LA CALZA DELLA BEFANA: GENNAIO 2026
gennaio 19, 2026 by Redazione
Filed under Approfondimenti, Copertina
Si alza il sipario su una nuova stagione di corse, una stagione che riserverà parecchie sorprese tra gare che torneranno in calendario dopo un lungo oblio e altre che saranno organizzate per la prima volta nel 2026. Ci saranno eventi che fruiranno di promozioni e altri che invece subiranno mutazioni, ma l’atto d’apertura rimarrà quello tradizionale e gli appassionati già contano i giorni che mancano al 20 gennaio, quando prenderà il via il Tour Down Under. La stagione è iniziata, buon divertimento
Anche quest’anno la calza che la Befana ha destinato agli appassionati di ciclismo è ricca di ghiottonerie. E ci saranno anche alcune sorpresine, tra corse che torneranno in calendario dopo anni d’assenza (Giro di Sardegna), altre che saranno disputate per la prima volta nella storia (Giro della Magna Grecia e Lione-Torino), altre ancora che cambieranno nome (il Delfinato dovremo abituarci a chiamarlo Tour Auvergne-Rhône-Alpes) o formato (il Giro di Svizzera si ridurrà da 8 a 5 tappe) e altre ancora che saranno “promosse” ed è il caso di una delle gare in programma in questo mese di gennaio, l’AlUla Tour, che nel 2026 beneficerà di uno scatto in carriera approdando alla ProSeries, la categoria che raduna tutte le competizioni che nella gerarchia UCI si trovano un gradino sotto i massimi appuntamenti stagionali, quelli iscritti nel circuito World Tour. Come il solito a inaugurare quest’ultimo sarà il Tour Down Under (20-25 gennaio), nonostante i propositi dell’UCI – manifestati già alla fine del 2024, ma per ora non concretizzatisi – di traslocare a ottobre la corsa australiana, al fine di evitare le alte temperature tipiche dell’estate australe. Come nel 2023 – e in quell’occasione si trattò di una novità assoluta – ad aprire le danze sarà una brevissima cronometro individuale, 3 Km e 600 metri da percorrere sulle pianeggianti strade di Adelaide. Per la prima tappa in linea ci si sposterà a Tanunda, dove lo scorso anno si impose lo sprinter di casa Sam Welsford e anche stavolta l’arrivo sarà in volata perché si girerà sul circuito del 2025 in senso inverso, affrontando la salita di Mengler Hill più vicina al traguardo, ma dal versante meno difficile (2.1 Km al 3.5%). Le frazioni più impegnative saranno la seconda e la quarta, con la prima di queste che si correrà tra Norwood e Uraidla sulla distanza di 148 Km e su di un tracciato collinare che prevede di ripetere per due volte la salita di Corkscrew, 9 Km al 4.9% sui quali si scollinerà a una dozzina di chilometri dal traguardo, ascesa che presenta i tratti più impegnativi nei primi 3.6 Km al 6.7%, caratterizzati anche da un muro di 800 metri all’11.4%. Si farà quindi ritorno ad Adelaide dove dal sobborgo periferico di Henley Beach prenderà le mosse la terza tappa, che si concluderà a Nairne dopo un tracciato che ricorda quello di certe frazioni collinari non troppo accidentate della Tirreno-Adriatico, non così frastagliate da impedire ai velocisti di far sfoggio delle loro abilità. La tappa regina sarà la penultima, con la partenza da Brighton e dopo 176 Km il tradizionale arrivo in salita a Willunga Hill, al termine di un’ascesa di 3.2 Km al 7.5% che dovrà essere ripetuta tre volte. L’atto finale della 26a edizione del Tour Down Under sarà ospitato dalla cittadina di Stirling, attorno alla quale è stato disegnato un circuito vallonato di 22 Km da inanellare 8 volte e che avrà il suo momento clou nella leggera salita (media del 3.7%) che caratterizzerà gli ultimi 2 Km, troppo leggeri perché costituiscano un grosso impiccio per buona parte dei velocisti, considerato che questo circuito è stato spesso proposto in gara e si è sempre arrivati allo sprint. Potrebbero, però, infilarsi nella volata intrusi d’eccezione, come il vincitore del Tour de France 2011 Cadel Evans, terzo a Stirling nel 2014, preceduto dal nostro Diego Ulissi e dal vincitore della Milano-Sanremo 2012 Simon Gerrans.
Le corse ciclistiche sono come le ciliegie, una tira l’altra e due giorni dopo la fine del Tour Down Under scatterà la 6a edizione del citato AlUla Tour (27-31 gennaio), giovane corsa nata nel 2020 come Saudi Tour e ben presto radicatasi nel governatorato saudita di ‘Ula. Come abbiamo già annunciato, quest’anno ci sarà la promozione alla categoria ProSeries ma non sono previsti particolari festeggiamenti per celebrare l’evento, almeno per quanto riguarda il tracciato, che a livello difficoltà non si discosterà da quello dello scorso anno. Sono state solamente “miscelate” le tappe e così presso l’AlUla Camel Cup Track, dove nel 2025 terminò la tappa conclusiva, prenderà il via la prima frazione per farvi ritorno dopo 158 Km interamente tracciati nell’insidioso ambiente del deserto e privi di particolari insidie altimetriche, anche se qualche sprinter potrebbe patire la leggerissima pendenza del rettilineo d’arrivo (ultimi mille metri al 2.5%). I velocisti che avranno fallito su questo traguardo avranno subito la possibilità di rifarsi perché ancor più semplice si presenta la seconda frazione che, dopo 152 Km pressoché pianeggianti, proporrà partenza e arrivo fissate all’esterno dell’AlManshiyah Train Station, antica stazione situata lungo la dismessa ferrovia dell’Hegiaz, che collegava l’Arabia Saudita alla Siria e che oggi è in esercizio solo in territorio giordano. Dal Winter Park di AlUla si ripartirà il giorno successivo per andare ad affrontare l’unico arrivo in salita previsto, fissato ai quasi 1000 metri sul livello del mare della Bir Jaydah Mountain Wirkah, inserito per la prima volta nel percorso lo scorso anno; in quest’occasione si era percorso un versante molto più ripido (2.8 Km al 9.8%) rispetto a quello che si scalerà al termine della terza tappa, 4.9 Km al 5.7% che presenteranno le inclinazioni maggiori in dirittura d’arrivo per via della pendenze media all’8.6% che caratterizzerà gli ultimi 1300 metri. Si tornerà in pianura per la penultima tappa, altra galoppata verso una probabilissima volata che, dopo una seconda partenza dal Winter Park, vedrà gli sprinter darsi battaglia al cospetto delle Shalal Sijlyat Rocks, spettacolari colline rocciose isolate nel mezzo del deserto alle quali si arriverà percorrendo quello che si annuncia come uno dei più lunghi rettilinei d’arrivo di questa stagione, 4 Km e 600 metri senza incontrare nemmeno una curva. A far calare il sipario sulla gara sarà l’immancabile arrivo al belvedere dell’Harrat Uwayrid, dove l’ultimo traguardo sarà collocato 8 Km dopo aver superato la cima di quello che è stato battezzato come “Angliru d’Arabia”, una salita di 3 Km al 12% che con il suo picco massimo al 22% e per la mancanza di altre ascese impegnative e di frazioni a cronometro è sempre stata decisiva per la vittoria finale, nel 2025 conquistata da Thomas Pidcock mentre dodici mesi prima si era imposto Simon Yates, l’ultimo vincitore del Giro d’Italia. A tal proposito ricordiamo, per chi si fosse perso la notizia, che lo scorso 7 gennaio il britannico ha dichiarato la sua intenzione di ritirarsi fin da subito dal ciclista pedalato e quindi quest’anno non lo vedremo difendere il titolo conquistato lo scorso anno sulle strade della Corsa Rosa.
I tifosi spagnoli saranno i primi europei che avranno l’opportunità di applaudire dal vivo i loro beniamini perché a fine mese la Spagna vedrà lo svolgimento delle prime corse stagionali organizzate sulle strade del Vecchio Continente. Si comincerà il 23 febbraio con la seconda edizione della Classica Camp de Morvedre, gara che ha fatto il suo debutto assoluto nel 2025 proponendo subito un tracciato impegnativo e stavolta sarà ancora più tosta perché i passaggi sull’Alto del Garbì (6.3 Km al 6.4% che contengono un muro di 1500 metri al 13%) sono stati portati da due a tre. Non ha subito variazioni, invece, il tracciato della Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón in programma il 24 febbraio, corsa che dovrebbe favorire i velocisti resistenti e i finisseur per la presenza nelle battute conclusive della salita al Collado de Ayodar (5 Km al 4.5%) e di uno strappo di circa 300 metri al 10% in cima al quale sarà posto il traguardo. Il 25 febbraio andrà in scena la Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València, che proporrà un tracciato geograficamente inverso rispetto a quell’edizione 2025, con la partenza da La Nucia, la fase orograficamente più complicata da affrontare entro i primi 100 Km e il finale totalmente pianeggiante verso Valencia che agevolerà nettamente gli sprinter. A questo punto le attenzioni degli appassionati saranno calamitate verso l’isola di Maiorca dove, quasi in contemporanea all’AlUla Tour, andrà in scena la 35a edizione della Challenge Ciclista Mallorca (28 gennaio – 1 febbraio), gara che – nonostante la durata di cinque giorni – non è mai stata considerata una corsa a tappe per la mancanza di una classifica generale, fatto che consente alle squadre al via di portare in Spagna corridori in esubero rispetto al numero massimo consentito per ogni gara e di poi scegliere quali schierare a seconda della tipologia dei tracciati. Quest’anno ci saranno alcune novità per quel che concerne i percorsi, ma queste non riguarderanno quello della gara d’avvio, il Trofeo Calvià, dove sarà riproposto lo stesso circuito sul quale si era gareggiato lo scorso anno, poco meno 150 Km subito esigenti perché si dovrà affrontare una dozzina abbondante di brevi e non troppo complicate ascese, le più rilevanti delle quali sono il Coll de Sóller (8.5 Km al 5.5%) e quella di Valldemossa (4.1 Km al 5.8%). Al secondo giorno è stato confermato il Trofeo Ses Salines – Colònia Sant Jordi, ma con un’importante novità perché è stata modificata la modalità di svolgimento della gara, che non si disputerà in linea bensì a cronometro e in particolare si tratterà di una prova collettiva nella quale le squadre in gara dovranno percorrere 26 Km in totale pianura. La seconda novità sarà il cambio di percorso del tradizionale Trofeo Serra de Tramuntana, per il quale è stato ribaltato il tracciato dell’edizione 2025, che sarà seguito in senso inverso con il traguardo presso il santuario di Santa Maria de Lluc 8 Km dopo lo scollinamento del Coll de sa Batalla (8.4 Km al 4.9%), l’ultima delle quattro salite previste. Tra queste spicca l’ascensione – dal versante meno impegnativo – ai quasi 1000 metri del Coll de Puig Major, la salita simbolo della challenge che dal lato più duro (14 Km al 6%) costituirà l’indomani la principale portata del Trofeo Andratx – Mirador des Colomer (Pollença), il cui tracciato ricalcherà quello del 2025 e proporrà come dessert un’ascesa finale di 3.3 Km al 5.9%. Infine, un piccolo ritocchino di poco conto è stato apportato alla gara conclusiva, che cambierà nome (non più Trofeo Playa de Palma – Palma ma Trofeo Mallorca Fashion Outlet – Paseo Marítimo Palma) e sede di partenza per esigenze di una nuova sponsorizzazione, ma non “natura” e infatti come il solito si concluderà con diversi giri del pianeggiante circuito disegnato sul lungomare di Palma di Maiorca per la gioia dei velocisti.
La sfida è lanciata, la stagione 2026 è pronta a partire.
Mauro Facoltosi
LE CORSE SUL WEB
Tour Down Under
AlUla Tour
Classica Camp de Morvedre
https://ccmestivella.com/classica-internacional/
Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón
Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València
https://voltalamarina.com/classica-comunitat-valenciana-1969-gran-premio-valencia
Challenge Ciclista Mallorca
https://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/en/home/

Uno scorcio della Shalal Sijlyat Rocks in Arabia Saudita, presso le quale terminerà una tappa dell'AlUla Tour (alula.shadenhospitality.sa)
UNA STAGIONE UAE – 15 OTTOBRE 2025: GIRO DEL VENETO
Il sipario sulla stagione 2025 cala ufficialmente il 19 ottobre con lo svolgimento delle ultime corse in calendario, gare nelle quali la UAE non riesce a chiudere la stagione in bellezza dovendosi accontentare del terzo posto dell’ecuadoriano Jhonatan Narváez nella classifica finale del Tour of Guangxi e dei secondi posti del belga Florian Vermeersch alla Veneto Classic e dell’australiano Jay Vine alla Chrono des Nations. Per il team emiratino l’ultima vittoria è firmata ancora una volta dal messicano Isaac Del Toro, andato a segno quattro giorni prima al Giro del Veneto
DEL TORO MATADOR IN ARENA, A VERONA IL MESSICANO SIGLA UN’ALTRA VITTORIA TARGATA UAE
Correva il mese di settembre quando Del Toro (UAE) cominciava la sua campagna italica dopo gli errori del Giro. Cominciava con il GP Industria e Artigianato, proseguendo con Toscana, Sabatini e Matteotti. A distanza di un mese le vittorie sulla penisola sono salite a sette: dopo il Giro dell’Emilia e del Piemonte ha concluso la sua stagione vincendo oggi il Giro del Veneto, edizione numero 88.
Sedicesima vittoria personale per Isaac Del Toro, novantacinquesima per la UAE ed ennesima doppietta completata dal compagno di squadra Pavel Sivakov che con un’azione da finisseur ha lasciato il resto del gruppo a pochi chilometri dal traguardo ed ha resistito, per qualche metro, al rientro del gruppo lanciato in volata.
Questo il racconto spiccio dell’arrivo del Giro del Veneto, ma la corsa inizia a Vicenza 160 Km prima con 143 atleti al via. La partenza è lanciata: prima ora a oltre 53 km/h e nessuno che riesce a evadere dal gruppo. Ci riuscirà, poco dopo, un drappello di otto unità tra i quali spicca il nome di Elia Viviani (Lotto), alla sua ultima apparizione in gara e deciso a salutare il suo pubblico che lo accoglierà con un tifo da stadio all’ingresso in Verona. Con lui ci sono Mikel Retegi (Equipo Kern Pharma), Davide Bais (Team Polti VisitMalta), Sakarias Koller Løland (Uno-X Mobility), StormIngebrigsten (Uno-X Mobility), Michele Bicelli (Biesse – Carrera – Premac), Kevin Pezzo Rosola (General Store – Essegibi – F.Lli Curia) e Filippo D’Aiuto (Petrolike), il quale aveva già provato in precedenza la fuga.
Gli otto rimangono immediatamente in sei perché Viviani si lascia subito sfilare lungo la prima ascesa, delle cinque previste, alle Torricelle e poco dopo anche Bicelli viene ripreso dal plotone. Il ritmo è serrato e il gruppo guidato dalla UAE lascia pochissimo spazio ai battistrada. All’inizio del terzo giro il vantaggio è di circa un minuto e il gruppo degli attaccanti continua a perdere uomini: Retegi, Pezzo Rosola e poi anche D’Aiuto si sfilano e rimangono in tre a resistere al ritmo imposto dagli UAE Florian Vermeersch e Sivakov. Il ricongiungimento avviene prima del passaggio sul traguardo.
Lungo la penultima ascesa il ritmo di Sivakov spezza il gruppo e davanti rimangono circa sedici componenti. Tra i corridori a perdere contatto c’è anche il fresco vincitore della Parigi-Tours Matteo Trentin (Tudor), i cui compagni di squadra riescono invece a restare incollati e a prendere iniziativa. Ma all’inizio dell’ultima salita è di nuovo Sivakov ad accelerare in modo deciso, facendo cedere a uno a uno tutti gli altri. Terminato il suo lavoro, come prevedibile, parte Del Toro. A seguirlo è il solo Romain Gregoire (Groupama), che tiene giusto un centinaio di metri prima di arrendersi. Il messicano si invola verso il traguardo mentre dietro si ricompone un gruppo di una trentina di atleti, che però si lascia sorprendere da Sivakov quando al traguardo manca un chilometro.
Il francese resiste stoicamente al ritorno del gruppo in volata e chiude secondo a 22” davanti a Jonas Abrahamsen (Uno-X), Eric Antonio Fagundez (Burgos) e Simone Velasco (XDS Astana).
Andrea Mastrangelo

Del Toro sgomina la concorrenza al Giro del Veneto (/www.uaeteamemirates.com)
UNA STAGIONE UAE – 12 OTTOBRE 2025: TROFEO TESSILE & MODA
Il giorno successivo una classica intramontabile come il Giro di Lombardia, che si corre fin dal 1905, si disputa una corsa che invece non ha ancora una storia perchè va in scena la prima edizione del Trofeo & Moda. Nonostante la mancanza di un blasone la neonata corsa piemontese attira i campioni, sia per la vicinanza al Lombardia, sia per la decisione di proporre l’arrivo in salita al santuario di Oropa. E sulla strada dove Pantani fece l’impresa al Giro del 1999 è ancora un UAE a mostrare i muscoli:
TROFEO TESSILE & MODA, LA PRIMA EDIZIONE VA AD ADAM YATES
La nuova semiclassica piemontese, da Valdengo a Oropa, debutta col successo del corridore britannico dell’UAE Team Emirates, al 94° trionfo stagionale. Matys Rondel (Tudor Pro Cycling) chiude al secondo posto e terzo ha terminato Jay Vine, compagno di squadra di Yates. Christian Scaroni (XDS Astana) è il migliore degli italiani al traguardo, piazzandosi quarto.
Nuovo dominio per gli emiratini, che si confermano la corazzata più forte a livello mondiale: all’indomani del quinto, storico trionfo consecutivo al Lombardia da parte di Sua Maestà Tadej Pogacar, Adam Yates si impone sul traguardo del Santuario di Oropa in occasione della prima edizione del Trofeo Tessile & Moda, 170 chilometri con partenza da Valdengo. Il corridore inglese, fratello gemello del vincitore del Giro d’Italia Simon, ha staccato tutti sulla salita finale di 7 km, lasciando il francese Rondel (Tudor Pro Cycling) a 11” e il compagno di squadra Jay Vine a 22”.
La corsa è organizzata dalla Lega del Ciclismo Professionistico guidata dall’Onorevole Roberto Pella con la collaborazione del GS Emilia, e in questa prima edizione sono presenti 4 squadre World Tour, 9 Professional e 5 Continental, con 116 corridori partenti. Dopo il via parte una fuga con ben dieci corridori presenti e che in seguito diventeranno otto, tentativo che raggiunge un vantaggio massimo di 2′45” sulla parte di tracciato disegnatata in circuito intorno a Biella, dove si attacca la salita verso Oropa. Qui il gap diventa di 35” e la UAE Emirates – XRG fa il forcing sulle pendenze impegnative; la fuga viene definitivamente ripresa a 6 km dal traguardo e a quel punto scatta per primo Vine, seguito da Pavel Sivakov (UAE Team Emirates – XRG) e poi da Matys Rondel (Tudor Pro Cycling Team). Arriva poi Yates, che sta in testa in compagnia del francese fino ai 200 metri dall’arrivo, dove c’è lo scatto del britannico che regala alla squadra emiratina il successo n.94 in questa straordinaria stagione, confermandosi il team più forte al mondo.
Rondel termina 2° a 11”, poi arriva Vine a 22”, mentre Christian Scaroni chiude vincendo la volata degli inseguitori piazzandosi 4° assoluto.
Andrea Giorgini

Adam Yates trionfa nella prima edizione del Trofeo Tessile & Moda (www.uaeteamemirates.com)
UNA STAGIONE UAE – 11 OTTOBRE 2025: GIRO DI LOMBARDIA
Pogacar sforna un’altra storica impresa, l’ultima della stagione 2025, vincendo per la quinta volta in carriera il Giro di Lombardia ed eguagliando il primato di vittorie detenuto da Fausto Coppi. Ma lo sloveno riesce a far ancora del “Campionissimo”, che di quei 5 Lombardia “solo” 4 li aveva conquistati consecutivamente, mentre il campione del mondo in carica non fallisce l’obiettivo dal 2021 e, considerata la giovane età potrebbe già nel 2026 ambire alla sesta affermazione nella “classica delle foglie morte”. Tadej, infatti, il 21 settembre 2026 compirà 28 anni, mentre quando vinse il suo ultimo Lombardia Coppi viaggiava verso i 36 anni e aveva già cominciato ad imboccare la fase declinante della sua carriera.
POGACAR COME COPPI: QUINTO LOMBARDIA! IL COPIONE NON CAMBIA
Tadej Pogacar raggiunge Fausto Coppi a quota cinque Giri di Lombardia. Come al mondiale ed all’europeo l’iridato è partito nel punto più duro, guadagnando oltre un minuto e mantenendo poi il vantaggio. Evenepoel stacca tutti gli altri ma non riesce a rosicchiare nulla al campione del mondo
Tutto come da pronostico, ormai è difficile aggiungere considerazioni quando il canovaccio si presenta sempre nello stesso modo, un grande gesto atletico di Tadej Pogacar (UAE Team Emirates – XRG) che oggi ha attaccato a 35 chilometri dalla conclusione semplicemente perché il Passo di Ganda era il punto più duro in cui fare la differenza nei confronti degli avversari. Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step) non ha neppure provato una reazione ma, pochi chilometri più avanti, ha staccato gli altri ed è andato a prendersi l’eterno secondo posto. Michale Storer (Tudor Pro Cycling Team), in giornata di grazia, è stato l’ultimo a mollare mentre il campione a stelle e strisce Quinn Simmons (Lidl – Trek), che era stato il primo a lanciare l’attacco subito dopo il via ufficiale ed era riuscito anche a staccare i compagni di avventura facendo molti chilometri da solo, è stato bravissimo a conquistare la quarta posizione, staccando anche un Isaac Del Toro (UAE Team Emirates – XRG) che sembra avere qualche problema oltre i 200 Km, dato che è stato poi raggiunto da un drappello nel quale viaggiavano l’ottimo giovanissimo Paul Seixas (Decathlon AG2R La Mondiale Team) e Tom Pidcock (Q36.5 Pro Cycling Team).
Evenepoel, come al mondiale ed all’europeo, anche in pianura è andato più forte degli altri ma non è riuscito a diminuire il gap dal campione del mondo che, nelle corse in linea, non cede nulla neppure sul terreno che dovrebbe sorridere al belga.
La corsa di oggi, con oltre quattromila metri di dislivello e salite lunghe, era quella che maggiormente si addiceva alla caratteristiche dell’iridato, che ha fa la differenza sul belga proprio in salita
Pogacar raggiunge Coppi a quota cinque giri di Lombardia, anche se il Campionissimo non li vinse consecutivamente e si può essere certi che l’anno prossimo lo sloveno avrà come obbiettivo quello di issarsi in vetta ai plurivincitori.
Come si diceva, è stato Simmons a promuovere un attacco che è partito subito dopo il via ufficiale. Oltre al già corridori, sono andati in avanscoperta Filippo Ganna, Lucas Hamilton e Victor Langellotti (INEOS Grenadiers), Gal Glivar (Alpecin – Deceuninck), Thibault Guernalec (Arkéa – B&B Hotels), Pello Bilbao (Bahrain – Victorious), Walter Calzoni (Q36.5 Pro Cycling Team), Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), Asbjørn Hellemose e Michael Matthews (Team Jayco AlUla), Bjorn Koerdt (Team Picnic PostNL), Mattia Bais (Team Polti VisitMalta) e Bart Lemmen (Team Visma | Lease a Bike).
La fuga è stata tenuta sotto controllo dagli uomini della UAE che hanno concesso al gruppetto dei battistrada un vantaggio non superiore a due minuti, vantaggio che è salito quando Simmons, ai meno 80, sulle rampe della salita verso il Passo della Crocetta ha salutato la compagnia degli altri attaccanti e ha provato l’azione solitaria, riuscendo a mettere in cascina un vantaggio che ha superato i tre minuti.
Gli uomini di Pogacar – e in particolare Jay Vine e Rafał Majka, all’ultima gara di una splendida carriera – come era prevedibile hanno dato una decisa accelerata sulle prime rampe del passo di Ganda, riducendo il gruppo ad uno sparuto drappello. Quando è partito Pogacar, nessuno ha provato a rispondere. Lo sloveno ha ripreso Simmons in un amen e ha scollinato con un minuto e 15 secondi di vantaggio, gap che non è più sceso.
Evenepoel è rimasto con Storer, Del Toro e Seixas, ma nessuno ovviamente ha collaborato, in primo luogo perché non avrebbe avuto senso spendere energie necessarie per cercare il piazzamento per aiutare uno che si sapeva avere una marcia in più, ma soprattutto perché non ne avevano.
Storer è stato quello che ha cercato di raggiungere Evenepoel nella discesa di Selvino, ma l’impresa si è rivelata non realizzabile, mentre Del Toro, che era andato in crisi nel finale della salita verso il Passo di Ganda, è riuscito a raggiungere Simmons in discesa; ma la benzina era finita, il messicano ha dovuto mollare la ruota dell’americano ed è anche stato raggiunto dal primo gruppo inseguitore con Seixas e Pidcock, che è poi riuscito a regolare allo sprint conquistando l’ultimo posto disponibile della top five.
Pogacar, dopo un 2024 che sembrava irripetibile, chiude un’altra grande stagione in cui ha provato ad attaccare sulla Cipressa alla Sanremo, cosa che sembrava impensabile, e ha anche partecipato alla Parigi-Roubaix, conquistando il secondo posto nonostante una caduta che, probabilmente, gli ha precluso la possibilità di giocarsi la vittoria con Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck) e si può essere certi che l’anno venturo proverà a completare il palmares delle monumento.
Benedetto Ciccarone

Il momento dell'attacco di Pogacar sul Passo di Ganda (foto di Dario Belingheri/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 9 OTTOBRE 2025: GRAN PIEMONTE
48 ore prima dell’atteso di Giro di Lombardia va in scena la centonovesima edizione del Gran Piemonte, classica leggermente meno “nobile” della “Corsa delle foglie morte” ma egualmente nobilitata da un albo d’oro prestigioso nel quale spiccano nomi come quelli di Binda e Bartali, Gimondi e Merckx, Bugno e Chiappucci. Il 9 ottobre va a affiancarsi a questi grandi del ciclismo quello del messicano Isaac Del Toro, che allunga così ulteriormente la lista dei successi della UAE nella stagione 2025, a poche ore dalla pronostica quinta vittoria in carriera di Pogacar al Lombardia
SI SCRIVE DEL TORO, SI LEGGE POGACAR. AL MESSICANO IL GRAN PIEMONTE 2025
Con un’azione che ha ricordato quella del più noto compagno di squadra, Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) attacca e sgretola la concorrenza sul tratto più duro del gpm di Castelletto d’Erro, involandosi verso la sesta vittoria su suolo italiano nel giro di un mese
L’ottobre italiano di ciclismo continua con il Gran Piemonte che giunge alla sua 109° edizione e presenta un percorso accattivante con diverse salite, le più interessanti delle quali sono il Bric della Forma ed il Rocchetta Palafea nei primi 110 km per poi entrare del circuito finale da ripetere due volte e dove spicca la doppia scalata di Castelletto d’Erro. Si parte da Dogliani e si arriva ad Acqui Terme dopo 179 km. Sono in tutto venti le squadre alla partenza di cui tredici WT. Neilson Powless (Team EF Education EasyPost) torna a difendere la vittoria del 2024 ma dovrà scontrarsi con diversi ciclisti capaci di rendergli la vita difficile, prima fra tutti Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG), capace di vincere le ultime 5 corse su 8 disputate in Italia. La fuga di giornata vedeva protagonisti sette ciclisti ovvero Victor Langellotti (Team INEOS Grenadiers), Jan Tratnik (Team Redbull BORA Hansgrohe), Jasha Sutterlin (Team Jayco AlUla), Matteo Trentin (Team Tudor Pro Cycling), Odd Christian Eiking (Team Uniber Tietema Rockets), Quinten Hermans (Team Alèecin Deceuninck) ed Ådne Holter (Team Uno X Mobility). Al termine del primo passaggio sul gpm di Castelletto d’Erro restavano in testa Hermans, Tratnik ed Holter. A circa 45 km dalla conclusione il terzetto dei battistrada aveva un vantaggio di una cinquantina di secondi su un drappello di sei ciclisti formato da Marc Hirschi (Team Tudor Pro Cycling), Jardi Christiaan van der Lee (Team EF Education EasyPost), Ion Izagirre (Team Cofidis), Bauke Mollema (Team Lidl Trek), Einer Rubio e Lorenzo Milesi (Team Movistar). Il gruppo principale era ancora più dietro, a circa 20 secondi di ritardo dal primo gruppo inseguitore in cui le squadre più attive erano UAE Team Emirates XRG e INEOS Grenadiers. Sul tratto più duro del secondo passaggio sul gpm di Castelletto d’Erro era Isaac Del Toro ad accelerare con decisione nel gruppo principale. Il messicano andava ad una velocità doppia rispetto agli altri ed in poco tempo raggiungeva Hirschi che era rimasto da solo in testa. Ai due battistrada restava attaccato anche un generoso Mollema. Una nuova accelerazione del messicano era fatale per Hirschi e Mollema che rimbalzavano irrimediabilmente dietro. Del Toro scollinava da solo al comando quando mancavano 14 km al termine, tra discesa e pianura. Il messicano aumentava addirittura il vantaggio sugli immediati inseguitori ed andava a vincere a braccia alzate sul traguardo di Acqui Terme. A 39 secondi di ritardo la volata dei battuti era vinta da Hirschi che anticipava Mollema mentre il gruppo principale era regolato per la quarta posizione da Fabio Christen (Team Q36.5 Pro Cycling) davanti a Michael Matthews (Team Jayco AlUla) mentre Edoardo Zambanini (Team Bahrain Victorious) era il primo italiano in sesta posizione. Del Toro continua a macinare vittorie per l’UAE Team Emirates XRG e chissà che al Giro di Lombardia di dopodomani Tadej Pogačar debba temere proprio il suo compagno di squadra più di Remco Evenepoel.
Antonio Scarfone

Isaac Del Toro vince il Gran Piemonte (foto: Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 7 OTTOBRE 2025: TRE VALLI VARESINE
Tadej Pogacar non ne ha fatto mistero e dopo la doppietta tra mondiale ed europeo ha dichiarato che punta alla quinta affermazione al Giro di Lombardia, una vittoria che lo porterebbe ad eguagliare il record di successi nella “Classica delle foglie morte” attualmente detenuto da Fausto Coppi. Strada facendo le rotte dello sloveno si intersecano con quelle della Tre Valli Varesine, l’atto di chiusura del Trittico Lombardo che aveva già conquistato nel 2022. E anche sul traguardo di Varese è lo sloveno ad alzare gaudente le braccia al cielo
TRE VALLI VARESINE, POGACAR UN LAMPO IRIDATO SULLE STRADE DI VARESE
La 104ª edizione della Tre Valli Varesine si è conclusa con un capolavoro firmato Tadej Pogacar, che ha aggiunto un nuovo trionfo alla sua straordinaria stagione. Il campione del mondo ha imposto la propria legge con un attacco deciso e spettacolare negli ultimi chilometri, staccando tutti e tagliando il traguardo di Varese in solitaria, con la maglia iridata a brillare sotto il sole d’autunno.
La corsa ha preso il via da Busto Arsizio, in un clima di grande entusiasmo popolare. Fin dai primi chilometri non sono mancati i tentativi di fuga: un gruppo di cinque uomini — tra cui Colleoni, Bais e Milesi — ha preso il largo, accumulando un vantaggio di oltre tre minuti sul gruppo principale. Il ritmo, inizialmente controllato, si è via via alzato con l’ingresso nel tratto collinare che porta verso il circuito finale di Varese. Le squadre dei big, in particolare la UAE Team Emirates, hanno preso il comando delle operazioni, riducendo progressivamente il margine e tenendo sempre Pogacar ben protetto nelle prime posizioni. Sul circuito cittadino — tecnico, nervoso e caratterizzato da brevi strappi come il Montello e il Bobbiate — la corsa è esplosa. Gli attaccanti di giornata sono stati raggiunti a una ventina di chilometri dal traguardo, mentre davanti restavano solo i più forti. Tra questi si sono distinti Julian Alaphilippe, sempre aggressivo nelle fasi più dure, e il giovane danese Albert Withen Philipsen, brillante nel seguire i migliori. Ma il protagonista assoluto era ancora nascosto nel gruppo: Pogacar osservava, aspettava il momento giusto, consapevole che la Tre Valli si vince con lucidità, non solo con le gambe. La mossa decisiva è arrivata con un allungo a poco più di 20 km dall’arrivo. Dopo l’ultima salita, Pogacar ha cambiato ritmo all’improvviso, lanciandosi con coraggio in picchiata verso Varese. Lo sloveno ha disegnato le curve come un artista, guadagnando secondo dopo secondo sugli inseguitori. Dietro, nessuno è riuscito a organizzare un inseguimento efficace: troppo forte, troppo rapido il suo scatto. Nel tratto finale, Pogacar ha potuto gestire con eleganza il margine di vantaggio, godendosi il boato del pubblico all’ingresso nel rettilineo d’arrivo. Alle sue spalle, la volata dei battuti ha premiato Albert Withen Philipsen, secondo, e Julian Alaphilippe, terzo, entrambi protagonisti di una corsa generosa. Ma la scena apparteneva tutta a Pogacar, che ha tagliato il traguardo con le braccia al cielo ed un sorriso che raccontava più di mille parole. Per lui, si tratta della 19ª vittoria stagionale e della 107ª in carriera, numeri che confermano il dominio di un corridore capace di vincere ovunque, in ogni modo.
Archiviata la Tre Valli Varesine, il pensiero corre subito al Giro di Lombardia, in programma sabato 11 ottobre. Pogacar arriverà al via come grande favorito, con la possibilità di entrare nella storia: vincere per la quinta volta consecutiva la “Classica delle foglie morte”, un record assoluto che lo porrebbe accanto — e forse oltre — ai miti del ciclismo di ogni epoca. Le colline e i laghi lombardi lo attendono ancora. E se il preludio di Varese è stato un assolo da fuoriclasse, sabato potremmo assistere a un nuovo capitolo della leggenda di Tadej Pogacar.
Antonio Scarfone

Pogacar trionfa a Varese (foto Dario Belingheri/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 5 OTTOBRE 2025: COPPA AGOSTONI
Lo stesso giorno del campionato europeo si corre in Italia la gara d’apertura del Trittico Lombardo, la Coppa Agostoni. Anche sulla classica tre giorni gli UAE hanno messo gli occhi, ma stavolta non riusciranno a fare il bottino pieno perchè nella Coppa Bernocchi i componenti del team emiratino non entreranno nemmeno nella top ten. Diversamente andranno le cose nelle altre due gare, con il trittico che viene inaugurato dall’affermazione di Adam Yates sulle strade della Brianza
ENNESIMA VITTORIA UAE, NELLA COPPA AGOSTONI SI IMPONE ADAM YATES
La corsa che inaugura il trittico lombardo viene decisa da una fuga partita lontano dal traguardo, ma con alcuni nomi illustri al suo interno: alla fine gli ultimi due superstiti, il britannico Adam Yates e lo spagnolo Carlos Canal, resistono al ritorno del gruppo dei migliori fin quasi al traguardo, quando lo spagnolo, a causa di una foratura, deve alzare bandiera bianca. Yates, gregario di lusso nella squadra che da due stagioni sta dominando il panorama ciclistico, coglie così la 31esima vittoria della sua carriera, la 90esima quest’anno per la UAE.
Con la Coppa Agostoni prende il via il cosiddetto “Trittico Lombardo”, un insieme di tre corse in linea che si disputano in Lombardia nel giro di pochi giorni, un tempo nel mese di agosto, da qualche anno invece alla fine dell’estate, subito prima del Giro di Lombardia. Quest’anno la coincidenza con i campionati europei ha indotto molti corridori a rinunciare a queste gare, in particolare alla Coppa Agostoni che si disputa lo stesso giorno della prova in linea maschile; il campo dei partecipanti, tuttavia, rimane di buon livello e presenta al via diversi corridori che già ieri si sono cimentati nel Giro dell’Emilia, fra i quali il suo vincitore, il messicano Isaac del Toro (UAE Team Emirates – XRG), i suoi compagni di squadra Jay Vine e Adam Yates e gli italiani Simone Velasco (XDS Astana Team), ieri 24esimo, e Davide Piganzoli (Team Polti VisitMalta), ieri 18 esimo e primo dei nostri. Il percorso, come sempre, parte da Lissone per tornarci dopo quattro giri di un circuito di 28 chilometri sulle colline della Brianza che presenta le 3 salite più importanti del tracciato: quella di Sirtori (1.5 km al 5.7%), quella di Colle Brianza (3.6 km al 6.4%) e infine il Lissolo (2 km al 6.7%), ascesa simbolo della gara. Dopo l’ultima salita a Lissolo si torna a Lissone, dove saranno stati percorsi quasi 167 chilometri, con gli ultimi 35 sostanzialmente pianeggianti, il che rende abbastanza rari gli arrivi in solitaria. Tuttavia non mancano i nomi illustri nell’albo d’oro della corsa, come quelli di Merckx, Gimondi, De Vlaeminck, Moser, Saronni, Bugno e Ullrich, anche se spesso a vincere sono stati corridori di secondo piano. Tra questi una menzione speciale va al leggendario Luigi Malabrocca, il cui nome sarà per sempre associato alla “maglia nera” del Giro d’Italia e che vinse questa corsa nel 1948. Si tratta della sola vittoria di un certo peso conseguita nella sua carriera.
Si prende il via alle 13; il tempo è ottimo e le condizioni di gara sono ideali. Nonostante questo i corridori se la prendono comoda e, per quanto già sulle prime salite si veda un po’ di movimento, nessuna fuga parte sino al secondo dei quattro giri in programma, quando un nutrito gruppo di corridori riesce a prendere il largo. Fra in nomi in fuga ci sono Piganzoli, Yates e il suo compagno di squadra Rafal Majka, ma i più quotati sono Del Toro e Vine, che ieri hanno speso molte energie e che si tengono pronti a passare all’azione soltanto se nel finale della corsa la fuga dovesse esaurirsi. All’inizio del terzo giro i fuggitivi hanno circa due minuti di vantaggio sul gruppo, ma è nel corso del quarto che la situazione cambia drasticamente: Yates, seguito presto dallo spagnolo Carlos Canal (Movistar Team), lascia il gruppetto dei fuggitivi e va in cerca della vittoria solitaria; un’altra coppia, formata da Vine, rinvenuto dal gruppo, e dal francese Paul Lapeira (Decathlon AG2R La Mondiale Team) si forma alle loro spalle, con l’australiano a proteggere la fuga del compagno di squadra. Nel frattempo il gruppo si sfalda sulle ultime salite, dove rimangono davanti solo i migliori, fra i quali Del Toro, Velasco e, grande sorpresa di giornata, il nostro giovanissimo Lorenzo Finn (Red Bull – BORA – hansgrohe Rookies), recente campione del mondo U23. A 37 chilometri dalla fine il gruppo coi migliori riprende gli ultimi corridori che facevano parte della fuga, ad esclusione delle due coppie di testa, e a 25 chilometri dal traguardo vengono ripresi anche Vine e Lapeira. Yates e Canal continuano nella loro azione solitaria, con un folto gruppo di inseguitori che forse potrebbe anche riprenderli, ma che, invece, senza la collaborazionedegli uomini della UAE, che continuano a coprire la fuga del loro compagno di squadra, perde inesorabilmente terreno. A 12 chilometri dall’arrivo la fortuna dà un’ulteriore mano al navigato corridore britannico: Canal fora e non riesce più a recuperare, venendo nettamente staccato, anche se il gruppo inseguitore non riesce ad avvicinarlo. La corsa termina, senza che succeda altro, con la facile vittoria di Yates, per lui la 31esima di una buona carriera, mentre Canal, dopo aver perso ben un minuto e 14 secondi, arriva secondo. Il gruppo degli inseguitori arriva dopo due minuti e dieci secondi: qui Del Toro si disinteressa dello sprint ed è il nostro Velasco a conquistare il terzo gradino del podio, bruciando sotto lo striscione d’arrivo un deluso Lapeira. Finn è solo 32esimo, tra gli ultimi del gruppo che nel finale di corsa è arrivato a comprendere 36 uomini: per lui comunque un risultato che fa ben sperare per il suo futuro.
Andrea Carta

Yates vince a Lissone l'edizione 2025 della Coppa Agostoni (foto Dario Belingheri/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 5 OTTOBRE 2025: CAMPIONATO EUROPEO ELITE MASCHILE
Tadej Pogacar non si accontenta solo della maglia iridata. Vuole anche quella stellata di campione europeo e poco importa se potrà indossarla solo sul podio della gara, perchè per l’UCI la casacca di campione del mondo ha l’assoluta priorità su tutte e quella conquistata a Kigali dovrà obbligatoriamente indossarla per 365 giorni, gare a cronometro escluse. Il circuito disegnato nei dintorni della cittadina francese di Guilherand-Granges non è tosto come quello di Kigali ma poco di manca e pure è adatto alle caratteristiche della sloveno, che anche qua si sbarazza della concorrenza e vola in solitaria verso il traguardo, dove il primo dei battuti è ancora una volta Belgio Remco Evenepoel
POGACAR D’AUTUNNO CAPITOLO SECONDO: SUO ANCHE L’EUROPEO
Tadej Pogacar, a distanza di una settimana dal successo ai mondiali, conquista anche il campionato europeo in linea con un copione quasi uguale a quello di Kigali e, staccando tutti sulla salita più impegnativa, consegue un minuto di vantaggio che poi gestisce. Anche stavolta secondo in solitaria è Remco Evenepoel, mentre terminano lontanissimi tutti gli altri. Buona Italia con Scaroni che manca la medaglia ma al quale non si può rimproverare nulla.
Tadej Pogacar è con ogni probabilità il peggior incubo di Remco Evenepoel. Sì perché, se non ci fosse in giro la attuale maglia iridata, il belga sarebbe nettamente il dominatore non solo delle prove contro il tempo, ma anche nelle corse di un giorno e avrebbe realizzato una storica quaterna in queste due settimane caratterizzate dalla scelta, non proprio geniale, di piazzare in successione campionato mondiale e campionato europeo. Testimonianza di tutto ciò la danno sia la facilità con la quale Evenepoel stacca sempre coloro che si trovano insieme a lui ad inseguire Pogacar, sia i distacchi che lo stesso campione belga riesce a rifilare a costoro.
Come una settimana fa a Kigali, il canovaccio ha visto Pogacar attaccare da una distanza siderale, accelerando sulla salita più dura e riuscendo a infliggere quei venti secondi che poi sono aumentati poco alla volta fino ad arrivare intorno al minuto per poi stabilizzarsi. Il belga ha dovuto mollare la ruota del rivale e ha poi provato ad organizzare un vano inseguimento, fino a quando si è deciso a lasciare la compagnia di Juan Ayuso, Christian Scaroni e Paul Seixas per provare da solo l’impossibile.
Stavolta non ci sono scuse, non ci sono stati cambi di bicicletta, selle inclinate o altri problemi di sorta, semplicemente Pogacar ed Evenepoel hanno lo stesso ritmo di crociera. La differenza sta nel fatto che lo sloveno riesce a mantenere quel ritmo per un maggior numero di chilometri, mentre quando Evenepoel innesta il turbo va più o meno alla stessa velocità ma, anche stavolta, Pogacar ha piazzato l’accelerata a 76 chilometri dal traguardo, in un tratto in cui sapeva di poter staccare il belga. Dal canto suo Remco si è deciso a mettere la quinta solo a 38 chilometri dall’arrivo, perché probabilmente è quella la distanza che lui riesce a reggere andando a tutta.
Va dato atto allo sloveno che quelli che si prende lui sono rischi non indifferenti, stavolta ha fatto da solo 76 chilometri a fronte del 66 del mondiale, con Evenepoel a inseguire e molti tratti pianeggianti favorevoli al belga che, ancora una volta, si è trovato in una situazione tattica difficile, con compagni di avventura che non tiravano.
Va però osservato che le ire del belga contro gli altri inseguitori sono del tutto ingiustificate, perché non si capisce per quale motivo corridori come Seixas, Scaroni e Ayuso dovrebbero aiutarlo in un inseguimento dispendioso e probabilmente vano, quando sanno benissimo che l’olimpionico può staccarli quando vuole. Questo è casomai sintomo del fatto che a Evenepoel manca forse anche un po’ di freddezza, cosa che certo non lo aiuta a gestire al meglio le situazioni a cui Pogacar lo costringe.
Il campione del mondo ha sfruttato più volte questo semplice tatticismo: staccare Evenepoel in un tratto duro, sapendo benissimo che i corridori che quest’ultimo troverà sulla strada non avranno nessunissima voglia di dargli una mano.
Così posta, la situazione è molto semplice e non richiede grandi commenti: Taddeo è più forte. E’ più forte nelle grandi corse a tappe ed è più forte nelle classiche, mentre Evenepoel è più forte nelle prove contro il tempo.
Per quel che ha mostrato quest’anno, l’iridato potrà anche aspirare alla Roubaix, che un tempo poteva sembrargli preclusa, mentre la corsa più complessa per lui sarà invece la Sanremo, classica in cui è difficile conseguire quel gap di 15/20 secondi che, una volta aperto, nessuno riesce più a colmare.
Se per il primo ed il secondo posto c’è stato un sostanziale monologo dei due assi, molto emozionante è stata la lotta per la medaglia di bronzo, conquistata meritatamente dal giovanissimo francese Seixas, che ha piegato la resistenza prima di Ayuso e poi di Scaroni, che pure era stoicamente riuscito e resistere sulla ripida salita della Val de l’Enfer e che lo avrebbe con ogni probabilità battuto allo sprint. Mentre lo spagnolo ha ceduto sulle arcigne rampe della salita, l’italiano ha mollato nel secondo dei successivi strappi non classificati, che si fanno però sentire nelle gambe specie dopo una corsa disputata a tutta per stare dietro ad Evenepoel, finché è stato possibile.
Seixas è uno scalatore e ha quindi attaccato a testa bassa e, nel finale, ne aveva di più, anche se a Scaroni non può rimproverarsi proprio nulla, perché è stato bravissimo ainserirsi nel gruppo che ha lottato per le medaglie e ha messo davvero il cuore sulla strada dando il massimo. Un buon segnale per un movimento in crisi che mostra qualche timidissimo segnale di ripresa.
La corsa si è accesa sin dalla prima battute, con un’azione che ha portato allo scoperto Mathias Vacek (Repubblica Ceca), Daan Hoole e Mathijs Paasschens (Paesi Bassi). Molte le squadre che hanno provato a evadere, ma il compito non è stato semplice a causa del grande controllo del gruppo. I tentativi proseguono ed alla fine si forma un gruppo di contrattaccanti con Danny Van Der Tuuk (Polonia), Kristians Belohvosciks (Lettonia) Mihael Štajnar (Slovenia), Louis Vervaeke (Belgio), Niklas Larsen e Casper Pedersen (Danimarca), Marco Frigo (Italia), Nicolas Prodhomme (Francia), Tiago Antunes (Portogallo), Jan Stockli (Svizzera), Martin Svrček (Slovacchia), Mats Wenzel (Lussembugo), Emiliano Vila (Grecia), Victor Langellotti (Monaco) e Andréa Mifsud (Malta).
Lungo la prima ascesa a Saint-Romain-de-Lerps i contrattaccanti si riportano sui battistrada, mentre il gruppo viene condotto dagli uomini di Pogacar. La rappresentanza slovena non è una squadra fortissima, non è certo al livello del Belgio ma è comunque in grado di tenere sotto controllo la fuga e ha i suoi uomini di punta in Domen Novak e Matej Mohoric. Sulla secondo ascesa a Saint-Romain-de-Lerps il Belgio mostra i muscoli accelerando decisamente e mettendo in evidenza la giornata no di Jonas Vingegaard (Danimarca), che era molto atteso in una prova con tanta salita e che ha invece mostrato che le fatiche di Tour e Vuelta non sono ancora del tutto recuperate e che le corse di un giorno non sono il suo terreno preferito. Sul forcing si avvantaggiano Pogačar, Evenepoel, Ayuso, Mattias Skjelmose (Danimarca), e Pavel Sivakov (Francia) ma il gruppo rientra in discesa. Pochi chilometri dopo,, sulla seconda ascesa di Val d’Enfer, allunga Evenepoel e solo Pogacar e Seixas sono in grado di rispondere al belga. I tre trovano vari fuggitivi lungo la strada ma, ancora una volta, un gruppo sempre meno numeroso riesce a rientrare e, sotto la linea d’arrivo, la testa della corsa è composta da Pogačar, Evenepoel, Tiesj Benoot, Steff Cras e Louis Vervaeke (Belgio), Larsen, Pedersen e Skjelmose (Danimarca), Marco Frigo, Gianmarco Garofoli e Scaroni (Italia), Romain Gregoire, Aurélien Paret Peintre, Nicolas Prodhomme, Seixas e Sivakov (Francia), Daan Hoole e Mathijs Paasschens (Paesi Bassi), Ayuso (Spagna), Tiago Antunes (Portogallo), Jan Christen (Svizzera), Felix Grossschartner (Austria), Mathias Vacek (Repubblica Ceca), Martin Svrček (Slovacchia), Toms Skujiņš (Lettonia), Mats Wenzel (Lussemburgo), Victor Langellotti (Monaco) e Andréa Mifsud (Malta).
Si va quindi ad attaccare per la terza e ultima volta la salita di Saint-Romain-de Lers e ai meno 76 arriva l’attacco dello sloveno, che accelera sempre nel punto più duro, indipendentemente dalla distanza dal traguardo. Inizialmente Evenepoel risponde al campione del mondo ma in breve deve mollare e viene ripreso da Seixas, Ayuso e Scaroni che, con grande fatica, si riportano sull’olimpionico.
Pogacar scollina con 36 secondi ma, in discesa, Ayuso fa il diavolo a quattro e riesce a portare i contrattaccanti a soli 22 secondi. L’accordo non c’è, perché Scaroni sembra al gancio e Seixas non tira probabilmente perché dietro c’è un gruppo, guidato dai francesi, che tenta di rientrare.
Il vantaggio di Pogacar sale quindi fino a superare il minuto, mentre Evenepoel è molto irritato per l’atteggiamento degli altri contrattaccanti che lasciano tutto su di lui il peso dell’inseguimento e ai meno 38, con una perentoria accelerata, li lascia sul posto.
A questo punto, il gap tra Pogacar ed Evenepoel si mantiene stabile, mentre il terzetto che si gioca il bronzo perde a vista d’occhio e nel finale rischia anche di subire il rientro di Skujins (che precederà Ayuso sul traguardo).
I giochi per la terza medaglia si fanno sull’ultima salita a Val D’Enfer, con l’attacco di Seixas che fa fuori Ayuso ma non Scaroni, che resiste stoicamente ma si vede che è al gancio.
L’operazione bronzo si concluderà su uno strappo successivo, con un attacco di Saixas che riuscirà a distanziare Scaroni in modo definitivo fino all’arrivo. Da sottolineare che sono stati soltanto 17 i corridori a concludere la gara, anche se probabilmente molti gregari si sono ritirati dopo aver concluso il loro lavoro.
Così oggi gli appassionati hanno assistito all’ennesimo capolavoro di Pogacar, che non si può non apprezzare per l’azzardo ed il coraggio. Ogni sua azione è uno spettacolo per chi ama davvero questo sport e coloro i quali affermano che è noioso vedere un corridore che va via da solo per 80 chilometri probabilmente non riescono a cogliere il pregio del gesto atletico e lo spettacolo intrinseco che c’è in imprese come quella di oggi.
I prossimi appuntamenti per gli appassionati saranno la Coppa Bernocchi di domani, la Tre Valli Varesine di martedì (annullata lo scorso anno a causa del maltempo) e ovviamente l’ultima monumento della stagione, il Giro di Lombardia che Pogacar tenterà di conquistare per la quinta volta in carriera per eguagliare il Campionissimo.
Benedetto Ciccarone

Una settimana dopo il mondiale, Pogacar fa suo anche il campionato europeo (foto Billy Ceusters/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 4 OTTOBRE 2025: GIRO DELL’EMILIA
In autunno gli alberi perdono le foglie ma non si può dire lo stesso di Isaac Del Toro. Il messicano si trova ancora nel pieno della sua rigogliosa estate, sbocciata al Giro d’Italia e maturata nelle corse italiane di settembre. Ora mette un’altra perla in cascina, la vittoria al Giro dell’Emilia, dove in cima alla ripida erta di San Luca mette in fila gli avversari e precede di un secondo il britannico Thomas Pidcock
DEL TORO INCORNA PIDCOCK A SAN LUCA, IL MESSICANO TRIONFA AL GIRO DELL’EMILIA
Ennesima affermazione per Isaac Del Toro, che raggiunge quota 14 vittorie al termine delle arcigne rampe della Madonna di San Luca, sopra Bologna. Il messicano si impine così nella 108a edizione del Giro dell’Emilia
Il Giro dell’Emilia, tra le più antiche corse su strada che si disputano in Italia (la sua prima edizione fu disputata nel 1909, lo stesso anno in cui nacque il Giro d’Italia, e vide sul podio anche Luigi Ganna, vincitore della corsa rosa, mentre la vittoria arrise a Eberardo Pavesi, che al Giro si ritirò), si disputa quest’anno negli stessi giorni dei campionati europei e deve quindi fare a meno di molti corridori che sarebbero stati tra i favoriti, fra i quali Tadej Pogačar (UAE Team Emirates – XRG), vincitore della scorsa edizione, e Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step), secondo ai mondiali e che non sembra volersi rassegnare allo strapotere del fuoriclasse sloveno. Nonostante tutto il campo dei partecipanti è molto buono, con corridori non europei di alto livello, fra i quali il messicano Isaac del Toro (UAE Team Emirates – XRG), l’australiano Jay Vine(UAE Team Emirates – XRG), l’ecuadoriano Richard Carapaz (EF Education – EasyPost) e il colombiano Egan Bernal (INEOS Grenadiers). Molti sono anche gli europei che, reduci dal mondiale, hanno preferito la meno impegnativa corsa emiliana e tra questi si segnalano il britannico Tom Pidcock (Q36.5 Pro Cycling Team), il francese Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team) e lo sloveno Primož Roglič (Red Bull – BORA – hansgrohe), vincitore di ben tre edizioni della corsa. Il nostro Giulio Ciccone (Lidl – Trek), anche lui fra i reduci del mondiale, ha dato forfait all’ultimo momento e il più forte tra gli italiani in gara dovrebbe essere Giulio Pellizzari (Red Bull – BORA – hansgrohe), quest’anno sesto sia al Giro sia alla Vuelta, e che invece ha dovuto saltare i mondiali per una malattia. La corsa, lunga poco più di 199 chilometri, parte da Mirandola e si conclude, come sempre dal 1999, al santuario della Madonna di San Luca, sopra Bologna, un arrivo ormai tra i più iconici del ciclismo italiano che verrà affrontato ben quattro volte prima dell’ascesa conclusiva. Prima di raggiungere il circuito finale, comunque, ci saranno da affrontare nella parte centrale della corsa altre quattro salite tutt’altro che banali: San Lorenzo in Collina (5.6 km al 3.5%) dopo 74 chilometri, Mongardino (2.1 km al 6.9%) dopo 86, Monzuno (9.1 km al 5.2%) dopo 110 chilometri (è la più dura, un GPM di prima categoria, mentre gli altri sono di seconda) e infine il Monte Calvo (4.2 km al 5.5%) dopo 148 chilometri, a poca distanza dal circuito finale.
Si parte prima del solito, intorno alle 10 e mezza, e ci vogliono quasi 40 chilometri (peraltro tutti pianeggianti) perché vada in fuga un gruppetto composto da cinque gregari dal palmarès scarso ma dal grande entusiasmo (sono tutti giovani). Fra di loro a mettersi in luce è lo spagnolo Sinuhé Fernández (Burgos Burpellet BH), che transita in testa sui primi tre GPM, mentre il gruppo si mantiene a circa due minuti di distanza dai fuggitivi. In prossimità del quarto GPM due di loro, fra i quali proprio Fernández, si arrendono, mentre in testa transita primo l’olandese Gijs Leemreize (Team Picnic PostNL). Infine, a 40 chilometri dall’arrivo, quando è già iniziato il primo dei cinque giri che concluderanno la corsa, gli ultimi fuggitivi vengono ripresi e il gruppo torna compatto. Sulla prima ascesa del San Luca è Vine a mettersi in testa al gruppo, che tuttavia resta compatto, ed è il norvegese Mikkel Frølich Honoré (EF Education – EasyPost) a tentare un attacco dopo lo scollinamento. La sua fuga ha durata breve e sulla seconda salita al San Luca viene ripreso. La UAE, stavolta guidata da Rafał Majka, continua a scandire il passo del gruppo, che inizia a perdere i corridori meno portati alle salite; in cima ne sono rimasti circa 35. Vine torna a condurre il gruppo sulla terza ascesa al San Luca, spalleggiato da Del Toro e dall’altro compagno di squadra Adam Yates. Stavolta il gruppo si sfilaccia e nel tratto più duro è proprio Yates a tentare l’allungo, sia pura senza successo; sotto la sua spinta solo una quindicina di corridori riescono a tenere duro: saranno loro a giocarsi la vittoria finale e quel gruppetto comprende quasi tutti i favoriti (Del Toro, Pidcock, Bernal, Roglic). Quando la salita del San Luca viene affrontata per la quarta e penultima volta è ancora Vine a fare l’andatura; ad attaccare, tuttavia, è il giovane talento belga Cian Uijtdebroeks (Team Visma | Lease a Bike), che sgretola ulteriormente il gruppetto, e all’inizio dell’ultimo giro i corridori in testa alla corsa sono rimasti solamente in sei: lo stesso Uijtdebroeks, Del Toro, Pidcock, Roglic, il francese Lenny Martinez (Bahrain – Victorious) e l’australiano Michael Storer (Tudor Pro Cycling Team). Altri corridori, fra i quali Bernal e Carapaz, rientrano prima dell’ascesa finale. Proprio Carapaz tenta invano di allungare e lo stesso fa, ai piedi del San Luca, ancora Uijtdebroeks; ma sulle rampe conclusive è Pidcock che riesce a prendere un piccolo vantaggio, mentre gli avversari esitano un attimo di troppo. L’inglese, già secondo l’anno scorso, riesce a guadagnare una quindicina di secondi e all’ultimo chilometro appare lanciato verso la vittoria: ma sul tratto più duro della salita finisce per piantarsi e viene raggiunto con uno scatto improvviso da Del Toro, che però non riesce a staccarlo. I due si giocano la vittoria in una volata a due, che viene lanciata dal messicano; invano l’inglese, provato dallo sforzo fatto per staccarsi dal gruppetto dei favoriti, cerca di rimanergli a ruota. Del Toro coglie così la sua 14esima vittoria della stagione: solo Pogacar, quest’anno, ha vinto più di lui. Terzo è il francese Martinez, molto combattivo nei due giri finali. Bernal è quarto, Roglic quinto. Primo degli italiani, nessuno dei quali è riuscito a mettersi in luce, è Davide Piganzoli (Team Polti VisitMalta), 18° a 2′03″
Andrea Carta

Del Toro batte Pidcock ai piedi della Madonna di San Luca (foto Dario Belingheri/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 3 OTTOBRE 2025: 4a TAPPA CRO RACE
Pochi giorni dopo il mondiale si disputa una corsa a tappe di secondaria importanza nell’ottica del calendario, la CRO Race, classificata appena di categoria 2.1 e dunque molto distante dalle più blasonate gare iscritte ai calendario World Tour e ProSeries, che potremmo definire rispettivamente la “Serie A” e la Seria A-” delle corse ciclistiche mondiali (perchè definire di “Serie B” gare come la Tre Valli sarebbe oltraggioso). Nonostante questo al via della corsa un tempo nota come “Giro di Croazia” non mancano squadre di alto livello e tra queste è presente la UAE, che investe di ruolo di capitano Brandon McNulty, che un paio di settimane prima aveva preceduto Pogacar a Montréal. Proprio lo statunitense è il principale favorito per la vittoria finale, che conquisterà agevolmente nella tappa più impegnativa della corsa balcanica
CRO RACE 2025, BRANDON MCNULTY PADRONE DELLA TAPPA REGINA
Lo statunitense della UAE Team Emirates XRG trionfa ad Albona dopo un’azione solitaria di 24 km. Zambanini 2°, Kwiatkowski 3°, settimo Filippo Zana
Brandon McNulty ha infiammato la quarta tappa della CRO Race 2025, imponendosi in solitaria sul traguardo di Albona (Labin in croato) al termine di 190,5 chilometri durissimi partiti da Veglia (Krk). Il corridore statunitense della UAE Team Emirates XRG, già vincitore della corsa nel 2024, ha attaccato a 24 km dal traguardo sulla salita di Skitača, staccando tutti i rivali e arrivando da solo con 1’40’’ di vantaggio.
Alle sue spalle, dopo un finale combattuto, si è piazzato Edoardo Zambanini (Bahrain Victorious), bravo a regolare in volata Michał Kwiatkowski (Ineos Grenadiers) e lo spagnolo Joel Nicolau (Caja Rural-Seguros RGA). Più indietro, a quasi due minuti e mezzo, è arrivato un altro gruppo con dentro Filippo Zana (Team Jayco AlUla), settimo, e Davide De Cassan (Team Polti VisitMalta), undicesimo.
La corsa è esplosa già sulla salita del Monte Maggiore, dove il vento e il ritmo imposto dalle squadre dei big hanno messo in difficoltà il leader Paul Magnier (Soudal Quick-Step), staccato e mai più rientrato. La fuga iniziale – composta da Swann Gloux (Arkéa – B&B Hotels), Javier Ibáñez (Caja Rural – Seguros RGA), Axel Van Der Tuuk (Metec-SOLARWATT p/b Mantel) ed Erik Fetter (Team United Shipping) – è stata ripresa poco dopo lo scollinamento-
Nel tratto decisivo Tim Wellens ha lanciato l’attacco del compagno di squadra McNulty, preparando il terreno per l’affondo vincente dello statunitense. Mentre dietro gli inseguitori non trovavano collaborazione, l’americano ha fatto il vuoto, aumentando progressivamente il margine fino al traguardo.
Con questa vittoria, la 21ª in carriera e l’87ª stagionale per la UAE, McNulty diventa il nuovo leader della classifica generale, ipotecando il bis dopo il successo del 2024. Oltre alla maglia rossa, lo statunitense indossa anche quella degli scalatori. Le altre casacche vanno a Jakob Omržel (Bahrain – Victorious, miglior giovane) e a Paul Magnier (Soudal Quick-Step, classifica a punti).
Domani, sabato 4 ottobre, la corsa proseguirà con la quinta tappa, 150,5 km da Karlovac a Sveta Nedelja, caratterizzata da un percorso mosso e adatto ad attacchi da lontano. Domenica gran finale a Zagabria con l’arrivo davanti alla Biblioteca nazionale e universitaria.
Mario Prato

McNulty vince sulle strade dell'Istria la tappa regina della CRO Race (www.uaeteamemirates.com)

