LA FIERA DELLE RARITÀ

È la prima di due tappe oramai divenute rare nel contesto del ciclismo, disegnate senza l’emozione di una salita ma non meno ricche d’adrenalina. Alle emozioni dello sprint potrebbe sommarsi quelle provocate dagli imprevisti di corsa che rendono delicate anche frazioni come queste: le insidie stradali o il vento potrebbero tendere trappole dalle quali poi si potrebbe uscirne a fatica, come ricordano i precedenti di Richie Porte al Giro del 2015 e di Alejandro Valverde al Tour di due anni prima.

Se le tappe del Giro si collezionassero come le celebri figurine Panini questa di Modena e la successiva frazione di Novi Ligure diventerebbero ben presto oggetto di appassionanti “caccie” tra gli estimatori, veri e propri cimeli di culto com’era stata, per esempio, l’introvabile figurina che raffigurava il portiere bergamasco Pier Luigi Pizzaballa. Perché, se in questi ultimi anni sono diventate sempre più rare le tappe in linea completamente pianeggianti per l’abitudine degli organizzatori di cercare sempre d’inserire qualche piccola difficoltà altimetrica al fine di vivacizzare la corsa, capita ancor più di rado di vederne due consecutive. Per ritrovare nel percorso del Giro d’Italia una simile accoppiata dobbiamo scartabellare sui “Garibaldi” fino a tornare all’edizione del 2008 quando nel volgere di ventiquattrore si disputarono la Forli – Carpi (in parte da percorrere sulle strade odierne) e la Modena – Cittadella; per arrivare al precedente “precedente” tocca sfogliare le pagine dei libri-guida della corsa rosa sino al 1997 e poi, volendo continuare questa ricerca all’indietro, si arriverebbere al 1989 e qui ci fermiamo: quindi sole quattro volte negli ultimi 30 anni di Giro, a voler sottolineare l’eccezionalità di questi due giorni di corsa. C’è un perché nella scelta degli organizzatori di proporre due tappe di fila che non proporranno nemmeno il becco di una salita: da Novi alla fine del Giro, negli ultimi dieci giorni di corsa s’incontreranno solo frazioni da classifica, con la sola intrusione della tappa che terminerà a Santa Maria di Sala al quartultimo giorno di corsa, appuntamento al quale molti dei velocisti in gara potrebbero non arrivare, vuoi per le insidie del tempo massimo (in agguato soprattutto tra Courmayeur e il tappone di Ponte di Legno), vuoi per le scelte interne di molte squadre che da alcune stagioni hanno presso la criticata abitudine di mandare a casa i loro velocisti una volta archiviato il “grosso” delle tappe a loro riservate. Vedremo, dunque, le loro formazioni impegnate al massimo in queste due giornate, che rappresentano le ultime occasioni per molti degli sprinter in gara e che non saranno, comunque, del tutto scevre da insidie. Mancheranno quelle altimetriche, ma saranno sempre presenti quelle stradali oltre alle due variabiali che possono rendere “fatale” anche una tappa totalmente piatta, le cadute e il vento. Le prime, al di là delle magagne fisiche che possono provocare, possono far perdere parecchi minuti, “strappo” che fa ancor più male se accusato in una frazione che si pensava ininfluente, come ebbe a sperimentare Richie Porte nel 2015 nel finale della tappa di Jesolo, ultrapiatta come questa, quando perse quasi 2 minuti per un capitombolo avvenuto subito prima il pannello dei – 3 Km all’arrivo – oltre il quale i distacchi vengono abbuonati in caso di caduta – mentre lo stesso problema provocava anche l’avvicendamento al vertice della classifica tra Aru e Contador. E poi c’è l’incognita vento, favorita anche dalla mancanza di elevazioni non solo sul percorso di gara ma anche attorno ad esso: se dovesse capitare una giornata particolarmente ventosa basta un attimo per creare una frattura nel gruppo che potrebbe anche rivelarsi insanabile, come capitò nella tappa di Saint-Amand-Montrond del Tour de France del 2013, quando uno dei big della corsa transalpina, lo spagnolo Valverde, non riuscì a ricucire sulla testa della corsa e perse quasi 10 minuti dagli altri favoriti.
In questa decima giornata di gara si comincerà a pedalare sulle strade di Ravenna puntando verso Russi, il paese natale dell’indimenticato Luciano Pezzi, presso il quale, all’interno di un’oasi del WWF, si possono ammirare i resti di un’antica villa romana, una delle meglio conservare del Nord Italia. Proseguendo si punterà su Bagnacavallo, la medievale Castrum Tiberiacum che diventerà Balneocaballum nel X secolo – toponimo che fa riferimento a uno scomparso tratto del fiume Senio – e il cui centro storico nel 1976 fu teatro delle riprese di alcune drammatiche scene de “L’Agnese va a morire”, film di Giuliano Montaldo ambientato nei giorni della Resistenza. Successivamente ad ospitare il passaggio del gruppo sarà Lugo, la città del Giro di Romagna, storica corsa che non di disputa più dal 2012 e che ha avuto il suo plurivincitore in Fausto Coppi, a segno nelle edizioni del 1946, del 1947 e del 1949. Lasciata anche la cittadina che diede i natali all’”asso degli assi” dell’aviazione italiana Francesco Baracca e il cui monumento simbolo è il quadriportico detto il “Pavaglione”, la corsa si dirigerà quindi su Massa Lombarda, la capitale italiana della frutta, conosciuta in particolare per la coltivazione di pesche. Si farà quindi ritorno sulle strade della provincia di Bologna che, dopo il “grand départ” del Giro 2019 celebrato una settimana prima, sarà attraversata di slancio transitando a nord del capoluogo regionale, andando per primo a toccare il centro di Medicina, noto tra gli appassionati di astronomia perché nel 1964 nelle sue campagne fu costruito un osservatorio tra le cui strutture c’è la “Croce del Nord”, uno dei più grandi radiotelescopi esistenti al mondo, destinato in futuro ad aderire al progetto internazionale SKA (Square Kilometre Array), rete di radiotelescopi dislocati sull’intero pianeta che servirà per disegnare la più estesa e dettaglia mappa dell’universo finora realizzata.
Attraversata Budrio – il paese dell’ocarina, qui inventata nel 1853 e alla quale è dedicato un museo – il percorso attreverserà le campagne a nord di Bologna per poi portarsi a San Giovanni in Persiceto, nel cui cuore sorge la chiesa collegiata di San Giovanni Battista, “attrezzata” con la più antica campana esistente in terra bolognese, fusa nel 1318. A questo punto ci sarà un’improvvisa variazione del percorso, fin qui costantemente disegnato in direzione ovest, perché la planimetria proporrà ora un’impennata verso nord per raggiungere Crevalcore, comune noto alle cronache ciclistiche perché dal 2011 è presenza fissa nel tracciato della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, sede d’arrivo della più piatta frazione della corsa emiliana, inizialmente a cronometro per poi diventare terreno di caccia per i velocisti. Raggiunto quindi il centro di Camposanto, nel 1743 teatro di una cruenta battaglia della Guerra di successione austriaca che vide contrapporsi l’esercito austro-piemontese e le truppe spagnole, si arriverà al “vertice” di questa risalita orografica per poi iniziare la “discesa in pianura” che condurrà in una trentina di chilometri – dopo aver sfiorato il centro di Bomporto, con l’interessante darsena estense sul Naviglio di Modena e il sistema di chiuse ispirate ad un progetto di Leonardo da Vinci – all’approdo di Modena per un appassionante epilogo allo sprint all’ombra della Ghirlandina, primo atto di una due giorni totalmente riservata ai virtuosi dei finali vissuti a 70 Km orari.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Ravenna, basilica di San Vitale

Russi, Villa romana (www.archeobologna.beniculturali.it)

Russi, Villa romana (www.archeobologna.beniculturali.it)

Scena de “L’Agnese va a morire” girata in Piazza della Libertà a Bagnacavallo (www.davinotti.com)

Scena de “L’Agnese va a morire” girata in Piazza della Libertà a Bagnacavallo (www.davinotti.com)

Lugo, Pavaglione

Medicina, stazione radioastronomica

San Giovanni in Persiceto, collegiata di San Giovanni Battista

Bomporto, darsena estense sul Naviglio di Modena

La torre della Ghirlandina, campanile del duomo di Modena e simbolo della città emiliana, e, in trasparenza, l’altimetria della decima del Giro 2019 (www.emotionrit.it)

La torre della Ghirlandina, campanile del duomo di Modena e simbolo della città emiliana, e, in trasparenza, l’altimetria della decima del Giro 2019 (www.emotionrit.it)

CRONOS VS TITANOS, SI RINNOVA LA SFIDA A COLPI DI LANCETTE

35 Km contro il tempo rinnovano la tradizione delle cronoscalate con arrivo a San Marino, una lunga serie inaugurata il primo giugno del 1951 quando Fausto Coppi fu sopravanzato a sorpresa dal conterraneo Giancarlo Astrua. Altre sei sono state le tappe a cronometro terminate nello stato sanmarinese e quella di quest’anno sarà l’ottava, al termine di un tracciato vario che debutterà con una ventina di chilometri pianeggianti prima che entri in scena la salita finale verso il Monte Titano.

Le cronoscalate ritrovano la loro “culla”. Scoperte dal mondo del ciclismo negli anni ‘30 quando la “Corsa Rosa” le propose per la prima volta sulla salita laziale del Terminillo, la nascente stazione di sport invernali voluta dal regime fascista, dagli anni ’50 troveranno un ideale terreno di gara sulle pendici del Monte Titano, che accoglieranno dodici traguardi della corsa rosa – quello del 2019 sarà il tredicesimo – e di questa dozzina d’arrivi a San Marino sette saranno al termine di appassionanti sfide contro l’orologio. La prima volta del Giro nella capitale della piccola repubblica incastonata nell’Appenino Tosco-Romagnolo porta la data del primo giugno 1951 e si trattò proprio di una tappa contro il tempo, salendo dal classico versante di Rimini, che fece registrare un’inattesa sorpresa perché al traguardo il favoritissimo Fausto Coppi sarà preceduto di 20 secondi dal conterraneo Giancarlo Astrua, nettamente meno quotato del “Campionissimo”. Si replicò dal medesimo versante nel 1958, su di un percorso ridotto a 12 Km partendo dalla località Dogana e disputando interamente in territorio sanmarinese questa frazione, che sarà conquista dal lussemburghese Charly Gaul con 18” sul belga Jean Brankart. Su di un tracciato più completo si gareggiò nel 1968 quando la partenza era fissata a Cesenatico e si arrivava a San Marino dopo aver percorso quasi 50 Km prevalentemente pianeggianti con l’ascesa finale dal versante di Acquaviva, in cima al quale fece registrare il tempo migliore Felice Gimondi, primo con 39” sull’eterno rivale Eddy Merckx. I ruoli s’invertirono l’anno successivo quando, sul medesimo tracciato, sarà stavolta l’asso belga a imporsi, rifilando poco più di un minuto al corridore bergamasco, che quell’anno vincerà il Giro in seguito al clamoroso allontanamento dalla corsa rosa per doping del “Cannibale”, dopo la tappa di Savona. Nel 1979 si tornerà a gareggiare sull’asse Rimini-San Marino e, come nel 1951, anche in quest’occasione la tappa fornirà un risultato a sorpresa con l’affermazione del giovane emergente Giuseppe Saronni, che precedette di 32” il norvegese Knut Knudsen mentre l’atteso Francesco Moser sarà solo 4° a 1’24”. Tra le medesime località si gareggerà anche nel 1987, su di un percorso differente rispetto a quello classico che prevedeva di coprire la distanza di 46 Km, salendo a San Marino dal versante marchigiano di Mercatino Conca, sul quale Roberto Visentini dettò legge arrivando al traguardo con 1’11” sull’elvetico Tony Rominger. L’ultima volta, nel 1997, la cronoscalata al Titano partiva dagli stabilimenti della Scrigno – quell’anno sponsor della formazione guidata da Bruno Reverberi – di Santarcangelo di Romagna mentre il traguardo era fissato 18 Km più in alto, dopo esser saliti dal versante di Ventoso, che vide imporsi il russo Pavel Tonkov con 21” sul connazionale Berzin. Siamo così arrivati al presente del 19 maggio 2019, che vedranno i “girini” affrontare un tracciato molto simile nelle caratteristiche a quello delle due tappe disputate alla fine degli anni ’60 con partenza da Cesenatico. Il percorso sarà più breve di una quindicina di chilometri e arriverà a San Marino dalla direzione opposta ma, come in quelle occasioni, prevederà di percorrere un lungo tratto in pianura – 22 Km per la precisione – prima di arrivare all’appuntamento con l’ascesa finale, che sarà approcciata dall’inedito versante di Montegiardino, 7.5 Km al 6,6% di pendenza media suddivisi in due “razioni” da un tratto intermedio in quota lungo quasi 5 Km. Si tratterà, dunque, di una cronometro di difficile gestione a causa delle variazioni di ritmo che imporrà il tracciato e che costringerà i passisti, ai quali strizza l’occhio la ventina di chilometri privi di difficoltà a inizio tappa, a non esagerare nella prima parte di gara per non correre il rischio di trovarsi in panne lungo la discontinua ascesa finale. Il via da Riccione, località balneare tra le più celebri della riviera romagnola, legata alla sede d’arrivo non solo dai quasi 35 Km che si dovranno percorrere oggi ma anche dalle riprese del film “Estate violenta”, girato tra Riccione e San Marino nel 1959 e che ebbe tra gli interpreti Eleonora Rossi Drago e l’attore francese Jean-Louis Trintignant. I primi tre chilometri rappresenteranno il tratto più filante del percorso, disegnati come sono sul rettilineo lungomare che da Riccione conduce verso Rimini, e anche l’ultima porzione del Giro 2019 che si snoderà in riva al mare; cambiata la direzione di marcia si scavalcherà il tracciato dell’Autostrada Adriatica poco prima di giungere alla località di Ospedaletto, la frazione del comune di Coriano dove saranno presi i primi intermedi di gara e nei cui pressi si trova la nota comunità di recupero di San Patrignano, fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli e conosciuta anche agli appassionati di ciclismo per aver ospitato negli anni ’90 l’arrivo di una corsa per dilettanti, la Firenze-San Patrignano. Anche il Giro d’Italia ebbe a toccare con mano questa realtà nel 1985 quando Vincenzo Torriani, su iniziativa di Candido Cannavò, vi mise in programma una sosta di tre minuti per tutto il gruppo, segnalata sin dalla tabella di marcia della Cervia – Jesi, tappa che poi proseguirà alla volta di San Marino e quindi, affrontate le colline del Montefeltro, verso la cittadina marchigiana dove s’impose Orlando Maini.
L’ultimo tratto italiano di questa tappa si snoderà nel parco fluviale del Marano, percorso dall’omonimo torrente che ha le sue sorgenti sul vicino Monte Guelfa e che rivela spunti d’interesse per la sua variegata flora (in particolare salici bianchi e pioppi neri). Poco prima dello scoccare del ventesimo chilometro si supererà il confine di stato all’altezza del piccolo lago artificiale di Faetano, realizzato nel 1968 per la pratica della pesca sportiva della trota. Entrati ufficialmente nel territorio della “Repubblica della Libertà” si dovranno percorrere ancora un paio di chilometri in pianura prima di giungere all’inizio della salita finale, che si attaccherà in corrispondenza del bivio per Faetano, uno dei nove “castelli” nei quali è suddiviso amministrativamente il territorio di San Marino, nel quale è possibile ammirare il più antico orologio presente nel territorio dello stato, oggi collocato sulla facciata della “Casa del Castello” e proveniente dalla Parva Domus di San Marino città. La prima “fetta” di salita è la più consistente, 5.3 Km al 6.6% di pendenza media nel corso dei quali si tocca anche il picco massimo dell’intera ascesa (11%), raggiunto subito dopo il passaggio da Montegiardino, il più piccolo e meno popoloso dei castelli sanmarinesi, poco più di 900 abitanti per questo borgo d’origine longobarda. Arrivati al cosiddetto “Passetto Fiorentino”, terminerà la prima parte dell’ascesa, si confluirà sul versante che sale da Mercatino Conca, quello affrontato nella cronoscalata del 1987, e si svolterà a destra in direzione della capitale lanciandosi nel tratto in quota, caratterizzato da un paio di lievi falsipiani che iniziano dopo il passaggio da Fiorentino, il castello presso il quale si trova un monumento dedicato all’aviatore triestino Gianni Widmer, che il 16 aprile del 1913 fu il primo a volare sui cieli di San Marino: realizzato sulla cima del Monte Carlo, dove il Widmer atterrò, si trattò del secondo in ordine di tempo dedicato a un aviatore, dopo quello innalzato nello stesso anno a Parigi in onore del brasiliano Alberto Santos-Dumont. Raggiunta la “curazia” (frazione) sanmarinese di Murata, presso la quale ha sede l’omonima società sportiva (è stata la prima società calcistica del piccolo stato che ha preso parte alla coppa UEFA, nel 2006-2007, e alla Champions League, nel 2007 e nel 2008), inizierà un tratto in lieve e veloce discesa sul viale che funge da circonvallazione occidentale di San Marino città, nel corso del quale si sfiorerà il piccolo casale sede del Museo della Civiltà Contadina. È l’ultimo tratto veloce di questa tappa, prima che la salita riprenda nei conclusivi 2.2 Km al 6.4% che rimontano le ultime pendici del Monte Titano, ancora una volta teatro di un’appassionante sfida a suon di minuti.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Passetto Fiorentino (482 metri). Quotato 506 metri sulle cartine del Giro 2019, vi transita la “Strada della Serra” tra San Marino e il confine di stato verso Montelicciano e Mercatino Conca. Vi confluisce la “Strada Bandirola”, proveniente da Montegiardino e dalla quale saliranno i corridori nel corso della cronoscalata.

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L’attore francese Jean-Louis Trintignant sulla spiagga di Riccione in una scena di “Estate violenta” (www.davinotti.com)

L’attore francese Jean-Louis Trintignant sulla spiagga di Riccione in una scena di “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il porto turistico di Riccione

Un tratto del lungomare che conduce fuori da Riccione

Ospedaletto di Coriano, Comunità di San Patrignano

Attraversamento della valle del Marano

Confine di stato tra Italia e Repubblica di San Marino

Faetano, chiesa di San Paolo e “Casa del Castello”

Montegiardino

Il Monte Titano visto dal punto più ripido della salita, all’uscita di Montegiardino

Passetto Fiorentino

Passaggio da Fiorentino (sullo sfondo il Monte Carlo)

San Marino, il casale sede del Museo della Civiltà Contadina

La veloce discesa che precede la rampa finale verso San Marino

L’ultimo tornante del tratto finale in ascesa

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

San Marino, basilica di San Marino

Il Monte Titano e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2019 (wikipedia)

Il Monte Titano e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2019 (wikipedia)

UN SABATO DI “RISTRETTEZZE”

Nonostante cada in giorno di sabato, non aspettavi grandi difficoltà nei 235 “magri” Km che si dovranno percorrere per andare da Tortoreto Lido a Pesaro. In una tappa dove l’Adriatico sarà prevalente scenografia alla gara, le principali insidie arriveranno dalle piccole asperità collinari che punteggiano il finale e che qualche grattacapo potrebbero darlo al massimo alle squadre dei velocisti, mentre chi punta alla classifica dovrebbe trascorre un pomeriggio tranquillo alla vigilia della cronoscalata a San Marino. Ma la discesa finale, che ricorda il Poggio, potrebbe isprirare qualche alta sfera ben attrezzata per le planate, se si vorrà buttare sul piatto qualche energia…

12 maggio 2012, Recanati – Rocca di Cambio con arrivo in salita.
11 maggio 2013, cronometro individuale Gabicce Mare – Saltara.
17 maggio 2014, Foligno – Montecopiolo con la scalata al Carpegna e l’arrivo in salita.
16 maggio 2015, Fiuggi – Campitello Matese con arrivo in salita.
14 maggio 2016, Foligno – Arezzo con la salita sterrata all’Alpe di Poti.
13 maggio 2017, Molfetta – Peschici con la salita di Monte Sant’Angelo.
12 maggio 2018, Praia a Mare – Montevergine con arrivo in salita.

C’è un comun denominatore tra le frazioni sopra citate ed è quello del sabato e di un sabato ben specifico; tutte queste tappe, infatti, si sono disputate nel secondo week end di gara, momento nella corsa nella quale gli organizzatori sono soliti proporre percorsi quasi sempre rilevanti ai fini della classifica, di montagna, a cronometro oppure non durissimi ma insidiosi. Però, non sarà così nel 2019 perché sabato 18 maggio, secondo sabato del 102° Giro d’Italia, si correrà una tappa di trasferimento, sulla carta appetibile ai velocisti anche se per loro non sarà del tutto agevole. Vegni e soci non sono, però, tornati sui loro passi dopo gli standard di percorso impostati nelle ultime stagioni; semplicemente quest’anno hanno “addensato” tutte le difficoltà negli ultimi dieci giorni di gara – nel corso dei quali s’incontrerà una sola frazione tranquilla – e per questo non hanno calcato eccessivamente la mano nella prima settimana, che si concluderà comunque con la prima frazione a “cinque stelle” di difficoltà di questa edizione, la cronoscalata a San Marino. Alla vigilia di questo importante appuntamento, chiave di volta della centoduesima edizione della corsa rosa, si correrà dunque una tappa sulla carta non troppo impegnativa, totalmente pianeggiante nei primi 134 Km e movimentata da morbide colline negli ultimi cento. Si tratta di difficoltà che non fanno paura a nessuno, anche non renderanno agevole il lavoro alle squadre dei velocisti, in particolar modo nei tortuosi 25 Km conclusivi, che si snodano sulla spettacolare strada panoramica del promontorio del Monte San Bartolo, il cui tratto conclusivo ricorda la planata dal Poggio verso il traguardo della Milano-Sanremo. Si dovranno percorrere, infatti, una discesa a tornanti – 6 per la precisione, come nella planata ligure – e poi un breve tratto pianeggiante conclusivo, all’incirca lungo come quello che si deve superare per raggiungere lo storico traguardo di Via Roma. Considerate le numerose conclusioni allo sprint che ci ha riservato la “Classicissima” la possibilità che si arrivi in volata in quel di Pesaro è elevata, come alto è il rischio che il gruppo non ce la faccia a rientrare a causa delle tortuosità del finale, con buona pace dei fuggitivi di giornata. E non è escluso che qualche uomo di punta decida di approfittarne per tentare di guadagnare una manciata di secondi nel finale e il pensiero va ancora alla Sanremo e alla stupenda vittoria, in barba ai velocisti, conseguita lo scorso anno da Vincenzo Nibali che, da buon discesista qual è, potrebbe trovare ispirazione scendendo dal San Bartolo.
Il fischio di partenza risuonerà sul lungomare di Tortoreto Lido, località balneare il cui nome fa riferimento proprio ai volatili della famiglia dei columbidi, che qui hanno individuato un ideale habitat per nidificare sin dai tempi medievali, come ebbe a far notare in una sua lettera Papa Gregorio Magno nel VI secolo. Percorsi una decina di chilometri scarsi sul suolo abruzzese la corsa entrerà nelle Marche alle porte di San Benedetto del Tronto, principale località turistica della “Riviera delle Palme”, così chiamata proprio per la diffusa presenza di queste piante: ne sono state censite ben 8000 nella sola San Benedetto, monumenti naturali che si affiancano a quelli di pietra della cittadina marchigiana, come la torre rinascimentale dei Gualtieri e la cattedrale ottocentesca di Santa Maria della Marina. Costantemente seguendo il litorale adriatico ci si porterà quindi a Grottammare, paese natale di Papa Sisto V (pontefice per cinque anni, dal 1585 al 1590), e quindi a Porto San Giorgio, situato ai piedi della collina di Fermo, citta d’arte pittorescamante adagiata sull’elevazione che i sabini chiamavano Mons Sabbi e che merita una disgressione dal percorso di gara per ammirarvi il Duomo intitolato all’Assunta e la sottostante Piazza del Popolo, cuore della cittadina. Attraversate Porto Sant’Elpidio, alle porte del celebre “Distretto Calzaturiero Marchigiano” le cui origini risalgono al XV secolo, e Civitanova Marche, quando si giungerà a Porto Recanati il percorso cambierà temporaneamente scenario per una trentina di chilometri, abbandonando la costa per doppiare il promontorio del Monte Conero e la città di Ancona. All’inizio di questo tratto si transiterà ai piedi della città di Loreto, che domina dall’alto del colle con le strutture fortificate che cingono la celebre Basilica della Santa Casa, realizzate su incarico del cardinale Girolamo Basso della Rovere nel timore d’incursioni saracene che poi qui non accaddero ma che colpirono i centri vicini. Si sfiorerà quindi la Selva di Castelfidardo, area floristica protetta che rappresenta un caso unico in Europa per la ricchezza della sua biodiversità e presso la quale fu combattuta in epoca risorgimentale la storica Battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860) tra le truppe dello Stato Pontificio e quelle del Regno di Sardegna, uscite vincitrici da questo scontro che spalancò le porte all’Unità d’Italia e che è qui ricordato da un sacrario costruito già l’anno successivo. Lambita Osimo – dove Simon Yates colse il secondo dei suoi successi di tappa al Giro 2018 – si ritroverà il Mar Adriatico in vista di Marina di Montemarciano andando a imboccare l’ultimo tratto di pianura totale di questa frazione, poco meno di 30 Km nel corso dei quali si toccherà la nota Senigallia prima di giungere a Marotta, località balneare soprannominata per anni la “Berlino dell’Adriatico” perché il suo territorio era suddiviso tra ben tre comuni, uno dei quali è San Costanzo, verso il quale i “girini” pedaleranno all’inizio del tratto collinare affrontando la prima lieve pendenza di giornata. Superato questo dolce zampellotto si scenderà nella valle del Metauro sfiorando il borgo di Piagge – dove nel 1996 è stata rinvenuta una grotta ipogea nei pressi del locale castello, luogo che gli studiosi indicano come “location” di riti esoterici o d’iniziazione a ordini cavallereschi – giungendo ai piedi della salita che più risalta sul grafico altimetrico odierno, il comunque pedalabile Monte della Mattera. Sono 9.2 Km al 3.6% nel corso dei quali si tocca l’abitato di Saltara, presso il quale si trova l’interessante Museo del Balì, science-center ospitato nell’omonima villa settecentesca. Gli appassionati di ciclismo ricorderanno, invece, che questa cittadina – dal 2016 confluita nel neonato comune di Colli al Metauro – è stata la sede d’arrivo non solo della tappa a cronometro citata a inizio articolo, vinta dal britannico Alex Dowsett, ma anche di un’altra frazione della corsa rosa (nel 2006, vittoria del belga Rik Verbrugghe), di una tappa della Tirreno-Adriatico conquistata dall’olandese Servais Knaven nel 2005, del campionato nazionale professionisti nel 2003, vinto da Paolo Bettini, e – ancor più indietro nel tempo – del campionato nazionale riservato alla scomparsa categoria degli “indipendenti” nel 1933, titolo conseguito dal corridore bergamasco, ma varesino d’adozione, Camillo Erba.
Discesi l’altro versante della Mattera, la corsa rosa sarà già a Pesaro, dove si sfiorerà il santuario gotico di Santa Maria dell’Arzilla per poi percorrerne le strade dell’estrema periferia sudoccidentale, superare il corso del fiume Foglia e puntare quindi verso il successivo GPM, il più ripido di giornata (la pendenza media è del 7.4% ma l’ascesa è lunga solo 1.4 Km), diretti a Monteluro, borgo ricordato sui libri di storia per una delle più sanguinose battaglie del XV secolo, combattuta tra le contendenti famiglie dei Montefeltro e dei Malatesta. A quest’ultima apparteneva il poco distante castello di Gradara, uno dei più visitati delle Marche grazie a Dante Alighieri, che vi ambientò le tragiche vicende amorose di Paolo e Francesca, ma che è conosciuto anche oltreoceano per il film “Il principe delle volpi”, qui girato nel 1949 dal regista statunitense Henry King ed incentrato sulle figure di Andrea Orsini e del temuto Cesare Borgia, interpretati dai divi hollywoodiani Tyrone Power e Orson Welles. La discesa verso la nota località balneare di Gabicce Mare, la più meridionale della riviera romagnola e l’unica a trovarsi in territorio marchigiano, anticiperà l’inizio del tormentato tratto finale disegnato lungo il promontorio del Monte San Bartolo, all’inizio del quale si affronterà la salita di Gabicce Monte (1.8 Km al 5.4%), antico borgo un tempo dotato di una fortezza oggi scomparsa – era il Castellum Ligabitii dal quale deriva il nome della località – che offre stupende viste panoramiche verso l’entroterra e in direzione di Rimini e Cesenatico. Superato l’ultimo Gran Premio della Montagna, inizierà un tratto serpeggiante – sia sotto l’aspetto planimetrico, sia per la fisionomia altimetrica – che conduce ai deliziosi borghi di Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara, frazioni pesaresi note la prima per il cinquecentesco Santuario del Santissimo Crocefisso, costruito “attorno” a un crocefisso che era stato rinvenuto in una cassa abbandonata nell’Adriatico in seguito ad un naufragio, e la seconda per le “focare”, giganteschi falò che venivano accesi nel punto più elevato del promontorio per avvertire i naviganti di tenersi al largo dalle ripide coste. Erano rudimentali fari, in epoche più recenti sostituiti da quello più “tradizionale” di Monte San Bartolo, oggi gestito dalla Marina Militare e situato dove avrà inizio il tuffo finale su Pesaro, terreno ideale per qualche inattesa imboscata, se qualcuno avrà voglia di giocarsi un po’ d’energie alla vigilia della delicata cronoscalata verso il Titano.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico delle Crocette (75 metri). Sovrastato dall’omonimo e boscoso colle, è valicato dalla SS 16 “Adriatica” tra il bivio per Numana e l’ossario della battaglia di Castelfidardo. Si tratta di uno dei valichi più bassi d’Italia che, nella speciale classifica stilata su “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo Editore), occupa il 25° posto dal basso, con il passo più “nanerottolo” costituito dall’anonimo Bocchetto, che si trova sull’Isola d’Elba (lungo la strada che collega Porto Azzurro a Rio nell’Elba) e che è alto appena 22 metri sul livello del mare.

Valico di Passo (361 metri). Valicato dalla SP 26 “Mombaroccese” tra Cartoceto e Mombaroccio, nei pressi dell’omonimo abitato, viene superato poco dopo lo scollinamento del Monte della Mattera.

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Tortoreto Lido, sullo sfondo, vista dal soprastante borgo di Tortoreto Alto

San Benedetto del Tronto, Torre dei Gualtieri

Fermo, Duomo dell’Assunta

Il santuario di Loreto visto dalla statale Adriatica, dalla stessa prospettiva del gruppo

Sacrario di Castelfidardo

La grotta ipogea di Piagge (https://i.postimg.cc/nrDT8tCM/grottaipogea.jpg)

La grotta ipogea di Piagge (https://i.postimg.cc/nrDT8tCM/grottaipogea.jpg)

Saltara, Villa del Balì

Pesaro, Santuario di Santa Maria dell’Arzilla

La rocca di Gradara nel film “Il principe delle volpi” (www.davinotti.com)

La rocca di Gradara nel film “Il principe delle volpi” (www.davinotti.com)

Il belvedere di Gabicce Monte

Casteldimezzo, Santuario del Santissimo Crocefisso

Faro di Monte San Bartolo

Pesaro, Rocca Costanza

Il promontorio del Monte San Bartolo e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2019 (www.tripadvisor.it)

Il promontorio del Monte San Bartolo e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2019 (www.tripadvisor.it)