SAM WELSFORD, VOLATA VINCENTE A NAIRNE. JAY VINE CONSERVA LA MAGLIA OCRA
Velocisti protagonisti nella terza tappa da Henley Beach a Nairne con Sam Welsford (Team INEOS Grenadiers) che vince davanti a Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) e Lewis Bower (Team Groupama FDJ United). Jay Vine (UAE Team Emirates XRG) resta saldamente in maglia ocra
Dopo lo show della seconda tappa che ha visto l’UAE Team Emirates XRG ormai ipotecare la vittoria finale del Tour Down Under 2026 con Jay Vine e con Jhonatan Narvaez in seconda battuta, oggi tornano di scena i velocisti con la terza tappa da Henley Beach a Nairne di 140.8 km priva di significative difficoltà altimetriche se si eccettuano due semplici gpm (Wickham Hill e di Mount Barker). Vine parte in maglia ocra e a questo punto sarà molto difficile che qualcuno possa toglierla dalle spalle dell’australiano a meno che nel ‘tappone’ di Willunga Hill succeda qualcosa di sorprendente. Dopo la caduta occorsa nella seconda tappa, Jonas Rutsch e Lennert van Eetvelt (Team Lotto Intermarchè) non prendevano il via. Dopo la partenza da Henley Beach attaccava immediatamente un terzetto formato da Enzo Paleni (Team Groupama FDJ United), Baptiste Veistroffer (Team Lotto Intermarchè) e Martin Urianstad Bugge (Team Uno X Mobility). Proprio quest’ultimo transitava in prima posizione sul primo gpm di Wickam Hill posto al km 32.2, rafforzando così il suo primato nella speciale classifica. Dopo un vantaggio massimo che sfiorava i 3 minuti, la fuga perdeva a poco a poco terreno nei confronti del gruppo maglia ocra. Veistroffer vinceva il traguardo volante di Meadows posto al km 57.8. Veistroffer si ripeteva nel secondo traguardo volante di Echunga posto al km 100.4 mentre era ancora Urianstad Bugge a scollinare in prima posizione sul successivo gpm di Mount Barker posto al km 116.4. A questo punto il ciclista norvegese si rialzava venendo ripreso dal gruppo maglia ocra mentre Paleni e Veistroffer continuavano la loro azione anche se il loro vantaggio era drasticamente diminuito. Sotto l’impulso di NSN Cycling Team e Visma Lease a Bike i reduci della fuga venivano ripresi a poco meno di un km dalla conclusione. Il Team INEOS Grenadiers lavorava egregiamente per Sam Welsford che scattava al punto giusto nelle ultime decine di metri andando a vincere davanti a Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) e Lewis Bower (Team Groupama FDJ United). Chiudevano la top five Jack Stewart (Team NSN Cycling) in quarta posizione ed Aaron Gate (Team XDS Astana) in quinta posizione. Per Welsford è la seconda vittoria stagionale dopo aver vinto un Criterium in Australia lo scorso 4 Gennaio. In classifica generale resta tutto invariato con Vine in maglia ocra davanti a Narvaez e Mauro Schmid (Team Jayco AlUla). Domani è in programma la quarta tappa, quella più attesa del Tour Down Under con la tripla scalata di Willunga Hill dove lo spettacolo è garantito. Certo però pensare che Vine e Narvaez possano cedere di schianto avendo in classifica generale un vantaggio così elevato è davvero arduo.
Antonio Scarfone

Sam Welsford vince a Nairne (foto: Getty Images)
L’UAE GIÀ IN POLE POSITION CON VINE E NARVÁEZ, L’AUSTRALIANO TRIONFA A URAIDLA DAVANTI ALL’ECUADORIANO
L’UAE Team Emirates mette le cose in chiaro al TDU 2026 con il doppio attacco di Vine e Narvaez sul secondo gpm di Corkscrew. La coppia fa il vuoto e si gioca la vittoria di tappa con Vine davanti a Narvaez. L’australiano è anche la nuova maglia ocra
Al Tour Down Under arriva una tappa spartiacque dell’edizione 2026. SI parte da Norwood e si arriva a Uraidla dopo 148 km. I tre gpm presenti sul percorso potrebbero influire decisamente sulla classifica generale, per ora comandata dai velocisti dopo il velocissimo cronoprologo di Adelaide e la conclusione in bvolata della prima tappa in linea. Vedremo quanti di loro saranno capaci di resistere agli attacchi degli uomini di classifica specialmente sul secondo gpm di Corkscrew che presenta pendenze con punte al 12%. In particolare l’attuale maglia ocra Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) potrebbe perdere il simbolo del primato a scapito di ciclisti più performanti su tracciati come quello di oggi. Dopo la partenza da Norwood si saliva immediatamente con il primo gpm di Ashton dove riusciva ad evadere dal gruppo maglia ocra un drappello di quattro uomini formato da Jensen Plowright (Team Alpecin Premier Tech), Martin Urianstad Bugge (Team Uno X Mobility), Joel Suter (Team Tudor Pro Cycling) e Lucas Stevenson (Nazionale Australiana). Ai quattro battistrada si univano nel giro di qualche centinaio di metri anche Fran Miholjević (Team Bahrain – Victorious), Pepijn Reinderink (Team Soudal Quick Step) e Storm Ingebrigtsen (Team Uno X Mobility). Reinderink transitava in prima posizione sul gpm di Ashton posto al km 10. Plowright si aggiudicava il primo traguardo volante di Lobethal posto al km 49.4. Le squadre più attive all’inseguimneto dei sei battistrada erano il Team Jayco ALUla, l’UAE Team Emirates XRG ed il Team Visma Lease a Bike. Reinderink scollinava in prima posizione sul successivo gpm di Corkscrew posto al km 74.5. Plowright vinceva il successivo traguardo volante di Uraidla posto al km 87.4. A circa 50 km dalla conclusione la fuga aveva 1 minuto e 50 secondi di vantaggio sul gruppo maglia ocra. Anche il Team Redbull BORA Hansgrohe ed il Team Lidl Trek davano man forte in testa al gruppo per ricucire sui sui battistrada che iniziavano a scomporsi in vista della seconda ascesa di Corkscrew. La fuga veniva ripresa completamente ai piedi del gpm di Corkscrew. Altre squadre come EF Education EasyPost e Movistar aumentavano decisamente l’andatura mettendo in crisi i velocisti sulle pendenze più arcigne della salita ed a farne le spese era anche la maglia ocra Lund Andresen. Sotto l’impulso dell’UAE Team Emirates XRG il gruppo si assottigliava ancora di più e Jay Vine (UAE Team Emirates XRG) era il primo a scollinare seguito dal compagno di squadra Jhonatan Narvaez. La coppia di testa aumentava il vantaggio sui diretti inseguitori e si avviava in parata verso i km finali. Vine vinceva davanti a Narvaez mentre il primo drappello degli inseguitori arrivava a 58 secondi di ritardo con Mauro Schmid (Team Jayco AluLa) in terza posizione. Chiudevano la top five Andreas Kron (Uno X Mobility) in quarta posizione e Filippo Zana (Team Soudal Quick Step) in quinta posizione. Per Vine è la prima vittoria stagionale. L0australiano è anche la nuova maglia ocra con 6 secondi di vantaggio su Narvaez e 1 minuto e 5 secondi di vantaggio su Schmid. Domani è in progralmma la terza tappa da Henley Beach a Nairne di 140.8 km. Torneranno di scena i velocisti visto che il tracciato è quasi completamente pianeggiante nonostante i due brevi gpm di Wickham Hill e di Mount Barker. Ormai la vittoria finale sembra una questione tra Vine e Narvaez ma mai dire mai.
Antonio Scarfone

Jay Vine vince ad Uraidla (foto: Getty Images)
TOUR DOWN UNDER, TOBIAS LUND ANDRESEN VINCE A TANUNDA ED E’ LA NUOVA MAGLIA OCRA
Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) vince una volata piuttosto convulsa in quel di Tanunda battendo Matthew Brennan (Team Visma Lease a Bike) e Sam Welsford (Team INEOS Grenadiers). Il ciclista danese è la nuova magli ocra
La prima tappa in linea del Tour Down Under 2026 parte da Tanunda e termina a Tanunda dopo 120.6 km nei quali spicca la triplice scalata del gpm di Menglers Hill lungo poco più di 2 km con una pendenza del 3.5%. I velocisti non dovrebbero avere particolare difficoltà a domare questo facile gpm che vede le massime pendenze soltanto negli ultimi 500 metri. Saranno interessanti i tre traguardi volanti di Lyndoch, Angaston ed Angaston dove verranno concessi abbuoni temporali di 3, 2 e 1 secondo (oltre a quelli sulla linea del traguardo). La prima fuga del TDU 2026 vedeva protagonisti Guillaume Martin (Team Groupama FDJ United), Martin Urianstad Bugge (Team Uno X Mobility) e Marco Brenner (Team Tudor Pro Cycling). Il terzetto veniva però ripreso dal gruppo. Infatti il primo traguardo volante di Lyndoch posto al km 10.8 era un’occasione troppo ghiotta per i contendenti alla maglia ocra ed a vincerlo era Jhonatan Narvaez (UAE Team Emirates XRG) davanti a Maikel Zijlaard (Team Tudor Pro Cycling) e Juan Sebastian Molano (UAE Team Emirates XRG). Urianstad Bugge a questo punto tentava l’azione personale e dopo qualche km al battistrada si univa la coppia del Team Groupama FDJ United formata da Martin ed Enzo Paleni. Dopo una trentina di km il vantaggio del terzetto di testa era di circa 3 minuti sul gruppo maglia ocra. Urinstad Bugge transitava in prima posizione sul primo gpm di Menglers Hill posto al km 44.3. Le squadre più attive all’inseguimento dei tre battistrada erano il Team INEOS Grenadiers ed il Team Visma Lease a Bike. Martin si aggiudicava il secondo traguardo volante di Angaston posto al km 68.2. Urianstad Bugge scollinava per primo anche sul secondo gpm di Menglers Hill posto al km 75.8. Martin vinceva il terzo traguardo volante di Angaston posto al km 99.7 mente Urianstan Bugge vinceva il terzo gpm di Menglers Hill posto al km 107.3, indossando così virtualmente la maglia gpm. Una volta ripresa la fuga, nel gruppo iniziavano le grandi manovre per la volata finale. Il Team INEOS Grenadiers era molto attivo in testa al gruppo per tirare la volata a Sam Welsford ma ad imporsi era Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) davanti a Matthew Brennan (Team Visma Lease a Bike) mentre Welsford doveva accontentarsi della terza posizione. Chiudevano la top five Danny van Poppel (Team Redbull BORA Hansgrohe) in quarta posizione ed Ethan Vernon (Team NSN Cycling Team) in quinta posizione mentre il primo italiano all’arrivo era Alberto Dainese (Team Soudal Quick Step), soltanto ventiquattresimo. Per Lund Andresen è la prima vittoria stagionale ed il ciclista danese è anche la nuova maglia ocra con 1 secondo di vantaggio su Samuel Watson (Team INEOS Grenadiers) e 2 secondi di vantaggio su Vernon. Domani è in programma la seconda tappa da Norwood ad Uraidla di 148.1 km caratterizzati da tre gpm non banali. Se il primo gpm di Ashton posto dopo 10 km dalla partenza può innescare la fuga di giornata, ben più interessante sarà la doppia scalata del gpm di Corkscrew posto al km 74.5 e 135 e che presenta 1 km con pendenze costantemente superiori all’11%. Dal secondo scollinamento mancheranno una dozzina di km all’arrivo ed i velocisti dovranno davvero stringere i denti per guadagnarsi la volata che non sarà assolutamente scontata dal momento che in caso di bagarre finale bisognerà tenere d’occhio i pretendenti alla vittoria finale di TDU 2026.
Antonio Scarfone

Tobias Lund ANdresen vince a Tanunda (foto: Getty Images)
SAMUEL WATSON VINCE IL CRONOPROLOGO DEL TOUR DOWN UNDER
Samuel Watson (Team INEOS Grenadiers) rispetta i pronostici della vigilia vinvìcendo il breve cronoprologo di Adelaide davanti ad Ethan Vernon (Team NSN Cycling) e di quasi 3 secondi rispetto a Laurence Pithie (Team Redbull BORA Hansgrohe). Il ciclista britannico veste anche la prima maglia ocra
Il Tour Down Under 2026 inizia con il cronoprologo di Adelaide lungo 3.6 km. Dopo un primo km totalmente pianeggiante, nella seconda parte del percorso i ciclisti dovranno affrontare una serie di curve impegnative, alcune delle quali a 90 gradi, ma la sede stradale piuttosto ampia non dovrebbe causare difficoltà di sorta. Oltre ai cronomen la vittoria se la potrebbero contendere anche quei velocisti dotati di resistenza e di fondo. Favorito della vigilia è Samuel Watson, ciclista britannico dell’INEOS Grenadiers già capace di ben figurare lo scorso anno in brevi prove a cronometro, infatti ha vinto il cronoprologo del Giro di Romandia ed è arrivato secondo in quello del Deutschland Tour, entrambi con un chilometraggio che ricalca grosso modo quello di Adelaide. E Watson non delude le aspettative andando ad imporsi con il tempo di 4 minuti e 17 secondi, facendo meglio di circa mezzo secondo rispetto ad Ethan Vernon (Team NSN Cycling) e di quasi 3 secondi rispetto a Laurence Pithie (Team Redbull BORA Hansgrohe). Quarto si piazza Jay Vine (UAE Team Emirates XRG) a 4 secondi di ritardo da Watson mentre chiude la top five Pierre Gautherat (Team Decathlon CMA CGM) a 4 minuti e mezzo da Watson. Il primo ciclista italiano è Andrea Raccagni Noviero (Team Soudal Quick Step) che chiude in sedicesima posizione a 8 secondi di ritardo da Watson. Il britannico ottiene la prima vittoria stagionale ed è anche la prima maglia ocra con 1 secondo di vantaggio su Vernon e 3 secondi su Pithie. Domani è in programma la prima tappa in linea da Tanunda a Tanunda di 120.6 km. Dopo i primi 25 km pianeggianti, dove si affronterà anche il primo traguardo volante di Lyndoch al km 10.5, si entrerà nel circuito cittadino di Tanunda ripetere complessivamente tre volte. Il facile gpm di Mengler Hill, lungo poco più di 2 km e con una pendenza del 3.5%, non preoccuperà più di tanto la numerosa schiera di velocisti presente al Tour Down Under dalla quale, a meno di sorprese, emergerà presumibilmente il vincitore di tappa, con probabili ricadute sulla classifica generale.
Antonio Scarfone

Samuel Watson vince il cronoprologo di Adelaide (foto: Getty Images)
LA CALZA DELLA BEFANA: GENNAIO 2026
gennaio 19, 2026 by Redazione
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Si alza il sipario su una nuova stagione di corse, una stagione che riserverà parecchie sorprese tra gare che torneranno in calendario dopo un lungo oblio e altre che saranno organizzate per la prima volta nel 2026. Ci saranno eventi che fruiranno di promozioni e altri che invece subiranno mutazioni, ma l’atto d’apertura rimarrà quello tradizionale e gli appassionati già contano i giorni che mancano al 20 gennaio, quando prenderà il via il Tour Down Under. La stagione è iniziata, buon divertimento
Anche quest’anno la calza che la Befana ha destinato agli appassionati di ciclismo è ricca di ghiottonerie. E ci saranno anche alcune sorpresine, tra corse che torneranno in calendario dopo anni d’assenza (Giro di Sardegna), altre che saranno disputate per la prima volta nella storia (Giro della Magna Grecia e Lione-Torino), altre ancora che cambieranno nome (il Delfinato dovremo abituarci a chiamarlo Tour Auvergne-Rhône-Alpes) o formato (il Giro di Svizzera si ridurrà da 8 a 5 tappe) e altre ancora che saranno “promosse” ed è il caso di una delle gare in programma in questo mese di gennaio, l’AlUla Tour, che nel 2026 beneficerà di uno scatto in carriera approdando alla ProSeries, la categoria che raduna tutte le competizioni che nella gerarchia UCI si trovano un gradino sotto i massimi appuntamenti stagionali, quelli iscritti nel circuito World Tour. Come il solito a inaugurare quest’ultimo sarà il Tour Down Under (20-25 gennaio), nonostante i propositi dell’UCI – manifestati già alla fine del 2024, ma per ora non concretizzatisi – di traslocare a ottobre la corsa australiana, al fine di evitare le alte temperature tipiche dell’estate australe. Come nel 2023 – e in quell’occasione si trattò di una novità assoluta – ad aprire le danze sarà una brevissima cronometro individuale, 3 Km e 600 metri da percorrere sulle pianeggianti strade di Adelaide. Per la prima tappa in linea ci si sposterà a Tanunda, dove lo scorso anno si impose lo sprinter di casa Sam Welsford e anche stavolta l’arrivo sarà in volata perché si girerà sul circuito del 2025 in senso inverso, affrontando la salita di Mengler Hill più vicina al traguardo, ma dal versante meno difficile (2.1 Km al 3.5%). Le frazioni più impegnative saranno la seconda e la quarta, con la prima di queste che si correrà tra Norwood e Uraidla sulla distanza di 148 Km e su di un tracciato collinare che prevede di ripetere per due volte la salita di Corkscrew, 9 Km al 4.9% sui quali si scollinerà a una dozzina di chilometri dal traguardo, ascesa che presenta i tratti più impegnativi nei primi 3.6 Km al 6.7%, caratterizzati anche da un muro di 800 metri all’11.4%. Si farà quindi ritorno ad Adelaide dove dal sobborgo periferico di Henley Beach prenderà le mosse la terza tappa, che si concluderà a Nairne dopo un tracciato che ricorda quello di certe frazioni collinari non troppo accidentate della Tirreno-Adriatico, non così frastagliate da impedire ai velocisti di far sfoggio delle loro abilità. La tappa regina sarà la penultima, con la partenza da Brighton e dopo 176 Km il tradizionale arrivo in salita a Willunga Hill, al termine di un’ascesa di 3.2 Km al 7.5% che dovrà essere ripetuta tre volte. L’atto finale della 26a edizione del Tour Down Under sarà ospitato dalla cittadina di Stirling, attorno alla quale è stato disegnato un circuito vallonato di 22 Km da inanellare 8 volte e che avrà il suo momento clou nella leggera salita (media del 3.7%) che caratterizzerà gli ultimi 2 Km, troppo leggeri perché costituiscano un grosso impiccio per buona parte dei velocisti, considerato che questo circuito è stato spesso proposto in gara e si è sempre arrivati allo sprint. Potrebbero, però, infilarsi nella volata intrusi d’eccezione, come il vincitore del Tour de France 2011 Cadel Evans, terzo a Stirling nel 2014, preceduto dal nostro Diego Ulissi e dal vincitore della Milano-Sanremo 2012 Simon Gerrans.
Le corse ciclistiche sono come le ciliegie, una tira l’altra e due giorni dopo la fine del Tour Down Under scatterà la 6a edizione del citato AlUla Tour (27-31 gennaio), giovane corsa nata nel 2020 come Saudi Tour e ben presto radicatasi nel governatorato saudita di ‘Ula. Come abbiamo già annunciato, quest’anno ci sarà la promozione alla categoria ProSeries ma non sono previsti particolari festeggiamenti per celebrare l’evento, almeno per quanto riguarda il tracciato, che a livello difficoltà non si discosterà da quello dello scorso anno. Sono state solamente “miscelate” le tappe e così presso l’AlUla Camel Cup Track, dove nel 2025 terminò la tappa conclusiva, prenderà il via la prima frazione per farvi ritorno dopo 158 Km interamente tracciati nell’insidioso ambiente del deserto e privi di particolari insidie altimetriche, anche se qualche sprinter potrebbe patire la leggerissima pendenza del rettilineo d’arrivo (ultimi mille metri al 2.5%). I velocisti che avranno fallito su questo traguardo avranno subito la possibilità di rifarsi perché ancor più semplice si presenta la seconda frazione che, dopo 152 Km pressoché pianeggianti, proporrà partenza e arrivo fissate all’esterno dell’AlManshiyah Train Station, antica stazione situata lungo la dismessa ferrovia dell’Hegiaz, che collegava l’Arabia Saudita alla Siria e che oggi è in esercizio solo in territorio giordano. Dal Winter Park di AlUla si ripartirà il giorno successivo per andare ad affrontare l’unico arrivo in salita previsto, fissato ai quasi 1000 metri sul livello del mare della Bir Jaydah Mountain Wirkah, inserito per la prima volta nel percorso lo scorso anno; in quest’occasione si era percorso un versante molto più ripido (2.8 Km al 9.8%) rispetto a quello che si scalerà al termine della terza tappa, 4.9 Km al 5.7% che presenteranno le inclinazioni maggiori in dirittura d’arrivo per via della pendenze media all’8.6% che caratterizzerà gli ultimi 1300 metri. Si tornerà in pianura per la penultima tappa, altra galoppata verso una probabilissima volata che, dopo una seconda partenza dal Winter Park, vedrà gli sprinter darsi battaglia al cospetto delle Shalal Sijlyat Rocks, spettacolari colline rocciose isolate nel mezzo del deserto alle quali si arriverà percorrendo quello che si annuncia come uno dei più lunghi rettilinei d’arrivo di questa stagione, 4 Km e 600 metri senza incontrare nemmeno una curva. A far calare il sipario sulla gara sarà l’immancabile arrivo al belvedere dell’Harrat Uwayrid, dove l’ultimo traguardo sarà collocato 8 Km dopo aver superato la cima di quello che è stato battezzato come “Angliru d’Arabia”, una salita di 3 Km al 12% che con il suo picco massimo al 22% e per la mancanza di altre ascese impegnative e di frazioni a cronometro è sempre stata decisiva per la vittoria finale, nel 2025 conquistata da Thomas Pidcock mentre dodici mesi prima si era imposto Simon Yates, l’ultimo vincitore del Giro d’Italia. A tal proposito ricordiamo, per chi si fosse perso la notizia, che lo scorso 7 gennaio il britannico ha dichiarato la sua intenzione di ritirarsi fin da subito dal ciclista pedalato e quindi quest’anno non lo vedremo difendere il titolo conquistato lo scorso anno sulle strade della Corsa Rosa.
I tifosi spagnoli saranno i primi europei che avranno l’opportunità di applaudire dal vivo i loro beniamini perché a fine mese la Spagna vedrà lo svolgimento delle prime corse stagionali organizzate sulle strade del Vecchio Continente. Si comincerà il 23 febbraio con la seconda edizione della Classica Camp de Morvedre, gara che ha fatto il suo debutto assoluto nel 2025 proponendo subito un tracciato impegnativo e stavolta sarà ancora più tosta perché i passaggi sull’Alto del Garbì (6.3 Km al 6.4% che contengono un muro di 1500 metri al 13%) sono stati portati da due a tre. Non ha subito variazioni, invece, il tracciato della Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón in programma il 24 febbraio, corsa che dovrebbe favorire i velocisti resistenti e i finisseur per la presenza nelle battute conclusive della salita al Collado de Ayodar (5 Km al 4.5%) e di uno strappo di circa 300 metri al 10% in cima al quale sarà posto il traguardo. Il 25 febbraio andrà in scena la Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València, che proporrà un tracciato geograficamente inverso rispetto a quell’edizione 2025, con la partenza da La Nucia, la fase orograficamente più complicata da affrontare entro i primi 100 Km e il finale totalmente pianeggiante verso Valencia che agevolerà nettamente gli sprinter. A questo punto le attenzioni degli appassionati saranno calamitate verso l’isola di Maiorca dove, quasi in contemporanea all’AlUla Tour, andrà in scena la 35a edizione della Challenge Ciclista Mallorca (28 gennaio – 1 febbraio), gara che – nonostante la durata di cinque giorni – non è mai stata considerata una corsa a tappe per la mancanza di una classifica generale, fatto che consente alle squadre al via di portare in Spagna corridori in esubero rispetto al numero massimo consentito per ogni gara e di poi scegliere quali schierare a seconda della tipologia dei tracciati. Quest’anno ci saranno alcune novità per quel che concerne i percorsi, ma queste non riguarderanno quello della gara d’avvio, il Trofeo Calvià, dove sarà riproposto lo stesso circuito sul quale si era gareggiato lo scorso anno, poco meno 150 Km subito esigenti perché si dovrà affrontare una dozzina abbondante di brevi e non troppo complicate ascese, le più rilevanti delle quali sono il Coll de Sóller (8.5 Km al 5.5%) e quella di Valldemossa (4.1 Km al 5.8%). Al secondo giorno è stato confermato il Trofeo Ses Salines – Colònia Sant Jordi, ma con un’importante novità perché è stata modificata la modalità di svolgimento della gara, che non si disputerà in linea bensì a cronometro e in particolare si tratterà di una prova collettiva nella quale le squadre in gara dovranno percorrere 26 Km in totale pianura. La seconda novità sarà il cambio di percorso del tradizionale Trofeo Serra de Tramuntana, per il quale è stato ribaltato il tracciato dell’edizione 2025, che sarà seguito in senso inverso con il traguardo presso il santuario di Santa Maria de Lluc 8 Km dopo lo scollinamento del Coll de sa Batalla (8.4 Km al 4.9%), l’ultima delle quattro salite previste. Tra queste spicca l’ascensione – dal versante meno impegnativo – ai quasi 1000 metri del Coll de Puig Major, la salita simbolo della challenge che dal lato più duro (14 Km al 6%) costituirà l’indomani la principale portata del Trofeo Andratx – Mirador des Colomer (Pollença), il cui tracciato ricalcherà quello del 2025 e proporrà come dessert un’ascesa finale di 3.3 Km al 5.9%. Infine, un piccolo ritocchino di poco conto è stato apportato alla gara conclusiva, che cambierà nome (non più Trofeo Playa de Palma – Palma ma Trofeo Mallorca Fashion Outlet – Paseo Marítimo Palma) e sede di partenza per esigenze di una nuova sponsorizzazione, ma non “natura” e infatti come il solito si concluderà con diversi giri del pianeggiante circuito disegnato sul lungomare di Palma di Maiorca per la gioia dei velocisti.
La sfida è lanciata, la stagione 2026 è pronta a partire.
Mauro Facoltosi
LE CORSE SUL WEB
Tour Down Under
AlUla Tour
Classica Camp de Morvedre
https://ccmestivella.com/classica-internacional/
Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón
Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València
https://voltalamarina.com/classica-comunitat-valenciana-1969-gran-premio-valencia
Challenge Ciclista Mallorca
https://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/en/home/

Uno scorcio della Shalal Sijlyat Rocks in Arabia Saudita, presso le quale terminerà una tappa dell'AlUla Tour (alula.shadenhospitality.sa)
UNA STAGIONE UAE – 15 OTTOBRE 2025: GIRO DEL VENETO
Il sipario sulla stagione 2025 cala ufficialmente il 19 ottobre con lo svolgimento delle ultime corse in calendario, gare nelle quali la UAE non riesce a chiudere la stagione in bellezza dovendosi accontentare del terzo posto dell’ecuadoriano Jhonatan Narváez nella classifica finale del Tour of Guangxi e dei secondi posti del belga Florian Vermeersch alla Veneto Classic e dell’australiano Jay Vine alla Chrono des Nations. Per il team emiratino l’ultima vittoria è firmata ancora una volta dal messicano Isaac Del Toro, andato a segno quattro giorni prima al Giro del Veneto
DEL TORO MATADOR IN ARENA, A VERONA IL MESSICANO SIGLA UN’ALTRA VITTORIA TARGATA UAE
Correva il mese di settembre quando Del Toro (UAE) cominciava la sua campagna italica dopo gli errori del Giro. Cominciava con il GP Industria e Artigianato, proseguendo con Toscana, Sabatini e Matteotti. A distanza di un mese le vittorie sulla penisola sono salite a sette: dopo il Giro dell’Emilia e del Piemonte ha concluso la sua stagione vincendo oggi il Giro del Veneto, edizione numero 88.
Sedicesima vittoria personale per Isaac Del Toro, novantacinquesima per la UAE ed ennesima doppietta completata dal compagno di squadra Pavel Sivakov che con un’azione da finisseur ha lasciato il resto del gruppo a pochi chilometri dal traguardo ed ha resistito, per qualche metro, al rientro del gruppo lanciato in volata.
Questo il racconto spiccio dell’arrivo del Giro del Veneto, ma la corsa inizia a Vicenza 160 Km prima con 143 atleti al via. La partenza è lanciata: prima ora a oltre 53 km/h e nessuno che riesce a evadere dal gruppo. Ci riuscirà, poco dopo, un drappello di otto unità tra i quali spicca il nome di Elia Viviani (Lotto), alla sua ultima apparizione in gara e deciso a salutare il suo pubblico che lo accoglierà con un tifo da stadio all’ingresso in Verona. Con lui ci sono Mikel Retegi (Equipo Kern Pharma), Davide Bais (Team Polti VisitMalta), Sakarias Koller Løland (Uno-X Mobility), StormIngebrigsten (Uno-X Mobility), Michele Bicelli (Biesse – Carrera – Premac), Kevin Pezzo Rosola (General Store – Essegibi – F.Lli Curia) e Filippo D’Aiuto (Petrolike), il quale aveva già provato in precedenza la fuga.
Gli otto rimangono immediatamente in sei perché Viviani si lascia subito sfilare lungo la prima ascesa, delle cinque previste, alle Torricelle e poco dopo anche Bicelli viene ripreso dal plotone. Il ritmo è serrato e il gruppo guidato dalla UAE lascia pochissimo spazio ai battistrada. All’inizio del terzo giro il vantaggio è di circa un minuto e il gruppo degli attaccanti continua a perdere uomini: Retegi, Pezzo Rosola e poi anche D’Aiuto si sfilano e rimangono in tre a resistere al ritmo imposto dagli UAE Florian Vermeersch e Sivakov. Il ricongiungimento avviene prima del passaggio sul traguardo.
Lungo la penultima ascesa il ritmo di Sivakov spezza il gruppo e davanti rimangono circa sedici componenti. Tra i corridori a perdere contatto c’è anche il fresco vincitore della Parigi-Tours Matteo Trentin (Tudor), i cui compagni di squadra riescono invece a restare incollati e a prendere iniziativa. Ma all’inizio dell’ultima salita è di nuovo Sivakov ad accelerare in modo deciso, facendo cedere a uno a uno tutti gli altri. Terminato il suo lavoro, come prevedibile, parte Del Toro. A seguirlo è il solo Romain Gregoire (Groupama), che tiene giusto un centinaio di metri prima di arrendersi. Il messicano si invola verso il traguardo mentre dietro si ricompone un gruppo di una trentina di atleti, che però si lascia sorprendere da Sivakov quando al traguardo manca un chilometro.
Il francese resiste stoicamente al ritorno del gruppo in volata e chiude secondo a 22” davanti a Jonas Abrahamsen (Uno-X), Eric Antonio Fagundez (Burgos) e Simone Velasco (XDS Astana).
Andrea Mastrangelo

Del Toro sgomina la concorrenza al Giro del Veneto (/www.uaeteamemirates.com)
UNA STAGIONE UAE – 12 OTTOBRE 2025: TROFEO TESSILE & MODA
Il giorno successivo una classica intramontabile come il Giro di Lombardia, che si corre fin dal 1905, si disputa una corsa che invece non ha ancora una storia perchè va in scena la prima edizione del Trofeo & Moda. Nonostante la mancanza di un blasone la neonata corsa piemontese attira i campioni, sia per la vicinanza al Lombardia, sia per la decisione di proporre l’arrivo in salita al santuario di Oropa. E sulla strada dove Pantani fece l’impresa al Giro del 1999 è ancora un UAE a mostrare i muscoli:
TROFEO TESSILE & MODA, LA PRIMA EDIZIONE VA AD ADAM YATES
La nuova semiclassica piemontese, da Valdengo a Oropa, debutta col successo del corridore britannico dell’UAE Team Emirates, al 94° trionfo stagionale. Matys Rondel (Tudor Pro Cycling) chiude al secondo posto e terzo ha terminato Jay Vine, compagno di squadra di Yates. Christian Scaroni (XDS Astana) è il migliore degli italiani al traguardo, piazzandosi quarto.
Nuovo dominio per gli emiratini, che si confermano la corazzata più forte a livello mondiale: all’indomani del quinto, storico trionfo consecutivo al Lombardia da parte di Sua Maestà Tadej Pogacar, Adam Yates si impone sul traguardo del Santuario di Oropa in occasione della prima edizione del Trofeo Tessile & Moda, 170 chilometri con partenza da Valdengo. Il corridore inglese, fratello gemello del vincitore del Giro d’Italia Simon, ha staccato tutti sulla salita finale di 7 km, lasciando il francese Rondel (Tudor Pro Cycling) a 11” e il compagno di squadra Jay Vine a 22”.
La corsa è organizzata dalla Lega del Ciclismo Professionistico guidata dall’Onorevole Roberto Pella con la collaborazione del GS Emilia, e in questa prima edizione sono presenti 4 squadre World Tour, 9 Professional e 5 Continental, con 116 corridori partenti. Dopo il via parte una fuga con ben dieci corridori presenti e che in seguito diventeranno otto, tentativo che raggiunge un vantaggio massimo di 2′45” sulla parte di tracciato disegnatata in circuito intorno a Biella, dove si attacca la salita verso Oropa. Qui il gap diventa di 35” e la UAE Emirates – XRG fa il forcing sulle pendenze impegnative; la fuga viene definitivamente ripresa a 6 km dal traguardo e a quel punto scatta per primo Vine, seguito da Pavel Sivakov (UAE Team Emirates – XRG) e poi da Matys Rondel (Tudor Pro Cycling Team). Arriva poi Yates, che sta in testa in compagnia del francese fino ai 200 metri dall’arrivo, dove c’è lo scatto del britannico che regala alla squadra emiratina il successo n.94 in questa straordinaria stagione, confermandosi il team più forte al mondo.
Rondel termina 2° a 11”, poi arriva Vine a 22”, mentre Christian Scaroni chiude vincendo la volata degli inseguitori piazzandosi 4° assoluto.
Andrea Giorgini

Adam Yates trionfa nella prima edizione del Trofeo Tessile & Moda (www.uaeteamemirates.com)
UNA STAGIONE UAE – 11 OTTOBRE 2025: GIRO DI LOMBARDIA
Pogacar sforna un’altra storica impresa, l’ultima della stagione 2025, vincendo per la quinta volta in carriera il Giro di Lombardia ed eguagliando il primato di vittorie detenuto da Fausto Coppi. Ma lo sloveno riesce a far ancora del “Campionissimo”, che di quei 5 Lombardia “solo” 4 li aveva conquistati consecutivamente, mentre il campione del mondo in carica non fallisce l’obiettivo dal 2021 e, considerata la giovane età potrebbe già nel 2026 ambire alla sesta affermazione nella “classica delle foglie morte”. Tadej, infatti, il 21 settembre 2026 compirà 28 anni, mentre quando vinse il suo ultimo Lombardia Coppi viaggiava verso i 36 anni e aveva già cominciato ad imboccare la fase declinante della sua carriera.
POGACAR COME COPPI: QUINTO LOMBARDIA! IL COPIONE NON CAMBIA
Tadej Pogacar raggiunge Fausto Coppi a quota cinque Giri di Lombardia. Come al mondiale ed all’europeo l’iridato è partito nel punto più duro, guadagnando oltre un minuto e mantenendo poi il vantaggio. Evenepoel stacca tutti gli altri ma non riesce a rosicchiare nulla al campione del mondo
Tutto come da pronostico, ormai è difficile aggiungere considerazioni quando il canovaccio si presenta sempre nello stesso modo, un grande gesto atletico di Tadej Pogacar (UAE Team Emirates – XRG) che oggi ha attaccato a 35 chilometri dalla conclusione semplicemente perché il Passo di Ganda era il punto più duro in cui fare la differenza nei confronti degli avversari. Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step) non ha neppure provato una reazione ma, pochi chilometri più avanti, ha staccato gli altri ed è andato a prendersi l’eterno secondo posto. Michale Storer (Tudor Pro Cycling Team), in giornata di grazia, è stato l’ultimo a mollare mentre il campione a stelle e strisce Quinn Simmons (Lidl – Trek), che era stato il primo a lanciare l’attacco subito dopo il via ufficiale ed era riuscito anche a staccare i compagni di avventura facendo molti chilometri da solo, è stato bravissimo a conquistare la quarta posizione, staccando anche un Isaac Del Toro (UAE Team Emirates – XRG) che sembra avere qualche problema oltre i 200 Km, dato che è stato poi raggiunto da un drappello nel quale viaggiavano l’ottimo giovanissimo Paul Seixas (Decathlon AG2R La Mondiale Team) e Tom Pidcock (Q36.5 Pro Cycling Team).
Evenepoel, come al mondiale ed all’europeo, anche in pianura è andato più forte degli altri ma non è riuscito a diminuire il gap dal campione del mondo che, nelle corse in linea, non cede nulla neppure sul terreno che dovrebbe sorridere al belga.
La corsa di oggi, con oltre quattromila metri di dislivello e salite lunghe, era quella che maggiormente si addiceva alla caratteristiche dell’iridato, che ha fa la differenza sul belga proprio in salita
Pogacar raggiunge Coppi a quota cinque giri di Lombardia, anche se il Campionissimo non li vinse consecutivamente e si può essere certi che l’anno prossimo lo sloveno avrà come obbiettivo quello di issarsi in vetta ai plurivincitori.
Come si diceva, è stato Simmons a promuovere un attacco che è partito subito dopo il via ufficiale. Oltre al già corridori, sono andati in avanscoperta Filippo Ganna, Lucas Hamilton e Victor Langellotti (INEOS Grenadiers), Gal Glivar (Alpecin – Deceuninck), Thibault Guernalec (Arkéa – B&B Hotels), Pello Bilbao (Bahrain – Victorious), Walter Calzoni (Q36.5 Pro Cycling Team), Louis Vervaeke (Soudal Quick-Step), Asbjørn Hellemose e Michael Matthews (Team Jayco AlUla), Bjorn Koerdt (Team Picnic PostNL), Mattia Bais (Team Polti VisitMalta) e Bart Lemmen (Team Visma | Lease a Bike).
La fuga è stata tenuta sotto controllo dagli uomini della UAE che hanno concesso al gruppetto dei battistrada un vantaggio non superiore a due minuti, vantaggio che è salito quando Simmons, ai meno 80, sulle rampe della salita verso il Passo della Crocetta ha salutato la compagnia degli altri attaccanti e ha provato l’azione solitaria, riuscendo a mettere in cascina un vantaggio che ha superato i tre minuti.
Gli uomini di Pogacar – e in particolare Jay Vine e Rafał Majka, all’ultima gara di una splendida carriera – come era prevedibile hanno dato una decisa accelerata sulle prime rampe del passo di Ganda, riducendo il gruppo ad uno sparuto drappello. Quando è partito Pogacar, nessuno ha provato a rispondere. Lo sloveno ha ripreso Simmons in un amen e ha scollinato con un minuto e 15 secondi di vantaggio, gap che non è più sceso.
Evenepoel è rimasto con Storer, Del Toro e Seixas, ma nessuno ovviamente ha collaborato, in primo luogo perché non avrebbe avuto senso spendere energie necessarie per cercare il piazzamento per aiutare uno che si sapeva avere una marcia in più, ma soprattutto perché non ne avevano.
Storer è stato quello che ha cercato di raggiungere Evenepoel nella discesa di Selvino, ma l’impresa si è rivelata non realizzabile, mentre Del Toro, che era andato in crisi nel finale della salita verso il Passo di Ganda, è riuscito a raggiungere Simmons in discesa; ma la benzina era finita, il messicano ha dovuto mollare la ruota dell’americano ed è anche stato raggiunto dal primo gruppo inseguitore con Seixas e Pidcock, che è poi riuscito a regolare allo sprint conquistando l’ultimo posto disponibile della top five.
Pogacar, dopo un 2024 che sembrava irripetibile, chiude un’altra grande stagione in cui ha provato ad attaccare sulla Cipressa alla Sanremo, cosa che sembrava impensabile, e ha anche partecipato alla Parigi-Roubaix, conquistando il secondo posto nonostante una caduta che, probabilmente, gli ha precluso la possibilità di giocarsi la vittoria con Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck) e si può essere certi che l’anno venturo proverà a completare il palmares delle monumento.
Benedetto Ciccarone

Il momento dell'attacco di Pogacar sul Passo di Ganda (foto di Dario Belingheri/Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 9 OTTOBRE 2025: GRAN PIEMONTE
48 ore prima dell’atteso di Giro di Lombardia va in scena la centonovesima edizione del Gran Piemonte, classica leggermente meno “nobile” della “Corsa delle foglie morte” ma egualmente nobilitata da un albo d’oro prestigioso nel quale spiccano nomi come quelli di Binda e Bartali, Gimondi e Merckx, Bugno e Chiappucci. Il 9 ottobre va a affiancarsi a questi grandi del ciclismo quello del messicano Isaac Del Toro, che allunga così ulteriormente la lista dei successi della UAE nella stagione 2025, a poche ore dalla pronostica quinta vittoria in carriera di Pogacar al Lombardia
SI SCRIVE DEL TORO, SI LEGGE POGACAR. AL MESSICANO IL GRAN PIEMONTE 2025
Con un’azione che ha ricordato quella del più noto compagno di squadra, Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG) attacca e sgretola la concorrenza sul tratto più duro del gpm di Castelletto d’Erro, involandosi verso la sesta vittoria su suolo italiano nel giro di un mese
L’ottobre italiano di ciclismo continua con il Gran Piemonte che giunge alla sua 109° edizione e presenta un percorso accattivante con diverse salite, le più interessanti delle quali sono il Bric della Forma ed il Rocchetta Palafea nei primi 110 km per poi entrare del circuito finale da ripetere due volte e dove spicca la doppia scalata di Castelletto d’Erro. Si parte da Dogliani e si arriva ad Acqui Terme dopo 179 km. Sono in tutto venti le squadre alla partenza di cui tredici WT. Neilson Powless (Team EF Education EasyPost) torna a difendere la vittoria del 2024 ma dovrà scontrarsi con diversi ciclisti capaci di rendergli la vita difficile, prima fra tutti Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG), capace di vincere le ultime 5 corse su 8 disputate in Italia. La fuga di giornata vedeva protagonisti sette ciclisti ovvero Victor Langellotti (Team INEOS Grenadiers), Jan Tratnik (Team Redbull BORA Hansgrohe), Jasha Sutterlin (Team Jayco AlUla), Matteo Trentin (Team Tudor Pro Cycling), Odd Christian Eiking (Team Uniber Tietema Rockets), Quinten Hermans (Team Alèecin Deceuninck) ed Ådne Holter (Team Uno X Mobility). Al termine del primo passaggio sul gpm di Castelletto d’Erro restavano in testa Hermans, Tratnik ed Holter. A circa 45 km dalla conclusione il terzetto dei battistrada aveva un vantaggio di una cinquantina di secondi su un drappello di sei ciclisti formato da Marc Hirschi (Team Tudor Pro Cycling), Jardi Christiaan van der Lee (Team EF Education EasyPost), Ion Izagirre (Team Cofidis), Bauke Mollema (Team Lidl Trek), Einer Rubio e Lorenzo Milesi (Team Movistar). Il gruppo principale era ancora più dietro, a circa 20 secondi di ritardo dal primo gruppo inseguitore in cui le squadre più attive erano UAE Team Emirates XRG e INEOS Grenadiers. Sul tratto più duro del secondo passaggio sul gpm di Castelletto d’Erro era Isaac Del Toro ad accelerare con decisione nel gruppo principale. Il messicano andava ad una velocità doppia rispetto agli altri ed in poco tempo raggiungeva Hirschi che era rimasto da solo in testa. Ai due battistrada restava attaccato anche un generoso Mollema. Una nuova accelerazione del messicano era fatale per Hirschi e Mollema che rimbalzavano irrimediabilmente dietro. Del Toro scollinava da solo al comando quando mancavano 14 km al termine, tra discesa e pianura. Il messicano aumentava addirittura il vantaggio sugli immediati inseguitori ed andava a vincere a braccia alzate sul traguardo di Acqui Terme. A 39 secondi di ritardo la volata dei battuti era vinta da Hirschi che anticipava Mollema mentre il gruppo principale era regolato per la quarta posizione da Fabio Christen (Team Q36.5 Pro Cycling) davanti a Michael Matthews (Team Jayco AlUla) mentre Edoardo Zambanini (Team Bahrain Victorious) era il primo italiano in sesta posizione. Del Toro continua a macinare vittorie per l’UAE Team Emirates XRG e chissà che al Giro di Lombardia di dopodomani Tadej Pogačar debba temere proprio il suo compagno di squadra più di Remco Evenepoel.
Antonio Scarfone

Isaac Del Toro vince il Gran Piemonte (foto: Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 7 OTTOBRE 2025: TRE VALLI VARESINE
Tadej Pogacar non ne ha fatto mistero e dopo la doppietta tra mondiale ed europeo ha dichiarato che punta alla quinta affermazione al Giro di Lombardia, una vittoria che lo porterebbe ad eguagliare il record di successi nella “Classica delle foglie morte” attualmente detenuto da Fausto Coppi. Strada facendo le rotte dello sloveno si intersecano con quelle della Tre Valli Varesine, l’atto di chiusura del Trittico Lombardo che aveva già conquistato nel 2022. E anche sul traguardo di Varese è lo sloveno ad alzare gaudente le braccia al cielo
TRE VALLI VARESINE, POGACAR UN LAMPO IRIDATO SULLE STRADE DI VARESE
La 104ª edizione della Tre Valli Varesine si è conclusa con un capolavoro firmato Tadej Pogacar, che ha aggiunto un nuovo trionfo alla sua straordinaria stagione. Il campione del mondo ha imposto la propria legge con un attacco deciso e spettacolare negli ultimi chilometri, staccando tutti e tagliando il traguardo di Varese in solitaria, con la maglia iridata a brillare sotto il sole d’autunno.
La corsa ha preso il via da Busto Arsizio, in un clima di grande entusiasmo popolare. Fin dai primi chilometri non sono mancati i tentativi di fuga: un gruppo di cinque uomini — tra cui Colleoni, Bais e Milesi — ha preso il largo, accumulando un vantaggio di oltre tre minuti sul gruppo principale. Il ritmo, inizialmente controllato, si è via via alzato con l’ingresso nel tratto collinare che porta verso il circuito finale di Varese. Le squadre dei big, in particolare la UAE Team Emirates, hanno preso il comando delle operazioni, riducendo progressivamente il margine e tenendo sempre Pogacar ben protetto nelle prime posizioni. Sul circuito cittadino — tecnico, nervoso e caratterizzato da brevi strappi come il Montello e il Bobbiate — la corsa è esplosa. Gli attaccanti di giornata sono stati raggiunti a una ventina di chilometri dal traguardo, mentre davanti restavano solo i più forti. Tra questi si sono distinti Julian Alaphilippe, sempre aggressivo nelle fasi più dure, e il giovane danese Albert Withen Philipsen, brillante nel seguire i migliori. Ma il protagonista assoluto era ancora nascosto nel gruppo: Pogacar osservava, aspettava il momento giusto, consapevole che la Tre Valli si vince con lucidità, non solo con le gambe. La mossa decisiva è arrivata con un allungo a poco più di 20 km dall’arrivo. Dopo l’ultima salita, Pogacar ha cambiato ritmo all’improvviso, lanciandosi con coraggio in picchiata verso Varese. Lo sloveno ha disegnato le curve come un artista, guadagnando secondo dopo secondo sugli inseguitori. Dietro, nessuno è riuscito a organizzare un inseguimento efficace: troppo forte, troppo rapido il suo scatto. Nel tratto finale, Pogacar ha potuto gestire con eleganza il margine di vantaggio, godendosi il boato del pubblico all’ingresso nel rettilineo d’arrivo. Alle sue spalle, la volata dei battuti ha premiato Albert Withen Philipsen, secondo, e Julian Alaphilippe, terzo, entrambi protagonisti di una corsa generosa. Ma la scena apparteneva tutta a Pogacar, che ha tagliato il traguardo con le braccia al cielo ed un sorriso che raccontava più di mille parole. Per lui, si tratta della 19ª vittoria stagionale e della 107ª in carriera, numeri che confermano il dominio di un corridore capace di vincere ovunque, in ogni modo.
Archiviata la Tre Valli Varesine, il pensiero corre subito al Giro di Lombardia, in programma sabato 11 ottobre. Pogacar arriverà al via come grande favorito, con la possibilità di entrare nella storia: vincere per la quinta volta consecutiva la “Classica delle foglie morte”, un record assoluto che lo porrebbe accanto — e forse oltre — ai miti del ciclismo di ogni epoca. Le colline e i laghi lombardi lo attendono ancora. E se il preludio di Varese è stato un assolo da fuoriclasse, sabato potremmo assistere a un nuovo capitolo della leggenda di Tadej Pogacar.
Antonio Scarfone

Pogacar trionfa a Varese (foto Dario Belingheri/Getty Images)

