluogo della valle presso il quale si erge il rinascimentale Schlandersburg, castello seicentesco che oggi accoglie la biblioteca comunale. Decisamente più famoso è il maniero ai cui piedi si transiterà una ventina di chilometri più avanti quando, all’altezza dell’imbocco della Val Senales – fino a qualche anno meta conosciuta tra gli amanti dello sci estivo, praticato fin quando le condizioni lo consentivano sul ghiacciaio del Giogo Alto – si costeggerà la rupe sulla quale si staglia Castel Juval, divenuto una vera e celebrità della valle da quando nel 1983 l’alpinista Reinhold Messner, originario di Bressanone, l’ha acquistato per farne la sua residenza estiva e la prima delle sei sedi del suo personale museo delle montagne (in questa sono esposti in particolare dipinti e cimeli di antichi popoli per i quali la montagna era considerata al pari di una divinità).
Un secondo e ultimo tratto in discesa s’incontrerà in corrispondenza della gola di Tell, all’uscita dalla quale un tempo il transito dei viandanti era sorvegliato da Castel Foresta, oggi abitato dai proprietari del vicino birrificio Forst, uno dei più noti d’Italia, fondato nel 1857. Giunti alle porte di Merano, i “girini” bypasseranno il capoluogo del cosiddetto Burgraviato seguendo la strada che li condurrà a Lana, località di villeggiatura situata all’imbocco della Val d’Ultimo e presso il quale si trova il Palazzo dell’Ordine Teutonico, la cui biblioteca accoglie gli oltre 60000 volumi raccolto nei secoli da questo istituto ospedaliero, fondato nel 1190 in Terra Santa da mercanti originari di Lubecca e Brema con il nome di “Fratelli della Casa Tedesca della Santa Maria di Gerusalemme” e successivamente stabilitosi a Bolzano, dove ancora oggi opera nel campo dell’assistenza agli anziani e agli studenti universitari.
Superato il corso dell’Adige si proseguirà lungo la sponda orientale del fiume in direzione di Bolzano, dove il gruppo lambirà il centro storico del capoluogo del Sud Tirolo, transitando a due passi dal duomo intitolato all’Assunta, edificio gotico le cui lontane origini paleocristiane furono riscoperte grazie ai lavori di restauro iniziati nel 1948 e resi necessari dai bombardamenti alleati di quattro anni prima, lavori che permisero di riportare alla luce le fondamenta di tre preesistenti chiese. Imboccata la valle dell’Isarco si dovranno percorrere ancora circa 8-9 Km di strada facile prima di salutare la pianura e imboccare l’interminabile ascesa verso il Passo di Pinei. Come dicevamo sarà la più lunga tra quelle inserite nel tracciato del Giro 2024, anche se il numero della sua pendenza complessiva – che risulta del 4.7% su quasi 24 Km – può non suscitare particolari timori. In realtà è molto più dura del previsto per via del suo andamento a “corrente alternata” e, se qualche corridore volesse provarci fin dall’inizio, potrebbe trovare terreno fertile per un attacco fruttuoso nei 7 Km iniziali al 7.3%, al termine dei quali i corridori raggiungeranno il panoramico altopiano dello Sciliar, frequentato per particolari cure termali nelle quali non si utilizza il potere terapeutico di acque e fanghi, bensì del fieno, nel quale immergersi per stimolare il sistema immunitario e per risolvere nevralgie, reumatismi, tensioni muscolari e stress. L’attraversamento dell’altopiano coinciderà con la fase intermedia della salita, che prenderà un aspetto pianeggiante per 6 Km fino allo strappo di 2.6 Km al 5% che termina in corrispondenza del bivio per l’Alpe di Siusi e che è seguito da una breve discesa e da ultimo tatto in quota. Attraversata Castelrotto – il comune più popoloso dell’area dolomitica (quasi 7000 abitanti) presso il quale si possono ammirare le facciate affrescate della liberty Villa Felseck, dal 1983 inserita nell’elenco dei monumenti storici – si giungerà ai piedi dell’ultima parte della salita, che in 5.5 Km al 7.2% raggiunge i 1442 metri del Passo Pinei, porta d’accesso secondaria alla Val Gardena, verso la quale si pedalerà affrontando una discesa di 4.2 Km al 6.8%. Non ci sarà il tempo per rifiatare perché subito si riprendere a salire, inizialmente senza incontrare grandi difficoltà perché l’ascesa – 7.6 Km al 6.1% – è di quelle che si possono definire “double face”, con una prima parte tenera e una seconda decisamente più “cattiva”. Quasi pianeggiante sarà l’attraversamento di Ortisei, località conosciuta non soltanto come meta di villeggiatura ma anche per le botteghe artigiane nelle quali si realizzano sculture in legno, poi le inclinazioni prendono lentamente a lievitare percorrendo la statale verso l’alta valle, dove si trova la celebre stazione di sport invernali di Selva di Val Gardena, che non sarà però raggiunta dal percorso di gara. Si lascerà, infatti, la statale di fondovalle una volta giunti nel centro di Santa Cristina, presso la quale si trova il rinascimentale Castel Gardena, maniero oggi di proprietà della nobile famiglia tra i cui esponenti c’è l’ancora vivente baronessa Afdera Franchetti, principalmente conosciuta per esser stata una vera e propria “regina del jet set”, quarta moglie dell’attore statunitense Henry Fonda. Con il cambio di scenario a mutare sarà anche la musica perché si andranno ad imboccare gli ultimi 2000 metri verso l’altopiano del Monte Pana, nei quali le pendenze torneranno a mordere, con la media che schizzerò ben al di sopra del 10%: e tra quei famelici denti potrebbe esserci ancora un canino del lontano Stelvio….

Mauro Facoltosi

Vista di Santa Cristina Valgardena e l’altimetria della sedicesima tappa (www.outdooractive.com)

Vista di Santa Cristina Valgardena e l’altimetria della sedicesima tappa (www.outdooractive.com)

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo Eira (2208 metri). Quotato 2210 metri sulle cartine del Giro 2024, è valicato dalla Strada Statale 301 “del Foscagno” tra Livigno e Trepalle. Il Giro d’Italia finora vi è transitato quattro volte, la prima nel finale della tappa Parabiago – Livigno del 1972, vinta da Eddy Merckx, che vide il grande rivale del belga in quell’edizione, lo spagnolo José Manuel Fuente, transitare in testa sull’Eira. Non ci fu GPM in vetta al passo, invece, nel finale della Egna – Livigno del 2005, vinta da colombiano Iván Parra. L’ultimo passaggio ufficiale risale al 2010, quando l’australiano Matthew Lloyd conquistò questa vetta durante la tappa Bormio – Ponte di Legno / Passo del Tonale del Giro del 2010, vinta dall’elvetico Johann Tschopp. Poche ore prima, infine, vi è transitata la tappa di Livigno durante l’ascesa finale al Mottolino.

Passo di Foscagno (2291 metri). Quotato 2281 metri sulle cartine del Giro 2024 è valicato dalla Strada Statale 301 “del Foscagno” fra Trepalle e Valdidentro e funge da spartiacque tra il bacino del Po (Adda) e del Danubio (Inn). In occasione delle pocanzi citate tappe del Giro d’Italia a transitare per primi in vetta al passo sono stati Fuente, Parra e il frusinate Stefano Pirazzi.

Passo dello Stelvio (2758 metri). Valicato dalla Strada Statale 38 “del Passo Stelvio” tra Bormio e Trafoi, costituisce il punto più elevato della rete stradale italiana. Nella speciale classifica dei valichi carrozzabili più alti d’Italia precede di una manciata di metri il franco-piemontese Colle dell’Agnello (2748m) mentre estendendo la lista anche ai valichi ciclabili su sterrato scende all’ottavo posto (il record è detenuto dai 3000 metri del Colle Sommeiller Est, situato in Piemonte, nei pressi di Bardonecchia). Lo Stelvio è stato regolarmente affrontato tredici volte al Giro, mentre in cinque occasioni (1967, 1984, 1988, 1991 e 2013) la corsa è stata respinta dalla neve. Storica la prima scalata, nella tappa Bolzano – Bormio, che consentì a Fausto Coppi, primo in vetta e al traguardo, di imporsi nel suo quinto e ultimo Giro d’Italia (1953). Gli altri corridori a tagliare in testa lo Stelvio sono stati: Aurelio Del Rio nel 1956 (Sondrio – Merano, vinta da Cleto Maule); il lussemburghese Charly Gaul nella Trento – Bormio del 1961 (da lui vinta); Graziano Battistini che nel 1965 si impose proprio sul passo, dove si decise di stabilire un traguardo d’emergenza perché la neve non permise di completare la Campodolcino – Solda; gli spagnoli José Manuel Fuente nel 1972 (tappa Livigno – Passo dello Stelvio) e Francisco Galdós nella storica tappa conclusiva del Giro del 1975 (Alleghe – Passo dello Stelvio), con il duello tra il corridore iberico e la maglia rosa Fausto Bertoglio; il francese Jean-René Bernaudeau nella Cles – Sondrio del 1980, che poi vinse davanti al capitano Bernard Hinault; Franco Vona nella non meno storica Merano – Aprica del 1994, la tappa che lanciò Marco Pantani nell’olimpo dei grandi; il colombiano Josè Rujano durante la Egna – Livigno del 2005, vinta dal connazionale Iván Ramiro Parra Pinto; il belga Thomas De Gendt al termine della tappa Caldes – Passo dello Stelvio dell’edizione 2012; Dario Cataldo nel corso della tappa Ponte di Legno – Val Martello del 2014, vinta dal colombiano Nairo Quintana; lo spagnolo Mikel Landa nel 2017, durante la Rovetta – Bormio, che fu l’unica tappa di quell’edizione vinta da un italiano (Vincenzo Nibali) mentre l’ultimo corridore ad aver avuto l’onore di inserire lo Stelvio nel suo palmares è stato l’australiano Rohan Dennis nel 2020, quando la mitica salita fu affrontata nel finale della tappa che da Pinzolo conduceva ai Laghi di Cancano, vinta dal britannico Tao Geoghegan Hart. Nel 2010 vi si è conclusa, prima volta nella storia, anche una tappa del Giro Donne, conquistata dalla statunitense Mara Abbott, che si è imposta anche nella classifica finale.

Sella di Fiè allo Sciliar (859 metri). Vi sorge l’omonimo abitato. Il Giro d’Italia vi è transitato l’ultima volta nel 2000, durante la tappa Selva di Val Gardena – Bormio vinta dal trentino Gilberto Simoni.

Sella di Telfen (1090 metri). Si trova nei pressi dell’omonima località ed è attraversata dalla Strada Provinciale 24 tra Siusi e Castelrotto, all’altezza del bivio per l’Alpe di Siusi. Il Giro vi è transitato l’ultima volta nel 2017, durante la tappa Moena – Ortisei (vedi sotto).

Passo di Pinei (1442 metri). Quotato 1437 metri sulle cartine del Giro 2024, è chiamato anche Panider Sattel ed è valicato dalla Strada Provinciale 64 tra Castelrotto e Ortisei. Il Giro l’ha affrontato tre volte come GPM, la prima nel 1991 subito dopo la partenza della tappa Selva di Val Gardena – Passo Pordoi (vinta da Franco Chioccioli), quando questo traguardo della montagna fu conquistato dal corridore basco Iñaki Gastón. Nel 1997 vi si salì dallo stesso versante di questa (imboccandolo, però, già in quota) nel corso della tappa Predazzo – Falzes (vinta dallo spagnolo José Luis Rubiera), quando a transitare per primo in vetta fu il colombiano José Jaime “Chepe” González. L’ultimo a lasciare la firma sul Pinei è stato lo spagnolo Mikel Landa nel 2017, nel finale della citata tappa Moena – Ortisei). Vi si salì anche nel 2000, pochi chilometri dopo la partenza della Selva di Val Gardena – Bormio, tappa pure pocanzi menzionata, ma in quell’occasione il passaggio non fu considerato valido per la classifica degli scalatori.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

CIAK SI GIRO

Nel dicembre del 2022 ci ha lasciato uno dei grandi del cinema italiano, Lando Buzzanca. L’attore siciliano, noto in particolare per il film del 1971 “Il merlo maschio” (un titolo che per lui divenne negli anni quasi un inscindibile soprannome), debuttò nel 1953 nel colossal “Ben Hur”, dove interpretò non accreditato un ruolo marginale (uno schiavo nel deserto) e fino al 2019 ha girato qualcosa come 113 film, conteggiando anche serie concepite per la televisione come “Il restauratore”, della quale furono prodotte due stagioni. La sua carriera l’ha portato in giro per l’Italia e non solo (per “Il pupazzo” emigrerà fin nel lontano Messico) e tra i luoghi che ha avuto l’occasione di calcare ci fu anche la Val Venosta, che i partecipanti al Giro percorreranno tra lo Stelvio e la Val Gardena. L’anno fu il 1975, quando il regista romano Lucio Fulci lo scelse per il ruolo del protagonista del film “Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza”, pellicola della quale lo stesso Fulci aveva scritto la sceneggiatura, ispirato dal successo ottenuto l’anno precedente da Mel Brooks con il celebre “Frankenstein Junior“. Buzzanca interpretò ovviamente il cavalier Nicosia, superstizioso industriale brianzolo che durante un viaggio d’affari in Romania conoscerà nientemeno che il conte Dracula, che qui si chiama Dragulescu ed è interpretato dal britannico John Steiner. Il conte finirà per azzannare al collo il Nicosia, che suo malgrado si ritroverà vampirizzato e assetato di sangue, al punto da iniziare una serie di tragicomiche avventure che lo porteranno dal truffaldino Mago di Noto (è l’indimenticato Cicco Ingrassia), convinto che si tratti di una maledizione scagliatagli da una zia, e poi da un “collo” all’altro, sempre alla ricerca di quel sangue che poi gli darà l’idea di istituire in azienda un’emoteca per averne sempre a disposizione. Nonostante il titolo, il film non fu per nulla girato in Brianza pur trovarsi in Lombardia quasi tutte le location che si vedono nella pellicola, la principale delle quali è ovviamente la fabbrica di dentrifici del Nicosia, in realtà la nota azienda cosmetica Avon di Olgiate Comasco. Per quanto riguarda le scene ambientate presso il castello di Dracula si preferì, invece, risparmiare sulla trasferta fino in Romania, scegliendo di girate in teatri di posa romani le scene in interni, mentre per gli esterni si optò sull’altoatesino Castel Juval, che all’epoca ancora non era stato acquistato da Reinhold Messner.

In collaborazione con www.davinotti.com

Castel Juval inquadrato nel film ”Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza“ (www.davinotti.com)

Castel Juval inquadrato nel film ”Il cav. Costante Nicosia demoniaco, ovvero: Dracula in Brianza“ (www.davinotti.com)

Le altre location del film citato

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-cav-costante-nicosia-demoniaco-ovvero-dracula-in-brianza/50001343

FOTOGALLERY

Trepalle, Chiesa di Sant’Anna

Valdidentro, sorgenti del fiume Adda

Valdidentro, Laghi di Cancano

Passo dello Stelvio, tornanti della Spondalunga

Trafoi, santuario delle Tre Fontane Sacre

Lasa, turisti in visita alla Cava di Acqua Bianca

Silandro, Schlandersburg

Castel Juval

Foresta, Castel Foresta

Lana, Palazzo dell’Ordine Teutonico

Bolzano, duomo dell’Assunta

Castelrotto, Villa Felseck

L’altipiano dello Sciliar visto dalla salita di Passo di Pinei

Santa Cristina Valgardena, Castel Gardena