SAGAN(D) A WEVELGEM SPEZZA LA MALEDIZIONE: APPRENSIONE PER DEMOITIÉ, VITTIMA DI UNA MOTO

marzo 28, 2016 by Redazione  
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Antoine Demoitié, 25enne belga della Wanty, è stato travolto da una moto dopo una caduta in gara e versa in condizioni critiche. Una circostanza tragica e pressoché inedita che offusca una corsa spettacolare.

La bici è rischio, le fatalità dagli esiti anche tragici in uno sport del genere sono auspicabilmente limitabili ma non inevitabili: tuttavia la rabbia e l’amarezza sono difficili da tenere a freno quando un corridore giovane rischia di morire in gara per un incidente con un mezzo meccanico. Non è il primo scontro tra auto o moto al seguito ed atleti; anzi nelle ultime stagioni questi eventi infausti sono divenuti sempre più ricorrenti, il che rende ancor più grave quanto accaduto oggi, nonché del tutto inadeguata, in questo caso, la parola “fatalità”. Tutto questo specialmente a fronte di una presunta maggior attenzione alla sicurezza e salute degli atleti che, in certe circostanze, minaccia perfino di snaturare lo sport in sé (vedasi l’annullamento della tappa di montagna alla Tirreno). Quali provvedimenti o studi sono stati messi in campo per limitare un fenomeno la cui incidenza appariva preoccupante già da tempo?

Quanto alla corsa, è stata vivace e appassionante fin dalle prime battute, complice il vento che, seppur non apocalittico come nella passata edizione, ha sferzato il percorso indurendo la gara già molto lontano dal traguardo. Come da copione, è partita presto una fuga di lunga gittata, entro la quale segnaliamo Westra, l’uomo Astana in passato già dimostratosi abile sulle pietre, e Pavel Brutt della Tinkoff, eroe delle epiche evasioni su distanze interminabili. Fuor da copione, come anticipato, faceva la propria irruzione in scena il vento, che sotto l’impulso della BMC del convalescente Van Avermaet spezzava il gruppo in diversi segmenti a ben 150 km dalla linea del traguardo (dando tra l’altro adito ad alcune foto davvero spettacolari!). L’uomo più importante tra coloro che si trovano attardati è Sep Vanmarcke, che mette alla frusta la propria Lotto NL: il ricongiungimento è comunque sofferto, con gli squadroni principali ben rappresentati davanti. Finalmente ai -90 km si torna a una situazione di gruppo compatto, ma è un modo di dire: il peloton non conta più di una sessantina di atleti.

Da qui la dinamica è quella di una classica in grande stile, come la Gand è tornata ad essere con il nuovo percorso indurito e la nuova collocazione nel calendario, lasciandosi definitivamente alle spalle alcuni anni di opacità vissuti nei più recenti decenni. Basti pensare che, a fronte di un forcing continuo e pressante della Trek di Cancellara, si lancia in avanscoperta dal Monteberg (-70) un drappello di nomi di primissima qualità, con poche speranze di vedere l’arrivo, certo, ma buttando sulla bilancia tattica la spada metaforica di una minaccia concreta, e innalzando di conseguenza in modo esponenziale la durezza di una gara via via più esigente. Si tratta di Trentin, mezzapunta con licenza di colpire in casa Etixx, il campioncino della Lotto belga (non quella olandese di Vanmarcke) Tiesj Benoot, Nizzolo, l’uomo veloce della Trek, e Oss, in gara con un certo margine di libertà date le condizioni non eccelse del capitano Van Avermaet. Con loro l’irriducibile Brutt, che al momento dell’attacco aveva già nelle gambe qualcosa come 170 km di fuga. Evidentemente non gli bastavano! Brutt è un compagno di Sagan, apparso molto isolato a confronto della forza collettiva dimostrata dalla Trek, dalla BMC o dall’Etixx, ma mandarlo all’attacco poteva non essere una mossa peregrina, in modo da averlo presso la testa della gara in caso di problemi meccanici o altro.
Fatto sta che si apre una fase molto delicata, con i principali team rappresentati in questa bella azione (nella quale fa piacere contare molti italiani, in una fase storica nella quale comunque al Nord stentiamo, e specialmente sulle pietre).
Chi tirerà dietro? Ancora la Lotto NL di Vanmarcke, l’uomo forte del Belgio per il dopo Boonen, nonostante corra in una squadra olandese e sia reduce da un paio di annate piuttosto deludenti, che hanno reso il suo palmarés più ricco di podi che di vittorie. Lo sforzo sui volti degli inseguitori è agonico, collabora anche la Dimension Data per Boasson Hagen, e il momento è davvero coinvolgente, con il duello a distanza che mantiene il distacco sempre attorno ai 20”-30”. Infine l’azione viene ripresa, e in contropiede parte il russo Kuznetsov per la Katusha (tutti battitori liberi, in assenza dell’influenzato Kristoff), in una mossa solitaria di faccia al vento. Un viaggio senza speranza verso il nulla dell’entroterra belga, all’apparenza, tant’è che il gruppo lascia volentieri spazio e rifiata in attesa delle due ultime asperità di giornata, il Baneberg e l’emblematico Kemmelberg, che verrà scollinato ai -35 km dalla fine. Sul primo dei due è il già citato Vanmarcke a muoversi in prima persona, evidentemente scottato dall’essere stato tagliato fuori per ben due volte in precedenza e consapevole di non poter chiedere molto altro al suo team. Quinziato, per la BMC, lo stoppa.
È però destino che sia il Kemmelberg il muro decisivo: la durissima ascesa che combina pendenze impossibili e pietre selezione implacabile i migliori. È Cancellara a portare il primo affondo deciso che sbriciola il gruppetto dei sopravvissuti: alla sua ruota c’è però Sagan che nel punto più dura rilancia e con incredibile facilità di pedalata scollina in testa, con Fabian che tiene la ruota del campione del mondo digrignando i denti. Poco dietro c’è Vanmarcke, non all’altezza dei due fenomeni ma una spanna sopra gli altri, poi Stybar per la Etixx (Boonen, complice la grave frattura al cranio dello scorso autunno inoltrato, non sembra essere all’altezza), Van Avermaet e Luke Rowe della Sky. La discesa del Kemmelberg è crudele e selettiva quanto l’ascesa, tant’è che i buchi impalpabili dello scollinamento di fanno voragini, anche grazie all’abilità tanto di Sagan quanto di Cancellara. Solo Vanmarcke riesce a rientrare con tenacia incredibile. Gli altri preferiscono aspettare il gruppo e confidare in un inseguimento che, con oltre trenta km di pianura e falsopiani ancora da affrontare, di solito premia i grandi numeri.
Davanti si forma un poker, perché – chi si ricordava di lui? – c’è Kuznetsov, che solo soletto lì in testa alla gara si fa riprendere dal treno espresso e si accoda come umile vagoncino. Tirerà meno degli altri, è chiaro, ma qualche palata di carbone la apporterà pure lui, assai meritoriamente.
Cancellara, Vanmarcke e Sagan sono pressoché l’elite delle pietre. Tre mostri sacri, due dei quali ancora giovani peraltro, accomunati oltretutto da una smodata generosità. Vita dura là dietro per gli uomini Etixx di un immaginiamo furiosissimo Lefevére, nonostante qualche sporadico apporto da parte della FDJ (c’è Démare, che avrà smaltito i bagordi del dopo Sanremo e si dimostra dotato di un plus di classe per le grandi gare del Nord). Tanto più che questo “gran gruppo” è formato da una ventina di uomini scarsi! Per l’Etixx c’è Gaviria, alla sua seconda (!) gara in vita sua sul pavé, o giù di lì, quindi c’è anche da dire che gli altri team non sono motivatissimi a tirare per una volata contro uno sprinter puro. Eppure gli uomini della sola Etixx dovrebbero avere le forze per chiudere, sulla carta, sono tanti (cinque più Gaviria) e blasonati… ma Trentin e Stybar sono stanchi, Vanderbergh e Terpstra hanno già tirato parecchio, Boonen pare in bambola. Cancellara e Sagan hanno fin qui risparmiato le forze, pur tra piccoli problemi (Cancellara aveva forato nella prima parte di gara, Sagan ha dovuto più volte andare all’ammiraglia da solo per il rifornimento causa mancanza di compagni). Le loro trenate sono semplicemente devastanti.
Il distacco si dilata, tanto da consentire all’ultimo km un vero e proprio mexican stand-off, con tutti gli attori del quartetto a studiarsi con le pistole spianate. Cancellara ha i nervi a fior di pelle e i crampi che guizzano come pesciolini lungo i polpacci: si sbraccia contro Sagan, sembra riemergere la vecchia rivalità; e perfino Vanmarcke, che tante volte ha tolto le castagne dal fuoco a Fabian pur essendone avversario, stavolta non abbocca all’amo.
È Kuznetsov a lanciare una volata lunghissima, ma non stolta: il russo normalmente è l’apripista di Kristoff, e quando si parla di misurare i metri dopo la flamme rouge la sa molto lunga. Meno pratico di colpi di reni, ovviamente, e infatti proprio per non aver dato quell’ultimo allungo perderà il… secondo posto. Sì perché il primo è tutto per Sagan, alla faccia della maledizione iridata: e la vittoria con cui si spezza la presunta maledizione è pure specialmente simbolica, visto che se non abbiamo letto male sulle pagine dei ben informati della rete, era dai tempi di Van Looy, niente meno che l’Imperatore i persona, che nessuno vinceva la Gand con l’iride addesso. Peter prende la ruota del russo e lo salta lasciandosi tutti alle spalle in un’esultanza potente e liberatoria. Vanmarcke fa secondo, quasi al fotofinish, sull’uomo Katusha, e per Cancellara non c’è nemmeno il podio, in una classica a lui forse poco adatta e in effetti mai vinta in carriera. Tale resterà, stante che questa è l’ultima stagione dello svizzero.
Dietro Démare conferma il suo feeling con le pietre e il gran momento di forma vincendo la volata dei sopravvissuti su un Gaviria comunque eccezionale, poi Roelandts, l’affidabile uomo della Lotto belga.
Funestata da quanto riportato in apertura, è stata, in termini strettamente agonistici, una splendida Gand, e un eccezionale viatico all’imperdibile appuntamento di domenica prossima, quando il risultato finale manderà in secondo piano tutto quando è accaduto finora. È l’ora della Ronde, l’università del pavé, il Giro delle Fiandre.

Gabriele Bugada

AGGIORNAMENTO

Al momento della pubblicazione ci è giunta la triste notizia che Antoine Demoitié non ce l’ha fatta ed è deceduto nella notte

La redazione de ilciclismo.it è vicina alla famiglia e alla squadra di Antoine Demoitié in questo tragico momento

La redazione de ilciclismo.it è vicina alla famiglia e alla squadra di Antoine Demoitié in questo tragico momento

ORDINE D’ARRIVO

1 Peter Sagan (Svk) Tinkoff Team 5:55:12
2 Sep Vanmarcke (Bel) Team LottoNl-Jumbo
3 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Team Katusha
4 Fabian Cancellara (Swi) Trek-Segafredo
5 Arnaud Demare (Fra) FDJ 0:00:11
6 Fernando Gaviria Rendon (Col) Etixx – Quick-Step
7 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Soudal
8 Jacopo Guarnieri (Ita) Team Katusha
9 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
10 Michael Morkov (Den) Team Katusha
11 Giacomo Nizzolo (Ita) Trek-Segafredo
12 Luka Mezgec (Slo) Orica-GreenEdge
13 Pieter Vanspeybrouck (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise
14 Aleksejs Saramotins (Lat) IAM Cycling
15 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal
16 Koen De Kort (Ned) Team Giant-Alpecin
17 Pavel Brutt (Rus) Tinkoff Team
18 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
19 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team
20 Tom Boonen (Bel) Etixx – Quick-Step 0:00:17
21 Niki Terpstra (Ned) Etixx – Quick-Step 0:00:19
22 Luke Rowe (GBr) Team Sky 0:00:24
23 Stijn Vandenbergh (Bel) Etixx – Quick-Step 0:00:28
24 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team 0:00:29
25 Jens Keukeleire (Bel) Orica-GreenEdge 0:01:07
26 Bryan Coquard (Fra) Direct Energie 0:01:22
27 Berden De Vries (Ned) Roompot – Oranje Peloton 0:05:08
28 Alexander Porsev (Rus) Team Katusha
29 Tom Van Asbroeck (Bel) Team LottoNl-Jumbo
30 Maarten Tjallingii (Ned) Team LottoNl-Jumbo
31 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
32 Manuel Quinziato (Ita) BMC Racing Team
33 Taylor Phinney (USA) BMC Racing Team
34 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
35 Michal Golas (Pol) Team Sky
36 Andrey Amador Bikkazakova (CRc) Movistar Team
37 Oscar Gatto (Ita) Tinkoff Team
38 Sacha Modolo (Ita) Lampre – Merida
39 Nikolas Maes (Bel) Etixx – Quick-Step
40 Zico Waeytens (Bel) Team Giant-Alpecin
41 Bert Van Lerberghe (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise 0:06:05
42 Lars Ytting Bak (Den) Lotto Soudal
43 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:06:06
44 Amaury Capiot (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise 0:06:08
45 Yohann Gene (Fra) Direct Energie 0:06:11
46 Zdenek Stybar (Cze) Etixx – Quick-Step 0:06:16
47 Matteo Trentin (Ita) Etixx – Quick-Step
48 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team 0:06:21
49 Mitchell Docker (Aus) Orica-GreenEdge 0:07:16
50 Grégory Rast (Swi) Trek-Segafredo
51 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:11:05
52 Paolo Simion (Ita) Bardiani CSF
53 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team
54 Jesper Asselman (Ned) Roompot – Oranje Peloton
55 Roy Jans (Bel) Wanty – Groupe Gobert
56 Marcus Burghardt (Ger) BMC Racing Team
57 Murilo Antonio Fischer (Bra) FDJ
58 Mickael Delage (Fra) FDJ
59 Tomasz Kiendys (Pol) CCC Sprandi Polkowice
60 Marko Kump (Slo) Lampre – Merida
61 Jasper De Buyst (Bel) Lotto Soudal
62 Bert De Backer (Bel) Team Giant-Alpecin
63 Raymond Kreder (Ned) Roompot – Oranje Peloton
64 Michael Van Staeyen (Bel) Cofidis, Solutions Credits
65 Gediminas Bagdonas (Ltu) AG2R La Mondiale
66 Robert Wagner (Ger) Team LottoNl-Jumbo
67 Roy Curvers (Ned) Team Giant-Alpecin
68 Mike Teunissen (Ned) Team LottoNl-Jumbo
69 Sébastien Turgot (Fra) AG2R La Mondiale
70 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Etixx – Quick-Step
71 Danny Van Poppel (Ned) Team Sky 0:11:09
72 Sylvain Chavanel (Fra) Direct Energie 0:11:11
73 Marco Coledan (Ita) Trek-Segafredo
74 Maciej Bodnar (Pol) Tinkoff Team
75 Sander Helven (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise
76 Josef Cerny (Cze) CCC Sprandi Polkowice
77 Marco Haller (Aut) Team Katusha
78 Wesley Kreder (Ned) Roompot – Oranje Peloton
79 Yaroslav Popovych (Ukr) Trek-Segafredo
80 Tyler Farrar (USA) Dimension Data 0:11:57
81 Nick Dougall (RSA) Dimension Data 0:12:02
82 Simon Pellaud (Swi) IAM Cycling 0:12:03

Sagan si sblocca e ottiena alla Gand-Wevelgem la sua prima vittoria stagionale (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Sagan si sblocca e ottiena alla Gand-Wevelgem la sua prima vittoria stagionale (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

GAND ITALIANA DOPO 13 ANNI: PAOLINI BEFFA I GIGANTI DEL NORD

marzo 29, 2015 by Redazione  
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Il veterano della Katusha si inserisce nella fuga decisiva a quasi 60 km dal traguardo, e con un’azione d’anticipo a 6 km dal traguardo precede i favoriti Terpstra e Thomas. Gara pesantemente condizionata dalla pioggia battente e dal forte vento, che ha più volte spezzato il gruppo, sin dai chilometri iniziali. Fuori dai giochi Kristoff e Sagan, relegati al nono e decimo posto, a quasi sette minuti dal vincitore.

A 38 anni suonati, Luca Paolini si regala la giornata più bella della carriera nella Gand-Wevelgem più spettacolare della storia recente: una gara infiammatasi già a 150 km dal traguardo, che ha visto l’azione decisiva nascere ai -60. Numeri da corsa d’altri tempi, nella quale l’esperienza dell’azzurro è valsa più della gamba leggermente migliore di Terpstra e Thomas, tanto impressionanti nelle loro trenate controvento quanto sciocchi nel concedere una dote di 20’’ a Paolini nelle battute finali, procrastinando ben più del lecito la reazione.
Senza nulla togliere ai corridori, che hanno interpretato la corsa con uno spirito battagliero raramente ammirato nel ciclismo del XXI secolo, molto del merito dello spettacolo va attribuito al meteo, che ha sin dall’inizio condizionato la gara tramite pioggia a tratti battente, temperature quasi invernali e – soprattutto – folate di vento fino a 50 km/h che hanno a più riprese spezzato il gruppo, senza nemmeno che qualche formazione coraggiosa dovesse prendersi il disturbo di organizzare un ventaglio.
La prima frattura si è verificata dopo nemmeno 100 dei 239 km previsti, quando in testa alla corsa resisteva – sia pur con margine insufficiente ad alimentare qualsiasi sogno di gloria – il sestetto composto da Albert Timmer, Alexis Gougeard, Alex Dowsett, Jesse Sergent, Mirko Tedeschi e Pavel Brutt, avvantaggiatosi in avvio. Lo sparpagliamento ha avuto vita breve, ma è bastato a capire che ben difficilmente si sarebbe ripetuto il fiacco canovaccio favorevole ai velocisti che negli ultimi anni era stato spesso rispettato.
Poco dopo, infatti, una seconda raffica ha nuovamente sgretolato il plotone dei favoriti, favorendo la formazione di un drappello di testa – divenuto tale dopo essere andato a raggiungere i fuggitivi della prima ora – comprendente, tra gli altri, Sagan, Kristoff, Degenkolb, Van Avermaet e Thomas. Già qui è parso ad un tratto che la corsa potesse decidersi, ma la riluttanza della BMC a dar seguito da sola all’azione e qualche esitazione di troppo da parte delle altre squadre hanno fatto sì che da dietro potessero rifarsi sotto quasi tutti i grossi calibri.
Dopo una fase tanto battagliata, con ancora 100 km da percorrere in condizioni che non accennavano ad addolcirsi, soltanto due scenari opposti restavano ipotizzabili per il prosieguo della gara: un generale attendismo dovuto a timore e stanchezza, con annesso epilogo in volata, oppure una completa e definitiva rottura della corsa ben prima di giungere a Wevelgem. Con somma gioia del pubblico a casa, a prevalere è stata l’ipotesi B: appena intrapresa per la prima volta la sequenza Baneberg-Kemmelberg-Monteberg, la Etixx – Quick-Step – preso atto dell’impossibilità per Cavendish di lottare per il successo – ha assunto il comando delle operazioni, andando nel frattempo a neutralizzare un breve assolo suicida di Tjallingii, raggiunto nella discesa del Kemmelberg.
Con gli Etixx ormai chiaramente in procinto di sferrare l’attacco, è stato invece Jurgen Roelandts il primo a muoversi, con un’offensiva solitaria che il seguito avrebbe provato meno folle di quanto la logica suggerisse.
Una foratura occorsa a Terpstra, di cui la BMC ha inutilmente provato ad approfittare, ha rimandato di qualche chilometro l’affondo della squadra da battere, materializzatosi in ogni caso di lì a poco con lo scatto di Stijn Vandenbergh. Daniel Oss è stato il primo ad accodarsi, ben presto imitato prima da un pimpantissimo Thomas e da Vanmarcke, quindi da Debusschere, andato a creare una situazione ideale per la Lotto Soudal: una locomotiva come Roelandts al comando in solitaria, seguito da un drappello in cui proprio il campione belga si proponeva come l’uomo più veloce. Poco dopo si è rifatto sotto anche Luca Paolini, rientrato quasi in contemporanea ad una spettacolare capriola di Thomas, fortunatamente esauritasi sull’erba (in caso contrario, la dinamica era quella che sfocia classicamente in una clavicola da ricomporre).
Resasi conto che l’attacco di Vandenbergh aveva portato alla formazione di un gruppetto dal quale ben difficilmente il belga sarebbe emerso vincitore, la Etixx è stata costretta a mandare allo scoperto in prima persona Terpstra, quando all’arrivo mancavano 56 km e il vantaggio di Paolini e soci su quel che rimaneva del gruppo era già di una quarantina di secondi. Nessuno ha avuto la forza e la prontezza necessarie a seguire l’olandese, il cui contrattacco si sarebbe rivelato l’ultimo treno utile per rientrare in gioco. Da lì in poi, infatti, il plotone avrebbe proseguito ad andatura quasi turistica, nell’impossibilità di organizzare un inseguimento, riducendo di fatto la corsa ad una questione fra i primi otto.
Terpstra, rientrato con impressionante facilità nello spazio di 5 km, ha dimostrato una volta di più la propria brillantezza in occasione della seconda scalata al Kemmelberg, allungando con Thomas a ruota, ma il solo Daniel Oss non è riuscito a tornar sotto in discesa.
L’affondo dell’olandese, ancorché infruttuoso, è tuttavia servito a scuotere un drappello la cui andatura era stata sì sufficiente a distanziare Sagan, Kristoff e compagnia, ma non ad avvicinare un superlativo Roelandts, capace addirittura di portare il proprio vantaggio oltre i 2’ all’imbocco dell’ultima infilata di muri. I lunghi rettilinei di avvicinamento a Wevelgem sono risultati fatali al fiammingo, ripreso intorno ai -18, pochi istanti dopo una seconda e quanto mai intempestiva foratura di Terpstra.
Proprio il trionfatore dell’ultima Roubaix, appena riguadagnata la scia dei compagni d’avventura, ha dato il là alla bagarre finale, lanciando un attacco al quale il solo Paolini ha saputo rispondere immediatamente. Thomas ha atteso qualche istante prima di replicare, impressionando tuttavia per la facilità del recupero, operato levandosi di forza dalla ruota un passista del calibro di Vandenbergh, comunque rientrato a sua volta poco dopo. Vanmarcke e Debusschere, approfittando del marcamento tra i quattro di testa, sono andati a ricomporre il sestetto ai -8, denotando comunque un affanno che non lasciava intravedere grandi prospettive per il finale.
Quando tutti aspettavano un nuovo attacco di Terpstra o un’offensiva di Thomas, che può forse rimproverarsi per aver dato il meglio di sé nel ricucire sugli avversari, ma senza mai prendere l’iniziativa, è stato invece Luca Paolini a rompere gli indugi, trovando in risposta una stupefacente inerzia da parte della concorrenza. Malgrado la presenza di due uomini Etixx – Quick-Step, ci sono voluti infatti 3 km perché incominciasse un inseguimento degno di tale nome, inscenato dal solito Terpstra, seguito dal solito Thomas.
Malgrado il maggiore spolvero dimostrato anche nei chilometri finali dalla coppia britannico-olandese, Paolini non ha avuto problemi a difendere circa metà della ventina abbondante di secondi guadagnati in quei 3 km di marcamento tra gli inseguitori, cogliendo finalmente un successo pieno in una classica di alto livello, dopo una lunga serie di piazzamenti, comprendente anche due podi alla Sanremo e uno al Fiandre (oltre ad un bronzo iridato). Terpstra ha regolato agilmente Thomas, a 11’’ dal vincitore, mentre Vandenbergh, trovando la forza di chiudere 4°, a 18’’, ha reso ancora più sconcertante la lunga fase d’attesa che ha dato via libera all’azione di Paolini. Debusschere, Vanmarcke, Roelandts e Oss hanno occupato le piazze dalla quarta all’ottava, mentre Kristoff si è imposto su Sagan nella pleonastica volata per la nona posizione.
Se – come scritto in apertura – la Gand 2015 è parsa una corsa d’altri tempi, è quasi paradossale che ad imporsi sia stato un corridore che dell’eliminazione di ogni residuo di ciclismo eroico in quello contemporaneo ha fatto una ragione di vita, perlomeno da quando non-si-sa-chi gli ha conferito i galloni di sindacalista del gruppo. Speriamo che il risultato odierno possa convincerlo ad abbandonare la frangia dei Pozzato, dei Cancellara e di tutti coloro che vorrebbero di fatto gareggiare sempre alle Canarie. Non nutriamo grandi speranze, a dire il vero, se è vero che anche oggi, in condizioni chiaramente difficili ma altrettanto chiaramente regolari, non sono mancati in gruppo i conciliaboli circa l’opportunità di proseguire o meno la corsa, con Paolini ovviamente protagonista. È un peccato che certi indifendibili piagnistei vengano da un corridore che – quando smette i panni del paladino del gruppo e veste quelli dell’atleta – sa essere il combattente ammirato oggi.

Matteo Novarini

ORDINE D’ARRIVO
1 Luca Paolini (Ita) Team Katusha 6:20:55
2 Niki Terpstra (Ned) Etixx – Quick-Step 0:00:11
3 Geraint Thomas (GBr) Team Sky
4 Stijn Vandenbergh (Bel) Etixx – Quick-Step 0:00:18
5 Jens Debusschere (Bel) Lotto Soudal 0:00:26
6 Sep Vanmarcke (Bel) Team LottoNL-Jumbo 0:00:40
7 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Soudal 0:01:52
8 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team 0:04:15
9 Alexander Kristoff (Nor) Team Katusha 0:06:54
10 Peter Sagan (Svk) Tinkoff-Saxo

Paolini, Terpstra e Thomas sul podio (foto Tim De Waele/TDWSport.com)

Paolini, Terpstra e Thomas sul podio (foto Tim De Waele/TDWSport.com)

POCO SPETTACOLO, TANTE CADUTE: GAND A DEGENKOLB

marzo 30, 2014 by Redazione  
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Al termine di una corsa poco entusiasmante, animata soprattutto dalle tante cadute nel finale, una volata di gruppo incorona John Degenkolb, capace di battere Arnaud Démare e il favorito Peter Sagan, partito troppo lungo. Buoni segnali da parte di Cancellara, Van Avermaet e Vanmarcke; ancora opaco Tom Boonen. Neutralizzato in vista dell’ultimo chilometro un tentativo di Devolder, Amador e Dillier.

È stata una Gand-Wevelgem quanto mai secondo copione quella che ha definitivamente inserito John Degenkolb tra gli uomini da battere al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix, dopo la buona prova di Harelbeke, sporcata dalla défaillance al momento dell’attacco di Sagan. Su un tracciato meno selettivo rispetto a due giorni fa, interpretato guardingamente dai favoriti, con la testa forse già rivolta ai muri di domenica prossima, il 25enne di Gera ha colto il quinto successo del suo brillante avvio di stagione, il primo non in terra francese (tre tappe al Giro del Mediterraneo e una alla Parigi – Nizza le prime quattro affermazioni), diventando il terzo tedesco ad iscriversi all’albo d’oro della Gand, dopo Andreas Klier e Marcus Burghardt.
A conti fatti, la sfida più ardua per Degenkolb è stata superare indenne la seconda ed ultima scalata del Kemmelberg, ad una quarantina di chilometri dal traguardo, unico frangente di vera battaglia in una corsa per il resto alquanto sonnolenta. Mentre Manuele Boaro distanziava Sebastian Lander, Marcel Aregger, Jaco Venter e Frederik Veuchelen, con i quali aveva condiviso circa 180 km di fuga e un vantaggio massimo di oltre dieci minuti, Sep Vanmarcke tentava infatti l’unico attacco illustre di giornata, mettendo a dura prova la resistenza di un gruppo nel quale il teutonico sembrava fra i più reattivi, insieme ad un Van Avermaet sempre più temibile per le prossime settimane, e ai soliti Sagan e Cancellara.
Il drappello così formatosi al comando ha avuto però vita breve, venendo ben presto fagocitato dal recupero di un gruppo ben più folto, comprendente – fra gli altri – anche un Tom Boonen che continua a sembrare lontanissimo da una gamba compatibile con propositi di vittoria a Fiandre e Roubaix. Boaro è stato a sua volta raggiunto poco più tardi, e quando anche il Monteberg è stato scavalcato senza scosse per l’ultima volta, è apparso scontato l’epilogo allo sprint.
Gli scatti tentati da qualche coraggioso ad una ventina di chilometri dal traguardo sembravano buoni al più per tener desto qualche spettatore in poltrona, ma forse proprio per via di questa impressione – condivisa probabilmente da una grossa fetta del gruppo – una di queste azioni suicide è andata vicinissima a guastare la festa ai velocisti. Merito di Silvan Dillier, svizzero classe 1990, che già ad una sessantina di chilometri dall’arrivo aveva allungato in compagnia di Mondory, Grivko e Parrinello, senza sopravvivere più di qualche minuto in avanscoperta. Il sostegno, questa volta, è venuto da Andrey Amador e Stijn Devolder, e il terzetto così compostosi è riuscito a raggranellare un margine di quasi 40’’, rimasto quindi oltre il mezzo minuto fino a 8 km dal termine.
La tendenza favorevole agli attaccanti si è paradossalmente invertita proprio in corrispondenza dell’evento che avrebbe dovuto vanificare definitivamente gli sforzi degli inseguitori: Greipel – divenuto ormai l’uomo da battere -, Farrar e Thomas sono finiti sull’asfalto, proseguendo una sequenza di cadute che aveva già costretto al ritiro Stannard, caduto in un fosso a 60 km dal traguardo, e tagliato fuori Pozzato e Paolini, poco prima degli ultimi due muri, oltre a colpire un Van Avermaet capace comunque di rientrare senza conseguenze.
Le esclusioni eccellenti hanno forse ringalluzzito le squadre dei velocisti superstiti, che hanno cominciato a rincorrere con ritrovato vigore, fino a neutralizzare definitivamente l’attacco del trio a 1300 metri dal traguardo.
Un’ennesima caduta a centro gruppo negli ultimi 500 metri non ha alterato più di tanto l’andamento di uno sprint lanciato da Peter Sagan, con potenza eguagliata solo dalla scelleratezza del tempismo. Lo slovacco ha resistito al comando più di quanto il 99% dei colleghi possa anche solo sperare di fare, ma le gambe hanno presentato il conto agli 80 metri finali, quando John Degenkolb lo ha saltato a centro strada, resistendo al contempo alla rimonta di Arnaud Démare, fermatosi ad una ruota scarsa dal sorpasso.
Un Vanmarcke ancora molto generoso, come venerdì ad Harelbeke, ha chiuso ai piedi del podio, raccogliendo comunque indicazioni incoraggianti in vista del Fiandre e di quella Roubaix che dodici mesi fa contese fin nel Velodromo ad un grande Cancellara. Subito alle sue spalle si è piazzato Tom Boonen, il cui 5° posto non basta a fugare i dubbi che aleggiano su di lui dopo l’opaca prestazione di due giorni fa e le difficoltà incontrate quest’oggi sul Kemmelberg. Van Asbroeck, Tsaevich, Hutarovich, Hushovd e Roelandts hanno completato una top 10 ancora tabù per i colori italiani.

Matteo Novarini

ORDINE D’ARRIVO

1 John Degenkolb (Ger) Team Giant-Shimano 5:34:37
2 Arnaud Demare (Fra) FDJ.fr
3 Peter Sagan (Svk) Cannondale
4 Sep Vanmarcke (Bel) Belkin-Pro Cycling Team
5 Tom Boonen (Bel) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
6 Tom Van Asbroeck (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise
7 Alexey Tsatevich (Rus) Team Katusha
8 Yauheni Hutarovich (Blr) AG2R La Mondiale
9 Thor Hushovd (Nor) BMC Racing Team
10 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Belisol
11 Alexander Kristoff (Nor) Team Katusha
12 Sam Bennett (Irl) Team NetApp – Endura
13 Bryan Coquard (Fra) Team Europcar
14 Lloyd Mondory (Fra) AG2R La Mondiale
15 Matteo Trentin (Ita) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
16 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
17 Gerald Ciolek (Ger) MTN – Qhubeka
18 Daniele Bennati (Ita) Tinkoff-Saxo
19 Boy van Poppel (Ned) Trek Factory Racing
20 Zdenek Stybar (Cze) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
21 Juan Jose Lobato Del Valle (Spa) Movistar Team
22 Taylor Phinney (USA) BMC Racing Team
23 Edvald Boasson Hagen (Nor) Team Sky
24 Bernhard Eisel (Aut) Team Sky
25 Sacha Modolo (Ita) Lampre-Merida
26 Yoann Offredo (Fra) FDJ.fr
27 Jean-Pierre Drucker (Lux) Wanty – Groupe Gobert
28 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
29 Kristian Sbaragli (Ita) MTN – Qhubeka 0:00:04
30 Davide Cimolai (Ita) Lampre-Merida 0:00:06
31 Koen De Kort (Ned) Team Giant-Shimano
32 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team 0:00:09
33 Oscar Gatto (Ita) Cannondale 0:00:10
34 Sébastien Turgot (Fra) AG2R La Mondiale
35 Mirko Selvaggi (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:00:16
36 Romain Zingle (Bel) Cofidis, Solutions Credits
37 Jens Keukeleire (Bel) Orica GreenEdge 0:00:19
38 Fabian Cancellara (Swi) Trek Factory Racing
39 Tony Gallopin (Fra) Lotto Belisol
40 Grégory Rast (Swi) Trek Factory Racing
41 Imanol Erviti Ollo (Spa) Movistar Team
42 Vladimir Gusev (Rus) Team Katusha
43 Francesco Gavazzi (Ita) Astana Pro Team
44 Michael Morkov (Den) Tinkoff-Saxo
45 Dylan van Baarle (Ned) Garmin Sharp
46 Björn Leukemans (Bel) Wanty – Groupe Gobert
47 Christian Knees (Ger) Team Sky
48 Steve Chainel (Fra) AG2R La Mondiale
49 Damien Gaudin (Fra) AG2R La Mondiale
50 Bram Tankink (Ned) Belkin-Pro Cycling Team

John Degenkolb conquista la prima Gand-Wevelgem in carriera (foto AFP)

John Degenkolb conquista la prima Gand-Wevelgem in carriera (foto AFP)

SPUNTINI DI GAND di Michele Tomasi – BUON COMPLEANNO ILCICLISMO.IT

marzo 26, 2013 by Redazione  
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Quest’anno ilciclismo.it compie 10 anni, un traguardo che festeggeremo richiamando per un giorno in redazione i nomi storici della redazione, ai quali abbiamo chiesto di commentare un grande appuntamento della stagione 2013. Comincerà il vicentino Michele Tomasi, vicedirettore del sito all’epoca della direzione Patrone: a lui il compito di proporci alcune stuzzicanti spunti di riflessioni sulla Gand-Wevelgem di domenica scorsa.

Foto copertina: Sagan sul Kemmelberg (demotix.com)

Anche questa Gand è andata, anche se il meteo sembrava ancora una volta contro il ciclismo su strada; la corsa difatti è stata accorciata e con punto di partenza spostata per evitare la neve caduta nella notte.
Comunque tornando a noi, cosa possiamo trarre da questa Gand?
Ecco alcuni spunti per riflessioni.

Sagan

Se ce ne fosse stato bisogno, Sagan ha dimostrato di saper vincere e che vittoria!
Non solo vince volate di gruppetto, di gruppo, ma facendo anche azioni in prima persona quando avrebbe potuto attendere con abbastanza sicurezza la volata finale di gruppetto.
Ma anche qui ha dimostrato la sua intelligenza tattica, oltre che fisica; quando ha visto la scarsa collaborazione dei suoi compagni di fuga ha preso di petto la corsa, portando a casa una vittoria di classe.
Oramai sono stati usati tutti gli aggettivi possibili per Peter, e non sorprende che già in questo periodo girino voci di squadre ProTour intenzionate a portarselo in casa propria per il 2014.
Ricordiamoci inoltre che ha solo 23 anni!

Omega Pharma

Come succede da alcuni anni, l’Omega Pharma è la squadra da battere nelle Classiche sul pavè.
Però anche oggi qualcosa è mancato.
Avevano davanti Vanderbergh, uno degli uomini della squadra in palla in questo periodo, ma dietro nel gruppo principale sono mancati quei gregari a dar supporto a Cavendish, che di solito ci sono.
Inoltre Cavendish ha fatto una volata nel gruppo principale al di sotto delle sue possibilità, forse dovuto al nervosismo che aveva dimostrato a circa 35-40 km dalla fine, quando ha visto che non c’era molta collaborazione e si era messo in prima persona a tirare.
Quindi come detto, l’Omega Pharma ha deluso in una delle corse di casa, dove partiva come pretendente alla vittoria finale con 2 carte importanti come Boonen e Cavendish da giocare.

Team Sky

La squadra inglese dopo la scorsa campagna acquisti aveva dimostrato lo scarso interesse per le Classiche del Nord lasciando Eisel praticamente da solo.
Eisel oggi si è fatto vedere davanti nella classica che più gli si addice e che aveva vinto nel 2010, ma il resto della squadra è risultata abbastanza anonima.
Da una formazione del calibro del Team Sky e della sua disponibilità economica quindi ci si aspetterebbe molto di più; ci sono molti buoni corridori per corse come la Gand, ma quello che manca è l’uomo di punta che faccia la differenza.

Amador

Questo ragazzo merita una citazione, perché veramente sta dimostrando doti di versatilità che di questi tempi stanno diventando veramente rari.
In pochi lo conoscono anche se corre da diversi anni nella Movistar, da quando si chiamava ancora Caisse d’Epargne.
Già l’anno scorso aveva fatto intravedere qualcosa, sia nelle corse a tappe che nelle Classiche.
Ma anche oggi sembrava a proprio agio, in una corsa che vedeva neve e freddo, il tutto non molto comune se vieni dalla Costa Rica.
Sicuramente sarà un nome che sentiremo ancora presto.

Italiani

Ed i nostri?
A parte Paolini che si è messo davanti al gruppo a dar cambi, probabilmente con in previsione il Fiandre, i nostri sono un po’ mancati.
Pozzato era nel gruppo principale, come molti altri big, ma almeno oggi non è apparso brillantissimo.
Quindi incrociamo le dita e speriamo che per le prossime corse del Nord le cose vadano meglio, con i nostri nelle posizioni che contano.

Michele Tomasi

CHIAMIAMOLA SAGAN(D) – WEVELGEM

marzo 26, 2013 by Redazione  
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Prima vittoria in carriera in una grande classica per il fuoriclasse slovacco che, ancora con il dente avvelenato dopo i secondi posti a Milano-Sanremo e Gp Harelbeke, conquista la corsa fiamminga disputata con temperature polari staccando a 4 km dal traguardo i nove compagni di fuga, tra cui il fondamentale gregario Maciej Bodnar, con Borut Bozic che conquista la piazza d’onore davanti a Greg Van Avermaet. Abbandonano Fabian Cancellara per scelta tecnica e il campione uscente Tom Boonen rimasto vittima di caduta, mai nel vivo della corsa gli azzurri primo dei quali è Viviani 15°.

Foto copertina: per Sagan un successo che punta verso l’alto (Photopress.be)

Dopo lo spettacolare Gp Harelbeke dominato da Fabian Cancellara (RadioShack) davanti a Peter Sagan (Cannondale) e a una settimana dal Giro delle Fiandre la stagione delle classiche del Nord è proseguita con la 75a edizione della Gand-Wevelgem, che nelle ultime stagioni ha trovato questa nuova collocazione nel calendario dopo che in passato veniva tradizionalmente disputata a metà della settimana che separa la Ronde dalla Parigi-Roubaix: per la verità si è rischiato a causa delle abbonanti nevicate che hanno colpito il Belgio nelle ultime giornate che questa edizione venisse spostata in avanti di un giorno oppure addirittura cancellata ma alla fine si è corso regolarmente, sia pure su un tracciato accorciato a 190 km rispetto ai 235 originariamente previsti con la partenza spostata in avanti in località Gistel. Grandi favoriti alla vigilia erano considerati ancora Sagan, secondo un anno fa, e Cancellara oltre al duo dell’Omega-QuickStep composto da Marc Cavendish, uomo da battere in caso di arrivo in volata, e un Tom Boonen vittorioso nelle ultime due edizioni oltre che in quella del 2004 a caccia di una rivincita dopo un Gp Harelbeke chiuso al 7° posto senza però riuscire a competere con i migliori: accanto a loro al via anche Edvald Boasson Hagen e Mathew Hayman (Team Sky), André Greipel e Jürgen Roelandts (Lotto-Belisol), Yauheni Hutarovich (Ag2r), Borut Bozic e Maxim Iglinskiy (Astana), Lars Boom e Marc Renshaw (Blanco), il campione del mondo Philippe Gilbert e Thor Hushovd (Bmc), Arnaud Démare (Fdj), Tyler Farrar e Johan Vansummeren (Garmin-Sharp), Matthew Goss (Orica-GreenEdge), Alexander Kristoff (Katusha), José Joaquín Rojas e Francisco Ventoso (Movistar), John Degenkolb (Argos-Shimano), Matti Breschel (Saxo-Tinkoff), Juan Antonio Flecha e Björn Leukemans (Vacansoleil) e Heinrich Haussler (Iam Cycling) con i nostri Daniel Oss (Bmc), splendido 3° al Gp Harelbeke, Filippo Pozzato e Alessandro Petacchi (Lampre-Merida), Elia Viviani (Cannondale), Luca Paolini (Katusha), Giacomo Nizzolo (RadioShack) e Daniele Bennati (Saxo-Tinkoff) pronti a dire la loro.
La corsa è stata disputata in condizioni atmosferiche difficilissime con temperature anche al di sotto dello zero e un forte vento che ha fatto sentire la propria presenza, facendo sì che dopo pochi km il gruppo già si spezzasse in cinque tronconi con Boonen, Cavendish, Greipel, Sagan, Oss e Paolini rimasti nel plotoncino di testa composto da 26 unità mentre Cancellara, Flecha, Goss, Hushovd e Gilbert tra gli altri sono stati costretti a inseguire per 60 km prima di chiudere un gap che era arrivato vicino ai 2′ grazie soprattutto al lavoro della RadioShack e Pozzato, che si era fatto sorprendere rimanendo nel terzo troncone, è riuscito a sua volta a rientrare grazie al rallentamento che è seguito al rientro del gruppo di Cancellara: la corsa dello svizzero è però finita pochi km dopo quando, a termine di un colloquio con il suo direttore sporivo Dirk Demol, ha scelto di salire in ammiraglia evidentemente per non compromettere la preparazione per Fiandre e Roubaix. Un attacco in forze della Bmc in un tratto di vento laterale ha nuovamente spezzato il plotone con Sagan tra coloro che hanno perso qualche decina di metri ma questa volta l’azione si è esaurita in breve e immediatamente dopo il ricompattamento Flecha è scattato seguito da Matthieu Ladagnous (Fdj) e Assan Bazayev (Astana) arrivando a guadagnare poco meno di 1′ sul gruppo tirato dalla Cannondale, che si è dimostrata molto più solida e compatta rispetto alle aspettative e ha saputo competere alla pari con corazzate come l’Omega-QuickStep e la Bmc, prima che iniziasse la parte del percorso più impegnativa con 9 muri, su tutti il Kemmelberg da scalare per due volte, da scalare tra i -97 e i -42 dal traguardo prima del finale completamente pianeggiante. Sullo strappo del Baneberg è stato Gilbert, piuttosto anonimo in questo inizio di 2013, a smuovere le acque con Sagan, Boasson Hagen e Boonen pronti incollarsi alla sua ruota seguiti ma la corsa del fuoriclasse fiammingo terminerà di lì a poco in seguito a una brutta caduta poco prima del secondo passaggio sul Kemmelberg in cui ha battuto il ginocchio sinistro, anche se la partecipazione ai prossimi appuntamenti per lui non sembra essere a rischio. L’azione decisiva è arrivata a 57 km ad opera di Haussler, atleta che sembra aver trovato una nuova giovinezza con il trasferimento alla Iam Cycling, sul quale si sono portati Jens Debusschere (Lotto-Belisol), Bernhard Eisel (Team Sky), il sempre presente Greg Van Avermaet (Bmc), uno Stijn Vandenbergh (Omega-QuickStep) costantemente con i migliori da quando è iniziata la campagna del Nord, il sempre più sorprendente Andrey Amador (Movistar), un Borut Bozic ancora protagonista dopo il recente secondo posto nella recente Dwars door Vlaanderen alle spalle del nostro Oscar Gatto, uno Jaroslav Popovych (RadioShack) che sembra aver trovato nelle classiche del Nord il suo terreno ideale dopo aver abbandonato i sogni di fare classifica nei grandi Giri che aveva coltivato a inizio carriera e soprattutto la coppia della Cannondale composta da Sagan e dal forte cronoman polacco Maciej Bodnar, che si è messo a completa disposizione dello slovacco e con le sue trenate sarà determinante nell’impedire il ritorno del gruppo: i contrattaccanti si sono riportati su Ladagnous, Bazayev e un inesauribile Flecha, che ha comunque forzato ancora l’andatura sul Kemmelberg provocando il cedimento del kazako e mettendo in leggera difficoltà anche Haussler e Popovych che comunque sono prontamente rientrati, mentre dietro Omega-QuickStep, Lotto-Belisol e Blanco hanno atteso che arrivasse il tratto finale in pianura prima di iniziare l’inseguimento per non mettere in difficoltà i rispettivi velocisti ma quando iniziato a farlo il distacco dalla testa era già di 1′30” e si è rivelato impossibile da colmare.
Gli undici uomini al comando, rimasti successivamente in dieci per via di una foratura di cui è rimasto vittima Debusschere che verrà ripreso dal gruppo, hanno proseguito di comune accordo fino a 5 km dal traguardo, quando Bodnar dopo aver svolto il grosso del lavoro si è fatto da parte. Il primo a muoversi è stato Vandenbergh immediatamente seguito da Flecha e Sagan che a quel punto, memore forse di quanto accaduto alla Milano-Sanremo quando in una situazione analoga aveva atteso la volata in cui era stato battuto da Gerald Ciolek, malgrado fosse nettamente il più veloce allo sprint è partito in contropiede e, approfittando anche di un attimo di esitazione degli inseguitori, ha fatto subito il vuoto e ha continuato ad incrementare il vantaggio fino al traguardo, in cui si è prodotto in una delle sue tipiche esultanze un po’ sopra le righe e non troppo gradite da alcuni colleghi, primo fra tutti Cancellara, impennando la bici nel momento di varcare la linea bianca: l’impressione è che però lo svizzero e tutti gli altri dovranno rassegnarsi nei prossimi anni a subire la supremazia del fenomeno di Zilina, che sembra aver compiuto in questo 2013 il definitivo salto di qualità e che con questo successo alla Gand-Wevelgem ha rotto il ghiaccio anche in una grande classica dopo gli innumerevoli piazzamenti negli ultimi anni. La volata dei battuti giunti a 23” da Sagan ha visto prevalere Bozic su Van Avermaet, Haussler, un Flecha che avrebbe forse meritato la piazza d’onore per quanto fatto in precedenza, Ladagnous, Eisel, Vandenbergh, Popovych e Amador mentre il gruppo ha chiuso a 40” regolato da Greipel su Démare, Breschel, Kristoff e un Viviani 15° che ha salvato in parte l’onore del tricolore in una corsa in cui gli azzurri sono stati nel complesso molto deludenti a partire da Pozzato, ancora una volta mai nel vivo della battaglia come già era accaduto al Gp Harelbeke. La campagna del Nord proseguirà ora con la Tre Giorni di La Panne in programma dal 26 al 28 marzo prima dell’attesissimo Giro delle Fiandre che si disputerà domenica 31.

Marco Salonna

IMPONENTE BOONEN, TRIS ALLE SPESE DI CAVENDISH

marzo 26, 2012 by Redazione  
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Strepitoso tris del campione belga nella classica di casa, la più facile tra le classiche del Nord, quella che vedeva i velocisti naturali favoriti e, con essi, il campione del mondo Cavendish. Ma il britannico in maglia iridata, nonostante gli sforzi profusi per riagganciarsi al gruppo di testa, è stato abilmente messo fuori gioco dal lavoro dei gregari degli sprinter trovatisi davanti, tra i quali si egregiamente distinto l’italiano Luca Paolini.

Foto copertina: Boonen emerge ancora una volta su tutti (foto Bettini)

Continua lo straordinario stato di grazia di Tom Boonen che, a due giorni dal fresco successo alla E3 Prijs-Harelbeke, si è imposto in volata nella Gent-Wevelgem, quella che sulla carta appare essere la Classica belga meno impegnativa. Il campione della Omega Pharma-QuickStep va a succedere a se stesso nell’albo d’oro della corsa conquistata già due volte, l’ultima nel 2011. E così ad una settimana dal Giro delle Fiandre appare fin da subito chiaro chi sarà l’uomo da battere. Al via della corsa c’erano tutti i grandi nomi da classiche e ad impreziosire la lista dei partenti spiccava anche la presenza del campione del Mondo Mark Cavendish con una squadra all’altezza della situazione, pronta ad affrontare tutti i possibili epiloghi della corsa grazie alle garanzie offerte da chi qui si era già imposto, Edvald Boasson Hagen, e da chi, Bernard Eisel, soltanto pochi giorni fa ad Harelbeke, riusciva a salire sul terzo gradino del podio dietro Oscar Freire, secondo quest’ultimo dietro al già citato Boonen. In tanti si aspettavano proprio il ripetersi della volata con il testa a testa Boonen-Freire ma così non è stato o meglio a piegarsi questa volta alla netta superiorità del fiammingo è taccato ad un ottimo Peter Sagan, bravissimo a tener testa all’attacco, promosso inizialmente al secondo passaggio sul Kemmel da Matti Breschel e poi proseguito in pianura con un allungo di Fabian Cancellara. L’affondo di Cancellara ha portato in avanscoperta un piccolo gruppetto trovatosi così avvantaggiato e riacciuffato, grazie soprattutto al magistrale lavoro della solida e forte Omega Pharma-QuickStep, a soli 25 Km dall’arrivo. In quell’occasione il gruppo si è frazionato in due tronconi, con Cavendish rimasto senza compagni di squadra e costretto ad inseguire, lasciando definitivamente ogni speranza di disputarsi la vittoria quando il secondo gruppo, una volta ripresi i fuggitivi, riusciva nel comune intento di tutti di tagliare fuori dai giochi il temibilissimo campione del mondo. Il gruppo dei 27 uomini rimasti in testa era composto da molti italiani con Daniele Bennati, scortato da Fabian Cancellara, a tenere alte le speranze dei tifosi nostrani visto anche il secondo posto ottenuto dall’aretino lo scorso anno in questa gara. Purtroppo una foratura a poco meno di 10 Km dall’arrivo ha costretto il velocista della Radioshack-Nissan a dover prodigarsi in uno sforzo ulteriore per riportarsi sul gruppo e così piazzarsi soltanto in sesta posizione in una volata che di certo sperava di disputare con più forze. In vista del Fiandre, palesando una buona condizione, annoveriamo anche la presenza tra i migliori di un ritrovato Filippo Pozzato e di Oscar Gatto (Farnese Vini), già ottimi interpreti della trascorsa E3 Prijs-Harelbeke, nonché di Marco Marcato (Vacansoleil-DCM Pro Cycling Team) sempre più a suo agio nella classiche del Nord. Ottima anche la prestazione ed il lavoro di Luca Paolini, per Oscar Freire, (Katusha), e tra i maggiori artefici, insieme a Steegmans (Omega Pharma-QuickStep), prima della chiusura sull’allungo del plotone con Cancellara e Sagan e, successivamente, grazie alla velocità imposta in testa al gruppetto dei 27, del fallito riaggancio del gruppo inseguitore, quello nel quale viaggiava Mark Cavendish. E ci teneva Cavendish a riportarsi sotto, quando tutto solo ha più volte cercato di scuotere il gruppo inseguitore portandosi in prima persona a tirare nella speranza di agganciare i migliori in testa, dove avrebbe trovato un valido compagno di squadra in Edvald Boasson Hagen. Sarebbe questa stata un’occasione ghiottissima per il folletto iridato di imporsi in una Classica del Nord. Così non è andata e in vista di Wevelgem, sotto l’arco dell’ultimo chilometro, ormai il distacco risultava essere superiore ai 2’. Vittime dell’azione di Cancellara sono state anche altri candidati alla vittoria finale come Degenkolb (Project 1t4i), Farrar (Garmin-Cervelo), Greipel (Lotto Belisol Team) ed Hushovd (BMC Racing Team). Nel rettilineo di arrivo a centro strada Freire ha cercato di sorprendere tutti ma ha dovuto inesorabilmente arrendersi ad una poderosa progressione di Tom Boonen, il quale è riuscito a sopravanzare l’uomo della Katusha riuscendo per la terza volta ad imporsi sul traguardo di Wevelgem. Secondo, come già anticipato, Peter Sagan. A completare il podio Matti Breschel (Rabobank Cycling Team), sempre tra i migliori quando si respira aria del Nord. Il buon vecchio Freire stavolta, partito troppo in anticipo, scivola al quarto posto mentre in quinta posizione si piazza Edvald Boasson Hagen.

Antonio Scarfone

BOONEN METTE LA CILIEGINA AD UNA GAND SPETTACOLARE

marzo 28, 2011 by Redazione  
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E’ stata una ridda di emozione l’ultima edizione della classica belga. Il continuo avvicendarsi delle situazioni di gara l’ha resa particolarmente appassionante agli occhi dei tifosi belgi che, si sa, hanno il palato fine. E’ andata a finire che si è arrivati comunque allo sprint, classica conclusione della Gand – Wevelgem, ma con un gruppo selezionato e privo dei velocisti più attesi. Tranne Boonen che non ha avuto nessuna difficoltà a regolare i più prossimi avversari, il primo dei quali è stato il nostro Bennati.

Foto copertina: la volata finale, con Boonen in pieno agone (foto Bettini)

L’edizione 2011 della Gand Wevelgem ha lasciato negli occhi dell’appassionato di ciclismo una serie di immagini che caratterizzano questo sport e che lo rendono così bello. Durante la corsa – specialmente quando mancavano una sessantina di km alla fine – si sono infatti mescolati continuamente scenari che l’hanno resa attraente e incerta fino alla linea del traguardo. In Belgio la variabilità del tempo accompagna spesso le gare ciclistiche ma, invece, questa volta è stata l’incertezza della corsa che, al contrario, ha animato una giornata meteorologicamente stabile. Pur nutrendo la sua fama di ‘sprinter classic’, includendo nella starting list diversi nomi ‘veloci’, la Gand Wevelgem comprendeva ai nastri di partenza anche uomini d’attacco, confermando in questo modo come tale corsa avrebbe potuto mantenere un andamento variegato. La fuga di giornata, ad esempio, già includeva un attaccante nato come Thomas Voeckler, al quale si univano Schmitz, Zingle, Timmer e Van Vooren. Il francese sembrava il più pimpante, tant’è che solo sul secondo passaggio del Monteberg alzava bandiera bianca mentre alle sue spalle facevano capolino Van Avermaet e Nuyens dopo un tentativo di un terzetto composto da Flecha, Boonen e Gilbert, abortito quasi subito. La corsa si animava quindi sull’ultimo passaggio del Kemmelberg, quando Sagan si lanciava deciso in testa. Alle sue spalle si creava un terzetto composto dal compagno di squadra Bodnar, Stannard e Sylvain Chavanel, che raggiungevano lo slovacco in discesa. A 35 km dalla fine i quattro in testa iniziavano ad aumentare il vantaggio sul gruppo, tirato a turno da BMC, Saxo, Omega Pharma e HTC, mentre la Quick Step nicchiava in sordina vista la presenza di Chavanel nel gruppo di testa. Il vantaggio massimo veniva segnato ai 26 Km dal termine, quando i quattro in testa riuscivano ad avere 42” sul gruppo. Una situazione simile a quanto visto ad Harelbeke il giorno prima, ma questa volta il gruppo decideva di aumentare il ritmo nell’impetuoso tentativo di risalita. Lo stesso Philippe Gilbert si metteva a tirare in testa , mentre una caduta con conseguente rallentamento metteva fuori gioco due nomi caldi per la vittoria finale come Hushovd e Cavendish. Si arrivava così ai meno 2 Km dall’arrivo con l’estremo tentativo di allungo di Stannard, con il gruppo ormai ad una decina di secondi di ritardo. A questo punto era proprio la Quick Step a prendere in mano le redini della corsa, visto che ormai Chavanel era stato risucchiato indietro insieme a Sagan e Bodnar. Era l’arrivo di un gruppo ristretto, dopo che anche l’inglese della Sky veniva raggiunto e superato ai 300 metri dal traguardo. Lo sprint vedeva così lo spunto vincente di Tom Boonen, che grazie ad una tattica di squadra ideale riusciva a imporsi su Bennati – finalmente uno squillo importante in una classica del nord per l’aretino della Leopard – e su Farrar.

Antonio Scarfone

GAND-WEVELGEM, EISEL TIRA LA VOLATA ALLA CAMPAGNA DEL NORD

marzo 28, 2010 by Redazione  
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Il 29enne austriaco coglie il successo più importante della sua carriera, precedendo sul traguardo della Gand-Wevelgem i padroni di casa Vanmarcke e Gilbert, quest’ultimo divenuto, assieme a Freire, favorito d’obbligo dopo le immediate uscite di scena di Boonen e Cancellara. Crollo nel finale per il vincitore della Sanremo. Migliore degli italiani Daniel Oss, ottimo 5°.

Foto copertina: la volata che ha deciso la 72a edizione della Gand-Wevelgem (www.ispaphoto.com)

Difficile dire se sia stato più merito del nuovo percorso, con 12 côtes e una ventina di chilometri in più rispetto alle edizioni scorse, o dell’imprevedibile e spettacolare attacco di squadra inscenato dalla Liquigas ai -70 circa dal traguardo; ciò che conta è comunque che finalmente, dopo anni di corse facili e dal canovaccio complessivamente scontato, con frequenti affermazioni da parte di velocisti puri, che poco avevano a che vedere con le pietre e i muri del Nord (si pensi ad Abdoujaparov e Cipollini), la Gand-Wevelgem è tornata ad essere una corsa emozionante e di difficile lettura. Problemi di interpretazione che non si sono posti Tom Boonen e Fabian Cancellara, ieri grandi protagonisti ad Harelbeke e oggi schieratisi al via per onor di firma, occupando stabilmente la coda del gruppo per decine di chilometri, fino al momento del ritiro.
Dopo la partenza da Deinze, la prima metà di corsa è scivolata via tranquillamente, caratterizzata dalla fuga mattutina di Steurs, Madrazo, Van den Haute e Pronk, la cui azione ha costituito l’unico reale motivo di interesse della gara fino ad un centinaio di chilometri dal traguardo, quando gli atleti hanno intrapreso il primo dei due giri sul circuito destinato, con le sue sette asperità, a dare una svolta alla giornata. Dopo qualche effimera scaramuccia sulle prime rampe, è stato Luca Paolini a dar fuoco alle polveri, alzando sensibilmente il ritmo in occasione del primo passaggio sul Kemmelberg, pur senza determinare una particolare selezione.
Il primo vero momento chiave è invece arrivato qualche minuto dopo, nel tratto pianeggiante di presunto respiro fra una sequenza di salite e l’altra: cinque uomini Liquigas (Bennati, Kuschynski, Dall’Antonia, Oss e Quinziato) hanno attaccato con decisione, imponendo un passo vertiginoso, lungo vie strette e battute da un tremendo vento da sinistra. Non più di una ventina di atleti sono riusciti a restare agganciati al treno bianco-verde, capace di sorprendere grossi calibri quali Freire, Gilbert e Gasparotto, rimasti intrappolati in un drappello numericamente simile, 30’’ più indietro. I due plotoncini hanno dato vita ad una sorta gara ad inseguimento per una ventina di chilometri, fino a quando i ritardatari di cui si diceva hanno preso in mano la situazione, riportandosi in prima persona sulla testa della corsa, imitati poco dopo dagli ex compagni di sventura.
Con il lotto dei papabili vincitori ormai ridotto ad una quarantina scarsa di unità, è stato il secondo e ultimo passaggio sul Kemmelberg ad operare la selezione decisiva, sotto l’impulso di un brillantissimo Matti Breschel, libero da vincoli di gregariato nei confronti di Cancellara, salito in ammiraglia ormai da tempo. Il danese ha addirittura scollinato in perfetta solitudine, con una manciata di secondi sul terzetto Eisel – Hincapie – Gilbert, ma i 35 km di pianura che ancora lo separavano dalla linea bianca, oltre ad una decisa presa di posizione dell’ammiraglia, lo hanno indotto a desistere da propositi di impresa, aspettando i più diretti inseguitori. A questi si sono quasi immediatamente aggiunti Oss, Vanmarcke, Kuschynski, Roelandts, Freire e Iglinsky, determinando la formazione di un gruppetto di 10 atleti che non ha faticato a trovare un buon accordo, sufficiente a respingere il tentativo di rimonta di Paolini, Cooke, Knees e Farrar. Proprio Breschel, probabilmente l’uomo più forte in gara, ha però dovuto dire addio ad ogni sogno di gloria ad una quindicina di chilometri dal termine, quando un guasto meccanico lo ha costretto ad uno stop di una ventina di secondi, in virtù del quale è definitivamente scivolato nel secondo drappello.
Quando tutto sembrava portare ad un epilogo allo sprint piuttosto scontato, con atleti dal discreto spunto veloce quali Eisel e Gilbert destinati a giocarsi la piazza d’onore dietro Freire (peraltro il meno collaborativo tra i battistrada), è stato un improvviso buco causato da Kuschynski a 10 km scarsi dal termine a rimescolare le carte. Il bielorusso ha perso qualche metro dall’atleta davanti, e Iglinsky e Freire hanno impiegato qualche secondo di troppo a realizzare quanto stava accadendo. Che la manovra del secondo classificato della passata edizione fosse volontaria o meno, l’effetto è stato certamente quello di tagliar fuori dalla contesa i due malcapitati che lo seguivano, incapaci a quel punto di ricucire lo strappo di qualche decina di metri venutosi a creare.
I sei superstiti, sventato un attacco di Vanmarcke a 1800 metri dal traguardo, più per via dei crampi del coraggioso belga che per l’azione di Roelantds alle sue spalle, si sono presentati compatti sul rettilineo d’arrivo, su cui lo stesso Roelantds e un comunque bravissimo Daniel Oss sono stati i primi ad alzare bandiera bianca, non appena Hincapie ha lanciato lo sprint ai 300 finali. L’americano ha esaurito presto le energie, lasciando spazio alla perentoria progressione di Eisel, capace di anticipare nettamente il sorprendente Vanmarcke e un Philippe Gilbert apparso già in condizioni più che discrete. 4° un Hincapie che a quasi 37 anni ha dimostrato di poter ancora dire la sua al Nord, davanti a Oss e Roelantds.
L’esperimento del nuovo percorso può dunque dirsi decisamente riuscito per la Gand-Wevelgem, e lo sarebbe stato ancor di più se atleti quali Boonen, Cancellara e Pozzato non avessero sorprendentemente scelto di privilegiare l’E3 Prijs Harelbeke rispetto alla sprinters’ classic, soprannome che da quest’anno rischia di perdere riscontri nei fatti. Lo spettacolo nel complesso non è mancato, malgrado l’assenza della pioggia paventata alla vigilia. Tra una settimana, la campagna del Nord vivrà la sua prima giornata topica, con il 94° Giro delle Fiandre. Anche e soprattutto alla luce della due giorni sulle pietre di questo fine settimana, i nomi da tenere d’occhio paiono essere sempre i soliti: Boonen e Cancellara in testa, Pozzato, Gilbert, e Flecha subito dietro, con una vasta schiera di aspiranti Devolder pronti a cogliere la prima opportunità.

Matteo Novarini