‘NA GITA A LI CASTELLI

Roma sarà presente anche nel percorso del Giro 2019, pur non ospitando l’epilogo della corsa come avvenuto lo scorso anno. Nell’attesa di rivedere il finale della Corsa Rosa nel 2020 nella Città Eterna, stavolta saranno attraversate alcune delle borgate più popolari della capitale nel tratto conclusivo della quarta tappa, subito prima d’intraprendere l’ascesa verso Frascati che chiama alla ribalta i finisseur e qualche uomo di classifica desideroso d’anticipare d’un soffio gli avversari prima che si arrivi alle tappe calde della corsa.

“Ma che ce frega ma che ce ‘mporta se il Giro d’Italia nun passa pe’ le strade de sta Roma bella”… Anche il Giro del 2019 avrebbe dovuto finire a Roma, ma le polemiche sullo stato delle strade della capitale, che lo scorso anno aveva costretto gli organizzatori a neutralizzare la frazione conclusiva, hanno consigliato di rimandare tutto al 2020. La città eterna sarà comunque presente, anche se “di sbieco”, con l’attraversamento di alcuni dei più popolari quartieri della capitale, quelli della Roma “de panza”, nel finale della quarta frazione, che terminerà con una classica scampagnata ai Castelli Romani, di quelle cantate nella popolare canzone portata al successo dall’indimenticata Gabriella Ferri (‘Na gita a li Castelli, mentre quella parafrasata in apertura è la non meno celebre La società dei magnaccioni). Andare sui “Castelli” vuol dire salire e una salita caratterizzerà, infatti, gli ultimi chilometri di gara e, pur non essendo cattiva, toglierà di mezzo i velocisti anche se, con tutta probabilità, in tanti piomberanno sul traguardo di Frascati per giocarsi la vittoria. Il finale, infatti, ricorda quello della tappa terminata nella vicina Tivoli nel 2008, vinta allo sprint da Riccardo Riccò su Paolo Bettini e Davide Rebellin, seguiti nell’ordine d’arrivo da altri corridori di classifica come Franco Pellizotti (4°), Danilo Di Luca (6°), Domenico Pozzovivo (8°) e Paolo Savoldelli (9°). Il resto del tracciato sarà caratterizzato da ondulazioni ancor più pedalabili dell’ascesa conclusiva, come quella che, a una trentina di chilometri dal via da Orbetello, condurrà a Manciano (7,1 Km al 3,5%), unico traguardo della montagna previsto dal tracciato odierno, collocato nel centro del quale è originario Massimilano Lelli, l’ex corridore che si mise alla luce al Giro d’Italia del 1991 vincendo due tappe – sul Monviso e a Selva di Val Gardena – e conquistando la maglia bianca di miglior giovane piazzandosi terzo in classifica generale a quasi 7 minuti dal conterraneo Franco Chioccioli. Subito dopo il passaggio per Pitigliano farà compiere al gruppo un virtuale salto indietro nel tempo al 2018 e alla partenza della Corsa Rosa da Israele: questo piccolo ma suggestivo borgo dell’entroterra maremmano è, infatti, conosciuto con il soprannome di “Piccola Gerusalemme” per la numerosa comunità ebraica che vi visse e per la quale fu costruita anche una piccola sinagoga, monumento tra i più visitati di questo comune del quale fu sindaco negli ultimi due anni di vita il professor Alberto Manzi, celebre per aver contribuito all’istruzione elementare di molti italiani grazie al programma televisivo “Non è mai troppo tardi”, trasmesso dalla RAI dal 1960 al 1968. Superato il confine tra Toscana e Lazio si scollinerà la “Cima Coppi” di giornata, raggiunta – dopo aver affrontato 13 Km di facilissima ascesa al 3% medio – ai 645 metri del Poggio Evangelista, terza cima per altitudine della catena dei Monti Volsini, il gruppo montuoso che circonda come un abbraccio il lago di Bolsena e che prende il nome dall’antica città etrusca di Velzna. Sfiorato in prossimità dello scollinamento il borgo di Latera, il cui castello risale al XII secolo ed è oggi sede municipale, si planerà dolcemente in direzione di Valentano, dove si trova un altro monumentale maniero, appartenuto alla famiglia Farnese e che oggi ospita un museo dedicato alla preistoria della Tuscia e, si racconta, anche un paio di fantasmi, quello di un soldato zuavo che vi era stato imprigionato e quello del duca Pier Luigi Farnese, assassinato il 10 settembre 1547 a Piacenza.
Sono tanti i richiami artistici che offrirà il percorso di questa tappa e il più rilevante arriverà qualche chilometro più avanti quando i “girini” transiteranno per Tuscania, cittadina tra le più importanti dell’antica Tuscia e che secondo una leggenda sarebbe stata fondata da Ascanio, il figlio del mitico Enea, mentre secondo altre voci il fondatore sarebbe Tusco, figlio nientemeno che di Ercole. Ma non sono queste storie ad attrarre fin qui i turisti bensì i suoi monumenti, in particolar modo le chiese romaniche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, spesso utilizzate come set cinematografici, come accadde nel 1966 quando qui furono girati “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli e “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini.
A cavallo di metà tappa si percorrerà per una trentina di chilometri la statale che ricalca le rotte dell’antica Via Cassia, la strada consolare romana che collegava Roma a Florentia (l’odierna Firenze) e che deriva il nome da Gaio Cassio Longino, il censore che fu tra i promotori della congiura terminata con l’assassinio di Giulio Cesare, anche se alcuni studiosi propendono per un’intitolazione a un omonimo console. All’inizio di questo tratto si attraverserà il centro di aspetto medioevale di Vetralla, con l’interessante chiesa romanica di San Francesco, per poi costeggiare in lenta salita i margini meridionali della catena dei Monti Cimini, rilievi d’origine vulcanica nella cui caldera si adagia il Lago di Vico. Più avanti la corsa giungerà sulle strade di Sutri, centro frequentatissimo all’epoca dei pellegrinaggi medioevali lungo la Via Francigena poiché costituiva l’ultima tappa prima di giungere a Roma, distante una cinquantina di chilometri da questo comune, presso il quale si può visitare uno dei principali anfiteatri romani d’Italia, ritenuto uno dei sette più belli al mondo e che poteva contenere fino a 9000 spettatori: anche questo luogo ha spesso attratto i registi e, per esempio, qui fu ambientato il Paese dei Balocchi nella miniserie in due puntate dedicata a Pinocchio, trasmessa dalla RAI nel 2009 e diretta da Alberto Sironi, lo stesso regista che nel 1995 aveva firmato la fiction su Fausto Coppi.
Lasciata la Cassia, il percorso disegnerà ora un ampio arco sulle colline a ovest della capitale, superando subito la facile salitella verso Campagnano di Roma, 4 Km al 3,5% che iniziano non distante dall’autodromo di Vallelunga, inaugurato nel 1963 nel luogo dove in precedenza si trovava un ippodromo. Con un percorso leggermente tortuoso in soave discesa ci si porterà quindi a Castelnuovo di Porto, paese nel quale visse Enrico Maria Salerno, la cui villa oggi ospita un centro studi intolato al celebre attore, scomparso nel 1994.
Si supererà quindi il corso del Tevere immediatamente prima d’affrontare la breve e facile rampetta verso Monterotondo (2 Km al 4,5%), seguita dal passaggio per Mentana, il centro presso quale il 3 novembre 1867 fu combattuta l’omonima battaglia che vide le truppe franco-pontificie contrapposte ai volontari italiani al soldo di Giuseppe Garibaldi, usciti sconfitti da una tenzone che concesse ancora tre anni di vita allo Stato Pontificio, destinato a scomparire nel 1870 con la Presa di Roma. La capitale sarà la protagonista dei successi 30 Km, che vedranno i corridori sfecciare tra alcune delle borgate più popolari di Roma, cominciando da quella di Tor Lupara, divenuta indipendente nel 2001 (è la sede del municipio di Fonte Nuova), sulle cui case svettano i ruderi moderni della chiesa di Maria Regina, che avrebbe dovuto essere la parrocchiale di questa comunità ma che rimase incompiuta nel 1988, dove un devastante incendio.
Sfiorato il parco al cui centro sorge il castello di Marco Simone, ristrutturato alla fine degli anni ’70 dalla stilista Laura Biagiotti che trasformò la tenuta circostante in un esclusivi country club dotato di un campo da golf da 27 buche, si scavalcherà il corso del fiume Aniene subito prima di giungere a Lunghezza, dove i “girini” sfioreranno l’omonimo castello, innalzato sul luogo dove si trovava un insediamento risalente al paleolitico e nel quale nel 1992 soggiornò nientemeno che il Principe Carlo d’Inghilterra, per il quale fu organizzata una cena benifica i cui invitati contribuirono con le loro donazioni al restauro dell’abitazione romana del poeta inglese John Keats, situata nei pressi della scalinata di Piazza di Spagna.
Giunti in Borgata Finocchio, nella zona della capitale detta “Borghesiana” in ringraziamento alla famiglia Borghese che donò le terre sulle quali fu costruita l’omonima stazione della ferrovia Roma – Fiuggi, si imboccherà la Via Casilina in direzione della capitale, lambendo il popolare quartiere di Tor Bella Monaca (il nome deriva da quello di una torre citata in un documento del 1317 e di proprietà di tale Pietro Monaca) e giungendo quindi a Tor Vergata, quartiere principalmente conosciuto per la presenza della seconda università statale di Roma, fondata nel 1986, e nel quale si sarebbe dovuta realizzare anche la “Città dello sport”, i cui lavori, iniziati nel 2007, furono bloccati due anni più tardi per mancanza di fondi, dopo che era già stata realizzata la cosidetta “Vela di Calatrava”, che avrebbe dovuto sormontare lo stadio del nuoto, opera dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Superata l’Autostrada del Sole si percorrerà quindi l’ultimo tratto di pianura sulla statale Tuscolana in direzione di Vermicino, località tristemente conosciuta per un fatto di cronaca avvenuto il 10 giugno 1981, la vicenda della scomparsa di Alfredino Rampi, accadimento che convinse il Presidente della Repubblica Sandro Pertini a istituire il Ministero della Protezione civile. A quel punto mancheranno poco più di 4 Km al traguardo, in salita al 4,8% ricalcando quello che fu il finale del circuito dei mondiali del 1955, l’edizione che vide il successo del belga Stan Ockers al cospetto della scenografica Villa Aldobrandini, spettacolare sfondo anche della quarta frazione del 102° Giro d’Italia.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico della Cantoniera di Latera (595 metri). Valicato dall’ex SS 74 “Maremmana” tra Pitigliano e Grotte di Castro in corrispondenza del bivio per Latera, poco dopo aver superato lo scollinamento del Poggio Evangelista.

FOTOGALLERY

Pitigliano, sinagoga

Latera, castello

Valentano, Rocca Farnese (www.simulabo.it)

Valentano, Rocca Farnese (www.simulabo.it)

Tuscania, chiesa di San Pietro

Scena de “L’armata Brancaleone” girata nelle campagne di Tuscania, con la chiesa di San Pietro sullo sfondo (www.davinotti.com)

Scena de “L’armata Brancaleone” girata nelle campagne di Tuscania, con la chiesa di San Pietro sullo sfondo (www.davinotti.com)

Vetralla, chiesa di San Francesco

L’anfiteatro romano di Sutri trasformato in Paese dei Balocchi nella fiction “Pinocchio” del 2009 (www.davinotti.com)

L’anfiteatro romano di Sutri trasformato in Paese dei Balocchi nella fiction “Pinocchio” del 2009 (www.davinotti.com)

Autodromo di Vallelunga

Passaggio sul fiume Tevere

La porta d’accesso al centro storico di Mentana

Fonte Nuova, ruderi della chiesa di Maria Regina

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Guidonia, Castello di Marco Simone (www.mondimedievali.net)

Castello di Lunghezza

Tor Vergata, Vela di Calatrava

Villa Aldobrandini di Frascati e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2019 (YouTube)

Villa Aldobrandini di Frascati e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2019 (YouTube)

C’È UNA LAGUNA PICCOLA LAGGIÙ…

Carte alla mano, non si tratta di una frazione particolarmente impegnativa ma il finale di gara potrebbe riservare qualche sgradita sorpresa. Gli ultimi 15 Km si disputeranno, infatti, nell’ambiente della laguna di Orbetello con ampi tratti da percorrere sotto l’effetto del vento. Il rischio di incappare in ventagli è, dunque, elevato e ancor maggiore è la possibilità che non si riesca a ricucirli perché davanti si andrà sicuramente a tutta, con i “treni” dei velocisti impegnati al massimo nel mettere su strada tutte le loro energie in vista di un quasi certo arrivo allo sprint.

… attenti al vento! La terza frazione della corsa rosa sarà pane per i denti dei velocisti e su questo non ci piove… ma potrebbe tirarci parecchio vento. Altimetricamente il viaggio da Vinci a Orbetello non sarà molto complicato, con una trentina di chilometri di pianura in partenza, un GPM di 3a categoria e poi una fase centrale modestamente vallonata prima di ritrovare il piattone negli ultimi 80 Km, nel corso dei quali l’unica difficoltà altimetricata sarà rappresentata dal modesto Poggio L’Apparita, “apparizione” che avverrà quando al traguardo mancheranno una quarantina abbondante di chilometri. E sarà proprio il tratto conclusivo di questa tappa a presentare l’insidia maggiore di giornata quando il gruppo giungerà in riva alla laguna di Orbetello, una zona particolarmente esposta all’azione del vento poiché per circa 15 Km ci si troverà a correre avendo le acque a destra e a sinistra. Considerata la poca distanza che mancherà al traguardo e le alte velocità alle quali solitamente il gruppo viaggia nei finali di corsa, chi dovesse incappare in un ventaglio potrebbe faticare non poco per rientrare sul gruppo di testa oppure, nella peggiore delle ipotesi, lasciare per strada un considerevole gruzzoletto temporale e perdere anche più di un minuto, inconveniente nel quale potrebbe incappare anche qualche pezzo grosso della classifica, come capitato spesso in passato in situazioni simili.
Lasciata Vinci, altro omaggio al grande Leonardo, la “corsa rosa” sfiorerà ancora Empoli per poi imboccare la Valdelsa in direzione di Castelfiorentino, cittadina tra i cui monumenti si segnalano il santuario barocco di Santa Verdiana e il Teatro del Popolo, uno dei più importanti della Toscana tra quelli costruiti nell’Ottocento e il cui ridotto è stato intitolato a Indro Montanelli. Attraversato questo centro si affronterà la salita più impegnativa di giornata, il Poggio all’Aglione (6.6 Km al 5.5%), subito prima di giungere nella località di Gambassi Terme, che vanta diversi interessanti luoghi di culto come la romanica Pieve di San Frediano, situata all’interno del castello della frazione Montignoso. Al termine della discesa si farà ritorno sul fondovalle della Valdelsa all’altezza di Certaldo, piccola città d’arte dove il 16 giugno 1313 nacque il poeta Giovanni Boccaccio, la cui casa – totalmente ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale – è uno dei luoghi più visitati del centro storico assieme al Palazzo Pretorio, simbolo della cittadina.
Ritrovata la pianura il gruppo si porterà a Poggibonsi e poi, abbandonata la statale per Siena, a Colle di Val d’Elsa, un altro centro toscano spesso meta dei turisti, che qui giungono sia per ammirarne i monumenti (come la casa-torre dove nacque lo scultore Arnolfo di Cambio), sia per acquistare souvenir in cristallo, pregiato materiale della cui produzione questo centro è il principale in Italia, con tanto di museo inaugurato nel 2001.
Costeggiando in leggero falsopiano la Montagnola Senese, area collinare ricca di grotte carsiche e di cave di marmo giallo (in passato impiegato nella costruzione dei duomi di Firenze e Orvieto), il gruppo si avvicinerà alla fase centrale vallonata, superando all’inizio di questo tratto il facile GPM della Cantoniera di Montebello (2.4 Km al 5%) per poi giungere nella zona dove si trova uno dei monumenti più spettacolari e visitati della Toscana, la gotica abbazia in rovina dedicata al santo eremita Galgano, la cui decadenza iniziò sia a causa delle carestie e delle pestilenze che colpirono queste terre, sia per la decisione dei monaci di trasferirsi in un più comodo palazzo che avevano fatto costruire nel 1474 nel centro di Siena. La “resurrezione” di questo luogo inizierà nell’Ottocento con una serie di restauri conservativi che, come detto, ne hanno fatto una delle mete più ambite dai turisti e anche dalle troupe cinematografiche, come quella del film campione d’incassi di Checco Zalone “Sole a catinelle”. Entrato in provincia di Grosseto il tracciato della terza frazione del Giro 2019 giungerà nella zona delle Colline Metallifere, che devono il loro nome alle numerose miniere presenti nel sottosuolo e dalla quali sono stati scavati nel corso dei secoli minerali come il rame e la pirite, mentre nel dopoguerra l’attività estrattiva si concentrò prevalentemente sui giacimenti di lignite. Il passaggio dal borgo di Montemassi, dominanto da un imponente castello realizzato dopo l’anno Mille dalla famiglia Aldobrandeschi, anticiperà di qualche chilometro l’inizio del lungo tratto pianeggiante che caratterizza il finale ed anche un altro cambio di scenario perché ci si lascerà alle spalle le Colline Metallifere per giungere sulle strade della Maremma. Imboccata l’Aurelia e sfiorata la collina sulla quale sorge il borgo di Montepescali – definito il “Balcone della Maremma” per le viste panoramiche che offre e che si spingono fino all’Arcipelago Toscano e alla lontana Corsica – la corsa procederà ora spedita in direzione di Grosseto. Attraversato il capoluogo Maremma – la cui cinta muraria rinascimentale è una delle meglio conservate d’Italia – si lascerà l’Aurelia per un percorso più interno che prevede la salitella del Poggio l’Apparita, poco più di 2 Km inclinati al 5.2% medio da superare in vista del passaggio dal piccolo borgo di Montiano, sorto nel XIII secolo dopo l’abbandono del vicino Castello di Montiano Vecchio, provocato da un assedio delle truppe senesi che causarono ingenti danni.
Transitati non distante dal lago artificiale di Poggio Perotto, realizzato per scopi irrigui nel 1938 senza alterare troppo le caratteristiche del territorio, i “girini” giungeranno alle porte del bel borgo di Magliano in Toscana, nei cui pressi si possono visitare gli scenografici resti del Monastero di San Bruzio, costruito dall’ordine benedettino verso l’anno Mille.
A questo punto la corsa cambierà direzione di marcia, prendendo la strada che punta con decisione verso la costa e giungendo a una quindicina di chilometri dall’arrivo al momento più delicato di questa frazione. Accadrà in località Albinia quando, incrociata l’Aurelia e sfiorato il Forte delle Saline – fortificazione d’origine quattrocentesca che fu inserita nel sistema difensivo dello Stato dei Presidii – il gruppo andrà a imboccare la strada che percorre il Tombolo della Giannella, uno dei tre istmi che saldano la penisola italiana al promontorio dell’Argentario, avendo per circa 6 Km il Mar Tirreno sulla destra e le acque interne della laguna di Orbetello sulla sinistra. Una volta giunti dall’altra parte del Tombolo le insidie non saranno ancora terminate perché, dopo aver costeggiato per un breve tratto le pendici del Monte Argentario in direzione di Porto Ercole, si svolterà a sinistra verso l’istmo centrale, sul quale sorge la città di Orbetello, imboccando il lungo ponte della Diga Leopoldiana, altro tratto molto esposto che potrebbe, a questo punto, scompaginare treni e piani dei velocisti lanciati verso il traguardo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Castelfiorentino, Santuario di Santa Verdiana (www.toscananelcuore.it)

Castelfiorentino, Santuario di Santa Verdiana (www.toscananelcuore.it)

Certaldo, Palazzo Pretorio

Colle di Val d’Elsa

Colle di Val d’Elsa, Museo del Cristallo

La Montagnola Senese

Abbazia di San Galgano

Scena di “Sole a catinelle” girata presso l’Abbazia di San Galgano (www.davinotti.com)

Scena di “Sole a catinelle” girata presso l’Abbazia di San Galgano (www.davinotti.com)

Castello di Montemassi

Panorama sulla Maremma da Montepescali

Le mura di Grosseto

Magliano in Toscana, Monastero di San Bruzio

Albinia, Forte delle Saline

Il ponte della Diga Leopoldiana e, sullo sfondo, la città di Orbetello

Un suggestivo scorcio della laguna di Orbetello e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2019 (www.wwf.it)

Un suggestivo scorcio della laguna di Orbetello e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2019 (www.wwf.it)

PAGELLONE 2018: LE CLASSICHE VALLONATE

novembre 26, 2018 by Redazione  
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Proseguono le pagelle della stagione appena terminata. Ora prenderemo in esame le classiche vallonate (escluse quelle del pavè, oggetto della precedente pagella: oggetto dello “scrutinio” la Strade Bianche, la Milano-Sanremo, l’Amstel Gold Race, la Freccia Vallone, la Liegi – Bastogne – Liegi, la Classica di San Sebastián e il Giro di Lombardia.

JULIAN ALAPHILIPPE: Quando si parla di classiche vallonate, il nome del corridore francese entra sempre di diritto nella lista dei favoriti principali per la vittoria. Dopo le ultime stagioni in cui ci è andato vicino, riesce a vincere finalmente la Freccia Vallone e la Classica di San Sebastian, senza sfigura nelle altre corse. Assoluto protagonista. VOTO: 8

MICHAEL ALBASINI: Non riesce a terminare nemmeno una delle corse delle classiche vallonate a cui partecipa, nelle quali lo si vede spesso fare il gregario. Non sembra più in grado competere per la vittoria. Sul viale del tramonto. VOTO: 4

ROMAIN BARDET: Sempre competitivo nelle corse in cui partecipa, riesce a piazzarsi sia alla Strade Bianche, sia alla Liegi. Ha estro, classe e fantasia, ma nelle corse di un giorno gli manca sempre quel pizzico di astuzia che serve. VOTO: 6,5

TIESJ BENOOT: Vince con classe la Strade Bianche, ma nelle corse con altimetria più dura non riesce a tenere il ritmo dei migliori. VOTO: 6,5

ENRICO GASPAROTTO: In primavere riesce a raccogliere piazzamenti importanti, riuscendo a terminare 3° nella ‘’sua” Amstel Gold Race. VOTO: 6

PHILIPPE GILBERT: Dopo un 2017 da urlo non riesce a ripetere le prove dell’anno scorso. A 36 anni, però, la flessione fisica è normale, anche se ti chiami Gilbert. VOTO: 5

SERGIO HENAO: La Freccia Vallone, l’Amstel Gold Race, la Liegi-Bastogne-Liegi sono corse adatte alle sue caratteristiche; puntualmente, però, il corridore colombiano non va nemmeno vicino a vincerle. VOTO: 4,5

BOB JUNGELS: Sfrutta abilmente il lavoro della sua Quick-Step Floors e da out-sider trionfa alla Liegi-Bastogne-Liegi con una cavalcata finale. VOTO: 7

ROMAN KREUZIGER: Passano gli anni ma il ceco della Mitchelton-Scott non perde colpi, sempre eterno piazzato. VOTO: 6

MICHAŁ KWIATKOWSKI: Ormai pedina importante nello scacchiere del Team Sky per quanto riguarda i Grandi Giri, nelle corse di un giorno non si presenta sempre al top della forma e non riesce ad avere i risultati sperati. VOTO: 5,5

DANIEL MARTIN: Stagione da dimenticare, almeno per le classiche. VOTO: 4

BAUKE MOLLEMA: Ormai uomo da corse di un giorno, raccoglie un secondo posto a San Sebastián. VOTO: 6

VINCENZO NIBALI: Trionfa a sorpresa alla Milano-Sanremo, dove sul Poggio stacca tutti. Anima le corse primaverili, per poi ripresentarsi – dopo l’infortunio subito al Tour de France – al Giro di Lombardia in cerca di uno storico tris. Solo un fenomenale Thibaut Pinot gli impedisce di alzare le braccia al cielo. Resta però negli occhi di ogni appassionato di ciclismo la sua azione sul Poggio. VOTO: 8,5

THIBAUT PINOT: Un ottobre d’oro per lui, che termina con il trionfo del Giro di Lombardia, dopo una corsa dal finale scintillante. Nella prima parte di stagione si dedica solo alle corse a tappe di una settimana e non ha corso nessuna delle classiche in primavera. Dal potenziale che ha, è un vero peccato. VOTO: 7,5

WOUTER POELS: Due anni fa trionfò a Liegi, da allora sembrerebbe aver perso il suo appeal per queste corse. VOTO: 5

DOMENICO POZZOVIVO: Partecipa a poche corse, ma il suo lo fa. Quinto alla Liegi, ottavo al Lombardia. VOTO: 6,5

ANTHONY ROUX: Il corridore francese della FDJ-Groupama è la sorpresa a San Sebastián, dove termina al terzo posto. VOTO: 6

PETER SAGAN: Un campione del suo calibro può far risultato ovunque vuole. All’Amstel, alla Milano-Sanremo e alla Strade Bianche non vince ma è stato uno dei protagonisti. VOTO: 6

DYLAN TEUNS: Non trova la condizione migliore in primavera, mentre ad ottobre riesce ad incanalare una sequenza di bei piazzamenti, soprattutto il 3° posto al Giro di Lombardia. Bel rinforzo per il Team Bahrein-Merida. VOTO: 6

RIGOBERTO URÁN: Da il meglio di se in autunno, mentre nel resto dela stagione pensa e corre solo in funzione del Tour De France. VOTO: 5,5

MICHAEL VALGREN: Ciclista eclettico e polivalente, riesce ad imporsi nella ”corsa della Birra”, all’Amstel Gold Race. L’età è dalla sua parte: a soli 26 anni gli si prospettano molte stagioni da correre come protagonista. VOTO: 7

ALEJANDRO VALVERDE: Sembrava fosse tornato il solito Valverde, l’eterno piazzato e mai vincente, colui che perdeva l’attimo vincente, il ‘’succhiaruote”, e non più il corridore che nelle ultime stagioni aveva fatto ricredere quasi tutti i suoi detrattori vincendo a destra e a manca. Al mondiale austriaco a risposto da gran campione qual è, ma la corsa di Innsbruck non è tenuta in considerazioni per la valutazione di queste pagelle, perciò… VOTO: 5,5

ALEXIS VUILLERMOZ: Quando gareggia insieme a Romain Bardet si adegua a lavoro di gregario, ma quando ha campo libero non riesce ad emergere. VOTO: 5
TIM WELLENS: È l’outsider per eccellenza, anche se alla sua età dovrebbero iniziare ad arrivare risultati più considerevoli. VOTO: 5,5

MICHAEL WOODS: In questo 2018 si è assistito ad una seconda giovinezza per il corridore canadese; tanti piazzamenti, soprattutto il secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi. VOTO: 6

Luigi Giglio

Nibali allattacco sul Poggio, dove osano le grandi aquile della Sanremo (foto Bettini)

Nibali all'attacco sul Poggio, dove osano le grandi aquile della Sanremo (foto Bettini)

LA TAPPA DEI GIGANTI

La prima tappa in linea è dedicata ai due grandi italiani dei quali nel 2019 ricorrono il 500° anniversario della morte e il 110° della nascita, Leonardo Da Vinci e Indro Montanelli. Il finale promette scintille sulle “calde” strade toscane, con le salite del Montalbano e del San Baronto che sicuramente ispireranno diversi tentativi e toglieranno dal mazzo molti velocisti. La volata in quel di Fucecchio è probabile ma non scontata e qualche uomo di classifica potrebbe anche decidere di smuovere le acque fin da subito

Per meriti diversi sono entrambi due “Giganti” dell’Italia. Stiamo parlando dei due grandi italiani ai quali è dedicata questa tappa, Leonardo Da Vinci – a 500 anni dalla morte – e Indro Montanelli, genio della parola che, se in vita, avrebbe soffiato l’anno prossimo su 110 candeline, lui che era un coetaneo del Giro d’Italia essendo nato il 22 aprile 1909, tre settimane prima della partenza della prima edizione della Corsa Rosa, gara che da giornalista ebbe a seguire nel 1947 su mandato del Corriere della Sera. Nell’anno del loro anniversario il Giro non poteva dimenticarsi di questi due personaggi, nati a 15 Km di distanza l’uno dall’altro, e lo farà con una frazione interessante che potrebbe anche terminare allo sprint, ma con parecchi dei velocisti presenti in gruppo tagliati fuori dai giochi. Gli ultimi 55 km, infatti, presentano due salite che, da una parte, potrebbero ispirare i primi tentativi d’attacco al Giro 2019 e dall’altra potrebbero non bastare a scremare del tutto il gruppo perché qualche sprinter, di quelli resistenti, potrebbe riuscire a rimanere agganciato oppure a perdere un gruzzoletto di secondi che poi si potrebbe tentare di recuperare negli ultimi 18 Km, quando si tornerà a pedalare in pianura. Ci starebbe, quindi, anche l’arrivo solitario di un finisseur oppure quello di un piccolo gruppetto d’attaccanti, mentre i big della classifica dovrebbero trascorrere guardinghi il secondo pomeriggio di corsa, anche se qualcuno dei pretendenti al successo finale potrebbe decidere d’alzare la media sulla salita del Castra, la più impegnativa delle due che caratterizzano il tratto conclusivo del percorso. La possibilità di rischiare c’è, anche perché la prima settimana di Giro è stata disegnata con mano molto leggera e questa rappresenta una delle poche occasioni di un tentativo a sorpresa offerta dalla prima parte di gara.
Si partirà da Bologna in direzione dell’appennino ma non s’incontrerà salita nei primi 30 Km, percorrendo i quali si transiterà al cospetto di Villa Griffone, residenza negli anni giovanili di un altro grande italiano, Guglielmo Marconi, vero e proprio Leonardo Da Vinci del XXI secolo, “papà” della radio e del telegrafo. Dopo Rioveggio la strada comincerà dolcemente a prendere quota risalendo la valle del fiume Setta per portarsi nella località di villeggiatura di Castiglione dei Pepoli, nel cui territorio ricade il santuario mariano di Boccadirio, il secondo per importanza della diocesi di Bologna dopo quello di San Luca, costruito nel XVI secolo sul Monte Tavianella, nel luogo dove il 16 luglio del 1480 la Madonna era apparsa a due pastori. Poco fuori Castiglione si supererà il GPM della Serra (773 metri, 14.6 Km al 3.2%) nel punto dove, nelle viscere della montagna, oltre 400 metri più sotto transita la Grande Galleria dell’Appennino, il sedicesimo tunnel ferroviario più lungo del mondo (18.5 Km), teatro il 4 agosto 1974 della Strage dell’Italicus, attentato dinamitardo che provocò 12 morti e il ferimento di altri 48 passeggeri.
Dopo lo scollinamento si entrerà in Toscana planando nella valle del Bisenzio e giungendo quindi a Vaiano, il principale centro della valle, nel quale il 20 dicembre del 1920 nacque Fiorenzo Magni, il “terzo uomo” del ciclismo italiano degli anni 40-50, il periodo della rivalità Coppi-Bartali nel quale riuscì a conquistare tre volte il Giro d’Italia e altrettante il Giro delle Fiandre.
Si giungerà quindi sulle strade di Prato, la “capitale degli stracci” (grazie ai “cenciaioli” per secoli costruì su questi poveri tessuti la sua fortuna economica) la cui offerta turistica spazia dagli antichi monumenti del centro storico (come la basilica rinascimentale di Santa Maria delle Carceri) alle opere moderne esposte nel Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, riaperto nel 2016 dopo l’ampliamento operato dall’architetto olandese Maurice Nile.
Esattamente a metà del cammino di questa tappa il gruppo supererà il corso dell’Arno, costeggiandolo per una dozzina di chilometri nel tratto dove il fiume supera la strettoia detta “Gonfolina”, in direzione di Montelupo Fiorentino, centro presso il quale si trova la Villa Medicea dell’Ambrogiana, celebre per aver ospitato un famoso manicomio criminale, chiuso nel 2017 e nel quale furono tra gli altri ospitati il bandito sardo Graziano Mesina e gli anarchici Pietro Acciarito e Giovanni Passanante, entrambi qui ricoverati dopo aver tentato d’assassinare, in tempi diversi, Re Umberto I.
Dopo il passaggio da Montelupo il tracciato lascerà temporaneamente la zona del Valdarno Inferiore per compiere una piccola escursione collinare che porterà i “girini” ad affrontare la dolce salitella verso il borgo di Montespertoli (2.7 km al 4.9%), dove si trova il castello che appartenne all’uomo politico Sidney Sonnino (1847 – 1922) e che vi accolse alcune delle più celebri personalità della sua epoca, come il re d’Italia Vittorio Emanuele III e Gabriele d’Annunzio.
Pedalando tra i vigneti che danno il vino DOCG Chianti Montespertoli si farà quindi ritorno nel Valdarno dove, alle porte delle fasi più interessanti di gara, si attraversarà la città di Empoli, nel cui cuore si apre Piazza Farinata degli Uberti con la Collegiata di Sant’Andrea, la cui facciata di marmo fa da quinta a una delle più drammatiche scene de “La notte di San Lorenzo”, film dei fratelli Tavani del 1982 che racconta della strage avvenuta il 22 luglio del 1944 nel duomo della vicina San Miniato, colpito per sbaglio da una granata lanciata da un battaglione dell’esercito statunitense e che causò la morte di 55 civili. L’intenzione dei registi era di girare la scena proprio là dove erano avvenuti i fatti ma, per rispetto del dolore che ancora albergava nel cuore dei superstiti di quel drammatico giorno, poi si scelse di spostare la troupe in quel di Empoli.
Di lì a breve arriverà l’appuntamento con il Montalbano, la catena montuosa che separa in due settori il territorio del Valdarno e che il gruppo risalirà da uno dei suoi versanti più impegnativi, la “salita del Castra”, così chiamata dal nome della piccola frazione che si attraversa percorrendo i 5.8 Km al 6.8% di quest’ascesa. Non sarà semplice recuperare un eventuale passivo perché una volta terminata la discesa in quel di Vinci – la casa natale di Leonardo si trova in frazione Anchiano, fuori dal percorso di gara – immediatamente inizierà la salita successiva, quella di San Baronto, la più nota delle due essendo da sempre l’asperità simbolo del Gran Premio Industria e Artigianato, corsa che ha avuto tra i suoi vincitori Vincenzo Nibali (2007) e, entrambi per due volte, Damiano Cunego (2004 e 2006) e Adam Yates (2014 e 2017). I dati la dipingono come facilissima – sono 10.3 Km al 2.8% – ma è risaputo che ascese pedalabili affrontate a tutta subito dopo altre più impegnative spesso contribuiscono a dilatarne i distacchi, anche se al Giro – pur salendo dallo stesso versante – non si affronterà il ripido muro di Fornello (700 metri all’11.4%), presenza fissa al Gran Premio. Decisamente più pendenza ha la discesa che i “girini” affronteranno in discesa verso Lamporecchio (3.6 Km al 7.3%), dove inizieranno gli ultimi 18 Km pianeggianti, dai quali come un fungo spunterà, però, un ulteriore zampellotto, 2500 metri al 2.6% che termineranno alle soglie di Cerreto Guidi, borgo nel cui centro si trova un’altra villa appartenuta alla famiglia Medici, che la utilizzava solitamente durante le battute di caccia. Come quella che vedremo sul far della sera del 12 maggio 2019, con le lepri in fuga verso il traguardo di Fucecchio.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Montepiano (704 metri). Valicato dall’ex SS 325 “di Val di Setta e Val di Bisenzio” tra Montepiano e Vernio.

Valico del Pinone (421 metri). Valicato dalla SP 10 “di Pietramarina” tra Vitolini (Vinci) e Carmignano, vi sale un versante anche da Limite sull’Arno, quello che sarà percorso dai corridori. Si tratta, infatti, della salita che sull’altimetria del Giro 2019 è quotata 424 metri e chiamata “Montalbano (Il Castra)”. La salita del Pinone vanta un precedente al Giro del 2005, quando fu inserita dal versante di Vinci nel tracciato della cronometro Lamporecchio – Firenze, vinta dallo statunitense David Zabriskie, mentre il miglior tempo nella scalata al Pinone fu del colombiano José Rujano.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Pontecchio Marconi, Villa Marconi

Santuario di Boccadirio

Prato, Basilica di Santa Maria delle Carceri e Castello dell’Imperatore

Prato, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Strettoia della Gonfolina

Montelupo Fiorentino, Villa Medicea dell’Ambrogiana

Montespertoli, Castello Sonnino

Empoli, la collegiata di Sant’Andrea nella più drammatica scena de “La notte di San Lorenzo” (www.davinotti.com)

Empoli, la collegiata di Sant’Andrea nella più drammatica scena de “La notte di San Lorenzo” (www.davinotti.com)

Lo scollinamento della salita del Castra

Vinci, casa natale di Leonardo

Cerreto Guidi, Villa Medicea

Fucecchio, casa natale di Indro Montanelli

Leonardo Da Vinci, Indro Montanelli e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2019

Leonardo Da Vinci, Indro Montanelli e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2019

PAGELLONE 2018: LE CORSE DEL PAVÉ

novembre 13, 2018 by Redazione  
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Seconda puntata del superpagellone di ilciclismo.it dedicato alla stagione 2018. Stavolta diamo i voti ai più attesi “paveisti”. Le gare prese in considerazione sono Omloop Het Nieuwsblad, Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Nokere Koerse, Dwars door Vlaanderen, E3 Harelbeke e Scheldeprijs, oltre alle prove monumento Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e, ovviamente, Parigi-Roubaix

TIESJ BENOOT: La promessa belga della Lotto Soudal ha talento, ma tatticamente deve migliorare molto. Si piazza spesso nelle corse che contano, ma gli manca sempre lo spunto vincente. VOTO: 6

SONNY COLBRELLI: Si cimenta in varie prove del pavé, ma la strada da fare per arrivare al passo dei big è ancora lunga. VOTO: 5,5

JENS DEBUSSCHERE: Ormai un veterano delle corse che si disputano sulle pietre del nord, ma i risultati latitano ormai da anni. VOTO: 5,5

ARNAUD DÉMARE: Quando il gioco si fa duro lui sparisce. VOTO: 5

SILVAN DILLIER: Sorpresa assoluta alla Parigi-Roubaix dove termina al secondo posto alle spalle del vincitore Peter Sagan. Non gareggia molto e, quando lo fa, si dedica al lavoro per i capitani. Da tenere più in considerazione. VOTO: 6

PHILIPPE GILBERT: Il numero che fece l’anno scorso al Fiandre è entrato nella storia del ciclismo moderno. Quest’anno ci riprova, ma i suoi avversari non gli hanno lasciato spazio. VOTO: 6

DYLAN GROENEWEGEN: Se l’arrivo è in volata, lui l’uomo da battere. Sua la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. VOTO: 6,5

JENS KEUKELEIRE: Stagione completamente negativa. VOTO: 4

FABIO JAKOBSEN: Il ventiduenne della Quick-Step per ragioni di squadra non partecipa alle corse maggiori, a quelle che contano sul pavé. Si vede solo alla Scheldeprijs dove sprigiona tutto il suo talento battendo con uno sprint di classe i rivali. VOTO: 7

YVES LAMPAERT: Dopo il 2017, bissa la Dwars door Vlaanderen. Uomo importante nello scacchiere della corazzata Quick-Step per il resto della stagione. VOTO: 6,5

GIANNI MOSCON: Non c’è terreno che il buon Gianni non gradisca. Tanta generosità ma i risultati stavolta non arrivano. VOTO: 5

OLIVER NAESEN: Il belga della AG2R La Mondiale non raccoglie i risultati sperati. Una primavera impegnativa per lui, ma nelle corse che contano è sempre un gradino sotto i big. Non riesce ad entrare nei primi dieci né al Fiandre né alla Parigi-Roubaix. VOTO: 5

MADS PEDERSEN: Ventidue anni, poca esperienza ma che risultati! Secondo al Giro delle Fiandre, quinto alla Dwars door Vlaanderen. La personalità con cui corre è certezza di un grande avvenire. VOTO: 7

LUKE ROWE: Nulla da fare. Negli anni passati aveva dato segnali importanti nelle corse del pavé, ma sembra che vederlo protagonista in futuro sia un’utopia. VOTO: 4

PETET SAGAN: Dopo un 2017 un po’ in ombra, ritorna l’uomo da battere sul pavé. Batte in volata Viviani nella Gent-Wevelgem, vince da assoluto protagonista la Parigi-Roubaix. Un assoluto fuoriclasse. Si fa sorprendere solo da Terpstra al Fiandre. VOTO: 8,5

JASPER STUYVEN: Il corridore belga della Trek-Segafredo c’è sempre. Non riesce a trovare il guizzo vincente, ma la sua presenza è una costante nelle top ten. VOTO: 6,5

ZDENĚK ŠTYBAR: La caratura del ciclista non si discute, ma tra strategia di squadra e lui che perde sempre il tempo giusto, non riesce mai ad andare vicino alla vittoria di una classica del pavé. VOTO: 5

NIKI TERPSTRA: Quando vede il pavé si trasforma. E3 Harelbeke e Fiandre portati a casa, terzo posto alla Parigi-Roubaix. Usato sicuro. Dal 2019 vestirà la maglia della Direct Énergie: come abbia fatto la Quick-Step a lasciarlo andar via è stato un mistero. VOTO: 9

MATTRO TRENTIN: il cambio di squadra, con tanto di ruolo stabilito di capitano unico per le corse sul pavé, non portano i risultati sperati, fino al brutto infortunio subito alla Parigi-Roubaix. Stagione, almeno per quanto riguarda le classiche del nord, da dimenticare. VOTO: 5

MICHAEL VALGREN: Il poliedrico ciclista danese del Team Astana vince con classe e potenza la Omloop Het Nieuwsblad e si piazza al quarto posto nel Giro delle Fiandre. Corre tanto nell’arco della stagione cogliendo anche importanti successi; quello che colpisce di più è che lo fa su ogni tipo di terreno. VOTO: 7

WOUT VAN AERT: Il talentino belga, già ben noto agli appassionati di ciclocross, fa vedere buone cose anche sulle corse in linea su strada. Prima partecipazione al Fiandre e top ten centrata; in futuro farà sicuramente meglio, basta solo attendere. VOTO: 6,5

GREG VAN AVERMAET: L’anno scorso fu il Re incontrastato della stagione del pavé riuscendo a vincere Parigi-Roubaix, E3 Harelbeke, Gent-Wevelgem, Omloop Het Nieuwsblad e un secondo posto al Fiandre. Quest’anno non riesce a centrarne nemmeno una. VOTO: 5,5

DYLAN VAN BAARLE: Il cambio di squadra non gli ha fatto bene, rimandato. VOTO: 5

SEP VANMARCKE: Il pavé è il suo terreno preferito e ideale, purtroppo è perennemente inseguito dalla sfortuna, dove fora nei momenti meno opportuni. Però la fortuna aiuta gli audaci, perciò…. VOTO: 5

ŁUKASZ WIŚNIOWSKI: Spunta a sorpresa il suo nome nella Omloop Het Nieuwsblad, secondo posto per lui. VOTO: 6

Luigi Giglio

Niki Terpstra si impone nelledizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

Niki Terpstra si impone nell'edizione 2018 del Giro delle Fiandre: era dal 1986, quando trionfò Adrie van der Poel, che un corridore olandese non vinceva la classica fiamminga (foto Bettini)

PARTENZA DA BOLOGNA, LA DOTTA, LA GRASSA E LA ROSEA

Partirà dalla cara Bologna il Giro d’Italia numero 102°. Dalla città che ospitò l’arrivo della prima edizione della corsa rosa nel 1909 e la partenza della prima cronometro individuale nel 1933 il Giro prenderà le mosse con un’impegnativa prova contro il tempo lunga poco più di 8 Km. I primi 6000 metri saranno in totale pianura, preparazione al feroce balzo finale verso San Luca.

Si è scelta Bologna per la “Grande Partenza” del Giro d’Italia e tale scelta non poteva rivelarsi più azzeccata. La città capoluogo dell’Emilia-Romagna è storicamente conosciuta con i soprannomi di “dotta” per la sua storica università, la più antica del mondo occidentale, di “grassa” per la sua cucina e di “rossa” per il colore dei mattoni con i quali furono eretti i palazzi del centro storico, ma per un giorno, l’11 maggio 2019, perderà l’ultimo connotato virando verso una colorazione più rosea, in omaggio a un Giro d’Italia che ha più d’un legame con Bologna. Qui 110 anni fa si concluse, infatti, la prima tappa della prima edizione della corsa, che si disputò il 13 maggio del 1909 e che vide il successo del corridore romano Dario Beni. Sempre dalla città felsinea scattò il 22 maggio 1933 la prima cronometro individuale inserita nel percorso di una corsa a tappe, terminata 62 Km più avanti a Ferrara dove giunse prima la maglia rosa Alfredo Binda, che precedette di quasi un minuto il belga Demuysere. E sempre a Bologna il 2 giugno del 1956 fu “catturata” una delle istantanee più celebri della storia dello sport italiano, quella che immortalava Fiorenzo Magni percorrere la dura salita verso San Luca stringendo tra i denti la camera d’aria di una ruota legata al manubrio, espediente escogitato da Ernesto Colnago per permettere al corridore toscano d’affrontare la cronoscalata nonostante avesse la clavicola sinistra fratturata. A vincere fu Charly Gaul, che poi conquisterà le insegne del primato cinque giorni più tardi nell’infernale tappa del Bondone, dopo la quale l’indomito Magni conquistò la seconda posizione in classifica a 3’27” dallo scalatore lussemburghese.
Non poteva, quindi, essere una partenza banale quella da Bologna e gli organizzatori ne hanno voluto proporre una atipica perché finora mai nessuna delle tre grandi corse a tappe era partita con una cronoscalata: l’arrivo sarà proprio in cima all’aspro San Luca, che i corridori non affronteranno comunque a “freddo” perché ci arriveranno dopo aver pedalato per 6 Km sul velluto della pianura, tratto nel quale i cronomen che temono le pendenze del finale avranno lo spazio per accumulare un po’ di vantaggio; tutto potrà, però, essere ribaltato dai 2000 metri finali al 9,7% di pendenza media, un muro che il gruppo ben conosce perché da diverse stagioni ospita l’approdo del Giro dell’Emilia, una delle più prestigiose classiche in linea del calendario italiano, nel cui albo d’oro recente spiccano le vittorie di corridori che poi hanno nel palmarès anche il Giro d’Italia come Ivan Basso (2004), Gilberto Simoni (2005), Danilo Di Luca (2008) e Nairo Quintana (2012).
La rampa di lancio sarà collocata nel cuore della città, a un margine di quella Piazza del Nettuno che funge da anticamera di lusso alla centralissima Piazza Maggiore. A far da sfondo alle prime pedalate dei “girini” sarà la quinta delle due celebri torri pendenti, la Garisenda e gli Asinelli, quest’ultima protagonista di una famosa scena del film “Totò al Giro d’Italia”, nella quale il “Principe della risata” risale i suoi 498 gradini con l’intenzione di buttarsi di sotto, malsano gesto che gli sarà impedito dal diavolo Filippo (interpretato dall’attore napoletano Carlo Micheluzzi) al quale aveva venduto l’anima a patto che vincesse il Giro.
La partenza sarà sul lastricato che scorrerà sotto le ruote nei primi 400 metri, quando si percorrerà Via Ugo Bassi, strada che ricalca parte del tracciato dell’antico decumano massimo, con il quale la consolare Via Emilia attraversava la città di Bononia. Procedendo in linea retta si passerà poi sull’asfalto all’imbocco di Via San Felice, ritrovando quindi il porfido nell’ultimo tratto della strada che conduce a Porta San Felice, risalente al XIII secolo e una delle dodici della “Circla”, la terza cinta muraria della storia di Bologna. Qui terminerà il rettilineo che, di fatto, caratterizza i primi 1400 metri di gara e si uscirà dal centro storico svoltando verso sinistra su Viale Vicini e poi subito dopo a destra per imboccare Via Sabotino, il cui ultimo tratto costeggia il quartiere costruito nel luogo dove si trovava l’Ipprodomo Zappoli, inaugurato nel 1888, demolito nel 1928 e sulla cui pista terminò la prima tappa del Giro del 1909, della quale abbiamo parlato più sopra. Lo Zappoli fu teatro anche di eventi non sportivi, come lo spettacolo circense western “Wild West Show” messo in scena dal leggendario Buffalo Bill nel 1890. Nel medesimo quartiere si trovava anche un velodromo, in funzione dal 1920 al 1996 – vi si concluse, tra le altre competizioni, il Giro dell’Emilia del 1948 vinto da Fausto Coppi – e al cui posto oggi c’è l’omonimo parco pubblico.
Successivamente il gruppo costeggerà l’area del cimitero monumentale della Certosa di Bologna, istituito nel 1801 sfruttando le strutture della soppressa certosa di San Girolamo di Casara, della quale è giunta ai giorni nostri unicamente la chiesa, costruita nel 1333 dall’ordine certosino. Superato il “giro di boa” di questa breve ma impegnativa frazione contro il tempo, il percorso si avvicinerà alle colline cantate da Cesare Cremonini in “50 special” attraversando il quartiere Saragozza, dove si transiterà a due passi dal glorioso Stadio Renato Dall’Ara, uno dei più apprezzati al mondo per la compattenza e per la qualità drenante del campo di gara, intitolato all’imprenditore che fu presidente del Bologna dal 1934 al 1964, scomparso pochi giorni prima del settimo successo della sua squadra nella Serie A.
Come una sorta di “memento mori”, l’apparire dello scenografico Arco del Meloncello, progettato dall’architetto Carlo Francesco Dotti nel 1721 e realizzato nel 1732, annuncerà ai corridori impegnati nella crono l’inizio dell’inferno. Proprio in corrispondenza dell’arco, infatti, si deve affrontare un secco tornante a destra che porta a imboccare la ripida rampa finale. L’inizio è subito violento con una media del 13,6% nei cinquecentro metri iniziali, accompagnati sulla sinistra dal porticato piu lungo non solo della città ma anche del mondo (3,8 Km), costruito per offrire riparo dalla pioggia ai pellegrini che salivano al santuario. La pendenza cala al 9,2% nei successivi 500 metri, che anticipano il balzo più feroce dell’intera scalata, in corrispondenza della famigerata “Curva delle Orfanelle”, sorta di chicane con la quale il porticato salta da un lato all’altro della strada e che prende il nome dall’orfanotrofio femminile che era stato inaugurato nel 1930 proprio in quel punto della salita e che sarà in attività fino al 1990. Qui i corridori si troveranno ad affrontare il punto di pendenza massima, una stilettata al 16% all’interno di un tratto di 500 metri nel quale la strada sale al 12,2% medio; si pensi che nel 2009 rischiò quasi di finire a terra nel tratto al 16% nientemeno che Chris Froome, che all’epoca correva per la Barloworld e ancora non si prospettava per lui un futuro di dominatore nelle grandi corse a tappe. Superato questo duro scoglio, si dovrà affrontare un’altra piccola chicane, ma oramai il grosso sarà alle spalle e nei 600 metri conclusivi la pendenza si “accovaccerà” al 5,8% mentre sullo sfondo troneggia la mole del santuario della Madonna di San Luca, “scrigno” all’interno del quale è venerata sin dalla fondazione un’icona raffigurante la Madonna col Bambino, che fu portata in Italia da Costantinopoli e che secondo la tradizione sarebbe stata dipinta dall’apostolo San Luca. Di Madonne lassù a San Luca c’è solo lei… ma chissà quante ne vedranno i corridori l’11 maggio 2019!

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

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Le due torri pendenti viste dal luogo dove sarà collocata la rampa di lancio della cronometro

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Ancora le due torri come appaiono in “Totò al Giro d’Italia” (www.davinotti.com)

Via Ugo Bassi, il rettilineo iniziale in lastricato

Porta San Felice

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

L’arrivo di una corsa ciclistica all’Ippodromo Zappoli (http://bolognain.info)

Il Parco Velodromo di Bologna

La chiesa di San Girolamo all’interno del complesso del cimitero monumentale della Certosa di Bologna

Stadio Renato dall’Ara

L’Arco del Meloncello e il tornante a destra all’inizio dell’ascesa finale

Tratto iniziale del San Luca con il porticato ancora sulla sinistra

La curva delle Orfanelle con l’ex orfanotrofio femminile dalla quale prende il nome

L’ultima chicane, oramai nella fase “calante” della salita

Santuario della Madonna di San Luca

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)

La famigerata “curva delle Orfanelle” e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2019 (Google Street View)

PAGELLONE 2018: LE GRANDI CORSE A TAPPE

novembre 5, 2018 by Redazione  
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Ecco il primo dei superpagelloni di ilciclismo.it dedicate alla stagione appena conclusa. Cominciamo dalle tre grandi corse e tappe del calendario World Tour, Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a España

FABIO ARU: Annata altamente negativa per il buon Fabio. Corre un Giro d’Italia dove non riesce a trovare il bandolo della matassa perdendo terreno in tutti gli arrivi in salita. Sarà costretto al ritiro a causa di non specificati problemi fisici. Ha tempo e modo di preparare a puntino la Vuelta per un suo riscatto personale, invece anche lì non riesce mai a tenere il passo dei migliori. Terminerà la corsa iberica addirittura al 23° posto con oltre un’ora di ritardo da Simon Yates. Attendiamo un 2019 di tutt’altro livello. Irriconoscibile. Voto: 4

ROMAIN BARDET: Come sempre il suo obiettivo principale della stagione è il Tour de France. Purtroppo per lui non riesce a ripetere quanto fatto nelle edizioni passate. Termina al sesto posto senza sussulti. Voto: 5,5

RICHARD CARAPAZ: La lotta per il terzo posto della classifica generale tra lui e Miguel Ángel López ha emozionato nelle ultimissime tappe del Giro d’Italia. La sfida l’ha vinta il colombiano dell’Astana, ma il buon Carapaz ha dimostrato una buona tenuta nelle tre settimane e quando la strada sale l’ecuadoregno ha dimostrato di sapere il fatto suo. Voto: 6,5

TOM DUMOULIN: Ogni anno che passa sorprende sempre di più. In Italia solo un’errore di valutazione su un attacco da lontano di Froome gli è costato il Trofeo Senza Fine, in Francia la freschezza di Thomas e la compattezza del Team Sky hanno frenato ogni suo tentativo di rimonta. Secondo classificato al Giro d’Italia, secondo classificato al Tour de France, solo il team britannico di Brailsford è riuscito a batterlo. Indomito. Voto: 9

DAVIDE FORMOLO: Il cambio di squadra non sembra aver avuto effetti positivi. Minimo sindacale per il corridore veneto in questo 2018. Termina al decimo posto il Giro d’Italia mentre in Spagna non riesce a ripetersi. Sempre lontano dai migliori, non riesce a reggere il ritmo dei big. Voto: 5,5

CHRIS FROOME: Il corridore della Sky è il ciclista che dal dopo Pantani ad oggi è andato più vicino di tutti alla dopietta Giro d’Italia – Tour de France. Durante la Corsa Rosa cadute e contrattempi hanno inficiato molto sul suo rendimento, ma sullo Zoncolan e soprattutto col numero d’altri tempi sul Colle delle Finestre Chris ha conquistato Giro e appassionati. In Francia condizione e gambe non erano al top, ma finisce lo stesso sul podio, frenato anche dal fatto di avere Geraint Thomas, compagno di squadra nonché amico, in maglia gialla. Uomo e atleta solido, mentalmente perfetto, è lui il ciclista da Grandi Giri migliore di questo 2018. Voto: 9,5

JAKOB FUGLSANG: Prende il via solo alla Grande Boucle, nessun acuto, dodicesimo nella classifica generale finale. Voto: 5,5

ION IZAGIRRE: Parte da Noirmoutier-en-l’Île col compito di supportare Nibali in salita. Dopo il ritiro del capitano cerca di portare una tappa a casa. Ci andrà vicino due volte. Nella corsa di casa parte coi gradi di capitano e con l’intenzione di curare la classifica generale. Terminerà la corsa a Madrid al nono posto. Voto: 6

WILCO KELDERMAN: Non ha mai fatto mistero di gradire più considerazione dal suo team nelle corse di tre settimane. Alla Vuelta si ritrova capitano unico col risultato del decimo posto raggiunto con le unghie e con i denti. Voto: 5

STEVEN KRUIJSWIJK: Stagione ciclistica 2018 intensa per il corridore neerlandese, il quale sembra finalmente tornato ai fasti del Giro d’italia 2016, quando solo una brutta caduta lo fermò. Senza nessun squillo di tromba termina quinto al Tour de France e quarto alla Vuelta di Spagna. Regolarista eccezionale. Voto: 7

MIKEL LANDA: Per una strana decisione di Unzué, il basco si è ritrovato a correre in Francia con Quintana e Valverde. La convivenza tra i tre ha, però, mostrato segni di cedimento durante la manifestazione. Terminerà settimo a Parigi, ma troverà mai una squadra che gli affiderà saldamente i gradi di capitano? Voto: 6

MIGUEL ÁNGEL LÓPEZ: Se non avesse l’abitudine di cadere spesso parleremmo di tutt’altra cosa. Il talento c’è, la squadra pure, perciò se riuscisse a limitare le disavventure che lo colpiscono spesso durante la stagione ciclistica, il successo non tarderà ad arrivare. Terzo sia al Giro che alla Vuelta, in crescita. Voto: 8

RAFAŁ MAJKA: Non riesce ad entrare nella top della Vuelta, non riesce a vincere una tappa al Tour. Annata in cui non riesce a raggiungere nessun obiettivo. Voto: 4,5

DANIEL MARTIN: Il solito Daniel Martin. Classifica curata al Tour de France con ottavo posto finale nella generale, condito con la vittoria della tappa con arrivo a Mûr-de-Bretagne. Abbandona la Vuelta per assistere alla nascita della sua primogenita. Voto: 6,5

ENRIC MAS: Ventitre anni, due Grandi Giri corsi, un secondo posto finale nella classifica generale e una tappa (e che tappa!) vinta. La Quick-Step Floors sembra essere l’ambiente ideale per lui, carta bianca, zero pressioni e tante attenzioni. Futuro protagonista delle corse di tre settimane. Voto: 7,5

LOUIS MEJNTIES: Nulla da dire, nulla da segnalare e nulla da salvare. Stagione da dimenticare al più presto. Voto: 4,5

BAUKE MOLLEMA: L’olandese della Trek – Segafredo parte sia in Francia, sia in Spagna coi gradi di capitano, ma ben presto abbandona l’idea di curare la classifica generale per cercare di vincere una tappa: non ci riuscirà. Spaesato. Voto: 4,5

VICENZO NIBALI: Una caduta causata da un tifoso distratto lo costringono ad abbandonare il Tour de France quando il bello deve ancora venire. Corre la Vuelta dopo pochi giorni da un’importante operazione alla schiena ma la condizione non c’è e la schiena fa ancora male. Voto: S.V.

THIBAUT PINOT: Passa 3/4 del Giro d’Italia saldamente sul podio, poi una crisi e problemi di salute che ti costringono al ritiro con tanto di nottata in ospedale non è certamente il massimo della fortuna. Rientra alla Vuelta dove termina al sesto posto ma con ben due tappe conquistate, e che tappe! Complessivamente, però, ancora una volta dimostra che la sua dimensione è questa, un gradino sotto i migliori. Voto: 6,5

PORTE RICHIE: Costretto al ritiro dal Tour de France a causa di una caduta, parte in non perfette condizioni di salute alla Vuelta di Spagna. Perennemente sfortunato. Voto: 5

DOMENICO POZZOVIVO: Parte coi gradi di capitano alla Corsa Rosa, cercando e lottando per coronare il suo sogno: salire sul podio nella classifica generale. Purtroppo il lucano non riesce a raggiungere il suo obiettivo per vari motivi, terminando al 5° posto. Vista l’età sembra quasi impossibile vederlo nei primi tre nelle prossime edizioni. Corre il Tour da gregario. Sogno sfumato. Voto: 6

NAIRO QUINTANA: Se stessimo parlando di Dayer Quintana i complimenti sarebbero stati a fiumi, ma siccome parliamo del più quotato fratello Nairo, il giudizio non può che essere negativo. Con Chris Froome e Tom Dumoulin reduci dal Giro d’Italia, il colombiano era di diritto il favorito per la vittoria finale al Tour de France, invece sulle prime salite inizia a perdere terreno piano piano dai rivali. Un solo affondo a Saint-Lary-Soulan, anche se i big non si sono affannati molto per stoppare il suo attacco, prima del naufragio nella crono finale. Partito come favorito termina la Grande Boucle al decimo posto finale. Alla Vuelta, invece, senza nessun acuto termina all’ottavo posto. Se sia già nella fase calante della sua carriera agonistica? Voto: 5

PRIMOŽ ROGLIČ: La vittoria a Laruns ha scacciato ogni dubbio sul talento sloveno. Termina ai piedi del podio il Tour de France, un quarto posto che gli ha lasciato l’amaro in bocca per quanto fatto vedere. Considerando anche il suo ingresso nel mondo ciclistico non più in tenerissima età, è lui la più grande sorpresa del Tour de France 2018. Sorpresa. Voto: 7

GERAINT THOMAS: Punta tutto sul Tour de France e fa bene. Durante le prime due settimane mostra più affidabilità e freschezza rispetto a Froome, reduce dal Giro. Non scoppia nessuna crisi di gelosia in casa Sky e così la corazzata britannica riesce ad addormentare la Grande Boucle. Oltre alla maglia gialla conquista anche due tappe, tra cui quella dell’Alpe d’Huez. Passa indenne la terza settimana, che negli anni passati gli aveva sempre causato problemi. Promosso sul campo. Voto: 9

RIGOBERTO URÁN: Dopo il secondo posto dello scorso anno, il colombiano si è presentato al via del Tour de France come uno degli outsider più pericolosi. Purtroppo per lui un malanno lo ha costretto al ritiro. Classico regolarista, senza nessun acuto in Spagna. Voto: 5,5

ALEJANDRO VALVERDE: In terra transalpina si mette a disposizione di Quintana, alla Vuelta veste i gradi di capitano, riuscendo a vincere due tappe nella prima settimana. Cala alla distanza terminando quinto, risucendo però a vincere la classifica combinata. Peter Pan. Voto: 6,5

TEJAY VAN GARDEREN: Si può definire ancora corridore da corse a tappe di tre settimane? Voto: 5

ADAM YATES: Naufraga al Tour de France, si rifà parzialmente in Spagna nelle vesti di gregario per il fratello Simon. Voto: 5,5

SIMON YATES: Domina il Giro d’Italia nelle prime due settimane riuscendo a vincere anche tre tappe, poi il tracollo. In Spagna si gestisce bene, supportato anche dal gemello Adam, resiste e addirittura attacca nelle tappe finali conquistando meritatamente la Vuelta. Il corridore della Mitchelton-Scott si conferma uno dei ciclisti più talentuosi per i Grandi Giri. Voto: 9

ILNUR ZAKARIN: il russo è l’uomo di punta per i Grandi Giri del Team Kastusha, ma non riesce a fare quel salto di qualità in grado di portarlo al livello dei big. Nono in Francia, ma la sua condotta di gara non entusiasma. Voto: 5,5

Luigi Giglio

Un momento della pazza ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Un momento della "pazza" ma vincente fuga di Froome sul Colle delle Finestre (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

CRONO E MONTAGNE, UN PERCORSO EQUILIBRATO

novembre 1, 2018 by Redazione  
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Gli organizzatori hanno disegnato un Giro difficile ed equilibrato per l’edizione 2019 della corsa rosa. Le tre tappe a cronometro presentato tracciati per tutti i gusti e sono ben bilanciate dai due tapponi di Ponte di Legno e del Monte Avena e da altre frazioni montagnose che sfuggono a questa definizione ma se sono comunque molto impegnative, pur non presentando talvolta l’arrivo in salita secco. Il via da Bologna l’11 maggio da Bologna con una difficile prova contro il tempo che nel finale assumerà le caratteristiche di una cronoscalata al momento d’affrontare i due ripidissimi chilometri verso San Luca, l’approdo il 2 giugno all’Arena di Verona dopo aver affrontato ascese del calibro del Lago Serrù e del Colle San Carlo, del Gavia e del Mortirolo, del Manghen e del Monte Avena. Non si vede l’ora che sia già maggio….

Un bel Giro, vario, con occasioni per tutte le tipologie di corridori, senza esagerare con gli arrivi in salita, ma con buone tappe di montagna, anche di elevato chilometraggio, salite dure affiancate a salite più pedalabili, tre cronometro con terreno variegato e chilometraggio adeguato. Insomma il giudizio sul percorso dell’edizione 2019 della Corsa Rosa, svelato ufficialmente ieri a Milano, è positivo e sicuramente si tratta di un tracciato migliore rispetto a quello del Tour dell’anno prossimo. Se proprio si vuol fare una critica, va osservato che la prima parte di percorso è totalmente priva di asperità tali da provocare scontri tra uomini di classifica; va detto, però, che la grande varietà di tappe intermedie renderà interessante la prima parte di gara, nella quale potremmo vedere molte fughe da parte di uomini che non possono aspirare alla vittoria finale ma vogliono cercare di indossare per qualche giorno la maglia rosa (un po’ come fece Bartoli nel 1998).
Anche la Cuneo – Pinerolo, non riproposta nella versione classica, lascia un po’ di delusione negli appassionati ma, anche in questo caso, bisogna dare atto agli organizzatori di aver predisposto un percorso comunque interessante dal punto di vista tecnico, anche se non durissimo.
La Cima Coppi sarà assegnata in vetta ad una salita storica come il Gavia e la Montagna Pantani, manco a dirlo, sarà il durissimo Mortirolo, la salita che sancì la scoperta ciclistica del “Pirata” e che, proprio su quelle terribile rampe, firmò la sua prima maiuscola impresa, che resta anche una delle più belle.
Prima di passare al dettaglio delle singole frazioni è doveroso rendere due speciali lodi agli organizzatori, la prima per la partenza dall’Italia e la seconda per avere evitato l’orrore della cronosquadre, che invece esercita una fascino irresistibile per ASO.
La prima tappa da Bologna a San Luca è una sorta di prologo per il chilometraggio, ma gli ultimi 2 km saranno buoni per scavare i primi distacchi importanti tra i big, non solo perché questi 2000 metri presentano pendenze medie in doppia cifra e picchi fino al 16%, ma perché arrivano alla prima tappa, quando molti corridori e molti big sono ancora indietro nella condizione per arrivare al top nel finale.
La seconda tappa con arrivo a Fucecchio è già un invito per cercare una buona fuga, grazie al finale piuttosto mosso con la presenza di due discrete salite a quote collinari.
Le tre tappe successive saranno dedicate ai velocisti, ma non per questo saranno completamente pianeggianti: nella prima, con arrivo ad Orbetello, vedremo una prima parte a quote collinari ed una seconda piatta; la successiva prevede il traguardo a Frascati posto al termine di un’ascesa che non dovrebbe far fuori i velocisti (anche se qualcuno non in forma potrebbe pagare), mentre l’ultima del trittico con arrivo a Terracina vedrà due discrete salite nella prima parte, per poi riservare tanta pianura nel finale per tenere sotto controllo la fuga di giornata e preparare una volata a ranghi compatti.
Dopo tre tappe consecutive semplici andrà di nuovo in scena una frazione di media difficoltà – tra Cassino e San Giovanni Rotondo – e stavolta le asperità saranno collocate nella parte finale, in modo da rendere possibile anche qualche agguato, che comunque sembra più possibile tra seconde linee o tra i corridori in lizza per la maglia rosa provvisoria. I big dovranno tuttavia tenere gli occhi aperti per evitare i trabocchetti che spesso caratterizzano le frazioni disegnate sull’Appennin: dal GPM mancheranno 13 Km all’arrivo di San Giovanni Rotondo, chilometri in saliscendi che potrebbero ancora rimescolare le carte per la vittoria di tappa.
La tappa abruzzese, con partenza da Vasto, ritornerà nel capoluogo regionale dove gli effetti del terribile sisma del 2009 sono ancora ben visibili. Dopo una prima parte facile con i soli strappi di Ripa Teatina e Chieti, nella seconda parte la più rilevante difficoltà sarà rappresentata dalla salitA delle Svolte di Popoli, terreno della classica cronoscalata automobilistica. Il successivo terreno sarà tranquillo fino alle porte del capoluogo, ove due strappetti apriranno la strada ai finisseur. Il nome del capoluogo abruzzese non può non essere associato alla fuga bidone del 2010 che permise ad un giovanissimo Richie Porte di indossare la maglia rosa e ad un coriaceo David Arroyo di contendere la vittoria finale ad Ivan Basso sino alla fine della discesa del Mortirolo
Il giorno successivo andrà in scena un’altra tappa con terreno adatto a uomini da classiche, movimentata da molti strappi sulle colline marchigiane, tutti concentrati nel finale della Tortoreto Lido – Pesaro.
La prima parte del Giro 2019 si concluderà con la cronometro più difficile di questa edizione della corsa rosa, che potrà scavare distacchi importanti anche per la collocazione nella prima parte del tracciato. Non si tratta della classica cronometro piatta da pedalare faccia al vento ma di una cronometro dai due volti, favorevole ai passisti nella prima parte dopo la partenza da Riccione, tecnica nella seconda verso San Marino. I primi 22 chilometri saranno sostanzialmente pianeggianti, mentre gli ultimi 12 in salita. Non si tratta di una salita durissima, ma ci saranno comunque dei tratti impegnativi che, arrivando nella seconda parte, potranno risultare indigesti per coloro che non avranno dosato adeguatamente lo sforzo. Nonostante la salita, la frazione rimane favorevole ai passisti ma gli scalatori potranno tentare di limitare i danni nei tratti più impegnativi, stando attenti a non cedere troppo nella prima parte.
Dopo la prima tappa, che per quanto impegnativa è non dovrebbe sviluppare distacchi eccessivi, questa frazione potrà invece scavare grossi solchi.
Molti opinionisti hanno parlato di un Giro moderno, tuttavia si deve osservare come questa prima parte riproponga in realtà lo schema dei Giri dei primi anni ‘90, con tappe equamente divise tra pianura e collinE e una cronometro abbastanza lunga e varia prima delle montagne. Manca, forse, un arrivo in salita facile stile Monte Sirino che, generalmente, veniva inserito in quei Giri, ma lo schema generale ricalca abbastanza quello di quegli anni. La circostanza, come si è già detto, non è di per sé negativa in quanto da un lato lascerà il giro aperto sino alla cronometro, dall’altro si concluderà con una classifica che vedrà probabilmente i passisti in vantaggio e gli scalatori in posizione tale da costringerli ad attaccare a fondo sulle montagne.
Ottima la seconda settimana con un generale equilibrio e frazioni molto interessanti e ben disegnate .
Le prime due frazioni saranno completamente pianeggianti e faranno da prologo a quattro giorni veramente belli.
La Cuneo – Pinerolo, settanta anni dopo quella che molto ritengono la più grande impresa della storia del ciclismo con il Campionissimo che percorse in solitaria 192 Km e cinque colli, lascia un po’ di rammarico per la mancata riproposizione, ma dallo stravolgimento totale ne è venuta fuori una bella tappa intermedia, con il Montoso a 32 chilometri dalla conclusione. Si tratta di una salita molto dura, con pendenze costantemente tra l’8% e il 10%, sulla quale può fare la differenza. Dalla cima – attenzione alla difficile discesa successiva, mancheranno 32 chilometri al traguardo, prima del quale è previsto anche un piccolo muro che potrebbe avere l’ultima parola per quanto riguarda il discorso vittoria di tappa. Visti i chilometri per andare all’arrivo appare difficile che vi sia una vera battaglia tra i big; tuttavia, se una eventuale alta andatura dovesse far manifestare segni di insofferenza a qualche pesce grosso, ecco che i chilometri per raggiungere Pinerolo potrebbero rivelarsi fatali in chiave classifica generale.
Molto bella anche la prima due giorni in alta montagna, il cui primo atto sarà la Pinerolo – Ceresole Reale, con arrivo in salita a Lago Serrù, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. 188 i chilometri in programma con tre salite degne di questo nome: la prima sarà il Colle del Lys dal versante di Almese (il più duro), quindi Pian del Lupo, che presenta pendenze costantemente elevate (8-9%), con tratti anche al 15% e carreggiata ristretta: Anche in questo caso, si tratta di una salita sulla quale si può fare la differenza o, comunque, fare un ritmo elevato in previsione dalla salita successiva, che rappresenta anche l’unico arrivo in salita oltre i 2000 metri. Si percorrerà la vecchia strada che porta verso il Colle del Nivolet, ma non si arriverà lassù perchè la corsa terminerà ai 2247 metri di Lago Serrù. La salita comincerà subito dopo la fine della discesa da Pian del Lupo e sarà lunghissima; il primo tratto è poco più di un falsopiano, ma saranno ben 25 i chilometri di salita vera sui quali gli scalatori potranno darsi battaglia. Gli ultimi 8 Km sono i più impegnativi, con pendenze tra il 7% e il 9%. E’ una classica salita in stile Tour de France, preceduta da una ascesa di caratteristiche del tutto diverse come quella di Pian del Lupo, che potrà risultare determinante nel disegno tattico della corsa.
La seconda tappa di alta montagna sarà anche la più dura della seconda settimana ed una delle più dure del Giro, nonostante il chilometraggio piuttosto ridotto. 131 Km si dovranno percorrere tra Saint Vincent e Courmayeur, due tra le più rinomate mete turistiche della Valle d’Aosta. Previste in rapida successione le salite di Verrayes, Verrogne e Truc d’Arbe, tutte impegnative, ma con come verso i quasi 2000 metri del Colle San Carlo, che presenta una pendenza media del 10% e massime al 15%: la salita non molla mai e chi ha buona memoria ricorda che nel 2006 lassù Ivan Basso staccò tutti, arrivando da solo a La Thuile. Stavolta, però, il traguardo sarà posto a Courmayeur, 26 Km dopo lo scollinamento. La discesa sarà tecnica fino a La Thuile, mentre meno complesso il secondo tratto verso Pré-Saint-Didier. Gli ultimi 9 chilometri saranno di nuovo in ascesa, ma si tratta di una salita che non ha nulla a che vedere con quanto affrontato prima. Il tratto tra il San Carlo e l’arrivo potrebbe far lievitare i distacchi che sicuramente si creeranno sulla penultima salita, ma sarà necessario impostare correttamente una tappa caratterizzata da un finale di grande complessità tecnica.
Molto interessante è anche l’ultima tappa della seconda settimana, che porterà il gruppo da Ivrea a Como, dove il finale ricalcherà quello del Giro di Lombardia con Ghisallo, Sormano (senza il muro), Civiglio e San Fermo della Battaglia. La tappa misurerà di 237 chilometri, di poco meno rispetto al chilometraggio classico del “Classica delle foglie morte”. Si tratta di una tappa che potrebbe causare anche distacchi tra i big perché, come si è visto negli ultimi anni, le salite presenti sono in grado di fare la differenza, ancor più se poste al termine di una tappa di 237 chilometri e dopo due durissime frazioni di montagna.
Dopo il secondo giorno di riposo, si ripartirà a tutta per la terza settimana con un tappone di 226 chilometri, infarcito di montagne come la Cima Coppi e la Montagna Pantani, rispettivamente il Gavia e il Mortirolo, in entrambi i casi affrontati dai versanti più impegnativi. Il mitico valico delle Alpi Retiche sarà preceduto dal Passo della Presolana e dalla Croce di Salven che, posti in apertura di tappa, renderanno la giornata ancor più dura. Dopo la discesa, prima su Bormio e poi nel fondovalle, si andrà ad affrontare il mitico Mortirolo dal versante di Mazzo in Valtellina. Non c’è bisogno di descrivere questa salita, vista la sua fama, ma la sorpresa è che stavolta l’arrivo non sarà come al solito ad Aprica, ma a Ponte di Legno. Ciò significa che verrà affrontato solo il primo tratto di discesa, quello tecnico che termina a Monno, e poi si riprenderà a salire in falsopiano verso il traguardo, tratto che costringerà da un lato gli scalatori ad attaccare da lontano, ma dall’altro potrebbe dilatare i distacchi che si creeranno sul Mortirolo, esattamente come potrebbe accadere nella tappa di Courmayeur dopo San Carlo.
La diciassettesima tappa con arrivo ad Anterselva è una frazione intermedia molto interessante con la salita di Terento e l’ascesa finale che potrebbero renderla l’occasione per scaramucce tra quei big che non intendano attendere il tappone finale del Croce d’Aune.
Il giorno successivo ci sarà un po’ di respiro con una tappa per velocisti da Valdaora a Santa Maria di Sala, ma anche la la Treviso – San Martino di Castrozza sarà essa una frazione intermedia. Molto suggestiva è la strada che porta al Passo San Boldo, che sarà però affrontato lontano dal traguardo, mentre la salita finale non presenta pendenze adatte a fare la differenza e sarà probabile l’arrivo di una fuga ben assortita, con i big potrebbero al massimo fronteggiarsi in uno sprint in attesa dell’ultima battaglia in salita, in programma il giorno successivo.
L’ultima tappa di montagna sarà lunga quasi 200 Km e presenterà salite dall’inizio alla fine, senza soluzione di continuità.
Si partira da Feltre e pochi chilometri dopo il via si salirà verso Cima Campo, seguita dal durissimo Passo Manghen, ascesa lunga con pendenze costantemente elevate e scollinamento oltre i 2000 metri. Dopo la discesa, ci sarà un tratto interlocutorio sul fondovalle in direzione del Passo Rolle, che sarà scalato dal lato meno duro. Si tratta di una salita abbastanza facile e sarà seguita da una discesa divisa in due parti, con la prima che terminerà a Fiera di Primiero e la seconda che sarà una sorta di falsopiano che terminerà ai piedi della salita finale verso il Monte Avena, caratterizzata da pendenze elevate negli ultimi chilometri. E’ una tappa piena di salite e discese e con arrivo in quota. In realtà, non è durissima perché la salita più dura è molto lontana dall’arrivo; tuttavia, alla fine di un Giro d’Italia, una tappa del genere potrebbe comunque causare danni non indifferenti.
L’ultima tappa non sarà una passerella, ma una cronometro di 15 Km con la salita delle Torricelle e la successiva discesa fino all’Arena di Verona. Sarà l’ultima occasione per ribaltare una classifica, se questa dovesse presentarsi molto corta all’ultimo anno, come già successo in diverse occasioni negli ultimi anni.
In tutto si dovranno affrontare poco meno di 60 Km contro il tempo, bilanciati da due tapponi di montagna che costringeranno all’attacco da lontano e due tappe di montagna con arrivo in salita. Nelle frazioni di Pinerolo Como c’è poi il terreno per organizzare imboscate. Quelle di San Martino di Castrozza e di Anterselva sembrano meno insidiose, ma non andranno sottovalutate perché la minima disattenzione potrebbe avere conseguenze nefaste.
Le tre cronometro sono molto varie presentando tutti i terreni possibili, la pianura, lo strappo secco, la salitella, la salita lunga ma dolce e la discesa. La prima parte è di corsa è, invece, divisa tra tappe per velocisti e tappe collinari adatte ai corridori da classiche.
Si tratta di un giro completo ed equilibrato, con tappe di montagna divise equamente tra arrivi in quota e tapponi senza arrivo in salita. Qualcuno ha osservato che si tratta di un Giro meno duro dei precedenti, ma la presenza di tapponi lunghi e di tappe con salite dure poste prima di traguardi è in realtà una circostanza da non sottovalutare, perché i corridori non sono più abituati a questo tipo di tappe a causa della fissazione per gli arrivi in salita vista degli ultimi anni. Un corridore fantasioso su percorsi come quelli proposti potrebbe far saltare il banco. Del resto, lo scorso anno la tappa di Sappada, che molti ritenevano una tappa di scarso interesse, si rivelò invece estremamente importante, con Simon Yates che staccò nettamente tutti gli altri big.
Sarà, dunque, un Giro quindi che stimolerà molto i corridori ad usare l’inventiva e la fantasia e perciò imprevedibile.
Ovviamente la corsa la faranno i corridori e quindi si tratterà di vedere come i partecipanti interpreteranno il tracciato, tuttavia le occasioni per dare spettacolo non mancano.
L’unica vera critica può riguardare la collocazione delle tappe per velocisti perché c’è il forte rischio di esodo dopo l’arrivo a Novi Ligure; dopo quella frazione, infatti, ci sarà solo l’arrivo di Santa Maria della Sala dedicato ad essi e con l’ultima tappa a cronometro per loro non ci sarà neppure l’occasione di salire sul podio che sarà allestito all’interno dell’Arena di Verona.
Tale critica, tuttavia, non può e non deve scalfire il giudizio positivo su un percorso che rappresenta un passo in avanti rispetto agli ultimi anni.

Benedetto Ciccarone

Il Lago Serrù, una delle mete più spettacolari del 102° Giro dItalia (Google Street View)

Il Lago Serrù, una delle mete più spettacolari del 102° Giro d'Italia (Google Street View)

TOUR OF HAINAN: L’ULTIMA TAPPA A PELLAUD, A MASNADA LA CLASSIFICA FINALE

novembre 1, 2018 by Redazione  
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Successo finale per Fausto Masnada nell’ultimo impegno agonistico di questo 2018 dell’Androni Giocattoli-Sidermec. L’ultima tappa è andata allo svizzero Pellaud con sei italiani nei primi 10.

Nell’ultima tappa del Tour of Hainan l’Androni Giocattoli-Sidermec disinnesca il pericolo abbuoni che potevano favorire lo svizzero Gino Mäder (nazionale elvetica), lasciando andare la fuga che si è poi giocata la vittoria. Il gruppetto di fuggitivi era formato da sette corridori – Lorenzo Rota (Bardiani-CSF), Jason Lea (Bennelong Swisswelness), Harrison Sweeny (Mitchelton-BikeExchange), Peter Schulting (Monkey Town), Edwin Parra (Ningxia Livall), Alan Marangoni (Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini) e Simon Pellaud (nazionale elvetica) – che, pur non guadagnando mai un vantaggio considerevole, sono riusciti ad arrivare al traguardo. L’epilogo ha visto il nazionale svizzero Pellaud allungare ed andare a cogliere il successo con 5”di vantaggio su Schulting, Rota, Marangoni, Parra e Sweeny. Il gruppo, arrivato dopo 10”, è stato regolato da Jakub Mareczko (Wilier Triestina – Selle Italia) su Andrea Guardini (Bardiani-CSF), Imerio Cima (Nippo – Vini Fantini – Europa Ovini) e Luca Pacioni (Wilier Triestina – Selle Italia).
Per quanto riguarda la classifica hinale il successo finale è andato al vincitore della decisiva tappa di ieri, Fausto Masnada (Androni Giocattoli – Sidermec). Con lui sono saliti sul podio Mäder, secondo a 2″, e il francese Julien El Fares (Delko Marseille Provence KTM), staccato di 10″. Nella “topten” finale c’è un altro italiano, Simone Velasco (Wilier Triestina – Selle Italia), che ha chiuso settimo a 1’11”. Il successo di Masnada è stato così commentato da Gianni Savio, suo general manager: «Fausto merita questa vittoria, al pari di tutti i componenti la squadra. Si è raggiunto un risultato importante, che suggella una stagione davvero entusiasmante».
Si è concluso così un Tour of Hainan molto “italiano”. Nella corsa a tappe cinese i corridori di casa nostra hanno alzato le braccia sotto il traguardo per ben sei volte su nove tappe in programma. Ha iniziato Mareczko nella prima frazione, passando poi il testimone a Manuel Belletti, altro corridore dell’Androni, che si è aggiudicato la terza e la quinta tappa e ha anche vestito la maglia di leader per un giorno. Guardini ha, invece, firmato la quarta, mentre l’Androni-Sidermec ha fatto fuoco e fiamme nella settima e ottava tappa con il successo di Marco Benfatto a Sanya e di Fausto Masnada sull’arrivo in salita di Changjiang, vittoria che gli è valsa anche la definitiva conquista della classifica finale.
Per molti team questa era l’ultima gara della Stagione e l’ultima occasione per arricchire il palmarès, sia di squadra, sia dei singoli atleti. Per quanto riguarda le formazioni italianei la parte del padrone l’ha fatta, ovviamente, la squadra di Savio che con 4 successi di tappa, la vittoria finale, un secondo e un terzo posto, ha chiuso la stagione 2018 con qualcosa come 36 vittorie e 49 podi. Questa era anche l’ultima gara dell’anno per la Wilier Triestina-Selle Italia, che con la vittoria di Mareczko ha chiuso la stagione con 19 vittorie e 46 podi complessivi. A dieci ammonta il carniere di vittorie della Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini, che in Cina ha raccolto un secondo posto con Imerio Cima nella settima tappa. Sono state, invece, 9 le vittorie della Bardiani-Csf, anche lei all’ultimo atto di questa stagione: il team della famiglia Reverberi ha anche raccolto 22 podi,
un bottino incrementato in Cina grazie alla vittoria di Guardini a Wanning, ai due terzi posti di Rota e a quello di Guardini.

Mario Prato

LAndroni chiude in bellezza la stagione 2018 con il successo di Fausto Masnada al Tour of Hainan (www.tourofhainan.com)

L'Androni chiude in bellezza la stagione 2018 con il successo di Fausto Masnada al Tour of Hainan (www.tourofhainan.com)

TOUR OF HAINAN: MASNADA SI PRENDE TAPPA E MAGLIA

ottobre 30, 2018 by Redazione  
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Continua il momento d’oro del ciclismo italiano e del Team Androni Giocattoli-Sidermec nello specifico. Oggi è stato il turno di Fausto Masnada, con il successo di tappa sull’unico arrivo in salita previsto dal Tour of Hainan, vittoria che gli è valsa anche la conquista della leadership in classifica generale ad una frazione dal termine.

Il Team Androni Giocattoli-Sidermec non si ferma neanche in questo scampolo di stagione. Il suo trentacinquesimo successo porta la firma di Fausto Masnada e ha il non trascurabile valore aggiunto di valere anche il primo posto inj classifica generale ad una sola tappa dal termine.
La frazione in questione era la Longmuwan-Changjiang, l’unica della corsa a tappe cinese a prevedere un arrivo in salita, occasione perfetta per chi ambiva alla classifica generale di salire alla ribalta.
Il successo di tappa Fausto Masnada lo ha ottenuto con un allungo a metà della salita finale – 6.8 km all’8.9% di pendenza media – e finalizzato ai meno 700 metri dal traguardo, quando si è tolto dalla ruota l’elvetico Gino Mäder (nazionale elvetica), distanziato di 5”. A seguire hanno tagliato la linea d’arrivo Julien El Fares (Delko Marseille Provence KTM) e Lyu Xianjing (Hengxiang Cycling Team) a 6″, Matteo Badilatti (Israel Cycling Academy) a 14″, Benjamín Prades (Team UKYO) e Adne van Engelen (Bike Aid) a 44″, Patrick Schelling (Vorarlberg Santic) a 46″, Clément Carisey (Israel Cycling Academy) a 50″ e Artem Ovechkin (Terengganu Cycling Team) a 56″.
L’esito della tappa ha disegnato anche la nuova classifica generale che, a una sola tappa dal termine, vede in maglia gialla Masnada con soli 2″ su Mäder e di 10”su El Fares. La situazione potrebbe venire modificata nella tappa di domani che, pur essendo per velocisti, mette a disposizione un buon gruzzolo di secondi d’abbuono, sia sul traguardo finale, sia ai due traguardi volanti.
La vittoria odierna ha portato ulteriore entusiasmo nel Team come si può capire anche dalle parole del team manager Gianni Savio: «Complimenti indistintamente a tutti i componenti la squadra e in particolare a Fausto, che merita davvero questa vittoria. È un corridore di valore, che fa parte del progetto giovani iniziato lo scorso anno. Un progetto che sta dando ottimi risultati».

Mario Prato

Fausto Masnada taglia vittorioso il più impegnativo traguardo del Tour of Hainan 2018 (www.tourofhainan.com)

Fausto Masnada taglia vittorioso il più impegnativo traguardo del Tour of Hainan 2018 (www.tourofhainan.com)

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