CUORE DEL CICLISMO: DALLA SANREMO ALLE FIANDRE

marzo 20, 2017 by Redazione  
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Lasciatasi alle spalle la Milano-Sanremo, l’ultima decade del mese di Marzo è ricca d’appuntamenti che soddisfano i palati degli estimatori del ciclismo. Ci sono le prime grandi classiche del Nord, ma anche alcuni appuntamenti interessanti in ottica Giro d’Italia, come il Giro della Catalogna che scatterà lunedì 20 con una starting list da fare invidia a parecchi organizzatori. In Italia andrà in scena nelle stesse ore la Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, mentre i riflettori si riaccenderanno sul Belgio e sui febbrili primi giorni della “Campagna del Nord”, che avrà le sue prime grandi battaglie sulle strade della Gand-Wevelgem. La tradizionale Tre Giorni de La Panne farà poi da “trait d’union” con il Giro delle Fiandre andando a proporre la triplice ascesa a quel muro di Grammont che tornerà a far parte del tracciato della classica fiamminga dopo un lungo allontanamento.

Consegnata agli annali la 110° edizione della Milano-Sanremo, subito il gruppo si rimetterà in marcia con le classiche e gli appuntamenti dei grandi giri nel mirino. Appena 48 ore dopo l’epilogo in Via Roma della Classicissima, infatti, prenderà il via in Spagna il Giro della Catalogna, che quest’anno si annuncia oltremodo interessante sia per la qualità del percorso, sia per la starting list che “strilla” ai nastri di partenza corridori del calibro degli spagnoli Contador, Valverde e Landa, del britannico tre volte vincitore del Tour Froome, degli olandesi Mollema e Kruijswijk, del costaricense Amador e del polacco Majka, dello statunitense Van Garderen e del britannico Adam Yates, del russo Zakarin e del giovane francesino Alaphilippe che abbiamo recentemente ammirato, non solo alla Sanremo ma anche alla Parigi-Nizza . Dei nomi che contano mancheranno soltanto i nostri Nibali e Aru, reduci da una fallimentare Tirreno-Adriatico, e il colombiano Quintana, che dodici mesi fa s’impose nella classifica finale del Catalogna per soli 7” su Contador e che quest’anno ha deciso di proseguire in patria la preparazione in visti di Giro e del Tour. Con un simile “parterre de roi” gli organizzatori hanno preferito “indorare” ancor più il tracciato inserendo una terza tappa di montagna e una lunga e impegnativa cronometro a squadre. Rimarranno solo le briciole per i velocisti, che avranno dalla loro parte solo la prima delle sette tappe previste, in programma il 20 marzo a Calella su di un circuito di quasi 180 Km movimentato da ben sette salite – su tutte spiccano i 1145 metri del Coll Formic (8,4 Km al 4,7%) a 55 Km dall’arrivo e i 360 metri dell’Alt de Collsacreu (3,4 Km al 4,7%) ai meno 18 – che non dovrebbero impedire comunque una conclusione allo sprint, come accadde lo scorso anno quando, al termine di una frazione dal tracciato quasi identico, s’impose Nacer Bouhanni. Lo sprinter francese fece il bis il giorno successivo ma stavolta sarà impossibile per tutti ripetersi perché la seconda frazione sarà la cronosquadre, nella quale le 25 formazioni in gara dovranno affrontare un tracciato probante per il chilometraggio – si dovranno percorrere quasi 41 Km attorno alla cittadina di Banyoles – e per il percorso poco scorrevole, privo di vere e proprie salite ma mai veramente “tranquillo” altimetricamente: basti pensare che gli organizzatori hanno previsto che la squadra più veloce rimarrà in sella per circa 51 minuti, a un media di 48,5 Km/h, drasticamente più basta rispetto a quella supersonica fatta registrare dalla BMC nella piattissima e drittissima cronosquadre della Tirreno-Adriatico. Si tratterà di una giornata delicatissima anche perché sarà immediatamente seguita dalla prima delle tre frazioni di montagna; lo scorso anno questa si disputò tra Girona e la stazione sciistica della Molina e anche nel 2017 si ritroverà questo traguardo, al termine di una tappa di 188 Km che partirà da Matarò e riproporrà le medesime difficoltà di quel giorno, vale a dire l’ascesa ai 1725 metri dell’Alt de Toses (6,3 Km al 7%) e poi, per due volte, quella che condurrà al traguardo (1700 metri, 12,2 Km al 4,7%) dove andò a segno l’irlandese Daniel Martin e che è proposto al Giro della Catalogna puntualmente dal 2014.
La quarta giornata di gara scoccherà da Llívia, exclave spagnola circondata dal territorio francese, per terminare dopo 194 Km a Igualada, dove il traguardo sarà preceduto di 13 Km dalla cima del Turò del Puig (3 Km al 5,7%), ascesa dopo la quale qualche velocista più resistente degli altri potrebbe anche rimanere davanti. Per i “big” della classifica sarà soltanto una giornata di studio in vista della tappa regina dell’indomani, che da Valls condurrà in 182 Km al massiccio del Ports de Tortosa dove, a 1000 metri di quota, sarà collocato il traguardo più impegnativo della 97a edizione della Volta a Catalunya, 8,4 Km al 9% con rampe fino al 20% che furono “assaggiate” l’ultima volta nel 1991, quando giunse primo lassù il Quintana degli anni ’80, il colombiano “Lucho” Herrara. Il giorno dopo toccherà alla tappa di montagna in più, sulla carta la meno adatta agli scalatori poiché i 190 Km della Tortosa-Reus non proporanno insidie altimetriche negli ultimi 35 Km, ma sulla successione di ascese che s’incontreranno nel tratto precedente, pur se non impegnativa (la più difficile sarà l’ultima, l’Alt de la Musara, 11,6 Km al 5%), se la classifica fosse ancora aperta, potrebbero andare in scena belle azioni tra gli uomini di punta. Ed anche la frazione conclusiva, con il solito circuito collinare del Montjuïc a Barcellona, in questo senso potrebbe avere un certo peso come ci ricorda la gloriosa storia di quest’anello che in due occasioni ospitò i campionati del mondo: ci piace ricordare in particolar modo la vittoria di Gimondi ai mondiali del 1973, a testimonianza dello spessore di un circuito non particolarmente impegnativo ma sicuramente non banale, dove si potrebbe anche tentare di far saltare la classifica proprio all’ultimo momento, se ce ne saranno le possibilità.

Lo stesso giorno dell’atto conclusivo del Giro della Catalogna sulle strade di Sassuolo terminerà un’altra breve ma intesa corsa a tappe, interessante pur non presentando frazioni di montagna: stiamo parlando della 17a edizione della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, corsa “erede” della Settimana Ciclistica Internazionale che si disputò dal 1958 al 1983 in Sardegna e nei dieci anni successivi in Sicilia. Quattro le giornate di gara ma saranno cinque i traguardi a disposizione perché, come tradizione di questa corsa, la prima frazione sarà suddivisa in due semitappe, cominciando con un circuito mattutino caratterizzato dalla triplice ascesa a Longiano, ripida ma breve (1,1 Km al 9,2%), che, con l’ultimo passaggio collocato a 17 Km dal traguardo di Gatteo, non dovrebbe togliere di mezzo del tutto i velocisti, come ci rammenta il successo di Manuel Belletti lo scorso anno, conseguito sullo stesso tracciato. Il pomeriggio del 23 marzo andrà quindi in scena la cronometro a squadre e, anche in questo caso, sarà fedelmente riproposto il pianeggiante tracciato di 13,3 Km sul quale, tra Gatteo a Mare e Gatteo, la prova collettiva della “Coppi e Bartali” puntualmente si disputa sin dal 2014 e che ha visto le affermazioni del Team Sky nel primo anno, della squadra polacca CCC Sprandi Polkowice nel 2015 e dei russi della Gazprom-RusVelo dodici mesi fa, formazioni sempre impostesi con medie superiori ai 50 Km/h.
Anche l’approdo della seconda frazione è diventato in queste ultime edizioni una consuetudine e così per il quinto anno consecutivo ci sarà, partendo da Riccione, l’arrivo a Sogliano al Rubicone, preceduto dai tre passaggi sulla salita di Ville di Monte Tiffi (3,4 Km al 7,9%), il cui ultimo scollinamento sarà collocato a poco meno di 9 Km da un traguardo dove il primo anno, nel 2013, vinse Diego Ulissi. Seguirà la tappa più tranquilla di tutte, interamente pianeggiante e disegnata sulle strade di Crevalcore, anch’esse “habitué” di questa gara che hanno già accolto in cinque occasioni tra il 2011 e il 2015. In mancanza di tappe di montagna, il ruolo di frazione decisiva spetterà a quella collinare dell’ultimo giorno, che si disputerà domenica 26 marzo tra Fiorano Modenese e Sassuolo, dove si giungerà dopo aver ripetuto per quattro volte la salita al GPM del Valico di Fazzano, 1900 metri al 9,8% (ultimo passaggio a 10 Km dal traguardo) che decreteranno il 17° vincitore della corsa intitolati agli indimenticati Fausto Coppi e Gino Bartali.

Non ci saranno solamente corse a tappe nella seconda metà di marzo, periodo nel quale i riflettori torneranno ad accendersi sul Belgio. È arrivamento il momento delle grandi classiche e la prima di queste – anticipata il 22 marzo dalla Dwars Door Vlaanderen e il 24 dall’E3 Harelbeke, corse entrambe parte del calendario dell’UCI World Tour – sarà la Gand-Wevelgem. La 79a edizione della corsa belga si disputerà il 26 marzo lungo un percorso che collegherà in quasi 250 Km la città di Deinze a Wevelgem, sconfinando per qualche chilometro in territorio francese e affrontando complessivamente 10 ascese, la più celebre delle quali è il ripido Kemmelberg, il cui scosceso acciottolato sarà terreno di gara in due occasioni, la prima a 75 Km dal traguardo e l’ultima quando mancheranno 34 Km alla conclusione della meno impegnativa tra le grandi classiche, come testimonia un albo d’oro nel quale s’incontrano parecchi velocisti.

Sette giorni più tardi toccherà all’attesissimo appuntamento con il Giro delle Fiandre, che quest’anno tornerà a proporre nel tracciato il micidiale muro di Grammont, estromesso dal percorso nel 2012, quando il traguardo del finale fu spostato da Meerbeke a Oudenaarde. In attesa di questa grande “rentrée”, ci sarà un’anteprima nella settimana precedente quando il “Muur” sarà affrontato nella prima frazione della Driedaagse De Panne-Koksijde, corsa a tappe nota in Italia come “Tre giorni di La Panne – Koksijde” poiché si disputa nel volgere di 72 ore. La 41a edizione scatterà martedì 28 con la tappa altimetricamente più ostica che, nei 205 Km che si dovranno percorrere tra La Panne e Zottegem, ha in programma due passaggi sul muro – l’ultimo a 16 Km dal traguardo (circa due in più rispetto al finale classico del Fiandre) – e altrettanti su altri due “berg” della classica fiamminga, il Berendries e il Ten Bosse. Il giorno successivo si compirà il percorso geograficamente inverso, dall’interno verso le ventose coste del Mare del Nord, per andare da Zottegem a Koksijde dove, dopo 193 Km di gara, l’epilogo sarà quasi certamente allo sprint trovandosi a metà del cammino, e quindi molto distante dal traguardo, la fase orograficamente più intricata, nella quale si tornerà a pedalare sui ciottoli del Kemmelberg. L’ultimo giorno di gara avrà il suo cuore pulsante nella località di La Panne e sarà imperniato su due semitappe, entrambe completamente pianeggianti se si esclude il microscopico Ruidenberg, nemmeno 50 metri sul livello del mare, inserito nel tracciato della tappa del mattino, ancora destinata alle ruote veloci. Il pomeriggio, invece, si definiranno le sorti della “tre giorni” con una cronometro individuale di 14,2 Km, da disputarsi sullo stesso tracciato sul quale l’anno scorso si impose il polacco Maciej Bodnar mentre l’olandese Lieuwe Westra andava a strappare le insegne del primato per soli 13” al norvegese Alexander Kristoff, che aveva invece conquistato la classifica finale nel 2015.

Lasciatosi alle spalle anche il mese di marzo, il 2 aprile arriverà il turno del Giro delle Fiandre, che nel 2017 presenterà la novità della partenza da Anversa, dopo che per quasi vent’anni la corsa era scattata da Bruges, e – come anticipato – il ritorno del Grammont, inserito sul tracciato a 95 Km dal traguardo, ancora previsto in quel di Oudenaarde. Anche nel 2017, quindi, a decretare il nome del vincitore saranno i 7 muri (su 18 complessivi) che punteggeranno gli ultimi 50 Km, sui quali spiccano per durezza i 600 metri all’11,6% del Koppenberg e i 360 metri al 12,9% del Paterberg, sul quale si svetterà due volte, con l’ultimo scollinamento previsto a 13 Km dal traguardo che dodici mesi fa fu vittoriosamente tagliato da Peter Sagan.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Qui trovate i siti internet delle corse citate nell’articolo

VOLTA CICLISTA A CATALUNYA

www.voltacatalunya.cat

SETTIMANA INTERNAZIONALE DI COPPI E BARTALI

www.gsemilia.it

DWARS DOOR VLAANDEREN / A TRAVERS LA FLANDRE

www.ddvl.eu/nl/ddv/elite-mannen

RECORD BANK E3 HARELBEKE

www.e3harelbeke.be

GENT-WEVELGEM IN FLANDERS FIELDS

www.gent-wevelgem.be/nl/gw/elite-mannen

DRIEDAAGSE DE PANNE-KOKSIJDE

http://driedaagse.be

RONDE VAN VLAANDEREN / TOUR DES FLANDRES

www.rondevanvlaanderen.be/nl/rvv/elite-mannen

Lo scollinamento del muro di Grammont, la ripida verticale fiamminga che questanno tornerà a far parte del tracciato del Giro delle Fiandre (greggranato.files.wordpress.com)

Lo scollinamento del muro di Grammont, la ripida verticale fiamminga che quest'anno tornerà a far parte del tracciato del Giro delle Fiandre (greggranato.files.wordpress.com)

SANREMO E LE ALTRE: TRA NIZZA E TIRRENO, APERTE LE ROTTE PER LA CLASSICISSIMA

febbraio 28, 2017 by Redazione  
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È arrivato marzo, il mese della Sanremo. Ma non ci sarà solo la Classicissima in questi 30 intensi giorni che debutterano sulle strade belghe della Samyn e poi vedranno i grandi nomi del ciclismo dividersi tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico, tradizionali marce d’avvicinamento alla Milano-Sanremo, che nel 2017 raggiungerà il traguardo dei 110 anni. E non è finita qua…

Si sono appena spenti gli echi di Sanremo, quelli del festival, e già si riaccendono i riflettori sulla cittadina ligure, stavolta per l’altra kermesse, quella decisamente meno canterina che accompagnerà al primo grande appuntamento della stagione ciclistica, la Milano-Sanremo, la classica delle classiche che quest’anno taglierà il traguardo delle 110 primavere. E, come il solito, chi desidererà primeggiare sullo storico rettilineo di Via Roma avrà l’imbarazzo della scelta sulla corsa alla quale partecipare per preparare al meglio l’appuntamento con la “classicissima”. Subito prima della Sanremo il calendario propone due storiche corse a tappe che in questi ultimi anni sono state protagoniste di una vera e propria “sfida nella sfida” per accaparrarsi la miglior starting list, dalla quale è più spesso uscita a testa alta la nostra Tirreno-Adriatico, forte di un percorso più completo e impegnativo rispetto a quello della più vetusta Parigi-Nizza. Basta semplicemente dare un occhio all’albo d’oro delle due competizioni per rendersene conto e costatare anche il fatto che, limitandoci agli ultimi venti anni, il vincitore della Sanremo è stato 14 volte su 6 un corridore che aveva preso parte alla corsa italiana. Sotto quest’aspetto, però, in quest’ultimo periodo si è assistito a un’inversione di questa tendenza e, infatti, è dal 2014 che a imporsi in Via Roma è un uomo uscito dalla Parigi-Nizza, gara che quest’anno festeggerà la 75a edizione e si disputerà tra il 5 e il 12 marzo, mentre quasi contemporaneamente, dall’8 al 14, andrà in scena la 52a Tirreno-Adriatico.

Cominciamo dunque con l’esame del percorso della corsa transalpina, la prima a essere effettuata in ordine cronologico, che proporrà un tracciato di complessivi 1233,5 Km da percorrere in otto giorni, metà dei quali saranno destinati ai velocisti – e quindi a chi maggiormente ambisce al successo nella Classicissima – mentre i rimanenti contempleranno le quattro frazioni chiave ai fini della classifica generale, una di montagna, due di media montagna (ma non meno trascurabili) e una cronometro individuale di 14 Km che si disputerà a metà del cammino verso Nizza. Quest’anno, dunque, non si disputerà il tradizionale cronoprologo d’avvio, ma la “Course au soleil” scatterà con una tappa di quasi 150 Km disegnata nei dintorni di Bois-d’Arcy, cittadina del dipartimento degli Yvelines situata una ventina di chilometri a sud ovest di Parigi, non distante dalla celebre reggia di Versailles. Il tracciato della frazione d’apertura, costituito da un circuito di circa 80 Km da ripetere due volte, offrirà la prima occasione agli spinter, anche se il traguardo non sarà alla portata di tutti poichè preceduto da una breve rampetta che terminerà in corrispondenza della “flamme rouge”. Decisamente più lunga (195 Km) ma anche più semplice si presenta la successiva frazione che condurrà il gruppo da Rochefort-en-Yvelines ad Amilly, il centro dal quale la Parigi-Nizza scattò nel 2009 con un prologo vinto da Alberto Contador: l’unica salita prevista dal percorso è una facilissima “côte” che dovrà essere scavalcata subito dopo la partenza mentre il finale proporrà un circuito di 31 Km e così i velocisti avranno anche la possibilità di prendere le misure del rettilineo d’arrivo. Difficilmente anche la terza frazione sfuggirà al controllo delle formazioni delle “ruote veloci”, per essendo i 190 Km che si dovranno percorrere tra Chablis e Chalon-sur-Saône leggermente più mossi rispetto a quelli della tappa precedente, con un paio di “côtes” da superare nella seconda parte di gara ma nessuna difficoltà negli ultimi 25 Km. Si suoneranno musiche di tutt’altro tenore al quarto giorno di gara, nel quale è prevista la citata tappa a cronometro, con la quale si andrà a recuperare il traguardo del Mont Brouilly, previsto anche nella scorsa edizione quando la tappa che vi si doveva concludere fu prima interrotta e poi definitivamente annullata a causa della neve. I corridori vi giungeranno al termine di un tracciato di 14,5 Km che si presenta completamente pianeggiante fino ai piedi dell’ascesa finale, apparentemente facile per com’è stata disegnata l’altimetria ufficiale, ma in realtà caratterizzata da una pendenza media del 7,7% distribuita lungo i 3 Km conclusivi, con gli ultimi mille metri che costituiscono lo strappo più aspro (media del 9,3%) e che potrebbero ribaltare i verdetti registrati dal cronometro nella prima fase di gara, nettamente più congeniale ai passisti che, però, non dovranno incorrere nell’errore di “pestare” troppo sui pedali per poi trovarsi in debito d’energie lungo l’ascesa finale.
Torneranno poi padroni della scena i velocisti, per l’ultima volta in questa edizione: la Quincié-en-Beaujolais – Bourg-de-Péage è la tappa più lunga di tutte, fermandosi alla soglia del 200 Km, ed anche la più impegnativa dal punto di vista altimetrico tra quelle destinate agli sprinter, ma le difficoltà che si dovranno superare sono di quelle che non tolgono loro il sonno, unitamente al fatto che gli ultimi 50 Km di gara si presentano praticamente sgombri da dislivelli.
Da qui a Nizza s’incontranno solamente tappe da classifica, che debutteranno con la frazione che si concluderà a Fayence, un nome che sicuramente metterà più d’un brivido addosso a chi punta alla vittoria finale. Nel 2009, infatti, la cittadina della Provenza fu teatro dell’arrivo di una frazione della Parigi-Nizza passata alla storia per una delle più pesanti crisi in carriera di Alberto Contador, che aveva letteralmente furoreggiato nelle giornate precedenti dove lo si era visto prima imporsi prima nel citato prologo di Amilly e poi nel tappone con arrivo in salita alla Montagne de Lure, nel quale aveva affibbiato pesanti distacchi agli avversari. L’indomani, però, il corridore spagnolo patì terribilmente la frazione di media montagna che terminava a Fayence, priva di grandissime salite ma senza mai un metro in cui tirare il fiato, e lascerà sulla strada quasi 3 minuti, vanificando l’impresa del giorno precedente e perdendo definitivamente le insegne del primato. A distanza di 8 anni si tornerà sul luogo del “misfatto” con una frazione che ricalcherà in parte le rotte di quella tappa ma “ampliandole” e così l’ascesa principale del percorso, il Col de Bourigaille (720 metri, 8 Km al 5,9%) che nel famigerato precedente fu scalata una sola volta, dovrà essere presa di petto due volte negli ultimi 50 Km, con la ciliegina finale rappresentata dalla breve ma ripida salita di 1,3 Km al 9,8% che condurrà a un traguardo che fu determinante ai fini della classifica anche nel 2014, quando la Parigi-Nizza fu vinta dal colombiano Carlos Alberto Betancur. E questa sarà soltanto la vigilia di un tappone che gli organizzatori hanno presentato come il più duro della storia della corsa francese. Ma sarà anche il più alto perché la “Course au soleil” mai era arrivata così vicino al sole come farà ai 1678 metri del Col de la Couillole, il valico che accoglierà il traguardo della penultima frazione, percorsa un’ascesa finale di quasi 16 Km al 7% di pendenza media che sarà preceduta da un altro impegnativo colle, il Saint-Martin (7,5 Km al 7,2%), da scavalcare quando mancheranno 37 Km all’arrivo. Nelle intenzioni questa dovrebbe essere la giornata decisiva ma se, come accaduto lo scorso anno nella tappa regina della corsa che terminò al santuario della Madone d’Utelle, le pendenze della Couillole avranno avuto come conseguenza una classifica generale ancora traballante il ruolo di giudice toccherà alla tappa conclusiva, che dodici mesi fa rischiò di mettere in serio pericolo il “regno” del britannico Geraint Thomas, salvatosi per appena 4” dall’attacco di Contador. Il percorso non sarà lo stesso ma si sono conservati i tratti salienti nel circuito di 115 Km disegnato sulle alture alle spalle di Nizza, con cinque GPM strada facendo, le pendenze più impegnative da superare nei 6,5 Km al 6,9% della Côte de Peille e l’ultima difficoltà rappresentata dallo storico Col d’Èze (7,7 Km al 5,7%), salita simbolo della Parigi-Nizza, piazzato a 15 Km dal tradizionale traguardo finale sulla Promenade des Anglais.

Nelle stesse ore nelle quali i partecipanti alla corsa francese saranno impegnati nella frazione a cronometro, un’altra gara contro il tempo si starà vivendo a quasi 250 Km di distanza, in quel di Lido di Camaiore, per il terzo anno consecuito selezionata quale sede di partenza della Tirreno-Adriatico. Come dodici mesi fa sarà una cronometro a squadre a dare il “la” alla “Corsa dei due mari” che si svilupperà in sette tappe e poco più di mille chilometri, seguendo la filosofia che negli ultimi anni ha portato gli organizzatori a trasformare la Tirreno una sorta di grande giro in miniatura. In una settimana s’incontreranno, infatti, tutte le variabili di percorso possibili, dalla tappa di montagna a quelle di collina, dalle frazioni per velocisti alle sfide contro l’orologio. Di queste ultime ne sono state programmate due e la prima sarà la prova collettiva, nella quale si ripercorrerà lo stesso tracciato di 22,7 Km proposto l’anno scorso, prevalentemente disegnato sulla litoranea verso Forte di Marmi e spezzato solo da quattro curve nell’attraversamento di questa località, una linearità di percorso che consentì alle formazioni in gara di far registrare velocità particolarmente elevate (la formazione vincitrice, la BMC, impiegò 23’55”, a una media di poco meno di 57 Km/h). Anche le sedi d’arrivo delle prime due frazioni in linea saranno le medesime del 2016 e così l’indomani si arriverà ancora a Pomarance, centro delle Colline Metallifere dove s’impose il ceco Štybar, corridore appartenente alla famiglia dei “finisseur”, ancora chiamati alla ribalta anche se la salita che condurrà al traguardo (8,3 Km al 3,6%) non sarà la stessa di quella, notevolmente più pendente, che fu affrontata lo scorso anno. Addolcita anche la successiva tappa verso Montalto di Castro, che già lo scorso anno era stata disegnata a favore dei velocisti e lo sarà ancora di più quest’anno perché, dopo la fase centrale collinare, ci sarà più strada da percorrere per andare al traguardo, comunque non alla portata di tutti gli sprinter poiché si presenta in leggera ascesa l’intero chilometro finale, lo stesso al termine del quale s’impose il colombiano Gaviria. Arriverà quindi l’11 marzo, data che gli appassionati sicuramente si segneranno in rosso sulle agende perché quel giorno si disputeranno entrambe le frazioni d’alta montagna delle due corse e così, mentre in Francia il Col de la Couillole deciderà le sorti della Parigi-Nizza, tra Lazio e Umbria si disputerà la tappa che ricondurrà la carovana della Tirreno sulla “montagna dei romani”, quel Terminillo che decise l’edizione 2015, conquistata da Nairo Quintana che costruì la vittoria finale sui 16,1 Km al 7,3% che conducono al traguardo di Campoforogna, percorrendo l’ultimo tratto di strada sotto la nevicata. Quell’anno il giorno successivo si affrontò una facile frazione destinata ai velocisti, mentre stavolta il programma prevede una tappaccia di collina che potrebbe anche ribaltare i verdetti decretati dalla montagna poche ore prima, come accadde nel 2013 a Porto Sant’Elpidio, quando Vincenzo Nibali andò all’attacco nella tappa dei muri disegnata nell’entroterra marchigiano e riuscì a levare la maglia azzurra di leader nientemeno che a un campione del calibro di Froome, che l’aveva conquistata il giorno precedente prima sull’arrivo in salita ai Prati di Tivo. Più o meno dalle stesse parti di quella storica frazione si disputerà la terzultima fatica della Tirreno 2017, che vedrà i corridori percorrere 209 Km tra Rieti e Fermo, dove si giungerà dopo aver attraversato le terre martoriate dal sisma della scorsa estate e incontrato una raffica di sesti gradi negli ultimi 44 Km: in particolare le pendenze più rilevanti di giornata saranno quelle del muro di Via Reputolo, 800 metri di strada al 14,3%, che s’inclina fino al 22% e che costituisce la prima balza dell’ascesa che condurrà poi al traguardo, preceduto da un chilometro conclusivo altalenante nelle pendenze, la cui media globale è del 6,5%, inasprita da un picco del 10% nel tratto che dalla centralissima Piazza del Popolo conduce alla linea d’arrivo, prevista in Piazzale del Girifalco.
Solo a questo punto si potrà tirare il fiato con la seconda e ultima tappa che ha nel mirino l’arrivo allo sprint, anche se arrivarci non sarà gioco facile perché i 168 Km da percorrere per andare da Ascoli Piceno a Civitanova Marche presenteranno un andamento discontinuo, con un’alternanza fra tratti filanti e altri vallonati e l’ultima difficoltà rappresentata dalla salita di Civitanova Alta, circa 2 Km al 4,7% che spiccano sull’altimetria quando mancheranno poco meno di 8 chilometri a un traguardo che si concederà a molti, ma non a tutti. Una tappa che, dunque, dovrebbe essere una pura formalità per gli uomini di classifica, prima che questi tornino a sfidarsi nella frazione conclusiva che, come puntualmente avviene dal 2011, avrà la forma di una pianeggiante cronometro individuale di 10 Km spaccati, tracciata in andata e ritorno sul ventoso lungomare della Riviera delle Palme tra Porto d’Ascoli e San Benedetto del Tronto, terminal della Tirreno-Adriatico sin dalla seconda edizione della corsa nata nel 1966 da una felice intuizione di Franco Mealli.

Ma non saranno queste due le uniche opportunità offerte in vista della Sanremo. Chi vorrà preparare la classicissima lontano dallo stress di una corsa a tappe potrà sceglie tra una lunga lista di gare di un giorno che costellano le prime due settimane di marzo, a partire da Le Samyn, gara che si disputa il primo giorno del mese nella provincia belga dell’Hainaut e che è dedicata a José Samyn, il corridore che ne vinse la prima edizione nel 1968 e che morì l’anno successivo a causa di un incidente avvenuto mentre disputava un criterium: si tratta di una competizione adatta ai velocisti (nel 2015 s’impose Arnaud Démare, il vincitore dell’ultima Sanremo), ma che lascia spiragli aperti anche a soluzioni di altro tipo, come quella indovinata lo scorso anno da Niki Terpstra, grazie alla presenza di 16 tratti di pavè disseminati lungo i 202 Km predisposti tra Quaregnon e Dour. Di tutt’altro spessore è la gara che si disputerà in Toscana il 4 marzo e che può essere definita come la più giovane tra le classiche: è la “Strade Bianche”, la corsa che dal 2007 ha riportato il ciclismo sulle strade d’un tempo, quando l’asfalto era un miraggio e gli sterrati il pane quotidiano delle competizioni. Di polvere i partecipanti all’undicesima edizione della corsa toscana ne dovranno trangugiare parecchia essendo previsti ben 11 settori in terra battuta per complessivi 61,9 Km, pari al 35% dell’intero tracciato scelto dagli organizzatori sui saliscendi delle Crete Senesi. Il primo tratto, soprannominato “Vidritta”, i corridori lo incontreranno a 12 Km dalla partenza e subito dopo se ne affronterà uno dei più selettivi, snodandosi prevalentemente in salita il tratto “Bagnaia”. I tronconi più attesi e lunghi arriveranno più avanti, con i quasi 12 Km del settore di Lucignano d’Asso e, soprattutto, con gli 11,5 Km di quello di Monte Sante Marie, che il giorno precedente la gara sarà ufficialmente intitolato a Fabian Cancellara, tre volte vincitore della “Strade Bianche”, un primato che non potrà più difendere l’oramai ex corridore elvetico e che, almeno per il 2017, non potrà nemmeno essere insidiato perché finora nessuno ha ancora capitalizzato almeno due vittorie nella corsa toscana. All’uscita dal “settore Cancellara” mancheranno 42 Km e altre tre “fette” di sterrato al traguardo che, come il solito, sarà collocato sul lastricato dell’affascinante Piazza del Campo di Siena.
Il ciclismo che conta si fermerà altre ventiquattore in Toscana poiché l’indomani si correrà a Larciano, in provincia di Pistoia, il tradizionale Gran Premio Industria e Artigianato che festeggerà il 50° anniversario della prima edizione (ma quella di quest’anno sarà la quarantanovesima) con la promozione alla categoria 1.HC, la stessa di corse come la Tre Valli Varesine e il Giro dell’Emilia. Il percorso sarà quello classico con le quattro scalate al Colle di San Baronto, una decina di chilometri nel complesso scarsamente pendenti (media globale del 3%) ma dal ripieno “pepato” poiché nel tratto iniziale dell’ascesa si deve affrontare il muro di Fornello, circa un chilometro al 10,5% che in passato ha permesso anche a scalatori di grido di vincere il Gran Premio, come ci ricorda, per esempio, l’affermazione di Nibali nel 2007.
Lo stesso giorno si correrà anche in Belgio, dove è in calendario la Dwars door West-Vlaanderen, gara il cui nome si traduce in “Attraverso le Fiandre Occidentali” e che si disputerà quest’anno per la prima volta con questo nome e in un solo giorno, mentre dal 1965 al 2016 era strutturata su tre tappe. Nello specifico nel tracciato della rinnovata edizione 2017, la 71a della storia, si dovranno percorrere poco più di 200 Km tra i centri di Nieuwpoort e Ichtegem, superando strada facendo 11 settori in pavè e 14 brevi, ma talvolta ripide salite, che da queste parti si chiamano “berg”. Spicca in particolare l’erto Kemmelberg, ascesa simbolo della Gand-Wevelgem, che sarà però affrontatato molto lontano dal traguardo, a un centinaio di chilometri dalla conclusione di una corsa che, molto probabilmente, si deciderà nelle quattro tornate di 13 Km del circuito finale, che prevede due tratti di porfido e altrettante asperità, il Keiberg e il Catterberg, con quest’ultimo da scavalcare a circa 5 Km dall’arrivo.
Avvicinandosi all’appuntamento con la Sanremo, esattamente una settima prima in terra d’Olanda si disputerà la Ronde van Drenthe, ideale per un approccio “soft” alla Classicissima grazie al suo profilo perfettamente pianeggiante, essendo questo il giro di una provincia, la Drenthe appunto, il cui punto più elevato non arriva nemmeno ai 50 metri sul livello del mare.
Il 15 marzo si disputerà, quindi, la 72a edizione della Danilith – Nokere Koerse, gara belga approdata lo scorso anno alla categoria 1.HC e che prende il nome dal Nokereberg, strappo in pavè di 350 metri al 5,7% che viene ripetuto in corsa più volte e in cima al quale è anche collocato il traguardo, nel 2016 conquistato dal belga Timothy Dupont.
Sole 24 ore prima dell’appuntamento con la “classica dei fiori” sempre sulle strade belghe andrà in scena la 15a Handzame Classic, gara particolarmente adatta ai velocisti, che gli italiani hanno conquistato in due occasioni, con Danilo Napolitano nel 2009 e con Francesco Chicchi nel 2012.
Finalmente il 18 marzo sarà Milano-Sanremo, tornata lo scorso anno nella classica collocazione al sabato mentre nel 2015 era stato ripristinato il tradizionale arrivo in Via Roma: non ci saranno particolari “regali” per il 110° compleanno della corsa che, dunque, manterrà anche stavolta il percorso adottato nel 1982, quando fu inserita la Cipressa tra i capi dell’Aurelia e il Poggio.
E, per chi avesse ancora “fame” di ciclismo, lo stesso pomeriggio del 18 a quasi 800 Km di distanza si correrà a La Haie-Fouassière la 18a edizione della Classic Loire-Atlantique dove, sulle strade dell’omonimo dipartimento francese, dodici mesi fa Anthony Turgis coglieva la vittoria mentre, negli stessi momenti, il connazionale Arnaud Démare andava a segno sul più prestigioso traguardo della Milano-Sanremo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Qui trovate i siti internet delle corse citate nell’articolo

PARIGI-NIZZA

www.letour.fr/paris-nice

TIRRENO-ADRIATICO

www.tirrenoadriatico.it

LE SAMYN

www.lesamyn.be

STRADA BIANCHE

www.strade-bianche.it

GP INDUSTRIA & ARTIGIANATO

www.larcianeseciclismo.com

DWARS DOOR WEST-VLAANDEREN JOHAN MUSEEUW CLASSIC

www.ddwvl.be

ENERGIEWACHT RONDE VAN DRENTHE

www.rondevandrenthe.nl

DANILITH – NOKERE KOERSE

www.nokerekoerse.be

HANDZAME CLASSIC

www.handzameclassic.be

CLASSIC LOIRE-ATLANTIQUE

www.classic-loire-atlantique.com

MILANO-SANREMO

www.milanosanremo.it

Il rettilineo di Via Roma, classico traguardo della Milano - Sanremo (foto Google Street View)

Il rettilineo di Via Roma, classico traguardo della Milano - Sanremo (foto Google Street View)

IL NORD CHIAMA ALL’APPELLO… MA INTANTO ANCORA IL SUD RISPONDE

febbraio 13, 2017 by Redazione  
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A fine mese anche il Belgio accoglierà il gruppo per le prime due classiche organizzate nella nazione dei muri, l’Omloop Het Nieuwsblad Elite e la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Prima di arrivare a questi appuntamenti, però, ci saranno ancora parecchi chilometri da macinare su strade di lidi esotici, come quelli visti nel primo scampolo della stagione ciclistica. Ora anche gli scalatori cominceranno a trovare parecchio pane per i loro denti poichè tutte e quattro le corse a tappe che si disputeranno nella seconda metà di febbraio vivranno in montagna le loro giornate chiave. Ci sarà, dunque, già da divertirsi sulle strade dell’Oman prima, su quelle di Algarve e Andalusia poi , per poi sbarcare in Malesia e far quindi ritorno negli Emirati Arabi.

Le classiche del nord già bussano alle porte, le prime due si correranno a fine mese, ma non è ancora arrivato il momento d’immergersi nel freddo clima del Belgio e sorbirsi la solita scorpacciata di stradine strette, muri e pavè. Ci sarà ancora tanto sud nella seconda metà del mese, che vedrà i corridori rifinire la condizione in vista dei grandi appuntamenti stagionali in mete ancora “esotiche” come Emirati Arabi, Malesia, Portogallo e Spagna, che nel volgere di una dozzina di giorni accoglieranno quattro brevi corse a tappe accomunate dal “destino”: a meno di grosse sorprese, in tutti i casi i vincitori della classifica finale saranno scalatori e sicuramente vedremo in azione i nomi che poi si sfideranno a Giro e Tour, alla ricerca del giusto colpo di pedale o, perché no, già di un’affermazione che contribuisca ad arricchiere ulteriormente il loro palmares. È quel che è riuscito, per esempio, a Vincenzo Nibali che lo scorso anno oltre alla corsa rosa mise in bacheca anche il Giro dell’Oman, gara che vinse con 15” sul francese Bardet e con 24” sul danese ed allora compagno di squadra Fuglsang, impreziosendo ulteriormente l’albo d’oro di una corsa nel quale spiccano anche i due successi conseguiti da Chris Froome nel 2013 e nel 2014. Giunto all’ottava edizione, nel 2017 il Giro dell’Oman scatterà il 14 febbraio riproponendo praticamente lo stesso percorso dell’anno scorso, pur con quale modifica qua e là e con una variata collocazione temporale delle frazioni… ma si sa che cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia e anche stavolta il successo finale arriderà ad uno scalatore, che però non potrà essere Nibali poichè il messinese negli stessi giorni sarà in ritiro a Tenerife e dovrebbe tornare in gara all’Abu Dhabi Tour. Si comincerà con quella che lo scorso anno era stata la terza frazione, corsa per 176,5 Km tra la località balneare di Al Sawadi Beach e Naseem Park,dove si arrivò allo sprint con successo per il norvegese Alexander Kristoff. Dopo i velocisti, nei due giorni successivi i protagonisti sul palcoscenico saranno i finisseur, che troveranno pane per i loro denti nelle frazioni che termineranno ad Al Bustan e Quriyat , dodici mesi fa conquistate dal lussemburghese Bob Jungels la prima e dal norvegese Edvald Boasson Hagen la seconda: nel primo caso si dovrà affrontare la breve ma secca salita di Al Jissah (1,4 Km al 9%) a 5 Km dall’arrivo mentre a Quriyat cima dell’ascesa e traguardo coincideranno, percorsi 2,8 Km di strada inclinata al 6,5%, al termine dei quali Nibali mise per la prima volta il naso fuori dalla finestra piazzandosi secondo nella volata decisiva. La quarta tappa proporrà la triplice ascesa verso Bousher Al Amerat, affrontata la prima volta dal versante più facile (3,2 Km al 6,8%), poi da quello più impegnativo (3,4 Km all’8,8%) ed infine nuovamente da quello più agevole, scollinato il quale mancheranno 13,5 Km dal traguardo, previsto presso la sede del ministero del turismo del sultanato dell’Oman, dove Boasson Hagen ottenne un prestigioso bis, anche stavolta precedendo un corridore italiano, Marco Canola. Segnatevi la data del 18 febbraio perché quel giorno si disputerà la tappa regina della corsa araba, con l’immancabile arrivo in salita alla Jabal Al Akhdhar, la “Montagna Verde” dove lo “Squalo dello Stretto” costruì le basi della sua vittoria in classifica. Stavolta, però, ci saranno meno margini di movimento per gli scalatori a causa della scelta degli organizzatori di ripristinare il traguardo classico, sul quale si era arrivati fino al 2016, tagliando il tratto di salita introdotto proprio lo scorso anno: l’arrivo sarà, dunque, nuovamente a quota 1235 metri, dopo aver superato una pendenza media del 10,5% negli ultimi 5,7 Km. Bisognerà attendere il penultimo giorno di gara, dunque, per conoscere il nome del vincitore del Giro dell’Oman che l’indomani si concluderà sulla “corniche” di Matrah con una frazione destinata agli sprinter e che lo scorso anno vide ancora sfrecciare più veloci di tutte le ruote della bici di Kristoff.

Quasi in contemporanea al Giro dell’Oman, dal 15 al 19 febbraio sulle strade della penisola iberica andrà in scena un’interessante “parallelo”, sfida a distanza tra due corse che da anni si contendono la miglior “starting list”: da una parte ci sarà la 43a edizione del Giro dell’Algarve – gara che nel recente passato è stata vinta due volte da Alberto Contador (2009-2010) e altrettante del britannico Geraint Thomas (2015-2016) – dall’altra la più “attempata” Vuelta a Andalucía, forte delle quattro vittorie di Alejandro Valverde, recordman di successi, il cui regno dura quasi incontrastato dal 2012, con l’intrusione del successo di Froome due anni fa. Cominciamo con la presentazione della corsa portoghese, che prenderà la mosse con la prima delle due frazioni destinate ai velocisti, i quali non dovrebbero aver troppi problemi a gestire i continui saliscendi che s’incontreranno lungo i 183 Km che da Albufeira condurranno a Lagos, correndo in senso inverso rispetto alla prima frazione della scorsa edizione, vinta allo sprint da Marcel Kittel. Il secondo giorno sarà il turno del primo dei due arrivi in salita, ai 900 metri dell’Alto da Fóia dove nel 2016, affrontati 9 Km al 6,3%, tagliò per primo il traguardo lo spagnolo Luis León Sánchez. Sarà una giornata chiave, così come quella in programma il giorno successivo, quando si disputerà una tappa a cronometro di 18 Km disegnata attorno alla cittadina di Sagres e tracciata su di un percorso altimetricamente privo di insidie ma che potrebbe essere reso oltremodo impegnativo dal vento, dovendosi percorrere lunghi tratti lungo la costa dell’Oceano Atlantico fino a toccare il Cabo de São Vicente. Dopo la tappa da Almodôvar a Tavira, ancora destinata agli sprinter, la “Volta ao Algarve em Bicicleta” (questo il nome ufficiale e completo della gara, che si disputa nella più meridionale regione della nazione) concluderà il suo annuale cammino nello stesso luogo dove la corsa terminò lo scorso anno, la cima dell’Alto do Malhaõ (518 metri), ascesa affrontata per la prima volta nel 2010 e da allora sempre presente nel percorso della corsa lusitana: sono soli 2,8 Km al 8,5%, ma bastano per stuzzicare i primi appetiti dei grandi come ben rappresentato dai tre successi che ha conquistato lassù Contador (2010, 2014 e 2016).

Se la corsa portoghese intercalerà le giornate decisive con quelle interlocutorie, si è optato per una netta separazione dei percorsi della 63a edizione della Vuelta a Andalucía, che concentrerà le tappe più attese nei primi tre giorni di gara, mentre le due ultime frazioni saranno del tutto inutili ai fini della classifica. Il primo giorno si pedalerà per 155 Km da Rincón de la Victoria alla celebre città di Granada, scavalcando lungo il percorso 5 salite, la più interessante delle quali è l’ultima, il Puerto de Monachil (1410 metri), piazzata a 19 Km dal traguardo. Noto anche con il toponimo di “El Purche”, questo valico propone 9 Km d’ascesa al 7,6% e costituirà un bel test anche in vista del Giro di Spagna che il 3 settembre lo proporrà nel finale di una delle frazioni più impegnative, quella che si concluderà con l’arrivo in salita alla Sierra Nevada, interminabile ascesa finale di quasi 30 km della quale il Monachil rappresenterà la parte iniziale. Sarà dunque una delle tappe clou della prossima edizione della corsa iberica, mentre per il Giro dell’Andalusia questo ruolo sarà rivestito dalla successiva frazione di 178 Km che si snoderà tra Torredonjimeno e Mancha Real. Quest’ultima, cittadina titolare della frazione, ospiterà soltanto il passaggio del gruppo perché in realtà il traguardo sarà collocato a 1269 metri di quota, sulla montagna che sovrasta Mancha Real, la Peña del Águila, percorsa un’inedita salita non particolarmente lunga ma decisamente pepata: negli ultimi 5,3 Km si dovranno infatti superare quasi 500 metri di dislivello, incontrando una pendenza media del 9,2% e diversi picchi fino al 15%. Fin qui il tracciato starà dalla parte degli scalatori, che il giorno successivo dovranno, invece, stringere i denti nella frazione a loro meno congeniale, la cronometro che gli organizzatori hanno predisposto attorno a Lucena e che strizzerà gli occhi ai grimpeur solamente nel primo dei 12 Km previsti, tutto in pendenza (media del 5%); dopodichè il tracciato della frazione contro il tempo non proporrà nessun’altra difficoltà e permetterà ai passisti di lanciare al massimo le loro cilindrate, sempre che la salitella in partenza non abbia ingolfato i loro motori. Come detto, le due rimanenti frazioni di Siviglia e Coín, pur proponendo tre ascese cadauna, saranno mere tappe di trasferimento, con parecchia pianura nei chilometri finali per permettere ai velocisti di dare sfogo alle loro velleità.

Si tornerà quindi nel continente asiatico per la 22a edizione del Tour de Langkawi, corsa che si svolgerà dal 22 febbraio al primo marzo sulle strade della Malesia e che gode della stessa considerazione in calendario delle tre gare precedenti , classificate di categoria 2.HC. Nonostante questo, il Langkawi, organizzato per la prima volta nel 1996, nel corso degli anni ha progressivamente perso “appeal” tra le squadre per un serie di motivi, a partire dalla mancanza di altre gare nella zona, a differenza di quanto avvenuto in tempi recenti nella penisola araba (Dubai, Qatar, Oman e Abu Dhabi) e in Australia (Tour Down Under, Cadel Evans Great Ocean Road Race ed Herald Sun Tour), il che non invoglia certo il lungo viaggio verso la Malesia. Inoltre, il percorso è sempre stato particolarmente noioso in quanto si “reggeva” su di una sola tappa di montagna – quella dell’impegnativo arrivo in salita a Genting Highlands – circondata dal “nulla” di una decina di tappe facili, quasi sempre destinate alla conclusione allo sprint. La situazione è peggiorata dal 2015, da quando lavori in corso non ancora terminati hanno trasformato in un cantiere la zona del tradizionale traguardo delle Genting Highlands, costringendo gli organizzatori a puntare su altri arrivi in salita, rivelatisi molto meno impegnativi e selettivi, come quello a Tanah Rata (7,7 Km al 4,8%), sulle Cameron Highlands, che anche quest’anno accoglierà l’arrivo dell’unica tappa da classifica, collocata al quarto degli otto giorni di una corsa che, per il resto, sarà terreno di caccia per i velocisti e, in particolare, lo è stato nel recente passato per la “Tigre della Malesia” Andrea Guardini, un soprannome che lo sprinter veneto si è ampiamente meritato per il gran numero di successi mietuti in questa competizione: con le quattro tappe vinte lo scorso anno ha raggiunto il ragguardevole bottino di 22 affermazioni, 6 delle quali colte nella sola edizione del 2012. Un gruzzolo che, però, nel 2017 Guardini non potrà incrementare perché il velocista di Tregnago è passato dall’Astana – che sarà in gara in Malesia – nel nuovo team sponsorizzato dall’emirato di Abu Dhabi che, nello stesso periodo, sarà impegnato nella terza edizione della corsa di casa, la prima disputata a febbraio dopo che le precedenti due si erano svolte nel mese di ottobre. Pur dovendosi percorrere quasi 120 Km in più il percorso dell’Abu Dhabi Tour sarà in pratica la fotocopia di quello dell’edizione corsa quattro mesi fa e, come quella e la precedente, sarà inaugurato il 23 febbraio da una tappa che partirà e si concluderà a Madinat Zayed, cittadina situata a 170 Km dalla capitale dell’emirato. In questo primo giorno di gara si dovranno percorre 189 Km interamente tracciati nel deserto, con la parte centraledisegnata nello spettacolare paesaggio delle dune dell’Oasi di Liwa, dove si incontreranno le uniche difficoltà altimetriche di giornata, sotto la forma di continui “mangia e bevi”, mentre il tracciato tornerà lineare negli ultimi 60 Km, quasi costantemente in rettilineo. Le strade di Abu Dhabi ospiteranno la successiva frazione di 153 Km, completamente pianeggiante ma forse una delle più insidiose poiché la seconda parte del tracciato attraverserà una serie di isole artificiali in corso di urbanizzazione, dove la presenza di ampie zone ancora sgombre da edifici esporrà il gruppo all’azione del vento che potrebbe provocare fratture in seno al plotone, con diversi corridori tagliati fuori dalla possibilità di giocarsi il successo sul traguardo di Al Marina. Per lo stesso motivo anche gli uomini di classifica dovranno tenere gli occhi bene aperti in questa frazione, per non correre il rischio di perdere terreno alla vigilia della giornata decisiva, come la prima caratterizzata da lunghi tratti nel deserto da solcare prima di arrivare ai piedi del Jebel Hafeet, la seconda montagna per altitudine degli Emirati Arabi Uniti, situata al confine con l’Oman. Gli 11 Km finali al 6,6% per arrivare al panoramico piazzale dove, a 1025 metri di quota, si concluderà la frazione costituiranno l’unica possibilità di giocarsi il successo nell’Abu Dhabi Tour che ventiquattrore più tardi celebrerà l’atto finale nell’autodromo di Yas Marina, all’interno del quale si svolgerà la frazione conclusiva che vedrà i corridori percorrere 26 giri dell’anello sul quale normalmente sfrecciano i bolidi della Formula 1.
È proprio in quelle ore che si comincerà a respirare l’aria delle classiche. Il 25 febbraio, lo stesso giorno della tappa della tappa regina dell’Abu Dhabi Tour, in un contesto totalmente agli antipodi si correrà in Belgio la 72a edizione dell’Omloop Het Nieuwsblad, da quest’anno promossa nel World Tour, la “serie A” delle corse ciclistiche. Fin dalla prima gara del Nord i corridori avranno, dunque, a che fare con pavè e muri, se si pensa che lo scorso anno, quando sul tradizionale traguardo di Gand si impose il futuro campione olimpico Greg Van Avermaet, nei 200 Km del percorso se ne dovettero superare ben 13, tra i quali il celeberrimo e durissimo Grammont. Il giorno successivo si replicherà con la 67° Kuurne-Bruxelles-Kuurne, pure caratterizzata dalla presenza di “berg”, l’ultimo dei quali si viene a trovare ad una cinquantina di chilometri dalla conclusione di una corsa che, per questo aspetto, è più alla portata dei velocisti rispetto all’Omloop Het Nieuwsblad, anche se sorprese vanno sempre messo in conto. È quel che accadde l’anno scorso quando, grazie al vento che spezzò in più parti il gruppo, il corridore di casa Jasper Stuyven riuscì con un’azione alla “Cancellara” ad involarsi verso il traguardo, che taglierà con 17” sul gruppo dei velocisti, gli stessi che invece era riusciti a giocarsi il successo nelle edizioni più recenti, con il bis di Cavendish nel 2012 e nel 2015 e l’affermazione di Boonen nel 2014, mentre nel 2013 la corsa era stata annullata per la neve.
La campagna del Nord è lanciata…..

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Qui trovate i siti internet delle corse citate nell’articolo

TOUR OF OMAN

www.letour.fr/tour-of-oman

VOLTA AO ALGARVE EM BICICLETA

http://voltaaoalgarve.com/en/home-2

VUELTA A ANDALUCIA RUTA CICLISTA DEL SOL

www.vueltaandalucia.es

LE TOUR DE LANGKAWI

www.ltdl.com.my

ABU DHABI TOUR

www.abudhabitour.com/home.php

OMLOOP HET NIEUWSBLAD ELITE

www.omloophetnieuwsblad.be/nl/ohn/elite-mannen

KUURNE-BRUSSEL-KUURNE

www.kuurne-brussel-kuurne.be

La spettacolare strada che sale verso Jebel Hafeet, la montagna degli Emirati Arabi teatro del finale della tappa regina dellAbu Dhabi Tour (www.thenational.ae)

La spettacolare strada che sale verso Jebel Hafeet, la montagna degli Emirati Arabi teatro del finale della tappa regina dell'Abu Dhabi Tour (www.thenational.ae)

DUBAI, VALENCIANA & CO., UNA PAELLA DAI MILLE SAPORI

gennaio 31, 2017 by Redazione  
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È lunga appena 7 giorni ma offrirà occasioni per tutti i palati la prima settimana ciclistica del mese di febbraio. Non ci stiamo riferendo solo ai tifosi e alle differenti corse che si avranno la possibilità di seguire, sul posto o da casa, ma anche ai corridori, che disporranno di un’ampia possibilità di scelta, dalle pianeggianti strade dell’emirato di Dubai a quelle più movimentate della Comunità Valenciana, dai variegati percorsi della Francia meridionale agli estremi lidi dell’Australia. Ed anche l’Italia in questa settimana aprirà per la prima volta le porte al gruppo…

Incomincerà con un giorno d’anticipo la prima settimana “febbraiola” del grande ciclismo, giacché scatterà il 31 gennaio la quarta edizione del Dubai Tour, corsa gestita sotto l’aspetto tecnico dalle mani italiane di RCS Sport e che quest’anno durerà ventiquattrore di più per la decisione d’inserire una quinta frazione, tappa che nulla aggiungerà a una corsa che rimarrà ancora una volta aperta al successo finale di un velocista. Nei cinque giorni di gara s’incontrerà quasi esclusivamente pianura e nemmeno la tappa più impegnativa sotto l’aspetto altimetrico turberà più di tanto il sonno agli sprinter e alle loro formazioni che, invece, temeranno di più i lunghi tratti costieri e quelli nel deserto, dove il vento potrebbe rendere la corsa decisamente più complicata. Si partirà con la “Nakheel Stage”, frazione di 181 Km tracciata tra il Dubai International Marine Club, sede di partenza di tutte le tappe, e l’isola artificiale di Palm Jumeirah, unico traguardo presente in tutte le edizioni fin qui disputate e sul quale si sono imposti il tedesco Marcel Kittel nel 2014 e la medaglia d’oro a Rio de Janeiro Elia Viviani nel 2015 e nel 2016. Il tracciato per giungervi, che nella prima parte toccherà alcuni tra i principali impianti sportivi di Dubai, presenterà le principali insidie negli ultimi 11 Km poiché, in quanto tracciati sulle strade dell’isola creata dall’uomo dov’era un tempo il mare, saranno esposti al vento che spira dal Golfo Persico e che potrebbe causare fratture nel gruppo, in particolare nel tratto terminale di 7 Km interamente disegnato sul lungomare che segue la “corniche” esterna dell’isola, progettata a forma di palma.
Lo stesso problema potrebbe ripresentarsi, e in maniera più rilevante, nella successiva “Ras al Khaimah Stage”, che si concluderà nel capoluogo dell’omonimo emirato dopo aver percorso gli ultimi 60 Km, su 188 di percorso totale, interamente lungo le coste del golfo, con un’altra escursione strada facendo sulle strade di un’isola artificiale, la Marjan Island.
La “Dubai Silicon Oasis Stage” sarà la frazione più lunga, 200 Km netti attraversando da parte a parte il territorio degli Emirati Arabi Uniti, con interminabili tratti da percorrere nello snervante paesaggio del deserto nei primi 160 Km mentre gli ultimi 40 che condurranno al traguardo di Al Aqah, località turistica dell’emirato di Fujairah, si snoderanno sulla strada litoranea che costeggia l’Oceano Indiano.
Il giorno più atteso sarà il 3 febbraio quando si correrà la “Westin Stage”, che per il terzo anno consecutivo proporrà l’approdo sulla spettacolare diga di Hatta, dopo un tracciato di 172 Km mosso da un paio di collinette prima dell’arcigno strappo finale di 100 metri nel quale la strada si inclina al 15,2%, troppo corto per “far fuori” i velocisti più resistenti e, infatti, nei due precedenti arrivi a imporsi sono stati sprinter che ben digeriscono le salite piazzate nei finali di gara, il tedesco Degenkolb nel 2015 e lo spagnolo Lobato lo scorso anno. Con un percorso complessivamente così semplice, come dodici mesi fa a decidere le sorti della classifica potrebbe essere, in virtù degli abbuoni, la conclusiva “Meraas Stage”, la più corta delle cinque frazioni dal “basso” dei suoi 124 Km, tutti previsti all’interno della città di Dubai con l’ultimo traguardo previsto presso il centro commerciale City Walk.

Sullo stesso periodo di tempo, ma con lo sfalsamento di un giorno (dal primo del mese al 5 febbraio), si correrà in Spagna la 67a edizione della Vuelta Valenciana, corsa tornata a far parte del calendario lo scorso anno dopo un lungo stop per problemi di natura economica e che era ripartita con il successo finale dell’olandese Wout Poels, impostosi nelle due frazioni chiave, la crono individuale d’apertura e la tappa con arrivo in salita a Xorret del Catí. Anche nel tracciato predisposto per quest’anno il ruolo di “giudici” è stato affidato ad una salita e a una prova contro il tempo, ma con una grossa differenza perché la cronometro, sempre prevista il primo giorno di gara, sarà a squadre e si correrà su di un tracciato piuttosto impegnativo per questo tipo di prove, essendo costantemente vallonati – con tanto di GPM di terza categoria da scavalcare nella prima metà del tracciato – i quasi 40 Km che si dovranno percorrere tra Playa La Glea e Orihuela. Il secondo giorno di gara si correrà per 178,6 Km da Alicante a Dénia, con l’Alto de Montgó da ripetere due volte nel finale, ideale trampolino per la sparata di un finisseur collocato a soli 6 Km dal traguardo. I velocisti, letteralmente padroni di casa a Dubai, qui avranno a disposizione solo le due tappe di contorno, a partire da quella che in 163 Km condurrà da Canals a Riba-roja de Túria e che farà il paio con la frazione conclusiva di 130 Km prevista tra Paterna e Valencia, classica passerella di fine corsa. Tra queste due frazioni si collocherà la tappa “regina” che, dopo il via da Segorbe e la scalata a 4 traguardi GPM intermedi, si concluderà dopo 181 Km con il durissimo arrivo in salita al Mas de la Costa, 3,8 km dal fondo in cemento nei quali s’incontreranno una pendenza media del 12,5% e un picco del 21% a 800 metri dal traguardo, difficoltà già note a parte del gruppo perché lassù si è conclusa la 17a tappa dell’ultima Vuelta a España, vinta dall’elvetico Mathias Frank.

Negli stessi giorni il “plotone” sbarcherà anche in Francia dove, dopo il “Grand Prix Cycliste La Marseillaise” del 29 gennaio (vinto da Artur Vichot), si disputerà la 47a edizione dell’Étoile de Bessèges, gara conquistata lo scorso anno dal transalpino Jérôme Coppel, che prese le insegne del primato nella cronometro conclusiva. Come nel 2016, la prima tappa andrà in scena tra Bellegarde e Beaucaire, dove s’impose il velocista francese Bryan Coquard e anche stavolta, vista la pochezza altimetrica del tracciato, si dovrebbe arrivare tutti assieme appassionatamente allo sprint. Anche la tappa numero 2, da Nîmes a Rodilhan, finirà in volata mentre il terzo giorno di gara sarà in programma la frazione più impegnativa tra quelle in linea, disegnata in circuito attorno alla cittadina titolare della corsa, il comune di Bessèges, nel dipartimento del Gard: l’anello di 152 Km sarà lo stesso proposto l’anno scorso, con la triplice scalata ai colli di Trélis (5,4 km al 4,6%) e di Brousses (2,3 Km al 5%) prima di un circuito cittadino totalmente pianeggiante, pure da ripetere tre volte, al termine del quale conquistò il successo il francese Sylvain Chavanel, che si portò temporaneamente al vertice della classifica scalzando il connazionale Coquard. Pur essendo nel complesso meno impegnativa, molto interessante si annuncerà anche la penultima tappa da Chusclan a Laudun-l’Ardoise per la presenza nel circuito finale di un muro con pendenze fino al 20% che dovrà essere ripetuto cinque volte, l’ultima in corrispondenza del traguardo che nella scorsa edizione fu tagliato per primo dallo spagnolo Madrazo. A questo punto rimarrà solo la cronometro conclusiva, introdotta nel 2012 e finora sempre rivelatasi fondamentale per decretare il nome del vincitore finale: il terreno di gara sarà lo stesso, una dozzina di chilometri lungo le strade della cittadina di Alès, pianeggianti fino ai piedi della collina dell’Ermitage, in vetta alla quale sarà collocato l’ultimo traguardo dell’Étoile de Bessèges, percorsa una salita di 2,9 Km al 5,5% di pendenza media (7,6% negli ultimi 1600 metri).

Contemporanemente a queste gare i riflettori torneranno a puntare verso l’Australia dove, nello stato del Victoria, si terrà la 64a edizione dell’Herald Sun Tour, corsa che fino al 2015 era forse nota a pochi e che ha avuto un deciso picco di popolarità l’anno passato quando fu scelta da Chris Froome per il suo debutto stagionale. Quella del corridore del Team Sky non fu soltanto una presenza dettata dal voler cercare la prima condizione in una terra dal clima ancora estivo e lo testimonia come andò a finire la corsa, con il successo finale proprio del corridore anglo-keniota, che s’impose nell’apparentemente non impegnativa tappa conclusiva e poi in classifica con 29” sul connazionale e compagno di squadra Kennaugh. Per l’edizione 2017 gli organizzatori stanno gongolando e non solo perché Froome ha deciso di tornare laggiù per tentare il bis: infatti, sono riusciti ad accaparrarsi ai nastri di partenza pure Johan Esteban Chaves, il colombiano rivelazione della Vuelta 2015 e del Giro 2016, che corre per una formazione australiana, l’Orica Scott. Saranno loro i “fari” di una corsa che scatterà con un tradizionale cronoprologo sulle strade di Melbourne e che, a differenza delle ultime edizioni disputate, presenterà anche una tappa di montagna, inserita proprio per stimolare la presenza di stelle del calibro di Froome e Chaves. Sarà affrontata subito all’inizio, al secondo giorno di gara, tra Wangaratta e la stazione invernale di Falls Creek, dove si arriverà a circa 1600 metri di quota dopo aver affrontato un’interminabile salita di 31 Km, dolce nelle pendenze nel suo complesso (la media globale è del 4%) e che riserverà i tratti più impegnativi negli ultimi 10 Km, nei quali la pendenza media si attesta attorno al 6%. Le due frazioni successive saranno di trasferimento – quella di Beechworth sarà movimentata da una salita di 11 Km al 4,7% che culminerà a 14 Km dal traguardo, mentre quella con arrivo a Nagambie sarà l’unica disegnata a favore dei velocisti – poi all’ultimo giorno si disputerà una frazione collinare, disegnata sulla falsariga di quella che dodici mesi fa consentì a Froome di portarsi a casa la classifica generale. Il terreno di gara per quest’ultimo giorno di corsa è stato individuato nel piccolo centro di Kinglake, dove si dovranno ripetere quattro tornate di un circuito di una trentina di chilometri che prevede una salita di 8,3 Km al 3,5% nella parte conclusiva del tracciato, con l’ultimo scollinamento collocato a circa 3 Km dall’ultimo traguardo dell’Herald Sun Tour 2017.

E in questa intensa settimana di corse ci sarà spazio anche per l’Italia organizzatrice perché domenica 5 febbraio, proprio alla fine di queste sette giorni sui pedali, si disputerà in Toscana, in provincia di Livorno, la prima corsa della stagione 2017 sulle nostre strade, il Gran Premio Costa degli Etruschi, la competizione che dal 1996 ha il compito di inaugurare il calendario italiano, un ruolo che fino all’anno precedente toccava al Trofeo Laigueglia (quest’anno in programma il 12 febbraio). Da quando, nel 2013, l’organizzazione è passata nelle mani del Gruppo Sportivo Emilia il Gran Premio ha perso i connotati di facile gara d’apertura destinata ai velocisti – come testimonia l’albo d’oro delle prime 17 edizioni – per diventare una competizione altimetricamente più stimolante che, negli ultimi quattro anni, ha salutato le vittorie di Michele Scarponi, Simone Ponzi, Manuel Belletti e lo sloveno Grega Bole. Il tracciato dell’edizione 2017 ricalcherà quasi fedelmente quello proposto negli anni passati (circa 190 Km da San Vincenzo a Donoratico) e avrà il momento più interessante nei due giri del conclusivo circuito di una ventina di chilometri che porterà i corridori fino ai 205 metri di Torre Segalari, raggiunti al termine di un’ascesa di 2,9 Km al 9% di pendenza media.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Qui trovate i siti delle corse citate nell’articolo

DUBAI TOUR

www.dubaitour.com

VOLTA A LA COMUNITAT VALENCIANA

https://vueltacv.es

ETOILE DE BESSÈGES

www.etoiledebesseges.com

HERALD SUN TOUR

www.heraldsuntour.com.au

G.P. COSTA DEGLI ETRUSCHI

http://www.gsemilia.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=107&Itemid=99

TROFEO LAIGUEGLIA

www.trofeolaigueglia.it

La salita del Mas de la Costa, traguardo della frazione più impegnativa della Volta a la Comunitat Valenciana (www.pressreader.com)

La salita del Mas de la Costa, traguardo della frazione più impegnativa della Volta a la Comunitat Valenciana (www.pressreader.com)

SCOCCA L’ORA DEL GENNAIO “CALDO” DEL CICLISMO

gennaio 15, 2017 by Redazione  
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Riparte al caldo dell’estate australe la stagione 2017 del grande ciclismo. Il Santos Tour Down Under aprirà il World Tour, poi già vedremo in azione gli scalatori al Tour de San Juan e quindi l’Europa abbraccerà per la proma volta il ciclismo che conta sulle strade dell’isola di Maiorca. Location esotiche per le prime emozioni a pedali dell’anno agonistico…

Sono passate sole tre settimane dal Natale e per i professionisti del pedale è già arrivata l’ora di rimettersi in sella, ovviamente in lidi più caldi rispetto a quelli europei, ancora sferzati dal gelo. Così a metà gennaio i nomi che contano dello sport del pedale si raduneranno nella lontana Australia dove la settima edizione del circuito UCI World Tour, la serie A del ciclismo, salperà con la prima corsa a tappe stagionale, il Santos Tour Down Under. Successivamente l’attenzione dei media si sposterà verso l’Argentina, dove si disputerà la Vuelta Ciclista a la Provincia de San Juan, mentre parallelamente si comincerà a pedalare anche sulle strade del vecchio continente con l’annuale appuntamento con il challenge maiorchino, quindi i riflettori torneranno a puntare verso oriente, dove alla fine del mese scatterà la quarta edizione del Dubai Tour.

La prima gara stagionale ad alto livello, dopo i campionati nazionali australiani e neozelandesi d’inizio anno, sarà la People’s Choice Classic, tradizionale anteprima al Santos Tour Down Under che si disputerà il 15 gennaio sulle strade di Adelaide secondo le modalità dei criterium: si tratterà di un semplicissimo e snello circuito cittadino di poco più di 2 Km che dovrà essere ripetuto 22 volte per complessivi 50,6 Km, al termine dei quali è praticamente scontata la vittoria di uno sprinter.
Due giorni più tardi scatterà la 19a edizione del Santos Tour Down Under, prevista dal 17 al 22 gennaio su sei tappe, che vedrà al via con il numero 1 il “canguro” Simon Gerrans, vincitore uscente ma anche plurivittorioso di questa competizione, avendola conquistata per quattro volte negli ultimi 10 anni (2006, 2012, 2014 e 2016). Ogni frazione avrà un soprannome e la “Hostworks Stage” sarà la prima, disegnata per 145 Km tra Unley, sobborgo di Adelaide, e il centro di Lyndoch, dove la tappa terminerà con un circuito di 26,5 Km da ripetere tre volte. Il tratto in linea iniziale proporrà il facile GPM di Humburg Scrub (508 metri, 6,3 Km al 3,9%) a una quarantina di chilometri dal via, mentre i dolci saliscendi dell’anello conclusivo non costituiranno un grosso grattacapo per i velocisti, naturali favoriti per la vittoria, così come fu l’anno scorso quando la prima tappa del Down Under finì proprio a Lyndoch con il successo di uno dei più talentuosi sprinter australiani, Caleb Ewan. L’indomani la “Staging Connections Stage” proporrà il primo dei due arrivi in salita, anche se non si può ancora parlare di montagne, che, invece, avranno un ruolo determinante in Argentina e nelle corse di febbraio. Il traguardo sarà previsto nella piccola località di Paracombe, dove si giungerà dopo aver percorso 148,5 Km strutturati al contrario rispetto alla tappa precedente; partendo da Stirling si dovrà, infatti, affrontare un circuito iniziale di una ventina di chilometri da ripetere ben 5 volte mentre in linea si snoderanno gli ultimi 40 Km, che si concluderanno con l’ascesa di 1500 metri all’8,4% di pendenza media che condurrà al traguardo, collocato a poco più di 400 metri di quota, nello stesso luogo dove terminò una tappa nell’edizione del 2015, vinta da chi poi s’imporrà nella classifica finale, l’australiano Rohan Dennis.
Il vento potrebbe essere il grande protagonista della terza frazione, l’”Hansgrohe Stage”, che si disputerà tra Glenelg e Victor Harbor per 144 Km, nella prima parte tracciati lungo le coste del golfo di St Vincent, lasciate le quali l’altimetria si animerà con la morbida salita verso la Sellicks Hill (8,7 Km al 2,6%) e con i saliscendi che movimenteranno il circuito finale di una dozzina di chilometri (4 giri complessivi) disegnato nei dintorni di Victor Harbor, il principale centro della penisola di Fleurieu, dove lo scorso anno ottenne il suo secondo successo parziale Simon Gerrans, già andato a segno ventiquattrore prima a Campbelltown. Quest’ultima stavolta s’invertirà nella collocazione e ospiterà l’epilogo della “Bupa Stage”, l’unica frazione interamente tracciata in linea, 149,5 Km con partenza da Norwood, un’altimetria nella quale si alterneranno tratti collinari ad altri più filanti e il traguardo collocato al termine di una docile rampetta di circa mezzo chilometro che non dovrebbe chiudere del tutto le porte ai velocisti.
Come accade stabilmente dal 2012 la penultima tappa (BikeExchange Stage), la più lunga – anche se sono solo 151 i chilometri in programma – e la più attesa, si svolgerà tra i vigneti della Mc Laren Vale, con partenza da quest’ultima località e l’arrivo in salita sulla Willunga Hill, vero e proprio regno di Richie Porte, che se andrà in “goal” anche stavolta farà suo questo traguardo per la quarta volta consecutiva. Il tracciato della frazione decisiva si snoderà attorno a due circuiti uniti da un breve tratto di raccordo: mentre l’anello iniziale di 35 Km, da ripetere tre volte, non comporterà grandissime difficoltà, quello conclusivo di 22,4 Km avrà il momento clou nella doppia scalata alla collina di Willunga, non durissima (5,7 Km al 5,3% per arrivare sino a 376 metri di quota) ma già in grado di stuzzicare gli appetiti dei grandi, se si pensa che prima di Porte “lassù” aveva lasciato la sua firma anche un certo Valverde.
Dopo questa giornata nulla potrà più turbare la classifica, anche perché il giorno successivo si farà ritorno ad Adelaide per la tappa conclusiva, purissima passerella di fine corsa poiché la “Be Safe Be Seen MAC Stage” sarà esclusivamente costituita da un veloce circuito cittadino di 4,5 Km che i corridori dovranno inanellare per 20 volte. In totale saranno 90 spaccati i chilometri che si dovranno percorrere per raggiungere l’ultimo traguardo, ideale palestra per dare ancora una volta sfogo alle velleità dei velocisti.

24 ore e 12.000 Km separeranno la conclusione del Down Under dalla partenza della Vuelta a San Juan, gara che, dopo 34 edizioni riservate alla categoria dei dilettanti, quest’anno si affaccerà per la prima volta nel calendario dei professionisti per prendere il posto del Tour de San Luis, annullato per questioni economiche e che nelle ultime stagioni aveva attirato ai nastri di partenza “stelle” del calibro di Nibali e Quintana, richiamati in Argentina sia dalla possibilità di gareggiare al caldo, poiché nell’emisfero australe si è in piena estate, sia dalla presenza di salite in grado di permettere loro di lasciare il segno, come, in effetti, accadde allo “Squalo” nel 2010 e al colombiano nel 2014, lo stesso anno nel quale s’imporrà al Giro d’Italia.
La nuova corsa a tappe – che, a differenza di quella australiana, non è inserita nell’UCI World Tour – si disputerà dal 23 al 29 gennaio su sette frazioni, due delle quali destinate a “costruire” la classifica mentre le rimanenti cinque saranno tutte di contorno, vera e propria manna per i velocisti. Dal punto di vista del tracciato la parte del leone la farà la città di San Juan, capoluogo dell’omonima provincia situato a quasi 1200 Km dalla capitale Buenos Aires, che accoglierà quattro frazioni su sette a cominciare da quella d’apertura, un circuito di 142,5 Km che – esclusa una microscopica salitella piazzata a più di 100 Km dall’arrivo (Alto del Cerrillo, 1,2 Km al 3,3%) – si snoderà in totale pianura e costituirà la prima occasione per le ruote veloci del gruppo. Si replicherà il giorno successivo con una frazione leggermente più movimentata altimetricamente, lunga 128,8 Km e che proporrà per due volte la scalata all’Alto del Dique Punta Negra, 1000 metri di quota precisi e 1,6 Km d’ascesa al 7,5%: pendenze non tenerissime, ma i 30 Km di strada per rientrare a San Juan e la mancanza di altre difficoltà dovrebbero consentire agli sprinter di giocarsi anche questo traguardo. Fuori dalla loro portata, invece, sarà quello della terza frazione, pure prevista nella città capoluogo, poiché si tratterà della prima delle due tappe “forti”, una velocissima cronometro individuale di 12 Km interamente tracciata sulla circonvallazione di San Juan, con i primi 6 Km da percorrere sulla carreggiata interna per poi fare inversione di marcia e ritornare al punto di partenza seguendo la corsia più esterna: un percorso totalmente pianeggiante che, grazie alla mancanza di curve vere e proprie – inversione a parte – e alla quota di quasi 700 metri, i più veloci “voleranno” in poco meno di un quarto d’ora facendo registrare medie che potrebbero sfiorare e superare i 55 Km orari.
Dopo la prova contro il tempo la carovana traslocherà nel vicino centro di Villa San Martín dove, cambiata la location di gara, non muterà la “destinazione d’uso” del traguardo rispetto ai primi giorni di gara poiché anche la quarta frazione, un circuito di 122,1 Km che non proporrà nemmeno l’ebbrezza di un cavalcavia, a meno di sorprese terminerà certamente con un appassionante volatone. Per la corsa questa sarà la giornata di vigilia della tappa regina, in programma venerdì 27 gennaio tra Villa Paula Albarracín de Sarmiento, capoluogo del dipartimento di Chimbas, e l’Alto Colorado dove, dopo 162,4 Km di gara, la linea d’arrivo sarà tracciata a 2565 metri d’altezza. Le uniche reali difficoltà della salita andina saranno rappresentate proprio dalla quota e dalla lunghezza dell’ascesa finale (si salirà costantemente negli ultimi 14,4 Km) mentre le pendenze non sono di quelle che mandano particolarmente in sollucchero gli scalatori, essendo appena del 4,6% la media e del 6,4% la massima, ma sicuramente permetteranno loro di distanziare comunque i rivali più accreditati poiché si è ancora all’inizio della stagione, i motori devono ancora essere rodati appieno e una simile salita affrontata a gennaio col caldo può far gli stessi “danni” di un salitone più dotato di Giro o Tour. Da considere, inoltre, che la marcia d’avvicinamento all’Alto Colorado non sarà una passeggiata essendo in programma altri tre gran premi della montagna, difficoltà ancora più pedalabili ma che potrebbero rimanere nelle gambe quando si attaccherà l’ascesa finale.
Con questa frazione si chiuderanno definitivamente i giochi di classifica, anche se mancheranno ancora 48 ore all’epilogo, poiché gli ultimi due giorni di gara sulle strade della provincia di San Juan non riserveranno più emozioni ad alto livello. La penultima tappa sarà la più lunga dall’alto dei suoi 185,7 Km, ma il circuito disegnato attorno alla località di Pocito offrirà soltanto la doppia scalata al modestissimo GPM di Cuesta de las Vacas e, con la totale assenza d’ostacoli naturali negli ultimi 81 Km, ben difficilmente si sfuggirà alla legge dello sprint. Ancor più facile sarà la tappa conclusiva, nuovamente sulle strade di San Luis, dove si tornerà a gareggiare sulla circonvallazione che quattro giorni prima aveva ospitato la cronometro, stavolta teatro di una tradizionale passerella di fine corsa sotto la forma di un pianeggiante anello da ripetere 8 volte per complessivi 96 Km.

Contemporaneamento alla Vuelta a San Juan, tra il 26 il 29 gennaio si correrà la prima competizione europea, il Challenge Ciclista a Mallorca, ventiseiesima edizione di una corsa a tappe atipica poiché non è prevista una classifica generale finale, in quanto non è obbligatorio prendere parte a tutti i “trofei” di cui si compone, come sono chiamate le quattro frazioni di questa gara che scatterà con il “Trofeo Porreres – Felanitx – Ses Salines – Campos”, organizzato nella parte meridionale dell’isola di Maiorca. Con i suoi 168,6 Km è la più lunga delle quattro prove del challenge ma anche la più semplice, nella quale a movimentare un’altimetria abbastanza glabra interverranno due facili GPM di 4a categoria, il più impegnativo dei quali è l’ultimo, il Coll Es Monjos, 1,1 Km al 5,5% che dovranno essere superati a 70 Km dal traguardo di Campos, dove a imporsi con tutta probabilità sarà un velocista: nel recente passato questo “trofeo” ha portato bene agli sprinter nostrani con i successi di Sacha Modolo nel 2014 e di Matteo Pelucchi nel 2015, mentre l’anno scorso s’impose il tedesco Greipel.
Il secondo giorno si affronterà la più interessante tra le quattro prove, il “Trofeo Serra de Tramuntana”, che avrà come terreno di gara l’omonima catena montuosa situata a nord della città di Palma di Maiorca. Si dovranno percorrere 140 Km tra i centri di Sóller e Deià superando nel corso della tappa sei salite, sulle quali spicca per altitudine il valico del Puig Major (935 metri, 6,9 Km al 4,1%) che dovrà essere superato quando mancheranno 25 Km al traguardo, seguito da una lunga discesa (14,3 Km al 6,4%) e, proprio a ridosso di Deià, dall’ultima salita di giornata, il Coll den Bleda (4,1 Km al 6,3%). Non si tratta di grandissimi numeri ma l’albo d’oro di questa giovane gara, introdotta nel programma del challenge nel 2012, toglie ogni dubbio sul valore di questo trofeo, conquistato da Cancellara l’anno scorso, da Kwiatkowski nel 2014, da Valverde in due occasioni (2013 e 2015) mentre nell’anno del debutto ci mise lo zampino il maltempo, sotto forma della neve, e la gara fu annullata.
Da non perdere anche il successivo “Trofeo Andratx – Mirador d’es Colomer (Pollença)”, gara di 160 Km che riporterà la corsa sul Puig Major, stavolta affrontandolo dal versante più impegnativo, quello scalato il giorno precedente in discesa. Questo percorso lo proporrà molto più distante dal traguardo che, però, 55 Km più avanti, sarà collocato in vetta alla breve ascesa del Mirador d’es Colomer (3,3 Km al 5,9%), ideale trampolino di lancio per i finisseur.
Le squadre dei velocisti, infine, torneranno padrone del vapore nella conclusiva prova, il “Trofeo Playa de Palma – Palma” che, come lascia intuire la denominazione, si snoderà per 161 Km attorno alla principale cittadina dell’isola e che, con l’esclusione dell’ascesa al Coll de Sa Creu (2,4 Km al 5,4%) da superare a 35 Km dall’arrivo, non presenterà nessun’altra insidia altimetrica.
Poi sarà nuovamente ora di prendere l’aereo e di volare alla volta di Dubai… Febbraio bussa ormai alle porte, con il suo carico di corse che tireranno la volata ai primi appuntamenti caldi della stagione.

Mauro Facoltosi

Panoramica di Adelaide, la metropoli australiana dalla quale scatterà la stagione ciclistica ad alto livello per il 2017 (www.wikiwand.com)

Panoramica di Adelaide, la metropoli australiana dalla quale scatterà la stagione ciclistica ad alto livello per il 2017 (www.wikiwand.com)

VUELTA A ESPAÑA 2016 – LA “TERCERA SEMANA”

settembre 3, 2016 by Redazione  
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Introdotta dal tappone pirenaico dell’Aubisque, frazione più dura dell’edizione 2016, l’ultima settimana della Vuelta proporrà diverse “alternative”, intercalando tappe tranquille – le ultime tre destinate ai velocisti – a giornate destinate a definire le sorti della corsa spagnola. Su tutte spicca il tappone disegnato sulle strade del Tour, ma anche la crono di Calp e l’arrivo in vetta all’Aitana al penultimo giorno di gara potrebbero far altrettano “male”. E se la classifica sarà sul “chi va là” un piccolo peso potrebbe averlo anche il breve ma arcigno approdo sull’inedito Mas de la Costa.

14a TAPPA: URDAX/DANTXARINEA – AUBISQUE/GOURETTE (196.1 Km)

196 Km complessivi da percorrere, 61 di pura salita, 3960 metri di dislivello totale e una pendenza media “globale” del 6,5% distribuita su 4 colli sono i numeri del tappone, l’unico previsto da questa edizione della Vuelta, corsa che in questi ultimi anni ha preferito puntare su frazioni che presentavano le difficoltà concentrate nel finale, come ben hanno evidenziato le altimetrie delle tappe di montagna fin qui disputate. Lo scorso anno le frazioni che terminavano a Cortals d’Encamp ed Ermita de Alba erano quelle che più si avvicinavano alla definizione di tappone, ma la prima difettava alquanto in chilometraggio – lunga com’era soli 138 Km – mentre la seconda presentava sette ascese ma in gran parte erano pedalabili. La frazione che si correrà interamente sul suolo francese (il passaggio di frontiera avverrà nel tratto a velocità controllata verso il “chilometro 0”), invece, avrà tutti i connotati del tappone, a partire dal chilometraggio che, per il terzo giorno consecutivo, sfiorerà quota 200, un livello atipico per le “Vuelte” dell’ultima generazione, nelle quali si è optato anche per un contenimento delle distanze. Il primo dei 4 colli in programma è l’ineditissimo Col Inharpu, che non è mai stato affrontato nemmeno al Tour de France e che, a 51 Km dalla partenza, darà subito una bella “frustata” al gruppo, non solo per le pendenze (7,1% su 11,5 Km) ma anche per la carreggiata decisamente stretta, su ambo i versanti. Seguirà l’interminabile Col du Soudet, 24 Km al 5,2% (con gli ultimi 10,8 Km all’8,3%) ricchi di bei ricordi per il corridore attualmente secondo in classifica, Chris Froome, che salendo da questo versante al Tour dell’anno passato s’impose con pesantissimi distacchi nella tappa che terminava nella stazione invernale della Pierre Saint-Martin, situata poco oltre lo scollinamento del Soudet. Dopodichè i 9,2 km al 7,5% del Col de Marie-Blanque anticiperanno di una ventina di chilometri l’attacco dell’ascesa finale, diretta allo storico Col d’Aubisque, entrato nella storia del ciclismo il 21 luglio del 1910 quando per la prima volta il Tour propose i Pirenei inserendolo, assieme Peyresourde, Aspin e Tourmalet, nel tracciato della Luchon – Bayonne, frazione vinta dal francese Octave Lapize, colui che darà degli assassini agli organizzatori per aver proposto quelle salite all’epoca impossibili a causa del fondo sterrato. E davvero questa salita di 16 chilometri e mezzo d’ascesa al 7,1%, posta al termine della frazione più esigente della Vuelta 2016, potrebbe “assassinare” la classifica, sempre che ci sia corsa vera e che questa non s’accenda, come purtroppo spesso capita in queste ultime stagioni, solamente nei chilometri conclusivi.

15a TAPPA: SABIÑÁNIGO – SALLENT DE GÁLLEGO (ARAMÓN FORMIGAL) (118.5 Km)

La seconda tappa pirenaica si presenta decisamente agli “antipodi” rispetto a quella disputata ventiquattrore prima e non soltanto perché si svolgerà sul versante opposto della catena montuosa al confine con la Francia. Se il giorno prima si sfioravano i 200 Km di gara, oggi la distanza da percorrere sarà notevolmente più ridotta e questo, a prima vista, può far sembrare questa frazione meno impegnativa, anche perché pure le tre salite in programma non paiono particolarmente selettive. La brevità del tracciato potrebbe, però, invogliare – come spesso accade – una partenza a velocità decisa con il risultato di rendere più selettivo il tracciato, anche alla luce delle energie spese nel tappone dell’Aubisque. Per capire quanto tutto ciò avrà pesato bisognerà attendere l’ascesa finale verso la stazione invernale di Aramón Formigal, discretamente lunga (14,5 Km) e caratterizzata da una pendenza media del 4,6%, con i tratti più impegnativi nei 4 Km conclusivi, in cima ai quali nel 2013 s’impose il francese Warren Barguil.

16a TAPPA: ALCAÑIZ – PEÑÍSCOLA (156.4 Km)

Totalmente “bandite” dai palinsesti della Vuelta nella settimana centrale, negli ultimi settimi giorni di gara torneranno a far parte del programma tre facili tappe di trasferimento destinate ai velocisti, che s’alterneranno alla seconda giornata di riposo e alle ultime tre frazioni utili per la classifica, la cronometro di Calp e i due rimanenti arrivi in salita al Mas de la Costa e al Pico de Aitana. Quella odierna sarà una delle giornate più semplici, altimetricamente divisibile in due parti speculari l’una con l’altra, a partire da una prima metà del tracciato in costante ma lievissima ascesa, che si concretizzerà nei 3,4 Km al 5,2% del GPM del castello di Morella. La fase successiva presenterà un profilo esattamente contrario, con una planata dolcissima che farà riguadagnare al gruppo la pianura, unica protagonista negli ultimi 17 Km di una tappa che difficilmente sfuggirà agli sprinter e al controllo delle loro formazioni.

17a TAPPA: CASTELLÓN – LLUCENA (CAMINS DEL PENYAGOLOSA) (177.5 Km)

La tappa di Peñíscola è stata solo una dolce parentesi, chiusasi l’indomani con la seconda e ultima giornata di riposo. Da Castellón de la Plana, infatti, si ripartirà alla volta dell’ennesimo arrivo in salita, posto al termine di una frazione classificabile come di media montagna per via dei tre GPM di 2a e 3a categoria che s’incontreranno lungo il cammino, con l’ascesa al Desierto de Las Palmas d’affrontare a pochi chilometri dal via che sembra proprio un ideale trampolino per sganciare una fuga, con ottime possibilità di andare fino al traguardo. Quest’ultimo, come detto, sarà in salita ma non certamente “medio” come il decorso della frazione: anzi, numeri alla mano, si annuncia come uno dei più ripidi arrivi della Vuelta 2016, secondo solo a quello della Camperona, affrontato all’inizio della seconda settimana di gara. Come l’ascesa cantabrica anche il Mas de la Costa, al debutto assoluto in una corsa ciclistica, si “brucerà” nel breve volgere di pochi ma intensi chilometri: la salita inizierà quando ne mancheranno 3800 metri al traguardo, nei quali l’asfalto lascerà posto al ruvido cemento mentre le pendenze – pedalabili su tutte le ascese affrontate in precedenza – si faranno mordaci, attanagliando le gambe dei corridori con un’inclinazione media del 12,5% e una massima del 21%, che s’incontrerà quando mancheranno 800 metri alla fine delle sofferenze giornaliere. Lassù, poco a valle dei 1000 metri di quota, assisteremo a due lotte in una: quella tra i fuggitivi per il successo parziale e quella tra i big della classifica, pronti a cogliere momenti di défaillances degli avversari.

18a TAPPA: REQUENA – GANDÍA (200.6 Km)

È la penultima occasione per i velocisti, offerta al termine di una frazione che è abbastanza simile a quella disputata 48 ore prima, con la differenza che questa misurerà 50 Km di più e che si presenta più articolata nelle due parti nelle quali è scomponibile l’altimetria. I primi 70 Km saranno i più impegnativi e, dopo un avvio in quota seguito da un tratto in discesa, culmineranno con l’arrampicata al Puerto de Casa del Alto, valico di 2a categoria che svetta a 1085 metri di quota, raggiunto al termine di un’ascesa lunga oltre 12 Km ma dolcissima nelle pendenze. I rimanenti 130 Km ricordano un po’ il tratto che si doveva percorrere andando verso Peñíscola, ma stavolta la lunga discesa verso la pianura finale, che s’incontrerà negli ultimi 15 Km, non sarà continua perché interverranno a interromperla diversi dislivelli che renderanno un filo più duro il lavoro delle squadre degli sprinter, fortunatamente coaudivato da una planimetria non particolarmente tortuosa.

19a TAPPA: XÀBIA – CALP (cronometro individuale – 37 Km)

Scocca l’ora della cronometro individuale, la seconda prova contro il tempo dopo quella a squadre disputata il primo giorno di gara, che arriverà in una collocazione un po’ inusuale. In questi ultimi anni, infatti, gli organizzatori della Vuelta l’avevano sovente piazzata nel bel mezzo della corsa, tavolta infarcendola con una salita di medio impegno, mentre stavolta arriverà quasi a ridosso dell’epilogo madrileno, in programma due giorni dopo, e sarà “confezionata” in pianura pressochè totale, a parte un modesto zampellotto che dovrà essere superato in vista del dodicesimo chilometro di gara. Gli specialisti si fregheranno le mani, dunque? Non del tutto, perché a questo punto anche loro avranno speso parecchie energie e potrebbero faticare a esprimere tutta la potenza che tracciati simili permettono loro mettere sul piatto. E poi, in mancanza d’insidie altimetriche, altre ne incontreranno i corridori strada facendo, in particolar modo nella seconda metà del tracciato, che si snoderà lungo le coste del Mediterraneo e dove, a far da contraltare alla pianura, interverranno il vento che spira dal mare e la presenza di diverse curve, mentre le fasi iniziali saranno più filanti sul piano planimetrico.

20a TAPPA: BENIDORM – ALTO DE AITANA / ESCUADRÓN EJÉRCITO DEL AIRE (193.2 Km)

Se la cronometro di Calp avrà ribaltato la classifica senza però ucciderla, ecco la frazione che derimerà definitivamente la questione “maglia rossa”. È l’estrema occasione per gli scalatori, che arriverà al termine di una frazione impegnativa ma non dura e che potrebbe diventarlo se si considera che siamo al penultimo giorno di una corsa a tappe di tre settimane e le energie sono oramai al lumicino per tutti. I fari oggi saranno puntati sull’interminabile ascesa finale verso il Monte Aitana che, per quanto detto sopra, di là dalle pendenze a questo punto incute timore anche grazie solo ai 21 Km che si dovranno percorrere per arrivare alla base militare dell’Ejército del Aire, l’aeronautica militare spagnola, presso la quale in passato si sono concluse altre tre frazioni della Vuelta, due delle quali conquistate da corridori italiani, Leonardo Piepoli nel 2004 e Damiano Cunego nel 2009, mentre la prima volta ci eravano dovuti accontentare del secondo posto di Gilberto Simoni, che nel 2001 giunse a 15” dal danese Claus Michael Møller. Dunque, porta bene ai nostri atleti quest’ascesa che presenta una pendenza media del 5,9%, dato che sale al 7,9% se si considerano solo gli ultimi 6,5 Km, quelli che si snodano sulla strada militare d’accesso alla base. A rendere più dura la giornata l’Aitana arriverà al termine d’una frazione che si manterrà poco sotto i 200 Km e che in precedenza, pur priva di grandissime salite, proporrà un’altimetria costantemente frastagliata, con quattro colli di seconda categoria da scavalcare tra il 18° e il 148° Km di gara. Lo spazio per cambiare i connotati alla classifica c’è…

21a TAPPA: LAS ROZAS – MADRID (104.8 Km)

Come avviene al Tour costantemente del 1990 e al Giro dal 2013, l’atto terminale della Vuelta sarà una tradizionale passerella di fine corsa destinata ai velocisti, una tappa corta e priva di ostacoli naturali che partirà al piccolo trotto per poi ravvivarsi nel finale. Percorso il tratto in linea di una sessantina di chilometri disegnato tra Las Rozas e Madrid, i “reduci” della Vuelta a España giungeranno sul circuito conclusivo di 5,8 Km disegnato sulle strade della capitale spagnola, anello che ha il suo “fulcro” in Plaza de Cibeles, dalla quale, all’ombra del municipio di Madrid, si transiterà tre volte a tornata, con l’ultimo traguardo sul far della sera dell’11 settembre, arrivando dal rettilineo del Paseo del Prado, dopo esser transitati sotto le finestre dell’omonimo museo, uno dei più celebri al mondo. Conosciuto attorno all’ora di cena il nome dell’ultimo vincitore di tappa, spazio poi ai festeggiamenti che incoroneranno il successore di Fabio Aru, vincitore dell’edizione 2015 della Vuelta a España

Mauro Facoltosi

Le strutture militari costruite sulla vetta del Monte Aitana (Google Street View)

Le strutture militari costruite sulla vetta del Monte Aitana (Google Street View)

VUELTA A ESPAÑA 2016 – LA “SEGUNDA SEMANA”

agosto 26, 2016 by Redazione  
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Arrivano le salite vere alla Vuelta che, nella seconda settimana di corsa, offriranno i panorami della Cordigliera Cantabrica e del Principato delle Asturie. Si comincerà sabato con il tremendo arrivo alla Camperona, al quale seguirà, due giorni più tardi, il tradizionale traguardo presso i laghi di Covadonga. In mezzo s’inserisce il più pedalabile Naranco e poi spazio al breve ma arcigno approdo in vetta alla Peña Cabarga. Infine, ci saranno quindi un paio d’insidiose tappe disegnate nella tormentata geografica dei Paesi Baschi, antipasto al tappone pirenaico che aprirà la settimana conclusiva.Tappe tranquille di trasferimento, in questa fase di Vuelta, non se ne vedranno proprio…

8a TAPPA: VILLALPANDO – LA CAMPERONA (VALLE DE SABERO) (181.5 Km)

La seconda settimana di gara si aprirà con il botto di uno dei più impegnativi arrivi in salita di questa edizione che, dopo gli “assaggini” dei traguardi in vetta ai miradores di Ézaro e di San Andrés de Teixido, proporrà d’ora in avanti approdi su ascese decisamente più corpose, com’è il caso della Camperona, montagna della Cordigliera Cantabrica che la Vuelta ha scoperto nel 2014, quando vi s’impose Ryder Hesjedal, il corridore canadese che due anni prima aveva conquistato il Giro d’Italia. In quell’occasione un corridore, del quale non rammentiamo il nome, dichiarò a un cronista la speranza di non riveder mai più in corsa una salita così cattiva e non aveva tutti i torti perché la Camperona è veramente “mostruosa”, anche se gli 8,5 Km al 7,4% segnalati dal “Garibaldi” della corsa iberica non lo lasciano intendere. Il fatto è, all’inizio, la salita è gradevole e su tale livello rimane nei primi 5 Km, che salgono appena al 3,4% e di cattivo presentano solo il passaggio più aspro dell’intera scalata, un breve muretto al 25%. E’ l’anteprima di quanto si scatenerà sotto le ruote dei corridori una volta attraversato il centro di Sotillos de Sabero e imboccata la strada costruita per dare accesso ai ripetitori innalzati sulla cima della Camperona: nel volgere di tre chilometri e mezzo dovranno essere superati i rimanenti 460 metri di dislivello, vale a dire che i corridori si troveranno a fare i conti con una pendenza media superiore al 13%. Prima di questo finale infernale, l’ottava tappa avrà, al contrario, un decorso nettamente più paradisiaco poiché tutta la marcia d’avvicinamento alla Camperona sarà in costante pianura, nemmeno ravvivata dall’immancabile traguardo volante poiché quest’ultimo sarà collocato nel centro di Sabero, proprio dove ha inizio l’ascesa che condurrà al traguardo.

9a TAPPA: CISTIERNA – OVIEDO (ALTO DEL NARANCO) (164.5 Km)

Dalla Cantabria ci si sposta nelle Asturie, terra che sta alla Vuelta come le Dolomiti stanno al Giro. È tra le pieghe del principato, infatti, che gli organizzatori hanno “stanato” ascese tra le più celebri e impegnative della corsa, come il tremendo Angliru, che quest’anno non sarà della partita, e gli spettacolari laghi di Covadonga, presso i quali terminerà la frazione successiva. Oggi ci si dovrà accontentare del traguardo sulla montagna che sovrasta la città di Oviedo, il Naranco, decisamente meno “dotata” rispetto alle due ascese sopra citate ma che si è comunque ritagliata un notevole spazio nella storia del ciclismo iberico al punto d’essergli intitolata una gara, la Subida al Naranco, in calendario dal 1941 al 2010, anno nel quale è confluita nel Giro delle Asturie. La linea d’arrivo sarà collocata al termine di una salita che misura poco meno di 6 Km e che presenta il medesimo numero come dato di pendenza media; nemmeno i chilometri precedenti paiono sulla carta temibili, ma la successione di “alti” ugualmente poco pendenti che, senza respiro, scandiranno gli ultimi 53 Km di gara renderanno la corsa più dura di quanto possano suggerire le cartine. E c’è un precedente da tenere bene a mente, che porta la data del 13 settembre 2013, l’ultima volta che una frazione della Vuelta terminò lassù, e che rende bene l’idea di quanto impegnativo possa in realtà rivelarsi questo finale di gara. Quel giorno si affrontava un percorso quasi identico a questo nella seconda parte e il nostro Vincenzo Nibali, che vestiva la maglia rossa con appena 3” secondi di vantaggio sullo statunitense Chris Horner, perse le insegne del primato per lo stesso intervallo di tempo, gap che poi salirà a 37” l’indomani sull’Angliru e con il quale il corridore americano s’imporrà 48 ore più tardi sul conclusivo traguardo di Madrid.

10a TAPPA: LUGONES – LAGOS DE COVADONGA (188.7 Km)

Se le montagne asturiane sono le Dolomiti di Spagna, allora l’ascesa ai “Lagos” può tranquillamente, per scomodar anche l’altra grande corsa a tappe, esser definita l’Alpe d’Huez iberica. Il paragone ci sta tutto perché il Tour de France, dopo aver sedotto e abbandonato l’Alpe nel 1952, la riscoprirà nel 1976 facendone un traguardo abituale, inserito nel tracciato per 28 volte negli ultimi 40 anni. Più o meno la stessa cosa è successa con la salita di Covadonga, che è arrivata nel mondo del ciclismo poco più tardi, nel 1983, e in 33 anni ha visto 19 volte i corridori arrampicarsi verso uno dei luoghi più deliziosi di Spagna, due piccoli specchi d’acqua incastonati nello scenario del parco nazionale dei Picos d’Europa. Non è stato soltanto il panorama a conquistare organizzatori, corridori e tifosi, ma anche i dati dell’ascesa che, a parte la netta differenza di quota (1110 metri contro 1850), può competere quasi a pari livello con l’Alpe francese, anche se questa è un pelino più impegnativa: per raggiungere il traguardo bisognerà percorrere 12,2 Km di strada inclinata al 7,2%, con la pendenza massima del 17,5% che viene raggiunta nel corso della breve rampa di 500 metri in cima alla quale è posto il traguardo. In precedenza il tracciato proporrà una lunga serie di saliscendi nei primi 140 Km di gara, poi – come spesso accaduto in occasione degli arrivi ai “Lagos” –i motori dei big si cominceranno a scaldare sulla salita di 1a categoria del Mirador del Fito (6,2 Km al 7,8%), in vetta alla quale quale si scollinerà una trentina di chilometri prima d’approcciare l’ascesa finale, scalata l’ultima volta alla Vuelta del 2014, quando questo prestigioso traguardo andò ad arricchire il palmarès del polacco Przemysław Niemiec. Il primo vincitore, nel citato 1983, era stato lo spagnolo Marino Lejarreta; gli italiani, invece, stanno ancora aspettando…

11a TAPPA: COLUNGA (MUSEO JURÁSICO) – PEÑA CABARGA (168.6 Km)

Sarebbe stato il quarto arrivo in salita consecutivo se gli organizzatori non avessero pensato di spezzare la fatica inserendo subito dopo la frazione dei laghi di Covadonga la prima delle due giornate di riposo che, da circa una decina d’anni, sono state rese obbligatorie dall’UCI. Si tratta di un momento di sosta, però, temuto da diversi corridori perché interviene a rompere ritmi di gara oramai consolidati e c’è chi fatica poi a ritrovarli, ancora più se si riparte con una tappa di montagna. Fortunatamente per loro quella che terminerà in vetta alla Peña Cabarga, il massiccio calcareo che domina la baia di Santander, è stata disegnata con mano abbastanza leggera, caratterizzata da tratti di pianura alternati a modeste collinette sino ai piedi dell’ascesa finale, breve ma decisamente fiammeggiante. Oggi i giochi per la classifica si faranno, dunque, esclusivamente negli ultimi 6 Km, non tutti all’insù perché poco dopo metà ascesa un tratto in quota di circa mezzo chilometro la spezza in due parti distinte, con la prima già impegnativa (3,4 Km al 9,8%), ma meno cattiva rispetto ai 2000 metri conclusivi, che condurranno al traguardo con una pendenza media dell’11,3% e incontrando un paio di punte al 18%. Come l’ascesa del Naranco, anche quella alla Peña Cabarga fu affrontata l’ultima volta nel 2013, il giorno prima della frazione nella quale Nibali perse la maglia rossa, e pure su questo traguardo, dove s’impose il russo Kiryienka, il corridore messinese aveva accusato un passaggio a vuoto, lasciando 25” ad Horner.

12a TAPPA: LOS CORRALES DE BUELNA – BILBAO (193.2 Km)

La prossima frazione di montagna sarà in programma tra 48 ore ma se vi aspettate due giornate tranquille in vista del tappone pirenaico dell’Aubisque rimarreste delusi… o forse no, se vi piace lo spettacolo duro tutti i giorni. Oggi, per esempio, non sarà in programma una sessione di montagna e non ci sarà l’arrivo in salita ma la tappa che condurrà la corsa a Bilbao potrà lasciare il segno nei muscoli di quei big che saranno usciti malconci dalla prima razione di montagne. Innanzitutto sarà una delle più chilometriche di questa edizione e poi proporrà a 13 Km dall’arrivo la salita dell’Alto El Vivero, che sulle prime potrebbe non incutere paura per la sua classificazione di 2a categoria. Ma se la paragoniamo all’arrivo del giorno precedente sulla Peña Cabarga, considerato di 1a categoria, possiamo notare come le differenze tra le due ascese non siano così nette: la prima proponeva 5,9 Km al 9,8%, mente il Vivero si ferma un gradino più in basso con i suoi 4,2 Km all’8,5%, numeri comunque di tutto rispetto, soprattutto se che si pensa che quest’ascesa dovrà essere ripetuta due volte, inserita in un circuito di una trentina di chilometri, affrontanto anche alla Vuelta del 2011, in occasione della tappa che riportò la Vuelta nei Paesi Baschi dopo un allontanamento ultratrentennale, iniziato quando l’organizzazione della corsa passò dalle mani del quotidiano basco El Correo a quelle dell’agenzia pubblicitaria Unipublic, dal 2014 totalmente di proprietà di ASO, il gruppo organizzatore del Tour de France. La citata tappa del “grande ritorno” fu conquistata proprio da un corridore basco, Igor Antón Hernández, mentre l’indomani a Vitoria-Gasteiz, il capuologo della comunità autonoma, andò a segno il nostro Daniele Bennati.

13a TAPPA: BILBAO – URDAX/DANTXARINEA (213.4 Km)

Nelle intenzioni originarie degli organizzatori questa doveva essere una delle frazioni più insidiose della corsa iberica, una vera e propria tappa trabocchetto che avrebbe ricalcato la fisionomia tipica delle frazioni più impegnative del Giro dei Paesi Baschi, vale a dire una vera e propria “grandinata” di salite proposte in successione, talvolta pedalabili, talaltra più ripide, mai eccezionali nelle pendenze ma senza momenti di tregua tra un “alto” e l’altro. Dopo i sopralluoghi di rito sul tracciato, però, il direttore di corsa Javier Guillén ha optato per un addolcimento dei chilometri conclusivi, che proponevano le interessanti ascese del Collado de Urbia e del Puerto Otsondo proprio a ridosso del traguardo di Urdax. Il tracciato rimodellato, che proporrà in tutto nove ascese, concentrerà così la fase più intricata tra il 94° e il 163° Km di gara, tratto nel quale si dovranno superare gli “alti” di Monte Igueldo, di Aritxulegi (il più ripido del lotto, 6,2 Km al 6,5%) e di Aguiña e infine il Puerto de Lizaieta, valico situato sul confine di stato. Il nuovo finale di gara, infatti, prevede un circuito di una trentina di chilometri disegnato a cavallo tra Francia e Spagna e movimentato da tre salitelle, l’ultima delle quali è la Ventà Berrouet, da superare al momento del rientro in territorio spagnolo, quando mancheranno circa 6 Km a un traguardo che, dopo la modifica al percorso, sembra proprio una preda da non lasciarsi scappare per i cacciatori di tappe. I grandi nomi della classifica, invece, pur disputando vigili questa insidiosa frazione, cerceranno di correre al risparmio in vista del tappone pirenaico previsto l’indomani.

Mauro Facoltosi

Il più grande dei due laghi di Codavonga (foto Google Street View)

Il più grande dei due laghi di Codavonga (foto Google Street View)

VUELTA A ESPAÑA 2016 – LA “PRIMERA SEMANA”

agosto 18, 2016 by Redazione  
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La 71a Vuelta di Spagna scatta dalla Galizia con un cast stellare, un “parterre de roi” nel quale spiccano i nomi di Froome, Quintana e Contador. Nomi altisonanti che nella prima settimana di corsa avranno, però, ben pochi margini di movimento, limitati alla cronosquadre di poco meno di 30 Km che darà il via alla corsa. Poi spazio ai velocisti, alle fughe e a due arrivi in salita ancora “collinari”, in attesa delle prime grandi salite montane.

La scorsa edizione della Vuelta era stata annunciata come la “corsa delle rivincite” per il suo schierare al via Froome, vincitore uscente dell’immediatamente precedente Tour de France, e i primi tre corridori che l’asso anglo-keniota aveva sconfitto alla Grande Boucle, Quintana, Valverde e Nibali. E pure la Vuelta che scatterà il 20 agosto dalla Galizia avrà questo connotato perché ritroveremo al via Froome e diversi corridori che sono alla ricerca di un riscatto, su tutti Quintana e Contador. Se il corridore colombiano avrà l’onere di cancellare l’opaca prestazione all’ultimo Tour vinto dal britannico, nel quale era sembrato l’ombra del corridore che si era imposto al Giro d’Italia del 2014, ancor più motivato si presenterà ai nastri di partenza lo spagnolo Contador, che lo scorso anno aveva chiuso la sua stagione dopo il Tour e che stavolta ci tornerà con il dente avvelenato per sconfiggere la malasorte che l’ha visto costretto abbandonare la Grande Boucle con le ossa decisamente peste, al punto da dover rinunciare alle Olimpiadi. Gare, queste ultime, dove non ha certamente brillato neppure la “superstar” Froome e, da un certo punto di vista, anche questa Vuelta sarà per lui una sorta di rivincita, anche per chiudere il conto apertosi con la corsa spagnola l’anno scorso, quando fu costretto a fare le valigie e a tornarsene nella “terra d’Albione” in seguito ad un caduta avvenuta nel tappone andorrano, quello che avevano “spedito” al vertice della classifica Fabio Aru. Il sardo dell’Astana non sarà al via quest’anno e non vedremo neppure il suo compagno di squadra Nibali, operato da pochi giorni per la frattura della clavicola rimediata a Rio e che comunque aveva già annunciato da tempo la sua assenza alla Vuelta, prima ancora dell’Olimpiade. E’ un peccato perché non ci saranno in gara italiani in grado di competere per il successo finale e perché la presenza del messinese avrebbe aumentato lo status di “corsa della rivincita”: in Spagna ci saranno, infatti, anche due dei grandi sconfitti dell’ultimo Giro, il colombiano Chaves e l’olandese Kruijswijk, corridori che però difficilmente potranno competere alla pari con campioni del calibro di Froome e Contador.

1a TAPPA: OURENSE TERMAL / BALNEARIO DE LAIAS – PARQUE NÁUTICO CASTRELO DE MIÑO (cronometro a squadre – 27.8 Km)

Come avvenuto nella scorsa edizione ed anche nelle cinque precedenti la Vuelta prenderà le mosse con una cronosquadre, che si svolgerà in un contesto totalmente differente rispetto a quello del 2015, quando si gareggiò sulla sabbia della spiaggia di Marbella, fatto che provocò non poche lamentele da parte dei corridori, alle quali la giuria rispose annullando la prova ai fini della classifica generale. Non ci saranno problemi di questa sorta per questo “Grand Départ” perché si percorerrano tutti sull’asfalto i quasi 28 Km della prova contro il tempo che si snoderà sulle strade della provincia termale di Ourense, con partenza dalla piccola località curativa di Balneario de Laias e traguardo presso il parco nautico di Castrelo de Miño, affacciato su di un piccolo lago artificiale realizzato lungo il corso del fiume Miño, sulle cui rive si snoderà quasi per intero questa prima frazione della Vuelta. In mancanza di difficoltà altimetriche, a dar maggiormente filo da torcere alle formazioni in gara potrebbe intervenire proprio l’ambientazione rivierasca, “habitat” naturale per il vento che rischierà d’infastidire non poco la marcia delle squadre e influire sull’esito della tappa.

2a TAPPA: OURENSE CAPITAL TERMAL – BAIONA (160.8 Km)

È una “stirpe” che proprio non va giù agli organizzatori della Vuelta, in questi ultimi anni sempre più propensi a infarcire il percorso di salite. Stiamo parlando dei velocisti, ai quali nelle scorse due edizioni della corsa iberica furono riservati appena cinque traguardi, talvolta non proprio agevoli per la presenza di diverse difficoltà altimetriche da scavalcare, magari non lontanissimo dal traguardo. Sarà così anche stavolta perché le tappe a loro dedicate saranno ancora una volta cinque, al massimo sei se qualcuno di loro riuscirà a tenere le ruote nel gruppo nel finale della frazione che terminerà a Puebla de Sanabria. Per fare un paragone, al Giro 2016 le tappe da volata sono state sette, mentre al Tour ne era prevista una di più. Quella che terminerà a Baiona rispecchia la filosofia adottata negli ultimi anni e così prima di arrivare allo sprint si dovranno superare quattro ascese, la prima delle quali è la più ripida tra quelle in programma (5,7 Km al 6,9%), ma non sarà valida come GPM, assegnato invece in vetta al successivo e più pedalabile Alto de Fontefría (8,2 Km al 3,2%), tetto della tappa a 790 metri di quota. La terza ascesa, 5,3 Km al 4,8%, presenta un muretto finale di 500 metri al 12% mentre l’ultima difficoltà, piazzata a una decina di chilometri dalla conclusione, ha pendenze molto tenere e può essere paragonata a una sorta di Poggio, pur senza i tornanti che contraddistinguono l’ascesa sanremese.

3a TAPPA: MARÍN – DUMBRÍA (MIRADOR DE ÉZARO) (176.4 Km)

Inizia la tiritera degli arrivi in salita, vero e proprio “biglietto da visita” della corsa spagnola che, nelle ultime stagioni, ne ha proposti un numero spropositato, ben lontani dagli standard degli altri grandi giri: quest’anno ne saranno in programma ben dieci (cifra record assieme all’edizione del 2013), mentre Giro e Tour hanno tenuto un profilo più basso proponendone rispettivamente cinque e quattro. A dire il vero il primo degli approdi in quota non sarà proprio un salitone, poichè per raggiungere lo spettacolare belvedere del Mirador de Ézaro bisognerà percorrere appena 1,8 Km e salire sino ad appena 260 metri sul livello del mare. Ma non saranno certamente “appena” le pendenze, poiché quella media si attesta al 13,8%, mentre la massima sarebbe del 20% come segnalato sul “road book” della Vuelta, anche se un cartello stradale posto accanto allo scollinamento “strombazza” addirittura un 30%! Un muro a tutti gli effetti, di quelli che piacevano molto allo spagnolo “Purito” Rodríguez, che ha annunciato il ritiro dall’attività agonistica subito dopo la gara olimpica di Rio e che nel 2012 si impose proprio in cima al Mirador de Ézaro, in quello è che stato finora l’unico precedente della Vuelta. La tappa vinta dall’ex corridore della Katusha era completamente pianeggiante sino ai piedi del muro finale, mentre stavolta la marcia d’avvicinamento sarà un po’ più articolata grazie alla presenza di altri due GPM negli ultimi 66 Km, sui quali spicca l’Alto das Paxareiras di 2a categoria, ufficialmente 9,3 Km al 5,4% ma che presenta pendenze importanti nella prima parte, con un tratto di un chilometro al 10%. Da segnalare, infine, la presenza del traguardo volante con abbuoni a soli 10 Km dal termine: una tale concentrazione di premi e pendenze, con la conseguente bagarre, renderà la tappa ben più ostica del previsto.

4a TAPPA: BETANZOS – SAN ANDRÉS DE TEIXIDO (ALTO MIRADOR DE VEIXIA) (163.5 Km)

La madre delle salite è sempre incinta. Appena 24 ore dopo l’approdo sul Mirador de Ézaro la Vuelta avrà in calendario un altro arrivo in salita, partorendo la novità del Mirador de Veixia, poco sopra l’abitato di San Andrés de Teixido, il borgo galiziano ufficialmente “titolare” della quarta frazione della corsa iberica. L’ascesa finale, stavolta, avrà una struttura differente al confronto di quella affrontata il giorno prima, con una breve ma consistente discesa che la spezza in due tronconi distinti: il primo è lungo 7,3 Km e ha una pendenza media più facile (5,5%) rispetto alla balza di 4 Km che conduce al traguardo salendo al 7,1% e riservando al suo interno un tratto di 500 metri all’11,3%. E’ un finale che, sulla carta, propone meno chances di successo per i “Puriti” presenti in gruppo, anche se alla fine dovrebbero essere ancora loro i maggiori indiziati per il successo, mentre chi punterà alla classifica finale forse rimarrà guardingo per non perdere secondi preziosi senza, però, mettere ancora il naso fuori dalla finestra, attendendo l’arrivo delle salite più corpose, previsto nel week end.

5a TAPPA: VIVEIRO – LUGO (171.3 Km)

Costretti a remare nelle retrovie nelle precedenti due frazioni, oggi torneranno protagonisti i velocisti, che certamente venderanno cara la pelle per non lasciarsi sfuggire l’opportunità di esibirsi al termine di una delle frazioni altimetricamente meno impegnative della Vuelta 2016. L’unica salita degna di questo nome, infatti, è il Puerto de Marco de Álvare, colle di 3a categoria che svetta sul grafico altimetrico quando mancheranno 52 Km all’arrivo, distanza più che sufficiente per le formazioni degli sprinter per organizzare le operazioni di rientro sui fuggitivi di giornata, favorite anche dalla quasi totale assenza di dislivelli nel tratto finale. “Quasi” abbiamo detto perché anche a Lugo ci sarà un momento che sicuramente rovinerà la festa a qualche velocista, che potrebbe non “reggere” lo zampellotto (termine che in gergo ciclistico definisce gli strappi brevi e poco pendenti) posto all’ingresso della cittadina sede d’arrivo, quando mancheranno 2 Km alla meta. E, per quei velocisti che saranno riusciti a stringere i denti, non sarà ancora finita perché anche gli ultimi mille metri la strada tende sempre a salire dolcemente. Sono sì pendenze irrisorie, ma che in volata possono risultare determinanti.

6a TAPPA: MONFORTE DE LEMOS – LUINTRA (RIBEIRA SACRA) (163.2 Km)

È la prima di due frazioni consecutive che non vedranno protagonisti né i velocisti – tagliati fuori dalle difficoltà altimetriche e con solo qualche spiraglio sul traguardo di Puebla de Sanabria – né gli scalatori e gli uomini che puntano alla classifica generale finale poiché le nove ascese previste tra la sesta e la settima tappa sono tutte pedalabili e difficilmente utilizzabili per un attacco. In “soldoni”, queste due saranno occasioni d’oro per i cacciatori di tappe e per lanciarsi in fughe da lontano: i percorsi presentano, infatti, parecchi “trampolini” di lancio e le tortuosità altimetriche dei tracciati favoriscono più la marcia di pochi corridori in avanscoperta piuttosto che quella del gruppo che deve inseguire, nel quale si daranno da fare principalmente le formazioni dei corridori che albergano nelle piazze alte di una classifica ancora corta e che, quindi, posso ambire a vestire la maglia “roja” in questi primi giorni di corsa, prima che si arrivi sulle salite vere. La tappa che terminerà a Luintra è divisibile in due parti distinte con la prima quasi completamente sgombra da difficoltà e che si concluderà dopo il secondo passaggio dal centro di Monforte de Lemos, percorso un anello iniziale di una novantina di chilometri. I rimanenti 77 Km proporranno quattro salite una dietro l’altra, la più impegnativa delle quali è l’Alto Alenza, GPM di 2a categoria (10,9 Km al 5,1%) che metterà in palio anche il traguardo volante ad abbuoni, previsto al passaggio da Castro Caldelas, circa 2 Km prima di giungere al valico. Ascesi successivamente sul Mirador de Cabezoás (15 km al 3,1%), a 5 Km dal traguardo si affronterà la salita di Pombar, 2500 metri al 6,8% utili per scrollarsi di dosso i compagni d’avventura più stanchi e involarsi verso il successo

7a TAPPA: MACEDA – PUEBLA DE SANABRIA (158.5 Km)

La prima settima si chiude con una tappa “caratterialmente” simile alla precedente, anche se presenterà una struttura totalmente diversa rispetto a quella di Luintra, che concentrava le difficoltà nel finale. Le 5 salite previste dal tracciato, infatti, saranno diluite lungo tutto l’asse della frazione, con la quale la carovana abbandonerà la Galizia, sulle cui strade si era finora costantemente corso. La prima ascesa s’incontrerà a una ventina di chilometri dal via da Maceda mentre l’ultima, la più elevata (sull’Alto de Padornelo si toccheranno i 1310 metri di quota), si colloca a poco meno di 19 Km dal traguardo e questo tratto rappresenta l’unica speranza per gli sprinter o, almeno, per una piccola parte di essi. Se la fuga non dovesse andare in porto e al traguardo arrivasse il gruppo, infatti, quello di Puebla de Sanabria diventerebbe un palcoscenico ideale per quei velocisti che tengono le salite non troppo dure e lunghe, corridori del calibro del tedesco Degenkolb o del campione del mondo in carica (ancora per poco) Sagan.

Mauro Facoltosi

La spettacolare balconata panoramica del Mirador de Ézaro, location del primo arrivo in salita della Vuelta 2016 (foto Google Street View)

La spettacolare balconata panoramica del Mirador de Ézaro, location del primo arrivo in salita della Vuelta 2016 (foto Google Street View)

TOUR DE FRANCE 2016 – LE PAGELLE

luglio 25, 2016 by Redazione  
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Faccio affidamento alla bontà dei lettori nel capire la mia difficoltà nel dover scrivere le pagelle del Tour più noioso, banale e soporifero che ricordi. Perciò nei giudizi che trovate di seguito ho tenuto conto non solo delle prestazioni e dei risultati oggettivamente conseguiti dai ciclisti ma anche delle potenzialità rimaste inespresse e quindi delle aspettative andate deluse.
Una cosa, però, mi preme sottolineare: non è la prima volta che in tempi recenti la più grande corsa a tappe, nonché terzo evento sportivo mondiale dopo Olimpiadi e Campionato del Mondo di Calcio, esibisce un’organizzazione, a volte, precaria al punto da mettere a rischio o l’incolumità dei corridori o il corretto svolgimento della prova. Taluni ’spettacoli’, fortunatamente, al Giro non si sono mai verificati.

Christopher Froome: capitano di una squadra apparsa ancora più invincibile rispetto alle passate edizioni, non è mai però sembrato debordante, nonostante la classifica generale finale evidenzi un distacco netto dagli avversari. Di questa sua partecipazione forse si ricorderanno l’invenzione di un nuovo stile per affrontare le discese, grazie al quale ha vinto la seconda tappa pirenaica, e la corsa a piedi verso Chalet Reynard. Voto: 10

Romain Bardet: una partecipazione in linea con i risultati ottenuti nelle passate edizioni fino all’acuto nella penultima tappa alpina, grazie al quale ha scalato la classifica e ottenuto un prestigioso secondo posto nella generale. Qualche anno fa avevo coniato per Bardet e Pinot la definizione di “scalatorino” per indicare un bravo scalatore ma non dotato della potenza per scavare grossi distacchi in montagna. Questo Tour lo ha confermato, perchè mi sembra che un risultato migliore lo stesso Bardet non lo avesse previsto. Voto: 9

Nairo Quintana: aldilà dei timidi allunghi sul Mont Ventoux ha condotto una gara nel più totale anonimato, limitandosi a stare il più possibile incollato alla ruota di Froome. Forse i lunghi mesi di allenamento in Colombia, lontano dalle competizioni, non gli hanno dato la brillantezza necessaria in gara. Tuttavia, l’impressione è che per lui e per la squadra il posto sul podio costituisse un risultato già più che soddisfacente. Voto: 5

Adam Yates: compirà 24 anni i primi giorni di agosto e senz’altro nemmeno lui pensava di poter giungere nei primi cinque al Tour quest’anno. Vincitore a sorpresa di una Classica di San Sebastian e di un Giro di Turchia, è stato a lungo sul podio virtuale per poi pagare un po’ di distacco dai migliori sulle Alpi. Sul podio di Parigi sale comunque come trionfatore nella classifica destinata al miglior giovane. Voto: 9

Richie Porte: finalmente non si è arenato sulle prime montagne e, se non fosse rimasto attardato pesantemente dalla sfortuna nella prima settimana di corsa, avrebbe potuto benissimo salire sul podio e forse insidiare la supremazia di Froome. Rimane a lui l’onore di aver provato in un paio di occasioni a mettere in difficoltà lo strapotere del Team Sky. Voto: 8

Alejandro Valverde: non finisce mai di stupire questo ciclista che, a 36 anni suonati, dopo una primavera corsa da assoluto protagonista con la vittoria alla Freccia Vallone e in una tappa alpina al Giro d’Italia, al termine del quale si è tolto la soddisfazione di salire sul terzo gradino del podio, in questa Grande Boucle corsa in appoggio a Quintana ha sfiorato un paio di volte il successo di tappa ed ha concluso sesto nella generale. Chapeau! Voto: 9

Joaquim Rodríguez: a 37 anni non è più in grado di reggere il ritmo dei migliori in salita, tuttavia riesce – grazie ad una azione coraggiosa nell’ultima tappa alpina – ad aggiudicarsi il settimo posto finale, con lo stesso distacco di Louis Meintjes. Ha annunciato il ritiro a fine stagione e la sua voglia di soffrire in montagna mancherà di certo al pubblico del ciclismo. Voto: 7

Louis Meintjes: dopo aver vinto da quasi sconosciuto la Settimana Coppi e Bartali, dominando l’impegnativa tappa regina, in questa edizione coglie un ottavo posto che, a soli 24 anni, può far sperare in un futuro da vincitore. A differenza del suo coetaneo Yates, il corridore della Lampre ha evidenziato ottime doti da scalatore e di recupero sulle tre settimane. La condotta passiva che ha tenuto in corsa è apparsa più dettata dal timore reverenziale verso i più blasonati avversari che non dalla mancanza di gambe. Voto: 8

Daniel Martin: non gli è mancata la voglia di attaccare ma, non essendo un ciclista da gare a tappe, i suoi tentativi, a volte velleitari, non sono andati a buon fine, come spesso invece gli è accaduto nelle più prestigiose e dure gare in linea. Il nono posto finale non può modificare il giudizio su queste sue caratteristiche tecniche. Sarebbe opportuno nel futuro abbandonare l’idea di curare la classifica generale per concentrarsi sulle vittorie di tappa. Voto: 6

Roman Kreuziger: trovatosi a dover supplire l’assenza imprevista di Contador., dovuta ad una caduta, riesce ad agguantare il decimo posto finale nell’ultima tappa alpina grazie al lavoro eccezionale di un generosissimo e straripante Peter Sagan (allo slovacco Campione del Mondo e vincitore della Maglia Verde Voto: 10 e lode) e alla contemporanea debacle del nostro Fabio Aru (Voto: 4). Voto: 6

Francesco Gandolfi

ALENTOUR DU TOUR… A PARIGI

luglio 24, 2016 by Redazione  
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Cambia nome in occasione del Tour, ma è sempre la consueta rubrica-contenitore del dopo tappa, che vi accompagnerà giorno per giorno, da Mont-Saint-Michel a Parigi. Trovete una rassegna stampa “breve”, i commenti dei tifosi, la colonna sonora del giorno, la presentazione della tappa del giorno dopo e i possibili scenari agonistici di gara, le previsioni meteo, gli strafalcioni dei telecronisti, il Tour visto all’incontrario e il ricordo del passato

IL POKER D’ASSI

Breve rassegna stampa dai paesi del “poker d’assi” del Tour 2016, Contador, Froome, Quintana e l’accoppiata Nibali / Aru. In aggiunta l’Equipe e i quotidiani dei vincitori di giornata e delle maglie gialle di turno

Vincenzo Nibali / Fabio Aru: Italia

Super Greipel sui Campi Elisi. Scatta la festa di Froome – Froome III, il suo Tour in sei mosse – A Froome il Tour della noia. Quintana giù, Aru acerbo – Froome, dedica a Nizza: “Sport importante per una società libera” – Tour de France, Greipel: “Ho scelto la ruota giusta”… (Gazzetta dello Sport)

Tour de France, re Chris Froome brinda a champagne durante la gara

Contador: Spagna – RITIRATO

El Tour de Froome 2016 (AS)

¡Très Froome! – Froome: “¡Viva el Tour, viva Francia!” – Quintana: “Logramos al menos uno de los objetivos” – El Tour, en 10 datos – Valverde: “A la vejez subo más al podium” – Purito: “Este Tour lo he disfrutado” – El ‘nueve’ ideal del Tour 2016 (Marca)

Froome III, rey de Francia – André Greipel, el más rápido en el reino de Froome – Pantano era el preferido por los aficionados, pero Sagan lo ha hecho todo bien – Purito Rodríguez, el primero en París – El mejor deseo de Chris Froome – Quintana no irá a los Juegos de Río (El Mundo Deportivo)

Froome: Regno Unito

Froome makes history to claim his third Tour de France title (The Independent)

Tour de France 2016 final stageChris Froome crowned winner as Andre Greipel retains final stage – Yates becomes the first ever British winner of the white jersey (The Daily Telegraph)

Quintana: Colombia

Nairo sube por tercera vez al podio. ¡Felicidades, campeón! – Járlinson Pantano y Sergio Luis Henao también ganaron el Tour – Los 10 podios de Nairo en la élite del ciclismo mundial – Chris Froome, rumbo a ser leyenda en el Tour de Francia – Un día llegará el ‘Sueño Amarillo’ para Nairo – André Greipel ganó la última etapa del Tour de Francia 2016 (El Tiempo)

Nairo logra histórico podio en el Tour de Francia 2016, Froome de nuevo campeón – “Seguimos soñando con el amarillo y creo que algún día se va a dar”: Nairo – Los hechos para recordar que dejó el Tour de Francia 2016 – Nairo Quintana no estará en los Juegos Olímpicos – Aplausos para Nairo Quintana – La contundente respuesta de Winner Anacona al presidente Santos (El Espectador)

Francia

Froome, un bonheur triple – Champs-Élysées, monde impitoyable – Nombre record de coureurs à Paris – Voeckler, coureur préféré des Français – Le discours émouvant de Froome – La galaxie Froome – Coquard: “Je n’ai pas crevé une fois du Tour…” – Bardet: “Il faut savourer” – Laporte: “Froome, un champion” (L’Equipe)

Germania

Froome zum dritten Mal Gesamtsieger – Greipel gewinnt letzte Etappe (Berliner Zeitung)

Greipel siegt bei Froomes Triumphfahrt bei Tour de France (Westdeutsche Allgemeine Zeitung)

DISCOTOUR: la colonna sonora della tappa del Tour scelta per voi da ilciclismo.it

“Samba De Janeiro” (Bellini)

a cura di DJ Jorgens

LA TAPPA CHE VERRA’ – 1a TAPPA: DÜSSELDORF (13 Km)

“Le Tour est fine, vive le Tour!” Un’edizione della Grande Boucle si è conclusa e già un’altra, la 104esima, si palesa all’orizzonte. Il tracciato lo scopriremo solo ad ottobre, quando ci sarà la presentazione al Palais de Congrès di Parigi, ma già si conoscono le modalità della partenza, annunciate da mesi dagli organizzatori. Il Grand Départ si terrà per ventiduesima volta nella storia del Tour al di fuori dai confini francesi: l’ultima volta è stato nel 2015 quando la corsa partì da Utrecht, in Olanda, mentre l’anno prossimo toccherà alla metropoli tedesca di Düsseldorf, teatro di una crono d’apertura lunga, 13 Km completamente pianeggianti in parte tracciati lungo le rive del Reno. L’indomani la seconda frazione scatterà ancora da Düsseldorf e, affrontata una facilissima salita di 4a categoria subito dopo la partenza (il Grafenberg), si concluderà in una località al momento non ancora ufficializzata, anche se quasi sicuramente si tratterà di una cittadina del Belgio, mentre anche il Lussemburgo potrebbe successivamente accogliere il Tour prima dell’ingresso in Francia

I MISTERI DELLA CASSAPANCA
Gli strafalcioni dei giornalisti al seguito della corsa rosa

Garzelli: “Se il regolamento non avesse applicato…”
De Stefano: “Una strada così potente” (squadra)
Garzelli: “Dopo il Tour del Giro d’Italia”
Pancani: “Tre euro per il terzo della classifica” (il terzo in classifica riceve diecimila euro)
Martinello: “Ha pedalato con la salita di Geraint Thomas” (la bicicletta)
Pancani: “Andriamo a rivedere quel Tour”
Martinello: “Questo gran parte dell’elenco”
Martinello: “Corridori che sono in attacco”
Martinello: “Tra poco sentiremo un momento tradizionale al Tour de France, il suono della campana dell’ultimo giro” (a dire il vero, non è caratteristica solo del Tour ma di tutte le corse che terminano in circuito, anche nelle categorie giovanili)
Televideo: “Jense” (Janse Van Rensburg)
Sportal.it: “Fuori dai giochi il francese Coquard, caduto nell’ultimo chilometro” (era caduto molto prima)
Sportal.it: “Champs Elysee” (Champs-Élysées)

IL TOUR DI GOMEZ

In questa rubrica vi faremo rileggere i piani alti della classica, come li avrebbe visti Gomez Addams nelle sue letture del giornale in “verticale”… vale a dire le classifiche giornaliere viste al contrario, dal punto di vista della maglia nera!

Ordine d’arrivo 21a tappa, Chantilly – Parigi

1° Vegard Breen
2° Fabrice Jeandesboz a 2′15″
3° Romain Sicard a 2′16″
4° Oliver Naesen a 2′43″ (distacco annullato)
4° Lawson Craddock a 2′45″

Miglior italiano: Matteo Bono, 51° a 6′17″ (distacco annullato)

Classifica generale

1° Sam Bennett
2° Lars Ytting Bak a 15′56″
3° Leigh Howard a 22′01″
4° Bernhard Eisel a 26′07″
5° Daniel Mclay a 27′00″

Miglior italiano: Davide Cimolai, 7° a 37′37″

ALL’ASSALTO DEL VENTOUX

Una delle tappe più temute di questa edizione sarà la 12a, quella che – il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese – si arrampicherà sul temuto Mont Ventoux. E’ una frazione che giunge nel 65° anniversario della prima scalata al “Gigante della Provenza” ed è proprio a quell’edizione del Tour, disputata nel 1951 e vinta dall’elvetico Hugo Koblet, che ci ricondurranno i i titoli del quotidiano “La Stampa” per il nostro tradizionale appuntamento con il ricordo di un Tour passato

29 LUGLIO 1951 – 24a TAPPA: VICHY – PARIGI (354 Km)

KOBLET HA VINTO IL TOUR – DELEDDA HA BATTUTO MAGNI NELLA VOLATA A DUE A PARIGI
Lo svizzero ha controllato con la sua classe tutte le fasi della corsa – Ultima delusione sull’ultimo traguardo – 5 punti del bilancio italiano
Coppi rientra oggi in Italia passando per Torino – Bartali corre in Belgio – Un gesto falso – Geminiani a Gino – 1° Superiorità di Koblet – 2° Malattia di Magni – 3° Crisi di Coppi – 4° Tenacia di Bartali – 5° Buon comando di Binda

ARCHIVIO ALMANACCO

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Il palazzo dellEliseo, residenza del presidente della repubblica francese, situato a lato della celebre ed omonina avenue, teatro del tradizionale circuito conclusivo del Tour de France (/www.ilpost.it)

Il palazzo dell'Eliseo, residenza del presidente della repubblica francese, situato a lato della celebre ed omonina avenue, teatro del tradizionale circuito conclusivo del Tour de France (/www.ilpost.it)

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