FIANDRE, LA VENDETTA DI GILBERT

aprile 2, 2017 by Redazione  
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Dopo il secondo posto nella E3 Harelbeke e nella “A travers la Flandre”, Philippe Gilbert, che vicino allo scoccar delle trentacinque primavere sembra tornato quello di un tempo, conquista la classica monumento che apre la stagione delle classiche del nord con un’impresa memorabile con tutti i crismi, compreso l’arrivo solitario ed il traguardo superato con la bici alzata verso il cielo.

Era nell’aria un successo di Philppe Gilbert, un campione che aveva fatto incetta di classiche fino a qualche anno fa, senza mai però centrare il successo in questa importante corsa. In questa stagione sinora aveva vinto solo la prima tappa della Tre giorni di La Panne, vittoria che gli aveva anche permesso di conquistare la classifica generale.
Tuttavia, le corse più importanti gli erano sfuggite di un soffio: la E3 Harelbeke persa in volata con Van Avermaet e la corsa che fa da preludio al Giro delle Fiandre, “A travers la Flandre”, vinta da Lampaert.
Queste due corse, nelle quali Gilbert ha conquistato la piazza d’onore, sono quelle che maggiormente si avvicinano al Giro della Fiandre, vuoi per le zone attraversate, vuoi per le caratteristiche del percorso. Era perciò presumibile, come si diceva in apertura, che Gilbert oggi avrebbe tentato il tutto per tutto per centrare la vittoria della più prestigiosa di queste tre gare.
La concorrenza era agguerrita, nomi come Van Avermaet e, soprattutto, Sagan non erano certo tranquillizzanti per il campione nazionale belga, che ha però confezionato un’impresa da ricordare.
Per quel che riguarda la cronaca della corsa, va segnalato che la fuga di giornata è partita in concomitanza con l’abbassarsi della bandiera del via ufficiale.
Salutano il gruppo Julien Duval (AG2R-La Mondiale), Oliviero Troia (UAE Team Emirates), Marc McNally (Wanty-Groupe Gobert), Stef Van Zummeren, Michael Goolaerts (Vérandas Willems–Crelan) e Julien Morice (Direct Énergie). A costoro si aggregano, dopo alcuni chilometri, anche Edward Planckaert (Sport Vlaanderen-Baloise) e André Looij (Roompot-Nederlandse Loterij). Il gruppo non sembra particolarmente preoccupato del tentativo di questi uomini che, infatti, riescono a mettere oltre 11 minuti tra loro ed il gruppo.
A quel punto alcune formazione, prima tra tutte la BMC, cercano di alzare l’andatura per ridurre il gap che ai piedi del primo muro è di circa 10 minuti.
Sull’Oude Kwaremont l’armonia in gruppo si spezza e vari corridori provano a scattare ed a formare tentativi, ma nessuno di questi riesce ad avere fortuna, mentre l’andatura, che comincia a salire progressivamente, apre una fase piuttosto confusa della corsa con moltissime cadute in gruppo. Tra i corridori coinvolti ci sono il nostro Niccolò Bonifazio (Bahrain Merida) e lo sfortunato taiwanese Chun Kai Feng, pure in forza al team arabo, che, dopo essere finito per ben due volte a terra, è costretto ad allontanarsi dalla corsa a bordo di un’autoambulanza.
La chiave della corsa odierna è stato il ritrovato Muro di Grammont, reintrodotto nel tracciato dopo esser stato affrontato l’ultima volta nel 2011, sul quale entrano in azione in prima persona Gilbert e Boonen: i due attesi campione della Quick-Step Floors riescono a sorprendere due grossi favoriti come il campione del mondo Sagan (Bora – Hansgrohe) e l’olimpionico Van Avermaet (BMC Racing Team), mentre restano a ruota Maciej Bodnar (Bora – Hansgrohe), Matteo Trentin (Quick-Step Floors), Gianni Moscon, Luke Rowe (Team Sky), Bryan Coquard, Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Sacha Modolo (UAE Team Emirates), Sep Vanmarcke (Cannondale – Drapac), Jasper Stuyven (Trek – Segafredo), Alexander Kristoff (Katusha – Alpecin), Pieter Vanspeybrouck (Wanty – Groupe Gobert) e Arnaud Démare (FDJ).
Con due personaggi come Sagan e Van Avermaet indietro, il drappello dei contrattaccanti cerca un buon accordo per evitare il rientro dei pericolosi titolati e il loro vantaggio ondeggia tra i 40 secondi ed il minuto, mentre dietro faticano a trovare la quadra con BMC e Bora tra le più attive, mentre Lotto-Soudal e Astana contribuiscono all’inseguimento in modo meno incisivo.
La fuga del mattino viene quindi raggiunta dai contrattaccanti quando mancano ancora 65 Km alla conclusione, segno del fatto che il gruppo è esploso ben prima delle fasi finali.
Gilbert inizia a confezionare il proprio capolavoro al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, staccando tutti con un azione di forza quando mancano ancora 55 Km alla conclusione. Intanto, i suoi compagni di squadra Boonen e Trentin tentano di interpretare al meglio il ruolo di stopper.
Le operazioni per il tentativo di ricongiungimento vengono prese in mano da Sep Vanmarcke della Cannondale, anch’esso favorito dal correre in casa e dalle sue caratteristiche di uomo da classiche: purtroppo il suo tentativo si infrange sull’asfalto, come era toccato in precedenza a molti altri uomini.
Sul Paterberg Sagan e Van Avermaet rientrano sui più immediati inseguitori di Gilbert, che tenta di mantenere un buon ritmo senza sfinirsi e riesce ad incrementare il vantaggio sugli inseguitori sino a portarlo ad assestarsi intorno al minuto.
Sul Taaienberg, mentre Boonen è costretto a fermarsi per un problema meccanico, si forma un quintetto grazie all’accelerazione di Sagan che si porta dietro Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), Greg Van Avermaet, Matteo Trentin e Yoann Offredo (Wanty – Groupe Gobert). In cinque riescono agevolmente e riportarsi su Felline (Trek – Segafredo) e Van Baarle (Cannondale-Drapac), che si erano portati in avanscoperta dopo il Paterberg, mentre appare molto più complicato raggiungere la testa della corsa, dato che il battistrada riesce a gestirsi egregiamente anche nei tratti pianeggianti.
Sull’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont Sagan, che non dà mai per vinto, ci riprova e Van Avermaet e Naesen sono gli unici a tenere il ritmo dello slovacco; ma quasi in vetta al muro il campione del mondo sbanda, forse nel tentativo di stare a bordo strada per evitare il pavè, e cade facendo finire a terra anche Naesen e Van Avermaet. Per lo slovacco e per Naesen è la fine della corsa, mentre Van Avermaet riesce a ripartire dopo essere stato superato da Van Baarle, che era rimasto vittima dello scatto di Sagan.
A questo punto la situazione è, quindi, la seguente: davanti a tutti Gilbert seguito da Van Baarle e, più indietro, Offredo, Felline, Trentin, Van Avermaet e Terpstra (Quick-Step Floors).
Nell’ultima ascesa verso il Paterberg Van Avermaet e Terpstra si riportano su Van Baarle poi negli ultimi chilometri pianeggianti il peso della lunghissima azione solitaria ed il vento contrario mettono a dura prova il campione belga, che riesce comunque a mantenere un vantaggio tale da permettergli di scendere dalla bicicletta sulla linea d’arrivo e festeggiare la vittoria come aveva fatto l’anno Diego Rosa nella quinta tappa del Giro dei Paesi Baschi, anche il quel caso al termine di una lunghissima azione solitaria.
Come sappiamo, Gilbert ha un particolare feeling con l’Amstel Gold Race e, quindi, con uno stato di forma simile c’è da giurare che il belga tenterà di festeggiare la giornata di Pasqua con un’altra vittoria.

Benedetto Ciccarone

ORDINE D’ARRIVO

1 Philippe Gilbert (Bel) Quick-Step Floors 6:23:45
2 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team 0:00:29
3 Niki Terpstra (Ned) Quick-Step Floors
4 Dylan Van Baarle (Ned) Cannondale-Drapac
5 Alexander Kristoff (Nor) Katusha-Alpecin 0:00:53
6 Sacha Modolo (Ita) Team UAE Emirates
7 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
8 Filippo Pozzato (Ita) Wilier Triestina
9 Sylvain Chavanel (Fra) Direct Energie
10 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
11 Michael Valgren Andersen (Den) Astana Pro Team
12 Luke Durbridge (Aus) Orica-Scott
13 Matteo Trentin (Ita) Quick-Step Floors
14 Yoann Offredo (Fra) Wanty – Groupe Gobert
15 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
16 Scott Thwaites (GBr) Dimension Data
17 Tony Gallopin (Fra) Lotto Soudal
18 Nelson Oliveira (Por) Movistar Team
19 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:01:01
20 André Greipel (Ger) Lotto Soudal 0:02:29
21 Baptiste Planckaert (Bel) Katusha-Alpecin
22 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
23 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale 0:02:32
24 Alberto Bettiol (Ita) Cannondale-Drapac
25 Alexander Edmonson (Aus) Orica-Scott 0:03:30
26 Adrien Petit (Fra) Direct Energie
27 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
28 Nikias Arndt (Ger) Team Sunweb
29 Pim Ligthart (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
30 Magnus Cort Nielsen (Den) Orica-Scott
31 Julien Duval (Fra) AG2R La Mondiale
32 Matti Breschel (Den) Astana Pro Team
33 Marco Marcato (Ita) Team UAE Emirates
34 Matthieu Ladagnous (Fra) FDJ
35 Julien Vermote (Bel) Quick-Step Floors
36 Yves Lampaert (Bel) Quick-Step Floors
37 Tom Boonen (Bel) Quick-Step Floors
38 Boy Van Poppel (Ned) Trek-Segafredo
39 Frederik Backaert (Bel) Wanty – Groupe Gobert
40 Florian Senechal (Fra) Cofidis, Solutions Credits
41 Stefan Küng (Swi) BMC Racing Team
42 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
43 Luka Pibernik (Slo) Bahrain-Merida
44 Preben Van Hecke (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
45 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale
46 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
47 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
48 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Wanty – Groupe Gobert
49 Silvan Dillier (Swi) BMC Racing Team
50 Eugert Zhupa (Alb) Wilier Triestina
51 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo
52 Tom Van Asbroeck (Bel) Cannondale-Drapac
53 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert
54 Huub Duyn (Ned) Veranda’s Willems Crelan
55 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
56 Arnaud Demare (Fra) FDJ
57 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
58 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
59 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
60 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin
61 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team
62 Gaetan Bille (Bel) Veranda’s Willems Crelan 0:03:35
63 Alex Turrin (Ita) Wilier Triestina
64 Ian Stannard (GBr) Team Sky 0:03:36
65 Bryan Coquard (Fra) Direct Energie
66 Maciej Bodnar (Pol) Bora-Hansgrohe
67 Zdenek Štybar (Cze) Quick-Step Floors
68 Ivan Garcia Cortina (Spa) Bahrain-Merida 0:04:15
69 Sam Bewley (NZl) Orica-Scott 0:04:32
70 Olivier Le Gac (Fra) FDJ 0:06:59
71 Mark Mcnally (GBr) Wanty – Groupe Gobert
72 Sebastian Langeveld (Ned) Cannondale-Drapac
73 Michael Morkov (Den) Katusha-Alpecin
74 Søren Kragh Andersen (Den) Team Sunweb 0:08:02
75 Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo
76 Pieter Vanspeybrouck (Bel) Wanty – Groupe Gobert
77 Federico Zurlo (Ita) Team UAE Emirates 0:08:35
78 Ramon Sinkeldam (Ned) Team Sunweb
79 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
80 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe
81 Mike Teunissen (Ned) Team Sunweb
82 Ryan Mullen (Irl) Cannondale-Drapac
83 Iljo Keisse (Bel) Quick-Step Floors
84 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
85 Antoine Duchesne (Can) Direct Energie
86 Andrey Grivko (Ukr) Astana Pro Team
87 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
88 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
89 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team
90 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb
91 Mathew Hayman (Aus) Orica-Scott
92 Mitch Docker (Aus) Orica-Scott
93 Wesley Kreder (Ned) Wanty – Groupe Gobert
94 Jonas Rickaert (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
95 Julien Morice (Fra) Direct Energie
96 Mickael Delage (Fra) FDJ
97 Lars Boom (Ned) Team LottoNl-Jumbo
98 Dimitri Claeys (Bel) Cofidis, Solutions Credits
99 Jean-Pierre Drucker (Lux) BMC Racing Team
100 Stijn Steels (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
101 Dries De Bondt (Bel) Veranda’s Willems Crelan
102 Christian Knees (Ger) Team Sky 0:11:31
103 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale
104 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
105 Twan Castelijns (Ned) Team LottoNl-Jumbo
106 Lukasz Wisniowski (Pol) Team Sky
107 Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo
108 Owain Doull (GBr) Team Sky
109 Stijn Devolder (Bel) Veranda’s Willems Crelan
110 Tom Scully (NZl) Cannondale-Drapac
111 Rudy Barbier (Fra) AG2R La Mondiale
112 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
113 Rafael Andriato (Bra) Wilier Triestina
114 Bert Van Lerberghe (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
115 Gijs Van Hoecke (Bel) Team LottoNl-Jumbo
116 Amund Grondahl Jansen (Nor) Team LottoNl-Jumbo
117 Yohann Gene (Fra) Direct Energie
118 Alexandre Pichot (Fra) Direct Energie
119 Gregory Rast (Swi) Trek-Segafredo
120 Luke Rowe (GBr) Team Sky
121 Tyler Farrar (USA) Dimension Data

Gilbert confeziona sulle strade delle Fiandre una delle più splendide imprese della sua carriera (Tim de Waele/TDWSport.com

Gilbert confeziona sulle strade delle Fiandre una delle più splendide imprese della sua carriera (Tim de Waele/TDWSport.com

PETER, IL FIANDRE È TUO! SAGAN DOMINA L’EDIZIONE NUMERO 100

aprile 3, 2016 by Redazione  
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Peter Sagan (Tinkoff Saxo) vince la sua prima corsa monumento che combacia proprio con l’edizione n°100 del Giro delle Fiandre. Azione decisiva all’ultimo passaggio sul Paterberg, dove Sagan si toglie dalla ruota Sep Vanmarcke, giunto poi terzo al traguardo di Oudenaarde. In seconda posizione si classifica Fabian Cancellara (Team Trek Segafredo) che dà ancora una volta una dimostrazione della sua classe all’ultimo Fiandre della sua carriera. Brutte cadute per Tiesj Benoot e Greg Van Avermaet. Italia praticamente non pervenuta, se si esclude l’inserimento di Federico Zurlo (Lampre Merida) nella fuga iniziale e qualche apparizione nel finale di Daniel Oss dopo il ritiro di Van Avermaet.

L’edizione numero 100 del Giro delle Fiandre non partiva sotto i migliori auspici, dopo gli attentati di Bruxelles e i recenti lutti di Antoine Demoitiè e Daan Myngheer. Ma il ciclismo ancora una volta ha guardato avanti e, seppur con un po’ di tristezza, ha celebrato degnamente una delle corse più sentite dagli appassionati di ciclismo. Alla partenza di Bruges si contava una folta schiera di pretendenti alla vittoria. Fari puntati in primo luogo su Fabian Cancellara, all’ultimo anno da professionista e la cui condizione, unita all’esperienza, lo poneva in pole position per il poker. Ma dall’altra parte Peter Sagan, recente vincitore della Gand-Wevelgem, era lì pronto a cogliere l’occasione propizia, come anche i più quotati ciclisti belgi di Lotto Soudal, Team BMC, Lotto NL-Jumbo e Etixx Quick Step, tra cui spiccavano i nomi di Jurgen Roelandts, Greg Van Avermaet, Sep Vanmarcke e Tom Boonen. Un’altra squadra faro, almeno alla vigilia, non poteva che essere il Team SKY, che schierava alla partenza un tridente di tutto rispetto come Michal Kwiatkowski, Ian Stannard e Geraint Thomas. E cosa dire di Alexander Kristoff, uomo di spicco del Team Katusha e vincitore nel 2015, altro bel nome da prendere in considerazione nonostante un inizio di stagione altalenante. E così i 255 km da Bruges a Oudenaarde promettevano scintille e spettacolo, con i 18 muri che aspettavano i ciclisti. I chilometri iniziali venivano letteralmente spazzati via dal gruppo, che imponeva da subito un’andatura velocissima e la fuga partiva soltanto dopo circa 70 km, grazie all’azione di sei coraggiosi, Hugo Houle (AG2 La Mondiale), Federico Zurlo (Team Lampre Merida), Imanol Erviti Ollo (Movistar Team), Wesley Kreder (Team Roompot Oranje), Gijs Van Hoecke (Topsport Vlaanderen) e Lukas Postlberger (Team Bora Argon 18). Il gruppo lasciava fare e i sei fuggitivi accumulavano un vantaggio che raggiungeva i 4 minuti. Le prime, inevitabili cadute rallentavano Sep Vanmarcke e mettevano fuori gioco Tieji Benoot, una delle punte della Lotto Soudal. In testa al gruppo erano molto attente Sky e Tinkoff. Dopo un forcing della Etixx Quick Step per mettere in difficoltà Vanmarcke, rimasto nelle retrovie, a 10 km dall’arrivo si segnalava un’altra caduta causata da uno scarto di Manuel Quinziato (Team BMC) che faceva letteralmente “strike” su molti suoi compagni di squadra: era Greg Van Avermaet ad avere la peggio – per lui frattura alla clavicola – e a dover dire addio ai sogni di gloria. Nel frattempo Erviti Ollo e Van Hoecke erano i reduci della fuga, a cui si univano Andrè Greipel (Lotto Soudal), Nils Politt (Team Katusha), Dimitri Claeys (Wanty Groupe Gobert) e Dmitriy Gruzdev (Team Astana). Il secondo passaggio sull’Oude Kwaremont e quello successivo sul Paterberg scremavano il gruppo dei migliori, che si riduceva ulteriormente a circa 40 km dall’arrivo, grazie all’iniziativa di Sep Vanmarcke sul successivo Taaienberg. Il belga della Lotto NL Jumbo rilanciava continuamente l’azione e su di lui si riportavano Michal Kwiatkowski (Team SKY) e Peter Sagan (Tinkoff Saxo). Il terzetto accumulava una quarantina di secondi di vantaggio sul gruppo di Cancellara, il cui compagno Devolder si sacrificava all’inseguimento dei fuggitivi e dei contrattaccanti. I tre contrattaccanti si riportavano sui battistrada a 24 km dall’arrivo. A questo punto il gruppo di testa, formato da otto ciclisti – tra cui si segnalava anche la presenza di Stijn Vandenbergh (Team Etixx Quick Step), che era rientrato ancora prima – provava di comune accordo a mantenere il vantaggio sul gruppo principale, formato da non più di trenta ciclisti. Iniziava così l’ultimo passaggio su Oude Kwaremont e Paterberg. Da dietro Fabian Cancellara tutto solo provava a rientrare sulla coppia di testa Sagan-Vanmarcke. Sul Paterberg Sagan accelerava e staccava Vanmarcke, che veniva a sua volta raggiunto dallo svizzero. Sagan concludeva così la sua cavalcata trionfale aggiudicandosi la prima corsa monumento della sua carriera. Cancellara giungeva secondo, consapevole di aver fatto tutto il possibile ed ammettendo la superiorità dello slovacco. Terza posizione per Sep Vanmarcke, mentre Kristoff regolava il gruppetto su Luke Rowe. Adesso vedremo se Sagan saprà ripetersi alla Parigi Roubaix di domenica prossima.

Giuseppe Scarfone

Sagan sfata la maledizione della maglia iridata e si impone nelledizione numero 100 del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

Sagan sfata la maledizione della maglia iridata e si impone nell'edizione numero 100 del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

FIANDRE 2015: KRISTOFF IN GLORIA, IL RESTO È NOIA

aprile 6, 2015 by Redazione  
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Da quando Tom Boonen e Fabian Cancellara sono passati professionisti, almeno uno dei due era sempre stato presente a ravvivare i Monumenti del pavé. Per la prima volta, quest’anno, non è più così: la torcia passa a una nuova generazione di corridori, ma la personalità dei due campioni è merce rara. Un Kristoff in gran forma fa piazza pulita su un tavolo di giocatori che navigano a vista, tra timore e rassegnazione.

Potrebbe essere la cronaca del Fiandre più breve della storia: al culmine del Kruisberg, dove la strada allenta la presa in una semicurva, a 26km dal traguardo, mentre tutti tirano il fiato, invece Terpstra allunga; Kristoff lo marca. I due collaborano fino alla flamme rouge. Il resto della storia si scrive da sé. L’equazione ha poche incognite, e di variabili impazzite nemmeno l’ombra.
La gara si svolge tutta nella testa dei due, prima ancora che sulla strada: Kristoff, senza dubbio alcuno l’uomo più veloce in gara, colui che nella tre giorni di La Panne, in settimana, ha fatto piazza pulita di tappe in linea e classifica generale, avrebbe potuto rimanersene tranquillo in attesa degli eventi, pensando a una volata più o meno ristretta. Dopo tutto, così aveva già raccolto un paio di top five negli ultimi due anni. Perché esporsi allo sforzo di un’azione da lontano? Dove pure è indispensabile collaborare, col rischio non da poco di farsi poi lasciar secco su qualche muro, facendo la figura del fesso?
Terpstra, passista eccezionale, già vincitore in solitaria della scorsa Roubaix, il classico figuro che se s’invola lo vedi all’arrivo (anche perché, se non si invola, le uniche volate che sa vincere sono quelle per il secondo posto): chi mai glielo fa fare di portarsi dietro un compagno di fuga che, sebbene volenteroso nei cambi, è micidiale in volata, e tanto facile da sganciare non sarà?
Si è trattato senz’altro di equilibri sottili, impalpabili spostamenti della bilancia psicologica, calcoli ed emozioni, perfino ricordi: Kristoff richiamerà alla memoria, dopo la gara, la buona collaborazione proprio con Terpstra l’anno passato, al disperato inseguimento di Cancellara e dei tre belgi che costui avrebbe infine uccellato. Terpstra, dal canto suo, probabilmente ha pensato che in questo modo, mal che andasse avrebbe fatto secondo. E ben che andasse, Kristoff poteva trovarsi in impaccio in qualche settore impegnativo. Pia speranza, naturalmente, vista la forma del norvegese.
Ma dov’erano, nel frattempo tutti gli altri? Bella domanda. Probabilmente tutti quanti sono rimasti intorpiditi, ipnotizzati, dalla letargica condotta di gara imposta dal Team Sky per i quattro quinti della gara, in modo peraltro completamente fallimentare. I britannici, infatti, gasati dallo strapotere esibito da Geraint Thomas all’E3, e pure alla Gand, sebbene questa l’abbia vinta Paolini, hanno pensato bene di ricorrere all’armamentario tecnico che ormai loro stessi considerano obsoleto nelle gare a tappe, ma che qui, a quanto pare, ritenevano la propria arma migliore: mettersi in testa a tirare a mo’ di trenino, non piano, ma nemmeno troppo forte, tenendo ben cucito il gruppo in modo da ridurre la corsa vera e propria a qualche tratto in salita dove, secondo i calcoli fatti a tavolino, il loro capitano sarà in grado di esprimere abbastanza Watt da andarsene indisturbato.
Eccoci dunque ad assistere a una prima fase di competizione assolutamente soporifera, appena ravvivata dall’assurdo episodio, ripetuto per due volte, di corridori travolti dalle auto di corsa per colpa del mezzo di servizio neutrale della Shimano, che prima ha messo sotto direttamente il povero Jesse Sergent, della fuga del mattino, poi ha tamponato l’ammiraglia FDJ mentre questa si apprestava a soccorrere un proprio corridore, scagliandola contro lo stesso per l’impulso dell’urto.
La fuga mattutina, contenente pure bei passisti come lo sfortunato Sergent, il francese Gaudin o Bak, della Lotto, la squadra più vivace del giorno, viene mantenuta quasi sempre a meno di quattro minuti. Di altri attacchi se ne vedono proprio pochi, anche perché non appena qualcuno cerca di prendere il largo, la Sky apre la manetta del gas e tiene al guinzaglio ogni azzardo offensivo. Va sottolineata la caparbietà di Greipel: il tedescone della Lotto, qui in veste di gregario, prova innumerevoli volte l’evasione, pur senza raggiungere mai una massa critica di minuti – o di compagni di fuga – tale da costituire una minaccia reale: ciò nonostante arriverà col gruppo subito dietro alla selezione dei migliori (quattordici atleti), e ne vincerà lo sprint, per un piazzamento di poco peso ma di grande merito.
La Lotto le prova tutte, con un’accelerazione di Debusschere, il campione nazionale belga, nel penultimo “circuito de muri”, ma non c’è verso. Anche la Etixx-Quickstep, orfana di Boonen, prova a smuovere le acque con alcune delle sue mezzepunte, Lampaert e Van Keirsbulck, ma rompere la compattezza del gruppo, in questa bella giornata primaverile, è davvero dura. Sono dunque soprattutto le terze linee a mettere fuori il naso, come il coraggioso giovane Lutsenko per l’Astana o Nelson Oliveira per la Lampre. Però non si va da nessuna parte. Nemmeno la “selezione da dietro” è specialmente implacabile: ci sono vittime illustri, ma soprattutto a cause di cadute o incidenti meccanici, come è per Wiggins, l’italiano Trentin o uno dei favoritissimi, Vanmarcke.
Si arriva all’ultimo circuito dei muri con un gruppo ancora abbastanza folto, intorno ai 30-40 atleti, nel quale però si osserva una sensibile sproporzione tra squadre: la Katusha include solo un esausto Paolini che probabilmente sente di non poter coprire il suo capitano attraverso gli ultimi tre muri, della Sky sopravvive Thomas con uno stremato Rowe ormai al gancio, la Quickstep ha fatto lavorare Lampaert, ormai cotto, e quindi resta coi capitani, Stybar e Terpstra, giacché, come accennato, Trentin è stato travolto e buttato giù da Ladagnous al giro precedente. Sagan è isolato ormai da moltissimi km, da quando Breschel si è esaurito in una breve azione individuale. Anche Degenkolb, il vincitore della Sanremo, è praticamente solo, come un ritrovato Devolder per la Trek. Entrambi rimandati alla Roubaix.
La forza dei numeri sta tutta dalla parte della Lotto, miglior team oggi in termini prestazionali, anche se ha raccolto poco, della BMC, apparsa disorganizzata e penalizzata dalla scelta, imposta dallo stesso Van Avermaet, di avere il belga come unica vera punta con tutti gli altri sacrificati alla sua causa, e dell’Astana, che oltre a Boom riesce a tenere davanti un altro paio di uomini.
Giusta quindi l’intuizione di Terpstra: i capitani esiteranno a tirare in prima persona, e ancor di più esiteranno le squadre rimaste in forze, visto che sono proprio quelle, paradossalmente o meno, che non hanno un uomo veloce da difendere. Ancor più azzeccata la mossa di Kristoff, ovviamente: se Terpstra avesse voluto mollare vedendosi in compagnia del norvegese, l’avrebbe fatto subito, quindi con uno spreco di energie modesto da parte dell’alfiere Katusha. Una volta alzata la posta, difficile tirarsi indietro, senza poi che Stybar sia una ruota veloce.
Kristoff ha puntato tutto su generosità e responsabilità: la generosità del norvegese nel collaborare al lavoro della fuga senza esitazioni, pur potendo stare al calduccio fidando nel proprio spunto veloce, ha stimolato il coraggio di Terpstra, che magari ha contato di sfiancare il compagno. E comunque, tirata chiama tirata. Generosità, ma, come detto, anche atto di responsabilità individuale, prendendo in mano la corsa senza contare che qualcun’altro l’avrebbe fatto per lui.
Certo, ci vogliono gambe impressionanti, per una giocata così, ma evidentemente al norvegese questa settimana non mancano.
Impressionante anche il lavoro degli Sky, che da soli han fatto quel che due anni fa fecero congiuntamente Cannondale e Trek: la differenza, però, è che la gestione tattica è stata fallimentare, e Thomas è giunto mestamente ultimo nell’elite dei più forti, già con la testa a Roubaix. Così come speriamo che stesse pensando a domenica prossima (e non fosse solo affossato da uno spirito rinunciatario) il buon Pippo Pozzato: alla fine dodicesimo, con Oss undicesimo migliore degli italiani, ma Pozzato ha avuto il supporto del team, una Lampre insolitamente solida, mentre Oss ERA il supporto AL proprio team, la BMC.
Al contrario di questi, bene, benissimo la Lotto dal punto di vista della gestione tattica (magari avrebbero potuto mettere qualcuno con Terpstra e Kristoff, ma questo vale un po’… per tutti gli altri team). Mancava la forza bruta, e di lì l’aver raccolto meno delle acque smosse. Manca “per ora”, ma in futuro, chissà: il loro uomo migliore è stato il neopro (!) Tiesj Benoot, quinto e maiuscolo al suo primo Fiandre “coi grandi”, continuo, autorevole, mai intimorito, ben più incisivo del suo capitano Roelandts, sempre al coperto.
Sagan e Van Avermaet hanno dimostrato sull’ultimo Paterberg, con un attacco della disperazione in grado di lasciare indietro tutti gli altri, di essere i più in forma del mazzo dei battuti. Van Avermaet ha gestito male il supporto del team (l’ottimo Oss già citato); Sagan, troppo isolato, non ha colto l’attimo. Si sono lanciati in una cronocoppie in stile Trofeo Baracchi nel segmento finale tra l’ultimo muro e l’arrivo, però l’unica fase in cui abbiano rosicchiato qualcosa alla coppia di testa è stato l’ultimo km, quando davanti si giocava al gatto e al topo.
Il Fiandre ci consegna quindi un Kristoff sempre più a tutto tondo, una Etixx-Quickstep ancora in cerca d’autore, o meglio di finalizzatore… insomma, di un Tom Boonen, un Van Avermaet eterno piazzato e un Sagan irrimediabilmente “spiazzato”: fuori posizione per mancanza di appoggi e di orientamento tattico, fuori tempo nelle scelte chiave, fuori dal podio. Un peccato per un indiscutibile fuori-classe, che deve al più presto tornare in carreggiata. Aspettando Benoot.

Gabriele Bugada

ORDINE D’ARRIVO

1 Alexander Kristoff (Nor) Team Katusha 6:26:32
2 Niki Terpstra (Ned) Etixx – Quick-Step
3 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team 0:00:07
4 Peter Sagan (Svk) Tinkoff-Saxo 0:00:16
5 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal 0:00:36
6 Lars Boom (Ned) Astana Pro Team
7 John Degenkolb (Ger) Team Giant-Alpecin 0:00:49
8 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Soudal
9 Zdenek Stybar (Cze) Etixx – Quick-Step
10 Martin Elmiger (Swi) IAM Cycling
11 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team
12 Filippo Pozzato (Ita) Lampre-Merida
13 Stijn Devolder (Bel) Trek Factory Racing
14 Geraint Thomas (GBr) Team Sky
15 André Greipel (Ger) Lotto Soudal 0:02:28
16 Marcus Burghardt (Ger) BMC Racing Team
17 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
18 Marco Marcato (Ita) Wanty – Groupe Gobert
19 Jens Keukeleire (Bel) Orica GreenEdge
20 Nelson Santos Simoes Oliveira (Por) Lampre-Merida 0:02:34
21 Dries Devenyns (Bel) IAM Cycling 0:03:02
22 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team 0:03:11
23 Arnaud Demare (Fra) FDJ.fr 0:03:23
24 Yves Lampaert (Bel) Etixx – Quick-Step
25 Jens Debusschere (Bel) Lotto Soudal
26 Heinrich Haussler (Aus) IAM Cycling
27 Bjorn Leukemans (Bel) Wanty – Groupe Gobert
28 Jean-Pierre Drucker (Lux) BMC Racing Team
29 Grégory Rast (Swi) Trek Factory Racing
30 Yoann Offredo (Fra) FDJ.fr
31 Zico Waeytens (Bel) Team Giant-Alpecin
32 Jasper Stuyven (Bel) Trek Factory Racing
33 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Team Katusha
34 Jose Joaquin Rojas Gil (Spa) Movistar Team
35 Oliver Naesen (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise
36 Borut Bozic (Slo) Astana Pro Team
37 Dylan Van Baarle (Ned) Cannondale-Garmin Pro Cycling Team
38 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team
39 Mathew Hayman (Aus) Orica GreenEdge
40 Paul Voss (Ger) Bora-Argon 18
41 Andreas Schillinger (Ger) Bora-Argon 18
42 Koen De Kort (Ned) Team Giant-Alpecin
43 Luke Durbridge (Aus) Orica GreenEdge
44 Davide Cimolai (Ita) Lampre-Merida
45 Sylvain Chavanel (Fra) IAM Cycling
46 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Etixx – Quick-Step
47 Oscar Gatto (Ita) Androni Giocattoli
48 Marco Haller (Aut) Team Katusha
49 Manuel Quinziato (Ita) BMC Racing Team
50 Luke Rowe (GBr) Team Sky

Sono Kristoff e Terpstra i grandi interpreti delledizione 2015 del Giro delle Fiandre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Sono Kristoff e Terpstra i grandi interpreti dell'edizione 2015 del Giro delle Fiandre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

CANCELLARA RECORD: TERZO FIANDRE

aprile 6, 2014 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Lo svizzero piega in volata Van Avermaet, Vanmarcke e Vandenbergh e raggiunge Magni, Buysse, Leman, Museeuw e Boonen in vetta alla classifica dei plurivincitori della Ronde, a quota tre. Decisivo l’attacco sull’Oude Kwaremont. Quinta piazza per Kristoff, davanti a Terpstra e ad un Boonen in crescita rispetto alle ultime uscite. Grande deluso del giorno Peter Sagan. Nessun italiano nei dieci.

Non è stato probabilmente il miglior Cancellara quello visto al 98° Giro delle Fiandre, e forse, a 33 anni suonati, non sarebbe neppure legittimo attendersi di rivedere il mostro che toglieva di ruota gli avversari in pianura, nei tratti in asfalto, e vinceva Fiandre e Roubaix dopo azioni solitarie di 50 km. Uno Spartacus un po’ invecchiato e tatticamente meno spavaldo è tuttavia ancora sufficiente a mettere in fila i più giovani rivali, come hanno appreso a proprie spese Greg Van Avermaet, Stijn Vandenbergh e Sep Vanmarcke, giunti sul traguardo di Oudenaarde in compagnia dell’elvetico. Per la prima volta in carriera, Cancellara ha saputo strappare il Fiandre con la cattiveria e la tenacia, regolando allo sprint tre corridori dimostratisi al suo livello sui diciassette muri in programma, anziché con quella superiorità schiacciante che aveva permesso gli assoli del 2010 e dello scorso anno.
Prima della volata, le strade fiamminghe erano state teatro del solito spettacolo di prim’ordine, sia pur guastato da una sequenza di cadute dalle conseguenze anche serie, e non soltanto per i corridori coinvolti. Ancora nel primo terzo di gara, infatti, quando Stig Broeckx, Davide Appollonio, Daryl Impey, Raymond Kreder, Wesley Kreder, Alexander Kuschynski, Andrea Palini, Taylor Phinney, James Vanlandschoot, Jelle Wallays e Romain Zingle alimentavano una fuga troppo numerosa perché il gruppo le concedesse più di cinque minuti e spiccioli di margine, Johan Vansummeren è finito a terra dopo un rovinoso impatto con una spettatrice, dando il là ad una caduta che ha marginalmente coinvolto anche Sep Vanmarcke. Il vincitore della Parigi-Roubaix 2011 è stato costretto al ritiro, ma ancor peggio è andata alla donna, attualmente ricoverata in ospedale, in gravi condizioni.
Poco prima, erano stati Luke Durbridge, secondo all’ultima Tre Giorni di La Panne, e Jurgen Roelandts, terzo nel 2013, a dover abbandonare, mentre, appena superata la soglia di metà gara, la Trek ha visto Yarolsav Popovych alzare bandiera bianca e Stijn Devolder inaugurare una serie di capitomboli che avrebbe funestato la sua partecipazione.
Con l’avvicinarsi delle salite chiave della corsa, Impey, Broeckx, Zingle, Vanlandschoot, Phinney e Kuschynski salutavano il resto del drappello di testa, dal quale già aveva perso contatto uno sfortunato Davide Appollonio, rallentato da una foratura. In contemporanea, il gruppo cominciava a scuotersi, con gli allunghi di Damien Gaudin sul Kaperij e del trio Quinziato-Eisel-Trentin sul Kanarieberg, ad una settantina di chilometri dal termine.
Il secondo passaggio sul Kwaremont, dopo 205 km di gara, vedeva Impey selezionare ulteriormente il gruppetto al comando, portandosi dietro i soli Broeckx e Phinney, mentre Van Bilsen riusciva a rientrare sui contrattaccanti. Ad animare la corsa, però, erano ancora una volta Devolder e i suoi incontri ravvicinati con l’asfalto fiammingo, l’ultimo dei quali avvenuto dopo uno spettacolare tamponamento ad un malcapitato uomo BMC, intento ad offrire la propria ruota a Van Avermaet a bordo strada.
Per vedere i grossi calibri all’opera, come previsto, si doveva attendere il Koppenberg, teatro dell’azione di squadra della Omega Pharma: Boonen e Terpstra hanno cambiato passo, andando a raggiungere quel che restava della fuga della prima ora, e testando le capacità di risposta degli avversari, fra i quali si lasciavano preferire Cancellara, Vanmarcke, Sagan e Degenkolb, oltre all’altro Omega Stybar.
La prima selezione è stata vanificata dalla successiva discesa, ma l’offensiva Omega non si è arrestata, con Vandenbergh pronto a dar vita ad un ulteriore tentativo, insieme a Devenyns e Boasson Hagen. Van Avermaet, già costretto ad uno sforzo extra per rientrare dopo l’incidente di cui si diceva poco sopra, era il più pronto a lanciarsi all’inseguimento, raggiungendo il terzetto sulle rampe del Taaienberg. Cancellara si trovava così costretto alla replica, riportandosi sui quattro e dando vita ad un drappello di tredici, comprendente anche Sagan, Boonen, Terpstra, Stybar, Minard, Leukemans, Degenkolb e Vanmarcke.
Come spesso avviene in corse ricche di passaggi da circoletto rosso, la fuga buona (o meglio, una metà) è partita in un tratto interlocutorio, allorché Van Avermaet e Vandenbergh, a 31 km dall’arrivo, hanno allungato in una delle rare sezioni di respiro offerte dal tracciato. I favoriti hanno titubato, al punto da consentire a Sorensen di chiudere in solitaria un buco di oltre quaranta secondi, per poi assistere – dopo una breve sfuriata di Sagan sul Kruisberg – al rientro di un’altra quindicina di uomini in vista dell’ultima ascesa al Kwaremont. Solo una trenata di Bodnar, appena riportatosi sotto, ha evitato che il vantaggio dei due al comando e di Leukemans, avvantaggiatosi in terza posizione, si dilatasse irrimediabilmente. Il forcing Cannondale ha però di fatto spianato la strada agli attacchi di Kristoff prima e Cancellara poi, con il solo Vanmarcke capace di accodarsi all’elvetico, mentre Sagan veniva ancora una volta respinto nel momento chiave, rimandando per l’ennesima volta l’appuntamento con la prima classica monumento in carriera.
La manciata di secondi tra la coppia appena formatasi e quella di testa sono stati colmati fra salita e discesa del Paterberg, malgrado un breve tentativo di assolo da parte di Van Avermaet, e il neo-quartetto ha trovato in extremis la collaborazione necessaria a scongiurare il rientro di Kristoff, che si sarebbe automaticamente trasformato nell’uomo da battere allo sprint.
Soltanto alle porte di Oudenaarde con gli avversari ormai definitivamente tagliati fuori, i battistrada hanno cominciato a studiarsi e scattarsi reciprocamente in faccia, senza riuscire tuttavia a scongiurare un epilogo in volata. Cancellara, a differenza di tante altre volte, è stato il più saggio nella gestione del finale, riuscendo a presentarsi sul rettilineo d’arrivo in coda al quartetto, nella posizione ideale per lanciare lo sprint. Van Avermaet, l’avversario più pericoloso, non ha invece saputo evitare di approcciare gli ultimi 200 metri in testa, vedendo sfilare alla propria sinistra la sagoma dello svizzero, lanciato verso un terzo successo che lo issa in vetta alla lista dei plurivincitori del Fiandre, in coabitazione con Fiorenzo Magni, Achiel Buysse, Eric Leman, Johan Museeuw e Tom Boonen.
Il generosissimo capitano BMC si è dovuto accontentare della piazza d’onore, con Vanmarcke a completare il podio e Vandenbergh relegato al legno. Kristoff e Terpstra, 5° e 6°, hanno preceduto un Boonen in crescita, ma ancora lontano dalla condizione dei giorni migliori, e probabilmente troppo in ritardo per pensare ad un riscatto alla Parigi-Roubaix. Addirittura fuori dai dieci Sagan, così come la modesta pattuglia italiana.
Fra sette giorni, Cancellara potrà andare in caccia di un altro primato: vincendo la quarta Roubaix, salirebbe in testa anche alla classifica dei plurivincitori dell’Inferno del Nord, al fianco di De Vlaeminck e Boonen.

Matteo Novarini

ORDINE D’ARRIVO

1 Fabian Cancellara (Swi) Trek Factory Racing 6:15:18
2 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
3 Sep Vanmarcke (Bel) Belkin Pro Cycling Team
4 Stijn Vandenbergh (Bel) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
5 Alexander Kristoff (Nor) Team Katusha 0:00:08
6 Niki Terpstra (Ned) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team 0:00:18
7 Tom Boonen (Bel) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team 0:00:35
8 Geraint Thomas (GBr) Team Sky 0:00:37
9 Björn Leukemans (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:41
10 Sebastian Langeveld (Ned) Garmin Sharp 0:00:43
11 Vincent Jerome (Fra) Team Europcar 0:01:12
12 Marcus Burghardt (Ger) BMC Racing Team
13 Nicki Sörensen (Den) Tinkoff-Saxo 0:01:15
14 Dries Devenyns (Bel) Team Giant-Shimano 0:01:19
15 John Degenkolb (Ger) Team Giant-Shimano 0:01:25
16 Peter Sagan (Svk) Cannondale
17 Filippo Pozzato (Ita) Lampre-Merida
18 Zdenek Stybar (Cze) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
19 Sylvain Chavanel (Fra) IAM Cycling
20 Sébastien Minard (Fra) AG2R La Mondiale
21 Yoann Offredo (Fra) FDJ.fr
22 Edvald Boasson Hagen (Nor) Team Sky
23 Tony Gallopin (Fra) Lotto Belisol
24 Laurens De Vreese (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:01:35
25 Oscar Gatto (Ita) Cannondale 0:01:41
26 Iljo Keisse (Bel) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team 0:01:43
27 Lloyd Mondory (Fra) AG2R La Mondiale
28 Steve Chainel (Fra) AG2R La Mondiale
29 Ignatas Konovalovas (Ltu) MTN – Qhubeka
30 Bram Tankink (Ned) Belkin Pro Cycling Team
31 Jan Barta (Cze) Team NetApp – Endura
32 Bradley Wiggins (GBr) Team Sky
33 Andrey Amador Bakkazakova (CRc) Movistar Team
34 Maarten Wynants (Bel) Belkin Pro Cycling Team
35 Zico Waeytens (Bel) Topsport Vlaanderen – Baloise
36 Luca Paolini (Ita) Team Katusha 0:03:52
37 Jens Keukeleire (Bel) Orica Greenedge
38 Maciej Bodnar (Pol) Cannondale
39 Alexandre Pichot (Fra) Team Europcar
40 Taylor Phinney (USA) BMC Racing Team 0:04:12
41 Fabio Sabatini (Ita) Cannondale
42 Stig Broeckx (Bel) Lotto Belisol
43 Jos Van Emden (Ned) Belkin Pro Cycling Team
44 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Omega Pharma – Quick-Step Cycling Team
45 Mirko Selvaggi (Ita) Wanty – Groupe Gobert
46 Silvan Dillier (Swi) BMC Racing Team
47 Tyler Farrar (USA) Garmin Sharp
48 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
49 Borut Bozic (Slo) Astana Pro Team
50 Sébastien Turgot (Fra) AG2R La Mondiale

Fabian Cancellara taglia davanti a tutti il traguardo del Giro delle Fiandre (foto AFP)

Fabian Cancellara taglia davanti a tutti il traguardo del Giro delle Fiandre (foto AFP)

PAGELLE 2013: PROMOSSI E BOCCIATI DEL GIRO DELLE FIANDRE

Insuperabile Cancellara, bravo Sagan ma ancora una volta battuto. Prova opaca degli italiani, ad esclusione dell’ottima prestazione di Mirko Selvaggi.

Foto copertina: il podio del Giro delle Fiandre 2013 (foto Bettini)

Fabian Cancellara: nelle pagelle della Milano – Sanremo avevo scritto che l’elvetico sembrava aver perso parte della sua eccezionale potenza. Dopo le fenomenali progressioni viste sul vecchio Kwaremont e sul Paterberg devo con piacere rivedere la mia tesi precedente. Tutti, non solo Sagan, sono stati demoliti dal ritmo asfissiante imposto alla corsa da Cancellara e dai suoi gregari. Questa vittoria lo inserisce di diritto tra i più grandi interpreti di corse sul pavè della storia, perché vincere in solitaria dopo aver fatto il vuoto sui muri è una impresa d’altri tempi. Voto: 10

Peter Sagan: l’età è dalla sua ma per il momento deve ancora inchinarsi di fronte alla potenza incontenibile del ‘ treno di Berna’. Sperava di restare agganciato alle ruote dello svizzero, ma dapprima il Kwaremont e successivamente le accelerate sul Paterberg da parte di Cancellara lo hanno piegato. Il Fiandre è la seconda grande classica che sfugge allo slovacco il quale, per il momento, si consola con la Gand – Wevelgem. Voto: 8

Jurgen Roelandts: prima classica corsa da capitano, il forte belga della Lotto è stato capace di centrare subito un podio prestigioso. Molto bravo nell’anticipare l’azione dei favoriti, ha dimostrato di possedere delle notevoli doti di fondo grazie alle quali potrà togliersi diverse soddisfazioni in futuro. Voto: 7,5

Alexander Kristoff: dopo il bronzo conquistato alle Olimpiadi del 2012, coglie un quarto posto che risolleva in parte il bilancio della squadra. Voto: 6,5

Mirko Selvaggi: l’unica nota positiva per gli italiani l’ha rappresentata questo giovane passista della Vacansoleil che, in fuga per molti chilometri, ha dimostrato di trovarsi a proprio agio sulle pietre del Fiandre. Voto: 7

Luca Paolini: sorretto da un buono stato di forma, sempre tra i primi fino alle battute decisive, ha provato sino all’ultimo di ottenere un posto nei primi cinque quando ormai l’esito della corsa era già segnato. Voto: 6

Filippo Pozzato: grande delusione di giornata, nonostante la pedalata sembrasse quella dei giorni migliori, non si fa trovare pronto nel momento cruciale della corsa. Lo aspettiamo fiduciosi la prossima settimana alla Roubaix. Voto: 4

Sylvain Chavanel: uscito con una grande condizione dalla Tre giorni di La Panne, poteva sfruttare i gradi di capitano dopo l’uscita di scena di uno sfortunato Tom Boonen. La squadra lo ha supportato al meglio, specialmente Kwiatkowski (voto: 7), ma le gambe del francese hanno mal digerito le trenate di Cancellara. Voto: 4

Thor Hushovd: data l’assenza di Gilbert, il norvegese era il capitano designato della BMC. Non è mai entrato nel vivo della corsa. Rimandato alla prossima Roubaix. Voto: 4

Francesco Gandolfi

gandolfi.francesco@libero.it

FIANDRE 2013, L’ARTE DELLA GUERRA. FABIAN FA BIS, SAGAN COLPITO E (NON) AFFONDATO

marzo 31, 2013 by Redazione  
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Cancellara mette nel carniere il suo secondo Giro delle Fiandre. Nel 2010 l’impallinato era stato il campione di casa, Tom Boonen, oggi messo fuori gioco da una caduta e dunque impossibilitato a bissare il successo conseguito l’anno scorso. Stavolta a finire dietro all’elvetico è stato il non meno atteso Sagan, al quale va riconosciuto il fatto di esser riusciuto a tenere nella sconfitta e a non affondare. Tra gli italiani si salvano solo Selvaggi e Paolini, il primo in ordine d’arrivo è Oss mentre delude Pozzato.

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Foto copertina: Cancellara e Sagan sul Paterberg (foto AFP)

Qualcuno disse che il Giro delle Fiandre è un “gioco di guerra”. Una guerra che si può vincere con una singola giocata, anche se articolata in un uno-due pugilistico semplice e spietato. Così è stato per il Fiandre 2013, che si potrebbe riassumere in una sola azione implacabile: Cancellara che esegue puntualmente ciò che tutti sapevano avrebbe fatto, esponendosi al rischio di una reazione fatale da parte dell’unico rivale, altrettanto prevedibilmente Peter Sagan; ma il colpo di Cancellara è stato decisivo e perfetto.
Gli altri contendenti, a grandi linee, abdicano (con la sola eccezione della Lotto che raccoglie un meritato podio). Come in un apologo giapponese, le sorti della guerra vengono affidate interamente alla sfida tra due samurai. E dopo una lunga attesa la sfida si risolve in due soli colpi di katana: Cancellara sferra un poderoso fendente, Sagan para, Fabian lo trafigge con un affondo che coglie il bersaglio nell’ultimo istante disponibile.

La velocità, complice il bel tempo, è da subito sostenuta, e prestissimo comincia il computo delle vittime eccellenti di quella guerra di trincea che si combatte soprattutto nelle fasi interlocutorie, nella pancia del gruppo, o in mezzo alle ammiraglie: è la guerra delle rotture meccaniche, delle cadute, delle forature. Il caso ne è il sovrano assoluto, il proiettile vagante della malasorte può colpire il combattente più valoroso, anche se certo la distrazione e l’imprudenza espongono maggiormente al rischio. Dopo 19km, il campione in carica, l’eroe del pavé, Tom Boonen, cade malamente mentre si muove tra le ammiraglie, e le ferite lo costringono al ritiro.
Diciamo subito che l’assenza di Boonen si noterà. Gli assenti hanno sempre torto, e non c’è controprova, ma l’impressione è che Tom avrebbe introdotto una componente imprevista al duello tra i due campioni svizzero e slovacco. È più che probabile, diciamo pure quasi certo, che il più forte avrebbe vinto comunque, e perfino a maggior ragione: e il più forte, senza ombra di dubbio, era Fabian Cancellara. Nondimeno il campione in carica non avrebbe esitato a dar fuoco alle polveri ben prima della penultima ascesa.

L’elenco dei caduti, in senso metaforico o letterale, comprende tra i nomi illustri anche Sep Vanmarcke (peraltro non in formissima), ai 95km dalla fine; Geraint Thomas, formalmente capitano del Team Sky, a una trentina dall’arrivo, prima del penultimo Paterberg. Poco dopo, alle prime rampe di questo stesso muro, Flecha rompe la bicicletta e vede sfuggirgli la gara. Merita invece una menzione d’onore il soldato Kevin Hulsmans, che si improvvisa “medico di campo”, o meccanico fuori di metafora: quando Gatto fora in un momento critico, prima del secondo Oude Kwaremont, Hulsmans gli passa la propria ruota cambiandola a tempo di record. Collaborerà poi al rientro in gruppo, e il suo prezioso supporto cesserà nel finale solo per… una foratura!

La classica fuga del mattino non vede elementi di spicco, mentre sul Molenberg – poco prima di metà gara – prende consistenza un’azione che effettivamente connoterà il resto della gara. Poco più di una scaramuccia, una guerriglia di disturbo diciamo: visto che protagonista ne è un degnissimo André Greipel potremmo battezzarla “Gorilla Guerrilla”. La Lotto comincia la propria disperata battaglia, una carica di cavalleria contro i carri armati: ma oltre all’onore delle armi, raccoglieranno un riconoscimento concreto nell’affiancare sul podio i due fenomeni oggi protagonisti. Infatti dopo una ventina di minuti Sieberg raggiungerà Greipel, animando ulteriormente la fuga, i cui resti costituiranno più avanti il punto d’appoggio per l’attacco in anticipo di Roelandts.

In questa fuga, sulle piste di Greipel, si affacciano anche un paio di Europcar, ma in generale tutto il contributo francese alla gara è stato volenteroso quanto assolutamente velleitario. Entra qui nell’avanscoperta anche Kwiatkowski, la cui prestazione sarà invece tutt’altro che velleitaria, visto che il polacco resterà incredibile protagonista per i successivi 110-120km. Un “ultimo soldato” rintanato a difendere la sua buca nella giungla, mentre il suo esercito, la poderosa Omega-Quickstep, si lascia affondare tristemente.

Per chilometri e chilometri di muri e pavé non ci sarà praticamente più nulla da segnalare, se non il mostruoso lavoro della Radioshack, e nella fattispecie di Rast, Roulston, Devolder, Popovych – titanico. Andatura eclatante con lo sporadico contributo di una comunque ottima Cannondale, tenendo la fuga sempre a tiro, e ammazzando fino al momento chiave una gara tutt’altro che facile da controllare, presa qui in pugno e stritolata fino alla noia. Ma questo era esattamente quello che Cannondale e Radioshack dovevano fare. Le truppe schierate per poter inscenare il grande duello finale.

Si possono citare uno spunto di Offredo sul primo Kwaremont, un più concreto attacco di un ardito Selvaggi nei tratti in pavé dopo il Koppenberg (con Minard), che porterà l’italiano a condividere la testa della corsa con Kwiatkowski dopo il penultimo Paterberg… ma sono episodi. Gesta eroiche senza costrutto.
Più decisiva, ma solo per un uomo, la “sortita napoleonica” in corrispondenza del secondo Patersberg: ben tre francesi (Turgot, di nuovo Offredo e S. Hinault) a scortare Tjallingi e, quel che più conta, Roelandts, che andrà a – per così dire – rimpiazzare Selvaggi nel fare da testa di ponte, e testa della corsa, assieme a Kwiatkowski.

Quel che è davvero degno di nota è… l’assenza di altre azioni degne di nota. La robusta corazzata BMC, l’impressionante moloch Sky, anche se deprivato di Thomas, la stessa Omega che senza Boonen poteva vantare un Chavanel visto in grandissima forma, come anche Vanderbergh, e poi Langeveld della Orica, Boom della Blanco, Haussler della IAM, a quanto pare tornato competitivo. Tutti uomini in formissima, che arriveranno nei dieci o giusto a ridosso. È mai possibile che nessuno di loro abbia provato l’assalto all’arma bianca, l’aggiramento inatteso, l’imboscata? Tutti sapevano quel che sarebbe successo di lì a poco, ed è successo appunto quel che tutti quanti, indovini o strateghi, pronosticavano da tempo.

Sull’ultimo Kwaremont Cancellara apre il gas. Restano in gara lui e Sagan. Timida e inconsistente la reazione dei nomi roboanti come Boasson Hagen o del cavallino Chavanel. Gatto si vedrà sullo sfondo a condurre l’inseguimento del gruppo, ma, in termini tattici, ormai il gruppo è solo uno stuolo di vittime di guerra. Per quanto riguarda la vittoria, morti che pedalano.
Qualche pallida chance solo per chi ha anticipato: il monumentale soldato Kwiatkowski, poi fermato ad aiutare capitan Chacha (i duri ordini dei generali che sacrificano gli eroi della trincea), e Roelandts, che si accoda al duo di campionissimi.

Sagan dà qualche cambio, ma con molta parsimonia. Patersberg. Cancellara apre il gas. Se Peter ne avesse, contrattacco e addio Fabian. Ma Peter è al gancio. Se Peter resistesse, chissà poi il finale. Ma Peter non resiste. Negli ultimi venti metri Cancellara sempre seduto spalanca un abisso. È il colpo del ko. Tutti sanno che Fabian tornerà in vista solo per ritirare il premio in cima al podio.
Qui il capolavoro di Sagan: non affondare. Si volta, vede Roelandts, si alleano. Il gruppo li tallona, ma i due stringono i denti all’impossibile, con corretta e inevitabile prevalenza di trenate dello slovacco. Paolini si danna tirando per portare a podio Kristoff, che infatti vincerà la volata dei battuti (il norvegese buono di oggi, dispersi Boasson e Hushovd).
È durissima lottare così quando la vittoria se n’è andata. Lottare con una katana infilata mortalmente tra le costole. Ma Sagan lo fa (e Roelandts pure).
È podio, un podio bellissimo per cui vale perfino la pena, con modestia, di esultare, come fa Peter alzando appena un pugno, ben lontano dall’amarezza di Sanremo. Sul podio indicherà Fabian: il più forte è lui. Il più forte ha vinto, e sembra incredibile che questo sia solo il suo secondo Fiandre.

Questa la top ten:
1 Fabian Cancellara (Swi) RadioShack Leopard 6:06:01
2 Peter Sagan (Svk) Cannondale Pro Cycling 0:01:27
3 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Belisol 0:01:29
4 Alexander Kristoff (Nor) Katusha 0:01:39
5 Matthieu Ladagnous (Fra) FDJ
6 Heinrich Haussler (Aus) IAM Cycling
7 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
8 Sébastien Turgot (Fra) Team Europcar
9 John Degenkolb (Ger) Team Argos-Shimano
10 Sebastian Langeveld (Ned) Orica-GreenEdge

Oss miglior italiano dodicesimo, poteva forse fare di più, ma Van Avermaet l’avrà voluto vicino (per fare settimo?). Gatto, altro ottimo italiano e comunque bravo, vista anche la sfortuna e la fatica del recupero, sarà quindicesimo. Pozzato impalpabile e deludente.

Gabriele Bugada

FENOMENOLOGIA DI UN MODERNO LEONE DELLE FIANDRE

La 96ª edizione della “corsa dei muri”, dal tracciato che definirei rivoluzionato più che rinnovato, doveva prevedere la sfida Boonen-Cancellara ma, con il secondo messo fuori gioco da una caduta, è stato il primo ad imporsi, ma non così nettamente come ci si sarebbe attesi alla vigilia della gara. A mettere i bastoni tra le ruote, metaforicamente parlando ovviamente, al “Leone delle Fiandre degli anni 2000”, ci hanno provato i nostri Pozzato e Ballan, entrambi autori di splendide prestazioni le quali, tuttavia, non hanno regalato all’Italia la tanto agognata vittoria in una Classica (successo che manca dalla Freccia Vallone 2009 di Rebellin), a causa di errori tattici piuttosto grossolani.

Foto copertina: Boonen in azione sui muri del Fiandre 2013 (foto Bettini)

Tom Boonen: ha vinto la “classica dei muri”, l’ha vinta per la terza volta, e quindi può a buon diritto fregiarsi del titolo di “Leone delle Fiandre”. Tuttavia, risulta perlomeno strano onorare di questo status un ciclista che non si è affatto dimostrato il più forte su quei “muri” che sono il simbolo e l’essenza della gara fiamminga e, a maggior ragione, risulta anomalo se si pensa che questo titolo è stato storicamente riservato ad autentici dominatori della classica belga, da Magni a Museeuw. Anzi, più volte il buon Tom è stato sul punto di perdere la ruota di Pozzato ma è riuscito stoicamente a resistere e a far valere infine il suo spunto veloce. Per quelle che sono le caratteristiche peculiari dell’atleta penso sia più corretto definirlo un “moderno Leone delle Fiandre”, per designare un ciclista capace di reggere il ritmo dei migliori sugli strappi in pavè ma raramente in grado di dettarlo in prima persona o comunque soccombente in un eventuale scontro frontale con i migliori, ma molto più forte “allo sprint” di questi ultimi. La mia opinione, insomma, è che ci troviamo di fronte ad una nuova tipologia di ciclista, un ibrido tra velocista puro e “classico” atleta da pavé. Data anche l’assenza di Cancellara alla Parigi-Roubaix, Tom può siglare domenica prossima una tripletta, con Gand, Fiandre e Roubaix, davvero memorabile. Voto: 10

Filippo Pozzato: oggi si è dimostrato indiscutibilmente il più forte sugli strappi, agile e potente come non l’ho mai visto in tutta la sua carriera. Tuttavia si deve accontentare della seconda piazza e questo, a mio modo di vedere, perché ha commesso tre errori piuttosto gravi. Il primo lo ha commesso sul Oude Kwaremont prima e, successivamente, sul Paterberg, quando la sua progressione aveva fatto davvero male, in primis a Boonen, ma, una volta guadagnato una manciata di metri sul corridore belga, boccheggiante ed in evidente difficoltà, Filippo si è inspiegabilmente rialzato e ha aspettato il rientro di quest’ultimo dimostrando, ancora una volta, un’eccessiva timidezza nel momento in cui si tratta di prendere il controllo della corsa. Il secondo lo ha commesso quando non ha nemmeno tentato un allungo negli ultimi chilometri, peccando così di superbia, pensando cioè di poter battere o per lo meno di potersela giocare alla pari, in volata, con il campione fiammingo. Il terzo errore è stato quello di lanciarsi in volata con un rapporto, almeno stando alle immagini televisive, troppo agile che non gli ha permesso di fare velocità. L’eccelsa condizione dimostrata fa comunque ben sperare per domenica prossima. Voto: 8

Alessandro Ballan: insieme a Pozzato ha incarnato la speranza di molti tifosi italiani di poter riassaporare il sapore della vittoria in una Grande Classica dopo anni dall’ultimo successo. L’ormai non più giovane atleta veneto ha saputo interpretare al meglio delle sue possibilità la corsa odierna, attaccando ripetutamente sugli strappi e dimostrando di meritare i gradi di capitano anche di una corazzata assoluta come la BMC, con Hushovd e Gilbert come gregari di lusso. Purtroppo l’età avanza e si fa sentire, sono ormai 33 primavere, e gli scatti telefonati del finale lo dimostrano ma può tranquillamente ritenersi appagato per come ha condotto questo suo Giro delle Fiandre. Alla Roubaix dividerà il ruolo di capitano con Hushovd. Voto: 9

Peter Sagan: arrivare quarto alla Milano-Sanremo e quinto al Giro delle Fiandre, a soli 22 anni, è segno che siamo in presenza di un atleta completo, di un fondista, in grado di primeggiare su qualsiasi terreno. Nella “classica dei muri” ha subito anche un paio di inconvenienti, forse dovuti alla non eccessiva dimestichezza nel destreggiarsi sulle pietre delle Classiche del Nord, e nel momento dell’accelerazione di Pozzato non è stato capace di reagire e di tenere il passo dei migliori. Come si è soliti dire in queste circostanze, “l’età è dalla sua” e “ne sentiremo di certo parlare in futuro”. Voto: 7

Luca Paolini: questa “vecchia guardia” del ciclismo italiano ha corso in maniera davvero esaltante, garibaldina, il Giro delle Fiandre. Evidentemente non sentendosi all’altezza di competere con i migliori sugli strappi, varie volte scatta per anticipare il gruppo e, insieme allo spagnolo Flecha (voto: 6), si rende protagonista di un’azione davvero interessante e pericolosa per i big. Purtroppo il tentativo viene riassorbito nel giro di qualche chilometro e l’ex gregario di lusso di Bettini deve accontentarsi infine della settima piazza finale. Voto: 7

Philippe Gilbert: lontano parente del dominatore assoluto della passata stagione, corre al servizio di Ballan quella che in passato è stata una gara che lo ha visto più volte protagonista assoluto. Lo si è visto tirare e stare al vento in più di un’occasione, interpretando la corsa in cerca della condizione ideale per affrontare le Classiche delle Ardenne. Forse sarebbe stato più opportuno partecipare al Giro dei Paesi Baschi, ideale per chi ha bisogno come il belga di macinare chilometri in vista di Amstel, Freccia Vallone e Liegi. Voto: 5

E. Boasson Hagen: quando i favoriti decidono di fare sul serio non riesce a reggere il loro ritmo e si stacca. Successivamente sprona la squadra nel tentativo di rientrare ma la gamba non gira a dovere e il tentativo fallisce. Chiude nell’anonimato e lontano dai primi una corsa che, probabilmente, non gli si addice. Voto: 4

Stijn Devolder, Leif Hoste, Heinrich Haussler: tre forti ciclisti da pavé, tre gare assolutamente anonime. Voto: 2

Fabian Cancellara: il grande favorito della gara, dopo aver corso una Milano-Sanremo da protagonista assoluto, era pronto a dare spettacolo nelle classiche a lui più congeniali, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Purtroppo la sfortuna si è accanita sull’elvetico e ci ha impedito di godere delle sue imprese in questa classica e non lo vedremo neanche all’attacco nell’Inferno del Nord. Davvero un gran peccato. Voto: S.V.

Francesco Gandolfi.

UN FIANDRE PER TRE. TOM FA TRIS FRA I TRICOLORI

aprile 2, 2012 by Redazione  
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Il duello che tingeva di leggenda questo Fiandre nuovo di zecca si infrange con la clavicola di Cancellara, ruzzolato al rifornimento. Conquistare la gara sembra allora una mera formalità per Boonen, affiancato da una squadra impressionante. Ma i rinati Ballan e Pozzato si dimostrano indomiti, oltreché i più forti in campo, e mettono all’angolo il campione belga: non riescono però a evitare lo sprint, dove Tommeke impone la propria legge di predestinato.

Foto copertina: il podio del Fiandre 2012 (foto Bettini)

L’epica di Cancellara è, quasi per suggestione dello stemma nazionale che veste, quella di un eroe crociato: determinato, poderoso, a tratti perfino prepotente, circonfuso da un alone di integrità e di etica della dedizione che a stento lasciano intravedere lo spettro di qualche ombra. Dà sempre la sottile impressione di essere convinto che Dio, o quantomeno la Giustizia, siano schierati al suo fianco.

Boonen invece sembra uscito dall’epica greca. Un semidio predestinato alla gloria, apparentemente invulnerabile: fulminante allo sprint, incrollabile sul passo, travolgente sulle pendenze aspre dei muri. Come gli dei e gli eroi greci, però, è platealmente afflitto dal vizio, dalla disgrazia, dal capriccio. Qualcuno vedendolo passare da invincibile fenomeno a bersaglio giustiziato poteva ricordarsi di Achille, e della scelta di una carriera rapida, gloriosa e brevissima, in luogo di una longevità all’insegna della moderazione. Oppure pensare a Giasone, conquistatore del vello d’oro, precocemente passato dalla professione di eroe a quella di donnaiolo.

Oggi però, nel sacrilego teatro di un Fiandre riveduto e mutato, gli dei numerosi e dispettosi (invidiosissimi poi degli uomini che si credono “tutti d’un pezzo”) che affollano l’Olimpo greco hanno decisamente prevalso sulla predestinazione calvinista che avrebbe voluto Cancellara trionfatore e santo ancor prima di partire.

Al rifornimento dei 63km all’arrivo il povero Fabian si schianta al suolo, e il danno appare subito irreparabile: anzi, le notizie del dopo corsa annunciando una frattura in tre punti della clavicola decreteranno pure l’assenza dello svizzero dalla Roubaix. Quando sono gli dei ad abbatterti, non è prevista rivincita. Almeno a breve, perché per fortuna, trattandosi di una “sorte funesta” comunque tutta sportiva, ogni stagione è spesso capace di riavviare da capo la storia, e guardiamo già con aspettativa al riproporsi del grande duello l’anno venturo.

Fino a questa svolta decisiva si era vista la più tipica, corposa fuga del mattino, entro la quale si segnalavano Farrar e Belletti, due velocisti in cerca di una nuova dimensione. Poi un tentativo più serio all’approccio con i muri, sul Molenberg: se ne vanno in sei tra i quali spiccano Hayman (Sky), Vaitkus (GreenEdge) e Boom (Rabobank). Quest’ultimo verrà in seguito messo fuori gioco da una foratura nel momento sbagliato, all’attacco di un muro. La fuga però è presto rintuzzata da Boonen e dai suoi uomini.

La gara in effetti sarà a lungo connotata da un andamento privo di guizzi, con l’Omega Pharma-Quickstep e Cancellara, ben supportato da Bennati e Rast, a lasciare ben poco spazio ai tentativi che si succedevano di volta in volta. Anche dopo la caduta di Cancellara, basterà la sola Omega, superlativa, a blindare la gara fino ai giri finali. Tra gli affondi da segnalare ricordiamo quelli di due uomini BMC indecorosamente sottoforma, Gilbert (che però forse programma una stagione sbilanciata sul secondo semestre) e Hushovd. Altre opzioni, che avrebbero dato spazio a giochi tattici interessanti, proprio come la sortita a sei di cui sopra, sono state prontamente abortite, sia che ci provasse Vansummeren per la Garmin, sia che fosse Leukemans per la Vacansoleil (alla fine sarà lui il capitano, e non uno spento Devolder). La solidità della squadra di Boonen concretizza una deterrenza che spegne la gara: d’altronde pensiamo che l’OPQS alla fine piazzerà tre uomini nei primi dieci, e tutti i non ritirati alla peggio nel gruppo principale, a meno di un minuto.

Difficile dunque emettere un verdetto sul nuovo percorso: certamente l’apertura tattica e la selettività si sono dimostrate carenti, se pensiamo oltretutto che dietro ai tre dominatori di giornata è arrivato un gruppone di una cinquantina di unità con circa un minuto di distacco. Il bel tempo dell’ennesima primavera fiamminga in salsa mediterranea, però, ci ha messo del suo. Altresì probabilmente la novità del percorso e il desiderio di arrivare allo scontro frontale Boonen contro Cancellara ha indotto i due squadroni a sigillare la gara quanto più fosse possibile, stroncando ogni velleità creativa sul piano tattico. L’altra faccia della medaglia è che, con l’attenuante della difficile interpretazione di un tracciato nuovo, gli altri team non si sono dimostrati molto all’altezza, eccezion fatta per la Farnese se vogliamo. Le altre squadre hanno vissuto di performance dei singoli – sia pure eccezionali – e poco più. A proposito di wild card, molte delle scelte degli organizzatori hanno portato a ritiri quasi massivi, nonostante un’edizione non certo da tregenda: indecorosa la Net App che speriamo di vedere meglio al Giro, male la Argos-Shimano, malissimo le formazioni di casa Willems Veranda’s e Topsport Vlaanderen. Curiosamente si rinfaccia – giustamente! – il campanilismo agli organizzatori italiani, ma nessuno apre bocca quando le conseguenze nefaste di scelte di basso profilo si registrano altrove.

Più della tattica poterono le cadute: oltre all’eliminazione clamorosa di Cancellara, se ne va allo stesso modo anche un altro dei possibili favoriti, Langeveld, incocciando con uno spettatore sciagurato che gli taglia la strada a pochi metri. E qui Pozzato se la scampa con un numero di notevole abilità. Più tardi, un’azione potenzialmente decisiva sul penultimo Paterberg verrà propiziata dallo schianto di Vansummeren all’imbocco della salita!

Prima di arrivare lì, tuttavia, si era visto un bel forcing di Vanmarcke per la Garmin sull’Oude Kwaremont, col solo effetto però di allungare il gruppo creando le condizioni per un allungo di, guarda caso, un compagno di Boonen, ovvero Chavanel, nel falsopiano con cui culmina questo muro. L’azione di Chavanel darà adito a sua volta all’anticipo di Jerome dell’Europcar, Flecha per la Sky (attivo a dispetto del recentissimo recupero da una frattura) e un altro corridore che ha firmato un Fiandre di altissimo livello, vale a dire Paolini. Dopo il pasticcio del Paterberg a questo gruppo si uniranno un pugno di uomini, formando così un gruppetto di undici dove per l’Omega abbiamo ben tre rappresentanti, il capitano Boonen con gli scudieri più accreditati, Terpstra e Chavanel; ci sono anche Pozzato, Ballan e Paolini. Questi sei finiranno poi, dopo altre traversie, in una top ten che si caratterizzerà pertanto in due sensi molto chiari: il predominio della squadra di Boonen, e – finalmente – la grande gara, anche senza vittoria, degli italiani. Abbiamo inoltre Vanmarcke, Jerome, Flecha, Iglinsky e… Peter Sagan.

Parlando di predestinati dagli dei, non possiamo omettere una citazione per il fenomenale slovacco, alla fine quinto, battuto solo da un Van Avermaet che oltre ad essere comunque veloce aveva condotto fin lì una gara in difesa. Invece Peter, pur direttamente coinvolto dalla caduta di Vansummeren, si riporta in solitaria con un’azione mostruosa sul gruppetto di testa. Senza dubbio uno dei gesti atletici più significativi di questo Fiandre, anche se le telecamere ce ne regalano solo la conclusione. Per dare un termine di confronto basti pensare che due atleti di qualità indubbie e apparsi oltretutto decisamente in condizione come Gatto e Boasson-Hagen non riusciranno, pur in coppia, nella medesima impresa. Il problema è che la mossa si rivelerà un dispendio inutile, visto che le carte si rimescoleranno nella parte pianeggiante del circuito, complice il gran lavoro là dietro del Team Sky (esito finale? Boasson Hagen diciannovesimo, miglior piazzato del team; e di qui un giudizio complessivo comunque non lusinghiero). Tornando a Sagan, il suo quinto posto, vale a dire la “sconfitta” per mano di Van Avermaet, consegue anche a un altro pazzesco inseguimento solitario, qui comprensibilmente senza fortuna, quando il giovane slovacco aveva tentato di tornare, sempre in solitaria, sul trio di testa. Una forza fisica e mentale impressionante, che andrà condita con la giusta dose di esperienza per massimizzare i risultati. Ma forse a quest’età è ancora più importante dare il massimo che massimizzare…

Giungiamo così all’accoppiata decisiva dei due muri finali con una situazione tuttora fluida e indefinita, un gruppo intorno alle trenta unità molte delle quali però duramente provate dall’inseguimento sul gruppetto selezionatosi per la caduta di Vansummeren.

Qui finalmente il Fiandre si infiamma, e assistiamo a due gesti tecnici eclatanti. Ce li offrono due corridori italiani, entrambi, come in una vera narrazione epica, “rinati”: Ballan tornato a correre le “sue” gare, dopo le assurde sospensioni cautelative da parte del team per via dell’inchiesta che, quest’anno per l’ennesima volta, tira fuori il naso sui giornali guarda caso alla vigilia della campagna nord. Pozzato, rientrato a tappe forzate da una improvvida frattura della clavicola, dimostrando però in questo modo di aver trovato una mentalità che gli mancava, grazie pure a un ambiente in Farnese ben diverso da quello conflittuale vissuto in Katusha l’anno passato.

Ballan fionda una progressione devastante sul Kwaremont. E fa il vuoto. Apre una voragine. Sembra che nessuno sia in grado di colmarla, ma ecco risalire perfettamente composto Pozzato. Ballan intuisce l’importanza di un’azione congiunta e non forza. Il guizzo di Pozzato è stato peraltro repentino e agilissimo, difficile a dirsi se Ballan avrebbe potuto fare altrimenti.

Dietro Pozzato, però, fiammeggia l’aura di Tom Boonen. Il fiammingo è l’unico capace di affiancarsi a questo duo di campioni ritrovati, che arrampicandosi lungo le rampe ciottolate del Kwaremont risalgono prepotenti verso l’empireo del livello tecnico che loro compete.

Il trio è fatto, la gara decisa. Pozzato e Ballan sono due grandi, ma che effetto farà loro correre al fianco di chi ormai è una leggenda vivente? Entrambi l’hanno già vissuto alla Roubaix: Pippo fu l’unico capace di inseguire la cavalcata trionfale di Boonen nel 2009, e Ballan nel 2006 fu con lo stesso Boonen e Cancellara protagonista di un trio delle meraviglie consimile a quello odierno.
Davvero ricordiamo l’Iliade, la grande guerra dove – per l’ultima volta? – gli uomini combatterono al fianco degli dei. Diomede che ferisce il dio Marte… Questa era la nostra speranza vedendo i due grandi eroi umani, troppo umani, al fianco del semidio delle pietre.

Vedere collaborare quei tre per distanziare gli inseguitori ha lo splendore ritmato degli esametri immortali. Prima sfida: il Paterberg. I due italiani, qui forse più Pozzato, colpiscono duro.
Boonen vacilla.
Non crolla.

Ora la gara è atroce. Le forze vengono meno. Un solo copione è scritto: Ballan costretto ad allungare, troppo lento in volata. Boonen costretto a chiudere sempre e comunque, troppo veloce in volata.
Per Pozzato due opzioni: provare a inserire un contropiede su uno degli attacchi di Ballan, oppure attendere la volata senza sforzi supplementari, in modo di incrementare al massimo il differenziale di freschezza contro Boonen.
In televisione sembrano entrambe buone, forse quasi meglio la prima. Però sulla strada c’è un grande vento contro, e Boonen in intervista gli renderà grazie. Ancora una volta un dio greco, stavolta Eolo, dalla parte del predestinato. Dunque meglio la seconda scelta, perché un attacco col vento in faccia ha meno chances, e viceversa in una volata con vento sfavorevole è privilegiata la freschezza, che dal Paterberg Pozzato sa essere dalla sua. Ancor più se mentre Boonen fatica, lui si “riposa”.

Ballan attacca. Una volta, due, tre. Inevitabile in questa storia di terne (il terzetto all’attacco, il pregiatissimo terzo Fiandre per Tom, nella storia lui e altri tre, tra cui Magni). Tre volte, numero del mito. Ma Eolo si oppone.

Con calzari alati e denti digrignanti i due uomini più rapidi volano in volata, Ballan si immola per lanciarla. Ma nonostante ogni calcolo, Boonen è fulminante. Pozzato perde di poco. Qualcuno vede un’incertezza sul rapporto impostato: dio è nei dettagli? Paura di vincere? Destino?
Non lo sapremo mai. Quel che è certo è che per noi hanno vinto tutti e tre. E lo diciamo col cuore, anche se forse non saranno d’accordo Filippo e Alessandro (omonimi di due grandi greci, tra l’altro: ma già grandi della Storia e non più della leggenda).
Però cavalcare a fianco di un dio, sfidarlo, quasi piegarlo… è comunque una vittoria. Ettore non è morto quando Achille gli ha inchiodato la lancia in gola, è diventato immortale.

Per mera cronaca, la volata dei comuni mortali: vinta da Van Avermaet su Sagan (comune mortale?), indorando ulteriormente la gara BMC, sulla quale però pesano gli opachi Gilbert e Hushovd. Ottimo settimo, alla fine, Luca Paolini: ancor migliore del risultato la sua condotta di gara.

Gabriele Bugada

UNA GIORNATA PERFETTA

aprile 6, 2011 by Redazione  
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Mai era successo, da quando giudichiamo i corridori di turno nelle grandi classiche, di far ricorso al voto massimo, il 10 con la lode. E’ capitato all’ultimo Fiandre, dove la prestazione di Nuyens ha quasi annichilito le pur ottime prestazioni di Chavanel e Cancellara e quelle, appena meno brillanti, di Gilbert e Ballan.

Foto copertina: Nuyens sul muro di Grammont (www.ispaphoto.com)

Nel Giro delle Fiandre 2011 i big si annullano a vicenda e alla fine a spuntarla è Nick Nuyens, buon corridore da pavè che, grazie ad una condotta di gara perfetta, ha saputo cogliere una occasione (forse) unica. Tra gli italiani, grintosa la prova di Ballan che per un soffio non riesce a fare il bis.
Un ringraziamento speciale alla Rai che, finalmente, ci ha consentito di seguire per più di quattro ore la diretta di una classica meravigliosa.

Nick Nuyens: ha saputo nascondersi per tutta la corsa e, capito il pericolo che poteva scaturire da un allungo di Cancellara negli ultimi tre chilometri, grazie ad una condizione fisica eccellente è riuscito ad accodarsi alla coppia Chavanel-Cancellara formando il terzetto che si è poi giocato la gara allo sprint. In una edizione percorsa a ritmi elevati, è stato in grado di gestirsi al meglio dimostrandosi il più lucido nel finale. Proprio una giornata perfetta! Voto: 10 e lode

Sylvain Chavanel: uscito in ottima condizione dal Tour de La Panne, è partito come co-capitano della Quick Step. Ha provato inizialmente un allungo a circa 90 km dal traguardo per coprire le spalle a Boonen ma raggiunto un discreto margine di vantaggio sul gruppo inseguitore ha avuto l’intelligenza di staccare i compagni di fuga e, da ottimo fondista qual è, provare a giungere al traguardo. Una volta ripreso è stato comunque, nonostante la lunga fuga, protagonista di tutte le principali azioni che si sono succedute fino al traguardo, dove si arrende solo al più fresco Nuyens. Voto: 9

Fabian Cancellara: indiscutibilmente il più forte, almeno fisicamente. Con una azione delle sue si toglie da ruota Boonen e compagnia e in pochi chilometri riprende la testa della corsa. Sembrerebbe la riproposizione di quanto accaduto lo scorso anno ma l’elvetico non capisce che il compagno di fuga, Chavanel, non è disposto a collaborare come Boonen nella passata edizione. Incomprensibile, poi, risulta la perdita netta del vantaggio accumulato di circa un minuto nel chilometro o poco più che precede il Muro di Grammont. Incomprensibile in quanto non dettata da una crisi ma da una precisa scelta tattica dello svizzero che, una volta iniziato lo strappo, imprime un’accelerazione incredibile che risulta quasi indigesta anche per gli immediati inseguitori capeggiati da uno Gilbert tanto determinato quanto stremato.
Intelligente invece la scelta di Cancellara di non rispondere alla sfuriata di Gilbert sul Bosberg, ma di salire del proprio passo e di guidare la successiva rincorsa al belga nel tratto pianeggiante. La volata finale e il suo esito evidenziano ancora una volta che, per vincere, oltre alle gambe occorre usare anche la testa. Voto: 8

Philppe Gilbert: qualcuno spieghi finalmente a questo atleta che con le sparate non si vincono le gare, o meglio non si vincono se un atleta brucia, con queste, tutte le energie che ha in corpo. Come già accaduto alla Liegi e al Mondiale dello scorso anno, il belga con le sue rasoiate stacca tutti di netto, salvo poi arenarsi un paio di chilometri dopo lo scollinamento dello strappo di turno. Così è accaduto anche oggi sull’ultimo muro, il Bosberg. Comunque brillante durante la corsa, ancora una volta non riesce a portare a casa il risultato a causa di una condotta di gara troppo dispendiosa. Voto: 7

Alessandro Ballan: una gara più che dignitosa quella del veneto. Sofferente un po’ sui muri più arcigni, si è preso la briga di far tirare la squadra (BMC: voto 9) nel tentativo, poi riuscito, di riagguantare i fuggitivi Cancellara e Chavanel. Molto lucido nel finale nel saper cogliere un paio di occasioni favorevoli alle sue caratteristiche di finisseur, è stato bravo perché ha creduto nel successo fino alla fine. Voto: 7

Juan Antonio Flecha: ha risposto sempre presente in tutte le fasi critiche della corsa, dimostrandosi uno dei migliori atleti internazionali per quanto riguarda le corse del Nord. Fin troppo generoso in alcune situazioni, si fa scappare l’occasione di seguire Cancellara nel finale. Crediamo che con questa condizione di forma anche l’iberico possa esprimersi al meglio nella Roubaix, una gara sicuramente a lui più congeniale rispetto al Fiandre. Voto: 6+

Tom Boonen: sfidare Cancellara sul pavè, quando davanti si ha un compagno di fuga ancora fresco e con un vantaggio in crescendo sul gruppo di oltre un minuto, equivale ad un suicidio. Sugli ultimi muri riesce a malapena a tenere la ruota dei primi, illudendo, comunque, i suoi tifosi di poter battere gli avversari allo sprint. Si è lasciato tuttavia sfuggire l’allungo decisivo di Cancellara nel finale e, con esso, la possibilità di fare tris nella gara da lui più amata. Ha provato un ultimo disperato tentativo di riaggancio negli ultimi 500 m, ma ormai i giochi erano stati fatti. Voto: 5

Filippo Pozzato: la sua gara avrebbe meritato la sufficienza se non fosse sparito completamente sul Muro di Grammont. Eppure in precedenza aveva dimostrato una condizione più che buona, riuscendo ad essere sempre tra i protagonisti nelle fasi calde della gara, rispondendo, ad esempio, con prontezza all’allungo di Boonen. Speriamo di poterlo ammirare, questa volta tra i primi, domenica prossima nella Parigi-Roubaix. Voto: 4

Thor Hushovd: data la sua eccezionale condizione di forma e la sua innata potenza, lo si credeva uno dei favoriti del Fiandre. Ha accennato solo un allungo in tutta la gara dileguandosi, poi, come Pozzato sugli ultimi muri. La Roubaix sicuramente si addice di più alle sue caratteristiche. Voto: 4

Francesco Gandolfi

LA PRIMAVERA DA SOGNO DI NUYENS

aprile 3, 2011 by Redazione  
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Tutti guardavano Cancellara e, invece, sotto il naso di tutti, e dell’elvetico in primis, è scappato un Nuyens galvanizzato da una primavera stratosferica. Quest’anno la campagna del nord l’avevo già visto trionfare nella Dwars door Vlaanderen, sorta di Giro delle Fiandre in miniatura, ed ora è arrivato un successo ancor più prestigioso e monumentale. Poche briciole da beccare per gli italiani, con Ballan solo dodicesimo.

Il Giro delle Fiandre 2011 sarà ricordato tra gli appassionati di ciclismo per le innumerevoli emozioni che si sono succedute durante i 258 Km di corsa. Alla partenza dalla mitica piazza di Brugge un solo nome, quello di Cancellara, riecheggiava nell’aria come il possibile vincitore. E lui, Fabian, tanto aveva fatto capire di voler, con tutta la determinazione che è abituato a dare in questo tipo di corse, concedere il bis dopo la splendida e roboante vittoria di un anno fa. Ma spesso, si sa, i favori del pronostico vengono disattesi, e se questo accade in una corsa come il Fiandre, allora lo spettacolo è assicurato. A riuscirci è stato Nick Nuyens, già protagonista una decina di giorni fa a la Dwars door Vlaanderen, trionfando quest’oggi in uno sprint ridotto a tre su uno strepitoso Chavanel ed un inesauribile Cancellara.
Alla partenza, nella piazza del mercato, il sole, il clima mite e piacevole accolgono la numerosa folla ed i circa 200 ciclisti in gara. Si parte verso i primi muri, 18 quest’anno, 3 in più dell’edizione 2010, giusto per rendere ancor più dura e maestosa una corsa dal fascino leggendario. La classica fuga della prima ora parte intorno al chilometro 50, composta da 5 atleti: Van Dijk, Hunt, Hammond, Turgot e Docker. Il quintetto raggiungerà un vantaggio massimo di poco superiore ai 7’ con quattro muri, Tiengeberg, Nokeremberg, Rekelberg e Kaperfil percorsi in testa. Proprio su quest’ultimo vi è un contrattacco dal gruppo da parte di Tjallingii il quale si porta con sé altri 18 atleti. Tra di loro spicca la presenza di Boasson Hagen, Kroon e Marcato. L’azione non piace alla Leopard di Cancellara, ed è per questo che in circa una ventina di chilometri l’azione viene riassorbita dal gruppo dei migliori. In vista del Paterberg, sull’ Oude-Kwaremont è Sylvain Chavanel ad andarsene tutto solo. Si muove quindi la Quick Step di Tom Boonen, mentre in testa al gruppo i Garmin del trio Hushovd, Haussler, Farrar, e gli Omega di Gilbert iniziano ad innalzare ulteriormente l’andatura. Si entra nel vivo della corsa, con le squadre organizzate nell’intento di voler sfiancare il detentore Cancellara. A lanciare un primo serio affondo allo svizzero, sul Paterberg, è Gilbert che scollina in testa seguito da Boonen. Stassa azione del vallone sui 600 metri del Koppenberg, il muro più ripido della giornata posto ai meno 70 chilometri dal traguardo di Ninove. Gilbert pare essere il più forte sulle pendenze del Koppenberg, la sua azione frammenta il grosso del gruppo ormai ridotto ad una cinquantina di unità. Riescono a rimanere agganciati alla scia di Gilbert ancora una volta Boonen, Cancellara, Leukemans, Flecha ed un sorprendente Voeckler. Tra gli italiani appare più in palla Pozzato, con Ballan che invece insegue, un po’ in affanno, le ruote dei migliori. E’ la volta di Boom che grazie ad un progressione fatta sul 12° muro di giornata, l’Eikenberg, riesce a portarsi prima su Boaason Hagen e poi su Chavanel. Il gruppo è segnalato a poco più di 20”. Per la Leopard di Cancellara diventa necessario evitare ulteriori scatti dal gruppo dei migliori ed è così che grazie al prezioso lavoro di Posthuma il gruppo viaggia veloce in fila indiana sul tratto di pavè che precede il Molenberg. Proprio su questo muro nel 2010 andò in scena l’azione con cui Cancellara si tolse di ruota Boonen. Il piano pare possa ripetersi visti i pochi secondi di distacco tra gli uomini di testa ma invece è proprio Chavanel a forzare e così scongiurare il ricongiungimento. Dietro tutti si guardano o meglio tutti guardano Cancellara e nessuno forza più tanto. Ed è così che il vantaggio del francese aumenta fin oltre il minuto. E’ nel successivo tratto in pavè ad Haaghoek a 43 Km dall’arrivo, dopo allungo di Hushovd, che accade ciò che non ti aspetti: Boonen in prima persona risponde allo scatto del campione del mondo scaricando sul pavè un misto di forza e rabbia, ripensando forse alle edizioni 2008 e 2009 in cui Devolder, suo compagno alla Quick Step, andò a vincere con un’azione simile a quella odierna. E’ la goccia che fa traboccare l’effimero vaso custode della strategia di casa Quick Step. Il belga si porta dietro Pozzato e Cancellara. Si avvicina il 14° muro di giornata, il Leberg. E’ qui che è giunta l’ora che tutti aspettavano: l’affondo deciso e risolutore di Cancellara. Avviene. E sembra come al solito quello decisivo, Boonen non ce la fa, Pozzato neanche. Il treno svizzero è partito e sui suoi vagoni non è riuscito a “salire” nessuno. Il destino di Chavanel, ai meno 40 Km da Ninove, appare segnato ed aggravato ancor di più dagli ultimi quattro muri da affrontare. Riprendere Chavanel è un attimo, lo svizzero ed il francese ai meno 30 dal traguardo viaggiano con circa 40 secondi di vantaggio su Van Avermaet, Boom, Boasson Hagen e Leukemans che intanto hanno raggiunto Pozzato e Boonen. Là davanti Chavanel non dà nessun cambio a Cancellara e nostante ciò il loro vantaggio assume proporzioni importanti, superiore ad un minuto. Tra il Valkenberg ed il Tenbosse dietro al duo di testa rientrano intanto Gilbert, vittima di una foratura prima del Leberg, Hushovd e ben sette BMC con Ballan ed Hincapie. Sono gli uomini in rosso a riuscire ad organizzare un valido inseguimento in vista del leggendario Kapelmuur portando così gli inseguitori a soli 10” di distacco da Cancellara e Chavanel. Rientrano in gioco molti big, l’azione di Cancellara e Chavanel sta per essere annullata dalla riscossa di Gilbert che scollina in terza posizione seguito da un ritrovato Ballan. Seguono Nuyens, Flecha e Boonen. Resta l’ultimo muro di giornata il Bosberg ai meno 13,5 da Ninove. Sui 400 metri del Bosberg è Gilbert a provare, ancora una volta, l’azione solitaria. Nessuno riesce ad accodarsi al vallone, Cancellara mostra per la prima volta segni di cedimento, Ballan è l’ultimo a mollare scollinando in seconda posto. Gilbert riesce, ai meno 12, a guadagnare fino a 12”. Pochi troppo pochi per andare tutto solo nella pianura che lo dividono dl traguardo. Decide quindi di rialzarsi e così, su di lui, si riportano Cancellara, ripresosi da un attimo di crisi, il nostro Ballan, Leukemans, l’instancabile Chavanel e la sorpresa del giorno Scheirlinckx. Poco dopo si accodano ai sei uomini di testa Boonen, Flecha, Langeveld, Nuyens, Geraint Thomas ed Hincapie. Le forze sono al lumicino, si susseguono brevi azioni individuali. Ci prova prima Ballan, ai meno 6, ma subito Langeveld ricuce il buco per provare poi egli stesso a sorprendere tutti quando ormai mancano soli 4 km alla fine di un’ancora incertissimo Fiandre. I dodici ciclisti rimasti si frazionano di qualche metro, disgregandosi ancor di più quando a concedere un altro scatto, ai meno 3,5, è il redivivo Cancellara. Solo Chavanel e Nuyens, indubbiamente il meno affaticato dei due, riescono ad incollarsi alla sua ruota. I tre guadagnano qual tanto che basta da giocarsi la vittoria finale nell’ultimo chilometro con il solo Boonen che cerca disperatamente di riacciuffare i tre con una volata infinita. Ma sarà quarto. Cancellara si alza sui pedali, vuole il bis, lo cerca a tutti i costi, anche Chavanel sui pedali verso lo striscione di una corsa che ti consacra, stesso sforzo per Nuyens. E proprio Il belga a trionfare. Bravo Nuyens a condurre una gara attenta e poco dispendiosa di energie nei confronti degli immediati battuti. A marzo per Nick la Dwars door Vlaanderen, considerata il piccolo Giro delle Fiandre, oggi la Regina delle corse belghe. I sogni spesso possono avverarsi.

Antonio Scarfone

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