LE ORME DI SCARPONI: LE CORSE “MINORI”

aprile 27, 2017 by Redazione  
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Michele Scarponi non ha lasciato solo il segno nella grandi corse a tappe. Nel suo palmarès s’incontrano anche alcuni vittorie “minori” per modo di dire, come le due che conseguì in gare che oggi non fanno più parte del calendario, la Settimana Lombarda del 2010 – corsa nella quale nel 2002 aveva ottenuto il suo primo successo da professionista – e la tappa terminata nel brullo scenario della Giara di Gesturi al Giro di Sardegna del 2011. Episodi che vi inviatiamo a rileggere, sempre nel ricordo dell’Aquila di Filottrano

SETTIMANA LOMBARDA: SCARPONI VINCE, RICCÒ CONVINCE

Meno di un mese fa, alla Tirreno – Adriatico, avevamo assistito a un duello all’ultima volata fra Garzelli (poi vincitore) e Scarponi. Già in quell’occasione avevamo potuto vedere come il corridore della Androni stesse attraversando un periodo di forma davvero eccellente. La conferma di quanto detto viene dalla vittoria ottenuta nella quarantesima settimana ciclistica lombarda.
Fin dal cronoprologo le cose risultano chiare a tutti, poichè nell’ascesa da Casazza al Colle Gallo Scarponi fa segnare il miglior tempo e indossa quella maglia di leader che nessuno riuscirà più a strappargli. I rivali più accreditati accusano diversi secondi e in particolare si rivede Riccò, quarto all’arrivo con un distacco di 21”.
La prima tappa, corsa in terra bresciana, è segnata dal maltempo e per questo la giuria decide di accorciare il percorso di un giro. La decisione è tardiva e segna la corsa in modo significativo. Al momento dell’accorciamento del percorso, infatti, tre uomini erano in fuga con un vantaggio considerevole, ma non tale da considerare chiusa la corsa. L’accorciamento di 21 km ha permesso loro di concludere con 30” di vantaggio sul gruppo. La vittoria è andata all’alfiere della ISD Huzarski, già vincitore grazie ad un’azione da lontano di una tappa della Settimana Coppi e Bartali.
La tappa riservata ai velocisti, quella corsa sotto il sole di Dalmine, si è risolta con un duello fra Mattia Gavazzi, Loddo e Ferrari. Il figlio d’arte Gavazzi col suo guizzo veloce doma la volata e lascia la piazza d’onore al conterraneo Roberto Ferrari, già due volte vincitore in questa stagione, mentre alle loro spalle giunge il sardo Loddo. Gavazzi, alla prima vittoria nel 2010, regala il primo alloro anche alla sua formazione, la Colnago CSF. L’autorevolezza mostrata fa pensare che il bresciano sarà un brutto cliente anche al Giro d’Italia, dove l’assenza di Cavendish da una parte abbasserà il livello della corsa, ma dall’altra ci permetterà di assistere a sprint più equilibrati e spettacolari.
La corsa si accende nelle tre tappe conclusive. Quella di Lumezzane, di soli 125 km, presenta diverse impegnative ascese e ci mostra i valori della corsa.
A spuntarla, vincendo lo sprint in salita a Lumezzane, è il Cobra Riccò che, con soli 8 giorni di corsa nelle gambe, coglie il suo primo successo stagionale e aggiunge un’ulteriore buona notizia: nella stessa giornata era stata comunicata la negatività della compagna Vania Rossi alle controanalisi del campione – originalmente risultato positivo al CERA – prelevato in occasione dei campionari italiani di ciclocross.
A questo punto Zomegnan, che ha messo la Flaminia di Riccò nel purgatorio delle riserve per il Giro d’Italia, si troverà in difficoltà e probabilmente. Se ce ne sarà l’occasione, sostituirà una formazione attualmente iscritta con la Flaminia che, oltre a Riccò, ha in organico diversi corridori di livello.
Incalzato dai tifosi sull’argomento Giro d’Italia, lo scalatore modenese ha risposto con un sorriso dicendo che ci sono tante altre corse in cui ci si può prendere belle soddisfazioni. La risposta di Riccò, diplomatica e opportuna, probabilmente non è del tutto vera. Riccardo sa che per un ciclista del suo livello avere nel palmares qualche vittoria del calendario italiano non conta molto, i suoi tifosi lo attendono su palcoscenici più importanti e quello del Giro d’Italia è quello che più gli si addice e su cui in passato è riuscito a dare spettacolo.
La quinta tappa, disputata nel giorno di Pasqua, prevedeva a pochi chilometri dell’arrivo la scalata del Gandosso, che ha permesso a tre fuggitivi di involarsi: il leader Scarponi, il compagno di squadra Serpa Perez e il bergamasco Matteo Carrara, già terzo nella tappa di Lumezzane, E’ proprio quest’ultimo a vincere lo sprint a due con Serpa, mentre Scarponi aveva rinunciato a disputarlo per favorire il compagno di formazione.
La giuria, però, decide di cambiare l’ordine d’arrivo e di declassare Carrara per volata scorretta. Il provvedimento è opportuno, poiché effettivamente Carrara a sprint lanciato aveva tagliato la strada a Serpa Perez, stringendolo contro le transenne.
In tutto questo a far festa è Scarponi, che vede rafforzato il primato in classifica quando al termine della corsa manca solo una tappa.
La conclusione, come da tradizione, è avvenuta a Bergamo, Scarponi si è limitato a controllare i suoi avversari principali e l’esercizio gli è riuscito con discreta facilità.
La tappa si decide sulla salita del Selvino, dove i più forti formano un gruppetto di una quarantina di unità che poi sul traguardo si giocano la vittoria. Se Scarponi controlla, Riccò si scatena e dopo esser transitato primo al GPM di Colle Aperto, vince la volata di Bergamo, bissando il successo di Lumezzane.
Per Scarponi, che vince la corsa portando la maglia di leader dal primo all’ultimo giorno, si tratta di un bis, poiché corridore di Filottrano aveva già vinto la Settimana Lombarda nel 2004.
I protagonisti di questa settimana di corsa siamo certi di rivederli anche al Giro d’Italia, in particolare Scarponi – che potrebbe mettersi in evidenza anche sulle “côtes” delle Ardenne – e Mattia Gavazzi. Per altri due uomini il discorso è più complicato. Di Riccò e del suo invito (per ora) mancato abbiamo già detto. A meritarsi una menzione particolare è anche Niemec, corridore trentunenne della Miche, sempre fra i protagonisti della corsa e miglior scalatore della Settimana. Per lui il discorso Giro è già chiuso, ma è un peccato non poter vedere il polacco in una competizione più quotata, vista la sua regolarità di piazzamenti nelle corse minori.

6 aprile 2010
Matteo Colosio

SAGAN BRINDA NELLA GIARA

Anche se con un giorno di ritardo, eccoci a commentare l’ultima tappa del Giro di Sardegna, disputatosi anche per il 2011 grazie alle varie amministrazioni pubbliche isolane, alla Leisure & Sport, titolare dei diritti sportivi, e al “know how” del GS Emilia.
Nell’ultimo atto del “Sardegna” il programma comprendeva nel finale di tappa una salita, di poco più di cinque chilometri, che portava al traguardo della Giara di Gesturi, una salita dal finale sterrato che sapeva di Giro d’Italia e di ciclismo epico. Chi meglio di un certo Michele Scarponi, con quella faccia e quella guasconeria che ricorda gli albori del ciclismo poteva essere protagonista di giornata?
“Il ringraziamento va a tutta la squadra, fondamentale per ottenere questa vittoria. Grandissimo anche Petacchi, che mi ha scortato per tutta la tappa e mi ha aiutato a prendere la posizione migliore per puntare l’ascesa finale. L’intento era quello di rendere duro il ritmo in salita, così da provare a mettere in difficoltà Sagan e favorire Damiano per la classifica finale. E’ venuta la mia vittoria, peccato che Sagan sia riuscito a difendersi, perché anche Damiano avrebbe meritato di vincere la classifica per come sta pedalando in questi giorni. Non mi aspettavo di giungere al successo così presto, ma ovviamente sono molto felice“.
Così ha commentato la gara l”Aquila di Filottrano”, il cui giorno di gloria si è concretizzato, come fatto notare anche dallo stesso vincitore, grazie al lavoro dei compagni di squadra e anche a quello dei Liquigas che hanno tenuto sotto controllo la fuga giornaliera di Evgeny Petrov (Astana), Yaroslav Popovych (Team Radioshack), Mikhail Ignatiev (Katusha Team), Pasquale Muto (Miche Guerciotti), Ben Swift (Great Britain) e Pier Paolo De Negri (Farnese Vini Neri Sottoli). I sei attaccanti hanno allungato a 22 Km dalla partenza e, dopo aver accumulato un vantaggio massimo di 5′20” al chilometro 85, sono stati ripresi a 16 chilometri dall’arrivo.
Nel finale, con uno Scarponi oramai lanciato alla conquista della tappa, si è anche compiuto il più classico dei duelli ciclistici, quello per la conquista della testa della classifica generale, senza più possibilità d’appello essendo questa la frazione conclusiva.
Il solito manipolo di ambiziosi che ha monopolizzato le cronache del Sardegna 2011 – in doveroso ordine alfabetico Cunego, Sagan, Sella e Serpa – si sono dannati l’anima uno contro l’altro per rosicchiare più secondi possibile.
Il duello ha avuto conseguenze e ha fatto si che i contendenti passassero nel seguente ordine sotto lo striscione: Serpa a 3” dal marchigiano, Cunego a 8”, Sagan a 11” e Sella a 14″, in coppia con Kiserlovski.
Dopo l’arrivo dei primi di giornata – che, come già detto, erano anche gli stessi che occupavano alla partenza i primi posti in classifica – è stato fatto il computo dei vari distacchi subiti e dei vari abbuoni conquistati, decretando la vittoria di Peter Sagan. La maglia di leader è rimasta sulle spalle del corridore slovacco per soli 3”, il gap che lo separa dal secondo classificato, il colombiano Serpa Perez, riuscito comunque a guadagnare una posizione scavalcando Damiano Cunego, finito terzo a 7″.
«Quando nel finale hanno allungato» ha raccontato Sagan «ho mantenuto sangue freddo, convinto di riuscire a controllare il distacco. Avevo nelle gambe le fatiche delle tappe precedenti e aumentare il ritmo sarebbe stato rischioso. Ancora una volta la squadra è stata fantastica: Nibali e Capecchi mi hanno scortato fino al traguardo, impedendo a Serpa di guadagnare quei secondi necessari per passarmi……La vittoria di ieri si è rivelata fondamentale. Portare a casa questa corsa è stata una fatica, anche perché non c’è stato mai un giorno tranquillo. Il Giro di Sardegna, oltre che regalarmi una bellissima gioia, si è rivelato un ottimo allenamento in vista del mio primo, grande obiettivo stagionale: realizzare una prestazione maiuscola alla Paris-Nice. Sento di avere una buona condizione e spero che questi successi siano solo l’inizio».

27 febbraio 2011
Mario Prato

Il successo di Scarponi alla Giara di Gesturi, Giro del Sardegna del 2011 (foto Bettini)

Il successo di Scarponi alla Giara di Gesturi, Giro del Sardegna del 2011 (foto Bettini)

ALBASINI PROFETA IN PATRIA, FELLINE ANCORA LEADER

aprile 27, 2017 by Redazione  
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Continua il feeling tra il ciclista elvetico e il Tour de Romandie. Nella prima tappa in linea il portacolori della Orica-Scott ha colto il suo settimo successo nella corsa di casa. Seconda piazza per Diego Ulissi.

La prima tappa in linea del Tour de Romandie prevedeva due GPM e aveva messo in apprensione gli organizzatori a seguito delle previsioni meteo, che davano neve in quota. La neve non si è presentata, ma il freddo e la pioggia hanno comunque tenuto banco anche ieri.
Nonostante l’arrivo prevedesse una salita finale di una dozzina di chilometri la tappa si è conclusa con una volata abbastanza corposa. A primeggiare è stato lo svizzero della Orica-Scott Michael Albasini, che a Champéry ha ottenuto il suo settimo successo nel “Romandia”. Alle spalle del trentaseienne svizzero si sono piazzati Diego Ulissi (UAE Team Emirates), secondo e, Jesús Herrada (Movistar), terzo. Nelle primissime posizioni si è visto anche Chris Froome (Sky) che, dopo aver addirittura lanciato la volata, ha chiuso quarto. Per lui una prova d’orgoglio dopo un cronoprologo anonimo a causa della pioggia.
Fabio Felline (Trek – Segafredo), pur non riuscendo a fare la volata, si è tenuto nelle prime posizioni del plotone, mantenendo la maglia gialla di leader, con 8″ sul tedesco Schachmann (Quick-Step Floors) ed Herrada, 9″ sullo sloveno Roglič (Team LottoNL-Jumbo) e 12″ sullo spagnolo Ion Izagirre (Bahrain Merida) e sul lussemburghese Jungels (Quick-Step Floors)
Prima della conclusione che ha premiato Albasini la tappa è stata animata fin dai primi chilometri dal tentativo di fuga portato in prima battuta dal belga Sander Armée della Lotto Soudal e dall’olandese Marco Minnaard della Wanty. I due sono stati raggiunti a breve da Mekseb Debesay (Dimension Data), Marcus Burghardt (Bora), Matvey Mamykin (Katusha) e Oliviero Troia (UAE Team Emirates). I sei hanno raggiunto anche un vantaggio superiore agli 8 minuti, salvo poi essere riportati nei ranghi dal lavoro della Trek-Segafredo, impegnata alla salvaguardia della leadership di Felline. All’inseguimento dei fuggitivi ha partecipato attivamente anche la Team LottoNL-Jumbo di Roglič, secondo in classifica alla partenza di questa frazione.
La terza tappa si correrà tra Champéry e Bulle su di un tracciato “rimaneggiato” all’ultimo momento dagli organizzatori a causa della neve, decidendo di effettuare regolarmente il raduno di partenza nella cittadina dove si è imposto Albasini ma poi di far percorrere in auto i primi 24 Km: la tappa partirà regolarmente da Aigle e si concluderà dopo 136,5 Km, molto probabilmente con un arrivo allo sprint.

Mario Prato

ORDINE D’ARRIVO

1 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott 4:33:10
2 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
3 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team
4 Natnael Berhane (Eri) Dimension Data
5 Christopher Froome (GBr) Team Sky
6 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
7 Wilco Kelderman (Ned) Team Sunweb
8 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors
9 Richard Carapaz (Ecu) Movistar Team
10 Pierre Latour (Fra) AG2R La Mondiale
11 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale
12 David Gaudu (Fra) FDJ
13 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo
14 Maximilian Schachmann (Ger) Quick-Step Floors
15 Annas Ait el Abdia (Mor) UAE Team Emirates
16 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
17 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal
18 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team
19 Jack Haig (Aus) Orica-Scott
20 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott
21 Lennard Kämna (Ger) Team Sunweb
22 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac
23 Ruben Fernandez (Spa) Movistar Team
24 Richie Porte (Aus) BMC Racing Team
25 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
26 Bob Jungels (Lux) Quick-Step Floors
27 Primoz Roglic (Slo) Team LottoNl-Jumbo
28 Simon Yates (GBr) Orica-Scott
29 Emanuel Buchmann (Ger) Bora-Hansgrohe
30 Robert Gesink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
31 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
32 Merhawi Kudus (Eri) Dimension Data
33 Tejay van Garderen (USA) BMC Racing Team
34 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo
35 Damien Howson (Aus) Orica-Scott
36 Jonathan Castroviejo (Spa) Movistar Team
37 Sergei Chernetski (Rus) Astana Pro Team
38 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
39 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
40 Brendan Canty (Aus) Cannondale-Drapac
41 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo
42 Laurens ten Dam (Ned) Team Sunweb
43 Simon Spilak (Slo) Katusha-Alpecin
44 Sébastien Reichenbach (Swi) FDJ
45 Ilnur Zakarin (Rus) Katusha-Alpecin
46 Nathan Brown (USA) Cannondale-Drapac
47 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida
48 Winner Anacona (Col) Movistar Team
49 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale
50 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal
51 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
52 Bakhtiyar Kozhatayev (Kaz) Astana Pro Team
53 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
54 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin
55 David Lopez (Spa) Team Sky
56 Peter Stetina (USA) Trek-Segafredo
57 Peter Kennaugh (GBr) Team Sky
58 Chad Haga (USA) Team Sunweb
59 Ondrej Cink (Cze) Bahrain-Merida 0:00:13
60 Nicolas Roche (Irl) BMC Racing Team 0:00:20
61 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:29
62 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe 0:00:32
63 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin
64 Andrey Amador (CRc) Movistar Team 0:00:44
65 Jurgen Van Den Broeck (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:01:00
66 Georg Preidler (Aut) Team Sunweb 0:01:06
67 James Shaw (GBr) Lotto Soudal 0:01:15
68 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal 0:01:31
69 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ
70 Rémi Cavagna (Fra) Quick-Step Floors
71 Xandro Meurisse (Bel) Wanty – Groupe Gobert
72 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:01:31
73 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin
74 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
75 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe
76 Youcef Reguigui (Alg) Dimension Data
77 Antonio Nibali (Ita) Bahrain-Merida
78 Janez Brajkovic (Slo) Bahrain-Merida
79 Rob Power (Aus) Orica-Scott 0:01:34
80 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin 0:01:39
81 Vasil Kiryienka (Blr) Team Sky 0:02:47
82 Nikita Stalnov (Kaz) Astana Pro Team 0:03:15
83 Daniel Teklehaimanot (Eri) Dimension Data
84 Kristijan Koren (Slo) Cannondale-Drapac
85 Danilo Wyss (Swi) BMC Racing Team
86 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale
87 Arnaud Courteille (Fra) FDJ 0:03:57
88 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert 0:04:39
89 Mekseb Debesay (Eri) Dimension Data 0:04:57
90 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin
91 Alex Dowsett (GBr) Movistar Team
92 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:05:35
93 Silvio Herklotz (Ger) Bora-Hansgrohe 0:06:13
94 Stefan Küng (Swi) BMC Racing Team 0:08:06
95 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team
96 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida 0:08:44
97 Fabien Doubey (Fra) Wanty – Groupe Gobert
98 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
99 Kevin Reza (Fra) FDJ 0:08:46
100 Jay Robert Thomson (RSA) Dimension Data 0:09:00
101 Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal
102 Moreno Hofland (Ned) Lotto Soudal
103 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team
104 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin
105 Nans Peters (Fra) AG2R La Mondiale
106 Ben Swift (GBr) UAE Team Emirates
107 Johan Le Bon (Fra) FDJ
108 Johannes Fröhlinger (Ger) Team Sunweb
109 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
110 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
111 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
112 Tom Stamsnijder (Ned) Team Sunweb
113 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
114 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
115 Frederik Veuchelen (Bel) Wanty – Groupe Gobert
116 Meiyin Wang (Chn) Bahrain-Merida
117 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo
118 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
119 Jesus Hernandez (Spa) Trek-Segafredo
120 Léo Vincent (Fra) FDJ
121 Christophe Riblon (Fra) AG2R La Mondiale 0:11:37
122 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team 0:12:36
123 Owain Doull (GBr) Team Sky
124 Tom Bohli (Swi) BMC Racing Team
125 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
126 Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe
127 Alexander Edmondson (Aus) Orica-Scott
128 Sam Bewley (NZl) Orica-Scott
129 Davide Martinelli (Ita) Quick-Step Floors
130 Simone Consonni (Ita) UAE Team Emirates
131 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal
132 Samuel Dumoulin (Fra) AG2R La Mondiale
133 Lorenzo Manzin (Fra) FDJ
134 Juan Jose Lobato (Spa) Team LottoNl-Jumbo
135 Adrien Niyonshuti (Rwa) Dimension Data
136 Victor Campenaerts (Bel) Team LottoNl-Jumbo
137 Kris Boeckmans (Bel) Lotto Soudal
138 Oscar Gatto (Ita) Astana Pro Team 0:13:27
139 Maximiliano Richeze (Arg) Quick-Step Floors
140 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe
141 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team
142 Ian Boswell (USA) Team Sky 0:13:44
143 Elia Viviani (Ita) Team Sky 0:16:43
144 Tim Declercq (Bel) Quick-Step Floors
145 Fumiyuki Beppu (Jpn) Trek-Segafredo
146 Gregory Daniel (USA) Trek-Segafredo
147 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
148 Oliviero Troia (Ita) UAE Team Emirates
149 Koen Bouwman (Ned) Team LottoNl-Jumbo
150 Martin Velits (Svk) Quick-Step Floors
151 Wouter Wippert (Ned) Cannondale-Drapac 0:17:03
152 William Clarke (Aus) Cannondale-Drapac 0:17:05

CLASSIFICA GENERALE

1 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 4:39:07
2 Maximilian Schachmann (Ger) Quick-Step Floors 0:00:08
3 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team
4 Primoz Roglic (Slo) Team LottoNl-Jumbo 0:00:09
5 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida 0:00:12
6 Bob Jungels (Lux) Quick-Step Floors
7 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin 0:00:13
8 Ruben Fernandez (Spa) Movistar Team
9 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott 0:00:14
10 Jonathan Castroviejo (Spa) Movistar Team
11 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
12 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo 0:00:15
13 Damien Howson (Aus) Orica-Scott
14 Wilco Kelderman (Ned) Team Sunweb 0:00:16
15 Gianni Moscon (Ita) Team Sky
16 Simon Yates (GBr) Orica-Scott 0:00:18
17 Jack Haig (Aus) Orica-Scott 0:00:19
18 Emanuel Buchmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:00:20
19 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
20 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale
21 Lennard Kämna (Ger) Team Sunweb
22 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors
23 Robert Gesink (Ned) Team LottoNl-Jumbo
24 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:00:21
25 Chad Haga (USA) Team Sunweb
26 Simon Spilak (Slo) Katusha-Alpecin 0:00:23
27 Winner Anacona (Col) Movistar Team
28 David Lopez (Spa) Team Sky 0:00:24
29 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
30 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal
31 Peter Stetina (USA) Trek-Segafredo 0:00:25
32 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
33 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:00:26
34 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:27
35 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida 0:00:28
36 Merhawi Kudus (Eri) Dimension Data
37 Sébastien Reichenbach (Swi) FDJ
38 Pierre Latour (Fra) AG2R La Mondiale
39 Christopher Froome (GBr) Team Sky 0:00:29
40 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
41 David Gaudu (Fra) FDJ
42 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team
43 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac 0:00:30
44 Richard Carapaz (Ecu) Movistar Team
45 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
46 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:31
47 Natnael Berhane (Eri) Dimension Data
48 Nathan Brown (USA) Cannondale-Drapac 0:00:33
49 Richie Porte (Aus) BMC Racing Team
50 Sergei Chernetski (Rus) Astana Pro Team 0:00:34
51 Brendan Canty (Aus) Cannondale-Drapac
52 Tejay van Garderen (USA) BMC Racing Team
53 Laurens ten Dam (Ned) Team Sunweb 0:00:36
54 Ondrej Cink (Cze) Bahrain-Merida 0:00:37
55 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal
56 Nicolas Roche (Irl) BMC Racing Team
57 Ilnur Zakarin (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:42
58 Annas Ait el Abdia (Mor) UAE Team Emirates 0:00:44
59 Peter Kennaugh (GBr) Team Sky 0:00:53
60 Bakhtiyar Kozhatayev (Kaz) Astana Pro Team 0:00:54
61 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:58
62 Andrey Amador (CRc) Movistar Team 0:01:02
63 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe 0:01:04
64 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin 0:01:09
65 Jurgen Van Den Broeck (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:01:25
66 Georg Preidler (Aut) Team Sunweb 0:01:37
67 James Shaw (GBr) Lotto Soudal 0:01:41
68 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe 0:01:42
69 Rémi Cavagna (Fra) Quick-Step Floors 0:01:53
70 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal 0:02:00
71 Xandro Meurisse (Bel) Wanty – Groupe Gobert
72 Janez Brajkovic (Slo) Bahrain-Merida 0:02:03
73 Rob Power (Aus) Orica-Scott
74 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin
75 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ 0:02:04
76 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:02:07
77 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin 0:02:14
78 Antonio Nibali (Ita) Bahrain-Merida 0:02:19
79 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo 0:02:21
80 Youcef Reguigui (Alg) Dimension Data 0:02:32
81 Vasil Kiryienka (Blr) Team Sky 0:02:57
82 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale 0:03:35
83 Danilo Wyss (Swi) BMC Racing Team 0:03:36
84 Daniel Teklehaimanot (Eri) Dimension Data 0:03:38
85 Kristijan Koren (Slo) Cannondale-Drapac 0:03:39
86 Nikita Stalnov (Kaz) Astana Pro Team 0:04:05
87 Arnaud Courteille (Fra) FDJ 0:04:34
88 Alex Dowsett (GBr) Movistar Team 0:04:59
89 Mekseb Debesay (Eri) Dimension Data 0:05:19
90 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert 0:05:24
91 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin 0:06:04
92 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:06:09
93 Silvio Herklotz (Ger) Bora-Hansgrohe 0:06:46
94 Stefan Küng (Swi) BMC Racing Team 0:08:26
95 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team 0:08:34
96 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida 0:09:09
97 Johan Le Bon (Fra) FDJ 0:09:11
98 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe 0:09:13
99 Fabien Doubey (Fra) Wanty – Groupe Gobert 0:09:17
100 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:09:19
101 Kevin Reza (Fra) FDJ 0:09:23
102 Léo Vincent (Fra) FDJ 0:09:25
103 Jaco Venter (RSA) Dimension Data 0:09:26
104 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert 0:09:28
105 Nans Peters (Fra) AG2R La Mondiale 0:09:29
106 Moreno Hofland (Ned) Lotto Soudal
107 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac 0:09:31
108 Jay Robert Thomson (RSA) Dimension Data 0:09:32
109 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates 0:09:33
110 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
111 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
112 Ben Swift (GBr) UAE Team Emirates 0:09:34
113 Tom Stamsnijder (Ned) Team Sunweb 0:09:35
114 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin
115 Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal 0:09:36
116 Johannes Fröhlinger (Ger) Team Sunweb 0:09:38
117 Frederik Veuchelen (Bel) Wanty – Groupe Gobert
118 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:09:44
119 Meiyin Wang (Chn) Bahrain-Merida 0:09:54
120 Jesus Hernandez (Spa) Trek-Segafredo 0:09:56
121 Christophe Riblon (Fra) AG2R La Mondiale 0:11:59
122 Alexander Edmondson (Aus) Orica-Scott 0:12:43
123 Victor Campenaerts (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:12:44
124 Tom Bohli (Swi) BMC Racing Team 0:12:46
125 Davide Martinelli (Ita) Quick-Step Floors 0:12:52
126 Sam Bewley (NZl) Orica-Scott 0:12:57
127 Juan Jose Lobato (Spa) Team LottoNl-Jumbo 0:12:58
128 Owain Doull (GBr) Team Sky 0:13:01
129 Simone Consonni (Ita) UAE Team Emirates 0:13:03
130 Kris Boeckmans (Bel) Lotto Soudal 0:13:04
131 Samuel Dumoulin (Fra) AG2R La Mondiale
132 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team 0:13:11
133 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 0:13:13
134 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal 0:13:14
135 Lorenzo Manzin (Fra) FDJ 0:13:15
136 Adrien Niyonshuti (Rwa) Dimension Data 0:13:23
137 Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:13:38
138 Maximiliano Richeze (Arg) Quick-Step Floors 0:13:49
139 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team 0:14:02
140 Oscar Gatto (Ita) Astana Pro Team 0:14:10
141 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe 0:14:24
142 Ian Boswell (USA) Team Sky 0:14:59
143 Koen Bouwman (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:16:54
144 Elia Viviani (Ita) Team Sky 0:17:07
145 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo 0:17:08
146 Gregory Daniel (USA) Trek-Segafredo 0:17:12
147 Tim Declercq (Bel) Quick-Step Floors 0:17:13
148 Oliviero Troia (Ita) UAE Team Emirates 0:17:15
149 Fumiyuki Beppu (Jpn) Trek-Segafredo 0:17:23
150 William Clarke (Aus) Cannondale-Drapac 0:17:30
151 Martin Velits (Svk) Quick-Step Floors 0:17:46
152 Wouter Wippert (Ned) Cannondale-Drapac 0:17:48

Albasini vince sotto la pioggia la prima tappa del Giro della Svizzera Romanda (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Albasini vince sotto la pioggia la prima tappa del Giro della Svizzera Romanda (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

FELLINE BATTE IL TEMPO E IL MALTEMPO

aprile 26, 2017 by Redazione  
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Ha preso il via con un cronoprologo il Tour de Romandie, la corsa a tappe elvetica che per gli amanti del ciclismo in “bianco e nero” risponde al nome di “Giro della Svizzera Romanda”. La vittoria è andata al piemontese Fabio Felline, fortunato nel sfruttare a proprio vantaggio le bizze del tempo che non ha risparmiato ai corridori alcune variazioni sul tema.

In una giornata nella quale il clima ha messo a dura prova uomini e mezzi, ha preso il via il Tour de Romandie. La prima giornata di gara ha visto lo svolgimento di un breve cronoprologo di soli 4800 metri, ricchi di curve e controcurve e corsi sotto un clima che definire inclemente è poco. Durante tutto lo svolgimento della prova la strada bagnata è stata una costante e non sono neanche mancati intensi scrosci d’acqua che hanno reso ancora più problematiche l’entrate e le uscite dalle curve.
Affidandosi alle previsioni meteo, i vari team manager avevano provato ad azzeccare il momento giusto per far partire i propri big, ma riuscire a indovinare il momento giusto con così tanto anticipo per alcuni non ha dato i risultati sperati.
Il terno al lotto lo ha, invece, azzeccato Fabio Felline che con una conduzione di gara aggressiva il giusto ha trovato le traiettorie giuste per affrontare l’insidioso tracciato. Per il piemontese della Trek-Segafredo, autore di una splendida seconda parte di gara, c’è dunque il primo posto in classifica, che comanda con 2″ sul britannico Dowsett (Movistar Team), ex recordman dell’ora, e con 7″ sull’australiano Edmondson (ORICA-Scott),
Alcuni dei big impegnati in Romandia hanno fatto registrare tempi anche molto alti rispetto a quelli del vincitore, segno di una cronometro corsa con il freno a mano tirato per non correre rischi, ed il caso del superfavorito per la vittoria finale Chris Froome (Sky), che ha concluso la prova al 78° posto con un ritardo di 29″. Altri, invece, sono transitati all’intertempo con tempi uguali o prossimi a quello di Felline, ma poi hanno pagato nella seconda metà di gara.

Mario Prato

ORDINE D’ARRIVO E PRIMA CLASSIFICA GENERALE

1 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:05:57
2 Alex Dowsett (GBr) Movistar Team 0:00:02
3 Alexander Edmondson (Aus) Orica-Scott 0:00:07
4 Maximilian Schachmann (Ger) Quick-Step Floors 0:00:08
5 Victor Campenaerts (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:00:08
6 Primoz Roglic (Slo) Team LottoNl-Jumbo 0:00:09
7 Vasil Kiryienka (Blr) Team Sky 0:00:10
8 Tom Bohli (Swi) BMC Racing Team 0:00:10
9 Johan Le Bon (Fra) FDJ 0:00:11
10 Christoph Pfingsten (Ger) Bora-Hansgrohe 0:00:11
11 Koen Bouwman (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:00:11
12 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida 0:00:12
13 Bob Jungels (Lux) Quick-Step Floors 0:00:12
14 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team 0:00:12
15 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe 0:00:13
16 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin 0:00:13
17 Ruben Fernandez (Spa) Movistar Team 0:00:13
18 Jonathan Castroviejo (Spa) Movistar Team 0:00:14
19 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo 0:00:15
20 Damien Howson (Aus) Orica-Scott 0:00:15
21 Davide Martinelli (Ita) Quick-Step Floors 0:00:16
22 Wilco Kelderman (Ned) Team Sunweb 0:00:16
23 Gianni Moscon (Ita) Team Sky 0:00:16
24 Nicolas Roche (Irl) BMC Racing Team 0:00:17
25 Simon Yates (GBr) Orica-Scott 0:00:18
26 Andrey Amador (CRc) Movistar Team 0:00:18
27 Jack Haig (Aus) Orica-Scott 0:00:19
28 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo 0:00:20
29 Hugo Houle (Can) AG2R La Mondiale 0:00:20
30 Emanuel Buchmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:00:20
31 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team 0:00:20
32 Mathias Frank (Swi) AG2R La Mondiale 0:00:20
33 Lennard Kämna (Ger) Team Sunweb 0:00:20
34 Stefan Küng (Swi) BMC Racing Team 0:00:20
35 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors 0:00:20
36 Robert Gesink (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:00:20
37 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates 0:00:20
38 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:00:21
39 Chad Haga (USA) Team Sunweb 0:00:21
40 Sam Bewley (NZl) Orica-Scott 0:00:21
41 Danilo Wyss (Swi) BMC Racing Team 0:00:21
42 Christophe Riblon (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:22
43 Mekseb Debesay (Eri) Dimension Data 0:00:22
44 Maximiliano Richeze (Arg) Quick-Step Floors 0:00:22
45 Rémi Cavagna (Fra) Quick-Step Floors 0:00:22
46 Juan Jose Lobato (Spa) Team LottoNl-Jumbo 0:00:22
47 Simon Spilak (Slo) Katusha-Alpecin 0:00:23
48 Daniel Teklehaimanot (Eri) Dimension Data 0:00:23
49 Winner Anacona (Col) Movistar Team 0:00:23
50 Ondrej Cink (Cze) Bahrain-Merida 0:00:24
51 Elia Viviani (Ita) Team Sky 0:00:24
51 David Lopez (Spa) Team Sky
53 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates 0:00:24
54 Maxime Monfort (Bel) Lotto Soudal 0:00:24
55 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott 0:00:24
56 Kristijan Koren (Slo) Cannondale-Drapac 0:00:24
57 William Clarke (Aus) Cannondale-Drapac 0:00:25
58 Léo Vincent (Fra) FDJ 0:00:25
59 Peter Stetina (USA) Trek-Segafredo 0:00:25
60 Jurgen Van Den Broeck (Bel) Team LottoNl-Jumbo 0:00:25
61 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo 0:00:25
62 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb 0:00:25
63 Owain Doull (GBr) Team Sky 0:00:25
64 Sonny Colbrelli (Ita) Bahrain-Merida 0:00:26
65 Jaco Venter (RSA) Dimension Data 0:00:26
66 James Shaw (GBr) Lotto Soudal 0:00:26
67 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:00:26
68 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:27
69 Simone Consonni (Ita) UAE Team Emirates 0:00:27
70 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida 0:00:28
71 Merhawi Kudus (Eri) Dimension Data 0:00:28
72 Sébastien Reichenbach (Swi) FDJ 0:00:28
73 Michael Schär (Swi) BMC Racing Team 0:00:28
74 Kris Boeckmans (Bel) Lotto Soudal 0:00:28
75 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:28
76 Samuel Dumoulin (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:28
77 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert 0:00:28
78 Christopher Froome (GBr) Team Sky 0:00:29
79 Gregory Daniel (USA) Trek-Segafredo 0:00:29
80 Carlos Betancur (Col) Movistar Team 0:00:29
81 Nans Peters (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:29
82 Sander Armee (Bel) Lotto Soudal 0:00:29
83 Xandro Meurisse (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:29
84 David Gaudu (Fra) FDJ 0:00:29
85 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:00:29
86 Rob Power (Aus) Orica-Scott 0:00:29
87 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:29
88 Moreno Hofland (Ned) Lotto Soudal 0:00:30
89 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac 0:00:30
90 Tim Declercq (Bel) Quick-Step Floors 0:00:30
91 Richard Carapaz (Ecu) Movistar Team 0:00:30
92 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert 0:00:31
93 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:31
94 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac 0:00:31
95 Natnael Berhane (Eri) Dimension Data 0:00:31
96 Georg Preidler (Aut) Team Sunweb 0:00:31
97 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe 0:00:32
98 Jay Robert Thomson (RSA) Dimension Data 0:00:32
99 Janez Brajkovic (Slo) Bahrain-Merida 0:00:32
100 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:32
101 Oliviero Troia (Ita) UAE Team Emirates 0:00:32
102 Fabien Doubey (Fra) Wanty – Groupe Gobert 0:00:33
103 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida 0:00:33
104 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac 0:00:33
105 Nathan Brown (USA) Cannondale-Drapac 0:00:33
106 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ 0:00:33
107 Silvio Herklotz (Ger) Bora-Hansgrohe 0:00:33
108 Richie Porte (Aus) BMC Racing Team 0:00:34
109 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert 0:00:34
110 Sergei Chernetski (Rus) Astana Pro Team 0:00:34
111 Ben Swift (GBr) UAE Team Emirates 0:00:34
112 Brendan Canty (Aus) Cannondale-Drapac 0:00:34
113 Tejay van Garderen (USA) BMC Racing Team 0:00:35
114 Daniel Oss (Ita) BMC Racing Team 0:00:35
115 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team 0:00:35
116 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin 0:00:35
117 Tom Stamsnijder (Ned) Team Sunweb 0:00:35
118 Viacheslav Kuznetsov (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:35
119 Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal 0:00:36
120 Laurens ten Dam (Ned) Team Sunweb 0:00:36
121 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:00:36
122 Kevin Reza (Fra) FDJ 0:00:37
123 Arnaud Courteille (Fra) FDJ 0:00:37
124 Juraj Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe 0:00:37
125 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin 0:00:37
126 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:00:37
127 Johannes Fröhlinger (Ger) Team Sunweb 0:00:38
128 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal 0:00:38
129 Frederik Veuchelen (Bel) Wanty – Groupe Gobert 0:00:38
130 Lorenzo Manzin (Fra) FDJ 0:00:39
131 Fumiyuki Beppu (Jpn) Trek-Segafredo 0:00:40
132 Youcef Reguigui (Alg) Dimension Data 0:00:41
133 Ilnur Zakarin (Rus) Katusha-Alpecin 0:00:42
134 Oscar Gatto (Ita) Astana Pro Team 0:00:43
135 Laurens De Vreese (Bel) Astana Pro Team 0:00:44
136 Annas Ait el Abdia (Mor) UAE Team Emirates 0:00:44
137 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert 0:00:45
138 Wouter Wippert (Ned) Cannondale-Drapac 0:00:45
139 Adrien Niyonshuti (Rwa) Dimension Data 0:00:47
140 Antonio Nibali (Ita) Bahrain-Merida 0:00:48
141 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates 0:00:49
142 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo 0:00:50
143 Nikita Stalnov (Kaz) Astana Pro Team 0:00:50
144 Peter Kennaugh (GBr) Team Sky 0:00:53
145 Meiyin Wang (Chn) Bahrain-Merida 0:00:54
146 Bakhtiyar Kozhatayev (Kaz) Astana Pro Team 0:00:54
147 Jesus Hernandez (Spa) Trek-Segafredo 0:00:56
148 Marcus Burghardt (Ger) Bora-Hansgrohe 0:00:57
149 Michael Schwarzmann (Ger) Bora-Hansgrohe 0:01:02
150 Martin Velits (Svk) Quick-Step Floors 0:01:03
151 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin 0:01:07
152 Ian Boswell (USA) Team Sky 0:01:15

Felline in azione nel bagnatissimo cronoprologo del Tour de Romandie 2017 (foto Bettini)

Felline in azione nel bagnatissimo cronoprologo del Tour de Romandie 2017 (foto Bettini)

LE ORME DI SCARPONI: GIRO D’ITALIA 2009

aprile 26, 2017 by Redazione  
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Nel 2009 Michele otteneva due belle vittorie di tappa in giornate interlocutorie, il 14 maggio a Mayrhofen, in quell’Austria dove coglierà il suo ultimo successo da professionista pochi giorni prima della sua drammatica scomparsa, e poi il 28 maggio a Benevento, andato in fuga in quella che, sulla carta, era una semplice frazione per velocisti. Vi riportiamo a quei caldi pomeriggi del Giro del Centenario di 8 anni fa

GRUPPO SCATENATO SULLE ORME… DEGLI SCARPONI

Come da tradizione, dopo le prime vere montagne il gruppo concede qualcosa alle fughe, favorito quest’oggi da un percorso estremamente vallonato, con due salite nella seconda metà di gara. Ad approfittarne è stato uno straordinario Michele Scarponi, capace di inserirsi nell’azione buona dopo 50 km, e di resistere nel finale ad un inatteso ma veemente rientro del gruppo maglia rosa.
L’azione buona ha avuto una gestazione incredibilmente lunga, di circa 50 km, nei quali il gruppo, malgrado i 700 metri di dislivello, ha tenuto un ritmo spaventosamente alto, che ha vanificato una quantità impressionante di tentativi di fuga. Il più attivo in assoluto in questa fase è stato Stefano Garzelli, uno dei grandi sconfitti di ieri, che ha provato sette volte l’attacco, prima di vedersi sfuggire Scarponi, Kiryenka, Gatto, Klostergaard e Bonnafond. Le prime due ore di corsa, nei quali la media è stata superiore ai 45 km/h, hanno ricordato i classici avvii di tappa del Tour de France, segno forse di come il Giro si stia avvicinando alla Grande Boucle, con tutti i pregi e difetti che ne conseguono: carattere più internazionale e maggiore attenzione da parte dei corridori stranieri da un lato, tendenza ad un maggiore attendismo e ad una gara più controllata dall’altro.
Nonostante la presenza davanti di Scarponi, il gruppo ha concesso alla fuga un vantaggio massimo di circa 9’, poco dopo la vetta del Felbertauern, prima ascesa di giornata. Il successivo tratto in fondovalle ha visto però un furioso ritorno del plotone, che ha riaperto i giochi di una tappa che appariva invece un discorso tra i cinque battistrada. Sulle rampe del Hochkrimml, la seconda e più dura salita di giornata, è stato proprio Michele Scarponi ad alzare l’andatura davanti, lasciandosi alle spalle con relativa facilità Gatto, Klostergaard e Bonnafond. Kiryenka ha retto il passo dell’alfiere della Diqugiovanni fino all’ultimo kilometro di salita, quando ha deciso di non strapazzarsi di troppo per tenere una ruota che sapeva di poter riprendere nella successiva discesa. Dietro, intanto, ad aggiungere un ulteriore motivo di interesse è stato Stefano Garzelli, che è finalmente riuscito ad evadere dal gruppo, recuperando circa 1’30’’ ai due battistrada rimasti, riducendo il margine a 2’30’’ in vetta, con il gruppo a 4’10’’. Il tentativo del varesino si è però spento in fondo alla discesa, complici la scarsa collaborazione che uno stremato Klostergaard poteva dargli e il ritmo sostenutissimo tenuto nel plotone dagli uomini Quick Step e Katusha, rispettivamente per Allan Davis e Pozzato. Il vantaggio di Scarponi e Kiryenka è pericolosamente sceso già nel tratto in discesa, anche per via di una foratura del bielorusso ai -25 circa. Il corridore della Caisse d’Epargne è riuscito a tornare sull’italiano, prima di staccarsi nuovamente a meno di 10 km dal termine, vittima dei crampi.
Il finale ha così visto un appassionante testa a testa a distanza tra uno stanchissimo Scarponi e il gruppo, alla cui testa si erano posti anche gli LPR, per un Alessandro Petacchi rientrato dopo l’Hochkrimml: 1’38’’ a 10 km dal termine, 1’22’’ a 8, 1’08’’ a 6. Per fortuna del marchigiano, a far pendere l’ago della bilancia dalla sua parte ci hanno pensato le numerose curve che caratterizzano gli ultimi 5 km del tracciato odierno, e l’inspiegabile scarsa convinzione del gruppo, agevolato peraltro nella sua rincorsa dal vento contrario. Scarponi è così andato a cogliere con pieno merito il primo successo in carriera al Giro d’Italia, con una fuga di quasi 200 km, conservando 32’’ sui migliori. Alle sue spalle, il plotone è stato regolato da un Boasson Hagen che si è confermato uno dei più grandi talenti che il ciclismo odierno possa proporre con una volata che non ha mai dato neanche lontanamente l’impressione di poter perdere. Considerato che questo non ancora 22enne norvegese ha vinto quest’anno al Gand – Wevelgem pur sbagliando completamente lo sprint, è facile capire perché una squadra come la Columbia ha puntato forte su di lui già dall’anno scorso. Dietro di lui Allan Davis, finalmente in posizioni che gli dovrebbero competere, e Filippo Pozzato, che, con grande coerenza, ha sbagliato anche la volata per il secondo posto, dimostrando di non fare distinzioni con quelle per il primo.
Gli uomini di classifica sono giunti compatti sul traguardo, con una sola eccezione: Lance Armstrong. Il texano, che ha ormai evidentemente abbandonato ogni ambizione di classifica qui al Giro, ha pagato ancora una quarantina di secondi dagli altri big, lasciando pensare che forse anche la voglia di tener duro sia un po’ venuta meno (non si può credere che sia talmente fuori condizione da perdere terreno in salita da Petacchi, che ha chiuso in gruppo). Il che ci induce a rivolgere un accorato appello a buona parte dei giornalisti di TV e carta stampata, e della Rai in particolare: basta parlare di Armstrong come fosse il principale motivo di interesse del Giro. La Corsa Rosa presenta un lotto partenti con poco da invidiare al Tour, ha finalmente attratto grandissimi nomi del ciclismo internazionale quali Menchov, Leipheimer e Sastre, venuti in Italia non per preparare la Grande Boucle ma per fare risultato qui. Non capiamo perciò come si possa dedicare metà dello spazio riservato al Giro ad un atleta che ha certamente fatto in qualche modo la storia di questo sport con i suoi trionfi passati, ma che ora come ora non è un pretendente alla maglia rosa. Non che sia nostra intenzione promuovere una campagna anti-Armstrong, o che si voglia negare l’impatto mediatico che la presenza del texano ha generato. Troviamo però assurdo, per citare un esempio a nostro avviso eclatante, che, al termine della tappa dell’Alpe di Siusi, la seconda domanda fatta a Levi Leipheimer, vero capitano della Astana e uno dei principali favoriti per la maglia rosa di Roma, riguardasse il suo più celebre ma ora meno competitivo compagno di squadra.
In conclusione, una nota su quanto ha dichiarato il vincitore di giornata a fine corsa. Scarponi ha fatto sapere di essere stato alquanto seccato dal fatto di essere dovuto andare meno forte di quanto avrebbe potuto ieri, sull’Alpe di Siusi. Alla luce di quanto visto oggi, viene da pensare che forse valesse la pena di permettere a Michele di giocarsi le proprie carte. D’altro canto, fosse stato in classifica, avremmo assistito oggi ad una classica volata a ranghi quasi compatti, anziché a questa bellissima impresa.

14 maggio 2009

Matteo Novarini

SCARPONI BIS A BENEVENTO

Tappa strana, ma molto ben disegnata questa Sulmona-Benevento di 182km. Un solo GPM dopo appena 22km, per il resto sembrava una tipica tappa da velocisti. Sembrava appunto, perchè tutti quei saliscendi, le poche squadre interessate a tirare e soprattutto quegli ultimi 500m che alla fine di un Giro tagliano letteralmente le gambe, l’hanno trasformate in una delle più accattivanti e coinvolgenti frazioni di questo Centenario Rosa che ha visto trionfare un inedito Scaponi in versione scattista-calcolatore.
Numerosi attacchi nei primi chilometri, promossi soprattutto da un’attivissima Diquigiovanni: Simoni, Berolini e infine Scarponi. Dopo 50km si forma un drappello di 4 uomini inseguito a pochi secondi da altri 21 atleti che lungo la discesa di Rionero Sannitico danno grande spettacolo con scatti e controscatti fino al ricongiungimento con la testa in località Ravindola.
Poco da segnalare fino agli ultimi chilometri ce sono un paio di cadute senza gravi conseguenze. Il vantaggio dei battistrada, o forse sarebbe meglio dire della prima parte del gruppo, cresce fino a toccare quota 6’ per poi scemare sotto il ritmo della Fuji e della Caisse d’Epargne (per chi non se ne fosse accorto anche loro avevano preso il via da Venezia il 9 maggio scorso) che però non riescono a ricucire sugli attaccanti.
Nel frattempo i fuggitivi fanno il loro ingresso nel circuito di Benevento e qui ricomincia la bagarre. Qualcuno poteva pensare ad una volata di tutto il gruppetto tirato dalle squadre più rappresentate, ma per non far torto a nessuno i corridori hanno deciso che oggi i pronostici proprio non li avrebbero rispettati.
A 15km dal traguardo partono Grabovskyy (ISD) e Bak (Saxo Bank), qualche chilometro più in la tetano invece McCartney (Saxo Bank) e Devenyns (Quick Step), ma i loto tentativi durano appena il tempo di essere annotati sul taccuino. L’unico effetto sortito è quello di aver scremato il gruppo e perso tante energie, ma questo non sembra preoccupare gli attaccanti, in particolare McCartney, Devenyns e Cardenas (Barloworld) che a 5km dal traguardo tentano nuovamente l’allungo. Ancora una volta tutto inutile, si forma un gruppetto coi tre assieme a Pate (Garmin), Bak e Scarponi, sui quali, qualche attimo dopo, rientra anche Grabovskyy. Questi sette si apprestano a disputare la volta, McCartney si mette in testa a tirare per Bak, Pate alla sua ruota, con Devenyns, dietro gli altri che non sembrano avere più le gambe. Ma talvolta le apparenza ingannano, e questa è proprio una di quelle. Come pronosticabile è ancora il belga della Quick Step a scattare, ma ancora una volta sbaglia le misure, si pianta e Cardenas svernicia lui e i due uomini Saxo bank che gestiscono davvero male la loro superiorità numerica. A ruota di Cardenas, Pate che lo supera e si avvia verso il traguardo, se non fosse che dal fondo arriva un uomo in bianco-azzurro che uno a uno affianca e saluta i vecchi allocchi compagni di fuga, che ha lasciato scannarsi tra loro senza reagire e mostrandosi così molto abile anche in arrivi non adatti a lui, almeno fino ad oggi.

28 maggio 2009

Andrea Mastrangelo

Scarponi al traguardo di Benevento, Giro del 2009 (Getty Images Sport)

Scarponi al traguardo di Benevento, Giro del 2009 (Getty Images Sport)

LE ORME DI SCARPONI: TIRRENO-ADRIATICO

aprile 25, 2017 by Redazione  
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Oggi a Filottrano si svolgeranno i funerali di Michele Scarponi. Poi arriverà il momento di asciugarsi le lacrime e tornare a guardare avanti, perché è sbagliato e oltremodo doloroso ancorarsi nel ricordo, anche se questo è e sarà comunque necessario per mantenere viva la storia di questo sport. Nei dieci giorni che ci condurranno alla partenza del Giro ilciclismo.it vi offrirà la possibilità di vivere questo ricordo aprendo i suoi archivi e facendovi rileggere le pagine vergate dai nostri giornalisti dopo le imprese dello scalatore marchigiano. Incominciamo dalla corsa di casa sua, la Tirreno-Adriatico, e dalle tre tappe che vinse a Camerino nel 2009, quando si impose anche nella classifica generale della Corsa dei due mari, e a Chieti nel 2010 e nel 2011. Nell’occasione la redazione de ilciclismo.it si stringe attorno alla famiglia Scarponi, con un pensiero particolare per Giacomo e Tommaso, i due figli gemelli di Michele

TIRRENO – ADRIATICO: SCARPONI, E’ FATTA

Un Michele Scarponi sorretto da una condizione strepitosa vince a Camerino e mette il suggello definitivo a questa Tirreno – Adriatico.
Dopo il già sensazionale terzo posto nella crono di ieri, il corridore marchigiano ha corso con quella intelligenza e quella tranquillità che ci hanno dato la misura del suo eccellente stato di forma.
La gara entra nel vivo sul Sasso Tetto (1455 metri di altitudine) dove, dietro i due fuggitivi Martinez e Carrara, scollina un gruppetto composto da Basso, Nibali, Garzelli e Scarponi che insieme sferrano l’attacco al leader Kloden, apparso non brillantissimo.
I quattro procedono di comune accordo nella discesa e sugli ultimi saliscendi finché, ai venti dalla conclusione e col solo Martinez davanti, si assiste al tentativo in discesa di Vincenzo Nibali, che sfrutta un buco creatogli da Basso e una leggera indecisione degli altri due compagni di fuga.
Il vantaggio del siciliano non raggiunge mai dimensioni preoccupanti, attestandosi sui venti secondi mentre dietro Garzelli e Scarponi si alternano all’inseguimento.
In un tratto di falsopiano Nibali, oramai stremato, è riassorbito e staccato prima ancora che comincino i quattro chilometri finali in progressiva salita. Poco dopo è raggiunto dai tre uomini, continua a farsi vedere in testa anche Martinez che, con 200 chilometri di fuga nelle gambe, tenta strenuamente una difesa che non riesce.
Scarponi, Garzelli e Basso, consci di giocarsi tappa e classifica finale, si studiano un po’ finché Basso, sapendo di essere perdente allo sprint, tenta di tenere alto il ritmo e assesta un paio di tentativi senza esito.
Il tratto finale esalta allora le caratteristiche da scattisti dei due contendenti principali e vede vincere con autorità Michele Scarponi. Tappa e maglia per il marchigiano, dunque, che la sfila ad un Kloden che limita i danni e rimane terzo della generale ad 1’07” da Scarponi. Questi ha 26” di vantaggio su Garzelli, distacco quasi incolmabile in una tappa come quella di domani.
E’ previsto, infatti, la tradizionale passerella pianeggiante a San Benedetto del Tronto, ad uso e consumo dei velocisti.

16 marzo 2009

Domenico Occhipinti

L’EMOZIONE HA LA VOCE DI SCARPONI

L’emozione non ha voce, cantava Adriano Celentano, ma l’emozione, anzi le emozioni, sono state le protagoniste della tappa odierna da San Gemini a Chieti.
L’emozione di vedere l’eleganza di Filippo Pozzato nel portare con orgoglio la maglia tricolore nella fuga di giornata. L’emozione di vedere la BMC con Evans e Ballan e l’Acqua&Sapone con Garzelli e Paolini dare delle trenate in testa al gruppo per rintuzzare le velleità dei fuggitivi. L’emozione della frustata di Vinokourov prima e di Gasparotto poi. L’emozione di vedere Nibali che cerca di dare il colpo del KO e, invece, incassa quello decisivo di Scarponi. E che emozione vedere l’aquila di Filottrano inerpicarsi danzando leggero, incurante della fatica e del freddo, sulle ultime impressionanti salite di giornata, con pendenze dell’ordine del 15%, inclinazioni che si fatica a farle anche in macchina.
E alla fine di tutto questo emozionarsi, Michele Scarponi ritorna indietro di un anno e si ricolloca in testa alla classifica, indossando la maglia azzurra di leader.
Alla partenza da San Gemini, nonostante qualche raggio di sole, si capisce subito che il protagonista non invitato di giornata sarà anche oggi il freddo.
Nonostante il tempo non favorisca la pratica dello sport del pedale, tra il ventesimo e il quarantesimo chilometro si avvantaggiano prima Efimkin, Kiryienka, Frapporti e Perez Moreno, seguiti successivamente da Pozzato e quindi da Longo Borghini e Wynants: si costituisce così il gruppetto di sette fuggitivi che animerà la giornata.
Perso Longo Borghini per strada, in sei rimangono davanti per 210 km con un vantaggio massimo di 8’. Il grosso del lavoro in testa al gruppo è appannaggio di BMC e Acqua&Sapone che riportano il vantaggio entro il minuto e mezzo quando mancano meno di 10 km al termine.
Le ultime salite accendono le velleità e molti provano a dare la stoccata. Tra questi si segnalano Kirienka, Vinoukurov e Nibali, ma è Michele Scarponi a indovinare la sparata giusta. Proprio sulle pendenze più ostiche disegna il suo capolavoro e s’invola per guadagnare tappa e maglia, come si conviene alle imprese ciclistiche.
Riavvolgiamo ora il film della tappa e riguardiamolo con la lente d’ingrandimento, in funzione della Sanremo di sabato prossimo. La prima cosa che risulta evidente è l’ottimo stato di forma di Pozzato, che oggi ha fatto un gran bell’allenamento in previsione delle fatiche che lo aspettano in riva al Mar Ligure. Passiamo alle trenate di Ballan e della sua BMC in salita, che hanno ricordato quella di Bruseghin sulle Manie nel 2008: e se la squadra rossovestita avesse fatto oggi le prove per portare i suoi grossi calibri a giocarsi la Classicissima? E Cancellara? Si è disinteressato troppo di quello che succedeva davanti e magari si è nascosto. Lo stesso Scarponi, se la sua Androni Giocattoli non si consumerà come una volta in fughe a solo vantaggio televisivo, potrebbe giocare le sue carte quando il gioco diventerà duro.

13 marzo 2010

Mario Prato

CHIETI, SCARPONI TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO

Era la prima frazione veramente impegnativa della Tirreno-Adriatico e non ha deluso le attese. Nel finale è esplosa la battaglia tra i big e la Lampre l’ha fatta da padrone con Michele Scarponi che, grazie anche all’aiuto di un Cunego perfetto nel ruolo di stopper, si è involato sullo strappo finale verso Chieti e ha resistito al ritorno degli inseguitori regolati in volata dal Piccolo Principe con l’australiano Evans (BMC) giunto al 3° posto. Malgrado una giornata non brillante l’olandese Gesink (Rabobank), arrivato 6° a 12”, strappa la maglia azzurra di leader a Farrar (Garmin) grazie al vantaggio accumulato nella cronosquadre d’apertura.
La tappa, ben 240 km da Narni a Chieti con il Valico di Sella di Corno in avvio e soprattutto con gli ultimi 50 km praticamente senza un metro di pianura, è vissuta sulla fuga del francese Cherel (AG2R), dello sloveno Stangelj (Astana) e del tedesco Lang (Omega Pharma), che sono evasi dal gruppo al km 24 e hanno guadagnato un vantaggio massimo di 15′25”. In seguito Lang ha perso contatto per via di una foratura ma ha proseguito nell’azione per far sì che la sua squadra, che aveva in Gilbert l’uomo di punta, non tirasse dietro e, infatti, l’inseguimento del gruppo è stato condotto dalla Lampre di Scarponi e Cunego e dalla Farnese Vini del campione italiano Visconti. Nel frattempo avevano già perso contatto una sessantina di corridori tra cui la maglia azzurra Farrar (Garmin) e quasi tutti i velocisti puri ma anche uomini abbastanza attesi come Paolini (Katusha), Wegmann (Leopard) e Boom (Rabobank)
Proprio Visconti è stato il primo ad accendere la miccia a 16 km dalla conclusione sul duro strappo di Ripa Teatina: alla ruota del siciliano si sono portati dapprima Poels (Vacansoleil) e Clarke (Astana) e subito dopo anche Cunego. In quel momento è apparso chiaro che il veronese correva al servizio di Scarponi, mentre in fondo al gruppo perdevano contatto altri uomini importanti come Oss (Liquigas), Boasson Hagen (Sky) e, piuttosto sorprendentemente, anche Joaquin Rodriguez (Katusha). In cima si è ricompattato un gruppo di una cinquantina di unità e anche il successivo allungo di Nibali (Liquigas) non ha avuto effetti se non quello di far ridurre drasticamente il vantaggio di Cherel, rimasto nel frattempo solo al comando, che veniva ripreso a 10 km dal traguardo.
Sull’ascesa di Torrevecchia Teatina, più pedalabile rispetto alla precedente, ci hanno provato dapprima Gasparotto (Astana) con a ruota l’onnipresente Cunego, Kolobnev (Katusha) e Kiriyenka (Movistar) e poi Madrazo (Movistar) alla cui ruota si sono portati un Andy Schleck (Leopard) mai così brillante in passato a marzo, Machado (Radioshack), Marcato (Vacansoleil) e uno straordinario Hushovd (Garmin) che fa paura in ottica Milano-Sanremo. L’azione più pericolosa è stata portata avanti sul successivo falsopiano in discesa da Cancellara (Leopard) sulla cui ruota si sono portati Visconti e Muravyev (Radioshack) quando mancavano 7 km al traguardo.
I tre, al cui inseguimento si erano portati per un attimo Langeveld (Rabobank) e ancora Hushovd, non sono riusciti però a guadagnare un margine significativo e tutto si è deciso sul terribile strappo finale delle Tricalle, alle porte del centro storico di Chieti. Appena iniziata la salita Scarponi è scattato superando a doppia velocità gli uomini al comando e al suo inseguimento si sono portati Gilbert e Cunego; il belga è rimasto a lungo a pochi metri dal marchigiano ma più avanti si è piantato e il veronese è rimasto da solo in seconda posizione, venendo raggiunto in cima da un Di Luca (Katusha) in grande crescita e subito dopo anche da Basso (Liquigas) ed Evans (BMC), mentre nell’ultimo km in falsopiano Scarponi è riuscito a conservare un leggerissimo margine imponendosi davanti a Cunego ed Evans con Basso 4° a 2” e Di Luca 5° a 6”. Gesink è apparso in difficoltà nel tratto più duro ma ha tenuto bene nel finale terminando 6° a 12” davanti a un buon Nocentini (AG2R) e a Nibali mentre Lovkvist (Sky) e Gilbert hanno chiuso 9° e 10° a 16”. Positiva anche la prova di Visconti che malgrado i ripetuti scatti è stato 11° a 22” mentre tra gli altri Garzelli ha perso 24”, Pinotti (HTC) e Cancellara 39”, Ballan 55”, Andy Schleck 1′06”, Hushovd 1′55” e Pozzato e Freire, rimasti comunque nel gruppo dei migliori fino a 2 km dal traguardo, rispettivamente 3′06” e 3′20”.
In classifica generale Gesink è il nuovo leader con 10” su Evans, 12” su Basso, 15” su Scarponi, 19” su Cunego e Langeveld e 22” su Nibali. Probabilmente l’ex campione del mondo è il favorito alla luce della crono finale di 9 km di San Benedetto del Tronto ma prima ci saranno altre due tappe impegnative, a partire dalla 5a di 240 km da Chieti a Castelraimondo con il Sassotetto a 85 km dal traguardo e diversi strappi nel finale, ultimo dei quali quello di Gagliole quando mancano 6 km. Lampre e Liquigas in primis promettono battaglia.

13 marzo 2011

Marco Salonna

Laffermazione di Scarponi a Camerino alla Tirreno-Adriatico del 2009 (foto Bettini)

L'affermazione di Scarponi a Camerino alla Tirreno-Adriatico del 2009 (foto Bettini)

MESTA LIEGI: ADDIO MICHELE

Difficile scrivere di corse con nella testa e nel cuore la notizia della morte di Scarponi, ucciso mentre si allenava dall’errore omicida del guidatore di un furgone. Ci pensa Alejandro Valverde a immortalare il ricordo di Michele trionfando tra le lacrime a Liegi.

È uno strazio pensarci ora, ma Michele Scarponi è stato – anche – il miglior corridore italiano per la Liegi fra tutte le generazioni successive all’epoca dorata dei Bettini, Rebellin e Di Luca. Con la solita umiltà sorniona, non ha mai strombazzato la propria solidità nella decana delle Classiche, quella che sa sorridere anche agli scalatori ma solo se se dotati di guizzo, intuito e classe: ha sempre coltivato in modo quasi intimo una storia d’amore personale con la severa signora belga, sfiorando il podio all’esordio, un neoprofessionista di appena ventitré anni col completo zebrato della Domina, e di nuovo quando fu quinto dieci anni dopo, all’ultima stagione in Lampre, non mancando di intascare nel frattempo un altro paio di top ten. I Gasparotto o Nibali, invece, pur avendo dato una più netta impressione di poter agguantare la vittoria, non han brillato che per un paio di stagioni su queste strade. Il ricordo più recente e indelebile è quello di Scarponi che nel 2015 scala la leggendaria Redoute in testa alla corsa, mezzo minuto davanti al gruppo, con il giovanissimo e talentuoso Chaves in scia. Stava lavorando in funzione del capitano Fuglsang, oggi in lacrime alla partenza, ma quell’istantanea di Michele che scollina davanti a tutti sulle rampe del mito è un piccolo regalo che si fece e ci fece: proprio oggi acquista una rilevanza speciale.
È bello allora che arrivi qui il primo di una serie di omaggi a Michele Scarponi da parte dei suoi amici nel mondo del ciclismo, e la parola “amici” per una volta non sembra abusata come troppo spesso accade: Valverde, vincitore con gli indici e lo sguardo puntati al cielo, stenta a parlare nell’intervista, rifiuta come prima domanda di commentare il finale di gara e impone, anzitutto, il ricordo commosso, con la voce rotta e gli occhi rossi di pianto, del collega italiano e della famiglia di questi, a cui devolverà il premio.
Lo sprint folgorante di Valverde, a conclusione di una progressione che sgretola e spazza via la concorrenza, è uno dei pochi gesti tecnici che danno lustro a una giornata a cui, oggi, non ci sentiamo di rimproverare il solito, oppressivo grigiore e l’andamento mesto, contratto, come di chi corra con il cuore in un pugno. Sembra ormai questo il destino costante della Liegi, in attesa di novità che la ravvivino, però, solo per quest’anno, è davvero già molto riuscire a trovare la voglia di correre, spingere, scattare, soffrire.
Poche note di cronaca. La fuga del mattino dilaga, ma si sfalda sulla Rocca dei Falchi nonostante i sussulti finali dell’indefessa coppia Cofidis con Rossetto e Perez. Dietro bisogna aspettare il Maquisard affinché prenda corpo una mossa robusta, con in luce gli ottimi De Marchi, Brambilla e Benedetti rodando i motori per il Giro, assieme a nomi noti come Latour o Betancur, che fa respirare i suoi compagni Movistar fino ad allora in testa al gruppo, o la coppia Dimension Data di Fraile e Haas. La Redoute però, invece che spaccare la corsa, la rimpasta, con le trenate di Sebastian Henao e Kreuziger che ricuciono i distacchi. Eccoci alla Rocca dei Falchi dove ci prova l’altro Henao, il più forte Sergio Luis, con Kreuziger stavolta più aggressivo che difensivo. La testa del gruppo si rimescola con gli abituali giri di mano che vedono gruppetti diversi provare a sganciarsi tra scatti e controscatti – tutti piuttosto timidi, invero – finché non se ne va un’altra buona azione con il sempre coraggioso Tim Wellens a fare la parte del leone, più di nuovo un paio di italiani, Villella che scorta il suo capitano Woods, e Damiano Caruso che sembra pensare soprattutto ai suoi capitani belgi rimasti in gruppo, Van Avermaet e Teuns. Ci sono anche l’assatanato Kreuziger e la promessa Sam Oomen (oltre a Vuillermoz e Konrad).
La Sky è rimasta fuori dal mazzo e si incarica dunque di menare le danze dietro, levando le castagne dal fuoco a un Valverde provvisoriamente a corto di compagni. Moscon, il trentino 23enne che già fu splendido alla Roubaix, viene speso in un’infinita menata da mulo che smonta le velleità degli attaccanti, dei quali si rilancia in avanti solo l’indomito Wellens, senza che però il suo vantaggio faccia mai sperare che possa superare il Saint-Nicolas, la salita degli italiani che ci introduce al gran finale. Fedele al suo nome, la côte tra le case di mattoni imbruniti si apre e si chiude con begli spunti italici: il primo è ancora Villella, che allunga fluido, e viene agguantato solo dalla duplice fucilata di Sergio Henao e Albasini, ansiosi di anticipare. Il gruppo si ricompatta grazie all’intensità di Ion Izagirre altro gregario più o meno involontario di Valverde (in Movistar l’anno scorso, ma ora sarebbe pure capitano in casa Bahrein-Merida!): tuttavia prima che spiani l’ultimo metro del Saint-Nicolas squilla di nuovo un acuto italiano, con Formolo che allunga decisissimo e prende il largo, mentre dietro si tentenna.
Formolo regge bene sui saliscendi infarciti di sanpietrini, ma lo strappo finale di Ans incombe: il primo allungo è di Fraile, ma le polveri sono bagnate da quella fuga di tanti km fa.
Al fulmicotone la sparata di Daniel Martin ai -800 metri dal traguardo, lui sì prende il largo e dribbla Formolo in scioltezza: dietro però è l’Orica che s’incarica di tirare il guinzaglio, peraltro con un’azione confusa in cui non è chiaro se Adam Yates e Albasini collaborino o pensino ciascuno a sé – l’impressione è che entrambi pensino a Valverde, finiranno infatti settimo e ottavo. Quando Valverde innesca la sua progressione, lo sparpaglìo è graduale ma inesorabile, la lunga fila indiana di una ventina di uomini che serpeggiava per le vie delle periferie belghe si sbriciola, perdono le ruote i Bardet, i Majka, i Van Avermaet, mentre Valverde piomba su Daniel Martin come il falco su un coniglio, rifiata in curva, riapre il gas in piena spinta ma in appena pochi metri già capisce di aver schiantato tutti e con ampio anticipo si rialza, leva gli indici, guarda lassù, oltre il cielo di polvere e limatura, lasciandosi alle spalle gli affanni di Martin ancora secondo, di Kwiatkowski in rimonta affannosa, di Matthews che sprinta forte in salita dopo aver sgomitato sorprendentemente sulla Redoute, di Izagirre indomito, e poi tutti gli altri. Pozzovivo dodicesimo, primo degli italiani nell’ordine d’arrivo, ma il primo italiano, oggi, passava il traguardo con Valverde.
Comunque Scarponi oggi sarebbe stato contento dell’azzardo e della smorfia sofferta di Formolo, delle sortite di Villella, delle puntate offensive in funzione dei capitani fatte da De Marchi, Brambilla o Caruso, di Moscon duro, umile e fedele, del proprio capitano di anni anteriori Fuglsang, che arriva a dieci secondi dopo una gara cominciata con un pianto a dirotto ma altresì del compagno e collega Cataldo che, già distrutto emotivamente al via, non ce l’ha fatta a finire.
Eppure, va detto, questa corsa da italiani vede gli italiani anche se degnissimi sempre più outsider e gregari. Forse c’è un qualche rapporto con il calo di oltre il 40% dei km in bici percorsi all’anno per abitante, in Italia rispetto al 1997, vent’anni fa, quando Michele era juniores?
Michele Scarponi fu tra i primi e più entusiasti professionisti a sostenere, l’iniziativa #salvaiciclisti, innescata ormai cinque anni fa. Da allora i ciclisti morti in Italia hanno superato i milleduecento. Michele è uno fra le centinaia di ciclisti che ogni anno vengono ammazzati sulle strade italiane, chi per lavoro – come nel suo caso, o di chi in bici ci va in fabbrica o in ufficio – chi per il puro piacere di spostarsi senza rumore e inquinamento. Non credete a chi dice che è perché la bici è intrinsecamente pericolosa: la straripante maggioranza delle morti è causata da un veicolo a motore. Non credete a chi dice che non potrebbe essere diversamente, perché le strade sono fatte per le automobili: negli altri Paesi europei la situazione è ben diversa rispetto all’Italia. In Francia, dove il ciclismo, numeri alla mano, si pratica quanto in Italia, i morti si attestano intorno ai 150 all’anno. La media italiana dal 2001 al 2015 è di 300.
L’Italia è di gran lunga il Paese con la peggior combinazione di pratica ciclistica relativamente moderata e gran numero di morti: la Polonia, con cui ci disputavamo il poco ambito trofeo, ha rivoluzionato la propria sicurezza stradale nell’ultimo quinquennio. La Spagna, vent’anni fa uno dei Paesi meno pedalatori del continente nonostante il mito Indurain, ha cambiato in modo sempre più radicale il proprio codice della strada dal 2001 al 2014, con governi di ogni colore, e nell’ultimo biennio il ciclismo amatoriale ha scavalcato calcio, nuoto e atletica diventato lo sport più praticato nel tempo libero.
L’isteria dei guidatori italiani, sulle strade o in rete, ignora che vent’anni fa la presenza ciclistica sulle strade del Belpaese era quasi doppia e l’auge recente ha recuperato solo parte di quel prezioso patrimonio. Come si circolava allora? E come faranno mai in Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Corea del Sud con tre, quattro, dieci volte i ciclisti che ha l’Italia? Saranno tutti in coda, o viceversa la mobilità è molto più fluida ed efficiente per tutti?
Mentre in altri Paesi, come appunto la Spagna, le leggi obbligano i guidatori di veicoli motorizzati a contemplare perennemente la possibilità della presenza di un ciclista per reagire di conseguenza (dal metro e mezzo di distanza obbligatoria per sorpassare, fino ai limiti di velocità ridotti in orari di forti flussi ciclistici, o all’obbligo di considerare il gruppo come un tutt’uno e quindi attendere il passaggio fino all’ultimo ciclista nelle rotonde, e molto altro), in Italia invece non si stimola questa cura costante, per cui il ciclista italico o è invisibile o disturba. Se l’occhio non si abitua a guardare sempre con la massima attenzione per individuare ciclisti, pedoni, motociclisti, insomma, la cosiddetta utenza debole, ebbene la probabilità del “non l’ho visto” incrementa esponenzialmente. Non è un caso: è un evento reso possibile o probabile da un contesto. Magari sei controluce, hai fretta, non vedi bene, e se non c’è niente “di grosso” in arrivo, ti butti. Con l’incuranza di chi non sa o finge di non sapere che sta conducendo, a tutti gli effetti, una potenziale arma omicida.
Il Presidente della Federciclismo dichiara che per Scarponi si è trattato di un “destino scritto male”: ad essere scritto male è il codice della strada italiano. “Si sta lavorando”, dice Di Rocco: ma è in carica da dodici anni e mentre in questo stesso periodo altre nazioni hanno fatto passi da gigante sia nella pratica ciclistica, sia nella sicurezza, noi arranchiamo nella prima e sprofondiamo nella seconda. Se davvero ci si tiene, sarebbe il caso di fare un gesto di rottura e dare le dimissioni, di fronte a un caso così eclatante. Che cosa ha fatto la FCI, ad esempio, dall’incidente gravissimo di Marina Romoli a oggi? Quali azioni concrete, quali proposte, quali pressioni sulla politica? Incrociare le dita, sperando che non accadesse qualcosa di ancora più grave? Con centinaia di morti all’anno non è questione di auspici, è solo una questione di tempo. Il tempo corre, i ciclisti vengono uccisi. E fare ciclismo diventa sempre più duro perché ancor più dei morti è il non sentirsi rispettati che fa crescere, giustamente, la paura. Michele – lo dichiarò – percepiva un aumento dei rischi e dell’aggressività del traffico, ma rimaneva ad allenarsi in Italia perché amava la propria famiglia e perché amava questo Paese: sarebbe ora che il Paese ricambiasse l’amore che Scarponi e i ciclisti e cicliste italiani di ogni età, passione, velocità riversano sulle strade dell’Italia.
Scarponi non era in doppia fila. Non era passato col rosso. Non parlava con un amico. Non era in gruppo. Non era uno “che crede di essere al Giro”, perché il Giro lui sapeva benissimo che cosa fosse. Non era uno “che si compra la bici da corsa poi non la sa guidare”. Non si prendeva rischi. Non faceva il prepotente. Aveva il casco.
E noi non dovremmo più tollerare queste sciocchezze sulle centinaia di ciclisti che come Michele vengono uccisi da mezzi a motore, per poi subire l’insulto di vedersi colpevolizzati senza alcun fondamento logico.
Se l’Italia fosse un Paese al passo con gli altri, almeno cento, centocinquanta, duecento vite di ciclisti all’anno non andrebbero perse. È pura matematica. E magari, tra esse, anche quella di un grande uomo e grande campione come Michele Scarponi. O magari no, magari sarebbero stati altri “i morti in meno”: il rischio è e sarà sempre parte del ciclismo come della vita, ogni ciclista lo accetta. Ma vogliamo davvero tollerare di rimanere con il dubbio che, se solo avessimo costruito una cultura stradale migliore, lui, Michele, come tanti altri, sarebbe tornato a casa leggero sui pedali?

Gabriele Bugada

1 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 6:24:27
2 Daniel Martin (Irl) Quick-Step Floors
3 Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky 0:00:03
4 Michael Matthews (Aus) Team Sunweb
5 Jon Izaguirre (Spa) Bahrain-Merida
6 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
7 Michael Albasini (Swi) Orica-Scott
8 Adam Yates (GBr) Orica-Scott 0:00:07
9 Michael Woods (Can) Cannondale-Drapac
10 Rafal Majka (Pol) Bora-Hansgrohe
11 Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
12 Domenico Pozzovivo (Ita) AG2R La Mondiale
13 Sergio Henao (Col) Team Sky
14 Rui Costa (Por) UAE Team Emirates 0:00:10
15 Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
16 Fabio Felline (Ita) Trek-Segafredo 0:00:14
17 Rudy Molard (Fra) FDJ
18 Julien Simon (Fra) Cofidis, Solutions Credits
19 Jelle Vanendert (Bel) Lotto Soudal
20 Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
21 Rigoberto Uran (Col) Cannondale-Drapac
22 Tom Dumoulin (Ned) Team Sunweb
23 Davide Formolo (Ita) Cannondale-Drapac
24 Dylan Teuns (Bel) BMC Racing Team 0:00:24
25 Omar Fraile (Spa) Dimension Data 0:00:28
26 Michael Gogl (Aut) Trek-Segafredo
27 Roman Kreuziger (Cze) Orica-Scott 0:00:34
28 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team 0:00:51
29 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:00:54
30 Diego Ulissi (Ita) UAE Team Emirates
31 Damiano Caruso (Ita) BMC Racing Team
32 Lawrence Warbasse (USA) Aqua Blue Sport
33 Jay McCarthy (Aus) Bora-Hansgrohe
34 Gianluca Brambilla (Ita) Quick-Step Floors
35 Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
36 Simone Petilli (Ita) UAE Team Emirates
37 Enrico Gasparotto (Ita) Bahrain-Merida
38 Warren Barguil (Fra) Team Sunweb
39 Davide Villella (Ita) Cannondale-Drapac
40 Antwan Tolhoek (Ned) Team LottoNl-Jumbo
41 Jacques Janse Van Rensburg (RSA) Dimension Data
42 Floris De Tier (Bel) Team LottoNl-Jumbo
43 Igor Anton (Spa) Dimension Data
44 Maurits Lammertink (Ned) Katusha-Alpecin
45 Tom-Jelte Slagter (Ned) Cannondale-Drapac
46 Pavel Kochetkov (Rus) Katusha-Alpecin
47 Sam Oomen (Ned) Team Sunweb
48 Louis Meintjes (RSA) UAE Team Emirates
49 Cyril Gautier (Fra) AG2R La Mondiale
50 Serge Pauwels (Bel) Dimension Data 0:01:00
51 José Gonçalves (Por) Katusha-Alpecin
52 Samuel Sanchez (Spa) BMC Racing Team
53 Jarlinson Pantano (Col) Trek-Segafredo
54 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 0:01:08
55 Tosh Van Der Sande (Bel) Lotto Soudal 0:01:56
56 Lilian Calmejane (Fra) Direct Energie
57 Enrico Battaglin (Ita) Team LottoNl-Jumbo 0:02:13
58 Pello Bilbao (Spa) Astana Pro Team
59 Jose Rojas (Spa) Movistar Team
60 David De La Cruz (Spa) Quick-Step Floors 0:03:22
61 Stéphane Rossetto (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:03:29
62 Nathan Haas (Aus) Dimension Data 0:03:38
63 Gregor Mühlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
64 Tiago Machado (Por) Katusha-Alpecin 0:03:50
65 Thomas Degand (Bel) Wanty – Groupe Gobert
66 Simon Clarke (Aus) Cannondale-Drapac
67 Stefan Denifl (Aut) Aqua Blue Sport
68 Alex Howes (USA) Cannondale-Drapac 0:04:42
69 André Cardoso (Por) Trek-Segafredo
70 Pawel Poljanski (Pol) Bora-Hansgrohe
71 Nick Van Der Lijke (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij 0:04:50
72 Giovanni Visconti (Ita) Bahrain-Merida 0:05:01
73 Manuele Mori (Ita) UAE Team Emirates 0:05:31
74 Carlos Betancur (Col) Movistar Team
75 Eliot Lietaer (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
76 Dion Smith (NZl) Wanty – Groupe Gobert
77 Yoann Bagot (Fra) Cofidis, Solutions Credits
78 Gianni Moscon (Ita) Team Sky 0:05:35
79 Diego Rosa (Ita) Team Sky
80 Alessandro De Marchi (Ita) BMC Racing Team
81 Bart De Clercq (Bel) Lotto Soudal 0:05:41
82 Fabien Grellier (Fra) Direct Energie 0:06:14
83 Bram Tankink (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:07:27
84 Thomas Sprengers (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:07:40
85 Alexey Vermeulen (USA) Team LottoNl-Jumbo
86 Arthur Vichot (Fra) FDJ
87 Mikael Cherel (Fra) AG2R La Mondiale
88 Rúben Guerreiro (Por) Trek-Segafredo
89 Sebastian Henao (Col) Team Sky
90 Mark Christian (GBr) Aqua Blue Sport
91 Anthony Roux (Fra) FDJ
92 Laurens De Plus (Bel) Quick-Step Floors
93 Matej Mohoric (Slo) UAE Team Emirates
94 Guillaume Martin (Fra) Wanty – Groupe Gobert
95 Yukiya Arashiro (Jpn) Bahrain-Merida
96 Sébastien Delfosse (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
97 Tomasz Marczynski (Pol) Lotto Soudal
98 Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
99 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits
100 José Mendes (Por) Bora-Hansgrohe
101 Paul Martens (Ger) Team LottoNl-Jumbo
102 Tao Geoghegan Hart (GBr) Team Sky
103 Lennard Hofstede (Ned) Team Sunweb
104 Michal Golas (Pol) Team Sky
105 Cesare Benedetti (Ita) Bora-Hansgrohe
106 Amael Moinard (Fra) BMC Racing Team
107 Toms Skujins (Lat) Cannondale-Drapac
108 Benoit Vaugrenard (Fra) FDJ
109 Arnaud Courteille (Fra) FDJ
110 Kevin Reza (Fra) FDJ
111 Rory Sutherland (Aus) Movistar Team
112 Thomas Voeckler (Fra) Direct Energie
113 Jonathan Hivert (Fra) Direct Energie
114 Alberto Losada (Spa) Katusha-Alpecin
115 Ángel Vicioso (Spa) Katusha-Alpecin
116 Jesus Herrada (Spa) Movistar Team 0:07:52
117 Anthony Perez (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:08:41
118 Romain Sicard (Fra) Direct Energie 0:09:15
119 Antoine Warnier (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect 0:10:39
120 Bryan Nauleau (Fra) Direct Energie
121 Andrea Pasqualon (Ita) Wanty – Groupe Gobert
122 Perrig Quemeneur (Fra) Direct Energie
123 Gregory Habeaux (Bel) WB Veranclassic Aqua Protect
124 Christophe Masson (Fra) WB Veranclassic Aqua Protect
125 Dries Van Gestel (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
126 Matteo Bono (Ita) UAE Team Emirates
127 Marco Minnaard (Ned) Wanty – Groupe Gobert
128 Odd Christian Eiking (Nor) FDJ
129 Jeroen Meijers (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
130 Tsgabu Grmay (Eth) Bahrain-Merida
131 Pieter Weening (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
132 Matvey Mamykin (Rus) Katusha-Alpecin 0:10:44
133 Guillaume Bonnafond (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:11:32
134 Imanol Erviti (Spa) Movistar Team 0:13:11
135 Remy Mertz (Bel) Lotto Soudal
136 Aaron Gate (NZl) Aqua Blue Sport
137 Andriy Grivko (Ukr) Astana Pro Team
138 Lukas Pöstlberger (Aut) Bora-Hansgrohe
139 Simon Gerrans (Aus) Orica-Scott
140 Jaco Venter (RSA) Dimension Data
141 Oscar Riesebeek (Ned) Roompot – Nederlandse Loterij
142 Dries Devenyns (Bel) Quick-Step Floors
143 Michel Kreder (Ned) Aqua Blue Sport
144 Romain Guillemois (Fra) Direct Energie 0:13:32
145 Grega Bole (Slo) Bahrain-Merida
146 Pierre Roger Latour (Fra) AG2R La Mondiale 0:13:55
147 Quentin Jauregui (Fra) AG2R La Mondiale
148 Petr Vakoc (Cze) Quick-Step Floors 0:14:09
149 Benjamin Declercq (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise 0:14:41
150 Aime De Gendt (Bel) Sport Vlaanderen – Baloise
151 Rein Taaramäe (Est) Katusha-Alpecin
152 Nicolas Edet (Fra) Cofidis, Solutions Credits 0:15:35
153 Simon Yates (GBr) Orica-Scott 0:16:39

NIBALI, VITTORIA DI CUORE E DI VOLONTÀ

aprile 24, 2017 by Redazione  
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Ieri una triste notizia aveva percosso i nostri cuori, Michele Scarponi era andato in fuga per sempre. Nibali, il pomeriggio stesso aveva tentato di vincere la tappa del Monte Maggiore, la più adatta alle sue potenzialità, più per dedicarla all’amico scomparso che per portare a casa il Giro di Croazia. Non ce l’aveva fatta ma la volontà di onorare Scarponi è stata più forte di tutto e si è concretizzata oggi nella più facile tappa-passerella finale, vinta da Sacha Modolo e nella quale il corridore siciliano è riuscito dove il giorno prima aveva fallito: staccato lo spagnolo Jaime Rosón, che lo precedeva in classifica di soli 2 secondi, si è imposto in classifica e ha avuto così modo di dedicare il successo allo scalatore marchigiano.

Nell’aria non c’è un buon clima, tristezza e amarezza sono ben visibili sul volto dei corridori anche alla partenza dell’ultima tappa del Giro di Croazia. Sono in programma 147 km da Samobor a Zagabria, senza troppe pretese, anche c’è uno strappo finale in pavè da ripetere tre volte. Il gruppo nei primi chilometri rimane compatto. Arrivati allo sprint intermedio è Nibali (Bahrain Merida) ad aggiudicarsi l’abbuono, prendendo 3″ di vantaggio allo spagnolo Rosón che già gli bastano per portarsi virtualmente al vertice della classifica, precedendo di appena un secondo il corridore della Caja Rural. Intorno ai 30 km si forma una fuga di ben quindici corridori, che vengono definitivamente ripresi a 600 metri dal traguardo. A 50 metri dalla linea d’arrivo scatta Jan Polanc (UAE Team Emirates ), ma il corridore sloveno non sembra in ottime condizioni. A questo punto fuoriesce dal gruppo il suo compagno di squadra Sacha Modolo, che transita per primo sulla linea del traguardo. Vincenzo Nibali arriva 4°, staccando Rosòn di altri 7 secondi, che divento otto nella classifica definitiva. Lo Squalo dello Stretto si aggiudica così il Giro della Croazia, sua prima vittoria stagionale e sua prima vittoria in maglia Bahrain Merida. Il suo trionfo, com’era ovvio, lo dedica a Michele e ai suoi due gemelli. Sul podio Vincenzo accenna appena un sorriso perchè troppa è la tristezza che alberga nel cuore di chi considerava Michele un fratello prima che un collega ed un ex compagno di squadra. Qualche minuto dopo, alla Liegi-Bastogne-Liegi, arriva per primo al traguardo un brillante Valverde, che dedica anche lui la vittoria all’amico Scarponi. Undici mesi prima Valverde, Scarponi e Nibali si erano abbracciati, quando lo Squalo aveva preso la Maglia Rosa. Oggi i i tre si sono abbraccati nuovamente, con il cuore.

Giada Gambino

MOENA – ORTISEI: OTTANT’ANNI DI EMOZIONI IN EN(ROSA)DIRA

Ottant’anni fa si disputava la prima tappa dolomitica della storia. Il Giro celebrerà quest’anniversario nell’anniversario con una tappa breve ma intensa, che nel tratto iniziale porterà i corridori sui grandi passi – nell’ordine Pordoi, Falzarego e Gardena – per poi riservare nel finale salite meno note ma più “cariche” di pendenze che, pur non essendo estreme, sicuramente proporranno quelle emozioni che solo le ascese dei Monti Pallidi sanno donare.

Il 2017 non è soltanto l’anno della centesima edizione della corsa rosa. Esattamente il 26 maggio, il giorno successivo a questa frazione, cadrà un altro importante anniversario, quello della prima tappa dolomitica della storia. Correva l’anno 1937 e la Vittorio Veneto – Merano attraverso i passi Rolle e Costalunga fu ideata dall’allora direttore Armando Cougnet, che era alla ricerca di un qualcosa che rendesse unica la venticinquesima edizione del Giro. Se, 26 anni prima, gli organizzatori del Tour si erano presi degli assassini per aver osato inserire nel tracciato della Grande Boucle i Pirenei, a Cougnet rischiò d’andar peggio poiché, subito dopo la presentazione del percorso e l’annuncio dell’attraversamento delle Dolomiti nel corso della 16a frazione, ci fu chi quasi arrivò a dargli del matto. Si temeva che fosse un azzardo portare la carovana su strade che all’epoca non ancora ricoperte dall’asfalto, letteralmente “scassate”, pressochè prive di protezioni verso i burroni e ancora segnate dalle vicissitudini della Grande Guerra. L’impatto con il Giro avrebbe potuto essere disastroso… e invece ebbe ragione Cougnet, anche se questi forse non si aspettava che quel giorno sarebbe scoccata la scintilla di un amore, quello tra le Dolomiti e il Giro, che continua ad ardere anche nel XXI secolo, anche se talvolta il percorso della corsa le ha un po’ tradite e in alcune edizioni c’è girato al largo e le ha fatte vedere solo da lontano, col binocolo. Di certo non potevano mancare nel tracciato della centesima edizione, che il giorno precedente quello dell’anniversario del primo tappone (per la cronaca vinto dalla maglia rosa Gino Bartali con 5’38” su Enrico Mollo e Walter Generati) proporrà una frazione breve ma intensa che in 137 Km porterà i “girini” da Moena a Canazei: la distanza è breve ma, come si suol dire, il vino nella botte piccola è solitamente il più buono e in questa giornata avrà la corposità di cinque salite che, a fine giornata, avranno fatto complessivamente percorrere 46 Km all’insù. C’è chi ha criticato il fatto che mancano nomi storici come la Marmolada o le Tre Cime, ma non sarebbe bastata una tappa – o forse un Giro intero – se si fossero volute proporre tutte le ascese affrontate tra questi monti in ottant’anni di storia. Altri hanno puntato il dito sulla distanza, ma va ricordato che talvolta le tappe di montagna brevi hanno provocato più selezioni dei tapponi vecchio stile, talvolta affrontati con troppa prudenza nel timore di clamorosi crolli nel finale. E poi c’è anche chi bocciato la collocazione delle ascese perché i tre storici passi in programma – Pordoi, Falzarego e Gardena, che non sono certo i più appetitosi sotto l’aspetto delle pendenze – sono stati posizionati nella prima parte di gara, mentre nel finale si dovranno affrontare le meno nobili ascese del Passo Pinei e di Pontives. Quest’ultima, però, ha pendenze non trascurabili negli ultimi 3 Km e a quel punto – o anche prima – potrebbe improvvisamente spegnersi la luce per qualche corridore di punta, soprattutto se ci sarà stata corsa vera già sui passi affrontati in partenza. È quel che è successo, per esempio, a Ivan Basso nel 2005 quando, attaccato proprio sulla stessa salita finale verso Ortisei, perse circa un minuto dai rivali, prima avvisaglia della profonda crisi che lo colpirà l’indomani nel tappone dello Stelvio quando, complici anche problemi di natura gastrica, giungerà al traguardo di Livigno quasi tre quarti d’ora dopo l’arrivo dei primi.
Il tappone dolomitico dell’edizione n° 100 scatterà da Moena e vedrà nei primi 15 km il gruppo ripercorrere fedelmente il finale della tappa del giorno prima, per tagliare quello che era stato il traguardo di Canazei e da lì andare all’attacco del primo colle di giornata, il mitico Pordoi. È una presenza quasi obbligata quella del passo che svetta a 2239 metri di quota, luogo di sfide belliche prima dell’avvento del ciclismo a queste latitudini come ci ricorda l’ossario militare tedesco costruito lassù negli anni ’50: il Pordoi è, infatti, la salita dolomitica più affrontata dalla corsa rosa e quello di quest’anno sarà il 40° passaggio in assoluto, quaranta come il numero dell’anno del secolo scorso nel quale questo colle fu affrontato per la prima volta e anche in quell’occasione fu Gino Bartali il corridore che vi transitò per primo in vetta davanti al compagno di squadra Fausto Coppi, fasciato della maglia rosa. Quel giorno si salì da Arabba, stavolta l’ascesa sarà affrontata dal versante che sulla carta è il meno impegnativo, ma che è divenuto il più frequentato per la possibilità d’abbinarlo alla Marmolada e che raggiunge il passo in 11,8 Km e 28 tornanti, con una pendenza media del 6,7% e un picco massimo del 9%, raggiunto al secondo chilometro dell’ascesa.
Arrivati ad Arabba, forse l’unica stazione di sport invernali dell’area dolomitica concepita secondo gli schemi delle stazioni “sky-total” delle alpi francesi, in attesa del colle successivo si percorreranno 10 Km privi di difficoltà nella zona del Livinallongo, toponimo con il quale è identificata l’alta valle del torrente Cordevole, terra che porta ancora oggi le “cicatrici” della Prima Guerra Mondiale, la più celebre delle quali è il cratere che sventrò il Col di Lana il 17 aprile del 1916, quando i militari dell’Arma del Genio fecero saltare la montagna con 5 tonnellate di dinamite per impedire all’esercito austo-ungarico di conquistarne la vetta. Oggi non si combatte più da queste parti e le uniche sfide avvengono a colpi di pedale, come accadde lo scorso anno sul Passo Falzarego, che fu l’ascesa chiave del tappone di Corvara vinto dal colombiano Esteban Chaves. Sarà proprio questa la prossima meta del gruppo che, rispetto a dodici mesi fa, salirà dal versante meridionale, il più impegnativo in quanto a pendenze, scandito dalla presenza di 17 tornanti “sorvegliati” dall’imponente Castello di Andraz, che appartenne ai principi-vescovi di Bressanone. Raggiunti i 2117 metri del valico, punto dove la strada principale comincia la discesa verso Cortina, la fatica non sarà ancora terminata perché si dovrà affrontare l’appendice di 1,2 Km verso i 2200 metri del Passo di Valparola, nella quale si raggiunge il punto di pendenza massima (14%) di un’ascesa che complessivamente è lunga 12,2 Km e sale al 6,4% medio. Lasciato il Veneto, sulle cui strade si pedalava dalla cima del Pordoi, nel corso della successiva planata la corsa farà il suo ingresso in Alto Adige, che accoglierà la corsa sulle strade della Val Badia. Si transiterà per La Villa, la più nota tra le frazioni che compongono il comune sparso di Badia per la presenza della celebre pista nera della Gran Risa, che “precipita” per 1,255 Km dal Piz la Ila e che dal 1985 ospita, nel mese di dicembre, uno slalom gigante della Coppa del Mondo di sci alpino. Un dolce falsopiano introdurrà quindi la corsa in Corvara dove, per rimaner in tema d’anniversari, esattamente 70 anni fa era collaudata e aperta al pubblico la prima seggiovia d’Italia, realizzata in legno e che permetteva di raggiungere la zona degli impianti del Col Alto. Non ci saranno “scorciatoie” per i corridori che ora dovranno affrontare il terzo e ultimo dei grandi colli di giornata, il Passo Gardena (2121 metri), che si raggiungerà con un’ascesa di 8,5 Km al 6,8%, movimentata da 17 tornanti dominati dalle verticali pareti del Gruppo del Sella, da questo lato raggiungibile attraverso una delle più spettacolari vie ferrate delle Dolomiti, la Tridentina. Il passo rappresenta la più bassa delle due porte d’accesso in quota alla Val Gardena (l’altra è la Sella di Col de To, situata a 2244 metri d’altezza, poco sopra il celebre Passo Sella), che i corridori percorreranno quasi per intero nei chilometri successivi, incontrando per primo il centro di Plan de Gralba, dove si trovava il più elevato capolinea della “Ferata de Gherdëina”, linea ferroviaria costruita dall’impero austro ungarico durante la Grande Guerra e che, molti anni dopo la cessazione del servizio (28 maggio del 1960), è stata trasformata in una suggestiva pista ciclopedonale. Pochi chilometri più avanti si giungerà sulle strade di Selva, la più rinomata località di villeggiatura della valle, che offre ai turisti anche una piccola “perla” nascosta, gli incantevoli resti di Castel Wolkenstein, costruito nel XIII secolo in un crepaccio del Gruppo delle Odle. Un altro bel maniero, non visitabile poiché ancora abitato, è quello che porta lo stesso nome della valle e che dal 1641 fa buona guardia alla vicina Santa Cristina. Superato il 100° chilometro di gara, la corsa già sarà giunta a Ortisei, ma non sarà ancora giunto il momento di mettere la parola fine al tappone che ora abbandonerà la lunga discesa dal Gardena per affrontare il Passo di Pinei, la più breve tra le cinque salite in programma oggi. Sono appena 4,2 Km, ma non vanno per questo presi troppo sottogamba perché la pendenza media è del 6,2%, con un tratto centrale di 1800 metri all’8,4% (massima del 15%): se il Gardena dava accesso all’omonima valle, questo è uno degli ingressi allo Sciliar, altipiano conosciuto in particolare per il fieno, qui utilizzato sia per corroboranti bagni termali, sia come ingrediente di una deliziosa zuppa, servita all’interno di una scodella di pane. Più impegnativa della salita è la discesa dal Pinei, 12 Km al 7,8% nel corso dei quali si transiterà per Castelrotto, centro del quale sono originari gli sciatori Peter Fill e Denise Karbon e dal quale lo scorso anno scattò la cronoscalata all’Alpe di Siusi, vinta dal russo Alexandr Foliforov per pochissimi centesimi di secondo sull’olandese Kruijswijk, che in quel momento vestiva la maglia rosa. Terminata l’ultima picchiata, una brevissima tregua pianeggiante nella valle dell’Isarco anticiperà l’attacco dell’ultima ascesa, ritornando in Val Gardena percorrendo la vecchia strada d’accesso alla valle, inaugurata il 26 ottobre del 1856 e fortemente voluta dai Moroder, i celebri scultori – prevalentemente d’arte sacra – originari di Ortisei. L’opera si rivelò costosa al punto che, per rientrare nelle spese, si fu costretti a predisporre un casello per il pedaggio a Ponte Gardena, la località dove la salita ha inizio e dove è possibile visitare Castel Trostburg, maniero del XII secolo che oggi ospita un museo dedicato ai castelli della regione. Come avveniva 160 anni, all’epoca dell’apertura di questa strada, anche stavolta sarà chiesto un esborso – in termini d’energie e non pecuniari, però – perché i 9,3 Km al 6,8% verso la località di Pontives, con i 3,3 Km conclusivi al 9,3% medio, anche in quest’occasione potranno rivelarsi indigesti per qualcuno, com’erano stati per Basso dodici anni fa. Anche perché dopo la conclusione ufficiale della salita, questa in realtà continuerà nei rimanenti 4 Km che si dovranno coprire per raggiungere il traguardo, inizialmente in maniera piuttosto blanda per poi riprendere mordente subito dopo esser transitati sotto lo striscione dell’ultimo chilometro, quando un dentello al 13% a 400 metri dalla linea d’arrivo precede la breve discesina finale verso il traguardo. È apparentemente sottono ma potrebbe “suonarle” a molti questo finale disegnato nella patria dei Moroder, che hanno dato al mondo dell’arte non solo scultori ma anche un alto esponente della musica come Giorgio Moroder, conosciuto in particolare per aver composto diverse colonne sonore cinematografiche. Chissà che sinfonie ci soneranno quest’anno le Dolomiti….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo Pordoi (2239 metri). Chiamato anche Pordoijoch, Jouf de Pordoi e Jou de Pordou, è una larga sella prativa costituita dal Sasso Beccè e dal Sass Pordoi. Vi transita la SS 48 “delle Dolomiti” tra Canazei e Arabba. Il Giro l’ha scalato 39 volte e, in alcune occasioni, con due passaggi nella stessa tappa: la prima volta, il 5 giugno del 1940, vi scollinò in testa Gino Bartali nel corso della tappa Pieve di Cadore – Ortisei, vinta dallo stesso corridore toscano; l’ultima scalata risale allo scorso anno, quando Damiano Cunego conquistò questo prestigioso GPM nel corso della tappa Alpago – Corvara vinta dal colombiano Chaves.

Passo di Falzarego (2105 metri). Quotato 2117 sulle cartine del Giro 2017, è aperto tra il Piccolo Lagazuoi e il Nuvolau ed è attraversato dalla SS 48 “delle Dolomiti” tra Cernadoi (Livinallongo del Col di Lana) e Cortina d’Ampezzo. È il terzo valico dolomitico per numero di passaggi del Giro (senza contare le cinque volte nel quale fu “prolungato” verso il Valparola), con 18 traguardi GPM disputati tra il 1940, quando fu conquistato da Bartali durante la citata Pieve di Cadore – Ortisei, e il 2008 quando Emanuele Sella vi transitò in testa durante la tappa Arabba – Passo Fedai vinta proprio dallo scalatore vicentino. Si ricordano inoltre i tre passaggi in testa di Fausto Coppi nel triennio 1946-47-48 e quello di Merckx durante la Misurina – Bassano del Grappa del 1974.
Passo di Valparola (2192 metri). Aperto tra il Sasso di Stria e il Piccolo Lagazuoi e quotato 2200 sulle cartine del Giro 2017, è attraversato dalla SP 24 “del Passo di Valparola” tra il Passo di Falzarego e San Cassiano. È stato inserito sette volte nel percorso del Giro ma nello speciale albo d’oro del Valparola si contano solo 5 passaggi perché la prima volta, nel 1976, lo striscione del GPM fu anticipato al sottostante Falzarego mentre nel 1992 fu tolto all’ultimo momento dal tracciato a causa di una frana. A legare i loro nomi a questo valico sono così stati lo spagnolo Fernández Ovies nel 1977 (tappa Cortina d’Ampezzo – Pinzolo), il francese Charly Mottet nel 1990 (tappa Dobbiaco – Passo Pordoi), l’elvetico Fabian Wegmann nel 2004 (San Vendemiano – Falzes), l’italiano Matteo Rabottini nel 2012 (Falzes – Cortina d’Ampezzo) e dodici mesi fa il colombiano Darwin Atapuma nella citata tappa di Corvara.

Passo di Gardena (2121 metri). Chiamato anche Grödner Joch, separa il gruppo del Sella da quello del Cir e vi transita la SS 243 “del Passo Gardena” tra Corvara e Selva di Val Gardena. Il Giro l’ha scalato 17 volte, tenuto a battesimo da Fausto Coppi che per primo lo conquistò nel tappone Bassano del Grappa – Bolzano del Giro del 1949, da lui vinto. L’ultimo suo successore è stato lo spagnolo Rubén Plaza, sempre in occasione della tappa di Corvara disputata lo scorso anno.

Sella del Culac’ (2018 metri). Chiamata anche Kulatsch Sattel, vi transita la SS 243 “del Passo Gardena” nel corso del tratto iniziale della discesa dal Passo Gardena, tra quest’ultimo e Selva di Val Gardena.

Passo di Pinei (1442 metri). Chiamato anche Panider Sattel, è valicato dalla SP 64 tra Ortisei e Castelrotto. Il Giro l’ha affrontato due volte come GPM, nel 1991 subito dopo la partenza della tappa Selva di Val Gardena – Passo Pordoi (vinta da Franco Chioccioli) e nel 1997 nel corso della tappa Predazzo – Falzes (vinta dallo spagnolo José Luis Rubiera): a conquistare i due traguardi della montagna furono rispettivamente lo spagnolo Iñaki Gastón e il colombiano José Jaime “Chepe” González. Sul Pinei si salì anche nel 2000, durante la tappa Selva di Val Gardena – Bormio, terminata con il successo di Gilberto Simoni, ma in quella occasione il passaggio non era valido per la classifica degli scalatori.

Sella di Telfen (1090m). Si trova nei pressi dell’omonima località ed è attraversata dalla SP 24 tra Castelrotto e Siusi. Coincide con il quadrivio dove inizia la salita verso l’Alpe di Siusi e dove nel 2017 i corridori svolteranno a destra nel corso della discesa dal Passo di Pinei, in direzione di Ponte Gardena

FOTOGALLERY

Passo Pordoi, monumento a Fausto Coppi


L’ossario militare tedesco del Passo Pordoi

Il cratere del Col di Lana

Castello di Andraz

Passo di Falzarego

La Villa, la pista della Gran Risa

La Torre Exner del Gruppo del Sella, sulla quale si sviluppa la Ferrata Tridentina, vista dalla strada per il Passo Gardena

Passo di Gardena

Selva di Val Gardena, Castel Wolkenstein

Santa Cristina Valgardena, Castel Gardena

L’altipiano dello Sciliar visto dalla discesa dal Passo di Pinei

Ponte Gardena, Castel Trostburg

Ortisei, chiesa parrocchiale di Sant’Ulrico e dell’Epifania del Signore

Il Gruppo del Sella visto dalla Val Gardena al momento dell’enrosadira e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa del Giro 2017 (www.garni-astrid.com)

Il Gruppo del Sella visto dalla Val Gardena al momento dell’enrosadira e, in trasparenza, l’altimetria della diciottesima tappa del Giro 2017 (www.garni-astrid.com)

TOUR OF CROATIA, SFIDA ROSÓN-NIBALI CON SCARPONI NEL CUORE

aprile 22, 2017 by Redazione  
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È stato un brutto risveglio quello odierno per il mondo del ciclismo, sgomento per la tragica notizia della scomparsa di Michele Scarponi. Più di tutti ci avrebbe tenuto ad onorarlo il suo ex compagno di squadra Vincenzo Nibali, chiamato oggi a difendere, e forse incrementare, il risicato vantaggio conquistato ieri nella quarta tappa del Giro di Croazia. Ma così non è stato: la sfida tra il messinese e il suo diretto avversario di classifica sull’arrivo in salita del Monte Maggiore si è risolta totalmente a favore dello spagnolo Jaime Rosón, che non solo ha vinto la tappa ma si è anche ripreso la maglia di leader. Gli appena 2 secondi di vantaggio del corridore iberico, però, potrebbero permettere a Nibali di ribaltare nuovamente la situazione nel particolare epilogo della corsa a Zagabria.

Il risveglio dell’Italia e di tutto il mondo del ciclismo non è stato dei migliori. Michele Scarponi, ritornato a casa ieri dal Tour of the Alps, rivede finalmente i suoi “scarponcini” – come affettuosamente chiamava i suoi gemelli di 4 anni – poi questa mattina, quando esce in bicicletta per un allenamento in vista dell’imminente Giro d’Italia, a pochi metri da casa viene travolto da un camion, perdendo la vita.
Il Giro della Croazia prima di prendere il via sta un minuto in silenzio, per ricordare il simpatico campione marchigiano. Il viso dei corridori è sconvolto, i compagni dell’Astana piangono e Vincenzo Nibali non riesce ad esprimere il suo dolore per aver perso un grande amico, prima ancora che un collega di strada.
La seconda ed ultima tappa di montagna scatta da così da Parenzo in questo clima di mestizia generale e subito partono in fuga sette corridori. In quattro vengono successivamente ripresi e così rimangono solo davanti in tre: lo spagnolo Lluís Guillermo Mas (Caja Rural – Seguros RGA), l’italiano Antonino Parrinello (GM Europa Ovini) e il polacco Lukasz Owsian (CCC Sprandi Polkowice). Il team Bahrain Merida inizia da subito a fare l’andatura perchè Vincenzo vuole vincere la tappa e possiamo intuire tutti a chi vuole dedicarla. A circa 17 km vengono ripresi i fuggitivi e, dopo altri tentativi di fuga, ai meno 11 scatta lo svizzero Roland Thalmann (Roth-Akros). La squadra di Nibali continua a fare l’andatura con Manuele Boaro che ricuce la distanza tra il gruppo e il fuggitivo. A 8 Km e mezzo dal traguardo scatta il bielorusso Branislaŭ Samojlaŭ ((CCC Sprandi Polkowice), che viene ripreso nel giro di poche centinaia di metri. Il team Bahrain si mantiene sempre in testa e recupera i vari corridori che tentano la fuga. A 4.3 km va all’attacco un compagno di squadra di Vincenzo, l’altro bielorusso Kanstantsin Siutsou (4° in classifica), in modo da far stare tranquilli il suo capitano e la sua squadra, facendogli prendere un attimo di fiato. A 3,8 km dall’arrivo Siutsou viene ripreso e Pellizotti prende in mano la situazione. Il Bahrain continua a stoppare i tentativi di fuga e a 2,3 dall’arrivo Nibali scatta; alla sua ruota si incollano lo spagnolo Jaime Rosón (Caja Rural – Seguros RGA secondo in classifica a soli 2” dallo “Squalo”) e il ceco Hirt. Vincenzo accelera il passo cercando di fare la differenza, ma non riesce nell’intento. Il messinese si ritrova a disputare la volata finale con Hirt e Rosón ma, per quanto si sforzim non riesce a transitare sulla linea del traguardo per primo. Ad imporsi sul traguardo in salita del Monte Maggiore è lo spagnolo, che riesce a riprendersi quella maglia di leader che Nibali gli aveva strappato il giorno prima e proprio per lo stesso “strappo” di due secondii 2”. Nibali si piazza secondo e sfuma anche la possibilità di dedicare la vittoria all’amico Michele. La tappa di domani non è adatta ai mezzi del siciliano ma la conclusiva frazione di Zagabria non si presenta come la classica conclusione favorevole ai velocisti, per via dello strappetto in vetta al quale sarà collocato il traguardo. Non è detta l’ultima, quindi.

Giada Gambino

Jaime Rosón batte Vincenzo Nibali sul traguardo del Monte Maggiore, ma quasi poco importava quel che accadeva in corsa: oggi i pensieri di tutti erano rivolti a Michele Scarponi

Jaime Rosón batte Vincenzo Nibali sul traguardo del Monte Maggiore, ma quasi poco importava quel che accadeva in corsa: oggi i pensieri di tutti erano rivolti a Michele Scarponi

ARIA DI GIRO: LA CORSA ROSA BUSSA ALLE PORTE

aprile 17, 2017 by Redazione  
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Il Giro bussa alle porte ed è ora di fare gli ultimi “tagliandi” in vista della partenza della corsa rosa, prevista per il 5 maggio in quel d’Alghero. La seconda parte di aprile propone così una serie di brevi ma intense corse a tappe che serviranno ai pretendendi al successo al Giro per rifinire la preparazione. Ci sarà solo l’imbarazzo della scelta fra Trentino e Croazia, Romandia e Yorkshire.

Mancano solo tre settimane alla partenza del Giro e nell’aria già comincia a sentirsi la fragranza della corsa rosa che si sta per avvicinare. Nei venti giorni precedenti la partenza del Giro il calendario propone, infatti, alcune tra le più attese corse a tappe minori della stagione che, da sempre, sono state individuate dai pretendenti al successo finale nel Giro come ideali “palestre” per gli ultimi test, per scoprire se si è già in condizione o se occorre dare un’accelerata alla preparazione, che mai come quest’anno dovrà essere ottimale, senza lasciare nulla al caso e senza nemmeno esagerare, per non spremersi troppo in vista di una prima settimana della corsa rosa che, per com’è stata disegnata, chiederà di essere subito al top della forma.
Chi punta a vestirsi di rosa a Milano avrà l’imbarazzo della scelta poiché tra il 17 e il 30 aprile si avvicendano quattro interessantissime gare, la prima delle quali può apparire come una novità a chi poco ha seguito le vicende di questo sport in questi ultimi mesi: quel Tour of the Alps che scatterà il giorno di Pasquetta altro non è che il glorioso Giro del Trentino che, giunto alla sua 41a edizione, s’è rifatto il look cambiando non solo il nome ma anche la durata, con l’aggiunta di una giornata di gara, e l’estensione territoriale perché dal 2017 sarà coinvolta nel tracciato anche l’Austria, che quest’anno accoglierà le prime due delle cinque frazioni in programma, tutte caratterizzate da percorsi di montagna e, quindi, tutte decisive ai fini della classifica. Niente spazio, dunque, per giornate interlocutorie destinate ai velocisti e per la tradizionale cronosquadre che aveva aperto le ultime edizioni. Il primo Tour of the Alps – che, tra i grandi nomi, vedrà al via lo spagnolo Landa, il britannico Thomas e il francese Pinot – scatterà oltreconfine, dalla località tirolese di Kufstein, per concludersi dopo 142 Km a Innsbruck, dove il traguardo non sarà collocato nel centro della cittadina che l’anno prossimo ospiterà i campionati del mondo ma in località Hungerburg, percorsa una salita finale di 3,7 km al 7%. Partenza e arrivo in Austria anche per la seconda tappa, che terminerà a Innervillgraten dopo 181 Km e aver attraversato per un lungo tratto l’Italia, tra il Passo del Brennero e il valico doganale di Prato alla Drava, incontrando le principali difficoltà altimetriche negli ultimi 27 Km, una volta rientrati sulle strade del Tirolo: qui la breve ma ripida salita di Sankt Justina (4,8 Km all’8,2%) anticiperà la pedalabile ascesa finale verso il traguardo (8,3 Km al 3,1%), alla vigilia della tappa regina della corsa. È in programma mercoledì 19 aprile quando, entrati definitivamente in Italia, si correrà da Villabassa alla Val di Funes, arrivo in salita di 8,7 Km al 6,5% che i corridori affronteranno dopo aver percorso 143 Km infarciti da due succulenti ascese, prima quella verso i quasi 2000 metri del Passo delle Erbe (16,8 Km al 6%), scalato in diverse occasioni al Giro d’Italia, e poi quella inedita e molto impegnativa dell’Alpe di Rodengo, 12,7 Km al 7% dei quali i primi 8 salgono al 9,7% medio.
Alla frazione più impegnativa seguirà quella apparentemente più soft, che riporterà il gruppo sulle strade del Trofeo Melinda, corsa professionistica in linea che si è ufficialmente disputata l’ultima volta nel 2014 e che dall’anno successivo è stata “assorbita” dal Giro del Trentino, divenendone una delle tappe. Il percorso, 165 Km da Bolzano a Cles, proporrà l’ascesa al Passo della Mendola per poi ricalcare fedelmente il finale della tappa vinta lo scorso anno dall’estone Tanel Kangert, che proponeva a 35 Km dalla conclusiva l’arcigna salita della Forcella di Brez, 6 Km al 10,2%. L’atto conclusivo del Tour of the Alps non sarà la solita tappa-passerella di fine corsa ma ancora una frazione in grado di ribaltare le sorti della corsa perché i quasi 200 Km della Smarano-Trento porteranno i corridori sul celebre Monte Bondone, anche se l’ascesa dell’impresa di Charly Gaul al Giro del 1956 sarà scalata dal più facile dei suoi tre versanti (19,6 Km al 6%), per poi scendere su Trento da quello più ripido e superare infine a 9 Km dal traguardo la corta ma intensa salita delle Novaline, 2500 metri all’8,6% con i 500 metri conclusivi al 13,3% ed una stilettata al 17%.

Quasi in contemporanea sulla penisola balcanica si correrà la dodicesima edizione del Giro di Croazia, corsa salita alla grande ribalta proprio in questa stagione in seguito al “trasloco” da aprile a ottobre del Giro di Turchia, che nel corso degli anni aveva saputo attirare al via anche grandi nomi del ciclismo grazie alla possibilità di gareggiare in una zona climaticamente calda e a tracciati stimolanti e completi che offrivano possibilità di vittoria sia ai velocisti, sia ai finisseur ed anche agli scalatori di razza. La particolare situazione politica che sta attraversando la nazione turca aveva, però, scoraggiato molte formazioni che avevano fatto sapere di non essere molto propense a schierarsi ai nastri di partenza e così gli organizzatori hanno pensato di rinviare la corsa in autunno, creando un “buco” in calendario del quale subito hanno approfittato gli organizzatori del corsa croata, anche negli anni scorsi disputata nel mese d’aprile. Con la prospettiva di avere al via i grandi nomi del ciclismo – e, infatti, prenderà parte alla corsa nientemento che Vincenzo Nibali – si è così optato per un inasprimento del tracciato inserendo un secondo arrivo in salita accanto a quel Monte Maggiore proposto nelle ultime due edizioni, ma anche introducendo parecchi chilometri di trasferimento che sicuramente potrebbero suscitare qualche malumore in gruppo. Il più consistente sarà quello di quasi 500 Km che si dovrà affrontare dopo la prima tappa, una delle più lunghe ma anche una delle più semplici, che si disputerà martedì 18 aprile tra Osijek e Koprivnica dove si giungerà dopo aver percorso 227 Km movimentati solo da un GPM di 3a categoria collocato a una ventina di chilometri dalla conclusione. Raggiunta in autostrada la Dalmazia, dalla località di Trogir – nota in Italia come Traù – partirà la tappa più corta (123 Km) e al contempo più impegnativa, che terminerà con il difficile arrivo in salita “nuovo”, previsto ai 1728 metri del Biocovo, la seconda montagna per altitudine della Croazia: per raggiungerne la vetta i corridori dovranno affrontare un’ascesa lunga quasi 30 Km (media del 5,8%) che riserverà le pendenze più rilevanti nella seconda parte di quella che è stata considerata come una delle rotabili più spettacolari d’Europa. Gli scenari dalmati saranno protagonisti anche il terzo giorno di gara, quando si dovranno percorrere 237 Km tra Imoschi e Zara, caratterizzati da continui dislivelli nella prima metà del tracciato – dove si affronteranno tre GPM, due dei quali di 2a categoria – mentre il restante tratto più scorrevole dovrebbe favorire il rientro sui fuggitivi di giornata in vista di un prevedibile arrivo allo sprint. Quasi gemella si presenta la successiva frazione che da Cirquenizza porterà il gruppo sulle strade dell’Istria, dove la quarta tappa si concluderà a Umago dopo aver percorso 171 Km e un circuito finale movimentato da un paio di facili dislivelli che potrebbero ispirare lo scatto di qualche ardimentoso che voglia tentare d’anticipare la quasi inevitabile volata. Sempre sulle strade istriane si svolgerà la seconda e ultima tappa di montagna, che da Parenzo porterà in 141 Km il gruppo sul Monte Maggiore (Učka in croato), che dovrà essere scalato due volte da due versanti differenti, con l’ascesa finale di 15 Km al 6,1% che negli scorsi anni ha visto le affermazioni del polacco Maciej Paterski nel 2015 e dell’austriaco Riccardo Zoidl nel 2016. Infine, l’indomani la breve corsa a tappe finirà con una frazione di 147 Km disegnata tra Samobor e la capitale Zagabria: anche in questo caso non si tratterà di una classica tappa conclusiva per velocisti perché il circuito finale, da ripetere due volte, prevede un breve tratto in salita in vetta al quale è collocato l’ultimo traguardo, che sia lo scorso anno, sia nel 2015 non ha visto la vittoria di uno sprinter.

Nel frattempo procederà il cammino della “Campagna del nord” che il 19 aprile giungerà all’appuntamento con l’unica delle grandi classiche proposte in un giorno infrasettimanale, la Freccia Vallone. L’ottantunesima edizione della “Flèche” partirà quest’anno dalla Grande Place di Binche, dopo che lo scorso anno si era partiti da Marche-en-Famenne: totalmente differenti saranno solo i primi 100 Km, privi di salite, mentre è stato confermato il finale adottato nel 2015 quand’è stata inserita la Côte de Cherave (1,3 Km all’8,1%) immediatamente prima dell’ascesa al tremendo muro di Huy (1,3 Km al 9,6% con pendenze fino al 26%), sul quale come sempre sarà collocato il traguardo della corsa vallone. Sarà l’antipasto della Liegi-Bastogne-Liegi della domenica successiva, che quest’anno si disputerà su di un tracciato parzialmente inedito a causa di lavori in corso che hanno costretto gli organizzatori a togliere dal percorso una delle storiche “côtes” della “Doyenne”, la Haute-Levée, la cui assenza non sarà affatto rimpianta: in sua vece, infatti, sono state inserite ben tre ascese mai proposte prima, sulle quali spicca per durezza l’ultima della serie, la ripidissima Côte de la Ferme Libert, 1200 metri inclinati al 12,1% che si scaleranno a 78 Km dalla conclusione, a sua volta preceduta dalle tradizionali “côtes” della Redoute (2 Km all’8,9%), della Roche-aux-Faucons (1,3 Km all’11%) e di Saint-Nicolas (1,2 Km all’8,6%). Probabilmente a causa dei quasi 260 Km di gara è stato levato anche lo strappo della Rue Naniot (0,6 Km al 10,5%), inserito per la prima volta lo scorso anno a ridosso dell’ascesa finale di Ans.

Due giorni dopo la Liegi la marcia d’avvicinamento alla corsa rosa propone un altro interessante appuntamento in ottica Giro, la 71a edizione del Giro di Romandia, prima gara dell’anno prevista sul suolo della Confederazione Elvetica dopo lo spostamento del Gran Premio Città di Lugano dal mese di febbraio a quello di maggio (si correrà domenica 7, a Giro già partito da due giorni). Delle quattro corse a tappe di fine aprile sarà l’unica a proporre frazioni a cronometro e nello specifico se ne affronteranno due, la prima delle quali sarà il tradizionale cronoprologo d’apertura, previsto sulle strade di Aigle, la “capitale” del ciclismo mondiale poiché sede dell’Unione Ciclista Internazionale (UCI), dove dovranno percorrersi 5 velocissimi chilometri, quasi tutti in pianura se si esclude un brevissimo tratto in discesa. Due saranno anche le tappe di montagna e la seconda sarà proposta subito, al secondo giorno di gara, quando sarà in programma l’arrivo in salita a Champéry, località sciistica del Canton Vallese dove si giungerà dopo aver percorso 173 Km, caratterizzati dalla salita di Vex (8,1 Km al 6,9%) prima di quella che condurrà al traguardo (14,5 Km al 4,3%). La seconda frazione, tracciata tra la stessa Champéry e Bulle, sarà la più facile e l’unica disegnata a favore dei velocisti, che avranno dalla loro parte la totale mancanza di ostacoli altimetrici negli ultimi 50 Km. Gli organizzatori avevano in mente una classica belga, invece, quando hanno predisposto il percorso della terza tappa, composta di tre circuiti differenti attorno alla cittadina di Payerne e che proporrà un’altimetria nervosa, con strappi in pavè che proporranno pendenze fino al 20%. Si tornerà in montagna per la penultima e più impegnativa frazione di questa edizione, che vedrà i corridori pedalare per 163 Km da Domdidier a Leysin, dove sarà in programma il secondo arrivo in salita (4 Km al 7,3%), preceduto dalla “Cima Coppi” del Romandie 2017, i 1546 metri del Col du Pillon (16,1 Km al 3,1%). Come avvenuto due anni fa (nel 2016 la conclusione fu a Ginevra con una frazione per velocisti), l’indomani la corsa terminerà il suo annuale cammino a Losanna, sulle cui strade si disputerà la seconda prova contro il tempo, lungo un tracciato di 18,3 Km decisamente meno filante rispetto a quello del prologo per la presenza nella prima parte della salita a strappi verso il quartiere di Sauvabelin (6,9 Km al 4,3%). Ci sarà dunque la possibilità che si conosca solo all’ultimo giorno il vincitore della corsa elvetica, che quest’anno avrà al via corridori del calibro del tre volte vincitore del Tour de France Froome, che ha già fatto sapere da tempo di non essere intenzionato a partecipare al Giro, dell’australiano Porte, del polacco Majka, del colombiano Urán e dello statunitense Van Garderen, il quale invece sarà al via del Giro per la prima volta in carriera.

Nelle stesse date andrà in scena la terza edizione del “giovane” Tour de Yorkshire, corsa nata nel 2015 sull’onda dell’emozione suscitata dalla partenza del Tour de France del 2014 dall’antica contea inglese e che nei primi due anni di vita ha visto i successi del norvegese Lars Petter Nordhaug e del francese Thomas Voeckler. Organizzata dalle stesse “mani” della Grande Boucle, quest’anno vedrà al via quello che è stato uno dei grandi protagonisti dell’ultimo Giro d’Italia, l’olandese Steven Kruijswijk, il quale scenderà in Italia anche quest’anno per tentare di riprendersi quella maglia rosa che la malasorte gli aveva “scippato” nella discesa dal Colle dell’Agnello. Delle quattro corse a tappe di fine aprile sarà inevitabilmente la meno montagnosa essendo il territorio dello Yorkshire prevalentemente collinare, ma gli organizzatori sono riusciti comunque a imbastire un programma interessante che si aprirà venerdì 28 aprile con una prima tappa disegnata tra Bridlington e Scarborough sulla distanza di 173 Km, movimentati da tre brevi “côtes” sulle quali spicca per durezza l’ultima, quella della cosiddetta “baia di Robin Hood”, che ha caratteristiche di un muro (1,5 Km al 10,3%) e che sarà superata a 28 Km da un traguardo che non sarà del tutto fuori dalla portata dei velocisti, anche se molti di loro saranno tagliati fuori dai giochi per il successo. La seconda frazione sarà la più facile, sia per l’altimetria ben poco accidentata, sia per gli appena 122 Km che si dovranno percorrere tra Tadcaster e Harrogate, la cittadina dove si concluse la prima tappa del Tour del 2014, vinta allo sprint da Marcel Kittel. La tappa più interessante sarà la terza e ultima, che è stata “montata” creando una sorta di Liegi-Bastogne-Liegi in miniatura perché i 194 km che condurranno da Bradford a Sheffield presentano un’altimetria che ricorda molto da vicino quella della classica belga, anche sotto l’aspetto delle inclinazioni. Anzi, questa sarà corsa sarà ancora più tosta della “Doyenne” perché sette delle otto salite previste hanno pendenze media a doppia cifra e, in particolare, decisive ai fini della classifica sicuramente si riveleranno le quattro “côtes” consecutive che punteggiano gli ultimi 20 Km, sulle quali spicca la Côte de Ewden Height, un chilometro esatto al 12% spaccato di pendenza media in cima al quale mancheranno 9 Km al traguardo e ancora un’asperità, quella di Midhopestones (1,4 Km al 10%), collocata ai meno cinque dall’arrivo.
E si sarà fatto il 30 aprile, l’ultimo giorno del mese. Cinque giorni più tardi sarà già Giro….

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE

Qui trovate i siti internet delle corse citate nell’articolo

TOUR OF THE ALPS

https://tourofthealps.eu/it

GIRO DI CROAZIA

www.tourofcroatia.com

FRECCIA VALLONE

www.letour.fr/la-fleche-wallonne/2017/fr

LIEGI-BASTOGNE-LIEGI

www.letour.fr/liege-bastogne-liege

TOUR DE ROMANDIE

www.tourderomandie.ch

TOUR DE YORKSHIRE

www.letour.fr/tour-de-yorkshire

GIRO D’ITALIA

www.giroditalia.it/it

Uno dei tornanti della spettacolare strada che sale al Biocovo, dalla quale transiterà Vincenzo Nibali al Giro di Croazia, marcia davvicinamento del campione messinese al Giro dItalia (www.summitpost.org)

Uno dei tornanti della spettacolare strada che sale al Biocovo, dalla quale transiterà Vincenzo Nibali al Giro di Croazia, marcia d'avvicinamento del campione messinese al Giro d'Italia (www.summitpost.org)