QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI VERONA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

L’australiano Hindley è il vincitore del Giro d’Italia. A Sobrero la crono finale

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Úgy zárult a Giro d’Italia, ahogyan 1909 óta még soha sem

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Jai Hindley enters history books as Australia’s first Giro d’Italia winner

The Daily Telegraph

FRANCIA

Hindley s’offre son premier Grand Tour

L’Équipe

SPAGNA

Hindley hace historia

AS

PORTOGALLO

Jai Hindley é o primeiro australiano a vencer o Giro

Público

BELGIO

Hindley geeft leiderstrui Giro niet meer uit handen in slottijdrit, die gewonnen wordt door Sobrero

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Hindley pakt eindzege in Giro d’Italia, Bouwman de bergtrui

De Telegraaf

GERMANIA

Hindley gewinnt als erster Australier den Giro d’Italia

Kicker

REPUBBLICA CECA

Hindley v časovce nezaváhal a je šampionem Gira. Hirt udržel šesté místo

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Jai Hindley, primer australiano en ganar el Giro de Italia

El Tiempo

ECUADOR

Richard Carapaz, subcampeón del Giro de Italia

El Universo

AUSTRALIA

History as Aussie Jai Hindley wins Giro d’Italia

The Australian

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Advance Australia Fair (Inno nazionale Australia)

IL GIRO CHE VERRÀ

Se del “Grand Départ” del Tour de France del 2023 si sà già tutto da tempo – l’anno prossimo la corsa francese scatterà dalla cittadina spagnola di Bilbao e si fermerà nei Paesi Baschi per tre giorni – non si hanno ancora notizie certe sulla cittadina che ospiterà la sede di partenza del Giro d’Italia. Tante le canditature pervenute sulla scrivania del direttore Mauro Vegni, anche straniere (Repubblica Slovacca, Belgio, Turchia e Marocco), ma i rumors più recenti dicono che la “Grande Partenza” dovrebbe avvenire dall’Abruzzo e con tutta probabilità sarà Pescara la cittadina prescelta per dare il via alla “Corsa Rosa”, come già avvenuto nel 2001 quando il belga Rik Verbrugghe si impose nella cronometro più veloce della storia del Giro. Altre voci danno per certa, invece, la tappa conclusiva in Friuli, in una località che dovrà essere scelta tra Udine e Trieste, che entrambe hanno già nel curriculum l’approdo finale della Corsa Rosa, la prima nel 1983 e la seconda nel 2014. Il percorso sarà svelato nella sua totalità in autunno, ma una serie di indiscrezioni possono consentire di farsi un’idea della direzione che sarà intrapresa dai “girini”, che si dovrebbero fermare per tre giorni in Abruzzo (candidata per un arrivo la cittadina di Fossacesia) per poi scendere verso sud, dove hanno fatto richiesta del Giro la calabrese Vibo Valentia e il santuario campano di Montevergine, arrivo in salita poco selettivo tipico da prima settimana di corsa. Un’altra località montana dell’Italia centrale che si è proposta è l’Abetone, che il Giro potrebbe raggiungere dopo aver fatto scalo a Forte dei Marmi, dove si vorrebbe organizzare una tappa a cronometro, sulla falsariga di quelle disegnate da Vincenzo Torriani negli anni ‘70. Giunto sulle strade dell’Italia settentrionale il Giro potrebbe fare scalo a Castellania, nel 70° anniversario dell’ultima vittoria di Fausto Coppi alla Corsa Rosa, ottenuta nell’edizione della prima scalata allo Stelvio, anche se il mitico passo dovrebbe attendere fino al 2025 per il prossimo passaggio del Giro (si vocifera dell’arrivo in vetta della tappa conclusiva in occasione del bicentenario della costruzione della strada che sale al passo). La Valtellina potrebbe comunque essere ancora protagonista perchè c’è l’intenzione – che potrebbe però naufragare contro problematiche di carattere logistico – di proporre l’impegnativo arrivo in salita al Lago di Campo Moro, dove sono terminate negli scorsi anni due tappe dei giri riservati alle donne e agli Under 23.
Nel frattempo il presidente della regione Veneto Luca Zaia ha fatto sapere di esser già al lavoro per organizzare tre arrivi di tappa e una di questa potrebbe essere la frazione montana che era stata proposta dall’Associazione Nazionale Alpini per il 2022 ma che non era stata presa in considerazione per l’edizione appena terminata, una tappa che prevede l’ascesa al Monte Grappa e il traguardo fissato in una località a scelta tra Bassano e Possagno. A questo punto la corsa si sposterà nel vicino Friuli per un gran finale che ha in serbo anche una tremenda cronoscalata del quale si parla da diversi anni, che prevede d’affrontare la ripida sterrata – da sistemare – che conduce in uno degli angoli più incantevoli della regione, il Monte Santo di Lussari

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Al mio fanco Fabio Genovesi”
Petacchi: “È stato uno dei primi a perdere contratto dal gruppo”
Petacchi: “Le condizioni moteo”
Borgato: “Il miglior tempo è sulle spalle di Magnus Cort”
Saligari: “È oramai in dentro l’ultimo chilometro”
Garzelli: “Ogni salita di questi 17 Km saranno il punto decisivo” (c’era una sola salita)
Cipollini: “Le tappe regina”
Cipollini: “Cerchevamo di mantenerli a debita distanza”
Fabretti: “Non avevamo specialisti veri e proprio”
Televideo: “Nibali conserva il quarto posto da Pello Bilbao”
Televideo: “Micael Hepburn” (Michael)
Nibali: “Saluti i tifosi che sono stati dietro la tv a seguirmi”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della ventunesima ed ultima tappa, circuito a cronometro di Verona

1° Rui Oliveira
2° Ramon Sinkeldam a 6″
3° Ivan Sosa a 15″
4° Aimé De Gendt a 16″
5° Mark Cavendish a 22″

Miglior italiano Sacha Modolo, 10° a 47″

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 16′55″
3° Matthias Brändle a 21′05″
4° Bert Van Lerberghe a 25′07″
5° Mark Cavendish a 27′19″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 44′53″

Maglia nera Jai Hindleyl, 149° a 7h13′57″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

21a TAPPA: SAINT VINCENT – MILANO (160 Km) – 9 GIUGNO 19622

IL GIRO SI è CONCLUSO CON IL TRIONFO DI BALMAMION – CARLESI AL VIGORELLI VINCE L’ULTIMA TAPPA – A NOLE FESTE PER LA MAGLIA ROSA
Una marcia senza emozione da Saint-Vincent al traguardo d’arrivo
Secondo in classifica generale Massignan, terzo Defilippis – La tremenda giornata di Passo Rolle, con neve e bufera, aveva tolto di gara molti tra i migliori – Soltanto quarantasette ciclisti hanno portato a termine la dura competizione – Pur non giungendo mai primo nelle varie tappe, il canavesano Balmamion ha meritato il successo finale – Balmamion e Defilippis non vogliono partecipare al Tour

LArena di Verona (www.giroditalia.it)

L'Arena di Verona (www.giroditalia.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone
18a tappa: Borgo Valsugana – Treviso
19a tappa: Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte
20a tappa: Belluno – Marmolada (Passo Fedaia)

NOIA E ARENA, MA BRAVO SOBRERO. E BRAVI I BORA IN UN GIRO DOWN UNDER

Cronometro passerella in quel di Verona, luogo di aspettative disattese se mai ve ne furono nel ciclismo, con quei Mondiali sempre sulla carta durissimi e poi inevitabilmente preda dell’inerzia e del fulmineo Freire. Oggi vince Sobrero. Fine.

Che bello l’arrivo nell’Arena, sempre spettacolare ed emozionante; ma, come in una riproduzione in scala del resto del Giro, una volta ripresici dalla sindrome di Stendhal prodottaci dai panorami scenografici entro cui scorre la gara, vale giusto la pena di applaudire il vincitore di tappa, brillante in mezzo al nulla e alla noia di una corsa ingessata.
La cronaca si riduce dunque all’entusiasmo per Matteo Sobrero, che, coerentemente con i suoi 25 anni, rende sempre più corposa la propria graduale crescita tecnica come cronoman versatile dal potenziale aperto, dando lustro alla maglia di campione italiano, e così confermando en passant l’ottimo lavoro condotto per la crescita della disciplina sul medio-lungo periodo in Italia, grazie ad alcune menti illuminate più che alla Federazione, dopo epoche assai fosche. Matteo ha dato fiducia al traballante progetto Bike Exchange e il team ha dato fiducia a lui: il risultato, una ciliegina finale di ulteriore consolazione dopo le glorie e disgrazie di Simon Yates. Addio alla generale, ma tre tappe vinte sono un bottino niente male anche in termini di quei punticini UCI che per gli australiani quest’anno valgono oro nella lotta per non essere espulsi dal World Tour.
Ecco, va detto che dietro a Sobrero proprio non succede quasi nulla, l’unico uomo a subire meno di 2” al km (!) da Sobrero è il giovinetto formidabile Arensman (che ne becca comunque quasi uno e mezzo…), promettente spilungone tuttofare già probabilmente razziato da Ineos. Per il resto arrivano alla rinfusa cacciatori di tappa più o meno orfani di forma o fortuna e gioie, come Mollema, Schmid e Cort, oppure il prezzemolino MDVP o il gioiellino britannico Tulett; magari l’uno o l’altro uomo di classifica ansioso di dimostrare qualcosa, categoria che include ovviamente Carapaz, più sorprendentemente Hindley (che comunque patisce 7 secondi dal colombiano, sottolineando l’eccezionalità della cesura di ieri), o il povero Hugh Carthy, vero Ecce Homo di questo Giro disperato per la sua EF, altro team in lotta per non retrocedere.
Ebbene sì, l’ennesima stramazzata del povero Hugh stavolta vale 40 punticini extra per la squadra, come aver fatto secondo in una tappa, e ben più di quanto non avessero apportato finora le sue disumane fatiche e il paio di quarti posti ricavatini. Nessuno avrà fatto caso al suo undicesimo posto odierno, e pochi avranno osservato che grazie ad esso Carthy scambia nono e decimo in generale, scavalcando così l’iconico Juanpe López, più che contento della sua maglia bianca dopo tanta rosa provvisoria; mentre a pochi sarà sfuggito il protagonismo in fuga dell’uomo EF. Ma così è se vi pare, o anche se non vi pare, questa dei punticini è una curiosità in più non necessariamente in accordo con la logica globale dello sport. Aggiunge pepe, senz’altro, e quanto ce n’è bisogno a questo Giro.
Tanto per dare un altro riferimento in merito al vuoto cosmico odierno, lo scambio di posizioni fra Hugh Carthy e Juanpe López, peraltro non proprio trascendentale (ribadiamolo: si invertono nono e decimo in CG…!), è l’unico, attenzione attenzione, “unico” mutamento in classifica generale verificatosi entro le prime 32 posizioni di classifica nella giornata odierna. Il resto permane immutato, nemmeno bastano le rispettive attitudini a spostare alcunché. E se sembra scontato, possiamo prendere a paragone un’altra pagina nera dei grandi giri degli ultimi anni, il Tour 2017, la cui altresì discutibile crono conclusiva, tanto bella quanto poco significativa, oltre a invertire nono e decimo come quella odierna permise in questo ventaglio di posizioni anche lo scambio fra secondo e terzo nonché quello fra 13º e 14º (per non dire di Landa a un secondo dal podio). Poca roba, invero, perché come premesso peschiamo nel torbido, ma oggi è valsa pure meno. Tanto per capirci, nella tutt’altro che stravolgente ma quantomeno dignitosa crono finale dello scorso Giro 2021 si vide entro lo stesso range di una trentina di atleti almeno la metà di essi cambiare il proprio posizionamento nella generale.
Chiusa la cronaca su questa tappa, emblematica come dicevamo del Giro in toto, tracciamo qualche bilancio. È triste a dirsi, ma probabilmente si è testé concluso il peggior Giro, in termini di spettacolo sportivo, da che siamo entrati nell’era dei vari Pro Tour, World Tour e compagnia. E ciò non si legga nei termini di una critica pregiudiziale al Giro del 2004 o a quello del 2003, bensì come un semplice riferimento per pesare parametri comuni, vale a dire senza entrare in un dibattito che diverrebbe annosissimo relativo alla qualità dei partecipanti, al sistema degli inviti e via dicendo. Si sarebbe potuto scrivere con egual arbitrio che l’edizione 2022 è il peggior Giro in 20 anni, richiamando il 2002 in nome di quella allora sfumata prima vittoria di un australiano, il giovane Cadel Evans in maglia Mapei; o il peggior Giro del millennio, maledicendo il 1999 e Madonna di Campiglio; oppure perfino il peggior Giro in un quarto di secolo, riscattando le imprese di Pantani in quel 1999 e prendendocela con le vittorie di Tonkov o Gotti su top-10 finali dalla qualità un po’ zoppicante (ma quell’Enrico Zaina 1996 è l’unico ciclista pro ad avere scalato in gara la Marmolada più velocemente che Jai Hindley in tutta la storia dello sport!). Comunque, ci siamo capiti, è il più brutto Giro in un lasso di tempo parecchio lungo.
Poi, sia chiaro, il Giro resta la corsa più bella del mondo nel Paese più duro del mondo, o qualcosa del genere, quindi un brutto Giro non è comunque uno spettacolo infame. C’è stata una bella tappa per la generale, una!, vale a dire Torino. A volte questo basta per fare un Tour de France (i transalpini sono capacissimi di produrne zero). C’è stato un attacco serio per la classifica, sul Fedaia. Uno!, e a meno di 3 km dalla linea del traguardo (sic), ma potevano non essercene proprio. Ci sono state tappe dove i primissimi non si sono scannati a sciabolate, ma una selezione atletica pesante s’è data da sé (e vorrei vedere con cinquemila metri di dislivello, per quanto mal disegnato), vedansi Blockhaus e Aprica. E delle belle lotte per la vittoria di giornata, come no. Un monumento a Mathieu van der Poel pagato da Vegni, per favore. Anche se perfino MDVP diventa gigione col passare del tempo e una volta saltato per il tappo di Prosecco l’altro fenomeno, Bini. Il monumento a De Gendt, invece, se l’è tirato su da solo in quel di Napoli. Ecco, a proposito di De Gendt, il 2012 è stato a lungo, e giustamente, il titolare della corona spinosa al “Giro più brutto che si ricordi”: perché quel Giro aveva avuto – al di là delle battaglie di giornata – “solo” l’epica giornata dello Stelvio a spiccare fra le schermaglie con poco costrutto per la generale. Quella sola tappa, però, basta a spostare poderosamente gli equilibri, unitamente all’attitudine aggressiva, anche se solo alla flamme rouge, del buon Purito, e di Hesjedal a Pampeago, naturalmente, pure lui con tempi record come quelli della Marmolada. Lotta fra Giri poveri, o poveri Giri, ma tant’è.
Un po’ come nel 2012 ciò che affossa del tutto il morale è una somma fra opportunità perse, nelle poche occasioni in cui il tracciato offriva guizzi d’ingegno, e assenza generalizzata di azioni da parte degli uomini di classifica. In generale, quel che si riassume in “fumarsi il Giro”.
Chiudiamo qui con due domande, tanto per rimuginare un po’ visto che non possiamo crogiolarci nel semplice ricordo dei momenti memorabili quest’anno alquanto latitanti. Il primo interrogativo concerne le squadre che hanno perso: erano in qualche modo conscie della propria inferiorità, sia in termini di team sia in termini di capitani, rispetto alla Bora? E se tale equilibrio o inferiorità si palesava soprattutto negli sforzi brevi e concentrati, perché non provare a mutare l’organizzazione del lavoro erogato, proponendo moduli differenti, ad esempio con intensità medio-alta su due Gpm invece che ridurre il tutto a un braccio di ferro di pura scalata negli impervi finali? Il Giro, va detto, aveva fra i suoi enormi limiti una chiara predisposizione a favore di questa seconda impostazione, divenuta rapidamente dominante. Epperò un poco di fantasia non guasta: e se l’azzardo a cui chiamava a gran voce la tappa di Potenza con la Montagna Grande di Viggiano – greggismo dei più nefasti mai visti, con la strada bloccata dai team con interessi al passeggio – poteva essere in effetti prematuro, un lusso per veri risk-takers (Astana 2015, Contador 2011, Nibali 2013), non ci sono più scuse di sorta per il modo in cui sono stati neutralizzati il Vetriolo o, autentico crimine sportivo, il Kolovrat. Perdoniamo solo la tappa valdostana perché mettere una tappa da forzature dopo Torino è un errore così grossolano del tracciatore che i team finiscono assolti. E allora bravi i Bora, perché alla fin della fiera non solo Hindley ha proposto l’unico serio attacco individuale (col supporto ben orchestrato di Kämna peraltro) fra uomini della generale, ma anche giacché l’unica volta che si è visto un team propositivo al 100%, puntando fiches pesanti, in un’azione aggressiva e concertata dal medio raggio, sono sempre stati loro, in quel di Torino. Niente di più e niente di meno, ma in uno scenario mediocre tanto basta. I Bahrain qualcosina hanno fatto, non si dica di no. Epperò senza quell’ingegno che era assolutamente indispensabile a colmare il divario fisico-tecnico inevitabilmente implicito in un Landa, figuriamoci!, quasi 33enne. Hanno tiricchiato tutti in buon ordine, ma senza rinunciare alle chance di tappa con gli uomini in avanscoperta; alzando un pochino il ritmo prima del duello finale, e tuttavia non parliamo certo di martellate feroci a scremare e infilare il gruppo. Senza con ciò disprezzare le occasionali prestazioni eroiche di un Poels o la giornata vincente di Buitrago. Ineos – che dire? – fra le proprie incarnazioni peggiori, in modalità difensiva: compatta e sciatta. Altro che il 2020, o la prima metà di 2021.
Ricordiamo fra l’altro che sono state “fumate” a ritmi letteralmente da amatori (pur di livello alto) salite come Crocedomini, Mortirolo, San Pellegrino…
Seconda domanda: Bora e Hindley, bene, bravi, bis. Le ragioni di chi si prende la ragione. Ma col senno di poi. In sé, come valutare la strategia post Torino? Ovviamente l’incognita chiave è il reale potenziale di Hindley, che non è detto fosse noto nemmeno al team o a lui stesso. Se però Hindley ne aveva un po’ di più di quanto visto sulla strada, mantenere le carte coperte può essere stata una furbata da pokeristi… o anche no. È vero che così segni il tuo gol vincente al 90esimo e nessuno ti può rimontare, niente imboscate o assalti disperati da fronteggiare. Tuttavia è pur vero che se la palla non entra, perdi tutto ma proprio tutto, o comunque finisci in un pasticcio non da poco. Le grandinate previste si materializzano, e Hindley reagisce così così. Una caduta che intacca la forma. Carapaz non abbocca e invece che crollare regge sui suoi ritmi visti in precedenza, perdendo magari una ventina di secondi scarsi (un Landa cotto e Hugh Carthy hanno incassato solo 49” d’altronde; e già è un miracolo, in meno di tre km…). Se Hindley davvero è entrato in forma via via e ne aveva tanto quanto vistosi in quel lampo finale, allora quest’attesa esasperata che tanto ha premiato avrebbe anche potuto tradursi in un errore madornale. Un’assunzione di rischi probabilmente eccessiva, oltreché – apparente paradosso! – un modo di correre sparagnino che ammazza lo spettacolo, ma questa è un’altra storia.
Se invece Hindley ha dato tutti gli altri giorni il massimo che aveva, o poco meno, c’è di che rimanere basiti dal salto prestazionale. Per poi tornare all’equilibrio nella crono, corsa, come detto, con l’aggressività di chi ancora volesse dimostrare qualcosa, non con estrema prudenza. Se è così che è andata, possiamo parlare di vincitore quasi aleatorio, pur nei parametri di un atleta che già ha ampiamente dimostrato (nel ridotto campione a disposizione) ottima crescita prestazionale attraverso le tre settimane – anche se gli scettici snobbano questo concetto – e focalizzazione in picchi di rendimento straordinari su occasioni mirate.
Concludiamo con il doveroso applauso a Nibali, ai piedi del podio, pur lontano dagli stambecchi. Giro meno adatto a lui per il suo addio non si poteva disegnare, con tutti quei muri finali a schiacciare la fantasia. Certamente una sua impresa, foss’anche fallita, foss’anche per la tappa, avrebbe strappato questo Giro al suo destino di capofila della colonna infame dei “Giri brutti”. Ma ciò non toglie nulla a lui, a cui nulla si può chiedere visto che una resa del genere nell’anno del ritiro è semplicemente brutale. E si noti che avrebbe comunque potuto correre pian piano a raccogliere fiori e applausi senza che ciò potesse essere in alcun modo criticabile. Porta all’Astana in dura crisi punti preziosissimi, pesantissimi: per averne una misura, il suo risultato al Giro da solo vale oltre il 50% di tutti i punti raccolti da tutto il resto del team fin da inizio stagione. E se Contador chiuse quinto la sua ultima Vuelta attaccando sui cavalcavia, Nibali chiude quarto il suo ultimo Giro confermando ciò che è sempre stato, un professionista eclatante, che va al sodo, e andando al sodo incide a fondo sulla realtà del ciclismo finanche nel suo ultimo anno di carriera. Nibali ama correre in bici, non sfugge a nessuno, ma al contempo Nibali oltre a trasmettere la sua passione per questo sport ci rammenta costantemente (col suo mero agire, per fortuna non con prediche) che il ciclismo non è un gioco, è roba seria. Una percezione profonda legata all’eterna precarietà che permea ogni aspetto di questo sport, al suo non essere mai abbastanza di massa, mai abbastanza dominante, mai abbastanza lussuoso, mai abbastanza straricco, mai abbastanza “a posto”, una percezione insomma che in qualche modo ci fornisce un importante controcanto per quando sentiamo, come a questo Giro, che “non ci hanno fatto divertire abbastanza”.

Gabriele Bugada

Jai Hindley accolto da trionfatore nellArena di Verona (foto Tim de Waele/Getty Images))

Jai Hindley accolto da trionfatore nell'Arena di Verona (foto Tim de Waele/Getty Images))

SIPARIO ROSA SULL’ARENA

Finale in Arena per il Giro d’Italia e sarà la settima volta nella storia che una frazione del Giro terminerà all’interno dell’anfiteatro veronese. In 17 Km e 400 metri sapremo se il tradizionale circuito delle Torricelle, erede di due edizioni dei mondiali disputate nel 1999 e nel 2004, riuscirà a scardinare la classifica determinata dalle frazioni di montagna affrontate nell’ultima settimana della Corsa Rosa.

Porta la data del 4 giugno del 1967 la prima volta del Giro in Arena. Fu una delle geniali invenzioni partorite dalla vulcanica mente di Vincenzo Torriani, la stessa che in quella stessa edizione aveva inventato il prologo, la stessa che una decina di anni dopo riuscì a portare la Corsa Rosa in un luogo che si pensava irraggiungibile, Piazza San Marco a Venezia, un approdo che sogna anche l’attuale direttore del Giro Mauro Vegni. Si dovevano percorrere 45 Km quel giorno e all’interno dell’anfiteatro scaligerò si festeggiò la vittoria per strettissima misura del danese Ole Ritter, che fece meglio per un solo secondo del tedesco Rudy Altig e anche i corridori arrivati subito dietro accusarano tempi molto vicini a quelli di Ritter, con Ferdinand Bracke terzo a 2 secondi e il favoritissimo Jacques Anquetil quarto a 6 secondi e nuova maglia rosa, tolta dalle spalle dello spagnolo José Pérez Francés. Dopo questo precedente l’Arena il Giro non la vedrà più per quattordici anni, fin quando Torriani decise di far terminare nuovamente una cronometro all’interno del celebrato monumento e stavolta in occasione della tappa finale del Giro del 1981, 42 Km con partenza dalla vicina Soave, località conosciuta per il vino che da essa prende il nome. Fu quello un finale di Giro degno dell’Arena perché alla partenza la classifica era ancora apertissima, avendo la maglia rosa Giovanni Battaglin soli 39” di vantaggio su Giuseppe Saronni e 50” sullo svedese Tommy Prim, decisamente più attrezzati a cronometro dello scalatore vicentino che, tra l’altro, pochi giorni prima della partenza della Corsa Rosa aveva vinto il Giro di Spagna, che all’epoca si disputava in primavera. C’erano anche gli abbuoni – quell’anno previsti anche nelle cronometro – a turbare i sonni di Battaglin che, invece, riuscì a difendersi egregiamente, prendendole solo da Prim e facendo meglio di Saronni, così che potè salvare la maglia rosa, definitivamente vestita con 38” sullo svedese e 50” sul piemontese. Il ribaltone sembrava, invece, improbabile il 10 giugno del 1984, quando la corsa terminò ancora con la Soave – Verona, partita con un Laurent Fignon saldamente in maglia rosa con 1’21” su vantaggio su Francesco Moser. Ma l’asso trentino, reduce dalla conquista del record dell’ora, stupì tutti rovesciando le carte in tavola e vincendo la crono a quasi 51 Km/h e distanziando il corridore francese di 2’24” (senza abbuoni, stavolta), che gli consentirono di imporsi in classifica con 1’03” di vantaggio. La conclusione del Giro fu così entusiasmante che si pensò di replicarla l’anno successo anche se a ruoli invertiti e così Lucca – nel 1984 sede del prologo – fu scelta come punto d’arrivo dell’edizione 1985, scattata con una crono lunga poco meno di 7 Km terminata dentro l’Arena, altro appuntamente al quale si fece ancora trovare in perfetto orario Moser, che iniziò in bellezza un Giro nel quale dovrà poi soccombere al francese Bernard Hinault, che così “vendicò” Fignon vincendo il Giro con un vantaggio sul trentino molto simile (1’08”) a quello accusato dodici mesi prima dal connazionale. Nel 2007 un’altra prova contro il tempo terminerà a Verona, ma stavolta l’Arena farà solo da spettatrice e bisognerà attendere altri tre anni per rivedere i “girini” pedalare sulla speciale passerella rosa installata all’interno dell’anfiteatro, quando questo tempio della lirica sarà ancora una volta scelto quale “location” della frazione conclusiva, disputata sul circuito delle Torricelle – quello dei mondiali del 1999 e del 2004 – e vinta dallo svedese Gustav Erik Larsson, mentre la maglia rosa Ivan Basso, forte alla partenza di un vantaggio di 1’15” sullo spagnolo David Arroyo e di un tracciato lungo appena una quindicina di chilometri, non ebbe particolare problemi e, anzi, riuscì anche a dilatare il proprio dominio. Nel 2019, 52 anni dopo la prima volta, l’Arena è tornata ad accogliere la crono finale del Giro, proposta su di un tracciato dalla distanza non molto dissimile da quella del 2009 ma percorso in senso inverso in senso inverso, affrontando la salita dal versante opposto. Contro il tempo si sono dovuti percorrere poco più di 17 Km al termine dei quali si è imposto lo statunitense Chad Haga mentre la maglia rosa Carapaz le “prendeva” dai diretti rivali di classifica senza troppe preoccupazione, forte di un vantaggio di quasi 2 minuti su Nibali alla partenza di 1′54″, vantaggio che verrà quasi dimezzato alle soglie dell’Arena.
53 anni dopo la prima volta, anche nel 2022 l’Arena sarà sede d’arrivo della frazione conclusiva, che si disputerà sul medesimo tracciato della crono di tre anni fa, con l’unica differenza dell’allungamento del tracciato di 400 metri per l’aggiunta di un appendice alla tradizione ascese delle Torricelle.
La rampa di lancio dell’ultima tappa del 105° Giro d’Italia sarà collocata fuori città, nel piazzale antistante l’ingresso della Fiera di Verona, terzo complesso fieristico per dimensioni d’Italia, conosciuto per manifestazioni come Vinitaly mentre gli appassionati di ciclismo lo frequentano per il CosmoBike Show, erede dello storico Salone del Ciclo di Milano. Scesi dalla pedana, tolte un paio di curve da affrontare nelle prime centinaia di metri, la cronometro inizierà con uno dei suoi tratti più snelli e veloci, percorrendo il rettifilo di Viale Piave che dalle campagne a sud di Verona punta dritto verso il centro. A circa 1500 metri dal via i “girini” arriveranno al cospetto di Porta Nuova, monumentale accesso alla città realizzato nel ‘500 dall’architetto Michele Sanmicheli, operà che colpì il suo più celebre collega aretino Giorgio Vasari che ne disse “già mai altr’opera di maggior grandezza né meglio intesa”. A questo punto il percorso costeggerà per un breve tratto le mura di Verona, uno dei più importanti complessi fortificati esistenti in Italia, costituito da ben cinque cinte innalzate in epoche differenti – dai tempi dell’Impero Romano sino al periodo della dominazione austriaca – e in gran parte giunto ai giorni nostri. Anche per la sua posizione strategica, dopo il 1815 la fortezza di Verona divenne uno dei capisaldi del celebre “Quadrilatero”, il principale sistema difensivo del Regno Lombardo-Veneto, lo stato dell’Impero Austriaco venutosi a costituire dopo la caduta di Napoleone e la successiva Restaurazione. Seguendo al contrario il tracciato dei due mondiali qui disputati, entrambi conquistati dallo spagnolo Óscar Freire, si andrà a superare per la prima volta il corso dell’Adige sul ponte intitolato al poeta romantico Aleardo Aleardi, costruito nel 1879 per collegare il centro di Verona al suo cimitero monumentale, uno dei primi eretti in Italia in ottemperanza all’editto napoleonico di Saint-Cloud (1804), che stabiliva di trasferire i campisanti al di fuori delle mura cittadine onde evitare il rischio di contagi. La nuova normativa prevedeva anche tombe uguali per tutti, senza distinzione di classe sociale, e solo le salme illustri, previo benestare di una commissione di magistrati, potevano essere ricordate da epitaffi scolpiti: nel cimitero veronese oggi riposano, tra le altre, le spoglie del “papà” di Sandokan Emilio Salgari, del poeta Ippolito Pindemonte e di Umberto Boccioni, il maggior esponente dell’arte futurista italiana.
All’altezza del cimitero si ritroverà la cinta muraria, costeggiata all’altezza dei bastioni di Campo Marzo e delle Maddalene, il secondo dei quali pure realizzato dal Sammicheli anche se prenderà l’attuale forma dopo il 1839 su incarico del celebre feldmaresciallo Radetzky. Si sfreccerà quindi dinanzi ad un altro tra i più importanti accessi cittadini, Porta Vescovo, aperta in direzione di Venezia e attraverso la quale l’esercito italiano entrò in Verona il 16 ottobre 1866, giorno dell’annessione del Veneto al Regno d’Italia dopo la cacciata degli austriaci in seguito alla vittoria nella Terza Guerra d’Indipendenza.
Imboccata Via Caroto, quando si saranno percorsi circa 5 Km dal via s’inizierà la salita delle Torricelle, 4.1 Km al 5.4% per giungere sino a quasi 300 metri di quota dopo aver sfiorato il Forte Biondella, una delle strutture del campo trincerato collinare voluto dal Radetzky e che comprendeva anche le due Torri Massimiliane, le “Torricelle” che s’incontreranno al vertice dell’ascesa e che ne hanno attribuito il tradizionale nome. Seguendo in discesa il versante dei mondiali (4.5 Km al 4.5%) si planerà sul quartiere di Valdonega, dove nel 1957 furono rinvenuti, durante i lavori di costruzione di un condominio, i resti di una villa romana risalente al primo secolo dopo Cristo. Terminata la discesa quando mancheranno poco più di 4 Km al traguardo si ritroveranno prima le mura (rondelle delle Boccare e di San Giorgio, oggi occupata delle serre comunali) e poi il corso dell’Adige, che sarà costeggiato per poche centinaia di metri tra Ponte Garibaldi e Ponte della Vittoria, sul quale s’incontrerà il pavè. Entrati nel centro storico i “sampietrini” accompagneranno la corsa anche dopo la svolta verso Corso Cavour, che si percorrerà in direzione di uno dei più visitati monumenti di Verona, il Castelvecchio, che fu la principale residenza della dinastia Scaligera e che si affianca al romano Arco dei Gavi, innalzato attorno alla metà del primo secolo in un punto che, all’epoca, si trovava al di fuori della cinta muraria, lungo l’antica Via Postumia. Tornati sull’asfalto e transitati di fronte alla barocca chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, il cui convento fu trasformato in carcere durante l’epoca napolenica e tale rimase fino alla distruzione durante i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale, si ritroverà il porfido quando s’imboccherà il tratto finale di Corso di Porta Nuova, nel punto dov’erano fissati i traguardi mondiali, subito prima di varcare i Portoni della Brà, “doppio” accesso all’omonima piazza dove saranno presi come da tradizione i tempi di gara e conosceremo ufficialmente il nome del vincitore del Giro prima dell’ingresso sulla passerella che nel cuore dell’Arena, ancora per una volta prestata dalla lirica al mondo dello sport, anche in ricordo di una lunga tradizione d’eventi da sempre ospitati nell’anfiteatro costruito dai romani e che già nel ‘800 ospitava le prime gare velocipedistiche che fecero conoscere ai veronesi quel cavallo d’acciaio che oggi chiamiamo bicicletta.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Il piazzale della Fiera di Verona dal quale scatterà la cronometro

Porta Nuova

Ponte Aleardi e il Cimitero Monumentale

Tratto delle mura di Verona in direzione del Bastione delle Maddalene

Porta Vescovo

Il Forte Biondella lungo la salita delle Torricelle

Una delle “Torricelle”

Villa Romana di Valdonega (tripadvisor.com)

Villa Romana di Valdonega (tripadvisor.com)

Rondella di San Giorgio

Il tratto di Lungadige percorso dalla crono (sullo sfondo Ponte della Vittoria)

Ponte della Vittoria in direzione del centro di Verona

Corso Cavour in direzione del Castelvecchio

Castelvecchio e Arco dei Gavi

Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi

Corso di Porta Nuova e i Portoni della Brà

L’ingresso dal quale I “girini” entreranno in Arena visto dall’esterno…

… e dall’interno

L’Arena di Verona vista dal cielo e, in trasparenza, l’altimetria della 21a ed ultima tappa del Giro 2019 (Google Maps)

L’Arena di Verona vista dal cielo e, in trasparenza, l’altimetria della 22a ed ultima tappa del Giro 2022 (Google Maps)

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DELLA MARMOLADA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Covi trionfa sulla Marmolada. Hindley stacca Carapaz: è la nuova maglia rosa

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Királydrámát hozott a Giro d’Italia királyetapja az utolsó előtti napon

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Jai Hindley on verge of history as Australian takes Giro d’Italia lead after Richard Carapaz cracks

The Daily Telegraph

FRANCIA

Nouveau maillot rose, Hindley frappe un grand coup

L’Équipe

SPAGNA

El Giro es de Hindley

AS

PORTOGALLO

Jai Hindley é o novo líder a um dia do fim do Giro

Público

BELGIO

Richard Carapaz stort in en verliest roze trui aan ontketende Jai Hindley, Covi soleert naar Giro-ritzege

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Jai Hindley lijkt Giro te beslissen op laatste col

De Telegraaf

GERMANIA

Covi siegt am Passo Fedaia – Hindley fährt jetzt in Rosa

Kicker

REPUBBLICA CECA

Hindley zaútočil a svlékl Carapaze z růžové, Hirt je na Giru stále šestý

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: Jai Hindley destrona a Richard Carapaz

El Tiempo

ECUADOR

Giro de Italia es Jai Hindley

El Universo

AUSTRALIA

Jai Hindley poised for Giro d’Italia glory after overtaking Carapaz on stage 20

The Guardian

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Salirò (Daniele Silvestri)

METEOGIRO

Verona – partenza primo corridore: cielo coperto, 18.4°C, vento moderato da ENE (14-15 km/h), umidità al 53%
Verona – arrivo maglia rosa : cielo coperto, 18.7°C, vento moderato da ENE (12 km/h), umidità al 53%

GLI ORARI DEL GIRO

13.10: inizio diretta su RaiSport
13.30: inizio diretta su Eurosport 2
13.55: partenza del primo corridore dalla Fiera di Verona
14.00: inizio diretta su Rai2
14.20: arrivo del primo corridore all’Arena di Verona
16.45: partenza della maglia rosa dalla Fiera di Verona
17.10: arrivo della maglia rosa all’Arena di Verona

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Benincasa: “Il 4 settembre ci sarà il processo di beatificazione di Papa Giovanni Paolo I” (ci sarà la cerimonia di beatificazione, il processo è iniziato anni fa)
Petacchi: “Gestire l’alimentazione della tappa”
Saligari: “Il cielo non promette nulla di nuovo”
Saligari: “Siamo nelle prime case di Canazei” (quando si dice giocare in casa)
Rizzato: “Il pathos della penultima tappa del ciclismo”
Saligari: “Questa è una cima leader, la Cima Coppi”
Pancani: “Ha ripreso a perdere il Giro della maglia rosa”
Borgato: “Ha deciso di correre con due scarpe, una di un colore e una per un altro”
Pancani: “Vantaggio di Cova” (Covi)
Pancani: “Ha già guadagnato una trentina di secondi Jai Hindley” (erano trenta metri)
Pancani: “Ventiotto”
Fabretti: “La maglia rosa la vestì più volte in quella famosa tappa”
Televideo: “Assolo del piemontese” (Covi è lombardo)

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della ventesima tappa, Belluno – Marmolada (Passo Fedaia)

1° Mark Cavendish
2° Bert Van Lerberghe s.t.
3° Mauro Schmid s.t.
4° Pieter Serry s.t.
5° Roger Kluge a 2″

Miglior italiano Simone Consonni, 12° a 1′27″

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 15′05″
3° Matthias Brändle a 21′47″
4° Bert Van Lerberghe a 25′19″
5° Mark Cavendish a 28′05″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 44′45″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

20a tappa: SAINT VINCENT – SAINT-VINCENT (193 Km) – 8 GIUGNO 1962

BALMANION HA VINTO IL GIRO D’ITALIA – ASSIRELLI PRIMO A SAINT-VINCENT – DEFILIPPIS AMAREGGIATO: “UNA FORATURA MI HA IMPEDITO DI VINCERE LA TAPPA”
Ieri, sui tre alti colli della Balconata Valdostana – È mancata la battaglia sulle salite del Joux e della Tête d’Arpy – La folla ha “assalito” i corridori subito dopo il traguardo – Gioia e commozione a Nole Canavese attorno alla mamma di Balmamion
Il corridore canavesano è giunto quarto a Saint-Vincent, aumentando ancora il suo vantaggio in classifica – A meno di clamorose sorprese nell’odierna ultima tappa, che si conclude al Velodromo Vigorelli, la maglia rosa è definitivamente sua – Defilippis passato al terzo posto, alle spalle di Massignan – Meco si è ritirato – Lo spagnolo Soler solo in vetta ai due colli iniziali – La corsa è stata decisa da uno scatto in discesa di Carlesi, al quale si sono uniti De Rosso ed il vincitore – I migliori reagiscono nel finale – Il torinese fermato dall’incidente nell’ultimadiscesa dal Colle del Joux – Gli elogi di Balmamion al compagno di squadra – Taccone deluso: sperava in salite più dure – Conterno finisce la corsa malgrado due gravi cadute – La signora Giovanna ha allevato da sola i figli dopo la morte del marito, avvenuta quando Franco aveva appena tre anni – Entusiasmo nella cittadina piemontese

La chiesa di Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, illuminata di rosa in attesa del Giro dItalia (www.giroditalia.it)

La chiesa di Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, illuminata di rosa in attesa del Giro d'Italia (www.giroditalia.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone
18a tappa: Borgo Valsugana – Treviso
19a tappa: Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte

IMPRESA DI COVI SULLA MARMOLADA. HINDLEY: LE MANI SUL GIRO

Alessandro Covi vince il tappone dolomitico con un attacco solitario sulla Cima Coppi, dopo un tratto in fuga con altri uomini. Il portacolori UAE resiste nel finale al tentativo di ritorno di Novak e taglia il traguardo in solitaria. Hindley affonda il colpo e Carapaz va in crisi. Ora l’australiano ha un buon vantaggio in vista della prova contro il tempo di domani

Abbiamo aspettato moltissimo prima di vedere uno scontro frontale tra i big ed oggi lo scontro c’è stato. Durissimo e con conseguenze rilevanti. Ciò che è avvenuto oggi però non va a rimediare lo scandaloso attendismo delle precedenti dure tappe di montagna finite in nulla, ma va casomai a confermare l’impressione che nessuno dei big nelle scorse tappe di montagna abbia davvero provato ad affondare il colpo.
Gli uomini che lottavano per la classifica generale si sono punzecchiati con scattini brevi su salite dure come il Santa Cristina, il Menador o il Kolovrat, senza provare davvero una azione incisiva e decisa. Le differenze quindi non sono arrivate perché nessuno ha cercato davvero di provocarle.
La crisi che Carapaz ha patito oggi non è arrivata da sola, ma è stata provocata da una tirata a tutta di Kamna, durata un bel po’, e da un affondo di Hindley che è andato a tutta fino all’arrivo.
Se Hindley si fosse limitato a fare accenni di scatti come nelle scorse tappe, sarebbe andato a sprintare insieme a Carapaz. L’ecuadoriano poi, avendo solo tre secondi su Hindey, ha cercato di non mollarlo e ha fatto il classico fuori giri che ha pagato a carissimo prezzo.
L’ex maglia rosa poi ha pagato anche l’attendismo dei giorni passati, quando non ha mai davvero provato un attacco vero, forse pensando che tre secondi gli sarebbero stati sufficienti per vincere il Giro, considerato che Hindley potrebbe pagare qualcosa a cronometro rispetto a lui.
Ora, salvo imprevisti sfortunati che non auguriamo certo al forte australiano, il Giro è in cassaforte perché Hindley può permettersi di perdere fino a 5 secondi al chilometro nella crono di domani, il che pare francamente improbabile.
Landa non è più quello dei tempi migliori. Del resto, il capitano della Bahrein è uno votato all’attacco da lontano e il fatto che non abbia provato una delle sue azioni classiche è indice di condizione non ottimale e di età che comincia a non essere più verdissima.
Il ritmo impostato dalla sua squadra, specialmente oggi, è stato abbastanza imbarazzante, in quanto un uomo solo al comando continuava a guadagnare. Azione del tutto inutile. Se si voleva fare selezione in salita sarebbe stato necessario imporre un ritmo ben più alto mentre, se Landa puntava a non affaticarsi troppo, avrebbe dovuto lasciare l’iniziativa ad altre squadre.
La Bora ha, invece, corso bene perché hanno mandato un uomo in grande condizione come Kamna in avanscoperta e poi lo hanno fermato, in modo tale che Hindley se lo trovasse davanti nel tratto più duro della Marmolada. E’ stato proprio il fortissimo tedesco a imprimere il ritmo che ha provocato il fuori giri del vincitore del GIro 2019. Del resto Carapaz non era in crisi, Sivakov aveva fatto un grande ritmo e ridotto il gruppo maglia rosa ad uno sparuto drappello, lo stesso Carapaz aveva accennato il solito allungo dei cento metri e poi aveva risposto ad Hindley e, in un primo tempo, anche a Kamna. E’ stata proprio l’insistenza nell’azione ciò che ha mandato in crisi il corridore sudamericano, una cosa che era mancata nei giorni scorsi.
La tappa ha visto anche una grande impresa da parte di Alessandro Covi che, libero dai compiti di tutela dello sfortunato Joao Almeida, ha confezionato una grande impresa e ha regalato alla sua squadra quella vittoria di tappa che non era ancora arrivata.
Il giovane talento di Taino ha staccato tutti sulle rampe del Pordoi, salita che, per quanto mitica e paesaggisticamente splendida con i suoi affascinanti tornanti, presenta pendenze sulle quali non è semplice fare la differenza. Covi ha, invece, conquistato un grande vantaggio proprio sulla Cima Coppi e nella successiva discesa, grazie anche al mancato accordo nel gruppo dei contrattaccanti che lo inseguiva. Il vincitore di tappa è stato poi bravo a gestirsi sulla Marmolada e quando il suo vantaggio ha cominciato a calare sensibilmente non si è lasciato prendere dal panico e ha continuato al suo ritmo. Negli ultimi durissimi chilometri, anche lo sloveno Novak, il corridore all’inseguimento del varesino, ha iniziato ad accusare la fatica di una salita terribile con i suoi infiniti rettifili, su strada larga, che puntano dritti verso il cielo. Il distacco rimarrà intorno ai 30 secondi e Covi potrà celebrare una vittoria di grande prestigio.
La fuga era partita nelle prime fasi di gara dopo diversi tentativi andati a vuoto.
Sul primo strappo, verso San Gregorio delle Alpi, si era avvantaggiato un gruppetto per iniziativa di Giulio Ciccone (Trek – Segafredo), poi nei successivi chilometri ci sono altri movimenti e alla fine è venuta fuori una fuga con lo stesso Ciccone, Andrea Vendrame (Ag2r Citroën), Sam Oomen (Jumbo-Visma), Mauri Vansevenant (Quick-Step Alpha Vinyl Team), Davide Formolo (UAE Team Emirates), Edoardo Zardini (Drone Hopper – Androni Giocattoli), Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe), Thymen Arensman (Team DSM), Antonio Pedrero (Movistar), Gijs Leemreize (Jumbo-Visma), Domen Novak (Bahrain Victorious), Sylvain Moniquet (Lotto Soudal), Alessandro Covi (UAE Team Emirates), Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix) e Davide Ballerini (Quick-Step Alpha Vinyl).
Il gruppo lascia subito sei minuti a questi atleti finché non si pone in testa la Bahrain, che ha anche un uomo in fuga, e si pensa subito ad un possibile attacco di Landa, anche da lontano, usando Novak come punto di riferimento da fermare al momento opportuno.
Anche la Bora ha in fuga Kamna, ma la squadra di Hindley non sembra avere intenzioni bellicose come era stato a Torino. Sul San Pellegrino non accade nulla mentre sul Pordoi, dopo un timido tentativo di Zardini, se ne va Covi, con il suo compagno di squadra Formolo che innervosisce gli altri andando a rompere i cambi.
Sulla Cima Coppi il corridore lombardo passa con oltre un minuto su un gruppetto di contrattaccanti, popolato da Arensman, Ciccone, Formolo, Kamna, Leemreize, Novak, Oomen e Pedrero, mentre il gruppo della maglia rosa, sempre guidato dagli uomini del terzo in classifica, passa con circa 6 minuti di ritardo.
Nella discesa e nel falsopiano che la spezza in due settori il distacco dei contrattaccanti dal battistrada si dilata enormemente, anche perchè tra gli inseguitori non c’è accordo; così Covi attacca la Marmolada con oltre 2 minuti sugli inseguitori.
A questo punto parte la girandola di scatti con Formolo che continua a rompere i cambi. Ben presto parte deciso all’attacco Novak, mentre dietro tentano di rispondere Ciccone a Arensman.
Nel gruppo maglia rosa, i Bahrain lasciano la testa agli Ineos. Il lavoro di Pavel Sivakov alza notevolmente il ritmo, polverizza il gruppo e lascia davanti solo i primi tre ed un ottimo Hugh Carthy (EF Education-EasyPost).
Terminato il lavoro di Sivakov, Carapaz accenna appena una accelerata ma è Hindley che rilancia e si porta dietro la maglia rosa, mentre Landa non risponde e pare piuttosto legnoso nella pedalata, con un rapporto troppo duro.
Nel tratto al 18% Hindley trova Kamna opportunamente utilizzato nella strategia di squadra. Il tedesco impone un ritmo impossibile che mette sulle ginocchia Carapaz, costretto a mollare. Non appena Hindley vede il leader della generale affaticato riparte a tutta e non mollerà fino all’arrivo, tentando di guadagnare il più possibile in vista della cronometro.
Carapaz va in netta crisi e nel finale viene ripreso e staccato anche da Landa e Carthy.
Kamna continua nel suo lavoro restando al fianco a Carapaz per smontarlo e, nel finale, lo stacca senza troppi problemi.
Oggi sono venute fuori differenze che in realtà ci sono sempre state, ma il timore reciproco aveva portato gli sfidanti a non provare mai ad affondare davvero il colpo.
La storia tuttavia insegna che è proprio questa la strada da seguire. Nel 1998 a Montecampione a Marco Pantani furono necessari ben 18 chilometri di allunghi continui per staccare Pavel Tonkov che, alla vigilia della cronometro, gli era molto vicino in classifica generale. Nel 1993 Piotr Ugrumov arrivò distrutto al traguardo di Oropoa, ma riuscì a staccare Miguel Indurain con un’azione di forza. Serve dare continuità all’azione di attacco per vedere se l’avversario è davvero inattaccabile o se, invece, può cedere se attaccato spesso.
Gli scattini dei cento metri andati in scena in tappe ben disegnate e con il terreno per attaccare come si deve non sono state un bello spettacolo.
Va detto anche che gli organizzatori hanno fatto il grave errore di non inserire una bella tappa a cronometro di 30 o 40 Km con terreno misto pianura e collina a metà Giro.
Una tappa del genere avrebbe certamente rimescolato le carte, creato distacchi e forse costretto gli scalatori ad essere un pochino più spregiudicati, invece che a sprintare in salita o a giocare a prendere abbuoni, come fatto da Carapaz nella tappa di Reggio Emilia.
Il povero Almeida, al netto del ritiro, era in ottima posizione, avendo resistito stoicamente sulle salite. Una prova contro il tempo a sua disposizione avrebbe certamente reso più interessanti le tappe di montagna.
Va infine espressa una considerazione sulla partecipazione al Giro.
Al via cerano come possibili contendenti per la generale come Miguel Angel Lopez, Wilco Kelderman, Simon Yates, Richard Carapaz, Joao Almedia, Mikel Landa e Romain Bardet. Insomma un buon gruppetto di uomini in grado di aspirare alla vittoria. Tra ritiri e crisi, molti di questi non sono stati della partita e non sapremo mai se con tutti questi uomini a lottare per la generale avremmo avuto più attacchi nelle tappe di montagna. L’unica cosa certa è che si avvia a vincere un atleta che nessuno aveva nominato tra i papabili alla vigilia e che era sembrata una meteora arrivata alla ribalta in era Covid, in uno scontro tra gregari.
A questo punto manca solo la crono di Verona e ovviamente a tutti torna in mente l’ultima tappa del Giro del 2020, quando Hindley affrontò la crono di Milano con la maglia rosa per perderla proprio quel giorno a favore di un uomo della Ineos, Tao Geoghegan Hart
Quest’anno però ci sono i presupposti perché le cose possano andare diversamente.

Benedetto Ciccarone

Hindley allarrivo del tappone della Marmolada (Jai Hindley of Bora - Hansgrohe crosses the finish line taking the overall classification (foto Michael Steele/Getty Images)

Hindley all'arrivo del tappone della Marmolada (Jai Hindley of Bora - Hansgrohe crosses the finish line taking the overall classification (foto Michael Steele/Getty Images)

E LA MARMOLADA PER DESSERT

Al penultimo giorno di gara il Giro propone maleficamente una delle salite più dure dell’edizione 2022. Stiamo parlando della Marmolada, la “regina delle Dolomiti”, in vetta alla quale terminerà un duro tappone che ha in serbo anche il mitico Pordoi e un’altra ascesa dotata di pendenzacce cattive, il San Pellegrino.

È come una sostanziosa porzione di tiramisù offerta al termine di un corposo banchetto, senza la possibilità – però – di digerire il tutto con un bel grappino. Anche senza gli ancora inagibili Serrai la salita della Marmolada rimane una delle più dure delle Dolomiti e proposta come arrivo dell’ultima tappa di un Giro di tre settimane è una vera e propria “botta calorica”, che potrebbe scardinare la classifica proprio all’ultimo giorno utile, anche perché difficilmente – considerate le salite finora affrontate – difficilmente i 17 Km della crono dell’ultimo dì riusciranno a cambiare le carte in tavola.
È una tappa voluta anche per ricucire lo “strappo” del Giro 2020, quando Vegni fu costretto a tagliare dal percorso del tappone di Cortina le salite ai passi Fedaia e Pordoi a causa del maltempo e ci fu chi si lamentò del fatto che le condizioni non erano così proibitive e si sarebbe potuto gareggiare sul tracciato originariamente prestabilito, “polemiche” che in parte furono tacitate dall’impresa di Egan Bernal, che riuscì a imprimere importanti distacchi sugli avversari grazie al solo Passo Giau.
I due storici passi non saranno le uniche difficoltà di una tappa che in precedenza proporrà anche il San Pellegrino a comporre un quadro complessivo che dipinge quasi 4700 metri di dislivello, tremila dei quali in corrispondenza delle tre ascese principali che, messe in fila, faranno oggi affrontare ai reduci del Giro 2022 una salita “globale” di 44.3 Km inclinata al 6.8% medio.
Lasciata Belluno, il tratto iniziale di questa tappa si snoderà in pianura nella valle del Piave, percorrendola in direzione di Feltre sino a Santa Giustina, dove il percorso volgerà in direzione delle Dolomiti Bellunesi andando ad affrontare l’unica salita inserita nel tracciato oltre a quelle conclusiva. Superati i 2.7 Km al 7.1% che condurranno nel paesino di San Gregorio nelle Alpi – dove è possibile ammirare una pala eseguita nel 1519 da Moretto da Brescia all’interno della chiesa parrocchiale – si cambierà aria puntando verso la valle del torrente Cordevole, che il gruppo raggiungerà dopo aver toccato Sospirolo, centro nel cui territorio ricade la Certosa di Vedana, fondata nel 1457 sul luogo di un antico ospizio per viandanti e fino al 2014 residenza di una piccola comunità religiosa, mentre nel periodo in cui fu vescovo di Vittorio Veneto (dal 1958 al 1969) vi dimorò per un mese intero il futuro papa Giovanni Paolo I.
Prendendo dolcemente quota il gruppo s’infilerà nella gola della Tagliata di San Martino, dove durante la Grande Guerra fu distrutto dall’esercito del Regno d’Italia un preesistente complesso di fortificazioni – si voleva impedire l’avanzata austriaca – che poi sarà ristrutturato da militari tedeschi in occasione del secondo conflitto mondiale. All’uscita dalla forra i corridori saranno sulle strade di Agordo, il principale centro della valle, dove presso i rustici di Villa Crotta – De Manzoni è possibile visitare un museo dedicato agli occhiali, voluto dall’imprenditore Leonardo Del Vecchio, fondatore della principale azienda mondiale del settore, Luxottica, che ha uno dei suoi quattro stabilimenti proprio ad Agordo.
Il passaggio da Cencenighe Agordino rappresenterà la fine del lungo preambolo al tappone dolomitico poiché è da questo comune che hanno inizio i 18.5 Km al 6.2% del Passo di San Pellegrino, delle tre di giornata la salita più dotata in chilometraggio e dislivello da superare. Si compone di due tratti d’ascesa distinti separati da un tratto centrale privo di pendenza di 2 Km che inizia alle porte della località di villeggiatura di Falcade, poco dopo aver sfiorato il centro di Canale d’Agordo, dove si trova la casa natale di Giovanni Paolo I, oggi sede di un museo recentemente inaugurato anche in vista della prossima beatificazione dell’indimenticato pontefice, prevista per domenica 4 settembre 2022. Tornando alla salita in oggetto, è la seconda parte quella fornita delle pendenze più cattive e in particolare negli ultimi 5.7 Km, che salgono all’8.9% medio, valore che sale all’11.5% se si prendono in considerazione i primi 2700 metri di quest’ultimo tratto. Lasciato temporaneamente il Veneto, il Giro farà ritorno sulle strade del Trentino proponendo ora ai “girini” la discesa verso Moena, località celebre tra gli appassionati di formaggi per il Puzzone DOP e tra quelli di ciclismo per la gran fondo di mountain bike “Val di Fassa Bike” (fino al 2007 nota come “Rampilonga”) e per i due tapponi del Giro che vi furono organizzati nel 1962 e nel 1963 sul medesimo tracciato e che Vincenzo Torriani ribattezzò “Cavalcata dei Monti Pallidi”. Solamente nel 1963 – quando s’impose Vito Taccone, alla sua quinta affermazione in quell’edizione della corsa rosa – si riuscì ad andare regolarmente al traguardo perché l’anno prima le estreme condizioni meteorologiche costrinsero l’organizzazione a interrompere la corsa in vetta al Passo Rolle, dove fu dichiarato vincitore un altro corridore abruzzese, Vincenzo Meco, evitando al gruppo le successive salite dirette ai passi Valles e San Pellegrino. Si giungerà quindi a Vigo di Fassa, una delle principali stazioni di villeggiatura della valle, situata ai piedi del Catinaccio e non distante dalle spettacolari Torri del Vajolet, ai cui piedi giunsero altre due difficilissime frazioni della corsa rosa, entrambe vinta da corridori spagnoli, Andrés Gandarias nel 1976 e Mikel Nieve nel 2011. Arrivati a Canazei terminerà la fase intermedia che separa il San Pellegrino dalle altre due storiche ascese di giornata perché è arrivato il momento d’inerpicarsi verso il mitico Passo Pordoi, Cima Coppi dell’edizione 2022 dall’alto dei suoi 2239 metri di quota e luogo di sfide belliche prima dell’avvento del ciclismo a queste latitudini (come ci ricorda l’ossario militare tedesco costruito lassù negli anni ’50 e nel quale riposano le spoglie di militari caduti durante entrambe le guerre mondiali). Per il Giro questa è la salita in assoluto più volte inserita nel percorso e quello di quest’anno sarà il quarantunesimo passaggio, che vedrà i corridori affrontare il versante occidentale, il meno impegnativo tra i due possibili ma il più frequentato dalla Corsa Rosa per la possibilità d’abbinarlo alla Marmolada e che raggiunge il passo in 11,8 Km e 28 tornanti, con una pendenza media del 6,7% e un picco massimo del 9%, raggiunto al secondo chilometro dell’ascesa.
Arrivati ad Arabba, forse l’unica stazione di sport invernali dell’area dolomitica concepita secondo gli schemi delle stazioni “sky-total” delle alpi francesi, si interromperà momentaneamente la discesa per percorrere 10 Km privi di difficoltà nella zona del Livinallongo, toponimo con il quale è identificata l’alta valle del Cordevole, terra che porta ancora oggi le “cicatrici” della Prima Guerra Mondiale, la più celebre delle quali è il cratere che sventrò il Col di Lana il 17 aprile del 1916, quando i militari dell’Arma del Genio “sventrarono” la montagna con 5 tonnellate di dinamite al fine d’impedire all’esercito austro-ungarico di conquistarne la vetta. Lo strappo di Cernadoi (1500 metri al 7.3%) anticipa la seconda e ultima parte della discesa dal Pordoi, che terminerà esattamente ai piedi dell’ascesa finale verso la Marmolada. È la “regina” delle Dolomiti, non certo una delle sovrane più magnanime, soprattutto per chi deve raggiungere il suo trono in sella a una bicicletta: gli aspri tratti all’interno della spettacolare gola dei Serrai di Sottoguda saranno evitati – la strada che li percorre è ancora in corso di ricostruzione dopo i danni provocati dalla tempesta Vaia nel 2018 – ma non si potrà fare a meno di percorrere il tremendo “drittone” dopo Malga Ciapela, rettilineo quasi perfetto di due chilometri e mezzo al 12% di pendenza media, “non plus ultra” di una salita di 14 Km al 7.6% che quasi al termine di quel tremendo propone il suo picco di pendenza massima, una stilettata al 18% che metterà in croce chi sarà giunto al suo cospetto in debito d’energie.

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo di San Pellegrino (1918 metri). Sella prativa aperta tra le catene di Cima Bocche e di Costabella (facente parte del gruppo della Marmolada). Vi si trovano un minuscolo laghetto, una chiesetta e una stazione di sport invernali, inclusa in ben tre comprensori (Dolomiti Stars, Tre Valli e Dolomitisuperski). È attraversato dalla Strada Statale 346 “del Passo di San Pellegrino” (riclassificata a strada provinciale sul versante veneto), che mette in comunicazione Moena con Falcade. Il Giro l’ha superato finora 11 volte, che sarebbero state 13 senza l’accorciamento della Belluno – Moena del 1962, il taglio di percorso della Selva di Valgardena – Passo Pordoi del 1991, quando il rischio di una frana dirottò la corsa sulla vicina Marmolada, e la totale modifica al tracciato della tappa della Silandro – Tre Cime di Lavaredo del 2013. Il primo a transitarvi in vetta è stato l’abruzzese Vito Taccone nel citato precedente del 1963, l’ultimo il colombiano Julián Arredondo durante la Belluno – Rifugio Panarotta nel 2014, vinta dallo stesso corridore. Oltre a Taccone il San Pellegrino finì in mani italiane anche nel 1978 (Gianbattista Baronchelli, tappa Treviso – Canazei), nel 2007 (Fortunato Baliani, tappa Trento – Tre Cime di Lavaredo) e nel 2008 (Emanuele Sella, Arabba – Marmolada). Nel 2006 ci fu, unico caso nella storia del Giro, un arrivo di tappa in cima al passo, dove s’impose lo spagnolo Juan Manuel Gárate.

Passo Pordoi (2239 metri). Chiamato anche Pordoijoch, Jouf de Pordoi e Jou de Pordou, è una larga sella prativa costituita dal Sasso Beccè e dal Sass Pordoi. Vi transita la Strada Statale 48 “delle Dolomiti” tra Canazei e Arabba, riclassificata in strada regionale sul versante veneto. Il Giro l’ha scalato 40 volte e, in alcune occasioni, con due passaggi nella stessa tappa. La prima volta, il 5 giugno del 1940, vi scollinò in testa Gino Bartali nel corso della tappa Pieve di Cadore – Ortisei, vinta dallo stesso corridore toscano; mentre l’ultima scalata risale al 2016, quando il piemontese Diego Rosa conquistò questo prestigioso GPM nel corso della tappa Moena – Ortisei, vinta dallo statunitense Tejay van Garderen. In quattro occasioni il passo ha ospitato l’arrivo di tappa, sempre salendo dal versante di Canazei in abbinamento con la Marmolada: nel 1990 si impose il francese Charly Mottet, nel 1991 il toscano Franco Chioccioli, nel 1996 il bresciano Enrico Zaina e nel 2001 il messicano Julio Alberto Pérez Cuapio. Le scalate sarebbero state 41 se lo scorso anno l’organizzazione non avesse modificato all’ultimo momento il tracciato della tappa diretta a Cortina d’Ampezzo. In tutto i corridori italiani che hanno conquistato questo prestigioso Gran Premio della Montagna sono stati 18: il citato Bartali nel 1940, ben 5 volte Fausto Coppi (1947, 1948, 1949, 1952 e 1954), Taccone nel 1961, il toscano Franco Bitossi nel 1966, l’emiliano Luciano Armani nel 1970, eccezionalmente il velocista veneto Marino Basso nel 1971, il lombardo Leonardo Natale nel 1979, il romagnolo Roberto Conti nel 1989, l’emiliano Maurizio Vandelli nel 1990, due volte il laziale Franco Vona (1991, 1992), Chioccioli nel 1991, il lombardo Claudio Chiappucci nel 1992, il trentino Mariano Piccoli nel 1996, Zaina sempre nel 1996, l’umbro Baliani nel 2006, il veneto Sella nel 2008, il suo corregionale Damiano Cunego nel 2016 e Rosa nel 2017.

Passo di Fedaia (2057 metri). Vi transita la Strada Statale 641 “del Passo Fedaia” tra Rocca Pietore e Canazei, riclassificata in strada provinciale sul versante veneto. È il nome ufficiale della salita che i ciclisti conoscono come Marmolada e che deriva da termine latino “feda”, significante pecora. Prima della guerra vi transitava il confine tra Italia e Austria. Il Giro ha affrontato in 15 occasioni quest’ascesa, ma la prima volta – correva l’anno 1970 – ci si fermò alla Malga Ciapela, dove all’epoca terminava la strada e dove giunse primo Michele Dancelli. Questo traguardo era già stato messo in programma l’anno precedente, ma la tappa Trento-Marmolada sarà interrotta e annullata a causa del maltempo. Il primo a scollinare in testa sul Fedaia è stato il marchigiano Giancarlo Polidori durante la Pordenone – Alleghe del Giro 1975, vinta dal belga Roger De Vlaeminck, l’ultimo il lombardo Stefano Garzelli in occasione della Conegliano – Gardeccia disputata nel 2011 e vinta dallo spagnolo Mikel Nieve.Solo tre volte un corridore straniero ha “domato” questa salita, sempre affrontata dal versante veneto: il primo è stato l’olandese Johan van der Velde nel finale della Sappada – Canazei del 1987 (vinta dallo stesso corridore, che il giorno prima già si era imposto nello storico tappone di Sappada, quello del tradimento dell’irlandese Stephen Roche ai danni di Roberto Visentini), il secondo il colombiano José Jaime González durante la Asiago – Selva di Val Gardena del Giro del 1998 (il giorno della conquista della maglia rosa da parte di Pantani) e il suo connazionale Carlos Alberto Contreras durante la Montebelluna – Passo Pordoi del 2001. Il Fedaia, inoltre, già vanta un arrivo di tappa della Corsa Rosa, conquistata nel 2008 dal veneto Emanuele Sella.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).
Mauro Facoltosi

La Marmolada e l’altimetria della ventesima tappa (smartnation.it)

La Marmolada e l’altimetria della ventesima tappa (smartnation.it)

CIAK SI GIRO

Non sono moltissime le volte nelle quali il cinema ha scelto le Dolomiti come luogo per le riprese. Ancor più rare sono le scene d’azione che hanno come fondale i Monti Pallidi e c’è un luogo, poco distante dalla vetta del Passo Fedaia, che ne ha ospitata una. Correva l’anno 2003 quando una troupe cinematografica statunitense risalì le pendenze della Marmolada (ma dal più facile versante di Canazei) per girare una scena de “The Italian Job”, remake di una pellicola britannica del 1969, “Un colpo all’italiana”, filmata tra il Regno Unito, l’Irlanda e l’Italia, dove le riprese si svolsero tra Torino, la Valle d’Aosta e la strada a tornanti del Colle del Nivolet, qualche chilometro più in alto rispetto al Lago Serrù, sede d’arrivo della prima tappa alpina del Giro del 2019. Quando gli americani, 34 anni più tardi, decisero di rifare il film del 1969 spostarono l’ambientazione delle scene straniere dall’Europa alla California, mentre per i set italiani si scelsero location decisamente più spettacolari. Così il rocambolesco colpo che dà il via al film e che ha come bottino una cassaforte ricolma di lingotti d’oro avviene nella sempre affascinante Venezia, mentre per la scena dell’agguato al furgone sul quale i ladri viaggiano con la refurtiva e nella quale viene assassinato uno dei capi della banda (John Bridger, interpretato dall’attore canadese Donald Sutherland) fu scelta la diga del Lago di Fedaia. Nella finzione è in Austria e al confine con l’Italia era ambientata anche la scena precedente, con tanto di cartelli fasulli: ma anche in questo caso sono le Dolomiti e per la precisione quel che si vede nel film è il vicino Passo Sella, del quale viene anche mostrata una panoramica da lontano curiosamente ribaltato rispetto alla realtà.

Il lago di Fedaia, poco distante dallomonimo passo, come appare nel film The italian job: mancano pochi istanti alla drammatica scena delluccisione di uno dei protagonisti del colpo (www.davinotti.com)

Il lago di Fedaia, poco distante dall'omonimo passo, come appare nel film "The italian job": mancano pochi istanti alla drammatica scena dell'uccisione di uno dei protagonisti del colpo (www.davinotti.com)

Un innevato Passo Sella (ribaltato) come appare in unaltra scena de The italian job (www.davinotti.com)

Un innevato Passo Sella (ribaltato) come appare in un'altra scena de "The italian job" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-italian-job/50004255

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/un-colpo-all-italiana/50000805

FOTOGALLERY

Il duomo di Belluno

San Gregorio nelle Alpi, Chiesa di San Gregorio Papa

Certosa di Vedana

La gola della Tagliata di San Martino

Agordo, Villa Crotta – De Manzoni

Canale d’Agordo, casa natale di Papa Giovanni Paolo I

Passo di San Pellegrino

Passo Pordoi

Sacrario militare tedesco del Pordoi

La cappella eretta sulla vetta del Col di Lana

Un tratto della strada dei Serrai di Sottoguda

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI CASTELMONTE

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Bouwman concede il bis, è festa olandese al Santuario di Castelmonte

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Valter Attila negyedik lett a Giro mai szakaszán, és nagyon mérges

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Koen Bouwman wins penultimate mountain stage at Giro d’Italia as Richard Carapaz keeps narrow 3sec lead

The Daily Telegraph

FRANCIA

Le joli coup de Bouwman, Carapaz reste en rose

L’Équipe

SPAGNA

Calma antes de la tormenta

AS

PORTOGALLO

Koen Bouwman vence pela segunda vez no Giro

Público

BELGIO

Koen Bouwman wint zware bergrit in Giro en is zeker van blauwe trui

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Bouwman wint opnieuw Giro-rit

De Telegraaf

GERMANIA

Der Kampf um den Giro bleibt spannend

Kicker

REPUBBLICA CECA

Favorité se na Giru hlídali. Carapaz dál růžový, Hirt drží šestou příčku

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: abandona la mano derecha de Richard Carapaz – Santiago Buitrago: cerca de ser el mejor joven del Giro de Italia 2022

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz salva la ‘maglia’ rosa en Castelmonte; Koen Bouwman gana la etapa 19

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Luce (tramonti a nord est) (Elisa)

METEOGIRO

Belluno : pioggia modesta e schiarite (0.1 mm), 23.1°C, vento moderato da E (13-17 km/h), umidità al 60%
Cencenighe Agordino – traguardo volante e inizio salita Passo di San Pellegrino (55.8 Km) : temporale con pioggia consistente e schiarite (0.7 mm), 18.7°C, vento moderato da ESE (10 km/h), umidità al 75%
Passo San Pellegrino (GPM – 81.9 Km): pioggia modesta e schiarite (0.5 mm), 11.1°C, vento debole da SE (4-6 km/h), umidità al 68%
Passo Pordoi (GPM / Cima Coppi – 123.4 Km): temporale con pioggia consistente (0.7 mm), 10.4°C, vento debole da SSE (6-8 km/h), umidità al 73%
Malga Ciapela – traguardo volante (162.5 Km): temporale con pioggia consistente e schiarite (1.3 mm), 12.4°C, vento debole da SE (9-11 km/h), umidità al 82%
Marmolada (Passo Fedaia): temporale con pioggia consistente (0.8 mm), 9.8°C, vento debole da SE (6-8 km/h), umidità al 76%

GLI ORARI DEL GIRO

11.30: inizio diretta su RaiSport
12.05: inizio diretta su Eurosport 2
12.25: partenza da Belluno
13.50-14.00: traguardo volante di Cencenighe Agordino e inizio salita Passo di San Pellegrino
14.00: inizio diretta su Rai2
14.35-14.55: GPM di Passo di San Pellegrino
15.15-15.35: passaggio da Canazei e inizio salita Passo Pordoi
15.40-16.10: GPM di Passo Pordoi (Cima Coppi)
16.20-16.50: passaggio da Caprile e inizio salita Passo Fedaia
16.40-17.10: traguardo volante di Malga Ciapela
16.55-17.35: arrivo al Passo Fedaia

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Dovrebbe dare la mandata decisiva alla cassaforte”
Borgato: “Niboli”
Rizzato: “Qualche chilametro fa”
Pancani: “Marco Genovesi” (Fabio)
Petacchi: “Ha sempre fatto grandi cose nelle squadre che ha militato”
Saligari: “Storciono”
Petacchi: “C’è un chilometro falsopiano”
Borgato: “GPM di terzo categoria”
Rizzato: “Richard Porte” (Richie Porte)
Borgato: “La strada spinerà facilmente”
Pancani: “Un secondino di abbuoni”
Genovesi: “Oggi scolando il Kolovrat”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della diciannovesima tappa, Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte

1° Ignatas Konovalovas
2° Arnaud Démare s.t.
3° Jacopo Guarnieri s.t.
4° Simone Consonni a 11″
5° Davide Cimolai s.t.

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 15′07″
3° Matthias Brändle a 20′13″
4° Bert Van Lerberghe a 25′21″
5° Mark Cavendish a 28′07″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 43′11″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

19a TAPPA: FRABOSA SOPRANA – SAINT-VINCENT (193 Km) – 7 GIUGNO 1962

IL GIRO SI DECIDE OGGI SUI MONTI DELLA VAL D’AOSTA – PER LA CONQUISTA DELLA VITTORIA FINALE QUATTRO SONO I CORRIDORI PIÙ QUOTATI – IL GREGARIO SARTORE PRIMO A SAINT-VINCENT
Sui colli di Joux e Tête d’Arpy la grande lotta degli scalatori – Balmamion, Battistini, Perez Frances e Massignan – Una marcia di avvicinamento da Frabosa alla Vallée – Per seguire i corridori sulla Balconata Valdostana – Entusiasmo della folla al passaggio da Torino
La Maglia rosa ha circa due minuti di vantaggio sui suoi rivali, manca però d’una grande esperienza – Battistini e Massignan, che sono compagni di squadra, si comporteranno oggi da alleati o da “nemici”? – Possibilità dello spagnolo – Taccone in non buone condizioni – Il vincitore ha venticinque anni, ed è alla terza stagione da professionista – Ieri ha colto il primo successo – Rubato il portafogli allo zio della maglia rosa Balmamion – Sul colle del Joux, da scalare due volte, e sul colle di San Carlo (Tète d’Arpy) sì avranno gli episodi più interessanti – Le disposizioni per la circolazione – Ieri i ciclisti hanno attraversato la città – Lunga attesa per tre minuti di emozioni

Il santuario di Castelmonte illuminato di rosa (www.gazzetta.it)

Il santuario di Castelmonte illuminato di rosa (www.gazzetta.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone
18a tappa: Borgo Valsugana – Treviso

BOUWMAN BIS AL GIRO. FUGA ANCORA PROTAGONISTA ED ENNESIMO NO CONTEST TRA I BIG

Sull’arrivo in salita del Santuario di Castelmonte, dopo la temutissima scalata del Kolovrat in territorio sloveno, la fuga ha ancora la meglio in un Giro contraddistinto dalle azioni a lunga gittata. E’ Koen Bouwman (Team Jumbo Visma) a conquistare la seconda tappa del Giro 2022 mentre l’attendismo tra i big di classifica è sempre più accentuato con Richard Carapaz (Team INEOS) che resta in maglia rosa. Vediamo se le cose cambieranno domani nel tappone della ventesima tappa.

Forse chissà, questa tappa era stata disegnata per Primoz Roglic o per Tadel Pogacar…fatto sta che lo sconfinamento in Slovenia della diciannovesima tappa del Giro riserverà ai ciclisti una delle salite più dure dell’edizione 2022. I ciclisti inizieranno la scalata della salita di Kolovrat, GPM di prima categoria, al km 122; è lunga 10 km e 300 metri e presenta una pendenza media del 9.2%, con punte del 15%. Lo scollinamento segna il confine che riporterà la corsa rosa in Italia. Ma da Marano Lagunare al Santuario di Castelmonte ci saranno anche altri tre GPM tutti collocati in territorio italiano. Villanova Grotte e Passo di Tanamea saranno affrontati al km 70 ed al km 83. L’ultima salita verso il Santuario di Castelmonte coincide con la linea del traguardo ed è comunque da non sottovalutare visto la lunghezza di 7 km a quasi l’8% di pendenza media. Una tappa complessivamente lunga 178 km che potrebbe riservare sorprese nella classifica generale. Richard Carapaz (Team INEOS) e Jai Hindley (Team BORA Hansgrohe) sono separati da 3 secondi ed il rischio di marcarsi a vicenda è elevato; ecco perciò che qualche seconda linea può cercare la gloria ed attaccare i primi posti della classifica generale. Del resto, in questo Giro abbiamo avuto già gli esempi di gente come Guillaume Martin (Team Cofidis), Thymen Arensman (Team DSM) e Hugh Carthy. I primi km dopo la partenza da Marano Lagunare, completamente pianeggianti, favorivano le alte velocità e il gruppo era molto allungato con diversi ciclisti che provavano ad andare in fuga. Dopo una decina di km si formava in testa un drappello di dodici uomini composto da Andrea Vendrame (AG2R Citroen), Tobias Bayer (Team Alpecin Fenix), Alessandro Tonelli (Team Bardiani CSF), Magnus Cort Nielsen (Team EF Education EasyPost), Attila Valter e Clement Davy (Team Groupama FDJ), Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), Edward Theuns (Team Trek Segafredo), Edoardo Affini e Koen Bouwman(Team Jumbo Visma) e Davide Ballerini e Mauro Schmid (Team Quick Step Alpha Vinyl). Gli attaccanti guadagnavano una ventina di secondi sul gruppo maglia rosa, in testa al quale tiravano gli uomini del Team DSM, per adesso esclusi dalla fuga. I fuggitivi insistevano nella loro azione e il gruppo maglia rosa rallentava progressivamente, dando infine l’assenso per la fuga. Gaviria si aggiudicava il primo traguardo intermedio di Buja posto al km 55.8. I fuggitivi iniziavano la salita di Villanova Grotte con quasi 10 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. Era a Bowman a scollinare per primo. L’olandese, che ormai ha praticamente ipotevato la maglia azzurra, scollinava per primo anche sul successivo GPM del Colle di Tanamea. La corsa entrava così in Slovenia e i fuggitivi iniziavano la scalata del Kolovrat con 9 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. La fuga iniziava a scomporsi a causa della difficile scalata, per lunghi tratti con pendenze in doppia cifra. Restavano in testa Bouwman, Tonelli, Attila e Schmid. Era ancora una volta Bouwman a scollinare in prima posizione. Uno scatenato Vendrame si buttava a capofitto in discesa e raggiungeva la testa della corsa. A 30 km dalla conclusione il quintetto di testa aveva oltre 1 minuto di vantaggio sul primo gruppo inseguitore ed oltre 7 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. Tonelli vinceva il secondo traguardo volante di Cividale del Friuli posto al km 168.4. I cinque di testa iniziavano l’ultima ascesa verso il Santuario di Castelmonte con oltre 8 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa ridotto ad una ventina di unità. Nonostante qualche scattino di Bouwman e di Tonelli, i fuggitivi si giocavano la vittoria di tappa nella volata finale, approfittando anche degli ultimi 300 metri che spianavano. Un’insidiosa curva ad angolo retto a circa 150 metri dall’arrivo avvantaggiava Bouwman che vinceva davanti a Schmid e Tonelli. Valter e Vendrame chiudevano rispettivamente in quarta e quinta posizione, rispettivamente a 6 e 10 secondi da Bouwman. I primi tre della classifica generale, nonostante qualche timido attacco, arrivavano in parata con Richard Carapaz (Team INEOS) ottavo davanti a Jai Hindley (Team BORA Hansgrohe) e Mikel Landa (Team Bahrain Victorious) a quasi 4 minuti di ritardo da Bouwman. L’olandese ottiene la seconda vittoria del Giro 2022 e diventa di gran lunga il miglior ciclista della Jumbo Visma del Giro. In classifica generale resta ancora una volta tutto invariato nelle primissime posizioni con Carapaz davanti a Hindley e Landa. Domani è in programma la ventesima tappa da Belluno alla Marmolada di 168 km, il vero tappone alpino di questo Giro. Passo San Pellegrino, Passo Pordoi (Cima Coppi del Giro 2022 con i suoi 2239 metri d’altezza) e Passo Fedaia dicono tutto sulla durezza della tappa. Il Trentino quest’anno può decidere il vincitore del Giro 2022, a patto però che i big di classifica abbiano voglia di sfidarsi sul serio, senza aspettare l’ultima cronometro di Verona.

Giuseppe Scarfone

Koen Bouwman vince al Santuario di Castelmonte (foto: Sprint Cycling Agency)

Koen Bouwman vince al Santuario di Castelmonte (foto: Sprint Cycling Agency)

TRA I SEGRETI DELLE GIULIE

È l’ultima delle sei tappe di media montagna che gli organizzatori hanno disseminato lungo il percorso e, al pari di alcune di queste (Potenza, Torino), non dovrà essere sottovalutata dai pretendenti alla vittoria. Mancano solo tre giorni alla fine del Giro e nella terza e ultima settimana di gara basta poco per innescare una clamorosa crisi. E non son certo poca cosa i 10 Km al 9.2% del Monte Kolovrat, principale difficoltà della frazione italo-slovena della Corsa Rosa, che poi proporrà anche l’arrivo in salita al Santuario di Castelmonte.

In 113 anni di storia il Giro ha indagato in ogni angolo le Alpi, ma c’è un settore – quello delle Alpi Giulie, all’estremità orientale dell’arco alpino – che la Corsa Rosa ha scoperto solo in queste ultime stagioni grazie all’intraprendenza di Enzo Cainero, l’ex calciatore (ha gareggiato in serie A alla fine degli anni ’60, quando fu ingaggiato dal Varese come portiere) che da una ventina d’anni intesse le trame dei percorsi del Giro nel suo Friuli e, tra le altre cose, ha per primo promosso l’inserimento nel tracciato del Monte Zoncolan, affrontato per la prima volta nel 2003. Da quel giorno parecchie sono le frazioni che sono termine nella regione più orientale dell’Italia settentrionale e dal 2013 nel percorso sono entrate anche le Alpi Giulie che fino a quel momento erano la “Cenerentola” delle alpi italiane, prive di località turistiche di prestigio o di salite particolarmente blasonate. La prima è stata quella dell’Altopiano del Montasio, che nel 2013 ospitò l’arrivo dell’unica tappa di montagna di quella tormentata edizione a non essere modificata a causa del maltempo, vinta dal colombiano Rigoberto Urán. Tre anni più tardi Cainero propose una tappa interamente tracciata sulle strade delle Alpi Giulie, la Palmanova – Cividale del Friuli, che aveva nella difficile salita verso la Cima Porzus la punta di diamante di una frazione che fu conquistata dallo spagnolo Mikel Nieve, mentre la maglia rosa passava per la prima volta nella storia dei grandi giri sulle spalle di un corridore costaricano, Andrey Amador. Ci si tornerà anche nel 2020 (tappa Udine – San Daniele del Friuli, vinta dallo sloveno Jan Tratnik) e tra qualche stagione vedremmo forse l’arrivo – attualmente in “cantiere” – in uno dei luoghi più incantevoli di quest’angolo delle alpi, il Monte Santo Lussari. Nel frattempo Cainero non se n’è stato con le mani in mano e ha disegnato quella che sulla carta sembra la più impegnativa tra le frazioni finora tracciate sulle Alpi Giulie, una tappa classificata di media montagna ma che i corridori non dovranno assolutamente sottovalutare perché salite come quella del Kolovrat, che già i numeri dipingono come difficile, possono far più male del previsto se inserite nella terza settimana di gara, nella quale le energie sono oramai al lumicino.
Oggi per l’ultima volta i “girini” vedranno il mare perché la tappa scatterà dalle rive della laguna di Marano, “sorella povera” di quella più celebre di Venezia, protetta da due riserve naturale nelle quali, tra le altre, cresce una pianta erbacea estintasi altrove, l’apocino veneto, un tempo utilizzata dall’industria tessile per la produzione di tessuti che ricordavano per le loro caratteristiche la seta, il cotone e il cashmere.
Le salite non inizieranno subito ma per arrivare ai piedi delle Alpi bisognerà percorrere una sessantina abbondante di chilometri in pianura, andando a transitare dopo circa 20 Km dal via all’ombra dell’imponente campanile del Duomo di Mortegliano, costruito tra il 1955 e il 1959 su progetto dall’architetto udinese Pietro Zanini, che concepì quello che tuttora è il campanile più alto d’Italia, i cui 113 metri battono d’un soffio il precedente record detenuto fin dal 1309 dal celebre Torrazzo di Cremona.
Prendendo dolcemente quota, senza per questo abbandonare la pianura, si pedalerà quindi in direzione di Fagagna, borgo che merita una sosta per degustarvi una fetta del suo omonimo e tipico formaggio PAT (Prodotto agroalimentare tradizionale), magari da assaporare dopo aver ammirato gli affreschi dell’antica chiesa di San Leonardo o il panorama che si gode dalla collina del soprastante castello, uno dei cinque manieri che nel 983 l’imperatore Ottone II regalò al vescovo Rodoaldo, patriarca di Aquileia.
Raggiunta Majano – nel cui territorio ricade l’antico Ospitale di San Giovanni, fondato nel periodo delle crociate dai cavalieri appartenenti all’ordine di San Giovanni di Gerusalemme (futuri Cavalieri di Malta) – il gruppo approderà sulle strade del “Rosso di Buja” e in questo caso non si tratta di un’eccellenza enologica perché quello è il soprannome che da sempre accompagna Alessandro De Marchi, il corridore dalla fulva capigliatura che al Giro dell’anno scorso qualche giorno prima del suo 35° compleanno ha vestito per quarantottore la maglia rosa, tra le perle di una carriera che non l’ha mai visto vincente a Giro e Tour, mentre tre volte è stato vittorioso alla Vuelta. Il passaggio dal suo paese natale avverrà poco prima del termine della lunga fase pianeggiante iniziale, che si concluderà in quel di Tarcento, presso il quale svettano gli scarsi ruderi del castello di Coia, originato da un’antica torre romana poi trasformata dai longobardi. Qui terminerà la “pacchia” e si andrà ad affrontare la prima delle quattro ascese che caratterizzano gli ultimi 112 Km, in ordine di durezza seconda solo a quella del Kolovrat: sono i 3700 metri all’8.4% che conducono a Villanova delle Grotte, borgo che prende il nome dal principale complesso speleologico del Friuli, indagate sin dal 1876, anche se risale al 1925 la scoperta della cavità più spettacolare, la Grotta Nuova, che si estende per quasi 9 Km ed è la più grande d’Europa. Il tempo della discesa – caratterizzata, soprattutto nella prima parte, da una carreggiata piuttosto ristretta – e subito si riprenderà a salire alla volta del Passo di Tanamea (9.5 Km al 5.4%, è la più semplice tra le ascese odierne), dove si giungerà dopo aver sfiorato la borgata Musi, frazione del comune di Lusevera nota agli appassionati di meteorologia per essere la località più piovosa d’Italia (la media di pioggia caduta è di 3500 millimetri l’anno). Uno strappo di circa due chilometri e mezzo – la sua pendenza media è del 5.8% – interromperà la successiva discesa all’altezza del passaggio dal confine tra Italia e Slovenia, che accoglierà la Corsa Rosa nel paesino di Saga, centro situata nell’alta valle dell’Isonzo, fiume noto per il colore smeraldo delle sue acque cristalline ma è che più conosciuto per le dodici battaglie che lungo il suo corso furono combattute durante la Prima Guerra Mondiale, eventi che ebbero un precedente bellico nel V secolo quando lungo il fiume si scontrarono gli eruli di Odoacre e gli ostrogoti di Teodorico il Grande, vincitori della battaglia. La famosa Caporetto non è lontana e vedrà i “girini” transitare ai piedi della collina sulla quale nel 1938 il regime fascista – all’epoca la cittadina era ancora italiana – fece innalzare un sacrario che fu inaugurato personalmente da Mussolini e presso il quale negli anni ’90 è stato realizzato un museo che ricorda i tragici giorni della disastrosa Battaglia di Caporetto (autunno del 1917), dopo la quale il nostro esercito fu ricacciato indietro fino al Piave dagli austriaci. Anche i corridori ora dovranno ripiegare verso l’Italia e lo faranno affrontando il principale ostacolo di giornata, quel Kolovrat sul quale un altro museo, questo all’aperto, ci riporta ai drammatici giorni della Grande Guerra, quando questo massiccio di confine rappresentò la terza linea di difesa italiana. Se battaglia ci sarà anche nel 2022 sicuramente la vedremo lungo i 10 Km che conducono fino poco sotto la vetta del Monte Nachnoi, una delle cime che compongono il massiccio del Kolovrat: per arrivare sino a 1145 metri di quota si dovrà digerire una pendenza media del 9,2%, incontrando il picco massimo del 15% all’interno del tratto iniziale di 4.4 km al 10.4%, numeri che – come ricordavamo in apertura – potrebbero richiedere un salato conto nella terza settimana di gara. Recuperare un molto probabile svantaggio non sarà semplice perché la discesa che riporterà la corsa in Italia – il secondo e ultimo passaggio di confine è previsto 4 km dopo lo scollinamento del Kolovrat – non è di quelle che agevolano questo tipo di esercizio, stretta anche se non strettissima. Si finirà di scendere quando, a poco meno di 20 Km dal traguardo, si giungerà nella valle del fiume Natisone, che il gruppo attraverserà ai piedi del Monte Purgessimo, sulle cui pendici si trovano i resti del castello di Gronumbergo, che una leggenda vuole raccordato da una rete di cunicoli sotterranei alla vicina Cividale, prossima meta del gruppo. Vi si giungerà percorrendo l’ultimo tratto pianeggiante di questa frazione, una decina di chilometri privi di difficoltà che si concluderanno con il passaggio sul lastricato del monumento simbolo della cittadina friulana, il “finto medioevale” Ponte del Diavolo, ricostruito com’era e dov’era dopo che l’esercito italiano l’aveva abbattuto durante la ritirata di Caporetto nel vano tentativo di arrestare l’avanzata austriaca. È da questo centro, famoso anche per i suoi monumenti d’origine longobarda la cui importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO, che ha inizio l’ascesa finale verso il Santuario di Castelmonte, un giudice senza possibilità d’appello proprio perché l’arrivo sarà in vetta e non ci sarà una discesa subito dietro per tentar disperati recuperi. La salita non è delle più irresistibili – sono 7.1 Km al 7.8% e un paio di rampacce più toste – ma pedalare verso il “monte antico” (così è chiamato dalle genti di lingua slovena) potrebbe rappresentare un grosso problema a quei corridori ai quali sarà ancora rimasto sullo stomaco il Kolovrat. E allora saran dolori e indigestione di minuti….

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Priesaca (619 metri). Valicata nel corso della discesa dalle Grotte di Villanova verso Lusevera, all’altezza del bivio per Monteaperta. Il Giro vi è transitato anche nel 2020, durante la citata tappa Udine – San Daniele del Friuli, provenendo in quell’occasione dal GPM di Monteaperta, al quale era transitato per primo il siciliano Giovanni Visconti.

Passo di Tanamea (851 metri). Valicato dall’ex Strada Statale 646 “di Uccea” tra Tarcento e Uccea, viene inserito per la prima volta nel percorso del Giro. È quotato 870 sulle cartine ufficiali della Corsa Rosa.

Passo Solarie (956 metri). Attraversato nel tratto iniziale della discesa dal Kolovrat, si trova in corrispondenza del passaggio di confine tra Slovenia e Italia. È quotato 955 sulle cartine del Giro.

Passo di Clabuzzaro (760 metri). Chiamato anche Passo Slieme, è attraversato dalla Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza” nel corso della discesa dal Kolovrat, all’altezza del bivio per la località Clabuzzaro. La Corsa Rosa – così come i successi due valichi – vi è transitata anche nel 2016 durante la citata tappa Palmanova – Cividale del Friuli, dopo aver affrontato il GPM di Crai, conquistato dall’austriaco Stefan Denifl.

Passo di Rucchin (648 metri). Attraversato dalla Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza” nel corso della discesa dal Kolovrat, si trova tra la frazione Prapotnizza e il bivio per Lombai, nei pressi della frazione Rucchin.

Sella di Tribil (620 metri). Quotata 618 sulle cartine del Giro, vi sorge il centro di Tribil Superiore, sfiorato nel corso della discesa dal Kolovrat (Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza”).

Sella di Monte Subit (274 metri). Valicata dalla Strada Provinciale 31 “di Castelmonte” lungo la salita al Santuario di Castelmonte da Cividale del Friuli.

Sella di Castelmonte (586 metri). Vi sorge il bivio sottostante il santuario, luogo nel quale si concluderà la tappa. Quotata 612 metri sulle cartine del Giro, in passato questa salita è stata in alcune occasioni affrontata al Giro del Friuli, corsa che ha fatto parte del calendario professionistico dal 1974 al 2011.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Mauro Facoltosi

Il santuario di Castelmonte, le Alpi Giulie e l’altimetria della diciannovesima tappa (www.turismofvg.it)

Il santuario di Castelmonte, le Alpi Giulie e l’altimetria della diciannovesima tappa (www.turismofvg.it)

CIAK SI GIRO

Cinema, lirica e teatro non vanno molto d’accordo. Sono rare le trasposizioni cinematografiche di opere realizzate prendendo spunto dai lavori di celebri compositori e drammaturghi. Uno dei registi più prolifici in questo senso è stato Franco Zeffirelli, che sul grande schermo ha portato capolavori come “La bisbetica domata”, “Romeo e Giulietta” e “Amleto” di William Shakespeare, “La Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni, “La Traviata”, l“Otello” e l’”Aida” di Giuseppe Verdi. Anche Pier Paolo Pasolini – del quale quest’anno ricorrere il centenario della nascita – scelse di cimentarsi in opere del genere e così nel 1967 girò Edipo Re prendendo spunto dall’omonima opera di Sofocle, mentre tre anni più tardi puntò su di un soggetto che sposava sia il teatro, sia la lirica: le vicende di Medea, la figura della mitologia greca che aveva ispirato prima numerose tragedie (come quella, andata perduta, scritta da Ovidio) e poi opere musicali come quella composta nel ‘700 dal toscano Luigi Cherubini. Scritta la sceneggiatura, ora Pasolini doveva comporre il cast e per il ruolo della protagonista puntò dritto alla diva per eccellenza dell’opera lirica, la divina Maria Callas, che già da qualche stagione aveva imboccato la via del declino artistico anche a causa di problemi alle corde vocali. Convincerla non fu semplice, sia perché la Callas non aveva mai recitato in un film, sia perché lei mal sopportava certe tematiche scabrose che Pasolini toccava nei suoi film e anche l’omosessualità del regista, che lei riteneva di poter guarire. Anche lui temeva d’incontrare una donna altezzosa e viziata e invece nacque una sorta d’idillio platonico a prima vista, che più tardi sfocerà anche nella collaborazione per la realizzazione di un secondo film, ispirato all’Orestiade di Eschilo, che però non vide mai la luce, anche se i sopralluoghi in Africa in previsione della sua messa in opera saranno comunque filmati e composti in un documentario che sarà presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 1976. Tornando a Medea, Pasolini riuscì così a portare per la prima e unica volta la Callas sui set prescelti per le riprese, che spaziano dalla Cappadocia turca alla città siriana di Aleppo, da Piazza dei Miracoli di Pisa alla laguna di Grado, confinante con quella di Marano Lagunare dal quale prenderà le mosse la tappa odierna. Qui si girò presso il casone posto sull’isola Mota Safon e che da allora è per tutti il “Casone di Pasolini” anche per perpetuare il ricordo del celebre regista, bolognese di nascita ma friulano nel cuore: l’amata madre Susanna – che fu anche attrice per lui ne “Il vangelo secondo Matteo”, interpretando il ruolo della Madonna – era di Casarsa della Delizia, dove a lungo anche lui abitò e dopo fu sepolto dopo il suo drammatico assassinio, avvenuto il 2 novembre 1975 a Lido di Ostia.

La divina Callas in uno scena di Medea girata nella laguna di Grado

La divina Callas in uno scena di "Medea" girata nella laguna di Grado

Immagini di questo film non sono presenti sul sito di riferimento https://www.davinotti.com

FOTOGALLERY

Uno scorcio della Laguna di Marano

Il campanile del Duomo di Mortegliano

https://i.postimg.cc/1RWhk6tq/treviso.jpg

Vista panoramica dal colle del castello di Fagagna

Majano, Ospitale di San Giovanni

Castello di Coia

Una delle sale della Grotta Nuova di Villanova (www.grotteturistiche.it)

Una delle sale della Grotta Nuova di Villanova (www.grotteturistiche.it)

Borgata Musi, la località più piovosa d’Italia

La vecchia dogana tra Italia e Slovenia nel corso della discesa dal Passo di Tanamea

Il sacrario di Caporetto

Uno scorcio del museo all’aperto realizzato sul Kolovrat

Il rientro in Italia nel corso della discesa dal Kolovrat

Castello di Gronumbergo

Cividale del Friuli, Ponte del Diavolo sul Natisone

QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI TREVISO

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Treviso aspetta i velocisti e… De Bondt li sorprende. Carapaz resta in rosa

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Beütött a koronavírus, Valter Attiláék elszámolták magukat

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Dries De Bondt wins Stage 18 of Giro D’Italia as breakaway denies sprinters

The Independent

FRANCIA

De Bondt piège Démare et les sprinteurs – Almeida, 4e du général, abandonne

L’Équipe

SPAGNA

Landa refuerza el podio

AS

PORTOGALLO

João Almeida abandona a Volta a Itália por ter covid-19 – Dries de Bondt vence etapa, Richard Carapaz continua líder

Público

BELGIO

Belgisch feestje in de Giro: De Bondt is sprinters te slim af en wint op verbluffende wijze Giro-rit

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Giro verliest opnieuw grote naam: Almeida test positief op corona – Peloton misrekent zich: vroege vluchter De Bondt wint Giro-rit

De Telegraaf

GERMANIA

Buchmann klettert im Klassement – De Bondt siegt in Treviso – Aus für Viertplatzierten Almeida

Kicker

REPUBBLICA CECA

Únik vyzrál na peloton, na Giru jásal de Bondt. Hirtovi patří šesté místo

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Giro de Italia, en alerta por covid: se fue un candidato al título – Fernando Gaviria se lamenta por irse en blanco del Giro de Italia

El Tiempo

ECUADOR

Así marcha la clasificación del Giro de Italia: Richard Carapaz, líder y dueño de la ‘maglia rosa’, escoltado por Jai Hindley y Mikel Landa

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Libiamo, ne’ lieti calici (La Traviata, Giuseppe Verdi)

METEOGIRO

Marano Lagunare: cielo sereno, 28.9°C, vento debole da SSW (6 km/h), umidità al 46%
Buja – traguardo volante (55.8 Km) : cielo sereno, 29.2°C, vento moderato da SSW (11-13 km/h), umidità al 45%
Caporetto (122 Km): cielo sereno, 29.1°C, vento moderato da SW (12-14 km/h), umidità al 46%
Cividale del Friuli (traguardo volante e inizio salita finale, 168.4 Km): poco nuvoloso, 29.9°C, vento moderato da SSW (14-15 km/h), umidità al 42%
Santuario di Castelmonte: previsioni non disponibili

GLI ORARI DEL GIRO

11.25: inizio diretta su RaiSport
12.25: partenza da Marano Lagunare
13.00: inizio diretta su Eurosport 2
13.40-13.50: traguardo volante di Buja
14.00: inizio diretta su Rai2
14.15-14.30: GPM di Villanova Grotte
14.50-15.10: GPM di Passo di Tanamea
15.00-15.15: inizio sconfinamento in Slovenia
15.55-16.25: GPM del Kolovrat
16.00-16.30: fine sconfinamento in Slovenia
16.40-17.10: traguardo volante di Cividale del Friuli
17.00-17.30: arrivo al Santuario di Castelmonte

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Petacchi: “Muro di Cà del Bosco” (Cà del Poggio)
Borgato: “All’inizio si staccavano i cavalcavia”
Petacchi: “Vedremo oggi un arrivo allungato” (a gruppo allungato)
Pancani: “I quattro battistradi”
Borgato: “Chiedere una solazione per il caso Gazprom” (soluzione)
Petacchi: “Camburro” (Gabburo)
Fabretti: “L’arrivo a Treviso transita sul muro di Cà del Poggio”
Fabretti: “Carapaz sta pedalando sui rulli per sciogliere le gambe”
Fabretti: “Ha 25 anni, da 35 anni vorrebbe vincere una tappa al Giro d’Italia” (parlando del 35enne Sacha Modolo)
Fabretti: “Almeida ha dovuto dire basta al Giro d’Italia” (si è ritirato per la positività al Covid)

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della diciottesima tappa, Borgo Valsugana – Treviso

1° Miles Scotson
2° Clément Davy s.t.
3° Samuele Rivi a 11″
4° Eduardo Sepulveda s.t.
5° Reto Hollenstein s.t.

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 15′04″
3° Matthias Brändle a 20′13″
4° Clément Davy a 24′23″
5° Bert Van Lerberghe a 25′11″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 42′54″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

18a tappa: CASALE MONFERRATO – FRABOSA SOPRANA (232 Km) – 6 GIUGNO 1962

SOLER VITTORIOSO ANCHE A FRABOSA SOPRANA
Terza vittoria di tappa ottenuta dallo scalatore spagnolo – Andatura turistica nella parte iniziale ed una serie di lunghe fughe dopo Mondovì – Oggi passaggio da Torino e traguardo Saint-Vincent
I corridori sono giunti sullo striscione d’arrivo un’ora dopo il previsto – Oltre a Soler, sono scattati sulla salita che porta a Frabosa: Desmet, Nencini, Guernieri e Martinato – Balmanion conserva la maglia rosa, ma Battistini recupera 23 secondi – Due forature di Nino Defilippis – La soddisfazione di Balmamion al traguardo di Frabosa – Ancora contrarietà per Defilippis – Delusione di Fallarini – Norme per il passaggio del Giro a Torino

La fontana di Piazza San Leonardo a Treviso (www.gazzetta.it)

La fontana di Piazza San Leonardo a Treviso (www.gazzetta.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

Cliccare sul nome della tappa per visualizzare l’articolo

Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone

Pagina successiva »