GAND-WEVELGEM 2022 – LE PAGELLE
marzo 29, 2022 by Redazione
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Le pagelle della Gand-Wevelgem 2022, prima classica del Nord conquista da un corridore africano
BINIAM GIRMAY HALIU : Il corridore della Intermarché-Wanty-Gobert dopo le ultime prove convincenti alla Gand-Wevelgem riesce addirittura a compiere un successo storico. L’eritreo si impone in uno sprint con altri tre ciclisti dopo che si erano avvantaggiati a 24 km dall’arrivo. I quattro resistono all’inseguimento della Groupama-FDJ e Girmay riesce a spuntarla su tutti quanti con una lunga volata. Prima vittoria di un corridore africano alla Gand-Wevelgem, un corridore che a soli 21 anni potrà portare all’Eritrea e al continente africano tantissime soddisfazioni. VOTO: 10
CHRISTOPHE LAPORTE: Il francese della Jumbo-Visma è in uno stato di forma ottimale e lo dimostra anche alla Gand-Wevelgem, dove arriva secondo (come alla E3 Saxo Bank Classic) per colpa di uno strepitoso Girmay. Correndo sempre così la vittoria di spessore non tarderà ad arrivare. VOTO: 8,5
DRIES VAN GESTEL: La TotalEnergies sta raccogliendo piazzamenti importanti in questo mese di marzo e Van Gestel non vuole essere da meno ai suoi compagni di squadra. Il belga riesce ad entrare nell’azione decisiva di Girmay e non tira indietro la gamba per allugare sugli inseguitori. Raccoglie un terzo posto che impreziosisce un palmares ingiusto. VOTO: 8
JASPER STUYVEN: Costretto a saltare la Milano-Sanremo, il belga cerca di recuperare la miglior condizione nelle corse del Nord. Riprende subito confidenza con la bici e indovina il colpo di pedale giusto al momento giusto. Purtroppo per lui trova sulla strada tre avversari più forti di lui allo sprint. VOTO: 7,5
SOREN KRAGH ANDERSEN: Il corridore danese è uno dei più attenti sui muri, pecca solamente quando nel momento più inaspettato si fa sorprendere dai quattro corridori che si giocheranno la vittoria. Termina al quinto posto regolando il gruppo in volata. VOTO: 6,5
WOUT VAN AERT: Il fuoriclasse belga era una delle punte della Jumbo-Visma, anche se all’inizio sembra voler lasciare maggior spazio anche ai suoi compagni dopo il capolavoro di Harelbeke. Prova a far esplodere la corsa a 50 km dal traguardo sul Kemmelberg, il gruppo recupera e lui si rimette agli ordini di squadra coprendo la fuga di Laporte. VOTO: 6,5
MATEJ MOHORIC: Il vincitore dell’ultima Milano-Sanremo si vede dopo il primo passaggio sul Kemmelberg, ma da lì in poi corre al coperto, troppo. Termina al nono posto. VOTO: 6
MADS PEDERSEN: Il danese è sempre pronto a seguire chi scatta sui muri, sempre pronto ad entrare nell’azione decisiva di giornata. Sottovaluta l’azione che deciderà le sorti della corsa. Vedendo il compagno di squadra Stuyven davanti si mette nella pancia del gruppo. VOTO: 6
TIM MERLIER: Il ciclista della Alpecin-Fenix era il favorito in caso di arrivo compatto. Non sarà così, ma né lui né la sua squadra si dimenano più del dovuto per tenere la corsa chiusa. VOTO: 5,5
KASPER ASGREEN: Il suo trendaduesimo posto è il miglior piazzamento della Quick-Step Alpha Vinyl Team, uno squadrone che alla Gand-Wevelgem è tutto tranne tale. VOTO: 5
ARNAUD DEMARE: Il corridore della Groupama-FDJ era uno dei grandi favoriti di giornata. Cerca di tenere la corsa chiusa per puntare alla vittoria in uno sprint di gruppo, purtroppo per lui Girmay & Company non sono d’accordo. Lontano anche dal vincere la volata del gruppo inseguitori. VOTO: 5
Luigi Giglio
SANREMO 2022 – LE PAGELLE
marzo 21, 2022 by Redazione
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Le pagelle della Milano – Sanremo vinta a sorpresa dallo sloveno Matej Mohoric
MATEJ MOHORIC: Lo sloveno della Bahrain – Victorius non partiva coi favori dei pronostici ma nei chilometri finali dimostra un coraggio e una padronanza della bici che solo in pochi possono vantare. Prima classica monumento e prima corsa del 2022 vinta. Sul Poggio e sulla Cipressa è sempre coi big, non perde le ruote dei vari Pogacar, Van Aert e Van der Poel, poi rilancia e scappa in discesa dove allunga e rischiando più volte l’osso del collo va a vincere una corsa di gran classe e coraggio. VOTO: 10
MATHIEU VAN DER POEL: Non doveva nemmeno partecipare per i problemi alla schiena, lo hanno dovuto convincere. Nonostante sia alla prima corsa stagionale mostra una condizione fisica e atletica da far invidia a molti. Uno dei primi a rispondere alle trenate di Pogacar e Andersen, alla fine raccoglie un terzo posto di tutto rispetto. VOTO: 8
ANTHONY TURGIS: Il passista della TotalEnergies non è un ciclista abituato a tagliare il traguardo prima di tutti, eppure oggi ci è andato molto vicino, prima sul Poggio quando è uno dei più attivi, poi negli ultimi due chilometri quando si mette ad inseguire Mohoric da solo dopo che si rende conto che non può sperare nella collaborazione altrui. Un gran secondo posto che ridà lustro ai risultati di questo corridore che non rispecchianno il suo vero valore. VOTO: 7,5
MICHAEL MATTHEWS: L’australiano era alla sua decima partecipazione alla Milano-Sanremo, una corsa che lo ha sempre affascinato ma che non è mai riuscito a vincere, nonostante i molti piazzamenti fatti. Quest’anno raccoglie un quarto posto, un altro piazzamento d’onore per un corridore che onora sempre la Classicissima di Primavera. VOTO: 7
SØREN KRAGH ANDERSEN: Lo scorso anno aveva dimostrato di avere la Milano-Sanremo tra le sue corde. Prova a sorprendere tutti sul Poggio e per poco non ci riesce. VOTO: 7
TADEJ POGACAR: Tutti gli occhi sono puntati su di lui, si riprende dopo qualche problemino di stomaco nei primi chilometri di gara, la squadra lo supporta e tiene chiusa la corsa per un suo attacco. Lo sloveno attacca e riattacca dalla Cipressa al Poggio, ma non riesce a fare il vuoto. Si fa uccellare da Mohoric in controtempo. VOTO: 7
SAMUELE RIVI e ALESSANDRO TONELLI: I due ciclisti italiani entrano nella fuga di giornata con altri sei compagni di avventura attaccando per ben 284 chilometri e arrendendosi per ultimi al ritorno del gruppo. VOTO: 7
MADS PEDERSEN: Il danese prende il posto di Jasper Stuyven nella Trek-Segafredo, la condizione c’è come dimostravano i risultati della Parigi-Nizza. Corre con scioltezza, specie sulla Cipressa e sul Poggio dove è sempre uno dei primi a reagire alle trenate di Pogacar & Company. Col senno di poi avrebbe potuto correre in modo più aggressivo, ma con un Mohoric in formato Superman difficilmente il risultato sarebbe cambiato. VOTO: 6,5
DAVIDE FORMOLO: Il corridore veneto è un fedelissimo della scuderia di Tadej Pogacar. Fedeltà e dedizione alla causa dimostrata anche alla Milano-Sanremo dove si mette in testa al gruppo per rendere la corsa più dura. VOTO: 6,5
DIEGO ULISSI: Il toscano si mette in testa per lanciare Pogacar e lo fa davvero bene. VOTO: 6,5
VINCENZO ALBANESE: Il corridore della Eolo-Kometa è il primo degli italiani, undicesimo a undici secondi da Mohoric. Una corsa condotta con attenzione che fa ben sperare per il futuro. VOTO: 6
WOUT VAN AERT: Il corridore della Jumbo-Visma era il grande favorito di giornata insieme a Pogacar. Ma, mentre lo sloveno attaccava a più riprese sulla Cipressa prima e sul Poggio poi, Van Aert restava sornione a ruota degli inseguitori senza sbilanciarsi più di tanto in azioni che gli potevano far sprecare energie inutilmente. Purtroppo per lui questa tattica non ha pagato e si è ritrovato impantanato in un inseguimento dispendioso, sia fisicamente, sia mentalmente. Termina all’ottavo posto, l’ultimo del gruppetto inseguitore. VOTO: 5,5
ALEXANDER KRISTOFF: Il norvegese si era presentato ai nastri di partenza con buone sensazioni e una gamba niente male. Purtroppo per lui l’età e i chilometri della Sanremo lo hanno fatto rimbalzare. VOTO: 5
THOMAS PIDCOCK: Era una delle punte di giornata della Ineos Grenadiers, anche se in questo 2022 su strada non ha ancora trovato lo spunto vincente. Esce subito di scena quando la corsa si infiamma sulla Cipressa. VOTO: 4,5
FABIO JAKOBSEN: L’olandese è il velocista di punta della Quick-Step Alpha Vinyl, ma la sua corsa però si mette subito male quando si la gara si accende e non riesce a tenere il ritmo dei migliori staccandosi malamente. Arriverà ad oltre sei minuti da Mohoric. VOTO: 4
Luigi Giglio
BRIVIDI DI SANREMO
marzo 1, 2022 by Redazione
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Archiviato il festival musicale è ora di passare a ben altri “brividi”, quelli che ogni anno gli appassionati di ciclismo provano con l’avvicinarsi della Milano-Sanremo. L’edizione 2022 della Classicissima scatterà ufficialmente alle 9.50 di sabato 19 marzo, ma in realtà i primi rombi dei motori dei corridori interessati alla vittoria cominceranno a udirsi un paio di settimane prima. Come sempre, infatti, Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico costituiranno ideali palestre d’avvicinamento alla Sanremo e quest’anno, per la prima volta nella storia, procederanno affiancante per la decisione di sovrapporle totalmente in calendario e lasciare una settimana di stacco prima del “mondiale di primavera”.
Anche per gli appassionati di ciclismo la Sanremo è un po’ come il Festival, si tira dietro quell’aura magica che la caratterizza e si contano i giorni che mancano alla partenza, anche se nel ciclismo moderno il suo percorso storico non è più una garanzia di successo come un tempo. Quest’anno, però, ci saranno un po’ di novità in vista per quel che riguarderà la settimana precedente, a causa dell’anticipo in calendario della Tirreno-Adriatico e del trasloco a metà mese della Milano-Torino, spostata proprio per colmare il vuoto venutosi a creare tra la fine della Corsa dei Due Mari e il 19 marzo 2022. Infatti, quest’anno la Classicissima tornerà (ma solo per questa edizione) a disputarsi in quella che dal 1936 al 1977 fu la tradizionale data di svolgimento della Milano-Sanremo, successivamente svoltasi il sabato più prossimo al giorno di San Giuseppe.
La prima corsa italiana del calendario 2022 si disputerà il 2 marzo e, come tradizione, a fare da apripista alle nostre gare sarà il Trofeo Laigueglia, la cui 59a edizione si svolgerà sul medesimo tracciato di quella dello scorso anno, conquistata dall’olandese Bauke Mollema e caratterizzata dal circuito che prevede di ripetere per cinque volte la salita della Colla Micheri (2 Km all’8.2%), mentre nel tratto d’avvicinamento alle fasi decisive dovranno essere affrontare le due ascese storiche della corsa ligure, la Cima Paravenna (6.7 Km al 5.7%) e il Testico (7.2 Km al 4.5%), letteralmente relegate in un angolo nelle edizioni più recenti.
La prima prova World Tour “Made in Italy” sarà la Strade Bianche del 5 marzo e anche in questo caso si è stabilito di confermare il tracciato che lo scorso anno vide imporsi Mathieu van der Poel dopo aver percorso nella nervosa geografia delle Crete Senesi 184 Km dei quali 63 su strade sterrate, suddivisi in undici settori il più celebre e impegnativo dei quali è quello di Monte Sante Marie, lungo più di 11 Km.
Il giorno successivo comincerà la marcia d’avvicinamento alla Sanremo poiché prenderà il via l’80a edizione della Parigi-Nizza, che quest’anno – ecco la prima novità in calendario – si svolgerà in quasi totale sovrapposizione con la Tirreno-Adriatico dopo la decisione di far arretrare la corsa italiana di tre giorni, in modo che entrambe terminino la domenica precedente la Classicissima. L’unica tappa della corsa francese a non “scontrarsi” con la Tirreno sarà quella d’apertura, disegnata in circuito nei dintorni di Mantes-la-Ville, cittadina situata una 50 Km di chilometri a nord ovest della capitale francese: a contendersi la prima maglia gialla di leader della classifica saranno i velocisti, che però dovranno fare “spallate” con i finisseur per la presenza di una “côte” di 3a categoria da superare due volte nel finale, l’ultima a meno di 6 Km dal traguardo. Decisamente più tarata sulle “corde” degli sprinter sarà la successiva Auffargis – Orléans, quasi totalmente priva di difficoltà altimetriche ma comunque insidiosa perché si snoderà negli sconfinati spazi pianeggianti a sud di Parigi, che a marzo sono spesso battuti da un forte vento, molte volte risultato decisivo ai fini non solo della vittoria di tappa, ma anche e soprattutto ai fini della vittoria finale. Non è un caso che, in questi ultimi anni, molti corridori di primo piano abbiano preferito schierarsi al via della più mediterranea Tirreno-Adriatico, scelta anche per il minor rischio di buscare malanni (è capitato spesso di incontrare la neve nella corsa francese) che possano compromettere il raggiungimento dei prossimi obiettivi di stagione. Il trittico iniziale di tappe riservate ai velocisti si completerà con la Vierzon – Dun-le-Palestel, anche questa movimentata da alcune collinette nel finale, poi entreranno per la prima volta in azione i corridori che punteranno al successo finale nella tappa a cronometro che l’indomani si svolgerà tra Domérat e Montluçon, collegate da un tracciato di poco più di 13 Km scorrevole ma non troppo, con qualche lieve ondulazione in partenza e nella fase centrale mentre in decisa ascesa si svolgeranno gli ultimi 800 metri, caratterizzati da una pendenza media del 6.7%. Salite più consistenti si affronteranno ventiquattrore più tardi nel corso della Saint-Just-Saint-Rambert – Saint-Sauveur-de-Montagut, che porterà il gruppo fino ai quasi 1200 metri del Col de la Croix-de-Chabouret (9.8 Km al 6.6%) subito dopo la partenza, mentre i momenti più interessanti si vivranno a una quarantina di chilometri della conclusione, al momento d’imboccare i 7.6 Km all’8.3% del Col de la Mûre, salita che sarà intitolata al francese René Privat (scomparso nel 1995), il corridore che nel 1960 vinse la prima edizione della Sanremo con il Poggio. Una “struttura” simile, ma con salite più facili, presenterà la seguente Courthézon – Aubagne, che dall’alto dei suoi 214 Km sarà la tappa più lunga di questa edizione, occasione d’oro per i cacciatori di tappe mentre i corridori che puntano alla classifica con tutta probabilità preferiranno risparmiarsi per le ultime due frazioni, le più impegnative. La prima sarà l’immancabile tappa d’alta montagna che, dopo la partenza da Nizza, avrà la meta fissata ai quasi 1600 metri del Col de Turini, scalato dallo stesso versante (15 Km al 7.3%) dove tre anni fa fecero incetta di gloria i corridori colombiani, con Daniel Felipe Martínez che s’imponeva al traguardo e il suo connazionale Egan Bernal che si portava stabilmente al vertice della classifica scalzando il polacco Michał Kwiatkowski. Chiunque esca da questa tappa con la maglia di leader sulle spalle non dovrà, però, considerarsi “arrivato” perché negli ultimi anni in ben tre occasioni (2007, 2018 e 2021) il movimento circuito della tappa conclusiva di Nizza – con l’immancabile ascesa al Col d’Èze (6 Km al 7.6%) – ha scardinato la classifica e un altro paio di volte si è arrivati vicinissimi al ribaltone in extremis.
Il 7 marzo, mentre i partecipanti alla Parigi-Nizza saranno impegnati nella tappa di Orléans, dalla Toscana prenderà le mosse la 57a edizione della Tirreno-Adriatico che, oltre alla novità dell’anticipo in calendario, ne proporrà una seconda in partenza per la decisione degli organizzatori di cancellare la tradizionale cronometro dell’ultimo giorno e di farla disputare alla prima tappa, quando si dovranno percorrere 14 Km sulla filante litoranea della Versilia tra Lido di Camaiore (sede di partenza e arrivo) e Forte dei Marmi, dove si affronteranno le uniche quattro curve previste dal tracciato. La “Corsa dei Due Mari” si fermerà in zona anche per la seconda tappa, che muoverà da Camaiore in direzione di Sovicille dove, superate le collinette che movimenteranno gli ultimi 60 Km, si assisterà al primo dei tre “round” riservati ai velocisti, i quali avranno subito l’occasione per una rivincita il giorno successivo al termine della Murlo – Terni, quando la principale insidia sarà per loro rappresentata dal pavé del rettilineo d’arrivo. La quarta frazione costituirà una classica traversata appenninica, partendo dalle celebri Cascate delle Marmore per arrivare in 202 Km al centro teramano di Bellante, dove si giungerà dopo aver affrontato la salita ai 1115 metri del Valico Torre Fuscello nelle fasi iniziali (8.4 Km al 4.1%) e due giri di un circuito finale di una ventina di chilometri, gli ultimi quattro dei quali in salita al 5.6%. La tappa successiva rappresenterà l’irrinunciabile appuntamento della Tirreno con i muri marchigiani, anche se va detto che quest’anno gli organizzatori non hanno calcato eccessivamente la mano rispetto a quanto visto nelle scorse edizioni e non ci sarà un micidiale muro da ripetere più volte. Nel finale della Sefro – Fermo se ne affronteranno giusto un paio, di quelli che in sede di presentazione della corsa Mauro Vegni ha definito “muri bassi”: quello di Madonna d’Ete (2.2 Km all’8.5%, con gli ultimi 700 metri al 12.2%), quello brevissimo detto del “Ferro” (600 metri al 10.7%) e quello di Via Bellesi a Fermo (900 metri al 12.6% con un picco al 21%) che rappresenterà il tratto iniziale della salita di 3.2 Km, per il resto molto morbida, che condurrà al traguardo. Come alla Parigi-Nizza, anche nella corsa italiana si disputerà al penultimo giorno la tappa di montagna, che non proporrà l’arrivo in salita – un classico delle ultime edizioni – ma che promette comunque selezione e grandi soddisfazioni per gli scalatori per la presenza dell’impegnativa ascesa al Monte Carpegna, corta ma molto impegnativa: i suoi 6 Km al 9.9%, sui quali Marco Pantani “costruì” i suoi trionfi, dovranno essere presi di petto due volte, inseriti nel circuito di circa 20 Km che costituirà il gran finale della decisiva Apecchio – Carpegna. Con il trasloco della crono a inizio corsa la tappa conclusiva di San Benedetto del Tronto prenderà nuovamente il formato della classica passerella finale favorevole ai velocisti, come non accadeva dal 2010 quando sul lungomare della Riviera delle Palme s’impose allo sprint il norvegese Edvald Boasson Hagen.
Sarà una volata che si porterà dietro il lontano aroma della Sanremo, per “avvicinare” la quale la Gazzetta dello Sport – che organizza tutti e tre gli eventi – ha deciso di spostare dall’autunno alla primavera la Milano-Torino, che tornerà così a disputarsi nella sua collocazione storica in calendario e che si svolgerà mercoledì 16 marzo, tre giorni prima della Classicissima. Per non appesantire troppo i corridori in vista della Sanremo s’è stabilito di alleggerire del tutto il tracciato di quella che è la corsa più antica d’Italia (prima edizione disputata nel 1876), togliendo la doppia ascesa al Colle di Superga e proponendo un percorso completamente pianeggiante – a parte qualche raro zampellotto – che in 199 Km condurrà da Magenta a Rivoli, un canovaccio simile a quello dell’edizione 2020, quando si gareggiò tra Mesero e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, al cui cospetto s’impose allo sprint il francese Arnaud Démare.
Nessun cambiamento, invece, per la Milano-Sanremo che quest’anno ritroverà il suo classico tracciato di 293 Km dopo la deviazione dello scorso anno sul Colle del Giovo per una frana e un percorso quasi interamente piemontese nel 2020, quando a causa della pandemia si corse ad agosto e i comuni del savonese negarono il passaggio sull’Aurelia nel periodo delle vacanze. Così, dopo una prima parte di tracciato totalmente priva di asperità, il gruppo tornerà ad affrontare dopo tre anni la facile salita al Passo del Turchino (2.5 Km al 5.6%) prima di planare la riviera di ponente e imboccare l’Aurelia in direzione del gran finale, la serie degli storici capi che fanno da preludio ai momenti clou della corsa, le salite alla Cipressa (5.6 Km al 4.1%) e al Poggio (3.7 Km al 3.7%).
Mauro Facoltosi
I SITI WEB DELLA CORSE
Trofeo Laigueglia
https://trofeolaigueglia.wordpress.com/
Strade Bianche
Parigi-Nizza
Tirreno-Adriatico
Milano-Torino
Milano-Sanremo
TUTTI IN SELLA, SI RICOMINCIA
gennaio 26, 2022 by Redazione
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Dopo il lungo digiuno invernale è ora di tornare in sella. A fine gennaio i cinque giorni di gara della Challenge Ciclista a Mallorca daranno il via al calendario “grandi firme” per la stagione 2022, che a febbraio proporrà una lunga serie di brevi e interessanti corse a tappe. La prima sarà il Saudi Tour, l’ultima l’UAE Tour, gara d’esordio del calendario World Tour, entrambe in terra araba. In mezzo corse in Francia, Spagna e Portogallo, mentre per vedere i corridori in azione sulle strade italiane bisognerà attendere il 2 marzo, quando andrà in scena il Trofeo Laigueglia.
Sono passati tre mesi dall’ultima corsa professionistica di un certo rilievo – la Veneto Classic vinta da Samuele Battistella il 17 ottobre scorso – e tutti non vedono l’ora che si ricominci, dai corridori giù giù fino ai semplici appassionati. Come nel 2021, anche quest’anno la ripartenza arriverà in ritardo rispetto al solito perché la pandemia ha già costretto a depennare dal calendario le due gare che avrebbero fatto da “apripista” ai circuiti World Tour (il Santos Tour Down Under in Australia) e ProSeries (la Vuelta a San Juan in Argentina). Già alcune gare si sono svolte nella prima parte di gennaio, in Nuova Zelanda e in Venezuela, ma la prima corsa di un certo spessore si disputerà alla fine del mese in Spagna quando, tra il 26 e il 30 gennaio andrà in scena la Challenge Ciclista a Mallorca, prova costituita da 5 “trofei” in linea che non può essere considerata gara a tappe perché non è prevista una classifica finale e ai corridori è lasciato l’imbarazzo della scelta a quale e quante gare partecipare. Il primo in ordine cronologico sarà il Trofeo Calvià del 26 gennaio, 155 Km collinari disegnati tra Peguera e Palmanova, al quale seguirà il Trofeo Port d’Alcúdia – Port d’Alcúdia, il primo dei due che dovrebbe essere appannaggio dei velocisti, almeno di quelli che riusciranno a rimanere agganciati al gruppo sulla salita del Coll de Sa Batalla (8.7 Km al 5%), da scavalcare a circa 36 Km dal traguardo. Si disputerà a questo punto la gara più impegnativa della corsa iberica, il Trofeo Serra de Tramuntana, circa 160 Km che vedranno i partecipanti superare poco meno di 6500 metri di dislivello e affrontare sette salite prima di far ritorno al traguardo di Lloseta, sulle quali spiccano i quasi 900 metri del Coll de Puig Maior (14.6 Km al 6%), in cima ai quali si scollinerà a 33 Km dall’arrivo. Il giorno successivo si tornerà sul Puig Maior (ma dal più pedalabile versante opposto) nei chilometri iniziali del Trofeo Pollença – Port d’Andratx, che vivrà le fasi decisive sulla salita di 2.5 Km all’8.4% che condurrà al traguardo di Andratx. L’atto conclusivo della corsa maiorchina sarà costituto dalla tradizionale passerella del Trofeo Playa de Palma – Palma, con pianeggiante circuito finale disegnato sul lungomare di Palma di Maiorca.
Il mese di febbraio debutterà con il Saudi Tour (1-5 febbraio), il Giro dell’Arabia Saudita allestito dallo stesso team del Tour de France, il quale ha disegnato per la seconda edizione riservata ai professionisti un tracciato più impegnativo rispetto a quello sul quale nel 2020 s’impose lo sprinter tedesco Phil Bauhaus e le cui cinque tappe terminarono tutte in volata. S’è cambiata anche la sede di gara, spostandola dalla capitale Riad al governatorato di AlUla, nella regione di Medina, e i velocisti saranno ancora protagonisti avendo dalla loro parte tre delle cinque frazioni in programma, partendo da quella d’apertura, 198 Km con partenza e arrivo fissate presso il Winter Park di AlUla e un lungo e insidioso tratto sterrato di quasi 7 Km da superare nel finale, quando al traguardo mancheranno 14 Km. Si cambierà musica il giorno successivo con l’arrivo presso le spettacolari Mushroom Rock di Abu Rakah, formazioni rocciose a forma di fungo che si raggiungeranno al termine di un’ascesa di 1.7 Km al 9% che fa gola ai finisseur, poi i velocisti troveranno nuovamente pane per i loro denti nella terza frazione, che terminerà sulle strade della vecchia AlUla. Ventiquattrore più tardi disputerà la tappa decisiva, che vedrà i corridori affrontare a 8.5 km dal traguardo del belvedere dell’Harrat Uwayrid un vero e proprio muro, una micidiale verticale di 3 Km al 12% di pendenza media, con un picco al 27% che ha fatto scomodare da parte gli organizzatori locali il paragone un po’ forzato con il tremendo Angliru. Per l’ultimo giorno si tornerà quindi ad AlUla per una classica passerella finale riservata ai velocisti (sempre che il vento, spesso in agguato nelle lande desertiche, non ci metta lo zampino).
Dopo la cancellazione della Vuelta a San Juan la corsa che aprirà il calendario ProSeries sarà la Volta a la Comunitat Valenciana (2-6 febbraio), quest’anno caratterizzata da un tracciato più impegnativo rispetto a quello della scorsa edizione che, nonostante una cronometro di 14 Km e una tappa di collina non durissima, finì comunque nel palmarès di uno scalatore, lo spagnolo Enric Mas. Depennata la tappa contro il tempo per il 2022, si partirà con una frazione collinare di 167 Km che collegherà Les Alqueries a Torralba del Pinar, superando lungo il cammino tre ascese di 2a categoria, la più difficile delle quali sarà l’ultima (4.6 Km al 6.9%), collocata a poco più di 3 Km dal traguardo. Spazio per i velocisti il giorno successivo sul traguardo della Bétera – Torrent prima d’affrontare la tappa regina, che proporrà l’inedito arrivo in salita alle Antenas del Maigmó, percorsa un’ascesa finale di 10 Km al 7.5% (ultimi 5.5 Km al 10.2%) che presenta un troncone sterrato intermedio lungo quasi 2 Km e il tratto iniziale in comune con la strada che conduce al Balcon d’Alicante, che il 20 agosto dello scorso anno ha ospitato l’arrivo della settima frazione del Giro di Spagna, conquistata dall’australiano Michael Storer e al termine della quale s’impossessò della maglia di leader lo sloveno Primoz Roglic, che la levò proprio dalle spalle di Mas, il vincitore della Valenciana 2021. Nelle ultime due tappe – traguardi rispettivamente fissati a Torrevieja e Valencia – torneranno protagonisti i velocisti, anche se pure gli uomini di classifica dovranno tenere comunque gli occhi bene aperti perché si correrà in zone spesso battute dal vento.
Negli stessi giorni si correrà la prima corsa a tappe del calendario francese, l’Étoile de Bessèges (2-6 febbraio), che quest’anno tornerà a proporre il difficile arrivo in salita al Mont Bouquet, affrontato per la prima volta nel 2020 per celebrare la cinquantesima edizione e che costituirà il primo dei due momenti chiave della corsa assieme alla tradizionale cronometro dell’ultimo giorno. Non bisognerà prendere sottogamba, però, nemmeno le facili tappe di “contorno”, come può sembrare per esempio la frazione d’apertura di Bellegarde, un pianeggiante circuito di 161 Km (a parte lo strappo finale della Côte de la Tour, 600 metri al 6.5%) che è già stato proposto negli ultimi anni e che nella citata edizione del 2020 fu percorso in una giornata di forte vento che causò un vero e proprio sbriciolamento del gruppo, con diversi corridori che furono da subito esclusi dai giochi per la vittoria finale. Il secondo giorno si disputerà una tappa abbastanza simile alla prima, 145 Km per andare da Saint-Christol-lèz-Alès a Rousson, dove il traguardo sarà nuovamente posto al termine di una breve ascesa che non dovrebbe impedire ai velocisti di disputarsi il successo. Dal piccolo comune di Bessèges, “titolare” della corsa, scatterà la terza frazione, che terminerà nel medesimo luogo 155 Km più avanti, al termine di tappa dal tracciato collinare, meglio disegnata rispetto a quelle proposte negli anni più recenti perché le facili ascese che la movimentano non sono state “ammucchiate” nella prima fare ma dislocate lungo tutto il percorso. Al penultimo giorno è stata collocata la tappa con l’arrivo sul Mont Bouquet (4.6 Km al 9.1% che due anni fa videro imporsi il corridore vincitore della classifica generale, il francese Benoît Cosnefroy), antipasto alla cronometro conclusiva sulle strade di Alès, 10 Km e 600 metri di gara e una rampa finale di 2.6 Km al 5.8% che dodici mesi fa non ha frenato la marcia trionfale di Filippo Ganna.
Si rimane in Francia con la settima edizione del Tour de la Provence (10-13 febbraio), che prenderà le mosse quattro giorni dopo la conclusione dell’Étoile con un tradizionale prologo, una cronometro “mignon” lunga poco meno di 8 Km – la massima distanza consentita per questo tipo di prove – e disegnata presso le rive della laguna di Berre-l’Étang. L’unica occasione ai velocisti sarà offerta dalla prima tappa in linea, che dal raduno di partenza di Istres condurrà verso la località balneare di Saintes-Maries-de-la-Mer, dove si giungerà dopo aver attraversato la celebre Camargue, terra famigeratamente nota ai corridori per il vento che sovente la spazza e che potrebbe portare a numerose fratture in seno al gruppo. A una frazione quasi totalmente piatta ne seguirà una altimetricamente più mossa diretta a Manosque, anche se il tracciato quest’anno sarà meno accidentato rispetto alla tappa giunta in questo stesso centro nel 2021, terminata con la volata di una quarantina di corridori regolati dal nostro Davide Ballerini, che così bissò il successo ottenuto il giorno prima nella frazione d’apertura. All’ultimo giorno, infine, si correrà la tappa più attesa, che stavolta non proporrà il temuto arrivo in salita al Mont Ventoux, inserito nel tracciato delle ultime due edizioni, ma riserverà comunque un finale ideale per gli scalatori con l’ascesa verso i 1570 metri della Montagne de Lure, gemellina minore del “Gigante della Provenza” i cui 15 Km al 6.4% nel 2009 alla Parigi-Nizza furono teatro di un’impresa dello spagnolo Contador, che giunse al traguardo con quasi un minuto di vantaggio sui rivali che più gli arrivarono vicini. Quella vittoria, però, gli costerà caro l’indomani, quando anche a causa dello sforzo compiuto lasciò per strada quasi tre minuti sulle strade della famosa frazione di Fayence, perdendo quella maglia di leader che aveva faticosamente conquistato poche ore prima.
Dopo due anni d’assenza negli stessi giorni tornerà a fare capolino il calendario il Tour of Oman (10-15 febbraio), saltato lo scorso anno per la pandemia e nel 2020 per la morte del sultano Qābūs, avvenuta pochi giorni prima della presentazione di quella che sarebbe stata l’undicesima edizione della corsa araba. Al momento in cui scriviamo ancora non si conosce il tracciato, ma quasi certamente dovrebbe far ancora parte del percorso il tradizionale arrivo in salita alla “Green Montain”, quasi 6 Km al 10.5% in vetta ai quali nel 2012 e nel 2016 si è imposto Vincenzo Nibali.
A metà mese i riflettori torneranno ad accendersi sulla penisola iberica con la tradizionale sfida nella sfida andaluso-lusitana. Nelle stesse date (16-20 febbraio) si disputeranno in Spagna la Vuelta a Andalucía – della quale al momento ancora non se conoscono i dettagli – e in Portogallo la Volta ao Algarve em Bicicleta, il cui tracciato proporrà gli ingredienti oramai abituali – una tappa a cronometro e gli immancabili arrivi in salita agli “alti” di Fóia e Malhão – pur se con qualche novità. Il primo corridore a vestire la maglia di leader sarà quasi certamente un velocista perché, vento e saliscendi a parte, grosse sorprese non dovrebbe fornirne la Portimão – Lagos, poi gli sprinter dovranno lasciare il palcoscenico ai favoriti per la vittoria finale che si esibiranno per la prima volta sull’arrivo in quota a Fóia dove, primo dei due cambiamenti apportati al tracciato tradizionale, è stata inserita l’inedita salita di Picota (10.3 Km al 5.3%) immediatamente prima di quella di 7.7 km al 6.1% che condurrà al traguardo, luogo dove nel recente passato hanno lasciato la loro impronta corridori del calibro di Remco Evenepoel (2020) e Tadej Pogacar (2019). L’altra novità – dopo l’intermedia tappa di Faro, seconda occasione riservata ai velocisti – sarà rappresentata dal sensibile allungamento della prova contro il tempo, che passerà dai 20 km standard delle edizioni più recenti ai 32 che si dovranno percorrere tra Vila Real de Santo António e Tavira, una distanza che alla Volta non si vede dal 2013, quando il forte cronoman tedesco Tony Martin s’impose nella Castro Marim – Tavira di 35 Km, precedendo di oltre un minuto il corridore arrivato secondo e imponendosi nettamente in classifica generale. Va detto che all’epoca la corsa portoghese non aveva ancora scoperto l’arrivo di Fóia, introdotto nel tracciato solo l’anno successivo, e l’unica tappa di un certo impegno oltre alla crono era quella che proponeva l’arrivo in vetta alla salita simbolo della corsa, quell’Alto de Malhão che come puntualmente avviene dal 2016 anche quest’anno ospiterà il traguardo della tappa conclusiva, affrontata per due volte negli ultimi 24 Km una salita breve ma tosta, 2500 metri al 9.8% che per ben tre volte sono stati domati e dominati da Contador.
Tra il 18 e il 20 febbraio in concomitanza con gli ultimi giorni di gara delle due corse iberiche sarà in cartellone anche il Tour Cycliste International du Haut-Var, gara che lo scorso anno fu conquistata dall’italiano Gianluca Brambilla e che riproporrà anche in questa edizione il traguardo della frazione conclusiva a Blausasc, dove il corridore lecchese s’impose portandosi al vertice della classifica generale. Come nel 2021 nessuna delle tre tappe pare favorevole ai velocisti, che al massimo potrebbero stringere i denti e cercare la vittoria sul traguardo della frazione d’apertura di La Seyne-sur-Mer, il cui finale è una versione edulcorata di quello della Milano-Sanremo con la facilissima Côte du Mai da scavalcare a 12 Km dalla linea d’arrivo. L’indomani sarà in programma l’arrivo a La Turbie, alle porte del Principato di Monaco, alla quale si giungerà subito dopo aver affrontato l’ascesa al Col d’Èze (5.8 Km al 7.1%), salita simbolo della Parigi-Nizza, mentre il tracciato della conclusiva frazione di Blausasc è stato alleggerito rispetto a quello della tappa vinta da Brambilla, accorciandolo e conservando di fatto la sola salita al Col Saint-Roch (6.5 Km al 6.3%).
Arriverà a questo punto della stagione il momento della “Serie A” delle corse ciclistiche, il circuito del World Tour al quale devono per regolamento partecipare tutte le principali formazioni del panorama mondiale. La gara che darà il via alle danze sarà l’UAE Tour (20-26 febbraio), la cui quarta edizione sarà la fotocopia di quella dello scorso anno dal punto di vista tecnico poiché anche stavolta faranno parte del canovaccio e saranno determinanti i due arrivi in salita al Jebel Jais e al Jebel Hafeet, invertiti nell’ordine cronologico di effettuazione e scarsamente controbilanciati dalla tappa a cronometro, lunga 9 Km appena. Bisognerà comunque tenere alta la guardia anche nelle tappe apparentemente più facili, in parte tracciate lungo le ventose coste del Golfo Persico e a tratti disegnate nell’insidioso scenario del deserto, dove il vento potrebbe scatenare tempeste di sabbia. In particolare, quest’ultimo sarà il caso della prima tappa, un circuito di 185 durante il quale i corridori si spingeranno fino alla Moreeb Dune, una delle dune più alte degli Emirati Arabi Uniti (300 metri sul livello del mare), prima di far ritorno al “campo base” di Madinat Zayed. Il tradizionale traguardo sul “break water” di Abu Dhabi, lo scorso anno sede d’arrivo della frazione conclusiva, sarà proposto al secondo giorno di gara, prima del trasferimento del gruppo nel nord della nazione dove ad Ajman, capitale del più piccolo tra i sette stati che compongono gli Emirati, una breve e velocissima crono di 9 Km darà la stura alla fase decisiva della corsa. Il giorno successivo è, infatti, programmato l’arrivo sulle pendici del Jebel Jais, la montagna più alta dello stato, la cui vetta raggiunge i 1934 metri: i corridori si fermeranno a quota 1490, percorsa una salita più impegnativa per la lunghezza di quasi 20 Km che per la pendenza media (5.7%) e che non sia comuque una passeggiata lo dimostra la caratura dei corridori che si sono imposti nei precedenti due arrivi in questo luogo, il tre volte vincitore della Vuelta Primož Roglič nel 2019 e l’astro nascente del ciclismo danese Jonas Vingegaard lo scorso anno, consacrato al Tour da un inatteso secondo posto alle spalle di Pogacar. Torneranno quindi protagonisti i velocisti nelle due giornate successive, la prima con epilogo fissato sulle strade dell’artificiale Al Marjan Island, la seconda disegnata tra i grattacieli di Dubai prima di raggiungere il traguardo presso la sede dell’Expo 2020, dove a novembre s’è disputato il criterium del Giro d’Italia vinto da Peter Sagan. Per ultima si correrà la tappa più impegnativa, con il deserto di Al Ain da attraversare per arrivare ai piedi della decisiva salita verso la Jebel Hafeet, l’elevazione il cui nome letteralmente significa “montagna vuota”, ma che vuota di pendenze non lo è affatto perché per raggiungere i 1031 metri del traguardo bisogna affrontare un’ascesa di 11 Km al 6.7% che fa parte di questa corsa sin dalla prima edizione dell’Abu Dhabi Tour, successivamente fusosi con il Dubai Tour nell’attuale competizione, e che ha sempre visto tagliare il traguardo corridori di peso: si ricordano in particolare il colombiano Esteban Chaves nel 2015, l’intramontabile spagnolo Alejandro Valverde nel 2017 nel 2019 e il britannico Adam Yates nel 2020, anno nel quale fu proposto un secondo arrivo di tappa in questo luogo, conquistato da Pogacar, che poi farà il bis nel 2021.
Per vedere per la prima volta i corridori in azione in Italia bisognerà, invece, attendere il 2 marzo quando sulle strade liguri si correrà il Trofeo Laigueglia, tradizionale gara d’esordio del calendario italiano.
Mauro Facoltosi
I SITI WEB DELLA CORSE
Challenge Ciclista a Mallorca
https://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/
Saudi Tour
https://www.thesauditour.com/en
Volta a la Comunitat Valenciana
Etoile de Bessèges – Tour du Gard
https://www.etoiledebesseges.com/
Tour de la Provence
https://www.tourdelaprovence.fr/
Tour of Oman
https://www.tour-of-oman.com/en
Volta ao Algarve em Bicicleta
Vuelta a Andalucía Ruta Ciclista Del Sol
Tour des Alpes Maritimes et du Var
UAE Tour

Uno scorcio dell'isola di Maiorca, teatro del "Grand Départ" della stagione 2022 (www.10cose.it)
LOMBARDIA 2021 – LE PAGELLE
ottobre 11, 2021 by Redazione
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Le ultime pagelle della stagione 2021, quelle del Giro di Lombardia vinto da Pogacar
TADEJ POGACAR: Un’altra stagione da ricordare per il corridore della UAE-Team Emirates. Dopo aver vinto consecutivamente il suo secondo Tour de France si era preso un bel po’ di riposo e rientrato sembrava lontano dalla sua forma fisica migliore: invece stava solo testando la gamba in vista del Giro di Lombardia. Quando il gruppo raggiunge il temuto Passo di Ganda, a 37 chilometri dall’arrivo, Vincenzo Nibali attacca: era l’azione ideale che Pogacar aspettava per rilanciare e staccare tutti. Viene raggiunto in discesa da un generosissimo Masnada, insieme correranno a tutta gli ultimi chilometri verso il traguardo. Una volta a Bergamo, sulla Boccola, cerca di staccare il rivale, non ci riesce e decide di rifiatare un po’ in vista dello sprint decisivo. Trionfa nella volata finale con relativa facilità. Un 2021 che vede lo sloveno trionfare al Tour de France, alla Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia. Fenomenale. VOTO: 10
FAUSTO MASNADA: Lavora per Alaphilippe quando scatta Pogacar. Le altre squadre non gli danno il cambio e così, rompendo gli indugi, il bergamasco decide di attaccare e con una grande azione in discesa riesce a raggiungere il fuoriclasse sloveno. Quando il duo di testa raggiunge i 50 secondi di vantaggio sugli inseguitori, dall’ammiraglia Deceunick-QuickStep gli danno il via per giocarsi le sue carte fino alla fine. Resiste sulla Boccola all’accelerazione dell’avversario ma si deve inchinare al suo sprint vincente. Un ottimo secondo posto per Masnada, peccato però nell’aver speso tutte quelle energie in testa al gruppetto. VOTO: 8
ALEJANDRO VALVERDE: Il murciano, quarantuno primavere, corre come un ragazzino tenendo testa a ciclisti con oltre quindici anni di differenza. Si incolla nel finale alle ruote di Alaphilippe per lo sprint valido per il terzo posto, ma non si accorge del rientro da dietro di Yates e Roglic, che lo befferanno. Terminerà al quinto posto, e data l’età e gli avversari, è un grande risultato. VOTO: 7,5
ADAM YATES: Il britannico terminerà la corsa al terzo posto, sul gradino più basso del podio, vincendo lo sprint del gruppetto degli inseguitori. Non appare nelle migliori condizioni sul Passo di Ganda e con Roglic si stacca sulle rampe della Boccola ai meno tre chilometri dall’arrivo. Stringe i denti e quando la strada spiana, mentre nel gruppetto Alaphilippe-Valverde si guardavano tergiversando, lui e lo sloveno rientrano e li beffavano nello sprint terminando uno terzo e l’altro quarto. VOTO: 7
DAVID GAUDU: Il corridore della FDJ-Groupama resta l’unica speranza del suo team quando Pinot alza bandiera bianca. Si dimostra uno dei ciclisti più freschi sul Passo di Ganda, ma rimane a guardare al momento dello scatto vincente di Pogacar. Non riesce a mettersi d’accordo con gli altri inseguitori e terminerà il suo Giro di Lombardia al settimo posto. VOTO: 6,5
JONAS VINGEGAARD: Il ciclista danese della Jumbo-Visma si sacrifica facendo l’elastico nel gruppetto inseguitori per aiutare il suo capitano Roglic. Non è nelle condizioni atletiche migliori, ma on si tira indietro per aiutare il suo capitano. VOTO: 6
ROMAIN BARDET: Il transalpino è uno dei più rapidi e lesti a saltare sulle ruote Vincenzo Nibali quando attacca, ma si fa sorprendere dall’azione seguente di Pogacar. Terminerà ottavo nel gruppetto dei primi inseguitori. VOTO: 6
BAUKE MOLLEMA: Il vincitore del Giro di Lombardia 2019 è arrivato in quest’ultima parte di stagione ciclistica con il fiatone. Mai pericoloso e nel vivo della corsa, chiuderà al ventesimo posto a 3′23” dal vincitore di giornata. VOTO: 5,5
LORENZO FORTUNATO: L’eroe dello Zoncolan si defila quando la corsa esplode, non naufraga e arriva quindicesimo a 2′25” da Pogacar. VOTO: 5,5
VINCENZO NIBALI: Sulle prime rampe del Passo di Ganda a 37 chilometri dall’arrivo, il siciliano dà fuoco alle polveri. Purtroppo per lui non riesce a fare la differenza venendo raggiunto subito dagli avversari. L’azione di Nibali ha dato spunto a Pogacar per l’attacco decisivo di giornata. Quando i big si lanciano all’inseguimento cede sulle rampe più dure perdendo le ruote del gruppetto. VOTO: 5,5
RIGOBERTO URAN: Il colombiano in questo tipo di corse riesce sempre a raggiungere un buon piazzamento, tre volte sul podio al Giro di Lombardia. Quest’anno invece salta subito e di lui non si hanno più notizie. VOTO: 5
ALEKSANDER VLASOV: Il corridore dell’Astana dopo essersi staccato dal gruppo viene coinvolto in una caduta in discesa causata dall’impatto con una moto al seguito della corsa. Un Giro di Lombardia da dimenticare. VOTO: 5
JULIAN ALAPHILIPPE: Il capitano della Deceunick-QuickStep battezza le ruote di Roglic sottovalutando lo scatto di Pogacar sul Passo di Ganda. Il corridore della Jumbo-Visma non è nella giornata migliore e non si mette ad inseguire il due volte vincitore del Tour de France, tra l’altro raggiunto più tardi da Masnada, compagno di squadra di Alaphilippe. Il Campione del Mondo rimarrà così inghiottito in un gruppetto inseguitore dove tutti temevano tutti, situazione che ha avvantaggiato solo Pogacar. VOTO: 5
GEORGE BENNETT: Lo scalatore neozelandese, l’anno scorso secondo al Giro di Lombardia, non riesce a ripetersi. Arriva al via con le batterie un po’ scariche e non riesce a dare il suo contributo per la causa di Roglic. VOTO: 5
PRIMOZ ROGLIC: Il capitano della Jumbo-Visma è il grande sconfitto di giornata. Dopo aver trionfato con estrema facilità sul San Luca e sul Colle di Superga, tutti gli occhi erano puntati su di lui. Già sulla salita di Dossena non appare in formissima nella pancia del gruppo, indizio che diventa certezza sul Passo di Ganda, quando attaccano prima Nibali e poi Pogacar. La sua giornata no spiazza anche Alaphilippe, che aspetta un suo scatto per riportarsi sul corridore della UAE-Team Emirates, cosa che però non avverrà mai. Perde le ruote insieme a Yates dal gruppetto inseguitori sulle rampe più difficili della salita di Bergamo Alta. Avrà il merito di non mollare e rientrare col britannico per giocarsi in volata la conquista di un posto sul podio. VOTO: 5
THIBAUT PINOT: In questo 2021 il francese non è riuscito a vincere una corsa. Il Giro di Lombardia lo aveva già conquistato nel 2018 e poteva essere un bellissimo colpo di coda per salvare la stagione. Purtroppo alza la bandiera bianca quando di chilometri all’arrivo ne mancano ancora più di sessanta. VOTO: 5
REMCO EVENEPOEL: Il talentino belga ultimamente spreca più energie in polemiche sterili (Van Aert e Mondiale) che su strada. Dato dai bookmakers come uno dei favoriti per la vittoria del Giro di Lombardia, si vede sempre nelle retrovie del gruppo principale. Quando la corsa esplode è ben lontano dai migliori. Ha il merito di non abbandonare la corsa e onorarla. Chiude al diciannovesimo posto con oltre tre minuti di ritardo da Pogacar. VOTO: 4,5
JOAO ALMEIDA: Il portoghese era una delle tre punte della corazzata Deceunick-QuickStep. Alza bandiera bianca troppo presto, un risultato negativo inaspettato dopo le buone prove che aveva mostrato al Giro d’Emilia e alla Milano-Torino. VOTO: 4
DAVIDE FORMOLO: Viene coinvolto nella caduta in discesa di Lutsenko, si rialza ma la sua corsa viene irrimediabilmente compromessa. VOTO: S.V.
DANIEL MARTIN: Il Giro di Lombardia 2021 è stata l’ultima corsa in carriera per l’irlandese che a 35 anni ha deciso di appendere la bicicletta al chiodo. Corridore che ha saputo vincere brevi corse a tappe, corse vallonate di un giorno (comprese due Classiche Monumento) e capace di far classifica anche in un Grande Giro. Non è mai riuscito a realizzare il suo sogno, quello di salire sul podio in una corsa di tre settimane. Sogno sfiorato nella Vuelta 2020 quando terminò al quarto posto con un ritardo di quasi 1′30” da Hugh Carthy. In compenso lo abbiamo visto trionfare in cinque tappe, spettacolare quella di quest’anno dove ha vinto per distacco la diciassettesima tappa di montagna del Giro d’Italia, Canazei-Sega di Ala, dopo una lunga fuga in solitaria. I momenti più alti della sua carriera sicuramente nel 2013 e nel 2014 quando vinse rispettivamente Liegi-Bastogne-Liegi e Giro di Lombardia in maglia Garmin. Palmares che poteva essere più ricco, ma cadute nei momenti più importanti e condotta di gara troppo attendista lo hanno penalizzato. VOTO: 7
Luigi Giglio
ROUBAIX 2021: LE PAGELLE
ottobre 3, 2021 by Redazione
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Le pagelle della fantastica Roubaix vinta con pieno merito da Sonny Colbrelli
SONNY COLBRELLI: Il lombardo riporta la Parigi-Roubaix in Italia dopo ben ventidue anni, trionfo che mancava dal lontano 1999 quando vinse Andrea Tafi. Vittoria di immenso valore conquistata in condizioni estreme, sotto la pioggia e con il fango che ha reso il pavè viscido e impervio. L’inferno del Nord, soprannome che in questa edizione pare più azzeccato che mai, ha un suo Re, un Re che a trentuno anni debutta e vince come un veterano schivando ogni pericolo e attaccando al momento e sul tratto giusto. Il corridore della Bahrain corre con generosità, prende vento senza paura e si incolla alle ruote di Van der Poel nel finale. Con l’olandese ha dato vita a un bel duello di rilanci e inseguimenti, scontro che terminerà solo nel velodromo, dove Colbrelli si prende la gloria con una stoccata vincente che non darà scampo a Van der Poel e a un sorprendente Vermeersch. VOTO: 10
FLORIAN VERMEERSCH: Quella del 2021 per la Roubaix è stata l’edizione dei debuttanti e il ventiduenne belga della Lotto Soudal non fa eccezione. Parte all’attacco nei primi chilometri di corsa, resta al vento con Eekhoff per due terzi di gara e una volta raggiunto dai big resiste alle loro accelerate arrivando a giocarsi la vittoria nel velodromo. Nello sprint finale non si fa remore tentando il colpaccio ma viene battuto da un sontuoso Colbrelli. VOTO: 9
GIANNI MOSCON: Per la valutazione del corridore della Ineos Grenadiers si potrebbe racchiudere tutto con una sola parola: sfortunatissimo. Moscon oggi ha dato il tutto per tutto, ha attaccato dall’inizio e ha sempre rilanciato anche quando è rimasto da solo. Il trentino è entrato subito nel tentativo di fuga partito dopo una ventina ci chilometri ed è rimasto a lungo al comando da solo finché una foratura prima e una caduta in un tratto di pavé poi lo hanno visto cedere al ritorno di Colbrelli & company al Carreforur de l’Arbre. Terminerà al quarto posto a 44” dai migliori. VOTO: 8,5
MATHIEU VAN DER POEL: Una corsa pazzesca per il ciclista olandese della Alpecin-Fenix. Attacca, fora ai meno 75 chilometri e rientra, riattacca, attacca sempre. Vederlo correre è sempre un piacere, è un corridore che non si risparmia mai e che non fa tattiche e attendismo. Purtroppo per lui non riesce a staccare Colbrelli e Vermeersch. VOTO: 7,5
GUILLAUME BOIVIN: Il canadese è autore di una corsa generosa nella quale da fondo ad ogni sua energia. Entra nell’azione vincente con Van der Poel, Colbrelli e il compagno di squadra Van Asbroeck, situazione di superiorità numerica che non porterà nessun vantaggio a causa di una sua caduta che gli farà perdere il treno vincente. VOTO: 6,5
CHRISTOPHE LAPORTE: Il francese della Cofidis è vittima di problemi meccanici nella prima parte della corsa. Costretto più volte a frenare la ruota posteriore con il piede, non si perde d’animo e riesce a tenere le ruote del gruppo Van Aert fino alla fine, raccogliendo un buon sesto posto. VOTO: 6,5
YVES LAMPAERT: La Deceuninck – QuickStep si presenta al via con il solito squadrone. Tra gambe che non girano, forature e cadute, Lampaert nonostante una scivolata e vari problemi meccanici è l’unico del Wolfpack che riesce a restare col gruppetto di Van Aert. Chiuderà al quinto posto. VOTO: 6
NILS EEKHOFF: Lui una Parigi-Roubaix l’ha già conquistata tra gli under 23, sa come si vince la classica delle pietre e sa come la si corre. Parte all’attacco con Vermeersch per tanti chilometri finché ai meno 83 chilometri dall’arrivo viene ripreso e si rialza. VOTO: 6
JASPER STUYVEN: Era dato dai bookmakers come uno dei papabili di giornata, prova a dire la sua ma quando la corsa entra nel vivo il belga è ben lontano dai migliori. VOTO: 5,5
WOUT VAN AERT: Come al Mondiale corso in casa settimana scorsa, anche alla Parigi-Roubaix il fuoriclasse della Jumbo-Visma partiva come il grande favorito di giornata. Van Aert ha, però, sofferto più del solito e già ai meno 90 chilometri dall’arrivo aveva sprecato parecchie energie per recuperare il terreno perduto da Colbrelli e Van der Poel, energie e lucidità venute meno quando l’olandese decide di lasciarlo sul posto. Cercherà invano di rientrare sul gruppetto che andrà a giocarsi la vittoria nel velodromo. VOTO: 5
JOHN DEGENKOLB: Una vittoria alla Parigi-Roubaix in una stagione che non lo ha mai visto alzare le braccia al cielo poteva salvare un’annata sportiva molto mediocre per il tedesco. I sogni di gloria svaniscono subito, quando una caduta nella prima parte della corsa gli fa perdere le ruote del gruppo dei big. VOTO: 5
PETER SAGAN: Lo slovacco tre volte Campione del Mondo termina la sua nona Parigi-Roubaix al cinquantaseiesimo posto a 12′24” di ritardo da Colbrelli. Un’edizione condita da cadute e scivolate per Sagan, che chiude mestamente la sua avventura in maglia Bora-Hansgrohe. VOTO: 5
Luigi Giglio
MONDIALI 2021: LE PAGELLE
settembre 27, 2021 by Redazione
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A poche ore dalla conclusione dei campionati del mondo ecco le pagelle dei mondiali 2021
JULIAN ALAPHILIPPE: Il francese si conferma Campione del Mondo in una gara fantastica, stupenda, condotta in maniera impeccabile con un’azione in solitaria di ben diciassette chilometri. Il corridore della Deceuninck-QuickStep, incarnando in pieno lo spirito combattivo del CT Thomas Voeckler, ha iniziato a dar battaglia sul Bekestraat ai meno 58 chilometri, ripetendosi su ogni muro fino a quando sul penultimo, quello di Sint-Antoniusberg ai -17.5, ha lanciato l’attacco decisivo lasciando tutti dietro. Una cavalcata in solitaria degna dei campioni più grandi della storia del ciclismo. Una vittoria che premia il talento cristallino e soprattutto il coraggio di questo straordinario atleta che corona nel migliore dei modi una stagione non particolarmente prolifica di successi personali. VOTO: 10 e LODE
DYLAN VAN BAARLE: Un olandese sul podio c’è, non è quello più atteso ma c’è. Van Baarle si mette al servizio della propria nazionale attaccando nelle fasi iniziali della corsa. Ad un certo punto il gruppetto dei fuggitivi viene raggiunto da quello di Alaphilippe e il corridore della Ineos Grenadiers, vedendo tagliato fuori Van der Poel, si mette a fare corsa per sè riuscendo a cogliere un risultato eccezionale nonostante le fatiche degli attacchi precedenti. Fatiche che sono state messe da parte grazie ad un grande attacco negli ultimi 17 chilometri, quando tra gli inseguitori si è aperta una sfida nella sfida per i piazzamenti d’onore. Una medaglia d’argento che ha un sapore dolcissimo. VOTO. 8,5
VALENTIN MADOUAS: Il transalpino conduce una gara di enorme sacrificio. Presente nei vari attacchi di giornata, rientra con Nizzolo e altri corridori nel gruppetto Alaphilippe ai meno 26 chilometri. Una volta insieme al capitano Alaphilippe, il giovane Madouas si mette a lavorare per lui preparandogli il terreno per l’attacco decisivo. VOTO: 7,5
BENOIT COSNEFROY: Un guerriero degno del miglior Voeckler. Pronti e via e lo si vede con Cort Nielsen ed Evenepoel all’attacco. Lo vediamo nuovamente attaccare sullo Smeysberg e poi chiudere ai meno 42 chilometri sul tentativo di attacco di Politt. Corridore generoso e sempre disponibile che non si è risparmiato minimamente per il bene della squadra. VOTO: 7
MICHAEL VALGREN: Terzo posto e medaglia di bronzo per il danese della EF Education – Nippo. La nazionale danese dà battaglia sin dall’inizio e trova in Valgren l’ultimo baluardo pronto ad inseguire l’indiavolato Alaphilippe. Viene beffato da Van Baarle nello sprint per il secondo posto e si deve così ”accontentare” della medaglia di bronzo. VOTO: 7
REMCO EVENEPOEL: Viene stuzzicato persino da Merckx alla vigilia, accusato di non essere un uomo squadra. Il talentino belga non ci sta e risponde con i fatti sacrificandosi già dai primi chilometri per il capitano designato Wout Van Aert. Attacca e riattacca per far lavorare le altre nazionali e una volta ripreso si mette a tirare dando fondo alle sue enormi energie. VOTO: 7
ANDREA BAGIOLI: Il giovane italiano della Deceuninck-QuickStep è una pedina importante per la nazionale azzurra. Quando c’è da entrare nelle fughe pericolose non si tira indietro. Prezioso per Colbrelli nell’ultima parte della corsa. VOTO: 6,5
NEILSON POWLESS: Lo statunitense termina a sorpresa al quinto posto una corsa che poteva regalargli anche qualche gioia in più. Nella volata per la medaglia d’argento paga le fatiche degli ultimi 7 chilometri, quando deve recuperare più volte sugli altri inseguitori. VOTO: 6,5
THOMAS PIDCOCK: Il talentuoso britannico termina la corsa al sesto posto a 49” dal campione del mondo Alaphilippe. Corre con attenzione fino all’attacco vincente del francese, poi si fa prendere dalla frenesia e cerca di rimediare da solo raccogliendo unicamente fuori giri che pagherà nel finale. VOTO: 6,5
JASPER STUYVEN: L’impostazione sbagliata della volata per il secondo posto racchiude perfettamente la giornata altamente negativa per la nazionale belga. Il corridore della Trek-Segafredo dopo la debacle di Van Aert e con Evenepoel ormai fuori gioco, si ritrova addosso tutte le speranza di una nazionale che partiva come la più accreditata per la vittoria. Le speranze sono naufragate negli ultimissimi metri con una volata lanciata male che gli permetteva di raccogliere solo un deludente quarto posto. VOTO: 6
SONNY COLBRELLI: Decimo posto per il campione europeo in carica. Il Cobra e la nazionale italiana si fanno sorprendere solo dal primo attacco di giornata di Remco Evenepoel; rientrato il pericolo e rimesso in carreggiata corre in modo attento, cercando di non far scappare Alaphilippe quando inizia ad aprire il gas. Negli ultimi 50 chilometri la corsa si innervosisce, risponde ad Alaphilippe in maniera eccellente sullo Smeysbergin e litiga con Evenepoel nella seguente discesa. Una volta partito il francese, Colbrelli da il tutto per tutto sul Keizersberg, non riuscendo a raccogliere i frutti desiderati e si rialza perdendo le energie per rispondere agli attacchi successivi degli altri inseguitori. VOTO: 6
MATTEO TRENTIN: Si sacrifica nella prima fase della corsa quando gli azzurri si fanno trovare impreparati dall’attacco di Remco Evenepoel. Grazie alle sue trenate riescono a scampare il primo pericolo di giornata ma esce di scena troppo presto. VOTO: 6
TIM DECLERCQ: Si aprono le danze e il trattore belga si mette subito in testa al plotone a dettare il ritmo per il capitano di giornata Van Aert. VOTO: 6
MAGNUS CORT NIELSEN: Dopo una Vuelta di Spagna corsa da assoluto protagonista, lo aspettavamo al coperto, pronto a uscire nelle fasi cruciali della corsa per giocarsi le proprie chances, invece tutto questo non avviene. Il corridore della EF Education- Nippo lo troviamo, infatti, nel primo vero attacco di giornata quando prende il largo insieme a Remco Evenepoel e Benoit Cosnefroy. VOTO: 6
ALEXANDER KRISTOFF: Quando ci sono gare di questo tipo il norvegese è sempre da tenere d’occhio. Questa volta però non riesce ad entrare mai nel vivo della corsa. VOTO: 5
PETER SAGAN: Il tre volte Campione del Mondo veniva da una stagione ciclistica poco entusiasmante. Una vittoria oggi lo avrebbe fatto salire ancor di più sull’Olimpo del ciclismo, dove già può vantare un posto. Si vede nella parte centrale della corsa, quando lo si nota nei primi posti del gruppo, poi sparire mestamente di scena. VOTO: 5
MARC HIRSCHI: Il gioiellino svizzero bronzo a Imola abbandona troppo presto la contesa e con lui svaniscono tutte le speranze elvetiche. VOTO: 5
MATHIEU VAN DER POEL: Prima dei 60 chilometri dall’arrivo, lo si vede sempre al coperto, nascosto e ben protetto, anche troppo. Quando sul Bekestraat Alaphilippe apre le danze, Van der Poel si fa trovare impreparato e riuscirà a rientrare solo in un secondo momento, sprecando energie importanti. Nei chilometri successivi si nota la sua condizione non ottimale, quando risponde con fatica e con poca lucidità ai tentativi di Alaphilippe prima e degli altri inseguitori poi. VOTO: 5
MATEJ MOHORIC: Il percorso sulla carta era adatto alle caratteristiche dello sloveno. Aveva al suo fianco una nazionale composta da grandi campioni, ma come all’europeo delude e arriva lontanissimo dai migliori. VOTO: 4,5
WOUT VAN AERT: Il belga è il grande sconfitto di giornata. La sua nazionale aveva tutti i pronostici dalla propria parte, con addirittura Evenepoel pronto a farsi in quattro per la causa del capitano. Van Aert ha fatto entrare in scena i propri compagni di squadra sin dalle prime battute per poi sciogliersi come neve al sole sotto le accelerazioni dell’indemoniato Alaphilippe. Nel successivo inseguimento viene fuori anche una condizione fisica non ottimale, tanto che Stuyven avrà carta bianca per giocarsi le proprie carte per un possibile podio. VOTO: 4
Luigi Giglio
LE PAGELLE DELL’EUROPEO 2021
settembre 13, 2021 by Redazione
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Per il quarto anno consecutivo la nazionale italiana incassa la vittoria nel campionato europeo. Ecco le pagelle dell’edizione 2021, conquistata dal bresciano Sonny Colbrelli
SONNY COLBRELLI: Il Cobra da campione italiano in carica vince meritatamente l’Europeo di ciclismo su strada, come lo scorso anno fece Giacomo Nizzolo. Colbrelli è stato il perfetto finalizzatore di una nazionale italiana capace di essere presente e attiva in ogni fase della corsa. Quarta medaglia d’oro vinta consecutivamente dagli azzurri, quest’anno contro un avversario di enorme qualità come Remco Evenepoel. Dopo aver vinto qualche giorno fa il Benelux Tour, il lombardo si presenta al via con la consapevolezza mentale e la forma fisica ideale per far sua la medaglia d’oro e così è stato. Il ciclista della Bahrain – Victorious non sente la pressione ed è stato sempre attento nei chilometri finali, pronto a saltare sulle ruote di Evenepoel per non lasciargli spazio. Rimasti da soli negli ultimissimi chilometri Sonny, dimostrando di aver molta più esperienza di Evenepoel, ritardando sui cambi e collaborando lo stretto necessario. Di mestiere ha anticipato la volata entrando in testa nell’ultima curva e andando così a conquistare il titolo europeo. Una bellissima vittoria quella di Colbrelli conquistata nella stagione più prolifica della sua carriera. VOTO: 10
REMCO EVENEPOEL: Il belga è stato uno dei protagonisti assoluti del Campionato Europeo, ma gli è mancato giusto negli ultimissimi chilometri finali quel pizzico di esperienza in più che avrebbe fatto la differenza. Poco più di un anno fa era vittima di una terribile caduta al Giro di Lombardia che aveva lasciato tutti col fiato sospeso e che lo costrinse a stare lontano dalla bicicletta per vari mesi. Oggi, a ventuno anni, Evenepoel è stato il corridore più temuto, quello sul quale tutte le nazionali avevo gli occhi puntati. Il campioncino belga come da copione è il più attivo e il più forte sugli strappi. Nei 40 chilometri finali propizia gli attacchi decisivi della corsa e chilometro dopo chilometro stacca tutti gli avversari, tutti tranne Colbrelli che nel finale da batticuore lo anticiperà sulla linea d’arrivo. Medaglia d’argento conquistata dopo quella di bronzo vinta nella cronometro tre giorni fa. Unico neo della giornata il gesto dell’ombrello fatto dopo l’arrivo, quando arrabbiatissimo per il secondo posto non riesce a controllarsi e dà sfogo a tutta la sua frustrazione. VOTO: 9
BENOIT COSNEFROY: Il corridore della AG2R Citroën Team è la punta di una nazionale francese agguerrita che movimenta la corsa fin dai chilometri iniziali. Il buon Benoit non si risparmia e nel finale è uno dei più attivi. Segue Evenepoel ad ogni attacco, rispondendo colpo su colpo fino a quando la gambe lo mollano ai meno dieci dal traguardo, dopo un ennesimo attacco del belga. Rimasto da solo tra il duo di testa e il gruppo inseguitore, non si perde d’animo e di buona lena arriverà terzo conquistando la medaglia di bronzo. VOTO: 8
MATTEO TRENTIN: Campione europeo nel 2018 e corridore come sempre esemplare su cui si può far affidamento in ogni tipo di corsa. L’ottimo Trentin corre da perfetta seconda punta, da uomo-ombra per Colbrelli. Quando a 40 chilometri dall’arrivo restano solo in 9 ciclisti lui c’è, pronto ad entrare in scena a seconda dell’andamento della corsa. Quando Evenepoel, Colbrelli e Cosnefroy partono all’attacco, lui rimane nel gruppetto inseguitore attaccato alle ruote di Pogacar. Terminerà quarto vincendo lo sprint del gruppetto inseguitore. VOTO: 7,5
BEN HERMANS: Il corridore della Israel Start-Up Nation è l’uomo di fiducia di Remco Evenepoel, è la sua ombra. Quando al comando della corsa rimangono solo in nove, si mette in testa al gruppetto per allungare sugli inseguitori sacrificandosi per il proprio capitano. Dopo l’attacco di Remco rimane in scia del gruppetto Pogacar rompendo i cambi. Chiuderà la corsa all’ottavo posto. VOTO: 7
VICTOR CAMPENAERTS: Il suo ruolo è quello di sacrificarsi per il capitano di giornata Evenepoel. Spinge dall’inizio e si vede lavorare anche nel finale per ricucire dagli attaccanti in fuga. Nonostante la grande mole di lavoro riesce a terminare decimo a 5′41” da Colbrelli. VOTO: 7
DIEGO ULISSI: L’italiano dell’UAE-TEAM Emirates è sempre attivo, soprattutto nella fase centrale della corsa dove è attento ad entrare nelle varie fughe. VOTO: 6,5
MARC HIRSCHI: Dopo una stagione in sottotono, lo svizzero riesce a correre in modo intelligente e coraggioso restando sempre coi migliori fino a quando Evenepoel, Colbrelli e Cosnefroy lasciano tutti ai meno venti. VOTO: 6,5
MARKUS HOELGAARD: Il corridore norvegese della Uno-X Pro Cycling Team si ritrova catapultato da capitano in una corsa di primo piano contro avversari spietati, lui non si fa intimorire e corre senza remore terminando settimo nel gruppetto Trentin-Pogacar. VOTO: 6,5
TADEJ POGACAR: Con Mohoric non in ottima forma, tutte le speranze della Slovenia sono sul vincitore degli ultimi due Tour de France. Corre bene fino a quando, ai meno 20 chilometri, si fa sorprendere dall’accelerazione di Evenepoel. Non riesce a rientrare sul terzetto dei migliori terminando la corsa al quinto posto. VOTO: 6,5
ANDREA BAGIOLI: Il corridore della Deceunick-QuickStep parte all’attacco nella prima parte di gara permettendo ai propri compagni di rifiatare in gruppo. VOTO: 6
PAVEL SIVAKOV: Il russo della Ineos Grenadiers non si risparmia e rilancia più volte l’azione, ma non ha le gambe per fare la differenza e si perde nel finale. Terminerà al nono posto a 1′49” dal vincitore Colbrelli. VOTO: 6
THIBAUT PINOT: Gli ordini di scuderia sono chiari, lui e gli altri scalatori francesi devono animare la corsa nella prima parte, soprattutto sul Bondone; così il transalpino si mette a pedalare a testa bassa facendo lavorare molto le nazionali inseguitrici e stancando i velocisti puri. VOTO: 6
MATTEO CATTANEO: Appena si aprono le danze e iniziano i primi scatti, il corridore della Deceunick-QuickStep si mette subito a disposizione della squadra ponendosi in testa al gruppo a pedalare per tenere chiusa la corsa. VOTO: 6
BAUKE MOLLEMA: Dopo una stagione corsa a mille senza risparmiarsi mai, l’olandese della Trek-Segafredo arriva all’appuntamento europeo con le batterie scariche. Gli va dato atto che, nonostante dica addio ai sogni di gloria dopo pochi chilometri, non si ritira e onora la corsa fino alla fine. VOTO: 5,5
GINO MADER: Lo svizzero della Bahrain-Victorious non recupera dopo le fatiche dell’ultima Vuelta. Abbandona la corsa dopo pochi chilometri. VOTO: 5
PHILIPPE GILBERT: Il belga non entra mai nel vivo della corsa e dice addio ai sogni di gloria quando all’arrivo mancano oltre 100 chilometri. Stagione da dimenticare per il trentanovenne belga. VOTO: 5
ROGER ADRIA: Il giovanissimo corridore della Equipo Kern Pharma taglierà il traguardo con 9′16”di ritardo da Sonny Colbrelli. Al ventinovesimo posto sarà il primo e l’unico della nazionale spagnola (VOTO 3) all’arrivo, una spedizione disastrosa quella iberica. VOTO: 4,5
PETER SAGAN: Il campione slovacco è parso sofferente sin dalle prime battute e sulle prime asperità trentine getta la spugna. Una stagione per Sagan con pochi chiari e molti scuri. VOTO 4
Luigi Giglio
VUELTA 2021: LE PAGELLE FINALI
settembre 7, 2021 by Redazione
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Si è conclusa la Vuelta con la terza vittoria consecutiva di Primoz Roglic. Ecco le valutazioni finali, con una speciale valutazione dedicata alla carriera di Fabio Aru, che ha deciso di lasciare il ciclismo al termine dell’edizione 2021 della corsa iberica
PRIMOZ ROGLIC: Lo sloveno cala il tris vincendo la terza Vuelta di Spagna consecutiva su tre partecipazioni. Dal 2019 ad oggi è il padrone indiscusso della corsa iberica dove quest’anno si presentava al via anche da campione olimpico a cronometro. Vince il prologo di Burgos e conquista la prima Maglia Rossa; nelle tappe successive controlla e lascia la leadership per due volte ai fuggitivi di giornata, la riconquista con facilità e tiene a bada i diretti rivali in tutti gli arrivi in salita. Terminerà con un vantaggio di 4′42” sul secondo in classifica Enric Mas, uno scarto enorme: per trovarne uno maggiore dobbiamo tornare indietro nel tempp fino al 1997, quando Alex Zulle diede 5′02” a Fernando Escartin. Oltre alla cronometro iniziale vince anche la cronometro finale di Santiago de Compostela e due tappe in linea, tra le quali il difficile tappone con arrivo ai Lagos de Covadonga. Mostra qualche piccolo segno di cedimento solo durante la seconda settimana, stringe i denti e, aiutato da una grande squadra, spazza via tutte le paure andando ad eguagliare il record di Tony Rominger e Roberto Heras di tre successi di fila al Giro di Spagna. VOTO: 10
FABIO JAKOBSEN: Dopo il terribile incidente del Giro di Polonia 2020 e aver rischiato seriamente di non poter più correre su una bicicletta, si riprende tutto ciò che gli spetta. Alla Vuelta si concede ben tre vittorie di tappa, due secondi posti e la leadership della classifica a punti. Bentornato Fabio. VOTO: 9
MAGNUS CORT: Il danese della EF Education-Nippo corre una Vuelta grandiosa. Vince tre tappe suddivise perfettamente nelle tre settimane, segno di una condizione perfetta che lo ha accompagnato dall’inizio alla fine e che gli ha permesso di correre la sua miglior stagione da quando è passato professionista. Tenta il colpaccio anche nella cronometro finale di Santiago di Compostela, peccato che abbia trovato un grande Roglic sulla sua strada. VOTO: 8
MICHEL STORER: Il giovane australiano del Team DSM vince con merito la classifica dedicata agli scalatori. Ciò avviene grazie ad una condotta di gara sempre aggressiva. VOTO: 8
ENRIC MAS: Lo spagnolo si divide i gradi di capitano con Lopez, insieme cercano di mettere pressione a Roglic, ma senza ottenere grossi risultati. Corre con attenzione e non perde mai la bussola, a differenza del compagno di squadra. Il suo è u secondo posto meritatissimo, come nel 2018, se consideriamo anche le fatiche accumulate al Tour de France. VOTO: 7,5
JACK HAIG: Finalmente riesce a fare classifica in un grande giro. Senza subire pressioni e senza dividersi i ruoli di capitano con nessun altro (Landa si fa fuori praticamente subito) conquista il gradino più basso del podio finale. VOTO: 7,5
ADAM YATES: Il britannico sfiora il podio. Col senno di poi conveniva dargli carta bianca sin dall’inizio della corsa. Appena Bernal dà segni di cedimento, nella seconda settimana inizia a curare la classifica generale dove risale tappa dopo tappa. VOTO: 7
CLEMENT CHAMPOUSSIN: Il corridore della AG2R Citroën Team riesce a vincere per la prima volta in carriera una tappa in un Grande Giro, un successo meritato dopo averci provato più volte in precedenza. VOTO: 7
GINO MADER: Lo svizzero si era fatto conoscere dal grande pubblico durante il Giro d’Italia 2021 con la vittoria a San Giacomo. In Spagna si dedica alla classifica generale e sorprendentemente termina al quinto posto, piazzamente che gli consente anche di vincere la classifica dedica ai giovani. VOTO:7
JASPER PHILIPSEN: Dopo un Tour de France non all’altezza ha la sua rivincita alla Vuelta. Il velocista della Alpecin-Fenix si sblocca con due belle vittorie a Burgos e ad Allbacete. VOTO: 7
SEPP KUSS: Il giovane corridore della Jumbo-Visma è un tuttofare. Fa il gregario quando serve per Roglic, cura la classifica generale e nel frattempo prova a vincere qualche tappa salendo sul podio di giornata. In molti altri team farebbe sicuramente il capitano. VOTO: 7
ANDREA BAGIOLI: Il giovane ciclista della Deceuninck-QuickStep non sfigura al cospetto di ciclisti più esperti e navigati di lui. Lavora per il capitano di giornata quando c’è da lavorare e si prende le sue responsabilità quando ha il via libera. Raccoglie un terzo posto sull’Alto de la Montaña de Cullera e un secondo posto a Cordoba, lanciando ottimi segnali per il futuro. VOTO: 6,5
DAMIANO CARUSO: Il siciliano è strepitoso nella tappa dell’Alto de Velefique, sul quale va a vincere partendo da lontano. Nei giorni successivi la condizione lo abbandona e si accontenta di terminare la corsa in modo decoroso. Di gran lunga il miglior italiano nei Grandi Giri in questa stagione ciclistica 2021. VOTO: 6,5
FLORIAN SENECHAL: Il corridore della Deceuninck-QuickStep riesce a trionfare a Villanueva de la Serena dopo aver lavorato tanto nei finali di tappa per il proprio capitano Jakobsen. Un successo meritato per un corridore talentuoso e generoso. VOTO: 6,5
GUILLAUME MARTIN: Entrando nella fuga bidone della decima tappa si ritrova al secondo posto in classifica generale. Da lì in poi si mette a difendere la top ten finale e ci riesce chiudendo al nono posto. VOTO: 6,5
ODD CHRISTIAN EIKING: Il corridore della Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux conquista la Maglia Rossa grazie ad una fuga bidone e riesce a mantenere il primato per ben sette tappe finché è costretto a cedere ai big. VOTO: 6,5
REIN TAARAMAE: L’estone della Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux riesce a rubare, per due tappe, la Maglia Rossa a Roglic grazie alla fuga vittoriosa verso il Picón Blanco. Un risultato meritato che mancava dal 2016, quando trionfò in Italia a Sant’Anna di Vinadio. VOTO: 6,5
ROMAIN BARDET: Il corridore del Team DSM parte a rilento per per attaccare nella seconda settimana, dove riesce a vincere a Pico Villuercas. Si riperde nell’ultima settimana dove attacca ancora, ma stavolta la gamba gira a vuoto. VOTO: 6,5
ALBERTO DAINESE: Molto incoraggiante l’esordio del giovane veneto in un Grande Giro. Tanti piazzamenti in volata al cospetto di rivali più quotati che lasciano presagire un futuro roseo. VOTO: 6
ANDREAS KRON: Il giovanissimo danese della Lotto Souda lè un peperino. Sempre attivo, lo si è spesso visto in azione in molte fughe. VOTO: 6
DAVID DE LA CRUZ: Senza infamia e senza lode, correndo con costanza sfrutta le débâcle degli avversari riuscendo a centrare un posto nei primi dieci della classifica generale. Buona la cronometro finale di Santiago de Compostela, grazie alla quale guadagna il settimo posto. VOTO: 6
EGAN BERNAL: Non si presenta al via nelle migliori condizioni fisiche e cerca di trovare il colpo di pedale giusto, che non troverà mai nonostante non ci pensi due volte per tentare qualche sortita. VOTO: 6
FELIX GROßSCHARTNER: Una Vuelta di Spagna corsa con molta costanza e attenzione. Quando ha terreno e spazio per attaccare lo fa; una volta entrato in classifica si mette a curarla e riesce a terminare a Santiago de Compostela al decimo posto. VOTO: 6
KENNY ELISSONDE: Il portacolori della Trek-Segafredo parte forte e riesce a conquistare, anche se solo per pochi giorni, la Maglia Rossa. VOTO: 6
LOUIS MEINTJES: Dopo tanto tempo lo troviamo a lottare per un posto nella top ten della classifica generale. La sfortuna vuole che debba lasciare la corsa sul più bello a causa di una caduta. VOTO: 6
MICHAEL MATTHEWS: L’australiano corre senza risparmiarsi fin dalla prima settimana, raccogliendo piazzamenti qua e là. Gli manca lo spunto decisivo, un problema che si protrae da più di un anno ormai. VOTO: 6
ALEX ARANBURU: Parte bene già dal prologo di Burgos, dove arriva secondo, e poi si piazza quinto nella tappa in linea successiva. Si perde dalla terza tappa in poi fino al ritiro causato da una caduta. Di gran lunga il migliore dall’Astana in questa edizione della Vuelta. VOTO: 5,5
JESUS HERRADA: Attivo solo sul Pico Villuercas, dove deve arrendersi ad un Bardet in giornata di grazia. VOTO: 5,5
JON ABERASTURI: L’esperto velocista della Caja Rural – Seguros RGA prova a rendersi utile negli arrivi in volata. Tanta buona volontà ma risultati non certo eccelsi. VOTO: 5,5
MATTEO TRENTIN: Il trentino della UAE Team Emirates non riesce a vincere una tappa. Corre con aggressività e sagacia, ma il suo guizzo vincente si è un po’ arruginito. VOTO: 5,5
RICCARDO MINALI: Il venticinquenne velocista della Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux non riesce a fare il salto di qualità tra i professionisti mentre il tempo passa inesorabilmente e i risultati non arrivano. VOTO: 5,5
ARNAUD DEMARE: Viene beffato da Jakobsen nella quarta frazione con arrivo a Molina de Aragón; da lì in poi si eclissa e non lo si vede più. VOTO: 5
DANIEL NAVARRO: Il corridore della Burgos-BH paga la non giovane età; tanta fatica solo per entrare nelle fughe di giornata. VOTO: 5
GIULIO CICCONE: Una Vuelta in chiaroscuro per l’abruzzese. Prova a far classifica, ci mette ardore e sacrifico ma il risultato non è dei migliori. Purtroppo una caduta all’inizio dell’ultima settimana lo costringe al ritiro. Gli manca ancora la costanza nei Grandi Giri per fare quel salto di qualità che tutti si aspettano da lui. VOTO: 5
LILIAN CALMEJANE: Tanti passaggi a vuoto per il transalpino della AG2R Citroën Team. Gli manca una vittoria di tappa in un Grande Giro dal 2017, ci saremmo aspettati una condotta di corsa più aggressiva, considerando anche che la Vuelta è stata l’unica corsa di tre settimane in cui ha partecipato quest’anno. VOTO: 5
LUIS ANGEL MATE’: Il corridore della Euskaltel – Euskadi doveva essere il portabandiera del team, ma conclude la corsa senza nessuna azione degna di nota. VOTO: 5
SEP VANMARCKE: Tappe adatte alle sue caratteristiche non ce n’erano tante, eppure lui non fa molto per ritagliarsi lo spazio necessario per attaccare o provare a conquistare una posizione d’onore. VOTO: 5
MIKEL LANDA: Un crescendo di delusioni dopo essere arrivato al via nella migliore forma fisica possibile. Cadute, giri a vuoto e distrazioni fino al ritiro nella diciassettesima tappa. Ancora un’occasione sprecata per il basco. VOTO: 4
MIGUEL ANGEL LOPEZ: Si ritira durante l’ultima tappa in linea della Vuelta, quando era in piena corsa per il podio finale pochi giorni dopo la splendida vittoria sull’Altu d’El Gamoniteiru. Per lui una crisi di nervi che non è stata ancora digerita in casa Movistar. Lascia la Vuelta nel peggior modo possibile, inaccettabile da parte di un professionista. VOTO: 2
FABIO ARU: Il sardo dice addio al ciclismo su strada a soli 31 anni, terminando la sua avventura sulle due ruote proprio nella corsa che gli ha regalato l’emozione più grande. Era il 2015 quando Aru vinse la Vuelta superando corridori come Joaquin Rodriguez, Nairo Quintana e Tom Dumoulin. Dopo i podi sorprendenti del Giro d’Italia aveva conquistato un Grande Giro proprio come Nibali (anche lo “Squalo” iniziò a dominare le corse di tre settimane proprio partendo dalla Vuelta). Fabio sarà accostato come rivale ed erede ciclistico al siciliano, dopo Coppi-Bartali e Moser-Saronni la stampa e gli appassionati italici pregustavano una nuova rivalità tutta tricolore. Invece non sarà così. Problemi fisici, psicologici e caratteriali gli hanno impedito di continuare a lottare per risultati importanti. Ultima vittoria nel 2017, tappa e Maglia Gialla conquistata al Tour de France da campione italiano in carica, troppo tempo per un corridore che a soli 24 anni trionfava a Plan di Montecampione entrando di prepotenza tra i big del ciclismo mondiale. VOTO ALLA CARRIERA: 6,5
Luigi Giglio
LA TAPPA DEL GIORNO: PADRÓN – SANTIAGO DE COMPOSTELA
settembre 5, 2021 by Redazione
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Gran finale a cronometro per la Vuelta 2021, che quest’anno ha scelto di non arrivare nella solita Madrid. L’ultima tappa si disputerà sulle movimentate strade della Galizia, ricalcando il tracciato di una prova contro il tempo disputata alla Vuelta del 1993
Era da parecchie edizioni che la Vuelta non proponeva una cronometro così lunga all’ultimo giorno di gara. Per trovare una simile alla Padrón – Santiago de Compostela bisogna tornare indietro nel tempo fino al 2004, quando il Giro di Spagna terminò a Madrid con una prova contro il tempo di 28 Km vinta dallo spagnolo Santiago Pérez, mentre il suo connazionale Roberto Heras si difese e per 30 secondi conquistò la sua terza Vuelta. Due anni prima, invece, non gli era andata così bene perchè nella conclusiva Warner Bros Park – Madrid di 41 Km perse e di parecchio (2′14″) le insegne del primato, passate ad Aitor González. Venendo alla crono di quest’anno si disputerà sulla distanza di 34 Km ricalcando le rotte di un’altra tappa contro il tempo che fu proposta come ultima tappa della Vuelta. Era il 1993 e quel giorno si percorsero le medesime strade di oggi, anche se era maggiore di una decina di chilometri la distanza di gara, completata nel minor tempo da Alex Zülle, che rimase in sella per poco più di un’ora. La media dell’elvetico non fu elevatissima, poco meno di 44 Km orari, a causa di un tracciato non proprio da specialisti per la presenza di due tratti in salita. Il primo lo s’incontrerà a 13 Km dalla partenza e sarà il più difficile, un chilometro esatto al 7.5% al termine del quale saranno presi i primi tempi di gara. Ad una decina di chilometri dal traguardo si incontrerà la seconda ed ultima ascesa (mille metri al 6% e altro punto di rilevamento degli intermedi), ma anche il tratto conclusivo proporrà costantemente sotto le ruote dei corridori una lieve e costante pendenza. L’arrivo sarà in Plaza del Obradoiro, al cospetto della celebre cattedrale di Santiago de Compostela, punto terminale dello storico cammino percorso ogni anno da migliaia di pellegrini. Per avere l’attestato che certifica d’averlo effettuato bisogna dimostrare di aver percorso a piedi almeno 100 Km, ma non sarà così per i partecipanti alla Vuelta: per essere inclusi nella classifica generale dovranno aver terminato in sella alle loro bici l’intero percorso del Giro di Spagna. 3417 Km per la precisione!
METEO
Padrón – partenza primo corridore: poco nuvoloso, 24.8°C, vento moderato da SSW (12 km/h), umidità al 49%
Padrón – partenza maglia rossa: cielo sereno, 24°C (percepiti 25°C), vento debole da SW (5 km/h), umidità al 53%
Santiago de Compostela – arrivo primo corridore : poco nuvoloso, 31.3°C (percepiti 30°C), vento moderato da SSW (10-15 km/h), umidità al 28%
Santiago de Compostela – arrivo maglia rossa : cielo sereno, 27.8°C, vento debole da NNW (5-8 km/h), umidità al 41%
GLI ORARI DELLA VUELTA
Segnaliamo che la corsa non sarà seguita dalla RAI
16.29: partenza del primo corridore (Josef Černý) da Padrón
17.10: arrivo del primo corridore a Santiago de Compostela
17.50: inizio diretta su Eurosport 1 (circa un’ora e venti minuti dopo la partenza del primo corridore)
19.49: partenza di Primoz Roglic da Padrón
20.30: arrivo di Primoz Roglic a Santiago de Compostela
L’ANGOLO DELLA STORIA
Nonostante si tratti di una delle più celebri località spagnole non sono molte le volte nelle quali il Giro di Spagna ha proposto Santiago de Compostela nel suo tracciato, forse per non far scontrare troppo spesso la complessa macchina organizzativa della Vuelta con i numerosi pellegrini che giornalmente giungono al noto santuario galiziano. Il motivo è lo stesso per il quale Lourdes e il Tour de France si sono “incontrati” di persona in sole sei occasioni e di queste due sono stati arrivi di tappa e quattro meno “invasive” partenze. La Vuelta, che ha dimensioni più ridotte rispetto al gigantesco carrozzone della Grande Boucle, è finora riuscita a proporre 8 volte il traguardo in quel di Santiago, al quale è “pellegrinata” per la prima volta nel 1942, quando a imporsi fu lo spagnolo Antonio Andrés Sancho. Per i motivi sopra citati bisognerà attendere 40 anni esatti per rivedere la Vuelta sulle strade di Santiago, che nel 1982 sarà scelta per ospitare il cronoprologo, vinto da Marc Gomez, il corridore francese che esattamente un mese prima si era imposto a sorpresa, da neoprofessionista, alla Milano-Sanremo. Tre anni dopo sarà un corridore italiano a tagliare vittorioso questo traguardo, il mantovano Giambattista Baronchelli, al quale succederà nel 1989 lo spagnolo Joaquín Hernandez. Dopo aver ospitato la partenza assoluta nel 1982, Santiago avrà per la prima volta l’onore di ospitare l’arrivo della tappa conclusiva nel 1993, in occasione della citata crono vinta da Alex Zülle, che quel giorno rischiò di portar via la maglia amarillo al suo connazionale Tony Rominger, vincitore della sua seconda Vuelta (su tre conquistate consecutivamente) con appena 29 secondi di vantaggio. Dopo la seconda tappa dell’edizione 2007, vinta allo sprint dallo spagnolo Óscar Freire, Santiago tornerà ad essere ultimo traguardo della Vuelta nel 2014 e anche in quell’occasione si disputò una cronometro, anche se del tutto ininfluente per la classifica generale perchè quell’anno si scelse di proporre un facile tracciato in circuito di una decina di chilometri che porterà ancora il sigillo di un corridore italiano, il parmense Adriano Malori.

La cattedrale di Santiago de Compostela e l’altimetria della ventunesima tappa (www.ilcamminodisantiago.net)