FERRARA – NERVESA DELLA BATTAGLIA: SPRINT CON DEDICA ALLA LEGGENDA DEL PIAVE

Costituisce una delle ultime occasioni per i velocisti la tappa che aprirà la serie di frazioni dedicate al centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. Difficilmente le lievi difficoltà del finale, presenti sul circuito del Montello, tarperanno le speranze degli sprinter che, dopo questa giornata, avranno a disposizione solo i traguardi di Iseo e Roma. Le loro formazioni venderanno cara la pelle per tenere il più possibile cucito il gruppo, dopo esser andati a riprendere l’inevitabile fuga di giornata, mentre chi punta alla classifica generale se ne starà tranquillo nella “pancia” del plotone per non sprecare inutili energie alla vigilia della temuta tappa dello Zoncolan.

Sarà la prima di tre tappe celebrative – le altre saranno quella di Sappada e la cronometro di Rovereto – che concluderanno la serie di frazioni a “tema” dedicate al centenario della Prima Guerra Mondiale, introdotte nel 2014 dalla cronoscalata al Monte Grappa e proposte negli scorsi anni anche al Tour de France. Oggi, alla vigilia delle “battaglie” alpine che decideranno le sorti della corsa rosa, si arriverà a Nervesa con l’epilogo lungo le sponde del Piave, il fiume sacro alla patria che, secondo la celebre canzone patriottica composta nel 1918 da Giovanni Ermete Gaeta, mormorò l’immortale frase “non passa lo straniero” la notte tra il 23 e 24 maggio del 1915, momento nel quale l’Italia, dichiarata guerra all’impero austro-ungarico, sferrò il primo attacco contro l’esercito avversario. Agonisticamente parlando, però, in questa frazione di attacchi se ne vedranno ben pochi poiché, pur essendo previste alcune difficoltà altimetriche nel finale, questa sarà una delle ultime tappe che gli organizzatori hanno riservato ai velocisti – le prossime saranno quelle di Iseo e Roma – che ben difficilmente si faranno sfuggire l’occasione. Ci sarà sicuramente un controllo ferreo da parte delle loro squadre, ma anche chi vorrà tentare un assolo sulle due salitelle che movimentano il circuito finale troverà ben poco pane per i denti a causa dell’estrema facilità delle pendenze e poi del ritorno sulla pianura negli ultimi 13 Km. Si tratterà, dunque, di un’altra tappa di trasferimento, ideale per chi punta alla classifica per non sprecare troppe energie in vista dello Zoncolan, anche se non bisogna far mai calare l’attenzione perché gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo e possono anche essere pagati a caro prezzo.
La tappa numero 13 vedrà i “girini” dare le prime pedalate dominati dalla mole del Castello Estense, cuore monumentale della città di Ferrara, prima di prendere la direzione del Po, che sarà varcato sul ponte di Pontelagoscuro, costruito in ferro nel 1912 nel punto dove si trovava un precedente ponte di chiatte risalente al 1865: è su quest’ultimo che era transitato il Giro il 13 maggio del 1909, nel finale della prima tappa della prima edizione della corsa rosa, terminata a Bologna con il successo del romano Dario Beni. Superato il fiume, si pedalerà per un lungo tratto sulle strade del Polesine, la regione storico-geografica corrispondente con il territorio dell’attuale provincia di Rovigo e il cui nome, derivante dal termine medioevale “pollìcinum”, significa “terra paludosa”: le acque, infatti, sono sempre state le grandi protagoniste di queste terre, nel bene della possibilità di coltivarle e trarne così la sussistenza ma anche nel male di storiche e disastrose alluvioni succedutesi nei secoli, le più celebri delle quali furono quelle che colpirono il Polesine nel 1951 e nel 1882, con quest’ultima che costrinse oltre 60000 sfollati ad abbandonare l’Italia e a cercar fortuna in America. A una trentina di chilometri dal via si toccherà il capolugo di quest’area, per l’appunto la città di Rovigo, dove il gruppo percorrerà il centralissimo Corso del Popolo, sui cui sampietrini il 28 maggio del 2001 Mario Cipollini perfezionò la sua 32a affermazione alla corsa rosa delle 42 ottenute in carriera al Giro, record ottenendo precedendo letteralmente “allo sprint” il grande Alfredo Binda, “fermo” a quota 41 successi. Il successivo tratto di questa frazione si svolgerà sulle strade della cosiddetta Saccisica, toponimo che identifica la porzione sudorientale della provincia di Padova, situata tra i Colli Euganei e la laguna di Venezia e il cui centro più importante è Piove di Sacco, l’antica Plebs Sacci che in epoca romana divenne un luogo nevralgico per i commerci trovandosi all’incrocio tra due frequentate strade consolari – le vie Popilia e Annia – ed essendo lambita dai corsi dell’Adige e del Bacchiglione. Attraversato questo centro, il cui simbolo è la Torre Carrarese, unico “residuo” di un castello eretto nella seconda metà del X secolo oggi “adottato” come campanile dal vicino duomo, si supererà il corso del Brenta e si entrerà in provincia di Venezia poco prima di giungere a Campagna Lupia, comune il cui territorio si spinge fino alle acque della laguna, sulle quali si affaccia inaspettato il casone di caccia di Valle Zappa, edificio che per lo stile ci si aspetterebbe di trovare in qualche sperduta landa dei Paesi Bassi e che fa la sua comparsa a sorpresa anche nel film “Ritratto di borghesia in nero”, girato nel 1977 da Tonino Cervi, figlio dell’indimenticato “Peppone”.
Successivamente la corsa giungerà nella zona della celebre Riviera del Brenta all’altezza di Mira, nel cui territorio municipale ricadono una ventina di ville, la più famosa delle quali è la “Malcontenta”, situata nell’omonima frazione e progettata da Andrea Palladio per la famiglia Foscari, tra i cui membri ci fu – secondo una leggenda – una dama costretta a vivere relegata tra quelle mura a causa della sua condotta ritenuta troppo licenziosa e che sarebbe la “Malcontenta” dalla quale poi derivò il soprannome della nobile dimora. Velocemente la corsa si allontenerà anche da quest’area del Veneto per puntare su Treviso, dove il gruppo sfreccerà sulla strada che costeggia le mura cittadine, innalzate nel cinquecento quando si pensò di fortificare la città dopo la sconfitta patita dalla Repubblica di Venezia per opera dell’esercito francese nella battaglia di Agnadello, episodio della Guerra della Lega di Cambrai.
Quando mancheranno poco più di 40 Km all’arrivo il gruppo approderà per la prima volta sulle rive del Piave all’altezza di Maserada, centro che per la sua posizione fu tra i più coinvolti dalle battaglie della Prima Guerra Mondiale e lo fu in almeno un paio d’occasioni, la prima nel novembre del 1917 quando la popolazione residente fu totalmente evacuata e successivamente nel giugno dell’anno successivo quando divenne uno dei “campi” dove si svolse la Battaglia del Solstizio, ultima offensiva dell’esercito austroungarico nei confronti dei nostri militari, comandati dal generale Armando Diaz e alla fine risultati vincitori. Qualche chilometro più avanti il percorso sfiorerà lo storico Ponte della Priula, rimanendo sulla sponda opposta rispetto a quella sulla quale si trovano l’omonimo abitato e il tempio votivo inaugurato nel 1983, poco prima di giungere a Nervesa e dare inizio all’anello conclusivo di 30 Km. Il circuito debutterà con il suo tratto più impegnativo, nel corso del quale sarà attraversata l’estremità orientale del Montello, la grossa collina di origine carsica che durante la Grande Guerra si trovò nel bel mezzo del fronte del Piave, divenendo suo malgrado uno degli obiettivi dell’esercito dell’Impero austro-ungarico. In quest’ambiente si affronteranno due modestissime ascese, la prima delle quali è un dolce falsopiano che i corridori incontreranno percorrendo la strada intitolata all’Ottava Armata che il 15 giugno del 1918 riuscì a respingere l’offensiva nemica che ambiva alla conquista della collina. Un pelo più impegnativa – roba da solletico, comunque – è la successiva salita di 1.8 Km al 3,2% che condurrà allo striscione del GPM, steso in prossimità del monumento eretto in memoria del generale Giuseppe Pennella, nel cuore della cosiddetta “Valle dei Morti”, accanto al sacello realizzato negli anni ’60 e dedicati ai militari dispersi sul Montello e dei quali non furono mai ritrovate le spoglie. Percorse le prime centinaia di metri della discesa si entrerà su quello che fu il circuito dei campionati del mondo del 1985, disputati nella vicina Giavera e vinti dall’olandese Joop Zoetemelk, ancor oggi detentore del primato di corridore più anziano a essersi imposto nel mondiale, all’età di 39 anni e nove mesi. Ripercorrendo le rotte iridate di 33 anni fa, in dolce discesa si farà ritorno a Nervesa dopo aver sfiorato uno dei luoghi più “sacri” della collina trevigiana, dove il gruppo transiterà tra i ruderi dell’abbazia benedettina di Sant’Eustachio, rovinata proprio a causa della guerra, e il Colesel de Zorzi, la bassa collinetta sulla quale sarà eretto negli anni ’30 il sacrario del Montello, progettato dall’architetto romano Felice Nori.
Terminata la discesa, come detto, si sarà già rientrati al “campo base” di Nervesa ma la tappa sarà ancora lungi dall’essere conclusa perché ora inizierà la seconda e più snella parte del circuito finale, da disputarsi nuovamente sul velluto della pianura per una ventina di minuti prima di porre termine alla 13a fatica del Giro n°101.

Mauro Facoltosi

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Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Castello Estense di Ferrara

Il ponte di Pontelagoscuro

Scorcio del Polesine alle porte di Polesella

Rovigo, la Torre Donà vista da Corso del Popolo

Piove di Sacco, Torre Carrarese

 Il Casone di Valle Zappa a Campagna Lupia come appare nel film “Ritratto di borghesia in nero” (www.davinotti.com)

Il Casone di Valle Zappa a Campagna Lupia come appare nel film “Ritratto di borghesia in nero” (www.davinotti.com)

Villa Foscari, detta “La Malcontenta”, affacciata sul Canale di Brenta a Mira

Treviso, Porta San Tomaso

Il tempio votivo costruito presso il Ponte della Priula

Il monumento al Generale Pennella e il vicino sacello costruiti nel luogo del Montello dove terminerà il tratto più difficile della tappa odierna

I resti dell’abbazia di Sant’Eustachio a Nervesa della Battaglia

Il fiume Piave visto dal Ponte della Priula e, in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2018 (Google Street View)

Il fiume Piave visto dal Ponte della Priula e, in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2018 (Google Street View)

OSIMO – IMOLA: TRE MONTI, UNA SALITA E UNA VOLATA

È una giornata interlocutoria per la corsa rosa quella che condurrà il gruppo da Osimo a Imola, dove si arriverà subito dopo aver affrontato la storica ascesa dei Tre Monti, che ci riporta con la mente alla fantastica cavalcata di Vittorio Adorni ai mondiali del 1968. Se in quell’occasione la salita fu ripetuta 18 volte, stavolta ci sarà una sola scalata, che arriverà in fondo ad un percorso totalmente privo d’ostacoli naturali (se si eccettua la piccola Siligata) e, dunque, non ci sarà da sorprendersi se al traguardo sfrecceranno per prime le ruote dei velocisti. I Tre Monti non sono poi così duri e gli sprinter ci hanno oramai abituato a farsi vedere davanti a sgomitare al termine di tappe ben più impegnative di queste.

Si chiama “Tre Monti” ma in realtà è una salita sola, neanche troppo impegnativa (sono 4,3 Km al 4,2%), ma entrata a pieno titolo nella storia del ciclismo fin dal primo settembre del 1968, quando fu ripetuta 18 volte nel circuito che ospitò i campionati del mondo consacrati dalla stupenda cavalcata di Vittorio Adorni. L’ultima esibizione su quel “palco” risale a 3 anni fa, quando furono proposte quattro scalate ai “Tre Monti” nel finale della Forlì – Imola, terminata con il successo di Il’nur Zakarin, il corridore russo che si era fatto notare per la prima volta qualche settimana prima imponendosi a sorpresa nel Tour de Romandie. Nel 2018 la corsa rosa tornerà nuovamente sull’ascesa imolese ma, stavolta, non ci sarà d’attendersi la vittoria di qualche “grande sfera” del ciclismo e, anzi, ci sarà la probabilità che all’arrivo – se non andrà in porto la sparata di qualche finisseur – si presenti un gruppo discretamente folto, “abitato” anche da qualche velocista. Quest’anno, infatti, i “Tre Monti” saranno davvero uno solo perché gli organizzatori hanno previsto una sola ascesa, collocata al termine di una frazione totalmente pianeggiante, e spostato il traguardo più lontano dalla cima della salita rispetto al 2015, quando si arrivò sulla pista dell’autodromo. Si tratterà, in soldoni, di una lunga frazione di trasferimento che farà il paio con quella, ancora più semplice, che si correrà il giorno successivo alla vigilia delle prime due tappe alpine. Dopo le fatiche delle nervose frazioni disegnate sull’Appennino ci sarà, dunque, tutto lo spazio per recuperare, sempre che anche oggi – come oramai spesso capita – si viaggi ad altissime media sin dai chilometri iniziali che, lasciata Osimo, prevedono la breve discesa verso Ancona, dove i “girini” transiteranno alle porte del capoluogo delle Marche, dominato dal Colle Guasco sulla quale si trova la Cattedrale di San Ciriaco, innalzata a partire dall’anno 996 sul luogo dove si trovava un tempio pagano dedicato alla dea Afrodite e che era stato effigiato anche su uno dei rilievi della Colonna Traiana a Roma. Il passaggio da Ancona rappresenterà l’inizio dell’ultimo tratto “marittimo” del Giro 2018, che sarà anche uno dei più snelli di questa frazione perché per una buona sessantina di chilometri si pedalerà quasi costantemente in linea retta lungo la costa dell’Adriatico, incontrando molto raramente curve, soprattutto nell’attraversamento dei centri abitati. Uno dei più celebri tra quelli che saranno toccati in questa fase di gara è Senigallia, frequentata località balneare la cui storia è molto antica, come ben ci ricorda il nome di questo centro, che deriva da quello della popolazione celtica dei Galli Sénoni, fondatori del primitivo nucleo di questa cittadina che vanta, tra i suoi monumenti, la Rocca Roveresca e Palazzo Mastai, nel quale nacque Papa Pio IX (1792 – 1878), ultimo sovrano dello Stato Pontificio.
Dopo Marotta – località turistica scherzosamente definita la “Berlino dell’Adriatico” perché il suo territorio è suddiviso tra i tre comuni di Fano, Mondolfo e San Costanzo – la corsa giungerà a Fano, il cui nome deriva da quello della “Fanum Fortunae”, dea della fortuna alla quale i romani qui dedicarono un tempio dopo aver sconfitto i cartaginesi nella Battaglia del Metauro, episodio decisivo della Seconda Guerra Punica.
A Pesaro – dove si trova un Palazzo Ducale decisamente meno celebre e spettacolare di quello della vicina Urbino, affacciato sulla centralissima Piazza del Popolo – il gruppo saluterà il mare per doppiare il tortuoso promontorio di Gabicce, andando incontro all’unica difficoltà altimetrica che spezzerà la monotonia della pianura nei primi 200 Km di gara. La salita è la microscopica Siligata, di una facilità estrema ma forse ancor più inserita nella storia del ciclismo rispetto ai “Tre Monti”: si tratta, infatti, della primissima salita affrontata al Giro d’Italia, inserita il 16 maggio del 1909 – dal versante opposto rispetto a quello della tappa odierna – nel percorso della Bologna-Chieti, seconda tappa della prima edizione della corsa rosa. Sono circa 1000 metri al 5% e, dunque, si tratta di un’ascesa che nulla ha di “dantesco”, pur trovandosi lettarlemente immersa nel ricordo di Dante Alighieri perché a breve distanza dalla Siligata si trovano due luoghi che furono citati nella Divina Commedia: il borgo di Fiorenzuola di Focara e il castello malatestiano di Gradara, teatro del peccaminoso “liaison” tra Paolo e Francesca nell’opera del “Divin Poeta” e della storia d’amore pure “sconveniente” tra il carbonaro Pietro Missirilli e la principessa Vanina Vanini nell’omonimo film di Roberto Rossellini.
Si tornerà a pedalare in pianura con il passaggio dalle Marche all’Emilia-Romagna, che spalancherà le proprie strade al Giro nella zona della gettonatissima riviera romagnola, che il gruppo attraverserà sulla statale Adriatica che in questo tratto corre lontana dal litorale, rimanendo alle “spalle” di rinomati centri come Cattolica, Riccione e Rimini. Dopo quest’ultima ci sarà una decisa virata verso ovest con il passaggio dalla Statale Adriatica alla Via Emilia, la storica spina dorsale della viabilità regionale, il cui nome ricorda quello del console Marco Emilio Lepido che ne promosse la costruzione per collegare Arinum con Placentia, le odierne Rimini e Piacenza. Il cambio di rotta si “sposerà” anche a un impercettibile cambio di quota mentre si pedalerà in direzione di Santarcangelo di Romagna, centro nella cui squadra di baseball ha militato negli anni giovanili un certo Fabio De Luigi, il popolare attore comico che prima di ottenere la celebrità televisiva ha praticato questo sport arrivando fino alla serie A1. Si toccherà quindi Savignano sul Rubicone, nei cui pressi si trova Gatteo, centro ritenuto la “patria del liscio” per aver dato i natali a Secondo Casadei, fondatore dell’omonima orchestra e autore di “Romagna Mia”, vero e proprio inno nazionale di questa terra, scritto nel 1954. La corsa rosa giungerà quindi sulle strade di Cesena, dove si respirerà per un attimo il mai sopito profumo delle imprese di Marco Pantani: poco prima di entrare in città, infatti, si transiterà dalla frazione Case Castagnoli, nella quale il 22 aprile 1984 il “Pirata” ottenne all’età di 14 anni la sua primissima vittoria in carriera, in una corsa riservata alla categoria dei “giovanissimi”.
Attraversata Cesena – nel cui cuore si trova Piazza del Popolo, sovrastata dalla Rocca Malatestiana che domina dall’alto del Colle Garambo – ad accogliere le successive pedalate dei “girini” sarà la cittadina di Forlimpopoli, l’antica Forum Livii Popilii, anch’essa “dotata” di un castello, fatto innalzare nel XVI secolo da Egidio Albornoz, il cardinale spagnolo al quale papa Innocenzo VI aveva affidato la riconquista della Romagna. Si giungerà quindi a casa di un’altra gloria ciclistica romagnola, l’ottantacinquenne Ercole Baldini presso la cui abitazione, in Viale Bologna 325 nella frazione forlivese di Villanova, dal 2003 è allestito un museo che illustra le gesta della “locomotiva di Forlì”, l’unico corridore al mondo ad aver vinto in carriera la medaglia d’oro alle Olimpiadi (a Melbourne nel 1956), un grande giro (il Giro d’Italia del 1958) e i campionati del mondo (sempre nel 1958, a Reims).
Seguitando a percorrere la Via Emilia il gruppo farà quindi “visita” a Faenza, pur non avendo certamente il tempo per ammirare le bellezze di questa cittadina celebre per la produzione di ceramiche di pregio, un campionario del quale è visibile nel MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche), istituzione importante al punto da esser stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2011 “Monumento testimone di una cultura di pace”.
Imola è alle porte e i corridori la raggiungeranno dopo aver attraversato Castel San Pietro Terme, centro che ebbe questo nome ufficialmente solo nel 1959, anche se era conosciuto come località curativa sin dal medioevo.
Gli ultimi 19.3 Km si disputeranno in circuito, sfiorando il celebre autodromo intitolato a Enzo e Dino Ferrari un attimo prima di lanciarsi verso i Tre Monti, ascesa di poco più di 4 Km al 4,2% che debutta dolcissima prima di proporre il suo momento più impegnativo nel chilometro al 7,9% che contiene il picco massimo del 10%, per poi lasciar il posto ad un breve tratto pianeggiante in quota prima del dentello finale che “morde” ancora attorno al 7% di media. Riusciranno questi numeri a far “secchi” i velocisti oppure, poco meno di nove chilometri più avanti, vedremo in testa alla corsa ancora parecchi di loro intenti alla sfida dell’ultimo millimetro?

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico della Siligata (122 metri). Non segnalato sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo), è attraversato dalla SS 16 “Adriatica” tra la località Cattabrighe (Pesaro) e il bivio per Gradara. Coincide con l’omonima località

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Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Ancona, la cattedrale di San Ciriaco vista dal porto

La Rocca Roveresca di Senigallia

Il Palazzo Ducale di Pesaro

Lo scollinamento della modesta ma storica salita della Siligata

Il castello di Gradara come Roberto Rossellini lo riprese in “Vanina Vanini” (www.davinotti.com)

Il castello di Gradara come Roberto Rossellini lo riprese in “Vanina Vanini” (www.davinotti.com)

Rimini, Tempio Malatestiano

Cesena, Piazza del Popolo

La Rocca Albornoziana di Forlimpopoli

Faenza, uno scorcio del Museo Internazionale delle Ceramiche

Imola, sullo sfondo, vista dalla strada che sale verso i Tre Monti

La rocca sforzesca di Imola e, in trasparenza, laltimetria della 12a tappa del Giro 2018 (foto panoramio)

La rocca sforzesca di Imola e, in trasparenza, l'altimetria della 12a tappa del Giro 2018 (foto panoramio)

ASSISI – OSIMO: VIAGGIO SULL’ORME DI SCARPONI

Dedicata a Michele Scarponi, la frazione marchigiana del Giro 2018 presenterà un tracciato collinare apparentemente innocuo che potrebbe far pensare a una classica tappa di trasferimento. Nulla di più sbagliato perché strada facendo s’incontreranno ascese dalle pendenze forti e anche il Passo del Termine, che svetta sul tracciato a quasi 120 Km dall’arrivo, potrebbe avere un certo peso se a quelle latitudini sarà già corsa vera. I momenti più attesi saranno concentrati nell’ultima trentina di chilometri quando si dovranno superare il muro di Filottrano e quello, successivo e più breve, di San Paterniano. Poi ci sarà anche il finale in salita sul pavè del centro di Osimo, che ci riporterà con la memoria al Giro di 24 anni fa, quello della scoperta di Pantani

Lo scorso anno non c’erano stati i “tempi tecnici” per stravolgere il percorso e dedicare una tappa a Michele Scarponi, tragicamente scomparso due settimane prima della partenza della corsa rosa e ci si era limitati a ricordarlo al raduno di Olbia e a intitolargli la scalata al Mortirolo. Alle prime occasioni utili, però, la Gazzetta dello Sport gli ha reso un omaggio più concreto dedicandogli non una ma ben due frazioni, quella terminata nella sua Filottrano alla Tirreno-Adriatico dopo la triplice scalata al muro cittadino e quella del Giro d’Italia che giungerà a Osimo e che pure presenterà il passaggio dal paese dell’indimenticato corridore marchigiano. Anche in questa circostanza ci sarà da fare i conti con il muro affrontato alla “corsa dei due mari”, stavolta percorso una sola volta ma comunque da non sottovalutare perché arriverà nel finale di una tappa collinare che potrebbe riservare qualche sorpresa. È vero che la cima dell’ascesa non è vicinissima al traguardo perché dopo bisognerà percorrere ancora quasi 30 Km prima di terminare la fatica giornaliera, ma quel tratto conclusivo non è scorrevole e prevede un altro piccolo muretto e poi la salita che conduce alla retta d’arrivo, e se qualche nome di spicco del gruppo non avesse digerito il muro potrebbero esserci dei distacchi, forse di entità non cospicua ma certamente fastidiosi per i diretti interessati. Sull’esito della corsa peserà sicuramente la condotta di gara che il gruppo terrà sin dai primi chilometri, che prevedono d’affrontare la salita al Passo del Termine, 4 Km al 9,6% che si snodano lungo una strada non stretta ma nemmeno larga: se fosse collocato nel finale di gara certamente avrebbe visto gli scalatori in prima linea (la pendenza massima è del 17%), ma anche a così tanti chilometri dal traguardo potrebbe lasciare il segno al momento d’approcciare il muro di Filottrano, se la tappa decollerà con velocità piuttosto elevato, eventualità spesso verificatesi negli ultimi anni anche in tappe ben più dure di questa. Prima di arrivare al Passo del Termine bisognerà percorrere una trentina di chilometri privi di difficoltà, che vedranno il gruppo lasciare Assisi in discesa nel tratto a velocità ridotta verso il “chilometro 0” e poi pedalare in pianura verso Spello, borgo definito la “Pietra Rosa dell’Umbria” per il colore della pietra calcarea scavata dalle pendici del Monte Subasio con la quale sono costruire le case e i principali monumenti di questo centro, sui quali spiccano la collegiata di Santa Maria Maggiore e la romana Porta Venere, fiancheggiata dalle cosidette Torri di Properzio. Successivamente i “girini” saranno sulle strade di Foligno, sulle quale il grande ciclismo è oramai di casa: la terza città della regione per numero d’abitanti in questi ultimi quattro anni ha ospitato, come arrivo o come partenza, tre volte il Giro e due la Tirreno-Adriatico. Attraversata la città famosa per il torneo cavalleresco della “Giostra della Quintana”, che si tiene nel “Campo de li Giochi” completato nel 1929 e all’epoca chiamato “Stadio del Littorio”, inizierà la lenta e dolce risalita della Valtopina, che riporterà la corsa a Nocera Umbra, dalla quale si era già transitati poche ore prima nel finale della frazione diretta alla vicina Gualdo Tadino. È proprio a Nocera che ha inizio la citata ascesa al Passo del Termine, superato il quale si farà ritorno nelle Marche scendendo nella valle del Potenza, fiume che ha le sue sorgenti sul vicino Monte Pennino, noto agli appassionati d’ornitologia perché offre l’opportunità di ascoltare gli armoniosi canti delle allodole.
Procedendo lungo il fiume si toccheranno prima il comune sparso di Fiuminata e poi il borgo di Pioraco, nel quale è possibile visitare un museo dedicato alla carta e alla filigrana, testimonianza dell’attività delle cartiere che furono impiantate per la prima volta in questo centro nel XIV secolo e che continua ancora al giorno d’oggi (la celeberrima Fabriano non è molto lontana). Procedendo in direzione del mare, che comunque oggi i corridori non vedranno, si giungerà quindi a Castelraimondo, centro il cui toponimo è in tempi recenti entrato nella “nomenclatura” del ciclismo per aver ospitato l’arrivo di una tappa dell’edizione 2015 vinta dall’olandese Wouter “Wout” Poels, evento che ha portato lo sport del pedale in un borgo conosciuto agli appassionati di folclore per la manifestazione dell’Infiorata che si tiene in occasione della festa del Corpus Domini e alla cui porte si trova l’interessante Castello di Lanciano, riaperto alle visite nel 2005 dopo che furono sanate le lesioni provocate dal terremoto del 1997 e nuovamente chiuso dopo i danni provocati dal più recente sisma. Si attraverserà poi San Severino Marche – piccola città d’arte della quale nel 1993 fu sindaco il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi e che vanta ben due “duomi” – poco prima di giungere ai piedi della seconda ascesa prevista dall’itinerario di gara, il pedalabile Valico di Pietra Rossa (12,3 Km al 3,4%), dopo il quale si planerà dolcemente verso uno dei luoghi più panoramici della regione, il “Balcone delle Marche” che risponde al nome di Cingoli, centro che non solo per i suoi meriti “visivi” è da tempo iscritto nel club dei “Borghi più belli d’Italia”. La vista sul Giro ci offrirà ora l’imminente muro di Filottrano, che i corridori incontreranno una ventina di chilometri dopo il passaggio da Cingoli: la verticale vera e propria, che si snoda attraverso la zona industriale del paese di Scarponi, è lunga 800 metri e sale all’11,8% medio, inserendosi all’inizio di un’ascesa di 1,5 Km all’8,9% che raggiunge il picco massimo del 16% poco prima del termine del muro, costituito da due rettilinei raccordati da una lieve curva a destra. Come detto in precedenza, una trentina di chilometri separano la cima della salita di Filottrano dal traguardo ed esattamente a metà di questo cammino s’interporrà la successiva e penultima difficoltà di gara, che ha come meta la frazione osimana di San Paterniano: l’ascesa è “double face”, tenera nel complesso e nella sua parte conclusiva – sono in tutto 3,1 Km al 4,4% – ma presenta un muretto in fase d’avvio, debuttando con un violento strappo di 600 metri all’11,6%. Per ultima arriverà l’ascesa conclusiva attraverso il centro storico di Osimo, con l’ultimo chilometro pavimentato in porfido che riproporrà il finale della tappa vinta da Moreno Argentin al Giro del 1994, l’edizione della corsa rosa che ci fece conoscere Marco Pantani. Chissà che al momento dell’unione del ricordo del “Pirata di Cesenatico” con quello dell’”Aquila di Filottrano” ci sia la scoperta di un’altra bella promessa per il futuro di questo sport….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo del Termine (965 metri). Quotato 946 metri sulle cartine del Giro 2018, è valicato dalla SP 272 “di Monte Alago” tra Nocera Umbra e la localita Capo d’Acqua.

Valico di Pietra Rossa (674 metri). Non segnalato sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo) è valicato in galleria dall’ex SS 502 “di Cingoli” tra Colcerasa e Cingoli

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Non c’è solo San Francesco ad Assisi: ecco la basilica di Santa Chiara

Spello, Porta Venere

Il “Campo de li Giochi” di Foligno in occasione della Giostra della Quintana

Vista panoramica sugli sconfinati colli umbri visti dalla strada che sale al Passo del Termine

Pioraco vista dal rettilineo che introduce nel piccolo borgo marchigiano

Castelraimondo, dai boschi alle porte del centro marchigiano fa capolino il Castello di Lanciano

Il duomo vecchio di San Severino Marche

Vista panoramica da Cingoli, il borgo definito “Belvedere delle Marche”

Filottrano vista dal tratto iniziale del “muro”

Piazza del Comune ad Osimo, sede dell’arrivo dell’undicesima tappa

Michele Scarponi sembra quasi invitarci tutti alla frazione di Osimo. In trasparenza ecco l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2018 (foto Bettini)

Michele Scarponi sembra quasi invitarci tutti alla frazione di Osimo. In trasparenza ecco l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2018 (foto Bettini)

PENNE – GUALDO TADINO: UN ABBRACCIO DI 240 Km

Interminabile cavalcata attraverso l’Appennino Centrale per il Giro d’Italia che oggi visiterà le terre colpite dai terremoti del 2016 e del 1997 con una frazione nella quale si alterneranno tratti pedalabili ad altri vallonati, con l’aggiunta di una lunga salita da affrontare subito dopo la partenza. È l’occasione buona per lanciarsi in fuga e le possibilità d’andare sino al traguardo non saranno così remote perché la continua alternanza di terreni di gara renderà oltremodo duro il lavoro di recupero per le squadre dei velocisti. E, in tal ottica, c’è il precedente di Gubbio 1989 che farà ben sperare gli attaccanti di giornata.

Il Giro è un abbraccio continuo e lo è in particolar modo quando visita città, paesi e frazioni i cui abitanti hanno provato sulla loro pelle il brivido del dramma. È già successo in questa edizione con la tappa terminata nella Valle del Belice e lo farà ancora a quasi metà del suo cammino, quando attraverserà il cuore dell’Appennino, in questi ultimi vent’anni in più occasioni provato dall’esperienza dei terremoti. Si comincerà con un omaggio alle vittime della strage di Rigopiano del 18 gennaio 2017, colpo di coda del sisma che aveva colpito il cuore della nostra penisola pochi mesi prima, mentre nel finale si sfiorerà quello che fu l’epicentro del terremoto del 1997, che pareva un ricordo oramai lontano nel tempo. Una tappa “aperta”, dunque, e in tutte le accezioni di questo termine. Perché fare un pronostico su frazioni come quella che condurrà il gruppo da Penne a Gualdo Tadino, dall’Abruzzo all’Umbria passando per le Marche, appare un’impresa ardua. A un primo sguardo l’altimetria sembra quella di una tappa destinata ai velocisti e quella dell’arrivo allo sprint sembra comunque come una delle soluzioni più probabili, poiché negli ultimi 70 Km l’ultima difficoltà di rilievo è quella non certo insormontabile di Annifo, passata la quale si dovranno poi percorrere quasi 30 Km per andare al traguardo, privi di ostacoli naturali. Tutta la fase precedente sarà, però, movimentata da un continuo e snervante saliscendi alternato a tratti pedalabili e queste continue variazioni di “palcoscenico” potrebbero mettere a dura prova il gruppo inseguitore. In aggiunta, ci sarà una salita lunga in partenza e non è detto che oggi si riesca a riacciuffare il drappello dei fuggitivi, tanto più che l’altimetria odierna ricorda molto quello della tappa L’Aquila – Gubbio del Giro del 1989. Anche in quell’occasione il percorso presentava una salita impegnativa nella prima fase, poi tanti su e giù e dopo l’ascesa di Annifo – ultima difficoltà di gara come in questo percorso – 55 Km per raggiungere il traguardo, molti di più di quelli che precederanno la retta d’arrivo di Gualdo Tadino: ebbene, quella volta fu la fuga ad arrivare, con successo di Bjarne Riis, allora ancora sconosciuto – al punto che, durante la telecronaca, De Zan lo continuerà a chiamare “Reis” – e che si imporrà all’attenzione mondiale sette anni dopo vincendo il Tour de France.
Questa lunga frazione – la più chilometrica dell’edizione 2018 – prenderà le mosse da Penne, uno dei borghi più belli d’Italia (fu ammesso nell’omonimo club nel 2012), noto anche come “Città del mattone” perché molti dei suoi monumenti medioevali presentano i mattoni a vista. Superato uno zampellotto subito dopo il “chilometro 0”, si affronterà immediatamente il tratto più ostico della tappa risalendo le pendici sud orientali del Gran Sasso in direzione di Farindola e Rigopiano, che sarà attraversata circa 2 Km prima dello scollinamento, previsto in località Fonte della Creta dopo aver affrontato un’ascesa lunga quasi 16 Km e caratterizzata da una pendenza media del 5,9%, comunque mai impegnativa (se non nei 700 metri che precedono il GPM e che salgono al 9,7% medio) ma che potrebbe sicuramente farsi sentire se la partenza avverrà a velocità sostenuta. In discesa si percorrerà inizialmente la provinciale per Castelli – centro conosciuto per la produzione di ceramiche, iniziata in epoca rinascimentale – per poi deviare verso la valle del Vomano, prima di raggiungere la quale il tracciato transiterà ai piedi del colle sul quale sorge la chiesa romanica di Santa Maria di Ronzano, parte d’una scomparsa abbazia benedettina eretta tra il 1170 e il 1180. Superato il corso del fiume Vomano, si affronterà la più impegnativa delle colline che denotano la fase centrale del tracciato (Bruzzolana, 6,4 km al 5,4%) per poi planare su Teramo, il capoluogo della più settentrionale provincia abruzzese, situato dove si trovava l’antica Aprutium, che poi divenne Urbs Interamnia sotto i romani che vi eressero, tra l’altro, un teatro ancor oggi visibile nonostante che nei secoli vi siano state cavate pietre per innalzare altri monumenti cittadini, come la cattedrale di Santa Maria Assunta.
Attraversata Teramo inizierà un tratto dolcemente vallonato di una trentina di chilometri che si snoderà al margine orientale dei Monti della Laga, il quinto gruppo montuoso dell’Appennino centrale per altitudine, unito a quello del Gran Sasso dall’omonimo parco nazionale: si tratta di un’area che alcuni anni fa individuò nel ciclismo un ottimo veicolo promozionale iniziando una lunga collaborazione con la Gazzetta dello Sport che portò tra quei monti diverse manifestazioni organizzate dalla “Rosea”, sulle quali spicca la tappa del Giro d’Italia che terminò nella stazione di villeggiatura di San Giacomo nel 2002, vinta dallo scalatore messicano Julio Alberto Pérez Cuapio. Sfiorato il colle sul quale si trova il borgo di Civitella del Tronto, dominato da un’imponente fortezza voluta dal re di Spagna Filippo d’Asburgo, il percorso lascerà l’Abruzzo per entrare in territorio marchigiano, che accoglierà il Giro nel corso della discesa verso Ascoli Piceno, il cui centro storico – uno dei più ammirati d’Italia – ha avuto tra i suoi visitatori più illustri anche un divo di Hollywood del calibro di Dustin Hoffman che nel 1972 vi girò gran parte delle scene del film “Alfredo Alfredo”: nella pellicola, firmata da Pietro Germi e interpretata anche da Stefania Sandrelli, si possono ammirare, tra gli altri luoghi ascolani, la centralissima Piazza del Popolo, il chiostro maggiore di San Francesco e la chiesa di Santa Maria Intervineas, set del matrimonio tra Hoffman e la Sandrelli.
Dopo Ascoli inizierà il tratto più frastagliato della tappa, una cinquantina di chilometri di ondulazioni che si supereranno percorrendo strade abituali per il gruppo, più volte solcate sia al Giro, sia alla Tirreno-Adriatico, che da queste parti ha inscenato appassionanti e tormentate frazioni collinari, talvolta rivelatesi determinanti per la classifica generale. Non dovrebbero esserci grosse sorprese stavolta perché il percorso eviterà i tratti più arcigni dell’entroterra piceno, nel quale s’incontrano anche muri d’impressionante asprezza (l’appuntamento è rinviato all’indomani, quando si transiterà per Filottrano), mentre l’unico grosso ostacolo che si sarebbe dovuto superare viaggiando in direzione dell’Umbria, il valico della Croce di Casale (729 metri), sarà tagliato infilandosi nella galleria-traforo di circa 1,5 Km inaugurata nel 2007 e che evita una salita che, comunque, non sarebbe stata insormontabile. Si tornerà a vedere il cielo in vista del passaggio da Comunanza, borgo abitato sin dall’epoca romana (vi sono stati rinvenuti di resti di stabilimenti termali) il cui centro storico è raggruppato lungo le rive del fiume Aso. Il tratto successivo, tra i più tortuosi della tappa, condurrà i “girini” sulle strade di Amandola, località di villeggiatura alle porte dei Monti Sibillini in direzione dei quali si possono svolgere interessanti escursioni come quelle che conducono al Santuario della Madonna dell’Ambro (in comune di Montefortino) e alla Gola dell’Infernaccio, mentre spingendosi molto pià lontano, al confine tra Umbria, Marche e Lazio, è possibile arrivare fino al Monte Vettore e al caratteristico Lago di Pilato, noto come Lago degli Occhiali per la forma che assume nei periodi di piena e che, secondo la tradizione, si sarebbe formato nel momento nel quale Ponzio Pilato si lavò le mani e consegnò Gesù Cristo ai crocifissori. Superato lo strappo di Rustici – momento più impegnativo di questo frangente di corsa (1,3 Km al 7,2%), dalla cui cima nelle giornate più terse l’occhio riesce a spaziare fino al lontano Gran Sasso – si scenderà verso la località termale di Sarnano, conosciuta agli appassionati di sport in quanto porta d’accesso alla stazione invernale di Sassotetto, la principale delle Marche: la conoscono non solo gli amanti dello sci poiché la strada che vi conduce costituisce una delle ascese più impegnative dell’Appennino, nota sia agli appassionati di ciclismo – quest’anno inserita nel programma della Tirreno-Adriatico come arrivo di tappa – sia a quelli d’automobilismo per il Trofeo Scarfiotti, cronoscalata disputata per la prima volta nel 1969 e intitolata al pilota Ludovico Scarfiotti, cugino dell’avvocato Agnelli scomparso l’anno precedente in seguito ad un incidente avvenuto sul circuito di Rossfeld, in Germania. Siamo dunque alle soglie di una delle salite più note della regione e curiosamente proprio in questo punto terminerà il tratto più accidentato della frazione, che prenderà ora a scendere dolcemente verso Caldarola, centro il cui nome ricorda la temperatura di scomparse fonti termali, la cui vena d’acqua s’esaurì attorno al XVI secolo.
Dopo tanti saliscendi i successivi venti chilometri sul velluto sembreranno quasi una “pacchia” mentre si risalirà la valle del Chienti, inizialmente costeggiando il lago artificiale di Caccamo, realizzato negli anni ’50 per il fabbisogno elettrico dei comuni del circondario. Procedendo verso l’Umbria il gruppo transiterà sotto i pittoreschi ruderi della Rocca di Varano e poi lascerà sulla sinistra la strada per San Maroto, frazione dell’ex municipio di Pievebovigliana (Valfornace dal primo gennaio 2017) che merita la deviazione per godere della vista di un vero e proprio gioiello dell’arte come la chiesa romanica di San Giusto, alla cui costruzione operarono anche maestranze provenienti dalla lontana Siria, come lasciato intuire dalla sua pianta circolare di derivazione bizantina.
Non ci sarà, invece, spazio per distrazioni per il gruppo, che sicuramente a questo punto sarà già da tempo impegnato nelle fasi di “tamponamento” del vantaggio accumulato dai fuggitivi e che si troverà ora ad affrontare un tratto piuttosto delicato, pur essendo dolcissima la pendenza che si dovrà superare per salire sul Piano di Colfiorito, nome con il quale s’identificano una serie di sette altipiani carsici nati in seguito alla bonifica di altrettanti piccoli laghi. È in quest’area che alle 11.42 del 26 settembre 1997 fu registrato l’epicentro della scossa più celebre del terremoto che sconvolse l’Umbria, quella che provocò il crollo della volta della basilica di San Francesco ad Assisi. La scossa scaturì dalle viscere della montagna sottostante Annifo, la piccola frazione di Foligno che fu quasi interamente distrutta dal sisma e per i cui abitanti fu allestito un villaggio di container che l’anno successivo fu meta di una storica visita di Giovanni Paolo II: vent’anni dopo sarà il Giro a ricalcare le orme di Papa Wojtyła e proprio in prossimità delle casupole costruite nelle ore dell’emergenza avrà inizio il tratto più difficile dell’ultima salita in programma oggi, mille metri esatti al 6,9% di pendenza media.
Gli ultimi 30 Km di gara, totalmente privi di difficoltà, debutteranno con la lenta discesa verso Nocera Umbra, cittadina sviluppatasi in età romana lungo la Via Flaminia e il cui centro storico subì notevoli danni in occasione del terremoto di vent’anni fa in seguito ripristinati, come quelli che patì il “Campanaccio”, torre simbolo della città umbra. I 15 Km conclusivi, infine, non presenteranno poi altre alternative alla pianura e in quell’ultimo tratto vedremo se il lungo abbraccio attraverso gli appennini avrà “stritolato” le speranze dei velocisti….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Fonte della Creta (1254 metri). Valicata dalla SP 37 “di Castelli” tra Rigopiano e Castelli.

Sella di Colle dei Cavatori. Valicata dalla SP 37 “di Castelli” tra Rigopiano e Castelli.

Sella di Colle Corneto (895 metri). Valicata dalla SP 37 “di Castelli” tra Rigopiano e Castelli.

Valico Croce di Casale (729 metri). Valicato dalla SP 237 (ex SS 78 “Picena”) tra Marsia di Roccafluvione e Comunanza. I corridori non saliranno fino al valico poiché percorreranno la variante della provinciale che transita in galleria sotto il passo, a una quota di 570 metri. Il valico è stato in tre occasioni GPM al Giro d’Italia: vi transitarono in testa Roberto Conti nel 1987 (tappa Giulianova – Osimo, vinta dal francese Robert Forest), Stefano Giuliani nel 1988 (tappa Urbino – Ascoli Piceno, vinta da Guido Bontempi) e l’australiano Phil Anderson nel 1990 (tappa Teramo – Fabriano, vinta da Luca Gelfi).

Colle Croce (872 metri). Valicato dalla SP 440 “di Annifo” tra Annifo e Sorifa, nei pressi dell’omonima località.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Uno degli accessi al borgo di Penne

Rigopiano

Chiesa di Santa Maria di Ronzano

Teramo, resti del teatro romano

Civitella del Tronto e la sua fortezza visti dalla strada che percorreranno I “girini”

Romantico bacio tra Stefania Sandrelli e Dustin Hoffman in una scena de “Alfredo Alfredo” girata nel centro storico di Ascoli Piceno (www.davinotti.com)

Romantico bacio tra Stefania Sandrelli e Dustin Hoffman in una scena de “Alfredo Alfredo” girata nel centro storico di Ascoli Piceno (www.davinotti.com)

Uno scorcio del borgo di Comunanza

Santuario della Madonna dell’Ambro, sui Monti Sibillini

Lago di Pilato

Lago di Caccamo

Rocca di Varano

San Maroto (Valfornace), chiesa di San Giusto

Annifo, il villaggio prefabbricato per i terremotati che nel 1998 fu visitato da Giovanni Paolo II

Nocera Umbra e il “Campanaccio”

Gualdo Tadino, Piazza Martiri della Libertà

L’altopiano di Colfiorito, e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2018 (www.fieitalia.com)

L’altopiano di Colfiorito, e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2018 (www.fieitalia.com)

PESCO SANNITA – GRAN SASSO D’ITALIA: È L’ORA DI DARE I NUMERI!

Collocato esattamente nella stessa posizione della frazione del Block Haus dello scorso anno, ecco il tappone appenninico del Giro 2018. Le pendenze non sono cattive come quella dell’altra ascesa ma la tappa presenta numeri che lasciano ben sperare, a partire da quelli degli arrivi in salita finora affrontati, per passare poi ai chilometraggi dell’ascesa finale e complessivo della tappa e per finire con quello della quota della località d’arrivo, punto più alto dell’Appennino raggiungibile su asfalto. I numeri ci sono e, dunque, potrebbe esserci anche da parte dei grandi big al via del Giro, ispiranti anche dalle gesta del “Pirata”…

È giunta l’ora di dare i numeri e allora cominciamo a darveli noi: 3, 45, 224 e 2135.
3 sono gli arrivi in salita finora affrontati e non era mai successo nella storia del Giro che ce ne fossero così tanti nei primi nove giorni di gara. Nemmeno il Tour ha mai osato tanto e per ritrovar qualcosa del genere bisogna andare a spulciare le altimetrie delle Vuelte disputate in questi ultimi anni.
45 sono i chilometri che intercorreranno tra l’inizio dell’ascesa finale e il traguardo e, anche se questi non saranno continui, spezzati in due fasi da un GPM intermedio e da un lungo settore in falsopiano, certamente lasceranno il segno.
224 sono i chilometri complessivi di questa tappa e anche questo potrà avere un suo peso, se si pensa che da diversi anni le tappe “over 200” sono diventate sempre più rare e che i “girini” saranno reduci da una tappa di montagna, quella di Montevergine, che pure sfonda questo tetto (208 Km).
2135 sono, infine, i metri della zona d’arrivo, con la linea del traguardo tracciata al termine di quella che è la più elevata strada asfaltata dell’Appennino e anche questa quota affrontata molto presto potrebbe cogliere qualcuno alla sprovvista.
Ecco che questi numeri potrebbe per davvero ispirare… numeri da parte di qualche grande protagonista del Giro 2018 e, a questo punto della corsa, bisognerà certamente muoversi e non più giocare allo studio dei rivali e all’attendismo, come forse ci si potrebbe attendere tra Etna e Montevergine. C’è il precedente del 1999 che fa ben sperare, quando sul Gran Sasso, salita non certamente insormontabile che raduna i suoi tratti più impegnativi negli ultimi 4500 metri, Marco Pantani fece il numero che certo non lasciava presagire la salita e distanziò di 23” lo spagnolo José María Jiménez e di 26” l’elvetico Alex Zülle.
Questa lunga frazione che potrebbe movimentare il vertice della classifica, come capitato 19 anni fa con la conquista della maglia rosa da parte del “Pirata”, scatterà da Pesco Sannita, centro del beneventano situato a un tiro di schioppo dalla celebre Pietrelcina, paese natale di Padre Pio. Tutta la fase iniziale, poco meno di 100 Km, si snoderà prevalentemente lungo una serie di veloci superstrade, come la SS 87 che il gruppo percorrerà lasciando la Campania, transitando ai piedi dei colli sui quali sorgono i centri di Morcone e Sassinoro, entrambi pure legati alla figura di Padre Pio, che a Morcone trascorse gli anni del noviziato francescano e a Sassinoro fu in diverse occasioni pellegrino al Santuario di Santa Lucia al Monte. A una trentina di chilometri dal via il Giro entrerà in Molise, dove la superstrada che percorerrà il gruppo sfiorerà l’area archelogica dell’antica Saepinum poco prima di giungere alla Sella di Vinchiaturo, valico che geograficamente rappresenta il confine settentrionale dell’Appenino Campano e che “fisicamente” poco si avverte perché la statale lo attraversa in assetto di pianura. È solo dopo Bojano, centro seconda la leggenda fondato per volontà del dio Marte sul luogo dove un bue si sarebbe improvvisamente fermato durante le emigrazioni delle genti sannite dalla natìa Sabina, che si comincia per la prima volta a prender quota, anche se in maniera molto lasca: la prima ascesa degna di nota segnalata sull’altimetria è quella che termina presso il Santuario di Maria Santissima Addolorata, costruito in stile neogotico nel luogo dove il 22 marzo del 1888 la Madonna apparse alle pastorelle Serafina e Bibiana e presso il quale si sono concluse anche due frazioni della Tirreno-Adriatico, conquistate dal francese Laurent Jalabert (2000) e dall’elvetico Markus Zberg (2001). Una veloce discesa porterà i “girini” alle porte di Isernia, passata la quale si salteranno a piedi pari due storiche ascese del Giro, i valichi del Macerone e di Rionero Sannitico, inserite per la prima volta nel tracciato proprio nell’edizione del debutto della “corsa rosa” (1909), e che furono spesso affrontate negli anni del ciclismo eroico, rese impietose non solo dalle pendenze ma anche dal fondo sterrato che arrivò a mettere in nera crisi un campionissimo del calibro di Costante Girardengo. Anche sulla moderna variante della SS 17 sarà inevitabile affrontare un tratto di salita ma gli 11,3 Km al 4,2% verso lo svincolo per Rionero sono ben poca cosa rispetto alla strada tradizionale e potranno farsi sentire soltanto se da quelle parti dovrebbe esserci un’improvvisa accelerazione del gruppo. Al termine della discesa si entrerà in Abruzzo e contemporaneamente si abbandonerà la superstrada per tornare a pedalare sulla viabilità più consueta in direzione di Castel di Sangro, centro che rammenta nel nome uno scomparso maniero distrutto nel 1228 dalle truppe del cardinale Colonna per punire un signorotto locale della fedeltà dimostrata al re di Sicilia Federico II di Svevia. Qui inizierà l’unica salita che Mauro Vegni non ha potuto “saltare” in questa fase di gara, quella che in 9 Km al 4,8% sale a Roccaraso, la più nota località di sport invernali dell’Abruzzo, situata all’estremità meridonale delle Cinquemiglia, spettacolare altipiano che il gruppo attraverserà agevolmente percorrendo, subito dopo lo scollinamento, una scarsa dozzina di chilometri in perfetta pianura. Non era così in passato, quando prima di attraversare le Cinquemiglia ai viandanti si consigliava di far testamento per l’elevato rischio d’incappare in branchi di lupi, in orde di briganti o in rovinose tormente di neve, come quelle che, tra il 1528 e il 1529, falcidiarono due eserciti di passaggio causando ben 800 vittime. Tornati a valle, la corsa sarà attesa sulle strade di Sulmona, cittadina famosa anche fuori d’Italia per la produzione di confetti, che si possono gustare ammirandone i suoi principali monumenti, come l’acquedotto medioevale che sfiora la centralissima Piazza Garibaldi, le sue numerose chiese e, appena fuori città, la Badia Morronese fondata nel 1293 dall’eremita Pietro Angeleri, passato alla storia come Celestino V, il papa del dantesco “gran rifiuto”. Siamo all’inizio del tratto che condurrà dritti ai piedi del Gran Sasso, una venticinquina di chilometri di velluto nel corso dei quali si transiterà per Popoli, centro dal quale ha inizio la “Strada delle Svolte”, itinerario in salita movimentato da quattro tornanti che dal 1963 è teatro di una cronoscalata automobilistica la cui 56a edizione si terrà tra il 7 e il 9 settembre 2018. In diverse occasioni anche il Giro ha affrontato le “Svolte”, ma non accadrà quest’anno poiché dopo Popoli ci sarà ancora un lungo tratto da percorrere in pianura, infilandosi nella Valle del Tirino, all’inizio della quale si trova uno dei più importanti complessi industriali d’Italia, creato nel 1901 e che sei anni dopo fu il primo nella nostra nazione a produrre alluminio utilizzando il metodo elettrochimico. L’ultimo tratto sul fondovalle vedrà i corridori attraversare il centro di Bussi sul Tirino e sfiorarne uno dei suoi monumenti più caratteristici – la chiesa di Santa Maria di Cartignano, totalmente priva del corpo centrale a causa dei terremoti che l’hanno ripetutamente colpita – poco prima di giungere all’appuntamento con il Gran Sasso. La prima fetta della lunga ascesa finale sarà considerata GPM a parte, una volta percorsi i 13,5 Km al 6% che terminano all’altezza di Calascio, centro dominato dall’altura sulla quale sorgono i suggestivi resti dell’omonima rocca, spesso utilizzati come set cinematografico: lassù saranno girate diverse scene de “Il nome della rosa” mentre il primo film in ordine di tempo che riprese quel luogo fu “Amici miei – Atto II°”, nello specifico per le scene della “crocifissione” di Gastone Moschin.
Dopo il passaggio da Calascio la salita momentaneamente s’interrompe per circa 5 km lasciando spazio al lieve falsopiano verso il delizioso borgo di Santo Stefano di Sessanio, sovrastato dalla struttura metallica che riproduce la forma del monumento simbolo del paesino, la Torre Medicea, in gran parte crollata durante il terremoto del 2009 e della quale sono in corso i lavori di ricostruzione. Alle porte di Santo Stefano la strada torna a salire, diretta all’altopiano di Campo Imperatore che, contrariamente a quanto segnalato sull’altimetria ufficiale della tappa, non coincide con la zona dove si concluderà la tappa ma si trova più a valle, a un’altitudine media di 1800 metri. Punteggiato da una decina di piccoli laghetti poco profondi come il Racollo e il Pietranzoni, i corridori lo raggiungeranno con 10 Km d’ascesa agevole (media del 4%), seguiti da un tratto in quota vallonato di sei chilometri e mezzo, percorrendo il quale si confluirà sulla principale strada d’accesso all’altopiano, che sale dall’Aquila, e si transiterà a breve distanza dai ruderi della chiesetta di Sant’Egidio, la cui costruzione risale all’anno 1000. Sfiorato il citato laghetto Petranzoni, la salita tornerà a essere definitiva protagonista del tracciato quando mancheranno 7,5 km al traguardo, preceduto dal tratto più impegnativo dell’ascesa che negli ultimi 4,5 Km sale all’8,2% medio, raggiungendo il picco massimo del 13% a circa 1500 metri dalla retta d’arrivo, prevista presso il celebre Hotel Campo Imperatore, principale struttura ricettiva dell’omonima stazione di sport invernali, famosa per aver ospitato Benito Mussolini dopo l’arresto nel 1943.
I numeri li abbiamo dati… ora tocca ai corridori!!!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Vinchiaturo (552 metri). Attraversata dalla linea ferroviaria Campobasso – Isernia e dalla SS 87 “Sannitica” (tra gli svincoli di Guardiaregia e Sepino), costituisce lo spartiacque tra le valli del Biferno e del Tammaro e, secondo alcuni geografi, è in questo luogo – e non alla Bocca di Forli (che si trova presso Rionero Sannitico) – che transita il reale confine tra Italia Centrale e Italia Meridionale.

Valico di Pettoranello (739 m). Spartiacque tra il bacino del Biferno e quello del Volturno, è attraversato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica”, tra Pastena e il bivio per Pettoranello del Molise. Si trova nei pressi del Santuario di Maria Santissima Addolorata.

Colle della Portella (1271 metri). Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” tra Roccaraso e l’altopiano delle Cinquemiglia, all’altezza del bivio per Rivisondoli. Vi sorge il santuario della Madonna della Portella, detto anche Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Valico Piano delle Cinquemiglia (1265 metri). Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” all’inizio della discesa che dall’altopiano delle Cinquemiglia conduce verso Sulmona. Prima salita del Giro d’Italia, affrontato nella terza tappa dell’edizione 1909 (Chieti – Napoli, vinta da Giovanni Rossignoli), dopo l’istituzione della maglia verde ha accolto 6 traguardi GPM. L’ultimo a scollinarlo è stato Giovanni Visconti nel 2009, nei chilometri iniziali della tappa Sulmona – Benevento vinta dall’indimenticato Michele Scarponi.

Sella di Pratoriscio (2130 metri). Punto terminale della SS 17 bis dir. C “della funivia del Gran Sasso”, coincide con il luogo dove sorge l’Hotel Campo Imperatore, presso il quale si concluderà la tappa, quotato 2135 sulle cartine ufficiali del Giro. Si tratta della terza volta che la corsa rosa si arrampica sin lassù: in precedenza si sono qui imposti lo spagnolo Vicente López Carril nel 1971, il danese John Carlsen nel 1989 e Marco Pantani nel 1999. Non fa testo la tappa del Gran Sasso del 1985, vinta da Franco Chioccioli, perché in quell’occasione si affrontò solo il tratto iniziale dell’ascesa, con il traguardo collocato in località Fonte Cerreto, a circa 1110 metri di quota.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Pesco Sannita, chiesa del Santissimo Salvatore

Morcone, il convento francescano nel quale Padre Pio trascorse gli anni del noviziato

Sassinoro, Santuario di Santa Lucia al Monte

Area archeologica di Saepinum

Castelpetroso, Santuario di Maria Santissima Addolorata

Altopiano delle Cinquemiglia

Sulmona, acquedotto medioevale

Badia Morronese

Bussi sul Tirino, chiesa di Santa Maria di Cartignano

Scena di “Amici miei – Atto II°” girata a Calascio (www.davinotti.com)

Scena di “Amici miei – Atto II°” girata a Calascio (www.davinotti.com)

Scorcio di Santo Stefano di Sessanio con la Torre Medicea crollata nel 2009 e attualmente in fase di ricostruzione

Un’altro scorcio di Santo Stefano con l’impalcatura che riproduce le fattezze della torre crollata

Campo Imperatore, Lago Racollo

Il Corno Grande, massima elevazione del massiccio del Gran Sasso, e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2018 (wikipedia)

Il Corno Grande, massima elevazione del massiccio del Gran Sasso, e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2018 (wikipedia)

PRAIA A MARE – MONTEVERGINE: PARTENIO, IL MONTE SILENTE

Secondo arrivo in quota per il Giro 2018, che fa ritorno sulla salita di Montevergine, una delle più “silenziose” della Corsa Rosa, che mai ha permesso di scrivere grandi pagine di sport a causa di pendenze sempre tenere. Ma c’è un precedente che ci dice che, se affrontata con il giusto piglio e con un’altra tappa di montagna nelle gambe (proprio come accadrà quest’anno), la salita irpina potrebbe alzare un po’ la voce…

È silenzioso il Partenio e non soltanto per l’orante presenza dei monaci di Montevergine. La montagna di Avellino non ha mai sentenziato granchè anche quando lassù è salito il Giro d’Italia con il suo baccano di contorno perché quasi sempre la tappa è terminata allo sprint, certamente senza i velocisti e a ranghi ridotti, ma senza nemmeno selezione tra i nomi che contano, giunti tutti assieme al traguardo. Per esempio, l’ultima volta che la corsa rosa ha proposto l’arrivo al santuario si erano presentati in 25 sulla linea d’arrivo, tagliata per primo dal belga Bart De Clercq. Era successo lo stesso nel 2001 e nel 2007, al termine di frazioni entrambe vinte da Danilo Di Luca, ma c’è un precedente che fa ben sperare, datato 15 maggio 2004. Quell’anno Montevergine non era prima tappa di montagna ma arrivava dopo averne già affrontata una abbastanza impegnativa, quella del Corno alle Scale conquistata da Gilberto Simoni, e – forse per la particolare situazione di classifica e per le fatiche fin lì già accumulate – in quell’occasione con il vincitore Damiano Cunego arrivarono paritempo solo altri tre corridori, mentre dietro si segnalarono distacchi sempre più crescenti, con i primi venti dell’ordine d’arrivo raccolti nel fazzoletto di una cinquantina di secondi. Quest’anno si avrà nelle gambe la tappa dell’Etna e la speranza è che, come 14 anni fa, l’ascesa al santuario irpino sia più diabolica che angelica, come lascerebbero invece intendere le sue pendenze. Perché a rendere questa salita poco selettiva, al di là di un’eventuale scarsa belligeranza in gruppo, è la sua facilità: si sale constantemente negli ultimi 17 Km – non pochi a dire il vero – ma con inclinazioni che non mandano certamente in sollucchero gli scalatori e che non vanno oltre il 5% medio e il 10% massimo. Oltre a questo, va fatto notare che molto prima dell’ascesa finale si percorrerà un tratto che potrebbe avere un peso non indifferente nonostante si esca da esso quando mancheranno quasi 100 Km al traguardo: per quasi 70 Km si pedalerà costantemente su di una strada a scorrimento veloce che supera in quel tratto tre salite, pedalabili nelle pendenze ma ingannevoli perché è risaputo che le ampie corsie tipiche di queste strade ingenerano una specie d’effetto “trompe-l’oeil” che lascia intendere all’occhio una pendenza inferiore di quella reale. Spesso capita di non accorgersene e, se in quel tratto dovesse verificarsi un’improvvisa accellerazione, ci si può trovare a spendere più energie del necessario, quelle che poi potrebbero mancare al momento di salire verso Montevergine: proprio un’accelerazione in un tratto d’autostrada, inserita all’ultimo momento a causa di un’interruzione dell’Aurelia, risultò determinante per il successo di Paolo Bettini alla Milano-Sanremo del 2003, una delle ultime edizioni della Classicissima sfuggita al controllo delle squadre dei velocisti.
Lunga 208 Km, la tappa che aprirà la seconda settimana di corsa scatterà da Praia a Mare proponendo una serie di dolci saliscendi nei primi 30 Km, lungo l’unico “affaccio” sul Tirreno della Basilicata che ha qui una delle sue perle in Maratea, località balneare dominata dal Monte San Biagio, sulla cui cima l’artista fiorentino Bruno Innocenti realizzò negli anni ’60 una statua raffigurante il Redentore alta 21 metri, terza in altezza tra quelle erette in Europa e settima al mondo. Percorso questo primo tratto la corsa entrerà in Campania, sulle cui strade si rimarrà fin sul traguardo finale, all’altezza di Sapri, località celebre per un personaggio immaginario al quale è stata anche dedicata una statua, la “Spigolatrice” che assistette al fallimento della spedizione di Carlo Pisacane – fatto storico realmente avvenuto nel 1857 – nella poesia di Luigi Mercantini, che le mise sulle labbra la famosa frase “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti”. L’ultimo tratto disegnato lungo l’incantevole Golfo di Policastro si snoderà in pianura fin quando si volterà le spalle al mare per addentrarsi nell’entroterra del Cilento, la sottoregione montuosa della Campania che dal 1998 è iscritta, con il suo parco nazionale istituito sette anni prima, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. È in quest’area che si snoda la strada a scorrimento veloce che ora andrà a imboccare il gruppo, affrontando subito la prima delle tre salite che caratterizzano questo tratto. Dopo 6,5 Km al 5,4% si finirà di salire in prossimità degli svincoli per Roccagloriosa e San Giovanni a Piro, presso il quale si trova il Santuario della Madonna Santissima di Pietrasanta, eretto in posizione panoramica sui colli cilentani da un gruppo di monaci basiliani che, verso il 1200, scolpirono una statua della Vergine Maria nella roccia del Monte Piccotta. È una meta poco nota poiché la maggior parte dei turisti che percorrono questa superstrada sono diretti al successivo svincolo per Marina di Camerota e Palinuro, le due più rinomate stazioni balneare del Cilento, passato il quale per i “girini” inizierà la successiva ascesa, che termina dopo circa 11 Km al 4,3% nei pressi di un altro svincolo, quello per Cuccaro Vetere, e forse non è un caso che la superstrada sfiori questo centro la cui collocazione geografica ne fece un capisaldo difensivo di queste terre, un passato testimoniato dal castello eretto dai normanni. Col trascorrere dei secoli acquisì un ruolo più predominante il vicino centro di Vallo della Lucania, anche oggi sede vescovile e in effetti i principali monumenti di questa cittadina, che il gruppo lambirà al termine della seconda discesa, sono luoghi di culto: in particolare si segnalano la cattedrale dedicata al santo turco Pantaleone di Nicomedia e l’antichissima badia di Santa Maria di Pattano, monastero fondato da monaci bizantini in data imprecisata, sicuramente antecedente al 993, l’anno nel quale si ha la prima citazione del convento in un documento che concerneva una lite nata a causa dei confini dei poderi vicini. Il successivo tratto di superstrada scorre via senza difficoltà, salvo un’ascesa meno sensibile delle precedenti che termina all’altezza dello svincolo di Prignano Cilento dopo aver sfiorato la zona dove si trova l’invaso artificiale di Piana della Rocca, creato sbarrando con una diga di terra il corso dell’Alento in un tratto del fiume dove oggi è stata creata un’oasi naturalistica. Si tornerà a pedalare su strade più “ortodosse” alle porte della località balneare di Agropoli, il cui castello a pianta triangolare è legato alle figure della scrittice francese Marguerite Yourcenar, che lo citò un suo racconto (“Anna, soror…”, uno dei tre che compongono il romanzo ambientato tra Fiandre e Italia “Come l’acqua che scorre”), e la nobildonna napoletana Luisa Sanfelice, la cui figura ispirò un romanzo di Alexandre Dumas padre. Poco chilometri più avanti si prospetta uno spettacolare passaggio a effetto per il gruppo, nel bel mezzo dell’area archeologica di Paestum, antica città della Magna Grecia fondata in onore del dio del mare Poseidone (il Nettuno dei romani) e i cui templi nel 1971 fecero da quinta ad alcune scene del film commedia storico “Scipione detto anche l’Africano”, nel quale recitarono insieme – nell’unica occasione della loro carriera – i fratelli Mastroianni, l’indimenticato Marcello e il meno noto Ruggero, che successivamente costruirà la sua fama operando nella post-produzione come montatore di film, attività che lo porterà a vincere un Nastro d’Argento e ben cinque David di Donatello.
Il tratto successivo sarà uno dei più snervanti e infiniti della tappa perché per una trentina abbondante di chilometri si procederà quasi costantemente lungo un rettilineo leggermente arcuato verso sinistra, quello disegnato dalla litoranea che segue l’”onda” del Golfo di Salerno in direzione di quest’ultimo centro, avendo sullo sfondo, come punto di riferimento, il profilo della Penisola Sorrentina che si farà sempre più vicino e che verso chi guarda si affaccia con la celeberrima Costiera Amalfitana. Sono bellezze che i corridori potranno vedere solo da lontano perchè, una volta arrivati a Salerno, il percorso virerà verso l’interno lasciandosi alle spalle il Mar Tirreno e imboccando il lieve falsopiano che condurrà a Baronissi, centro dove è ancora vivo il ricordo dell’arrivo della settima tappa del Giro d’Italia femminile (il “Giro Rosa”) dell’anno scorso, non tanto per la vittoria della spagnola Sheyla Gutiérrez quanto per il tremendo incidente occorso durante la frazione a Claudia Cretti, rimasta per diverse ore in coma facendo temere l’intera Italia sportiva per la sua vita e poi fortunatamente ripresasi a tempo di record. Raggiunta la vicina Mercato San Severino, il cui castello è il secondo d’Italia per estensione (il perimetro delle sue mura misura circa 2 Km), la corsa entrerà in provincia di Avellino, che accoglierà il gruppo con la “salita della Laura”, com’è localmente chiamata l’ascesa di 4,5 Km al 5,1% che conduce verso Celzi e i cui tornanti da una decina d’anni sono diventati teatro della gara automobilistica denominata “Slalom della Laura”. È il biglietto da visita dell’oramai prossima ascesa verso Montevergine, che inizierà una dozzina di chilometri più avanti, percorso un tratto in quota che terminerà al momento del passaggio dal quadrivio della Taverna del Pezzente, il cui nome ricorda quello d’una scomparsa osteria nella quale era possibile gustare per l’appunto il “pezzente”, salume tipico di queste terre, celebrato annualmente da una sagra che si tiene in estate nella non lontana Montefredane.
L’inizio dell’ascesa è dolcissimo e, nonostante si raggiunga quasi subito il punto di pendenza massima (10%), lo è anche nell’agevole tratto successivo al passaggio da Mercogliano, alle cui porte si trova il Palazzo Abbaziale di Loreto, costruito dopo che un terremoto nel 1732 aveva raso al suolo un precedente monastero, costruito per dare alloggio ai monaci di Montevergine in caso di necessità o malattie, come quelle che colpivano quei religiosi il cui fisico mal sopportava la rigidissima dieta imposta dal fondatore dell’ordine dei “Verginiani”, il santo monaco Guglielmo da Vercelli, e che vietava loro di cibarsi di carne, uova e latticini, antesignana degli odierni dettami del veganesimo. Oggi, invece, l’unica dieta che i corridori faranno è quella di pendenze cattive, che non troveranno nemmeno quando la salita, transitati da Ospedaletto d’Alpinolo, si farà un po’ più impegnativa, mentre la strada vincerà i tratti più aspri delle pendici del Partenio “accoccolandosi” nelle spire di una ventina di panoramici tornanti. Ma stavolta, si spera, potrebbero non esserci soltanto i panorami da rimirare…

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella. Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Baronissi e Mercato San Severino, costituisce lo spartiacque tra il bacino del fiume Irno e quello del torrente Solofrana. Non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo).

Sella Guardia di Sopra (380 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Montoro Inferiore e Celzi. È la “salita della Laura” citata nell’articolo, che fu affrontata come GPM nel 2001, in occasione di una frazione che partiva da Potenza per concludersi proprio al santuario di Montevergine, vinta da Danilo Di Luca. A scollinare in testa a Celzi fu, invece, il colombiano Freddy González.

Sella (449 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Celzi e la località Contrada.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il Cristo di Maratea

La statua della Spigolatrice di Sapri ''sorveglia'' il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

La statua della Spigolatrice di Sapri “sorveglia” il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

Il santuario della della Madonna Santissima di Pietrasanta a San Giovanni a Piro

La badia di Santa Maria di Pattano vista dal tratto di superstrada a valle di Vallo della Lucania

L’invaso artificiale di Piana della Rocca; sullo sfondo si intravede un viadotto della superstrada che il gruppo percorrerà nell’attraversamento del Cilento

Vista panoramica sul golfo di Salerno dagli spalti del castello di Agropoli

Scena de ‘’ Scipione detto anche lAfricano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

Scena de ‘’ Scipione detto anche l'Africano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

La Penisola Sorrentina vista dalla strada litoranea per Salerno

Duomo di Salerno

Castello di Mercato San Severino

Uno dei cinque tornanti della “Salita della Laura”

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Uno dei panoramici tornanti della strada diretta al Santuario di Montevergine

Santuario di Montevergine

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)