UN TULIPANO AD AMILLY: BOS SBOCCIA IN VOLATA, MATTHEWS NUOVA MAGLIA GIALLA

marzo 8, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Ad Amilly la pronosticatissima volata della seconda tappa arride a Cees Bol (Team DSM) abile ad avere la meglio su Michael Matthews (Team Bike Exchange) e Mads Pedersen (Team Trek Segafredo). Sam Bennett (Team Deceuninck QUick Step) non va oltre il quarto posto e cede la maglia gialla a Matthews. Domani primo vero spartiacque della corsa verso il sole con la cronometro individuale di Gien.

La seconda tappa della Parigi – Nizza 2021 è lunga 188 km e va da Oinville-sur-Montcient ad Amilly. I ciclisti dovranno affrontare un solo GPM di terza categoria, la Cote des Granges-le-Roi, poco più che uno zampellotto, posta al km 72.5. Il vento potrebbe essere l’unico ostacolo per un arrivo in volata a ranghi compatti. La maglia gialla Sam Bennett (Team Deceuninck Quick Step) ha tutte le carte in regola per bissare il successo di ieri, anche se il finale è piuttosto complicato poiché ci sono alcune curve molto insidiose negli ultimi km. La partenza era priva di Richie Porte (Team INEOS Grenadiers), costretto al ritiro a causa di una caduta avvenuta ieri. Dopo un inizio piuttosto tranquillo, una coppia di ciclisti prendeva il largo dopo 18 km. Erano Sander Armee (Team Qhubeka ASSOS) e Dries de Bondt (Team Alpecin-Fenix). Il gruppo lasciava fare ma non concedeva troppo vantaggio. Dopo 34 km il ritardo dl gruppo era di 4 minuti e 20 secondi. Erano soprattutto gli uomini della Deceuninck Quick Step a condurre l’inseguimento. Armee si aggiudicava il GPM di Cote des Granges-le-Roi posta al km 72.5. Intorno al km 80 la Trek Segafredo con una vigorosa accelerazione animava un po’ la situazione nel gruppo. Dal momento che si formavano alcuni ventagli. Il risultato principale era la conclusione della fuga della coppia belga, che veniva ripresa al km 84. Michael Mattheuws (Team Bike Exchange) si aggiudicava il primo traguardo volante di Oussay posto al km 91. A 50 km dal termine il gruppo si ricompattava, riunendo i vari drappelli che si erano formati a causa dei ventagli. A Bellegarde, secondo traguardo volante posto al km 154, era Andre Greipel (Team Israel StartUp Nation) ad imporsi sullo stesso Matthews. Un paio di km più tardi George Bennett (Team Jumbo Visma) era vittima di una caduta. Il ciclista neozelandese si rialzava subita e appariva un po’ intontito, ma si rimetteva in sella con l’aiuto dell’ammiraglia e rientrava in gruppo nel giro di qualche km. L’andatura del resto era abbastanza da cicloturismo e sembrava tutto deciso per la volata di gruppo. Un’altra caduta a 22 km dal termine coinvolgeva il francese Alexis Vuillermoz (Team Direct Energie), che sembrava dolorante al braccio sinistro. Era la Trek Segafredo a distinguersi nuovamente negli ultimi 3 km. Mads Pedersen, ormai sprinter a tutti gli effetti, voleva dire la sua in volata. Alcune curve e controcurve allungavano il gruppo che arrivava alla volata conclusiva abbastanza sfilacciato. Era Cees Bol (Team DSM), alla prima vittoria del 2021, a imporsi su Pedersen e Matthews. Chiudevano la top five Bryan Coquard (Team B&B Hotels) e Sam Bennett, rispettivamente al quarto e al quinto posto. Grazie anche agli abbuoni conquistati ai traguardi intermedi, oltre cje all’arrivo, Matthews scalza Bennett in prima posizione nella classifica generale. L’australiano adesso è primo con 4 secondi di vantaggio su Bennett e su Pedersen. Domani è in programma la cronometro individuale di 14.4 km da Gien a Gien. Il percorso è complessivamente pianeggiante se si eccettuano proprio gli ultimi 400 metri, che hanno una pendenza media superiore al 6%. La classifica generale inizierà a prendere forma, con Bennett che lascerà la maglia di leader sulle spalle di qualcun altro.

Giuseppe Scarfone

La vittoria di Cees Bol ad Amilly (foto: Getty Images)

La vittoria di Cees Bol ad Amilly (foto: Getty Images)

SAM BENNETT VOLATA REGALE A SAINT-CYR-L’ÉCOLE. L’IRLANDESE E’ LA PRIMA MAGLIA GIALLA DELLA PARIGI-NIZZA

marzo 7, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Sam Bennett (Deceunick-Quick Step) conferma lo straordinario momento di forma e conquista la prima tappa della Parigi-Nizza. L’irlandese ha dominato lo sprint finale battendo nettamente Arnaud Demare (Groupama-FDJ) e l’ex-Campione del Mondo Mads Pedersen (Trek-Segafredo). Bennett è anche la prima maglia gialla della Course au Soleil grazie agli abbuoni conquistati al traguardo. Costretto al ritiro a causa di una caduta Richie Porte (Ineos Grenadiers), già vincitore delle edizioni 2013 e 2015 e tra gli uomini più attesi per la conquista della classifica finale.

La tappa d’apertura si dipanava interamente nell’Ile-de-France con un lunghissimo circuito (83 km da percorrere due volte) attorno alla cittadina di Saint-Cyr-l’École, a pochi passi da Versailles.
I primi 45 km erano quelli altimetricamente più semplici. La seconda parte del circuito era invece resa frizzante dalla presenza di una serie di strapetti, due dei quali classificati come gpm di 3a categoria: la Côte de Senlisse (1,1 km al 5,5%) e la Côte de Méridon (1,4 km al 5,2%), da affrontare per l’ultima volta rispettivamente a 32,5 e 26 km dal traguardo. Sempre in cima ad uno strappetto, la Côte de Chateaufort, erano previsti i due traguardi volanti di giornata, il secondo dei quali a soli 15,5 km dall’arrivo.

Le fasi iniziali della tappa sono state affrontate ad un’andatura piuttosto sostenuta, condizione che non ha lasciato margini ai vari tentativi di evasione dal gruppo. Dopo circa 15 km, la fuga di giornata ha finalmente preso corpo grazie all’azione solitaria di Fabien Doubey (Total Direct Energie). Nel giro di pochi chilometri, il francese è riuscito a mettere un buon margine tra e il gruppo (circa 5′30” al km 40) rimanendo a lungo da solo in testa alla corsa. Il plotone, guidato dagli uomini di Trek-Segafredo e Deceunick-Quick Step, ha man mano aumentato l’andatura andando a ridurre il gap dal transalpino che al primo passaggio sulla linea del traguardo vantava 3′30” di vantaggio.

Una volta entrati neli ultimi 80 km, il gruppo ha ulteriormente aumentato la velocità e di conseguenza nel giro di pochi chilometri il vantaggio del fuggitivo è collato ad 1′20”. A questo punto è entrato in scena Philippe Gilbert. Il vallone della Lotto-Soudal è uscito dal gruppo insieme ad Anthony Perez (Cofidis), Christopher Lawless (Total Direct Energie) e al compagno di squadra Stefano Oldani, rintrando poco dopo sul battistrada. Lawless, evidentemente stremato dallo sforzo profuso per rientrare, si è staccato poco dopo. In testa alla corsa è dunque rimasto un quartetto il cui vantaggio però non mai preso il largo: ai 40 km dall’arrivo il gap era di appena 30 secondi.

Intanto, nel gruppo pincipale il nervorsismo era aumentato con l’avvicinarsi al traguardo. Ne è venuta fuori una serie di piccole cadute che hanno caratterizzato il finale. La prima, a 39 km dall’arrivo, ha coinvolto Matthias Brandle (Israel Start-Up Nation) e Sander Armee (Team Qhubeka-Assos). Entrambi sono rapidadamente risaliti in sella e ripartiti. A 33 km dal traguado un’altra caduta ha invece mietuto la prima vittima eccellente della corsa: Richie Porte (Ineos Grenadiers). Il Tasmaiano, sin da subito apparso sofferente, è risalito in bici ma successivamente ha dovuto alzare bandiera bianca e abbandonare la corsa.
Nel frattempo, in testa alla corsa Fabie Doubey aveva vinto il terzo gpm di giornata (il secondo sulla Côte de Senlisse) per poi staccarsi dai compagni di fuga. I tre superstiti sono stati ripresi poco dopo in prossimità del secondo scolinamento sulla Côte de Méridon, ai -26,5.

Gli uomini della Lotto-Soudal non si sono persi d’animo, riproponendosi immediatamente all’attacco grazie all’azione di Kobe Goossens. Il giovane fiammingo è partito quando mancavano 25 km all’arrivo e ha velocemente guadagnato una ventina di secondi, ma altrettanto rapidadamente ha visto assottigliarsi il margine per poi essere ripreso ai -17.
Gli scatti in testa al gruppo non sono però cessati. Subito dopo il secondo traguardo volante di Chateaufort, vinto da Michael Matthews (Team BikeExchange), è stato Pierre Latour (Total Direct Energie) a provarci. Sulle ruote del transalpinosi si sono riportati altri 5 corridori: Kristian Sbaragli (Alpecin-Fenix), Soren Kragh Andersen (Team DSM), Mattia Cattaneo (Deceunick-Quick Step), Cyril Gautier (B&B Hotels p/b KTM), Edward Theuns (Trek-Segafredo). Una volta esaurito anche quest’ultimo tentativo di evasione, in testa al gruppo sono iniziate le operazioni di preparazione della volata. Tra le squadre più attive la Trek-Segafredo, la Total Direct Energie la Groupama-FDJ.

Proprio gli uomini di Arnaud Demare sono riusciti a prendere l’ultimo km in testa, mentre poco dietro l’ennesima caduta di giornata ha visto coinvolti una ventina di corridori. Gli uomini della Groupama-FDJ sono stati scavalcati ai 300 metri da Jordi Meeus (Bora-Hansgrohe) abilissimo nel lanciare al meglio Pascal Ackermann. Il velocista tedesco si è però piantato, mentre alla sua sinistra rinveniva a velocità decisamente superiore Sam Bennett (Deceunick-Quick Step). L’irlandese si è così imposto nettamente davanti ad Arnaud Demare (Groupama-FDJ) e Mads Pedersen (Trek-Segafredo), recente vincitore della Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Alle loro spalle Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix), Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), Pascal Ackermann (Bora-Hansgrohe) e Phil Bauhaus (Bahrain-Victorius).
Sam Bennett naturalmente veste anche la maglia gialla di leader con 4” di vantaggio su Demare e 5” su Michael Matthews (Team BikeExchange) vincitore di entrambi i traguardi intermedi. Seguono Mads Pedersen a 6” e Ben Swift (Ineos Grenadiers) a 9”.

Domani la 2a tappa, 188 km da Oinville-sur-Montcient a Amilly, dovrebbe sorridere nuovamente alle ruote veloci. Il percorso sarà infatti quasi interamente pianeggiante con un unico gpm di 3a categoria, la Côte des Granges-le-Rol posta al km 72. I velocisti dovranno comunque fare attenzione all’ultimo km caratterizzato da un strappetto di 400 metri al 7,2 %.

Pierpaolo Gnisci

Bennett domina il primo sprint (fonte:Getty Images)

Bennett domina il primo sprint (fonte:Getty Images)

VAN DER POEL, RASOIATA D’AUTORE ALLA STRADE BIANCHE

marzo 6, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Mathieu Van der Poel ha vinto l’edizione 2021 della Strade Bianche, con una accelerazione violenta sullo strappo di Santa Caterina che non ha lasciato scampo neppure ad un campione del mondo in grande spolvero come Alaphilippe. Corsa bellissima, esplosa già prima del tratto di Monte Sante Marie.

Nel 2020, la strade bianche aveva inaugurato la stagione ciclistica sconvolta dal restrizioni connesse al dilagare dell’epidemia a Covid19, quest’anno si è ritornati ad un calendario più tradizionale con il Laigueglia ad inaugurare la stagione delle corse serie.
Resta infatti incomprensibile a chi scrive come una corsa del calibro del Laigueglia possa essere tenuta fuori dal circuito world tour, in favore di corse di scarso valore tecnico, organizzate in posti del tutto inadatti ad ospitare corse ciclistiche.
Adattissimi sono invece gli sterrati senesi, teatro della battaglia odierna tra uomini di primo piano.
Questa corsa targata RCS non ha una grande tradizione, essendosi disputata, come corsa per professionisti, per la prima volta nel 2007 (con il nome di Monte Paschi Eroica) ma le strade affrontate sono perfette per offrire uno spettacolo ciclistico di grande spessore.
In breve infatti, la strade bianche è diventato un appuntamento irrinunciabile per i grandissimi delle corse di un giorno, ma quest’anno al via erano presenti anche grossi calibri delle grandi corse a tappe, come gli ultimi due vincitori del Tour de France Tadej Pogacar e Egan Bernal che è pure finito sul podio.
La corsa, anche quest’anno, non ha tradito le attese ed ha visto i big sugli scudi, con il gruppetto dei migliori che si è formato nel tratto di sterrato più difficile, quello di Monte Sante Marie. I componenti di questo drappello non verranno più ripresi e formeranno a loro volta altri meno folti gruppetti fino ad arrivare in tre ai piedi del severo strappo finale.
Non è stato semplice portar via la fuga, nonostante i continui attacchi nei primi chilometri.
I primi a sfuggire al controllo del gruppo sono stati Philipp Walsleben (Alpecin-Fenix), Kevin Ledanois (Arkea-Samsic) e Simone Bevilacqua (Vini Zabù) nel secondo tratto di sterrato. I tre sono poi stati raggiunti da Simone Petilli (Intermarché-Wanty-Gobert) e Samuele Zoccarato (Bardiani-CSF-Faizané).
Il gruppo però non ha lasciato un margine importante ai battistrada e questo ha favorito il rientro di Filippo Tagliani (Androni-Sidermec), Samuele Rivi (Eolo-Kometa) e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal).
Così formato, il gruppo di 8 uomini in testa alla corsa è riuscito a scavare un solco massimo di 4 minuti e mezzo sul gruppo.
E’ stata la Jumbo Visma a polverizzare il vantaggio nel settore di sterrato di Lucignano d’Asso, con una accelerazione che ha portato il gruppo a meno di un minuto dalla testa della corsa in vista del fasi cruciali.
A questo punto, davanti si mescolano un po’ le carte con Tagliani che perde terreno, Petilli che prova l’azione solitaria, Rivi che fora e gli altri che vanno in difficoltà.
Dal gruppo, invece, rinvengono su ciò che resta della fuga Rudy Molard (Groupama – FDJ), Sergio Samitier (Movistar). Loïc Vliegen (Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux).
Quest’ultimo stacca gli altri nel sesto settore di sterrato, ma viene a sua volta ripreso e staccato da Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix) e Gonzalo Serrano (Movistar).
A questo punto, ci prova l’intramontabile Greg Van Avermaet (Ag2r Citroen) che si porta dietro un gruppetto abbastanza folto dal quale sono però assenti gli uomini della squadre più attrezzate, la Jumbo e la Alpecin che organizzano l’inseguimento e riescono ben presto ad annullare il tentativo sullo sterrato di Monte Sante Marie.
E’ proprio questo difficile tratto di sterrato, intitolato al tre volte vincitore Fabian Cancellara, a dare alla corsa la fisionomia definitiva.
In testa, si forma un drappello composto da Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma), Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix), , Michael Gogl (Team Qhubeka-Assos), Tadej Pogačar (Uae Team Emirates), Egan Bernal e Thomas Pidcock (Ineos-Grenadiers), Quinn Simmons (Trek-Segafredo) e Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick-Step).
All’inseguimento di questi atleti, c’è un altro gruppetto popolato da Kevin Geniets (Groupama-FDJ), staccatosi dal gruppo di testa, Gianni Vermeersch e Petr Vakoč (Alpecin-Fenix), Tim Wellens (Lotto Soudal), Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech), Kévin Geniets (Groupama-FDJ), Rob Power e Simon Clarke (Team Qhubeka-Assos). Simon Carr (E.F.).
Il vantaggio dei battistrada è di una manciata di secondi, ma il tasso tecnico dei corridori di testa si fa sentire ed i 19 chilometri asfalto tra la fine del Monte Sante Marie e l’inizio del tratto sterrato di Monteaperti non servono a far tornare sotto gli inseguitori. Questo nono settore è molto breve, ma presenta uno strappo secco sul quale scatta Alaphilippe. La vittima illustre è un po’ a sorpresa il detentore del titolo Van Aert, che rimane staccato insieme a Pidcock che in un primo tempo aveva accennato un tentativo di rientro.
Con grande caparbietà però, l’uomo di punta della Jumbo riesce a rientrare nel tratto di sterrato di Colle Pinzuto, anche perché i battistrada non si scatenano sulle severe pendenze che arrivano al 15%.
Sull’ultimo tratto di sterrato di Le Tolfe, Van Der Poel accelera e l’unico a tenere la sua ruote è Alaphilippe. Dietro però Egan Bernal stringe i denti e si riporta sulla coppia, mentre gli altri componenti del gruppetto di testa rimangono inesorabilmente staccati.
Ai -3, Van der Poel prova una prima accelerata, ma il terreno non è favorevole e gli altri due non si fanno sorprendere. Sul tratto al 16% di Via Santa Caterina, però, l’olandese piazza una rasoiata impressionante, violenta, irresistibile. Neppure il campione del mondo che è specialista di finali come questo riesce a replicare, mentre Bernal, che non ha nell’esplosività la sua dote migliore, non ci prova nemmeno e perderà ben 20 secondi in soli 700 metri.
Van Der Poel ha vinto meritatamente, è sempre sembrato in ottime condizioni, sulle Tolfe ha piazzato il primo attacco che ha ridotto il gruppo a tre unità, con Bernal che ha fatto fatica a rientrare e poi, sullo strappo di Santa Caterina, ha impressionato per la violenza che ha scaricato sui pedali, una vera fucilata senza possibilità di appello.
Alaphilippe non ha sfigurato, è stato sempre attento ed attivo ed è sembrato oggettivamene in forma, ha ceduto solo alla rasoiata del campione olandese che però è stata davvero una cosa fuori dall’ordinario.
Buoni segnali anche da Bernal che, sulle accelerate violente, ha ovviamente accusato, non possedendo quella esplosività necessaria in finali come questo, ma ha comunque dimostrato tenacia nel rientrare dopo le Tolfe e comunque ha confermato quanto di buono aveva già mostrato al Laigueglia mercoledì. In vista del Giro d’Italia la preparazione sembra partita col piede giusto.
Una grande corsa con grandi nomi strappati alla Parigi Nizza che inizierà domani.
Il Giro d’Italia quest’anno proporrà una bellissima tappa sugli sterrati con arrivo a Montalcino. Sarebbe bello che gli sterrati diventassero un appuntamento fisso per la corsa rosa, anche andando in altre regioni. Quest’anno ad esempio si arriverà a Sega di Ala e, dal Passo Fittanze, si stacca una meravigliosa strada con uno sterrato tenuto molto bene.
Le corse ciclistiche sono anche un’occasione per preservare e riscoprire sterrati che costituiscono un patrimonio importante, sia per il paesaggio sia per le corse ciclistiche che, oggi come oggi, forse trovano più occasioni per far selezione sugli sterrati piuttosto che sulle salite. Il livellamento dei valori, la tecnologia, le squadre che fanno ritmi elevatissimi rendono infatti sempre più difficile fare la differenza anche in salite molto ripide, mentre sugli sterrati questi elementi hanno meno peso. Oggi, sul Monte Sante Marie, c’erano corridori ovunque, ognuno da solo con sé stesso, anarchia totale.
Unico neo di questa corsa è il chilometraggio che, essendo sotto i 200 km, non è ancora all’altezza di quello delle grandi classiche, tuttavia rimediare a questo unico inconveniente non dovrebbe essere difficile.

Benedetto Ciccarone

Il momento della rasoiata di Van der Poel sul muro di Santa Caterina a Siena (Getty Images Sport)

Il momento della rasoiata di Van der Poel sul muro di Santa Caterina a Siena (Getty Images Sport)

MOLLEMA SI GODE LA RIVIERA, IL LAIGUEGLIA E’ SUO

marzo 3, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Fantastico assalto solitario di Bauke Mollema Trek-Segafredo al Trofeo Laigueglia prima gara della stagione in Italia, l’olandese va via al penultimo giro del circuito della corsa ligure andando a tagliare il traguardo a braccia alzate. Il gruppo dei migliori è regolato da Egan Bernal (Ineos-Grenadiers) su Mauri Vansevenant (Deceuninck-QuickStep).

Il via della corsa avviene sotto un tiepido sole con le temperature dell’aria ideali che presto si riscaldano in gruppo in vista della prima difficoltà altimetrica del percorso posta a 30 Km dal via, è qui che inizialmente nove uomini portano via la fuga di giornata, sono Veljiko Stojnic e Alessandro Iacchi (Vini Zabù), Nicolas Edet (Cofidis), Mattia Bais (Androni-Sidermec), Knife Hailemichael (Delko), John Archibald (Eolo-Kometa), Mathias Vacek (Gazprom-Rusvelo), Raffaele Radice (MG.K Vis VPM), Davide Persico (Colpack-Ballan). Poco dopo sui nove al comando si portano Nikita Stalnov (Astana-PremierTech) e Unai Cuadrado (Euskaltel-Euskadi) ed infine in terza battuta Juri Hollmann (Movistar). Il gruppo lascia fare e così il gruppetto dei dodici in testa riesce ad avere un vantaggio massimo poco inferiore ai 4’ al GPM di Paravenna quando è la Trek – Segafredo a portarsi in testa al gruppo e tenere la corsa sotto controllo, chiaro segnale di come la formazione statunitense vuole far bene avendo in squadra Giulio Ciccone vincitore nello scorso anno. Entrati nel circuito finale, davanti restano soltanto Hollmann, Bais ed Edet, per poi venire riassorbiti dal gruppo una volta che verso Colla Micheri iniziano i primi attacchi tra gli uomini più attesi. Infatti dietro intanto è Mikel Landa (Bahrain-Victorious) che prova un primo allungo in faccia al gruppo subito rintuzzato, come poi subito dopo, nel tratto in falsopiano, Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), con Carlos Rodriguez (Ineos-Grenadiers) ed ancora a Landa forzano l’andatura avvantaggiandosi sul gruppo che poi ancora ricuce sui tre. Sono le prime micce ad accendersi, preludio di un finale frizzante grazie anche ad un percorso ben disegnato che lascia pochi spazi per rifiatare. E’ al penultimo dei quattro giri previsti che Egan Bernal (Ineos-Grenadiers) attacca verso l’ascesa di Colla Micheri e questa volta l’azione del colombiano ha tutto un altro effetto sul gruppo dei migliori, l’unico a riuscire a stargli in scia è un promettente Clément Champoussin (Ag2r Citroën), i due guadagnano qualche secondo e scollinano insieme al GPM. Soltanto nella successiva discesa vengono ripresi con il gruppo dei migliori tirato nuovamente dalla Trek-Segafredo in cui i più attivi nel tratto in salita sono apparsi Mikel Landa, Giulio Ciccone, Bauke Mollema, Valentin Madouas (Groupama – FDJ) ed il giovane belga Mauri Vansevenant (Deceuninck-Quickstep). Con il gruppo dei migliori tornato compatto, nell’ultimo giro, Bauke Mollema piazza l’attacco decisivo, l’olandese guadagna subito 15” con dietro il compagno di squadra Giulio Ciccone a fare buona guardia. E’ una tattica perfetta perché i secondi di vantaggio diventano 33” per affrontare in tutta sicurezza prima la salita verso Capo Mele e poi ancora, Colla Micheri nonostante Egan Bernal provi a dare un ultimo impulso all’inseguimento. Al GPM Mollema conserva 20” sugli immediati inseguitore e vola via verso il secondo successo stagionale, secondo arriva un ottimo Egan Bernal, forse il migliore in salita, davanti ad un brillante Vansevenant, quarto Champoussin, quinto Ciccone che festeggia insieme a Mollema in una Trek-Segafredo oggi apparsa perfetta.

Antonio Scarfone

La vittoria di Bauke Mollema a Laigueglia (foto: Bettini Photo)

La vittoria di Bauke Mollema a Laigueglia (foto: Bettini Photo)

MARZO 2021, ARRIVA LA SANREMO

marzo 3, 2021 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

La seconda parte della stagione 2020 ha dimostrato che, con le dovute accortezze, è possibile organizzare grandi eventi ciclisti anche in periodo di pandemia. Così, dopo che a marzo dello scorso anno erano saltate quasi tutte le corse in programma, esclusa la Parigi – Nizza – quest’anno si tornerà ai tradizionali appuntamenti d’inizio primavera che annunciano la Milano – Sanremo.

Toc! Toc! La Milano – Sanremo bussa alle porte e, nell’attesa di rivedere i corridori percorrere le tradizionali rotte della Classicissima dopo che nel 2020 la pandemia ne aveva stravolto il percorso, le faranno da apripista i tradizionali appuntamenti della prima parte del mese, che il 3 marzo vedrà andare in scena la tradizione gara d’apertura del calendario italiano, il Trofeo Laigueglia. Saranno poco più di 200 i chilometri da percorrere attorno alla nota località balneare ligure, principalmente caratterizzati dalla salita di Colla Micheri, introdotta nel 2014 e da allora sono diventati irrinunciabili i suoi 2 Km all’8.2% di pendenza media, che nel finale di gara dovranno essere ripetuti ben quattro volte.

Tre giorni più tardi si correrà a Siena la 15a edizione della Strade Bianche, la più giovane delle classiche, che si disputerà sullo stesso tracciato proposto negli ultimi tre anni e che prevede un circuito di 184 Km con lo spettacolare arrivo in Piazza del Campo preceduto dal cosiddetto “Muro di Santa Caterina” (mezzo chilometro al 12.4%) e, soprattutto, dagli undici settori di strade sterrate, per un totale di quasi 63 Km da percorrere lontano dall’asfalto, che costituiscono il principale “appeal” di questa competizione. Il ciclismo che conta si fermerà altre ventiquattrore in Toscana, dove il giorno successivo a Larciano (Pistoia) ci sarà l’annuale appuntamento con il Gran Premio Industria e Artigianato, che dovrebbe avere al via Vincenzo Nibali e che proporrà il solito circuito con l’ascesa al colle di San Baronto da inanellare più volte.

Lo stesso giorno del Gran Premio larcianese prenderà il via la Parigi-Nizza, che lo scorso anno fu l’ultima corsa disputata prima del lungo stop per la pandemia e, all’insegna del “dove eravamo rimasti”, per l’edizione 2021 gli organizzatori hanno stabilito di riproporre tale e quale la tappa regina del penultimo giorno che, dodici mesi fa, all’ultimo momento divenne frazione conclusione per la decisione delle autorità di vietare l’approdo finale a Nizza. Dunque, sarà ancora una volta la salita verso il Col de la Colmiane a rivestire un ruolo chiave per le sorti della corsa francese, anche se lungo il cammino verso il Mar Mediterraneo s’incontreranno altre tappe che potrebbero lasciare l’impronta in classifica e riservare sorprese, anche sgradite. Il primo giorno dovrebbero essere protagonisti i velocisti, che si disputeranno non solo la vittoria ma anche la conquista della maglia gialla sul rettilineo in lieve ascesa di Saint-Cyr-l’École, cittadina situata a un tiro di schioppo dalla celebre reggia di Versailles e che si raggiungerà dopo aver percorso 166 Km non eccessivamente accidentati, movimentati da piccole collinette che non dovrebbero creare troppi danni. Molto più semplice si annuncia il tracciato della successiva tappa che da Oinville-sur-Montcient condurrà il gruppo ad Amilly ma, pur essendo quasi del tutto sprovvisti di difficoltà altimetriche, i 188 Km che si dovranno percorrere per andare al traguardo si snoderanno attraverso i territori pianeggianti a sud di Parigi che spesso a marzo sono sferzati dal vento: è proprio ad Amilly che nel 2017 il due volte vincitore della corsa Richie Porte si ritrovò messo fuori dai giochi per la tripletta a causa del maltempo, dopo esser rimasto intruppato nel ventaglio che giunse al traguardo più di 14 minuti dopo l’arrivo dei primi. Una prima fetta della vittoria finale sarà messa in palio l’indomani nella cronometro di Gien, da disputarsi su di un circuito di 14 Km e mezzo che si annuncia favorevole agli specialisti del tic-tac, non parendo per loro ostacoli insormontabili né il muro di 300 metri al 10.6% che si dovrà superare a 2 Km dal via, né lo strappo di 400 metri al 6.3% in cima al quale al quale sarà collocato il traguardo, al quale i più veloci potrebbero anche far registrare una media oraria superiore ai 50 Km. Si tratterà senza ombra di dubbio di una tappa delicata, ancor più perché seguita da una delle frazioni altimetricamente più complicate della Parigi – Nizza 2021, che da Chalon-sur-Saône condurrà in 187 Km e un’infinita sequenza di colline al traguardo della terrazza di Chiroubles, spettacolare belvedere sui vigneti del Beaujolais che i corridori raggiungeranno al termine di una salita di poco più di 7 Km al 6.3% di pendenza media. In precedenza dovranno essere superate altre dieci brevi ascese, sulle quali spiccano – entrambe da ripetere due volte – il Mont Brouilly (3 Km al 7.7%) e soprattutto il Col de Durbize, 3.3 Km al 7.4% che celano al loro interno un muro di 1200 metri al 10.3% e che all’ultimo passaggio saranno inseriti nel corso dell’ascesa che condurrà al traguardo. Ai 200 Km della Vienne – Bollène, quasi totalmente pianeggiante e ultima delle tre occasioni riservate agli sprinter, seguiranno i 202 Km e mezzo della tappa più lunga, che da Brignoles condurrà a Biot, il centro della Provenza dal quale poche settimane fa è scattato il Tour des Alpes-Maritimes et du Var, breve corsa a tappe che quest’anno è stata conquistata dall’italiano Gianluca Brambilla. Di là della lunghezza, ideale per mettere chilometri nelle gambe per chi punta alla Sanremo, non si tratterà di una frazione chiave ai fini della classifica perché le principali difficoltà – un colle di prima e uno immediatamente successivo, di seconda categoria – si affronteranno lontane dal traguardo, posto in cima a uno strappo di 1900 metri al 5,1% che presenta le inclinazioni maggiori in prossimità della “flamme rouge” dell’ultimo chilometro e che fa gola ai finisseur. I giochi per il successo finale si faranno principalmente l’indomani nella tappa d’alta montagna che da Nizza porterà i corridori fino ai 1500 metri spaccati del Col de la Colmiane dove – percorsa l’ascesa finale di 16 Km al 6.3% – l’anno scorso colse la vittoria il colombiano Nairo Quintana, mentre nel 2017 il primo a tagliare la linea d’arrivo era stato Simon Yates. In quest’ultima occasione il corridore britannico riuscì a conquistare la maglia gialla levandola allo spagnolo Luis León Sánchez, ma il giorno successivo la perderà per appena 4 secondi – consegnandola a un altro iberico, Marc Soler – nella conclusiva frazione di Nizza, il cui percorso è stato confermato anche quest’anno. Dunque bisognerà affrontare con le antenne ben dritte i 111 Km del circuito nizzardo, che prevede in rapida successione sei ascese, tra le quali risaltano i quasi 7 Km al 7% della Côte de Peille, i 1700 metri all’8.7% del Col d’Èze – salita simbolo della corsa francese – e i 5.6 Km al 5.6% del Col des Quatre Chemins, l’ultimo colle in programma, che in vetta proporrà un succulento traguardo volante con il suo carico d’abbuoni che sicuramente faranno venire l’acquolina a tutti quei corridori che avranno da recuperare un risibile vantaggio in classifica, proprio come successo quattro anni fa.

Lo stesso giorno della “wine stage” sulle strade del Beaujolais, da Lido di Camaiore salperà la 56a edizione della Tirreno – Adriatico, che lo scorso anno – quando si disputò a settembre in concomitanza con il Tour de France – è stata conquistata proprio dal corridore che nel 2017 si era visto “scippare” all’ultimo momento la vittoria alla Parigi – Nizza e anche in questo caso Yates ha corso il medesimo rischio perché nella cronometro conclusiva il connazionale Geraint Thomas gli ha rosicchiato buona parte dello svantaggio che aveva in classifica, fermandosi a 17” dalla maglia azzurra di Simon. La “corsa dei due mari” prenderà le mosse con una frazione molto simile a quella che ha aperto le ultime due edizioni della Tirreno, disegnata con un doppio circuito che prevede di affrontare per tre la salita del Monte Pitoro (2.7 Km al 7.4%) nella prima parte del tracciato, mentre la seconda parte sulle pianeggianti strade della Versilia favorirà l’arrivo in volata. Anche il secondo giorno di gara, che si aprirà a Camaiore, si disputerà per intero sulle strade della Toscana e proporrà il primo dei due arrivi in salita previsti quest’anno, anche se l’ascesa che condurrà al traguardo di Chiusdino non presenta mai pendenze veramente impegnative (7.6 Km al 3.5%) e non va esclusa la possibilità che sul traguardo si presenti in gruppo ancora folto, comunque leggermente selezionato dai saliscendi che caratterizzano gli ultimi 50 Km e che prevedono in particolare il GPM del Poggio alla Croce (3.5 Km al 6.9%). Dalla vicina Monticiano, con il “chilometro 0” fissato presso la spettacolare Abbazia di San Galgano, scatterà l’indomani la seconda frazione destinata alle ruote veloci, che porrà il suo traguardo a Gualdo Tadino, anche in questo caso al termine di una lieve ascesa che sicuramente toglierà di mezzo qualche velocista. Il 13 marzo sarà il giorno delle salite perché saranno collocate nella medesima data le tappe di montagna della Parigi – Nizza e della Tirreno – Adriatico e così, mentre in Francia si decideranno le sorti della “Corsa verso il sole” sulle pendenze della Colmiane, nel cuore dell’Italia si snoderà la tappa regina della corsa ideata nel 1966 da Franco Mealli e che, dopo la partenza da Terni, vedrà i corridori affrontare per prime le pendenze pedalabili della Sella di Corno (13.5 Km al 3.7%), poi quelle un pochino più impegnative del Passo delle Capannelle (13.8 Km al 4.5%) e infine quelle decisamente più selettive dall’ascesa che conduce ai Prati di Tivo (14.6 Km al 7.5%), la stazione di sport invernali del teramano che già in due occasioni ha ospitato la Tirreno, tappe entrambe risultate determinati per il successo finale e vinte la prima da Nibali (2012) e la seconda da Chris Froome (2013), mentre andando più indietro nel tempo nel 1975 vi terminò anche una frazione del Giro d’Italia conquistata da Giovanni Battaglin. Avrà sicuramente un notevole peso sulla classifica, al pari dell’immancabile frazione da trascorrere sui ripidi muri marchigiani e che si correrà il giorno successivo tra Castellalto e Castelfidardo, dove gli organizzatori hanno disegnato un complicato circuito finale di quasi 24 Km caratterizzato da tre salite a tornata: in particolare si dovrà salire per due volte a Castelfidardo, la prima per affrontare la verticale di 1000 metri al 15% di pendenza media (massima del 19%) che culmina in Via Nazario Sauro e la seconda per andare al traguardo con una salita finale a gradini di 2.8 Km al 4% che presenta un paio di rampette al 12%. Come lo scorso anno il penultimo giorno di gara ospiterà l’ultima delle tre sfide tra i velocisti, anche se il finale della Castelraimondo – Lido di Fermo sarà di più difficile gestione per le squadre degli sprinter rispetto a quello della tappa di Senigallia del 2020, che prevedeva un circuito totalmente pianeggiate da ripetere più volte; stavolta, infatti, a ogni giro si dovrà affrontare il tratto iniziale della salita di Capodarco, località molto nota nell’ambiente perché dal 1964 ospita un gran premio ciclistico che negli anni è divenuto una delle gare più prestigiose del calendario riservato a quelli che un tempo erano definiti “dilettanti”: è poca cosa essendo soli 2 Km al 4%, ma il fatto di doverla ripetere quattro volte di certo provocherà un certo scompaginamento nel gruppo lanciato verso un quasi certo arrivo in volata, in un finale che ricorda un po’ quello della Sanremo, anche se non sono previste ascese simili a Cipressa e Poggio. Martedì 16 marzo il tradizionale atto conclusivo della corsa a San Benedetto del Tronto sarà a cronometro, come avviene puntualmente da una decina di anni, dopo che nel 2011 si stabilì di rinunciare all’inutile tappa conclusiva destinata ai velocisti per tenere vivo l’interesse sulla corsa sino all’ultimo colpo di pedale: da quel giorno i 10 Km della cronometro disegnata in andata  e ritorno sul lungomare della “perla della Riviera delle Palme” sono risultati veramente determinanti solo in due occasioni, nel 2012 e nel 2019, quando un “ribaltone” in classifica portò in maglia azzurra Nibali e lo sloveno Primož Roglič, rispettivamente ai danni dello statunitense Chris Horner e del britannico Adam Yates, fratello del Simon vincitore l’anno scorso.

Quattro giorni dopo la conclusione della Tirreno si alzerà il sipario sulla Milano – Sanremo, la cui 112a edizione tornerà a percorrere le tradizionali strade della riviera ligure dopo che lo scorso anno il divieto di quasi tutti i sindaci del savonese, preoccupati per il dilagare della pandemia e il pericolo di assembrati l’8 di agosto, dirottò la corsa su altre strade e gran parte del tracciato si snodò in territorio piemontese. Ritrovata l’Aurelia, però, la Sanremo 2021 dovrà fare a meno del Passo del Turchino a causa di una frana, ostacolo che gli organizzatori hanno aggirato sostituendolo con l’ancor più facile Passo del Giovo (5 Km al 2.8%). Ne è uscito un percorso alternativo di 299 Km, qualcosa in più rispetto al tracciato storico, che graficamente assomiglia molto all’originale e che non snaturerà le caratteristiche della Classicissima, ancora destinata ai decidersi tra i 5.6 Km al 4.1% della Cipressa e i 3.6 Km al 3.6% del Poggio.

Quest’anno non ci sarà nemmeno il tempo di metabolizzarla la Sanremo perché già il giorno successivo i riflettori torneranno ad accendersi su di un’altra competizione, che recherà con sé anche l’attrattiva della novità. Il 21 marzo sarà, infatti, tenuta a battesimo la Per sempre Alfredo, corsa in linea voluto per perpetuare il ricordo dell’indimenticato commissario tecnico della nazionale Alfredo Martini, che nel 2021 avrebbe tagliato il traguardo delle cento primavere. A organizzarla sarà il “Gruppo Sportivo Emilia”, che un paio di giorni più tardi allestirà come da tradizione anche il palcoscenico della Settima Internazionale Coppi e Bartali, cinque giorni di gara i cui dettagli ancora devono essere svelati, anche se è già stato anticipato che la tappa regina sarà la penultima e proporrà l’arrivo in salita a San Marino.

Un altro centesimo traguardo che sarà festeggiato nel 2021 sarà quello del Giro di Catalogna (22 – 28 marzo), la quarta corsa a tappe del circuito UCI WorldTour. L’edizione numero 100 era già stata programmata per lo scorso anno ma, a differenza di altre corse che sono state rinviate in estate, si è preferito saltare il turno per riproporre un anno più tardi il medesimo tracciato che era stato allestito per celebrare al meglio il fausto genetliaco. Tra le portate del “banchetto” è stata così reinserita una cronometro individuale, esercizio che al Catalogna non si vedeva dal 2009 e per la quale si è optato un percorso “prepotente” perché quasi 19 km per una corsa di una settimana non sono pochi, anche se saranno ben bilanciati da due tappe di alta montagna e da una frazione di medio impegno che potrebbe comunque avere una certa influenza in classifica. Salite se ne incontreranno fin dalla tappa d’apertura di Calella, sede di partenza ininterrottamente dal 2012, anche se l’ascesa ai 1270 metri del Port de Santa Fe del Montseny e il Port de Collsacreu da scavalcare a poco meno di venti chilometri dal traguardo non dovrebbero impedire l’arrivo allo sprint a Calella, come capitato spesso negli scorsi anni in questo centro al termine di frazioni simili a questa. L’attesa prova contro il tempo si disputerà il giorno successivo sul pianeggiante circuito di Banyoles e subito gli scalatori avranno chance per recuperare il tempo perduto perché l’indomani saranno attesi dall’impegnativo arrivo in salita a Vallter 2000, stazione di sport invernali situata in prossimità del confine con la Francia. Il traguardo sarà collocato a quota 2125 e per raggiungerla bisognerà affrontare una salita di 11.5 Km al 7.5% che costituisce un classico della corsa iberica, già proposto in sei occasioni, anche se nel 2018 la corsa fu respinta dalla neve, obbligando gli organizzatori a un arrivo d’emergenza in valle e a riproporre questo traguardo l’anno successivo, quando s’impose Adam Yates. Un altro approdo ricorrente del Catalogna era quello nella località turistica della Molina, presenza fissa nel tracciato dal 2014 e confermato anche quest’anno, ma senza l’arrivo perché ci si limiterà a un semplice passaggio nel corso della successiva frazione di montagna, un vero e proprio tappone di 166 Km che scatterà da Ripoll e proporrà in sequenza tre lunghe ascese, il Port de Toses in partenza, l’interminabile Port de Cantó (quasi 25 Km) a metà tappa e infine la salita finale di 18.4 Km al 6.5% verso i quasi 2000 metri di Port Ainè, altra stazione invernale dove in passato, nel 2012, gli organizzatori si ritrovarono a fare i conti con la neve. Lasciate alle spalle le alte montagne pirenaiche, anche nel finale della quinta tappa, disegnata per 200 Km tra La Pobla de Segur e Manresa, i corridori si troveranno di fronte una salita che potrebbe portare un po’ di scompiglio in classifica, se questa fosse ancora aperta, perché a poco meno di 30 Km dal traguardo si dovrà raggiungere il celebre monastero di Montserrat mettendo nelle gambe 7 Km d’arrampicata al 6.8% medio. Torneranno quindi protagonisti i velocisti nella penultima giornata di gara, caratterizzata da 194 Km poco impegnativi – solo un paio di salite senza troppe pretese – che congiungeranno Tarragona a Mataró, nel corso dei quali è previsto anche un passaggio sulla pista dell’autodromo di Montmeló, dal 1991 sede del Gran Premio di Spagna di Formula 1. Atto conclusivo della corsa sarà un altro momento irrinunciabile del Catalogna, la tappa finale “passerella ma non troppo” sullo storico circuito del Montjuïc a Barcellona, sul quale si sono svolte due edizioni dei mondiali di ciclismo, vinte da Felice Gimondi (1973) e dal belga Claude Criquielion (1984). La tradizionale ascesa al “castillo”, 3 km al 4.3%, dovrà essere ripetuta ben sei volte e, se da un lato rappresenterà un irresistibile richiamo per i finisseur, dall’altro potrebbe anche lasciare aperta la porta a qualche sorpresa se a muoversi fosse qualche uomo di classifica. Basti dire che gli ultimi tre corridori che si sono imposti in fondo a questo prestigioso anello non sono ciclisti qualsiasi poiché rispondono ai nomi di Alejandro Valderde, Simon Yates e Davide Formolo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE


Trofeo Laigueglia

https://trofeolaigueglia.wordpress.com

Strade Bianche

www.strade-bianche.it

GP Industria & Artigianato

https://ciclismolarcianese.it

Parigi – Nizza

www.paris-nice.fr/en

Tirreno – Adriatico

www.tirrenoadriatico.it

Per Sempre Alfredo  – Settimana Internazionale Coppi e Bartali

www.gsemilia.it/a44_le-nostre-corse.html

Giro di Catalogna

www.voltacatalunya.cat/en

LE SAMYN, MERLIER È IL PIÙ VELOCE

marzo 2, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Tim Merlier vince in volata la classica belga, grazie anche ad uno splendido Van der Poel. Alle sue spalle Tiller e Pasqualon

I primi km di gara sono assai movimentati ma il tentativo di fuga giusto tarda a prendere il largo. Intorno al chilometro 60 di corsa riescono finalmente ad avvantaggiarsi in quattro: Thimo Willems (Sport Vlaanderen – Baloise), Joey Rosskopf (Rally Cycling), Jan-Willem van Schip (BEAT Cycling) ed Enzo Leijnse (Development Team DSM). Alle loro spalle il gruppo sembra controllare senza grossi problemi, ma è una calma soltanto apparente.
Ai -50 dal traguardo si adopera una vera e propria frattura in testa al plotone più numeroso, con un manipolo di 20 corridori che coglie al volo una breve disattenzione generale nelle prime posizioni del gruppo per avvantaggiarsi. Fra gli attardati nelle retrovie anche il campione di ciclocross Mathieu Van der Poel (Alpecin Fenix), che si lancia così con veemenza all’inseguimento prontamente agganciato dal duo Deceuninck – Quick Step Florian Senechal e Jannik Steimle.
Nel frattempo, più avanti il gruppetto di 20 unità ha ricucito il tentativo da lontano dei 4 attaccanti, ed è a questo punto che tentano l’allungo in due: Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation) e Victor Campenaerts (Team Qhubeka Assos). Non hanno fatto bene i conti con Van der Poel però, che grazie anche alla collaborazione della coppia Deceuninck riesce a rientrare sul plotoncino, piazzandosi poi subito al comando delle operazioni di inseguimento del nuovo duo che guida la contesa. Inseguimento che germoglia i suoi frutti pochi chilometri dopo riportando la situazione in testa alla corsa a ranghi compatti, quando al traguardo mancano meno di 13 km.
Si susseguono in questa fase attacchi a ripetizione ma che risultano in un nulla di fatto fino al cartello dei -4, quando ancora Van der Poel e Vanmarke sembrano cogliere questa volta l’attimo giusto per allungare definitivamente, ma vengono ancora una volta raggiunti: può dunque lanciarsi la volata sul dirizzone finale verso Dour, sebbene a ranghi ridotti.
È ancora uno scatenato Van der Poel il protagonista: con una trenata magistrale lancia la volata al compagno di squadra Tim Merlier, che domina lo sprint su Rasmus Tiller (Uno-X Pro Cycling Team) e il nostro Andrea Pasqualon (Intermarché–Wanty–Gobert Matériaux), terzo al traguardo.

Lorenzo Alessandri
TW @LorenzoAle8

Tim Merlier vince la volata sul traguardo di Dour (Image Credit: Getty Images Sport)

Tim Merlier vince la volata sul traguardo di Dour (Image Credit: Getty Images Sport)

DANIMARCA ANCORA PROTAGONISTA ALLA KUURNE, AD ASGREEN SUCCEDE PEDERSEN

febbraio 28, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Per il secondo anno consecutivo un danese trionfa nella Kuurne – Bruxelles – Kuurne, dopo Kasper Asgreen (Deceuninck – Quick Step) è il turno di Mads Pedersen (Trek Segafredo) che in volata ha la meglio sui rivali.

Settantreesima edizione della Kuurne – Bruxelles – Kuurne che veniva decisa in una volata che comprendeva poco meno di quaranta ciclista. Corsa che si presentava al via con le migliori aspettative dopo lo spettacolo visto ieri nella Omloop Het Nieuwsblad, dove i vari ciclisti avevano provato sui vari muri e sui vari settori di pavè a fare la differenza. Occhi puntati addosso allo squadrone di Patrick Lefevere, la Deceuninck – Quick Step che aveva vinto le ultime due edizioni della corsa e aveva tra e sue file il campione in carica Asgreen supportato da corridori dal calibro di Yves Lampaert, Zdenek Stybar e Alvaro Hodeg.
Ben 197 i chilometri da affrontare, con un percorso accidentato con i soliti muri a rendere interessante le carte da giocare per le varie squadre. Prima fuga di giornata che avveniva dopo 12 chilometri dal via con Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe), Ludwig De Winter (Intermarché-Wanty), Patrick Gamper (Bora) e Artyom Zakharov (Astana Premier Tech), ai quattro si accodavano in un secondo momento Jonas Iversby Hvideberg (Uno-X) e Tom Paquot (Bingoal-Wallonie Bruxelles). Il gruppo non li faceva allontanare molto, in particolare a fare l’andatura erano gli UAE-Emirates di Alexander Kristoff e di Matteo Trentin con il Wolfpack della Deceuninck-Quick Step.
Con i fuggitivi che conservavano solo 3′33” di vantaggio dal gruppo, a 85 chilometri dal traguardo entrava in azione il talento di Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix) che sul Kanarieberg prendeva il largo e staccava il resto del plotone. Solo Jhonatan Narváez (Ineos Grenadiers) non si faceva sorprendere e riusciva ad accodarsi. Fuggitivi ripresi sul Vecchio Kwaremont, ma proprio quando sembrava concluso l’inseguimento, Van der Poel attaccava nuovamente riprendendo il largo con i soli Narvaez, Zakharov, Gamper e Hvideberg.
I primi della corsa arrivavano ad avere un vantaggio di quasi due minuti sul gruppo, un vantaggio che metteva in allarme le varie squadre. Proprio sul Vecchio Quaremont i big iniziavano a dar fuoco alle polveri, Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) era il primo ad accelerare, con John Degenkolb e Frederik Frison (Lotto Soudal), Tiesj Benoot e Søren Kragh Andersen (DSM), Greg Van Avermaet e Oliver Naesen (AG2R Citroën), Matteo Trentin (UAE), Kasper Asgreen e Bert Van Lerberghe (Deceuninck), Dylan Teuns (Bahrain Victorious), Thomas Pidcock (Ineos), Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), Arjen Livyns (Bingoal), Anthony Turgis (Total Direct Énergie), Nils Politt e Ide Schelling (Bora), Erik Nordsaeter Resell (Uno-X), Clément Russo (Arkéa Samsic) alla sua ruota.
Da quel momento in poi si è gustato un bel duello tra il gruppetto Van der Poel e gli inseguitori, dai quali ogni tanto provavano l’assolo vari arditi, tutti senza risultati. A meno 1600 metri dal traguardo il ricongiungimento del gruppo grazie ad un gran lavoro di Asgreen. Raggiunti, il finale della corsa era segnato, si sarebbe deciso tutto in una volata di gruppo, nonostante i colpi da finesseur provati da Stefan Kung (Groupama – FDJ) e Dimitri Claeys (Qhubeka).
Negli ultimi metri usciva la classe e la sagacia tattica dell’ex Campione del Mondo Mads Pedersen, il quale si era ben conservato attentamente tutte le proprie cartucce per la volata. Il danese della Trek Segafredo partiva al momento giusto precedendo con carattere e grinta il francese Anthony Turgis della Direct Energy e il giovane britannico Thomas Pidcock della Ineos Grenadiers. Quarto posto per Matteo Trentin (UAE-Team Emirates), sesto l’altro italiano Sonny Colbrelli (Bahrein Victorius). Solo nono il primo ciclista della Deceuninck-Quick Step, Bert Van Lerberghe. Dodicesimo posto per Mathieu Van der Poel.

Luigi Giglio

La Danimarca fa ancora man bassa alla Kuurne - Bruxelles - Kuurne (Getty Images)

La Danimarca fa ancora man bassa alla Kuurne - Bruxelles - Kuurne (Getty Images)

ROYAL BERNARD DRÔME CLASSIC, IMPRESA DI BAGIOLI

febbraio 28, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Andrea Bagioli vince in solitaria la classica francese. Alle sue spalle Daryl Impey e Mikkel Honoré

Sarà sicuramente un giorno da ricordare per il giovane Andrea Bagioli (Deceuninck – QuickStep) che mette la firma con un assolo sulla seconda delle due classiche francesi in programma in questo weekend.
Non esce subito la fuga quest’oggi, e soltanto dopo diversi km di corsa riescono ad avvantaggiarsi in quattro: Yoann Paillot (St Michel-Auber 93), Samuel Leroux (Xeliss-Roubaix Lille Metropole), Mathijs Paasschens (Bingoal-WB) e Reto Muller (Swiss Racing Academy), toccando un vantaggio massimo di ben 9 minuti. Il gruppo controlla e gradualmente alza i giri motore col passare dei chilometri riportando il distacco nell’ordine dei 3 primi quando al traguardo ne mancano ormai 50. Davanti intanto saltano gli schemi, con Paillot e Leroux che si liberano della compagnia degli altri 2 attaccanti. Con il vantaggio della testa della corsa risicato ad ormai meno di un minuto dal gruppo tentano di giocarsi le proprie carte Simon Geschke (Cofidis) e Rob Power (Qhubeka Assos), ma entrambi con scarse fortune.
Situazione di gruppo compatto arriva proprio ai piedi della Côte des Roberts, dove esplode letteralmente la corsa. Gli attacchi più decisi sono portati dal fresco vincitore di ieri David Gaudu (Groupama-FDJ), Warren Barguil (Arkéa-Samsic), Clément Champoussin (Ag2r Citroën) e il nostro Andrea Bagioli. Non c’è però grande accordo fra gli attaccanti e nel tratto pianeggiante seguente si torna a situazione di ranghi compatti che perdura anche dopo la penutlima côte di giornata, la Calendre. A decidere l’esito finale della corsa è dunque l’ultima asperità, il Mur d’Eurre, sul quale l’italiano classe ’99 della Deceuninck attacca nuovamente restando da solo al comando quando al traguardo mancano soltanto 5 km. È una parata trionfale per il giovane talento valdostano, mentre alle sue spalle Daryl Impey (Israle Start-up Nation) regola la volata per la posizione d’onore davanti a Mikkel Honoré, regalando così alla Deuceninck due portacolori sul podio finale.

Lorenzo Alessandri
TW @LorenzoAle8

Andrea Bagioli esulta in solitaria sul traguardo (Photo credit: Bettini Photo)

Andrea Bagioli esulta in solitaria sul traguardo (Photo credit: Bettini Photo)

IL DIARIO DI FANCELLU – FEBBRAIO

febbraio 28, 2021 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Inizia il racconto della stagione 2021 di uno dei giovani più promettenti del panorama ciclistico italiano, che i suoi managar Ivan Basso e Alberto Contador hanno presentato come il fuoriclasse del futuro, accostandolo come caratteristiche a Vincenzo Nibali

05-02-2021

Eccomi! Mi trovo in Spagna, a Oliva. Ormai è quasi un mese che sono qua. Inizialmente mi trovavo con i miei compagni per il ritiro pre stagionale di gennaio e dopodiché mi sono fermato qua perché avrei dovuto correre la Classica Valenciana e successivamente la Vuelta Valenciana. La prima fortunatamente si è disputata e ho potuto finalmente debuttare tra i “pro”; la Vuelta Valenciana purtroppo è stata rimandata e quindi io ed il mio compagno Ravasi abbiamo optato per restare ad allenarci qua in vista delle prossime gare. Oggi è stata una giornata intensa in sella alla mia bici, breve ma intensa, tre ore e mezza di allenamento con lavori di forza sulla prima parte e qualche fuori giri sul finale. Le sensazioni giorno dopo giorno iniziano a migliorare e questo mi dà morale per continuare a lavorare. Per oggi è tutto. Un saluto dalla Spagna!

09-02-2021

Buonasera a tutti! Oggi è stata una giornata tranquilla, mi sono alzato con calma e sono uscito in bici verso le 11.30. Almeno il primo pomeriggio era impegnato e non diventava troppo lungo, ho fatto 3 ore senza particolari lavori per arrivare fresco al prossimo ritiro di squadra, che inizierà tra un paio di giorni sempre qua ad Oliva. Nel pomeriggio, siccome siamo senza macchina, è venuto a prenderci un membro dello staff della squadra e ha accompagnato me ed Edwad Ravasi a fare la spesa .In questo periodo nella quale siamo qua solo in due e dobbiamo arrangiarci con tutte le faccende di casa ho imparato come gestirle. Infatti a casa non mi occupo quasi mai io di fare la spesa o cucinare. Un saluto a tutti e buona notte!

14/02/2021

Ciao a tutti! Terzo giorno di ritiro con la squadra e terzo giorno di carico finito. Dopo due giorni di allenamenti di “qualità” oggi abbiamo fatto una bella distanza di 6h senza grossi lavori solo per fare endurance e medio. É stato bello perché almeno abbiamo fatto strade nuove, sennò da Oliva dove siamo non c’è molta scelta di strade quando si fanno allenamenti più brevi. Per quanto mi riguarda in questi giorni non mi sto sentendo un granché bene, molto probabilmente per un po’ di allergia, infatti in alcuni momenti faccio davvero fatica a respirare. Fortunatamente domani ci raggiungerà il medico della squadra e spero di poter risolvere questo piccolo problema. Adesso a dormire e domani finalmente scarico! Un oretta e mezza con le bici da crono con l’immancabile sosta bar.

23/02/2021

Buonasera a tutti, finalmente vi scrivo da casa mia! Sono arrivato ieri sera verso le 11 a Malpensa dopo quasi un mese e mezzo in Spagna. Mi mancavano casa mia, i miei amici e i miei parenti. Stamattina come prima cosa sono andato a fare i massaggi, dopo un blocco di lavori come quello fatto in ritiro è importantissimo recuperare bene e i massaggi sono un grosso aiuto in questo senso. Altra cosa utile per recuperare dopo il ritiro è allenarsi due o tre giorni alternando uscite tranquille da un paio di ore con un giorno di riposo totale. Oggi infatti ho fatto una cinquantina di chilometri sul lago di Lugano e mi sono divertito, mi mancavano le “mie strade”.

27-02-2021

Ciao a tutti, terminati altri 3 giorni impegnativi in sella alla mia bici. Ho finito oggi una tripletta strutturata così: giovedì palestra al mattino più uscita di due ore in bici al pomeriggio,venerdì quattro ore di intensità con cambi di ritmo e dietro moto e oggi cinque ore e mezza con salite al medio e qualche “menata” sul finale. In questi giorni ho anche iniziato a lavorare con il nutrizionista della squadra per farmi aiutare sull’alimentazione, che è un punto chiave del rendimento di un atleta, e mi sono reso conto che moltissime volte si tende a mangiare molto più del necessario (almeno nel mio caso, ahah!). Ieri sera, infatti, ho chiamato il nutrizionista perché stavo andando a letto con la fame, ero preoccupato e siccome sabato avrei dovuto fare più di cinque ore temevo di ritrovarmi senza energie nel finale. Invece, devo dire che mangiando bene durante l’allenamento sono arrivato sul finale con ancora energie e questo mi ha davvero fatto pensare, non pensavo ma aveva ragione lui!

A presto

Alessandro

Fancellu sul podio del mondiale di Innsbruck (foto Bettini)

Fancellu sul podio del mondiale di Innsbruck (foto Bettini)

BALLERINI APRE LE DANZE CLASSICHE, SUA LA OMLOOP HET NIEUWSBLAD

febbraio 27, 2021 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Davide Ballerini (Deceunick-Quick Step) vince in volata la settantaseiesima edizione della Omloop Het Nieuwsblad. Secondo posto Jake Stewart (Groupama-FDJ), ottavo Matteo Trentin (UAE-Team Emirates)

Si apriva oggi con la Omloop Het Nieuwsblad la campagna delle classiche del nord. Campagna che iniziava nei migliori dei modi per il ciclismo italico grazie a Davide Ballerini (Deceunick-Quick Step) che trionfava su tutti in volata. Successo che in questa corsa mancava al Belpaese dal 2013 quando si impose Luca Paolini in maglia Katusha su Stijn Vandenbergh allora in maglia Omega Pharma.
Corsa di poco più di 200 chilometri che partiva da Ghent in perfetto orario con destinazione Ninove, nel tragitto ben 9 settori di pavé e 13 muri che i cicisti dovevano affrontare. Al via 175 corridori suddivisi in 25 team, tra tutte spiccava la Deceuninck-Quick Step che si presentava con un roster di tutto rispetto: Julian Alaphilippe (Campione del Mondo in carica), Kasper Asgreen, Florian Senechal, Yves Lampaert, Zdenek Stybar, Tim Declercq e il nostro Davide Ballerini. Inizata la corsa si cominciava subito ad assistere ai primi tentativi di fuga, a prendere il largo erano Yevgeniy Fedorov (Astana), Ryan Gibbons (UAE Emirates), Kenny De Ketele (SportVlaanderen-Baloise), Bert De Backer (B&B Hotels p/b KTM) e Matis Louvel (Arkéa-Samsic). I fuggitivi prendevano il largo per essere poi ripresi solo quando Matteo Trentin decideva di attaccare sul Molenberg. Alle spalle del corridore della UAE-Team Emirates si portavono prontamente Davide Ballerini, Zdenek Stybar, Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep), Greg Van Avermaet (Ag2r La Mondiale), Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation), Michael Gogl (Qhubeka-Assos), Arjen Livyns (Bingoal-Wallonie Bruxelles), Christophe Laporte (Cofidis), Kevin Geniets (Groupama-FDJ), Tom Pidcock (Ineos Grenadiers), Johan Jacobs (Movistar).
La Deceunick-Quick Step agli ordini di Steve De Jongh si trovava in una situazione dove poteva sfruttare la superiorità numerica. Nonostante tutti gli avversari avessero gli occhi puntati su Alaphilippe, il francese riusciva ad evadere dal gruppo e a tentare un attacco in solitaria da lontano. Tentativo che veniva ripreso dopo una decina di chilometri. Il gruppo che si era formato dopo l’attacco di Trentin veniva ripreso dal gruppo principale, la situazione della corsa si ricompattava fino all’arrivo sul Muur. Sulle prime pendici del Muur attaccava un energico Gianni Moscon (Ineos Grenadiers), il trentino pedalava agilmente e riusciva a sorprendere il Wolfpack di Patrick Lefevere. Gruppo che però lo riprendeva sull’ultimo muro di giornata, il Bosberg. Gruppo in cui si contavano una cinquantina di ciclisti, dove nessuno riusciva ad evadere e a sorprendere gli avversari. Si arrivava così allo sprint di 50 corridori, con Alexander Kristoff (UAE-Emirates) e Andrea Pasqualon (Intermarché) tagliati fuori dai giochi a causa di una caduta. La Deceuninck-Quick Step era perfetta nel proteggere e pilotare Davide Ballerini allo sprint.
Vittoria prestigiosa per il ciclista originario di Cantù, la terza in cinque corse fatte in questo 2021, successo avvenuto in uno sprint corposo dove sfruttava bene le sue doti di passista veloce e della solidità del suo team. Da segnalare il grande lavoro nei chilometri finale fatto da Alaphilippe, una notevole gamba e generosità per il fuoriclasse transalpino. Curioso anche l’omonimia di Davide Ballerini con il primo ciclista italiano a vincere la Omloop Het Nieuwsblad, cioè Franco Ballerini vittorioso nel 1995. Alle spalle di Ballerini si piazzavano Jake Stewart della Groupama-FDJ, Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation) e Heinrich Haussler (Bahrain).

Luigi Giglio

La vittoria di Ballerini inaugura la stagione della classiche del nord (Getty Images)

La vittoria di Ballerini inaugura la stagione della classiche del nord (Getty Images)

Pagina successiva »