LA CALZA DELLA BEFANA: FEBBRAIO 2026

febbraio 3, 2026
Categoria: Approfondimenti, Copertina

Sarà anche il mese più corto dell’anno e uno dei più freddi, ma nella calza di Febbraio gli appassionati di ciclismo non troveranno il carbone che un tempo veniva utilizzato per riscaldarsi nei periodi più gelidi. La stagione a due ruote, al contrario, comincia a scaldarsi con un tutta una serie di leccornie e nei prossimi 28 giorni offrirà un assortimento di gare che faranno pregustare il sapore dei grandi appuntamenti stagionali che si succederanno da marzo in poi.

“Febbraio, febbraietto mese corto e maledetto” recita un noto proverbio, che fa leva sul fatto che un tempo, per le famiglie contadine, il mese più corto dell’anno era un periodo duro perché nel mezzo del cammino dell’inverno le provviste racimolate nella bella stagione cominciavano a scarseggiare e soffrivano anche gli animali, a corto di foraggio fresco. Gli appassionati di ciclismo, invece, non saranno assolutamente d’accordo con quest’antico detto poiché per loro la calza che recapitata dalla Befana si presenta bella piena di gare: nel volgere di 28 giorni s’incontreranno – senza contare i campionati nazionali dei paesi più “esotici” – 34 corse di un giorno e 12 brevi corse a tappe che consentiranno di cominciare a pregustare gli appuntamenti più succulenti della stagione e in particolare c’è attesa per l’ottava edizione dell’UAE Tour, corsa nel cui giovane albo d’oro già spiccano le tre affermazioni di Tadej Pogacar, mentre quest’anno – assente lo sloveno – la star al via sarà il danese Jonas Vingegaard, che tre mesi più tardi per la prima volta in carriera affronterà il Giro d’Italia.

Saranno proprio le corse a tappe i principali appuntamenti ciclistici del mese, ma a inaugurare febbraio sarà una gara di un giorno, la decima edizione della Cadel Evans Great Ocean Road Race, prevista proprio il primo del mese a Geelong, in Australia, dove si dovranno percorrere 182 Km favorevoli ai velocisti, nonostante che nel finale si debba affrontare per tre volte la salita della Challambra Crescent (1300 metri all’8%), nel 2010 ripetuta 11 volte nel circuito dei campionati del mondo, terminati allo sprint con il successo del norvegese Thor Hushovd. Ventiquattrore più tardi si alzerà il sipario sulla stagione di corse francese con il Grand Prix Cycliste la Marseillaise, il cui tracciato è stato addolcito rispetto a quello delle edizioni più recenti e, dunque, anche questa gara dovrebbe concludersi con una volata.

Le prime due corse a tappe del mese prenderanno entrambe il via il 4 febbraio ed entrambe si disputeranno nell’arco di cinque giorni, terminando l’8 febbraio. Cominciamo dalla più prestigiosa delle due, sia per anzianità, sia per considerazione da parte dell’UCI, che nel 2020 l’ha promossa al circuito UCI ProSeries.  Stiamo parlando della Volta a la Comunitat Valenciana, la cui edizione numero 77 vedrà al via campioni del calibro del belga Remco Evenepoel e del portoghese João Almeida e molto probabilmente saranno loro due i maggiori indiziati per la vittoria finale, favoriti dall’inserimento nel tracciato di una tappa a cronometro individuale. Di certo non saranno loro due a battagliare per la conquista della prima maglia di leader, essendo la tappa Segorbe – Torreblanca destinata alla conclusione allo sprint, e bisognerà attendere il secondo giorno per vederli all’opera nella frazione contro il tempo, disegnata tra Carlet e Alginet, dove si arriverà dopo 17 Km veloci ma non troppo a causa della presenza di diverse tortuosità e di una salita di 3 Km al 3.7%. Un tracciato di media montagna caratterizzerà la tappa che da Orihuela condurrà a San Vicente del Raspeig, dove il traguardo sarà collocato una quarantina di chilometri dopo la cima dell’Alto de Tibi (7.5 Km al 5%), distanza che potrebbe consentire ai velocisti più resistenti di giocarsi il successo. La tappa altimetricamente più complicata sarà la quarta, che vedrà i corridori partire da La Nucía in direzione di Teulada, dove si giungerà in 172 Km infarciti di salite, seppur la frazione non sia classificabile di alta montagna: di ascese se ne dovranno superare una decina e la più interessante sarà quella, breve ma ripida, del Puig de la Llorença (2300 metri al 9.5% con un muro iniziale di mezzo chilometro al 14.4%), che gli appassionati conoscono anche con il nome di Cumbre del Sol (in vetta vi sono terminate un paio di tappe del Giro di Spagna) e sulla quale si scollinerà a 12 Km dal traguardo. La corsa terminerà il giorno successivo con una tappa “ambigua” perché la Bétera – Valencia proporrà sia una delle salite più difficili della gara iberica (Port del Garbì, 5 Km al 7% con i primi 2 Km all’11.3% di media), sia una totale assenza di difficoltà altimetriche negli ultimi 45 Km, che potrebbero favorire l’arrivo allo sprint (nel 2024 su questo stesso tracciato sfiorò la vittoria il nostro Jonathan Milan), mentre la salita potrebbe anche garantire clamorosi ribalton, come quello che – sempre su questo percorso – nel 2023 consentì al portoghese Rui Costa di spodestare dalla cima della classifica per soli 16 secondi l’abruzzese Giulio Ciccone.

Decisamente meno impegnativo si presenta il tracciato della 56a Étoile de Bessèges, anche perché quest’anno non ci sarà l’arrivo in salita sul Mont Bouquet, introdotto per la prima volta nel tracciato nel 2020 per celebrare la cinquantesima edizione e successivamente riproposto nel 2022, nel 2023 e nel 2025. La corsa francese, organizzata sulle strade del dipartimento del Gard, quasi inevitabilmente si deciderà nella tradizionale cronometro dell’ultimo giorno, mentre le altre frazioni dovrebbero terminare quasi tutte allo sprint, anche se il mistral – che spesso soffia fino a raggiungere i 100 Km/h – potrebbe intervenire a rendere la corsa dura, innescando i temuti “ventagli”. Sarà ancora Bellegarde – come puntualmente accade dal 2011 – a ospitare la partenza della corsa con una prima tappa in circuito quasi interamente pianeggiante di 150 Km che strizza l’occhio sia agli sprinter, sia ai finisseur perché l’unica difficoltà altimetrica – la breve Côte de la Méditerranée, 700 metri al 7.9% – terminerà a poche centinaia di metri dal traguardo. Un filino più movimentato si presenta il tracciato della successiva Saint-Gilles – Domessargues, ma stavolta non s’incontreranno salite che possano turbare il sonno agli sprinter, considerati i 23 Km di strada che si dovranno percorrere per andare al traguardo dopo aver superato la cima della semplice “côte” di Montagnac (1.1 Km al 5.5%). Un tracciato decisamente più intricato sarà offerto l’indomani dalla tappa “titolare” della corsa, disegnata in circuito attorno a Bessèges, che prevede di affrontare per due volte la salita al Col de Trélis (3.6 km al 5.6%) e per tre quella al Col des Brousses (2.2 Km al 5%), brevi e poco impegnativi al punto che non è da escludere che anche oggi la soluzione più probabile sia lo sprint. Caratteristiche simili alla frazione d’apertura presenterà la penultima tappa che, dopo la partenza da Saint-Christol-lez-Alès, proporrà l’arrivo a Vauvert in vetta a uno zampellotto di 400 metri al 5.6%, meno difficile di quello di Bellegarde ma che potrebbe lo stesso rimanere indigesto a qualche velocista. Un’altra costante di questa corsa fin dal 2011 è la crono conclusiva sulle strade di Alès, tappa lunga poco più di 10 Km che ha subito un leggero “ritocchino” al tratto pianeggiante iniziale ma che conserva l’oramai tradizionale arrivo in salita sulla collina d’Ermitage, percorsa un’ascesa di 1.8 Km al 6,9% che potrebbe rompere le uova nel paniere ai passisti, cosa che però non ho accadde nel 2022, quando il più veloce di tutti risultò il futuro recordman dell’ora Filippo Ganna.

Tra il 7 e l’11 febbraio andrà in scena il Tour of Oman, la cui partenza sarà anticipata il giorno precedente dallo svolgimento della Muscat Classic, nata nel 2023 dallo “scorporo” di una delle sei tappe della corsa araba e il cui tracciato ricalca quasi fedelmente quello delle tre edizioni fin qui disputate, terminate con uno sprint a ranghi selezionati dalla salita di Al Jissah (1.1 Km al 9.3%), collocata immediatamente a ridosso dal traguardo di Al Bustan. Per quanto riguarda il Giro dell’Oman il tracciato della 15a edizione sarà, almeno per quel che concerne i finali di tappa, la fotocopia di quello proposto l’anno scorso, con una sola novità di nessuna rilevanza per la vittoria finale. Presso il palazzo del Ministero del Turismo della capitale Mascate si svolgerà il raduno di partenza della prima tappa, il cui traguardo sarà fissato 171 Km più avanti a breve distanza dal Bimmah Sink Hole, spettacolare dolina ricolma d’acqua situata in prossimità dalle ventose rive dell’Oceano Indiano (occhio ai ventagli), dove dodici mesi fa ci fu lo sprint vincente dell’olandese Olav Kooij. Rispetto al 2025 è stato alleggerito il finale della tappa che dal forte di Al Rustaq condurrà alle Yitti Hills, tagliando la salita di Al Jissah (quella della Muscat Classic) ma conservando l’ascesa finale di 1.7 Km al 5.9% (primi 900 metri al 7.9%), tenuta a battesimo nel 2023 dall’affermazione del toscano Diego Ulissi. Anche la terza tappa, che scatterà da Samail, proporrà un arrivo in quota, disegnato a circa 950 metri sul livello del mare sulle prime pendici dell’Eastern Mountain, dove la linea del traguardo sarà preceduta da una salita di 3.4 Km al 7.9%, ascesa che ha fatto il suo debutto in questa corsa nel 2023 con il nome di Jabal Haat e con la vittoria dello statunitense Matteo Jorgenson. La tappa “intrusa” rispetto al tracciato dello scorso anno sarà la penultima e, come anticipato, dovrebbe avere un impatto quasi nullo in classifica per via del suo tracciato pianeggiante, ma nei 146 Km che si dovranno percorrere tra Al Sawadi Beach e Sohar i corridori potrebbero trovarsi a fare i conti con la sgradita compagnia del vento, essendo disegnati costantemente lungo le sponde dell’oceano. A Nizwa sarà sventolata la bandierina del via della frazione conclusiva, che si annuncia decisiva perché l’arrivo sarà posto ai 1200 metri della Jabal Al Akhdhar, la “Montagna Verde” che fin dal 2011, anno della seconda edizione, rappresenta il momento chiave del Giro dell’Oman in virtù delle impegnative pendenze che s’incontreranno negli ultimi 6 km (la pendenza media rasenta il 10%) e che hanno esaltato doti di corridori dello spessore del quattro volte vincitore del Tour de France Chris Froome e del nostro Vincenzo Nibali.

Un paio di giorni per tirare il fiato e poi altre due brevissime corse a tappe si concateneranno in calendario, il Tour de la Provence (13-15 febbraio) e la Vuelta a la Región de Murcia (14-15 febbraio). La decima edizione della corsa transalpina, sarà identica a quella dello scorso anno per quanto concerne la prima e l’ultima tappa (Marsiglia – Saint-Victoret e Rognac – Arles), entrambe terminate allo sprint, mentre al secondo giorno è stata reintrodotta una frazione di alta montagna, che mancava dal 2022, quando il colombiano Nairo Quintana si era imposto ai 1567 metri della Montagne de Lure, percorsa una salita di 13.4 Km al 6.5% che sarà affrontata anche quest’anno, pur se in maniera parziale perché il clima ancora invernale impedirà di arrivare fino in vetta, a quasi 1800 metri sul livello del mare. Per la corsa spagnola, invece, l’edizione 2025 costituirà una sorta di ritorno al passato perché dal 1985 al 2012 (e poi ancora nel biennio 2019-2020) si era disputata a tappe, poi si era preferito trasformarla in una corsa di un giorno. Alcune edizioni erano durate fino a sei giorni, stavolta le tappe saranno soltanto due, Cartagena – Yecla di 178 Km e Murcia – Santomera di 179 Km. La prima frazione non proporrà particolari difficoltà altimetriche fino a circa 5 Km dall’arrivo, quando i corridori si troveranno ai piedi della salita dell’Alto Virgen del Castillo (1300 metri al 7.3% con i conclusivi 400 metri al 9%); più complicato sarà il tracciato della seconda tappa, che toccherà le due salite “simbolo” della corsa murciana, il Collado Bermejo (16 Km al 5.5%) e la Cresta del Gallo (4.4 Km al 6.7% e un tratto centrale di 1.8 Km al 9.3%), anche se queste non si affronteranno in prossimità del traguardo, distante 23 Km dalla cima dell’ultima ascesa.

A questo punto del mese in questa già ricca offerta di corse a tappe si inseriranno tre brevi ma interessanti corse di un giorno, cominciando con la Figueira Champions Classic del 14 febbraio, gara che – a dispetto del nome – proprio classica non è essendo appena alla quarta edizione, ma è già riuscita a far breccia nel cuore degli appassionati e soprattutto dell’UCI, che l’ha subito promossa nel circuito ProSeries nel 2024, quando l’ordine d’arrivo era stato nobilitato dalla vittoria di Remco Evenepoel: per quest’anno la corsa portoghese riproporrà lo stesso impegnativo tracciato sul quale si era gareggiato dodici mesi fa, imperniato sul circuito che prevede di ripetere per tre volte la salita del Parco Forestale (2.3 Km al 7.8%) e lo strappo di Enforca Cães (600 metri al 6.6%). Ha molte più primavere sulle spalle – 39 per la precisione – la spagnola Clásica de Almería, che il 15 febbraio vedrà i velocisti sfidarsi sul traguardo di Roquetas de Mar. Si rimarrà ancora sulle strade della penisola iberica il 16 febbraio quando si disputerà un’altra corsa giovane ma “rampante”, la Clásica Jaén, che dal 2022 costituisce la risposta spagnola alla nostra Strade Bianche e, infatti, il piatto forte di questa gara è la presenza di 8 settori di sterrato.

Se c’è una data che gli appassionati si sono segnati in rosso sui loro calendari, questa sarà sicuramente quella nella quale scatterà la corsa più attesa del mese, l’UAE Tour (16-22 febbraio), che quest’anno calamiterà le attenzioni non soltanto per la presenza di Vingegaard e delle altre stelle al via (dovrebbero esserci anche Evenepoel, i nostri Milan e Antonio Tiberi e la rivelazione della scorsa stagione, il messicano Isaac Del Toro). L’8a edizione del Giro degli Emirati Arabi proporrà, infatti, un arrivo in salita inedito molto duro, destinato a fare storia, che prenderà il posto dell’ascesa alla Jebel Jais, che era una presenza fissa fin dal 2021 ma che non aveva un grande “appeal” per quanto concerne le pendenze, nonostante lassù si siano imposti lo stesso Vingegaard e per due volte il suo rivale Tadej Pogacar. Interamente tracciata nel mezzo del deserto, la prima tappa si snoderà tra Madinat Zayed e il Liwa Palace, dove il traguardo sarà posto al termine di un tratto in salita di 1.4 Km al 4.2% che lo scorso anno non impedì ai velocisti di giocarsi il successo (s’impose Milan dopo un attacco a sorpresa di Pogacar) e che sarà preceduto da una serie di saliscendi (il tratto più difficile misura 1600 metri e presenta una pendenza media del 6.8%) disegnati attorno alla Duna Moreeb, una delle più alte del mondo (300 metri). Ci si trasferirà quindi sull’isola artificiale di Al Hudayriyat, alle porte di Abu Dhabi, sulle cui strade andrà in scena una cronometro di 12,2 Km che si annuncia velocissima, se si pensa che lo scorso anno su questo medesimo percorso il britannico Joshua Tarling “volò” a quasi 57 Km orari. Da Umm al Quwain si ripartirà alla volta della “new entry” dell’edizione 2026, l’arrivo ai 1230 metri della Jebel Mobrah, dove il traguardo sarà posto al termine di un’ascesa di 13.2 Km all’8,1%, numeri che già da soli incutono timore ma che non riescono a rendere l’idea della durezza estrema del tratto conclusivo, introdotto da una discesa di quasi 2 Km che spezza la salita in due settori distinti: quello che si troveranno sotto le ruote i partecipanti all’UAE Tour sarà un vero e proprio “mostriciattolo” perché i 6700 metri che mancheranno per andare all’arrivo offriranno una pendenza media del 12%, mentre la massima si attesterà al 17%. Fujairah ospiterà l’indomani partenza e arrivo della quarta tappa, una frazione caratterizzata da continui ma morbidi saliscendi che non dovrebbero essere d’ostacolo ai velocisti, i quali saranno in “onda” anche il giorno successivo, quando si disputerà la tradizionale tappa disegnata sulle pianeggianti strade di Dubai, che come lo scorso anno terminerà presso la sede dell’Hamdan Bin Mohammed Smart University, mentre debutterà come sede di partenza il Dubai Al Mamzar Park. Il penultimo giorno di gara si tornerà in montagna con la tappa che dall’Al Ain Museum condurrà verso la Jebel Hafeet, montagna al confine con l’Oman che è sempre stata parte integrante del tracciato di questa gara, fin da quando ancora si chiamava Abu Dhabi Tour: gli ultimi 11 Km presentano una pendenza media del 6.7% e vantano un “curriculum” di tutto rispetto nel quale spiccano i nomi di Alejandro Valverde e soprattutto quelli di Adam Yates e Pogacar, che qui sono praticamente di casa avendovi entrambi ottenuto tre vittorie. Nelle ultime quattro edizioni l’organizzazione aveva stabilito di far terminare qui la tappa conclusiva, mentre quest’anno i protagonisti dell’ultimo giorno saranno i velocisti perché Abu Dhabi tornerà a ospitare approdo conclusivo, come il solito previsto sull’isola artificiale del Breakwater, al quale si giungerà dopo esser partiti dallo Zayed National Museum e aver toccato strada facendo diverse delle principali attrattive della capitale degli Emirati Arabi Uniti.

In questi giorni i cultori del ciclismo avranno il proverbiale imbarazzo della scelta perché l’UAE Tour si disputerà in contemporanea ad altre due prestigiose corse a tappe, un intrico di gare venutosi a creare lo scorso anno per la decisione dell’UCI di anticipare di una settimana le date di svolgimento della corsa araba.  Delle due quella geograficamente più lontana dall’Italia sarà la Volta ao Algarve (18-22 febbraio), la cui 52a edizione proporrà un tracciato modellato sul tradizionale cliché che prevede due tappe per velocisti, una frazione a cronometro e gli immancabili arrivi in salita di Fóia e Malhão. Gli sprinter saliranno sul palcoscenico per la prima volta nel giorno d’apertura, quando si partirà da Vila Real de Santo António per raggiungere la cittadina di Tavira. L’indomani Portimão sarà la sede di partenza della tappa diretta all’Alto da Fóia, la montagna più alta della regione portoghese dell’Algarve, che sarà raggiunto dallo stesso versante affrontato lo scorso anno e che fino a quel momento era ciclisticamente inedito, 8.2 Km al 5.4% con un tratto intermedio di 1200 metri al 10.7% di pendenza media. Il terzo giorno sarà consacrato all’esercizio della cronometro, che si disputerà nei dintorni di Vilamoura su di un tracciato di 18 Km e mezzo privo di particolari difficoltà. La seconda e ultima chance ai velocisti sarà offerta al termine della tappa che da Albufeira condurrà a Lagoa, stavolta si spera senza i problemi che lo scorso anno portarono alla neutralizzazione di questo traguardo, dove gran parte del gruppo sbagliò strada infilandosi nel viale parallelo a quello d’arrivo, mentre tra chi non deviò ci fu il nostro Filippo Ganna, che tagliò per primo il traguardo ma non fu considerato vincitore per la decisione della giuria di annullare la tappa. A mettere la parola fine alla corsa lusitana sarà la frazione che scatterà da Faro per terminare in vetta alla salita simbolo della Volta, l’Alto do Malhão, 2.6 Km al 9% che dovranno essere presi di petto due volte negli ultimi 45 Km.

Nelle stesse date dell’Algarve nella vicina Spagna si disputerà la 73a edizione della Vuelta a Andalucía, le cui altimetrie ancora non si conoscono nel momento nel quale pubblichiamo, anche se l’organizzazione ha già diffuso i dettagli delle cinque tappe, tra le quali non dovrebbero essercene di favorevoli agli sprinter. La prima frazione già proporrà un tracciato impegnativo perché nei 163 Km della Benahavís – Pizarra si dovranno superare tre colli non proprio vicinissimi al traguardo e il primo di questi sarà classificato di 1a categoria (Puerto del Madroño, 20.5 Km al 4.8%). Un’altra salita di prima categoria (Puerto de la Cabra, 16 Km al 5.6%) caratterizzerà la prima parte della successiva Torrox – Utura, il cui finale sarà più impegnativo rispetto a quello della prima tappa perché nelle vicinanze del traguardo sarà collocata l’Alto de la Malahá (2.3 Km al 4.8% con i 500 metri iniziali all’8.2%). Ricchi di saliscendi, sposati con strade strette e tortuose, saranno i 170 Km della Jaén – Lopera e molto movimentata – pur priva di grandi ascese – sarà anche la tappa che da Montoro condurrà a Pozoblanco. In mancanza di vere e proprie tappe di alta montagna a decidere le sorti della “Ruta del Sol” sarà verosimilmente la conclusiva frazione che partirà da La Roda de Andalucía per raggiungere la cittadina di Lucena, attorno alla quale si affronterà un circuito caratterizzato dalla salita dell’Alto de la Primera Cruz (2,2 km al 6,8%).

La vera sorpresa del mese sarà il ritorno in calendario del Giro di Sardegna (25 febbraio – 1 marzo), che non veniva organizzato dal 2011 e che nella sua lunga storia – iniziata nel 1958 – aveva subito altri tre “stop”, il primo nel 1979, il secondo dal 1984 al 1996 e il penultimo dal 1998 al 2009. Probabilmente a causa dei tempi ristretti – il benestare dell’UCI è arrivato solo alla fine della scorsa estate – gli organizzatori del G.S. Emilia (gli stessi della Settimana Coppi e Bartali e del Giro dell’Emilia, per intenderci) non hanno avuto molto tempo per contattare le amministrazioni locali ed è forse per questo motivo che non si è riusciti ad allestire un tracciato particolarmente difficile. Detto questo, la prima gara del calendario italiano si aprirà con una tappa non proprio banalissima perché tra Castelsardo e Bosa si dovranno superare quasi 2700 metri di dislivello anche se, complici i quasi 60 Km che si dovranno percorrere per andare al traguardo dopo lo scollinamento della salita di Villanova Monteleone, non è escluso che al traguardo si imponga un velocista; il tracciato, tra l’altro, ricalca in parte (anzi, quel finale era più impegnativo) quello della tappa di Bosa del Giro d’Italia del 2007, terminata con la volata di un centinaio di corridori, regolati dall’australiano Robbie McEwen. Lo stesso discorso si può fare per la successiva Oristano – Carbonia, dove stavolta gli sprinter dovranno fare i conti con un leggero falsopiano nei chilometri conclusivi e con la salita al Valico Montecani (6.3 Km al 6%, con gli ultimi 600 metri al 13.5%, da scavalcare a 28 Km dall’arrivo), meritevole di particolari attenzioni anche per la ripidità della successiva discesa (1.5 Km al 14.8%). La terza frazione da Cagliari a Tortolì sarà, invece, una delle meno impegnative e stavolta non s’incontreranno ostacoli naturali in grado di scongiurare l’arrivo in volata, anche se il vento potrebbe rappresentare un’insidia di tenere in conto essendo la tappa interamente tracciata in prossimità della costa tirrenica. Al penultimo giorno il menù del ritrovato Giro di Sardegna proporrà la portata principale, servita sul vassoio della Arbatax – Nuoro, tappa lunga poco più di 152 Km infarciti da sei salite, la più impegnativa delle quali è quella di Orune (12.6 Km al 5.6%), la quale terminerà a 26 Km dal traguardo. I velocisti, che si preannunciano veri e propri mattatori di questa corsa, ritroveranno pane per i loro denti nella semplicissima frazione conclusiva disegnata tra Nuoro e Olbia.

Nella fase calante del mese troveranno spazio altre gare di un giorno, come la Classic Var del 21 febbraio (180 Km tra La Garde e Brignoles con i velocisti favoriti per il successo), seguita ruota dal Tour des Alpes Maritimes et du Var del 22 febbraio, che ha perso quest’anno lo status di corsa a tappe per ridursi a una sola giornata, il cui tracciato – del quale nel momento nel quale scriviamo si conosce solo la planimetria – si snoderà con un percorso vallonato tra Villefranche-sur-Mer e Biot. Particolarmente interessante sarà la programmazione del 28 febbraio perché l’ultimo giorno del mese si disputeranno in Francia la Faun-Ardèche Classic (il tracciato proporrà le medesime salite affrontate al campionato europeo vinto da Pogacar) e in Belgio l’Omloop Nieuwsblad, 12 muri e 8 settori di pavé (il finale ricalca quello del vecchio Giro delle Fiandre con muro di Grammont e Bosberg) per lanciare contemporaneamente la stagione delle grandi classiche e la “Campagna del Nord”.

E intanto la Milano-Sanremo si fa sempre più vicina.

Mauro Facoltosi

LE CORSE SUL WEB

Cadel Evans Great Ocean Road Race

https://cadelevansgreatoceanroadrace.com.au/

Grand Prix Cycliste la Marseillaise

www.facebook.com/GPLaMarseillaise/

Volta a la Comunitat Valenciana

https://vueltacv.com/en/

Étoile de Bessèges

https://etoiledebesseges.com/

Muscat Classic

www.tour-of-oman.com/en/muscat-classic

Tour of Oman

www.tour-of-oman.com/en/

Tour de la Provence

www.tourdelaprovence.fr/

Vuelta a la Región de Murcia

www.vueltamurcia.es/es

Figueira Champions Classic

www.figueirachampionsclassic.com/?eng

Clásica de Almería

https://clasicadealmeria.net/2018/

Clásica Jaén

https://clasicajaen.com/

UAE Tour

www.theuaetour.com/

Volta ao Algarve

https://voltaaoalgarve.com/en/home-2/

Vuelta a Andalucía

https://vueltaandalucia.es/

Giro di Sardegna

https://www.gsemilia.it/corse/giro-della-sardegna/

Classic Var

www.nicematin.com/sports/cyclisme/classic-var/

Tour des Alpes Maritimes et du Var

www.nicematin.com/sports/cyclisme/tour-des-alpes-maritimes/

Faun-Ardèche Classic

www.boucles-drome-ardeche.fr/

Omloop Nieuwsblad

https://www.omloophetnieuwsblad.be/en/race/elite-men/race-info

La ripida salita verso la Jebel Mobrah, tremenda novità dellUAE Tour 2026 (wikipedia)

La ripida salita verso la Jebel Mobrah, tremenda novità dell'UAE Tour 2026 (wikipedia)

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