LA FIERA DELLE RARITÀ

È la prima di due tappe oramai divenute rare nel contesto del ciclismo, disegnate senza l’emozione di una salita ma non meno ricche d’adrenalina. Alle emozioni dello sprint potrebbe sommarsi quelle provocate dagli imprevisti di corsa che rendono delicate anche frazioni come queste: le insidie stradali o il vento potrebbero tendere trappole dalle quali poi si potrebbe uscirne a fatica, come ricordano i precedenti di Richie Porte al Giro del 2015 e di Alejandro Valverde al Tour di due anni prima.

Se le tappe del Giro si collezionassero come le celebri figurine Panini questa di Modena e la successiva frazione di Novi Ligure diventerebbero ben presto oggetto di appassionanti “caccie” tra gli estimatori, veri e propri cimeli di culto com’era stata, per esempio, l’introvabile figurina che raffigurava il portiere bergamasco Pier Luigi Pizzaballa. Perché, se in questi ultimi anni sono diventate sempre più rare le tappe in linea completamente pianeggianti per l’abitudine degli organizzatori di cercare sempre d’inserire qualche piccola difficoltà altimetrica al fine di vivacizzare la corsa, capita ancor più di rado di vederne due consecutive. Per ritrovare nel percorso del Giro d’Italia una simile accoppiata dobbiamo scartabellare sui “Garibaldi” fino a tornare all’edizione del 2008 quando nel volgere di ventiquattrore si disputarono la Forli – Carpi (in parte da percorrere sulle strade odierne) e la Modena – Cittadella; per arrivare al precedente “precedente” tocca sfogliare le pagine dei libri-guida della corsa rosa sino al 1997 e poi, volendo continuare questa ricerca all’indietro, si arriverebbere al 1989 e qui ci fermiamo: quindi sole quattro volte negli ultimi 30 anni di Giro, a voler sottolineare l’eccezionalità di questi due giorni di corsa. C’è un perché nella scelta degli organizzatori di proporre due tappe di fila che non proporranno nemmeno il becco di una salita: da Novi alla fine del Giro, negli ultimi dieci giorni di corsa s’incontreranno solo frazioni da classifica, con la sola intrusione della tappa che terminerà a Santa Maria di Sala al quartultimo giorno di corsa, appuntamento al quale molti dei velocisti in gara potrebbero non arrivare, vuoi per le insidie del tempo massimo (in agguato soprattutto tra Courmayeur e il tappone di Ponte di Legno), vuoi per le scelte interne di molte squadre che da alcune stagioni hanno presso la criticata abitudine di mandare a casa i loro velocisti una volta archiviato il “grosso” delle tappe a loro riservate. Vedremo, dunque, le loro formazioni impegnate al massimo in queste due giornate, che rappresentano le ultime occasioni per molti degli sprinter in gara e che non saranno, comunque, del tutto scevre da insidie. Mancheranno quelle altimetriche, ma saranno sempre presenti quelle stradali oltre alle due variabiali che possono rendere “fatale” anche una tappa totalmente piatta, le cadute e il vento. Le prime, al di là delle magagne fisiche che possono provocare, possono far perdere parecchi minuti, “strappo” che fa ancor più male se accusato in una frazione che si pensava ininfluente, come ebbe a sperimentare Richie Porte nel 2015 nel finale della tappa di Jesolo, ultrapiatta come questa, quando perse quasi 2 minuti per un capitombolo avvenuto subito prima il pannello dei – 3 Km all’arrivo – oltre il quale i distacchi vengono abbuonati in caso di caduta – mentre lo stesso problema provocava anche l’avvicendamento al vertice della classifica tra Aru e Contador. E poi c’è l’incognita vento, favorita anche dalla mancanza di elevazioni non solo sul percorso di gara ma anche attorno ad esso: se dovesse capitare una giornata particolarmente ventosa basta un attimo per creare una frattura nel gruppo che potrebbe anche rivelarsi insanabile, come capitò nella tappa di Saint-Amand-Montrond del Tour de France del 2013, quando uno dei big della corsa transalpina, lo spagnolo Valverde, non riuscì a ricucire sulla testa della corsa e perse quasi 10 minuti dagli altri favoriti.
In questa decima giornata di gara si comincerà a pedalare sulle strade di Ravenna puntando verso Russi, il paese natale dell’indimenticato Luciano Pezzi, presso il quale, all’interno di un’oasi del WWF, si possono ammirare i resti di un’antica villa romana, una delle meglio conservare del Nord Italia. Proseguendo si punterà su Bagnacavallo, la medievale Castrum Tiberiacum che diventerà Balneocaballum nel X secolo – toponimo che fa riferimento a uno scomparso tratto del fiume Senio – e il cui centro storico nel 1976 fu teatro delle riprese di alcune drammatiche scene de “L’Agnese va a morire”, film di Giuliano Montaldo ambientato nei giorni della Resistenza. Successivamente ad ospitare il passaggio del gruppo sarà Lugo, la città del Giro di Romagna, storica corsa che non di disputa più dal 2012 e che ha avuto il suo plurivincitore in Fausto Coppi, a segno nelle edizioni del 1946, del 1947 e del 1949. Lasciata anche la cittadina che diede i natali all’”asso degli assi” dell’aviazione italiana Francesco Baracca e il cui monumento simbolo è il quadriportico detto il “Pavaglione”, la corsa si dirigerà quindi su Massa Lombarda, la capitale italiana della frutta, conosciuta in particolare per la coltivazione di pesche. Si farà quindi ritorno sulle strade della provincia di Bologna che, dopo il “grand départ” del Giro 2019 celebrato una settimana prima, sarà attraversata di slancio transitando a nord del capoluogo regionale, andando per primo a toccare il centro di Medicina, noto tra gli appassionati di astronomia perché nel 1964 nelle sue campagne fu costruito un osservatorio tra le cui strutture c’è la “Croce del Nord”, uno dei più grandi radiotelescopi esistenti al mondo, destinato in futuro ad aderire al progetto internazionale SKA (Square Kilometre Array), rete di radiotelescopi dislocati sull’intero pianeta che servirà per disegnare la più estesa e dettaglia mappa dell’universo finora realizzata.
Attraversata Budrio – il paese dell’ocarina, qui inventata nel 1853 e alla quale è dedicato un museo – il percorso attreverserà le campagne a nord di Bologna per poi portarsi a San Giovanni in Persiceto, nel cui cuore sorge la chiesa collegiata di San Giovanni Battista, “attrezzata” con la più antica campana esistente in terra bolognese, fusa nel 1318. A questo punto ci sarà un’improvvisa variazione del percorso, fin qui costantemente disegnato in direzione ovest, perché la planimetria proporrà ora un’impennata verso nord per raggiungere Crevalcore, comune noto alle cronache ciclistiche perché dal 2011 è presenza fissa nel tracciato della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, sede d’arrivo della più piatta frazione della corsa emiliana, inizialmente a cronometro per poi diventare terreno di caccia per i velocisti. Raggiunto quindi il centro di Camposanto, nel 1743 teatro di una cruenta battaglia della Guerra di successione austriaca che vide contrapporsi l’esercito austro-piemontese e le truppe spagnole, si arriverà al “vertice” di questa risalita orografica per poi iniziare la “discesa in pianura” che condurrà in una trentina di chilometri – dopo aver sfiorato il centro di Bomporto, con l’interessante darsena estense sul Naviglio di Modena e il sistema di chiuse ispirate ad un progetto di Leonardo da Vinci – all’approdo di Modena per un appassionante epilogo allo sprint all’ombra della Ghirlandina, primo atto di una due giorni totalmente riservata ai virtuosi dei finali vissuti a 70 Km orari.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Ravenna, basilica di San Vitale

Russi, Villa romana (www.archeobologna.beniculturali.it)

Russi, Villa romana (www.archeobologna.beniculturali.it)

Scena de “L’Agnese va a morire” girata in Piazza della Libertà a Bagnacavallo (www.davinotti.com)

Scena de “L’Agnese va a morire” girata in Piazza della Libertà a Bagnacavallo (www.davinotti.com)

Lugo, Pavaglione

Medicina, stazione radioastronomica

San Giovanni in Persiceto, collegiata di San Giovanni Battista

Bomporto, darsena estense sul Naviglio di Modena

La torre della Ghirlandina, campanile del duomo di Modena e simbolo della città emiliana, e, in trasparenza, l’altimetria della decima del Giro 2019 (www.emotionrit.it)

La torre della Ghirlandina, campanile del duomo di Modena e simbolo della città emiliana, e, in trasparenza, l’altimetria della decima del Giro 2019 (www.emotionrit.it)

CRONOS VS TITANOS, SI RINNOVA LA SFIDA A COLPI DI LANCETTE

35 Km contro il tempo rinnovano la tradizione delle cronoscalate con arrivo a San Marino, una lunga serie inaugurata il primo giugno del 1951 quando Fausto Coppi fu sopravanzato a sorpresa dal conterraneo Giancarlo Astrua. Altre sei sono state le tappe a cronometro terminate nello stato sanmarinese e quella di quest’anno sarà l’ottava, al termine di un tracciato vario che debutterà con una ventina di chilometri pianeggianti prima che entri in scena la salita finale verso il Monte Titano.

Le cronoscalate ritrovano la loro “culla”. Scoperte dal mondo del ciclismo negli anni ‘30 quando la “Corsa Rosa” le propose per la prima volta sulla salita laziale del Terminillo, la nascente stazione di sport invernali voluta dal regime fascista, dagli anni ’50 troveranno un ideale terreno di gara sulle pendici del Monte Titano, che accoglieranno dodici traguardi della corsa rosa – quello del 2019 sarà il tredicesimo – e di questa dozzina d’arrivi a San Marino sette saranno al termine di appassionanti sfide contro l’orologio. La prima volta del Giro nella capitale della piccola repubblica incastonata nell’Appenino Tosco-Romagnolo porta la data del primo giugno 1951 e si trattò proprio di una tappa contro il tempo, salendo dal classico versante di Rimini, che fece registrare un’inattesa sorpresa perché al traguardo il favoritissimo Fausto Coppi sarà preceduto di 20 secondi dal conterraneo Giancarlo Astrua, nettamente meno quotato del “Campionissimo”. Si replicò dal medesimo versante nel 1958, su di un percorso ridotto a 12 Km partendo dalla località Dogana e disputando interamente in territorio sanmarinese questa frazione, che sarà conquista dal lussemburghese Charly Gaul con 18” sul belga Jean Brankart. Su di un tracciato più completo si gareggiò nel 1968 quando la partenza era fissata a Cesenatico e si arrivava a San Marino dopo aver percorso quasi 50 Km prevalentemente pianeggianti con l’ascesa finale dal versante di Acquaviva, in cima al quale fece registrare il tempo migliore Felice Gimondi, primo con 39” sull’eterno rivale Eddy Merckx. I ruoli s’invertirono l’anno successivo quando, sul medesimo tracciato, sarà stavolta l’asso belga a imporsi, rifilando poco più di un minuto al corridore bergamasco, che quell’anno vincerà il Giro in seguito al clamoroso allontanamento dalla corsa rosa per doping del “Cannibale”, dopo la tappa di Savona. Nel 1979 si tornerà a gareggiare sull’asse Rimini-San Marino e, come nel 1951, anche in quest’occasione la tappa fornirà un risultato a sorpresa con l’affermazione del giovane emergente Giuseppe Saronni, che precedette di 32” il norvegese Knut Knudsen mentre l’atteso Francesco Moser sarà solo 4° a 1’24”. Tra le medesime località si gareggerà anche nel 1987, su di un percorso differente rispetto a quello classico che prevedeva di coprire la distanza di 46 Km, salendo a San Marino dal versante marchigiano di Mercatino Conca, sul quale Roberto Visentini dettò legge arrivando al traguardo con 1’11” sull’elvetico Tony Rominger. L’ultima volta, nel 1997, la cronoscalata al Titano partiva dagli stabilimenti della Scrigno – quell’anno sponsor della formazione guidata da Bruno Reverberi – di Santarcangelo di Romagna mentre il traguardo era fissato 18 Km più in alto, dopo esser saliti dal versante di Ventoso, che vide imporsi il russo Pavel Tonkov con 21” sul connazionale Berzin. Siamo così arrivati al presente del 19 maggio 2019, che vedranno i “girini” affrontare un tracciato molto simile nelle caratteristiche a quello delle due tappe disputate alla fine degli anni ’60 con partenza da Cesenatico. Il percorso sarà più breve di una quindicina di chilometri e arriverà a San Marino dalla direzione opposta ma, come in quelle occasioni, prevederà di percorrere un lungo tratto in pianura – 22 Km per la precisione – prima di arrivare all’appuntamento con l’ascesa finale, che sarà approcciata dall’inedito versante di Montegiardino, 7.5 Km al 6,6% di pendenza media suddivisi in due “razioni” da un tratto intermedio in quota lungo quasi 5 Km. Si tratterà, dunque, di una cronometro di difficile gestione a causa delle variazioni di ritmo che imporrà il tracciato e che costringerà i passisti, ai quali strizza l’occhio la ventina di chilometri privi di difficoltà a inizio tappa, a non esagerare nella prima parte di gara per non correre il rischio di trovarsi in panne lungo la discontinua ascesa finale. Il via da Riccione, località balneare tra le più celebri della riviera romagnola, legata alla sede d’arrivo non solo dai quasi 35 Km che si dovranno percorrere oggi ma anche dalle riprese del film “Estate violenta”, girato tra Riccione e San Marino nel 1959 e che ebbe tra gli interpreti Eleonora Rossi Drago e l’attore francese Jean-Louis Trintignant. I primi tre chilometri rappresenteranno il tratto più filante del percorso, disegnati come sono sul rettilineo lungomare che da Riccione conduce verso Rimini, e anche l’ultima porzione del Giro 2019 che si snoderà in riva al mare; cambiata la direzione di marcia si scavalcherà il tracciato dell’Autostrada Adriatica poco prima di giungere alla località di Ospedaletto, la frazione del comune di Coriano dove saranno presi i primi intermedi di gara e nei cui pressi si trova la nota comunità di recupero di San Patrignano, fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli e conosciuta anche agli appassionati di ciclismo per aver ospitato negli anni ’90 l’arrivo di una corsa per dilettanti, la Firenze-San Patrignano. Anche il Giro d’Italia ebbe a toccare con mano questa realtà nel 1985 quando Vincenzo Torriani, su iniziativa di Candido Cannavò, vi mise in programma una sosta di tre minuti per tutto il gruppo, segnalata sin dalla tabella di marcia della Cervia – Jesi, tappa che poi proseguirà alla volta di San Marino e quindi, affrontate le colline del Montefeltro, verso la cittadina marchigiana dove s’impose Orlando Maini.
L’ultimo tratto italiano di questa tappa si snoderà nel parco fluviale del Marano, percorso dall’omonimo torrente che ha le sue sorgenti sul vicino Monte Guelfa e che rivela spunti d’interesse per la sua variegata flora (in particolare salici bianchi e pioppi neri). Poco prima dello scoccare del ventesimo chilometro si supererà il confine di stato all’altezza del piccolo lago artificiale di Faetano, realizzato nel 1968 per la pratica della pesca sportiva della trota. Entrati ufficialmente nel territorio della “Repubblica della Libertà” si dovranno percorrere ancora un paio di chilometri in pianura prima di giungere all’inizio della salita finale, che si attaccherà in corrispondenza del bivio per Faetano, uno dei nove “castelli” nei quali è suddiviso amministrativamente il territorio di San Marino, nel quale è possibile ammirare il più antico orologio presente nel territorio dello stato, oggi collocato sulla facciata della “Casa del Castello” e proveniente dalla Parva Domus di San Marino città. La prima “fetta” di salita è la più consistente, 5.3 Km al 6.6% di pendenza media nel corso dei quali si tocca anche il picco massimo dell’intera ascesa (11%), raggiunto subito dopo il passaggio da Montegiardino, il più piccolo e meno popoloso dei castelli sanmarinesi, poco più di 900 abitanti per questo borgo d’origine longobarda. Arrivati al cosiddetto “Passetto Fiorentino”, terminerà la prima parte dell’ascesa, si confluirà sul versante che sale da Mercatino Conca, quello affrontato nella cronoscalata del 1987, e si svolterà a destra in direzione della capitale lanciandosi nel tratto in quota, caratterizzato da un paio di lievi falsipiani che iniziano dopo il passaggio da Fiorentino, il castello presso il quale si trova un monumento dedicato all’aviatore triestino Gianni Widmer, che il 16 aprile del 1913 fu il primo a volare sui cieli di San Marino: realizzato sulla cima del Monte Carlo, dove il Widmer atterrò, si trattò del secondo in ordine di tempo dedicato a un aviatore, dopo quello innalzato nello stesso anno a Parigi in onore del brasiliano Alberto Santos-Dumont. Raggiunta la “curazia” (frazione) sanmarinese di Murata, presso la quale ha sede l’omonima società sportiva (è stata la prima società calcistica del piccolo stato che ha preso parte alla coppa UEFA, nel 2006-2007, e alla Champions League, nel 2007 e nel 2008), inizierà un tratto in lieve e veloce discesa sul viale che funge da circonvallazione occidentale di San Marino città, nel corso del quale si sfiorerà il piccolo casale sede del Museo della Civiltà Contadina. È l’ultimo tratto veloce di questa tappa, prima che la salita riprenda nei conclusivi 2.2 Km al 6.4% che rimontano le ultime pendici del Monte Titano, ancora una volta teatro di un’appassionante sfida a suon di minuti.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Passetto Fiorentino (482 metri). Quotato 506 metri sulle cartine del Giro 2019, vi transita la “Strada della Serra” tra San Marino e il confine di stato verso Montelicciano e Mercatino Conca. Vi confluisce la “Strada Bandirola”, proveniente da Montegiardino e dalla quale saliranno i corridori nel corso della cronoscalata.

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L’attore francese Jean-Louis Trintignant sulla spiagga di Riccione in una scena di “Estate violenta” (www.davinotti.com)

L’attore francese Jean-Louis Trintignant sulla spiagga di Riccione in una scena di “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il porto turistico di Riccione

Un tratto del lungomare che conduce fuori da Riccione

Ospedaletto di Coriano, Comunità di San Patrignano

Attraversamento della valle del Marano

Confine di stato tra Italia e Repubblica di San Marino

Faetano, chiesa di San Paolo e “Casa del Castello”

Montegiardino

Il Monte Titano visto dal punto più ripido della salita, all’uscita di Montegiardino

Passetto Fiorentino

Passaggio da Fiorentino (sullo sfondo il Monte Carlo)

San Marino, il casale sede del Museo della Civiltà Contadina

La veloce discesa che precede la rampa finale verso San Marino

L’ultimo tornante del tratto finale in ascesa

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

Il Palazzo Pubblico di San Marino come appare nel film “Estate violenta” (www.davinotti.com)

San Marino, basilica di San Marino

Il Monte Titano e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2019 (wikipedia)

Il Monte Titano e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2019 (wikipedia)

UN SABATO DI “RISTRETTEZZE”

Nonostante cada in giorno di sabato, non aspettavi grandi difficoltà nei 235 “magri” Km che si dovranno percorrere per andare da Tortoreto Lido a Pesaro. In una tappa dove l’Adriatico sarà prevalente scenografia alla gara, le principali insidie arriveranno dalle piccole asperità collinari che punteggiano il finale e che qualche grattacapo potrebbero darlo al massimo alle squadre dei velocisti, mentre chi punta alla classifica dovrebbe trascorre un pomeriggio tranquillo alla vigilia della cronoscalata a San Marino. Ma la discesa finale, che ricorda il Poggio, potrebbe isprirare qualche alta sfera ben attrezzata per le planate, se si vorrà buttare sul piatto qualche energia…

12 maggio 2012, Recanati – Rocca di Cambio con arrivo in salita.
11 maggio 2013, cronometro individuale Gabicce Mare – Saltara.
17 maggio 2014, Foligno – Montecopiolo con la scalata al Carpegna e l’arrivo in salita.
16 maggio 2015, Fiuggi – Campitello Matese con arrivo in salita.
14 maggio 2016, Foligno – Arezzo con la salita sterrata all’Alpe di Poti.
13 maggio 2017, Molfetta – Peschici con la salita di Monte Sant’Angelo.
12 maggio 2018, Praia a Mare – Montevergine con arrivo in salita.

C’è un comun denominatore tra le frazioni sopra citate ed è quello del sabato e di un sabato ben specifico; tutte queste tappe, infatti, si sono disputate nel secondo week end di gara, momento nella corsa nella quale gli organizzatori sono soliti proporre percorsi quasi sempre rilevanti ai fini della classifica, di montagna, a cronometro oppure non durissimi ma insidiosi. Però, non sarà così nel 2019 perché sabato 18 maggio, secondo sabato del 102° Giro d’Italia, si correrà una tappa di trasferimento, sulla carta appetibile ai velocisti anche se per loro non sarà del tutto agevole. Vegni e soci non sono, però, tornati sui loro passi dopo gli standard di percorso impostati nelle ultime stagioni; semplicemente quest’anno hanno “addensato” tutte le difficoltà negli ultimi dieci giorni di gara – nel corso dei quali s’incontrerà una sola frazione tranquilla – e per questo non hanno calcato eccessivamente la mano nella prima settimana, che si concluderà comunque con la prima frazione a “cinque stelle” di difficoltà di questa edizione, la cronoscalata a San Marino. Alla vigilia di questo importante appuntamento, chiave di volta della centoduesima edizione della corsa rosa, si correrà dunque una tappa sulla carta non troppo impegnativa, totalmente pianeggiante nei primi 134 Km e movimentata da morbide colline negli ultimi cento. Si tratta di difficoltà che non fanno paura a nessuno, anche non renderanno agevole il lavoro alle squadre dei velocisti, in particolar modo nei tortuosi 25 Km conclusivi, che si snodano sulla spettacolare strada panoramica del promontorio del Monte San Bartolo, il cui tratto conclusivo ricorda la planata dal Poggio verso il traguardo della Milano-Sanremo. Si dovranno percorrere, infatti, una discesa a tornanti – 6 per la precisione, come nella planata ligure – e poi un breve tratto pianeggiante conclusivo, all’incirca lungo come quello che si deve superare per raggiungere lo storico traguardo di Via Roma. Considerate le numerose conclusioni allo sprint che ci ha riservato la “Classicissima” la possibilità che si arrivi in volata in quel di Pesaro è elevata, come alto è il rischio che il gruppo non ce la faccia a rientrare a causa delle tortuosità del finale, con buona pace dei fuggitivi di giornata. E non è escluso che qualche uomo di punta decida di approfittarne per tentare di guadagnare una manciata di secondi nel finale e il pensiero va ancora alla Sanremo e alla stupenda vittoria, in barba ai velocisti, conseguita lo scorso anno da Vincenzo Nibali che, da buon discesista qual è, potrebbe trovare ispirazione scendendo dal San Bartolo.
Il fischio di partenza risuonerà sul lungomare di Tortoreto Lido, località balneare il cui nome fa riferimento proprio ai volatili della famiglia dei columbidi, che qui hanno individuato un ideale habitat per nidificare sin dai tempi medievali, come ebbe a far notare in una sua lettera Papa Gregorio Magno nel VI secolo. Percorsi una decina di chilometri scarsi sul suolo abruzzese la corsa entrerà nelle Marche alle porte di San Benedetto del Tronto, principale località turistica della “Riviera delle Palme”, così chiamata proprio per la diffusa presenza di queste piante: ne sono state censite ben 8000 nella sola San Benedetto, monumenti naturali che si affiancano a quelli di pietra della cittadina marchigiana, come la torre rinascimentale dei Gualtieri e la cattedrale ottocentesca di Santa Maria della Marina. Costantemente seguendo il litorale adriatico ci si porterà quindi a Grottammare, paese natale di Papa Sisto V (pontefice per cinque anni, dal 1585 al 1590), e quindi a Porto San Giorgio, situato ai piedi della collina di Fermo, citta d’arte pittorescamante adagiata sull’elevazione che i sabini chiamavano Mons Sabbi e che merita una disgressione dal percorso di gara per ammirarvi il Duomo intitolato all’Assunta e la sottostante Piazza del Popolo, cuore della cittadina. Attraversate Porto Sant’Elpidio, alle porte del celebre “Distretto Calzaturiero Marchigiano” le cui origini risalgono al XV secolo, e Civitanova Marche, quando si giungerà a Porto Recanati il percorso cambierà temporaneamente scenario per una trentina di chilometri, abbandonando la costa per doppiare il promontorio del Monte Conero e la città di Ancona. All’inizio di questo tratto si transiterà ai piedi della città di Loreto, che domina dall’alto del colle con le strutture fortificate che cingono la celebre Basilica della Santa Casa, realizzate su incarico del cardinale Girolamo Basso della Rovere nel timore d’incursioni saracene che poi qui non accaddero ma che colpirono i centri vicini. Si sfiorerà quindi la Selva di Castelfidardo, area floristica protetta che rappresenta un caso unico in Europa per la ricchezza della sua biodiversità e presso la quale fu combattuta in epoca risorgimentale la storica Battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860) tra le truppe dello Stato Pontificio e quelle del Regno di Sardegna, uscite vincitrici da questo scontro che spalancò le porte all’Unità d’Italia e che è qui ricordato da un sacrario costruito già l’anno successivo. Lambita Osimo – dove Simon Yates colse il secondo dei suoi successi di tappa al Giro 2018 – si ritroverà il Mar Adriatico in vista di Marina di Montemarciano andando a imboccare l’ultimo tratto di pianura totale di questa frazione, poco meno di 30 Km nel corso dei quali si toccherà la nota Senigallia prima di giungere a Marotta, località balneare soprannominata per anni la “Berlino dell’Adriatico” perché il suo territorio era suddiviso tra ben tre comuni, uno dei quali è San Costanzo, verso il quale i “girini” pedaleranno all’inizio del tratto collinare affrontando la prima lieve pendenza di giornata. Superato questo dolce zampellotto si scenderà nella valle del Metauro sfiorando il borgo di Piagge – dove nel 1996 è stata rinvenuta una grotta ipogea nei pressi del locale castello, luogo che gli studiosi indicano come “location” di riti esoterici o d’iniziazione a ordini cavallereschi – giungendo ai piedi della salita che più risalta sul grafico altimetrico odierno, il comunque pedalabile Monte della Mattera. Sono 9.2 Km al 3.6% nel corso dei quali si tocca l’abitato di Saltara, presso il quale si trova l’interessante Museo del Balì, science-center ospitato nell’omonima villa settecentesca. Gli appassionati di ciclismo ricorderanno, invece, che questa cittadina – dal 2016 confluita nel neonato comune di Colli al Metauro – è stata la sede d’arrivo non solo della tappa a cronometro citata a inizio articolo, vinta dal britannico Alex Dowsett, ma anche di un’altra frazione della corsa rosa (nel 2006, vittoria del belga Rik Verbrugghe), di una tappa della Tirreno-Adriatico conquistata dall’olandese Servais Knaven nel 2005, del campionato nazionale professionisti nel 2003, vinto da Paolo Bettini, e – ancor più indietro nel tempo – del campionato nazionale riservato alla scomparsa categoria degli “indipendenti” nel 1933, titolo conseguito dal corridore bergamasco, ma varesino d’adozione, Camillo Erba.
Discesi l’altro versante della Mattera, la corsa rosa sarà già a Pesaro, dove si sfiorerà il santuario gotico di Santa Maria dell’Arzilla per poi percorrerne le strade dell’estrema periferia sudoccidentale, superare il corso del fiume Foglia e puntare quindi verso il successivo GPM, il più ripido di giornata (la pendenza media è del 7.4% ma l’ascesa è lunga solo 1.4 Km), diretti a Monteluro, borgo ricordato sui libri di storia per una delle più sanguinose battaglie del XV secolo, combattuta tra le contendenti famiglie dei Montefeltro e dei Malatesta. A quest’ultima apparteneva il poco distante castello di Gradara, uno dei più visitati delle Marche grazie a Dante Alighieri, che vi ambientò le tragiche vicende amorose di Paolo e Francesca, ma che è conosciuto anche oltreoceano per il film “Il principe delle volpi”, qui girato nel 1949 dal regista statunitense Henry King ed incentrato sulle figure di Andrea Orsini e del temuto Cesare Borgia, interpretati dai divi hollywoodiani Tyrone Power e Orson Welles. La discesa verso la nota località balneare di Gabicce Mare, la più meridionale della riviera romagnola e l’unica a trovarsi in territorio marchigiano, anticiperà l’inizio del tormentato tratto finale disegnato lungo il promontorio del Monte San Bartolo, all’inizio del quale si affronterà la salita di Gabicce Monte (1.8 Km al 5.4%), antico borgo un tempo dotato di una fortezza oggi scomparsa – era il Castellum Ligabitii dal quale deriva il nome della località – che offre stupende viste panoramiche verso l’entroterra e in direzione di Rimini e Cesenatico. Superato l’ultimo Gran Premio della Montagna, inizierà un tratto serpeggiante – sia sotto l’aspetto planimetrico, sia per la fisionomia altimetrica – che conduce ai deliziosi borghi di Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara, frazioni pesaresi note la prima per il cinquecentesco Santuario del Santissimo Crocefisso, costruito “attorno” a un crocefisso che era stato rinvenuto in una cassa abbandonata nell’Adriatico in seguito ad un naufragio, e la seconda per le “focare”, giganteschi falò che venivano accesi nel punto più elevato del promontorio per avvertire i naviganti di tenersi al largo dalle ripide coste. Erano rudimentali fari, in epoche più recenti sostituiti da quello più “tradizionale” di Monte San Bartolo, oggi gestito dalla Marina Militare e situato dove avrà inizio il tuffo finale su Pesaro, terreno ideale per qualche inattesa imboscata, se qualcuno avrà voglia di giocarsi un po’ d’energie alla vigilia della delicata cronoscalata verso il Titano.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico delle Crocette (75 metri). Sovrastato dall’omonimo e boscoso colle, è valicato dalla SS 16 “Adriatica” tra il bivio per Numana e l’ossario della battaglia di Castelfidardo. Si tratta di uno dei valichi più bassi d’Italia che, nella speciale classifica stilata su “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo Editore), occupa il 25° posto dal basso, con il passo più “nanerottolo” costituito dall’anonimo Bocchetto, che si trova sull’Isola d’Elba (lungo la strada che collega Porto Azzurro a Rio nell’Elba) e che è alto appena 22 metri sul livello del mare.

Valico di Passo (361 metri). Valicato dalla SP 26 “Mombaroccese” tra Cartoceto e Mombaroccio, nei pressi dell’omonimo abitato, viene superato poco dopo lo scollinamento del Monte della Mattera.

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Tortoreto Lido, sullo sfondo, vista dal soprastante borgo di Tortoreto Alto

San Benedetto del Tronto, Torre dei Gualtieri

Fermo, Duomo dell’Assunta

Il santuario di Loreto visto dalla statale Adriatica, dalla stessa prospettiva del gruppo

Sacrario di Castelfidardo

La grotta ipogea di Piagge (https://i.postimg.cc/nrDT8tCM/grottaipogea.jpg)

La grotta ipogea di Piagge (https://i.postimg.cc/nrDT8tCM/grottaipogea.jpg)

Saltara, Villa del Balì

Pesaro, Santuario di Santa Maria dell’Arzilla

La rocca di Gradara nel film “Il principe delle volpi” (www.davinotti.com)

La rocca di Gradara nel film “Il principe delle volpi” (www.davinotti.com)

Il belvedere di Gabicce Monte

Casteldimezzo, Santuario del Santissimo Crocefisso

Faro di Monte San Bartolo

Pesaro, Rocca Costanza

Il promontorio del Monte San Bartolo e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2019 (www.tripadvisor.it)

Il promontorio del Monte San Bartolo e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2019 (www.tripadvisor.it)

DAI TRABOCCHI AI TRABOCCHETTI

La risalita verso il nord della nazione riparte con una tappa che ha talvolta riservato sorprese al Giro d’Italia. In un paio d’occasioni il traguardo all’Aquila, infatti, è conciso con l’approdo di fughe bidone: quella del 1954 fu determinante per gli esiti della corsa rosa, mentre nel 2010 si corse il rischio di ripetere l’impresa di Carlo Clerici di 56 anni prima e sarà solo nel tappone del Mortirolo che Ivan Basso riuscirà a ristabilire le gerarchie. Con un pizzico di tremore, dunque, i “girini” si appresteranno ad affrontare questa tappa trabocchetto che, però, stavolta veri e proprio trabocchetti non presenta e molto minore sarà il rischio d’incappare in giornate simili a quella del 2010.

Il nome dell’Aquila lascia sempre un piccolo brivido sulla schiena dell’ascoltatore. Subito il pensiero va ai drammatici giorni del sisma di dieci anni fa – le cui cicatrici ancora oggi sono presenti, e non solo nelle pietre – ma, se si è anche appassionati di ciclismo, non si può non associare il nome del capoluogo abruzzese al ricordo di una tappa che rischiò di terremotare irrimediabilmente anche la classifica del Giro, l’undicesima dell’edizione 2010, che vide andare in porto una corposa fuga, di quelle che si definiscono in gergo “bidone”. Quel giorno tentarono la sortita ben 56 corridori, che arrivarono a guadagnare fino a 18 minuti per poi presentarsi sotto lo striscione del traguardo con poco meno di 13 minuti di vantaggio sul gruppo della maglia rosa Vinokurov, che faticò non poco a gestire la situazione anche a causa del tracciato montagnoso della frazione e perse le insegne del primato a favore dell’australiano Porte, con lo spagnolo Arroyo che si piazzerà al secondo posto per poi prendere la maglia rosa nella prima frazione alpina di Asolo, salvarla sullo Zoncolan e nella cronoscalata del Plan de Corones e perderla definitivamente nel tappone del Mortirolo, quando il favorito per la vittoria finale Ivan Basso riuscirà a ristabilire l’ordine e a neutralizzare gli effetti della giornata aquilana. Non accadde così al Giro del 1954, la cui “sorte” fu decisa da una fuga bidone proprio in una tappa con arrivo all’Aquila, sulla carta decisamente meno impegnativa rispetto a quella del 2010. Al traguardo, era la sesta tappa, si impose lo svizzero Carlo Clerici che precederà allo sprint il compagno d’avventura Nino Assirelli e appiopperà quasi mezz’ora di distacco ai grandi favoriti per il successo in quell’edizione, un vantaggio che neppure le grandi salite inserite nel finale riuscirono a scalfire: Clerici diventerà così il secondo corridore straniero a vincere il Giro d’Italia dopo il connazionale Hugo Koblet (1950), primo dei battuti a 24′16″ mentre al terzo posto a 26’29” si piazzerà Assirelli e quarto a 31’17” sarà Fausto Coppi, che aveva iniziato quel Giro in bellezza imponendosi con la sua Bianchi nella cronosquadre d’apertura a Palermo e che poi rovinerà tutto – si racconta – con un’indigestione di ostriche che lo porterà ad accusare un pesante ritardo al traguardo della successiva frazione.
Detto questo, va anche aggiunto che difficilmente la tappa aquilana del Giro 2019 potrà fornirci emozioni d’egual caratura perché il percorso stavolta approntato non si annuncia particolarmente impegnativo e, dunque, poco foriero di sorprese, anche se chi punta alla vittoria finale dovrà comunque tenere alta la guardia. Al massimo oggi i momenti più palpitanti si vivranno negli ultimi 6 Km poiché lo strappo in cima al quale tradizionalmente si concludono le tappe con arrivo all’Aquila (1.3 Km al 6.9%) sarà preceduto da un’altra ascesa, come questa breve e secca, sulla quale potrebbero verdersi “scintille” in gruppo se qualche pesce grosso dovesse decidere di provare la zampata, un colpo che qualche piccolo danno in termine di secondi – qualcosa in più se si riesce ad accaparrarsi anche uno dei tre abbuoni previsti al traguardo – potrebbe farlo anche perché, una volta terminata la discesa successiva, subito ci sarà da affrontare lo strappo finale.
La tappa con la quale il gruppo inizierà la risalita dello stivale italico prenderà le mosse da Vasto e nei primi 40 Km pianeggianti costeggerà l’Adriatico nel tratto noto come “Costa dei Trabocchi” per la diffusa presenza di queste antiche macchine da pesca su palafitte. A una ventina di chilometri dal via i “girini” giungeranno sulle strade di Fossacesia Marina, località balneare situata non distante dal complesso romano-gotico dell’abbazia di San Giovanni in Venere e dal borgo principale di Fossacesia, ciclisticamente ricordato per aver dato i natali ad Alessandro Fantini, velocista che vinse sette tappe al Giro e due al Tour e la cui carriera terminò drammaticamente al Giro di Germania del 1961, quando perse la vita dopo due giorni d’agonia in seguito ad una caduta sul traguardo di Treviri, dove subì una fatale frattura al cranio.
Il tratto di pianura iniziale terminerà con il passaggio dalla “Stalingrado d’Italia”, come il primo ministro inglese Winston Churchill ebbe a definire Ortona a causa delle distruzioni patite durante la battaglia qui combattuta tra alleati e tedeschi nel dicembre del 1943 e che provocò ingenti danni anche al patrimonio artistico cittadino, sul quale spiccano la basilica di San Tommaso Apostolo, Palazzo Farnese e il Castello Aragonese. A questo punto il percorso lascerà le rive dell’Adriatico per addentrarsi nell’entroterra dove si affronterà il dolcissimo falsopiano, la cui pendenza non arriva al 2%, che conduce ai quasi 300 metri di Poggiofiorito, il comune più giovane d’Abruzzo, istituito nel 1901. Si scenderà quindi a Tollo, nel cuore di una delle principali aree vinicole della regione e anche una delle più piccole d’Italia, terra di produzione del DOC Tullum.
Superato lo strappo di Miglianico – vi si trova il venerato Santuario di San Pantaleone, al quale Gabriele d’Annunzio dedicò una delle “Novelle della Pescara”, opera pubblicata in sei volumi nel 1902 – si andrà verso il primo GPM giornaliero, previsto dopo 4.7 Km d’ascesa al 2.9% nel centro di Ripa Teatina, che fu teatro di un grave massacro durante la campagna napoleonica, quando i frati del monastero di Santa Maria della Pietà furono uccisi per rappresaglia dopo che alcuni rivoltosi, contro i quali stavano combattendo e che avevano ottenuto ospitalità dai religiosi, erano riusciti a fuggire.
Più impegnativa, ma non valida per la classifica degli scalatori, è la successiva salita di 5 chilometri e mezzo che, al 4.2% di pendenza media, condurrà il gruppo a Chieti, l’antica Teate che il 16 maggio del 1909 ospitò il traguardo della seconda frazione del primo Giro d’Italia, l’unica in quell’edizione a proporre l’arrivo in salita, conquistato dal piemontese Giovanni Cuniolo, corridore passato al ciclismo dopo aver gareggiato nel podismo e che in precedenza si era imposto tre volte ai campionati nazionali mentre lo stesso anno vincerà anche il Giro di Lombardia. Scesi alla moderna frazione di Chieti Scalo – sviluppatasi alla fine dell’Ottocento attorno alla stazione della linea Pescara – Sulmona e sede del campus dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” – inizierà il secondo settore pianeggiante di questa frazione, un’altra quarantina di chilometri durante i quali il percorso rimarrà costantemente nella valle del fiume Pescara. All’inizio di questo tratto si toccherà il centro di Manoppello Scalo, nei cui pressi si trovano l’interessante abbazia cistercense di Santa Maria Arabona e la deviazione per Manoppello, dove è possibile visitare un altro importante luogo di culto, il Santuario del Volto Santo, così chiamato perché vi è conservata la “Veronica”, il velo che asciugò il volto di Cristo durante la salita al Calvario e sul quale sarebbero rimaste impresse le sue fattezze.
Rimamendo in tema, più avanti la corsa transiterà dal bivio per Torre de’ Passeri, a breve distanza dall’abbazia romanica di San Clemente a Casauria, innalzata a partire dall’871 in seguito ad un voto espresso da Ludovico II “Il Giovane”, imperatore del Sacro Romano Impero dall’855 all’875, mentre si trovava prigioniero dei longobardi a Benevento.
Raggiunta la cittadina di Popoli – in epoca medioevale nota con il soprannome di “Chiave dei tre Abruzzi”, importanza strategica testimoniata dalla presenza del Castello ducale Cantelmo – arriverà il momento di misurarsi con il tratto più impegnativo di questa frazione, la salita di quasi 8 Km al 6,2% nota con il nome di “Strada delle Svolte” e che è più conosciuta agli appassionati di automobilismo: il suo curriculum ciclistico è, infatti, scarno (soli cinque GPM dal 1960 a oggi) mentre dal 1963 accoglie annualmente una cronoscalata riservata alle quattro ruote, la cui 57a edizione si disputerà ad agosto 2019 e il cui recordman di vittorie è stato il pilota toscano Mauro Nesti, 11 volte primo e soprannome di “Re delle montagne” ampiamente meritato. Le “Svolte” rappresentano anche la porta d’accesso allo spettacolare altopiano di Navelli, rinomato per i campi nei quali è coltivata una delle più pregiate qualità di zafferano, tra i quali spuntano, come improvvise apparizioni, vetuste chiesette come quella di Santa Maria dei Cintorelli, realizzata nel ‘500 all’altezza di un nevralgico snodo di tratturi, percorsi in occasione delle tradizionali “transumanze”: nel 1989 fu in parte scoperchiata per esigenze di copione da Mickey Rourke, il divo di Hollywood che quell’anno girò in questo luogo alcune scene del film che Liliana Cavani diresse sulla figura di San Francesco d’Assisi, ruolo interpretato proprio dall’attore reso celebre da “9 settimane e ½”. L’attraversamento dell’altopiano avverà quasi costantemente in linea retta, mentre la strada tornerà dolcemente a salire lasciando ai margini le deviazioni per i borghi di San Pio delle Camere e Prata d’Ansidonia, meritevole d’una escursione per visitare l’area archeologica della città italica di Peltuinum, presso la quale si trova un’altra interessante chiesa, dedicata a San Paolo e costruita tra il sesto e l’ottavo secolo. Raggiunto lo scollinamento in prossimità del bivio di Barisciano s’imboccherà la veloce discesa verso la conca aquilana, dove alle porte della città si sfiorerà la frazione di Onna, il centro simbolo del terremoto del 2009, nel quale si registrò il numero massimo di vittime (40) oltre al crollo della maggior parte degli edifici, mentre nella chiesa di San Pietro Apostolo il sisma riportò “involontariamente” alla luce preziosi affreschi risalenti al 1400, dei quali s’ignorava l’esistenza.
Toccata Bazzano, dove si trovano la più vasta necropoli abruzzese e la romano-gotica chiesa di Santa Giusta fuori le mura (riaperta al culto nel 2018 al termine dei restauri dei danni provocati dal terremoto), si giungerà alle fasi calde di questa frazione, che ora proporrà la salita dell’Acquasanta, 1600 metri al 7,4% (con una media dell’8,8% mei primi 500 metri) che conducono verso l’omonimo quartiere aquiliano, nel dove si trovano il cimitero monumentale cittadino (vi è sepolta Ondina Valla, prima donna italiana a vincere l’oro alle olimpiadi) e lo Stadio Gran Sasso d’Italia, inaugurato nel 2016 e intitolato al centrocampista Italo Acconcia. Lambito l’impianto sportivo, costruito a breve distanza dal rinascimentale Forte Spagnolo, inizierà la discesa che transiterà ai piedi del colle sul quale sorge uno dei simboli della città, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, poco prima di ritrovare il classico finale aquilano con lo strappo conclusivo verso la città, ennesimo abbraccio tributato dal Giro alle genti che, ancora oggi, portano nell’animo i segni del terremoto. Il Giro non è solo sport, non è solo festa… è anche amore.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico (746 metri). Privo di nome sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo), è l’ascesa che sulle cartine del Giro è segnalato come “Le Svolte di Popoli”. Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” tra Popoli e Navelli, finora è stata GPM in cinque occasioni, mentre altri passaggi non sono stati considerati validi per la classifica degli scalatori. Primo a transitarvi in questi cinque precedenti sono stati Aurelio Cestari nel 1960 (tappa Pescara – Rieti vinta da Gastone Nencini), Claudio Bortolotto nel 1980 (tappa Roccaraso – Teramo vinta da Tommy Prim), il colombiano Alvaro Lozano Moncada nel 1991 (tappa Scanno – Rieti, vinta da Vladimir Pulnikov), il belga Jan Bakelants nella citata tappa del 2010 (Lucera – L’Aquila, vinta da Evgenij Petrov) e, infine, dall’elvetico Stefan Küng nel 2016 (tappa Sulmona – Foligno, vinta da André Greipel).

Sella di Barisciano (870 metri). Valicata dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” tra Castelnuovo e Poggio Picenze, all’inizio della discesa verso la conca dell’Aquila. Coincide con il bivio per Barisciano e Santo Stefano di Sessanio.

FOTOGALLERY

Vasto, Palazzo D’Avalos

Un caratteristico trabocco abruzzese: questi si trova nelle vicinanze di Vasto, la città sede di partenza della tappa

Fossacesia, Abbazia di San Giovanni in Venere

Ortona, Castello Aragonese

Chieti, Cattedrale di San Giustino

Manoppello Scalo, Abbazia di Santa Maria Arabona

Castiglione a Casauria, Abbazia di San Clemente a Casauria

Una delle “svolte” della “Strade delle Svolte”

Altopiano di Navelli

Caporciano, chiesa di Santa Maria dei Cintorelli

Mickey Rourke sul tetto della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli nel film “Francesco” del 1989 (www.davinotti.com)

Mickey Rourke sul tetto della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli nel film “Francesco” del 1989 (www.davinotti.com)

Mickey Rourke sul tetto della chiesa di Santa Maria dei Cintorelli nel film “Francesco” del 1989 (www.davinotti.com)

Bazzano, la chiesa di Santa Giusta come appariva fino a non molto tempo fa, ancora “imballata” dalle impalcature dei restauri

L’Aquila, Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Il Forte Spagnolo dell’Aquila e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2019 (viaggi.fidelityhouse.eu)

Il Forte Spagnolo dell’Aquila e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2019 (viaggi.fidelityhouse.eu)

PELLEGRINI SULLE STRADE DEL SUD

La tappa più meridonale del Giro 2019 condurrà la carovana della corsa rosa a un approdo inedito, San Giovanni Rotondo. La cittadina pugliese che deve la sua notorietà a San Pio da Pietrelcina sarà raggiunta al termine di quella che è la frazione più impegnativa della prima settimana di corsa, comunque non particolarmente difficile e poco incline alla selezione. La lunga ascesa finale verso Coppa Casarinelle, sulla quale si scollinerà a una dozzina di chilometri dal traguardo, presenta infatti tenere pendenze ed è più morbida – per fare un paragone a “tema” – di quella che conduce al santuario di Montevergine, dove il Giro ha spesso fatto tappa negli ultimi anni senza che si muovessero mai troppe foglie in gruppo.

Le grandi corse a tappe e i grandi santuari sono entità che non sono mai andate particolarmente d’accordo. Troppo grandi sono i flussi turistici che gravitano attorno alle seconde e che mal si conciliano con il baccano e i numerosi mezzi che si portano appresso Giro e Tour: basti pensare che la corsa francese solo in due occasioni è riuscita a porre un arrivo di tappa a Lourdes, mentre la vicina Pau ha fatto negli anni una vera e propria incetta di traguardi, arrivando a collezionarle oltre sessanta. Per l’arrivo di una corsa dalle dimensioni del Giro sono più “gestibili” i piccoli santuari come Oropa e Montevergine e questo non è certamente il caso di San Giovanni Rotondo che, in 110 anni di storia della corsa rosa, l’ha ospitata una sola volta e di passaggio, semplice GPM lungo la tappa che da Foggia conduceva a Vasto – correva l’anno 1998 – che vide il successo dello svedese Glenn Magnusson sul traguardo posto nella cittadina abruzzese, mentre sotto lo striscione posto in prossimità del convento nel quale visse Padre Pio transitò per primo Paolo Bettini. È arrivata l’ora di colmare questa lacuna e così anche la nuova capitale religiosa del Gargano, titolo che negli ultimi anni San Giovanni ha “scippato” alla vicina Monte Sant’Angelo, avrà l’onore e l’onere di ospitare l’arrivo di una frazione del Giro, la più impegnativa della prima settimana pur non essendo particolarmente difficile. Avete presente i poco selettivi arrivi a Montevergine, al quale abbiamo accenato poco fa? Ebbene, il finale sul Gargano sarà ancora più semplice perché la salita principale del tracciato, Coppa Casarinelle, è di poco più facile rispetto a quella che conduce al santuario irpino e non sarà nemmeno arrivo di tappa poichè, una volta raggiuntone lo scollinamento, mancheranno ancora una dozzina di chilometri al traguardo, comprensivi di un piccolo spuntone che farà gola più ai cacciatori di tappe che ai corridori che puntano al successo finale. Anche il percorso complessivo della frazione più meridionale del Giro 2019 si presenta decisamente abbordabile, con il grosso delle difficoltà concentrate negli ultimi 30 Km e la prima parte di gara movimentata da isolati e facili dislivelli, con ampi tratti da percorrere su veloci superstrade.
I primi 11 Km pianeggianti saranno una sorta di viaggio nella memoria dei tristi giorni della Seconda Guerra Mondiale, con la partenza ai piedi dell’abbazia di Montecassino e il passaggio, alla fine di questo tratto, presso il centro campano di San Pietro Infine, i cui resti bombardati dell’abitato – oggi preservati dal Parco della Memoria Storica – alcuni anni dopo la fine del conflitto furono scelti dal regista statunitense Charles Vidor per girare alcune scene del film “Addio alle armi”, ispirato all’omonimo romanzo di Ernest Hemingway e ambientato durante la Prima Guerra Mondiale.
Attraversata di “volata” la Campania, con la facile salita verso il breve tunnel dell’Annunziata Lunga (4.2 Km al 5.1%) la corsa entrerà in Molise, planando quindi dolcemente su Venafro, città di origini molto antiche testimoniate dalla presenza di ben due teatri d’epoca romana, anche se di essi sono giunti ai nostri giorni pochissimi resti.
Superato il corso del Volturno, il tracciato della sesta frazione lascerà temporaneamente la viabilità “tradizionale” per imboccare la tangenziale che, in dolce ascesa, supera di lascio la città di Isernia, ciclisticamente conosciuta per essere una delle porte d’accesso al Macerone, storico valico appenninico “della prima ora”, inserito nel percorso del Giro fin dalla prima edizione del 1909, quando facevano terribilmente dannare i corridori le forti pendenze del versante settentrionale, rese ancora più ostiche dal fondo sterrato, lo stesso sul quale nel 1921 soffrì terribilmente Costante Girardengo, che quel giorno si vide costretto al ritiro dalla corsa. La salita che affronteranno ora i “girini” del 2019 è, però, di tutt’altra pasta perché si dovranno raggiungere molto agevolmente (5.6 Km al 3.9%) i 739 metri del Valico di Pettoranello, localmente conosciuto con il toponimo di Passo dell’Addolorata per la presenza in zona dell’omonimo santuario, costruito in stile neogotico sul luogo dove il 22 marzo del 1888 la Madonna apparse alle pastorelle Serafina e Bibiana e presso il quale si sono concluse due frazioni della Tirreno-Adriatico, conquistate dal francese Laurent Jalabert (2000) e dall’elvetico Markus Zberg (2001).
Inizierà subito dopo uno dei tratti più veloci e snelli di questa tappa, un rettilineo di 11 Km in leggero falsopiano discedente che si snoda parallelo alla catena del Matese, verso il quale sale la strada diretta a Campitello, la principale stazione di sport invernali del Molise, nata negli anni ’60 sul luogo dove si trovava fino a quel momento uno stabile frequentato esclusivamente dai pastori (il Rifugio Iezza) e che fu lanciata dal Giro d’Italia nel 1969 con l’arrivo di una tappa vinta da Carlo Chiappano, il corridore pavese che, appesa la bici al chiodo qualche anno più tardi, rimarrà poi nell’ambiente come direttore sportivo della formazione nella quale debutterà nel professionismo il giovane Giuseppe Saronni.
Sfiorata la cittadina di Bojano, fondata nel luogo dove un bue si sarebbe improvvisamente fermato durante le emigrazioni delle genti sannite dalla Sabina, si giungerà in piano alle porte dell’ampia Sella di Vinchiaturo, valico che rappresenta il confine settentrionale dell’Appenino Campano, situato non distante dall’area archeologica di Saepinum, tra i cui resti spiccano anche in questo caso quelli del teatro romano. A questo punto ci sarà un brusco cambio di direzione, con la corsa che svolterà a sinistra in direzione di Campobasso, il capoluogo regionale sul quale domina il principale monumento cittadino, il mediovale Castello Monforte, al cui interno ha sede la più elevata stazione meteorologica dell’Aeronautica Italiana (808 metri di quota) e accanto al quale si trova la chiesa di Santa Maria Maggiore, nel cui convento attiguo visse San Pio da Pietrelcina tra il 1905 e il 1909. Seguirà un altro tratto velocissimo, seguendo in scorrevole discesa la statale che percorre la valle del torrente Tappino correndo ai piedi dei colli sui quali sorgono i centri di Campodipietra e Gambatesa, dov’è possibile visitare il Castello Di Capua e ammirarne il suo interessante ciclo di affreschi cinquecenteschi e, al contempo, godere delle viste panoramiche verso il vicino lago artificiale di Occhito. Entrato in Puglia il percorso della tappa si troverà ora di fronte la catena dei Monti della Daunia, che la statale supererà in galleria giungendo con la più ripida salita prevista dal tracciato di gara – sono 3.5 km al 6.1% – al “traforo” di circa 1.4 Km che transita sotto il Passo del Lupo, valico alto circa 800 metri la cui vetta è “popolata” dai diciotto aerogeneratori dell’impianto eolico di Volturino. Tornati alla luce del sole, la prossima meta del gruppo sarà il Tavoliere, la più vasta pianura dell’Italia Meridionale (si estende per 4000 Km quadrati, superata in estensione solo dalla Pianura Padana), che si raggiungerà poco prima del passaggio sulla tangenziale sottostante la città di Lucera, soprannominata “Chiave di Puglia” per la sua importanza strategica, imperniata attorno alla Fortezza Svevo-Angioina fatta erigere nel 1233 da Federico II di Svevia, l’imperatore del Sacro Romano Impero che qualche anno più tardi promuoverà anche la costruzione di Castel del Monte, celeberrimo maniero divenuto uno dei simboli della regione Puglia. La stessa “sorte” di Isernia e Lucera toccherà a Foggia, che la carovana del Giro salterà imboccandone un tratto della circonvallazione per poi svoltare in direzione della penisola del Gargano, lo “sperone” dello stivale italico. Percorrendo l’ultimo tratto tranquillo di questa frazione nel mosaico dei campi del Tavoliere, si andrà velocemente incontro alla salita di Coppa Casarinelle, circa 16 Km al 4,1% per arrivare fino a 678 metri di quota dopo aver toccato Rignano Garganico, il centro più piccolo del promontorio ma anche il più panoramico: le viste che si ammiranano dal “Balcone delle Puglie” non abbracciano soltanto la sterminata pianura sottostante ma, nelle giornate più terse, consentono di spingere l’occhio fino alla lontana Majella. Seguirà la brevissima discesa su San Marco in Lamis, centro toccato dalla “Via Sacra Langobardorum”, variante della storica “Via Francigena” che qui vedeva i pellegrini fermarsi presso l’Abbazia di San Giovanni in Lamis, oggi nota con il nome di Convento di San Matteo perché vi è conservata una reliquia – un molare – dell’apostolo, proveniente dalla cattedrale di Salerno. Sfiorando l’antica abbazia il gruppo andrà a superare l’ultimo ostacolo naturale di giornata, la breve ascesa – 2.4 Km al 5.8% – che condurrà nella frazione di Borgo Celano, dove è possibile visitare il Museo Paleontologico dei Dinosauri, qui realizzato perché nel luogo dove esattamente vent’anni fa i geologi hanno scoperto numerose impronte di questi “colossi” vissuti oltre 100 milioni di anni fa.
Sette chilometri più a valle sapremo se questa tappa sarà riuscita a lasciare anche solo una piccola stigmata sull’ancora corta classifica del Giro d’Italia.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella delle Pastinelle (102 metri). Separa i Monti Trocchio e Maio e vi transita la SS 6 “Via Casilina” tra Cassino e la località. Coincide con l’omonima località, situata all’altezza del bivio per Cervaro.

Passo Annunziata Lunga (tunnel). Valicato dalla SS 6 dir “Via Casilina” tra San Cataldo e Venafro, a circa 300 metri di quota e al confine tra le provincie di Caserta (Campania) e Isernia (Molise). Sopra il tunnel c’è l’omonimo valico geografico (449 metri), valicato dalla SP 9 “Nunziatalunga” che collega le medesime località.

Valico di Pettoranello (739 metri). Spartiacque tra il bacino del Biferno e quello del Volturno, è attraversato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica”, tra il bivio per Pettoranello del Molise e Pastena.

Sella di Vinchiaturo (552 metri). Attraversata dalla linea ferroviaria Isernia – Campobasso e dalla SS 87 “Sannitica” (tra gli svincoli di Guardiaregia e Sepino), costituisce lo spartiacque tra le valli del Biferno e del Tammaro e, secondo alcuni geografi, è in questo luogo – e non alla Bocca di Forli (che si trova presso Rionero Sannitico) – che transita il reale confine tra Italia Centrale e Italia Meridionale. Sarà solamente sfiorata dal percorso di gara che, all’imbocco dell’ampia sella svolterà in direzione di Campobasso percorrendo la SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica”, dalla quale si stava provenendo.

Valico del Lupo (tunnel). Valicato dalla SS 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitica” tra la località Ponte Catola e il bivio per Volturino, a circa 640 metri d’altitudine. Il soprastante valico geografico (812 metri) è valicato dalla SP 134 che collega Volturino e la Crocella di Motta.

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Abbazia di Montecassino

Le rovine della chiesa di San Pietro Infine dominano il Parco della Memoria Storica del comune campano

Tra i ruderi di San Pietro Infine si gira “Addio alle armi” nel 1957 (www.davinotti.com)

Tra i ruderi di San Pietro Infine si gira “Addio alle armi” nel 1957 (www.davinotti.com)

Venafro, gli scarsi resti del Teatro Romano

Castelpetroso, Santuario dell’Addolorata

Il teatro romano di Saepinum

Campobasso, Castello Monforte

Gambatesa, Castello Di Capua

La macchia azzurra del Lago di Occhito vista da Gambatesa

Lucera, Fortezza Svevo-Angioina

Il Gargano visto dal Tavoliere: in alto si scorge la macchia bianca dell’abitato di Rignano Garganico

Panorama sul Tavoliere da Rignano Garganico

San Marco in Lamis, Convento di San Matteo Apostolo

Borgo Celano, uno dei dinosauri ricostruiti all’esterno del Museo Paleontologico

Il vecchio santuario di San Giovanni Rotondo e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2019 (www.turismovieste.it)

Il vecchio santuario di San Giovanni Rotondo e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2019 (www.turismovieste.it)

UNA TAPPA AGRO – DOLCE

Saranno i velocisti i protagonisti della quinta tappa, ma la volata finale potrebbe non essere per tutti. Se è vero che la frazione che terminerà a Terracina strizza l’occhio agli sprinter grazie alla facilità del tracciato e alla totale assenza di difficoltà nei velocissimi ultimi 40 Km, è altrettanto vero che la partenza si annuncia per loro impegnativa con due salite da affrontare in sequenza e che, seppur non impegnative nelle pendenze, potrebbero rimanere nelle gambe di qualche velocista se la partenza da Frascati vedrà il gruppo già procedere ad alta velocità.

Ha due sapori la quinta frazione del 102° Giro d’Italia e quello che più balza alle papille gustative è l’aroma dolce dato dalla pianura che caratterizza due ampi tratti di questa tappa e in particolare gli ultimi 40 Km, che già fanno venire l’acquolina in bocca ai velocisti. C’è, però, anche un aspetto agro, offerto non solo dal fatto che parte di questa giornata si snoderà sulle strade dell’Agro Pontino, ma – soprattutto – dalla presenza di tre salite che potrebbero anche dare qualche grattacapo agli sprinter. L’ultima è lontana dall’arrivo perché il facile GPM di Sezze è collocato a una cinquantina di chilometri dalla conclusione, ma le prime due, pur anche loro non impegnative nelle pendenze, si affronteranno “a freddo”, subito dopo la partenza e una dietro l’altra: se la tappa dovesse partire forte qualche velocista potrebbe patirle e trovarsi con le gambe imballate al momento di impostare lo sprint, naturale epilogo di questa giornata.
Pronti, partenza, via e subito salita, quindi, diretti ai 725 metri del più elevato tra i “Castelli Romani”, il borgo di Rocca Priora, dove si giungerà dopo aver percorso 9.4 Km d’ascesa al 4.2% e aver toccato Monte Porzio Catone, residenza dagli anni ’70 del giornalista Sergio Zavoli, ideatore del “Processo alla tappa”, e presso la quale si trova una delle più famose ville tuscolane, Villa Parisi, nota principalmente per le frequentissime “incursioni” delle troupe cinematografiche: il sito www.davinotti.com, che da diversi anni sta mappando le location del cinema italiano, ha realizzato un apposito speciale dedicato alla villa nel quale sono stati conteggiati, al momento, quasi 140 film girati in questa dimora nella quale abitò per molti anni la principessa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Terminata la discesa, alle porte di Grottaferrata (conosciuta per la presenza dell’abbazia di rito bizantino di Santa Maria di Grottaferrata, fondata nel 1004 dal monaco basiliano Nilo da Rossano) si riprenderà l’ascensore alla volta di Rocca di Papa per affrontare la più nota tra le due salite di partenza, divenuta ciclisticamente celebre nel 1932 – quando fu inserita nel circuito dei primi mondiali disputati in Italia, vinti per la terza volta da Alfredo Binda – e successivamente consacrata ascesa simbolo del Giro del Lazio, spesso rivelatasi decisiva a causa della ripidissima appendice conclusiva in pavè dei Campi di Annibale, località che deriva il nome dal celebre condottiero cartaginese che, secondo la tradizione, qui si accampò con i suoi elefanti durante la marcia verso Roma. I “girini” non saliranno lassù perché non è prevista dal tracciato della tappa la salita ai “Campi”, raggiungendo – dopo 5.4 Km al 6.3% – lo stesso scollinamento dei mondiali del 1932 nei pressi del Santuario della Madonna del Tufo, costruito all’inizio del Cinquecento nel luogo dove un enorme masso di tufo, precipitato dal soprastante Monte Cavo, si fermò miracolosamente evitando d’investire un passante, che aveva invocato la Vergine Maria per aver salva la vita. Superato il Gran Premio della Montagna e affrontato il primo tratto della discesa, si imboccherà la cosiddetta “Via dei Laghi” iniziando un lungo tratto in quota che si snoda a monte del Lago di Nemi, dalle cui acque in epoca fascista furono recuperate con ingenti opere durate cinque anni – fu addirittura necessario l’utilizzo di idrovore che abbassarono il livello delle acque, poi mai più tornate a quello originario – due gigantesche navi appartenute all’imperatore Caligola che erano affondate in epoca romana e che andarono completamente distrutte qualche anno il recupero in un incendio doloso innescato da militari tedeschi il 31 maggio del 1944 (nel locale museo oggi se ne possono ammirare delle ricostruzioni). Lambito il margine meridionale dell’altopiano dei Pratoni del Vivaro – nel 1959 il CONI vi realizzò un centro ippico che fu utilizzato in occasione delle Olimpiadi del 1960 e che fu visitato anche dalla regina Elisabetta II, grande appassionata di sport equestri – si riprenderà la discesa portandosi velocemente a Velletri, il nono comune del Lazio per numero d’abitanti, tra i cui monumenti si segnalano la cattedrale di San Clemente, la chiesa di Santa Maria del Trivio e il Palazzo Comunale, il cui attuale aspetto è quello offertogli dalla totale ricostruzione dell’edificio, rispettosa dell’originale costruito nella seconda metà del ‘500 e andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Terminato l’ottovolante iniziale, il gruppo giungerà finalmente in pianura alle porte di Cisterna di Latina, cittadina situata all’estremità settentrionale della “Fettuccia di Terracina”, ovvero del rettilineo più lungo d’Italia, 40 Km e 800 metri dritti come un fuso (in epoca moderna solo una rotatoria ne ha interrotto la linearità) che per la loro natura e per la totale assenza di qualsivoglia asperità in passato furono un palcoscenico naturale per imprese sportive a motore, come quella compiuta nel marzo del 1951 da Piero Taruffi – pilota definito “il più grande stradista di sempre” dal mitico Tazio Nuvolari – che sfiorò i 313 Km/h a bordo di una Maserati 4 cilindri. Il “brivido” della Fettuccia non sarà provato dal gruppo che, anziché imboccare la strada in direzione di Terracina, uscendo da Cisterna tirerà dritto puntando verso il cuore dell’Agro Pontino, la vasta pianura che secondo alcuni studiosi deriverebbe il nome dalla scomparsa città volsca di Suessa Pometia, la cui ubicazione non è stata mai individuata, e che si presenta con l’aspetto che le diedero le opere di bonifica iniziate nel ‘500 all’epoca dello Stato Pontificio e che coinvolsero anche Leonardo Da Vinci, autore di un progetto – un sistema di canali e di macchine idrovore – che fu anche approvato da Papa Leone X ma che poi rimase sulla carta a causa della prematura morte del pontefice, scomparso a soli 46 anni nel 1521. Sarà il regime fascista a completare l’opera, tra il 1924 e il 1937, chiamando poi contadini prevalentemente provenienti dal Triveneto a coltivare queste terre e ad abitarne i borghi che erano stati appositamente costruiti dal nulla che, infatti, in molti casi presentano toponimi di chiara matrice veneta. È il caso, per esempio, di Borgo Piave, che si attraverserà poco prima di giungere nel cuore pulsante dell’Agro Pontino, la città di Latina, fondata con il nome di Littoria il 18 dicembre del 1932 e il cui aspetto è forzatamente moderno, anche se non mancano monumenti dell’epoca come la cattedrale di San Marco – anche qui è evidente il richiamo al lontano Veneto – e il Palazzo delle Poste. Attraversando la zona della pianura pontina dove è stato realizzato a partire del 1997 il museo della Piana delle Orme, che racconta la storia di questa terra sui due “binari” della pace e della terra, si tornerà a pedalare in direzione delle montagne incrociando presso la località di Borgo Faiti il tracciato della “Fettuccia”, poco prima di giungere ai piedi dell’ascesa di Sezze. Sono poco meno di quattro i chilometri di salita, al 5% di pendenza media, che consentono di arrivare nel centro che, secondo la leggenda, fu fondato nientemeno che da Ercole ed è per questo motivo che il Leone Nemeo, la leggendaria bestia la cui sconfitta rappresentò la prima delle celebri dodici fatiche, campeggia nello stemma del comune, conosciuto per la sacra rappresentazione della Passione di Cristo che si svolge sin dal medioevo e la cui ultima edizione, svoltasi nelle strade del centro storico lo scorso mese di settembre, ha celebrato anche il 2400° anniversario di fondazione di Sezze.
Anche in questo caso la discesa non inizierà subito dopo lo striscione del GPM, poiché la strada continuerà a procedere per qualche chilometro in salita, rimontando le pendici del Monte Nero, prima di portarsi a Roccagorga, centro tragicamente ricordato per un eccidio avvenuto nel 1913 quando le forze dell’ordine uccisero sette manifestanti che protestavano contro l’amministazione locale, accusata dell’applicazione vessatoria delle tasse comunali e della mancanza di un acquedotto, della rete fognaria e di un servizio di raccolta dei rifiuti.
Tornerà quindi protagonista la pianura, in un finale che si annuncia velocissimo e favorevole alle squadre dei velocisti, che cominceranno ora le “grandi manovre” per ridurre progressivamente il vantaggio di quei corridori che, come ogni giorno, avranno tentato la carta della fuga da lontano. Gli ultimi 40 Km saranno abbastanza monotoni sul piano planimetrico, con la penuria di curve e l’abbondanza di tratti in rettilineo, in particolar modo quando, una volta terminata la discesa successiva a Sezze, si andrà a imboccare la veloce superstrada che collega Terracina alla piana sottostante l’antico borgo di Priverno, che vanta interessanti monumenti sia nel centro storico – come la Concattedrale di Santa Maria Annunziata – sia nella pianura circostante, nella quale spicca per rilevanza storica e artistica l’Abbazia di Fossanova, costruita in stile gotico italiano tra il 1163 al 1208 da monaci cistercensi provenienti dall’abbazia francese di Hautecombe.
Transitati ai piedi della conca carsica di Campo Soriano, considerata “monumento naturale” e caratterizzata da spettacolari guglie di roccia calcarea che si spingono fino a 18 metri d’altezza, solo alle porte di Terracina si giungerà sul tracciato della “Fettuccia” limitandosi a percorrerne il tratto conclusivo, giusto un chilometro e mezzo, al quale seguirà una lieve curva a sinistra e un altro lungo rettifilo – 4 chilometri e 600 metri – che condurrà dritto dritto sul rettilineo d’arrivo. Ma non sarà ancora traguardo perché prima di completare la fatica giornaliera bisognerà compiere un girotondo di circa 8 Km, sorvegliati dalla rupe sulla quale troneggiano i resti del tempio di Giove Anxur, spettacolare balcone sulla città e sul lontano Circeo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Monte Spino (655 metri). Valicato dall’ex SS 74 “Via dei Laghi” tra il bivio per Nemi e Velletri.

FOTOGALLERY

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Rocca Priora, Piazza Umberto I°

Grottaferrata, Abbazia di Santa Maria

Rocca di Papa, Santuario della Madonna del Tufo

Lago di Nemi

Velletri, il ricostruito Palazzo Comunale

Cisterna di Latina, inizia in questo punto l’interminabile “Fettuccia di Terracina”

Latina, Cattedrale di San Marco

Uno dei padiglione del museo della Piana delle Orme

Sezze, Concattedrale di Santa Maria

Priverno, Concattedrale di Santa Maria Annunziata

Abbazia di Fossanova

Una delle guglie rocciose che punteggiano il Monumento naturale Campo Soriano

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di  Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

‘NA GITA A LI CASTELLI

Roma sarà presente anche nel percorso del Giro 2019, pur non ospitando l’epilogo della corsa come avvenuto lo scorso anno. Nell’attesa di rivedere il finale della Corsa Rosa nel 2020 nella Città Eterna, stavolta saranno attraversate alcune delle borgate più popolari della capitale nel tratto conclusivo della quarta tappa, subito prima d’intraprendere l’ascesa verso Frascati che chiama alla ribalta i finisseur e qualche uomo di classifica desideroso d’anticipare d’un soffio gli avversari prima che si arrivi alle tappe calde della corsa.

“Ma che ce frega ma che ce ‘mporta se il Giro d’Italia nun passa pe’ le strade de sta Roma bella”… Anche il Giro del 2019 avrebbe dovuto finire a Roma, ma le polemiche sullo stato delle strade della capitale, che lo scorso anno aveva costretto gli organizzatori a neutralizzare la frazione conclusiva, hanno consigliato di rimandare tutto al 2020. La città eterna sarà comunque presente, anche se “di sbieco”, con l’attraversamento di alcuni dei più popolari quartieri della capitale, quelli della Roma “de panza”, nel finale della quarta frazione, che terminerà con una classica scampagnata ai Castelli Romani, di quelle cantate nella popolare canzone portata al successo dall’indimenticata Gabriella Ferri (‘Na gita a li Castelli, mentre quella parafrasata in apertura è la non meno celebre La società dei magnaccioni). Andare sui “Castelli” vuol dire salire e una salita caratterizzerà, infatti, gli ultimi chilometri di gara e, pur non essendo cattiva, toglierà di mezzo i velocisti anche se, con tutta probabilità, in tanti piomberanno sul traguardo di Frascati per giocarsi la vittoria. Il finale, infatti, ricorda quello della tappa terminata nella vicina Tivoli nel 2008, vinta allo sprint da Riccardo Riccò su Paolo Bettini e Davide Rebellin, seguiti nell’ordine d’arrivo da altri corridori di classifica come Franco Pellizotti (4°), Danilo Di Luca (6°), Domenico Pozzovivo (8°) e Paolo Savoldelli (9°). Il resto del tracciato sarà caratterizzato da ondulazioni ancor più pedalabili dell’ascesa conclusiva, come quella che, a una trentina di chilometri dal via da Orbetello, condurrà a Manciano (7,1 Km al 3,5%), unico traguardo della montagna previsto dal tracciato odierno, collocato nel centro del quale è originario Massimilano Lelli, l’ex corridore che si mise alla luce al Giro d’Italia del 1991 vincendo due tappe – sul Monviso e a Selva di Val Gardena – e conquistando la maglia bianca di miglior giovane piazzandosi terzo in classifica generale a quasi 7 minuti dal conterraneo Franco Chioccioli. Subito dopo il passaggio per Pitigliano farà compiere al gruppo un virtuale salto indietro nel tempo al 2018 e alla partenza della Corsa Rosa da Israele: questo piccolo ma suggestivo borgo dell’entroterra maremmano è, infatti, conosciuto con il soprannome di “Piccola Gerusalemme” per la numerosa comunità ebraica che vi visse e per la quale fu costruita anche una piccola sinagoga, monumento tra i più visitati di questo comune del quale fu sindaco negli ultimi due anni di vita il professor Alberto Manzi, celebre per aver contribuito all’istruzione elementare di molti italiani grazie al programma televisivo “Non è mai troppo tardi”, trasmesso dalla RAI dal 1960 al 1968. Superato il confine tra Toscana e Lazio si scollinerà la “Cima Coppi” di giornata, raggiunta – dopo aver affrontato 13 Km di facilissima ascesa al 3% medio – ai 645 metri del Poggio Evangelista, terza cima per altitudine della catena dei Monti Volsini, il gruppo montuoso che circonda come un abbraccio il lago di Bolsena e che prende il nome dall’antica città etrusca di Velzna. Sfiorato in prossimità dello scollinamento il borgo di Latera, il cui castello risale al XII secolo ed è oggi sede municipale, si planerà dolcemente in direzione di Valentano, dove si trova un altro monumentale maniero, appartenuto alla famiglia Farnese e che oggi ospita un museo dedicato alla preistoria della Tuscia e, si racconta, anche un paio di fantasmi, quello di un soldato zuavo che vi era stato imprigionato e quello del duca Pier Luigi Farnese, assassinato il 10 settembre 1547 a Piacenza.
Sono tanti i richiami artistici che offrirà il percorso di questa tappa e il più rilevante arriverà qualche chilometro più avanti quando i “girini” transiteranno per Tuscania, cittadina tra le più importanti dell’antica Tuscia e che secondo una leggenda sarebbe stata fondata da Ascanio, il figlio del mitico Enea, mentre secondo altre voci il fondatore sarebbe Tusco, figlio nientemeno che di Ercole. Ma non sono queste storie ad attrarre fin qui i turisti bensì i suoi monumenti, in particolar modo le chiese romaniche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, spesso utilizzate come set cinematografici, come accadde nel 1966 quando qui furono girati “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli e “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini.
A cavallo di metà tappa si percorrerà per una trentina di chilometri la statale che ricalca le rotte dell’antica Via Cassia, la strada consolare romana che collegava Roma a Florentia (l’odierna Firenze) e che deriva il nome da Gaio Cassio Longino, il censore che fu tra i promotori della congiura terminata con l’assassinio di Giulio Cesare, anche se alcuni studiosi propendono per un’intitolazione a un omonimo console. All’inizio di questo tratto si attraverserà il centro di aspetto medioevale di Vetralla, con l’interessante chiesa romanica di San Francesco, per poi costeggiare in lenta salita i margini meridionali della catena dei Monti Cimini, rilievi d’origine vulcanica nella cui caldera si adagia il Lago di Vico. Più avanti la corsa giungerà sulle strade di Sutri, centro frequentatissimo all’epoca dei pellegrinaggi medioevali lungo la Via Francigena poiché costituiva l’ultima tappa prima di giungere a Roma, distante una cinquantina di chilometri da questo comune, presso il quale si può visitare uno dei principali anfiteatri romani d’Italia, ritenuto uno dei sette più belli al mondo e che poteva contenere fino a 9000 spettatori: anche questo luogo ha spesso attratto i registi e, per esempio, qui fu ambientato il Paese dei Balocchi nella miniserie in due puntate dedicata a Pinocchio, trasmessa dalla RAI nel 2009 e diretta da Alberto Sironi, lo stesso regista che nel 1995 aveva firmato la fiction su Fausto Coppi.
Lasciata la Cassia, il percorso disegnerà ora un ampio arco sulle colline a ovest della capitale, superando subito la facile salitella verso Campagnano di Roma, 4 Km al 3,5% che iniziano non distante dall’autodromo di Vallelunga, inaugurato nel 1963 nel luogo dove in precedenza si trovava un ippodromo. Con un percorso leggermente tortuoso in soave discesa ci si porterà quindi a Castelnuovo di Porto, paese nel quale visse Enrico Maria Salerno, la cui villa oggi ospita un centro studi intolato al celebre attore, scomparso nel 1994.
Si supererà quindi il corso del Tevere immediatamente prima d’affrontare la breve e facile rampetta verso Monterotondo (2 Km al 4,5%), seguita dal passaggio per Mentana, il centro presso quale il 3 novembre 1867 fu combattuta l’omonima battaglia che vide le truppe franco-pontificie contrapposte ai volontari italiani al soldo di Giuseppe Garibaldi, usciti sconfitti da una tenzone che concesse ancora tre anni di vita allo Stato Pontificio, destinato a scomparire nel 1870 con la Presa di Roma. La capitale sarà la protagonista dei successi 30 Km, che vedranno i corridori sfecciare tra alcune delle borgate più popolari di Roma, cominciando da quella di Tor Lupara, divenuta indipendente nel 2001 (è la sede del municipio di Fonte Nuova), sulle cui case svettano i ruderi moderni della chiesa di Maria Regina, che avrebbe dovuto essere la parrocchiale di questa comunità ma che rimase incompiuta nel 1988, dove un devastante incendio.
Sfiorato il parco al cui centro sorge il castello di Marco Simone, ristrutturato alla fine degli anni ’70 dalla stilista Laura Biagiotti che trasformò la tenuta circostante in un esclusivi country club dotato di un campo da golf da 27 buche, si scavalcherà il corso del fiume Aniene subito prima di giungere a Lunghezza, dove i “girini” sfioreranno l’omonimo castello, innalzato sul luogo dove si trovava un insediamento risalente al paleolitico e nel quale nel 1992 soggiornò nientemeno che il Principe Carlo d’Inghilterra, per il quale fu organizzata una cena benifica i cui invitati contribuirono con le loro donazioni al restauro dell’abitazione romana del poeta inglese John Keats, situata nei pressi della scalinata di Piazza di Spagna.
Giunti in Borgata Finocchio, nella zona della capitale detta “Borghesiana” in ringraziamento alla famiglia Borghese che donò le terre sulle quali fu costruita l’omonima stazione della ferrovia Roma – Fiuggi, si imboccherà la Via Casilina in direzione della capitale, lambendo il popolare quartiere di Tor Bella Monaca (il nome deriva da quello di una torre citata in un documento del 1317 e di proprietà di tale Pietro Monaca) e giungendo quindi a Tor Vergata, quartiere principalmente conosciuto per la presenza della seconda università statale di Roma, fondata nel 1986, e nel quale si sarebbe dovuta realizzare anche la “Città dello sport”, i cui lavori, iniziati nel 2007, furono bloccati due anni più tardi per mancanza di fondi, dopo che era già stata realizzata la cosidetta “Vela di Calatrava”, che avrebbe dovuto sormontare lo stadio del nuoto, opera dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Superata l’Autostrada del Sole si percorrerà quindi l’ultimo tratto di pianura sulla statale Tuscolana in direzione di Vermicino, località tristemente conosciuta per un fatto di cronaca avvenuto il 10 giugno 1981, la vicenda della scomparsa di Alfredino Rampi, accadimento che convinse il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a istituire il Ministero della Protezione civile. A quel punto mancheranno poco più di 4 Km al traguardo, in salita al 4,8% ricalcando quello che fu il finale del circuito dei mondiali del 1955, l’edizione che vide il successo del belga Stan Ockers al cospetto della scenografica Villa Aldobrandini, spettacolare sfondo anche della quarta frazione del 102° Giro d’Italia.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico della Cantoniera di Latera (595 metri). Valicato dall’ex SS 74 “Maremmana” tra Pitigliano e Grotte di Castro in corrispondenza del bivio per Latera, poco dopo aver superato lo scollinamento del Poggio Evangelista.

FOTOGALLERY

Pitigliano, sinagoga

Latera, castello

Valentano, Rocca Farnese (www.simulabo.it)

Valentano, Rocca Farnese (www.simulabo.it)

Tuscania, chiesa di San Pietro

Scena de “L’armata Brancaleone” girata nelle campagne di Tuscania, con la chiesa di San Pietro sullo sfondo (www.davinotti.com)

Scena de “L’armata Brancaleone” girata nelle campagne di Tuscania, con la chiesa di San Pietro sullo sfondo (www.davinotti.com)

Vetralla, chiesa di San Francesco

L’anfiteatro romano di Sutri trasformato in Paese dei Balocchi nella fiction “Pinocchio” del 2009 (www.davinotti.com)

L’anfiteatro romano di Sutri trasformato in Paese dei Balocchi nella fiction “Pinocchio” del 2009 (www.davinotti.com)

Autodromo di Vallelunga

Passaggio sul fiume Tevere

La porta d’accesso al centro storico di Mentana

Fonte Nuova, ruderi della chiesa di Maria Regina

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Castello di Lunghezza

Tor Vergata, Vela di Calatrava

Villa Aldobrandini di Frascati e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2019 (YouTube)

Villa Aldobrandini di Frascati e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2019 (YouTube)

C’È UNA LAGUNA PICCOLA LAGGIÙ…

Carte alla mano, non si tratta di una frazione particolarmente impegnativa ma il finale di gara potrebbe riservare qualche sgradita sorpresa. Gli ultimi 15 Km si disputeranno, infatti, nell’ambiente della laguna di Orbetello con ampi tratti da percorrere sotto l’effetto del vento. Il rischio di incappare in ventagli è, dunque, elevato e ancor maggiore è la possibilità che non si riesca a ricucirli perché davanti si andrà sicuramente a tutta, con i “treni” dei velocisti impegnati al massimo nel mettere su strada tutte le loro energie in vista di un quasi certo arrivo allo sprint.

… attenti al vento! La terza frazione della corsa rosa sarà pane per i denti dei velocisti e su questo non ci piove… ma potrebbe tirarci parecchio vento. Altimetricamente il viaggio da Vinci a Orbetello non sarà molto complicato, con una trentina di chilometri di pianura in partenza, un GPM di 3a categoria e poi una fase centrale modestamente vallonata prima di ritrovare il piattone negli ultimi 80 Km, nel corso dei quali l’unica difficoltà altimetricata sarà rappresentata dal modesto Poggio L’Apparita, “apparizione” che avverrà quando al traguardo mancheranno una quarantina abbondante di chilometri. E sarà proprio il tratto conclusivo di questa tappa a presentare l’insidia maggiore di giornata quando il gruppo giungerà in riva alla laguna di Orbetello, una zona particolarmente esposta all’azione del vento poiché per circa 15 Km ci si troverà a correre avendo le acque a destra e a sinistra. Considerata la poca distanza che mancherà al traguardo e le alte velocità alle quali solitamente il gruppo viaggia nei finali di corsa, chi dovesse incappare in un ventaglio potrebbe faticare non poco per rientrare sul gruppo di testa oppure, nella peggiore delle ipotesi, lasciare per strada un considerevole gruzzoletto temporale e perdere anche più di un minuto, inconveniente nel quale potrebbe incappare anche qualche pezzo grosso della classifica, come capitato spesso in passato in situazioni simili.
Lasciata Vinci, altro omaggio al grande Leonardo, la “corsa rosa” sfiorerà ancora Empoli per poi imboccare la Valdelsa in direzione di Castelfiorentino, cittadina tra i cui monumenti si segnalano il santuario barocco di Santa Verdiana e il Teatro del Popolo, uno dei più importanti della Toscana tra quelli costruiti nell’Ottocento e il cui ridotto è stato intitolato a Indro Montanelli. Attraversato questo centro si affronterà la salita più impegnativa di giornata, il Poggio all’Aglione (6.6 Km al 5.5%), subito prima di giungere nella località di Gambassi Terme, che vanta diversi interessanti luoghi di culto come la romanica Pieve di San Frediano, situata all’interno del castello della frazione Montignoso. Al termine della discesa si farà ritorno sul fondovalle della Valdelsa all’altezza di Certaldo, piccola città d’arte dove il 16 giugno 1313 nacque il poeta Giovanni Boccaccio, la cui casa – totalmente ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale – è uno dei luoghi più visitati del centro storico assieme al Palazzo Pretorio, simbolo della cittadina.
Ritrovata la pianura il gruppo si porterà a Poggibonsi e poi, abbandonata la statale per Siena, a Colle di Val d’Elsa, un altro centro toscano spesso meta dei turisti, che qui giungono sia per ammirarne i monumenti (come la casa-torre dove nacque lo scultore Arnolfo di Cambio), sia per acquistare souvenir in cristallo, pregiato materiale della cui produzione questo centro è il principale in Italia, con tanto di museo inaugurato nel 2001.
Costeggiando in leggero falsopiano la Montagnola Senese, area collinare ricca di grotte carsiche e di cave di marmo giallo (in passato impiegato nella costruzione dei duomi di Firenze e Orvieto), il gruppo si avvicinerà alla fase centrale vallonata, superando all’inizio di questo tratto il facile GPM della Cantoniera di Montebello (2.4 Km al 5%) per poi giungere nella zona dove si trova uno dei monumenti più spettacolari e visitati della Toscana, la gotica abbazia in rovina dedicata al santo eremita Galgano, la cui decadenza iniziò sia a causa delle carestie e delle pestilenze che colpirono queste terre, sia per la decisione dei monaci di trasferirsi in un più comodo palazzo che avevano fatto costruire nel 1474 nel centro di Siena. La “resurrezione” di questo luogo inizierà nell’Ottocento con una serie di restauri conservativi che, come detto, ne hanno fatto una delle mete più ambite dai turisti e anche dalle troupe cinematografiche, come quella del film campione d’incassi di Checco Zalone “Sole a catinelle”. Entrato in provincia di Grosseto il tracciato della terza frazione del Giro 2019 giungerà nella zona delle Colline Metallifere, che devono il loro nome alle numerose miniere presenti nel sottosuolo e dalla quali sono stati scavati nel corso dei secoli minerali come il rame e la pirite, mentre nel dopoguerra l’attività estrattiva si concentrò prevalentemente sui giacimenti di lignite. Il passaggio dal borgo di Montemassi, dominanto da un imponente castello realizzato dopo l’anno Mille dalla famiglia Aldobrandeschi, anticiperà di qualche chilometro l’inizio del lungo tratto pianeggiante che caratterizza il finale ed anche un altro cambio di scenario perché ci si lascerà alle spalle le Colline Metallifere per giungere sulle strade della Maremma. Imboccata l’Aurelia e sfiorata la collina sulla quale sorge il borgo di Montepescali – definito il “Balcone della Maremma” per le viste panoramiche che offre e che si spingono fino all’Arcipelago Toscano e alla lontana Corsica – la corsa procederà ora spedita in direzione di Grosseto. Attraversato il capoluogo Maremma – la cui cinta muraria rinascimentale è una delle meglio conservate d’Italia – si lascerà l’Aurelia per un percorso più interno che prevede la salitella del Poggio l’Apparita, poco più di 2 Km inclinati al 5.2% medio da superare in vista del passaggio dal piccolo borgo di Montiano, sorto nel XIII secolo dopo l’abbandono del vicino Castello di Montiano Vecchio, provocato da un assedio delle truppe senesi che causarono ingenti danni.
Transitati non distante dal lago artificiale di Poggio Perotto, realizzato per scopi irrigui nel 1938 senza alterare troppo le caratteristiche del territorio, i “girini” giungeranno alle porte del bel borgo di Magliano in Toscana, nei cui pressi si possono visitare gli scenografici resti del Monastero di San Bruzio, costruito dall’ordine benedettino verso l’anno Mille.
A questo punto la corsa cambierà direzione di marcia, prendendo la strada che punta con decisione verso la costa e giungendo a una quindicina di chilometri dall’arrivo al momento più delicato di questa frazione. Accadrà in località Albinia quando, incrociata l’Aurelia e sfiorato il Forte delle Saline – fortificazione d’origine quattrocentesca che fu inserita nel sistema difensivo dello Stato dei Presidii – il gruppo andrà a imboccare la strada che percorre il Tombolo della Giannella, uno dei tre istmi che saldano la penisola italiana al promontorio dell’Argentario, avendo per circa 6 Km il Mar Tirreno sulla destra e le acque interne della laguna di Orbetello sulla sinistra. Una volta giunti dall’altra parte del Tombolo le insidie non saranno ancora terminate perché, dopo aver costeggiato per un breve tratto le pendici del Monte Argentario in direzione di Porto Ercole, si svolterà a sinistra verso l’istmo centrale, sul quale sorge la città di Orbetello, imboccando il lungo ponte della Diga Leopoldiana, altro tratto molto esposto che potrebbe, a questo punto, scompaginare treni e piani dei velocisti lanciati verso il traguardo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Castelfiorentino, Santuario di Santa Verdiana (www.toscananelcuore.it)

Castelfiorentino, Santuario di Santa Verdiana (www.toscananelcuore.it)

Certaldo, Palazzo Pretorio

Colle di Val d’Elsa

Colle di Val d’Elsa, Museo del Cristallo

La Montagnola Senese

Abbazia di San Galgano

Scena di “Sole a catinelle” girata presso l’Abbazia di San Galgano (www.davinotti.com)

Scena di “Sole a catinelle” girata presso l’Abbazia di San Galgano (www.davinotti.com)

Castello di Montemassi

Panorama sulla Maremma da Montepescali

Le mura di Grosseto

Magliano in Toscana, Monastero di San Bruzio

Albinia, Forte delle Saline

Il ponte della Diga Leopoldiana e, sullo sfondo, la città di Orbetello

Un suggestivo scorcio della laguna di Orbetello e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2019 (www.wwf.it)

Un suggestivo scorcio della laguna di Orbetello e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2019 (www.wwf.it)

LA TAPPA DEI GIGANTI

La prima tappa in linea è dedicata ai due grandi italiani dei quali nel 2019 ricorrono il 500° anniversario della morte e il 110° della nascita, Leonardo Da Vinci e Indro Montanelli. Il finale promette scintille sulle “calde” strade toscane, con le salite del Montalbano e del San Baronto che sicuramente ispireranno diversi tentativi e toglieranno dal mazzo molti velocisti. La volata in quel di Fucecchio è probabile ma non scontata e qualche uomo di classifica potrebbe anche decidere di smuovere le acque fin da subito

Per meriti diversi sono entrambi due “Giganti” dell’Italia. Stiamo parlando dei due grandi italiani ai quali è dedicata questa tappa, Leonardo Da Vinci – a 500 anni dalla morte – e Indro Montanelli, genio della parola che, se in vita, avrebbe soffiato l’anno prossimo su 110 candeline, lui che era un coetaneo del Giro d’Italia essendo nato il 22 aprile 1909, tre settimane prima della partenza della prima edizione della Corsa Rosa, gara che da giornalista ebbe a seguire nel 1947 su mandato del Corriere della Sera. Nell’anno del loro anniversario il Giro non poteva dimenticarsi di questi due personaggi, nati a 15 Km di distanza l’uno dall’altro, e lo farà con una frazione interessante che potrebbe anche terminare allo sprint, ma con parecchi dei velocisti presenti in gruppo tagliati fuori dai giochi. Gli ultimi 55 km, infatti, presentano due salite che, da una parte, potrebbero ispirare i primi tentativi d’attacco al Giro 2019 e dall’altra potrebbero non bastare a scremare del tutto il gruppo perché qualche sprinter, di quelli resistenti, potrebbe riuscire a rimanere agganciato oppure a perdere un gruzzoletto di secondi che poi si potrebbe tentare di recuperare negli ultimi 18 Km, quando si tornerà a pedalare in pianura. Ci starebbe, quindi, anche l’arrivo solitario di un finisseur oppure quello di un piccolo gruppetto d’attaccanti, mentre i big della classifica dovrebbero trascorrere guardinghi il secondo pomeriggio di corsa, anche se qualcuno dei pretendenti al successo finale potrebbe decidere d’alzare la media sulla salita del Castra, la più impegnativa delle due che caratterizzano il tratto conclusivo del percorso. La possibilità di rischiare c’è, anche perché la prima settimana di Giro è stata disegnata con mano molto leggera e questa rappresenta una delle poche occasioni di un tentativo a sorpresa offerta dalla prima parte di gara.
Si partirà da Bologna in direzione dell’appennino ma non s’incontrerà salita nei primi 30 Km, percorrendo i quali si transiterà al cospetto di Villa Griffone, residenza negli anni giovanili di un altro grande italiano, Guglielmo Marconi, vero e proprio Leonardo Da Vinci del XXI secolo, “papà” della radio e del telegrafo. Dopo Rioveggio la strada comincerà dolcemente a prendere quota risalendo la valle del fiume Setta per portarsi nella località di villeggiatura di Castiglione dei Pepoli, nel cui territorio ricade il santuario mariano di Boccadirio, il secondo per importanza della diocesi di Bologna dopo quello di San Luca, costruito nel XVI secolo sul Monte Tavianella, nel luogo dove il 16 luglio del 1480 la Madonna era apparsa a due pastori. Poco fuori Castiglione si supererà il GPM della Serra (773 metri, 14.6 Km al 3.2%) nel punto dove, nelle viscere della montagna, oltre 400 metri più sotto transita la Grande Galleria dell’Appennino, il sedicesimo tunnel ferroviario più lungo del mondo (18.5 Km), teatro il 4 agosto 1974 della Strage dell’Italicus, attentato dinamitardo che provocò 12 morti e il ferimento di altri 48 passeggeri.
Dopo lo scollinamento si entrerà in Toscana planando nella valle del Bisenzio e giungendo quindi a Vaiano, il principale centro della valle, nel quale il 20 dicembre del 1920 nacque Fiorenzo Magni, il “terzo uomo” del ciclismo italiano degli anni 40-50, il periodo della rivalità Coppi-Bartali nel quale riuscì a conquistare tre volte il Giro d’Italia e altrettante il Giro delle Fiandre.
Si giungerà quindi sulle strade di Prato, la “capitale degli stracci” (grazie ai “cenciaioli” per secoli costruì su questi poveri tessuti la sua fortuna economica) la cui offerta turistica spazia dagli antichi monumenti del centro storico (come la basilica rinascimentale di Santa Maria delle Carceri) alle opere moderne esposte nel Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, riaperto nel 2016 dopo l’ampliamento operato dall’architetto olandese Maurice Nile.
Esattamente a metà del cammino di questa tappa il gruppo supererà il corso dell’Arno, costeggiandolo per una dozzina di chilometri nel tratto dove il fiume supera la strettoia detta “Gonfolina”, in direzione di Montelupo Fiorentino, centro presso il quale si trova la Villa Medicea dell’Ambrogiana, celebre per aver ospitato un famoso manicomio criminale, chiuso nel 2017 e nel quale furono tra gli altri ospitati il bandito sardo Graziano Mesina e gli anarchici Pietro Acciarito e Giovanni Passanante, entrambi qui ricoverati dopo aver tentato d’assassinare, in tempi diversi, Re Umberto I.
Dopo il passaggio da Montelupo il tracciato lascerà temporaneamente la zona del Valdarno Inferiore per compiere una piccola escursione collinare che porterà i “girini” ad affrontare la dolce salitella verso il borgo di Montespertoli (2.7 km al 4.9%), dove si trova il castello che appartenne all’uomo politico Sidney Sonnino (1847 – 1922) e che vi accolse alcune delle più celebri personalità della sua epoca, come il re d’Italia Vittorio Emanuele III e Gabriele d’Annunzio.
Pedalando tra i vigneti che danno il vino DOCG Chianti Montespertoli si farà quindi ritorno nel Valdarno dove, alle porte delle fasi più interessanti di gara, si attraversarà la città di Empoli, nel cui cuore si apre Piazza Farinata degli Uberti con la Collegiata di Sant’Andrea, la cui facciata di marmo fa da quinta a una delle più drammatiche scene de “La notte di San Lorenzo”, film dei fratelli Tavani del 1982 che racconta della strage avvenuta il 22 luglio del 1944 nel duomo della vicina San Miniato, colpito per sbaglio da una granata lanciata da un battaglione dell’esercito statunitense e che causò la morte di 55 civili. L’intenzione dei registi era di girare la scena proprio là dove erano avvenuti i fatti ma, per rispetto del dolore che ancora albergava nel cuore dei superstiti di quel drammatico giorno, poi si scelse di spostare la troupe in quel di Empoli.
Di lì a breve arriverà l’appuntamento con il Montalbano, la catena montuosa che separa in due settori il territorio del Valdarno e che il gruppo risalirà da uno dei suoi versanti più impegnativi, la “salita del Castra”, così chiamata dal nome della piccola frazione che si attraversa percorrendo i 5.8 Km al 6.8% di quest’ascesa. Non sarà semplice recuperare un eventuale passivo perché una volta terminata la discesa in quel di Vinci – la casa natale di Leonardo si trova in frazione Anchiano, fuori dal percorso di gara – immediatamente inizierà la salita successiva, quella di San Baronto, la più nota delle due essendo da sempre l’asperità simbolo del Gran Premio Industria e Artigianato, corsa che ha avuto tra i suoi vincitori Vincenzo Nibali (2007) e, entrambi per due volte, Damiano Cunego (2004 e 2006) e Adam Yates (2014 e 2017). I dati la dipingono come facilissima – sono 10.3 Km al 2.8% – ma è risaputo che ascese pedalabili affrontate a tutta subito dopo altre più impegnative spesso contribuiscono a dilatarne i distacchi, anche se al Giro – pur salendo dallo stesso versante – non si affronterà il ripido muro di Fornello (700 metri all’11.4%), presenza fissa al Gran Premio. Decisamente più pendenza ha la discesa che i “girini” affronteranno in discesa verso Lamporecchio (3.6 Km al 7.3%), dove inizieranno gli ultimi 18 Km pianeggianti, dai quali come un fungo spunterà, però, un ulteriore zampellotto, 2500 metri al 2.6% che termineranno alle soglie di Cerreto Guidi, borgo nel cui centro si trova un’altra villa appartenuta alla famiglia Medici, che la utilizzava solitamente durante le battute di caccia. Come quella che vedremo sul far della sera del 12 maggio 2019, con le lepri in fuga verso il traguardo di Fucecchio.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Montepiano (704 metri). Valicato dall’ex SS 325 “di Val di Setta e Val di Bisenzio” tra Montepiano e Vernio.

Valico del Pinone (421 metri). Valicato dalla SP 10 “di Pietramarina” tra Vitolini (Vinci) e Carmignano, vi sale un versante anche da Limite sull’Arno, quello che sarà percorso dai corridori. Si tratta, infatti, della salita che sull’altimetria del Giro 2019 è quotata 424 metri e chiamata “Montalbano (Il Castra)”. La salita del Pinone vanta un precedente al Giro del 2005, quando fu inserita dal versante di Vinci nel tracciato della cronometro Lamporecchio – Firenze, vinta dallo statunitense David Zabriskie, mentre il miglior tempo nella scalata al Pinone fu del colombiano José Rujano.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Pontecchio Marconi, Villa Marconi

Santuario di Boccadirio

Prato, Basilica di Santa Maria delle Carceri e Castello dell’Imperatore

Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Strettoia della Gonfolina

Montelupo Fiorentino, Villa Medicea dell’Ambrogiana

Montespertoli, Castello Sonnino

Empoli, la collegiata di Sant’Andrea nella più drammatica scena de “La notte di San Lorenzo” (www.davinotti.com)

Empoli, la collegiata di Sant’Andrea nella più drammatica scena de “La notte di San Lorenzo” (www.davinotti.com)

Lo scollinamento della salita del Castra

Vinci, casa natale di Leonardo

Cerreto Guidi, Villa Medicea

Fucecchio, casa natale di Indro Montanelli

Leonardo Da Vinci, Indro Montanelli e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2019

Leonardo Da Vinci, Indro Montanelli e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2019

PARTENZA DA BOLOGNA, LA DOTTA, LA GRASSA E LA ROSEA

Partirà dalla cara Bologna il Giro d’Italia numero 102°. Dalla città che ospitò l’arrivo della prima edizione della corsa rosa nel 1909 e la partenza della prima cronometro individuale nel 1933 il Giro prenderà le mosse con un’impegnativa prova contro il tempo lunga poco più di 8 Km. I primi 6000 metri saranno in totale pianura, preparazione al feroce balzo finale verso San Luca.

Si è scelta Bologna per la “Grande Partenza” del Giro d’Italia e tale scelta non poteva rivelarsi più azzeccata. La città capoluogo dell’Emilia-Romagna è storicamente conosciuta con i soprannomi di “dotta” per la sua storica università, la più antica del mondo occidentale, di “grassa” per la sua cucina e di “rossa” per il colore dei mattoni con i quali furono eretti i palazzi del centro storico, ma per un giorno, l’11 maggio 2019, perderà l’ultimo connotato virando verso una colorazione più rosea, in omaggio a un Giro d’Italia che ha più d’un legame con Bologna. Qui 110 anni fa si concluse, infatti, la prima tappa della prima edizione della corsa, che si disputò il 13 maggio del 1909 e che vide il successo del corridore romano Dario Beni. Sempre dalla città felsinea scattò il 22 maggio 1933 la prima cronometro individuale inserita nel percorso di una corsa a tappe, terminata 62 Km più avanti a Ferrara dove giunse prima la maglia rosa Alfredo Binda, che precedette di quasi un minuto il belga Demuysere. E sempre a Bologna il 2 giugno del 1956 fu “catturata” una delle istantanee più celebri della storia dello sport italiano, quella che immortalava Fiorenzo Magni percorrere la dura salita verso San Luca stringendo tra i denti la camera d’aria di una ruota legata al manubrio, espediente escogitato da Ernesto Colnago per permettere al corridore toscano d’affrontare la cronoscalata nonostante avesse la clavicola sinistra fratturata. A vincere fu Charly Gaul, che poi conquisterà le insegne del primato cinque giorni più tardi nell’infernale tappa del Bondone, dopo la quale l’indomito Magni conquistò la seconda posizione in classifica a 3’27” dallo scalatore lussemburghese.
Non poteva, quindi, essere una partenza banale quella da Bologna e gli organizzatori ne hanno voluto proporre una atipica perché finora mai nessuna delle tre grandi corse a tappe era partita con una cronoscalata: l’arrivo sarà proprio in cima all’aspro San Luca, che i corridori non affronteranno comunque a “freddo” perché ci arriveranno dopo aver pedalato per 6 Km sul velluto della pianura, tratto nel quale i cronomen che temono le pendenze del finale avranno lo spazio per accumulare un po’ di vantaggio; tutto potrà, però, essere ribaltato dai 2000 metri finali al 9,7% di pendenza media, un muro che il gruppo ben conosce perché da diverse stagioni ospita l’approdo del Giro dell’Emilia, una delle più prestigiose classiche in linea del calendario italiano, nel cui albo d’oro recente spiccano le vittorie di corridori che poi hanno nel palmarès anche il Giro d’Italia come Ivan Basso (2004), Gilberto Simoni (2005), Danilo Di Luca (2008) e Nairo Quintana (2012).
La rampa di lancio sarà collocata nel cuore della città, a un margine di quella Piazza del Nettuno che funge da anticamera di lusso alla centralissima Piazza Maggiore. A far da sfondo alle prime pedalate dei “girini” sarà la quinta delle due celebri torri pendenti, la Garisenda e gli Asinelli, quest’ultima protagonista di una famosa scena del film “Totò al Giro d’Italia”, nella quale il “Principe della risata” risale i suoi 498 gradini con l’intenzione di buttarsi di sotto, malsano gesto che gli sarà impedito dal diavolo Filippo (interpretato dall’attore napoletano Carlo Micheluzzi) al quale aveva venduto l’anima a patto che vincesse il Giro.
La partenza sarà sul lastricato che scorrerà sotto le ruote nei primi 400 metri, quando si percorrerà Via Ugo Bassi, strada che ricalca parte del tracciato dell’antico decumano massimo, con il quale la consolare Via Emilia attraversava la città di Bononia. Procedendo in linea retta si passerà poi sull’asfalto all’imbocco di Via San Felice, ritrovando quindi il porfido nell’ultimo tratto della strada che conduce a Porta San Felice, risalente al XIII secolo e una delle dodici della “Circla”, la terza cinta muraria della storia di Bologna. Qui terminerà il rettilineo che, di fatto, caratterizza i primi 1400 metri di gara e si uscirà dal centro storico svoltando verso sinistra su Viale Vicini e poi subito dopo a destra per imboccare Via Sabotino, il cui ultimo tratto costeggia il quartiere costruito nel luogo dove si trovava l’Ipprodomo Zappoli, inaugurato nel 1888, demolito nel 1928 e sulla cui pista terminò la prima tappa del Giro del 1909, della quale abbiamo parlato più sopra. Lo Zappoli fu teatro anche di eventi non sportivi, come lo spettacolo circense western “Wild West Show” messo in scena dal leggendario Buffalo Bill nel 1890. Nel medesimo quartiere si trovava anche un velodromo, in funzione dal 1920 al 1996 – vi si concluse, tra le altre competizioni, il Giro dell’Emilia del 1948 vinto da Fausto Coppi – e al cui posto oggi c’è l’omonimo parco pubblico.
Successivamente il gruppo costeggerà l’area del cimitero monumentale della Certosa di Bologna, istituito nel 1801 sfruttando le strutture della soppressa certosa di San Girolamo di Casara, della quale è giunta ai giorni nostri unicamente la chiesa, costruita nel 1333 dall’ordine certosino. Superato il “giro di boa” di questa breve ma impegnativa frazione contro il tempo, il percorso si avvicinerà alle colline cantate da Cesare Cremonini in “50 special” attraversando il quartiere Saragozza, dove si transiterà a due passi dal glorioso Stadio Renato Dall’Ara, uno dei più apprezzati al mondo per la compattenza e per la qualità drenante del campo di gara, intitolato all’imprenditore che fu presidente del Bologna dal 1934 al 1964, scomparso pochi giorni prima del settimo successo della sua squadra nella Serie A.
Come una sorta di “memento mori”, l’apparire dello scenografico Arco del Meloncello, progettato dall’architetto Carlo Francesco Dotti nel 1721 e realizzato nel 1732, annuncerà ai corridori impegnati nella crono l’inizio dell’inferno. Proprio in corrispondenza dell’arco, infatti, si deve affrontare un secco tornante a destra che porta a imboccare la ripida rampa finale. L’inizio è subito violento con una media del 13,6% nei cinquecentro metri iniziali, accompagnati sulla sinistra dal porticato piu lungo non solo della città ma anche del mondo (3,8 Km), costruito per offrire riparo dalla pioggia ai pellegrini che salivano al santuario. La pendenza cala al 9,2% nei successivi 500 metri, che anticipano il balzo più feroce dell’intera scalata, in corrispondenza della famigerata “Curva delle Orfanelle”, sorta di chicane con la quale il porticato salta da un lato all’altro della strada e che prende il nome dall’orfanotrofio femminile che era stato inaugurato nel 1930 proprio in quel punto della salita e che sarà in attività fino al 1990. Qui i corridori si troveranno ad affrontare il punto di pendenza massima, una stilettata al 16% all’interno di un tratto di 500 metri nel quale la strada sale al 12,2% medio; si pensi che nel 2009 rischiò quasi di finire a terra nel tratto al 16% nientemeno che Chris Froome, che all’epoca correva per la Barloworld e ancora non si prospettava per lui un futuro di dominatore nelle grandi corse a tappe. Superato questo duro scoglio, si dovrà affrontare un’altra piccola chicane, ma oramai il grosso sarà alle spalle e nei 600 metri conclusivi la pendenza si “accovaccerà” al 5,8% mentre sullo sfondo troneggia la mole del santuario della Madonna di San Luca, “scrigno” all’interno del quale è venerata sin dalla fondazione un’icona raffigurante la Madonna col Bambino, che fu portata in Italia da Costantinopoli e che secondo la tradizione sarebbe stata dipinta dall’apostolo San Luca. Di Madonne lassù a San Luca c’è solo lei… ma chissà quante ne vedranno i corridori l’11 maggio 2019!

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Le due torri pendenti viste dal luogo dove sarà collocata la rampa di lancio della cronometro

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Via Ugo Bassi, il rettilineo iniziale in lastricato

Porta San Felice

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

Il Parco Velodromo di Bologna

La chiesa di San Girolamo all’interno del complesso del cimitero monumentale della Certosa di Bologna

Stadio Renato dall’Ara

L’Arco del Meloncello e il tornante a destra all’inizio dell’ascesa finale

Tratto iniziale del San Luca con il porticato ancora sulla sinistra

La curva delle Orfanelle con l’ex orfanotrofio femminile dalla quale prende il nome

L’ultima chicane, oramai nella fase “calante” della salita

Santuario della Madonna di San Luca

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)

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