NAPOLI AMMALIA ANCORA IL GIRO

Si annuncia una tappa ancora più spettacolare rispetto a quella disputata lo scorso anno a Napoli, ma guai a distrarsi ad ammirare i panorami offerti dalla Costiera Amalfitana prima e dal “Miglio d’Oro” poi. Le numerose curve che s’incontreranno nei tratti costieri e i tratti in pavé del finale costringeranno i corridori alla massima attenzione nel corso di una tappa che, come quella del giorno prima a Salerno, si offre ai fuggitivi ma non chiude del tutto le porte alla possibilità di un arrivo allo sprint.

Il Giro torna a Napoli con una tappa ancora più affascinante di quella disputata lo scorso anno sulle strade a nord del capoluogo partenopeo, tra i Campi Flegrei e il Monte di Procida. Stavolta a rubare lo scenario alla corsa saranno il Vesuvio, l’incantevole costiera amalfitana e la vicina sorrentina, ma – nonostante la presenza di salite più impegnative rispetto a quello affrontate dodici mesi fa – la tappa si annuncia meno interessante sul piano agonistico per la disposizione della difficoltà altimetriche. Lo scorso anno il percorso presentava pochissima pianura, spezzettata tra tante piccole e brevi ascese, nel tracciato di quest’anno ci saranno due ascese principali collocate nei primi 90 Km, mentre la pianura prenderà il sopravvento negli ultimi 35 Km, in un tracciato sul quale la corsa potrebbe svolgersi secondo un copione simile alla frazione di Salerno. I fuggitivi avranno parecchio terreno per rimanere in testa alla corsa perché su strade tortuose come quelle delle costiere di Amalfi e Sorrento sarà quasi impossibile per il gruppo riuscire a limare il vantaggio che avranno acquisito; una volta sbarcati in pianura, però, una nuova insidia si parerà sotto le ruote dei corridori perché per un tratto di circa 7 Km si pedalerà costantemente sul pavè e sui lastricati dei centri del “Miglio d’Oro”, realizzati con le pietre laviche scavate dalle cave del Vesuvio, un fondo stradale reso scivoloso dalla salsedine e dal passaggio delle automobile e che potrebbe rivelarsi ancora più viscido in caso di pioggia.
Effettuato il raduno di partenza in Piazza del Plebiscito, con un lungo tratto di trasferimento il gruppo si sposterà verso il “chilometro zero”, previsto nel popoloso quartiere Ponticelli, il secondo per numero d’abitanti di Napoli dopo Fuorigrotta, presso il quale si trova la basilica più antica dell’area vesuviana, il Santuario di Santa Maria della Neve, innalzato a partire dal XIII secolo e successivamente rifatto in stile barocco. Ancor più venerato dai fedeli partenopei è il Santuario della Madonna dell’Arco, meta a Pasquetta del tradizionale pellegrinaggio dei “fujénti”, fedeli che raggiungono il santuario a piedi nudi e talvolta carponi, accompagnando il loro viaggio con strida e pianti. Meno “scenografico” sarà il sopraggiungere dei corridori, che lambiranno il santuario nel corso della lieve salita che caratterizzerà i primi 6 Km, denotati da un accentuarsi delle pendenze nei conclusivi 1300 metri al 4.5% che condurranno a Somma Vesuviana, nel punto più elevato della circumnavigazione del Vesuvio, dove si andrà a lambire l’aragonese Castello d’Alagno, recentemente ristrutturato per farne una sede museale. Affrontato un breve zampellotto all’ingresso di Ottaviano, centro il cui nome deriva da quello della Gens Octavia (la famiglia dell’imperatore Augusto, che qui aveva un esteso possedimento), s’intraprenderà un primo tratto pianeggiante di una ventina di chilometri nel corso del quale si terminerà il periplo del Vesuvio con il passaggio da Pompei, celebre non soltanto per i suoi scavi ma anche come luogo di culto per la presenza del Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario, uno dei principali d’Italia, costruito a partire dal 1876 su iniziativa del beato Bartolo Longo e grazie alle offerte spontanee dei fedeli.
Sfiorata la vicina Angri, dove anche il locale Castello Doria è stato ristrutturato in previsione di una trasformazione in museo, il gruppo si troverà ai piedi della principale difficoltà di giornata, la salita al Valico di Chiunzi, i cui 10.4 Km al 5.8% metteranno più di un brivido in corpo a corridori e tifosi, non tanto per le sue poco difficili inclinazioni quanto per il ricordo – ancora fresco nonostante siano già passati 25 anni – della caduta che coinvolse Marco Pantani al Giro del 1997 all’inizio della successiva discesa verso Maiori. Successe allorquando, poco dopo il passaggio sotto la ben conservata torre d’epoca normanna che domina il valico, un gatto ebbe l’idea di attraversare la strada mentre stava transitando il “Pirata”, che finì a terra assieme ad altri corridori: il Giro era già finito per il colombiano Hernan Buenahora e per l’elvetico Armin Meier, che per colpa di quel micio si rimediarono rispettivamente un trauma cranico e una frattura al calcagno, mentre Pantani – da pochi mesi tornato alle corse dopo il tremendo infortunio occorsogli alla Milano-Torino del 1995 – vuole provare a tornare in sella ma un muscolo s’è strappato nel capitombolo e si concretizza in uno strazio, che lo accompagna fin sul traguardo di Cava de’ Tirreni, al quale giunge quasi mezz’ora dopo l’arrivo dai primi e la consapevolezza che anche per quest’anno la sua avventura alla Corsa Rosa è già finita. Il brivido di cui sopra sarà, però, ricacciato indietro dalla scelta degli organizzatori di far percorrere in discesa un altro versante, più tortuoso e spettacolare, prima di cominciare il quale bisognerà superare un ulteriore tratto di salita, diretto al Colle San Pietro (3 Km al 5%). È il biglietto non particolarmente caro che bisognerà pagare prima d’entrare in uno dei paradisi in terra che offre la nostra bella nazione, la costiera amalfitana, che il gruppo raggiungerà passando per Ravello, borgo che offre incantevoli viste sul Golfo di Salerno e si consiglia in particolare di lasciarsi catturare da quelli che si possono ammirare dai giardini delle ville Rufolo e Cimbrone, tra i cui viali passeggiò anche la celebre principessa Sissi (lasciandoci, però, l’illusione che la sovrana si trovasse nel lontano Portogallo, come leggerete più sotto).
Il paradiso si trasformerà presto in inferno per il gruppo perché, una volta terminata la discesa inizierà la risalita della costiera che per ciclisti e non solo costituisce un vero e proprio “incubo” che non consentirà distrazioni di sorta a causa delle numerosissime curve che si succederanno con frequenza, raccordate da rettilinei brevissimi e coniugati a un tracciato che si annuncia complicato anche dal punto di vista altimetrico. Per una buona ventina di chilometri si pedalerà, infatti, in un contesto di continui saliscendi, che inizieranno sin dal passaggio da Amalfi, dove i “girini” non avranno certo il tempo d’ammirare il celebre duomo dedicato a Sant’Andrea e innalzato a partire dall’anno 987 in stile arabo-siciliano. Al massimo, se ci sarà un momento di stanca agonistica, ci sarà il tempo per lanciare una fugace occhiata verso l’azzurro del mare, nel mezzo del quale spuntano come un’inattesa apparizione i tre isolotti che compongono l’arcipelago Li Galli, dagli antichi ritenuto la dimora delle omeriche Sirene e più concretamente abitato dal celeberrimo ballerino russo Rudolf Nureyev, che nel 1989 aveva acquistato l’interno arcipelago, sul quale si trovava una villa alla cui realizzazione aveva collaborato l’archistar francese Le Corbusier.
Attraversata Positano si uscirà dal paradiso-inferno amalfitano pagando un altro biglietto, quello richiesto dai 9 km d’ascesa al 4% necessari per raggiungere la località di Capo di Mondo, salita che è più nota tra gli appassionati di ciclismo come Picco Sant’Angelo, nome con quale era stato identificato finora questo luogo in occasione dei precedenti passaggi del Giro e non solo. L’ascesa al “picco”, infatti, è stata inserita dal 1998 al 2002 nel tortuoso circuito della Penisola Sorrentina che costituì in quel periodo la tappa d’apertura della Tirreno-Adriatico, frazione che fu abbandonata in seguito alle proteste del gruppo scaturite proprio dalle numerose curve che negli anni provocarono diverse cadute e di una spettacolare fu protagonista – durante una tappa del Giro del 1991 disputata sul medesimo percorso – una moto della RAI che nell’affrontare un tornante con vista sull’isola di Capri mancò clamorosamente il “tourniquet” e finì dritta nella scarpata sottostante, mentre le immagini in diretta presero a vorticare come una lavatrice al momento della centrifuga. Per evitare simili disavventure dopo lo scollinamento si percorrerà in discesa la meno problematica “Strada del Nastro Verde” che farà planare i “girini” verso Sorrento, la città natale di Torquato Tasso, dove si cambierà nuovamente scenografia. Si tornerà, infatti, a pedalare in direzione del Vesuvio percorrendo ora le strade della costiera sorrentina, versante della penisola dei Monti Lattari decisamente meno tormentato rispetto a quello amalfitano in quanto meno tortuoso e più scorrevole anche sul piano altimetrico, movimentato al massimo da un paio di saliscendi. All’inizio di questo tratto sarà sicuramente a bordo strada ad applaudire il passaggio del Giro Carmine Castellano poiché è previsto il passaggio da Sant’Agnello, il paese dove è nato nel 1937 e dove è tornato a risiedere dopo il pensionamento l’ex avvocato che dal 1993 al 2014 è stato direttore della Corsa Rosa succedendo al mitico “patron” Vincenzo Torriani.
Attraversata Vico Equense – centro dove negli anni ’50 un fornaio inventò la “pizza a metro”, dalla quale è derivata l’odierna pizza al trancio – ci si sarà lasciata alle spalle la parte più problematica di questa frazione e si tornerà a pedalare in un contesto di rettilinei pianeggianti. Il primo di questi s’incontrerà all’uscita di Castellammare di Stabia, località termale dove è possibile – tra una cura e l’altra – passeggiare sul lungomare con vista sul Golfo di Napoli oppure visitare la piccola ma interessante area archeologica dell’antica Stabiae, distrutta come la vicina Pompei dalle storica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Siamo alle porte del tratto conclusivo della tappa, interamente disegnato lungo il “Miglio d’Oro”, il nome con il quale alla fine del ‘700 ci si riferiva alla stretta fascia pianeggiante situata tra il golfo e le prime pendici del Vesuvio, così chiamata in riferimento alla ben 122 ville che furono realizzate dalla nobiltà dell’epoca e ai loro floridi giardini, nei quali crescevano limoni, mandarini e arance. In ordine d’apparizione il primo centro del “Miglio d’Oro” a essere attraversato dal gruppo sarà Torre del Greco, la “capitale del corallo” presso la quale si trova una tra le più celebri “ville vesuviane”, quella Villa delle Ginestre che fu dimora di Giacomo Leopardi nel periodo precedente la sua prematura morte, avvenuta il 14 giugno del 1837 due settimane prima del suo trentanovesimo compleanno. Villa Campolieto è, invece, una delle “perle” erette in epoca settecentesca nella vicina Ercolano, rinomata per l’area archeologica dell’antica Herculaneum, che a differenza di Pompei non fu sommersa dalle ceneri ma colpita dodici ore più tardi dal flusso piroclastico che, spinto fin lì dal vento, ne vaporizzò all’istante gli abitanti. Il momento più spettacolare di questa fase sarà costituito dal passaggio dalla Reggia di Portici, la residenza estiva dei sovrani borbonici della quale si attraverserà il cortile, percorso dalla strada lastricata che conduce verso Napoli. Dopo poco si uscirà dal settore in pavé e si tornerà a pedalare sull’asfalto negli ultimi sette frenetici chilometri, che vedranno il gruppo entrare nella città partenopea dal quartiere di San Giovanni a Teduccio, presso il quale dal 2017 è possibile ammirare il più grande murales al mondo dedicato a Maradona, alto ben 40 metri e realizzato dallo street artist Jorit Agoch. I “girini” sfrecceranno quindi lungo il porto, sfiorando prima la possente mole del Maschio Angioino e poi l’isolotto di Megaride, sul quale sorge un altro storico maniero napoletano, il Castel dell’Ovo. Ma, come avvenuto lungo le laocoontiche strade della Costiera Amalfitana, nemmeno ora ci sarà la possibilità di distrarsi ad ammirare il panorama: il traguardo è dietro l’angolo e bisogna guardar dritti verso l’oramai prossima meta.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico della Torre di Chiunzi (656 metri). È il passo semplicemente più noto come “Valico di Chiunzi”, quotato 683 metri sulle cartine del Giro 2023. È valicato dalla Strada Provinciale 2, che mette in comunicazione Sant’Egidio del Monte Albino con Maiori, mentre in corrispondenza del valico si stacca la Strada Provinciale 1 che scende verso Amalfi. Il Giro l’ha inserito quattro volte nel suo tracciato, la prima nel 1982 quando vi si salì dallo stesso versante di quest’anno durante la Caserta – Castellammare di Stabia, terminata con il successo del varesino Silvano Contini dopo che la vetta del Chiunzi era stata per la prima volta “espugnata” dal tedesco Dietrich Thurau. Due anni più tardi, salendo da Maiori, gli succederà lo spagnolo Jesús Rodríguez nel finale della Agropoli – Cava de’ Tirreni (vinta dal danese Dag Erik Pedersen); sempre da Maiori si salirà durante il Giro vinto da Gianni Bugno nel 1990 nel corso della prima tappa di montagna, scattata da Sala Consilina e terminata sul Vesuvio con il successo dello spagnolo Eduardo Chozas dopo che in cima al Chiunzi era transitato in testa l’abruzzese Stefano Giuliani. In ordine di tempo vi si è saliti l’ultima volta durante la citata tappa della caduta di Pantani al Giro del 1997 (Mondragone – Cava de’ Tirreni), vinta dal bergamasco Mario Manzoni dopo che il trentino Mariano Piccoli aveva fatto suo il GPM, salendo in quell’occasione dal versante di Amalfi.

Torre il Passo (695 metri). Valicato dalla Strada Provinciale 1 che da Amalfi sale verso il Valico di Chiunzi, sulle cartine del Giro 2023 è chiamata Colle San Pietro. Da questo passo, situato presso i ruderi della torre dalla quale prende il nome, la Corsa Rosa è finora transitata una sola volta, durante la citata tappa Mondragone – Cava de’ Tirreni del Giro 2007.

Colli San Pietro (312 m). Valicato dalla Strada Statale 163 “Amalfitana” lungo la salita da Positano a Capo di Mondo, all’altezza della confluenza con la Strada Statale 145 “Sorrentina”. Mai affrontato come GPM, il Giro vi è transitato l’ultima volta nel 2013 subito dopo la partenza della Sorrento – Marina di Ascesa, vinta da Luca Paolini.

Colli Fontanelle (343 metri). Vi transita la Strada Statale 145 “Sorrentina” lungo la salita da Positano a Capo di Mondo, all’altezza della confluenza con la Strada Provinciale 385 che sale da Sant’Agnello. Da quest’ultima vi si salì nel 1997 in occasione della citata tappa di Cava de’ Tirreni, quando a Colli Fontanelle era previsto un traguardo GPM conquistato da Mariano Piccoli. La vicina cima del Picco Sant’Angelo (Capo di Mondo nel percorso di quest’anno) è stata valida per la classifica degli scalatori in sette occasioni e vi sono transitati in testa il vicentino Mauro Facci nel 2009 (Avellino – Vesuvio, vinta dallo spagnolo Carlos Sastre) e il russo Pavel Brutt nel 2007 (Salerno – Montevergine, vinta dall’abruzzese Danilo Di Luca), mentre cinque passaggi erano previsti nella tappa in circuito di Sorrento disputata nel 1991, citata nell’articolo in riferimento alla spettacolare caduta che vide coinvolta una moto della RAI: a vincere quella tappa fu il francese Eric Boyer, che quel giorno strappò “momentaneamente” la maglia rosa dalle spalle di Franco Chioccioli, mentre i cinque GPM andarono ad arricchire i palmares del portoghese Acacio Da Silva, del valtellinese Roberto Gusmeroli, del colombiano Juan Carlos Arias, di Bugno e dello spagnolo Federico Garcia.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Il Vesuvio visto da Napoli e l’altimetria della sesta tappa (www.sitabus.it)

Il Vesuvio visto da Napoli e l’altimetria della sesta tappa (www.sitabus.it)

Il Vesuvio visto da Napoli e l’altimetria della sesta tappa (www.sitabus.it)

CIAK SI GIRO

Alzi la mano chi non ha mai visto uno dei capitoli della trilogia che tra il 1955 e il 1957 il regista viennese Ernst Marischka dedicò all’imperatrice Elisabetta di Baviera, universalmente più nota con il soprannome di Sissi. Chi avrà seguito l’ultimo, Destino di un’imperatrice, ricorderà del finale girato in Piazza San Marco a Venezia e delle peripezie di Sissi, costretta da problemi di salute – una grave infezione polmonare appesantita da una sopraggiunta depressione – ad allontanarsi dalla corte imperiale asburgica per trascorrere lunghi periodi di riabilitazione in paesi dal clima più mite. Nel film si parla di Madeira e Corfù, in realtà sempre Italia è, preferita a Portogallo e Grecia per evitare alla produzione una costosa trasferta e così gli scenari che l’indimenticata Romy Schneider, l’attrice che interpretò Sissi, ammira quando si trova nel giardino della residenza portoghese in realtà quelli della costiera amalfitana, gli stessi che anche i comuni mortali possono scorgere dai giardini di Villa Rufolo a Ravello. E gli antichi templi che Sissi visiterà durante la lunga vacanza in terra greca? Per ammirarli basta spostarsi verso sud di una settantina di chilometri e raggiungere l’area archeologica dell’antica Paestum. Poi però bisogna far ritorno alla base perché anche per le scene girate nella villa sull’isola greca di Corfù, dove la sovrana prenderà alloggio dopo aver lasciato il Portogallo, si optò per un’altra panoramica dimora ravellese, Villa Cimbrone, dove vedremo Sissi affacciarsi dalla balconata della cosiddetta “Terrazza dell’Infinito”.

In collaborazione con www.davinotti.com

Romy Schneider si aggira nei giardini di Villa Cimbrone in Destino di un’imperatrice, lultimo film della trilogia dedicata a Sissi (www.davinotti.com)

Romy Schneider si aggira nei giardini di Villa Cimbrone in "Destino di un’imperatrice", l'ultimo film della trilogia dedicata a Sissi (www.davinotti.com)

Le altre location del film


https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/destino-di-una-imperatrice/50011973

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Napoli, santuario di Santa Maria della Neve

Sant’Anastasia, santuario della Madonna dell’Arco

Somma Vesuviana, Castello d’Alagno

Angri, Castello Doria

Valico di Chiunzi, vista panoramica sul Vesuvio

Ravello, la costiera amalfitana vista dal belvedere di Villa Rufolo

Amalfi, duomo di Sant’Andrea

Arcipelago Li Galli

Sorrento

Castellammare di Stabia, il Vesuvio visto dall’area archeologica di Stabiae

Torre del Greco, Villa delle Ginestre

Ercolano, Villa Campolieto

Ercolano, area archeologica dell’antica Herculaneum

Reggia di Portici

San Giovanni a Teduccio, il murales dedicato a Maradona

Napoli, Maschio Angioino

Napoli, Castel dell’Ovo

UNA VOLATA TUTTA DA SUDARE

I velocisti tornano protagonisti al Giro 2023, ma non sarà una passeggiata la quinta frazione della Corsa Rosa. Se pedalando verso San Salvo abbondavani i tratti pianeggianti da percorrere lungo il litorale abruzzese, oggi la tappa si snoderà prevalentemente sui saliscendi dell’appennino campano e pianura vera s’incontrerà solamente negli ultimi 40 Km. I tanti metri di dislivello finale potrebbero rimanere nelle gambe a molti velocisti al momento dello sprint e non è detto che le loro squadre riescano a ricucire sulla fuga di giornata, proprio come successo a Salerno nel 1995, al termine di una tappa simile a questa.

Le interminabili tappe interamente pianeggianti d’una volta sono oramai un lontano ricordo. Il ciclismo moderno e il suo pubblico si vogliono divertire ogni giorno e per questo motivo quelle noiose frazioni sono state progressivamente abbandonate, sostituite da tappe più brevi e mai totalmente piatte, con salite inserite qua e là, talvolta nei finali, talaltra a metà strada oppure concentrate nella prima parte del percorso, dando parecchio filo da torcere alle squadre dei velocisti che devono faticare non poco per tenere a bada la fuga di giornata. Per prendere alcuni esempi, nel Giro del 1987 di tappe simili se ne corsero quattro e una di questa si svolgeva sulla distanza di ben 260 Km mente lo scorso anno ne erano previste solo due, la prima delle quali superava quota “200” per un solo chilometro. Anche quest’anno di frazioni totalmente prive di qualsivoglia difficoltà altimetrica se ne incontreranno due, quelle di Caorle e Roma, mentre in tre occasioni per arrivare allo sprint bisognerà prima digerire parecchi metri di dislivello: per dare un po’ di numeri, quasi 3000 se ne dovranno sorbire nella frazione di Viareggio e 2500 in quella successiva di Tortona, entrambe previste nella seconda settimana di gara, mentre altri 2500 saranno in programma oggi verso Salerno, affrontando un percorso che proporrà strada pianeggiante solamente negli ultimi 40 Km, ai quali si giungerà dopo un tracciato altalenante che nella prima parte ha in serbo sette ascese. Se è vero che l’arrivo in volata sarà la soluzione più probabile, non bisognerà dare per scontato che i fuggitivi riescano a farcela e c’è un precedente a loro favore, poiché l’ultima volta che il Giro fece scalo a Salerno (1995) si arrivava al traguardo con un percorso non molto dissimile da quello odierno – gli ultimi 40 Km erano gli stessi di quest’anno, mentre la prima parte era meno impegnativa – e in quell’occasione i corridori di testa riuscirono a resistere al rientro del gruppo per 13 secondi. A complicare la giornata ai velocisti potrebbe essere una partenza troppo veloce perché subito dopo il via da Atripalda, cittadina presso la quale si trovava un tempo l’antica Abellinum (dalla quale deriva il nome la vicina Avellino), si dovrà affrontare la salita più impegnativa di giornata, quel Passo Serra sulle cui pendenze (4 Km al 7.6% con il chilometro iniziale al 10.2% medio) al Giro del 2015 la maglia rosa Alberto Contador fu attaccata da Fabio Aru e Mikel Landa, i quali non riuscirono a distanziare lo spagnolo, anche se la loro azione fece staccare gli altri avversari. Di certo non assisteremo stavolta ad azioni simili, poiché in quell’occasione il traguardo era collocato nella vicina San Giorgio del Sannio (s’impose Paolo Tiralongo) mentre stavolta saremo solo all’inizio di una tappa che subito proporrà la salita verso il Passo di Mirabella (2.2 Km al 7.3%), presso il quale il gruppo sfiorerà l’area archeologica della città romana di Aeclanum, scoperta all’inizio del secolo scorso e tra i cui resti spiccano quelli delle “terme dei nobili” e di una basilica eretta in epoca paleocristiana. Immediatamente dopo si affronterà l’ascesa di Croce Calabrone (3 Km al 6.1%), che precederà il passaggio in discesa da Fontanarosa, dove è meta di pellegrinaggi il santuario di Maria Santissima della Misericordia, che alla vigilia di Ferragosto è teatro della tradizionale “festa del carro”, nella quale viene portato in processione da quattro buoi un obelisco di paglia alto 28 metri.
Seguirà un’altra serie di brevi ascese consecutive che conduranno i “girini” alle porte di Torella dei Lombardi, dove è visitabile un museo dedicato al celebre regista d’origini torellesi Sergio Leone, il papà del western all’italiana, ospitato nel Castello Candriano. Per una decina di chilometri l’altimetria si “spegnerà” lasciando il passo a un tratto di dolce falsopiano di meno di 10 Km, che terminerà ai piedi della “Cima Coppi” di giornata, la salita diretta ai quasi 1000 metri di Guardia dei Lombardi, 8.4 Km al 3% che presenteranno le pendenze più impegnative nei 2200 metri iniziali al 6.1%, al termine dei quali il gruppo attraverserà il centro di Sant’Angelo dei Lombardi, divenuto celebre all’epoca del sisma del 1980 come “capitale del terremoto” perché fu il comune irpino che ebbe a patire il maggior numero di morti (482 morti) oltre a ingenti danni ai suoi edifici, come la millenaria Abbazia del Goleto e il Convento di Santa Maria delle Grazie, situato nel luogo dove oggi è stato realizzato un Parco della Memoria dedicato alle vittime del sisma e in modo particolare ai bambini ospiti dell’orfanotrofio alloggiato nel monastero.
Il breve dentello verso Morra De Sanctis – il cui nome ricorda i natali in questo borgo del politico italiano
Francesco de Sanctis, che fu per tre mandati Ministro dell’Istruzione del Regno d’Italia – spezzerà la successiva discesa, che riporterà per la terza e ultima volta il gruppo nella valle dell’Ofanto, attraversata in altri differenti punti nelle due tappe precedenti. Stavolta il corso del fiume sarà seguito per circa 4 Km in direzione di Lioni, per poi imboccare la veloce superstrada che porterà i “girini” in veloce discesa verso la valle del Sele, sfiorando la località di Materdomini, famosa per la presenza del Santuario di San Gerardo Maiella, costruito attorno al 1200 nel luogo dove la Madonna era apparsa a due pastorelli e divenuto celebre grazie al santo “titolare”, religioso redentorista che vi morì nel 1755 a soli 29 anni e che oggi è venerato come protettore delle donne in gravidanza e dei bambini.
Ci sarà giusto il tempo di terminare la discesa e affrontare un breve tratto privo di difficoltà, poi le pendenze torneranno a farsi sentire nelle gambe dei corridori al momento d’affrontare i quasi 3 Km all’8% che condurranno a Oliveto Citra, borgo il cui antico Castello Guerritore è divenuto, riparati i danni apportati dal terremoto, sede di un museo realizzato per esporre al pubblico i reperti recuperati dalle necropoli della zona. Un successivo pedalabile tratto in ascesa di 3.4 Km al 3.5% rappresenterà l’ultimo ostacolo naturale inserito sul tracciato, che subito dopo proporrà la discesa verso la pianura finale, che il gruppo agguanterà in quel di Eboli, la cittadina resa celebre dal romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli”, in realtà ambientato nel paesino lucano di Aliano, dove l’autore fu mandato al confino dal regime fascista: secondo un detto lucano rappresentava limite ultimo del mondo civilizzato il centro di Eboli, che attira i turisti proprio grazie alla pubblicità indotta dal libro di Levi e dove è possibile ammirare interessanti luoghi di culto come la Badia di San Pietro alli Marmi e la collegiata di Santa Maria della Pietà. Imboccati gli ultimi scorrevoli 40 Km si attraverserà Battipaglia, dove si potrà ingannare l’attesa del passaggio del gruppo assaggiando la prelibata specialità locale della “Zizzona”, mozzarella di latte di bufala dalla forma di seno (da qui il curioso nome) che può arrivare a un peso di 15 Km a forma, resa celebre dal film “Benvenuti al sud”. Raggiunta la vicina Bellizzi si abbandonerà la strada “maestra” per Salerno e si svolterà in direzione del litorale, lungo il quale si snoderanno gli ultimi 14 Km, i più snelli di questa tappa anche per le sole dieci curve che s’incontreranno in quest’ultimo tratto. Ma non bisognerà comunque abbassare la guardia nemmeno ora, perché il vento che spazza il golfo di Salerno potrebbe fare un’ultima, sgradita sorpresa al gruppo provato dalle tante energie sprecate sui saliscendi di giornata.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo della Serra (585 metri). Valicato dalla Strada Provinciale 243 tra Pratola Serra e Dentecane, è quotato 584 sulle cartine del Giro 2023. In passato è stato affrontato in diverse occasione ma soltanto l’ultima volta, durante la citata tappa Benevento – San Giorgio del Sannio del 2015 vinta da Tiralongo, in vetta era previsto il traguardo GPM, conquistato dall’olandese Tom-Jelte Slagter.

Passo di Mirabella (442 metri). Quotato 443 sulle cartine del Giro 2023, è valicato dalla Strada Statale 90 “delle Puglie” tra Pianopantano e Grottaminarda. Situato nei pressi del bivio per Mirabella Eclano, è noto anche con il nome di Passo Eclano. Il Giro vi è transitato spesso, senza mai proporre quest’ascesa come GPM: l’ultimo passaggio risale alla tappa Roccaraso – Melfi nel 1992, vinta da Guido Bontempi.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

La città di Salerno e l’altimetria della quinta tappa (travelamalficoast.travelmar.it)

La città di Salerno e l’altimetria della quinta tappa (travelamalficoast.travelmar.it)

CIAK SI GIRO

Nel finale oggi il Giro subito prima di giungere in riva al Tirreno attraverserà l’estremo lembo settentrionale della Piana del Sele, area vasta 700 Km quadrati la cui perla è rappresentata dalla località archeologica dell’antica città magnogreca di Paestum, distante una ventina di chilometri dal percorso di gara. I suoi tre magnifici templi sono giunti ai nostri giorni in perfette condizioni e ciò ha attratto in quest’angolo della Campania non solo turisti da tutte le parti del mondo (li ammirerà anche lo scrittore tedesco Goethe, che ne farà accenno nel suo saggio “Viaggio in Italia”), ma anche numerosi registi che qui hanno voluto girare parte dei loro film. In ordine di tempo il primo è stato Roberto Rossellini, che nel 1946 nel celeberrimo Paisà, uno dei capolavori del neorealismo, inquadrò nell’episodio ambientato a Napoli i templi di Poseidone ed Hera, quest’ultimo visitato nientemeno dalla principessa Sissi in “Destino di un’imperatrice”, l’ultimo film della trilogia dedicata alla celebre sovrana, del quale parleremo più diffusamente nell’articolo dedicato alla tappa di Napoli. Un’altra pellicola in parte girata in questo luogo fu “Scipione detto anche l’Africano”, nel quale si raccontò in toni leggeri le gesta del celebre politico dell’antica Roma, qui interpretato da Marcello Mastroianni mentre il ruolo del fratello del protagonista, Scipione l’Asiatico, fu affidato al vero fratello del celebre attore, Ruggero, qui impegnato nella sua unica esperienza di attore e la cui carriera, tranne questa eccezione, si svolse quasi esclusivamente dietro le quinte, dove ancora oggi è ricordato come uno dei più valenti montatori del cinema italiano, lavorando fianco a fianco a registi del calibro di Luchino Visconti e Federico Fellini (per limitarsi ai più celebri). Oltre che a Paestum, la produzione del film sui due “Scipioni”, diretta dal regista romano Luigi Magni, interessò anche un’altra nota area archeologica campana, quella di Pompei, per poi spingersi fino in Lazio e Toscana, dove la dimora del dio Giove fu ricreata nella necropoli etrusca di Sovana.

In collaborazione con www.davinotti.com

I templi di Paestum visti nel celebre film di Rossellini Paisà (www.davinotti.com)

I templi di Paestum visti nel celebre film di Rossellini "Paisà" (www.davinotti.com)

Larea archeologica di Paestum vista in Scipione detto anche lAfricano (www.davinotti.com)

L'area archeologica di Paestum vista in "Scipione detto anche l'Africano" (www.davinotti.com)

Le altre location dei due film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/paisa/50006649


https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/scipione-detto-anche-l-africano/50006803

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Atripalda, l’edificio della Dogana dei Grani fa da sfondo a Piazza Umberto I°

Mirabella Eclano, le terme dell’antica Aeclanum

Fontanarosa, santuario di Maria Santissima della Misericordia

Torella dei Lombardi, Castello Candriano

Sant’Angelo dei Lombardi, Abbazia del Goleto

Castello di Morra De Sanctis

Materdomini, Santuario di San Gerardo Maiella

Oliveto Citra, Castello Guerritore

Eboli, Badia di San Pietro alli Marmi

Salerno, Cattedrale di Santa Maria degli Angeli

SCALATORI, A VOI!

Arriva il momento della prima occasione per gli scalatori per ridurre le distanze dai corridori più attrezzati a cronometro e che nella lunga tappa contro il tempo di Ortona avranno già accumulato un discreto vantaggio. L’arrivo in quota a Lago Laceno non è difficilissimo ma presenta un tratto nel quale i grimpeur potrebbero provare a mettere in difficoltà gli avversari, limitato nello sviluppo ai 3 Km centrali dell’ascesa che conduce verso il traguardo. Nel 1998 Pantani fallì nell’obiettivo, ma non era ancora entrato nello stato di forma che due settimane più tardi gli consentirà di vincere il Giro d’Italia.

Chi si specchierà in rosa nelle acque del Laceno? Tre volte il Giro ha posto un arrivo sulle sponde del lago irpino e in due di queste occasioni la maglia rosa cambiò proprietario, con l’avvicendamento in testa alla classifica tra Francesco Moser e Felice Gimondi nel 1976 e il ritorno al vertice dell’elvetico Alex Zulle nel 1998. Era l’edizione che sarà vinta da Pantani e lo scalatore di Cesenatico pensò di sfruttare le impegnative pendenze dell’ultima ascesa per inscenare il suo primo vero attacco, dopo il tentativo a sorpresa sul Capo Berta nella tappa in Imperia, in compagnia di Michele Bartoli. Quest’ultimo l’indomani toglierà la maglia rosa dalle spalle di Zulle – che la indossava dal prologo di Nizza – grazie ad un buco nelle fasi preparatorie della volata di Forte dei Marmi e all’elvetico non era proprio andato giù l’aver perduto il primato in quella maniera. A dire il vero si era staccato nell’affrontare le prime rampe verso il Laceno, mentre davanti il “Pirata” era riuscito ad avvantaggiarsi tutto solo, ma quel giorno Pantani non era il solito Pantani e Zulle si riprese al punto da riuscire a raggiungere Marco, a staccarlo e a involarsi verso il traguardo, che tagliava con 24 secondi di vantaggio sugli immediati inseguitori e la maglia rosa nuovamente sulle spalle. Il corridore della Festina riuscì così ad approfittarne dell’occasione offerta dalla strada e lo stesso dovranno da oggi fare gli scalatori che, come abbiamo già ricordato, quest’anno dovranno fare i conti con una maggiorazione dei chilometri da percorrere a cronometro e dovranno sin d’ora cercare di ridurre le distanze che i passisti hanno stabilito nella lunga tappa di Ortona. E il finale verso il Laceno, al di là dei precedenti, strizza loro leggermente l’occhio, anche se i margini di movimento saranno ridotti ai 3 Km centrali (media del 9.4%) di un’ascesa che complessivamente misura poco meno di 10 Km, presenta un’inclinazione del 6.2% e può essere considerata alla stregua di un arrivo in salita, anche se dopo lo striscione del GPM si dovranno percorrere ancora 4 Km, quasi del tutto pianeggianti, per andare al traguardo. Anche la condotta di gara che il gruppo terrà nelle fasi iniziali e centrali potrà avere un considerevole peso sugli esiti di questa tappa, perché – pur non essendoci altrove grandissime pendenze – la marcia d’avvicinamento al gran finale sarà costellata di altre ascese che andranno a comporre il “mosaico” giornaliero delle difficoltà, forte di quasi 4000 metri di dislivello complessivo sbriciolati tra otto ascese e alcuni piccoli saliscendi.
I primi strappi s’incontreranno subito dopo il via da Venosa, la città natale del poeta laziale Orazio che per la prima volta avrà l’onore d’ospitare la Corsa Rosa. Si affronteranno circa 3 Km al 6% pedalando in direzione di Ginestra, seguita da un successivo tratto di 4 Km al 5.2% all’inizio del quale si sfiorerà il centro di Ripacandida, presso il quale si trova il santuario romanico di San Donato, dedicato al protettore della cittadina lucana e gemellato con quello di San Francesco ad Assisi. Al termine della salita il gruppo imboccherà un veloce tratto di superstrada in discesa che comodamente condurrà ai piedi della prima salita di una certa consistenza, che in poco più di 6 Km al 4.4% condurrà verso il Castello di Lagopesole, imponente maniero voluto dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II e divenuto nell’Ottocento covo di uno dei più celebri e temuti briganti dell’epoca, Carmine Crocco, che lo occupò assieme ad altri 400 seguaci.
Non correranno rischi d’assalti briganteschi i “girini” che subito dopo intraprenderanno la discesa verso Atella e, giunti alle porte di questo centro (presso il quale è stato scoperta nel 1987 un’antica villa romana, il Complesso archeologico di Torre degli Embrici), andranno alla scoperta dell’inedito Passo delle Crocelle. Non sono mai stati affrontati prima al Giro i 13.5 Km al 4.3% di questo valico, nei quali ha le sue “radici” il sei volte campione del mondo a cronometro Fabian Cancellara, elvetico di nascita ma il cui padre è originario del comune di San Fele, che il gruppo sfiorerà nel corso dell’ascesa. Attraversando il bosco di Piano Ferraio, uno dei più rigogliosi della regione, si planerà su Bella per poi portarsi ai piedi della successiva ascesa diretta al Valico di Monte Carruozzo, sulla carta più lunga della precedente ma in realtà più breve perché spezzata in due tratti da un troncone centrale in quota lungo quasi 4 Km. I primi 5.1 Km al 5.5% saranno i più impegnativi, anche se non sono previsti quei “sesti gradi” ai quali potrebbe far pensare il passaggio dal centro di Muro Lucano, l’antica “Numistrum” presso la quale Annibale sfidò l’esercito romano capeggiato dal console Marco Claudio Marcello e la cui acropoli sorgeva sul luogo dove, secondo alcuni studiosi, oggi si trovano la concattedrale di S. Nicola e Camera e il locale castello, che nel 1382 fu teatro dell’assassinio della deposta regina del Regno di Napoli Giovanna I d’Angiò.
Risalito lo sperone di roccia sul quale è aggrappato il borgo di Castelgrande – presso il quale nel 1965 l’Istituto nazionale di astrofisica ha realizzato un osservatorio il diametro del cui telescopio è uno dei più grandi d’Italia – con i restanti 8.2 Km al 5.2% si raggiungerà il Valico di Monte Carruozzo, scavalcato il quale si lascerà la Basilicata per la Campania scendendo verso Sant’Andrea di Conza. Qui la musica cambierà diametralmente e, dopo una prima parte di gara costellata di difficoltà, nei successivi 45 Km si pedalerà in un contesto caratterizzato da lievi falsipiani e da rarissimi tratti realmente pianeggianti. Si toccheranno centri che furono duramente colpiti dal terremoto che sconvolse l’Irpinia la sera del 23 novembre 1980, non distanti dall’epicentro del sisma che causò 2914 vittime e costrinse quasi 280000 civili ad abbandonare le loro abitazioni, come accadde nella vicina Conza della Campania, totalmente ricostruita a breve distanza dal distrutto centro storico, dove il sisma riuscì a riportare alla luce i resti dell’antica e considerata perduta città romana di Compsa. Superato il centro di Teora, inizierà un tratto in discesa che riporterà la corsa nella valle dell’Ofanto, in parte attraversata nella tappa di Melfi, in vista dal passaggio da Lioni, uno dei comuni più colpiti dal terremoto di 43 anni fa che distrusse non solo le abitazioni ma anche il suo patrimonio artistico, come la chiesa di Santa Maria Assunta, che era la più antica del paese e sarà successivamente ricostruita.
Con un altro tratto di filante superstrada si correrà ai piedi della collina sulla quale si staglia la città di Nusco, il terzo comune per altezza della provincia di Avellino, la cui posizione panoramica le è valso il soprannome di “Balcone dell’Irpinia”. Il gran finale di giornata bussa oramai alle porte e inizierà poco dopo il passaggio da Montella, all’altezza del convento di San Francesco a Folloni, il cui nome ricorda un soggiorno del santo d’Assisi nel gennaio del 1222 nel bosco nel quale sarà successivamente fondato il monastero, voluto dallo stesso frate. È proprio al cospetto di quest’angolo di pace che ha inizio la salita finale, inizialmente pedalabile poiché hanno una pendenza media poco superiore al 4% i primi 5.5 Km, che si concludono poco dopo il passaggio da Bagnoli Irpino, centro conosciuto sin dall’antichità per una varietà locale di tartufo nero, recentemente riscoperto dalla gastronomia dopo i fasti del passato quando costituiva una delle prelibatezze “elitarie” che si poteva trovare sulla tavola dei sovrani borbonici. Lasciamo il desco e torniamo sulla strada che ora, come annunciato, proporrà il suo tratto più duro. La salita poi si “sgonfierà” nelle ultime centinaia di metri, lasciando quindi il palcoscenico al “velluto” degli ultimi, pianeggianti 4,4 Km di strada, durante i quali si compirà una sorta di girotondo attorno alla conca del Laceno, imperlata dal piccolo e omonimo lago nel quale si specchiano i monti di uno dei comprensori sciistici più spettacolari d’Italia, che consente di sciare avendo negli occhi da una parte lo scintillio delle nevi e dall’altra quello delle acque del Mar Tirreno, le cui coste distano, in linea d’aria, 30 Km da quelle del bacino irpino. E, per la terza volta nella storia, quegli scintillii vireranno sulle tonalità del rosa…

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo delle Crocelle (1136 metri). Aperto tra il Monte Santa Croce e la Costa Squadro, è valicato dalla Strada Provinciale 381 “del Passo delle Crocelle e di Valle Cupa” tra San Fele e Bella. Non è mai stato affrontato al Giro d’Italia

Valico Taverna Pugliese (786 metri). È valicato dalla Strada Provinciale 381 “del Passo delle Crocelle e di Valle Cupa” nel corso della discesa che dal Passo delle Crocelle conduce a Bella, all’altezza del bivio per quest’ultimo centro.

Valico del Granito (1136 metri). È il vero nome del passo che tradizionalmente sulle cartine del Giro è chiamato Valico di Monte Carruozzo, valicato dalla Strada Statale 7 “Via Appia” tra Castelgrande e Pescopagano. La Corsa Rosa lo ha affrontato quattro volte, la prima nel 1967 durante la tappa Potenza – Salerno, vinta dal tedesco Rudi Altig dopo che al traguardo GPM del Monte Carruozzo era transitato per primo lo spagnolo Aurelio González. Anche nel 1986 sarà un corridore iberico, Pedro Muñoz, ad espugnare questa salita, inserita nelle fasi iniziali della Potenza – Baia Domizia, terminata in volata con la vittoria di Guido Bontempi. Tre anni più tardi il grande protagonista sarà l’elvetico Stephan Joho, in fuga solitaria per 211 Km durante la Potenza – Campobasso, che lo vedrà arrivare al traguardo quasi 3 minuti prima del gruppo dopo aver toccato un vantaggio massimo di un quarto d’ora e aver, ovviamente, messo in saccoccia anche il GPM del Carruozzo. Non sarà, invece, valido per la classifica degli scalatori l’ultimo passaggio da questa salita, avvenuto durante la Montella – Matera del 1998, terminata allo sprint con il successo di Mario Cipollini.

Sella di Conza (697 metri). Quotata 694 sulle cartine del Giro 2023, vi transita lo spartiacque tra le valli dei fiumi Sele e Ofanto e viene considerata dai geografi come il punto di “sutura” tra l’appennino campano e quello lucano. Valicata in piano dalla Strada Statale 7 “Via Appia” tra Conza della Campania e Teora, è stato spesso attraversata dal Giro, l’ultima nel 1998 nelle fasi iniziali della tappa Montella – Matera, citata pocanzi. Nel 1994 ci si arrivò in salita dalla valle del Sele durante la tappa Potenza – Caserta (vinta da Marco Saligari), ma in vetta non era previsto il traguardo GPM.

Il lago Laceno e l’altimetria della quarta tappa (www.ottopagine.it)

Il lago Laceno e l’altimetria della quarta tappa (www.ottopagine.it)


Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

CIAK SI GIRO

Da un film impegnato come “Il vangelo secondo Matteo” passiamo a una pellicola più leggera, che ha avuto come set il borgo di Nusco, sfiorato nel finale della tappa odierna. Si tratta de “La valigia sul letto”, commedia del 2010 di Eduardo Tartaglia, regista napoletano la cui carriera era iniziata come attore teatrale e che gli aveva permesso di recitare fianco a fianco ad attori formatisi alla scuola di Eduardo De Filippo, nomi del calibro di Aldo Giuffrè, Regina Bianchi e Antonio Casagrande. Proprio a teatro debutterà la rappresentazione dallo stesso titolo, pure ideata dal Tartaglia, che nel 2010 diventerà un film interpretato tra gli altri dai noti comici Maurizio Casagrande (figlio del citato Antonio) e Biagio Izzo, con lo stesso regista che si riserverà il ruolo del principale protagonista del film, l’ex impiegato dell’anagrafe Achille Lochiummo. Perduto il lavoro e scoperta l’esistenza di un pentito della camorra dal cognome quasi identico al suo (Lociummo), Achille decide grazie alle sue conosce all’anagrafe di farsi togliere l’acca dal cognome in modo da far credere di essere un parente dell’uomo e di entrare nel programma di protezione riservato dalla polizia ai pentiti. Così, assieme alla fidanzata e alla sorella di lei lascia Napoli alla volta della destinazione sicura individuata dalla polizia per i parenti di Antimo Lociummo (interpretato da Izzo, mentre Casagrande è l’ispettore che li accompagnerà): l’azione si sposta così dal capoluogo campano al “balcone dell’Irpinia”, del quale vengono proposti diversi scorci, anche se il set più sfruttato sarà il cimitero fuori dal paese, nelle cui cappelle troveranno alloggio Antimo e Achille.

In collaborazione con www.davinotti.com

La chiesa della Santissima Trinità a Nusco, davanti alla quale sarà girata una scena del film con Biagio Izzo e Nunzia Schiano (www.davinotti.com)

La chiesa della Santissima Trinità a Nusco, davanti alla quale sarà girata una scena del film con Biagio Izzo e Nunzia Schiano (www.davinotti.com)

Le altre location del film


https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/la-valigia-sul-letto/50019937

FOTOGALLERY

Venosa, castello aragonese

Ripacandida, santuario di San Domenico

Castello di Lagopesole

Passo delle Crocelle

Tratto attraverso il bosco di Piano Ferraio

Muro Lucano, il castello

Castelgrande, l’osservatorio astronomico

La vecchia Conza, abbandonata dopo il terremoto

Lioni, la ricostruita chiesa di Santa Maria Assunta

Il centro di Nusco visto dalla strada che percorreranno i “girini”

Vista panoramica dal castello di Nusco

Montella, monastero di San Francesco a Folloni

LA RIAPERTURA DELLA CACCIA

novembre 11, 2022 by Redazione  
Filed under 08 MAGGIO 2023: VASTO - MELFI, News

I cacciatori di tappe l’hanno già messa nel mirino. La frazione con arrivo a Melfi rappresenterà per loro la prima, succulenta preda e ci sono già i presupposti perché non falliscano l’obiettivo. La lunga crono d’apertura avrà già creato un nutrito manipolo di potenziali fuggitivi con parecchi minuti di ritardo in classifica al quale il gruppo lascerà carta bianca. Il finale particolarmente tortuoso, inoltre, sarà d’intralcio per un gruppo inseguitore che potrebbe non riuscire a recuperare sulle lepri di giornata.

La stagione venatoria è terminata da un pezzo, ma in Italia il mese di maggio fa eccezione. Al Giro ci sono giornate che i “cacciatori di tappe” attendono con impazienza come i bambini aspettano l’arrivo di Babbo Natale o dei Re Magi, sono quelle giornate nelle quali l’organizzazione ha inserito frazioni che sembrano apparecchiate apposta per loro e quella di Melfi pare proprio come una delle meglio imbandite. Le difficoltà altimetriche che sono state collocate negli ultimi 36 Km, infatti, escluderanno i velocisti dalle possibilità di vittoria e, di conseguenza, le loro squadre non saranno motivate a lavorare in testa al gruppo inseguitore per contenere il vantaggio dei fuggitivi. La “patata bollente” sarà tutta nelle mani delle formazioni dei big, che vorranno evitare che il vantaggio degli attaccanti non aumenti troppo, anche se la maglia rosa di turno potrebbe decidere di non far sprecare troppo energie ai suoi e di lasciare indossare il simbolo del primato a corridori che poi dovranno cederle, magari già dal giorno successivo. Va detto che la lunga crono iniziale avrà avuto un deciso impatto sulla classifica e già ci saranno corridori con distacchi superiori al minuto o ai due minuti e sicuramente andranno cercati tra quei nomi quelli dei ciclisti che oggi avranno concessa la “libera uscita”. Va inoltre aggiunto che i margini di manovra per il gruppo inseguitore per tentare d’arginare il vantaggio dei fuggitivi si azzereranno quasi completamente proprio nei 36 Km conclusivi perché, oltre alle salite, in quel frangente si percorreranno strade particolarmente tortuose, che non agevolano certo il lavoro del plotone. Al contrario, ci sarà parecchia strada a favore nei tratti precedenti perché da Foggia in poi si pedalerà per più di 60 Km su di una comodissima superstrada che si abbandonerà soltanto al momento d’intraprendere i tormentati chilometri conclusivi.
La bandierina del via si abbasserà in quel di Vasto, poi la corsa transiterà nuovamente da San Salvo prima di lasciare l’Abruzzo, nel quale si farà ritorno tra cinque giorni per la prima tappa d’alta montagna, che si concluderà ai 2135 metri dell’Albergo di Campo Imperatore, sul Gran Sasso. Entrato in Molise, nei 40 chilometri successivi il gruppo avrà ancora come compagno di viaggio l’Adriatico, verso le cui acque guarda l’antica Torre del Sinarca, che si sfiorerà poco prima di giungere a Termoli, sede dell’unico porto molisano, base di partenza per i turisti diretti all’arcipelago delle Isole Tremiti. Quest’ultimo “politicamente” appartiene alla regione Puglia, nella quale la Corsa Rosa farà ingresso poco prima di voltare le spalle al mare e infilarsi nell’ampio corridoio pianeggiante che separa i Monti della Daunia dal promontorio del Gargano e dalla fascia costiera nella quale si aprono i laghi di Varano e di Lesina, che non sono solo i due più grandi della Puglia per estensione ma che vantano questo primato per l’intera Italia Meridionale. Procedendo in direzione di Foggia si giungerà sulle strade di San Severo, l’antico capoluogo della Capitanata che dal 2006 è stato ufficialmente insignito del titolo di città d’arte per i monumenti che offre (come la chiesa matrice di San Severino abate) e che i turisti possono ammirare dopo aver degustato uno dei vini prodotti in questa città, i primi in Puglia ad aver ottenuto la denominazione di origine controllata. Ovviamente, l’alcol sarà rigorosamente bandito dalla dieta dei “girini” che si dovranno accontentare dell’acqua contenuta nelle loro borracce pedalando tra le assolate campagne del Tavoliere (4000 Km quadrati che ne fanno la seconda pianura d’Italia per estensione dopo la Pianura Padana) alla volta di Foggia, dove il gruppo giungerà dopo aver percorso un centinaio di chilometri dal via da Vasto, esattamente a metà del cammino giornaliero. Sfioratone il centro storico, ancora ricco di testimonianze artistiche nonostante i danni provocati dalla seconda guerra mondiale e dai terremoti (come il complesso della Chiesa delle Croci, consacrato nel 1742 per “esorcizzare” la carestia e la siccità che in quel tempo imperversavano nel Tavoliere) inizierà un lunghissimo tratto lontano dalla civiltà nel quale si percorrerà per poco più di 40 Km la statale Bradanica, superstrada a due corsie (nel progetto iniziale dovevano essere quattro) costruita a partire dal 1989 per collegare Foggia a Matera. In questo tratto non s’incontreranno centri abitati, ma solo gli svincoli che permettono di raggiungerli con deviazioni in salita, come quella che conduce ad Ascoli Satriano, presso la quale furono combattute in antichità due storiche battaglie, la prima nel 279 a.C. durante le guerre pirriche e la seconda settant’anni più tardi in occasione della più conosciuta seconda guerra punica che contrappose l’esercito romano a quello cartaginese di Annibale. Se dell’epoca non conserva quasi più tracce (è rimasto solo il ponte romano sul fiume Carapelle), in città alta si possono ammirare diversi monumenti eretti in epoche successive, come la romano-gotica concattedrale della Natività della Beata Vergine Maria e il Palazzo Ducale, recentemente ristrutturato.
Un’altra deviazione dal percorso di gara è quella che, poco prima dell’ingresso in Basilicata, permette di salire al borgo di Candela, presso il quale si trova il “capolinea” meridionale del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, una delle più lunghe vie di transumanza d’Italia, sfruttate per il trasferimento del bestiame sin dall’epoca preromana.
Subito dopo l’ingresso in Lucania s’incontrerà lo svincolo che permette di raggiungere San Nicola, la principale frazione del comune di Melfi, presso la quale negli anni ’90 è stata realizzata una delle più estese zone industriali d’Italia, nota soprattutto per la presenza di uno stabilimento della Stellantis, l’holding nata nel 2021 dalla fusione dei gruppi PSA e Fiat Chrysler Automobiles: quando l’azienda torinese era ancora sponsor del Giro nel 1994 all’esterno dello stabilimento si concluse una tappa della Corsa Rosa, terminata con il successo allo sprint del veneto Endrio Leoni.
All’altezza dello svincolo per San Nicola il gruppo lascerà la statale Bradanica ma per un’altra abbondante dose di chilometri – 22 per la precisione – si pedalerà in un contesto simile, stavolta seguendo l’asse viario della Strada Statale 401 che risale la valle dell’Ofanto, il fiume più importante della Puglia, fino allo svincolo per Monticchio Bagni. Attraversando questa piccola località termale, nota sin dall’epoca romana, si andrà ad affrontare la prima delle due salite che caratterizzano il finale, il Valico dei Laghi di Monticchio (7.3 Km al 5.7% e un tratto intermedio di 1300 metri all’8.5%), che prende il nome dai due bacini d’origine vulcanica tra i quali si snoderà la successiva breve discesa. Dominati dall’imponente Abbazia di San Michele Arcangelo, sorta a partire dall’VIII secolo nel luogo dove si trovava una grotta scavata nel tufo abitata da monaci basiliani, si andrà immediatamente all’attacco della successiva salita, il Valico La Croce (3.1 Km al 6.1%), scavalcata la quale mancheranno 22 Km al traguardo, caratterizzati come anticipavamo in apertura da un tracciato “laocoontico” che si snoderà in discesa fino a circa 5 Km dall’arrivo. Senza affrontare grandi inclinazioni si planerà su prima Rionero in Vulture e su poi su Barile, centro nel quale risiede una delle cinque colonie albanesi d’Italia presenti in Basilicata e situato su di una collina caratterizzata da miriadi di grotte scavate nel tufo, ancor oggi utilizzate come cantine per conservare il vino e in una delle quali nacque nientemeno Gesù (ma per svelarvi questo arcano vi rimandiamo alla rubrica “Ciak si giro”). Attraversata Rapolla, presso la quale nel 1856 fu rinvenuto un imponente sarcofago in marmo risalente al secondo secolo dopo Cristo, la discesa terminerà per lasciar strada a uno strappo di 1 Km in lieve pendenza che contribuirà a rendere ancor più tormentato il finale di gara e offrirà una bella occasione ai cacciatori di tappa per sparare il loro colpo di fucile con vista (non troppo, viste le numerose curve) sull’oramai prossimo obiettivo del traguardo di Melfi.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico dei Laghi di Monticchio (703 metri). Non segnalato sul testo di riferimento (si veda più sotto), è valicato dalla Strada Provinciale 167 “dei Laghi di Monticchio” tra Monticchio Bagni e i due laghi. È parzialmente inedito per il Giro perché la prima parte della salita è stata percorsa nel 2010 durante la tappa Avellino – Bitonto, terminata con il successo allo sprint dallo statunitense Tyler Farrar: in quell’occasione giunti alle terme di Monticchio si seguiva la strada per Melfi scollinando ai 668 metri del Valico dell’Imbandina, dove scollinò in testa il britannico Charles Wegelius.

Valico la Croce (855 metri). È valicato dalla Strada Provinciale 167 “dei Laghi di Monticchio” tra i Laghi di Monticchio e Rionero in Vulture. Non è stato mai inserito nel percorso del Giro.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Il castello di Melfi e l’altimetria della terza tappa (www.turismo.it)

Il castello di Melfi e l’altimetria della terza tappa (www.turismo.it)

CIAK SI GIRO

Vi abbiamo annunciato poco che Cristo nacque a Barile, in provincia di Potenza, e non si tratta di un’eresia. È quel che accadde nell’estate del 1964 quando Pier Paolo Pasolini vi girò le scene ambientate a Betlemme de “Il vangelo secondo Matteo”, che il celebre regista avrebbe voluto filmare in Terrasanta ma che, dopo un lungo viaggio effettuato in quei luoghi l’anno precedente, si era rivelata inadatta alle riprese a causa dei mutamenti urbanistici subiti nel tempo da località come la stessa Betlemme, Nazareth e Gerusalemme. Per lo stesso motivo tutti i film sulla figura di Cristo prodotti in quegli anni erano stati girati altrove, come “Il re dei re” del 1961 filmato interamente in Spagna e “La più grande storia mai raccontata” del 1965 le cui riprese si svolsero tra Arizona, California, Nevada e Utah. Pasolini preferì puntare su paesaggi nostrani e in particolare fu affascinato dai Sassi di Matera, perfetti ancora al giorno d’oggi (“The Passion” di Mel Gibson è del 2004) per interpretare la città di Gerusalemme. La Basilicata fu una vera miniera di location per Pasolini, che non si limitò alla sola Matera ma sconfinò nel potentino dove a Castel Lagopesole fu ricreato il sinedrio di Gerusalemme (è qui che Cristo viene condotto subito dopo la condanna alla crocifissione), mentre la collina sforacchiata di grotte di Barile fu – come ricordavamo, il set della nascita di Gesù e della visita dei Re Magi. L’intera Italia Meridionale fu coinvolta nelle riprese, con la troupe che si spostò anche in Puglia (il tempio di Gerusalemme è nientemeno che Castel del Monte e molte altre località del “tacco d’Italia” furono immortalate nella pellicola), in Sicilia (sull’Etna fu girata parte della scena delle tentazioni di Cristo) e in Calabria, dove la costa ionica tra Crotone e Le Castella divenne lo scenario dei momenti del film ambientati sulle sponde del Lago di Tiberiade. E non è ancora finita perché anche spettacolari location laziali fanno da quinta ad altre scene, come quella del battesimo di Gesù nelle acque che nei testi sacri sono quelle del fiume Giordano e nella finzione filmica sono quelle del Fosso Castello a Soriano nel Cimino, luogo che tanto affascinò Pasolini da decidervi di acquistarvi e ristrutturare un vecchio castello abbandonato per poi farne la sua casa di campagna, “buen retiro” nel quale isolarsi quando voleva fuggire dalla routine di Roma.

In collaborazione con www.davinotti.com

La grotta di Betlemme a... Barile (www.davinotti.com)

La grotta di Betlemme a... Barile (www.davinotti.com)

Le altre location del film (su due pagine)

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-vangelo-secondo-matteo/50000537

FOTOGALLERY

La Torre Sinarca alle porte di Termoli

Il porto di Termoli

Lago di Lesina

San Severo, chiesa matrice di San Severino

La statale che attraversa i campi del Tavoliere in direzione di Foggia

Foggia, complesso della Chiesa delle Croci

Tratto della superstrada Bradanica verso la Basilicata

Il ponte romano sul Carapelle alle porte di Ascoli Satriano

Ascoli Satriano, Palazzo Ducale

Il borgo di Candela visto dalla superstrada Bradanica

La sede di Stellantis a San Nicola di Melfi

Il più grande dei due Laghi di Monticchio

L’abbazia di San Michele Arcangelo vista dalle sponde del Lago Piccolo

Barile, le grotte scavate nel tufo

SPRINT IN RIVA ALL’ADRIATICO

Prima occasione per i velocisti in riva all’Adriatico, anche oggi protagonista della “scenografia” del Giro 2023. Dopo la cronometro d’avvio lungo la Costa dei Trabocchi ampi tratti della seconda frazione si snoderanno ancora lungo la litoranea abruzzese, con alcune divagazioni nell’entroterra che non costituiranno pietre d’inciampo per le squadre dei velocisti: le possibilità di fallire a San Salvo saranno pressoché nulle, anche se il vento potrebbe dare qualche grattacapo.

Protagonista quasi unico dello scenario della cronometro d’apertura, il Mar Adriatico avrà un ruolo preponderante anche nella seconda giornata di gara. La tappa numero 2, infatti, si snoderà per metà del suo sviluppo sulla pianeggiante statale litoranea mentre la resta parte della frazione si svolgerà nell’entroterra, dove si affronteranno salite poco impegnative che, complice anche il fatto che si supererà l’ultima di questa a 74 Km dall’arrivo, faranno di questa tappa la prima delle otto che dovrebbero terminare in volata. Il condizionale è sempre d’obbligo perché molte di queste tappe saranno caratterizzate da tracciati che metteranno a dura prova le formazioni degli sprinter e anche quando il percorso è semplice come quello odierno bisognerà mettere sempre in conto eventuali insidie sopraggiunte, come il vento che sovente spazza i litorali e potrebbe creare fratture in seno al gruppo.
Il primo dei tre tratti collinari che spezzeranno la pianura i corridori lo incontreranno in partenza da Teramo perché prima di giungere in riva all’Adriatico bisognerà percorrere quasi 46 Km, incontrando la prima salita di giornata a 14 Km dal via, quando con 5.4 Km d’ascesa al 5.5% si raggiungerà Bellante, borgo dove recentemente ha lasciato la sua firma il due volte vincitore del Tour Tadej Pogačar, che il 22 marzo 2022 vi si è imposto al termine della quarta tappa della Tirreno-Adriatico, conquistando quella maglia di leader della classifica che porterà sino al traguardo finale di San Benedetto del Tronto dopo aver “condito” la vittoria con il successo anche nel tappone del doppio Carpegna. Scesi nella Val Vibrata, all’estremità settentrionale dell’Abruzzo, il gruppo attraverserà il centro di Nereto subito prima d’intraprendere le due brevi e facili ascese verso Controguerra e Colonnella, centri che furono toccati in senso inverso in occasione della tappa dei muri del Giro 2020, terminata nella vicina Tortoreto Lido e vinta da Peter Sagan, per il quale questo rappresentò il primo successo dopo un digiuno che perdurava dalla quinta frazione del Tour dell’anno precedente.
La discesa da Colonnella chiuderà la prima parte di questa frazione portando il gruppo in riva al mare, raggiunto all’altezza di Alba Adriatica, dalla quale inizierà il primo dei tre tratti disegnati lungo il litorale, quasi 34 Km che – senza contare le rare rotatorie – proporranno una dozzina di curve appena, consentendo al gruppo di procedere a buona velocità. Poco dopo l’inizio di questo tratto si attraverseranno i quartieri marittimi della citata Tortoreto, centro che ha il suo borgo antico posto su una collina che deve il nome al clima mite della zona, per questo motivo da secoli luogo prediletto dalle tortore per la nidificazione. Una doppia anima ha anche la vicina Giulianova, dove la vicinanza della collina al litorale permette ai villeggianti di raggiungere con una breve passeggiata dalla spiaggia il centro storico e visitarne i principali monumenti, come il duomo rinascimentale di San Flaviano.
Toccate le località balneari di Roseto degli Abruzzi e Pineto, il percorso andrà a sfiorare l’antica torre costiera di Cerrano, risalente alla fine del ‘400 e il cui aspetto non fu granché intaccato dalle modifiche apportate negli anni ’20 dall’allora proprietario Diego de Sterlich Aliprandi, eccentrico marchese che fu anche pilota automobilistico e in queste “vesti” vinse impegnative corse in salita (come la Trento – Monte Bondone, nella quale si impose due volte) mentre nel 1926 si prese il lusso di battere uno dei più grandi campioni di questo sport, Tazio Nuvolari, nella Vittorio Veneto – Cansiglio. Anche per i “girini” è venuto il momento di affrontare una salita, quella al 5.4% di pendenza media che, con 5 tornanti, conduce in poco più di 4 Km al panoramico borgo di Silvi, il cui nome ricorda la folta macchia mediterranea nella quale è adagiato. L’escursione nell’entroterra sarà di breve durata e nel giro di una dozzina di chilometri si farà ritorno in riva all’Adriatico, che tornerà a essere filo conduttore della tappa fino al passaggio di Pescara, dove si costeggerà il centro storico del comune più popoloso d’Abruzzo, nel quale su Corso Manthonè si affaccia la casa natale di Gabriele D’Annunzio, dal 1963 sede di un museo dedicato al “vate”. Il percorso tornerà ora ad allontanarsi dal mare per l’ultima e più lunga “scampagnata” in collina prevista in questa frazione, una sessantina di chilometri che inizieranno con la risalita della valle del fiume Aterno-Pescara (i suoi 152 Km ne fanno il più lungo della regione), ancora con strada pianeggiante per un bel tratto, fino alla zona industriale di Chieti Scalo. È qui che ha inizio la salita più impegnativa di questa giornata, la “Colonnetta”, 4500 metri al 6.2% in cima ai quali il 16 maggio del 1909 si concluse la seconda tappa del primo Giro d’Italia, vinta dal tortonese Giovanni Cuniolo, che s’impose allo sprint precedendo il corridore che quel giorno si portò al vertice della classifica generale detronizzando il romano Dario Beni, il futuro vincitore di quella prima edizione della Corsa Rosa Luigi Ganna. Teatro di quel finale fu Chieti che fece da sfondo a quella tappa con i suoi monumenti, dalla romano-gotica cattedrale di San Giustino ai resti archeologici dell’antica Teate Marrucinorum. Come sempre i “girini” non avranno tempo per apprezzare queste bellezze perché tosto dovranno imboccare la successiva discesa verso la valle dell’Alento, raggiunta la quali si riprenderà immediatamente a salire verso il borgo di Ripa Teatina (2.6 Km al 5%), dove è possibile ammirare una statua del pugile più forte della storia della boxe, Rocky Marciano, statunitense di nascita ma originario da parte paterna di questo centro. Transitati ai piedi della collina di Miglianico (vi si trova il Santuario di San Pantaleone, al quale nel 1902 D’Annunzio una delle “Novelle della Pescara”, opera pubblicata in sei volumi), il gruppo farà velocemente ritorno sulla statale litoranea, che d’ora in avanti sarà seguita fedelmente nei rimanenti 63 Km, leggermente più movimentati rispetto ai “piattoni” che avevano caratterizzato i precedenti tratti disegnati in riva all’Adriatico. Un primo tratto ondulato i corridori lo incontreranno all’altezza di Ortona, dove non si entrerà in centro ma si rimarrà sulla veloce strada di circonvallazione, terminata la quale il tracciato lambirà il cimitero militare canadese che ancora ci ricorda come in queste zone si combatté duramente durante i tristi giorni della Seconda Guerra Mondiale. Il tratto successivo vedrà ancora i trabocchi rubare la scena al gruppo poiché si dovrà ripercorrere a ritroso il tracciato della cronometro d’apertura, anche se per questioni di sicurezza non si pedalerà sulla ciclabile ma sulla leggermente più tortuosa strada statale che, a differenza dell’ex ferrovia, asseconda con dolci curve l’orografia della Costa dei Trabocchi. Tornati a Fossacesia Marina, il percorso riprenderà a farsi più lineare superando con un lungo rettilineo il corso del Sangro, secondo fiume d’Abruzzo per lunghezza, in prossimità della sua foce per poi correre tra il mare e il margine orientale della Riserva Naturale della Lecceta di Torino di Sangro, il cui simbolo è la testuggine di terra e nei cui pressi è possibile sostare per un momento di riflessione presso un altro sacrario militare, come quello di Ortona progettato dall’architetto britannico Louis de Soissons. Pochi chilometri più avanti si lascerà temporaneamente la linea di costa e, affrontato un piccolo strappo, si tornerà a pedalare alla presenza del mare all’altezza di Punta Penna, presso la quale si trovano il porto di Vasto e il suo faro che, dall’alto dei suoi 70 metri, è il secondo per altezza d’Italia, preceduto di quasi 50 metri dalla celebre Lanterna di Genova.
Sfiorata la vicina Vasto, che l’indomani ospiterà il via della terza tappa e che meriterebbe una deviazione per ammirarne i principali monumenti (come Palazzo d’Avalos o il panoramico rudere con vista sul mare della facciata della chiesa di San Pietro), un’ultima successione di rettilinei porterà i corridori a San Salvo, dove un paio di curve a gomito lanceranno il gruppo verso il primo, appassionante volatone del Giro 2022

Mauro Facoltosi

La spiaggia della Marina di San Salvo e laltimetria della seconda tappa (www.vivilabruzzo.it)

La spiaggia della Marina di San Salvo e l'altimetria della seconda tappa (www.vivilabruzzo.it)

CIAK SI GIRO

In collaborazione con www.davinotti.com

Anche quest’anno vi porteremo alla scoperta dei luoghi della nostra bella Italia che sono stati immortatali sul grande schermo e cominciamo con un film interamente girato in Abruzzo, non molto distante dalle strade toccate durante la seconda tappa. È “Omicidio all’Italiana”, seconda pellicola firmata dal comico abruzzese Marcello Macchia, originario di Vasto e fattosi conoscere con programmi come “Mai dire Lunedì” e con la serie “Mario”, dove s’è presentato con il nome d’arte con il quale è noto, Maccio Capatonda. Se per il suo primo film, “Italiano medio”, Capatonda scelse Milano quale set, quando si trattò di dare un “volto” al microscopico borgo di Acitrullo – dove è interamente ambientato “Omicidio all’Italiana” – si optò per Cortina, paesino dell’appennino pescarese dal nome altisonante teatro dell’omicidio che dà il nome alla pellicola, in realtà una morte causata da un boccone finito di traverso che il sindaco del paesino taroccherà in assassinio per accoltellamento per attirare ad Acitrullo le telecamere dei principali telegiornali nazionali e in particolare quelle di “Chi L’Acciso”, parodia di “Chi l’ha visto” condotta dalla giornalista Donatella Spruzzone, personaggio interpretato da Sabrina Ferilli e che fa il verso alla nota criminologa Roberta Bruzzone. Si possono così ammirare suggestivi scorci di questo borgo privo di particolari attrattive turistiche e sul quale spicca il campanile della scomparsa chiesa di Sant’Andrea Apostolo, nel film ribattezzato “San Ceppato”.

Il borgo di Corvara nel film Omicidio allitaliana (www.davinotti.com)

Il borgo di Corvara nel film "Omicidio all'italiana" (www.davinotti.com)

Le altre location del film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/omicidio-all-italiana/50040300

FOTOGALLERY

Teramo, Piazza Martiri della Libertà

Il borgo di Bellante (www.facebook.com/comunedibellante)

Il borgo di Tortoreto

Giulianova, duomo di San Flaviano

Pineto, Torre del Cerrano

Il litorale adriatico visto dal borgo di Silvi

Pescara, casa natale di Gabriele D’Annunzio

Chieti, Teatro Romano

Ripa Teatina, statua di Rocky Marciano

Miglianico, santuario di San Pantaleone

Ortona, cimitero militare canadese

Torino di Sangro, cimitero militare inglese

Il faro di Punta Penna presso il porto di Vasto

La facciata dell’ex chiesa di San Pietro a Vasto (wikipedia)

LA PRIMA MAGLIA ROSA SI PESCA DAI TRABOCCHI

La 106a edizione del Giro d’Italia prende le mosse con una crono d’avvio insolita perché tra Fossacesia Marina e Ortona non si affronterà un tradizionale e breve prologo, ma si gareggerà sulla distanza di ben 20 Km. I passisti avranno fin da subito la possibilità di dare una decisa spallata agli scalatori, agevolati anche dalla linearità dei primi 17 Km, quasi interamente tracciati sulla scorrevole pista ciclabile della Costa dei Trabocchi.

Scalatore fatti più in là. Cronoman e passisti gongolano per la scelta degli organizzatori del Giro di rimpolpare il tracciato della Corsa Rosa di chilometri a percorrere a cronometro, dopo la penuria vista nelle ultime stagioni. Basti dire che si passerà dagli appena 27 Km previsti lo scorso anno ai 72 dell’edizione 2023, un numero che si avvicina molto ai chilometri che si dovettero percorrere nel 2017, quando non a caso il Giro lo vinse un cronoman, l’olandese Tom Dumoulin, che nella tappa conclusiva di Milano tolse la maglia rosa dalle spalle di uno scalatore, il colombiano Nairo Quintana, per trentuno secondi. Siamo certamente lontani dagli eccessi visti al Tour negli anni ’90, quando per invogliare la presenza di un corridore dotato nello specifico esercizio come Indurain si arrivano a inserire quasi 120 Km a crono per edizione (senza contare le interminabili cronosquadre), ma è indubbio che quest’anno gli scalatori avranno vita meno facile e dovranno stringere i denti in queste tappe per poi tentare di sfruttare ogni occasione utile per recuperare il terreno perduto e la prima l’avranno già alla quarta tappa con l’arrivo al Lago Laceno. Come certo è che si troveranno a inseguire sin dal primo giorno di gara perché il via alla corsa non sarà dato con un tradizionale prologo ma con una cronometro di quasi 20 Km, la più lunga tra quelle individuali fin qui proposte come tappa d’apertura di un grande giro. Per fare un paragone, nella prima tappa del Tour 2022 a Copenhagen si è gareggiato su una distanza di 13 Km e su di un tracciato totalmente pianeggiante movimentato da una trentina di curve, mentre nella tappa di Ortona se ne incontreranno una quindicina, tutte concentrate negli ultimi 3 Km, mentre il resto del tracciato sarà tutto una successione di rettilinei pianeggianti raccordati da rare e dolci curve che agevoleranno ancora più i passisti a discapito degli scalatori, i quali in queste condizioni potrebbero anche patire la facile salita di 1200 metri al 5% che culminerà a poco più di un chilometro e mezzo dal traguardo. Insolita – c’è un solo precedente al Giro, nella cronosquadre che inaugurò l’edizione 2015 a Sanremo – sarà anche la sede di gara perché gran parte del tracciato (15 Km su 20), si snoderà sulla pista ciclabile creata dalla riconversione di un tratto dismesso della Ferrovia Adriatica che si snoda lungo la spettacolare Costa dei Trabocchi, caratterizzata dalla presenza di numerose e tipiche palafitte installate a pochi metri dalla costa, ancora oggi utilizzate dai pescatori e spesso attrezzate con piccoli ristoranti nei quali degustare quanto appena pescato. Particolare è stata anche la scelta della sede d’avvio del Giro perché il via ufficiale non sarà dato da una grande città (com’è stato nel caso di Budapest, Torino, Palermo, Bologna e Gerusalemme nelle ultime cinque edizioni) ma da una piccola località balneare, Fossacesia Marina, frazione di un altrettanto piccolo centro collinare legato alla storia del ciclismo attraverso la figura di Alessandro Fantini, che vi nacque il primo gennaio del 1932 e che vinse due tappe al Tour e sette al Giro (dove vestì per quasi una settimana la maglia rosa nel 1956) prima del drammatico incidente al Giro di Germania del 1961 che né causò la morte a soli 29 anni.
I primi 300 metri si correranno sull’asfalto del lungomare, poi si sbarcherà sulla ciclabile transitando ai piedi del colle sul quale si staglia dal 1165 l’Abbazia di San Giovanni in Venere, così chiamata perché costruita sul luogo dove un tempo sorgeva un tempio dedicato alla celebre dea. La lunga serie dei trabocchi – il percorso ne sfiorerà ben 17 – inizierà a 2.3 Km quando i “girini” transiteranno a pochi metri dal Trabocco Punta Rocciosa, dopo il quale si costeggerà una delle spiagge più belle di questo tratto di costa, la Fuggitella.
Doppiata con lievi curve Punta Cavalluccio (i cui tre trabocchi sono ancora oggi gestiti da una delle più antiche famiglie di “traboccanti”, i Veri, originaria della Francia), il percorso della ciclabile torna a farsi rettilineo andando incontro alla prima di quattro gallerie che per un momento celeranno alla vista il mare. Subito dopo ci si infilerà nel secondo tunnel, scavato nel cuore del Promontorio Dannunziano, sul quale si trova l’eremo (oggi abitazione privata) nel quale il poeta pescarese trascorse l’estate del 1889 assieme alla sua amante dell’epoca Barbara Leoni e nel quale ebbe l’ispirazione per completare la trilogia dei “Romanzi della Rosa” con “Trionfo della morte”, che andò ad affiancarsi a “Il piacere” e “L’innocente” e nel quale descrisse con il termine “anfibio antidiluviano” il vicino Trabocco Turchino, anch’esso nascosto alla vista da un’altra breve galleria. Percorsi i primi 10 chilometri e mezzo si conosceranno i primi verdetti dell’orologio al momento del passaggio dalla Marina di San Vito, altra località che si sdoppia tra il litorale e un retrostante borgo collinare al quale salire per ammirare dal Belvedere Marconi il suggestivo panorama che va ad abbracciare il tratto iniziale della Costa dei Trabocchi. Da lì a breve, infatti, i “girini” sfileranno a due passi dalla più settentrionale di queste caratteristiche palafitte, quella di Punta Mucchiola, sfiorata la quale inizierà il più lungo dei rettilinei della ciclabile, quasi 1200 metri disegnati lungo la Spiaggia di Ripari Bardella in direzione degli scarsi ruderi dell’antica Torre del Moro, la cui costruzione fu ordinata nel XVI secolo dal viceré del Regno di Napoli Pedro Afan de Ribera per proteggere questo tratto di costa dalle incursioni saracene. Superata con l’ultima e più lunga delle quattro gallerie dell’ex strada ferrata (quasi mezzo chilometro in lieve curva) la Punta dell’Acquabella, preservata da una piccola riserva naturale istituita nel 2007 e vasta 28 ettari, i “girini” affronteranno l’ultimo tratto sulla ciclabile, che lasceranno definitivamente a poco meno di 5 Km dall’arrivo, percorrendo ancora un ultimo tratto lungo il mare all’altezza del porto di Ortona, il principale dell’Abruzzo, un tempo collegato alla soprastante città da una funicolare, andata distrutta nel 1943 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi l’unica possibilità per raggiungere il centro dal porto è rappresentata dalla strada che ora dovranno percorrere anche i corridori, 1200 metri in morbida salita e un paio di tornanti disegnati ai piedi del belvedere della Passeggiata Orientale, dalla quale transiteranno anche i “girini” pedalando in direzione del Castello Aragonese, uno dei due manieri presenti a Ortona, costruito a partire dal 1452 e gravemente danneggiato prima dalle bombe della guerra e qualche anno più tardi da una frana che trascinò verso il mare una parte dell’edificio. Una svolta a sinistra proprio di fronte al castello introdurrà i corridori nel chilometro conclusivo, tracciato nel cuore del centro storico andando a transitare prima dinanzi alla basilica barocca di San Tommaso (vi sono custodite le reliquie del celebre apostolo “incredulo”) e poi in Piazza della Repubblica, al cospetto del municipio. Qui inizierà il primo rettilineo d’arrivo del 106° Giro d’Italia, 300 metri in lastricato verso la scomparsa Porta Calderari, al cui posto il 6 maggio 2023 si troverà il moderno portale del traguardo, sotto il quale scopriremo i primi, pesanti verdetti della Corsa Rosa.

Mauro Facoltosi

La pista ciclabile della Costa dei Trabocchi e l’altimetria della prima tappa (destinazionecostadeitrabocchi.it)

La pista ciclabile della Costa dei Trabocchi e l’altimetria della prima tappa (destinazionecostadeitrabocchi.it)

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Il lungomare di Fossacesia Marina dal quale scatterà la cronometro

Fossacesia, Abbazia di San Giovanni in Venere

Il trabocco Punta Rocciosa, il primo dei diciassette che s’incontreranno lungo il tracciato

La pista ciclabile all’altezza della Spiaggia della Fuggitella

Uno dei tre trabocchi di Punta Castelluccio

La prima delle quattro gallerie dell’ex ferrovia, presso la quale si trova il Trabocco Lupone

Il promontorio dannunziano

Il Trabocco Turchino che ispirò D’Annunzio

San Vito Chietino, vista dal Belvedere Marconi sulla sottostante marina e sul tratto iniziale della Costa dei Trabocchi

Il trabocco di Punta Mucchiola, il più settentrionale della costa

Punta dell’Acquabella e uno dei viadotti dell’ex ferrovia

Il porto di Ortona e la soprastante città

Castello di Ortona

Ortona, basilica di San Tommaso

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2022: LE PAGELLE

La stagione delle classiche 2022 si è chiusa ieri con la Liegi-Bastogne-Liegi. Ecco le pagelle

REMCO EVENEPOEL: Il giovane ciclista della Quick-Step attacca e sorpende il gruppo sulla Redoute. Si invola da lontano con una potenza devastante che lascia tutti di sasso. Attacca quando di chilometri dal traguardo ne mancano oltre 30, da solo contro tutti e metro dopo metro va a vincere la sua prima Classica Monumento salvando anche la Campagna del Nord della Quick-Step Alpha Vinyl Team. VOTO: 10

QUINTEN HERMANS: A sorpresa il ciclista della Intermarché regola il gruppo inseguitore classificandosi al secondo posto. Non spetta a lui e al suo team organizzare l’inseguimento ad Evenepoel, si accoda giustamente e prende il massimo che poteva prendere. VOTO: 8

MAURI VANSEVENANT: Il corridore classe ‘99 della Quick-Step si rivela una pedina importante in questa edizione della Liegi-Bastogne-Liegi. È lui, infatti, a lanciare l’azione decisiva di Evenepoel sulla Redoute. VOTO: 7

WOUT VAN AERT: Sulle côtes finali soffre e resiste fino alla Roche aux Faucons, dove perde le ruote del gruppo inseguitore. Approffitta dell’atteggiamento troppo attendista di Valverde, Teuns e company per rientrare e cogliere un buon terzo posto. VOTO: 6,5

ALEJANDRO VALVERDE: A quarantadue anni suonati il murciano è ancora lì, coi giovani rampanti a contendersi la vittoria in una corsa dura come la Liegi-Bastogne-Liegi. VOTO: 6,5

BRUNO ARMIRAIL: Il francese della Groupama-FDJ entra nella fuga di giornata ed è il primo ciclista a transitare in cima alla Redoute, una bellissima soddisfazione per lui. VOTO: 6

DANIEL FELIPE MARTINEZ: Il colombiano della Ineos è in un ottimo stato di forma, una condizione che, però, si scontra con l’inesperienza nei momenti clou. Raccoglie un quarto posto di incoraggiamento per il futuro. VOTO: 6

MIKEL LANDA: Si mette a disposizione della squadra attaccando da lontano per far scoppiare la corsa. L’azione non va in porto e, una volta ripreso, si mette a disposizione di Teuns. VOTO: 6

SERGIO HIGUITA: Col compagno di squadra Vlasov non riesce ad organizzare insieme alle altre squadre un inseguimento serio per cercare di riprendere un indiavolato Evenepoel. Si deve accontentare di un quinto posto. VOTO: 6

ALEKSANDR VLASOV: Il corridore della Bora-Hansgrohe sta bene ma perde le ruote di Evenepoel sulla Redoute nell’azione decisiva di giornata. Nel finale prova a invogliare gli altri inseguitori a spingere di più finché, spazientito, prova a riprendere il corridore della Quick-Step da solo e senza successo. VOTO: 5,5

MARC HIRSCHI: Senza Pogacar si ritrova capitano della UAE-Team Emirates, ma non sfrutta l’occasione e rimane inglobato nelle retrovie sulla Redoute quando si decide il destino della corsa. VOTO: 5,5

BENOIT COSNEFROY: Dopo le ultime prova incoraggianti il francese oggi alza bandiera bianca appena la corsa entra nel vivo. VOTO: 5

MICHAŁ KWIATKOWSKI: Il corridore polacco della Ineos Grenadiers era una delle punte del suo team, che si presentava ai nastri di partenza con ambizioni importanti. Si perde malamente nel finale. VOTO: 5

DYLAN TEUNS: Il belga della Bahrain ha uno squadrone a suo supporto, ma non riesce a tenere la corsa chiusa facendo scappare Evenepoel prima e non organizzando un inseguimento efficace poi. VOTO: 5

Luigi Giglio

LIEGI INCORONA REMCO. EVENEPOEL VINCE LA DOYENNE IN SOLITARIA

aprile 24, 2022 by Redazione  
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A Liegi è il gran giorno di Remco Evenepoel. Il giovane talento fiammingo conquista la sua prima grande classica (alla prima partecipazione) grazie ad un’azione in solitaria in perfetto stile Evenepoel. Reduce da una primavera finora abbastanza deludente, caratterizzata più dalle sconfitte (vedi Tirreno-Adriatio e Itzulia Pais Vasco) che dalle buone pretazioni, Evenepoel è riuscito con un colpo da fuoriclasse a risollevare la stagione della sua Quick Step Alpha Vynil, mancata clamorosamente in tutta la prima parte delle classiche del nord. Per il belga, partito con un’accelerazione clamorosa in cima alla Cote de la Redoute e poi capace di aumentare il vantaggio sugli inseguitori fin sul traguardo, si tratta dell’affermazione più importante di una carriera già piena di allori, benchè ancora molto giovane. Alle spalle di Remco, il sorpendente Quentin Hermans (Intermarché-Wanty-Groupe Gobert) capace di regolare in volata Wout Van Aert (Jumbo-Visma), buon terzo. 7a posizione per Alejandro Valverde (Movistar Team) all’ultima partecipazione nella corsa che lo ha reso grande.

Il percorso della Doyenne ricalcava in buona parte quello dello scorso anno, ad eccezione dell’eliminazione della Cote des Forges, tolta dal percorso per avvicinare la Redoute alla Roche-aux-Faucons. I corridori erano quindi attesi 257 km caratterizzati da 10 cotes, in gran parte addensate negli ultimi 90 km, e numerosi altri strappetti non ‘ufficiali’.
Prima del via si sono registrate le defezioni di Jay Hindley (Bora-Hansgrohe) e Tiesj Benoot (Jumbo-Visma), quest’ultimo vittima di sintomi influenzali, a cui si è poi aggiunto il ritiro dopo appena 15 km di Michael Matthews (Team BikeExchange-Jayco).

La fuga di giornata ha iniziato a prendere forma al km 6 grazie all’attacco di Sylvain Moniquet (Lotto-Soudal). Al giovane vallone si sono immediatamente accodati il compagno di squadra Harm Vanhoucke, Bruno Armirail (Groupama-FDJ), Jacob Hindsgaul (Uno-X Pro Cycling Team) e Fabien Doubey (TotalEnergies). I cinque fuggitivi hanno subito guadagnato un margine di sicurezza (30″ al km 12) ma gli animi nel gruppo non si sono raffreddati poichè in tanti altri, in particolare gli uomini della Bingoal Pauwels Sauces WB, avevano voglia di rientrare sui battistrada. Al km 25 un drappello di tre uomini formato dalla coppia Kenny Molly e Luc Wirtgen (Bingoal Pauwels Sauces WB) e dallo spagnolo Pau Miquel (Equipo Kern Pharma) è uscito dal gruppo all’inseguimento del quintetto di testa. Di lì a poco ai tre contrattaccanti si sono aggiunti altri 3 uomini: Baptiste Planckaert (Intermarchè-Wanty-Gobert Materiaux), Paul Ourselin (TotalEnergies) e Marco Tizza (Bingoal Pauwels Sauces WB).
A questo punto il gruppo si è rilassato, scivolando rapidamente ad oltre 3 minuti di ritardo, mentre i 6 inseguitori sono riusciti a rientrare sulla testa della corsa al km 54, andando così a formare un plotoncino di 11 corridori. Il gap del gruppo, in questa fase era tirato da Tim Declerq (Quick Step Alpha Vynil) e Timo Roosen (Jumbo Visma), è ulteriormente cresciuto toccando un massimo di circa 6 minuti e mezzo per poi attestarsi a lungo attorno ai 5 minuti.

La corsa ha proceduto a lungo su questo canovaccio e così le prime due cotes di giornata, la Cote de La Roche-en-Ardenne (2,7 km al 5,7%) posta al km 77 e la Cote de Saint-Roch (1 km al 10,3%) al km 124,1, non hanno riservato nessun sussulto. L’andatura del gruppo principale ha iniziato man mano ad aumentare con l’approssimarsi delle ultime 8 cotes ‘ufficiali’ in programma, concentrate negli ultimi 90 km di corsa. In cima alla Cote de Mont-le-Soie (1,7 km al 5,5%), posta a 89 km dal traguardo, il distacco è così sceso sotto i 3′20″, gap che si è poi mantenuto costante nei chilometri successivi. Superata senza colpi di scena la Cote de Wanne (3,5 km al 5%), il gruppo di testa si è letteralemente disintegrato lungo la quinta asperità di giornata, la Cote de Stockeau (1 km al 12,6%) posta ai -74, . Davanti sono così rimasti il duo della Lotto formato da Moniquet e Vanhoucke, la coppia della Total composta da Doubey e Ourselin e quindi Armirail e Wirtgen. Il loro vantaggio in cima alla Cote de la Haute Levée (2,2 km al 7,1%) era di circa 2′50″.
Ai -60, nel tratto di discesa in avvicinamento alla Cote du Rosier, una terribile caduta avvenuta in testa al plotone ha letteralmente tirato giù mezzo gruppo. Tra i corridori coinvolti Tim Wellens (Lotto-Soudal), Rigoberto Uran (EF Education-Easy Post), Brandon McNulty (UAE Team Emirates), Romain Bardet (Team DSM), Tom Pidcock (Ineos Grenadiers) e soprattutto Julian Alaphilippe (Quick Step Alpha Vynil). Il campione del mondo è finito in mezzo a due alberi ed è stato costretto al ritiro in ambulanza. Tra i corridori attardati anche Alejandro Valverde (Movistar Team), ma a differenza del transalpino lo spagnolo è riuscito rapidamente a riportarsi su quel che rimaneva del gruppo principale tirato dagli uomini della Bahrain-Victorius e transitato in cima al Rosier (4,4 km al 5,7%) con uno svantaggio di 2′30″ dai battistrada.

Sulla terzultima salita di giornata, la Cote de Desnié (1,6 km al 7,4%) ai -43, Mikel Landa (Bahrain-Victorius) ha impresso una serie di accelerazioni con l’evidente intento di portare via un drappello, ma il Basco ha sempre trovato la pronta reazione del gruppo, ormai ridotto ad una quarantina di unità. Le sfuriate del corridore delle Bahrain hanno però avuto l’effetto di far crollare il distacco ad 1′40″. Lungo il successivo falsopiano un altro corridore Bahrain, Wout Poels, ha provato a sorprendere gli avversari in contropiede. L’azione del neerlandese è stata però neutralizzata poco dopo, ai piedi della Cote de la Redoute (-30) grazie al lavoro della Quick Step. Sulla Cote simbolo della Liegi (2 km al 8,6 %) il gruppo dei battistrada è lettarlmente esploso sotto i colpi di Bruno Armirail che staccato tutti i compagni di fuga restando da solo al comando della corsa. Nel frattempo in testa al gruppo erano arrivati gli uomini della Quick Step Alpha Vynil impegnati a propiziare l’attacco di Remco Evenepoel (Quick Step Alpha Vynil) arrivato proprio in cima alla Redoute. Il giovane talento fiammingo ha impresso una stilettata con cui ha staccato tutti di ruota e si è lanciato in solitaria all’inseguimento di Armirail, ripreso ai -21,5. A quel punto il gruppo tirato sempre dagli uomini della Bahrain, pagava un distacco di circa 30″. Evenepoel ha continuato del suo passo con Armirail a ruota mantenendo il vantaggio inalterato fino ai piedi del la Cote de la Roche-aux-Faucons (-13), l’ultima asperità prima del traguardo. Lungo le prime rampe del durissimo strappo (1,3 km al 10,5%) Armirail si è staccato, mentre Evenepoel ha continuato con un ritmo piuttosto elevato, scollinando con oltre mezzo minuto su un gruppo sembrato fin troppo arrendevole. Quando però la corsa sembrava ormai decisa, sull’ultimo tratto all’insù, è arrivata l’accelerazione di Aleksander Vlasov (Bora-Hansgrohe) che ha portato il gap sotto i 20″. Dopo una ulteriore fase di rallentamento, il russo è ripartito tutto solo lanciandosi all’inseguimento di Evenepoel. Ma era ormai impossibile riprendere lo scatenato Remco che anzi ha continuato a guadagnare fino al traguardo, garantendosi la possibilità di esultare nelle ultime centinaia di metri. Alle spalle del fuoriclasse fiammingo, Vlasov era stato nel frattempo ripreso dal gruppetto degli inseguitori arrivato a 48″ e regolato allo sprint da Quentin Hermans (Inermarchè-Wanty-Gobert Materiaux) davanti a Wout Van Aert (Jumbo-Visma) che sale sul podio della Liegi 7 giorni dopo il 2° posto alla Roubaix. Alle loro spalle il duo colombiano formato da Daniel Martinez (Ineos Grenadiers) e Sergio Higuita (Bora-Hansgrohe). Completanto la top ten, Dylan Teuns (Bahrain-Victorius), Alejandro Valverde (Movistar Team), Neilson Powless (EF Education-Easy Post), Marc Hirschi (UAE Team Emirates) e Michael Woods (Israel-Premier Tech).

La campagna delle classiche di primavera finisce così con un succeso che rivitalizza la stagione della Quick Step Alpha Vynil e lancia definitivamente Evenepoel nel novero dei campioni.

Pierpaolo Gnisci

Remco Re a Liegi

Remco Re a Liegi (fonte:Sprint Cycling Agency)

ROUBAIX E FRECCIA 2022: LE PAGELLE

Settimana intensa quella successiva alla Pasqua, con Roubaix e Freccia Vallone inserite in calendario nel volgere di pochi giorni. Ecco le pagelle delle due classiche del nord.

PARIGI-ROUBAIX

DYLAN VAN BAARLE: Il ciclista olandese vince una Parigi-Roubaix da autore, una corsa fatta di costanza, gambe e tanto cuore. Si lancia all’inseguimento dei fuggitivi e li riprende uno a uno per poi staccarli tutti vincendo con quasi due minuti di vantaggio sul secondo, un leone. Prima vittoria di prestigio per il corridore della Ineos più volte sottovalutato, soprattutto dal suo team. VOTO: 10

WOUT VAN AERT: Non doveva partecipare. Veniva da uno stop causa Covid e, nonostante tutto, facendo a pugni con la sfortuna in corsa arriva secondo alle spalle dell’ironman Van Baarle. VOTO: 9

STEFAN KUNG: Lo svizzero ha una costanza da far invidia ai più, ma non riesce a trovare lo spunto vincente per staccare i diretti concorrenti alla vittoria finale. Termina sul gradino più basso del podio un’ottima Parigi-Roubaix. VOTO: 8

MATEJ MOHORIC: Il corridore della Bahrein vuole vincere per Colbrelli e ci prova in tutti modi non risparmiandosi mai. Purtroppo per lui la sfortuna lo colpisce nel modo meno opportuno. VOTO: 7,5

TOM DEVRIENDT: Attaccando a più riprese nella fuga principale di giornata il trentenne belga sta in testa alla corsa per buona parte della gara. A trent’anni sfiora un podio da leggenda. VOTO: 7

YVES LAMPAERT: Prova a salvare la Campagna del Nord della QuickStep. Il belga cerca di anticipare i tempi attaccando da lontano sorprendendo tutti, ma la sua corsa si infrange urtando un tifoso a bordo strada. VOTO: 6,5

MATHIEU VAN DER POEL: Il motore c’è, ma quando corrono tutti contro di te non è facile smarcarsi a dovere e il buon Mathieu perde l’attimo giusto per entrare nell’azione decisiva. VOTO: 6

ANDREA PASQUALON: Al debutto alla Parigi-Roubaix il ciclista della Intermarché – Wanty termina al diciannovesimo posto, primo degli italiani. VOTO: 6

NILS POLITT: Il tedescone della Bora-Hansgrohe non si nasconde e prova ad entrare in azioni dalla media-lunga distanza, tentativi che non sono mai decisivi. VOTO: 5,5

KASPER ASGREEN: Uno dei favoriti si perde nel marasma di giornata e non riesce mai a tenere il ritmo dei migliori. VOTO: 5

FRECCIA VALLONE

DYLAN TEUNS: Prima vittoria stagionale per il belga della Bahrain-Victorious, una vittoria di testa e gambe in un finale dove i favoriti di giornata si marcavano a uomo sottovalutandolo. VOTO: 10

ALEJANDRO VALVERDE: Il murciano alla bellezza di quarantuno primavere sfiora l’incredibile impresa di vincera la sesta Freccia Vallone, la sua corsa preferita. Intramontabile. VOTO: 9,5

ALEKSANDR VLASOV: Il giovane corridore della Bora-Hansgrohe si muove con intelligenza nel finale, ma perde l’attimo decisivo non seguendo Teuns. VOTO: 7,5

DANIEL MARTINEZ: Ha tutta la Ineos Grenadiers dalla sua parte e cerca di ripagare la fiducia nel migliore dei modi chiudendo al quinto posto. VOTO: 7

CARLOS VERONA: Si mette in testa al grupetto nel finale per lancia il capitano Valverde sul muro di Huy, un’azione decisa che poteva far male a tutti. VOTO: 7

GERAINT THOMAS: Il gallese si mette a disposizione di Martinez con cuore e abnegazione. VOTO: 6,5

JULIAN ALAPHILIPPE: Il vincitore in carica non riesce a riconfermarsi nonostante un gregario di lusso come Evenepoel. Nel finale prova ad anticipare i rivali ma rimane impantanato. Alla fine raccoglie un quarto posto che di certo non lo gratifica. VOTO: 6

DOMENICO POZZOVIVO: Il lucano prova a inserirsi nella battaglia finale sul muro di Huy, ma le gambe non reggono il ritmo dei migliori. VOTO: 6

TADEJ POGACAR: Lo sloveno corre col freno a mano tirato, si nasconde in vista della Liegi-Bastogne-Liegi. VOTO: 6

MARC HIRSCHI: Lo svizzero aveva dato segnali di risveglio nelle ultime corse, segnali che non stati ripetuti alla Freccia Vallone. VOTO: 5

JONAS VINGEGAARD: Il corridore della Jumbo-Visma si arrende subito ed esce presto dalla contesa per la Freccia Vallone. VOTO: 5

Luigi Giglio

DYLAN TEUNS FA LA VOCE GROSSA SUL MURO DI HUY!

aprile 20, 2022 by Redazione  
Filed under 6) FRECCIA VALLONE, News

Dylan Teuns (Bahrain Victorious) si impone alla Freccia Vallone 2022 con un’azione di forza a 150 metri dal traguardo che piega la resistenza dei più quotati avversari. L’ultimo a cedere è Alejandro Valverde (Movistar) che qui ha i record di vittorie in carriera, mentre sale sul terzo gradino del podio Aleksandr Vlasov (Bora-hansgrohe). Fa notizia, in negativo, il quarto posto del campione del mondo Julian Alaphilippe (Quick-Step Alpha Vinyl), per la prima volta fuori dal podio in sei partecipazioni. Mai protagonista, invece, l’atteso Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), che nonostante resti davanti non riesce a seguire l’accelerazione decisiva di Teuns creando un buco in cui fa “entrare” inizialmente anche Alaphilippe!

La fuga di giornata riesce ben presto a formarsi e così caratterizzare i primi chilometri della Freccia Vallone 2022. A riuscire ad evadere dal gruppo sono Jimmy Janssens (Alpecin-Fenix), Pierre Rolland (B&B Hotels-KTM), Bruno Armirail (Groupama-FDJ) , Valentin Ferron (TotalEnergies), Simon Guglielmi (Arkea-Samsic), Daryl Impey (Israel-Premier Tech), Chris Juul-Jensen (BikeExchange-Jayco) e Morten Hulgaard (Uno-X), raggiunti qualche chilometro dopo da Luc Wirtgen e Jens Reynders. Il gruppo scivola subito a 3’ di ritardo, in testa si alternano la Ineos Grenadiers, la Quick-Step Alpha Vinyl e l’UAE Team Emirates. A poco meno di 80 Km dalla conclusione, grazie anche all’aiuto all’inseguimento da parte della EF Education – EasyPost e della Jumbo Visma, il margine dei fuggitivi scende sotto i 2’. La corsa inizia ad entrare nel vivo con l’ingresso nel circuito finale, caratterizzato dal triplice passaggio sul Muro di Huy. Alla testa della corsa non resta che gestire 1’30” di vantaggio al passaggio sulla Côte d’Ereffe. L’altra asperità, la Côte de Cherave, fa staccare Reynders: sono i primi segnali di una fuga che va a dissolversi. La stessa sorte poco dopo tocca anche a Wirtgen. Al primo passaggio dal traguardo gli otto in testa conservano poco più di 1’10” di vantaggio. Dietro il gruppo prende in testa il muro con gli uomini della Movistar, nonostante sia il primo dei tre passaggi previsti il ritmo è sostenuto tanto che a farne le spese, a sorpresa, è Tom Pidcock (Ineos Grenadiers). Allo scollinamento subito un cambio in testa con una nuova fase di corsa e questa volta il blocco della Bahrain Victorious prova a sfruttare il vento laterale per spezzare un gruppo già allungatissimo. La cosa non riesce e produce solo un ulteriore avvicinamento ai battistrada, ormai a 50”. Al passaggio dalla Côte d’Ereffe nel gruppo di testa restano Armirail, Ferron, Guglielmi, Impey e Janssens che, grazie ad un rilassamento del gruppo inseguitore, riescono a portarsi a 2’ di vantaggio. E’ la quiete prima della tempesta. Infatti sulla successiva Côte de Cherave Alberto Bettiol (EF Education – EasyPost) lancia all’attacco il compagno di squadra Simon Carr, azione che fa calare di nuovo il vantaggio dei fuggitivi a 30″. Subito dopo il secondo passaggio sul Muro d’Huy, mentre Carr raggiunge i battistrada, in testa le squadre più attese conquistano le prime posizioni a difesa dei propri capitani. Davanti, intanto, dopo aver rifiatato, Carr prova ad andarsene tutto solo a 19 chilometri dalla conclusione, seguito da Ferron. Dietro è uno straordinario Damiano Caruso (Bahrain Victorious) a dettare il ritmo dell’inseguimento, a cui viene data nuova linfa anche dagli uomini Ineos con Geraint Thomas a sacrificarsi per i compagni. A 9 Km dalla conclusione, grazie anche all’azione di Remco Evenepoel (Quick-Step Alpha Vinyl), la fuga viene annullata. Come da canovaccio sarà ancora il Muro di Huy a decretare il vincitore della Freccia Vallone, infatti anche la penultima asperità, la Côte de Cherave, non offre particolari attacchi se non un allungo degli uomini Cofidis con un attacco di Rémy Rochas. Il francese guadagna poche decine di metri, raggiunto successivamente da Mauri Vansevenant (Quick-Step Alpha Vinyl) e Soren Kragh Andersen (Team DSM). I tre riescono a portarsi a 12” dal plotone, ormai lanciatissimo verso l’ultima ascesa a Huy, che li riacciuffa pochi metri prima dell’ultimo chilometro. Davanti si porta subito la Movistar, prima con Carlos Verona e poi con Enric Mas, alla cui ruota si fa trovare pronto Alejandro Valverde. Gli spagnoli vengono subito affiancati da Dylan Teuns (Bahrain-Victorious), mentre Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) e Julian Alaphilippe (Quick-Step Alpha Vinyl) restano un po’ più indietro. Superata la doppia curva, quella con le pendenze maggiori, il gruppo si apre sempre meno folto e nel tratto diritto che porta al traguardo è Teuns a piazzare il colpo di pedale più deciso a 300 metri dalla conclusione. Inizialmente la reazione di Valverde è ottima, tanto che segue il belga con a ruota Aleksandr Vlasov (Bora-hansgrohe). Dietro i tre cede improvvisamente Tadej Pogacar, che va a creare così un buco che costringe Alaphilippe a passarlo di lato. Davanti Valverde sembra riuscire ad affiancare Teuns, ma cede anche lui alla progressione del belga, che riesce ad alzare tutto solo le braccia al cielo. Grande prova di forza di Teuns e di tutta la Bahrain Victorious, che si dimostra essere tra le squadre più in forma di questa stagione. Il fuoriclasse madrileno, alla sua ultima stagione tra i professionisti, deve accontentarsi del secondo posto; terzo è un rigenerato Vlasov, quarto arriva Alaphilippe, quinto si piazza Daniel Felipe Martinez (Ineos Granadiers). Il miglior italiano è Domenico Pozzovivo (Intermarché-Wanty-Gobert), che chiude al quindicesimo posto

Antonio Scarfone

Il testa a testa tra Teuns e Valverde sul muro di Huy (foto Getty)

Il testa a testa tra Teuns e Valverde sul muro di Huy (foto Getty)

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