PAGELLONE 2018: LE CORSE DEL PAVÉ

novembre 13, 2018 by Redazione  
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Seconda puntata del superpagellone di ilciclismo.it dedicato alla stagione 2018. Stavolta diamo i voti ai più attesi “paveisti”. Le gare prese in considerazione sono Omloop Het Nieuwsblad, Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Nokere Koerse, Dwars door Vlaanderen, E3 Harelbeke e Scheldeprijs, oltre alle prove monumento Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e, ovviamente, Parigi-Roubaix

TIESJ BENOOT: La promessa belga della Lotto Soudal ha talento, ma tatticamente deve migliorare molto. Si piazza spesso nelle corse che contano, ma gli manca sempre lo spunto vincente. VOTO: 6

SONNY COLBRELLI: Si cimenta in varie prove del pavé, ma la strada da fare per arrivare al passo dei big è ancora lunga. VOTO: 5,5

JENS DEBUSSCHERE: Ormai un veterano delle corse che si disputano sulle pietre del nord, ma i risultati latitano ormai da anni. VOTO: 5,5

ARNAUD DÉMARE: Quando il gioco si fa duro lui sparisce. VOTO: 5

SILVAN DILLIER: Sorpresa assoluta alla Parigi-Roubaix dove termina al secondo posto alle spalle del vincitore Peter Sagan. Non gareggia molto e, quando lo fa, si dedica al lavoro per i capitani. Da tenere più in considerazione. VOTO: 6

PHILIPPE GILBERT: Il numero che fece l’anno scorso al Fiandre è entrato nella storia del ciclismo moderno. Quest’anno ci riprova, ma i suoi avversari non gli hanno lasciato spazio. VOTO: 6

DYLAN GROENEWEGEN: Se l’arrivo è in volata, lui l’uomo da battere. Sua la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. VOTO: 6,5

JENS KEUKELEIRE: Stagione completamente negativa. VOTO: 4

FABIO JAKOBSEN: Il ventiduenne della Quick-Step per ragioni di squadra non partecipa alle corse maggiori, a quelle che contano sul pavé. Si vede solo alla Scheldeprijs dove sprigiona tutto il suo talento battendo con uno sprint di classe i rivali. VOTO: 7

YVES LAMPAERT: Dopo il 2017, bissa la Dwars door Vlaanderen. Uomo importante nello scacchiere della corazzata Quick-Step per il resto della stagione. VOTO: 6,5

GIANNI MOSCON: Non c’è terreno che il buon Gianni non gradisca. Tanta generosità ma i risultati stavolta non arrivano. VOTO: 5

OLIVER NAESEN: Il belga della AG2R La Mondiale non raccoglie i risultati sperati. Una primavera impegnativa per lui, ma nelle corse che contano è sempre un gradino sotto i big. Non riesce ad entrare nei primi dieci né al Fiandre né alla Parigi-Roubaix. VOTO: 5

MADS PEDERSEN: Ventidue anni, poca esperienza ma che risultati! Secondo al Giro delle Fiandre, quinto alla Dwars door Vlaanderen. La personalità con cui corre è certezza di un grande avvenire. VOTO: 7

LUKE ROWE: Nulla da fare. Negli anni passati aveva dato segnali importanti nelle corse del pavé, ma sembra che vederlo protagonista in futuro sia un’utopia. VOTO: 4

PETET SAGAN: Dopo un 2017 un po’ in ombra, ritorna l’uomo da battere sul pavé. Batte in volata Viviani nella Gent-Wevelgem, vince da assoluto protagonista la Parigi-Roubaix. Un assoluto fuoriclasse. Si fa sorprendere solo da Terpstra al Fiandre. VOTO: 8,5

JASPER STUYVEN: Il corridore belga della Trek-Segafredo c’è sempre. Non riesce a trovare il guizzo vincente, ma la sua presenza è una costante nelle top ten. VOTO: 6,5

ZDENĚK ŠTYBAR: La caratura del ciclista non si discute, ma tra strategia di squadra e lui che perde sempre il tempo giusto, non riesce mai ad andare vicino alla vittoria di una classica del pavé. VOTO: 5

NIKI TERPSTRA: Quando vede il pavé si trasforma. E3 Harelbeke e Fiandre portati a casa, terzo posto alla Parigi-Roubaix. Usato sicuro. Dal 2019 vestirà la maglia della Direct Énergie: come abbia fatto la Quick-Step a lasciarlo andar via è stato un mistero. VOTO: 9

MATTRO TRENTIN: il cambio di squadra, con tanto di ruolo stabilito di capitano unico per le corse sul pavé, non portano i risultati sperati, fino al brutto infortunio subito alla Parigi-Roubaix. Stagione, almeno per quanto riguarda le classiche del nord, da dimenticare. VOTO: 5

MICHAEL VALGREN: Il poliedrico ciclista danese del Team Astana vince con classe e potenza la Omloop Het Nieuwsblad e si piazza al quarto posto nel Giro delle Fiandre. Corre tanto nell’arco della stagione cogliendo anche importanti successi; quello che colpisce di più è che lo fa su ogni tipo di terreno. VOTO: 7

WOUT VAN AERT: Il talentino belga, già ben noto agli appassionati di ciclocross, fa vedere buone cose anche sulle corse in linea su strada. Prima partecipazione al Fiandre e top ten centrata; in futuro farà sicuramente meglio, basta solo attendere. VOTO: 6,5

GREG VAN AVERMAET: L’anno scorso fu il Re incontrastato della stagione del pavé riuscendo a vincere Parigi-Roubaix, E3 Harelbeke, Gent-Wevelgem, Omloop Het Nieuwsblad e un secondo posto al Fiandre. Quest’anno non riesce a centrarne nemmeno una. VOTO: 5,5

DYLAN VAN BAARLE: Il cambio di squadra non gli ha fatto bene, rimandato. VOTO: 5

SEP VANMARCKE: Il pavé è il suo terreno preferito e ideale, purtroppo è perennemente inseguito dalla sfortuna, dove fora nei momenti meno opportuni. Però la fortuna aiuta gli audaci, perciò…. VOTO: 5

ŁUKASZ WIŚNIOWSKI: Spunta a sorpresa il suo nome nella Omloop Het Nieuwsblad, secondo posto per lui. VOTO: 6

Luigi Giglio

Niki Terpstra si impone nelledizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

Niki Terpstra si impone nell'edizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

PAGELLONE 2018: LE GRANDI CORSE A TAPPE

novembre 5, 2018 by Redazione  
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Ecco il primo dei superpagelloni di ilciclismo.it dedicate alla stagione appena conclusa. Cominciamo dalle tre grandi corse e tappe del calendario World Tour, Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España

FABIO ARU: Annata altamente negativa per il buon Fabio. Corre un Giro d’Italia dove non riesce a trovare il bandolo della matassa perdendo terreno in tutti gli arrivi in salita. Sarà costretto al ritiro a causa di non specificati problemi fisici. Ha tempo e modo di preparare a puntino la Vuelta per un suo riscatto personale, invece anche lì non riesce mai a tenere il passo dei migliori. Terminerà la corsa iberica addirittura al 23° posto con oltre un’ora di ritardo da Simon Yates. Attendiamo un 2019 di tutt’altro livello. Irriconoscibile. Voto: 4

ROMAIN BARDET: Come sempre il suo obiettivo principale della stagione è il Tour de France. Purtroppo per lui non riesce a ripetere quanto fatto nelle edizioni passate. Termina al sesto posto senza sussulti. Voto: 5,5

RICHARD CARAPAZ: La lotta per il terzo posto della classifica generale tra lui e Miguel Ángel López ha emozionato nelle ultimissime tappe del Giro d’Italia. La sfida l’ha vinta il colombiano dell’Astana, ma il buon Carapaz ha dimostrato una buona tenuta nelle tre settimane e quando la strada sale l’ecuadoregno ha dimostrato di sapere il fatto suo. Voto: 6,5

TOM DUMOULIN: Ogni anno che passa sorprende sempre di più. In Italia solo un’errore di valutazione su un attacco da lontano di Froome gli è costato il Trofeo Senza Fine, in Francia la freschezza di Thomas e la compattezza del Team Sky hanno frenato ogni suo tentativo di rimonta. Secondo classificato al Giro d’Italia, secondo classificato al Tour de France, solo il team britannico di Brailsford è riuscito a batterlo. Indomito. Voto: 9

DAVIDE FORMOLO: Il cambio di squadra non sembra aver avuto effetti positivi. Minimo sindacale per il corridore veneto in questo 2018. Termina al decimo posto il Giro d’Italia mentre in Spagna non riesce a ripetersi. Sempre lontano dai migliori, non riesce a reggere il ritmo dei big. Voto: 5,5

CHRIS FROOME: Il corridore della Sky è il ciclista che dal dopo Pantani ad oggi è andato più vicino di tutti alla dopietta Giro d’Italia – Tour de France. Durante la Corsa Rosa cadute e contrattempi hanno inficiato molto sul suo rendimento, ma sullo Zoncolan e soprattutto col numero d’altri tempi sul Colle delle Finestre Chris ha conquistato Giro e appassionati. In Francia condizione e gambe non erano al top, ma finisce lo stesso sul podio, frenato anche dal fatto di avere Geraint Thomas, compagno di squadra nonché amico, in maglia gialla. Uomo e atleta solido, mentalmente perfetto, è lui il ciclista da Grandi Giri migliore di questo 2018. Voto: 9,5

JAKOB FUGLSANG: Prende il via solo alla Grande Boucle, nessun acuto, dodicesimo nella classifica generale finale. Voto: 5,5

ION IZAGIRRE: Parte da Noirmoutier-en-l’Île col compito di supportare Nibali in salita. Dopo il ritiro del capitano cerca di portare una tappa a casa. Ci andrà vicino due volte. Nella corsa di casa parte coi gradi di capitano e con l’intenzione di curare la classifica generale. Terminerà la corsa a Madrid al nono posto. Voto: 6

WILCO KELDERMAN: Non ha mai fatto mistero di gradire più considerazione dal suo team nelle corse di tre settimane. Alla Vuelta si ritrova capitano unico col risultato del decimo posto raggiunto con le unghie e con i denti. Voto: 5

STEVEN KRUIJSWIJK: Stagione ciclistica 2018 intensa per il corridore neerlandese, il quale sembra finalmente tornato ai fasti del Giro d’italia 2016, quando solo una brutta caduta lo fermò. Senza nessun squillo di tromba termina quinto al Tour de France e quarto alla Vuelta di Spagna. Regolarista eccezionale. Voto: 7

MIKEL LANDA: Per una strana decisione di Unzué, il basco si è ritrovato a correre in Francia con Quintana e Valverde. La convivenza tra i tre ha, però, mostrato segni di cedimento durante la manifestazione. Terminerà settimo a Parigi, ma troverà mai una squadra che gli affiderà saldamente i gradi di capitano? Voto: 6

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: Se non avesse l’abitudine di cadere spesso parleremmo di tutt’altra cosa. Il talento c’è, la squadra pure, perciò se riuscisse a limitare le disavventure che lo colpiscono spesso durante la stagione ciclistica, il successo non tarderà ad arrivare. Terzo sia al Giro che alla Vuelta, in crescita. Voto: 8

RAFAŁ MAJKA: Non riesce ad entrare nella top della Vuelta, non riesce a vincere una tappa al Tour. Annata in cui non riesce a raggiungere nessun obiettivo. Voto: 4,5

DANIEL MARTIN: Il solito Daniel Martin. Classifica curata al Tour de France con ottavo posto finale nella generale, condito con la vittoria della tappa con arrivo a Mûr-de-Bretagne. Abbandona la Vuelta per assistere alla nascita della sua primogenita. Voto: 6,5

ENRIC MAS: Ventitre anni, due Grandi Giri corsi, un secondo posto finale nella classifica generale e una tappa (e che tappa!) vinta. La Quick-Step Floors sembra essere l’ambiente ideale per lui, carta bianca, zero pressioni e tante attenzioni. Futuro protagonista delle corse di tre settimane. Voto: 7,5

LOUIS MEJNTIES: Nulla da dire, nulla da segnalare e nulla da salvare. Stagione da dimenticare al più presto. Voto: 4,5

BAUKE MOLLEMA: L’olandese della Trek – Segafredo parte sia in Francia, sia in Spagna coi gradi di capitano, ma ben presto abbandona l’idea di curare la classifica generale per cercare di vincere una tappa: non ci riuscirà. Spaesato. Voto: 4,5

VICENZO NIBALI: Una caduta causata da un tifoso distratto lo costringono ad abbandonare il Tour de France quando il bello deve ancora venire. Corre la Vuelta dopo pochi giorni da un’importante operazione alla schiena ma la condizione non c’è e la schiena fa ancora male. Voto: S.V.

THIBAUT PINOT: Passa 3/4 del Giro d’Italia saldamente sul podio, poi una crisi e problemi di salute che ti costringono al ritiro con tanto di nottata in ospedale non è certamente il massimo della fortuna. Rientra alla Vuelta dove termina al sesto posto ma con ben due tappe conquistate, e che tappe! Complessivamente, però, ancora una volta dimostra che la sua dimensione è questa, un gradino sotto i migliori. Voto: 6,5

PORTE RICHIE: Costretto al ritiro dal Tour de France a causa di una caduta, parte in non perfette condizioni di salute alla Vuelta di Spagna. Perennemente sfortunato. Voto: 5

DOMENICO POZZOVIVO: Parte coi gradi di capitano alla Corsa Rosa, cercando e lottando per coronare il suo sogno: salire sul podio nella classifica generale. Purtroppo il lucano non riesce a raggiungere il suo obiettivo per vari motivi, terminando al 5° posto. Vista l’età sembra quasi impossibile vederlo nei primi tre nelle prossime edizioni. Corre il Tour da gregario. Sogno sfumato. Voto: 6

NAIRO QUINTANA: Se stessimo parlando di Dayer Quintana i complimenti sarebbero stati a fiumi, ma siccome parliamo del più quotato fratello Nairo, il giudizio non può che essere negativo. Con Chris Froome e Tom Dumoulin reduci dal Giro d’Italia, il colombiano era di diritto il favorito per la vittoria finale al Tour de France, invece sulle prime salite inizia a perdere terreno piano piano dai rivali. Un solo affondo a Saint-Lary-Soulan, anche se i big non si sono affannati molto per stoppare il suo attacco, prima del naufragio nella crono finale. Partito come favorito termina la Grande Boucle al decimo posto finale. Alla Vuelta, invece, senza nessun acuto termina all’ottavo posto. Se sia già nella fase calante della sua carriera agonistica? Voto: 5

PRIMOŽ ROGLIČ: La vittoria a Laruns ha scacciato ogni dubbio sul talento sloveno. Termina ai piedi del podio il Tour de France, un quarto posto che gli ha lasciato l’amaro in bocca per quanto fatto vedere. Considerando anche il suo ingresso nel mondo ciclistico non più in tenerissima età, è lui la più grande sorpresa del Tour de France 2018. Sorpresa. Voto: 7

GERAINT THOMAS: Punta tutto sul Tour de France e fa bene. Durante le prime due settimane mostra più affidabilità e freschezza rispetto a Froome, reduce dal Giro. Non scoppia nessuna crisi di gelosia in casa Sky e così la corazzata britannica riesce ad addormentare la Grande Boucle. Oltre alla maglia gialla conquista anche due tappe, tra cui quella dell’Alpe d’Huez. Passa indenne la terza settimana, che negli anni passati gli aveva sempre causato problemi. Promosso sul campo. Voto: 9

RIGOBERTO URÁN: Dopo il secondo posto dello scorso anno, il colombiano si è presentato al via del Tour de France come uno degli outsider più pericolosi. Purtroppo per lui un malanno lo ha costretto al ritiro. Classico regolarista, senza nessun acuto in Spagna. Voto: 5,5

ALEJANDRO VALVERDE: In terra transalpina si mette a disposizione di Quintana, alla Vuelta veste i gradi di capitano, riuscendo a vincere due tappe nella prima settimana. Cala alla distanza terminando quinto, risucendo però a vincere la classifica combinata. Peter Pan. Voto: 6,5

TEJAY VAN GARDEREN: Si può definire ancora corridore da corse a tappe di tre settimane? Voto: 5

ADAM YATES: Naufraga al Tour de France, si rifà parzialmente in Spagna nelle vesti di gregario per il fratello Simon. Voto: 5,5

SIMON YATES: Domina il Giro d’Italia nelle prime due settimane riuscendo a vincere anche tre tappe, poi il tracollo. In Spagna si gestisce bene, supportato anche dal gemello Adam, resiste e addirittura attacca nelle tappe finali conquistando meritatamente la Vuelta. Il corridore della Mitchelton-Scott si conferma uno dei ciclisti più talentuosi per i Grandi Giri. Voto: 9

ILNUR ZAKARIN: il russo è l’uomo di punta per i Grandi Giri del Team Kastusha, ma non riesce a fare quel salto di qualità in grado di portarlo al livello dei big. Nono in Francia, ma la sua condotta di gara non entusiasma. Voto: 5,5

Luigi Giglio

Un momento della pazza ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Un momento della "pazza" ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

LOMBARDIA 2018: I FAVORITI

ottobre 12, 2018 by Redazione  
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I favoriti al via del Giro di Lombardia, in programma sabato 13 ottobre sul consueto tracciato da Bergamo a Como, affrontando le tradizionali salite dei colli Gallo, Brianza e del Ghisallo, del Muro di Sormano e di Civiglio, mentre quest’anno l’ascesa finale verso San Fermo della Battaglia, inagibile per frana, sarà sostituita da quella più pedalabile di Monte Olimpino

ALEJANDRO VALVERDE. Il nuovo Campione del Mondo è di diritto il favorito principale per la vittoria della classica lombarda. Il percorso gli si addice e già in passato ha potuto raccogliere due secondi posti nella “Classica delle foglie morte”. Attualmente sembra il corridore con la condizione fisica migliore di tutti, insieme al francese Pinot. Condizione, esperienza, grinta e anche una Movistar tutta accentrata su di lui. Landa, Carapaz e Soler sono solo tre di gregari che avrà al suo fianco. Highlander.

THIBAUT PINOT. La vttoria alla Milano-Torino, sul leggendario colle di Superga, e il secondo posto alle Tre Valli Varesine costituiscono un bel biglietto da visita per il corridore francese della Groupama-FDJ. Terzo nel 2015, quinto l’anno scorso, che sia arrivato finalmente il momento giusto per Pinot per alzare le braccia sulla linea d’arrivo lariana?

MICHAEL WOODS. Terzo al Mondiale austriaco di Innsbruck, quarto al Giro dell’Emilia, quarto alle Tre Valli Varesine, che il canadese sia in uno stato di grazia non si discute. Oltre uno stato di forma eccelente, Woods potrà contare sul colombiano Rigoberto Urán e su una formazione, il Team EF Education First-Drapac, da sfruttare durante le fasi finali della corsa per eventuali tattiche di squadra.


RIGOBERTO URÁN.
Il colombiano sembra in crescita dopo il Mondiale e al Giro dell’Emilia ha mostrato una condizione davvero ottimale: al Lombardia staccarlo non sarà facile. Per i giochi di squadra vale lo stesso discorso fatto per Woods. ”Ciccio” è salito già tre volte sul podio della classica lombarda, corsa che gli piace ed è adatta alle sue caratteristiche. Per questo sottovalutarlo sarà un errore gravissimo.

VINCENZO NIBALI. Lo “Squalo “è in crescita, anche se la sua condizione fisica non sembra ancora delle migliori. L’esperienza, l’intelligenza tattica, la fantasia e il coraggio sono le sue armi principali, con le quali dovrà sopperire al gap fisico causato dalla caduta al Tour de France. Il percorso è lo stesso sul quale ha vinto per ben due volte, a parte una deviazione, causata da una frana, che ha costretto l’organizzazione a fare a meno quest’anno della tradizionale salita di San Fermo, sostituendola con quella di Monte Olimpino. L’Italia intera tiferà per lui, sperando di vedere il siciliano cogliere la sua terza affermazione al Lombardia.
ROMAIN BARDET. La maglia iridata gli è sfuggita per un soffio, solo “Don Alejandro” è riuscito a batterlo allo sprint. Il transalpino al Giro dell’Emilia ha dimostrato di non aver perso la forma fisica e la brillantezza della scorsa settimana, chi vorrà vincere dovrà far i conti con lui.
GIANNI MOSCON. Dopo la prestazione superba a Innsbruck il buon Gianni entra di diritto tra i favoriti per la vittoria finale di questo Giro di Lombardia 2018. Oltre alle sue gambe potrà contare su un Team Sky molto competitivo, dove ci sarà anche Diego Rosa, protagonista nelle stagioni passate nella “Classica delle foglie morte”. Bernal, De La Cruz, i cugini Henao ed Elissonde formeranno un team solidissimo e robusto che potrà fare il bello e cattivo tempo.


WILCO KELDERMAN
. Il ventisettenne del Team Sunweb ha mostrato ottime gambe nelle corse autunnali italiane. Staccarlo non sarà facile e la voglia di emergere in una squadra dove tutte le luci della ribalta sono rivolte su Tom Dumoulin (assente al Lombardia), potranno dargli quegli stimoli in grado di fare la differenza.
PRIMOŽ ROGLIČ. Lo sloveno del Team LottoNl-Jumbo è una delle rivelazioni più belle di questo 2018. È ancora acerbo per le corse di un giorno, ma grazie alla sua classe si ci può aspettare di tutto.
ROMAN KREUZIGER. Il ceco quando si tratta di corse dure c’è sempre. Nessuno lo nomina mai, nessuno lo vede tra i favoriti, ma alla fine è sempre lì. Quest’anno ha raccolto piazzamenti importanti all’Amstel e a Innsbruck. In caso di condizione non ottimale per i gemelli Yates, sarà il buon Roman il faro della Mitchelton-Scott.
ADAM YATES. Il britannico sembra avere decisamente una gamba migliore rispetto al gemello Simon, anche se lontana dai giorni migliori. Sicuramente il corridore della Mitchelton-Scott vorrà cancellare con una buona prestazione un 2018 pieno d’ombre, soprattutto se paragonato a quanto fatto da Simon. Da non sottovalutare.
FABIO ARU. Il nono posto raccolto alla Milano-Torino hanno riacceso quelle poche speranze che c’erano attorno a lui. Vederlo protagonista al Giro di Lombardia è più un auspicio che altro, nella speranza che la voglia di cancellare un 2018 altamente insufficiente gli dia la spinta per raggiungere un traguardo che, al momento, sembrerebbe un sogno.

Luigi Giglio

MONDIALI 2018 – LE PAGELLE

ottobre 1, 2018 by Redazione  
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Alejandro Valverde e la nazionale spagnola promosse a pieni voti dopo i mondiali austriaci. A seguire le pagelle dei principali protagonisti della prova su strada e delle nazionali più attese

I PROTAGONISTI

ALEJANDRO VALVERDE: 10. Corona finalmente il sogno di una vita. Corsa perfetta per Don Alejandro, dove sul temibile Gramartboden scollina con Bardet e Woods e, raggiunti in discesa da Tom Dumoulin, non si fa sorprendere battendo tutti in volata. Dopo quattro bronzi e due argenti arriva finalmente la medaglia d’oro, nell’edizione più dura. Pensare che la prima medaglia fu l’argento ad Hamilton nel 2003. A 38 anni finalmente il murciano può alzare le braccia al cielo. Nella storia dei Mondiali di ciclismo su strada, l’Embatido è il secondo ciclista più anziano ad aver vinto la medaglia d’oro, solo Joop Zoetemelk (vincitore nel 1985 al Montello) lo precede in questa speciale classifica. Leggendario.

ROMAIN BARDET: 8,5. Nelle gerarchie della nazionale transalpina veniva dopo Pinot e Alaphilippe, la strada lo ha promosso a capitano. Uno dei più lucidi sul Gramartboden, in discesa però non riesce a staccarsi da Woods e Valverde. Battuto in volata vede sfumare il sogno di indossare la maglia iridata. Argento vivo.

MICHAELS WOODS: 8,5. Sul muro finale esce tutta la sua attidudine e qualità per questi particolari terreni. Sul Gramartboden è il più brillante, ma non riesce a scollinare in solitaria, portandosi dietro Valverde e Bardet. Terzo posto inaspettato per il canadese, bronzo più che meritato.

TOM DUMOULIN: 8. Nella cronometro di giovedì non aveva lanciato bei segnali, ma l’olandese ha orgoglio e testa e, zigzagando, non naufraga nel punto più difficile del muro finale austriaco. Nel tratto in falsopiano raggiunge e supera Moscon, raggiungendo ad 1,5 km dalla fine il trio di testa. Solo lo sprint lo respinge. Non avrà raccolto vittorie importanti, ma ha sempre dato filo da torcere a tutti, riuscendo a salire nello stesso anno sul podio di Giro d’Italia, Tour de France e prova a cronometro individuale mondiale. 2018 da incorniciare per Tom. Caparbio.

GIANNI MOSCON: 7,5. Il trentino è l’azzurro più in forma e il non aver potuto correre la Vuelta di Spagna ha inciso sicuramente nella preparazione in vista dell’appuntamento di Innsbruck. A volte troppo generoso, il ciclista della Sky dimostra ancora una volta di avere un potenziale spaventoso. Cede sul più bello, ma le speranze azzurre per il futuro ricadono tutte su di lui.

MICHAEL VALGREN: 7. Sull’ultimo passaggio da Igls il danese attacca, e attacca anche bene. Il gruppo fatica non poco per riprenderlo. Settimo posto finale per lui.

GIANLUCA BRAMBILLA, DARIO CATALDO, DAMIANO CARUSO, ALESSANDRO DE MARCHI, FRANCO PELLLIZOTTI: 6,5 Danno il loro contributo per la causa azzurra, peccato per come sono stati gestiti.

OMAR FRAILE: 6,5. Lavora perfettamente per Valverde. Tiene chiusa la corsa nella parte centrale.

ION IZAGIRRE: 6,5. Un’altra pedina fondamentale dello scacchiere iberico. Termina all’undicesimo posto, restando nel gruppetto dietro a coprire le spalle a Valverde.

ROMAIN KREUZIGER: 6,5. Zitto zitto senza farsi vedere, il ceco finisce la gara al sesto posto. Usato garantito.

VEGARD LAENGEN STAKE, KASPER ASGREEN: 6,5. Quanti chilometri si sono fatti in fuga i due! Eroici!

SAM OOMEN: 6,5. Vivacizza i chilometri finali e gli ultimi passaggi sulla salita di Igls. Peperoncino

STEVEN KRUIJSWIJK: 6. Prova ad uscire dall’anonimato accelerando sulla salita di Igls, ma non lo lasciano andare.

MIKEL NIEVE: 6. Tredicesimo posto per lo spagnolo, anche lui come Izagirre nel gruppetto dietro il capitano Valverde, pronto a fare da stopper.

RUI COSTA: 6. Decimo posto finale per il portoghese, esperienza che lo aiuta dove le gambe non arrivano.

PETER SAGAN: 6 (Di stima). Dopo tre Mondiali vinti di fila, corre questa edizione sapendo che dovrà lasciare lo scettro ad un altro ciclista. Si ritira presto, dopo pochi chilometri. Si rivede sul palco dove si complimenta con Alejandro Valverde e gli mette anche la medaglia d’oro al collo. Personaggio e Campione che avremo la fortuna di vedere l’anno prossimo sulle strade del Giro d’Italia.

PAVEL SIVAKOV: 6. Tiene la corsa chiusa nei primi chilometri.

GREG VAN AVERMAET: 6. Il corridore belga della BMC corre su un terreno che non è proprio nelle sue corde. Prova ad attaccare con Caruso, ma senza esito positivo. Rispetto a tanti altri illustri colleghi, almeno prova ad inventarsi qualcosa.

JAKOB FUGLSANG: 5,5. Fantasma. La medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio non lascia nessun segno e termina la corsa solo al ventesimo posto.

BAUKE MOLLEMA: 5,5. Una delle punte olandesi, non riesce a tenere le ruote dei migliori sul Gramartboden. Termina comunque al 12° posto. Anonimo, come del resto in tutto questo 2018.

THIBAUT PINOT: 5,5. Era una delle punte più attese della nazionale francese, le pendenze dell’asperità finale purtroppo gli fanno perdere terreno. Nono al traguardo.

NAIRO QUINTANA: 5,5. Fantasma. Terminerà il Mondiale al 15° posto, ma era logico aspettarsi qualcosina in più, date le sue caratteristiche.

PRIMOŽ ROGLIČ: 5,5. Uno dei favoriti alla vigilia. Scivola, si rialza e rientra dopo vari chilometri. Pagherà lo sforzo nei chilometri finali. Il dubbio che anche senza la caduta non avrebbe lottato per la vittoria comunque c’è.

JULIAN ALAPHILIPPE: 5. Era il favorito dai bookmakers per la vittoria finale. Ai piedi del Gramartboden la nazionale francese contava ben 4 ciclisti, solo uno scollinerà nel trio di testa: non è lui, però. Solo ottavo al traguardo finale, delusione.

MICHAŁ KWIATKOWSKI: 5. Dopo la bella prova a cronometro di giovedì, il polacco era uno dei favoriti per la vittoria finale. Si perde appena il gruppo fa sul serio.

RAFAŁ MAJKA: 5. Come tutto il 2018, fantasma.

DOMENICO POZZOVIVO: 5. Nelle ultime ore era uscita la voce che lo scalatore lucano sarebbe stato il capitano designato della nazionale italiana. La strada ha detto di no.

RIGOBERTO URÁN: 5. Trentatreesimo posto per lui. Anonimo.

TIM WELLENS: 5. Il belga era uno delle punte della sua nazionale, si perde sull’ultimo passaggio da Igls

ADAM YATES: 5. Sempre nella coda del gruppo, termina al 37° posto. Era uno degli outsider più papabili. Peccato per lui.

ILNUR ZAKARIN: 5. Fa lavorare i suoi nella parte iniziale della corsa, ma di Ilnur si perdono le tracce quando la corsa si accende.

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: 4,5. Dopo aver corso Giro d’Italia e Vuelta di Spagna il colombiano arriva la mondiale con le batterie scariche. Sparisce subito.

DANIEL MARTIN: 4,5. Non era nelle migliori condizioni e lo si vede subito.

WOUT POELS: 4,5 Uno dei favoriti, sparisce e si ritiraappena la corsa entra nel vivo.

SIMON YATES: 4 Lui e Alaphilippe erano i più quotati per la vittoria finale. Purtoppo, dopo aver corso una stagione a tutta birra, arriva all’appuntametno mondiale fuori forma e deve ritirarsi quando mancano 40 km all’arrivo.

VINCENZO NIBALI : s.v. Lo aveva detto Vincenzo, ma tutti speravamo si trattasse solo di pre-tattica. Maledetta caduta al Tour!

Una menzione per i fuggitivi di giornata Michael Kukrle (Repubblica Ceca), Laurent Didier (Lussemburgo), Jacques Janse Van Rensburg (Sudafrica), Ilia Koshevoy (Bielorussia), Ryan Mullen e Conor Dunne (Irlanda), Daniil Fominykh (Kazakistan), Rob Britton (Canada) e Tobias Ludvigsson (Svezia): 6 di stima per loro.

LE NAZIONALI

SPAGNA: 10. Corsa perfetta per la nazionale iberica. Sulla carta erano una delle selezioni più attrezzate e con intelligenza hanno fatto la corsa perfetta con la tattica giusta: tutti per Valverde!. Nella parte centrale Fraile e Mas controllano e fermano i possibili attacchi, senza svenarsi più di tanto arrivano sul Gramartboden con ancora Izagirre, Nieve e De La Cruz alle spalle di Don Alejandro. Efficienza e intelligenza. Chapeau!

DANIMARCA 6,5. Le azioni più belle sono tutte ad opera dei danesi. Asgreen fa nascere la fuga di giornata e, tra i suoi protagonisti, è  anche l’ultimo ad arrendersi. Valgren prova ad uccellare il gruppo all’ultimo passaggio da ‘Igls. Peccato la condizione non ottimale di Fuglsang. Fantasiosi.

FRANCIA: 6,5. Avevano tante freccie nel loro arco, ma sprecano troppi gregari nei chilometri iniziali. Perdono anche Barguil a causa di una caduta. Si portano a casa la medaglia d’argento, ma col potenziale che avevano si potevano inventare qualcosa sull’ultimo passaggio da Igls.

OLANDA: 6. Aspettano solo le ultime due asperità di giornata per mettere il naso fuori dal gruppo. Oomen, Kruijswijk, Mollema e Kelderman non fanno la differenza, la fa solo la caparbietà di un Tom Dumoulin indomito, che riesce a recuperare nel tratto più duro del Gramartboden per finire quarto. Scarichi.

ITALIA: 5,5. Aru si era fatto tirato fuori dai giochi. Nibali, a causa della negligenza di un tifoso e della “dis”organizzazione del Tour de France, partiva già battuto. Formolo e Visconti fuori forma non venivano selezionati. Gianni Moscon veniva, invece, da un lungo stop e prima di Innsbruck aveva corso solo poche gare in Italia. Detto ciò, non erano rosee le aspettative per l’Italia, ma la tattica di Cassani non è sembrata nemmeno così geniale. Brambilla, Caruso, Cataldo e De Marchi spremuti per fare corsa dura, ma per chi? Nazionali più quotate si risparmiavano, mentre i nostri venivano spremuti tantoché sull’ultima asperità di giornata il generosissimo Moscon non poteva contare su nessun compagno di squadra. Un Pozzovivo anonimo ed un esausto De Marchi galleggiavano in fondo al gruppo mentre Spagna, Francia e Olanda erano ben rappresentate da più corridori. Troppo generosi!

SLOVENIA: 5,5. Quando la fuga di giornata superava i 15 minuti di vantaggio è toccato a loro l’onere dell’inseguimento. Purtroppo a casa di una caduta il loro capitano, Roglič, è stato costretto a dire addio ai sogni di gloria.

COLOMBIA: 5. Quintana, López, Urán, Henao, chi li ha visti in corsa?

RUSSIA: 5. Ad un certo punto Beppe Conti avrà pensato “Per chi tira la Russia? Sicuramente non per l’ombra di Zakarin.

GRAN BRETAGNA: S.V. Come si può dar un voto ad una selezione dove non si convoca il vincitore dell’ultimo Tour de France, il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, mentre il vincitore della Vuelta di Spagna è l’ombra di se stesso? Spuntata!

Luigi Giglio

Esplode la gioia di Valverde subito dopo la vittoria al mondiale (foto Justin Setterfield/Getty Images Sport)

Esplode la gioia di Valverde subito dopo la vittoria al mondiale (foto Justin Setterfield/Getty Images Sport)

MONDIALE ÉLITE 2018 – I FAVORITI

settembre 29, 2018 by Redazione  
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Chi indosserà per la prossima stagione la prestigiosa maglia iridata? Ci siamo muniti della classifica sfera di cristallo e abbiamo annalizato le possibilità dei principali indiziati di vittoria in quel di Innsbruck

Quando si parla di mondiali di ciclismo su strada ”duri”, quelli per intenderci disegnati per gli scalatori, in mente fa subito capolino Duitama 1995, in Colombia, dove lo spagnolo Abraham Olano batté Miguel Indurain e il nostro Marco Pantani. Indimenticabile, invece, l’impresa di Bernard Hinault a Sallanches 1980, dove diede un minuto a Baronchelli e oltre quattro minuti al terzo classificato Juan Fernández Martín. Domenica, dopo oltre vent’anni, si correrà un altro Mondiali ”duro”, quello di Innsbruck. Percorso pieno di asperità, dove ad aprire le danze ci sarà la salita di Gnadenwald (2.4 km, pendenza media al 10.5%), dopo di ché si entrerà nel circuito finale con la salita di Igls (7.9 km al 5.7% di pendenza media) da percorrere sei volte. Terminati i sei giri, si affronterà ancora un giro da 31 km con l’ascesa di Igls seguita dal muro di Gramartboden (2.8 km all’11.5% medio). Ci sarà tanto dislivello, lo spettacolo è assicurato.

Dalla cima del Gramartboden all’arrivo ci saranno 8 chilometri, quasi completamente tutti in discesa, perciò, tenendo conto anche del tracciato completo, il primo dei favoriti non può che essere il francese Julian Alaphilippe. Il ciclista della Quick-Step Floors viene da un mese di Agosto dove ha praticamente vinto ogni corsa alla quale ha partecipato: San Sebastián, Tour of Britain e Giro di Slovacchia portate a casa per lui. L’arrivo in discesa ricorda anche le tappe del Tour de France da lui conquistate, la decima da Annecy a Le Grand-Bornand e la sedicesima da Carcassonne a Bagnères-de-Luchon. Tenendo conto della sua forma e della nazionale francese, che è una delle formazioni più attrezzate in questo Mondiale (avrà al suo fianco ciclisti come Gallopin, Barguil, Bardet e Pinot) Alaphilippe sarà sicuramente l’uomo da battere.
Ha dato filo da torcere a tutti in questo 2018, finendo anche per vincere la Vuelta di Spagna: stiamo parlando del ciclista inglese Simon Yates. Il corridore della Mitchelton-Scott è uscito vittorioso dalla corsa iberica e sicuramente avrà il morale alle stelle. A lavorare per lui il gemello Adam, che dovrà ben figurare in una Gran Bretagna che non sembra all’altezza delle selezioni più quotate come quella francese e colombiana.

Non è riuscito a far classifica alla Vuelta, ma il polacco Michał Kwiatkowski un Mondiale l’ha già vinto, quello di Ponferrada nel 2014. Il corridore in forza al Team Sky ha raccolto vittorie come una Tirreno-Adriatico e il Giro di Polonia quest’anno, ma ha anche svolto un lavoro di gregariarato al Tour de France che ha fatto stropicciare gli occhi al suo connazionale Sylwester Szmyd, gregario storico di Ivan Basso. La condizione mostrata alla cronomentro di mercoledì è un campanello d’allarme per gli altri pretendendi alla medaglia d’oro. Da non sottovalutare.

Il suo curriculum parla da solo, non c’è bisogno di riepilogare le Liegi-Bastogne-Liegi e tutte le altre corse vinte, senza dimenticare i vari podi mondiali. Alejandro Valverde, anche se è uscito malconcio dall’ultima tappa montana della Vuelta di Spagna è sicuramente uno dei favoriti per l’iride. Il mondiale austriaco sarebbe il coronamento di una carriera fantastica, dove alle medaglie vinte ai mondiali su strada dal corridore della Movistar si uniscono classiche, semiclassiche, podi in tutti e tre i Grandi Giri e una Vuelta.

Primož Roglič è una delle sorprese più belle di quest’anno: Giro dei Paesi Baschi, Tour de Romandie, Giro di Slovenia e il podio al Tour de France dove ha dimostrato una costanza notevole. Lo sloveno del Team Lotto NL-Jumbo ha mostrato di aver ancora una buona forma al recente Tour of Britain e la decisione di non correre la cronometro per concentrarsi solo sulla gara in linea è un bel segnale. Matej Mohorič, Simon Špilak e Jan Polanc completeranno una nazionale slovena tutt’altro che sguarnita.

Miguel Ángel López si dividerà i gradi di capitano con Rigoberto Urán nella nazionale colombiana, formazione tra quelle più attrezzate ad Innsbruck. Il ciclista dell’Astana ha dimostrato ques’anno di aver fatto finalmente quel salto di qualità che tutti si aspettavano da quando vinse il Tour de l’Avenir. Per lui un terzo posto nella classifica generale del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna quest’anno. Il percorso gli si addice, potrebbe essere lui il primo colombiano a vincere un Mondiale su strada?

Vincenzo Nibali è un’incognita. Il percorso del mondiale austriaco sembrava disegnato apposta per il messinese della Bahrain-Merida, ma la caduta al Tour de France ha purtroppo rovinato i piani. In Spagna ha provato a testarsi, ma la condizione è apparsa lontana, troppo lontana per chi vuol vincere un mondiale di ciclismo su strada. Tutta l’italia ciclista sarà al suo fianco, sperando che il dolore alla schiena sia solo un brutto ricordo e che la condizione cercata nell’ultimo mese sia finalmente raggiunta.

Per un italiano che piange ce n’è un altro che ride, Gianni Moscon. Dopo la squalifica dal Tour si erano perse le tracce per il corridore trentino del Team Sky. Il ritorno vittorioso alla Coppa Agostoni, il bis al Giro della Toscana – Memorial Alfredo Martini e il terzo posto alla Sabatini sono un biglietto da visita da non sottovalutare per il C.T. Davide Cassani. Moscon ha mostrato una condizione ottimale, migliore di quella di Nibali, e potrebbe essere lui il faro per la nazionale azzurra.

Tom Dumoulin ha collezionato secondi posti a non finire in questa stagione. Battuto da Chris Froome al Giro d’Italia, beffato da Geraint Thomas al Tour de France, praticamente Tom vs Team Sky. L’olandese del Team Sunweb ha dimostrato comunque di essere un osso duro e di non temere nessuno, difficilmente lo si riesce a staccare in salita. L’ennesimo secondo posto alla cronometro mondiale alle spalle del vincitore Rohan Dennis, però, è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Che sia in fase calante dopo una stagione corsa a tutta?

Dopo il flop al Giro d’Italia, il francese Thibaut Pinot è uscito dalla Vuelta di Spagna in ottime condizioni fisiche. La vittoria ai Lagos de Covadonga e ad Andorra hanno constatato il recupero mentale e fisico dello scalatore transalpino della Groupama-FDJ. Il percorso è nelle sue corde e anche i chilometri finali prevalentemente in discesa sono proprio perfetti per lui. Potrebbe rientrare, come il connazionale Bardet, in interessanti sviluppi tattici in corsa, specie se gli altri big si concentreranno solo su Alaphilippe.

Non è un percorso disegnato su misura per lui, ma il tri-campione in carica Peter Sagan va tenuto obbligatoriamente in considerazione, dato il fuoriclasse che è, anche se la condizione atletica dello slovacco della Bora-Hansgroe non sembra delle migliori.

Come sempre in un Mondiale, i favoriti possono essere tanti. Wout Poels (Team Sky) e Bauke Mollema (Trek – Segafredo) sono le altre punte della nazionale olandese, pronti a dire la loro nei vari momenti della corsa. Il Belgio può contare su Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), che vinse a Rio de Janeiro una gara olimpica tutt’altro che pianeggiante. L’altro belga Tim Wellens (Lotto Soudal), l’irlandese Daniel Martin (UAE-Team Emirates), i francese Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), il colombiano Rigoberto Urán (Team EF Education First-Drapac), lo sloveno Matej Mohorič, (Bahrain Merida), e il danese Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) saranno gli altri ciclisti da tenere sotto controllo.

Luigi Giglio

LE PERCENTUALI

VUELTA 2018 – LE PAGELLE

settembre 18, 2018 by Redazione  
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Ecco il super pagellone della Vuelta appena terminata con la quinta vittoria consecuitiva di un corridore britannico in un grande giro

In rigoroso ordine alfabetico, come nei pannelli degli scrutinii….

ANTÓN IGOR: 10 di stima. La sua carriera si è chiusa domenica a Madrid. Lo scalatore spagnolo ha deciso di appendere la bici al chiodo dopo 14 stagioni da professionista. Esordio nel 2005 nelle fila della Euskaltel, squadra con cui ha militato fino alla chiusura del sodalizio nel 2013; passaggio poi alla Movistar per un biennio, quindi chiusura di carriera nella Dimension Data dal 2016 a oggi. Apice della sua carriera la tappa vinta del Giro d’Italia 2011 sul Monte Zoncolan. In totale per lui 14 affermazioni da professionista. Sfortunato alla Vuelta 2010, quando scivolò e fu costretto al ritiro mentre era saldamente in maglia roja. Ha corso anche negli anni non proprio splendidi del ciclismo ma nessuna controversia lo ha mai sfiorato. Esempio di professionalità.

ARU FABIO: 4. Il sardo non è più lui. Un 2018 da cancellare. Dopo il flop del Giro d’Italia tutti gli occhi erano puntati su di lui. Sulle prime rampe spagnole dimostra, però, di non reggere il passo dei migliori, perdendo terreno inesorabilmente. Cade e se la prede con la bici, facendo infuriare il patron Colnago. Termina la Vuelta con problemi di salute. Chissà Cassani che ha in mente? Sarà utile questo Aru in Austria?

BENNETT GEORGE: 6. Si mette a disposizione di Kruijswijk, fa quel che può.

BOL JETSE: 5. Entra nella fuga a Lleida, per tutti senza nessuna possibilità di vittoria e lui, il primo a non crederci, si rialza a pochi chilometri dal traguardo. Morale della favola, la fuga vince. L’olandese è il simbolo perfetto della Burgos-BH, una Vuelta anonima per il team professional iberico.

BOUHANNI NACER: 6,5. Vince a San Javier . Il francese è l’unico velocista puro che è riuscito a battere Viviani. Solo per questo voto più che sufficiente.

BRAMBILLA GIANLUCA: 5. Lo scalatore della Trek-Segafredo cerca invano di far sua una tappa. Molto attivo nelle fughe, ma i risultati latitano.

BUCHMANN EMANUEL: 5,5. Il venticinquenne tedesco ha come obiettivo quello di curare la classifica generale. Regolarista, termina la sua corsa a Madrid al dodicesimo posto della classifica finale senza mai un acuto.

BYSTRØM SVEN ERIK: 6. A differenza di Bol non si arrende nei chilometri finali della tappa con arrivo a Lleida. Sulla linea del traguardo viene, però, beffato dall’altro compagno di fuga, Wallays. Il norvegese col suo secondo posto di giornata raccoglie il miglior risultato della UAE Team Emirates e questo non è certo un fattore positivo per il team di Saronni.

CAMPENAERTS VICTOR: 5,5. Terzo nella cronometro iniziale di Málaga, sperduto in quella che da Santillana del Mar conduceva a Torrelavega. Nel mezzo qualche fuga e un po’ di gregariato per Kruijswijk. Nel complesso ci si aspettava di più da lui, che è campione europeo in carica a cronometro.

CATALDO DARIO: 6. Solito lavoro da gregario per il ciclista abruzzese.

CLARKE SIMON: 6,5. Batte in volata Bauke Mollema e Alessandro De Marchi nella quinta tappa da Granada a Roquetas de Mar. Riprova nelle tappe seguenti ad andare in fuga e ad attaccare, senza esiti positivi. Voto più che positivo per lui, dato anche che non vinceva una corsa dal lontano 6 marzo del 2016, quando si impose al GP Industria & Artigianato.

DE GENT THOMAS: 7. Il ciclista belga è stato iperattivo in questa Vuelta di Spagna. In quasi tutte le fughe di giornata c’era. Non porta a casa nessuna tappa a casa, ma la maglia a pois blu, il simbolo del primato che spetta al leader della classifica dedicata al miglior scalatore. Punti raccolti partendo ovviamente dalla fughe di giornata. Attaccante nato.

DE LA CRUZ DAVID: 5,5. Dopo il settimo posto finale della Vuelta edizione 2016, si presentava al via coi gradi di vice capitano in casa Sky. Non riesce mai a trovare lo spunto giusto. Da segnalare il suo terzo posto nella tappa del Balcón de Bizkaia. Chiude al 15° posto nella classifica generale a 28 minuti da Yates. Dato il risultato e l’età (29 anni, perciò nel pieno della maturazione) non crediamo che in casa Sky gli daranno altri gradi all’infuori del gregario. Peccato.

DE MARCHI ALESSANDRO: 7. Il friulano è un’attaccante nato. Ha una condizione fisica ottima, tanto che il CT Davide Cassani l’ha selezionato per i mondiali di Innsbruck. Dopo vari piazzamenti trova lo spunto perfetto per andar a vincere nella tappa con arrivo a Luintra. Una sicurezza.

DENNIS ROHAN: 8. Due cronometro su due vinte per il corridore australiano della BMC. Prima maglia roja della Vuelta. Non parte alla 17 tappa per concentrarsi ed allenarsi in vista del Mondiale austriaco.

FELLINE FABIO: 4,5. Nel 2016 vinse la classifica a punti della Vuelta, quest’anno, invece, non ci va minimamente vicino. Ciclista da ritrovare.

FORMOLO DAVIDE: 5. Non è nella forma migliore e non riesce ad essere protagonista in nessuna tappa. Vuelta negativa per lui. Il veneto, purtroppo, non sembra in grado di fare quel salto di qualità che gli servirebbe per far davvero bene nelle corse di tre settimane.

GALLOPIN TONY: 7. Quest’anno vuole curare anche la classifica generale, ma purtroppo esce di poco dalla top ten finale. Vince con un numero bellissimo la tappa con arrivo a Pozo Alcón.

GENIEZ ALEXANDRE: 6,5. Anche per lo scalatore francese dell’AG2R La Mondiale una tappa vinta attaccando con la fuga di giornata. Per lui la dodicesima tappa con arrivo al Faro de Estaca de Bares.

HAIG JACK: 6,5. Ormai uomo di fiducia di Simon Yates, come al Giro ripaga la fiducia del suo capitano. Gregario affidabile.

HERRADA JESÚS: 6,5. Il ventottenne spagnolo della Cofidis partecipa a numerose fughe in questa Vuelta, ma, invece di vincere una tappa, al Faro de Estaca de Bares proprio grazie alla fuga conquista la maglia roja che porterà per due giorni. Leader inaspettato.

IZAGIRRE ION: 6. Dopo l’infortunio di Vincenzo Nibali, lo spagnolo prende il via coi gradi da capitano. Cura la classifica generale terminando al 9° posto. Fiducia meritata.

KELDERMAN WILCO: 5,5. Dopo il 4° posto dell’anno scorso c’era molta attesa sulla sua prestazione in questa Vuelta. Dopo un buon avvio perde terreno tappa dopo tappa, terminando al decimo posto con oltre undici minuti di ritardo dal vincitore Simon Yates. Rimandato.

KING BEN:7,5. L’americano del Team Dimension Data riesce a centrare due volte il bottino pieno. Conquista delle vittorie pesanti sugli arrivi difficili della Sierra de la Alfaguara e della Covatilla. Impossibile non attribuirgli l’appellativo di “King” delle fughe.

KWIATKOWSKI MICHAŁ: 6. Era il capitano designato del Team Sky e l’inizio lasciava a ben sperare. Grazie al secondo posto di tappa a Caminito del Rey conquistava la maglia roja che avrebbe tenuto per 3 giorni. Quando sono iniziate le montagne la stanchezza accumulata al Tour de France si è fatta, però, sentire facendolo naufragare in classifica.

KRUIJSWIJK STEVEN: 7,5. Il rosso olandese della Lotto NL-Jumbo dopo il 5° posto del Tour de France non si risparmia nemmeno alla Vuelta di Spagna. Con la sua solita condotta di gara regolare finisce al 4° posto della generale.

LÓPEZ MIGUEL ÁNGEL: 8,5. Dopo il terzo posto finale al Giro d’Italia di quest’anno, si presentava al via come uno dei favoriti. Al suo fianco una squadra solida con compagni dal calibro di Fraile, Hirt, Bilbao e Cataldo. Prova il colombiano a far sua questa Vuelta, ma perde troppo terreno nelle cronometro nei confronti di Yates e negli arrivi in salita non riesce a fare la differenza come vorrebbe, specie nell’ultima tappa con arrivo in salita dove veniva beffato allo sprint da Enric Mas.

MAJKA RAFAŁ: 5. Stesso copione del Tour de France. Non cura la classifica generale e non riesce a vincere nessuna tappa, anche se ci va vicino sulla Camperona.

MAS ENRIC: 9. Il ventitreenne spagnolo della Quick-Step è la vera sorpresa di questa edizione della Vuelta. Corre e si difende nelle prime due settimane rimanendo sempre a ridosso del podio nella classifica generale. Nella terza settimana passa al contrattacco sfruttando la sua freschezza. Si comporta egregiamente nella lunga crono di Torrelavega per poi andare a vincere sul Coll de la Gallina, dove segue l’attacco di López per poi batterlo allo sprint. Più che una promessa è uno dei futuri protagonisti nei prossimi grandi giri a venire.

MATÉ LUIS ÁNGEL: 6,5. Il ciclista spagnolo della Cofidis è il primo ciclista ad indossare la maglia a pois blu destinata al leader della classifica degli scalatori. Difende il primato fino alla diciassettesima tappa dove viene scalzato da De Gendt.

MEINTJES LOUIS: 4. Annus horribilis per il sudafricano. L’ombra di se stesso, mai nel vivo della corsa, sempre lontano dai migliori. Che gli sta succedendo?

MOLARD RUDY: 6,5. Il francese della Groupama-FDJ conquista la maglia roja grazie ad una fuga bidone nella quinta tappa con arrivo a Roquetas de Mar. Riesce a difendere il primato per quattro giorni, fino a quando è costretto a cedarla a Simon Yates sulla salita della Covatilla. Eroe per caso.

MOLLEMA BAUKE: 5,5. Il ciclista olandese ha fatto ormai intendere che la classifica generale non la curerà mai più in futuro. Come al Tour, anche alla Vuelta si defila subito dalla lotta per le posizioni importanti della classifica per puntare ad una vittoria di tappa. Purtroppo per lui raccoglie solo secondi posti: secondo alla Covatilla, secondo sul traguardo di Roquetas de Mar, secondo anche nella classifica dedicata agli scaltori.

NIBALI VINCENZO: 6. Dopo l’infortunio che lo ha costretto a ritirarsi dal Tour de France e la seguente operazione, lo “Squalo” soffre e lo si vede. Stringe i denti il siciliano, prova a testarsi lavorando per i compagni e andando in fuga. Non riceve, purtroppo, dal suo fisico i segnali che avrebbe voluto ricevere. Tutta l’Italia ciclistica è con lui. Forza Vincenzo.

PARDILLA SERGIO: 4. L’esperto ciclista, capitano del team professional Caja Rural – Seguros RGA, corre una Vuelta anonima. Lontanissimo nella classifca generale, lontanissimo da ogni podio di giornata, nessuna azione degna di nota, nulla di nulla.

PINOT THIBAUT: 7,5. Dopo il Giro d’Italia terminato in malo modo il francese si presentava al via della Vuelta con un profilo basso. Non riesce a competere per la vittoria finale, ma con tenacia e arguzia riesce a vincere due bellissime tappe. Vittoria di potenza ai Lagos de Covadonga dove attacca a sei chilometri dall’arrivo andando a vincere con quasi 30” su Miguel Ángel López. Vittoria di classe ad Naturlandia dove tiene a bada Yates. Chiude la Vuelta al sesto posto della classifica generale. Rigenerato.

PORTE RICHIE: 5. Il Re degli imprevisti. Questa volta a differenza delle altre il guaio non gli capita durante la corsa ma nei giorni precedenti, quando viene colpito da un virus intestinale. Perde tantissimo terreno nella crono iniziale di Málaga. Prova a vincere una tappa provando ad entrare nelle fughe di giornate, ma l’esito è negativo.

QUINTANA NAIRO: 5. Ogni volta che prende il via ad un Grande Giro sono tante le aspettative che si hanno su di lui. Purtroppo il ciclista colombiano sembra aver già intrapreso la parabola discendente della sua carriera agonistica. Speriamo di no e che questo 2018 sia solo una parentesi negativa.

RODRÍGUEZ ÓSCAR: 7. Il giovane ciclista della Euskadi – Murias riesce a sorpresa a vincere la difficile tappa della Camperona, battendo sull’asperità finale gente del calibro di Majka e Teuns. Dulcis in fundo, è stata la sua prima vittoria da professionista.

SAGAN PETER: 5,5. Non è il miglior Sagan e si nota subito. Non riesce a vincere nessuna tappa, nonstante alcune sembrerebbero disegnate apposta per lui. Gli sfugge anche la classifica a punti, una sua specialità. Batterie scariche per il Campione del Mondo in carica.

TEUNS DYLAN: 6. Eterno piazzato. Sempre attivo e propositivo nelle fughe di giornata, raccoglie però solo piazzamenti importanti.

URÁN RIGOBERTO: 6,5. Termina la Vuelta al settimo posto della classifica generale correndo da fantasma. Tre settimane senza alcuna azione importante o avvenimento da segnalare.

VALVERDE ALEJANDRO: 9. Il campione spagnolo è un osso duro. Oltre alle qualità fisiche e atletiche ha una caparbietà che anche nei momenti di crisi non lo fanno affondare. Nonostante l’età non sia dalla sua parte, è sempre lì, tappa dopo tappa. Cede solo nell’ultimo tappone pirenaico. Due le vittorie di tappe conquistate, a Caminito del Rey dove precede Kwiatkowski e ad Almadén dove batte Peter Sagan. Vince anche la classifica a punti. Eterno.

VAN POPPEL DANNY: 5. Sono pochi i velocisti presenti in Spagna, ma lui evidentemente non è uno dei più forti tra i presenti. Solo piazzamenti per l’olandese.

VIVIANI ELIA: 9. Al momento uno dei velocisti più forti che ci sia in circolazione, se non il più forte. Quattro gli arrivi di tappa conclusi allo sprint di gruppo, tre quelli che ha portato a casa. Il vicentino ha dimostrato un’attitudine, una forza esplosiva e un’abilità a limare nei metri finali che in pochi hanno al momento. Vederlo trionfare con addosso la maglia tricolore del campione italiano su strada in carica poi, è ancora più emozionante. Grandissimo Elia.

WALLAYS JELLE: 7. Il colpo gobbo di questa Vuelta la compie lui. Diciottesima tappa, Ejea de los Caballeros – Lleida, un piattone designato per l’arrivo in volata a ranghi compatti. Wallays, Bystrøm e Bol partono all’attacco in fuga dopo pochi chilometri dalla partenza. Il gruppo li controlla non lasciandogli spazio per tutta la corsa, mantenendo un distacco compreso tra i 2 e i 3 minuti. Nei chilometri finali la beffa. Il gruppo accelera tentando di riprendere i fuggitivi, ormai a pochi secondi di distanza, tanto che Bol si rialza. Wallays e Bystrøm, invece, sfruttando anche il vento favorevole danno il tutto per tutto. Proprio Wallays riusciva a vincere la tappa in volata beffando per pochi centimetri Bystrøm e il gruppo preceduto da Sagan. Stoico.

WOODS MICHAEL: 6,5. Un cacciatore di tappe come lui non poteva non timbrare il cartellino in un’edizione della Vuelta come questa, dove le fughe andate in porto sono state molte. Sua la tappa con arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia.

YATES ADAM: 7. Il capitano designato dalla Mitchelton-Scott era il fratello gemello Simon; Adam non batte ciglio e si adegua al proprio ruolo designato. Importante il suo lavoro sulle salite finali della Vuelta.

YATES SIMON: 10. Vince meritatamente la settantatreesima edizione della Vuelta di Spagna. Corre in modo intelligente, non spreca energie inutili nelle prime tappe, come invece fece al Giro, e gestisce in modo corretto le varie fasi della corsa. Preferisce perdere la maglia roja in favore di Herrada nella dodicesima tappa, piuttosto che spremere il proprio team nell’inseguimento. La Movistar di Valverde prova ad attaccarlo più volte, ma lui resiste e si difende egregiamente. La débâcle avuta nella terza settimana del Giro d’Italia ci ha consegnato un ciclista più maturo e intelligente. Supportato anche dalla squadra, Haig e il gemello Adam su tutti, ha dimostrato anche di avere la stoffa del leader. Al momento uno degli scalatori più forti dell’intero panorama ciclistico. Sua anche la tappa con arrivo sulla salita di Les Praeres. Maestoso.

ZAKARIN ILNUR: 4,5. Si presenta al via da Málaga con le batterie scariche dopo aver corso discretamente il Tour de France. Entra in qualche fuga di giornata ma non combina nulla di positivo.

Luigi Giglio

La vittoria di Simon Yates sullAlto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

La vittoria di Simon Yates sull'Alto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “TERCERA SEMANA”

settembre 11, 2018 by Redazione  
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La settimana decisiva della Vuelta inizierà con la tappa a cronometro di Torrelavega, proseguirà con l’inedito e ripidissimo arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia per poi concludersi su cime pirenaiche che bene hanno portato in passato ai corridori italiani: prima l’approdo sull’Alto de la Rabassa poi il concentrato tappone del Coll de la Gallina, che ricalca in parte la frazione che consentì a Fabio Aru di conquistare la “roja” nel 2015, metteranno la parola fine ai giochi di classifica.

16a TAPPA: SANTILLANA DEL MAR – TORRELAVEGA (cronometro individuale – 32 Km)

Se la seconda settimana di gara si era aperta con una tappa tranquilla destinata ai velocisti per “ammortizzare” i disagi che in alcuni sono provocati dal giorno di riposo, stavolta non sarà così e dopo l’ultima sosta i sei giorni decisivi della corsa iberica saranno introdotti da una delle tappe più importanti della 73a Vuelta a España. Si tratta, infatti, della cronometro individuale “lunga”, disegnata come lo scorso anno su di un tracciato abbastanza veloce, che farà dunque la gioia dei cronoman, fin qui favoriti solo dal percorso del prologo d’apertura. Dodici mesi fa si gareggiò sulla distanza di 40 Km tra il circuito automobilistico di Navarra e Logroño, dove fece registrare il miglior tempo Chris Froome impiegando 47 minuti spaccati a una media di 51.32 Km/h. Nonostante l’assenza del vincitore uscente della Vuelta, la musica non dovrebbe cambiare molto quest’anno sul percorso disegnato sulle strade cantabriche che da Santillana del Mar, la cittadina celebre per le grotte di Altamira, conducono a Torrelavega, dove il traguardo sarà collocato sulla pista del velodromo intitolato al tre volte vincitore del campionato del mondo e della Milano-Sanremo Óscar Freire. In mezzo 32 Km di un tracciato solo a tratti dolcemente ondulato, che i più veloci dovrebbero completare in poco meno di 40 minuti.

17a TAPPA: GETXO – BALCÓN DE BIZKAIA (157 Km)

Arriva il turno dei Paesi Baschi che ospiteranno una frazione definita “hilly”, collinare, sul sito ufficiale della corsa, ma che potrebbe in realtà avere gli stessi effetti in classifica di una tappa di montagna, anche alla luce degli sforzi profusi il giorno prima nella tappa contro il tempo. È vero che oggi non si supereranno mai i 1000 metri di quota, ma il tracciato riflette le condizioni altimetriche delle accidentate tappe del Giro dei Paesi Baschi, in particolar modo negli ultimi 40 Km di gara, che culmineranno con l’ascesa al Monte Oiz, localmente noto come “Balcón de Bizkaia” per le viste panoramiche che offre. Il “sale” di questa frazione sarà proprio concentrato nei 7400 metri conclusivi, che salgono al 9,7% e già questo dato può bastare per far capire di che pasta sia fatta quest’ascesa che proporrà i tratti più aspri nel finale, quando la pendenza schizzerà fino al 23,8% e sotto le ruote dei corridori l’asfalto lascerà il posto al meno scorrevole cemento.

18a TAPPA: EJEA DE LOS CABALLEROS – LLEIDA (186.1 Km)

Sulla carta è una delle frazioni più semplici della Vuelta 2018, la penultima tra le poche che anche quest’anno sono state riservate ai velocisti. Le difficoltà odierne saranno quasi pari a zero, con l’unica esclusione di un facilissimo zampellotto che spicca sull’altimetria a una trentina di chilometri dall’arrivo. Le formazioni dei velocisti, però, potrebbero non trovare oggi vita facile perché questa sarà probabilmente anche l’ultima occasione per i cacciatori di tappe d’andare in fuga. Le successive due frazioni pirenaiche, entrambe brevi, non dovrebbero consentire ai fuggitivi d’andare sino al traguardo in testa alla corsa e dopo queste rimarrà solo la blindatissima tappa conclusiva di Madrid, nella quale le squadre degli sprinter venderanno cara la pelle per non farsi sfuggire la possibilità di giocarsi uno dei più prestigiosi traguardi della storia del ciclismo.

19a TAPPA: LLEIDA – ANDORRA / NATURLANDIA (154.4 Km)

Gran finale sulle strade del Principato d’Andorra per la 73a edizione della Vuelta che oggi proprorrà, qualche unica difficoltà di gara, l’ascesa all’Alto de la Rabassa, in vetta alla quale sarà collocato il più alto traguardo di tappa di questa edizione. A 2025 metri di quota sarà quindi quest’anno assegnato lo speciale trofeo “Cima Alberto Fernández”, corrispondente alla nostra Cima Coppi e dedicato ad uno scalatore spagnolo scomparso in un incidente stradale il 14 dicembre del 1984, un mese prima di compiere 30 anni, e che si era messo particolarmente in luce al Giro d’Italia del 1983, nel quale aveva vinto le tappe di Campitello Matese e Colli San Fermo. In salita si dovranno percorrere gli ultimi 17 Km, caratterizzati da una pendenza media non eccezionale (6,6%), ma la lunghezza dell’ascesa e il suo notevole dislivello (1125 metri) sono numeri che potrebbe lasciare il segno, anche perché si è oramai nel finale di corsa e le energie stanno virando verso il lumicino. Da segnalare che questa è un’ascesa che porta bene ai colori italiani: lo scorso anno fu inserita nel finale della frazione di Andorra la Vella vinta da Vincenzo Nibali, dopo che sulla Rabassa era scollinato in testa il francese Geniez, mentre nel 2008 – unico precedente coincidente con l’arrivo di tappa, come accadrà quest’anno – a imporsi presso il parco avventura Naturlandia fu Alessandro Ballan, una ventina di giorni avanti la sua affermazione ai mondiali di Varese.

20a TAPPA: ANDORRA (ESCALDES-ENGORDANY) – COLL DE LA GALLINA (SANTUARIO DE CANOLICH) (97.3 Km)

Interamente sulle strade andorrane si snoda l’ultima tappa di montagna, il cui tracciato ricorda, e in parte ricalca, quello della tappa che nel 2015 consentì a Fabio Aru di issarsi al vertice della classifica generale della Vuelta. Si tratterà, dunque, di un tappone concentrato che proporrà nel volgere di poco meno di 100 Km sei salite consecutive, con intervalli quasi nulli tra un colle e l’altro e una quarantina di chilometri da affrontare complessivamente in salita. Si comincerà subito dopo il via con i 4.3 Km all’8.7% dell’Alto de la Comella, poi si salirà sul Coll de Beixalis (7.1 Km all’8%), che nel 2016 fu inserito anche nel percorso del Tour de France (tappa di Arcalís, vinta da Dumoulin). Scalato il vicino Coll de Ordino (9.8 Km al 7.1%), in cima al quale si sfioreranno i 2000 metri di quota, si dovranno ripetere prima il Beixalis, dal medesimo versante della scalata precedente, e poi la Comella, stavolta percorrendo la strada effettuata in discesa a inizio tappa (3.6 Km al 6.3%). Sarà la penultima difficoltà di gara prima dell’ascesa finale verso il Coll de la Gallina, dove il traguardo sarà collocato presso il Santuario di Canolich, percorsi 7.6 Km all’8,2% che sono già stati affrontati come finale di tappa nel 2016, quando lassù s’impose Daniele Ratto: portano davvero bene ai corridori azzurri le salite andorrane!

21a TAPPA: ALCORCÓN – MADRID (100.9 Km)

Dopo l’interminabile trasferimento dai Pirenei al centro geografico della nazione la Vuelta si concluderà con una tradizionale passerella di fine corsa che nulla potrà dire ai fini della classifica. Totalmente pianeggiante, prenderà le mosse con un tratto in linea di 36 Km poi inizieranno le undici tornate del classico circuito disegnato attorno a Plaza de Cibeles, movimentato da una lievissima pendenza negli ultimi 2 Km che mai ha impedito ai velocisti rimasti in gara di competere per il successo. L’ultimo a lasciare la firma su questo prestigioso traguardo è stato uno dei nomi più in “vista” del movimento italiano, l’attuale campione europeo in carica Matteo Trentin.

Mauro Facoltosi

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dellarrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dell'arrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “SEGUNDA SEMANA”

settembre 3, 2018 by Redazione  
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È una settimana decisamente intensa quella centrale della Vuelta 2018. Tolta la tappa di martedì, l’unica che dovrebbe terminare allo sprint, tutte le altre potranno lasciare il segno in classifica. Di certo lo faranno le due frazioni di montagna disegnate sulle strade del Principato delle Asturie così come il precedente, ripidissimo arrivo alla Camperona. Apparentemente più innocue appaiono le tappe disegnate nella tormentata geografia della Galizia, dove il vento potrebbe aggiungere ulteriore pepe a tracciati collinari ideali per colpi a sorpresa quando meno ce li aspetta.

10a TAPPA: SALAMANCA – FERMOSELLE / BERMILLO DE SAYAGO (177 Km)

Osservata lunedì 9 settembre la prima delle due giornate di riposo, la Vuelta si rimette in marcia con una delle ultime frazioni tranquille dell’edizione 2018 poiché rappresenterà la terzultima occasione riservata ai velocisti, dopo la quale avranno a disposizione solo i palcoscenici di Lleida (13 settembre) e Madrid (16 settembre, nel giorno conclusivo della corsa iberica). Ben poca paura susciterà l’unica difficoltà altimetrica inserita lungo il tracciato, anche perché i 4,9 Km al 5,3% dell’Alto de Fermoselle – uno dei due centri “titolari” della tappa – saranno affrontati quando mancheranno quasi 30 Km al traguardo di una frazione altrimenti completamente pianeggiante.

11a TAPPA: MOMBUEY – RIBEIRA SACRA (LUINTRA) (207.8 Km)

La frazione più lunga della 73a Vuelta a España è la prima di due tappe disegnate sulle strade della Galizia, la regione spagnola che amministra l’estremità nordoccidentale della penisola iberica e nella quale il gruppo giungerà dopo aver percorso i primi 56 Km di gara. Pur essendo iscrivibile tra quelle di media montagna, si tratta di una tappa abbastanza insidiosa perché s’incontrerà pochissima pianura – di fatto “confinata” quasi del tutto nei primi 30 Km – e poi si affronteranno una dietro l’altra 8 salite, nessuna particolarmente impegnativa. Quattro saranno quelle considerate valide per la classifica dei GPM e di questa la più difficile sarà la penultima, l’Alto do Trives (10,5 km al 4,6%), classificata di 2a categoria e collocata a una settantina di chilometri dalla conclusiva. Il finale di gara, che ricalca quello della tappa giunta a Luintra nel 2016 e vinta dall’allora giovane talento britannico Simon Yates, prevede l’ascesa dell’Alto del Mirador de Cabezoas (8,8 Km al 4,3%), ultimo GPM in programma, a 18 Km dal traguardo, a sua volta preceduto dalla breve ascesa di Pombar (2500 metri al 6,8%) e da un chilometro finale pure in leggera ascesa. La logica dice tappa da fughe ma se dovesse accendersi la bagarre tra gli uomini di classifica i continui dislivelli da affrontare quest’oggi potrebbe confezionare qualche inattesa sorpresa.

12a TAPPA: MONDOÑEDO – FARO DE ESTACA DE BARES (MAÑÓN) (181.8 Km)

La seconda frazione galiziana sulla carta si presenta meno impegnativa della precedente, almeno dal punto di vista altimetrico poiché, sotto quest’aspetto, le principali difficoltà saranno rappresentate dai due GPM di 3a categoria evidenziati dal grafico, il primo da affrontare subito dopo la partenza da Mondoñedo (Alto de Cadeira, 5,8 Km al 6,4%) e il secondo collocato a 50 Km dal traguardo (Alto de San Pedro, 7,7 Km al 5,1%). Tra le due ascese i corridori incontreranno oltre 100 Km di strada quasi sempre pianeggiante – a parte qualche lieve collinetta – ma è proprio in questo tratto, interamente tracciato lungo la costa dell’Oceano Atlantico, che si “nasconde” la principale insidia di giornata, il vento, che da queste parti spira sovente con forza e che nel 1995, l’anno della prima Vuelta disputata a settembre, costrinse l’organizzazione ad interrompere la tappa galiziana di quell’edizione, diretta a La Coruña, per poi farla ripartire dopo aver tagliato una considerevole parte del tracciato. I ventagli e le conseguenti fratture in seno al gruppo potrebbero, dunque, essere le difficoltà più rilevanti di questa frazione che, una volta superata l’ultima salita ufficiale in programma, proporrà una serie di saliscendi negli ultimi 50 Km, lungo i quali, se il gruppo si sarà precedentemente frazionato, risulterà molto difficile inseguire e tentare di recuperare il terreno perduto.

13a TAPPA: CANDÁS (CARREÑO) – VALLE DE SABERO (LA CAMPERONA) (174.8 Km)

Alla vigilia dell’importante due giorni asturiana il programma della Vuelta prevede uno dei più aspri arrivi in salita dell’edizione 2018, quello ai 1600 metri della Camperona, la montagna della Cordigliera Cantabrica che il ciclismo ha “violato” per la prima prima volta nel 2014, ripetendo poi il traguardo di tappa nel 2016 mentre nel 2017 era stata una frazione della Vuelta a Castilla y León a terminare lassù, giornate che si erano rispettivamente concluse con i successi del canadese Ryder Hesjedal, del russo Sergey Lagutin e del francese Jonathan Hivert. Rispetto alla tappa del 2016 il finale sarà leggermente meno impegnativo perché non sarà affrontato il muretto al 25% che fu inserito all’interno dei primi pedalabili 6 Km, prima che si arrivi alla tremenda verticale finale, lunga 3 Km e caratterizzata da una pendenza media del 13,4%. In precedenza, una settantina di chilometri prima, si sarà superata anche un’altra salita di prima categoria, il Puerto de Tarna (13 Km al 5,8%).

14a TAPPA: CISTIERNA – LES PRAERES (NAVA) (171 Km)

L’organizzazione è andata a scovare un altro “sesto grado”, un’altra salita breve e caratterizzata da pendenza in doppia cifra che farà il paio con la Camperona ma sarà affrontato al termine di una frazione decisamente più esigente della precedente. Lungo la strada che condurrà il gruppo nel Principato delle Asturie si dovranno, infatti, affrontare 5 salite e 3 di queste saranno classificate di prima categoria. Si comincerà a salire a una cinquantina di chilometri dalla partenza quando si andrà ad affrontare il Puerto de San Isidro (1520 metri, 2a categoria), poi dopo metà tappa si scalerà la prima ascesa di 1a categoria, l’Alto de la Colladona (5,3 Km all’8,1%), alla quale seguirà dopo circa 30 Km di strada facile l’Alto de la Mozqueta (6,5 Km all’8,7%). Leggermente meno impegnativo si annuncia il successivo Alto de la Falla de los Lobos (5,3 Km al 6,4%, 3a categoria), che anticiperà di 17 Km l’inedita rampa finale verso il traguardo di Les Praeres, zona di praterie situata nel comune di Nava per raggiungere le quali bisognerà affrontare una pendenza media del 12,5% negli ultimi 4 Km, toccando un picco massimo del 23% nel tratto conclusivo dell’ascesa.

15a TAPPA: RIBERA DE ARRIBA – LAGOS DE COVADONGA (178.2 Km)

Per la 21a volta in 35 anni la Vuelta proporrà l’arrivo su quella che da tempo è stata ribattezzata l’Alpe d’Huez di Spagna e non soltanto per il numero di “ripetizioni”. La salita ai “Lagos” s’è, infatti, ampiamente meritata il soprannome per la qualità della salita (gli ultimi 11,7 Km salgono al 7,2% medio), dei vincitori di tappa (l’ultimo, nel 2016, è stato un certo Nairo Quintana) e del paesaggio, che batte di gran lunga quello offerto dall’Alpe d’Huez grazie agli impareggiabili scenari del Parco Nazionale dei Picos de Europa. L’arrivo di quest’anno sarà anche l’occasione per festeggiare il primo centenario dell’incoronazione della statua della “Virgen de Covadonga”, conservata nel santuario situati ai piedi dell’ascesa finale, che i corridori attaccheranno dopo esser saliti sul Mirador del Fito, “alto” che spesso in passato è stato affrontato in abbinamento ai “Lagos”. Quest’anno, però, ci sarà una novità che renderà il finale di gara ancora più impegnativo perchè la salita al Fito è stata inserita all’interno di un circuito di circa 37 Km e così i suoi 7 Km al 7,7% dovranno essere presi di petto due volte, con l’ultimo passaggio previsto a una quarantina di chilometri dal traguardo.

Mauro Facoltosi

Il santuario di Covandonga, ai piedi della salita verso i mitici Lagos (ridenroad.com

Il santuario di Covandonga, ai piedi della salita verso i mitici "Lagos" (ridenroad.com

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “PRIMERA SEMANA”

agosto 24, 2018 by Redazione  
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Prende il via la 73a edizione della corsa iberica, anche nel 2018 nobilitata da una starting list di tutto rispetto che vedrà ai nastri di partenza gli italiani Aru e Nibali, il francese Pinot, i britannici fratelli Yates, l’australiano Porte, i colombiani Quintana e Urán. Mancherà il vincitore uscente Froome, che in questa stagione ha già disputato Giro e Tour, in un’edizione della Vuelta che nella prima settimana presenterà già alcuni momenti interessanti come il cronoprologo di Málaga e gli arrivi in salita alla Sierra de la Alfaguara e alla Covatilla

Abbiamo imparato a conoscerla, soprattutto nelle ultime stagioni, come la corsa delle rivincite. Perché la Vuelta a España è vista da molti, essendo l’ultima delle tre grandi corse a tappe in ordine cronologico, una sorta di esame di recupero a settembre, in particolare da quei corridori che puntavano a far bene a Giro e Tour ma che sono usciti con le ossa peste dalle due corse. Per esempio, spulciando la starting list dell’edizione 2018 spccano, infatti, nomi di corridori che sono stati protagonisti al Giro d’Italia ma che, per una ragione o per l’altra, sono tornati a casa con le classiche pive nel sacco: al via da Málaga ritroveremo Fabio Aru (UAE-Team Emirates), Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) e Simon Yates (Mitchelton-Scott), in gara assieme al fratello gemello Adam, reduce invece dal Tour de France. Tra i protagonisti più “sfortunati” della Grande Boucle cercheranno, invece, il riscatto sulle strade della penisola iberica Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), Richie Porte (BMC), Nairo Quintana (Movistar) e Rigoberto Urán (EF Education First-Drapac), mentre mancherà il vincitore uscente della Vuelta Chris Froome (Sky), ma la sua è un’assenza che si può definire “fisiologica”, avendo quest’anno il britannico già disputato Giro e Tour ed essendo stata questa, per lui, la quinta grande corsa a tappe consecutiva conteggiando anche il Tour del 2017.

1a TAPPA: MÁLAGA (cronometro individuale – 8 Km)

Per la terza volta nella storia la cittadina di Málaga accoglierà il “Grand départ” della Vuelta, come già successo nel 2000 e nel 2006, precedenti nei quali la corsa pure era scattata con una corsa contro il tempo, anche se con modalità differenti. Dodici anni fa, infatti, si era partiti con una cronosquadre vinta dalla CSC mentre l’ultima edizione del XX secolo era stata tenuta a battesimo da una prova individuale – conquistata dall’elvetico Alex Zülle – proprio come accadrà quest’anno quando si dovranno percorrere 8 Km sulle strade della nota località andalusa. Il percorso si annuncia abbastanza veloce, disegnato in pianura con l’eccezione di un tratto di circa 1 Km al 3,3% di pendenza media che inizia poco dopo la metà di questo prologo; i problemi maggiori potrebbe darli il vento, in particolare nei primi 4 km che si snoderanno costantemente in riva al Mediterraneo.

2a TAPPA: MARBELLA – CAMINITO DEL REY (163.5 Km)

Subito un arrivo in salita alla Vuelta 2018, come nell’edizione del 2015 che propose al secondo giorno di gara proprio il traguardo del Caminito del Rey, al termine di una frazione da dimenticare per lo sport italiano perché le cronache riporteranno principalmente la notizia della clamorosa espulsione di Nibali, reo di essersi fatto trainare dall’ammiraglia. Ad ottenere gloria fu l’ancora sconosciuto colombiano Esteban Chaves, favorito anche dalla breve ma impegnativa ascesa finale verso l’Alto de la Mesa, asperità che stavolta non farà parte del tracciato di gara. Gli organizzatori hanno, infatti, deciso di anticipare il traguardo ai piedi del tratto più difficile dell’ascesa, posizionandolo immediatamente dopo la vetta del facilissimo Alto de Guadalhorce (7,1 Km al 2,8%) che dovrà essere ripetuto due volte essendo previsto un circuito finale di una settantina di chilometri. Con questa rivisitazione del finale di gara, ad esser maggiori indiziati per la vittoria dovrebbero essere i finisseur più che gli scalatori, che baderanno invece a risparmiarsi in vista del primo vero arrivo in salita, in programma 48 ore più tardi.

3a TAPPA: MIJAS – ALHAURÍN DE LA TORRE (178.2 Km)

Ricordate la tappa di Gualdo Tadino dell’ultimo Giro d’Italia, rimasta nella storia della corsa rosa principalmente per l’eclatante crisi della quale fu vittima Chaves? Ecco, questa frazione che condurrà il gruppo da Mijas ad Alhaurín de la Torre può essere definita la sua gemella, altimetricamente parlando. L’ossatura delle due tappe è, difatti, simile: una salita lunga da superare nella prima parte di gara (là era quella di Rigopiano, qui s’affronteranno i 20 Km e rotti al 4,9% del Puerto del Madroño), ulteriori ascese inserite in ordine di difficoltà decrescente nei chilometri successivi fino ad arrivare alla pianura che caratterizzerà gli ultimi chilometri di gara. Nella tappa disputata alla corsa rosa i saliscendi e la forte velocità impressa in gruppo in seguito alla crisi dello scalatore colombiano misero alla corda il gruppo inseguitore, che fallì l’aggancio sulla testa della corsa per 34” secondi, gap senza il quale a vincere quel giorno non sarebbe stato lo sloveno Matej Mohorič ma il velocista irlandese Sam Bennett. Va detto che, rispetto alla tappa del Giro, la salita principale non sarà affrontata a “freddo” subito dopo il via, ma si dovranno prima percorrere una ventina di chilometri a livello del mare, e dunque, probabilmente, in quest’occasione le squadre degli sprinter potrebbero aver vita più facile nel tenere a bada la fuga di giornata.

4a TAPPA: VÉLEZ-MÁLAGA – ALFACAR (SIERRA DE LA ALFAGUARA) (161.4 Km)

È il secondo dei nove arrivi in salita previsti dal tracciato della Vuelta 2018, il primo nel quale vedremo in azione gli uomini di classifica perché troppo facile era quello di Caminito del Rey. Come nella frazione del giorno precedente ci sarà un’ascesa particolarmente lunga da affrontare nella prima fase di gara – Alto de la Cabra Montés, 15,7 km al 5,9% – che però dovrebbe “scivolare via” senza troppi problemi anche perché chi punterà alla maglia “roja” oggi preferirà risparmiarsi nellattesa dell’inedita salita finale verso il Puerto de Alfacar. Non si tratta di una difficoltà eccezionale – niente a che vedere con certi “sesti gradi” che la Vuelta ha proposto negli scorsi anni e che pure sono nel programma di questa edizione – ma i suoi 12,4 Km al 5,4% offriranno i primi verdetti della corsa, anche perché è risaputo che il primo arrivo in salita serio, soprattutto se proposto subito a inizio corsa, spesso toglie già di mezzo qualche pretendente al successo finale e, se non permette ancora di capire chi potrà vincere la Vuelta, di certo stabilirà chi dovrà riporre nel cassetto i sogni di gloria e pensare a salvare la corsa andando alla caccia di successi parziali.

5a TAPPA: GRANADA – ROQUETAS DE MAR (188.7 Km)

Potremmo definirla come una versione ribaltata della frazione di Alhaurín de la Torre la quinta tappa della Vuelta 2018. Pure caratterizzata da un percorso di media montagna non particolarmente difficile, a differenza di quella proporrà l’ascesa più rilevante non in partenza ma nel finale di gara. È, infatti, quando mancheranno 37 Km al traguardo che, affrontati fin lì diversi frastagliamenti altimetrici, si andrà all’attacco dei 1010 metri dell’Alto El Marchal. I suoi numeri non sono particolarmente significativi (10,8 Km al 4,1%) e, se i continui su e giù dei tratti precedenti non avranno lasciato troppo il segno, qualche velocista potrebbe anche riuscire a stringere i denti e poi andare a giocarsi il successo di tappa in una volata ristretta, tenuto anche conto che dalla cima del GPM al traguardo ci saranno oltre 25 Km di strada, da questo punto in poi totalmente priva di ostacoli altimetrici.

6a TAPPA: HUÉRCAL-OVERA – SAN JAVIER (MAR MENOR) (155.7 Km)

Finalmente una tappa disegnata come il dio delle volate comanda, di quelle che vedono tutti gli sprinter gareggiare ad armi quasi pari sul rettilineo d’arrivo. Certo le salite anche oggi non mancheranno, perché è diventato un vezzo di un po’ tutti gli organizzatori – non solo alla Vuelta – d’inserirne almeno una ogni giorno per dare un po’ di vita anche alle frazioni di trasferimento, ma le due che si dovranno affrontare sulla strada per San Javier oltre a non esser particolarmente impegnative saranno ben distanti l’una dall’altra. Parecchi chilometri di strada “libera” si dovranno percorrere anche dopo la cima dell’ultima ascesa – che è anche quella più esigente delle due (Alto del Cedacero, 4 Km al 6,2%) – poiché gli ultimi 50 Km di gara saranno un vero e proprio piattone, dove l’unica insidia potrebbe arrivare dal vento. Con l’esclusione dei primi 30 Km e delle due brevi divagazioni nell’immediato entroterra per affrontare i GPM, la tappa si snoderà lungo le rive del Mediterraneo, lungo le quali ogni momento potrebbe essere quello buono per l’apertura di un pernicioso ventaglio.

7a TAPPA: PUERTO-LUMBRERAS – POZO ALCÓN (185.7 Km)

Ecco un’altra occasione d’oro per i finisseur dopo quella offerta loro sul traguardo del Caminito del Rey. Stavolta il finale si annuncia decisamente più intrigante per l’autentico concentrato di agonismo che si vivrà negli ultimi 17 Km, nei quali si succederanno a spron battuto il GPM dell’Alto de Ceal (4,5 Km al 5,4%), un traguardo volante con abbuoni piazzato a soli 9 Km dalla conclusione e quindi l’epilogo della tappa, dove pure saranno assegnate bonificazioni temporali ai primi tre corridori che taglieranno il traguardo. Oltre a tutto questo, superato lo striscione del GPM e affrontata una brevissima discesa, tutto il tratto terminale della tappa sarà in lieve ascesa e se ci fosse qualche uomo di classifica ispirato potrebbero venirne fuori piccole scosse telluriche tra le prime piazze.

8a TAPPA: LINARES – ALMADÉN (195.1 Km)

Vista sulla carta l’ottava frazione della Vuelta, una delle più lunghe della 73a edizione, apparentemente si annuncia come una tappa destinata ai velocisti, con il finale che taglierà sicuramente fuori dai giochi qualche sprinter a causa della selezione naturale che sarà provocata dal tratto conclusivo in dolce ascesa. C’è un particolare del disegno del chilometro finale, però, che potrebbe scompaginare il lavoro dei “treni” e favorire anche oggi l’azione di un finisseur. Gli ultimi mille metri che salgono al 5% medio – una pendenza che non spaventerà di certo i velocisti riusciti a rimanere in testa fin lì – presentano, infatti, due tornanti che inevitabilmente freneranno la marcia del gruppo e di solito è proprio in occasione di questi rallentamenti che qualcuno tenta l’assolo, talvolta riuscendo a cogliere il bersaglio massimo: il primo, ai meno 700 metri, si presenterà “addomesticato” da una rotatoria attorno alla quale si farà un giro quasi completo, mentre l’ultimo – a 300 metri dal traguardo – assomiglia di più a un classico “tourniquets” e anche la sede stradale, che nel frattempo si sarà leggermente ristretta, contribuirà a dare un’ulteriore scremata al gruppo di testa e a favorire chi avrà provato la carta dell’azione solitaria.

9a TAPPA: TALAVERA DE LA REINA – LA COVATILLA (200.8 Km)

La prima settimana di gara si conclude con la prima vera tappa d’alta montagna della Vuelta 2018, che si concluderà presso la Covatilla, stazione di sport invernali inaugurata nel 2001 e che l’anno successivo fu tenuta ciclisticamente a battesimo da Santiago Blanco, vincitore della prima frazione della corsa iberica a terminare lassù. Nell’albo d’oro della Vuelta gli succederanno il colombiano Félix Cárdenas (2004), l’italiano Danilo Di Luca (2006) e l’irlandese Daniel Martin, che nel 2011 è stato l’ultimo a imporsi alla Covatilla, quest’anno raggiunta al termine di un itinerario lungo il quale si sfioreranno in un paio di occasioni i 2000 metri di quota. La prima volta accadrà esattamente a metà tappa, quando si scollineranno i 1910 metri del Puerto de Peña Negra (13 Km al 4,5%), colle di seconda categoria che sarà anticipato da due precedenti GPM, tra i quali un “prima categoria”, il Puerto del Pico (13 Km al 4,5%). Fissato a 1965 metri sul livello del mare sarà, invece, il traguardo della Covatilla, percorsa un’ascesa finale lunga poco meno di 10 Km, caratterizzata da una pendenza media del 7,1% (massima del 12%) e che sarà considerata “especial”, paragonabile quindi alle salite “hors catégorie” del Tour de France.

Mauro Facoltosi

La strada che conduce alla Covatilla, terzo arrivo in salita della Vuelta 2018 (www.dangerousroads.org)

La strada che conduce alla Covatilla, terzo arrivo in salita della Vuelta 2018 (www.dangerousroads.org)

AGOSTO, NIENTE VACANZE PER IL GRUPPO

agosto 1, 2018 by Redazione  
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Agosto non è il mese delle meritate ferie per il gruppo che, nei trenta giorni che i comuni mortali trascorrono in “panciolle”, hanno in calendario una lunga serie di corse a tappe che tirano idealmente la volta all’ultimo grande giro della stagione, la Vuelta a España.

L’ombrellone, la passeggiata sulla battigia, il tuffo in mare…. Sono tutte cose tipiche di agosto, ma non per il gruppo che non si ferma nemmeno nel mese delle vacanze dei comuni mortali e già è pronto per rimettersi in sella subito dopo la conclusione della Grande Boucle, a cavallo della quale si disputerà in Belgio il Tour de Wallonie, quest’anno interessante per i colori italiani perché rappresenterà la prima corsa di Fabio Aru dopo il ritiro dal Giro d’Italia: cinque le tappe in programma tra il 28 luglio e il primo agosto, del tutto inadatte alle caratteristiche dello scalatore sardo che avrà così il tempo per riacquistare con calma il “feeling” con il gruppo prima di tornare a gareggiare in una gara World Tour come il Giro di Polonia, che scatterà il 4 agosto da Cracovia e che pure presenterà un percorso non particolarmente in linea con le doti di Aru. A dare il via alla corsa polacca sarà una tappa interamente in circuito di 132 Km adatta ai velocisti, a favore dei quali sono state disegnate anche la seconda frazione, 156 Km da Tarnowskie Góry a Katowice, e la terza, che terminerà a Zabrze dopo la partenza dallo Stadio Śląski di Chorzów e aver percorso 140 Km. La prima tappa nella quale entreranno in azione i corridori che puntano alla vittoria finale sarà la quarta, che scatterà da Jaworzno per andare ad affrontare le salite di Zameczek e Szczyrku – entrambe da ripetere due volte – prima dell’arrivo, dopo aver percorso 179 Km, nella piccola stazione di sport invernali di Szczyrk, dove il traguardo sarà collocato al termine di un muro di 900 metri al 12,4% in cima al quale lo scorso anno s’impose colui che porterà a casa anche la vittoria in classifica, il belga Dylan Teuns. Un tracciato collinare caratterizza la successiva frazione di 152 Km che prenderà le mosse dalla cittadina mineraria di Wieliczka per raggiungere Bielsko-Biała dove, dopo aver affrontato la salita del Passo Przegibek (3,9 Km al 6,5%), si chiuderà la corsa con un circuito cittadino di 8 Km, da ripetere tre volte e il cui finale tende dolcemente a salire. Come lo scorso anno sarà la località termale di Bukowina Tatrzańska ad accogliere il gran finale della corsa e stavolta ci sarà una novità rispetto al passato perché saranno ben due le frazioni a terminare in questo centro, con la prima inserita all’ultimo momento in sostituzione di quella che avrebbe dovuto concludersi nella cittadina slovacca di Poprad. Come nel percorso originariamente prestabilito la penultima frazione prenderà il via dalla nota Zakopane, la “Cortina d’Ampezzo della Polonia”, e presenterà un tracciato di 129 Km movimentato da ben 12 GPM, tutti abbastanza brevi e non particolarmente difficili, e da una tredicesima salita di 3 Km al 6,5% sulla quale si scollinerà a soli 2,5 Km dal traguardo. Quest’ultimo sarà il medesimo della conclusiva frazione di 136 Km ma stavolta si arriverà dal lato opposto e l’arrivo sarà, quindi, proprio in cima alla salita, lunga 3,5 Km (media del 5,3%) e collocata al termine di un frastagliato circuito di 136 Km che prevede 8 ascese, simili a quelle delle frazione precedente, e che ricalca il percorso dell’ultima tappa dell’edizione 2017, conquistata dall’olandese Wouter Poels.

In precedenza, tra il primo giorno del mese e il 5 agosto, si era disputata la 28a edizione del Giro di Danimarca, corsa di categoria H.C. che – come il Polonia – scatterà con una frazione per velocisti tracciata attorno alla città di Aalborg. Il luogo comune che il territorio danese sia esclusivamente pianura sarà “sbugiardato” dal finale della tappa numero 2, che prenderà il via da Viborg per terminare a Vejle dopo aver pedalato su di un tracciato che negli ultimi venti chilometri ha l’aspetto dei denti di una sega e, in particolare, farà la gioia dei finisseur lo strappo in cima al quale sarà collocato il traguardo. Ancora spazio ai velocisti nella terza tappa da Næstved a Vordingborg, che prevede anche un tratto sterrato di 3,3 Km ad una settantina di chilometri dall’arrivo, poi si disputerà la tappa decisiva, una cronometro individuale totalmente pianeggiante di 19 Km con partenza e arrivo fissate a Nykøbing Falster. L’ultimo atto della corsa sarà una tradizionale tappa-passerella lunga poco meno di 200 Km che partirà da Faxe per terminare a Frederiksberg, comune situato all’interno della capitale Copenaghen.

Negli stessi giorni del Polonia l’attenzione degli appassionati volerà oltreoceano per la 14a edizione del Giro dello Utah che, tra i campioni al via, avrà un altro dei grandi sconfitti del Giro d’Italia, il colombiano Johan Esteban Chaves. Sette le tappe in programma, anticipate da un cronoprologo di 5,3 Km che si disputerà sulle strade di Saint George, pianeggiante ma a un’altitudine di poco superiore ai 900 metri. Con un paio di eccezioni tutte le tappe si snoderanno in circuito e la prima avrà come campo base Cedar City, alla quale si farà ritorno dopo aver percorso 162,5 Km ed essere saliti fino ai 3229 metri di North View (21 Km al 5,8%). La corsa statunitense si sposterà poi a Payson per una frazione di 142,6 Km che prevede nella seconda parte del circuito la salita ai 2852 metri del Mount Nebo, lunga 17 Km e caratterizzata da una pendenza media del 5,7%: pur non presentando grandi inclinazioni, questi chilometraggi e le alte quote potrebbero già strizzare l’occhio agli scalatori e in particolare proprio ai colombiani come Chaves, che sono abituati ad allenarsi a queste altitudini. Dal parco naturale di Antelope Island scatterà la terza tappa, una delle meno impegnative, che si concluderà 167,4 Km più avanti a Layton e che dovrebbe essere alla portata dei velocisti, così come la successiva che avrà come terreno di gara gli ampi viali del capoluogo dello stato, Salt Lake City, anche se la presenza di alcuni saliscendi potrebbe dare filo da torcere alle loro formazioni alla vigilia della tappa più attesa. L’indomani, infatti, è in programma il difficile arrivo in salita alla stazione sciistica di Snowbird, a quasi 2500 metri di quota, che lo scorso anno portò bene ai colori italiani perché la tappa si concluse con il successo di Giulio Ciccone, che precedette di 35” Simone Sterbini: 152,6 Km saranno i chilometri da percorrere per arrivare all’appuntamento con l’ascesa finale, 12 Km al 7,1% che saranno preceduti dai quasi 3000 metri del Guardsmans Pass. A decidere il Tour of Utah, però, potrebbe essere la conclusiva tappa di Park City, che non sarà la solita passerella di fine corsa ma un’altra tappa di montagna di 123 Km che prevede a meno di 10 Km dall’arrivo lo scollinamento dell’Empire Pass (2720 metri), 11,5 Km all’8,3% con punte fino al 20% che nel recente passato della corsa americana sono sempre stati determinanti, anche se per la prima volta quest’anno i corridori troveranno l’asfalto su questa ripida salita.

Le stesse date saranno quelle nelle quali, in Spagna, si svolgerà la Vuelta a Burgos, nel 2018 giunta al traguardo della 40a edizione e che dodici mesi fa era terminata con il successo del basco Mikel Landa. Gli organizzatori hanno optato per riproporre, salvo qualche piccola variazione, lo stesso tracciato del 2017, che aveva i suoi punti di forza negli arrivi in salita del Picón Blanco (8 Km all’8,9%), allora inedito, e al tradizionale traguardo finale delle Lagunas de Neila (13,3 Km al 5,8%, ultimi 2,5 Km al 10,3%), dove si erano rispettivamente imposti lo stesso Landa e il colombiano Miguel Ángel López.

Il secondo appuntamento agostano del circuito World Tour sarà il Binck Bank Tour, noto fino al 2016 come Eneco Tour e che, di fatto, è una sorta di Giro del Benelux a metà perché, fin dalla prima edizione (2005), la corsa s’è snodata esclusivamente tra Belgio e Paesi Bassi, lasciando sempre fuori dal percorso il Lussemburgo. La corsa negli anni era andata spesso a ricalcare tratti delle grandi classiche ma stavolta si assisterà a un netto impoverimento del tracciato che, tolte le decisive tappe a cronometro e del Muro di Grammont, presenterà ben cinque frazioni che ben difficilmente scapperanno alla legge dello sprint e nelle quali i momenti che determineranno i distacchi saranno i tre traguardi volanti ad abbuoni del “Golden Kilometre”, collocati nel breve spazio di un chilometro e che quest’anno potrebbero anche risultare fondamentali per la classifica finale. La corsa scatterà dal suolo olandese il 13 agosto con una prima frazione totalmente pianeggiante di 177 Km che condurrà il gruppo da Heerenveen a Bolsward e che avrà la principale insidia nel vento, essendo previsto un lungo tratto da percorrere in prossimità della costa dell’Ijsselmeer, vasto lago artificiale separato dal Mare del Nord da una diga lunga ben 32 Km. Come lo scorso anno al secondo giorno di garà andrà in scena la cronometro individuale, che prevede di percorrere un veloce circuito di circa 13 Km attorno alla cittadina limburghese di Venray, rallentato al massimo da una dozzina di curve. Si passerà quindi in Belgio dove, per la prima volta nella giovane storia di questa gara, la città di Anversa ospiterà l’arrivo di una tappa, che prenderà il via da Aalter e misurerà anch’essa circa 177 Km. L’indomani arriverà il turno di Aardoie, presenza fissa nel tracciato dell’ex Eneco Tour fin dal 2008, punto d’arrivo di una tappa di 174 Km che partirà da Blankenberge e presenterà un tratto di pavè collocato lontano dalle fasi calde della tappa, a un’ottantina di chilometri dal traguardo. Totale pianura caratterizzava le frazioni precedenti e sarà così anche per la quinta da Sint-Pieters-Leeuw a Lanaken, i cui 209 Km presenteranno solo un paio di facilissimi strappetti nei primi 50 Km, che prevedono un altro tratto in pavè subito dopo la partenza. Si tornerà in Olanda per la penultima tappa che, partendo dalla cittadina belga di Riemst, si concluderà dopo 182 a Sittard-Geleen, altra sede d’arrivo abituale di questa competizione, che solitamente ospitava l’approdo di nervose frazioni disegnate sulle colline del Limburgo ricalcando tratti dell’Amstel Gold Race. Non sarà così stavolta perché gli organizzatori hanno deciso di togliere dal tracciato le colline più celebri e insidiose, come il Cauberg, disegnando un percorso movimentato da leggeri saliscendi che difficilmente impediranno l’arrivo allo sprint anche su questo traguardo. Tornati in Belgio, a decidere la corsa sarà la conclusiva tappa di 209 Km che scatterà dai laghi dell’Eau d’Heure per giungere a Geraardsbergen dopo esser saliti per tre volte sul mitico Muro di Grammont e altrettante sul vicino Bosberg, in corrispondenza del quale ci sarà anche l’ultimo dei succulenti “Golden Kilometre”.

Nel frattempo si tornerà a gareggiare sulle strade della Scandinavia con la sesta edizione dell’Arctic Race of Norway, il Giro nella Norvegia Artica, che quest’anno si annuncia più “aperto” rispetto agli ultimi anni perché gli organizzatori, che sono gli stessi del Tour de France, hanno deciso di togliere dal percorso l’arrivo in salita divenuto tradizionale nelle ultime stagioni per allestire una gara nervosa che si deciderà solo all’ultimo colpo di pedale. La prima tappa si svolgerà all’estremità nordorientale della nazione, con partenza da Vadsø e arrivo a Kirkenes, cittadina situata al confine con la Russia e alla quale si giungerà dopo aver percorso 184 Km frastagliati e caratterizzati da 4 GPM di 2a categoria (ma, se si fosse al Tour, sarebbero conteggiati di terza). La frazione altimetricamente più impegnativa sarà la seconda, che da Tana condurrà a Kjøllefjord affrontando lungo il cammino una quindicina di ascese tra le quale tre considerate di 1a categorie, anche se non particolarmente difficili nelle pendenze. Da Honningsvåg, il comune più settentrionale dello stato, prenderà le mosse la prima delle due frazioni più interessanti, che terminerà ad Hammerfest con circuito di 8 Km, da ripetere due volte, che prevede il traguardo posto in vetta a un breve strappo. Il ruolo di giudice della corsa spetterà, infine, alla conclusiva tappa che da Kvalsund porterà alla città di Alta, celebre per le incisioni rupestri inserite nel 1985 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ad “incidere” la classifica saranno le due difficoltà altimetriche inserite nel circuito finale di 10 Km (da inanellare tre volte), lo strappo della Thomasbakken – 600 metri al 6% – e quello che terminerà proprio in corrispondenza della linea d’arrivo.

In un continuo accavallarsi di corse lo stesso giorno della prima tappa della gara “artica”, negli States sarà allestita la seconda edizione della Colorado Classic, inaugurata lo scorso anno con il successo di un corridore italiano, il romagnolo Manuel Senni. Se l’edizione 2017 si era dislocata fra tre sedi di gara, quest’anno saranno due i centri del Colorado ad accogliere la competizione, sempre strutturata su quattro tappe. La corsa partirà ad altissima quota perche sarà la nota stazione di sport invernali di Vail, situata a un’altitudine di poco inferiore ai 2500 metri, a ospitare le prime due frazioni: la prima sarà costituita da un circuito semicittadino di 28 Km da ripetere quattro volte, la seconda sarà la più impegnativa dell’intera corsa poiché si tratterà di una cronoscalata di una quindicina di chilometri che condurrà sino a 2904 metri sul livello del mare e presenterà una pendenza media del 4,5% negli ultimi 6,5 Km. Lasciata Vail, la carovana della Colorado Classic si trasferirà a Denver per le ultime due giornate di gara, la prima costituita da un anello di media montagna di 159 Km – le quote di gara condurranno i corridori sino a 2600 metri, ma non si affronteranno mai grandi pendenze – mentre l’atto finale sarà una classifica passerella di fine corsa interamente tracciata sulle strade del capoluogo del Colorado.

A questo punto ci sarà una novità nel calendario professionistico che, proprio a ridosso della Grande Partenza della Vuelta a España (prevista il 25 agosto da Málaga), accoglierà con squilli di tromba il ritorno del Giro di Germania, affrontato per l’ultima volta dieci anni fa e in seguito uscito di scena per volontà degli stessi organizzatori, disgustati dalle positività all’antidoping di alcuni corridori tedeschi riscontrare in quella stagione. La rinascita della corsa è partita lo scorso anno quando Düsseldorf aveva accolto la tappa d’apertura del Tour de France e saranno, infatti, gli stessi organizzatori della Grande Boucle ad allestire il palcoscenico della competizione che, a livello difficoltà, può essere paragonato a quello dell’Arctic Race of Norway. Si comincerà giovedì 23 con l’unica delle quattro tappe in programma a essere destinata ai velocisti, 157 Km da Coblenza a Bonn affrontando qualche unica difficoltà la salita di Hohn (2,8 Km al 4,5%) a 41 Km dal traguardo. Alla frazione più semplice seguirà quella più impegnativa, congegnata come una sorta di classica delle Ardenne nei 196 Km che condurrano a Treviri, dove si giungerà dopo aver superato 4 GPM negli ultimi 70 Km – il più impegnativo è la salita di Korlingen, 2,5 Km al 7,6% – mentre il traguardo sarà preceduto di 6,5 Km dalla cima del Petrisberg, in vetta al quale s’incontrerà un “Bonus Point”, lo speciale traguardo volante ad abbuoni che è stato proposto per la prima volta al Tour di quest’anno. Altimetricamente simile alla seconda sarà anche la tappa che, l’indomani, terminerà a Merzig dopo 177 Km e altri 4 GPM a punteggiare il finale di gara, disegnato in circuito con la doppia ascesa a Nohn (2 Km al 7,1%) e Mettlach (1,3 Km al 7,9%) e il “Bonus Point” anche stavolta collocato al termine di un tratto in salita. Gran finale del risorto Giro di Germania il 26 agosto a Stoccarda, dove si percorreranno due giri di un circuito che ricalcherà in piccola parte l’anello che ospitò i campionati del mondo del 2007 vinti da Paolo Bettini, con la salita dell’Herdweg (1,5 Km al 7,3%) da scavalcare l’ultima volta a 6500 metri dal traguardo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Tour de Wallonie

www.trworg.be

Tour de Pologne

www.tourdepologne.pl/en

PostNord Danmark Rundt – Tour of Denmark

www.postnorddanmarkrundt.dk

The Larry H.Miller Tour of Utah

www.tourofutah.com

Vuelta a Burgos

www.vueltaburgos.com

Binck Bank Tour

www.sport.be/binckbanktour/2018/nl

Arctic Race of Norway

www.arctic-race-of-norway.com/en

Colorado Classic

www.coloradoclassic.com

Deutschland Tour

www.deutschland-tour.com/en/home.html

Vuelta a España

www.lavuelta.es/en

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