VUELTA 2018 – LE PAGELLE

settembre 18, 2018 by Redazione  
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Ecco il super pagellone della Vuelta appena terminata con la quinta vittoria consecuitiva di un corridore britannico in un grande giro

In rigoroso ordine alfabetico, come nei pannelli degli scrutinii….

ANTÓN IGOR: 10 di stima. La sua carriera si è chiusa domenica a Madrid. Lo scalatore spagnolo ha deciso di appendere la bici al chiodo dopo 14 stagioni da professionista. Esordio nel 2005 nelle fila della Euskaltel, squadra con cui ha militato fino alla chiusura del sodalizio nel 2013; passaggio poi alla Movistar per un biennio, quindi chiusura di carriera nella Dimension Data dal 2016 a oggi. Apice della sua carriera la tappa vinta del Giro d’Italia 2011 sul Monte Zoncolan. In totale per lui 14 affermazioni da professionista. Sfortunato alla Vuelta 2010, quando scivolò e fu costretto al ritiro mentre era saldamente in maglia roja. Ha corso anche negli anni non proprio splendidi del ciclismo ma nessuna controversia lo ha mai sfiorato. Esempio di professionalità.

ARU FABIO: 4. Il sardo non è più lui. Un 2018 da cancellare. Dopo il flop del Giro d’Italia tutti gli occhi erano puntati su di lui. Sulle prime rampe spagnole dimostra, però, di non reggere il passo dei migliori, perdendo terreno inesorabilmente. Cade e se la prede con la bici, facendo infuriare il patron Colnago. Termina la Vuelta con problemi di salute. Chissà Cassani che ha in mente? Sarà utile questo Aru in Austria?

BENNETT GEORGE: 6. Si mette a disposizione di Kruijswijk, fa quel che può.

BOL JETSE: 5. Entra nella fuga a Lleida, per tutti senza nessuna possibilità di vittoria e lui, il primo a non crederci, si rialza a pochi chilometri dal traguardo. Morale della favola, la fuga vince. L’olandese è il simbolo perfetto della Burgos-BH, una Vuelta anonima per il team professional iberico.

BOUHANNI NACER: 6,5. Vince a San Javier . Il francese è l’unico velocista puro che è riuscito a battere Viviani. Solo per questo voto più che sufficiente.

BRAMBILLA GIANLUCA: 5. Lo scalatore della Trek-Segafredo cerca invano di far sua una tappa. Molto attivo nelle fughe, ma i risultati latitano.

BUCHMANN EMANUEL: 5,5. Il venticinquenne tedesco ha come obiettivo quello di curare la classifica generale. Regolarista, termina la sua corsa a Madrid al dodicesimo posto della classifica finale senza mai un acuto.

BYSTRØM SVEN ERIK: 6. A differenza di Bol non si arrende nei chilometri finali della tappa con arrivo a Lleida. Sulla linea del traguardo viene, però, beffato dall’altro compagno di fuga, Wallays. Il norvegese col suo secondo posto di giornata raccoglie il miglior risultato della UAE Team Emirates e questo non è certo un fattore positivo per il team di Saronni.

CAMPENAERTS VICTOR: 5,5. Terzo nella cronometro iniziale di Málaga, sperduto in quella che da Santillana del Mar conduceva a Torrelavega. Nel mezzo qualche fuga e un po’ di gregariato per Kruijswijk. Nel complesso ci si aspettava di più da lui, che è campione europeo in carica a cronometro.

CATALDO DARIO: 6. Solito lavoro da gregario per il ciclista abruzzese.

CLARKE SIMON: 6,5. Batte in volata Bauke Mollema e Alessandro De Marchi nella quinta tappa da Granada a Roquetas de Mar. Riprova nelle tappe seguenti ad andare in fuga e ad attaccare, senza esiti positivi. Voto più che positivo per lui, dato anche che non vinceva una corsa dal lontano 6 marzo del 2016, quando si impose al GP Industria & Artigianato.

DE GENT THOMAS: 7. Il ciclista belga è stato iperattivo in questa Vuelta di Spagna. In quasi tutte le fughe di giornata c’era. Non porta a casa nessuna tappa a casa, ma la maglia a pois blu, il simbolo del primato che spetta al leader della classifica dedicata al miglior scalatore. Punti raccolti partendo ovviamente dalla fughe di giornata. Attaccante nato.

DE LA CRUZ DAVID: 5,5. Dopo il settimo posto finale della Vuelta edizione 2016, si presentava al via coi gradi di vice capitano in casa Sky. Non riesce mai a trovare lo spunto giusto. Da segnalare il suo terzo posto nella tappa del Balcón de Bizkaia. Chiude al 15° posto nella classifica generale a 28 minuti da Yates. Dato il risultato e l’età (29 anni, perciò nel pieno della maturazione) non crediamo che in casa Sky gli daranno altri gradi all’infuori del gregario. Peccato.

DE MARCHI ALESSANDRO: 7. Il friulano è un’attaccante nato. Ha una condizione fisica ottima, tanto che il CT Davide Cassani l’ha selezionato per i mondiali di Innsbruck. Dopo vari piazzamenti trova lo spunto perfetto per andar a vincere nella tappa con arrivo a Luintra. Una sicurezza.

DENNIS ROHAN: 8. Due cronometro su due vinte per il corridore australiano della BMC. Prima maglia roja della Vuelta. Non parte alla 17 tappa per concentrarsi ed allenarsi in vista del Mondiale austriaco.

FELLINE FABIO: 4,5. Nel 2016 vinse la classifica a punti della Vuelta, quest’anno, invece, non ci va minimamente vicino. Ciclista da ritrovare.

FORMOLO DAVIDE: 5. Non è nella forma migliore e non riesce ad essere protagonista in nessuna tappa. Vuelta negativa per lui. Il veneto, purtroppo, non sembra in grado di fare quel salto di qualità che gli servirebbe per far davvero bene nelle corse di tre settimane.

GALLOPIN TONY: 7. Quest’anno vuole curare anche la classifica generale, ma purtroppo esce di poco dalla top ten finale. Vince con un numero bellissimo la tappa con arrivo a Pozo Alcón.

GENIEZ ALEXANDRE: 6,5. Anche per lo scalatore francese dell’AG2R La Mondiale una tappa vinta attaccando con la fuga di giornata. Per lui la dodicesima tappa con arrivo al Faro de Estaca de Bares.

HAIG JACK: 6,5. Ormai uomo di fiducia di Simon Yates, come al Giro ripaga la fiducia del suo capitano. Gregario affidabile.

HERRADA JESÚS: 6,5. Il ventottenne spagnolo della Cofidis partecipa a numerose fughe in questa Vuelta, ma, invece di vincere una tappa, al Faro de Estaca de Bares proprio grazie alla fuga conquista la maglia roja che porterà per due giorni. Leader inaspettato.

IZAGIRRE ION: 6. Dopo l’infortunio di Vincenzo Nibali, lo spagnolo prende il via coi gradi da capitano. Cura la classifica generale terminando al 9° posto. Fiducia meritata.

KELDERMAN WILCO: 5,5. Dopo il 4° posto dell’anno scorso c’era molta attesa sulla sua prestazione in questa Vuelta. Dopo un buon avvio perde terreno tappa dopo tappa, terminando al decimo posto con oltre undici minuti di ritardo dal vincitore Simon Yates. Rimandato.

KING BEN:7,5. L’americano del Team Dimension Data riesce a centrare due volte il bottino pieno. Conquista delle vittorie pesanti sugli arrivi difficili della Sierra de la Alfaguara e della Covatilla. Impossibile non attribuirgli l’appellativo di “King” delle fughe.

KWIATKOWSKI MICHAŁ: 6. Era il capitano designato del Team Sky e l’inizio lasciava a ben sperare. Grazie al secondo posto di tappa a Caminito del Rey conquistava la maglia roja che avrebbe tenuto per 3 giorni. Quando sono iniziate le montagne la stanchezza accumulata al Tour de France si è fatta, però, sentire facendolo naufragare in classifica.

KRUIJSWIJK STEVEN: 7,5. Il rosso olandese della Lotto NL-Jumbo dopo il 5° posto del Tour de France non si risparmia nemmeno alla Vuelta di Spagna. Con la sua solita condotta di gara regolare finisce al 4° posto della generale.

LÓPEZ MIGUEL ÁNGEL: 8,5. Dopo il terzo posto finale al Giro d’Italia di quest’anno, si presentava al via come uno dei favoriti. Al suo fianco una squadra solida con compagni dal calibro di Fraile, Hirt, Bilbao e Cataldo. Prova il colombiano a far sua questa Vuelta, ma perde troppo terreno nelle cronometro nei confronti di Yates e negli arrivi in salita non riesce a fare la differenza come vorrebbe, specie nell’ultima tappa con arrivo in salita dove veniva beffato allo sprint da Enric Mas.

MAJKA RAFAŁ: 5. Stesso copione del Tour de France. Non cura la classifica generale e non riesce a vincere nessuna tappa, anche se ci va vicino sulla Camperona.

MAS ENRIC: 9. Il ventitreenne spagnolo della Quick-Step è la vera sorpresa di questa edizione della Vuelta. Corre e si difende nelle prime due settimane rimanendo sempre a ridosso del podio nella classifica generale. Nella terza settimana passa al contrattacco sfruttando la sua freschezza. Si comporta egregiamente nella lunga crono di Torrelavega per poi andare a vincere sul Coll de la Gallina, dove segue l’attacco di López per poi batterlo allo sprint. Più che una promessa è uno dei futuri protagonisti nei prossimi grandi giri a venire.

MATÉ LUIS ÁNGEL: 6,5. Il ciclista spagnolo della Cofidis è il primo ciclista ad indossare la maglia a pois blu destinata al leader della classifica degli scalatori. Difende il primato fino alla diciassettesima tappa dove viene scalzato da De Gendt.

MEINTJES LOUIS: 4. Annus horribilis per il sudafricano. L’ombra di se stesso, mai nel vivo della corsa, sempre lontano dai migliori. Che gli sta succedendo?

MOLARD RUDY: 6,5. Il francese della Groupama-FDJ conquista la maglia roja grazie ad una fuga bidone nella quinta tappa con arrivo a Roquetas de Mar. Riesce a difendere il primato per quattro giorni, fino a quando è costretto a cedarla a Simon Yates sulla salita della Covatilla. Eroe per caso.

MOLLEMA BAUKE: 5,5. Il ciclista olandese ha fatto ormai intendere che la classifica generale non la curerà mai più in futuro. Come al Tour, anche alla Vuelta si defila subito dalla lotta per le posizioni importanti della classifica per puntare ad una vittoria di tappa. Purtroppo per lui raccoglie solo secondi posti: secondo alla Covatilla, secondo sul traguardo di Roquetas de Mar, secondo anche nella classifica dedicata agli scaltori.

NIBALI VINCENZO: 6. Dopo l’infortunio che lo ha costretto a ritirarsi dal Tour de France e la seguente operazione, lo “Squalo” soffre e lo si vede. Stringe i denti il siciliano, prova a testarsi lavorando per i compagni e andando in fuga. Non riceve, purtroppo, dal suo fisico i segnali che avrebbe voluto ricevere. Tutta l’Italia ciclistica è con lui. Forza Vincenzo.

PARDILLA SERGIO: 4. L’esperto ciclista, capitano del team professional Caja Rural – Seguros RGA, corre una Vuelta anonima. Lontanissimo nella classifca generale, lontanissimo da ogni podio di giornata, nessuna azione degna di nota, nulla di nulla.

PINOT THIBAUT: 7,5. Dopo il Giro d’Italia terminato in malo modo il francese si presentava al via della Vuelta con un profilo basso. Non riesce a competere per la vittoria finale, ma con tenacia e arguzia riesce a vincere due bellissime tappe. Vittoria di potenza ai Lagos de Covadonga dove attacca a sei chilometri dall’arrivo andando a vincere con quasi 30” su Miguel Ángel López. Vittoria di classe ad Naturlandia dove tiene a bada Yates. Chiude la Vuelta al sesto posto della classifica generale. Rigenerato.

PORTE RICHIE: 5. Il Re degli imprevisti. Questa volta a differenza delle altre il guaio non gli capita durante la corsa ma nei giorni precedenti, quando viene colpito da un virus intestinale. Perde tantissimo terreno nella crono iniziale di Málaga. Prova a vincere una tappa provando ad entrare nelle fughe di giornate, ma l’esito è negativo.

QUINTANA NAIRO: 5. Ogni volta che prende il via ad un Grande Giro sono tante le aspettative che si hanno su di lui. Purtroppo il ciclista colombiano sembra aver già intrapreso la parabola discendente della sua carriera agonistica. Speriamo di no e che questo 2018 sia solo una parentesi negativa.

RODRÍGUEZ ÓSCAR: 7. Il giovane ciclista della Euskadi – Murias riesce a sorpresa a vincere la difficile tappa della Camperona, battendo sull’asperità finale gente del calibro di Majka e Teuns. Dulcis in fundo, è stata la sua prima vittoria da professionista.

SAGAN PETER: 5,5. Non è il miglior Sagan e si nota subito. Non riesce a vincere nessuna tappa, nonstante alcune sembrerebbero disegnate apposta per lui. Gli sfugge anche la classifica a punti, una sua specialità. Batterie scariche per il Campione del Mondo in carica.

TEUNS DYLAN: 6. Eterno piazzato. Sempre attivo e propositivo nelle fughe di giornata, raccoglie però solo piazzamenti importanti.

URÁN RIGOBERTO: 6,5. Termina la Vuelta al settimo posto della classifica generale correndo da fantasma. Tre settimane senza alcuna azione importante o avvenimento da segnalare.

VALVERDE ALEJANDRO: 9. Il campione spagnolo è un osso duro. Oltre alle qualità fisiche e atletiche ha una caparbietà che anche nei momenti di crisi non lo fanno affondare. Nonostante l’età non sia dalla sua parte, è sempre lì, tappa dopo tappa. Cede solo nell’ultimo tappone pirenaico. Due le vittorie di tappe conquistate, a Caminito del Rey dove precede Kwiatkowski e ad Almadén dove batte Peter Sagan. Vince anche la classifica a punti. Eterno.

VAN POPPEL DANNY: 5. Sono pochi i velocisti presenti in Spagna, ma lui evidentemente non è uno dei più forti tra i presenti. Solo piazzamenti per l’olandese.

VIVIANI ELIA: 9. Al momento uno dei velocisti più forti che ci sia in circolazione, se non il più forte. Quattro gli arrivi di tappa conclusi allo sprint di gruppo, tre quelli che ha portato a casa. Il vicentino ha dimostrato un’attitudine, una forza esplosiva e un’abilità a limare nei metri finali che in pochi hanno al momento. Vederlo trionfare con addosso la maglia tricolore del campione italiano su strada in carica poi, è ancora più emozionante. Grandissimo Elia.

WALLAYS JELLE: 7. Il colpo gobbo di questa Vuelta la compie lui. Diciottesima tappa, Ejea de los Caballeros – Lleida, un piattone designato per l’arrivo in volata a ranghi compatti. Wallays, Bystrøm e Bol partono all’attacco in fuga dopo pochi chilometri dalla partenza. Il gruppo li controlla non lasciandogli spazio per tutta la corsa, mantenendo un distacco compreso tra i 2 e i 3 minuti. Nei chilometri finali la beffa. Il gruppo accelera tentando di riprendere i fuggitivi, ormai a pochi secondi di distanza, tanto che Bol si rialza. Wallays e Bystrøm, invece, sfruttando anche il vento favorevole danno il tutto per tutto. Proprio Wallays riusciva a vincere la tappa in volata beffando per pochi centimetri Bystrøm e il gruppo preceduto da Sagan. Stoico.

WOODS MICHAEL: 6,5. Un cacciatore di tappe come lui non poteva non timbrare il cartellino in un’edizione della Vuelta come questa, dove le fughe andate in porto sono state molte. Sua la tappa con arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia.

YATES ADAM: 7. Il capitano designato dalla Mitchelton-Scott era il fratello gemello Simon; Adam non batte ciglio e si adegua al proprio ruolo designato. Importante il suo lavoro sulle salite finali della Vuelta.

YATES SIMON: 10. Vince meritatamente la settantatreesima edizione della Vuelta di Spagna. Corre in modo intelligente, non spreca energie inutili nelle prime tappe, come invece fece al Giro, e gestisce in modo corretto le varie fasi della corsa. Preferisce perdere la maglia roja in favore di Herrada nella dodicesima tappa, piuttosto che spremere il proprio team nell’inseguimento. La Movistar di Valverde prova ad attaccarlo più volte, ma lui resiste e si difende egregiamente. La débâcle avuta nella terza settimana del Giro d’Italia ci ha consegnato un ciclista più maturo e intelligente. Supportato anche dalla squadra, Haig e il gemello Adam su tutti, ha dimostrato anche di avere la stoffa del leader. Al momento uno degli scalatori più forti dell’intero panorama ciclistico. Sua anche la tappa con arrivo sulla salita di Les Praeres. Maestoso.

ZAKARIN ILNUR: 4,5. Si presenta al via da Málaga con le batterie scariche dopo aver corso discretamente il Tour de France. Entra in qualche fuga di giornata ma non combina nulla di positivo.

Luigi Giglio

La vittoria di Simon Yates sullAlto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

La vittoria di Simon Yates sull'Alto Les Praeres (foto AFP/LaPresse)

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “TERCERA SEMANA”

settembre 11, 2018 by Redazione  
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La settimana decisiva della Vuelta inizierà con la tappa a cronometro di Torrelavega, proseguirà con l’inedito e ripidissimo arrivo in salita sul Balcón de Bizkaia per poi concludersi su cime pirenaiche che bene hanno portato in passato ai corridori italiani: prima l’approdo sull’Alto de la Rabassa poi il concentrato tappone del Coll de la Gallina, che ricalca in parte la frazione che consentì a Fabio Aru di conquistare la “roja” nel 2015, metteranno la parola fine ai giochi di classifica.

16a TAPPA: SANTILLANA DEL MAR – TORRELAVEGA (cronometro individuale – 32 Km)

Se la seconda settimana di gara si era aperta con una tappa tranquilla destinata ai velocisti per “ammortizzare” i disagi che in alcuni sono provocati dal giorno di riposo, stavolta non sarà così e dopo l’ultima sosta i sei giorni decisivi della corsa iberica saranno introdotti da una delle tappe più importanti della 73a Vuelta a España. Si tratta, infatti, della cronometro individuale “lunga”, disegnata come lo scorso anno su di un tracciato abbastanza veloce, che farà dunque la gioia dei cronoman, fin qui favoriti solo dal percorso del prologo d’apertura. Dodici mesi fa si gareggiò sulla distanza di 40 Km tra il circuito automobilistico di Navarra e Logroño, dove fece registrare il miglior tempo Chris Froome impiegando 47 minuti spaccati a una media di 51.32 Km/h. Nonostante l’assenza del vincitore uscente della Vuelta, la musica non dovrebbe cambiare molto quest’anno sul percorso disegnato sulle strade cantabriche che da Santillana del Mar, la cittadina celebre per le grotte di Altamira, conducono a Torrelavega, dove il traguardo sarà collocato sulla pista del velodromo intitolato al tre volte vincitore del campionato del mondo e della Milano-Sanremo Óscar Freire. In mezzo 32 Km di un tracciato solo a tratti dolcemente ondulato, che i più veloci dovrebbero completare in poco meno di 40 minuti.

17a TAPPA: GETXO – BALCÓN DE BIZKAIA (157 Km)

Arriva il turno dei Paesi Baschi che ospiteranno una frazione definita “hilly”, collinare, sul sito ufficiale della corsa, ma che potrebbe in realtà avere gli stessi effetti in classifica di una tappa di montagna, anche alla luce degli sforzi profusi il giorno prima nella tappa contro il tempo. È vero che oggi non si supereranno mai i 1000 metri di quota, ma il tracciato riflette le condizioni altimetriche delle accidentate tappe del Giro dei Paesi Baschi, in particolar modo negli ultimi 40 Km di gara, che culmineranno con l’ascesa al Monte Oiz, localmente noto come “Balcón de Bizkaia” per le viste panoramiche che offre. Il “sale” di questa frazione sarà proprio concentrato nei 7400 metri conclusivi, che salgono al 9,7% e già questo dato può bastare per far capire di che pasta sia fatta quest’ascesa che proporrà i tratti più aspri nel finale, quando la pendenza schizzerà fino al 23,8% e sotto le ruote dei corridori l’asfalto lascerà il posto al meno scorrevole cemento.

18a TAPPA: EJEA DE LOS CABALLEROS – LLEIDA (186.1 Km)

Sulla carta è una delle frazioni più semplici della Vuelta 2018, la penultima tra le poche che anche quest’anno sono state riservate ai velocisti. Le difficoltà odierne saranno quasi pari a zero, con l’unica esclusione di un facilissimo zampellotto che spicca sull’altimetria a una trentina di chilometri dall’arrivo. Le formazioni dei velocisti, però, potrebbero non trovare oggi vita facile perché questa sarà probabilmente anche l’ultima occasione per i cacciatori di tappe d’andare in fuga. Le successive due frazioni pirenaiche, entrambe brevi, non dovrebbero consentire ai fuggitivi d’andare sino al traguardo in testa alla corsa e dopo queste rimarrà solo la blindatissima tappa conclusiva di Madrid, nella quale le squadre degli sprinter venderanno cara la pelle per non farsi sfuggire la possibilità di giocarsi uno dei più prestigiosi traguardi della storia del ciclismo.

19a TAPPA: LLEIDA – ANDORRA / NATURLANDIA (154.4 Km)

Gran finale sulle strade del Principato d’Andorra per la 73a edizione della Vuelta che oggi proprorrà, qualche unica difficoltà di gara, l’ascesa all’Alto de la Rabassa, in vetta alla quale sarà collocato il più alto traguardo di tappa di questa edizione. A 2025 metri di quota sarà quindi quest’anno assegnato lo speciale trofeo “Cima Alberto Fernández”, corrispondente alla nostra Cima Coppi e dedicato ad uno scalatore spagnolo scomparso in un incidente stradale il 14 dicembre del 1984, un mese prima di compiere 30 anni, e che si era messo particolarmente in luce al Giro d’Italia del 1983, nel quale aveva vinto le tappe di Campitello Matese e Colli San Fermo. In salita si dovranno percorrere gli ultimi 17 Km, caratterizzati da una pendenza media non eccezionale (6,6%), ma la lunghezza dell’ascesa e il suo notevole dislivello (1125 metri) sono numeri che potrebbe lasciare il segno, anche perché si è oramai nel finale di corsa e le energie stanno virando verso il lumicino. Da segnalare che questa è un’ascesa che porta bene ai colori italiani: lo scorso anno fu inserita nel finale della frazione di Andorra la Vella vinta da Vincenzo Nibali, dopo che sulla Rabassa era scollinato in testa il francese Geniez, mentre nel 2008 – unico precedente coincidente con l’arrivo di tappa, come accadrà quest’anno – a imporsi presso il parco avventura Naturlandia fu Alessandro Ballan, una ventina di giorni avanti la sua affermazione ai mondiali di Varese.

20a TAPPA: ANDORRA (ESCALDES-ENGORDANY) – COLL DE LA GALLINA (SANTUARIO DE CANOLICH) (97.3 Km)

Interamente sulle strade andorrane si snoda l’ultima tappa di montagna, il cui tracciato ricorda, e in parte ricalca, quello della tappa che nel 2015 consentì a Fabio Aru di issarsi al vertice della classifica generale della Vuelta. Si tratterà, dunque, di un tappone concentrato che proporrà nel volgere di poco meno di 100 Km sei salite consecutive, con intervalli quasi nulli tra un colle e l’altro e una quarantina di chilometri da affrontare complessivamente in salita. Si comincerà subito dopo il via con i 4.3 Km all’8.7% dell’Alto de la Comella, poi si salirà sul Coll de Beixalis (7.1 Km all’8%), che nel 2016 fu inserito anche nel percorso del Tour de France (tappa di Arcalís, vinta da Dumoulin). Scalato il vicino Coll de Ordino (9.8 Km al 7.1%), in cima al quale si sfioreranno i 2000 metri di quota, si dovranno ripetere prima il Beixalis, dal medesimo versante della scalata precedente, e poi la Comella, stavolta percorrendo la strada effettuata in discesa a inizio tappa (3.6 Km al 6.3%). Sarà la penultima difficoltà di gara prima dell’ascesa finale verso il Coll de la Gallina, dove il traguardo sarà collocato presso il Santuario di Canolich, percorsi 7.6 Km all’8,2% che sono già stati affrontati come finale di tappa nel 2016, quando lassù s’impose Daniele Ratto: portano davvero bene ai corridori azzurri le salite andorrane!

21a TAPPA: ALCORCÓN – MADRID (100.9 Km)

Dopo l’interminabile trasferimento dai Pirenei al centro geografico della nazione la Vuelta si concluderà con una tradizionale passerella di fine corsa che nulla potrà dire ai fini della classifica. Totalmente pianeggiante, prenderà le mosse con un tratto in linea di 36 Km poi inizieranno le undici tornate del classico circuito disegnato attorno a Plaza de Cibeles, movimentato da una lievissima pendenza negli ultimi 2 Km che mai ha impedito ai velocisti rimasti in gara di competere per il successo. L’ultimo a lasciare la firma su questo prestigioso traguardo è stato uno dei nomi più in “vista” del movimento italiano, l’attuale campione europeo in carica Matteo Trentin.

Mauro Facoltosi

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dellarrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

La spettacolare salita a tornanti verso il Coll de la Gallina, teatro dell'arrivo della penultima tappa, ricorda quella del Passo dello Stelvio (www.studentsoftheworld.info)

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “SEGUNDA SEMANA”

settembre 3, 2018 by Redazione  
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È una settimana decisamente intensa quella centrale della Vuelta 2018. Tolta la tappa di martedì, l’unica che dovrebbe terminare allo sprint, tutte le altre potranno lasciare il segno in classifica. Di certo lo faranno le due frazioni di montagna disegnate sulle strade del Principato delle Asturie così come il precedente, ripidissimo arrivo alla Camperona. Apparentemente più innocue appaiono le tappe disegnate nella tormentata geografia della Galizia, dove il vento potrebbe aggiungere ulteriore pepe a tracciati collinari ideali per colpi a sorpresa quando meno ce li aspetta.

10a TAPPA: SALAMANCA – FERMOSELLE / BERMILLO DE SAYAGO (177 Km)

Osservata lunedì 9 settembre la prima delle due giornate di riposo, la Vuelta si rimette in marcia con una delle ultime frazioni tranquille dell’edizione 2018 poiché rappresenterà la terzultima occasione riservata ai velocisti, dopo la quale avranno a disposizione solo i palcoscenici di Lleida (13 settembre) e Madrid (16 settembre, nel giorno conclusivo della corsa iberica). Ben poca paura susciterà l’unica difficoltà altimetrica inserita lungo il tracciato, anche perché i 4,9 Km al 5,3% dell’Alto de Fermoselle – uno dei due centri “titolari” della tappa – saranno affrontati quando mancheranno quasi 30 Km al traguardo di una frazione altrimenti completamente pianeggiante.

11a TAPPA: MOMBUEY – RIBEIRA SACRA (LUINTRA) (207.8 Km)

La frazione più lunga della 73a Vuelta a España è la prima di due tappe disegnate sulle strade della Galizia, la regione spagnola che amministra l’estremità nordoccidentale della penisola iberica e nella quale il gruppo giungerà dopo aver percorso i primi 56 Km di gara. Pur essendo iscrivibile tra quelle di media montagna, si tratta di una tappa abbastanza insidiosa perché s’incontrerà pochissima pianura – di fatto “confinata” quasi del tutto nei primi 30 Km – e poi si affronteranno una dietro l’altra 8 salite, nessuna particolarmente impegnativa. Quattro saranno quelle considerate valide per la classifica dei GPM e di questa la più difficile sarà la penultima, l’Alto do Trives (10,5 km al 4,6%), classificata di 2a categoria e collocata a una settantina di chilometri dalla conclusiva. Il finale di gara, che ricalca quello della tappa giunta a Luintra nel 2016 e vinta dall’allora giovane talento britannico Simon Yates, prevede l’ascesa dell’Alto del Mirador de Cabezoas (8,8 Km al 4,3%), ultimo GPM in programma, a 18 Km dal traguardo, a sua volta preceduto dalla breve ascesa di Pombar (2500 metri al 6,8%) e da un chilometro finale pure in leggera ascesa. La logica dice tappa da fughe ma se dovesse accendersi la bagarre tra gli uomini di classifica i continui dislivelli da affrontare quest’oggi potrebbe confezionare qualche inattesa sorpresa.

12a TAPPA: MONDOÑEDO – FARO DE ESTACA DE BARES (MAÑÓN) (181.8 Km)

La seconda frazione galiziana sulla carta si presenta meno impegnativa della precedente, almeno dal punto di vista altimetrico poiché, sotto quest’aspetto, le principali difficoltà saranno rappresentate dai due GPM di 3a categoria evidenziati dal grafico, il primo da affrontare subito dopo la partenza da Mondoñedo (Alto de Cadeira, 5,8 Km al 6,4%) e il secondo collocato a 50 Km dal traguardo (Alto de San Pedro, 7,7 Km al 5,1%). Tra le due ascese i corridori incontreranno oltre 100 Km di strada quasi sempre pianeggiante – a parte qualche lieve collinetta – ma è proprio in questo tratto, interamente tracciato lungo la costa dell’Oceano Atlantico, che si “nasconde” la principale insidia di giornata, il vento, che da queste parti spira sovente con forza e che nel 1995, l’anno della prima Vuelta disputata a settembre, costrinse l’organizzazione ad interrompere la tappa galiziana di quell’edizione, diretta a La Coruña, per poi farla ripartire dopo aver tagliato una considerevole parte del tracciato. I ventagli e le conseguenti fratture in seno al gruppo potrebbero, dunque, essere le difficoltà più rilevanti di questa frazione che, una volta superata l’ultima salita ufficiale in programma, proporrà una serie di saliscendi negli ultimi 50 Km, lungo i quali, se il gruppo si sarà precedentemente frazionato, risulterà molto difficile inseguire e tentare di recuperare il terreno perduto.

13a TAPPA: CANDÁS (CARREÑO) – VALLE DE SABERO (LA CAMPERONA) (174.8 Km)

Alla vigilia dell’importante due giorni asturiana il programma della Vuelta prevede uno dei più aspri arrivi in salita dell’edizione 2018, quello ai 1600 metri della Camperona, la montagna della Cordigliera Cantabrica che il ciclismo ha “violato” per la prima prima volta nel 2014, ripetendo poi il traguardo di tappa nel 2016 mentre nel 2017 era stata una frazione della Vuelta a Castilla y León a terminare lassù, giornate che si erano rispettivamente concluse con i successi del canadese Ryder Hesjedal, del russo Sergey Lagutin e del francese Jonathan Hivert. Rispetto alla tappa del 2016 il finale sarà leggermente meno impegnativo perché non sarà affrontato il muretto al 25% che fu inserito all’interno dei primi pedalabili 6 Km, prima che si arrivi alla tremenda verticale finale, lunga 3 Km e caratterizzata da una pendenza media del 13,4%. In precedenza, una settantina di chilometri prima, si sarà superata anche un’altra salita di prima categoria, il Puerto de Tarna (13 Km al 5,8%).

14a TAPPA: CISTIERNA – LES PRAERES (NAVA) (171 Km)

L’organizzazione è andata a scovare un altro “sesto grado”, un’altra salita breve e caratterizzata da pendenza in doppia cifra che farà il paio con la Camperona ma sarà affrontato al termine di una frazione decisamente più esigente della precedente. Lungo la strada che condurrà il gruppo nel Principato delle Asturie si dovranno, infatti, affrontare 5 salite e 3 di queste saranno classificate di prima categoria. Si comincerà a salire a una cinquantina di chilometri dalla partenza quando si andrà ad affrontare il Puerto de San Isidro (1520 metri, 2a categoria), poi dopo metà tappa si scalerà la prima ascesa di 1a categoria, l’Alto de la Colladona (5,3 Km all’8,1%), alla quale seguirà dopo circa 30 Km di strada facile l’Alto de la Mozqueta (6,5 Km all’8,7%). Leggermente meno impegnativo si annuncia il successivo Alto de la Falla de los Lobos (5,3 Km al 6,4%, 3a categoria), che anticiperà di 17 Km l’inedita rampa finale verso il traguardo di Les Praeres, zona di praterie situata nel comune di Nava per raggiungere le quali bisognerà affrontare una pendenza media del 12,5% negli ultimi 4 Km, toccando un picco massimo del 23% nel tratto conclusivo dell’ascesa.

15a TAPPA: RIBERA DE ARRIBA – LAGOS DE COVADONGA (178.2 Km)

Per la 21a volta in 35 anni la Vuelta proporrà l’arrivo su quella che da tempo è stata ribattezzata l’Alpe d’Huez di Spagna e non soltanto per il numero di “ripetizioni”. La salita ai “Lagos” s’è, infatti, ampiamente meritata il soprannome per la qualità della salita (gli ultimi 11,7 Km salgono al 7,2% medio), dei vincitori di tappa (l’ultimo, nel 2016, è stato un certo Nairo Quintana) e del paesaggio, che batte di gran lunga quello offerto dall’Alpe d’Huez grazie agli impareggiabili scenari del Parco Nazionale dei Picos de Europa. L’arrivo di quest’anno sarà anche l’occasione per festeggiare il primo centenario dell’incoronazione della statua della “Virgen de Covadonga”, conservata nel santuario situati ai piedi dell’ascesa finale, che i corridori attaccheranno dopo esser saliti sul Mirador del Fito, “alto” che spesso in passato è stato affrontato in abbinamento ai “Lagos”. Quest’anno, però, ci sarà una novità che renderà il finale di gara ancora più impegnativo perchè la salita al Fito è stata inserita all’interno di un circuito di circa 37 Km e così i suoi 7 Km al 7,7% dovranno essere presi di petto due volte, con l’ultimo passaggio previsto a una quarantina di chilometri dal traguardo.

Mauro Facoltosi

Il santuario di Covandonga, ai piedi della salita verso i mitici Lagos (ridenroad.com

Il santuario di Covandonga, ai piedi della salita verso i mitici "Lagos" (ridenroad.com

VUELTA A ESPAÑA 2018 – LA “PRIMERA SEMANA”

agosto 24, 2018 by Redazione  
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Prende il via la 73a edizione della corsa iberica, anche nel 2018 nobilitata da una starting list di tutto rispetto che vedrà ai nastri di partenza gli italiani Aru e Nibali, il francese Pinot, i britannici fratelli Yates, l’australiano Porte, i colombiani Quintana e Urán. Mancherà il vincitore uscente Froome, che in questa stagione ha già disputato Giro e Tour, in un’edizione della Vuelta che nella prima settimana presenterà già alcuni momenti interessanti come il cronoprologo di Málaga e gli arrivi in salita alla Sierra de la Alfaguara e alla Covatilla

Abbiamo imparato a conoscerla, soprattutto nelle ultime stagioni, come la corsa delle rivincite. Perché la Vuelta a España è vista da molti, essendo l’ultima delle tre grandi corse a tappe in ordine cronologico, una sorta di esame di recupero a settembre, in particolare da quei corridori che puntavano a far bene a Giro e Tour ma che sono usciti con le ossa peste dalle due corse. Per esempio, spulciando la starting list dell’edizione 2018 spccano, infatti, nomi di corridori che sono stati protagonisti al Giro d’Italia ma che, per una ragione o per l’altra, sono tornati a casa con le classiche pive nel sacco: al via da Málaga ritroveremo Fabio Aru (UAE-Team Emirates), Thibaut Pinot (Groupama – FDJ) e Simon Yates (Mitchelton-Scott), in gara assieme al fratello gemello Adam, reduce invece dal Tour de France. Tra i protagonisti più “sfortunati” della Grande Boucle cercheranno, invece, il riscatto sulle strade della penisola iberica Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), Richie Porte (BMC), Nairo Quintana (Movistar) e Rigoberto Urán (EF Education First-Drapac), mentre mancherà il vincitore uscente della Vuelta Chris Froome (Sky), ma la sua è un’assenza che si può definire “fisiologica”, avendo quest’anno il britannico già disputato Giro e Tour ed essendo stata questa, per lui, la quinta grande corsa a tappe consecutiva conteggiando anche il Tour del 2017.

1a TAPPA: MÁLAGA (cronometro individuale – 8 Km)

Per la terza volta nella storia la cittadina di Málaga accoglierà il “Grand départ” della Vuelta, come già successo nel 2000 e nel 2006, precedenti nei quali la corsa pure era scattata con una corsa contro il tempo, anche se con modalità differenti. Dodici anni fa, infatti, si era partiti con una cronosquadre vinta dalla CSC mentre l’ultima edizione del XX secolo era stata tenuta a battesimo da una prova individuale – conquistata dall’elvetico Alex Zülle – proprio come accadrà quest’anno quando si dovranno percorrere 8 Km sulle strade della nota località andalusa. Il percorso si annuncia abbastanza veloce, disegnato in pianura con l’eccezione di un tratto di circa 1 Km al 3,3% di pendenza media che inizia poco dopo la metà di questo prologo; i problemi maggiori potrebbe darli il vento, in particolare nei primi 4 km che si snoderanno costantemente in riva al Mediterraneo.

2a TAPPA: MARBELLA – CAMINITO DEL REY (163.5 Km)

Subito un arrivo in salita alla Vuelta 2018, come nell’edizione del 2015 che propose al secondo giorno di gara proprio il traguardo del Caminito del Rey, al termine di una frazione da dimenticare per lo sport italiano perché le cronache riporteranno principalmente la notizia della clamorosa espulsione di Nibali, reo di essersi fatto trainare dall’ammiraglia. Ad ottenere gloria fu l’ancora sconosciuto colombiano Esteban Chaves, favorito anche dalla breve ma impegnativa ascesa finale verso l’Alto de la Mesa, asperità che stavolta non farà parte del tracciato di gara. Gli organizzatori hanno, infatti, deciso di anticipare il traguardo ai piedi del tratto più difficile dell’ascesa, posizionandolo immediatamente dopo la vetta del facilissimo Alto de Guadalhorce (7,1 Km al 2,8%) che dovrà essere ripetuto due volte essendo previsto un circuito finale di una settantina di chilometri. Con questa rivisitazione del finale di gara, ad esser maggiori indiziati per la vittoria dovrebbero essere i finisseur più che gli scalatori, che baderanno invece a risparmiarsi in vista del primo vero arrivo in salita, in programma 48 ore più tardi.

3a TAPPA: MIJAS – ALHAURÍN DE LA TORRE (178.2 Km)

Ricordate la tappa di Gualdo Tadino dell’ultimo Giro d’Italia, rimasta nella storia della corsa rosa principalmente per l’eclatante crisi della quale fu vittima Chaves? Ecco, questa frazione che condurrà il gruppo da Mijas ad Alhaurín de la Torre può essere definita la sua gemella, altimetricamente parlando. L’ossatura delle due tappe è, difatti, simile: una salita lunga da superare nella prima parte di gara (là era quella di Rigopiano, qui s’affronteranno i 20 Km e rotti al 4,9% del Puerto del Madroño), ulteriori ascese inserite in ordine di difficoltà decrescente nei chilometri successivi fino ad arrivare alla pianura che caratterizzerà gli ultimi chilometri di gara. Nella tappa disputata alla corsa rosa i saliscendi e la forte velocità impressa in gruppo in seguito alla crisi dello scalatore colombiano misero alla corda il gruppo inseguitore, che fallì l’aggancio sulla testa della corsa per 34” secondi, gap senza il quale a vincere quel giorno non sarebbe stato lo sloveno Matej Mohorič ma il velocista irlandese Sam Bennett. Va detto che, rispetto alla tappa del Giro, la salita principale non sarà affrontata a “freddo” subito dopo il via, ma si dovranno prima percorrere una ventina di chilometri a livello del mare, e dunque, probabilmente, in quest’occasione le squadre degli sprinter potrebbero aver vita più facile nel tenere a bada la fuga di giornata.

4a TAPPA: VÉLEZ-MÁLAGA – ALFACAR (SIERRA DE LA ALFAGUARA) (161.4 Km)

È il secondo dei nove arrivi in salita previsti dal tracciato della Vuelta 2018, il primo nel quale vedremo in azione gli uomini di classifica perché troppo facile era quello di Caminito del Rey. Come nella frazione del giorno precedente ci sarà un’ascesa particolarmente lunga da affrontare nella prima fase di gara – Alto de la Cabra Montés, 15,7 km al 5,9% – che però dovrebbe “scivolare via” senza troppi problemi anche perché chi punterà alla maglia “roja” oggi preferirà risparmiarsi nellattesa dell’inedita salita finale verso il Puerto de Alfacar. Non si tratta di una difficoltà eccezionale – niente a che vedere con certi “sesti gradi” che la Vuelta ha proposto negli scorsi anni e che pure sono nel programma di questa edizione – ma i suoi 12,4 Km al 5,4% offriranno i primi verdetti della corsa, anche perché è risaputo che il primo arrivo in salita serio, soprattutto se proposto subito a inizio corsa, spesso toglie già di mezzo qualche pretendente al successo finale e, se non permette ancora di capire chi potrà vincere la Vuelta, di certo stabilirà chi dovrà riporre nel cassetto i sogni di gloria e pensare a salvare la corsa andando alla caccia di successi parziali.

5a TAPPA: GRANADA – ROQUETAS DE MAR (188.7 Km)

Potremmo definirla come una versione ribaltata della frazione di Alhaurín de la Torre la quinta tappa della Vuelta 2018. Pure caratterizzata da un percorso di media montagna non particolarmente difficile, a differenza di quella proporrà l’ascesa più rilevante non in partenza ma nel finale di gara. È, infatti, quando mancheranno 37 Km al traguardo che, affrontati fin lì diversi frastagliamenti altimetrici, si andrà all’attacco dei 1010 metri dell’Alto El Marchal. I suoi numeri non sono particolarmente significativi (10,8 Km al 4,1%) e, se i continui su e giù dei tratti precedenti non avranno lasciato troppo il segno, qualche velocista potrebbe anche riuscire a stringere i denti e poi andare a giocarsi il successo di tappa in una volata ristretta, tenuto anche conto che dalla cima del GPM al traguardo ci saranno oltre 25 Km di strada, da questo punto in poi totalmente priva di ostacoli altimetrici.

6a TAPPA: HUÉRCAL-OVERA – SAN JAVIER (MAR MENOR) (155.7 Km)

Finalmente una tappa disegnata come il dio delle volate comanda, di quelle che vedono tutti gli sprinter gareggiare ad armi quasi pari sul rettilineo d’arrivo. Certo le salite anche oggi non mancheranno, perché è diventato un vezzo di un po’ tutti gli organizzatori – non solo alla Vuelta – d’inserirne almeno una ogni giorno per dare un po’ di vita anche alle frazioni di trasferimento, ma le due che si dovranno affrontare sulla strada per San Javier oltre a non esser particolarmente impegnative saranno ben distanti l’una dall’altra. Parecchi chilometri di strada “libera” si dovranno percorrere anche dopo la cima dell’ultima ascesa – che è anche quella più esigente delle due (Alto del Cedacero, 4 Km al 6,2%) – poiché gli ultimi 50 Km di gara saranno un vero e proprio piattone, dove l’unica insidia potrebbe arrivare dal vento. Con l’esclusione dei primi 30 Km e delle due brevi divagazioni nell’immediato entroterra per affrontare i GPM, la tappa si snoderà lungo le rive del Mediterraneo, lungo le quali ogni momento potrebbe essere quello buono per l’apertura di un pernicioso ventaglio.

7a TAPPA: PUERTO-LUMBRERAS – POZO ALCÓN (185.7 Km)

Ecco un’altra occasione d’oro per i finisseur dopo quella offerta loro sul traguardo del Caminito del Rey. Stavolta il finale si annuncia decisamente più intrigante per l’autentico concentrato di agonismo che si vivrà negli ultimi 17 Km, nei quali si succederanno a spron battuto il GPM dell’Alto de Ceal (4,5 Km al 5,4%), un traguardo volante con abbuoni piazzato a soli 9 Km dalla conclusione e quindi l’epilogo della tappa, dove pure saranno assegnate bonificazioni temporali ai primi tre corridori che taglieranno il traguardo. Oltre a tutto questo, superato lo striscione del GPM e affrontata una brevissima discesa, tutto il tratto terminale della tappa sarà in lieve ascesa e se ci fosse qualche uomo di classifica ispirato potrebbero venirne fuori piccole scosse telluriche tra le prime piazze.

8a TAPPA: LINARES – ALMADÉN (195.1 Km)

Vista sulla carta l’ottava frazione della Vuelta, una delle più lunghe della 73a edizione, apparentemente si annuncia come una tappa destinata ai velocisti, con il finale che taglierà sicuramente fuori dai giochi qualche sprinter a causa della selezione naturale che sarà provocata dal tratto conclusivo in dolce ascesa. C’è un particolare del disegno del chilometro finale, però, che potrebbe scompaginare il lavoro dei “treni” e favorire anche oggi l’azione di un finisseur. Gli ultimi mille metri che salgono al 5% medio – una pendenza che non spaventerà di certo i velocisti riusciti a rimanere in testa fin lì – presentano, infatti, due tornanti che inevitabilmente freneranno la marcia del gruppo e di solito è proprio in occasione di questi rallentamenti che qualcuno tenta l’assolo, talvolta riuscendo a cogliere il bersaglio massimo: il primo, ai meno 700 metri, si presenterà “addomesticato” da una rotatoria attorno alla quale si farà un giro quasi completo, mentre l’ultimo – a 300 metri dal traguardo – assomiglia di più a un classico “tourniquets” e anche la sede stradale, che nel frattempo si sarà leggermente ristretta, contribuirà a dare un’ulteriore scremata al gruppo di testa e a favorire chi avrà provato la carta dell’azione solitaria.

9a TAPPA: TALAVERA DE LA REINA – LA COVATILLA (200.8 Km)

La prima settimana di gara si conclude con la prima vera tappa d’alta montagna della Vuelta 2018, che si concluderà presso la Covatilla, stazione di sport invernali inaugurata nel 2001 e che l’anno successivo fu tenuta ciclisticamente a battesimo da Santiago Blanco, vincitore della prima frazione della corsa iberica a terminare lassù. Nell’albo d’oro della Vuelta gli succederanno il colombiano Félix Cárdenas (2004), l’italiano Danilo Di Luca (2006) e l’irlandese Daniel Martin, che nel 2011 è stato l’ultimo a imporsi alla Covatilla, quest’anno raggiunta al termine di un itinerario lungo il quale si sfioreranno in un paio di occasioni i 2000 metri di quota. La prima volta accadrà esattamente a metà tappa, quando si scollineranno i 1910 metri del Puerto de Peña Negra (13 Km al 4,5%), colle di seconda categoria che sarà anticipato da due precedenti GPM, tra i quali un “prima categoria”, il Puerto del Pico (13 Km al 4,5%). Fissato a 1965 metri sul livello del mare sarà, invece, il traguardo della Covatilla, percorsa un’ascesa finale lunga poco meno di 10 Km, caratterizzata da una pendenza media del 7,1% (massima del 12%) e che sarà considerata “especial”, paragonabile quindi alle salite “hors catégorie” del Tour de France.

Mauro Facoltosi

La strada che conduce alla Covatilla, terzo arrivo in salita della Vuelta 2018 (www.dangerousroads.org)

La strada che conduce alla Covatilla, terzo arrivo in salita della Vuelta 2018 (www.dangerousroads.org)

AGOSTO, NIENTE VACANZE PER IL GRUPPO

agosto 1, 2018 by Redazione  
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Agosto non è il mese delle meritate ferie per il gruppo che, nei trenta giorni che i comuni mortali trascorrono in “panciolle”, hanno in calendario una lunga serie di corse a tappe che tirano idealmente la volta all’ultimo grande giro della stagione, la Vuelta a España.

L’ombrellone, la passeggiata sulla battigia, il tuffo in mare…. Sono tutte cose tipiche di agosto, ma non per il gruppo che non si ferma nemmeno nel mese delle vacanze dei comuni mortali e già è pronto per rimettersi in sella subito dopo la conclusione della Grande Boucle, a cavallo della quale si disputerà in Belgio il Tour de Wallonie, quest’anno interessante per i colori italiani perché rappresenterà la prima corsa di Fabio Aru dopo il ritiro dal Giro d’Italia: cinque le tappe in programma tra il 28 luglio e il primo agosto, del tutto inadatte alle caratteristiche dello scalatore sardo che avrà così il tempo per riacquistare con calma il “feeling” con il gruppo prima di tornare a gareggiare in una gara World Tour come il Giro di Polonia, che scatterà il 4 agosto da Cracovia e che pure presenterà un percorso non particolarmente in linea con le doti di Aru. A dare il via alla corsa polacca sarà una tappa interamente in circuito di 132 Km adatta ai velocisti, a favore dei quali sono state disegnate anche la seconda frazione, 156 Km da Tarnowskie Góry a Katowice, e la terza, che terminerà a Zabrze dopo la partenza dallo Stadio Śląski di Chorzów e aver percorso 140 Km. La prima tappa nella quale entreranno in azione i corridori che puntano alla vittoria finale sarà la quarta, che scatterà da Jaworzno per andare ad affrontare le salite di Zameczek e Szczyrku – entrambe da ripetere due volte – prima dell’arrivo, dopo aver percorso 179 Km, nella piccola stazione di sport invernali di Szczyrk, dove il traguardo sarà collocato al termine di un muro di 900 metri al 12,4% in cima al quale lo scorso anno s’impose colui che porterà a casa anche la vittoria in classifica, il belga Dylan Teuns. Un tracciato collinare caratterizza la successiva frazione di 152 Km che prenderà le mosse dalla cittadina mineraria di Wieliczka per raggiungere Bielsko-Biała dove, dopo aver affrontato la salita del Passo Przegibek (3,9 Km al 6,5%), si chiuderà la corsa con un circuito cittadino di 8 Km, da ripetere tre volte e il cui finale tende dolcemente a salire. Come lo scorso anno sarà la località termale di Bukowina Tatrzańska ad accogliere il gran finale della corsa e stavolta ci sarà una novità rispetto al passato perché saranno ben due le frazioni a terminare in questo centro, con la prima inserita all’ultimo momento in sostituzione di quella che avrebbe dovuto concludersi nella cittadina slovacca di Poprad. Come nel percorso originariamente prestabilito la penultima frazione prenderà il via dalla nota Zakopane, la “Cortina d’Ampezzo della Polonia”, e presenterà un tracciato di 129 Km movimentato da ben 12 GPM, tutti abbastanza brevi e non particolarmente difficili, e da una tredicesima salita di 3 Km al 6,5% sulla quale si scollinerà a soli 2,5 Km dal traguardo. Quest’ultimo sarà il medesimo della conclusiva frazione di 136 Km ma stavolta si arriverà dal lato opposto e l’arrivo sarà, quindi, proprio in cima alla salita, lunga 3,5 Km (media del 5,3%) e collocata al termine di un frastagliato circuito di 136 Km che prevede 8 ascese, simili a quelle delle frazione precedente, e che ricalca il percorso dell’ultima tappa dell’edizione 2017, conquistata dall’olandese Wouter Poels.

In precedenza, tra il primo giorno del mese e il 5 agosto, si era disputata la 28a edizione del Giro di Danimarca, corsa di categoria H.C. che – come il Polonia – scatterà con una frazione per velocisti tracciata attorno alla città di Aalborg. Il luogo comune che il territorio danese sia esclusivamente pianura sarà “sbugiardato” dal finale della tappa numero 2, che prenderà il via da Viborg per terminare a Vejle dopo aver pedalato su di un tracciato che negli ultimi venti chilometri ha l’aspetto dei denti di una sega e, in particolare, farà la gioia dei finisseur lo strappo in cima al quale sarà collocato il traguardo. Ancora spazio ai velocisti nella terza tappa da Næstved a Vordingborg, che prevede anche un tratto sterrato di 3,3 Km ad una settantina di chilometri dall’arrivo, poi si disputerà la tappa decisiva, una cronometro individuale totalmente pianeggiante di 19 Km con partenza e arrivo fissate a Nykøbing Falster. L’ultimo atto della corsa sarà una tradizionale tappa-passerella lunga poco meno di 200 Km che partirà da Faxe per terminare a Frederiksberg, comune situato all’interno della capitale Copenaghen.

Negli stessi giorni del Polonia l’attenzione degli appassionati volerà oltreoceano per la 14a edizione del Giro dello Utah che, tra i campioni al via, avrà un altro dei grandi sconfitti del Giro d’Italia, il colombiano Johan Esteban Chaves. Sette le tappe in programma, anticipate da un cronoprologo di 5,3 Km che si disputerà sulle strade di Saint George, pianeggiante ma a un’altitudine di poco superiore ai 900 metri. Con un paio di eccezioni tutte le tappe si snoderanno in circuito e la prima avrà come campo base Cedar City, alla quale si farà ritorno dopo aver percorso 162,5 Km ed essere saliti fino ai 3229 metri di North View (21 Km al 5,8%). La corsa statunitense si sposterà poi a Payson per una frazione di 142,6 Km che prevede nella seconda parte del circuito la salita ai 2852 metri del Mount Nebo, lunga 17 Km e caratterizzata da una pendenza media del 5,7%: pur non presentando grandi inclinazioni, questi chilometraggi e le alte quote potrebbero già strizzare l’occhio agli scalatori e in particolare proprio ai colombiani come Chaves, che sono abituati ad allenarsi a queste altitudini. Dal parco naturale di Antelope Island scatterà la terza tappa, una delle meno impegnative, che si concluderà 167,4 Km più avanti a Layton e che dovrebbe essere alla portata dei velocisti, così come la successiva che avrà come terreno di gara gli ampi viali del capoluogo dello stato, Salt Lake City, anche se la presenza di alcuni saliscendi potrebbe dare filo da torcere alle loro formazioni alla vigilia della tappa più attesa. L’indomani, infatti, è in programma il difficile arrivo in salita alla stazione sciistica di Snowbird, a quasi 2500 metri di quota, che lo scorso anno portò bene ai colori italiani perché la tappa si concluse con il successo di Giulio Ciccone, che precedette di 35” Simone Sterbini: 152,6 Km saranno i chilometri da percorrere per arrivare all’appuntamento con l’ascesa finale, 12 Km al 7,1% che saranno preceduti dai quasi 3000 metri del Guardsmans Pass. A decidere il Tour of Utah, però, potrebbe essere la conclusiva tappa di Park City, che non sarà la solita passerella di fine corsa ma un’altra tappa di montagna di 123 Km che prevede a meno di 10 Km dall’arrivo lo scollinamento dell’Empire Pass (2720 metri), 11,5 Km all’8,3% con punte fino al 20% che nel recente passato della corsa americana sono sempre stati determinanti, anche se per la prima volta quest’anno i corridori troveranno l’asfalto su questa ripida salita.

Le stesse date saranno quelle nelle quali, in Spagna, si svolgerà la Vuelta a Burgos, nel 2018 giunta al traguardo della 40a edizione e che dodici mesi fa era terminata con il successo del basco Mikel Landa. Gli organizzatori hanno optato per riproporre, salvo qualche piccola variazione, lo stesso tracciato del 2017, che aveva i suoi punti di forza negli arrivi in salita del Picón Blanco (8 Km all’8,9%), allora inedito, e al tradizionale traguardo finale delle Lagunas de Neila (13,3 Km al 5,8%, ultimi 2,5 Km al 10,3%), dove si erano rispettivamente imposti lo stesso Landa e il colombiano Miguel Ángel López.

Il secondo appuntamento agostano del circuito World Tour sarà il Binck Bank Tour, noto fino al 2016 come Eneco Tour e che, di fatto, è una sorta di Giro del Benelux a metà perché, fin dalla prima edizione (2005), la corsa s’è snodata esclusivamente tra Belgio e Paesi Bassi, lasciando sempre fuori dal percorso il Lussemburgo. La corsa negli anni era andata spesso a ricalcare tratti delle grandi classiche ma stavolta si assisterà a un netto impoverimento del tracciato che, tolte le decisive tappe a cronometro e del Muro di Grammont, presenterà ben cinque frazioni che ben difficilmente scapperanno alla legge dello sprint e nelle quali i momenti che determineranno i distacchi saranno i tre traguardi volanti ad abbuoni del “Golden Kilometre”, collocati nel breve spazio di un chilometro e che quest’anno potrebbero anche risultare fondamentali per la classifica finale. La corsa scatterà dal suolo olandese il 13 agosto con una prima frazione totalmente pianeggiante di 177 Km che condurrà il gruppo da Heerenveen a Bolsward e che avrà la principale insidia nel vento, essendo previsto un lungo tratto da percorrere in prossimità della costa dell’Ijsselmeer, vasto lago artificiale separato dal Mare del Nord da una diga lunga ben 32 Km. Come lo scorso anno al secondo giorno di garà andrà in scena la cronometro individuale, che prevede di percorrere un veloce circuito di circa 13 Km attorno alla cittadina limburghese di Venray, rallentato al massimo da una dozzina di curve. Si passerà quindi in Belgio dove, per la prima volta nella giovane storia di questa gara, la città di Anversa ospiterà l’arrivo di una tappa, che prenderà il via da Aalter e misurerà anch’essa circa 177 Km. L’indomani arriverà il turno di Aardoie, presenza fissa nel tracciato dell’ex Eneco Tour fin dal 2008, punto d’arrivo di una tappa di 174 Km che partirà da Blankenberge e presenterà un tratto di pavè collocato lontano dalle fasi calde della tappa, a un’ottantina di chilometri dal traguardo. Totale pianura caratterizzava le frazioni precedenti e sarà così anche per la quinta da Sint-Pieters-Leeuw a Lanaken, i cui 209 Km presenteranno solo un paio di facilissimi strappetti nei primi 50 Km, che prevedono un altro tratto in pavè subito dopo la partenza. Si tornerà in Olanda per la penultima tappa che, partendo dalla cittadina belga di Riemst, si concluderà dopo 182 a Sittard-Geleen, altra sede d’arrivo abituale di questa competizione, che solitamente ospitava l’approdo di nervose frazioni disegnate sulle colline del Limburgo ricalcando tratti dell’Amstel Gold Race. Non sarà così stavolta perché gli organizzatori hanno deciso di togliere dal tracciato le colline più celebri e insidiose, come il Cauberg, disegnando un percorso movimentato da leggeri saliscendi che difficilmente impediranno l’arrivo allo sprint anche su questo traguardo. Tornati in Belgio, a decidere la corsa sarà la conclusiva tappa di 209 Km che scatterà dai laghi dell’Eau d’Heure per giungere a Geraardsbergen dopo esser saliti per tre volte sul mitico Muro di Grammont e altrettante sul vicino Bosberg, in corrispondenza del quale ci sarà anche l’ultimo dei succulenti “Golden Kilometre”.

Nel frattempo si tornerà a gareggiare sulle strade della Scandinavia con la sesta edizione dell’Arctic Race of Norway, il Giro nella Norvegia Artica, che quest’anno si annuncia più “aperto” rispetto agli ultimi anni perché gli organizzatori, che sono gli stessi del Tour de France, hanno deciso di togliere dal percorso l’arrivo in salita divenuto tradizionale nelle ultime stagioni per allestire una gara nervosa che si deciderà solo all’ultimo colpo di pedale. La prima tappa si svolgerà all’estremità nordorientale della nazione, con partenza da Vadsø e arrivo a Kirkenes, cittadina situata al confine con la Russia e alla quale si giungerà dopo aver percorso 184 Km frastagliati e caratterizzati da 4 GPM di 2a categoria (ma, se si fosse al Tour, sarebbero conteggiati di terza). La frazione altimetricamente più impegnativa sarà la seconda, che da Tana condurrà a Kjøllefjord affrontando lungo il cammino una quindicina di ascese tra le quale tre considerate di 1a categorie, anche se non particolarmente difficili nelle pendenze. Da Honningsvåg, il comune più settentrionale dello stato, prenderà le mosse la prima delle due frazioni più interessanti, che terminerà ad Hammerfest con circuito di 8 Km, da ripetere due volte, che prevede il traguardo posto in vetta a un breve strappo. Il ruolo di giudice della corsa spetterà, infine, alla conclusiva tappa che da Kvalsund porterà alla città di Alta, celebre per le incisioni rupestri inserite nel 1985 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ad “incidere” la classifica saranno le due difficoltà altimetriche inserite nel circuito finale di 10 Km (da inanellare tre volte), lo strappo della Thomasbakken – 600 metri al 6% – e quello che terminerà proprio in corrispondenza della linea d’arrivo.

In un continuo accavallarsi di corse lo stesso giorno della prima tappa della gara “artica”, negli States sarà allestita la seconda edizione della Colorado Classic, inaugurata lo scorso anno con il successo di un corridore italiano, il romagnolo Manuel Senni. Se l’edizione 2017 si era dislocata fra tre sedi di gara, quest’anno saranno due i centri del Colorado ad accogliere la competizione, sempre strutturata su quattro tappe. La corsa partirà ad altissima quota perche sarà la nota stazione di sport invernali di Vail, situata a un’altitudine di poco inferiore ai 2500 metri, a ospitare le prime due frazioni: la prima sarà costituita da un circuito semicittadino di 28 Km da ripetere quattro volte, la seconda sarà la più impegnativa dell’intera corsa poiché si tratterà di una cronoscalata di una quindicina di chilometri che condurrà sino a 2904 metri sul livello del mare e presenterà una pendenza media del 4,5% negli ultimi 6,5 Km. Lasciata Vail, la carovana della Colorado Classic si trasferirà a Denver per le ultime due giornate di gara, la prima costituita da un anello di media montagna di 159 Km – le quote di gara condurranno i corridori sino a 2600 metri, ma non si affronteranno mai grandi pendenze – mentre l’atto finale sarà una classifica passerella di fine corsa interamente tracciata sulle strade del capoluogo del Colorado.

A questo punto ci sarà una novità nel calendario professionistico che, proprio a ridosso della Grande Partenza della Vuelta a España (prevista il 25 agosto da Málaga), accoglierà con squilli di tromba il ritorno del Giro di Germania, affrontato per l’ultima volta dieci anni fa e in seguito uscito di scena per volontà degli stessi organizzatori, disgustati dalle positività all’antidoping di alcuni corridori tedeschi riscontrare in quella stagione. La rinascita della corsa è partita lo scorso anno quando Düsseldorf aveva accolto la tappa d’apertura del Tour de France e saranno, infatti, gli stessi organizzatori della Grande Boucle ad allestire il palcoscenico della competizione che, a livello difficoltà, può essere paragonato a quello dell’Arctic Race of Norway. Si comincerà giovedì 23 con l’unica delle quattro tappe in programma a essere destinata ai velocisti, 157 Km da Coblenza a Bonn affrontando qualche unica difficoltà la salita di Hohn (2,8 Km al 4,5%) a 41 Km dal traguardo. Alla frazione più semplice seguirà quella più impegnativa, congegnata come una sorta di classica delle Ardenne nei 196 Km che condurrano a Treviri, dove si giungerà dopo aver superato 4 GPM negli ultimi 70 Km – il più impegnativo è la salita di Korlingen, 2,5 Km al 7,6% – mentre il traguardo sarà preceduto di 6,5 Km dalla cima del Petrisberg, in vetta al quale s’incontrerà un “Bonus Point”, lo speciale traguardo volante ad abbuoni che è stato proposto per la prima volta al Tour di quest’anno. Altimetricamente simile alla seconda sarà anche la tappa che, l’indomani, terminerà a Merzig dopo 177 Km e altri 4 GPM a punteggiare il finale di gara, disegnato in circuito con la doppia ascesa a Nohn (2 Km al 7,1%) e Mettlach (1,3 Km al 7,9%) e il “Bonus Point” anche stavolta collocato al termine di un tratto in salita. Gran finale del risorto Giro di Germania il 26 agosto a Stoccarda, dove si percorreranno due giri di un circuito che ricalcherà in piccola parte l’anello che ospitò i campionati del mondo del 2007 vinti da Paolo Bettini, con la salita dell’Herdweg (1,5 Km al 7,3%) da scavalcare l’ultima volta a 6500 metri dal traguardo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Tour de Wallonie

www.trworg.be

Tour de Pologne

www.tourdepologne.pl/en

PostNord Danmark Rundt – Tour of Denmark

www.postnorddanmarkrundt.dk

The Larry H.Miller Tour of Utah

www.tourofutah.com

Vuelta a Burgos

www.vueltaburgos.com

Binck Bank Tour

www.sport.be/binckbanktour/2018/nl

Arctic Race of Norway

www.arctic-race-of-norway.com/en

Colorado Classic

www.coloradoclassic.com

Deutschland Tour

www.deutschland-tour.com/en/home.html

Vuelta a España

www.lavuelta.es/en

TOUR 2018 – LE PAGELLE

luglio 31, 2018 by Redazione  
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Ecco il super pagellone del Tour appena concluso e dominato anche quest’anno dal Team Sky, pur se con un nome diverso al vertice della classifica generale

GLI UOMINI DI CLASSIFICA – I PROMOSSI

Geraint Thomas. Vince, convince e ammutolisce tutti. Si diceva che nella terza settimana sarebbe crollato e invece questo non è successo. Undici giorni con la maglia gialla sulle spalle e due tappe vinte, alla Rosière – dove staccando tutti si prende anche la vetta della classifica generale – e in cimia alla mitica Alpe d’Huez, la vetta regina del Tour per antonomasia. Il corridore trentaduenne resiste agli attacchi (pochi) degli avversari grazie ad una condizione di forma ottimale, ripagando anche la fiducia del Team Sky, che lo assiste alla perfezione. Oltre al solito Wouter Poels (voto: 6,5), il gallese trova anche un Jonathan Castroviejo (voto: 7) in una delle sue migliori performance nei Grandi Giri. Dopo Wiggins e Froome è il terzo britannico in maglia Sky a vincere il Tour de France negli ultimi 8 anni. Scommessa vincente. Voto: 10

Tom Dumoulin. Due Grandi Giri corsi consecutivamente, due secondi posti, doppietta perfetta verrebbe da dire. Corre praticamente da solo, con la Sunweb che non lo ha praticamente mai aiutato. Sfortunato l’olandese a Mûr-de-Bretagne, quando lascia 53” sulla strada a causa di una foratura. Viene battuto solo da Thomas, sia in classifica generale, sia sulle vette dela Rosière e dell’Alpe d’Huez. Da campione del mondo in carica nella specialità qual è, fa sua la cronometro finale con arrivo ad Espelette, battendo Froome per 1”. Non è un fantasista, non è il classico uomo degli attacchi da lontano, non è lo scalatore perfetto che alberga nell’immaginario collettivo, ma c’è sempre. Resta sempre tra i big, sale col suo passo, difficilmente lo si stacca e appena la salita si alleggerisce stacca tutti o quasi. Portentoso. L’Indurain del futuro. Voto: 9

Chris Froome. Poteva decidere di puntare tutto per provare a vincere il suo quinto Tour de France, invece ha voluto provare ad entrare nella legenda del ciclismo con l’attacco alla ”doppietta”. Dopo aver vinto il Giro d’Italia si presentava al via del Tour de France agguerrito. Le fatiche della corsa italica si sono, però, fatte sentire sulle Alpi dove non riesce a fare la differenza. Sui Pirenei barcolla ma non molla. Dice definitivamente addio ai sogni di gloria nella tappina di Saint-Lary-Soulan, ma stringe i denti e si rifà nella cronometro finale dove si prende anche il gradino più basso del podio. Dopo Pantani, è il ciclista che che più di tutti si è avvicinato a vincere Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno. Settimo podio di fila raggiunto negli ultimi sette GT corsi. Mister Sette bellezze. Voto: 9

Primož Roglič.. Una delle sorprese più belle di questa edizione della Grande Boucle, anche se il talento del corridore sloveno era già emerso nelle scorse stagioni. Sull’Alpe d’Huez fa capire a tutti che sarebbe stato uno dei protagonisti. La LottoNL-Jumbo potrebbe sfruttare di più il gioco di squadra con Steven Kruijswijk (Voto: 7), ma contro questa Sky non ci sarebbe stato nulla da fare. Lo sloveno nella tappa con arrivo a Laruns attacca, riattacca e attacca ancora, staccando tutti sul Col d’Aubisque e andando a vincere di potenza. Conquista momentaneamente anche il terzo posto della generale, perso però nella cronometro di Espellette – terreno di gara sul quale, di solito, maggiormente eccelle – dove paga lo sforzo del giorno prima. Sorpresa. Voto: 8,5

Daniel Martin. Il supercombattivo del Tour conclude la corsa all’ottavo posto. Vince sul “muro” di Bretagna, è secondo sul Col de Portet, sempre propositivo e mai a pensare di risparmiare la gamba. Diciamo la verità, qualche suo tentativo di attacco, come quello sul Pic de Nore, è stata un’autentica ”pirazzata”, ma a noi l’irlandese piace così. Voto:7

Vincenzo Nibali. Il suo Tour termina sul più bello, sull’Alpe d’huez, a causa di un tifoso maldestro. I segnali erano stati buoni fino a quel momento, molto difficilmente avrebbe lottato per il titolo, ma sicuramente ci saremmo divertiti di più. Nota di demerito per la Bahrein-Merida che lo “abbandona” nella cronosquadre. Voto: 6

GLI UOMINI DI CLASSIFICA – I BOCCIATI

Romain Bardet. Le forature lo perseguitano nella prima parte del Tour, specie nella tappa di Roubaix. Il transalpino, però, quando la strada sale non ha la pedalata dei giorni migliori. Prova a lasciare il segno cercando una vittoria di tappa, sia sull’Alpe – quando rompe una tregua momentanea – sia nelle ultime tappe pirenaiche, ma non coglie nulla e non riesce ad andare oltre un terzo posto di tappa. Tour mediocre per uno con le sue potenzialità. Voto: 5,5

Nairo Quintana. Come un novello Sisifo cerca di portarsi perennemente in cima alla vetta del Tour, ma per un motivo o per un altro deve sempre rimandare e indietreggiare. Quest’anno se la prende anche con Unzué per la presenza di Mikel Landa (Voto:6) in squadra. Inizia a sentire la pressione e ‘’sbruffa”, cosa rara per lui. Alla fine il basco si metterà con Alejandro Valverde (Voto: 5,5) a disposizione del colombiano, specie nella mini tappa pirenaica dove Nairo taglierà per primo il traguardo. Una caduta nella frazione di Pau gli nega la possibilità di giocarsi le sue chances nella tappa con arrivo a Laruns, ma il suo Tour era già segnato sulle Alpi, dove il colombiano non è mai stato in grado di reggere il ritmo della Sky e di Dumoulin. Termina la competizione al decimo posto. Che la sua carriera agonistica sia già in fase calante? Voto: 5

Jakob Fuglsang. Finalmente tocca a me! Chissà cosa avrà pensato il corridore danese dell’Astana alla partenza di questo Tour de France, finalmente al via coi gradi di capitano. Ma dal 2013, quando arrivò settimo, ad oggi ne è passato di tempo. Non riesce mai a reggere il ritmo dei migliori, galleggiando sempre ai bordi della top ten. Mai incisivo, nessuna azione degna di nota. Chiuderà la Grande Boucle al dodicesimo posto. Voto: 5

Bauke Mollema. Per il trentunenne olandese della Trek una Grande Boucle totalmente anonima. Non riesce mai ad entrare nel vivo della corsa e sulle Alpi, a causa di una giornata no, decide di tirarsi fuori dalla lotta per la classifica generale. Cerca di rifarsi sui Pirenei e nelle frazioni sul Massiccio Centrale entrando nelle fughe di giornata, ma il massimo che riesce a raccogliere è solo il terzo posto nella tappa di Carcassonne. Voto: 4,5

Rafał Majka. Doveva essere l’uomo di classifica della Bora Hansgrohe, doveva. Sulle Alpi non regge il passo dei big e decide così di puntare alla vittoria di tappa. Non riuscirà nemmeno in questo. Voto: 4

Ilnur Zakarin. Aveva messo il Tour de France al centro della sua stagione ciclistica, ma il risultato è alquanto deludente. Solo un nono posto finale nella classifica generale, senza nessun acuto. Anonimo. Voto: 5

Adam Yates. Esce prestissimo di classifica, cerca di rimediare provando a vincere una tappa, ma non è il suo anno. Voto: rimandato

Rigoberto Urán: Cade nella tappa del pavé, da lì in poi sarà un calvario per lui, fin quando sarà costretto al ritiro. Voto: rimandato

I VELOCISTI – I PROMOSSI

Peter Sagan. Chiamarlo velocista è riduttivo. Sesta volta che conquista la classifica a punti del Tour de France, settima se non ci fosse stata l’espulsione dalla corsa lo scorso anno. Vince tre tappe: due classici piattoni e a Quimper, in leggera salita. Quattro podi di giornata, tante fughe e un quarto posto sulla dura salita di Mende. Unica pecca, la tappa di Roubaix quando perde le ruote di Van Avermaet nell’azione decisiva di giornata. Gioca con gli avversari in occasione degli sprint volanti, superiorità schiacciante. Cade nella diciassettesima tappa, si fa male, soffre, si rialza e porta la maglia verde a Parigi. Extraterrestre! Voto: 9,5

Dylan Groenewegen. Il venticinquenne olandese ci mette un po’ per entrare nel vivo della corsa. Osserva Dylan, osserva e impara andando a vincere due tappe consecutive: a Chartres e ad Amiens. L’anno scorso vinse a Parigi nella tappa finale, quando la maggior parte dei velocisti aveva abbandonato. Quest’anno, invece, batte i migliori entrando di diritto nell’élite della categoria. Voto: 8

Fernando Gaviria. Il colombiano vince di forza nel prologo e nella quarta tappa che andava da La Baule a Sarzeau. Il velocista della Quick-Step Floors ha a disposizione un discreto trenino, anche se non si vede il miglior Ariel Richeze (Voto:5,5), e cerca di sfruttarlo nel migliore dei modi. Uno dei velocisti più forti del panorama mondiale. Si ritira quando la carovana arriva sulle Alpi. Voto: 7,5

John Degenkolb. Non è un velocista puro, ma non si tira mai indietro quando c’è una volata da fare. Trionfa sul pavé, dove dimostra di esser tornato se stesso dopo aver subito due anni fa il terribile incidente mentre si allenava in terra spagnola. Sfiora il bis sui Campi Elisi. Risorto come la fenice. Da segnalare anche il terzo posto di Amiens. Ritrovato. Voto: 7

Alexander Kristoff. Lotta sempre il norvegese, lotta e sbraita, ma i risultati latitano. Il corridore della UAE Team Emirates sembrerebbe un perennemente piazzato in questo Tour, dove non vinceva dal 2014. Invece trova l’acuto vincente nella vetrina più importante, a Parigi sugli Champs-Elysées. Voto: 6,5

I VELOCISTI – I BOCCIATI

Arnaud Démare. Dopo la Milano-Sanremo del 2016, anche al Tour de France viene nuovamente accusato di traino dai colleghi. Dopo un avvio difficile, dove non si avvicina neanche minimamente alla vittoria, deve aspettare solo la diciottesima tappa per poter alzare le braccia al cielo, vittoria frutto anche dello splendido lavoro di Jacopo Guarnieri (Voto:6). Lo aspettavano tutti sui Campi Elisi, ma delude. Da rivedere. Voto: 5,5

Christophe Laporte. Ha dalla sua la giovane età, anche se a 25 anni tanto giovane non è. Secondo nella tappa di Pau, ma il velocista che ha preso il posto di Nacer Bouhanni nelle gerarchie della Cofidis deve essere più spregiudicato e aggressivo nelle volate. Voto: 5,5

André Greipel. Ultimo Tour de France corso con la maglia della Lotto Soudal. Il gorilla tedesco, però, non fa nulla in questa edizione per farsi rimpiangere. Si ritira quando arrivano le Alpi. Miglior piazzamento un terzo posto a Sarzeau. Voto: 5

Marcel Kittel. Il terzo posto nella prima tappa di Fontenay-le-Comte fa ben sperare, invece sarà solamente un fuoco di paglia. Correrà tappe in cui non disputerà nemmeno la volata, altre dove non si avvicinerà nemmeno lontanamente al gradino più basso del podio di giornata. Irriconoscibile. Voto: 4,5

Mark Cavendish. Si presenta sulle strade francesi fuori condizione. L’ombra di se stesso. Voto: 4

GLI ALTRI PROTAGONISTI – I PROMOSSI

Lawson Craddock È la maglia nera della 105° edizione del Tour de France avendo il corridore della Team EF Education First-Drapac chiuso la corsa in 145a ed ultima posizione, con un distacco di quasi 4 ore e mezza da Geraint Thomas. Il corridore texano merita, però, il massimo dei voti per aver disputato l’intero Tour con una microfrattura alla spalla, rimediata in una caduta nel finale della prima tappa. Inoltre ha volutamente donato 100 dollari in beneficenza per ogni tappa portata a termine, coinvolgendo nella raccolta anche i tifosi al punto che, a Tour concluso, sono stati raccolti oltre 225 mila dollari, che saranno utilizzati per la ricostruzione dell’Alkel Velodrome di Houston, danneggiato lo scorso anno dall’Uragano Harvey. Se fossimo stati al Giro avrebbe meritato a pieno titolo il “Trofeo Bonacossa”, con il quale la Gazzetta dello Sport premia il corridore autore delle più bella impresa alla corsa rosa. Voto: 10 e lode

Julian Alaphilippe. Miglior scalatore di questo Tour de France, dove raccoglie punti importanti entrando nelle fughe di giornata. Scalpita il transalpino, andando a vincere anche due tappe. Trionfi di classe, potenza e velocità, dove attacca in salita e blinda il successo in discesa. Uno dei più combattivi e propositivi del gruppo. Peperino. Voto: 8

Edgar Bernal. Prima volta che correva lungo le strade della Grande Boucle, il colombiano si è dimostrato una pedina fondamentale nello scacchiere anglosassone del Team Sky. Prezioso sull’Alpe, determinante per non far naufragare Froome nella mina tappa pirenaica. Voto: 7,5

Omar Fraile e Magnus Cort Nielsen. I due corridori dell’Astana riescono a centrare il bottino pieno entrando nella fuga di giornata, il primo a Mende, il secondo a Carcassonne. Voto: 6,5

Pierre-Roger Latour. Lo scalatore francese vince la classifica destinata ai giovani. Solo Daniel Martin gli nega la vittoria di tappa a Mûr-de-Bretagne. Nelle tappe alpine non regge il passo dei big, finisce 13° a 22 minuti circa da Thomas. In futuro farà grandi cose. Voto: 6,5

Damiano Caruso. Il ciclista siciliano è sempre affidabile e ligio al dovere. Vederlo partire al via coi gradi di gregario per Porte e soprattutto Tejay Van Garderen, due “re dei contrattempi”, fa male al cuore. Dopo il ritiro del tasmaniano e la débâcle dello statunitense prova a vincere senza fortuna una tappa del Tour entrando in quasi tutte le fughe di giornata. Voto: 6

Ion Izagirre. Sempre all’attacco i fratelli Izagirre, se non è Ion ad entrare nella fuga di giornata ci pensa Gorka (voto:5,5). Troppo forte Alaphilippe a Bagnéres de Luchon, più scaltro Cort Nielsen a Carcassonne, per Ion Izagirre solo secondi posti. Voto:6

Greg Van Avermaet. Conquista la maglia gialla nella cronosquadre di Cholet, la tiene fino all’undicesima tappa, quando iniziano le Alpi. Solo un grande Degenkolb lo batte a Roubaix. Voto: 6,5

GLI ALTRI PROTAGONISTI – I BOCCIATI

Franco Pellizotti. Purtroppo l’età per il Delfino di Bibione inizia a farsi sentire. Quando il suo capitano Vincenzo Nibali è in corsa non riesce a supportarlo adeguatamente. Dopo il ritiro del messinese prova a fare corsa per se, ma si arrende subito. Voto:4,5

Andrey Amador. Da un ciclista come lui si ci aspettava molto di più. Poco utile alla causa Movistar come gregario, lontanissimo dal cogliere un piazzamento importante quando va in fuga. Voto: 4,5

Warren Barguil. Non cura la classifica, prova a vincere quella per la maglia a pois, ma decide di lasciar perdere dopo aver visto un Alaphilippe indomito. Ci aspettavamo di vederlo lottare per portare a casa almeno una tappa, ma nulla. Anonimo. Voto:4,5

Laurens Ten Dam. Doveva essere l’ultimo uomo di Tom Dumoulin nelle tappe montane, doveva esserlo…. Voto: 4

Tejay Van Garderen. Fa la sua parte nella cronosquadre, per il resto molto negativo. Esce di classifica dopo il ritiro di Richie Porte. Prova ad essere protagonista nel prosieguo del Tour ma niente. Un’altra edizione della Grande Boucle da cancellare per lui. Voto:4

Domenico Pozzovivo. Finché lo squalo è in corsa, il lucano sembra risentire le fatiche del Giro d’Italia nelle gambe. Nibali esce di scena e “Mimmo” sale di condizione, ma senza risultati di rilievo. Voto:5

Luigi Giglio

È la maglia nera Lawson Craddock ad ottenere il voto più alto nel pagellone del Tour 2018 firmato ilciclismo.it (foto Bettini)

È la maglia nera Lawson Craddock ad ottenere il voto più alto nel pagellone del Tour 2018 firmato ilciclismo.it (foto Bettini)

TOURBILLON A PARIGI

luglio 29, 2018 by Redazione  
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Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Tour rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Tour passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1998 a vent’anni dall’indimenticata doppietta firmata da Marco Pantani).

I QUATTRO TENORI

Rassegna stampa “breve” dedicata ai tre grandi favoriti del Tour 2018 (Nibali, Froome e Quintana) e al corridore di casa più atteso, il francese Bardet. In aggiunta i quotidiani della nazione dei vincitore di tappa e delle maglie gialle di turno

Italia – Vincenzo Nibali – RITIRATO

Thomas, è il tuo giorno. Kristoff vince sui Campi Elisi (Gazzetta dello Sport)

Tour de France, vittoria di Thomas: per Sky arriva il 6° titolo in cinque anni (Corriere della Sera)

Gran Bretagna – Chris Froome – Geraint Thomas

Geraint Thomas completes overall victory in Paris – How Geraint Thomas won the Tour de France – How track star Geraint Thomas became a Tour de France champion – by the coach who got him there (The Daily Telegraph)

Geraint Thomas wins Tour de France to clinch first yellow jersey – The story of Thomas’s Tour de France triumph in 80 photos – How Thomas battled his way to a first Tour de France title (The Independent)

How Team Sky’s domestiques helped steer Geraint Thomas to Tour de France victory (The Times)

Colombia – Nairo Quintana

Geraint Thomas, ganador del Tour de Francia 2018 – Las razones del fallido Tour de Francia de Nairo Quintana (El Tiempo)

Geraint Thomas es el nuevo campeón del Tour de Francia (El Espectador)

Francia – Romain Bardet

Le triomphe de Thomas – Thomas: «Habitué à me battre sous la pression» – Comment Thomas a-t-il gagné? – L’édition 2018 en chiffres – Thomas: «Que du bonheur» – Laporte a lancé «un peu tôt» – Démare: «J’ai loupé ma chance» – Le tableau d’honneur du Tour 2018 – Le spectacle au bord de la route – Chavanel annonce sa retraite – Champs de bataille – Le règne sans fin – Sans partage – Froome à l’orgueil – Thomas, la revanche du fêtard-poissard (L’Equipe)

Heureux qui comme Thomas a joué un sacré Tour – Le Norvégien Kristoff s’impose sur les Champs-Elysées – Sky, la machine infernale – Thomas: «C’est l’équipe Sky qui a gagné le Tour, pas moi» (Le Figaro)

Norvegia – Alexander Kristoff

Kristoffs stikk etter seieren: Deilig å slippe maset – Hyller dette Kristoff-trekket: Helt genialt – Tre år siden Tour de France-lederens mareritt: Når du mislykkes med den bløffen, er det et helvete(Aftenposten)

Kristoff vant pa Champs-Élysées: Hemningsløst bra – Tour de France-lederen: Vi jobber utrolig hardt (Adresseavisen)

DISCOTOUR: la colonna sonora della tappa del Tour scelta per voi da ilciclismo.it

“Hen Wlad Fy Nhadau” (Inno del Galles)

a cura di DJ Jorgens

LA TAPPA CHE VERRÀ: TOUR DE FRANCE 2019

L’edizione 2019 del Tour de France sarà presentata ad ottobre ma già sono note le prime due frazioni della corsa a tappe, che l’anno prossimo scatterà il 6 luglio dal Belgio per celebrare il 50° anniversario della prima vittoria di Eddy Merckx. Entrambe le tappe si concluderanno nella capitale Bruxelles e la prima di queste, come avvenuto quest’anno, sarà destinata ai velocisti. Per loro le principali insidie saranno rappresentate dalla presenza di un tratto di pavè, comunque piazzato lontano dal traguardo, e dall’arrivo che tenderà leggermente a salire, mentre non dovrebbe costituire un grosso problema la salita al celebre Muro di Grammont, collocata com’è nelle battute iniziali della frazione. L’indomani, con partenza dal Palazzo Reale e all’arrivo presso l’Atomium, si disputerà una cronometro a squadre di 28 Km che sancirà i primi, importanti verdetti del 106° Tour de France

L’ANGOLO DI SILVIOLO E PANCANOLO

Gli strafalcioni dei giornalisti al seguito della corsa rosa

Martinello: “Sono sempre accaduto”
Pancani: “La vittoria ottenuto sui Pirenei”
Petacchi: “L’arrivo sul ciottolato dei Campi Elisi” (dove li hai mai visti i ciottoli sugli Champs-Élysées?)
Martinello: “La presunta positività di Froome è stata sciolta poche ore prima della partenza del Tour”
Martinello: “Le due frazioni sulle alpe”
Pancani: “Abbiamo visto una quantità impressionanti di bandiere del Galles”
Martinello: “Questa clip è dedicata 50 anni fa”
Martinello: “Se non riescono a diventare professionisti, passano nella categoria elite, che non si sa cosa sia” (elite e professionisti sono sinomini)
Martinello: “Mario Vegni” (Mauro Vegni)
Martinello: “Devi supportare le fatiche del Giro d’Italia” (sopportare)
Martinello: “Al passaggio sotto la linea del traguardo”
Martinello: “Micrafrattura alla scapola”
Pancani: “I momenti chiavi di questo Tour de France”

e se vi stesse chiedendo il perchè del titolo…

dalla telecronaca della tappa dell’Alpe di Siusi (Giro 2016)

Pancani: “Silviolo”
Martinello: “Dimmi Pancanolo”

IL TOUR DI GOMEZ
In questa rubrica vi faremo rileggere i piani alti della classica, come li avrebbe visti Gomez Addams nelle sue letture del giornale in “verticale”… vale a dire le classifiche giornaliere viste al contrario, dal punto di vista della maglia nera!

Ordine d’arrivo della ventunesima tappa

1° Damien Gaudin
2° Silvan Dillier s.t.
3° Lukas Pöstlberger a 26″
4° Gregor Mühlberger s.t.
5° Anthony Perez a 33″

Miglior italiano Olivero Troia, 14° a 2′37″

Classifica generale

1° Lawson Craddock
2° Jacopo Guarnieri a 21′50″
3° Jay Robert Thomson a 24′30″
4° Jasper De Buyst a 25′25″
5° Arnaud Démare a 26′01″

Maglia nera Geraint Thomas, 145° a 4h34′19″

1998: PANTANI, VENT’ANNI FA
Sembrano storie dell’altro ieri, ma sono già trascorsi vent’anni dal fantastico Tour di Marco Pantani. Riviviamolo attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

2 AGOSTO 1998 – 21a TAPPA: MELUN – PARIGI (147.5 Km)

LE ROI PANTANI
Trentatrè anni dopo Gimondi, un altro italiano conquista a Parigi il mitico Tour
“Un buon esempio per tutti – E alla fine lacrime di pirata – Gimondi: “Marco ci ha fatto tornare al ciclismo dei Grandi” – Il vincitore: “Sentivo una voce dentro di me, scatta un clic vado all’attacco” – Cesenatico: gli amici hanno dipinto la sua casa di giallo – Giro più Tour: un campione che emozione come Coppi e Merckx”

PANTANI, TRIONFO D’ALTRI TEMPI
Il Pirata conquista i Campi Elisi, centra la grande accoppiata Giro-Tour e dimostra così che soltanto le sfide sulle montagne entusiasmano davvero i tifosi
Con le sue imprese si è ribellato al ciclismo da ragionieri – Steels batte Zanini allo sprint – Lui, non un fortunato qualsiasi: Gimondi gioisce, ha un erede dopo 33 anni – Futuro da re – Motta: altri quattro anni straordinari – Con Coppi, nel club Grandi Emozioni – Come Fausto, Merckx e Hinault, capace di appassionare – Elogi dai politici – Prodi: “Il segreto? La piadina”

Geraint Thomas sfreccia in maglia gialla ai piedi dellArco di Trionfo parigino (Getty Images)

Geraint Thomas sfreccia in maglia gialla ai piedi dell'Arco di Trionfo parigino (Getty Images)

ARCHIVIO “TOURBILLON”

Selezionare la voce “Tour de France″ nel menù “Corse” (in home, sopra la copertina)

TOURBILLON AD ESPELETTE

luglio 28, 2018 by Redazione  
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Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Tour rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Tour passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1998 a vent’anni dall’indimenticata doppietta firmata da Marco Pantani).

I QUATTRO TENORI

Rassegna stampa “breve” dedicata ai tre grandi favoriti del Tour 2018 (Nibali, Froome e Quintana) e al corridore di casa più atteso, il francese Bardet. In aggiunta i quotidiani della nazione dei vincitore di tappa e delle maglie gialle di turno

Italia – Vincenzo Nibali – RITIRATO

Dumoulin è una freccia. Thomas, lacrime in giallo – Il Tour è di Thomas, un grande Froome ritrova il podio – Tour a Thomas, Froome 3°. “Mai un’emozione così” – Dumoulin non ci crede – Il bilancio di Pozzovivo – Sagan eroico dopo la caduta: “Mai sofferto così tanto in bici” (Gazzetta dello Sport)

Tour de France, Dumoulin vince la crono e Thomas va a Parigi in maglia gialla (Corriere della Sera)

Gran Bretagna – Chris Froome – Geraint Thomas

Geraint Thomas speeds into cycling history after final time trial – Geraint Thomas all but secures historic yellow jersey after Tom Dumoulin wins time trial – Geraint Thomas’ Tour de France victory is success story of a summer marked by the passing of the flame (The Daily Telegraph)

Wales’ Thomas all but seals Tour de France triumph after time trial (The Independent)

Welshman Geraint Thomas set to win Tour de France (The Times)

Colombia – Nairo Quintana

Thomas, virtual campeón; Dumoulin ganó la contrarreloj del Tour – Nairo Quintana confirmó que correrá la Vuelta a España – ‘Hice la contrarreloj a tope, es muy bueno para el futuro’: Bernal – ‘Espero ganar algún día el Tour de Francia’: Tom Dumoulin (El Tiempo)

Geraint Thomas: “No puedo creerlo. Me estoy volviendo loco” (El Espectador)

Francia – Romain Bardet

Thomas assure le maillot jaune – Thomas: « insensé, surréaliste» – De la piste aux étoiles – Dumoulin: «Thomas était le plus fort» – Bardet voulait «finir la tête haute» – Le triomphe de Sky – Thomas en larmes après le chrono – Latour: «Il fallait faire gaffe» – P. Rolland: «Ça n’a pas été un Tour exceptionnel» – Phinney: «Je n’ai pas renoncé» – Dan Martin Super Combatif – Chavanel: «Un soulagement» (L’Equipe)

Ce qu’il faut retenir du Tour de France de Geraint Thomas – Le chrono pour Dumoulin, le podium pour Froome – Les clés de la victoire de Geraint Thomas – Geraint Thomas au panthéon du sport gallois (Le Figaro)

Paesi Bassi – Tom Dumoulin

Dumoulin in spoor wielerlegendes – Thomas totaal van slag door Tourzege – Tom Dumoulin: ’Ik kan het niet geloven’ – Dumoulin wint tijdrit – Dumoulin wint en stelt tweede plek veilig in Tour (De Telegraaf)

Dumoulin: Ik ben er nu echt klaar mee – Tijdritkoning Dumoulin sluit Tour dolgelukkig af – Tijdritko­ning Dumoulin sluit Tour dolgeluk­kig af – Kruijswijk: Fijn dat ik Landa zag rijden – Tranen met tuiten bij Geraint Thomas na veiligstellen eindzege Tour – Tweede plek én tijdritzege Dumoulin, Thomas wordt eindwinnaar – Dumoulin: Ongelooflijk, ik ga hier heel hard van genieten – Dumoulin en Froome schrijven historie met podium in zowel Giro als Tour – Kruijswijk trots op vijfde plaats: Ik wist dat ik dit kon – Knaven trots op Thomas: ‘Dromen kunnen werkelijkheid worden’
Knaven trots op Thomas: ‘Dromen kunnen werkelijk­heid worden’ – Poels: vijf grote rondes met Sky, vijf zeges (Algemeen Dagblad)

Dumoulin wint tijdrit, maar Thomas behoudt gele trui – Dit eet Tom Dumoulin om de Tour vol te kunnen houden – Met veel elan sluit Dumoulin de Tour af(de Volkskrant)

DISCOTOUR: la colonna sonora della tappa del Tour scelta per voi da ilciclismo.it

“Battito di ciglia”. Francesca Michielin

a cura di DJ Jorgens

METEO GIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Houilles : nubi sparse, 26.3°C, vento moderato da SW (19-24 Km/h), umidità al 32%
Noisy-Le-Roi (Km 34.5) : cielo sereno, 25.4°C, vento moderato da SW (19-25 Km/h), umidità al 43%
Parigi – primo passaggio (Km 61.5): poco nuvoloso, 27°C, vento moderato da SW (17-23 Km/h), umidità al 36%
Parigi – arrivo : nubi sparse, 26.8°C, vento moderato da SW (17-23 Km/h), umidità al 38%

LA TAPPA CHE VERRÀ: HOUILLES – PARIGI (116 Km)

A questo punto nulla potrà più turbare la festa a Geraint Thomas, L’ultima tappa dell’edizione n° 105 del Tour de France sarà una pura formalita, una tappa passerella che prenderà le mosse dalla cintura parigina per poi approdare sul tradizionale circuito degli Champs-Élysées, sul quale si giungerà dopo un tratto in linea iniziale di una sessantina di chilometri che prevede, quale unica difficoltà di gara, una facile salitella piazzata ad una ventina di chilometri dalla partenza. Sarà un’ascesa del tutto inutile perchè i giochi per la maglia a pois si sono definitavamente chiusi in vetta all’Aubisque e, dunque, l’ultima frazione si risolverà nella tradizionale, lenta marcia d’avvicinamento a Parigi, sulle cui strade aumenterà esponenzialmente la velocità di gara. L’anello conclusivo, 6.8 Km a tornata, dovrà essere ripetuto 8 volte, giungendo al traguardo attorno alle sette di sera. Poi spazio alle celebrazioni dei primattori del Tour de France 2018

I PRECEDENTI

Houilles, centro del dipartimento delle Yvelines, ospita per la prima volta il Tour de France che oggi farà scalo a Parigi per la 109a volta nella storia, un numero maggiore rispetto alle 105 edizioni finora disputate perchè in alcune occasioni furono previsti due arrivi di tappa. Per il 43° anno il traguardo finale sarà collocato sugli Champs-Élysées, dove si arrivò per la prima volta il 20 luglio del 1975, quando ad inaugurare questo traguardo fu il belga Walter Godefroot, prima vittoria di una lunga serie che per ora si conclude con il successo ottenuto dall’olandese Dylan Groenewegen il 23 luglio dello scorso anno. Gli italiani vittoriosi nella Ville Lumière sono stati (conteggiando anche gli arrivi precedenti al 1975) nell’ordine Ernesto Azzini nel 1910, Ottavio Bottecchia nel 1924 e nel 1925, Learco Guerra a 1933, Giovanni Corrieri nel 1948, Fiorenzo Magni nel 1953, Gastone Nencini nel 1956, Pierino Baffi nel 1958, Rino Benedetti nel 1962, Felice Gimondi nel 1965, Guido Bontempi nel 1986, Fabio Baldato nel 1996, Nicola Minali nel 1997, Stefano Zanini nel 2000 e Daniele Bennati nel 2007. A questo elenco possiamo ancora aggiungere gli italiani Marco Serpellini (1995), Andrea Tafi (1996) e Luca Scinto (1997), che si sono imposti nell’ultimo traguardo volante del Tour, tradizionalmente collocato presso l’Haut des Champs, il più elevato dell’avenue parigina. Nello stesso luogo l’organizzazione del Tour collocò in due occasioni anche la Côte des Champs-Elysées, microscopico GPM di 4a categoria conquistato dai belgi Freddy Maertens (1976) e Jos Huysmans (1977)

L’ANGOLO DI SILVIOLO E PANCANOLO

Gli strafalcioni dei giornalisti al seguito della corsa rosa

Martinello: “Pressazione” (prestazione)
De Sfefano: “Dovrebbe aver guarantito qualche secondo in più”
Conti: “Hanno chiesto di ospitare una tappa del Tour venerdì prossimo” (un po’ impossibile visto che la corsa termina domani)
De Luca: “Si pegue il corridore” (segue)
Martinello: “Sta pedalato con ottima cadenza”
De Stefano: “Sagan applaudito per ogni centimetro di strada che ha coperto con i suoi cerotti”
De Stefano: “Abbiamo discorso di questi body”
De Stefano: “Contendersi un posto sul secondo terzo gradino del podio”
Garzelli: “Questi trentuno chilometro”
Martinello: “Maia gialla” (l’ape sicuramente)
Martinello: “La terza posizione non viene perchè gli altri si distraggano”
Martinello: “Uno dei Tour più impegnativo dell’era moderna”
Pancani: “La ricognizione dei corridori”
Martinello: “Gli è andato via il posteriore, se gli andava via l’anteriore era peggio”
Rizzato: “Sì Roberta” (rivolgendosi ad Alessandra De Stefano)
Garzelli: “Anche il Tour fa parte del pavè”
Televideo: “Espelettes” (Espelette)
Televideo: “Jon Izagirre” (Ion)

e se vi stesse chiedendo il perchè del titolo…

dalla telecronaca della tappa dell’Alpe di Siusi (Giro 2016)

Pancani: “Silviolo”
Martinello: “Dimmi Pancanolo”

IL TOUR DI GOMEZ
In questa rubrica vi faremo rileggere i piani alti della classica, come li avrebbe visti Gomez Addams nelle sue letture del giornale in “verticale”… vale a dire le classifiche giornaliere viste al contrario, dal punto di vista della maglia nera!

Ordine d’arrivo della ventesima tappa

1° Niki Terpstra
2° Andrea Pasqualon a 38″
3° Arnaud Démare a 59″
4° Sep Vanmarcke a 1′00″
5° Jasper De Buyst a 1′12″

Classifica generale

1° Lawson Craddock
2° Jacopo Guarnieri a 18′27″
3° Jay Robert Thomson a 21′37″
4° Jasper De Buyst a 22′02″
5° Arnaud Démare a 22′34″

1998: PANTANI, VENT’ANNI FA
Sembrano storie dell’altro ieri, ma sono già trascorsi vent’anni dal fantastico Tour di Marco Pantani. Riviviamolo attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

1 AGOSTO 1998 – 20a TAPPA: MONTCEAU-LES-MINES – LE CREUSOT (cronometro individuale) (52 Km)

IL PIRATA GIALLO A PARIGI
Pantani, splendido terzo nella crono, concede poco più di 2’ a Ullrich e mette il suggello al suo Tour trionfale
“Il mio Tour l’ho vinto sul Galibier” – Pantani: “E l’anno prossimo punterò al Mondiale” – Julich secondo – A Cesenatico: il sindaco suonò la tromba – Zuelle perde lo sponsor – D’Alema: Pantani eroico – “Marco ha vinto un Tour alla Bartali” – L’anziano campione commenta con toni entusiastici la trionfale impresa del Pirata – “Con Pantani siamo tornati al ciclismo vero” – Massi: pago da innocente – “Quanti soldi ho perso: tantissimi” – L’imputato è tornato in Italia

Uno scorcio di Espelette, centro celebre per la coltivazione di una speciale varietà di peperoncino (Dreamstime.com)

Uno scorcio di Espelette, centro celebre per la coltivazione di una speciale varietà di peperoncino (Dreamstime.com)

ARCHIVIO “TOURBILLON”

Selezionare la voce “Tour de France″ nel menù “Corse” (in home, sopra la copertina)

TOURBILLON A LARUNS

luglio 27, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Tour rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Tour passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1998 a vent’anni dall’indimenticata doppietta firmata da Marco Pantani).

I QUATTRO TENORI

Rassegna stampa “breve” dedicata ai tre grandi favoriti del Tour 2018 (Nibali, Froome e Quintana) e al corridore di casa più atteso, il francese Bardet. In aggiunta i quotidiani della nazione dei vincitore di tappa e delle maglie gialle di turno

Italia – Vincenzo Nibali – RITIRATO

Tour, Roglic vince a Laruns. E toglie a Froome il 3° posto – Tour, Roglic vince la tappa e riapre la lotta per il podio… – Nibali decide di operarsi: obiettivo, salvare il Mondiale… (Gazzetta dello Sport)

Tour de France: Roglic vince a Laruns davanti a Thomas: (che è sempre più leader) – Il Tour de France, gli errori e le difficoltà del ciclismo in tv (Corriere della Sera)

Gran Bretagna – Chris Froome – Geraint Thomas

Geraint Thomas edges closer to history after extending lead – Geraint Thomas edges closer to history after Primoz Roglic descends to brilliant triumph – Geraint Thomas’ yellow jersey would be perfect addition to Whitchurch High’s astounding wall of fame (The Daily Telegraph)

Geraint Thomas edges closer to history as Primoz Roglic wins last Tour mountain stage – What Tour de France fans really think of Team Sky (The Independent)

Thomas closes in on victory after passing final mountain test (The Times)

Colombia – Nairo Quintana

Adiós al podio del Tour: Nairo perdió 7 minutos y 9 segundos – ‘Me dolía todo, no podía pararme en pedales’: Nairo Quintana – ‘Todo lo que he hecho ha sido ganancia’: Egan Bernal – Froome se rinde ante el trabajo de Bernal: ‘tiene un futuro increíble’ – ‘Lo intenté varias veces y me fui en el descenso’: Roglic – Alaphilippe se corona como el rey de la montaña en el Tour de Francia (El Tiempo)

Mal día para Nairo Quintana: cayó al noveno lugar en la general del Tour – Darwin Atapuma y el sueño cumplido de estar en un Tour (El Espectador)

Francia – Romain Bardet

Roglic éjecte Froome du podium – Bardet a «cru à la victoire» – Sky: «Notre palmarès résistera au temps» – Roglic se «surprend» – Sagan a vécu l’enfer – Alaphilippe ramènera les pois à Paris – Comment fonctionne l’arbitrage vidéo? – Ces célébrités qui ont été hôtesses sur le Tour de France (L’Equipe)

Thomas aperçoit Paris, Roglic prend date – Roglic, Froome, Bardet : Ce qu’il faut retenir de la 19e étape du Tour -Chris Froome, la tête à l’envers – Une course d’obstacles pimentée au Pays basque pour valider le podium du Tour (Le Figaro)

Slovenia – Primož Roglič

Izjemni Roglič kot sokol do epske zmage v Pirenejih (Delo)

DISCOTOUR: la colonna sonora della tappa del Tour scelta per voi da ilciclismo.it

“Addio ai monti” (Ennio Morricone)

a cura di DJ Jorgens

METEO GIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Saint-Pée-sur-Nivelle – partenza primo corridore: pioggia debole (0,2 mm), 21.2°C, vento moderato da NNW (12 Km/h), umidità al 87%
Saint-Pée-sur-Nivelle – partenza maglia gialla: cielo coperto con possibilità di deboli e isolate precipitazioni, 21.5°C, vento moderato da NNW (10-12 Km/h), umidità al 85%
Espelette – arrivo primo corridore : pioggia debole (0,3 mm), 21.3°C, vento moderato da NNW (11 Km/h), umidità al 87%
Espelette – arrivo maglia gialla : cielo coperto con possibilità di deboli e isolate precipitazioni, 21.7°C, vento moderato da N (10 Km/h), umidità al 87%

LA TAPPA CHE VERRÀ: SAINT-PÉE-SUR-NIVELLE – ESPELETTE (cronometro individuale – 38 Km)

Come lo scorso anno si disputa alla vigilia della passerella conclusiva l’ultima prova contro il tempo. Dodici mesi fa si gareggiò a Marsiglia su di un tracciato pianeggiante dal quale spiccava la prima ma ripida ascesa di Notre-Dame-de-la-Garde ed anche stavolta si dovrà fare i conti con una salita corta e molto pendente. Il resto del percorso, però, sarà totalmente diverso e metterà seriamente alla frusta le cilindrate dei passisti alla Dumoulin perchè pianura vera non se ne incontrerà mai, se non in qualche limitato tratto. Giù dalla rampa di lancio si comincerà subito con un ripido strappo di 700 metri al 7,4%, passato il quale la strada continuerà a salire con più dolcezza per circa 2 Km e mezzo (media del 2,2%). I 23 Km chilometri centrali avranno un andamento altalenante e termineranno ai piedi del tratto più impegnativo di questa cronometro, l’ascesa al Col de Pinodieta. Più che salita trattasi di muro vero e proprio, che non arriva al chilometro di lunghezza per soli 100 metri e punta verso il cielo con una pendenza media del 10,2%, concludensosi a 3 Km dall’arrivo

I PRECEDENTI

Saint-Pée-sur-Nivelle ed Espelette, entrambi centri situati nella regione della Nuova Aquitania del dipartimento dei Pirenei Atlantici, ospiteranno il Tour de France per la prima volta nella storia. Per Saint-Pée si tratta, in realtà, di una seconda volta in un grande giro perchè nel 1965 ospitò “fisicamente” la rampa di lancio di una tappa a cronometro della Vuelta a España, la cui partenza “nominale” era nella non proprio vicinissima Bayonne. L’arrivo era a fissato dopo 61 Km a San Sebastián dove si impose il francese Raymond Poulidor

L’ANGOLO DI SILVIOLO E PANCANOLO

Gli strafalcioni dei giornalisti al seguito della corsa rosa

De Stefano: “Lo stanno supportando in tanti a Peter Sagan”
Pancani: “Potrebbero non essere sufficienti i cronometri a cronometro”
Pancani: “Il besco Mikel Landa” (basco)
Martinello: “Avrei cercato di coglierlo prima questa opportunità”
Pancani: “Bernal sta facendo il gruppetto in testa al gruppetto”
Pancani: “Roglič è andato a riprendere Bardet con Landa” (Bardet e Landa)
Pancani: “Tre secondi di vantaggio per Dumoulin su Roglič” (mentre andava in sovraimpressione la nuova classifica, nella quale i secondi di vantaggio sono 19)
Televideo: “Izaguirre” (Izagirre)

e se vi stesse chiedendo il perchè del titolo…

dalla telecronaca della tappa dell’Alpe di Siusi (Giro 2016)

Pancani: “Silviolo”
Martinello: “Dimmi Pancanolo”

IL TOUR DI GOMEZ
In questa rubrica vi faremo rileggere i piani alti della classica, come li avrebbe visti Gomez Addams nelle sue letture del giornale in “verticale”… vale a dire le classifiche giornaliere viste al contrario, dal punto di vista della maglia nera!

Ordine d’arrivo della diciannovesima tappa

1° Taylor Phinney
2° Lawson Craddock a 2′10″
3° Peter Sagan s.t.
4° Ariel Maximiliano Richeze s.t.
5° Daniel Oss s.t.

Classifica generale

1° Lawson Craddock
2° Jacopo Guarnieri a 18′44″
3° Jay Robert Thomson a 20′12″
4° Jasper De Buyst a 23′20″
5° Arnaud Démare a 24′05″

1998: PANTANI, VENT’ANNI FA
Sembrano storie dell’altro ieri, ma sono già trascorsi vent’anni dal fantastico Tour di Marco Pantani. Riviviamolo attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

31 LUGLIO 1998 – 19a TAPPA: LA CHAUX-DE-FONDS – AUTUN (242 Km)

PANTANI ALL’ULTIMA IMPRESA
Oggi crono di 52 Km: la Maglia Gialla ha 5’42” su Julich e 5’56” su Ullrich per poter festeggiare domani a Parigi
Il Pirata: “A Lugano bruciavo di tensione, stavolta non ho paura” – Vittoria svedese – Massi libero ma sotto accusa – Il corridore non può lasciare la Francia – Per “importazione, detenzione, offerta e cessione di sostanze velenose”

Vista panoramica su Laruns (www.valleedossau-tourisme.com)

Vista panoramica su Laruns (www.valleedossau-tourisme.com)

ARCHIVIO “TOURBILLON”

Selezionare la voce “Tour de France″ nel menù “Corse” (in home, sopra la copertina)

TOURBILLON A PAU

luglio 26, 2018 by Redazione  
Filed under Approfondimenti

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Tour rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Tour passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1998 a vent’anni dall’indimenticata doppietta firmata da Marco Pantani).

I QUATTRO TENORI

Rassegna stampa “breve” dedicata ai tre grandi favoriti del Tour 2018 (Nibali, Froome e Quintana) e al corridore di casa più atteso, il francese Bardet. In aggiunta i quotidiani della nazione dei vincitore di tappa e delle maglie gialle di turno

Italia – Vincenzo Nibali – RITIRATO

Demare vince a Pau. Thomas sempre in giallo – A Pau vince Demare, da domani è battaglia finale – Nibali, lunedì l’operazione. Obiettivo: esserci alla Vuelta (Gazzetta dello Sport)

Froome buttato giù dalla bici da un poliziotto che lo scambia per un tifoso – Tour de France, il ciclista gli grida: «F…you»(Corriere della Sera)

Gran Bretagna – Chris Froome – Geraint Thomas

Arnaud Demare triumphs as Geraint Thomas takes another step towards history – Chris Froome clears up incident with French policeman at Tour de France (The Daily Telegraph)

Geraint Thomas enjoys another flawless day in yellow as Arnaud Démare wins stage 18 – Chris Froome shouts ‘f*** you’ at French police officer after altercation – How Tom Dumoulin’s pre-programmed legs can beat Geraint Thomas and Chris Froome – Arnaud Demare wins stage 18 as Geraint Thomas retains yellow jersey – Dave Brailsford apologises for scathing comments on French culture after Team Sky abuse (The Independent)

Tour de France: Tougher test awaits Geraint Thomas after uneventful stage (The Times)

Colombia – Nairo Quintana

“Estuve un poco jodido, pero espero que no sea nada” dice Nairo tras su caída – ¡Susto en el Tour de Francia! Así fue la caída de Nairo en la etapa 18 (El Tiempo)

Pese a la caída, Nairo Quintana llegó con el lote de favoritos en la etapa 18 del Tour de Francia – Colombia, a un paso de su récord de victorias en el Tour de Francia – Nairo Quintana sufrió una caída en la etapa 18 del Tour (El Espectador)

Francia – Romain Bardet

Démare: «J’ai beaucoup pensé à Greipel» – Arnaud Démare gagne enfin! – Les 5 plus belles victoires de Démare – Démare tient sa victoire – Le maillot blanc, une zone grise – Sky a-t-elle déjà gagné les prochains Tours? (L’Equipe)

Tour de France : Arnaud Démare roi (enfin) du sprint – Quiz: les incidents de course dans le peloton du Tour de France – Canon fait des coureurs du Tour de France les cobayes de son labo mobile (Le Figaro)

DISCOTOUR: la colonna sonora della tappa del Tour scelta per voi da ilciclismo.it

“Sprinter” (Torres)

a cura di DJ Jorgens

METEO GIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Lourdes : poco nuvoloso, 24.9°C, vento debole da NNE (4-5 Km/h), umidità al 80%
Capvern-les-Bains (GPM – 40 Km) : poco nuvoloso, 26.2°C (percepiti 28°C), vento debole da SE (3 Km/h), umidità al 74%
Arreau (66 Km) : cielo sereno, 29.1°C (percepiti 30°C), vento debole da S (8-13 Km/h), umidità al 49%
La Mongie (Tourmalet – 103.5 Km) : cielo sereno, 22.9°C, vento moderato da SSW (19-25 Km/h), umidità al 42%
Argelès-Gazost (144 Km) : cielo sereno, 28.6°C (percepiti 32°C), vento debole da WSW (7 Km/h), umidità al 68%
Gourette (Aubisque – 184.5 Km) : cielo sereno, 25.2°C (percepiti 26°C), vento moderato da SSW (14-25 Km/h), umidità al 46%
Laruns: previsioni non disponibili

LA TAPPA CHE VERRÀ: LOURDES – LARUNS (200.5 Km)

Il Tour de France 2018 saluta le montagne con una cavalcata pirenaica vecchio stile, tanti colli, chilometraggio importante e l’arrivo in fondo alla discesa dall’ultimo GPM per favorire anche gli scalatori dotati di fondo. Dopo una fase iniziale di una sessantina di chilometri priva di difficoltà, perchè tali non si possono considerare le due ascese di 4a categoria che s’incontreranno in questo tratto, s’inizierà seriamente a salire verso i 1490 metri del Col d’Aspin (12 Km al 6,5%), al quale seguirà a “ruota” la salita più blasonata della tappa, quel Col du Tourmalet (2115 metri, 17,1 Km al 7,3%) in cima al quale sarà assegnato il “souvenir” dedicato a Jacques Goddet, storico direttore del Tour dal 1937 al 1988. Lassù si sono spesso viste azioni determinanti, che potrebbero non verificarsi quest’anno perchè la cima del Tourmalet arriverà a 92 Km dal traguardo e non si incontreranno ulteriori difficoltà nei successivi 36 Km, percorsi i quali si andrà ad affrontare il semisconosciuto Col des Bordères (8,6 Km al 5,8%), che fu inserito nel percorso solo in due occasioni, nel 1987 e nel 1989. Terminata la breve discesa dal Bordères si salirà ai 1709 metri di un altro storico colle, l’Aubisque, in vetta al quale definitivamente si chiuderà la lotta per la maglia a pois non essendo previsti GPM nelle due frazioni rimanenti. La salita sarà affrontata dal versante che sulla carta pare come il meno impegnativo (16,6 Km al 4,9%), ma che debutta con gli 8 Km che, con una pendenza media di poco superiore all’8%, conducono a Col du Soulor, sui quali qualche big al vertice della classifica potrebbe anche saltare se giunto a questo punto con il serbatoio delle energie oramai al lumicino e magari dopo una gara condotta con spirito garibaldino dai diretti avversari. Se il distacco accusato non sarà elevatissimo, spazio per recuperarlo ce ne sarà nella difficile picchiata che in 20 Km esatti condurrà sul traguardo di Laruns.

I PRECEDENTI

La celeberrima Lourdes vanta pochissimi precedenti al Tour a causa dell’”ingombrante” presente del santuario e, soprattutto, della mole di turisti in transito, difficilmente conciliabile con la vastità della carovana della Grande Boucle. In 115 anni di storia, infatti, solo in due occasioni una tappa è terminata a Lourdes: il primo a imporsi in questo centro non poteva che essere il “pio” Gino Bartali, a segno nel 1948, mentre nel 2011 a tagliare per primo il traguardo sarà il norvegese Thor Hushovd.
Laruns, località di villeggiatura della Vallée d’Ossau, non ha mai ospitato un arrivo di tappa del Tour ma ha una certa esperienza di Grande Boucle e non soltanto per essere la porta d’accesso al versante più impegnativo del Col d’Aubisque. Spesso i passaggi dalla corsa da Laruns, infatti, sono stati considerati validi come traguardo volante e c’è un precedente “firmato” da un italiano, Fabio Roscioli, che si impose nello “sprint intermedio” qui collocato nel 1998 durante la tappa Pau – Bagnères-de-Luchon, vinta da un altro “azzurro”, Rodolfo Massi.

L’ANGOLO DI SILVIOLO E PANCANOLO

Gli strafalcioni dei giornalisti al seguito della corsa rosa

Garzelli: “Il Tourmalet per soli 10 metri non è l’altetto più alto del Tour”
Garzelli: “I velocisti sanno che negli arrivi in salita posso perdere 1 minuto al chilometro dai velocisti”
De Stefano: “Oggi stanno andando pianissimo” (e infatti hanno fatto 48 Km/h nella prima ora e 45 Km/h a fine corsa)
Martinello: “Prima ora di corso”
Pancani: “La gamba destra del corpo”
Pancani: “In salita ha preso 9 Km da Quintana”
Pancani: “Alaphilippe ha messo le mani sulla corsa a pois”
Martinello: “Condizioni precaria”
Pancani: “Siamo nella zona del Tursan, vigneto rinomatissimo” (vitigno)
Martinello: “Il tappone alpino di domani” (è da tre giorni che siamo sui Pirenei)
Martinello: “Daniel Oss è diventata una delle sue ombre”
Pancani: “Adesso sul proprio all’uscita dalla curva”
Pancani: “Fuori dalla volata un Peter Sagan” (tanto c’è quello di scorta)
Televideo: “Dopo le fatiche degli ultimi giorni, 18a tappa rilassata al Tour de France” (sono andati a scuola dalla De Stefano)
Televideo: “Timoty Dupont” (Timothy)
Televideo: “Jacopo Guarneri” (Guarnieri)

e se vi stesse chiedendo il perchè del titolo…

dalla telecronaca della tappa dell’Alpe di Siusi (Giro 2016)

Pancani: “Silviolo”
Martinello: “Dimmi Pancanolo”

IL TOUR DI GOMEZ
In questa rubrica vi faremo rileggere i piani alti della classica, come li avrebbe visti Gomez Addams nelle sue letture del giornale in “verticale”… vale a dire le classifiche giornaliere viste al contrario, dal punto di vista della maglia nera!

Ordine d’arrivo della diciottesima tappa

1° Lawson Craddock
2° Tobias Ludvigsson a 42″
3° Ian Boswell s.t.
4° Rory Sutherland a 53″
5° Luke Durbridge s.t.

Miglior italiano Franco Pellizotti, 17° a 2′04″

Classifica generale

1° Lawson Craddock
2° Jacopo Guarnieri a 18′44″
3° Jay Robert Thomson a 20′12″
4° Amund Grondahl Jansen a 20′24″
5° Timo Roosen a 22′54″

1998: PANTANI, VENT’ANNI FA
Sembrano storie dell’altro ieri, ma sono già trascorsi vent’anni dal fantastico Tour di Marco Pantani. Riviviamolo attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

29 LUGLIO 1998 – 17a TAPPA: ALBERTVILLE – AIX-LES-BAINS (149 Km)

CAOS AL TOUR: SCIOPERO
I severi controlli antidoping scatenano le proteste della Tvm che ottiene la solidarietà di tutta la carovana
Tappa neutralizzata, tre squadre si ritirano – I corridori si tolgono i numeri e minacciano di chiudere la corsa ma oggi si ripartirà – Pantani: la mia festa rovinata – Il Pirata: la polizia farebbe meglio ad affrontare i problemi che ha la Francia – “C’è chi sfrutta il Tour per farsi pubblicità” – Dalla retata della Tvm ai nuovi controlli – In serata anche Massi finisce sotto interrogatorio – Prodi: forte malessere – Per Obree e la Brunnel il coraggio di dire no

30 LUGLIO 1998 – 18a TAPPA: AIX-LES-BAINS – NEUCHÂTEL (218.5 Km)

MASSI, LA CADUTA PIÙ AMARA – PER FORTUNA CHE C’È IL PIRATA
Tour senza pace: continua l’interrogatorio del corridore italiano, detto “il farmacista”, fermato ad Aix-les-Bains – Pantani: “La tensione diventa quasi insopportabile”
Virenque: “Citerò gli organizzatori” – Tre tappe alla conclusione – La legge francese: niente carcere per i dopati – Ma la federazione nazionale può squalificarli anche a vita – Tre tappe alla conclusione – A Neuchâtel vince Steels in volata

Vista aerea di Pau con i Pirenei sullo sfondo (cabinflooresoterica.com)

Vista aerea di Pau con i Pirenei sullo sfondo (cabinflooresoterica.com)

ARCHIVIO “TOURBILLON”

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