APRILE, ANTEPRIMA DI GIRO

aprile 2, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Tira già aria di Giro. Manca ancora un mese alla partenza, ma è come se la corsa rosa fosse già incominciata. Le corse a tappe del mese di Aprile non ci riservano clamorosi “pesci” ma ci mostrano le prime certezze, quelle sui corridori che stanno puntando tutto sul Giro: ci sarà chi non è ancora in forma e deve cominciare a preoccuparsi, c’è chi la forma l’ha quasi raggiunta e la vuole ottenere senza strafare e chi, in attesa della corsa, vuole rifinire la gamba magari portando a casa una bella vittoria. In poche parole, c’è da divertirsi e non solo con le grandi classiche del nord.

Il 2 aprile 2018 prenderà il via il Giro d’Italia.
Ehm.. ehm.. c’è qualcosa che non va nella precedente frase, ma non del tutto a dire il vero. È risaputo, infatti, che la prossima edizione scatterà venerdì 4 maggio, ma si può anche tranquillamente affermare che tutto il mese precedente tirerà idealmente la volata al Giro grazie alle corse a tappe che si succedono in Aprile e che da sempre sono principalmente viste come “palestre” d’avvicinamento alla corsa rosa, con i grandi nomi che spesso le scelgono più per l’opportunità che offrono di affinare la gamba, talvolta lasciando alle seconde schiere la lotta per la conquista della classifica generale. A fare da apripista in questa ipotetica, lunghissima volata sarà il Giro dei Paeschi Baschi, la cui 58a edizione scatterà il giorno di Pasquetta – il 2 aprile per l’appunto – e presenterà quest’anno un paio di novità. La prima e più rilevante è quella di un percorso che stavolta strizzerà l’occhio maggiormente ai cronomen rispetto al passato per la scelta di inserire una tappa a cronometro totalmente pianeggiante, mentre negli anni scorsi la prova contro il tempo della corsa basca presentava sempre dei dislivelli da superare. Rimane confermato l’approdo della tappa regina al santuario della Virgen de Arrate che, seconda novità, quest’anno è stato spostato nel giorno conclusivo della corsa, fino allo scorso anno occupato proprio dalla prova a cronometro. Chi punta alla vittoria finale dovrà farsi trovare pronto sin dalla frazione d’apertura, che partirà dal centro balnerare di Zarautz per farvi ritorno dopo aver percorso 162 Km e aver affrontato 5 salite, sulle quali spiccano per fama la prima – lo Jaizkibel, ascesa simbolo della Clásica de San Sebastián – e per pendenze l’ultima, quella di Elkano, i cui 2.7 Km al 9.4% saranno affrontati a soli 6.7 Km dal traguardo. La seconda frazione, che partirà dalla stessa Zarautz per far scalo a Bermeo dopo 153 Km, presenta un livello di difficoltà quasi pari a quella della tappa precedente, con quattro ascese da scavalcare, tra le quali quella di Almika-Sollube, classificata di 1a categoria (4.2 Km al 9.1%), a una cinquantina di chilometri dell’arrivo mentre a ridosso del traguardo s’incontrerà quella di San Pelaio (3.6 Km all’8.1%). L’unico palcoscenico a favore dei velocisti sarà quello della frazione “double face” che condurrà in 185 Km da Bermeo a Valdegovía, caratterizzata da una prima metà del tracciato movimentata da tre salite (con la Barrerilla di 2a categoria, 6.5 Km al 5.6%) mentre la rimanente parte sarà caratterizzata da morbidi saliscendi, buoni al massimo per scremare dolcemente il gruppo di testa e mettere in croce gli sprinter meno resistenti. Si sconfinerà in Navarra per la frazione a cronometro, disegnata per poco più di 19 Km nei dintorni di Lodosa, veloce e filante non solo per l’altimetria perfettamente pianeggiante ma anche per la scelta di un tracciato caratterizzato da lunghi tratti in rettilineo. Si tornerà sulle strade dei Paesi Baschi per le ultime due frazioni, la prima delle quali vedrà i corridori partire dal capolugo della comunità autonoma, Vitoria-Gasteiz, alla volta di Eibar dove si giungerà dopo aver percorso 165 Km e aver superato tre salite negli ultimi 66 Km: nell’ordine s’incontreranno i GPM di Elosua (7 km al 7.5%), di Endoia (5.5 Km al 6.6%) e di Azurki (6.1 Km al 7.2%), quest’ultimo da superare a 20 Km dal traguardo. Il 7 aprile, infine, con ripartenza dalla stessa Eibar si disputerà la breve ma intensa frazione conclusiva che in 122 Km concentrerà ben 8 salite, la più attesa delle quali sarà l’Alto de Usartza, vero e proprio muro di 3.7 Km all’11,4% reso ancor più selettivo dalla sede stradale strettissima e che si può considerare alla stregua di un arrivo in salita, essendo lo scollinamento situato a soli 2.3 Km dal traguardo di Arrate.

Una settimana di stacco e poi il calendario proporrà un’altra corsa da sempre piuttosto “gettonata” dai papabili protagonisti alla corsa rosa, quel Giro del Trentino che dallo scorso anno si è evoluto nel Tour of the Alps, la cui prima edizione del nuovo corso è stata conquistata dal britannico Geraint Thomas. A differenza della corsa basca non ci saranno tappe interlocutorie poiché in ciascuna delle cinque frazioni si affronteranno salite e, dunque, ogni giorno potrebbe essere quello buono per la classifica, fin dalla tappa d’apertura che –come tutte le altre – presenterà un chilometraggio molto ridotto. Si dovranno, infatti, percorrere solo 134 Km e 600 metri per andare da Arco, “culla” del vecchio Giro del Trentino, a Folgaria dove si giungerà 7 Km dopo aver scollinato l’interminabile salita di Serrada, lunga quasi 20 Km anche se non particolarmente impegnativa nelle pendenze (media del 5,5% con i tratti più selettivi nella parte terminale dell’ascesa). Ben più difficile sarà il finale della seconda frazione, che prenderà il via da Lavarone per concludersi dopo 145,5 Km ai 1750 metri dell’Alpe di Pampeago, ascesa “battezzata” proprio dal Giro del Trentino nel 1992 – vinse quella tappa Claudio Chiappucci – prima di essere “lanciata” dal Giro d’Italia con 5 arrivi disputati tra il 1998 e il 2012. Gli ultimi 7.7 Km al 9.8% – con i 4000 metri conclusivi che salgono all’11.8% medio – rappresenteranno il momento più difficile dell’intero Tour of The Alps 2018 e l’unica reale difficoltà del tracciato di questa seconda tappa poiché il precedente Passo del Redebus (15.9 Km al 6.1%) sarà scalato molto lontano dalle fasi calde.
Le rimanenti tre frazioni avranno una fisionomia meno esigente, di media montagna, ma potrebbero risultare determinanti alla luce del fatto che di veramente impegnativo ci sarà soltanto l’ascesa di Pampeago, che da sola potrebbe provocare distacchi non troppo elevati. La prima di queste tre frazioni sarà anche l’ultima interamente disegnata in Italia e porterà il gruppo in 138 Km da Ora a Merano senza incontrare difficoltà altimetriche negli ultimi 26 Km, preceduti dalle ascese ai passi della Mendola (18 Km al 6,3%) e delle Palade (13 Km al 4,1%). La corsa si sposterà poi in Austria, dallo scorso anno co-organizzatrice della corsa, partendo dalla cittadina italiana di Chiusa: dopo 134 Km sarà riproposto il traguardo di Lienz, già sede d’arrivo in diverse occasioni al vecchio Giro del Trentino, con il consueto abbinamento alla salita del Bannberg (7 km al 6,5% con un muro di 1000 metri al 12,6% a inizio ascesa), da superare a 10 km dal traguardo. Pur non essendo la più impegnativa, la conclusiva tappa di 161 Km da Rattenberg a Innsbruck sarà certamente una delle più attese dai tifosi e dagli stessi corridori perché nel finale sarà inserito un “assaggio” del circuito che a settembre ospiterà i campionati del mondo con la triplice ascesa all’Olympia Climb (Igls), 8.2 Km al 5,4% da superarsi all’ultima volta a 12.6 Km dal traguardo, mentre il percorso mondiale presenterà in aggiunta la ripidissima ascesa di Gramartboden (2.1 Km al 12.7%), non prevista dal tracciato della tappa conclusiva del Tour of the Alps.

Negli stessi giorni della corsa italo-austriaca si disputerà la tredicesima edizione del Giro di Croazia, quest’anno approdata in categoria H.C. (la stessa del Tour of the Alps) dopo che, fino alla scorsa stagione, aveva “militato” nella categoria 2.1: si tratta di un balzo in avanti non indifferente, provocato dallo slittamento a ottobre del Giro di Turchia, gara inserita nel calendario World Tour che nel 2017 era stato rimandata per problematiche relative alla particolare situazione politica che si stava vivendo in primavera nello stato asiatico e che anche nel 2018 si disputerà in autunno. Così la corsa balcanica si era trovata inaspettatamente puntati contro i riflettori, anche per la scelta di diversi corridori di primo piano di prendervi parte e tra questi c’era Vincenzo Nibali, che poi s’imporrà in classifica generale. La fama improvvisamente acquistita dal Giro di Croazia ha convinto gli organizzatori a non variare di molto il menù, che anche quest’anno avrà le sue “portate” principali negli arrivi in salita al Biocovo e al Monte Maggiore. Anche la prima tappa si snoderà tra le medesime città che l’avevano accolta l’anno scorso, Osijek e Koprivnica, percorrendo una distanza quasi identica ma seguendo un itineraio differente, leggermente più impegnativo (è previsto un GPM di 2a categoria a un’ottantina di chilometri dal via): alla fine, però, quasi certamente a imporsi sarà uno sprinter, com’era stato lo scorso anno con il successo in volata del nostro Sacha Modolo. L’indomani sul traguardo di Zara i velocisti avranno la possibilità di fare il bis al termine di quella che è la frazione più lunga (234,5 Km), anche se stavolta il percorso si presenterà più accidentato rispetto a quello della tappa precedente, movimentato nella fase centrale da continui saliscendi e da due gran premi della montagna, uno di terza e uno di seconda categoria, entrambi denotati da pendenze non particolarmente esigenti. Alla tappa più lunga seguirà quella più breve che, però, sarà anche la più impegnativa, 134 Km per andare da Trogir – la località della Dalmazia che molti italiani conoscono con il toponimo di Traù – ai 1723 metri del Biocovo, la seconda montagna per altitudine della Croazia. A causa della neve lo scorso anno si potè affrontare solo la prima parte dell’interminale ascesa finale che è lunga quasi 30 Km, presenta una pendenza media complessiva del 6% e alterna tratti pedalabili ad altri più impegnativi, in particolar modo negli ultimi 3 Km che salgono attorno all’8,2% medio.
Frazione di trasferimento il giorno successivo, per 171 Km da Starigrad a Crikvenica, centri da noi noti come Cittavecchia e Cirquenizza: strada facendo si affronterà un percorso di media montagna che lascia spiragli aperti sia all’approdo di una fuga, sia a un arrivo allo sprint a ranghi non proprio compattissimi, sia a tentativi di corridori di seconda schiera ispirati dalla salita di Bribir (3,9 Km al 5,6%), da scavalcare a una ventina di chilometri dalla conclusione. Come dodici mesi fa il penultimo giorno si disputerà l’altro arrivo in salita, quello al Monte Maggiore, traguardo di un’altra tappa non particolarmente lunga (148 Km) che scatterà da Rabac e proporrà una prima scalata al monte istriano esattamente a metà del cammino, ma dal versante opposto rispetto a quello dell’ascesa finale, che misura 15 Km, presenta una pendenza media del 6,1% e lo scorso anno fu conquistata da Jaime Rosón allo sprint su Vincenzo Nibali, che quel giorno le tentò tutte per cercare di imporsi e dedicare così il successo a Michele Scarponi, tragicamente scomparso proprio quella mattina. Ma la volontà dello “Squalo dello Stretto” di onorare l’ex compagno di squadra era tanta, il distacco in classifica dallo spagnolo poco e il messinese riuscirà nell’intento l’indomani nella conclusiva frazione, prima conquistando l’abbuono a un traguardo volante e poi staccando Rosón sullo strappo che conduceva al traguardo (dove s’imporrà ancora Modolo), raggiungendo il vertice della classifica per appena 8” e ottenendo così la possibilità di dedicare una vittoria all’Aquila di Filottrano. Quel giorno si corse da Samobor a Zagabria, la capitale della Croazia, e sarà così anche nel 2018, viaggiando verso l’epilogo della corsa seguendo un percorso diverso nella prima parte ma poi ritrovando il tracciato dello scorso anno nel circuito finale da ripetere due volte.

Ultima corsa a tappe prima del Giro sarà il Tour de Romandie, in programma dal 24 al 29 aprile, concludensosi quindi appena 5 giorni prima della partenza della corsa rosa e questo potrebbe essere un deterrente che induca molti corridori a non scegliere questa corsa, tenuto conto del lungo trasferimento aereo verso Israele e che si dovrà raggiungere Gerusalemme almeno il giorno prima della partenza ufficiale, quando sarà in programma la presentazione delle squadre.
Ad aprire la 72a edizione della corsa elvetica sarà un tecnico cronoprologo di 4 Km tracciato sulle strade di Friburgo, reso impegnativo da un paio di curve a 90° e da una seconda parte di gara che tende dolcemente a salire. La prima frazione terminerà dopo 167 Km nella cittadina di Delémont e presenterà un percorso di media montagna che vivrà le sue fasi più impegnative nel circuito finale di circa 30 Km, da ripetere due volte e che prevede l’ascesa agli 869 metri del Col de Bruisberg (4.5 Km al 7.4%), da superare l’ultima volta a 19 km dal traguardo. Un circuito caratterizzerà anche gli ultimi 35 Km della seconda frazione, complessivamente lunga 174 Km e che terminerà nella località termale di Yverdon-les-Bains dopo un percorso ancora di media montagna ma meno nervoso rispetto a quello della frazione precedente, con i saliscendi del finale che potrebbero non scongiurare del tutto la possibilità di un arrivo allo sprint. Le due tappe chiave si disputeranno consecutivamente e la prima di queste sarà una cronoscalata di 10 Km che si snoderà tra la cittadina di Ollon e la soprastante stazione di villeggatura di Villars, che si raggiungerà dopo aver superato un dislivello di 785 metri e una pendenza media del 7.9%. La carovana del Tour de Romandie si trasferirà quindi a Sion per l’unica frazione di vera montagna prevista quest’anno, che avrà la forma di un circuito di 149 Km disegnato attorno al capoluogo del Canton Vallese, per completare il quale dovranno essere superate cinque salite, 3 delle quali di 1a categoria: la più impegnativa sarà la prima (Ovronnaz, 8.8 Km al 9.5%), posta subito dopo la partenza, ma non scherza nemmeno la successiva ascesa di Vercorin (9,8 Km all’8,1%), mentre non s’incontranno più difficoltà altimetriche negli ultimi 28 Km.
Gran finale adatto ai velocisti domenica 29 aprile con la frazione che da Mont-sur-Rolle condurrà in 182 Km al classico traguardo di Ginevra, poi potremmo finalmente dedicarci al nostro amato Giro d’Italia.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Giro dei Paesi Baschi

www.itzulia.eus

Tour of the Alps

https://tourofthealps.eu/it

Giro di Croazia

www.tourofcroatia.com

Tour de Romandie

www.tourderomandie.ch

Giro d’Italia

www.giroditalia.it/it

Un panoramico tratto della stretta e ripidissima strada che conduce al Santuario della Virgen de Arrate, traguardo della tappa regina del Giro dei Paesi Baschi (Google Street View)

Un panoramico tratto della stretta e ripidissima strada che conduce al Santuario della Virgen de Arrate, traguardo della tappa regina del Giro dei Paesi Baschi (Google Street View)

MARZO 2018 d.S.

marzo 18, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

D.S., dopo Sanremo. La Classicissima 2018 fa già parte della storia e subito il “carrozzone” del grande ciclismo si rimette in marcia per un’ultima fase del mese di Marzo non meno intensa di quella che l’ha preceduta. Il Giro di Catalogna costituirà la terza e ultima corsa a tappe del mese del World Tour, che poi proporrà una prima serie di classiche di prestigio, dall’E3 Harelbeke al Giro delle Fiandre passando per la Gand-Wevelgem.

La Milano-Sanremo è il primo grande “step” della stagione ma, giunti a questo gradino, non ci si fermerà certo ad ammirare il panorama sulle gare fin qui disputate, anche perché già poche ore dopo la Classicissima il calendario proporrà i successivi appuntamenti.
E così il giorno dopo la Sanremo scatterà la 23a edizione del Tour de Langkawi, corsa di categoria H.C. (per intenderci, un passo sotto le prove del World Tour) che nel corso degli anni ha, però, perso l’appeal delle prime edizioni, soprattutto a causa del suo isolamento geografico, poiché in questo periodo non sono previste altre gare in Malesia, contrariamente a quello che accade con le tre corse organizzate sulla Penisola Araba o in Australia con la successione, nel giro di poche settimane, di Tour Down Under, Herald Sun Tour e Cadel Evans Great Ocean Road Race. Questo fattore ha portato a un progressivo disinteresse dei grandi nomi e a far calare gli stimoli ha giocato molto anche l’infelice disegno della corsa, che si è sempre retta su un’unica tappa di montagna circondata dal “nulla” di una decina di tappe poco impegnative, tutte adatte ai velocisti. La situazione, sotto quest’ultimo aspetto, è peggiorata in questi ultimi anni per la scelta di sostituire il tradizionale e molto impegnativo arrivo in salita di Genting Highlands (22.6 Km al 7.4%), con quello molto più morbido e meno selettivo di Cameron Highlands (27.4 Km al 3.2%), che sarà la sede d’arrivo della quinta delle otto frazioni in programma: la corsa scatterà lunedì 18 marzo con una tappa di quasi 150 Km disegnata tra Kangar e Kulim per concludersi il 25 marzo con la consueta passerella sulle strade della capitale malese Kuala Lumpur.

Decisamente più ricco e interessante si annuncia il copione della Volta Ciclista a Catalunya, e qui stiamo parlando ancora di una corsa del circuito World Tour, che partirà martedì 19 e presenterà un tracciato ancora più impegnativo rispetto a quello dello scorso anno, quando si impose lo spagnolo Valverde. Gli organizzatori hanno, infatti, deciso di favorire ancor più gli scalatori aggiungendo una terza frazione di montagna e depennando dal programma la cronosquadre, che dodici mesi fa si disputò con un codazzo di polemiche a causa della penalizzazione inflitta dalla giuria a tre corridori della squadra di Valverde, colpevoli di aver ricevuto spinte, mentre alcuni sostenevano che si doveva punire l’intera formazione. Per il settimo anno consecutivo la corsa prenderà il via dalla località balneare di Calella con una prima tappa in circuito di 152 Km che verosimilmente terminerà allo sprint poiché il tracciato prevede un solo, facilissimo GPM di terza categoria, il Port de Collasacreu (2,9 Km al 4,7%), da scavalcare a 18 Km dal traguardo. Leggermente più impegnativo si presenta il finale della successiva Mataró – Valls di 176 Km, che prevede d’affrontare a 11 Km dall’arrivo il Coll de Lilla, 5,4 Km al 5% che da un lato fanno gola agli attaccanti, ma dall’altro potrebbero non risultare così impegnativi da impedire a qualche velocista di rimanere agganciato al gruppo di testa e andare a giocarsi il successo nella città natale di Xavier Tondó, il corridore della Movistar scomparso nel 2011 per un tragico incidente domestico. Il terzo giorno di gara, che lo scorso anno vide andare in scena la cronosquadre, i corridori affronteranno la prima delle tre tappe di montagna, la più impegnativa in virtù dell’ascesa finale alla stazione invernale di Vallter 2000, dove il traguardo sarà collocato a 2148 metri di quota, raggiunto al termine di una frazione che scatterà da Sant Cugat del Vallès e che misurerà 199 Km, gli ultimi 11 dei quali costantemente in salita al 7,7% di pendenza media: lassù nel recente passato della corsa iberica si sono imposti il colombiano Quintana nel 2013 e lo statunitense Van Garderen nel 2014, corridori che entrambi dovrebbero essere in gara quest’anno.
Presenza fissa nel tracciato dal 2014, la stazione sciistica della Molina il giorno dopo accoglierà l’arrivo della quarta tappa dopo esser partiti da Llanars e aver percorso 171 Km, comprensivi della salita ai quasi 2000 metri del Coll de la Creueta, impegnativa non tanto per le pendenze (la media è del 5%) quanto per la sua lunghezza: per raggiungerne lo scollinamento bisognerà pedalare verso l’alto per ben 21 Km, una distanza che potrebbe rimanere nelle gambe e farsi sentire al momento d’affrontare la successiva salita verso il traguardo della Molina, 12 Km al 4,4% dei quali i primi otto salgono al 6,4% medio.
La quinta frazione sarà la terza e ultima di montagna e sulla carta è la meno impegnativa all’esame altimetrico ma, a questo punto della corsa, potrebbe avere un certo peso i 213 Km che si dovranno percorrere per portare a termine quella che è la tappa più lunga dell’edizione 2018 del Giro della Catalogna: la salita più difficile di questa frazione, che condurrà il gruppo dall’exclave spagnola di Llívia a Vielha, sarà il Port del Cantó (24,8 Km al 4,3%), che però è parecchio lontana dal traguardo, mentre un eventuale ruolo chiave potrebbe giocarlo l’ultima delle tre ascese in programma, pur non essendo stati considerati validi come GPM i quasi 12 Km al 4,6% che salgono al Tunnel di Vielha, raggiunto il quale mancheranno 16 Km all’arrivo.
Il penultimo giorno il palcoscenico tornerà favorevole ai velocisti, ai quali strizza l’occhio la totale mancanza di difficoltà negli ultimi 78 Km della tappa Vielha – Torrefarrera (194 Km), che presenta invece una fisionomia di media montagna nella prima parte del percorso. L’indomani tradizionale finale a Barcellona con un’ultima frazione di 155 Km che proporrà otto tornate del movimentato circuito del Montjuïc, storico anello nel quale anche chi punta alla classifica dovrà tenere gli occhi ben aperti ed evitare pericolose distrazioni: non va dimenticato che si tratta dello stesso circuito sul quale si gareggiò in occasione dei campionati del mondo del 1973, conquistati da Felice Gimondi davanti al belga Maertens, allo spagnolo Ocaña e al “cannibale” Eddy Merckx.

Il 21 marzo, lo stesso giorno della tappa di montagna del Catalogna, si tornerà a correre in Belgio dove andrà in scena la 42a edizione della Driedaagse De Panne-Koksijde, nota in Italia come “Tre Giorni di La Panne”. Nel 2018 però, la competizione belga perderà – si spera solo temporaneamente – il suo tradizionale “status” di corsa a tappe e, pur mantenendo la solita denominazione, si ridurrà a una gara in linea di un giorno, alla quale si affiancherà una prova femminile. I favoriti per il successo saranno i velocisti, poiché le uniche difficoltà altimetriche – tra le quali spicca il celebre muro del Kemmelberg – saranno affrontate tra l’85° e il centesimo chilometro di un percorso che si snoderà tra la città di Bruges e La Panne per complessivi 204 Km, trovando forse le maggiori insidie nel vento che spira dal Mare del Nord e che potrebbe in particolare infastidire la marcia del gruppo nel tratto conclusivo della prova.
Quarantottore più tardi si disputerà la seconda prova World Tour organizzata in territorio belga dopo l’Omloop Het Nieuwsblad Elite del 24 febbraio: è il turno della Record Bank E3 Harelbeke, 206 Km da percorrere e 15 berg da scavalcare, tra i quali alcuni che poi s’affronteranno il giorno di Pasqua al Giro delle Fiandre. Prima dell’appuntamento con la classica fiamminga dei muri, però, il calendario proporrà ancora un paio di gare sulle strade del Nord e la prima di questa, in programma la Domenica delle Palme, sarà un’altra storica competizione, la Gand-Wevelgem, che come sempre vedrà i suoi momenti più intensi nella doppia scalata al Kemmelberg, previsto la prima volta a 75 Km dal traguardo e l’ultima quando mancheranno 34 Km alla conclusione della meno impegnativa tra le grandi classiche, come testimonia un albo d’oro nel quale s’incontrano parecchi velocisti. Il 28 marzo toccherà quindi alla Dwars Door Vlaanderen, corsa approdata lo scorso anno nel World Tour e il cui nome significa “Attraverso le Fiandre”: si dovranno percorrere circa 180 Km tra Roeselare e Waregem incontrando strada facendo una dozzina di berg – l’ultimo a 9,5 km dal traguardo – e quattro tratti di pavè.
Come sempre ad aprire la “Settimana Santa del Ciclismo”, che nel 2018 cadrà in ritardo di sette giorni rispetto a quella cristiana, sarà il Giro delle Fiandre in programma il primo aprile e che si snoderà su di un tracciato che, a parte qualche piccola modifica, non è molto dissimile da quello dello scorso anno al termine del quale si impose Philippe Gilbert: confermate, quindi, la partenza da Anversa, l’arrivo a Oudenaarde, il ritorno sul Muro di Grammont – recuperato nella scorsa edizione dopo che era stato affrontato per l’ultima volta nel 2011 – e infine le decisive ascese del Paterberg, del Koppenberg e del “vecchio” Kwaremont, la più presente nel tracciato poiché dovrà essere ripetuta tre volte.

In quest’ultima parte del mese di marzo ci sarà spazio anche per l’Italia che organizza poiché tra il 22 e il 25 si correrà la Settimana Internazionale Coppi e Bartali, la corsa che ha continuato la tradizione della Settimana Ciclistica Internazionale nata nel 1984 come una sorta di Giro di Sicilia a tappe e disputata per l’ultima volta nel 1997. Divenuta per due anni “Memorial Cecchi Gori”, dal 2001 l’organizzazione è stata presa in carico dal Gruppo Sportivo Emilia, oggi per importanza il secondo organizzatore di corse ciclistiche in Italia dopo RCS Sport, che l’ha intitolata ai due indimenticati campioni del pedale collocandola stabilmente sulle strade dell’Emilia-Romagna. La 18a edizione sarà praticamente identica alle ultime due disputate nei primi tre giorni di gara mentre una novità sarà rappresentata dalla tappa conclusiva poiché alla tradizionale cronometro a squadre del primo giorno si affiancherà per la prima volta una seconda prova contro il tempo, le cui caratteristiche ricordano in parte quelle delle cronoscalate.
La citata prova collettiva – 13,3 Km completamente pianeggianti da Gatteo a Mare a Gatteo – costituirà la seconda semitappa della giornata d’apertura, preceduta da una frazione in circuito lunga poco meno di 100 Km e caratterizzata dalla triplice ascesa a Longiano, da scalare l’ultima volta a una ventina di chilometri dal traguardo, dove dovrebbe imporsi un velocista. La seconda frazione, lunga 130 Km, si snoderà tra Riccione e Sogliano al Rubicone e sarà la più impegnativa tra quelle in linea per la presenza dell’ascesa di Ville di Monte Tiffi (4,4 Km al 7,6%), anche questa da ripetere tre volte, con l’ultimo scollinamento fissato a 9 Km dall’arrivo. Al contrario, la terza tappa sarà la più lunga ma anche la più semplice di tutte poiché i 171 Km del circuito di Crevalcore non presenteranno nemmeno un cavalcavia. Si tratterà, dunque, d’una tranquilla tappa d’attesa in vista dell’ultima e decisiva frazione a cronometro, disegnata tra Fiorano Modenese e la frazione Montegibbio di Sassuolo, dove si giungerà dopo aver percorso contro il tempo 12 Km e mezzo, comprensivi di una salita di 2 Km al 9,6% di pendenza media che si concluderà in vista dello striscione dell’ultimo chilometro.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Tour de Langkawi

www.ltdl.my

Volta Ciclista a Catalunya
www.voltacatalunya.cat

Driedaagse De Panne-Koksijde

www.sport.be/driedaagse/2018/nl

Record Bank E3 Harelbeke

www.e3harelbeke.be

Gand-Wevelgem

www.gent-wevelgem.be/nl/gw/elite-mannen

Dwars Door Vlaanderen

www.ddvl.eu/nl/ddv/elite-mannen

Giro delle Fiandre

www.rondevanvlaanderen.be/nl/rvv/elite-mannen

Settimana Internazionale Coppi e Bartali

http://www.gsemilia.net/a31_sett-int-coppi-e-bartali.html

Il breve ma micidiale Koppenberg, ascesa tra le più celebri e temute del Giro delle Fiandre (capovelo.com)

Il breve ma micidiale Koppenberg, ascesa tra le più celebri e temute del Giro delle Fiandre (capovelo.com)

MARZO 2018 a.S.

marzo 4, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

A.S., Avanti Sanremo. Possono essere definiti così i primi quindici giorni del mese di marzo, che tradizionalmente tirano la volata alla Milano-Sanremo. Le due corse a tappe che si fronteggiano in quelle due settimane hanno una storia che permetterebbe loro di vivere di luce propria ma, da sempre, sono state considerate “palestre” di preparazione alla classicissima. In questi ultimi anni, però, Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico sono riuscite in parte a scrollarsi di dosso questa definizione e in particolare la “Corsa dei due mari” s’è imposta all’attenzione come un vero e proprio grande giro in miniatura, riuscendo ad attirare al via i grandi interpreti di Giro e Tour.

È il mese della Sanremo e per il mondo del ciclismo tutto o quasi ruota attorno a quell’evento, che ha una risonanza pari a quella del festival. Le prime due settimane di marzo, infatti, sono caratterizzate dalla marcia d’avvicinamento alla classicissima, che prevede due differenti possibilità d’approccio, quelle tradizionalmente offerte dalla Parigi-Nizza e dalla Tirreno-Adriatico, corse che da sempre sono vissute in ottica Sanremo ma che, in questi ultimi anni, sono ugualmente riuscite a ritagliarsi un proprio spazio e a vivere di luce propria. È il caso della corsa italiana che, grazie al buon lavoro compiuto dagli organizzatori in queste ultime stagioni, è riuscita a “strappare” molti big alla Parigi-Nizza e testimone di questo scippo è l’albo d’oro delle ultime 10 edizioni, nel quale spiccano le doppiette di Nibali (2012-2013) e Quintana (2015-2017), affiancate alle non meno nobili affermazioni di Evans (2011) e Contador (2014). Dopo aver inizialmente “patito” lo scippo, la più veterana corsa francese è lentamente riuscita a risalire la china, anche se a fasi alterne, e in quest’ultimo decennio può controbattere con le vittorie di Contador (2010), di Wiggins (2012) e di Richie Porte (2013-2015). Pare evidentemente, da questo primo semplice esame statistico, che gli scalatori abbiano trovato maggior pane per i loro denti nella corsa italiana e, in effetti, nonostante fosse da sempre vista come corsa di preparazione di una delle corse altimetricamente più facili del calendario (la Sanremo, appunto), negli ultimi anni il suo tracciato altimetrico è decisamente “lievitato” rispetto ai percorsi prevalentemente collinari d’un tempo grazie alla sua trasformazione in una sorta di Giro d’Italia in miniatura, infarcito anche di due tappe a cronometro. Ebbene quest’anno pare che anche alla Parigi-Nizza si sia presa una decisione simile: crono e montagna erano già previste nelle ultime edizioni e ci saranno anche stavolta, mentre a “lievitare” saranno alcune delle tappe di contorno e così rimaranno solo le briciole – leggasi, un paio di tappe al massimo – per i velocisti, che poi sono proprio i maggiori indiziati di vittoria sul traguardo di Via Roma.

Rispettando l’ordine di successione cronologica, addentriamoci nell’esame di queste due storiche corse incominciamo proprio dalla Parigi-Nizza, la cui 76a edizione si correrà dal 4 all’11 marzo sulla distanza complessiva di 1199 Km. I primi 135 di questi costituiranno il palcoscenico della prima frazione, da “calcare” sulle strade del dipartimento degli Yvelines, che ospiterà il “Grand Départ” per il nono anno consecutivo: non si tratterà, quindi, del tradizionale cronoprologo ma di una tappa in linea che vedrà il gruppo partire da Chatou in direzione di Meudon, centro situato a sud ovest di Parigi dove il traguardo sarà collocato al termine d’una dolce salita lunga quasi 2 Km (media del 5,4%) che fa gola ai finisseur anche per la presenza di pavè nella parte terminale del lungo rettilineo d’arrivo.
Gli spinter in scena alla “corsa verso il sole”, com’è spesso soprannominata la Parigi-Nizza, dovranno così rimandare la loro prima esibizione alla tappa successiva, la più facile delle otto in programma perché i 187,5 Km della Orsonville – Vierzon saranno gli unici a non proporre nemmeno il becco di una salita, se si esclude lo zampellotto di circa 400 metri in cima al quale sarà collocato il traguardo, troppo corto e troppo pedalabile per impensierire i velocisti. Se presente, l’unica vera insidia di giornata potrà arrivare dal vento a causa della natura totalmente pianeggiante della zona attraversata e, in effetti, è già capitato in passato che le frazioni disputate in quest’area si siano rivelate più selettive e dispendiose del previsto proprio per colpa del vento e dei ventagli.
La terza frazione sarà la prima e più facile di tre tappe di media montagna dall’assetto collinare, tappa che – viste le ben poche difficoltà altimetriche finora incontrate – molto probabilmente potrebbe terminare con un avvicendamento in testa alla classifica, anche se non c’è da attendersi troppa selezione e non è escluso che sia uno sprinter potente – stile Degenkolb, per fare un nome – a tagliare per primo il traguardo di Châtel-Guyon, al quale si giungerà dopo esser partiti dalla città di Bourges, aver percorso 210 Km (si tratterà della frazione più lunga) ed aver superato tre “côtes” di terza categoria, la più interessante delle quali è l’ultima, quella di Charbonnières (4,6 Km al 4,7%), da scavalcare a 22 Km dall’arrivo, abbastanza per permettere alle squadre di rifarsi sotto.
Il giorno delle prime selezioni che contano sarà il quarto, quando si disputerà la cronometro individuale di Saint-Étienne, 18 Km e 500 metri da pedalare lungo un tracciato non proprio da specialisti, sia per le curve che la caratterizzano a tratti, sia per il grafico altimetrico specifico, pur privo di tratti di vera salita ma che vedrà comunque i corridori superare quasi 270 metri di dislivello nei primi 8 Km di gara, subito dopo aver lasciato la località di partenza, La Fouillouse: non è un caso che i cronometristi abbiamo stabilito un tempo medio di percorrenza di 25 minuti circa, pari a una media poco superiore ai 44 Km/h.
La quinta tappa rappresenterà l’ultima spiaggia per i velocisti, nonostante i 165 Km da percorrere tra Salon-de-Provence e Sisteron non siano una passeggiata e propongano anche un colle di 1a categoria (Col de Lagarde-d’Apt, 11 Km al 7%), piazzato però a 88 Km dall’arrivo, a sua volta preceduto di una dozzina di chilometri da una breve “côte” i cui 1300 metri al 6,4% sembrano buoni al massimo per far fuori i velocisti meno resistenti.
Crono a parte, è negli ultimi tre giorni che si costruirà la storia della 76a Parigi-Nizza, a partire dalla tappa che terminerà a Vence dopo 198 Km e aver affrontato un tracciato accidentato che potrebbe rivelarsi una trappola, come più volte accaduto in passato: nell’occasione la “tagliola” potrebbe essere rappresentata dalla Côte de la Colle-sur-Loup, vero e proprio muro di 1,9 Km al 9,8% (il primo chilometro dell’ascesa ha una pendenza media di poco superiore al 12%), che arriverà in una fase particolarmente calda della corsa. Infatti, a quel punto si avranno nelle gambe i parecchi saliscendi incontrati in precedenza e all’arrivo mancheranno 8,5 Km, che prevedono un successivo tratto di salita, infarcito con un traguardo volante al quale saranno “distribuiti” abbuoni validi per la classifica generale.
Quest’ultima, con tutta probabilità, sarà definita l’indomani dalla tappa regina che vedrà i corridori partire da Nizza diretti alla stazione di sport invernali di Valdeblore La Colmiane: percorsi 175 km e affrontati 4 GPM intermedi che non dovrebbero aver alcun peso, tutto si giocherà nei 16,3 Km dell’ascesa finale, che condurrà sino a 1500 metri di quota superando quasi mille metri di dislivello e una pendenza media del 6,2%.
Se tutto ciò non dovesse bastare, ci sarà la possibilità di ribaltare le sorti della corsa nella conclusiva tappa di Nizza, fatto che nelle ultime due edizioni non è avvenuto per un pelo, essendo in entrambe le occasioni andato in scena l’attacco di Contador nel finale della frazione conclusiva, con il corridore spagnolo che nel 2016 si era fermato a 4” dal primato di Geraint Thomas mentre lo scorso anno erano stati appena 2 i secondi che gli impedirono il trionfo ai danni del colombiano Sergio Henao. Nel tentativo, forse, di rendere finalmente più risolutori simili azioni gli organizzatori hanno così pensato di rendere leggermente più difficile il tracciato della tappa, un circuito breve ma intenso di 110 Km che proporrà una salita in più rispetto all’anno scorso, con la Côte de Peille (6,5 Km al 6,9%) e il Col d’Èze (1,7 Km al 8,5%), salita simbolo della corsa francese, che stavolta saranno seguite dall’inedito Col des Quatre Chemins (5,5 Km al 5,4%), la cui cima è più vicina al tradizionale traguardo finale sulla Promenade des Anglais.

Lo stesso giorno della cronometro individuale della Parigi-Nizza un’altra importante prova contro il tempo si starà “consumando” a quasi 250 Km di distanza, quella che darà il via alla 53a edizione della Tirreno-Adriatico, il cui “nastro” anche nel 2018 collegherà le località balneari di Lido di Camaiore e San Benedetto del Tronto passando per sette frazioni – una in meno rispetto alla Parigi-Nizza – e quattro tappe chiave. La prima sarà proprio quella d’apertura, una cronometro a squadre di 21,5 Km che si disputerà sullo stesso velocissimo tracciato, salvo una piccola modifica nell’attraversamento di Forte dei Marmi, sul quale si è gareggiato negli ultimi due anni e che sempre ha visto imporsi la formazione statunitense BMC Racing Team.
L’indomani la facilissima salita di Montemagno (4,8 Km al 3,5%), da affrontare subito dopo la partenza da Camaiore, rappresenterà l’unica difficoltà di una prima tappa in linea altrimenti totalmente pianeggiante, che terminerà a Follonica dopo aver percorso 167 Km e le tornate finali di un circuito cittadino di circa 8 Km che dovrà essere ripetuto tre volte per la goia dei tifosi e dei velocisti, per i quali questa rappresenterà la prima delle due occasioni offerte loro.
Si entrerà nel vivo con la Follonica – Trevi di venerdì 9 marzo, frazione collinare di quasi 240 Km che avrà il suo momento di maggior interesse nella doppia e ripidissima ascesa finale verso il traguardo, dove pure è previsto un circuito cittadino di 11 km: anche chi punta alla classifica dovrà temere il muro di 1500 metri all’11,5% che caratterizza l’epilogo della tappa perché lassù a metter in fila i corridori non saranno soltanto le inclinazioni ma anche la sede stradale notevolmente ristretta e si potrebbero perdere preziosissimi secondi alla vigilia della tappa regina della “corsa dei due mari”.
L’indomani si correrà, infatti, l’attesa tappa di montagna della corsa italiana che, partiti da Foligno, proporrà l’arrivo in salita a Sassotetto, la principale stazione di sport invernali delle Marche che negli scorsi anni più volte aveva ospitato il passaggio di decisive frazioni della Tirreno, mentre l’unica corsa professionistica terminata lassù era stata nel 1993 una prova, vinta da Alberto Elli, dello scomparso “Trofeo dello Scalatore”, corsa che la “Gazzetta dello Sport” aveva creato specificatamente per gli uomini della salita e che è stata organizzata l’ultima volta nel 2001. Lunga 12,3 Km e caratterizzata da una pendenza media dell’6.7%, l’ascesa finale culmina a 1335 metri di quota e arriva al termine di un tracciato frastagliato di 219 Km, movimentato da continui saliscendi tra l’80° e il 180° Km di gara, che comprendono anche la breve ma ripida salita di Penna San Giovanni, i cui primi 2 Km salgono al 10,5% medio.
Il giorno dopo toccherà al tradizionale appuntamento con i muri marchigiani, che quest’anno sarà dedicato a Michele Scarponi. Dopo esser partiti da Castelraimondo, si arriverà, infatti, nella sua Filottrano percorrendo 178 Km e, quel che più interessa, salendo per tre volte sul muro che attraversa la zona industriale del paese, 800 metri all’11,8% che costituiscono la fase iniziale di una salita complessivamente lunga 1,5 Km (media dell’8,9%) e che all’ultimo giro proporrà un’ulteriore appendice di circa 1,7 Km al 5,1% per raggiungere la zona del traguardo. Si tratterà di una frazione interessante anche in ottica Giro d’Italia poiché pure la prossima edizione della corsa rosa ha nel “menù” l’ascesa al muro, inserito nel finale della tappa con arrivo a Osimo, il cui chilometro finale in pavè attraverso il centro storico sarà pure percorso dai partecipanti alla Tirreno prima di giungere sul circuito di Filottrano.
A ventiquattore dall’epilogo sambenedettese i velocisti torneranno padroni del vapore nella penultima frazione, più intricata rispetto a quella di Follonica a causa dei continui saliscendi che si dovranno “digerire” prima di guadagnare la pianura che unicamente caratterizza gli ultimi 50 Km della Numano – Fano, come l’altra tappa imperniata attorno ad un circuito finale (12,8 Km, 2 giri).
I cronometri, infine, torneranno a scorrere per l’ultima frazione che per l’ottavo anno consecutivo avrà la forma di una breve prova individuale di 10 Km tracciata sul lungomare di San Benedetto del Tronto, frazione che solamente nel 2012 – in occasione del primo dei due successi di Nibali – riuscì a cambiare il volto al detentore della maglia azzurra.

Infine, il 17 marzo ci sarà l’attesissimo appuntamento con la Milano-Sanremo, giunta alla 109a edizione e che anche quest’anno proporrà il tracciato tradizionale senza aggiunte o variazioni, 291 Km per andare dal capoluogo lombardo alla città dei fiori passando per il Turchino, la teoria dei capi dell’Aurelia e, infine, Cipressa e Poggio prima di piombare sullo storico rettilineo d’arrivo di Via Roma.
E anche per il 2018 la Sanremo sarà servita.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Parigi-Nizza

https://www.paris-nice.fr/fr

Tirreno-Adriatico

www.tirrenoadriatico.it

Milano-Sanremo

Lo storico rettilineo darrivo di Via Roma a Sanremo (Google Street View)

Lo storico rettilineo d'arrivo di Via Roma a Sanremo (Google Street View)

www.milanosanremo.it

FEBBRAIO RICCO… ANCOR DI PIÙ

febbraio 12, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Autentica scorpacciata di corse nella seconda metà di febbraio. Nel volgere di meno di quindici giorni si concentrano, infatti, ben quattro corse a tappe che vedranno i partecipanti tornare a calcare i palcoscenici della penisola araba tra Oman ed Abu Dhabi. Si gareggerà anche in Europa, sulle strade della penisola iberica, prima che l’Omloop Het Nieuwsblad Elite di sabato 24 apra ufficialmente la “Campagna del Nord”.

Dopo una prima metà di febbraio già pregna d’appuntamenti, anche la seconda parte del mese offrirà diverse, interessanti occasioni per seguire i propri beniamini in giro per il mondo e la maggior parte degli appassionati s’è già segnata una data, quella del 14 febbraio. Sarà quello il “primo giorno di scuola” per il corridore più chiacchierato del momento, il britannico Chris Froome che – mentre ancora non si sono spenti gli echi della positività riscontrata all’ultimo Giro di Spagna – quest’anno ha scelto di rimandare di un paio di settimane il suo debutto, lo scorso anno e nel 2016 avvenuto sulle strade australiane dell’Herald Sun Tour. Stavolta il corridore della Sky sarà uno dei grandi nomi al via della Vuelta a Andalucía, che schiererà ai nastri di partenza anche lo spagnolo Landa, il danese Fuglsang e l’olandese Kruijswijk, chiamati a esibirsi sul palcoscenico delle due frazioni più impegnative della corsa iberica, alle quali si affiancheranno altre due tappe di media montagna e una riservata agli sprinter. Il via sarà dato dai 198 Km della Mijas – Granada, con conclusione nella città della celebre Alhambra dopo aver superato sei salite, la più impegnativa delle quali è il Puerto de Zafarraya (11,5 Km al 6,1%), previsto a circa 80 Km dall’arrivo, mentre la cima dell’ultimo colle sarà scavalcata ai meno 20 dal traguardo. È questa la prima delle due tappe di media montagna, alla quale seguirà, invece, la frazione di montagna vera e propria, come lo scorso anno collocata al secondo giorno: dopo la partenza da Villa de Otura, si arriverà in 140 Km spaccati ai 1003 metri di quota dell’Alto de Allanadas, percorsa un’ascesa finale breve ma violenta, 3500 metri all’11.5% di pendenza media in cima ai quali si sono già concluse nel recente passato due tappe di questa corsa, vinte dallo spagnolo Sergio Pardilla Bellón nel 2010 e dallo stesso Froome nel 2015. Il terzo giorno la “Ruta del Sol”, com’è abitualmente chiamata questa corsa facendo riferimento alla denominazione ufficiale della Vuelta a Andalucía adottata tra il 1979 e il 1986, si disputerà la frazione più semplice (Mancha Real – Herrera, 166 Km), alla quale seguirà la seconda ed ultima tappa di media montagna, che prevede di percorrere 195 Km tra Siviglia e Alcalá de los Gazules, dove si giungerà dopo aver affrontato un colle di 1a categoria a metà del cammino (Puerto de las Palomas, 12.5 Km al 6.4%) e un vero e proprio muro nei 1200 metri conclusivi, che salgono al 15% di media nei primi 500 metri e già fanno venire l’acquolina in bocca ai finisseur. Anche gli uomini di classifica dovranno stare attenti perché, complice la strada stretta che accompagnerà il violento strappo finale, potrebbero perdere un piccolo gruzzoletto di secondi alla vigilia della delicatissima tappa finale, che avrà la forma di una cronometro individuale di circa 14 Km, sulla carta apparentemente priva di particolari insidie. Non sarà così, invece, perchè il circuito di Barbate ne proporrà due di non poco conto: un tratto sterrato di ben 5 Km e 300 metri, tra l’altro in falsopiano, nella prima metà del tracciato e il vento che spira dall’Oceano Atlantico nell’itinerario di rientro a Barbate.

Nelle stesse date si correrà nel vicino Portogallo la 44a edizione della Volta ao Algarve em Bicicleta per la quale è stato adottato un tracciato non molto dissimile da quello proposto lo scorso anno, quando in classifica s’impose lo sloveno Primož Roglič. Sono state, infatti, confermate 4 sedi di tappa su 5, compresi gli oramai tradizionali arrivi in salita agli “alti” di Fóia e di Malhão, piatti forti della corsa assieme alla cronometro individuale del terzo giorno di gara. Il ruolo di “apripista” toccherà a una frazione di 193 Km che si disputerà tra Albufeira e Lagos, movimentata da una serie di morbidi saliscendi nei primi cento chilometri mentre il finale più snello consentirà ai velocisti di giocarsi il primo dei due traguardi messi a loro disposizione. Toccherà poi ai grandi protagonisti della corsa lusitana, chiamati all’appello dall’arrivo in salita ai 900 metri dell’Alto do Fóia, ascesa di 7.3 Km al 6% che si affronterà al termine di una tappa lunga 188 Km e caratterizzata dall’alternanza, nei tratti precedenti, di pianura e colline. La cronometro quest’anno sarà meno insidiosa rispetto a quella proposta dodici mesi fa, interamente disegnata lungo le ventose coste dell’oceano: s’incontrerà, infatti, solo un breve tratto costiero lungo i 20 Km e rotti del pianeggiante circuito di Lagoa. Espletata l’ultima formalità per i velocisti al termine della poco impegnativa Almodôvar – Tavira, la più lunga delle cinque tappe in programma (199 Km), la corsa si concluderà sull’Alto do Malhão, salita simbolo della Volta ao Algarve in virtù non tanto delle sue pendenze – media del 9,2% calcolata su 2,7 Km – quanto per il suo “pedigree” nobilitato da Alberto Contador che lassù si è imposto nel 2010, nel 2014 e nel 2016. Anche stavolta sarà l’atto terminale di una corsa non eccessivamente dura ma prevedibilmente molto intensa, percorsi nell’ultimo giorno di gara 173 Km che prevedono un primo passaggio sull’ascesa finale a una quarantina di chilometri dall’arrivo.

Tornando indietro di ventiquattrore rispetto alla partenza delle due corse iberiche, il 13 febbraio salperà un’altra gettonata gara a tappe d’inizio stagione, il Tour of Oman, quest’anno organizzato per la prima volta senza la “regia” di Eddy Merckx. Sarà l’unica vera novità di una corsa giunta alla nona edizione e che presenterà le solite difficoltà che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, sulle quali spicca l’immancabile arrivo in salita sulla Green Mountain, che bene ci ha portato in due occasioni grazie ai successi di Vincenzo Nibali nel 2012 e nel 2016, quest’ultimo accompagnato dall’affermazione del messinese nella classifica finale. La prima tappa dell’edizione 2018 scatterà proprio da una cittadina situata quasi ai piedi della montagna omanita, Nizwa, ma non presenterà alcuna difficoltà altimetrica snodandosi prevalentemente in discesa i 162 Km che si dovranno percorrere verso la Sultan Qaboos University di Mascate, presso la quale la frazione si concluderà verosibilmente con un volatone. Ripartendo dalla stessa università, la principale del sultanato, il giorno successivo si arriverà nella località turistica di Al Bustan, sede di tappa per il quinto anno consecutivo: il finale sarà il medesimo che ha visto nell’ordine i successi di Peter Sagan, Andrè Greipel, Fabian Cancellara, Bob Jungels e Ben Hermas, caratterizzato dalla breve ma ripida salita di Al Jissah (1,4 Km al 9%) da scollinare a 5 Km dal traguardo. Un arrivo “recuperato” sarà, invece, quello previsto presso la diga di Wadi Dayqah, che era stato proposto l’ultima volta nel 2013 e che arriverà al termine della tappa più lunga, 179 Km e mezzo con partenza dalla sede di Halban della German University of Technology e tracciato che alterna pianura e tratti collinari che non sfigurerebbero nel percorso di certe movimentate frazioni marchigiane della Tirreno-Adriatico: in particolare nel finale si dovranno superare un’ascesa di un chilometro al 9,6% quando mancheranno circa 8 Km all’arrivo e un secco strappo all’8% in vista del traguardo. La quarta tappa sarà l’esatto clone di due frazioni disputate nelle ultime edizioni e che entrambe terminarono con il successo di un velocista norvegese, Alexander Kristoff lo scorso anno e Edvald Boasson Hagen nel 2016: in programma la partenza da Yiti e l’arrivo davanti al palazzo del Ministero del Turismo dopo aver percorso 117 Km e aver affrontato per tre volte (ma da due versanti differenti) la salita di Bousher Al Amerat, con l’ultimo passaggio valido come traguardo volante collocato a 13.5 Km dall’arrivo. L’indomani da Samail scatterà la tappa più attesa, anch’essa riproposta sull’identico tracciato di un anno fa, che porterà i corridori in 152 Km all’annuale appuntamento con la Jabal Al Akhdhar, la “montagna verde” dell’Oman, unica difficoltà di un tracciato che salirà costantemente negli ultimi 5,7 Km, affrontando una pendenza media del 10.5%. Ben poche difficoltà – a parte il ritorno sulla salita di Al Jissah, stavolta collocata lontana dall’arrivo – proporrà, invece, la tappa conclusiva che, con il pianeggiante circuito finale disegnato sulla corniche di Matrah, rappresenta la classica passerella finale a uso e consumo dei velocisti e che nelle ultime due edizioni ha visto primeggiare il citato Kristoff.

La “primavera araba” del ciclismo si concluderà tra il 21 e il 25 del mese con la quinta edizione dell’Abu Dhabi Tour, la prima della corsa emiratina a disputarsi in cinque tappe. Gli organizzatori hanno approfittato del giorno in più concesso dall’UCI per inserire una tappa a cronometro che andrà a “pareggiare” la tappa di montagna presente sin dalla prima edizione. Le due decisive frazioni si affronteranno per ultime mentre le prime tre giornate di gara avranno come protagonisti i velocisti, data la natura prevalentemente pianeggiante del territorio dell’emirato. Le principali insidie di queste prime frazioni saranno le stesse viste al Dubai Tour, vale a dire il vento e i passaggi nel deserto, che caratterizzeranno in particolare la prima tappa, che vedrà i corridori sfrecciare tra le dune dell’oasi di Liwa e terminerà a Madinat Zayed dopo aver percorso un rettilineo quasi ininterrotto di una sessantina di chilometri. La seconda tappa partirà e si concluderà sull’isola Yas, sulla quale si trova il circuito automobilistico che fino allo scorso anno accoglieva l’arrivo della frazione conclusiva mentre stavolta il traguardo sarà collocato presso la spiaggia. L’ultima occasione per gli sprinter sarà offerta dalla tappa che avrà come teatro di gara le strade della capitale Abu Dhabi, con l’approdo finale fissato ad Al Marina dopo aver attraversato una serie di grosse isole artificiali costruite a ovest del centro, terre rubate al mare dove il mare, per la presenza di ampi spazi privi di edifici, spesso fa sentire i suoi effetti sotto la forma del vento che potrebbe complicare la corsa e dar parecchi grattacapi anche agli uomini di classifica. In un “habitat” molto simile andrà in scena l’inedita cronometro individuale, disegnata per 11 Km tra le isole artificiali Al Reem Island e Al Maryah Island, con quest’ultima che ospiterà partenza e arrivo di questa velocissima prova contro il tempo, prevalentemente disegnata sulla medesima strada, prima percorso in un senso e poi in quello opposto per rientrare alla “base”. Con la classifica inevitabilmente modificata da questa frazione si andrà quindi ad affrontare la tappa conclusiva, che prenderà il via da Al Ain alla volta dell’unica salita presente nell’emirato di Abu Dhabi, quella che risale in 11 Km al 6.6% le pendici dello Jebel Hafeet, la seconda vetta per altezza dell’intero territorio degli Emirati Arabi Uniti. Le pendenze non sono particolarmente temibili ma le particolari condizioni di gara – anche oggi si correrà per ampi tratti nel deserto – potrebbero scombinare i piani dei favoriti e magari cogliere di sorpresa chi avrà esagerato il giorno prima nell’approcciare la cronometro.

Dopo questa sbornia di piccole corse a tappe si cambierà registro perché il 24 febbraio prenderà il via la cosiddetta “Campagna del Nord”, il nome con il quale sono identificate le corse in linea che si disputano sulle strade del Belgio nel periodo primaverile, le più celebri delle quali sono il Giro delle Fiandre, la Liegi-Bastogne-Liegi e, emigrando nella vicina Francia, la Parigi-Roubaix. Prima di arrivare a questi storici appuntamenti del calendario, in programma nel mese di aprile, alla fine di febbraio si correranno le prime competizioni sul suolo belga, introdotte dall’Omloop Het Nieuwsblad Elite di sabato 24, corsa organizzata dal quotidiano che le attribuisce il nome e che lo scorso anno è approdata nel circuito del World Tour. Il tracciato proposto nel 2018 si svolgerà nel senso di marcia opposto rispetto a quello delle ultime due edizioni, entrambe vinte da Greg Van Avermaet, viaggiando per 196 Km da Gand a Meerbeke, la frazione del comune di Ninove che ospitò il traguardo del Fiandre per 38 anni, fino al 2011. Presa la decisione di “ribaltare il percorso, gli organizzatori hanno poi previsto di far ricalcare proprio lo storico finale della corsa fiamminga, che proporrà quali ultime difficoltà il mitico Muro di Grammont e l’immancabile compagno di viaggio Bosberg al termine di un itinerario che, oltre ai classici “berg” (12 in tutto), presenterà anche undici tratti in porfido per complessivi 12.9 Km. Il giorno successivo si rimarrà in zona per la 70a edizione della Kuurne-Bruxelles-Kuurne, semiclassica nettamente meno impegnativa e più favorevole ai velocisti per la totale assenza di difficoltà negli ultimi 50 Km mentre più movimentate si presentano le fasi centrali della gara, pure caratterizzate da 12 collinette tipiche di queste terre. Infine, il penultimo giorno del mese toccherà a Le Samyn, corsa di categoria 1.2 che si disputa in prossimità del confine con la Francia tra i paesi di Quaregnon e Dour e nella quale la principale insidia non arriva dall’altimetria ma dalla presenza di due tratti di pavè – il primo di 1,6 Km, il secondo di 1,5 Km – nel circuito finale che dovrà essere ripetuto quattro volte.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Vuelta a Andalucía

www.vueltaandalucia.es

Volta ao Algarve em Bicicleta

http://voltaaoalgarve.com/en/

Tour of Oman

www.tour-of-oman.com/fr

Abu Dhabi Tour

www.abudhabitour.com/home.php

Omloop Het Nieuwsblad Elite

www.omloophetnieuwsblad.be/nl/ohn/elite-mannen

Kuurne-Bruxelles-Kuurne

www.kuurne-brussel-kuurne.be

Le Samyn

www.lesamyn.be

Una spiaggia dellAndalusia, la comunità autonoma spagnola dalla quale partirà la stagione 2018 di Chris Froome (www.viviandalucia.com)

Una spiaggia dell'Andalusia, la comunità autonoma spagnola dalla quale partirà la stagione 2018 di Chris Froome (www.viviandalucia.com)

FEBBRAIO RICCO… MI CI FICCO

gennaio 29, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

È già “pregno” di appuntamenti a pedali il secondo mese dell’anno, che vedrà il debutto del calendario italiano con il Trofeo Laigueglia in programma l’11 febbraio. Le prime due settimane del mese proporranno una concentrazione di corse che permetteranno agli appassionati di seguire i loro beniamini in un ideale “ping pong” tra Spagna ed Emirati Arabi Uniti, tra Francia e Australia passando anche per la Colombia.

È solo il secondo mese dell’anno ma è già particolarmente carico di competizioni il febbraio ciclistico perché, a dispetto dei soli 28 giorni canonici, nelle sue quattro settimane si succedono in calendario ben 28 gare, tra corse in linea e corse a tappe. E per una corsa che esce (il Gran Premio Costa degli Etruschi, che quest’anno non si disputerà) c’è n’è un’altra che entra e in maniera decisamente roboante, l’inedita Colombia Oro y Paz, della quale parleremo più avanti.
All’inizio del mese si disputeranno in contemporanea tre gare a tappe di categoria 2.1, l’Étoile de Bessèges in Francia, la Volta a la Comunitat Valenciana in Spagna e l’Herald Sun Tour in Australia. Cominciamo dalla corsa geograficamente più vicina a noi che, giunta nel 2018 alla sua 48a edizione e vinta una sola volta da un corridore italiano (Fabio Baldato nel 2003), prende il nome dal comune del dipartimento del Gard nel quale si disputerà la tappa più impegnativa. A dare il via alla corsa, mercoledì 31 gennaio, sarà una facile tappa di 162 Km destinata ai velocisti che si disputerà tra Bellegarde e Beaucaire, esattamente come accadde anche lo scorso anno quando questa frazione terminò con lo sprint vincente di Arnaud Démare. Anche la seconda giornata di gara avrà nelle previsioni un arrivo in volata (in programma 151 Km da Nîmes a Générac) mentre la terza sarà la citata tappa di Bessèges, 152 Km che ricalcano il tracciato sul quale si gareggiò dodici mesi e che risultò determinante poiché a imporsi su quel traguardo sarà il corridore che poi trionferà in classifica generale, il francese Lilian Calmejane: il percorso prevede di salire per tre volte sul Col de Trélis (2.9 Km al 6.2%), ma poi non s’incontreranno più difficoltà altimetriche negli ultimi 30 Km che proporanno un pianeggiante circuito di 7 km da inanellare tre volte. L’indomani ci sarà l’appuntamento con il muro di Laudun-l’Ardoise, divenuto tradizionale in queste ultime edizioni poichè accoglierà l’arrivo della penultima tappa per il quinto anno consecutivo: lungo un chilometro e caratterizzato da pendenze fino al 20%, non sempre è riuscito a respingere i velocisti come testimoniato dai successi dei transalpini Bryan Coquard nel 2014 e ancora di Démare lo scorso anno. Immutato anche l’atto conclusivo della corsa, la cronometro individuale sulle strade di Alès che è stata stabilmente introdotta nel programma nel 2012 e che vedrà i corridori in gara percorrere 12 Km, pianeggianti sino ai piedi della collina dell’Ermitage (2.9 Km al 5.5% con gli ultimi 1600 metri al 7.6%), in vetta alla quale sarà collocato l’ultimo dei cinque traguardi dell’Étoile de Bessèges.

Sempre il 31 gennaio scatterà la 69a edizione della Volta a la Comunitat Valenciana, rientrata a far parte del calendario due anni fa dopo un lungo stop durato dal 2009 al 2015 e causato da problemi di natura economica. Se dodici mesi fa si partì con una cronometro a squadre, quest’anno “rimandata” al terzo giorno di gara, nel 2018 anche la prima frazione della corsa iberica finirà nel palmarès di un velocista, poiché la salita della Bandereta (4.6 Km al 6.8%), unica difficoltà in programma, si scavalcherà lontana dal traguardo, dopo aver percorso i primi 86 Km dei 191 previsti dalla Oropesa del Mar – Peñiscola. Chi punta alla classifica si sarà già segnato sul taccuino la seconda frazione, pur non presentando un profilo d’alta montagna i 154 Km che collegheranno Bétera ad Albuixech passando per cinque colli, l’ultimo dei quali piazzato a 30 Km dall’arrivo: la distanza è molta ma quell’ultima salita è il Puerto del Garbì, i cui primi 5 chilometri promettono selezione sia per la sede stradale stretta, sia per le sue pendenze – 9.3% la media, 22% la massima – che all’ultima Vuelta di Spagna ispirarono un attacco di Alberto Contador, con il quale rimase il solo Froome. Era la tappa di Sagunto, che vide nel finale gli altri big – tra i quali i nostri Nibali e Aru – riuscire a recuperare lo svantaggio accumulato sul Garbì. Arriverà ora il momento della prova contro il tempo collettiva che si svolgerà lungo un tracciato pianeggiante di 30.5 Km che da El Poble Nou de Benitatxell condurrà a Calpe, incontrando strada facendo diversi tratti tortuosi che potrebbero rivelarsi determinanti. Bisognerà anche stare attenti a non spremersi troppo perché questa frazione precederà di 24 ore la tappa regina, che prenderà le mosse da Orihuela per arrivare dopo 181 Km in cima all’Alto de Las Canteras, inedita salita situata sopra l’abitato di Cocentaina: preso atto dell’altimetria complessiva della frazione, gli scalatori avranno dalla loro parte la sola ascesa finale – delle sette che si dovranno complessivamente superare quest’oggi – che si arrampica per 3.3 Km con un’inclinazione media del 9.7%, che sale all’11,4% nei ripidissimi 1300 metri conclusivi. Apparentemente, dunque, sembrerebbe esserci comunque poco spazio per gli scalatori, ma era così anche lo scorso anno quando la tappa più impegnativa terminò sul Mas de la Costa percorsa un’ascesa finale di 3.8 Km al 12.5%, che bastò a Nairo Quintana per imporsi sia nell’ordine d’arrivo, sia nella classifica generale della corsa spagnola, vinta con 13” sul belga Ben Hermans. A questo punto mancherà solo l’atto conclusivo della Vuelta Valenciana, i 134 Km della più breve tra le quattro frazioni in linea previste, classica passerella di fine corsa tracciata tra Paterna e Valencia, con il solo Alto de l’Oronet a spezzare la pianura a 35 Km dall’arrivo.

Conclude il trittico d’inizio febbraio l’Herald Sun Tour, la più antica corsa a tappe australiana, organizzata per la prima volta nel 1952 e che quest’anno taglierà il traguardo della 65a edizione. La sua è una fama recente, acquisita nel 2016 schierando al via Chris Froome, che s’impose nella classifica finale e poi tornò l’anno scorso, quando ai nastri di partenza si presentò anche l’astro nascente colombiano Johan Esteban Chaves. Nel 2018 mancherà il britannico e, quindi, l’unico “faro” della corsa sarà Chaves che il 31 gennaio incontrerà per la prima volta gli sfidanti nel cronoprologo, da affrontare sulle strade di Melbourne percorrendo appena 1,7 Km. I velocisti in gara avranno dalla loro parte, molto probabilmente, un solo traguardo e sarà quello della seconda frazione, lunga 161 Km e che si correrà tra Colac e Warrnambool; strizza l’occhio ai finisseur, invece, il finale della successiva tappa di Ballarat che sfiora i 200 Km e propone quasi a ridosso dell’arrivo la salita del Mont Bunyiong (1.4 Km al 6.8%). Di tutt’altra pasta sono i numeri dell’ascesa che conduce alla stazione invernale di Lake Mountain, punto d’approdo della frazione più attesa, che scatterà dalle cantine della Mitchelton Wines di Nagambie, sponsor della formazione di Chaves: a dire il vero la pendenza media dell’ascesa finale (4.5%) non fa particolarmente gongolare gli scalatori, ma affrontare a stagione appena iniziata una salita lunga ben 20 Km può far sortire gli stessi effetti di un salitone più corposo e per rendersene conto basta dare un occhio all’ordine d’arrivo della tappa di montagna della scorsa edizione dell’Herald Sun Tour, che proponeva un arrivo molto simile a questo (Falls Creek, 31 Km al 4% circa). Infine, il movimentato circuito di Kinglake, con l’omonima salita di 7.9 Km al 3.5% da prendere di petto cinque volte, ospiterà la frazione conclusiva, lo scorso anno pure disputata su questo tracciato (ma con una tornata in meno) e che vide affermarsi il britannico Ian Stannard.

Uscito di scena il Gran Premio Costa degli Etruschi, originariamente previsto il 4 febbraio, si assisterà a un altro scontro “mediatico” tra corse perché la seconda settimana del mese sarà il periodo di svolgimento del Dubai Tour e della debuttante Colombia Oro y Paz, con quest’ultima che esordirà con una starting list da far luccicare gli occhi agli appassionati, anche se i nomi che contano al via saranno di corridori provenienti tutti dalla medesima nazione (e non è difficile capire quale sia).
Cominciamo ancora dalla corsa più vicina e noi e stavolta non è soltanto una questione meramente geografica perché l’organizzazione del Dubai Tour, in partenza martedì 6 febbraio, sin dalla prima edizione (quella di quest’anno sarà la quinta) è stata affidata alle sapienti mani di RCS Sport, il gruppo che organizza il Giro d’Italia e le altre grandi classiche italiane. Per il 2018 Mauro Vegni ha, di fatto, salvo qualche piccola modifica apportata qua e là e un differente arrivo per la terza frazione, “fotocopiato” il percorso della scorsa edizione riproponedo la stessa successione di traguardi a cominciare dall’arrivo della prima sull’isola artificiale di Palm Jumeirah, capolinea di una tappa di 167 Km che scatterà, come tutte le altre, dalla sede dello Skydive Dubai, e riserverà le maggiori insidie nel finale, sotto la forma del vento che spira dal Golfo Persico e “batte” spesso la corniche esterna dell’isola progettata a forma di palma. Ancora più esposta sarà la seconda tappa di 190 Km, la più lunga delle cinque in programma, che terminerà al Ras al-Khaima, capoluogo del più settentrionalie tra i sette emirati che compongono lo stato degli Emirati Arabi Uniti, dopo aver costeggiato il golfo per un lungo tratto. Interamente nel deserto, invece, si svolgerà la frazione numero 3, che taglierà da parte a parte la penisola del “Corno d’Arabia” per approdare sulle rive dell’Oceano Indiano, sulle quali si affaccia la sede d’arrivo, la località balneare di Fujairah, dove nel 2016 terminò la prima tappa del Dubai Tour, conquistata da Marcel Kittel, vincitore uscente di questa corsa nella quale ha spadroneggiato nelle ultime due stagioni. Lo scorso anno, però, lo sprinter tedesco fu favorito anche dalla cancellazione della tappa più impegnativa che, per questo motivo, è stata riproposta pari pari nel tracciato dell’edizione 2018: il 9 febbraio, incrociando le dita, si tornerà ad affrontare l’arcigno muro della diga di Hatta, troppo corto perché faccia fuori del tutto i velocisti e, infatti, al termine di quei 100 metri lanciati verso l’alto al 15.2% si sono sempre imposti esponenti di questa categoria (Degenkolb nel 2015 e Lobato nel 2016) mentre non hanno mai trovato spazio i finisseur alla Gilbert, i quali hanno bisogno di più spazio per i loro “virtuosismi”. Dunque, come sempre saranno gli abbuoni a risultare determinanti alla corsa emiratina, che potrebbe decidersi, magari con un ribaltone, al termine della conclusiva frazione di 132 Km, la più cittadina di tutte poiché interamente tracciata lontana dal deserto sulle strade della metropoli araba, con l’ultima linea d’arrivo tracciata presso la sede del centro commerciale City Walk.

Lo stesso giorno nel quale scatterà il Dubai Tour, dall’altro capo del mondo la Colombia Oro y Paz sarà tenuta a battesimo da tre campioni da urlo, tutti corridori di casa ma i cui nomi e le cui doti farebbero gola a ciascun organizzatore: Fernando Gaviria, Rigoberto Urán e Nairo Quintana. La nuova corsa si svilupperà in sei frazioni, equamente suddivise tra tappe da classifica e frazioni di contorno destinate ai velocisti e che si disputeranno per prime. Si comincerò con la più semplice tra tutte, costituita da un circuito cittadino di 11 Km da ripetere nove volte e che si annuncia velocissimo anche perché si correrà a Palmira, centro del dipartimento di Valle del Cauca che si trova a un’altitudine di 1000 metri sul livello del mare e a queste quote la rarefazione dell’aria e il conseguente minore attrito consente di pedalare più speditamente che altrove. Palmira ospiterà anche la seconda frazione, lunga 183 Km, e la partenza della terza che poi terminerà a Buga dopo 163 Km ed anche in questi casi si tratterà di percorsi che favoriranno l’epilogo allo sprint. Le rimanenti tre frazioni, quelle decisive, saranno proposte con un progressivo incremento delle difficoltà e la prima tra queste sarà, quindi, la meno impegnativa, caratterizzata dal pedalabile arrivo in salita a El Tambo (4.5 Km al 5.9%). Più selezione provocherà il finale della successiva frazione che da Pereira condurrà la corsa a Salento, comune del dipartimento di Quindío celebre per la cosiddetta “palma della cera”, che cresce solo in questo luogo e che è nota per essere la più alta del mondo: il traguardo sarà collocato al termine di un’ascesa breve ma impegnativa (3 Km al 7,2%) che arriverà subito dopo un’altra salita, più lunga e dolcissima (la pendenza non arriva al 3%) ma che potrebbe rivelarsi più selettiva del previsto a causa dell’ampiezza della carreggiata, che tende sovente a ingannare e far intendere all’occhio una pendenza inferiore. A risultare decisiva dovrebbe essere l’ultima tappa, paragonabile a quella disputata sull’Alto Colorado alla Vuelta a San Juan: anche in questo caso l’arrivo sarà collocato a più di duemila metri di quota (per la precisione ai 2177 metri di Manizales) e al termine di un’ascesa decisamente “densa” di chilometri poiché si salirà costantemente negli ultimi 17 Km. Pur priva di grandi pendenze (la media è del 4.5%), già potrebbe bastare per far emergere un Quintana o un Urán, proprio a causa della stagione ancora bassa e dello stato di forma da “grande giro” che certamente non tutti avranno ancora raggiunto nel mese di febbraio.

Accanto a queste due corse se ne disputerà una meno blasonata, il Tour Cycliste International La Provence. È il “Giro della Provenza” disputato per la prima volta nel 2016 e che vedrà la sua terza edizione scattare con un cronoprologo di circa 6 Km da disputare sulla pista del circuito automobilistico Paul Richard di Le Castellet, che in passato è stato sede di 14 edizioni del Gran Premio di Francia di Formula 1. Si tratta della prima delle tre novità per questa giovane corsa la cui durata quest’anno è stata ampliata da tre a quattro giorni e che, dopo una tappa destinata ai velocisti (la prima da Aubagne a Istres per 184 Km), proporrà per la prima volta un arrivo in salita, al termine della La Ciotat – Gémenos che vedrà i corridori ripetere per due volte l’ascesa ai 730 metri del Col de l’Espigoulier, il più elevato valico stradale del dipartimento delle Bocche del Rodano: sono 11 Km al 5.3% che la stagione ancora invernale potrebbero rendere ancora più tosti da digerire. Il giorno successivo la corsa giungerà al suo quarto e ultimo capitolo con la Aix en Provence – Marsiglia, frazione di media montagna il cui finale, con il Col de la Gineste, ricalcherà quello del Grand Prix Cycliste La Marseillaise, disputato due settimane prima.

Tra il 10 e l’11 febbraio a chiudere la prima, intensa metà del mese ci penseranno in terra spagnola la 38a edizione della Vuelta Ciclista a la Región de Murcia – il cui tracciato proporrà ancora l’immancabile ascesa al Collado Bermejo, 7.2 Km al 7.1% consacrati dal 2004 alla memoria di Marco Pantani – e successivamente la 33° Clásica de Almería, tradizionalmente favorevole ai velocisti e, molto probabilmente, sarà così anche quest’anno nonostante gli organizzatori abbiano optato per un indurimento della prima parte del tracciato. Sempre l’11 in Italia tornerà a essere prova d’apertura del nostro calendario il Trofeo Laigueglia, il cui percorso ricalcherà quasi fedelmente quello proposto nelle ultime edizioni e che ha i suoi punti di forza nelle salite di Cima Paravenna (6.6 Km al 5.9%) e del Testico (9.7 al 3.7%), ma soprattutto nella quadruplice ascesa a Colla Micheri (2.2 Km al 7.7%), da superare l’ultima volta a 10 Km dal traguardo, preceduto anche dal “sanremese” Capo Mele.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Étoile de Bessèges

www.etoiledebesseges.com

Volta a la Comunitat Valenciana

www.vueltacv.com

Herald Sun Tour

www.heraldsuntour.com.au

Dubai Tour

www.dubaitour.com

Colombia Oro y Paz

www.colombiaoroypaz.com.co

Tour Cycliste International La Provence

www.aquiletour.info

Vuelta Ciclista a la Región de Murcia

www.vueltamurcia.es

Trofeo Laigueglia

https://trofeolaigueglia.wordpress.com

Lisola artificiale di Palm Jumeirah, sede dellarrivo della prima tappa del Dubai Tour (globalvoyages.it)

L'isola artificiale di Palm Jumeirah, sede dell'arrivo della prima tappa del Dubai Tour (globalvoyages.it)

E’ L’ORA DI RIPARTIRE…

gennaio 13, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Inizia in Australia la stagione 2018 del grande ciclismo per poi spostare l’attenzione dei media in Argentina, dove Vincenzo Nibali prenderà parte alla sua prima corsa a tappe dell’anno, la Vuelta a San Juan. Alla fine del mese si comincerà a correre anche in Europa con il Challenge di Maiorca e la “Marseillaise”.

Il 2018 è iniziato da appena un paio di settimane, ma non per l’Unione Ciclistica Internazionale. Il sistema di punteggi che il massimo organismo mondiale assegna ai corridori per stilare la classifica mondiale “generale”, il cosiddetto “World Ranking UCI”, viene, infatti, calcolato dal mese di ottobre dell’anno precedente quello della stagione in oggetto e così la prima corsa ufficiale della stagione 2018 è stata la Vuelta a Guatemala disputata tra il 23 ottobre e il primo novembre e conquistata dal corridore di casa Manuel Oseas Rodas Ochoa. Un’altra ventina di corse, tra calendario maschile e femminile, si sono disputate nei mesi invernali dell’anno vecchio e si è gareggiato anche il giorno di Natale, quando era in programma la penultima tappa Vuelta Ciclista Internacional a Costa Rica, il cui successo finale è andato al costaricense Juan Carlos Rojas Villegas.
Fin qui s’è trattato di corse secondarie, prive di grandi nomi al via, ma adesso, passato il Capodanno ed entrati ufficialmente nell’anno nuovo, dall’Oceania si rimetterà in marcia il ciclismo che “conta”. Disputati nei giorni dell’Epifania i campionati nazionali australiani e neozelandesi, il 16 gennaio salperà la nona edizione dell’UCI World Tour, il circuito che raduna le principali prove del calendario, affiancandole ad altre meno blasonate: è il caso, per esempio, del Santos Tour Down Under, inserito nel circuito nel 2008 e che festeggerà quest’anno la 20a edizione schierando ai nastri di partenza, tra gli altri, il vincitore uscente Richie Porte e il tre volte campione del mondo Peter Sagan. La partenza della corsa, 6 tappe attraverso lo stato dell’Australia Meridionale, sarà tradizionalmente anticipata di 48 ore dall’immancabile appuntamento con il People’s Choice Classic, corsa di un giorno che si disputa ad Adelaide su di un velocissimo circuito cittadino di circa 2 Km, da ripetere 22 volte e che lo scorso anno è stata conquistata da Caleb Ewan.
Il 16 gennaio decollerà ufficialmente, dunque, il World Tour con la prima frazione del Down Under, 145 Km da percorrere tra Port Adelaide e la cittadina di Lyndoch, lungo un tracciato morbidamente vallonato (unica vera difficoltà la facile di Humbug Scrub, 6,3 Km al 3,9%) che ricalca quasi perfettamente quello della prima tappa della scorsa edizione, pure conquistata da Caleb Ewan. Pure adatta ai velocisti ma leggermente più impegnativa è la seconda frazione di 149 Km disegnata tra Unley e Stirling, dove si dovranno percorrere 3 giri di un movimentato circuito il cui finale in lieve salita dovrebbe tagliare fuori dai giochi gli sprinter meno resistenti e avantaggiare quelli avezzi a destreggiarsi nei finali più complicati come l’australiano Michael Matthews e lo spagnolo Juan José Lobato, che si sono imposti a Stirling rispettivamente nel 2011 e nel 2015. Volata molto probabile anche al termine della terza frazione, ma i 146 Km previsti tra Glenelg e Victor Harbor – che presentano anche la salita più ripida di questa edizione nelle fasi iniziali (Pennys Hill Road, 3 Km al 6,9%) – propongono un’insidia che l’altimetria non segnala, quella di un circuito finale disegnato sulle le coste dell’Oceano Indiano e bisognerà, dunque, tenere gli occhi bene aperti per evitare d’incappare in deleteri ventagli. Saranno le due successive le tappe più impegnative di questa edizione che al quarto giorno di gara ha in programma 128 Km tra Norwood e Uraidla, con il traguardo preceduto di circa 8 Km dallo scollinamento della salita della Norton Summit Road, 5,5 Km al 5% che fanno gola ai finisseur e che saranno l’anteprima della tappa regina prevista l’indomani, presenza fissa nel tracciato dal 2012 al penultimo giorno di gara. La resa dei conti arriverà al termine dei 151,5 Km della McLaren Vale – Willunga Hill, con la salita finale verso il traguardo da ripetere due volte negli ultimi 22 Km: non è un’ascesa da grandi numeri (sono 6 Km al 5,1%) ma, considerata la stagione appena iniziata e la forma non ancora al top di molti dei partecipanti, ha visto in passato primeggiare corridori di spessore come Alejandro Valverde, a segno nel 2012, e soprattutto, il vincitore in carica Richie Porte, che vi si è sempre imposto negli ultimi 4 anni. L’indomani, infine, ci sarà la celebrazione del vincitore al termine della tappa conclusiva, un facilissimo circuito di 90 Km nuovamente disegnato sulle strade di Adelaide.

Il 21 gennaio, lo stesso giorno nel quale si concluderà il Santos Tour Down Under, a 12.000 Km di distanza scatterà la 36a edizione della Vuelta a San Juan, corsa argentina che pur non essendo inserita nel World Tour anche quest’anno calamiterà le attenzioni dei media e degli appassionati per la presenza al via di Vincenzo Nibali, mentre il numero uno per le tappe destinati ai velocisti sarà il colombiano Fernando Gaviria, entrambi presenti anche nella scorsa edizione, conquistata dall’olandese Bauke Mollema. Il percorso offrirà le stesse difficoltà proposte nel 2017, vale a dire una tappa a cronometro di poco meno di 15 Km e l’arrivo in salita ai 2565 metri dell’Alto Colorado, mentre per spezzare la monotonia delle cinque tappe di “contorno” – l’anno scorso tutte terminate allo sprint – sono state aggiunte un paio di frazioni di media montagna che, però, nessun peso dovrebbero avere sulla classifica generale. A dare il “la” alla corsa sudamericana sarà una frazione di 149 Km che porterà il gruppo dal capoluogo della provincia, San Juan appunto, alla cittadina di Villa Aberastain, dove sarà offerta ai velocisti la prima occasione al termine di una tappa che presenterà solo una modestissima salitella – l’Alto El Cerrillo, 1.1 Km al 4.8% – da superare a un’ottantina di chilometri dall’arrivo. La successiva sarà la prima delle due tappe “nuove”, la più interessante tra queste perché il traguardo sulle sponde del lago artificiale di Punta Negra, sede di partenza e arrivo di questa frazione lunga 150 Km, sarà preceduto di una manciata di chilometri dalla ripida salita verso la diga, mille metri di strada inclinata all’8,3% che costituiscono un invito a nozze per i corridori dotati di “sparata” alla Gilbert. Cambieranno nuovamente i protagonisti l’indomani quando scenderanno per la prima volta in campo i pretendenti al successo finale, impegnati nella cronometro individuale di 14.4 Km che si disputerà interamente sulla pianeggiante circonvallazione di San Juan, un percorso di circa 3 Km più lungo rispetto a quello della prova contro il tempo affrontata sulla medesima strada lo scorso anno e che fu conquistata dal lituano Ramunas Navardauskas a una media di 50.819 Km/h. Seguirà la seconda e ultima tappa di media montagna, caratterizzata dall’interminabile ascesa attraverso il parco naturale di Ischigualasto, che svetta sul tracciato a 81 Km dall’arrivo della San José de Jáchal – Valle Fértil (Villa San Agustín): la mole di chilometri che si dovranno percorrere dopo lo scollinamento e la facilità della salita – lunga 14.5 km ma caratterizzata da una pendenza media del 3.5% appena – dovrebbero scongiurare sorprese in negativo per chi punta alla classifica e al massimo potrebbero mettere in croce qualche velocista, anche se l’ipotesi più probabile è che oggi vada in porto la fuga da lontano, sul cui esito peseranno però i distacchi in classifica verificatisi dopo la crono disputata 24 ore prima. Osservata una giornata di riposo – altra novità dell’edizione 2018 – si correrà quindi l’unica tappa di montagna, per la quale gli organizzatori hanno deciso di riproporre lo stesso tracciato sul quale si gareggiò l’anno passato, quando in vetta all’Alto Colorado giunse primo il portoghese Rui Costa mentre l’atteso Nibali tagliò il traguardo in decima posizione con 57” di ritardo: cambierà solo la località di partenza (San Martín al posto di Chimbas) mentre anche stavolta si dovranno superare i pedalabili “alti” di Villicum, di Baños de Talacasto e della Crucecita prima di attaccare i 14 Km finali al 4,6% che condurranno al traguardo. La pendenza massima non è particolarmente elevata (6,4%), ma l’alta quota promette selezione, come ben testimoniano i distacchi segnalati nell’ordine d’arrivo della tappa dello scorso anno. “Les jeux sont faits” a questo punto perché, a meno di sorprese, nulla potrà cambiare nelle ultime due frazioni, entrambe disegnate con partenza e arrivo a San Juan ed entrambe destinate a concludersi con un volatone.

Nel frattempo i riflettori torneranno ad accendersi sull’Australia dove si correrà la quarta edizione della Cadel Evans Great Ocean Road Race, corsa creata nel 2015 per celebrare il ritiro di Cadel Evans e oramai diventata un appuntamento fisso nel calendario, entrata lo scorso anno nell’UCI World Tour. Come
nel 2017 la gara si svilupperà in tre giornate indipendenti poiché il 25 si correrà a Melbourne il Towards Zero Race, un criterium (circuito da ripetere più volte con sprint intermedi) che si snoderà sull’anello automobilistico dell’Albert Park, il 27 la corsa riservata alle donne mentre domenica 28 andrà in scena la gara World Tour vera e propria, in programma a Geelong dove si percorreranno complessivamente 177 Km affrontando nel finale un circuito di 21 Km che ricalca in parte l’anello che ospitò i mondiali del 2010. Il finale è più impegnativo rispetto a quello del campionato vinto dal norvegese Thor Hushovd e come quello presenterà come massima asperità la salita della Westbury Terrace (2 Km al 5,5%), ma le modifiche apportate all’anello lo scorso anno non sono bastate ad impedire l’arrivo in volata, nel quale si è imposto il tedesco Nikias Arndt.

L’Europa non starà solo a guardare perché alla fine del mese si disputeranno le prime gare organizzate nel vecchio continente: come avviene da diverse stagioni, toccherà all’isola di Maiorca tenere a battesimo le corse “nostrane” ospitando dal 25 al 28 gennaio il Challenge Ciclista a Mallorca, giunto alla 27a edizione. Si tratta di una corsa a tappe atipica perché non è prevista una classifica generale finale a tempi e quindi non è obbligatoria la partecipazione a tutte e quattro le prove delle quali si compone la gara spagnola, che scatterà con il “Trofeo Campos, Porreres, Felanitx, Ses Salines”, 178 Km con partenza da Campos e arrivo a Ses Salines dopo un percorso vallonato ma privo di particolari difficoltà altimetriche e che dovrebbe finire nel carniere di un velocista. Il “trofeo” più atteso dagli appassionati è il secondo dei quattro in programma, intitolato alla Serra de Tramuntana, la catena montuosa nella quale si trova il Puig Major (1445 metri), massima elevazione dell’isola delle Baleari: in 140 Km si dovranno affrontare, tra Sóller e Deià, sette salite sulle quali spiccano i colli di Sa Batalla (10.9 Km al 4.8%), dello stesso Puig Major (5.0 Km al 5.2%) e di Bleda (4.0 Km al 5.1%), quest’ultimo collocato a soli 5 Km dall’arrivo. Dopo questa prova, sulla quale pesa l’incognita maltempo (lo scorso anno gli organizzatori furono costretti a tagliare parte del tracciato), si disputeranno il Trofeo Lloseta-Andratx, caratterizzato da un nervoso percorso di media montagna che stimolerà i tentativi dei finisseur, e infine il Trofeo Playa de Palma, classica passerella di fine corsa con l’epilogo in circuito presso il porto di Palma di Maiorca.

Prima che finisca il mese si affaccerrà alla finestra anche la Francia dove il 28 si correrà la 38a edizione del Grand Prix Cycliste “La Marseillaise”, tradizionale prova d’avvio del calendario transalpino che è stata vinta in due occasioni da corridori italiani (Fabiano Fontanelli nel 1996 e Marco Saligari nel 1998) e che si concluderà nella città titolare della corsa dopo la partenza da Allauch e un tracciato costantemente vallonato di 146,5 Km che porterà il gruppo fino ai 730 metri del Col de l’Espigoulier mentre si affronteranno le pendenze più impegnative lungo i 4 Km al 7,7% del Col des Crêtes du Cap Canaille, a poco meno di 30 Km dall’arrivo.

Siamo ancora in inverno… ma a ben guardare a questo punto la stagione ciclistica è gia carica e calda.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

People’s Choice Classic & Santos Tour Down Under

www.tourdownunder.com.au

Vuelta a San Juan

www.vueltaasanjuan.org

Cadel Evans Great Ocean Road Race

www.cadelevansgreatoceanroadrace.com.au

Challenge Ciclista a Mallorca

http://vueltamallorca.com/challenge-mallorca

Grand Prix Cycliste “La Marseillaise”

www.lamarseillaise.fr/sports/grand-prix-la-marseillaise

La metropoli di Adelaide dalla quale scatterà la stagione 2018 del World Tour (wikipedia)

La metropoli di Adelaide dalla quale scatterà la stagione 2018 del World Tour (wikipedia)

VUELTA A ESPAÑA 2017 – LA “TERCERA SEMANA”

settembre 4, 2017 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

La Vuelta 2017 è giunta al suo gran finale. Nell’ultima settimana di corsa non s’incontreranno mai tapponi ma le occasioni per far classifica saranno diverse e in particolare spiccano la cronometro di Logroño e i due scoscesi arrivi in salita al Los Muchacos e all’Angliru, estrema possibilità di ribaltare i verdetti della strada a sole 24 ore dalla conclusione madrilena.

16a TAPPA: CIRCUITO DE NAVARRA – LOGROÑO (cronometro individuale – 40.2 Km)

48 ore dopo la tappa della Sierra Nevada, con il secondo e ultimo giorno di riposo a far da spartiacque, va in scena un’altra delle frazioni “clou” della 72° Vuelta a España, l’unica cronometro indivuale prevista quest’anno dal tracciato della corsa iberica. Il percorso disegnato dagli organizzatori è un vero e proprio “inno” alla velocità e non soltanto per la partenza prevista dal circuito automobilistico di Navarra, inaugurato nel 2010 nei pressi del comune di Los Arcos. Tutti i 40 Km e rotti che si dovranno percorrere in direzione Logroño strizzano, infatti, l’occhio ai cronoman in virtù della quasi totale assenza di salite e dell’abbondante presenza di tratti in rettilineo, con le tortuosità prevalentemente concentrate nei primi 6 Km, quelli previsti sulla pista del circuito. Su questa frazione, va notato, peseranno come una spada di Damocle il riposo osservato il giorno prima – che diversi corridori faticano a smaltire – e la tappa successiva che proporrà uno dei più impegnativi arrivi in salita previsti quest’anno.

17a TAPPA: VILLADIEGO – LOS MACHUCOS (Monumento Vaca Pasiega) (180.5 Km)

Debutta l’ascesa al Collado de la Espina nel mondo del ciclismo e lo fa alla grande accogliendo nientemente che l’arrivo in salita della 17a tappa della Vuelta 2017. Si tratta di un esordio col botto perché la salita cantabrica presenta numeri di tutto rispetto per quel che concerne le pendenze, mentre difetta decisamente in quota (l’arrivo sarà a 880 metri d’altezza) e lunghezza: ufficialmente sono 7,2 Km all’8,7% ma questi dati tengono conto anche del chilometro conclusivo parte in discesa e parte in pianura e, “ripulita” di questo tratto, l’ascesa reale misura 6 Km e mezzo e sale al 10,4% medio, raggiungendo una punta massima del 26% lungo una stretta strada che presenta anche alcuni tratti pavimentati in cemento. Non sarà l’unica difficoltà in programma perché si dovrà salire anche ai 1350 metri del Portillo de Lunada e, proprio a ridosso dell’ascesa finale, ai 675 metri del Puerto de Alisas, colle di 1° categoria che propone una pendenza media del 6% distribuita su 10 Km.

18a TAPPA: SUANCES – SANTO TORIBIO DE LIÉBANA (169 Km)

Seconda e ultima giornata sulle strade della Cantabria che oggi accoglieranno la corsa con una tappa altimetricamente meno impegnativa rispetto a quella affrontata poche ore prima. L’arrivo è ancora in salita ma stavolta l’ascesa finale è breve, pur presentando pendenze molto elevate nel chilometro conclusivo, tutto in doppia cifra. Anche il resto del tracciato appare più leggero perché prima della rampa finale dovranno essere superati tre GPM di 3a categoria e 2a categoria, apparentemente non particolarmente ostici. Queste tre ascese veranno, però, affrontate consecutivamente nello spazio di 35 Km e presentano comunque pendenze in grado di stuzzicare gli alti papaveri della classifica, se ci saranno spazi e occasioni per insidiare la maglia rossa di turno: si comincerà con i 4,8 km al 7,2% della Collada de Carmona, per poi passare ai 6 km al 6,6% della Collada de Ozalba e sbarcare infine sui 7 Km al 6% della Collada de la Hoz, superata la quale si dovranno quindi percorrere 11 Km di discesa e 15 di falsopiano dolcemente ascendente per arrivare ai piedi dello strappo verso il monastero di Santo Toribio de Liébana, 3,2 Km al 6,4% con il veleno nei mille metri conclusivi che “strappano” improvvisamente al 13,3% medio. Chi non dovesse aver riassorbito del tutto un eventuale “forcing” di qualche avversario nel tratto a cavallo delle tre “collade” potrebbe pagare in questo finale, magari già sul falsopiano che precede il muro finale.

19a TAPPA: CASO (Parque Natural de Redes) – GIJÓN (149.7 Km)

La terzultima fatica della Vuelta 2017 è una frazione di media montagna che può essere paragonata alla sesta tappa di quest’edizione, quella disputata tra Vila-real e Sagunto e che proponeva cinque ascese da superare lungo il cammino, con il Puerto del Garbí nel doppio ruolo di salita più impegnativa di giornata e di ultima difficoltà da affrontare, a una discreta distanza dal traguardo, circa 36 Km per la precisione. Stavolta i colli da scavalcare pedalando verso Gijón saranno inferiori nel numero di un’unità ma, pure in questo caso, l’ultimo sarà quello più difficile, collocato a 15 Km dall’arrivo: è l’Alto de San Martín de Huerces, 4,5 Km al 7,2% con i mille metri centrali nei quali la pendenza media si attesta oltre il 13%, con una punta massima del 19%. Pur non raggiungendosi lassù i picchi più aspri del Garbí, che schizzava fino al 22%, anche su questo “alto” potrebbe starci un tentativo da parte di un grosso nome, come là avvenne con Alberto Contador. Le possibilità di lasciare il segno in classifica saranno ben maggiori rispetto alla tappa di Sagunto perché siamo oramai alla fine di una corsa a tappe di tre settimane e le energie saranno al lumicino. E come la citata frazione, anche questa sarà un’occasione d’oro – forse l’ultima – per i cacciatori di traguardi parziali che tenteranno la fuga sin dai chilometri inziali di questa diciannovesima tappa, che propongono a una ventina di chilometri dalla partenza l’unico colle di 1a categoria previsto quest’oggi, l’Alto de la Colladona (7 Km al 6,8%).

20a TAPPA: CORVERA DE ASTURIAS – ALTO DE L’ANGLIRU (117.5 Km)

È il giorno dell’extrema ratio per chi avrà la possibilità fisica di contrastare il capoclassifica e ribaltare, proprio all’ultimo momento, il destino della 72a Vuelta a España che, al penultimo giorno di gara, per la settima volta nella storia tornerà ad abbarbicarsi sulle scosese rampe dell’Angliru, una delle salite più ripide della penisola iberica, per la quale sin dal primo assalto, anno 1999, si sprecarono paragoni con il Mortirolo, per poi passare – dopo la scoperta del monte friulano – ad accostarla allo Zoncolan. Non sono solo parole perché anche i numeri parlano chiaro: per arrivare in vetta alla “Gamonal”, come talvolta è stata erronemente chiamata la verticale asturiana, bisogna percorrere 12,5 km di una strada la cui pendenza media è del 10,1% con i tratti più scoscesi in corrispondenza della famigerata “Cueña les Cabres”, dove la strada “svirgola” fino al 23,5%. Un finale decisamente intenso, così come intensa sarà questa ventesima frazione, lunga soli 117 Km e che concentrerà il suo “sale” negli ultimi 46 Km, quando si ricalcherà per filo e per segno quello che fu il finale della prima tappa terminata lassù e conquistata dal mai dimenticato José María Jiménez, affrontando prima del “monstruo” Angliru gli alti della Cobertoria (8,1 Km all’8,6%) e del Cordal (medesima pendenza media su 5,7 Km), che già da soli potrebbero bastar a far molto male.

21a TAPPA: ARROYOMOLINOS – MADRID (117.6 Km)

Non c’è praticamente nulla da aggiungere alla facilità disarmante della conclusiva frazione della Vuelta, che avrà il consueto formato delle passerelle di fine corsa. I chilometri da incamerare saranno praticamente gli stessi della tappa dell’Angliru, con la sostanziale differenza che qui non s’incontrerà neppure un dislivello, né percorrendo i 73 Km del tratto in linea verso la capitale spagnola, né nel consueto circuito madrileno di 5,6 Km che si snoda attorno a Plaza de Cibeles e che dovrà essere inanellato complessivamente otto volte prima di metter definitivamente fine all’ultima delle tre grandi corse a tappe della stagione.

Mauro Facoltosi

LAngliru mozzafiato.... anche per i bei panorami che offre la tremenda salita asturiana (www.spiuk.com)

L'Angliru mozzafiato.... anche per i bei panorami che offre la tremenda salita asturiana (www.spiuk.com)

VUELTA A ESPAÑA 2017 – LA “SEGUNDA SEMANA”

agosto 28, 2017 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

È la settimana delle Sierre la seconda della Vuelta che, dopo la sbornia di arrivi in vetta ad ascese brevi ma arcigne vista nei primi giorni di gara, proporrà tappe di montagna via via più consistenti, che raggiungeranno l’apice con il “tappone” della Sierra Nevada, una delle giornate fondamentali della 72° edizione della corsa iberica

10a TAPPA: CARAVACA (Año Jubilar 2017) – ELPOZO ALIMENTACIÓN (164.8 Km)

Dopo la prima giornata di riposo (lunedì 28 agosto) la Vuelta si rimette in pista da Caravaca de la Cruz, nota meta del turismo religioso nella quale quest’anno si tiene uno speciale “anno santo”. E un autentico “giubileo” saranno i primi 125 Km di questa decima frazione, scorrevolissimi in quanto in lunga e dolce discesa nella prima parte per poi diventare totalmente pianeggianti nella marcia d’avvicinamento al primo passaggio dal traguardo, previsto ad Alhama de Murcia presso la sede di ElPozo Alimentación, azienda che sponsorizzerà la Vuelta da questa edizione al 2019. Tutt’altro aspetto avrà il circuito finale di 56 Km che vedrà la corsa arrampicarsi fino ai 1200 metri del Collado Bermejo, salita simbolo della Vuelta Ciclista a Murcia che dal 2004 è intitolata alla memoria di Marco Pantani, vincitore di questa gara nel 1999. Tra i due versanti a disposizione gli organizzatori hanno scelto quello più utile agli scalatori che vorranno emulare le gesta del “Pirata” perché più vicino al traguardo: affrontati così i 7,7 Km al 6,5% che caratterizzano l’ultima parte del versante che sale da Totana, bisognerà poi percorrere circa 22 Km per tornare alla “base”, quasi tutti in discesa. Si tratta comunque di pendenze non particolarmente esigenti e anche per questo gli uomini di classifica potrebbero risparmiarsi in vista della dura frazione prevista l’indomani. Sempre che il giorno di riposo non sia rimasto sullo stomaco a qualche big. Questa sarà, inoltre, la prima delle quattro tappe che si disputeranno sulle sierre della Spagna meridionale e, per la precisione, oggi i corridori attraverseranno nel finale il parco naturale che preserva l’area della Sierra Espuña.

11a TAPPA: LORCA – OBSERVATORIO ASTRONÓMICO DE CALAR ALTO (187.5 Km)

La seconda tappa d’alta montagna della Vuelta 2017 è anche la seconda delle frazioni disegnate sulle sierre del sud della penisola e, dopo l’Espuña, toccherà ora alla Sierra de Los Filabres, nella provincia di Almería, che accoglierà la corsa all’osservatorio di Calar Alto, presso il quale sono terminate in passato due tappe della corsa iberica, vinte dagli spagnoli Roberto Heras (2004) e Igor Antón (2006). È dunque un traguardo che ha sempre portato bene ai corridori di casa quello che sarà raggiunto al termine di un tracciato che, come quello della frazione precedente, concentrerà le difficoltà nelle fasi finali. Scevra da particolari insidie nei primi 144 Km, l’altimetria si ravviverà con decisione dopo il passaggio dal centro di Velefique, dal quale inizierà l’impegnativa salita di 13 Km (la media dell’8,6%) che condurrà ai 1800 metri dell’omonimo valico, in vetta al quale nel 2009 si concluse un’altra tappa della Vuelta, conquistata dall’allora poco conosciuto Ryder Hesjedal, il corridore canadese che nel 2012 s’imporrà nella classifica finale del Giro d’Italia. Arrivati in fondo alla discesa del Velefique non ci saranno “intervalli” e subito si riprenderà a salire verso quello che è il più basso dei due traguardi “over 2000” di questa edizione, previsto a 2120 metri sul livello del mare: alla linea d’arrivo mancheranno a quel punto 15,5 Km, i primi sette dei quali impegnativi quanto quelli dell’ascesa precedente (media dell’8,7%), poi la salita si addolcirà drasticamente alternando tratti pianeggianti ad altri pedalabili, con l’intrusione di un’ultima rampa cattiva di 1 Km che terminerà sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, passato il quale le pendenze torneranno ad allentarsi. Attenzione, però: alla fine di una giornata vissuta con particolare intensità anche queste continue variazioni nelle pendenze potrebbero rivelarsi più selettive delle inclinazioni stesse!

12a TAPPA: MOTRIL – ANTEQUERA (Los Dólmenes) (160.1 Km)

In attesa d’affrontare, nel prossimo week end, le rimanenti frazioni delle sierre, la corsa proporrà ora due tappe di trasferimento, anche se non proprio classiche. La seconda, a dire il vero, lo sarà e costituirà anche una delle ultime occasioni per i velocisti, mentre quella che si concluderà presso il sito archeologico Los Dólmenes di Antequera avrà un aspetto di media montagna, con la prospettiva di superare 25 Km complessivi di salita che, collocato com’è l’ultimo GPM – il Puerto del Torcal – a 17,5 Km dall’arrivo, tarperanno le ali agli sprinter lasciando campo libero ai cacciatori di traguardi parziali. L’approdo vincente di una fuga, come spesso capitato nella prima settimana, è, infatti, la più probabile tipologia di conclusione per questa frazione che dovrebbe vedere i big della classifica impegnati in una sorta di riposo vigile, per recuperare dopo le fatiche della tappa del Calar Alto senza abbassare troppo la guardia. Non va, infatti, esclusa la possibilità che qualche corridore non troppo distante dalla cima della classifica provi qualcosa sul Torcal, che sfodera comunque numeri interessanti: la pendenza media sui 7,6 Km dall’ascesa è del 7%, dato che sale al 9,1% nei primi 4 Km.

13a TAPPA: COÍN – TOMARES (198.4 Km)

Come anticipato questa sarà una delle ultimissime occasioni offerte ai velocisti. Anzi, per qualcuno potrebbe essere l’ultima poiché dopo la tappa di Tomares gli sprinter avranno a disposizione la sola tappa conclusiva di Madrid e non è detto che ci si arrivi perché a quest’appuntamento mancano nove giorni, comprensivi di alcune delle frazioni più impegnative di questa edizione, come quella della Sierra Nevada dove sarà elevatissimo il rischio d’incappare nelle “maglie” del tempo massimo. Poi ci saranno corridori che, come pessima abitudine di alcuni, faranno le valigie dopo questa frazione e, tra questi, potrebbe esserci chi sta puntando sui mondiali di Bergen e ha scelto di affrontare le prime due settimane della Vuelta come “allenamento” in vista della competizione iridata. Venendo al percorso della frazione in oggetto, questa sarà una delle più semplici di questa edizione e proporrà le maggiori difficoltà proprio a “danno” dei velocisti perché al termine di un tracciato quasi completamente sgombro di difficoltà – a parte due facili salite da superare nella prima metà tappa – proporrà due brevi e pedalabili zampellotti negli ultimi 3 Km, con l’ultimo di questi che terminerà nel corso dei mille metri conclusivi, lungo i quali qualche velocista potrebbe perdere le ruote del gruppo lanciato a tutta velocità verso il traguardo di Tomares.

14a TAPPA: ÉCIJA – SIERRA DE LA PANDERA (175 Km)

La Vuelta torna in montagna e ritrova la salita verso la Pandera, la più elevata delle cime che costituiscono la Sierra Sur de Jaén, scoperta dalla corsa iberica nel 2002 grazie alla segnalazione di una cicloturista che l’aveva affrontata durante le vacanze. Dopo quel giorno, quando lasciò il segno lo spagnolo Roberto Heras, altre tre volte è stata inserita nel tracciato questa salita che complessivamente è lunga 12 Km e presenta una pendenza media del 7,3%, con una punta massima del 13% che viene raggiunta a 3 Km dal traguardo, previsto a 1830 metri di quota, nello stesso luogo dove l’ultima volta si è imposto Damiano Cunego, primo e finora unico italiano ad aver inserito la Pandera nel proprio palmarès dopo che Gilberto Simoni ci era andato vicinissimo nell’anno del debutto piazzandosi al secondo posto. Di là dell’ascesa finale il percorso non presenterà altre grandissime difficoltà perché poco selettivi si annunciano i precedenti Puerto El Mojón (8,8 Km al 3,7%) e Alto Valdepeñas de Jaén (8,5 Km al 4,8%) e perché l’organizzazione, compiuti i sopralluoghi di rito, ha deciso di togliere dal percorso la ripidissima salita di Los Villares de Jaén (4,4 Km al 9,3%), che era stata inserita nell’altimetria originaria della tappa, presentata lo scorso 13 gennaio con tutto il resto del percorso, e sulla quale si sarebbe dovuto scollinare a una decina di chilometri dall’attacco della Pandera.

15a TAPPA: ALCALÁ LA REAL – SIERRA NEVADA (Alto Hoya de la Mora – Monachil) (129.4 Km)

Fa un certo effetto definire “tappone” la frazione che terminerà sulla Sierra Neveda essendo lunga poco meno di 130 Km ma sulla carta ne ha la consistenza, così come l’aveva la frazione disputata nel 2015 sui Pirenei tra Andorra La Vella e Cortals d’Encamp, che consentì a Fabio Aru di issarsi al vertice della classifica e che concentrava in 138 Km sette salite, praticamente senza tratti di respiro tra un colle e l’altro. Al confronto questa tappa pare meno “pressante”, soprattutto perché non s’incontreranno difficoltà nei primi 65 Km, ma egualmente potrebbe produrre parecchia selezione se si pensa che oggi si dovranno affrontare 44 Km di salita e superare 2675 metri di dislivello, raggiungendo quote non abituali per la Vuelta. Già la prima delle tre salite in programma è di quelle toste poiché presentano una pendenza media del 9,7% i 7,3 Km dell’Alto de Hazallanas, in vetta al quale s’è conclusa una tappa della Vuelta nel 2013, conquistata dallo statunitense Chris Horner, mentre alla Vuelta a Andalucía del 2015 questo traguardo era stato di Contador. Si scenderà in direzione di Granada percorrendo quella che è la principale strada d’accesso alla Sierra Nevada, verso la quale si ritornerà da Monachil, il centro dal quale si darà l’assalto all’interminabile ascesa finale, lunga quasi 29 Km e spezzata in due da una breve discesina intermedia di 600 metri: la prima parte, che sarà valida come GPM a sé stante, è la più impegnativa (Alto del Purche, 8,5 Km all’8%) mentre la seconda è apparentemente più pedalabile (19,3 Km al 5,6%) ma, a questo punto, interverranno a far accrescere la selezione le continue variazioni di ritmo delle pendenze che propone la parte conclusiva dell’ascesa, che porterà la corsa sino alla “Cima Coppi” della Vuelta, l’Alto Hoya de la Mora (2510 metri), che nella corsa spagnola si chiama Cima Alberto Fernández in ricordo del corridore scomparso in un incidente stradale il 14 dicembre del 1984 e che ricordiamo vincitore delle tappe di Campitello Matese e di Colli di San Fermo al Giro d’Italia dell’anno precedente.

Mauro Facoltosi

Lalbergo militare Hoya de la Mora, presso il quale si concluderà la tappa della Sierra Nevada (foto Panoramio - © Ignacio Diaz Triviño)

L'albergo militare Hoya de la Mora, presso il quale si concluderà la tappa della Sierra Nevada (foto Panoramio - © Ignacio Diaz Triviño)

VUELTA A ESPAÑA 2017 – LA “PRIMERA SEMANA”

agosto 18, 2017 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Partenza dalla Francia per la 72a edizione del Giro di Spagna, che anche quest’anno presenterà un campo partenti non inferiore a quello del recente Tour de France. Aru e Nibali, Froome e Bardet saranno le stelle al via da Nîmes, alle quali si affiancherà Alberto Contador, che probabilmente non potrà lottare per la classifica ma che è ugualmente molto atteso essendo questa la sua ultima corsa da professionista. Il percorso sarà, come il solito, infarcito di salite e già nella prima settimana i corridori dovranno superare tre arrivi in quota oltre al tappone pirenaico, quest’anno inserito praticamente in fase d’avvio.

Anche quella che scatterà sabato 19 agosto da Nîmes sarà una Vuelta “Grandi Firme”, come avvenuto nelle ultime edizioni della corsa iberica che nel 2015 schierò al via Aru, Froome, Quintana, Valverde, Nibali e Rodríguez mentre dodici mesi più tardi i corridori più attesi a presentarsi ai nastri di partenza furono, oltre ai citati Froome e Quintana, anche Contador, Chaves e Kruijswijk. Le premesse di una corsa emozionante furono rispettate in entrambi i casi grazie alle affermazioni di Aru nella prima occasione, con il ribaltone ai danni di Dumoulin nell’ultima frazione di montagna, e di Quintana lo scorso anno, ottenuta nell’oramai storica tappa del Formigal quando lo scalatore colombiano riuscì contro tutte le previsioni a mettere nel sacco la Sky e Froome. Stavolta, però, ci aspetta uno spettacolo ancor maggiore perché il quattro volte vincitore del Tour si troverà contro avversari decisamente agguerriti come il francese Bardet, ancora “scottato” dalla delusione d’aver perso un Tour che era stato disegnato appositamente per lui, e gli italiani Aru e Nibali, che per la prima volta dalla loro separazione si troveranno l’un contro l’altro in una grande corsa a tappe, una sfida nella sfida alla quale si sarebbe già dovuto assistere al Giro, poi rimandata a causa dell’infortunio al ginocchio del sardo. Mancherà Quintana, che quest’anno ha già corso in Italia e Francia e in entrambi i casi se n’è tornato a casa con le pive nel sacco – e sicuramente ci mancherà un grande campione come Alberto Contador: il “Pistolero” sarà della partita ma ha già annunciato che questa sarà l’ultima corsa della sua carriera, una corsa che difficilmente lo vedrà tra i protagonisti nella lotta per la classifica generale, considerate le 34 primavere e un progressivo calando delle sue potenzialità, come testimoniano i risultati colti nelle ultime tre edizioni della Grande Boucle, corsa che ha vinto due volte, così come il Giro mentre le affermazioni in Spagna sono state tre.
In quanto al percorso, gli organizzatori hanno confermato lo standard oramai adottato da parecchie stagioni, fatto di tappe più brevi rispetto agli altri grandi giri e di parecchi arrivi in salita, ben 8, con i corridori meno dotati in montagna che avranno dalla loro parte poco meno di 55 Km da percorrere contro il tempo, suddivisi tra la cronosquadre del primo giorno e una prova individuale classica da affrontare all’inizio dell’ultima settimana di gara, quella nella quale – com’è noto – si deve fare i conti anche con il progressivo calare delle energie. Quel che balza all’occhio è che anche questa edizione della Vuelta, come avvenuto quest’anno sia al Giro, sia al Tour, costringerà chi punta al successo finale a presentarsi al via della prima frazione già al top della forma: se la corsa rosa aveva proposto l’arrivo sull’Etna al quarto giorno e il Tour l’arcigno approdo sulla Planche des Belles Filles al termine della quinta tappa, la Vuelta farà di “peggio” perché il primo tappone sarà affrontato appena 48 ore dopo la partenza da Nîmes. E, come il solito, rimarranno solo le briciole per i velocisti, ai quali sono state lasciate solo cinque frazioni, con un buco di ben nove giorni tra la penultima tappa a loro dedicata e la tradizionale passerella madrilena, con la possibilità che molti di loro facciano anzitempo le valigie, soprattutto se si sarà scelta la Vuelta come strada d’avvicinamento ai mondiali, che si disputeranno il 24 settembre a Bergen, in Norvegia.

1a TAPPA: NÎMES (cronometro a squadre – 13.7 Km)

Terza partenza fuori dai confini nazionali della Vuelta, la meno “vagabonda” delle tre grandi corse europee, che in precedenza aveva effettuato il Grand Départ all’estero solamente nel 1997 e nel 2009, quando si era rispettivamente partiti dal Portogallo, con una tappa in linea disegnata tra l’autodromo dell’Estoril e Lisbona, e dall’Olanda, dove sul celebre circuito di Assen si era disputato il cronoprologo. Dall’anno successivo la tappa d’apertura sarà stabilmente una cronometro a squadre e sarà così anche nella cittadina francese di Nîmes, sulle cui strade è stato approntato un velocissimo percorso di poco meno di 14 Km che può essere tranquillamente definito di pianura poiché non si può certo considerare salita il dolcissimo falsopiano di 2,5 Km all’1,6% che condurrà le varie squadre nel punto più elevato del tracciato, a soli 100 metri sul livello del mare, dove gli organizzatori hanno previsto l’effettuazione di un GPM di 3a categoria che, quasi sicuramente, al Tour non sarebbe nemmeno preso in considerazione per la classifica degli scalatori. Difficilmente potrà risultare determinante, mentre un peso non indifferente potrebbero averlo le quasi trenta curve che si dovranno superare, una media di due al chilometro!

2a TAPPA: NÎMES – GRUISSAN “Gran Narbonne / Aude” (203.4 Km)

Da un po’ di tempo capita raramente, in una grande corsa a tappe, di trovarsi di fronte una frazione totalmente pianeggiante, in particolar modo alla Vuelta. Ma l’orografia della zona attraversata dalla prima tappa in linea non consentiva troppe alternative, piatta com’è la porzione di Francia che collega le Alpi ai Pirenei passando a sud del Massiccio Centrale. Le insidie in quella che è la prima delle tre frazioni nelle quali si superaranno – non molto – i 200 Km comunque non mancheranno; anzi non mancherà perché il principale e unico problema odierno sarà rappresentato dal vento, che non manca mai in queste zone. In particolare il tratto dove maggiormente si correrà il rischio d’incappare nei temuti ventagli è quello di una trentina di chilometri tracciato lungo la costa del Mar Mediterraneo e che terminerà in zona rifornimento, quando mancheranno poco meno di 100 Km al traguardo e il percorso si dirigerà con decisione verso l’entroterra, salvo poi ritornare in direzione del mare nei chilometri conclusivi che condurranno all’appuntamento con il primo dei cinque arrivi allo sprint previsti quest’anno.

3a TAPPA: PRADES (Conflent Canigó) – ANDORRA LA VELLA (158.5 Km)

Salite subito e col botto. Non capita spesso di trovare, in un grande giro, una tappa di montagna così impegnativa al terzo giorno di gara, anche perché si è soliti collocare la prima frazione dedicata agli scalatori più avanti nel tempo, disegnandola con mano non troppo pesante. Non sarà così lungo i 158 Km che collegheranno la cittadina francese di Prades con la capitale del Principato d’Andorra poiché si dovranno affrontare complessivamente 37 Km di salita e 2225 metri di dislivello, distribuiti sulle tre ascese in programma. La prima sarà anche la più lunga ma, molto probabilmente, sarà affrontata senza troppa enfasi dal gruppo essendo i quasi 20 Km al 4,8% del Col de la Perche previsti pochi chilometri dopo la partenza. I primi colpi a effetto potrebbero registrarsi salendo verso il Coll de la Rabassa (13,3 Km al 6,8%), tetto della tappa con i suoi 1820 metri di quota e salita cara agli italiani perché fu sede d’arrivo alla Vuelta del 2008, quando vi s’impose Alessandro Ballan – che poche settimane più tardi vincerà il mondiale a Varese – mentre due anni fa fu scalata durante il tappone di Cortals d’Encamp, vinto dallo spagnolo Landa e al termine del quale Fabio Aru vestì per la prima volta la maglia rossa di leader della classifica. Ultimo ostacolo di giornata, molto probabilmente determinante ai fini della vittoria parziale, sarà il breve Alto de La Comella, i cui 4,3 Km all’8,6% svettano a 7 Km dal traguardo.

4a TAPPA: ESCALDES-ENGORDANY – TARRAGONA (Anella Mediterránea 2018) (198,2 Km)

È la “quasi” quiete dopo la tempesta. Passata la prima tappa realmente difficile, la Vuelta proporrà il primo traguardo spagnolo di quest’edizione al termine di una frazione che di veramente impegnativo proporrà forse solo la distanza da percorrere e il particolare disegno del finale di gara, che certamente taglierà fuori dai giochi della vittoria qualche sprinter. La volata, infatti, sarà il più naturale epilogo di questa giornata, ma l’arrivo non appare tra i più agevoli per i diretti interessati alla vittoria perche gli ultimi 400 metri si snoderanno in salita, comunque dolce (la pendenza è del 2,5%), percorrendo la strada che porterà la corsa nel cuore dell’Anella Mediterránea, il complesso che l’anno prossimo ospiterà i XVIII Giochi del Mediterraneo, inizialmente programmati per questa stagione ma poi rinviati a causa della crisi che ha colpito la Spagna.

5a TAPPA: BENICÀSSIM – ALCOSSEBRE (Ermita de Santa Lúcia) (175.7 Km)

È il primo atto della lunga serie degli arrivi in salita che, nella settimana d’avvio della Vuelta, avranno in tre occasioni l’aspetto delle “rampe da garage”, termine che sta a identificare le ascese brevi ma assai violente, proprio come quella che condurrà al traguardo dell’eremo dei Santi Lucia e Benedetto, situato poco sopra la stazione balneare di Alcossebre, frazione del comune di Alcalà de Xivert. Negli ultimi 3,4 Km si dovranno, infatti, superare una pendenza media del 9,7%, incontrando un picco del 20% a circa un chilometro e mezzo dal traguardo, previsto a 340 metri d’altezza. Tutto l’interesse della giornata sarà racchiuso in quei 3400 metri poiché le precedenti difficoltà altimetriche – altre quattro salite, tre delle quali di 2a categoria – termineranno quando mancheranno ancora una quarantina di chilometri al traguardo, al quale potrebbe facilmente approdare la fuga di giornata, lasciata andar via senza troppi patemi dal gruppo poiché dopo la tappa andorrana già ci saranno diversi corridori che avranno accusato un distacco importante e che dunque non impensieriscono chi punta alla classifica finale. Per quest’ultima, comunque, egualmente si accenderà la battaglia sulle rampe conclusive, dove però si dovrebbe riuscire al massimo guadagnare qualche secondo.

6a TAPPA: VILA-REAL – SAGUNTO (204.4 Km)

A parte la mancanza dell’arrivo in salita, la sesta frazione appare come la fotocopia di quella affrontata il giorno precedente, poiché lungo il cammino si dovranno superare cinque GPM – quattro di 3a categoria e l’ultimo di 2a – ma poi non s’incontreranno più difficoltà altimetriche negli ultimi 37 Km. Appare, abbiamo detto, perché in realtà questa tappa è molto più impegnativa di quel che sembra e potrebbe anche riservare delle sorprese al momento d’affrontare l’ultima ascesa, quella di 2a categoria. È il Puerto del Garbí, i cui dati ufficiali riportati sul road book della corsa iberica dipingono come una salita non particolarmente temibile, lunga 9,3 Km e caratterizzata da una pendenza media del 5,1%. I numeri sono esatti ma parziali perché non illustrano che il Garbí ha due volti, “garbato” nella seconda metà, decisamente più rude nei primi 5 Km che salgono 9,3% con rasoiate che rasentano il 22%, il tutto condito da una sede stradale ristretta che già di suo provocherà una selezione naturale. È vero che successivamente non s’incontreranno più ostacoli fino al traguardo, ma qualche nome importante potrebbe perdere le ruote dei migliori e allora la tappa cambierà sensibilmente intensità, anche perché gli organizzatori hanno aggiunto pepe al pepe infarcendo di abbuoni il tratto conclusivo: oltre a quelli previsti al traguardo ci saranno, infatti, quelli del giornaliero traguardo volante intermedio che nell’occasione è stato collocato a soli 7,4 Km dalla conclusione e, se i piani alti della classifica fossero ancora ravvicinati, sicuramente anche oggi assisteremo a una grande bagarre tra i primi della classe.

7a TAPPA: LLÍRIA – CUENCA “Ciudad Patrimonio de la Humanidad” (207 Km)

È la tappa più lunga di questa edizione della Vuelta quella che si concluderà nella pittoresca cittadina di Cuenca, ma anche una di quelle meno impegnative. Come a Tarragona, comunque, non saranno tutte rose e fiori per i velocisti perché sarà riproposto il tradizionale finale di Cuenca, con la breve ma non facilissima salita del castello (2 Km al 7,2%) collocata a una dozzina di chilometri dal traguardo. Anche in questa occasione, però, saranno sempre loro i maggiori indiziati di vittoria perché nei precedenti arrivi a Cuenca, sempre con il “Castillo” da scavalcare, si è spesso arrivati allo sprint e tra i corridori che hanno lasciato il segno in questo particolare finale di gara spiccano i nomi di due velocisti particolarmente dotati come il norvegese Thor Hushovd e il tedesco Erik Zabel. Il tratto successivo allo scollinamento è, infatti, poco tortuoso così come poco pendente è la discesa dal Castillo e così il gruppo all’inseguimento potrà agevolmente andare a riacciffuare coloro che si saranno lanciati in avanscoperta sul tratto in salita.

8a TAPPA: HELLÍN – XORRET DE CATÍ “Costa Blanca Interior” (199.5 Km)

In apertura avevamo segnalato che gli arrivi in salita ufficiali saranno in numero di otto, ma non è nemmeno sbagliato affermare che questi siano nove. L’intruso è proprio quello di Xorret de Catí, dove 3 Km di discesa dopo l’ultimo scollinamento sicuramente non basteranno per “smorzare” gli effetti della precedente e ripidissima ascesa omonima, parente stretta delle brevi verticali a doppia cifra di pendenza, come quella affrontata poco giorni prima sopra Alcossebre: nei 3,4 Km precedenti il gran premio della montagna s’incontreranno inclinazioni da “urlo”, con una media del 12,4% e massime che raggiungono il 22%, numeri che il Giro di Spagna ha già affrontato in cinque occasioni, la prima nel 1998 quando questo traguardo fu tenuto a battesimo dall’indimenticato José Maria Jiménez. Chi segue anche le corse ciclistiche “minori” ricorderà anche che l’ultima competizione qui giunta è stata, invece, la tappa regina dell’edizione 2016 della Vuelta Valenciana, conquistata – assieme alla classifica finale – dall’olandese Wout Poels.

9a TAPPA: ORIHUELA “Ciudad del Poeta Miguel Hernández” – CUMBRE DEL SOL / EL POBLE NOU DE BENITATXELL (174 Km)

Il secondo week-end di gara si conclude con un altro arrivo in salita, stavolta reale, che riporterà la carovana del Vuelta sulle aspre rampe del Puig Llorença, assaggiate per la prima volta due anni fa quando, correndo anche in quell’occasione la nona frazione, vi s’impose l’olandese Tom Dumoulin. Quel giorno l’ascesa conclusiva fu ripetuta due volte e sarà così anche stavolta perché gli organizzatori hanno riproposto esattamente lo stesso circuito di una quarantina di chilometri che caratterizzò il finale della frazione conquistata dal vincitore del recente Giro d’Italia. La prima scalata, terminando poco sotto il luogo dove sarà collocato il traguardo, sarà leggermente più corta di quella conclusiva ma i tronconi più difficili saranno affrontati in entrambi i passaggi, essendo il picco al 21% collocato nella prima parte dell’ascesa che, nella versione “estesa”, è lunga 4 Km e ha una pendenza media del 9,1%.

Mauro Facoltosi

Lo scenario nel quale si concluderà la frazione di Xorret de Catí, uno dei finali più impegnativi di questa edizione della Vuelta (www.alicantenatura.es)

Lo scenario nel quale si concluderà la frazione di Xorret de Catí, uno dei finali più impegnativi di questa edizione della Vuelta (www.alicantenatura.es)

AGOSTO, VACANZE MIE NON TI CONOSCO!

luglio 28, 2017 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Non vanno in vacanza i corridori ad agosto. Il mese delle ferie dei “comuni mortali” per i “forzati del pedale” è quello della Vuelta di Spagna e delle brevi corse a tappe che l’anticipano. Nella prima metà del mese se ne concentreranno ben cinque, per tutti i gusti: chi ama le salite punterà sulla Tour of Utah o sulla Vuelta a Burgos, mentre chi preferirà un approccio meno “aggressivo” avrà l’imbarazzo della scelta tra le strade della Polonia, della Norvegia o, ancora, quelle delle classiche del Nord, che si ritroveranno in occasione del BinckBank Tour.

Agosto è, per i più, il mese delle ferie. Ma non lo è certo per i professionisti del pedale, le cui agognate vacanze arriveranno solo in autunno, una volta terminata la stagione, ed ora si accingeranno ad affrontare una serie di brevi ma interessanti corse a tappe che faranno da “trait d’union” tra il Tour de France e la Vuelta a España, la cui 72a edizione scatterà sabato 19 agosto da Nîmes.

Quando ancora il mese di luglio non avrà chiuso i battenti – sabato 29, appena sei giorni dopo la conclusione della Grande Boucle – scatterà il Giro di Polonia, corsa che schiererà al via tra gli altri “big” il campione del mondo Peter Sagan, reduce dall’espulsione dal Tour, e il nostro Vincenzo Nibali. Non appare, però, molto adatto allo “Squalo dello Stretto” il percorso della corsa polacca, comunque intrigante perché gli organizzatori sono riusciti a imbastire un tracciato non banale nonostante la mancanza di grandi salite in terra di Polonia. Anche per questo motivo s’è optato per la cancellazione dal percorso della tappa a cronometro dell’ultimo giorno, che si disputava dal 2013 in quel di Cracovia. Quest’ultima ospiterà stavolta la giornata d’apertura con una breve frazione in circuito di 137 che dovrebbe terminare allo sprint, poi l’indomani si disputerà una nervosa tappa di 142 Km disegnata tra Tarnowskie Góry – centro che festeggia nel 2017 l’ingresso delle sue miniere di piombo, argento e zinco nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO – e la città di Katowice, dove si affronterà un circuito di 17,5 Km che sarà ripetuto tre volte e che non proporrà nemmeno un metro di pianura. Prima giornata interessante per chi punta alla classifica sarà la terza, quando si percorreranno i 161 Km che da Jaworzno conducono alla stazione sciistica di Szczyrk, dove si giungerà dopo aver affrontato quattro ascese classificate di prima categoria, anche se i loro “numeri” sarebbero più da seconda: ai fini del risultato di tappa i giochi dovrebbero aver luogo sull’ultimo GPM, quello del Passo Salmopolska (927 metri, 6 Km al 6,2%), dalla cui cima mancheranno una dozzina di chilometri al traguardo, posto in cima a un breve ma arcigno muro lungo quasi un chilometro e caratterizzato da una pendenza media superiore al 12%. La successiva frazione da Zawiercie a Zabrze sarà la più lunga (238 Km) ma, di là di quest’aspetto, anche la più facile di tutte poichè, tolti i saliscendi che movimentano i primi 50 Km, si snoderà quasi totalmente in pianura. Le tre frazioni rimanenti saranno quelle decisive, introdotte dalla tappa che partirà da Nagawczyna per concludersi dopo 130 Km a Rzeszów, il capoluogo della Precarpazia, dov’è previsto un circuito finale di 28 Km con la salita di Łany (2a categoria) da ripetere due volte, ma da due versanti differenti. Le ultime due frazioni costituiscono punti fissi della corsa polacca a cominciare dall’arrivo nella principale stazione invernale dello stato, quella Zakopane dove si giungerà dopo esser partiti dalle celebri miniere di sale di Wieliczka e aver percorso 199 Km, lungo i quali spiccano 5 GPM di 1a categoria: a decidere la corsa saranno verosimilmente le salite di Bustryk (1002 metri, 4,5 Km al 6,2%) e di Butorowy Wierch (1124 metri, 4,8 Km al 6,1%) perché, oltre ad essere le più impegnative, saranno anche quelle più vicine al traguardo con la vetta dell’ultima situata a 9 Km dalla linea d’arrivo, disegnata al termine di un tratto conclusivo in leggero falsopiano. Quasi sicuramente il nome del vincitore del 74° Giro di Polonia lo conosceremo solo il giorno dopo, al termine della conclusiva tappa che si snoderà attorno alla località termale di Bukowina Tatrzańska, dove lo scorso anno la frazione “regina” della corsa, allora prevista al penultimo giorno di gara, fu annullata a causa del maltempo che aveva reso impraticabili le strade. Il percorso non è lo stesso di dodici mesi fa, una vera e propria “grandinata” di brevi ascese (15 in 194 Km), ma sarà ugualmente molto complicato perché in 132 Km si dovranno superare sei salite ufficiali di 1a categoria, alle quali aggiungere quella che condurrà al traguardo, da ripetere due volte, presenza fissa nel tracciato del Tour de Pologne dal 2010.

Sempre alla fine di luglio, proprio il 31 per la precisione, i riflettori del circo mediatico del ciclismo si accenderanno anche oltreoceano poiché negli USA si disputerà la 13a edizione del Tour of Utah, corsa dove alle difficoltà tipiche delle gare disegnate a favore degli scalatori si aggiungeranno quelle dovute alle alte quote perché in tre delle sette tappe previste si supereranno abbondantemente i duemila metri. Si comincerà a salire sin dalla prima tappa che proporrà la doppia ascesa verso i quasi 2400 metri del Logan Canyon, affrontata prima dal versante di Logan – la cittadina che ospiterà partenza e arrivo di questa prima frazione – e poi da quello più impegnativo di Garden City (10,3 Km al 5,4%), in cima al quale si scollinerà quando al traguardo mancheranno 60 dei 212 Km previsti. Il giorno successivo si disputerà il primo dei tre arrivi in salita, che vedrà i corridori arrampicarsi verso la stazione sciistica di Snowbasin Resort, dove si farà tappa dopo aver percorso 152 Km e superate le salite di Sardine Canyon (1793 metri, 11,9 Km al 3,6%) e di North Ogden Divide (1879 metri, 4 Km al 9,6%) prima dell’ascesa finale, costituita da due rampe non particolarmente impegnative separate da una breve discesa intermedia. La prima delle due tappe “forti” sarà, l’indomani, la cronoscalata del Big Cottonwood Canyon, 9 Km per giungere sino alla ski area di Brighton, a poco più di 2600 metri di quota, dopo aver affrontato una pendenza media complessiva (su 8 Km) del 5,4%. Le due frazioni successive (circuito di South Jordan e Layton – Bountiful) si svolgeranno a quote più basse e rappresenteranno entrambe succulente occasioni per i cacciatori di tappe e i finisseur poi entrerà in scena il tradizionale “giudice” del Tour of Utah, anche nel 2017 costituito dall’ascesa ai 2446 metri di Snowbird, la più difficile della corsa in virtù dei suoi 12 Km al 7,1%, proposta al termine di una frazione lunga soli 99 Km e che proporrà poco dopo la partenza anche la salita ai 2455 metri dell’American Fork Canyon. Infine, l’atto conclusivo della corsa sarà una tappa-passerella interamente disegnata sulle strade della celebre Salt Lake City ma che potrebbe anche non essere il classico epilogo allo sprint per la presenza di alcuni, seppur lievi, dislivelli e perché l’arrivo sarà posto al termine di un breve zampellotto.

Contemporaneamente a queste due gare in Spagna si svolgerà la 39a edizione della Vuelta a Burgos che prenderà il via martedì primo agosto con una tappa di 151 Km che prevede partenza e arrivo nella città titolare della corsa, percorso prevalentemente pianeggiante e traguardo fissato in cima allo strappo del castello di Burgos, da prendere di petto due volte negli ultimi 10 Km e che dovrebbe costuire un invito a nozze per i finisseur, anche se potrebbero dire la loro pure i velocisti che sanno resistere a queste rampe finali (come lo spagnolo Lobato, che si impose su questo traguardo nel 2015). La prima occasione “pura” per gli sprinter arriverà al termine della facile seconda frazione, da Oña a Belorado per 153 Km, poi si disputerà la prima delle due tappe di montagna, che scatterà dal complessivo carsico di Ojo Guareña per concludersi dopo 173 Km – massima distanza prevista in questa edizione della corsa iberica – con l’inedito arrivo in salita al Picón Blanco: il traguardo sarà collocato a 1486 metri di quota, dopo aver affrontato un’ascesa lunga 8 Km e caratterizzata da una pendenza media dell’8,9%. La penultima tappa che condurrà il gruppo dalle cantine Bodegas Nabal di Gumiel de Izán all’area archeologica della colonia romana di Clunia Sulpicia, presso Peñalba de Castro, è una sorta di fotocopia della prima frazione con il percorso pressochè privo di difficoltà e i chilometri finali in leggera ascesa verso il traguardo. L’ultimo giorno l’appuntamento sarà con la salita simbolo della breve corsa spagnola, quella che conduce alle Lagunas de Neila e che dal 2008 – con l’eccezione del 2014 – ospita l’approdo della decisiva frazione conclusa, che quest’anno scatterà dal Comunero de Revenga e terminerà dopo appena 136 Km ai 1824 metri del luogo dove nel 1998 si concluse anche una tappa della Vuelta di Spagna vinta dall’indimenticato José Maria Jiménez, percorsi 13,3 Km al 5,8% e con le pendenze più rilevanti concentrate negli ultimi 2500 metri che salgono al 10,3% medio.

Pochi giorni dopo la conclusione di questa prima terna di corsa il calendario internazionale segnala una corsa a tappe all’apparenza inedita, iscritta nell’UCI World Tour (così come il Polonia): il BinckBank Tour. In realtà questa è semplicemente la nuova denominazione della gara che fino all’anno scorso si è chiamata Eneco Tour e che è nata nel 2005 dall’evoluzione dello scomparso Giro dei Paesi Bassi in una sorta del Giro del Benelux a metà, perché la corsa nei suoi primi dodici anni di vita s’è sempre disputata a cavallo di Olanda e Belgio, tagliando completamente fuori il Lussemburgo. Cambia il nome della gara, dunque, ma non l’aspetto tecnico della stessa, che vivrà le sue fasi salienti nella parziale riproposizione di alcune delle rotte di tre grandi classiche del nord, l’Amstel, la Liegi e il Fiandre. A dare il “la” alla corsa sarà una frazione totalmente pianeggiante da disputarsi tra Breda e Venray, 180 Km non privi d’insidie perché a queste latitudini la mancanza di elevazioni espone più che altrove all’azione del vento con il concreto rischio d’incappare in ventagli che “ingabbino” anche pesci grossi della classifica. Tutta in pianura si svolgerà anche la seconda tappa, decisamente più selettiva della precedente anche se non si potranno scavare enormi distacchi nei 9 Km della cronometro individuale prevista sulle strade di Voorburg, rese comunque “spigolose” dalla presenza di oltre venti curve. L’indomani la corsa traslocherà temporaneamente dai Paesi Bassi al Belgio per un’altra frazione destinate alle ruote veloci e che si correrà sulla distanza di 186 Km tra Blankenberge e Ardooie, comune fiammingo che è presente nel tracciato dell’ex Eneco sin dalla quarta edizione (2008), sempre come arrivo di tappa. Sulle strade belghe si svolgerà interamente anche la quarta giornata di gara, in circuito per 155 attorno a Lanaken e ancora votata ad un arrivo allo sprint, poi si tornerà in terra d’Olanda per la prima delle tre frazioni altimetricamente più impegnative, che, considerata la brevità della cronometro affrontata pochi giorni prima, decideranno le sorti della classifica generale. Saranno le strade annualmente percorse all’Amstel Gold Race a essere solcate nel corso della tappa n° 5, che partirà da Sittard-Geleen – cittadina che è stata sede in tappa in tutte e dodici le edizioni finora disputate – per farvi ritorno dopo aver percorso 165 Km e scavalcato 19 “côtes”, la più celebre delle quali è il Cauberg (800 metri all’8%), che però sarà del tutto ininfluente collocata com’è a soli 43 Km dalla partenza: le più interessanti in chiave vittoria di tappa e classifica saranno la Bergstraat (1 Km al 7%) e il cortissimo strappo della Weg langs Stammen, 350 metri all’8% su strada molto molto stretta che sarà affrontato due volte, la prima a 49 Km dall’arrivo e la seconda quando di chilometri al traguardo ne mancheranno 12, all’interno dei quali s’incontreranno altre due brevi zampelotti (700 metri al 4,5% ai – 8 e 400 metri al 4% ai – 6 Km). Sbarcato definitivamente sulle strade del Belgio, il 12 agosto il BinckBank Tour proporrà quello che è il “tappone” dell’edizione 2017, sia per il chilometraggio, sia per l’altimetria. Infatti, i quasi 200 Km della Riemst-Houffalize si disputeranno nelle Ardenne affrontando 14 salite e incrociando il percorso della Liegi-Bastogne-Liegi esclusivamente in corrispondenza della breve ma durissima Côte de la Ferme Libert (1,2 Km al 12,1%), che è stata affrontata per la prima volta nell’ultima edizione della Doyenne e che stavolta sarà superata a un centinaio di chilometri dalla conclusione. Più vicina al traguardo sarà la non meno scoscesa Côte Saint-Roch (1 Km all’11%) che sarà superata all’inizio del circuito finale di 29 Km che poi proporrà nelle fasi finali la Côte de Rue de le State (1,2 Km al 3%) e poi quella del Vieux Chemin (400 metri al 5%). Dopo la partenza da Essen, infine, la tappa conclusiva si concluderà per il sesto anno consecutivo nel comune fiammingo di Geraardsbergen, famoso in campo ciclistico perché vi si trova il tremendo Grammont, il muro simbolo del Giro delle Fiandre che i corridori dovranno ripetere due volte nel circuito che chiuderà questa frazione lunga complessivamente 186 Km e che proporrà anche il Bosberg, con l’ultimo passaggio in vetta al “Kapelmuur” quando mancheranno 25 Km al traguardo.

Ultima corsa a tappe di un certo livello prima della partenza della Vuelta sarà l’Arctic Race of Norway, ovvero il Giro della Norvegia Artica, che si disputerà dal 10 al 13 agosto. Giunta alla 5a edizione, la corsa scandinava non proporrà grandissime difficoltà ma frazioni dai finali nervosi che vedono favoriti per la vittoria finale gli uomini delle sparate brevi e violente, i “finisseur”, mentre si annuncia impegnativo ripetersi per Gianni Moscon, che lo scorso anno s’impose grazie alla vittoria nella tappa con arrivo in salita, presente anche in questa edizione ma che prevede un’ascesa finale molto più facile rispetto a quella affrontata dodici mesi fa. Sulla distanza di 156 Km, il primo atto della corsa organizzata da ASO – lo stesso gruppo che “imbandisce” il Tour de France – sarà una frazione che dal piccolo villaggio di pescatori di Engenes, situato sull’isola di Andørja, condurrà il gruppo a Narvik, attorno alla quale si dovrà effettuare un circuito di 10,5 Km che proporrà la principale insidia altimetrica di giornata, la salita verso Skistua Summit, 2300 metri al 6,6% che si concluderanno a 5,5 Km dal traguardo, a sua volta collocato in vetta a un breve strappo. L’unica occasione ai velocisti sarà offerta al termine della seconda frazione, 184,5 Km per andare da Sjøvegan a Bardufoss dove il traguardo sarà collocato sulla pista dell’aeroporto che ospita la Sesta Divisione dell’Esercito Norvegese. La terza tappa sarà quella dell’arrivo in salita, parte integrante del tracciato dell’Arctic Race fin dalla seconda edizione, quando lo sloveno Špilak si impose a Kvænangsfjellet; l’anno successivo a Målselv sarà il belga Hermans a trionfare poi arriverà la citata affermazione di Moscon a Korgfjellet, percorsa un’ascesa lunga 9 Km e caratterizzata da una pendenza media del 6,4%. Come segnalato in precedenza, stavolta il finale sarà meno favorevole agli scalatori perché, dopo la partenza da Lyngseidet si arriverà in 185,5 Km a Finnvikdalen, dopo aver affrontato una salita finale di 4 km al 5,5% il cui scollinamento coinciderà con lo striscione dell’ultimo chilometro, anche se poi la strada continuerà a salire in maniera ancor più blanda verso il traguardo. A due giorni da Ferragosto la corsa vivrà il suo gran finale sulle strade di Tromsø, palcoscenico di una nervosa frazione di 160,5 Km interamente tracciata in circuito, composta da un primo anello prevalentemente snello e da un secondo di 13 Km che dovrà essere ripetuto tre volte e che porterà a superare prima l’ascesa di Røstbakken (1,3 Km al 7,5%) e poi quella di Prestvannet, gemella della precedente sotto l’aspetto dei “numeri” e che è piazzata a soli 3 Km dal traguardo.

E poi verrà l’ora di “bailare” il Ritmo Vuelta!

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

GIRO DI POLONIA

www.tourdepologne.pl/en

TOUR OF UTAH

www.tourofutah.com

VUELTA A BURGOS

www.vueltaburgos.com/es

BINCKBANK TOUR

www.sport.be/binckbanktour/2017/nl

ARCTIC RACE OF NORWAY

www.letour.fr/arctic-race-of-norway/2017/us

VUELTA DI SPAGNA

www.lavuelta.com

Lo scollinamento del muro di Grammont, che ad agosto tornerà ad accogliere il grande ciclismo durante la frazione conclusiva del BinckBank Tour (foto greggranato.files.wordpress.com)

Lo scollinamento del muro di Grammont, che ad agosto tornerà ad accogliere il grande ciclismo durante la frazione conclusiva del BinckBank Tour (foto greggranato.files.wordpress.com)

Pagina successiva »