CASTROVILLARI – ALBEROBELLO: E TANTO PER CAMBIARE… VENTO!

Sarà una lunga tappa di trasferimento quella che il Giro vivrà al settimo giorno di gara tra Castrovillari e Alberobello, dalla Calabria alla Puglia. Le difficoltà sono assai poco rilevanti sul piano altimetrico ma ci sarà ancora l’insidia del vento che, a causa dell’assenza di grandi rilievi nella zona delle Murge, oggi sarà in grado di spaziare fin nelle zone più interne della regione. La possibilità d’incappare in ventagli sarà dunque particolarmente elevata, come ci ricorda l’episodio accorso a Pantani e ai suoi scudieri della Mercatone Uno al Giro del 1998. Quel giorno andò poi a finire con un volatone tutti assieme appassionatamente in quel di Lecce e lo stesso dovrebbe accadere stavolta nella terra dei trulli… Vento permettendo.

Sarà il grande protagonista della prima settimana di Giro e non stiamo parlando delle prime salite in programma in questa prima fase della corsa rosa, né dell’Etna scalato al quarto giorno, né del Blockhaus sul quale terminerà la tappa della domenica successiva. Invece, il comun denominatore delle prime nove frazioni sarà il vento, a causa dell’abbondanza di tratti costieri che caratterizzeranno queste tappe, esposte per molti chilometri alle intemperanze di Eolo. Di tutte queste, poi, le più insidiose in tal senso saranno le prossime due ma, in maniera ancora più particolare e costante, soprattutto quella odierna che collegherà la Calabria alla Puglia snodandosi per ben 100 Km lungo il Golfo di Taranto. Anche dopo aver lasciato la costa ionica, quando mancheranno ancora una novantina di chilometri al traguardo, il vento potrebbe farla da padrone perché l’altopiano delle Murge, teatro del finale di gara, pur essendo distante dal mare ne subisce spesso l’influsso a causa della mancanza di grandissime elevazioni che fungano da “barriere” naturali. La storia del Giro di Puglia, corsa nata nel 1972 e organizzata l’ultima volta nel 1998, è, infatti, ricca d’edizioni decise proprio dai ventagli e anche al Giro d’Italia ci furono episodi che rischiarono di lasciare il segno come quella volta che, sempre nella stagione 1998, Pantani e le sue “guardie del corpo” della Mercatone Uno si ritrovarono nella seconda parte del gruppo, staccati di quasi un minuto dalla testa della corsa, nel corso della tappa Matera – Lecce, fortunamente per il “Pirata” poi terminata a gruppo compatto con il successo allo sprint di Mario Cipollini. Saranno ancora i velocisti i principali favoriti per la vittoria nella frazione che terminerà ad Alberobello e che, vento a parte, non proporrà altre grandissime insidie, se non quelle della distanza (oggi si dovranno percorrere 220 Km) e del finale da percorrere su un fondo che, come a Cagliari, non sarà il solito nastro d’asfalto. Se nel capoluogo sardo si era pedalato, nelle ultime centinaia di metri, sulle lastre di granito, stavolta sotto le ruote dei corridori farà la sua comparsa un selciato più tradizionale, costituito da piccole mattonelle certamente meno consunte rispetto a quelle della Roubaix ma i cui interstizi ravvicinati offriranno più sollecitazioni ai mezzi meccanici, rendendo la volata notevolmente più sdrucciolevole e problematica.
Oggi il Giro leverà le tende in quel di Castrovillari, la città più settentrionale della Calabria, situata ai piedi della catena del Pollino e sulle cui pendici si trova l’interessante santuario di Santa Maria del Castello, costruito nel 1363 e il cui nome non fa riferimento al castello cittadino, situato in altro luogo, ma a un altro maniero la cui costruzione era stata iniziata dai normanni e molto probabilmente rimase incompiuto. Tranne un breve zampellotto da superare in partenza, i primi 30 Km scorreranno in discesa verso il Mar Ionio, raggiungendo la statale litoranea al margine settentrionale della Piana di Sibari, la più vasta delle pianure calabresi (475 Km quadrati), che reca il nome della colonia magnogreca che vi era stata fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di cittadini achei provenenti dalla regione greca del Peloponneso.
Per oltre 100 Km il mare sarà compagno di viaggio dei corridori, che incontreranno lungo il cammino diverse località balneari tra le quali c’è Trebisacce, nel 2015 insignita del prestigioso riconoscimento della “Bandiera blu”, assegnato alle località costiere europee che meglio soddisfano diversi criteri di qualità relativi alla balneazione e ai servizi offerti ai turisti, contemplando anche la pulizia delle spiagge. Successivamente il percorso supererà il modesto promontorio di Capo Spulico, nei cui pressi si trova sotto il livello delle acque la “secca di Amendolara”, luogo molto frequentato dagli appassionati d’immersioni, mentre chi preferisce rimanere con i piedi ben piantati per terra può raggiungere il vicino Castrum Petrae Roseti (Castello della Pietra di Roseto), ristrutturato dopo il 1229 su iniziativa di Federico II di Svevia che l’aveva requisito ai Templari, che lo utilizzavano come tempio e che vi avrebbero conservato, secondo la leggenda, nientemeno che la Sacra Sindone.
Percorsi una settantina di chilometri dal “via!” il Giro saluterà la Calabria per approdare sulle strade della Basilicata, l’unica delle 15 regioni coinvolte nel percorso della corsa rosa che non ospiterà una sede d’arrivo o partenza ma sarà semplicemente attraversata dal gruppo. Il tratto lucano misurerà poco meno di 40 Km e sarà caratterizzato da un leggero discostamento dal litorale, mentre il tracciato si avvicinerà al centro di Policoro, presso il quale si trova il sito archeologico di Eraclea, città fondata attorno al 434 a.C. da un gruppo di coloni fuggiti dalle città di Taranto e Thurii, reduci da un periodo di guerra. Ben più celebri, rasentati dal tracciato al momento di lasciare la Basilicata, sono gli scavi della non lontana Metaponto, il cui monumento di spicco è costituito dai resti del tempio dedicato alla dea Hera, conosciuto con il soprannome di “Tavole Palatine” forse con riferimento alle lotte qui combattute tra i Paladini di Francia e i saraceni.
Entrati in territorio pugliese e lambita la stazione balneare di Castellaneta Marina (frazione del centro che diede i natali al divo del cinema muto Rodolfo Valentino), il tracciato volterà le spalle al mare per addentrarsi con più decisione in direzione di Massafra, cittadina spettacolarmente adagiata sulle sponde della gravina di San Marco, profondo “canyon” che due alti viadotti scavalcano collegando il centro storico al moderno Borgo Santa Caterina. È proprio dalla “Tebaide d’Italia”, così chiamata per i suoi insediamenti rupestri (tra i quali si contano diverse chiese scavate nella roccia), che ha inizio l’unica salita prevista dal percorso, in realtà più paragonabile a un cavalcavia tirato per le lunghe: sono circa 17 Km al 2,3%, con i tratti più impegnativi – se si possono definire così – nei 5,5 conclusivi Km al 3,6% che condurranno allo striscione del GPM, collocato nel cuore del Bosco delle Pianelle, riserva naturale dal 2002 e in passato, all’inizio del secolo scorso, noto luogo di ritrovo dei briganti, prescelto per la sua impenetrabilità e per le numerose grotte che sforacchiano quest’angolo dell’altopiano delle Murge, tra le quali quella che accolse il famigerato “Sergente Romano”, ex ufficiale dell’esercito borbonico che nel 1862 radunò in questa zona ben 200 uomini. Per i “girini” le Pianelle rappresenteranno, invece, la porta d’accesso alla Valle d’Itria, la terra dei trulli, nella quale si svolgeranno gli ultimi 64 Km, disegnati a cavallo di tre provincie (in ordine di apparizione Taranto, Brindisi e Bari) e nuovamente denotati da un decorso pianeggiante, anche se l’aspetto sarà più movimentato rispetto al “piattone” incontrato in precedenza. La prima cittadina dei trulli attraversata dal percorso sarà Martina Franca, dove si fanno notare i bei palazzetti in stile barocco e rococò del centro, edifici che quasi “tirano la volata” al trionfo del barocco di Lecce. In questa cornice alla fine degli anni ’70 furono girati un paio di film appartenenti al filone della “commedia sexy all’italiana” ma anche una pellicola più impegnata, “Polvere di stelle”, diretta e interpretata dall’indimenticato Alberto Sordi e che vide in scena Monica Vitti nelle sequenze girate nelle campagne martinesi. Entrati in territorio brindisino, la prossima meta del gruppo sarà il centro d’aspetto orientale di Ceglie Messapica, costruito sul luogo dove si trovava la scomparsa acropoli di Kailìa, colonia fondata dai messapi, popolazione proveniente dalla parte occidentale della penisola balcanica e della cui presenza si sono conservate diverse tracce, come i “paretoni”, avanzi delle possenti mura megalitiche che cingeva la città.
Terminato un lungo “traversone” verso sud, a Ceglie si effettuerà una sorta di giro di boa e riprenderà la risalita della penisola portandosi con un paio di facilissimi falsipiani a Cisternino, centro che il 5 settembre del 1976 ospitò il punto culminante del circuito dei mondiali di ciclismo, organizzati nella vicina Ostuni e conquistati dal campione belga Freddy Maertens, e nelle cui campagne transita l’unico tratto (11 Km) finora realizzato della “Ciclovia dell’Acqua”, pista ciclabile sterrata che, a lavori ultimati, collegherà la località campana di Caposele, in provincia di Avellino, con Santa Maria di Leuca in quasi 500 Km, 250 dei quali si snoderanno sulle strade di servizio dell’Acquedotto Pugliese, la cui costruzione iniziò nel 1906 per risolvere l’annoso problema della mancanza d’acqua in questa regione, noto fin dal tempo degli antichi romani se il celebre poeta Orazio ebbe a scrivere: “Siderum insedit vapor siticulosae Apuliae” (arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda).
Superato l’ultimo ostacolo di giornata, solo pianura s’incontrerà negli ultimi 20 Km, entrando infine nella provincia di Bari che accoglierà il gruppo dalle parti di Locorotondo, paese il cui nome fa chiaro riferimento alla forma del centro storico. Poi s’affacceranno i trulli a far da quinta a una volata particolarmente “pietrosa”, così come la rude terra che quest’oggi accoglierà gli ultimi battiti di corsa.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Castrovillari, santuario di Santa Maria del Castello

Area archeologica di Sibari

Il Castello della Pietra di Roseto

Metaponto, le “Tavole Palatine” viste dalla strada che percorreranno I corridori al momento di lasciare la Basilicata per la Puglia

Massafra vista da uno dei due ponti che scavalcano la gravina collegando il centro storico ai quartieri più moderni

Il tratto finale della salita attraverso il Bosco delle Pianelle

Martina Franca, basilica di San Martino

Monica Vitti e l’attore statunitense John Phillip Law in una scena di ‘’Polvere di stelle’’ girata nelle campagne di Martina Franca, nello scenario della valle dei trulli (www.davinotti.com)

Monica Vitti e l’attore statunitense John Phillip Law in una scena di ‘’Polvere di stelle’’ girata nelle campagne di Martina Franca, nello scenario della valle dei trulli (www.davinotti.com)

Un tratto delle mura megalitiche di Ceglie Messapica

Viadotto della Ciclovia dell’Acqua tra Locorotondo e Ceglie Messapica

Il “loco rotondo” di Locorotondo

Alberobello, Trullo Sovrano

 Uno dei caratteristici trulli della Valle d’Itria e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2017 (foto di sfondo di Pinella Chionnu, govalleditria.it)

Uno dei caratteristici trulli della Valle d’Itria e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2017 (foto di sfondo di Pinella Chionnu, govalleditria.it)

REGGIO CALABRIA – TERME LUIGIANE: SULLA RAMPETTA CON LE AFFINITÀ ELETTIVE

È un traguardo da campioni quello delle Terme Luigiane. Quella rampetta finale verso la località curativa calabrese ha sempre visto i grandi nomi del ciclismo in azione, nonostante la brevità dell’ascesa e percorsi d’avvicinamento abbastanza tranquilli, paragonabili sul piano delle difficoltà generali a quello della frazione che prenderà il via da Reggio Calabria. E così abbiamo celebrato per primo il successo del russo Konychev, al quale sono succeduti Fondriest, Jalabert e Garzelli, mentre alle loro spalle si contendevano il piazzamento i velocisti più resistenti fianco a fianco con campioni in grado di puntare decisamente più in alto, come l’elvetico Rominger e Francesco Casagrande. Accadrà anche nel 2017?

Sono appena 900 metri all’insù, all’8,4% di pendenza media, che appaiono come scaglia nel complesso del disegno altimetrico del centesimo Giro d’Italia, ma sono bastati negli scorsi anni per far emergere corridori d’assoluto valore, sia finisseur, sia uomini da classifica finale delle corse a tappe, lasciandolo anche un piccolo spiraglio a qualche velocista, finora rimasti a “digiuno” su questo traguardo. Lassù, alle Terme Luigiane, si era imposto per primo il russo Dmitrij Konychev nel 1993 e poi, due anni più tardi, si era assistito a uno sprint al “vertice” con il successo di Maurizio Fondriest davanti alla maglia rosa Tony Rominger – autentico mattatore dell’edizione 1995, capoclassifica dalla seconda frazione sino a Milano – e a Francesco Casagrande. Nel 1999 era, invece, toccato all’asso francese Laurent Jalabert che aveva preceduto Gian Matteo Fagnini, a dimostrazione che al termine di una rampa del genere anche i velocisti più resistenti possono stringere i denti e tentar di dire la loro. Non meno stellare era stata la conclusione della tappa del 2003, l’ultima finora terminata nella località termale cosentina, quando Stefano Garzelli era riuscito a distanziare di una manciata di secondi il gruppo, regolato dal già beffato Casagrande dietro al quale si era piazzato, a ulteriore conferma a quanto scritto sopra, lo sprinter spezzino Alessandro Petacchi. Al primo giorno di gara in “continente”, quindi, ci attenderà una gara dal finale assolutamente non scontato, che qualche grosso nome uscito con le ossa peste dalla tappa dell’Etna potrebbe pensare di sfruttare per cominciare a sgretolare il distacco accusato, grazie anche agli abbuoni previsti all’arrivo.
La risalita dello stivale comincerà dal “chilometro più bello d’Italia”, com’è spesso definito il lungomare di Reggio Calabria citando una frase che fu erronemente attribuita a Gabriele d’Annunzio – in realtà, mai stato nell’ex capoluogo della regione – dal telecronista Nando Martellini durante una radiocronaca. I primi 27 Km si snoderanno totalmente privi di difficoltà altimetriche lungo il versante calabrese dello Stretto di Messina, terminando a Bagnara Calabra dopo aver toccato il centro di Scilla, località turistica d’omerica memoria dominata dal Castello Ruffo, maniero che accoglie anche un faro della Marina Militare e fa sfoggio di sé in diverse scene della gara di qualificazione del film “Un ragazzo di Calabria”, pellicola nella quale è protagonista un ragazzino di queste terre che, ispirato dalle gesta di Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma del 1960 e contro il volere paterno, decide d’intraprendere la carriera di maratoneta, arrivando a qualificarsi per i Giochi della Gioventù. Da Bagnara si andrà quindi all’attacco della più rilevante salita prevista dal tracciato odierno, che è anche la più conosciuta: è il Monte Sant’Elia, propaggine nord-occidentale della catena dell’Aspromonte e ascesa simbolo di parecchie edizioni del Giro della Provincia di Reggio Calabria, corsa professionistica disputata a fasi alterne dal 1920 al 2012. Presenza fissa della competizione dalla prima edizione fino al 1969, ne viene in particolare ricordata la scalata effettuata in quella del 1950, quando sul Sant’Elia Coppi staccò pesantemente tutti i rivali giungendo al traguardo di Reggio con quasi 6 minuti sull’eterno rivale Gino Bartali, che poi si rifarà imponendosi due anni più tardi davanti al “terzo incomodo” Fiorenzo Magni. Affrontati i 13 Km al 4% del versante di Bagnara, si scollinerà ai 543 metri della località Barritteri, poco sotto la cima del monte sulla quale sorge una chiesa costruita nel 1958 sul luogo di una cappella precedentemente innalzata all’inizio del XX secolo e andata distrutta durante la seconda guerra mondiale. La discesa porterà a sfiorare Palmi, comune entrato nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’UNESCO per la festa religiosa della “Varia”, per raggiungere quindi l’importante centro Gioia Tauro, il cui porto è il principale d’Italia per la movimentazione di container, grazie alla vicinanza alla rotta oriente-occidente che, attraversando il Mediterrano, collega lo stretto di Gibilterra al canale di Suez. Ritrovata la pianura – la piana di Gioia è la seconda della Calabria per estensione, dopo quella di Sibari – si tornerà a pedalare sul “velluto” per una ventina scarsa di chilometri, incontrando cammin facendo il centro di Rosarno, balzato agli onori della cronaca per esser stato il primo comune della nostra nazione a costituirsi parte civile in un processo di mafia e presso il quale è possibile visitare l’area archeologica della città magno-greca di Medma, il cui museo è stato inaugurato nel 2014. Poco dopo inizierà la seconda ascesa di giornata, nettamente più pedalabile della precedente, con la quale si doppierà il promontorio del “Corno di Calabria” salendo verso l’altopiano ai cui margini sta la città di Vibo Valentia che, prima di divenire capolugo dell’omonima provincia istituita nel 1992, all’epoca del Regno di Napoli lo era stata anche per la provincia della Calabria Ultra (corrispondente alla parte centrale e meridionale della regione), quando ancora questo centro si chiamava Monteleone, toponimo decaduto in epoca fascista ma ancora vivo nel dialetto locale come “Muntalauni”. Successivamente si planerà morbidamente verso Pizzo, località situata all’estremità settentrionale della cosidetta “Costa degli Dei” e apprezzata non solo per i suoi pregi ambientali e artistici (chiesetta rupestre di Piedigrotta) ma anche e soprattutto per il gelato, in particolar modo per il “Tartufo di Pizzo”, che ha la particolarità d’essere modellato dai gelatai nel palmo di una mano. Poi sarà ancora pianura, stavolta per un tratto di ben 70 Km che si snoderà nella prima parte nella piana di Sant’Eufemia, bonificata tra il 1910 e il 1936 e situata in corrispodenza dell’omonimo golfo, importante sia dal punto di vista agricolo, sia da quello industriale, sviluppatasi in tal senso grazie alla presenza dell’aeroporto di Lamezia Terme – il principale scalo aereo calabrese, inaugurato nel 1976 – e alla costruzione della superstrada detta “dei Due Mari” perché attraversa l’Istmo di Marcellinara, il corridoio che mette in comunicazione la costa ionica con quella tirrenica collegando nel contempo Lamezia Terme al capoluogo regionale Catanzaro. La seconda parte di quest’ultima porzione di pianura, la più consistente, si snoderà lungo la costa tirrenica, toccando tra gli altri centri rivieraschi quello di Amantea, la bizantina Nepetia che assunse l’odierno nome durante la dominazione araba, quando fu ribattezzata Al-Mantiah, toponimo italianizzato dopo che il condottiero bizantino Niceforo Foca la riconquistò nell’885, quando si diede inizio anche alla costruzione del castello che domina l’abitato e nei cui pressi si possono ammirare anche i suggestivi ruderi della più antica chiesa di Amantea, dedicata a San Francesco d’Assisi e realizzata nel 1216 dopo che un gruppo di frati si era insediato all’interno di un preesistente monastero eretto da monaci basiliani dove in precedenza si trovava una moschea. Attraversata la località di San Lucido – centro che diede i natali al cardinal Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello, conosciuto per aver fondato l’Esercito della Santa Fede, movimento popolare che grande parte ebbe nella fine della Repubblica Partenopea nel 1799 – la pianurà lascerà il posto a una serie di ondulazioni, “molleggiamenti” che ricordano alcuni dei tratti meno tormentati dell’Aurelia sulla via per Sanremo e che caratterizzeranno il percorso di gara nei successivi 28 Km, fino ai piedi dello strappo finale. Per prima cosa si affronterà l’agevolissima salita di San Miceli – secondo e ultimo GPM giornaliero – al cui scollinamento si giungerà dopo aver toccato il centro di Paola, una delle principali mete del turismo religioso in Calabria per la presenza del santuario dedicato a San Francesco da Paola (1416-1507), che fu il fondatore dell’ordine dei Minimi (detti anche “Paolotti”) e, involontariamente, uno dei primi “sponsor” della località alla quale si è oggi diretti, le Terme Luigiane. In una lettera scritta nel 1446 dal futuro santo, questi ringraziò l’amico benefattore Simone degli Alimena che aveva finanziato il viaggio di una povera donna verso quelli che all’epoca si chiamavano “Bagni della Guardia” e le cui acque erano particolarmente indicate alle donne che avevano problemi di fertilità, come ebbe modo di sperimentare in prima persona la Regina Isabella di Francia, alla quale è intitolato lo scoglio che svetta dalle acque del Tirreno presso la spiaggia più vicina alle terme, che poi diventeranno “Luigiane” in omaggio al Principe Luigi Carlo di Borbone, che le patrocinò in epoca successiva.
È ora di tornare al presente di questa sesta tappa che proporrà a questo punto la discesa-tuffo su Marina di Fuscaldo (4 Km al 4,6% con un “ripieno” di mezzo chilometro all’11%) dove, riagguantata per poche centinaia di metri la statale costiera, il percorso tornerà a puntare verso l’entroterra per affrontare la salita – più impegnativa della precedente ma non valida per la classifica degli scalatori – verso Fuscaldo, centro dominato dalle rovine del castello appartenuto ai marchesi Spinelli e il cui nome deriverebbe proprio dalle vicine terme, le cui acque sulfuree sgorgano a una temperatura tra i 43° e i 47°C (da cui “fons calidus” e quindi Fuscaldo). Si finirà di salire in località Cariglio, affrontati quasi 2 Km di strada inclinata al 6,2%, ideale trampolino per una sorta di prova generale delle azioni che andranno in scena sulla rampa finale che attenderà i “girini” una decina di chilometri più avanti, dopo esser tornati sulla statale alle porte della marina di Guardia Piemontese, comune dove ancora si parla un dialetto di genesi “nordica”, retaggio della “diaspora” di un gruppo di fedeli di religione valdesi costretti a lasciare le valli piemontesi nelle quali vivevano nel XII secolo e che portarono in Calabria usi, costumi e tradizioni.
Voltate per l’ultima volta le spalle al mare, arriverà, infine, il momento di vedere se anche stavolta tra i bei nomi del mondo del ciclismo e il felice approdo delle Terme Luigiane continueranno le affinità elettive.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il bel Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

La chiesetta costruita sulla cima del Monte Sant’Elia

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

Il porto di Gioia Tauro

Rosarno, la palazzina sede del museo archeologico inaugurato nel 2014

Castello normanno-svevo di Vibo Valentia

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Amantea, ruderi della chiesa di San Francesco d’Assisi

Santuario di San Francesco di Paola

Scorcio di Fuscaldo

Scorcio di Guardia Piemontese

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

PEDARA – MESSINA: PER NIBALI UN OMAGGIO… SPRINT!

Non poteva mancare un omaggio al vincitore uscente della corsa rosa, poiché si tratta anche del corridore più meridionale d’Italia riuscito – e per ben due volte – nell’impresa. Così la quinta tappa del Giro 2017 terminerà a casa di Vincenzo Nibali dove i festeggiamenti allo “Squalo dello Stretto” andranno a braccetto con quelli riservati al vincitore di giornata, che quasi sicuramente sarà un velocista. Dopo una tappa impegnativa come quella dell’Etna, infatti, gli organizzatori hanno pensato a un tracciato abbastanza tranquillo per la frazione che terminerà a Messina, movimentata da quattro salite nella prima parte ma assolutamente priva d’ostacoli naturali negli ultimi 60 Km.

È la prima delle giornate celebrative che si vivranno al centesimo Giro d’Italia, dedicata al messinese Vincenzo Nibali, vincitore uscente della corsa rosa ma anche il più meridionale di tutti, un primato conquistato nel 2013 scalzando il precedente detenuto dal 2007 dall’abruzzese Danilo Di Luca. La festa sarà totale e non dovrebbe essere rovinata da sorprese perché si sposerà a una frazione che, sulla carta, si annuncia interlocutoria per via della totale mancanza di difficoltà altimetriche negli ultimi 60 Km, mentre i primi 100 Km saranno movimentati da quattro facili salite che certamente ispireranno tentativi da lontano, destinati al fallimento perché il disegno del finale permetterà agevolmente alle squadre dei velocisti di rinvenire sugli ardimentosi di giornata. Sarà, dunque, un arrivo allo sprint a mettere la ciliegina sulla torta della festa, per la quarta volta in questa edizione del Giro che, poi, offrirà ai velocisti altre tre occasioni per mettere in mostra i muscoli, sui traguardi di Alberobello, Reggio Emilia e Tortona. La tappa prenderà le mosse da Pedara, cittadina situata ai piedi del versante dell’Etna affrontato poche ore prima, e la prima dozzina di chilometri si snoderà in dolce discesa in direzione di Catania – è laggiù che è nato Mario Fazio, la più meridionale di tutte le maglie rosa, capoclassifica per tre giorni durante il Giro del 1949 – ma poi il tracciato tornerà a puntare verso il vulcano e, superato il gradino verso Trecastagni, si affronterà la principale delle salite in programma, che terminerà dopo poco meno di 10 Km (la pendenza media è del 3,6% appena) agli 824 metri della località di Fornazzo, alla quale si giungerà dopo aver toccato Zafferana Etnea, comune nel cui territorio ricade la vetta del “Mungibeddu” (3329 metri) e che in tre occasioni fu pericolosamente avvicinato dalle sue eruzioni, la prima delle quali accadde nel 1792 e fu miracolosamente fermata dalla statua della Madonna della Provvidenza portata in processione dai cittadini sul luogo dove negli anni successivi sarà eretto una cappelletta in memoria del prodigioso evento. La successiva più rapida discesa porterà i corridori a Piedimonte Etneo, centro collocato lungo la ferrovia Circumetnea, linea a scartamento ridotto non elettrificata che collega Catania a Riposto compiendo il periplo del vulcano in 111 Km. Non ci sarà nessun treno ad attendere i “girini” che ora dovranno tornare a inerpicarsi per affrontare la salita della Portella di Castiglione, una quindicina di chilometri scarsi molto pedalabili con i tratti più impegnativi nella prima parte verso Linguaglossa, località conosciuta come porta d’accesso alla zona dell’Etna Nord, nella quale si trova la stazione sciistica di Piano Provenzana, ristrutturata una decina di anni fa dopo che i suoi impianti erano stati danneggiati dall’eruzione del 2002, durata tre mesi e considerata come una delle più esplosive degli ultimi 100 anni. Poco dopo lo scollinamento della portella si raggiungerà il centro che le attribuisce il nome – Castiglione di Sicilia, presso il quale si trova la più importante “cuba” (cappella) bizantina della Sicilia, dedicata a Santa Domenica – per poi planare verso uno dei luoghi più suggestivi della regione, le spettacolari gole del fiume Alcantara, vero e proprio angolo di paradiso che nel 1966 il regista Ettore Scola trasformò in inferno nelle inquadrature iniziali de “L’arcidiavolo”, pellicola ispirata al personaggio di Belfagor arcidiavolo, protagonista dell’unica novella nota di Niccolò Machiavelli. Al termine della discesa si raggiungerà per la prima volta il mare in quel di Giardini-Naxos, località balneare il cui nome ricorda quello dell’omonima colonia greca (la prima fondata in Sicilia, nell’anno 735 a.C.) e che ebbe un piccolo ruolo nella storia della nostra nazione perché è dal porto di Giardini che, terminata la fase siciliana della Spedizione dei Mille, Garibaldi e i suoi volontari si imbarcarono per la Calabria, dove sbarcarono il 19 agosto del 1860 a Melito di Porto Salvo. Imboccata la litoranea, i “girini” non potranno godersela, almeno nell’immediato perché, dopo un breve tratto lungo le coste ioniche, ben presto il percorso cambierà direzione per salire verso l’incantevole Taormina, località che non ha bisogno di presentazioni alle cui porte, poco sotto il luogo dove si trova il celeberrimo teatro antico – il secondo per dimensione della regione dopo quello di Siracusa – si completerà l’ultima sensibile ascesa di giornata, 3500 metri al 5,3% movimentati da 8 tornanti che certamente non costituiranno un duro banco di prova per i velocisti, dalla cui parte penderà poi tutta la parte rimanente del tracciato. Riagguanto il litorale, infatti, il percorso scivolerà liscio liscio sino a Messina, se si esclude l’insignificante zampellotto con il quale si supererà Capo Sant’Alessio, promontorio sovrastato da un castello costruito dall’imperatore bizantino Alessio I Comneno nel periodo delle guerre che Bisanzio condusse contro i normanni prima e i turchi poi e che, rientrando in Europa dalla Presa di Tunisi nel 1535, ospiterà anche Carlo d’Asburgo, il celebre sovrano sul cui regno si soleva dire che non tramontasse mai il sole. Al tramonto, invece, si appresterà questa quinta frazione del Giro 2017 che, attraversata la località termale di Alì Terme (delle cui acque, ottime per la cura dell’artrite, ne decantò le doti anche il celebre filosofo Cartesio), concluderà il suo cammino con un veloce circuito di poco più di 7 Km disegnato per la gioia dei concittadini di Nibali, che si appresteranno a celebrare il loro campione e al corridore che succederà nell’albo d’oro all’olandese Blijlevens, nel 1999 ultimo vincitore all’ombra della Madonna della Lettera.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella di Castiglione. Valicata dalla SP7i tra la località Rovittello e Castiglione di Sicilia, non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo)

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Pedara, Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

Passaggio a livello lungo la ferrovia Circumetnea a Piedimonte Etneo, all’inizio della salita verso Linguaglossa e la Portella di Castiglione

Linguaglossa, chiesa di Sant’Egidio Abate

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

Le gole dellAlcantara come le mostrò Ettore Scola nel film Larcidiavolo (www.davinotti.com)

Le gole dell'Alcantara come le mostrò Ettore Scola nel film ''L'arcidiavolo'' (www.davinotti.com)

Una nave da crociera fa capolino dietro al porto di Giardini-Naxos

Il teatro greco di Taormina

Uno dei panoramici tornanti dell’ascesa verso Taormina

Capo Sant’Alessio

Il duomo di Messina incorniciato dalle luminarie allestite per la processione della “Vara” dell’Assunta

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

CEFALÙ – ETNA: IL DIO VULCANO E IL GIORNO DELLA SAPIENZA

Al Giro non si era mai vista una tappa di montagna così impegnativa appena al quarto giorno di gara. Accadrà il 9 maggio 2017 quando la corsa rosa salirà sulle pendici dell’Etna, a dire il vero non particolarmente “salate” ma comunque dotate di pendenze che diranno la loro, alla luce dei quasi 50 Km d’ascesa complessiva prevista in questa frazione ed anche della precedente giornata di riposo, momento che diversi corridori soffrono più delle stesse difficoltà altimetriche. Chi non si sarà schierato al via del Giro al top della condizione dovrà fin d’ora prepararsi a un lungo e dispendioso inseguimento.

Il grande re d’Israele Salomone chiese il dono della sapienza e Dio gliela elargì in abbondanza. Il pagano dio Vulcano farà altrettanto, destinatari i “girini” e gli appassionati che seguiranno le sorti del Giro 2017: sul far della sera del 9 maggio avremo la sapienza, alle soglie dell’omonimo rifugio, di chi non potrà vincere la centesima edizione della corsa rosa. È la solita frase che si sente e risente tutte le volte che una corsa a tappe affronta la prima grande salita, ma stavolta i contorni della risposta saranno più netti e decisi perché, pur non essendo estrema, la quarta frazione del Giro sarà decisamente atipica per gli standard tipici della prima settimana di un grande Giro. È già successo in passato che al quarto giorno di gara ci fosse una tappa di montagna (Corno alle Scale 2004, Montevergine 2007, San Martino di Castrozza 2009) ma le salite in programma non erano particolarmente lunghe e selettive, e se c’erano tratti ripidi questi erano limitati nella loro “estensione”. Anche la Cefalù – Etna non offrirà inclinazioni particolarmente accese ma, ecco dove sta il problema principale di questa tappa, a fine giornata si saranno percorsi, conteggiando solo le due ascese principali, 50 Km di salita dei quali 17 lungo la salita finale: dunque, chi vorrà vincere il Giro dovrà presentarsi al via da Alghero con la condizione al top perché quest’anno non ci sarà il tempo di maturarla strada facendo e raggiungerla sul finire della prima settimana, dove solitamente si andavano a collocare i primi momenti forti. Un altro problema di non poco conto, poi, sarà rappresentato dal giorno di riposo che il gruppo osserverà per compiere con tutta calma la trasferta dalla Sardegna alla Sicilia, sosta forzata che diversi corridori patiscono perché interviene a spezzare il ritmo di gara consolidatosi nei primi giorni e che qualcuno talvolta fatica a ritrovare, soprattutto se si riparte a tutta o se sono previste difficoltà altimetriche in partenza. Fortunatamente non è il caso di questa frazione, che decollerà con una sessantina di chilometri pianeggianti dopo aver lasciato il raduno di partenza di Cefalù, una delle località balneari più rinomate della Sicilia, forte anche di un monumento “griffato” UNESCO, la bizantina basilica cattedrale della Trasfigurazione, duomo nel quale nel 1972 si sposarono per finzione Lando Buzzanca e Catherine Spaak nel film “La schiava io ce l’ho e tu no”. Il tratto iniziale pianeggiante si snoderà interamente sulla SS 113 “Settentrionale Sicula”, il cui tracciato ricalca in gran parte quell’antica strada consolare Valeria, fatta realizzare dal generale romano Marco Valerio Levino dopo il 202 a.C. per collegare Messina a Lilibeo (l’odierna Marsala) costeggiando il Tirreno. Toccato il centro di Santo Stefano di Camastra, noto per la produzione di ceramiche, si giungerà alle porte di Sant’Agata di Militello (contrariamente a quanto si legge su alcuni siti, non è il paese natale di Pippo Baudo, invece originario di Militello in Val di Catania) dove si abbandonerà la costa per andare a superare la fetta più consistente del dislivello giornaliero. Meta saranno, 1480 metri più in alto, i 1524 metri della Portella Femmina Morta, valico dal lugubre nome per raggiungere il quale bisognerà percorrere 33,3 Km inclinati al 4,4% medio, con un tratto di 500 metri al 7% che s’incontrerà nella seconda parte della salita – la più lunga di questa edizione del Giro – dopo aver attraversato San Fratello, comune del quale sono originari i nonni paterni dell’attore americano Al Pacino e il cui nome è una corruzione dell’originario toponimo medioevale di San Frareau, che significava San Filadelfio, era d’origine longobarda ed era quello di un martire delle persecuzioni imperiali. Scavalcata la catena dei Monti Nebrodi, dal 1993 protetta dall’omonimo e più vasto parco regionale siciliano (quasi 86.000 ettari), si planerà con dolcezza verso la valle del Simeto, il principale fiume della Sicilia, toccando il borgo di Cesarò e sfiorando nel tratto conclusivo della discesa il piede della collina sulla quale si trovano gli scarsi resti del castello di Bolo, incorniciati sullo sfondo dalla mole innevata dell’Etna. Una salita tira l’altra e, così, subito dopo quella della Femmina Morta si affronterà quella, decisamente più corta ma ugualmente gradevole nelle pendenze (4,6 Km al 4,2%), verso il centro di Bronte, famoso per la coltivazioni di pistacchi DOP e la cui principale emergenza monumentale è rappresentata dall’abbazia di Santa Maria di Maniace, situata una quindicina di chilometri fuori dall’abitato e conosciuta anche come Castello di Nelson poiché appartenuta a Horatio Nelson, il celebre ammiraglio britannico che l’aveva ricevuta in dono assieme al feudo circostante dal re Ferdinando I delle Due Sicilie come ringraziamento per l’aiuto fornito nella repressione della Repubblica Partenopea. Raggiunta l’estremità occidentale del massiccio del Mongibello inizierà un lungo tratto in falsopiano lievemente discendente che porterà la corsa rosa nel cuore di Adrano, uno dei più grandi centri situato all’interno del perimetro del Parco nazionale dell’Etna, il cui simbolo è il possente castello normanno costruito su iniziativa di Ruggero I di Sicilia e che oggi è sede museale. Si continuà a perder leggermente quota sino a Santa Maria di Licodia, paese dal quale si comincerà a risalire le pendici del vulcano, anche se non si è ancora arrivati al momento dell’ascesa finale, che sarà anticipata da quella di Ragalna (6,7 Km al 5,1%), il più giovane tra i comuni che gravitano attorno all’Etna, divenuto autonomo nel 1985 distaccandosi da Paternò e del quale è originario il politico Ignazio La Russa, che è stato Ministro della Difesa durante il quarto governo Berlusconi. Dopo un ultimo e breve tratto in quota si giungerà infine a Nicolosi, principale porta d’accesso all’Etna, dalla quale si salì verso il vulcano in occasione dei tre precedenti arrivi del Giro, il primo nel 1967 quando s’impose Franco Bitossi, il secondo nel 1989 quando la salita fu affrontata solo parzialmente (arrivo a Piano Bottara, dove tagliò per primo il traguardo il portoghese Acácio da Silva) e l’ultima nel 2011, quando la vittoria andò a Contador, anche se poi il successo sarà assegnato al venezuelano Rujano in seguito alla squalifica per doping dello spagnolo. Non sarà così stavolta perché, pur partendo da Nicolosi, si percorrerà una strada parallela a quella tradizionale, 17,5 Km al 6,7% che i cicloamatori locali hanno ribattezzato “Salto del Cane” dal nome di un cratere avventizio del Mongibello e da quello dell’omonima contrada, attraversando la quale si toccherà il punto di pendenza massima (12%). I primi 5500 metri dall’ascesa finale saranno quelli complessivamente più impegnativi (la media è del 7,4%), poi una breve discesa anticiperà il “Salto del Cane” vero e proprio, al termine del quale la strada andrà a confluire sul versante che sale da Zafferana Etnea per poi perdere progressivamente pendenza nel chilometro conclusivo che vedrà i corridori – oramai alla spicciolata o quasi – sgusciare tra i Monti Silvestri, coni piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1892, durata quasi sei mesi. Serviranno, invece, poco meno di 60 minuti di gara perché il Giro “erutti” le prime sentenze e per qualche grosso nome la maglia rosa tornerà a essere un miraggio sempre più sfuggente.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo dei Tre (728 metri). Valicato dalla SS 289 “di Cesarò” salendo da San Fratello alla Portella Femmina Morta.

Portella Femmina Morta (1524 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” tra San Fratello e Cesarò.

Portella della Miraglia (1464 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella Sant’Antonio (1290 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella dei Bufali (1220 metri). Nota anche come Passo Bufali, è valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò e si trova all’altezza del bivio per San Teodoro.

Passo dello Zingaro (700 metri). Valicato dalla SS 284 “Occidentale Etnea” tra Bronte e Adrano, è chiamato Passo Zingaro sulle cartine del Giro 2017, sulle quali è quotato 644 metri.

Passo Cannelli. Valicato dalla strada provinciale che sale da Pedara al Rifugio Sapienza, nel tratto noto come “Salto del Cane”

Sella dei Monti Silvestri. Separa due dei cinque crateri dei Monti Silvestri ed è attraversata dalla SP 92 che mette in comunicazione Nicolosi con Zafferana Etnea salendo fino al Rifugio Sapienza. Il valico si trova poco prima del termine del versante che sale da Zafferana e ad alcune centinaia di metri del luogo dove sarà collocato il traguardo.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce lho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce l'ho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Piazza Matrice a Santo Stefano di Camastra

Scorcio di San Fratello

Lo scollinamento della Portella Femmina Morta

I resti del  castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

I resti del castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

Il castello appartenuto all’ammiraglio Horatio Nelson alle porte di Bronte

Castello di Adrano

Etna, i Monti Silvestri

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)

TORTOLÌ – CAGLIARI: SALUTO ALLA SARDEGNA CON VOLATA “BALLERINA”

Il Giro lascia la Sardegna con la più facile delle tre frazioni disegnate nella terra dei nuraghi. Gran parte del tracciato si snoderà su di una filante superstrada, le difficoltà altimetriche saranno poche e lontane dal traguardo, ma il finale proporrà comunque un paio d’insidie da non sottovalutare, quelle del vento (pane quotidiano in queste prime frazioni) e del lastricato che i corridori incontreranno nel rettilineo d’arrivo, lo stesso sul quale s’imposero Cipollini e Förster.

È giunta l’ora di accomiatarsi dalla Sardegna e il Giro lo farà ancora con una tappa destinata ai velocisti, decisamente più “magra” rispetto a quelle affrontante nelle 48 ore precedenti in virtù di un’altimetria priva di grandissimi ostacoli naturali – pur se non completamente pianeggiante – e di un chilometraggio più contenuto, anche in previsione del lungo trasferimento verso la Sicilia, dalla quale la corsa ripartirà, dopo un giorno di riposo, con l’arrivo in salita all’Etna. Gli ultimi 40 Km di pianura pressochè totale dicono volata certa ma la tappa non sarà comunque priva d’insidie poiché basta un occhio alla planimetria per notare come il tracciato si snodi costantemente, tranne brevissime divagazioni, lungo la costa e questo esporrà il gruppo all’influsso del vento per l’intera giornata, con tutti i rischi connessi alla formazione di ventagli, pericolo che potrebbe farsi più concreto nel finale perché alle porte di Cagliari ci sarà un tratto piuttosto lungo, quasi 8 Km, nel quale si pedalerà tra l’incudine del mare e il martello delle acque interne dello Stagno di Quartu. L’ultimo problema lo proporrà, infine, il rettilineo d’arrivo con la sua pavimentazione in lastre di granito, versione “nobile” del pavè sulla quale non conterà soltanto essere veloci ma anche esser capaci di governare la bicicletta in questa particolari condizioni, nelle quali il mezzo tende a “ballare” sotto il sellino. Le distrazioni possono rivelarsi fatali e ne sanno qualcosa due corridori “navigati” del calibro di Adriano Baffi e Damiano Cunego, entrambi andati ad assaggiare la consistenza del granito in occasione degli ultimi due precedenti arrivi del Giro a Cagliari, il primo nel 1991 e l’ultimo nel 2007, quando s’impose Alessandro Petacchi (poi squalificato per doping e la vittoria sarà assegnata al tedesco Förster) al termine di una frazione i cui ultimi 80 Km saranno quasi la fotocopia di quella odierna.
Lasciata Tortolì, i primi quindici chilometri si snoderanno a leggeri saliscendi sulla variante della statale 125 “Orientale Sarda”, della quale s’è scelto di far percorrere in questa frazione ampi tratti per contenere il più possibile il chilometraggio, alla luce dell’imminente e lungo viaggio verso la Sicilia. In questo primo tratto il tracciato sfiorerà senza attraversarli prima il centro di Barì Sardo, il cui nome fu accentato in seguito ad un regio decreto del 1862 firmato da Re Vittorio Emanuele II per evitare confusioni con il capoluogo della Puglia, e poi il giovane comune di Cardedu, costituito negli anni ’50 da un gruppo di abitanti di Gairo costretti a lasciare il loro paese natale in seguito ad una disastrosa alluvione. Mediante il traforo di Is Quaddazzonis, galleria lunga quasi un chilometro e mezzo aperta al transito nel 2002, si supererà uno dei tratti più “impervi” della statale – quello che evita l’ascesa, comunque facilissima, fino ai 267 metri del valico della Genna ‘e Cresia – entrando nella regione storica della Quirra, contea istituita nel 1327 da Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato la Sardegna quattro anni prima per conto del padre Giacomo II “Il Giusto”. Sfiorato il centro di Tertenia, nel cui territorio comunale sono stati contati ben 77 complessi nuragici e 34 “tombe dei giganti”, si lascerà quello che era stato il territorio della scomparsa provincia dell’Ogliastra – istituta nel 2001 e abrogata ufficialmente lo scorso anno – per entrare in quella della più giovane provincia d’Italia, quella del Sud Sardegna, venutasi a creare nel 2016 in seguito all’istituzione della città metropolitana di Cagliari e il cui capoluogo provvisiorio è Carbonia. Sempre rimanendo sul filante tracciato della nuova statale, che a questo punto proporrà alcune morbide ondulazioni, si girerà quindi “al largo” dal centro di Villaputzu, situato nella pianura che insiste attorno al tratto terminale del Flumendosa, secondo fiume per lunghezza della regione dopo il Tirso, la cui foce si trova a sud di Porto Corallo, località che deve il nome alle barriere coralline presenti nel fondale di questo tratto del Mar Tirreno e che furono oggetto di sfruttamento tra il XVI e il XVII secolo. Dopo altri 25 Km di superstrada si abbandonerà la nuova SS 125 all’altezza dello svincolo per Villasimius, utilizzato in particolare dai turisti diretti a una delle spiagge più rinomate della Sardegna, quella di Costa Rei, inserita nell’elenco della “top ten” dei litorali più belli del mondo dalla Lonely Planet, prestigiosa e conosciutissima casa editrice specializzata in guide turistiche. Per i “girini” non ci sarà il tempo di distrazioni balneari, anche perché poco dopo esser “sbarcati” sulla viabilità ordinaria dovrà essere superata la più impegnativa tra le tre ascese previste dal tracciato di gara, anche se non ci sarà nessun traguardo GPM ad attenderli al termine dei 2,2 Km al 5,7% – contenenti una strappata di 500 metri al 9,2% – che precederanno la planata su Villasimius, nota località di villeggiatura situata a nord di Capo Carbonara, il promontorio che delimita a oriente il golfo di Cagliari e sul quale si trovano i resti della seicentesca Fortezza Vecchia, presso i quali nel 1964 fu girato il “videoclip” di “Angelita di Anzio”, cantata dal gruppo dei “Los Marcellos Ferial” in occasione del concorso a premi “Jolly Estate 1964″; l’anno successivo lo spezzone sarà inserito all’interno del film musicarello a sketch “Questo pazzo, pazzo mondo della canzone”. Subito dopo fa capolino un’altra salita, l’ultima di giornata e più facile della precedente, ma sarà l’unica che oggi metterà in palio i punti per la classifica degli scalatori, assegnati presso Capo Boi, poco sotto i centi metri di quota. A quel punto mancheranno 41 Km alla conclusione e, tolta la brevissima discesa successiva al GPM e un paio di zampellotti, la pianura sarà l’unica protagonista dell’altimetria, mentre la planimetria si muoverà dolcemente sinuosa sino alle porte di Cagliari, dove il percorso assumerà la fisionomia segaligna di lunghi rettilinei raccordati da rare curve. Questo, però, sarà il tratto più insidioso a causa di un maggior rischio d’incappare in fratture del gruppo provocate dal vento, in particolar modo quando si percorrerà la lingua di terra che separa il Mar Tirreno dal vasto Stagno di Quartu, inserito nella lista delle zone umide d’importanza internazionale redatta sulla base della convenzione di Ramsar e famosa per le saline, sfruttate sin dall’antichità ma il cui utilizzo industriale iniziò in seguito alla realizzazione d’ingenti opere idrauliche promosse dal governo sabaudo, che utilizzò come manodopera per l’estrazione i carcerati condannati ai lavori forzati. Costeggiata la spiaggia del Poetto, il lido dei cagliaritani, e messe nel mirino le verdeggianti pendici settentrionali del Capo Sant’Elia, affrontando una delle ultime curve del tracciato il gruppo volterà le spalle al mare per incontrare la periferia meridionale del capoluogo sardo, dove sfreccerà a pochi passi dall’altro Sant’Elia, lo storico stadio cittadino attualmente in ristrutturazione e che a lavori terminati avrà un nuovo nome e una capienza di 21mila spettatori. Invece, non bisognerà attendere molto per conoscere chi succederà a Oreste Magni (1961), Mario Cipollini (1991) e Robert Förster (2007).
Poi rotta verso la Sicilia….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Arcu Boi (130 metri). Valicato dalla SP 17 tra Villasimius e Solanas, coincide con la salita di Capo Boi, quotata 98 metri sulle cartine del Giro 2017. Ci transitò anche la tappa Barumini-Cagliari del Giro del 2007, ma in quell’occasione il passaggio non era valido come GPM.

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

La torre costiera di Barì Sardo

Vista panoramica dal primo tratto della variante della SS 125

Tertenia, chiesa dell’Assunta

Il porticciolo turistico di Porto Corallo

Uno scorcio della spiaggia di Costa Rei

La ‘’silhouette’’ di Capo Carbonara vista dalla strada per Capo Boi

La fortezza vecchia di Villasimius vista nel ‘’videoclip’’ di ‘’Angelita di Anzio’’, spezzone inserito nel film ‘’Questo pazzo, pazzo mondo della canzone” (www.davinotti.com)

La fortezza vecchia di Villasimius vista nel ‘’videoclip’’ di ‘’Angelita di Anzio’’, spezzone inserito nel film ‘’Questo pazzo, pazzo mondo della canzone” (www.davinotti.com)

Capo Boi, ‘’location’’ dell’unico GPM di tappa

Il rettilineo tra mare e stagno all’ingresso di Cagliari

La spiaggia del Poetto a Cagliari e, sullo sfondo, il promontorio di Capo Sant’Elia

Il lastricato del rettilineo d’arrivo di Via Roma a Cagliari e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2017

Il lastricato del rettilineo d’arrivo di Via Roma a Cagliari e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2017

OLBIA – TORTOLÌ: (PRO)FUMO DI SALITA

È già ora di salire in quota per i “girini”, che dovranno ascendere fino ai poco più di 1000 metri della Genna Silana a poco meno di 50 Km dalla conclusione della seconda tappa della corsa rosa. La salita c’è ed è anche molto lunga ma a mancare saranno le pendenze, sempre molto tenere: male potrà farne solo se il gruppo interpreterà al massimo la prima parte di una tappa che, per il resto, non proporrà mai un momento tranquillo, anche se pure nella prima parte di gara che le salite che s’incontranno mai saranno cattive. Difficile per i velocisti esprimersi quest’oggi, almeno per buona parte di loro, ma i pronostici sono comunque per la volata finale di un gruppo non eccessivamente scremato, nel quale si sgomiterà prevalentemente per andare a caccia di una maglia rosa da indossare prima che entrino in scena i big.

Genna Silana, 1000 metri di quota e 900 di dislivello, 27 Km di salita e secondo giorno di gara! A legger questi dati sembrebbe che Mauro Vegni sia impazzito e che voglia ammazzare la corsa rosa già alla seconda tappa ma, non preoccupatevi, non accadrà nulla di tutto ciò. È vero, 27 Km all’insù non sono pochi, ma poca cosa saranno le pendenze che s’incontreranno in quel tratto – la media è del 3,4% – e su quella salita grandissime sorprese non se ne vedranno. I grandi nomi al via della centesima edizione del Giro dovrebbero concludere la tappa tutti assieme e anche diversi sprinter di spessore potrebbero riuscire a tenere le ruote dei migliori, corridori del calibro del tedesco Degenkolb, del norvegese Boasson Hagen o campione del mondo di Richmond Peter Sagan potranno – se della partira, dira la loro in quel di Tortolì. La volata di un gruppo certamente più risicato rispetto a quello che si era giocato la tappa di Olbia sarà, dunque, la soluzione più probabile mentre più difficilmente riuscirà ad andare in porto una fuga perché siamo ancora a inizio Giro e le energie ancora fresche – sia fisiche, sia mentali – aiuteranno il gruppo all’inseguimento ed anche la classifica ancora “acerba” con molti corridori in aria di maglia rosa motiverà particolarmente le formazioni impegnate nelle operazioni di ricongiungimento. A pagar dazio, in questa giornata, saranno solo i velocisti che patiscono anche i cavalcavia e forse qualche grosso nome che si sarà schierato al via di Alghero con una condizione non ancora ottimale, magari messo in croce dall’atteggiamento adottato oggi dal gruppo. Se, infatti, la tappa scatterà da Olbia già ad alta velocità – un andazzo un tempo tipico del Tour e divenuto pane quotidiano da qualche decennio anche al Giro – alla fine per qualcuno i distacchi già si conteranno a minuti perché in questa frazione non ci sarà soltanto la Genna Silana, che giungerà dopo una serie d’altri dislivelli sparsi lungo il tracciato, comunque mai cattivi nelle pendenze. A differenza di quanto accaduto nella tappa d’apertura, prevalentemente tracciata in vista del mare, oggi gli organizzatori hanno, infatti, scelto di percorrere le strade dell’entroterra, lontane dai soliti paesaggi da cartolina, attraversando le terre dei nuraghi, della pastorizia e anche del banditismo, una “piaga” che provò sulla sua pelle il celebre cantautore Fabrizio De André, che narrerà l’esperienza del rapimento vissuto nel 1979 con la compagna Dori Ghezzi nel brano “Hotel Supramonte”. È una terra dura e ostica che riflette le sue caratteristiche nell’altimetria frastagliata di questa frazione che proporrà la più impegnativa delle sei asperità previste a 11 Km dalla partenza da Olbia: è quella del monte su Laccu Canu, 2,5 Km al 6,4%, immediamente seguita dall’ascesa verso la località Sa Serra, 4,8 Km al 5,5% contenenti il passaggio più aspro dell’intera tappa, 500 metri di strada che “rampa” al 10,4%. Un altro tratto d’ascesa pedalabile precede il passaggio dal comune di Alà dei Sardi, presso il quale si trovano importanti siti archeologici d’età nuragica, poi si procederà con un lungo tratto in quota, attorno ai 660 metri sul livello del mare, in direzione di Buddusò, centro probabilmente coincidente con la scomparsa colonia romana di “Caput Tyrsi”, del quale non è giunta ai nostri giorni alcuna testimonianza. Anche in questo comune i principali richiami turistici sono archeologici, come il Nuraghe Loelle, che il gruppo lambirà poco prima di lasciare la provincia di Sassari per il nuorese, nella zona dove si supererà il corso del Tirso, il principale fiume della Sardegna, qui sbarrato dal lago artificiale di Sos Canales, creato nella seconda metà degli anni ’50 per approviggionare queste terre d’acqua potabile. Raggiunti con un piccolo zampellotto gli 825 metri di quota nei pressi dei ruderi della casa cantoniera Sos Vaccos, una mordibissima discesa di una quindicina di chilometri introdurrà la corsa in quel di Bitti dove, oltre ad un ennesimo complesso nuragico (quello di Su Romanzesu, scoperto nel 1919), è da ammirare anche il tradizionale costume indossato, in particolare dalle donne, nelle sagre paesane, come la festa di Nostra Signora del Miracolo che si svolge il 30 settembre presso l’omonimo santuario, edificio settecentesco ricostruito in foggia modernissima nel secolo scorso e del quale si sono conservate parte delle caratteristiche “cumbessias”, alloggi per i pellegrini sovente costruiti presso i luoghi di culto in Sardegna.
Uscendo da Bitti si riprende a salire affrontando una decina di chilometri di strada molto dolce (media del 2,4% appena) che terminerà alle porte di Orune, centro nel quale è possibile ascoltare il canto a tenore, forma canora protetta dall’UNESCO come “Patrimonio immateriale dell’umanità”, magari mentre si ammirano le stupende viste panoramiche che offre questo borgo e che spaziano dalla Gallura al Luogodoro da una parte e dalla Baronia alla Barbagia dall’altra. Con la prima delle tre più consistenti discese di giornata (12 Km al 5,6%), ci si porterà ai piedi della fase centrale di questa frazione, caratterizzata dalla salita verso Nuoro, 9,1 km al 4,4% (massima del 7,8%) per arrivare nella città che diede i natali all’unico premio Nobel sardo – la scrittrice Grazia Deledda, che conseguì il prestigioso riconoscimento nel 1926 – e che offre al turista numerosi edifici religiosi, dalla cattedrale di Santa Maria della Neve al santuario della Madonna delle Grazie, dalla Madonna della Solitudine (nella quale riposano le spoglie della Deledda) a quella dedicata alla Madonna del Monte Nero, costruita sull’Ortobene, la montagna di Nuoro sulla quale terminarono diverse frazioni del Giro di Sardegna, corsa disputata dal 1958 al 1983 e poi ripresa nel bienno 1996-97 e infine dal 2009 al 2011, l’anno dell’ultima edizione che vide la vittoria di Damiano Cunego nella frazione nuorese. Percosa la successiva discesa, breve ma ripida (media del 7,9% su 3 Km), si giungerà quindi ad Oliena, centro conosciuto per il vino Nepente, che ebbe tra i suoi estimatori Gabriele d’Annunzio e che sicuramente deliziò anche le troupe cinematografiche arrivate fin qua dagli Stati Uniti, che scelsero i monti della zona per girare i film biblici “King David” del 1985 e, soprattutto, “La Bibbia” di John Huston del 1966, la cui scena finale, quella del sacrificio d’Isacco, ebbe come location il massiccio del Corrasi, il monte che sovrasta Oliena.
Nei successivi 15 Km si correrrà in un contesto molto tranquillo, sia dal punto di vista altimetrico, sia per l’aspetto naturalistico del tracciato che attraverserà la zona dove si trova Su Gologone, la principale sorgente della Sardegna, che getta acqua con una media di 500 litri al secondo, valore che scende a 60 nei periodi di magra mentre in quelli di piena è stato stimato che arrivi a ben 8000 litri. Di lì a breve altre acque, quelle placide del lago artificiale del Cedrino – realizzato sbarrando l’omonimo fiume con la diga di Pedra ‘e Othoni, che pose termine alle disastrose piene che dal fiume si riversavano nella pianura di Orosei – squilleranno le trombe della salita più corposa di giornata. È, infatti, arrivato il momento d’affrontare i 27 Km verso la Genna Silana, ascesa che, come abbiamo anticipato ad inizio articolo, è più fumo che arrosto essendo la pendenza media del 3,4% appena, con i tratti più impegnativi, se così si possono definire, limitati ai primi 5 Km verso il centro di Dorgali, nel corso dei quali si tocca – proprio all’inizio – un’inclinazione massima dell’8,6%. Inizierà successivamente un tratto di ben 49 Km nel quale si pedalerà costantemente nel “nulla” poiché tale sarà la distanza che separerà Dorgali dal successivo centro abitato toccato dall’itinerario di gara, Baunei, mentre gli unici segni della presenza dell’uomo in questo tratto saranno il nastro d’asfalto della strada statale 125 – l’”Orientale Sarda”, una delle più antiche strade di comunicazioni della regione – e dalle rare case cantoniere. Per il resto regnerà sovrana la natura, quella protetta del Parco Nazionale del Golfo di Orosei, che verso quest’ultimo si apre con uno dei tratti più incontaminati della costa sarda, quello delle Grotte del Bue Marino, un tempo habitat delle oramai scomparse foche monache, e della spiaggia di Cala Luna, meta salita alla ribalta internazionale grazie anche alla regista Lina Wertmüller, ancora lei, che nel 1974 vi girò uno dei suoi film più celebri, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, del quale nel 2002 e negli stessi luoghi sarà filmato un remake dal regista britannico Guy Ritchie nel quale i ruoli che erano stati di Mariangela Melato e Giancarlo Giannini saranno interpretati dalla popstar Madonna e dal figlio di Giancarlo, Adriano.
Raggiunta la “Cima Coppi” della tre giorni sarda inizierà una lunghissima discesa, decisamente più consistente nel chilometraggio rispetto al versante della Genna Silana pocanzi percorso in salita poiché per riguadagnare il livello del mare bisognererà percorrere poco meno di 40 Km. Questo tratto non sarà costantemente in discesa, però, perché dopo i primi 10 Km della planata (media del 3,2%) inzierà un lungo tratto in quota nel quale con frequenti saliscendi si andrà a superare una serie di piccole “genne”, toponimo che spesso in Sardegna identifica i valichi e che a sua volta deriva del termine dialettale “ianna”, ossia “porta”. L’ultimo di questi valichi di passaggio è la Genna Arramene, che merita una sosta perché si trova in uno dei punti più panoramici della strada, in particolare verso le montagne dell’entroterra ogliastrino, e il cui nome significa “Porta del Rame”, in riferimento forse all’età del bronzo oppure alla colorazione che i monti assumono al tramonto, imitando un po’ l’Enrosadira dolomitica. È nel corso della seconda parte della discesa, leggermente più pendente rispetto alla precedente (16,1 Km al 4,4%), che si fa rientro nel mondo civile con il passaggio da Baunei, paese natale del fumettista Bepi Vigna, “papà” assieme ad Antonio Serra e Michele Medda della serie fantascientifica di Nathan Never, arrivata nelle edicole per la prima volta nel 1991 e tuttora pubblicata. È in questo centro, inoltre, che si trova una delle località turistiche più conosciute dell’Ogliastra, la frazione di Santa Maria Navarrese, nata nel 1950 attorno all’omonima chiesetta d’origine medioevale che si dice sia stata fatta costruire dopo l’anno 1000 come ex voto da una figlia del re di Navarra per essere sopravvissuta a un naufragio. Dal ricordo d’un naufragio scampato a quello di un approdo certo e sicuro il passo è breve: terminata la discesa mancheranno soli 6 Km allo striscione d’arrivo di Tortolì e sapremo solo allora se questo primo assaggio di salita per qualcuno sarà stato un amaro boccone.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Arcu Andria Puddu (150 metri). Valicato dalla SP 24 “Olbia – Loiri – Azzanì – Padru” tra l’omonima località e Padru.

Arcu su Laccu Canu (200 metri). Valicato dalla SP 24 “Olbia – Loiri – Azzanì – Padru” tra Andria Puddu e Padru. Coincide con la prima salita in programma.

Passo Sos Vaccos (825 metri). Valicato dalla SS 389 “di Buddusò e del Correboi” tra Buddusò e Bitti. Il nome deriva da quello dell’omonima cantoniera, sfiorata salendo da Buddusò poco prima di giungere al valico.

Sella di Bitti (549 metri). Coincide con l’omonimo abitato.

Passo dell’Orune (820 metri). Valicato dalla SS 389 “di Buddusò e del Correboi” tra Bitti e Nuoro, coincide con il bivio per quest’ultimo centro.

Genna Scala Manna (900 metri). Valicata dalla SS 125 “Orientale Sarda” salendo da Dorgali alla Genna Silana.

Genna Silana (1010 metri). Punto più elevato della SS 125 “Orientale Sarda”, valicato tra Dorgali e Baunei. Quotata 1002 sulle cartine del Giro 2017, vi si trova l’omonima casa cantoniera.

Genna Cruxi (906 metri). Valicata dalla SS 125 “Orientale Sarda” nel corso della discesa dalla Genna Silana verso Baunei. Segnalata come Genna Croce sull’atlante stradale del TCI, che le attribuisce una quota di 910 metri.

Genna Giustizieri (743 metri). Valicata dalla SS 125 “Orientale Sarda” nel corso della discesa dalla Genna Silana verso Baunei, all’inizio del tratto in quota che spezza la planata. Vi si trova l’omonima casa cantoniera e coincide con il bivio per Urzulei, quotato 738 metri sulle cartine del Giro 2017.

Genna Sarbene (764 metri), Genna Abbadorgiu (700 metri),
Genna Scalas (666 metri). Genna Coggina (724 metri).
Valicate dalla SS 125 “Orientale Sarda” nel corso della discesa dalla Genna Silana verso Baunei, nel tratto in quota che spezza la planata.

Genna Arramene (590 metri). Valicata dalla SS 125 “Orientale Sarda” nel tratto terminale della discesa dalla Genna Silana verso Baunei.

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Vista panoramica dalla strada verso l’Arcu su Laccu Canu, prima delle salite previste dalla seconda tappa.

Alà dei Sardi, chiesa di Sant’Agostino

Buddusò, Nuraghe Loelle

Bitti, il moderno santuario di Nostra Signora del Miracolo che fa capolino dietro alle antiche strutture delle “cumbessias”

Orune e la stupenda vista panoramiche che offre

Nuoro, chiesa della Madonna della Solitudine, luogo di sepoltura del premio Nobel Grazia Deledda

Il massiccio del Monte Corrasi sopra Oliena

La sorgente Su Gologone (triapdvisor)

La sorgente Su Gologone (triapdvisor)

Ponte sul lago del Cedrino, all’inizio dell’interminabile ascesa verso la Genna Silana

Scorcio del Golfo di Orosei ripreso dall’ingresso delle Grotte del Bue Marino

La spiaggia di Cala Luna come appare nel film ‘’Travolti da un insolito destino nellazzurro mare dagosto’’ (www.davinotti.com)

La spiaggia di Cala Luna come appare nel film ‘’Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto’’ (www.davinotti.com)

La casa cantoniera posta sullo scollinamento della Genna Silana

Panorama sull’Ogliastra dal belvedere della Genna Arramene

La chiesa medievale di Santa Maria di Navarra, nell’omonima frazione di Baunei

La torre di San Miguel presso il porto di Arbatax, principale frazione di Tortolì

Uno degli scorci che si possono ammirare durante la lunga salita alla Genna Silana e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Uno degli scorci che si possono ammirare durante la lunga salita alla Genna Silana e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2017 (Google Street View)

ALGHERO – OLBIA: IL VENTO, LA VOLATA E LA ROSA

Parte dalla Sardegna l’edizione n° 100 della corsa rosa. Non ci sarà la tradizionale cronometro d’avvio ma il Giro decollerà con una frazione in linea di quasi 200 Km che consegnerà la prima maglia rosa a un velocista. Non saranno tutti rose e fiori, però, perché a render dura la vita agli spinter interverranno il vento, immancabile nelle zone costiere della Sardegna, e la salita di San Pantaleo che, piazzata a 20 Km dall’arrivo, potrebbe levar di mezzo alcuni dei pretendenti al successo in quel di Olbia.

Sarà un velocista il corridore che andrà a indossare la prima maglia rosa di un Giro giunto al prestigioso traguardo della centesima edizione. Per la 18a volta dal 1968, l’anno nel quale si disputò il primo prologo, la “Corsa Rosa” non partirà con la tradizionale prova contro il tempo poiché gli organizzatori hanno preferito puntare su tre tappe in linea per sfruttare al massimo la varietà di paesaggi che può offrire la Sardegna nei giorni nei quali il Giro si fermerà sull’isola, imitando il “Grand Départ” dell’ultimo Tour de France. La corsa transalpina era, infatti, scattata con una tappa pure destinata agli sprinter, disegnata sulle ventose strade della Manica, e il vento sarà proprio uno dei grandi protagonisti anche della prima giornata del Giro 2017, ma non sarà l’unica insidia. Se la frazione vinta dal britannico Cavendish non presentava difficoltà altimetriche vere e proprie, i velocisti che puntano al successo in quel di Olbia dovranno, invece, “masticare” strada facendo tre salite e, in particolare, quella di San Pantaleo, 4,6 Km al 4,3% che presentano nei primi 500 metri pendenze fino al 6,8%, inclinazioni non certo proibitive ma che potrebbero far male a quegli sprinter che per esprimersi al meglio hanno bisogno di biliardi perfetti, anche perché il gruppo l’incontrerà nel finale di gara, quando di chilometri al traguardo ne mancheranno 20, fase nella quale si viaggerà particolarmente spediti, provocando il dilatamento d’eventuali distacchi accusati in precedenza.
Si partirà da Alghero, la piccola Barcellona di Sardegna, cittadina che si affaccia per la seconda volta in maniera ufficiale sulla sfavillante vetrina del Giro, dopo aver accolto il primo traguardo volante dell’edizione del 2007, conquistato dal francese Arnaud Labbe, nel corso della frazione che condusse la carovana da Tempio Pausania a Bosa, dove s’impose allo sprint l’australiano Robbie McEwen. Le fortificazioni erette dai catalani che occuparano la cittadina nel 1354, portandovi anche il loro idioma (Alghero è un’isola linguistica catalana), faranno dunque da coreografica quinta al primo raduno di partenza, dopo di che il Giro n° 100 si metterà in moto con una quindicina di chilometri pianeggianti, prendendo poi a salire molto dolcemente verso Sassari, il più settentrionale dei quattro capoluoghi storici della Sardegna, cittadina che ha dato all’Italia tre grandi uomini politici, lo storico segretario del PCI Enrico Berlinguer e i presidenti della Repubblica Antonio Segni e Francesco Cossiga. Saliti dal livello del mare a poco più di 200 metri d’altezza, nel tratto successivo il percorso si adagerà ondulando tra i colli della cosiddetta “Romangia”, il territorio che gravita attorno ai centri di Sennori e Sorso e il cui nome fu coniato dagli antichi romani per identificare una zona da loro conquistata e differenziarla delle terre più interne nelle quali non riuscirono a penetrare e che furono definite “Barbaria”, toponimo dal quale deriva quello attuale di “Barbagia”. Si tornerà poi verso il mare che, tolta l’escursione verso San Pantaleo, sarà compagno di viaggio sino al traguardo, anche se tenuto a distanza da un tracciato che, seguendo la rete stradale più prossima alla costa, in più riprese se ne allontana brevemente prendendo quota e andando a proporre i primi traguardi GPM del Giro 2017. La prima di queste salite “ufficiali” – ne saranno previste tre in tutto quest’oggi – inizierà dopo il passaggio dal centro di Castelsardo, disposto su di un promontorio affacciato sul Golfo dell’Asinara, e avrà come meta la località di Multeddu dove, affrontati 4,7 Km al 3,8% (pendenza massima del 6,5%), si scollinerà a un tiro di schioppo da uno dei più celebri monumenti naturali dell’isola, la roccia dell’Elefante, scolpita in forma di pachiderma dal forte vento che spazza la costa settentrionale della Sardegna. Una ventina di chilometri più avanti s’incontrerà il GPM della Contra, al termine di un’ascesa più lunga ma ancor più facile della precedente (8,2 Km al 2,9%, max 5,2%), nel bel mezzo di uno dei tratti più panoramici della strada litoranea, che qui offre stupende viste sulle Bocche di Bonifacio e sulle coste della Corsica, mentre ripide deviazioni in discesa permettono di raggiungere le spiagge di Isola Rossa e di Costa Paradiso, il cui nome è tutto un programma. Dopo quasi 120 Km di costante rotta verso nord, il tracciato della prima frazione cambierà bruscamente e inevitabilmente direzione dopo il passaggio nel borgo peschereccio di Santa Teresa Gallura, essendo questo il centro più settentrionale della regione, situato in prossimità della penisola di Capo Testa (vi si trovano i resti della batteria Ferrero, fortificazione eretta durante la seconda guerra mondiale) e a soli 16 Km in linea d’aria dalla cittadina corsa di Bonifacio. Imboccata la strada per Olbia si giungerà quindi a Palau, località turistica prevalentemente conosciuta come porta d’accesso alla Maddalena, l’arcipelago che nel 2007 accolse l’atto inaugurale del Giro d’Italia, una cronometro a squadre partita dall’isola di Caprera in occasione del 200° anniversario della nascita di Garibaldi e terminata 25,6 Km più avanti nel centro della Maddalena, dove fece registrare il miglior tempo la Liquigas di Danilo Di Luca, che poi si vestirà di rosa a Milano tre settimane più tardi. Lasciando Palau si andrà poi a doppiare con un piccolo zampellotto il promontorio di Capo d’Orso, il cui nome fa riferimento alla collina granitica retrostante sulla quale troneggia, a 122 metri di quota, l’omonima roccia, altro prodigio della natura scolpito dal vento e alla quale nel 1986 salirono Michele Placido e Lina Wertmüller per girarvi alcune scene di un film della celebre regista italiana, “Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico”. Questo strappetto rappresenterà per il gruppo il “prezzo” da pagare per accedere all’elitaria Costa Smeralda, che accoglierà il giro nella località balneare di Cannigione, una delle meno esclusive, la cui spiaggia è nota anche ai ciclisti perché per anni è stata attraversata dalla Granfondo della Costa Smeralda, che qui proponeva un suggestivo tratto su fondo sterrato. Non ci sarà tempo, però, per distrazioni e agi perché da lì a breve inizierà il momento più atteso e impegnativo di questa frazione, l’ascesa verso San Pantaleo, borgo sorto all’inizio dell’ottocento attorno ad uno stazzo (piccolo edificio rurale tipico della Sardegna settentrionale) situato sulle pendici del monte Cugnana e nel giro di un secolo sviluppatosi sino ad arrivare agli attuali oltre 1100 abitanti. Lassù il Giro si è già arrampicato tre volte, tutte nella medesima frazione, perché – come quest’anno – la salita di San Pantaleo fu la principale difficoltà della tappa d’apertura dell’edizione 1991, pure terminata a Olbia dove a tagliare per primo la linea d’arrivo fu il francese Philippe Casado, che regolò allo sprint il connazionale Thueux, il futuro vincitore della corsa rosa Franco Choccioli e gli altri componenti di un gruppo fortemente selezionato dai continui saliscendi della Gallura, nel quale mancavano anche molti dei velocisti in gara, giunti al traguardo con pesanti distacchi. Il tracciato decisamente meno pesante proposto dalla prima tappa del Giro 2017 dovrebbe, però, scongiurare grandissime sorprese e dopo l’unica scalata prevista a San Pantaleo ci si lancerà giù lungo la panoramica e poco tortuosa discesa che ricondurrà il gruppo sulla costa, sulle rive del Golfo di Cugnana, nel quale si specchia la celebre località di Porto Rotondo, che farà capolino in fondo alle inquadrature, incorniciata da basse colline a costituire una cartolina che il gruppo non avrà certo il tempo d’ammirare. Il traguardo bussa oramai alle porte: ancora 15 Km d’attesa e poi, dopo un finale fattosi “vellutato”, sapremo chi avrà l’onore di fregiarsi del primo rosa a due zeri.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Pianedda. È attraversata al passaggio da Castelsardo, punto d’incontro tra la SS 200 “dell’Anglona” e la SS 134 “di Castel Sardo”.

Arcu Multeddu (182 metri). Coincide con l’omonima frazione di Castelsardo, collocata lungo la SS 134 “di Castel Sardo” tra Castelsardo e Sedini. Sede del primo GPM del Giro 2017, s’incontra poco prima di giungere alla celebre “Roccia dell’Elefante”, in direzione Sedini.

Passo Paduledda (230 metri). Quotato 206 sulle cartine del Giro 2017 (coincide con il GPM di La Contra), è valicato dalla SP 90 “Badesi – Santa Teresa Gallura” tra Badesi e Vignola Mare, all’altezza del quadrivio per Trinità d’Agultu e Isola Rossa.

Valico di Marazzino (87 metri). Valicato dalla SS 133bis “di Palau” tra Santa Teresa Gallura e Porto Pozzo, nei pressi dell’omonima località.

Passo di San Pantaleo (200 metri). Quotato 215 sulle cartine del Giro 2017, è valicato dalla SP 73 tra l’omonima località e quella di Aglientina. Come segnalato nell’articolo il Giro vi transitò tre volte nel corso della prima tappa del Giro del 1991, un circuito di 193 Km con partenza e arrivo a Olbia: a conquistare tutti e tre i passaggi fu lo spagnolo Alberto Leanizbarrutia, mentre l’anno successivo la salita a San Pantaleo sarà affrontata più volte anche nel circuito della prova unica dei campionati nazionali di ciclismo, conquistata da Marco Giovannetti.

Valico Cugnana. Valicato dalla SP 73 tra San Pantaleo e la località di Aglientina.

Arcu sa Curi. Valicato dalla SS 125 “Orientale Sarda” tra il bivio per la Costa Smeralda e lo svincolo per la circonvallazione di Olbia.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Scorcio di Alghero ripreso dalle fortificazioni catalane

Sassari, Piazza d’Italia

Castelsardo e il suo porticciolo

Roccia dell’Elefante

Isola Rossa

Capo Testa e il suo faro

La Corsica vista da Santa Teresa Gallura

Il Porto di Palau per l’arcipelago della Maddalena

La Roccia dell’Orso vista da lontano

La roccia vista da vicino nel film della Wertmüller  ‘’Notte destate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico’’ (www.davinotti.com)

La roccia vista da vicino nel film della Wertmüller ‘’Notte d'estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico’’ (www.davinotti.com)

Una delle spiaggie di Cannigione

Olbia, Basilica di San Simplicio

Porto Rotondo vista dalla discesa di San Pantaleo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Porto Rotondo vista dalla discesa di San Pantaleo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2017 (Google Street View)