FORLÌ – REGGIO EMILIA: LA TAPPA DEI PADRI NOBILI

È la prima di due tappe destinate ai velocisti, chiamati alle ultime esibizioni prima che entrino definitivamente in scena i primattori del Giro 2017. Ma sarà anche un’altra frazione celebrativa quella che collegherà Forlì a Reggio Emilia andando a rendere omaggio, oltre che a Baldini, Nencini e Alfonsina Strada, anche ai fondatori della “corsa rosa”. Verranno ricordarti in particolar modo Tullo Morgagni, colui da cui tutto nacque, e Armando Cougnet, che del Giro non fu solo “papà” ma anche primo direttore per quasi 40 anni.

È questo il giorno nel quale la carovana renderà omaggio ai fondatori della “corsa rosa”. Alla partenza si celebrerà il ricordo del forlivese Tullo Morgagni, il caporedattore della Gazzetta dello Sport che il 5 agosto del 1908 fu il destinatario di una “soffiata” di Angelo Gatti, il fondatore della celebre azienda di biciclette Atala, secondo la quale il Corriere della Sera stava per varare un Giro d’Italia in bicicletta. Occorreva battere il “Corsera” sul tempo e così il Morgagni all’istante inviò un telegramma al direttore della “Rosea” Eugenio Camillo Costamagna e al caporedattore della sezione ciclismo Armando Cougnet con il quale spiegava che “Improrogabili necessità obbligano Gazzetta lanciare subito Giro Italia”. Detto e fatto: il 7 agosto successivo uscì il numero della Gazzetta con l’annuncio della prima edizione del Giro, fissata per l’anno successivo, una “creatura” che il Morgagni non potè godersi a lungo perché perì tragicamente in un incidente aereo il 2 agosto del 1919, quando la corsa aveva appena 10 anni. Al traguardo, invece, l’angelo custode del Giro quest’oggi sarà Cougnet, nizzardo di nascita ma reggiano d’adozione poiché trasferitosi all’eta di 8 anni con la famiglia nella città emiliana, dove dimorarono in una villa che fu venduta proprio l’anno precedente il debutto del Giro e dalla quale il giovane Armando spesso partiva in bici alla volta di Milano, dove già nel 1898 aveva cominciato a collaborare con la Gazzetta, fondata due anni prima con la fusione dei precedenti quotidiani “La Tripletta” e “Il Ciclista”.
Di là dell’aspetto celebrativo questa non sarà una frazione particolarmente difficile, prima di due giornate di trasferimento entrambe votate alla volata finale. Questa sarà la più impegnativa delle due tappe a causa della presenza di un paio di ascese – comunque facili e collocate molto lontane dal traguardo – e della distanza da completare poiché si tratterà della frazione più lunga di questa edizione del Giro, con 237 Km da percorrere tra Forlì e Reggio Emilia. I due centri si trovano entrambi lungo l’asse della Via Emilia, distanti tra loro in linea retta circa 120 Km, ma gli organizzatori hanno voluto “spingere” nuovamente la carovana del Giro, per l’ultima volta in questa edizione, tra i contrafforti appennici e si tornerà così a pedalare anche sulle strade della Toscana dove s’incontrerà un tratto abbastanza insolito in una corsa ciclistica poiché per quasi 40 Km non si pedalerà sulla viabilità “normale” ma si entrerà sul tracciato dell’Autostrada del Sole.
Lasciata Forlì – che ricordiamo essere anche essere il paese natale di Ercole Baldini, vincitore del Giro del 1958 – sulla citata Via Emilia si percorreranno i primi 12 Km di gara, fino alla cittadina di Faenza, storicamente famosa per la produzione di ceramiche di pregio e ricca di richiami artistici, a partire dalle contigue piazze del Popolo e della Libertà, presso le quali si concentrano i principali monumenti. Voltate le spalle alla pianura il percorso risalirà per intero la valle del Lamone, fiume che ha le sue sorgenti presso la Colla di Casaglia dove, a 913 metri di quota e 51 Km più avanti, sarà collocato il primo dei due GPM previsti oggi. La salita sarà limitata solo agli ultimi 9 Km poiché tutta la fase precedente sarà connotata solo da un lento e progressivo prender quota, mentre il gruppo passerà dalla Romagna alla Toscana dopo aver toccato – dominato dai tre pinnacoli sui quali sorgono il santuario del Monticino, la Rocca Manfrediana e la Torre dell’Orologio – il centro termale di Brisighella, noto anche per la “Via degli Asini”, sorta di sopraelevata “ante litteram” realizzata nel XVI secolo a scopo difensivo. La Toscana riaccoglierà a braccia aperte i “girini” in quel di Marradi, patria del Marron Buono, autentica perla – marchiata IGP – dei castagneti del Mugello, la terra nella quale il gruppo giungerà dopo aver affrontato gli 8,6 Km d’ascesa al 4,2% della Colla di Casaglia. Scesi a Borgo San Lorenzo – dov’è visibile un curioso e commovente monumento dedicato a Fido, un cane che a lungo attese il ritorno a casa del suo padrone, morto sotto i bombardamenti del 1943 – inizierà la seconda porzione di pianura di questa frazione, circa 20 Km nel corso dei quali si lambiranno la villa medicea di Cafaggiòlo, abitata dalla celebre famiglia fiorentina durante i mesi estivi, e poi le rive del lago artificiale di Bilancino, inaugurato nel 1999 presso l’omonima frazione di Barberino del Mugello, dove il 1° marzo del 1930 era nato un altro vincitore del Giro, Gastone Nencini, che fece sua l’edizione del 1957, successo al quale affiancherà il Tour de France del 1960.
È a questo punto che inizierà il tratto autostradale di questa frazione, che si snoderà interamente sul vecchio tracciato appenninico dell’Autosole, tuttora in esercizio nonostante dal 23 dicembre del 2015 sia stata aperta la “variante di valico”. Non è una novità quelle delle competizioni ciclistiche in autostrada, ma si tratta comunque di rarità che al Giro vantano un paio di “esemplari”, il primo risalente al 1936, quando la crono Padova-Venezia si corse sulla “Serenissima”, e il secondo al 1988, quando nel corso della tappa Innsbruck-Borgo Valsugana si percorse un tratto del versante austriaco dell’Autobrennero per effettuare uno speciale traguardo GPM in corrispondenza del viadotto Europabrücke. Nello specifico caso del Giro n°100 si dovrà affrontare la salita alla galleria del vecchio Valico Citerna, poco meno di 14 Km al 3,2% privi di strappi – come ci si aspetta di trovarsi da una salita autostradale – e con una sede stradale molto ampia, che avrebbe potuto dare dei problemi se la cima della salita si fosse trovata a una cinquantina di chilometri dal traguardo, fase nella quale il gruppo comincia ad accellerare per iniziare a ridurre il distacco dai fuggitivi di giornata. L’ampiezza della carreggiata, infatti, tende a ingannare l’occhio e far intendere una pendenza ancora più bassa, con il rischio che qualche corridore paghi questo tranello affrontando questo tratto ad un passo di carica piuttosto elevato, spendendo energie che poi saranno utili al momento dello sprint. Alzando la velocità di gara proprio in un tratto d’autostrada, nel 2003 la Quick Step riuscì a mettere nel sacco i velocisti alla Milano-Sanremo, in una delle ultime edizioni della classicissima non terminate allo sprint, vinta dal suo capitano Paolo Bettini, ma stavolta non dovrebbero esserci di questi rischi perché il tratto sull’Autosole terminerà quando mancheranno 100 Km all’arrivo e a così tanto dal termine della tappa le formazioni dei velocisti saranno ancora “guardinghe”, lasciando il compito di tenere a bada il vantaggio dei fuggitivi ad altre squadre.
Si tornerà a pedalare sulle strade classiche in vista del passaggio da Sasso Marconi e dalla frazione di Pontecchio, dove si transiterà di fronte ai cancelli di Villa Griffone, residenza nella quale soggiornò a lungo e compì i primi esperimenti Guglielmo Marconi, al quale nel 1909 – l’anno della prima edizione di una “corsa rosa” che per anni raggiungerà le abitazioni degli italiani solo attraverso la radio – sarà conferito il premio Nobel per la fisica. È non Marconi l’unico Nobel ad aver calcato queste terre perché non molto lontano dalla sua villa c’è il borgo di Colle Ameno, dove nel 1989 l’indimenticato Dario Fo girò alcune scene del film “Musica per vecchi animali”, aggirandosi tra gli stessi edifici, all’epoca fatiscenti, tra i quali camminò un altro mostro sacro del teatro del calibro di Giorgio Gaber, qui protagonista nel 1981 di una breve scena del film a puntate “Il minestrone”.
Sfiorata la città di Bologna all’altezza di Casalecchio di Reno, cittadina della quale sono originari gli ex calciatori Gianluca Pagliuca e Marco Ballotta, si ritroverà la Via Emilia – sulla quale si svilupperano quasi interamente gli ultimi 60 Km di gara – alle porte di Anzola dell’Emilia, centro che conobbe notevole importanza in epoca medioevale per la presenza di un castello nel quale fu imprigionato nel 1249 il famoso Re Enzo di Svevia e del quale oggi rimane una sola torre. Nel frattempo continueranno a succedersi i ricordi legati alla corsa rosa poiché poco dopo si transiterà per Castelfranco Emilia, paese natale di Alfonsina Strada, l’unica donna ad aver preso parte al Giro quando ancora non esiste la versione femminile della corsa, nel lontano 1924: schieratasi al via, si dice, per la volontà degli organizzatori – che quell’anno erano rimasti a corto di campioni ai nastri di partenza, le cui squadre avevano richiesto ricompense per essere al via da Milano, proposte respinte da Cougnet – di un qualcosa di particolare che attirasse i lettori e il pubblico a bordo strada, la Strada portò a termine la corsa rosa, anche se in realtà era giunta fuori tempo massimo nella frazione che terminava a Perugia; pur se estromessa dalla classifica, la giuria le aveva, infatti, eccezionalmente consentito di prendere parte alle tappe successive.
I prossimi tifosi ad applaudire i “girini” saranno quelli della vicina Modena, dove il gruppo sfilerà accanto alla monumentale Piazza Grande che, grazie alla cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano e alla svettante Ghirlandina, nel 1997 è stata iscritta dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità.
Il traguardo nel frattempo si sarà fatto più prossimo e poco meno di venti chilometri dall’arrivo la corsa varcherà i confini della provincia di Reggio Emilia, che accoglierà la corsa sulle strade di Rubiera che, per rimanere su tematiche sportive, è il paese nel quale risiede la medaglia d’oro nella maratona ad Atene 2004 Stefano Baldini, successo che conseguì battendo il record sul percorso storico da Maratona alla capitale greco, a sua volta battuto 10 anni più tardi dal kenyota Felix Kandie. Anche la lunga maratona dei “girini” si sta per concludere e, infatti, meno di mezz’ora più tardi assisteremo a un appassionante volatone – uno degli ultimi di questa edizione della corsa rosa – nella città che 220 anni fa vide garrire per la prima volta nella storia il Tricolore e che dal 2003 ha fatto della villa che fu di Cougnet la sede di una biblioteca. Quasi a voler dire che anche il Giro d’Italia è cultura.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colla di Casaglia (913 metri). Valicata dall’ex SS 302 “Brisighellese Ravennate” tra Marradi e Borgo San Lorenzo, sarà quest’anno affrontata per la terza volta al Giro d’Italia. La prima scalata risale al 1963, quando fu inserita nel tracciato della tappa Arezzo – Riolo Terme, vinta da Nino Defilippis mentre il primo a superarne il valico fu Franco Bitossi. Esattamente 40 anni più tardi sarà scalata nel corso della Montecatini Terme – Faenza, vinta dal norvegese Kurt Asle Arvesen mentre primo al GPM fu il colombiano Freddy González: in questi precedenti si salì sempre dal versante meridionale, mentre al Giro 2017 l’ascesa sarà intrapresa da quello settentrionale.

Valico di Citerna (726). Si tratta del valico del vecchio tratto appenninico dell’Autosole, situato tra gli svincoli di Barberino e Roncobilaccio. È quotato 731 sulle cartine del Giro 2017, dov’è semplicemente indicato come “Valico Appenninico”.

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Forlì, lo stadio cittadino intolato a Tullo Morgagni

Faenza, Piazza della Libertà e, sullo sfondo, Piazza del Popolo

Brisighella, Rocca Manfrediana

Scollinamento della Colla di Casaglia

Borgo San Lorenzo, il monumento a “Fido”

Villa Medicea di Cafaggiolo

Lago di Bilancino e, sullo sfondo, il ponte sul quale transiteranno I “girini”

Lo scollinamento del valico appenninico dell’Autostrada del Sole

Pontecchio Marconi, la villa di Guglielmo Marconi

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Anzola dell’Emilia, Torre di Re Enzo

Modena, Piazza Grande

Reggio Emilia, la villa nella quale visse Armando Cougnet e in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2017 (mapio.net)

Reggio Emilia, la villa nella quale visse Armando Cougnet e in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2017 (mapio.net)

FIRENZE (PONTE A EMA) – BAGNO DI ROMAGNA: LASSÙ DOVE NASCONO FIUMI E CAMPIONI

Terza tappa di montagna per la corsa rosa n° 100 che, dopo gli arrivi in salita all’Etna e al Blockhaus, proporrà ora una vera e propria cavalcata appenninica tra le terre di Bartali e quelle di Pantani, tra le alti valli dell’Arno e del Tevere: 161 Km e sei salite, nessuna di queste è cattiva ma un paio di tratti pepati ci sono, le occasioni per rifiatare mancano e, se qualcuno non avrà ancora smaltita la fatica della cronometro di Montefalco, se ne potrebbero vedere delle belle.

È racchiusa tra due possenti parentesi quadre l’ultima frazione appennica del Giro 2017. Da una parte ci sarà l’intramontabile Gino Bartali, con la partenza da Firenze che vedrà il gruppo, dopo aver mollato gli ormeggi nel cuore del capolugo toscano, transitare nella frazione di Ponte a Ema, dove nacque il tre volte vincitore del Giro (1936, 1937, 1946) e dove si troverà il “chilometro 0” di questra frazione nei pressi del museo dedicato al grande campione, inaugurato nel 2006. Dall’altro lato aspetterà idealmente l’arrivo dei “girini” l’indimenticato Marco Pantani, poiché si arriverà a Bagno di Romagna, località termale situata quasi al culmine della valle della quale è originaria la famiglia del “Pirata”, passando dal Valico di Montecoronaro, facilissimo nelle pendenze ma tanto caro ai tifosi dello scalatore di Cesenatico poiché lassù il 5 luglio del 1987 colse da juniores una delle sue prime vittorie in salita, quando il futuro vincitore del Giro del 1998 era ancora minorenne, appena 17 anni, ma forse già maggiorenne agonisticamente. Tra queste due parentesi si snoderà un tracciato di 161 Km che ufficialmente è stato classificato di media difficoltà ma che, in realtà, potrebbe dare la stura a una corsa con effetti a sorpresa, a causa della mancanza di tratti per rifiatare tra un colle e l’altro e della vicinanza con la tappa a cronometro, disputata appena 24 ore prima e che, dunque, potrebbe non essere stato ancora del tutto “smaltita” da qualche corridore. In tal caso potrebbero vedersene davvero delle belle in una tappa che assomma in tutto oltre 50 Km di salita e, anche se nessuna delle sei ascese previste presentano pendenze che mandano particolarmente in sollucchero gli scalatori, al momento d’affrontare quella del Monte Fumaiolo, che si trova a 25 Km dalla conclusione e ha il “veleno nella coda” in prossimità dello scollinamento, qualche uomo di punta potrebbe trovarsi a pagar dazio, lasciando sulla strada minuti preziosi.
Solamente i primi 15 Km avranno la consistenza velluta della pianura, quella che s’incontrerà uscendo da Firenze e pedalando sulle strade del Valdarno verso Pontassieve, popoloso centro che deriva il nome dal ponte costruito sul fiume Sieve in epoca medicea. È qui che i corridori prenderanno per la prima volta l’ascensore, salendo per 946 “piani”, tanti sono i metri di dislivelli che si dovranno superare per arrivare in poco più di 15 Km, inclinati al 6,1%, al Passo della Consuma, porta d’accesso al Casentino immersa nelle foreste nelle quali si cela come una perla la millenaria abbazia di Vallombrosa. Nel corso della successiva discesa si planerà in direzione della Piana di Campaldino – teatro di una storica battaglia che l’11 giugno 1289 contrappose guelfi e ghibellini e alla quale prese parte Dante Alighieri – per poi deviarsi su di un versante secondario che va a sfiorare il medioevale Castello di Romena, tra i cui resti nel 1901 visse accampato in una tenda Gabriele d’Annunzio, che trasse ispirazione dall’affascinante luogo per scrivervi molte delle poesie che andranno a comporre la raccolta nota come “Alcyone”. Terminata la discesa si ritroverà il corso dell’Arno alle porte di Stia, località che dagli anni ’70 ospita nel mese di settembre la Biennale europea dell’arte fabbrile e che si stringe attorno alla centrale piazza dedicata a Bernardo Tanucci, uomo politico che fu segretario di stato dei Regni di Napoli e di Sicilia dal 1755 al 1776 e che era nativo di questo centro: in epoca recente questa bella piazza ha avuto il suo momento di gloria nel 1996, quando Leonardo Pieraccioni la scelse per girarvi diverse scene de “Il ciclone”, film che risultò campione d’incassi per quella stagione cinematografica incassando oltre 75 milardi di lire. È giunto il momento di tornare a puntare verso l’alto, risalendo le pendici sudorientali del Monte Falterona, sul quale si trovano le sorgenti dell’Arno e il Passo della Calla, prossima meta dei “girini” che raggiungeranno percorrendo una strada tracciata una novantina di anni fa in sostituzione delle impervie mulattiere d’un tempo, conosciute come “vie dei legni” perché principalmente utilizzate per portare a valle i pregiati legnami di queste foreste, destinati a raggiungere Firenze fluitando sull’Arno. Allo scollinamento – dopo 15,3 Km al 5,5% – si darà l’arrivederci alla Toscana, che sarà attraversata per l’ultima volta anche nella tappa successiva, e si entrerà in territorio romagnolo, teatro degli ultimi 100 Km di gara, all’inizio dei quali si attraverserà, nel corso della discesa dalla Calla, il piccolo centro di Campigna, posto nel cuore dell’omonima foresta oggi parco nazionale che fino all’Unità d’Italia appartenne all’Opera del Duomo di Firenze e che fu anche tenuta di caccia del granduca di Toscana Leopoldo II. Tra tanto verde c’è spazio anche per l’azzurro, anche se la natura qui è stata “manovrata” dall’uomo che negli anni ’70 ha realizzato il lago e la diga di Ridracoli, progettati per approvvigionare di “materia prima” il nascente Acquedotto della Romagna, inaugurato nel 1988. Dopo Campiglia il percorso vedrà i corridori sfrecciare per le strade di un altro piccolo centro il cui nome è scritto sui libri di storia perchè Corniolo fu dal mese di dicembre del 1943 al 3 marzo dell’anno successivo la “capitale” della Libera Repubblica del Corniolo, la prima e più longeva repubblica partigiana d’Italia, fondata da Libero Riccardi, nome di battaglia dell’antifascista Riccardo Fedel.
Giunti a Santa Sofia, poco dopo la metà del cammino odierno si andrà incontro alla più breve tra le quattro salite principali previste dal tracciato, la Sella di Raggio, 7200 metri al 6,4% con un muro di 1000 metri al 12,9% in prossimità del GPM, posto poco prima del bivio per Spinello, piccola frazione presso la quale si trova il centro sportivo Sportilia, realizzato in previsione dei mondiali di calcio di Italia ’90 e in seguito sede in più occasioni dei ritiri della nazionale. Dopo un breve tratto in quota, si affronterà la più ripida discesa di giornata, che in 4,2 Km al 7,5% condurrà dal Colle del Carnaio – sul quale un piccolo tempietto ricorda i 27 civili sterminati dai nazifascisti il 25 luglio del 1944 – a San Piero in Bagno, la più popolosa frazione del comune di Bagno di Romagna. Quattro chilometri più avanti ci sarà il primo passaggio dal traguardo, nel cuore di una stazione termale che era nota sin dai tempi dei Romani, quando si chiamava semplicemente Balneum e ancora non era impreziosita dalla rinascimentale basilica di Santa Maria Assunta che fa bello sfoggio di sé nella centralissima Piazza Ricasoli. Toccherà ora al citato Valico di Montecoronaro, uno dei più bassi e agevoli dell’intera catena appennica, per questo motivo sin dall’antichità frequentato luogo di passaggio, una “missione” che continua al giorno d’oggi poiché, parallelamente alla vecchia statale – che raggiunge il passo in una dozzina di chilometri al 2,9% di pendenza media – scorre la moderna superstrada Tiberina che nel tratto che supera le montagne è anche classificata come “strada europea”. Giunti in cima si percorreranno i primi 1300 metri della discesa che riporterebbe la corsa in Toscana per poi riprendere la salita deviando in direzione della località di villeggiatura di Balze, passata la quale inizieranno i tratti più esigenti della salita del Monte Fumaiolo, localmente nota come “Vene del Tevere” perché lassù, a 1268 metri di quota, ha le sue sorgenti il fiume di Roma, a 405 Km dalla sua foce nel Mar Tirreno. Per i tifosi di Pantani anche questa salita è una sorta di “totem” perché, pur non essendo finora mai stata teatro di gesta professionistiche, in vista dei grandi appuntamenti stagionali Marco la inseriva nei suoi giri di allenamento più “nutrienti”, spesso abbinandola al non lontano e tremendo Monte Carpegna: il luogo della memoria è poco dopo lo scollinamento, dove una semplice targa collocata su una roccia calcarea rammenta che “molte volte ti abbiamo visto allenarti su queste montagne e rinfrescarti a queste fontane. Vogliamo ricordarti così. MAGICO PANTANI”. I partecipanti al 100° Giro d’Italia vi transiteranno accanto all’inizio della lunghissima discesa d’oltre venti chilometri che ricondurrà a Bagno di Romagna passando per il Passo dell’Incisa, un’altra salita, l’ultima di questa frazione. Nulla di che, è solo un balzello breve e senza troppe pretese, dalla punta arrotondata: ma è risaputo che le forbici “incidono”, appuntite o smussate che siano, e possono sempre far molto male!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Borselli (738 metri). Coincide con l’omonima località, situata lungo l’ex strada statale 70 “della Consuma”, salendo da Pontassieve al Passo della Consuma.

Passo della Consuma (1060 metri). Valicato dall’ex SS 70 “della Consuma”, mette in comunicazione il Valdarno superiore (Pontassieve, provincia di Firenze) con il Casentino (Poppi, provincia di Arezzo) Dall’istituzione dei GPM (1933) la corsa rosa vi è salita otto volte, la prima nel 1934, l’ultima nel 2000: i conquistatori di questa vetta sono stati Francesco Camusso nel 1934, Primo Volpi nel 1940, Armando Pellegrini nel 1959, l’elvetico Ueli Sutter nel 1978, il belga Lucien Van Impe nel 1983, Marco Della Vedova nel 1996, il colombiano José Jaime “Chepe” González nel 2000 e Stefano Pirazzi nel 2013.

Passo La Calla (1296 metri). Chiamato anche “Passo della Calla”, è valicato dall’ex SS 310 “del Bidente” tra Stia (Toscana) e Santa Sofia (Emilia-Romagna). Quotato 1295 metri sulle cartine del Giro 2017, è il più elevato valico stradale dell’Appennino Tosco-Romagnolo e non è mai stato affrontato in una corsa ciclistica.

Sella di Raggio (753 metri). Non riportata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (edito da Ediciclo), è valicata dalla SP 77 “Spinello” che collega Santa Sofia a Spinello.

Colle del Carnaio (776 metri). Valicato dalla SP26 “Carnaio” che mette in comunicazione Santa Sofia con Bagno di Romagna, parallela alla provinciale della Sella di Raggio. Prende il nome da un vicino poggio e fu affrontato – dal ripido versante quest’anno percorso in discesa – nel finale della tappa Poggibonsi – Monte Trebbio del Giro del 1978, vinta da Giancarlo Bellini dopo che sul Carnaio era transitato in testa Claudio Bortolotto.

Sella di Verghereto (812 metri). Valicata dalla SP 137 “Tiberina” che sale da Bagno di Romagna, al Valico di Montecoronaro, coincide con l’omonima località. Quotata 810 metri sulle cartine del Giro 2017.

Valico di Montecoronaro (853 metri). È il punto più elevato dell’ex SS 3bis “Tiberina” (oggi SP 137), valicato tra Verghereto (Emilia-Romagna) e Pieve Santo Stefano (Toscana.)

Valico del Monte Fumaiolo (1348 metri). Valicato dalla SP 43 tra Balze e Alfero, è quotato 1347 sulle cartine del Giro 2017. Salita inedita

Passo dell’Incisa (822 metri). Valicato dalla SP 43 tra Alfero e Acquapartita, è quotato 811 sulle cartine del Giro 2017. Salita inedita

Sella di Acquapartita (747 metri). Non riportata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (edito da Ediciclo), coincide con l’omonima località ed è valicata dalla SP 43 nel corso della discesa che dal Passo dell’Incisa porta a Bagno di Romagna. Quotata 752 sulle cartine del Giro 2017.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Ponte a Ema (Firenze), la sede del museo del ciclismo dedicato a Gino Bartali

Pontassieve, il ponte mediceo sul Fiume Sieve

Abbazia di Vallombrosa

Castello di Romena

Stia, scorcio di Piazza Bernardo Tanucci come appare nel film ‘’Il ciclone’’ (www.davinotti.com)

Stia, scorcio di Piazza Bernardo Tanucci come appare nel film ‘’Il ciclone’’ (www.davinotti.com)

Scollinamento del Passo della Calla

Lago di Ridracoli

Il complesso Sportilia di Spinello (www.retestatic.it)

Il complesso Sportilia di Spinello (www.retestatic.it)

Il piccolo sacrario sulla cima del Colle del Carnaio

Valico di Montecoronaro

Monte Fumaiolo, la targa in memoria di Pantani all’inizio della discesa verso Bagno di Romagna

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

 Il cippo eretto presso le sorgenti del Tevere e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2017 (www.leceregne.it)

Il cippo eretto presso le sorgenti del Tevere e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2017 (www.leceregne.it)

FOLIGNO – MONTEFALCO: È TEMPO DI “SAGRA”, È LA SAGRA DEL TEMPO

Affrontate le prime montagne arriva ora il turno della cronometro. Sarà ancora “wine stage”, stavolta tra i vigneti dai quali sgorga il Sagrantino, lungo un tracciato che offrirà parecchie variazioni di ritmo. Pianura, salita e discesa, ancora pianura, ancora salita e ancora discesa, infine l’ultima porzione pianeggiante prima della dolce ascesa verso Montefalco: il loro continuo alternarsi potrebbero far più male che le pendenze che s’incontreranno in una giornata sulla quale potrebbe pesare come una “spada di Damocle” anche il riposo vissuto 24 ore prima e che diversi corridori faticano a smaltire.

È oramai divenuta una tradizione la crono “accampata” nel caratteristico panorama dei filari di vite, anche se ha origini recenti la “wine stage”, proposta per la prima volta nel 2014 tra Barbaresco e Barolo, ripetuta l’anno successivo sulle strade del Prosecco e consolidatasi dodici mesi fa nelle terre del Chianti Classico. Ora arriverà il turno del Sagrantino, nettare DOCG che ha la sua culla nella non meno deliziosa cittadina umbra di Montefalco, terminal di una frazione contro il tempo di 39,2 Km che avrà la sua partenza dalla vicina Foligno e che mescerà – per continuare a ragionare in termini enologici – le caratteristiche delle tre tappe citate, più incline ai passisti quella disputata in Veneto, più movimentata quella piemontese al pari della prova toscana. Né è uscito un tracciato che strizzerà ora l’occhio al passista e ora allo scalatore – senza pur presentare grandissime difficoltà altimetriche – per poi tornare a favorire il primo e così via… e sarà proprio questa la principale insidia del percorso. I continui cambi di ritmo al quale oggi saranno sottoposti gli sfidanti alla maglia rosa del centesimo Giro, infatti, potrebbero risultare più determinanti delle reali difficoltà che s’incontranno strada facendo e, così, le cilindrate dei grandi cronomen potrebbero ben presto ingolfarsi se saranno state lanciate come se non esistesse un domani nei tratti a loro più agevoli. E dunque anche uno scalatore potrebbe ben figurare in una prova del genere, dove un peso non indifferente potrebbero averlo anche le condizioni metereologiche, come accaduto lo scorso anno, e la particolare collocazione di questa tappa, che si affronterà subito dopo il giorno di riposo, momento che alcuni corridori mal digeriscono perché interviene a spezzare quel ritmo di gara che, come detto, in questa tappa sarà sottoposto a molteplici variazioni. Entrando nelle specificio del percorso, la cronometro del Sagrantino debutterà con una decina di chilometri di pianura, poi proporrà la prima delle tre ascese in programma, separate tra loro da altri due porzioni pianeggianti, con l’ultima salita da affrontare per giungere al traguardo, posto a 451 metri di quota, tetto massimo di questa giornata: nel complesso i chilometri da percorrere verso l’alto saranno 10,2, pari a poco più di un quarto dell’intero tracciato.
I cronometri cominceranno a scorrere implacabili nella centralissima Piazza della Repubblica di Foligno, luogo dove all’ombra del Palazzo Comunale e del famoso “torrino” che crollò a causa del terremoto del 1997 già era scattata una prova contro il tempo al Giro del ’95, terminata nella vicina Assisi e tormentata da un incessante acquazzone che non impedì all’elvetico Tony Rominger di dare una lezione di classe a tutti e di collocare il primo mattoncino del successo finale in quell’edizione della corsa rosa, che letteralmente dominò imponendosi con 4’13” sul russo Berzin.
Il tratto iniziale pianeggiante misurerà quasi quanto il computo totale dei chilometri da percorrere quest’oggi in salita e sarà reso ancora più snello dalla quasi totale mancanza di curve. Se ne incontreranno un paio in questa prima parte di gara, la prima a 1500 metri dal via, al momento d’affrontare la rotatoria costruita attorno alla chiesetta d’origine romanica della Madonna della Fiamenga. Usciti dalla rotonda i corridori si lanceranno nel più lungo rettilineo previsto dal percorso di gara, ben 7 chilometri e mezzo, la cui linearità sarà spezzata in quattro occasioni da modeste variazioni di rotta della strada. Si taglierà nel mezzo la fascia pianeggiante che separa i colli del Sagrantino dal Monte Subasio, scavalcando il corso del fiume Topino alle porte di Bevagna, borgo tra i più belli d’Italia nel quale è possibile ammirare le bellissime chiese dedicate a San Michele e San Silvestro. Affrontate due curve proprio in questo centro, gli ultimi 1500 metri di questa prima fase pianeggiante si snoderanno paralleli al piede delle colline ammantate dai vigneti del Sagrantino, situate all’estremità settentrionale dei Monti Martani, massiccio che corrisponde con il centro geografico dell’Umbria. Il bivio a sinistra per Massa Martana segnerà l’ingresso nella parte più impegnativa di questa cronometro che proporrà ora la più lunga tra le tre salite in programma, 4,8 Km per giungere fino ai 386 metri di quota della località San Marco, affrontando sin lì una pendenza medai del 4,1%. Movimentata da un paio d’ampissimi tornanti, si tratta di una difficoltà che nel finale di una corsa in linea potrebbe dare un po’, ma non troppo, filo da torcere ai velocisti e alle loro formazioni, mentre in una corsa come una prova contro il tempo avrà una rilevanza non indifferente, soprattutto se ci sarà qualche passista che avrà esagerato nel tratto iniziale, che invoglia a lanciare al massimo delle potenzialità le cilindrate non solo per la penuria di curve ma anche perché quella incontrata fino a poco fa non è stata vera e propria pianura, tirando sempre la strada leggermente nel verso della discesa. Una morbida planata seguita da un breve tratto increspato introdurrà nella seconda razione di pianura, che si protrarrà per circa 2,5 Km sul fondovalle del torrente Puglia, percorso in direzione di Marsciano fino all’altezza dell’ex centrale ENEL intitolata a Pietro Vannucci (il celebre pittore umbro noto come “Il Perugino”), rimasta in esercizio dal 1967 fino a dicembre dello scorso anno e per la quale si sta pensando ad una riqualificazione. Il passaggio presso la centrale rappresenterà il biglietto da visita del tratto più impegnativo, che inizierà subito dopo aver superato il corso del Puglia: è, infatti, arrivato il momento di misurarsi con le pendenze più elevate di giornata nel corso della breve ma secca salita delle Corone, 1400 metri al 7,4% con una rampa di 400 metri al 9,3% in prossimità dello scollinamento e una sede stradale notevolmente più stretta rispetto ai tratti percorsi finora e anche a quelli che si solcheranno successivamente, poiché la carreggiata tornerà ad allargarsi nel corso della successiva discesa verso Bastardo. Principale frazione del comune di Giano dell’Umbria, è questa una località dal nome curioso che ha le sue origini all’epoca nella quale vi si trovava una locanda con stazione di posta lungo la Via Flaminia, chiamata “Osteria del Bastardo” a causa dei presunti natali del gestore, figlio di padre illegittimo o sconosciuto. Certo è, invece, che ora i corridori avranno davanti la terza “fetta” di pianura odierna, la più rustica delle tre perché nei successivi 5,4 Km non si pedalerà su di un velluto vero e proprio, avendo la strada la conformazione di un falsopiano in pendenza impercettibile ma comunque presente, con 55 metri di dislivello da superare in questo tratto e un’inclinazione media dell’1%. Sarà l’ultima occasione che i più puri tra i cronoman avranno per dare sfogo ai loro motori, poi una lieve discesa anticiperà i 4 Km conclusivi nuovamente all’insù, teneramente essendo in quest’ultimo frangente di gara la pendenza media del 3,6% appena, alla volta della meta di Montefalco, quella che sin dal 1568 è definita la “Ringhiera dell’Umbria” per gli stupendi scorci che offre e che, dopo una corsa che non concederà distrazioni, potranno godersi anche i big impegnati nella 100a edizione della corsa rosa. Magari stemperando la fatica con un bicchiere di corroborante Sagrantino.

Mauro Facoltosi

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Foligno, Piazza della Repubblica

Foligno, Madonna della Fiamenga

Alle porte di Bevagna, il tratto finale del lungo rettifilo iniziale

Bevagna, chiesa di San Michele

Il Monte Subasio e la pianura attraversata nel tratto iniziale della crono visti dalla salita di San Marco

L’ex centrale ENEL “Pietro Vannucchi” vista dalle prime rampe della salita delle Corone

Bastardo, chiesa di Santa Barbara

Montefalco, Piazza del Comune

Le colline del Sagrantino vista da una delle strada che saranno percorse durante la cronometro e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Le colline del Sagrantino vista da una delle strada che saranno percorse durante la cronometro e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

MONTENERO DI BISACCIA – BLOCKHAUS: QUANDO LA SALITA DIVENTA TEUTONICA (E NON SOLO DI NOME)

È una salita che ha fatto storia il Blockhaus, al punto che oramai gli appassionati di ciclismo non si stupiscono più per questo nome così atipico per una montagna abruzzese. 50 anni dopo il primo acuto di Merckx in un grande giro la Majella tornerà a stuzzicare gli appetiti dei corridori che puntano al successo finale e che hanno oltrepassato indenni il primo ostacolo dell’Etna. La classifica avrà già preso una fisionomia ben delineata dopo la scalata al vulcano siciliano, ma le pendenze della “salita dei briganti” potrebbero dare brutte legnate ai malcapitati che capiteranno sotto le sue grinfie in giornata no.

È una salita che può sorprendere i più, con quel suo nome così teutonico e apparentemente fuori luogo per una montagna abruzzese e che ha la sua genesi ai tempi dell’Unità d’Italia, quando sui monti della Majella avevano trovato rifugio manipoli di briganti, “piaga” per contrastare la quale fu lassù costruito un fortino presidiato dai bersaglieri, a comando dei quali era stato preposto un militare d’origine austriaca, che aveva battezzato quell’edificio nella sua lingua madre. E così da allora Blockhaus, ossia “casa costituita da blocchi di pietra”, è diventato sinonimo della montagna abruzzese ed è in queste “vesti” che lo conoscono gli appassionati di ciclismo. Per loro non è assolutamente una novità, ma lo fu sicuramente nel maggio del 1967 quando il toponimo Blockhaus campeggiò per la prima volta nella storia al termine di un’altimetria, quella della 12a tappa del 50° Giro d’Italia, vinta da Eddy Merckx. Ed anche quella fu una novità perché fino a quel giorno il corridore belga aveva nel palmarès principalmente classiche di un giorno e quel pomeriggio inserì per la prima volta nel suo curriculum il successo in una tappa in un grande giro. Ecco perché quel nome così tedesco è rimasto inciso a caratteri cubitali nella memoria dei tifosi e nella storia della corsa rosa che, dopo quel 31 maggio, è salita lassù in altre cinque occasioni, anche se le aumentate dimensioni della carovana hanno impedito di tornare nel luogo dove vinse il “cannibale”, dove a 2068 metri d’altezza ha termine quella che è la più bassa tra le uniche due strade asfaltate degli appennini a superare i 2000 metri di quota (l’altra è quella del Gran Sasso, dove si raggiungono i 2127 metri). L’ultima volta, nel 2009, si arrivò nella zona degli impianti invernali della Maielletta, a poco più di 1650 metri di quota, esattamente nello stesso luogo dove sarà collocato il traguardo quest’anno ma con una grossa differenza: al “Giro del Centenario” si salì dal versante più facile, quello di Pretoro, mentre per il “Giro n°100” s’è scelto, tra i tre possibili, il più “teutonico” sotto l’aspetto delle pendenze, con un’inclinazione media dell’8,5% da superarsi nei 13,5 Km conclusivi, numeri che potranno dare un’altra bella mescolata a una classifica i cui connotati, cinque giorni prima, erano già stati abbondantemente rimodellati dalla tappa dell’Etna.
La tappa che riporterà il Giro sulle pendici della Majella scatterà da Montenero di Bisaccia, centro collinare noto ai più per aver dato i natali ad Antonio Di Pietro, politico e prima ancora magistrato del pool di “Mani pulite”, il processo sulla corruzione che negli anni ‘90 sconvolse la politica italiana e porterà alla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”. I primi chilometri di questa frazione si snoderanno sul suolo molisano ma ben presto, superato il corso del fiume Trigno, la corsa entrerà in Abruzzo all’estremità meridionale della regione, dove il tracciato ritroverà il mare che, per l’ultima volta in questa edizione, farà compagnia al Giro per poco più di sessanta chilometri con lo scenario della “Costa dei Trabocchi”, che deriva il nome dalle tipiche palafitte costruite sul mare dai pescatori. Subito all’inizio di questo tratto ci sarà una fugace deviazione verso Vasto, atto dovuto a una cittadina che ha dimostrato sin dal 1932 il suo amore verso il Giro, in un periodo nel quale i traguardi di tappa erano quasi esclusivamente organizzati presso i grandi capoluoghi, non ancora stritolati dal traffico. È di quell’anno una corposa raccolta di firme inviata all’allora direttore Armando Cougnet dai vastesi affinchè il Giro transitasse sulle strade della loro cittadina, per un semplice passaggio o anche per un arrivo: per quell’anno dovettero accontentarsi di un traguardo nella non distante Lanciano mentre per il arrivo fissato direttamente a Vasto bisognerà aspettare il 1959, un’esperienza che poi sarà ripetuta in altre quattro occasioni.
Ritornati sulla litoranea dopo il passaggio da Vasto, che comporterà una facile salitella di circa 2,5 Km (media del 4,4%) e le cui strade furono nel 2003 set delle riprese del film “Il posto dell’anima”, la corsa giungerà nella località di Fossacesia Marina, frazione balneare del comune che diede i natali ad Alessandro Fantini (vincitore di sette tappe al Giro e di due al Tour, tragicamente scomparso nel 1961 per una caduta al Giro di Germania), nei cui pressi è possibile ammirare la bellissima abbazia romanico-gotica di San Giovanni in Venere, costruita su di un colle dal quale è possibile ammirare un ampio panorama sulla costa dei “trabocchi”. Fattasi più tortuosa, la strada costiera introdurrà poi la corsa nel centro di Ortona, i cui monumenti – sui quali spicca la cattedrale di San Tommaso Apostolo – furono gravemente danneggiati tra il 20 e il 28 dicembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, quando qui fu combattuta una violenta battaglia tra i tedeschi e le truppe alleate, così accanita che il primo ministro inglese Winston Churchill ebbe a definire Ortona la “Stalingrado d’Italia”.
Dopo Francavilla al Mare la corsa volgerà le spalle all’Adriatico per inoltrarsi con decisione nell’entroterra, anche se ancora per buon tratto si pedalerà in pianura, sino ai piedi della salita che condurrà a Chieti, altro centro legato con un doppio filo alla corsa rosa perché l’antica Teate fu, il 16 maggio del 1909, traguardo della seconda tappa della prima edizione del Giro d’Italia, sul quale s’impose il piemontese Giovanni Cuniolo mentre la testa della classifica, all’epoca stilata a punti e non a tempi, sarà presa dal futuro vincitore finale Luigi Ganna, ad attendere il quale non ci sarà nessun segno del comando poiché la maglia rosa verrà introdotta solamente nel 1931. Di fatto, quello fu anche il primo arrivo in salita della storia del Giro, anche se non in chiave ufficiale, con i corridori che percorsero nel finale la “strada della Colonnetta”, la stessa sulla quale sfreccieranno anche i “girini” del 2017, anche se loro la affronteranno in discesa verso Chieti Scalo, l’anima moderna della cittadina abruzzese, sviluppatasi lungo l’asse viario dell’antica Via Tiburtina Valeria, la strada consolare che collegava Roma a Pescara passando per il centro di Tibur (l’odierna Tivoli). Secondo il “progetto” originario di questa tappa sulla statale Tiburtina si sarebbe dovuto percorrere il tratto successivo, poco meno di una ventina di chilometri di scorrevole fondovalle, ma in corso d’opera s’è deciso d’inspessire il tracciato e d’inserire tra Chieti e il Blockhaus un’altra ascesa, quella comunque assai pedalabile verso Manoppello e uno dei luoghi di culto più “gettonati” d’Abruzzo, il santuario costruito attorno al 1620 per costudirvi il “Volto Santo”, il sudario che la tradizione cattolica chiama con il soprannome di “Veronica” e che secondo lo studioso gesuita Heinrich Pfeiffer sarebbe stato lo stesso che fu collocato sul volto di Gesù Cristo dopo la deposizione nel sepolcro, la cui effige si sovrappone perfettamente a quella della Sacra Sindone venerata a Torino.
Ritornati sul fondovalle, non ci sarà il tempo per “crogiolarsi” sul velluto perché circa un chilometro più avanti la strada tornerà a drizzarsi sotto i pedali per affrontare l’antipasto del Block Haus, la salita di circa 11 Km al 4 % nel corso della quale si toccherà il comune italiano dal nome più lungo, San Valentino in Abruzzo Citeriore (30 lettere), del quale è originaria la famiglia di Elio Di Rupo, il politico che è stato primo ministro del Belgio dal 6 dicembre 2011 all’11 ottobre 2014. Giunti nella vicina Roccamorice si andrà finalmente all’attacco dell’ascesa finale, percorrendo quella che nel medioevo era una stretta mulattiera calcata prevalentemente dagli anacoreti diretti agli eremitaggi della zona, come quelli spettacolari di San Bartolomeo in Legio e di Santo Spirito a Majella, nei quali fu ospite in diverse occasioni il celebre Pietro da Morrone, futuro pontefice con il nome di Celestino V e passato alla storia per il “gran rifiuto” che lo porterà a scegliere la via dell’abdicazione. Una luminosa figura che, però, i pretendenti al successo finale, almeno stavolta, non dovranno imitare: sul Blockhaus non ci si potrà di certo nascondere!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colle della Civita (1185 metri). Valicato dalla SP 22 che sale da Roccamorice al Blockhaus.

Valico Fonte Tettone (1650). Quotato 1648 sulle cartine del Giro, si trova nel punto dove il versante di Roccamorice del Blockhaus (SP 22) confluisce sul versante che sale da Passo Lanciano (ex SS 614 “della Maielletta”), esattamente 400 metri prima di giungere nel punto di quota 1674 dove sarà collocato il traguardo. Lo scollinamento del valico, con il nome generico di Maielletta, ha ospitato in passato quattro GPM di “passaggio” della corsa rosa, conquistati da Michele Dancelli nel 1969 (tappa Scanno – Silvi Marina, vinta da Ugo Colombo), dal belga Martin Van Den Bossche nel 1970 (Rivisondoli – Francavilla al Mare, Dancelli), dallo spagnolo José Manuel Fuente nel 1973 (Alba Adriatica – Lanciano, Merckx) e dal venezuelano Leonardo Sierra nel 1992 (Porto Sant’Elpidio – Sulmona, Franco Vona).

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Montenero di Bisaccia, santuario della Madonna di Bisaccia

Vasto, Palazzo d’Avalos

Scena del film ‘’Il posto dell’anima” girata nel centro storico di Vasto (www.davinotti.com)

Scena del film ‘’Il posto dell’anima” girata nel centro storico di Vasto (www.davinotti.com)

Fossacesia, abbazia di San Giovanni in Venere

Uno dei caratteristici “trabocchi”: questo si trova nel tratto della costa situata in comune di Rocca San Giovanni

Ortona, cattedrale di San Tommaso Apostolo

Chiesti, resti del teatro dell’antica Teate

Manoppello, Santuario del Volto Santo

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Scorcio panoramico dalla cima del Blockhaus e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Scorcio panoramico dalla cima del Blockhaus e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2017 (Google Street View)

MOLFETTA – PESCHICI: UNA TAPPA TUTTA DA BERE… A GARGANELLA!

Un’altra tappa di vento e mare attende il gruppo che, stavolta, dovrà fronteggiare da una parte gli attacchi di Eolo e dall’altra si troverà a serpeggiare su di un percorso che, dopo una prima parte decisamente finale, proporrà negli ultimi 100 Km curve e saliscendi “à gogo”. Monte Sant’Angelo è lungo ma facile nelle pendenze e lontano dall’arrivo; i danni maggiori potranno farli i successivi tratti sulla costa garganica, privi di grandi pendenze ma anche di tratti in cui rifiatare. Chi si stacca… è perduto

Se volete il nome di una tappa del prossimo Giro d’Italia sarà da seguire dal primo all’ultimo metro, saldamente incollati alla poltrona, segnatevi la Molfetta-Peschici in programma il 13 maggio, frazione d’apertura della seconda settimana di gara. A prima vista l’altimetria non promette nulla d’interessante presentandosi con la fisionomia d’un tavolo da biliardo nei primi 85 Km mentre la rimanente razione di strada proporrà in apertura – quando mancheranno 104 Km al traguardo – la salita più rilevante del tracciato (Monte Sant’Angelo), seguita da due porzioni collinose in mezzo alle quali s’inserirà un’altra bella dose di pianura. A rendere quella che terminerà a Peschici una classica tappa “trabocchetto” saranno le insidie della planimetria poiché, se la prima parte di gara sarà tutta una successione d’infiniti rettilinei, quando cominceranno le salite a diventare infinite saranno le innumerevoli curve, presenti anche nei tratti sulla carta altimetricamente più scorrevoli. In condizioni del genere basta un niente, una caduta, una foratura, una frattura nel plotone e chi si troverà dietro vedrà il gruppo sfuggirgli davanti, lungo un tracciato che per nulla agevola chi sarà nell’incombenza di dover inseguire, magari trovandosi pure a far i conti con il vento di traverso perché – esclusa l’escursione nell’entroterra verso Monte Sant’Angelo – questa tappa si snoderà per intero lungo la costa adriatiaca. E se alla fine non dovesse succedere nulla non si sarà comunque sprecata la giornata, perché il telespettatore avrà avuto la possibilità di rifarsi gli occhi con la bellezza dei panorami offerti dalla corsa rosa, che nel finale di gara compirà buona parte del periplo della penisola del Gargano. E poi le energie che le tortuosità odierne spremeranno ai “girini” potrebbero presentare il salato conto l’indomani, sul più ripido tra i cinque arrivi in salita previsti in questa edizione, quello del Blockhaus.
Lo start odierno sarà dato in quel di Molfetta, 25 Km a nord del capoluogo regionale Bari, dove i corridori daranno i primi colpi di pedale sulla banchina antistante il porto per poi sfilare verso il “chilometro 0” lungo le strade del centro storico, dove spicca sugli altri pregevoli monumenti il duomo intitolato a San Corrado. Scivolando veloce lungo il litorale, il gruppo incontrerà nei primi chilometri di gara i centri di Bisceglie e Trani, dove un altro edificio religioso svetta a pochi metri dalle spiagge di quella che è stata definita “la perla dell’Adriatico”: è la cattedrale di Santa Maria Assunta, tipico esempio di architettura romanica pugliese, costruita tra il 1099 e il 1200 utilizzando la cosiddetta “Pietra di Trani”, una varietà di tufo calcareo estratta nelle cave della zona e che è denotata da un chiarissimo colore roseo, quasi tendente al bianco.
Altri pregevoli monumenti sono quelli offerti dalla non distante Barletta, la città della famosa “disfida” (1503), dove oltre ad ammirare la cattedrale di Santa Maria Maggiore e la basilica del Santo Sepolcro, è possibile spingersi nella piana del Tavoliere per visitare l’area archeologica di Canne, l’antica città che fu teatro della storica battaglia della seconda guerra punica che vide pesantemente sconfitto l’esercito della Repubblica Romana dai cartaginesi di Annibale.
Le bellezze dell’arte lasceranno successivamente il passo a quelle della natura quando, attraversata Margherita di Savoia – dove al Giro del 2013 s’impose il britannico Mark Cavendish – la carovana rosa sfilerà tra il mare e le saline, le seconde al mondo per estensione, dal 1977 protette da una riserva naturale che ha preservato un’area sfruttata per ricavarne sale sin dal III secolo d.C.
Terminato il costeggiamento del Tavoliere, la più vasta pianura d’Italia dopo la Padana, il tratto più scorrevole di questa frazione si concluderà con il passaggio nel cuore di Manfredonia, cittadina che deriva il nome dal principe della famiglia Hohenstaufen che la fondò nel 1256 e alle cui porte è possibile visitarne i due più rilevanti monumenti, la basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto e l’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, fondata nel XII secolo e la cui facciata fa bello sfoggio di sé ne “I cavalieri che fecero l’impresa”, film del 2001 firmato da Pupi Avati.
Ancora qualche chilometro tranquillo e poi si attaccherà la principale ascesa di giornata, in direzione di Monte Sant’Angelo, centro che prima dell’arrivo di Padre Pio nella vicina San Giovanni Rotondo era la capitale religiosa del Gargano, meta di pellegrinaggi diretti al santuario dedicato all’arcangelo Michele, inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e collocato lungo un’immaginaria linea retta che lo collega idealmente a Gerusalemme e altri due famosi santuari intitolati a San Michele, la Sacra piemontese e la celeberrima abbazia normanna di Mont-Saint-Michel. La salita è discretamente lunga, avvicinando di un soffio i 15 Km, ma – se si eccettua una strappata di 500 metri al 9,4% – si manterrà sempre su pendenze molto tranquille (media del 4,9%), addolcite dalla presenza di una ventina di tornanti. Rituffatisi verso l’Adriatico, inizierà il secondo tratto costiero di questa frazione, decisamente più intrigante del precedente e che debutterà con un settore vallonato disegnato dalla statale litoranea del Gargano alle spalle dell’incantevole Baia delle Zagare, antipasto alla seconda e ultima salita ufficiale di questa tappa, un’ascesa bifronte (primi 3 Km al 6%, ultimi 5 Km al 2%) che condurrà al GPM della Coppa Santa Tecla, superata la quale si affronteranno le pendenze più elevate di giornata nel corso della discesa di 6 Km (media del 5,8%, con un tratto di 1,8 Km all’8,4%) verso la Testa del Gargano, l’estremità orientale della penisola che il percorso “vincerà” con un piccolo zampellotto. Per il gruppo questo passaggio sarà il punto d’inizio di una lunga tregua altimetrica perché per una buona venticinquina di chilometri non s’incontreranno dislivelli, ma stavolta la pianura non sarà snella come quella incontrata nelle prime fasi di questa frazione e si troveranno un paio di lunghi rettilinei solo alle porte di Vieste, frequentata località balneare situata all’uscita di uno dei più affascinanti tratti della costa garganica, punteggiata da spettacolari cale, arditi archi, faraglioni e monoliti, come quello del Pizzomunno, che svetta al termine della spiaggia del Castello. Lambito il santuario di Santa Maria di Merino, costruito non distante dalla spiaggia dove alcuni pescatori rinvennero una statua della Madonna e nel quale sarebbe stato ospite il celebre Papa Celestino V in occasione di un fallito tentativo di fuga verso oriente, il percorso proseguirà pianeggiante lungo la tortuosa “silhouette” della costa fino all’incantevole Baia di Manaccora dove il tracciato tornerà a puntare verso l’alto. Quando mancheranno 13 Km al traguardo si attaccherà la penultima ascesa prevista dal “Garibaldi”, la pedalabile Coppa del Fornaro (5,4 Km al 3,6%) che, come nel caso della difficoltà precedente, mostrerà principalmente i muscoli nel versante della discesa, una planata di 3,2 Km al 5,4% con un picco del 9,5% che terminerà all’ingresso di Peschici, dove attenderà i “girini” l’ultima fatica giornaliera, una rampetta di un chilometro preciso al 7,9% che fa il paio con quella, molto simile nei numeri, affrontata 48 ore alle Terme Luigiane e che, come quella, potrebbe far gola non solo ai “finisseur” ma anche agli uomini di classifica: ce lo ricorda, per esempio, il successo di Pellizotti nella tappa che terminò proprio in cima a questo strappo al Giro del 2006, giornata che come quella proponeva prima l’ascesa a Monte Sant’Angelo. Sono solo mille metri quelli verso Peschici, uno scoglio nel mare delle salite del Giro 2017: ma, anche per com’è stato congegnato il tracciato odierno e come ci ricorda la storia della navigazione, è sui piccoli scogli che si rischia più facilmente di far naufragio.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

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Il duomo di Molfetta inquadrato dalla banchina dalla quale scatterà la tappa di Peschici

La cattedrale di Trani

Barletta, basilica del Santo Sepolcro

La collina sulla quale si trova l’acropoli dell’antica cittadina di Canne

Le saline di Margherita di Savoia

Manfredonia, basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto

L’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, nelle campagne di Manfredonia, vista nel film di Pupi Avati I cavalieri che fecero l’impresa (www.davinotti.com)

L’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, nelle campagne di Manfredonia, vista nel film di Pupi Avati ''I cavalieri che fecero l’impresa'' (www.davinotti.com)

L’Adriatico visto da uno degli ultimi tornanti della salita verso Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo, Santuario di San Michele Arcangelo

Uno scorcio della Baia delle Zagare

Vieste, il Pizzomunno

Santuario di Santa Maria di Merino

Baia di Manaccora

Vista su Peschici dal porto e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Vista su Peschici dal porto e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2017 (Google Street View)