PARTENZA DA BOLOGNA, LA DOTTA, LA GRASSA E LA ROSEA

Partirà dalla cara Bologna il Giro d’Italia numero 102°. Dalla città che ospitò l’arrivo della prima edizione della corsa rosa nel 1909 e la partenza della prima cronometro individuale nel 1933 il Giro prenderà le mosse con un’impegnativa prova contro il tempo lunga poco più di 8 Km. I primi 6000 metri saranno in totale pianura, preparazione al feroce balzo finale verso San Luca.

Si è scelta Bologna per la “Grande Partenza” del Giro d’Italia e tale scelta non poteva rivelarsi più azzeccata. La città capoluogo dell’Emilia-Romagna è storicamente conosciuta con i soprannomi di “dotta” per la sua storica università, la più antica del mondo occidentale, di “grassa” per la sua cucina e di “rossa” per il colore dei mattoni con i quali furono eretti i palazzi del centro storico, ma per un giorno, l’11 maggio 2019, perderà l’ultimo connotato virando verso una colorazione più rosea, in omaggio a un Giro d’Italia che ha più d’un legame con Bologna. Qui 110 anni fa si concluse, infatti, la prima tappa della prima edizione della corsa, che si disputò il 13 maggio del 1909 e che vide il successo del corridore romano Dario Beni. Sempre dalla città felsinea scattò il 22 maggio 1933 la prima cronometro individuale inserita nel percorso di una corsa a tappe, terminata 62 Km più avanti a Ferrara dove giunse prima la maglia rosa Alfredo Binda, che precedette di quasi un minuto il belga Demuysere. E sempre a Bologna il 2 giugno del 1956 fu “catturata” una delle istantanee più celebri della storia dello sport italiano, quella che immortalava Fiorenzo Magni percorrere la dura salita verso San Luca stringendo tra i denti la camera d’aria di una ruota legata al manubrio, espediente escogitato da Ernesto Colnago per permettere al corridore toscano d’affrontare la cronoscalata nonostante avesse la clavicola sinistra fratturata. A vincere fu Charly Gaul, che poi conquisterà le insegne del primato cinque giorni più tardi nell’infernale tappa del Bondone, dopo la quale l’indomito Magni conquistò la seconda posizione in classifica a 3’27” dallo scalatore lussemburghese.
Non poteva, quindi, essere una partenza banale quella da Bologna e gli organizzatori ne hanno voluto proporre una atipica perché finora mai nessuna delle tre grandi corse a tappe era partita con una cronoscalata: l’arrivo sarà proprio in cima all’aspro San Luca, che i corridori non affronteranno comunque a “freddo” perché ci arriveranno dopo aver pedalato per 6 Km sul velluto della pianura, tratto nel quale i cronomen che temono le pendenze del finale avranno lo spazio per accumulare un po’ di vantaggio; tutto potrà, però, essere ribaltato dai 2000 metri finali al 9,7% di pendenza media, un muro che il gruppo ben conosce perché da diverse stagioni ospita l’approdo del Giro dell’Emilia, una delle più prestigiose classiche in linea del calendario italiano, nel cui albo d’oro recente spiccano le vittorie di corridori che poi hanno nel palmarès anche il Giro d’Italia come Ivan Basso (2004), Gilberto Simoni (2005), Danilo Di Luca (2008) e Nairo Quintana (2012).
La rampa di lancio sarà collocata nel cuore della città, a un margine di quella Piazza del Nettuno che funge da anticamera di lusso alla centralissima Piazza Maggiore. A far da sfondo alle prime pedalate dei “girini” sarà la quinta delle due celebri torri pendenti, la Garisenda e gli Asinelli, quest’ultima protagonista di una famosa scena del film “Totò al Giro d’Italia”, nella quale il “Principe della risata” risale i suoi 498 gradini con l’intenzione di buttarsi di sotto, malsano gesto che gli sarà impedito dal diavolo Filippo (interpretato dall’attore napoletano Carlo Micheluzzi) al quale aveva venduto l’anima a patto che vincesse il Giro.
La partenza sarà sul lastricato che scorrerà sotto le ruote nei primi 400 metri, quando si percorrerà Via Ugo Bassi, strada che ricalca parte del tracciato dell’antico decumano massimo, con il quale la consolare Via Emilia attraversava la città di Bononia. Procedendo in linea retta si passerà poi sull’asfalto all’imbocco di Via San Felice, ritrovando quindi il porfido nell’ultimo tratto della strada che conduce a Porta San Felice, risalente al XIII secolo e una delle dodici della “Circla”, la terza cinta muraria della storia di Bologna. Qui terminerà il rettilineo che, di fatto, caratterizza i primi 1400 metri di gara e si uscirà dal centro storico svoltando verso sinistra su Viale Vicini e poi subito dopo a destra per imboccare Via Sabotino, il cui ultimo tratto costeggia il quartiere costruito nel luogo dove si trovava l’Ipprodomo Zappoli, inaugurato nel 1888, demolito nel 1928 e sulla cui pista terminò la prima tappa del Giro del 1909, della quale abbiamo parlato più sopra. Lo Zappoli fu teatro anche di eventi non sportivi, come lo spettacolo circense western “Wild West Show” messo in scena dal leggendario Buffalo Bill nel 1890. Nel medesimo quartiere si trovava anche un velodromo, in funzione dal 1920 al 1996 – vi si concluse, tra le altre competizioni, il Giro dell’Emilia del 1948 vinto da Fausto Coppi – e al cui posto oggi c’è l’omonimo parco pubblico.
Successivamente il gruppo costeggerà l’area del cimitero monumentale della Certosa di Bologna, istituito nel 1801 sfruttando le strutture della soppressa certosa di San Girolamo di Casara, della quale è giunta ai giorni nostri unicamente la chiesa, costruita nel 1333 dall’ordine certosino. Superato il “giro di boa” di questa breve ma impegnativa frazione contro il tempo, il percorso si avvicinerà alle colline cantate da Cesare Cremonini in “50 special” attraversando il quartiere Saragozza, dove si transiterà a due passi dal glorioso Stadio Renato Dall’Ara, uno dei più apprezzati al mondo per la compattenza e per la qualità drenante del campo di gara, intitolato all’imprenditore che fu presidente del Bologna dal 1934 al 1964, scomparso pochi giorni prima del settimo successo della sua squadra nella Serie A.
Come una sorta di “memento mori”, l’apparire dello scenografico Arco del Meloncello, progettato dall’architetto Carlo Francesco Dotti nel 1721 e realizzato nel 1732, annuncerà ai corridori impegnati nella crono l’inizio dell’inferno. Proprio in corrispondenza dell’arco, infatti, si deve affrontare un secco tornante a destra che porta a imboccare la ripida rampa finale. L’inizio è subito violento con una media del 13,6% nei cinquecentro metri iniziali, accompagnati sulla sinistra dal porticato piu lungo non solo della città ma anche del mondo (3,8 Km), costruito per offrire riparo dalla pioggia ai pellegrini che salivano al santuario. La pendenza cala al 9,2% nei successivi 500 metri, che anticipano il balzo più feroce dell’intera scalata, in corrispondenza della famigerata “Curva delle Orfanelle”, sorta di chicane con la quale il porticato salta da un lato all’altro della strada e che prende il nome dall’orfanotrofio femminile che era stato inaugurato nel 1930 proprio in quel punto della salita e che sarà in attività fino al 1990. Qui i corridori si troveranno ad affrontare il punto di pendenza massima, una stilettata al 16% all’interno di un tratto di 500 metri nel quale la strada sale al 12,2% medio; si pensi che nel 2009 rischiò quasi di finire a terra nel tratto al 16% nientemeno che Chris Froome, che all’epoca correva per la Barloworld e ancora non si prospettava per lui un futuro di dominatore nelle grandi corse a tappe. Superato questo duro scoglio, si dovrà affrontare un’altra piccola chicane, ma oramai il grosso sarà alle spalle e nei 600 metri conclusivi la pendenza si “accovaccerà” al 5,8% mentre sullo sfondo troneggia la mole del santuario della Madonna di San Luca, “scrigno” all’interno del quale è venerata sin dalla fondazione un’icona raffigurante la Madonna col Bambino, che fu portata in Italia da Costantinopoli e che secondo la tradizione sarebbe stata dipinta dall’apostolo San Luca. Di Madonne lassù a San Luca c’è solo lei… ma chissà quante ne vedranno i corridori l’11 maggio 2019!

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Le due torri pendenti viste dal luogo dove sarà collocata la rampa di lancio della cronometro

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Via Ugo Bassi, il rettilineo iniziale in lastricato

Porta San Felice

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

Il Parco Velodromo di Bologna

La chiesa di San Girolamo all’interno del complesso del cimitero monumentale della Certosa di Bologna

Stadio Renato dall’Ara

L’Arco del Meloncello e il tornante a destra all’inizio dell’ascesa finale

Tratto iniziale del San Luca con il porticato ancora sulla sinistra

La curva delle Orfanelle con l’ex orfanotrofio femminile dalla quale prende il nome

L’ultima chicane, oramai nella fase “calante” della salita

Santuario della Madonna di San Luca

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)