CALTANISSETTA – ETNA: RITORNO DI FIAMMA SULL’OSSERVATORIO ROSA

Si torna sull’Etna, anche quest’anno deputato a rivestire il ruolo di primo arrivo in salita del Giro d’Italia. Stavolta si ascenderà da un versante inedito che unisce all’insidia delle pendenze quelle di una carreggiata decisamente più ristretta rispetto allo stradone che si era percorso nei precedenti arrivi sull’Etna; dunque ci si aspetta naturalmente più selezione e la tappa potrebbe rivelarsi più incisiva di quella, agonisticamente piuttosto deludente, che lo scorso anno terminò con il successo dello sloveno Polanc e ben poche scintille in gruppo.

Di nuovo sull’Etna, a soli dodici mesi dalla tappa che vi terminò al Giro dello scorso anno. Una doppietta che, in realtà, tale non è poichè stavolta si salirà da un altro versante e si raggiungerà un differente traguardo, molto più in basso rispetto ai quasi 2000 metri del Rifugio Sapienza, dove si erano imposti lo sloveno Polanc e prima ancora Contador (2011) e Bitossi (1967). La linea d’arrivo sarà, infatti, stesa presso la sede di Ragalna dell’Osservatorio Astrofisico di Catania, a 1736 metri di quota, percorsa una carrozzabile molto più stretta rispetto all’ampio stradone che sale da Nicolosi e che, per questo, già di suo garantirà una certa selezione naturale e distacchi forse anche più elevati di quelli che si registrarono lo scorso anno, al termine di una tappa che non ci riservò particolari emozioni da parte dei big della classifica. Ci saranno, dunque, meno chilometri di salita da percorrere (17.4 Km contro 14.1 Km) e anche il dislivello sarà più basso (1170 metri vs 918) ma, unitamente ad una pendenza media del 6,5%, si tratta comunque di numeri di tutto rispetto se si pensa che, a questo punto, si sarà ancora nel mezzo della prima settimana di corsa. Così, conformandosi alla località d’arrivo, questo traguardo sarà realmente un osservatorio sulla corsa rosa, permettendo per la prima volta di comprendere lo stato di forma dei primattori del Giro 2018, che giungeranno a quest’appuntamento già rodati da una parte e provati dall’altra dalle nervose frazioni precedenti e da quelle disputate in terra d’Israele e che, come abbiamo segnalato negli altri articoli, protrebbero anche avere un particolare peso in classifica.
La prima tappa di montagna di questa edizione prenderà il via da Caltanissetta, cittadina che in epoca ottocentesca era conosciuta come la “capitale mondiale dello zolfo” per gli allora sfruttattisimi giacimenti di questo prezioso minerale, scavato nelle numerose miniere della zona, oggi inattive. I primi 11 Km si percorreranno in discesa per arrivare ai piedi dell’unica altra salita prevista dal tracciato, oltre a quella conclusiva: composta di due tratti distinti separati da una breve porzione di strada pianeggiante (10,4 Km facilissimi al 2,9% e 7,3 Km più impegnativi al 5,1%), avrà come meta Enna, il capolugo di provincia più alto d’Italia – la quota massima dell’abitato è di 992 metri – conosciuto con il soprannome di “Belvedere di Sicilia” per le viste panoramiche che offre, in particolare dall’alto dei suoi due monumenti più visitati, la Torre di Federico II e il Castello di Lombardia, uno dei manieri medievali più vasti d’Italia, il cui nome ricorda la regione di provenienza dei soldati della guarnigione che lo sorvegliavano in epoca normanna. Percorsa la panoramica discesa a tornanti che riconduce verso i quartieri bassi di Enna, dai quali si era già transitati all’inizio del secondo tratto dell’ascesa, i corridori raggiungeranno la vicina frazione di Pergusa, dove il tracciato transiterà a breve distanza dalle rive dell’omonimo lago, l’unico bacino naturale della regione, attorno al quale si snoda un autodromo costruito nel 1951 e che ospitò in quattro occasioni anche gare di Formula 1 mentre nel 1997 fu sede del Ferrari Day, edizione alla quale partecipò anche Michael Schumacher, la cui presenza calamitò a Pergusa oltre centomila appassionati. Da Pergusa inizierà un tratto vallonato di quasi 40 Km nel cui cuore si effettuerà il passaggio da Piazza Armerina, altra frequentata meta turistica dell’ennese che attira i turisti grazie ai mosaici che si possono ammirare nella Villa romana del Casale, scoperta nel 1950 e dal 1997 inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. A breve distanza da questo centro – alcuni scorci del quale si possono ammirare nel film “Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile”, girato nel 1972 da Roberto Bianchi Montero – si trova presso Aidone un altro interessante richiamo archeologico, costituito dagli scavi di Morgantina, antica città siculo-greca famosa perché molti dei preziosi reperti che vi erano stati rinvenuti erano successivamente erano stati trafugati e avevano raggiunto l’America: è il caso della “Dea di Morgantina”, che nel 1988 era stata acquistata all’asta dal Paul Getty Museum di Malibù, dov’è rimasta esposta fin al giorno della restituzione all’Italia, avvenuta il 17 marzo del 2011, due mesi prima della riesposizione al pubblico nel locale museo archeologico.
Al passaggio da Aidone inizierà l’ultimo e più consistente dei tre tratti di discesa che caratterizzano i primi 100 Km di gara, una planata di 13.4 Km al 4.6% che condurrà nella valle del fiume Gornalunga, dove tra il 1963 e il 1972 fu realizzato l’artificiale Lago di Ogliastro, concepito per garantire l’approvvigionamento idrico alla Piana di Catania e la cui diga, realizzata in terra battuta, è intitolata alla memoria del sacerdote e politico caltagironese Don Luigi Sturzo. Transitati non lungi dai resti della medioevale Torre di Albospino inizierà la porzione più scorrevole di questa frazione, che nei successivi trenta chilometri non proporrà più dislivelli di sorta, costantemente pedalando tra le campagne mentre strada facendo si supereranno i corsi del Dittàino prima e del Simeto poi. Superato quest’ultimo fiume, il secondo della Sicilia per lunghezza ma il principale per ampiezza di bacino, la strada tornerà a puntare verso l’alto, anche se non si potrà ancora parlare di salita vera finchè si sarà giunti nel centro di Paternò, cittadina il cui nome deriverrebbe dal latino “Paetram Aitnaion” (Rocca degli Etnei) e il cui principale monumento è il castello normanno eretto nel 1072 dal conte Ruggero I di Sicilia, primo conquistatore della Trinacria, è del quale è giunto ai nostri giorni solo una possente torre. A questo punto mancheranno 24 Km all’arrivo, molti di più dei 14 segnalati sul grafico ufficiale della salita perché i tratti più impegnativi saranno preceduti da una decina di chilometri che potremmo definire di “ambientazione” ma che sono a tutti gli effetti un’ascesa, perché si pedalerà su di una pendenza media del 5,9% sino al passaggio da Ragalna, il comune ospitante l’arrivo etneo del 2017. Già all’uscita da questo centro s’inconteranno inclinazioni importanti, poiché i primi 4700 metri salgono al 7,2% superando il punto di pendenza massima dell’intera ascesa (15%) poco prima della fine di questo tratto. La salita tornerà ad ammorbidirsi nel percorrere la Strada Milia – 4 Km al 5% – abbandonando la quale s’imboccherà la strada d’accesso all’osservatorio, andando incontro alle riprese delle “ostilità” altimetriche. Nei successivi 4 Km la pendenza tornerà, infatti, a lievitare e con una media dell’8% si raggiungerà il bivio con la Pista Altomontana dell’Etna, itinerario di trekking che aggira il Mongibello ad ovest unendo il versante meridionale del vulcano a quello settentrionale, passato il quale la salita quasi si “spiattellerà” nei conclusivi 1500 metri che dolcemente salgono al traguardo con una media del 3,1%. È risaputo che, se prima c’è stata gran bagarre, i tratti pedalabili affrontati subito dopo quelli più aspri finiscono per dilatare i distacchi accusati in precedenza… e dunque forse quest’anno l’Etna riuscirà a eruttare sentenze più roventi rispetto a quelle sancite dalla tappa disputata dodici mesi fa. Corridori permettendo.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico Santa Barbara (524 metri). Quotato 523 metri sulle cartine del Giro 2017, è superato dalla SS 122 “Agrigentina” tra Caltanissetta e la località Ponte Capodarso. Vi sorge il Villaggio Santa Barbara, frazione di Caltanissetta che sarà attraversata dal gruppo a 3 Km dalla partenza.

Portella Castro (559 metri). Valicata dalla SS 117 bis “Centrale Sicula” tra la località Stretto Benesiti e il quartiere di Enna Bassa. Nei pressi del valico si trova lo scollinamento del primo dei due tratti dell’ascesa verso Enna.

Portella di Sant’Anna (744 metri). Vi sorge il quartiere di Enna Bassa, all’altezza del bivio sulla SS 117 bis “Centrale Sicula” con la SP 29 che sale verso la città alta.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Caltanissetta, Piazza Garibaldi

Enna, Torre di Federico II

Enna, Castello di Lombardia

Autodromo e lago di Pergusa

I stupendi mosaici romani rinvenuti nella Villa romana del Casale a Piazza Armerina

Scena di “Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile” girata nella centralissima Piazza Duomo di Piazza Armerina (www.davinotti.com)

Scena di “Rivelazioni di un maniaco sessuale al capo della squadra mobile” girata nella centralissima Piazza Duomo di Piazza Armerina (www.davinotti.com)

La “Dea di Morgantina”, perla del Museo Archeologico di Aidone

Gli scavi di Morgantina

Lago di Ogliastro

Torre di Albospino

Il castello normanno di Paternò

Il cancello che dà accesso all’ultimo tratto della strada diretta all’Osservatorio Astrofisico di Catania

L’Etna in eruzione e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2018 (www.corriere.it)

L’Etna in eruzione e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2018 (www.corriere.it)

AGRIGENTO – SANTA NINFA (Valle del Belice): UN SERPENTE ROSA DOVE LA TERRA TREMÒ

Secondo giorno sulle strade della Sicilia per il 101° Giro d’Italia che oggi visiterà le terre colpite 50 anni fa dal terremoto della Valle del Belice. Sarà offerta ai finisseur un’altra preziosa opportunità al termine di una frazione meno “intricata” rispetto a quella del giorno precedente ma che, come quella, potrebbe provocare qualche piccolo smottamento in una classifica dai distacchi ancora ridotti. Giornata presumibilmente tranquilla per i “big” alla vigilia del primo arrivo in salita.

Sono passati 50 anni, un anniversario tondo, dal gennaio del 1968 quando, tra il 14 e il 15 del mese, uno dei più devastanti terremoti che la storia d’Italia ricordi ridusse in polvere i centri della Valle del Belice, alle soglie dell’estremità occidentale della Sicilia. Come già accaduto in occasioni simili (a Gemona nel 1977 e nel 2006, all’Aquila nel 2010, al Vajont nel 2013 e a Modena nel 2014), la corsa rosa tornerà sui luoghi del dolore per portare un messaggio di speranza a queste terre, anche perché le ferite di un sisma rimangono sempre aperte a decenni di distanza e tornano a sanguinare quando i sopravvissuti riprovano le stesse emozioni di quelle ore al sentire notizie di altri terremoti, di altre vittime, di altre famiglie costrette ad abbandonare le lore case. L’omaggio avrà stavolta la forma di una tappa di pocò più di 150 Km che si aprirà nella celeberrima Valle dei Templi per poi terminare il suo giornaliero cammino serpeggiando tra borghi un tempo abitati e che furono precipitosamente abbandonati in quelle drammatiche ore dell’inverno del 1968. In mezzo s’incontrerà un tracciato totalmente privo di difficoltà nei primi 80 Km mentre la seconda metà gara presenterà un’altimetria che ricorda quella nervosa della frazione di Caltagirone, con quattro ascese consecutive che anticiperanno lo strappetto che introdurrà nella cittadina di Santa Ninfa, sede del traguardo. Se, dunque, la classifica sarà uscita rimescolata dalla tappa disputata poche ore prima, anche oggi si possono attendere nel finale alcune piccole “scosse di assestamento” con conseguenti avvicendamenti nelle posizioni e, considerati i distacchi che fin qui non saranno di grandissima entità, potrebbe anche cambiare il nome del detentore della maglia rosa alla vigilia della prima tappa di montagna del Giro 2018, che l’indomani riporterà la corsa sull’Etna.
Si partirà, dunque, da Agrigento affrontando fuori gara la discesa che, attraversando l’area archeologica della Valle dei Templi, dalla città che si chiamò Girgenti fino al 1927 condurrà i “girini” al chilometro zero, previsto nella frazione balneare di San Leone. Il tratto iniziale si svolgerà lungo il Mediterraneo, transitando non distante dalla casa natale di Luigi Pirandello e giungendo quindi a Porto Empedocle, borgo che si staccò amministrativamente dalla vicina Agrigento nel 1853 e che, dopo essersi chiamato Molo di Girgenti, assunse una decina d’anni dopo l’attuale denominazione in ricordo del famoso filoso Empedocle, vissuto nel V secolo nell’allora Akragas e che, secondo una leggenda, morì gettandosi nel cratere dell’Etna nel tentativo di scoprirne i misteri dell’attività eruttiva. Successivamente la corsa lambirà uno dei tratti più suggestivi della costa siciliana, dove si trova la spettacolare Scala dei Turchi, falesia il cui candore ricorda quello delle britanniche scogliere di Dover mentre il nome ci rammenta passate scorrerie saracene, dirette in questo luogo giacché offriva un approdo riparato dai venti. Si pedalerà poi nel “nulla” o quasi per circa cinquanta chilometri perché, a questo punto, gli organizzatori hanno optato per il nuovo tracciato della strada statale 115 “Sud Occidentale Sicula”, la più lunga dell’isola, che taglia i tratti più tortuosi della vecchia strada ma anche il passaggio nei centri abitati incontrati lungo il cammino. È una scelta a prima vista impopolare, che si spiega con la volontà di contenere il chilometraggio, sia alla luce del lungo trasferimento previsto nella serata verso Caltanissetta – distante quasi 160 Km da Santa Ninfa – sia per non sforare troppo il tetto dei 3500 Km complessivi imposto dell’UCI che, comunque, ogni tanto concede qualche “divagazione” (il percorso del Giro 2018 già di suo lo “sfonda” di quasi 50 Km). Saranno così tagliati fuori dal percorso centri come Siculiana e Realmonte, presso il quale si trova una delle tre miniere di salgemma ancora attive in Sicilia, “dotata” di una cattedrale scavata nel sale. Più “fortunati” saranno i cittadini di Montallegro perché la nuova statale transita proprio accanto alla cittadina, fondata nel 1574 in una zona pianeggiante situata ai piedi della piccola altura sulla quale si trovava il preesistente borgo, del quale rimangono scarsi resti.
Tagliato anche il passaggio da Ribera – città natale del politico e patriota italiano Francesco Crispi – si attraverseranno le terre di produzione dell’arancia di Ribera D.O.P. prima di ritrovare la viabilità “ordinaria” in vista dal passaggio da Sciacca, una delle più rinomate località turistiche della Sicilia, frequentata per le sue terme e conosciuta anche per i festeggiamenti che si tengono in occasione del carnevale. In questo centro che vanta anche molti edifici d’interesse artistico – soprattutto chiese – il Giro d’Italia ci ha lasciato, ahinoi, un triste ricordo che porta la data del 12 maggio del 1986, quando vi si concluse la prima tappa di quell’edizione, vinta da Sergio Santimaria. La cronaca di quella giornata registrò, tra gli altri fatti, la brutta caduta del corridore lombardo Emilio Ravasio, che picchiò con violenza la testa sul marciapiede e, rientrato in albergo dopo aver terminato la tappa senza apparenti problemi, si sentì male nella camera che condivideva con il compagno di squadra Gianni Bugno: ricoverato in ospedale sarà operato d’urgenza per rimuovere un grumo di sangue dalla scatola cranica, entrerà in coma e morirà alcuni giorni dopo, una tragedia che a molti ricordò il dramma di Fausto Coppi che nel 1952 perse il fratello Serse per un simile incidente.
Prima di andare ad affrontare la fase più impegnativa di questa frazione bisognerà percorrere ancora una quindicina di chilometri di snellissima strada a scorrimento veloce, tratto che si concluderà all’altezza dello svincolo per Menfi, centro del quale è originaria la maglia rosa più meridionale di sempre, Salvatore Puccio, che vestì le insegne del primato per ventiquattrore nel 2013 grazie al successo della sua formazione, il Team Sky (allora Sky ProCycling), nella cronosquadre disputata sull’Isola d’Ischia.
Allontanandosi da Melfi il percorso si dirigerà verso la Valle del Belice e da lì a breve il gruppo affronterà la più facile delle salite che punteggiano il finale, diretta a Santa Margherita di Belice, centro che fu distrutto dal sisma di 50 anni fa e che ebbe la fortuna di poter essere ricostruito dove si trovava, recuperando i resti degli edifici di maggior pregio che vi si trovavano come l’ex Chiesa Madre e l’adiacente Palazzo Filangeri di Cutò, oggi sedi di musei rispettivamente dedicati alla memoria di quei tragici giorni e al romanzo “Il Gattopardo”, in parte ambientato a Santa Margherita dall’autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la cui famiglia qui possedeva una residenza di campagna. Nel corso della successiva discesa la corsa entrerà in provincia di Trapani, sulle cui strade si snoderanno i chilometri conclusivi e questo è, nel suo piccolo, un fatto storico perché in quasi 110 anni di storia il Giro non aveva mai proposto un arrivo di tappa nel trapanese. Superata anche la salita di Partanna, molto dolce nelle pendenze come tutte le altre che si dovranno superare quest’oggi, la corsa si dirigerà verso il cuore della valle, luogo dove fu registrato l’epicentro del sisma che vide costretti gli abitanti dei borghi della zona – Gibellina, Salaparuta e Poggioreale – a ricostruire i loro centri più a valle, in posizioni più sicure. È tra le due anime di uno di questi centri che si snoderà l’ultima delle salite “ufficiali” in programma, che inizierà dalla nuova Poggioreale per concludersi poco distante dai ruderi del vecchio borgo, vero e proprio “paese fantasma” nel quale nel 2000 il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore girò alcune scene di Malèna. Non è questo, però, il paese simbolo del terremoto belicino, ruolo incarnato dalla vicina Gibellina Vecchia, i cui ruderi sono celati alla vista dal Cretto di Burri, monumento-memoriale realizzato tra il 1984 e il 1989 dall’artista umbro Alberto Burri e ultimato solamente nel 2015, vent’anni dopo la scomparsa del creatore di quest’opera di land-art realizzata coprendo i resti del borgo sotto una gigantesca colata di cemento intersecata da fenditure che ricordando le strade della scomparsa Gibellina. Quest’immensa lastra tombale costituirà il momento di maggior impatto emotivo di questa frazione che, sfiorato il Cretto, proporrà un altro tratto di pedalabile salita prima di lanciarsi nella planata che deporrà il gruppo ai piedi dello strappo di Santa Ninfa, succulento bocconcino per i finisseur alla caccia di un’altra prestigiosa preda.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella dell’Omo Morto (140 metri). Valicata dall’ex tracciato della SS 115 “Sud Occidentale Sicula” tra Siculiana e Montallegro, è chiamata Sella Omomorto sull’atlante stradale del Touring Club Italiano. Il percorso della 5a tappa del Giro la eviterà percorrendo la nuova statale che transita esattamente sotto la sella con una breve galleria.

Portella Misilbesi (295 metri). All’altezza di questo piccolo valico situato lungo la strada da Menfi a Santa Margherita di Belice è stato realizzato lo svincolo tra la SS 188 “Centro Occidentale Sicula” e la SS 624 “Palermo-Sciacca”.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Agrigento, Tempio della Concordia

Agrigento, casa natale di Pirandello

Scala dei Turchi

La miniera di salgemma di Realmonte (www.siciliafan.it)

La miniera di salgemma di Realmonte (www.siciliafan.it)

Duomo di Sciacca

Santa Margherita di Belice, Palazzo Filangeri di Cutò e il Museo della Memoria

Santa Margherita di Belice, i ruderi del vecchio borgo convivono con le palazzine erette dopo il sisma del 1968

La piazza della nuova Poggioreale

La piazza della vecchia Poggioreale

Scena di ‘’Malèna’’ girata nella piazza della vecchia Poggioreale con alcuni fotoritocchi per celare le rovine del borgo danneggiato dal terremoto (www.davinotti.com)

Scena di ‘’Malèna’’ girata nella piazza della vecchia Poggioreale con alcuni fotoritocchi per celare le rovine del borgo danneggiato dal terremoto (www.davinotti.com)

I ruderi della vecchia Salaparuta vista dalla strada che percorreranno i “girini”

Tra le “strade” del Cretto di Gibellina Vecchia

La chiesa parrocchiale, a sinistra, e il municipio di Santa Ninfa, eretti dopo il sisma che colpì anche la città sede d’arrivo

Il Cretto di Burri a Gibellina Vecchia e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2018 (www.www.abitare.it)

Il Cretto di Burri a Gibellina Vecchia e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2018 (www.www.abitare.it)

CATANIA – CALTAGIRONE: SICILIA, U GIRU ANCORA CCA IÈ!!!

Il Giro ritrova la Sicilia, che già l’anno scorso ha accolto il Giro dopo la partenza dalla Sardegna e il lungo trasferimento attraverso il Tirreno. Stavolta si arriva da molto più lontano e si ripartirà con una tappa che potrebbe scombussalare leggermente la classifica a causa dei continui saliscendi che s’incontreranno sulle tortuose strade dei Monti Iblei. Può bastare un attimo per vedersi scappare sotto il naso il gruppo, lungo un percorso che poco agevola le operazioni d’inseguimento e che costituirà una bella gatta da pelare anche per quei corridori che solitamente faticano a ritrovare il colpo di pedale dopo il giorno di riposo.


In cento edizioni non era mai successo un simile fatto e non ci stiamo riferendo alla straordinaria e chiaccherata partenza della corsa rosa fuori dai confini del continente europeo. Il 101° Giro d’Italia farà scalo per tre giorni in Sicilia dopo il lungo trasferimento dall’Asia e fin qui nulla d’eccezionale, sennonché la “Trinacria” era già stata visitata dalla corsa l’anno scorso e finora mai il Giro aveva percorso le strade dell’isola in due edizioni successive, stavolta fermandosi per un giorno in più rispetto al 2017. Saranno 72 ore – anzi quasi 100 contando anche il riposo – di passione autentica, come quella che le genti del sud da sempre riversano sulle strade quando il Giro è ospite in casa loro, indipendentemente dalla regione attraversata. E la passione si sposerà a percorsi avvincenti, che vedranno i “girini” far ritorno sull’Etna dopo aver affrontato gli infiniti saliscendi siculi che caratterizzano in particolare la frazione del debutto del Giro 2018 sulle strade italiane, già insidiosa di suo per il collocarsi subito dopo il giorno di riposo, delizia per i più ma croce per diversi corridori perché interviene a spezzare il ritmo di gara consolidatosi nei primi giorni di corsa. La Catania – Caltagirone, insomma, potrebbe dunque rappresentare una brutta gatta da pelare per questi corridori anche perché non si ripartirà con una tappa tranquilla: i 191 Km che gli organizzatori hanno disegnato tra le due cittadine presentano solo meno di una decina di chilometri da percorrere in pianura e, per il resto, saranno un continuo salire e scendere lungo un percorso tortuoso che proporrà soli due GPM ma che, se si fosse voluto mettere il Gran Premio della Montagna in cima a ciascuna ascesa, ne avrebbe presentati una quindicina. Tanto per gradire ci sarà subito uno strappo in partenza, 2,3 Km al 4% per portarsi nel sobborgo catanese di San Giovanni Galermo e poi scendere verso Misterbianco, del quale è originario l’ex ciclista italo-belga Giuseppe “Pino” Cerami, scomparso nel 2014 e nel cui palmarès spiccano il successo nella Parigi-Roubaix nel 1960 e nella tappa di Pau al Tour de France del 1963, conquistata alla “veneranda” età di 41 anni (a tutt’oggi è il vincitore di tappa più anziano della Grande Boucle nel dopoguerra). Superato questo dentello iniziale si percorrerà quindi l’unico tratto di pianura per portarsi a sud di Catania, transitando nella zona dove si trova l’aeroporto di Fontanarossa prima di ritrovare i saliscendi, filo conduttore di questa prima tappa italiana del Giro 2018. Le successive difficoltà altimetriche anticiperanno il passaggio per i centri di Lentini e Carlentini, che ricordano nel nome la colonia greca di Leontinoi, della quale si sono conservati in particolare i resti dell’arcaica cinta muraria. Si giungerà quindi sulle strade di Sortino, uno dei comuni promotori del Trofeo Pantalica, scomparsa corsa professionistica che s’è disputata tra il 1975 e il 2003: è stato Beppe Saronni il recordman di successi (5 affermazioni) in questa gara che si correva in primavera e prendeva il nome dal principale richiamo turistico della valle dell’Anapo, la necropoli di Pantalica, protetta dall’UNESCO dal 2005 assieme alla vicina città di Siracusa e che costituisce una delle “eccellenze” archeologiche della Sicilia, sfruttata come luogo di sepoltura nel periodo a cavallo tra l’età del bronzo e quella del ferro. È subito dopo Sortino che avrà inizio la più lunga tra le numerose ascese previste oggi, quella delle cosiddette Pietre Calde, che si compone di un primo tratto di 3,5 Km al 4,8% e di una seconda parte ancor più pedalabile che raggiunge lo scollinamento, valido come GPM, in 9 Km inclinati al 2,9%. Leggermente più consistenti sono le pendenze della successiva discesa verso Ferla, cittadina iscritta nel circuito dei borghi più belli d’Italia e che nel 1970 divenne la fittizia Filaruta nel film “Il trapianto”, in parte qui girato dal celebre Steno, padre dei fratelli Vanzina, anch’essi affermati registi. I cinque tornanti verso Cassaro, centro il cui nome ricorda il dominio arabo su queste terre (la chiamarano Kasr, ovvero castello), movimentano la seconda parte della planata, terminata la quale si riprenderà l’ascensore per scavalcare dapprima il Monte Pavone e portarsi poi a Palazzolo Acreide, una delle principali cittadine dell’entroterra siracusano, pure inserita nella lista dei beni dell’umanità dell’UNESCO assieme agli altri centri tardobarocchi della Val di Noto, ma che offrono al turista anche interessanti richiami archeologici come i resti della sottocolonia greca di Akrai, presso la quale si trova il santuario rupestre dei Santoni.
È giunta l’ora di salutare la provincia di Siracusa per passare in quella di Ragusa, la più meridionale d’Italia, che sarà attraversata per circa una decina di chilometri nella zona dei Monti Iblei, transitando ai piedi della sua cima più elevata, il Monte Lauro (987 metri), un tempo parte di un vulcano sottomarino attivo nell’epoca del Miocene, iniziata 23 milioni di anni fa. All’inizio di questo tratto bisognerà affrontare un ripido strappo di circa 1 Km e mezzo (pendenza media del 7,3%), che introdurrà una porzione di percorso vallonata attraverso gli unici due comuni ragusani coinvolti dal percorso, Giarratana e Monterosso Almo, tra i quali si estende l’area archeologica del parco di Calaforno, dove sono state scoperte 35 stanze scavate nel sottosuolo in epoca preistorica e che furono inizialmente utilizzate come necropoli per poi essere convertite in santuario durante il periodo della dominazione greca.
Negli ultimi 55 Km si tornerà a pedalere sulle strade della provincia di Catania, che riaccoglierà la corsa con il secondo e ultimo gran premio della montagna, previsto a Vizzini (4,5 Km al 4,3%), il centro dove il 2 settembre del 1840 nacque Giovanni Verga, che vi ambientò diverse delle novelle che scrisse, come la celebre “Mastro Don Gesualdo”. Caltagirone dista una trentina di chilometri da Vizzini se si seguisse la strada più diretta, ma questa non è la via scelta dagli organizzatori, che faranno serpeggiare la carovana sulle alture degli Iblei con un tracciato tortuoso che ora in programma la breve salita (2,2 Km al 5,9%) verso Licodia Eubea, cittadina nella quale si trova il piccolo lago artificiale del Dirillo e della quale fu feudataria la famiglia Ruffo di Calabria, il casato di Paola del Belgio, regina dello stato nordeuropeo dal 1993 al 2013. Un tratto in quota di una decina di chilometri porterà quindi la corsa a Grammichele, centro caratteristico per la sua pianta esagonale che ricorda quella della friulana Palmanova e che fu disegnata dal principe Carlo Maria Carafa Branciforte, feudatario del luogo, dopo l’11 gennaio del 1693 un tremendo terremoto aveva raso al suolo il vicino centro abitato di Occhiolà. Anche in questo caso si sarebbe potuti andare velocemente al traguardo rimanendo in quota e, invece, pure stavolta è stato pensato un giro più ampio che prevede ora di affrontare una veloce discesa di una decina di chilometri verso la valle del torrente Caltagirone e da lì risalire per tornare sui colli con una morbida ascesa finale di 13 Km che, pur priva di notevoli pendenze, gola fa ai finisseur che potrebbe cogliere l’affermazione nella cittadina che per la prima volta nella storia accoglierà la corsa rosa e che celebre è per la produzione di ceramiche di pregio. Bellezze fragili, come fragile sarà ancora la classifica in questa prima fase di Giro e potrebbe bastare un nulla, tra gli “urti” dei numerosi saliscendi previsti, perché qualche pesce grosso rimanga incagliato nelle crepe che potrebbero aprirsi dalla maglia rosa in giù.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella Cugni. Valicata dalla Strada Provinciale 9 “Carlentini – Sortino”, tra i due centri,

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Catania, Piazza Duomo

La necropoli di Pantalica

Scena de ‘’Il trapianto’’ girata in Piazza Santa Sofia a Ferla (www.davinotti.com)

Scena de ‘’Il trapianto’’ girata in Piazza Santa Sofia a Ferla (www.davinotti.com)

Palazzolo Acreide, Basilica di San Sebastiano

Il teatro greco dell’antica Akrai, presso Palazzolo Acreide

Panorama sui Monti Iblei dalla cima del Monte Lauro

Le grotte scoperte nel Parco di Calaforno (http://catania.liveuniversity.it)

Le grotte scoperte nel Parco di Calaforno (http://catania.liveuniversity.it)

Palazzo Verga a Vizzini, casa natale di Giovanni Verga

Il lago Dirillo presso Licodia Eubea

L’esagonale piazza posta al centro dell’esagonale cittadina di Grammichele

La celebre scalinata in ceramica di Santa Maria del Monte a Caltagirone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2018 (www.minube.it)

La celebre scalinata in ceramica di Santa Maria del Monte a Caltagirone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2018 (www.minube.it)

BE’ER SHEVA – EILAT: E ADESSO TUTTI NEL DESERTO!!!

Si annuncia come la più impegnativa frazione della tre giorni israeliana, anche se l’altimetria lascerebbe pensare a una tappa abbastanza tranquilla, insidiosa sola per il chilometraggio abbondantemente sopra i 200 Km. Ma oggi ci sarà da fare i conti con il deserto, teatro di gara dal primo all’ultimo chilometro e così caldo e vento saranno due variabili che potranno lasciare indelebilmente il segno: qualcuno già fin d’ora potrebbe vedersi costretto a rimettere in cantina i sogni di ben figurare in classifica e a ricalcolare i propri obiettivi.

Se dovessimo basarci sulla sola altimetria la etichetteremmo subito come una delle frazioni meno impegnative la terza del Giro d’Italia, l’ultima sul suolo israeliano prima del lungo trasferimento verso il Bel Paese. L’unica difficoltà reale sembrerebbe, a prima vista, solo la distanza da percorrere – quasi 230 Km – perché l’altimetria è poco appariscente, movimentata da tranquillissimi saliscendi nei primi 130 Km e caratterizzata da sola pianura nella rimanente porzione di strada. Invece potrebbe rivelarsi come una delle giornate più ostiche della 101a edizione della corsa rosa e questo per l’habitat nel quale per intero si svolgerà: il deserto! Il caldo sarà un avversario di non poco conto ma anche la principale materia della quale è costituito il deserto offrirà un grattacapo di non poco conto se dovesse capitare una giornata di vento: stavolta, oltre al rischio di ventagli ci sarà quello di incappare in ben poco gradite tempeste di sabbia, come capitato in recenti occasioni al Tour of Qatar. In tal caso, però, sarà sicuramente adottato dalla giuria l’Extreme Weather Protocol introdotto dall’UCI nel 2016 e che prevede di annullare, interrompere momentaneamente oppure accorciare le tappe in caso di maltempo, di vento eccessivo o di temperature troppo elevate. Se, invece, le condizioni non fossero così estreme ma non mancassero comunque le problematiche sopra evidenziate ecco che la tappa potrebbe rivelarsi molto più selettiva del previsto e qualcuno potrebbe già oggi dire l’addio alla possibilità di giocarsi la vittoria nel Giro o solo, se si è appartenenti alla schiera dei velocisti, di disputare il successo parziale in quel di Eilat. Nello specifico il terreno di garà sarà il deserto del Negev che occupa un’area di 13.000 km², corrispondente con l’intera porzione meridionale dello stato d’Israele, incuneata con una forma di triangolo rovesciato tra la Giordania e l’Egitto e al cui vertice si trova Eilat, nell’unico punto dello stato bagnato dalle acque del Mar Rosso. Nel mezzo della larghissima base del triangolo c’è, invece, la città di Be’er Sheva, la più grande dell’area del Negev, conosciuta in italiano come Bersabea, il toponimo utilizzato dalla nostra versione della Bibbia, dove è citata complessivamente 33 volte, non solo per gli episodi che vi si svolsero ma anche come estremo limite meridionale dell’allora regno d’Israele: già all’epoca era un’importante cittadina della quale, a breve distanza dalla città moderna, possono esserne visitati i resti all’interno di un sito archeologico che dal 2005 ha l’egida dell’UNESCO.
Si lascerà Bersabea pedalando sin da subito tra i tipici colori del deserto, mentre si rimarrà costantemente – con l’esclusione dei chilometri conclusivi nell’abitato di Eilat – sull’Highway 40, ampia superstrada che presenta i tratti panoramicamente più avvincenti proprio nell’attraversamento del Negev. Non si incontreranno difficoltà altimetriche di sorta nei primi 30 Km, nel corso dei quali il tracciato sfiorerà il Camp Ariel Sharon, base militare inaugurata nel 2014 e intitolata al politico israeliano, ex primo ministro dello stato, scomparso nel gennaio di quell’anno dopo una lunga malattia: la particolarità di questa base militare è legata al ciclismo poiché è stato deciso di limitare il più possibile l’accesso ai mezzi motorizzati e chi vi lavorerà potrà usufruire di un servizio di bike sharing. La presenza della base ci ricorda che queste sono state, e talvolta lo sono ancora, zona di guerra: la città di Gaza e la sua “striscia” rivendicata dallo Stato di Palestina si trovano a una quarantina di chilometri da Bersabea, mentre il tracciato di questa frazione quasi al termine del pianeggiante tratto iniziale attraverserà la zona del Negev dove, durante la guerra arabo-israeliana del 1948, furono combattute le due battaglie di Bir ‘Asluj, ricordate da un monumento-memoriale eretto l’anno successivo non distante dal kibbutz di Mashabei Sadeh utilizzando pietre prelevate dalla locale stazione di polizia, che fu uno degli epicentri della battaglia combattuta nel mese di giugno, mentre l’altra si svolse nei giorni del Natale.
Seguirà un tratto altimetricamente increspato percorrendo il quale ci si porterà in una località cara agli israeliani, Sde Boker, perché è in quest’altro kibbutz che visse a lungo e vi morì il 1° dicembre del 1973 David Ben Gurion, padre fondatore dello stato la cui casa è oggi divenuta un museo aperto alle visite, meta di veri e propri pellegrinaggi. Un’altra frequentata meta turistica di questa zona del Negev sarà raggiunta poco dopo dal gruppo, il Parco Nazionale di Ein Avdat. Si tratta di qualcosa d’inattesa perché nel bel mezzo del deserto non ci si aspetta certo di trovare cascate e un canyon occupato da una piscina naturale: è una delle due principali attrattive dell’area, presso la quale si trovano anche i resti dell’antica città di Avdat, abbandonata dopo il VII secolo d.C., che fu il principale centro della Via dell’Incenso, itinerario commerciale che connetteva l’area del Mediterraneo con la Penisola Arabica, e che è conosciuta anche per esser stata set di gran parte delle riprese del celebre film musical Jesus Christ Superstar, girato nel 1973.
È arrivato il momento d’inerpicarsi – sempre molto dolcemente, al punto che in vetta non ci sarà lo striscione del GPM ad attendere i corridori – verso la “Cima Coppi” della trasferta israeliana, raggiunta agli 840 metri sul livello del mare di Mitzpe Ramon, la più elevata città del Negev e una delle più spettacolari per la sua posizione affacciata sul Cratere Ramon, il più grande del mondo, lungo ben 40 Km e profondo 500 metri. I corridori planeranno lungo le pendici interne della “caldera” affrontando il primo dei tre tratti di discesa che s’incontreranno lungo la strada per Eilat, poco più di 7 Km al 4,9% – con pendenze fino al 10% – movimentati da un paio di panoramici tornanti, da impostare su di un’ampia carreggiata che presenterà ben pochi problemi e consentirà ai “girini” d’alzare ogni tanto lo sguardo per ammirare l’affascinante paesaggio circostante.
Inizierà ora un tratto variegato di una quarantina di chilometri caratterizzato da due porzioni vallonate separate da un infinito rettilineo pianeggiante di quasi 12 Km: mentre quest’ultimo taglia nel mezzo il deserto in una zona abbastanza anonima anche dal punto di vista turistico, i tratti a saliscendi scorrono in zone dove si trovano due luoghi d’interessante richiamo, l’Ammonite Wall (parete rocciosa incastonata di fossili d’ammonite) e l’Ada Canyon, gola d’arenaria creata da Madre Natura 30 milioni di anni fa non distante dalla Zuriaz Mountain, sulla quale è possibile incontrare esemplari selvaggi dello stambecco della Nubia. Quando mancheranno poco più di 100 Km al traguardo si supererà l’ultimo tratto di salita previsto da questa frazione, che è anche il più impegnativo: passato questo strappo di circa 1 Km al 7,6%, valido per la classifica dei GPM, non s’incontreranno più difficoltà altimetriche e l’unica variante alla pianura sarà un tratto in discesa di 6 Km al 5,2% che spezzerà un po’ la monotonia del percorso a una sessantina di chilometri dalla conclusione. Nel finale si cambierà habitat, pur essendo ancora predominante il deserto, percorrendo la valle del Wadi Araba, il corso d’acqua lungo 166 Km che costituisce per gran parte del suo percorso una sorta di confine naturale con la Giordania e mette in comunicazione le acque del Mar Rosso con quelle del Mar Morto, situato nella più profonda depressione della terra (il livello dell’acqua è circa 400 metri sotto il livello del mare). In quest’ultima fase di gara nei tipici del deserto s’inseriranno quelli delle aree verdi create dall’uomo nei pressi dei sette kibbutz che si succederanno lungo la strada per Eilat, il più importante dei quali è Yotvata, dotato anche di un piccolo aeroporto, utilizzato solo dai coltivatori della zona e in caso d’emergenza. C’è spazio anche per la natura “protetta” in quest’ultimo tratto del Negev, come quella che si può ammirare nella riserva di Hai-Bar, costituita allo scopo di reintrodurre in quest’area gli animali citati nella Bibbia e nella quale è possibile compiere safari tra struzzi, antilopi addax (famose per le corna “a vite”) e orici. E le leggendarie miniere di Re Salomone? Si troverebbero anche loro in questo angolo d’Israele, per la precisione nell’area del parco nazionale di Timna, dove s’è cavato rame a partire proprio dall’epoca dell’Età del Rame, ben ottomila anni fa, sino al Medioevo in maniera continuata e poi sporadicamente sino all’istituzione dell’area protetta nel 2002.
Ora da cavare ci saranno solo le rimanenti energie, messe a dura prova dal caldo del deserto, e prepararsi all’imminente volata, ultimo atto del “grand départ” israeliano del Giro d’Italia 2018.

Mauro Facoltosi

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L’area archeologica dell’antica Bersabea (Be’er Sheva)

Il memoriale della battaglia di Bir ‘Asluj

La casa di David Ben Gurion a Sde Boker (panoramio)

La casa di David Ben Gurion a Sde Boker (panoramio)

La piscina naturale del Parco Nazionale di Ein Avdat

L’area archeologica di Avdat

Il cratere di Ramon visto da Mitzpe Ramon

Le pareti del cratere viste in direzione di Mitzpe Ramon

Ammonite Wall

Uno degli ultimi tratti vallonati della supestrada che attraversa il Negev

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

La superstrada per Eilat sfiora la riserva naturale di Hai-Bar

Parco Nazionale di Timna

La spiaggia di Eilat, bagnata dal biblico Mar Rosso

La strada che attraversa il deserto del Negev, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2018 (www.earthtrekkers.com)

La strada che attraversa il deserto del Negev, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2018 (www.earthtrekkers.com)

HAIFA – TEL AVIV: VIA COL VENTO D’ISRAELE

Prima tappa in linea con l’incognita del vento per il Giro che scatta da Israele. Buona parte dei 167 Km che si dovranno percorrere tra Haifa e Tel Aviv si snoderà in prossima delle coste del Mediterraneo e le folate che spirano dal mare potrebbero dare parecchio filo da torcere a tutti, non solamente alle formazioni dei velocisti, naturali favoriti per il successo di giornata.

Dopo la movimentata crono d’avvio sulle strade di Gerusalemme il Giro si rimette in marcia con una tappa che, sulla carta, è la più semplice fra le tre disegnate in Israele. Solo sulla carta, però, perché – a dispetto di un tracciato non particolarmente denso di chilometri (se ne dovranno percorrere 167) e caratterizzato solo da una facile ascesa lontana dall’arrivo – presenterà un trabocchetto di non poco conto, quello del vento. Infatti, la tappa si snoderà prevalentemente lungo le coste del Mar Mediterraneo e nelle sue immediate adiacenze ed è risaputo che le folate trasversali, quando particolarmente forti, sono in grado di selezionare il gruppo, come capitò per esempio nella pianeggiante tappa di Saint-Amand-Montrond del Tour de France del 2013, al termine della quale uno dei grandi nomi di quell’edizione, lo spagnolo Valverde, proprio per colpa del vento sprofondò in classifica perdendo quel giorno quasi 10 minuti dagli altri avversari, giunti assieme al traguardo dove s’impose il britannico Mark Cavendish. Era quella una tappa da velocisti e, vento e Valverde a parte, lo fu e lo sarà anche questa di Tel Aviv, prima delle sette-otto giornate che gli organizzatori hanno riservato agli esponenti della speciale categoria, che poi l’indomani avranno la possibilità di giocarsi la rivincita nell’ancor più insidiosa tappa di Eilat.
Oggi si partirà da Haifa, il primo porto israeliano della storia, situato ai piedi del Monte Carmelo, estrema propaggina dell’omonima catena montuosa il cui nome significa “Vigna di Dio” e sul quale visse il biblico profeta Elia. I primi 20 Km si percorreranno in direzione nord, opposta rispetto a quella di Tel Aviv, fino a raggiungere la città di Acri, famosa per essere stata la principale porta d’accesso alla Terra Santa durante le spedizione dei Crociati, che ne fecero la capitale dello stato da loro creato (noto anche come “Terre d’Oltremare”) fino al momento della definitiva riconquista araba del 1291. Nel XVI secolo sarà quindi annessa all’impero ottomano, che vi costruì il monumento più visitato della cittadina, la cittadella fortificata che dal 2001 è iscritta nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Il percorso si allontenerà ora dal mare per addentrarsi nell’immediato entroterra e, intrapreso il giro di boa per tornare verso sud, comincerà una serie di lievi saliscendi, che il gruppo supererà percorrendo un’ampia superstrada a due corsie che punta nuovamente in direzione del Monte Carmelo, doppiato transitandone ai piedi del versante meridionale. In questa fase di gara si pedalerà quasi sempre distante dai centri abitati, sfiorando le cittadine di Kiryat Ata, fondata nel 1925 da un’associazione religiosa di Varsavia, e di Yokneam Illit, sviluppatasi dopo gli anni ’50 da quella che in origine era una ma’abara, un campo di transito dove era dato provvisorio alloggio agli ebrei che si trasferivano definitivamente in Israele, divenuto stato indipedente il 14 maggio del 1948.
Percorsi una novantina di chilometri di gara si arriverà al primo appuntamento riservato agli scalatori poiché, percorsa una facile salita di 3 Km al 4,5%, saranno per la prima volta in questa edizione messi in palio i punti della classifica dei Gran Premi della Montagna a Zikhron Ya’aqov, cittadina che ha soli 135 anni di storia ma il cui nome è scritto nella storia di questo paese: si tratta, infatti, di uno dei primi insediamenti ebraici fondati in questa terra, per opera di un gruppo di pionieri proveniente dalla Romania e guidati dal banchiere francese Edmond James de Rothschild, che dedicherà il villaggio al padre James (la traduzione del nome è “Ricordo di Giacobbe”). Superata quest’asperità mancheranno 76 Km da percorrere, totalmente pianeggianti ma insidiosi perché, terminata l’escursione nell’entrorerra, da qui al traguardo si tornerà a pedalare in vista del mare. Nelle fasi successive s’incontrerà anche la pagina culturalmente più interessante di questa giornata, quando la corsa giungerà sulle strade di Cesarea, la moderna città che convive con i resti dell’antica Cesarea Marittima, fondata dal celebre re della Giudea Erode il Grande – passato alla storia per aver ordinato la tragica Strage degli Innocenti d’evangelica memoria – e che costituì uno dei principali porti della Palestina, dal quale iniziarono i viaggi degli apostoli Pietro e Paolo alla volta di Roma, dove entrambi saranno martirizzati. Di quell’epoca rimangono interessanti resti, come quelli del Teatro romano e dell’acquedotto, le cui arcate oggi fanno da sfondo a una delle più conosciute spiagge israeliane.
Proseguendo si giungerà quindi a Hadera, fondata nel 1891 in posizione quasi equidistante da Haifa e Tel Aviv e originariamente composta di poche case erette accanto alla sinagoga e oggi arrivata a contare oltre 77000 abitanti, molti dei quali immigrati. Poco dopo inizierà il tratto più veloce della tappa, costituito da un rettifilo quasi ininterrotto di una quindicina di chilometri che taglia nel mezzo la Pianura di Sharon, una delle aree maggiormente popolate della nazione, il cui centro principale è la città di Netanya. Fattosi leggermente più articolato planimetricamente, il tracciato transiterà quindi tra le cittadine di Ra’anana (gemellata con Verona dal 1998) e Kfar Saba, il cui nome significa letteralmente “villaggio dei nonni” e presso la quale è possibile visitare la cosiddetta tomba di Beniamino, il dodicesimo e ultimo dei figli del biblico Giacobbe, venduto dai fratelli come schiavo agli egiziani: in realtà il complesso funerario fu costruito da mani ebree durante l’epoca della dominazione ottomana e l’intitolazione fa riferimento alla tradizione che voleva Beniamino sepolto in tale luogo.
Siamo oramai alle ultime battute di questa frazione che, prima d’entrare in Tel Aviv, sfiorerà lo Yarkon Park, il più grande della città, vasto 3500 ettari e suddiviso in sei giardini tra i quali spicca il Rock Garden, uno dei principali del mondo, dove è raccontata la diversità geologica di Israele dando nello stesso tempo “ospitalità” a 3500 specie diverse di piante (in particolare cactus, che da soli occupano sei ettari). Entrato in città, il Giro ne percorrerà una delle sue strade più importanti, il “boulevard” intitolato al barone Rothschild e lungo il quale si incontrano il Founders Monument, dedicato ai padri fondatori dello stato, e l’Independence Hall, luogo dove il 14 maggio 1948 David Ben Gurion lesse la dichiarazione d’indipendenza dello stato. È l’omaggio del Giro al 70° anniversario di quella storica giornata, prima di andare a celebrare il vincitore di giornata nel quartiere della Marina, proprio a due passi dalla casa dell’uomo che fu protagonista di quella storica giornata e che rivestì l’incarico di primo Primo Ministro dello stato dal 1948 al 1954 e poi ancora dal 1955 al 1963.

Mauro Facoltosi

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Haifa, mausoleo del Báb

Cittadella di Acri

La sinagoga di Zikhron Ya’aqov

Il teatro romano di Cesarea Marittima

La spiaggia di Cesarea con i resti dell’acquedotto romano

Un tratto del lungo rettilineo che attraversa la Pianura di Sharon

Kfar Saba, Tomba di Beniamino

Tel Aviv, il Rock Garden, situato all’interno dello Yarkon Park

Tel Aviv, Independence Hall

L’abitazione di David Ben Gurion a Tel Aviv, nei pressi del traguardo della seconda tappa del Giro

Il Founders Monument di Tel Aviv e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2018 (foto Pavel Sinitcyn)

Il Founders Monument di Tel Aviv e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2018 (foto Pavel Sinitcyn)

GERUSALEMME (cronometro): SHALOM YERUSHALAYIM

Per la prima volta nella storia un grande giro scatterà al di fuori dell’Europa. L’onore e l’onere tocca al Giro d’Italia che nel 2018 ormerà gli ormeggi dall’Asia, scattando dalla città santa di Gerusalemme con una cronometro il cui aspetto va di là del semplice significato sportivo. Una partenza che non poteva essere banale e banale non sarà la prova contro il tempo che aprirà le danze, movimentata da saliscendi che daranno parecchio filo da torcere ai cronoman e permetteranno agli scalatori di limitare i danni, su di un tracciato reso insidioso anche dallo sdrucciolevole asfalto delle strade della capitale d’Israele.

Sarà uno dei grandi eventi della stagione 2018, un avvenimento che travalicherà i confini del ciclismo e dello sport in generale: la partenza del Giro d’Italia dalla Terra Santa. Non sono queste le pagine per lasciarsi andare a dissertazioni politiche e di opportunità, già abbandontamente profuse quando, lo scorso mese di settembre, RCS Sport annunciò il “Big Start” dallo stato d’Israele, a sua volta ampiamente anticipati dai rumors che giravano nell’ambiente fin dal mese di maggio e che vedevano lo stato asiatico favorito rispetto alla Polonia, fino a quel momento quasi certa sede d’avvio della corsa. Ci concentremo qui solo sull’aspetto sportivo della tre giorni che i “girini” trascorreranno sulle calde strade del Vicino Oriente, prima volta di un grande giro fuori dal “guscio” della vecchia Europa. I più puntigliosi potrebbero ribattere che ciò non corrisponde a verità perchè la Vuelta nel 1988 era scattata dalle Canarie, ma l’arcipelago africano per collocazione geografica è da secoli politicamente appartenente alla Spagna e, conseguentemente, all’Europa e dunque quella israeliana può tranquillamente essere considerata come una prima volta in senso assoluto. E ancora una volta il Giro “bagnerà il naso” al rivale Tour de France, nato per primo ma che poi si è visto soffiare dalla corsa rosa la primogenitura delle frazioni a cronometro proposte all’interno di una corsa a tappe (1933), della classifica del Gran Premio della Montagna (sempre nel 1933) e dei cronoprologhi (anche se poi quello previsto a Milano nel 1967 sarà annullato all’ultimo momento per una manifestazione di piazza), dopo che in passato la provincia canadese del Québec e il Qatar avevano bussato più volte alle porte di ASO per chiedere il “Grand Départ”, ricevendo un due di picche in entrambe le occasioni. Per la corsa rosa sarà, questa, la tredicesima partenza fuori dai confini nazionali, una serie inaugurata dalla San Marino – Perugia, la tappa che aprì l’edizione del 1965, e che ha visto il Giro salpare, in rigoroso ordine d’apparizione, dalla Repubblica di San Marino e dal Principato di Monaco, dal Belgio e dalla Città del Vaticano, dalla Grecia e dalla Francia, dai Paesi Bassi e dalla Danimarca, dall’Irlanda e, ultimo arrivato, dallo stato d’Israele che, come detto, accoglierà la carovana per tre intense giornate, che potrebbe lasciare il segno e dare un deciso indirizzo al Giro pur non presentando altimetrie particolarmente movimentate. D’insidie, infatti, se ne incontreranno parecchie nelle prime 72 ore di corsa, a partire dalla difficile cronometro d’apertura per poi passare al concreto rischio di ventagli nelle due successive frazioni, al quale si aggiungerà nella terza anche il molto probabile caldo del deserto del Negev. Il primo atto sarà quindi contro il tempo, lungo le tormentate strade di Gerusalemme, movimentate da continui saliscendi e rese insidiose dall’asfalto particolarmente scivoloso, come ha fatto notare Alberto Contador che, in occasione della presentazione del “Big Start” lo scorso mese di settembre, ha avuto l’opportunità di testare i circa 10 Km di un tracciato che, a dispetto delle difficoltà altimetriche, potrebbe comunque garantire alte velocità di “navigazione” grazie alla quota di circa 800 metri sul livello del mare alla quale si gareggerà.
La rampa di lancio dalla quale i “girini” si proietteranno verso la prima maglia rosa sarà collocata in Yitshak Kariv Street. Percorsi 100 metri in pianura una secca curva a sinistra – ne sono prevista circa venti – introdurrà il primo dei sei tratti di salita che caratterizzano questa cronometro, un breve strappo passato il quale si planerà verso Plumer Square costeggiando prima il Blumfield Garden – uno dei più vasti parchi cittadini, all’interno del quale è possibile ammirare la Fontana dei Leoni, donata nel 1989 da Helmut Kohl, allora cancelliere della Germania Occidentale – e poi il Liberty Bell Park, così chiamato perché vi è stata collocata una riproduzione della Campana della Libertà di Filadelfia (USA), celebre per esser stata suonata l’8 luglio del 1776 per radunare i cittadini della cittadina statunitense, al momento della lettura della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, siglata sei giorni prima proprio a Filadelfia.
Terminata la discesa inizierà la più “consistente” tra le ascese in programma quest’oggi, almeno sotto l’aspetto del chilometraggio (1,2 Km) perché dislivello (52 metri) e pendenze (4,3% la media) sono davvero poca cosa per quanto riguarda i numeri: numeri, comunque, importanti ai fini del risultato odierno poiché le prime due ascese saranno affrontate una dietro l’altra subito dopo la partenza e un simile avvio “ad handicap” potrebbe penalizzare qualcuno e favorire più gli scalatori dei passisti. Dalla loro parte ci saranno i successivi 5 Km, pur non scorrevolissimi, che inizieranno in Tsarfat Square con un rettilineo in discesa di circa 700 metri che attraversa il quartiere dove si trova la Levi Eshkol House, residenza di Levi Eshkol, uno dei padri fondatori dello stato d’Israele, del quale fu anche primo ministro dal 1963 al 1969. La prossima meta dei corridori sarà l’importante quartiere di Givat Ram, prima di raggiungere il quale la corsa sfreccerà tra il grande Parco Sacher, il più esteso della città, e quello della “Valle della Croce”, all’interno del quale si trova l’omonimo monastero ortodosso, costruito nell’XI secolo nel luogo dove, secondo una leggenda, si trovava l’albero utilizzato per costruire la croce sulla quale sarà crocifisso Gesù, a sua volta nato sul luogo dove era stata sepolta la testa del primo uomo, Adamo. L’attraversamento di Givat Ram vedrà i corridori lambire alcune delle principali istituzioni culturali della città, come il Museo d’Israele, inaugurato nel 1965 e all’interno del quale è possibile ammirare un modello dello scomparso tempio di Gerusalemme e, soprattutto, i celeberrimi “Rotoli del Mar Morto”, circa 900 manoscritti rinvenuti in alcune grotte e di rilevante importanza poiché comprendono le più antiche copie esistenti dei testi biblici.
All’imbocco dell’ampio viale chiamato Derech Ruppin ci sarà il rilevamento dei tempi intermedi ed anche il giro di boa del tracciato di questa cronometro, poiché finora si era viaggiati dal centro verso i quartieri occidentali e ora si ritornerà a pedalare in direzione della “Old City”. Prima di lasciare Givat Ram si toccherà il cuore di questo quartiere, il palazzo che dal 1966 ospita la Knesset, il Parlamento d’Israele, in vista del quale inizierà un tratto in dolce falsopiano di circa 1 Km, inclinato al 2,5% medio, affrontando il quale si costeggerà anche il Wohl Rose Park, nel quale sono coltivate oltre 400 varietà di rose. Superata una successiva ascesa di circa 500 metri, dopo esser transitati al cospetto della Grande Sinagoga di Gerusalemme – inaugurata nel 1982 e dedicata alle vittime dell’Olocausto – si tornerà in Tsarfat Square, dalla quale si era transitati circa 7 Km prima, per poi portarsi in discesa ai piedi dello strappo conclusivo in vetta al quale ci sarà il traguardo, collocato in Tsahal Square, luogo dove nel 1948 fu combattuta una cruciale battaglia della guerra arabo-israeliana del 1948, causata dall’istituzione dello Stato d’Israele, riuscito vincitore dal conflitto.
Ma è arrivato il momento di smetterla con la guerra e di parlar di pace. E la pace, sul far della sera del 4 maggio 2018, avrà tinte rosa…

Mauro Facoltosi

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Il rettilineo di partenza della cronometro visto dal luogo dove sarà collocata la rampa di lancio

Blumfield Garden, Fontana dei Leoni

Liberty Bell Park, Campana della Libertà

Levi Eshkol House

Monastero della Croce

Il padiglione del Museo d’Israele nel quale sono custoditi i Rotoli del Mar Morto

L’edificio sede della Knesset, il Parlamento dello stato d’Israele

Uno scorcio dello Wohl Rose Park

La Grande Sinagoga di Gerusalemme

Al termine di questo strappo, laggiù sullo sfondo, conosceremo il nome della prima maglia rosa del Giro 2018

Gerusalemme vista dall’areeo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2018 (www.timesofisrael.com)

Gerusalemme vista dall’areeo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2018 (www.timesofisrael.com)

TOUR DE FRANCE 2017

giugno 29, 2017 by Redazione  
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TOUR DE FRANCE 2017

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RADUNO DI PARTENZA

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1a TAPPA: DÜSSELDORF (cronometro individuale)

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2a TAPPA: DÜSSELDORF – LIEGI

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3a TAPPA: VERVIERS – LONGWY

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4a TAPPA: MONDORF-LES-BAINS – VITTEL

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5a TAPPA: VITTEL – LA PLANCHE DES BELLES FILLES

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6a TAPPA: VESOUL – TROYES

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7a TAPPA: TROYES – NUITS-SAINT-GEORGES

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8a TAPPA: DOLE – STATION DES ROUSSES

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9a TAPPA: NANTUA – CHAMBÉRY

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10a TAPPA: PÉRIGUEUX – BERGERAC

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11a TAPPA: EYMET – PAU

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12a TAPPA: PAU – PEYRAGUDES

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13a TAPPA: SAINT-GIRONS – FOIX

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14a TAPPA: BLAGNAC – RODEZ

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15a TAPPA: LAISSAC-SÉVÉRAC L’EGLISE – LE PUY-EN-VELAY

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16a TAPPA: LE PUY-EN-VELAY – ROMANS-SUR-ISÈRE

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17a TAPPA: LA MURE – SERRE CHEVALIER

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18a TAPPA: BRIANÇON – IZOARD

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19a TAPPA: EMBRUN – SALON-DE-PROVENCE

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20a TAPPA: MARSIGLIA (cronometro individuale)

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21a TAPPA: MONTGERON – PARIGI

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MESTA LIEGI: ADDIO MICHELE

aprile 24, 2017 by Redazione  
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Difficile scrivere di corse con nella testa e nel cuore la notizia della morte di Scarponi, ucciso mentre si allenava dall’errore omicida del guidatore di un furgone. Ci pensa Alejandro Valverde a immortalare il ricordo di Michele trionfando tra le lacrime a Liegi.

È uno strazio pensarci ora, ma Michele Scarponi è stato – anche – il miglior corridore italiano per la Liegi fra tutte le generazioni successive all’epoca dorata dei Bettini, Rebellin e Di Luca. Con la solita umiltà sorniona, non ha mai strombazzato la propria solidità nella decana delle Classiche, quella che sa sorridere anche agli scalatori ma solo se se dotati di guizzo, intuito e classe: ha sempre coltivato in modo quasi intimo una storia d’amore personale con la severa signora belga, sfiorando il podio all’esordio, un neoprofessionista di appena ventitré anni col completo zebrato della Domina, e di nuovo quando fu quinto dieci anni dopo, all’ultima stagione in Lampre, non mancando di intascare nel frattempo un altro paio di top ten. I Gasparotto o Nibali, invece, pur avendo dato una più netta impressione di poter agguantare la vittoria, non han brillato che per un paio di stagioni su queste strade. Il ricordo più recente e indelebile è quello di Scarponi che nel 2015 scala la leggendaria Redoute in testa alla corsa, mezzo minuto davanti al gruppo, con il giovanissimo e talentuoso Chaves in scia. Stava lavorando in funzione del capitano Fuglsang, oggi in lacrime alla partenza, ma quell’istantanea di Michele che scollina davanti a tutti sulle rampe del mito è un piccolo regalo che si fece e ci fece: proprio oggi acquista una rilevanza speciale.
È bello allora che arrivi qui il primo di una serie di omaggi a Michele Scarponi da parte dei suoi amici nel mondo del ciclismo, e la parola “amici” per una volta non sembra abusata come troppo spesso accade: Valverde, vincitore con gli indici e lo sguardo puntati al cielo, stenta a parlare nell’intervista, rifiuta come prima domanda di commentare il finale di gara e impone, anzitutto, il ricordo commosso, con la voce rotta e gli occhi rossi di pianto, del collega italiano e della famiglia di questi, a cui devolverà il premio.
Lo sprint folgorante di Valverde, a conclusione di una progressione che sgretola e spazza via la concorrenza, è uno dei pochi gesti tecnici che danno lustro a una giornata a cui, oggi, non ci sentiamo di rimproverare il solito, oppressivo grigiore e l’andamento mesto, contratto, come di chi corra con il cuore in un pugno. Sembra ormai questo il destino costante della Liegi, in attesa di novità che la ravvivino, però, solo per quest’anno, è davvero già molto riuscire a trovare la voglia di correre, spingere, scattare, soffrire.
Poche note di cronaca. La fuga del mattino dilaga, ma si sfalda sulla Rocca dei Falchi nonostante i sussulti finali dell’indefessa coppia Cofidis con Rossetto e Perez. Dietro bisogna aspettare il Maquisard affinché prenda corpo una mossa robusta, con in luce gli ottimi De Marchi, Brambilla e Benedetti rodando i motori per il Giro, assieme a nomi noti come Latour o Betancur, che fa respirare i suoi compagni Movistar fino ad allora in testa al gruppo, o la coppia Dimension Data di Fraile e Haas. La Redoute però, invece che spaccare la corsa, la rimpasta, con le trenate di Sebastian Henao e Kreuziger che ricuciono i distacchi. Eccoci alla Rocca dei Falchi dove ci prova l’altro Henao, il più forte Sergio Luis, con Kreuziger stavolta più aggressivo che difensivo. La testa del gruppo si rimescola con gli abituali giri di mano che vedono gruppetti diversi provare a sganciarsi tra scatti e controscatti – tutti piuttosto timidi, invero – finché non se ne va un’altra buona azione con il sempre coraggioso Tim Wellens a fare la parte del leone, più di nuovo un paio di italiani, Villella che scorta il suo capitano Woods, e Damiano Caruso che sembra pensare soprattutto ai suoi capitani belgi rimasti in gruppo, Van Avermaet e Teuns. Ci sono anche l’assatanato Kreuziger e la promessa Sam Oomen (oltre a Vuillermoz e Konrad).
La Sky è rimasta fuori dal mazzo e si incarica dunque di menare le danze dietro, levando le castagne dal fuoco a un Valverde provvisoriamente a corto di compagni. Moscon, il trentino 23enne che già fu splendido alla Roubaix, viene speso in un’infinita menata da mulo che smonta le velleità degli attaccanti, dei quali si rilancia in avanti solo l’indomito Wellens, senza che però il suo vantaggio faccia mai sperare che possa superare il Saint-Nicolas, la salita degli italiani che ci introduce al gran finale. Fedele al suo nome, la côte tra le case di mattoni imbruniti si apre e si chiude con begli spunti italici: il primo è ancora Villella, che allunga fluido, e viene agguantato solo dalla duplice fucilata di Sergio Henao e Albasini, ansiosi di anticipare. Il gruppo si ricompatta grazie all’intensità di Ion Izagirre altro gregario più o meno involontario di Valverde (in Movistar l’anno scorso, ma ora sarebbe pure capitano in casa Bahrein-Merida!): tuttavia prima che spiani l’ultimo metro del Saint-Nicolas squilla di nuovo un acuto italiano, con Formolo che allunga decisissimo e prende il largo, mentre dietro si tentenna.
Formolo regge bene sui saliscendi infarciti di sanpietrini, ma lo strappo finale di Ans incombe: il primo allungo è di Fraile, ma le polveri sono bagnate da quella fuga di tanti km fa.
Al fulmicotone la sparata di Daniel Martin ai -800 metri dal traguardo, lui sì prende il largo e dribbla Formolo in scioltezza: dietro però è l’Orica che s’incarica di tirare il guinzaglio, peraltro con un’azione confusa in cui non è chiaro se Adam Yates e Albasini collaborino o pensino ciascuno a sé – l’impressione è che entrambi pensino a Valverde, finiranno infatti settimo e ottavo. Quando Valverde innesca la sua progressione, lo sparpaglìo è graduale ma inesorabile, la lunga fila indiana di una ventina di uomini che serpeggiava per le vie delle periferie belghe si sbriciola, perdono le ruote i Bardet, i Majka, i Van Avermaet, mentre Valverde piomba su Daniel Martin come il falco su un coniglio, rifiata in curva, riapre il gas in piena spinta ma in appena pochi metri già capisce di aver schiantato tutti e con ampio anticipo si rialza, leva gli indici, guarda lassù, oltre il cielo di polvere e limatura, lasciandosi alle spalle gli affanni di Martin ancora secondo, di Kwiatkowski in rimonta affannosa, di Matthews che sprinta forte in salita dopo aver sgomitato sorprendentemente sulla Redoute, di Izagirre indomito, e poi tutti gli altri. Pozzovivo dodicesimo, primo degli italiani nell’ordine d’arrivo, ma il primo italiano, oggi, passava il traguardo con Valverde.
Comunque Scarponi oggi sarebbe stato contento dell’azzardo e della smorfia sofferta di Formolo, delle sortite di Villella, delle puntate offensive in funzione dei capitani fatte da De Marchi, Brambilla o Caruso, di Moscon duro, umile e fedele, del proprio capitano di anni anteriori Fuglsang, che arriva a dieci secondi dopo una gara cominciata con un pianto a dirotto ma altresì del compagno e collega Cataldo che, già distrutto emotivamente al via, non ce l’ha fatta a finire.
Eppure, va detto, questa corsa da italiani vede gli italiani anche se degnissimi sempre più outsider e gregari. Forse c’è un qualche rapporto con il calo di oltre il 40% dei km in bici percorsi all’anno per abitante, in Italia rispetto al 1997, vent’anni fa, quando Michele era juniores?
Michele Scarponi fu tra i primi e più entusiasti professionisti a sostenere, l’iniziativa #salvaiciclisti, innescata ormai cinque anni fa. Da allora i ciclisti morti in Italia hanno superato i milleduecento. Michele è uno fra le centinaia di ciclisti che ogni anno vengono ammazzati sulle strade italiane, chi per lavoro – come nel suo caso, o di chi in bici ci va in fabbrica o in ufficio – chi per il puro piacere di spostarsi senza rumore e inquinamento. Non credete a chi dice che è perché la bici è intrinsecamente pericolosa: la straripante maggioranza delle morti è causata da un veicolo a motore. Non credete a chi dice che non potrebbe essere diversamente, perché le strade sono fatte per le automobili: negli altri Paesi europei la situazione è ben diversa rispetto all’Italia. In Francia, dove il ciclismo, numeri alla mano, si pratica quanto in Italia, i morti si attestano intorno ai 150 all’anno. La media italiana dal 2001 al 2015 è di 300.
L’Italia è di gran lunga il Paese con la peggior combinazione di pratica ciclistica relativamente moderata e gran numero di morti: la Polonia, con cui ci disputavamo il poco ambito trofeo, ha rivoluzionato la propria sicurezza stradale nell’ultimo quinquennio. La Spagna, vent’anni fa uno dei Paesi meno pedalatori del continente nonostante il mito Indurain, ha cambiato in modo sempre più radicale il proprio codice della strada dal 2001 al 2014, con governi di ogni colore, e nell’ultimo biennio il ciclismo amatoriale ha scavalcato calcio, nuoto e atletica diventato lo sport più praticato nel tempo libero.
L’isteria dei guidatori italiani, sulle strade o in rete, ignora che vent’anni fa la presenza ciclistica sulle strade del Belpaese era quasi doppia e l’auge recente ha recuperato solo parte di quel prezioso patrimonio. Come si circolava allora? E come faranno mai in Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Corea del Sud con tre, quattro, dieci volte i ciclisti che ha l’Italia? Saranno tutti in coda, o viceversa la mobilità è molto più fluida ed efficiente per tutti?
Mentre in altri Paesi, come appunto la Spagna, le leggi obbligano i guidatori di veicoli motorizzati a contemplare perennemente la possibilità della presenza di un ciclista per reagire di conseguenza (dal metro e mezzo di distanza obbligatoria per sorpassare, fino ai limiti di velocità ridotti in orari di forti flussi ciclistici, o all’obbligo di considerare il gruppo come un tutt’uno e quindi attendere il passaggio fino all’ultimo ciclista nelle rotonde, e molto altro), in Italia invece non si stimola questa cura costante, per cui il ciclista italico o è invisibile o disturba. Se l’occhio non si abitua a guardare sempre con la massima attenzione per individuare ciclisti, pedoni, motociclisti, insomma, la cosiddetta utenza debole, ebbene la probabilità del “non l’ho visto” incrementa esponenzialmente. Non è un caso: è un evento reso possibile o probabile da un contesto. Magari sei controluce, hai fretta, non vedi bene, e se non c’è niente “di grosso” in arrivo, ti butti. Con l’incuranza di chi non sa o finge di non sapere che sta conducendo, a tutti gli effetti, una potenziale arma omicida.
Il Presidente della Federciclismo dichiara che per Scarponi si è trattato di un “destino scritto male”: ad essere scritto male è il codice della strada italiano. “Si sta lavorando”, dice Di Rocco: ma è in carica da dodici anni e mentre in questo stesso periodo altre nazioni hanno fatto passi da gigante sia nella pratica ciclistica, sia nella sicurezza, noi arranchiamo nella prima e sprofondiamo nella seconda. Se davvero ci si tiene, sarebbe il caso di fare un gesto di rottura e dare le dimissioni, di fronte a un caso così eclatante. Che cosa ha fatto la FCI, ad esempio, dall’incidente gravissimo di Marina Romoli a oggi? Quali azioni concrete, quali proposte, quali pressioni sulla politica? Incrociare le dita, sperando che non accadesse qualcosa di ancora più grave? Con centinaia di morti all’anno non è questione di auspici, è solo una questione di tempo. Il tempo corre, i ciclisti vengono uccisi. E fare ciclismo diventa sempre più duro perché ancor più dei morti è il non sentirsi rispettati che fa crescere, giustamente, la paura. Michele – lo dichiarò – percepiva un aumento dei rischi e dell’aggressività del traffico, ma rimaneva ad allenarsi in Italia perché amava la propria famiglia e perché amava questo Paese: sarebbe ora che il Paese ricambiasse l’amore che Scarponi e i ciclisti e cicliste italiani di ogni età, passione, velocità riversano sulle strade dell’Italia.
Scarponi non era in doppia fila. Non era passato col rosso. Non parlava con un amico. Non era in gruppo. Non era uno “che crede di essere al Giro”, perché il Giro lui sapeva benissimo che cosa fosse. Non era uno “che si compra la bici da corsa poi non la sa guidare”. Non si prendeva rischi. Non faceva il prepotente. Aveva il casco.
E noi non dovremmo più tollerare queste sciocchezze sulle centinaia di ciclisti che come Michele vengono uccisi da mezzi a motore, per poi subire l’insulto di vedersi colpevolizzati senza alcun fondamento logico.
Se l’Italia fosse un Paese al passo con gli altri, almeno cento, centocinquanta, duecento vite di ciclisti all’anno non andrebbero perse. È pura matematica. E magari, tra esse, anche quella di un grande uomo e grande campione come Michele Scarponi. O magari no, magari sarebbero stati altri “i morti in meno”: il rischio è e sarà sempre parte del ciclismo come della vita, ogni ciclista lo accetta. Ma vogliamo davvero tollerare di rimanere con il dubbio che, se solo avessimo costruito una cultura stradale migliore, lui, Michele, come tanti altri, sarebbe tornato a casa leggero sui pedali?

Gabriele Bugada

1 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 6:24:27
2 Daniel Martin (Irl) Quick-Step Floors
3 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky 0:00:03
4 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
5 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
6 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
7 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott
8 Adam Yates (GBr) Orica-Scott 0:00:07
9 Michael Woods (Can) Cannondale-Drapac
10 Rafal Majka (Pol) Bora-Hansgrohe
11 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
12 Domenico Pozzovivo (Ita) AG2R La Mondiale
13 Sergio Henao (Col) Team Sky
14 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:10
15 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
16 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:00:14
17 Rudy Molard (Fra) FDJ
18 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
19 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal
20 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
21 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac
22 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb
23 Davide Formolo (Ita) Cannondale-Drapac
24 Dylan Teuns (Bel) BMC Racing Team 0:00:24
25 Omar Fraile (Spa) Dimension Data 0:00:28
26 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo
27 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:00:34
28 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team 0:00:51
29 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:54
30 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
31 Damiano Caruso (Ita) BMC Racing Team
32 Lawrence Warbasse (USA) Aqua Blue Sport
33 Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
34 Gianluca Brambilla (Ita) Quick-Step Floors
35 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
36 Simone Petilli (Ita) UAE Team Emirates
37 Enrico Gasparotto (Ita) Bahrain-Merida
38 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
39 Davide Villella (Ita) Cannondale-Drapac
40 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo
41 Jacques Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
42 Floris De Tier (Bel) Team LottoNl-Jumbo
43 Igor Anton (Spa) Dimension Data
44 Maurits Lammertink (Ned) Katusha-Alpecin
45 Tom-Jelte Slagter (Ned) Cannondale-Drapac
46 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin
47 Sam Oomen (Ned) Team Sunweb
48 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
49 Cyril Gautier (Fra) AG2R La Mondiale
50 Serge Pauwels (Bel) Dimension Data 0:01:00
51 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin
52 Samuel Sanchez (Spa) BMC Racing Team
53 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo
54 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:01:08
55 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:01:56
56 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
57 Enrico Battaglin (Ita) Team LottoNl-Jumbo 0:02:13
58 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
59 Jose Rojas (Spa) Movistar Team
60 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors 0:03:22
61 Stéphane Rossetto (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:03:29
62 Nathan Haas (Aus) Dimension Data 0:03:38
63 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
64 Tiago Machado (Por) Katusha-Alpecin 0:03:50
65 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
66 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
67 Stefan Denifl (Aut) Aqua Blue Sport
68 Alex Howes (USA) Cannondale-Drapac 0:04:42
69 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
70 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe
71 Nick Van Der Lijke (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij 0:04:50
72 Giovanni Visconti (Ita) Bahrain-Merida 0:05:01
73 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:05:31
74 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
75 Eliot Lietaer (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
76 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
77 Yoann Bagot (Fra) Cofidis, Solutions Credits
78 Gianni Moscon (Ita) Team Sky 0:05:35
79 Diego Rosa (Ita) Team Sky
80 Alessandro De Marchi (Ita) BMC Racing Team
81 Bart De Clercq (Bel) Lotto Soudal 0:05:41
82 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie 0:06:14
83 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:07:27
84 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:07:40
85 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
86 Arthur Vichot (Fra) FDJ
87 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
88 Rúben Guerreiro (Por) Trek-Segafredo
89 Sebastian Henao (Col) Team Sky
90 Mark Christian (GBr) Aqua Blue Sport
91 Anthony Roux (Fra) FDJ
92 Laurens De Plus (Bel) Quick-Step Floors
93 Matej Mohoric (Slo) UAE Team Emirates
94 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
95 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
96 Sébastien Delfosse (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
97 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
98 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
99 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits
100 José Mendes (Por) Bora-Hansgrohe
101 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo
102 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky
103 Lennard Hofstede (Ned) Team Sunweb
104 Michal Golas (Pol) Team Sky
105 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
106 Amael Moinard (Fra) BMC Racing Team
107 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
108 Benoit Vaugrenard (Fra) FDJ
109 Arnaud Courteille (Fra) FDJ
110 Kevin Reza (Fra) FDJ
111 Rory Sutherland (Aus) Movistar Team
112 Thomas Voeckler (Fra) Direct Energie
113 Jonathan Hivert (Fra) Direct Energie
114 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin
115 Ángel Vicioso (Spa) Katusha-Alpecin
116 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team 0:07:52
117 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:08:41
118 Romain Sicard (Fra) Direct Energie 0:09:15
119 Antoine Warnier (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect 0:10:39
120 Bryan Nauleau (Fra) Direct Energie
121 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert
122 Perrig Quemeneur (Fra) Direct Energie
123 Gregory Habeaux (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
124 Christophe Masson (Fra) WB Veranclassic Aqua Protect
125 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
126 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
127 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert
128 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ
129 Jeroen Meijers (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
130 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida
131 Pieter Weening (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
132 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin 0:10:44
133 Guillaume Bonnafond (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:11:32
134 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team 0:13:11
135 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal
136 Aaron Gate (NZl) Aqua Blue Sport
137 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team
138 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
139 Simon Gerrans (Aus) Orica-Scott
140 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
141 Oscar Riesebeek (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
142 Dries Devenyns (Bel) Quick-Step Floors
143 Michel Kreder (Ned) Aqua Blue Sport
144 Romain Guillemois (Fra) Direct Energie 0:13:32
145 Grega Bole (Slo) Bahrain-Merida
146 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale 0:13:55
147 Quentin Jauregui (Fra) AG2R La Mondiale
148 Petr Vakoc (Cze) Quick-Step Floors 0:14:09
149 Benjamin Declercq (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:14:41
150 Aime De Gendt (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
151 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin
152 Nicolas Edet (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:15:35
153 Simon Yates (GBr) Orica-Scott 0:16:39

VALVERDE, POKERISSIMO CON VISTA LIEGI

aprile 19, 2017 by Redazione  
Filed under 6) FRECCIA VALLONE, News

Quarto successo consecutivo e quinto in carriera alla Freccia Vallone per il fuoriclasse murciano che, dopo il gran lavoro della sua Movistar per tenere sotto controllo gli attaccanti di giornata, scherza con gli avversari sul muro di Huy per poi fare il vuoto negli ultimi 150 metri e imporsi davanti a Daniel Martin e al sorprendente Dylan Teuns, candidandosi nel ruolo di grande favorito anche per la “Doyenne”. In casa Italia arriva il 10° posto di Diego Ulissi e con lui si mettono in evidenza anche Alessandro De Marchi, rimasto al comando prima da solo e poi in compagnia di Bob Jungels, e Gianni Moscon, determinante nell’andare a riprendere il lussemburghese prima della rampa finale.

Dopo un’avvincente Amstel Gold Race che ha visto il successo di un Philippe Gilbert tornato ai fasti di qualche anno fa il Trittico delle Ardenne è proseguito con la Freccia Vallone che – anche alla luce dei forfait del campione belga, per via di un risentimento muscolare che lo costringerà a saltare anche Liegi-Bastogne-Liegi e Giro d’Italia, e di Julien Alaphilippe, secondo nelle ultime due edizioni e fermo ai box per problemi a un ginocchio – aveva un favorito d’obbligo in Alejandro Valverde (Movistar), autore di uno strabordante avvio di stagione e già capace di imporsi in cima al muro di Huy nelle ultime tre edizioni, oltre che in quella del 2006.
Non a caso è stata la formazione guidata da Eusebio Unzué a mantenere cucita la corsa per gran parte dei 204,5 km del percorso, incaricandosi di tenere sotto controllo e poi andare a riprendere la fuga iniziale, che ha visto protagonisti Fabien Doubey (Wanty-Gobert), Yoann Bagot (Cofidis), Nils Politt (Katusha-Alpecin), Romain Guillemois (Direct Énergie), Daniel Pearson (Aqua Blue) e Olivier Pardini (WB Veranclassic), che dopo il primo dei tre passaggi previsti sul muro di Huy è rimasto per un breve tratto solo al comando, e a non dare spazio ai successivi contrattacchi. Un brillante Alessandro De Marchi (BMC) ci ha provato una prima volta sulla Côte d’Ereffe, venendo strettamente marcato da Carlos Betancur, e poi ha fatto il vuoto sulla Côte de Cherave a 35 km dal traguardo, acquisendo una ventina di secondi margine sul resto del gruppo.
A sparigliare le carte ci ha provato la Quick-Step Floors che, rimasta orfana di due dei tre capitani e potendo contare sul solo Daniel Martin, si è portata in testa lungo il secondo passaggio sul muro per lanciare Bob Jungels, che si è rapidamente riportato su De Marchi e, dopo aver percorso un tratto in compagnia del 30enne friulano, lo ha addirittura staccato in un tratto in discesa e ha acquisito fino a 50” di margine. Sembrava che l’azione dell’emergente lussemburghese potesse avere buon gioco, alla luce del fatto che la Movistar era rimasta a corto di uomini e al pari dell’Orica-Scott, che aveva affiancato la compagine iberica nel condurre l’inseguimento, non sembra avere le forze per andarlo a riprendere. Invece, determinante è stato il gran lavoro di Gianni Moscon (Sky) che, dopo aver replicato sulla Côte de Cherave, penultima ascesa di giornata, a un allungo di Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), si è portato in testa al gruppo dove pedalavano i suoi capitani di giornata Sergio Henao e Michal Kwiatkowski e ha fatto sì che il vantaggio di Jungels venisse dimezzato ai piedi della rampa finale.
Non c’è stato, dunque, nulla da fare per il battistrada e l’ascesa verso il traguardo si è trasformata in una lunga fase di studio con Valverde che, similmente a quanto fatto negli ultimi anni, ha preso la testa del plotoncino che andava via via sfilacciandosi attendendo le mosse dei suoi avversari, tra i quali si è visto un Diego Ulissi (UAE-Abu Dhabi) finalmente competitivo dopo le ultime non esaltanti uscite. A rompere gli indugi è stato Romain Gaudu (FDJ): a quel punto il fuoriclasse murciano ha preso la ruota del giovane francese e ai -150 metri dal traguardo con irrisoria facilità ha salutato la compagnia, andando a conquistare la sua quinta Freccia Vallone e il decimo successo in una stagione che lo sta vedendo dominante come mai, forse, lo era stato in passato. La piazza d’onore è andata, con una buona rimonta nel finale, a Daniel Martin che in prossimità della linea del traguardo ha avuto la meglio su di un sorprendente Dylan Teuns (BMC), mentre 4° si è piazzato Henao davanti a Michael Albasini (Orica-Scott), che si è confermato dopo il terzo posto dell’Amstel Gold Race, a un buon Warren Barguil (Team Sunweb), a un Kwiatkowski per il quale le pendenze estrema del muro di Huy si sono rivelate un po’ troppo ostiche, al duo della FDJ composto da Rudy Molard e da Gaudu e a un Ulissi che è un po’ calato nell’ultimo tratto ma ha salvato un piazzamento nella top ten mentre l’altro azzurro atteso alla vigilia, Enrico Gasparotto, non ha portato a termine la prova, probabilmente a causa dei postumi della caduta avvenuta all”Amstel. L’attenzione si sposta ora sulla Liegi-Bastogne-Liegi con Valverde che sarà ancora una volta l’uomo da battere dopo i successi conquistati nel 2006, nel 2008 e nel 2015.

Marco Salonna

ORDINE D’ARRIVO

1 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 5:15:37
2 Daniel Martin (Irl) Quick-Step Floors 0:00:01
3 Dylan Teuns (Bel) BMC Racing Team
4 Sergio Henao (Col) Team Sky
5 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott
6 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
7 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
8 Rudy Molard (Fra) FDJ
9 David Gaudu (Fra) FDJ
10 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
11 Michael Woods (Can) Cannondale-Drapac
12 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
13 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:08
14 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale
15 Robert Gesink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
16 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
17 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal 0:00:13
18 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
19 Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
20 Jonathan Hivert (Fra) Direct Energie 0:00:16
21 Tom-Jelte Slagter (Ned) Cannondale-Drapac
22 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
23 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac 0:00:21
24 Eduardo Sepulveda (Arg) Fortuneo – Vital Concept
25 Maurits Lammertink (Ned) Katusha-Alpecin 0:00:24
26 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale
27 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale 0:00:29
28 Igor Anton (Spa) Dimension Data
29 Rafal Majka (Pol) Bora-Hansgrohe 0:00:35
30 Diego Rosa (Ita) Team Sky
31 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:37
32 Georg Preidler (Aut) Team Sunweb 0:00:39
33 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:42
34 Arthur Vichot (Fra) FDJ
35 Elie Gesbert (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:00:45
36 Nathan Haas (Aus) Dimension Data
37 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo 0:00:48
38 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo 0:00:50
39 Bob Jungels (Lux) Quick-Step Floors 0:00:53
40 Xandro Meurisse (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:54
41 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
42 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
43 Rúben Guerreiro (Por) Trek-Segafredo
44 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
45 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
46 Samuel Sanchez (Spa) BMC Racing Team 0:01:01
47 Ben Hermans (Bel) BMC Racing Team
48 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
49 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team
50 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
51 Laurens De Plus (Bel) Quick-Step Floors
52 Cyril Gautier (Fra) AG2R La Mondiale
53 Simone Petilli (Ita) UAE Team Emirates
54 Eliot Lietaer (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
55 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:01:13
56 Maxime Vantomme (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
57 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
58 Jacques Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data 0:01:17
59 Floris De Tier (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:01:21
60 Serge Pauwels (Bel) Dimension Data
61 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
62 Silvan Dillier (Swi) BMC Racing Team
63 Armindo Fonseca (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:01:26
64 Sebastian Henao (Col) Team Sky
65 Bart De Clercq (Bel) Lotto Soudal 0:01:34
66 Wilco Kelderman (Ned) Team Sunweb
67 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
68 Enrico Battaglin (Ita) Team LottoNl-Jumbo
69 Jose Rojas (Spa) Movistar Team 0:01:38
70 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert 0:01:44
71 Juan Jose Lobato (Spa) Team LottoNl-Jumbo 0:01:52
72 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:02:09
73 Merhawi Kudus (Eri) Dimension Data
74 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
75 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
76 Haimar Zubeldia (Spa) Trek-Segafredo
77 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits
78 Stéphane Rossetto (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:02:13
79 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team
80 Ben O’Connor (Aus) Dimension Data
81 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal
82 Dimitri Peyskens (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
83 Alex Howes (USA) Cannondale-Drapac
84 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
85 Brendan Canty (Aus) Cannondale-Drapac
86 Maxime Bouet (Fra) Fortuneo – Vital Concept
87 Brice Feillu (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:02:20
88 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
89 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:02:23
90 Perrig Quemeneur (Fra) Direct Energie
91 Romain Sicard (Fra) Direct Energie 0:02:27
92 Nicolas Edet (Fra) Cofidis, Solutions Credits
93 Nikita Stalnov (Kaz) Astana Pro Team 0:02:31
94 Giovanni Visconti (Ita) Bahrain-Merida
95 Antoine Warnier (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
96 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team
97 Bryan Nauleau (Fra) Direct Energie
98 Amael Moinard (Fra) BMC Racing Team
99 Sébastien Delfosse (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect 0:02:41
100 Christophe Masson (Fra) WB Veranclassic Aqua Protect
101 Dries Devenyns (Bel) Quick-Step Floors 0:02:46
102 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
103 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:02:56
104 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
105 Michel Kreder (Ned) Aqua Blue Sport
106 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:03:00
107 Guillaume Bonnafond (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:03:04
108 Lennard Hofstede (Ned) Team Sunweb
109 Ángel Vicioso (Spa) Katusha-Alpecin 0:03:11
110 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie 0:03:14
111 Kevin Reza (Fra) FDJ 0:03:19
112 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky 0:03:22
113 Franck Bonnamour (Fra) Fortuneo – Vital Concept 0:03:30
114 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe 0:03:32
115 Maximilian Schachmann (Ger) Quick-Step Floors
116 Jenthe Biermans (Bel) Katusha-Alpecin 0:03:55
117 Preben Van Hecke (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
118 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert 0:04:20
119 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal 0:04:36
120 Mark Christian (GBr) Aqua Blue Sport
121 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
122 Gianluca Brambilla (Ita) Quick-Step Floors 0:05:51
123 Michal Golas (Pol) Team Sky
124 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
125 Jack Haig (Aus) Orica-Scott
126 Petr Vakoc (Cze) Quick-Step Floors 0:05:54
127 Matej Mohoric (Slo) UAE Team Emirates
128 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
129 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
130 Christopher Juul Jensen (Den) Orica-Scott 0:06:09
131 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida 0:06:16
132 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:06:42
133 Daryl Impey (RSA) Orica-Scott 0:07:04
134 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
135 Rory Sutherland (Aus) Movistar Team
136 Andrey Grivko (Ukr) Astana Pro Team 0:07:14
137 Damien Howson (Aus) Orica-Scott 0:07:16
138 Bert-Jan Lindeman (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:07:46
139 Cedric Pineau (Fra) FDJ 0:08:56
140 Quentin Jauregui (Fra) AG2R La Mondiale
141 Axel Domont (Fra) AG2R La Mondiale 0:08:59
142 Paul Ourselin (Fra) Direct Energie
143 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
144 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits
145 Alessandro De Marchi (Ita) BMC Racing Team
146 Floris Gerts (Ned) BMC Racing Team
147 Grega Bole (Slo) Bahrain-Merida 0:09:05
148 Simon Geschke (Ger) Team Sunweb
149 Sindre Skjøstad Lunke (Nor) Team Sunweb
150 Gregory Habeaux (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
151 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin

Per la quinta volta Valverde sconfigge le ostiche pendenze del Muro di Huy, prima ancora che gli avversari, e fa sua la Freccia Vallone (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Per la quinta volta Valverde sconfigge le ostiche pendenze del Muro di Huy, prima ancora che gli avversari, e fa sua la Freccia Vallone (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

GILBERT, POKER D’AMSTEL

aprile 16, 2017 by Redazione  
Filed under 5) AMSTEL GOLD RACE, News

Il campione belga si invola sull’ultima ascesa in compagnia di Kwiatkowski e brucia il polacco allo sprint. Per Gilbert è il quarto successo in carriera all’Amstel Gold Race. Terza piazza per Albasini. Il migliore degli italiani è Sonny Colbrelli, nono.

È la rinascita di Philippe Gilbert la storia della primavera ciclistica 2017. Già vincitore della Tre Giorni di La Panne e del Giro delle Fiandre, il quasi 35enne belga ha infilato il terzo successo della campagna del Nord sulle strade dell’Amstel Gold Race, già conquistata per tre volte in passato. Neppure il cambio di percorso, che ha allontanato dal traguardo il Cauberg e privato così Gilbert del trampolino di lancio prediletto, è stato sufficiente a spezzare il feeling tra la classica olandese e il campione di Verviers, che ha anticipato l’azione al Kruisberg, a oltre 30 km dal traguardo.
Gilbert si è mosso la prima volta per inseguire Tiesj Benoot, in compagnia di Sergio Henao, Bert-Jan Lindeman, Michael Albasini e Nathan Haas. Su di loro si sono subito riportati Jon Izagirre e José Joaquin Rojas, da subito esentato dai cambi per via della presenza alle sue spalle di Valverde.
La prima replica è arrivata da Tim Wellens, a 30 km circa dal traguardo, sulle rampe del Fromberg. Quasi in contemporanea, due vincitori degli anni passati come Kreuziger e Gasparotto sono finiti a terra e hanno dovuto accantonare ogni ambizione.
I sette di testa hanno presto trovato collaborazione, e così, sul Keutenberg, gli altri big sono stati costretti alla reazione. Il primo a muoversi è stato Greg Van Avermaet, ma ad impressionare è stato il cambio di passo di Michal Kwiatkowski. Il vincitore della Milano-Sanremo ha staccato i compagni di viaggio e nello spazio di poche centinaia di metri ha guadagnato le code del drappello di testa. Valverde, Van Avermaet e Felline hanno provato invano ad aggrapparsi al polacco, andando a formare un secondo gruppetto in compagnia di Wellens, raccolto per strada.
L’accordo tra gli uomini di testa è durato fino al Bemelerberg, quando Valverde e compagni, raggiunti anche da Jungels, Barguil e Rui Costa, pedalavano ormai con oltre 40’’ di ritardo.
Sull’ultima asperità di giornata, è stato Kwiatkowski il primo a muoversi, a 7 km dal termine. Gilbert ha subito riconosciuto la minaccia, mentre Haas si è lanciato nella scia del belga. Tra i primi due e gli altri si è creato subito un gap di cinque metri, rimasto pressoché invariato fin quasi in cima alla salita. A produrre lo strappo definitivo è stato il contrattacco di Gilbert: Kwiatkowski non ha ceduto un metro, ma nessuno degli inseguitori ha avuto la forza per rilanciare di nuovo l’andatura.
Fino all’ultimo chilometro, la coppia di testa ha proseguito in perfetto accordo. Soltanto allora, quando nessuno poteva più minacciare le prime due piazze, è iniziato un surplace che ha visto Kwiatkowski lasciare sempre qualche metro all’avversario, come a volerlo indurre nella tentazione della volata lunga. Il tranello in cui Sagan era caduto a Sanremo non ha però funzionato con Gilbert, che ha invece atteso che fosse il polacco a fare la prima mossa. Ed è stato anzi proprio Kwiatkowski a peccare di troppa fretta, riuscendo sì a cogliere di sorpresa il belga, ma incartandosi quando al traguardo mancavano ancora 100 metri buoni. Gilbert ha così avuto il tempo di ricucire il divario e saltare l’avversario, salutando con un gesto della mano il completamento di uno storico poker.
Dieci secondi più tardi, Michael Albasini ha conquistato il gradino più basso del podio, anticipando allo sprint Haas, Rojas, Henao e Izagirre. Oltre il minuto il ritardo di tutti gli altri, a cominciare dall’austriaco Gogl. Buon nono Sonny Colbrelli, migliore degli italiani, capace di precedere Michael Matthews.

ORDINE D’ARRIVO
1 Philippe Gilbert (Bel) Quick-Step Floors 6:31:40
2 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
3 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott 0:00:10
4 Nathan Haas (Aus) Dimension Data
5 Jose Rojas (Spa) Movistar Team
6 Sergio Luis Henao Montoya (Col) Team Sky
7 Jon Izaguirre Insausti (Spa) Bahrain-Merida 0:00:14
8 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:01:10
9 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida 0:01:11
10 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
11 Juan Jose Lobato Del Valle (Spa) Team LottoNl-Jumbo
12 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
13 Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
14 Arthur Vichot (Fra) FDJ
15 Tiesj Benoot (Bel) Lotto Soudal
16 Kristian Sbaragli (Ita) Dimension Data
17 Jay Mccarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
18 Daryl Impey (RSA) Orica-Scott
19 Alejandro Valverde Belmonte (Spa) Movistar Team
20 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo

Philippe Gilbert festeggia il quarto successo in carriera allAmstel Gold Race (foto Bettini)

Philippe Gilbert festeggia il quarto successo in carriera all'Amstel Gold Race (foto Bettini)

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