QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DEL BLOCKHAUS

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: l’australiano Hindley trionfa sul Blockhaus, Lopez salva la rosa

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Sokakat kiütött a Blockhaus, de az öreg rókák sokáig jól bírták

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Simon Yates’ dream of winning pink jersey left in tatters on dramatic day at Giro d’Italia

The Daily Telegraph

FRANCIA

Bardet devancé d’un boyau

L’Équipe

SPAGNA

El sueño de Juanpe continúa y Landa aspira a todo

AS

PORTOGALLO

João Almeida passa a segundo no Giro, a 12 segundos da camisola rosa

Público

BELGIO

Hindley is koning van de Blockhaus, Lopez redt ternauwernood zijn roze leiderstrui

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Hindley winnaar na fraaie Giro-ontknoping op zware klim Blockhaus

De Telegraaf

GERMANIA

Kämna bei Bergankunft chancenlos – Teamkollege Hindley gewinnt

Kicker

COLOMBIA

Jai Hindley, ganador de la novena etapa del Giro de Italia 2022

El Tiempo

ECUADOR

¡Sensacional! La ‘Locomotora de Carchi’ Richard Carapaz se quedó con el tercer lugar de la etapa 9 y subió al cuarto puesto de la tabla general

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Vola, vola, vola (Rosanna Fratello)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Pescara: cielo sereno, 25.3°C, vento debole da NNE (8 km/h), umidità al 53%
San Benedetto del Tronto (56.1 Km): cielo sereno, 26.9°C, vento debole da N (10 km/h), umidità al 45%
Civitanova Marche – traguardo volante (99.4 Km): cielo sereno, 27°C, vento moderato da N (14-16 km/h), umidità al 50%
Filottrano – traguardo volante (153.6 Km): poco nuvoloso, 28.1°C, vento debole da N (10 km/h), umidità al 44%
Jesi: poco nuvoloso, 28.6°C, vento moderato da NNE (12 km/h), umidità al 43%

GLI ORARI DEL GIRO

11.35: inizio diretta su RaiSport
12.20: inizio diretta su Eurosport 1
12.40: partenza da Pescara
14.00: inizio diretta su Rai2
14.50-15.05: traguardo volante di Civitanova Marche
15.10-15.25: GPM di Crocette di Montecosaro
15.30-15.50: GPM di Recanati
16.10-16.30: traguardo volante di Filottrano
16.50-17.15: GPM di Monsano
17.00-17.30: arrivo a Jesi

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Borgato: “Nuove uomini”
Rizzato: “Non era nei pregrammi”
Rizzato: “Juanpe Perez” (Lopez)
Petacchi: “L’elicottero che stava risalendo Landa”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della nona tappa, Isernia – Blockhaus

1° Julius Van Den Berg
2° Cees Bol a 6″
3° Caleb Ewan a 8″
4° Simone Consonni a 50″
5° Mark Cavendish a 54″

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Mark Cavendish a 58″
4° Clément Davy a 4′05″
5° Roger Kluge a 6′53″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 7° a 9′04″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

9a tappa: FOGGIA – VALLE DELLA RINASCITA (Chieti Scalo) (205 Km) – 27 MAGGIO 1962

A CHIETI VOLATA IRRESISTIBILE DI RIK VAN LOOY – VITO ED ALTRI TRE FUGGITIVI RAGGIUNTI A DUECENTO METRI DAL TRAGUARDO
Drammatico finale della 9a tappa del Giro d’Italia dopo 160 Km senza storia – Fallito per un soffio il colpo del giovane corridore abruzzese
La squadra della Faema controlla tutti i tentativi nella prima parte della corsa – A 45 chilometri dall’arrivo 25 corridori si staccano dal gruppo, sorprendendo Baldini, Pambianco, Gaul, Anglade, Carlesi – A 16 chilometri parte Taccone e gli resistono solo Battistini, Desmet e Perez Frances – In vista dello striscione irrompono gli inseguitori

Il borgo di Pretoro, ai piedi del Blockhaus, illuminato di rosa per il Giro dItalia (cyclinside.it)

Il borgo di Pretoro, ai piedi del Blockhaus, illuminato di rosa per il Giro d'Italia (cyclinside.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli

SUL BLOCKHAUS LOPEZ E HINDLEY MEGLIO DEI CAPITANI. CLASSIFICA CORTISSIMA

Jai Hindley ha vinto la nona tappa del giro d’Italia nel giorno in cui il proprio capitano Wilko Kelderman naufragava fuori classifica anche a causa di vicissitudini meccaniche. Simile situazione in casa Trek, ove Lopez riesce a difendere la maglia rosa nel giorno in cui il capitano designato Ciccone naufraga sulle strade di casa.

Tutti aspettavano questa tappa, la prima vera tappa di montagna. L’Etna arrivava molto presto ed è una lunga salita, ma le pendenze del vulcano non sono paragonabili a quelle che i corridori hanno affrontato oggi. Anche il disegno complessivo della tappa era ben diverso. La frazione di oggi presentava tre ascese in successione già in apertura e, dopo un lungo tratto interlocutorio ma non banale, le due salite della Majella, la prima verso Passo Lanciano, la seconda sino al Blockhaus.
Come già successo nel 2009 e nel 2017, non si è arrivati sino al vero Blockhaus, ritenuto impraticabile dagli organizzatori, ma sino al punto in cui la strada che sale da Roccamorice oggi affrontata si congiunge con quella che sale dal Passo Lanciano percorsa nel 2009.
La salita finale era molto dura, tuttavia l’atteggiamento con cui il gruppo ha affrontato il resto della tappa ha un po’ deluso.
Vero che alla nona tappa le energie non sono ancora al lumicino come nella terza settimana e che è quindi ben difficile fare la differenza, tuttavia una corsa dura già sul Passo Lanciano avrebbe forse permesso di avere differenze più marcate nel finale.
In effetti l’erta finale, davvero dura negli ultimi 10 km, ha visto una spietata selezione da dietro con uomini attesi che hanno pagato un dazio pesantissimo, uscendo di classifica come accaduto a Kelderman, Yates e Ciccone.
Gli altri protagonisti attesi (Carapaz, Bardet e Landa) non sono riusciti a fare la differenza non solo tra di loro, ma neppure su altri atleti ottimi, ma certamente meno blasonati come Almeida, Pozzovivo e Hindley, che poi si è aggiudicato la tappa nello sprint a sei.
La durezza della ascesa finale, completamente esposta ai venti, ha certamente reso più difficile scavare distacchi e scattare, tuttavia quando all’accelerata di Carapaz hanno risposto solo Landa e Bardet, nessuno dei tre ha davvero provato ad affondare il colpo. Negli ultimi chilometri, addirittura, i tre si guardavano in faccia rallentando e questo ha permesso al gruppetto di inseguitori, guidato da Almeida, di rientrare con un ritmo regolare.
Le pendenze, benché molto elevate e adatte alle rasoiate degli scalatori, erano però costanti e quindi anche trovare il ritmo poteva essere una chiave di difesa perfetta e così è stato.
Alla nona tappa, le energie sono ancora conservate e quindi le differenze tra i corridori in forma sono date esclusivamente dalla strada.
Carapaz, Bardet e Landa sono sembrati quindi i più brillanti sulle pendenze più severe, ma dovranno ora tentare di finalizzare nella terza settimana perché uomini come Almeida ed Hindley hanno dimostrato di essere in grado di reggere sulle tre settimane già nel 2020, quando si classificarono quarto e secondo.
Vincenzo Nibali è apparso oggi con una cera decisamente migliore rispetto all’Etna e, conoscendo le sue doti di fondo, si può sperare in un suo acuto nella terza settimana, un po’ come accadde a Val Thorens al Tour 2019, visto che per la classifica non sembra esserci alcuna possibilità.
Come anticipato, Giulio Ciccone ha incontrato una brutta giornata e non è quindi sinora riuscito a confermare le proprie possibilità come corridore da corse a tappe ed è uscito di classifica, tagliando il traguardo con oltre nove minuti di ritardo dal vincitore.
Al contrario, il suo compagno di squadra Juan Pedro Lopez si è difeso molto bene, riuscendo a mantenere la maglia rosa. L’attuale capoclassifica in uno dei punti di maggior pendenza dell’ascesa finale si è anche toccato con un altro corridore ed è caduto quando era ancora nel gruppetto dei migliori. Questo incidente ha causato la perdita di contatto con il drappello di testa. Nei chilometri successivi, un po’ il nervosismo dato dall’inesperienza ed un po’ l’elevato ritmo della testa della corsa hanno ampliato il distacco. La maglia rosa, però, è riuscita a non naufragare, dimostrando che le doti mentali necessarie ci sono anche se vanno ovviamente consolidate con un po’ di esperienza, che sicuramente a questo Giro il giovane spagnolo sta facendo.
Il ragazzo potrà a questo punto mantenere la rosa ancora per diversi giorni, almeno fino a Torino, vista l’orribile mutilazione della tappa di Genova, che Da insidiosa frazione di media montagna è stata ridotta ad una tappa interlocutoria.
I più delusi al termine di questa frazione sono certamente Kelderman e Yates, che sono usciti di classifica definitivamente. Kelderman ha accusato un problema meccanico nella discesa da Passo Lanciano, in un momento in cui il gruppo era lanciato a folle velocità. La risoluzione del problema non è stata immediata e l’olandese non è riuscito a rientrare. La sua crisi è stata comunque meno verticale di quella di Simon Yates, in quanto il britannico, staccatosi a 11 chilometri dalla conclusione, giungerà al traguardo addirittura qualche secondo dopo Kelderman, ben 11 minuti dopo l’arrivo dei primi. Yates ha quindi perso circa un minuto al chilometro.
Esauriti i commenti, per quel che riguarda la cronaca della corsa la partenza in salita ha favorito attacchi immediati. Si affrontava subito il Valico del Macerone, salita storica che vide una crisi nera di Costante Girandengo, che promise che non sarebbe passato mai più da lì. Sulle sue pendenze non durissime ci sono diversi scatti poi, dopo il GPM, Diego Rosa (EOLO-Kometa) sì è portato da solo al comando, inseguito da una coppia formata da Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan) e Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli) e da un gruppetto con Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost), James Knox (Quick-Step Alpha Vinyl), Filippo Zana (Bardiani CSF Faizanè), Eduardo Sepúlveda (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Felix Gall e Nans Peters (Ag2r Citroen).
Gli attaccanti si ricompattano nella discesa dal GPM di Rionero Sannitico, ma il gruppo non lascia mai molto spazio e, sulle prime rampe di Passo Lanciano, il vantaggio scendeva sotto i tre minuti.
In testa, sulla salita, cominciano gli attacchi e, dopo vari tira e molla, si forma una coppia in testa con Rosa e Tesfatsion che transitano al GPM con quaranta secondi sul terzetto Dombrowski-Peters-Sepúlveda .
Il gruppo, che aveva rallentato in salita, passa 3′12″.
In discesa, Rosa rimane solo a causa di un dritto impressionante dell’eritreo, che gli aveva preso qualche metro. Per fortuna nessuna conseguenza per il corridore della Androni che però rimarrà attardato.
In gruppo, invece, c’è una notevole accelerata e, proprio quando si va a tutta, Kelderman accusa un incidente meccanico che non risolve in breve, rimanendo così definitivamente attardato.
Attaccata la salita verso Roccamorica Rosa viene ripreso dai tre immediati inseguitori, ma anche il gruppo in breve chiude sui battistrada ai meno 15.
Dopo il traguardo volante di Roccamorice, ancor prima che le pendenze si facciano davvero severe, si staccano Ciccone, Yates e la maglia bianca Vansevenant, oltre a Tom Dumoulin.
Iniziato il tratto duro è Porte a fare un ritmo che riduce il gruppo magia rosa a poche unità.
Proprio Lopez, in un punto durissimo, deve fermarsi a causa di un involontario contatto con un altro corridore.
La maglia rosa, in un’intervista post tappa, esprimerà il proprio rammarico per aver tirato una borraccia verso l’avversario a causa del nervosismo.
Non sono però al momento arrivare richieste di sanzioni.
Lopez rimane inevitabilmente staccato. Nei chilometri successivi il distacco cresce, ma il corridore della Trek Segafredo riuscirà a limitare i danni ed a mantenere sulle spalle il vessillo del primato.
Terminato il lavoro di Porte, Carapaz accelera nello stesso tratto in cui Quintana salutò la compagnia nel 2017. Rispondono gli scalatori puri, Bardet e Landa, mentre dietro si forma un quartetto tirato da Almeida con Pozzovivo, Hindley e Nibali. Il siciliano ìperò ai -3 mentre Almeida, con un ritmo regolare, riesce a ritornare sotto con gli altri due.
In realtà, il rientro del terzetto guidato dal portoghese viene favorito dall’atteggiamento dei tre di testa che si guardano in faccia e fanno melina invece di tentare l’affondo.
Ricompattatisi i sei, si va allo sprint che viene conquistato da Hindley su Bardet e Carapaz.
Lopez mantiene la rosa con soli 12 secondi su Almeida, 14 su Bardet e 15 su Carapaz. Hindley è a 20 secondi, Landa a 29. Primo degli italiani Pozzovivo, ottavo a 54 secondi.
La classifica è ancora corta e questo potrebbe favorire un cambio al vertice nella tappa di Torino o in quella di Cogne. Tuttavia, vista la buona condizione dell’attuale leader, non è escluso che la maglia rosa resti sulle sue spalle almeno sino all’Aprica.

Benedetto Ciccarone

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

PENDENZE CRUCCHE SULLE MONTAGNE DELLA MAJELLA

Il Giro ritorna sul Blockhaus 5 anni dopo l’ultima volta, quando Quintana vinse la tappa e conquistò la maglia rosa. Quell’edizione il colombiano la perse per soli 31 a secondi nella cronometro dell’ultimo giorno e quest’anno ci saranno molti chilometri in meno da percorrere contro il tempo. Per questo motivo la tappa abruzzese sarà anche nel 2022 un passaggio chiave del Giro d’Italia, dopo che dodici mesi fa Bernal si era portato definitivamente al vertice della classifica in quel di Campo Felice.

MODIFICHE AL PERCORSO

Rispetto al tracciato descritto nell’articolo sono state inserite, subito dopo la partenza, le storiche ascese del Valico del Macerone (3 Km al 5.7%) e di Rionero Sannitico (9 Km al 6.7%).

Già quel nome così teutonico mette paura, anche per il suo insolito collocarsi in terre ben distanti dalla Germania. Se poi si considera che, tra le grandi salite del Giro 2022, il Blockhaus è terza nella classifica delle più dotate in pendenza media – superata solo dallo sloveno Kolovrat e dal trentino Menador – ecco che i suoi quasi 14 Km all’8.5% saranno per davvero da temere e tenere in stretta considerazione. Il recente passato ci ricorda che lassù nel 2017 giunse in beata solitudine Nairo Quintana, che tagliò il traguardo con 24” di vantaggio su Pinot e Dumoulin e distacchi più elevati sugli altri corridori in gara. Il colombiano si vestirà di rosa, per perdere le insegne del primato un paio di giorni dopo a cronometro, riconquistarle sulle salite friulane a e infine salutarle definitivamente nella conclusiva crono di Milano, quando Dumoulin lo sopravanzerà per 31 secondi: poiché quest’anno si dovranno affrontare molti chilometri a cronometro in meno rispetto al 2107, ecco che potrebbe per davvero concretizzarsi il binomio vittoria sul Blockhaus – vittoria finale al Giro, tenuto anche conto che questa tappa sarà molto più impegnativa rispetto all’altra citata perché, per la prima volta nella storia, l’ascesa abruzzese sarà scalata due volte, da due versanti differenti.
Il doppio Blockhaus non sarà l’unica difficoltà proposta dal tracciato odierno, che decollerà da Isernia affrontando subito dopo il via un tratto di 9 Km al 5% sulla veloce superstrada che permette di evitare due storici valichi del Giro d’Italia, il Macerone e il Rionero Sannitico, inseriti nel percorso sin dalla prima edizione del 1909. Giunti a Castel di Sangro – il centro dal quale lo scorso anno scattò la tappa terminata a Campo Felice con la vittoria e la conquista della maglia rosa da parte di Egan Bernal – si andrà a superare una salita più tradizionale, che in 7.3 Km al 6.1% sale a Roccaraso, una delle principali stazioni di sport invernali dell’Appennino Meridionale, sviluppatasi in tal senso a partire dal 1909 al margine meridionale dello spettacolare Altopiano delle Cinquemiglia. Era quest’ultimo in passato uno dei luoghi più temuti dai viandanti, ai quali era consigliato di far testamento prima di attraversare un’area nella quale non era raro imbattersi in lupi, briganti e, d’inverno, in forti tempeste di neve. I “girini” evitare del tutto quel passaggio perchè all’imbocco dell’altopiano prenderanno un’altra strada iniziando un pianeggiante tratto in quota di una decina di chilometri nel corso dei quali si andrà a sfiorare quella che è la terza stazione ferroviaria più alta d’Italia, dove a 1269 metri di quota scendono i passeggeri diretti alle vicine mete di villeggiatura di Pescocostanzo e Rivisondoli, quest’ultima conosciuta anche il presepe vivente – uno dei più noti dell’Abruzzo – che fu allestito per la prima volta il 6 gennaio del 1951. Raggiunto il Valico della Forchetta inizierà l’interminabile discesa (quasi 30 Km) attraverso la Valle dell’Aventino, conosciuta soprattutto agli appassionati di speleologia per la presenza della spelonca più alta d’Europa, la Grotta del Cavallone, esplorata per la prima volta nel 1704 e visitata anche da Gabriele d’Annunzio, che vi ambientò “La figlia di Iorio”, una delle sue tragedie più conosciute- Sfiorato quasi al termine della discesa di Fara San Martino, centro che contende alla campana Gragnano il titolo di “capitale della pasta”, si andrà a imboccare un tratto collinare di una cinquantina di chilometri che fungerà da spartiacque tra le salite affrontate a inizio tappa e la doppia ascesa al Blockhaus, fase di gara introdotta dalla facile ascesa verso il panoramico borgo di Guardiagrele, noto con il soprannome di “Terrazza dell’Abruzzo” per le sconfinate viste che offre. Successivamente il gruppo attraversa i piccoli centri di Filetto e Ari: la leggenda racconta che la mano che campeggia nello stemma del primo borgo sia nientemeno che quella del celebre Muzio Scevola mentre il secondo fu all’inizio del secolo scorso una meta frequentata dai “vip” invitati a un cenacolo letterario realizzato nel palazzo dei baroni Nolli e che ebbe come ospiti personaggi del calibro dello stesso D’Annunzio, di Luigi Pirandello e di Guglielmo Marconi. La lenta risalita della valle del Foro condurrà infine ai piedi di quella che si potrebbe definire l’antipasto al Blockhaus, l’ascesa dell’Aia della Forca (9 Km al 4.1%), nel corso della quale si toccherà il “giardino della Majella”, il borgo di Roccamontepiano.
Dopo lo scollinamento un breve “tuffo” deporrà il gruppo ai piedi del versante orientale del Blockhaus, sulla carta il meno impegnativo tra i tre possibili. Non deve per questo essere sottovalutato perché da Pretoro a Passo Lanciano si dovranno comunque affrontare 10 chilometri e mezzo di salita al 7.4% che già da soli basterebbero a stuzzicare uno scalatore decisamente bramoso. Interrotta la scalata 5 Km a valle rispetto al luogo dove si concluderà la tappa, s’imboccherà nel verso della discesa il versante di Lettomanoppello, borgo che – come molti altri toccati da questa frazione – ha un secondo nome e nello specifico caso è stato ribattezzato “città della pietra” per le famiglie di scalpellini che l’hanno abitato e di capanne in pietra dette “tholos”. Terminata anche questa “discesa fiume” (17 Km) in quel di Scafa, un tempo piccolo agglomerato che vide moltiplicati i suoi abitanti nel periodo del “miracolo economico italiano” (anni ’50-60 del XX secolo), immediatamente si riprenderà a salire e, a parte una breve e insignificante contropendenza, lo si farà costantemente da qui fin al traguardo, anche se nel computo dei dati ufficiali della salita gli organizzatori hanno considerato solo i 13.7 Km conclusivi all’8.5%, tralasciando i comunque non trascurabili sei precedenti chilometri che salgono al 4.9% di pendenza media verso il comune italiano dal nome più lungo, San Valentino in Abruzzo Citeriore, ben 34 lettere che diedero non pochi problemi agli uffici postali quando fu stabilito per la prima volta nel 1863, subito dopo l’annessione di queste terre al costituendo Regno d’Italia.
Attraversata Roccamorice avranno inizi gli ultimi quattordici, difficili chilometri di questa tappa, con i quali ci s’inoltrerà in uno degli angoli più nascosti della Majella, nei cui anfratti trovarono alloggio numerosi frati desiderosi di pace, come il celebre Pietro da Morrone – il futuro Papa Celestino V – che nel 1246 scelse di vivere per qualche tempo nell’Eremo di Santo Spirito a Maiella. Lui fece il “gran rifiuto” e scelse di nascondersi al mondo, proprio quel che, invece, da queste parti non dovranno fare i pretendenti al soglio rosa. Non è più ora di studiarsi, è ora di cominciare a mulinare le gambe sul serio!!!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico del Macerone (684 metri). Storico passaggio del Giro d’Italia, valicato dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” tra Isernia e la località Vandra. È stato in 19 occasioni traguardo GPM: il primo passaggio fu conquistato da Gino Bartali nel corso della Chieti – Napoli del 1946 (primo al traguardo Mario Ricci), l’ultima volta è scollinato in testa il polacco Tomasz Marczynski (2012, tappa Sulmona – Lago Laceno vinta da Domenico Pozzovivo). Negli ultimi anni in un paio di occasioni un movimento franoso ha costretto la corsa ad aggirare la salita percorrendo una variante a scorrimento veloce della statale.

Sella Rionero Sannitico (1022 metri). Quotata 1032 sulle cartine del Giro 2022, è valicata dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” e si trova nei pressi dell’omonima località. Diciotto i traguardi GPM finora disputati su questo valico: la prima volta scollinò in testa Remo Bertoni nel 1934 (tappa Campobasso – Teramo vinta da Learco Guerra), l’ultima volta l’australiano Matthew Lloyd nella tappa Lucera – L’Aquila del 2011 (vinta dal russo Evgenij Petrov). Come nel caso del Macerone, anche questa salita negli ultimi anni è stata in alcune occasioni evitata percorrendo la variante della statale.

Colle della Gallina (1006 metri). Valicato dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” nel corso della discesa da Rionero Sannitico a Ponte Zittola. Vi transita il confine regionale tra Molise e Abruzzo.

Valico della Forchetta (1270 metri). Valicato dalla Strada Statale 84 “Frentana” tra Pescocostanzo e Palena, è stato affrontato due volte come GPM al Giro d’Italia, occasioni nelle quali era indicato sulle cartine con il toponimo di “Valico della Forchetta Palena”. La prima scalata avvenne nel corso della Pescara – Campobasso del Giro del 1956, che vide conquistare salita e tappa il futuro vincitore della Corsa Rosa Charly Gaul. Il Giro ci tornerà successivamente nel 1997 nelle fasi iniziali della Lanciano – Mondragone, terminata con il successo allo sprint del tedesco Marcel Wüst dopo che primo in vetta era transitato il colombiano “Chepe” González

Aia della Forca (586 metri). È il punto d’inizio della Strada Statale 614 “della Maielletta”, che collega Pretoro (nei cui pressi si trova il valico) a Lettomanoppello passando per Passo Lanciano.

Passo Lanciano (1306 metri). Quotato 1310 sulle cartine del Giro 2022, si trova nel punto più elevato della Strada Statale 614 “della Maielletta”, dal quale si stacca la provinciale che sale direttamente al Blockhaus. Mai affrontata come “GPM” di passaggio, nel 2006 ha ospitato l’arrivo dell’ottava tappa del Giro, vinta da Ivan Basso. È stato inserito anche nel percorso della Tirreno-Adriatico.

Colle della Civita (1185 metri), Sella di Colle Remacinelli, Valico Fonte Tettone (1650 metri). Valicati dalla SP 64 lungo la salita da Roccamorice al Blockhaus. Il passaggio dal Valico Fonte Tettone (situato a 300 metri dal traguardo della tappa, nel punto dove converge il versante che sale da Passo Lanciano) è stato GPM di passaggio in quattro occasioni, quando lassù sono transitati in testa Michele Dancelli (Scanno – Silvi Marina, 1969), il belga Martin Van Den Bossche (Rivisondoli – Francavilla al Mare, 1970), lo spagnolo Josè Manuel Fuente (Alba Adriatica – Lanciano, 1973) e il venezuelano Leonardo Sierra (Porto Sant’Elpidio – Sulmona, 1992)

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

La cima del Monte Blockhaus e l’altimetria della nona tappa (untrolleyperdue.it)

La cima del Monte Blockhaus e l’altimetria della nona tappa (untrolleyperdue.it)

CIAK SI GIRO

È risaputo che il cinema è finzione, capita spesso che nei film si spaccino luoghi per altri e così, per esempio, si sono viste chiese romane spacciate per milanesi (come accade nel celebre film di Luchino Visconti Rocco e i suoi fratelli”) o paesaggi iraniani in realtà filmati in Puglia (è successo nel recente film d’azione britannico “Stratton – Forze speciali”). Lungo il percorso di questa tappa, come abbiamo ricordato nell’articolo, si tocca la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, la terza più alta d’Italia, preceduta dalla speciale classifica da quella del Brennero (1371 metri) e da quella calabrese di San Nicola-Silvana Mansio (1404 metri). Alla stazione abruzzese per ben due volte è capitato di far le veci cinematografiche di fermate situate in ben altri lidi e nel primo caso si trattò di un borgo inesistente, Sacrofonte Marche, dove nel 1968 abitava Marisa Di Giovanni (interpretata dalla modella statunitense Pamela Tiffin), protagonista femminile di “Straziami ma di baci saziami” accanto all’indimenticato Nino Manfredi: la stazione alla quale scende Marisa è, per l’appunto, quella che serve i due comuni dell’altipiano, i quali si spartirono i luoghi delle riprese ambientate nel fantomatico paesino marchigiano. Ancor più clamoroso è quel che si vide cinque anni più tardi in “Ingrid sulla strada”, film che racconta le vicende di una prostituta finlandese giunta in Italia in treno partendo dalla stazione di Rovaniemi, il celebre villaggio di Babbo Natale: grazie alla neve (vera) e un pannello posticcio quel che si vede nelle scene iniziali del film non si trova in Lappioniam ma, in realtà, è un piccolo casello situato a breve distanza dalla stazione di “Sacrofante Marche”.

La stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo come appare nel film Straziami, ma di baci saziami (www.davinotti.com)

La stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo come appare nel film "Straziami, ma di baci saziami" (www.davinotti.com)

Non è nella lontana Lapponia questa stazioncina che si vede nel film Ingrid sulla strada (www.davinotti.com)

Non è nella lontana Lapponia questa stazioncina che si vede nel film "Ingrid sulla strada" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/straziami-ma-di-baci-saziami-1968/50000770/pagina/1 (su due pagine)

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/ingrid-sulla-strada/50006991

FOTOGALLERY

Isernia, Fontana Fraterna

Castel di Sangro, Basilica di Santa Maria Assunta

Altopiano delle Cinquemiglia

Il borgo di Rivisondoli

Grotta del Cavallone

Uno degli scorci panoramici offerti dal borgo di Guardiagrele

Ari, Palazzo dei baroni Nolli

Stretto tornante nel centro di Petroro, all’inizio della salita di Passo Lanciano

Scollinamento di Passo Lanciano

Eremo di Santo Spirito a Maiella

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI NAPOLI

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: De Gendt sorprende Van der Poel e trionfa a Napoli

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Nagy siker volt a Giro d’Italia magyarországi rajtja – A belga szökőkirály megtréfálta a holland esélyest

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Thomas De Gendt claims long overdue Giro d’Italia stage win as Juan Pedro Lopez retains pink jersey

The Daily Telegraph

FRANCIA

L’étape pour De Gendt, Martin se replace au général

L’Équipe

SPAGNA

De Gendt nunca decepciona

AS

PORTOGALLO

De Gendt regressa à vitórias no Giro

Público

BELGIO

De Gendt doet het weer: tien jaar na ritzege op Stelvio wint hij opnieuw in de Giro

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Van der Poel komt net tekort voor tweede ritzege, De Gendt wint

De Telegraaf

GERMANIA

De Gendt triumphiert in Neapel als Solist

Kicker

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: Harold Tejada, el hombre del día en la etapa 8

El Tiempo

ECUADOR

La octava etapa del Giro fue para De Gendt; Carapaz terminó en el puesto 38 y Narváez en el 34

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

‘A città ‘e pulecenella (Gigi D’Alessio)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Isernia : cielo sereno, 23.5°C, vento debole da S (6 km/h), umidità al 60%
Roccaraso (GPM – 37.6 Km): cielo sereno, 20.8°C, vento debole da ESE (6-8 km/h), umidità al 51%
Filetto – traguardo volante (103.5 Km): cielo sereno, 25.7°C, vento debole da ENE (8 km/h), umidità al 42%
Passo Lanciano (GPM – 147.7 Km): nubi sparse, 21.3°C, vento debole da ESE (8-10 km/h), umidità al 52%
Roccamorice – traguardo volante – inizio salita finale (177.5 Km): cielo sereno, 24.9°C, vento debole da ENE (10 km/h), umidità al 48%
Blockhaus: previsioni non disponibili (possibilità di deboli precipitazioni)

GLI ORARI DEL GIRO

10.55: inizio diretta su RaiSport
11.25: inizio diretta su Eurosport 1
11.45: partenza da Isernia
11.55-12.00: GPM Valico del Macerone
12.20-12.30: GPM Rionero Sannitico
13.00-13.10: GPM Roccaraso
14.00: inizio diretta su Rai2
14.20-14.40: traguardo volante di Filetto
15.05-15.30: inizio salita di Passo Lanciano
15.30-16.00: GPM Passo Lanciano
16.15-16.50: traguardo volante di Roccamorice (inizio salita finale)
16.50-17.35: arrivo sul Blockhaus

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Rizzato: “Cuma ha dato la culla a Napoli”
Rizzato: “Botte rimediate in caduta”
Borgato: “Cinque mele metri di dislivello”
Saligari: “Due ali di folle”
Saligari: “Stanno guadagnando il gruppo”
Petacchi: “Baccaccio” (Boccaccio)
Saligari: “Sono passate le ammiraglie sulla testa della corsa”
Fabretti: “La prima vittoria fu nel Passo dello Stelvio”
Televideo: “Van der Poel (Bel)” (è olandese)
Televideo: “Binimai Girmay” (Biniam)
Fabretti: “Saporiamo Brent Copeland” (salutiamo)
Fabretti: “A me piace molto come stai correndo” (rivolto a Copeland, che è il team manager della squadra di Yates”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo dell’ottava tappa, circuito di Napoli

1° Bert Van Lerberghe
2° Mark Cavendish s.t.
3° Davide Ballerini s.t.
4° Pieter Serry s.t.
5° Cesare Benedetti a 37″

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Mark Cavendish a 58″
4° Clément Davy a 3′08″
5° Rüdiger Selig a 4′40″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 9° a 8′15″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

8a tappa: AVELLINO – FOGGIA (110 Km) – 26 MAGGIO 1962

UN ALTRO GREGARIO DI VAN LOOY VINCE UNA TAPPA AL GIRO D’ITALIA
Desmet conserva il primo posto in classifica
Il ventiduenne e pressoché sconosciuto olandese Humbertus Zilverberg si afferma a Foggia – Secondo l’ex-campione mondiale dei dilettanti Sante Ranucci, che dopo le delusioni da professionista è stato tre anni senza gareggiare e soltanto in questa stagione è tornato alle corse

Il Maschio Angioino in rosa per il Giro (corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

Il Maschio Angioino in rosa per il Giro (corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza

DE GENDT RE DI NAPOLI. VITTORIA DEL BELGA E LOPEZ RESTA IN MAGLIA ROSA

Nell’ottava tappa del Giro 2022 l’esigente circuito di Napoli, con la salita di Monte di Procida, vede contendersi la vittoria una fuga di ventuno ciclisti. Nonostante la presenza di Biniam Girmay (Team Intermarchè Wanty Gobert) e Mathieu Van der Poel (Team ALpecin Fenix), favoriti della vigilia, a spuntarla è l’esperto Thomas De Gendt (Team Lotto Soudal) che ottiene la seconda vittoria di tappa della sua carriera al Giro d’Italia. Domani l’attesa tappa del Blockhaus cambierà volto alla classifica generale con i big chiamati a darsi battaglia.

Il Vesuvio, il mare, il golfo e le sue isole sullo sfondo fanno da cornice ad una delle tappe panoramicamente più spettacolari del Giro 2022. Ma anche l’altimetria non è da buttare, visto che molti appassionati e addetti ai lavori giudicano il circuito dell’ottava tappa da Napoli a Napoli più che consono per disputarci un Mondiale su strada. Nell’attesa che ciò avvenga, con il beneplacito di UCI e quant’altro, godiamoci una tappa che dovrebbe essere di trasferimento prima della durissima nona frazione del giorno dopo del Blockhaus. Sono 153 i km da dividersi in tre momenti ben distinti. I primi 48 km interessano la parte occidentale verso i Campi Flegrei con l’attraversamento del quartiere di Fuorigrotta, per poi dirigersi verso Pozzuoli e Quarto. A Lago Patria si torna indietro e si entra nel circuito di Bacoli-Monte di Procida da affrontare quattro volte. Proprio in questo circuito si dovrà affrontare la salita più impegnativa della tappa verso Monte di Procida, poco più di 2 km di lunghezza con una media del 6% e punta massima del 12%. Dei quattro passaggi sulla salitella suddetta, soltanto il quarto ed ultimo, posto al km 118.7, è classificato come GPM di quarta categoria. Dopo un’altra decina di km si lascia il circuito per tornare a Pozzuoli, Fuorigrotta e raggiungere il traguardo del lungomare di Napoli dopo la breve scalata della salita di Via Coroglio e la discesa da Posillipo. I velocisti puri come Arnaud Demare (Team Groupama FDJ), Mark Cavendish (Team Quick Step Alpha Vinyl), Fernando Gaviria (UAE Team Emirates) e Phil Bauhaus (Team Bahrain Victorious) devono fare i conti con la salita di Monte di Procida mentre gente come Biniam Girmay (Team Intermarchè Wanty Gobert) e Mathieu Van der Poel (Team Alpecin Fenix) possono far lavorare le proprie squadre per forzare il ritmo e tagliare fuori qualche velocista come già successo nella tappa di Messina. Anche la fuga può avere delle buone chance di successo. E proprio la fuga partiva subito dopo la partenza, formandosi sulla salita di Posillipo. Era proprio Mathieu Van der Poel (Team Alpecin Fenix) a rilanciare ripetutamente l’azione, restando anche una decina di km da solo in testa. Dopo una quindicina di km il talento olandese veniva raggiunto da altri 20 ciclisti: Andrea Vendrame e Lilian Calmejane (Team AG2R Citroen), Fabio Felline ed Harold Tejada (Team Astana Qazaqstan), Wout Poels e Jasha Sutterlin (Team Bahrain Victorious), Davide Gabburo (Team Bardiani CSF), Guillaume Martin (Team Cofidis), Simone Ravanelli ed Edoardo Zardini (Team Drone Hopper Androni Giocattoli), Mirco Maestri e Samuele Rivi (Team EOLO Kometa), Thomas De Gendt, Sylvain Moniquet ed Harm Vanhoucke (Team Lotto Soudal), Jorge Arcas (Team Movistar), Mauro Schmid (Team Quick Step Alpha Vinyl), Mattias Skjelmose Jensen (Team Trek Segafredo), Diego Ulissi (UAE Team Emirates) e Biniam Girmay (Team Intermarchè Wanty Gobert). Dopo 20 km il vantaggio dei 21 ciclisti di testa era di 1 minuto e 30 secondi. Per il momento il gruppo maglia rosa era tirato proprio dagli uomini della Trek Segafredo, che dovevano controllare il ciclista più pericoloso della fuga che era Martin, a poco più di 4 minuti di ritardo da Juan Pedro Lopez. Al primo traguardo volante di Lago Patria, posto al km 37.4, era Girmay a transitare per primo, mentre il gruppo maglia rosa era segnalato a 2 minuti e 25 secondi di ritardo. Il ritardo del gruppo aumentava leggermente nei successivi km mentre durante i quattro giri del circuito di Bacoli/Monte di Procida la fuga si convinceva che sarebbe arrivata fino alla fine. Al secondo traguardo volante di Bacoli posto al km 115.7 era Vanhoucke a transitare in prima posizione. Sull’unico GPM di Monte di Procida posto al km 118.7 era invece De Gendt a scollinare in prima posizione. Proprio la coppia formata dai ciclisti della Lotto Soudal si avvantaggiava sul resto dei compagni di fuga insieme a Gabburo ed Arcas. Il quartetto di testa raggiungeva una quarantina di secondi di vantaggio su un primo gruppo inseguitore formato da Van der Poel, Girmay, Martin e Schmid. Nel gruppo maglia rosa si segnalava qualche scaramuccia tra la maglia rosa Juan Pedro Lopez (Team Trek Segafredo) e Lennard Kamna (Team BORA Hansgrohe) ma dopo qualche scatto del tedesco ritornava la calma. Nel tratto finale tra Fuorigrotta e Posillipo i quattro di testa perdevano qualcosa sugli immediati inseguitori ma, nonostante il forcing di Girmay e Van der Poel, mantenevano un vantaggio sufficiente a giocarsi la vittoria, con Vanhoucke che tirava la volata a De Gendt. Il belga, specialista delle fughe, accelerava ed andava a vincere sul Lungomare Caracciolo davanti a Gabburo ed Arcas. Quarto era Vanhoucke a 4 secondi di ritardo mentre la volata per la quinta posizione era vinta da Girmay davanti a Schmid e Van der Poel. De Gendt ottiene la prima vittoria stagionale, lui che col Giro d’Italia ha un feeling particolare, avendo già vinto nel 2012 sul Passo dello Stelvio, quando chiuse terzo in classifica generale. Juan Pedro Lopez conserva la maglia rosa con 38 secondi di vantaggio su Kamna e 58 secondi di vantaggio su Rein Taaramae (Team Intermarchè Wanty Gobert). Domani è in programma la nona tappa da Isernia al Blockhaus di 192 km. E’ il tappone del centro Italia e probabilmente la tappa più dura del Giro 2022. Il Valico del Macerone, Rionero Sannitico e Roccaraso sono i primi tre GPM posti nei primi 38 km che faranno da trampolino di lancio per la fuga di giornata prima del terribile finale con in rapida successione Passo Lanciano e Blockhaus. I veri pretendenti alla maglia rosa domani saranno protagonisti.

Giuseppe Scarfone

Thomas de gendt vince a Napoli (foto: Michael Steele/Getty Images)

Thomas de gendt vince a Napoli (foto: Michael Steele/Getty Images)

L’INCHINO A PROCIDA E POI UN TUFFO ALL’INFERNO

Il Giro rende omaggio a Procida nell’anno della sua proclamazione a Capitale Italiana della Cultura e lo fa con una tappa non meno insidiosa rispetto a quella disputata il giorno prima tra Diamante e Potenza. Alla vigilia del ritorno della corsa sulle grandi salite ecco una frazione disegnata nell’affascinante paesaggio dei Campi Flegrei, con salite brevi ma incessanti e pochi tratti di riposo che non consentiranno di tirare troppo il fiato. E anche oggi qualche “pesce grosso” potrebbe fare naufragio…

MODIFICA AL PERCORSO

Rispetto al percorso presentato in questo articolo sono state compiute un paio di modifiche, aggiungendo un lungo tratto pianeggiante a nord di Monte di Procida subito prima dell’ingresso nel circuito e diminuendo da 5 a 4 il numero di giri

La carovana del Giro è una nave da crociera e lungo il suo viaggio attraverso l’Italia di “inchini” ne va a fare parecchi, ogni qual volta si va a ricordare una certa ricorrenza o a far visita a casa di campioni del passato (ed è quel che accadrà, per esempio, tra qualche giorno quando la Corsa Rosa giungerà sulle strade dell’indimenticato Michele Scarponi). Quello odierno, però, sarà un inchino nel vero senso del termine marinaresco perché oggi il “serpentone rosa” andrà a sfilare per ben cinque volte al cospetto dell’Isola di Procida, per il 2022 designata Capitale Italiana della Cultura. La similitudine con una lussuosa e spassosa crociera termina qua perché per il resto il viaggio odierno dei “girini” non sarà certo una passeggiata e per dimostrarlo basta paragonare il tracciato della tappa partenopea a quello dell’ultimo mondiale. Entrambi hanno in comune lo stesso valore del dislivello complessivo (quasi 2300 metri) e sappiamo com’è andata a finire a Lovanio, dove i più si aspettavano l’arrivo di una volata comunque ristretta e invece s’è visto l’assolo in solitaria di Alaphilippe e parecchia selezione alle spalle del due volte campione del mondo. Le strade valloni proponevano tante piccole salite “sbriciolate” lungo il percorso ed è quel che si vedrà anche sulle strade dell’ottava tappa del Giro, una successione di 19 brevi ascese – la più lunga di quasi 3500 metri, la più corta un muretto di 700 metri – intervallate da cinque tratti di pianura e, se la corsa tra i big dovrebbe impazzare, qualche uomo di classifica potrebbe rimetterci un bel gruzzoletto in termini di secondi. Dunque una tappa apparentemente innocua, stretta tra l’incudine della frazione di Potenza e il martello del Blockhaus, potrebbe sulla carta rivelarsi selettiva quando il mondiale belga e diversi corridori si ritroveranno irrimediabilmente “scottati” da un tracciato che potrebbe rivelarsi infernale, come l’area dei Campi Flegrei nella quale si svolgerà la tappa e che per gli antichi rappresentava l’anticamera degli inferi.
Tanto per cominciare in salita, seppur dolcissima (2.5 Km al 2.8%), si svolgerà il tratto iniziale della frazione partenopea, che vedrà i “girini” salpare dalla spiaggia della Riviera di Chiaia in direzione della collina di Posillipo. Affrontata la breve “discesa Coroglio” – con un tornante che sembra proiettare il gruppo verso l’antistante Isola di Nisida, il cui castello tardo-angioino ospita dal 1934 un carcere minorile – si andrà a imboccare il primo dei cinque tratti pianeggianti che spezzano l’”elettrocardiogramma” di giornata. Sono circa 6 Km di ampi e scorrevi viali attraverso i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, sfiorando la Città della Scienza, recentemente ricostruita dopo l’incendio doloso che l’aveva distrutta nel 2013, lo Stadio San Paolo (che ora porta il nome di Maradona) e le strutture della Mostra d’Oltremare, il principale complesso fieristico dell’Italia meridionale. Dopo questa prima “ora d’aria” è giunto il momento di riprendere l’ascensore per affrontare la salita di 2.7 Km al 4% con il quale il tracciato si addentrerà nell’area dei Campi Flegrei veri e propri, scollinando non molto distante dalla Solfatara, il più noto tra i 40 crateri che la punteggiano, dove si possono ammirare fumarole e getti di fango bollente. In discesa si raggiungerà la sottostante Pozzuoli, dove il percorso andrà a effettuare un girotondo quasi completo attorno all’Anfiteatro Flavio, omonimo del Colosseo romano e innalzato dagli stessi architetti, prima di ritrovare la pianura per circa 4 Km e mezzo, tratto al termine del quale inizierà il primo dei 5 giri di un circuito di circa 19 Km a tornata, il “cuore pulsante” di questa tappa. Non è questo soltanto il tratto dove si andrà a omaggiare Procida, ma qui si vivranno le fasi salienti di giornata grazie alle tre salite che lo movimentano, incorniciate dagli scorci sul mare e sui quattro laghi che punteggiano il promontorio. In ordine d’apparizione il primo sarà, proprio nel punto nel quale il gruppo s’inserirà sul circuito, il Lucrino, bacino costiero che i romani collegarono mediante un canale artificiale al retrostante Lago d’Averno, creando così un porto interno nel quale riparare le navi durante una battaglia combattuta tra Ottaviano e Sesto Pompeo. Lasciate le rive del Lucrino si andrà a superare la prima e più piccola, quasi impercettibile sull’altimetria, delle tre salite del circuito, 1 Km esatto al 4% che si concluderà alle spalle del castello aragonese di Baia, che fino agli anni ’70 ha ospitato un orfanotrofio mentre dal 2014 è sede di museo in fase di progressivo ampliamento nel quale è possibile ammirare reperti archeologici provenienti dai Flegrei.
In fondo alla discesa successiva attenderanno il passaggio del Giro i cittadini di Bacoli prima di giungere al momento dell’inchino, quando si andrà a percorre la stretta fascia di terra che lo separa il tratto di mare antistate l’isola di Procida dalla acque interne del Lago Miseno. Questo è anche il luogo dove il 20 maggio del 1977 venne “varata” la 60a edizione della Corsa Rosa, che prese le mosse con una cronoscalata diretta verso la soprastante località di Monte di Procida, vinta dall’allora campione del mondo in carica Freddy Maertens, che coprirà con la maglia rosa quella iridata conquistata l’anno prima a Ostuni. Affrontata la stessa salita che percorsero i “girini” 45 anni fa – 1700 metri al 7% – ci si lancerà in discesa verso l’ultimo e più grandi dei tre laghi che punteggiano d’azzurro il panorama odierno, il Fusaro, dalla cui acque emerge come un’inattesa apparizione il casino di caccia costruito per i sovrani borbonici su progetto dell’architetto italo-olandese Luigi Vanvitelli (nato, infatti, Lodewijk van Wittel), celebre soprattutto per aver “concepito” la Reggia di Caserta. Rientrati a Baia un muretto a gradini di 700 metri al 10.4% costituirà l’ultima difficoltà del circuito, seguito dalla discesa che riporterà la corsa sulle rive del Lago di Lucrino dove, completato l’ultimo dei cinque giri, si svolterà in direzione di Napoli ripercorrendo a ritroso la strada affrontata nel tratto in linea iniziale. Dai versanti opposti si dovranno così superare le salite verso la Solfatara (dal versante di Pozzuoli, 1800 metri al 5.2%) e il Colle di Posillipo, che scalato da ovest rappresenterà la salita più lunga del tracciato, 3.4 Km al 4.7% con i passaggi più difficili nella prima metà (tratto di 500 metri al 9% medio), che si conclude nei pressi dell’ingresso al Parco Virgiliano, luogo dal quale ammirare stupendi panorami sul Golfo di Napoli e da non confondere con il quasi omonimo Parco Vergiliano di Piedigrotta, nel quale si trovano le tombe del celebre poeta romano e del suo collega Giacomo Leopardi. Sono emozioni che solo una città come Napoli può offrire e siamo sicuri che ne potrebbe elargire anche questa tappa, che si appresta a concludersi con la discesa a tornanti verso la Riviera di Chiaia e un’ultima breve porzione di pianura con vista su Castel dell’Ovo, muto testimone delle fasi terminali di una frazione che promette scintille. E stavolta non saranno quelle dei crateri dei Campi Flegrei.

Mauro Facoltosi

L’isola di Procida vista dalla spiaggia del Lago Miseno e l’altimetria dell’ottava tappa (Google Street View)

L’isola di Procida vista dalla spiaggia del Lago Miseno e l’altimetria dell’ottava tappa (Google Street View)

CIAK SI GIRO

Il promontorio del Monte di Procida è un’area che spesso è stata utilizzata per riprese cinematografiche, soprattutto grazie alla bellezza degli scenari che offre. In particolare c’è una location che ha interpretato sotto questo aspetto la cosiddetta “parte del leone”, comparendo in ben 8 pellicole (tante ne ha censite il sito www.davinotti.com, ma potrebbe essercene di più): è il castello aragonese di Baia, che fece la prima comparsa sul grande schermo del 1952, quando Dino Risi vi girò le scene di “Vacanze col gangster” ambientate nel carcere della fittizia località di Monteforte, un ruolo – quello della prigione – che il maniero campano rivestirà in quasi tutti gli altri film qui girati, come “Pasqualino Settebellezze”, firmato nel 1975 dall’indimenticata Lina Wertmüller e candidato a ben quattro Premi Oscar (anche se poi la celebre regista dovrà accontentarsi del premio alla carriera che gli sarà attribuito nel 2020). Un altro luogo del promontorio sul quale si sono accesi i riflettori del cinema è stato la Casina Vanvitelliana del Lago Fusaro e anche qui c’è lo “zampino” della Wertmüller. Tra i quattro film qui girati, infatti, c’è il suo “Ferdinando e Carolina” (1999) mentre è soltanto una “fake news” quella secondo la quale l’ex casino di caccia sarebbe l’abitazione della Fata Turchina che si vede nello sceneggiato RAI di Luigi Comencini “Pinocchio”, in realtà costruita appositamente per le riprese sulle rive del Lago di Martignano, in Lazio.

Il Castello di Baia immortalato nel film Vacanze col gangster (www.davinotti.com)

Il Castello di Baia immortalato nel film "Vacanze col gangster" (www.davinotti.com)

Scena di Pasqualino Settebellezze girata al castello di Baia (www.davinotti.com)

Scena di "Pasqualino Settebellezze" girata al castello di Baia (www.davinotti.com)

La Casina Vanvitelliana del Lago Fusaro nel film Ferdinando e Carolina (www.davinotti.com)

La Casina Vanvitelliana del Lago Fusaro nel film "Ferdinando e Carolina" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/vacanze-col-gangster/50022666

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/pasqualino-settebellezze/50011191

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/ferdinando-e-carolina/50014792

FOTOGALLERY

Piazza Plebiscito a Napoli, sede del raduno di partenza

L’isola di Nisida vista dalla Discesa Coroglio

Lo Stadio Diego Armando Maradona

Il cratere della Solfatara

L’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli

Lago di Lucrino

Lago d’Averno

Lago Miseno

Lago Fusaro

L’isola di Nisida e il promontorio di Monte di Procida visti dal Parco Virgiliano

Uno scorcio del Parco Vergiliano

Castel dell’Ovo visto dal rettilineo d’arrivo sul lungomare della Riviera di Chiaia

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI POTENZA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: trionfo di Bouwman a Potenza con dominio olandese

Gazzetta dello Sport

Ungheria

A csalódottak ünnepe, Valter eddigi legjobb helyezése

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Jumbo-Visma bounce back in style as Koen Bouwman lands Giro d’Italia stage win and takes lead in mountains

The Daily Telegraph

FRANCIA

Bouwman le plus fort

L’Équipe

SPAGNA

Bouwman se estrena en el Giro y Juanpe alarga su sueño rosa

AS

PORTOGALLO

Gregário de João Almeida ao ataque no Giro

Público

BELGIO

Oranje boven in de Italiaanse Laars, ritzege voor Koen Bouwman

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Fantastische etappezege voor Bouwman in Giro, Mollema tweede

De Telegraaf

GERMANIA

Kämna verliert Bergtrikot an Bouwman

Kicker

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: Diego Camargo, el gladiador de la etapa 7

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz sin apuros en Potenza; Koen Bouwman se lleva la etapa 7

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Controvento (canzone di Arisa, originaria di Pignola, centro toccato nel finale della tappa di Potenza)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Napoli – partenza : poco nuvoloso, 22.1°C, vento moderato da SW (12 km/h), umidità al 64%
Monte di Procida – 1° passaggio (61.6 Km): poco nuvoloso, 22.3°C, vento moderato da WSW (14-15 km/h), umidità al 66%
Monte di Procida – 4° passaggio (GPM – 105.9 Km): poco nuvoloso, 22.3°C, vento moderato da WSW (15-17 km/h), umidità al 65%
Napoli – arrivo: poco nuvoloso, 21.7°C, vento moderato da SW (14 km/h), umidità al 62%

GLI ORARI DEL GIRO

12.50: inizio diretta su RaiSport
13.25: inizio diretta su Eurosport 1
13.40: partenza da Napoli
14.00: inizio diretta su Rai2
14.25-14.30: traguardo volante di Lago Patria
14.45-14.50: ingresso nel circuito di Monte di Procida (quattro giri)
16.10-16.30: traguardo volante di Bacoli
16.20-16.40: GPM di Monte di Procida (quarto ed ultimo passaggio)
16.30-16.50: uscita dal circuito di Monte di Procida
17.00-17.25: arrivo a Napoli

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Servizio sanitaria in corsa”
Pancani: “Stanno rientrando la prima parte del plotone”
Pancani: “Giada Borgata” (Borgato)
Petacchi: “I grandi giri si vincono anche da queste piccole cose”
Saligari: “L’altimetria che dovranno scalare i corridori”
Petacchi: “Tra 10 secondi Mollema è la nuova maglia rosa” (doveva recuperare 10 secondi per essere maglia rosa virtuale)
Petacchi: “Sbocciando questo bellissimo sole”
Pancani: “Scollinamento a millequattrocinque”
Rizzato: “Villella ha preso una curva” (il corridore era uscito di strada nell’affrontare una curva)
Pancani: “La leadersip”
Fabretti: “La maglia rosa la taglierà ancora per qualche giorno”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della settima tappa, Diamante – Potenza

1° Dries De Bondt
2° Jonathan Castroviejo s.t.
3° Cees Bol s.t.
4° Julius Van Den Berg s.t.
5° Rüdiger Selig s.t.

Miglior italiano Alberto Dainese, 13° (s.t.)

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Mark Cavendish a 58″
4° Clément Davy a 1′14″
5° Rüdiger Selig a 4′03″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 10° a 7′38″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

7a tappa: FIUGGI – MONTEVERGINE (224 Km) – 25 MAGGIO 1962

DESMET DOMINA SULLA SALITA DI MONTEVERGINE E TOGLIE A MECO LA MAGLIA ROSA DEL GIRO
Il belga, vittorioso per distacco, al comando nella classifica della corsa
Il vincitore ha lasciato nel finale i compagni di fuga Anglade e Sartore, secondo e terzo al traguardo – Defilippis ha battuto in volata il gruppo, giunto con quattro minuti e mezzo di ritardo – Oggi 110 chilometri di pianura da Avellino a Foggia

Il teatro Stabile di Potenza (www.basilicataturistica.it)

Il teatro Stabile di Potenza (www.basilicataturistica.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)

DIAMANTI OLANDESI, POTENZA JUMBO MA IL MEGLIO È STATO IL VIA

Da Diamante a Potenza numeri da tappa regina, quasi 200 km con quattromila metri di dislivello abbondanti. Disegno accattivante, foriero di attacchi, ma dopo l’ora e mezza o due di furia e frenesia prima che si formi una fuga, la lotta si ridurrà a quei magnifici sette che hanno spiccato il volo.

Al Tour de France, fin troppo spesso, c’era dalle parti di Pau una tipica tappa pirenaica il cui profilo lasciava perplessi gli appassionati: “bellissimo tracciato, se fosse stato disegnato alla rovescia, partendo dall’arrivo e arrivando alla città di partenza!”. Niente di simile da ridire, sulla carta, a proposito dello splendido percorso calabro-lucano che il Giro propone nel cuore della prima settimana: ma in questo caso è a proposito dell’atteggiamento del gruppo che ci viene da pensare che sarebbe stato più proficuo scatenare i fuochi d’artificio di una generale febbre offensiva negli ultimi 70 km, e riservare all’incipit le schermaglie fra un ristretto numero di fuggitivi. Comunque sia, accontentiamoci dello spettacolo globale goduto per quasi due ore, fino alle prime rampe del Sirino, anzi ben grati per la diretta integrale quest’anno autentica che ci ha permesso di fruire “live” di queste parti della corsa, in altre stagioni destinate a costituire due scarne righe in cronaca.
Un batti e ribatti continuo, una raffica di allunghi, un elastico che si allunga e sembra spezzarsi infinite volte per poi ricomporsi. De Gendt ad aprire le danze, quasi simbolicamente, così come pare un cameo quello di De Marchi: i due, un tempo veri cecchini nel cogliere la fuga, vengono soverchiati da una girandola di nuovi tentativi. Tra i più attivi, van der Poel, uomo spettacolo se mai ve ne furono, e ci viene da dire fin troppo generoso nel cercare una tappa che comunque sarebbe al limite dei suoi mezzi, sperperando con magnanimità energie che sarebbero preziose l’indomani a Napoli, su un tracciato ben più consono. Ci provano gli UAE, con il promettentissimo Covi, e gli scafati Ulissi o Formolo, ci provano gli EF, per loro un’occasione chiave, con Cort, Camargo e Caicedo e Kudus, ci provano ovviamente i Drone Hopper con l’attesissimo Tesfatsion e il teenager ucraino Ponomar, il giovane compagno in Lotto di De Gendt, Moniquet, tenta a ripetizione, e a ripetizione di ripetizione ci prova Wout Poels per i Bahrain. Un altro virgulto di classe, lo svizzero Schmid, già trionfatore nella tappa degli sterrati allo scorso Giro e ora accasatosi in Quickstep ci prova pure lui. E si lancia all’attacco mezza Ag2R, pure l’Astana con Felline e Dombrowski… e non possiamo che scusarci con una buona fetta degli attaccanti che ancora non abbiamo nominato, prima di dover procedere oltre, a scanso di trasformare la cronaca in una riproduzione punto per punto della gara, di pari durata!
Il tutto reso ancora più frenetico da improvvide forature e cadute, come quella che costa la corsa rosa a Samitier, Doull e Zoccarato. Si trovano pure all’attacco i leader, quelli che capeggiano la generale attuale e uno che la capeggia in pectore: Kämna prova a più riprese, con Juanpe López sempre attento in marcatura, anche quando si tratta di sganciarsi dal gruppo. E sulla scia di un assalto a sciabolate di van der Poel scendendo dal passo Colla, si trova con lui Carapaz scortato dal compagno Narváez: lungi dall’attendere, la mossa si prolunga fino a prendere contatto con l’embrione di fuga incipiente attivo in quel momento. La Trek spegne l’incendio e nella stessa fuga la collaborazione era svanita al comparire figure così ingombranti, ma l’episodio è rivelatore del clima che si è respirato per quasi due ore dal via. Duemila metri di dislivello macinati via a quaranta e passa di media.
Poi, sulle prime rampe rognose del Sirino, forza Formolo, Arcas prova a tenerlo ma scivola giù, sale invece a bordo Villella, un’altra roccia come “il Roccia “ per antonomasia. Dietro c’è ebollizione arancione: arriva Poels, che già si era fatto tutto il passo Colla in avanscoperta solitaria, accompagnato dall’altro olandese Bouwman, abile gregario scalatore; Camargo allunga affaticato e Dumoulin lo marca per proteggere gli interessi Jumbo. Per completare il quadro fiammingo-neerlandese, Bauke Mollema ce la mette tutta e rientra pure lui.
La fuga è fatta. Da qui in poi, la dinamica resterà stabile nonostante un profilo altimetrico da elettrocardiogramma impazzito. Dietro, pipì, sportine col pranzo, squadre che comandano o con uomini in fuga a chiudere tutto il fronte strada, ritmo modesto, fino a un piccolo forcing finale made in INEOS per ridimensionare i distacchi. Davanti, un’Italia-Olanda 2-4, rocce contro diamanti, con Camargo ospite non troppo scomodo, spesso in affanno. Il fenomeno giovanile in Colombia è molto attivo nelle fughe di questo Giro ma sembra per ora pagare la grande fatica. Più avanti, nel Giro o negli anni, potrebbe pareggiare i bilanci, da un lato con la stanchezza altrui, dall’altro maturando lui stesso, se non si brucia con eccessi di resistenza in cagnesco. Bouwman sprinta come un pazzo su tutti i Gpm, Poels cerca di tenergli dietro ma l’età si fa notare e alle prime rampe della Montagna Grande di Viggiano, pezzo forte di giornata (come durezza, non come punti, per assurdo!), grippa il suo motore già avanti negli anni. Villella è protagonista di un ruzzolone in discesa, poi salta fuori, nel bel mezzo dei muri sopra Viggiano, che ha danneggiato il collarino della sella (o così pare) e deve aggiustare la bici. Rietrerà indomito in discesa, per poi staccarsi nuovamente, ma, doppiamente indomito, resisterà per qualche manciata di secondi al ritorno veemente del gruppo sulla linea d’arrivo.
Formolo è propenso a martellare per scrollarsi di dosso gli avversari, ma Dumoulin fa buona guardia. Sull’ultimo Gpm gli affondi di Formolo e Mollema pigliano scoperto Bouwman, che resta attardato, ma l’illustre capitano Tom si mette al servizio del poco appariscente gregario, marcando, cucendo, minacciando (sempre in termini rigorosamente sportivi!), tanto che Bouwman rientra giusto in tempo per razziare fino all’ultima occasione il massimo punteggio Gpm disponibile. Sta strafacendo? Evidentemente dev’essere semmai in giornata di grazia assoluta: nell’insidioso e tecnicamente affascinante circuito potentino, Koen copre ogni offensiva di Formolo e Mollema, sempre più rassegnati, mentre Dumo, staccatosi sui cambi di ritmo, finisce per rientrare e addirittura tirare la volata al compagno, che la vince come di dovere. A Bouwman oggi scappava la gamba, ma il MVP è stato questo Dumoulin in versione chioccia, coach, regista, uomo assist.
Insomma, avvio di gara memorabile, e forse le tante tossine avvertite dai più hanno indotto a soverchia prudenze. Fra i selezionatissimi sette, qualità epica, come non sempre accade al Giro: vincitori di GT, di Monumento, di grandi tappe… alla fine prevale il nome meno blasonato, anche se non certo ignoto agli appassionati per le sue indubbie doti di camoscio, esaltate dal terreno odierno. Belle storie di caparbietà e colpi di scena. A sette, però. E gli altri? Forse è anche giusto non chiedere altro a chi si vede già favorito, avendo dimostrato forma straripante come Yates o squadra dominante come Carapaz: dopodomani c’è un Blockhaus su cui menare colpi secchi. Ma prima del Blockhaus c’è la tappa sì insidiosa eppure non colossale di Napoli in cui correre di conserva, se proprio. E allora perché non cogliere oggi stesso la palla al balzo, scuotendo un po’ l’alberello? I Bahrain, con davanti un Poels chiaramente fuori dai giochi, non avrebbero potuto riciclarlo come appoggio provando un’azione anche solo di sondaggio con una delle loro due (due!) punte, Bilbao e Landa, uomini entrambi avvezzi al gesto da lontano? O un azzardo col giovane Buitrago? Idem dicasi per Guillaume Martin, attardato più del dovuto sull’Etna, Cofidis come Villella là davanti, con quest’ultimo escluso per sfortuna da ogni gioco di vittoria, ma, come dimostrato sulla strada, ancor più che in condizione di reggere ritmi sostenuti, foss’anche da solo, meglio ancora se in tandem col proprio capitano. Queste due le opzioni più telefonate e dove l’accidia è quasi scandalosa. Ma perché non tastare il terreno con Almeida in casa UAE? Il mastino portoghese dà il meglio di sé in queste condizioni: prima settimana, mezza montagna, salite dure ma brevi. Suvvia, lancia mezza progressione, e se ti stoppano pace, però se per caso prendi il largo, hai Formolo davanti, non l’ultimo arrivato. Bene lasciare campo libero al compagno italiano, ma con cinque minuti e passa di differenza un test senza impegno si poteva lanciare, valutando poi ogni pro e contro sul campo. Un provarci per provarci sarebbe stato doveroso anche in casa Bora, con ben tre (3!) capitani fra cui scegliere, mentre l’unico che almeno all’inizio attacca è il marcatissimo Kämna, poi il nulla. E Sosa fra i Movistar? Arriva al Giro con la forma brillante vista in Asturia, combina l’atteso disastro a crono, in salita va… perché sprecare la Montagna Grande? Hugh Carthy con Camargo in avanscoperta (d’accordo ormai spompato)? Non ci spingiamo oltre, ma ce ne sarebbe modo. Ecco, se non si cercano spazi quando i padroni della corsa lasciano dei margini, è difficile che si possano ricavare appena la competizione diventerà davvero tirata, mentre in giornate come questa si possono pescare rendite preziose per pareggiare altri handicap atletici o di team. È la storia di tanti tapponi appenninici meravigliosamente disegnati; e fa parte del gioco, d’accordo, la paralisi che blocca fra speranze di far meglio domani e timori di cedere oggi. Ma allora che quella odierna sia anche occasione per ricordare quel Nibali alla vigilia del suo primo trionfo rosa e come corse le tappe mosse della prima settimana 2013. Non guadagnò chissà che tempo, anzi, ma pose le basi della propria vittoria finale cominciando a creare un clima di gara e un corso degli eventi. Le tappe van disegnate bene a prescindere, così come era ben disegnata la tappa di oggi, poi è dato di natura che non tutti gli anni nascano i campioni capaci di renderle non solo gradevoli ma memorabili – e utili a trionfare

Gabriele Bugada

Bouwman vince linsidiosa tappa dellappennino lucano (Getty Images)

Bouwman vince l'insidiosa tappa dell'appennino lucano (Getty Images)

UNA POTENZA DI TAPPA

Gli organizzatori l’hanno definita di media montagna, ma la tappa con arrivo a Potenza potrebbe rivelarsi molto più dispendiosa del previsto e lasciare dolorosi graffi in classifica. Le salite più interessanti sono collocate lontane dall’arrivo, ma il finale non offrirà mai un momento di requie e qualche corridore potrebbe perderci tempo prezioso

Ci sono tappe d’alta montagna segnate in rosso sui taccuini, ci sono tappe di media montagna che solitamente lasciano il tempo che trovano e che sono occasioni d’oro per quei corridori che non hanno ambizioni di classifica e vanno a caccia di un successo che nobiliti la sua partecipazione. E poi ci sono tappe come quella di Potenza alle quale si fa fatica ad attribuire un’identità precisa. Il fatto che l’unica salita veramente impegnativa tra quelle in programma sia collocata a una sessantina di chilometri dall’arrivo la iscrive tra le frazioni di media montagna, ma se si vanno a esaminare nel dettaglio i numeri si scopre che questa – pur non essendo paragonabile a tappe come quelle del Blockhaus, dell’Aprica e della Marmolada – sarà a tutti gli effetti una giornata di montagna vera e propria e questo lato è stato sottolineato in sede di presentazione un po’ da tutti – corridori, direttori sportivi e anche semplici appassionati –“sconfessando” l’inferiore classificazione attribuitagli dagli organizzatori. Allora vediamoli questi numeri, che parlano di sette salite, più di 4500 metri di dislivello complessivo e un totale di quasi 70 Km che si dovranno trascorrere in ascesa. Poco conta, a questo punto, che la salita più tosta sia lontana dal traguardo perché – né prima, né dopo – s’incontreranno mai momenti tranquilli tra un colle e l’altro e chi avrà troppo sottovalutato questo percorso potrebbe piangere lacrime amare. Se ci si sarà corsa vera sin dall’avvio o se qualche scalatore particolarmente attizzato vorrà saggiare i rivali sulle arcigne pendenze del Monte Scuro, potrebbe uscire una tappa destinata a lasciare più di un graffio sulla classifica e qualcuno poi potrebbe ancora risentirne gli effetti postumi nelle complicate giornate successive, quando sono in programma la complicata (e solo apparentemente innocua) tappa di Napoli e il temuto arrivo sulla Majella. E anche se non dovesse succedere nulla, di certo rimarrà nelle gambe, intossicando i muscoli in vista del secondo week end di gara.
Si partirà da Diamante ricalcando il finale della tappa di Scalea, per poi lasciare la Calabria sfiorando Praia a Mare, la cui spiaggia si affaccia verso l’isola di Dino, meta prediletta degli appassionati d’immersioni subacquee che possono ammirarvi le sue grotte sommerse. Percorsi i primi 28 km i “girini” entreranno in territorio lucano all’altezza dell’unico sbocco sul Tirreno della Basilicata, dalla cui rive ci si staccherà per andare ad affrontare la prima delle sette salite di giornata, il Passo Colla. Sono poco meno di 10 Km al 4.6% con i tratti più impegnativi all’inizio, quando si pedalerà tra le case di Maratea sorvegliati dalla statua del Redentore realizzata tra il 1963 e il 1965 dallo scultore toscano Bruno Innocenti sulla cima del Monte San Biagio, terza in Europa per altezza (21 metri e 13 centimetri, 17 in meno rispetto all’omonima di Rio de Janeiro). Attraverso Trecchina si scenderà nella valle del Noce, dove un tratto di 2.2 Km all’8.5% farà da antipasto alla salita più lunga del Giro 2022, quella diretta al massiccio del Sirino, sul quale si trovano le due cime over 2000 più basse dell’Appennino Lucano (Monte Papa e Cima De Lorenzo, rispettivamente 2005 e 2004 metri di quota). È una vecchia conoscenza del Giro d’Italia, che nella seconda metà degli anni ‘90 l’ha proposto in tre occasioni come arrivo di tappa, le prime due volte salendo da Lagonegro e l’ultima percorrendo l’interminabile versante di Lauria, lo stesso affrontato quest’anno. Per arrivare allo scollinamento si dovranno percorrere quasi 28 Km al 4%, anche se sul valore della pendenza media incide la presenza di due lunghi tratti intermedi nei quali la strada spiana o scende brevemente: in soldoni si compone di un primo troncone di 9.3 km al 5.6% a cavallo del passaggio da Lauria, di un impegnativo segmento centrale di 2.2 Km al 9.7% e dalla balza finale di 4.8 Km al 7.3% che condurrà al Gran Premio della Montagna, assegnato nei pressi per il bivio per il Lago Laudemio, il più meridionale d’Italia tra quelli d’origine glaciale. In discesa si percorrerà un versante inedito del Sirino prima d’intraprendere l’ultimo tratto “tranquillo” di questa tappa, una ventina di chilometri parte in lieve discesa e parte in falsopiano durante i quali si andranno a sfiorare i resti di Grumentum, l’antica città romana presso la quale Annibale sarà sconfitto durante la seconda guerra punica. Lambita l’estremità occidentale del lago di Pietra del Pertusillo, bacino artificiale costruito tra il 1957 e il 1962 con i fondi della “Cassa del Mezzogiorno”, il percorso andrà ad attraversare la Val d’Agri prima di tornare a pedalare all’insù alla volta del borgo di Viggiano (5.5 Km al 5.3%). È l’aperitivo alla salita più impegnativa del giorno, che sulle cartine del Giro è chiamata Monte Scuro ma che in realtà è più conosciuta dai cicloamatori locali con i toponimi di Acqua dei Pastori e di Madonna di Viggiano, con preciso riferimento al santuario costruito nel XIV secolo sulla soprastante montagna, luogo dove era stata rinvenuta una raffigurazione della Madonna. Famosa è la processione che annualmente raggiunge questo santuario, descritta da Carlo Levi nel romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”, mentre il duro pellegrinaggio dei “girini” si fermerà quasi 300 metri più in basso, percorsa una strada non meno impervia rispetto a quella riservata ai fedeli: per arrivare in vetta si dovranno affrontare 6 Km di salita al 9.7% con un vero e proprio “cuore di pietra” di 1500 metri nel quale l’inclinazione media schizza costantemente oltre l’11%. Chi dovesse perdere le ruote del gruppo potrebbe faticare non poco a rientrare, anche perché subito dopo un primissimo tratto di discesa si dovrà percorrere un altopiano lungo più di 3 Km che costringerà a pedalare, disegnato ai piedi del Monte Volturino. Sfiorati due altri piccoli luoghi di culto montani, il Santuario del Monte Saraceno e la Cappella della Potentissima, si riprenderà la discesa in direzione del centro di Calvello, antica roccaforte longobarda, superato il quale la sfilza di salite che punteggiano il finale proporrà ora un’ascesa anonima di 5.8 Km al 3.9%, immediatamente seguita da quella che condurrà all’ultimo GPM di giornata. È La Sellata, 9.1 Km al 5.1% per arrivare fino alla stazione di sport invernali più vicina al capoluogo lucano, unita in un comprensorio agli impianti del vicino Monte Arioso. Attraversata in discesa Pignola, centro famoso come il “paese dei portali”, si raggiungerà la periferia sudoccidentale di Potenza, dirigendosi quindi verso il centro con una salita di poco più di 2 Km al 5% che si concluderà alle soglie del cuore della città, dove si trovano la centralissima Piazza Mario Pagano e diversi luoghi di culto d’interesse artistico come la cattedrale di San Gerardo e la Chiesa di San Michele Arcangelo. Non saranno ancora concluse le fatiche odierne perché a questo punto mancheranno ancora 6 Km per andare al traguardo, preceduto da un dentello finale di 300 metri al 7.4%, ultimo “canino” di un percorso che potrebbe rivelarsi più mordace del previsto.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo la Colla (594 metri). Costituito dai monti Crivo e Coccovello è valicato dalla SP 3 “Tirrena” tra Maratea e Trecchina. Noto anche con il nome di “Bocca di Maratea” (mentre sulle cartine del Giro 2022 è segnalato come “Passo Colla”), è stato affrontato due volte al Giro d’Italia, la prima durante la tappa Palinuro – Campotenese del 1980, la seconda nel finale della Amantea – Monte Sirino del 1996, rispettivamente conquistate da Gianbattista Baronchelli e Davide Rebellin, mentre i corridori che nelle due occasioni transitarono in testa al GPM furono Simone Fraccaro e Maurizio De Pasquale.

Valico della Serra Rotonda. Valicato dalla SS 653 “della Valle del Sinni” tra la località Pecorone (Lauria) e Latronico, sorge a breve distanza dallo svincolo “Lauria Nord” dell’Autostrada del Mediterraneo (A2). Vi si stacca la strada che sale verso il Monte Sirino.

Valico del Bosco Baresano (1375 metri). Coincide con il punto nel quale confluiscono i tre versanti del Monte Sirino (Lauria, Lagonegro e Fontana d’Eboli). Al Giro 2022 sarà attraversato in discesa, circa 700 metri dopo lo scollinamento. La salita al Sirino è stata affrontata in passato tre volte al Giro d’Italia, sempre come arrivo di tappa: nel 1995, quando la tappa scattò da Acquappesa Marina, si impose lo spagnolo Laudelino Cubino; nel 1996 – come appena ricordato – colse la vittoria Rebellin mentre nel 1999, unica occasione nella quale si salì dallo stesso versante di quest’anno, tagliò per primo il traguardo Danilo Di Luca.

Valico (1306 metri). Non segnalato sul testo di riferimento (vedi sotto) si trova ai piedi del Monte Volturino, valicato dalla SP 141 e dalla SP 16 tra Marsicovetere e Calvello. I corridori vi transiteranno nel corso del tratto in falsopiano che spezza la discesa dal Monte Scuro.

Valico la Sellata (1255 metri). Valicato dalla SP 5 “della Sellata” tra Abriola e Pignola.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Vista panoramica di Potenza e l’altimetria della sesta tappa (wikipedia)

Vista panoramica di Potenza e l’altimetria della sesta tappa (wikipedia)

CIAK SI GIRO

Non sono molti gli attori e i registi di origini lucane ad aver raggiunto la notorietà e in almeno tre casi sono diventati celebrità internazionali. Avi nativi della Basilicata hanno avuto Nicolas Cage, Danny De Vito e il “papà” della trilogia del Padrino Francis Ford Coppola. Tra i lucani al 100% l’unico ad aver ottenuto una certa fama è stato Rocco Papaleo, che ha debuttato come attore alla fine degli anni ’80 interpretando il ruolo del caporale Rocco Melloni nella serie televisiva “Classe di ferro”. La notorietà, arrivata grazie anche ai sei film girati con Leonardo Pieraccioni, l’ha poi motivato a passare dietro la macchina da presa e lo farà per la prima volta nel 2010 con un film interamente dedicato alla sua regione, “Basilicata coast to coast”. È una pellicola “on the road” che racconta del viaggio di una band musicale attraverso la regione, dalla costa tirrenica a quella ionica, diretti a un festival musicale al quale dovrebbero esibirsi, ma il viaggio durerà più del previsto e arriveranno a kermesse oramai terminata. La prima parte del viaggio ricalca proprio il tratto iniziale della tappa di Potenza, con la pellicola che si apre ai piedi del Redentore di Maratea per poi fare scalo a Trecchina, Lauria, Grumento Nova e sulle sponde del Lago del Pertusillo. Qui giunto il percorso dei “girini” e quella della band si disgiungono, con la seconda che prosegue alla volta di Scanzano Jonico toccando lungo il viaggio – tra gli altri centri – Aliano (dove Carlo Levi visse al confino) e l’incantevole borgo abbandonato di Craco.

Il Redentore di Maratea guest star nel film Basilicata coast to coast (www.davinotti.com)

Il Redentore di Maratea "guest star" nel film "Basilicata coast to coast" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location del film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/basilicata-coast-to-coast/50020316

FOTOGALLERY

L’isola di Dino vista dal lungomare di Praia a Mare

Il Redentore di Maratea visto dalla strada che sale al Monte San Biagio

Lago Laudemio (tripadvisor.com)

Lago Laudemio (tripadvisor.com)

L’anfiteatro dell’antica Grumentum

Lago della Pietra del Pertusillo

Santuario della Madonna di Viggiano

Calvello, Cappella della Potentissima

Uno scorcio di Pignola

Potenza, Cattedrale di San Gerardo

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI SCALEA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Démare, l’Italia come giardino di casa e quel sorpasso su Anquetil e Hinault che fa arrossire – Demare a Scalea diventa il francese più vincente: bruciato in volata Ewan

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Kis híján holtversenyt kellett hirdetni a szakasz végén

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Arnaud Demare pips Caleb Ewan to victory after Mark Cavendish misses out on second Giro d’Italia stage win

The Daily Telegraph

FRANCIA

Démare à nouveau vainqueur

L’Équipe

SPAGNA

Démare triunfa en el sopor

AS

PORTOGALLO

Arnaud Démare vence segunda etapa seguida no Giro

Público

BELGIO

Prachtige climax na doodsaaie dag: Démare sprint (na fotofinish) naar tweede ritwinst in Giro

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Démare pakt tweede Giro-zege op rij

De Telegraaf

GERMANIA

Demare zeigt allen die Zunge und feiert zweiten Tagessieg

Kicker

COLOMBIA

Arnaud Demare repitió triunfo en el Giro: Fernando Gaviria no pudo

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz repite su posición en la general y Démare el triunfo en el esprint

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Calabrisella (Mino Reitano)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Diamante : poco nuvoloso, 21.2°C, vento debole da WNW (8 km/h), umidità al 69%
Maratea (36.3 Km): nubi sparse, 19.1°C, moderato da WNW (11 km/h), umidità al 72%
Monte Sirino (GPM – 105.9 Km): cielo sereno, 16.2°C, vento debole da NW (7-9 km/h), umidità al 49%
Viggiano – Traguardo Volante (126 Km): cielo sereno, 21.8°C, vento debole da NNW (6 km/h), umidità al 44%
Abriola (166.4 Km): cielo sereno, 21.3°C, vento debole da NNW (7-9 km/h), umidità al 42%
Potenza: cielo sereno, 21.9°C, vento debole da N (8-9 km/h), umidità al 39%

GLI ORARI DEL GIRO

10.55: inizio diretta su RaiSport
11.30: inizio diretta su Eurosport 1
11.55: partenza da Diamante
13.05-13.15: GPM di Passo Colla
14.00: inizio diretta su Rai2
14.15-14.45: GPM di Monte Sirino
15.05-15.30: traguardo volante di Viggiano
15.30-16.00: GPM di Montagna Grande di Viggiano
16.25-17.00: GPM di La Sellata
16.45-17.25: traguardo volante di Potenza-centro
16.55-17.35: arrivo a Potenza

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Sono tutti per il blocco dei velocisti al comando”
Petacchi: “A me è caduto di cadere”
Rizzato: “Belvedere Marittimio” (Marittimo)
Rizzato: “Vento che sfila in faccia ai corridori”
Petacchi (parlando di un avvallamento in centro alla strada): “I corridori non potevano camminarci sopra” (provaci tu a camminare e pedalare contemporaneamente)
Televideo: “Il gruppo controlla il piemontese sui quattro minuti”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della sesta tappa, Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)

1° Clément Davy
2° Ignatas Konovalovas a 2′30″
3° Roger Kluge a 4′30″
4° Loic Vliegen a 4′40″
5° Aimé De Gendt s.t.

Miglior italiano Davide Ballerini, 7° a a 4′43″

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Michael Mørkøv a 50″
4° Mark Cavendish a 58″
5° Clément Davy a 1′14″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 11° a 7′38″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

6a TAPPA: RIETI – FIUGGI (193 Km) – 24 MAGGIO 1962

IL GIOVANE CORRIDORE ABRUZZESE MECO NUOVA MAGLIA ROSA DEL GIRO D’ITALIA
La tappa Rieti-Fiuggi vinta dal belga Schroeders – La grossa novità della corsa è data però dal primato in classifica perso dallo spagnolo Suarez e conquistato dall’italiano – Meco è passato professionista soltanto da pochi mesi – Il francese Carrara, vincitore a Rieti, si è ritirato – Oggi arrivo in salita a Montevergine presso Avellino

La torre Talao di Scalea illuminata di rosa in occasione del Giro (www.gazzetta.it)

La torre Talao di Scalea illuminata di rosa in occasione del Giro (www.gazzetta.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina

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