STAGIONE 2019, MARZO ERA (ED È ANCORA) IL MESE DELLA SANREMO

marzo 10, 2019 by Redazione  
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Non c’è più solo la Milano-Sanremo a calamitare le attenzionI degli appassionati nel mese di marzo e la fama acquisita in sole tredici edizioni dalle Strade Bianche lo testimonia. Anche Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico in queste ultime stagioni hanno acquisito maggiore autonomia rispetto alla Classicissima, smettendo i panni di mere gare di preparazione alla Sanremo, quest’anno in calendario il 23 marzo. E poi, per continuare il discorso corse a tappe, nell’ultima decade si disputeranno anche il Giro della Catalogna e la Settimana Internazionale di Coppi e Bartali.

Marzo era il mese della Milano-Sanremo e lo è ancora, non preoccupatevi. Ma da alcune stagioni è diventato anche il mese della Parigi-Nizza e della Tirreno-Adriatico, corse che tradizionalmente erano considerate come apripista della Classicissima ma che da una decina d’anni hanno smesso di vivere solamente della luce riflessa della Sanremo per elevarsi al rango di corse a tappe tra le più prestigiose della stagione, prendendo a camminare con le proprie gambe. Tutta “colpa” degli organizzatori della Tirreno che, nel tentativo (riuscito) di accaparrarsi i migliori big del pedale al via, hanno via via infarcito di difficoltà il tracciato della loro gara introducendo tappe a cronometro e frazioni di montagna, facendo della “Corsa dei Due Mari” una sorta di Giro d’Italia in miniatura. Gli organizzatori della Parigi-Nizza non sono stati certo a guardare e hanno tentato di rimediare inizialmente imboccando una strada diametralmente opposta a quella della Tirreno, “spogliando” il più possibile dalle difficoltà il tracciato della corsa francese, salvo poi capire che era meglio ricalcare le rotte intraprese dagli italiani e così da alcune edizioni anche alla “Corsa del Sole” sono tornate a detter legge le prove contro il tempo e le salite.

Nel 2019 ci sarà, però, un clamoroso colpo di scena perché Mauro Vegni ha fatto un inatteso “dietro-front” e dalla 54a edizione della Tirreno-Adriatico ha escluso le montagne, sostituendole con un paio di tappacce di collina che, a detta di Ivan Basso che ha testato la frazione di Recanati, saranno comunque decisive e per controbatterle potrebbero non bastare i quasi 31 km da percorrere a cronometro. I primi 21.5 saranno quelli della cronosquadre del giorno d’apertura, prevista mercoledì 13 marzo sul velocissimo tracciato di Lido di Camaiore, lo stesso che ha “lanciato” le ultime tre edizioni della Tirreno e sul quale si è sempre imposta la BMC, la formazione statunitense che quest’anno ha cambiato affiliazione e sponsor divenendo il polacco CCC Team. Il giorno successivo si partirà da Camaiore alla volta di Pomarance, traguardo collinare posto al termine di un’ascesa lieve – 8.3 Km al 3.6% – che potrebbe, però, già ispirare i grandi campioni al via, come accadde nel 2017 quando in questo piccolo centro della provincia di Pisa s’impose il futuro vincitore del Tour de France Geraint Thomas con una manciata di secondi su Tom Dumoulin e Peter Sagan. Grosse sorprese, invece, non dovrebbero esserci l’indomani perché la frazione con arrivo a Foligno sarà una delle meno impegnative di questa edizione, destinata ai velocisti alla vigilia delle due attese tappe dei muri marchigiani. Nel volgere di 48 ore se ne dovranno affrontare ben dieci, i primi tre dei quali lungo la strada che condurrà a Fossombrone: su quello di Villa del Monte (1000 metri all’11.7%) si salirà a una novantina di chilometri dal traguardo, mentre l’ascesa dei Cappuccini (2.8 Km al 10.6%) dovrà essere ripetuta due volte nel breve circuito finale, con l’ultimo passaggio collocato a 5.6 Km dal traguardo e, in entrambi i muri, pendenze massime del 19%. Come anticipato, sarà la successiva Colli sul Metauro – Recanati a monopolizzare le attenzioni di chi punterà al successo per la presenza dei rimanenti sette muri, concentrati nel circuito finale: per tre volte si dovrà superare quello di San Pietro (max 20%) mentre un passaggio in più ci sarà su quello di Porta d’Osimo, 1200 metri al 13.9% (max 19%), che terminerà a circa 2 Km dal traguardo, a sua volta posto al termine di un tratto in ascesa. Si tratta di un tracciato che ricorda molto – anche se in quell’occasione non c’erano muri da scalare – quello tormentato della tappa terminata nella vicina Loreto al Giro d’Italia del 1995 e che si concluse con il successo di Tony Rominger, l’asso elvetico che quell’anno dominò la Corsa Rosa stracciando la concorrenza. Altri dislivelli (pedalabili) caratterizzeranno le fasi iniziali della successiva Matelica – Jesi, ma l’assenza di sensibili difficoltà negli ultimi 50 Km deporranno a favore di un secondo arrivo allo sprint, anche se qualche velocista potrebbe non digerire la lieve pendenza del chilometro conclusivo (2.1%). Se i muri non saranno stati risoluturi a decretare il nome del successore di Michał Kwiatkowski sarà la tradizionale cronometro dell’ultimo giorno, 10 Km da percorrere in andata e ritorno sul lungomare di San Benedetto del Tronto, atto conclusivo della Tirreno da 10 anni a questa parte, finora risultata determinante solamente nel 2012, quando Vincenzo Nibali riuscì a togliere proprio in extremis la maglia azzurra allo statunitense Chris Horner.

Dopo avervi illustrato il programma della “Corsa dei due mari” riavvolgiamo il nastro del calendario per tornare indietro fino a domenica 10 marzo, giorno nel quale salperà la Parigi-Nizza, la cui 77a edizione si comporrà di otto frazioni (una in più rispetto alla Tirreno), delle quali una di montagna, una a cronometro, due di media montagne e le restanti quattro destinate ai velocisti. Sarà proprio uno sprinter il primo a vestire la maglia gialla di leader della classifica a Saint-Germain-en-Laye, sede di partenza e arrivo della prima frazione, un circuito di 138.5 Km movimentato negli ultimi 30 Km da una “côte” di terza categoria e da due traguardi volanti che metteranno in palio abbuoni validi per la classifica. Anche le successive due frazioni (la seconda da Les Bréviaires a Bellegarde, la terza da Cepoy a Moulins / Yzeure) avranno per protagonisti i velocisti grazie a percorsi più filanti rispetto a quello della tappa d’apertura, anche se stavolta potrebbe entrare in gioco l’incognita vento, spesso in agguato nelle lande pianeggianti a sud della capitale francese. Il giorno della partenza della Tirreno si disputerà in terra di Francia una frazione che, pur senza muri, ricorda molto le tappe marchigiane grazie ai continui saliscendi che s’incontreranno negli ultimi 60 Km della Vichy – Pélussin, la tappa più lunga della Parigi-Nizza 2019 (212 Km totali), che proporrà un dislivello complessivo quasi identico a quello della giornata di Recanati (2900 metri circa): il tratto più impegnativo sarà rappresentato dai quasi 2 Km all’8.5% della Côte de Condrieu, collocata a circa 43 Km dall’arrivo e seguita da altre due ascese, l’ultima delle quali (Côte de Chavanay, 3.1 Km al 4.9%) sarà seguita da un tratto in lieve salita di poco meno di 10 Km che terminerà alle porte del traguardo. Si tratterà di una frazione molto delicata anche perché precederà la prima tappa a “cinque stelle” di questa edizione della corsa transalpina, la cronometro individuale di Barbentane che vedrà i corridori percorrere un circuito di 25 Km quasi del tutto pianeggiante, con le sole intrusione della breve e pedalabile “Montée de Frigolet” (1 Km al 4.2%) e dell’ancora più corto strappo che condurrà al traguardo. L’indomani i 176 Km che conduranno il gruppo da Peynier a Brignoles dovrebbero costituire l’ultima occasione per i velocisti, nonostante le difficoltà altimetriche che costellano gli ultimi 70 Km, poi nelle ultime due giornate di gara i protagonisti torneranno a essere i primattori della Parigi-Nizza 2019, in particolare nella frazione che scatterà da Nizza per arrivare fino ai 1607 metri del Col de Turini. Si tratterà del secondo arrivo di tappa più alto della storia della corsa francese, che si raggiungerà dopo aver affrontato una salita di 15.3 Km al 7.2% di pendenza media e aver superato altre cinque ascese. Se tutto ciò non dovesse bastare sarà la conclusiva frazione di Nizza a rivelarsi determinante, nonostante l’aspetto di media montagna, come accaduto lo scorso anno con il “ribaltone” che portò al vertice della classifica lo spagnolo Marc Soler per appena 4 secondi e come si rischiò nelle precedenti due edizioni, che videro rispettivamente salvare la rispettiva leadership per un amen il colombiano Sergio Henao nel 2017 e Geraint Thomas nel 2016: come dodici mesi fa il ruolo di giudice spetterà al Col des Quatre Chemins (5.5 Km al 5.5%), da scavalcare a poco più di 8 Km dal traguardo e preceduto dai 6.6 Km al 6.8% della Côte de Peille e dai 1600 metri all’8.1% del Col d’Èze, salita simbolo della Parigi-Nizza.

Il tempo di consegnare alla storia la Milano – Sanremo – prevista il 23 marzo sul tracciato tradizionale che inanella Turchino, i capi dell’Aurelia, Cipressa e Poggio – e due giorni dopo i riflettori s’accenderanno su di un’altra corsa a tappe targata World Tour perché il 25 sarà prevista la partenza della 99a edizione della Volta Ciclista a Catalunya, che quest’anno si presenterà con una “veste” inedita, quella di corsa targata ASO. È cambiato il padrone del vapore, dunque, ma non l’aspetto tecnico della corsa spagnola, la cui edizione 2019 può essere considerata quasi una fotocopia dell’ultima disputata essendo stati confermati entrambi i traguardi delle tappe di montagna, quello onnipresente della Molina e quello di Vallter 2000, che lo scorso anno saltò a causa della neve. Salite saranno presenti fin dalla prima tappa di Calella che prevede le ascese al Port de Santa Fe del Montseny (1304 metri, 18.6 Km al 5.4%) e al Coll Formic (1132 metri, 7.3 Km al 5%), anche se alla fine potrebbe arrivare la vittoria di un velocista come accadde nel 2017 quando, su questo stesso traguardo e al termine di un tracciato molto simile, a imporsi fu l’italiano Davide Cimolai davanti al francese Bouhanni. Stesso discorso per la seconda frazione da Mataró a Sant Feliu de Guíxols, anche se in quest’occasione i finisseur potrebbero dire la loro grazie alla pendenza del 3.8% che caratterizza gli ultimi 1000 metri, ai quali si giungerà 24 km dopo aver scavalcato la principale difficoltà altimetrica di giornata, l’Alt de Romanyà (4.6 km al 5.6%). Entreranno quindi in scena gli uomini di classifica nella prima delle due frazioni pirenaiche, quella dell’approdo ai 2150 metri della stazione di sport invernali di Vallter 2000, dove in passato si sono imposti Nairo Quintana nel 2013 e Tejay van Garderen nel 2014 mentre lo scorso anno, come ricordavamo sopra, furono tagliati gli impegnativi 11 km dell’ascesa finale, che sale al 7.7% di pendenza media. Il giorno successivo era in programma la tappa LlanarsLa Molina, che si svolse sul tracciato prestabilito e che è stata confermata anche nel 2019 ma con un’aggiunta: per “pararsi” le spalle in caso di un altro taglio di Vallter – sempre possibile, viste la quota e la stagione – gli organizzatori hanno raddoppiato l’ascesa finale (12.2 Km al 4.4%), come il solito preceduto dal passaggio ai quasi 2000 metri del Port de la Creueta (18.6 Km al 5.5%). Lasciata la scena agli scalatori i velocisti torneranno a calcare il palcoscenico del Giro della Catalogna nelle due successive frazioni, la prima disegnata tra Puigcerdà e Sant Cugat del Vallès (con i quasi 1800 metri della Collada de Toses da affrontare in partenza che potrebbe rimanere nelle gambe di qualche sprinter) e la seconda prevista da Valls a Vila-seca. Domenica 31 marzo l’atto terminale della corsa iberica si svolgerà come tradizione sulle strade di Barcellona, dove si dovranno compiere otto giri del celebre circuito del Montjuïc, con l’omonimo “alto” di 2.2 Km al 5.3% sul quale si scollinerà l’ultima volta a 4.3 Km dal traguardo e che potrebbe rivelarsi fondamentale se si sarà usciti dalla due giorni pirenaica con una classifica ancora instabile.

Alla fine del mese si tornerà a pedalare in Italia con la 19a edizione della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, che quest’anno tornerà a disputarsi nel formato di cinque tappe che era “abbandonato” nel 2014. Al momento dancora non si conosce il tracciato della competizione – che, comunque, dovrebbe ancora partire da Gatteo, come negli ultimi anni, e v’invitiamo a seguirci nelle prossime settimane per l’aggiornamento dell’articolo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLA CORSE

PARIGI-NIZZA

www.paris-nice.fr/en/

TIRRENO-ADRIATICO

www.tirrenoadriatico.it/

MILANO-SANREMO

www.milanosanremo.it

VOLTA CICLISTA A CATALUNYA

www.voltacatalunya.cat/ca

SETTIMANA INTERNAZIONALE DI COPPI E BARTALI

www.gsemilia.it

Nizza, Promenade des Anglais

Nizza, Promenade des Anglais

STAGIONE 2019, UN FEBBRAIO CORTO MA INTENSO

gennaio 25, 2019 by Redazione  
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In 28 giorni – anche qualcuno in più strabordando tra gennaio e marzo – il mese di febbraio concentra già una trentina d’importanti appuntamenti del calendario ciclistico, che vede il debutto del gruppo in Europa. La maggior parte delle corse organizzate nel vecchio continente nel secondo mese dell’anno si svolgeranno in Spagna, ma si comincerà “timidamente” a correre anche in Francia e in Italia, mentre i paesi extraeuropei saranno ancora protagonisti con la Vuelta Colombia 2.1 e le corse arabe.

Sarà anche il mese più corto che ci sia, ma i 28 giorni di febbraio sembrano non finire mai per l’appassionato di ciclismo grazie alle quasi 30 gare – tra corse in linea e a tappe – concentrate in questa fase dell’anno. Qui ci limiteremo a presentarvi gli appuntamenti principali, comunque non pochi, che propone il calendario, per il quale il mese inizia con un giorno d’anticipo perché è fissata al 31 gennaio la partenza della prima corsa europea del 2019, la Challenge Ciclista Mallorca, gara a tappe atipica perché non è prevista nessuna classifica generale mentre i corridori possono scegliere a quale delle cinque frazioni prendere il via. Giunta alla sua 28a edizione, la corsa organizzata alle Baleari quest’anno presenterà un tracciato più impegnativo del solito per la scelta di inasprire il percorso inserendo un arrivo in salita, pur se non difficile, e raddoppiando la tradiziona ascesa al Puig Major, mentre ai velocisti rimarranno i bruscolini della frazione conclusiva. Si comincerà con i 177 Km del “Trofeo Ses Salines-Campos-Porreres-Felanitx”, solitamente preda per gli sprinter ma non sarà così stavolta perché sarà questa la tappa dell’arrivo in salita, posto in vetta al Puig de Sant Salvador, percorsi 5 Km al 6.2% di pendenza media. Il giorno dopo nel corso del “Trofeo Andratx-Lloseta” (172 Km) si salirà per la prima volta sul Puig Major, la montagna più alta dell’isola di Maiorca, affrontandola dal versante più impegnativo (851 metri, 14 Km al 6%) a una cinquantina di chilometri dal traguardo. Seguirà l’appuntamento con il “Trofeo Serra de Tramuntana”, vero e proprio tappone in miniatura perché in 140 Km dovranno essere superate sette salite, con il ritorno sul Puig Major (dal lato più facile) e il Coll den Bleda (4.2 Km al 5.1%) da affrontare quale ultima difficoltà di gara a 5 Km dal traguardo di Deià. Come il solito sarà il “Trofeo Playa de Palma-Palma” a chiudere la corsa spagnola, che terminerà sul lungomare di Palma di Maiorca dopo quasi 160 Km che prevedono l’unica salita a 34 Km dall’arrivo e un circuito conclusivo di 11 Km che dovrà essere ripetuto una volta.
Dopo la Spagna il ciclismo si risveglierà dal letargo anche in Francia dove, dopo il Grand Prix Cycliste la Marseillaise del 3 febbraio, il sette del mese scatterà la prima corsa a tappe transalpina dell’anno, l’Étoile de Bessèges, dove si assisterà a un cambio di rotta esattamente inverso rispetto a quello intrapreso dagli organizzatori della challenge maiorchina. Se nel cuore del Mediterraneo si era optato per un indurimento del tracciato, al contrario la corsa francese è stata nettamente addolcita togliendo un giorno di gara e piallando il più possibile le prime tre frazioni, che saranno terreno di conquista per i velocisti, mentre è stata confermata la cronometro dell’ultimo giorno, quest’anno unica tappa decisiva. Si comincerà con una frazione di 145 Km che vedrà i corridori pedalare da Bellegrade a Beaucaire transitando per due volte sulla modesta Côte de la Tour (700 metri al 5.8%), da superare l’ultima volta a 45 Km dall’arrivo. 158 Km misurerà la seconda tappa, che da Saint-Geniès-de-Malgoirès porterà il gruppo a La Calmette, dove si giungerà dopo aver affrontato un altro tracciato privo di grandi difficoltà. Anche la tappa “titolare” della corsa, disegnata per 158 Km attorno a Bessèges, non dovrebbe sfuggire al controllo delle squadre degli sprinter poichè l’ascesa al Col de Trélis (3 Km al 6.1%), della quale venivano solitamente proposti più passaggi, dovrà esser scavalcata una sola volta e subito dopo il via, non incontrando poi più grandissime difficoltà altimetriche fino al traguardo: non possono, infatti, essere ritenuti rilevanti i 5.5 Km al 3% della Côte de Méjannes-le-Clap da scavalcare a 60 Km dall’arrivo e nemmeno lo strappo di mille metri al 6% che s’incontrerà ai meno 16. Così il nome del 49° vincitore dell’Étoile lo conosceremo solo al traguardo della conclusiva cronometro individuale in programma sulle strade di Alès, 11 Km pianeggianti fino ai piedi dell’ascesa verso il belvedere dell’Ermitage, un chilometro e 700 metri al 7,5% che sanciranno il nome del successore di Tony Gallopin, che lo scorso anno fece l’en plein portandosi a casa sia la vittoria di tappa, sia il successo in classifica generale.
Ci si sposterà nuovamente in Spagna per la 70a edizone della Volta a la Comunitat Valenciana, nella quale il campione del mondo in carica Alejandro Valverde dovrà difendere il titolo di recordman di successi (3 volte, l’ultima lo scorso anno) e avrà come principali avversari il britannico Geraint Thomas e il colombiano Esteban Chaves, voglioso di riscatto dopo due stagioni decisamente fallimentari. Chi punterà al successo finale sarà già all’opera nella giornata inaugurale del 6 febbraio, quando si disputerà una cronometro individuale lunga poco più di 10 Km sulle pianeggianti strade di Orihuela, che terminerà in cima a un secco strappo di 700 metri all’8.2%. Attorno ad Alicante si dipanerà la seconda frazione, un anello di 166 Km con un profilo di media montagna nei primi 125 Km – che culminano con l’ascesa ai 1017 del Puerto de la Carrasqueta (7.8 Km al 3.4%) – mentre il restante tratto non riserverà più difficoltà e potrebbe consentire ai velocisti di lasciare il segno in questa giornata. Due sono gli arrivi in salita che caratterizzeranno il percorso della Vuelta Valenciana 2019 e il primo di questi, il più facile, sarà affrontato l’indomani al termine della Quart de Poblet – Chera, 194 Km che prevedono due pedalabili ascese a ridosso del finale, il Sot de Chera (4.1 Km al 5.8%) e il Salto de la Mora (5.4 km al 4.5%), superato il quale si continuerà debolmente a salire anche nei 2.7 Km conclusivi. A decidere la corsa sarà la successiva frazione di 188 Km che scatterà da Vila-real per terminare in vetta all’impegnativa ascesa dell’Ermita de Santa Lucía, sopra la località di Alcossebre, i cui 3.4 Km al 9.7% (con un picco del 20% a 1500 metri dall’arrivo) non costituiranno una novità per il gruppo essendo questa salita già stata affrontata al Giro di Spagna nel 2017, quando qui si era imposto il kazako Alexey Lutsenko mentre avevano ceduto qualche secondo Aru e Nibali. L’atto conclusivo della corsa sarà, invece, una pura formalità perché gli appena 88 Km che si dovranno percorrere tra Paterna e Valencia non presenterano il becco d’una salita.
Sempre in terra di Spagna quest’anno tornerà a essere una corsa a tappe la Vuelta Ciclista a la Región de Murcia Costa Cálida, ridotta a gara di un giorno nelle ultime sei stagioni. La 34a edizione della corsa di casa di Valverde, che pure dovrebbe essere ai nastri di partenza, si snoderà nell’arco di 48 ore, tra il 15 e il 16 febbraio, e il primo giorno proporrà un tracciato di 189 Km favorevole ai velocisti tra Yecla e San Javier mentre la seconda e ultima frazione sarà quella più impegnativa con i 180 Km che si dovranno percorrere tra Beniel e Murcia che prevedono prima la salita simbolo della corsa iberica, il Collado Bermejo – Cima Marco Pantani (1199 metri, 7.2 Km al 7.1%), e poi la non meno tradizionale ascesa della Cresta del Gallo (4.4 Km al 6.5%), da alcuni anni presenza praticamente fissa delle corse professionistiche con arrivo a Murcia e che dovrà essere scalata a 12 Km dal traguardo.
Si tornerà quindi a volare oltreoceano per la seconda edizione del Tour Colombia 2.1 (12-17 febbraio), disputata per la prima volta lo scorso anno con il nome di “Colombia Oro y Paz” e che non va confusa con la storica Vuelta a Colombia, che si corre dal 1951 nel mese di agosto. Se lo scorso anno le “stelle” al via erano tutte colombiane, stavolta gli organizzatori sono riusciti ad ampliare il “parterre de roi” e accanto ai locali Quintana, López e Urán ci saranno anche il francese Alaphilippe e, udite udite, il quattro volte vincitore del Tour de France Chris Froome. Ancora non sappiamo se sarà l’uomo da battere, essendo questa la sua prima uscita stagionale, ma potrebbe comunque essere lui il primo a vestire la prima maglia di leader perché la tappa d’apertura sarà una cronometro a squadre di 12 Km a Medellin, disegnata su di uno scorrevole circuito che la Sky non dovrebbe aver troppi problemi a interpretare grazie alle rare curve proposte dal tracciato.
Il gruppo si sposterà quindi a La Ceja attorno alla quale si disputerà la prima delle due frazioni riservate ai velocisti, un circuito ad altissima quota (la sede d’arrivo è a più di 2100 metri sul livello del mare) privo di difficoltà in grado d’impensierire gli sprinter. L’indomani nella stessa zona si correrà una frazione più movimentata che prevede di ripetere quattro giri di un circuito di 42 Km, con l’arrivo a Llano Grande e l’ascesa dell’Alto El Nano (3.9 Km al 5.6%) da affrontare l’ultima volta a 17 Km dal traguardo, a sua volta preceduto di 6 Km da uno strappo di mille metri al 4.9%. Si tornerà a Medellin per la quarta frazione, costituita da un anello cittadino di 24 Km da ripetere sei volte e caratterizzato da una salita di 1.3 Km al 6.6% che non dovrebbe far troppa paura agli sprinter anche se, affrontata l’ultima volta a circa 13 Km dall’arrivo, potrebbe ispirare qualche tentativo o rimanere nelle gambe dei velocisti più stanchi. Cambierà decisamente la musica nelle ultime due frazioni, deputate a costruire la classifica generale finale e inserite in ordine crescente di difficoltà cominciando con la tappa disegnata attorno alla cittadina di La Unión, dove il traguardo sarà anticipato di 4.5 Km dalla cima dell’omonimo “alto” (7.5 Km al 5.2%), in vetta al quale si toccheranno i 2534 metri di quota, tetto massimo del Tour Colombia 2.1. Leggermente più basso ma molto più esigente nella lunghezza e nelle pendenze sarà l’Alto de Palmas, ai cui 2519 metri si concluderà il giorno dopo l’ultima e più impegnativa tappa, percorsi dal raduno di partenza di El Retiro 174 Km, gli ultimi sedici dei quali in salita al 6,6%.
In un vero e proprio ping pong mondiale, i riflettori dei media ciclistici si accenderanno ora sulla penisola araba, dove dal 16 al 21 si correrà la decima edizione del Tour of Oman, il cui percorso – a livello difficoltà altimetriche – non si discosterà di una virgola dal classico clichè della corsa organizzata da ASO e che offrirà anche in questo caso grosse opportunità agli scalatori, come ci ricordano il successo di Vincenzo Nibali nell’edizione disputata nel 2016 e le due vittorie consecutive conseguite da Froome nel bienno 2013-14. Il primo giorno saranno indubbi protagonisti i velocisti, complice l’unica frazione totalmente piatta prevista dal percorso, che condurrà in 138.5 Km da Al Sawadi Beach a Suhar Corniche, dove potrebbero però esserci delle sorprese perché, gareggiando costantemente lungo le coste dell’Oceano Indiano, il vento potrebbe provocare pesanti distacchi in caso di ventagli. Le successive due frazioni saranno, invece, tarate sulle misure dei finisseur, ai quali sarà offerta la possibilità d’affermarsi prima sul traguardo di Al Bustan – preceduto di 5 Km dalla salita di Al Jissah (1.4 Km al 9%) – e poi a Qurayyat, dove l’arrivo sarà collocato al termine di un’ascesa di 2.8 Km al 6.5%. Il quarto giorno di gara la protagonista sarà la salita di Bousher Al Amerat, da ripetere tre volte (da due versanti differenti) percorrendo i 125 Km previsti tra Yiti e Mascate, dove il traguardo sarà collocato presso l’Oman Convention and Exhibition Centre, 27 Km dopo l’ultimo scollinamento e questo potrebbe consentire anche un arrivo allo sprint a ranghi ridotti. Sarà la penultima la frazione decisiva, che proporrà l’immancabile arrivo in salita sulla Jabal al Akhdhar, presenza fissa della corsa araba fin dalla seconda edizione, quando per la prima volta il gruppo scoprì i quasi 6 Km dall’ascesa omanita, che si arrampica fino a 1235 metri di quota superando una pendenza media del 10.5%.
Protagonisti il primo giorno, i velocisti torneranno a calcare il palcoscenico del Tour of Oman nella conclusiva frazione di 135 Km che prevede nel finale tre giri del tradizionale circuito disegnato sulla corniche di Matrah.

Si farà quindi ritorno in Europa per la prima corsa italiana (Trofeo Laigueglia, quest’anno in calendario il 17 febbraio sul medesimo tracciato che nel 2018 vide imporsi Moreno Moser e che ha il suo punto di forza nella quadruplice ascesa a Colla Micheri) e quindi per due gare a tappe in contemporanea (20-24 febbraio) che avranno come terreno di svolgimento la penisola iberica, la Volta ao Algarve em Bicicleta in Portogallo e la Vuelta a Andalucía in Spagna. Cominciamo con la corsa geograficamente a noi più lontana, quella portoghese, il cui percorso può essere considerato una fotocopia delle ultime edizioni perché continueranno a farne parte, nella medesima posizione temporale, gli arrivi in salita agli “alti” di Fóia e di Malhão e la cronometro individuale del terzo giorno. Il primo saranno in scena i velocisti, chiamati a esibirsi al termine del 199 Km della Portimão – Lagos, tappa che prevede un paio di pedalabili ascese da affrontare nelle fasi centrali mentre gli ultimi 70 Km si presentano leggermente nervosi. Una prima fetta della vittoria finale sarà giocata al secondo giorno di gara sulla salita che condurrà, dopo la partenza da Almodôvar e percorsi 187 Km, agli 887 metri l’Alto da Fóia, il punto più elevato della regione dell’Algarve. 8 Km è lunga l’ascesa finale, che sale al 6.1% di pendenza media e che l’anno scorso è stata conquistata dal polacco Michał Kwiatkowski, vincitore anche della classifica finale, mentre nel passato recente si sono imposti lassù l’irlandese Daniel Martin (2017) e lo spagnolo Luis León Sánchez (2016). Gli esiti di questa frazione potranno già l’indomani essere ribaltati dalla tappa contro il tempo, che si correrà in circuito a Lagoa, sulla distanza di 20 Km e su di un tracciato abbastanza veloce, nel quale il tratto più impegnativo sarà costituito da uno strappo di 600 metri al 5,3% da superare nelle fasi iniziali. Archiviata la successiva Albufeira – Tavira, 198 Km nervosi ma ancora favorevoli alla volata finale, a determinare il nome del vincitore della 46a edizione della corsa lusitana sarà la conclusiva frazione di 173 Km che scatterà da Faro per terminare ai 512 metri dell’Alto do Malhão, ascesa più breve dell’Alto do Fóia, ma pure in grado di stuzzicare i garretti dei grandi campioni grazie all’elevata pendenza media (9,2%) che si registra nello spazio di 2700 metri: basti ricordare che il plurivincitore in vetta al Malhão è stato Alberto Contador, che ha messo la sua firma lassù in tre occasioni, nel 2010, nel 2014 e nel 2016.

Pur non proponendo nessun arrivo in salita, nettamente più impegnativo si annuncia il percorso della “parallela” Vuelta a Andalucía e potremmo vedere le “stelle” al via della corsa spagnola sgomitare già nel finale della prima tappa che, 170 Km dopo la partenza da Sanlúcar de Barramed, si concluderà ad Alcalá de los Gazules in cima a un muro di 1200 metri al 10.8%, lo stesso che dodici mesi fa ha accolto un arrivo di questa stessa corsa con la vittoria di Tim Wellens. La seconda frazione sarà la più semplice delle cinque in programma, ma quest’anno chanches per i velocisti non dovrebbero essercene poichè la strada salirà anche nel finale della Siviglia – Torredonjimeno, pur se stavolta su tenere pendenze (5.6 Km al 2.7%). Le rimanenti tre giornate di gara saranno quelle decisive, introdotte da una breve ma difficile cronometro individuale di 16 Km disegnata tra Mancha Real e La Guardia de Jaén con due tratti da percorrere in salita, prima verso i quasi 930 metri dell’Alto de Siete Pilillas (4.5 Km al 3.6%) e poi per raggiungere il traguardo e a questo punto potrebbero risultare determinanti per sancire l’ordine d’arrivo i 1800 metri conclusivi al 7.6%. La tappa regina della corsa sarà la penultima, corta ma molto difficile perché nel corso dei 120 Km che condurrano il gruppo da Armilla a Granada si dovranno affrontare due tra le più impegnative salite che risalgono le pendici della Sierra Nevada, prima l’Alto del Purche (8.9 Km al 7.7%) – conosciuto anche con il nome di Puerto de Monachil – e poi l’Alto de Hazallanas, 7.3 Km al 9.6% che nel 2015 erano stati arrivo di tappa proprio alla corsa andalusa, quando vinse Alberto Contador, mentre stavolta saranno seguiti da una velocissima discesa di 17 Km che si concluderà a 5 Km dal traguardo. Il giorno dopo la parola “fine” alla 65a edizione della “Ruta del Sol” sarà vergata al termine di una frazione di media montagna di 165 Km che sulla carta non pare particolarmente impegnativa, perché i primi 4 GPM – tutti pedalabili – sono “confinati” nei primi 74 Km della Otura – Alhaurín de la Torre, mentre l’ultima ascesa dovrà essere superata quando al traguardo mancheranno ancora 30 Km. Ma quest’ultima difficoltà potrebbe rivelarsi un boccone indigesto per qualcuno se si sarà usciti dalla frazione granadina con le ossa peste: l’Alto della Valle de la Vida potrebbe rappresentare la “muerte” per le ambizioni di classifica a chi rimarranno sullo stomaco i suoi 2.3 Km al 10% di pendenza media, dove si raggiungerà un picco del 20% e che saranno resi ancor più selettivi dalla sede stradale notevolmente ristretta.

Infine, il corto ma ricco mese di febbraio si concluderà con una novità, anche se – a ben guardare – non si tratta di una “primizia” vera e propria l’UAE Tour che si disputerà tra il 27 e il 2 marzo, corsa nata dalla fusione dei preesistenti giri a tappe di Dubai e Abu Dhabi, come questi organizzati dalle mani italiane di RCS Sport. Dopo aver ottenuto dall’Unione Ciclistica Internazioni un giorno di gara in più (la prima versione del calendario prevedeva la partenza il 28) Vegni e soci hanno allestito un interessante palcoscenico che affianca i due “pilastri” delle precedenti gare (il muro di Hatta del Dubai Tour e la Jebel Hafeet dell’Abu Dhabi Tour) a un secondo arrivo in salita e a una cronometro a squadre di 16 Km, che sarà frazione d’apertura disegnata sulle ventose strade dell’isola artificiale di Al Hudayriat. La seconda tappa del Giro degli Emirati Arabi Uniti sarà la prima delle quattro riservate ai velocisti e vedrà il gruppo percorrere 184 Km sulle strade della capitale Abu Dhabi, con partenza da Yas Marina e l’arrivo situato sull’isola di Al Marina, con l’unica insidia rappresentata dal vento che spira dal Golfo Persico e che potrebbe condizionare la gara. Gli scalatori entreranno per la prima volta in scena il giorno successivo affrontando i 9.5 Km al 7.4% dell’ascesa verso la Jebel Hafeet (1024 metri), la “Montagna Vuota”, atto terminale di una frazione per il resto completamente pianeggiante ma resa insidiosa dagli ampi tratti che si dovranno percorrere nelle terre desertiche che circondano la città di Al Ain. La carovana si sposterà poi nell’emirato di Dubai per una frazione che collegherà due “location” tradizionali della soppressa corsa araba, l’isola artificiale di Palm Jumeirah e la spettacolare diga di Hatta, ai confini con l’Oman: si tratterà della tappa più lunga (205 Km), che riserverà i momenti più palpitanti nel muro conclusivo di 100 metri al 15.2%, sì ripido ma anche troppo breve per impedire ai più resistenti tra i velocisti di sprintare su questo traguardo che, negli scorsi anni, è stato conquistato dal tedesco John Degenkolb, dallo spagnolo Juan José Lobato e dall’italiano Sonny Colbrelli. Si tornerà ad assistere a uno sprint più tradizionale l’indomani quando sarà in programma la traversata del “Corno d’Arabia”, 181 Km dalle rive del Golfo Persico (Sharjah) a quelle dell’Oceano Indiano (Khor Fakkan), lungo le quali si snoderanno gli ultimi 40 Km di gara, nei quali il vento potrebbe ancora rivelarsi un’insidia di non poco conto. Al penultimo giorno di gara il ciclismo scoprirà – novità nella novità – una salita inedita, quella che condurrà il gruppo verso la Jebel Jais (1934 metri), la montagna più alta degli Emirati Arabi. In attesa del completamento della strada che la risale fin quasi alla vetta, previsto alla fine della prossima estate, i corridori per quest’anno si limiteranno a percorrerne i primi 14 Km, che salgono fino a quota 1325 metri affrontando sette spettacolari tornanti e superando una pendenza media del 5.8%, ultima possibilità di lottare per la classifica prima della conclusiva frazione di Dubai riservata alle ruote veloci.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLA CORSE


CHALLENGE CICLISTA MALLORCA

http://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/

GRAND PRIX CYCLISTE LA MARSEILLAISE

http://www.lamarseillaise.fr/sports/grand-prix-la-marseillaise

ÉTOILE DE BESSÈGES

http://www.etoiledebesseges.com/

VOLTA A LA COMUNITAT VALENCIANA

https://vueltacv.com/

VUELTA CICLISTA A LA REGIÓN DE MURCIA COSTA CÁLIDA

http://www.vueltamurcia.es/

TOUR COLOMBIA 2.1

https://tourcolombiauci.com/

TOUR OF OMAN

https://www.tour-of-oman.com/fr

TROFEO LAIGUEGLIA

https://trofeolaigueglia.wordpress.com/

VOLTA AO ALGARVE EM BICICLETA

http://voltaaoalgarve.com/en/home-2/

VUELTA A ANDALUCÍA

http://www.vueltaandalucia.es/

UAE TOUR

https://www.theuaetour.com/

La spettacolare strada che risale la Jebel Jais, linedita salita degli Emirati Arabi Uniti che il gruppo scoprirà allUAE Tour (www.drive.com.au)

La spettacolare strada che risale la Jebel Jais, l'inedita salita degli Emirati Arabi Uniti che il gruppo scoprirà all'UAE Tour (www.drive.com.au)

STAGIONE 2019, ROMBANO I PEDALI

gennaio 14, 2019 by Redazione  
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È già giunta l’ora di ripartire. Il 15 gennaio inizia ufficialmente la stagione 2019 dek ciclismo che conta con il Santos Tour Down Under, prova d’apertura dell’UCI World Tour, la serie A delle corse ciclistiche, il circuito di gare che affianca corse blasonate come Giro, Tour e le grandi classiche ad altre competizioni meno prestigiose ma non meno attraenti. Subito dopo l’attenzione dei media ciclistici si sposterà dall’Australia all’Argentina, dove andrà in scena la Vuelta a San Juan Internacional con la partecipazione del colombiano Nairo Quintana.

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L’Epifania tutte le feste si porta via, recita un vecchio adagio. Ma non è del tutto vero poiché la grande festa del ciclismo, quella che accompagna calorosamente lo svolgimento delle competizioni fino alla fine della stagione, deve ancora cominciare e bisognerà attendere la metà del mese di gennaio per la prima grande corsa dell’anno. Come puntualmente avviene dal 2008, il sipario sull’UCI World Tour – la “serie A” delle corse su strada – si alzerà con il Santos Tour Down Under, il giro a tappe dello stato dell’Australia Meridionale che nel 2019 vedrà ai nastri di partenza “stelle” del calibro del tre volte campione del mondo Peter Sagan e della medaglia d’oro a Rio Elia Viviani, mentre per la vittoria finale sarà sfida tra quattro degli ultimi cinque vincitori della corsa, l’olandese Tom-Jelte Slagter (2013), il sudafricano Daryl Impey (2018) e gli australiani Rohan Dennis (2015) e Richie Porte (2017) mentre non sarà della partita il plurivincitore della corsa Simon Gerrans (2006, 2012, 2014, 2016), ritiratosi dall’attività agonistica lo scorso autunno. Per i corridori italiani, oltre a Viviani va segnalata la presenza di Diego Ulissi, che nelle ultime due edizioni è stato il migliore dei nostri in classifica generale, e Domenico Pozzovivo, fresco reduce da una caduta che, però, non ha compromesso la sua presenza.

Martedì 15 gennaio l’atto d’apertura del Down Under sarà la “Ziptrack Stage”, frazione di 129 Km che condurrà il gruppo da North Adelaide a Port Adelaide e che, movimentata da una fase centrale collinare ma totalmente pianeggiante negli ultimi 20 Km, costituirà la prima delle quattro riservate ai velocisti, resa più impegnativa dal vento che, ancor prima di partire, ha costretto gli organizzatori ad accorciare il tracciato tagliando il circuito finale. Anche la Novatech Stage – 122 Km da Norwood ad Angaston – dovrebbe terminare allo sprint, stavolta con qualche insidia in più perché negli ultimi 2000 metri la strada tenderà leggermente a salire. Più accidentato appare il percorso della Subaru Stage perché i 146 Km che si dovranno percorrere tra Lobethal e Uraidla sono costellati da tanti piccoli saliscendi, in particolare nel circuito finale di una quindicina di chilometri che dovrà essere ripetuto sei volte e mezza: anche in quest’occasione, però, l’arrivo in volata sarà molto probabile e tra i “papabili” vincitori potrebbe esserci lo stesso Sagan, che sul traguardo di Uraidla si è imposto lo scorso anno precedendo allo sprint il futuro dominatore della classifica finale Impey. Quella tappa, però, era decisamente più impegnativa rispetto a quella disegnata quest’anno e così, in attesa della frazione regina, chi punterà alla vittoria finale metterà per la prima volta fuori il naso dal gruppo l’indomani nel finale della “100% Stage”, che prevede a 6 Km dal traguardo della Unley – Campbelltown (129 Km) la breve ma ripida ascesa di Montacute, 2.3 km di salita all’8.9% di pendenza media. Archiviata la poco impegnativa SouthAustralia.com Stage (149.5 Km da Glenelg a Strathalbyn, quarta e ultima “preda” per gli sprinter), quest’anno il Tour Down Under non concluderà il suo cammino ad Adelaide perché l’organizzazione ha deciso di posticipare all’ultimo giorno di gara la frazione più impegnativa e attesa, l’immancabile “Be Safe Be Seen MAC Stage” che prenderà il via da McLaren Vale per concludersi dopo 151.5 Km in vetta alla salita simbolo della corsa australiana, Willunga Hill. Sono 3.6 Km al 7.1% che dovranno essere presi di petto due volte negli ultimi 25 Km e che hanno trovato un vero e proprio mattatore in Richie Porte, che negli ultimi cinque anni ha sempre fatto suo questo traguardo.

A questo punto ci sarà la prima grande novità della stagione 2019 poichè tutte le corse successive al Down Under – e sarà così fino al Tour de France – si disputeranno con una settimana di ritardo rispetto al 2018 e questo, in particolare, costituirà un vantaggio per il Giro d’Italia che, spostato in avanti, correrà meno rischi di trovare la neve sui passi alpini. La prima corsa a subire questo slittamento in avanti sarà la Vuelta a San Juan Internacional, che scatterà il 27 gennaio e che avrà al via il colombiano Quintana, il francese Alaphilippe e l’atteso giovane talento belga Remco Evenepoel, passato direttamente dalla categoria juniores a quella dei professionisti – saltando quindi gli under23 – grazie ai successi conseguiti lo scorso anno prima ai campionati europei e poi ai mondiali di Innsbruck, dove si era imposto sia nelle prove in linea, sia in quelle a cronometro. In quanto al tracciato, salvo qualche piccolo ritocchino, il percorso della prova argentina sarà molto simile a quello proposto nelle ultime due edizioni e avrà i suoi momenti cardine nella tappa a cronometro del terzo giorno e nell’arrivo in salita sull’Alto Colorado. Come in Australia il primo giorno sarà favorevole ai velocisti, che si sfideranno al termine dei 159 Km che dalla capitale della provincia di San Juan conduranno a Villa Aberastain, capoluogo del dipartimento di Pocito. Ci sarà poi spazio per i finisseur, chiamati alla ribalta dall’Alto Punta Negra, ascesa di 1 Km all’8,3% che dovrà essere affrontata ben 5 volte, l’ultima a 3 Km dal traguardo fissato presso l’omonimo lago artificiale, percorsi 160 Km dalla partenza da Chimbas. Si farà quindi ritorno a Villa Aberastain per la disputa della cronometro individuale, 12 velocissimi chilometri da percorrere sul medesimo rettilineo, 6 Km per l’andata e altrettanti per il ritorno, sempre in condizione di pianura. L’indomani sarà in programma la lunga ascesa verso il parco naturale di Ischigualasto, ma la docilità della sua pendenza (14.5 Km al 3.5%) e i quasi 90 Km che, privi d’ulteriori difficoltà, si dovranno poi percorrere per completare i 186 Km della San José de Jáchal – Villa San Agustín torneranno ancora a vantaggio dei velocisti che, infatti, lo scorso anno giunsero a giocarsi questa stessa tappa, vinta dal corridore di casa Maximiliano Richeze davanti agli italiani Giacomo Nizzolo e Matteo Pelucchi. Ben più impegnativa sarà l’ascesa che il gruppo dovrà affrontare 48 ore più tardi, dopo avver osservato una giornata di riposo: il primo febbraio sarà, infatti, in programma l’arrivo ai 2624 metri dell’Alto Colorado, percorsi 169 Km dei quali gli ultimi diciannove in costante ascesa, pur se facilissima nelle pendenze (la media è del 4,4% appena). Sono, infatti, le alte quote a rendere selettiva questa salita, il cui “potere” è anche testimoniato dai distacchi fatti registrare negli scorsi anni, quando questo traguardo è stato conquistato dal portoghese Rui Costa nel 2017 e dallo spagnolo Óscar Sevilla nel 2018. Chi uscirà da questa frazione con la maglia di leader sulle spalle ben difficilmente se la vedrà sfilare perché poco o nulla potrà succedere nelle due rimanenti frazioni, la penultima con il traguardo fissato sulla pista del nuovissimo Autódromo El Villicúm, inaugurato il 14 ottobre scorso, e l’ultima in circuito a San Juan, disegnata con il solito “format” delle passerelle di fine corsa.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLA CORSE

Santos Tour Down Under

http://www.tourdownunder.com.au/

Vuelta a San Juan Internacional

https://vueltaasanjuan.org/

Inizia la stagione 2019 del ciclismo grandi firme (foto ASO)

Inizia la stagione 2019 del ciclismo grandi firme (foto ASO)

PAGELLONE 2018: LE CORSE DEL PAVÉ

novembre 13, 2018 by Redazione  
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Seconda puntata del superpagellone di ilciclismo.it dedicato alla stagione 2018. Stavolta diamo i voti ai più attesi “paveisti”. Le gare prese in considerazione sono Omloop Het Nieuwsblad, Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Nokere Koerse, Dwars door Vlaanderen, E3 Harelbeke e Scheldeprijs, oltre alle prove monumento Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e, ovviamente, Parigi-Roubaix

TIESJ BENOOT: La promessa belga della Lotto Soudal ha talento, ma tatticamente deve migliorare molto. Si piazza spesso nelle corse che contano, ma gli manca sempre lo spunto vincente. VOTO: 6

SONNY COLBRELLI: Si cimenta in varie prove del pavé, ma la strada da fare per arrivare al passo dei big è ancora lunga. VOTO: 5,5

JENS DEBUSSCHERE: Ormai un veterano delle corse che si disputano sulle pietre del nord, ma i risultati latitano ormai da anni. VOTO: 5,5

ARNAUD DÉMARE: Quando il gioco si fa duro lui sparisce. VOTO: 5

SILVAN DILLIER: Sorpresa assoluta alla Parigi-Roubaix dove termina al secondo posto alle spalle del vincitore Peter Sagan. Non gareggia molto e, quando lo fa, si dedica al lavoro per i capitani. Da tenere più in considerazione. VOTO: 6

PHILIPPE GILBERT: Il numero che fece l’anno scorso al Fiandre è entrato nella storia del ciclismo moderno. Quest’anno ci riprova, ma i suoi avversari non gli hanno lasciato spazio. VOTO: 6

DYLAN GROENEWEGEN: Se l’arrivo è in volata, lui l’uomo da battere. Sua la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. VOTO: 6,5

JENS KEUKELEIRE: Stagione completamente negativa. VOTO: 4

FABIO JAKOBSEN: Il ventiduenne della Quick-Step per ragioni di squadra non partecipa alle corse maggiori, a quelle che contano sul pavé. Si vede solo alla Scheldeprijs dove sprigiona tutto il suo talento battendo con uno sprint di classe i rivali. VOTO: 7

YVES LAMPAERT: Dopo il 2017, bissa la Dwars door Vlaanderen. Uomo importante nello scacchiere della corazzata Quick-Step per il resto della stagione. VOTO: 6,5

GIANNI MOSCON: Non c’è terreno che il buon Gianni non gradisca. Tanta generosità ma i risultati stavolta non arrivano. VOTO: 5

OLIVER NAESEN: Il belga della AG2R La Mondiale non raccoglie i risultati sperati. Una primavera impegnativa per lui, ma nelle corse che contano è sempre un gradino sotto i big. Non riesce ad entrare nei primi dieci né al Fiandre né alla Parigi-Roubaix. VOTO: 5

MADS PEDERSEN: Ventidue anni, poca esperienza ma che risultati! Secondo al Giro delle Fiandre, quinto alla Dwars door Vlaanderen. La personalità con cui corre è certezza di un grande avvenire. VOTO: 7

LUKE ROWE: Nulla da fare. Negli anni passati aveva dato segnali importanti nelle corse del pavé, ma sembra che vederlo protagonista in futuro sia un’utopia. VOTO: 4

PETET SAGAN: Dopo un 2017 un po’ in ombra, ritorna l’uomo da battere sul pavé. Batte in volata Viviani nella Gent-Wevelgem, vince da assoluto protagonista la Parigi-Roubaix. Un assoluto fuoriclasse. Si fa sorprendere solo da Terpstra al Fiandre. VOTO: 8,5

JASPER STUYVEN: Il corridore belga della Trek-Segafredo c’è sempre. Non riesce a trovare il guizzo vincente, ma la sua presenza è una costante nelle top ten. VOTO: 6,5

ZDENĚK ŠTYBAR: La caratura del ciclista non si discute, ma tra strategia di squadra e lui che perde sempre il tempo giusto, non riesce mai ad andare vicino alla vittoria di una classica del pavé. VOTO: 5

NIKI TERPSTRA: Quando vede il pavé si trasforma. E3 Harelbeke e Fiandre portati a casa, terzo posto alla Parigi-Roubaix. Usato sicuro. Dal 2019 vestirà la maglia della Direct Énergie: come abbia fatto la Quick-Step a lasciarlo andar via è stato un mistero. VOTO: 9

MATTRO TRENTIN: il cambio di squadra, con tanto di ruolo stabilito di capitano unico per le corse sul pavé, non portano i risultati sperati, fino al brutto infortunio subito alla Parigi-Roubaix. Stagione, almeno per quanto riguarda le classiche del nord, da dimenticare. VOTO: 5

MICHAEL VALGREN: Il poliedrico ciclista danese del Team Astana vince con classe e potenza la Omloop Het Nieuwsblad e si piazza al quarto posto nel Giro delle Fiandre. Corre tanto nell’arco della stagione cogliendo anche importanti successi; quello che colpisce di più è che lo fa su ogni tipo di terreno. VOTO: 7

WOUT VAN AERT: Il talentino belga, già ben noto agli appassionati di ciclocross, fa vedere buone cose anche sulle corse in linea su strada. Prima partecipazione al Fiandre e top ten centrata; in futuro farà sicuramente meglio, basta solo attendere. VOTO: 6,5

GREG VAN AVERMAET: L’anno scorso fu il Re incontrastato della stagione del pavé riuscendo a vincere Parigi-Roubaix, E3 Harelbeke, Gent-Wevelgem, Omloop Het Nieuwsblad e un secondo posto al Fiandre. Quest’anno non riesce a centrarne nemmeno una. VOTO: 5,5

DYLAN VAN BAARLE: Il cambio di squadra non gli ha fatto bene, rimandato. VOTO: 5

SEP VANMARCKE: Il pavé è il suo terreno preferito e ideale, purtroppo è perennemente inseguito dalla sfortuna, dove fora nei momenti meno opportuni. Però la fortuna aiuta gli audaci, perciò…. VOTO: 5

ŁUKASZ WIŚNIOWSKI: Spunta a sorpresa il suo nome nella Omloop Het Nieuwsblad, secondo posto per lui. VOTO: 6

Luigi Giglio

Niki Terpstra si impone nelledizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

Niki Terpstra si impone nell'edizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

PAGELLONE 2018: LE GRANDI CORSE A TAPPE

novembre 5, 2018 by Redazione  
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Ecco il primo dei superpagelloni di ilciclismo.it dedicate alla stagione appena conclusa. Cominciamo dalle tre grandi corse e tappe del calendario World Tour, Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España

FABIO ARU: Annata altamente negativa per il buon Fabio. Corre un Giro d’Italia dove non riesce a trovare il bandolo della matassa perdendo terreno in tutti gli arrivi in salita. Sarà costretto al ritiro a causa di non specificati problemi fisici. Ha tempo e modo di preparare a puntino la Vuelta per un suo riscatto personale, invece anche lì non riesce mai a tenere il passo dei migliori. Terminerà la corsa iberica addirittura al 23° posto con oltre un’ora di ritardo da Simon Yates. Attendiamo un 2019 di tutt’altro livello. Irriconoscibile. Voto: 4

ROMAIN BARDET: Come sempre il suo obiettivo principale della stagione è il Tour de France. Purtroppo per lui non riesce a ripetere quanto fatto nelle edizioni passate. Termina al sesto posto senza sussulti. Voto: 5,5

RICHARD CARAPAZ: La lotta per il terzo posto della classifica generale tra lui e Miguel Ángel López ha emozionato nelle ultimissime tappe del Giro d’Italia. La sfida l’ha vinta il colombiano dell’Astana, ma il buon Carapaz ha dimostrato una buona tenuta nelle tre settimane e quando la strada sale l’ecuadoregno ha dimostrato di sapere il fatto suo. Voto: 6,5

TOM DUMOULIN: Ogni anno che passa sorprende sempre di più. In Italia solo un’errore di valutazione su un attacco da lontano di Froome gli è costato il Trofeo Senza Fine, in Francia la freschezza di Thomas e la compattezza del Team Sky hanno frenato ogni suo tentativo di rimonta. Secondo classificato al Giro d’Italia, secondo classificato al Tour de France, solo il team britannico di Brailsford è riuscito a batterlo. Indomito. Voto: 9

DAVIDE FORMOLO: Il cambio di squadra non sembra aver avuto effetti positivi. Minimo sindacale per il corridore veneto in questo 2018. Termina al decimo posto il Giro d’Italia mentre in Spagna non riesce a ripetersi. Sempre lontano dai migliori, non riesce a reggere il ritmo dei big. Voto: 5,5

CHRIS FROOME: Il corridore della Sky è il ciclista che dal dopo Pantani ad oggi è andato più vicino di tutti alla dopietta Giro d’Italia – Tour de France. Durante la Corsa Rosa cadute e contrattempi hanno inficiato molto sul suo rendimento, ma sullo Zoncolan e soprattutto col numero d’altri tempi sul Colle delle Finestre Chris ha conquistato Giro e appassionati. In Francia condizione e gambe non erano al top, ma finisce lo stesso sul podio, frenato anche dal fatto di avere Geraint Thomas, compagno di squadra nonché amico, in maglia gialla. Uomo e atleta solido, mentalmente perfetto, è lui il ciclista da Grandi Giri migliore di questo 2018. Voto: 9,5

JAKOB FUGLSANG: Prende il via solo alla Grande Boucle, nessun acuto, dodicesimo nella classifica generale finale. Voto: 5,5

ION IZAGIRRE: Parte da Noirmoutier-en-l’Île col compito di supportare Nibali in salita. Dopo il ritiro del capitano cerca di portare una tappa a casa. Ci andrà vicino due volte. Nella corsa di casa parte coi gradi di capitano e con l’intenzione di curare la classifica generale. Terminerà la corsa a Madrid al nono posto. Voto: 6

WILCO KELDERMAN: Non ha mai fatto mistero di gradire più considerazione dal suo team nelle corse di tre settimane. Alla Vuelta si ritrova capitano unico col risultato del decimo posto raggiunto con le unghie e con i denti. Voto: 5

STEVEN KRUIJSWIJK: Stagione ciclistica 2018 intensa per il corridore neerlandese, il quale sembra finalmente tornato ai fasti del Giro d’italia 2016, quando solo una brutta caduta lo fermò. Senza nessun squillo di tromba termina quinto al Tour de France e quarto alla Vuelta di Spagna. Regolarista eccezionale. Voto: 7

MIKEL LANDA: Per una strana decisione di Unzué, il basco si è ritrovato a correre in Francia con Quintana e Valverde. La convivenza tra i tre ha, però, mostrato segni di cedimento durante la manifestazione. Terminerà settimo a Parigi, ma troverà mai una squadra che gli affiderà saldamente i gradi di capitano? Voto: 6

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: Se non avesse l’abitudine di cadere spesso parleremmo di tutt’altra cosa. Il talento c’è, la squadra pure, perciò se riuscisse a limitare le disavventure che lo colpiscono spesso durante la stagione ciclistica, il successo non tarderà ad arrivare. Terzo sia al Giro che alla Vuelta, in crescita. Voto: 8

RAFAŁ MAJKA: Non riesce ad entrare nella top della Vuelta, non riesce a vincere una tappa al Tour. Annata in cui non riesce a raggiungere nessun obiettivo. Voto: 4,5

DANIEL MARTIN: Il solito Daniel Martin. Classifica curata al Tour de France con ottavo posto finale nella generale, condito con la vittoria della tappa con arrivo a Mûr-de-Bretagne. Abbandona la Vuelta per assistere alla nascita della sua primogenita. Voto: 6,5

ENRIC MAS: Ventitre anni, due Grandi Giri corsi, un secondo posto finale nella classifica generale e una tappa (e che tappa!) vinta. La Quick-Step Floors sembra essere l’ambiente ideale per lui, carta bianca, zero pressioni e tante attenzioni. Futuro protagonista delle corse di tre settimane. Voto: 7,5

LOUIS MEJNTIES: Nulla da dire, nulla da segnalare e nulla da salvare. Stagione da dimenticare al più presto. Voto: 4,5

BAUKE MOLLEMA: L’olandese della Trek – Segafredo parte sia in Francia, sia in Spagna coi gradi di capitano, ma ben presto abbandona l’idea di curare la classifica generale per cercare di vincere una tappa: non ci riuscirà. Spaesato. Voto: 4,5

VICENZO NIBALI: Una caduta causata da un tifoso distratto lo costringono ad abbandonare il Tour de France quando il bello deve ancora venire. Corre la Vuelta dopo pochi giorni da un’importante operazione alla schiena ma la condizione non c’è e la schiena fa ancora male. Voto: S.V.

THIBAUT PINOT: Passa 3/4 del Giro d’Italia saldamente sul podio, poi una crisi e problemi di salute che ti costringono al ritiro con tanto di nottata in ospedale non è certamente il massimo della fortuna. Rientra alla Vuelta dove termina al sesto posto ma con ben due tappe conquistate, e che tappe! Complessivamente, però, ancora una volta dimostra che la sua dimensione è questa, un gradino sotto i migliori. Voto: 6,5

PORTE RICHIE: Costretto al ritiro dal Tour de France a causa di una caduta, parte in non perfette condizioni di salute alla Vuelta di Spagna. Perennemente sfortunato. Voto: 5

DOMENICO POZZOVIVO: Parte coi gradi di capitano alla Corsa Rosa, cercando e lottando per coronare il suo sogno: salire sul podio nella classifica generale. Purtroppo il lucano non riesce a raggiungere il suo obiettivo per vari motivi, terminando al 5° posto. Vista l’età sembra quasi impossibile vederlo nei primi tre nelle prossime edizioni. Corre il Tour da gregario. Sogno sfumato. Voto: 6

NAIRO QUINTANA: Se stessimo parlando di Dayer Quintana i complimenti sarebbero stati a fiumi, ma siccome parliamo del più quotato fratello Nairo, il giudizio non può che essere negativo. Con Chris Froome e Tom Dumoulin reduci dal Giro d’Italia, il colombiano era di diritto il favorito per la vittoria finale al Tour de France, invece sulle prime salite inizia a perdere terreno piano piano dai rivali. Un solo affondo a Saint-Lary-Soulan, anche se i big non si sono affannati molto per stoppare il suo attacco, prima del naufragio nella crono finale. Partito come favorito termina la Grande Boucle al decimo posto finale. Alla Vuelta, invece, senza nessun acuto termina all’ottavo posto. Se sia già nella fase calante della sua carriera agonistica? Voto: 5

PRIMOŽ ROGLIČ: La vittoria a Laruns ha scacciato ogni dubbio sul talento sloveno. Termina ai piedi del podio il Tour de France, un quarto posto che gli ha lasciato l’amaro in bocca per quanto fatto vedere. Considerando anche il suo ingresso nel mondo ciclistico non più in tenerissima età, è lui la più grande sorpresa del Tour de France 2018. Sorpresa. Voto: 7

GERAINT THOMAS: Punta tutto sul Tour de France e fa bene. Durante le prime due settimane mostra più affidabilità e freschezza rispetto a Froome, reduce dal Giro. Non scoppia nessuna crisi di gelosia in casa Sky e così la corazzata britannica riesce ad addormentare la Grande Boucle. Oltre alla maglia gialla conquista anche due tappe, tra cui quella dell’Alpe d’Huez. Passa indenne la terza settimana, che negli anni passati gli aveva sempre causato problemi. Promosso sul campo. Voto: 9

RIGOBERTO URÁN: Dopo il secondo posto dello scorso anno, il colombiano si è presentato al via del Tour de France come uno degli outsider più pericolosi. Purtroppo per lui un malanno lo ha costretto al ritiro. Classico regolarista, senza nessun acuto in Spagna. Voto: 5,5

ALEJANDRO VALVERDE: In terra transalpina si mette a disposizione di Quintana, alla Vuelta veste i gradi di capitano, riuscendo a vincere due tappe nella prima settimana. Cala alla distanza terminando quinto, risucendo però a vincere la classifica combinata. Peter Pan. Voto: 6,5

TEJAY VAN GARDEREN: Si può definire ancora corridore da corse a tappe di tre settimane? Voto: 5

ADAM YATES: Naufraga al Tour de France, si rifà parzialmente in Spagna nelle vesti di gregario per il fratello Simon. Voto: 5,5

SIMON YATES: Domina il Giro d’Italia nelle prime due settimane riuscendo a vincere anche tre tappe, poi il tracollo. In Spagna si gestisce bene, supportato anche dal gemello Adam, resiste e addirittura attacca nelle tappe finali conquistando meritatamente la Vuelta. Il corridore della Mitchelton-Scott si conferma uno dei ciclisti più talentuosi per i Grandi Giri. Voto: 9

ILNUR ZAKARIN: il russo è l’uomo di punta per i Grandi Giri del Team Kastusha, ma non riesce a fare quel salto di qualità in grado di portarlo al livello dei big. Nono in Francia, ma la sua condotta di gara non entusiasma. Voto: 5,5

Luigi Giglio

Un momento della pazza ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Un momento della "pazza" ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

LOMBARDIA 2018: I FAVORITI

ottobre 12, 2018 by Redazione  
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I favoriti al via del Giro di Lombardia, in programma sabato 13 ottobre sul consueto tracciato da Bergamo a Como, affrontando le tradizionali salite dei colli Gallo, Brianza e del Ghisallo, del Muro di Sormano e di Civiglio, mentre quest’anno l’ascesa finale verso San Fermo della Battaglia, inagibile per frana, sarà sostituita da quella più pedalabile di Monte Olimpino

ALEJANDRO VALVERDE. Il nuovo Campione del Mondo è di diritto il favorito principale per la vittoria della classica lombarda. Il percorso gli si addice e già in passato ha potuto raccogliere due secondi posti nella “Classica delle foglie morte”. Attualmente sembra il corridore con la condizione fisica migliore di tutti, insieme al francese Pinot. Condizione, esperienza, grinta e anche una Movistar tutta accentrata su di lui. Landa, Carapaz e Soler sono solo tre di gregari che avrà al suo fianco. Highlander.

THIBAUT PINOT. La vttoria alla Milano-Torino, sul leggendario colle di Superga, e il secondo posto alle Tre Valli Varesine costituiscono un bel biglietto da visita per il corridore francese della Groupama-FDJ. Terzo nel 2015, quinto l’anno scorso, che sia arrivato finalmente il momento giusto per Pinot per alzare le braccia sulla linea d’arrivo lariana?

MICHAEL WOODS. Terzo al Mondiale austriaco di Innsbruck, quarto al Giro dell’Emilia, quarto alle Tre Valli Varesine, che il canadese sia in uno stato di grazia non si discute. Oltre uno stato di forma eccelente, Woods potrà contare sul colombiano Rigoberto Urán e su una formazione, il Team EF Education First-Drapac, da sfruttare durante le fasi finali della corsa per eventuali tattiche di squadra.


RIGOBERTO URÁN.
Il colombiano sembra in crescita dopo il Mondiale e al Giro dell’Emilia ha mostrato una condizione davvero ottimale: al Lombardia staccarlo non sarà facile. Per i giochi di squadra vale lo stesso discorso fatto per Woods. ”Ciccio” è salito già tre volte sul podio della classica lombarda, corsa che gli piace ed è adatta alle sue caratteristiche. Per questo sottovalutarlo sarà un errore gravissimo.

VINCENZO NIBALI. Lo “Squalo “è in crescita, anche se la sua condizione fisica non sembra ancora delle migliori. L’esperienza, l’intelligenza tattica, la fantasia e il coraggio sono le sue armi principali, con le quali dovrà sopperire al gap fisico causato dalla caduta al Tour de France. Il percorso è lo stesso sul quale ha vinto per ben due volte, a parte una deviazione, causata da una frana, che ha costretto l’organizzazione a fare a meno quest’anno della tradizionale salita di San Fermo, sostituendola con quella di Monte Olimpino. L’Italia intera tiferà per lui, sperando di vedere il siciliano cogliere la sua terza affermazione al Lombardia.
ROMAIN BARDET. La maglia iridata gli è sfuggita per un soffio, solo “Don Alejandro” è riuscito a batterlo allo sprint. Il transalpino al Giro dell’Emilia ha dimostrato di non aver perso la forma fisica e la brillantezza della scorsa settimana, chi vorrà vincere dovrà far i conti con lui.
GIANNI MOSCON. Dopo la prestazione superba a Innsbruck il buon Gianni entra di diritto tra i favoriti per la vittoria finale di questo Giro di Lombardia 2018. Oltre alle sue gambe potrà contare su un Team Sky molto competitivo, dove ci sarà anche Diego Rosa, protagonista nelle stagioni passate nella “Classica delle foglie morte”. Bernal, De La Cruz, i cugini Henao ed Elissonde formeranno un team solidissimo e robusto che potrà fare il bello e cattivo tempo.


WILCO KELDERMAN
. Il ventisettenne del Team Sunweb ha mostrato ottime gambe nelle corse autunnali italiane. Staccarlo non sarà facile e la voglia di emergere in una squadra dove tutte le luci della ribalta sono rivolte su Tom Dumoulin (assente al Lombardia), potranno dargli quegli stimoli in grado di fare la differenza.
PRIMOŽ ROGLIČ. Lo sloveno del Team LottoNl-Jumbo è una delle rivelazioni più belle di questo 2018. È ancora acerbo per le corse di un giorno, ma grazie alla sua classe si ci può aspettare di tutto.
ROMAN KREUZIGER. Il ceco quando si tratta di corse dure c’è sempre. Nessuno lo nomina mai, nessuno lo vede tra i favoriti, ma alla fine è sempre lì. Quest’anno ha raccolto piazzamenti importanti all’Amstel e a Innsbruck. In caso di condizione non ottimale per i gemelli Yates, sarà il buon Roman il faro della Mitchelton-Scott.
ADAM YATES. Il britannico sembra avere decisamente una gamba migliore rispetto al gemello Simon, anche se lontana dai giorni migliori. Sicuramente il corridore della Mitchelton-Scott vorrà cancellare con una buona prestazione un 2018 pieno d’ombre, soprattutto se paragonato a quanto fatto da Simon. Da non sottovalutare.
FABIO ARU. Il nono posto raccolto alla Milano-Torino hanno riacceso quelle poche speranze che c’erano attorno a lui. Vederlo protagonista al Giro di Lombardia è più un auspicio che altro, nella speranza che la voglia di cancellare un 2018 altamente insufficiente gli dia la spinta per raggiungere un traguardo che, al momento, sembrerebbe un sogno.

Luigi Giglio

MONDIALI 2018 – LE PAGELLE

ottobre 1, 2018 by Redazione  
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Alejandro Valverde e la nazionale spagnola promosse a pieni voti dopo i mondiali austriaci. A seguire le pagelle dei principali protagonisti della prova su strada e delle nazionali più attese

I PROTAGONISTI

ALEJANDRO VALVERDE: 10. Corona finalmente il sogno di una vita. Corsa perfetta per Don Alejandro, dove sul temibile Gramartboden scollina con Bardet e Woods e, raggiunti in discesa da Tom Dumoulin, non si fa sorprendere battendo tutti in volata. Dopo quattro bronzi e due argenti arriva finalmente la medaglia d’oro, nell’edizione più dura. Pensare che la prima medaglia fu l’argento ad Hamilton nel 2003. A 38 anni finalmente il murciano può alzare le braccia al cielo. Nella storia dei Mondiali di ciclismo su strada, l’Embatido è il secondo ciclista più anziano ad aver vinto la medaglia d’oro, solo Joop Zoetemelk (vincitore nel 1985 al Montello) lo precede in questa speciale classifica. Leggendario.

ROMAIN BARDET: 8,5. Nelle gerarchie della nazionale transalpina veniva dopo Pinot e Alaphilippe, la strada lo ha promosso a capitano. Uno dei più lucidi sul Gramartboden, in discesa però non riesce a staccarsi da Woods e Valverde. Battuto in volata vede sfumare il sogno di indossare la maglia iridata. Argento vivo.

MICHAELS WOODS: 8,5. Sul muro finale esce tutta la sua attidudine e qualità per questi particolari terreni. Sul Gramartboden è il più brillante, ma non riesce a scollinare in solitaria, portandosi dietro Valverde e Bardet. Terzo posto inaspettato per il canadese, bronzo più che meritato.

TOM DUMOULIN: 8. Nella cronometro di giovedì non aveva lanciato bei segnali, ma l’olandese ha orgoglio e testa e, zigzagando, non naufraga nel punto più difficile del muro finale austriaco. Nel tratto in falsopiano raggiunge e supera Moscon, raggiungendo ad 1,5 km dalla fine il trio di testa. Solo lo sprint lo respinge. Non avrà raccolto vittorie importanti, ma ha sempre dato filo da torcere a tutti, riuscendo a salire nello stesso anno sul podio di Giro d’Italia, Tour de France e prova a cronometro individuale mondiale. 2018 da incorniciare per Tom. Caparbio.

GIANNI MOSCON: 7,5. Il trentino è l’azzurro più in forma e il non aver potuto correre la Vuelta di Spagna ha inciso sicuramente nella preparazione in vista dell’appuntamento di Innsbruck. A volte troppo generoso, il ciclista della Sky dimostra ancora una volta di avere un potenziale spaventoso. Cede sul più bello, ma le speranze azzurre per il futuro ricadono tutte su di lui.

MICHAEL VALGREN: 7. Sull’ultimo passaggio da Igls il danese attacca, e attacca anche bene. Il gruppo fatica non poco per riprenderlo. Settimo posto finale per lui.

GIANLUCA BRAMBILLA, DARIO CATALDO, DAMIANO CARUSO, ALESSANDRO DE MARCHI, FRANCO PELLLIZOTTI: 6,5 Danno il loro contributo per la causa azzurra, peccato per come sono stati gestiti.

OMAR FRAILE: 6,5. Lavora perfettamente per Valverde. Tiene chiusa la corsa nella parte centrale.

ION IZAGIRRE: 6,5. Un’altra pedina fondamentale dello scacchiere iberico. Termina all’undicesimo posto, restando nel gruppetto dietro a coprire le spalle a Valverde.

ROMAIN KREUZIGER: 6,5. Zitto zitto senza farsi vedere, il ceco finisce la gara al sesto posto. Usato garantito.

VEGARD LAENGEN STAKE, KASPER ASGREEN: 6,5. Quanti chilometri si sono fatti in fuga i due! Eroici!

SAM OOMEN: 6,5. Vivacizza i chilometri finali e gli ultimi passaggi sulla salita di Igls. Peperoncino

STEVEN KRUIJSWIJK: 6. Prova ad uscire dall’anonimato accelerando sulla salita di Igls, ma non lo lasciano andare.

MIKEL NIEVE: 6. Tredicesimo posto per lo spagnolo, anche lui come Izagirre nel gruppetto dietro il capitano Valverde, pronto a fare da stopper.

RUI COSTA: 6. Decimo posto finale per il portoghese, esperienza che lo aiuta dove le gambe non arrivano.

PETER SAGAN: 6 (Di stima). Dopo tre Mondiali vinti di fila, corre questa edizione sapendo che dovrà lasciare lo scettro ad un altro ciclista. Si ritira presto, dopo pochi chilometri. Si rivede sul palco dove si complimenta con Alejandro Valverde e gli mette anche la medaglia d’oro al collo. Personaggio e Campione che avremo la fortuna di vedere l’anno prossimo sulle strade del Giro d’Italia.

PAVEL SIVAKOV: 6. Tiene la corsa chiusa nei primi chilometri.

GREG VAN AVERMAET: 6. Il corridore belga della BMC corre su un terreno che non è proprio nelle sue corde. Prova ad attaccare con Caruso, ma senza esito positivo. Rispetto a tanti altri illustri colleghi, almeno prova ad inventarsi qualcosa.

JAKOB FUGLSANG: 5,5. Fantasma. La medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio non lascia nessun segno e termina la corsa solo al ventesimo posto.

BAUKE MOLLEMA: 5,5. Una delle punte olandesi, non riesce a tenere le ruote dei migliori sul Gramartboden. Termina comunque al 12° posto. Anonimo, come del resto in tutto questo 2018.

THIBAUT PINOT: 5,5. Era una delle punte più attese della nazionale francese, le pendenze dell’asperità finale purtroppo gli fanno perdere terreno. Nono al traguardo.

NAIRO QUINTANA: 5,5. Fantasma. Terminerà il Mondiale al 15° posto, ma era logico aspettarsi qualcosina in più, date le sue caratteristiche.

PRIMOŽ ROGLIČ: 5,5. Uno dei favoriti alla vigilia. Scivola, si rialza e rientra dopo vari chilometri. Pagherà lo sforzo nei chilometri finali. Il dubbio che anche senza la caduta non avrebbe lottato per la vittoria comunque c’è.

JULIAN ALAPHILIPPE: 5. Era il favorito dai bookmakers per la vittoria finale. Ai piedi del Gramartboden la nazionale francese contava ben 4 ciclisti, solo uno scollinerà nel trio di testa: non è lui, però. Solo ottavo al traguardo finale, delusione.

MICHAŁ KWIATKOWSKI: 5. Dopo la bella prova a cronometro di giovedì, il polacco era uno dei favoriti per la vittoria finale. Si perde appena il gruppo fa sul serio.

RAFAŁ MAJKA: 5. Come tutto il 2018, fantasma.

DOMENICO POZZOVIVO: 5. Nelle ultime ore era uscita la voce che lo scalatore lucano sarebbe stato il capitano designato della nazionale italiana. La strada ha detto di no.

RIGOBERTO URÁN: 5. Trentatreesimo posto per lui. Anonimo.

TIM WELLENS: 5. Il belga era uno delle punte della sua nazionale, si perde sull’ultimo passaggio da Igls

ADAM YATES: 5. Sempre nella coda del gruppo, termina al 37° posto. Era uno degli outsider più papabili. Peccato per lui.

ILNUR ZAKARIN: 5. Fa lavorare i suoi nella parte iniziale della corsa, ma di Ilnur si perdono le tracce quando la corsa si accende.

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: 4,5. Dopo aver corso Giro d’Italia e Vuelta di Spagna il colombiano arriva la mondiale con le batterie scariche. Sparisce subito.

DANIEL MARTIN: 4,5. Non era nelle migliori condizioni e lo si vede subito.

WOUT POELS: 4,5 Uno dei favoriti, sparisce e si ritiraappena la corsa entra nel vivo.

SIMON YATES: 4 Lui e Alaphilippe erano i più quotati per la vittoria finale. Purtoppo, dopo aver corso una stagione a tutta birra, arriva all’appuntametno mondiale fuori forma e deve ritirarsi quando mancano 40 km all’arrivo.

VINCENZO NIBALI : s.v. Lo aveva detto Vincenzo, ma tutti speravamo si trattasse solo di pre-tattica. Maledetta caduta al Tour!

Una menzione per i fuggitivi di giornata Michael Kukrle (Repubblica Ceca), Laurent Didier (Lussemburgo), Jacques Janse Van Rensburg (Sudafrica), Ilia Koshevoy (Bielorussia), Ryan Mullen e Conor Dunne (Irlanda), Daniil Fominykh (Kazakistan), Rob Britton (Canada) e Tobias Ludvigsson (Svezia): 6 di stima per loro.

LE NAZIONALI

SPAGNA: 10. Corsa perfetta per la nazionale iberica. Sulla carta erano una delle selezioni più attrezzate e con intelligenza hanno fatto la corsa perfetta con la tattica giusta: tutti per Valverde!. Nella parte centrale Fraile e Mas controllano e fermano i possibili attacchi, senza svenarsi più di tanto arrivano sul Gramartboden con ancora Izagirre, Nieve e De La Cruz alle spalle di Don Alejandro. Efficienza e intelligenza. Chapeau!

DANIMARCA 6,5. Le azioni più belle sono tutte ad opera dei danesi. Asgreen fa nascere la fuga di giornata e, tra i suoi protagonisti, è  anche l’ultimo ad arrendersi. Valgren prova ad uccellare il gruppo all’ultimo passaggio da ‘Igls. Peccato la condizione non ottimale di Fuglsang. Fantasiosi.

FRANCIA: 6,5. Avevano tante freccie nel loro arco, ma sprecano troppi gregari nei chilometri iniziali. Perdono anche Barguil a causa di una caduta. Si portano a casa la medaglia d’argento, ma col potenziale che avevano si potevano inventare qualcosa sull’ultimo passaggio da Igls.

OLANDA: 6. Aspettano solo le ultime due asperità di giornata per mettere il naso fuori dal gruppo. Oomen, Kruijswijk, Mollema e Kelderman non fanno la differenza, la fa solo la caparbietà di un Tom Dumoulin indomito, che riesce a recuperare nel tratto più duro del Gramartboden per finire quarto. Scarichi.

ITALIA: 5,5. Aru si era fatto tirato fuori dai giochi. Nibali, a causa della negligenza di un tifoso e della “dis”organizzazione del Tour de France, partiva già battuto. Formolo e Visconti fuori forma non venivano selezionati. Gianni Moscon veniva, invece, da un lungo stop e prima di Innsbruck aveva corso solo poche gare in Italia. Detto ciò, non erano rosee le aspettative per l’Italia, ma la tattica di Cassani non è sembrata nemmeno così geniale. Brambilla, Caruso, Cataldo e De Marchi spremuti per fare corsa dura, ma per chi? Nazionali più quotate si risparmiavano, mentre i nostri venivano spremuti tantoché sull’ultima asperità di giornata il generosissimo Moscon non poteva contare su nessun compagno di squadra. Un Pozzovivo anonimo ed un esausto De Marchi galleggiavano in fondo al gruppo mentre Spagna, Francia e Olanda erano ben rappresentate da più corridori. Troppo generosi!

SLOVENIA: 5,5. Quando la fuga di giornata superava i 15 minuti di vantaggio è toccato a loro l’onere dell’inseguimento. Purtroppo a casa di una caduta il loro capitano, Roglič, è stato costretto a dire addio ai sogni di gloria.

COLOMBIA: 5. Quintana, López, Urán, Henao, chi li ha visti in corsa?

RUSSIA: 5. Ad un certo punto Beppe Conti avrà pensato “Per chi tira la Russia? Sicuramente non per l’ombra di Zakarin.

GRAN BRETAGNA: S.V. Come si può dar un voto ad una selezione dove non si convoca il vincitore dell’ultimo Tour de France, il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, mentre il vincitore della Vuelta di Spagna è l’ombra di se stesso? Spuntata!

Luigi Giglio

Esplode la gioia di Valverde subito dopo la vittoria al mondiale (foto Justin Setterfield/Getty Images Sport)

Esplode la gioia di Valverde subito dopo la vittoria al mondiale (foto Justin Setterfield/Getty Images Sport)

MONDIALE ÉLITE 2018 – I FAVORITI

settembre 29, 2018 by Redazione  
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Chi indosserà per la prossima stagione la prestigiosa maglia iridata? Ci siamo muniti della classifica sfera di cristallo e abbiamo annalizato le possibilità dei principali indiziati di vittoria in quel di Innsbruck

Quando si parla di mondiali di ciclismo su strada ”duri”, quelli per intenderci disegnati per gli scalatori, in mente fa subito capolino Duitama 1995, in Colombia, dove lo spagnolo Abraham Olano batté Miguel Indurain e il nostro Marco Pantani. Indimenticabile, invece, l’impresa di Bernard Hinault a Sallanches 1980, dove diede un minuto a Baronchelli e oltre quattro minuti al terzo classificato Juan Fernández Martín. Domenica, dopo oltre vent’anni, si correrà un altro Mondiali ”duro”, quello di Innsbruck. Percorso pieno di asperità, dove ad aprire le danze ci sarà la salita di Gnadenwald (2.4 km, pendenza media al 10.5%), dopo di ché si entrerà nel circuito finale con la salita di Igls (7.9 km al 5.7% di pendenza media) da percorrere sei volte. Terminati i sei giri, si affronterà ancora un giro da 31 km con l’ascesa di Igls seguita dal muro di Gramartboden (2.8 km all’11.5% medio). Ci sarà tanto dislivello, lo spettacolo è assicurato.

Dalla cima del Gramartboden all’arrivo ci saranno 8 chilometri, quasi completamente tutti in discesa, perciò, tenendo conto anche del tracciato completo, il primo dei favoriti non può che essere il francese Julian Alaphilippe. Il ciclista della Quick-Step Floors viene da un mese di Agosto dove ha praticamente vinto ogni corsa alla quale ha partecipato: San Sebastián, Tour of Britain e Giro di Slovacchia portate a casa per lui. L’arrivo in discesa ricorda anche le tappe del Tour de France da lui conquistate, la decima da Annecy a Le Grand-Bornand e la sedicesima da Carcassonne a Bagnères-de-Luchon. Tenendo conto della sua forma e della nazionale francese, che è una delle formazioni più attrezzate in questo Mondiale (avrà al suo fianco ciclisti come Gallopin, Barguil, Bardet e Pinot) Alaphilippe sarà sicuramente l’uomo da battere.
Ha dato filo da torcere a tutti in questo 2018, finendo anche per vincere la Vuelta di Spagna: stiamo parlando del ciclista inglese Simon Yates. Il corridore della Mitchelton-Scott è uscito vittorioso dalla corsa iberica e sicuramente avrà il morale alle stelle. A lavorare per lui il gemello Adam, che dovrà ben figurare in una Gran Bretagna che non sembra all’altezza delle selezioni più quotate come quella francese e colombiana.

Non è riuscito a far classifica alla Vuelta, ma il polacco Michał Kwiatkowski un Mondiale l’ha già vinto, quello di Ponferrada nel 2014. Il corridore in forza al Team Sky ha raccolto vittorie come una Tirreno-Adriatico e il Giro di Polonia quest’anno, ma ha anche svolto un lavoro di gregariarato al Tour de France che ha fatto stropicciare gli occhi al suo connazionale Sylwester Szmyd, gregario storico di Ivan Basso. La condizione mostrata alla cronomentro di mercoledì è un campanello d’allarme per gli altri pretendendi alla medaglia d’oro. Da non sottovalutare.

Il suo curriculum parla da solo, non c’è bisogno di riepilogare le Liegi-Bastogne-Liegi e tutte le altre corse vinte, senza dimenticare i vari podi mondiali. Alejandro Valverde, anche se è uscito malconcio dall’ultima tappa montana della Vuelta di Spagna è sicuramente uno dei favoriti per l’iride. Il mondiale austriaco sarebbe il coronamento di una carriera fantastica, dove alle medaglie vinte ai mondiali su strada dal corridore della Movistar si uniscono classiche, semiclassiche, podi in tutti e tre i Grandi Giri e una Vuelta.

Primož Roglič è una delle sorprese più belle di quest’anno: Giro dei Paesi Baschi, Tour de Romandie, Giro di Slovenia e il podio al Tour de France dove ha dimostrato una costanza notevole. Lo sloveno del Team Lotto NL-Jumbo ha mostrato di aver ancora una buona forma al recente Tour of Britain e la decisione di non correre la cronometro per concentrarsi solo sulla gara in linea è un bel segnale. Matej Mohorič, Simon Špilak e Jan Polanc completeranno una nazionale slovena tutt’altro che sguarnita.

Miguel Ángel López si dividerà i gradi di capitano con Rigoberto Urán nella nazionale colombiana, formazione tra quelle più attrezzate ad Innsbruck. Il ciclista dell’Astana ha dimostrato ques’anno di aver fatto finalmente quel salto di qualità che tutti si aspettavano da quando vinse il Tour de l’Avenir. Per lui un terzo posto nella classifica generale del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna quest’anno. Il percorso gli si addice, potrebbe essere lui il primo colombiano a vincere un Mondiale su strada?

Vincenzo Nibali è un’incognita. Il percorso del mondiale austriaco sembrava disegnato apposta per il messinese della Bahrain-Merida, ma la caduta al Tour de France ha purtroppo rovinato i piani. In Spagna ha provato a testarsi, ma la condizione è apparsa lontana, troppo lontana per chi vuol vincere un mondiale di ciclismo su strada. Tutta l’italia ciclista sarà al suo fianco, sperando che il dolore alla schiena sia solo un brutto ricordo e che la condizione cercata nell’ultimo mese sia finalmente raggiunta.

Per un italiano che piange ce n’è un altro che ride, Gianni Moscon. Dopo la squalifica dal Tour si erano perse le tracce per il corridore trentino del Team Sky. Il ritorno vittorioso alla Coppa Agostoni, il bis al Giro della Toscana – Memorial Alfredo Martini e il terzo posto alla Sabatini sono un biglietto da visita da non sottovalutare per il C.T. Davide Cassani. Moscon ha mostrato una condizione ottimale, migliore di quella di Nibali, e potrebbe essere lui il faro per la nazionale azzurra.

Tom Dumoulin ha collezionato secondi posti a non finire in questa stagione. Battuto da Chris Froome al Giro d’Italia, beffato da Geraint Thomas al Tour de France, praticamente Tom vs Team Sky. L’olandese del Team Sunweb ha dimostrato comunque di essere un osso duro e di non temere nessuno, difficilmente lo si riesce a staccare in salita. L’ennesimo secondo posto alla cronometro mondiale alle spalle del vincitore Rohan Dennis, però, è un campanello d’allarme da non sottovalutare. Che sia in fase calante dopo una stagione corsa a tutta?

Dopo il flop al Giro d’Italia, il francese Thibaut Pinot è uscito dalla Vuelta di Spagna in ottime condizioni fisiche. La vittoria ai Lagos de Covadonga e ad Andorra hanno constatato il recupero mentale e fisico dello scalatore transalpino della Groupama-FDJ. Il percorso è nelle sue corde e anche i chilometri finali prevalentemente in discesa sono proprio perfetti per lui. Potrebbe rientrare, come il connazionale Bardet, in interessanti sviluppi tattici in corsa, specie se gli altri big si concentreranno solo su Alaphilippe.

Non è un percorso disegnato su misura per lui, ma il tri-campione in carica Peter Sagan va tenuto obbligatoriamente in considerazione, dato il fuoriclasse che è, anche se la condizione atletica dello slovacco della Bora-Hansgroe non sembra delle migliori.

Come sempre in un Mondiale, i favoriti possono essere tanti. Wout Poels (Team Sky) e Bauke Mollema (Trek – Segafredo) sono le altre punte della nazionale olandese, pronti a dire la loro nei vari momenti della corsa. Il Belgio può contare su Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), che vinse a Rio de Janeiro una gara olimpica tutt’altro che pianeggiante. L’altro belga Tim Wellens (Lotto Soudal), l’irlandese Daniel Martin (UAE-Team Emirates), i francese Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), il colombiano Rigoberto Urán (Team EF Education First-Drapac), lo sloveno Matej Mohorič, (Bahrain Merida), e il danese Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) saranno gli altri ciclisti da tenere sotto controllo.

Luigi Giglio

LE PERCENTUALI

VUELTA 2018 – LE PAGELLE

settembre 18, 2018 by Redazione  
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Ecco il super pagellone della Vuelta appena terminata con la quinta vittoria consecuitiva di un corridore britannico in un grande giro

In rigoroso ordine alfabetico, come nei pannelli degli scrutinii….

ANTÓN IGOR: 10 di stima. La sua carriera si è chiusa domenica a Madrid. Lo scalatore spagnolo ha deciso di appendere la bici al chiodo dopo 14 stagioni da professionista. Esordio nel 2005 nelle fila della Euskaltel, squadra con cui ha militato fino alla chiusura del sodalizio nel 2013; passaggio poi alla Movistar per un biennio, quindi chiusura di carriera nella Dimension Data dal 2016 a oggi. Apice della sua carriera la tappa vinta del Giro d’Italia 2011 sul Monte Zoncolan. In totale per lui 14 affermazioni da professionista. Sfortunato alla Vuelta 2010, quando scivolò e fu costretto al ritiro mentre era saldamente in maglia roja. Ha corso anche negli anni non proprio splendidi del ciclismo ma nessuna controversia lo ha mai sfiorato. Esempio di professionalità.

ARU FABIO: 4. Il sardo non è più lui. Un 2018 da cancellare. Dopo il flop del Giro d’Italia tutti gli occhi erano puntati su di lui. Sulle prime rampe spagnole dimostra, però, di non reggere il passo dei migliori, perdendo terreno inesorabilmente. Cade e se la prede con la bici, facendo infuriare il patron Colnago. Termina la Vuelta con problemi di salute. Chissà Cassani che ha in mente? Sarà utile questo Aru in Austria?

BENNETT GEORGE: 6. Si mette a disposizione di Kruijswijk, fa quel che può.

BOL JETSE: 5. Entra nella fuga a Lleida, per tutti senza nessuna possibilità di vittoria e lui, il primo a non crederci, si rialza a pochi chilometri dal traguardo. Morale della favola, la fuga vince. L’olandese è il simbolo perfetto della Burgos-BH, una Vuelta anonima per il team professional iberico.

BOUHANNI NACER: 6,5. Vince a San Javier . Il francese è l’unico velocista puro che è riuscito a battere Viviani. Solo per questo voto più che sufficiente.

BRAMBILLA GIANLUCA: 5. Lo scalatore della Trek-Segafredo cerca invano di far sua una tappa. Molto attivo nelle fughe, ma i risultati latitano.

BUCHMANN EMANUEL: 5,5. Il venticinquenne tedesco ha come obiettivo quello di curare la classifica generale. Regolarista, termina la sua corsa a Madrid al dodicesimo posto della classifica finale senza mai un acuto.

BYSTRØM SVEN ERIK: 6. A differenza di Bol non si arrende nei chilometri finali della tappa con arrivo a Lleida. Sulla linea del traguardo viene, però, beffato dall’altro compagno di fuga, Wallays. Il norvegese col suo secondo posto di giornata raccoglie il miglior risultato della UAE Team Emirates e questo non è certo un fattore positivo per il team di Saronni.

CAMPENAERTS VICTOR: 5,5. Terzo nella cronometro iniziale di Málaga, sperduto in quella che da Santillana del Mar conduceva a Torrelavega. Nel mezzo qualche fuga e un po’ di gregariato per Kruijswijk. Nel complesso ci si aspettava di più da lui, che è campione europeo in carica a cronometro.

CATALDO DARIO: 6. Solito lavoro da gregario per il ciclista abruzzese.

CLARKE SIMON: 6,5. Batte in volata Bauke Mollema e Alessandro De Marchi nella quinta tappa da Granada a Roquetas de Mar. Riprova nelle tappe seguenti ad andare in fuga e ad attaccare, senza esiti positivi. Voto più che positivo per lui, dato anche che non vinceva una corsa dal lontano 6 marzo del 2016, quando si impose al GP Industria & Artigianato.

DE GENT THOMAS: 7. Il ciclista belga è stato iperattivo in questa Vuelta di Spagna. In quasi tutte le fughe di giornata c’era. Non porta a casa nessuna tappa a casa, ma la maglia a pois blu, il simbolo del primato che spetta al leader della classifica dedicata al miglior scalatore. Punti raccolti partendo ovviamente dalla fughe di giornata. Attaccante nato.

DE LA CRUZ DAVID: 5,5. Dopo il settimo posto finale della Vuelta edizione 2016, si presentava al via coi gradi di vice capitano in casa Sky. Non riesce mai a trovare lo spunto giusto. Da segnalare il suo terzo posto nella tappa del Balcón de Bizkaia. Chiude al 15° posto nella classifica generale a 28 minuti da Yates. Dato il risultato e l’età (29 anni, perciò nel pieno della maturazione) non crediamo che in casa Sky gli daranno altri gradi all’infuori del gregario. Peccato.

DE MARCHI ALESSANDRO: 7. Il friulano è un’attaccante nato. Ha una condizione fisica ottima, tanto che il CT Davide Cassani l’ha selezionato per i mondiali di Innsbruck. Dopo vari piazzamenti trova lo spunto perfetto per andar a vincere nella tappa con arrivo a Luintra. Una sicurezza.

DENNIS ROHAN: 8. Due cronometro su due vinte per il corridore australiano della BMC. Prima maglia roja della Vuelta. Non parte alla 17 tappa per concentrarsi ed allenarsi in vista del Mondiale austriaco.

FELLINE FABIO: 4,5. Nel 2016 vinse la classifica a punti della Vuelta, quest’anno, invece, non ci va minimamente vicino. Ciclista da ritrovare.

FORMOLO DAVIDE: 5. Non è nella forma migliore e non riesce ad essere protagonista in nessuna tappa. Vuelta negativa per lui. Il veneto, purtroppo, non sembra in grado di fare quel salto di qualità che gli servirebbe per far davvero bene nelle corse di tre settimane.

GALLOPIN TONY: 7. Quest’anno vuole curare anche la classifica generale, ma purtroppo esce di poco dalla top ten finale. Vince con un numero bellissimo la tappa con arrivo a Pozo Alcón.

GENIEZ ALEXANDRE: 6,5. Anche per lo scalatore francese dell’AG2R La Mondiale una tappa vinta attaccando con la fuga di giornata. Per lui la dodicesima tappa con arrivo al Faro de Estaca de Bares.

HAIG JACK: 6,5. Ormai uomo di fiducia di Simon Yates, come al Giro ripaga la fiducia del suo capitano. Gregario affidabile.

HERRADA JESÚS: 6,5. Il ventottenne spagnolo della Cofidis partecipa a numerose fughe in questa Vuelta, ma, invece di vincere una tappa, al Faro de Estaca de Bares proprio grazie alla fuga conquista la maglia roja che porterà per due giorni. Leader inaspettato.

IZAGIRRE ION: 6. Dopo l’infortunio di Vincenzo Nibali, lo spagnolo prende il via coi gradi da capitano. Cura la classifica generale terminando al 9° posto. Fiducia meritata.

KELDERMAN WILCO: 5,5. Dopo il 4° posto dell’anno scorso c’era molta attesa sulla sua prestazione in questa Vuelta. Dopo un buon avvio perde terreno tappa dopo tappa, terminando al decimo posto con oltre undici minuti di ritardo dal vincitore Simon Yates. Rimandato.

KING BEN:7,5. L’americano del Team Dimension Data riesce a centrare due volte il bottino pieno. Conquista delle vittorie pesanti sugli arrivi difficili della Sierra de la Alfaguara e della Covatilla. Impossibile non attribuirgli l’appellativo di “King” delle fughe.

KWIATKOWSKI MICHAŁ: 6. Era il capitano designato del Team Sky e l’inizio lasciava a ben sperare. Grazie al secondo posto di tappa a Caminito del Rey conquistava la maglia roja che avrebbe tenuto per 3 giorni. Quando sono iniziate le montagne la stanchezza accumulata al Tour de France si è fatta, però, sentire facendolo naufragare in classifica.

KRUIJSWIJK STEVEN: 7,5. Il rosso olandese della Lotto NL-Jumbo dopo il 5° posto del Tour de France non si risparmia nemmeno alla Vuelta di Spagna. Con la sua solita condotta di gara regolare finisce al 4° posto della generale.

LÓPEZ MIGUEL ÁNGEL: 8,5. Dopo il terzo posto finale al Giro d’Italia di quest’anno, si presentava al via come uno dei favoriti. Al suo fianco una squadra solida con compagni dal calibro di Fraile, Hirt, Bilbao e Cataldo. Prova il colombiano a far sua questa Vuelta, ma perde troppo terreno nelle cronometro nei confronti di Yates e negli arrivi in salita non riesce a fare la differenza come vorrebbe, specie nell’ultima tappa con arrivo in salita dove veniva beffato allo sprint da Enric Mas.

MAJKA RAFAŁ: 5. Stesso copione del Tour de France. Non cura la classifica generale e non riesce a vincere nessuna tappa, anche se ci va vicino sulla Camperona.

MAS ENRIC: 9. Il ventitreenne spagnolo della Quick-Step è la vera sorpresa di questa edizione della Vuelta. Corre e si difende nelle prime due settimane rimanendo sempre a ridosso del podio nella classifica generale. Nella terza settimana passa al contrattacco sfruttando la sua freschezza. Si comporta egregiamente nella lunga crono di Torrelavega per poi andare a vincere sul Coll de la Gallina, dove segue l’attacco di López per poi batterlo allo sprint. Più che una promessa è uno dei futuri protagonisti nei prossimi grandi giri a venire.

MATÉ LUIS ÁNGEL: 6,5. Il ciclista spagnolo della Cofidis è il primo ciclista ad indossare la maglia a pois blu destinata al leader della classifica degli scalatori. Difende il primato fino alla diciassettesima tappa dove viene scalzato da De Gendt.

MEINTJES LOUIS: 4. Annus horribilis per il sudafricano. L’ombra di se stesso, mai nel vivo della corsa, sempre lontano dai migliori. Che gli sta succedendo?

MOLARD RUDY: 6,5. Il francese della Groupama-FDJ conquista la maglia roja grazie ad una fuga bidone nella quinta tappa con arrivo a Roquetas de Mar. Riesce a difendere il primato per quattro giorni, fino a quando è costretto a cedarla a Simon Yates sulla salita della Covatilla. Eroe per caso.

MOLLEMA BAUKE: 5,5. Il ciclista olandese ha fatto ormai intendere che la classifica generale non la curerà mai più in futuro. Come al Tour, anche alla Vuelta si defila subito dalla lotta per le posizioni importanti della classifica per puntare ad una vittoria di tappa. Purtroppo per lui raccoglie solo secondi posti: secondo alla Covatilla, secondo sul traguardo di Roquetas de Mar, secondo anche nella classifica dedicata agli scaltori.

NIBALI VINCENZO: 6. Dopo l’infortunio che lo ha costretto a ritirarsi dal Tour de France e la seguente operazione, lo “Squalo” soffre e lo si vede. Stringe i denti il siciliano, prova a testarsi lavorando per i compagni e andando in fuga. Non riceve, purtroppo, dal suo fisico i segnali che avrebbe voluto ricevere. Tutta l’Italia ciclistica è con lui. Forza Vincenzo.

PARDILLA SERGIO: 4. L’esperto ciclista, capitano del team professional Caja Rural – Seguros RGA, corre una Vuelta anonima. Lontanissimo nella classifca generale, lontanissimo da ogni podio di giornata, nessuna azione degna di nota, nulla di nulla.

PINOT THIBAUT: 7,5. Dopo il Giro d’Italia terminato in malo modo il francese si presentava al via della Vuelta con un profilo basso. Non riesce a competere per la vittoria finale, ma con tenacia e arguzia riesce a vincere due bellissime tappe. Vittoria di potenza ai Lagos de Covadonga dove attacca a sei chilometri dall’arrivo andando a vincere con quasi 30” su Miguel Ángel López. Vittoria di classe ad Naturlandia dove tiene a bada Yates. Chiude la Vuelta al sesto posto della classifica generale. Rigenerato.

PORTE RICHIE: 5. Il Re degli imprevisti. Questa volta a differenza delle altre il guaio non gli capita durante la corsa ma nei giorni precedenti, quando viene colpito da un virus intestinale. Perde tantissimo terreno nella crono iniziale di Málaga. Prova a vincere una tappa provando ad entrare nelle fughe di giornate, ma l’esito è negativo.

QUINTANA NAIRO: 5. Ogni volta che prende il via ad un Grande Giro sono tante le aspettative che si hanno su di lui. Purtroppo il ciclista colombiano sembra aver già intrapreso la parabola discendente della sua carriera agonistica. Speriamo di no e che questo 2018 sia solo una parentesi negativa.

RODRÍGUEZ ÓSCAR: 7. Il giovane ciclista della Euskadi – Murias riesce a sorpresa a vincere la difficile tappa della Camperona, battendo sull’asperità finale gente del calibro di Majka e Teuns. Dulcis in fundo, è stata la sua prima vittoria da professionista.

SAGAN PETER: 5,5. Non è il miglior Sagan e si nota subito. Non riesce a vincere nessuna tappa, nonstante alcune sembrerebbero disegnate apposta per lui. Gli sfugge anche la classifica a punti, una sua specialità. Batterie scariche per il Campione del Mondo in carica.

TEUNS DYLAN: 6. Eterno piazzato. Sempre attivo e propositivo nelle fughe di giornata, raccoglie però solo piazzamenti importanti.

URÁN RIGOBERTO: 6,5. Termina la Vuelta al settimo posto della classifica generale correndo da fantasma. Tre settimane senza alcuna azione importante o avvenimento da segnalare.

VALVERDE ALEJANDRO: 9. Il campione spagnolo è un osso duro. Oltre alle qualità fisiche e atletiche ha una caparbietà che anche nei momenti di crisi non lo fanno affondare. Nonostante l’età non sia dalla sua parte, è sempre lì, tappa dopo tappa. Cede solo nell’ultimo tappone pirenaico. Due le vittorie di tappe conquistate, a Caminito del Rey dove precede Kwiatkowski e ad Almadén dove batte Peter Sagan. Vince anche la classifica a punti. Eterno.

VAN POPPEL DANNY: 5. Sono pochi i velocisti presenti in Spagna, ma lui evidentemente non è uno dei più forti tra i presenti. Solo piazzamenti per l’olandese.

VIVIANI ELIA: 9. Al momento uno dei velocisti più forti che ci sia in circolazione, se non il più forte. Quattro gli arrivi di tappa conclusi allo sprint di gruppo, tre quelli che ha portato a casa. Il vicentino ha dimostrato un’attitudine, una forza esplosiva e un’abilità a limare nei metri finali che in pochi hanno al momento. Vederlo trionfare con addosso la maglia tricolore del campione italiano su strada in carica poi, è ancora più emozionante. Grandissimo Elia.

WALLAYS JELLE: 7. Il colpo gobbo di questa Vuelta la compie lui. Diciottesima tappa, Ejea de los Caballeros – Lleida, un piattone designato per l’arrivo in volata a ranghi compatti. Wallays, Bystrøm e Bol partono all’attacco in fuga dopo pochi chilometri dalla partenza. Il gruppo li controlla non lasciandogli spazio per tutta la corsa, mantenendo un distacco compreso tra i 2 e i 3 minuti. Nei chilometri finali la beffa. Il gruppo accelera tentando di riprendere i fuggitivi, ormai a pochi secondi di distanza, tanto che Bol si rialza. Wallays e Bystrøm, invece, sfruttando anche il vento favorevole danno il tutto per tutto. Proprio Wallays riusciva a vincere la tappa in volata beffando per pochi centimetri Bystrøm e il gruppo preceduto da Sagan. Stoico.

WOODS MICHAEL: 6,5. Un cacciatore di tappe come lui non poteva non timbrare il cartellino in un’edizione della Vuelta come questa, dove le fughe andate in porto sono state molte. Sua la tappa con arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia.

YATES ADAM: 7. Il capitano designato dalla Mitchelton-Scott era il fratello gemello Simon; Adam non batte ciglio e si adegua al proprio ruolo designato. Importante il suo lavoro sulle salite finali della Vuelta.

YATES SIMON: 10. Vince meritatamente la settantatreesima edizione della Vuelta di Spagna. Corre in modo intelligente, non spreca energie inutili nelle prime tappe, come invece fece al Giro, e gestisce in modo corretto le varie fasi della corsa. Preferisce perdere la maglia roja in favore di Herrada nella dodicesima tappa, piuttosto che spremere il proprio team nell’inseguimento. La Movistar di Valverde prova ad attaccarlo più volte, ma lui resiste e si difende egregiamente. La débâcle avuta nella terza settimana del Giro d’Italia ci ha consegnato un ciclista più maturo e intelligente. Supportato anche dalla squadra, Haig e il gemello Adam su tutti, ha dimostrato anche di avere la stoffa del leader. Al momento uno degli scalatori più forti dell’intero panorama ciclistico. Sua anche la tappa con arrivo sulla salita di Les Praeres. Maestoso.

ZAKARIN ILNUR: 4,5. Si presenta al via da Málaga con le batterie scariche dopo aver corso discretamente il Tour de France. Entra in qualche fuga di giornata ma non combina nulla di positivo.

Luigi Giglio

La vittoria di Simon Yates sullAlto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

La vittoria di Simon Yates sull'Alto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “TERCERA SEMANA”

settembre 11, 2018 by Redazione  
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La settimana decisiva della Vuelta inizierà con la tappa a cronometro di Torrelavega, proseguirà con l’inedito e ripidissimo arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia per poi concludersi su cime pirenaiche che bene hanno portato in passato ai corridori italiani: prima l’approdo sull’Alto de la Rabassa poi il concentrato tappone del Coll de la Gallina, che ricalca in parte la frazione che consentì a Fabio Aru di conquistare la “roja” nel 2015, metteranno la parola fine ai giochi di classifica.

16a TAPPA: SANTILLANA DEL MAR – TORRELAVEGA (cronometro individuale – 32 Km)

Se la seconda settimana di gara si era aperta con una tappa tranquilla destinata ai velocisti per “ammortizzare” i disagi che in alcuni sono provocati dal giorno di riposo, stavolta non sarà così e dopo l’ultima sosta i sei giorni decisivi della corsa iberica saranno introdotti da una delle tappe più importanti della 73a Vuelta a España. Si tratta, infatti, della cronometro individuale “lunga”, disegnata come lo scorso anno su di un tracciato abbastanza veloce, che farà dunque la gioia dei cronoman, fin qui favoriti solo dal percorso del prologo d’apertura. Dodici mesi fa si gareggiò sulla distanza di 40 Km tra il circuito automobilistico di Navarra e Logroño, dove fece registrare il miglior tempo Chris Froome impiegando 47 minuti spaccati a una media di 51.32 Km/h. Nonostante l’assenza del vincitore uscente della Vuelta, la musica non dovrebbe cambiare molto quest’anno sul percorso disegnato sulle strade cantabriche che da Santillana del Mar, la cittadina celebre per le grotte di Altamira, conducono a Torrelavega, dove il traguardo sarà collocato sulla pista del velodromo intitolato al tre volte vincitore del campionato del mondo e della Milano-Sanremo Óscar Freire. In mezzo 32 Km di un tracciato solo a tratti dolcemente ondulato, che i più veloci dovrebbero completare in poco meno di 40 minuti.

17a TAPPA: GETXO – BALCÓN DE BIZKAIA (157 Km)

Arriva il turno dei Paesi Baschi che ospiteranno una frazione definita “hilly”, collinare, sul sito ufficiale della corsa, ma che potrebbe in realtà avere gli stessi effetti in classifica di una tappa di montagna, anche alla luce degli sforzi profusi il giorno prima nella tappa contro il tempo. È vero che oggi non si supereranno mai i 1000 metri di quota, ma il tracciato riflette le condizioni altimetriche delle accidentate tappe del Giro dei Paesi Baschi, in particolar modo negli ultimi 40 Km di gara, che culmineranno con l’ascesa al Monte Oiz, localmente noto come “Balcón de Bizkaia” per le viste panoramiche che offre. Il “sale” di questa frazione sarà proprio concentrato nei 7400 metri conclusivi, che salgono al 9,7% e già questo dato può bastare per far capire di che pasta sia fatta quest’ascesa che proporrà i tratti più aspri nel finale, quando la pendenza schizzerà fino al 23,8% e sotto le ruote dei corridori l’asfalto lascerà il posto al meno scorrevole cemento.

18a TAPPA: EJEA DE LOS CABALLEROS – LLEIDA (186.1 Km)

Sulla carta è una delle frazioni più semplici della Vuelta 2018, la penultima tra le poche che anche quest’anno sono state riservate ai velocisti. Le difficoltà odierne saranno quasi pari a zero, con l’unica esclusione di un facilissimo zampellotto che spicca sull’altimetria a una trentina di chilometri dall’arrivo. Le formazioni dei velocisti, però, potrebbero non trovare oggi vita facile perché questa sarà probabilmente anche l’ultima occasione per i cacciatori di tappe d’andare in fuga. Le successive due frazioni pirenaiche, entrambe brevi, non dovrebbero consentire ai fuggitivi d’andare sino al traguardo in testa alla corsa e dopo queste rimarrà solo la blindatissima tappa conclusiva di Madrid, nella quale le squadre degli sprinter venderanno cara la pelle per non farsi sfuggire la possibilità di giocarsi uno dei più prestigiosi traguardi della storia del ciclismo.

19a TAPPA: LLEIDA – ANDORRA / NATURLANDIA (154.4 Km)

Gran finale sulle strade del Principato d’Andorra per la 73a edizione della Vuelta che oggi proprorrà, qualche unica difficoltà di gara, l’ascesa all’Alto de la Rabassa, in vetta alla quale sarà collocato il più alto traguardo di tappa di questa edizione. A 2025 metri di quota sarà quindi quest’anno assegnato lo speciale trofeo “Cima Alberto Fernández”, corrispondente alla nostra Cima Coppi e dedicato ad uno scalatore spagnolo scomparso in un incidente stradale il 14 dicembre del 1984, un mese prima di compiere 30 anni, e che si era messo particolarmente in luce al Giro d’Italia del 1983, nel quale aveva vinto le tappe di Campitello Matese e Colli San Fermo. In salita si dovranno percorrere gli ultimi 17 Km, caratterizzati da una pendenza media non eccezionale (6,6%), ma la lunghezza dell’ascesa e il suo notevole dislivello (1125 metri) sono numeri che potrebbe lasciare il segno, anche perché si è oramai nel finale di corsa e le energie stanno virando verso il lumicino. Da segnalare che questa è un’ascesa che porta bene ai colori italiani: lo scorso anno fu inserita nel finale della frazione di Andorra la Vella vinta da Vincenzo Nibali, dopo che sulla Rabassa era scollinato in testa il francese Geniez, mentre nel 2008 – unico precedente coincidente con l’arrivo di tappa, come accadrà quest’anno – a imporsi presso il parco avventura Naturlandia fu Alessandro Ballan, una ventina di giorni avanti la sua affermazione ai mondiali di Varese.

20a TAPPA: ANDORRA (ESCALDES-ENGORDANY) – COLL DE LA GALLINA (SANTUARIO DE CANOLICH) (97.3 Km)

Interamente sulle strade andorrane si snoda l’ultima tappa di montagna, il cui tracciato ricorda, e in parte ricalca, quello della tappa che nel 2015 consentì a Fabio Aru di issarsi al vertice della classifica generale della Vuelta. Si tratterà, dunque, di un tappone concentrato che proporrà nel volgere di poco meno di 100 Km sei salite consecutive, con intervalli quasi nulli tra un colle e l’altro e una quarantina di chilometri da affrontare complessivamente in salita. Si comincerà subito dopo il via con i 4.3 Km all’8.7% dell’Alto de la Comella, poi si salirà sul Coll de Beixalis (7.1 Km all’8%), che nel 2016 fu inserito anche nel percorso del Tour de France (tappa di Arcalís, vinta da Dumoulin). Scalato il vicino Coll de Ordino (9.8 Km al 7.1%), in cima al quale si sfioreranno i 2000 metri di quota, si dovranno ripetere prima il Beixalis, dal medesimo versante della scalata precedente, e poi la Comella, stavolta percorrendo la strada effettuata in discesa a inizio tappa (3.6 Km al 6.3%). Sarà la penultima difficoltà di gara prima dell’ascesa finale verso il Coll de la Gallina, dove il traguardo sarà collocato presso il Santuario di Canolich, percorsi 7.6 Km all’8,2% che sono già stati affrontati come finale di tappa nel 2016, quando lassù s’impose Daniele Ratto: portano davvero bene ai corridori azzurri le salite andorrane!

21a TAPPA: ALCORCÓN – MADRID (100.9 Km)

Dopo l’interminabile trasferimento dai Pirenei al centro geografico della nazione la Vuelta si concluderà con una tradizionale passerella di fine corsa che nulla potrà dire ai fini della classifica. Totalmente pianeggiante, prenderà le mosse con un tratto in linea di 36 Km poi inizieranno le undici tornate del classico circuito disegnato attorno a Plaza de Cibeles, movimentato da una lievissima pendenza negli ultimi 2 Km che mai ha impedito ai velocisti rimasti in gara di competere per il successo. L’ultimo a lasciare la firma su questo prestigioso traguardo è stato uno dei nomi più in “vista” del movimento italiano, l’attuale campione europeo in carica Matteo Trentin.

Mauro Facoltosi

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dellarrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dell'arrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

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