PESCO SANNITA – GRAN SASSO D’ITALIA: È L’ORA DI DARE I NUMERI!

Collocato esattamente nella stessa posizione della frazione del Block Haus dello scorso anno, ecco il tappone appenninico del Giro 2018. Le pendenze non sono cattive come quella dell’altra ascesa ma la tappa presenta numeri che lasciano ben sperare, a partire da quelli degli arrivi in salita finora affrontati, per passare poi ai chilometraggi dell’ascesa finale e complessivo della tappa e per finire con quello della quota della località d’arrivo, punto più alto dell’Appennino raggiungibile su asfalto. I numeri ci sono e, dunque, potrebbe esserci anche da parte dei grandi big al via del Giro, ispiranti anche dalle gesta del “Pirata”…

È giunta l’ora di dare i numeri e allora cominciamo a darveli noi: 3, 45, 224 e 2135.
3 sono gli arrivi in salita finora affrontati e non era mai successo nella storia del Giro che ce ne fossero così tanti nei primi nove giorni di gara. Nemmeno il Tour ha mai osato tanto e per ritrovar qualcosa del genere bisogna andare a spulciare le altimetrie delle Vuelte disputate in questi ultimi anni.
45 sono i chilometri che intercorreranno tra l’inizio dell’ascesa finale e il traguardo e, anche se questi non saranno continui, spezzati in due fasi da un GPM intermedio e da un lungo settore in falsopiano, certamente lasceranno il segno.
224 sono i chilometri complessivi di questa tappa e anche questo potrà avere un suo peso, se si pensa che da diversi anni le tappe “over 200” sono diventate sempre più rare e che i “girini” saranno reduci da una tappa di montagna, quella di Montevergine, che pure sfonda questo tetto (208 Km).
2135 sono, infine, i metri della zona d’arrivo, con la linea del traguardo tracciata al termine di quella che è la più elevata strada asfaltata dell’Appennino e anche questa quota affrontata molto presto potrebbe cogliere qualcuno alla sprovvista.
Ecco che questi numeri potrebbe per davvero ispirare… numeri da parte di qualche grande protagonista del Giro 2018 e, a questo punto della corsa, bisognerà certamente muoversi e non più giocare allo studio dei rivali e all’attendismo, come forse ci si potrebbe attendere tra Etna e Montevergine. C’è il precedente del 1999 che fa ben sperare, quando sul Gran Sasso, salita non certamente insormontabile che raduna i suoi tratti più impegnativi negli ultimi 4500 metri, Marco Pantani fece il numero che certo non lasciava presagire la salita e distanziò di 23” lo spagnolo José María Jiménez e di 26” l’elvetico Alex Zülle.
Questa lunga frazione che potrebbe movimentare il vertice della classifica, come capitato 19 anni fa con la conquista della maglia rosa da parte del “Pirata”, scatterà da Pesco Sannita, centro del beneventano situato a un tiro di schioppo dalla celebre Pietrelcina, paese natale di Padre Pio. Tutta la fase iniziale, poco meno di 100 Km, si snoderà prevalentemente lungo una serie di veloci superstrade, come la SS 87 che il gruppo percorrerà lasciando la Campania, transitando ai piedi dei colli sui quali sorgono i centri di Morcone e Sassinoro, entrambi pure legati alla figura di Padre Pio, che a Morcone trascorse gli anni del noviziato francescano e a Sassinoro fu in diverse occasioni pellegrino al Santuario di Santa Lucia al Monte. A una trentina di chilometri dal via il Giro entrerà in Molise, dove la superstrada che percorerrà il gruppo sfiorerà l’area archelogica dell’antica Saepinum poco prima di giungere alla Sella di Vinchiaturo, valico che geograficamente rappresenta il confine settentrionale dell’Appenino Campano e che “fisicamente” poco si avverte perché la statale lo attraversa in assetto di pianura. È solo dopo Bojano, centro seconda la leggenda fondato per volontà del dio Marte sul luogo dove un bue si sarebbe improvvisamente fermato durante le emigrazioni delle genti sannite dalla natìa Sabina, che si comincia per la prima volta a prender quota, anche se in maniera molto lasca: la prima ascesa degna di nota segnalata sull’altimetria è quella che termina presso il Santuario di Maria Santissima Addolorata, costruito in stile neogotico nel luogo dove il 22 marzo del 1888 la Madonna apparse alle pastorelle Serafina e Bibiana e presso il quale si sono concluse anche due frazioni della Tirreno-Adriatico, conquistate dal francese Laurent Jalabert (2000) e dall’elvetico Markus Zberg (2001). Una veloce discesa porterà i “girini” alle porte di Isernia, passata la quale si salteranno a piedi pari due storiche ascese del Giro, i valichi del Macerone e di Rionero Sannitico, inserite per la prima volta nel tracciato proprio nell’edizione del debutto della “corsa rosa” (1909), e che furono spesso affrontate negli anni del ciclismo eroico, rese impietose non solo dalle pendenze ma anche dal fondo sterrato che arrivò a mettere in nera crisi un campionissimo del calibro di Costante Girardengo. Anche sulla moderna variante della SS 17 sarà inevitabile affrontare un tratto di salita ma gli 11,3 Km al 4,2% verso lo svincolo per Rionero sono ben poca cosa rispetto alla strada tradizionale e potranno farsi sentire soltanto se da quelle parti dovrebbe esserci un’improvvisa accelerazione del gruppo. Al termine della discesa si entrerà in Abruzzo e contemporaneamente si abbandonerà la superstrada per tornare a pedalare sulla viabilità più consueta in direzione di Castel di Sangro, centro che rammenta nel nome uno scomparso maniero distrutto nel 1228 dalle truppe del cardinale Colonna per punire un signorotto locale della fedeltà dimostrata al re di Sicilia Federico II di Svevia. Qui inizierà l’unica salita che Mauro Vegni non ha potuto “saltare” in questa fase di gara, quella che in 9 Km al 4,8% sale a Roccaraso, la più nota località di sport invernali dell’Abruzzo, situata all’estremità meridonale delle Cinquemiglia, spettacolare altipiano che il gruppo attraverserà agevolmente percorrendo, subito dopo lo scollinamento, una scarsa dozzina di chilometri in perfetta pianura. Non era così in passato, quando prima di attraversare le Cinquemiglia ai viandanti si consigliava di far testamento per l’elevato rischio d’incappare in branchi di lupi, in orde di briganti o in rovinose tormente di neve, come quelle che, tra il 1528 e il 1529, falcidiarono due eserciti di passaggio causando ben 800 vittime. Tornati a valle, la corsa sarà attesa sulle strade di Sulmona, cittadina famosa anche fuori d’Italia per la produzione di confetti, che si possono gustare ammirandone i suoi principali monumenti, come l’acquedotto medioevale che sfiora la centralissima Piazza Garibaldi, le sue numerose chiese e, appena fuori città, la Badia Morronese fondata nel 1293 dall’eremita Pietro Angeleri, passato alla storia come Celestino V, il papa del dantesco “gran rifiuto”. Siamo all’inizio del tratto che condurrà dritti ai piedi del Gran Sasso, una venticinquina di chilometri di velluto nel corso dei quali si transiterà per Popoli, centro dal quale ha inizio la “Strada delle Svolte”, itinerario in salita movimentato da quattro tornanti che dal 1963 è teatro di una cronoscalata automobilistica la cui 56a edizione si terrà tra il 7 e il 9 settembre 2018. In diverse occasioni anche il Giro ha affrontato le “Svolte”, ma non accadrà quest’anno poiché dopo Popoli ci sarà ancora un lungo tratto da percorrere in pianura, infilandosi nella Valle del Tirino, all’inizio della quale si trova uno dei più importanti complessi industriali d’Italia, creato nel 1901 e che sei anni dopo fu il primo nella nostra nazione a produrre alluminio utilizzando il metodo elettrochimico. L’ultimo tratto sul fondovalle vedrà i corridori attraversare il centro di Bussi sul Tirino e sfiorarne uno dei suoi monumenti più caratteristici – la chiesa di Santa Maria di Cartignano, totalmente priva del corpo centrale a causa dei terremoti che l’hanno ripetutamente colpita – poco prima di giungere all’appuntamento con il Gran Sasso. La prima fetta della lunga ascesa finale sarà considerata GPM a parte, una volta percorsi i 13,5 Km al 6% che terminano all’altezza di Calascio, centro dominato dall’altura sulla quale sorgono i suggestivi resti dell’omonima rocca, spesso utilizzati come set cinematografico: lassù saranno girate diverse scene de “Il nome della rosa” mentre il primo film in ordine di tempo che riprese quel luogo fu “Amici miei – Atto II°”, nello specifico per le scene della “crocifissione” di Gastone Moschin.
Dopo il passaggio da Calascio la salita momentaneamente s’interrompe per circa 5 km lasciando spazio al lieve falsopiano verso il delizioso borgo di Santo Stefano di Sessanio, sovrastato dalla struttura metallica che riproduce la forma del monumento simbolo del paesino, la Torre Medicea, in gran parte crollata durante il terremoto del 2009 e della quale sono in corso i lavori di ricostruzione. Alle porte di Santo Stefano la strada torna a salire, diretta all’altopiano di Campo Imperatore che, contrariamente a quanto segnalato sull’altimetria ufficiale della tappa, non coincide con la zona dove si concluderà la tappa ma si trova più a valle, a un’altitudine media di 1800 metri. Punteggiato da una decina di piccoli laghetti poco profondi come il Racollo e il Pietranzoni, i corridori lo raggiungeranno con 10 Km d’ascesa agevole (media del 4%), seguiti da un tratto in quota vallonato di sei chilometri e mezzo, percorrendo il quale si confluirà sulla principale strada d’accesso all’altopiano, che sale dall’Aquila, e si transiterà a breve distanza dai ruderi della chiesetta di Sant’Egidio, la cui costruzione risale all’anno 1000. Sfiorato il citato laghetto Petranzoni, la salita tornerà a essere definitiva protagonista del tracciato quando mancheranno 7,5 km al traguardo, preceduto dal tratto più impegnativo dell’ascesa che negli ultimi 4,5 Km sale all’8,2% medio, raggiungendo il picco massimo del 13% a circa 1500 metri dalla retta d’arrivo, prevista presso il celebre Hotel Campo Imperatore, principale struttura ricettiva dell’omonima stazione di sport invernali, famosa per aver ospitato Benito Mussolini dopo l’arresto nel 1943.
I numeri li abbiamo dati… ora tocca ai corridori!!!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Vinchiaturo (552 metri). Attraversata dalla linea ferroviaria Campobasso – Isernia e dalla SS 87 “Sannitica” (tra gli svincoli di Guardiaregia e Sepino), costituisce lo spartiacque tra le valli del Biferno e del Tammaro e, secondo alcuni geografi, è in questo luogo – e non alla Bocca di Forli (che si trova presso Rionero Sannitico) – che transita il reale confine tra Italia Centrale e Italia Meridionale.

Valico di Pettoranello (739 m). Spartiacque tra il bacino del Biferno e quello del Volturno, è attraversato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica”, tra Pastena e il bivio per Pettoranello del Molise. Si trova nei pressi del Santuario di Maria Santissima Addolorata.

Colle della Portella (1271 metri). Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” tra Roccaraso e l’altopiano delle Cinquemiglia, all’altezza del bivio per Rivisondoli. Vi sorge il santuario della Madonna della Portella, detto anche Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Valico Piano delle Cinquemiglia (1265 metri). Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” all’inizio della discesa che dall’altopiano delle Cinquemiglia conduce verso Sulmona. Prima salita del Giro d’Italia, affrontato nella terza tappa dell’edizione 1909 (Chieti – Napoli, vinta da Giovanni Rossignoli), dopo l’istituzione della maglia verde ha accolto 6 traguardi GPM. L’ultimo a scollinarlo è stato Giovanni Visconti nel 2009, nei chilometri iniziali della tappa Sulmona – Benevento vinta dall’indimenticato Michele Scarponi.

Sella di Pratoriscio (2130 metri). Punto terminale della SS 17 bis dir. C “della funivia del Gran Sasso”, coincide con il luogo dove sorge l’Hotel Campo Imperatore, presso il quale si concluderà la tappa, quotato 2135 sulle cartine ufficiali del Giro. Si tratta della terza volta che la corsa rosa si arrampica sin lassù: in precedenza si sono qui imposti lo spagnolo Vicente López Carril nel 1971, il danese John Carlsen nel 1989 e Marco Pantani nel 1999. Non fa testo la tappa del Gran Sasso del 1985, vinta da Franco Chioccioli, perché in quell’occasione si affrontò solo il tratto iniziale dell’ascesa, con il traguardo collocato in località Fonte Cerreto, a circa 1110 metri di quota.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Pesco Sannita, chiesa del Santissimo Salvatore

Morcone, il convento francescano nel quale Padre Pio trascorse gli anni del noviziato

Sassinoro, Santuario di Santa Lucia al Monte

Area archeologica di Saepinum

Castelpetroso, Santuario di Maria Santissima Addolorata

Altopiano delle Cinquemiglia

Sulmona, acquedotto medioevale

Badia Morronese

Bussi sul Tirino, chiesa di Santa Maria di Cartignano

Scena di “Amici miei – Atto II°” girata a Calascio (www.davinotti.com)

Scena di “Amici miei – Atto II°” girata a Calascio (www.davinotti.com)

Scorcio di Santo Stefano di Sessanio con la Torre Medicea crollata nel 2009 e attualmente in fase di ricostruzione

Un’altro scorcio di Santo Stefano con l’impalcatura che riproduce le fattezze della torre crollata

Campo Imperatore, Lago Racollo

Il Corno Grande, massima elevazione del massiccio del Gran Sasso, e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2018 (wikipedia)

Il Corno Grande, massima elevazione del massiccio del Gran Sasso, e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2018 (wikipedia)

PRAIA A MARE – MONTEVERGINE: PARTENIO, IL MONTE SILENTE

Secondo arrivo in quota per il Giro 2018, che fa ritorno sulla salita di Montevergine, una delle più “silenziose” della Corsa Rosa, che mai ha permesso di scrivere grandi pagine di sport a causa di pendenze sempre tenere. Ma c’è un precedente che ci dice che, se affrontata con il giusto piglio e con un’altra tappa di montagna nelle gambe (proprio come accadrà quest’anno), la salita irpina potrebbe alzare un po’ la voce…

È silenzioso il Partenio e non soltanto per l’orante presenza dei monaci di Montevergine. La montagna di Avellino non ha mai sentenziato granchè anche quando lassù è salito il Giro d’Italia con il suo baccano di contorno perché quasi sempre la tappa è terminata allo sprint, certamente senza i velocisti e a ranghi ridotti, ma senza nemmeno selezione tra i nomi che contano, giunti tutti assieme al traguardo. Per esempio, l’ultima volta che la corsa rosa ha proposto l’arrivo al santuario si erano presentati in 25 sulla linea d’arrivo, tagliata per primo dal belga Bart De Clercq. Era successo lo stesso nel 2001 e nel 2007, al termine di frazioni entrambe vinte da Danilo Di Luca, ma c’è un precedente che fa ben sperare, datato 15 maggio 2004. Quell’anno Montevergine non era prima tappa di montagna ma arrivava dopo averne già affrontata una abbastanza impegnativa, quella del Corno alle Scale conquistata da Gilberto Simoni, e – forse per la particolare situazione di classifica e per le fatiche fin lì già accumulate – in quell’occasione con il vincitore Damiano Cunego arrivarono paritempo solo altri tre corridori, mentre dietro si segnalarono distacchi sempre più crescenti, con i primi venti dell’ordine d’arrivo raccolti nel fazzoletto di una cinquantina di secondi. Quest’anno si avrà nelle gambe la tappa dell’Etna e la speranza è che, come 14 anni fa, l’ascesa al santuario irpino sia più diabolica che angelica, come lascerebbero invece intendere le sue pendenze. Perché a rendere questa salita poco selettiva, al di là di un’eventuale scarsa belligeranza in gruppo, è la sua facilità: si sale constantemente negli ultimi 17 Km – non pochi a dire il vero – ma con inclinazioni che non mandano certamente in sollucchero gli scalatori e che non vanno oltre il 5% medio e il 10% massimo. Oltre a questo, va fatto notare che molto prima dell’ascesa finale si percorrerà un tratto che potrebbe avere un peso non indifferente nonostante si esca da esso quando mancheranno quasi 100 Km al traguardo: per quasi 70 Km si pedalerà costantemente su di una strada a scorrimento veloce che supera in quel tratto tre salite, pedalabili nelle pendenze ma ingannevoli perché è risaputo che le ampie corsie tipiche di queste strade ingenerano una specie d’effetto “trompe-l’oeil” che lascia intendere all’occhio una pendenza inferiore di quella reale. Spesso capita di non accorgersene e, se in quel tratto dovesse verificarsi un’improvvisa accellerazione, ci si può trovare a spendere più energie del necessario, quelle che poi potrebbero mancare al momento di salire verso Montevergine: proprio un’accelerazione in un tratto d’autostrada, inserita all’ultimo momento a causa di un’interruzione dell’Aurelia, risultò determinante per il successo di Paolo Bettini alla Milano-Sanremo del 2003, una delle ultime edizioni della Classicissima sfuggita al controllo delle squadre dei velocisti.
Lunga 208 Km, la tappa che aprirà la seconda settimana di corsa scatterà da Praia a Mare proponendo una serie di dolci saliscendi nei primi 30 Km, lungo l’unico “affaccio” sul Tirreno della Basilicata che ha qui una delle sue perle in Maratea, località balneare dominata dal Monte San Biagio, sulla cui cima l’artista fiorentino Bruno Innocenti realizzò negli anni ’60 una statua raffigurante il Redentore alta 21 metri, terza in altezza tra quelle erette in Europa e settima al mondo. Percorso questo primo tratto la corsa entrerà in Campania, sulle cui strade si rimarrà fin sul traguardo finale, all’altezza di Sapri, località celebre per un personaggio immaginario al quale è stata anche dedicata una statua, la “Spigolatrice” che assistette al fallimento della spedizione di Carlo Pisacane – fatto storico realmente avvenuto nel 1857 – nella poesia di Luigi Mercantini, che le mise sulle labbra la famosa frase “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti”. L’ultimo tratto disegnato lungo l’incantevole Golfo di Policastro si snoderà in pianura fin quando si volterà le spalle al mare per addentrarsi nell’entroterra del Cilento, la sottoregione montuosa della Campania che dal 1998 è iscritta, con il suo parco nazionale istituito sette anni prima, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. È in quest’area che si snoda la strada a scorrimento veloce che ora andrà a imboccare il gruppo, affrontando subito la prima delle tre salite che caratterizzano questo tratto. Dopo 6,5 Km al 5,4% si finirà di salire in prossimità degli svincoli per Roccagloriosa e San Giovanni a Piro, presso il quale si trova il Santuario della Madonna Santissima di Pietrasanta, eretto in posizione panoramica sui colli cilentani da un gruppo di monaci basiliani che, verso il 1200, scolpirono una statua della Vergine Maria nella roccia del Monte Piccotta. È una meta poco nota poiché la maggior parte dei turisti che percorrono questa superstrada sono diretti al successivo svincolo per Marina di Camerota e Palinuro, le due più rinomate stazioni balneare del Cilento, passato il quale per i “girini” inizierà la successiva ascesa, che termina dopo circa 11 Km al 4,3% nei pressi di un altro svincolo, quello per Cuccaro Vetere, e forse non è un caso che la superstrada sfiori questo centro la cui collocazione geografica ne fece un capisaldo difensivo di queste terre, un passato testimoniato dal castello eretto dai normanni. Col trascorrere dei secoli acquisì un ruolo più predominante il vicino centro di Vallo della Lucania, anche oggi sede vescovile e in effetti i principali monumenti di questa cittadina, che il gruppo lambirà al termine della seconda discesa, sono luoghi di culto: in particolare si segnalano la cattedrale dedicata al santo turco Pantaleone di Nicomedia e l’antichissima badia di Santa Maria di Pattano, monastero fondato da monaci bizantini in data imprecisata, sicuramente antecedente al 993, l’anno nel quale si ha la prima citazione del convento in un documento che concerneva una lite nata a causa dei confini dei poderi vicini. Il successivo tratto di superstrada scorre via senza difficoltà, salvo un’ascesa meno sensibile delle precedenti che termina all’altezza dello svincolo di Prignano Cilento dopo aver sfiorato la zona dove si trova l’invaso artificiale di Piana della Rocca, creato sbarrando con una diga di terra il corso dell’Alento in un tratto del fiume dove oggi è stata creata un’oasi naturalistica. Si tornerà a pedalare su strade più “ortodosse” alle porte della località balneare di Agropoli, il cui castello a pianta triangolare è legato alle figure della scrittice francese Marguerite Yourcenar, che lo citò un suo racconto (“Anna, soror…”, uno dei tre che compongono il romanzo ambientato tra Fiandre e Italia “Come l’acqua che scorre”), e la nobildonna napoletana Luisa Sanfelice, la cui figura ispirò un romanzo di Alexandre Dumas padre. Poco chilometri più avanti si prospetta uno spettacolare passaggio a effetto per il gruppo, nel bel mezzo dell’area archeologica di Paestum, antica città della Magna Grecia fondata in onore del dio del mare Poseidone (il Nettuno dei romani) e i cui templi nel 1971 fecero da quinta ad alcune scene del film commedia storico “Scipione detto anche l’Africano”, nel quale recitarono insieme – nell’unica occasione della loro carriera – i fratelli Mastroianni, l’indimenticato Marcello e il meno noto Ruggero, che successivamente costruirà la sua fama operando nella post-produzione come montatore di film, attività che lo porterà a vincere un Nastro d’Argento e ben cinque David di Donatello.
Il tratto successivo sarà uno dei più snervanti e infiniti della tappa perché per una trentina abbondante di chilometri si procederà quasi costantemente lungo un rettilineo leggermente arcuato verso sinistra, quello disegnato dalla litoranea che segue l’”onda” del Golfo di Salerno in direzione di quest’ultimo centro, avendo sullo sfondo, come punto di riferimento, il profilo della Penisola Sorrentina che si farà sempre più vicino e che verso chi guarda si affaccia con la celeberrima Costiera Amalfitana. Sono bellezze che i corridori potranno vedere solo da lontano perchè, una volta arrivati a Salerno, il percorso virerà verso l’interno lasciandosi alle spalle il Mar Tirreno e imboccando il lieve falsopiano che condurrà a Baronissi, centro dove è ancora vivo il ricordo dell’arrivo della settima tappa del Giro d’Italia femminile (il “Giro Rosa”) dell’anno scorso, non tanto per la vittoria della spagnola Sheyla Gutiérrez quanto per il tremendo incidente occorso durante la frazione a Claudia Cretti, rimasta per diverse ore in coma facendo temere l’intera Italia sportiva per la sua vita e poi fortunatamente ripresasi a tempo di record. Raggiunta la vicina Mercato San Severino, il cui castello è il secondo d’Italia per estensione (il perimetro delle sue mura misura circa 2 Km), la corsa entrerà in provincia di Avellino, che accoglierà il gruppo con la “salita della Laura”, com’è localmente chiamata l’ascesa di 4,5 Km al 5,1% che conduce verso Celzi e i cui tornanti da una decina d’anni sono diventati teatro della gara automobilistica denominata “Slalom della Laura”. È il biglietto da visita dell’oramai prossima ascesa verso Montevergine, che inizierà una dozzina di chilometri più avanti, percorso un tratto in quota che terminerà al momento del passaggio dal quadrivio della Taverna del Pezzente, il cui nome ricorda quello d’una scomparsa osteria nella quale era possibile gustare per l’appunto il “pezzente”, salume tipico di queste terre, celebrato annualmente da una sagra che si tiene in estate nella non lontana Montefredane.
L’inizio dell’ascesa è dolcissimo e, nonostante si raggiunga quasi subito il punto di pendenza massima (10%), lo è anche nell’agevole tratto successivo al passaggio da Mercogliano, alle cui porte si trova il Palazzo Abbaziale di Loreto, costruito dopo che un terremoto nel 1732 aveva raso al suolo un precedente monastero, costruito per dare alloggio ai monaci di Montevergine in caso di necessità o malattie, come quelle che colpivano quei religiosi il cui fisico mal sopportava la rigidissima dieta imposta dal fondatore dell’ordine dei “Verginiani”, il santo monaco Guglielmo da Vercelli, e che vietava loro di cibarsi di carne, uova e latticini, antesignana degli odierni dettami del veganesimo. Oggi, invece, l’unica dieta che i corridori faranno è quella di pendenze cattive, che non troveranno nemmeno quando la salita, transitati da Ospedaletto d’Alpinolo, si farà un po’ più impegnativa, mentre la strada vincerà i tratti più aspri delle pendici del Partenio “accoccolandosi” nelle spire di una ventina di panoramici tornanti. Ma stavolta, si spera, potrebbero non esserci soltanto i panorami da rimirare…

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella. Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Baronissi e Mercato San Severino, costituisce lo spartiacque tra il bacino del fiume Irno e quello del torrente Solofrana. Non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo).

Sella Guardia di Sopra (380 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Montoro Inferiore e Celzi. È la “salita della Laura” citata nell’articolo, che fu affrontata come GPM nel 2001, in occasione di una frazione che partiva da Potenza per concludersi proprio al santuario di Montevergine, vinta da Danilo Di Luca. A scollinare in testa a Celzi fu, invece, il colombiano Freddy González.

Sella (449 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Celzi e la località Contrada.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il Cristo di Maratea

La statua della Spigolatrice di Sapri ''sorveglia'' il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

La statua della Spigolatrice di Sapri “sorveglia” il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

Il santuario della della Madonna Santissima di Pietrasanta a San Giovanni a Piro

La badia di Santa Maria di Pattano vista dal tratto di superstrada a valle di Vallo della Lucania

L’invaso artificiale di Piana della Rocca; sullo sfondo si intravede un viadotto della superstrada che il gruppo percorrerà nell’attraversamento del Cilento

Vista panoramica sul golfo di Salerno dagli spalti del castello di Agropoli

Scena de ‘’ Scipione detto anche lAfricano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

Scena de ‘’ Scipione detto anche l'Africano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

La Penisola Sorrentina vista dalla strada litoranea per Salerno

Duomo di Salerno

Castello di Mercato San Severino

Uno dei cinque tornanti della “Salita della Laura”

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Uno dei panoramici tornanti della strada diretta al Santuario di Montevergine

Santuario di Montevergine

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)