È SEMPRE PIÙ AMORE ETNA, CRONACA ROSA DELLA CORSA ROSA

Il Giro sbarca in Sicilia e trova nuovamente l’Etna ad attenderlo. È dal 2011 che l’ascesa al vulcano è una presenza fissa ogni qualvolta la Corsa Rosa fa scalo nell’isola e stavolta si andrà alla scoperta di un versante finora ancora inesplorato, almeno in parte. I 26 Km che da Biancavilla porterà fino al Rifugio Sapienza daranno un nuovo volto alla classifica generale, anche se il recente passato ci insegna che una salita del genere affrontata così presto spesso fa meno danni del previsto, complici energie ancora fresche e un certo interesse a non ammazzare subito la corsa, con il rischio di cadere vittima di se stessi.

Possiamo scriverlo a caratteri cubitali, è nato un AMORE vero e proprio, degno delle pagine tra cronaca rosa, tra l’Etna e il Giro d’Italia. Come due amanti che non possono far a meno l’uno dell’altro, dal 2011 ogni qual volta il Giro scende in Sicilia l’Etna è inserito nel percorso e nell’ultimo decennio è già successo quattro volte, sempre proponendo l’ascesa al vulcano da un versante diverso, così da non far stancare gli spettatori della corsa con le “solite repliche” e non far abituare troppo i corridori delle pendenze del vulcano. Così nel 2011 si è saliti dal versante più tradizionale, quello di Nicolosi che era stato affrontato anche nel 1967 e nel 1989, poi nel 2017 si è percorsa la strada del “Salto del Cane”, nel 2018 si è arrivati fino all’osservatorio astrofisico salendo da Ragalna e nel 2020 si è iniziata l’ascesa da Linguaglossa, quando s’è scelto di far terminare la tappa a Piano Provenzana. Al momento rimangono ancora due versanti da “esplorare” e, se per quello di Zafferana Etnea – il più impegnativo, a sentire i cicloamatori locali – bisognerà attendere ancora, quest’anno si andrà alla scoperta di quello di Biancavilla, un vero e proprio “collage” perché la salita si comporrà di un tratto iniziale inedito e recentemente intitolato a Marco Pantani, del tratto conclusivo del versante di Ragalna e di un breve tratto di raccordo con quello classico di Nicolosi, del quale si percorreranno gli ultimi 3 Km. Il tutto andrà a comporre una salita monstre di quasi 23 Km, caratterizzata da una pendenza media del 6%… ma niente paura perché gli arrivi sulle pendici del Mongibello nel 2017 e nel 2018 hanno provocato una selezione piuttosto contenuta, sia perché proposti – proprio come accadrà quest’anno – nei giorni iniziali della corsa, quando le energie sono ancora fresche, sia perché anche gli scalatori più incalliti non avranno certo la voglia di sprecare molte energie così presto, considerato che il resto del tracciato è molto impegnativo. Di certo qualche grosso nome tra i big al via potrebbe saltare, soprattutto se ci si è schierati ai nastri di partenza con una condizione non ancora ottimale o si è esagerato nelle brevi corse a tappe di preparazione che si sono succedute in calendario ad aprile.
Dopo il lungo trasferimento aereo dall’Ungheria il gruppo si radunerà per il via oggi in quel di Avola, cittadina della costa ionica famosa per il suo “Nero”, vino noto per la sua elevata gradazione alcolica e che ben conosce un avolese DOC come Paolo Tiralongo, l’ex corridore che è stato in gruppo per ben 17 anni e nella sua lunga carriera ha conquistato tre vittorie di tappa al Giro, a Macugnaga nel 2011, a Rocca di Cambio nel 2012 e a San Giorgio del Sannio nel 2015.
I primi 6 Km pianeggianti rappresenteranno l’estremo lembo meridionale del percorso del Giro 2022, la cui risalita inizierà dopo il passaggio da Noto, l’incantevole capitale del barocco siciliano che dal 2009 si è arricchita ulteriormente grazie agli affreschi realizzati dal pittore russo Oleg Supereko sulla ricostruita cupola della cattedrale, crollata nel 1996 quale conseguenza indiretta del terremoto che l’aveva colpita sei anni prima. All’uscita da Noto il gruppo andrà ad affrontare la prima di una serie di dolci salite che movimenteranno i primi 70 Km di gara, nel corso dei quali si andrà ad attraversare la catena dei Monti Iblei. Per prima si supererà quella di 6.7 Km al 4.1% che condurrà a San Corrado di Fuori, località cara ai netini per il santuario costruito presso l’eremo nel quale visse il patrono della città, San Corrado Confalonieri (1290 – 1351),, penitente originario dell’Emilia che, dopo la conversione, pellegrinò attraverso l’Italia fino a giungere a Noto. Di strada ne dovranno percorrere ancora tanta anche i “girini”, che intraprenderanno ora un altalenante tratto in quota che li porterà a sfiorare prima l’estremità occidentale della Cavagrande del Cassibile, caratterizzata da una suggestiva serie di laghetti collegati da cascate, e poi il centro di Palazzo Acreide, le cui chiese barocche di San Sebastiano e di San Paolo le hanno valso l’inserimento nella lista dei centri della Val di Noto protetti sin dal 2002 dall’UNESCO. Subito dopo il passaggio da Palazzolo inizierà la più consistente tra le salite iniziali (più per la sua lunghezza che per la sua pendenza, una dozzina di chilometri al 3.4%), percorrendo la veloce superstrada che evita il passaggio nei centri di Buscemi – presso il quale si trovano i ruderi del Castello Requisenz – e Buccheri, raggiungendo quindi il punto più alto di questa porzione del tracciato poco sotto la vetta del Monte Lauro (987 metri), antico vulcano sottomarino che rappresenta la massima elevazione degli Iblei e la cui vetta è oggi popolata da una selva di ripetitori. Nel corso della discesa che riporterà il gruppo in pianura si andrà infine a toccare Vizzini, il centro del quale è originaria la famiglia dello scrittore Giovanni Verga (secondo alcuni studiosi sarebbe anche la sua città natale, invece di quella “ufficiale” di Catania), che vi ambientò diverse sue novelle, come “Mastro Don Gesualdo” e “La Lupa”.
Sfiorata Francofonte terminerà la mossa fase introduttiva di questa frazione e inizierà una successiva fase di quiete che si protrarrà sin ai piedi dell’Etna, circa 45 Km di pianura che si snoderanno attraverso le terre di produzione dell’Arancia Rossa di Sicilia, agrume IGP al quale nel 2002 la Gazzetta dello Sport pensò di dedicare una corsa in linea, per l’appunto il “Trofeo Arancia Rossa”, inserito in calendario per prendere il posto del cancellato Giro della Provincia di Siracusa e del quale si riuscì a disputare una sola edizione. A vincerla fu l’attuale direttore sportivo dell’UAE Team Emirates Fabio Baldato, che precedette allo sprint Mario Manzoni e l’ucraino Mychajlo Chalilov sul traguardo fissato nel centro di Scordia, il prossimo comune che sarà attraversato dai “girini” nella marcia di avvicinamento al gran finale. A mettere la parola fine a questa fase sarà il passaggio sul Ponte Barca, così chiamato perché un tempo per superare il corso del Simeto, il principale fiume della regione per portata, era necessario trasbordare su imbarcazioni, che facevano la spola nella zona dove oggi è istituita un’oasi naturalistica abitata da 70 specie di uccelli migratori, con l’unica eccezione dello stanziale pollo sultano, che dopo molti anni d’assenza è tornato a nidificare in questo luogo negli anni ’70.
Mancheranno a questo punto poco più di 40 Km al traguardo, tutti da percorrere in salita, anche se quella ufficiale misurerà, come detto, 23 Km. Prima dovrà essere superato un tratto che potremmo definire di acclimatazione di circa 15 Km, nel corso del quale già si dovranno colmare quasi 600 metri di dislivello, incontrando una pendenza media del 4.3% nei 5 Km centrali, a loro volta preceduti da 1.7 Km al 4.7% che termineranno alle porte di Paternò, centro che offre ai turisti parecchi edifici d’interesse artistico, a partire dal Castello Normanno dalla cui terrazza la vista va ad abbracciare la Piana di Catania. Un momentaneo momento di tregua precederà l’ingresso in Biancavilla, dal quale si andrà ancora una volta alla scoperta di una faccia inedita dell’Etna, pronta ad arroventare la corsa e incenerire le rosee speranze dei big meno in palla del momento.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo del Ladro (496 metri). Valicato dalla Strada Statale 287 “di Noto” tra lo svincolo per Canicattini Bagni e Palazzolo Acreide

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

L’Etna in attività e l’altimetria della quarta tappa (www.siciliatouring.it)

L’Etna in attività e l’altimetria della quarta tappa (www.siciliatouring.it)

CIAK SI GIRO

Giovanni Verga è stato una fonte d’ispirazione per diversi registi, che hanno trasportato su pellicola alcune delle più celebri novelle firmate dal padre del Verismo. Così Luchino Visconti nel 1948 girò “La terra trema” ispirandosi ai “Malavoglia”, Carlo Lizzani nel 1969 portò sul grande schermo “L’amante di Gramigna”, mentre due sono le opere verghiane che stuzzicarono l’indimenticato Franco Zeffirelli (“Cavalleria rusticana” nel 1982 e “Storia di una capinera” nel 1993). Inevitabile fu anche scegliere location siciliane per mettere in scena questi film e in alcuni casi si optò per tornare sul luogo del misfatto, laddove il Verga aveva collocato l’azione nei suoi libri. È quel che accadde, per esempio, nel 1996 quando il regista milanese Gabriele Lavia decise di girare a Vizzini “La lupa”, trasposizione della novella che Verga aveva ambientato nella città d’origine della sua famiglia. Per ricreare l’ambiente rurale nel quale abitata la donna protagonista del film – la “lupa” del titolo, interpretata dall’attrice romana Monica Guerritore – si scelse di truccare a dovere una vecchia conceria alle porte del paese, esempio di archeologia industriale ottocentesca, nella quale uno degli edifici che la componevano fu nascosto dietro la finta facciata di una chiesa inventata di sana pianta dagli scenografi, luogo nel quale si uniranno in matrimonio la figlia della “lupa” e il giovane Nanni Lasca, interpretato da Raul Bova. Altre scene furono girate presso la stazione della stessa Vizzini (spacciata per quella del vicino centro di Mineo), presso la Masseria Musso di Noto e presso i ruderi del Castello Requisenz di Buscemi.

Lantica conceria di Vizzini trasformata in borgo nel film La lupa (www.davinotti.com)

L'antica conceria di Vizzini trasformata in borgo nel film "La lupa" (www.davinotti.com)

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Avola, la centralissima Piazza Umberto I

Noto, cattedrale di San Nicolò

Il santuario di San Corrado di Fuori

Palazzolo Acreide, chiesa di San Sebastiano

Buscemi, ruderi del Castello Requisenz

Vetta del Monte Lauro

Vizzini, Palazzo Verga

Agrumeto alle porte di Scordia

Oasi di Ponte Barca

Il castello normanno di Paternò

VOLATA AL VENTO DEL BALATON

Ultima giornata ungherese per il Giro d’Italia, che oggi offrirà un’altra tappa destinata ai velocisti, stavolta senza l’insidia della salita finale. Il Gran Premio della Montagna che gli organizzatori hanno piazzato negli ultimi chilometri è troppo morbido per incutere timore tra gli sprinter, maggiori apprensioni potrebbero darle il vento, come sempre quando si pedala a lungo con la compagnia del mare.

Il Giro saluta l’Ungheria e gli dice ciao con una lunga tappa – una delle rare nelle quali si supereranno, seppur di poco, i 200 Km – la cui altimetria annuncia volata certa sulle rive del Balaton. L’altimetria è solo leggermente increspata e non fa di certo paura ai velocisti il microscopico GPM di Tihany che gli organizzatori hanno piazzato a una dozzina di chilometri dall’arrivo, salita talmente facile che non riuscirà nemmeno a respingere quegli sprinter che solitamente soffrono le salitelle brevi piazzate nei finali di gara. Ma l’ultima delle tre frazioni disegnate sul suolo ungherese potrebbe non rivelarsi una passeggiata perchè gli ultimi 80 Km di gara si snoderanno prevalentemente, a parte due brevi deviazioni nell’entroterra, lungo le rive del Balaton, il più vasto lago dell’Europa centrale, che si estende per quasi 600 Km quadrati. È risaputo che le ambientazioni rivierasche sono tra le più esposte all’azione del vento, che ha campo libero grazie ai vasti spazi del “mare magiaro”, e se Eolo dovesse mettersi d’impegno potrebbe rendere la gara più impegnativa del previsto. Così chi correrà con il pensiero rivolto alla classifica finale non dovrà distrarsi e cercare di rimanere davanti perché, se il gruppo si dovesse spezzare sotto l’azione del vento e si finisse nel ventaglio sbagliato, si correrà il rischio di sprecare energie preziose per rientrare o, peggio, di lasciare fin d’ora per strada parecchi minuti.
L’ultima tappa ungherese prenderà le mosse da Kaposvár, cittadina che è anche un po’ “romana” perché, come la nostra capitale, le fanno corona sette piccole colline tra le quali ce n’è una che, non a caso, si chiama Rómahegy (dove “hegy”significa collina, ma anche montagna).
Pedalando sul velluto delle steppe ungheresi si toccheranno nel tratto iniziale i centri di Nagybajom e Iharosberény, pressi i quali è rispettivamente possibile ammirare il museo di storia locale Sárközy István (la famiglia dell’ex presidente della repubblica francese è di origini ungheresi) e il castello Inkey, risalente al XVIII secolo. Percorsi i primi 70 Km i “girini” giungeranno in quella che nel 2020 sarebbe dovuta essere l’ultima meta della Grande Partenza dall’Ungheria, la cittadina di Nagykanizsa, dove si disputerà il primo dei due traguardi volanti giornalieri prima di invertire rotta e puntare in direzione del Kis-Balaton, il cosiddetto “Piccolo Balaton”, specchio d’acqua un tempo appartenente al bacino principale e in seguito separatosi a causa della sedimentazione del corso del fiume Zala. Oggi è divenuto un biotopo incluso dal 1997 nel parco nazionale del Balaton, interessante anche per la presenza di una riserva di bufali, introdotti in quest’area nel 1800 dai conti Festetics e rinfoltitasi dopo la creazione dell’area protetta, che ha portato nel giro di vent’anni il numero di questi animali da 16 a 200. Per giungere sulle sponde del vero Balaton bisognerà percorrere quasi 120 Km dal via da Kaposvár, quando la corsa sbarcherà sulle strade di Keszthely, cittadina il cui nome significa “castello” (e, infatti, qui non manca uno spettacolare maniero, costruito dai conti Festetics tra il 1745 e il 1880) e che il nome l’ha dato alla “cultura” qui fiorita dopo la caduta dell’impero romano d’occidente attorno al villaggio di Gorsium – Herculia, la cui area archeologica si trova nei pressi del centro di Székesfehérvár (attraversato due giorni prima nel corso della prima tappa). Il primo dei tre tratti disegnati lungo le rive del lago misurerà poco meno di 30 Km e si concluderà con il passaggio dalla località di villeggiatura di Badacsony, alla quale si giungerà dopo esser transitati ai piedi della collina sulla quale sono pittorescamente collocate le rovine del castello di Szigliget, costruito tra il 1260 e il 1262 dall’abate Favus di Pannonhalma. La prima “scampagnata” porterà il gruppo a inoltrarsi nell’entroterra del lago per una ventina di chilometri, attraversando un’area caratterizzata da colline d’origine vulcanica tra le interessante è l’Hegyestű (337 metri), in passato molto sfruttata per l’estrazione del basalto, attività che da una parte ne ha modificato l’originario aspetto conico e dall’altra ne ha riportato alla luce la sua particolare struttura interna, risalente all’epoca nella quale questo colle era un vulcano attivo. Affrontati in questo tratto alcuni modestissimi dislivelli, si tornerà a pedalare in pianura al momento del rientro sul lungolago, che il gruppo ritroverà all’altezza del centro di Zánka. Per circa 14 Km si pedalerà nuovamente con la compagnia di quello che gli antichi latini chiamavano “Lacus Pelso”, attraversando in questo tratto il centro di Balatonudvari, presso il quale si trova un cimitero dove si possono vedere numerose e curiose lapidi a forma di cuore, realizzate in marmo tra il 1808 e il 1840. È a questo punto che si andrà ad affrontare il piccolo GPM che l’organizzazione ha previsto a una dozzina di chilometri dall’arrivo, più interessante per il luogo dove terminerà questa salita che per le pendenze di un’ascesa che farà a malapena il solletico: percorsi i suoi 1600 metri al 3.1% i “girini” si troveranno al cospetto di una delle principale mete turistiche dell’area del Balaton, la millenaria abbazia benedettina di Tihany, fondata su di una piccola penisola dal sovrano Andrea I d’Ungheria, che dopo la morte sarà sepolto nella cripta della chiesa del monastero (la sua tomba è l’unica di un re ungherese vissuto in epoca medioevale ad essersi conservata fino ad oggi), dedicata alla Vergine Maria e Sant’Aniano di Orléans. Dopo quest’ultimo tributo all’arte e alla storia della nazione magiara, in un attimo il gruppo tornerà a pedalare in pianura, filando via veloce sulla litoranea in direzione di Balatonfüred, località climatica celebre anche per la sua rinoma clinica cardiologica, che ha avuto tra i suoi pazienti il poeta bengalese Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura nel 1913. I battiti qui saranno ancora tutti per il Giro, che si appresta a salutare l’Ungheria con un appassionante volatone. Poi tutti di corsa a prendere l’aereo per l’Italia.

Mauro Facoltosi

Spettacolare vista panoramica del Balaton e l’altimetria della terza tappa  (fringeintravel.com)

Spettacolare vista panoramica del Balaton e l’altimetria della terza tappa (fringeintravel.com)

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La cattedrale di Kaposvár

Iharosberény, Castello Inkey

Nagykanizsa, monumento alla “Grande Ungheria”

Uno scorcio del Kis-Balaton

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Keszthely, Castello Festetics

Castello di Szigliget

L’Hegyestű

Le curiose tomba a forma di cuore del cimitero di Balatonudvari

L’abbazia di Tihany

I SECONDI SCORRONO SUL BEL DANUBIO BLU

Chi sarà il giudice della breve cronometro budapestina? Il vento che spira dal Danubio potrebbe dare del filo da torcere ai passisti, naturali favoriti per la vittoria di tappa, ma anche la salita finale potrebbe risultare determinante e ribaltare i verdetti del cronometro.

Sarà l’ingrediente meno presente nel percorso del Giro 2022, ma sarà un ingrediente da non sottovalutare perché per qualcuno potrebbe comunque rivelarsi indigesto. Stiamo parlando dei chilometri da percorrere a cronometro perché quest’anno ne saranno previsti poco più di 26 e mai così pochi se ne sono visti da quando nel 1933 per la prima volta furono inserite le prove contro il tempo nel tracciato del Giro, che tra l’altro fu la prima delle tre grandi corse a tappe a proporle. Le uniche eccezioni, da quell’edizione disputata quasi novant’anni fa, furono le rarissime volte nelle quali il percorso proprio non ne mise in cartellone di tappe a crono, ma quest’anno ci saranno e dovranno comunque essere messe in conto. È vero che, per com’è stato disegnato il Giro, dopo la penultima tappa la classifica generale dovrebbe essere già ben delineata, ma non va esclusa la remota possibilità che i primi si presentino al via della conclusiva crono di Verona con distacchi ridotti e che il Giro possa essere ribaltato proprio in extremis, come già successo in tempi recenti, nel 2012 con il sorpasso di Ryder Hesjedal ai danni di Joaquim Rodríguez per appena 16”, nel 2016 con il definitivo passaggio di consegne al vertice tra Tom Dumoulin e Nairo Quintana per 31” e nel 2020 con l’ancora fresco ricordo della detronizzazione di Jai Hindley a Milano, con la maglia rosa passata per 39” sulle spalle di Tao Geoghegan Hart.
Della torta dei 26 Km programmati quest’anno la prima “fetta” sarà servita sul prestigioso vassoio di Budapest, 9 Km e 200 metri favorevoli ai cronoman almeno sino ai piedi dell’ascesa finale che strizza un attimo l’occhio agli scalatori, anche se i 1300 metri conclusivi non presentano una pendenza particolarmente sensibile (4.7% la media, 14% la massima). Di fatto si gareggerà, pur se con qualche “ritocchino”, sul percorso che era stato pensato per la “Grande Partenza” del 2020, disegnato tra le due anime della capitale ungherese, Pest e Buda.
Come da programma originario, dunque, la rampa di lancio sarà piazzata nel bel mezzo di Piazza degli Eroi, una delle principali di Budapest, al cui centro si colloca il Monumento del Millenario, costruito tra il 1896 e il 1929 per celebrare i primi mille anni di vita dello stato magiaro. Il tratto iniziale della tappa si snoderà sull’Andrássy út, il viale realizzato a partire dal 1872 per snellire il traffico della città e per fungere da collegamento diretto tra Buda e il Városliget, parco all’interno del quale si possono ammirare edifici come il castello Vajdahunyad e i Bagni Széchenyi, il più grande complesso termale d’Europa. Il progetto iniziale previsto per il 2020 prevedeva di percorrere questo viale nella sua interezza, 2400 metri perfettamente rettilinei che avrebbero costituito un vero e proprio invito a nozze per i passisti come Filippo Ganna; nel percorso rimodulato per il 2022 si è scelto di ridurre il rettilineo di partenza a poco più di un chilometro per poi proporre ai corridori la prima delle 22 curve che contribuiranno a spezzare la linearità della prima parte di gara, una svolta a gomito dopo la quale si taglierà nel mezzo il Terézváros, quartiere famoso per la sua vita notturna e nel quale si trova, non distante dal percorso di gara, la Casa del Terrore, museo-memoriale dedicato alle vittime delle dittature comuniste e naziste.
Un altro paio di curve porteranno a imboccare il Ponte Ferdinando, costruito nel 1874 per superare la linea ferroviaria, poco prima di giungere al cospetto della Stazione di Budapest Ovest, la seconda per importanza della città, progettata da August de Serres e Victor Bernard, architetti francesi che in precedenza avevano lavorato nello studio di Gustave Eiffel, l’ideatore della celebre torre parigina. Le successive pedalate verso la maglia rosa, che oggi dovrebbe cambiare padrone, si snoderanno sulle strade di Lipótváros, quartiere tra i più importanti poiché vi ha sede il Palazzo del Parlamento, edificio in stile neogotico eretto a simbolo dell’indipendenza dall’Impero Austro-Ungarico dichiarata nel 1848, anche se diventerà veramente effettiva solo con la dissoluzione dell’impero a seguito della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale (1918). Prima di giungere al cospetto della scenografica facciata dell’Országház (così i magiari definiscono il loro Parlamento) bisognerà percorrere una strada intitolata a Giuseppe Garibaldi, che coinciderà anche il breve tratto di discesa che sull’altimetria ufficiale spezza temporaneamente la continuità della pianura nella prima parte di gara. A questo punto con una strettissima curva a U si imboccherà il tratto danubiano della cronometro, con il “bel fiume blu” – immortalato nel 1867 dal celebre valzer composto da Johann Strauss figlio – che sarà compagno di viaggio dei “girini” nei successivi tre chilometri e mezzo, lasso di strada nel quale qualche corridore potrebbe trovarsi la marcia infastidita dal vento che spira dal fiume. Ci si allontanerà temporaneamente dalle sue rive per affrontare le quattro curve ravvicinate che precederanno l’ingresso sul Ponte Margherita, cosi chiamato perché a metà del suo cammino va a lambire l’estremità meridionale dell’omonima isola, in gran parte occupata da un parco e sulla quale si trovano importanti impianti sportivi, come lo stadio del nuoto che ha ospitato tre edizioni dei campionati europei di nuoto (l’ultima nel 2010) e due dei similari di pallanuoto (nel 2001 e nel 2014). Lasciatasi alle spalle Pest i partecipanti al Giro 2022 sbarcheranno sulle strade di Buda, la parte più antica della capitale ungherese, e invertiranno la direzione di marcia sempre avendo il Danubio al fianco, lanciandosi nel secondo dei due rettilinei che caratterizzano la prima parte di gara e che termina all’altezza della chiesa calvinista di Buda, costruita su progetto dell’architetto Samu Pecz alla fine del XIX secolo sul luogo che in epoca medioevale ospitava un mercato e che fu realizzata imitando le forme di una chiesa tradizionale, pur se questo modello non si conciliava con i riti e le liturgie tipiche della confessione fondata dal teologo francese Giovanni Calvino. Subito dopo il passaggio dinanzi ad un altro luogo di culto, la chiesa dei cappuccini dedicata a Santa Elisabetta d’Ungheria, una stretta curva a destra rappresenterà l’inizio della rampa finale, già facile di suo ma ulteriormente addomesticata un morbido tornantone disegnato ai piedi della gotica chiesa di Mattia, così chiamata in onore del re ungherese Mattia Corvino – che vi si sposò due volte – ma che più propriamente è intitolata a Nostra Signora Assunta della Collina del Castello. Dopo aver “dominato” il passaggio dei corridori, la chiesa accoglierà al suo esterno anche l’approdo di questa breve crono, dopo averne percorso il più ruvido tratto conclusivo perché all’ingresso del centro storico l’asfalto lascerà il passo al pavé per le ultime emozioni di una cronometro veloce… ma non troppo.

Mauro Facoltosi

Il Ponte delle Catene, simbolo di Budapest, e l’altimetria della seconda tappa  (www.andiamoabudapest.it)

Il Ponte delle Catene, simbolo di Budapest, e l’altimetria della seconda tappa (www.andiamoabudapest.it)

CIAK SI GIRO

La chiesa di Mattia, presso la quale si concluderà la seconda frazione del Giro 2022, non è conosciutoa solamente tra gli appassionati d’arte. Anche gli amanti del “brivido” se la ricorderanno bene perché un maestro del genere, il nostro Dario Argento, nel 1989 vi girò quasi per intero – almeno per le riprese esterne – il film “La chiesa”, del quale non fu però regista (ruolo affidato al suo “erede” Michele Soavi) ma autore del soggetto e produttore. La pellicola si svolge quasi per intero all’interno di una basilica i cui visitatori vengono man mano posseduti da demoni risvegliati da un’incauta restauratrice, successione di tragici eventi che ha termine solo quando un giovane sacerdote riesce ad attivare il meccanismo che causa l’autodistruzione della chiesa, effetto ottenuto inquadrando alla fine del film una vera chiesa in rovina, quella di San Nicola ad Amburgo. Pur trattandosi di una produzione nostrana, il film fu quasi per intero girato all’esterno, ricorrendo a set italiani unicamente per le scene ambientate all’interno della chiesa (per ovvie ragioni ricostruita in studio, dove furono utilizzati gli studi Elios, oggi di proprietà di Mediaset) e una sola piccola scena in esterni, quella nel quale il sacerdote protagonista ha la visione di uno dei cavalieri tedeschi che in epoca medioevale avevano sterminato un villaggio di streghe, successivamente sepolte nel luogo dove sarà poi costruita la chiesa protagonista del film. Per quella specifica scena si scelse uno dei cortili del Castello Odescalchi di Bracciano (Roma), una delle location più sfruttate dal cinema italiano: vi si sono stati girati oltre 150 film e tra i suoi ambienti si sono aggirati “mostri sacri” del calibro di Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, ma anche celebrità straniere come il monumentale attore (e non solo) statunitense Orson Welles

La chiesa di Mattia a Budapest inquadrata nel film La chiesa (www.davinotti.com)

La chiesa di Mattia a Budapest inquadrata nel film "La chiesa" (www.davinotti.com)

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Piazza degli Eroi

Bagni Széchenyi

La secca svolta a destra per imboccare Izabella utca, prima curva del tracciato della crono

Il palazzo sede del museo-memoriale dedicato alle vittime delle dittature comuniste e naziste.

La stazione di Budapest Ovest

Il palazzo del Parlamento visto dal Danubio

L’Isola Margherita vista dall’omonimo ponte

La chiesa calvinista di Buda

Il tornante della salita verso Buda

LA ROSA SBOCCIA IN UNGHERIA

Parte dall’Ungheria il Giro d’Italia, con un programma d’apertura differente rispetto a quello che era stato previsto per il 2020, quando il via dalla nazione magiara era saltato a causa della pandemia. Non ci sarà la solita crono d’avvio, in calendario ma spostata al secondo giorno di gara, ma una tappa in linea favorevole ai velocisti, anche se non banale. Gli ultimi 5 Km in salita scremeranno, infatti, il gruppo epurandolo da qualche sprinter e aprendo anche ad altri corridori la possibilità di partecipare alla lotta per la conquista della prima maglia rosa.

Finalmente questo sarà l’anno giusto per vedere spuntare le rose in Ungheria. Il Giro l’aveva già messa in programma per il 2020 la sua quattordicesima partenza fuori dai confini nazionali, saltata dopo che le autorità magiare avevano ritirato la loro disponibilità a causa della pandemia, rimandandola a data da destinarsi. Una data che non poteva essere il 2021, per la quale era già stata opzionata Torino quale sede di partenza, e anche quella del 2022 sembrava essere molto incerta, come aveva lasciato intuire il direttore di corsa Mauro Vegni lo scorso mese di maggio. Ma durante l’ultima edizione del Giro era successo un evento che nessuno avrebbe immaginato, i tre giorni in maglia rosa di Attila Valter che hanno galvanizzato gli ungheresi al punto da tornare a bussare alle porte del Giro per chiedere di anticipare i tempi e organizzare nuovamente la “Grande Partenza”, che altrimenti – stando ai rumors – avrebbe potuto svolgersi nelle Marche. Così Vegni si è rimesso al lavoro per modificare i piani originari del 2020 perché, avendo ottenuto dall’UCI il permesso di anticipare di ventiquattrore la partenza (deroga che viene concessa una volta ogni 4 anni), sarebbe stato impensabile bloccare le strade di Budapest in un giorno feriale per la disputa della prevista crono d’apertura, rinviata al secondo giorno di gara. Sono stati ripensati anche i tracciati delle altre due frazioni in linea previste sul suolo ungherese e, in particolare, si è aggiunto un traguardo in salita per la prima tappa, al termine di un’ascesa breve e poco impegnativa, 5500 metri al 4.2% che non dovrebbero impedire l’arrivo allo sprint. Per fare un paragone, anche la prima frazione del Tour de France 2021 presentava un finale simile, ma in quel caso la rampa era più corta e impegnativa, con un muretto iniziale che mancherà nella tappa della Corsa Rosa e che favorì la vittoria di Julian Alaphilippe. Di certo ne scaturirà una volata atipica, nella quale vedremo gli sprinter più resistenti destreggiarsi al fianco di corridori che solitamente non si gettano nella mischia delle volate e che puntano a più alti traguardi: lo stesso Alaphilippe potrebbe far bene su questo traguardo, ma anche velocisti decisamente dotati (come l’australiano Michael Matthews, che lo scorso anno si piazzò secondo nella tappa d’esordio del Tour) avranno armi pari per competere e lanciarsi alla conquista della prima maglia rosa.
Lasciata Budapest, il tratto iniziale della prima tappa si svolgerà lungo le rive del Danubio, che si lasceranno dopo meno di 10 Km per puntare verso il centro di Érd, cittadina presso la quale è possibile ammirare uno dei tre minareti oggi esistenti in Ungheria, retaggio del periodo dell’occupazione turca. Proseguendo il gruppo giungerà sulle strade di Martonvásár, le stesse che nel 1800 furono solcate dal compositore tedesco Ludwig van Beethoven che, ospite del castello Brunszvik, qui compose uno dei suoi brani più celebri, la “Per Elisa”. Ci sarà anche il tempo per fare un tuffo virtuale in Italia nelle fasi iniziali di questa tappa e accadrà quando si giungerà presso le rive del lago di Velence, il quarto dello stato per dimensioni, sul quale si affaccia l’omonima località balneare. Il suo nome, tradotto in italiano, significa proprio “Venezia” ed è attribuito allo storico Antonio Bonfini, che nel XV secolo era stato assunto dal re ungherese Mattia Corvino come storiografo di corte e che volle con quel toponimo rendere omaggio ai numerosi veneti che erano immigrati in Ungheria, stabilendosi proprio in quella parte del regno. Toccata Lovasberény, dove il tracciato di gara lambirà il classicista castello Cziráky, la prima fase di questa tappa d’apertura si concluderà a circa 75 Km dalla partenza con il primo dei due traguardi volanti, messo in palio in quel di Székesfehérvár, centro il cui nome fa intrecciare la lingua agli stranieri ma che i magiari sanno pronunciare a menadito, anche perché si tratta di una delle città storiche della loro nazione, fino al 1526 sede nella cattedrale di Santo Stefano delle incoronazioni dei sovrani ungheresi.
Qui i “girini” effettueranno il giro di boa del percorso odierno che, dopo esser stato tracciato prevalentemente in direzione sud, ora tornerà a puntare verso nord, mentre l’altimetria proporrà un lieve falsopiano prima di giungere a Csákvár, pure dotato di un imponente castello, oggi sede di un ospedale e costruito in stile rococò prima di essere rifatto in stile neoclassico a causa di una serie di terremoti che colpì queste terre nell’800.
Dopo metà tappa la pianura, fin qui imperante, lascerà temporaneamente il passo a microscopiche collinette che poco si avvertono anche sull’altimetria, come lo strappo di 800 metri al 6,5% che s’incontrerà all’uscita da Bicske mentre leggermente più lunga – un chilometro esatto al 4.3% – sarà la salita che si dovrà affrontare alle porte di Zsámbék, la cui principale attrattiva turistica è rappresentata dai suggestivi ruderi dell’abbazia premonstratense costruita a partire dal 1220 e rovinata a causa di un altro terremoto nel 1736, in seguito al quale si preferì utilizzarne le pietre per ricostruire le case degli abitanti del villaggio.
Usciti da questa fase di leggera “tempesta” il tracciato tornerà a farsi scorrevole sotto le ruote del gruppo procedendo in direzione di Bajna, villaggio di circa 2000 abitanti presso il quale si trova un castello che appartenne alla famiglia Sándor- Metternich, il casato del celebre cancelliere austriaco Klemens von Metternich, tra i principali protagonisti del Congresso di Vienna che nel 1815 ridisegnò il volto dell’Europa politica dopo la fine dell’era napoleonica.
Tornati in pianura, il percorso andrà nuovamente a specchiarsi nelle acque del Danubio nel tratto dove il “bel fiume blu” funge da confine naturale con la Repubblica Slovacca, un’altra nazione che ha dimostrato interesse verso il Giro avendone richiesta la “Grande Partenza” per il 2023, anno nel quale Stefano Allocchio – che nei prossimi mesi prenderà il posto di Vegni alla direzione della Corsa Rosa – avrà l’imbarazzo della scelta perché anche Belgio, Turchia e Marocco hanno avanzato simili proposte. Intanto la storia della prima tappa dell’edizione 2021 entrerà nel vivo perché a 28 Km dall’arrivo saranno per la prima volta distribuiti abbuoni che potrebbero rivelarsi fondamentali per stilare la prima classifica generale e assegnare la prima maglia rosa. Accadrà al passaggio dall’antica Strigonio, l’attuale Esztergom, centro che riveste il ruolo di capitale religiosa dello stato avendo qui sede l’arcivescovo primate d’Ungheria: il principale monumento cittadino è, infatti, un luogo di culto, la neoclassica Cattedrale di Nostra Signora e di Sant’Adalberto, al cui interno è possibile ammirare la più grande pala d’altare al mondo realizzata su un solo pezzo di tela, realizzata nel 1854 dal friulano Michelangelo Grigoletti.
Con l’adrenalina per il gran finale che pian piano monterà si procederà avendo come costante compagno di viaggio il Danubio, nel punto dove il fiume fa una grande ansa per aggirare il promontorio del Juliánus Kilátó e cambiare contemporaneamente la sua direzione. Saranno gli ultimi scampoli di pianura di questa tappa, che si concluderanno con il passaggio nel centro di Visegrád, cittadina nota per aver ospitato gli incontri che hanno portato alla nascita del Gruppo di Visegrád, alleanza culturale e politica che ha rinsaldato i rapporti tra quattro nazioni dell’Europa orientale (oltre alle citate e confinanti Ungheria e Repubblica Slovacca, anche Polonia e Repubblica Ceca) e ha anche ispirato una competizione ciclistica composta da quattro gare in linea organizzate tra le varie nazioni del “gruppo”. E ora un altro gruppo sarà pronto a entrare in scena sulle strade della cittadina ungherese, che vedrà i “girini” affrontare la salita verso la spettacolare fortezza medievale che domina il Danubio, presso la quale si conoscerà il nome del primo corridore che nel 2021 avrà l’onore di vestire la maglia rosa.

Jó kirándulást Giro d’Italia

Mauro Facoltosi

La fortezza di Visegrád e l’altimetria della prima tappa (www.easybudapest.com)

La fortezza di Visegrád e l’altimetria della prima tappa (www.easybudapest.com)

CIAK SI GIRO

Anche nel 2022 continua la collaborazione con www.davinotti.com, sito che si occupa di cinema e in particolare di mappare le location utilizzate dalle varie produzioni cinematografiche, proponendo poi ai lettori un parallelo tra fotogrammi e foto dei posti dove furono girate le scene. In questo primo capitolo della rubrica vi porteremo alla scoperta dei film italiani girati sulle strade di Budapest (limitandoci a quelli mappati su Davinotti). Dopo l’italo-francese-tedesco “Barbablù” del 1972, firmato dallo statunitense Edward Dmytryk, in ordine di tempo il primo nostro regista ad aver immortalato scorci della capitale ungherese è stato Carlo Verdone che nel 1987 l’ha scelta per girarvi diverse scene de “Io e mia sorella” e in particolare si vedono il Ponte della Libertà e la chiesa di Sant’Anna, che fa una fugace comparsa sullo sfondo nella spassosa scena nella quale Verdone va ad acquistare in farmacia gli assorbenti per la sorella (interpretata da Ornella Muti). L’anno successivo il regista romano Gianfranco Giagni girerà a Budapest un paio di scene del film d’orrore “Il nido del ragno”, seguito dodici mesi più tardi dal maestro del brivido Dario Argento (ma del suo “La chiesa” parleremo nella seconda rubrica). Sempre nel 1989 sarà il turno di Peter Dal Monte, scomparso nel maggio del 2021, che vi girerà con attori prevalentemente stranieri “Étoile”, thriller ambientato nel mondo della danza. Nel nuovo millennio sarà il milanese Fabio Carpi a scegliere Budapest per una scena di “Nobel” (2001), film “on the road” che racconta del viaggio di uno scrittore italiano (interpretato dallo spagnolo d’origini argentine Héctor Alterio) verso la Svezia, dove gli sarà consegnato il premio nobel per la letteratura. Luca Zingaretti nel 2002 smetterà per un attimo i panni del commissario Montalbano per recarsi in terra magiara e girare la fiction RAI “Perlasca, un eroe italiano”, due puntate nel quale il popolare attore interpreterà il ruolo di Giorgio Perlasca, il commerciante italiano che nel 1944 aveva salvato la vita a più di cinquemila ebrei ungheresi destinati ai campi di concentramento. Nel 2016, infine, Ron Howard girerà a Budapest (spacciata per l’americana Harvard e per Istanbul) diverse scene di “Inferno”, coproduzione italo-americana ispirata all’omonimo romanzo di Dan Brown e in gran parte filmata in Italia, tra Venezia e Firenze.

Carlo Verdone a Budapest in una scena di Io e mia sorella (www.davinotti.com)

Carlo Verdone a Budapest in una scena di "Io e mia sorella" (www.davinotti.com)

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https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/io-e-mia-sorella/50002553

FOTOGALLERY

Tratto iniziale lungo il Danubio all’uscita da Budapest

Il minareto di Érd

Martonvásár, castello Brunszvik

Bagnanti sulle sponde del Lago di Velence

Lovasberény, castello Cziráky

Székesfehérvár, Cattedrale di Santo Stefano

Il castello di Csesznek a Csákvár

Ruderi dell’abbazia di Zsámbék

Bajna, Castello Sándor- Metternich (www.szepmagyarorszag.hu)

La cattedrale di Esztergom vista dal ponte sul Danubio che collega l’Ungheria alla Repubblica Slovacca

La pala di Michelangelo Grigoletti all’interno della cattedrale di Esztergom

Uno scorcio dell’ansa del Danubio che anticipa l’arrivo a Visegrád