L’ÉTAPE DU JOUR: MANTES-LA-JOLIE – PARIGI

settembre 20, 2020 by Redazione  
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Il Tour è arrivato al suo ultimo atto, la classica passerella conclusiva di fine corsa con spettacolare approdo sull’Avenue des Champs-Élysées

Il primo GT post covid (anzi, intra covid vista l’attuale situazione dell’emergenza sanitaria in Francia) è giunto al suo atto conclusivo, la tradizionale passerella con approdo fissato sugli Champs-Élysées. Si partirà da Mantes-La-Jolie, cittadina situata una sessantina di chilometri a ovest della capitale francese, in direzione della quale si viaggerà seguendo un tracciato prevalentemente pianeggiante. Quest’anno non è, infatti, stato inserito nel percorso uno dei passaggi immancabili dell’ultima tappa, l’attraversamento della valle della Chevreuse, dove si andavano ad affrontare una serie di piccole salitelle. Ci sarà comune spazio per un ultimo gran premio della montagna – la facilissima Côte de Beulle (2.3 Km al 3.6) da scavalcare a poco più di 13 Km dal via – mentre alle porte di Parigi si dovrà superare anche l’ascesa del Pavé de Meudon (1500 metri al 4,6%) che, a dispetto del nome, presenta strada perfettamente asfaltata. Entrati in Parigi quando mancheranno 56 Km alla conclusione, una dozzina di chilometri più avanti si transiterà per la prima volta dal traguardo e si inizieranno gli 8 giri del tradizionale circuito degli Champs-Élysées, movimentato da un paio di tratti in lieve ascesa, il primo pedalando in direzione dell’Arco di Trionfo e il secondo all’uscita dal sottopassaggio dal Louvre.
A meno d’imprevedibili sorprese, l’epilogo sarà in volata, poi spazio ai festeggiamenti per il vincitore della 107a edizione del Tour de France

METEO TOUR

Mantes-la-Jolie: poco nuvoloso, 27.3°C, vento moderato da E (12-13 Km/h), umidità al 50%
Versailles (Km 40) : poco nuvoloso con possibilità di deboli e isolate precipitazioni, 27.7°C, vento debole da ENE (9-12 Km/h), umidità al 50%
Parigi – 1° passaggio (Km 67.5) : poco nuvoloso, 28.5°C, vento moderato da ENE (10-13 Km/h), umidità al 39%
Parigi – arrivo : nubi sparse, 27.6°C, vento moderato da NE (11-14 Km/h), umidità al 43%

GLI ORARI DEL TOUR

15.40: inizio trasmissione Eurosport 1 (20 minuti prima del via)
16.00: partenza da Mantes-la-Jolie
16.20-16.25: scollinamento Côte de Beulle
17.00: inizio trasmissione RAI2 (a circa 40 Km dal via, poco prima del passaggio dalla reggia di Versailles)
17.30-17.45: ingresso del gruppo in Parigi
17.50-18.05: primo passaggio dal traguardo
18.10-18.20: traguardo volante sull’Haut des Champs-Élysées
18.50-19.10: arrivo da Parigi

UN PO’ DI STORIA

Fatti realizzare nel 1616 su iniziati della regina consorte di Francia Maria de’ Medici sul luogo dove si estendevano dei semplici campi, da 50 anni a questa parte gli Champs-Élysées sono divenuti la naturale sede d’arrivo del Tour de France, inagurata nel 1975 con il successo del belga Walter Godefroot. Sono stati proprio i corridori arrivati dal Belgio ad ottenere il maggior numero di successi sull’avenue parigina imponendosi in 10 occasioni tra il 1975 e il 2008. Nella speciale classifica della nazioni più vittoriose sugli Champs-Élysées troviamo in seconda posizione la Germania a quota sei affermazioni, tallonata da Francia e Italia, entrambe con cinque viittore: per i nostri si sono imposti Guido Bontempi nel 1986, Fabio Baldato nel 1996, Nicola Minali nel 1997, Stefano Zanini nel 2002 e Fabio Baldato nel 2007; seguono in classifica Olanda e Regno Unito a quota 4, Australia a quota 3, Norvegia, Uzbekistan e Stati Uniti a quota 2, mentre hanno ottenuto una vittoria a test Svizzera, Repubblica Ceca, Russia e Kazakistan. Per quanto riguarda i corridori il plurivittorioso sugli Champs-Élysées è stato il britannico Mark Cavendish, consecutivamente quattro volte primo. Nessuno ha mai ottenuto tre vittorie su questo traguardo mentre a portare a casa una doppietta sono stati il francese Bernard Hinault, il belga Freddy Maertens, i tedeschi André Greipel e Marcel Kittel, l’uzbeko Djamolidine Abdoujaparov e l’australiano Robbie McEwen.

Mauro Facoltosi

LAvenue des Champs-Élysées e, in trasparenza, laltimetria dellultima tappa del Tour (www.getyourguide.it)

L'Avenue des Champs-Élysées e, in trasparenza, l'altimetria dell'ultima tappa del Tour (www.getyourguide.it)

VAN DER BREGGEN “REGINA” D’ITALIA, L’ULTIMA TAPPA A ÉVITA MUZIC

settembre 20, 2020 by Redazione  
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Anna Van Der Breggen si è ufficialmente aggiudicata il Giro Rosa 2020. L’ultima tappa è andata alla francese Évita Muzic.

Anna Van Der Breggen ha chiuso la pratica “Giro Rosa” portandosi a casa definitivamente quella maglia rosa che simboleggia il primato di quella che, attualmente, è la corsa a tappe più importante del calendario femminile.
La tappa di Motta Montecorvino non ha scalfito la supremazia dell’olandese della Boels Dolmans Cyclingteam, che dopo aver conquistato la leadership ieri nella tappa di San Marco la Catola ha mantenuto la vetta della classifica anche dopo la complicata frazione conclusiva di Motta Montecorvino.
L’ultima tappa è così andata alla francese Évita Muzic (FDJ Nouvelle Aquitaine Futuroscope), che ha preceduto la neozelandese Niamh Fisher-Black (Équipe Paule Ka) e la connazionale Juliette Labous (Sunweb). La tappa è stata caratterizzata da un susseguirsi di attacchi che hanno portato alla ribalta varie atlete tra le quali, oltre alle citate Muzic e Niamh Fisher-Black, erano presenti la cubana Arlenis Sierra (Astana Womens), la russa Mariia Novolodskaia (Cogeas – Mettler Pro Cycling Team), l’olandese Sabrina Stultiens (CCC – Liv), la canadese Alison Jackson (Sunweb), la serba Jelena Erić (Movistar) e le italiane Ilaria Sanguineti (Valcar – Travel & Service), Laura Tomasi (Top Girls Fassa Bortolo), Katia Ragusa (Astana Womens), Elena Franchi (Eurotarget – Bianchi – Vittoria) ed Erica Magnaldi (Ceratizit-WNT Pro Cycling). In questo susseguirsi di attacchi si è arrivati così alle fasi finali, caratterizzate dall’attacco di Sierra, Stultiens e dell’italiana Letizia Borghesi (Aromitalia Vaiano). Successivamente è arrivato il tentativo della Magnaldi, ma alla fine la Muzic si è dimostrata la più forte precedendo allo sprint la Fisher-Black e la connazionale Labous.
Dopo l’arrivo è stato il momento delle varie premiazioni che hanno coinvolto oltre alla già citata Anna Van Der Breggen (Boels Dolmans Cyclingteam), che ha indossato la definitiva maglia rosa, l’olandese Marianne Vos (CCC – Liv), degna vincitrice della maglia ciclamino della classifica a punti, la danese Cecilie Uttrup Ludwig (Fdj Nouvelle – Aquitaine Futuroscope), impostati nella classifica dei Gran Premi della Montagna, mentre la neozeldandese Mikayla Harvey (UCI Bigla-Katusha) si è aggiudicata la maglia bianca di migliore giovane. Infine, la classifica a squadre è stata conquistata dalla CCC – Liv della Vos, che per 43 secondi ha preceduto l’Équipe Paule Ka.

Mario Prato

Anna Van der Breggen durante la conclusiva tappa del Giro dItalia femminile (Getty Images Sport)

Anna Van der Breggen durante la conclusiva tappa del Giro d'Italia femminile (Getty Images Sport)

RIBALTONE POGAČAR SULLA PLANCHE NEL TOUR DEI “BEAUX GARÇONS” DI SLOVENIA

settembre 19, 2020 by Redazione  
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Nella cronometro finale della Planche des Belle Filles Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates) è artefice di una prestazione monstre che lo fa balzare al primo posto in classifica generale. La nuova maglia gialla rifila addirittura 1 minuto e 21 secondi a Tom Dumoulin (Jumbo Visma) e Richie Porte (Trek Segafredo), mentre Primož Roglič (Jumbo Visma) si arrende giungendo addirittura quinto. Pogačar domani potrà festeggiare, inaspettatamente ma meritatamente, il suo primo Tour de France sugli Champs-Élysées.

Il Tour 2020 si decide nella penultima tappa, la Lure – La Planche Des Belles Filles di 36 km e 200 metri, una cronometro individuale lunga per gli standard attuali dei GT e nella quale i ciclisti più forti dovranno stare in sella per quasi un’ora. I primi 30 km sono sostanzialmente piatti ma gli ultimi sei in costante ascesa, con punte che arrivano al 20%, potrebbero influire e non poco sulla prestazione degli atleti, che dovranno centellinare gli sforzi nella prima parte. La classifica generale vede Primož Roglič (Jumbo Visma )in maglia gialla con 57 secondi di vantaggio su Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates). il quale ha a sua volta 30 secondi di vantaggio su Miguel Ángel López (Astana). Insomma, basta una crisi e può anche accadere di perdere un minuto o più nell’arco di un’ora circa di corsa. Interessante è anche la lotta per la maglia a pois perchè Richard Carapaz (INEOS Grenadiers)ha due punti di vantaggio su Pogačar: per la classifica di specialità la giuria ha comunicato che i punti saranno assegnati rispetto ai miglior tempi di scalata dell’ascesa finale. Il primo a scendere sotto l’ora era Rémi Cavagna (Deceuninck Quick Step), il quale faceva fermare le lancette a 57 minuti e 54 secondi. Il francese restava a lungo in prima posizione ma era da segnalare anche la buona prova di Alessandro De Marchi (CCC). L’italiano era artefice di un’ottima prova sulla salita finale, visto che ai piedi della Planche des Belles Filles era quinto parziale con Kasper Asgreen (Deceuninck Quick Step) in seconda posizione a un minuto e 2 secondi da De Marchi. Ebbene, De Marchi recuperava nei 6 km finali oltre un minuto e 20 secondi al danese, andando così a segnare il miglior secondo tempo. Col passare del tempo altri ciclisti si “introducevano” tra Cavagna e De Marchi. Tra questi i primi a scendere sotto il minuto, pur non impensierendo il francese, erano David de La Cruz (UAE-Team Emirates) in 58 minuti e 35 secondi, Søren Kragh Andersen (Sunweb) e Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe), entrambi in 59 minuti e 54 secondi. Il primo a scavalcare Cavagna era Wout Van Aert (Jumbo Visma), che faceva segnare 57 minuti e 27 secondi. Ma il suo compagno di squadra Tom Dumoulin faceva meglio, fermando il cronometro sul tempo di 57 minuti e 16 secondi. Ma era la lotta per la maglia gialla a sconvolgere un tranquillo pomeriggio di fine estate. Pogačar fin dall’inizio faceva segnare parziali migliori rispetto a Roglič. I 57 secondi che lo dividevano dal capitano della Jumbo Visma si riducevano chilometro dopo chilometro. fino alla resa dei conti sull’ascesa verso la Planche des Belle Filles. Entrambi gli sloveni cambiavano la bici all’inizio della salita e Pogačar, spingendo con un rapporto duro ma più regolare, continuava a migliorarsi su Roglič, che preferiva spingere un rapporto più agile ma sembrava meno incisivo del solito. Pogačar chiudeva in 55 minuti e 55 secondi, polverizzando Dumoulin e Richie Porte (Trek Segafredo), entrambi classificati a un minuto e 21 secondi di ritardo. Grande la delusione per Roglič, solo quinto a un minuto e 56 secondi, che dice addio ai sogni di gloria. Pogačar ipoteca così la maglia gialla avendo un vantaggio su Roglič di 59 secondi. Domani la passerella finale di Parigi servirà a incoronare il corridore dell’ UAE-Team Emirates, primo ciclista sloveno a vincere la Grande Boucle. Peter Sagan (Bora Hansgrohe), invece, si giocherà le ridotte speranze di conquistare quella maglia verde che ha già vinto sette volte e che Sam Bennett (Deceuninck Quick Step) sembra avere già ipotecato.

Giuseppe Scarfone

Tadej Pogačar affronta con grinta lascesa finale verso la Planche des Belles Filles (foto Bettini)

Tadej Pogačar affronta con grinta l'ascesa finale verso la Planche des Belles Filles (foto Bettini)

VIA LA GATTA VAN VLEUTEN, BALLA LA VAN DER BREGGEN (E LA LONGO BORGHINI)

settembre 19, 2020 by Redazione  
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Elisa Longo Borghini si è imposta nella penultima tappa del Giro Rosa. Seconda piazza per la Van der Breggen, nuova Maglia Rosa grazie anche al ritiro della capoclassifica Annemiek Van Vleuten

Il Giro Rosa è ripartito orfano di Annemiek Van Vleuten (Mitchelton-Scott) che ha abbandonato la tenzone dopo la frattura riportata nella caduta di giovedì. La maglia rosa è così passata sulle spalle di Katarzyna Niewiadoma (Canyon SRAM Racing), che l’ha indossata al raduno di partenza e durante la tappa, una frazione che ha visto il successo di una splendida Elisa Longo Borghini (Trek-Segafredo Women), vittoria che fa ben sperare in chiave Imola 2020. La corsa si è decisa a tre dal termine, sulla dura salita di San Marco la Catola. È stato quello il teatro che ha visto la messa in scena dell’attacco della Longo Borghini, che ha avuto la meglio sull’olandese Anna van der Breggen (Boels – Dolmans Cycling Team). Terza dopo 31” è giunta la maglia bianca Mikayla Harvey (Équipe Paule Ka). La Niewiadoma ha concluso la tappa con un ritardo di 1′20” e, in virtù dei risultati odierni, la nuova maglia rosa del Giro è divenuta la Van der Breggen.
La tappa, lunga soli 91.5 chilometri, dopo un avvio spumeggiante – a causa di molteplici tentativi falliti di andare in fuga – è vissuto sull’attacco da lontano di nove atlete: Lucy Kennedy (Mitchelton-Scott), Katia Ragusa (Astana Womens), Amy Pieters (Boels – Dolmans Cycling Team), Pauliena Rooijakkers (CCC – Liv), Jelena Erić (Movistar), Coryn Rivera (Sunweb), Ruth Winder (Trek-Segafredo Women), Lisa Brennauer (Ceratizit-WNT Pro Cycling) e Mariia Novolodskaia (Cogeas – Mettler Pro Cycling Team). L’approssimarsi del finale di questo Giro Rosa ha fatto si che le fuggitive non avessero molta libertà d’azione, con le big ben intenzionate a giocarsi gli ultimi due traguardi disponibili. La Van der Breggen in particolare aveva tutta l’intenzione di rendere la vita difficile alla Niewiadoma per strapparle le insegne del primato. Il suo attacco è stato, infatti, portato con l’intenzione di fare la classica doppietta del ciclismo, tappa e maglia. A rompere le uova nel paniere alla campionessa olandese ci ha pensato la Longo Borghini, sempre nel vivo dell’azione, che nella volata a due si è aggiudicata la tappa, vittoria che l’ha proiettata in terza posizione della classifica generale, ora comandata dalla Van der Breggen con poco più di un minuto di vantaggio sulla polacca.
Tutto è rimandato alla giornata di sabato per l’ultima e decisiva tappa, che prevede un complicato circuito da da inanellare quattro volte e che avrà il suo momento clou nella salita di 6 Km al 4.5% che conduce al traguardo di Motta Montecorvino.

Mario Prato

La vittoria di Elisa Longo Borghini al termine della difficile ascesa di San Marco la Catola (Getty Images)

La vittoria di Elisa Longo Borghini al termine della difficile ascesa di San Marco la Catola (Getty Images)

L’ÉTAPE DU JOUR: LURE – LA PLANCHE DES BELLES FILLES

settembre 19, 2020 by Redazione  
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Al penultimo giorno di gara va in scena l’unica cronometro inserita nel percorso del Tour de France, una difficile prova contro il tempo di 36 Km, gli ultimi 6 dei quali in ripida salita

Certamente non impenserirà Primož Roglič, saldamente in maglia gialla e che ha all’attivo nove vittorie in tappe a cronometro, ma la prova contro il tempo piazzata dagli organizzatori al penultimo giorno di gara sarà fondamentale per definire i gradini più bassi del podio, essendo separati da soli 30″ Tadej Pogačar e Miguel Ángel López. Entrambi sono attrezzati in salita e sarà proprio la salita il giudice di questa cronometro, che scatterà da Lure per terminare ai 1035 metri della Planche de la Belles Filles. È una tappa che non può essere definita cronoscalata in senso stretto perchè la salita, seppur molto impegnativa, è limitata agli ultimi 5.9 Km e in totale di chilometri oggi se ne dovranno percorrere 36, incontrando un percorso favorevole ai passisti come Roglič nei primi 30 e in particolare nei primi 14, totalmente pianeggianti. Transitati dal primo punto di rilevamento dei tempi di gara il percorso inizierà gradatamente a prendere quota, superando un dislivello di circa 260 Km nei successivi 10 Km, tratto che non si può definire di salita piena e nel quale si incontreranno pendenze un pochino più impegnative nei 2 Km al 4.2% che condurrano in vetta al Col de la Chevestraye. Si ritroverà quindi la pianura procendendo in direzione del centro di Plancher-les-Mines, attraversato il quale inizierà la difficile ascesa finale, caratterizzata da una pendenza media dell’8.5% e da un picco massimo del 20%, raggiunto a poche centinaia di metri dal traguardo.

METEO TOUR

Lure – partenza primo corridore: cielo coperto, 22.5°C, vento moderato da E (12-13 Km/h), umidità al 67%
Lure – partenza maglia gialla: cielo coperto, 24,1°C (percepiti 25°C), vento moderato da E (12-17 Km/h), umidità al 61%
La Planche des Belles Filles: previsioni non disponibili

GLI ORARI DEL TOUR

12.55: inizio trasmissione Eurosport 1 (5 minuti prima del via)
13.00: partenza del primo corridore da Lure
13.55: arrivo del primo corridore alla Planche des Belles Filles
14.00: inizio trasmissione RAI2
17.15: partenza di Primož Roglič da Lure
18.10: arrivo di Primož Roglič alla Planche des Belles Filles

UN PO’ DI STORIA

Alta 1148 metri, La Planche des Belles Filles è una montagna situata nella parte meridionale del massiccio dei Vosgi il cui nome, che tradotto in italiano suonorebbe come “l’altopiano delle belle figlie”, fa riferimento ad una leggenda secondo la quale un gruppo di ragazze di un vicino villaggio si sarebbero suicidate in questo posto durante la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) per evitare di cadere nelle mani di mercenari svedesi. Il Tour ha scoperto questo posto in tempi recentissimi ma ne ha già fatto una mete ricorrente perchè nel volgere di soli 8 anni sono stati qui già organizzati, contando anche quello del 2020, cinque arrivi di tappa della Grande Boucle. In due occasioni sono stati corridori italiani a trionfare lassù, Vincenzo Nibali nel 2014 e Fabio Aru nel 2017, mentre lo scorso anno Giulio Ciccone, secondo al traguardo preceduto di 11″ dal belga Dylan Teuns, si è consolato per il mancato successo con la conquista della maglia gialla. La storia non è destinata a finire qua perchè i “rumors” che nelle scorse settimane sono rimbalzati dalla Francia dicono che anche nel 2021 ci dovrebbe essere una tappa con arrivo alla Planche des Belles Filles.

Mauro Facoltosi

La Planche des Belles Filles e, in trasparenza, laltimetria della ventesima tappa (france3-regions.francetvinfo.fr)

La Planche des Belles Filles e, in trasparenza, l'altimetria della ventesima tappa (france3-regions.francetvinfo.fr)

KRAGH ANDERSEN, SCAMPAGNATA VINCENTE A CHAMPAGNOLE

settembre 18, 2020 by Redazione  
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In una tappa caratterizzata da numerosi mangia e bevi, un po’ come nel finale della tappa di Lione, Søren Kragh Andersen bissa il successo ottenuto sulle sponde del Rodano staccando un gruppetto di attaccanti formatosi dopo un rimescolamento, dovuto alla anticipata capitolazione della fuga solitaria di Rémi Cavagna. Giornata tranquilla per i big che hanno riposato in vista della tappa a cronometro di domani, dalla quale usciranno gli ultimi verdetti prima della sfilata lungo i Campi Elisi.

Søren Kragh Andersen (Sunweb) primo, Luka Mezgec (Mitchelton-Scott) secondo, come a Lione.
La tappa odierna, incastrata tra il tappone di ieri e la cronometro di domani, doveva essere di riposo per i big, ma non per questo dedicata ai velocisti, che ritroveranno terreno fertile domenica nella consueta conclusione parigina. La frazione era, infatti, caratterizzata da numerosi mangia e bevi, un po’ come nel finale della tappa con arrivo a Lione.
La giornata per i big è stata di tutto riposo e l’unica battaglia, se così si può chiamare, è stata quella per la maglia verde, oltre naturalmente alla quella per la vittoria di tappa.
La tappa è stata a lungo caratterizzata dalla fuga di Rémi Cavagna (Deceuninck – Quick Step). Alle sue spalle parte un gruppo di contrattaccanti composto da Dylan van Baarle (INEOS Grenadiers), Cyrli Barthe (B&B Hotels), Guillaume Martin e Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits). La convinzione non è quella giusta e ben presto il drappello viene riassorbito, mentre Cavagna resta da solo in testa alla corsa. La situazione resta invariata sino al traguardo volante di Mournans, posto ad una cinquantina di chilometri dalla conclusione. Poco dopo il passaggio Cavagna viene, infatti, raggiunto da un gruppetto di contrattaccanti con Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale), Pierre Rolland (B&B Hotels) e Luke Rowe (INEOS Grenadiers), mentre dietro, dopo lo sprint per in punti valevoli per la maglia verde, rimangono in avanscoperta Matteo Trentin (CCC), Kasper Asgreen (Deceuninck – Quick Step), Casper Pedersen (Sunweb), Michael Mørkøv (Deceuninck – Quick Step) e Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), che vengono comunque riassorbiti nel giro di qualche chilometro.
A questo punto, vista la debolezza della fuga, comincia una girandola di tentativi. I primi ad uscire sono Greg Van Avermaet (CCC), Pierre-Luc Périchon (Cofidis, Solutions Crédits), Tim Declercq (Deceuninck – Quick Step), Nils Politt (Israel Start-Up Nation) e Mathieu Burgaudeau (Total Direct Énergie), seguiti e tosto raggiunti da Pedersen, Valentin Madouas ( Groupama – FDJ), Omar Fraile (Astana), Jasper Stuyven (Trek – Segafredo) e Kragh Andersen.
Il gruppo non sembra in vena di regali e a 36 chilometri dal traguardo la situazione è di gruppo compatto.
Ovviamente è troppo presto per pensare che sia finita e, infatti, pochi chilometri dopo il ricongiungimento partono Van Avermaet, Kragh Andersen, Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Jack Bauer (Mitchelton-Scott), Sagan, Rowe e Sam Bennett (Deceuninck – Quick Step).
Su questi uomini si riportano poco dopo anche Stuyven, Trentin, Mezgec, Dries Devenyns (Deceuninck – Quick Step) e Nikias Arndt (Sunweb), mentre Edvald Boasson Hagen (NTT Pro Cycling), Hugo Hofstetter (Israel Start-Up Nation) e Bryan Coquard (B&B Hotels) non riescono nel tentativo di agganciare il drappello dei battistrada e vengono riassorbiti dal gruppo maglia gialla.
Il primo a provare la stoccata è Trentin, con una accelerata ai 16 all’arrivo, ma Sagan fa buona guardia. Mentre tutti stanno riordinando le idee parte deciso Kragh Andersen e gli altri fuggitivi si guardano un po’ troppo in faccia, lasciando che il danese scavi un distacco che si rivelerà presto incolmabile, arrivando sino a un minuto. Nella volata per il secondo posto si impone Mezgec su Stuyven, mentre Bennet si accontenta di mettersi alle spalle Sagan e Trentin.
Ovviamente i big hanno badato a preservare le energie per la tappa di domani, una cronometro mista che assomiglia molto alla prova del Passo del Bocco del Giro 1994, che vide battaglia a distanza tra Berzin, Pantani e Indurain.
Anche in quella occasione si dovevano percorrere circa 35 chilometri con una prima parte pianeggiante ed una salita finale. Si tratta di un percorso imprevedibile perché favorevole agli specialisti nella prima parte e più adatto agli scalatori nella seconda.
Considerando sia l’antico sia il moderno, va osservato che in una crono anche in salita l’importante è il ritmo, non tanto gli scatti che possono fare male solo se colui che viene attaccato è costretto a rispondere colpo su colpo, rischiando il fuori giri. Inoltre, la voglia di fare un buon tempo può indurre a commettere l’errore di forzare troppo nella prima parte pianeggiante e trovarsi in riserva proprio sulla salita, cosa che capitò a Pantani nella tappa del Giro del 1994.
Oggi, con la tecnologia, questo rischio è decisamente minore ma l’esito di una tappa del genere resta comunque imprevedibile, anche se il percorso strizza decisamente l’occhio all’attuale capoclassifica Primož Roglič (Jumbo-Visma).
Più interessante la battaglia per il terzo posto con Miguel Ángel López (Astana) che dovrà difendersi da assalti di corridori più specialisti di lui, corridori che però sono sembrati in affanno negli ultimi giorni e che devono comunque recuperare uno svantaggio non proprio esiguo.

Benedetto Ciccarone

La seconda vittoria di Søren Kragh Andersen al Tour de France 2020 (Getty Images Sport)

La seconda vittoria di Søren Kragh Andersen al Tour de France 2020 (Getty Images Sport)

SUCCESSO DI LOTTE KOPECKY, KO ANNIEMIEK VAN VLEUTEN

settembre 18, 2020 by Redazione  
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Dopo tanti piazzamenti Lotte Kopecky trova la vittoria, ma l’attenzione è tutta per gli esiti di una caduta che nel finale di gara ha coinvolto Marianne Vos, Amanda Spratt e la maglia rosa Annemiek Van Vleuten: le ultime due saranno costrette ad abbandonare la corsa.

Finalmente Kopecky!!! Sarebbe stato il titolo perfetto se l’attenzione di tutti non fosse stata dirottata da quanto accaduto a 500 metri dal traguardo di Maddaloni, quando Annemiek Van Vleuten e Marianne Vos, ovvero la prima in classifica e la dominatrice delle volata e maglia ciclamino della Classifica a Punti, più la compagna di squadra della mglia rosa Amanda Spratt, sono rimaste coinvolte in una caduta. Le tre sono state condotte in ospedale per gli accertamenti del caso, che non hanno rilevato danni per la Vo mentre è stato confermato quel che si spospettava per le altre due, la frattura del polso per la Van Vleuten e quella della clavicola per la Spratt.
La tappa, disputata con un caldo afoso, ha visto l’attacco di Mariia Novolodskaia (Cogeas – Mettler Pro Cycling Team), Aude Biannic (Movistar), Alison Jackson (Sunweb), Silvia Zanardi (Bepink) e Ainar Elbusto (Cronos Casa Dorada Women Cycling). Nonostante il buon vantaggio accumulato per le cinque non c’è stata possibilità di giocarsi la tappa. L’ultima a cedere è stata la Novolodskaia, che in questo modo ha cercato di pareggiare il conto con il destino dopo la caduta di ieri che ha vanificato un attacco che avrebbe potuto farla conquistare la vittoria sul traguardo di Nola.
Ma se una caduta ha tolto la possibilità alla russa di giocarsi la tappa ieri, oggi una caduta di ben altra portata ha ridisegnato la classifica generale, anche se non nell’immediato. La Vos, infatti, è riuscita a tagliare comunque il traguardo e, essendo l’incidente avvenuto entro gli ultimi 3 Km, il regolamento gli ha consentito di veder neutralizzato il suo distacco e, di conseguenza, di conservare la maglia rosa. La volata che è seguita alla caduta ha visto primeggiare Lotte Kopecky (Soudal Ladies) davanti a Elizabeth Deignan (Segafredo Women) e Katarzyna Niewiadoma (Canyon Sram Racing). Ai piedi del podio di giornata è rimasta Marta Cavalli (Valcar Travel and Service), quarta, mentre sesta si è piazzata Soraya Paladin (CCC – Liv). Come detto, la Vos ha conservato la maglia rosa, anche se la Niewiadoma ha comunque guadagnato quattro secondi in classifica: in seguito all’inevitabile ritiro dell’olandese sarà la polacca a schierarsi da capoclassifica al via dell’ottava e penultima tappa, la più impegnativa del Giro Rosa 2020. In programma 91.5 Km tra Castelnuovo della Daunia e San Marco la Catola, dov’è previsto un difficile arrivo in salita, al termine di un’ascesa di 5.6 Km all’8% che presenta una pendenza media del 12.6% nei primi 3.3 Km.

Mario Prato

La caduta che ha cambiato i connotati al Giro Rosa a Maddaloni (Eurosport)

La caduta che ha cambiato i connotati al Giro Rosa a Maddaloni (Eurosport)

L’ÉTAPE DU JOUR: BOURG-EN-BRESSE – CHAMPAGNOLE

settembre 18, 2020 by Redazione  
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Potrebbe essere l’ultima occasione per i cacciatori di tappe. I lievi saliscendi che caratterizzano i 166 Km della Bourg-en-Bresse – Champagnole potrebbe risultare indigesti per le squadre dei velocisti all’uscita della dura tre giorni alpina

Archiviate le Alpi il Tour intraprende il cammino che lo separa da Parigi e, alla vigilia della difficile cronometro della Planche des Belles Filles, propone una classica tappa di trasferimento che, sulla carta, sembra adattissima ai velocisti. I primi 76 Km si possono definire pianeggianti se s’esclude la facilissima ascesa del Col de France da superare subito dopo la partenza. I rimanenti 90 chilometri sono morbidamente vallonati e propongono una successione di lievi collinette che in condizioni “normali” non fanno paura agli sprinter e alle loro formazioni. Ma questa tappa non si disputa in un tale contesto perchè arriva nell’ultima settimana di gara e, soprattutto, all’uscita di una dura tre giorni di montagna. Le energie sono ormai al luminicino e potrebbe rivelarsi molto più impegnativo del previsto recuperare sull’inevitabile fuga di giornata, che potrebbe essere piuttosto “nutrita”. Infatti, tanti sono i corridori rimasti a bocca asciutta in questa edizione del Tour e la frazione con arrivo a Champagnole rappresenterà per loro l’estrema occasione di rivalsa, essendo la successiva tappa – come già a detto – a cronometro, mentre nell’ultima sarà difficilissimo sfuggire al controllo delle squadre degli sprinter. Tra i corridori a provare la fuga ci sono quelli attualente in lotta per la classifica a punti, Sam Bennett, Peter Sagan e Matteo Trentin.

METEO TOUR

Bourg-en-Bresse: cielo sereno, 29.6°C, vento moderato da S (18-21 Km/h), umidità al 39%
Lons-le-Saunier (Km 64.5): sole e caldo, 30.9°C (percepiti 30°C), vento moderato da S (15-18 Km/h), umidità al 34%
Mournans (traguardo volante – Km 117.5) : cielo sereno, 27.5°C, vento moderato da S (11-13 Km/h), umidità al 43%
Champagnole: cielo sereno, 27.3°C, vento moderato da S (10-12 Km/h), umidità al 44%

GLI ORARI DEL TOUR

13.25: inizio trasmissione Eurosport 1 (20 minuti prima del via)
13.45: partenza da Bourg-en-Bresse
14.00: inizio trasmissione RAI2 (all’incirca a 10 Km dal via)
15.35-15.45: scollinamento Côte de Château-Chalon
16.20-16.40: traguardo volante di Mournans
17.30-17.50: arrivo a Champagnole

UN PO’ DI STORIA

Per trovare un precedente arrivo di tappa del Tour a Champagnole, centro definito la “Perla del Giura”, bisogna tornare indietro nel tempo di parecchi anni, fino al 4 luglio del 1937. Quel giorno si disputarono ben tre semitappe e quella che terminò a Champagnole fu la seconda, preceduta da una frazione di 175 Km vinta Henri Puppo, corridore di origini italiane che nel precedente mese di marzo aveva preso la nazionalità francese. Nel pomeriggio si disputò quindi una cronometro a squadre di 34 Km disegnata tra Lons-le-Saunier e Champagnole, vinta dalla nazionale belga, che schierava il vincitore uscente del Tour Sylvère Maes e che staccò di 30″ la nazionale francese. In serata si arrivò infine a Ginevra dove tagliò per primo il traguardo un corridore di casa, l’elvetico Léo Amberg. In seguito Champagnole tornerà a far parte della nomenclatura del Tour in due occasioni, ospitando nel 1964 la partenza della tappa di Thonon-les-Bains, vinta dall’olandese Jan Janssen, e nel 1981 un traguardo volante – conquistato dal francese Pierre Bazzo – nel corso della tappa Besançon – Thonon-les-Bains, terminata con il successo dell’irlandese Sean Kelly.

Mauro Facoltosi

Vista panoramica su Champagnole e, in trasparenza, laltimetria della diciannovesima tappa (wikipedia)

Vista panoramica su Champagnole e, in trasparenza, l'altimetria della diciannovesima tappa (wikipedia)

SHOW DELLA PREMIATA DITTA KWIATKOWSKI & CARAPAZ

settembre 17, 2020 by Redazione  
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I due alfieri principali di Bernal salvano il Tour della Ineos con una impresa davvero straordinaria. Carapaz, al terzo giorno di fila di prestazioni maiuscole, e Kwiatkowski, che ha tirato per moltissimi chilometri, hanno fatto fuori tutti gli altri fuggitivi e sono arrivati appaiati sul traguardo, lasciando decidere al caso (?) la vittoria. Carapaz ha anche conquistato meritatamente la maglia a pois.

Tappa meravigliosa, non certo per merito degli uomini di classifica, che si sono limitati a controllarsi anche nel giorno più duro, quello in cui tentare un vero attacco che in questo Tour non c’è mai stato.
Il merito è stato dei due uomini Ineos che erano venuti al Tour per supportare Egan Bernal.
L’impresa confezionata da Richard Carapaz e Michał Kwiatkowski (Ineos Grenadiers) è la prova lampante del fatto che oggi ci siano squadre che mettono uomini di primo piano a fare i gregari e questa è cosa che toglie moltissimo sale al ciclismo.
In questo Tour due recenti vincitori del Giro d’Italia, quali Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) e Tom Dumoulin (Jumbo Visma), che alla Corsa Rosa avevano battuto uomini del calibro di Vincenzo Nibali (Trek-Segafredo), Primož Roglič (Jumbo Visma) e Nairo Quintana (Arkéa-Samsic), si sono presentati nelle vesti di gregari rispettivamente di Bernal e Roglič. Abbiamo anche visto le doti di corridori come Sepp Kuss, che certamente poteva giocarsela in classifica generale se fosse partito con i gradi di capitano. Tra l’altro, Dumoulin sarebbe stato molto più a suo agio al Giro, che prevede molti più chilometri contro il tempo, e Carapaz si era preparato proprio per la Corsa Rosa, con la conseguenza che questa scelta ha probabilmente tolto importanti competitor al Giro che quest’anno, a causa della pandemia, inizierà due settimane dopo la fine del Tour.
Le squadre economicamente più forti con questo atteggiamento aggressivo rovinano il ciclismo, non tanto perché presentano una squadra forte ma perché diminuiscono la concorrenza.
Del resto se un leader non va, la squadra, per quanto forte, non può far nulla per salvarlo e questa cosa si è vista con Bernal. Tuttavia Carapaz, che aveva vinto il Giro lo scorso anno, non ha potuto curare la classifica generale e probabilmente non sarebbe andata comunque bene, dato che l’ecuadoregno aveva focalizzato la preparazione sul Giro e quindi è entrato in forma solo ora; certo è che ha passato tre giorni ad attaccare a testa bassa facendo danni non indifferenti e dimostrando che chi vince il Giro è un corridore di razza e non una macchietta.
Prima di passare alla cronaca, va osservato come la decisione di ieri di assegnare il numero rosso a Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) appare scellerata e sciovinista. Il transalpino è andato in fuga insieme ad altri, poi ha provato uno scatta velleitario solo per mettersi in mostra e poi cedere subito, mentre Carapaz ha continuato a combattere strenuamente da solo e non si è rialzato nemmeno quando aveva pochissimi secondi di vantaggio Anche se Carapaz aveva già preso il numero rosso il giorno prima, avrebbe meritato la conferma perché è stato proprio il suo spirito combattivo ad indurre l’ecuadoregno a continuare a tutta, pur quando era evidente che la vittoria di tappa si era fatta una chimera.
Giusta, invece, la decisione odierna di assegnare il numero rosso ad Marc Hirschi (Sunweb) che, caduto in discesa, ha fatto chilometri e chilometri da solo all’inseguimento nel disperato tentativo (non riuscito) di rientrare. Il forte corridore svizzero ha così dimostrato la tenacia e lo spirito combattivo che lo contraddistinguono.
Anche oggi la partenza è stata molto veloce e quasi subito si è formato un folto gruppo con oltre trenta uomini in testa. Tra questi c’erano anche Sam Bennet (Deceuninck – Quick Step), Matteo Trentin (CCC) e Peter Sagan (Bora – Hansgrohe), interessati solo a sprintare al traguardo volante posto dopo 15 chilometri di gara e al quale transitano nell’ordine. Quando anche Guillame Martin (Cofidis, Solutions Crédits) tenta di entrare in fuga il gruppo reagisce e la situazione si rimescola, con corridori che perdono contatto ed altri che tentano di uscire. Così un ottimo Damiano Caruso (Bahrain – McLaren), che era rimasto staccato, riesce a riportarsi da solo sulla testa della corsa.
Sul Cormet de Roselend l’unica emozione è lo sprint per il GPM vinto da Hirschi su Carapaz, ma poi i due tirano dritto in discesa. Kwiatkowski, Nicolas Edet (Cofidis, Solutions Crédits) e Pello Bilbao (Bahrain – McLaren) mangiano la foglia e rientrano sui due, mentre gli altri restano nelle retrovie, perdendo l’attimo buono, e non riusciranno più a rientrare.
Sul Col de Saisies i battistrada guadagnano sia sui contrattaccanti, sia sul gruppo ed ancora una volta lo sprint del GPM è vinto dallo svizzero, mentre Edet perde contatto.
Nella discesa Hirschi , che pure è un discreto discesista, piega troppo la bicicletta che gli va via, facendolo ruzzolare al suolo.
Lo svizzero non tarda a risalire in sella, ma davanti ovviamente vanno a tutta per liberarsi di un bruttissimo cliente in chiave vittoria di tappa. Hirschi, infatti, non solo è il più veloce del gruppetto, ma anche un uomo difficile da staccare in salita. Se il ritardo cresce nel corso della discesa, esso cala improvvisamente nei primi chilometri della salita verso il Col des Aravis, tanto che si ha per qualche chilometro l’impressione che Hirschi possa rientrare. Tuttavia quando il ritardo dell’elvetico è solo di 25 secondi un deciso cambio di passo di Carapaz fa salire nuovamente il distacco, che non sarà più annullato.
Dietro, nel frattempo, sia i contrattaccanti, sia il gruppo continuano a perdere poco alla volta ma costantemente. Bilbao ovviamene non tira un metro, ma sulle rampe della salita più dura di giornata, il Plateau de Glières, i due Ineos mettono in croce il malcapitato spagnolo, che deve cedere non riuscendo a tenere il ritmo.
A questo punto per i due magnifici corridori della Ineos la tappa si trasforma in una cavalcata trionfale verso il traguardo, mentre dietro Mikel Landa (Bahrain – McLaren) prova un allungo che, però, non riesce a scavare un distacco apprezzabile. Gli altri uomini di classifica non sembrano avere le energie per provarci, ma il ritmo elevato causa il distacco di Adam Yates (Mitchelton-Scott) e Rigoberto Urán (EF Pro Cycling) sulle pendenze più arcigne.
Nel tratto di sterrato fora Richie Porte (Trek – Segafredo), che perde circa 30 secondi. Davanti Landa, che avrebbe interesse a distanziare Porte per superarlo in generale, non trova grande collaborazione se non quella timida di Enric Mas (Movistar) e poi quella del compagno di squadra Bilbao, fermato proprio con questo scopo.
L’australiano viene, però, principalmente aiutato dai gregari di Roglič, probabilmente desiderosi di rientrare sul capitano per aiutarlo in caso di imprevisti. In effetti, Wout van Aert (Jumbo Visma) andrà a sprintare sul traguardo per togliere la possibilità a Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates) di raggranellare i quattro secondi di abbuono del terzo posto.
Il finale è una lunga passerella per i due grandi protagonisti di giornata, che tagliano il traguardo abbracciati.
Pur non essendoci volate è necessario il fotofinish per assegnare la vittoria di tappa a Kwiatowski, mentre Carapaz si “consola” con la conquista della maglia a pois a Carapaz, vestita con soli due punti di vantaggio su Pogačar.
Bella e ben disegnata la tappa di oggi, con salite in sequenza, ma l’atteggiamento dei big non è stato all’altezza del percorso, probabilmente per mancanza di energie.
Ci hanno però pensato Carapaz e Kwiatkowski a regalare agli appassionati un grandissimo spettacolo. Il Col dei Saisies e il Cormet de Roselend avevano già visto nel 1992 un’impresa indimenticabile di Claudio Chiappucci, che era andato a vincere al Sestriere dopo 125 chilometri di fuga solitaria.
Domani tappa nervosa adatta alle fughe prima della cronometro che stabilirà i verdetti definitivi.

Benedetto Ciccarone

Kwiatkowski e Carapaz si abbracciano sul traguardo dellultima tappa di montagna del Tour 2020 (Getty Images Sport)

Kwiatkowski e Carapaz si abbracciano sul traguardo dell'ultima tappa di montagna del Tour 2020 (Getty Images Sport)

ALLA SABATINI LA PRIMA VOLTA DI DION SMITH

settembre 17, 2020 by Redazione  
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Dion Smith (Mitchelton – Scott) ha vinto in volata la Coppa Sabatini conquistando così il primo successo in carriera davanti ad Andrea Pasqualon (Circus – Wanty Gobert) e ad Alexandr Riabushenko (UAE-Team Emirates) sul breve strappo di Peccioli.

La sessantottesima edizione della Coppa Sabatini – Gran Premio Città di Peccioli prevedeva un percorso leggermente modificato rispetto alle passate edizioni, con l’intera corsa disputata sui classici due circuiti disegnati attorno a Peccioli. Su una distanza di 211 chilometri i corridori dovevano superare un dislivello positivo di 1800 metri lungo un primo circuito di 21.4 chilometri, da ripetere sette volte e caratterizzato dalla facile salita di Terricciola e dal il muro di Via Greta (800 metri all’11%) per giungere sotto il rettilineo d’arrivo. Al termine delle sette tornate seguivano altri cinque giri di un circuito di dodici chilometri che terminava sempre a Peccioli con una salita di 1400 metri al 6%, già affrontata nella giornata di ieri al Giro della Toscana.
Quest’oggi, però, essendo l’arrivo posto in vetta a questo strappo la volata non era così probabile e garantiva sia possibilità di attacco lungo il percorso, sia sullo strappo finale. I principali favoriti erano Gianni Moscon (Ineos Grenadiers), Enrico Battaglin (Bahrain – McLaren), Dion Smith (Mitchelton – Scott) e Samuele Battistella (NTT Pro Cycling), mentre alcuni dei maggiori outsider erano Marco Canola (Gazprom – RusVelo), Biniam Girmay Hailu (NIPPO DELKO One Provence), Nacer Bouhanni (Arkéa – Samsic), Nicola Conci e Jacopo Mosca (nazionale italiana).
Subito dopo il via la corsa vedeva una grande attività in gruppo, con un primo gruppo riuscitosi ad avvantaggiare sulla salita di Terriciola. Nessuno mollava la presa continuando a rivoluzionare il gruppo di testa, finché sul secondo passaggio della salita di Terriciola non andava via Giovanni Carboni (Bardiani-CSF-Faizanè), che veniva ripreso dopo il muro di Peccioli da altri sette atleti: Yukiya Arashiro (Bahrain – McLaren), Florian Vermeersch (Lotto Soudal), Alexander Konychev (Mitchelton – Scott), Nickolas Dlamini (NTT Pro Cycling), Mulu Kinfe Hailemichael (NIPPO DELKO One Provence), Ivan Rovny (Gazprom – RusVelo) e Raffaele Radice (Sangemini Trevigiani Mg.k Vis). La presenza di molte delle squadre più quotate rappresentava sicuramente una minaccia per le altre squadre, che da subito controllavano la corsa.
Quando mancavano 90 chilometri dalla conclusione il vantaggio massimo toccava i 4’30”, mentre Dlamini perdeva contatto dalla fuga. Successivamente il gruppo iniziava a guadagnare in maniera più convinta grazie al lavoro di Ineos Grenadiers e in particolare della Vini Zabù – KTM, portando il distacco a 2’40” all’entrata nel circuito finale. Sull’ultima scalata a Terriciola aveva perso contatto anche Carboni, dopo aver creato in prima persona la fuga di giornata. Dopo la seconda tornata la corsa esplode con la selezione nel gruppo che portava il ritardo a 1’30”; intanto Radice perdeva contatto dalla fuga. Hailemichael tentava un’azione solitaria al termine del terzo giro, mentre in contemporanea Moscon e Giovanni Visconti (Vini Zabù – KTM) attaccavano dal gruppo, ma in entrambi i casi le loro azioni venivano tamponate, con il gruppo sotto al minuto di ritardo. A 14 chilometri dalla conclusione era Vermeersch a provare a resistere in solitaria al ritorno del gruppo, ma sul penultimo passaggio dallo strappo di Peccioli veniva ripreso e staccato. Nel frattempo dal gruppo partivano diversi attacchi che andavano a prendere e scavalcare la fuga. Nicolas Schultz (Mitchelton – Scott), Nicola Conci (nazionale italiana) e Amanuel Ghebreigzabhier (NTT Pro Cycling) riuscivano a scollinare con qualche metro di vantaggio, ma Moscon chiudeva su di loro tirando il gruppo. Seguiva una fase di continui attacchi, che venivano immediatamente stoppati dalla Circus – Wanty Gobert, particolarmente intenzionata a mantenere la corsa chiusa, mentre Arkéa – Samsic e Mitchelton – Scott controllavano il gruppo nei chilometri precedenti lo strappo finale. Ai -500 metri Matthew Holmes (Lotto Soudal) provava un attacco, ma il ritmo della Mitchelton – Scott non permetteva attacchi lanciando alla perfezione Dion Smith, che conquistava la vittoria davanti ad Andrea Pasqualon (Circus – Wanty Gobert) e Alexandr Riabushenko (UAE-Team Emirates). Continua così l’ottimo periodo di forma per il corridore neozelandese, ben comportatosi nelle classiche italiane disputate nel post-lockdown.

Carlo Toniatti

La vittoria di Smith alla Coppa Sabatini (foto Bettini)

La vittoria di Smith alla Coppa Sabatini (foto Bettini)

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