UNA TAPPA PER DESTRIERI DI RAZZA

I precedenti arrivi del 1998 e del 2017 la dicono lunga su una salita che, nella primavera di 22 anni fa, il lungimirante Evgenij Berzin arrivò a paragonare all’Alpe d’Huez. I fatti gli hanno già dato due volte ragione e, dunque, anche quest’anno l’arrivo a Piancavallo potrebbe lasciare il segno in classifica, nonostante questa sia la meno impegnativa tra le quattro frazioni alpine del Giro 2020. Un passaggio da non sottovalutare, dunque, anche perché la stretta strada del Monte Rest, apparentemente lontana dal traguardo, potrebbe rimanere sul groppone a molti per parecchi chilometri.

Dall’alto dei suoi trenta arrivi di tappa è indubbio che l’Alpe d’Huez si sia conquistata un grosso spazio nella storia del ciclismo. Dal basso dei suoi appena due arrivi la friulana Piancavallo non s’è dimostrata inferiore all’ascesa francese e un deciso segno è già riuscita a lasciarlo. Non aveva dunque tutti i torti Evgenij Berzin quando, salito lassù nella primavera del 1998 per testarla in vista dell’arrivo che il Giro d’Italia avrebbe proposto qualche settimana più tardi, disse che Piancavallo e l’Alpe erano salite gemelle, molto simili tra loro e i numeri gli davano ragione perché la salita francese è più corta di qualche centinaio di metri rispetto a quella friulana, che invece ha un dislivello complessivo leggermente superiore. E i fatti di cronaca sportiva ribadiranno tutto lo spessore di questa salita, che vide nel 1998 il successo in solitaria di Marco Pantani e nel 2017, quando s’impose lo spagnolo Mikel Landa, un ribaltone in classifica con il passaggio della maglia rosa dalle spalle di Tom Dumoulin a quelle del colombiano Nairo Quintana, anche se qualche giorno più tardi l’olandese si riprenderà il maltolto nella conclusiva tappa a cronometro di Milano.
Pur essendo sulla carta la meno difficile delle quattro frazioni alpine che caratterizzeranno il finale del Giro 2020, non si dovrà dunque sottovalutare la tappa che riporterà la Corsa Rosa a Piancavallo, tenendo anche presente che arriverà subito dopo la cronometro di Valdobbiadene e che il percorso della frazione disegnata quest’anno è più impegnativo sia di quello della tappa disputata nel 1998, sia di quella che detronizzò Dumoulin tre anni fa. In particolare s’incontrerà un tratto piuttosto delicato a cavallo del centesimo chilometro di gara – in tutto questa tappa ne misurerà 183 – quando la corsa imboccherà la “storica” salita della Forcella di Monte Rest (per i motivi ai quali accenneremo più avanti), problematica non solo per le sue pendenze ma anche, e forse soprattutto, per la carreggiata notevolmente ristretta che ne caratterizza i due versanti e che costituirà un bell’handicap non solo per i corridori che in quel momento di gara dovranno recuperare ma anche per il traffico delle ammiraglie in caso d’interventi a corridori incidentati. È non è finita qui perché anche la successiva Pala Barzana presenta una strada non larghissima e tutto questo inciderà sicuramente sulla corsa, con i “girini” che si presenteranno ai piedi del Piancavallo con parecchie energie già profuse, sia sul piano fisico, sia su quello mentale.
La tappa che chiuderà la seconda settimana di corsa scatterà dalla pista dell’aeroporto militare di Rivolto, noto per essere la sede delle Frecce Tricolori, delle quali quest’anno si celebrerà il 60° anniversario della fondazione. Da un simbolo della nostra nazione a quello della regione ospitante il passo è breve e, infatti, dopo lo start ufficioso da Rivolto e un breve tratto da percorrere fuori gara il fischio d’inizio sarà suonato in prossimità della barocca Villa Manin, una delle bandiere artistiche del Friuli-Venezia Giulia nella quale dimorarono l’ultimo doge di Venezia Ludovico Manin e per un paio di mesi anche Napoleone Bonaparte, che il 17 ottobre 1797 vi firmò con il conte austriaco Johann Ludwig Josef von Cobenzl il Trattato di Campoformio, atto che sancì la fine della “Serenissima” Repubblica di Venezia. In tempi moderni e più “tranquilli” la villa accoglierà avvenimenti di tutt’altro spessore come puntate di “Giochi senza Frontiere” e del “Festivalbar”, concerti (come quelli di Sting e dei Kiss) e set cinematografici, come quando nel 1997 Renzo Martinelli ne farà la sede di un comando nazista nel drammatico film “Porzûs”.
Il tratto iniziale della frazione vedrà il gruppo percorrere una trentina di chilometri in falsopiano risalendo la valle del Tagliamento in direzione di Dignano (vi si trova la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, una delle più antiche della regione) e di San Daniele del Friuli, che quarantottore più tardi – dopo il secondo e ultimo giorno di riposo – sarà sede d’arrivo di un’insidiosa frazione di media montagna non meno impegnativa di quella in oggetto. Superato il Tagliamento sul ponte di Pinzano, nel corso della sua storia distrutto due volte, prima dai militari italiani durante la ritirata da Caporetto e poi da una disastrosa piena del fiume nel 1966, si affronterà la prima delle sette salite di giornata, che culmina dopo 2.3 Km al 6.4% – movimentati da otto tornanti – presso il borgo di Anduins, alla cui uscita si costeggerà la Falesia del Masarach, parete di roccia che è stata ribattezzata “la palestra più comoda d’Italia” per le quasi 130 vie di arrampicata che vi sono state tracciate e che ne fanno una delle più frequentate dagli appassionati di free climbing. Per i “girini” sarà l’aperitivo alla successiva Sella Chianzutan, poco meno di 10 Km al 5.6% superati i quali la corsa entrerà in Carnia scendendo verso il lago artificiale di Verzegnis, realizzato nel 1957 dalla SADE, la Società Adriatica di Elettricità il cui nome è rimasto tragicamente nella storia per aver progettato e realizzato la diga del Vajont qualche anno più tardi. Ritrovato il Tagliamento alle porte di Villa Santina, se ne risalirà nuovamente la valle per poco meno di 10 Km, tratto nel quale si lambirà il piccolo centro di Socchieve, dove costituisce l’occasione per una breve sosta la medievale chiesa di San Martino, adornata da un ciclo d’affreschi opera di Gianfrancesco da Tolmezzo. Superata l’intermedia Forcella di Priuso (3 Km al 6,4%), è giunta l’ora di affrontare la salita alla Forcella di Monte Rest, 6 Km e mezzo all’8.2% di pendenza media sui quali si decise Giro d’Italia del 1987, anche se in quell’occasione si viaggiava nella direzione opposta ed è infatti nella discesa dal passo che avvenne l’episodio passato alla storia come il “tradimento di Sappada”. È proprio qua che l’irlandese Stephen Roche attaccò il suo capitano Roberto Visentini, innescando una doppia crisi al suo superiore in maglia rosa – prima fisica e poi psicologica – che si concretizzerà con la riconquista delle insegne del primato per Roche sul traguardo di Sappada, episodio che il corridore bresciano mal digerirì e ancora oggi a più di trent’anni di distanza ancora non ha metabolizzato (in un’intervista rilasciata a Bicisport nel 1997 arrivò a definire il rivale un campione sul piano agonistico, ma lo etichettò come “morto” sullo spessore umano).
Percorsa una discesa che per qualcuno potrà avere l’aspetto di un incubo a causa della sede stradale stretta (fortunatamente le pendenze non saranno particolarmente accese, 9.5 Km al 6.5%) si arriverà in un luogo dal nome invece da sogno e molto poetico, la Val Tramontina, dove la corsa andrà a specchiarsi nelle acque del lungo Lago dei Tramonti, realizzato nel 1952 per approviggionare d’acqua il complesso industriale di Torviscosa, sito in provincia di Udine, di proprietà della SNIA e dove si produceva fin dagli anni ’30 il rayon, la fibra tessile nota anche con i nomi di “viscosa” e “seta artificiale”. Da segnalare che nei periodi di secca del lago dalle sue acque torna a emergere il paese fantasma di Movada, che fu abbandonato prima della creazione del bacino. Alle porte di Meduno, il centro situato allo sbocco della valle nella pianura friulana, il gruppo svolterà a destra per imboccare un altro tratto a careggiata ristretta che lo condurrà ai piedi della successiva asperità di gara, la Forcella di Pala Barzana, ascesa inedita per il Giro d’Italia e per quei corridori che in carriera non hanno mai disputato il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia, corsa che fino a qualche stagione fa era esclusivamente riservata alla categoria degli under23 (quelli che un tempo si definivano “dilettanti”) e che ha avuto tra i suoi vincitori futuri campioni del calibro di Felice Gimondi (1963), Claudio Chiappucci (1983) e per due volte Gilberto Simoni (1991 e 1993), mentre due anni fa la vittoria è andata all’astro nascente del ciclismo sloveno Tadej Pogačar, che nel 2019 si è fatto notare al primo anno da professionista conquistando due corse a tappe (la Volta ao Algarve e il Tour of California) e tre tapponi di montagna all’ultimo Giro di Spagna. Anche le donne hanno nel “curriculum” questa salita, inserita due volte nel tracciato del Giro d’Italia a loro dedicato, l’ultima volta lo scorso anno in occasione della tappa di Maniago, vinta dalla britannica Elizabeth Banks, mentre nella tappa di Montereale Valcellina del 2017 s’impose l’imbattibile olandese Annemiek Van Vleuten. In entrambe queste ultime occasioni si percorse in discesa il versante che i professionisti affronteranno in salita, composto da un primo tratto di 3 Km al 6,3% che si conclude all’altezza di Poffabro, da una porzione intermedia di quasi 2 Km in quota e da una balza finale di 4.5 Km al 7.2%. Più “compatta” è la successiva disceva che in 5 Km al 7.6% farà planare la corsa su Andreis, comune di poco meno di 300 anime che ospita una delle sedi del parco naturale delle Dolomiti Friulane, istituito nel 1990. Subito dopo la fine della discesa il gruppo s’infilerà nell’oscurità dell’interminabile Galleria Fara, vero e proprio traforo di 4 Km scavato all’inizio degli anni ’80 in seguito alla dismissione della spettacolare ma pericolosa strada che attraversava l’orrido della Valcellina, costruita nel 1906 e oggi – dopo l’istituzione della Riserva Naturale Forra del Cellina – parzialmente accessibile a pedoni e ciclisti. L’ingresso nel tunnel segnerà anche l’inizio di un tratto, lungo una ventina di chilometri, nei quali si procederà costantemente in lieve discesa e che terminerà proprio al momento d’incominciare la salita finale. Tornati alla luce del sole, i “girini” attraverseranno Montereale Valcellina, centro il cui nome deriva dal vetusto “Castrum Montis Regalis”, castello ridotto in ruderi prima dall’invasione turca del 1499 e poi da due terremoti che completano l’opera di distruzione nel secolo successivo.
Da qui fino all’imbocco della salita finale si procederà rasente le pendici del Monte Cavallo, toccando all’inizio di questo tratto il centro di Malnisio, presso il quale si trova l’ex centrale “Antonio Pitter”, che nel 1905 ebbe l’onore di illuminare per la prima volta con la luce elettrica Piazza San Marco a Venezia e che dopo la chiusura nel 1988 è stata convertita in museo, sede distaccata dello Science Centre Immaginario Scientifico di Trieste.
Sfiorata Aviano, sede di una nota base aerea di proprietà dell’Aeronautica Militare italiana e utilizzata come appoggio dalla NATO e dall’USAF (United States Air Force), decolleranno i “caccia” a pedali, pronti a ricalcare le rotte che, un caldo pomeriggio di ventidue anni fa, videro Marco Pantani posare la prima pietra della sua vittoria nell’81a edizione della Corsa Rosa.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Chianzutan (954 metri). Valico prativo aperto tra i monti Piombada e Verzegnis, vi transita la SP 1 “della Val d’Arzino“ tra la località Pozzis e Verzegnis. Quotata 955 sulle cartine del Giro, è stata finora inserita due volte nel percorso del Giro: nel 2010 durante la tappa Mestre – Monte Zoncolan, vinta da Ivan Basso, a tagliare per primo la linea d’arrivo del GPM della Sella Chianzutan fu il francese Ludovic Turpin; nel 2018 sarà il colombiano Sebastián Henao il primo a transitare in vetta durante la tappa San Candido – Piancavallo vinta dallo spagnolo Mikel Landa.

Sella degli Stavoli Fuignis (700 metri). Vi transita la SP 1 “della Val d’Arzino” nel corso della discesa dalla Sella Chianzutan verso Verzegnis.

Sella Col di Zuca (504 metri). Vi transita la SP 72 “di Invillino” tra Villa e Invillino.

Forca di Priuso (654 metri). Vi transita l’ex SS 552 “del Passo Rest” tra Priuso e la Forcella di Monte Rest. Sulla cartina del Giro 2020 è segnalata come “Forcella di Priuso” e quotata 664 metri.

Forca di Monte Rest (1060 metri). Vi transita l’ex SS 552 “del Passo Rest” tra Priuso e Tramonti di Sopra. Sulla cartina del Giro 2020 è segnalata come “Forcella di Monte Rest” e quotata 664 metri. Prima del citato episodio del 1987 era stata inserita nel tracciato del Giro in altre tre occasioni: i corridori a conquistare questo valico sono stati il belga Martin Van Den Bossche nel 1970 (tappa Jesolo – Arta Terme, vinta da Franco Bitossi), lo spagnolo Santiago Lazcano nel 1974 (tappa Pordenone – Tre Cime di Lavaredo, vinta dal connazionale José Manuel Fuente), Roberto Ceruti nel 1979 (tappa Treviso – Pieve di Cadore, vinta dal medesimo corridore) e il francese Jean-Claude Bagot durante la storica Lido di Jesolo – Sappada del 1987, che ebbe come vincitore l’olandese Johan van der Velde. Da allora sono dovuti trascorrere 32 anni prima di rivedere questa salita affrontata in una gara professionistica, lo scorso anno inserita nel tracciato del tappone dell’Adriatica Ionica Race, terminata a Misurina con il successo dell’ucraino Mark Padun.
Forcella di Pala Barzana (842 metri). Quotata 840 metri sulle cartine del Giro, è valicata dalla SP 63 “di Pala Barzana” tra Poffabro e Andreis.

Valico Pianetti (360 metri). Valicato in galleria dall’ex 251 “della Val di Zoldo e Val Cellina” tra l’uscita dalla Galleria Fara e Montereale Valcellina.

Sella Pian del Cavallo (1277 metri). Coincide con la località d’arrivo (il traguardo sarà posto a 1290 metri di quota, poco sopra il valico geografico). Oltre ai due arrivi di tappa citati nell’articolo, ha ospitato un GPM di “passaggio” nel 2011 durante la tappa Conegliano – Gardeccia/Val di Fassa, vinta dallo spagnolo Mikel Nieve dopo che sulla salita friulana era scollinato in testa Emanuele Sella. La prima parte della salita, fino al Rifugio Bornass, è stata spesso affrontata – sia come GPM, sia come traguardo finale – al Giro del Friuli per professionisti, la cui ultima edizione risale al 2011.

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Ingresso all’aeroporto militare di Rivolto

Villa Manin (Passariano di Codroipo) vista nel film “Porzûs” (www.davinotti.com)

Villa Manin (Passariano di Codroipo) vista nel film “Porzûs” (www.davinotti.com)

Dignano, Pieve dei Santi Pietro e Paolo

Pinzano al Tagliamento, ponte sul fiume Tagliamento

Anduins, Falesia del Masarach

Lago di Verzegnis

Socchieve, Chiesa di San Martino

Un tratto dell’insidiosa discesa dalla Forcella di Monte Rest


Lago dei Tramonti

Il borgo fantasma di Movada torna ad emergere dalle acque del Lago dei Tramonti

Scorcio panoramico dalla Casera Salinchieit, nel Parco delle Dolomiti Friulane

Tratto abbandonato della vecchia strada che percorreva l’orrido della Valcellina

Montereale Valcellina, colle del castello “Montis Regalis”

Malnisio, Centrale Antonio Pitter

Aviano, aeroporto militare

Il Monte Cavallo e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2020 (flickr.com)

Il Monte Cavallo e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2020 (flickr.com)

UNA CRONO TRA VIGNE, ELEFANTI E SCIMMIE

Si torna tra i vigneti del Prosecco per una cronometro che fa il paio con quella disputata a queste latitudini nel 2015. Il percorso non sarà lo stesso di quella frazione, che prevedeva di percorrere quasi 60 Km contro il tempo, una distanza che favorì esageratamente i corridori più dotati sul passo e che decise le sorti del Giro ben prima di arrivare ai tapponi di montagna. Così non dovrebbe essere quest’anno perché gli organizzatori hanno quasi dimezzato il chilometraggio di quella crono, conservandone il tratto finale collinare e aggiungendoci l’ascesa al muro di Ca’ del Poggio, che potrebbe rivelarsi determinante per il successo nella tappa che darà la stura alle fasi finali del Giro 2020.

Un elefante in una cristalleria. Potremmo utilizzare questa figura per riassumere in poche parole la tappa a cronometro che si disputò tra i vigneti del Prosecco al Giro del 2015. I suoi effetti in classifica furono gli stessi che provocherebbe un pachiderma in una vetreria, sia per l’altisonante chilometraggio (quasi 60 Km, roba che non si vedeva dai tempi dei Tour di Indurain), sia per il percorso pianeggiante nella prima metà e morbidamente vallonato nel finale, sul quale i cronoman appiopparono pensati legnate agli scalatori puri. Si pensi solo ai distacchi subiti da parte di Fabio Aru e da Mikel Landa nei confronti di Alberto Contador che, pur non vincendo quella crono (la vittoria andò al bielorusso Vasil’ Kiryenka), quel giorno affibbiò 2’47” al corridore sardo e quattro minuti netti al basco, che al traguardo finale di Milano si ritrovarono in classifica alle spalle del “Pistolero” con passivi rispettivamente di 1’53” e di 3’05”. È chiaro che con un percorso dal chilometraggio più contenuto la storia di quel Giro sarebbe potuta essere diversa e che, se si cancellesse quella crono con un colpo di spugna, ora staremo qui a raccontare della vittoria finale di Landa, con un secondo appena di vantaggio su Aru e 55 su Contador.
Memori di questo precedente, quando è stato loro proposto di riportare una crono tra i vigneti del Prosecco gli organizzatori del Giro hanno subito capito che non era il caso di riproporre quel tracciato così com’era e si è scelto di “addomesticare l’elefante”, decapitandolo della prima parte del percorso, quella totalmente pianeggiante, e conservando “quasi” tali e quali le colline del finale. I 34 km della Conegliano-Valdobbiadene, infatti, ripercorreranno le medesime strade affrontate nel tratto conclusivo di quella crono, con una piccola variante all’inizio perché a San Pietro di Feletto non si salirà dalla strada principale, percorsa nella prova contro il tempo di cinque stagioni fa, ma dal versante di Ca’ del Poggio, quello del muro. E sarà un handicap di non poco conto per i cronoman, anche perché lo s’incontrerà pochi chilometri dopo la partenza e per molti potrebbe divenire una pesante zavorra che, per rimanere su tematiche enologiche, si potrebbe paragonare alla “scimmia” che grava sulle spalle di coloro che hanno alzato un po’ troppo il gomito. Le ripide inclinazioni del muro trevigiano, infatti, potrebbero intossicare non poco i muscoli e i suoi effetti farsi sentire nei successivi più veloci tratti e poi anche nella dolce ascesa che il tracciato prevede dopo il 25° Km.
Ci sarà anche un tratto subdolamente insidioso ed è quello che si affronterà uscendo da Conegliano, costituito da un rettilineo pianeggiante lungo quasi 6 Km. Percorrendo la strada che, dritta come un fuso, punta verso la catena delle Prealpi Bellunesi i corridori più dotati sul passo potrebbero essere invogliati a scatenare i loro “cavalli” perché su un percorso del genere potrebbero già distanziare gli scalatori di un paio di secondi al chilometro… invece dovranno correre con le briglie un po’ tirate perché è proprio al termine di questo rettifilo che s’incontrerà la svolta a sinistra con l’inizio del muro di Ca’ del Poggio. Sono appena 1100 metri, pari al 3,2% dell’intero tracciato di questa crono, ma i dati percentuali che più ci interessano sono quelli delle pendenze, e in questo caso si attestano al 12,7% la media e al 18%, numeri che i corridori già conoscono perché questa salita è già stata inserita in diverse occasioni nel percorso del Giro, la prima nel 2009 proprio nel finale di un’altra tappa con arrivo a Valdobbiadene, disputata però in linea e vinta allo sprint da Alessandro Petacchi. È evidente come una condotta troppo dispendiosa nel tratto iniziale potrebbe essere pagata a caro prezzo una volta imboccato il muro e se la citata “scimmia” dovesse palesarsi potrebbe rivelarsi molto difficile sbarazzarsi di lei, almeno nell’immediato. Anche perché, una volta terminato il muro, la strada continuerà a procedere in lieve salita per quasi un chilometro, sino allo scollinamento fissato nel centro di San Pietro di Feletto, presso il quale si trova una delle chiese più antiche della marca trevigiana, la pieve di San Pietro, dove non è solo possibile ammirare il prezioso ciclo di affreschi che l’adorna ma anche la spettacolare vista tutt’intorno sui colli del Prosecco ammantati di boschi e vigneti. La dolce discesa successiva, spezzata dopo un primo tratto da una breve e poco pendente risalita, farà planare i “girini” su Refrontolo, paesino conosciuto per una particolare tipologia di vino Marzemino che qui è prodotto e che è per l’appunto noto come “Refrontolo Passito D.O.C.G.”. Lasciato questo piccolo centro, che merita una sosta presso l’antico e delizioso Molinetto della Croda (risalente al 1630, nel 1977 vi sosterà anche la bellissima e indimenticata Laura Antonelli in una scena del film “Mogliamante”), s’intraprenderà la seconda, ultima e più lunga tratta di pianura, poco meno di 15 Km che i passisti avranno a completa disposizione per tentare d’arginare i danni eventualmente provocati dal precedente muro. Transitati di fronte al monumentale duomo di Pieve di Soligo, innalzato in stile neoromanico all’inizio del secolo scorso, rimanendo pianeggiante il percorso si accosterà al piede delle colline del Prosecco, che costituiscono al momento l’ultimo ingresso, in ordine di tempo, di un bene italiano nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, avvenuto nel 2019. Dominati dal complesso fortificato medioevale delle Torri di Credazzo si pedalerà ora sulle strade del comune di Farra di Soligo in direzione di Col San Martino dove, in vetta a una piccola elevazione, sin dal 1100 si staglia la chiesa di San Vigilio, anch’essa circondata da vigne e pure “dotata” di una bella vista panoramica. È qui che la strada tornerà a lievitare, anche se non sono assolutamente paragonabili al precedente muro i 2.2 Km al 5.4% che si dovranno affrontare per giungere al paesino di Guia, che è già una frazione del comune di Valdobbiadene, la cui chiesa parrocchiale si dice sia stata progettata dal celebre scultore Antonio Canova, nativo della non distante Possagno. A questa salita seguirà un tratto in quota di circa 3 Km e mezzo, in lieve falsopiano, prima di lanciarsi nella discesa che terminerà all’interno dell’abitato di Valdobbiadene e che è stata addolcita nel finale rispetto alla crono del 2015, evitando così un’insidiosa curva a gomito che il pomeriggio di cinque anni fa diede problemi a diversi corridori. Infine, si tornerà a salire nei 400 metri conclusivi al 5.5%, ma a quel punto non dovrebbe esserci più spazio per stravolgimenti. L’elefante, se anche stavolta si trovasse di passaggio dalle parti della Marca Trevigiana, a questo punto i suoi danni dovrebbe già averli fatti…

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Mire (220 metri). Valicata dalla SP 86 “delle Mire” nel corso della discesa da San Pietro di Feletto a Refrontolo

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Castello di Conegliano

La svolta a sinistra ai piedi del muro di Cà del Poggio

Muro di Cà del Poggio

San Pietro di Feletto, Pieve di San Pietro

I colli del Prosecco visti da San Pietro di Feletto

Refrontolo, il Molinetto della Croda visto in “Mogliamante” (www.davinotti.com)

Refrontolo, il Molinetto della Croda visto in “Mogliamante” (www.davinotti.com)

Pieve di Soligo, Duomo di Santa Maria Assunta

Farra di Soligo, le Torri di Credazzo dominano i vigneti del Prosecco

Col San Martino, vista retrospettiva sulla chiesa di San Vigilio

Guia, la chiesa che si ritiene progettata dal Canova

Valdobbiadene, Duomo di Santa Maria Assunta

I vigneti del Prosecco e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2020 (donnasommeliereuropa.files.wordpress.com)

I vigneti del Prosecco e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2020 (donnasommeliereuropa.files.wordpress.com)

UNA TAPPA AMLETICA

Alla vigilia della cronometro di Valdobbiadene va in scena una tappa di difficile interpretazione. Non è facile fare un pronostico sugli esiti di una giornata che potrebbe premiare un velocista abile a rimanere a galla nei finali più complicati, di quelli che danno parecchio filo da torcere alle loro formazioni, oggi chiamate sia a tenere a bada i fuggitivi di giornata, sia a guardarsi le spalle dalle “pugnalate” che i finisseur sanno assestare a tradimento su colli come quelli che punteggeranno il finale di Monselice.

Se Amleto fosse di casa nel castello di Monselice e fosse appassionato di ciclismo già ce lo immaginiano aggirararsi nelle stanze del maniero arrovellato dal dubbio, che stavolta non sarà lo storico “Essere o non essere” ma il più pratico “tappa per velocisti o azione di un finisseur”? Perché la frazione che terminerà nella cittadina veneta è tra le più indefinibili per quel che concerne il pronostico finale. Verrebbe da dire, di primo acchito, che questa è tappa per sprinter per via dei suoi 190 Km quasi totalmente pianeggianti, dai quali spuntano come funghetti due salite che non arrivano a malapena ai 4 km di lunghezza. Se si guardano con più attenzione i dati delle due ascese si scopre, però, che presentano entrambe pendenze non estreme ma in grado di rimanere nelle gambe dei velocisti, se si pensa che sono piazzate nel finale di gara e che, una volta ritrovata la pianura negli ultimi 11 Km, si percorrerà una strada poco filante poiché disegnata lungo il piede dei Colli Euganei, assecondandone il limite geografico con un andamento tortuoso che mal si sposerà con le operazioni di recupero del gruppo sui fuggitivi di giornata o sui finisseur che saranno riusciti a lasciare la compagnia sulle precedenti ascese.
Questa tappa prenderà ancora le mosse dalla riviera romagnola con il tratto iniziale da pedalare da Cervia in direzione di Ravenna, dov’è previsto il passaggio del gruppo sulla circonvallazione che eviterà l’ingresso nella cittadina celebre per i suoi monumenti d’epoca paleocristina e bizantina che ne hanno fatta la “capitale del mosaico”.
Lasciato il ravennate per la provincia di Ferrara, il percorso di gara sfiorerà il seicentesco Santuario della Celletta, uno dei pochi monumenti a essere risparmiati dal terremoto che, pochi anni dopo la sua costruzione, nel 1624 distrusse quasi completamente la vicina Argenta, violento al punto da provocare uno tsunami nel Po di Primaro e addirittura la liquefazione del terreno sabbioso circostante il paese. L’aspetto moderno del duomo del paese, intitolato a San Nicolò e al cui interno è ospitata la tomba di Don Giovanni Minzoni, è però dovuto a un altro dramma che colpì Argenta, il bombardamento alleato del 12 aprile 1945 che provocò danni non meno ingenti rispetto a quelli causati dal sisma e che è ricordato da un cimitero di guerra qui voluto dagli alleati.
Raggiunta la frazione di Consandolo – nei cui pressi si può ammirare la delizia estense di Benvignante, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2000 insieme alla città di Ferrara – si cambierà direzione di marcia per portarsi a Portomaggiore, centro che offre al turista un’altra “delizia”, quella del Verginese, per poi dirigersi verso il Polesine, nel quale si giungerà dopo aver superato il corso del Po alle porte di Polesella. Fu questo uno dei centri maggiormente colpiti dalla disastrosa alluvione del 1951, otto anni dopo esser stato scena di un altro evento drammatico, ma fortunatamente solo di finzione, perché è alle porte di Polesella che nel 1943 Luchino Visconti aveva girato la scena del mortale incidente della protagonista femminile di Ossessione, uno dei capolavori del celebre regista milanese, considerato come una delle pellicole che diede vita al filone del neorealismo.
Nel frattempo la corsa sarà entrata in Veneto, regione universalmente conosciuta anche per le sue ville (e proprio a Polesella, presso l’argine del Po, si trova Villa Morosini, affascinante location per indimenticabili matrimoni), e s’imboccheranno i veloci rettilinei pianeggianti che condurranno a Rovigo, dove il gruppo “ballerà” sui sampietrini del centralissimo Corso del Popolo, dove si transiterà al cospetto dei due simboli della cittadina, le torri Donà e Grimani.
Avvicinandosi velocemente al gran finale si toccherà quindi Stanghella, primo comune della provincia di Padova a esser attraversato dal gruppo e paese di residenza dell’ex corridore Massimo Ghirotto, che fino al 2018 è stato commentatore in moto del Giro d’Italia per Radio Rai e che in carriera ha conquistato tre tappe al Giro (Felino 1991, Oropa 1993 e Bra 1994) e due al Tour (e di queste ultime si ricorda ancora oggi a distanza di 32 anni quella rocambolescamente conquistata nel 1988 a Guzet-Neige, sui Pirenei, che aveva praticamente perduto a poche centinaia di metri dall’arrivo, quando i corridori che lo precedevano e lo avevano staccato in salita persero tempo infilandosi per sbaglio nella deviazione riservata alle ammiraglie).
Quando mancheranno 45 Km al traguardo i “girini” già giungeranno a Monselice, dove si transiterà nel centro cittadino, a due passi dal romano-gotico Castello Cini, che in apertura abbiamo immaginato abitato da Amleto e che a sua volta è dominato dagli imponenti resti del più vetusto maniero detto “Mastio Federiciano”. I Colli Euganei già si stagliano all’orizzonte ma prima di raggiungerli bisognerà “trangugiare” ancora una dozzina di chilometri sul velluto della pianura, transitando in questo frangente di corsa particolarmente adrenalinico le località termali di Battaglia e di Galzignano, quest’ultima conosciuta anche per la presenza in località Valsanzibio di Villa Barbarigo, ammirata soprattutto per il suo giardino all’italiana, recentemente insignito del titolo di più bello d’Europa. È giunta l’ora di cogliere i due velenosi funghetti finali e il primo di questi è il Roccolo, 3.7 Km al 8.3% e salita simbolo dello scomparso Giro del Veneto, corsa organizzata per l’ultima volta nel 2012, anche se – quando questa aveva il suo epilogo in Prato della Valle a Padova – generalmente veniva affrontata dal versante che i “girini” percorreranno in discesa. Non ci sarà nemmeno il tempo di apprezzarne l’aroma perché ci sarà solo iun brevissimo intervallo prima di assaporare il fungo successivo, che si coglierà dopo aver toccato il centro di Cinto Euganeo, adagiato ai piedi dell’omonimo monte, punteggiato da cave di trachite che ci ricordano come questa elevazione un tempo emergesse dal fondo del mare e si fosse creata in seguito ad un’eruzione vulcanica. Il gruppo imboccherà ora la strada che condurrà verso Arquà Petrarca, che ha questo nome perché il famoso poeta aretino vi trascorse gli ultimi quattro anni di vita; i “girini” non raggiungeranno, però, l’ultimo buen ritiro di colui che fu anche tra i primi esseri umani a salire sul Mont Ventoux, da lui scalato per scopi “mistici” il 26 aprile 1336 (ma dal boscoso versante nord); per loro sarà riservata la decisamente meno probante ascensione verso i 227 metri del borgo di Calaone, il cui castello – oggi scomparso – fu dimora della storica famiglia Este durante le cruente lotte con i padovani e prima del definitivo trasferimento a Ferrara in seguito alla sconfitta del loro “nemico numero uno”, il temuto condottiero Ezzelino III da Romano. Superato anche questo scoglio – 3.2 Km al 6.3% – rimarranno solo il tuffo verso la piccola città d’arte di Este e poi i chilometri finali veloci ma non troppo per togliere tutti i dubbi sull’esito di una delle ultime frazioni tranquille del Giro d’Italia 2020. Il giorno dopo ci sarà la cronometro di Valdobbiadene, poi inizieranno finalmente le montagne alpestri e la musica cambierà decisamente.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Torreglia (116 metri). Valicata dalla SP 43 “Speronella” tra Torreglia e Castelnuovo, nel corso del tratto iniziale della salita del Roccolo

Valico del Roccolo (393 metri). Quotato 358 sulle carte del Giro d’Italia, è valicato da una strada che mette in comunicazione Torreglia con Faedo. Mai affrontato alla Corsa Rosa, è stato spesso inserito nel tracciato del Giro del Veneto.

Passo Roverello (269 metri). Valicato dalla SP 99 “Cingolina” tra Galzignano Terme e Faedo. In corrispondenza del valico si stacca la strada che sale al Roccolo, dal quale proveranno i corridori in discesa.

Sella di Cinto Euganeo (75 metri). Valicato dalla SP 21 “del Poeta” (chiaro riferimento nel nome a Petrarca) tra Fontanafredda e Cinto Euganeo.

Sella di Calaone (227 metri). Quotata 229 metri sulle cartine del Giro d’Italia, vi sorge l’omonimo borgo, frazione del comune di Baone.

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Saline di Cervia

Cervia, Basilica di San Vitale

Argenta, Santuario della Celletta

Delizia Estense di Benvignante

Portomaggiore, Delizia Estense del Verginese

Le drammatiche scene finali di “Ossessione” girate a Polesella (si rimanda al sito www.davinotti.com per una visione ingrandita dell’immagine)

Le drammatiche scene finali di “Ossessione” girate a Polesella (si rimanda al sito www.davinotti.com per una visione ingrandita dell’immagine)

Polesella, Villa Morosini

Rovigo, le due torri simbolo della città viste da Corso del Popolo

Monselice, Castello Cini

Valsanzibio di Galzignano Terme, uno scorcio del giardino di Villa Barbarigo

Scorcio dei Colli Euganei (sulla sinistra il Monte Cinto soprastante Cinto Euganeo)

Arquà Petrarca, casa di Francesco Petrarca (tripadvisor.com)

Arquà Petrarca, casa di Francesco Petrarca (tripadvisor.com)

Este, Castello Carrarese

La collina del Mastio Federiciano dominante il centro di Monselice, in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2020 (www.euganeamente.it)

La collina del Mastio Federiciano dominante il centro di Monselice, in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2020 (www.euganeamente.it)

NOVE COLLI DI PASSIONE

È la tappa che ricalca fedelmente il tracciato della più celebre gran fondo italiana, quella “Nove Colli” che è anche la più anziana tra queste manifestazioni e quest’anno festeggerà la 50a edizione. Sul percorso che tutti gli anni dal 1971 vede sfidarsi gli amatori stavolta saranno di scena i professionisti, impegnata in una tappaccia di collina che potrebbe fare più male del previsto. Tra un colle e l’altro, infatti, non ci saranno spazi per rifiatare e se qualche corridore di punta dovesse soffrire un momento d’affano potrebbe vedersi il gruppo sfuggirgli sotto il naso, irrimediabilmente.

Non ci sono solo gli appassionati di ciclismo che si limitano a guardare le corse alla televisione o sobbarcandosi lunge ore d’attesa a bordo strada. Ci sono anche gli appassionati più appassionati che amano salire in sella alle loro bici, magari dello stesso costoso modello di quelle utilizzate dai loro beniamini, e percorrere chilometri e chilometri sulle rotte dei campioni. È per loro che sono state inventate le “gran fondo”, gara nate come amatoriali e che col trascorrere delle stagioni sono state “contaminate” da sempre più elevati tassi d’agonismo, con cicloamatori che oggi si preparano con lo stesso scrupolo e le stesse metodologie dei professionisti, talvolta esagerando. È a loro che è dedicata questa frazione che andrà a ricalcare per filo e per segno il tracciato della “decana” di queste manifestazioni, organizzata per la prima volta nel 1971 e che, dunque, quest’anno giungerà al traguardo della 50a edizione, nel 2020 in programma il 24 maggio, vale a dire soli tre giorni dopo la tappa del Giro. Stiamo parlando della “Nove Colli”, competizione che prende ovviamente il nome dal numero di ascese che si dovranno affrontare nei suoi 205 Km, tutte a quote collinari ma talvolta dotate di pendenze rognose. Non è percorso da scalatori, considerata la brevità delle ascese e i 30 Km di pianura che si dovranno percorrere dopo l’ultimo colle per tornare a Cesenatico, e lo sapeva bene anche Marco Pantani che, intervistato dalla rivista Cicloturismo nel 1995, disse che non avrebbe avuto grandi possibilità se un giorno si fosse trovato ad affrontare una versione professionistica della Nove Colli. Non si poteva dargli torto, ma sarà sbagliatissimo prendere sottogamba un tracciato che, tra un colle e l’altro, presenterà una fase centrale di 120 Km nella quale non s’incontrerà mai un momento per tirare il fiato. E se la bagarre dovesse scoppiare dalle parti del Barbotto (il colle dotato delle pendenze più cattive) o su una delle ascese successive, qualche grosso nome potrebbe pagare e tanto, anche perché i big rimasti davanti cercheranno di menare più duro possibile affinchè il suo distacco possa lievitare. E così anche questa tappa trabocchetto potrebbe far scattare alla perfezione le sue tenaglie e incastrarvi irrimediabilmente le speranze di ambire alla possibilità di giocarsi la vittoria finale nel 103° Giro d’Italia.
Lasciata Cesenatico si pedalerà sul velluto della pianura nei primi 26 Km, transitando per le campagne a nord di Cesena e andando a terminare questa prima porzione di gara alle porte di Forlimpopoli, la romana Forum Livii Popilii nel cui centro troneggia la rocca detta albornoziana in ricordo di chi ne ordinò l’edificazione, il cardinale spagnolo Egidio Albornoz. È già ora d’intraprendere le strade dei colli e affrontare la prima nelle nove ascese della gran fondo romagnola, caratterizzata da una prima rampa di 2.5 Km al 5.6% che termina in corrispondenza del centro di Bertinoro e da una successiva di eguale lunghezza al 4.2% per raggiungere il borgo di Polenta, principalmente conosciuto per la sua pieve intitolata a San Donato, alla quale Carducci dedicò una sua poesia e che fu cara anche all’indimenticato “signor Mapei” Giorgio Squinzi, che la scelse per le sue nozze. Planati a Fratta Terme inizierà un altro tratto tranquillo di questa frazione, uno degli ultimi, nel corso del quale si sfiorerà il borgo di Meldola, dominato da una rocca risalente al X secolo, prima di dirigersi verso i piedi del colle successivo, come il precedente caratterizzato da due rampe. La meta è il piccolo borgo di Pieve di Rivoschio, al quale si giunge dopo aver affrontato prima 4 Km di strada inclinata al 6.3% e poi, dopo una lunga contropendenza in discesa, un dentello finale di 800 metri al 7.2%. Si scenderà ora nella valle del Borello per entrare nella fase più complicata della “Nove Colli”, introdotta dalla salita verso il borgo di Ciola, 6.3 Km al 6.1% che fanno da aperitivo a uno dei colli più temuti dagli amatori, il Barbotto. Prima di affrontarlo si dovrà fare una capatina nella valle del Savio, terra d’origine della famiglia Pantani (nonno Sotero era originario della vicina Sarsina), dove si attraverserà il centro di Mercato Saraceno, nel cui territorio ricade l’interessante Pieve di Monte Sorbo, risalente all’epoca bizantina. Il “babau” si esaurisce nel volgere di 4 Km e mezzo, che salgono all’8.2% di pendenza media e strappano violentemente nei 500 metri conclusivi, un muretto dove la pendenza arriva fin al 18% e lungo il quale si racconta che al Giro del 1973 salirono le imprecazioni di un corridore che cadde nell’affrontarlo. La prossima meta sarà ben conosciuta dal gruppo perché nel corso della discesa dal Barbotto si toccherà Sogliano al Rubicone, centro che gli estimatori del buon cibo frequentano perché terra di produzione del prelibato “formaggio di fossa” e che fin dal 2013 è puntualmente sede d’arrivo della seconda tappa della “Settimana Internazionale di Coppi e Bartali”, traguardo che lo scorso anno vide transitare per primo lo scalatore spagnolo Mikel Landa. Si viaggerà ora in direzione del quinto e del sesto dei “Nove Colli”, che sono quasi un’unica ascesa, con l’intermedio spartiacque di una brevissima discesa. La prima parte è la più impegnativa ed è quella che i cicloamatori conoscono come Monte Tiffi (2 Km all’8%, massima del 16%), dal nome del borgo che sorge in vetta e al cui culmine si trova l’antica abbazia benedettina di San Leonardo, costruita nel XI secolo. Decisamente più pedalabili sono i successivi 7.6 Km che al 5.1% di media salgono a Perticara, certamente non “sulfurei” come un tempo, invece, era l’aria che si respirava in questo borgo per la presenza della più grande miniera di zolfo d’Europa, chiusa nel 1964 e oggi sede del museo Sulphur. Lo scenario delle prossime pedalate sarà la Valmarecchia, dove la “Nove Colli” propone la sua Cima Coppi ai 790 metri della Madonna di Pugliano che, per ovvie ragioni, è la più lunga delle ascese della gran fondo, anche se non certo tra le più difficili (9 Km al 5.9%). Sfiorata proprio in vetta la liberty Villa Battelli (oggi Villa Labor, attrezzata come albergo) ci si volgerà nuovamente verso la valle del fiume Marecchia lambendo lungo la discesa il pittoresco borgo di San Leo, sul cui profilo si staglia il soprastante forte che ha avuto tra i suoi ospiti più celebri il famigerato Conte di Cagliostro, qui incarcerato a vita per eresia dal 1791 alla morte (1795), e la star di Hollywood Bruce Willis, che nel 1991 vi girò le scene finali del film d’azione “Hudson Hawk – Il mago del furto”.
Siamo oramai agli sgoccioli di questa frazione che ora andrà ad affrontare gli ultimi due colli, il primo dei quali è il Passo delle Siepi, pedalabile nelle pendenze (4.3 Km al 4.8%) e separato da quasi 16 Km di strada priva di particolari insidie dal successivo Gorolo. Qui le pendenze tornaro a mordere perché, nel contesto dei suoi 4 Km al 6%, la strada “batte in testa” fino al 17% mentre si procede verso lo scollinamento, situato in prossima del borgo di San Giovanni in Galilea, tra i più antichi della zona, dotato del suo bel castello d’ordinanza la cui costruzione fu terminata nel XVI secolo su spinta del condottiero Sigismondo II Malatesta.
I “nove colli” finiscono e le difficoltà pure, anche se in realtà c’è ancora da superare un subdolo decimo strappo, un colle non colle che sull’altimetria neanche si vede, uno sputo di centinaia di metri secchi e ripidi per attraversare il borgo di Borghi prima di riprendere la scorrevole discesa che rigetterà la corsa in pianura. Scorrevole per l’appunto e, come detto, se a questo punto il gruppo si sarà spaccato chi si troverà davanti avrà terreno agevole per accelerare ancor di più e far lievitare non solo i distacchi ma anche il mito della Nove Colli, che si appresterà a celebrare la sua cinquantesima volta con il sapore del Giro ancora sulla pelle.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Collinello (305 metri). Valicato dalla SP 83 “Polenta”, vi si transita salendo da Bertinoro a Polenta.

Sella delle Connelle (486 metri). Valicata dalla SP 68 “Voltre” tra Pian di Spino e Cigno, coincide con il bivio sottostante la località di Pieve di Rivoschio.

Sella Pieve di Rivoschio (457 metri). Coincide con l’omonima località.

Valico di Ciola (545 metri). Quotato 565 metri sulle carte del Giro 2020 e valicato dalla SP 53 “Mercato-Linaro” tra Linaro e Mercato Saraceno, coincide con l’omonima località.

Valico del Barbotto (515 metri). Coincide con il bivio situato a nord dell’omonima località, dal quale transita la SP11 “Sogliano” tra gli abitati di Barbotto e Rontagnano; inoltre vi confluisce la SP12 “Barbotto”, che sale da Mercato Saraceno e dalla quale proverranno i corridori. Quotata 507 metri sulla carte del Giro 2020, questa salita è stato finora inserita tre volte nel percorso del Giro d’Italia e ha visto transitare in testa Nino Defilippis nella Ravenna – San Marino del 1964 (vinta dall’elvetico Rolf Maurer), Eddy Merckx nel corso della Lido delle Nazioni – Carpegna del 1973 (vinta dallo stesso corridore) e infine l’elvetico Rubens Bertogliati nel 2010, quando si disputò la Porto Recanati – Cesenatico, terminata con il successo di Manuel Belletti.

Passo delle Croci (574 metri). Vi transita la SP11 “Sogliano” tra Rontagnano e Montegelli.

Sella di Sogliano (351 metri). Coincide con l’abitato di Sogliano al Rubicone. Quotata 336 metri sulle cartine del Giro 2020, raggiunta da un altro versante è stata valida come GPM al Giro del 2004, quando vi è scollinato in testa Emanuele Sella, che poi s’impose sul traguardo della Porto Sant’Elpidio – Cesena.

Valico della Perticara (655 metri). Coincide con l’omonima frazione di Novafeltria ed è quotata 662 metri sulle carte del Giro 2020. È stato tre volte GPM al Giro, nel 1954, nel 2008 e nel 2010. Il primo passaggio avvenne nel corso della tappa Firenze – Cesenatico, vinta allo sprint da Pietro Giudici dopo che sul Perticara era scollinato per primo…. Primo Volpi. Nel 2008 è stato Alessandro Bertolini a conquistare il traguardo GPM durante la Urbania – Cesena che poi lo vide vincitore. L’ultimo a iscrivere il suo nome nel ristretto albo d’oro di questa salita è stato il tedesco Sebastian Lang, nella pocanzi citata frazione che si corse tra Porto Recanati e Cesenatico nel 2010.

Sella di Botticella (655 metri). Vi transita la SP8 “Santagatese” all’inizio della discesa che da Perticara conduce a Novafeltria. Coincide con il bivio per Sant’Agata Feltria.

Sella dei Quattoventi (550 metri). Valicata dalla SP 22 “Leontina” nel corso della discesa che dalla Madonna di Pugliano conduce a Secchiano. Coincide con il bivio per San Leo ed è quotata 578 metri sulle carte del Giro 2020.

Passo delle Siepi (434 metri). Chiamato anche Passo del Grillo e quotato 414 metri sulle cartine del Giro 2020, è valicato dalla SP 30 tra Secchiano e Ponte Uso. Nel 2004 è stato inserito nel percorso della tappa Porto Sant’Elpidio – Cesena, vinta da Emanuele Sella, ma non era valido come traguardo GPM.

Passo del Gorolo (318 metri). Valicato dalla SP 11 “Sogliano” tra Sogliano al Rubicone e Borghi.

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Forlimpopoli, Rocca Albornoziana

Polenta, Pieve di San Donato

Rocca di Meldola

Mercato Saraceno, Pieve di Monte Sorbo (tripadvisor.com)

Mercato Saraceno, Pieve di Monte Sorbo (tripadvisor.com)

Scritte inneggianti ai corridori del Giro sul tratto più ripido del Barbotto

Abbazia di Montetiffi

Perticara, ex miniera di zolfo

Madonna di Pugliano, ex Villa Battelli

Il forte di San Leo in fiamme: così appare nel film “Hudson Hawk - Il mago del furto“ (www.davinotti.com)

Il forte di San Leo in fiamme: così appare nel film “Hudson Hawk - Il mago del furto“ (www.davinotti.com)

San Giovanni in Galilea

La partenza di un’edizione della Nove Colli dal Porto Canale di Cesenatico e, in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2020 (www.michaelhotels.com)

La partenza di un’edizione della Nove Colli dal Porto Canale di Cesenatico e, in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2020 (www.michaelhotels.com)

NIENTE SPASSO, SIAM GIRINI

È una delle ultime occasioni per le ruote veloci del gruppo quella che sarà offerta in quel di Rimini. Il percorso li agevola, perché le poche difficoltà altimetriche previste saranno di bassa entità e si concluderanno lontano dal traguardo. Per i big si pospetta una giornata di relativa tranquillità alla vigilia di un’altra frazione “trabocchetto”, quella di Cesenatico disegnata sul percorso della “Nove Colli”.

Rimini è stata, è e sarà una delle mete più agognate da giovani e non più giovani, riconosciuta capitale del divertimento della riviera romagnola… ma non andatelo a dire ai “girini”. Per loro questa sarà una giornata di lavoro, pur essendo la frazione con arrivo a Rimini una delle più facili del 103° Giro d’Italia, una delle ultime che sono state riservate ai velocisti poichè dopo questa rimararrono solo quella di Monselice, caratterizzata però da un finale complicato, e quella di Asti, difficile da gestire per le loro squadre perché lunga oltre 250 Km e stretta tra gli ultimi due tapponi di montagna e, dunque, appuntamento al quale diversi sprinter potrebbero non giungere perché costretti alla via di casa dal tempo massimo oppure ritirati anzitempo, come spesso purtroppo accade.
Oggi le difficoltà non mancheranno, anche se si materializzeranno nella forma di piccoli ostacoli naturali di poca rilevanza, inseriti per dare un po’ di spessore a una tappa altrimenti piatta. Quando si sarà usciti dalla fase più intricata mancheranno 25 Km all’arrivo e ci sarà tutto lo spazio per preparare al meglio lo sprint, anche se bisognerà tenere in considerazione le “varie ed eventuali” che costituiscono le insidie nascoste di ciascun percorso, come vento, pioggia e incidenti meccanici di sorta.
La bandiera del “via” sarà sventolata in quel di Porto Sant’Elpidio, cittadina del litorale marchigiano conosciuta anche per essere uno dei centri del distretto calzaturiero fermano-maceratese, costituito principalmente da una serie di piccoli borghi appollaiati sulle colline dell’entroterra che gli appassionati di ciclismo ben conoscono perché hanno spesso ospitato l’arrivo di nervose tappe della Tirreno-Adriatico. Le colline, per adesso, faranno da quinta al percorso di gara, che seguirà la statale litoranea verso nord, giungendo dopo pochi chilometri a Civitanova Marche, la cui città alta è ancora circondata dalle mura erette in epoca rinascimentale. Arrivati a Porto Recanati, presso la quale si trovano la piccola area archeologica della città romana di Potentia e il medioevale castello d’epoca sveva (oggi trasformato in arena), il percorso si allontanerà dal mare per una quarantina di chilometri per doppiare il promontorio del Conero e “bypassare” la città di Ancona. All’inizio di questo tratto, caratterizzato da un impercettibile falsopiano, si transiterà ai piedi del celebre santuario di Loreto per poi sfiorare la Selva di Castelfidardo, che il 18 settembre 1860 fu teatro degli scontri più cruenti e decisivi della storica battaglia che vide l’esercito sabaudo sfidare quello dello Stato Pontificio, uscito sconfitto dal combattimento che come conseguenza ebbe l’annessione dell’Umbria e delle Marche all’allora ancora Regno di Sardegna, un anno prina della definitiva unità italiana.
Si ritroverà il mare alle soglie di Falconara Marittima e qui si riprenderà la litoranea puntando su Senigallia, celebre per la sua “spiaggia di velluto”, ma che ospita anche uno dei monumenti della regioni più “gettonati” dai turisti, la Rocca Roveresca che nel 1993 fece da sfondo alla partenza di una tappa a cronometro del Giro vinta da Miguel Indurain mentre esattamente 30 anni prima farà capolino in una scena di “Cuore”, film di Romano Scavolini che ambientò nel ‘900 il romanzo ottocentesco di Edmondo De Amicis. Con un andamento quasi costantamente rettilineo la strada maestra della tappa odierna porterà prima il gruppo prima a Fano e poi a Pesaro. Ricordate la tappa vinta in questa cittadina da Caleb Ewan al Giro dello scorso anno e, in particolare, il suo tortuoso e spettacolare finale lungo la strada panoramica del promontorio di Gabicce? Oggi ci sarà oggetto di una sorta di “ripetizione”, anche se i corridori imboccheranno quella strada al contrario, affrontando in uscita da Pesaro la salita del Monte San Bartolo (3 Km al 5%), piccola elevazione protetta da un parco naturale e in vetta alla quale si trova un faro gestito dalla Marina Militare. Subito prima di giungere a Fiorenzuola di Focara, piccolo borgo che fu citato anche da Dante nel ventottesimo canto dell’Inferno, si abbandonerà la panoramica per rientrare sulla parallela e più filante statale all’altezza della Siligata, modesto valico che vanta il primato di essere stato la prima salita affrontata al Giro d’Italia, inserita nel percorso della Bologna-Chieti, seconda tappa della storica edizione del 1909. Si entrerà velocemente in Romagna imboccando la circonvallazione di Cattolica prima di iniziare la seconda “escursione” sulle strade dell’entroterra adriatico, stavolta serpeggiando tra le basse collinette che fanno da collante tra il litorale e il Montefeltro. All’inizio di questo tratto il percorso sfilerà accanto all’Autodromo di Santamonica, inaugurato nel 1972 e dal 2012 intitolato alla memoria di Marco Simoncelli, poi si andrà ad affrontare la pedalabile ascesa di Cà Urbinati (2.6 Km al 3.6%), che precede di poco il passaggio da Coriano, borgo che si attraversa affrontando uno strappo di 800 metri al 6% e che presenta un castello che appartenne alla famiglia Malatesta. Immediatamente dopo si dovrà superare un’altra piccola e ripida “côte” (700 metri all’8%), poi si giungerà a Ospitaletto, dove s’incrocerà quello che era stato il tracciato della cronoscalata di San Marino del Giro dello scorso anno. In un succedersi di saliscendi si andrà a superare ora una salita di 1.4 Km al 5% che si concluderà nei pressi del bivio per San Patrignano, la comunità di recupero per tossicodipendenti fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli. Alle porte della Repubblica di San Marino si dovrà superare l’ultima collinetta di giornata (Santa Cristina, 300 metri al 6%) poi si riguadagnerà definitavamente la pianura procedendo in direzione di Santarcangelo di Romagna, centro nella cui rocca si ritiene siano avvenute le vicende amorose di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, i cognati che ispireranno a Dante Alighieri il quinto canto dell’Inferno.
Il finale di gara si snoderà sul tratto terminale della Via Emilia, che attraverserà ora le terre natali del ballo liscio (Secondo Casadei, l’autore di “Romagna Mia”, era nativo della vicina Gatteo) ma le note che a questo punto si uderanno in gruppo saranno quelle decisamente più rock dell’oramai prossima volata, uno sprint per il quale molti venderanno cara la pelle prima d’aggingersi ad affrontare percorsi decisamente più ardui.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

La spiaggia di Porto Sant’Elpidio

Civitanova Marche, porta d’accesso al borgo fortificato di Civitanova Alta

Porto Recanati, area archeologica di Potentia

Porto Recanati, Castello Svevo

La Selva di Castelfidardo vista dalla strada che percorreranno I “girini”

La Rocca Roveresca di Senigallia in una scena di “Cuore” (www.davinotti.com)

La Rocca Roveresca di Senigallia in una scena di “Cuore” (www.davinotti.com)

Faro di Monte San Bartolo

Autodromo di Santa Monica

Coriano, castello malatestiano

Comunità di San Patrignano

Santarcangelo di Romagna, Rocca Malatestiana

Turisti a passeggio sulla spiaggia di Rimini e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2020 (Centro Nautico Alla Deriva)

Turisti a passeggio sulla spiaggia di Rimini e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2020 (Centro Nautico Alla Deriva)

A TU PER TU CON I MURI

È il giorno dei muri, salite brevi ma ripide sulle quali si possono gettare alle ortiche minuti preziosi. Le verticali che si dovranno affrontare negli ultimi 50 Km di gara sono tutte inedite e questo potrebbe costituire un handicap se non si sarà andati in ricognizione in precedenza sulle strade della tappa teramana. E c’è chi potrebbe patire anche la ripartenza dopo il giorno di riposo.

Parlare con il muro, è risaputo, è esercizio inutile…. Ma il muro risponde, eccome se risponde, se lo s’interroga a pedali. E sarà un interrogatorio dai verdetti interessanti quello al quale saranno sottoposti i “girini” al momento di rimettersi in sella dopo il giorno di riposo (e anche quest’ultimo costituirà un handicap da tenere in conto, non sopportando diversi corridori questo improvviso stop). Dai sesti gradi delle grandi pendenze ai terzi gradi di giudizio il passo sarà breve e anche al termine di questa frazione di bassa collina potrebbe esserci qualche corridore che sarà condannato alla rinuncia alle ambizioni più rosee.
Non si supereranno oggi i 318 metri di quota, ma strada facendo dovranno essere superati sei muri, il primo dei quali sarà, però, isolato rispetto a tutti gli altri: dopo il Tricalle chietino, infatti, bisognerà percorrere una settantina di chilometri agevoli prima di arrivare ad affrontare i rimanenti muri, ammassati in un finale di gara che non concederà un attimo di respiro. E poi ci sarà il fattore novità da tenere in conto perché, con l’esclusione del Tricalle, tutti gli altri muri saranno inediti, mai affrontati prima nemmeno alla Tirreno-Adriatico, che spesso transita da quelle parti e non lesina a proporli nel tracciato; va anche detto che solitamente i corridori prediligono andare in preventiva ricognizione sui percorsi delle tappe di montagna e così le ascese di questa giornata per molti rappresenteranno delle autentiche sorprese, anche se qualcuno potrebbe approfittare della conclusione della Tirreno-Adriatico nella vicina San Benedetto del Tronto (quest’anno prevista il 17 marzo) per fermarsi un giorno di più e andare ad effettuare una preziosa perlustrazione sul finale di Tortoreto.
L’intera tappa si dipanerà in territorio abruzzese partendo da San Salvo, località che già nel 2013 fu sede d’avvio di una frazione molto simile a questa, che terminò a Pescara e fece una vittima illustre, il favoritissimo per la vittoria finale Bradley Wiggins, che in una giornata resa ulteriormente insidiosa dalla pioggia arrivò al traguardo con quasi un minuto e mezzo di ritardo da Vincenzo Nibali, che prenderà la maglia rosa il giorno dopo al termine della cronometro di Saltara e poi manterrà le insegne del primato fino alla fine del Giro.
Come in quella tappa subito dopo il via si dovrà affrontare la poco impegnativa salita verso Vasto (2 Km al 5%), uno dei principali centri della cosiddetta “Costa dei Trabocchi”, che prende il nome dalle caratteristiche macchine da pesca montate su palafitte che s’incontrano lungo quello che è anche l’unico tratto della costa abruzzese a presentarsi spigoloso, mentre altrove è costantemente rettilineo.
Procedendo verso nord si transiterà dalla marina di Fossacesia, frazione balneare del paese che diede i natali ad Alessandro Fantini, velocista che corse tra i professionisti dal 1954 fino alla drammatica morte in conseguenza di una caduta allo sprint sul traguardo di Treviri, al Giro di Germania del 1961. Sfiorata la collina sulla quale sta la romano-gotica abbazia di San Giovanni in Venere si proseguirà alla volta di Ortona, la cittadina che il primo ministro inglese Winston Churchill soprannominò la “Stalingrado d’Italia” per le ingenti distruzioni patite durante la battaglia qui combattuta tra alleati e tedeschi nel dicembre del 1943 e che provocò danni anche al patrimonio artistico cittadino.
Dopo Francavilla al Mare si abbandoneranno temporaneamente le coste dell’Adriatico per l’escursione nell’entroterra che porterà il gruppo, dopo aver superato come antipasto la pedalabile ascesa di Torrevecchia Teatina, a misurarsi con il muro del Tricalle. Il nome è quello del quartiere di Chieti attraverso il quale si snoda quest’autentica parete, 800 metri al 12% dei quali gli ultimi 500 metri totalmente in rettilineo che puntano dritti come un fuso verso l’antica Teate, centro che è nella storia del Giro d’Italia per aver ospitato il 16 maggio 1909 l’arrivo della seconda tappa della prima edizione del Giro d’Italia, vinta dal corridore piemontese Giovanni Cuniolo. Si trattò anche del primo arrivo in assoluto della storia della Corsa Rosa, affrontanto dal più agevole versante della Colonnetta, che i “girini” del 2020 percorreranno in discesa verso la valle del fiume Aterno, imboccandola poi in direzione di Pescara. Non si giungerà, però, nella città natale di Gabriele d’Annunzio, che il gruppo eviterà scavalcando la morbida collina di Spoltore (4 Km al 3.8%), il centro del quale è originario Danilo Di Luca, il corridore abruzzese che è stato il vincitore più meridionale del Giro (2007) prima della doppietta di Nibali (2013-2016). Scesi a Montesilvano Marina si tornerà quindi a pedalare sulla statale litoranea e per una quarantina di chilometri le salite diventeranno un ricordo. All’inizio di questo veloce tratto la corsa transiterà per Pineto, dove il gruppo sfilerà accanto alla Torre di Cerrano, situata nel luogo dove nel primo secolo dopo Cristo fu realizzato il porto di Atri (i cui resti sono visibili solo immergendosi nelle acque dell’Adriatico) e che nel 1970 fu la principale location del film thriller di Sergio Bergonzelli “Nelle pieghe della carne”. Si toccheranno quindi Roseto degli Abruzzi e successivamente Giulianova, sede dell’unico porto della provincia di Teramo e cittadina dalla doppia anima, suddivisa tra la popolosa frazione balnerare del Lido e il centro storico situato su di una bassa collina che guarda verso la spiaggia e sulla quale bisogna salire per ammirarne il principale monumento, il rinascimentale Duomo di San Flaviano.
La natura di Giulianova è la stessa della vicina Tortoreto e per prima i “girini” vedranno quella del borgo appollaiato su una collina alta 221 metri, il cui nome fa riferimento al periodo nel quale in questa zona era particolarmente diffusa la presenza di tortore. È, infatti, arrivato il momento di affrontare il secondo muro di giornata, 2 Km al 9% caratterizzati da due balze feroci alternate a due tronconi più pedalabili: si comincerà con mezzo chilometro al 13.2% di media, seguita da 500 metri al 3.7% e da altrettanti nuovamente “cattivi” (13%) prima di incontrare nuovamente inclinazioni più umane in prossimità dello scollinamento. Poi ci sarà ancora spazio per respirare nei successivi 12 Km, nei quali i corridori ritroveranno la statale Adriatica, che si percorrerà fino al confine con le Marche, dove si svolterà bruscamente verso l’entroterra per intraprendere gli ultimi 40 Km di gara, nei quali tratti per tirare il fiato non se ne incontreranno più. Un altro muro si prospetta all’orizzonte ed è quello che in 2.3 Km al 9% conduce al borgo di Colonnella, il cui simbolo è la scalinata che sale verso Piazza del Popolo, sede della chiesa dei Santi Cipriano e Giustina, realizzata tra il 1795 e il 1816 dagli architetti elvetici Pietro e Gaetano Maggi. Appena 6 Km più avanti si dovrà affrontare il successivo muro, che tra quelli odierni sarà il più breve (1 Km al 9%), ma anche quello dotato della pendenza massima più elevata (24%), reso ancor più selettivo dalla ristrettezza della carreggiata che si dovrà percorrere per raggiungere Controguerra, centro che negli ultimi anni si è meritato gli appellativi di “Città dell’olio” e, soprattutto, di “Città del vino” (il Controguerra Bianco e il Controguerra Rosso sono entrambi DOC).
Si planerà quindi nella Val Vibrata, percorsa dall’omonimo torrente che ha le sue sorgenti sui Monti della Laga, il gruppo montuoso che gli appassionati di ciclismo hanno imparato a conoscere grazie alle numerose frazioni della Tirreno-Adriatico che si disputarono tra quelle montagne diversi anni fa, serie di tappe che culminarono con l’arrivo in salita del Giro d’Italia a San Giacomo nel 2002, quando sul quel traguardo si impose lo scalatore messicano Julio Alberto Pérez Cuapio.
Sfiorata la millenaria abbazia di Santa Maria di Mejulano, utilizzata come campo di concentramento durante il secondo conflitto mondiale e oggi sede di una scuola superiore, si attraverserà Corropoli prima di andare incontro all’unica “intrusa” di questo finale di gara perché la facile salita di Valle Luna (2.4 Km al 4%) quasi “stecca” al confronto con le altre ascese. La prossima meta del gruppo sarà ancora Tortoreto, alla quale si salirà dal muro delle Badette, 500 metri al 10.2% e un picco al 20% che costituiscono il tratto iniziale di un’ascesa lunga 1800 metri e la cui pendenza media si attesta al 7.9%. Giunti a poche centinaia di metri dal precedente scollinamento si svolterà nella direzione opposta per scendere di qualche chilometro e ritrovare quindi il versante affrontato quasi cinquanta chilometri prima, imboccandolo leggermente più in quota e quindi percorrendome una versione “ridotta” (1.9 Km al 7.4%), saltando così il tratto più aspro situato a inizio ascesa. Sono gli ultimi “mattoni” di una tappa che avrà l’epilogo 11 Km più avanti, mattoni che potrebbero restare sullo stomaco a qualche pesce grosso della classifica apparso già in affanno nelle tappe della prima settimana e mandarlo ancora più a fondo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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San Salvo, chiesa di San Giuseppe

Vasto, Piazza Rossetti

Ortona, trabocco Mucchiola

Chieti, muro del Tricalle

Pineto, la Torre di Cerrano vista nel film “Nelle pieghe della carne” (www.davinotti.com)

Pineto, la Torre di Cerrano vista nel film “Nelle pieghe della carne” (www.davinotti.com)

Giulianova, Duomo di San Floriano

Tratto iniziale del muro di Tortoreto

La scalinata che sale verso il centro storico di Colonnella

L’imbocco del muro di Controguerra

Corropoli, abbazia di Santa Maria di Mejulano (www.cityrumors.it)

Corropoli, abbazia di Santa Maria di Mejulano (www.cityrumors.it)

Il muro delle Badette, all’inizio della seconda ascesa verso Tortoreto

Il borgo di Tortoreto Alto e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2020 (tripadvisor.com)

Il borgo di Tortoreto Alto e, in trasparenza, l’altimetria della decima tappa del Giro 2020 (tripadvisor.com)

TRA LE GRINFIE DEL GARGANO

Caratteristica del Giro 2020 sarà la massiccia presenza di tappe trabocchetto, frazioni bastarde nelle quali si può perdere la corsa rosa in un amen malgrado non presentino altimetrie da “urlo”. Ne sono state previste quattro e la prima fra queste vedrà i “girini” pedalare tra gli incantevoli scenari naturali del Gargano, panorami che non si avrà certo il tempo per ammirare. Gli ultimi 70 Km particolarmente tortuosi, infatti, costringeranno massima attenzione da parte dei corridori e il muretto finale tra le campagne di Vieste potrebbe far male a più d’uno.

Saranno tra le cifre identificative della 103a edizione del Giro d’Italia. Stiamo parlando delle tappe trabocchetto, frazioni insidiose nelle quali si corre il rischio di giocarsi le possibilità di vittoria finale al Giro nonostante non siano classificabili d’alta montagna. Solitamente se ne incontrano una o due al massimo ma quest’anno gli organizzatori hanno scialato in tal senso e ne hanno disegnate ben quattro di queste delicate tappe, dove occorrerà elevate dosi d’attenzione per evitare di lasciar per strada l’occasione di imporsi in classifica: la prima sarà questa del Gargano, poi s’incontreranno la tappa dei muri del teramano, quella tracciata sulle rotte della Nove Colli e, infine, la più dura tra queste quattro, quella di San Daniele del Friuli. La tappa in questione presenterà due volti ben distinti, con i primi 100 Km definiti dalla “scioglievolezza” della pianura e della strada litoranea mentre i restanti 70 saranno strutturati nel susseguirsi delle tortuosità della penisola garganica, introdotte dalla lunga ma non difficile salita verso Monte Sant’Angelo. L’ipotesi più probabile è che oggi vada in porto la fuga da lontano, come accadde nel 2017 nella non distante Peschici, al termine di una tappa che percorreva le stesse strade e che vide imporsi lo spagnolo Gorka Izagirre mentre protagonista sfortunato di quella frazione fu Valerio Conti che, mentre si trovava in testa al gruppetto in fuga, cadde nell’affrontare un tornante all’ultimo chilometro e vide lì sfurmarsi tutte le possibilità di vittoria, sfortuna che sarà ripagata lo scorso anno con la conquista della maglia rosa nella tappa che terminava a San Giovanni Rotondo, sempre da queste parti. Tra i big non dovrebbero esserci grosse sorprese – ma, ripetiamo, questa è tappa trabocchetto – e, nel caso la fuga si spenga prima del finale, potrebbe esserci uno sprint ristretto in quel di Vieste con la possibilità di vedere qualche grosso nome sgomitare per arraffare qualche secondo d’abbuono: in caso di volata un corridore che potrebbe far bene è Sagan, anche perché nel palmares ha diverse classiche del nord e il circuito finale presenta una salita breve ma ripida che ricorda certi strappi che s’incontrano nei meandri delle colline fiamminghe.
La bandierina dal via sarà abbassata in quel di Giovinazzo e poi si punterà filanti verso Molfetta, tra i cui monumenti principali spiccano i due duomi, quello romanico di San Corrado e quello barocco dell’Assunta. Ancor più spettacolare è la cattedrale della vicina Trani, tra le più ammirate della regione, innalzata utilizzando un particolare tipo di tufo calcareo originario della zona e per questo motivo noto con il semplice nome di “pietra di Trani”. La Corsa Rosa farà poi visita a Barletta, che non è soltanto la città della celebre disfida, ma che fu teatro anche della storica battaglia di Canne, combattuta durante la Seconda Guerra Punica tra l’esercito della Repubblica Romana e quello cartaginese comandato da Annibale, che ottenne una “schiacciante” vittoria: se gli studiosi non sono mai riusciti a derimere definitivamente la questione sul luogo dove si svolse fisicamente il combattimento, gli appassionati di storia e archeologia possono “consolarsi” visitando i resti dell’antica Canne, centro sorto tra il VI e il IV secolo a.C. e situato nell’immediato entroterra, ad una decina di chilometri da Barletta.
Si giungerà quindi a Margherita di Savoia, centro conosciuto per la presenza delle saline più estese d’Europa, area umida preservata da una riserva naturale istituita nel 1977 e ai cui margini si staglia il Capannone Nervi, magazzino del sale così chiamato perché progettato da Pier Luigi Nervi (l’ingegnere celebre per aver disegnato il Grattacielo Pirelli di Milano e l’Aula delle Udienze Pontificie in Vaticano) e che sarà destinato a ospitare una sezione del già esistente Museo del Sale.
Seguirà un lunghissimo tratto da pedalare lontano dai centri abitati e con l’unica, costante compagnia dell’Adriatico, che in questo tratto bagna le spiagge del Tavoliere, la più vasta pianura d’Italia dopo di quella padana, in epoca preistorica fondale marino. Sempre più vicina al gruppo si farà la penisola del Gargano, ai cui piedi si giungerà al passaggio da Manfredonia, comune che deriva il nome da quello dell’ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, Manfredi, che nel XIII secolo fondò questo centro impreziosito da monumenti di notevole pregio come l’Abbazia di San Leonardo in Lama Volara e la basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto, realizzata sul luogo dove in precedenza si trovava una scomparsa chiesa paleocristiana, i cui resti sono oggi sormontati da una struttura metallica realizzata dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e che ne riproduce le fattezze.
Usciti da Manfredonia ci sarà un ultimo scampolo di pianura prima d’intraprendere la lunga salita – poco meno di 10 Km al 6.2% – verso Monte Sant’Angelo, antica capitale religiosa del Gargano che vedeva i pellegrini diretti fin dal VI secolo al Santuario di San Michele Arcangelo, consacrato nel 493 d.C. nel luogo dove era apparso l’Arcangelo Michele e tappa di un itinerario di fede che lo collegava alla Sacra di San Michele in Piemonte e alla celebre abbazia francese di Mont-Saint-Michel. È stato anche set cinematografico questo centro appollaiato su uno sperone del Gargano, quando nel 1972 fu scelto da Lucio Fulci per girare gran parte di “Non si sevizia un paperino”, thriller considerato come il capolavoro del regista romano e che trattava lo scottante tema della violenza sui minori.
I “girini” dovranno ora riprendere la strada verso il mare, che ritroveranno al termine di una discesa di circa 12 Km movimentata da una dozzina di tornanti. Stavolta, però, non troverà ad attenderli una strada litoranea comoda come quella percorsa in precedenza, perché il tracciato di gara d’ora in avanti andrà ad assecondare l’andamento tortuoso della costa proponendo una serie di saliscendi, che inizieranno dopo il passaggio da Mattinata, località balneare che più volte si è vista assegnare il riconoscimento della “Bandiera Blu” e che è nota anche con l’appellativo di “città delle orchidee spontanee” per la presenza di ben 54 specie di questo fiore, alcune delle quale esclusive di questo luogo. Sfiorata l’incantevole Baia della Zagare, dalle cui acque emergono i faraglioni dell’“Arco di Diomede” e delle “Forbici”, il percorso tornerà a puntare verso il cielo con la salita della Coppa Santa Tecla, discretamente impegnativa nei primi 3 Km (media del 6.3%) e nettamente più pedalabile nel tratto finale di una salita che nel complesso è lunga 8 Km e presenta una pendenza media di poco inferiore al 4%. Da Santa Tecla si transitò anche nella citata tappa del 2017, ma poi si percorreva in discesa un versante diverso, più veloce rispetto a quello, più tortuoso e spettacolare, che quest’anno farà planare la corsa su Pugnochiuso, incantevole località presso la quale si trova l’omonima torre costiera, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1568 e che fu per lungo tempo utilizzata come faro. Riprenderanno immediatamente i “mangia e bevi” con lo strappo di 500 metri all’8% di Portopiatto e quello successivo di 700 metri al 5.6% con il quale si andrà a doppiare la Testa del Gargano, massima estremità orientale della penisola, dove si trova un’altra antica torre costiera, questa intitolata a San Felice. Un altro acuminato dentello – 300 metri al 7% – anticiperà l’ingresso del gruppo in Vieste, che sarà raggiunta costeggiando la spiaggia del Pizzomunno, svettante faraglione che emerge dall’acqua del mare ma che si può comodamente toccare con mano dal bagnasciuga. Non si andrà subito al traguardo perché prima si dovrà superare l’esame “Saragat”, affrontando la salita che percorrere l’omonima via, 1000 metri al 9% che mettertanno in fila indiana il gruppo non solo per le sue inclinazioni ma anche per la sede stradale stretta. Superato questo scoglio mancheranno poco più di 8 Km al traguardo, ma a quel punto non sarà ancora finita perché, iniziato il circuito finale, ci sarà un ulteriore esame sull’infida rampa viestana e il rischio d’esser bocciati sarà dietro l’angolo…

Mauro Facoltosi

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Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Il porto di Giovinazzo

Molfetta, Duomo di San Corrado

Trani, Cattedrale di San Nicola

Barletta, area archeologica di Canne della Battaglia

Margherita di Savoia, Magazzino Nervi

Manfredonia, basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto

In salita verso Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo, Santuario di San Michele Arcangelo

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com) src="https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images49/paperik18.jpg" width="424" height="180" />

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com)

Baia delle Zagare

La Torre San Felice presso la Testa del Gargano

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)

UNA TAPPA D’APPARENTE CALMA PIATTA

Una tappa di totale pianura può risultare indigesta? Sì, se si corre in zone dove il vento la fa spesso da padrone e dove Pantani corse il rischio di giocarsi la vittoria al Giro d’Italia del 1998. La tappa era quella di Lecce, che attraversava le stesse terre che ospiteranno il finale di questa frazione e lungo la quale il “Pirata” e i suoi uomini della Mercatone Uno si ritrovano nel ventaglio sbagliato, arrivando ad accumulare un passivo che impiegarono quasi 20 minuti d’affannosa rincorsa per annullare.

La tappa è liscia liscia e, vista l’altimetria, al telespettatore di ciclismo verrebbe quasi voglia di passare oltre, di prendersi un altro impegno e di rimandare l’appuntamento al giorno successivo, quando è in programma la più tormentata frazione di Vieste. Il consiglio, comunque, è di registrarsela questa tappa e di rivedersela con calma la sera, perché le sorprese potrebbero comunque non mancare, nonostante il tracciato sembri non promettere emozioni. Anche oggi il vero osso duro da digerire sarà costituito dal vento e non soltanto per il lungo tratto da percorrere in riva allo Jonio a inizio tappa; infatti, i tratti più insidiosi arriveranno nel finale, quando ci si allontanerà dalla costa per inoltrarsi sull’altopiano delle Murge, zona dove le folate – che hanno libero sfogo a causa della mancanza di elevazioni – spesso sono risultate determinati al Giro di Puglia, corsa a tappe disputata l’ultima volta nel 1998. Anche alla Corsa Rosa il gruppo si trovò a fare i conti con il vento da queste parti e in particolare nello stesso anno Marco Pantani rischiò di compromettere l’edizione del Giro che poi vincerà proprio nella frazione che si disputava tra Matera e Lecce, nel cui finale si percorreranno le stesse terre attraversata dalla Castrovillari-Brindisi. Quando mancavano 50 Km al traguardo il “Pirata” e la sua ciurma della Mercatone-Uno si ritrovarono di parecchio staccati dal gruppo principale e ci vollero quasi 20 minuti di rincorsa forsennata per ricucire il ventaglio e tornare in testa alla corsa, dove la Mapei si era schierata compatta davanti a tutti nel tentativo di “far fuori” lo scalatore di Cesenatico.
Questa frazione d’apparente calma piatta prenderà il via in discesa da Castrovillari, planando dolcemente dalle prime pendici del Pollino nei primi 20 Km, tanta strada si dovrà percorrere prima d’approdare in riva al Mar Jonio, che poi farà da costante compagno di viaggio al gruppo fino a Taranto, per quasi 130 Km. All’inizio di questo tratto si percorreranno le strade della cosiddetta “Costa degli Achei”, toccando per prima la località balneare di Villapiana Lido, presso la cui spiaggia si erge la Torre Vicereale del Capo Saraceno, costruita nel 1535 a protezione di queste terre dalle scorribande dei pirati. Ancor più imponente è il Castrum Petrae Roseti (Castello della Pietra di Roseto), voluto nell’XI secolo dall’imperatore Federico II di Svevia, nipote del celebre “Barbarossa”, e che il gruppo sfiorerà pochi chilometri dopo aver doppiato il promontorio di Capo Spulico, frequentata meta dagli appassionati d’immersioni subacque, diretti alla spettacolare “Secca di Amendolara”. A una sessantina di chilometri dal via i “girini” saluteranno la Calabria e giungeranno sulle strade della Basilicata, che sarà attraversata in direzione della Puglia per circa 40 Km, tratto nel quale si sfioreranno le aree archeologiche di Heraclea, situata nei pressi dell’odierna Policoro, e di Metaponto, delle due la più importante e il cui monumento di spicco era il Tempio di Hera, noto anche il soprannome di “Tavole Palatine”.
Al termine del tratto “marinaro” dell’ottava frazione si giungerà a Taranto dove il gruppo transiterà sul ponte di San Francesco di Paola, costruito nel 1887 e più noto come “Ponte Girevole” poiché progettato per “aprirsi” e permettere il passaggio delle navi dirette al Mar Piccolo. Attraversata una città che vanta anche interessanti monumenti (come la romano-gotica chiesa di San Domenico Maggiore, al cui esterno nel 1992 Lina Wertmüller girò con Paolo Villaggio alcune scene di “Io speriamo che me la cavo”), s’imboccherà il settore murgiano di questa frazione, introdotto da un tratto in leggero falsopiano ascendente che rappresenterà l’unica variante alla costanza della pianura e che inizierà dopo il passaggio da San Giorgio Jonico, centro situato presso la sommità della Serra del Belvedere, alta appena 137 metri sul livello del mare ma che consente una mirabile vista sul golfo di Taranto. Raggiunto lo scollinamento di quest’impercettibile ascesa si entrerà in provincia di Brindisi poco prima di giungere a Francavilla Fontana, la “Città degli Imperiali” così chiamata per il cognome della casata che governò per quasi due secoli questo centro che vanta, tra i suoi monumenti, la basilica pontificia minore del Santissimo Rosario, la chiesa di Maria Santissima della Croce, quella di San Sebastiano e, per l’appunto, il castello Imperiali, oggi sede municipale. Lasciata Francavilla inizierà il velocissimo tratto conclusivo di questa frazione, in quanto gli ultimi 35 Km si snoderanno in rettilineo quasi costante, disegnato in lievissima discesa lungo quello che era il tratto conclusivo della “regina viarum”, l’antica Via Appia che fu costruita tra la fine del fine IV secolo a.C e il III secolo per collegare Roma a “Brundisium”, l’odierna Brindisi. Seguendo la direttrice dell’antica strada consolare il gruppo giungerà così a Mesagne, comune tra i più popolosi della penisola salentina (vanta ben 22 frazioni) e il cui centro storico ricco di monumenti barocchi (come la chiesa matrice) è stato spesso scelto per girare videoclip da cantanti di fama come Gigi d’Alessio, Elisa e il gruppo dei Boomdabash, fondato nel 2002 proprio a Mesagne.
Non ci sarà tempo per distrazione canterine per il gruppo, che nelle orecchie avrà a questo punto solo il fruscio delle ruote e quello del quasi immancabile vento che spazza il Salento. E per qualcuno, se Eolo ci avrà messo ancora lo zampino, a Brindisi non ci sarà certamente la voglia di brindare…


Mauro Facoltosi

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Castrovillari, castello aragonese

Villapiana Lido, Torre Vicereale del Capo Saraceno

Immersione nella Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Uno scorcio del fondale della Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Castrum Petrae Roseti, Roseto Capo Spulico

L’area archelogica dell’antica Heraclea a Policoro

Metaponto, tempio di Hera

Taranto, Ponte Girevole

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Francavilla Fontana, Castello Imperiali

Mesagne, Chiesa Matrice

Un tratto dell’infinito rettilineo che s’imbocca all’uscita da Mesagne

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

SULLA SILA UNA TAPPA DA BRIGANTI

La Corsa Rosa sbarca in continente con una tappa molto insidiosa per le continune tortuosità di un tracciato che avrà il suo culmine nell’interminabile ascesa al Valico di Monte Scuro. Considerati i soli 10 Km che ne separeranno la cima dal traguardo di Camigliatello Silano può essere considerato alla stregua di un arrivo in salita e, nonostante non presenti pendenze difficili, potrebbe risultare fatale per qualche corridore che punta a vestire le insegne del primato in quel di Milano.

Se il Giro si fosse disputato alla fine dell’800 la tappa in questione sarebbe stata una delle più temute, non solo per le difficoltà di gara ma anche per il concreto pericolo di incappare negli agguati dei briganti, vera e proprio piaga che imperversava all’epoca sulla Sila ed anche in altre zone del Mezzogiorno d’Italia.
Nel 2020, però, sconfitto il brigantaggio da quasi un secolo, non è che il rischio possa dirsi scongiurato perché la frazione che terminerà a Camigliatello è tra le più adatte a simili azioni, stavolta vissute all’interno del gruppo e che potrebbero anche cambiare il volto alla classifica per chissà quanti giorni. Nel finale si dovrà superare una salita molto lunga e subito prima un ampio tratto caratterizzato da continue tortuosità, un vero e proprio toboga tra curve e saliscendi lungo il quale chi si troverà all’attacco sarà maggiormente agevolato rispetto al grosso del gruppo inseguitore, costretto a sfilacciarsi e a rallentare. Il concreto rischio è di ritrovarsi con parecchie energie spese ai piedi dell’ultimo colle di giornata, il Valico di Monte Scuro, non particolarmente dotato in pendenze (la media è del 5.7%) ma interminabile: si pensi che i suoi quasi 23 Km ne fanno la terza salita per lunghezza di questa edizione del Giro, preceduta solo da Stelvio e Agnello, e lassù qualche uomo di classifica potrebbe giungere con un ritardo che nell’immediato potrebbe essere complicato recuperare, considerati i soli 10 Km che ne separano la cima dal traguardo di Camigliatello.
In salita sarà anche la partenza da Mileto poiché si dovrà subito rimontare sull’altopiano del Monte Poro, raggiungendo poi al termine di un breve tratto in quota la città di Vibo Valentia, l’antica Monteleone dominata dal castello svevo-normanno costruito nel luogo dove si trovava l’acropoli della colonia magnogreca di Hipponion. Si scenderà quindi verso la piana di Sant’Eufemia, una delle più vaste della Calabria, che i corridori eviteranno percorrendo la strada a lievi saliscendi disegnata lungo le prime pendici delle Serre Calabresi, procedendo in direzione dell’Istmo di Catanzaro, il punto più stretto della nazione italiana, corridoio naturale che collega in 35 Km il litorale tirrenico con quello jonico. In questa fase si pedalerà lontano dai centri abitati e bisognerà così percorrere ben 55 Km tra Vibo Valentia e il successivo comune direttamente toccato dalla corsa, Borgia, attraversato il quale si scenderà poi verso la frazione balneare di Roccelletta, frequentata anche dagli appassionati d’archeologia per la presenza dei resti della città di Scolacium, nella quale visse il celebre letterato romano Cassiodoro, e deila basilica di Santa Maria della Roccella. Dopo un brevissimo tratto in riva al mare, ultimo tratto di vera quiete di questa frazione, il percorso punterà verso la Sila per andare ad affrontare la salita di Catanzaro (3.3 Km al 5.5%), antipasto a quella immediatamente successiva e più impegnativa del Monte Trearie (17 Km al 4.5%), nel corso della quale si toccherà il centro di Tiriolo, nel cui territorio ricade anche la “città fantasma” di Rocca Falluca, abbandonata nel XVI secolo, quando gran parte dei pochi abitanti rimasti decisero di trasfersi sulla collina dove in seguito sorgerà l’abitato di Settingiano, e presso la quale si trova il santuario della Madonna della Rocca nel quale è venerata una statua che fu incoronata personalmente da Papa Giovanni Paolo II. È dopo lo scollinamento del Trearie che inizierà il tratto più complicato di questa frazione e prima di iniziare la discesa bisognerà percorrere quasi 30 Km in quota, dolcemente vallonati fino al passaggio da Soveria Mannelli, dove si giungerà dopo aver lasciato sulla destra, all’altezza del “Bivio Bonacci”, la strada che permette di raggiungere i suggestivi resti dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, fondata dai benedettini nel XII secolo e in rovina dal 1783, quando fu distrutta da un terremoto, il più catastrofico tra quelli che colpirono l’Italia meridionale in quel secolo. Transitati da Soveria si dovranno affrontare due brevi salite consecutive – la prima verso l’altopiano di Borboruso (2.7 Km al 5.3%), la seconda diretta al Passo di Agrifoglio (1,6 Km al 5,5%) – scavalcate le quali inizierà finalmente la discesa, giunti al termine della quale si dovrà nuovamente “prendere l’ascensore” per salire in quasi 5 Km al 6.2% a Rogliano, il principale centro della valle del fiume Savuto, noto con il soprannome di “borgo delle dodici chiese”, la più interessante delle quali è il sontuoso duomo intitolato ai Santi Pietro e Paolo. In un continuo “caleidoscopio” di cambiamenti di fronte, dopo la salita si dovrà affrontare un tratto in quota, seguito da una discesa che, interrotta da un secco strappo, si concluderà alle porte di Cosenza. Qui un ultimo tratto di tregua anticiperà l’assalto al Monte Scuro, andandone ad affrontare i tronconi più impegnati proprio all’inizio di questa infinita salita, prima di giungere nel centro di Spezzano della Sila. È quest’ultimo il comune ospitante, situato alle porte della Sila Grande, in una vera e propria “full immersion” nella rigogliosa natura silana, prevalentemente costituita da boschi di castagno, conifere e faggi, veri e propri “giganti” che un tempo furono muti testimoni dei misfatti dei briganti e che ancora oggi sorveglieranno silenti gli assalti alla malcapitata maglia rosa di turno.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico del Bivio Zeta (772 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli, coincide con il bivio per Serrastretta.

Passo Arena Bianca (713 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli.

Valico del Bivio Bonacci (812 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra San Pietro Apostolo e Soveria Mannelli, coincide con il bivio per Carlopoli.

Passo di Borboruso (936 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra Soveria Mannelli e Coraci.

Colle della Ferrara (928 metri). Valicato dall’ex SS 19 “delle Calabrie” tra Coraci e Carpanzano, è noto anche con il toponimo di Passo di Agrifoglio. Sulle cartine del Giro 2020 lo scollinamento è segnalato con il toponimo di Porticelle.

Valico di Monte Scuro (1618 metri). Valicato dall’ex SS 648 “del Valico di Monte Scuro” tra Spezzano della Sila e Camigliatello Silano. In vetta si trova un monumento celebrativo del giornalista cosentino Nicola Misasi, scomparso nel 1923. Il Giro d’Italia l’ha già inserito in due occasioni al Giro, affrontandolo la prima volta nel 1972 dallo stesso versante di quest’anno nei chilometri iniziali della Cosenza-Catanzaro, vinta dallo svedese Gösta Pettersson dopo che in vetta al Monte Scuro era transito per primo “sua maestà” Eddy Merckx. Nel 1985 si salì da Camigliatello nel corso della Crotone-Paola: sia il traguardo GPM, sia il successo di tappa furono conquistati dal portoghese Acácio da Silva.

Valico Serra del Fiego (1435 metri). Valicato dall’ex SS 648 “del Valico di Monte Scuro” nel corso della discesa dal Valico di Monte Scuro a Camigliatello Silano.

Nota.

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Mileto, cattedrale

Il castello svevo normanno domina il centro storico di Vibo Valentia

Roccelletta di Borgia, basilica di Santa Maria della Roccella

Il teatro di Scolacium

Catanzaro vista dal Viadotto Bisantis

Tiriolo, santuario della Madonna della Rocca

Carlopoli, ruderi dell’abbazia di Santa Maria di Corazzo

Vista retrospettiva sul Duomo di Rogliano

Il monumento dedicato a Nicola Misasi sulla cima del Valico di Monte Scuro

Il bosco dei “Giganti della Sila” a Camigliatello Silano e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2020 (www.camigliatellosilano.eu)

Il bosco dei “Giganti della Sila” a Camigliatello Silano e, in trasparenza, l’altimetria della settima tappa del Giro 2020 (www.camigliatellosilano.eu)

SALUTO ALLA SICILIA NELLA VAMPA DEL VENTO

Il Giro lascia la Sicilia con una tappa sulla carta adatta ai velocisti, almeno a quelli che avranno superato senza troppi problemi la lunga salita della Portella Mandrazzi. In realtà ben altra insidia si nasconde negli ultimi 40 Km di pianura verso il traguardo di Villafranca Tirrena e risponde al nome del vento: in quei frangenti si correrà, infatti, in una delle zone più ventose della Sicilia e ne sa qualcosa Mario Cipollini che al Giro del 1999 proprio dalle parti del traguardo odierno fu protagonista di una brutta disavventura…

Sulla carta sembra una tappa di trasferimento sulla quale pende un unico dubbio: riusciranno i velocisti a superare indenni i quasi 12 Km dell’ascesa verso i 1125 metri della Portella Mandrazzi, che svetta praticamente nel mezzo del cammino di questa tappa? La facilità delle pendenze (la media è 5,2%) e il fatto che nei successivi 63 Km non s’incontreranno più difficoltà altimetriche depongono a favore di un arrivo allo sprint, anche se non a ranghi compattissimi e con i velocisti che arriveranno a disputarsi la volata con i muscoli leggermente provati alla precedente ascesa. Fin qui l’esame alla “carta”, che però non tiene conto della principale insidia che questa frazione potrebbe proporre nei chilometri conclusivi, tracciati lungo le rive del Tirreno: il vento. Fu proprio dalle parti di Villafranca che una folata particolarmente violenta innescò una brusca sbandata durante la Catania-Messina del Giro del 1999, repentino cambio di direzione che causò la caduta di una ventina di corridori, tra i quali finirono a terra il futuro vincitore di quell’edizione Ivan Gotti, la maglia azzurra (all’epoca destinata al leader della classifica dell’Intergiro) Massimo Apollonio e Mario Cipollini, che rimase a terra per quasi un minuto e poi rimonterà in sella, ovviamente non riuscendo a competere per il successo di tappa in quel di Messina, dove a imporsi fu l’olandese Jeroen Blijlevens, che grazie a quell’affermazione riuscirà anche a conquistare la maglia rosa, togliendola proprio dalle spalle del velocista toscano. Ecco, dunque, quale sarà il principale “babau” della frazione con la quale il Giro saluterà la Sicilia, un arrivederci perché nel 2021 la Corsa Rosa tornerà nell’isola per la “Grande Partenza” della 104a edizione.
Come nella tappa del Giro di 21 anni fa si partirà da Catania pedalando in direzione della “malavogliana” Aci Trezza, conosciuta anche per il piccolo arcipelago d’origine vulcanica delle Isole dei Ciclopi, secondo la leggenda massi di pietra lavica scagliati in mare da Polifemo, infuriato con Ulisse. Con un tratto in lieve ascesa si giungerà nella meravigliosa Acireale, nota per i suoi monumenti in stile barocco sui quali spicca la Basilica di San Sebastiano. Si planerà dolcemente verso Giarre per poi giungere a Fiumefreddo di Sicilia, presso il quale si trova il Castello degli Schiavi, edificio del 1700 che il celebre regista statunitense Francis Ford Coppola scelse per girarvi diverse scene di uno dei suoi più noti film, “Il Padrino”, ispirato all’omonimo romanzo di Mario Puzo.
Ci sarà spazio per la commozione a questo punto, perché al momento del passaggio da Giardini-Naxos il pensiero di tutti sarà rivolto a Felice Gimondi, che proprio nel mare di questa nota località balneare ha chiuso la sua parabola terrena in un caldo pomeriggio della scorsa estate. Proprio adesso i corridori volgeranno le spalle al mare per virare verso l’interno, anche se non sarà ancora arrivato il momento di misurarsi con la salita di Portella Mandrazzi. Prima dovranno essere messi nelle gambe più di venti chilometri di dolce falsopiano risalendo la valle dell’Alcantara, frequentata meta turistica per via delle spettacolari grotte, alte fino a 25 metri, formatesi in seguito a remote colate dell’Etna. Raggiunta Francavilla si andrà quindi all’attacco della salita vera a propria, lungo la quale si toccherà uno dei sette “Villaggi Schisina”, oggi in abbandono, costruiti nel 1950 per dare alloggio ai contadini che la regione incaricò di coltivare le terre circostanti.
Se lunga era stata la salita, ancor più lo sarà la successiva discesa dal versante tirrenico, oltre 20 Km nel corso dei quali si transiterà ai piedi della spettacolare Rocca Salvatesta, una delle cime più elevate della catena dei Monti Peloritani, poco prima di giungere nel centro di Novara di Sicilia, inserito nel circuito dei “borghi più belli d’Italia”.
Terminata la discesa, la pianura sarà unica protagonista dell’altimetria negli ultimi 40 Km, all’inizio dei quali la corsa transiterà dalla località termale di Vigliatore, frequentata per scopi curativi fin dall’epoca romana, periodo al quale risale la Villa di San Biagio, rinvenuta negli anni 50 del secolo scorso. Successiva meta dei “girini” sarà la cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, il centro più popoloso della provincia di Messina dopo il capoluogo, dotata di numerosi edifici di culto come la Basilica minore di San Sebastiano, inagurata nel 1936, e l’antichissima chiesa rupestre di Santa Venera.
È a questo punto che inizierà il tratto più esposto di questa frazione, poiché nell’ultima ventina di chilometri il percorso s’avvicinerà decisamente alle acque del Tirreno, laddove queste vanno a infrangersi contro l’estremità orientale della Sicilia. E, tra un colpo di vento e l’alto, rischieranno d’infrangersi anche le speranze di chi non sarà riuscito a tener aperti gli occhi nel concitato finale di gara e rimanere agganciato al ventaglio giusto.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella Mandrazzi (1125 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” tra Francavilla di Sicilia e Novara di Sicilia, separa la catena dei Monti Peloritani da quella dei Nebrodi. In tre precedenti occasioni è stata GPM al Giro d’Italia: nel 1954 fu conquistata da Giuseppe “Pipaza” Minardi (tappa Palermo – Taormina, vinta dal medesimo corridore), nel 1999 da Mariano Piccoli (la tappa Catania – Messina citata nell’articolo e vinta da Jeroen Blijlevens) e nel 2003 dal colombiano Freddy González durante la Messina – Catania vinta da Alessandro Petacchi.

Portella Pertusa (974 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” nel corso della discesa dalla Portella Mandrazzi a Novara di Sicilia, all’altezza del bivio per Fondachelli.

Nota.

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

La Fontana dell’Elefante e il duomo di Catania

Aci Trezza, Isole dei Ciclopi

Acireale, Basilica di San Sebastiano

Il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo di Sicilia, dimora del boss Michael Corleone ne “Il Padrino” (www.davinotti.com)

Il Castello degli Schiavi di Fiumefreddo di Sicilia, dimora del boss Michael Corleone ne “Il Padrino” (www.davinotti.com)

Gole dell’Alcantara

Una fontana abbandonata presso il villaggio fantasma di Borgo Schisina

Rocca Salvatesta (www.corrieredeinebrodi.it)

Rocca Salvatesta (www.corrieredeinebrodi.it)

Uno dei mosaici rinvenuti nella Villa romana di San Biagio a Terme Vigliatore (www.tripadvisor.com)

Uno dei mosaici rinvenuti nella Villa romana di San Biagio a Terme Vigliatore (www.tripadvisor.com)

Barcellona Pozzo di Gotto, Basilica minore di San Sebastiano

Barcellona Pozzo di Gotto, Chiesa di Santa Venera

La spiaggia di Villafranca Tirrena e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2020 (www.tripadvisor.com)

La spiaggia di Villafranca Tirrena e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2020 (www.tripadvisor.com)

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