FORLÌ – REGGIO EMILIA: LA TAPPA DEI PADRI NOBILI

È la prima di due tappe destinate ai velocisti, chiamati alle ultime esibizioni prima che entrino definitivamente in scena i primattori del Giro 2017. Ma sarà anche un’altra frazione celebrativa quella che collegherà Forlì a Reggio Emilia andando a rendere omaggio, oltre che a Baldini, Nencini e Alfonsina Strada, anche ai fondatori della “corsa rosa”. Verranno ricordarti in particolar modo Tullo Morgagni, colui da cui tutto nacque, e Armando Cougnet, che del Giro non fu solo “papà” ma anche primo direttore per quasi 40 anni.

È questo il giorno nel quale la carovana renderà omaggio ai fondatori della “corsa rosa”. Alla partenza si celebrerà il ricordo del forlivese Tullo Morgagni, il caporedattore della Gazzetta dello Sport che il 5 agosto del 1908 fu il destinatario di una “soffiata” di Angelo Gatti, il fondatore della celebre azienda di biciclette Atala, secondo la quale il Corriere della Sera stava per varare un Giro d’Italia in bicicletta. Occorreva battere il “Corsera” sul tempo e così il Morgagni all’istante inviò un telegramma al direttore della “Rosea” Eugenio Camillo Costamagna e al caporedattore della sezione ciclismo Armando Cougnet con il quale spiegava che “Improrogabili necessità obbligano Gazzetta lanciare subito Giro Italia”. Detto e fatto: il 7 agosto successivo uscì il numero della Gazzetta con l’annuncio della prima edizione del Giro, fissata per l’anno successivo, una “creatura” che il Morgagni non potè godersi a lungo perché perì tragicamente in un incidente aereo il 2 agosto del 1919, quando la corsa aveva appena 10 anni. Al traguardo, invece, l’angelo custode del Giro quest’oggi sarà Cougnet, nizzardo di nascita ma reggiano d’adozione poiché trasferitosi all’eta di 8 anni con la famiglia nella città emiliana, dove dimorarono in una villa che fu venduta proprio l’anno precedente il debutto del Giro e dalla quale il giovane Armando spesso partiva in bici alla volta di Milano, dove già nel 1898 aveva cominciato a collaborare con la Gazzetta, fondata due anni prima con la fusione dei precedenti quotidiani “La Tripletta” e “Il Ciclista”.
Di là dell’aspetto celebrativo questa non sarà una frazione particolarmente difficile, prima di due giornate di trasferimento entrambe votate alla volata finale. Questa sarà la più impegnativa delle due tappe a causa della presenza di un paio di ascese – comunque facili e collocate molto lontane dal traguardo – e della distanza da completare poiché si tratterà della frazione più lunga di questa edizione del Giro, con 237 Km da percorrere tra Forlì e Reggio Emilia. I due centri si trovano entrambi lungo l’asse della Via Emilia, distanti tra loro in linea retta circa 120 Km, ma gli organizzatori hanno voluto “spingere” nuovamente la carovana del Giro, per l’ultima volta in questa edizione, tra i contrafforti appennici e si tornerà così a pedalare anche sulle strade della Toscana dove s’incontrerà un tratto abbastanza insolito in una corsa ciclistica poiché per quasi 40 Km non si pedalerà sulla viabilità “normale” ma si entrerà sul tracciato dell’Autostrada del Sole.
Lasciata Forlì – che ricordiamo essere anche essere il paese natale di Ercole Baldini, vincitore del Giro del 1958 – sulla citata Via Emilia si percorreranno i primi 12 Km di gara, fino alla cittadina di Faenza, storicamente famosa per la produzione di ceramiche di pregio e ricca di richiami artistici, a partire dalle contigue piazze del Popolo e della Libertà, presso le quali si concentrano i principali monumenti. Voltate le spalle alla pianura il percorso risalirà per intero la valle del Lamone, fiume che ha le sue sorgenti presso la Colla di Casaglia dove, a 913 metri di quota e 51 Km più avanti, sarà collocato il primo dei due GPM previsti oggi. La salita sarà limitata solo agli ultimi 9 Km poiché tutta la fase precedente sarà connotata solo da un lento e progressivo prender quota, mentre il gruppo passerà dalla Romagna alla Toscana dopo aver toccato – dominato dai tre pinnacoli sui quali sorgono il santuario del Monticino, la Rocca Manfrediana e la Torre dell’Orologio – il centro termale di Brisighella, noto anche per la “Via degli Asini”, sorta di sopraelevata “ante litteram” realizzata nel XVI secolo a scopo difensivo. La Toscana riaccoglierà a braccia aperte i “girini” in quel di Marradi, patria del Marron Buono, autentica perla – marchiata IGP – dei castagneti del Mugello, la terra nella quale il gruppo giungerà dopo aver affrontato gli 8,6 Km d’ascesa al 4,2% della Colla di Casaglia. Scesi a Borgo San Lorenzo – dov’è visibile un curioso e commovente monumento dedicato a Fido, un cane che a lungo attese il ritorno a casa del suo padrone, morto sotto i bombardamenti del 1943 – inizierà la seconda porzione di pianura di questa frazione, circa 20 Km nel corso dei quali si lambiranno la villa medicea di Cafaggiòlo, abitata dalla celebre famiglia fiorentina durante i mesi estivi, e poi le rive del lago artificiale di Bilancino, inaugurato nel 1999 presso l’omonima frazione di Barberino del Mugello, dove il 1° marzo del 1930 era nato un altro vincitore del Giro, Gastone Nencini, che fece sua l’edizione del 1957, successo al quale affiancherà il Tour de France del 1960.
È a questo punto che inizierà il tratto autostradale di questa frazione, che si snoderà interamente sul vecchio tracciato appenninico dell’Autosole, tuttora in esercizio nonostante dal 23 dicembre del 2015 sia stata aperta la “variante di valico”. Non è una novità quelle delle competizioni ciclistiche in autostrada, ma si tratta comunque di rarità che al Giro vantano un paio di “esemplari”, il primo risalente al 1936, quando la crono Padova-Venezia si corse sulla “Serenissima”, e il secondo al 1988, quando nel corso della tappa Innsbruck-Borgo Valsugana si percorse un tratto del versante austriaco dell’Autobrennero per effettuare uno speciale traguardo GPM in corrispondenza del viadotto Europabrücke. Nello specifico caso del Giro n°100 si dovrà affrontare la salita alla galleria del vecchio Valico Citerna, poco meno di 14 Km al 3,2% privi di strappi – come ci si aspetta di trovarsi da una salita autostradale – e con una sede stradale molto ampia, che avrebbe potuto dare dei problemi se la cima della salita si fosse trovata a una cinquantina di chilometri dal traguardo, fase nella quale il gruppo comincia ad accellerare per iniziare a ridurre il distacco dai fuggitivi di giornata. L’ampiezza della carreggiata, infatti, tende a ingannare l’occhio e far intendere una pendenza ancora più bassa, con il rischio che qualche corridore paghi questo tranello affrontando questo tratto ad un passo di carica piuttosto elevato, spendendo energie che poi saranno utili al momento dello sprint. Alzando la velocità di gara proprio in un tratto d’autostrada, nel 2003 la Quick Step riuscì a mettere nel sacco i velocisti alla Milano-Sanremo, in una delle ultime edizioni della classicissima non terminate allo sprint, vinta dal suo capitano Paolo Bettini, ma stavolta non dovrebbero esserci di questi rischi perché il tratto sull’Autosole terminerà quando mancheranno 100 Km all’arrivo e a così tanto dal termine della tappa le formazioni dei velocisti saranno ancora “guardinghe”, lasciando il compito di tenere a bada il vantaggio dei fuggitivi ad altre squadre.
Si tornerà a pedalare sulle strade classiche in vista del passaggio da Sasso Marconi e dalla frazione di Pontecchio, dove si transiterà di fronte ai cancelli di Villa Griffone, residenza nella quale soggiornò a lungo e compì i primi esperimenti Guglielmo Marconi, al quale nel 1909 – l’anno della prima edizione di una “corsa rosa” che per anni raggiungerà le abitazioni degli italiani solo attraverso la radio – sarà conferito il premio Nobel per la fisica. È non Marconi l’unico Nobel ad aver calcato queste terre perché non molto lontano dalla sua villa c’è il borgo di Colle Ameno, dove nel 1989 l’indimenticato Dario Fo girò alcune scene del film “Musica per vecchi animali”, aggirandosi tra gli stessi edifici, all’epoca fatiscenti, tra i quali camminò un altro mostro sacro del teatro del calibro di Giorgio Gaber, qui protagonista nel 1981 di una breve scena del film a puntate “Il minestrone”.
Sfiorata la città di Bologna all’altezza di Casalecchio di Reno, cittadina della quale sono originari gli ex calciatori Gianluca Pagliuca e Marco Ballotta, si ritroverà la Via Emilia – sulla quale si svilupperano quasi interamente gli ultimi 60 Km di gara – alle porte di Anzola dell’Emilia, centro che conobbe notevole importanza in epoca medioevale per la presenza di un castello nel quale fu imprigionato nel 1249 il famoso Re Enzo di Svevia e del quale oggi rimane una sola torre. Nel frattempo continueranno a succedersi i ricordi legati alla corsa rosa poiché poco dopo si transiterà per Castelfranco Emilia, paese natale di Alfonsina Strada, l’unica donna ad aver preso parte al Giro quando ancora non esiste la versione femminile della corsa, nel lontano 1924: schieratasi al via, si dice, per la volontà degli organizzatori – che quell’anno erano rimasti a corto di campioni ai nastri di partenza, le cui squadre avevano richiesto ricompense per essere al via da Milano, proposte respinte da Cougnet – di un qualcosa di particolare che attirasse i lettori e il pubblico a bordo strada, la Strada portò a termine la corsa rosa, anche se in realtà era giunta fuori tempo massimo nella frazione che terminava a Perugia; pur se estromessa dalla classifica, la giuria le aveva, infatti, eccezionalmente consentito di prendere parte alle tappe successive.
I prossimi tifosi ad applaudire i “girini” saranno quelli della vicina Modena, dove il gruppo sfilerà accanto alla monumentale Piazza Grande che, grazie alla cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano e alla svettante Ghirlandina, nel 1997 è stata iscritta dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità.
Il traguardo nel frattempo si sarà fatto più prossimo e poco meno di venti chilometri dall’arrivo la corsa varcherà i confini della provincia di Reggio Emilia, che accoglierà la corsa sulle strade di Rubiera che, per rimanere su tematiche sportive, è il paese nel quale risiede la medaglia d’oro nella maratona ad Atene 2004 Stefano Baldini, successo che conseguì battendo il record sul percorso storico da Maratona alla capitale greco, a sua volta battuto 10 anni più tardi dal kenyota Felix Kandie. Anche la lunga maratona dei “girini” si sta per concludere e, infatti, meno di mezz’ora più tardi assisteremo a un appassionante volatone – uno degli ultimi di questa edizione della corsa rosa – nella città che 220 anni fa vide garrire per la prima volta nella storia il Tricolore e che dal 2003 ha fatto della villa che fu di Cougnet la sede di una biblioteca. Quasi a voler dire che anche il Giro d’Italia è cultura.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colla di Casaglia (913 metri). Valicata dall’ex SS 302 “Brisighellese Ravennate” tra Marradi e Borgo San Lorenzo, sarà quest’anno affrontata per la terza volta al Giro d’Italia. La prima scalata risale al 1963, quando fu inserita nel tracciato della tappa Arezzo – Riolo Terme, vinta da Nino Defilippis mentre il primo a superarne il valico fu Franco Bitossi. Esattamente 40 anni più tardi sarà scalata nel corso della Montecatini Terme – Faenza, vinta dal norvegese Kurt Asle Arvesen mentre primo al GPM fu il colombiano Freddy González: in questi precedenti si salì sempre dal versante meridionale, mentre al Giro 2017 l’ascesa sarà intrapresa da quello settentrionale.

Valico di Citerna (726). Si tratta del valico del vecchio tratto appenninico dell’Autosole, situato tra gli svincoli di Barberino e Roncobilaccio. È quotato 731 sulle cartine del Giro 2017, dov’è semplicemente indicato come “Valico Appenninico”.

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Forlì, lo stadio cittadino intolato a Tullo Morgagni

Faenza, Piazza della Libertà e, sullo sfondo, Piazza del Popolo

Brisighella, Rocca Manfrediana

Scollinamento della Colla di Casaglia

Borgo San Lorenzo, il monumento a “Fido”

Villa Medicea di Cafaggiolo

Lago di Bilancino e, sullo sfondo, il ponte sul quale transiteranno I “girini”

Lo scollinamento del valico appenninico dell’Autostrada del Sole

Pontecchio Marconi, la villa di Guglielmo Marconi

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Dario Fo nello scenario del borgo di Colle Ameno nel film ‘’Musica per vecchi animali’’ (www.davinotti.com)

Anzola dell’Emilia, Torre di Re Enzo

Modena, Piazza Grande

Reggio Emilia, la villa nella quale visse Armando Cougnet e in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2017 (mapio.net)

Reggio Emilia, la villa nella quale visse Armando Cougnet e in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2017 (mapio.net)

FIRENZE (PONTE A EMA) – BAGNO DI ROMAGNA: LASSÙ DOVE NASCONO FIUMI E CAMPIONI

Terza tappa di montagna per la corsa rosa n° 100 che, dopo gli arrivi in salita all’Etna e al Blockhaus, proporrà ora una vera e propria cavalcata appenninica tra le terre di Bartali e quelle di Pantani, tra le alti valli dell’Arno e del Tevere: 161 Km e sei salite, nessuna di queste è cattiva ma un paio di tratti pepati ci sono, le occasioni per rifiatare mancano e, se qualcuno non avrà ancora smaltita la fatica della cronometro di Montefalco, se ne potrebbero vedere delle belle.

È racchiusa tra due possenti parentesi quadre l’ultima frazione appennica del Giro 2017. Da una parte ci sarà l’intramontabile Gino Bartali, con la partenza da Firenze che vedrà il gruppo, dopo aver mollato gli ormeggi nel cuore del capolugo toscano, transitare nella frazione di Ponte a Ema, dove nacque il tre volte vincitore del Giro (1936, 1937, 1946) e dove si troverà il “chilometro 0” di questra frazione nei pressi del museo dedicato al grande campione, inaugurato nel 2006. Dall’altro lato aspetterà idealmente l’arrivo dei “girini” l’indimenticato Marco Pantani, poiché si arriverà a Bagno di Romagna, località termale situata quasi al culmine della valle della quale è originaria la famiglia del “Pirata”, passando dal Valico di Montecoronaro, facilissimo nelle pendenze ma tanto caro ai tifosi dello scalatore di Cesenatico poiché lassù il 5 luglio del 1987 colse da juniores una delle sue prime vittorie in salita, quando il futuro vincitore del Giro del 1998 era ancora minorenne, appena 17 anni, ma forse già maggiorenne agonisticamente. Tra queste due parentesi si snoderà un tracciato di 161 Km che ufficialmente è stato classificato di media difficoltà ma che, in realtà, potrebbe dare la stura a una corsa con effetti a sorpresa, a causa della mancanza di tratti per rifiatare tra un colle e l’altro e della vicinanza con la tappa a cronometro, disputata appena 24 ore prima e che, dunque, potrebbe non essere stato ancora del tutto “smaltita” da qualche corridore. In tal caso potrebbero vedersene davvero delle belle in una tappa che assomma in tutto oltre 50 Km di salita e, anche se nessuna delle sei ascese previste presentano pendenze che mandano particolarmente in sollucchero gli scalatori, al momento d’affrontare quella del Monte Fumaiolo, che si trova a 25 Km dalla conclusione e ha il “veleno nella coda” in prossimità dello scollinamento, qualche uomo di punta potrebbe trovarsi a pagar dazio, lasciando sulla strada minuti preziosi.
Solamente i primi 15 Km avranno la consistenza velluta della pianura, quella che s’incontrerà uscendo da Firenze e pedalando sulle strade del Valdarno verso Pontassieve, popoloso centro che deriva il nome dal ponte costruito sul fiume Sieve in epoca medicea. È qui che i corridori prenderanno per la prima volta l’ascensore, salendo per 946 “piani”, tanti sono i metri di dislivelli che si dovranno superare per arrivare in poco più di 15 Km, inclinati al 6,1%, al Passo della Consuma, porta d’accesso al Casentino immersa nelle foreste nelle quali si cela come una perla la millenaria abbazia di Vallombrosa. Nel corso della successiva discesa si planerà in direzione della Piana di Campaldino – teatro di una storica battaglia che l’11 giugno 1289 contrappose guelfi e ghibellini e alla quale prese parte Dante Alighieri – per poi deviarsi su di un versante secondario che va a sfiorare il medioevale Castello di Romena, tra i cui resti nel 1901 visse accampato in una tenda Gabriele d’Annunzio, che trasse ispirazione dall’affascinante luogo per scrivervi molte delle poesie che andranno a comporre la raccolta nota come “Alcyone”. Terminata la discesa si ritroverà il corso dell’Arno alle porte di Stia, località che dagli anni ’70 ospita nel mese di settembre la Biennale europea dell’arte fabbrile e che si stringe attorno alla centrale piazza dedicata a Bernardo Tanucci, uomo politico che fu segretario di stato dei Regni di Napoli e di Sicilia dal 1755 al 1776 e che era nativo di questo centro: in epoca recente questa bella piazza ha avuto il suo momento di gloria nel 1996, quando Leonardo Pieraccioni la scelse per girarvi diverse scene de “Il ciclone”, film che risultò campione d’incassi per quella stagione cinematografica incassando oltre 75 milardi di lire. È giunto il momento di tornare a puntare verso l’alto, risalendo le pendici sudorientali del Monte Falterona, sul quale si trovano le sorgenti dell’Arno e il Passo della Calla, prossima meta dei “girini” che raggiungeranno percorrendo una strada tracciata una novantina di anni fa in sostituzione delle impervie mulattiere d’un tempo, conosciute come “vie dei legni” perché principalmente utilizzate per portare a valle i pregiati legnami di queste foreste, destinati a raggiungere Firenze fluitando sull’Arno. Allo scollinamento – dopo 15,3 Km al 5,5% – si darà l’arrivederci alla Toscana, che sarà attraversata per l’ultima volta anche nella tappa successiva, e si entrerà in territorio romagnolo, teatro degli ultimi 100 Km di gara, all’inizio dei quali si attraverserà, nel corso della discesa dalla Calla, il piccolo centro di Campigna, posto nel cuore dell’omonima foresta oggi parco nazionale che fino all’Unità d’Italia appartenne all’Opera del Duomo di Firenze e che fu anche tenuta di caccia del granduca di Toscana Leopoldo II. Tra tanto verde c’è spazio anche per l’azzurro, anche se la natura qui è stata “manovrata” dall’uomo che negli anni ’70 ha realizzato il lago e la diga di Ridracoli, progettati per approvvigionare di “materia prima” il nascente Acquedotto della Romagna, inaugurato nel 1988. Dopo Campiglia il percorso vedrà i corridori sfrecciare per le strade di un altro piccolo centro il cui nome è scritto sui libri di storia perchè Corniolo fu dal mese di dicembre del 1943 al 3 marzo dell’anno successivo la “capitale” della Libera Repubblica del Corniolo, la prima e più longeva repubblica partigiana d’Italia, fondata da Libero Riccardi, nome di battaglia dell’antifascista Riccardo Fedel.
Giunti a Santa Sofia, poco dopo la metà del cammino odierno si andrà incontro alla più breve tra le quattro salite principali previste dal tracciato, la Sella di Raggio, 7200 metri al 6,4% con un muro di 1000 metri al 12,9% in prossimità del GPM, posto poco prima del bivio per Spinello, piccola frazione presso la quale si trova il centro sportivo Sportilia, realizzato in previsione dei mondiali di calcio di Italia ’90 e in seguito sede in più occasioni dei ritiri della nazionale. Dopo un breve tratto in quota, si affronterà la più ripida discesa di giornata, che in 4,2 Km al 7,5% condurrà dal Colle del Carnaio – sul quale un piccolo tempietto ricorda i 27 civili sterminati dai nazifascisti il 25 luglio del 1944 – a San Piero in Bagno, la più popolosa frazione del comune di Bagno di Romagna. Quattro chilometri più avanti ci sarà il primo passaggio dal traguardo, nel cuore di una stazione termale che era nota sin dai tempi dei Romani, quando si chiamava semplicemente Balneum e ancora non era impreziosita dalla rinascimentale basilica di Santa Maria Assunta che fa bello sfoggio di sé nella centralissima Piazza Ricasoli. Toccherà ora al citato Valico di Montecoronaro, uno dei più bassi e agevoli dell’intera catena appennica, per questo motivo sin dall’antichità frequentato luogo di passaggio, una “missione” che continua al giorno d’oggi poiché, parallelamente alla vecchia statale – che raggiunge il passo in una dozzina di chilometri al 2,9% di pendenza media – scorre la moderna superstrada Tiberina che nel tratto che supera le montagne è anche classificata come “strada europea”. Giunti in cima si percorreranno i primi 1300 metri della discesa che riporterebbe la corsa in Toscana per poi riprendere la salita deviando in direzione della località di villeggiatura di Balze, passata la quale inizieranno i tratti più esigenti della salita del Monte Fumaiolo, localmente nota come “Vene del Tevere” perché lassù, a 1268 metri di quota, ha le sue sorgenti il fiume di Roma, a 405 Km dalla sua foce nel Mar Tirreno. Per i tifosi di Pantani anche questa salita è una sorta di “totem” perché, pur non essendo finora mai stata teatro di gesta professionistiche, in vista dei grandi appuntamenti stagionali Marco la inseriva nei suoi giri di allenamento più “nutrienti”, spesso abbinandola al non lontano e tremendo Monte Carpegna: il luogo della memoria è poco dopo lo scollinamento, dove una semplice targa collocata su una roccia calcarea rammenta che “molte volte ti abbiamo visto allenarti su queste montagne e rinfrescarti a queste fontane. Vogliamo ricordarti così. MAGICO PANTANI”. I partecipanti al 100° Giro d’Italia vi transiteranno accanto all’inizio della lunghissima discesa d’oltre venti chilometri che ricondurrà a Bagno di Romagna passando per il Passo dell’Incisa, un’altra salita, l’ultima di questa frazione. Nulla di che, è solo un balzello breve e senza troppe pretese, dalla punta arrotondata: ma è risaputo che le forbici “incidono”, appuntite o smussate che siano, e possono sempre far molto male!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Borselli (738 metri). Coincide con l’omonima località, situata lungo l’ex strada statale 70 “della Consuma”, salendo da Pontassieve al Passo della Consuma.

Passo della Consuma (1060 metri). Valicato dall’ex SS 70 “della Consuma”, mette in comunicazione il Valdarno superiore (Pontassieve, provincia di Firenze) con il Casentino (Poppi, provincia di Arezzo) Dall’istituzione dei GPM (1933) la corsa rosa vi è salita otto volte, la prima nel 1934, l’ultima nel 2000: i conquistatori di questa vetta sono stati Francesco Camusso nel 1934, Primo Volpi nel 1940, Armando Pellegrini nel 1959, l’elvetico Ueli Sutter nel 1978, il belga Lucien Van Impe nel 1983, Marco Della Vedova nel 1996, il colombiano José Jaime “Chepe” González nel 2000 e Stefano Pirazzi nel 2013.

Passo La Calla (1296 metri). Chiamato anche “Passo della Calla”, è valicato dall’ex SS 310 “del Bidente” tra Stia (Toscana) e Santa Sofia (Emilia-Romagna). Quotato 1295 metri sulle cartine del Giro 2017, è il più elevato valico stradale dell’Appennino Tosco-Romagnolo e non è mai stato affrontato in una corsa ciclistica.

Sella di Raggio (753 metri). Non riportata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (edito da Ediciclo), è valicata dalla SP 77 “Spinello” che collega Santa Sofia a Spinello.

Colle del Carnaio (776 metri). Valicato dalla SP26 “Carnaio” che mette in comunicazione Santa Sofia con Bagno di Romagna, parallela alla provinciale della Sella di Raggio. Prende il nome da un vicino poggio e fu affrontato – dal ripido versante quest’anno percorso in discesa – nel finale della tappa Poggibonsi – Monte Trebbio del Giro del 1978, vinta da Giancarlo Bellini dopo che sul Carnaio era transitato in testa Claudio Bortolotto.

Sella di Verghereto (812 metri). Valicata dalla SP 137 “Tiberina” che sale da Bagno di Romagna, al Valico di Montecoronaro, coincide con l’omonima località. Quotata 810 metri sulle cartine del Giro 2017.

Valico di Montecoronaro (853 metri). È il punto più elevato dell’ex SS 3bis “Tiberina” (oggi SP 137), valicato tra Verghereto (Emilia-Romagna) e Pieve Santo Stefano (Toscana.)

Valico del Monte Fumaiolo (1348 metri). Valicato dalla SP 43 tra Balze e Alfero, è quotato 1347 sulle cartine del Giro 2017. Salita inedita

Passo dell’Incisa (822 metri). Valicato dalla SP 43 tra Alfero e Acquapartita, è quotato 811 sulle cartine del Giro 2017. Salita inedita

Sella di Acquapartita (747 metri). Non riportata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (edito da Ediciclo), coincide con l’omonima località ed è valicata dalla SP 43 nel corso della discesa che dal Passo dell’Incisa porta a Bagno di Romagna. Quotata 752 sulle cartine del Giro 2017.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Ponte a Ema (Firenze), la sede del museo del ciclismo dedicato a Gino Bartali

Pontassieve, il ponte mediceo sul Fiume Sieve

Abbazia di Vallombrosa

Castello di Romena

Stia, scorcio di Piazza Bernardo Tanucci come appare nel film ‘’Il ciclone’’ (www.davinotti.com)

Stia, scorcio di Piazza Bernardo Tanucci come appare nel film ‘’Il ciclone’’ (www.davinotti.com)

Scollinamento del Passo della Calla

Lago di Ridracoli

Il complesso Sportilia di Spinello (www.retestatic.it)

Il complesso Sportilia di Spinello (www.retestatic.it)

Il piccolo sacrario sulla cima del Colle del Carnaio

Valico di Montecoronaro

Monte Fumaiolo, la targa in memoria di Pantani all’inizio della discesa verso Bagno di Romagna

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

Bagno di Romagna, basilica dell’Assunta (panoramio)

 Il cippo eretto presso le sorgenti del Tevere e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2017 (www.leceregne.it)

Il cippo eretto presso le sorgenti del Tevere e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2017 (www.leceregne.it)

FOLIGNO – MONTEFALCO: È TEMPO DI “SAGRA”, È LA SAGRA DEL TEMPO

Affrontate le prime montagne arriva ora il turno della cronometro. Sarà ancora “wine stage”, stavolta tra i vigneti dai quali sgorga il Sagrantino, lungo un tracciato che offrirà parecchie variazioni di ritmo. Pianura, salita e discesa, ancora pianura, ancora salita e ancora discesa, infine l’ultima porzione pianeggiante prima della dolce ascesa verso Montefalco: il loro continuo alternarsi potrebbero far più male che le pendenze che s’incontreranno in una giornata sulla quale potrebbe pesare come una “spada di Damocle” anche il riposo vissuto 24 ore prima e che diversi corridori faticano a smaltire.

È oramai divenuta una tradizione la crono “accampata” nel caratteristico panorama dei filari di vite, anche se ha origini recenti la “wine stage”, proposta per la prima volta nel 2014 tra Barbaresco e Barolo, ripetuta l’anno successivo sulle strade del Prosecco e consolidatasi dodici mesi fa nelle terre del Chianti Classico. Ora arriverà il turno del Sagrantino, nettare DOCG che ha la sua culla nella non meno deliziosa cittadina umbra di Montefalco, terminal di una frazione contro il tempo di 39,2 Km che avrà la sua partenza dalla vicina Foligno e che mescerà – per continuare a ragionare in termini enologici – le caratteristiche delle tre tappe citate, più incline ai passisti quella disputata in Veneto, più movimentata quella piemontese al pari della prova toscana. Né è uscito un tracciato che strizzerà ora l’occhio al passista e ora allo scalatore – senza pur presentare grandissime difficoltà altimetriche – per poi tornare a favorire il primo e così via… e sarà proprio questa la principale insidia del percorso. I continui cambi di ritmo al quale oggi saranno sottoposti gli sfidanti alla maglia rosa del centesimo Giro, infatti, potrebbero risultare più determinanti delle reali difficoltà che s’incontranno strada facendo e, così, le cilindrate dei grandi cronomen potrebbero ben presto ingolfarsi se saranno state lanciate come se non esistesse un domani nei tratti a loro più agevoli. E dunque anche uno scalatore potrebbe ben figurare in una prova del genere, dove un peso non indifferente potrebbero averlo anche le condizioni metereologiche, come accaduto lo scorso anno, e la particolare collocazione di questa tappa, che si affronterà subito dopo il giorno di riposo, momento che alcuni corridori mal digeriscono perché interviene a spezzare quel ritmo di gara che, come detto, in questa tappa sarà sottoposto a molteplici variazioni. Entrando nelle specificio del percorso, la cronometro del Sagrantino debutterà con una decina di chilometri di pianura, poi proporrà la prima delle tre ascese in programma, separate tra loro da altri due porzioni pianeggianti, con l’ultima salita da affrontare per giungere al traguardo, posto a 451 metri di quota, tetto massimo di questa giornata: nel complesso i chilometri da percorrere verso l’alto saranno 10,2, pari a poco più di un quarto dell’intero tracciato.
I cronometri cominceranno a scorrere implacabili nella centralissima Piazza della Repubblica di Foligno, luogo dove all’ombra del Palazzo Comunale e del famoso “torrino” che crollò a causa del terremoto del 1997 già era scattata una prova contro il tempo al Giro del ’95, terminata nella vicina Assisi e tormentata da un incessante acquazzone che non impedì all’elvetico Tony Rominger di dare una lezione di classe a tutti e di collocare il primo mattoncino del successo finale in quell’edizione della corsa rosa, che letteralmente dominò imponendosi con 4’13” sul russo Berzin.
Il tratto iniziale pianeggiante misurerà quasi quanto il computo totale dei chilometri da percorrere quest’oggi in salita e sarà reso ancora più snello dalla quasi totale mancanza di curve. Se ne incontreranno un paio in questa prima parte di gara, la prima a 1500 metri dal via, al momento d’affrontare la rotatoria costruita attorno alla chiesetta d’origine romanica della Madonna della Fiamenga. Usciti dalla rotonda i corridori si lanceranno nel più lungo rettilineo previsto dal percorso di gara, ben 7 chilometri e mezzo, la cui linearità sarà spezzata in quattro occasioni da modeste variazioni di rotta della strada. Si taglierà nel mezzo la fascia pianeggiante che separa i colli del Sagrantino dal Monte Subasio, scavalcando il corso del fiume Topino alle porte di Bevagna, borgo tra i più belli d’Italia nel quale è possibile ammirare le bellissime chiese dedicate a San Michele e San Silvestro. Affrontate due curve proprio in questo centro, gli ultimi 1500 metri di questa prima fase pianeggiante si snoderanno paralleli al piede delle colline ammantate dai vigneti del Sagrantino, situate all’estremità settentrionale dei Monti Martani, massiccio che corrisponde con il centro geografico dell’Umbria. Il bivio a sinistra per Massa Martana segnerà l’ingresso nella parte più impegnativa di questa cronometro che proporrà ora la più lunga tra le tre salite in programma, 4,8 Km per giungere fino ai 386 metri di quota della località San Marco, affrontando sin lì una pendenza medai del 4,1%. Movimentata da un paio d’ampissimi tornanti, si tratta di una difficoltà che nel finale di una corsa in linea potrebbe dare un po’, ma non troppo, filo da torcere ai velocisti e alle loro formazioni, mentre in una corsa come una prova contro il tempo avrà una rilevanza non indifferente, soprattutto se ci sarà qualche passista che avrà esagerato nel tratto iniziale, che invoglia a lanciare al massimo delle potenzialità le cilindrate non solo per la penuria di curve ma anche perché quella incontrata fino a poco fa non è stata vera e propria pianura, tirando sempre la strada leggermente nel verso della discesa. Una morbida planata seguita da un breve tratto increspato introdurrà nella seconda razione di pianura, che si protrarrà per circa 2,5 Km sul fondovalle del torrente Puglia, percorso in direzione di Marsciano fino all’altezza dell’ex centrale ENEL intitolata a Pietro Vannucci (il celebre pittore umbro noto come “Il Perugino”), rimasta in esercizio dal 1967 fino a dicembre dello scorso anno e per la quale si sta pensando ad una riqualificazione. Il passaggio presso la centrale rappresenterà il biglietto da visita del tratto più impegnativo, che inizierà subito dopo aver superato il corso del Puglia: è, infatti, arrivato il momento di misurarsi con le pendenze più elevate di giornata nel corso della breve ma secca salita delle Corone, 1400 metri al 7,4% con una rampa di 400 metri al 9,3% in prossimità dello scollinamento e una sede stradale notevolmente più stretta rispetto ai tratti percorsi finora e anche a quelli che si solcheranno successivamente, poiché la carreggiata tornerà ad allargarsi nel corso della successiva discesa verso Bastardo. Principale frazione del comune di Giano dell’Umbria, è questa una località dal nome curioso che ha le sue origini all’epoca nella quale vi si trovava una locanda con stazione di posta lungo la Via Flaminia, chiamata “Osteria del Bastardo” a causa dei presunti natali del gestore, figlio di padre illegittimo o sconosciuto. Certo è, invece, che ora i corridori avranno davanti la terza “fetta” di pianura odierna, la più rustica delle tre perché nei successivi 5,4 Km non si pedalerà su di un velluto vero e proprio, avendo la strada la conformazione di un falsopiano in pendenza impercettibile ma comunque presente, con 55 metri di dislivello da superare in questo tratto e un’inclinazione media dell’1%. Sarà l’ultima occasione che i più puri tra i cronoman avranno per dare sfogo ai loro motori, poi una lieve discesa anticiperà i 4 Km conclusivi nuovamente all’insù, teneramente essendo in quest’ultimo frangente di gara la pendenza media del 3,6% appena, alla volta della meta di Montefalco, quella che sin dal 1568 è definita la “Ringhiera dell’Umbria” per gli stupendi scorci che offre e che, dopo una corsa che non concederà distrazioni, potranno godersi anche i big impegnati nella 100a edizione della corsa rosa. Magari stemperando la fatica con un bicchiere di corroborante Sagrantino.

Mauro Facoltosi

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Foligno, Piazza della Repubblica

Foligno, Madonna della Fiamenga

Alle porte di Bevagna, il tratto finale del lungo rettifilo iniziale

Bevagna, chiesa di San Michele

Il Monte Subasio e la pianura attraversata nel tratto iniziale della crono visti dalla salita di San Marco

L’ex centrale ENEL “Pietro Vannucchi” vista dalle prime rampe della salita delle Corone

Bastardo, chiesa di Santa Barbara

Montefalco, Piazza del Comune

Le colline del Sagrantino vista da una delle strada che saranno percorse durante la cronometro e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Le colline del Sagrantino vista da una delle strada che saranno percorse durante la cronometro e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

MONTENERO DI BISACCIA – BLOCKHAUS: QUANDO LA SALITA DIVENTA TEUTONICA (E NON SOLO DI NOME)

È una salita che ha fatto storia il Blockhaus, al punto che oramai gli appassionati di ciclismo non si stupiscono più per questo nome così atipico per una montagna abruzzese. 50 anni dopo il primo acuto di Merckx in un grande giro la Majella tornerà a stuzzicare gli appetiti dei corridori che puntano al successo finale e che hanno oltrepassato indenni il primo ostacolo dell’Etna. La classifica avrà già preso una fisionomia ben delineata dopo la scalata al vulcano siciliano, ma le pendenze della “salita dei briganti” potrebbero dare brutte legnate ai malcapitati che capiteranno sotto le sue grinfie in giornata no.

È una salita che può sorprendere i più, con quel suo nome così teutonico e apparentemente fuori luogo per una montagna abruzzese e che ha la sua genesi ai tempi dell’Unità d’Italia, quando sui monti della Majella avevano trovato rifugio manipoli di briganti, “piaga” per contrastare la quale fu lassù costruito un fortino presidiato dai bersaglieri, a comando dei quali era stato preposto un militare d’origine austriaca, che aveva battezzato quell’edificio nella sua lingua madre. E così da allora Blockhaus, ossia “casa costituita da blocchi di pietra”, è diventato sinonimo della montagna abruzzese ed è in queste “vesti” che lo conoscono gli appassionati di ciclismo. Per loro non è assolutamente una novità, ma lo fu sicuramente nel maggio del 1967 quando il toponimo Blockhaus campeggiò per la prima volta nella storia al termine di un’altimetria, quella della 12a tappa del 50° Giro d’Italia, vinta da Eddy Merckx. Ed anche quella fu una novità perché fino a quel giorno il corridore belga aveva nel palmarès principalmente classiche di un giorno e quel pomeriggio inserì per la prima volta nel suo curriculum il successo in una tappa in un grande giro. Ecco perché quel nome così tedesco è rimasto inciso a caratteri cubitali nella memoria dei tifosi e nella storia della corsa rosa che, dopo quel 31 maggio, è salita lassù in altre cinque occasioni, anche se le aumentate dimensioni della carovana hanno impedito di tornare nel luogo dove vinse il “cannibale”, dove a 2068 metri d’altezza ha termine quella che è la più bassa tra le uniche due strade asfaltate degli appennini a superare i 2000 metri di quota (l’altra è quella del Gran Sasso, dove si raggiungono i 2127 metri). L’ultima volta, nel 2009, si arrivò nella zona degli impianti invernali della Maielletta, a poco più di 1650 metri di quota, esattamente nello stesso luogo dove sarà collocato il traguardo quest’anno ma con una grossa differenza: al “Giro del Centenario” si salì dal versante più facile, quello di Pretoro, mentre per il “Giro n°100” s’è scelto, tra i tre possibili, il più “teutonico” sotto l’aspetto delle pendenze, con un’inclinazione media dell’8,5% da superarsi nei 13,5 Km conclusivi, numeri che potranno dare un’altra bella mescolata a una classifica i cui connotati, cinque giorni prima, erano già stati abbondantemente rimodellati dalla tappa dell’Etna.
La tappa che riporterà il Giro sulle pendici della Majella scatterà da Montenero di Bisaccia, centro collinare noto ai più per aver dato i natali ad Antonio Di Pietro, politico e prima ancora magistrato del pool di “Mani pulite”, il processo sulla corruzione che negli anni ‘90 sconvolse la politica italiana e porterà alla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”. I primi chilometri di questa frazione si snoderanno sul suolo molisano ma ben presto, superato il corso del fiume Trigno, la corsa entrerà in Abruzzo all’estremità meridionale della regione, dove il tracciato ritroverà il mare che, per l’ultima volta in questa edizione, farà compagnia al Giro per poco più di sessanta chilometri con lo scenario della “Costa dei Trabocchi”, che deriva il nome dalle tipiche palafitte costruite sul mare dai pescatori. Subito all’inizio di questo tratto ci sarà una fugace deviazione verso Vasto, atto dovuto a una cittadina che ha dimostrato sin dal 1932 il suo amore verso il Giro, in un periodo nel quale i traguardi di tappa erano quasi esclusivamente organizzati presso i grandi capoluoghi, non ancora stritolati dal traffico. È di quell’anno una corposa raccolta di firme inviata all’allora direttore Armando Cougnet dai vastesi affinchè il Giro transitasse sulle strade della loro cittadina, per un semplice passaggio o anche per un arrivo: per quell’anno dovettero accontentarsi di un traguardo nella non distante Lanciano mentre per il arrivo fissato direttamente a Vasto bisognerà aspettare il 1959, un’esperienza che poi sarà ripetuta in altre quattro occasioni.
Ritornati sulla litoranea dopo il passaggio da Vasto, che comporterà una facile salitella di circa 2,5 Km (media del 4,4%) e le cui strade furono nel 2003 set delle riprese del film “Il posto dell’anima”, la corsa giungerà nella località di Fossacesia Marina, frazione balneare del comune che diede i natali ad Alessandro Fantini (vincitore di sette tappe al Giro e di due al Tour, tragicamente scomparso nel 1961 per una caduta al Giro di Germania), nei cui pressi è possibile ammirare la bellissima abbazia romanico-gotica di San Giovanni in Venere, costruita su di un colle dal quale è possibile ammirare un ampio panorama sulla costa dei “trabocchi”. Fattasi più tortuosa, la strada costiera introdurrà poi la corsa nel centro di Ortona, i cui monumenti – sui quali spicca la cattedrale di San Tommaso Apostolo – furono gravemente danneggiati tra il 20 e il 28 dicembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, quando qui fu combattuta una violenta battaglia tra i tedeschi e le truppe alleate, così accanita che il primo ministro inglese Winston Churchill ebbe a definire Ortona la “Stalingrado d’Italia”.
Dopo Francavilla al Mare la corsa volgerà le spalle all’Adriatico per inoltrarsi con decisione nell’entroterra, anche se ancora per buon tratto si pedalerà in pianura, sino ai piedi della salita che condurrà a Chieti, altro centro legato con un doppio filo alla corsa rosa perché l’antica Teate fu, il 16 maggio del 1909, traguardo della seconda tappa della prima edizione del Giro d’Italia, sul quale s’impose il piemontese Giovanni Cuniolo mentre la testa della classifica, all’epoca stilata a punti e non a tempi, sarà presa dal futuro vincitore finale Luigi Ganna, ad attendere il quale non ci sarà nessun segno del comando poiché la maglia rosa verrà introdotta solamente nel 1931. Di fatto, quello fu anche il primo arrivo in salita della storia del Giro, anche se non in chiave ufficiale, con i corridori che percorsero nel finale la “strada della Colonnetta”, la stessa sulla quale sfreccieranno anche i “girini” del 2017, anche se loro la affronteranno in discesa verso Chieti Scalo, l’anima moderna della cittadina abruzzese, sviluppatasi lungo l’asse viario dell’antica Via Tiburtina Valeria, la strada consolare che collegava Roma a Pescara passando per il centro di Tibur (l’odierna Tivoli). Secondo il “progetto” originario di questa tappa sulla statale Tiburtina si sarebbe dovuto percorrere il tratto successivo, poco meno di una ventina di chilometri di scorrevole fondovalle, ma in corso d’opera s’è deciso d’inspessire il tracciato e d’inserire tra Chieti e il Blockhaus un’altra ascesa, quella comunque assai pedalabile verso Manoppello e uno dei luoghi di culto più “gettonati” d’Abruzzo, il santuario costruito attorno al 1620 per costudirvi il “Volto Santo”, il sudario che la tradizione cattolica chiama con il soprannome di “Veronica” e che secondo lo studioso gesuita Heinrich Pfeiffer sarebbe stato lo stesso che fu collocato sul volto di Gesù Cristo dopo la deposizione nel sepolcro, la cui effige si sovrappone perfettamente a quella della Sacra Sindone venerata a Torino.
Ritornati sul fondovalle, non ci sarà il tempo per “crogiolarsi” sul velluto perché circa un chilometro più avanti la strada tornerà a drizzarsi sotto i pedali per affrontare l’antipasto del Block Haus, la salita di circa 11 Km al 4 % nel corso della quale si toccherà il comune italiano dal nome più lungo, San Valentino in Abruzzo Citeriore (30 lettere), del quale è originaria la famiglia di Elio Di Rupo, il politico che è stato primo ministro del Belgio dal 6 dicembre 2011 all’11 ottobre 2014. Giunti nella vicina Roccamorice si andrà finalmente all’attacco dell’ascesa finale, percorrendo quella che nel medioevo era una stretta mulattiera calcata prevalentemente dagli anacoreti diretti agli eremitaggi della zona, come quelli spettacolari di San Bartolomeo in Legio e di Santo Spirito a Majella, nei quali fu ospite in diverse occasioni il celebre Pietro da Morrone, futuro pontefice con il nome di Celestino V e passato alla storia per il “gran rifiuto” che lo porterà a scegliere la via dell’abdicazione. Una luminosa figura che, però, i pretendenti al successo finale, almeno stavolta, non dovranno imitare: sul Blockhaus non ci si potrà di certo nascondere!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colle della Civita (1185 metri). Valicato dalla SP 22 che sale da Roccamorice al Blockhaus.

Valico Fonte Tettone (1650). Quotato 1648 sulle cartine del Giro, si trova nel punto dove il versante di Roccamorice del Blockhaus (SP 22) confluisce sul versante che sale da Passo Lanciano (ex SS 614 “della Maielletta”), esattamente 400 metri prima di giungere nel punto di quota 1674 dove sarà collocato il traguardo. Lo scollinamento del valico, con il nome generico di Maielletta, ha ospitato in passato quattro GPM di “passaggio” della corsa rosa, conquistati da Michele Dancelli nel 1969 (tappa Scanno – Silvi Marina, vinta da Ugo Colombo), dal belga Martin Van Den Bossche nel 1970 (Rivisondoli – Francavilla al Mare, Dancelli), dallo spagnolo José Manuel Fuente nel 1973 (Alba Adriatica – Lanciano, Merckx) e dal venezuelano Leonardo Sierra nel 1992 (Porto Sant’Elpidio – Sulmona, Franco Vona).

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Montenero di Bisaccia, santuario della Madonna di Bisaccia

Vasto, Palazzo d’Avalos

Scena del film ‘’Il posto dell’anima” girata nel centro storico di Vasto (www.davinotti.com)

Scena del film ‘’Il posto dell’anima” girata nel centro storico di Vasto (www.davinotti.com)

Fossacesia, abbazia di San Giovanni in Venere

Uno dei caratteristici “trabocchi”: questo si trova nel tratto della costa situata in comune di Rocca San Giovanni

Ortona, cattedrale di San Tommaso Apostolo

Chiesti, resti del teatro dell’antica Teate

Manoppello, Santuario del Volto Santo

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Scorcio panoramico dalla cima del Blockhaus e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Scorcio panoramico dalla cima del Blockhaus e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2017 (Google Street View)

MOLFETTA – PESCHICI: UNA TAPPA TUTTA DA BERE… A GARGANELLA!

Un’altra tappa di vento e mare attende il gruppo che, stavolta, dovrà fronteggiare da una parte gli attacchi di Eolo e dall’altra si troverà a serpeggiare su di un percorso che, dopo una prima parte decisamente finale, proporrà negli ultimi 100 Km curve e saliscendi “à gogo”. Monte Sant’Angelo è lungo ma facile nelle pendenze e lontano dall’arrivo; i danni maggiori potranno farli i successivi tratti sulla costa garganica, privi di grandi pendenze ma anche di tratti in cui rifiatare. Chi si stacca… è perduto

Se volete il nome di una tappa del prossimo Giro d’Italia sarà da seguire dal primo all’ultimo metro, saldamente incollati alla poltrona, segnatevi la Molfetta-Peschici in programma il 13 maggio, frazione d’apertura della seconda settimana di gara. A prima vista l’altimetria non promette nulla d’interessante presentandosi con la fisionomia d’un tavolo da biliardo nei primi 85 Km mentre la rimanente razione di strada proporrà in apertura – quando mancheranno 104 Km al traguardo – la salita più rilevante del tracciato (Monte Sant’Angelo), seguita da due porzioni collinose in mezzo alle quali s’inserirà un’altra bella dose di pianura. A rendere quella che terminerà a Peschici una classica tappa “trabocchetto” saranno le insidie della planimetria poiché, se la prima parte di gara sarà tutta una successione d’infiniti rettilinei, quando cominceranno le salite a diventare infinite saranno le innumerevoli curve, presenti anche nei tratti sulla carta altimetricamente più scorrevoli. In condizioni del genere basta un niente, una caduta, una foratura, una frattura nel plotone e chi si troverà dietro vedrà il gruppo sfuggirgli davanti, lungo un tracciato che per nulla agevola chi sarà nell’incombenza di dover inseguire, magari trovandosi pure a far i conti con il vento di traverso perché – esclusa l’escursione nell’entroterra verso Monte Sant’Angelo – questa tappa si snoderà per intero lungo la costa adriatiaca. E se alla fine non dovesse succedere nulla non si sarà comunque sprecata la giornata, perché il telespettatore avrà avuto la possibilità di rifarsi gli occhi con la bellezza dei panorami offerti dalla corsa rosa, che nel finale di gara compirà buona parte del periplo della penisola del Gargano. E poi le energie che le tortuosità odierne spremeranno ai “girini” potrebbero presentare il salato conto l’indomani, sul più ripido tra i cinque arrivi in salita previsti in questa edizione, quello del Blockhaus.
Lo start odierno sarà dato in quel di Molfetta, 25 Km a nord del capoluogo regionale Bari, dove i corridori daranno i primi colpi di pedale sulla banchina antistante il porto per poi sfilare verso il “chilometro 0” lungo le strade del centro storico, dove spicca sugli altri pregevoli monumenti il duomo intitolato a San Corrado. Scivolando veloce lungo il litorale, il gruppo incontrerà nei primi chilometri di gara i centri di Bisceglie e Trani, dove un altro edificio religioso svetta a pochi metri dalle spiagge di quella che è stata definita “la perla dell’Adriatico”: è la cattedrale di Santa Maria Assunta, tipico esempio di architettura romanica pugliese, costruita tra il 1099 e il 1200 utilizzando la cosiddetta “Pietra di Trani”, una varietà di tufo calcareo estratta nelle cave della zona e che è denotata da un chiarissimo colore roseo, quasi tendente al bianco.
Altri pregevoli monumenti sono quelli offerti dalla non distante Barletta, la città della famosa “disfida” (1503), dove oltre ad ammirare la cattedrale di Santa Maria Maggiore e la basilica del Santo Sepolcro, è possibile spingersi nella piana del Tavoliere per visitare l’area archeologica di Canne, l’antica città che fu teatro della storica battaglia della seconda guerra punica che vide pesantemente sconfitto l’esercito della Repubblica Romana dai cartaginesi di Annibale.
Le bellezze dell’arte lasceranno successivamente il passo a quelle della natura quando, attraversata Margherita di Savoia – dove al Giro del 2013 s’impose il britannico Mark Cavendish – la carovana rosa sfilerà tra il mare e le saline, le seconde al mondo per estensione, dal 1977 protette da una riserva naturale che ha preservato un’area sfruttata per ricavarne sale sin dal III secolo d.C.
Terminato il costeggiamento del Tavoliere, la più vasta pianura d’Italia dopo la Padana, il tratto più scorrevole di questa frazione si concluderà con il passaggio nel cuore di Manfredonia, cittadina che deriva il nome dal principe della famiglia Hohenstaufen che la fondò nel 1256 e alle cui porte è possibile visitarne i due più rilevanti monumenti, la basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto e l’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, fondata nel XII secolo e la cui facciata fa bello sfoggio di sé ne “I cavalieri che fecero l’impresa”, film del 2001 firmato da Pupi Avati.
Ancora qualche chilometro tranquillo e poi si attaccherà la principale ascesa di giornata, in direzione di Monte Sant’Angelo, centro che prima dell’arrivo di Padre Pio nella vicina San Giovanni Rotondo era la capitale religiosa del Gargano, meta di pellegrinaggi diretti al santuario dedicato all’arcangelo Michele, inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e collocato lungo un’immaginaria linea retta che lo collega idealmente a Gerusalemme e altri due famosi santuari intitolati a San Michele, la Sacra piemontese e la celeberrima abbazia normanna di Mont-Saint-Michel. La salita è discretamente lunga, avvicinando di un soffio i 15 Km, ma – se si eccettua una strappata di 500 metri al 9,4% – si manterrà sempre su pendenze molto tranquille (media del 4,9%), addolcite dalla presenza di una ventina di tornanti. Rituffatisi verso l’Adriatico, inizierà il secondo tratto costiero di questa frazione, decisamente più intrigante del precedente e che debutterà con un settore vallonato disegnato dalla statale litoranea del Gargano alle spalle dell’incantevole Baia delle Zagare, antipasto alla seconda e ultima salita ufficiale di questa tappa, un’ascesa bifronte (primi 3 Km al 6%, ultimi 5 Km al 2%) che condurrà al GPM della Coppa Santa Tecla, superata la quale si affronteranno le pendenze più elevate di giornata nel corso della discesa di 6 Km (media del 5,8%, con un tratto di 1,8 Km all’8,4%) verso la Testa del Gargano, l’estremità orientale della penisola che il percorso “vincerà” con un piccolo zampellotto. Per il gruppo questo passaggio sarà il punto d’inizio di una lunga tregua altimetrica perché per una buona venticinquina di chilometri non s’incontreranno dislivelli, ma stavolta la pianura non sarà snella come quella incontrata nelle prime fasi di questa frazione e si troveranno un paio di lunghi rettilinei solo alle porte di Vieste, frequentata località balneare situata all’uscita di uno dei più affascinanti tratti della costa garganica, punteggiata da spettacolari cale, arditi archi, faraglioni e monoliti, come quello del Pizzomunno, che svetta al termine della spiaggia del Castello. Lambito il santuario di Santa Maria di Merino, costruito non distante dalla spiaggia dove alcuni pescatori rinvennero una statua della Madonna e nel quale sarebbe stato ospite il celebre Papa Celestino V in occasione di un fallito tentativo di fuga verso oriente, il percorso proseguirà pianeggiante lungo la tortuosa “silhouette” della costa fino all’incantevole Baia di Manaccora dove il tracciato tornerà a puntare verso l’alto. Quando mancheranno 13 Km al traguardo si attaccherà la penultima ascesa prevista dal “Garibaldi”, la pedalabile Coppa del Fornaro (5,4 Km al 3,6%) che, come nel caso della difficoltà precedente, mostrerà principalmente i muscoli nel versante della discesa, una planata di 3,2 Km al 5,4% con un picco del 9,5% che terminerà all’ingresso di Peschici, dove attenderà i “girini” l’ultima fatica giornaliera, una rampetta di un chilometro preciso al 7,9% che fa il paio con quella, molto simile nei numeri, affrontata 48 ore alle Terme Luigiane e che, come quella, potrebbe far gola non solo ai “finisseur” ma anche agli uomini di classifica: ce lo ricorda, per esempio, il successo di Pellizotti nella tappa che terminò proprio in cima a questo strappo al Giro del 2006, giornata che come quella proponeva prima l’ascesa a Monte Sant’Angelo. Sono solo mille metri quelli verso Peschici, uno scoglio nel mare delle salite del Giro 2017: ma, anche per com’è stato congegnato il tracciato odierno e come ci ricorda la storia della navigazione, è sui piccoli scogli che si rischia più facilmente di far naufragio.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il duomo di Molfetta inquadrato dalla banchina dalla quale scatterà la tappa di Peschici

La cattedrale di Trani

Barletta, basilica del Santo Sepolcro

La collina sulla quale si trova l’acropoli dell’antica cittadina di Canne

Le saline di Margherita di Savoia

Manfredonia, basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto

L’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, nelle campagne di Manfredonia, vista nel film di Pupi Avati I cavalieri che fecero l’impresa (www.davinotti.com)

L’abbazia di San Leonardo in Lama Volara, nelle campagne di Manfredonia, vista nel film di Pupi Avati ''I cavalieri che fecero l’impresa'' (www.davinotti.com)

L’Adriatico visto da uno degli ultimi tornanti della salita verso Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo, Santuario di San Michele Arcangelo

Uno scorcio della Baia delle Zagare

Vieste, il Pizzomunno

Santuario di Santa Maria di Merino

Baia di Manaccora

Vista su Peschici dal porto e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Vista su Peschici dal porto e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2017 (Google Street View)

CASTROVILLARI – ALBEROBELLO: E TANTO PER CAMBIARE… VENTO!

Sarà una lunga tappa di trasferimento quella che il Giro vivrà al settimo giorno di gara tra Castrovillari e Alberobello, dalla Calabria alla Puglia. Le difficoltà sono assai poco rilevanti sul piano altimetrico ma ci sarà ancora l’insidia del vento che, a causa dell’assenza di grandi rilievi nella zona delle Murge, oggi sarà in grado di spaziare fin nelle zone più interne della regione. La possibilità d’incappare in ventagli sarà dunque particolarmente elevata, come ci ricorda l’episodio accorso a Pantani e ai suoi scudieri della Mercatone Uno al Giro del 1998. Quel giorno andò poi a finire con un volatone tutti assieme appassionatamente in quel di Lecce e lo stesso dovrebbe accadere stavolta nella terra dei trulli… Vento permettendo.

Sarà il grande protagonista della prima settimana di Giro e non stiamo parlando delle prime salite in programma in questa prima fase della corsa rosa, né dell’Etna scalato al quarto giorno, né del Blockhaus sul quale terminerà la tappa della domenica successiva. Invece, il comun denominatore delle prime nove frazioni sarà il vento, a causa dell’abbondanza di tratti costieri che caratterizzeranno queste tappe, esposte per molti chilometri alle intemperanze di Eolo. Di tutte queste, poi, le più insidiose in tal senso saranno le prossime due ma, in maniera ancora più particolare e costante, soprattutto quella odierna che collegherà la Calabria alla Puglia snodandosi per ben 100 Km lungo il Golfo di Taranto. Anche dopo aver lasciato la costa ionica, quando mancheranno ancora una novantina di chilometri al traguardo, il vento potrebbe farla da padrone perché l’altopiano delle Murge, teatro del finale di gara, pur essendo distante dal mare ne subisce spesso l’influsso a causa della mancanza di grandissime elevazioni che fungano da “barriere” naturali. La storia del Giro di Puglia, corsa nata nel 1972 e organizzata l’ultima volta nel 1998, è, infatti, ricca d’edizioni decise proprio dai ventagli e anche al Giro d’Italia ci furono episodi che rischiarono di lasciare il segno come quella volta che, sempre nella stagione 1998, Pantani e le sue “guardie del corpo” della Mercatone Uno si ritrovarono nella seconda parte del gruppo, staccati di quasi un minuto dalla testa della corsa, nel corso della tappa Matera – Lecce, fortunamente per il “Pirata” poi terminata a gruppo compatto con il successo allo sprint di Mario Cipollini. Saranno ancora i velocisti i principali favoriti per la vittoria nella frazione che terminerà ad Alberobello e che, vento a parte, non proporrà altre grandissime insidie, se non quelle della distanza (oggi si dovranno percorrere 220 Km) e del finale da percorrere su un fondo che, come a Cagliari, non sarà il solito nastro d’asfalto. Se nel capoluogo sardo si era pedalato, nelle ultime centinaia di metri, sulle lastre di granito, stavolta sotto le ruote dei corridori farà la sua comparsa un selciato più tradizionale, costituito da piccole mattonelle certamente meno consunte rispetto a quelle della Roubaix ma i cui interstizi ravvicinati offriranno più sollecitazioni ai mezzi meccanici, rendendo la volata notevolmente più sdrucciolevole e problematica.
Oggi il Giro leverà le tende in quel di Castrovillari, la città più settentrionale della Calabria, situata ai piedi della catena del Pollino e sulle cui pendici si trova l’interessante santuario di Santa Maria del Castello, costruito nel 1363 e il cui nome non fa riferimento al castello cittadino, situato in altro luogo, ma a un altro maniero la cui costruzione era stata iniziata dai normanni e molto probabilmente rimase incompiuto. Tranne un breve zampellotto da superare in partenza, i primi 30 Km scorreranno in discesa verso il Mar Ionio, raggiungendo la statale litoranea al margine settentrionale della Piana di Sibari, la più vasta delle pianure calabresi (475 Km quadrati), che reca il nome della colonia magnogreca che vi era stata fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di cittadini achei provenenti dalla regione greca del Peloponneso.
Per oltre 100 Km il mare sarà compagno di viaggio dei corridori, che incontreranno lungo il cammino diverse località balneari tra le quali c’è Trebisacce, nel 2015 insignita del prestigioso riconoscimento della “Bandiera blu”, assegnato alle località costiere europee che meglio soddisfano diversi criteri di qualità relativi alla balneazione e ai servizi offerti ai turisti, contemplando anche la pulizia delle spiagge. Successivamente il percorso supererà il modesto promontorio di Capo Spulico, nei cui pressi si trova sotto il livello delle acque la “secca di Amendolara”, luogo molto frequentato dagli appassionati d’immersioni, mentre chi preferisce rimanere con i piedi ben piantati per terra può raggiungere il vicino Castrum Petrae Roseti (Castello della Pietra di Roseto), ristrutturato dopo il 1229 su iniziativa di Federico II di Svevia che l’aveva requisito ai Templari, che lo utilizzavano come tempio e che vi avrebbero conservato, secondo la leggenda, nientemeno che la Sacra Sindone.
Percorsi una settantina di chilometri dal “via!” il Giro saluterà la Calabria per approdare sulle strade della Basilicata, l’unica delle 15 regioni coinvolte nel percorso della corsa rosa che non ospiterà una sede d’arrivo o partenza ma sarà semplicemente attraversata dal gruppo. Il tratto lucano misurerà poco meno di 40 Km e sarà caratterizzato da un leggero discostamento dal litorale, mentre il tracciato si avvicinerà al centro di Policoro, presso il quale si trova il sito archeologico di Eraclea, città fondata attorno al 434 a.C. da un gruppo di coloni fuggiti dalle città di Taranto e Thurii, reduci da un periodo di guerra. Ben più celebri, rasentati dal tracciato al momento di lasciare la Basilicata, sono gli scavi della non lontana Metaponto, il cui monumento di spicco è costituito dai resti del tempio dedicato alla dea Hera, conosciuto con il soprannome di “Tavole Palatine” forse con riferimento alle lotte qui combattute tra i Paladini di Francia e i saraceni.
Entrati in territorio pugliese e lambita la stazione balneare di Castellaneta Marina (frazione del centro che diede i natali al divo del cinema muto Rodolfo Valentino), il tracciato volterà le spalle al mare per addentrarsi con più decisione in direzione di Massafra, cittadina spettacolarmente adagiata sulle sponde della gravina di San Marco, profondo “canyon” che due alti viadotti scavalcano collegando il centro storico al moderno Borgo Santa Caterina. È proprio dalla “Tebaide d’Italia”, così chiamata per i suoi insediamenti rupestri (tra i quali si contano diverse chiese scavate nella roccia), che ha inizio l’unica salita prevista dal percorso, in realtà più paragonabile a un cavalcavia tirato per le lunghe: sono circa 17 Km al 2,3%, con i tratti più impegnativi – se si possono definire così – nei 5,5 conclusivi Km al 3,6% che condurranno allo striscione del GPM, collocato nel cuore del Bosco delle Pianelle, riserva naturale dal 2002 e in passato, all’inizio del secolo scorso, noto luogo di ritrovo dei briganti, prescelto per la sua impenetrabilità e per le numerose grotte che sforacchiano quest’angolo dell’altopiano delle Murge, tra le quali quella che accolse il famigerato “Sergente Romano”, ex ufficiale dell’esercito borbonico che nel 1862 radunò in questa zona ben 200 uomini. Per i “girini” le Pianelle rappresenteranno, invece, la porta d’accesso alla Valle d’Itria, la terra dei trulli, nella quale si svolgeranno gli ultimi 64 Km, disegnati a cavallo di tre provincie (in ordine di apparizione Taranto, Brindisi e Bari) e nuovamente denotati da un decorso pianeggiante, anche se l’aspetto sarà più movimentato rispetto al “piattone” incontrato in precedenza. La prima cittadina dei trulli attraversata dal percorso sarà Martina Franca, dove si fanno notare i bei palazzetti in stile barocco e rococò del centro, edifici che quasi “tirano la volata” al trionfo del barocco di Lecce. In questa cornice alla fine degli anni ’70 furono girati un paio di film appartenenti al filone della “commedia sexy all’italiana” ma anche una pellicola più impegnata, “Polvere di stelle”, diretta e interpretata dall’indimenticato Alberto Sordi e che vide in scena Monica Vitti nelle sequenze girate nelle campagne martinesi. Entrati in territorio brindisino, la prossima meta del gruppo sarà il centro d’aspetto orientale di Ceglie Messapica, costruito sul luogo dove si trovava la scomparsa acropoli di Kailìa, colonia fondata dai messapi, popolazione proveniente dalla parte occidentale della penisola balcanica e della cui presenza si sono conservate diverse tracce, come i “paretoni”, avanzi delle possenti mura megalitiche che cingeva la città.
Terminato un lungo “traversone” verso sud, a Ceglie si effettuerà una sorta di giro di boa e riprenderà la risalita della penisola portandosi con un paio di facilissimi falsipiani a Cisternino, centro che il 5 settembre del 1976 ospitò il punto culminante del circuito dei mondiali di ciclismo, organizzati nella vicina Ostuni e conquistati dal campione belga Freddy Maertens, e nelle cui campagne transita l’unico tratto (11 Km) finora realizzato della “Ciclovia dell’Acqua”, pista ciclabile sterrata che, a lavori ultimati, collegherà la località campana di Caposele, in provincia di Avellino, con Santa Maria di Leuca in quasi 500 Km, 250 dei quali si snoderanno sulle strade di servizio dell’Acquedotto Pugliese, la cui costruzione iniziò nel 1906 per risolvere l’annoso problema della mancanza d’acqua in questa regione, noto fin dal tempo degli antichi romani se il celebre poeta Orazio ebbe a scrivere: “Siderum insedit vapor siticulosae Apuliae” (arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda).
Superato l’ultimo ostacolo di giornata, solo pianura s’incontrerà negli ultimi 20 Km, entrando infine nella provincia di Bari che accoglierà il gruppo dalle parti di Locorotondo, paese il cui nome fa chiaro riferimento alla forma del centro storico. Poi s’affacceranno i trulli a far da quinta a una volata particolarmente “pietrosa”, così come la rude terra che quest’oggi accoglierà gli ultimi battiti di corsa.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Castrovillari, santuario di Santa Maria del Castello

Area archeologica di Sibari

Il Castello della Pietra di Roseto

Metaponto, le “Tavole Palatine” viste dalla strada che percorreranno I corridori al momento di lasciare la Basilicata per la Puglia

Massafra vista da uno dei due ponti che scavalcano la gravina collegando il centro storico ai quartieri più moderni

Il tratto finale della salita attraverso il Bosco delle Pianelle

Martina Franca, basilica di San Martino

Monica Vitti e l’attore statunitense John Phillip Law in una scena di ‘’Polvere di stelle’’ girata nelle campagne di Martina Franca, nello scenario della valle dei trulli (www.davinotti.com)

Monica Vitti e l’attore statunitense John Phillip Law in una scena di ‘’Polvere di stelle’’ girata nelle campagne di Martina Franca, nello scenario della valle dei trulli (www.davinotti.com)

Un tratto delle mura megalitiche di Ceglie Messapica

Viadotto della Ciclovia dell’Acqua tra Locorotondo e Ceglie Messapica

Il “loco rotondo” di Locorotondo

Alberobello, Trullo Sovrano

 Uno dei caratteristici trulli della Valle d’Itria e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2017 (foto di sfondo di Pinella Chionnu, govalleditria.it)

Uno dei caratteristici trulli della Valle d’Itria e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2017 (foto di sfondo di Pinella Chionnu, govalleditria.it)

REGGIO CALABRIA – TERME LUIGIANE: SULLA RAMPETTA CON LE AFFINITÀ ELETTIVE

È un traguardo da campioni quello delle Terme Luigiane. Quella rampetta finale verso la località curativa calabrese ha sempre visto i grandi nomi del ciclismo in azione, nonostante la brevità dell’ascesa e percorsi d’avvicinamento abbastanza tranquilli, paragonabili sul piano delle difficoltà generali a quello della frazione che prenderà il via da Reggio Calabria. E così abbiamo celebrato per primo il successo del russo Konychev, al quale sono succeduti Fondriest, Jalabert e Garzelli, mentre alle loro spalle si contendevano il piazzamento i velocisti più resistenti fianco a fianco con campioni in grado di puntare decisamente più in alto, come l’elvetico Rominger e Francesco Casagrande. Accadrà anche nel 2017?

Sono appena 900 metri all’insù, all’8,4% di pendenza media, che appaiono come scaglia nel complesso del disegno altimetrico del centesimo Giro d’Italia, ma sono bastati negli scorsi anni per far emergere corridori d’assoluto valore, sia finisseur, sia uomini da classifica finale delle corse a tappe, lasciandolo anche un piccolo spiraglio a qualche velocista, finora rimasti a “digiuno” su questo traguardo. Lassù, alle Terme Luigiane, si era imposto per primo il russo Dmitrij Konychev nel 1993 e poi, due anni più tardi, si era assistito a uno sprint al “vertice” con il successo di Maurizio Fondriest davanti alla maglia rosa Tony Rominger – autentico mattatore dell’edizione 1995, capoclassifica dalla seconda frazione sino a Milano – e a Francesco Casagrande. Nel 1999 era, invece, toccato all’asso francese Laurent Jalabert che aveva preceduto Gian Matteo Fagnini, a dimostrazione che al termine di una rampa del genere anche i velocisti più resistenti possono stringere i denti e tentar di dire la loro. Non meno stellare era stata la conclusione della tappa del 2003, l’ultima finora terminata nella località termale cosentina, quando Stefano Garzelli era riuscito a distanziare di una manciata di secondi il gruppo, regolato dal già beffato Casagrande dietro al quale si era piazzato, a ulteriore conferma a quanto scritto sopra, lo sprinter spezzino Alessandro Petacchi. Al primo giorno di gara in “continente”, quindi, ci attenderà una gara dal finale assolutamente non scontato, che qualche grosso nome uscito con le ossa peste dalla tappa dell’Etna potrebbe pensare di sfruttare per cominciare a sgretolare il distacco accusato, grazie anche agli abbuoni previsti all’arrivo.
La risalita dello stivale comincerà dal “chilometro più bello d’Italia”, com’è spesso definito il lungomare di Reggio Calabria citando una frase che fu erronemente attribuita a Gabriele d’Annunzio – in realtà, mai stato nell’ex capoluogo della regione – dal telecronista Nando Martellini durante una radiocronaca. I primi 27 Km si snoderanno totalmente privi di difficoltà altimetriche lungo il versante calabrese dello Stretto di Messina, terminando a Bagnara Calabra dopo aver toccato il centro di Scilla, località turistica d’omerica memoria dominata dal Castello Ruffo, maniero che accoglie anche un faro della Marina Militare e fa sfoggio di sé in diverse scene della gara di qualificazione del film “Un ragazzo di Calabria”, pellicola nella quale è protagonista un ragazzino di queste terre che, ispirato dalle gesta di Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma del 1960 e contro il volere paterno, decide d’intraprendere la carriera di maratoneta, arrivando a qualificarsi per i Giochi della Gioventù. Da Bagnara si andrà quindi all’attacco della più rilevante salita prevista dal tracciato odierno, che è anche la più conosciuta: è il Monte Sant’Elia, propaggine nord-occidentale della catena dell’Aspromonte e ascesa simbolo di parecchie edizioni del Giro della Provincia di Reggio Calabria, corsa professionistica disputata a fasi alterne dal 1920 al 2012. Presenza fissa della competizione dalla prima edizione fino al 1969, ne viene in particolare ricordata la scalata effettuata in quella del 1950, quando sul Sant’Elia Coppi staccò pesantemente tutti i rivali giungendo al traguardo di Reggio con quasi 6 minuti sull’eterno rivale Gino Bartali, che poi si rifarà imponendosi due anni più tardi davanti al “terzo incomodo” Fiorenzo Magni. Affrontati i 13 Km al 4% del versante di Bagnara, si scollinerà ai 543 metri della località Barritteri, poco sotto la cima del monte sulla quale sorge una chiesa costruita nel 1958 sul luogo di una cappella precedentemente innalzata all’inizio del XX secolo e andata distrutta durante la seconda guerra mondiale. La discesa porterà a sfiorare Palmi, comune entrato nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’UNESCO per la festa religiosa della “Varia”, per raggiungere quindi l’importante centro Gioia Tauro, il cui porto è il principale d’Italia per la movimentazione di container, grazie alla vicinanza alla rotta oriente-occidente che, attraversando il Mediterrano, collega lo stretto di Gibilterra al canale di Suez. Ritrovata la pianura – la piana di Gioia è la seconda della Calabria per estensione, dopo quella di Sibari – si tornerà a pedalare sul “velluto” per una ventina scarsa di chilometri, incontrando cammin facendo il centro di Rosarno, balzato agli onori della cronaca per esser stato il primo comune della nostra nazione a costituirsi parte civile in un processo di mafia e presso il quale è possibile visitare l’area archeologica della città magno-greca di Medma, il cui museo è stato inaugurato nel 2014. Poco dopo inizierà la seconda ascesa di giornata, nettamente più pedalabile della precedente, con la quale si doppierà il promontorio del “Corno di Calabria” salendo verso l’altopiano ai cui margini sta la città di Vibo Valentia che, prima di divenire capolugo dell’omonima provincia istituita nel 1992, all’epoca del Regno di Napoli lo era stata anche per la provincia della Calabria Ultra (corrispondente alla parte centrale e meridionale della regione), quando ancora questo centro si chiamava Monteleone, toponimo decaduto in epoca fascista ma ancora vivo nel dialetto locale come “Muntalauni”. Successivamente si planerà morbidamente verso Pizzo, località situata all’estremità settentrionale della cosidetta “Costa degli Dei” e apprezzata non solo per i suoi pregi ambientali e artistici (chiesetta rupestre di Piedigrotta) ma anche e soprattutto per il gelato, in particolar modo per il “Tartufo di Pizzo”, che ha la particolarità d’essere modellato dai gelatai nel palmo di una mano. Poi sarà ancora pianura, stavolta per un tratto di ben 70 Km che si snoderà nella prima parte nella piana di Sant’Eufemia, bonificata tra il 1910 e il 1936 e situata in corrispodenza dell’omonimo golfo, importante sia dal punto di vista agricolo, sia da quello industriale, sviluppatasi in tal senso grazie alla presenza dell’aeroporto di Lamezia Terme – il principale scalo aereo calabrese, inaugurato nel 1976 – e alla costruzione della superstrada detta “dei Due Mari” perché attraversa l’Istmo di Marcellinara, il corridoio che mette in comunicazione la costa ionica con quella tirrenica collegando nel contempo Lamezia Terme al capoluogo regionale Catanzaro. La seconda parte di quest’ultima porzione di pianura, la più consistente, si snoderà lungo la costa tirrenica, toccando tra gli altri centri rivieraschi quello di Amantea, la bizantina Nepetia che assunse l’odierno nome durante la dominazione araba, quando fu ribattezzata Al-Mantiah, toponimo italianizzato dopo che il condottiero bizantino Niceforo Foca la riconquistò nell’885, quando si diede inizio anche alla costruzione del castello che domina l’abitato e nei cui pressi si possono ammirare anche i suggestivi ruderi della più antica chiesa di Amantea, dedicata a San Francesco d’Assisi e realizzata nel 1216 dopo che un gruppo di frati si era insediato all’interno di un preesistente monastero eretto da monaci basiliani dove in precedenza si trovava una moschea. Attraversata la località di San Lucido – centro che diede i natali al cardinal Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello, conosciuto per aver fondato l’Esercito della Santa Fede, movimento popolare che grande parte ebbe nella fine della Repubblica Partenopea nel 1799 – la pianurà lascerà il posto a una serie di ondulazioni, “molleggiamenti” che ricordano alcuni dei tratti meno tormentati dell’Aurelia sulla via per Sanremo e che caratterizzeranno il percorso di gara nei successivi 28 Km, fino ai piedi dello strappo finale. Per prima cosa si affronterà l’agevolissima salita di San Miceli – secondo e ultimo GPM giornaliero – al cui scollinamento si giungerà dopo aver toccato il centro di Paola, una delle principali mete del turismo religioso in Calabria per la presenza del santuario dedicato a San Francesco da Paola (1416-1507), che fu il fondatore dell’ordine dei Minimi (detti anche “Paolotti”) e, involontariamente, uno dei primi “sponsor” della località alla quale si è oggi diretti, le Terme Luigiane. In una lettera scritta nel 1446 dal futuro santo, questi ringraziò l’amico benefattore Simone degli Alimena che aveva finanziato il viaggio di una povera donna verso quelli che all’epoca si chiamavano “Bagni della Guardia” e le cui acque erano particolarmente indicate alle donne che avevano problemi di fertilità, come ebbe modo di sperimentare in prima persona la Regina Isabella di Francia, alla quale è intitolato lo scoglio che svetta dalle acque del Tirreno presso la spiaggia più vicina alle terme, che poi diventeranno “Luigiane” in omaggio al Principe Luigi Carlo di Borbone, che le patrocinò in epoca successiva.
È ora di tornare al presente di questa sesta tappa che proporrà a questo punto la discesa-tuffo su Marina di Fuscaldo (4 Km al 4,6% con un “ripieno” di mezzo chilometro all’11%) dove, riagguantata per poche centinaia di metri la statale costiera, il percorso tornerà a puntare verso l’entroterra per affrontare la salita – più impegnativa della precedente ma non valida per la classifica degli scalatori – verso Fuscaldo, centro dominato dalle rovine del castello appartenuto ai marchesi Spinelli e il cui nome deriverebbe proprio dalle vicine terme, le cui acque sulfuree sgorgano a una temperatura tra i 43° e i 47°C (da cui “fons calidus” e quindi Fuscaldo). Si finirà di salire in località Cariglio, affrontati quasi 2 Km di strada inclinata al 6,2%, ideale trampolino per una sorta di prova generale delle azioni che andranno in scena sulla rampa finale che attenderà i “girini” una decina di chilometri più avanti, dopo esser tornati sulla statale alle porte della marina di Guardia Piemontese, comune dove ancora si parla un dialetto di genesi “nordica”, retaggio della “diaspora” di un gruppo di fedeli di religione valdesi costretti a lasciare le valli piemontesi nelle quali vivevano nel XII secolo e che portarono in Calabria usi, costumi e tradizioni.
Voltate per l’ultima volta le spalle al mare, arriverà, infine, il momento di vedere se anche stavolta tra i bei nomi del mondo del ciclismo e il felice approdo delle Terme Luigiane continueranno le affinità elettive.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il bel Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

La chiesetta costruita sulla cima del Monte Sant’Elia

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

Il porto di Gioia Tauro

Rosarno, la palazzina sede del museo archeologico inaugurato nel 2014

Castello normanno-svevo di Vibo Valentia

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Amantea, ruderi della chiesa di San Francesco d’Assisi

Santuario di San Francesco di Paola

Scorcio di Fuscaldo

Scorcio di Guardia Piemontese

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

PEDARA – MESSINA: PER NIBALI UN OMAGGIO… SPRINT!

Non poteva mancare un omaggio al vincitore uscente della corsa rosa, poiché si tratta anche del corridore più meridionale d’Italia riuscito – e per ben due volte – nell’impresa. Così la quinta tappa del Giro 2017 terminerà a casa di Vincenzo Nibali dove i festeggiamenti allo “Squalo dello Stretto” andranno a braccetto con quelli riservati al vincitore di giornata, che quasi sicuramente sarà un velocista. Dopo una tappa impegnativa come quella dell’Etna, infatti, gli organizzatori hanno pensato a un tracciato abbastanza tranquillo per la frazione che terminerà a Messina, movimentata da quattro salite nella prima parte ma assolutamente priva d’ostacoli naturali negli ultimi 60 Km.

È la prima delle giornate celebrative che si vivranno al centesimo Giro d’Italia, dedicata al messinese Vincenzo Nibali, vincitore uscente della corsa rosa ma anche il più meridionale di tutti, un primato conquistato nel 2013 scalzando il precedente detenuto dal 2007 dall’abruzzese Danilo Di Luca. La festa sarà totale e non dovrebbe essere rovinata da sorprese perché si sposerà a una frazione che, sulla carta, si annuncia interlocutoria per via della totale mancanza di difficoltà altimetriche negli ultimi 60 Km, mentre i primi 100 Km saranno movimentati da quattro facili salite che certamente ispireranno tentativi da lontano, destinati al fallimento perché il disegno del finale permetterà agevolmente alle squadre dei velocisti di rinvenire sugli ardimentosi di giornata. Sarà, dunque, un arrivo allo sprint a mettere la ciliegina sulla torta della festa, per la quarta volta in questa edizione del Giro che, poi, offrirà ai velocisti altre tre occasioni per mettere in mostra i muscoli, sui traguardi di Alberobello, Reggio Emilia e Tortona. La tappa prenderà le mosse da Pedara, cittadina situata ai piedi del versante dell’Etna affrontato poche ore prima, e la prima dozzina di chilometri si snoderà in dolce discesa in direzione di Catania – è laggiù che è nato Mario Fazio, la più meridionale di tutte le maglie rosa, capoclassifica per tre giorni durante il Giro del 1949 – ma poi il tracciato tornerà a puntare verso il vulcano e, superato il gradino verso Trecastagni, si affronterà la principale delle salite in programma, che terminerà dopo poco meno di 10 Km (la pendenza media è del 3,6% appena) agli 824 metri della località di Fornazzo, alla quale si giungerà dopo aver toccato Zafferana Etnea, comune nel cui territorio ricade la vetta del “Mungibeddu” (3329 metri) e che in tre occasioni fu pericolosamente avvicinato dalle sue eruzioni, la prima delle quali accadde nel 1792 e fu miracolosamente fermata dalla statua della Madonna della Provvidenza portata in processione dai cittadini sul luogo dove negli anni successivi sarà eretto una cappelletta in memoria del prodigioso evento. La successiva più rapida discesa porterà i corridori a Piedimonte Etneo, centro collocato lungo la ferrovia Circumetnea, linea a scartamento ridotto non elettrificata che collega Catania a Riposto compiendo il periplo del vulcano in 111 Km. Non ci sarà nessun treno ad attendere i “girini” che ora dovranno tornare a inerpicarsi per affrontare la salita della Portella di Castiglione, una quindicina di chilometri scarsi molto pedalabili con i tratti più impegnativi nella prima parte verso Linguaglossa, località conosciuta come porta d’accesso alla zona dell’Etna Nord, nella quale si trova la stazione sciistica di Piano Provenzana, ristrutturata una decina di anni fa dopo che i suoi impianti erano stati danneggiati dall’eruzione del 2002, durata tre mesi e considerata come una delle più esplosive degli ultimi 100 anni. Poco dopo lo scollinamento della portella si raggiungerà il centro che le attribuisce il nome – Castiglione di Sicilia, presso il quale si trova la più importante “cuba” (cappella) bizantina della Sicilia, dedicata a Santa Domenica – per poi planare verso uno dei luoghi più suggestivi della regione, le spettacolari gole del fiume Alcantara, vero e proprio angolo di paradiso che nel 1966 il regista Ettore Scola trasformò in inferno nelle inquadrature iniziali de “L’arcidiavolo”, pellicola ispirata al personaggio di Belfagor arcidiavolo, protagonista dell’unica novella nota di Niccolò Machiavelli. Al termine della discesa si raggiungerà per la prima volta il mare in quel di Giardini-Naxos, località balneare il cui nome ricorda quello dell’omonima colonia greca (la prima fondata in Sicilia, nell’anno 735 a.C.) e che ebbe un piccolo ruolo nella storia della nostra nazione perché è dal porto di Giardini che, terminata la fase siciliana della Spedizione dei Mille, Garibaldi e i suoi volontari si imbarcarono per la Calabria, dove sbarcarono il 19 agosto del 1860 a Melito di Porto Salvo. Imboccata la litoranea, i “girini” non potranno godersela, almeno nell’immediato perché, dopo un breve tratto lungo le coste ioniche, ben presto il percorso cambierà direzione per salire verso l’incantevole Taormina, località che non ha bisogno di presentazioni alle cui porte, poco sotto il luogo dove si trova il celeberrimo teatro antico – il secondo per dimensione della regione dopo quello di Siracusa – si completerà l’ultima sensibile ascesa di giornata, 3500 metri al 5,3% movimentati da 8 tornanti che certamente non costituiranno un duro banco di prova per i velocisti, dalla cui parte penderà poi tutta la parte rimanente del tracciato. Riagguanto il litorale, infatti, il percorso scivolerà liscio liscio sino a Messina, se si esclude l’insignificante zampellotto con il quale si supererà Capo Sant’Alessio, promontorio sovrastato da un castello costruito dall’imperatore bizantino Alessio I Comneno nel periodo delle guerre che Bisanzio condusse contro i normanni prima e i turchi poi e che, rientrando in Europa dalla Presa di Tunisi nel 1535, ospiterà anche Carlo d’Asburgo, il celebre sovrano sul cui regno si soleva dire che non tramontasse mai il sole. Al tramonto, invece, si appresterà questa quinta frazione del Giro 2017 che, attraversata la località termale di Alì Terme (delle cui acque, ottime per la cura dell’artrite, ne decantò le doti anche il celebre filosofo Cartesio), concluderà il suo cammino con un veloce circuito di poco più di 7 Km disegnato per la gioia dei concittadini di Nibali, che si appresteranno a celebrare il loro campione e al corridore che succederà nell’albo d’oro all’olandese Blijlevens, nel 1999 ultimo vincitore all’ombra della Madonna della Lettera.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella di Castiglione. Valicata dalla SP7i tra la località Rovittello e Castiglione di Sicilia, non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo)

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Pedara, Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

Passaggio a livello lungo la ferrovia Circumetnea a Piedimonte Etneo, all’inizio della salita verso Linguaglossa e la Portella di Castiglione

Linguaglossa, chiesa di Sant’Egidio Abate

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

Le gole dellAlcantara come le mostrò Ettore Scola nel film Larcidiavolo (www.davinotti.com)

Le gole dell'Alcantara come le mostrò Ettore Scola nel film ''L'arcidiavolo'' (www.davinotti.com)

Una nave da crociera fa capolino dietro al porto di Giardini-Naxos

Il teatro greco di Taormina

Uno dei panoramici tornanti dell’ascesa verso Taormina

Capo Sant’Alessio

Il duomo di Messina incorniciato dalle luminarie allestite per la processione della “Vara” dell’Assunta

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

CEFALÙ – ETNA: IL DIO VULCANO E IL GIORNO DELLA SAPIENZA

Al Giro non si era mai vista una tappa di montagna così impegnativa appena al quarto giorno di gara. Accadrà il 9 maggio 2017 quando la corsa rosa salirà sulle pendici dell’Etna, a dire il vero non particolarmente “salate” ma comunque dotate di pendenze che diranno la loro, alla luce dei quasi 50 Km d’ascesa complessiva prevista in questa frazione ed anche della precedente giornata di riposo, momento che diversi corridori soffrono più delle stesse difficoltà altimetriche. Chi non si sarà schierato al via del Giro al top della condizione dovrà fin d’ora prepararsi a un lungo e dispendioso inseguimento.

Il grande re d’Israele Salomone chiese il dono della sapienza e Dio gliela elargì in abbondanza. Il pagano dio Vulcano farà altrettanto, destinatari i “girini” e gli appassionati che seguiranno le sorti del Giro 2017: sul far della sera del 9 maggio avremo la sapienza, alle soglie dell’omonimo rifugio, di chi non potrà vincere la centesima edizione della corsa rosa. È la solita frase che si sente e risente tutte le volte che una corsa a tappe affronta la prima grande salita, ma stavolta i contorni della risposta saranno più netti e decisi perché, pur non essendo estrema, la quarta frazione del Giro sarà decisamente atipica per gli standard tipici della prima settimana di un grande Giro. È già successo in passato che al quarto giorno di gara ci fosse una tappa di montagna (Corno alle Scale 2004, Montevergine 2007, San Martino di Castrozza 2009) ma le salite in programma non erano particolarmente lunghe e selettive, e se c’erano tratti ripidi questi erano limitati nella loro “estensione”. Anche la Cefalù – Etna non offrirà inclinazioni particolarmente accese ma, ecco dove sta il problema principale di questa tappa, a fine giornata si saranno percorsi, conteggiando solo le due ascese principali, 50 Km di salita dei quali 17 lungo la salita finale: dunque, chi vorrà vincere il Giro dovrà presentarsi al via da Alghero con la condizione al top perché quest’anno non ci sarà il tempo di maturarla strada facendo e raggiungerla sul finire della prima settimana, dove solitamente si andavano a collocare i primi momenti forti. Un altro problema di non poco conto, poi, sarà rappresentato dal giorno di riposo che il gruppo osserverà per compiere con tutta calma la trasferta dalla Sardegna alla Sicilia, sosta forzata che diversi corridori patiscono perché interviene a spezzare il ritmo di gara consolidatosi nei primi giorni e che qualcuno talvolta fatica a ritrovare, soprattutto se si riparte a tutta o se sono previste difficoltà altimetriche in partenza. Fortunatamente non è il caso di questa frazione, che decollerà con una sessantina di chilometri pianeggianti dopo aver lasciato il raduno di partenza di Cefalù, una delle località balneari più rinomate della Sicilia, forte anche di un monumento “griffato” UNESCO, la bizantina basilica cattedrale della Trasfigurazione, duomo nel quale nel 1972 si sposarono per finzione Lando Buzzanca e Catherine Spaak nel film “La schiava io ce l’ho e tu no”. Il tratto iniziale pianeggiante si snoderà interamente sulla SS 113 “Settentrionale Sicula”, il cui tracciato ricalca in gran parte quell’antica strada consolare Valeria, fatta realizzare dal generale romano Marco Valerio Levino dopo il 202 a.C. per collegare Messina a Lilibeo (l’odierna Marsala) costeggiando il Tirreno. Toccato il centro di Santo Stefano di Camastra, noto per la produzione di ceramiche, si giungerà alle porte di Sant’Agata di Militello (contrariamente a quanto si legge su alcuni siti, non è il paese natale di Pippo Baudo, invece originario di Militello in Val di Catania) dove si abbandonerà la costa per andare a superare la fetta più consistente del dislivello giornaliero. Meta saranno, 1480 metri più in alto, i 1524 metri della Portella Femmina Morta, valico dal lugubre nome per raggiungere il quale bisognerà percorrere 33,3 Km inclinati al 4,4% medio, con un tratto di 500 metri al 7% che s’incontrerà nella seconda parte della salita – la più lunga di questa edizione del Giro – dopo aver attraversato San Fratello, comune del quale sono originari i nonni paterni dell’attore americano Al Pacino e il cui nome è una corruzione dell’originario toponimo medioevale di San Frareau, che significava San Filadelfio, era d’origine longobarda ed era quello di un martire delle persecuzioni imperiali. Scavalcata la catena dei Monti Nebrodi, dal 1993 protetta dall’omonimo e più vasto parco regionale siciliano (quasi 86.000 ettari), si planerà con dolcezza verso la valle del Simeto, il principale fiume della Sicilia, toccando il borgo di Cesarò e sfiorando nel tratto conclusivo della discesa il piede della collina sulla quale si trovano gli scarsi resti del castello di Bolo, incorniciati sullo sfondo dalla mole innevata dell’Etna. Una salita tira l’altra e, così, subito dopo quella della Femmina Morta si affronterà quella, decisamente più corta ma ugualmente gradevole nelle pendenze (4,6 Km al 4,2%), verso il centro di Bronte, famoso per la coltivazioni di pistacchi DOP e la cui principale emergenza monumentale è rappresentata dall’abbazia di Santa Maria di Maniace, situata una quindicina di chilometri fuori dall’abitato e conosciuta anche come Castello di Nelson poiché appartenuta a Horatio Nelson, il celebre ammiraglio britannico che l’aveva ricevuta in dono assieme al feudo circostante dal re Ferdinando I delle Due Sicilie come ringraziamento per l’aiuto fornito nella repressione della Repubblica Partenopea. Raggiunta l’estremità occidentale del massiccio del Mongibello inizierà un lungo tratto in falsopiano lievemente discendente che porterà la corsa rosa nel cuore di Adrano, uno dei più grandi centri situato all’interno del perimetro del Parco nazionale dell’Etna, il cui simbolo è il possente castello normanno costruito su iniziativa di Ruggero I di Sicilia e che oggi è sede museale. Si continuà a perder leggermente quota sino a Santa Maria di Licodia, paese dal quale si comincerà a risalire le pendici del vulcano, anche se non si è ancora arrivati al momento dell’ascesa finale, che sarà anticipata da quella di Ragalna (6,7 Km al 5,1%), il più giovane tra i comuni che gravitano attorno all’Etna, divenuto autonomo nel 1985 distaccandosi da Paternò e del quale è originario il politico Ignazio La Russa, che è stato Ministro della Difesa durante il quarto governo Berlusconi. Dopo un ultimo e breve tratto in quota si giungerà infine a Nicolosi, principale porta d’accesso all’Etna, dalla quale si salì verso il vulcano in occasione dei tre precedenti arrivi del Giro, il primo nel 1967 quando s’impose Franco Bitossi, il secondo nel 1989 quando la salita fu affrontata solo parzialmente (arrivo a Piano Bottara, dove tagliò per primo il traguardo il portoghese Acácio da Silva) e l’ultima nel 2011, quando la vittoria andò a Contador, anche se poi il successo sarà assegnato al venezuelano Rujano in seguito alla squalifica per doping dello spagnolo. Non sarà così stavolta perché, pur partendo da Nicolosi, si percorrerà una strada parallela a quella tradizionale, 17,5 Km al 6,7% che i cicloamatori locali hanno ribattezzato “Salto del Cane” dal nome di un cratere avventizio del Mongibello e da quello dell’omonima contrada, attraversando la quale si toccherà il punto di pendenza massima (12%). I primi 5500 metri dall’ascesa finale saranno quelli complessivamente più impegnativi (la media è del 7,4%), poi una breve discesa anticiperà il “Salto del Cane” vero e proprio, al termine del quale la strada andrà a confluire sul versante che sale da Zafferana Etnea per poi perdere progressivamente pendenza nel chilometro conclusivo che vedrà i corridori – oramai alla spicciolata o quasi – sgusciare tra i Monti Silvestri, coni piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1892, durata quasi sei mesi. Serviranno, invece, poco meno di 60 minuti di gara perché il Giro “erutti” le prime sentenze e per qualche grosso nome la maglia rosa tornerà a essere un miraggio sempre più sfuggente.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo dei Tre (728 metri). Valicato dalla SS 289 “di Cesarò” salendo da San Fratello alla Portella Femmina Morta.

Portella Femmina Morta (1524 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” tra San Fratello e Cesarò.

Portella della Miraglia (1464 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella Sant’Antonio (1290 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella dei Bufali (1220 metri). Nota anche come Passo Bufali, è valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò e si trova all’altezza del bivio per San Teodoro.

Passo dello Zingaro (700 metri). Valicato dalla SS 284 “Occidentale Etnea” tra Bronte e Adrano, è chiamato Passo Zingaro sulle cartine del Giro 2017, sulle quali è quotato 644 metri.

Passo Cannelli. Valicato dalla strada provinciale che sale da Pedara al Rifugio Sapienza, nel tratto noto come “Salto del Cane”

Sella dei Monti Silvestri. Separa due dei cinque crateri dei Monti Silvestri ed è attraversata dalla SP 92 che mette in comunicazione Nicolosi con Zafferana Etnea salendo fino al Rifugio Sapienza. Il valico si trova poco prima del termine del versante che sale da Zafferana e ad alcune centinaia di metri del luogo dove sarà collocato il traguardo.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce lho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce l'ho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Piazza Matrice a Santo Stefano di Camastra

Scorcio di San Fratello

Lo scollinamento della Portella Femmina Morta

I resti del  castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

I resti del castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

Il castello appartenuto all’ammiraglio Horatio Nelson alle porte di Bronte

Castello di Adrano

Etna, i Monti Silvestri

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)

TORTOLÌ – CAGLIARI: SALUTO ALLA SARDEGNA CON VOLATA “BALLERINA”

Il Giro lascia la Sardegna con la più facile delle tre frazioni disegnate nella terra dei nuraghi. Gran parte del tracciato si snoderà su di una filante superstrada, le difficoltà altimetriche saranno poche e lontane dal traguardo, ma il finale proporrà comunque un paio d’insidie da non sottovalutare, quelle del vento (pane quotidiano in queste prime frazioni) e del lastricato che i corridori incontreranno nel rettilineo d’arrivo, lo stesso sul quale s’imposero Cipollini e Förster.

È giunta l’ora di accomiatarsi dalla Sardegna e il Giro lo farà ancora con una tappa destinata ai velocisti, decisamente più “magra” rispetto a quelle affrontante nelle 48 ore precedenti in virtù di un’altimetria priva di grandissimi ostacoli naturali – pur se non completamente pianeggiante – e di un chilometraggio più contenuto, anche in previsione del lungo trasferimento verso la Sicilia, dalla quale la corsa ripartirà, dopo un giorno di riposo, con l’arrivo in salita all’Etna. Gli ultimi 40 Km di pianura pressochè totale dicono volata certa ma la tappa non sarà comunque priva d’insidie poiché basta un occhio alla planimetria per notare come il tracciato si snodi costantemente, tranne brevissime divagazioni, lungo la costa e questo esporrà il gruppo all’influsso del vento per l’intera giornata, con tutti i rischi connessi alla formazione di ventagli, pericolo che potrebbe farsi più concreto nel finale perché alle porte di Cagliari ci sarà un tratto piuttosto lungo, quasi 8 Km, nel quale si pedalerà tra l’incudine del mare e il martello delle acque interne dello Stagno di Quartu. L’ultimo problema lo proporrà, infine, il rettilineo d’arrivo con la sua pavimentazione in lastre di granito, versione “nobile” del pavè sulla quale non conterà soltanto essere veloci ma anche esser capaci di governare la bicicletta in questa particolari condizioni, nelle quali il mezzo tende a “ballare” sotto il sellino. Le distrazioni possono rivelarsi fatali e ne sanno qualcosa due corridori “navigati” del calibro di Adriano Baffi e Damiano Cunego, entrambi andati ad assaggiare la consistenza del granito in occasione degli ultimi due precedenti arrivi del Giro a Cagliari, il primo nel 1991 e l’ultimo nel 2007, quando s’impose Alessandro Petacchi (poi squalificato per doping e la vittoria sarà assegnata al tedesco Förster) al termine di una frazione i cui ultimi 80 Km saranno quasi la fotocopia di quella odierna.
Lasciata Tortolì, i primi quindici chilometri si snoderanno a leggeri saliscendi sulla variante della statale 125 “Orientale Sarda”, della quale s’è scelto di far percorrere in questa frazione ampi tratti per contenere il più possibile il chilometraggio, alla luce dell’imminente e lungo viaggio verso la Sicilia. In questo primo tratto il tracciato sfiorerà senza attraversarli prima il centro di Barì Sardo, il cui nome fu accentato in seguito ad un regio decreto del 1862 firmato da Re Vittorio Emanuele II per evitare confusioni con il capoluogo della Puglia, e poi il giovane comune di Cardedu, costituito negli anni ’50 da un gruppo di abitanti di Gairo costretti a lasciare il loro paese natale in seguito ad una disastrosa alluvione. Mediante il traforo di Is Quaddazzonis, galleria lunga quasi un chilometro e mezzo aperta al transito nel 2002, si supererà uno dei tratti più “impervi” della statale – quello che evita l’ascesa, comunque facilissima, fino ai 267 metri del valico della Genna ‘e Cresia – entrando nella regione storica della Quirra, contea istituita nel 1327 da Alfonso d’Aragona, che aveva conquistato la Sardegna quattro anni prima per conto del padre Giacomo II “Il Giusto”. Sfiorato il centro di Tertenia, nel cui territorio comunale sono stati contati ben 77 complessi nuragici e 34 “tombe dei giganti”, si lascerà quello che era stato il territorio della scomparsa provincia dell’Ogliastra – istituta nel 2001 e abrogata ufficialmente lo scorso anno – per entrare in quella della più giovane provincia d’Italia, quella del Sud Sardegna, venutasi a creare nel 2016 in seguito all’istituzione della città metropolitana di Cagliari e il cui capoluogo provvisiorio è Carbonia. Sempre rimanendo sul filante tracciato della nuova statale, che a questo punto proporrà alcune morbide ondulazioni, si girerà quindi “al largo” dal centro di Villaputzu, situato nella pianura che insiste attorno al tratto terminale del Flumendosa, secondo fiume per lunghezza della regione dopo il Tirso, la cui foce si trova a sud di Porto Corallo, località che deve il nome alle barriere coralline presenti nel fondale di questo tratto del Mar Tirreno e che furono oggetto di sfruttamento tra il XVI e il XVII secolo. Dopo altri 25 Km di superstrada si abbandonerà la nuova SS 125 all’altezza dello svincolo per Villasimius, utilizzato in particolare dai turisti diretti a una delle spiagge più rinomate della Sardegna, quella di Costa Rei, inserita nell’elenco della “top ten” dei litorali più belli del mondo dalla Lonely Planet, prestigiosa e conosciutissima casa editrice specializzata in guide turistiche. Per i “girini” non ci sarà il tempo di distrazioni balneari, anche perché poco dopo esser “sbarcati” sulla viabilità ordinaria dovrà essere superata la più impegnativa tra le tre ascese previste dal tracciato di gara, anche se non ci sarà nessun traguardo GPM ad attenderli al termine dei 2,2 Km al 5,7% – contenenti una strappata di 500 metri al 9,2% – che precederanno la planata su Villasimius, nota località di villeggiatura situata a nord di Capo Carbonara, il promontorio che delimita a oriente il golfo di Cagliari e sul quale si trovano i resti della seicentesca Fortezza Vecchia, presso i quali nel 1964 fu girato il “videoclip” di “Angelita di Anzio”, cantata dal gruppo dei “Los Marcellos Ferial” in occasione del concorso a premi “Jolly Estate 1964″; l’anno successivo lo spezzone sarà inserito all’interno del film musicarello a sketch “Questo pazzo, pazzo mondo della canzone”. Subito dopo fa capolino un’altra salita, l’ultima di giornata e più facile della precedente, ma sarà l’unica che oggi metterà in palio i punti per la classifica degli scalatori, assegnati presso Capo Boi, poco sotto i centi metri di quota. A quel punto mancheranno 41 Km alla conclusione e, tolta la brevissima discesa successiva al GPM e un paio di zampellotti, la pianura sarà l’unica protagonista dell’altimetria, mentre la planimetria si muoverà dolcemente sinuosa sino alle porte di Cagliari, dove il percorso assumerà la fisionomia segaligna di lunghi rettilinei raccordati da rare curve. Questo, però, sarà il tratto più insidioso a causa di un maggior rischio d’incappare in fratture del gruppo provocate dal vento, in particolar modo quando si percorrerà la lingua di terra che separa il Mar Tirreno dal vasto Stagno di Quartu, inserito nella lista delle zone umide d’importanza internazionale redatta sulla base della convenzione di Ramsar e famosa per le saline, sfruttate sin dall’antichità ma il cui utilizzo industriale iniziò in seguito alla realizzazione d’ingenti opere idrauliche promosse dal governo sabaudo, che utilizzò come manodopera per l’estrazione i carcerati condannati ai lavori forzati. Costeggiata la spiaggia del Poetto, il lido dei cagliaritani, e messe nel mirino le verdeggianti pendici settentrionali del Capo Sant’Elia, affrontando una delle ultime curve del tracciato il gruppo volterà le spalle al mare per incontrare la periferia meridionale del capoluogo sardo, dove sfreccerà a pochi passi dall’altro Sant’Elia, lo storico stadio cittadino attualmente in ristrutturazione e che a lavori terminati avrà un nuovo nome e una capienza di 21mila spettatori. Invece, non bisognerà attendere molto per conoscere chi succederà a Oreste Magni (1961), Mario Cipollini (1991) e Robert Förster (2007).
Poi rotta verso la Sicilia….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Arcu Boi (130 metri). Valicato dalla SP 17 tra Villasimius e Solanas, coincide con la salita di Capo Boi, quotata 98 metri sulle cartine del Giro 2017. Ci transitò anche la tappa Barumini-Cagliari del Giro del 2007, ma in quell’occasione il passaggio non era valido come GPM.

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

La torre costiera di Barì Sardo

Vista panoramica dal primo tratto della variante della SS 125

Tertenia, chiesa dell’Assunta

Il porticciolo turistico di Porto Corallo

Uno scorcio della spiaggia di Costa Rei

La ‘’silhouette’’ di Capo Carbonara vista dalla strada per Capo Boi

La fortezza vecchia di Villasimius vista nel ‘’videoclip’’ di ‘’Angelita di Anzio’’, spezzone inserito nel film ‘’Questo pazzo, pazzo mondo della canzone” (www.davinotti.com)

La fortezza vecchia di Villasimius vista nel ‘’videoclip’’ di ‘’Angelita di Anzio’’, spezzone inserito nel film ‘’Questo pazzo, pazzo mondo della canzone” (www.davinotti.com)

Capo Boi, ‘’location’’ dell’unico GPM di tappa

Il rettilineo tra mare e stagno all’ingresso di Cagliari

La spiaggia del Poetto a Cagliari e, sullo sfondo, il promontorio di Capo Sant’Elia

Il lastricato del rettilineo d’arrivo di Via Roma a Cagliari e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2017

Il lastricato del rettilineo d’arrivo di Via Roma a Cagliari e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2017

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