AMSTEL GOLD RACE 2019 – I FAVORITI

aprile 20, 2019 by Redazione  
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Il giorno di Pasqua va in scena la 54a edizione dell’Amstel Gold Race, l’unica classica del nord interamente disegnata sul suolo olandese. Qui trovate i favoriti

25% – MATHIEU VAN DER POEL: Al Fiandre ha mostrato una forma eccelsa, alla Freccia del Brabante l’ha confermata alla grande battendo fior fiori di corridori coma Julian Alaphilippe e Michael Matthews. L’unica pecca è che non ha una squadra in grado di supportarlo nei momenti più delicati della corsa e si potrà trovare nella morsa degli uomini della Deceuninck Quick-Step. Resta comunque il favorito numero 1.

15% – JULIAN ALAPHILIPPE: Per domenica si potrebbe riassumere tutto con il titolo Deceuninck Quick-Step vs Van Der Poel. Alaphilippe è la punta principale del team di Lefevere per l’Amstel Gold Race, è un corridore che non ha bisogno di presentazioni, un ciclista che ha vinto molto e che pochi giorni fa è stato sverniciato in volata da Va Der Poel. Classe, squadrone e voglia di rivalsa ne fanno uno dei principali favoriti.

15% – PHILIPPE GILBERT: Dopo la Parigi-Roubaix vinta meritatamente domenica scorsa, lui che ha vinto qui sulle Ardenne proprio due anni fa, come si potrebbe escluderlo dai favoriti? Lui poi che di Amstel ne ha vinte addirittura quattro…

10% – PETER SAGAN: Lo slovacco della Bora-Hansgrohe è sempre da tenere d’occhio, ma la costante del 2019 è un ”voglio ma non posso”. Corre bene, sempre nelle prime posizioni, poi arriva il momento topico, gli ultimi chilometri, e c’è sempre qualcuno che lo batte. Vedremo se ci sarà un’inversione di tendenza.

10% – MICHAEL MATTHEWS: L’australiano ha le doti e le caratteristiche perfette per vincere l’Amstel. Al suo fianco ha una Sunweb che avrà al via anche un corridore di esperienza come Nicolas Roche, che potrà rivelarsi un ottimo asso nella manica.

10% – ALEJANDRO VALVERDE: Il Campione del Mondo in carica ha un palmares da far invidia a chiunque e una delle poche corse che gli mancano è proprio l’Amstel Gold Race, corsa che ha chiuso più volte sul podio ma mai da vincitore. Che sia giunta l’ora di portarla a casa?

5% – ALBERTO BETTIOL: Il ciclista italiano della EF Education Firs sta finalmente attraversando una primavera da sogno. Vittorioso al Fiandre, fuori dal podio per poco alla Freccia del Brabante, il toscano sarà al via per rompere le uova nel paniere agli avversari più quotati.

5% – WOUT VAN AERT: Il campioncino belga è alla ricerca della sua prima vittoria di prestigio in questa stagione ciclistica. Le Ardenne fanno per lui, è un terreno che ama; che l’Amstel sia la svolta che tutti attendono con ansia per il definito lancio del duello anche su strada con Van Der Poel?

1% – GREG VAN AVERMAET: il campione olimpico del CCC Team è sempre da tenere in considerazione, anche se terreno e forma non sono proprio al top per lui.

1% – JACOB FUGLSANG: Il danese del Team Astana, quando arrivano le Ardenne, diventa sempre uno degli outsider più quotati.

1% – MICHAŁ KWIATKOWSKI: Inizio di stagione in ombra per il fuoriclasse polacco. Vincitore nel 2015, ripetersi sembrerebbe molto difficile, specie se guardiamo alle ultime sue uscite stagionali. Ma nel ciclismo mai dire mai.

1% – ENRICO GASPAROTTO: Per l’italiano in maglia Dimension Data non è un mistero che l’Amstel sia la sua corsa prediletta, vinta due volte (e altre due volte sul podio). Alla Freccia del Brabante ha fatto vedere di essere in forma e in grado di giocarsi le sue carte per cercare la fatidica tripletta.

1% – MICHAEL VALGREN: Il vincitore dell’anno scorso dopo l’approdo alla Dimension Data sta viaggiando su binari completamente opposti rispetto al rendimento della passata stagione. Che possa ripetersi sembrerebbe estremamente difficile.

Luigi Giglio

IL GIRINO NELL’ANTERSELVA OSCURA

Tappa di transizione oppure frazione in grado di provocare altre piccole scosse telluriche in classifica? Solo al termine del viaggio di 180 Km dalla Val di Sole alla Valle di Anterselva sapremo se questa giornata sarà trascorsa senza colpo ferire o se qualcuno avrà voluto infierire sugli avversari stanchi e ancora provati dal tappone affrontato poche ore prima.

È oscura la diciassettesima fatica del Giro 2019, oscura come la selva nella quale s’incamminò Dante nell’incipit della Divina Commedia. Oscura perché sul viaggio verso Anterselva pesano parecchie incognite, interrogativi che impediscono di fare previsioni sul decorso dell’unica tappa totalmente trentina di questa edizione della corsa rosa. Cosa potrebbe capitare tra la Val di Sole e la Pusteria? Tutto e il contrario di tutto. Pur non essendo una frazione di montagna durissima, soprattutto se paragonata a quella vissuta solo 24 ore prima sulle rotte da Lovere a Ponte di Legno, potrebbe risultare più selettiva del previsto proprio per le fatiche accumulate tra Gavia e Mortirolo e che qualche corridore di punta potrebbe non aver ancora smaltito in un momento della corsa, già entrata nella terza settimana, nel quale le energie cominciano a scarseggiare. Non pensiamo che ci sarà in gruppo qualche “pazzo” che vorrà rendere la tappa dura sin dall’inizio, anche perché le difficoltà iniziali sono poco adatte a imprese del genere, ma se qualcuno deciderà di muoversi nel finale potrebbe rendere la vita dura ai più provati tra gli avversari affrontando l’ascesa finale verso Anterselva, i cui numeri non sembrano particolarmente generosi di pendenze, concentrate però negli ultimi 4 km, quelli sì impegnativi, nei quali si potrebbero vedere i frutti più succulenti di azioni portate ai danni degli uomini di classifica più stanchi. Ma proprio la stanchezza, che cominceranno ad accusare un po’ tutti, potrebbe indurre una condotta di corsa più cauta, senza che succeda nulla ai piani alti e che si verifichi il “contrario di tutto” e che la tappa termini con l’approdo di una lunga fuga da lontano. Dopo Ponte in moltissimi corridori si troveranno ad anni luce di distanza dalla maglia rosa e chi è rimasto a bocca asciutta sicuramente coglierà l’occasione per lanciarsi in avanscoperta con ottime possibilità di condurre il tentativo in porto, come accadde per esempio nella Brunico – Passo del Tonale del Giro del 1997, disputata dopo il tappone dolomitico e nella quale si effettuava il percorso esattamente inverso rispetto alla frazione odierna, affrontando al contrario le prime due salite previste quest’oggi (Mendola e Terento) e giungendo senza troppe sorprese in vetta al Tonale, dove lo scalatore colombiano “Chepe” González s’impose dove aver staccato i compagni d’avventura e aver anticipato di quasi 10 minuti il gruppo maglia rosa, nel quale avvenne solo qualche scaramuccia, senza alcun esito, tra il russo Pavel Tonkov e il leader della corsa Ivan Gotti.
Proprio ai piedi del Tonale scatterà questa frazione, per la precisione da Commezzadura, il centro che nel 2008 ospitò i campionati del mondo di mountain-bike, la terza edizione disputata in Italia dopo quelle del Ciocco (1991) e di Livigno (2005). Nei primi 15 km si pedalerà in lenta discesa sul fondovalle della Val di Sole, toccando le località di villeggiatura di Dimaro prima e di Malè poi, per giungere quindi sulle strade della Val di Non, che il gruppo conosce a menadito perché hanno ospitato per quasi vent’anni il Trofeo Melinda, corsa professionistica che in tre edizioni è stata valida per il campionato nazionale e la cui tradizione continua anche dopo la cancellazione della gara dal calendario, essendo divenuta dal 2017 una tappa immancabile del Tour of The Alps, la corsa che preso a sua volta il posto del Giro del Trentino. Tra i meleti che sono il vanto di questa terra è nata la stella di Gianni Moscon, che risiede con la famiglia a Livo, comune di poco meno di 900 abitanti che il tracciato di gara sfiorerà all’inizio di questo tratto e nel quale si può ammirare il “Castello della Rosa”, nome con il quale è talvolta noto l’imponente Palazzo Aliprandini Laifenthurn. Offrendo spettacolari viste sul sottostante lago artificiale di Santa Giustina, il tracciato comincerà lentamente a prendere quota, anche se si comincerà a parlare di salita vera e proprio solo dopo il passaggio da Fondo, nel cui cuore si trova, protetto da una teca di vetro, un curioso orologio ad acqua, l’idrocronometro astronomico inaugurato nel 2010. Primo dei tre Gran Premi della Montagna odierni sarà il Passo della Mendola, valico ricorrente nella nomenclatura della corsa rosa che vi è salita finora in 14 occasioni e questa sarà quella che porterà alla scoperta di un versante inedito, 11.3 Km al 5% (6.4% nei primi 6 Km), che transiterà per la località di Ruffrè prima di giungere alla Mendola, località di villeggiatura la cui fama iniziò negli anni dell’Impero Austro-Ungarico quando ospitò personaggi del calibro della principessa Sissi e di Gandhi. S’imboccherà quindi la lunga e, a tratti, tortuosa discesa – sono previsti una quindicina di tornanti – che proietterà il gruppo verso la conca di Bolzano, raggiunta dopo aver intercettato il cammino della “Strada del Vino dell’Alto Adige”, itinerario enologico che in 70 Km attraversa i vigneti che danno nettari prelibati come il “Gewurztraminer” (Traminer aromatico). Il passaggio dal capoluogo del “Südtirol” avverrà a poche centinaia di metri dalla storica Piazza Walther, sede dal 1990 del frequentato Mercatino di Natale di Bolzano e sulla quale prospetta l’abside del duomo di Santa Maria Assunta, una “mirabilia” che il gruppo non avrà certo il tempo di guardare all’imbocco del lungo tratto in falsopiano con il quale si risalirà dolcemente la valle dell’Isarco, stretta nel tratto iniziale tra gli altipiani del Renon a destra e di Siusi a destra. Toccata la località di Colma, dove è impossibile non gettare uno sguardo alla curiosa facciata a scacchiera di Castel Friedburg, e lasciata sulla destra la strada che risale la Val Gardena sino all’omonimo passo si giungerà a Chiusa, borgo medioevale dominato dall’alta rupe sulla quale lo sorveglia dal 1200 la fortezza che alla fine del ‘600 fu trasformata nel Monastero di Sabiona, luogo considerato la culla spirituale del Tirolo e la cui mole nel 1976 fece da spettacolare sfondo a una scena del film “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo pubblicato nel 1940 da Dino Buzzati, lo scrittore e giornalista bellunese che scrisse per il Corriere della Sera per il quale si occupò anche di ciclismo seguendo il Giro d’Italia del 1949, giusto 70 anni fa. Altre scene di quella pellicola furono girate anche nel centro storico della vicina Bressanone, attraversata la quale si lascerà il falsopiano percorso fino a quel momento per affrontare la salita verso Naz (5.1 Km al 6.2%), centro salito alla ribalta delle cronache all’epoca della “guerra fredda” per aver ospitato una base militare della NATO, il Site Rigel, utilizzata come deposito di munizioni nucleari da usare in caso di un conflitto con gli stati del Patto di Varsavia e della quale oggi, dopo la chiusura della stessa nel 1983 e la “sdemanializzione” del 2002, è in progetto la trasformazione in un Parco della Memoria. La successiva, discesa introdurrà il gruppo in Val Pusteria, attraversandone il centro di Rio di Pusteria prima di imboccare l’unico tratto di vera pianura previsto in questa frazione, poco più di 5 Km nel corso dei quali si sfiorerà una delle più note fortificazioni della valle, la medioevale Chiusa di Rio Pusteria, un tempo attraversata dalla strada statale. Terminato questo tratto tranquillo a Vandoies si lascerà temporaneamente il fondavalle del fiume Rienza per affrontare la salita di Terento, cara ai tifosi di Damiano Cunego perché al Giro del 2004 fu quest’ascesa di 6 Km al 7.8% a consentire al “Piccolo Principe” di riprendere definitivamente quella maglia rosa che gli era stata tolta qualche giorno prima dall’ucraino Jaroslav Popovyč nella cronometro di Trieste. Raggiunto il piccolo centro situato a 1211 metri di quota, all’imbocco della Valle dei Mulini (così chiamata per la presenza di numerosi mulini ad acqua), si percorrerà in veloce discesa la “Strada del Sole” che farà planare la corsa prima su Falzes e poi su Brunico, dove si ritroverà la Val Pusteria nel suo capoluogo, sorto ai piedi del versante settentrionale del Plan de Corones e presso il quale è visitabile l’interessante museo all’aperto degli usi e costumi dell’Alto Adige, situato in località Teodone. Ripresa la strada di fondovalle questa procederà a scalini verso il gran finale odierno superando un primo balzo verso Perca, comune nel cui territorio ricade uno dei più spettacolari monumenti naturali dell’Alto Adige, le “selvatiche” Piramidi di Plata. Alle porte di Valdaora, il centro che l’indomani ospiterà la partenza della diciottesima frazione, si svolterà infine a sinistra per imboccare la strada che risale la valle d’Anterselva in direzione dell’omonimo e delizioso laghetto, poco prima del quale – messi alle spalle i 4000 metri più esigenti di quest’ascesa (media dell’8.5%, al termine di una salita di complessivi 9.6 Km al 5.5%) sapremo se quest’oscura selva sarà stata per qualcuno porta del paradiso o dell’inferno….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo della Mendola (1297 metri). Chiamato anche Mendelpass, separa i monti Penegal e Roen ed è valicato dalla SS 42 “del Tonale e della Mendola” tra Appiano sulla Strada del Vino e Ronzone. Il Giro d’italia vi è salito 14 volte, la prima nel corso della tappa Merano – Gardone Riviera del 1937, disputata il giorno successivo il primo tappone dolomitico della storia e in entrambi i casi il grande mattatore, fra traguardi di tappa e GPM, fu Gino Bartali. Gli altri corridori che hanno iscritto il loro nome nell’albo d’oro della Mendola sono stati nell’ordine Nino Defilippis nel 1958 (Bolzano – Trento, vinta da Gastone Nencini), Pasquale Fornara nel 1959 (Bolzano – San Pellegrino Terme, Alessandro Fantini), Vittorio Adorni nel 1969 (Cavalese – Folgarida, vinta dallo stesso corridore), Gianni Motta nel 1971 (Falcade – Ponte di Legno, Lino Farisato), Alfio Vandi nel 1977 (Cortina d’Ampezzo – Pinzolo, Gianbattista Baronchelli), l’elvetico Ueli Sutter nel 1978 (Cavalese – Monte Bondone, Wladimiro Panizza), lo svedese Tommy Prim nel 1980 (Longarone – Cles, Giuseppe Saronni), Claudio Chiappucci nel 1990 (Moena – Aprica, Leonardo Sierra), Mariano Piccoli nel 1996 (Cavalese – Aprica, Ivan Gotti), Massimo Podenzana nel 1997 (Brunico – Passo del Tonale, José Jaime González), lo stesso colombiano González nel 2000 (Selva di Val Gardena – Bormio, Gilberto Simoni), Alessandro Bertolini nel 2004 (Brunico – Fondo / Sarnonico, Pavel Tonkov) e lo spagnolo David López García nel 2004 (Bressanone – Andalo, Alejandro Valverde). Nel 1999 vi si concluse anche una tappa del Giro del Trentino, vinta da Riccardo Forconi.

Schnurer Höfe (1259 metri). Vi transita la “Strada del Sole” tra Terento e Issengo. Nei pressi del valico, in località Marchner (1271 metri), nel 2004 era posto il GPM di Terento nel finale della tappa San Vendemiano – Falzes, conquistata come il traguardo della montagna da Damiano Cunego.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Livo, Palazzo Aliprandini Laifenthurn

Lago di Santa Giustina

Fondo, idrocronometro astronomico

La conca di Bolzano vista dalla discesa del Passo della Mendola

Bolzano, Piazza Walther

Colma, Castel Friedburg

Il monastero di Sabiona sullo sfondo di una scena de “Il deserto dei Tartari” (www.davinotti.com)

Il monastero di Sabiona sullo sfondo di una scena de “Il deserto dei Tartari” (www.davinotti.com)

Naz, ingresso all’ex base NATO del Site Rigel

Rio di Pusteria, Chiusa di Rio Pusteria

Terento, Valle dei Mulini

Teodone di Brunico, uno scorcio del museo all’aperto dedicato agli usi e ai costumi dell’Alto Adige

Perca, Piramidi di Plata

Il lago di Anterselva e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2019 (wikipedia)

Il lago di Anterselva e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2019 (wikipedia)

NELL’INFERNO DEL NORD GILBERT FA IL DIAVOLO A QUATTRO

aprile 14, 2019 by Redazione  
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A 67 chilometri dall’arrivo, attacco decisivo del fuoriclasse belga che va a vincere un’altra classica monumento, 4 su 5 quelle da lui conquistate. Grande lavoro della Deceuninck – Quick Step. L’anno prossimo assalto alla Milano-Sanremo per entrare nella storia? Secondo un sorprendente Politt (Katusha-Alpecin).

Si è corsa oggi la centodiciasettesima edizione della Parigi-Roubaix, come da consuetudine nella seconda domenica di Aprile. La Classica delle Classiche, la corsa più dura, la più ambita. Non devono trarre in fallo i 257 chilometri pianeggianti, le vere asperità sono i 29 settori di pavé (identificati a ritroso coi numeri dal 29 all’1), che corrispondevano ad un totale di 54,5 km. È la “regina” delle corse del nord, nella quale i settori in pavé diventano il sogno ambito o l’incubo di ogni ciclista, dove polvere e fango si incontrano e scontrano a ridosso delle ”pietre”, dove ogni corridore può diventare leggenda e fregiarsi del titolo di dominatore dell”’Inferno del Nord”.

I PRIMI CHILOMETRI DI GARA

Il gruppo partiva in perfetto orario, alle 11:00, da Place du General de Gaulle a Compiègne, dove tra i ciclisti al via non c’era il colombiano Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), costretto al forfait da un attacco influenzale accusato nella notte. Non erano presenti alla partenza neanche due protagonisti del Giro delle Fiandre: Mathieu van der Poel (Corendon-Circus) e Alberto Bettiol (EF Education First). La squadra professional dell’olandese non era stata invitata dall’ASO, invece il ciclista italiano che domenica scorsa a sorpresa aveva trionfato al Giro delle Fiandre qualche giorno fa aveva annunciato che avrebbe saltato la classica del pavé per puntare alle Ardenne. Solo il tempo ci potrà dirci se il toscano abbia fatto la scelta giusta. Da segnalare tra i partenti, Joseph Areruya (Delko Marseille Provence), il primo ciclista ruandese a correre la Roubaix.

Il primo tratto di pavé, quello numero 29, era situato tra Troisvilles e Inchy, a 97,5 km dal via. Nei precedenti chilometri d’asfalto non mancavano comunque gli attacchi da parte di vari corridori. Molta attiva era l’Astana, ma sia Dmitriy Gruzdev, sia Magnus Cort Nielsen non riuscivano ad eludere il controllo del gruppo. Ce l’avrebbero fatta, qualche chilometro più tardi Jurgen Roelandts (Movistar), Casper Pedersen (Sunweb) e Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin). Il terzetto sarebbe stato raggiunto una decina di chilometri più tardi e, una volta riassorbiti questi attaccanti, si assisteva al tentativo di un altro gruppo di corridori, questa volta molto più numeroso. In testa alla corsa si formava così un plotoncino di ben 23 ciclisti, formato dal talentuoso Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), da Yves Lampaert (Deceuninck Quick-Step), uno dei favoriti di giornata, dagli italiani Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Davide Ballerini (Astana), da Jorge Arcas (Movistar Team), Michael Schär (CCC Team), Damien Gaudin e Adrien Petit (Direct Énergie), Frederik Backaert (Wanty-Gobert Cycling Team), Kris Boeckmans (Vital Concept-B&B Hotels), Bert Van Lerberghe (Cofidis), Frederik Frison (Lotto Soudal), Michaël Van Staeyen (Roompot-Charles), Pascal Eenkhoorn (Jumbo-Visma), Reinardt Janse van Rensburg (Dimension Data), Nils Politt e Marco Haller (Katusha-Alpecin), Tim Declercq (Deceuninck -Quick Step), Stefan Küng (Groupama-FDJ), Matti Breschel (EF Education First), Edward Theuns (Trek-Segafredo), Kamil Gradek (CCC Team) e Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe). Ballerini, alla prima partecipazione alla Roubaix, era riuscito a centrare la fuga principale di giornata e lo stesso era ben presente e attento nei primi tratti di pavé. La corsa, a ritmi elevati, affrontava il tratto di pietre numero 28, quello da Briastre a Viesly, da quest’anno intitolato a Michael Goolaerts, il ventitreenne belga che lo scorso anno morì dopo un attacco cardiaco che lo colpì mentre percorreva questo tratto. Trentin, uno dei ciclisti più attivi nel gruppetto in fuga, memore di un ”Fiandre” negativo, cercava di dar fondo a tutte le sue energie, ma la sfortuna voleva che una foratura lo fermasse sul tratto numero 27, da Viesly a Quiévy, mentre il gruppo inseguitore – che viaggiava con un ritardo di 50 secondi – era pilotato dagli uomini della Bahrein-Merida. Il team asiatico, che oggi aveva le sue punte nei giovani talentuosi Matej Mohorič e Iván García, riusciva a ricompattare il gruppo prima del settore di pavé numero 23 che da Verchain-Maugré portava a Quérénaing.

Foratura e cadute, come prevedibili, erano protagoniste nel gruppo negli attraversamenti dei tratti di ”pietra”. Molte erano le vittime, tra le quali Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Taco van der Hoorn (Jumbo Visma) e Iljo Keisse (Deceuninck – Quick-Step), caduti e costretti a ricevere le visite del medico di gara. Le scivolate, complici le strade strette, spezzavano il gruppo in due tronconi e nella seconda parte finivano colpevolmente alcuni dei favoriti principali di giornata come Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), Alexander Kristoff (UAE Team Emirates) e Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale). Mentre Kristoff sembrava avere una pedala stanca, segno di non avere più la forma eccelsa delle ultime settimane, Naesen e Sagan facevano lavorare i propri gregari per rientrare nella prima parte del gruppo. L’inseguimento darà i suoi frutti solo al chilometro 158, prima dell’imbocco del tratto in pavé numero 20, mentre il norvegese Kristoff non riuscirà nemmeno a tenere le ruote degli inseguitori: per lui i sogni di gloria sono già finiti.

L’INFERNO DEL NORD

Il gruppo marciava spedito ad alta velocità verso il chilometro 164,5, che segnava l’ingresso nella mitica e suggestiva ”Foresta di Arenberg”. Il tratto in pavé numero 19, il più difficile, uno dei pochi tratti ad avere cinque stelle di difficoltà: la Trouée d’Arenberg, 2,3 chilometri di pura adrenalina corsi in una foresta simbolo di una corsa secolare. In testa al gruppo facevano capolino Greg Van Avermaet (CCC Team) e John Degenkolb (Trek-Segafredo), mostrando un’energia e una voglia di sacrificio che non avevano mostrato la scorsa domenica nelle Fiandre; purtroppo per loro le energie necessarie gli verranno a mancare nell’azione decisiva di giornata. Nel mezzo della foresta attaccava il passistone belga dell’Ag2R La Mondiale Stjin Vandenbergh, il cui tentativo veniva vanificato proprio al momento del ritorno della corsa sull’asfalto. Nella pancia del gruppo finivano nel prato Sagan e Wout Van Aert (Jumbo Visma), che riuscivano a rientrare anche se poi l’olandese era costretto prima a perdere nuovamente terreno a causa di un problema al cambio e poi a cambiare bici prendendo quella del compagno di squadra Pascal Eenkhoorn, che si era fermato ad aspettarlo. Nemmeno una scivolata sull’asfalto lo frenava da un inseguimento che si sarebbe concluso al km 187: davvero una bella dimostrazione di grinta e di tenacia per l’asso del ciclocross belga, oggi indubbiamente uno dei corridori più sfortunati.

Il gruppo allungato entrava nel 14° settore di pavé, da Beuvry a Orchies, e quando mancavano poco più di 65 km all’arrivo attaccava Wesley Kreder della Wanty-Gobert. Il tentativo del ciclista olandese era il preludio da una delle azioni più belle di giornata, nata in un momento d’indecisione in testa al gruppo. Di questa situazione ne approfittavano Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step) e Nils Politt (Katusha-Alpecin) che attaccavano e pochi metri dopo erano raggiunti da Rudy Selig (Bora-Hansgrohe), gregario di Peter Sagan che non si lasciava sorprendere e con buona lena si lanciava all’inseguimento dei due. Il terzetto rientrava su Kreder e poi lo lasciava sul posto lanciandosi nuovamente all’attacco. Gilbert, un campione che non ha bisogno di presentazioni, e Politt, giovane corridore tedesco che si era ben comportato all’ultimo Giro delle Fiandre, collaboravano intelligentemente, mentre Selig se ne stava sempre a ruota per ordini di scuderia. Degenkolb, in ombra, non riusciva nemmeno a tenere le ruote del compagno di squadra Jasper Stuyven, mentre Van Avermaet, in questo 2019 sembrerebbe aver perso ormai quel fiuto tattico che lo aveva aiutato molto nelle ultime stagioni. Chi, invece, nonostante le sfortune di giornata non aveva perso lucidità era Peter Sagan. Lo slovacco, che aveva perso anche Marcus Burghardt a causa di una caduta, a dispetto delle varie difficoltà accusate forzava nel gruppo inseguitore, precisamente nel tratto di pavé da Auchy a Bersée, a 50 chilometri dalla linea d’arrivo. Riuscivano a tenergli testa solo Van Aert, Lampaert, Christophe Laporte (Cofidis), Marc Sarreau (Groupama-Fdj) e Sep Vanmercke (EF Education First) che, a causa di un precedente guaio meccanico, era costretto a correre con la bici del compagno di squadra Sebastian Langeveld. Qualche chilometro più avanti, il gruppo Sagan trovava sulla propria strada Selig, il quale si era sganciato dal duo Gilbert-Politt per dare una mano al proprio capitano. Raggiunto il duo in testa, Selig si rialzava mentre Gilbert cercava ancora di attaccare. Laporte e Sarreau non riuscivano a tenere le ruote del campione belga, che veniva raggiunto dagli altri ciclisti del gruppetto: in testa alla corsa si era così formato un sestetto di tutto rispetto composto dai grossi nomi di Gilbert, Sagan, Lampaert, Politt, Van Aert e Vanmarcke. La corazzata Deceuninck – Quick-Step aveva due uomini di primissimo piano nel gruppo di testa mentre ad inseguirli a 35” c’era da solo il sorprendente Ballerini, che alla sua prima Parigi-Roubaix si stava dimostrando un degno erede del suo compianto omonimo Franco Ballerini. A 50 secondi era segnalato il gruppo, nel quale i vari team impegnati nell’inseguimento non riuscivano a collaborare. La Lotto-Soudal si era sciolta come neve al sole dopo l’incidente di Tiesj Benoot, finito contro il lunotto dell’ammiraglia del Team Jumbo-Visma, l’Astana si era nascosta mestamente nel mezzo del gruppo dopo un avvio di gara frizzante mentre la Trek-Segafredo non aveva più le forze per tentare un concreto inseguimento. Solo il CCC Team provava qualcosa, ma inutilmente, mentre alle sue spalle se ne stavano sornioni Florian Sénéchal e Zdeněk Štybar, gregari di giornata di una Deceuninck – Quick Step che ancora una volta metteva in evidenza il suo strapotere nelle Classiche del Nord. La giornata era, invece, molto negativa per la Sky, a cominciare da Gianni Moscon per finire con Luke Rowe passando per Dylan Van Baarle, primo del team britannico a tagliare il traguardo, 21° a 1′40” dal vincitore (le altre due punte Sky termineranno la Roubaix molto più indietro, col trentino davvero lontano dalla forma fisica migliore).

GLI ULTIMI CHILOMETRI

Lampaert si sacrificava con decisione per il proprio capitano Gilbert, permettendo così ai sei di testa di allungare ulteriormente sul gruppo, dal quale cercava inutilmente di evadere Van Avermaet. Chilomentro dopo chilometro, sfruttando anche la poca collaborazione nel gruppo, i sei all’attacco riuscivano a superare il minuto di vantaggio. Gilbert attaccava nuovamente in prossimità del sesto tratto di pavé, quello da Bourghelles a Wannehain. Sagan e Politt gli restavano a ruota, mentre Vanmarcke e un grande Lampaert li avrebbero raggiunti qualche metro più tardi. L’unica vittima era Van Aert. Sul pavé del Carrefour de l’Arbre un fenomenale Lampaert dettava ancora il ritmo nel gruppetto in testa alla corsa. Il campione nazionale belga in carica dimostrava ancora una volta tutto il suo valore facendo aumentare ancora il vantaggio sul gruppo Sul Carrefour Gilbert riprovava a staccare tutti, ma Sagan gli rispondeva colpo su colpo.

A 13 km dalla linea d’arrivo il sorprendente Politt attaccava in contropiede senza nessun timore reverenziale, soprendendo tutti tranne l’esperto Gilbert. I due in testa allungavano transitavano sotto l’arco dei 10 km al traguardo con 22” di vantaggio su Sagan, Vanmarcke e Lampaert. Il corridore della EF Education First era costretto a rallentare a causa di un problema al pedale e, mentre Lampaert – giustamente – non collaborava, Sagan si ritrovava da solo ad inseguire. Passati senza pericoli gli ultimi tratti di pavé Gilbert e Politt, collaborando intelligentemente, giungevano sotto il triangolo rosso dell’ultimo chilometro. Dietro di loro, a 25”, Lampaert notava un calo di energie di Sagan e lo staccava abilmente, involandosi da solo verso il gradino più basso del podio. Entrati nel velodromo si giocavano la vittoria nella Classica del Pavé Philippe Gilbert – 36 anni, esperto corridore belga con un curriculum di tutto rispetto, nel quale spiccano un Mondiale, due Giri di Lombardia, una Liegi-Bastone-Liegi, un Giro delle Fiandre e quattro Amstel Gold Race – e il giovane e promettente Nils Politt, curriculum molto più leggero ma dal sicuro avvenire. Entrati nel velodromo i due si studiavano a vicenda e, suonata la campana dell’ultimo giro, si scrutavano negli occhi finché il campione della Deceuninck – Quick Step, sfruttando tutta la sua esperienza, si lanciava nello sprint decisivo sorprendendo il giovane rivale. Gilbert riusciva così a mettere in bacheca un’altra classica monumento e ora gli manca solamente la Milano-Sanremo per raggiungere il record di Eddy Merckx, unico vincente in tutte e 5 le “Classiche” per eccellenza. Dopo 13″ si piazzava Lampaert, forse l’unico in grado oggi di poter battere Gilbert. Quarto, dopo aver cambiato bici, era Sep Vanmarcke, che riusciva ad anticipare un esausto Peter Sagan. Sénéchal e Štybar, rispettivamente sesto e ottavo, rimarcavano ancora la netta supremazia della Deceunick, la quale aveva piazzato ben quattro ciclisti nella top ten della Roubaix. Primo degli italiani era un generosissimo Davide Ballerini, 31° a 4′25”.

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Philippe Gilbert (Bel) Deceuninck-QuickStep 5:58:02
2 Nils Politt (Ger) Team Katusha-Alpecin
3 Yves Lampaert (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:00:13
4 Sep Vanmarcke (Bel) EF Education First 0:00:40
5 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 0:00:42
6 Florian Senechal (Fra) Deceuninck-QuickStep 0:00:47
7 Mike Teunissen (Ned) Team Jumbo-Visma
8 Zdenek Štybar (Cze) Deceuninck-QuickStep
9 Evaldas Siskevicius (Ltu) Delko Marseille Provence
10 Sebastian Langeveld (Ned) EF Education First
11 Stefan Küng (Swi) Groupama-FDJ
12 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
13 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
14 Heinrich Haussler (Aus) Bahrain-Merida 0:01:24
15 Adrien Petit (Fra) Total Direct Energie 0:01:25
16 Marco Haller (Aut) Team Katusha-Alpecin 0:01:36
17 Arnaud Demare (Fra) Groupama-FDJ
18 Anthony Turgis (Fra) Total Direct Energie
19 Hugo Hofstetter (Fra) Cofidis Solutions Credits
20 Bert De Backer (Bel) Vital Concept-B&B Hotels
21 Dylan Van Baarle (Ned) Team Sky 0:01:40
22 Wout Van Aert (Bel) Team Jumbo-Visma 0:01:42
23 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale 0:02:14
24 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
25 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:02:36
26 Frederik Backaert (Bel) Wanty-Groupe Gobert
27 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo 0:02:38
28 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo 0:03:00
29 Jens Keukeleire (Bel) Lotto Soudal 0:03:06
30 Kristijan Koren (Slo) Bahrain-Merida 0:03:39
31 Davide Ballerini (Ita) Astana Pro Team 0:04:25
32 Luke Rowe (GBr) Team Sky
33 Christophe Laporte (Fra) Cofidis Solutions Credits 0:07:06
34 Mads Schmidt Würtz (Den) Team Katusha-Alpecin 0:08:14
35 Marc Sarreau (Fra) Groupama-FDJ 0:09:09
36 Nico Denz (Ger) AG2R La Mondiale 0:09:11
37 Tom Devriendt (Bel) Wanty-Groupe Gobert
38 Wesley Kreder (Ned) Wanty-Groupe Gobert
39 Rüdiger Selig (Ger) Bora-Hansgrohe 0:10:19
40 Maarten Wynants (Bel) Team Jumbo-Visma
41 Ivan Garcia Cortina (Spa) Bahrain-Merida
42 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team 0:10:20
43 Matteo Trentin (Ita) Mitchelton-Scott
44 Nikias Arndt (Ger) Team Sunweb 0:11:51
45 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
46 Clément Russo (Fra) Team Arkea-Samsic
47 Nathan Van Hooydonck (Bel) CCC Team
48 Damien Touze (Fra) Cofidis Solutions Credits
49 Koen De Kort (Ned) Trek-Segafredo
50 Kasper Asgreen (Den) Deceuninck-QuickStep
51 Mads Pedersen (Den) Trek-Segafredo
52 Timothy Dupont (Bel) Wanty-Groupe Gobert
53 Andreas Schillinger (Ger) Bora-Hansgrohe
54 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis Solutions Credits
55 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
56 Alexander Kristoff (Nor) UAE Team Emirates 0:14:15
57 Silvan Dillier (Swi) AG2R La Mondiale
58 Reto Hollenstein (Swi) Team Katusha-Alpecin
59 Boris Vallee (Bel) Wanty-Groupe Gobert 0:14:18
60 Matti Breschel (Den) EF Education First 0:15:47
61 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
62 Cees Bol (Ned) Team Sunweb
63 Pascal Eenkhoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
64 Julien Duval (Fra) AG2R La Mondiale
65 Olivier Le Gac (Fra) Groupama-FDJ
66 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
67 Jimmy Turgis (Fra) Vital Concept-B&B Hotels
68 Dorian Godon (Fra) AG2R La Mondiale
69 Robert Stannard (Aus) Mitchelton-Scott
70 Matej Mohoric (Slo) Bahrain-Merida
71 Julien Trarieux (Fra) Delko Marseille Provence
72 Jérémy Lecroq (Fra) Vital Concept-B&B Hotels
73 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
74 Lars Boom (Ned) Roompot-Charles
75 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb
76 Mitchell Docker (Aus) EF Education First
77 Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team 0:15:51
78 Hugo Houle (Can) Astana Pro Team
79 Stan Dewulf (Bel) Lotto Soudal
80 Michael Schär (Swi) CCC Team
81 Ignatas Konovalovas (Ltu) Groupama-FDJ
82 Ian Stannard (GBr) Team Sky
83 Benoit Jarrier (Fra) Team Arkea-Samsic
84 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
85 Rick Zabel (Ger) Team Katusha-Alpecin 0:20:25
86 Julien Vermote (Bel) Dimension Data 0:23:26
87 Jan Tratnik (Slo) Bahrain-Merida
88 Franck Bonnamour (Fra) Team Arkea-Samsic
89 Timo Roosen (Ned) Team Jumbo-Visma
90 Corentin Ermenault (Fra) Vital Concept-B&B Hotels
91 Lars Bak Ytting (Den) Dimension Data
92 Alexandre Pichot (Fra) Total Direct Energie
93 Boy Van Poppel (Ned) Roompot-Charles
94 Tom Scully (NZl) EF Education First
95 Owain Doull (GBr) Team Sky 0:23:37
96 Ryan Mullen (Irl) Trek-Segafredo
97 Kris Boeckmans (Bel) Vital Concept-B&B Hotels 0:23:43
98 Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott 0:24:12
99 Edoardo Affini (Ita) Mitchelton-Scott
100 Filippo Fortin (Ita) Cofidis Solutions Credits 0:27:17

Gilbert inserisce nel suo già ricco palmarès la regina delle classiche (foto Bettini)

Gilbert inserisce nel suo già ricco palmarès la "regina" delle classiche (foto Bettini)

PARIGI – ROUBAIX: I FAVORITI

aprile 12, 2019 by Redazione  
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Domenica si corre la Parigi-Roubaix, la classica delle pietre giunta quest’anno alla 117a edizione. Ecco chi potrà farte bene nel 2019 sulle strade dell’Inferno del Nord.

25% – GREG VAN AVERMAET: Il faro della CCC Team ha da sempre un buon rapporto con la classica del pavé, la Parigi-Roubaix: vincitore nel 2017, è giunto terzo nel 2015 e altre due volte ha concluso nei primi cinque. In un’edizione dove un vero favorito principale non c’è, dove nessuno ha dato l’impressione di averne di più rispetto ai diretti rivali, l’esperienza e la voglia di vincere potranno fare molta differenza. Unica pecca, una squadra non all’altezza.

20% – PETER SAGAN: Il vincitore dell’anno scorso sui muri del Fiandre non è mai stato tra i primi e solo nel finale ha provato ad uscire fuori dall’anonimato. Finora deludente, solo la vittoria alla Roubaix potrà dar lustro alla prima parte di stagione ciclistica del tre volte campione del mondo. Al suo fianco i fedelissimi Daniel Oss e Maciej Bodnar cercheranno di dargli una mano per non far rimpiangere l’assenza forzata di Oscar Gatto.

15% – ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese zitto zitto ha vinto qualche settimana fa la Gand-Wevelgem ed è arrivato terzo al Giro delle Fiandre. Non parte mai coi favori dei pronostici, ma è sempre il solito osso duro da non prendere sotto gamba. In caso di arrivo in un gruppetto al velodromo di Roubaix il ciclista della UAE-Team Emirates diventerebbe uno dei favoriti principali.

10% – OLIVER NAESEN: Nonostante le non ottime condizioni di salute che lo hanno condizionato al Fiandre, il belga dell’Ag2r La Mondiale è riuscito ad arrivare settimo nella classica francese. Ora che le condizioni di salute di Naesen sono migliorate, fermarlo non sarà facile. Il team francese avrà alla partenza anche Silvan Dillier, secondo l’anno scorso, Alexis Gougeard e Stijn Vandenbergh: praticamente si presenterà al via come uno dei team più attrezzati.

10% – JOHN DEGENKOLB: Il tedesco, vincitore della Paris-Roubaix del 2015, ha dimostrato una discreta condizione fisica in questo avvio di stagione. Ha sfiorato la vittoria alla Gandt-Wevelgem mentre al Fiandre ha ceduto solo sul Paterberg. Come Kristoff, se resiste in un gruppetto fino al velodromo diventerebbe uno dei principali favoriti.

5% – WOUT VAN AERT: Rispetto al rivale storico Mathieu Van Der Poel, ha la possibilità di correre la Parigi-Roubaix e questa sarà la sua prima edizione. Se i big si controlleranno troppo, il belga è uno degli outsider che potrà beneficiarne.

5% – ZDENĚK ŠTYBAR: Il ceco ha deluso moltissimo alla “Ronde”, dove partiva coi favori dei pronostici. Alla Paris-Roubaix ha raccolto due secondi posti in passato, perciò sicuramente gli occhi dei rivali saranno puntati su di lui, lasciandogli poco spazio. Questo potrebbe favorire qualche altro suo compagno di squadra.

5% – YVES LAMPAERT: Il campione nazionale belga sembra essere il corridore più in forma della Deceuninck – Quick Step per quanto riguarda il pavé. Non è andato male alla “Ronde”, dove si è anche sacrificato per la squadra; alla Roubaix, corsa che si adatta meglio alle sue caratteristiche, dividerà i gradi di capitano con Štybar. Classe 1991, è in cerca della prima classica monumento della carriera; se la squadra lo supporterà a dovere, potrà giocarsi le sue carte nei chilometri finali.

1% – TIESJ BENOOT: In ottime condizioni fisiche (come l’altro suo compagno di squadra Jens Keukeleire), il belga ha tutte le carte in regola per puntare a vincere la Parigi-Roubaix: classe, talento, condizione fisica e gregari.

1% – SEP VANMARCKE: In passato sempre alle prese con un qualche imprevisto che lo ha messo fuori dai giochi, il buon Sep si è rivelato una pedina fondamentale per la EF Education First domenica scorsa al Giro delle Fiandre vinto dal compagno di squadra Alberto Bettiol. Se la sfortuna sarà solo un ricordo, escluderlo dalla lista dei favoriti potrebbe rivelarsi un errore gravissimo.

1% – MATTEO TRENTIN: Una doppietta italiana nelle classiche monumento del pavé sarebbe un risultato storico. Con l’assenza di Bettiol, le speranze tricolori sono riposte tutte in lui.

1% – NILLS POLITT: Il tedesco del Team Katusha Alpecin non ha l’esperienza dei big con cui si confronterà domenica, esperienza che gli potranno però trasmettere Jens Debusschere e Marco Haller. Da non sottovalutare.

1% – DYLAN VAN BAARLE: È il ciclista più in forma del Team Sky per quanto riguarda il pavé. Già capace di una top 5 quando era ancora in maglia Cannondale, l’olandese – soprattutto se uscirà una corsa segnata dalla pioggia (ma le previsioni meteo parlano di una giornata di sole), sarà uno dei ciclisti che potrà fa saltare il banco.

Luigi Giglio

IL GIORNO DELL’ACCOPPIATA FEROX

Gavia e Mortirolo nello stesso giorno sono un’accoppiata tremenda, in grado di scardinare gli equilibri della Corsa Rosa. La prima volta che l’organizzazione inserì i due valichi nella stessa tappa la classifica ne uscì ribaltata e lo stesso accadde qualche anno dopo. Anche stavolta questo feroce abbinamento stravolgerà i connotati della classifica generale?

Solo quattro volte finora gli organizzatori della Corsa Rosa hanno osato comporre la durissima accoppiata che caratterizzata il tappone “sovrano” del Giro 2019 e in due occasioni l’abbinamento sconvolse le gerarchie della corsa. Stiamo parlando di Gavia e Mortirolo che nella medesima frazione furono scalati per la prima volta l’8 giugno del 1996, in una tappa che era partita da Cavalese con una maglia rosa decisamente “traballante”, indossando lo spagnolo Abraham Olano le insegne del primato con soli 46 centesimi di secondo di vantaggio su Pavel Tonkov, il corridore russo che quella sera all’Aprica tornerà definitivamente al vertice della classifica con 2’43” sull’italiano Enrico Zaina e 2’57” sull’avversario Olano, che dopo il crollo sul Mortirolo dirà che bisognava far impiccare chi aveva avuto l’idea di asfaltare quella strada. I due valichi torneranno a fare accoppiata il 5 giugno del 1999, data triste per il ciclismo perché quello fu il giorno dell’espulsione di Marco Pantani per i fatti che ben conosciamo; il clamore provocato dalla notizia soffocò le note agonistiche di quella giornata che vide ancora un rovesciamento di fronte perché Paolo Savoldelli, ritrovatosi al vertice della classifica con 34” di vantaggio su Ivan Gotti dopo l’allontamento del “Pirata”, al termine della frazione si ritroverà preceduto dal conterraneo per 3’35”, rischiando d’un soffio anche di perdere il secondo posto poiché Gilberto Simoni terminerà terzo a 3’36”. Bisognerà poi attendere il 2006 affinchè fossero ancora proposti Gavia e Mortirolo nella stessa giornata e, in quell’occasione, non ci fu nessuno sconvolgimento ma solo perché quel Giro lo stava dominando fin dalle tappe appenniche Ivan Basso, che in quella frazione dilatò ancor di più il suo vantaggio sul corridore che lo inseguiva in classifica, lo spagnolo José Enrique Gutiérrez, portandolo da 6′07″ e 9′18″. E infine, classica eccezione che conferma la regola, ci fu la tappa del 2008 al termine della quale tra i primi due della classifica non mutò nulla e i 4” che separavano Alberto Contador da Riccardo Riccò al raduno di partenza di Rovetta rimasero intonsi in quel di Tirano.
Visti i precedenti sarà questa, dunque, la tappa più temuta del 102° Giro d’Italia e non solo per le salite che si dovranno affrontare, ma anche per il giorno di riposo che il gruppo avrà osservato nelle ventiquattrore precedenti. Lo prescrive l’UCI (per regolamento ce ne devono essere due) ed era quasi obbligatorio inserirlo in questo punto, per separe le fatiche delle prime tre frazione alpine dalle ultime tappe in montagna, ma diversi corridori mal lo digeriscono perché interviene a spezzare un ritmo di gara oramai consolidato. E la storia del ciclismo è ricca di episodi di cotte clamorose verificatesi proprio al momento di rimettersi in sella dopo il riposo, come capitò per esempio nel tappone di Serre Chevalier al Tour del 1993, che in un sol colpo fece fuori i due italiani big di classifica, Bugno e Chiappucci, arrivati al traguardo con pesanti ritardi da Indurain e Rominger.
Tanto per gradire, si comincerà a salire sin dalle fasi d’avvio quando, lasciata la località lacustre di Lovere, s’imboccherà la strada che in dolce pendenza percorrere la Val Borlezza in direzione di Clusone, il centro principale della Val Seriana nel cui cuore è possibile ammirare una celebre Danza Macabra dipinta tra il 1848 e il 1849 sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini. Dopo il passaggio da Rovetta la salita si farà più consistente e con 11 Km al 5.8% si raggiungeranno i 1297 metri del Passo della Presolana, superati i quali si scenderà verso la Val di Scalve, alle cui porte si svolterà a destra per andare subito a superare la seconda salita di giornata. È la pedalabile Croce di Salven (8.8 Km al 4.1%), nella quale l’unica vera insidia è rappresentata dalla sede stradale molto stretta; messa alle spalle anche questa difficoltà si planerà su Borno, piccola località di villeggiatura e sport invernali situata sul cosiddetto “Altopiano del Sole”, nel 1981 sede d’arrivo di una tappa del Giro vinta dopo una lunga fuga da Benedetto Patellaro, neoprofessionista siciliano che su quel traguardo dedicò la vittoria al padre, ricoverato in ospedale per una grave malattia. Continunando la discesa si tornerà a quote basse imboccando la Val Camonica, la cui dolce e lenta risalita si protrarrà per una cinquantina di chilometri, attraversando all’inizio di questo tratto il centro di Breno, dominato da un castello innalzato a partire dal XII secolo e che per molto tempo rappresentò la principale fortificazione difensiva della valle. Procedendo in direzione nord la corsa giungerà quindi nella nota località di Capo di Ponte, principalmente conosciuta per il parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane (la più celebre è la “Rosa Camuna”, divenuta simbolo della Regione Lombardia) ma che vanta anche interessanti chiese medievali come il Monastero di San Salvatore e la Pieve di San Siro, situata in frazione Cemmo. Fino a Edolo la strada prenderà quota gradatamente poi si comincerà a macinare più dislivello – sempre su pendenze “tranquille” – quando si sarà cambiata direzione pedalando verso Vezza d’Oglio, centro dal quale è possibile raggiungere con una passeggiata di una ventina di minuti la chiesa di San Clemente, una delle più antiche della valle, mentre con una mulattiera è possibile approcciare la ripidissima strada sterrata che sale ai 2087 metri del Col Carette di Val Bighera, raggiunto il quale inizia una stretta strada asfaltata che giunge sino al Mortirolo. Attraversata Temù, una delle due sedi (l’altra è a Colico) del “Museo della guerra bianca in Adamello” (combattuta durante la Prima Guerra Mondiale), già si sarà a Ponte di Legno, dove si compierà un primo passaggio sulla linea d’arrivo. Subito dopo inizieranno i 16.5 Km all’8% del Passo Gavia, salita che il Giro scoprì nel 1960, quando la strada che conduceva sino a quota 2618 era ancora poco più di una mulattiera, completamente sterrata, esposta sui burroni e stretta al punto che, si racconta, Vicenzo Torriani stipulò contratti con le assicurazioni che concedevano il permesso ai membri dell’organizzazione di scaraventare nei precipizi le ammiraglie che si fossero trovate in “panne”. Quel giorno iniziò la fama ciclistica di questo valico che era già noto all’epoca della Repubblica di Venezia, quando era percorso da una delle numerose rotte commerciali che mettevano in contatto la Serenissima con gli stati a nord delle alpi, itinerario già pericoloso all’epoca se si pensa che il suo primo nome fu “Passo della Testa del Morto”. La strada divenne d’importanza militare durante gli anni della Grande Guerra e una triste vicenda militare la vide protagonista qualche anno prima della scoperta del Giro quando, il 20 luglio del 1954, ventuno alpini persero la vita dopo che la camionetta sulla quale si trovavano precipitò in un burrone a causa del cedimento del fondo stradale. L’incidente avvenne nell’unico tratto oggi rimasto sterrato, che i corridori non percorreranno perché evitato da una galleria costruita nell’estate del 1987, quando la strada fu sistemata dopo le alluvioni che avevano colpito la Valtellina e isolata l’alta valle, facendo del Gavia l’unica strada possibile per farvi accedere i mezzi di soccorso. Torriani, che dopo la tappa del 1960 non era più riuscito a inserire questa salita nel percorso del Giro (nel 1961 e nel 1967 la corsa fu respinta dalla neve), approfittò delle migliorie apportate alla strada per introdurla nuovamente nel tracciato, in occasione di una tappa rimasta nella storia per le pessime condizioni meteorologiche nelle quali si gareggiò (1988). Da allora il Gavia, che negli anni successivi ha perso il suo vetusto fondo bianco, è diventato un passaggio ricorrente della Corsa Rosa, che nel 2019 sarà affrontato per la quindicesima volta, una serie che di passaggi che fu inaugurato dallo scollinamento di Imerio Massignan, a tutt’oggi l’unico italiano ad aver conquistato questo Gran Premio della Montagna. Superata la “Cima Coppi” si scenderà in Valfurva, la terra natale dei Compagnoni, l’ex campionessa di sci Deborah e l’alpinista Achille, che il 31 luglio del 1954 fu assieme a Lino Lacedelli il primo a conquistare la cima del K2. Al termine della planata attenderà i “reduci” dal Gavia la città di Bormio che ha avuto tra i suoi visitatori più illustri anche Leonardo da Vinci, salito addirittura fin sullo Stelvio nel 1493 al seguito del corteo nuziale di Bianca Maria Sforza, la nipote di Ludovico il Moro, che aveva sposato per procura a Milano Massimiliano I d’Asburgo e si stava dirigendo verso Innsbruck, dove avrebbe raggiunto il marito. La “carovana” fece sosta proprio a Bormio e il genio toscano rimase impressionato da quell’ambiente, che descrisse nel Codice Atlantico con le parole “In testa alla Valtolina è la montagna di Bormi. Terribili piene sempre di neve; qui nasce ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina come detto valle circumdata d’alti terribili monti. Fa vini potentissimi e assai e fa tanto bestiame che da paesani è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna”. Dopo il passaggio da Bormio, la cui principale emergenza monumentale è la tettoia coperta detta “Kuerc”, luogo dove un tempo veniva amministrata la giustizia (nel 1973 farà da sfondo ad alcune scene de “Una breve vacanza”, penultimo film da regista della lunga carriera di Vittorio De Sica), la lunga discesa dal Gavia sarà spezzata da un tratto pianeggiante che si snoderà sul fondovalle della Valdisotto, la porzione della valle dell’Adda che fino al 1987 aveva un aspetto stretto e cupo, cambiando totalmente i connotati dopo la ciclopica frana caduta dal Monte Zandila che portò all’innalzamento del fondovalle di oltre 50 metri, alla formazione di un piccolo lago artificiale, oggi scomparso, ed ebbe la forza di risalire il versante opposto della valle per alcune centinaia di metri, arrivando a distruggere i centri abitati incontranti lungo il cammino e l’antichissima chiesa di San Martino di Serravalle, mentre fu miracolosamente aggirata quella di San Bartolomeo di Castèlaz. Sparì per sempre anche il vetusto “Ponte del Diavolo”, che si credeva costruito dal demonio dopo un patto con i valligiani e che si trovava nel punto più stretto della valle, dove la strada riprende la sua discesa in direzione di Sondalo, località dove nel 1903 fu costruito in stile liberty nel cuore della Pineta di Sortenna il Villaggio Morelli, il primo sanatorio d’Italia e il più grande d’Europa, oggi accessibile con visite guidate organizzate dal Museo dei Sanatori di Sondalo. Attraversata Grosio, “gemella” di Capo di Ponte per la presenza anche in questo centro di un parco d’incisioni rupestri (ma d’interessante c’è anche Villa Visconti Venosta, residenza estiva della nobile famiglia altoatesina, oggi sede museale) si giungerà quindi a Mazzo di Valtellina, comune presso il quale si trova il complesso chiesastico di Santa Maria, che si compone di due chiese e dell’unico battistero medioevale presente sul territorio valtellinese. Per l’appassionato di ciclismo questo luogo rappresenta, però, il punto d’attacco del più celebre versante – ce sono una decina, contando anche le “combinazioni” – del Mortirolo, valico il cui vero nome è “Passo della Foppa” e la cui storia è ben più antica rispetto alla data della “scoperta” da parte del Giro. Lassù molti secoli prima delle battaglie agonistiche a colpi di pedale ne fu, infatti, combattuta dopo il 774 una più “tradizionale” tra le truppe di Carlo Magno e un locale esercito di ebrei e pagani, usciti sconfitti dalla tenzone dopo la quale l’imperatore fece costruire in segno di ringraziamento la chiesa di San Brizio, situata alle porte di Monno. Più recenti, invece, sono le due battaglie combattute nel pianoro sottostante il passo, sul versante bresciano, durante la seconda guerra mondiale e che videro fronteggiarsi i partigiani e le milizie della Repubblica di Salò, uscite sconfitte da quella che gli storici considerano come la più grande battaglia della Resistenza Italiana, terminata in una data storica, il 2 maggio del 1945, giorno della caduta del nazismo in Germania e della resa di Berlino. Nella storia del ciclismo il Mortirolo entrerà il 3 giugno del 1990, affrontato in quella prima occasione dal versante di Monno e percorrendo quindi in discesa le tremende pendenze verso Mazzo, temute al punto che l’organizzazione aveva previsto un servizio di compressori che spazzassero via dal manto stradale gli aghi caduti dai pini e che, sollevati dallo spostamento d’aria provocato dal passaggio di bici e ammiraglie, avrebbero potuto accecare qualche corridore. Il primo eroe del passo valtellinese fu il venezuelano Leonardo Sierra, che salendo verso la “Foppa” staccò i compagni di fuga e poi giunse in solitaria al traguardo dell’Aprica nonostante le due cadute che lo coinvolsero in discesa, dopo le quale decise, terrorizzato, di percorrerne i tratti più pendenti a piedi, spingendo la bici. Capito di aver preso l’ascesa dal verso sbagliato, l’anno successivo Torriani optò per la salita da Mazzo e quella sarà il primo atto della consacrazione di quest’ascesa grazie all’impresa di Chioccioli nella Morbegno – Aprica, completata poi tre anni più tardi dalla fantastica cavalcata di Marco Pantani sulle strade della Merano-Aprica, vinta dal campione di Cesenatico ventiquattrore dopo l’affermazione nel tappone dolomitico di Merano.
Al netto del facilissimo chilometro iniziale, nel quale la salita non si può ancora considerate tale, si dovrà fare i conti con pendenze da mal di gambe per 11 Km e 800 metri, superando in questo lasso di strada un dislivello di 1289 metri e un’inclinazione media da urlo (10.9%) e incontrando il tratto più ostico subito dopo il quarto chilometro dell’ascesa, nel cuore di un troncone di 2800 metri al 13,4% nel quale la pendenza schizza fino al “non plus ultra” del 18%. Arrivati in vetta si dovranno poi percorrere 27,5 Km per tornare a Ponte di Legno, circa cinque in meno rispetto al tradizionale abbinamento con l’Aprica, come quello caratterizzato da un tratto conclusivo in dolce pendenza che ha sempre finito per far ulteriormente decollare i distacchi del Mortirolo. Un finale degno di un tappone destinato ancora una volta a scrivere appassionanti pagine di storia dello sport.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo della Presolana (1297 metri). Aperto tra il Monte Scanapà e il Pizzo della Presolana, è valicato dall’ex SS 671 “della Val Seriana” che mette in comunicazione Bratto con Dezzo di Scalve. Il Giro d’Italia vi è salito finora cinque volte, la prima durante la tappa Brescia – San Pellegrino Terme del Giro del 1964, vinta da Franco Bitossi dopo che sulla Presolana era transitato in testa lo spagnolo Antonio Gómez del Moral. Nel 1977, sempre con arrivo a San Pellegrino (partenza da Madonna di Campiglio), Renato Laghi fece suoi sia il GPM, sia il traguardo di tappa. L’anno successivo sarà Lucio Di Federico a conquistare la Presolana durante la Mezzolombardo-Sarezzo vinta da Giuseppe Perletto. Nel 2004 la Presolana sarà arrivo di tappa, situato in località Donico, traguardo conquistato da Stefano Garzelli dopo che, pochi chilometri prima, in vetta al passo era scollinato in testa Gilberto Simoni. L’ultima scalata al valico orobico risale al 2008, nel finale della Legnano – Monte Pora che vide il bielorusso Vasil’ Kiryenka primo sia sulla cima della Presolana, sia al traguardo di tappa.

Valico della Croce di Salven (1108 metri). Ampia sella che separa il Monte Altissimo dalla Corna di San Fermo, è valicato dalla SP 5 tra Dezzo di Scalve e Borno. Quotato 1105 sulle cartine del Giro 2019, è stato inserito una sola volta nel percorso della Corsa Rosa, subito dopo la partenza della Borno – Dimaro del 1981, vinta dallo spagnolo Miguel María Lasa. In quell’occasione il passaggio dal valico non era valido come Gran Premio della Montagna.

Sella di Ossimo (734 metri). Coincide con l’abitato di Ossimo Inferiore, attraversato dalla SP 5 nel corso della discesa della Croce di Salven, tra Borno e Malegno.

Sella di Breno (342 metri). Vi sorge l’omonimo centro.

Passo di Gavia (2621 metri). Aperto tra il Corno dei Tre Signori e il Monte Gavia, è attraversato dall’ex SS 300 “del Passo di Gavia” tra Ponte di Legno e Santa Caterina Valfurva e costituisce lo spartiacque tra la Valtellina e l’alta Valcamonica. E’ quotato 2618 sulle cartine del Giro, che finora l’ha inserito quattordici volte nel percorso e in quattro di queste è stato costretto a rinunciarvi a causa del maltempo (1961, 1967, 1989 e 2013). Gli effettivi scollinamenti portano il nome di Imerio Massignan (1960, Trento – Bormio, primo il lussemburghese Charly Gaul), dell’olandese Johan van der Velde (1988, Chiesa Valmalenco – Bormio, primo il connazionale Erik Breukink), dei colombiani Hernán Buenahora (1996, Cavalese – Aprica, primo Ivan Gotti) e José Jaime González (due volte, nel 1999 e nel 2000; tappe vinte rispettivamente dallo spagnolo Roberto Heras all’Aprica e da Gilberto Simoni a Bormio), del croato Vladimir Miholjević (2004, tappa Cles – Bormio 2000, primo Damiano Cunego), dello spagnolo Juan Manuel Gárate (2006, tappa Trento – Aprica, primo Ivan Basso), del messicano Julio Alberto Pérez Cuapio (2008, tappa Rovetta – Tirano, primo Emanuele Sella), dell’elvetico Johann Tschopp nel 2010 (tappa Bormio – Ponte di Legno / Tonale, vinta dallo stesso corridore e che propose, per l’unica volta nella storia, la scalata dal versante valtellinese) e del colombiano Robinson Eduardo Chalapud nel 2014, quando l’organizzazione ripropose la Ponte di Legno – Val Martello, saltata l’anno precedente per neve e che sarà conquistata dal connazionale Nairo Quintana.

Passo della Foppa (1852 metri). È il valico comunemente identificato come Mortirolo, attraversato dalla strada provinciale che mette in comunicazione Mazzo di Valtellina con Monno. Sulle cartine del Giro è quotato 1854 metri. In realtà, il vero Mortirolo si trova a breve distanza dal valico stradale. Anzi, ne esistono due, il Passo del Mortirolo-Nord e il Passo del Mortirolo-Sud, entrambi alti 1896 metri: il primo si trova a nord est della Foppa ed è raggiunto da una strada sterrata a fondo cieco che si stacca dal tratto terminale del versante bresciano; il valico sud, invece, è toccato da una strada di cresta asfaltata che permette di raggiungere la Foppa direttamente dall’Aprica, passando per Trivigno (è la strada che sarà percorsa in discesa al prossimo Giro d’Italia Under23). Il Giro vi è finora salito tredici volte e gli “eroi” di quest’ascesa sono stati, in rigoroso ordine d’apparizione, il citato Sierra nel 1990 (tappa Moena – Aprica), Chioccioli nel 1991 (Morbegno – Aprica, identico vincitore), Marco Pantani nel 1994 (Merano – Aprica, idem), Ivan Gotti nel 1996 (Cavalese – Aprica, idem), Wladimir Belli nel 1997 (Malè – Edolo, primo il russo Pavel Tonkov), ancora Gotti nel 1999 (Madonna di Campiglio – Aprica, primo al traguardo lo spagnolo Roberto Heras), Raffaele Illiano nel 2004 (Bormio – Presolana, primo Stefano Garzelli), Ivan Basso nel 2006 (Trento – Aprica, idem), lo spagnolo Antonio Colom nel 2008 (Rovetta – Tirano, vinta da Emanuele Sella), nuovamente Basso nel 2010 (Brescia – Aprica, vinta da Michele Scarponi), l’elvetico Oliver Zaugg nel 2012 (Caldes – Passo dello Stelvio, vinta dal belga Thomas De Gendt), l’olandese Steven Kruijswijk nel 2015 (tappa Pinzolo – Aprica, vinta dallo spagnolo Mikel Landa) e lo spagnolo Luis Léon Sanchez nel 2017 (tappa Rovetta – Bormio, vinta da Vincenzo Nibali).

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Lovere

La “Danza Macabra” di Clusone

Vista panoramica sulla Val di Scalve dalla discesa della Presolana

Castello di Breno

Capo di Ponte, Parco delle incisioni rupestri di Naquane

Capo di Ponte, Monastero di San Salvatore

Cemmo, Pieve di San Siro

Chiesa di San Clemente, Vezza d’Oglio

Tratto abbandonato della vecchia strada del Gavia, teatro dell’incidente del 20 luglio 1954

Il “kuerc” di Bormio ripreso in un’inquadratura del film “Una breve vacanza” (www.davinotti.com)

Il “kuerc” di Bormio ripreso in un’inquadratura del film “Una breve vacanza” (www.davinotti.com)

Valdisotto, la rupe miracolosamente aggirata dalla frana del 1987 in cima alla quale si staglia il campanile della chiesa di San Bartolomeo di Castèlaz

Grosio, Villa Visconti Venosta

Mazzo di Valtellina, complesso chiesastico di Santa Maria

Il monumento a Marco Pantani lungo la salita al Passo del Mortirolo

Un ripido tornante del Mortirolo e, in trasparenza, laltimetria della 16a tappa del Giro 2019 (www.caidongo.it)

Un ripido tornante del Mortirolo e, in trasparenza, l'altimetria della 16a tappa del Giro 2019 (www.caidongo.it)

GIRO DELLE FIANDRE 2019: LE PAGELLE

Poche ore dopo la conclusione della classica fiamminga ecco le pagelle dell’edizione 2019 del Giro delle Fiandre, partendo ovviamente da Alberto Bettiol

ALBERTO BETTIOL: In un Fiandre dove le stelle si nascondono, splende il sole della giovane promessa italiana. Il toscano sfrutta alla perfezione il lavoro della EF Education First e sull’Oude Kwaremont lascia tutti di sasso involandosi da solo verso il traguardo. Disputa gli ultimi 18 chilometri con la consapevolezza di un veterano, non si volta mai indietro, spinge e guadagna addirittura terreno sul Pateberg, stringe i denti sull’asfalto per poter andare finalmente ad esultare con largo anticipo sulla linea dal traguardo. Dopo gli infortuni delle ultime stagioni che lo hanno frenato, il talento cristallino di Bettiol è finalmente sbocciato, e chi lo ferma ora? Voto: 10

KASPER ASGREEN: In una Deceuninck – Quick Step nella quale le punte si chiamano Štybar, Jungels, Lampaert e Gilbert, nessuno si sarebbe aspettato il danese come primo classificato della squadra di Lefevere. Asgreen è sempre sul pezzo, attacca con Vandenberg, Vanmarcke e Van Baarle, viene raggiunto e assorbito dal gruppo ma resiste sull’Oude Kwaremont e, soprattutto, sul Pateberg. È l’unico ciclista a sfuggire dal controllo di Langeveld, ma Bettiol è ormai andato e per lui ‘’solo” un secondo posto. Voto: 8,5

SEP VANMARCKE: Sul secondo passaggio dell’Oude Kwaremont attacca insieme a Vandenberg, Asgreen e Van Baarle. Quando l’azione sembra avere il destino segnato si stacca e si mette a tirare il gruppo principale dando il via all’azione che lancerà Alberto Bettiol verso il successo nella Classica dei Muri. Voto: 8

MATHIEU VAN DER POEL: Il talentino olandese ha una gamba da far invidia a molti ma alla sua prima ”Ronde” paga lo scotto dell’inesperienza. Purtroppo scivola e cade rovinosamente, si rialza e spreca energie per rientrare. Una volta rientrato rimane sempre nelle prime posizioni del gruppo, specie sui muri dove cerca di forzare. Ben marcato da Langeveld, viene battuto in volata da Kristoff, terminando fuori dal podio il suo primo Fiandre. Se il buongiorno si vede dal mattino, abbiamo trovato un predestinato. Voto: 8

SEBASTIAN LANGEVELD: L’olandese è una pedina fondamentale della EF Education First. Negli ultimi chilometri, quando Bettiol è lanciato da solo verso il traguardo, si sacrifica a fare lo stopper ai vari tentativi di rimonta. Gli sfugge il solo Asgreen, ma solo nel finale quando la vittoria di Bettiol è ormai sicura. Voto: 7,5

ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese della UAE-Team Emirates, fresco vincitore della E3 Harelbeke, riesce a salire anche sul podio del Fiandre. Regge sui muri, soffre ma non si stacca, resiste bene e allo sprint riesce a regolare il pimpante Van Der Poel. Voto: 7

ALEJANDRO VALVERDE: Il campione del mondo in carica partecipa alla sua prima ”Ronde”. Lo spagnolo corre in modo astuto, non da mai l’impressione di poter fare di più, ma con intelligenza riesce a terminare all’ottavo posto. Voto: 6,5

HUGO HOULE: Il canadese dell’Astana è il primo ciclista che in fuga riesce a passare sull’Oude Kwaremont, conquistando così il GP Stig Broeckx che vale 5000 € da destinare a un’associazione benefica belga a scelta. Voto: 6,5

NILS POLITT: Sorpreso sul Grammont, mette tre uomini dei suoi a tirare per rientrare nel gruppo principale. Giovanissimo, classe ‘95 come Bettiol, una volta rientrato il tedesco non si fa sorprendere più, a parte l’azione vincente della EF Education First. Ottiene un buonissimo 5° posto. Voto: 6,5

OLIVER NAESEN: Il belga dell’Ag2r La Mondiale, reduce da un malanno provocatogli dallo champagne versato addosso da Kristoff sul podio della Gand-Wevelgem, corre in modo intelligente, forse troppo. Non riesce a mettere mai il naso fuori dal gruppo, ma è sempre lì, a ridosso dei primi. Termina al settimo posto. Voto: 6

WOUT VAN AERT: Il corridore belga della Jumbo-Visma è sempre tra i primi, ma non ha la gamba per forzare. Corre in modo intelligente ma meno sprezzante rispetto al suo rivale ‘’storico” Van Der Poel. Voto: 6

JENS KEUKELEIRE: Il corridore della Lotto-Soudal prova più volte col compagno di squadra Tim Wellens (voto 6) a far saltare il banco negli ultimi 30 chilometri. La Deceuninck – Quick Step e la Ef Education First lo bloccano, ma sarà da tenere d’occhio per le prossime corse sul pavè. Voto:6

BOB JUNGELS: Corre troppo in avanscoperta, troppo generoso e alla fine, quando prova ad inseguire Bettiol lanciato verso il traguardo, si deva fare da parte a causa dei crampi. Voto: 5,5

GREG VAN AVERMAET: Uno dei favoriti di giornata, sempre attento e nel vivo della corsa. Sorpreso da Bettiol, tergiversa troppo a guardare i movimenti degli altri big per chi si sarebbe messo ad inseguire l’italiano. Come l’anno scorso, quando gli scappò Terpstra, non riesce più a recuperare nonostante sul Pateberg sia il più generoso. Termina al decimo posto. Voto: 5,5

MATTEO TRENTIN: Anche questo Fiandre non va per il verso giusto. L’uomo di punta della Mitchelton-Scott per questa corsa non riesce nemmeno ad entrare nei primi 20 di giornata. Voto: 5

PETER SAGAN: Un campione come lui parte sempre tra i favoriti. Che non sia una bella giornata per lui si vede già sul Grammont, dove rimane nella seconda parte del gruppo. Rientrerà, ma non darà mai l’impressione di provarci sul serio. Si vede solo nei chilometri finali, quando ormai la corsa aveva preso binari diversi. Che sia più un problema di testa che di gambe? Voto: 5

NIKI TERPSTRA: Una caduta lo costringe al ritiro dopo pochi chilometri dalla partenza. Il campione in carica del Fiandre abdica così, senza poter combattere. Rimandato

GIANNI MOSCON: Il trentino della Sky non entra mai nel vivo della corsa. Sulla carta doveva dividersi i gradi di capitano con Van Baarle e Rowe, la strada lo respingeva inesorabilmente. Voto: 5

ZDENĚK ŠTYBAR: Alla partenza era il favorito numero 1, ma non riuscirà mai ad entrare nel vivo della corsa. Terminerà il suo Fiandre al 36° posto a oltre 2′ da Bettiol. Giornata nera per il ceco. Voto: 4,5

PHILIPPE GILBERT: Il campione belga disputa il Fiandre più negativo della sua lunga carriera ciclistica. Si perde sul Grammont e non si vede più. Voto: 4

Luigi Giglio

Le pagelle della 103a edizione del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

Le pagelle della 103a edizione del Giro delle Fiandre (foto Bettini)

BETTIOL COLORA D’AZZURRO IL FIANDRE

aprile 7, 2019 by Redazione  
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Vittoria di classe e potenza di Alberto Bettiol (EF Education First), che sfrutta il lavoro dei compagni di squadra Vanmarcke e Langeveld per attaccare e fare il vuoto a 18 chilometri dall’arrivo. Spezzato il digiuno tricolore che durava dal 2007. Secondo Asgreen ( Deceuninck – Quick Step), terzo Kristoff ( UAE-Team Emirates), fuori dal podio un generoso Van der Poel (Coredon-Circus).

Può una corsa di ciclismo trasformarsi in una festa nazionale? Si, e succede in Belgio ogni anno la prima domenica di Aprile. La Ronde van Vlaanderen, le Tour des Flandres, il Giro delle Fiandre o semplicemente il ”Fiandre”, è uno degli appuntamenti più importanti della stagione ciclistica, un evento sportivo-culturale-popolare senza paragoni in Belgio, una festa che un’intera nazione aspetta con gioia e trepidazione, un evento che come ogni anno è stato onorato dallo spettacolo offerto dai corridori protagonisti dove, con spirito di sacrifico e abnegazione, hanno dato il massimo per vincere la prima classica monumento del Nord. È la classica del pavé e dei ”Muur”, i più famosi dei quali – Grammont escluso, messo fuori dai tratti chiave della corsa – sono l’Oude Kwaremont (2200 metri al 4% con punte all’11.6%, da ripetere tre volte), il Koppenberg (600 metri all’11.6% – max 22%) e il Paterberg (360 metri al 12.9% – max 20.3%, da percorrere due volte), nomi leggendari che richiamano ad imprese epiche. Impresa oggi fatta da Alberto Bettiol (EF Education First), alla sua prima vittoria da professionista, che sull’ultimo passaggio dell’Oude Kwaremont staccava tutti, percorrendo al massimo delle sue energie, in solitaria, i 18 chilometri che lo portavano alla linea d’arrivo. Dopo dodici anni, tanto è passato dalla vittoria di Alessandro Ballan, un italiano ritornava a vincere La Ronde van Vlaanderen.

LA CRONACA

I 175 ciclisti iscritti partivano come programma da Anversa alle ore 10:45. Il dorsale numero 1 era sulle spalle del campione in carica Niki Terpstra (Direct Énergie), che l’anno scorso riuscì a sfruttare a suo favore il marcamento asfissiante tra Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) e Greg Van Avermaet (CCC Team) e, partito a sorpresa, vinse battendo negli ultimissimi chilometri un esausto Mads Pedersen (Trek-Segafredo), che faceva parte della fuga di giornata. Rispetto all’anno scorso, però, Terpstra aveva cambiato compagine e non aveva al suo fianco uno squadrone come la Deceuninck – Quick Step, che oggi si presentava al via con più punte come Zdeněk Štybar, Philippe Gilbert, Bob Jungels e Yves Lampaert. La Deceuninck, tra l’altro, era stata presente e attenta in quasi tutte le fasi della corsa, tranne sull’ultimo passaggio dall’Oude Kwaremont, dove si faceva rubare la scena dall’EF Education First.

Subito dopo la partenza si susseguivano diversi tentativi di attacco. Dopo qualche chilometro riuscivano a partire Hugo Houle (Astana), Zico Waeytens (Cofidis), Kenneth Van Rooy (Sport Vlaanderen – Baloise) e Jesper Asselman (Roompot Charles). A parte l’inconveniente di un passaggio a livello chiuso, che aveva bloccato il gruppo per circa quindici secondi, il plotone controllava a distanza gli attaccanti che avevano persino toccato i 7′ di vantaggio. Deceuninck – Quick Step, Jumbo Visma e Ag2r La Mondiale, con un uomo a testa in prima fila, guidavano attentamente l’inseguimento. L’asfalto reso viscido dalla pioggia dei giorni scorsi e il nervosismo che regna sempre in questo tipo di corsa causavano varie scivolate e cadute nel gruppo. In una di queste restava coinvolto il campione in carica Terpstra che, a 157 chilometri dal traguardo, era già costretto ad abdicare. Nel frattempo Houle anticipava i tre compagni di fuga passando per primo sul primo passaggio sull’Oude Kwaremont, conquistando così il premio intitolato a Stig Broeckx, che valeva 5000 € da destinare a un’associazione benefica belga a scelta.

LA CORSA ENTRA NEL VIVO

Sul Muro di Grammont provava l’allungo Magnus Cort Nielsen (Astana). Il corridore danese, in ombra alla Milano-Sanremo, cercava di portare via un gruppetto di ciclisti, ma la sua azione veniva annullata dalla corazzata Deceuninck Quick-Step, la quale spezzava il gruppo in due tronconi grazie all’alta velocità e alle strade strette. Molti ciclisti – tra i quali Sep Vanmarcke (EF Education First), Tiesj Benoot (Lotto Soudal), Matej Mohorič (Bahrein Merida), Štybar, Yves Lampaert (Deceuninck – Quick-Step), Oliver Naesen (Ag2r La Mondiale), Alejandro Valverde (Movistar), Michael Matthwes (Sunweb), Mathieu Van der Poel (Coredon-Circus) e gli italiani Gianni Moscon (Team Sky), Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Sonny Colbrelli (Bahrein Merida) e Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) – si trovavano nel primo spezzone composto da una quarantina di corridori, gruppo che aveva ripreso i fuggitivi di giornata e si trovava con quasi un minuto di vantaggio dal secondo gruppetto. In quest’ultimo erano rimasti Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), Tim Wellens (Lotto Soudal) e soprattutto un deludentissimo Peter Sagan (Bora-Hansgrohe). Lotto Soudal, Cofidis, e Katusha Alpecin guidavano l’inseguimento alla prima parte del gruppo, inseguimento che avrebbe dato i suoi frutti solo ai piedi del Kanarieberg, a 72 km dal traguardo. Dalla testa della corsa evadevano per pochi chilometri Nelson Olivera (UAE-Team Emirates), Matti Breschel (EF Education First), Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Danny Van Poppel (Jumbo-Visma) e un attivissimo Lampaert. Nemmeno il tempo di dire gruppo compatto che partiva all’attacco in solitaria Mohorič. Lo sloveno, con un’azione velleitaria, si avvantaggiava di una ventina di secondi prima di essere ripreso ai piedi dell’Oude Kwaremont da un’attentissima Deceuninck, sempre presente fin lì nelle azioni principali di giornata.

In una fase apparentemente tranquilla, sul tratto d’asfalto che collegava il Kanarieberg all’Oude Kwaremont un’altra caduta rischiava di mettere fuori gioco uno dei favoriti di giornata, l’olandese Van der Poel, un po’ distratto nell’occasione. Mentre stava per fermarsi per una foratura, il capitano della Coredon-Circus non si accorgeva di un tombino sul quale “inciampava” con la bici e cadeva malamente a terra, sbattendo la spalla destra. Il giovane ciclista si rialzava con varie escoriazioni e con cautela si rimetteva in sella: sarebbe rientrato solo dopo tanti chilometri d’inseguimento e tante energie sprecate.

Al secondo passaggio sull’Oude Kwaremont, sbucando da dietro le maglie color arancio del CCC Team, forzava il belga Stijn Vandenberg (AG2R La Mondiale), che prendeva alcuni metri di vantaggio prima di venire raggiunto da Vanmarcke. In mezzo al gruppo si poteva ben notare la maglia del campione del mondo di Alejandro Valverde, alla prima partecipazione al Giro delle Fiandre, che stava correndo con molta attenzione sempre nelle prime posizioni del gruppo. I due all’attacco venivano raggiunti da Kasper Asgreen (Deceuninck – Quick-Step) e ancora una volta il team di Patrick Lefrevere si dimostrava all’altezza della situazione, riuscendo ad entrare in ogni azione d’attacco di giornata. Ai tre si sarebbe aggiunto Dylan Van Baarle (Team Sky) ai -45 km. Il quartetto raggiungeva il massimo vantaggio ai -40 km, all’uscita del tratto di pavè dello Steenbeekdries, quando arrivava ad avere circa 30” sul gruppo inseguitore.

Perso per strada Vandenberg dopo aver superato il Taaienberg, i tre rimasti all’attacco non collaboravano tra loro perchè Asgreen era costretto dagli ordini di scuderia a rimanere ”fermo” a ruota, dato i vari Lampaert e Jungels presenti nel gruppo inseguitore. Dietro molti ciclisti provavano a muoversi, tra i quali un acciaccato Van der Poel e un’attivissima Lotto-Soudal con Tim Wellens e Jens Keukeleire. Sulla terzultima salita di giornata, il Kruisberg, Vanmarcke si staccava lasciando soli i due battistrada con 18” di vantaggio sul gruppo inseguitore, dove si aumentava ancora l’andatura, con uno strepitoso Van der Poel che, alla sua prima partecipazione al Giro delle Fiandre, cercava più volte di fare la differenza. Nessuna iniziativa veniva presa da Peter Sagan, il quale non poteva nemmeno più contare sull’apporto di Daniel Oss e di Greg Van Avermaet, che sulla salita precedente aveva sfinito gli ultimi due compagni di squadra che gli erano rimasti.

L’AZIONE DECISIVA

La Deceuninck – Quick-Step, la squadra faro della corsa fino a quel momento, veniva meno nel momento topico della corsa. All’ultimo passaggio sull’Oude Kwaremont il colore che catturava di più l’attenzione nel gruppo inseguitore, formato da una trentina di unità, era il rosa della EF Education First, dove Bettiol e Sebastian Langeveld si trovavano a ruota di un generoso Vanmarcke che, staccatosi dai fuggitivi, si era messo a lavorare in testa al gruppo per i compagni di squadra. Ripresi i due fuggitivi e finito il lavoro di un grande Vanmarcke, forzava Keukeleire ma, una volta raggiunto il corridore belga, a 18 km dal traguardo partiva all’attacco l’Alberto Bettiol. Il ciclista nativo di Poggibonsi faceva il vuoto sulle pietre del “vecchio Kwaremont” e all’uscita dal tratto in porfido faceva segnare un vantaggio di 15”, che avrebbe portato invariato fino al Pateberg. Sull’ultimo muro di giornata i big si guardavano ancora con i soli Van Avermaet e Van der Poel che cercavano, in colpevole ritardo, di attaccare. Sotto il loro attacco il gruppo all’inseguimento si era spaccato in due tronconi, con Sagan, Van Avermaet, Lampaert, Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma), Van der Poel, Benoot, Valverde e Bob Jungels (Deceuninck – Quick Step) presenti nel primo.

Terminati i muri e il pavé Bettiol si ritrovava con quasi 30” di vantaggio da gestire. Al suo inseguimento non c’era collaborazione e la stessa Decuninck – anche se in numero maggiore – non riusciva ad organizzare l’inseguimento, tra un Lampaert stremato e un Jungels costretto a mettersi di lato a causa di un principio di crampi. Solo ai -5 km si vedeva il tre volte campione del mondo Sagan ma, non trovando collaborazione, si rimetteva nella pancia del gruppetto, mentre Langeveld svolgeva con dedizione e intelligenza la funzione di stopper, mettendosi a ruota di cercava di evadere dal gruppetto. Bettiol proseguiva nella sua cavalcata trionfale, passando sotto l’arco dei -3 km con 20” di vantaggio. La Lotto-Soudal provava nuovamente ad attaccare con Bennot, ma ancora senza successo. L’unico che riusciva ad uscire dal controllo di Langeveld era Asgreen, ma il suo attacco arrivava troppo tardi. Alberto Bettiol giungeva, infatti, all’ultimo chilometro con ancora 18” sul corridore della Deceuninck – Quick-Step. Il toscano con grinta, intelligenza tattica e anche grazie ad una EF Education First oggi impeccabile, poteva così tagliare in solitaria il traguardo di Oudenaarde e alzare le braccia al cielo. Era dal 2007 che un italiano non vinceva il Giro delle Fiandre, l’ultimo fu Alessandro Ballan, mentre il primo a trionfare nel 1949 fu un correggionale di Bettiol: Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre. Magni vinse tre edizioni consecutive della classica belga: che sia d’ottimo auspicio per il giovane leoncino di Poggibonsi?

Secondo al traguardo, a 14”, si piazzava il giovane danese Asgreen. Tre secondi più tardi il norvegese Alexander Kristoff (UAE-Team Emirates) vinceva lo sprint del gruppetto per il terzo posto, mettendosi alle sue spalle un generoso e talentuoso Van der Poel. Ottavo Valverde, solo decimi ed undicesimi Van Avermaet e Sagan. Negativa la prova del campione slovacco, mai nelle prime posizioni del gruppo sui muri, nessun acuto, solo un timido tentivo d’inseguimento quando la corsa era già segnata: per lui, finora, una primavera molto deludente.

LE DICHIARAZIONI DEL VINCITORE

Incredulo all’arrivo per la vittoria prestigiosa, considerando anche che è stata la sua prima vittoria da professionista, Bettiol non nascondeva la sua gioia, emozione ed incredulità: «Mamma mia, non ci credo! È la mia prima vittoria, ci pensate? La squadra mi ha detto di provarci se ne avevo, così sul Vecchio Kwaremont ho chiuso gli occhi e sono partito. Vi garantisco che sono stati i 14 chilometri più lunghi della mia vita. Grazie di cuore a tutta la squadra, che mi ha supportato in maniera perfetta».

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Alberto Bettiol (Ita) EF Education First 6:18:49
2 Kasper Asgreen (Den) Deceuninck-QuickStep 0:00:14
3 Alexander Kristoff (Nor) UAE Team Emirates 0:00:17
4 Mathieu van der Poel (Ned) Corendon-Circus
5 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
6 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
7 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
8 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team
9 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal
10 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
11 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
12 Jens Keukeleire (Bel) Lotto Soudal
13 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
14 Wout Van Aert (Bel) Team Jumbo-Visma
15 Sebastian Langeveld (Ned) EF Education First
16 Bob Jungels (Lux) Deceuninck-QuickStep
17 Yves Lampaert (Bel) Deceuninck-QuickStep
18 Dylan van Baarle (Ned) Team Sky 0:00:24
19 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo 0:01:19
20 Stijn Vandenbergh (Bel) AG2R La Mondiale 0:01:58
21 Matteo Trentin (Ita) Mitchelton-Scott
22 Jasha Sütterlin (Ger) Movistar Team
23 Damien Gaudin (Fra) Direct Energie 0:02:15
24 Ivan Garcia (Spa) Bahrain-Merida 0:02:18
25 Sep Vanmarcke (Bel) EF Education First 0:02:20
26 Adrien Petit (Fra) Direct Energie
27 Luke Rowe (GBr) Team Sky
28 Arnaud Demare (Fra) Groupama-FDJ
29 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
30 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
31 Mike Teunissen (Ned) Team Jumbo-Visma
32 Edvald Boasson Hagen (Nor) Dimension Data
33 Heinrich Haussler (Aus) Bahrain-Merida
34 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
35 Jens Debusschere (Bel) Katusha-Alpecin
36 Zdenek Stybar (Cze) Deceuninck-QuickStep
37 Aime De Gendt (Bel) Wanty-Gobert
38 Sven Erik Bystrøm (Nor) UAE Team Emirates
39 Loïc Vliegen (Bel) Wanty-Gobert
40 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
41 Matej Mohoric (Slo) Bahrain-Merida
42 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
43 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
44 Stefan Küng (Swi) Groupama-FDJ
45 Nelson Oliveira (Por) Movistar Team
46 Pieter Weening (Ned) Roompot-Charles
47 Kristijan Koren (Slo) Bahrain-Merida
48 Christian Knees (Ger) Team Sky 0:05:47
49 Daniel Oss (Ita) Bora-Hansgrohe 0:06:09
50 Tom Scully (NZl) EF Education First
51 Stijn Devolder (Bel) Corendon-Circus
52 Julien Vermote (Bel) Dimension Data 0:06:13
53 Marco Haller (Aut) Katusha-Alpecin 0:06:17
54 Silvan Dillier (Swi) AG2R La Mondiale
55 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
56 Boy van Poppel (Ned) Roompot-Charles
57 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo
58 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty-Gobert
59 Taco van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
60 Piet Allegaert (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
61 Nathan Van Hooydonck (Bel) CCC Team
62 Pascal Eenkhoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
63 Marcel Sieberg (Ger) Bahrain-Merida
64 Olivier Le Gac (Fra) Groupama-FDJ
65 Frederik Backaert (Bel) Wanty-Gobert
66 Michael Schär (Swi) CCC Team
67 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
68 Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
69 Gianni Vermeersch (Bel) Corendon-Circus
70 Bert De Backer (Bel) Vital Concept-B&B Hotel
71 Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team
72 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
73 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
74 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
75 Jack Bauer (NZl) Mitchelton-Scott
76 Ian Stannard (GBr) Team Sky
77 Xandro Meurisse (Bel) Wanty-Gobert
78 Fernando Gaviria (Col) UAE Team Emirates
79 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin 0:08:32
80 Matti Breschel (Den) EF Education First 0:08:46
81 Jimmy Turgis (Fra) Vital Concept-B&B Hotel
82 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin
83 Owain Doull (GBr) Team Sky
84 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
85 Hugo Houle (Can) Astana Pro Team
86 Dorian Godon (Fra) AG2R La Mondiale
87 Jan Tratnik (Slo) Bahrain-Merida
88 Jonas Van Genechten (Bel) Vital Concept-B&B Hotel
89 Alexandre Pichot (Fra) Direct Energie
90 Jaime Castrillo (Spa) Movistar Team
91 Otto Vergaerde (Bel) Corendon-Circus
92 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
93 Senne Leysen (Bel) Roompot-Charles
94 Daniil Fominykh (Kaz) Astana Pro Team
95 Luka Mezgec (Slo) Mitchelton-Scott
96 Christopher Juul Jensen (Den) Mitchelton-Scott
97 Anthony Turgis (Fra) Direct Energie
98 Filippo Ganna (Ita) Team Sky
99 Amund Grøndahl Jansen (Nor) Team Jumbo-Visma
100 Antoine Duchesne (Can) Groupama-FDJ
101 Koen de Kort (Ned) Trek-Segafredo
102 Michael Valgren Andersen (Den) Dimension Data
103 Maarten Wynants (Bel) Team Jumbo-Visma
104 Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
105 Iljo Keisse (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:10:14
106 Damien Touze (Fra) Cofidis, Solutions Credits
107 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb
108 Magnus Cort Nielsen (Den) Astana Pro Team
109 Benjamin Declercq (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
110 Stijn Steels (Bel) Roompot-Charles
111 Bert Van Lerberghe (Bel) Cofidis, Solutions Credits
112 Casper Pedersen (Den) Team Sunweb
113 Tim Declercq (Bel) Deceuninck-QuickStep
114 Ramon Sinkeldam (Ned) Groupama-FDJ
115 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
116 Jordi Warlop (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
117 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
118 Edward Planckaert (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
119 Gijs Van Hoecke (Bel) CCC Team
120 Alex Kirsch (Lux) Trek-Segafredo
121 Vegard Stake Laengen (Nor) UAE Team Emirates
122 Nico Denz (Ger) AG2R La Mondiale
123 Luis Mas Bonet (Spa) Movistar Team
124 Maciej Bodnar (Pol) Bora-Hansgrohe
125 Lars Bak (Den) Dimension Data 0:10:49

Bettiol in azione sul Paterberg, vanamente inseguito dagli avversari (Getty Images)

Bettiol in azione sul Paterberg, vanamente inseguito dagli avversari (Getty Images)

GIRO DELLE FIANDRE 2019: I FAVORITI

aprile 5, 2019 by Redazione  
Filed under 3) GIRO DELLE FIANDRE, News

La Ronde van Vlaanderen, il Tour des Flanders o, semplicemente, il Giro delle Fiandre. La prima delle grandi classiche della “campagna del Nord”, una festa nazionale in pratica per i belgi. Percorso contraddistinto dal pavé e dai ”muri”. Il mitico Koppenberg, il giovane Patenberg, il vecchio Oude Kwaremont e il simbolico Kapelmuur, poesia per le orecchie di ogni appassionato di ciclismo, un sogno per ogni ciclista professionista. L’ultimo italiano a trionfare fu Alessandro Ballan nel 2007, il detentore è l’olandese Niki Terpstra che proverà a ripetersi con la maglia del suo nuovo team, la Direct Énergie. Ma chi sono quest’anno i favoriti?

20% – ZDENĚK ŠTYBAR: Parliamoci chiaro: quando hai in squadra ciclisti come Štybar, Gilbert, Jungels, Lampaert e Sénéchal, hai altissime probabilità di successo. Il ceco è in grandissima forma, Omloop Het Nieuwsblad vinta a Marzo, E3 BinckBank portata a casa settimana scorsa, che arrivi anche la sua prima classica monumento?

20% – PETER SAGAN: Lo Slavacco non è nelle migliori condizioni fisiche-atletiche della sua carriera, eppure il buon Peter ha quel talento, quella classe e quelle capacità da poter spaccare la corsa il qualsiasi momento, edizione 2016 docet. Che il picco di forma sia stato programmato appositamente per Fiandre e Roubaix?

15% – GREG VAN AVERMAET: Il Campione Olimpico in carica dovrà riscattarsi da una primavera, quella del 2018, povera di risutati. Corridore capace di vincere su più terreni, il belga del CCC Team sarà ai nastri di partenza pronto per dar battaglia a destra e a manca. Da tenere d’occhio.

10% – WOUT VAN AERT: In questo 2019 si è vista tutta la sua classe su strada. Il fenomeno del ciclocross ha colto piazzamenti sullo sterrato, sul pavé e sulla strada. Alla Sanremo ha dimostrato di possedere un fondo che non tutti gli davano chiudendo sesto con lo stesso tempo del vincitore Alaphilippe.

10% – NIKI TERPSTRA: La centotreesima edizione della Ronde van Vlaanderen vedrà il dorsale numero 1, il numero designato al campione in carica, incollato sulle spalle del passistone olandese della Direct Énergie. Terpstra è uno dei maggiori esperti del pavé e, che vinca o no, sarà sicuramente uno dei protagonisti di giornata. Undici mesi all’anno passati quasi interamente nell’anonimato, ma quando arriva Aprile tutti a far i conti con lui.

10% – TIESJ BENOOT: Il talentino della Lotto-Soudal scalpita, sogna il Fiandre e la Roubaix da quando ha iniziato a pedalare. Negli anni passati ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per poter esaudire il suo sogno. Che sia quest’anno o no, prima o poi riuscirà a trionfare.

5% – OLIVER NAESEN: Il ciclista belga dell’ AG2R La Mondiale ha raccolto già importanti piazzamenti in questa primavera. Negli ultimi anni si sta affermando come ”piazzato” sicuro, ma per la legge dei grandi numeri, prima o poi la vittoria dovrebbe arrivare.

5% – PHILIPPE GILBERT: Nel 2017 fece un’azione memorabile, rimasta nella memoria di tutti gli appassionati di ciclismo, che gli permise di vincere una delle edizioni più belle di sempre. Il Tour des Flanders è una corsa epica, degna di un grandissimo come il campione belga, anche se le 36 primavere si potranno far sentire. Ripetersi non è mai facile, ma la Deceuninck – Quick Step si presenterà con tante di quelle punte che marcarle tutte sarà quasi impossibile.

1% – ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese non muore mai! Può passare settimane intere senza dare segni di vita e poi, al momento giusto (come fatto alla Gand-Wevelgem), piazzare la la vittoria che non ti aspetti. Vinse il Fiandre nel 2015 e perciò non sarà sicuramente l’ultimo arrivato.

1% – GIANNI MOSCON: Il trentino è la speranza azzurra per questo Tour des Flanders, tanta classe ma poca fortuna in questa sua primissima parte di carriera. Che da domenica si inizino a raccogliere i frutti?

1% – MATHIEU VAN DER POEL: Il giovane vincitore della Dwars door Vlaanderen non parte con i favori dei pronostici, perché la giovane età e l’inesperienza al ”Fiandre” si pagano sempre e perché la Corendon – Circus non offre garanzie. Sarà praticamente Mathieu, al suo primo Tour delle Fiandre, contro tutti. Mai dire mai nel ciclismo e un lumicino di speranze per lui c’è comunque.

1% – MATEJ MOHORIČ: Lo sloveno della Bahrain-Merida può essere una delle sorprese di questa edizione del Tour des Flanders. Se i favoriti si guarderanno e marcheranno troppo, un corridore giovane, ambizioso e astuto come lui si farà trovare pronto.

1% – YVES LAMPAERT: Come scritto sopra, se hai talento e ami il pavé puoi vincere, se corri nella Deceuninck Quick-Step hai molte più probabilità di vittoria.

Luigi Giglio

VAGO AFROR DI LOMBARDIA

La prima impressione è quella di una tappa non particolarmente impegnativa, soprattutto se paragonata alle due frazioni affrontate nei giorni precedenti. In realtà quella che si concluderà a Como potrebbe risultare fatale per qualcuno, sia per le fatiche profuse in precendenza, sia per il tracciato di gara che andrà a riproporre – pur con qualche modifica – il finale del Giro di Lombardia. Ghisallo, Sormano (senza il muro) e Civiglio potrebbero presentare un aspro conto a chi non avrà digerito i tapponi di Ceresole e di Courmayeur.

Se non fosse per il clima e per le foglie ancora verdi e tutte sulle cime degli alberi l’illusione di trovarsi alle soglie dell’autunno sarebbe perfetta. Perché la 15a tappa del Giro 2019 può essere considerata senza problemi come una riproposizione in “salsa rosa” del Giro di Lombardia, la classica di fine stagione della quale sarà ricalcato quasi fedelmente il finale delle edizioni lariane, che in tempi recenti hanno visto affermarsi in quel di Como Thibaut Pinot e due volte Vincenzo Nibali. Qualche piccola differenza ci sarà rispetto alla “classica delle foglie morte” perché non ci sarà il tremendo Muro di Sormano – pur salendo verso lo stesso luogo da più agevole strada – e mancherà anche la salita di San Fermo della Battaglia, originariamente inserita nel tracciato e poi depennata su richiesta dell’amministrazione locale per non intasare eccessivamente il congestionato traffico di Como, poiché presumibilmente convergerà verso la città – complici la bella stagione e la giornata domenicale – un maggior numero di appassionati rispetto al Lombardia, stesso motivo del taglio del muro. Nonostante questi “ritocchini”, la Ivrea-Como rimarrà egualemente una tappa difficile, molto più rispetto a quanto possa far pensare l’altimetria, sulla carta nettamente meno impervia rispetto alle due frazioni affrontate nelle 48 ore precedenti. Sarò, però, proprio il fatto d’arrivare a quest’appuntamento con le gambe appesantite dalle tappe di Ceresole e Courmayeur a renderlo potenzialmente indigesto e se a qualche campione dovesse spegnersi improvvisamente la luce, magari anche solo sul Civiglio, poi rischierà di lasciar per strada un bel gruzzoletto temporale. A completare la quasi perfetta simbiosi tra questa tappa e il Lombardia sarà anche il chilometraggio perché i 237 Km che si dovranno percorrere quest’oggi si avvicinano molto alle distanze tipiche del “Mondiale d’Autunno” e anche quest’aspetto bisognerà approcciare con un certo timore questa giornata, disegnata in pianura nei primi 162 Km. L’unica intrusione in questa fase di gara sarà quella della facilissima ascesa di Zimone (3.9 Km al 5.6%), che sarà superata a poco meno di 10 Km dal via, non distante dalle sponde del Lago di Viverone, il terzo per estensione del Piemonte. Toccati i centri di Salussola e Buronzo si taglierà la Pianura Padana nella zona dove si colloca il Centro Sperimentale Balocco, costruito nel 1961 come pista di collaudo dall’Alfa Romeo e oggi di proprietà di Fiat Chrysler Automobiles. Si giungerà quindi ad Arborio, località particolarmente conosciuta agli appassionati di risotti perché è in questo centro che è stata selezionata l’omonima varietà di riso, superando poi il corso del fiume Sesia subito prima di arrivare a Carpignano Sesia, centro interessante per il suo ricetto medioevale, nel quale si trova la romanica chiesa di San Pietro. Si pedalerà quindi in direzione di Oleggio, dove è possibile ammirare un altro luogo di culto romanico – l’antichissima Pieve di San Michele, collocata all’interno del cimitero cittadino e che presenta brani d’importanti cicli affrescati di quell’epoca, uno dei pochi giunti fino ai nostri giorni nell’Italia settentrionale – prima dell’ingresso della corsa in Lombardia. Qui si attraverserà per prima la parte meridionale della provincia di Varese, terra della quale sono nativi quattro vincitori del Giro d’Italia, Luigi Ganna (1909), Alfredo Binda (1925, 1927, 1928, 1929 e 1933), Stefano Garzelli (2000) e Ivan Basso (2006 e 2010). La corsa transiterà da Busto Arsizio, centro dove ha risieduto per molti anni l’ex direttore del Giro Carmine Castellano e dove, nel cuore della “Manchester d’Italia”, si staglia lo scenografico santuario rinascimentale di Santa Maria di Piazza. Si lascerà quindi il Varesotto per la provincia di Como, dove si pedalerà tra i colli brianzoli andando a superare alcuni lievi zampellotti in vista di Cantù, dove il gruppo transiterà a breve distanza dal complesso monumentale di Galliano, costituto dalla basilica altomedioevale di San Vincenzo e dal battistero di San Giovanni. Giunto alla base del “Triangolo Lariano”, il tracciato della quindicesima “fatica” del Giro 2019 bypasserà la città di Erba lambendone la frazione di Crevenna, la cui prinicipale emergenza monumentale è la neoclassica Villa Amalia, nella quale all’epoca furono frequenti ospiti i poeti Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, mentre nel 1974 si aggirerà tra le sue stanze l’indimenticato Marcello Mastroianni, qui diretto dai fratelli Taviani nel film “Allonsanfàn”. Poco prima del 145° chilometro di gara si approderà sul tracciato del Giro di Lombardia all’altezza di Canzo, la località di villeggiatura dove Vincenzo Torriani aveva acquistato una casa per trascorrervi le vacanze estive, in occasioni delle quali fu segnalata al mitico “patron” del Giro la presenza nei dintorni del Muro di Sormano, verticale che dopo i sopralluoghi di rito si apprestò a inserire per la prima volta nel tracciato del Lombardia nel 1960, conservandolo nel percorso fino al 1962, quando fu abolito a causa delle numerose spinte che falsarono la gara. A questo punto mancheranno una ventina abbondante di chilometri all’inizio delle difficoltà, preceduto dalla tecnica discesa dalla Valbrona verso il “ramo di Lecco” del Lago di Como, quello “tutto a seni e a golfi” magistralmente illustrato da Alessandro Manzoni nelle prime righe dei “Promessi Sposi”. Otto chilometri di pianeggiante strada rivierasca condurrano quindi alle porte di Bellagio, una delle più celebri località turistiche del lago, frequentata nell’Ottocento dalle famiglie della nobiltà milanese che qui fecero erigere le loro spettacolari “seconde case”, come le ville Serbelloni e Melzi d’Eril. Ma non ci sarà spazio ora per “agi vacanzieri” perché è proprio alla periferia di Bellagio che inizia la mitica ascesa verso il Ghisallo, 8.6 Km al 6.2% secondo i dati ufficiali che, in realtà, non sono veritieri perché tengono conto anche di una lunga porzione in quota che spezza la salita in due settori distinti. Percorsi i primi 3.7 Km all’8.7%, infatti, la salita quasi scompare nel successivo tratto, lungo altrettanti chilometri, per poi tornare a “mordere” nel tortuoso tratto conclusivo, dove quattro tornanti movimentano gli ultimi 1300 metri al 7.7% che conducono al celebre santuario, costruito nel 1623 nel luogo dove si trovava una precedente cappelletta che, secondo la tradizione, aveva preso il nome con il quale è nota da quello di un conte che qui ebbe salva la vita, durante un attacco di briganti, dopo aver rivolto una preghiera alla Madonna chi vi era venerata. Scesi in Valassina si svolterà quindi in direzione della Colma di Sormano, il valico soprastante l’omonimo abitato e in vetta al quale dal 1988 si trova un “prolifico” osservatorio astronomico, dal quale negli ultimi anni sono scoperti un centinaio di asteroidi, come quelli che sono stati poi intitolati ai cantautori Lucio Battisti e Franco Battiato e all’astronauta Paolo Nespoli. Come anticipato in apertura i “girini” non passeranno dal muro – riscoperto dal Lombardia nel 2012 – salendo dalla strada provinciale che ne raggiunge lo scollinamento in 8.7 Km, caratterizzati da una pendenza media del 6.6% e da un picco del 14% che si raggiungerà a circa 1600 metri dal GPM. Non ci saranno, invece, sconti nell’affrontare la difficile discesa che ricondurrà il gruppo sulle rive del lago e che talvolta al Giro di Lombardia è risultata non meno selettiva del muro, riservando anche non pochi brividi (le cadute di Giovanni Visconti nel 2013 e del belga Laurens De Plus lo scorso anno). Si finirà di scendere in quel di Nesso – borgo situato allo sbocco dell’omonimo “orrido” presso il quale nel 1925 il maestro del brivido Alfred Hitchcock girò alcune scene del suo primo film, “Il labirinto della passione” – e poi inizierà un altro lungo tratto da percorrere lungo le rive del Lario, 16 Km privi di difficoltà altimetriche nel corso dei quali si transiterà a breve distanza dalla Villa Pliniana di Torno, costruita nel 1573 e che prende il nome da una sorgente di natura carsica situata nei pressi e che ebbe tra i suoi ammiratori lo scrittore romano Plinio il Giovane e Leonardo Da Vinci, che la descrisse nel “Codice Leicester”. All’altro capo di questa porzione pianeggiante si sarà già a Como ma ne mancherà ancora di strada per giungere al traguardo perché, seguendo le rotte del Lombardia, si dovrà ora affrontare la ripida salita verso Civiglio, 4 Km al 10.3% percorrendo inizialmente la strada diretta allo spettacolare belvedere di Brunate, borgo collegato alla sottostante Como da una funicolare e presso il quale nel 1927 fu eretto il Faro Voltiano, dalla cui sommità tutte le sere sono irradiati i colori della bandiera italiana. L’opera fu un omaggio all’inventore comasco Alessandro Volta, la cui tomba – un tempietto neoclassico realizzato nel 1931 – si trova nel piccolo borgo di Camnago, dove il “papà” della pila soggiornava nei mesi più caldi e da dove i corridori transiteranno percorrendo la discesa che dalla cima del Civiglio li riporterà giù in città, lungo la quale si sono vissuti palpitanti momenti nelle ultime edizioni del Lombardia. Sarà così anche al Giro d’Italia?

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Osigo (494 metri). Coincide l’omonima frazione del comune di Valbrona.

Sella di Visgnola (282 metri). Si trova nei pressi dell’omonima frazione di Bellagio, posta lungo l’ex SS 583 “Lariana”, non distante dal bivio per il Ghisallo.

Sella di Chevrio (604 metri), Sella del Dosso Maggiore (685 metri). Vengono entrambe toccate dalla SP 41 “Valassina”, salendo al Ghisallo da Bellagio.

Valico del Ghisallo (754 metri). Punto più elevato della SP 41 “Valassina”, è superato subito prima di giungere a Magreglio da Bellagio. Storica ascesa del Giro di Lombardia, si contano invece sulle dita di una mano le volte che è stata affrontata al Giro d’Italia. Infatti, in 110 anni la corsa rosa vi è salita solo in tre occasioni, la prima delle quali risale al 1967, quando presso il santuario si concluse la prima semitappa della frazione conclusiva, vinta dallo spagnolo Aurelio González. Le altre due ascese avvennero nel corso della medesima tappa, la Castellamonte – Arosio del Giro del 1976, vinta dal belga Roger De Vlaeminck dopo che la vetta del Ghisallo era stata dallo spagnolo Andrés Oliva e da Wladimiro Panizza. Nel 2006, infine, era stata inserita nel tracciato del Giro la cronoscalata al Ghisallo come prima semitappa della frazione conclusiva, che poi non fu disputata non consentendo il regolamento UCI lo svolgimento delle semitappa nei grandi giri: dal santuario scattò comunque l’ultima tappa di quell’edizione, terminata a Milano con il successo allo sprint del velocista tedesco Robert Förster.

Colma di Sormano (1124 metri). Valicata dalla SP 44 “del Piano del Tivano” tra Sormano e Nesso, vi ha termine anche il celebre “Muro”. La prima competizione ciclistica a transitare lassù fu il Giro di Lombardia nel 1960, evento ripetutosi nei due anni successivi. Dopo un lungo periodo d’abbandono il Muro è stato reinserito nel tracciato nel 2012 per poi essere riproposto nel 2013, nel 2015, nel 2017 e nel 2018. Il Giro d’Italia vanta un solo precedente su questa salita, inserita nel finale della penultima tappa dell’edizione 1978, Brescia – Inverigo, vinta da Vittorio Algeri dopo che sulla Colma – anche in questo caso affrontata senza transitare sul muro – era transitato in testa Ottavio Crepaldi.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Ivrea, Castello Sabaudo

Il lago di Viverone visto dalla strada che conduce a Zimone

L’ingresso al Centro Sperimentale Balocco

Un vicolo del ricetto medioevale di Carpignano Sesia

Oleggio, Pieve di San Michele

Busto Arsizio, Santuario di Santa Maria di Piazza

Cantù, basilica di San Vincenzo

Villa Amalia di Erba come appare nel film “Allonsanfàn” (www.davinotti.com)

Villa Amalia di Erba come appare nel film “Allonsanfàn” (www.davinotti.com)

“Quel ramo del lago di Como” visto dalla discesa della Valbrona

Bellagio, Villa Melzi d’Eril

Madonna del Ghisallo

L’osservatorio astronomico della Colma di Sormano

Scena de “Il labirinto della passione” girata da Alfred Hitchcock a Nesso (www.davinotti.com)

Scena de “Il labirinto della passione” girata da Alfred Hitchcock a Nesso (www.davinotti.com)

Torno, Villa Pliniana

Brunate, Faro Voltiano

 Panorama su Como da Brunate, in trasparenza, l’altimetria della 15a tappa del Giro d’Italia 2019 (www.comoeilsuolago.it)

Panorama su Como da Brunate, in trasparenza, l’altimetria della 15a tappa del Giro d’Italia 2019 (www.comoeilsuolago.it)

A SANREMO RIMBOMBA L’ASSOLO DI ALAPHILIPPE

marzo 23, 2019 by Redazione  
Filed under 1) MILANO - SANREMO, News

La Deceuninck-Quick Step controlla la corsa e la vince grazie alla classe di Julian Alaphilippe, che si ripete dopo la vittoria alle Strade Bianche. Delude il compagno di squadra Viviani. Nibali primo degli italiani.

Ci eravamo lasciati con le braccia alzate di Vincenzo Nibali (Bahrein-Merida) in via Roma, dopo l’attacco sul Poggio che lasciò senza fiato l’intero mondo ciclistico, per poi far eplodere di gioia tutti quanti quando tagliava la linea d’arrivo andando a vincere con un’impresa leggendaria la Classicissima, la Milano-Sanremo. 291 km di gara nei quali per la maggior del tempo il gruppo e i gregari dei favoriti giocano come il gatto col topo coi fuggitivi di giornata, per poi arrivare sulla Cipressa tutti uniti. Cipressa e soprattutto Poggio sono i punti strategici dove i non-velocisti cercano con tutte le loro forze di far esplodere la corsa e frantumare così i sogni degli sprinteur. Nibali e l’anno prima Michał Kwiatkowski (Team Sky) hanno infiammato i finali delle ultime due Milano-Sanremo, un copione che non era facile ripetere. La centodecima edizione della Classica di Primavera partiva come tradizione da Milano alle ore 10:12 con tutti i 175 ciclisti iscritti regolarmente al via. Tra i partenti si poteva assistere a diverse tipologie di ciclisti, molti velocisti, tanti finisseur pronti a giocarsi tutto negli ultimi chilometri, cacciatori di classiche e persino uomini da grandi corse a tappe: come consuetudine l’appeal della Milano-Sanremo aveva fatto gola a tutti. Subito dopo la partenza iniziavano gli attacchi e dopo pochi minuti partivano in fuga Fausto Masnada (Androni Sidermec), Mirco Maestri e Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF), Guy Sagiv (Israel Cycling Academy), Luca Raggio e Sebastian Schönberger (Neri Sottoli) e ben quattro ciclisti della Novo Nordisk, Jonas Henttala, Andrea Peron, Charles Planet e Umberto Poli. Da menzionare l’impegno del team statunitense, ultimamente sempre invitato alla corsa, una squadra sportiva interamente composta da corridori ammalati di diabete. La missione della squadre è quella di ispirare, educare e incoraggiare tutti coloro che soffrono di questo problema. Da menzionare anche Mirco Maestri, reduce dalla Tirreno-Adriatico dove si era contraddistinto per i numerosi attacchi in fuga e, soprattutto, per aver vinto la classifica a punti: lo stesso corridore della Bardiani entrava per il quarto anno di fila nella fuga di giornata della Milano-Sanremo. Il suo compagno di squadra e di fuga, Tonelli, era invece il primo a transitare sulla cima del Passo del Turchino. Il primo dei ciclisti a ritirarsi dalla corsa era Nathan Van Hooydonck (Team CCC), quando mancavano 92 km al traguardo. La fuga, nel frattempo, aveva raggiunto e superato i 5′ di vantaggio su di un gruppo guidato in modo alternato dalle squadre dei principali favoriti, dalla UAE-Team Emirates di Fernando Gaviria, alla Deceuninck-Quick Step di Elia Viviani e Julian Alaphilippe, dalla Lotto Soudal di Caleb Ewan alla Bora-Hansgrohe di Peter Sagan.
In vista di Capo Mele lo stacanovista del pedale Adam Hansen (Lotto Soudal) in testa al gruppo rosicchiava secondi su secondi ai fuggitivi, dimezzando il vantaggio fin lì accumulato. I fuggitivi, infatti, scollinavano con soli 2′30” di vantaggio e a nulla serviva il gran lavoro di Sagiv e Henttala, i più generosi nel gruppetto. Sul Capo Berta, ai meno 38 km dalla conclusione, tra i fumogeni accesi dai soliti idioti il gruppetto si spaccava sotto l’impulso di Schönberger, che lasciava i suoi compagni di fuga andando nuovamente all’attacco. Il solo Masnada rispondeva prontamente all’attacco e una volta raggiunto il corridore austriaco lo superava ulteriormente rimanendo da solo in testa alla corsa.
Enfasi e nervosismo regnavano nel gruppo nei pressi della Cipressa, a 27 km dal traguardo, dove le diverse squadre facevano a spallate per prendere le prime posizioni in vista dell’attacco della salita. Sky, Cofidis, Groupama-FDJ e Deceuninck Quick-Step era le più attive, mentre dalla pancia del plotone le altre squadre cercavano con fatica di emergere. Masnada imboccava la salita con 12” di vantaggio sul gruppo, che aveva riassorbito in precedenza gli altri fuggitivi di giornata. Il bergamasco veniva riassorbito a 25 km dall’arrivo dal gruppo trainato da Davide Ballerini, Manuele Boaro e Laurens De Vreese, tutti dell’Astana, mentre nelle retrovie si staccavano diversi ciclisti tra i quali Jurgen Roelandts (Movistar), Filippo Ganna (Sky) e soprattutto Dylan Groenewegen (Jumbo-Visma).
Niccolò Bonifazio (Direct Énergie), che nel 2015 arrivò quinto alla Sanremo, attaccava a tutta velocità nella discesa successiva, sfrecciando tra le curve con traiettorie al limite. Il corridore ligure raggiungeva 20” di vantaggio, poi sul Poggio veniva ripreso dal gruppo, riorganizzatosi nel tratto pianeggiante e sospinto a tutta dalla Deceuninck Quick-Step. Il team di Lefevere, con Zdeněk Štybar in testa, aveva ormai il controllo della corsa che avrebbe puntato a vincere con Alaphilippe. Il campione francese era, infatti, sempre nelle prime posizioni, mentre Viviani mostrava i primi segni di difficoltà nel tratto iniziale della salita barcollando nella coda del gruppo. Purtroppo ancora una volta la Milano-Sanremo sarebbe stata indigesta per il velocista veronese, forse perchè i suoi 291 km sono davvero troppi per il fisico.
Vincenzo Nibali, Kwiatkowski, Philippe Gilbert (Deceuninck Quick-Step), i ciclisti che avevano sparigliato le carte sul Poggio nelle ultime edizioni, stavolta non si muovevano, rimanendo nelle prime posizioni nel gruppo. Finito il lavoro di Štybar, dopo un timido tentativo di attacco di Alberto Bettiol (EF Education First), a partire all’attacco era Alaphilippe, quando mancavano 6,3 km dal traguardo, nella parte più ripida del Poggio. Peter Sagan prima, e poi Kwiatkowski, Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Wout Van Aert (Jumbo-Visma), Oliver Naesen (Ag2R La Mondiale) e Alejandro Valverde (Movistar) si accodavano, raggiungendolo qualche metro più tardi. I sette al comando dopo aver preso vantaggio si guardavano tra di loro, mentre da dietro rientravano Davide Cimolai (Israel Cycling Academy), Simon Clarke (EF Education First), Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Tom Dumoulin (Sunweb) e Vincenzo Nibali. Si erano, invece, perse le tracce di Fernando Gaviria (UAE-Team Emirates) e Caleb Ewan (Lotto Soudal), due dei favoriti di giornata, che si erano fatti sorprendere sul Poggio. Trentin, sapendo di non potersi giocare le proprie chances di vittoria in volata, cercava di sorprendere il gruppetto attaccando a 2 km dalla linea d’arrivo. Veniva stoppato dagli avversari senza non poche difficoltà grazie soprattutto a Van Aert. Dopo un tentativo di Matej Mohorič (Bahrein-Merida) si arrivava in prossimità del traguardo coi ciclisti che comprendevano il gruppetto di testa pronti a giocarsi la vittoria in volata. Julian Alaphilippe, con una poderosa volata, lunga e potente, era il primo a transitare dal traguardo di Via Roma e la Milano-Sanremo tornava così a parlare francese, come nel 2016 quando vinse Arnaud Démare. Secondo si piazzava Oliver Naesen (Ag2R La Mondiale), terzo Kwiatkowski e solo quarto Sagan.
La Deceuninck ha condotto la gara in modo perfetto, permettendo ad un fuoriclasse come Alaphilippe di arrivare nelle migliori condizioni per potersi giocare le sue possibilità di vittoria. Lo stesso corridore transalpino si conferma come uno dei più grandi talenti del panorama ciclistico internazionale e, dopo la vittoria alle Strade Bianche di soli 15 giorni fa, riesce a ripetersi portando a casa la prestigiosa Classica di Primavera.
Queste le dichiarazioni di Julian Alaphilippe al traguardo: «La squadra ha corso in maniera perfetta, abbiamo lavorato per fare la selezione sul Poggio ma non sono riuscito a fare quello che volevo. Speravo infatti di creare una maggiore selezione, invece si è formato un gruppetto di atleti di grande valore. Sapevo che Trentin era più forte di me in volata, ma quando è partito tutto solo sull’Aurelia mi sono sentito rasserenato, perché era un rivale in meno per lo sprint. In basso alla discesa ho pensato a respirare e a cercare una buona posizione per lo sprint, così quando è partito Mohoric gli ho preso la ruota e sono andato dritto fino al traguardo. Una vittoria fantastica, una grandissima gioia».

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck-QuickStep 6:40:14
2 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
3 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
4 Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
5 Matej Mohoric (Slo) Bahrain-Merida
6 Wout Van Aert (Bel) Team Jumbo-Visma
7 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team
8 Vincenzo Nibali (Ita) Bahrain-Merida
9 Simon Clarke (Aus) EF Education First
10 Matteo Trentin (Ita) Mitchelton-Scott
11 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb 0:00:03
12 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb 0:00:08
13 Daniel Oss (Ita) Bora-Hansgrohe 0:00:24
14 Alexander Kristoff (Nor) UAE Team Emirates 0:00:27
15 Magnus Cort (Den) Astana
16 Fernando Gaviria (Col) UAE Team Emirates
17 Marco Haller (Aut) Katusha-Alpecin
18 Mike Teunissen (Ned) Team Jumbo-Visma
19 Davide Ballerini (Ita) Astana Pro Team
20 Giacomo Nizzolo (Ita) Dimension Data
21 Amund Grondahl Jansen (Nor) Team Jumbo-Visma
22 Davide Cimolai (Ita) Israel Cycling Academy
23 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
24 Clement Venturini (Fra) AG2R La Mondiale
25 Luka Mezgec (Slo) Mitchelton-Scott
26 Reinardt Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
27 Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
28 Sam Bennett (Irl) Bora-Hansgrohe
29 Caleb Ewan (Aus) Lotto Soudal
30 Jean-Pierre Drucker (Lux) Bora-Hansgrohe
31 Simone Velasco (Ita) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
32 Arnaud Demare (Fra) Groupama-FDJ
33 Matteo Montaguti (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec
34 Gianluca Brambilla (Ita) Trek-Segafredo
35 Krists Neilands (Lat) Israel Cycling Academy
36 Alberto Bettiol (Ita) EF Education First
37 Enrico Battaglin (Ita) Katusha-Alpecin
38 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
39 Jos van Emden (Ned) Team Jumbo-Visma
40 Roman Kreuziger (Cze) Dimension Data
41 Anthony Turgis (Fra) Direct Energie
42 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
43 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida
44 Lawson Craddock (USA) EF Education First
45 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky
46 Nicolas Roche (Irl) Team Sunweb
47 Dario Cataldo (Ita) Astana Pro Team
48 Marc Hirschi (Swi) Team Sunweb
49 Enrico Gasparotto (Ita) Dimension Data
50 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
51 Tom-Jelte Slagter (Ned) Dimension Data
52 Soren Kragh Andersen (Den) Team Sunweb
53 Jens Keukeleire (Bel) Lotto Soudal
54 Sven Erik Bystrom (Nor) UAE Team Emirates
55 Jacopo Guarnieri (Ita) Groupama-FDJ 0:00:35
56 Niki Terpstra (Ned) Direct Energie
57 Stephen Cummings (GBr) Dimension Data
58 Alessandro De Marchi (Ita) CCC Team 0:01:01
59 Stefan Kung (Swi) Groupama-FDJ 0:01:15
60 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
61 Christophe Laporte (Fra) Cofidis, Solutions Credits
62 Nacer Bouhanni (Fra) Cofidis, Solutions Credits
63 Carlos Barbero (Spa) Movistar Team
64 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
65 Elia Viviani (Ita) Deceuninck-QuickStep 0:01:27
66 Yves Lampaert (Bel) Deceuninck-QuickStep
67 Zdenek Stybar (Cze) Deceuninck-QuickStep
68 Philippe Gilbert (Bel) Deceuninck-QuickStep
69 Kristian Sbaragli (Ita) Israel Cycling Academy 0:01:29
70 Larry Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
71 Tom Van Asbroeck (Bel) Israel Cycling Academy
72 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
73 Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
74 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin
75 Cyril Lemoine (Fra) Cofidis, Solutions Credits
76 Jose Goncalves (Por) Katusha-Alpecin
77 Umberto Marengo (Ita) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
78 Dylan Groenewegen (Ned) Team Jumbo-Visma
79 Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo 0:01:33
80 Matteo Busato (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec 0:01:36
81 Sacha Modolo (Ita) EF Education First 0:01:54
82 Edward Theuns (Bel) Trek-Segafredo 0:02:06
83 Toms Skujins (Lat) Trek-Segafredo 0:02:13
84 John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo 0:02:37
85 Manuel Belletti (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec 0:02:39
86 Lukasz Wisniowski (Pol) CCC Team 0:02:54
87 Taco van der Hoorn (Ned) Team Jumbo-Visma
88 Yevgeniy Gidich (Kaz) Astana Pro Team
89 Anthony Roux (Fra) Groupama-FDJ
90 Giovanni Carboni (Ita) Bardiani CSF
91 Carlos Betancur (Col) Movistar Team 0:03:11
92 Dorian Godon (Fra) AG2R La Mondiale
93 Luis Mas Bonet (Spa) Movistar Team
94 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
95 Danny van Poppel (Ned) Team Jumbo-Visma
96 Francesco Gavazzi (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec
97 Manuele Boaro (Ita) Astana Pro Team
98 Jonas Gregaard Wilsly (Den) Astana Pro Team
99 Gijs Van Hoecke (Bel) CCC Team
100 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal
101 Mattia Cattaneo (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec
102 Maximiliano Richeze (Arg) Deceuninck-QuickStep
103 Luke Rowe (GBr) Team Sky
104 Oscar Gatto (Ita) Bora-Hansgrohe
105 Sebastian Langeveld (Ned) EF Education First
106 Heinrich Haussler (Aus) Bahrain-Merida 0:03:39
107 Kristijan Koren (Slo) Bahrain-Merida 0:03:51
108 Nikolas Maes (Bel) Lotto Soudal 0:04:46
109 Reto Hollenstein (Swi) Katusha-Alpecin 0:05:22
110 Koen de Kort (Ned) Trek-Segafredo 0:05:26
111 Michael Schar (Swi) CCC Team
112 Salvatore Puccio (Ita) Team Sky
113 Christopher Juul Jensen (Den) Mitchelton-Scott 0:05:27
114 Filippo Ganna (Ita) Team Sky 0:06:31
115 Owain Doull (GBr) Team Sky
116 Marcel Sieberg (Ger) Bahrain-Merida
117 Roger Kluge (Ger) Lotto Soudal
118 Julius van den Berg (Ned) EF Education First
119 Daryl Impey (RSA) Mitchelton-Scott
120 Robert Stannard (Aus) Mitchelton-Scott
121 Matthieu Ladagnous (Fra) Groupama-FDJ
122 Ignatas Konovalovas (Ltu) Groupama-FDJ
123 Zico Waeytens (Bel) Cofidis, Solutions Credits
124 Guillaume Van Keirsbulck (Bel) CCC Team
125 Marco Frapporti (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec
126 Fausto Masnada (Ita) Androni Giocattoli-Sidermec
127 Luca Pacioni (Ita) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
128 Bernhard Eisel (Aut) Dimension Data
129 Nans Peters (Fra) AG2R La Mondiale
130 Jerome Cousin (Fra) Direct Energie
131 Niccolo Bonifazio (Ita) Direct Energie
132 Mads Schmidt Wurtz (Den) Katusha-Alpecin 0:07:45
133 Matthias Brandle (Aut) Israel Cycling Academy
134 Roy Curvers (Ned) Team Sunweb 0:10:18
135 Conor Dunne (Irl) Israel Cycling Academy
136 Guy Sagiv (Isr) Israel Cycling Academy
137 Sebastian Schonberger (Aut) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
138 David Lozano Riba (Spa) Team Novo Nordisk
139 Joonas Henttala (Fin) Team Novo Nordisk
140 Charles Planet (Fra) Team Novo Nordisk
141 PŽter Kusztor (Hun) Team Novo Nordisk
142 Mirco Maestri (Ita) Bardiani CSF
143 Umberto Orsini (Ita) Bardiani CSF
144 Daniele Bennati (Ita) Movistar Team
145 Michal Golas (Pol) Team Sky
146 Markel Irizar (Spa) Trek-Segafredo
147 Mikel Landa (Spa) Movistar Team
148 Olivier Le Gac (Fra) Groupama-FDJ
149 Jurgen Roelandts (Bel) Movistar Team
150 Jasper Philipsen (Bel) UAE Team Emirates 0:13:56
151 Julien Duval (Fra) AG2R La Mondiale
152 Tim Declercq (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:14:42
153 Bert Van Lerberghe (Bel) Cofidis, Solutions Credits
154 Oliviero Troia (Ita) UAE Team Emirates
155 Kenneth Vanbilsen (Bel) Cofidis, Solutions Credits
156 Paul Ourselin (Fra) Direct Energie
157 Sam Brand (GBr) Team Novo Nordisk
158 Alessandro Tonelli (Ita) Bardiani CSF
159 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie
160 Daniel McLay (GBr) EF Education First
161 Andrea Peron (Ita) Team Novo Nordisk
162 Giovanni Visconti (Ita) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
163 Luca Raggio (Ita) Neri Sottoli-Selle Italia-KTM
164 Edoardo Affini (Ita) Mitchelton-Scott
165 Umberto Poli (Ita) Team Novo Nordisk 0:19:25
166 Michael Hepburn (Aus) Mitchelton-Scott 0:20:53
167 Alessandro Pessot (Ita) Bardiani CSF
168 Adam Hansen (Aus) Lotto Soudal

Con la vittoria alla Milano-Sanremo naltra perla va ad arricchire il palmarès di Julian Alaphilippe (foto RCS Sport)

Con la vittoria alla Milano-Sanremo n'altra perla va ad arricchire il palmarès di Julian Alaphilippe (foto RCS Sport)

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