LIEGI 2024 – LE PAGELLE

Le pagelle della Liegi-Bastogne-Liegi 2024

TADEJ POGACAR: Non ci sono più aggettivi per questo corridore straordinario. Era il favorito della Liegi-Bastogne-Liegi e correva contro tutti ma per lui nessun problema. Il corridore della UAE Team Emirates corre con attenzione e intelligenza non facendosi sorprendere dalle cadute del gruppo. Tadej fa lavorare bene la squadra e a meno 35 chilometri dalla fine piazza la stoccata vincente che lascia tutti di sasso. Fenomenale. VOTO: 10

ROMAIN BARDET: Il 33enne transalpino coglie in questa edizione il piazzamento più alto in carriera in una Classica Monumento. Non prova a tenere le ruote di Pogacar, sapendo che sarebbe stato un azzardo, e attacca con astuzia nel gruppetto degli inseguitori, andandosi a prendere un ottimo secondo posto. VOTO: 7,5

MATHIEU VAN DER POEL: Il Campione del Mondo dopo aver vinto in meno di un mese Parigi-Roubaix e Giro delle Fiandre arrivava alla Liegi nei panni di uno dei principali favoriti. Rimane coinvolto in una caduta di gruppo che gli fa spendere molte energie per rientrare e per questo soffre sulle pendenze delle “côtes” valloni. Nonostante una condizione atletica in calo e una giornata sfortunata riesce a vincere lo sprint del gruppo degli inseguitori e prendersi un meritato terzo posto. VOTO: 7

MAXIM VAN GILS: Il giovane belga della Lotto Dnsty è una delle belle realtà di questo 2024. Corridore che onora tutte le corse a cui partecipa con piazzamenti molto interessanti, come il quarto posto di giornata. VOTO: 6,5

AURELIEN PARET-PEINTRE: Il corridore della Decathlon AG2R La Mondiale Team raccoglie un buon quinto posto col minimo sforzo. Corre per il piazzamento cetellinando al minimo gli sforzi e raggiunge il suo obiettivo. VOTO: 6,5

DIEGO ULISSI: Il toscanaccio dela UAE Emirates fa la solita corsa di sacrificio per il suo capitano. Quando c’è da menare e fare l’andatura in testa al gruppo non si tira mai indietro. VOTO: 6,5

EGAN BERNAL: Vedere il corridore colombiano attaccare sulla Rouche-aux-Faucons dopo gli anni difficili post-infortuni è un inno alla gioia per tutti gli appassionati di ciclismo. Termina al diciannovesimo posto nel gruppo regolato da Van der Poel. VOTO: 6,5

ANTONIO TIBERI: Il giovane ciclista della Bahrain-Victorious è il primo degli italiani al traguardo. Si fa notare negli ultimi 20 chilometri, quando cerca di avvantaggiarsi con altri inseguitori dal gruppetto Van der Poel. VOTO: 6

BEN HEALY: Solita corsa generosa del corridore irlandese della EF Education-EasyPost. Tanta grinta ma purtroppo per lui non basta. VOTO: 6

ROMAIN GREGOIRE: Seconda punta della Groupama-FDJ che riesce ad entrare nel gruppetto Bardet a 15 chilometri dal traguardo. Pogacar era già lontano ma l’azione per il podio viene sfruttata solo dal corridore del Team DSM. Nel complesso buona gara per il giovane francese. VOTO: 6

LUCA VERGALLITO: Quando Van der Poel rimane coinvolto nella caduta il nostro connazionale si mette in testa al gruppo a tirare per il suo capitano. Le sue fatiche sono state ripagate con il podio del Campione del Mondo. VOTO: 6

BENOIT COSNEFROY: Solita corsa di cuore per il ciclista francese. Entra nell’azione che lancia Bardet al secondo posto, ma purtroppo non riesce a tenergli le ruote. VOTO: 6

RICHARD CARAPAZ: Lo scalatore ecuadoriano è l’unico che prova a tenere le ruote di Pogacar quando scatta. Stringe i denti ma molla le ruote dello sloveno dopo qualche metro e i fuorigiri gli precludono la lotta al podio. VOTO: 5,5

THOMAS PIDCOCK: La sfortuna lo colpisce con un problema meccanico nel bel mezzo della corsa. Recupera e rientra nel gruppo dei migliori, ma si nasconde non riuscendo a trovare il guizzo giusto per un buon piazzamento. Nonostante un settimo posto, da un ciclista con le sue qualità e fresco vincitore dell’Amstel ci aspettavamo di più. VOTO: 5

SANTIAGO BUITRAGO: La maxi-caduta ad inizio corsa coinvolge anche lui, oltre che a Van der Poel. Corre sempre di rimessa ma le energie finiscono subito. VOTO: 5

ALEKSANDR VLASOV: Il corridore della Bora-Hansgrohe non riesce a fare il salto di qualità che ci aspettiamo da anni. Che sia un Grande Giro o una corsa di un giorno il risultato non cambia. VOTO: 4,5

STEPHEN WILLIAMS: Il vincitore della Freccia Vallone 2024 esce subito dai giochi arrivando al traguardo con oltre quindici minuti di ritardo da Pogacar. VOTO: 4

Luigi Giglio

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI SENZA STORIA. POGACAR VINCE DOMINANDO

aprile 21, 2024 by Redazione  
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L’attacco sulla Côte de la Redoute era una delle mosse più pronosticate degli ultimi eventi ciclistici e così è stato per Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) che allunga e in pochi km otterrà un vantaggio che si dilaterà fino al termine della corsa con Romain Bardet (Team DSM – Firmenich PostNL) che si guadagna il secondo posto mentre un comunque discreto Mathieu van Der Poel chiude in terza posizione

Dopo la vittoria nel 2021 Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) si presenta alla Liegi-Bastogne-Liegi come grande favorito anche in considerazione del fatto che Remco Evenepoel (Team Soudal Quick Step), vincitore nel 2022 e nel 2023, è ai box dopo la caduta patita al Giro dei Paesi Baschi. L’avversario più temibile per lo sloveno sembra essere il campione del mondo Mathieu van der Poel (Team Alpecin Fenix) ma non mancano altri ciclisti che palesano una buona condizione come Santiago Buitrago e Wour Poels (Team Bahrain Victorious), Tom Pidcock (Team INEOS Grenadiers), Mattias Skjelmose Jensen (Team Lidl Trek), Stephen Williams (Team Israel Premier Tech) e Maxim van Gils (Teal Lotto Dstny). Negli oltre 254 km da Liegi a Liegi si dovranno affrontare 11 cotes e come di consueto saranno quelle finali a decidere la gara, ovvero il trittico formato dal Col du Rosier, dalla Côte de la Redoute e dalla Côte de la Roche-aux-Faucons. La fuga partiva dopo pochi km grazie all’azione di nove ciclisti: Gil Gelders (Team Soudal Quick Step), Remy Rochas (Team Groupama FDJ), Enzo Leijnse (Team DSM – Firmenich PostNL), Christian Scaroni (Team Astana Qazaqstan), Lilian Calmejane (Team Intermarchè Wanty), Ivan Romeo (Team Movistar), Loic Vliegen (Team Bingoal WB), Fabien Doubey e Paul Orselin (Team TotalEnergies). Il gruppo lasciava andare i nove attaccanti che dopo 30 km avevano un vantaggio di 3 minuti e 30 secondi. Dopo la Côte de Bellerue e la Côte de Saint-Roch, le due prime asperità categorizzate che i ciclisti avevano affrontato, il vantaggio della fuga sul gruppo inseguitore tirato dall’UAE Team Emirates era di 4 minuti e 40 secondi. Le cose iniziavano a cambiare ritornando verso Liegi visto che ai piedi della Côte de Mont-le_soie il vantaggio della fuga sul gruppo inseguitore era sceso a minuto. La prima caduta di una certa rilevanza veniva registrata a 99 km dall’arrivo e vi erano coinvolti William Junior Lecerf (Team Soudal Quick Step), Chris Hamilton (Team DSM – Firmenich PostNL) e Toon Clynhens (Team Flanders Baloise). Poco dopo un rallentamento a causa di un restringimento della carreggiata causava una sensibile frattura nel gruppo. Tra gli altri restava invischiato nelle retrovie Mathieu van der Poel (Team Alpecin Deceuninck). La seconda parte del gruppo doveva recuperare una cinquantina di secondi sulla prima parte del gruppo. Il forcing dell’Israel Premier Tech allungava il primo gruppo inseguitore che annullava la fuga a 88 km dall’arrivo. Nel gruppo inseguitore oltre a Van der Poel erano presenti anche Valentin Madouas (Team Groupama FDJ), Jesus Herrada (Team Cofidis), Aleksandr Vlasov (Team BORA Hansgrohe), Simon Yates (Team Jayco AlUla) e Tom Pidcock (Team INEOS Grenadiers). A 83 km dalla conclusione il ritardo del gruppo Van der Poel era di 1 minuto e mezzo. Israel Premier Tech e UAE Team Emirates continuavano a darsi cambi regolari in testa al gruppo. Grazie al’impegno di INEOS Grenadiers e Bahrain Victorious, il gruppo Van der Poel rientrava sul gruppo principale a 70 km dalla conclusione. Sul Col du Rosier, uno dei punti più alti di tutta la Liegi-Bastogne-Liegi, scollinavano una sessantina di ciclisti. Domen Novak (UAE Team Emirates) trainava il gruppo anche sulla successiva Côte de Desniè. IL gruppo prendeva a tutta velocità la Côte de la Redoute, questa volta tirato da EF Education EasyPost e Lidl Trek. Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) dava una prima bottarella accelerando e mettendo in fila il gruppo. Alla sua accelerazione resisteva in un primo momento Richard Carapaz (Team EF Education EasyPost) ma poco dopo lo sloveno si avvantaggiava e scollinava con 8 secondi di vantaggio sul ciclista ecuadoriano. Pogacar aumentava il vantaggio sugli avversari. AI piedi della Côte des Forgues era già di un minuto abbondante. Alle sue spalle si era formato un primo quartetto di inseguitori che comprendeva Benoit Cosnefroy (Team Decathlon AG2R La Mondiale), Ben Healy (Team EF Education EasyPost), Romain Gregoire (Team Groupama FDJ) e Romain Bardet (Team DSM – Firmenich PostNL). Allo scollinamento della Côte de la Roche aux Façons il vantaggio di Pogacar era di 1 minuto e 30 secondi su Bardet mentre più dietro inseguiva un drappello formato da una ventina di ciclisti. Pogacar gestiva tranquillamente il suo vantaggio sugli inseguitori ed andava a vincere tra il tripudio della folla la sua seconda Liegi-Bastogne-Liegi. Piazza d’onore per Bardet che tagliava il traguardo con 1 minuto e 39 secondi di ritardo mentre Van der Poel saliva sul gradino più basso del podio regolando il gruppetto dei ritardatari. Maxim van Gils (Team Lotto Dstny) era quarto mentre Aurelien Paret-Peintre (Team Decathlon AG2R La Mondiale) chiudeva la top five. Il primo degli italiani era Antonio Tiberi (Team Bahrain Victorious), ventiduesimo nel gruppo Van der Poel. Pogacar è già bello carico dopo il ritiro in altura e vince una Monumento come se fosse un semplice allenamento. Adesso vedremo quali e quante briciole concederà al prossimo Giro d’Italia.

Antonio Scarfone

Tadej Pogacar vince la Liegi-Bastogne-Liegi 2024

Tadej Pogacar vince la Liegi-Bastogne-Liegi 2024

LIEGI 2023: LE PAGELLE

Le pagelle della Liegi-Bastogne-Liegi 2023

REMCO EVENEPOEL: Concede il bis alla Liegi-Bastogne-Liegi con nonchalance vestendo la maglia di campione del Mondo. Tutti si aspettavano un duello all’ultimo sangue con Pogacar ma una caduta manda ko lo sloveno. Supportato da una grande Soudal Quick-Step, apre le danze sulla Redoute e affonda sul falsopiano seguente prendendo un vantaggio abissale. Vittoria di classe e potenza con il Giro d’Italia alle porte. VOTO 10

BEN HEALY: L’irlandese è la sorpresa di questa primavera, corre con generosità e coraggio. Alla Liegi paga, però, l’inesperienza dovuta alla giovane età. VOTO 7,5

SANTIAGO BUITRAGO: Il colombiano classe 99 della Bahrain termina al terzo posto dimostrando una buona attitudine per le corse di un giorno. VOTO 7

VALENTIN MADOUAS: Il francese era atteso sulle pietre, invece la forma arriva con qualche settimana di ritardo consentendogli di cogliere un buon quinto posto alla Liegi-Bastogne-Liegi. VOTO 6,5

JULIAN ALAPHILIPPE: Cosa si può dire ad un campione del genere quando con grande umiltà si mette a disposizione del giovane capitano Evenepoel? Umile e soprattutto utile. VOTO 6,5

SIMONE VELASCO: Uno dei protagonisti di giornata. È stato uno dei primi attaccanti in questa Liegi-Bastogne-Liegi e si è arreso solo ai piedi della Redoute. VOTO 6,5

THOMAS PIDCOCK: Il corridore della Ineos ripete la stessa corsa fatta all’Amstel, corre stringendo i denti cercando di non perdere le ruote del duo Evenepoel/Pogacar fino a scoppiare dopo i 200 chilometri. Resiste con tenacia nel gruppetto inseguitore, vincendo lo sprint per il secondo posto. Cercasi fondo. VOTO 6

GIULIO CICCONE: Fino a 10 chilometri dall’arrivo e lì tra i primi inseguitori per poi sparire mestamente fuori anche dalla top ten di giornata. Quando Evenepoel fa il vuoto non sfrutta l’occasione di avere Skjelmose come compagno di squadra. VOTO 5

BENOIT COSNEFROY: Dopo una primavera ben corsa, con bei risultati portati a casa, alla Liegi alza bandiera bianca quando mancano oltre 70 chilometri all’arrivo. VOTO 5

TADEJ POGACAR: Una caduta dopo 80 chilometri di corsa gli costano purtroppo una frattura allo scafoide e un’altra al polso. C’era attesa per il duello con Evenepoel, rimandata all’anno prossimo. SENZA VOTO

Luigi Giglio

LIEGI BAGNATA TADEJ SFORTUNATO, REMCO SENZA RIVALI

aprile 23, 2023 by Redazione  
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Il campione del mondo Remco Evenepoel ha vinto in maglia iridata la edizione numero 109 della Liegi-Bastogne-Liegi, la quarta classica monumento della stagione, con un attacco partito a pochi metri dallo scollinamento della mitica Redoute. La caduta di Tadej Pogacar ha, però, non solo privato gli appassionati di un duello che si annunciava epico, ma anche lo stesso Evenepoel di un vero termine di paragone vista l’enorme differenza emersa nei confronti dei, pur agguerriti, residui rivali.

La prima vera notizia arriva molto presto, intorno al chilometro 90 di gara, quando il gruppo si trova nei pressi di Bastogne. Mikkel Honore (EF Education-EasyPost) e Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) finiscono a terra. Lo sloveno prova a ripartire ma si rende subito conto che non gli sarà possibile portare a termine la corsa. I successivi accertamenti in ospedale confermeranno la frattura dello scafoide e dell’osso semilunare della mano sinistra in conseguenza della quale il capitano del team UAE sarà sottoposto ad intervento chirurgico nelle prossime ore.
A questo punto, l’uomo da battere diventava inevitabilmente il solo Remco Evenepoel (Soudal – Quick Step) e la corsa per la vittoria ha avuto due soli momenti chiave: gli ultimi 200 metri della Redoute e il successivo inedito tratto di salita, pochissimi metri che sono bastati al belga per levarsi di ruota tutti gli avversari e involarsi in solitaria verso il traguardo, continuando ad aumentare il proprio vantaggio, mentre dietro gli altri si davano battaglia per il podio.
Certamente pregevole l’impresa del campione del mondo, che ha centrato la seconda vittoria su due partecipazioni e ha ancora una volta attaccato sulla Redoute, che per molti anni aveva ceduto il primato di punto chiave alla Roche-aux-Faucons, più vicina al traguardo.
Da quando sono arrivati sulla scena uomini come Pogacar ed Evenepoel è invece tornato in auge l’attacco da lontano, sfruttando punti che in passato avevano propiziato grandi imprese e che, negli ultimi anni, avevano perso un po’ di incisività proprio per non essere in linea con la moda dell’attacco nel finale.
La strategia era diventata quella di fare gran ritmo su salite come la Redoute per tentare di mettere fatica nella gambe degli avversari e poi tentare di far la differenza sull’ultima asperità.
Proprio per avere sia Evenepoel sia Pogacar rotto questo schema il loro duello era attesissimo da tutti gli appassionati e probabilmente i due se le sarebbero suonate sulla Redoute e, se non ne fosse uscito un uomo da solo, i contendenti avrebbero continuato a darsele di santa ragione per tutti i chilometri successivi con grande incertezza per la gioia di tutti i tifosi.
La sorte maligna ci ha privati di questo spettacolo, ma comunque la Doyenne, svoltasi per molti chilometri sotto una pioggia che non ha portato fortuna al fuoriclasse sloveno, ci ha regalato una bellissima azione del campione del mondo e una bella battaglia per il podio, nella quale si era inizialmente inserito Giulio Ciccone (Trek – Segafredo), che ha poi un po’ pagato nel finale.
Le corse con elevato chilometraggio del resto sono ancora indigeste a molti in gruppo e coloro che non sono portati per questo genere di sforzi riescono spesso solo con l’esperienza ad ovviare a questo handicap.
Sul versante televisivo non può che commentarsi la pessima copertura offerta dalla RAI che ha mandato in onda solo gli ultimi 50 chilometri di una delle corse più importanti della stagione, vieppiù se si pensa a ciò che si è preferito trasmettere sulla rete sportiva, i campionati nazionali di tuffi e una partita di serie C, eventi che, con tutto il rispetto, mantengono una dimensione nazionale rispetto ad una corsa non solo di livello internazionale, ma tra le più importanti del ciclismo. Su Rai2, invece, si è invece preferito mandare in onda programmi preregistrati che potevano trovare collocazione in qualsiasi altro momento della giornata.
La corsa ha visto il formarsi della fuga sin da subito con l’iniziativa promossa da Lars van den Berg (Groupama-FDJ), alla quale hanno aderito subito Fredrik Dversnes (Uno-X Pro Cycling Team), Johan Meens (Bingoal WB), Jason Osborne (Alpecin-Deceuninck), Simone Velasco (Astana Qazaqstan, Georg Zimmermann (Intermarché – Circus – Wanty). Poco dopo Ruben Apers (Team Flanders – Baloise), Alexandre Balmer (Team Jayco AlUla), Héctor Carretero (Equipo Kern Pharma), Mathis Le Berre (Team Arkéa – Samsic) e Paul Ourselin (TotalEnergies) raggiungono la testa della corsa andando a formare un drappello di 10 uomini che accumulano un vantaggio massimo di poco inferiore ai 5 minuti.
Il tentativo è tenuto agevolmente sotto controllo dal gruppo, che ha visto gli uomini della UAE collaborare in testa sino al chilometro 90, quando la caduta di cui già si è parlato ha messo fuori gioco il leader designato della formazione emiratina. Va detto che il fuoriclasse sloveno non ha alcuna colpa essendo stato coinvolto suo malgrado nell’incidente.
Ai meno 100 provano ad attaccare in gruppo Magnus Sheffield (Ineos), Jan Tratnik (Jumbo-Visma) e Valentin Madouas (Groupama-FDJ), con l’uomo della Jumbo che stacca prima Madouas e poi Sheffield. La conseguente accelerazione del gruppo mette in difficoltà grossi nomi come Mikel Landa (Bahrain – Victorious) ed Enric Mas (Movistar Team), che vengono staccati, mentre anche tra i fuggitivi ci sono defezioni. Davanti restano così in 5 con Osborne, Ourselin, Velasco, Zimmermann e Lars van den Berg.
Tratnik si porta sui fuggivi e prosegue nell’azione, alla quale resiste il solo Velasco, mentre il gruppo continua ad assottigliarsi e altri uomini importanti come Julian Alaphilippe (Soudal – Quick Step) e Alexey Lutsenko (Astana Qazaqstan Team) che perdono contatto.
Sulla Redoute si esaurisce il tentativo del mattino e a quel punto entrano in scena i big.
A tirare a più non posso è Ilan Van Wilder (Soudal-QuickStep) ma, quando Evenepoel accenna un’accelerazione si nota che la sua ruota slitta e il belga aspetta gli ultimi 200 metri per attaccare e rimanere solo senza particolari problemi.
Il tratto sino alla scollinamento, però, è troppo breve per distanziare adeguatamente Tom Pidcock (INEOS Grenadiers), che aveva cercato invano di tenere la ruota. L’abilità in discesa del britannico della Ineos gli permette, però, di riportarsi abbastanza agevolmente sul battistrada.
Tuttavia, nei successivi tratti in ascesa inseriti quest’anno per la prima volta al posto del falsopiano Evenepoel riesce a levarsi di ruota Pidcock senza neppure scattare, semplicemente con il ritmo elevato. Il belga si alzerà sui pedali solo dopo aver notato che il portacolori della Ineos aveva mollato la presa.
Ancor più dietro cercano di tenere duro e riportarsi su Pidcock anche i due della Trek Giulio Ciccone e Mattias Skjelmose. L’operazione si rivela più complicata del previsto tanto che, poco dopo il ricongiungimento, il trio viene raggiunto in un batter d’occhio da Ben Healy (EF Education-EasyPost) e poi dal resto del gruppo, che ormai è ridotto a circa 20 unità.
Mentre davanti Evenepoel procede nel suo assolo continuando a guadagnare, Healy e Santiago Buitrago (Bahrain – Victorious) allungano sulla Roche-aux-Faucons. A loro riesce comunque ad accodarsi uno stoico Pidcock che, dopo il tentativo di mantenere la ruota di Evenepoel, sembrava aver esaurito la benzina.
Sarà proprio il vincitore dell’ultima Strade Bianche a conquistare la volata per il secondo posto su Buitrago e su Healy, che manca il podio dopo essersi accollato il maggior peso nell’attacco.
Come si era detto in apertura, per la vittoria non c’è stata storia. Si è visto subito che Evenepoel aveva un altro passo rispetto a tutti. Sono bastati 200 metri per levarsi tutti di ruota e poi, dopo che Pidcock si era accodato sfruttando la discesa, è stato sufficiente un ritmo regolare ma molto elevato per chiudere la partita definitivamente. L’assenza di Pogacar in questo senso è stata una sciagura ancor più grande, anche se la lotta per il podio si è comunque rivelata appassionante.
Chiusa la stagione delle classiche di primavera che hanno offerto quest’anno un grande spettacolo, manca solo il Giro di Romandia prima di poter gustare un giro d’italia che tutti ci auguriamo appassionante e spettacolare come sono state le classiche. Sarà anche l’occasione per verificare su un terreno più significativo della Vuelta i miglioramenti di Evenepoel nella corse a tappe.

Benedetto Ciccarone

Evenepoel vola a prendersi la sua seconda Liegi consecutiva (Getty Images)

Evenepoel vola a prendersi la sua seconda Liegi consecutiva (Getty Images)

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2022: LE PAGELLE

La stagione delle classiche 2022 si è chiusa ieri con la Liegi-Bastogne-Liegi. Ecco le pagelle

REMCO EVENEPOEL: Il giovane ciclista della Quick-Step attacca e sorpende il gruppo sulla Redoute. Si invola da lontano con una potenza devastante che lascia tutti di sasso. Attacca quando di chilometri dal traguardo ne mancano oltre 30, da solo contro tutti e metro dopo metro va a vincere la sua prima Classica Monumento salvando anche la Campagna del Nord della Quick-Step Alpha Vinyl Team. VOTO: 10

QUINTEN HERMANS: A sorpresa il ciclista della Intermarché regola il gruppo inseguitore classificandosi al secondo posto. Non spetta a lui e al suo team organizzare l’inseguimento ad Evenepoel, si accoda giustamente e prende il massimo che poteva prendere. VOTO: 8

MAURI VANSEVENANT: Il corridore classe ‘99 della Quick-Step si rivela una pedina importante in questa edizione della Liegi-Bastogne-Liegi. È lui, infatti, a lanciare l’azione decisiva di Evenepoel sulla Redoute. VOTO: 7

WOUT VAN AERT: Sulle côtes finali soffre e resiste fino alla Roche aux Faucons, dove perde le ruote del gruppo inseguitore. Approffitta dell’atteggiamento troppo attendista di Valverde, Teuns e company per rientrare e cogliere un buon terzo posto. VOTO: 6,5

ALEJANDRO VALVERDE: A quarantadue anni suonati il murciano è ancora lì, coi giovani rampanti a contendersi la vittoria in una corsa dura come la Liegi-Bastogne-Liegi. VOTO: 6,5

BRUNO ARMIRAIL: Il francese della Groupama-FDJ entra nella fuga di giornata ed è il primo ciclista a transitare in cima alla Redoute, una bellissima soddisfazione per lui. VOTO: 6

DANIEL FELIPE MARTINEZ: Il colombiano della Ineos è in un ottimo stato di forma, una condizione che, però, si scontra con l’inesperienza nei momenti clou. Raccoglie un quarto posto di incoraggiamento per il futuro. VOTO: 6

MIKEL LANDA: Si mette a disposizione della squadra attaccando da lontano per far scoppiare la corsa. L’azione non va in porto e, una volta ripreso, si mette a disposizione di Teuns. VOTO: 6

SERGIO HIGUITA: Col compagno di squadra Vlasov non riesce ad organizzare insieme alle altre squadre un inseguimento serio per cercare di riprendere un indiavolato Evenepoel. Si deve accontentare di un quinto posto. VOTO: 6

ALEKSANDR VLASOV: Il corridore della Bora-Hansgrohe sta bene ma perde le ruote di Evenepoel sulla Redoute nell’azione decisiva di giornata. Nel finale prova a invogliare gli altri inseguitori a spingere di più finché, spazientito, prova a riprendere il corridore della Quick-Step da solo e senza successo. VOTO: 5,5

MARC HIRSCHI: Senza Pogacar si ritrova capitano della UAE-Team Emirates, ma non sfrutta l’occasione e rimane inglobato nelle retrovie sulla Redoute quando si decide il destino della corsa. VOTO: 5,5

BENOIT COSNEFROY: Dopo le ultime prova incoraggianti il francese oggi alza bandiera bianca appena la corsa entra nel vivo. VOTO: 5

MICHAŁ KWIATKOWSKI: Il corridore polacco della Ineos Grenadiers era una delle punte del suo team, che si presentava ai nastri di partenza con ambizioni importanti. Si perde malamente nel finale. VOTO: 5

DYLAN TEUNS: Il belga della Bahrain ha uno squadrone a suo supporto, ma non riesce a tenere la corsa chiusa facendo scappare Evenepoel prima e non organizzando un inseguimento efficace poi. VOTO: 5

Luigi Giglio

LIEGI INCORONA REMCO. EVENEPOEL VINCE LA DOYENNE IN SOLITARIA

aprile 24, 2022 by Redazione  
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A Liegi è il gran giorno di Remco Evenepoel. Il giovane talento fiammingo conquista la sua prima grande classica (alla prima partecipazione) grazie ad un’azione in solitaria in perfetto stile Evenepoel. Reduce da una primavera finora abbastanza deludente, caratterizzata più dalle sconfitte (vedi Tirreno-Adriatio e Itzulia Pais Vasco) che dalle buone pretazioni, Evenepoel è riuscito con un colpo da fuoriclasse a risollevare la stagione della sua Quick Step Alpha Vynil, mancata clamorosamente in tutta la prima parte delle classiche del nord. Per il belga, partito con un’accelerazione clamorosa in cima alla Cote de la Redoute e poi capace di aumentare il vantaggio sugli inseguitori fin sul traguardo, si tratta dell’affermazione più importante di una carriera già piena di allori, benchè ancora molto giovane. Alle spalle di Remco, il sorpendente Quentin Hermans (Intermarché-Wanty-Groupe Gobert) capace di regolare in volata Wout Van Aert (Jumbo-Visma), buon terzo. 7a posizione per Alejandro Valverde (Movistar Team) all’ultima partecipazione nella corsa che lo ha reso grande.

Il percorso della Doyenne ricalcava in buona parte quello dello scorso anno, ad eccezione dell’eliminazione della Cote des Forges, tolta dal percorso per avvicinare la Redoute alla Roche-aux-Faucons. I corridori erano quindi attesi 257 km caratterizzati da 10 cotes, in gran parte addensate negli ultimi 90 km, e numerosi altri strappetti non ‘ufficiali’.
Prima del via si sono registrate le defezioni di Jay Hindley (Bora-Hansgrohe) e Tiesj Benoot (Jumbo-Visma), quest’ultimo vittima di sintomi influenzali, a cui si è poi aggiunto il ritiro dopo appena 15 km di Michael Matthews (Team BikeExchange-Jayco).

La fuga di giornata ha iniziato a prendere forma al km 6 grazie all’attacco di Sylvain Moniquet (Lotto-Soudal). Al giovane vallone si sono immediatamente accodati il compagno di squadra Harm Vanhoucke, Bruno Armirail (Groupama-FDJ), Jacob Hindsgaul (Uno-X Pro Cycling Team) e Fabien Doubey (TotalEnergies). I cinque fuggitivi hanno subito guadagnato un margine di sicurezza (30″ al km 12) ma gli animi nel gruppo non si sono raffreddati poichè in tanti altri, in particolare gli uomini della Bingoal Pauwels Sauces WB, avevano voglia di rientrare sui battistrada. Al km 25 un drappello di tre uomini formato dalla coppia Kenny Molly e Luc Wirtgen (Bingoal Pauwels Sauces WB) e dallo spagnolo Pau Miquel (Equipo Kern Pharma) è uscito dal gruppo all’inseguimento del quintetto di testa. Di lì a poco ai tre contrattaccanti si sono aggiunti altri 3 uomini: Baptiste Planckaert (Intermarchè-Wanty-Gobert Materiaux), Paul Ourselin (TotalEnergies) e Marco Tizza (Bingoal Pauwels Sauces WB).
A questo punto il gruppo si è rilassato, scivolando rapidamente ad oltre 3 minuti di ritardo, mentre i 6 inseguitori sono riusciti a rientrare sulla testa della corsa al km 54, andando così a formare un plotoncino di 11 corridori. Il gap del gruppo, in questa fase era tirato da Tim Declerq (Quick Step Alpha Vynil) e Timo Roosen (Jumbo Visma), è ulteriormente cresciuto toccando un massimo di circa 6 minuti e mezzo per poi attestarsi a lungo attorno ai 5 minuti.

La corsa ha proceduto a lungo su questo canovaccio e così le prime due cotes di giornata, la Cote de La Roche-en-Ardenne (2,7 km al 5,7%) posta al km 77 e la Cote de Saint-Roch (1 km al 10,3%) al km 124,1, non hanno riservato nessun sussulto. L’andatura del gruppo principale ha iniziato man mano ad aumentare con l’approssimarsi delle ultime 8 cotes ‘ufficiali’ in programma, concentrate negli ultimi 90 km di corsa. In cima alla Cote de Mont-le-Soie (1,7 km al 5,5%), posta a 89 km dal traguardo, il distacco è così sceso sotto i 3′20″, gap che si è poi mantenuto costante nei chilometri successivi. Superata senza colpi di scena la Cote de Wanne (3,5 km al 5%), il gruppo di testa si è letteralemente disintegrato lungo la quinta asperità di giornata, la Cote de Stockeau (1 km al 12,6%) posta ai -74, . Davanti sono così rimasti il duo della Lotto formato da Moniquet e Vanhoucke, la coppia della Total composta da Doubey e Ourselin e quindi Armirail e Wirtgen. Il loro vantaggio in cima alla Cote de la Haute Levée (2,2 km al 7,1%) era di circa 2′50″.
Ai -60, nel tratto di discesa in avvicinamento alla Cote du Rosier, una terribile caduta avvenuta in testa al plotone ha letteralmente tirato giù mezzo gruppo. Tra i corridori coinvolti Tim Wellens (Lotto-Soudal), Rigoberto Uran (EF Education-Easy Post), Brandon McNulty (UAE Team Emirates), Romain Bardet (Team DSM), Tom Pidcock (Ineos Grenadiers) e soprattutto Julian Alaphilippe (Quick Step Alpha Vynil). Il campione del mondo è finito in mezzo a due alberi ed è stato costretto al ritiro in ambulanza. Tra i corridori attardati anche Alejandro Valverde (Movistar Team), ma a differenza del transalpino lo spagnolo è riuscito rapidamente a riportarsi su quel che rimaneva del gruppo principale tirato dagli uomini della Bahrain-Victorius e transitato in cima al Rosier (4,4 km al 5,7%) con uno svantaggio di 2′30″ dai battistrada.

Sulla terzultima salita di giornata, la Cote de Desnié (1,6 km al 7,4%) ai -43, Mikel Landa (Bahrain-Victorius) ha impresso una serie di accelerazioni con l’evidente intento di portare via un drappello, ma il Basco ha sempre trovato la pronta reazione del gruppo, ormai ridotto ad una quarantina di unità. Le sfuriate del corridore delle Bahrain hanno però avuto l’effetto di far crollare il distacco ad 1′40″. Lungo il successivo falsopiano un altro corridore Bahrain, Wout Poels, ha provato a sorprendere gli avversari in contropiede. L’azione del neerlandese è stata però neutralizzata poco dopo, ai piedi della Cote de la Redoute (-30) grazie al lavoro della Quick Step. Sulla Cote simbolo della Liegi (2 km al 8,6 %) il gruppo dei battistrada è lettarlmente esploso sotto i colpi di Bruno Armirail che staccato tutti i compagni di fuga restando da solo al comando della corsa. Nel frattempo in testa al gruppo erano arrivati gli uomini della Quick Step Alpha Vynil impegnati a propiziare l’attacco di Remco Evenepoel (Quick Step Alpha Vynil) arrivato proprio in cima alla Redoute. Il giovane talento fiammingo ha impresso una stilettata con cui ha staccato tutti di ruota e si è lanciato in solitaria all’inseguimento di Armirail, ripreso ai -21,5. A quel punto il gruppo tirato sempre dagli uomini della Bahrain, pagava un distacco di circa 30″. Evenepoel ha continuato del suo passo con Armirail a ruota mantenendo il vantaggio inalterato fino ai piedi del la Cote de la Roche-aux-Faucons (-13), l’ultima asperità prima del traguardo. Lungo le prime rampe del durissimo strappo (1,3 km al 10,5%) Armirail si è staccato, mentre Evenepoel ha continuato con un ritmo piuttosto elevato, scollinando con oltre mezzo minuto su un gruppo sembrato fin troppo arrendevole. Quando però la corsa sembrava ormai decisa, sull’ultimo tratto all’insù, è arrivata l’accelerazione di Aleksander Vlasov (Bora-Hansgrohe) che ha portato il gap sotto i 20″. Dopo una ulteriore fase di rallentamento, il russo è ripartito tutto solo lanciandosi all’inseguimento di Evenepoel. Ma era ormai impossibile riprendere lo scatenato Remco che anzi ha continuato a guadagnare fino al traguardo, garantendosi la possibilità di esultare nelle ultime centinaia di metri. Alle spalle del fuoriclasse fiammingo, Vlasov era stato nel frattempo ripreso dal gruppetto degli inseguitori arrivato a 48″ e regolato allo sprint da Quentin Hermans (Inermarchè-Wanty-Gobert Materiaux) davanti a Wout Van Aert (Jumbo-Visma) che sale sul podio della Liegi 7 giorni dopo il 2° posto alla Roubaix. Alle loro spalle il duo colombiano formato da Daniel Martinez (Ineos Grenadiers) e Sergio Higuita (Bora-Hansgrohe). Completanto la top ten, Dylan Teuns (Bahrain-Victorius), Alejandro Valverde (Movistar Team), Neilson Powless (EF Education-Easy Post), Marc Hirschi (UAE Team Emirates) e Michael Woods (Israel-Premier Tech).

La campagna delle classiche di primavera finisce così con un succeso che rivitalizza la stagione della Quick Step Alpha Vynil e lancia definitivamente Evenepoel nel novero dei campioni.

Pierpaolo Gnisci

Remco Re a Liegi

Remco Re a Liegi (fonte:Sprint Cycling Agency)

LIEGI FEUDO SLOVENO ANCHE NEL 2021: POGACAR SUCCEDE A ROGLIC

aprile 25, 2021 by Redazione  
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Aveva già rischiato di vincerla l’anno scorso, ma nello sprint finale fu messo fuori giocao dalla manovra irregolare di Julian Alaphilippe. Dopo poco più di sei mesi Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) si è ripreso la più dolce delle rinvincite conquistando la Liegi-Bastogne-Liegi al termine di uno sprint ristretto proprio davanti a quel Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) che lo aveva ostacolato nello scorso autunno. Il giovane fuoriclasse sloveno, alla prima affermazione in una classica monumento, succede nell’albo d’oro al connazione Primoz Roglic (Jumbo-Visma) apparso oggi in affanno. Sul terzo gradino del podio, alle spalle di Pogacar e Alaphilippe, David Gaudu (Groupama-FDJ) che ha preceduto l’eterno Alejandro Valverde (Movistar Team) e Michael Woods (Israel Start-Up Nation).

Il percorso della 107a edizione della Liegi-Bastogne-Liegi ricalcava quasi completamente quello della passata edizione. I corridori erano attesi da 259,1 km induriti dalla presenza di 11 cotes e da numerosi altri strappetti non segnalati ufficialmente. L’unica eccezione rispetto al 2020 era rappresentata dall’introduzione della Cote de Desniè (km 210,8), posta tra il Col du Rosier e la Cote de la Redoute in sostituzione del più noto Col du Maquisard.

Appena dato il via ufficiale alla corsa, sei corridori sono riusciti ad avvantaggiarsi sul gruppo: Tomasz Marczynski (Lotto-Soudal), Lorenzo Rota e Loic Vliegen (Intermarché Wanty Gobert), Sergei Chernetski (Gazprom-RusVelo), Laurens Huys (Bingoal-Pauwels Sauzen BW) e Aaron Van Poucke (Sport Vlaanderen Baloise). Poco dopo, sul gruppetto di testa è rientrato un altro corridore della Bingoal, il neerlandese Matthijs Paasschens, mentre il gruppo si è completamente rialzato, lasciando il via libera ai fuggitivi. Dopo appena 10 km dalla partenza il vantaggio dei 7 battistrada si aggirava intorno ai 5 minuti, mentre al km 20 il margine era salito a 9′50”. Poco dopo, in testa al plotone sono apparse prima le maglie della Jumbo-Visma e poi quelle della Deceuninck-Quick Step, evidentemente intenzionate a non lasciare dilagare il vantaggio dei battistrada. Il gap, dopo aver toccato un massimo di 10′35”, si è stabilizzato intorno ai 10 minuti e la corsa ha proseguito a lungo senza sussulti.
Durante la parte centrale della corsa, il gruppo ha iniziato ad aumentare il ritmo, principalmente grazie al lavoro svolto dagli uomini di Jumbo-Visma, Deceuninck-Quick Step e Movistar. Di conseguenza, il distacco è lentamente calato raggiungendo gli 8′40” in prossimità della Cote de La Roche-en-Ardenne (km 76), per poi scendere sotto i 7 minuti in cima alla seconda asperità di giornata, la Cote de Saint-Roch (km 123,5).

Entrati negli ultimi 100 km, i corridori erano attesi da una prima sequenza di strappi ravvicinati: la Cote de Mont-le-Soie (ai -95), la Cote de Wanne (-85), la Cote de Stockeau (-80) e la Cote de l’Haute-Levée (-76). In questa fase si sono registrate le prime azioni in testa al gruppo principale: la prima brusca accelerazione è stata impressa da Luis Leon Sanchez (Astana Premiertech) lungo la Cote de Wanne. Qualche chilometro dopo, in cima all Cote de l’Haute-Levée, è stato il campione Olimpico Greg Van Avermaet (Ag2r Citroen Team) a provare l’allungo, ma la reazione del gruppo è stata immediata e nel giro di 200 metri il tentativo è stato neutralizzato.
Si è così giunti ai piedi della Cote du Rosier (-62) con i 7 battistrada che potevano vantare un vantaggio di poco superiore ai 4 minuti. Proprio lungo il Rosier (4,5 km al 5,7% di pendenza media) si è assistito ad un nuovo aumento dell’andatura del gruppo, questa volta ad opera di Remy Rochas (Cofidis), alla cui ruota si sono immediatamente portati Mikkel Honorè (Deceuninck-Quick Step) e Matteo Jorgenson (Movistar Team). Di lì a poco i tre contrattaccanti sono stati raggiunti da altri corridori, tra cui il basco Alex Aranburu (Astana Premiertech) che a sua volta ha provato ad allungare in contropiede. Il rimescolamento in testa al gruppo è andato avanti finchè si sono avvantaggiati Harm Vanhoucke (Lotto-Soudal), Mark Donovan (Team DSM) e Mark Padun (Bahrain-Victorius). I tre contrattancanti, transitati in cima alla cote du Rosier con 2′15” di ritardo dai 7 battistrada ed una quindicina di secondi di vantaggio sul gruppo principale, lungo la successiva discesa hanno definitivamente preso il largo: a 50 chilometri dall’arrivo il loro distacco dai fuggitivi era ormai inferiore ai 2 minuti mentre il gruppo, completamente rilassato, era scivolato a quasi 4 minuti dalla testa della corsa.

Sulla successiva salita, l’inedita Cote de Desnié (1,7 km al 7,3 %) posta a 48,3 km dal traguardo, il gruppo è tornato ad aumentare l’andatura sotto l’impulso degli uomini di Deceuninck-Quick Step (lodevole il lavoro di Peter Serry) e Bora-Hansgrohe. Il distacco dai battistrada è così tornato sotto i 3 minuti, mentre i tre contrattaccanti si sono ulteriomente avvicinati alla testa della corsa, portando il gap a poco più di un minuto.
La corsa è definitivamente esplosa lunga la terzultima cote di giornata, la famigerata Col de la Redoute (2 km al 8,6%). Nel gruppo di testa Lorenzo Rota ha immediatametne alzato il ritmo, facendo staccare prima Matthijs Paasschens e poi Sergey Chernetski. Nel giro di poche centinaia di metri Rota è riuscito a liberarsi anche degli altri ex compagni di fuga, restando in compagnia del solo Laurens Huys. Nel gruppo principale è stata invece l’Ineos a prendere il comando delle operazioni. La squadra britannica ha imposto un ritmo decisamente alto culminato con la violenta progressione di Tao Geoghegan che ha letteralmente sgretolato il plotone. Tra gli uomini rimasti inizialmente attardati anche Julian Alaphilippe (Deceunick-Quick Step), poi rientrato nel tratto successivo insieme a molti altri corridori.
Nel frattempo Marczynski e Vliegen erano rinvenuti su Rota e Huys, andando a ricomporre un quartetto di testa a cui restavano ormai solo 45” secondi di vantaggio sul gruppo. A questo punto è stato Vliegen a provare l’azione solitaria, staccando gli altri 3 compagni di fuga nel tratto di saliscendi posto a valle della Redoute. Il belga però lungo le prime rampe della Cote de Forges (-23,5) si è dovuto arrendere ai crampi ed è stato rapidamente ripreso e superato da Marczynski e Rota.

Proprio lungo la Cote de Forges si è assistito ad una nuova e impetuosa accelerazione di Tao Geoghegan Hart. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia in men che non si dica si è riportato sulle ruote di Rota e Marczynski, trascinando con se il compagno di squadra Adam Yates e altri 9 corridori: Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), Esteban Chaves (Team BikeExchange), David Gaudu (Groupama-FDJ), Jack Haig (Bahrain-Victorius), Mauri Vansevenant (Deceuninck-Quick Step), Sergio Higuita (EF Education-Nippo) e Krists Neilands (Israel Start-Up Nations).
Poco dopo lo scollinamento, gli uomini della Ineos hanno provato approfittare della superiorità numerica grazie all’attacco di Richard Carapaz (-21). L’azione dell’Ecuadoriano ha trovato impreparati i compagni di fuga che si sono letteralmente rialzati venendo poi ripresi dal resto del gruppo. Carapaz si è quindi ritrovato in testa con circa 25” di vantaggio quando ormai mancava solo una salita prima del traguardo di Liegi, la temibile Cote de la Roche aux Faucons (1,3 km al 10,5%).
A guidare l’inseguimento del gruppo lungo le prime rampe dello strappo è stato James Knox (Deceuninck-Quick Step). Il britannico ha consentito al plotone di riavvicinarsi notevolmente a Carapaz che è stato infine ripreso a circa 200 metri dall’arrivo, quando è giunto lo scatto di Davide Formolo (UAE Team Emirates) che ha ulteriomente selezionato il già ridotto gruppo di testa.
L’azione decisiva è arrivata poche centinaia di metri dopo, lungo lo strappetto che seguiva la Roche-Aux-Faucons: Michael Woods (Israel Start-Up Nation) è partito secco nel tratto più duro provocando una decisa selezione. A resistere all’attacco del canadese sono stati solo in 4: Julien Alaphilippe, Tadej Pogacar, David Gaudu e Alejandro Valverde, che proprio oggi festeggiava le 41 primavere. Alle loro spalle si è ritrovato un quartetto formato da Jakob Fuglsang (Astana PremierTech), Primoz Roglic (Jumbo-Visma) e dal duo della UAE composto da Marc Hirschi e Davide Formolo. Proprio a causa della presenza di due compagni di Pogacar, gli inseguitori non hanno trovato un accordo e sono stati ripresi poco dopo dal gruppo.
In cinque battistrada hanno invece collaborato alla perfezione e ai -11 potevano vantare un margine di circa 15 secondi sul gruppo inseguitore in cui tra gli altri erano presenti Primoz Roglic, Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Michal Kwiatkowski (Ineos Grenadiers), Esteban Chaves (Team BikeExchange), Tiesj Benoot (Team DSM) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe). Il margine è continuato a crescere nei chilomentri successivi, arrivando a 35” ai -5.
I battistrada hanno proseguito di comune accordo fino ai -2, quando sono iniziati i primi tatticismi. Ai 1300 metri dall’arrivo Woods ha provato l’allungo in solitaria ma è stato prontamente riacciuffato dai 4 compagni di fuga. Giunti sotto lo striscione dell’ultimo chilomentro con Valverde in testa al drappello, i 5 battistrada hanno iniziato a controllarsi, riducendo notevolmente l’andatura, mentre da dietro Hirschi, Mollema e Benoot tentavano disperatamente di rientrare.
Lo stallo è continuato fino ai 250 metri quando Valverde ha lanciato il suo sprint con a ruota Woods e Gaudu. Proprio dalla scia del corridore della Groupama ai 150 metri è uscito a velocità doppia Alaphilippe, ma il transalpino nulla ha potuto di fronte alla rimonta poderosa di Pogacar che ha tagliato il traguardo a braccia alzate, davanti allo stesso Alaphilippe, Gaudu, Valverde e Woods. La volata per il sesto posto è andata a Marc Hirschi (giunto a 7”) che ha battuto Benoot e Mollema. Poco dopo, a 9” da Pogacar, è arrivato un altro drappello regolato da Schachmann davanti a Matej Mohoric (Bahrain-Victorius), Michal Kwiatkowski, Jakob Fuglsang e Primoz Roglic.

Per Pogacar l’ennesima conferma di un talento che non si limita solo alle corse a tappe, ma può ambire alla vittoria anche nelle corse di un giorno. Da sottolineare anche l’8o podio alla Doyenne per l’intramontabile Alejandro Valverde il cui ritiro a fine anno sembra sempre meno probabile. Giornata no invece per il vincitore uscente Primoz Roglic che non è riuscito a tenere le ruote dei migliori sull’ultimo strappetto, mentre per Alaphilippe continua la maledizione della Liegi che nelle ultime stagioni lo ha già visto per ben 4 volte nei primi 5, ma mai vincitore.

Pierpaolo Gnisci

Pogacar sprint vincente a Liegi (fonte: Getty Images)

Pogacar sprint vincente a Liegi (fonte:Getty Images)

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI: ROGLIC PRIMEGGIA E BATTE TUTTI

ottobre 4, 2020 by Redazione  
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Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma) beffa in volata un Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep) poi declassato. Classica che parla sloveno grazie anche ai piazzamenti di Tadej Pogacar (UAE-Team Emirates) e Matej Mohoric (Bahrein-McLaren).

—IN CALCE ALL’ARTICOLO TROVERETE LE PAGELLE DELLA “DOYENNE”—

Centoseiesima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi, quest’anno in veste autunnale a causa dello stravolgimento del calendario ciclistico UCI dovuto all’emergenza Covid-19. Edizione che come il Tour de France parla sloveno grazie al vincitore Primoz Roglic (Team Jumbo-Visma) e a Tadj Pogacar (UAE Team-Emirates) e Matej Mohoric (Bahrein-McLaren) risettivamente quarto e quinto all’arrivo. Classica monumento delle Ardenne che regalava emozioni nonostante la concomitanza del Giro d’Italia e perciò una startlist meno ricca rispetto agli anni passati. Solo 9 gli italiani al via, escluso Damiano Caruso (Bahrein-McLaren), nessuno che aveva velleità di vittoria o piazzamento. Tutti i riflettori erano puntati su Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep), vincitore una settimana fa del Mondiale di ciclismo in linea su strada a Imola. Alaphilippe che poteva contare sul supporto di Bob Jungels, vincitore dell’edizione del 2018, e sul lombardo Andrea Bagioli, autore di una buona Freccia Vallone. Al via si presentavano anche Mathieu Van der Poel (Alpecin -Fenix), Daniel Martin (Israel Start-Up Nation) e Wout Poels (Bahrein-McLaren). Van der Poel partecipava dopo qualche incertezza alla vigilia, incertezza sciolta solo un giorno prima del via, dopo aver vinto tappa e classifica finale del BinckBank Tour. Da ricordare che il padre Adri Van der Poel vinse la Liegi nel 1988. Dan Martin e Wout Poel invece erano i due ciclisti che insieme a Bob Jungels avevano già trionfato nella Liegi-Bastogne-Liegi, il primo nel 2013 e il secondo nel 2016. Assente, perchè partecipante in al Giro d’Italia, il vincitore in carica Jakob Fuglsang (Astana), con i kazaki che provavano a difendere il titolo in Belgio con più punte, gli spagnoli: Omar Fraile, Luis Leon Sanchez e Gorka Izagirre.
Percorso di quasi 260 chilometri pressochè identico a quello dell’edizione del 2019, e come l’anno scorso, la linea d’arrivo veniva designata a Liegi e non più ad Ans. Undici le côte che il gruppo avrebbe affrontato, La Roche en Ardenne, Saint Roch, Mont le Soie, Wanne, Stockeu e Haute Levée da affrontare quando all’arrivo mancheranno oltre 70 km. La mitica Redoute invece veniva affrontata a 35 km dall’arrivo per far da trampolino di lancio all’accoppiata finale, Forges e Roche aux Faucons, con quest’ultime da completare prima degli ultimi 13,5 chilometri finali di falsopiano. Un’edizione che lasciava anche la mite temperatura primaverile per trovare in corsa 8° gradi che si sarebbero fatti sentire, specie nei chilometri finali.
Corsa che prendeva il via alle 10:20 circa di mattina, con la maglia iridata di Alaphilppe in posa in primo piano. Già dal terzo chilometro di strada iniziavano i primi tentativi di attacco per formare ed entrare nella prima fuga di giornata. Fuga che prendeva il via dopo 15 chilometri con otto ciclisti: Iñigo Elosegui (Movistar Team), Kobe Goossens (Lotto-Soudal), Michael Schär (CCC Team), Kenny Molly (Bingoal WB), Omer Goldstein (Israel Start-Up Nation), Valentin Ferron (Total Direct Energie), Paul Ourselin (Total Direct Energie) e Gino Mäder (NTT Pro Cycling). Gli otto corridori venivano raggiunti una decina di chilometri dopo da Mathijs Paasschens (Bingoal WB), il quale uscito insolitaria dal gruppo, dopo tanta fatica riusciva ad entrare nella fuga al chilometro 30. Una fuga che intorno al cinquantesimo chilometro toccava i 4 minuti di vantaggio dal gruppo trainato dalla Deceuninck-QuickStep, segno che Alaphilippe, dopo il 2° posto del 2015, era davvero intenzionato a far sua l’edizione numero 106.
Gli attaccanti affrontavano le prime cote di giornata, dove grazie alla verve della loro giovane età, età media dei fuggitivi bassissima nonostante lo svizzero trentaquattrenne Michael Schär, riuscivano ad aumentare il vantaggio portandolo sopra i cinque minuti. Michel Kwiatkowski (INEOS Grenadiers) e Primoz Roglic (Team Jumbo Visma), altri due favoriti, mettevano i propri uomini in testa al gruppo a dar manforte, tanto che il gap si riduceva drasticamente nei chilometri successivi. A 97 chilometri dall’arrivo, una brutta caduta nella coda del gruppo, causata da uno spartitraffico, vedeva coinvolti Greg Van Avermaet (CCC Team) e Adam Yates (Mitchelton Scott), due dei favoriti di giornata che venivano purtoppo costretti al ritiro. Per il belga purtroppo si registrava una frattura alla clavicola. Unica colpa dei due corridori, quella di essersi fatti trovare nella coda del gruppo, mentre ciclisti più accorti come Van der Poel, Kwiatkowski e Roglic per non correre rischi, erano perennemente nei primi venti corridore del plotone. Anche Alaphilippe, nonostante sia sempre stato nei primi posti, veniva coinvolto in una caduta quando di chilometri ne mancavano poco più di 80, buon per lui una caduta innocua che non gli impediva di riprendere la propria bicicletta e rientrare in gruppo. Il campione del mondo però doveva fermarsi altre due volte, la prima per un cambio bici e per togliersi il giubbino termico, la seconda per ricambiare nuovamente bici, questa volta senza compagni di squadra ad aspettarlo. Alaphilippe visibilmente nervoso, oltre a sprecare energie per rientrare nel gruppo dei big, stava sprecando anche molte energie mentali, dovute ad un nervosismo anomalo e inusuale al talento transalpino.
Mentre la Trek-Segafredo di Richie Porte e la Circus Wanty Gobert di Jans Bakelants e di Simone Petilli spuntavano in testa al plotone, i fuggitivi perdevano terreno. Gli elvetici Scharr e Mader, rendendosi conto di averne di più degli altri fuggitivi, decidevano di prendere il largo abbandonando gli ex compagni di fuga. Si aveva così un duetto in testa con un vantaggio di 1′09″ sugli immediati inseguitori: Iñigo Elosegui, Kobe Goossens, Kenny Molly e Valentin Ferron, mentre gli altri fuggitivi veniva ripresi dal gruppo. Lo stesso Scharr, sul Col du Rosier, attaccava nuovamente staccando Mader portandosi da solo in testa alla corsa. Lo stesso ciclista della NTT Pro Cycling, una volta staccato, rallentava e si faceva raggiungere dal gruppo principale, il quale a 47 chilometri dal traguardo aveva raggiunto tutti i fuggitivi tranne Schärr (CCC Team) che resisteva con un vantaggio di 44″.
Lo svizzero del CCC Team veniva raggiunto ai meno 37 chilometri dal traguardo, in prossimità della Redoute, quando il Team Sunweb di Marc Hirschi prendeva il posto della Trek-Segafredo in testa al plotone. Gruppo che si rimescolava proprio a poche centinaia di metri dalla Redoute, dove si assisteva una lotta per i primi posti, con Hirschi, Alaphilippe, Michał Kwiatkowski e Porte (Trek Segafredo) in testa. Una cote dal grande fascino che assottigliava le file del gruppo ma non faceva uscire allo scoperto i big. Da segnalare un Van der Poel che si era fatto trovare impigliato nel centro del gruppo, non un bel segnale per il campione olandese.
Nelle ultime due cotes di giornata si assisteva prima all’attacco di Michael Albasini (Mitchelton Scott) alla sua 15° Liegi e alla ultima stagione da professionista, seguito qualche centinaia di metri più tardi, sulla Cote des Forges dall’allungo di Alaphilippe, Alberto Rui Costa (UAE-Team Emirates) e Luis Leon Sanchez. Allunghi che sarebbero durati pochi e che vedevano nuovamente il gruppo unito, da segnalare un ottimo Tom Dumoulin in versione gregario per il capitano Roglic. A 15 chilometri dall’arrivo, il gruppo seppur sfoltito e molto allungato, arrivava unito sulle prime rampe della Roche aux Faucons. Sull’ultima cote di giornata, il primo a dar fuoco alle polveri non poteva essere che Julian Alaphilippe. All’attacco del Campione del Mondo rispndeva porntamente Hirschi, mentre Roglic e Tadej Pogacar (UAE-Team Emirates), dopo qualche esitazione, risondevano a loro volta. Si aveva così un quartetto in testa: Alaphilippe, Roglic, Pogacar e Hirschi. I quattro lavoravano in sintonia, e a 5 chilometri dal traguardo avevano 20 secondi dagli inseguitori. Quartetto che sarebbe diventato un quintetto nel chilometro finale grazie a Matej Mohoric (Bahrein-McLaren) che rientrava di gran lena.
Mohoric raggiungeva i quattro avanti, e appena raggiunti rilanciava attaccando nuovamente. Alaphilippe era il primo che seguiva prontamente il corridore della Bahrein-McLAren, e una volta ripreso, partiva lanciando lo sprint. Alaphilippe in testa a pochi centimetri dalla linea d’arrivo smetteva di pedalare e alzava le braccia al cielo, purtoppo per lui, non si accorgeva che alla sua destra c’era un indomito Primoz Roglic che con un colpo di reni lo superava di qualche millimetro. Incredibilmente Alaphilippe aveva gettato alle ortiche una Liegi-Bastogne-Liegi che aveva già vinto. Una giornataccia per il ciclista della Deceuninck dopo una caduta e due cambi di bici, un finale davvero amaro dove veniva persino declassato per aver effettuato una manovra non consentita che aveva danneggiato Hirschi e Pogacar. Dall’altra parte merito a Roglic che non si dava per vinto e riusciva a beffare il Campione del Mondo. Per Roglic un successo meritato dopo il Tour de France perso nella cronometro finale. Roglic che dimostrava ancora una volta di essere un fuoriclasse, capace di primeggiare sia nelle corse di un giorno che nelle corse a tappe.

PRIMOZ ROGLIC: La sconfitta all’ultima tappa del Tour de France poteva condizionare la sua autostima, invece lo sloveno si dimostra solido nell’animo e nello spirito combattivo. Sempre nelle prime posizioni, fa lavorare bene la squadra, attento, e quando scatta Alaphilippe non si da per vinto andando a prendere una vittoria insperata. Prima classica monumento per Roglic, scommettiamo che non sarà l’ultima? VOTO: 10

MATEJ MOHORIC: Spunta dal nulla, nell’ultimissimo chilometro, vede i quattro davanti, li raggiunge e li semina. Manca il bersaglio grosso per poco. Unico rammarico, quello di non essersi fatto trovare pronto sulla Roche aux Faucons. VOTO: 7,5

MARC HIRSCHI: Periodo d’oro per lo svizzero. Danneggiato da una manovra scorretta in volata da Alaphilippe, terminerà terzo, poi secondo dopo il declassamento del francesce. VOTO: 7

TADEJ POGACAR: Sempre attento, non ha la gamba esplosiva di qualche settimana fa, ma Tadej c’è sempre. Gran terzo posto per il fenomeno. VOTO: 7

MICHAEL SCHAR: L’ultimo dei fuggitivi ad alzar bandiera bianca, ed anche il più anziano. VOTO: 6,5

TOM DUMOULIN: Anche oggi, come al Tour, un lavoro eccelente per Roglic. VOTO: 6,5

GINO MADER: Fuggitivo di giornata, prova l’allungo quando il gruppo rinviene, ci riesce, poi non tiene le ruote di Schar sul Col du Rosien e si rialza. VOTO:6

MADS PEDERSEN: L’ex campione del Mondo si vede spesso nella parte centrale della corsa in testa al gruppo a lavorare per il capitano Porte. VOTO: 6

MATHIEU VAN DER POEL: Non il miglior Van der Poel. Sulle cotes più dure non riesce a stare al passo dei migliori, scarico. Terminerà comunque sesto vincendo lo sprint del gruppo inseguitore. VOTO: 6

MICHAEL KWIATKOWSKI: Fa lavorare bene la squadra, segno che ne ha di benzina. Sparisce sulla Roche aux Faucons. Terminerà decimo. VOTO: 5,5

JULIAN ALAPHILIPPE: Oggi era il più forte, solo lui poteva perderla e così è stato. Cade, si rialza, si innervosisce, cambia due volte la bici, problemi col tacchetto, nervosismo che lo potrebbero condizionare, invece arriva sulla linea del traguardo nei migliori dei modi. Risponde qualche attimo in ritardo a Mohoric, allunga nuovamente con una manovra che pagherà col declassamento, sprinta, arriva al traguardo, si ferma e alza le braccia mentre Roglic lo sorpassa. Giornata fantozziana. VOTO: 5

Luigi Giglio

Il momento nel quale Alaphilippe realizza che Roglic lha battuto (Getty Images Sport)

Il momento nel quale Alaphilippe realizza che Roglic l'ha battuto (Getty Images Sport)

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2019: LE PAGELLE

Dopo la conclusione dell’ultima delle grandi classiche del Nord ecco i promossi e i bocciati dell’edizione 2019 della “decana” Liegi-Bastogne-Liegi

JAKOB FUGLSANG: Stavolta non c’è sfortuna, avversario, caduta, moto che tenga, niente e nessuno è riuscito a farlo perdere. Vince da dominatore attaccando sulla Roche-aux-Faucons. Sfrutta il lavoro di una grande Astana per vincere la sua prima Classica Monumento. Fa il funambolo in discesa quando per un niente non finisce a terra. Danese Volante. Voto: 10

DAVIDE FORMOLO: Quel viso simpatico e pacioccone che si ritrova lo rende simpatico a chiunque. Non tifarlo è impossibile, ma oggi se lo meritava davvero. Il veneto è stato l’ultimo a cedere a Fuglsang. Per il futuro dovranno tenerlo tutti d’occhio. Voto: 8,5

MICHAEL WOODS: Il canadese è il primo a raggiungere il danese sulla “Roccia dei Falchi” ma non riesce a tenerle sulla seconda accelerata di Fuglsang. Viene riassorbito dal gruppetto Nibali a due chilometri dal traguardo terminando quinto. Voto: 7

MAXIMILIAN SCHACHMANN: Il trittico delle Ardenne si conclude col terzo posto del tedesco della Bora-Hansgrohe. Il pensiero è che in questa settimana ha raccolto poco per la gamba che si ritrova. Paga ancora la poca esperienza e la giovane età. Voto: 7

VINCENZO NIBALI: Il siciliano ha dimostrato di avere una buona condizione, ma gli strappi delle Ardenne non sono il suo piatto preferito. Ha gamba, testa e coraggio e lo dimostra durante tutto l’arco della corsa, purtroppo di più non può fare. Voto: 7

DAVIDE VILLELLA: Anche alla Liegi l’italiano in maglia Astana dimostra di essere uno dei gregari più validi del panorama mondiale. Il suo ritmo in testa al gruppo è uno dei più efficaci. Voto: 6,5

ADAM YATES: Nella prima metà della corsa non sembra avere una buona gamba, poi il britannico si riprende bene nel finale terminando quarto. Voto: 6,5

DAVID GAUDU: Con l’assenza di Pinot, le speranze della Groupama-FDJ erano riposte tutte su di lui. Il francese è uno dei più attivi nel finale, prima dell’attacco decisivo di Fuglsang. Sesto posto meritato. Voto: 6,5

MIKEL LANDA: Uscito di scena Valverde la Movistar gareggia solo per lui. Il basco propva a fare del proprio meglio e, nonostante la sua poca attitudine per le corse di un giorno, conclude con un settimo posto onorevole. Voto: 6,5

TANEL KANGERT: Il cambio di maglia non sembrerebbe avergli fatto bene; oggi prova più volte ad attaccare da lontano per spezzare questo trend. Voto: 6

DYLAN TEUNS: Entra in gioco nel finale come seconda punta in appoggio a Nibali. Fuglsang, Formolo e Woods, però, hanno un altro passo sulla Roche-aux-Faucons. Voto:6

MICHAŁ KWIATKOWSKI: No, il polacco non c’è. La sua pedalata è molto lontana dai suoi standard qualitativi. Il 12° posto odierno non gli rende giustizia. Voto: 5,5

GREG VAN AVERMAET: Prova a partire da lontano, a quasi sessanta chilometri dall’arrivo, ma non riesce a portare via un gruppetto di buoni attaccanti. Esce mestamente di corsa quando l’Astana decide di far sul serio. Voto: 5

DIEGO ULISSI: Il terzo posto della Freccia Vallone lasciava ben sperare, oggi naufraga mestamente concludendo la gara al 39° posto, a 3′34” da Fuglsang. Voto: 4,5

ALEJANDRO VALVERDE: Abbandona la corsa quando di chilometri al traguardo ne mancano ancora 103. La maledizione della maglia tricolore più l’età che avanza lo beffano ancora. Voto: 5

JULIAN ALAPHILIPPE: È il grande sconfitto di giornata. Sulla Roche-aux-Faucons precipita dietro e non si rialza più. La gamba non era delle migliori, come le idee. Logora la squadra nella prima parte di corsa, lasciando le iniziative finali ad una più fresca Astana. Voto: 4

RUI COSTA: Una volta il portoghese dava almeno l’impressione di poter puntare a un buon piazzamento alla Liegi, oggi nemmeno quello. Voto: 4

ROMAN KREUZIGER: Per il corridore ceco vale lo stesso discorso fatto per Rui Costa. Voto: 4

Luigi Giglio

IMPRESA DI FUGLSANG, FUNAMBOLO DELLE ARDENNE

aprile 28, 2019 by Redazione  
Filed under 7) LIEGI - BASTOGNE - LIEGI, News

Jakob Fuglsang, sfruttando una grande condizione e un Team Astana in versione corazzata, vince la sua prima Classica Monumento. “Doyenne” ancora indigesta per Julian Alaphilippe. Buona prova di Vicenzo Nibali e soprattutto di Davide Formolo, secondo al traguardo.

Si è corsa oggi l’ultima classica di primavera, la Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica tra le classiche, disputata interamente nella regione della Vallonia fin dal 1892. La “Doyenne” (in italiano la “Decana”) è anche l’ultima corsa del trittico delle Ardenne, dopo Freccia Vallone e Amstel Glod Race. È La corsa che racchiude tutto, l’Alfa e l’Omega, la prima delle Classiche come anzianità e l’ultima di primavera, disputata quando si chiude la pagina delle grandi classiche del Nord e si comincia a pensare ai Grandi Giri. È la centocinquesima edizione, 256 chilometri da percorrere e undici “côtes” da superare con un finale innovativo perchè la corsa è tornata a concludersi a Liegi e non più sulla collina di Ans, in quella Liegi dove abitano molti emigrati italiani e proprio per questo la “Doyenne” è stata definita anche come la “corsa degli italiani, nonostante l’ultima vittoria azzurro risalga oramai al 2007 quando fu vinta da Danilo Di Luca.
Sotto un cielo grigio e plumbeo, con una temperatura fredda e qualche goccia di pioggia, i corridori partivano da Liegi alle 10:30. Al via non c’era il campione uscente Bob Jungels (Deceuninck – Quick Step), assente per scelta di squadra, mentre erano presenti Alejandro Valverde (Movistar), Wout Poels (Sky), Daniel Martin (UAE-Team Emirates) e Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), corridori che avevano vinto in passato la Liegi e in particolare lo spagnolo ambiva al quinta successo in carriera nella “Decana”.
Subito dopo la partenza si susseguivano numerosi tentivi di attacco. Tra i tanti, alla fine riuscivano ad evadere dal controllo del gruppo Julien Bernard (Trek-Segafredo), Lilian Calmejane (Total Direct Énergie), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert), Jérémy Maison (Arkéa-Samsic), Kevin Deltombe (Sport Vlaanderen Baloise), Kenny Molly e Mathijs Paaschens (Wallonie Bruxelles). Fabio Felline (Trek-Segafredo) era, invece, il primo corridore costretto al ritiro, in una stagione piuttosto deludente per il piemontese, lontana dai fasti che lo avevano portato a vincere la classifica a punti alla Vuelta di Spagna del 2016, dove aveva preceduto nella speciale classifica Nairo Quintana di 3 punti. Si ritiravano anche Martin e soprattutto Valverde, che alzava bandiera bianca quando di chilometri al traguardo ne mancavano 103, mentre sfumava per lui il sogno di eguagliare il record di successi di Eddy Merckx alla Liegi.
I fuggitivi riuscivano a raggiungere un vantaggio di 10 minuti, ma sotto l’impulso della Deceuninck, il gap accumulato si andava via via riducendo chilometro dopo chilometro. Mentre il gruppo principale si allungava pericolosamente, i fuggitivi perdevano pezzo dopo pezzo. Tra gli attaccanti allungava un vivacissimo Julien Bernard, che andava a scollinare da solo sulla salita dello Stockeau.
Con Bernard da solo in testa alla corsa e i suoi ex compagni di fuga assorbiti dal gruppo, quando mancavano 74 chilometri alla linea d’arrivo iniziavano le scaramucce tra i big. Si avvantaggia un gruppetto di una ventina di ciclisti tra i quali c’erano Greg Van Avermaet (CCC Team), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Enric Mas e Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), Sergio Henao (Team-UAE Emirates) e Antonio Nibali (Bahrein-Merida), i quali riprendevano un coriaceo Bernard. Dopo qualche centinaio di metri, però, il gruppo si ricongiungeva grazie all’impulso della Movistar, annullando così l’azione di un Van Avermaet propositivo. Il belga non era riuscito a portare via un gruppetto di attaccanti a causa anche del team spagnolo che dopo l’abbandono di Valverde lavorava per Mikel Landa.
Ai meno 64 scattava Tanel Kangert (Ef Education First); l’estone, che fino ad oggi aveva corso una prima parte di stagione anonima, veniva seguito dall’ex compagno di squadra Omar Fraile (Astana), che si metteva alla sua ruota con la funzione di stopper, non offrendo nessun cambio. I due sulla Côte du Maquisard venivano raggiunti da un gruppettino di attaccanti composto da Michael Albasini (Mitchelton-Scott), Benoît Cosnefroy (Ag2r La Mondiale), David De La Cruz (Sky), Winner Anacona e Carlos Verona (Movistar), Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal), Alessandro De Marchi (CCC Team) e Damiano Caruso (Bahrein Merida). La Bahrein stava entrando in ogni tentativo di attacco di giornata, segno della buona condizione fisica di Vincenzo Nibali. Lo “Squalo” non era mai riuscito a vincere la Liegi, andandoci vicino nel 2012, quando arrivò secondo, beffato all’ultimo chilometro dal kazako Maxim Iglinsky. Non facevano parte nel gruppetto i corridori della Deceuninck, che si trovavano invece in testa al secondo gruppo a guidare l’inseguimento. A causa di un problema meccanico era costretto a staccarsi De La Cruz, mentre i suoi ex compagni d’avventura raggiungevano i 50” di vantaggio quando di chilometri al traguardo ne mancavano 43.
Senza grossi scossoni – fin qui dove le notizie più importanti erano state il ritiro di Valverde e una Bahrein-Merida ”elettrica” con Vincenzo Nibali attento sempre nelle prime parti del gruppo – si giungeva a 37 chilometri dal traguardo sulla mitica Côte de la Redoute, salita simbolo della Liegi. Kangert allungava ulteriormente tra gli attaccanti, mentre Anacona veniva ripreso dal gruppo, che inseguiva a 35” di ritardo e nel quale si vedevano in testa uomini della Movistar, della Deceuninck e della Bahrein. La Redoute, intanto, rischiava di mietere una vittima illustre, nientemeno che Philippe Gilbert. Il campione belga, nativo proprio del paese dove ha inizio la salita, riusciva a resitere in coda al gruppo aggrappandosi con le unghie e con i denti al corridore che lo precedeva. Resistevano anche corridori veloci, ma non proprio ”passisti-scalatori”, come Michael Matthews (Team Sunweb) e Van Avermaet, segno che l’andatura non era delle più intense. Infatti, nessuno dei favoriti di giornata aveva provato ad inventarsi qualcosa sulla Redoute, asciando i favoriti principali di giornata, Jakob Fuglsang (Astana) e Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick-Step) al coperto tra i propri gregari.
Sulla Côte des Forges attaccava Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), che raggiungeva Kangert in testa alla corsa; successiva i due venivano raggiunti da Daryl Impey (Mitchelton-Scott) e Tim Wellens (Lotto Soudal). Il quartetto acquisiva 15” di vantaggio dal plotone guidato dall’Astana, che nel frattempo aveva ripreso Albasini, Caruso, De Marchi e Anacona. Con questa composizione della corsa e con la pioggia che aveva ripreso a bagnare i corridori, a 16 chilometri dall’arrivo iniziava l’ultima côte di giornata, la Roche-aux-Faucons.
Sulla “salita dei falchi” un’Astana in versione tritacarne guidava il gruppo all’inseguimento del quartetto. Una volta ripresi partiva Fuglsang e solo Michael Woods (EF Education First) e Davide Formolo (Bora-Hansgrohe) riuscivano a tenere le ruote del danese, mentre Alaphilippe si faceva sorprendere. Perdevano terreno, staccandosi definitivamente, Matthews e Van Avermaet. L’azione dell’Astana aveva sparigliato la corsa e gli inseguitori non riuscivano ad organizzarsi, mentre Fuglsang accellerava nuovamente staccando prima Woods e poi Formolo, restando da solo a 13 chilometri dalla fine.
Alaphilippe usciva mestamente dalla corsa mentre da dietro, Landa, Nibali, Adam Yates (Mitchelton-Scott), Dylan Teuns (Bahrein-Merida), David Gaudu (Groupama-Fdj) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe) avevano trovato la giusta collaborazione per provare un disperato inseguimento. Fuglsang dimostrava, però, di avere una condizione e una lucidità straordinaria, quest’ultima palesatasi a 3 Km dal traguardo quando il danese slittava sul cordolo in cemento a bordo strada e riusciva a non cadere con un’impresa degna di un equilibrista. E intanto guadagnava anche terreno sugli inseguitori, arrivando ad avere 25” di vantaggio su un generoso Davide Formolo, saliti poi a 27″ sul ritrovato traguardo di Liegi mentre terzo a quasi un minuto era un altro uomo della Bora-Hansgrohe, il tedesco Schachmann, che batteva Adam Yates allo sprint. Poco più dietro si piazzava ottavo Nibali, prestazione non male in chiave Giro d’Italia per il siciliano, reduce da un grande Tour of the Alps.
Come detto all’inizio, la “Doyenne” è l’Alfa e l’Omega, la corsa dove i nodi vengono al pettine. All’Amstel Fuglsang e Alaphilippe vennero beffati da Mathieu Van Der Poel in un finale beffardo. Alaphilippe si riscattava alla Freccia Vallone, mentre Fuglsang si prendeva oggi la sua personale rivincita. Il ciclismo toglie, il ciclismo da, specie ai coraggiosi e agli avventurieri come un grande Jakob Fuglsang.

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team 6:37:37
2 Davide Formolo (Ita) Bora – Hansgrohe 0:00:27
3 Maximilian Schachmann (Ger) Bora – Hansgrohe 0:00:57
4 Adam Yates (GBr) Mitchelton – Scott
5 Michael Woods (Can) EF Education First
6 David Gaudu (Fra) Groupama – FDJ
7 Mikel Landa Meana (Spa) Movistar Team
8 Vincenzo Nibali (Ita) Bahrain – Merida 0:01:00
9 Dylan Teuns (Bel) Bahrain – Merida 0:01:05
10 Wout Poels (Ned) Team Sky 0:01:26
11 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal 0:01:29
12 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
13 Patrick Konrad (Aut) Bora – Hansgrohe
14 Jay Mc Carthy (Aus) Bora – Hansgrohe
15 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
16 Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck – Quick – Step
17 Laurens De Plus (Bel) Team Jumbo – Visma
18 Tadej Pogačar (Slo) Uae Team Emirates
19 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Gobert Cycling Team
20 Daniel Felipe Martinez Poveda (Col) EF Education First
21 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
22 Ilnur Zakarin (Rus) Team Katusha Alpecin
23 Daryl Impey (RSA) Mitchelton – Scott 0:02:09
24 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits
25 Rudy Molard (Fra) Groupama – FDJ
26 Toms Skujins (Lat) Trek – Segafredo
27 Bjorg Lambrecht (Bel) Lotto Soudal
28 Jesus Herrada (Spa) Cofidis, Solutions Credits
29 Sergio Luis Henao Montoya (Col) UAE Team Emirates 0:02:12
30 Jan Bakelants (Bel) Team Sunweb 0:02:13
31 Valentin Madouas (Fra) Groupama – FDJ 0:02:15
32 Tanel Kangert (Est) EF Education First 0:02:17
33 Gorka Izagirre Insausti (Spa) Astana Pro Team 0:02:26
34 Giulio Ciccone (Ita) Trek – Segafredo 0:02:28
35 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb 0:03:03
36 Matej Mohoric (Slo) Bahrain – Merida 0:03:15
37 Odd Christian Eiking (Nor) Wanty – Gobert Cycling Team 0:03:34
38 Enrico Battaglin (Ita) Team Katusha Alpecin
39 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
40 Simon Clarke (Aus) EF Education First
41 Alessandro De Marchi (Ita) CCC Team 0:03:37
42 Eliot Lietaer (Bel) Wallonie Bruxelles 0:04:11
43 Tom-Jelte Slagter (Ned) Team Dimension Data
44 Carlos Verona Quintanilla (Spa) Movistar Team
45 Benoit Cosnefroy (Fra) AG2R La Mondiale
46 G Lawson Craddock (USA) EF Education First
47 Davide Villella (Ita) Astana Pro Team 0:06:05
48 Quentin Pacher (Fra) Vital Concept – B&B Hotels 0:06:53
49 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky 0:06:56
50 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb
51 Marc Hirschi (Swi) Team Sunweb
52 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
53 Cesare Benedetti (Ita) Bora – Hansgrohe 0:08:22
54 Omar Fraile Matarranz (Spa) Astana Pro Team 0:09:20
55 Luis León Sanchez (Spa) Astana Pro Team
56 Ion Izaguirre Insausti (Spa) Astana Pro Team
57 Damiano Caruso (Ita) Bahrain – Merida
58 Philippe Gilbert (Bel) Deceuninck – Quick – Step
59 Enric Mas Nicolau (Spa) Deceuninck – Quick – Step
60 Damien Howson (Aus) Mitchelton – Scott
61 Nicola Conci (Ita) Trek – Segafredo
62 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:09:48
63 Louis Vervaeke (Bel) Team Sunweb
64 Aurélien Paret Peintre (Fra) AG2R La Mondiale
65 Dmitrii Strakhov (Rus) Team Katusha Alpecin 0:10:36
66 Lawrence Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
67 David De La Cruz Melgarejo (Spa) Team Sky 0:11:32
68 Winner Andrew Anacona (Col) Movistar Team 0:11:59
69 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal
70 Michael Albasini (Swi) Mitchelton – Scott
71 Andrey Amador (CRc) Movistar Team
72 Antonio Nibali (Ita) Bahrain – Merida
73 José Gonçalves (Por) Team Katusha Alpecin 0:13:11
74 Michal Golas (Pol) Team Sky
75 Edward Dunbar (Irl) Team Sky
76 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
77 Jonas Koch (Ger) CCC Team
78 Koen Bouwman (Ned) Team Jumbo – Visma
79 Roman Kreuziger (Cze) Team Dimension Data
80 Salvatore Puccio (Ita) Team Sky
81 Nils Politt (Ger) Team Katusha Alpecin
82 Luis Angel Mate Mardones (Spa) Cofidis, Solutions Credits
83 Paul Martens (Ger) Team Jumbo – Visma
84 Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo – Visma
85 Benjamin King (USA) Team Dimension Data 0:17:39
86 Nathan Haas (Aus) Team Katusha Alpecin
87 Justin Jules (Fra) Wallonie Bruxelles
88 Josef Černý (Cze) CCC Team
89 Michael Gogl (Aut) Trek – Segafredo
90 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
91 Pieter Serry (Bel) Deceuninck – Quick – Step
92 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
93 Romain Sicard (Fra) Total Direct Energie
94 Petr Vakoč (Cze) Deceuninck – Quick – Step
95 Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale 0:24:12
96 Romain Hardy (Fra) Team Arkea – Samsic
97 Luka Pibernik (Slo) Bahrain – Merida
98 Pavel Kochetkov (Rus) Team Katusha Alpecin
99 Arnaud Courteille (Fra) Vital Concept – B&B Hotels
100 Jacques Willem Janse Van Rensburg (RSA) Team Dimension Data
101 Marcus Burghardt (Ger) Bora – Hansgrohe

La Liegi 2019 porta la firma di un grande Jakob Fuglsang (foto Bettini)

La Liegi 2019 porta la firma di un grande Jakob Fuglsang (foto Bettini)

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