GIRO DELLE FIANDRE 2023: LE PAGELLE

Le pagelle della 107a edizione del Giro delle Fiandre

Tadej Pogacar: Lo sloveno è un fenomeno e lo sapevamo, ma i risultati che sta portando a casa sono davvero eccezionali. Alla sua tenera età e dopo i due successi al Lombardia e quello alla Liegi, con la vittoria del Giro delle Fiandre è già alla quarta Monumento in carriera. Un 2023 dove ha trionfato in dieci corse e si appresta a correre da protagonista le prossime, gare compreso il Tour de France. Corre il Fiandre con assoluta padronanza, sempre nel vivo nella corsa non sbaglia un colpo lasciando di sasso Van der Poel. Erede naturale di Eddy Merckx, fenomeno assoluto. VOTO 10

Mads Pedersen: Gradino più basso del podio per il corridore della Trek-Segafredo. Corre con coraggio e aggressività, attacca da lontano e si fa chilometri su chilometri da solo in testa facendo vedere i sorci verdi agli inseguitori. Il danese si dimostra ancora una volta un ciclista temibile e imprevedibile, pronto a sfruttare ogni occasione per vincere. VOTO 8,5

Mathieu van der Poel: Secondo posto al Giro delle Fiandre per l’olandese e quarto podio consecutivo. Il corridore dell’Alpecin-Deceuninck era uno dei favoriti di giornata dopo le due vittorie precedenti e forse per questo nella prima parte della corsa è stato un po’ distratto, facendosi trovare sempre dietro rispetto agli altri big della corsa. Nel momento clou del Fiandre prova a fare il vuoto ma trova in Pogacar un rivale insuperabile. VOTO 8

Matteo Trentin: Grande lavoro da gregario per il ciclista italiano e un decimo posto al traguardo che vale come un podio. Pedina importante per la UAE Team-Emirates, prova a stanare i rivali di Pogacar e tira il gruppo all’inseguimento quando la corsa entra nel vivo. Lavoro da stopper quando il suo capitano prende il largo. Gregario d’oro. VOTO 7,5

Neilson Powless: Il ventiseienne ciclista statunitense della Ef Education-Easy Post coglie un quinto posto nel suo primo Giro delle Fiandre corso in carriera. Un 2023 dove lo abbiamo visto più volte cogliere un piazzamento importante. Per la legge dei grandi numeri prima o poi arriverà il risultato importante. VOTO 7

Stefan Küng: Lo svizzero rinasce come ogni anno sulle pietre, un sesto posto che gli sta stretto per come ha corso. Il corridore della Groupama – FDJ corre con attenzione ed è l’ultimo ad arrendersi al duo Pogacar – Van der Poel. VOTO 6,5

Kasper Asgreen: Il danese si prende sulle spalle una Soudal – QuickStep in ombra, nonostante un 2023 non in gran forma dà il massimo cogliendo un settimo posto. VOTO 6

Wout Van Aert: Uno dei grandi sconfitti di giornata è lui. Il corridore della Jumbo-Visma si trova nella pancia del gruppo quando viene coinvolto nella caduta causata da Filip Macieijuk, un colpo al ginocchio che si farà sentire nel prosieguo della corsa. Getta la spugna sul Kruisberg quando non riesce a stare al passo di Pogacar e Van der Poel. Un quarto posto che non può essere certamente soddisfacente per lui. VOTO 6

Jhonatan Narváez: Si prende sulle spalle la Ineos Grenadiers dopo l’abdicazione di Pidcock, ma non ottiene grossi risultati. VOTO 5,5

Thomas Pidcock: La caduta alla Tirreno-adriatico si fa ancora sentire e quando il Fiandre entra nel vivo sui muri più duri sparisce dai radar. VOTO 5

Luigi Giglio

SUI MURI FIAMMINGHI POGACAR VENDICA L’AFFRONTO DI SANREMO

aprile 2, 2023 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Tadej Pogacar ha vinto l’edizione 2023 del Giro della Fiandre imponendo corsa dura e sgretolando il gruppo a oltre 50 km dall’arrivo. Dopo essere rimasto solo con Van Aert e Van der Poel ha resistito all’attacco dell’olandese, che ha fatto fuori il corridore di casa, e ha poi piazzato l’affondo decisivo che gli ha permesso di presentarsi solo sul traguardo con una quindicina di secondi di vantaggio sul corridore che lo aveva staccato sul Poggio andando a vincere la Milano Sanremo, obbiettivo dichiarato dello sloveno.

“Vendetta, tremenda vendetta” deve aver pensato Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) dopo essersi lasciato sfuggire Mathieu van der Poel (Alpecin-Deceuninck) sul Poggio di Sanremo ed aver fallito uno degli obiettivi di stagione al quale teneva di più.
Tanto non stava più nella pelle lo sloveno da dimenticare anche che la vendetta è un piatto che si serve freddo. Alla prima vera occasione il capitano delle UAE ha servito il suo piatto ancora fumante al rivale olandese, staccandolo con una progressione micidiale e mantenendo senza problemi il distacco accumulato anche nel tratto pianeggiante che dal Paterberg portava all’arrivo.
La vittoria, però, non è stata costruita nel finale. Il primo affondo di Pogacar è arrivato sull’Oude Kwaremont, a oltre 50 Km dalla conclusione. E’ stato quello l’attacco che ha fatto esplodere la corsa e poi uno successivo sul Paterberg a formare un terzetto di contrattaccanti.
Pogacar ha così dimostrato di avere energie da vendere perché non si è limitato a finalizzare un lavoro svolto da altri, ma ha attaccato a più riprese finché non è riuscito a levarsi tutti di ruota. Del resto, arrivare al traguardo con Van der Poel o Wout Van Aert (Jumbo-Visma) sarebbe stata una condanna alla sconfitta senza alcuna possibilità di diverso epilogo.
Nella prima fase di gara il gruppo non consente alcun tentativo di fuga e le emozioni sono date da un’accelerazione della Bahrain che spezza il gruppo, lasciando indietro anche qualche big come ad esempio Van der Poel. Saranno necessari circa 20 chilometri e un inevitabile dispendio di energie per la squadre prima di arrivare al ricongiugimento.
Poco dopo una caduta provoca un secondo frazionamento del gruppo nel quale incappa Pogacar. In questo caso, però, le operazioni di inseguimento di concludono più rapidamente.
Ripresa la girandola di attacchi sono Filippo Colombo (Q36), Jasper De Buyst (Lotto-Dstny), Daan Hoole (Trek-Segafredo), Elmar Reinders (Jayco-AlUla) e Guillaume Van Keirsbulck (Bingoal WB) ad andar via. I cinque vengono raggiunti da Jonas Rutsch (EF Education-EasyPost), Tim Merlier (Soudal-QuickStep) e Hugo Houle (Israel-PremierTech) nel primo tratto di pavè.
A questo punto il gruppo lascia fare agli attaccanti, che mettono da parte un buon vantaggio, circa 4 minuti.
Poco prima del primo passaggio sull’Oude Kwaremont, Filip Maciejuck (Bahrain Victorious) finisce fuoristrada e centra una buca con dell’acqua e, nel tentativo di riportarsi sulla strada, innesca una maxi caduta nella quale rimangono coinvolti diversi atleti. Ad avere la peggio saranno Tim Wellens (UAE Team Emirates), Shane Archbold e Marco Haller (Bora-Hansgorhe) che dovranno abbandonare la corsa ed affidarsi alla cure ospedaliere.
La perdita di Wellens è un brutto colpo per la UAE, se si pensa all’accelerazione che questo forte atleta aveva impresso sul Poggio di Sanremo per lanciare il capitano all’attacco.
Sul Wolvenberg è Mads Pedersen (Trek – Segafredo)a provare un attacco, con Matteo Trentin (UAE Team Emirates), Gianni Vermeersch (Alpecin-Deceuninck) e Kevin Geniets (Groupama-FDJ) che non mollano la ruota dell’ex iridato. Questo tentativo sarà rintuzzato, mentre migliore sorta avrà quello nato sul Molenberg per iniziativa di Kasper Asgreen (Soudal-QuickStep). Al danese si accodano Stefan Küng (Groupama-FDJ), Jhonatan Narváez (Ineos Grenadiers), Neilson Powless (EF Education-EasyPost), Trentin, Nathan Van Hooydonck (Jumbo-Visma) e Fred Wright (Bahrain Victoroius) e, in un secondo momento, Pedersen e Florian Vermeersch (Lotto-Dstny). Anche Matteo Jorgenson (Movistar) e Benoit Cosnefroy (Ag2R Citroen) riescono ad unirsi a questo drappello di contrattacanti, che incrementano il loro vantaggio sul gruppo e si riportano sui battistrada sul Berg Ten Houte quando mancano circa 80 chilometri alla conclusione e il gruppo ha 1′45″ di ritardo.
La UAE prende in mano le redini delle operazione e in un primo tempo lascia fino a 3 minuti di vantaggio al gruppo di testa; ma al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont inizia un gran forcing di Mikkel Bjerg che lancia all’attacco il capitano Pogacar. L’azione sorprende Van Aert e Van der Poel che si trovavano nella retrovie.
I due grandi favoriti cercano di chiudere il gap insieme a Christophe Laporte (Jumbo-Visma) e Tom Pidcock (Ineos Grenadiers). E’ proprio una successiva accelerata di Laporte che permette al drappello di riportarsi su Pogacar, il quale attacca nuovamente e, stavolta, sono solo Van Aert e Van der Poel che riescono a resistere alla sgasata.
Nel gruppo di testa, intanto, diversi atleti vengono staccati e via via ripresi dal terzetto di fuoriclasse all’inseguimento.
Tra i reduci del gruppo dei battistrada è Pedersen a lanciare il guanto della sfida ai piedi del Kruisberg. Su queste rampe Van der Poel prova un allungo che fa male a Van Aert, il quale rimane staccato, mentre Pogacar riesce agevolmente chiudere.
Van Aert continua a perdere nel successivo falsopiano e l’aiuto di Van Hooydonck, che sembra efficace, arriva forse troppo tardi perché all’ultimo passaggio sul Vecchio kwaremont Pogacar con una progressione micidiale stacca anche Van der Poel, che pure si era dimostrato pimpante staccando Van Aert. Niente da fare perchè Pedersen viene fagocitato rapidamente, mentre Pogacar se ne va e Van der Poel, che non molla, rimane da solo all’inseguimento. A questo punto, inizia una sfida a distanza tra i due che lascerà il gap oscillare tra i 15 e i 20 secondi fino al traguardo, tagliato a braccia alzate da Pogacar che mette nel palmeres una monumento che non aveva mai vinto prima, mentre Van der Poel deve accontentarsi della seconda posizione, centrando il quarto podio in cinque partecipazioni.
Dietro, si ricompatta un gruppetto con Pedersen, Van Aert, Powless, Kung, Asgreen e Wright.
E’ Pedersen a regolare questo gruppetto togliendo a Van Aert la gioia del podio.
Anche la seconda monumento della stagione non ha tradito le attese, si è accesa già a 50 Km dall’arrivo e da lì è stato un susseguirsi di emozioni e attacchi.
Pogacar ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un fuoriclasse e di poter vincere su tutti i terreni.
Le sue dichiarazioni bellicose fanno pensare che punti a vincere almeno una volta tutte le classiche monumento e allo stato attuale la più ostica per lui sembrerebbe la Roubaix, ma a questo punto non si può esser certi di nulla.
La vera speranza è quella di vedere Pogacar tentare la doppietta Giro-Tour perché, dopo Marco Pantani, se c’è qualcuno che può davvero riuscirci questi è proprio lo sloveno, che ha tra l’altro dato prova di andar forte per tutta la stagione.
La fase della classiche di primavera sta offrendo grande spettacolo, oggi i corridori hanno interpretato alla grande una corsa che presenta già di per sé un percorso duro, dal chilometraggio elevato e costellato di muri e i favoriti hanno sfruttato appieno le difficoltà per darsi battaglia, senza attendismi o tatticismi, a dimostrazione che, anche nel ciclismo moderno, è possibile affrontare certe prova a viso aperto anche rischiando di saltare.
Il prossimo appuntamento per gli appassionati sarà la Parigi-Roubaix in programma il giorno di Pasqua. Nell’attesa della classica della pietre domani prenderà il via la sesta corsa a tappe stagionale del circuito World Tour, il Giro dei Paesi Baschi.

Benedetto Ciccarone

Pogacar allattacco sul Paterberg (foto Tim de Waele/Getty Images)

Pogacar all'attacco sul Paterberg (foto Tim de Waele/Getty Images)

GIRO DELLE FIANDRE 2022 – LE PAGELLE

A poche ore dalla vittoria di Van der Poel ecco le pagelle della prima grande classica del nord

MATHIEU VAN DER POEL: Sulla sua grandezza c’è poco da discutere, ha avuto un inizio di stagione difficile che ha superato brillantemente e nonostante abbia ancora scorie addosso riesce a trionfare contro un Pogacar in versione Cannibale 2.0. Sui muri non risponde subito alle accelerazioni dello sloveno, sale col suo passo e in progressione lo raggiunge. Nel finale dimostra di avere nervi di acciaio e non si preoccupa di far rientrare gli inseguitori. Esegue uno sprint perfetto dove fa mangiare la polvere ai rivali e vince un secondo Giro delle Fiandre con un merito che rispecchia un talento cristallino e una mentalità ormai matura e vincente. VOTO: 10

DYLAN VAN BAARLE: Tra Pogacar e Van der Poel si inserisce lui, con una corsa aggressiva sin dalle prime fasi. Rientra nel finale dopo aver cercato in tutti i modi a resistere al duo Pogacar-Van der Poel. Nello sprint finale non riesce a tenere le ruote del suo connazionale, in compenso conquista un secondo posto onorevole. VOTO: 8,5

VALENTIN MADOUAS: Il francese della Groupama-FDJ corre spesso col vento in faccia, ha una generosità da vendere, come spesso accade quando gareggia. Riesce a salire sul gradino più basso del podio superando anche Pogacar nel finale. VOTO: 8,5

TADEJ POGACAR: Sul Kwaremont esce dal gruppo, raggiunge i fuggitivi e li salta uno a uno come birilli, un’immagine che resterà nella storia del Giro delle Fiandre. Sui muri è il più forte e solo Van der Poel resiste alle sue accelerazioni, Lo sloveno, però, paga nel finale una scelta sbagliata che a ripensarci gli farà mangiare i gomiti. Nel complesso è un fenomeno, un corridore capace di vincere su ogni tipo di terreno a prescindere se si tratti di una corsa a tappe o no. Il Fiandre 2022 è andato a Van der Poel, ma non passerà troppo tempo prima di vedere Pogacar vittorioso. VOTO: 8

STEFAN KUNG: Nel finale spunta dal nulla alle spalle dei ciclisti che si stavano giocando la vittoria, segno che le gambe oggi c’erano. Perde l’attimo giusto non riuscendo a seguire Van der Poel e Pogacar. Quinto posto che sa di beffa. VOTO: 7

DYLAN TEUNS: Il belga corre con coraggio alternandosi coi compagni di squadra nei momenti topici del Fiandre. La Bahrain-Merida movimenta la corsa in più fasi e raccoglie il risultato più importante solo con lui, sesto al traguardo. VOTO: 6,5

FRED WRIGHT: Il ventiduenne britannico segue alla lettera gli ordini di scuderia e attacca a ogni piè sospinto. Termina il Fiandre al settimo posto a undici secondi da Van der Poel. VOTO: 6,5

CHRISTOPHE LAPORTE: Dopo il forfait di Van Aert tutte le speranze della Jumbo-Visma ricadono su di lui. Nella fase centrale della corsa finisce malamente fuoristrada, rientra con affanno e centra un nono posto niente male. VOTO: 6,5

ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese si ritrova a 34 anni ad entrare nella top ten di un Giro delle Fiandre tutt’altro che leggero. Intramontabile. VOTO: 6

LUCA MOZZATO: Il giovane ventiquattrenne vicentino della B&B Hotels – KTM entra nella prima fuga di giornata, viene ripreso e non tira i remi in barca chiudendo al venticinquesimo posto, primo degli italiani al traguardo. VOTO: 6

KASPER ASGREEN: La Quick-Step in questa campagna nell’Inferno del Nord non è la schiacciasassi degli anni passati. Il danese cerca di tenere il ritmo dei migliori e per buona parte di corsa ci riesce, finché un salto di catena gli fa perdere quel terreno che non recupererà più. VOTO: 6

ALBERTO BETTIOL: Corre bene per 3/4 della corsa, svanisce nella fase finale dove non ne ha più. Dal vincitore del Fiandre 2019 ci si aspettava molto di più. VOTO: 5,5

MADS PEDERSEN: Spende troppe energie nella fase centrale della corsa facendosi trovare impreparato quando Pogacar fa esplodere il Fiandre. Fa di tutto per rientrare ma ormai i giochi sono fatti. VOTO: 5,5

TIESJ BENOOT: Alla Dwars door Vlaanderen aveva mandato segnali incoraggianti, cosa che non succede al Fiandre dove corre sottotono terminando lontano dal vincitore di giornata. VOTO: 5

THOMAS PIDCOCK: Era uno dei corridori più attesi ma, nonostante i segnali propositivi dei giorni scorsi, non riesce ad entrare mai nel vivo della corsa. VOTO: 5

Luigi Giglio

DOPPIETTA VAN DER POEL NELLE FIANDRE CON FINALE A SORPRESA

aprile 3, 2022 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Mathieu van der Poel, in uno sprint a quattro, ha vinto l’edizione 106 del Giro delle Fiandre, dopo aver conquistato qualche giorno fa la semiclassica “Dwars door Vlaanderen”, che condivide alcuni tratti di percorso con la più illustre sorella maggiore, dopo aver resistito a tutti gli attacchi di Pogacar ed al ritorno di Madouas e Van Baarle a pochissimi metri dall’arrivo.

Questa volta indubbiamente Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) ha commesso un grave errore di valutazione.
Il ragazzo è giovane e probabilmente la sua grande potenza è di gran lunga superiore alla sua esperienza.
Questo fa sì che lo sloveno riesca a vincere corse dure, contro avversari di valore, anche partendo da molto distante e rischiando parecchio; tuttavia quando la corsa si fa tatticamente difficile, gli manca ancora quel pizzico di furbizia ed intelligenza che solo l’esperienza ti può dare.
Pogacar, dopo aver attaccato a più riprese ed essere rimasto da solo con Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix), senza essere riuscito a staccarlo, era perfettamente consapevole di essere sfavorito allo sprint ed ha deciso quindi di cercare ad ogni costo di rimanere alla ruota dell’olandese, mandando in scena una specie di surplace.
Ha così trascurato i pericoli di andare incontro ad una volata a quattro con Valentin Madouas (Groupama – FDJ) e Dylan van Baarle (INEOS Grenadiers), che arrivavano da dietro a doppia velocità
Van der Poel, conscio di essere il più forte allo sprint, ha lasciato fare a Pogacar per poi far valere il suo spunto veloce nei confronti di Van Baarle e Madouas, che erano rientrati proprio per via del rallentamento.
Risultato, vittoria di Van Der Poel, Pogacar fuori dal podio e abbastanza alterato per essere stato chiuso nello sprint da Van Baarle.
Lo sloveno va comunque lodato per aver messo in strada un’altra volta la sua grande classe e potenza, iniziando a fare il diavolo a quattro quando mancavano ancora più di 50 km alla conclusione.
Su ogni muro dava una sgasata, scrollandosi di dosso colpo su colpo tutti i corridori, salvo un coriaceo Van der Poel, che ha mirato solo a non mollare la ruota dell’avversario più pericoloso, ben consapevole che lasciare venti metri di vantaggio a Pogacar significa aver perduto la corsa.
Sul Peterberg, muro in pavè con pendenze al 20%, l’olandese ha dato ad un certo punto l’impressione di aver avuto un passaggio a vuoto, ma probabilmente si è trattato solo di un inconveniente nel cercare di andare a prendere la parte più esterna della carreggiata per evitare le pietre.
Kasper Asgreen (Quick-Step Alpha Vinyl Team), vincitore lo scorso anno, è stato sfortunato perché ha patito un incidente meccanico nel punto più duro del Koppenberg, mentre Pogacar attaccava a più non posso, e questo lo ha tagliato fuori dai giochi molto presto.
Sfortunato è stato anche un altro superfavorito come Wout Van Aert (Jumbo-Visma), che ha dovuto dare forfait a causa della positività al covid, notizia che purtroppo non si è rivelata essere un pesce d’aprile come molti appassionati avevano sperato.
La corazzata Jumbo si è così affidata a Tiesj Benoot, arrivato secondo qualche giorno fa nella Dwars door Vlaanderen, che però non è riuscito ad essere all’altezza dei migliori, pur avendo provato comunque a collaborare all’inseguimento quando in testa erano in cinque.
La corsa è partita di buon mattino, visto il lungo chilometraggio da coprire, le temperature erano rigide anche se, per fortuna, i corridori non hanno dovuto correre sotto il nevischio che era caduto nella giornata di venerdì e che aveva fatto temere condizioni da tregenda.
I tentativi di fuga sono partiti subito e quello buono ha visto la partecipazione di Sébastien Grignard (Lotto Souda), Mathijs Paasschens (Bingoal Pauwels Sauces WB), Taco van der Hoorn (Intermarché-Wanty-Gobert), Stan Dewulf (Ag2r Citroen), Tom Bohli (Cofidis), Max Kanter (Movistar), Luca Mozzato (B&B Hotels-KTM) e Lindsay De Vylder (Sport Vlaanderen-Baloise).
Il tentativo di attacco è sempre stato tenuto sotto controllo da Jumbo-Visma, Alpecin-Fenix, Quick-Step Alpha Vinyl e Ineos Grenadiers, che non hanno mai lasciato prendere più di cinque minuti ai battistrada. Dopo i primi due tratti di pavè, quando stavano per iniziare i muri, il gruppo ha alzato i ritmi, cominciando ad erodere pian piano il gap.
La prima azione che muove le acque nasce per iniziativa di Jonas Koch (Bora-hansgrohe), che accelera in modo deciso e viene poco dopo raggiunto da Nathan Van Hooydonck (Jumbo-Visma).
I due riescono a prendere circa trenta secondi sul gruppo dal quale escono, sulle rampe del Berendries, Ivan Garcia Cortina (Movistar) Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost), Marco Haller (BORA – hansgrohe), Alex Kirsch e Mads Pedersen (Trek – Segafredo), Olivier Le Gac (Groupama – FDJ), Jannik Steimle e Zdeněk Štybar (Quick-Step Alpha Vinyl Team), Ben Turner (INEOS Grenadiers), Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix) e Mick van Dijke (Jumbo-Visma). Questo gruppetto raggiunge i due andando a comporre un primo gruppo inseguitore, mentre dietro il gruppo principale si spezza a causa di una caduta e il primo a dare una frustata è Matteo Trentin (UAE Team Emirates), che spezza ulteriormente il plotone e riduce il distacco.
Dopo questa fase, il gruppo si placa e i contrattaccanti tornano a raggranellare circa trenta secondi, mentre la fuga del mattino continua a perdere terreno.
Avvicinandosi al Vecchio Kwaremont Trentin ripropone un allungo che è il preludio all’attacco di Pogacar, il quale si riporta agevolmente sugli inseguitori che, nel frattempo, avevano chiuso sulla testa della corsa.
In cima rimane un gruppetto con Pogacar e Asgreen, ma un drappello di circa venti uomini con Tom Pidcock (INEOS Grenadiers) e Van der Poel si riporta prontamente sulla testa.
Nel successivo tratto, allungano Fred Wright (Bahrain-Victorious) e Van Baarle.
Sul Koppenberg Pogacar imprime una nuova accelerazione e stavolta riescono e resistere solo Van der Poel e, seppur con qualche difficoltà, Madouas, mentre Asgreen, a causa di un problema meccanico nel punto peggiore, perde contatto e non riuscirà più a rientrare.
Il gruppo inseguitore si è estremamente ridotto e manca l’accordo per strutturare un inseguimento sicché, quando i battistrada hanno già quasi un minuto di vantaggio, escono dal plotone Benoot, Stefan Kung (Groupama-FDJ) e Dylan Teuns (Bahrain-Victorious).
All’ultimo passaggio sul Vecchio Kwaremont è nuovamente Pogacar ad accelerare e stavolta resiste solo Van der Poel, mentre dietro si forma una coppia all’inseguimento perchè Van Baarle raggiunge Madouas, che aveva ceduto per ultimo all’accelerazione del vincitore degli ultimi due Tour de France.
Sulle durissime pendenze del Peterberg Pogacar prova di nuovo ad accelerare a tutta, ma anche stavolta l’olandese della Alpecin resiste alla sfuriata.
Negli ultimi 13 chilometri pianeggianti la coppia di inseguitori non si dà per vinta e riesce a rosicchiare pian piano qualcosa sino a portarsi a circa 20 secondi all’ultimo chilometro, mentre si avvicinano pericolosamente anche Wright, Kung e Teuns.
20 secondi sotto il triangolo rosso sembrano più che sufficienti per andarsi a giocare lo sprint a due, ma Pogacar vuole partire da dietro per cercare di avere una possibilità contro un avversario decisamente superiore allo sprint.
Va così in scena un quasi surplace tra i due, cosa che permette a Van Baarle e Madouas di rientrare a doppia velocità ai 300 metri.
Van der Poel è lesto a lanciare lo sprint e vincerlo senza difficoltà, mentre Pogacar viene superato dai due avversari e non riesce ad uscire, complice anche una manovra di Van Baarle che lo chiude in maniera comunque regolamentare.
Lo sloveno che è stato sicuramente il più attivo della corsa, avendo tentato l’affondo su tutti i muri sin dai 50 km all’arrivo e avrebbe certamente meritato di più, ma la mancanza di esperienza lo ha lasciato fuori dal podio.
Il ragazzo comunque ha una condizione di forma straordinarie e, se la Parigi Roubaix allo stato attuale non sembra adatta alle sue caratteristiche (ma chissà…), le altre monumento che non ha ancora vinto (Sanremo e Fiandre) potrebbero sicuramente entrare nel suo palmares nei prossimi anni.

Benedetto Ciccarone

Van der Poel vince la seconda classica monumento della stagione 2022 (Getty Images Sport)

Van der Poel vince la seconda classica monumento della stagione 2022 (Getty Images Sport)

FIANDRE 2021: LE PAGELLE

Ecco le pagelle del Giro delle Fiandre 2021 conquistato ieri da Kasper Asgreen

KASPER ASGREEN: Il ventiseienne della Deceuninck-Quick Step vincendo il Giro delle Fiandre conquista la vittoria più importante della sua carriera. Sfrutta al meglio la superiorità numerica del suo team e si gestisce perfettamente nel finale. Sorprende sul Pateberg dove dimostra di averne di più di un sfinito Van der Poel. Rimasto da solo col campione olandese gestisce con saggezza le forze in attesa dello sprint decisivo, in cui mantiene il sangue freddo e taglia per primo il traguardo in una volata senza storie. VOTO: 10

MATHIEU VAN DER POEL: Corre bene, propizia sempre le azioni decisive nelle fasi cruciali della corsa, ma non è al 100% e lo si vede nel finale. Generoso, anche troppo, non ne ha più negli ultimi chilometri, quando non riesce ad allungare su Asgreen sul Pateberg. Cede allo sprint contro il danese, che lo recupera facilmente dopo aver provato ad anticiparlo senza successo. VOTO: 7,5

GREG VAN AVERMAET: Corre di rimessa, si fa trovare impreparato quando parte il gruppetto Asgreen-Alaphilippe-Van Aert-Van der Poel. Non riesce a rientrare e si accontenta di vincere la volata per il terzo posto. VOTO: 7

JASPER STUYVEN: Il vincitore della Milano – Sanremo, costretto a rinunciare alla Dwars door Vlaanderen di mercoledì scorso, conquista un quarto posto di tutto rispetto. Per il corridore della Trek-Segafredo un piazzamento che certifica la sua maturazione ciclistica nelle corse che contano. VOTO: 6,5

GIANNI VERMEERSCH: Per il belga della Alpecin-Fenix una stagione ad altissimi livelli come uomo squadra. Si rivela un compagno affidabile per Mathieu Van der Poel e a 28 anni trova la sua giusta dimensione. VOTO: 6,5

FLORIAN SÉNÉCHAL: Il corridore della Deceuninck corre da uomo squadra. Presente nel gruppetto inseguitore, nel finale della corsa si mette a rompere i cambi aiutando i compagni Asgreen e Alaphilippe in fuga. VOTO: 6,5

ANTHONY TURGIS: Il ventiseienne della Total Direct Énergie dimostra di essere un uomo da pavé. Non ci sarà da sorprendersi se in un futuro non troppo lontano lo troveremo sull gradino più alto del podio. VOTO: 6,5

JULIAN ALAPHILIPPE: Il Campione del Mondo in carica è attivissimo nella fase centrale della corsa. Spreca energie e arrivato al lumicino si mette al servizio di Asgreen. Termina 42° a 2′35” dal compagno di squadra. VOTO: 6

THOMAS PIDCOCK: Il giovane ciclista della Ineos Grenadiers affronta per la prima volta il Giro delle Fiandre. Soffre sul Kwaremont ma i segnali per il futuro sono più che buoni. VOTO: 6

SEP VANMARCKE: Quinto posto per il corridore della Israel Start Up Nation. Cresciuto su queste pietre, le conosce a memoria ed è un vero peccato che nella sua lunga carriera non sia mai riuscito ad imporsi in una classica del nord. Il successo più importante su queste rotte lo ha ottenuto nel 2012 alla Omloop Het Nieuwsblad. VOTO: 6

DYLAN VAN BAARLE: Come alla Gand Wevelgem di domenica scorsa il vincitore della Dwars door Vlaanderen ha la colpa di perdersi e non farsi trovare pronto nelle azioni decisive della corsa, nonostante sia uno dei corridori atleticamente più in forma. VOTO: 5,5

DYLAN TEUNS ed HEINRICH HAUSSLER: Si fanno trovare pronti quando la corsa entra nel vivo e infatti lo ritroviamo presenti nell’azione dove si crea il gruppetto Asgreen-Va der Poel. I corridori della Bahrain, come quelli della Deceuninckm posso far valere la superiorità numerica, ma falliscono. VOTO: 5,5

WOUT VAN AERT: Il fuoriclasse belga incappa in una giornata negativa, emblematica l’azione in cui sale a zig zag sullo Kwaremont. Testa attenta ma gambe scariche. Termina sesto a 47” da Asgreen. VOTO: 5

ALBERTO BETTIOL: Il vincitore del Fiandre 2019 non arriva al via con grosse ambizioni e la corsa conferma il suo stato di forma non eccelso. VOTO: 5

PETER SAGAN: I buoni segnali mandati alla Milano-Sanremo naufragano in questo Giro delle Fiandre. Un quindicesimo posto che non è da lui. VOTO: 4

OTTO VERGAERDE: Il 26enne belga della Alpecin Fenix è protagonista di un gesto non proprio bello nei confronti di Yevgeniy Fedorov. Viene squalificato per comportamento scorretto, dopo aver minacciato il 21enne kazako dell’Astana, anche lui mandato a casa per la reazione. VOTO: 4

Luigi Giglio

ASGREEN, VOLATA MONUMENTALE. IL DANESE BATTE VAN DER POEL ALLO SPRINT E VINCE IL FIANDRE

aprile 4, 2021 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Un cerchio che si è chiuso dopo 2 anni. Nel 2019 un giovane Kasper Asgreen si rivelò al grande pubblico sul traguardo di Oudenaarde ottenendo un sorprendente secondo posto al suo primo Giro delle Fiandre. A distanza di due anni il campione di Danimarca si è imposto di prepotenza sullo stesso traguardo e ha conquistato la prima classica monumento della sua giovane carriera. Il corridore della Deceuninck-Quick Step, recente vincitore del E3 Prijs Harelbeke, ha battuto al termine di un avvincente sprint a due Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix),il vincitore uscente e grande favorito della vigilia. Sul terzo gradino del podio il redivivo Greg Van Avermaet (Ag2r Citroen Team) che ha avuto la meglio su Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) nello sprint per il 3° posto. Prestazione deludente per Wout Van Aert (Jumbo-Visma) che si è dovuto accontentare del 6° posto, alle spalle anche di Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation).


La 105a edizione della Ronde Van Vlaanderen prevedeva il via per il 4° anno consecutivo da Anversa e ed un percorso molto simile a quello delle ultime edizioni, nonostante l’assenza (così come nel 2020) del Kapelmuur. Il muro simbolo della corsa fiamminga è stato nuovamente lasciato fuori dalla corsa ufficialmente per motivi legati all’emergenza covid. Gli organizzatori hanno infatti preferito non percorrere la Route Nationale e il ‘Muur’ al fine di sfavorire potenziali assembramenti dei tifosi.
Il menù di giornata prevedeva dunque 254 km caratterizzati da diversi tratti in pavè e da 19 muri, tra cui l’Oude Kwaremont (da affrontare tre volte, rispettivamente ai km 121, 200 e 238), il Paterberg (due passaggi, ai km 203 e 241) e il terribile Koppenberg posto al km 210.

La fuga di giornata ha iniziato a prendere forma al km 7 grazie all’attacco dell’elevetico Stefan Bissegger (EF Education Nippo) a cui si sono rapidamente accodati il danese Mathias Norsgaard (Movistar Team), i fiamminghi Jelle Wallays (Cofidis) e Fabio Van Den Bossche (Sport Vlaanderen-Baloise) e il neerlandese Matthijs Paasschens (Bingoal). I cincque battistrada nel giro di pochi chilomentri sono riusciti a prendere il largo portando il gap ad oltre 40” (km 12). Una volta capito che l’azione sarebbe stata quella buona, gli uomini dell’Astana PremierTech e del Team DSM, evidentemente intenzionati a rientrare sui fuggitivi, hanno provato ad rilanciare l’andatura del gruppo. Proprio in questa fase è giunta la squalifica per Otto Vergaerde (Alpecin-Fenix) e Evgeny Fedorov (Astana PremierTech). Durante le concitate fasi iniziali della corsa, il belga avava colpito con una spallata il kazako che a sua volta aveva provato a ricambiare la cortesia. Entrambi sono stati puniti dalla giuria dopo aver esaminato le immagini.
Poco dopo, intorno al km 20, proprio un corridore dell’Astana, il canadese Hugo Houle, e uno del Team DSM, il tedesco Nico Denz, sono evasi dal gruppo lanciandosi all’inseguimento dei fuggitivi. I due contrattaccanti sono rientrati al km 34 mentre il gruppo, che nel frattempo si era completamente rialzato, era scivolato già a 5’45”.

La corsa si è così stabilizzata: i 7 fuggitivi hanno trovato una buona collaborazione e, complice l’atteggiamento rilassato del gruppo, hanno continuato ad incrementare il gap che, dopo i primi 50 km aveva già superato i 10 minuti
Per i primi 80 km il gruppo principale è stato tirato dal solo Edoardo Affini (Jumbo-Visma). Giunti in prossimità dei primi due tratti di pavè (Lippenhovestraat e Paddestraat, rispettivamente ai km 85 e 87) in testa al gruppo sono arrivate anche le maglie della Deceuninck-Quick Step. Tuttavia il ritmo del plotone non è per nulla cambiato, anzi propio in questa fase i fuggitivi hanno raggiunto il massimo vantaggio, portando il gap ad oltre 12’. Si è così giunti senza particolari colpi di scena a primo muro di giornata, il Katteberg (km 102) che faceva da preludio al terzo tratto di pavè, quello di Holleweg (km103).
Il gruppo ha cambiato marcia poco dopo, mentre si avvicinava al primo passaggio sul Oude Kwaremont (km 121), in particolare grazie al lavoro svolto dal solito Tim Declercq (Deceuninck-Quick Step). Il ritmo imposto dal gigante fiammingo ha prodotto una prima diminuzione del distacco, sceso sotto i 10’ già in cima al Kwaremont. Gli uomini della Deceuninick (oltre a Declercq, molto attivi anche Bert Van Lerberghe e successivamente Davide Ballerini) hanno continuato ad imprimere un’andatura elevanta anche nei chilometri successivi producendo un ulteriore decremento del gap: a 100 chilometri dal traguardo, dopo aver superato il Molenberg (6° muro di giornata), il distacco era ormai inferiore ai 7 minuti.

Gli uomini di Patrick Lefevere hanno ulteriormente incrementato il ritmo lungo il tratto in pavè di Marlboroughstraat (-98), grazie ad un’accelerazione portentosa di Kasper Asgreen che ha letteralmente spaccato il gruppo, contribuendo ad avvicinare ulteriormente i 7 battistrada ( 5’40” di vantaggio al km 95). Poco dopo, all’inizio del muro di Berendries, Kevin Genites (Groupama-FDJ) ha tentato un nuovo allungo dal gruppo principale. Sulle ruote del lussemburghese si è subito riportato Davide Ballerini (Deceuninck-Quick Step) insieme ad altri 8 corridori: Luke Rowe (Ineos Grenadiers), Edward Theuns (Trek-Segafredo), Nathan Van Hooydonck (Jumbo Visma), Joris Nieuwenhuis (Team DSM), Edvald Boasson Hagen (Total Direct Energie), Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), Oscar Riesebeek (Alpecin-Fenix) e Boy Van Poppel (Intermarchè-Wanty Gobert). I 10 contrattaccanti hanno resistito in avanscoperta solo per qualche km, prima di essere ripresi in prossimità del Valkenberg. Nel frattempo il vantaggio dei 7 fuggitivi era calato ad appena 4 minuti.
I corridori del gruppo hanno rifiatato sul successivo muro, quello di Berg Ten Haute (-76), per poi ricominciare a darsi battaglia sul Kanarieberg (-70) quando è arrivato l’attacco di Soren Kragh Andersen (Team DSM). Il danese, evidentemente intenzionato a portare via un gruppetto, è rimasto per una paio di chilometri solo all’inseguimento dei 7 fuggitivi, prima di farsi riprendere da un gruppo che aveva iniziato ad essere sempre meno folto.
A 66 chilometri dall’arrivo una caduta avvenuta poco dietro la testa del gruppo ha coinvolto molti corridori, tra cui diversi attesi protagonisti come Julian Alaphilippe (Deceunick-Quick Step), Alexander Kristoff (UAE Team Emirates) e Oliver Naesen (Ag2r Citroen Team). Tutti I corridori finiti a terra sono riusciti a risalire in bici e a rientrare sul gruppo principale nei chilometri successivi, poco prima di arrivare al secondo passaggio sul Oude Kwaremont (-54).

Proprio sul Kwaremont, l’elvetico Stefan Bissegger ha deciso di rompere gli indugi visto che il vantaggio del gruppo di testa sul plotone principale si era ormai ridotto ad 1’40”. L’elevetico si è facilmente tolto di ruota gli ormai ex compagni di fuga. Tra questi il più in difficoltà era il giovane (classe 2000) Fabio Van Den Bossche che non è riuscito a tenere neanche le ruote di Denz, Houle, Wallays, Norsgaard e Paasschens, rimasti all’inseguimento di Bissegger.
Nel gruppo principale la prima accelerazione è stata operata da Yves Lampaert (Deceuninck-Quick Step) con a ruota il capitano Julian Alaphilippe e Tim Wellens (Lotto-Soudal). La loro azione non ha però sortito particolari effetti. Decisamente più incisiva l’iniziativa di Mathieu Van der Poel e Kasper Asgreen che nel tratto finale del Kwaremont sono riusciti ad allungare sul resto del gruppo. Fiutato il pericolo, Wout Van Aert ha immediatamente reagito, portandosi a ruota dei due rivali e trascinando con se quel che restava del gruppo dei migliori. Un nuovo scatto della coppia Asgreen-Van Der Poel si poi consumato al primo passaggio sul Paterberg (-51) e ancora una volta è stato Wout Van Aert a ricucire lo strappo. Una volta ripresi Asgreen e Van der Poel, sono partiti in contropiede Florian Senechal (Deceuninck-Quick Step), Tom Pidcock (Ineos Grenadiers), Marco Haller (Bahrain Victorius) e Tim Wellens a cui poco dopo si sono aggiunti Christophe Laporte (Cofidis) e Julian Alaphilippe. Il sestetto inseguitore di lì a poco ha ripreso i cinque reduci della fuga di giornata ed ha approcciato le durissime rampe del Koppenberg con 35”di distacco da Bissegger ed appena 15” di vantaggio sul gruppetto comprendente tutti gli altri favoriti.

Lungo il Koppenberg (-45) Alaphilippe ha provato ad evitare il rientro del gruppo inseguitore imprimendo una nuova accelerazione e andando a riprendere facilmente un esausto Bissegger. La nuova coppia di testa è rimasta da sola al comando per appena un paio di chilometri visto che di lì a poco sono rientrati anche Van der Poel, Van Aert, Turgis, Pidcock, Wellens, Laporte e Haller e poco dopo anche il gruppetto di Van Avermaet. Ad approfittare del successivo rallentamento è stato così Marco Haller che ha allungato poco prima di imboccare il Taaienberg (-37). Anche sul quart’ultimo muro di giornata i big non hanno esistato a darsele: all’ennesimo attacco di Van der Poel hanno nuovamente risposto Asgreen, Van Aert, Alaphilippe e poi anche un ottimo Dylan Teuns (Bahrain Victorius). I cinque contrattaccanti hanno rapidamente ripreso Haller andando a formare un interessante sestetto che vedeva la presenza di ben 2 corridori per Deceuninck e Bahrain, oltre ai due fenomeni del ciclocross. Il drappello di testa ha in breve tempo guadagnato una ventina di secondi sul gruppo inseguitore formato da Greg Van Avermaet (Ag2r Citroen Team), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Dylan Van Baarle e Thomas Pidcock (Ineos Grenadiers), Tiesj Benoot (Team DSM), Anthony Turgis (Total Direct Energie), Christophe Laporte (Cofidis), Tim Wellens (Lotto-Soudal), Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix), Valentin Madouas (Groupama-FDJ) e Sep Vanmarcke (Israel Strat-Up Nation).

Gli inseguitori hanno provato a rientrare sui sei battistrada, rieuscendo però a recuperare solo qualche secondo, non abbastanza per poter ricucire il buco. E così, lungo il terzultimo muro, il Kruisberg-Hotond, Anthony Turgis ha provato a riportarsi tutto solo sui fuggitivi, riuscendo a riprenderli poco dopo lo scollinamento, proprio mentre dietro uno sfortunato Trentin forava nel momento peggiore.
Turgis non ha avuto neanche il tempo di rifiatare perchè proprio al termine del Kruisberg, Kasper Asgreen ha impresso l’ennesima progressione di giornata, stavolta seguito solo da Wout van Aert e Mathieu Van der Poel. Il gruppetto di Alaphilippe, Turgis, Haller e Teuns ha invece lentamente perso terreno venendo poi ripreso dagli inseguitori ai 19 km dall’arrivo, poco prima del terzo e ultimo passaggio sul Oude Kwaremont.

Sul Kwaremont (-17), Turgis ha nuovamente provato a rientrare sulla testa della corsa portandosi a ruota un ottimo Van Avermaet e riducendo parzialmente il gap dal terzetto dei battistrada. Ma proprio nelle ultime centinaia di metri del muro, è giunto l’ennesima sferzata di Van der Poel che ha mandanto in netta difficoltà Van Aert. Asgreen, dopo aver perso qualche metro, è invece rapidamente rientrato sul campione olandese. Terminato il Kwaremont, i corridori erano attesi dal breve ma durissimo Paterberg (-14), ultima asperità prima del traguardo di Oudenaarde. Van Aert ha disperatamente tentato di rientrare su Asgreen e Van der Poel ma le forze erano ormai vicine all’esaurimento e il fuoriclasse belga è rimbalzato sull’ultimo muro di giornata. Asgreen e Van der Poel hanno invece scollinato insieme continuando poi a collaborare lungo i successivi 12 km.
Van Aert è stato invece mestamente ripreso dal gruppo inseguitore che viaggiava con un distacco di circa 28” dai battistrada. Proprio da tale drappello, ai -3 è giunto lo scatto di Van Avermaet e del vincitore dell’ultima Milano-San Remo, Jasper Stuyven, decisi ad anticipare gli altri inseguitori nella lotta per il 3° posto.

Davanti, Asgreen aveva continuato a tirare nonostante fosse, almeno sulla carta, molto meno veloce di Van der Poel. Soltanto una volta entrati nell’ultimo chilomentro, il danese ha deciso di non collaborare più ponendosi a ruota del campione d’Olanda, in una condizione molto simile a quella che si era verificata nell’edizione 2020 della classica fiamminga con Wout Van Aert. Van der Poel ha controllato Asgreen fino ai 250 metri dall’arrivo, quando il danese ha lanciato la sua lunga volata da dietro. Van der Poel ha resistito in testa fino a 100 metri dal traguardo quando la luce si è completamente spenta. Asgreen ha affiancato un Van der Poel ormai in piena riserva e sempre più barcollante e l’ha passato a velocità doppia imponendosi con un margine nettissimo.

Asgreen centra così la vittoria più importante della sua carriera davanti al favorito n°1, battuto e visibilmente deluso nel post-gara. La volata per il terzo posto ha invece premiato un ottimo Greg Van Avermaet (a 32”) che ha battuto in un’altro sprint a due il connazionale Stuyven. La volata del gruppo inseguitore (giunto a 47″) è andata a Sep Vanmarcke bravo a beffare un deludente Wout Van Aert, il sorprendente Gianni Vermeersch, Anthony Turgis, Florian Senechal, Dylan Van Baarle e Christophe Laporte.

Per gli uomini del ‘Wolfpack’ si tratta dell’ennesimo trionfo in un grande classica del nord. Per Kasper Asgreen è invece il primo alloro in una classica momumento, dopo le vittorie ottenute ad Harelbeke e alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne.

Pierpaolo Gnisci

Asgreen trionfo al Fiandre (fonte: Getty Images Sport)

Asgreen trionfo al Fiandre (fonte: Getty Images Sport)

GIRO DELLE FIANDRE: IL RITORNO DEI VAN DER POEL

ottobre 19, 2020 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Vittoria di Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix) dopo il successo di 34 anni fa del padre Adrie. Volata a due vinta contro il rivale di sempre Wout Van Aert (Jumbo-Visma). Caduta per un sorprendente Julian Alaphilippe(Deceunick-QuickStep).

—IN CALCE ALL’ARTICOLO TROVERETE LE PAGELLE DEL FIANDRE—

Edizione 2020 vinta da un bravissimo Mathieu Van der Poel, il quale sempre attento nelle fasi cruciali della corsa, si avvantaggiava con Julian Alaphilippe (deceunicnk-quickstep) e Wout Van Aert sul Koppenberg staccando i rivali. Dopo la caduta del francese causata dal rallentamento brusco di una moto, il duo Van der Poel-van Aert, si ritrovava a giocarsi la vittoria finale in un testa a testa emozionante tra due rivali di sempre. Duello vinto dall’olandese in volata per soli 3 centimetri.

Corsa unica con i suoi muri e le sue cotes leggendarie dal fascino irresistibile, il Giro delle Fiandre è da sempre una delle gare più importanti del panorama ciclistico internazionale. Anche quest’anno, nonostante i vari problemi dovuti al covid-19, la corsa ha espresso il meglio del ciclismo. Partenza tirata dal gruppo che creava non poche difficoltà alla creazione di una fuga. Dopo vari tentativi, solamente dopo 25 chilometri di corsa si assisteva al primo attacco di giornata con una fuga composta da sei ciclisti, tra i quali l’esordiente​ Samuele Battistella​ (Ntt Pro Cycling), Gregor Mühlberger​ (Bora Hansgrohe),​ Danny Van Poppel​ (Circus – Wanty), Gijs Van Hoecke (CCC Team), Dimitri Peyskens (Bingoal – Wallonie Bruxelles) e Fabio Van Den Bossche (Sport Vlandereen – Baloise). Buon segnale da parte di Battistella, giovane corridore che nel futuro potrà ben figurare in corse di questo genere. Per gli attaccanti, un vantaggio massimo che arriverà a 8’20” dopo 75 km, e che andrà piano piano a scemare a causa del lavoro, prima della​ Trek-Segafredo​ di Mads Pedersen, vincitore qualche giorno fa della Gent-Wevelgem, e poi della Deceuninck-QuickStep, oggi in formato Elegant-QuickStep grazie al nuovo sponsor, che si presentava al via con una roster di altissimo livello: Julian Alaphilippe, Kasper Asgreen, Yves Lampaert, Zdenek Stybar e Florian Sénéchal, tutti possibili capitani unici in molte altre squadre World Tour. Prima parte di corsa dove si registrava una caduta per fortuna senza gravi conseguenze di Wout Van Aert e una NTT agguerrita che faceva attaccare di volta in volta uno dei propri ciclisti. Ci provava anche la Ineos con Michel Kwiatkowski lanciato da Luke Rowe, ma il polacco non riusciva a sorprendere i big dove Alberto Bettiol (Ef) e soprattutto Matteo Trentin (CCC Team) faticavano.

La corsa esplodeva definitivamente​ sul​ Koppenberg, dove già si notava l’assenze di Stephen Kung (Groupama-Fdj) e dove Mads Pedersen (Trek-Segafredo) rimbalzava terribilmente indietro staccandosi in malo modo. A 45 chilometri dalla conclusione, sulla mitica cote, l’attacco di Alaphilippe. frantumava il gruppo allungato in più tronconi. Il francese, non contento, attaccava nuovamente 6 chilometri più tardi quando rispondeva e rilanciava all’attacco di un buon Anthony Turgis (Direct). che ha frantumato letteralmente il gruppo. Alle spalle di Alaphilippe si accodavano solamente Van der Poel e Van Aert. Alle loro spalle nel primo gruppo inseguitore si trovavano una decina di ciclisti tra cui Lampaert, Naesen (Ag2r-LaMondiale), Bettiol, John Degenkolb (lotto soudal) e Alexander Kristoff (UAE-Team Emirates). Gruppo inseguitori che non trovava l’accordo per organizzare l’inseguimento consegnando così la vittoria ai tre davanti.
Ai meno 35 chilometri dall’arrivo, un brutto colpo di scena riduce la sfida a tre ad una sfida a due. In un tratto in discesa, una moto della giuria rallenta pericolosamente sulla destra della carreggiata. Van der Poel riesce ad evitare l’impatto con la moto per un soffio, mentre Alaphilippe che è immediatamente dietro la vede all’ultimo momento centrandola in pieno. Il campione del mondo in carica cadeva a terra e doveva dire ai suoi sogni di vincere il Fiandre alla prima partecipazione. Restavano così 34 chilometri di strada dove si assisteva al testa a testa fra i due campioni più attesi di giornata, Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert. I due ciclisti, entrambi i maggiori indiziati alla vigilia come vincitori del Fiandre, collaboravano incessantemente fino al momento della volata. Una volata compiuta a sangue freddo da entrambi, i quali con molta attenzione e grinta davano il tutto per tutto per tagliare per primi il traguardo. Due ciclisti che si conoscevamo bene e che da anni lottavano con alterni successi nel ciclocross. Lanciata la volata, tatticamente molto bella, Van der Poel riusciva ad anticipare il rivale per pochissimi centimetri, riuscendo a vincere il Giro delle Fiandre 34 dopo il successo del padre Adrie. Terzo posto per Alexander Kristoff cheregolava allo sprint il gruppetto degli inseguitori. Quarto un ottimo Turgis. Miglior italiano di giornata Alberto Bettiol, sedicesimo e ultimo posto del gruppetto giunto alle spalle dei due di testa. Male Trentin a oltre 10 minuti dal vincitore Van der Poel, mentre un generoso Andrea Pasqualon (Wanty) terminava ventiquattresimo.

LE PAGELLE

Mathieu Van der Poel: Vittoria cercata e finalmente trovata. 34 anni dopo la vittoria del padre Adrie, tocca al figlio riportare la Ronde a casa Van der Poel. Lancia l’attacco decisivo ai meno 39 km, e da lì, a causa della caduta di Alaphilippe, sarà un duello a due contro il rivale di sempre Van Aert. Ultimi chilometri da sangue freddo e volata perfetta. Chapeau. Voto 10

Wout Van Aert: Parte col piede sbagliato quando si ritrova coinvolto in una caduta nelle primissime fasi della corsa. Sempre attento, deve fare i conti con un Van der Poel in grande spolvero. Un testa a testa finale bellissimo e volata a due persa per 3 cm. Unica pecca, non aver messo più pressione a Van der Poel sui muri, sapendo che l’olandese è più forte in volata. Voto: 8

Julian Alaphilippe: ha una squadra fortissima e la fa muovere bene. Dopo la beffa della Liegi corre un Fiandre stupendo, attacca, rilancia e contrattacca, purtroppo la sfortuna lo perseguita. Cade a causa di una moto che aveva rallentato troppo a 35 km dall’arrivo. Sfortunato. Voto: 7

Alexander Kristoff: non ha la gamba degli scorsi anni, ma c’è sempre. Il norvegese arriva terzo dopo i mostri Van der Poel e Van Aert. Sempre attento, una garanzia. Voto: 7

Anthony Turgis: l’olandese è la sorpresa del Fiandre. Un peperino, sempre saldo nel primo troncone del gruppo. Attacca sul koppenberg e da il via all’azione che lancerà Alaphilippe, Van Aert e Van der Poel. Purtroppo per lui non riuscirà a reggere il contrattacco dei tre. Chiude comunque​ quarto. Voto: 7

Yves Lampaert: uno dei capitani della Deceunicnk-QuickStep, dove rimane nel gruppo alle spalle di Alaphilippe. Una volta caduto Julian si mette a collaborare con gli altri inseguitori, ma il duo Van der Poel-van Aert è ormai troppo lontano. Chiude al quinto posto. Voto: 6.5

Oliver Naesen: il corridore dell’Ag2r-LaMondiale è un eterno piazzato, arriva sesto Ma gli va dato atto di aver provato da solo sull’oude Kwaremont a staccare il resto del gruppo inseguitore per il terzo posto invece di giocarsi il gradino più basso del podio in volata dove Kristoff e Lampaert erano più forti. Voto:6

Alberto Bettiol: un sedicesimo posto che purtroppo ci sta. Il corridore italiano della Ef Pro Cycling già sui primi muri mostra una gamba non eccelsa e lontana dal Fiandre del 2019. Quando la corsa esplode rimane indietro sorpreso. Voto:5

Stefan Küng: 102° a oltre 10 minuti da Van der Poel. Si arrende subito quando la corsa si inizia ad infiammare. Una delle più grosse delusioni di giornata. Voto: 5

Matteo Trentin: Capitano unico della ccc-team, sparisce subito dai radar. Aveva fatto ben sperare alla Gent-Wevelgen, ma al Fiandre crolla subito. Voto: 5

Mads Pedersen: Erano molte le attese per il corridore danese della Trek-Segafredo dopo la vittoria della Gent-Wevelgen.​ Sul Koppenberg viene respinto brutalmente. Voto:5

Luigi Giglio

Lo sprint tra Van der Poel e Van Aert sul rettilineo darrivo del Giro delle Fiandre (Getty Images Sport)

Lo sprint tra Van der Poel e Van Aert sul rettilineo d'arrivo del Giro delle Fiandre (Getty Images Sport)

GIRO DELLE FIANDRE 2019: LE PAGELLE

Poche ore dopo la conclusione della classica fiamminga ecco le pagelle dell’edizione 2019 del Giro delle Fiandre, partendo ovviamente da Alberto Bettiol

ALBERTO BETTIOL: In un Fiandre dove le stelle si nascondono, splende il sole della giovane promessa italiana. Il toscano sfrutta alla perfezione il lavoro della EF Education First e sull’Oude Kwaremont lascia tutti di sasso involandosi da solo verso il traguardo. Disputa gli ultimi 18 chilometri con la consapevolezza di un veterano, non si volta mai indietro, spinge e guadagna addirittura terreno sul Pateberg, stringe i denti sull’asfalto per poter andare finalmente ad esultare con largo anticipo sulla linea dal traguardo. Dopo gli infortuni delle ultime stagioni che lo hanno frenato, il talento cristallino di Bettiol è finalmente sbocciato, e chi lo ferma ora? Voto: 10

KASPER ASGREEN: In una Deceuninck – Quick Step nella quale le punte si chiamano Štybar, Jungels, Lampaert e Gilbert, nessuno si sarebbe aspettato il danese come primo classificato della squadra di Lefevere. Asgreen è sempre sul pezzo, attacca con Vandenberg, Vanmarcke e Van Baarle, viene raggiunto e assorbito dal gruppo ma resiste sull’Oude Kwaremont e, soprattutto, sul Pateberg. È l’unico ciclista a sfuggire dal controllo di Langeveld, ma Bettiol è ormai andato e per lui ‘’solo” un secondo posto. Voto: 8,5

SEP VANMARCKE: Sul secondo passaggio dell’Oude Kwaremont attacca insieme a Vandenberg, Asgreen e Van Baarle. Quando l’azione sembra avere il destino segnato si stacca e si mette a tirare il gruppo principale dando il via all’azione che lancerà Alberto Bettiol verso il successo nella Classica dei Muri. Voto: 8

MATHIEU VAN DER POEL: Il talentino olandese ha una gamba da far invidia a molti ma alla sua prima ”Ronde” paga lo scotto dell’inesperienza. Purtroppo scivola e cade rovinosamente, si rialza e spreca energie per rientrare. Una volta rientrato rimane sempre nelle prime posizioni del gruppo, specie sui muri dove cerca di forzare. Ben marcato da Langeveld, viene battuto in volata da Kristoff, terminando fuori dal podio il suo primo Fiandre. Se il buongiorno si vede dal mattino, abbiamo trovato un predestinato. Voto: 8

SEBASTIAN LANGEVELD: L’olandese è una pedina fondamentale della EF Education First. Negli ultimi chilometri, quando Bettiol è lanciato da solo verso il traguardo, si sacrifica a fare lo stopper ai vari tentativi di rimonta. Gli sfugge il solo Asgreen, ma solo nel finale quando la vittoria di Bettiol è ormai sicura. Voto: 7,5

ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese della UAE-Team Emirates, fresco vincitore della E3 Harelbeke, riesce a salire anche sul podio del Fiandre. Regge sui muri, soffre ma non si stacca, resiste bene e allo sprint riesce a regolare il pimpante Van Der Poel. Voto: 7

ALEJANDRO VALVERDE: Il campione del mondo in carica partecipa alla sua prima ”Ronde”. Lo spagnolo corre in modo astuto, non da mai l’impressione di poter fare di più, ma con intelligenza riesce a terminare all’ottavo posto. Voto: 6,5

HUGO HOULE: Il canadese dell’Astana è il primo ciclista che in fuga riesce a passare sull’Oude Kwaremont, conquistando così il GP Stig Broeckx che vale 5000 € da destinare a un’associazione benefica belga a scelta. Voto: 6,5

NILS POLITT: Sorpreso sul Grammont, mette tre uomini dei suoi a tirare per rientrare nel gruppo principale. Giovanissimo, classe ‘95 come Bettiol, una volta rientrato il tedesco non si fa sorprendere più, a parte l’azione vincente della EF Education First. Ottiene un buonissimo 5° posto. Voto: 6,5

OLIVER NAESEN: Il belga dell’Ag2r La Mondiale, reduce da un malanno provocatogli dallo champagne versato addosso da Kristoff sul podio della Gand-Wevelgem, corre in modo intelligente, forse troppo. Non riesce a mettere mai il naso fuori dal gruppo, ma è sempre lì, a ridosso dei primi. Termina al settimo posto. Voto: 6

WOUT VAN AERT: Il corridore belga della Jumbo-Visma è sempre tra i primi, ma non ha la gamba per forzare. Corre in modo intelligente ma meno sprezzante rispetto al suo rivale ‘’storico” Van Der Poel. Voto: 6

JENS KEUKELEIRE: Il corridore della Lotto-Soudal prova più volte col compagno di squadra Tim Wellens (voto 6) a far saltare il banco negli ultimi 30 chilometri. La Deceuninck – Quick Step e la Ef Education First lo bloccano, ma sarà da tenere d’occhio per le prossime corse sul pavè. Voto:6

BOB JUNGELS: Corre troppo in avanscoperta, troppo generoso e alla fine, quando prova ad inseguire Bettiol lanciato verso il traguardo, si deva fare da parte a causa dei crampi. Voto: 5,5

GREG VAN AVERMAET: Uno dei favoriti di giornata, sempre attento e nel vivo della corsa. Sorpreso da Bettiol, tergiversa troppo a guardare i movimenti degli altri big per chi si sarebbe messo ad inseguire l’italiano. Come l’anno scorso, quando gli scappò Terpstra, non riesce più a recuperare nonostante sul Pateberg sia il più generoso. Termina al decimo posto. Voto: 5,5

MATTEO TRENTIN: Anche questo Fiandre non va per il verso giusto. L’uomo di punta della Mitchelton-Scott per questa corsa non riesce nemmeno ad entrare nei primi 20 di giornata. Voto: 5

PETER SAGAN: Un campione come lui parte sempre tra i favoriti. Che non sia una bella giornata per lui si vede già sul Grammont, dove rimane nella seconda parte del gruppo. Rientrerà, ma non darà mai l’impressione di provarci sul serio. Si vede solo nei chilometri finali, quando ormai la corsa aveva preso binari diversi. Che sia più un problema di testa che di gambe? Voto: 5

NIKI TERPSTRA: Una caduta lo costringe al ritiro dopo pochi chilometri dalla partenza. Il campione in carica del Fiandre abdica così, senza poter combattere. Rimandato

GIANNI MOSCON: Il trentino della Sky non entra mai nel vivo della corsa. Sulla carta doveva dividersi i gradi di capitano con Van Baarle e Rowe, la strada lo respingeva inesorabilmente. Voto: 5

ZDENĚK ŠTYBAR: Alla partenza era il favorito numero 1, ma non riuscirà mai ad entrare nel vivo della corsa. Terminerà il suo Fiandre al 36° posto a oltre 2′ da Bettiol. Giornata nera per il ceco. Voto: 4,5

PHILIPPE GILBERT: Il campione belga disputa il Fiandre più negativo della sua lunga carriera ciclistica. Si perde sul Grammont e non si vede più. Voto: 4

Luigi Giglio

Le pagelle della 103a edizione del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

Le pagelle della 103a edizione del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

BETTIOL COLORA D’AZZURRO IL FIANDRE

aprile 7, 2019 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Vittoria di classe e potenza di Alberto Bettiol (EF Education First), che sfrutta il lavoro dei compagni di squadra Vanmarcke e Langeveld per attaccare e fare il vuoto a 18 chilometri dall’arrivo. Spezzato il digiuno tricolore che durava dal 2007. Secondo Asgreen ( Deceuninck – Quick Step), terzo Kristoff ( UAE-Team Emirates), fuori dal podio un generoso Van der Poel (Coredon-Circus).

Può una corsa di ciclismo trasformarsi in una festa nazionale? Si, e succede in Belgio ogni anno la prima domenica di Aprile. La Ronde van Vlaanderen, le Tour des Flandres, il Giro delle Fiandre o semplicemente il ”Fiandre”, è uno degli appuntamenti più importanti della stagione ciclistica, un evento sportivo-culturale-popolare senza paragoni in Belgio, una festa che un’intera nazione aspetta con gioia e trepidazione, un evento che come ogni anno è stato onorato dallo spettacolo offerto dai corridori protagonisti dove, con spirito di sacrifico e abnegazione, hanno dato il massimo per vincere la prima classica monumento del Nord. È la classica del pavé e dei ”Muur”, i più famosi dei quali – Grammont escluso, messo fuori dai tratti chiave della corsa – sono l’Oude Kwaremont (2200 metri al 4% con punte all’11.6%, da ripetere tre volte), il Koppenberg (600 metri all’11.6% – max 22%) e il Paterberg (360 metri al 12.9% – max 20.3%, da percorrere due volte), nomi leggendari che richiamano ad imprese epiche. Impresa oggi fatta da Alberto Bettiol (EF Education First), alla sua prima vittoria da professionista, che sull’ultimo passaggio dell’Oude Kwaremont staccava tutti, percorrendo al massimo delle sue energie, in solitaria, i 18 chilometri che lo portavano alla linea d’arrivo. Dopo dodici anni, tanto è passato dalla vittoria di Alessandro Ballan, un italiano ritornava a vincere La Ronde van Vlaanderen.

LA CRONACA

I 175 ciclisti iscritti partivano come programma da Anversa alle ore 10:45. Il dorsale numero 1 era sulle spalle del campione in carica Niki Terpstra (Direct Énergie), che l’anno scorso riuscì a sfruttare a suo favore il marcamento asfissiante tra Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) e Greg Van Avermaet (CCC Team) e, partito a sorpresa, vinse battendo negli ultimissimi chilometri un esausto Mads Pedersen (Trek-Segafredo), che faceva parte della fuga di giornata. Rispetto all’anno scorso, però, Terpstra aveva cambiato compagine e non aveva al suo fianco uno squadrone come la Deceuninck – Quick Step, che oggi si presentava al via con più punte come Zdeněk Štybar, Philippe Gilbert, Bob Jungels e Yves Lampaert. La Deceuninck, tra l’altro, era stata presente e attenta in quasi tutte le fasi della corsa, tranne sull’ultimo passaggio dall’Oude Kwaremont, dove si faceva rubare la scena dall’EF Education First.

Subito dopo la partenza si susseguivano diversi tentativi di attacco. Dopo qualche chilometro riuscivano a partire Hugo Houle (Astana), Zico Waeytens (Cofidis), Kenneth Van Rooy (Sport Vlaanderen – Baloise) e Jesper Asselman (Roompot Charles). A parte l’inconveniente di un passaggio a livello chiuso, che aveva bloccato il gruppo per circa quindici secondi, il plotone controllava a distanza gli attaccanti che avevano persino toccato i 7′ di vantaggio. Deceuninck – Quick Step, Jumbo Visma e Ag2r La Mondiale, con un uomo a testa in prima fila, guidavano attentamente l’inseguimento. L’asfalto reso viscido dalla pioggia dei giorni scorsi e il nervosismo che regna sempre in questo tipo di corsa causavano varie scivolate e cadute nel gruppo. In una di queste restava coinvolto il campione in carica Terpstra che, a 157 chilometri dal traguardo, era già costretto ad abdicare. Nel frattempo Houle anticipava i tre compagni di fuga passando per primo sul primo passaggio sull’Oude Kwaremont, conquistando così il premio intitolato a Stig Broeckx, che valeva 5000 € da destinare a un’associazione benefica belga a scelta.

LA CORSA ENTRA NEL VIVO

Sul Muro di Grammont provava l’allungo Magnus Cort Nielsen (Astana). Il corridore danese, in ombra alla Milano-Sanremo, cercava di portare via un gruppetto di ciclisti, ma la sua azione veniva annullata dalla corazzata Deceuninck Quick-Step, la quale spezzava il gruppo in due tronconi grazie all’alta velocità e alle strade strette. Molti ciclisti – tra i quali Sep Vanmarcke (EF Education First), Tiesj Benoot (Lotto Soudal), Matej Mohorič (Bahrein Merida), Štybar, Yves Lampaert (Deceuninck – Quick-Step), Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), Alejandro Valverde (Movistar), Michael Matthwes (Sunweb), Mathieu Van der Poel (Coredon-Circus) e gli italiani Gianni Moscon (Team Sky), Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Sonny Colbrelli (Bahrein Merida) e Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) – si trovavano nel primo spezzone composto da una quarantina di corridori, gruppo che aveva ripreso i fuggitivi di giornata e si trovava con quasi un minuto di vantaggio dal secondo gruppetto. In quest’ultimo erano rimasti Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), Tim Wellens (Lotto Soudal) e soprattutto un deludentissimo Peter Sagan (Bora-Hansgrohe). Lotto Soudal, Cofidis, e Katusha Alpecin guidavano l’inseguimento alla prima parte del gruppo, inseguimento che avrebbe dato i suoi frutti solo ai piedi del Kanarieberg, a 72 km dal traguardo. Dalla testa della corsa evadevano per pochi chilometri Nelson Olivera (UAE-Team Emirates), Matti Breschel (EF Education First), Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Danny Van Poppel (Jumbo-Visma) e un attivissimo Lampaert. Nemmeno il tempo di dire gruppo compatto che partiva all’attacco in solitaria Mohorič. Lo sloveno, con un’azione velleitaria, si avvantaggiava di una ventina di secondi prima di essere ripreso ai piedi dell’Oude Kwaremont da un’attentissima Deceuninck, sempre presente fin lì nelle azioni principali di giornata.

In una fase apparentemente tranquilla, sul tratto d’asfalto che collegava il Kanarieberg all’Oude Kwaremont un’altra caduta rischiava di mettere fuori gioco uno dei favoriti di giornata, l’olandese Van der Poel, un po’ distratto nell’occasione. Mentre stava per fermarsi per una foratura, il capitano della Coredon-Circus non si accorgeva di un tombino sul quale “inciampava” con la bici e cadeva malamente a terra, sbattendo la spalla destra. Il giovane ciclista si rialzava con varie escoriazioni e con cautela si rimetteva in sella: sarebbe rientrato solo dopo tanti chilometri d’inseguimento e tante energie sprecate.

Al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, sbucando da dietro le maglie color arancio del CCC Team, forzava il belga Stijn Vandenberg (AG2R La Mondiale), che prendeva alcuni metri di vantaggio prima di venire raggiunto da Vanmarcke. In mezzo al gruppo si poteva ben notare la maglia del campione del mondo di Alejandro Valverde, alla prima partecipazione al Giro delle Fiandre, che stava correndo con molta attenzione sempre nelle prime posizioni del gruppo. I due all’attacco venivano raggiunti da Kasper Asgreen (Deceuninck – Quick-Step) e ancora una volta il team di Patrick Lefrevere si dimostrava all’altezza della situazione, riuscendo ad entrare in ogni azione d’attacco di giornata. Ai tre si sarebbe aggiunto Dylan Van Baarle (Team Sky) ai -45 km. Il quartetto raggiungeva il massimo vantaggio ai -40 km, all’uscita del tratto di pavè dello Steenbeekdries, quando arrivava ad avere circa 30” sul gruppo inseguitore.

Perso per strada Vandenberg dopo aver superato il Taaienberg, i tre rimasti all’attacco non collaboravano tra loro perchè Asgreen era costretto dagli ordini di scuderia a rimanere ”fermo” a ruota, dato i vari Lampaert e Jungels presenti nel gruppo inseguitore. Dietro molti ciclisti provavano a muoversi, tra i quali un acciaccato Van der Poel e un’attivissima Lotto-Soudal con Tim Wellens e Jens Keukeleire. Sulla terzultima salita di giornata, il Kruisberg, Vanmarcke si staccava lasciando soli i due battistrada con 18” di vantaggio sul gruppo inseguitore, dove si aumentava ancora l’andatura, con uno strepitoso Van der Poel che, alla sua prima partecipazione al Giro delle Fiandre, cercava più volte di fare la differenza. Nessuna iniziativa veniva presa da Peter Sagan, il quale non poteva nemmeno più contare sull’apporto di Daniel Oss e di Greg Van Avermaet, che sulla salita precedente aveva sfinito gli ultimi due compagni di squadra che gli erano rimasti.

L’AZIONE DECISIVA

La Deceuninck – Quick-Step, la squadra faro della corsa fino a quel momento, veniva meno nel momento topico della corsa. All’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont il colore che catturava di più l’attenzione nel gruppo inseguitore, formato da una trentina di unità, era il rosa della EF Education First, dove Bettiol e Sebastian Langeveld si trovavano a ruota di un generoso Vanmarcke che, staccatosi dai fuggitivi, si era messo a lavorare in testa al gruppo per i compagni di squadra. Ripresi i due fuggitivi e finito il lavoro di un grande Vanmarcke, forzava Keukeleire ma, una volta raggiunto il corridore belga, a 18 km dal traguardo partiva all’attacco l’Alberto Bettiol. Il ciclista nativo di Poggibonsi faceva il vuoto sulle pietre del “vecchio Kwaremont” e all’uscita dal tratto in porfido faceva segnare un vantaggio di 15”, che avrebbe portato invariato fino al Pateberg. Sull’ultimo muro di giornata i big si guardavano ancora con i soli Van Avermaet e Van der Poel che cercavano, in colpevole ritardo, di attaccare. Sotto il loro attacco il gruppo all’inseguimento si era spaccato in due tronconi, con Sagan, Van Avermaet, Lampaert, Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma), Van der Poel, Benoot, Valverde e Bob Jungels (Deceuninck – Quick Step) presenti nel primo.

Terminati i muri e il pavé Bettiol si ritrovava con quasi 30” di vantaggio da gestire. Al suo inseguimento non c’era collaborazione e la stessa Decuninck – anche se in numero maggiore – non riusciva ad organizzare l’inseguimento, tra un Lampaert stremato e un Jungels costretto a mettersi di lato a causa di un principio di crampi. Solo ai -5 km si vedeva il tre volte campione del mondo Sagan ma, non trovando collaborazione, si rimetteva nella pancia del gruppetto, mentre Langeveld svolgeva con dedizione e intelligenza la funzione di stopper, mettendosi a ruota di cercava di evadere dal gruppetto. Bettiol proseguiva nella sua cavalcata trionfale, passando sotto l’arco dei -3 km con 20” di vantaggio. La Lotto-Soudal provava nuovamente ad attaccare con Bennot, ma ancora senza successo. L’unico che riusciva ad uscire dal controllo di Langeveld era Asgreen, ma il suo attacco arrivava troppo tardi. Alberto Bettiol giungeva, infatti, all’ultimo chilometro con ancora 18” sul corridore della Deceuninck – Quick-Step. Il toscano con grinta, intelligenza tattica e anche grazie ad una EF Education First oggi impeccabile, poteva così tagliare in solitaria il traguardo di Oudenaarde e alzare le braccia al cielo. Era dal 2007 che un italiano non vinceva il Giro delle Fiandre, l’ultimo fu Alessandro Ballan, mentre il primo a trionfare nel 1949 fu un correggionale di Bettiol: Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre. Magni vinse tre edizioni consecutive della classica belga: che sia d’ottimo auspicio per il giovane leoncino di Poggibonsi?

Secondo al traguardo, a 14”, si piazzava il giovane danese Asgreen. Tre secondi più tardi il norvegese Alexander Kristoff (UAE-Team Emirates) vinceva lo sprint del gruppetto per il terzo posto, mettendosi alle sue spalle un generoso e talentuoso Van der Poel. Ottavo Valverde, solo decimi ed undicesimi Van Avermaet e Sagan. Negativa la prova del campione slovacco, mai nelle prime posizioni del gruppo sui muri, nessun acuto, solo un timido tentivo d’inseguimento quando la corsa era già segnata: per lui, finora, una primavera molto deludente.

LE DICHIARAZIONI DEL VINCITORE

Incredulo all’arrivo per la vittoria prestigiosa, considerando anche che è stata la sua prima vittoria da professionista, Bettiol non nascondeva la sua gioia, emozione ed incredulità: «Mamma mia, non ci credo! È la mia prima vittoria, ci pensate? La squadra mi ha detto di provarci se ne avevo, così sul Vecchio Kwaremont ho chiuso gli occhi e sono partito. Vi garantisco che sono stati i 14 chilometri più lunghi della mia vita. Grazie di cuore a tutta la squadra, che mi ha supportato in maniera perfetta».

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Alberto Bettiol (Ita) EF Education First 6:18:49
2 Kasper Asgreen (Den) Deceuninck-QuickStep 0:00:14
3 Alexander Kristoff (Nor) UAE Team Emirates 0:00:17
4 Mathieu van der Poel (Ned) Corendon-Circus
5 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
6 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
7 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
8 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team
9 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal
10 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
11 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
12 Jens Keukeleire (Bel) Lotto Soudal
13 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
14 Wout Van Aert (Bel) Team Jumbo-Visma
15 Sebastian Langeveld (Ned) EF Education First
16 Bob Jungels (Lux) Deceuninck-QuickStep
17 Yves Lampaert (Bel) Deceuninck-QuickStep
18 Dylan van Baarle (Ned) Team Sky 0:00:24
19 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo 0:01:19
20 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale 0:01:58
21 Matteo Trentin (Ita) Mitchelton-Scott
22 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team
23 Damien Gaudin (Fra) Direct Energie 0:02:15
24 Ivan Garcia (Spa) Bahrain-Merida 0:02:18
25 Sep Vanmarcke (Bel) EF Education First 0:02:20
26 Adrien Petit (Fra) Direct Energie
27 Luke Rowe (GBr) Team Sky
28 Arnaud Demare (Fra) Groupama-FDJ
29 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
30 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
31 Mike Teunissen (Ned) Team Jumbo-Visma
32 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
33 Heinrich Haussler (Aus) Bahrain-Merida
34 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
35 Jens Debusschere (Bel) Katusha-Alpecin
36 Zdenek Stybar (Cze) Deceuninck-QuickStep
37 Aime De Gendt (Bel) Wanty-Gobert
38 Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
39 Loïc Vliegen (Bel) Wanty-Gobert
40 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
41 Matej Mohoric (Slo) Bahrain-Merida
42 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
43 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
44 Stefan Küng (Swi) Groupama-FDJ
45 Nelson Oliveira (Por) Movistar Team
46 Pieter Weening (Ned) Roompot-Charles
47 Kristijan Koren (Slo) Bahrain-Merida
48 Christian Knees (Ger) Team Sky 0:05:47
49 Daniel Oss (Ita) Bora-Hansgrohe 0:06:09
50 Tom Scully (NZl) EF Education First
51 Stijn Devolder (Bel) Corendon-Circus
52 Julien Vermote (Bel) Dimension Data 0:06:13
53 Marco Haller (Aut) Katusha-Alpecin 0:06:17
54 Silvan Dillier (Swi) AG2R La Mondiale
55 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
56 Boy van Poppel (Ned) Roompot-Charles
57 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
58 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty-Gobert
59 Taco van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
60 Piet Allegaert (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
61 Nathan Van Hooydonck (Bel) CCC Team
62 Pascal Eenkhoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
63 Marcel Sieberg (Ger) Bahrain-Merida
64 Olivier Le Gac (Fra) Groupama-FDJ
65 Frederik Backaert (Bel) Wanty-Gobert
66 Michael Schär (Swi) CCC Team
67 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
68 Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
69 Gianni Vermeersch (Bel) Corendon-Circus
70 Bert De Backer (Bel) Vital Concept-B&B Hotel
71 Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team
72 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
73 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
74 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
75 Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott
76 Ian Stannard (GBr) Team Sky
77 Xandro Meurisse (Bel) Wanty-Gobert
78 Fernando Gaviria (Col) UAE Team Emirates
79 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin 0:08:32
80 Matti Breschel (Den) EF Education First 0:08:46
81 Jimmy Turgis (Fra) Vital Concept-B&B Hotel
82 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin
83 Owain Doull (GBr) Team Sky
84 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
85 Hugo Houle (Can) Astana Pro Team
86 Dorian Godon (Fra) AG2R La Mondiale
87 Jan Tratnik (Slo) Bahrain-Merida
88 Jonas Van Genechten (Bel) Vital Concept-B&B Hotel
89 Alexandre Pichot (Fra) Direct Energie
90 Jaime Castrillo (Spa) Movistar Team
91 Otto Vergaerde (Bel) Corendon-Circus
92 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
93 Senne Leysen (Bel) Roompot-Charles
94 Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team
95 Luka Mezgec (Slo) Mitchelton-Scott
96 Christopher Juul Jensen (Den) Mitchelton-Scott
97 Anthony Turgis (Fra) Direct Energie
98 Filippo Ganna (Ita) Team Sky
99 Amund Grøndahl Jansen (Nor) Team Jumbo-Visma
100 Antoine Duchesne (Can) Groupama-FDJ
101 Koen de Kort (Ned) Trek-Segafredo
102 Michael Valgren Andersen (Den) Dimension Data
103 Maarten Wynants (Bel) Team Jumbo-Visma
104 Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
105 Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:10:14
106 Damien Touze (Fra) Cofidis, Solutions Credits
107 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb
108 Magnus Cort Nielsen (Den) Astana Pro Team
109 Benjamin Declercq (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
110 Stijn Steels (Bel) Roompot-Charles
111 Bert Van Lerberghe (Bel) Cofidis, Solutions Credits
112 Casper Pedersen (Den) Team Sunweb
113 Tim Declercq (Bel) Deceuninck-QuickStep
114 Ramon Sinkeldam (Ned) Groupama-FDJ
115 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
116 Jordi Warlop (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
117 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
118 Edward Planckaert (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
119 Gijs Van Hoecke (Bel) CCC Team
120 Alex Kirsch (Lux) Trek-Segafredo
121 Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
122 Nico Denz (Ger) AG2R La Mondiale
123 Luis Mas Bonet (Spa) Movistar Team
124 Maciej Bodnar (Pol) Bora-Hansgrohe
125 Lars Bak (Den) Dimension Data 0:10:49

Bettiol in azione sul Paterberg, vanamente inseguito dagli avversari (Getty Images)

Bettiol in azione sul Paterberg, vanamente inseguito dagli avversari (Getty Images)

GIRO DELLE FIANDRE 2019: I FAVORITI

aprile 5, 2019 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

La Ronde van Vlaanderen, il Tour des Flanders o, semplicemente, il Giro delle Fiandre. La prima delle grandi classiche della “campagna del Nord”, una festa nazionale in pratica per i belgi. Percorso contraddistinto dal pavé e dai ”muri”. Il mitico Koppenberg, il giovane Patenberg, il vecchio Oude Kwaremont e il simbolico Kapelmuur, poesia per le orecchie di ogni appassionato di ciclismo, un sogno per ogni ciclista professionista. L’ultimo italiano a trionfare fu Alessandro Ballan nel 2007, il detentore è l’olandese Niki Terpstra che proverà a ripetersi con la maglia del suo nuovo team, la Direct Énergie. Ma chi sono quest’anno i favoriti?

20% – ZDENĚK ŠTYBAR: Parliamoci chiaro: quando hai in squadra ciclisti come Štybar, Gilbert, Jungels, Lampaert e Sénéchal, hai altissime probabilità di successo. Il ceco è in grandissima forma, Omloop Het Nieuwsblad vinta a Marzo, E3 BinckBank portata a casa settimana scorsa, che arrivi anche la sua prima classica monumento?

20% – PETER SAGAN: Lo Slavacco non è nelle migliori condizioni fisiche-atletiche della sua carriera, eppure il buon Peter ha quel talento, quella classe e quelle capacità da poter spaccare la corsa il qualsiasi momento, edizione 2016 docet. Che il picco di forma sia stato programmato appositamente per Fiandre e Roubaix?

15% – GREG VAN AVERMAET: Il Campione Olimpico in carica dovrà riscattarsi da una primavera, quella del 2018, povera di risutati. Corridore capace di vincere su più terreni, il belga del CCC Team sarà ai nastri di partenza pronto per dar battaglia a destra e a manca. Da tenere d’occhio.

10% – WOUT VAN AERT: In questo 2019 si è vista tutta la sua classe su strada. Il fenomeno del ciclocross ha colto piazzamenti sullo sterrato, sul pavé e sulla strada. Alla Sanremo ha dimostrato di possedere un fondo che non tutti gli davano chiudendo sesto con lo stesso tempo del vincitore Alaphilippe.

10% – NIKI TERPSTRA: La centotreesima edizione della Ronde van Vlaanderen vedrà il dorsale numero 1, il numero designato al campione in carica, incollato sulle spalle del passistone olandese della Direct Énergie. Terpstra è uno dei maggiori esperti del pavé e, che vinca o no, sarà sicuramente uno dei protagonisti di giornata. Undici mesi all’anno passati quasi interamente nell’anonimato, ma quando arriva Aprile tutti a far i conti con lui.

10% – TIESJ BENOOT: Il talentino della Lotto-Soudal scalpita, sogna il Fiandre e la Roubaix da quando ha iniziato a pedalare. Negli anni passati ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per poter esaudire il suo sogno. Che sia quest’anno o no, prima o poi riuscirà a trionfare.

5% – OLIVER NAESEN: Il ciclista belga dell’ AG2R La Mondiale ha raccolto già importanti piazzamenti in questa primavera. Negli ultimi anni si sta affermando come ”piazzato” sicuro, ma per la legge dei grandi numeri, prima o poi la vittoria dovrebbe arrivare.

5% – PHILIPPE GILBERT: Nel 2017 fece un’azione memorabile, rimasta nella memoria di tutti gli appassionati di ciclismo, che gli permise di vincere una delle edizioni più belle di sempre. Il Tour des Flanders è una corsa epica, degna di un grandissimo come il campione belga, anche se le 36 primavere si potranno far sentire. Ripetersi non è mai facile, ma la Deceuninck – Quick Step si presenterà con tante di quelle punte che marcarle tutte sarà quasi impossibile.

1% – ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese non muore mai! Può passare settimane intere senza dare segni di vita e poi, al momento giusto (come fatto alla Gand-Wevelgem), piazzare la la vittoria che non ti aspetti. Vinse il Fiandre nel 2015 e perciò non sarà sicuramente l’ultimo arrivato.

1% – GIANNI MOSCON: Il trentino è la speranza azzurra per questo Tour des Flanders, tanta classe ma poca fortuna in questa sua primissima parte di carriera. Che da domenica si inizino a raccogliere i frutti?

1% – MATHIEU VAN DER POEL: Il giovane vincitore della Dwars door Vlaanderen non parte con i favori dei pronostici, perché la giovane età e l’inesperienza al ”Fiandre” si pagano sempre e perché la Corendon – Circus non offre garanzie. Sarà praticamente Mathieu, al suo primo Tour delle Fiandre, contro tutti. Mai dire mai nel ciclismo e un lumicino di speranze per lui c’è comunque.

1% – MATEJ MOHORIČ: Lo sloveno della Bahrain-Merida può essere una delle sorprese di questa edizione del Tour des Flanders. Se i favoriti si guarderanno e marcheranno troppo, un corridore giovane, ambizioso e astuto come lui si farà trovare pronto.

1% – YVES LAMPAERT: Come scritto sopra, se hai talento e ami il pavé puoi vincere, se corri nella Deceuninck Quick-Step hai molte più probabilità di vittoria.

Luigi Giglio

Pagina successiva »