SULL’ETNA PER LA PRIMA “AMMAZZATINA”

Al quinto giorno di gara debuttano le montagne e, come puntualmente avviene da qualche anno tutte le volte che il Giro visita la Sicilia, sarà l’Etna a dare i primi amari verdetti. Il Mongibello mostrerà stavolta un volto inedito, quello del versante di Piano Provenzana, i cui 18 Km al 6.7% di certo non provocheranno una “carneficina”, anche se i suoi numeri faranno già saltare qualche grossa pedina. Verosimilmente di grosse sorprese non se ne dovrebbero vedere fino a 3 Km dal traguardo, quando inizieranno i tratti più esigenti dell’ascesa sicula.

Non ci sarà un’ecatombe, non conosceremo dopo questa tappa il nome del vincitore della 103° edizione del Giro d’Italia, ma di certo l’Etna escluderà diversi corridori dai giochi per la conquista della maglia rosa. L’Etna – dal 2011 divenuto un irresistibile richiamo per gli organizzatori del Giro, che da quell’anno l’hanno sempre inserito nel percorso ogni qual volta la corsa passa dalla Sicilia – non è, infatti, il classico arrivo in salita da prima settimana, che solitamente si predilige non troppo duro per non uccidere subito la corsa. Metterà subito alla frusta i pretendenti alla vittoria finale in virtù della sua lunghezza e delle sue pendenze, pur non essendo estreme quella che s’incontranno salendo dal versante di Linguaglossa verso l’inedito approdo di Piano Provenzana. Anche stavolta, infatti, s’è scelto d’andare alla scoperta di una nuova strada d’accesso al Mongibello, dopo che anche nei precedenti arrivi sull’Etna si era sempre andati alla “caccia” di scenari differenti e così nel 2011 si era arrivati al Rifugio Sapienza salendo dal versante classico di Nicolosi, nel 2017 era stata inserita la strada del “Salto del Cane” per raggiungere il medesimo traguardo e nel 2018 la linea d’arrivo era stata collocata all’Osservatorio Astrofisico con salita da Ragalna. Va detto che la “Mareneve”, la strada che si percorrerà quest’anno, non sarà del tutto inedita, essendo già stata inserita come GPM di passaggio nella tappa del 2011, mentre lo saranno gli ultimi 3 Km, i più impegnativi (media del 9,1% con un picco dell’11%) di un’ascesa che complessivamente sale per 18 Km al 6.7% medio.
Non solo la conclusione di questa tappa si svolgerà in montagna, ma lo sarà anche la partenza, prevista ai quasi 1000 metri di Enna, il più elevato capoluogo di provincia italiano, sulla quale svettano la Torre di Federico II e il Castello di Lombardia, uno dei manieri medievali più vasti d’Italia, il cui nome ricorda la regione di provenienza dei soldati della guarnigione che lo sorvegliavano in epoca normanna.
I primi chilometri saranno, di conseguenza, in discesa ma poi s’inizierà subito a salire verso il centro di Leonforte, ai cui margini dell’abitato si trova la monumentale fontana barocca del Granfonte, nel 2010 scelta quale set de “La bella società” per una scena girata con Raoul Bova e Maria Grazia Cucinotta.
Serpeggiando in dolce discesa tra i Monti Erei i “girini” si porteranno quindi ad Agira, uno dei centri più antichi della regione, fondato seconda la leggenda in epoca precedente alla guerra di Troia e che vanta tra i suoi monumenti la chiesa dell’abbazia di San Filippo, che si presenta ai visitatori con la facciata ricostruita all’inizio del secolo scorso dopo che la precedente era crollata durante una bufera. Lambito nel corso della successiva discesa il cimitero di guerra canadese, nel quale riposano le salme di soldati appartenenti al Commonwealth Britannico caduti durante la seconda guerra mondiale, il tracciato della tappa offrirà viste panoramiche sul sottostante lago artificiale di Pozzillo – il più vasto della Sicilia, spesso teatro di gare di canottaggio organizzate dalla federazione nazionale – prima di giungere, al termine di un tratto in lieve falsopiano, a Regalbuto, conosciuta a livello folcloristico per il suo Carnevale, caratterizzato non solo dalla sfilata di carri allegorici ma anche dai caratteristici balli delle “contradanze”. Si riprenderà quindi la discesa per portarsi nella valle del Salso e intraprendere una lunga porzione di tracciato pianeggiante, una ventina di chilometri di strada priva di difficoltà proprio all’inizio del periplo dell’Etna, che la corsa aggirerà da sud muovendo inizialmente in direzione di Catania. Si seguirà questa direttrice fino a Paternò poi, attraversato questo centro che offre ai turisti parecchi edifici di culto d’interesse artistico, s’inizierà a risalire le pendici del vulcano imboccando la strada che conduce a Nicolosi toccando Belpasso, dove si trova la sesta campana d’Italia per dimensioni, installata presso la chiesa di Santa Maria Immacolata. Percorsa una salita di 9 Km al 4% si raggiungerà la principale porta d’accesso all’area etnea, sede del parco che preserva il territorio del vulcano (ospitato ufficialmente dal 2005 nell’edificio che un tempo era il monastero di San Nicolò l’Arena), per poi scendere in direzione di Trecastagni, nel cui territorio si trova la masseria dove Giovanni Verga ambientò uno dei suoi più celebri romanzi, “Storia di una capinera”. Una decina di chilometri più avanti, al termine di un altro breve tratto di pianura, si giungerà in uno dei più noti centri della zona, quella Zafferana che deve la sua celebrità al suo planetario e alla colata che nel 1992 si fermò miracolosamente a pochi metri dall’abitato, nel luogo dove sarà poi innalzato un capitello votivo dedicato alla Madonna della Provvidenza. È da Zafferana che ha, inoltre, inizio un altro versante dell’Etna, l’unico finora rimasto “inesplorato” dalla corsa rosa e che permette di raggiungere il Rifugio Sapienza in una ventina di chilometri. A questo punto della gara i corridori andranno, invece, ad affrontare i 6.5 Km al 4.7% della salita di Andronico, che qualche elemento del gruppo ricorderà d’aver affrontata nel 2017 nelle fasi iniziali della Pedara – Messina, tappa di tutt’altro spessore terminata con il successo allo sprint del colombiano Fernando Gaviria. A un breve tratto in quota dopo la scollinamento seguirà il “tuffo” su Linguaglossa, dalla quale si andrà a imboccare l’ombrosa “Mareneve”, la strada immersa nella pineta che condurrà fino alla stazione sciistica realizzata sul versante nord dell’Etna. Di neve certamente i corridori non ne troveranno, il mare sì… quello di tifosi che avvolgeranno come una coltre il gruppo e lo scalderà come solo le genti del sud sanno fare.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Enna, Torre di Federico II

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Il Granfonte di Leonforte set del film “La bella società” (www.davinotti.com)

Agira, chiesa dell’abbazia di San Filippo

Agira, Cimitero di guerra canadese

Lago di Pozzillo

Un “assaggio” delle contradanze del carnevale di Regalbuto

Chiesa di Santa Maria dell’Alto, la chiesa madre di Paternò

Belpasso, chiesa di Santa Maria Immacolata

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

L’Etna fumante e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2020 (www.quotidiano.net)

PER NON “RUMPIRI I CABBASISI”

Il Giro sbarca in Italia con una tappa non troppo impegnativa, disegnata con mano leggera alla luce del lungo trasferimento dall’Ungheria e della mancanza del giorno di riposo una volta giunti in Sicilia. Sarà una tappa non piatta ma comunque soffice per gran parte del suo sviluppo, poi si affronterà verso Agrigento la salita dei mondiali del 1994 e lì la corsa si accenderà… un certo Peter Sagan potrebbe percepire il sentore dell’iride e proporci uno show dei suoi!

Sì è reduci da un lunghissimo trasferimento aereo effettuato senza riposo, non unico ma nemmeno raro perché di simili se ne erano già visti alla Vuelta del 1988 (dalle Canarie alla Spagna) e al Tour di Pantani dieci anni più tardi (dall’Irlanda alla Francia). Per questo motivo gli organizzatori hanno tracciato la prima tappa italiana con mano non eccessivamente pesante, breve e – pur se non totalmente pianeggiante – priva di vere e proprie difficoltà per non eccessivamente “rumpiri i cabbasisi” ai corridori provati dallo stress del lungo viaggio… almeno fino a 4 Km dall’arrivo quando la strada si rizzerrà sotto le ruote per superare il dislivello che separa la Valle dei Templi dal traguardo di Agrigento, andando a ricalcare quello che fu il finale dei mondiali del 1994, quell’ascesa che, ripetuta 19 volte. laurerò campione del mondo il francese Luc Leblanc, “collega” di quel Peter Sagan che la competizione iridata l’ha vinta 3 volte e che potrebbe lasciare il segno anche su questo traguardo, avendo preannunciato la sua presenza ai nastri di partenza del 103° Giro d’Italia. La mano “leggera” di Vegni non si nota solo nel disegno altimetrico di questa prima tappa italiana ma anche nella scelta delle strade da percorrere poiché la quasi totalità del tracciato si snoderà sulla strada a scorrimento veloce che collega Palermo ad Agrigento, evitando i centri abitati.
Si partirà in discesa dalla preziosa Monreale per raggiungere il “chilometro 0” alle porte del capoluogo siciliano e da lì costeggiare l’autostrada per Messina per una dozzina di chilometri fino allo svincolo di Villabate, antico borgo agricolo oramai saldato urbanisticamente a Palermo. È a questo punto che si andrà a imboccare la citata superstrada che taglia nel mezzo la Sicilia andando ad affrontare un paio di pedalabili tratti in salita entro i primi 65 Km di gara, che potrebbero rimanere nelle gambe solo la tappa prenderà il via a velocità elevata, a causa dell’ampiezza della carreggiata che tende a fare sembrare meno pendenti i tratti in salita.
Superato un piccolo zampellotto si andrà a lambire la cittadina di Misilmeri, nella cui frazione Gibilrossa si trova un obelisco eretto nel luogo dove, durante l’Impresa dei Mille, si radurano 4000 volontari la sera precedente la presa di Palermo. Un primo tratto di salita più consistente – 4 Km al 4.2% – terminerà nei pressi dello svincolo per Bolognetta, centro che fino al 1883 si chiamava Santa Maria d’Ogliastro, poi la superstrada procederà in assetto di dolce e costante falsopiano verso il successivo svincolo per Ciminna, dove presso la chiesa di San Vito nel 2009 Giuseppe Tornatore girò una scena del film “Baarìa” nella finzione ambientata sulla spiaggia di Bagheria, che sarà poi aggiunta in postproduzione con un fotomontaggio trovandosi il centro di Ciminna a quasi 500 metri sul livello del mare.
Al termine del tratto di falsopiano si andrà quindi a sfiorare Villafrati, centro dalla pianta a scacchiera dal quale è possibile raggiungere, deviando per qualche chilometro dal percorso di gara, il comune di Cefalà Diana, dove si trovano i resti di uno stabilmento termale che, a detta degli studiosi, sarebbero gli unici direttamente ascrivibili al periodo della dominazione araba.
Seguirà un dolce tratto in discesa nel corso del quale si andranno a lasciare sulla destra del percorso le diramazioni prima per Mezzojuso e poi per Vicari, presso il quale è possibile ammirare un’altra testimonianza lasciata dagli arabi, la Cuba di Ciprigna, costruita con la funzione di cisterna. Qui si tornerà a prender quota per superare la più lunga tra le ascese di giornata, dodici docili chilometri (la pendenza media non arriva al 4%) che condurrà al punto più elevato del tracciato odierno (723 metri di quota), in corrispondenza del cosiddetto “Bivio Manganaro”, dove il tracciato svolterà a destra per imboccare il tratto più veloce di questa tappa, che avrà la forma di una soave planata di 40 Km che si snoderà nella valle del Platani – il quinto fiume per lunghezza della Sicilia – e che sarà resa ancora più veloce dalla linearità del tracciato, caratterizzato da rare e comunque sempre morbide curve. È proprio all’inizio di questo tratto che i “girini” incontreranno l’unico centro abitato – Monreale e Agrigento a parte – quasi direttamente toccato dalla corsa, Lercara Friddi, noto per aver dato i natali al gangster Charles “Lucky” Luciano e al ramo paterno della famiglia di “The Voice”, l’intramontabile Frank Sinatra.
Anche lo scorrere dei successivi chilometri di gara sarà scandito dai passaggi dagli svincoli, come quello che conduce al comune di Cammarata, situato ai piedi dell’omonimo monte della catena dei Sicani, alto 1578 metri e dalla cui cima nelle giornate più limpide è possibile scorgere l’Etna, con il quale i pretendenti al successo al Giro 2020 si misureranno il giorno successivo. Un’altra interessante disgressione dalla “strada maestra” è quella che permette di raggiungere Mussomeli, dove ammirare lo spettacolare castello manfredonico situato a 2 Km dal centro. Superata con una breve galleria la gola del “Passo Fonduto” la corsa entrerà in provincia di Agrigento ai piedi di un tratto in lieve ascesa che terminerà in corrispondenza dello svincolo per Aragona, centro presso il quale fino al 2014 – anno della temporanea chiusura al pubblico della riserva naturale in seguito ad un incidente mortale – era possibile osservare da vicini le “macalube”, piccoli vulcanetti di fango alti all’incirca un metro.
Imboccata la superstrada che arriva da Caltanissetta, quando mancheranno poco meno di 10 Km al traguardo si entrerà su quello che era il circuito dei mondiali del 1994, sul quale gareggiarono i soli professionisti poiché per le categorie minori fu predisposto un tracciato molto meno impegnativo in quel di Capo d’Orlando. Gran parte dell’anello si svolgeva sulla strada di circonvallazione alla città, che i “girini” imboccheranno all’altezza dello svincolo per Favara, presso il cui castello chiaramontano nella settimana della Pasqua è allestita una sagra dedicata alla principale “delizia” del centro, l’Agnello Pasquale realizzato con pasta di mandorle e pasta di pistacchio. Per i corridori non ci sarà tempo per questo tipi di distrazioni, sia perché “fuori tempo massimo”, sia perché troppo caloriche… e soprattutto perché da lì a breve s’imboccherà la conclusiva salita di 4 Km al 5% sulla quale vedremo le prime scintille in terra italica del Giro 2020, scintille a tinte d’iride.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella di Mare. Valicata dalla SP 76 “di Portella di Mare” (ex SS 118 “Corleonese Agrigentina”) tra Villabate e Misilmeri. La corsa in questo tratto transiterà sulla parella SS 121 “Catanese”

Portella Manganaro (723 metri). Coincide con il “Bivio Manganaro”, punto più elevato di questa tappa nel quale dalla SS 121 “Catanese” si stacca la SS 189 “della Valle del Platani”, circa 5 Km a nord del comune di Lercara Friddi.

Passo Funnuto. Chiamato anche “Passo Fonduto”, è valicato in galleria dalla SS 189 “della Valle del Platani” tra gli svincoli di Milena e Casteltermini.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Il duomo di Monreale

L’obelisco di Gibilrossa

Le terme arabe di Cefalà Diana

La chiesa di San Vito a Ciminna come appare nel film “Baarìa” (www.davinotti.com)

La chiesa di San Vito a Ciminna come appare nel film “Baarìa” (www.davinotti.com)

La medesima chiesa com’ènella realtà (www.davinotti.com)

La medesima chiesa com’ènella realtà (www.davinotti.com)

Vicari, Cuba di Ciprigna

Mussomeli, Castello Manfredonico

Le macalube di Aragona (Tripadvisor.com)

Le "macalube" di Aragona (Tripadvisor.com)

Favara, Castello Chiaramontano

Il tempio di Giunone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2020 (www.balarm.it)

Il tempio di Giunone e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2020 (www.balarm.it)

LE INSIDIE DEL BALATON

Il Giro saluta l’Ungheria con un’altra tappa destinata all’arrivo allo sprint, ma che potrebbe rivelarsi più problematica del previsto a causa dell’ambiente nel quale si gareggerà. L’intera frazione si disputerà nella regione del Balaton, una zona dove non è infrequente nei mesi primaverili trovarsi a fare i conti con il vento, variabile che spesso dà filo da torcere al gruppo, spezzandolo in più tronconi: se non si sarà più che abili tra i ventagli che potrebbero verificarsi, qualche grosso nome rischierà di trovarsi al termine di questa tappa già con un pesante fardello sulle spalle.

È la tappa altimetricamente più facile della tre giorni ungherese quella con la quale il Giro saluterà la terra magiara, tanti i chilometri da percorrere – 204 per la precisione – e poche le insidie altimetriche, che oggi avranno l’aspetto d’un paio di zampellotti collocati lontano dal traguardo. Ma la frazione che terminerà a Nagykanizsa non sarà per questo priva d’insidie e, anzi, ne proporrà una grossa che potrebbe complicare la corsa di qualche pretendente alla maglia rosa finale: il vento. La tappa si snoderà, infatti, nella regione del Balaton, il lago più vasto dell’Europa orientale, che si estende per quasi 600 Km quadrati e il cui bacino nei mesi primaverili è spesso attraversato da folate che talvolta raggiungono velocità sensibili e che potrebbero causare in seno al gruppo i famigerati “ventagli”, le fratture che spezzettano in tanti tronconi il plotone e nelle quali si possono perdere anche parecchi minuti. Spesso queste situazioni di gara sono risolte spendendo parecchie energie – che quest’oggi potrebbero rivelarsi preziose per le squadre che puntano alla vittoria con il loro velocista – ma in passato è capitato anche a campioni blasonati di non riuscire a ricucire e, anzi, di vedersi centuplicato il distacco accusato, come capitò per esempio all’ex campione del mondo Alejandro Valverde nella piattissima tappa di Saint-Amand-Montrond al Tour del 2013, che lo vide accusare al traguardo un passivo di quasi 10 minuti.
Il via di questa tappa apparentemente tranquilla sarà dato da Székesfehérvár, centro il cui nome fa intrecciare la lingua agli stranieri ma che gli ungheresi sanno pronunciare benissimo, anche perché si tratta di una delle città storiche della nazione, che fino al 1526 ospitò nella cattedrale di Santo Stefano le incoronazioni dei sovrani ungheresi. Percorsi i primi 30 Km in piano i corridori giungeranno alle porte della stazione balneare di Balatonalmádi dove andranno incontro al più impegnativo tra gli “zampellotti” che movimentano un po’ l’altimetria nelle fasi iniziali, 700 metri al 6,6% di pendenza media superati i quali la strada procederà in lieve falsopiano verso Veszprém, cittadina che è stata proclamata capita europea della cultura per il 2023 (l’unica altra cittadina ungherese che s’è fregiata di tale titolo è stata Pécs nel 2010) e che vanta legami con l’Italia attraverso la figura del cardinale Branda Castiglioni, che ne fu vescovo dal 1412 al 1424 e mecenate del celebre pittore umbro Masolino da Panicale, il quale nel palazzo che l’arcivescovo possedeva nel suo paese natale (Castiglione Olona, in provincia di Varese) dipinse proprio una veduta di Veszprém, rimasta nella storia dell’arte per esser stato il primo caso in Italia d’affresco di un paesaggio a sé stante, senza raffigurazioni di personaggi appartenenti alla sfera della religione o della mitologia. Si lascerà quindi la bassa collina di Veszprém – i suoi 267 metri rappresenteranno il “tetto” di questa tappa – per planare dolcemente verso le rive del Balaton, che s’incontrerà in uno dei tratti più pittoreschi del “mare magiaro”, verso il quale si protende la penisola di Tihany, che il gruppo attraverserà dopo aver toccato la località di villeggiatura di Balatonfüred, conosciuta non solo per le sue terme ma anche per la sua rinomata clinica cardiologica, che ha avuto tra i suoi pazienti il poeta bengalese Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Nel cuore della piccola penisola i “girini” andranno a effettuare anche l’ultimo tratto di vera salita previsto da questa frazione, meno ripido ma più lungo del precedente (1.3 Km al 4.5%), che terminerà in corrispondenza dell’abbazia benedettina di Tihany, la cui fondazione risale al 1055.
Lasciate le sponde del Balaton il percorso della terza frazione andrà a transitare ai piedi dell’Hegyestű, interessante collina alta 337 metri in passato sfruttata per l’estrazione del basalto, attività che da una parte ne ha modificato l’originario aspetto conico, ma dall’altra ha portato alla luce del sole la sua particolare struttura interna, risalente all’epoca nella quale questo colle era un vulcano attivo. Si punterà quindi su Tapolca, cittadina sotto alla quale si estendono per 3 Km grotte lacustri che si possono visitare a bordo di piccole imbarcazioni e le cui acque sono utilizzate per la cura delle malattie respiratorie.
È giunta l’ora di tornare in riva al Balaton per l’ultimo tratto disegnato a diretto contatto con le sue acque, che si concluderà con il passaggio da Keszthely, località il cui nome significa “castello” (e, infatti, qui non manca uno spettacolare maniero, costruito dai conti Festetics tra il 1745 e il 1880) e che il nome l’ha dato alla “cultura di Keszthely”, fiorita dopo la caduta dell’impero romano d’occidente attorno al villaggio di Gorsium – Herculia, la cui area archelogica si trova nei pressi della località dalla quale è partita questa frazione, Székesfehérvár.
Lasciato un Balaton se ne inconterà un altro perché, quando mancheranno una quarantina di chilometri dalla conclusione, il gruppo percorrerà la strada che taglia nel mezzo il Kis-Balaton (Piccolo Balaton), specchio d’acqua un tempo appartenente al bacino principale e in seguito separatosi a causa della sedimentazione del corso del fiume Zala: questo biotopo è incluso dal 1997 nel parco nazionale del Balaton ed è interessante anche per la presenza di una riserva di bufali, introdotti in quest’area nel 1800 dai conti Festetics e rinfoltitasi dopo la creazione dell’area protetta che ha portato nel giro di vent’anni il loro numero da 16 a 200 capi.
E, come animali imbufaliti che sentono l’afrore della preda oramai vicina, con l’approssimarsi del traguardo di Nagykanizsa i velocisti in gruppo cominceranno a scalpitare e a puntare voraci verso un approdo particolarmente adatto ai lori mezzi.
Poi tutti in aereo, alla volta dell’Italia.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Székesfehérvár, Cattedrale di Santo Stefano

Uno scorcio del centro storico di Veszprém

La penisola di Tihany vista da Balatonfüred

Abbazia di Tihany

L’Hegyestű

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Keszthely, Castello Festetics

La strada che attraversa il “Piccolo Balaton”, sulla quale transiterà il gruppo diretto a Nagykanizsa

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Nagykanizsa, piazza e monumento dedicati a Ferenc Deák, il politico ungherese noto con il soprannome di “savio della patria”

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)

VOLATA TRA LE STEPPE

Assegnata la prima maglia rosa con la cronometro d’apertura sulle strade di Budapest, l’Ungheria ospiterà altre due frazioni della corsa rosa, entrambe destinate ai velocisti. La terra magiara è notoriamente pianeggiante, ma la tappa che condurrà il gruppo a Győr proporrà anche alcune difficoltà altimetriche, dotate di pendenze interessanti, che però difficilmente impediranno l’epilogo allo sprint.

Dopo la breve cronometro d’avvio si comincia a pedalare su chilometraggi più consistenti – oggi si sfioreranno i 200 Km – anche se le due tappe in linea ungheresi non saranno particolarmente “saporite” sul piano altimetrico, pur sfatando il luogo comune di una nazione caratterizzata da sconfinate steppe pianeggianti. Ciò corrisponde al vero ma lo stato europeo presente anche aree collinari e lo dimostrerà in particolare proprio la frazione di Győr, nella quale s’incontreranno tratti in salita talvolta caratterizzati da pendenze non trascurabili. La pianura la farà comunque da padrona in questa giornata e, grazie alla quasi totale assenza di difficoltà negli ultimi 100 Km (brevissimo muretto di Pannonhalma a parte), molto difficilimente i velocisti si faranno scappare quella che è la prima delle sette occasioni di vittoria che gli organizzatori hanno riservato loro al Giro d’Italia 2020.
La seconda giornata di gara della 103a edizione della Corsa Rosa prenderà il via in pianura, assetto di gara nei primi 12 km verso Szentendre, centro noto con il soprannome di “città dei musei” per le numerose esposizioni che offre ai turisti, d’arte e non solo (per i golosi ce n’è uno dedicato al marzapane), come quello etnografico all’aperto che il gruppo si trova proprio ai piedi della prima salita di giornata, diretta al gran premio della montagna di Svábvár. Superata questa collina alta 450 metri, che i “girini” raggiungeranno scavalcheranno con 3 Km di strada inclinata al 7% medio, si planerà verso le rive del Danubio, nella cui valle si pedalerà in perfetta pianura per una trentina di chilometri, costeggiando il fiume nel tratto dove questo funge da confine la Repubblica Slovacca, in direzione di Esztergom, la capitale religiosa della nazione magiara. Qui ha sede l’arcivesco primate d’Ungheria – dal 2002 tale ruolo è rivestito dal cardinale Péter Erdő – e, infatti, il principale monumento cittadino è la Cattedrale di Nostra Signora e di Sant’Adalberto, che è anche la più grande chiesa ungherese, la cui pala dell’altar maggiore, opera dell’italiano Michelangelo Grigoletti, è la più grande del mondo tra quelle realizzate su un solo pezzo di tela.
Successivamente il gruppo saluterà il “Duna” (così gli ungheresi chiamano il “bel fiume blu”) per inoltrarsi in una zona di basse collinette, inizialmente incontrando dislivelli quasi impercettibili mentre si pedalerà alla volta di Bajna, villaggio di circa 2000 abitanti presso il quale si trova un castello che appartenne alla famiglia Sándor- Metternich, il casato del celebre cancelliere austriaco Klemens von Metternich, tra i principali protagonisti del Congresso di Vienna che nel 1815 ridisegnò il volto dell’Europa politica dopo la fine dell’era napoleonica.
Non hanno un disegno particolarmente deciso i successivi 25 km, movimentati da una serie di facili salitelle che porteranno i corridori sino a 388 metri di quota per poi iniziare la dolce discesa verso Tata, cittadina affacciata su due piccoli laghi, nel più grande dei quali si specchia un castello costruito nel XIV secolo come residenza estiva dei sovrani ungheresi.
Imboccati i 100 conclusivi chilometri di gara la corsa andrà quindi a toccare Kocs, la patria del cocchio, il mezzo di trasporto che prende il nome proprio da questo comune ungherese, dove ne fu iniziata la produzione nel XV secolo. Una decina di chilometri più avanti si giungerà quindi alle porte di Nagyigmánd, villaggio natale di Lajos Tóth, cestista che nel 1956 prese la cittadinanza italiana dopo esser fuggito come profugo dall’Ungheria e che gareggiò in serie A per il Varese dal 1957 al 1959 e dal 1961 al 1963.
Cambiata improvvisamente direzione di marcia, si prenderà verso sud in direzione di Kisbér, centro dove è possibile visitare l’Ungheria in pochi minuti grazie al piccolo Mini Magyarország Makettpark (un parco simile alla nostra Italia in Miniatura), mentre con una deviazione dal percorso di gara di una ventina di chilometri è possibile raggiungere prima l’Henryxcity di Császár, inaspettata ricostruzione di un villaggio western, e poi il lago Bokodi, costruito per scopi industriali e poi, dopo la chiusura della vicina centrale per la quale fungeva da bacino di raffreddamento, diventato uno dei più pittoreschi dell’Ungheria per il suo villaggio galleggiante abitato da pescatori.
Un altro cambio di direzione porterà i corridori verso l’ultima difficoltà altimetrica di giornata, un microscopico muro di 600 metri all’8,5% che, con tratti a doppia cifra di pendenza, terminerà alle soglie della storica abbazia benedettina di Pannonhalma, fondata nel 996 dal principe Géza, seconda al mondo per dimensioni dopo quella di Montecassino e inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Superato quest’ultimo, piccolo scoglio mancheranno 26 Km al traguardo, fissato a Győr, il capoluogo della regione del Transdanubio Occidentale dove vedremo per la prima volta gli assi dello sprint contendensi la vittoria in questa edizione del Giro, al termine d’una tappa che per loro non dovrebbe proporre soverchie difficoltà.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Szentendre, museo etnografico all’aperto

La cattedrale di Esztergom vista dalla sponda slovacca del Danubio

La pala d’altare di Michelangelo Grigoletti all’interno della cattedrale di Esztergom

Bajna, Castello Sándor- Metternich (www.szepmagyarorszag.hu)

Bajna, Castello Sándor- Metternich (www.szepmagyarorszag.hu)

Bajna, Castello Sándor- Metternich (www.szepmagyarorszag.hu)

Il castello di Tata

Kisbér, Mini Magyarország Makettpark

Császár, Henryxcity

Il villaggio galleggiante di pescatori sul lago Bokodi

Abbazia di Pannohalma

Győr, la centralissima Piazza Széchenyi

Un cavallo sfreccia nella steppa e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2020 (www.famigliaesploramondo.com)

Un cavallo sfreccia nella steppa e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2020 (www.famigliaesploramondo.com)

JÓ KIRÁNDULÁST GIRO D’ITALIA

Ennesima “Grande Partenza” straniera per il Giro d’Italia, che stavolta ha deciso di “indagare” le veloci strade ungheresi. S’inizierà con una cronometro decisamente più adatta ai passisti rispetto all’impegnativa prova contro il tempo andata in scena al Giro 2019 sulle strade di Bologna, pur essendo disegnato in salita anche il finale della tappa di Budapest. L’abbondanza di tratti in rettilineo e la facilità dell’ascesa finale dovrebbero ulteriormente giocare a favore dei cronoman.

Riparte da Budapest l’avventura del Giro d’Italia, che nel 2020 si “concederà” la quattordicesima partenza fuori dai confini nazionali e lo farà con una cronometro che apparentemente fa il verso a quella disputata dodici mesi fa a Bologna. I due tracciati hanno una struttura simile – prima parte pianeggiante, finale in salita – ma in realtà quella budapestina sarà una prova contro il tempo più agevole di quella bolognese perché l’ascesa finale si annuncia nettamente più breve e dolce rispetto a quella ripidissima che conduceva a San Luca. I passisti come Primož Roglič, che nella prima tappa dello scorso Giro distanziò di 19” l’avversario giunto più vicino a lui, avranno così la possibilità di ottenere distacchi maggiori, favoriti anche da una distanza leggermente più elevata (8.6 Km contro 8 Km) e, soprattutto, da una prima parte di gara resante filante dall’abbondanza di rettilinei. Di questi ultimi il più lungo sarà il primo, quasi 2500 metri dritti come un fuso che inizieranno subito dopo esser scesi dalla rampa di lancio di questa cronometro, innalzata in Hősök tere (Piazza degli Eroi), una delle principali piazze della capitale ungherese, al cui centro si colloca il Monumento del Millenario, costruito tra il 1896 e il 1929 per celebrare i primi mille anni di vita dello stato magiaro.
Il tratto iniziale della tappa si snoderà sull’Andrássy út, viale realizzato a partire dal 1872 per snellire il traffico della città e che collega il centro di Budapest con il Városliget, parco all’interno del quale si possono ammirare edifici come il castello Vajdahunyad e i Bagni Széchenyi, il più grande complesso termale d’Europa. Si abbandonerà questo viale affrontando il tratto più spigoloso della prima parte di gara, due secche curve a gomito usciti dalle quali i “girini” sfileranno dinnanzi alla neoclassica Basilica di Santo Stefano, alla cui inaugurazione presenziò l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria. Nel frattempo sotto le ruote dei corridori farà la comparsa il lastricato, che poi lascerà il passo al pavè prima di ritrovare l’asfalto nella piazza situata presso il Ponte delle Catene, uno dei simboli della capitale ungherese alla cui costruzione, iniziata per iniziativa dell’uomo politico István Széchenyi, lavorò anche manodopera italiana. Il tracciato della crono non imboccherà il ponte ma andrà a costeggiare il Danubio, laddove si specchia nel “bel fiume blu” il fastoso palazzo che ospita il Parlamento. Pedalando con l’insidia del vento che spira dal fiume e che potrebbe costituire il principale “handicap” della prima parte di gara, si andranno successivamente ad imboccare il Ponte Margherita, cosi chiamato perché a metà del suo cammino va a lambire l’estremità meridionale dell’omonima isola, in gran parte occupata da un parco e sulla quale si trovano anche importanti impianti sportivi, come lo stadio del nuoto che ha ospitato tre edizioni dei campionati europei di nuoto (l’ultima nel 2010) e due dei similiari di pallanuoto (nel 2001 e nel 2014). Lasciatasi alle spalle Pest, i “girini” sbarcheranno sulle strade di Buda, la parte più antica della capitale ungherese, e invertiranno la direzione di marcia continuando ad avere il Danubio come compagno di viaggio per un chilometro, tale misura il secondo dei due rettilinei che caratterizzano la prima parte di gara e che termina all’altezza della chiesa calvinista di Buda, costruita su progetto dell’architetto Samu Pecz alla fine del XIX secolo sul luogo che in epoca medioevale ospitata un mercato e che fu realizzata imitando le forme di una chiesa tradizionale, pur se questo modello non si conciliasse con riti e liturgie tipiche della confessione fondata dal teologo francese Jehan Cauvin (noto in Italia cone Giovanni Calvino).
Due curve ravvicinate introducono un altro tratto in rettilineo, 600 metri al termine dei quali si giungerà all’altro capo del Ponte delle Catene, luogo dove saranno resi noti i primi tempi di gara esattamente ai piedi dell’ascesa finale, un chilometro e 300 metri nel corso dei quali la pendenza media si attesta subito sotto il 5% e la strada propone due morbidi tornantoni, il primo dei quali disegnato ai piedi della chiesa di Mattia, luogo di culto gotico più propriamente dedicato a Nostra Signora Assunta della Collina del Castello e che ha avuto un “ruolo” anche nel cinema horror italiano perché nel 1989 vi fu girato “La chiesa”, film diretto da Michele Soavi ma scritto e prodotto da un “maestro” del genere, Dario Argento. Più ruvido appare l’ultimo tornante perché in corrispondenza di quest’ultima curva, che introduce il rettilineo d’arrivo, si tornerà a pedalare sul porfido per il finale di una crono d’apertura veloce… ma non troppo!

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Castello Vajdahunyad

Bagni Széchenyi

Il rettilineo dell’Andrássy út visto dalla rampa di lancio della prima tappa

La secca curva (da destra verso sinistra) al termine del rettilineo dell’Andrássy út

Basilica di Santo Stefano

Il Ponte delle Catene e a destra la collina di Buda

Il lungofiume tra il Danubio e il Palazzo del Parlamento

Ponte e Isola Margherita

Il rettilineo di “ritorno”

Chiesa calvinista di Buda

Inizia la salita finale

Il tornante ai piedi della Chiesa di Mattia

Ultimo tornante, si ritorna sul porfido

La Chiesa di Mattia set de “La Chiesa”, film scritto e prodotto da Dario Argento (www.davinotti.com)

La Chiesa di Mattia set de “La Chiesa”, film scritto e prodotto da Dario Argento (www.davinotti.com)

Il primo rettilineo d’arrivo del Giro d’Italia 2020

Piazza degli Eroi e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2020 (Street View)

Piazza degli Eroi e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2020 (Street View)

TOUR DE FRANCE 2019

luglio 5, 2019 by Redazione  
Filed under Tour de France

TOUR DE FRANCE 2019

Cliccare sulle singole voci per accedere ai contenuti

RADUNO DI PARTENZA

Tourbillon

1a TAPPA: BRUXELLES – BRUXELLES

Cronaca
Tourbillon

2a TAPPA: BRUXELLES – BRUXELLES (cronometro a squadre)

Cronaca
Tourbillon

3a TAPPA: BINCHE – ÉPERNAY

Cronaca
Tourbillon

4a TAPPA: REIMS – NANCY

Cronaca
Tourbillon

5a TAPPA: SAINT-DIÉ-DES-VOSGES – COLMAR

Cronaca
Tourbillon

6a TAPPA: MULHOUSE – LA PLANCHE DES BELLES FILLES

Cronaca
Tourbillon

7a TAPPA: BELFORT – CHALON-SUR-SAÔNE

Cronaca
Tourbillon

8a TAPPA: MÂCON – SAINT-ÉTIENNE

Cronaca
Tourbillon

9a TAPPA: SAINT-ÉTIENNE – BRIOUDE

Cronaca
Tourbillon

10a TAPPA: SAINT-FLOUR – ALBI

Cronaca
Tourbillon

11a TAPPA: ALBI – TOLOSA

Cronaca
Tourbillon

12a TAPPA: TOLOSA – BAGNÈRES-DE-BIGORRE

Cronaca
Tourbillon

13a TAPPA: PAU – PAU (cronometro individuale)

Cronaca
Tourbillon

14a TAPPA: TARBES – TOURMALET

Cronaca
Tourbillon

15a TAPPA: LIMOUX – FOIX (PRAT D’ALBIS)

Cronaca
Tourbillon

16a TAPPA: NÎMES – NÎMES

Cronaca
Tourbillon

17a TAPPA: PONT DU GARD – GAP

Cronaca
Tourbillon

18a TAPPA: EMBRUN – VALLOIRE

Cronaca
Tourbillon

19a TAPPA: SAINT-JEAN-DE-MAURIENNE – TIGNES

Cronaca
Tourbillon

20a TAPPA: ALBERTVILLE – VAL THORENS

Cronaca
Tourbillon

21a TAPPA: RAMBOUILLET – PARIGI

Cronaca
Tourbillon

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2019: LE PAGELLE

Dopo la conclusione dell’ultima delle grandi classiche del Nord ecco i promossi e i bocciati dell’edizione 2019 della “decana” Liegi-Bastogne-Liegi

JAKOB FUGLSANG: Stavolta non c’è sfortuna, avversario, caduta, moto che tenga, niente e nessuno è riuscito a farlo perdere. Vince da dominatore attaccando sulla Roche-aux-Faucons. Sfrutta il lavoro di una grande Astana per vincere la sua prima Classica Monumento. Fa il funambolo in discesa quando per un niente non finisce a terra. Danese Volante. Voto: 10

DAVIDE FORMOLO: Quel viso simpatico e pacioccone che si ritrova lo rende simpatico a chiunque. Non tifarlo è impossibile, ma oggi se lo meritava davvero. Il veneto è stato l’ultimo a cedere a Fuglsang. Per il futuro dovranno tenerlo tutti d’occhio. Voto: 8,5

MICHAEL WOODS: Il canadese è il primo a raggiungere il danese sulla “Roccia dei Falchi” ma non riesce a tenerle sulla seconda accelerata di Fuglsang. Viene riassorbito dal gruppetto Nibali a due chilometri dal traguardo terminando quinto. Voto: 7

MAXIMILIAN SCHACHMANN: Il trittico delle Ardenne si conclude col terzo posto del tedesco della Bora-Hansgrohe. Il pensiero è che in questa settimana ha raccolto poco per la gamba che si ritrova. Paga ancora la poca esperienza e la giovane età. Voto: 7

VINCENZO NIBALI: Il siciliano ha dimostrato di avere una buona condizione, ma gli strappi delle Ardenne non sono il suo piatto preferito. Ha gamba, testa e coraggio e lo dimostra durante tutto l’arco della corsa, purtroppo di più non può fare. Voto: 7

DAVIDE VILLELLA: Anche alla Liegi l’italiano in maglia Astana dimostra di essere uno dei gregari più validi del panorama mondiale. Il suo ritmo in testa al gruppo è uno dei più efficaci. Voto: 6,5

ADAM YATES: Nella prima metà della corsa non sembra avere una buona gamba, poi il britannico si riprende bene nel finale terminando quarto. Voto: 6,5

DAVID GAUDU: Con l’assenza di Pinot, le speranze della Groupama-FDJ erano riposte tutte su di lui. Il francese è uno dei più attivi nel finale, prima dell’attacco decisivo di Fuglsang. Sesto posto meritato. Voto: 6,5

MIKEL LANDA: Uscito di scena Valverde la Movistar gareggia solo per lui. Il basco propva a fare del proprio meglio e, nonostante la sua poca attitudine per le corse di un giorno, conclude con un settimo posto onorevole. Voto: 6,5

TANEL KANGERT: Il cambio di maglia non sembrerebbe avergli fatto bene; oggi prova più volte ad attaccare da lontano per spezzare questo trend. Voto: 6

DYLAN TEUNS: Entra in gioco nel finale come seconda punta in appoggio a Nibali. Fuglsang, Formolo e Woods, però, hanno un altro passo sulla Roche-aux-Faucons. Voto:6

MICHAŁ KWIATKOWSKI: No, il polacco non c’è. La sua pedalata è molto lontana dai suoi standard qualitativi. Il 12° posto odierno non gli rende giustizia. Voto: 5,5

GREG VAN AVERMAET: Prova a partire da lontano, a quasi sessanta chilometri dall’arrivo, ma non riesce a portare via un gruppetto di buoni attaccanti. Esce mestamente di corsa quando l’Astana decide di far sul serio. Voto: 5

DIEGO ULISSI: Il terzo posto della Freccia Vallone lasciava ben sperare, oggi naufraga mestamente concludendo la gara al 39° posto, a 3′34” da Fuglsang. Voto: 4,5

ALEJANDRO VALVERDE: Abbandona la corsa quando di chilometri al traguardo ne mancano ancora 103. La maledizione della maglia tricolore più l’età che avanza lo beffano ancora. Voto: 5

JULIAN ALAPHILIPPE: È il grande sconfitto di giornata. Sulla Roche-aux-Faucons precipita dietro e non si rialza più. La gamba non era delle migliori, come le idee. Logora la squadra nella prima parte di corsa, lasciando le iniziative finali ad una più fresca Astana. Voto: 4

RUI COSTA: Una volta il portoghese dava almeno l’impressione di poter puntare a un buon piazzamento alla Liegi, oggi nemmeno quello. Voto: 4

ROMAN KREUZIGER: Per il corridore ceco vale lo stesso discorso fatto per Rui Costa. Voto: 4

Luigi Giglio

IMPRESA DI FUGLSANG, FUNAMBOLO DELLE ARDENNE

aprile 28, 2019 by Redazione  
Filed under 7) LIEGI - BASTOGNE - LIEGI, News

Jakob Fuglsang, sfruttando una grande condizione e un Team Astana in versione corazzata, vince la sua prima Classica Monumento. “Doyenne” ancora indigesta per Julian Alaphilippe. Buona prova di Vicenzo Nibali e soprattutto di Davide Formolo, secondo al traguardo.

Si è corsa oggi l’ultima classica di primavera, la Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica tra le classiche, disputata interamente nella regione della Vallonia fin dal 1892. La “Doyenne” (in italiano la “Decana”) è anche l’ultima corsa del trittico delle Ardenne, dopo Freccia Vallone e Amstel Glod Race. È La corsa che racchiude tutto, l’Alfa e l’Omega, la prima delle Classiche come anzianità e l’ultima di primavera, disputata quando si chiude la pagina delle grandi classiche del Nord e si comincia a pensare ai Grandi Giri. È la centocinquesima edizione, 256 chilometri da percorrere e undici “côtes” da superare con un finale innovativo perchè la corsa è tornata a concludersi a Liegi e non più sulla collina di Ans, in quella Liegi dove abitano molti emigrati italiani e proprio per questo la “Doyenne” è stata definita anche come la “corsa degli italiani, nonostante l’ultima vittoria azzurro risalga oramai al 2007 quando fu vinta da Danilo Di Luca.
Sotto un cielo grigio e plumbeo, con una temperatura fredda e qualche goccia di pioggia, i corridori partivano da Liegi alle 10:30. Al via non c’era il campione uscente Bob Jungels (Deceuninck – Quick Step), assente per scelta di squadra, mentre erano presenti Alejandro Valverde (Movistar), Wout Poels (Sky), Daniel Martin (UAE-Team Emirates) e Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), corridori che avevano vinto in passato la Liegi e in particolare lo spagnolo ambiva al quinta successo in carriera nella “Decana”.
Subito dopo la partenza si susseguivano numerosi tentivi di attacco. Tra i tanti, alla fine riuscivano ad evadere dal controllo del gruppo Julien Bernard (Trek-Segafredo), Lilian Calmejane (Total Direct Énergie), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert), Jérémy Maison (Arkéa-Samsic), Kevin Deltombe (Sport Vlaanderen Baloise), Kenny Molly e Mathijs Paaschens (Wallonie Bruxelles). Fabio Felline (Trek-Segafredo) era, invece, il primo corridore costretto al ritiro, in una stagione piuttosto deludente per il piemontese, lontana dai fasti che lo avevano portato a vincere la classifica a punti alla Vuelta di Spagna del 2016, dove aveva preceduto nella speciale classifica Nairo Quintana di 3 punti. Si ritiravano anche Martin e soprattutto Valverde, che alzava bandiera bianca quando di chilometri al traguardo ne mancavano 103, mentre sfumava per lui il sogno di eguagliare il record di successi di Eddy Merckx alla Liegi.
I fuggitivi riuscivano a raggiungere un vantaggio di 10 minuti, ma sotto l’impulso della Deceuninck, il gap accumulato si andava via via riducendo chilometro dopo chilometro. Mentre il gruppo principale si allungava pericolosamente, i fuggitivi perdevano pezzo dopo pezzo. Tra gli attaccanti allungava un vivacissimo Julien Bernard, che andava a scollinare da solo sulla salita dello Stockeau.
Con Bernard da solo in testa alla corsa e i suoi ex compagni di fuga assorbiti dal gruppo, quando mancavano 74 chilometri alla linea d’arrivo iniziavano le scaramucce tra i big. Si avvantaggia un gruppetto di una ventina di ciclisti tra i quali c’erano Greg Van Avermaet (CCC Team), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Enric Mas e Philippe Gilbert (Deceuninck – Quick Step), Sergio Henao (Team-UAE Emirates) e Antonio Nibali (Bahrein-Merida), i quali riprendevano un coriaceo Bernard. Dopo qualche centinaio di metri, però, il gruppo si ricongiungeva grazie all’impulso della Movistar, annullando così l’azione di un Van Avermaet propositivo. Il belga non era riuscito a portare via un gruppetto di attaccanti a causa anche del team spagnolo che dopo l’abbandono di Valverde lavorava per Mikel Landa.
Ai meno 64 scattava Tanel Kangert (Ef Education First); l’estone, che fino ad oggi aveva corso una prima parte di stagione anonima, veniva seguito dall’ex compagno di squadra Omar Fraile (Astana), che si metteva alla sua ruota con la funzione di stopper, non offrendo nessun cambio. I due sulla Côte du Maquisard venivano raggiunti da un gruppettino di attaccanti composto da Michael Albasini (Mitchelton-Scott), Benoît Cosnefroy (Ag2r La Mondiale), David De La Cruz (Sky), Winner Anacona e Carlos Verona (Movistar), Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal), Alessandro De Marchi (CCC Team) e Damiano Caruso (Bahrein Merida). La Bahrein stava entrando in ogni tentativo di attacco di giornata, segno della buona condizione fisica di Vincenzo Nibali. Lo “Squalo” non era mai riuscito a vincere la Liegi, andandoci vicino nel 2012, quando arrivò secondo, beffato all’ultimo chilometro dal kazako Maxim Iglinsky. Non facevano parte nel gruppetto i corridori della Deceuninck, che si trovavano invece in testa al secondo gruppo a guidare l’inseguimento. A causa di un problema meccanico era costretto a staccarsi De La Cruz, mentre i suoi ex compagni d’avventura raggiungevano i 50” di vantaggio quando di chilometri al traguardo ne mancavano 43.
Senza grossi scossoni – fin qui dove le notizie più importanti erano state il ritiro di Valverde e una Bahrein-Merida ”elettrica” con Vincenzo Nibali attento sempre nelle prime parti del gruppo – si giungeva a 37 chilometri dal traguardo sulla mitica Côte de la Redoute, salita simbolo della Liegi. Kangert allungava ulteriormente tra gli attaccanti, mentre Anacona veniva ripreso dal gruppo, che inseguiva a 35” di ritardo e nel quale si vedevano in testa uomini della Movistar, della Deceuninck e della Bahrein. La Redoute, intanto, rischiava di mietere una vittima illustre, nientemeno che Philippe Gilbert. Il campione belga, nativo proprio del paese dove ha inizio la salita, riusciva a resitere in coda al gruppo aggrappandosi con le unghie e con i denti al corridore che lo precedeva. Resistevano anche corridori veloci, ma non proprio ”passisti-scalatori”, come Michael Matthews (Team Sunweb) e Van Avermaet, segno che l’andatura non era delle più intense. Infatti, nessuno dei favoriti di giornata aveva provato ad inventarsi qualcosa sulla Redoute, asciando i favoriti principali di giornata, Jakob Fuglsang (Astana) e Julian Alaphilippe (Deceuninck Quick-Step) al coperto tra i propri gregari.
Sulla Côte des Forges attaccava Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), che raggiungeva Kangert in testa alla corsa; successiva i due venivano raggiunti da Daryl Impey (Mitchelton-Scott) e Tim Wellens (Lotto Soudal). Il quartetto acquisiva 15” di vantaggio dal plotone guidato dall’Astana, che nel frattempo aveva ripreso Albasini, Caruso, De Marchi e Anacona. Con questa composizione della corsa e con la pioggia che aveva ripreso a bagnare i corridori, a 16 chilometri dall’arrivo iniziava l’ultima côte di giornata, la Roche-aux-Faucons.
Sulla “salita dei falchi” un’Astana in versione tritacarne guidava il gruppo all’inseguimento del quartetto. Una volta ripresi partiva Fuglsang e solo Michael Woods (EF Education First) e Davide Formolo (Bora-Hansgrohe) riuscivano a tenere le ruote del danese, mentre Alaphilippe si faceva sorprendere. Perdevano terreno, staccandosi definitivamente, Matthews e Van Avermaet. L’azione dell’Astana aveva sparigliato la corsa e gli inseguitori non riuscivano ad organizzarsi, mentre Fuglsang accellerava nuovamente staccando prima Woods e poi Formolo, restando da solo a 13 chilometri dalla fine.
Alaphilippe usciva mestamente dalla corsa mentre da dietro, Landa, Nibali, Adam Yates (Mitchelton-Scott), Dylan Teuns (Bahrein-Merida), David Gaudu (Groupama-Fdj) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe) avevano trovato la giusta collaborazione per provare un disperato inseguimento. Fuglsang dimostrava, però, di avere una condizione e una lucidità straordinaria, quest’ultima palesatasi a 3 Km dal traguardo quando il danese slittava sul cordolo in cemento a bordo strada e riusciva a non cadere con un’impresa degna di un equilibrista. E intanto guadagnava anche terreno sugli inseguitori, arrivando ad avere 25” di vantaggio su un generoso Davide Formolo, saliti poi a 27″ sul ritrovato traguardo di Liegi mentre terzo a quasi un minuto era un altro uomo della Bora-Hansgrohe, il tedesco Schachmann, che batteva Adam Yates allo sprint. Poco più dietro si piazzava ottavo Nibali, prestazione non male in chiave Giro d’Italia per il siciliano, reduce da un grande Tour of the Alps.
Come detto all’inizio, la “Doyenne” è l’Alfa e l’Omega, la corsa dove i nodi vengono al pettine. All’Amstel Fuglsang e Alaphilippe vennero beffati da Mathieu Van Der Poel in un finale beffardo. Alaphilippe si riscattava alla Freccia Vallone, mentre Fuglsang si prendeva oggi la sua personale rivincita. Il ciclismo toglie, il ciclismo da, specie ai coraggiosi e agli avventurieri come un grande Jakob Fuglsang.

Luigi Giglio

ORDINE D’ARRIVO

1 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team 6:37:37
2 Davide Formolo (Ita) Bora – Hansgrohe 0:00:27
3 Maximilian Schachmann (Ger) Bora – Hansgrohe 0:00:57
4 Adam Yates (GBr) Mitchelton – Scott
5 Michael Woods (Can) EF Education First
6 David Gaudu (Fra) Groupama – FDJ
7 Mikel Landa Meana (Spa) Movistar Team
8 Vincenzo Nibali (Ita) Bahrain – Merida 0:01:00
9 Dylan Teuns (Bel) Bahrain – Merida 0:01:05
10 Wout Poels (Ned) Team Sky 0:01:26
11 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal 0:01:29
12 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
13 Patrick Konrad (Aut) Bora – Hansgrohe
14 Jay Mc Carthy (Aus) Bora – Hansgrohe
15 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
16 Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck – Quick – Step
17 Laurens De Plus (Bel) Team Jumbo – Visma
18 Tadej Pogačar (Slo) Uae Team Emirates
19 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Gobert Cycling Team
20 Daniel Felipe Martinez Poveda (Col) EF Education First
21 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
22 Ilnur Zakarin (Rus) Team Katusha Alpecin
23 Daryl Impey (RSA) Mitchelton – Scott 0:02:09
24 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits
25 Rudy Molard (Fra) Groupama – FDJ
26 Toms Skujins (Lat) Trek – Segafredo
27 Bjorg Lambrecht (Bel) Lotto Soudal
28 Jesus Herrada (Spa) Cofidis, Solutions Credits
29 Sergio Luis Henao Montoya (Col) UAE Team Emirates 0:02:12
30 Jan Bakelants (Bel) Team Sunweb 0:02:13
31 Valentin Madouas (Fra) Groupama – FDJ 0:02:15
32 Tanel Kangert (Est) EF Education First 0:02:17
33 Gorka Izagirre Insausti (Spa) Astana Pro Team 0:02:26
34 Giulio Ciccone (Ita) Trek – Segafredo 0:02:28
35 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb 0:03:03
36 Matej Mohoric (Slo) Bahrain – Merida 0:03:15
37 Odd Christian Eiking (Nor) Wanty – Gobert Cycling Team 0:03:34
38 Enrico Battaglin (Ita) Team Katusha Alpecin
39 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
40 Simon Clarke (Aus) EF Education First
41 Alessandro De Marchi (Ita) CCC Team 0:03:37
42 Eliot Lietaer (Bel) Wallonie Bruxelles 0:04:11
43 Tom-Jelte Slagter (Ned) Team Dimension Data
44 Carlos Verona Quintanilla (Spa) Movistar Team
45 Benoit Cosnefroy (Fra) AG2R La Mondiale
46 G Lawson Craddock (USA) EF Education First
47 Davide Villella (Ita) Astana Pro Team 0:06:05
48 Quentin Pacher (Fra) Vital Concept – B&B Hotels 0:06:53
49 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky 0:06:56
50 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb
51 Marc Hirschi (Swi) Team Sunweb
52 Greg Van Avermaet (Bel) CCC Team
53 Cesare Benedetti (Ita) Bora – Hansgrohe 0:08:22
54 Omar Fraile Matarranz (Spa) Astana Pro Team 0:09:20
55 Luis León Sanchez (Spa) Astana Pro Team
56 Ion Izaguirre Insausti (Spa) Astana Pro Team
57 Damiano Caruso (Ita) Bahrain – Merida
58 Philippe Gilbert (Bel) Deceuninck – Quick – Step
59 Enric Mas Nicolau (Spa) Deceuninck – Quick – Step
60 Damien Howson (Aus) Mitchelton – Scott
61 Nicola Conci (Ita) Trek – Segafredo
62 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:09:48
63 Louis Vervaeke (Bel) Team Sunweb
64 Aurélien Paret Peintre (Fra) AG2R La Mondiale
65 Dmitrii Strakhov (Rus) Team Katusha Alpecin 0:10:36
66 Lawrence Warbasse (USA) AG2R La Mondiale
67 David De La Cruz Melgarejo (Spa) Team Sky 0:11:32
68 Winner Andrew Anacona (Col) Movistar Team 0:11:59
69 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal
70 Michael Albasini (Swi) Mitchelton – Scott
71 Andrey Amador (CRc) Movistar Team
72 Antonio Nibali (Ita) Bahrain – Merida
73 José Gonçalves (Por) Team Katusha Alpecin 0:13:11
74 Michal Golas (Pol) Team Sky
75 Edward Dunbar (Irl) Team Sky
76 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
77 Jonas Koch (Ger) CCC Team
78 Koen Bouwman (Ned) Team Jumbo – Visma
79 Roman Kreuziger (Cze) Team Dimension Data
80 Salvatore Puccio (Ita) Team Sky
81 Nils Politt (Ger) Team Katusha Alpecin
82 Luis Angel Mate Mardones (Spa) Cofidis, Solutions Credits
83 Paul Martens (Ger) Team Jumbo – Visma
84 Bert-Jan Lindeman (Ned) Team Jumbo – Visma
85 Benjamin King (USA) Team Dimension Data 0:17:39
86 Nathan Haas (Aus) Team Katusha Alpecin
87 Justin Jules (Fra) Wallonie Bruxelles
88 Josef Černý (Cze) CCC Team
89 Michael Gogl (Aut) Trek – Segafredo
90 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
91 Pieter Serry (Bel) Deceuninck – Quick – Step
92 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team
93 Romain Sicard (Fra) Total Direct Energie
94 Petr Vakoč (Cze) Deceuninck – Quick – Step
95 Clément Chevrier (Fra) AG2R La Mondiale 0:24:12
96 Romain Hardy (Fra) Team Arkea – Samsic
97 Luka Pibernik (Slo) Bahrain – Merida
98 Pavel Kochetkov (Rus) Team Katusha Alpecin
99 Arnaud Courteille (Fra) Vital Concept – B&B Hotels
100 Jacques Willem Janse Van Rensburg (RSA) Team Dimension Data
101 Marcus Burghardt (Ger) Bora – Hansgrohe

La Liegi 2019 porta la firma di un grande Jakob Fuglsang (foto Bettini)

La Liegi 2019 porta la firma di un grande Jakob Fuglsang (foto Bettini)

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 2019 – I FAVORITI

aprile 26, 2019 by Redazione  
Filed under 7) LIEGI - BASTOGNE - LIEGI, News

È l’ultima delle grande classiche del nord, poi le grande firme del ciclismo cominceranno a indirizzare le proprie attenzioni sui Grandi Giri. Qui i favoriti per la vittoria nella 105a edizione della “Doyenne”, che quest’anno ritroverà lo storico traguardo di Liegi “sacrificando” le due salite conclusive che costituivano una presenza fissa nel tracciato della corsa vallone fin dal 1991, le “côtes” di Saint-Nicolas e di Ans

25% – JULIAN ALAPHILIPPE: Impossibile non metterlo come favorito per la Liegi-Bastogne-Liegi dopo le ultime uscite. La Deceuninck – Quick Step come al solito sarà al via in versione corazzata, un motivo in più per il francese per essere il più quotato come favorito di giornata.

15% – VINCENZO NIBALI: La Deceuninck – Quick Step sarà il faro dela corsa e per beffarli ci vorrà un colpo di genio. Chi meglio del siciliano potrà tentarlo? Uscito dal Tour of the Alps con una buona gamba, forse è arrivato finalmente il momento giusto per vendicare la beffa del 2012, quando venne battuto dal solo Iglinskij?

15% – JAKOB FUGLSANG: Protagonista al’Amstel Gold Race e alla Freccia Vallone, in una stagione dove sembra attraversare uno dei momenti più floridi della sua carriera. Domenica non sarà da sottovalutare.

10% – MAXIMILIAN SCHACHMANN: Ha le qualità per far bene, forse gli manca quel pizzico d’esperienza, ma in una corsa aperta e difficile come la Liegi-Bastogne-Liegi tutto può succedere.

10% – MICHAŁ KWIATKOWSKI: Al momento non sembra essere al top. Corridore esperto, dal curriculum di tutto rispetto, in settimana non ha dimostrato di avere la gamba per tenere testa al duo Alaphilippe-Fuglsang. Dovrà affidarsi alla sua fantasia e al suo estro.

5% – BOB JUNGELS: Vincitore in carica della Liegi, il lussemburghese sarà una delle punte della Deceuninck – Quick Step. Se gli avversari marcheranno Alaphilippe, il buon Bob avrà altissime chance di ripetere il bis.

5% – ROMAIN BARDET: Il francese ha questa corsa nel cuore, tante top ten e un terzo posto conquistato l’anno scorso. Il nuovo percorso potrebbe favorirlo.

5% – ALEJANDRO VALVERDE: Lo spagnolo, campione del mondo in carica, ha l’esperienza, la classe e la testa per vincere la sua quinta Liegi-Bastogne-Liegi. Il motore, però, no.

5% – PHILIPPE GILBERT: Dopo Alaphilippe e Jungels c’è lui, il fuoriclasse belga che quindici giorni fa ha trionfato a Roubaix. Vinse a Liegi nel 2011, da tenere d’occhio.

1% – MICHAEL WOODS: Il canadese l’anno scorso arrivò secondo, quest’anno vincere sembrerebbe ancora più difficile.

1% – TOM DUMOULIN: L’olandese, nonostante la sua classe, non ha mai sfondato nelle corse di un giorno. Che sia arrivato il momento giusto?

1% – MICHAEL MATTHEWS: Se non uscirà una corsa dura l’olandese, che sugli strappi non è proprio l’ultimo arrivato, potrebbe dire la sua.

1% – BJORG LAMBRECHT: Sulle Ardenne, in questa settimana, il giovane belga della Lotto-Soudal ha dimostrato di essere un osso duro. Possibile outsider.

1% – ADAM YATES: La Freccia Vallone di mercoledì è l’unica corsa che ha steccato in questo 2019 dove sta correndo da grande protagonista. La Roche aux Faucons sarà per lui un trampolino di lancio davvero ghiotto.

Luigi Giglio

ALAPHILIPPE E FUGLSANG, GLI ETERNI RIVALI ANCORA PROTAGONISTI AL FIANDRE

aprile 24, 2019 by Redazione  
Filed under 6) FRECCIA VALLONE, News

Alaphilippe ha vinto, con i favori del pronostico, l’edizione 2019 della Freccia Vallone, battendo in volata Jakob Fuglsang che aveva tentato di anticipare lo sprint e anticipando di 6 secondi un ottimo Diego Ulissi, apparso in grande spolvero. Come da copione, si è deciso tutto all’ultima scalata al muro di Huy, sul quale il francese ha avuto anche qualche difficoltà ad imporsi sul suo terreno di caccia ideale.

Era già accaduto alla Strade Bianche ed all’Amstel Gold Race, anche se con esiti diversi, di vedere Julian Alaphilippe (Deceuninck – Quick Step) e Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) in lotta per conquistare la vittoria.
Alla Strade Bianche Alaphilippe era riuscito a conquistare il successo mentre, per quanto riguara l’Amstel, è ancora vivissimo il ricordo dei due litiganti che, a furia di studiarsi in un quasi surplace negli ultimi chilometri, si sono fatti infinocchiare dall’arrembante gruppetto inseguitore che, fino a pochi minuti prima dell’inizio della pantomima, sembrava essere tagliato fuori dai giochi. La verità è che il povero Fuglsang, dopo aver tentato invano di staccare il compagno di avventura conscio del fatto di non avere la minima speranza in volata contro il francese, ha ovviamente pensato bene di far mancare al transalpino qualsiasi tipo di collaborazione. Alaphilippe, dal canto suom non si è voluto sobbarcare il lavoro ed il risultato è stato quel che abbiamo visto, non senza una certa soddisfazione, il giorno di Pasqua.
Oggi le cose sono andate diversamente,perché ai piedi del muro di Huy si sono presentati circa 30 corridori, ma sono stati ancora una volta i due eterni rivali ad accendere i fuochi d’artificio e a giocarsi la vittoria. Per il francese, stavolta, la questione è stata meno facile di quanto si potesse pensare perchè l’avversario danese ha tentato di piazzare il colpo del ko nel punto più duro del muro di Huy, la terribile “esse” ai 250 metri dal traguardo nella quale la pendenza media schizza oltre il 20%. Passato quell’ostico tratto Alaphilippe ha superato Fuglsang negli ultimi metri, ma ha dovuto comunque dar fondo a tutte le sue risorse per avere ragione del danese.
Alle loro spalle un ottimo Diego Ulissi (UAE-Team Emirates) è riuscito a conquistarsi il terzo gradino del podio, andando a precedere Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), che si conferma un cliente scomodissimo in chiave Liegi.
La corsa ha visto sin da subito tentativi di fuga e non ci è voluto molto per vedere sottrarsi al controllo del gruppo Joey Rosskopf (CCC Team), Robin Carpenter ( Rally UHC Cycling) e Kenneth Van Rooy (Sport Vlaanderen-Baloise). A costoro si sono aggiunti successivamente prima Tom Wirtgen (Wallonie-Bruxelles) e poi Koen Bouwman (Jumbo-Visma), che era partito in insieme a Sergio Rodríguez (Euskadi Basque Country – Murias), rialzatosi inspiegabilmente prima del ricongiugimento.
Il vantaggio dei fuggitivi arriva vicino ai 6 miunuti, ma un’accelerazione decisa dei Deceuninck – Quick Step, che mettono anche in difficoltà parte del gruppo a causa del vento, riduce di molto il gap fino a portarlo sotto i 4 minuti.
Sulla Côte d’Ereffe partono Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Willie Smit (Katusha-Alpecin), Pierre-Luc Périchon (Cofidis) e Damiano Caruso (Bahrain-Merida), che nel corso del secondo giro del circuito finale vanno a riprendere Wirtgen e Van Rooy, che avevano perso contatto dalla testa durante la prima ascesa del muro di Huy. A questo gruppo si aggiungono Nathan Haas (Katusha-Alpecin), Tomasz Marczyński (Lotto Soudal), Tom-Jelte Slagter (Dimension Data) e Michael Gogl (Trek-Segafredo).
Durante questa tornata lo sfortunato Ion Izagirre (Astana) patisce prima un problema meccanico e poi una caduta, uscendo di scena. Più ingloriosa, invece, è la fine di Peter Sagan (Bora-Hansgrohe) e Daniel Martin (UAE Team Emirates), i quali si staccano quando mancano ancora 35 chilometri alla conclusione.
Non è ancora finita perché, subito prima di imboccare per la seconda volta la rampa finale, finiscono a terra tre uomini importanti come Adam Yates (Mitchelton-Scott), Roman Kreuziger (Dimension Data) e Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), costretto al ritiro e al quale sarà riscontrata in ospedale una commozione cerebrale.
Sul muro cerca avvantaggiarsi un folto gruppo di uomini composto da Enric Mas (Deceuninck-Quick Step), Carlos Verona (Movistar), Lambrecht, Tim Wellens (Lotto Soudal), Damien Howson (Mitchelton-Scott), Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), Davide Formolo, Jay McCarthy e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), Wout Poels (Sky), Slagter, Rudy Molard (Groupama-FDJ), Sergio Henao, Ulissi, Gorka Izagirre e Luis León Sánchez (Astana), Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Alessandro De Marchi e Rosskopf (CCC Team), Eliot Lietaer (Wallonie Bruxelles) e Mario González (Euskadi Basque Country – Murias). Il livello di qualità presente in questo gruppo costringe gli uomini del favorito Alaphilippe a chiudere il prima possibile. Dopo il ricongiugimento, ci provano Marczyński e Matej Mohorič (Bahrain-Merida) ma, anche in questo caso, il tentativo viene stoppato da Enric Mas che, con una trenata incredibile, riduce il gruppo principale ad una trentina di unità.
Sul muro finale si mettono in testa Michał Kwiatkowski (Sky) e Ulissi, ma è Fugslang che, sulla famosa “esse” con pendenze da capogiro, prova la frustata. Alaphilippe è lestissimo ad agganciare la ruota del danese ed a infilarlo in volata, con Ulissi che riesce a conquistare il gradino più basso del podio.
La beffa pasquale ha sortito i suoi effetti e stavolta Alaphilippe ha centrato la vittoria anche se, in questo caso, a scanso di equivoci ha preferito adottare una tattica meno spregiudicata, mirando a tenere cucita la corsa.
A questo punto non ci resta che aspettare l’ultimo atto del trittico delle Ardenne che andrà in scena domenica in quel di Liegi prima di mettere temporaneamente in pausa le classiche per entrare nella stagione dei grandi giri.

Benedetto Ciccarone

ORDINE D’ARRIVO

1 Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck-QuickStep 4:55:14
2 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
3 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates 0:00:06
4 Bjorg Lambrecht (Bel) Lotto Soudal 0:00:08
5 Maximilian Schachmann (Ger) Bora-Hansgrohe
6 Bauke Mollema (Ned) Trek-Segafredo
7 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
8 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
9 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal 0:00:11
10 Enrico Gasparotto (Ita) Dimension Data
11 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team
12 Benoit Cosnefroy (Fra) AG2R La Mondiale
13 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
14 Dylan Teuns (Bel) Bahrain-Merida
15 Laurens De Plus (Bel) Team Jumbo-Visma
16 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
17 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal 0:00:15
18 Guillaume Martin (Fra) Wanty-Gobert 0:00:19
19 Rudy Molard (Fra) Groupama-FDJ 0:00:23
20 Sergio Henao (Col) UAE Team Emirates 0:00:25
21 Alessandro De Marchi (Ita) CCC Team
22 Wout Poels (Ned) Team Sky 0:00:30
23 Simon Clarke (Aus) EF Education First 0:00:36
24 Jesus Herrada (Spa) Cofidis, Solutions Credits 0:00:38
25 Giulio Ciccone (Ita) Trek-Segafredo 0:00:42
26 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:45
27 Davide Formolo (Ita) Bora-Hansgrohe
28 Damien Howson (Aus) Mitchelton-Scott 0:00:56
29 Gorka Izagirre Insausti (Spa) Astana Pro Team 0:01:24
30 Enric Mas (Spa) Deceuninck-QuickStep 0:01:45
31 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
32 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise 0:01:47
33 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
34 Serge Pauwels (Bel) CCC Team
35 Dimitri Peyskens (Bel) Wallonie Bruxelles
36 Sébastien Reichenbach (Swi) Groupama-FDJ 0:01:57
37 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale 0:01:59
38 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale 0:02:01
39 Jay Mc Carthy (Aus) Bora-Hansgrohe
40 Valentin Madouas (Fra) Groupama-FDJ 0:02:02
41 Joseph Rosskopf (USA) CCC Team 0:02:06
42 Nathan Haas (Aus) Katusha-Alpecin 0:02:07
43 Carlos Verona (Spa) Movistar Team 0:02:29
44 Luis León Sanchez (Spa) Astana Pro Team
45 Eliot Lietaer (Bel) Wallonie Bruxelles
46 David Gaudu (Fra) Groupama-FDJ 0:02:41
47 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal 0:03:22
48 Tom-Jelte Slagter (Ned) Dimension Data
49 Matej Mohoric (Slo) Bahrain-Merida
50 Dries Devenyns (Bel) Deceuninck-QuickStep 0:04:52
51 Larry Warbasse (USA) AG2R La Mondiale 0:05:36
52 Robert Gesink (Ned) Team Jumbo-Visma 0:05:45
53 Tadej Pogacar (Slo) UAE Team Emirates 0:06:01
54 Damiano Caruso (Ita) Bahrain-Merida 0:06:19
55 Michael Woods (Can) EF Education First
56 Winner Anacona (Col) Movistar Team 0:06:24
57 Davide Villella (Ita) Astana Pro Team
58 Andrey Amador (CRc) Movistar Team
59 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits
60 Nicolas Roche (Irl) Team Sunweb 0:06:27
61 Mario Gonzalez Salas (Spa) Euskadi Basque Country-Murias 0:06:30
62 Toms Skujins (Lat) Trek-Segafredo 0:06:47
63 August Jensen (Nor) Israel Cycling Academy 0:07:26
64 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal 0:07:27
65 Luis Angel Mate Mardones (Spa) Cofidis, Solutions Credits
66 Odd Christian Eiking (Nor) Wanty-Gobert
67 Kevin Deltombe (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise
68 Fabien Doubey (Fra) Wanty-Gobert 0:07:33
69 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:07:34
70 Jan Bakelants (Bel) Team Sunweb
71 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal
72 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:07:37
73 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin 0:07:40
74 Romain Seigle (Fra) Groupama-FDJ 0:07:47
75 Nathan Brown (USA) EF Education First 0:07:48
76 Thomas Degand (Bel) Wanty-Gobert
77 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:07:57
78 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe 0:08:00
79 Julien Bernard (Fra) Trek-Segafredo
80 Paul Martens (Ger) Team Jumbo-Visma
81 Dylan van Baarle (Ned) Team Sky
82 Louis Vervaeke (Bel) Team Sunweb
83 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
84 Enrico Battaglin (Ita) Katusha-Alpecin 0:08:22
85 Koen Bouwman (Ned) Team Jumbo-Visma 0:08:50
86 Jonas Koch (Ger) CCC Team 0:08:54
87 Petr Vakoc (Cze) Deceuninck-QuickStep 0:09:15
88 Pierre Luc Perichon (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:09:49
89 Robin Carpenter (USA) Rally UHC Cycling
90 Ruben Guerreiro (Por) Katusha-Alpecin 0:10:29
91 Tobias Ludvigsson (Swe) Groupama-FDJ 0:10:53
92 Marco Minnaard (Ned) Wanty-Gobert
93 Colin Joyce (USA) Rally UHC Cycling 0:10:58
94 Omar Fraile (Spa) Astana Pro Team
95 Ryan Anderson (Can) Rally UHC Cycling
96 Daniel Turek (Cze) Israel Cycling Academy
97 Aaron Verwilst (Bel) Sport Vlaanderen-Baloise 0:11:10
98 Mathijs Paasschens (Ned) Wallonie Bruxelles 0:11:18
99 Aurélien Paret Peintre (Fra) AG2R La Mondiale 0:11:37
100 Michael Valgren Andersen (Den) Dimension Data 0:11:38
101 Sean Bennett (USA) EF Education First 0:11:55
102 Tom Wirtgen (Lux) Wallonie Bruxelles 0:16:45

Per il secondo anno consecutivo Julian Alaphilippe fa sua la Freccia Vallone (foto Bettini)

Per il secondo anno consecutivo Julian Alaphilippe fa sua la Freccia Vallone (foto Bettini)

Pagina successiva »