GIRO DEL LUSSEMBURGO: DIEGO ULISSI DOMINATORE

settembre 22, 2020 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Due tappe, un secondo posto e classifica generale per Diego Ulissi, vero padrone della corsa dall’inizio alla fine. Alle sue spalle Hoelgaard, distanziato di 25″, e Aimé De Gendt

Non si può affermare che l’edizione 2020 del Giro del Lussemburgo non sia stata ricca di sorprese e colpi di scena, in ambito sportivo e non solo. Pronti via e durante la prima frazione è stata subito la cronaca a farla da padrone: traffico aperto in alcune zone del percorso, auto in strada e persino un camion fermo che ha provocato la caduta di alcuni corridori. Al termine di questa giornata surreale è stato Diego Ulissi (UAE-Team Emirates) a spuntarla sul belga Amaury Capiot (Sport Vlaanderen) e sul rumeno Eduard-Michael Grosu (Nippo Delko – One Provence) grazie ad uno sprint degno dei tempi migliori sul traguardo di Lussemburgo che gli è valso così anche il primato provvisorio in classifica generale.
Anche la seconda giornata si è svolta all’insegna della polemica: il gruppo ha indetto uno sciopero proprio in seguito dei problemi relativi alla sicurezza in corsa e la tappa è stata così neutralizzata fino al circuito finale. Si è giunti così alla volata a ranghi compatti sul traguardo di Hesperange, regolata da un brillante Arnaud Démare (Groupama FDJ) davanti a Jasper Philipsen (UAE-Team Emirates) e Alexander Krieger (Alpecin -Fenix).
Terza frazione di nuovo appannaggio delle ruote veloci: a Schifflange è stato John Degenkolb (Lotto Soudal) il più veloce, battendo Grosu (NippoDelko) e Pieter Vanspeybrouck (Circus – Wanty Gobert). Grazie al brillante secondo posto e all’abbuono, il giovane rumeno è riuscito a sfilare la maglia di leader ddalle spalle di Ulissi, sceso dal primo al secondo posto della classifica con un passivo di cinque secondi.
Il corridore toscano l’indomani ha nuovamente ribaltato la situazione a suo favore nella quarta frazione, al termine della quale è stato lo stesso Ulissi ad esultare, dopo aver portato via dal gruppo un quartetto interessante composto da Aimé De Gendt (Circus – Wanty Gobert), Markus Hoelgaard (Uno-X Pro Cycling Team) e Tim Wellens (Lotto Soudal), che poi ha messo in fila in volata.
Nella quinta e ultima frazione, ancora con arrivo a Lussemburgo città, è stato di nuovo il leader della classifica a smuovere le acque e dare il via al tentativo decisivo. Sulla linea del traguardo soltanto Andreas Kron, giovane danese della Riwal Securitas, è riuscito a mettere le proprie ruote davanti ad Ulissi, che con il secondo posto di giornata ha potuto in questo modo consolidare il primato in classifica finale. Terzo di giornata e in classifica si è piazzato Hoelgaard, risultato di prestigio ottenuto davanti a due corridori di tutto rispetto come De Gendt e Wellens.
In classifica Ulissi si impone con 25″ su Hoelgaard e 27″ su De Gendrt, candidandosi come uno degli corridori più interessanti della nazionale che Davide Cassani domenica schiererà al mondiale di Imola

Lorenzo Alessandri

La vittoria di Ulissi nella decisiva quarta frazione (foto Bettini)

La vittoria di Ulissi nella decisiva quarta frazione (foto Bettini)

TOUR 2020: LE PAGELLE

settembre 21, 2020 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Ecco le pagelle del Tour appena terminato. Ovviamente è per Tadej Pogacar il voto massimo.

TADEJ POGACAR: Fe-no-me-na-le. Lo sloveno, con bici Colnago, ha scritto la storia in questo Tour de France collezionando record su record. Un risultato che non meraviglia tanto dopo le premess dello scorso anno. Nella crono finale, sulla salita de La Planche des Belles Filles, soffia a Roglic la maglia gialla e l’onore di essere il primo ciclista a portare la Slovenia sul gradino più alto del podio del Tour de France. Primo ciclista dell’UAE-Team Emirates Pogacar a vincere il Tour de France. Oltre alla maglia gialla conquista anche quella a pois riservata al miglior scalatore e quella bianca riservata al miglior giovane. In tutto ciò, Tadej, classe 1998, risulta essere il secondo vincitore più giovane della corsa. Vincitore di tre tappe, e che tappe, che impreziosiscono ancor di più un talento cristallino che segnerà il futuro delle grandi corse a tappe. Un pensiero speciale a Beppe Saronni che tanto ci era rimasto male per la defezione di Fabio Aru, ma che potrà festeggiare alla grande con Pogacar. VOTO: 10

WOUT VAN AERT: Il belga riesce a vincere due tappe di alto spessore, la prima a Privas con finale in leggera salita battendo i migliori velocisti del panoramana ciclistico. La seconda vittoria arriva a Lavaur, sempre in volata, ma dopo una corsa dura che aveva segnato le gambe dei corridori. Per lui un grande lavoro in funzione del proprio capitano Roglic che lo ha fatto desistere dal competere per la maglia verde. Un Tour dove ha mostrato il meglio di sè. VOTO: 8

SAM BENNETT: L’irlandese, velocista della Deceuninck, ha un treno formidabile al suo seguito, eppure riesce ad imporsi su Ewan solo a Saint-Martin-de-Ré e a Parigi, terminando in parità questa sfida particolare con l’australiano. Vince alla grande la classifica a punti dove con classe, e soprattutto con testa, riesce a beffare un nervoso Peter Sagan. VOTO: 7,5

SEPP KUSS: Gregario formidabile e affidabile. Si mette a disposizione di Roglic e svolge il lavoro alla perfezione quando la strada comincia a salire. Un uomo squadra che la Jumbo-Visma dovrà tenersi stretto. VOTO: 7.5

RICHIE PORTE: Con la sua andatura regolare, senza spunti incisivi o degni di nota, senza forature o cadute importanti, il tasmaniano in forza alla Trek-Segafredo riesce a portare a casa un terzo posto che gli vale il primo podio della carriera al Tour de France e in un Grande Giro. VOTO: 7,5

JULIAN ALAPHILIPPE: Il francese non è un uomo da Grandi Giri, l’anno scorso è stato un caso più unico che raro, ma lui è un campione, e che siano corse di un giorno o a tappe da sempre il meglio di sè. Vince una tappa, la seconda a Nizza, e conquista la maglia gialla per tre giorni. Con l’inizio delle salite perde maglia e posizioni. Avrà altre occasioni per vincere delle tappe, si renderà protagonista di varie fughe, ma senza seguito. VOTO: 7

DAMIANO CARUSO: Con l’ottima prova nella crono de La Planche des Belles Filles il siciliano conquista una meritata decima posizione nella classifica generale che gli rende molto onore. Una vita da gregario, sempre a disposizione del capitano di turno; pochi i Grandi Giri in carriera corsi da capitano, sempre senza un team a sua completa disposizione, ma in questo Tour ha dimostrato che con la sua regolarità, su di lui si può sempre contare. Per il trentaduenne siciliano della Bahrain-Merida si tratta di un bellissimo risultato, considerando che non sono mancate le occasioni in cui a dovuto lavorare per il compagno di squadra Mikel Landa. VOTO: 7

CALEB EWAN: Con due vittorie in volata dimostra di essere uno dei velocista più forti in circolazione. Purtroppo stecca la prima tappa dove non riesce a sprintare come si deve e deve rinunciare alla maglia gialla in favore di Kristoff. VOTO: 7

MARC HIRSCHI : Il ventiduenne ariva secondo alle spalle di Alaphilippe nella seconda tappa, non ci sta e andrà sempre all’attacco, in ogni tappa, finché riuscirà a vincere a Sarran. Alla fine vincerà anche lo speciale premio della combattività. VOTO: 7

SOREN KRAGH ANDERSEN: il corridore del Team Sunweb esce presto di classifica per sfruttare le fughe nella seconda e terza settimana. E grazie a queste fughe riesce a vincere due tappe, a Lione e a Champagnole. VOTO: 7

ENRIC MAS: Il corridore della Movistar, classe 95, riesce ad arrivare 5° a Parigi. Con la sua gamba e corsa regolare riesce a scavalcare fior fiori di ciclisti in classifica e cogliere un piazzamento finale importante. Certo, in futuro, per vincere dovrà cambiare tattica di corsa, ma ha tutte le qualità per farlo.
VOTO: 7

TOM DUMOULIN: All’inizio del Tour si sprecano le voci per chi sia il capitano della Jumbo-Visma, Roglic o Dumoulin; alla fine l’olandese mette tutti a tacere quando nell’ottava tappa si mette a lavorare di sua volontà per lo sloveno, per poi staccarsi e perdere terreno in classifica. Il problema che poi rientra facilmente in classifica, nonostante il suo lavoro di gregario per Roglic, tanto che a Parigi finirà settimo con poco meno di otto minuti da Pogacar. Col senno di poi è sempre facile parlare, ma nella terza settimana per la forma non sembrava inferiore a nessuno, Pogacar escluso: una situazione che poteva valutare meglio. Arriva secondo nella crono finale. VOTO: 6,5

LENNARD KÄMNA E NANS PETERS: Entrambi protagonisti delle fughe di giornata, riescono meritatamente a trovare una vittoria a testa. VOTO: 6,5

ALEXANDER KRISTOFF: Primo ciclista ad indossare la maglia gialla al Tour de France grazie alla vittoria in volata nella tappa d’apertura di Nizza. Purtroppo per lui non arriveranno altre occasioni per festeggiare. VOTO: 6,5

MICHAEL KWIATKOWSKI: Con la vittoria a La Roche-sur-Foron riesce a salvare un Tour de France 2020 che altrimenti sarebbe stato disastroso per l’Ineos Grenadiers. Un edizione dove il capitano designato Bernal, nonché campione in carica, si ritira per vari problemi fisici, Carapaz (voto 5,5) – che doveva esserne il vice – non riesce ad esprimersi e rimane sempre nel limbo. Amador (4,5) e Sivakov (4,5) sono impalpabili e mai nel vivo della corsa, tanto che finché Bernal stava bene più volte gli ultimi uomini in salita erano proprio il polacco e Castroviejo (6). VOTO: 6,5

MIKEL LANDA: Alla vigilia era dato come uno dei favoriti. Non riesce a scappare alle maglie della Jumbo-Visma e piano piano, tappa dopo tappa, si accomoda a ruota provando solo a portare a casa una posizione di prestigio. Non riesce ad arrivare sul podio ma trova un quarto posto che gli rende onore. VOTO: 6,5

MIGUEL ANGEL LOPEZ: Tra scivolate, cadute e bucature varie che lo accompagnano perennemente, anche stavolta il capitano dell’Astana riesce a terminare un Grande Giro con una buona posizione. Dispiace per lui che alla fine raccolga solo il sesto posto a causa di una prestazione alla crono che gli ha fatto perdere il podio. Lascia il segno imponendosi sul Col de la Loze. VOTO: 6,5

LUIS LEON SANCHEZ : Averlo in squadra è una garanzia, la sua esperienza e la sua duttilità sono manna per qualsiasi capitano. VOTO: 6,5

TONY MARTIN: Il tedescone della Jumbo-Visma è una garanzia per Roglic, sempre in testa nelle prime fasi della corsa. VOTO: 6,5

ALEXEY LUTSENKO: Un cacciatore di tappe come lui riesce sempre a trovare il bersaglio grosso e in Francia riesce ad aggiudicarsi la tappa con arrivo in salita sul Mont Aigoual.
Successivamente sarà costretto più volte a stare vicino al capitano Lopez, ma quando ha il via libera non riesce più a trovare il guizzo giusto. VOTO: 6

DANIEL FELIPE MARTINEZ: Dopo la vittoria del Delfinato ci aspettavamo qualcosa di più al Tour, ma non riesce a far classifica. Lascia il segno con la splendida vittoria sul Puy Mary. VOTO: 6

JAN POLANC E DAVID DE LA CRUZ : Dopo il ritiro di Aru e di Formolo, rimangono loro due come gregari di montagna per Pogacar. Fanno quel che possono e non sfigurano nonostante non siano dei mostri. VOTO: 6

RIGOBERTO URAN : Avete presente il Tour de France 2019 di Rigoberto Uràn? Bene, cambiate la data e il risultato è sempre lo stesso, solo una posizione cambia, quest’anno ottavo. VOTO: 6

ADAM YATES: Inizia bene, con costanza. Sgambetta agilmente durante le prime salite del Tour. Porta la maglia gialla per quattro tappe, per poi iniziare a spegnersi ed appannarsi lentamente. Termina la corsa al nono posto in classifica generale a quasi nove minuti da Pogacar. VOTO: 6

PRIMOZ ROGLIC: La beffa subita è un macigno che sarà dura da digerire e che potrà segnare in negativo il suo rendimento. Sul primo arrivo in salita, ad Orcières-Merlette, metteva tutti in riga, conquistando anche la leadership interna alla Jumbo-Visma, senza malumori esterni tra l’altro. Purtroppo per lui quando hai la corsa in pugno e vedi i diretti rivali mollare piano piano, con una squadra che ti mette a disposizione dei gregari formidabili tra cui Tom Dumoulin, hai la strada spianata verso il successo e non puoi sbagliare. Arrivare all’ultima crono con 57” di vantaggio dal secondo in classifica su un percorso a te congeniale e non riuscire a vincere il Tour è una vera e propria débâcle. Speriamo per Primoz che superi la beffa psicologicamente. VOTO: 5,5

EGAN BERNAL: Non prende il via alla diciassettesima tappa a causa di non specificati problemi. Una crisi Gran Colombier dal terzo posto in generale lo aveva fatto scivolare al sedicesimo posto a oltre 8 minuti da Roglic. La tappa successiva si era rivelata come un’altra via crucis finché per il vincitore del Tour de France 2019, non si è deciso insieme al Team Ineos di alzare bandiere bianca. Il talento c’è, non sarà una nube ad offuscare il futuro di Bernal, dove ne vedremo delle belle nei duelli con Pogacar. VOTO: 5

DANIEL MARTIN: Doveva essere l’uomo di classifica per la Israel Start-Up Nation, esce presto di classifica e non riesce nemmeno ad andar vicino alla vittoria di tappa. VOTO: 5

PETER SAGAN: Non arriva alla partenza di Nizza con i migliori auspici dopo un 2020 in cui ha corso male e lontano dal vero Sagan. Più volte sul podio di tappa, ma mai con l’impressione di poter vincere realmente una frazione di questo Tour de France. Belle le sue scaramucce con Bennett, ma queste non impediscono all’irlandese di portare a casa la maglia verde proprio ai danni dello slovacco. VOTO: 5

MADS PEDERSEN: Quando sei campione del mondo in carica non puoi correre un Tour de France anonimo come ha fatto il danese. Eppure il secondo posto nella prima tappa di Nizza poteva essere un buon auspicio; invece poi il nulla, lo si rivede solo nella tappa finale a Parigi con un altro secondo posto. VOTO: 5

MATTEO TRENTIN : L’italiano in forza al CCC Team coglie solo qualche piazzamento di tappa. Terzo nella classifica per la maglia verde, conclude un Tour senza nessuna azione degna di nota. VOTO: 5

ALEJANDRO VALVERDE: Lo spagnolo conclude una corsa senza nessun guizzo. Fuori dalla top ten della generale, lontanissimo dal vincere una tappa. L’età si fa sentire per tutti. VOTO: 5

EMANUEL BUCHMANN: Veniva dal quarto posto nella classifica generale dell’anno scorso e i presupposti affinché potesse ripetersi o almeno centrare la top ten c’erano tutti. Il tedesco della Bora, invece, non entra mai in corsa, sempre fuori fase e lontano dai migliori. VOTO: 4,5

NAIRO QUINTANA: L’ombra di se stesso. Ormai il treno per vincere il Tour de France è passato e ripassato più volte e non tornerà mai più, ma terminare diciassettesimo a più di un’ora dal vincitore era impensabile alla vigilia. VOTO: 4,5

THOMAS DE GENDT: Il belga è un’attaccante nato per natura, ma non si vedono sue tracce per tutta la durata della corsa. VOTO: 4

THIBAUT PINOT: Il francese conclude il Tour de France nell’anonimato più assoluto. Esce subito fuori di classifica e non riesce a farsi perdonare vincendo, o almeno provando a farlo, una tappa. VOTO: 4

ELIA VIVIANI: Per l’Italia le speranze erano racchiuse tutte in lui. Il velocista della Cofidis purtroppo stecca tutte le volate e il massimo che riesce a fare è un quarto posto nella frazione con arrivo a Saint-Martin-de-Ré. Per lui un’involuzione preoccupante. VOTO: 4

FABIO ARU: Che cosa dire riguardo il sardo, ha detto tutto il buon Saronni. L’augurio è quello di rivederlo presto in corsa con la grinta e la gamba di qualche stagione fa. VOTO: S.V.

Luigi Giglio

TUTTO IL BOTTO IN MEZZORA: POGI FA F5-REFRESH SU UN TOUR IN CONSERVA

settembre 21, 2020 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Al Tour Pogačar vince quasi tutto, ribalta il mondo e fa la Storia. Ancora emozionati per questo finale col botto dopo mesi di astinenza ciclistica, speriamo di veder liquidato il modo di correre per la generale che ha dominato in venti tappe su ventuno.

Pogačar, Pogačar, Pogačar. Una media di una tappa a settimana: il più giovane dal dopoguerra a far tripletta al Tour. Tre maglie su quattro: e con una distribuzione dei punteggi meno focalizzata sugli sprint, come s’è vista talora al Giro, avrebbe vinto pure quella a punti. Il solo Merckx si è permesso questo lusso nella storia del ciclismo tutta. E già sappiamo a menadito che vediamo trionfare il più giovane vincitore dal dopoguerra: ma stavolta parliamo del primo dopoguerra, perché lo batte solo Cornet col Tour del 1904. E Cornet, quel Tour, non lo vinse nemmeno sulla strada, dove fu quinto, bensì mesi e mesi dopo, a seguito di un ribollire di scandali e accuse incrociate. La bellezza di 116 anni fa. Vincendo da debuttante, il giovanissimo sloveno va a far compagnia a Fignon, Hinault, Merckx, Gimondi, Anquetil e Coppi. Un Olimpo nel quale compaiono pochissimi fuochi di paglia, e tutti riconducibili all’epoca dei pionieri o, al massimo, agli anni Cinquanta, quando il Tour ancora veleggiava al di sotto del Giro d’Italia per competitività.
Il colpo di teatro con cui si è materializzata la vittoria, poi, ne amplifica la memorabilità già decretata dagli annali: una prova devastante in cui Pogačar ha distrutto non solo Roglič, ma anche, assai simbolicamente, i suoi due scherani più fedeli nel blindare la corsa, due uomini di classe immensa contro il tempo – ancor più su tracciati tecnici – come Tom Dumoulin e Wout Van Aert, quest’ultimo pure in forma strabordante. Dopo settimane di fatiche da muli e sacrificio delle proprie ambizioni, i due fissano stralunati il monitor su cui si consuma il finale di partita. La chiave, probabilmente, nell’approccio di un Roglič partito per consolidare quel che dava per acquisito, ma gradatamente andato in panico nel vederselo strappare di tra le dita da parte di un Pogačar che invece, contro ogni pronostico esterno, si è lanciato come una furia ad azzannare il primato dannandosi fin dal primo metro e dando il tutto per tutto in ogni singolo minuto di quell’ora interminabile.
La grande domanda di fondo è forse quanto sapesse ciascuno dei giocatori in campo, sulla strada o in ammiraglia. Se fra Pogačar e il suo staff tecnico c’era una pur vaga coscienza di avere del margine, specialmente contro il tempo, l’intero Tour assumerebbe le vesti di una colossale beffa strategica mossa dal team UAE Emirates ai danni della corazzata Jumbo Visma. In assenza di altre crono in cui doversi esporre, ed evidentemente apparendo più equilibrato il confronto in salita, anche per via di una miscela di fattori tattici, decidere di segnare il punto decisivo quando non esiste altro terreno per rispondere avrebbe un retrogusto di astuzia crudele e sublime, specialmente perché in casa Emirates dopo i forfait di Aru e Formolo, e stante la forma precaria dell’altro sloveno Polanc, per gestire la situazione nei tapponi di salita c’era solo il redivivo David de la Cruz. Un po’ poco. A maggior ragione perché questo Tour offriva, sorprendentemente, un percorso ricco di potenziali spunti tattici e strategici, per quanto tutti regolarmente sperperati o neutralizzati dalla monotonia dei trenini alpini, quasi sempre in giallonero. Così non solo i Jumbo Visma hanno giocato sulla difensiva evitando di infierire con manovre collettive su un avversario il cui punto debole era la squadra, ma addirittura hanno condotto il tipo di gara che andava alla perfezione anche per quest’ultimo.
In questo senso, l’altro dato comunque clamoroso della prestazione di Pogačar viene, per lo meno, contestualizzato: il baby fenomeno ha polverizzato i record storici di ogni epoca quanto a velocità di scalata su ben sei salite del Tour, in ogni catena montuosa, ovvero in ogni momento della gara. I mitici Peyresourde e Marie-Blanque sui Pirenei, lo spettacolare Pas de Peyrol nel massiccio centrale, e sulle Alpi il Gran Colombier e la Planche des Belles Filles. Caduti dopo quasi vent’anni i temponi stabiliti dalle grosse cilindrate dei primi Duemila, così come vengono disintegrate le performance più recenti dei Pinot, Aru o Froome. In questo senso, impreziosisce il dato il fatto che nei colli precedenti di ciascuna tappa, a differenza che nell’era Sky, si pestasse sempre sodo: va però anche detto che il ritmo imposto dallo sciame Jumbo era estremamente regolare, per quanto esasperato, il che favorisce, per chi abbia le gambe di reggerlo, l’ottenimento del tempone con un’apnea finale di pochi minuti. Il ciclismo più autentico degli scatti e controscatti è per definizione meno efficace per la scalata rapida perché presuppone momenti di recupero e fasi di studio.
Questo elemento è altresì importantissimo per capire alcuni aspetti della nouvelle vague del ciclismo poco più che adolescente in travolgente ascesa: la disciplina si fa estremamente fisica, l’accento si sposta spesso su erogazioni focalizzate di potenza, il tutto in accordo con le qualità di atleti giovani. Ciò non vuol dire assolutamente che questi fenomeni appena ventenni manchino di visione di gara, anzi alcuni di loro hanno già dimostrato di averne in abbondanza: tuttavia una gara com’è stato questo Tour per tre settimane meno un giorno, non esige necessariamente di aver sviluppato chissà che fiuto o esperienza per discernere se e quando muoversi in funzione di giochi tattici più complessi. In un certo senso, potremmo dire che determinati aspetti della “fordizzazione” del ciclismo, specie al Tour, replicati massivamente dal Team Sky e ora importati in terra orange, vadano a rendere più plausibile l’affermazione di diversi atleti quasi imberbi ma fisicamente dotati, prima ancora che accumulino l’esperienza necessaria in altri periodi dello sport, quando l’età d’oro si situava a partire dai 27 o 28 anni proprio per questo fattore (unitamente ad altri).
Come hanno esplicitamente lamentato ai microfoni della stampa spagnola i vari Landa o Superman López durante il secondo giorno di riposo, si pensa a tener le ruote perché, quando si mette il naso al vento, è pressoché improduttivo farlo se non per il rush finale. L’han provato sulla propria pelle lo stesso Landa ma anche Adam Yates. Escursioni in avanscoperta “lontano” dall’arrivo durate pochi minuti e senza mai accumulare più di 30” di vantaggio. Al guinzaglio. In questo modo sparisce completamente il problema di come erogare o distribuire lo sforzo in modo articolato lungo una tappa e la questione si riduce a quanto gas si conservi dopo essersi attaccati al trenino per tutto il dì.
Certo che in questo modo, senza il gran botto della Planche, avevamo per le mani un Tour piuttosto monocorde, in cui un buon numero dei principali protagonisti previsti o prevedibili son saltati per disgrazie fisiche o incidenti più che per dinamiche di gara (Bernal, Quintana, Pinot, Bardet, ma anche su un altro piano Formolo o Mollema). Per il resto, gran parte dei distacchi seri andava maturando per cedimenti a turno nell’una o nell’altra tappa, magari ancor prima che partissero gli attacchi veri e propri, come capitò a Mas o López nella prima parte di gara, a Urán, Yates o Guillaume Martin nella seconda. Frequenti, nonostante gli affondi di Pogačar, le tappe di montagna in cui alla fin fine si arrivava assieme fra i migliori in sette o otto, seppur variabili. Tutto “very very Tour de France”, ma anche alquanto stantio. Gli arrivi in salita davvero emozionanti si sono ridotti a pochi minuti sulle pendenze caprine del Pas de Peyrol o del Col de la Loze, lasciando per strada le occasioni offerte da vere e proprie tappe trappola come l’ultima cavalcata alpina, l’escursione nel Vercors o quella nell’Auvergne. Mai, ma proprio mai, si è vista un’azione concertata da parte degli uomini di classifica se non su quella che di volta in volta fosse l’ultima ascesa. E, pure questo un classico del Tour, lo spettacolo viene semmai dai ventagli, oppure, come no, dalle fughe, ormai il piatto più appetibile che la gara transalpina possa offrire con una certa regolarità agli appassionati.
E, via, possiamo dirlo: meritava anche la lotta per la maglia verde in cui Sagan è uscito per la prima volta davvero sconfitto, sul campo e non immeritatamente e ingiustamente per un errore della giuria come in passato. Unica maglia non vinta da Pogačar, fra parentesi. Bravissimo l’irlandese Bennett, che, e qui andiamo in cronaca, vince anche la tappa finale dei Campi Elisi, coronando la devozione della sua squadra, la schiacciasassi Quickstep, a questa causa, nonostante la combattività dei Bora di Peter. La lotta fra lo sprinter puro, anche per stare in tempo massimo, l’ex tricampione mondiale e, nel suo piccolo, il nostro Trentin (che domina negli sprint intermedi ma paga troppo dazio in quelli finali di tappa), ha regalato grandi momenti tattici. Oltre a questo dato pur minore che concerne Trentin, l’Italia che pedala annovera fra gli elementi positivi il decimo posto di Caruso, agguantato con una splendida crono conclusiva. Già top ten a Giro e Vuelta, qui al Tour il piazzamento ha ben altro peso e sembra un bel regalo per chi di solito sgobba in funzione dei capitani. Per il resto poco da segnalare in casa Italia, se non un po’ di onesto gregariato “mercenario” qui e là, i patimenti di Aru, l’infortunio di Formolo, e, ancor piu triste, una certa abulia di Cataldo, De Marchi e Bettiol, proprio in una corsa improntata alle fughe.
Gli affanni di Aru e Sagan (ben più seri quelli del primo, sia chiaro) inducono a qualche pensiero finale sui nati nel magico anno 1990, perché la loro parabola di fenomeni tutti precocissimi potrebbe costituire – speriamo di no – una sorta di anticipazione rispetto a questa tendenza attuale all’esplosione giovanile. Oltre ai due suddetti in quell’anno ciclisticamente stellare nacquero anche Quintana, Dumoulin, Bardet, Pinot, Esteban Chaves, Kwiatkowski. Alla faccia, tutti in un anno. Orbene, anche se è stata globalmente significativa la messe di grandi giri, classiche monumento, mondiali in linea o contro il tempo, podi in CG, e via dicendo, colpisce assai che in molti se non tutti i casi l’evoluzione tecnica dell’atleta non sia andata molto oltre le premesse già stabilite solidamente attorno ai 25 anni, anno più anno meno. Proprio presso l’atteso salto verso il picco classico dei 27-28 si è anzi riscontrato spesso un plateau, se non un accumularsi di difficoltà svariate che si traducono – di caso in caso – in occasioni perse, sconfitte brucianti, cambi di squadra al ribasso, gregariato, ritiri, crolli e chi più ne ha più ne metta. Tutti loro paiono, ora come ora, schiantarsi su una crisi dei trent’anni che soleva appartenere più al cinema generazionale che al ciclismo. Tutto nei limiti della casualità? Forse sì, se non fosse che, a un livello minore di qualità, sembra riscontrarsi una parabola affine anche fra certe promesse del 1989 come Majka, Zakarin o lo stesso Landa. E, viceversa, i loro predecessori di lungo corso nati nel decennio precedente, addirittura nella prima parte dello stesso, hanno continuato fino a una o due stagioni fa, se non perfino in questa, a dar filo da torcere pur stagionatissimi: pensiamo a Nibali e Valverde, ma pure a nomi meno altisonanti come Urán o Fuglsang, e fino al 2016 anche a Purito Rodríguez.
I numeri aggregati di tutto il peloton paiono confermarlo: l’età di massima resa è passata dai 28 anni per i nati nei Settanta ai 27 susseguenti, e ora slitta sui rispettivi 26. Quel che è più sconcertante, però, è che il declino in termini di risultati – ripeto, a livello aggregato – è rapidissimo per i nati dopo l’86 come mai lo è stato nell’ultimo quarto di secolo, con una fascia di trentenni che rende come i trentaquattrenni che furono.
C’è ora da capire se i virgulti straordinari che stiamo vedendo sbocciare siano un’ulteriore e più veemente manifestazione della medesima tendenza, il che comincerebbe a essere preoccupante, oppure se – ferma restando la regola generale del ciclismo (dotata di belle eccezioni) per cui chi presto inizia presto finisce – sapranno confermarsi al massimo livello anche nei prossimi otto o nove anni, sopportando il peso del carico crescente in notorietà e sacrifici.
Ma intanto godiamoci la freschezza con cui in un solo giorno, in una sola ora, in un solo quarto d’ora, questo Pogačar con la faccia da studente ha spazzato via come una brezza l’aria pesante di un Tour, al solito, troppo ingessato e poco spumeggiante, benché finalmente eccitante nel tracciato e, quantomeno, a tutto tondo nell’intensità del passo.

Gabriele Bugada

Il podio del Tour de France 2020 (Getty Images Sport)

Il podio del Tour de France 2020 (Getty Images Sport)

20-09-2020

settembre 20, 2020 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

TOUR DE FRANCE

L’irlandese Sam Bennett (Deceuninck – Quick Step) si è imposto nella ventunesima ed ultima tappa, Mantes-la-Jolie – Parigi, percorrendo 122 Km in 2h53′32″ alla media di 42.18 Km/h. Ha preceduto allo sprint il danese Mads Pedersen (Trek – Segafredo) e lo slovacco Peter Sagan (Bora – Hansgrohe). Miglior italiano Elia Viviani (Cofidis, Solutions Crédits), 5°. Lo sloveno Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates) si impone in classifica con 59″ sul connazionale Primož Roglič (Team Jumbo-Visma) e 3′30″ sull’australiano Richie Porte (Trek – Segafredo). Miglior italiano Damiano Caruso (Bahrain – McLaren), 10° a 14′03″.

GRAND PRIX D’ISBERGUES – PAS DE CALAIS

Il francese Nacer Bouhanni (Team Arkéa Samsic) si è imposto nella corsa francese, circuito di Isbergues, percorrendo 199.3 Km in 4h31′46″ alla media di 44.00 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Romain Cardis (Team Total Direct Énergie) e il belga Timothy Dupont (Circus – Wanty Gobert). Miglior italiano Luca Mozzato (B&B Hotels – Vital Concept p/b KTM), 4°.

GOOIKSE PIJL

L’olandese Danny van Poppel (Circus – Wanty Gobert) si è imposto nella corsa belga, circuito di Gooik, percorrendo 200.7 Km in 4h26′26″ alla media di 45.54 Km/h. Ha preceduto allo sprint il belga Gerben Thijssen (Lotto Soudal) e il connazionale Arvid de Kleijn (Riwal Securitas Cycling Team). Ritirato l’unico italiano in gara, Peter Cevini (EvoPro Racing)

TOUR OF MALOPOLSKA (Polonia)

Il norvegese Torstein Træen (Uno-X Pro Cycling Team) si è imposto nella terza ed ultima tappa, Chochołowskie Termy – Przehyba, percorrendo 131 Km Km in 3h04′38″ alla media di 42.57 Km/h. Ha preceduto di 11″ il ceco Vojtěch Řepa (Topforex Lapierre Pro Cycling Team) e di 55″ l’ucraino Anatoliy Budyak (Wibatech Merx 7R). Miglior italiano Walter Calzoni (Gallina Colosio Eurofeed), 73° a 12′08″. Řepa si impone inclassifica con 3″ su Træen e 54″ sul polacco Piotr Brożyna (Voster ATS Team). Miglior italiano Simone Innocenti (Gallina Colosio Eurofeed), 82° a 21′02″.

GP INTERNACIONAL TORRES VEDRAS – TROFEU JOAQUIM AGOSTINHO (Portogallo)

Il portoghese Frederico José Oliveira Figueiredo (Atum General / Tavira / Maria Nova Hote) si è imposto nella seconda ed ultima tappa, Turcifal – Parque Eólico da Carvoeira, percorrendo 145.2 Km Km in 3h28′56″ alla media di 41.70 Km/h. Ha preceduto di 1″ il connazionale Luís Gabriel Silva Gomes (Kelly / InOutBuild / UD Oliveirense) e di 13″ il connazionale Luís Carlos Ribeiro Nunes Mendonça (Efapel). Nessun italiano in gara. Oliveira Figueiredo si impone in classifica con 5″ su Silva Gomes e 8″ su Ribeiro Nunes Mendonça

L’ÉTAPE DU JOUR: MANTES-LA-JOLIE – PARIGI

settembre 20, 2020 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Il Tour è arrivato al suo ultimo atto, la classica passerella conclusiva di fine corsa con spettacolare approdo sull’Avenue des Champs-Élysées

Il primo GT post covid (anzi, intra covid vista l’attuale situazione dell’emergenza sanitaria in Francia) è giunto al suo atto conclusivo, la tradizionale passerella con approdo fissato sugli Champs-Élysées. Si partirà da Mantes-La-Jolie, cittadina situata una sessantina di chilometri a ovest della capitale francese, in direzione della quale si viaggerà seguendo un tracciato prevalentemente pianeggiante. Quest’anno non è, infatti, stato inserito nel percorso uno dei passaggi immancabili dell’ultima tappa, l’attraversamento della valle della Chevreuse, dove si andavano ad affrontare una serie di piccole salitelle. Ci sarà comune spazio per un ultimo gran premio della montagna – la facilissima Côte de Beulle (2.3 Km al 3.6) da scavalcare a poco più di 13 Km dal via – mentre alle porte di Parigi si dovrà superare anche l’ascesa del Pavé de Meudon (1500 metri al 4,6%) che, a dispetto del nome, presenta strada perfettamente asfaltata. Entrati in Parigi quando mancheranno 56 Km alla conclusione, una dozzina di chilometri più avanti si transiterà per la prima volta dal traguardo e si inizieranno gli 8 giri del tradizionale circuito degli Champs-Élysées, movimentato da un paio di tratti in lieve ascesa, il primo pedalando in direzione dell’Arco di Trionfo e il secondo all’uscita dal sottopassaggio dal Louvre.
A meno d’imprevedibili sorprese, l’epilogo sarà in volata, poi spazio ai festeggiamenti per il vincitore della 107a edizione del Tour de France

METEO TOUR

Mantes-la-Jolie: poco nuvoloso, 27.3°C, vento moderato da E (12-13 Km/h), umidità al 50%
Versailles (Km 40) : poco nuvoloso con possibilità di deboli e isolate precipitazioni, 27.7°C, vento debole da ENE (9-12 Km/h), umidità al 50%
Parigi – 1° passaggio (Km 67.5) : poco nuvoloso, 28.5°C, vento moderato da ENE (10-13 Km/h), umidità al 39%
Parigi – arrivo : nubi sparse, 27.6°C, vento moderato da NE (11-14 Km/h), umidità al 43%

GLI ORARI DEL TOUR

15.40: inizio trasmissione Eurosport 1 (20 minuti prima del via)
16.00: partenza da Mantes-la-Jolie
16.20-16.25: scollinamento Côte de Beulle
17.00: inizio trasmissione RAI2 (a circa 40 Km dal via, poco prima del passaggio dalla reggia di Versailles)
17.30-17.45: ingresso del gruppo in Parigi
17.50-18.05: primo passaggio dal traguardo
18.10-18.20: traguardo volante sull’Haut des Champs-Élysées
18.50-19.10: arrivo da Parigi

UN PO’ DI STORIA

Fatti realizzare nel 1616 su iniziati della regina consorte di Francia Maria de’ Medici sul luogo dove si estendevano dei semplici campi, da 50 anni a questa parte gli Champs-Élysées sono divenuti la naturale sede d’arrivo del Tour de France, inagurata nel 1975 con il successo del belga Walter Godefroot. Sono stati proprio i corridori arrivati dal Belgio ad ottenere il maggior numero di successi sull’avenue parigina imponendosi in 10 occasioni tra il 1975 e il 2008. Nella speciale classifica della nazioni più vittoriose sugli Champs-Élysées troviamo in seconda posizione la Germania a quota sei affermazioni, tallonata da Francia e Italia, entrambe con cinque viittore: per i nostri si sono imposti Guido Bontempi nel 1986, Fabio Baldato nel 1996, Nicola Minali nel 1997, Stefano Zanini nel 2002 e Fabio Baldato nel 2007; seguono in classifica Olanda e Regno Unito a quota 4, Australia a quota 3, Norvegia, Uzbekistan e Stati Uniti a quota 2, mentre hanno ottenuto una vittoria a test Svizzera, Repubblica Ceca, Russia e Kazakistan. Per quanto riguarda i corridori il plurivittorioso sugli Champs-Élysées è stato il britannico Mark Cavendish, consecutivamente quattro volte primo. Nessuno ha mai ottenuto tre vittorie su questo traguardo mentre a portare a casa una doppietta sono stati il francese Bernard Hinault, il belga Freddy Maertens, i tedeschi André Greipel e Marcel Kittel, l’uzbeko Djamolidine Abdoujaparov e l’australiano Robbie McEwen.

Mauro Facoltosi

LAvenue des Champs-Élysées e, in trasparenza, laltimetria dellultima tappa del Tour (www.getyourguide.it)

L'Avenue des Champs-Élysées e, in trasparenza, l'altimetria dell'ultima tappa del Tour (www.getyourguide.it)

VAN DER BREGGEN “REGINA” D’ITALIA, L’ULTIMA TAPPA A ÉVITA MUZIC

settembre 20, 2020 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Anna Van Der Breggen si è ufficialmente aggiudicata il Giro Rosa 2020. L’ultima tappa è andata alla francese Évita Muzic.

Anna Van Der Breggen ha chiuso la pratica “Giro Rosa” portandosi a casa definitivamente quella maglia rosa che simboleggia il primato di quella che, attualmente, è la corsa a tappe più importante del calendario femminile.
La tappa di Motta Montecorvino non ha scalfito la supremazia dell’olandese della Boels Dolmans Cyclingteam, che dopo aver conquistato la leadership ieri nella tappa di San Marco la Catola ha mantenuto la vetta della classifica anche dopo la complicata frazione conclusiva di Motta Montecorvino.
L’ultima tappa è così andata alla francese Évita Muzic (FDJ Nouvelle Aquitaine Futuroscope), che ha preceduto la neozelandese Niamh Fisher-Black (Équipe Paule Ka) e la connazionale Juliette Labous (Sunweb). La tappa è stata caratterizzata da un susseguirsi di attacchi che hanno portato alla ribalta varie atlete tra le quali, oltre alle citate Muzic e Niamh Fisher-Black, erano presenti la cubana Arlenis Sierra (Astana Womens), la russa Mariia Novolodskaia (Cogeas – Mettler Pro Cycling Team), l’olandese Sabrina Stultiens (CCC – Liv), la canadese Alison Jackson (Sunweb), la serba Jelena Erić (Movistar) e le italiane Ilaria Sanguineti (Valcar – Travel & Service), Laura Tomasi (Top Girls Fassa Bortolo), Katia Ragusa (Astana Womens), Elena Franchi (Eurotarget – Bianchi – Vittoria) ed Erica Magnaldi (Ceratizit-WNT Pro Cycling). In questo susseguirsi di attacchi si è arrivati così alle fasi finali, caratterizzate dall’attacco di Sierra, Stultiens e dell’italiana Letizia Borghesi (Aromitalia Vaiano). Successivamente è arrivato il tentativo della Magnaldi, ma alla fine la Muzic si è dimostrata la più forte precedendo allo sprint la Fisher-Black e la connazionale Labous.
Dopo l’arrivo è stato il momento delle varie premiazioni che hanno coinvolto oltre alla già citata Anna Van Der Breggen (Boels Dolmans Cyclingteam), che ha indossato la definitiva maglia rosa, l’olandese Marianne Vos (CCC – Liv), degna vincitrice della maglia ciclamino della classifica a punti, la danese Cecilie Uttrup Ludwig (Fdj Nouvelle – Aquitaine Futuroscope), impostati nella classifica dei Gran Premi della Montagna, mentre la neozeldandese Mikayla Harvey (UCI Bigla-Katusha) si è aggiudicata la maglia bianca di migliore giovane. Infine, la classifica a squadre è stata conquistata dalla CCC – Liv della Vos, che per 43 secondi ha preceduto l’Équipe Paule Ka.

Mario Prato

Anna Van der Breggen durante la conclusiva tappa del Giro dItalia femminile (Getty Images Sport)

Anna Van der Breggen durante la conclusiva tappa del Giro d'Italia femminile (Getty Images Sport)

RIBALTONE POGAČAR SULLA PLANCHE NEL TOUR DEI “BEAUX GARÇONS” DI SLOVENIA

settembre 19, 2020 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Nella cronometro finale della Planche des Belle Filles Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates) è artefice di una prestazione monstre che lo fa balzare al primo posto in classifica generale. La nuova maglia gialla rifila addirittura 1 minuto e 21 secondi a Tom Dumoulin (Jumbo Visma) e Richie Porte (Trek Segafredo), mentre Primož Roglič (Jumbo Visma) si arrende giungendo addirittura quinto. Pogačar domani potrà festeggiare, inaspettatamente ma meritatamente, il suo primo Tour de France sugli Champs-Élysées.

Il Tour 2020 si decide nella penultima tappa, la Lure – La Planche Des Belles Filles di 36 km e 200 metri, una cronometro individuale lunga per gli standard attuali dei GT e nella quale i ciclisti più forti dovranno stare in sella per quasi un’ora. I primi 30 km sono sostanzialmente piatti ma gli ultimi sei in costante ascesa, con punte che arrivano al 20%, potrebbero influire e non poco sulla prestazione degli atleti, che dovranno centellinare gli sforzi nella prima parte. La classifica generale vede Primož Roglič (Jumbo Visma )in maglia gialla con 57 secondi di vantaggio su Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates). il quale ha a sua volta 30 secondi di vantaggio su Miguel Ángel López (Astana). Insomma, basta una crisi e può anche accadere di perdere un minuto o più nell’arco di un’ora circa di corsa. Interessante è anche la lotta per la maglia a pois perchè Richard Carapaz (INEOS Grenadiers)ha due punti di vantaggio su Pogačar: per la classifica di specialità la giuria ha comunicato che i punti saranno assegnati rispetto ai miglior tempi di scalata dell’ascesa finale. Il primo a scendere sotto l’ora era Rémi Cavagna (Deceuninck Quick Step), il quale faceva fermare le lancette a 57 minuti e 54 secondi. Il francese restava a lungo in prima posizione ma era da segnalare anche la buona prova di Alessandro De Marchi (CCC). L’italiano era artefice di un’ottima prova sulla salita finale, visto che ai piedi della Planche des Belles Filles era quinto parziale con Kasper Asgreen (Deceuninck Quick Step) in seconda posizione a un minuto e 2 secondi da De Marchi. Ebbene, De Marchi recuperava nei 6 km finali oltre un minuto e 20 secondi al danese, andando così a segnare il miglior secondo tempo. Col passare del tempo altri ciclisti si “introducevano” tra Cavagna e De Marchi. Tra questi i primi a scendere sotto il minuto, pur non impensierendo il francese, erano David de La Cruz (UAE-Team Emirates) in 58 minuti e 35 secondi, Søren Kragh Andersen (Sunweb) e Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe), entrambi in 59 minuti e 54 secondi. Il primo a scavalcare Cavagna era Wout Van Aert (Jumbo Visma), che faceva segnare 57 minuti e 27 secondi. Ma il suo compagno di squadra Tom Dumoulin faceva meglio, fermando il cronometro sul tempo di 57 minuti e 16 secondi. Ma era la lotta per la maglia gialla a sconvolgere un tranquillo pomeriggio di fine estate. Pogačar fin dall’inizio faceva segnare parziali migliori rispetto a Roglič. I 57 secondi che lo dividevano dal capitano della Jumbo Visma si riducevano chilometro dopo chilometro. fino alla resa dei conti sull’ascesa verso la Planche des Belle Filles. Entrambi gli sloveni cambiavano la bici all’inizio della salita e Pogačar, spingendo con un rapporto duro ma più regolare, continuava a migliorarsi su Roglič, che preferiva spingere un rapporto più agile ma sembrava meno incisivo del solito. Pogačar chiudeva in 55 minuti e 55 secondi, polverizzando Dumoulin e Richie Porte (Trek Segafredo), entrambi classificati a un minuto e 21 secondi di ritardo. Grande la delusione per Roglič, solo quinto a un minuto e 56 secondi, che dice addio ai sogni di gloria. Pogačar ipoteca così la maglia gialla avendo un vantaggio su Roglič di 59 secondi. Domani la passerella finale di Parigi servirà a incoronare il corridore dell’ UAE-Team Emirates, primo ciclista sloveno a vincere la Grande Boucle. Peter Sagan (Bora Hansgrohe), invece, si giocherà le ridotte speranze di conquistare quella maglia verde che ha già vinto sette volte e che Sam Bennett (Deceuninck Quick Step) sembra avere già ipotecato.

Giuseppe Scarfone

Tadej Pogačar affronta con grinta lascesa finale verso la Planche des Belles Filles (foto Bettini)

Tadej Pogačar affronta con grinta l'ascesa finale verso la Planche des Belles Filles (foto Bettini)

19-09-2020

settembre 19, 2020 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

TOUR DE FRANCE

Lo sloveno Tadej Pogačar (UAE-Team Emirates) si è imposto nella ventesima tappa, cronometro individuale Lure – La Planche des Belles Filles, percorrendo 36.2 Km in 55′55″ alla media di 38.84 Km/h. Ha preceduto di 1′21″ l’olandese Tom Dumoulin (Team Jumbo-Visma) e l’australiano Richie Porte (Trek – Segafredo). Miglior italiano Damiano Caruso (Bahrain – McLaren), 7° a 2′29″. Pogačar è la nuova maglia gialla con 59″ sul connazionale Primož Roglič (Team Jumbo-Visma) e 3′30″ su Porte. Miglior italiano Caruso, 10° a 14′03″.

GIRO DELL’APPENNINO

Il britannico Ethan Hayter (INEOS Grenadiers) si è imposto nella corsa italiana, Pasturana – Genova, percorrendo 191.5 Km in 4h35′07″ alla media di 41.76 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’italiano Alessandro Covi (UAE-Team Emirates) e l’australiano Robert Stannard (Mitchelton-Scott)

SKODA – TOUR DE LUXEMBOURG

Il danese Andreas Lorentz Kron (Riwal Securitas Cycling Team) si è imposto nella quinta ed ultima tappa, Mersch – Lussemburgo, percorrendo 177 Km in 4h08′42″ alla media di 42.70 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’italiano Diego Ulissi (UAE-Team Emirates) e il norvegese Markus Hoelgaard (Uno-X Pro Cycling Team). Ulissi si impone in classifica con 25″ su Hoelgaard e 27″ sul belga Aimé De Gendt (Circus – Wanty Gobert)

GIRO D’ITALIA INTERNAZIONALE FEMMINILE

La francese Évita Muzic (FDJ Nouvelle Aquitaine Futuroscope) si è imposta nella nona ed ultima tappa, circuito di Motta Montecorvino, percorrendo 109.9 Km in 3h16′30″ alla media di 33.56 Km/h. Ha preceduto allo sprint la neozelandese Niamh Fisher-Black (Équipe Paule Ka) e la connazionale Juliette Labous (Team Sunweb). Migliore italiana Katia Ragusa (Astana Womens Team), 4° a 3″. L’olandese Anna van der Breggen (Boels – Dolmans Cycling Team) si impone in con 1′14″ sulla polacca Katarzyna Niewiadoma (Canyon SRAM Racing) e 2′20″ sull’italiana Elisa Longo Borghini (Trek-Segafredo Women)

OKOLO SLOVENSKA (Repubblica Slovacca)

Il francese Rudy Barbier (Israel Start-Up Nation) si è imposto nella quarta ed ultima tappa, Topoľčianky – Skalica, percorrendo 171.7 Km in 3h56′37″ alla media di 43.54 Km/h. Ha preceduto allo sprint il colombiano Álvaro José Hodeg Chagüi (Deceuninck – Quick Step) e l’estone Martin Laas (Bora – Hansgrohe). Miglior italiano Andrea Peron (Team Novo Nordisk), 11°. Il tedesco Jannik Steimle (Deceuninck – Quick Step) si impone in classifica con lo stesso tempo del connazionale Nico Denz (Team Sunweb) e 18″ sul neozelandese Shane Archbold (Deceuninck – Quick Step). Miglior italiano Davide Bais (Cycling Team Friuli ASD), 35° a 1′34″

TOUR OF MALOPOLSKA (Polonia)

Il norvegese Jonas Abrahamsen (Uno-X Pro Cycling Team) si è imposto nella seconda tappa, Niepołomice – Nowy Targ, percorrendo 142 Km Km in 3h25′22″ alla media di 41.49 Km/h. Ha preceduto allo sprint i polacchi Marcin Budzinski (Wibatech Merx 7R) e Adam Żuber (Mazowsze Serce Polski). Miglior italiano Elia Menegale (Gallina Colosio Eurofeed), 33° a 4″. Il polacco Stanisław Aniołkowski (CCC Development Team) è ancora leader della classifica con 1″ sul connazionale Piotr Brożyna (Voster ATS Team) e 9″ sul connazionale Adam Stachowiak (Voster ATS Team). Miglior italiano Simone Innocenti (Gallina Colosio Eurofeed), 77° a 6′32″.

GP INTERNACIONAL TORRES VEDRAS – TROFEU JOAQUIM AGOSTINHO (Portogallo)

Il portoghese Luís Carlos Ribeiro Nunes Mendonça (Efapel) si è imposto nella prima tappa, circuito di Torres Vedras, percorrendo 145.6 Km Km in 3h41′42″ alla media di 39.40 Km/h. Ha preceduto allo sprint i connazionali Daniel José Pereira Mestre (W52 / FC Porto) e Daniel Alexandre Loureiro Silva Freitas (Miranda – Mortágua). Nessun italiano in gara. Ribeiro Nunes Mendonça è il primo leader della classifica con 4″ su Pereira Mestre e sul connazionale João Pedro Lourenço Rodrigues (W52 / FC Porto)

VIA LA GATTA VAN VLEUTEN, BALLA LA VAN DER BREGGEN (E LA LONGO BORGHINI)

settembre 19, 2020 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Elisa Longo Borghini si è imposta nella penultima tappa del Giro Rosa. Seconda piazza per la Van der Breggen, nuova Maglia Rosa grazie anche al ritiro della capoclassifica Annemiek Van Vleuten

Il Giro Rosa è ripartito orfano di Annemiek Van Vleuten (Mitchelton-Scott) che ha abbandonato la tenzone dopo la frattura riportata nella caduta di giovedì. La maglia rosa è così passata sulle spalle di Katarzyna Niewiadoma (Canyon SRAM Racing), che l’ha indossata al raduno di partenza e durante la tappa, una frazione che ha visto il successo di una splendida Elisa Longo Borghini (Trek-Segafredo Women), vittoria che fa ben sperare in chiave Imola 2020. La corsa si è decisa a tre dal termine, sulla dura salita di San Marco la Catola. È stato quello il teatro che ha visto la messa in scena dell’attacco della Longo Borghini, che ha avuto la meglio sull’olandese Anna van der Breggen (Boels – Dolmans Cycling Team). Terza dopo 31” è giunta la maglia bianca Mikayla Harvey (Équipe Paule Ka). La Niewiadoma ha concluso la tappa con un ritardo di 1′20” e, in virtù dei risultati odierni, la nuova maglia rosa del Giro è divenuta la Van der Breggen.
La tappa, lunga soli 91.5 chilometri, dopo un avvio spumeggiante – a causa di molteplici tentativi falliti di andare in fuga – è vissuto sull’attacco da lontano di nove atlete: Lucy Kennedy (Mitchelton-Scott), Katia Ragusa (Astana Womens), Amy Pieters (Boels – Dolmans Cycling Team), Pauliena Rooijakkers (CCC – Liv), Jelena Erić (Movistar), Coryn Rivera (Sunweb), Ruth Winder (Trek-Segafredo Women), Lisa Brennauer (Ceratizit-WNT Pro Cycling) e Mariia Novolodskaia (Cogeas – Mettler Pro Cycling Team). L’approssimarsi del finale di questo Giro Rosa ha fatto si che le fuggitive non avessero molta libertà d’azione, con le big ben intenzionate a giocarsi gli ultimi due traguardi disponibili. La Van der Breggen in particolare aveva tutta l’intenzione di rendere la vita difficile alla Niewiadoma per strapparle le insegne del primato. Il suo attacco è stato, infatti, portato con l’intenzione di fare la classica doppietta del ciclismo, tappa e maglia. A rompere le uova nel paniere alla campionessa olandese ci ha pensato la Longo Borghini, sempre nel vivo dell’azione, che nella volata a due si è aggiudicata la tappa, vittoria che l’ha proiettata in terza posizione della classifica generale, ora comandata dalla Van der Breggen con poco più di un minuto di vantaggio sulla polacca.
Tutto è rimandato alla giornata di sabato per l’ultima e decisiva tappa, che prevede un complicato circuito da da inanellare quattro volte e che avrà il suo momento clou nella salita di 6 Km al 4.5% che conduce al traguardo di Motta Montecorvino.

Mario Prato

La vittoria di Elisa Longo Borghini al termine della difficile ascesa di San Marco la Catola (Getty Images)

La vittoria di Elisa Longo Borghini al termine della difficile ascesa di San Marco la Catola (Getty Images)

L’ÉTAPE DU JOUR: LURE – LA PLANCHE DES BELLES FILLES

settembre 19, 2020 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Al penultimo giorno di gara va in scena l’unica cronometro inserita nel percorso del Tour de France, una difficile prova contro il tempo di 36 Km, gli ultimi 6 dei quali in ripida salita

Certamente non impenserirà Primož Roglič, saldamente in maglia gialla e che ha all’attivo nove vittorie in tappe a cronometro, ma la prova contro il tempo piazzata dagli organizzatori al penultimo giorno di gara sarà fondamentale per definire i gradini più bassi del podio, essendo separati da soli 30″ Tadej Pogačar e Miguel Ángel López. Entrambi sono attrezzati in salita e sarà proprio la salita il giudice di questa cronometro, che scatterà da Lure per terminare ai 1035 metri della Planche de la Belles Filles. È una tappa che non può essere definita cronoscalata in senso stretto perchè la salita, seppur molto impegnativa, è limitata agli ultimi 5.9 Km e in totale di chilometri oggi se ne dovranno percorrere 36, incontrando un percorso favorevole ai passisti come Roglič nei primi 30 e in particolare nei primi 14, totalmente pianeggianti. Transitati dal primo punto di rilevamento dei tempi di gara il percorso inizierà gradatamente a prendere quota, superando un dislivello di circa 260 Km nei successivi 10 Km, tratto che non si può definire di salita piena e nel quale si incontreranno pendenze un pochino più impegnative nei 2 Km al 4.2% che condurrano in vetta al Col de la Chevestraye. Si ritroverà quindi la pianura procendendo in direzione del centro di Plancher-les-Mines, attraversato il quale inizierà la difficile ascesa finale, caratterizzata da una pendenza media dell’8.5% e da un picco massimo del 20%, raggiunto a poche centinaia di metri dal traguardo.

METEO TOUR

Lure – partenza primo corridore: cielo coperto, 22.5°C, vento moderato da E (12-13 Km/h), umidità al 67%
Lure – partenza maglia gialla: cielo coperto, 24,1°C (percepiti 25°C), vento moderato da E (12-17 Km/h), umidità al 61%
La Planche des Belles Filles: previsioni non disponibili

GLI ORARI DEL TOUR

12.55: inizio trasmissione Eurosport 1 (5 minuti prima del via)
13.00: partenza del primo corridore da Lure
13.55: arrivo del primo corridore alla Planche des Belles Filles
14.00: inizio trasmissione RAI2
17.15: partenza di Primož Roglič da Lure
18.10: arrivo di Primož Roglič alla Planche des Belles Filles

UN PO’ DI STORIA

Alta 1148 metri, La Planche des Belles Filles è una montagna situata nella parte meridionale del massiccio dei Vosgi il cui nome, che tradotto in italiano suonorebbe come “l’altopiano delle belle figlie”, fa riferimento ad una leggenda secondo la quale un gruppo di ragazze di un vicino villaggio si sarebbero suicidate in questo posto durante la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) per evitare di cadere nelle mani di mercenari svedesi. Il Tour ha scoperto questo posto in tempi recentissimi ma ne ha già fatto una mete ricorrente perchè nel volgere di soli 8 anni sono stati qui già organizzati, contando anche quello del 2020, cinque arrivi di tappa della Grande Boucle. In due occasioni sono stati corridori italiani a trionfare lassù, Vincenzo Nibali nel 2014 e Fabio Aru nel 2017, mentre lo scorso anno Giulio Ciccone, secondo al traguardo preceduto di 11″ dal belga Dylan Teuns, si è consolato per il mancato successo con la conquista della maglia gialla. La storia non è destinata a finire qua perchè i “rumors” che nelle scorse settimane sono rimbalzati dalla Francia dicono che anche nel 2021 ci dovrebbe essere una tappa con arrivo alla Planche des Belles Filles.

Mauro Facoltosi

La Planche des Belles Filles e, in trasparenza, laltimetria della ventesima tappa (france3-regions.francetvinfo.fr)

La Planche des Belles Filles e, in trasparenza, l'altimetria della ventesima tappa (france3-regions.francetvinfo.fr)

Pagina successiva »