MESTA LIEGI: ADDIO MICHELE

Difficile scrivere di corse con nella testa e nel cuore la notizia della morte di Scarponi, ucciso mentre si allenava dall’errore omicida del guidatore di un furgone. Ci pensa Alejandro Valverde a immortalare il ricordo di Michele trionfando tra le lacrime a Liegi.

È uno strazio pensarci ora, ma Michele Scarponi è stato – anche – il miglior corridore italiano per la Liegi fra tutte le generazioni successive all’epoca dorata dei Bettini, Rebellin e Di Luca. Con la solita umiltà sorniona, non ha mai strombazzato la propria solidità nella decana delle Classiche, quella che sa sorridere anche agli scalatori ma solo se se dotati di guizzo, intuito e classe: ha sempre coltivato in modo quasi intimo una storia d’amore personale con la severa signora belga, sfiorando il podio all’esordio, un neoprofessionista di appena ventitré anni col completo zebrato della Domina, e di nuovo quando fu quinto dieci anni dopo, all’ultima stagione in Lampre, non mancando di intascare nel frattempo un altro paio di top ten. I Gasparotto o Nibali, invece, pur avendo dato una più netta impressione di poter agguantare la vittoria, non han brillato che per un paio di stagioni su queste strade. Il ricordo più recente e indelebile è quello di Scarponi che nel 2015 scala la leggendaria Redoute in testa alla corsa, mezzo minuto davanti al gruppo, con il giovanissimo e talentuoso Chaves in scia. Stava lavorando in funzione del capitano Fuglsang, oggi in lacrime alla partenza, ma quell’istantanea di Michele che scollina davanti a tutti sulle rampe del mito è un piccolo regalo che si fece e ci fece: proprio oggi acquista una rilevanza speciale.
È bello allora che arrivi qui il primo di una serie di omaggi a Michele Scarponi da parte dei suoi amici nel mondo del ciclismo, e la parola “amici” per una volta non sembra abusata come troppo spesso accade: Valverde, vincitore con gli indici e lo sguardo puntati al cielo, stenta a parlare nell’intervista, rifiuta come prima domanda di commentare il finale di gara e impone, anzitutto, il ricordo commosso, con la voce rotta e gli occhi rossi di pianto, del collega italiano e della famiglia di questi, a cui devolverà il premio.
Lo sprint folgorante di Valverde, a conclusione di una progressione che sgretola e spazza via la concorrenza, è uno dei pochi gesti tecnici che danno lustro a una giornata a cui, oggi, non ci sentiamo di rimproverare il solito, oppressivo grigiore e l’andamento mesto, contratto, come di chi corra con il cuore in un pugno. Sembra ormai questo il destino costante della Liegi, in attesa di novità che la ravvivino, però, solo per quest’anno, è davvero già molto riuscire a trovare la voglia di correre, spingere, scattare, soffrire.
Poche note di cronaca. La fuga del mattino dilaga, ma si sfalda sulla Rocca dei Falchi nonostante i sussulti finali dell’indefessa coppia Cofidis con Rossetto e Perez. Dietro bisogna aspettare il Maquisard affinché prenda corpo una mossa robusta, con in luce gli ottimi De Marchi, Brambilla e Benedetti rodando i motori per il Giro, assieme a nomi noti come Latour o Betancur, che fa respirare i suoi compagni Movistar fino ad allora in testa al gruppo, o la coppia Dimension Data di Fraile e Haas. La Redoute però, invece che spaccare la corsa, la rimpasta, con le trenate di Sebastian Henao e Kreuziger che ricuciono i distacchi. Eccoci alla Rocca dei Falchi dove ci prova l’altro Henao, il più forte Sergio Luis, con Kreuziger stavolta più aggressivo che difensivo. La testa del gruppo si rimescola con gli abituali giri di mano che vedono gruppetti diversi provare a sganciarsi tra scatti e controscatti – tutti piuttosto timidi, invero – finché non se ne va un’altra buona azione con il sempre coraggioso Tim Wellens a fare la parte del leone, più di nuovo un paio di italiani, Villella che scorta il suo capitano Woods, e Damiano Caruso che sembra pensare soprattutto ai suoi capitani belgi rimasti in gruppo, Van Avermaet e Teuns. Ci sono anche l’assatanato Kreuziger e la promessa Sam Oomen (oltre a Vuillermoz e Konrad).
La Sky è rimasta fuori dal mazzo e si incarica dunque di menare le danze dietro, levando le castagne dal fuoco a un Valverde provvisoriamente a corto di compagni. Moscon, il trentino 23enne che già fu splendido alla Roubaix, viene speso in un’infinita menata da mulo che smonta le velleità degli attaccanti, dei quali si rilancia in avanti solo l’indomito Wellens, senza che però il suo vantaggio faccia mai sperare che possa superare il Saint-Nicolas, la salita degli italiani che ci introduce al gran finale. Fedele al suo nome, la côte tra le case di mattoni imbruniti si apre e si chiude con begli spunti italici: il primo è ancora Villella, che allunga fluido, e viene agguantato solo dalla duplice fucilata di Sergio Henao e Albasini, ansiosi di anticipare. Il gruppo si ricompatta grazie all’intensità di Ion Izagirre altro gregario più o meno involontario di Valverde (in Movistar l’anno scorso, ma ora sarebbe pure capitano in casa Bahrein-Merida!): tuttavia prima che spiani l’ultimo metro del Saint-Nicolas squilla di nuovo un acuto italiano, con Formolo che allunga decisissimo e prende il largo, mentre dietro si tentenna.
Formolo regge bene sui saliscendi infarciti di sanpietrini, ma lo strappo finale di Ans incombe: il primo allungo è di Fraile, ma le polveri sono bagnate da quella fuga di tanti km fa.
Al fulmicotone la sparata di Daniel Martin ai -800 metri dal traguardo, lui sì prende il largo e dribbla Formolo in scioltezza: dietro però è l’Orica che s’incarica di tirare il guinzaglio, peraltro con un’azione confusa in cui non è chiaro se Adam Yates e Albasini collaborino o pensino ciascuno a sé – l’impressione è che entrambi pensino a Valverde, finiranno infatti settimo e ottavo. Quando Valverde innesca la sua progressione, lo sparpaglìo è graduale ma inesorabile, la lunga fila indiana di una ventina di uomini che serpeggiava per le vie delle periferie belghe si sbriciola, perdono le ruote i Bardet, i Majka, i Van Avermaet, mentre Valverde piomba su Daniel Martin come il falco su un coniglio, rifiata in curva, riapre il gas in piena spinta ma in appena pochi metri già capisce di aver schiantato tutti e con ampio anticipo si rialza, leva gli indici, guarda lassù, oltre il cielo di polvere e limatura, lasciandosi alle spalle gli affanni di Martin ancora secondo, di Kwiatkowski in rimonta affannosa, di Matthews che sprinta forte in salita dopo aver sgomitato sorprendentemente sulla Redoute, di Izagirre indomito, e poi tutti gli altri. Pozzovivo dodicesimo, primo degli italiani nell’ordine d’arrivo, ma il primo italiano, oggi, passava il traguardo con Valverde.
Comunque Scarponi oggi sarebbe stato contento dell’azzardo e della smorfia sofferta di Formolo, delle sortite di Villella, delle puntate offensive in funzione dei capitani fatte da De Marchi, Brambilla o Caruso, di Moscon duro, umile e fedele, del proprio capitano di anni anteriori Fuglsang, che arriva a dieci secondi dopo una gara cominciata con un pianto a dirotto ma altresì del compagno e collega Cataldo che, già distrutto emotivamente al via, non ce l’ha fatta a finire.
Eppure, va detto, questa corsa da italiani vede gli italiani anche se degnissimi sempre più outsider e gregari. Forse c’è un qualche rapporto con il calo di oltre il 40% dei km in bici percorsi all’anno per abitante, in Italia rispetto al 1997, vent’anni fa, quando Michele era juniores?
Michele Scarponi fu tra i primi e più entusiasti professionisti a sostenere, l’iniziativa #salvaiciclisti, innescata ormai cinque anni fa. Da allora i ciclisti morti in Italia hanno superato i milleduecento. Michele è uno fra le centinaia di ciclisti che ogni anno vengono ammazzati sulle strade italiane, chi per lavoro – come nel suo caso, o di chi in bici ci va in fabbrica o in ufficio – chi per il puro piacere di spostarsi senza rumore e inquinamento. Non credete a chi dice che è perché la bici è intrinsecamente pericolosa: la straripante maggioranza delle morti è causata da un veicolo a motore. Non credete a chi dice che non potrebbe essere diversamente, perché le strade sono fatte per le automobili: negli altri Paesi europei la situazione è ben diversa rispetto all’Italia. In Francia, dove il ciclismo, numeri alla mano, si pratica quanto in Italia, i morti si attestano intorno ai 150 all’anno. La media italiana dal 2001 al 2015 è di 300.
L’Italia è di gran lunga il Paese con la peggior combinazione di pratica ciclistica relativamente moderata e gran numero di morti: la Polonia, con cui ci disputavamo il poco ambito trofeo, ha rivoluzionato la propria sicurezza stradale nell’ultimo quinquennio. La Spagna, vent’anni fa uno dei Paesi meno pedalatori del continente nonostante il mito Indurain, ha cambiato in modo sempre più radicale il proprio codice della strada dal 2001 al 2014, con governi di ogni colore, e nell’ultimo biennio il ciclismo amatoriale ha scavalcato calcio, nuoto e atletica diventato lo sport più praticato nel tempo libero.
L’isteria dei guidatori italiani, sulle strade o in rete, ignora che vent’anni fa la presenza ciclistica sulle strade del Belpaese era quasi doppia e l’auge recente ha recuperato solo parte di quel prezioso patrimonio. Come si circolava allora? E come faranno mai in Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Corea del Sud con tre, quattro, dieci volte i ciclisti che ha l’Italia? Saranno tutti in coda, o viceversa la mobilità è molto più fluida ed efficiente per tutti?
Mentre in altri Paesi, come appunto la Spagna, le leggi obbligano i guidatori di veicoli motorizzati a contemplare perennemente la possibilità della presenza di un ciclista per reagire di conseguenza (dal metro e mezzo di distanza obbligatoria per sorpassare, fino ai limiti di velocità ridotti in orari di forti flussi ciclistici, o all’obbligo di considerare il gruppo come un tutt’uno e quindi attendere il passaggio fino all’ultimo ciclista nelle rotonde, e molto altro), in Italia invece non si stimola questa cura costante, per cui il ciclista italico o è invisibile o disturba. Se l’occhio non si abitua a guardare sempre con la massima attenzione per individuare ciclisti, pedoni, motociclisti, insomma, la cosiddetta utenza debole, ebbene la probabilità del “non l’ho visto” incrementa esponenzialmente. Non è un caso: è un evento reso possibile o probabile da un contesto. Magari sei controluce, hai fretta, non vedi bene, e se non c’è niente “di grosso” in arrivo, ti butti. Con l’incuranza di chi non sa o finge di non sapere che sta conducendo, a tutti gli effetti, una potenziale arma omicida.
Il Presidente della Federciclismo dichiara che per Scarponi si è trattato di un “destino scritto male”: ad essere scritto male è il codice della strada italiano. “Si sta lavorando”, dice Di Rocco: ma è in carica da dodici anni e mentre in questo stesso periodo altre nazioni hanno fatto passi da gigante sia nella pratica ciclistica, sia nella sicurezza, noi arranchiamo nella prima e sprofondiamo nella seconda. Se davvero ci si tiene, sarebbe il caso di fare un gesto di rottura e dare le dimissioni, di fronte a un caso così eclatante. Che cosa ha fatto la FCI, ad esempio, dall’incidente gravissimo di Marina Romoli a oggi? Quali azioni concrete, quali proposte, quali pressioni sulla politica? Incrociare le dita, sperando che non accadesse qualcosa di ancora più grave? Con centinaia di morti all’anno non è questione di auspici, è solo una questione di tempo. Il tempo corre, i ciclisti vengono uccisi. E fare ciclismo diventa sempre più duro perché ancor più dei morti è il non sentirsi rispettati che fa crescere, giustamente, la paura. Michele – lo dichiarò – percepiva un aumento dei rischi e dell’aggressività del traffico, ma rimaneva ad allenarsi in Italia perché amava la propria famiglia e perché amava questo Paese: sarebbe ora che il Paese ricambiasse l’amore che Scarponi e i ciclisti e cicliste italiani di ogni età, passione, velocità riversano sulle strade dell’Italia.
Scarponi non era in doppia fila. Non era passato col rosso. Non parlava con un amico. Non era in gruppo. Non era uno “che crede di essere al Giro”, perché il Giro lui sapeva benissimo che cosa fosse. Non era uno “che si compra la bici da corsa poi non la sa guidare”. Non si prendeva rischi. Non faceva il prepotente. Aveva il casco.
E noi non dovremmo più tollerare queste sciocchezze sulle centinaia di ciclisti che come Michele vengono uccisi da mezzi a motore, per poi subire l’insulto di vedersi colpevolizzati senza alcun fondamento logico.
Se l’Italia fosse un Paese al passo con gli altri, almeno cento, centocinquanta, duecento vite di ciclisti all’anno non andrebbero perse. È pura matematica. E magari, tra esse, anche quella di un grande uomo e grande campione come Michele Scarponi. O magari no, magari sarebbero stati altri “i morti in meno”: il rischio è e sarà sempre parte del ciclismo come della vita, ogni ciclista lo accetta. Ma vogliamo davvero tollerare di rimanere con il dubbio che, se solo avessimo costruito una cultura stradale migliore, lui, Michele, come tanti altri, sarebbe tornato a casa leggero sui pedali?

Gabriele Bugada

1 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 6:24:27
2 Daniel Martin (Irl) Quick-Step Floors
3 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky 0:00:03
4 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
5 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
6 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
7 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott
8 Adam Yates (GBr) Orica-Scott 0:00:07
9 Michael Woods (Can) Cannondale-Drapac
10 Rafal Majka (Pol) Bora-Hansgrohe
11 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
12 Domenico Pozzovivo (Ita) AG2R La Mondiale
13 Sergio Henao (Col) Team Sky
14 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:10
15 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
16 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:00:14
17 Rudy Molard (Fra) FDJ
18 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
19 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal
20 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
21 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac
22 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb
23 Davide Formolo (Ita) Cannondale-Drapac
24 Dylan Teuns (Bel) BMC Racing Team 0:00:24
25 Omar Fraile (Spa) Dimension Data 0:00:28
26 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo
27 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:00:34
28 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team 0:00:51
29 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:54
30 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
31 Damiano Caruso (Ita) BMC Racing Team
32 Lawrence Warbasse (USA) Aqua Blue Sport
33 Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
34 Gianluca Brambilla (Ita) Quick-Step Floors
35 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
36 Simone Petilli (Ita) UAE Team Emirates
37 Enrico Gasparotto (Ita) Bahrain-Merida
38 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
39 Davide Villella (Ita) Cannondale-Drapac
40 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo
41 Jacques Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
42 Floris De Tier (Bel) Team LottoNl-Jumbo
43 Igor Anton (Spa) Dimension Data
44 Maurits Lammertink (Ned) Katusha-Alpecin
45 Tom-Jelte Slagter (Ned) Cannondale-Drapac
46 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin
47 Sam Oomen (Ned) Team Sunweb
48 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
49 Cyril Gautier (Fra) AG2R La Mondiale
50 Serge Pauwels (Bel) Dimension Data 0:01:00
51 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin
52 Samuel Sanchez (Spa) BMC Racing Team
53 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo
54 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:01:08
55 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:01:56
56 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
57 Enrico Battaglin (Ita) Team LottoNl-Jumbo 0:02:13
58 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
59 Jose Rojas (Spa) Movistar Team
60 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors 0:03:22
61 Stéphane Rossetto (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:03:29
62 Nathan Haas (Aus) Dimension Data 0:03:38
63 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
64 Tiago Machado (Por) Katusha-Alpecin 0:03:50
65 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
66 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
67 Stefan Denifl (Aut) Aqua Blue Sport
68 Alex Howes (USA) Cannondale-Drapac 0:04:42
69 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
70 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe
71 Nick Van Der Lijke (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij 0:04:50
72 Giovanni Visconti (Ita) Bahrain-Merida 0:05:01
73 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:05:31
74 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
75 Eliot Lietaer (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
76 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
77 Yoann Bagot (Fra) Cofidis, Solutions Credits
78 Gianni Moscon (Ita) Team Sky 0:05:35
79 Diego Rosa (Ita) Team Sky
80 Alessandro De Marchi (Ita) BMC Racing Team
81 Bart De Clercq (Bel) Lotto Soudal 0:05:41
82 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie 0:06:14
83 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:07:27
84 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:07:40
85 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
86 Arthur Vichot (Fra) FDJ
87 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
88 Rúben Guerreiro (Por) Trek-Segafredo
89 Sebastian Henao (Col) Team Sky
90 Mark Christian (GBr) Aqua Blue Sport
91 Anthony Roux (Fra) FDJ
92 Laurens De Plus (Bel) Quick-Step Floors
93 Matej Mohoric (Slo) UAE Team Emirates
94 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
95 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
96 Sébastien Delfosse (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
97 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
98 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
99 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits
100 José Mendes (Por) Bora-Hansgrohe
101 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo
102 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky
103 Lennard Hofstede (Ned) Team Sunweb
104 Michal Golas (Pol) Team Sky
105 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
106 Amael Moinard (Fra) BMC Racing Team
107 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
108 Benoit Vaugrenard (Fra) FDJ
109 Arnaud Courteille (Fra) FDJ
110 Kevin Reza (Fra) FDJ
111 Rory Sutherland (Aus) Movistar Team
112 Thomas Voeckler (Fra) Direct Energie
113 Jonathan Hivert (Fra) Direct Energie
114 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin
115 Ángel Vicioso (Spa) Katusha-Alpecin
116 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team 0:07:52
117 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:08:41
118 Romain Sicard (Fra) Direct Energie 0:09:15
119 Antoine Warnier (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect 0:10:39
120 Bryan Nauleau (Fra) Direct Energie
121 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert
122 Perrig Quemeneur (Fra) Direct Energie
123 Gregory Habeaux (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
124 Christophe Masson (Fra) WB Veranclassic Aqua Protect
125 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
126 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
127 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert
128 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ
129 Jeroen Meijers (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
130 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida
131 Pieter Weening (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
132 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin 0:10:44
133 Guillaume Bonnafond (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:11:32
134 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team 0:13:11
135 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal
136 Aaron Gate (NZl) Aqua Blue Sport
137 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team
138 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
139 Simon Gerrans (Aus) Orica-Scott
140 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
141 Oscar Riesebeek (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
142 Dries Devenyns (Bel) Quick-Step Floors
143 Michel Kreder (Ned) Aqua Blue Sport
144 Romain Guillemois (Fra) Direct Energie 0:13:32
145 Grega Bole (Slo) Bahrain-Merida
146 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale 0:13:55
147 Quentin Jauregui (Fra) AG2R La Mondiale
148 Petr Vakoc (Cze) Quick-Step Floors 0:14:09
149 Benjamin Declercq (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:14:41
150 Aime De Gendt (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
151 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin
152 Nicolas Edet (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:15:35
153 Simon Yates (GBr) Orica-Scott 0:16:39

MOENA – ORTISEI: OTTANT’ANNI DI EMOZIONI IN EN(ROSA)DIRA

Ottant’anni fa si disputava la prima tappa dolomitica della storia. Il Giro celebrerà quest’anniversario nell’anniversario con una tappa breve ma intensa, che nel tratto iniziale porterà i corridori sui grandi passi – nell’ordine Pordoi, Falzarego e Gardena – per poi riservare nel finale salite meno note ma più “cariche” di pendenze che, pur non essendo estreme, sicuramente proporranno quelle emozioni che solo le ascese dei Monti Pallidi sanno donare.

Il 2017 non è soltanto l’anno della centesima edizione della corsa rosa. Esattamente il 26 maggio, il giorno successivo a questa frazione, cadrà un altro importante anniversario, quello della prima tappa dolomitica della storia. Correva l’anno 1937 e la Vittorio Veneto – Merano attraverso i passi Rolle e Costalunga fu ideata dall’allora direttore Armando Cougnet, che era alla ricerca di un qualcosa che rendesse unica la venticinquesima edizione del Giro. Se, 26 anni prima, gli organizzatori del Tour si erano presi degli assassini per aver osato inserire nel tracciato della Grande Boucle i Pirenei, a Cougnet rischiò d’andar peggio poiché, subito dopo la presentazione del percorso e l’annuncio dell’attraversamento delle Dolomiti nel corso della 16a frazione, ci fu chi quasi arrivò a dargli del matto. Si temeva che fosse un azzardo portare la carovana su strade che all’epoca non ancora ricoperte dall’asfalto, letteralmente “scassate”, pressochè prive di protezioni verso i burroni e ancora segnate dalle vicissitudini della Grande Guerra. L’impatto con il Giro avrebbe potuto essere disastroso… e invece ebbe ragione Cougnet, anche se questi forse non si aspettava che quel giorno sarebbe scoccata la scintilla di un amore, quello tra le Dolomiti e il Giro, che continua ad ardere anche nel XXI secolo, anche se talvolta il percorso della corsa le ha un po’ tradite e in alcune edizioni c’è girato al largo e le ha fatte vedere solo da lontano, col binocolo. Di certo non potevano mancare nel tracciato della centesima edizione, che il giorno precedente quello dell’anniversario del primo tappone (per la cronaca vinto dalla maglia rosa Gino Bartali con 5’38” su Enrico Mollo e Walter Generati) proporrà una frazione breve ma intensa che in 137 Km porterà i “girini” da Moena a Canazei: la distanza è breve ma, come si suol dire, il vino nella botte piccola è solitamente il più buono e in questa giornata avrà la corposità di cinque salite che, a fine giornata, avranno fatto complessivamente percorrere 46 Km all’insù. C’è chi ha criticato il fatto che mancano nomi storici come la Marmolada o le Tre Cime, ma non sarebbe bastata una tappa – o forse un Giro intero – se si fossero volute proporre tutte le ascese affrontate tra questi monti in ottant’anni di storia. Altri hanno puntato il dito sulla distanza, ma va ricordato che talvolta le tappe di montagna brevi hanno provocato più selezioni dei tapponi vecchio stile, talvolta affrontati con troppa prudenza nel timore di clamorosi crolli nel finale. E poi c’è anche chi bocciato la collocazione delle ascese perché i tre storici passi in programma – Pordoi, Falzarego e Gardena, che non sono certo i più appetitosi sotto l’aspetto delle pendenze – sono stati posizionati nella prima parte di gara, mentre nel finale si dovranno affrontare le meno nobili ascese del Passo Pinei e di Pontives. Quest’ultima, però, ha pendenze non trascurabili negli ultimi 3 Km e a quel punto – o anche prima – potrebbe improvvisamente spegnersi la luce per qualche corridore di punta, soprattutto se ci sarà stata corsa vera già sui passi affrontati in partenza. È quel che è successo, per esempio, a Ivan Basso nel 2005 quando, attaccato proprio sulla stessa salita finale verso Ortisei, perse circa un minuto dai rivali, prima avvisaglia della profonda crisi che lo colpirà l’indomani nel tappone dello Stelvio quando, complici anche problemi di natura gastrica, giungerà al traguardo di Livigno quasi tre quarti d’ora dopo l’arrivo dei primi.
Il tappone dolomitico dell’edizione n° 100 scatterà da Moena e vedrà nei primi 15 km il gruppo ripercorrere fedelmente il finale della tappa del giorno prima, per tagliare quello che era stato il traguardo di Canazei e da lì andare all’attacco del primo colle di giornata, il mitico Pordoi. È una presenza quasi obbligata quella del passo che svetta a 2239 metri di quota, luogo di sfide belliche prima dell’avvento del ciclismo a queste latitudini come ci ricorda l’ossario militare tedesco costruito lassù negli anni ’50: il Pordoi è, infatti, la salita dolomitica più affrontata dalla corsa rosa e quello di quest’anno sarà il 40° passaggio in assoluto, quaranta come il numero dell’anno del secolo scorso nel quale questo colle fu affrontato per la prima volta e anche in quell’occasione fu Gino Bartali il corridore che vi transitò per primo in vetta davanti al compagno di squadra Fausto Coppi, fasciato della maglia rosa. Quel giorno si salì da Arabba, stavolta l’ascesa sarà affrontata dal versante che sulla carta è il meno impegnativo, ma che è divenuto il più frequentato per la possibilità d’abbinarlo alla Marmolada e che raggiunge il passo in 11,8 Km e 28 tornanti, con una pendenza media del 6,7% e un picco massimo del 9%, raggiunto al secondo chilometro dell’ascesa.
Arrivati ad Arabba, forse l’unica stazione di sport invernali dell’area dolomitica concepita secondo gli schemi delle stazioni “sky-total” delle alpi francesi, in attesa del colle successivo si percorreranno 10 Km privi di difficoltà nella zona del Livinallongo, toponimo con il quale è identificata l’alta valle del torrente Cordevole, terra che porta ancora oggi le “cicatrici” della Prima Guerra Mondiale, la più celebre delle quali è il cratere che sventrò il Col di Lana il 17 aprile del 1916, quando i militari dell’Arma del Genio fecero saltare la montagna con 5 tonnellate di dinamite per impedire all’esercito austo-ungarico di conquistarne la vetta. Oggi non si combatte più da queste parti e le uniche sfide avvengono a colpi di pedale, come accadde lo scorso anno sul Passo Falzarego, che fu l’ascesa chiave del tappone di Corvara vinto dal colombiano Esteban Chaves. Sarà proprio questa la prossima meta del gruppo che, rispetto a dodici mesi fa, salirà dal versante meridionale, il più impegnativo in quanto a pendenze, scandito dalla presenza di 17 tornanti “sorvegliati” dall’imponente Castello di Andraz, che appartenne ai principi-vescovi di Bressanone. Raggiunti i 2117 metri del valico, punto dove la strada principale comincia la discesa verso Cortina, la fatica non sarà ancora terminata perché si dovrà affrontare l’appendice di 1,2 Km verso i 2200 metri del Passo di Valparola, nella quale si raggiunge il punto di pendenza massima (14%) di un’ascesa che complessivamente è lunga 12,2 Km e sale al 6,4% medio. Lasciato il Veneto, sulle cui strade si pedalava dalla cima del Pordoi, nel corso della successiva planata la corsa farà il suo ingresso in Alto Adige, che accoglierà la corsa sulle strade della Val Badia. Si transiterà per La Villa, la più nota tra le frazioni che compongono il comune sparso di Badia per la presenza della celebre pista nera della Gran Risa, che “precipita” per 1,255 Km dal Piz la Ila e che dal 1985 ospita, nel mese di dicembre, uno slalom gigante della Coppa del Mondo di sci alpino. Un dolce falsopiano introdurrà quindi la corsa in Corvara dove, per rimaner in tema d’anniversari, esattamente 70 anni fa era collaudata e aperta al pubblico la prima seggiovia d’Italia, realizzata in legno e che permetteva di raggiungere la zona degli impianti del Col Alto. Non ci saranno “scorciatoie” per i corridori che ora dovranno affrontare il terzo e ultimo dei grandi colli di giornata, il Passo Gardena (2121 metri), che si raggiungerà con un’ascesa di 8,5 Km al 6,8%, movimentata da 17 tornanti dominati dalle verticali pareti del Gruppo del Sella, da questo lato raggiungibile attraverso una delle più spettacolari vie ferrate delle Dolomiti, la Tridentina. Il passo rappresenta la più bassa delle due porte d’accesso in quota alla Val Gardena (l’altra è la Sella di Col de To, situata a 2244 metri d’altezza, poco sopra il celebre Passo Sella), che i corridori percorreranno quasi per intero nei chilometri successivi, incontrando per primo il centro di Plan de Gralba, dove si trovava il più elevato capolinea della “Ferata de Gherdëina”, linea ferroviaria costruita dall’impero austro ungarico durante la Grande Guerra e che, molti anni dopo la cessazione del servizio (28 maggio del 1960), è stata trasformata in una suggestiva pista ciclopedonale. Pochi chilometri più avanti si giungerà sulle strade di Selva, la più rinomata località di villeggiatura della valle, che offre ai turisti anche una piccola “perla” nascosta, gli incantevoli resti di Castel Wolkenstein, costruito nel XIII secolo in un crepaccio del Gruppo delle Odle. Un altro bel maniero, non visitabile poiché ancora abitato, è quello che porta lo stesso nome della valle e che dal 1641 fa buona guardia alla vicina Santa Cristina. Superato il 100° chilometro di gara, la corsa già sarà giunta a Ortisei, ma non sarà ancora giunto il momento di mettere la parola fine al tappone che ora abbandonerà la lunga discesa dal Gardena per affrontare il Passo di Pinei, la più breve tra le cinque salite in programma oggi. Sono appena 4,2 Km, ma non vanno per questo presi troppo sottogamba perché la pendenza media è del 6,2%, con un tratto centrale di 1800 metri all’8,4% (massima del 15%): se il Gardena dava accesso all’omonima valle, questo è uno degli ingressi allo Sciliar, altipiano conosciuto in particolare per il fieno, qui utilizzato sia per corroboranti bagni termali, sia come ingrediente di una deliziosa zuppa, servita all’interno di una scodella di pane. Più impegnativa della salita è la discesa dal Pinei, 12 Km al 7,8% nel corso dei quali si transiterà per Castelrotto, centro del quale sono originari gli sciatori Peter Fill e Denise Karbon e dal quale lo scorso anno scattò la cronoscalata all’Alpe di Siusi, vinta dal russo Alexandr Foliforov per pochissimi centesimi di secondo sull’olandese Kruijswijk, che in quel momento vestiva la maglia rosa. Terminata l’ultima picchiata, una brevissima tregua pianeggiante nella valle dell’Isarco anticiperà l’attacco dell’ultima ascesa, ritornando in Val Gardena percorrendo la vecchia strada d’accesso alla valle, inaugurata il 26 ottobre del 1856 e fortemente voluta dai Moroder, i celebri scultori – prevalentemente d’arte sacra – originari di Ortisei. L’opera si rivelò costosa al punto che, per rientrare nelle spese, si fu costretti a predisporre un casello per il pedaggio a Ponte Gardena, la località dove la salita ha inizio e dove è possibile visitare Castel Trostburg, maniero del XII secolo che oggi ospita un museo dedicato ai castelli della regione. Come avveniva 160 anni, all’epoca dell’apertura di questa strada, anche stavolta sarà chiesto un esborso – in termini d’energie e non pecuniari, però – perché i 9,3 Km al 6,8% verso la località di Pontives, con i 3,3 Km conclusivi al 9,3% medio, anche in quest’occasione potranno rivelarsi indigesti per qualcuno, com’erano stati per Basso dodici anni fa. Anche perché dopo la conclusione ufficiale della salita, questa in realtà continuerà nei rimanenti 4 Km che si dovranno coprire per raggiungere il traguardo, inizialmente in maniera piuttosto blanda per poi riprendere mordente subito dopo esser transitati sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, quando un dentello al 13% a 400 metri dalla linea d’arrivo precede la breve discesina finale verso il traguardo. È apparentemente sottono ma potrebbe “suonarle” a molti questo finale disegnato nella patria dei Moroder, che hanno dato al mondo dell’arte non solo scultori ma anche un alto esponente della musica come Giorgio Moroder, conosciuto in particolare per aver composto diverse colonne sonore cinematografiche. Chissà che sinfonie ci soneranno quest’anno le Dolomiti….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo Pordoi (2239 metri). Chiamato anche Pordoijoch, Jouf de Pordoi e Jou de Pordou, è una larga sella prativa costituita dal Sasso Beccè e dal Sass Pordoi. Vi transita la SS 48 “delle Dolomiti” tra Canazei e Arabba. Il Giro l’ha scalato 39 volte e, in alcune occasioni, con due passaggi nella stessa tappa: la prima volta, il 5 giugno del 1940, vi scollinò in testa Gino Bartali nel corso della tappa Pieve di Cadore – Ortisei, vinta dallo stesso corridore toscano; l’ultima scalata risale allo scorso anno, quando Damiano Cunego conquistò questo prestigioso GPM nel corso della tappa Alpago – Corvara vinta dal colombiano Chaves.

Passo di Falzarego (2105 metri). Quotato 2117 sulle cartine del Giro 2017, è aperto tra il Piccolo Lagazuoi e il Nuvolau ed è attraversato dalla SS 48 “delle Dolomiti” tra Cernadoi (Livinallongo del Col di Lana) e Cortina d’Ampezzo. È il terzo valico dolomitico per numero di passaggi del Giro (senza contare le cinque volte nel quale fu “prolungato” verso il Valparola), con 18 traguardi GPM disputati tra il 1940, quando fu conquistato da Bartali durante la citata Pieve di Cadore – Ortisei, e il 2008 quando Emanuele Sella vi transitò in testa durante la tappa Arabba – Passo Fedai vinta proprio dallo scalatore vicentino. Si ricordano inoltre i tre passaggi in testa di Fausto Coppi nel triennio 1946-47-48 e quello di Merckx durante la Misurina – Bassano del Grappa del 1974.
Passo di Valparola (2192 metri). Aperto tra il Sasso di Stria e il Piccolo Lagazuoi e quotato 2200 sulle cartine del Giro 2017, è attraversato dalla SP 24 “del Passo di Valparola” tra il Passo di Falzarego e San Cassiano. È stato inserito sette volte nel percorso del Giro ma nello speciale albo d’oro del Valparola si contano solo 5 passaggi perché la prima volta, nel 1976, lo striscione del GPM fu anticipato al sottostante Falzarego mentre nel 1992 fu tolto all’ultimo momento dal tracciato a causa di una frana. A legare i loro nomi a questo valico sono così stati lo spagnolo Fernández Ovies nel 1977 (tappa Cortina d’Ampezzo – Pinzolo), il francese Charly Mottet nel 1990 (tappa Dobbiaco – Passo Pordoi), l’elvetico Fabian Wegmann nel 2004 (San Vendemiano – Falzes), l’italiano Matteo Rabottini nel 2012 (Falzes – Cortina d’Ampezzo) e dodici mesi fa il colombiano Darwin Atapuma nella citata tappa di Corvara.

Passo di Gardena (2121 metri). Chiamato anche Grödner Joch, separa il gruppo del Sella da quello del Cir e vi transita la SS 243 “del Passo Gardena” tra Corvara e Selva di Val Gardena. Il Giro l’ha scalato 17 volte, tenuto a battesimo da Fausto Coppi che per primo lo conquistò nel tappone Bassano del Grappa – Bolzano del Giro del 1949, da lui vinto. L’ultimo suo successore è stato lo spagnolo Rubén Plaza, sempre in occasione della tappa di Corvara disputata lo scorso anno.

Sella del Culac’ (2018 metri). Chiamata anche Kulatsch Sattel, vi transita la SS 243 “del Passo Gardena” nel corso del tratto iniziale della discesa dal Passo Gardena, tra quest’ultimo e Selva di Val Gardena.

Passo di Pinei (1442 metri). Chiamato anche Panider Sattel, è valicato dalla SP 64 tra Ortisei e Castelrotto. Il Giro l’ha affrontato due volte come GPM, nel 1991 subito dopo la partenza della tappa Selva di Val Gardena – Passo Pordoi (vinta da Franco Chioccioli) e nel 1997 nel corso della tappa Predazzo – Falzes (vinta dallo spagnolo José Luis Rubiera): a conquistare i due traguardi della montagna furono rispettivamente lo spagnolo Iñaki Gastón e il colombiano José Jaime “Chepe” González. Sul Pinei si salì anche nel 2000, durante la tappa Selva di Val Gardena – Bormio, terminata con il successo di Gilberto Simoni, ma in quella occasione il passaggio non era valido per la classifica degli scalatori.

Sella di Telfen (1090m). Si trova nei pressi dell’omonima località ed è attraversata dalla SP 24 tra Castelrotto e Siusi. Coincide con il quadrivio dove inizia la salita verso l’Alpe di Siusi e dove nel 2017 i corridori svolteranno a destra nel corso della discesa dal Passo di Pinei, in direzione di Ponte Gardena

FOTOGALLERY

Passo Pordoi, monumento a Fausto Coppi


L’ossario militare tedesco del Passo Pordoi

Il cratere del Col di Lana

Castello di Andraz

Passo di Falzarego

La Villa, la pista della Gran Risa

La Torre Exner del Gruppo del Sella, sulla quale si sviluppa la Ferrata Tridentina, vista dalla strada per il Passo Gardena

Passo di Gardena

Selva di Val Gardena, Castel Wolkenstein

Santa Cristina Valgardena, Castel Gardena

L’altipiano dello Sciliar visto dalla discesa dal Passo di Pinei

Ponte Gardena, Castel Trostburg

Ortisei, chiesa parrocchiale di Sant’Ulrico e dell’Epifania del Signore

Il Gruppo del Sella visto dalla Val Gardena al momento dell’enrosadira e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa del Giro 2017 (www.garni-astrid.com)

Il Gruppo del Sella visto dalla Val Gardena al momento dell’enrosadira e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa del Giro 2017 (www.garni-astrid.com)

VALVERDE, POKERISSIMO CON VISTA LIEGI

aprile 19, 2017 by Redazione  
Filed under 6) FRECCIA VALLONE, News

Quarto successo consecutivo e quinto in carriera alla Freccia Vallone per il fuoriclasse murciano che, dopo il gran lavoro della sua Movistar per tenere sotto controllo gli attaccanti di giornata, scherza con gli avversari sul muro di Huy per poi fare il vuoto negli ultimi 150 metri e imporsi davanti a Daniel Martin e al sorprendente Dylan Teuns, candidandosi nel ruolo di grande favorito anche per la “Doyenne”. In casa Italia arriva il 10° posto di Diego Ulissi e con lui si mettono in evidenza anche Alessandro De Marchi, rimasto al comando prima da solo e poi in compagnia di Bob Jungels, e Gianni Moscon, determinante nell’andare a riprendere il lussemburghese prima della rampa finale.

Dopo un’avvincente Amstel Gold Race che ha visto il successo di un Philippe Gilbert tornato ai fasti di qualche anno fa il Trittico delle Ardenne è proseguito con la Freccia Vallone che – anche alla luce dei forfait del campione belga, per via di un risentimento muscolare che lo costringerà a saltare anche Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia, e di Julien Alaphilippe, secondo nelle ultime due edizioni e fermo ai box per problemi a un ginocchio – aveva un favorito d’obbligo in Alejandro Valverde (Movistar), autore di uno strabordante avvio di stagione e già capace di imporsi in cima al muro di Huy nelle ultime tre edizioni, oltre che in quella del 2006.
Non a caso è stata la formazione guidata da Eusebio Unzué a mantenere cucita la corsa per gran parte dei 204,5 km del percorso, incaricandosi di tenere sotto controllo e poi andare a riprendere la fuga iniziale, che ha visto protagonisti Fabien Doubey (Wanty-Gobert), Yoann Bagot (Cofidis), Nils Politt (Katusha-Alpecin), Romain Guillemois (Direct Énergie), Daniel Pearson (Aqua Blue) e Olivier Pardini (WB Veranclassic), che dopo il primo dei tre passaggi previsti sul muro di Huy è rimasto per un breve tratto solo al comando, e a non dare spazio ai successivi contrattacchi. Un brillante Alessandro De Marchi (BMC) ci ha provato una prima volta sulla Côte d’Ereffe, venendo strettamente marcato da Carlos Betancur, e poi ha fatto il vuoto sulla Côte de Cherave a 35 km dal traguardo, acquisendo una ventina di secondi margine sul resto del gruppo.
A sparigliare le carte ci ha provato la Quick-Step Floors che, rimasta orfana di due dei tre capitani e potendo contare sul solo Daniel Martin, si è portata in testa lungo il secondo passaggio sul muro per lanciare Bob Jungels, che si è rapidamente riportato su De Marchi e, dopo aver percorso un tratto in compagnia del 30enne friulano, lo ha addirittura staccato in un tratto in discesa e ha acquisito fino a 50” di margine. Sembrava che l’azione dell’emergente lussemburghese potesse avere buon gioco, alla luce del fatto che la Movistar era rimasta a corto di uomini e al pari dell’Orica-Scott, che aveva affiancato la compagine iberica nel condurre l’inseguimento, non sembra avere le forze per andarlo a riprendere. Invece, determinante è stato il gran lavoro di Gianni Moscon (Sky) che, dopo aver replicato sulla Côte de Cherave, penultima ascesa di giornata, a un allungo di Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), si è portato in testa al gruppo dove pedalavano i suoi capitani di giornata Sergio Henao e Michal Kwiatkowski e ha fatto sì che il vantaggio di Jungels venisse dimezzato ai piedi della rampa finale.
Non c’è stato, dunque, nulla da fare per il battistrada e l’ascesa verso il traguardo si è trasformata in una lunga fase di studio con Valverde che, similmente a quanto fatto negli ultimi anni, ha preso la testa del plotoncino che andava via via sfilacciandosi attendendo le mosse dei suoi avversari, tra i quali si è visto un Diego Ulissi (UAE-Abu Dhabi) finalmente competitivo dopo le ultime non esaltanti uscite. A rompere gli indugi è stato Romain Gaudu (FDJ): a quel punto il fuoriclasse murciano ha preso la ruota del giovane francese e ai -150 metri dal traguardo con irrisoria facilità ha salutato la compagnia, andando a conquistare la sua quinta Freccia Vallone e il decimo successo in una stagione che lo sta vedendo dominante come mai, forse, lo era stato in passato. La piazza d’onore è andata, con una buona rimonta nel finale, a Daniel Martin che in prossimità della linea del traguardo ha avuto la meglio su di un sorprendente Dylan Teuns (BMC), mentre 4° si è piazzato Henao davanti a Michael Albasini (Orica-Scott), che si è confermato dopo il terzo posto dell’Amstel Gold Race, a un buon Warren Barguil (Team Sunweb), a un Kwiatkowski per il quale le pendenze estrema del muro di Huy si sono rivelate un po’ troppo ostiche, al duo della FDJ composto da Rudy Molard e da Gaudu e a un Ulissi che è un po’ calato nell’ultimo tratto ma ha salvato un piazzamento nella top ten mentre l’altro azzurro atteso alla vigilia, Enrico Gasparotto, non ha portato a termine la prova, probabilmente a causa dei postumi della caduta avvenuta all”Amstel. L’attenzione si sposta ora sulla Liegi-Bastogne-Liegi con Valverde che sarà ancora una volta l’uomo da battere dopo i successi conquistati nel 2006, nel 2008 e nel 2015.

Marco Salonna

ORDINE D’ARRIVO

1 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 5:15:37
2 Daniel Martin (Irl) Quick-Step Floors 0:00:01
3 Dylan Teuns (Bel) BMC Racing Team
4 Sergio Henao (Col) Team Sky
5 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott
6 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
7 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
8 Rudy Molard (Fra) FDJ
9 David Gaudu (Fra) FDJ
10 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
11 Michael Woods (Can) Cannondale-Drapac
12 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
13 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:08
14 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale
15 Robert Gesink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
16 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
17 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal 0:00:13
18 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
19 Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
20 Jonathan Hivert (Fra) Direct Energie 0:00:16
21 Tom-Jelte Slagter (Ned) Cannondale-Drapac
22 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
23 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac 0:00:21
24 Eduardo Sepulveda (Arg) Fortuneo – Vital Concept
25 Maurits Lammertink (Ned) Katusha-Alpecin 0:00:24
26 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale
27 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale 0:00:29
28 Igor Anton (Spa) Dimension Data
29 Rafal Majka (Pol) Bora-Hansgrohe 0:00:35
30 Diego Rosa (Ita) Team Sky
31 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:37
32 Georg Preidler (Aut) Team Sunweb 0:00:39
33 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:42
34 Arthur Vichot (Fra) FDJ
35 Elie Gesbert (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:00:45
36 Nathan Haas (Aus) Dimension Data
37 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo 0:00:48
38 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo 0:00:50
39 Bob Jungels (Lux) Quick-Step Floors 0:00:53
40 Xandro Meurisse (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:54
41 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
42 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
43 Rúben Guerreiro (Por) Trek-Segafredo
44 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
45 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
46 Samuel Sanchez (Spa) BMC Racing Team 0:01:01
47 Ben Hermans (Bel) BMC Racing Team
48 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
49 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team
50 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
51 Laurens De Plus (Bel) Quick-Step Floors
52 Cyril Gautier (Fra) AG2R La Mondiale
53 Simone Petilli (Ita) UAE Team Emirates
54 Eliot Lietaer (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
55 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:01:13
56 Maxime Vantomme (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
57 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
58 Jacques Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data 0:01:17
59 Floris De Tier (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:01:21
60 Serge Pauwels (Bel) Dimension Data
61 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
62 Silvan Dillier (Swi) BMC Racing Team
63 Armindo Fonseca (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:01:26
64 Sebastian Henao (Col) Team Sky
65 Bart De Clercq (Bel) Lotto Soudal 0:01:34
66 Wilco Kelderman (Ned) Team Sunweb
67 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
68 Enrico Battaglin (Ita) Team LottoNl-Jumbo
69 Jose Rojas (Spa) Movistar Team 0:01:38
70 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert 0:01:44
71 Juan Jose Lobato (Spa) Team LottoNl-Jumbo 0:01:52
72 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:02:09
73 Merhawi Kudus (Eri) Dimension Data
74 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
75 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
76 Haimar Zubeldia (Spa) Trek-Segafredo
77 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits
78 Stéphane Rossetto (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:02:13
79 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team
80 Ben O’Connor (Aus) Dimension Data
81 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal
82 Dimitri Peyskens (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
83 Alex Howes (USA) Cannondale-Drapac
84 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
85 Brendan Canty (Aus) Cannondale-Drapac
86 Maxime Bouet (Fra) Fortuneo – Vital Concept
87 Brice Feillu (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:02:20
88 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
89 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:02:23
90 Perrig Quemeneur (Fra) Direct Energie
91 Romain Sicard (Fra) Direct Energie 0:02:27
92 Nicolas Edet (Fra) Cofidis, Solutions Credits
93 Nikita Stalnov (Kaz) Astana Pro Team 0:02:31
94 Giovanni Visconti (Ita) Bahrain-Merida
95 Antoine Warnier (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
96 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team
97 Bryan Nauleau (Fra) Direct Energie
98 Amael Moinard (Fra) BMC Racing Team
99 Sébastien Delfosse (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect 0:02:41
100 Christophe Masson (Fra) WB Veranclassic Aqua Protect
101 Dries Devenyns (Bel) Quick-Step Floors 0:02:46
102 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
103 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:02:56
104 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
105 Michel Kreder (Ned) Aqua Blue Sport
106 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:03:00
107 Guillaume Bonnafond (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:03:04
108 Lennard Hofstede (Ned) Team Sunweb
109 Ángel Vicioso (Spa) Katusha-Alpecin 0:03:11
110 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie 0:03:14
111 Kevin Reza (Fra) FDJ 0:03:19
112 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky 0:03:22
113 Franck Bonnamour (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:03:30
114 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe 0:03:32
115 Maximilian Schachmann (Ger) Quick-Step Floors
116 Jenthe Biermans (Bel) Katusha-Alpecin 0:03:55
117 Preben Van Hecke (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
118 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert 0:04:20
119 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal 0:04:36
120 Mark Christian (GBr) Aqua Blue Sport
121 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
122 Gianluca Brambilla (Ita) Quick-Step Floors 0:05:51
123 Michal Golas (Pol) Team Sky
124 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
125 Jack Haig (Aus) Orica-Scott
126 Petr Vakoc (Cze) Quick-Step Floors 0:05:54
127 Matej Mohoric (Slo) UAE Team Emirates
128 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
129 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
130 Christopher Juul Jensen (Den) Orica-Scott 0:06:09
131 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida 0:06:16
132 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:06:42
133 Daryl Impey (RSA) Orica-Scott 0:07:04
134 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
135 Rory Sutherland (Aus) Movistar Team
136 Andrey Grivko (Ukr) Astana Pro Team 0:07:14
137 Damien Howson (Aus) Orica-Scott 0:07:16
138 Bert-Jan Lindeman (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:07:46
139 Cedric Pineau (Fra) FDJ 0:08:56
140 Quentin Jauregui (Fra) AG2R La Mondiale
141 Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale 0:08:59
142 Paul Ourselin (Fra) Direct Energie
143 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
144 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits
145 Alessandro De Marchi (Ita) BMC Racing Team
146 Floris Gerts (Ned) BMC Racing Team
147 Grega Bole (Slo) Bahrain-Merida 0:09:05
148 Simon Geschke (Ger) Team Sunweb
149 Sindre Skjøstad Lunke (Nor) Team Sunweb
150 Gregory Habeaux (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
151 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin

Per la quinta volta Valverde sconfigge le ostiche pendenze del Muro di Huy, prima ancora che gli avversari, e fa sua la Freccia Vallone (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Per la quinta volta Valverde sconfigge le ostiche pendenze del Muro di Huy, prima ancora che gli avversari, e fa sua la Freccia Vallone (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

GILBERT, POKER D’AMSTEL

aprile 16, 2017 by Redazione  
Filed under 5) AMSTEL GOLD RACE, News

Il campione belga si invola sull’ultima ascesa in compagnia di Kwiatkowski e brucia il polacco allo sprint. Per Gilbert è il quarto successo in carriera all’Amstel Gold Race. Terza piazza per Albasini. Il migliore degli italiani è Sonny Colbrelli, nono.

È la rinascita di Philippe Gilbert la storia della primavera ciclistica 2017. Già vincitore della Tre Giorni di La Panne e del Giro delle Fiandre, il quasi 35enne belga ha infilato il terzo successo della campagna del Nord sulle strade dell’Amstel Gold Race, già conquistata per tre volte in passato. Neppure il cambio di percorso, che ha allontanato dal traguardo il Cauberg e privato così Gilbert del trampolino di lancio prediletto, è stato sufficiente a spezzare il feeling tra la classica olandese e il campione di Verviers, che ha anticipato l’azione al Kruisberg, a oltre 30 km dal traguardo.
Gilbert si è mosso la prima volta per inseguire Tiesj Benoot, in compagnia di Sergio Henao, Bert-Jan Lindeman, Michael Albasini e Nathan Haas. Su di loro si sono subito riportati Jon Izagirre e José Joaquin Rojas, da subito esentato dai cambi per via della presenza alle sue spalle di Valverde.
La prima replica è arrivata da Tim Wellens, a 30 km circa dal traguardo, sulle rampe del Fromberg. Quasi in contemporanea, due vincitori degli anni passati come Kreuziger e Gasparotto sono finiti a terra e hanno dovuto accantonare ogni ambizione.
I sette di testa hanno presto trovato collaborazione, e così, sul Keutenberg, gli altri big sono stati costretti alla reazione. Il primo a muoversi è stato Greg Van Avermaet, ma ad impressionare è stato il cambio di passo di Michal Kwiatkowski. Il vincitore della Milano-Sanremo ha staccato i compagni di viaggio e nello spazio di poche centinaia di metri ha guadagnato le code del drappello di testa. Valverde, Van Avermaet e Felline hanno provato invano ad aggrapparsi al polacco, andando a formare un secondo gruppetto in compagnia di Wellens, raccolto per strada.
L’accordo tra gli uomini di testa è durato fino al Bemelerberg, quando Valverde e compagni, raggiunti anche da Jungels, Barguil e Rui Costa, pedalavano ormai con oltre 40’’ di ritardo.
Sull’ultima asperità di giornata, è stato Kwiatkowski il primo a muoversi, a 7 km dal termine. Gilbert ha subito riconosciuto la minaccia, mentre Haas si è lanciato nella scia del belga. Tra i primi due e gli altri si è creato subito un gap di cinque metri, rimasto pressoché invariato fin quasi in cima alla salita. A produrre lo strappo definitivo è stato il contrattacco di Gilbert: Kwiatkowski non ha ceduto un metro, ma nessuno degli inseguitori ha avuto la forza per rilanciare di nuovo l’andatura.
Fino all’ultimo chilometro, la coppia di testa ha proseguito in perfetto accordo. Soltanto allora, quando nessuno poteva più minacciare le prime due piazze, è iniziato un surplace che ha visto Kwiatkowski lasciare sempre qualche metro all’avversario, come a volerlo indurre nella tentazione della volata lunga. Il tranello in cui Sagan era caduto a Sanremo non ha però funzionato con Gilbert, che ha invece atteso che fosse il polacco a fare la prima mossa. Ed è stato anzi proprio Kwiatkowski a peccare di troppa fretta, riuscendo sì a cogliere di sorpresa il belga, ma incartandosi quando al traguardo mancavano ancora 100 metri buoni. Gilbert ha così avuto il tempo di ricucire il divario e saltare l’avversario, salutando con un gesto della mano il completamento di uno storico poker.
Dieci secondi più tardi, Michael Albasini ha conquistato il gradino più basso del podio, anticipando allo sprint Haas, Rojas, Henao e Izagirre. Oltre il minuto il ritardo di tutti gli altri, a cominciare dall’austriaco Gogl. Buon nono Sonny Colbrelli, migliore degli italiani, capace di precedere Michael Matthews.

ORDINE D’ARRIVO
1 Philippe Gilbert (Bel) Quick-Step Floors 6:31:40
2 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
3 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott 0:00:10
4 Nathan Haas (Aus) Dimension Data
5 Jose Rojas (Spa) Movistar Team
6 Sergio Luis Henao Montoya (Col) Team Sky
7 Jon Izaguirre Insausti (Spa) Bahrain-Merida 0:00:14
8 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:01:10
9 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida 0:01:11
10 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
11 Juan Jose Lobato Del Valle (Spa) Team LottoNl-Jumbo
12 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
13 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
14 Arthur Vichot (Fra) FDJ
15 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal
16 Kristian Sbaragli (Ita) Dimension Data
17 Jay Mccarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
18 Daryl Impey (RSA) Orica-Scott
19 Alejandro Valverde Belmonte (Spa) Movistar Team
20 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo

Philippe Gilbert festeggia il quarto successo in carriera allAmstel Gold Race (foto Bettini)

Philippe Gilbert festeggia il quarto successo in carriera all'Amstel Gold Race (foto Bettini)

TIRANO – CANAZEI: CUSCINETTO SÌ… MA DI PIETRA!

Ultima frazione di trasferimento per la corsa rosa, ma quella che terminerà ai piedi delle Dolomiti non sarà una classica tappa “cuscinetto”, di quelle che s’inseriscono in mezzo ai tapponi e che di solito sono votate all’arrivo in volata. Il finale progressivamente “salente” e le salite previste nella prima parte del tracciato metteranno fuori causa i velocisti e le loro formazioni dei velocisti e nemmeno le squadre dei big saranno troppo interessate a spremersi quest’oggi: via libera ai fuggitivi, dunque, per un’occasione d’oro per tutti quei cacciatori di tappe che sono finora rimasti a bocca asciutta.

Dicesi tappe cuscinetto quelle frazioni che s’interpongono tra due giornate focali di corsa. In parole povere, una tappa di trasferimento inserita tra due tapponi per permettere di rifiatare e di ricalcolare i propri obiettivi, proprio come accadrà il 24 maggio, quando ci si metterà in sella lasciandosi alle spalle la durissima giornata caratterizzata dalla doppia scalata dello Stelvio e con il pensiero rivolto alle Dolomiti, che saranno teatro di gara ventiquattrore più tardi. Ma stavolta il cuscinetto non sarà affatto morbido e non poteva essere altrimenti, giungendo in una delle più note località dei Monti Pallidi e avendo in programma 219 Km che avranno un aspetto montagnoso nei primi 140 Km. Le difficoltà si esauriranno a quel punto ma, di fatto, la strada poi continuerà a puntare verso l’alto per tutto il tratto restante, su pendenze dolcissime che non si possono definir salita ma che certamente non faranno di questa tappa un’ennesima occasione per i velocisti, di solito protagonisti al traguardo in tappe del genere. A calcare il palcoscenico del Giro oggi saranno i fuggitivi che, proprio per l’impossibilità degli sprinter di primeggiare, avranno ben poche formazioni sguinzagliate al loro inseguimento, principalmente quelle di corridori che rischiano l’uscita dalla momentanea top ten della classifica e che dunque staranno attente che il vantaggio degli attaccanti non assuma dimensioni preoccupanti. Un’opportunità da non perdere, dunque, soprattutto per quei corridori e per quelle squadre che finora sono rimaste a secco di vittorie. Generale, invece, dovrebbe essere il disinteresse delle squadre dei big, che oggi cercheranno soprattutto di non sprecare troppe energie in vista della frazione di Ortisei. Le salite previste in questa tappa, tra l’altro, sono di “ordinaria amministrazione” e potrebbero far male solo se la tappa partirà molto velocemente, anche perché la prima inizierà ad appena 3 Km dal via, quando si lascerà la Valtellina per salire dal versante più impegnativo all’Aprica, stazione di villeggiatura nata “per caso” sull’omonimo passo in seguito ad un incidente capitato a una comitiva diretta a Sankt Moritz e che a causa di un guasto alla loro carrozza fu costretta a una breve vacanza forzata all’Aprica, risultata gradevole al punto che dall’anno successivo ci si tornerà puntualmente. Percorsi gli 11,5 Km al 6,8% dell’ascesa che ricondurrà la corsa rosa in Valcamonica, si completerà la risalita di quest’ultima in direzione del Tonale, toccando i principali centri dell’alta valle del fiume Oglio come Vezza e Temù, sede di un museo dedicato alla “Guerra Bianca” combattuta durante la Prima Guerra Mondiale sul lunghissimo fronte che andava dallo Stelvio fino al Lago di Garda attraversando i gruppi montuosi dell’Ortles-Cevedale e dell’Adamello-Presanella. Dopo la rinomata Ponte di Legno – il cui nome deriva dall’antica denominazione di Dalaunia di queste terre, citate per la prima volta come “Indalaunias” nell’atto di donazione della valle alla basilica di S. Martino di Tours (Francia) da parte di Carlo Magno – il percorso della 17a frazione andrà a raggiungere il suo culmine ai 1883 metri del Tonale, passo che nel 1933 accolse il quarto e ultimo dei traguardi GPM previsti in quell’edizione, la prima nella quale gli scalatori ebbero il riconoscimento di una speciale classifica, non ancora contraddistinta dalla maglia verde e conquistata da Alfredo Binda che quell’anno vinse anche il suo quinto e ultimo Giro d’Italia. Superati gli 8,2 Km al 6,3% del versante lombardo, la corsa entrerà in Trentino sfiorando il sacrario costruito negli anni ’30 dallo scultore bresciano Timoteo Bortolotti per accogliervi le spoglie di oltre 800 soldati caduti durante la Grande Guerra. I successivi 46 chilometri avranno come scenario la “valle dell’acqua”, come si potrebbe chiamare la Val di Sole, il cui nome deriverebbe, infatti, da quello di Sulis, la divinità celtica che diventerà Minerva per i romani e che era qui venerata quale protettrice delle fonti termale della zona, quelle di Peio e Rabbi. I corridori la percorreranno per intero, avendo per lunghi tratti la compagnia della linea ferroviaria a scartamento ridotto Trento-Malè-Mezzana, aperta nel 1909 – è una “coscritta” del Giro d’Italia, quindi –
E percorsa da un trenino che i locali ironicamente ribattezzarono “vaca nonesa” perché il fischio che annunciava il suo arrivo era molto simile a un muggito. Dopo Malè, paese del quale è originaria l’astronauta Samantha Cristoforetti, la corsa rosa giungerà tra i meleti della Val di Non approdando quindi a Cles, centro che ha tra i suoi figli più illustri Maurizio Fondriest e, andando molto più indietro nel tempo, il cardinale Bernardo Clesio, uno dei promotori del Concilio di Trento, evento per il quale tanto si prodigò, ma al quale non riuscì a partecipare perché morì a Bressanone nel 1539, sei anni prima dell’apertura della prima sessione: presso il borgo si trova ancora il castello che appartene al suo casato e che fu costruito a sorveglianza del Ponte Alto, manufatto romanico che collegava Cles al resto della Val di Non e che oggi non è più possibile ammirare poiché sommerso dalle acque del lago artificiale di Santa Giustina, la cui diga fu inaugurata nel 1951 e per molti anni fu la più alta d’Europa.
Al termine dela discesa si attraverserà la Chiusa della Rocchetta, stretta gola al di là della quale si apre la Piana Rotaliana, area del Trentino conosciuta per la produzione del Teroldego Rotaliano, vino il cui nome deriverebbe dal termine tedesco Tiroler gold (letteralmente “Oro del Tirolo”) oppure dalla Teroldola, varietà d’uva che ebbe il suo primo momento di gloria quando fu citata in un documento del Concilio di Trento. La pianura che qui troveranno i “girini” sarà di breve durata perché, una volta attraversato il corso dell’Adige, subito si riprenderà a salire, stavolta diretti in Val di Cembra, culla della dinastia dei Moser, famiglia nella quale sono nati ben 10 corridori che portano questo cognome – il più celebre dei quali è Francesco, vincitore di Giro d’Italia, Milano-Sanremo e record dell’ora nella fantastica stagione 1984 – ai quali si affianca anche il due vincitore della corsa rosa Gilberto Simoni, che dei Moser è cugino di secondo grado. La meta della salita – 8,1 Km al 5,7% – sarà collocata poco oltre Palù, la piccola frazione del comune di Giovo che ha dato i natali non solo ai Moser ma anche all’ex campionessa italiana di lancio del giavellotto Cinzia Dallona. Si scollinerà in frazione Ville, nella quale svetta la torre del cosiddetto “Castello della Rosa”, ma poi la strada continuerà a prender quota risalendo il tratto finale della pittoresca Val di Cembra, percorsa dal torrente Avisio e famosa per le “Piramidi di Segonzano”, pinnacoli di roccia scolpiti 50000 anni dall’azione erosiva delle acque. Altre acque che colorano d’azzurro quest’angolo del Trentino sono quelle del lago di Stramentizzo, bacino realizzato artificialmente nel 1956 sommergendo l’omonimo borgo e che oggi è frequentato dagli appassionati della pesca alla trota iridea. Giunti alle porte della Val di Fiemme inizierà l’interminabile tratto in leggera pendenza che si potrarrà per ben 45 Km sino a Canazei, superando in quest’ultima porzione di gara 634 metri di dislivello, che corrispondo a una pendenza media globale dell’1,4%. Solamente all’inizio di questo tratto questa salita si “concretizza”, esattamente nel momento nel quale si affronteranno i 3,6 km al 5,5% che si concludono alle porte del capoluogo della valle, la cittadina di Cavalese, il cui principale monumento è proprio il palazzo dalla facciata affrescata che accoglie dal 1810 la sede della Magnifica Comunità di Fiemme. Subito dopo Cavalese una lunga porzione di strada priva d’inclinazione attraverserà i centri di Tesero – dal quale parte la ripida strada d’accesso all’Alpe di Pampeago, scoperta dal Giro nel 1998 e alla quale si è poi tornati in altre quattro occasioni – e di Ziano, per poi giungere a Predazzo, località di villeggiatura situata nel punto dove la valle volge bruscamente in direzione delle Dolomiti e dove dal 1920 ha sede la più antica scuola militare alpina del mondo, quella della Guardia di Finanza, ospitata in una caserma che era stata originariamente costruita per i “cacciatori imperiali” dell’esercito asburgico e nella quale ha sede anche il 5° nucleo atleti sciatori del gruppo sportivo Fiamme Gialle, nel quale hanno militato campioni del calibro di Gustav Thöni, Piero Gros, Kristian Ghedina e, in campo femminile, Isolde Kostner e Denise Karbon.
Attraversata Predazzo – nel cui territorio comunale, lungo la strada diretta al Passo Rolle, si trova il Forte Dossaccio, costruito dagli austro-ungarici lungo quello che un tempo era il confine di stato – la strada riprenderà a puntare con dolcezza verso l’alto e, dopo il piccolo abitato di Forno (il cui nome ricorda l’abbandonata attività di lavorazione di una pietra locale, il Bol Ross, dalla quale era estratta una tintura usata come vernice protettiva) il gruppo saluterà la Val di Fiemme e passerà in Val di Fassa, giungendo poco dopo a Moena, località celebre tra gli appassionati di formaggi per il Puzzone DOP e tra quelli del ciclismo per la gran fondo di mountain bike “Val di Fassa Bike” (fino al 2007 nota come “Rampilonga”) e per i due tapponi del Giro che vi furono organizzati nel 1962 e nel 1963 sul medesimo tracciato e che Vincenzo Torriani ribattezzò “Cavalcata dei Monti Pallidi”. Solamente nel 1963 però – quando s’impose Vito Taccone, alla sua quinta affermazione in quell’edizione della corsa rosa – si riuscì ad andare regolarmente al traguardo perché l’anno prima le estreme condizioni meteorologiche costrinsero l’organizzazione a interrompere la corsa in vetta al Passo Rolle, dove fu dichiarato vincitore un altro corridore abruzzese, Vincenzo Meco.
Mentre le Dolomiti si faranno fisicamente più vicine, si giungerà a Vigo di Fassa, una delle principali stazioni di villeggiatura della valle, situata ai piedi del Catinaccio e non distante dalle spettacolari Torri del Vajolet, ai cui piedi giunsero altre due difficilissime frazioni della corsa rosa, entrambe vinta da corridori spagnoli, Andrés Gandarias nel 1976 e Mikel Nieve nel 2011.
Sono immagini di giri passati, recenti e più remoti, che s’affaccerrano alla finestra della memoria nel finale di questa tappa di transizione, in attesa dell’approdo odierno a Canazei e con già l’acquolina alla bocca al pensiero dello spettacolo che il tappone di Ortisei potrà offrire l’indomani. Oggi le Dolomiti faran solo da scenografica quinta, nulla di più.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo di Aprica (1113 metri). Ampia sella pianeggiante, lunga quasi 3 Km, che mette in comunicazione la Valtellina con la Valcamonica tramite la Valle di Corteno. È valicato dalla SS 39 “dell’Aprica” e vi sorge l’omonima stazione di sport invernali, costituita dai tre nuclei di Madonna, Mavigna e San Pietro. Quotata 1173 sulle cartine del Giro 2017, è stata affrontata alla corsa rosa 12 volte come GPM, una come traguardo volante Intergiro (nel 1992, tappa Palazzolo sull’Oglio – Sondrio, vinta da Marco Saligari che transitò in testa anche sul valico) e due come traguardo di tappa senza gran premio (nel 2006, quando Ivan Basso s’impose in rosa nella Trento – Aprica, e al termine della Brescia – Aprica del 2010, vinta da Scarponi). Il primo a transitare in testa sotto lo striscione GPM è stato Fausto Coppi, nel corso della tappa Locarno – Brescia del Giro del 1950, vinta da Luciano Maggini. In seguito hanno conquistato questo traguardo Vittorio Adorni nel 1962 (tappa Moena – Aprica), Bruno Vicino nel 1979 (Trento – Barzio, vinta da Amilcare Sgalbazzi), lo svizzero Stefan Joho nel 1988 (la mitica tappa del Gavia, Chiesa Valmalenco – Bormio, vinta dall’olandese Erik Breukink), il venezuelano Leonardo Sierra nel 1990 (Moena – Aprica), Ivan Gotti nel 1996 (Cavalese – Aprica), Mariano Piccoli nel 2000 (Bormio – Brescia, vinta da Biagio Conte) , Emanuele Sella nel 2008 (Rovetta – Tirano, vinta dallo stesso corridore), l’ucraino Yuriy Krivtsov nel 2010 (passaggio intermedio nella citata tappa Brescia – Aprica), lo spagnolo Pablo Lastras Garcia nel 2011 (tappa Feltre – Tirano, vinta da Diego Ulissi) e Matteo Rabottini nel 2012 (Caldes – Passo dello Stelvio, con Matteo Rabottini primo in vetta e il belga De Gend). Nella tappa Pinzolo – Aprica del 2015, l’ultima volta, ci furono due passaggi, conquistati il primo dal canadese Ryder Hesjedal e il secondo dal vincitore della tappa che vi si concludeva, lo spagnolo Mikel Landa.

Passo del Tonale (1883 metri). Ampio valico prativo aperto tra il Monticello e la Cima di Cadì, costituisce anche il punto di separazione tra i massicci dell’Adamello e dell’Ortles-Cevedale. Sede della principale stazione di sport invernali della provincia di Trento, è valicato dalla SS 42 “del Tonale e della Mendola”, tra Vermiglio e Ponte di Legno. Vi transita il confine tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. Dal 1933, anno dell’istituzione dei GPM, è stato inserito 28 volte nel tracciato del Giro, contando anche la tappa alternativa che avrebbe dovuto sostituire la Ponte di Legno – Val Martello nel 2013 e sulla quale neppure si potè gareggiare. Il primo a conquistare questa storica vetta fu Binda nel 1933, nel corso della conclusiva Bolzano – Milano, pure vinta dall’asso varesino. L’ultima scalata avvenne nel 2015 durante la tappa Pinzolo – Aprica vinta dallo spagnolo Meana, con il connazionale Rubén Fernández primo sul passo. Il Tonale è stato teatro anche di due arrivi di tappa, conquistati dal colombiano José Jaime González Pico nel 1997 e dall’elvetico Johann Tschopp nel 2010.

FOTOGALLERY

Santuario della Madonna di Tirano

Uno degli ultimi tornanti della salita al Passo dell’Aprica

Scorcio di Temù

Il sacrario del Passo del Tonale

Un piccolo viadotto della linea ferroviaria Trento-Malè-Mezzana: qui siamo all’uscita da Malè

Cles, Castel Cles fa capolino tra i meleti

La Chiusa della Rocchetta

Distesa di vigneti nella Piana Rotaliana

Uno scorcio di Palù di Giovo

Ville di Giovo, Castello della Rosa

Piramidi di Segonzano

Lago di Stramentizzo

Cavalese, Palazzo della Magnifica Comunità

Predazzo, la caserma sede della Scuola Alpina della Guardia di Finanza

Predazzo, Forte Dossaccio

La chiesa di Forno e, sullo sfondo, le Dolomiti

Moena, chiesetta di San Volfango e chiesa parrocchiale di San Vigilio

Il Rifugio Gardeccia, presso il quale si conclusero I due tapponi terminati ai piedi delle Torri del Vajolet

Canazei, chiesa parrocchiale

 La conca di Canazei con le Dolomiti sullo sfondo e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

La conca di Canazei con le Dolomiti sullo sfondo e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

VAN AVERMAET PIGLIATUTTO: SPRINT VINCENTE AL VELODROMO

aprile 9, 2017 by Redazione  
Filed under 4) PARIGI - ROUBAIX, News

Greg Van Avermaet non si ferma più. Quella di Rio 2016 è stata solo la prima di una serie di prestigiose vittorie che stanno arrivando una dietro l’altra in quest’inizio di stagione, nelle corse di un giorno, quelle che maggiormente si addicono ad un corridore con le caratteristiche del belga. Oggi, in una corsa durissima e di difficile interpretazione, è stato perfetto e anche quando si è trovato nella sgradevole situazione di rimanere staccato poco prima della Foresta di Arenberg per una caduta è rimasto nel gruppetto che si è poi andato a giocare la vittoria e ha preso benissimo il tempo a Štybar, che aveva cercato di sorprendere tutti partendo sparato all’improvviso.

La classica delle pietre si è rivelata ancora una volta una corsa ricca d’intramontabile fascino. I tratti di pavè, le pietre sconnesse, i corridoi laterali che i corridori cercano disperatamente di percorrere sembrerebbero elementi fuori posto in un ciclismo che, camminando sempre di più nell’era postmoderna, sembra a tratti perdere di vista sempre più il sapore delle antiche sfide nella polvere, tra mille difficoltà, in strade strette, con imprevisti ad ogni metro.
E’, invece, proprio in una corsa come la Roubaix che si riesce a riassaporare, e quindi apprezzare ancor di più, come ogni cosa che diviene rara, l’emozione di una battaglia senza esclusione di colpi, su un terreno impervio che, anche oggi, non ha risparmiato nessuno. Nemmeno il vincitore Greg Van Avermaet è stato risparmiato dalle insidie delle quali sono piene le strade di questa magnifica ed antica classica.
Il belga si è, infatti, trovato a dover recuperare in uno dei punti critici del tracciato, poco prima di attaccare il primo settore di pavè a cinque stelle, quello che attraversa la Foresta di Arenbreg.
Il suo gruppo è poi riuscito a rientrare e poco dopo si è scatenata la bagarre, durata sostanzialmente fino al Carrefour de l’Arbre, all’uscita dal quale i giochi erano ormai fatti anche se, come si vedrà, il finale stava per riservare la sorpresa più imprevedibile.
In un inizio di gara a ritmi forsennati, con girandole di allunghi e tentativi, i primi a riuscire a guadagnare terreno sul gruppo sono Patrick Bevin e Simon Clarke della Cannondale – Drapac, Edward Theuns della Trek – Segafredo), Kenneth Vanbilsen del Cofidis, Pierre-Luc Périchon della Fortuneo – Vital Concept, Coen Vermeltfoort della Roompot Oranje Peloton, Iván García Cortina della Bahrain – Merida e Matteo Bono dell’UAE Fly Emirates. Il loro tentativo dura tuttavia lo spazio d’un mattino, perché dietro si continua a menare a tutta e, anche dopo il ricongiungimento, appare davvero difficile riuscire ad imbastire una fuga credibile. Di tale situazione fanno le spese Michael Mørkøv e Mads Würtz della Katusha – Alpecin, Hugo Hofstetter della Cofidis, Maxime Daniel della Fortuneo-Vital Concept) e Benjamin Giraud della Delko Marseille-Provence KTM, i quali cullano per appena 20 Km la pia illusione che il gruppo avesse loro concesso il beneplacito.
Dopo 75 chilometri di gara la situazione è quindi di gruppo compatto, una compattezza dovuta alle inquietudini di certuni che trovano pronta reazione in quelle degli avversari, con un sostanziale blocco della situazione.
Chiaramente, una situazione di elevate velocità e nervosismo possono facilmente provocare cadute, come infatti puntualmente accade già prima dell’inizio dei settori in pavè.
In vista del primo settore di pietre provano ancora Yannick Martinez (Delko Marseille Provence), Kenneth Vanbilsen (Cofidis) e Frederik Backaert (Wanty – Groupe Gobert), ma da dietro sopraggiungono Jelle Wallays (Lotto Soudal) e Mickaël Delage (FDJ), che verranno raggiunti in un secondo momento da Stijn Vandenbergh (Ag2r La Mondiale). Sarà questo il primo tentativo che riuscirà a gestire un certo vantaggio, comunque esiguo, nei confronti di un gruppo che si trova ora in un momento molto delicato, con le cadute che si susseguono a breve distanza e che coinvolgono nomi di primo piano come Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), che in questa prima parte di stagione si è sempre dimostrato competitivo nelle classiche, e soprattutto Greg Van Avermaet (BMC) che si ritrova a dover inseguire gente come Sagan (Bora – Hansgrohe) e Boonen (Quick-Step Floors) prima ancora della Foresta di Arenberg. Anche Terpstra (Quick-Step Floors) rimane coinvolto nella caduta ed è anche colui che ne riporta le più gravi conseguenze, essendo costretto al ritiro.
In un primo momento sembrava che davanti volessero accelerare il ritmo per impedire il rientro di Van Avermaet, che in effetti all’inizio fatica a far calare il gap accumulato sul gruppo dei migliori, ma poi davanti c’è una fase di rallentamento che favorirà il rientro del campione olimpico.
La fase di stanca induce Sylvain Chavanel (Direct Énergie) ad avvantaggiarsi sul gruppo, riportandosi sulla testa della corsa che, a questo punto, era composta dal solo Wallays, essendosi rialzati gli altri due.
La corsa esplode nel settore tra Warlaing e Brillon, dove Sagan si produce in un’accelerazione fortissima alla quale resiste solo il compagno di squadra Maciej Bodnar. I due riprendono i battistrada, ma vengono poi a loro volta raggiunti da Daniel Oss (BMC) e Jasper Stuyven (Trek – Segafredo). Il tentativo è bene assortito – anche se la presenza di Oss è più che altro con la funzione di stopper per favorire il rientro di Van Avermaet – ma poi accade l’imprevisto: il campione del mondo incappa in un incidente meccanico e, per l’ennesima volta, deve arrendersi alla sfortuna mentre davanti restano soli Oss e Stuyven.
Il gruppo non è bene organizzato e non riesce così a recuperare la trentina di secondi che la testa della corsa continua a vantare sugli inseguitori.
Visto il momento difficile vari corridori provano ad evadere dal gruppo, ma i tentativi inscenati da Sebastian Langeveld (Cannondale – Drapac), André Greipel (Lotto Soudal), Arnaud Démare (FDJ) e Tony Martin (Katusha – Alpecin) hanno esito negativo.
Tuttavia, nel secondo tratto di pavè a cinque stelle, quello di Mons-en-Pevele, Jürgen Roelandts (Lotto Soudal), Dimitri Claeys (Cofidis) e uno splendido Gianni Moscon (Team Sky) riescono a raggiungere la coppia al comando.
In gruppo è Zdeněk Štybar (Quick-Step Floors) che decide di fare il diavolo a quattro e disintegra il drappello dei migliori che, dopo la sua accelerata, si riduce ad una decina di unità, con la presenza di tutti i maggiori pretendenti alla vittoria.
I cinque davanti cominciano a sentire il gruppo che si avvicina ed Oss tenta l’azione solitaria, riuscendo a staccare i compagni d’avventura. Sono Langeveld, Roelandts e Štybar i primi a lanciarsi all’inseguimento; anche Peter Sagan si riporta su costoro, ma è ancora una volta la sfortuna a fermare lo slovacco, che incappa nuovamente in una noia meccanica. Questa volta deve dire addio ai sogni di gloria, perché la corsa è nella fase rovente e il rientro appare subito operazione alquanto difficile, anche per via del prevedibile contraccolpo psicologico per il campione del mondo che riteneva, dopo il primo problema, di aver già pagato il dazio a questa corsa.
Sul terzetto all’inseguimento di Oss si riporta un altro terzetto, composto Greg Van Avermaet, Stuyven e Moscon. Si forma quindi un sestetto alla caccia del corridore della BMC, con Greg Van Avermaet nella situazione ideale in quanto la presenza del compagna di squadra solitario al comando lo esime dal tirare, lasciando agli altri il compito di guidare l’inseguimento.
Oss viene, tuttavia, fermato dall’ammiraglia per dare aiuto diretto al gruppo di testa, probabilmente perché Van Avermaet si sente così forte da preferire avere un compagno che lavorasse per impedire il rientro del gruppo Boonen, nel quale era in quel momento ancora presente Sagan, piuttosto che far lavorare gli altri per ricucire su Oss. Se questo era l’intento, deve dirsi che ha portato i suoi discreti risultati, dato che il ritardo del gruppo Boonen da questo momento ha preso a lievitare fino a rendere impossibile il rientro degli avversari.
Sul Carrefour de l’Arbre Van Avermaet prova a lasciarsi alle spalle gli avversari con una trenata lunghissima e micidiale che stronca i tentativi di resistenza degli altri, con eccezione di Štybar e Langeveld. Il corridore ceco in un primo tempo tenta di esimersi dal tirare con la scusa di avere Tom Boonen dietro ma, successivamente, ben sapendo che il capitano non può rientrare, tenta di provare la febbre a Van Avermaet con due accelerate che vengono stoppate con grande autorità dall’olimpionico, che appare in forma smagliante.
Arrivati nel velodromo i tre cominciano una fase di studio estremamente pericolosa, dato che vanno in quasi surplace per tentare di conquistare la posizione migliore per lanciare lo sprint. Questo studio esasperato permette a Moscon e Stuyven di riportarsi sui tre al comando. E’ proprio l’ottimo Moscon che tenta di lanciare la volata lunga, ma le energie spese per rientrare non gli permettono di avere successo. Dal canto suo Štybar prova a partire sparato all’improvviso, ma Van Avermaet riesce a raggiungerlo ed a superarlo senza problemi.
Il belga, dopo Rio, ci ha preso gusto e non si ferma più, inanella un successo dietro l’altro e dopo il secondo posto al Giro delle Fiandre conquista la sua prima classica monumento. A questo punto, aspettiamo ancora Van Avermaet nelle prossime classiche di questa primavera.
Sagan anche questa volta è stato fermato dalla sfortuna e, dopo il secondo posto alla Milano Sanremo in una situazione nella quale si era trovato a doversi sobbarcare tutto il lavoro e dopo la caduta al Giro delle Fiandre, anche oggi ha dovuto alzare bandiera bianca anzitempo, fermato da un problema meccanico proprio nel momento in cui aveva agganciato il gruppetto dal quale si è poi sviluppata l’azione decisiva. Il campione del mondo ha comunque onorato la corsa come aveva fatto al Fiandre, arrivando al traguardo applaudito da tutto il pubblico del velodromo che ha tributato anche a Tom Boonen il ringraziamento per aver animato e corso con tutte le forze anche questa edizione della Parigi-Roubaix che, per lui che l’ha vinta 4 volte, è stata l’ultima. Ha tentato in ogni modo di battere il record di Roger de Vlaeminck, impresa sfuggitagli per un soffio l’anno scorso in uno sprint che sembrava vinto in partenza contro l’australiano Hayman.
Va così in archivio anche questa straordinaria edizione della classica delle pietre che non ha riservato neppure un minuto senza emozioni e che si inserisce in un inizio di stagione davvero emozionante, che sta offrendo corse straordinarie. Le tre monumento disputate sinora sono state tutte e tre all’altezza della loro fama e del loro prestigio grazie ai campioni che le hanno interpretate al meglio, offrendo agli appassionati uno spettacolo davvero imperdibile.

Benedetto Ciccarone

ORDINE D’ARRIVO

1 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team 5:41:07
2 Zdenek Stybar (Cze) Quick-Step Floors
3 Sebastian Langeveld (Ned) Cannondale-Drapac
4 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo
5 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
6 Arnaud Demare (Fra) FDJ 0:00:12
7 André Greipel (Ger) Lotto Soudal
8 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
9 Adrien Petit (Fra) Direct Energie
10 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
11 Mathew Hayman (Aus) Orica-Scott
12 Florian Senechal (Fra) Cofidis, Solutions Credits
13 Tom Boonen (Bel) Quick-Step Floors
14 Yoann Offredo (Fra) Wanty – Groupe Gobert
15 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
16 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
17 Piet Allegaert (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
18 Nikolas Maes (Bel) Lotto Soudal
19 Sylvain Chavanel (Fra) Direct Energie
20 Dylan Van Baarle (Ned) Cannondale-Drapac
21 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team
22 Jurgen Roelandts (Bel) Lotto Soudal 0:00:20
23 Jelle Wallays (Bel) Lotto Soudal 0:00:26
24 Marcel Sieberg (Ger) Lotto Soudal 0:00:36
25 Ramon Sinkeldam (Ned) Team Sunweb 0:02:24
26 Marco Marcato (Ita) Team UAE Emirates
27 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
28 Jonas Van Genechten (Bel) Cofidis, Solutions Credits
29 Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo
30 Bert Van Lerberghe (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
31 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
32 Bert De Backer (Bel) Team Sunweb
33 Jos Van Emden (Ned) Team LottoNl-Jumbo
34 Dimitri Claeys (Bel) Cofidis, Solutions Credits
35 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale 0:03:01
36 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data 0:03:30
37 Pieter Vanspeybrouck (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:03:45
38 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 0:05:12
39 Christophe Laporte (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:05:44
40 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team 0:07:12
41 Daniele Bennati (Ita) Movistar Team 0:09:41
42 Wouter Wippert (Ned) Cannondale-Drapac
43 Mickael Delage (Fra) FDJ
44 Iljo Keisse (Bel) Quick-Step Floors
45 Matthieu Ladagnous (Fra) FDJ
46 Mads Würtz Schmidt (Den) Katusha-Alpecin
47 Dylan Groenewegen (Ned) Team LottoNl-Jumbo
48 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin
49 Mike Teunissen (Ned) Team Sunweb
50 Ryan Mullen (Irl) Cannondale-Drapac
51 Boy van Poppel (Ned) Trek-Segafredo
52 Pim Ligthart (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
53 Scott Thwaites (GBr) Dimension Data
54 Lars Ytting Bak (Den) Lotto Soudal
55 Pierre Luc Perichon (Fra) Fortuneo – Vital Concept
56 Miles Scotson (Aus) BMC Racing Team
57 Maxime Farazijn (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
58 Olivier Le Gac (Fra) FDJ
59 Christian Knees (Ger) Team Sky
60 Jorge Arcas Peña (Spa) Movistar Team
61 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
62 Gregory Rast (Swi) Trek-Segafredo
63 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale
64 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
65 Tom Scully (NZl) Cannondale-Drapac
66 Alex Dowsett (GBr) Movistar Team
67 Luka Mezgec (Slo) Orica-Scott
68 Dmitriy Gruzdev (Kaz) Astana Pro Team
69 Preben Van Hecke (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
70 William Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
71 Nikias Arndt (Ger) Team Sunweb
72 Ian Stannard (GBr) Team Sky
73 Manuel Quinziato (Ita) BMC Racing Team
74 Jean-Pierre Drucker (Lux) BMC Racing Team
75 Maciej Bodnar (Pol) Bora-Hansgrohe
76 Tony Martin (Ger) Katusha-Alpecin
77 Andreas Schillinger (Ger) Bora-Hansgrohe 0:09:48
78 Jens Debusschere (Bel) Lotto Soudal 0:09:53
79 Edward Planckaert (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:09:55
80 Wesley Kreder (Ned) Wanty – Groupe Gobert
81 Francis Mourey (Fra) Fortuneo – Vital Concept
82 Yves Lampaert (Bel) Quick-Step Floors
83 Jens Keukeleire (Bel) Orica-Scott 0:14:06
84 Marc Sarreau (Fra) FDJ
85 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 0:18:28
86 Franck Bonnamour (Fra) Fortuneo – Vital Concept
87 Marco Haller (Aut) Katusha-Alpecin
88 Matteo Trentin (Ita) Quick-Step Floors
89 Niccolo Bonifazio (Ita) Bahrain-Merida
90 Alexander Edmonson (Aus) Orica-Scott 0:20:44
91 Mitch Docker (Aus) Orica-Scott
92 Truls Korsaeth (Nor) Astana Pro Team
93 David Per (Slo) Bahrain-Merida
94 Amund Grondahl Jansen (Nor) Team LottoNl-Jumbo
95 Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo
96 Jenthe Biermans (Bel) Katusha-Alpecin
97 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
98 Julien Vermote (Bel) Quick-Step Floors
99 Matti Breschel (Den) Astana Pro Team
100 Boris Vallee (Bel) Fortuneo – Vital Concept
101 Luka Pibernik (Slo) Bahrain-Merida 0:20:50
102 Jay Robert Thomson (RSA) Dimension Data 0:27:12

Lo sprint decisivo sulla mitica pista del velodromo di Roubaix (Tim de Waele/TDWSport.com)

Lo sprint decisivo sulla mitica pista del velodromo di Roubaix (Tim de Waele/TDWSport.com)

ROVETTA – BORMIO: STELVIO, ANCORA STELVIO, FORTISSIMAMENTE STELVIO

È il giorno del doppio Stelvio, affrontato prima dal versante di Bormio e poi da quello inedito che sale dalla Svizzera. Prima del 23 maggio 2017 non era ancora successo che una grande corsa a tappe proponesse due scalate nella medesima tappa a uno dei suoi “giganti”. E non sarà l’unica difficoltà di un tappone che vedrà i “girini” salire anche sul Passo del Mortirolo, pur se dal suo versante meno impegnativo. Alla fine, quasi 50 Km di salita e un dislivello complessivo che supera i 3600 metri lasceranno sicuramente il segno e cambieranno i connotati al Giro che festeggerà la sua centesima edizione con un tappone d’una durezza quasi estrema.

È il regalo che gli organizzatori del Giro hanno voluto fare alla loro “creatura” e ai suoi “amanti” per solennizzarne la centesima edizione. Mai, in una grande corsa a tappe, era stata proposta nella medesima frazione la doppia scalata a uno dei “moloch” della corsa, ascese come Gavia o Agnello, come Galibier o Tourmalet. Tale lacuna sarà colmata mercoledì 23 maggio quando i corridori dovranno salire per due volte sul re dei passi italiani, lo Stelvio, che sarà al primo “assalto” approcciato dal versante lombardo, quello sulla carta meno impegnativo, per poi scendere in Alto Adige e quindi andare a indagarne l’inedito e difficile versante elvetico, completamente asfaltato da pochissimi anni, completando quest’ultima scalata circa 3 Km sotto lo scollinamento ufficiale per poi lanciarsi in discesa verso Bormio. Infatti, non spalancherà le proprie braccia solamente agli scalatori puri questa tappa dalle “taglie forti” (48 Km di salita, 3645 metri di dislivello, 2758 metri di quota massima) poiché frecce al loro arco ne avranno anche quei “grimpeur” dotati di fondo e che dunque sanno resistere al comando anche quando la salita è finita, senza dimenticare i discesisti di razza, com’è stato Paolo Savoldelli, dal cui paesino di residenza scatterà l’unico vero tappone dell’edizione 2017, che proporrà anche il Passo del Mortirolo, preso però dal lato meno acclive, che comunque facile non è. Sarà una tappa, dunque, dove – rubando e manipolando la celebre frase che Garibaldi disse sul campo di battaglia di Calatafimi – “Qui si fa il Giro d’Italia o si muore!”, anche se nelle giornate successive ci saranno ancora quattro occasioni per cambiare la classifica, se i giochi non si saranno chiusi sullo Stelvio.
Lasciando Rovetta e l’altopiano di Clusone i primi chilometri saranno in dolce discesa – e non poteva essere altrimenti, partendo da casa del “Falco” – in direzione del lago d’Iseo, del quale sarà brevemente costeggiata l’estremità settentrionale, dove s’affaccia sul Sebino la ridente località di villeggiatura di Lovere, nella quale si può visitare uno dei più antichi musei della Lombardia, la galleria dell’Accademia di belle arti Tadini, fondata nel 1829 dal conte Luigi Tadini. S’intraprenderà poi la lunga e lentissima risalita della Valcamonica, che sarà l’”oggetto” dei successivi 70 Km, caratterizzati da un progressivo prender quota ma privi di tratti di strada in reale pendenza. All’inizio di questo tratto si toccherà il celeberrimo centro curativo di Boario Terme, presso le cui fonti – sfruttate sin dalla metà del XIX secolo – lo scorso anno si laureò campione nazionale Giacomo Nizzolo, un titolo che quest’anno difficilmente potrà difendere essendo la gara tricolore prevista su di un tracciato decisamente più impegnativo rispetto a quello del 2016 (si gareggerà in Piemonte, tra Asti e Ivrea, con l’organizzazione tecnica curata da RCS Sport, lo stesso gruppo che allestisce il Giro d’Italia). Il tracciato toccherà poi Breno, transitando ai piedi del colle sul quale sorge quello che fu per secoli il principale castello della valle, posto a dominio dell’imbocco della strada che saliva al Passo di Croce Dominii, vecchia conoscenza della corsa rosa, affrontato in cinque occasioni al Giro e che in passato fece tribolare campioni del calibro di Merckx e Hinault.
In seguito si toccherà uno dei comuni più visitati della valle, Capo di Ponte, meta turistica principalmente frequentata per la presenza del parco archeologico delle incisioni rupestri iscritto nelle liste dei patrimoni dell’umanità ma che merita la sosta anche per ammirarne la Pieve di San Siro e il Monastero di San Salvatore.
Dopo Edolo si andrà incontro alla prima delle tre grandi salite che caratterizzano il percorso, il Passo del Mortirolo che, come anticipato, sarà affrontato dal versante di Monno, conosciuto come il più facile del valico lombardo, anche se non si può certo considerare tale un’ascesa che sposa 962 metri di dislivello a uno sviluppo di 12,6 Km, pari a una pendenza media del 7,6%. È la “faccia” buona del Mortirolo, la prima a essere stata svelata al grande pubblico perchè è da questo lato che si salì il 3 giugno del 1990, la prima volta che la corsa rosa inserì questa salita nel percorso. In cima transitò in testa Leonardo Sierra, che poi s’impose al traguardo dell’Aprica con 52” su Alberto Volpi nonostante le due cadute che subì nella ripidissima discesa su Mazzo e che lo terrorizzarono al punto di convincerlo a scendere di sella e di percorrere a piedi i tratti più pendenti. Per evitare gli stessi pericoli nei quali incappò lo scalatore venezuelano, a un certo punto della discesa i “girini” saranno “dirottati” sul meno ripido versante che scende verso Grosio e che fu percorso anche nel 2012, quando la scalata al Mortirolo fu proposta dal versante di Tovo di Sant’Agata, caratterizzato anche da un impegnativo tratto dal fondo in cemento. Alla periferia di Grosio – centro presso il quale si possono vedere altre interessanti incisioni rupestri – il percorso del tappone inizierà a risalire verso l’alta Valtellina, attraversando dopo un tratto in dolce ascesa la Valdisotto, la gola alle porte di Bormio che alle 7.23 del 28 luglio fu sconvolta da una ciclopica frana precipitata dal Monte Zandila e che, oltre a formare un piccolo lago artificiale, spazzò via per sempre una delle più antiche chiese della valle, quella di San Martino di Serravalle, risalente al X secolo.
Transitati una prima volta dal traguardo e poi dalla centralissima Piazza Cavour – al cui centro troneggia il “Kuérc”, la loggia sotto la quale un tempo si tenevano le assemblee e che fa bello sfoggio di sé in alcune scene del film “Una breve vacanza”, girato nel 1973 dall’indimenticato Vittorio De Sica – arriverà il momento del primo appuntamento con lo Stelvio. La strada che si percorrerà per salire fino a 2758 metri di quota, Cima Coppi non solo del Giro ma anche dell’intera rete stradale italiana, è l’erede di un’antica mulattiera calcata sin dall’antichità e che fu percorsa anche da Leonardo Da Vinci nel 1494, durante il lungo corteo nuziale che condusse da Milano al Tirolo Bianca Maria Sforza e il neomarito, l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. L’attuale rotabile è opera dell’ingegnere bresciano Carlo Donegani, artefice anche della strada che supera il Passo dello Spluga, e fu realizzata tra il 1822 e il 1825 attrezzandola sul lato lombardo con quattro case cantoniere che davano alloggio ai “rottieri”, gli operai incaricati di spalare la neve poiché un tempo il passo era mantenuto aperto anche nei mesi invernali. I quasi 22 Km d’ascesa al 7,2% sono “conditi” da 34 tornanti, rimasti immutati nel numero anche dopo la recente modifica del tratto immediatamente sottostante il passo, che ha definitivamente “pensionato” una porzione particolarmente esposta dell’opera del Donegani. Decisamente più spettacolare è la serie che si affronterà nella discesa verso l’Alto Adige, percorrendo al contrario il versante più celebre del passo, non solo per lo scenario e per le maggiori pendenze ma anche perché è da quel lato che si salì il primo giugno del 1953, che non fu soltanto il giorno della prima scalata allo Stelvio, ma anche quello dell’ultima grande impresa sulle strade della corsa rosa di Fausto Coppi, che riuscì a ribaltare un Giro che sembrava oramai compromesso, apparentemente saldo nelle mani dell’elvetico Hugo Koblet che alla partenza da Bolzano vestiva la maglia rosa con quasi due minuti di vantaggio sul Campionissimo. Attraversata Trafoi – paese natale del celebre ex sciatore Gustav Thöni, presso il quale si trova il venerato santuario delle Tre Fontane Sacre – si scenderà a Prato allo Stelvio, dove incomincerà un tratto decisamente inatteso a queste latitudini, 7 Km di strada perfettamente pianeggiante e quasi interamente rettilinea che permetterà di tirare il fiato tra uno Stelvio e l’altro, pedalando in direzione di Glorenza, uno dei più incantevoli borghi della Val Venosta, la cui cinta muraria che le fece erigere il citato Massimiliano I è giunta intatta ai giorni nostri ed è uno dei vanti della più piccola città dell’Alto Adige.
Terminato l’intervallo, il tracciato tornerà a “lievitare” anche se non è ancora arrivato il momento di affrontare lo Stelvio inedito, preceduto da una quindicina di chilometri di dolce apprendistato risalendo verso Tubre (da non perdere gli affreschi medievali della chiesetta di San Giovanni, inserita nel progetto culturale “Scalinate verso il cielo – la via romanica delle Alpi”) e il valico doganale che introdurrà la corsa in Svizzera, sulle cui strade si rimarrà per poco meno di venti chilometri, nella zona della Val Monastero, la più orientale delle valli elvetiche, geograficamente appartenente al sistema montuoso italiano e il cui nome fa riferimento all’abbazia di San Giovanni Battista, fondata nel 780 a Müstair e i cui affreschi carolingi, casualmente rinvenuti durante un restauro nel secolo scorso, le hanno concesso l’inserimento nella lista dei patrimoni dell’umanità. Giunti a Santa Maria Val Müstair si abbandonerà il fondovalle per andare alla scoperta dello Stelvio elvetico, quell’ascesa che gli appassionati cicloamatori – e anche chi ama salire verso i grandi passi in sella a rombanti moto – conoscono come Giogo di Santa Maria e Umbrailpass, i due nomi ufficiali del valico sul quale si scollina all’altezza del rientro in Italia, dopo aver affrontato 13500 metri di strada inclinati all’8,4%, rimasta in gran parte sterrata fino al mese di agosto del 2015 e che avrebbe potuto non essere stata una novità per il ciclismo professionistico se, 22 anni fa, l’allora direttore della corsa rosa Carmine Castellano fosse riuscito a farla percorrere al Giro del 1995: la salita, infatti, faceva parte del percorso originario della tappa Val Senales – Lenzerheide ma, poche settimane prima della partenza del Giro, la neve costrinse Castellano a ripiegare sul tracciato alternativo. Oggi le insidie della strada bianca non sussistono più, dunque, ma la salita rimane ugualmente molto dura anche perché presenta un tracciato più lineare rispetto agli altri versanti dello Stelvio, pur presentando quasi lo stesso numero di tornanti della strada che sale da Bormio e che, una volta ritrovata la rotta progettata dal Donegani all’altezza dell’ultima cantoniera, sarà nuovamente percorsa dai “girini”, stavolta nel verso della discesa, atto di chiusura del tappone che cambierà la sorti del Giro numero 100.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Breno (342 metri). Vi sorge l’omonimo centro.

Passo della Foppa (1852 metri). È il valico comunemente identificato come Mortirolo, attraversato da una strada provinciale che mette in comunicazione Monno con Mazzo di Valtellina. Sulle cartine del Giro è quotato 1854 metri. In realtà, il vero Mortirolo si trova a breve distanza dal valico stradale. Anzi, ne esistono due, il Passo del Mortirolo-Nord e il Passo del Mortirolo-Sud, entrambi alti 1896 metri: il primo si trova a nord est della Foppa ed è raggiunto da una strada sterrata a fondo cieco, che si stacca dal tratto terminale del versante Edolo / Monno – Foppa; il valico sud, invece, è toccato da una strada di cresta asfaltata che permette di raggiungere la Foppa direttamente dall’Aprica, passando per Trivigno. Il Giro vi è finora salito 12 volte e gli “eroi” di quest’ascesa sono stati, in rigoroso ordine d’apparizione, il citato Sierra nel 1990 (tappa Moena – Aprica, vinta dallo stesso Sierra), Franco Chioccioli nel 1991 (Morbegno – Aprica, identico vincitore), Marco Pantani nel 1994 (Merano – Aprica, idem), Ivan Gotti nel 1996 (Cavalese – Aprica, idem), Wladimir Belli nel 1997 (Malè – Edolo, primo il russo Pavel Tonkov), ancora Gotti nel 1999 (Madonna di Campiglio – Aprica, primo al traguardo lo spagnolo Roberto Heras), Raffaele Illiano nel 2004 (Bormio – Presolana, primo Stefano Garzelli), Ivan Basso nel 2006 (Trento – Aprica, idem), lo spagnolo Antonio Colom nel 2008 (Rovetta – Tirano, vinta da Emanuele Sella), nuovamente Basso nel 2010 (Brescia – Aprica, vinta da Michele Scarponi) e l’elvetico Oliver Zaugg nel 2012 (Caldes – Passo dello Stelvio, vinta dal belga Thomas De Gendt) e l’olandese Steven Kruijswijk nel 2015 (tappa Pinzolo – Aprica, vinta dallo spagnolo Mikel Landa)

Passo della Stelvio (2758 metri). Valicato dalla SS 38 “del Passo Stelvio” tra Bormio e Trafoi, costituisce il punto più elevato della rete stradale italiana. Nella speciale classifica dei valichi carrozzabili più alti d’Italia precede di una manciata di metri il franco-piemontese Colle dell’Agnello (2748m) mentre estendendo la lista anche ai valichi ciclabili su sterrato scende all’ottavo posto (il record è detenuto dai 3000 metri del Colle Sommeiller Est, situato in Piemonte, nei pressi di Bardonecchia). Lo Stelvio è stato regolarmente affrontato undici volte al Giro, mentre in cinque occasioni (1967, 1984, 1988, 1991 e 2013) la corsa è stata respinta dalla neve. Storica la prima scalata, nella tappa Bolzano – Bormio che consentì a Fausto Coppi, primo in vetta e al traguardo, di imporsi nel suo quinto e ultimo Giro d’Italia (1953). Gli altri corridori a tagliare in testa lo Stelvio sono stati: Aurelio Del Rio nel 1956 (Sondrio – Merano, vinta da Cleto Maule); il lussemburghese Charly Gaul nella Trento – Bormio del 1961 (da lui vinta); Graziano Battistini che nel 1965 si impose proprio sul passo, dove si decise di stabilire un traguardo d’emergenza perché la neve non permise di completare la Campodolcino – Solda; gli spagnoli José Manuel Fuente nel 1972 (tappa Livigno – Passo dello Stelvio) e Francisco Galdós nella storica tappa conclusiva del Giro del 1975 (Alleghe – Passo dello Stelvio), con il duello tra il corridore iberico e la maglia rosa Fausto Bertoglio; il francese Jean-René Bernaudeau nella Cles – Sondrio del 1980, che poi vinse davanti al capitano Bernard Hinault; Franco Vona nella non meno storica Merano – Aprica del 1994, la tappa che lanciò Marco Pantani nell’olimpo dei grandi; il colombiano Josè Rujano durante la Egna – Livigno del 2005, vinta dal connazionale Iván Ramiro Parra Pinto; il belga Thomas De Gendt al termine della citata tappa Caldes – Passo dello Stelvio dell’edizione 2012 mentre l’ultimo corridore ad aver conquistato il passo più alto d’Italia è stato Dario Cataldo nel corso della tappa Ponte di Legno – Val Martello del 2014, vinta dal colombiano Nairo Quintana. Nel 2010 vi si è conclusa, prima volta nella storia, anche una tappa del Giro Donne, conquistata dalla statunitense Mara Abbott, che si è imposta anche nella classifica finale.

Giogo di Santa Maria / Umbrailpass (2758 metri). Se lo Stelvio è il più alto valico carrozzabile d’Italia, il Giogo di Santa Maria ha lo stesso titolo per la Confederazione Elvetica. È valicato da una strada aperta nel 1901 che mette in comunicazione Santa Maria Val Müstair con Bormio e il Passo dello Stelvio. Meno di un chilometro oltre lo scollinamento, che coincide con il confine di stato, si trova la quarta ed ultima delle case cantoniere costruite lungo il versante lombardo dello Stelvio, 3,2 Km sotto il passo.

FOTOGALLERY

Rovetta, chiesa parrocchiale

Lovere, Accademia Tadini

Le terme di Boario

Castello di Breno

Capo di Ponte, Pieve di San Siro

Lo scollinamento del Passo del Mortirolo visto dal versante bresciano

Grosio vista dal colle del Castello Vecchio di San Faustino, attorno al quale si estende un piccolo parco archelogico con incisioni rupestri

La cicatrice della famosa frana che sconvolse la Valdisotto nell’estate del 1987

La più alta della quattro case cantoniere dello Stelvio

Scena del film Una breve vacanza girata nel 1973 presso il Kuérc di Bormio (www.davinotti.com)

Scena del film ''Una breve vacanza'' girata nel 1973 presso il ''Kuérc'' di Bormio (www.davinotti.com)

La spettacolare discesa dallo Stelvio

Il borgo fortificato di Glorenza visto dall’ultimo tratto della strada pianeggiante che separa I due “Stelvi”

Tubre, chiesetta di San Giovanni

L’abbazia di San Giovanni Battista a Müstair

Il versante altoatesino dello Stelvio e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2017 (www.altoadigeinnovazione.it)

Il versante altoatesino dello Stelvio e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2017 (www.altoadigeinnovazione.it)

VALDENGO – BERGAMO: VIAGGIO NELL’OROBIA FELIX

Oggi il Giro farà scalo a Bergamo, cuore di una delle provincie più prolifiche di Giro in virtù via delle ben otto edizioni vinte da corridori provenienti da questa terra. Alle “perle” delle tre vittorie conseguite da Felice Gimondi si affiancano l’affermazione di Antonio Pesenti nel 1932 e le doppiette firmate da Gotti e Savoldelli in tempi più recenti. Non poteva, per questo motivo, essere banale la tappa che vi giungerà e che andrà a riproporre il finale dell’ultima edizione del Giro di Lombardia. Il tracciato non è particolarmente impegnativo ma, se i pretendenti alla maglia rosa avranno voglia di menare le gambe, potrebbe uscirne una giornata importante ai fini della classifica e magari anche spettacolare, come accaduto lo scorso autunno nella “Classica delle foglie morte” vinta dal colombiano Chaves.

Non poteva mancare Bergamo nel percorso del Giro n° 100. In 107 anni di storia la provincia orobica è una di quelle che ha messo in bacheca un numero invidiabiale di affermazioni nella classifica finale della corsa rosa, otto in tutto, che non è record ma quasi. Il primo a portare a casa il Giro era stato l’Antonio Pesenti da Zogno, vincitore dell’edizione del 1932 con quasi undici minuti sul secondo, il belga Demuysere; arriveranno poi le tre vittorie del Felice Gimondi da Sedrina (1967, 1969 e 1976) e quindi, in tempi recenti, le doppiette dell’Ivan Gotti da San Pellegrino Terme (1997-1999) e del Paolo Savoldelli da Rovetta (2002-2005). Meglio hanno fatto solo le province di Torino e Varese, con un bottino di 9 Giri a testa, ma se per un attimo proviamo a immaginare il Giro senza Merckx, vera e propria bestia nera di Gimondi, ecco che il primato bergamasco sarebbe assoluto perché il campione di Sedrina avrebbe fatto sue almeno altre due edizioni della corsa rosa – quelle che lo videro secondo piazzato alle spalle dell’asso belga nel 1970 e nel 1973 – portando a 5 il numero delle sue affermazioni personali, come i grandi campioni del pedale, e a 10 il totale delle vittorie orobiche.
Per tutto questo e anche per la giornata domenicale non poteva essere banale il tracciato della tappa che terminerà nella “città dei Mille”, anche se non è stato allestito un palcoscenico di gara particolarmente impegnativo. Le voci che, mesi fa, cominciarono a girare subito dopo l’annuncio dell’arrivo a Bergamo avevano lasciato intendere che sarebbe stato ricalcato il finale dell’ultima avvincente edizione del Giro di Lombardia e così gli appassionati cominciarono a pregustare un tappone che avrebbe riproposto gli ultimi 100 Km della “classica delle foglie morte” vinta dal colombiano Chaves, con le durissime salite della Valcava e di Sant’Antonio Abbandonato prima e quelle meno impegnative verso Miragolo San Salvatore e Selvino poi, prima del tradizionale finale con la salita verso la città alta. Gli stessi appassionati saranno poi rimasti con l’amaro in bocca nello scoprire, il giorno della presentazione ufficiale della corsa rosa, che non ci sarebbero state le prime due salite, le più ripide, e si sarebbero affrontate solo le rimanenti, collocate al termine di una prima parte di gara totalmente pianeggiante. A ben guardare non si poteva far di più, poiché ne sarebbe uscita una tappa di quasi 260 Km, inserita in un Giro già zeppo di salite e che già di suo supera di una settantina di chilometri il tetto massimo di 3500 Km stabilito dall’UCI. Anche così, comunque, rimane una tappa interessante perché, se affrontata con spirito garibaldino sin dai primi chilometri, una partenza a tutta – come spesso avviene da diverse stagioni a questa parte in quasi tutte le frazioni – potrebbe far giungere qualcuno dei big ai piedi delle due ascese finali con parecchie tossine in corpo. È un po’ quel che faceva Merckx ai suoi tempi, mettendo alla frusta i suoi nei chilometri iniziali per tirare il collo agli avversari prima del tempo e presentarsi poi all’approccio delle salite del finale con molti degli sfidanti già alla frutta.
La tappa che chiuderà il terzo week end in rosa partirà da Valdengo, il centro del biellese che anche tre anni fa ospitò il via di una frazione, quella vinta da Fabio Aru a Plan di Montecampione. Dopo pochi chilometri si tornerà a pedalare sulle strade del vercellese, ritrovando il paesaggio delle risaie dopo il passaggio da Rovasenda, nel cui castello medioevale fu ospite durante i giorni della resistenza il partigiano “Silva”, nome di battaglia dietro il quale si nascondeva il futuro celebre ingegner Paolo Caccia Dominioni. Si supererà quindi il corso del Sesia alle porte di Carpignano, interessante per il suo “ricetto”, borgo fortificato nel quale si trova la romanica chiesa di San Pietro. Prima di lasciare il piemonte, la corsa toccherà Oleggio, dove un altro edificio religioso d’epoca romanica merita la sosta: è l’antichissima Pieve di San Michele, collocata all’interno del cimitero cittadino e che presenta brani d’importanti cicli affrescati in epoca romanica, uno dei pochi giunti fino ai nostri giorni nell’Italia settentrionale.
Attraversato il Ticino su un caratteristico ponte di ferro situato presso la dismessa diga Paladella, dalla quale ha inizio il Naviglio Grande, la corsa farà l’ingresso in Lombardia, dove si percorreranno inizialmente le strade della provincia di Varese che, come rammentavamo all’inizio, è stata ed è ancora oggi terra fertile di campioni del pedale. Si pensi soltanto che sono originari di quest’angolo d’Italia il primo vincitore della corsa rosa (Luigi Ganna) e il primo corridore a vincerne cinque edizioni (Alfredo Binda), anche se il tracciato si terrà lontano dai rispettivi borghi natali (Induno Olona e Cittiglio), percorrendo invece le industriose strade del Basso Varesotto, un’area che riserva anche inattese perle d’arte come i santuari di Santa Maria di Piazza a Busto Arsizio e della Beata Vergine dei Miracoli a Saronno. Il passo verso la Brianza è breve e i corridori avvertiranno questo passaggio con un mutamento del panorama di corsa, quando le sconfinate estese pianeggianti che caratterizzeranno i primi chilometri lasceranno il posto alle morbide colline tipiche di questo contesto, senza tuttavia affrontarle. Infatti, il percorso rimarrà “aderente” alla pianura ancora per lunghi ttratti e solo saltuariamente l’altimetria si incresperà leggermente, in particolar modo dopo il centesimo chilometro di gara, dopo che la corsa sarà transitata dal centro di Arosio, comune della valle del Lambro che nel 1976, in occasione del terzo e ultimo Giro vinto da Gimondi, ospitò l’arrivo di una frazione che prevedeva la duplice scalata al Ghisallo e che terminò con il successo allo sprint del belga Roger De Vlaeminck proprio davanti al bergamasco. Successivamente il percorso toccherà Renate – paese natale dello schermidore Edoardo Mangiarotti, l’atleta italiano che ancor oggi vanta il maggior numero di medaglie conquistate alle Olimpiadi (6 d’oro, 5 d’argento e 2 di bronzo per un totale di 13) – per poi transitare ai piedi della collina di Montevecchia, verso la quale sale una delle più conosciute e ripide salite della Brianza, quel Colle del Lissolo che è un irrinunciabile “ingrediente” della Coppa Agostoni. È anchè una vera e propria oasi di pace, ben rappresentata dai luoghi di culto che vi si trovano, come il Santuario della Beata Vergine del Carmelo, che offre anche spettacoli panorami sulla Brianza, e il monastero della Bernaga nel quale trascorse gli ultimi anni di vita Mons. Pasquale Macchi, che fu segretario personale di Papa Paolo VI sin dagli anni nei quali il futuro pontefice era arcivescovo di Milano. Superato sul fiume Adda a Brivio quello che un tempo era il confine di stato tra il Ducato di Milano e la Serenissima Repubblica di Venezia, i “girini” giungeranno finalmente sulle strade della provincia di Bergamo, ma ci sarà ancora parecchia pianura da “mangiare” prima di arrivare all’appuntamento con le salite odierne. In questi ultimi 25 Km di “tranquillità” ci sarà ancora il tempo per un paio di divagazioni artistiche, quando la corsa transiterà al cospetto della storica abbazia di Pontida – luogo presso il quale il 7 aprile del 1167 si tenne il famoso giuramento che porterà alla nascita della Lega Lombarda, alleanza militare tra diversi comuni della Pianura Padana in opposizione a Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero – e poi lambirà il centro di Almenno San Bartolomeo, nelle cui campagne si trova una delle più pregevoli chiese romaniche della provincia di Bergamo, la Rotonda di San Tomè. Siamo alle porte di casa Gimondi, che da diversi anni abita a Paladina in una spettacolare villa in forma di castello ma che è originario di Sedrina, uno dei primi centri della Val Brembana, collocato all’uscita di una stretta gola che la strada supera con spettacolare serie ponti sovrapposti realizzati tra la seconda metà del ‘400 e il XX secolo. Raggiunta la vicina Zogno, il paese di Pesenti, terminerà il lungo preambolo della pianura e si attaccherà l’ascesa verso i due “Miragoli”, San Salvatore, punto d’inizio della discesa successiva, e San Marco, presso la quale sarà collocato lo striscione del GPM e che, delle due frazioni di Zogno, era un tempo la più celebre per la presenza della famiglia Gritti, che vi fabbricava apprezzatissimi orologi a pendolo d’altissima precisione, mentre oggi la principale meta dei turisti è rappresentata dal venerato santuario della Madonna del Perello. Per arrivar lassù, a 931 metri di quota, i corridori dovranno percorrere 8,7 Km di salita al 7%, numeri che alle soglie della terza settimana di gara potrebbero presentare il conto se qualche corridore deciderà di forzare l’andatura. Bisognerà muoversi ora perché troppo facile sarà l’ostacolo immediatamente successivo, anche – ma era un altro contesto di gara – se Chaves promuoverà l’attacco decisivo proprio lungo i 7 Km al 5,4% che conducono a Selvino, stazione di sport invernali tra le più “comode” d’Italia, distante appena una decina di chilometri dalla pianura padana, della quale sono originarie le ex sciatrici Paoletta e Lara Magoni e dove è in progetto la realizzazione dello Skidome, innovativo impianto sciistico sotterraneo. La panoramica discesa a tornanti su Nembro – spesso oggetto di appassionanti finali di tappa alla oramai “defunta” Settimana Ciclistica Lombarda, organizzato per l’ultima volta nel 2013 – riporterà i corridori a livello della pianura e per una decina di chilometri si ritroverà il “liscio” avvicinandosi al “ruvido” finale sulla Boccola, con la breve ma ripida salita verso Bergamo Alta che dal 1995 caratterizza tutti i finali delle corse con arrivo nella città di Gioppino, 1200 metri nei quali la pendenza media passa da “quota zero” al 7,9%, con un brevissimo tratto in acciottolato e un picco del 12% raggiunto in prossimità dello scollinamento, quando anche la sede stradale decisamente ristretta contribuirà a mettere in fila indiana quel che rimane del selezionato gruppo dei migliori.
Poi il tuffo verso la città bassa metterà il suggello a una tappa di media montagna, che media non lo sarà affatto… e il successo al Lombardia di Chaves, il corridore che concluse l’ultimo Giro d’Italia al secondo posto a 52” da Nibali, la dice lunga.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Cà del Colle (1012 metri). Attraversata nel corso della discesa da Miragolo San Salvatore a Rigosa.

Sella Selvino (941 metri). Vi sorge l’omonima località di sport invernali e mette in comunicazione la Val Seriana con la Val Brembana e la Val Serina. Quotata 948 sulle cartine del Giro 2017, è stata affrontata 4 volte alla corsa rosa, due come GPM di passaggio e altrettante come arrivo di tappa. La prima volta fu scalata nel 1969 nel finale della semitappa Zingonia – San Pellegrino Terme, vinta da Marino Basso dopo che al GPM era transitato in testa Michele Dancelli. Ci si tornerà nel 1976 nel finale della Terme di Comano – Bergamo, vinta in casa da Gimondi con Wladimiro Panizza primo a Selvino. I due arrivi di tappa saranno, infine, conquistati dall’americano Andrew Hampsten nel 1988 (Novara – Selvino) e dall’elvetico Tony Rominger nel 1995 (cronoscalata da Cenate): in entrambi i casi saranno i vincitori di tappa a imporsi, qualche giorno più tardi, anche nella classifica finale della corsa rosa.

FOTOGALLERY

Castello di Valdengo

Castello di Rovasenda

Carpignano Sesia, l’imbocco di uno dei vicoli del ricetto medioevale, lungo il quale si trova la Chiesa di San Pietro

Oleggio, Pieve di San Michele

Il Ponte di Oleggio visto dal punto dove il Naviglio Grande si stacca dal corso del Ticino

Busto Arsizio, Santuario di Santa Maria di Piazza

Saronno, Santuario della Beata Vergine dei Miracoli

Montevecchia, Santuario della Beata Vergine del Carmelo

La celebre abbazia di Pontida

Almenno San Bartolomeo, la Rotonda di San Tomè vista dalla strada che percorreranno I “girini”

I ponti sovrapposti di Sedrina, costruiti in diverse epoche

Miragolo San Marco, visione retrospettiva della chiesa parrocchiale

Uno dei venti tornanti della panoramica discesa da Selvino a Nembro

Bergamo, Porta San Lorenzo e il tratto in acciottolato della salita della Boccola

Bergamo Alta e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2017 (news.fidelityhouse.eu)

Bergamo Alta e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2017 (news.fidelityhouse.eu)

FIANDRE, LA VENDETTA DI GILBERT

aprile 2, 2017 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

Dopo il secondo posto nella E3 Harelbeke e nella “A travers la Flandre”, Philippe Gilbert, che vicino allo scoccar delle trentacinque primavere sembra tornato quello di un tempo, conquista la classica monumento che apre la stagione delle classiche del nord con un’impresa memorabile con tutti i crismi, compreso l’arrivo solitario ed il traguardo superato con la bici alzata verso il cielo.

Era nell’aria un successo di Philppe Gilbert, un campione che aveva fatto incetta di classiche fino a qualche anno fa, senza mai però centrare il successo in questa importante corsa. In questa stagione sinora aveva vinto solo la prima tappa della Tre giorni di La Panne, vittoria che gli aveva anche permesso di conquistare la classifica generale.
Tuttavia, le corse più importanti gli erano sfuggite di un soffio: la E3 Harelbeke persa in volata con Van Avermaet e la corsa che fa da preludio al Giro delle Fiandre, “A travers la Flandre”, vinta da Lampaert.
Queste due corse, nelle quali Gilbert ha conquistato la piazza d’onore, sono quelle che maggiormente si avvicinano al Giro della Fiandre, vuoi per le zone attraversate, vuoi per le caratteristiche del percorso. Era perciò presumibile, come si diceva in apertura, che Gilbert oggi avrebbe tentato il tutto per tutto per centrare la vittoria della più prestigiosa di queste tre gare.
La concorrenza era agguerrita, nomi come Van Avermaet e, soprattutto, Sagan non erano certo tranquillizzanti per il campione nazionale belga, che ha però confezionato un’impresa da ricordare.
Per quel che riguarda la cronaca della corsa, va segnalato che la fuga di giornata è partita in concomitanza con l’abbassarsi della bandiera del via ufficiale.
Salutano il gruppo Julien Duval (AG2R-La Mondiale), Oliviero Troia (UAE Team Emirates), Marc McNally (Wanty-Groupe Gobert), Stef Van Zummeren, Michael Goolaerts (Vérandas Willems–Crelan) e Julien Morice (Direct Énergie). A costoro si aggregano, dopo alcuni chilometri, anche Edward Planckaert (Sport Vlaanderen-Baloise) e André Looij (Roompot-Nederlandse Loterij). Il gruppo non sembra particolarmente preoccupato del tentativo di questi uomini che, infatti, riescono a mettere oltre 11 minuti tra loro ed il gruppo.
A quel punto alcune formazione, prima tra tutte la BMC, cercano di alzare l’andatura per ridurre il gap che ai piedi del primo muro è di circa 10 minuti.
Sull’Oude Kwaremont l’armonia in gruppo si spezza e vari corridori provano a scattare ed a formare tentativi, ma nessuno di questi riesce ad avere fortuna, mentre l’andatura, che comincia a salire progressivamente, apre una fase piuttosto confusa della corsa con moltissime cadute in gruppo. Tra i corridori coinvolti ci sono il nostro Niccolò Bonifazio (Bahrain Merida) e lo sfortunato taiwanese Chun Kai Feng, pure in forza al team arabo, che, dopo essere finito per ben due volte a terra, è costretto ad allontanarsi dalla corsa a bordo di un’autoambulanza.
La chiave della corsa odierna è stato il ritrovato Muro di Grammont, reintrodotto nel tracciato dopo esser stato affrontato l’ultima volta nel 2011, sul quale entrano in azione in prima persona Gilbert e Boonen: i due attesi campione della Quick-Step Floors riescono a sorprendere due grossi favoriti come il campione del mondo Sagan (Bora – Hansgrohe) e l’olimpionico Van Avermaet (BMC Racing Team), mentre restano a ruota Maciej Bodnar (Bora – Hansgrohe), Matteo Trentin (Quick-Step Floors), Gianni Moscon, Luke Rowe (Team Sky), Bryan Coquard, Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Sacha Modolo (UAE Team Emirates), Sep Vanmarcke (Cannondale – Drapac), Jasper Stuyven (Trek – Segafredo), Alexander Kristoff (Katusha – Alpecin), Pieter Vanspeybrouck (Wanty – Groupe Gobert) e Arnaud Démare (FDJ).
Con due personaggi come Sagan e Van Avermaet indietro, il drappello dei contrattaccanti cerca un buon accordo per evitare il rientro dei pericolosi titolati e il loro vantaggio ondeggia tra i 40 secondi ed il minuto, mentre dietro faticano a trovare la quadra con BMC e Bora tra le più attive, mentre Lotto-Soudal e Astana contribuiscono all’inseguimento in modo meno incisivo.
La fuga del mattino viene quindi raggiunta dai contrattaccanti quando mancano ancora 65 Km alla conclusione, segno del fatto che il gruppo è esploso ben prima delle fasi finali.
Gilbert inizia a confezionare il proprio capolavoro al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, staccando tutti con un azione di forza quando mancano ancora 55 Km alla conclusione. Intanto, i suoi compagni di squadra Boonen e Trentin tentano di interpretare al meglio il ruolo di stopper.
Le operazioni per il tentativo di ricongiungimento vengono prese in mano da Sep Vanmarcke della Cannondale, anch’esso favorito dal correre in casa e dalle sue caratteristiche di uomo da classiche: purtroppo il suo tentativo si infrange sull’asfalto, come era toccato in precedenza a molti altri uomini.
Sul Paterberg Sagan e Van Avermaet rientrano sui più immediati inseguitori di Gilbert, che tenta di mantenere un buon ritmo senza sfinirsi e riesce ad incrementare il vantaggio sugli inseguitori sino a portarlo ad assestarsi intorno al minuto.
Sul Taaienberg, mentre Boonen è costretto a fermarsi per un problema meccanico, si forma un quintetto grazie all’accelerazione di Sagan che si porta dietro Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), Greg Van Avermaet, Matteo Trentin e Yoann Offredo (Wanty – Groupe Gobert). In cinque riescono agevolmente e riportarsi su Felline (Trek – Segafredo) e Van Baarle (Cannondale-Drapac), che si erano portati in avanscoperta dopo il Paterberg, mentre appare molto più complicato raggiungere la testa della corsa, dato che il battistrada riesce a gestirsi egregiamente anche nei tratti pianeggianti.
Sull’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont Sagan, che non dà mai per vinto, ci riprova e Van Avermaet e Naesen sono gli unici a tenere il ritmo dello slovacco; ma quasi in vetta al muro il campione del mondo sbanda, forse nel tentativo di stare a bordo strada per evitare il pavè, e cade facendo finire a terra anche Naesen e Van Avermaet. Per lo slovacco e per Naesen è la fine della corsa, mentre Van Avermaet riesce a ripartire dopo essere stato superato da Van Baarle, che era rimasto vittima dello scatto di Sagan.
A questo punto la situazione è, quindi, la seguente: davanti a tutti Gilbert seguito da Van Baarle e, più indietro, Offredo, Felline, Trentin, Van Avermaet e Terpstra (Quick-Step Floors).
Nell’ultima ascesa verso il Paterberg Van Avermaet e Terpstra si riportano su Van Baarle poi negli ultimi chilometri pianeggianti il peso della lunghissima azione solitaria ed il vento contrario mettono a dura prova il campione belga, che riesce comunque a mantenere un vantaggio tale da permettergli di scendere dalla bicicletta sulla linea d’arrivo e festeggiare la vittoria come aveva fatto l’anno Diego Rosa nella quinta tappa del Giro dei Paesi Baschi, anche il quel caso al termine di una lunghissima azione solitaria.
Come sappiamo, Gilbert ha un particolare feeling con l’Amstel Gold Race e, quindi, con uno stato di forma simile c’è da giurare che il belga tenterà di festeggiare la giornata di Pasqua con un’altra vittoria.

Benedetto Ciccarone

ORDINE D’ARRIVO

1 Philippe Gilbert (Bel) Quick-Step Floors 6:23:45
2 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team 0:00:29
3 Niki Terpstra (Ned) Quick-Step Floors
4 Dylan Van Baarle (Ned) Cannondale-Drapac
5 Alexander Kristoff (Nor) Katusha-Alpecin 0:00:53
6 Sacha Modolo (Ita) Team UAE Emirates
7 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
8 Filippo Pozzato (Ita) Wilier Triestina
9 Sylvain Chavanel (Fra) Direct Energie
10 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
11 Michael Valgren Andersen (Den) Astana Pro Team
12 Luke Durbridge (Aus) Orica-Scott
13 Matteo Trentin (Ita) Quick-Step Floors
14 Yoann Offredo (Fra) Wanty – Groupe Gobert
15 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
16 Scott Thwaites (GBr) Dimension Data
17 Tony Gallopin (Fra) Lotto Soudal
18 Nelson Oliveira (Por) Movistar Team
19 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:01:01
20 André Greipel (Ger) Lotto Soudal 0:02:29
21 Baptiste Planckaert (Bel) Katusha-Alpecin
22 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
23 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale 0:02:32
24 Alberto Bettiol (Ita) Cannondale-Drapac
25 Alexander Edmonson (Aus) Orica-Scott 0:03:30
26 Adrien Petit (Fra) Direct Energie
27 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
28 Nikias Arndt (Ger) Team Sunweb
29 Pim Ligthart (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
30 Magnus Cort Nielsen (Den) Orica-Scott
31 Julien Duval (Fra) AG2R La Mondiale
32 Matti Breschel (Den) Astana Pro Team
33 Marco Marcato (Ita) Team UAE Emirates
34 Matthieu Ladagnous (Fra) FDJ
35 Julien Vermote (Bel) Quick-Step Floors
36 Yves Lampaert (Bel) Quick-Step Floors
37 Tom Boonen (Bel) Quick-Step Floors
38 Boy Van Poppel (Ned) Trek-Segafredo
39 Frederik Backaert (Bel) Wanty – Groupe Gobert
40 Florian Senechal (Fra) Cofidis, Solutions Credits
41 Stefan Küng (Swi) BMC Racing Team
42 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
43 Luka Pibernik (Slo) Bahrain-Merida
44 Preben Van Hecke (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
45 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale
46 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
47 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
48 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) Wanty – Groupe Gobert
49 Silvan Dillier (Swi) BMC Racing Team
50 Eugert Zhupa (Alb) Wilier Triestina
51 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo
52 Tom Van Asbroeck (Bel) Cannondale-Drapac
53 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert
54 Huub Duyn (Ned) Veranda’s Willems Crelan
55 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
56 Arnaud Demare (Fra) FDJ
57 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
58 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
59 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
60 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin
61 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team
62 Gaetan Bille (Bel) Veranda’s Willems Crelan 0:03:35
63 Alex Turrin (Ita) Wilier Triestina
64 Ian Stannard (GBr) Team Sky 0:03:36
65 Bryan Coquard (Fra) Direct Energie
66 Maciej Bodnar (Pol) Bora-Hansgrohe
67 Zdenek Štybar (Cze) Quick-Step Floors
68 Ivan Garcia Cortina (Spa) Bahrain-Merida 0:04:15
69 Sam Bewley (NZl) Orica-Scott 0:04:32
70 Olivier Le Gac (Fra) FDJ 0:06:59
71 Mark Mcnally (GBr) Wanty – Groupe Gobert
72 Sebastian Langeveld (Ned) Cannondale-Drapac
73 Michael Morkov (Den) Katusha-Alpecin
74 Søren Kragh Andersen (Den) Team Sunweb 0:08:02
75 Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo
76 Pieter Vanspeybrouck (Bel) Wanty – Groupe Gobert
77 Federico Zurlo (Ita) Team UAE Emirates 0:08:35
78 Ramon Sinkeldam (Ned) Team Sunweb
79 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
80 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe
81 Mike Teunissen (Ned) Team Sunweb
82 Ryan Mullen (Irl) Cannondale-Drapac
83 Iljo Keisse (Bel) Quick-Step Floors
84 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
85 Antoine Duchesne (Can) Direct Energie
86 Andrey Grivko (Ukr) Astana Pro Team
87 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
88 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
89 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team
90 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb
91 Mathew Hayman (Aus) Orica-Scott
92 Mitch Docker (Aus) Orica-Scott
93 Wesley Kreder (Ned) Wanty – Groupe Gobert
94 Jonas Rickaert (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
95 Julien Morice (Fra) Direct Energie
96 Mickael Delage (Fra) FDJ
97 Lars Boom (Ned) Team LottoNl-Jumbo
98 Dimitri Claeys (Bel) Cofidis, Solutions Credits
99 Jean-Pierre Drucker (Lux) BMC Racing Team
100 Stijn Steels (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
101 Dries De Bondt (Bel) Veranda’s Willems Crelan
102 Christian Knees (Ger) Team Sky 0:11:31
103 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale
104 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
105 Twan Castelijns (Ned) Team LottoNl-Jumbo
106 Lukasz Wisniowski (Pol) Team Sky
107 Kiel Reijnen (USA) Trek-Segafredo
108 Owain Doull (GBr) Team Sky
109 Stijn Devolder (Bel) Veranda’s Willems Crelan
110 Tom Scully (NZl) Cannondale-Drapac
111 Rudy Barbier (Fra) AG2R La Mondiale
112 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
113 Rafael Andriato (Bra) Wilier Triestina
114 Bert Van Lerberghe (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
115 Gijs Van Hoecke (Bel) Team LottoNl-Jumbo
116 Amund Grondahl Jansen (Nor) Team LottoNl-Jumbo
117 Yohann Gene (Fra) Direct Energie
118 Alexandre Pichot (Fra) Direct Energie
119 Gregory Rast (Swi) Trek-Segafredo
120 Luke Rowe (GBr) Team Sky
121 Tyler Farrar (USA) Dimension Data

Gilbert confeziona sulle strade delle Fiandre una delle più splendide imprese della sua carriera (Tim de Waele/TDWSport.com

Gilbert confeziona sulle strade delle Fiandre una delle più splendide imprese della sua carriera (Tim de Waele/TDWSport.com

CASTELLANIA – OROPA: LA PIANURA E IL TOTEM

Ci sono luoghi sul pianeta Terra che gli appassionati di ciclismo hanno eletto a “totem”, veri e propri simboli della storia dello sport del pedale. Uno di questi svetta sopra la città di Biella: è il santuario di Oropa dove il 30 maggio del 1999 Marco Pantani scrisse una delle più belle pagine di ciclismo e dove 6 anni prima aveva corso il rischio d’affondare l’apparentemente indistruttibile Indurain. Nell’anno della sua centesima edizione il Giro tornerà su quelle strade, al termine di una frazione che unirà il ricordo del “Pirata” a quello del “Campionissimo”.

Sembra quasi un totem che si erge maestoso dalla pianura la salita che s’innalza al termine della prima frazione alpina del Giro numero 100. Anzi, un totem lo è per davvero perché ci sono luoghi “sacri” per l’appassionato di ciclismo, tavolta profani come la sconnessa stradina della Foresta dell’Arenberg o lo Stelvio, talaltra realmente divini come la Madonna del Ghisallo o la cappelletta che sorge in vetta al muro di Grammont. A quest’ultima categoria appartiene Oropa e non solo per il suo santuario, entrata di diritto in questa lista per quanto vi avvenne il 30 maggio del 1999. Prima di tale data l’ascesa sopra Biella era celebre solo per aver visto in crisi – per la prima volta nella storia – un campione che pareva indistruttibile come Miguel Indurain che, sotto i colpi inferti dal russo Ugrumov, nella penultima tappa del Giro del 1993 perse 36 secondi, salvando comunque la maglia rosa per poco meno di un minuto. È con questo ricordo che la corsa rosa si approcciò al santuario piemontese 6 anni dopo, ignara d’andare in contro ad una delle pagine di ciclismo più belle della storia di questo sport, scaturicata da un episodio negativo, una foratura proprio ai piedi dell’ascesa finale, che Marco Pantani riuscì a ribaltare a suo favore e a trasformare in una cavalcata trionfale, letteralmente “saccagnando” gli avversari che si erano ritrovati in testa alla corsa e che pensavano che il “Pirata” avrebbe quel giorno perso terreno e quella maglia rosa che aveva ripreso il giorno prima a Borgo San Dalmazzo dopo aver perso nella crono di Ancona le insegne del primato che aveva conquistato sul Gran Sasso d’Italia. Quel che successe pochi giorni dopo a Madonna di Campiglio e negli anni successivi non farà altro che “consacrare” ancor più questo luogo alla memoria dello scalatore di Cesenatico e, anche per questo motivo, ci sarà sicuramente grande attesa per questa tappa, nonostante l’ascesa finale non sia certo delle più “pepate” e totalmente “sciapo” sarà il resto del percorso, costantemente tracciato sui binari della pianura e poco consistente anche nel chilometraggio poiché a fine giornata si saranno percorsi soli 131 Km. Sarà questa, inoltre, l’occasione per ricordare anche un altro grande campione poichè si renderà tributo pure a Fausto Coppi partendo da Castellania, il piccolo paesello natale del Campionissimo, abbarbicato sui colli del tortonese a 400 metri di quota e oggi abitato da meno di 100 persone che ne fanno il terzo comune meno popolato dalla provincia di Alessandria.
Dopo il via dal piazzale antistante il cimitero nel quale riposano le spoglie di Fausto e del fratello Serse la tappa partirà in discesa ma nulla potrà accadere nei primi 10 Km, perché quel tratto sarà percorso fuori gara, nel corso della consueta marcia d’avvicinamento alla partenza ufficiale – il famoso “chilometro zero” – che sarà data sulla piana sottostante, in direzione di Tortona. Toccata nuovamente la cittadina che aveva ospitato la corsa poche ore prima, il tracciato tirerà dritto in direzione della Lomellina, rientrando sul suolo lombardo dopo aver superato – per l’unica volta in questa edizione del Giro – il corso del fiume Po. A partire da questo momento il paesaggio delle risaie sarà per parecchi chilometri una presenza costante del percorso che, varcato il più lungo fiume d’Italia, per prima cosa attraverserà Pieve del Cairo, presso il quale si trova il Castello Beccaria, uno dei più grandi della provincia di Pavia, salito alla ribalta qualche anno fa per una presunta presenza di fantasmi. La corsa giungerà poi sulle strade di Mede, nel cui centro si trova la più antica riseria della Lomellina, il Mulino di San Rocco, costruito nel XVIII secolo da un gruppo di frati che vivevano in un convento poco distante. Pedalando tra le campagne si giungerà quindi a Sartirana Lomellina, dove si trova un altro interessante castello, che appartenne ai Duchi di Sartirana, promotori dello sviluppo della coltivazione del riso in queste terre grazie alla costruzione di un canale artificiale che vi condusse le acque del fiume Sesia. Sfiorato il centro di Cozzo – anche lui con il suo bel maniero, che nel 1499 ospitò nientemeno che il re francese Luigi XII – si tornerà a pedalare sulle strade del Piemonte, diretti a Vercelli, città celebre non soltanto per le sue emergenze monumentali (su tutte segnaliamo la basilica di Sant’Andrea e il Museo Francesco Borgogna, principale pinacoteca della regione) ma anche in quanto sede della Pro Vercelli, uno dei più antichi club sportivi d’Italia, fondato nel 1887 come società di ginnastica e dal 1902 presente nel calcio con una formazione che ha militato per sei stagioni in serie A e per dodici in serie B.
Imboccata la statale per Biella, il lungo serpente della carovana giungerà quindi a Quinto Vercellese dove s’incontra l’ennesimo castello di questa tappa, quello che appartenne inizialmente ai Conti di Biandrate, che nel 1170 lo cederanno alla famiglia degli Avogadro, proprietaria del maniero per oltre 700 anni, fino al 1922.
Passato il 100° km di gara la pianura lascerà il posto al falsopiano di una ventina di chilometri che, puntando costantemente verso l’alto senza assumere mai le caratteristiche di salita, “deporrà” il gruppo ai piedi dell’ascesa finale, alla quale si giungerà dopo aver costeggiato la “Baraggia”, area caratterizzata da fitte brughiere alternate a vaste praterie, un contesto ambientale protetto da una riserva naturale e che in certi aspetti ricorda la savana. Al termine di questo tratto si attraverserà il “Piano”, la parte bassa della città di Biella che – come quella di Bergamo che accoglierà il Giro l’indomani – ha una doppia anima e quella più antica sta in alto, sulla collina del Piazzo, con l’aspetto tipico dei borghi medioevali, il cui cuore è rappresentato da Piazza della Cisterna, sede del municipio sino alla seconda metà del XIX secolo. Inizieranno qui gli ultimi 12 Km di gara, che – per quanto ricordato all’inizio – sono un vero e proprio concentrato di emozioni e adrenalina, pur non avendo la consistenza della salita durissima, essendo abbastanza “normale” la pendenza media, che risulta essere del 6,2%, mentre il picco massimo si attesta al 13%. Costeggiati i confini del Parco della Burcina (conosciuto in particolare per la fioritura dei rododendri, che ha inizio proprio nelle settimane del Giro), si abbandonerà temporaneamente la statale d’accesso al santuario per imboccare il vecchio tracciato che attraversa la frazione di Favaro, dove s’incontrerà una breve porzione di strada pavimentata in porfido, poco più di 200 metri di pavè all’ingresso dei quali terminerà il tratto a maggior pendenza dell’ascesa, più o meno nel punto dove cominciò a scricchiolare la corazzata di Indurain nel 1993. Si ritroverà poi la strada “maestra” negli ultimi 4,2 Km che ricondurranno sul porfido, quello sul quale si pedalerà nelle ultime centinaia di metri, sul piazzale dolcemente salente verso il santuario dove, fin dal Trecento si venera la statua della Madonna Nera. Un pavè dai cui solchi sono sgorgate pagine di storia sportiva e di emozioni. Emozioni forti.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo Coppi (369 metri). È stato ufficialmente battezzato con questo nome il valico posto alle porte di Castellania, esattamente all’altezza del bivio sotto l’abitato, dove la SP 135 “Serravalle-Carezzano” si incontra con la SP 130 “della Valle Ossona”. Verrà toccato dai corridori durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”. Al Giro del 2010, durante la tappa Novara – Novi Ligure vinta dal francese Jérôme Pineau, il passaggio dal Passo Coppi è stato considerato valido come GPM, conquistato dal tedesco Paul Voss.

Sella del Cascinotto (327 metri). Valicata dalla SP 134 “Spineto – Villalvernia” tra Carezzano Superiore e Paderna. Attraversata durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”.

Selletta di Paderna (262 metri). Valicata dalla SP 134 “Spineto – Villalvernia” tra Paderna e Spineto Scrivia. Attraversata durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”.

Sella di Favaro (758 metri). Si trova quasi al centro dell’omonimo abitato, toccato dal vecchio tracciato della strada che sale a Oropa.

FOTOGALLERY

Castellania, casa natale di Fausto Coppi

Il ponte della Strada Provinciale 211 con il quale il gruppo supererà il corso del Fiume Po

Pieve del Cairo, Castello Beccaria

Mede, Mulino di San Rocco

Sartirana Lomellina, Castello dei Duchi di Sartirana

Castello di Cozzo

Vercelli, Basilica di Sant’Andrea

Quinto Vercellese, Castello degli Avogadro

Il tipico paesaggio delle baragge biellesi

Biella, Piazza della Cisterna

Rododendri in fiore nel Parco della Burcina

Il santuario di Oropa visto dal rettilineo d’arrivo e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Il santuario di Oropa visto dal rettilineo d’arrivo e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

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