STAGIONE 2020, UN FEBBRAIO DECISAMENTE INTENSO

febbraio 4, 2020 by Redazione  
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Una serie di brevi ma interessanti corse a tappe si succederanno nel mese più corto dell’anno, introdotte dalla novità del Saudi Tour per poi passare a gare dalla tradizione più consolidata come la Ruta del Sol e la Volta ao Algarve. Dopo l’UAE Tour arriverà finalmente il momento delle corse nel Nord…

A dispetto della sua brevità il mese di febbraio è uno dei più “esplosivi” della stagione ciclistica, non tanto per la qualità delle corse quanto per il loro numero, con ben 35 gare – limitandosi a quelle professionistiche – che si succederanno nel corso dei suoi 28 giorni (anzi 29, perché il 2020 è bistestile). E tra queste ci sarà posto per una nuova corsa a tappe, che ha trovato spazio in calendario proprio all’inizio del mese, il Saudi Tour (4-8 febbraio), che ha colmato il vuoto lasciato dalla cancellazione del Tour of Qatar, la cui ultima edizione è stata disputata nel 2016. Come la scomparsa corsa il Giro dell’Arabia Saudita sarà “disegnato” da ASO – il medesimo gruppo organizzatore del Tour de France – e presenterà percorsi favorevoli ai velocisti, pur presentandosi altimetricamente più movimentata rispetto all’altra competizione. Si comincerà il 4 febbraio con tappa di 173 Km che scatterà dalla capitale Riyad (per la precisione dalla sede del comitato olimpico saudita) per terminare a Jaww, dove il traguardo sarà preceduto da un piccolo zampellotto che potrebbe ispirare un finisseur o rimanere nelle gambe di qualche sprinter, mentre i momenti più complicati – e ciò varrà anche per le altre frazioni – saranno rappresentati dai lunghi tratti da percorrere nel deserto, dove il vento potrebbe causare fratture nel gruppo o scatenare tempeste di sabbia. Più filante si annuncia il finale della successiva tappa che riporterà il gruppo a Riyad, dove la frazione si concluderà sulla Turky Road dopo la partenza dal castello di Sadus 182 Km prima. La terza e la quarta saranno le tappe più difficili e, in particolare, la più ostica per i velocisti – comunque favoriti per il successo finale – sarà quella tracciata per 119 Km tra la King Saud University di Riyad e il quartiere di Al Bujairi, sempre nella capitale, che prevede di superare per due volte la salita di Qiddiya (3.5 km al 6.6%), lontana dal traguardo e, soprattutto, un piccolo muro di 500 metri al 12.4% da scavalcare a 12.5 km dalla conclusione, in vetta al quale è previsto un traguardo volante che elargirà abbuoni validi per la classifica generale.  In volata dovrebbe concludersi anche la successiva frazione da disputarsi per 137 Km tra il lago artificiale del Wadi Namar Dam Park e Al-Muzahmiyya, dove si giungerà 23 Km dopo aver superato per altre due volte la già vista salita verso Qiddiya, la località dove lo scorso 17 gennaio è terminata la Parigi-Dakar, altra creatura targata ASO. La prima edizione del Saudi Tour giungerà al suo epilogo il giorno successivo con una pianeggiante frazione di 144 Km che vedrà i corridori partire dalla Princess Nourah University per raggiungere il traguardo finale fissato nel cuore della capitale Riyad, accanto alla fortezza di Al Masmak.

La nuova corsa araba dovrà “sgomitare” non poco per fare breccia nel cuore degli appassionati perché nella medesima settimana si svolgeranno altre tre corse a tappe, tra l’altro dotate di percorsi ben più avvicenti sotto l’aspetto tecnico. La corsa geograficamente più vicina all’Italia in questa fase della stagione sarà la francese Étoile de Bessèges (5-9 febbraio), che quest’anno taglierà il traguardo della 50a edizione facendosi il regalo di un percorso finalmente più intrigante rispetto a quelli visti nelle ultime stagioni, che prevedevano solo tappe per velocisti prima della tradizionale e decisiva cronometro dell’ultimo giorno. La prima tappa, disegnata in circuito per 139 Km attorno a Bellegarde, si presenterà prevalentemente pianeggiante ma proporrà l’arrivo in vetta a una breve salitella di un chilometro al 4.1% – la “Côte de la Tour” – che dovrà essere presa di petto tre volte.  Una lieve ascesa caratterizzerà anche il finale della successiva Milhaud – Poulx (158 Km), più alla portata degli sprinter che poi, l’indomani, avranno la possibilità di ripetersi sul traguardo della tappa “titolare” della corsa, 162 Km disegnati tra le colline e le terre pianeggianti circostanti il centro di Bessèges. Saranno le ultime due le frazioni più impegnative e in particolare si dovrà fare i conti il giorno successivo con l’inedito arrivo in salita al Mont Bouquet, che si raggiungerà dopo esser partiti dallo spettacolare Pont du Gard, aver percorso in sella 140 Km e aver affrontato un’ascesa finale di 4.6 Km selettiva non solo per la pendenza media (9%) ma anche per la carreggiata sensibilmente stretta. L’atto conclusivo della corsa transalpina sarà lo stesso delle ultime edizioni, una cronometro di 11 Km disegnata sulle strade di Alès, pianeggiante fino all’ascesa finale dell’Ermitage, 3 Km al 4.8%, dei quali i 1600 metri conclusivi salgono al 7.6% medio.

Nella vicina penisola iberica starà nel frattempo andando in scena la 71a edizione della Volta a la Comunitat Valenciana (5-9 febbraio), che pure andrà alla scoperta di una salita inedita, molto più dura di quella dell’Étoile. Anche in questo caso per ammirarne gli “effetti” bisognerà attendere il penultimo giorno di una gara che prenderà il via con una tappa favorevole ai velocisti (Castellón de la PlanaVila-Real, 180 Km); il giorno dopo spazio ai finisseur sulla salita di 2 Km all’8% che ospiterà l’arrivo della Torrent-Cullera (181 Km), poi i velocisti torneranno protagonisti nella Orihuela – Torrevieja (175 Km), che si correrà alla vigilia della tappa più attesa, unica frazione da classifica perché quest’anno non è stata inserita la tappa a cronometro che aveva caratterizzato le ultime edizioni. La bandiera del via sarà abbassata in quel di Calp, l’arrivo sarà 156 Km più avanti ad Altea dove per raggiungere il traguardo – situato sulla Sierra de Bernia – dovrà essere affrontata una salita di 5.2 Km al 12% di pendenza media, con picchi fino al 20%. Nessuna difficoltà, invece, caratterizzerà il veloce tracciato della conclusiva Paterna – Valencia, lunga soli 98 Km.

Ancora più incline agli scalatori sarà la 67a edizione dello Jayco Herald Sun Tour (5-9 febbraio), che proporrà ben due arrivi in salita, tra l’altro piuttosto consistenti nei chilometraggi. La corsa prenderà le mosse con una frazione totalmente pianeggiante che partirà da Nagambie, sede delle cantine Mitchelton (sponsor della manifestazione e dell’omonima squadra professionistica), per concludersi dopo 122 Km a Shepparton. Una prima fetta della vittoria finale sarà giocata l’indomani con la Beechworth – Falls Creek, 117 Km da percorrere e un’ascesa finale di quasi 20 Km al 5% di pendenza media. Dopo la Bright – Wangaratta (178 Km che favoriranno quei velocisti che riusciranno a superare indenni la salita di 1.5 Km al 7.5% collocata a 16 Km dal traguardo), il nome del vincitore della corsa australiana lo sapremo al termine della penultima frazione, 120 Km da pedalare tra Mansfield e Mount Buller, traguardo a quasi 1600 metri di quota posto al termine di un’altra interminabile ascesa (15 Km), leggermente più impegnativa rispetto a quella affrontata due giorni prima (media del 6%). Ci si sposterà poi a Melbourne per la tappa conclusiva di 89 Km, una pura formalità essendo costituita da un circuito di circa 4 km privo di difficoltà che dovrà essere ripetuto per ben 22 volte.

Molto meno ricco sarà il programma di corse della seconda settimana di febbraio perché il previsto Tour of Oman, la cui 11a edizione era stata presenta lo scorso 16 gennaio, è stato successivamente annullato pochi giorni più tardi a causa della morte del sultano dello stato arabo, per la quale è stato indetto un periodo di lutto della durata di 40 giorni e che comprende anche le date nelle quali si sarebbe dovuto disputare la corsa. Gli appassionati di ciclismo non rimarranno però a bocca asciutta perché nello stesso periodo si correranno altre sei gare degne di nota, quattro a tappe e due in linea, tra le quali la prima del calendario italiano, che sarà inaugurato il 16 febbraio dal Trofeo Laigueglia.

Per quanto riguarda le corse a tappe che si succederanno in questa fase della stagione la prima sarà il Tour de Langkawi (7-14 febbraio) in Malesia, otto frazioni delle quali sette di contorno che dovrebbero terminare allo sprint e una sola tappa “regina”, che proporrà il duro arrivo in salita di Genting Highlands (20,5 Km al 7,5%), reintrodotto nel tracciato lo scorso anno dopo un’assenza durata quasi cinque anni, periodo nel quale era stato sostituito con arrivi in quota decisamente più abbordabili e che avevano fatto un po’ “scadere” la qualità di una corsa che, come detto, per il resto ha sempre e solo proposto tappe di pianura.

Tra l’11 e il 16 febbraio si tornerà a gareggiare sulle strade dell’America Meridionale con la terza edizione del Tour Colombia 2.1, che quest’anno si disputerà quasi interamente sulle strade del dipartimento di Boyacá, noto ai “ciclofili” perché tra i suoi comuni c’è Duitama, che nel 1995 ospitò una delle più dure edizioni dei campionati del mondo. La cronosquadre d’apertura, inserita per la prima volta nel programma lo scorso anno, si disputerà a Tunja, su di un pianeggiante circuito di circa 17 Km reso ancora più filante dalla penuria di curve e dall’alta quota alla quale si gareggerà, poco inferiore ai 2700 metri sul livello del mare. Con l’esclusione di quella conclusiva tutte le altre tappe scatteranno dalla località termale di Paipa e la prima di queste terminerà dopo 152 Km nella citata Duitama, dove si giungerà senza affrontare difficoltà altimetriche e senza ripercorrere nemmeno un centimetro dell’impegnativo circuito che laurerò campione del mondo lo spagnolo Abraham Olano. La successiva tappa con arrivo a Sogamoso, lunga 178 Km, pure dovrebbe presentare l’arrivo allo sprint mentre leggermente più accondiscendente alle potenzialità dei finisseur pare l’epilogo della tappa di Santa Rosa de Viterbo (169 Km), con gli ultimi 4 Km in leggero falsopiano preceduti dall’ascesa dell’Alto Malterias (3 Km al 4.9%). I velocisti avranno un’ultima opportunità di andare a segno nella cittadina di Zipaquirá (175 Km), dalla quale partirà il giorno dopo l’ultima e decisiva frazione, che terminerà dopo 183 Km ai 3274 metri dell’Alto del Verjón, salita di 9 Km al 6% che inizia nella periferia della capitale Bogotà e che presenta i tratti più impegnativi nei 2 Km che precedono la linea d’arrivo, che salgono all’8% medio e che presenteranno l’insidia di una quota decisamente poco abituale per la stragrande maggioranza dei corridori.

Un’altra corsa entrata recentemente a far parte del calendario è il Tour de la Provence (13-16 febbraio), la cui quinta edizione proporrà nientemeno che il mitico Mont Ventoux, anche se sarà affrontata solo una parte della celebre ascesa provenzale, considerata la stagione ancora invernale. I velocisti avranno una sola occasione di vittoria e dovranno così sparare tutte le frecce a loro disposizione nella prima tappa, piatta ma non semplicissima perché il finale della Châteaurenard – Saintes-Maries-de-la-Mer (150 Km) si snoderà per parecchi chilometri nel ventoso paesaggio della Camargue. Un primo assaggio di salita si avrà l’indomani con la tappa che da Aubagne condurrà in 175 Km alla località balneare di La Ciotat, dove il traguardo non sarà posto a bordo mare ma in vetta alla “salita delle creste”, 4700 metri al 7% che costituiranno l’aperitivo al Ventoux in programma ventiquattrore più tardi. Il “monte calvo” sarà raggiunto in poco meno di 140 Km, partendo da Istres e fermandosi ai 1430 metri della località Chalet Reynard, affrontati i primi e meno spettacolari (ma esclusivamente dal punto di vista del paesaggio) 9.5 Km del “Gigante della Provenza”, che comunque già salgono al 9.2%, tanta roba per una salita europea affrontata a febbraio. Cinque salite caratterizzeranno il giorno dopo la conclusiva frazione di 171 Km da Avignone ad Aix-en-Provence, nessuna delle quale offrirà numeri da selezione, ma i continui saliscendi e, ripetiamo, la stagione non ancora del tutto mite potrebbero renderli più insidiosi e non va escluso che vada in porto un ribaltone proprio all’ultimo giorno di gara.

Ci sarà spazio in questo momento anche per una corsa a tappe di soli due giorni, quella Vuelta Ciclista a la Región de Murcia (14-15 febbraio) che ha ritrovato questo “formato” lo scorso anno dopo essersi ridotta per qualche stagione a corsa di un giorno. La prima frazione strizzerà l’occhio ai finisseur per la salita di 3.4 Km al 3% che caratterizza il finale della Los Alcázares – Caravaca de la Cruz, tappa di 184 Km che lascia comunque uno spiraglio aperto ai velocisti più resistenti, mentre a decidere il vincitore della 40a edizione della corsa spagnola saranno i 182 Km della Santomera – Murcia, che prevedono a 61 Km dal traguardo l’immancabile ascesa al simbolo della corsa, il Collado Bermejo (7.2 Km al 7%), che sin dall’anno della sua scomparsa è intitolata a Marco Pantani, vincitore della Vuelta a Murcia nel 1999.

La terza settimana di febbraio avrà nuovamente i riflettori puntati sulla penisola iberica, dove andranno in scena in contemporanea – entrambe inserite in calendario tra il 19 e il 23 del mese – la portoghese Volta ao Algarve em Bicicleta e la spagnola Vuelta a Andalucía.

La corsa lusitana presenterà un tracciato che è praticamente la fotocopia di quello delle ultime quattro edizioni, pur con alcune sedi di tappa differenti, per la conferma nel programma della tappa a cronometro e degli arrivi in salita agli “alti” di Fóia e Malhão. L’unica vera novità sarà il “rimescolamento” nella successione delle frazioni chiave di una corsa che si aprirà con una tappa per velocisti di 195 Km che si snoderà da Portimão in direzione di Lagos, sedi di partenza e arrivo anche della prima frazione dell’edizione scorsa, altimetricamente più movimentata di quella di quest’anno e terminata con il successo allo sprint dell’olandese Fabio Jakobsen. Non è stato spostato dal secondo giorno di gara l’arrivo sull’Alto da Fóia, 7.4 Km al 6% che si affronteranno al termine di un tracciato di 184 Km che prevede la partenza da Sagres e il passaggio sulla salita di Pomba (3.8 Km al 7.6%) 6 Km prima di attaccare quella conclusiva, in cima alla quale si sono negli anni imposti il promettente corridore sloveno Tadej Pogačar (2019), il polacco Michał Kwiatkowski (2018), l’irlandese Daniel Martin (2017) e lo spagnolo Luis León Sánchez (2016), tutti nomi di grandi corridori a testimonianza del prestigio conseguito da questa corsa. Il terzo giorno di gara, che sin dal 2014 era stato destinato dagli organizzatori alla disputa della tappa a cronometro, stavolta vedrà svolgersi la seconda e ultima frazione riservata ai velocisti, che dovranno percorrere 202 Km tra Faro e Tavira, distanza che comprende anche un paio di ascese da superare nei primi 80 Km. Anticipato di ventiquattrore rispetto al 2019 sarà l’arrivo sull’Alto do Malhão, la salita simbolo della Volta ao Algarve che, con l’eccezione dell’edizione del 2007, è una presenza fissa sul tracciato sin dal 2003: i suoi 2.6 Km al 9.4%, che hanno visto imporsi per ben tre volte Alberto Contador (nel 2010, nel 2014 e nel 2016), saranno presi di petto due volte nel circuito finale di 25 Km di una frazione che misurerà complessivamente 170 Km e prenderà il via da Albufeira. All’ultimo giorno si disputerà quindi la cronometro indivuale, per la quale s’è scelto di riproporre lo stesso tracciato sul quale si gareggiò nel 2018 (vittoria di Geraint Thomas a oltre 50 Km/h), un circuito di 20 Km disegnato attorno a Lagoa, movimentato da un paio di strappi e che presenta un tratto da percorrere lungo le ventose coste dell’Oceano Atlantico.

Non presenterà arrivi in salita la Vuelta a Andalucía-Ruta Ciclista del Sol, che però proporrà un tracciato decisamente più robusto rispetto alla corsa portoghese, sia per la mancanza di tappe per velocisti, sia per la presenza di salite sensibilmente più lunghe e la prima di queste dovrà essere affrontata nel finale della frazione d’apertura, quando a 6.5 Km dal traguardo della Alhaurín de la Torre – Grazalema (174 Km) si scollineranno i 12 Km al 6.5% del Puerto de las Palomas. La seconda sarà la tappa meno impegnativa e vedrà il gruppo percorrere i quasi 200 Km che separeranno Siviglia da Iznájar, traguardo che ispirerà i finisseur in quanto posto al termine di una rampa di un chilometro e 300 metri al 7.2% di pendenza media. Cinque gran premi della montagna caratterizzeranno la terza tappa da JaénÚbeda, 176 Km che prevedono due ascese di 1a categoria ma prive di grandi pendenze collocate lontane dal targuardo, preceduto di 11 Km dalla cima del Puerto de Baeza (9 Km al 5.6%) e di un paio di chilometro da uno strappo di 1300 metri all’8.7%. Come alla Volta ao Algarve si disputeranno per ultime le tappe decisive e la prima di queste ha in “cartellone” la salita più impegnativa di questa edizione, l’Alto del Purche: conosciuto anche come Puerto de Monachil, propone 8.8 Km d’ascesa al 7.8% (9.5% di media nei primi 6 Km) e dovrà essere superato a 18 Km dal traguardo dalla breve ma prevedibilmente intensa Villanueva Mesía – Granada. Il nome del successore di Jakob Fuglsang, vincitore della corsa andalusa nel 2019, lo si scoprirà dopo i tormentati 13 Km della cronometro di Mijas, leggermente più accidentata rispetto a quella portoghese e che presenta anche un brevissimo tratto di sterrato.

Al confonto con le precedenti, per quanto concerne le corse a tappe d’alto calendario, l’ultima settimana di febbraio sarà una sorta di una Cenerentola poiché, dopo la cancellazione del cinese Tour of Hainan (in programma dal 23 febbraio al 1 marzo) a causa dell’epidemia di coronavirus, vedrà il solo svolgimento dell’UAE Tour (23 – 29 febbraio), seconda edizione della corsa nata lo scorso anno dalla fusione del Dubai Tour con l’Abu Dhabi Tour. L’edizione 2020 del Giro degli Emirati Arabi presenterà un percorso più adatto agli scalatori rispetto a quello sul quale si era imposto Primož Roglič dodici mesi fa perché sono state confermate le due tappe di montagna, entrambe con arrivo sulla Jebel Hafeet, mentre è stata depennata la cronometro a squadre d’apertura. Si inizierà con una frazione di 148 Km dal profilo pianeggiante che si disputerà tra The Point, il “tronco” dell’arcipelago artificiale a forma di palma di Palm Jumeirah, e il quartiere industriale della Dubai Silicon Oasis. Il giorno successivo ci si sposterà ad Hatta per una tappa collinare di 168 Km che si concluderà presso la diga soprastante l’abitato, in cima a un brevissimo e arcigno muro di 100 metri al 15.2% che ha sempre visto imporsi i velocisti a causa della brevità della rampa finale: qui hanno vinto John Degenkolb nel 2015, Juan José Lobato nel 2016, Sonny Colbrelli nel 2018 e Caleb Ewan lo scorso anno, mentre nel 2017 la tappa fu annullata a causa del vento. A cavallo degli emirati di Dubai e Abu Dhabi si disputerà a questo punto la prima delle due tappe di montagna, con partenza dall’Al Qudra Cycle Track di Dubai, pista ciclabile tracciata nel deserto, e arrivo dopo 184 Km ai 1033 metri del Jebel Hafeet, la seconda montagna per altezza degli Emirati Arabi Uniti, che i corridori raggiungeranno dopo aver percorso una salita di 10.6 Km al 7% che negli scorsi anni è stata “espugnata” dal colombiano Esteban Chaves nel 2015, dall’estone Tanel Kangert  nel 2016, dal portoghese Rui Costa nel 2017 e dallo spagnolo Alejandro Valverde nel 2018 e nel 2019. Si tornerà quindi a Dubai per un’altra scorrevole galoppata riservata alle ruote veloci, 173 Km privi di ostacoli naturali per andare dal Zabeel Park al centro commerciale City Walk. Lo scorso anno la seconda tappa di montagna terminò sulla Jebel Jas mentre stavolta ci sarà una ripetizione della Jebel Hafeet, che ospiterà anche l’arrivo della quinta frazione, che scatterà da Al Ain, misurerà 162 Km e, come la precedente, si snoderà prevalentemente nel deserto e non proporrà nessun’altra salita prima di quella conclusiva. Non dovrebbero, invece, offrire particolari emozioni le ultime due tappe totalmente pianeggianti, sempre che il vento non intervenga a scompaginare il gruppo e buttare all’aria la classifica in quanto entrambe disegnate lungo le ventose coste del Golfo Persico: la penultima di 158 Km porterà la carovana della corsa emiratina da Al Ruwais ad Al Mirfa, mentre la conclusiva di 127 Km si disputerà sulle strade di Abu Dhabi, partendo dal quartiere di Al Maryah Island per raggiungere l’ultimo traguardo, collocato sull’isola artificiale del Breakwater.

Nel frattempo comincerà a spirare forte l’aria delle classiche del Nord: il 29 febbraio, il giorno in più dell’anno bisesto, si correrà per la prima volta nel 2020 in Belgio, quando andrà in scena la 75a edizione dell’Omloop Het Nieuwsblad, al quale seguirà il primo di marzo la Kuurne-Bruxelles-Kuurne.

La volata verso le prove monumento è lanciata….

Mauro Facoltosi

I SITI DELLA CORSE

Saudi Tour

www.thesauditour.com/en

Étoile de Bessèges

www.etoiledebesseges.com

Volta a la Comunitat Valenciana

https://vueltacv.com

Jayco Herald Sun Tour

www.heraldsuntour.com.au

Trofeo Laigueglia

https://trofeolaigueglia.wordpress.com

Tour de Langkawi

www.ltdlangkawi.my

Tour Colombia 2.1

https://tourcolombiauci.com

Tour de la Provence

www.tourdelaprovence.fr

Vuelta Ciclista a la Región de Murcia

www.vueltamurcia.es

Volta ao Algarve em Bicicleta

http://voltaaoalgarve.com/en/home-2

Vuelta a Andalucía-Ruta Ciclista del Sol

http://vueltaandalucia.es

UAE Tour

www.theuaetour.com

Omloop Het Nieuwsblad Elite

www.omloophetnieuwsblad.be/en/ohn/elite-men/race

Kuurne-Bruxelles-Kuurne

www.kuurne-brussel-kuurne.be

Il grattacielo del Kingdom Centre di Riyadh, la capitale dellArabia Saudita, che questanno ospiterà diversi traguardo della prima edizione del Saudi Tour (igsmag.com)

Il grattacielo del Kingdom Centre di Riyadh, la capitale dell'Arabia Saudita, che quest'anno ospiterà diversi traguardo della prima edizione del Saudi Tour (igsmag.com)

STAGIONE 2020, SI RICOMINCIA

gennaio 17, 2020 by Redazione  
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Come avviene da diversi anni riparte dall’Australia la stagione di corse “grandi firme” del ciclismo. Il Santos Tour Down Under aprirà il circuito del “World Tour”, la serie A delle corse ciclistiche; l’attenzione degli appassionati si sposterà successivamente in Argentina per la Vuelta a San Juan Internacional mentre, a fine mese, la Challenge Ciclista a Mallorca sarà la prima gara europea del calendario.

Un’altra stagione di corse è ai nastri di partenza e recherà con sé alcune novità, a cominciare dalla creazione del circuito “Pro Series”, che si affiancherà all’UCI World Tour (la “serie A” delle corse ciclistiche), per poi arrivare all’autentico terremoto che sarà causato in calendario dalle Olimpiadi di Tokyo, che provocheranno diversi “traslochi” e lo slittamento indietro di una settimana di tutte le corse dal Giro in giù, con la Corsa Rosa che andrà a sovrapporsi, anche se per sole ventiquattrore, con il Delfinato. Ci saranno anche lieti eventi come la nascita del Giro dell’Arabia Saudita e temporanei arrivederci perché quest’anno il Giro se si “scontrerà” con il Delfinato non dovrà patire la concorrenza con il Tour of California.

Il mese di gennaio, invece, non proporrà novità e così, come avviene puntualmente dal 2008, anche l’edizione 2020 del World Tour si aprirà con il Santos Tour Down Under. La breve corsa a tappe disegnata sulle strade dell’Australia Meridionale quest’anno scatterà il 21 gennaio con una tappa di 150 Km tracciata attorno alla cittadina di Tanunda e costituita da un circuito di 30 Km da ripetere cinque volte che vedrà in scena i velocisti, favoriti da un percorso che proporrà quale unica difficoltà uno strappo di 600 metri al 4% da superarsi l’ultima volta a 13.5 Km dal traguardo. Anche il giorno successivo, al termine dei 136 Km della Woodside – Stirling, l’epilogo più probabile sarà un arrivo allo sprint, nonostante questa frazione abbia un tracciato più articolato rispetto a quello della tappa d’apertura e i chilometri conclusivi presentino una leggera pendenza all’insù che in passato non hai mai impedito l’arrivo in volata in questo centro (l’ultima volta, nel 2018, qui s’impose il corridore di casa Caleb Ewan). I corridori che punteranno al successo finale – che nelle ultime due edizioni ha arriso al sudafricano Daryl Impey – metteranno per la prima volta il naso fuori dalla finestra nel finale della Unley – Paracombe (131 Km), che terminerà in vetta a una breve ma ripida ascesa lunga un chilometro e 200 metri, caratterizzata da una pendenza media del 9.3% e in cima alla quale sono già terminate due frazioni della corsa australiani, nelle quali si erano rispettivamente imposti Rohan Dennis (2015) e Richie Porte (2017). Torneranno successivamente protagonisti i velocisti, ai quali strizza l’occhio il percorso della Norwood – Murray Bridge (153 Km dei quali gli ultimi cinquanta pianeggianti) mentre leggermente più complicata per loro sarà la Glenelg – Victor Harbor (149 Km), il cui finale prevede alcuni tratti lungo le ventose coste dell’oceano e la salita di Kerby Hill (paragonabile a Paracombe, sono 1600 metri al 9%) a 20 Km dal traguardo, a sua volta preceduto di circa 6 Km da uno zampelotto di 1400 metri al 4.1%. L’ultimo giorno sarà quello decisivo essendo in programma il traguardo sulla salita simbolo della corsa, Willunga Hill, ascesa di 3.6 Km al 7.1% che dovrà essere affrontata due volte negli ultimi 25 Km della frazione conclusiva di 151 Km, che scatterà da McLaren Vale e che dal 2014 è sempre “espugnata” dal medesimo corridore, il già citato Richie Porte.

Il 26 gennaio, stesso giorno della frazione conclusiva del Down Under, sarà tenuto a battesimo il circuito delle gare “Pro Series”, costituito dalle gare che fino allo scorso anno appartenevano allo scomparso circuito “H.C.” e da altre promosse da categorie inferiori, com’è il caso dell’argentina Vuelta a San Juan Internacional, che era di categoria 2.1 ma che aveva visto al via campioni di spessore, richiamati in Sudamerica dalla possibilità di correre con un clima caldo e di affrontare in corsa le prime salite impegnative della stagione. Lo scorso anno, per esempio, si schierarono al via corridori del calibro di Peter Sagan, Julian Alaphilippe e Nairo Quintana e i primi due dovrebbero far campo dei partenti anche nel 2020, quando la corsa sudamericana proporrà un tracciato leggermente più impegnativo rispetto al recente passato. Come in Australia il giorno d’apertura sarà riservato ai velocisti, anche se i 163 Km del circuito di San Juan presenteranno un tracciato di media montagna e dovrà essere superata per quattro volte – l’ultima a 37 Km dal traguardo – la salita dell’Alto Punta Negra (1.1 Km al 7.5%), che i corridori in gara scruteranno con attenzione perché due giorni più tardi sarà affrontata anche nel corso della cronometro, preceduta da una seconda frazione destinata ai velocisti disegnata sul piatto circuito di Pocito (169 Km). La prova contro il tempo si disputerà sulla distanza di 15 Km, partendo dal dipartimento di Ullum per arrivare sulle sponde del lago artificiale di Punta Negra, sulle quali si approderà dopo aver superato la salita che termina presso la diga del bacino, la medesima della tappa d’apertura e che si concluderà quando mancheranno circa 2500 metri al traguardo, nello stesso luogo dove lo scorso anno – ma in quell’occasione l’arrivo era in linea – si era imposto Alaphilippe. L’indomani si affronterà la prima salita di una certa consistenza chilometrica, ma la facilità delle pendenze che s’incontreranno nei 14.5 Km al 3.5% (suddivisi in tre GPM distinti) da pedalare verso il parco naturale di Ischigualasto non turberà più di tanto i sonni dei velocisti, che sempre si sono imposti nella San José de Jáchal – Villa San Agustín (186 Km), presenza fissa nella corsa argentina nelle ultime edizioni (vittoria di Maximiliano Richeze nel 2017 e di Fernando Gaviria nel 2018). Gli scalatori dovranno così attendere 48 ore per dare sfogo alle loro velleità di vittoria quando, dopo il giorno di riposo, si affronterà la frazione regina della corsa argentina, che scatterà da Caucete per concludersi dopo 175 Km ai 2565 metri dell’Alto Colorado. La quota suscita un po’ di timore mentre non si può dire la stessa cosa delle pendenze, ma affrontare una salita di quasi 20 Km al 4.4% a queste altitudini e all’inizio della stagione sicuramente innescherà una selezione degna di un salitone alpino, come testimoniato dagli ordini d’arrivo stilati lassù gli scorsi anni: dodici mesi fa sull’Alto Colorado s’impose il colombiano Winner Anacona, che riuscì a strappare per 41 secondi la maglia di leader ad Alaphilippe. Del tutto inutili ai fini della classifica saranno le rimanenti due frazioni, con la penultima – un circuito di 155 Km con partenza e arrivo fissate sulla pista dell’autodromo El Villicum – che offre qualche chanche ai finisseur mentre la conclusiva tappa di San Juan (144 Km), totalmente disegnata sulle piatte strade del capoluogo dell’omonima provincia argentina, costituirà la classica passerella di fine corsa.

Per vedere le prime pedalate del gruppo in Europa bisognerà attendere la fine del mese, quando sull’isola di Maiorca (Spagna) andrà in scena dal 30 gennaio la 29a edizione della Challenge Ciclista a Mallorca, che terminerà il 2 febbraio ma che non può essere considerata come una vera e propria corsa a tappe. Si compone, infatti, di quattro gare “indipendenti” l’una dall’altra non esistendo né una classifica generale finale, né l’obbligo della partecipazione a tutti e quattro i “trofei” dei quali si compone questa challenge. Il primo sarà il Trofeo Ses Salines – Felanitx (171 Km), che prende nome dai due comuni tra i quali è disegnato il tracciato, favorevole ai velocisti che non si faranno certo spaventare dal facilissimo Coll Es Monjos (1.6 Km al 4.1%) da scavalcare a 18 Km dalla conclusione. Il secondo giorno si disputerà la più impegnativa tra le quattro competizioni, il tradizionale Trofeo Serra de Tramuntana, la più ostica anche per gli organizzatori che talvolta in passato, a causa del maltempo, si sono visti costretti a tagliare parte del tracciato: il percorso di 140 Km – partenza da Sóller e arrivo a Deià – vedrà i partecipanti superare sei salite sulle quali spiccano il Puig Major, “Cima Coppi” dell’isola delle Baleari (881 metri, 4.8 Km al 5.4%), e il Coll den Bleda (4.4 Km al 5%), ultima difficoltà di gara collocata a soli 4 Km dal traguardo. Le due ascese saranno riproposte il giorno dopo nel corso del movimentato Trofeo Pollença – Port d’Andratx, quasi 170 Km che prevedono il traguardo finale al culmine di una salita di 2.3 Km all’8.9%. A chiudere il “cartellone” sarà un altro appuntamento immancabile della corsa iberica, il Trofeo Playa de Palma – Palma, 160 Km privi di grosse difficoltà per giungere sul lungomare di Palma di Maiorca dove andrà in scena il secondo volatone della challenge.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLA CORSE

Santos Tour Down Under

https://tourdownunder.com.au/

Vuelta a San Juan Internacional

https://vueltaasanjuan.org/

Challenge Ciclista a Mallorca

http://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/

Uno scorcio dellisola di Maiorca (visitmaiorca.com)

Uno scorcio dell'isola di Maiorca (visitmaiorca.com)

YORKSHIRE 2019 – LE PAGELLE

ottobre 2, 2019 by Redazione  
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Ecco le pagelle del mondiale appena concluso

MADS PEDERSEN: Lo scorso anno fece un secondo posto al Giro delle Fiandre, una corsa che fece notare al grande pubblico un corridore dal futuro radioso. Un anno dopo eccoci qua, col danese che in una giornata piovosa riesce a trovare un numero da fenomeno. A soli 23 anni si laurea Campione del Mondo su Strada e regala alla Danimarca la prima maglia iridata della storia. VOTO: 10

DAVIDE CASSANI: L’Italia c’è e si vede in un Mondiale dove i nostri portacolori sfiorano l’impresa. Tante nazionali, ben più quotate, non riescono ad entrare mai nel vivo della corsa, noi invece siamo sempre presenti. VOTO: 9

MATTEO TRENTIN: Il corridore italiano corre in modo attento e sublime, fino alla volata finale dove non ci mette la cattiveria giusta, ma forse nemmeno sarebbe bastata. Un finale che lascia l’amaro in bocca, dove il buon Matteo vede l’occasione della vita passargli accanto e andare via. Qualche giorno fa tutti noi avremmo firmato per una medaglia d’argento al collo di un corridore azzurro, medaglia che lascia l’amaro in bocca, ma pur sempre medaglia è. VOTO: 8,5

STEFAN KÜNG: Lo svizzero conquista una medaglia di bronzo alla vigilia insperata data la concorrenza al via, ma come succede spesso la pioggia cambia le carte in tavola. Generoso e coraggioso, centra un risultato strameritato. VOTO: 8,5

GIANNI MOSCON: La classe che ha il trentino è tanta e ancora non del tutto espressa. Sembrava fuori forma e invece corre un gran bel Mondiale, come lo scorso anno, segno di una mentalità giusta da gran corridore navigato. Quinto in Austria, quarto in Gran Bretagna, quando comincerà ad andare in medaglia? VOTO: 8

SONNY COLBRELLI: Il corridore della Bahrein-Merida si mette a disposizione della squadra, Trentin e Moscon sono avanti e lui dietro si mette a spezzare i cambi e il ritmo degli inseguitori. VOTO: 7

REMCO EVENEPOEL: Primo Mondiale Elite per il talento belga. Si mette a disposizione di Philippe Gilbert, lo fa con tenacia e testa. Si sfianca per il capitano e, considerando anche l’argento nella crono, tanti applausi per lui. VOTO: 6

RICHARD CARAPAZ, NAIRO QUINTANA, PRIMOŽ ROGLIČ: Uno è l’ultimo vincitore del Giro d’Italia, un altro ha vinto la Vuelta e il Giro d’Italia nelle passate edizioni, l’ultimo ha trionfato alla Vuelta qualche settimana fa. Tutti e tre hanno onorato il Mondiale andando all’attacco nella fuga iniziale di giornata. VOTO: 6

ALEXANDER KRISTOFF: Sesto posto per il norvegese che, nonostante abbia sfruttato lo stato di grazia che ha quando vede l’acqua, non riesce a rientrare sul grupetto Pedersen. Vince la volata degli inseguitori. VOTO: 6

PETER SAGAN: Il tre volte Campione del Mondo si presenta al via sottotono, corre con troppa prudenza e non riuscirà a far meglio di un quinto posto. VOTO: 5,5

GREG VAN AVERMAET: Il Belgio partiva con una selezione da far invidia a tutti e alla fine è lui che ottiene il piazzamento migliore, un ottavo posto che non è certo sufficiente al valore in campo. Perde l’attimo buono. VOTO: 5

PHILIPPE GILBERT: All’ingresso del circuito finale di Harrogate rimane vittima di una caduta, riparte dopo un quasi un minuto, arriva a un soffio dal gruppetto dei primi, ma non riesce a raggiungerli e si ritira. Peccato: VOTO: 5

JULIAN ALAPHILIPPE: Logora la Francia ma ha le pile scariche; cerca di non farlo notare ma alla fine non può bluffare. VOTO: 5

MATHIEU VAN DER POEL: Era il favorito di giornata e da favorito corre. Ma freddo e inesperienza lo beffano. VOTO: 4,5

ALEJANDRO VALVERDE: Il campione in carica si presenta al via con un record niente male, dodici partecipazioni al Campionato del Mondo su strada, gare nelle quale non si era mai ritirato. Invece in questa edizione, e col titolo da difendere, alza bandiera bianca subito ritirandosi dalla contesa. VOTO: 4

GRAN BRETAGNA: La nazionale di casa, che aveva tra le sue fila Adam Yates, Ben Swift e Geraint Thomas, corre in maniera anonima e non entra mai nel vivo della corsa. Migliore all’arrivo Geoghegan Hart, ventiseiesimo a 2’20” da Mads Pedersen. VOTO: 3

UCI: Fa acqua da tutte le parti. VOTO: 1

Luigi Giglio

VUELTA 2019: LE PAGELLE

settembre 17, 2019 by Redazione  
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Ecco le pagelle dell’ultima grande corsa a tappe della stagione 2019, conquistata senza tentennamenti da Primož Roglič, primo sloveno ad imporsi in un grande giro

TADEJ POGAČAR: La vera sorpresa di questa Vuelta. Ventun’anni fra qualche giorno e già vincitore di tappe e con un podio in un Grande Giro, se non è predestinato lui! Perde terreno nelle cronometro, ma riesce a vincere ben tre tappe, e che tappe, tapponi! VOTO: 9,5

PRIMOŽ ROGLIČ: Lo sloveno vince il suo primo Grande Giro in carriera, vince la crono con arrivo a Pau dove prende la maglia “roja” e non la lascia più. La Movistar prova in tutti i modi a metterlo in difficoltà, anche quando è a terra, ma Roglič non trema e non si lascia scalzare. VOTO: 9

ALEJANDRO VALVERDE: A 39 anni il murciano è ancora lì a lottare e ottiene un secondo posto che alla partenza poteva sembrare un’utopia; invece il tempo per lui sembra essersi fermato. Vince sul Mas della Costa, lotta sui monti finali, eterno. VOTO: 8,5

PHILIPPE GILBERT: Due tappe vinte strepitosamente, per lui ogni aggettivo sarebbe superfluo, è un grande che non smetterà mai di sturpirci. VOTO: 8

SEPP KUPP: Lo statunitense riesce a vincere una bellissima tappa al Santuario del Acebo, non disdice mai i suoi compiti di gregariato lavorando con tenacia e determinazione per il proprio capitano Roglič. VOTO: 7,5

FABIO JAKOBSEN e SAM BENNETT: Un duello bellissimo il loro: in volata si cercano, si scrutano e si combattono. Un duello che terminerà in parità, 2-2. VOTO: 7 ,5

NAIRO QUINTANA: Il colombiano lotta contro gli avversari e contro i compagni di squadra. Finisce in calando al quarto posto nella generale, sua una delle vittorie tecnicamente più belle nella tappa di Calpe. VOTO: 7

CARL FREDRIK HAGEN: Classe 1991, lo scalatore belga è alla prima partecipazione in un grande giro della sua carriera e il risultato è più che positivo. Dopo una vita nelle formazioni continental, con una regolarità da far invidia al miglior Zubeldia, arriva a Madrid con l’ottavo posto in classifica e un ritardo da Roglič di 12′54”. VOTO: 7

SERGIO HIGUITA: Il ventidueenne scalatore colombiano della EF Education First è una bella scoperta, lotta con grinta e classe riuscendo a vincere la dura tappa con arrivo a Becerril de la Sierra. Esce dalla top ten della classifica generale ma se il buongiorno si vede dal mattino…. VOTO: 7

GEOFFREY BOUCHARD: A sorpresa è il ventisettenne transalpino della AG2R La Mondiale a vincere la classifica degli scalatori. Sempre in fuga per prendere punti sui GPM, vince meritatamente il suo titolo più importante in carriera. VOTO: 7

JAKOB FUGLSANG: Il buon danese sta attraversando una stagione qualitativamente altissima e anche in terra di Spagna lascia il segno con classe. VOTO: 7

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: Il colombiano è la prima maglia rossa della Vuelta, la perde e la riprende altre due volte. Ha a disposizione uno squadrone ma non sempre lo utilizza al meglio. Lotta ma non riesce mai a far male. Sul Puerto de la Morcuera prova il colpaccio, ha coraggio ma non le gambe. VOTO: 6,5

RAFAŁ MAJKA: Il polacco è il solito regolarista, finisce sesto nella generale grazie ad un grande acume tattico. VOTO: 6,5

NICHOLAS ROCHE: Indossa per tre giorni la maglia rossa, grazie alla cronosquadre e al secondo posto nella tappa di Calpe, poi la perde e il giorno dopo è costretto ad abbandonare la corsa a causa di una brutta caduta. VOTO: 6,5

MARC SOLER: Tra lavoro di gregariato e fughe impegnative, lo spagnolo della Movistar riesce a terminare la corsa nella top ten. VOTO: 6,5

ÁNGEL MADRAZO: L’esperto ciclista della Burgos-BH riesce a vincere nella prima fuga vincente della Vuelta, regalando al proprio team un risultato storico. VOTO: 6,5

JESÚS HERRADA: Vince con merito ad Ares del Maestrat. Lo spagnolo è un lusso per la Cofidis. VOTO: 6,5

MANUELE BOARO: Lavoro di qualità e sostanza per l’italiano dell’Astana. VOTO: 6,5

NIKIAS ARNDT: Il velocista del Team Sunweb, chiuso tra Bennett e Jakobsen, riesce a ritagliarsi la vittoria nella tappa di Igualada. VOTO: 6,5

JAMIE KNOX: Anche lui a sorpresa lotta per la classifica generale ed esce dalla top ten per un soffio. VOTO: 6,5

DARIO CATALDO: L’abruzzese si conferma grande gregario. L’anno prossimo la Movistar avrà una pedina fondamentale in più. VOTO: 6,5

MAXIMILIANO RICHEZE: Sfiora la vittoria quando ha il via libera, per il resto lavora per Jakobsen. Nella passerella di Madrid c’è molto di sua nella vittoria del buon Fabio. VOTO: 6,5

RÉMI CAVAGNA: Terzo nella cronometro di Pau, vittorioso nella tappa dei ventagli di Toledo. Talentino. VOTO: 6,5

MIKEL NIEVE: Doveva essere il gregario di lusso di Esteban Chaves, invece si ritrova capitano centrando la top ten. VOTO: 6

NICOLAS EDET: Lo scalatore della Cofidis riesce a trovare la “roja” sulla sua strada e la porta per una tappa. Vuole far classifica ma cala alla distanza. VOTO: 6

WILCO KELDERMAN: Talento ormai conclamato, con la sua regolarità conquista un settimo posto finale. Delude, però, nella conometro con arrivo a Pau, dove ci si aspettava di più da lui. VOTO: 6

TONY MARTIN: Lavora molto per Primož Roglič nella prima parte di ogni tappa, finché una caduta non lo costringe al ritiro. VOTO: 6

PATRIK BEVIN: Il suo secondo posto nella crono si Pau salva il bilancio del CCC-Team, autore di una Vuelta molto negativa. VOTO: 6

TAO GEOGHEGAN HART: Nella seconda e terza settimana è sempre lì, in fuga, all’attacco nel tentativo di andare a vincere una tappa. Non ci riesce ma ci va vicino più volte. VOTO: 6

MIKEL ITURRIA: Prima vittoria in carriera per il basco in questa Vuelta, nella tappa di Urdax-Dantxarinea. VOTO: 6

DYLAN TEUNS: Va più volte vicino a vincere una tappa ma non ci riesce, prende la ”roja” che mantiene un sol giorno. VOTO: 6

ALEXANDER ARANBURU: Il giovane ventitreenne velocista della Caja Rural – Seguros RGA centra due secondi posti di tappa; brillante e aggressivo lo ritroveremo sicuramente tra qualche anno a festeggiare una vittoria di tappa in un grande giro. VOTO: 6

VALERIO CONTI: Cerca di entrare in fuga e ci riesce ma senza ottenere grossi risultati. Poi, allo sbocciare del talento di Pogačar, il laziale si mette a sua disposizione. VOTO: 6

GIANLUCA BRAMBILLA: Riesce ad entrare più volte nelle fughe di giornata, ma i risultati non sono eccellenti. VOTO: 5,5

MARK PADUN: Non lascia il segno nel suo primo grande giro. Si rifarà. VOTO: 5,5

THOMAS DE GENDT: Stavolta il funambolo belga non lascia il segno. VOTO: 5,5

EDVALD BOASSON HAGEN: Passaggio a vuoto per il norvegese, non riesce a lasciare il segno e manco si avvicina a farlo. VOTO: 5

ESTEBAN CHAVES: Il colombiano non riesce a trovare il ritmo che vorrebbe. Non regge il passo dei big e nemmeno a trovare lo spunto per entrare in una fuga vincente. VOTO: 5

MARC SARREAU: Qualche piazzamento in volata ma nulla più per il velocista francese. VOTO: 5

ENRICO BATTAGLIN: Per il veneto una Vuelta di Spagna da dimenticare, praticamente da ”Chi l’ha visto?”. VOTO: 5

WOUT POELS: Doveva essere il capitano del Team Ineos, ma non ha benzina nel motore ed esce presto dalle prime posizioni della classifica generale. VOTO: 5

VASIL KIRYIENKA: Il bielorusso è da sempre una pedina preziona nel team Sky/Ineos, ma questa volta stecca. Passaggio a vuoto anche nelle cronometro. VOTO: 5

TEJAY VAN GARDEREN: Sfortunato come sempre, ormai la jella e il corridore australiano camminano a braccetto. VOTO: 5

JOHN DEGENKOLB: Al via del suo unico grande giro della stagione 2019, il tedescone della Trek Segafredo, pur avendo alcune tappe ideali per le sue caratteristiche, non riesce mai a trovare lo spunto e a lasciare il segno con qualche azione degna di nota. VOTO: 4,5

LOUIS MEINTJES: Il sudafricano è un fantasma, un’altra grande incognita del ciclismo mondiale. Esce presto dalla lotta per la classifica generale, prova a fare qualcosa in fuga ma senza convinzione. VOTO: 4,5

PIERRE-ROGER LATOUR: Lo scalatore francese partiva coi gradi di capitano nell’AG2R La Mondiale, ma non sfrutta per niente questa ghiotta opportunità. VOTO: 4

FABIO ARU: Il sardo è entrato in un vortice dove uscirne appare assai difficile. VOTO: 4

Luigi Giglio

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: FUENLABRADA – MADRID

settembre 15, 2019 by Redazione  
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È la più facile tra le tappe finali del tre grandi giri della stagione 2019. Se la frazione conclusiva del Giro a Verona era stata a cronometro e la tradizionale passerella conclusiva del Tour sugli Champs-Élysées era preceduta da una marcia d’avvicinamento movimentata da qualche collinetta, l’ultimo atto della Vuelta 2019 avrà, invece, un profilo simile al mare calmo. Nessuna salita, nemmeno un cavalcavia, s’incontreranno nei poco più di 100 km della frazione conclusiva, metà della quale disegnata fuori dalla capitale spagnola prima di giungere sulle strade della capitale spagnola, dove si dovranno compiere nove tornate di 5800 metri ciascuna, caratterizzate da tre inversioni a “U”, l’ultima da superare immediatamente prima dell’arco dell’ultimo chilometro, insidie che avrebbero tenuti tutti all’erta in caso di pioggia. Effettivamente ne è prevista, e non poca, ma per fortuna dei corridori le precipitazioni più consistenti termineranno ben prima dell’orario di svolgimento di quest’ultima frazione, posticipata rispetto alle altre tappe. La partenza è, infatti, prevista alle cinque di stasera, l’orario nel quale normalmente si effettua l’arrivo, mentre conosceremo il nome del vincitore sul traguardo di Plaza de Cibeles attorno alle venti.

METEO VUELTA

Fuenlabrada : pioggia modesta (0.3 mm), 20.5°C, vento moderato da NNW (11-13 Km/h), umidità al 79%
Madrid – 1° passaggio (Km 54.3): nubi sparse con possibilità di deboli precipitazioni, 20.3°C, vento debole da NNW (7-9 Km/h), umidità al 75%
Madrid – 5° passaggio (Km 77.6): poco nuvoloso con possibilità di deboli precipitazioni, 21°C (percepiti 22°C), vento debole da NNW (7-8 Km/h), umidità al 69%
Madrid – arrivo: pioggia modesta e schiarite (0.3 mm), 19.9°C, vento moderato da N (4-6 Km/h), umidità all’88%

UN PO’ DI STORIA

Fuenlabrada, cittadina situata a poco meno di 20 Km da Madrid e nella quale abita l’ex corridore spagnolo “Dani” Moreno, è stata sede d’arrivo in tre occasioni e in due di queste si è trattato di tappe a cronometro, entrambe vinte da corridori provenienti dalla svizzera tedesca, Tony Rominger (1992) e Alex Zülle (1998). Veniva, invece, dalla vicina Germania ma parlava la stessa lingua anche il corridore che si impose nella tappa in linea qui terminata nel 1999, Marcel Wüst.

Dall’alto dei suoi 75 arrivi, contando anche quello di quest’anno, Madrid è ovviamente il traguardo più gettonato dalla Vuelta, anche se non sono mancate edizioni nelle quali la capitale spagnola non ha fatto parte del percorso. La prima volta porta la data del 15 maggio 1935 quando s’impose nell’ultima tappa della prima edizione della corsa iberica il belga Gustaaf Deloor, mentre lo scorso anno questo traguardo finì nel “carniere” del nostro Elia Viviani, nona affermazione italiana a Madrid. Prima di lui ci erano riusciti Celestino Camilla nel 1942, Donato Piazza nel 1955, la formazione Italia A in una cronosquadre sempre disputata nel 1955, Nino Assirelli nel 1960, Alessandro Petacchi nel 2003 e nel 2005, Daniele Bennati nel 2007 e Matteo Trentin nel 2017.

Mauro Facoltosi

Plaza de Cibeles e, in trasparenza, l’altimetria della ventunesima tappa della Vuelta 2019 (miviaje.com)

Plaza de Cibeles e, in trasparenza, l’altimetria della ventunesima tappa della Vuelta 2019 (miviaje.com)

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: ARENAS DE SAN PEDRO – PLATAFORMA DE GREDOS

settembre 14, 2019 by Redazione  
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La maglia “roja” di Primož Roglič pare oramai “blindata” ma non bisogna mai dire mai nel ciclismo, anche se l’ultima tappa di montagna presenta ovunque pendenze tenere. Nel tappone della Sierra de Gredos entreranno in gioco le energie rimaste, cercatamente pochine al penultimo giorno di gara dell’ultimo dei tre grandi giri. E di salita, seppur facile, ce ne sarà molta da digerire se si pensa che dei 191 Km in programma solamente i primi 15 saranno in pianura e poi si continuerà costantemente a salire e scendere: in tutto i chilometri in salita da percorrere saranno circa 55 Km, suddivisi tra 6 Gran Premi della Montagna, l’ultimo dei quali coinciderà con il traguardo. Due colli saranno di prima categoria e di questi il primo sarà proprio il… primo da affrontare, il Puerto de Pedro Bernardo, 18.4 Km al 4.4% che costituiscono quasi un tutt’uno col successivo Puerto de Serranillos di 2a categoria (9 Km al 4.8%), essendo le due ascese seperate solo da una brevissima discesa. L’altro “prima categoria” sarà il Puerto de Peña Negra (14.2 Km al 5.9%), in vetta al quale si sfioreranno i 2000 metri di quota: a quel punto mancheranno 34 Km al traguardo che, come detto, sarà in salita, al termine di un’ascesa di 9 Km al 3.8% che presenta i passaggi più impegnativi nei 4 Km conclusivi, che salgono al 6.6% medio. Alle difficoltà altimetriche si aggiungeranno in questa frazione anche le insidie del meteo, essendo previste forti piogge, soprattutto nei chilometri iniziali e in quelli conclusivi di questa ventesima frazione.

METEO VUELTA

Arenas de San Pedro: temporale con pioggia consistente (1.4 mm), 17.6°C, vento moderato da E (18-24 Km/h), umidità all’87%
Piedrahíta (Km 140.5): pioggia debole (0.2 mm), 19.4°C, vento moderato da ESE (17-24 Km/h), umidità al 64%
Plataforma de Gredos: previsioni non disponibili (possibilità di pioggia)

UN PO’ DI STORIA

Arenas de San Pedro, comune della comunità della Castiglia e León nel quale visse per alcuni anni il compositore e violoncellista italiano Luigi Boccherini, accoglierà per la prima volta la carovana della Vuelta. Lo stesso vale per il luogo dove terminerà la tappa, nel cuore della spettacolare Sierra de Gredos, catena montuosa protetta da un parco naturale istituito nel 1996. Quest’area è stata, però, spesso attraversata dalla Vuelta, che ha proposto in tre occasioni Gran Premi della Montagna al passaggio dal Parador de Gredos (nulla a che vedere con la salita finale, totalmente inedita): i “conquistadores” di questa facile ascesa sono stati lo spagnolo Mariano Sánchez nel 1987, l’italiano Marco Antonio Di Renzo nel 1996 e un altro iberico, Luis Ángel Maté, lo scorso anno, nel corso della tappa terminata alla Covatilla e vinta dallo statunitense Ben King.

Mauro Facoltosi

Uno spettacolare scorcio della Sierra de Gredos e, in trasparenza, l’altimetria della ventesima tappa della Vuelta 2019 (www.hoteles.net)

Uno spettacolare scorcio della Sierra de Gredos e, in trasparenza, l’altimetria della ventesima tappa della Vuelta 2019 (www.hoteles.net)

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: ÁVILA – TOLEDO

settembre 13, 2019 by Redazione  
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A un primo sommario esame sembra una normale tappa per velocisti, caratterizzata da una pedalabile salita da affrontare in partenza e poi da tanta pianura, in mezzo alla quale spuntano qua e là modeste ascese, di quelle che non turbano gli sprinter. Se si guarda con più attenzione il finale, però, si notano un paio di dislivelli collocati a ridosso del traguardo e l’ultimo di questi ci coinciderà. Nel chilometro conclusivo, infatti, la strada si snoderà in salita con una pendenza media attorno al 5%, inclinazione che normalmente dovrebbe far fuori buona parte delle “ruote veloci”, ma non tutte. In realtà il finale toledino sarà ancora più impegnativo di quel che lasciano trapelare i semplici dati numerici perché in quel tratto s’incontreranno un paio di tornanti e – negli ultimi 500 metri – anche il pavè. In condizioni del genere il numero di velocisti in grado di competere su questo traguardo si abbassa ancor di più, mentre si spalancano le porte ai finisseur, a corridori come il belga Philippe Gilbert, che in questa Vuelta si è già imposto due volte e su questo stesso traguardo – ma allora non c’erano né tornanti, né pavè – aveva ottenuto un successo nell’edizione del 2010, quando aveva regolato allo sprint il velocista statunitense Tyler Farrar e l’italiano Filippo Pozzato.

METEO VUELTA

Ávila: pioggia modesta (0.4 mm), 18°C (percepiti 19°C), vento moderato da E (22-30 Km/h), umidità al 54%
El Tiemblo (Km 40.7): pioggia consistente (1 mm), 16.5°C, vento moderato da ENE (22-36 Km/h), umidità al 79%
Sotillo de la Adrada (Km 70): pioggia debole (0.2 mm), 17.3°C, vento moderato da ENE (27-35 Km/h), umidità al 79%
Torrijos (Km 122.2): cielo sereno, 22.3°C, vento moderato da ENE (23-29 Km/h), umidità al 54%
Toledo: poco nuvoloso, 24.7°C, vento moderato da E (24-29 Km/h), umidità al 46%

UN PO’ DI STORIA

Sono entrambe località molto frequentate dalla Vuelta le due che oggi ospiteranno partenza e arrivo della diciottesima frazione.
Circondata com’è dalle montagne, la cittadina di Ávila, situata nella comunità della Castiglia e León e il cui centro storico è tra i beni dell’umanità dell’UNESCO, ha spesso rappresentato l’approdo di tappe montane e nel complesso sono 24 le frazioni qui terminate tra il 1971 – quando si affermò l’olandese Joop Zoetemelk e il 2015, anno della vittoria di Alexis Gougeard. Gli italiani che si sono qui imposti sono stati tre: Enrico Zaina nel 1992, Giuseppe Calcaterra nel 1994 e Mariano Piccoli nel 2000.

Molte meno sono le tappe terminate a Toledo, capoluogo della Comunità Autonoma di Castiglia-La Mancia e pure iscritta nella lista dei beni dell’umanità. Gli arrivi nella città natale di Federico Bahamontes, a oggi il più anziano vincitore del Tour vivente (91 anni compiuti il 9 luglio), sono stati in tutte otto e il primo a lasciare il segno nella “città delle lame” è stato il francese Jean Stablinski nel 1958. In seguito qui hanno avuto l’onore d’alzare le braccia al cielo il belga Rik Van Looy nel 1959, lo spagnolo Domingo Perurena nel 1974, il britannico Malcolm Elliott nel 1988, l’italiano Massimo Ghirotto nel 1989, l’altro azzurro Paolo Bettini nel 2008, il britannico David Millar nel 2009 e, come ricordato più sopra, Gilbert nel 2010.

Mauro Facoltosi

Toledo e, in trasparenza, l’altimetria della diciannovesima tappa della Vuelta 2019 (www.toledoguide.net)

Toledo e, in trasparenza, l’altimetria della diciannovesima tappa della Vuelta 2019 (www.toledoguide.net)

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: COLMENAR VIEJO – BECERRIL DE LA SIERRA

settembre 12, 2019 by Redazione  
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È una tappa che in molti si sono segnati in rosso la penultima di montagna della Vuelta 2019. A parte le differenti località di partenza e arrivo, il tracciato è l’esatta fotocopia della frazione disegnata sulle strade della Sierra de Guadarrama che nel 2015 consentì a Fabio Aru di “disarcionare” dal vertice della classifica Tom Dumoulin, staccandolo di ben 4 minuti e reimpossessandosi definitivamente – la corsa si concludeva il giorno dopo a Madrid – di quella maglia rossa che aveva conquistato sui Pirenei e che gli era stata tolta qualche giorno prima nella cronometro di Burgos. E tutto questo riuscì nonostante il tracciato non proponesse pendenze particolarmente rognose, anche se alla fine di questa giornata i corridori avranno percorso nel complesso quasi 50 Km di salita, suddivisi tra 4 ascese. Si comincerà a pedalare verso l’alto a una trentina di chilometri dalla partenza, quando si attaccheranno i 12 Km al 6.3% del Puerto de Navacerrada, storica ascesa della Vuelta, più volte affrontata sia come GPM, sia come traguardo di tappa. Si affronterà successivamente la Morcuera, che dovrà essere ripetuta due volte, prima salendo dal più facile versante di Rascafría (13 Km al 5%) e poi da quello più impegnativo di Miraflores de la Sierra (10.5 Km al 6.7%), sul quale la Vuelta del 2015 si decise a favore dello scalatore sardo. A quel punto mancherà ancora un colle da scavalcare, il Puerto de Cotos (14 Km al 4.8%), superato il quale saranno ancora 26 i chilometri da coprire per andare al traguardo, costituiti da un lungo tratto in quota subito dopo lo scollinamento che terminerà nuovamente con il passaggio dal Navacerrada e quindi la discesa – ripercorrendo a ritroso la strada percorsa un centinaio di chilometri prima – che terminerà a 4 Km da Becerill de la Sierra, quando si tornerà leggermente a salire verso la linea d’arrivo. Considerato quanto successo nella frazione di Guadalajara, con la lunga fuga che ha permesso a Nairo Quintana di recuperare quasi 5 minuti a Primož Roglič e di risalire fino al secondo posto della classifica generale, ci sono tutti i presupposti per assistere ad un’altra grande giornata di ciclismo, come quella vissuta quattro anni fa.

METEO VUELTA

Colmenar Viejo: cielo sereno, 23.9°C, vento moderato da ENE (23-32 Km/h), umidità al 35%
Miraflores de la Sierra (Km 87): cielo sereno, 26.1°C, vento moderato da ENE (21-27 Km/h), umidità al 30%
Miraflores de la Sierra (Km 110.4): cielo sereno, 26.6°C, vento moderato da ENE (21-27 Km/h), umidità al 29%
Becerril de la Sierra: cielo sereno, 26.8°C, vento moderato da ENE (21-28 Km/h), umidità al 30%

UN PO’ DI STORIA

Colmenar Viejo, centro della Comunidad de Madrid situato ai piedi della Sierra de Guadarrama, tornerà a ospitare la Vuelta a 40 anni di distanza da quello che finora è stato l’unico arrivo di tappa in questo comune: si trattava della prima semitappa della 18a frazione dell’edizione 1979, vinta dallo spagnolo Miguel María Lasa.

Becerril de la Sierra, centro situato in linea d’aria a una ventina di chilometri da Colmenar Viejo, debutterà come arrivo di tappa. Non distante è Cercedilla, dove nel 2015 terminò la citata tappa della “Reconquista” di Fabio Aru, nella quale s’impose un altro corridore spagnolo, Rubén Plaza.

Mauro Facoltosi

La Sierra de Guadarrama vista dall’aereo e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa della Vuelta 2019 (wikipedia)

La Sierra de Guadarrama vista dall’aereo e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa della Vuelta 2019 (wikipedia)

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: ARANDA DE DUERO – GUADALAJARA

settembre 11, 2019 by Redazione  
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Dopo l’ultima giornata di riposo la Vuelta riparte con la prima delle tre frazioni destinate ai velocisti che si alterneranno ai rimanenti tapponi nell’ultima settimana di gara. Si tratta anche della tappa più lunga di questa edizione, rasentando i 220 Km, ma sotto l’aspetto “fisico” l’altimetria non segnala particolari difficoltà, a parte un breve strappo inserito a poco meno di 5 Km dall’arrivo e dalla lieve pendenza che caratterizzerà gli ultimi 3 km di gara e che potrebbero ispirare tentativi da parte dei finisseur. I veri problemi nella giornata di oggi dovrebbe darli il vento, che le previsioni annunciano particolarmente forte nella seconda metà di questa diciassettesima frazione, spazzata da folate che potrebbero raggiungere i 50 Km orari, con tutti i rischi connessi alla formazione di ventagli. Fortunatamente nella parte conclusiva il vento dovrebbe spirare da nord est e i corridori dovrebbero molto spesso trovarselo alle spalle, consentendo agevolmente a chi sarà rimasto staccato nei precedenti tratti più esposti di rientrare nel gruppo di testa.

METEO VUELTA

Aranda de Duero: cielo coperto, 15.5°C, vento moderato da NNE (23-30 Km/h), umidità al 62%
Ayllón (Km 41.6): cielo sereno, 16°C, vento moderato da NNE (27-34 Km/h), umidità al 50%
Atienza (Traguardo volante – Km 103.3) : cielo coperto, 17.1°C, vento forte da NNE (38-50 Km/h), umidità al 44%
Sigüenza (Km 134): cielo coperto, 17.9°C, vento forte da NE (35-46 Km/h), umidità al 44%
Jadraque (Km 169): nubi sparse, 19°C (percepiti 20°C), vento forte da NE (34-46 Km/h), umidità al 42%
Guadalajara: nubi sparse, 23°C, vento forte da NE (31-43 Km/h), umidità al 34%

UN PO’ DI STORIA

Aranda de Duero, centro della comunità autonoma della Castiglia e León che gli appassionati di enologia conoscono per le sue “grotte sotterranee del vino”, è stata già sede di partenza di una tappa con arrivo fissata a Guadalajara nel 2006, vinta dall’italiano Luca Paolini. E non è stata questa l’unica affermazione di un nostro connazionale nella città sede del traguardo, situata nella comunità autonoma della Castiglia-La Mancia poichè in tutte e tre le frazioni che finora la Vuelta ha fatto terminare in questo centro si è imposto un “azzurro”: oltre a Paolini, qui hanno vinto Cristian Moreni nel 1999 e Guido Trenti nel 2001.

Mauro Facoltosi

Il palazzo dell’Infantado a Gaudalajara e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa della Vuelta 2019 (www.eldiario.es)

Il palazzo dell’Infantado a Gaudalajara e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa della Vuelta 2019 (www.eldiario.es)

VUELTA 2019 – LA ETAPA DEL DÍA: PRAVIA – ALTO DE LA CUBILLA

settembre 9, 2019 by Redazione  
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La Vuelta saluta le Asturie con un’altra tappa di montagna, meno impegnativa rispetto a quella affrontata domenica. Stavolta si andrà alla scoperta di una salita veramente inedita perché nessuna corsa ha mai percorso la strada che conduce ai quasi 1700 metri dell’Alto de la Cubilla, cima che gli organizzatori hanno considerato di categoria “speciale” più per la sua lunghezza che per le pendenze che si raggiungeranno nei suoi 18 Km, che salgono al 6.2% medio incontrando un picco massimo dell’11% a inizio ascesa. Come nella tappa dell’Acebo la salita finale non verrà affrontata da sola poiché sarà preceduta da due GPM di 1a categoria più interessanti nelle pendenze, il Puerto de San Lorenzo (10 Km all’8.5%) e l’Alto de la Cobertoria (8.3 Km all’8.2%), con quest’ultimo che precederà di circa 45 Km l’inedito approdo alla Cubilla.

METEO VUELTA

Pravia : nubi sparse, 18.2°C, vento debole da NW (10-11 Km/h), umidità all’83%
Alto de La Cubilla: previsioni non disponibili

UN PO’ DI STORIA

Non ci sono precedenti da narrare né a Pravia, né sull’Alto de la Cubilla. Se la salita finale deve ancora entrare nella storia del ciclismo, decisamente più nutrito è il “curriculum” della penultima ascesa in programma nella sedicesima frazione della Vuelta, l’Alto de la Cobertoria. Undici volte è stato inserito nel percorso della corsa spagnola e in un’occasione, nel 2016, fu anche arrivo di tappa con vittoria del kazako Alexandre Vinokurov: lassù hanno talvolta lasciato la firma anche nomi di prestigio come quelli di Pedro Delgado (1993), Laurent Jalabert (1997) e Frank Schleck (2015).

Mauro Facoltosi

La strada che sale verso l’Alto de la Cubilla e, in trasparenza, l’altimetria della sedicesima tappa della Vuelta 2019 (as.com)

La strada che sale verso l’Alto de la Cubilla e, in trasparenza, l’altimetria della sedicesima tappa della Vuelta 2019 (as.com)

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