SUL BLOCKHAUS LOPEZ E HINDLEY MEGLIO DEI CAPITANI. CLASSIFICA CORTISSIMA

Jai Hindley ha vinto la nona tappa del giro d’Italia nel giorno in cui il proprio capitano Wilko Kelderman naufragava fuori classifica anche a causa di vicissitudini meccaniche. Simile situazione in casa Trek, ove Lopez riesce a difendere la maglia rosa nel giorno in cui il capitano designato Ciccone naufraga sulle strade di casa.

Tutti aspettavano questa tappa, la prima vera tappa di montagna. L’Etna arrivava molto presto ed è una lunga salita, ma le pendenze del vulcano non sono paragonabili a quelle che i corridori hanno affrontato oggi. Anche il disegno complessivo della tappa era ben diverso. La frazione di oggi presentava tre ascese in successione già in apertura e, dopo un lungo tratto interlocutorio ma non banale, le due salite della Majella, la prima verso Passo Lanciano, la seconda sino al Blockhaus.
Come già successo nel 2009 e nel 2017, non si è arrivati sino al vero Blockhaus, ritenuto impraticabile dagli organizzatori, ma sino al punto in cui la strada che sale da Roccamorice oggi affrontata si congiunge con quella che sale dal Passo Lanciano percorsa nel 2009.
La salita finale era molto dura, tuttavia l’atteggiamento con cui il gruppo ha affrontato il resto della tappa ha un po’ deluso.
Vero che alla nona tappa le energie non sono ancora al lumicino come nella terza settimana e che è quindi ben difficile fare la differenza, tuttavia una corsa dura già sul Passo Lanciano avrebbe forse permesso di avere differenze più marcate nel finale.
In effetti l’erta finale, davvero dura negli ultimi 10 km, ha visto una spietata selezione da dietro con uomini attesi che hanno pagato un dazio pesantissimo, uscendo di classifica come accaduto a Kelderman, Yates e Ciccone.
Gli altri protagonisti attesi (Carapaz, Bardet e Landa) non sono riusciti a fare la differenza non solo tra di loro, ma neppure su altri atleti ottimi, ma certamente meno blasonati come Almeida, Pozzovivo e Hindley, che poi si è aggiudicato la tappa nello sprint a sei.
La durezza della ascesa finale, completamente esposta ai venti, ha certamente reso più difficile scavare distacchi e scattare, tuttavia quando all’accelerata di Carapaz hanno risposto solo Landa e Bardet, nessuno dei tre ha davvero provato ad affondare il colpo. Negli ultimi chilometri, addirittura, i tre si guardavano in faccia rallentando e questo ha permesso al gruppetto di inseguitori, guidato da Almeida, di rientrare con un ritmo regolare.
Le pendenze, benché molto elevate e adatte alle rasoiate degli scalatori, erano però costanti e quindi anche trovare il ritmo poteva essere una chiave di difesa perfetta e così è stato.
Alla nona tappa, le energie sono ancora conservate e quindi le differenze tra i corridori in forma sono date esclusivamente dalla strada.
Carapaz, Bardet e Landa sono sembrati quindi i più brillanti sulle pendenze più severe, ma dovranno ora tentare di finalizzare nella terza settimana perché uomini come Almeida ed Hindley hanno dimostrato di essere in grado di reggere sulle tre settimane già nel 2020, quando si classificarono quarto e secondo.
Vincenzo Nibali è apparso oggi con una cera decisamente migliore rispetto all’Etna e, conoscendo le sue doti di fondo, si può sperare in un suo acuto nella terza settimana, un po’ come accadde a Val Thorens al Tour 2019, visto che per la classifica non sembra esserci alcuna possibilità.
Come anticipato, Giulio Ciccone ha incontrato una brutta giornata e non è quindi sinora riuscito a confermare le proprie possibilità come corridore da corse a tappe ed è uscito di classifica, tagliando il traguardo con oltre nove minuti di ritardo dal vincitore.
Al contrario, il suo compagno di squadra Juan Pedro Lopez si è difeso molto bene, riuscendo a mantenere la maglia rosa. L’attuale capoclassifica in uno dei punti di maggior pendenza dell’ascesa finale si è anche toccato con un altro corridore ed è caduto quando era ancora nel gruppetto dei migliori. Questo incidente ha causato la perdita di contatto con il drappello di testa. Nei chilometri successivi, un po’ il nervosismo dato dall’inesperienza ed un po’ l’elevato ritmo della testa della corsa hanno ampliato il distacco. La maglia rosa, però, è riuscita a non naufragare, dimostrando che le doti mentali necessarie ci sono anche se vanno ovviamente consolidate con un po’ di esperienza, che sicuramente a questo Giro il giovane spagnolo sta facendo.
Il ragazzo potrà a questo punto mantenere la rosa ancora per diversi giorni, almeno fino a Torino, vista l’orribile mutilazione della tappa di Genova, che Da insidiosa frazione di media montagna è stata ridotta ad una tappa interlocutoria.
I più delusi al termine di questa frazione sono certamente Kelderman e Yates, che sono usciti di classifica definitivamente. Kelderman ha accusato un problema meccanico nella discesa da Passo Lanciano, in un momento in cui il gruppo era lanciato a folle velocità. La risoluzione del problema non è stata immediata e l’olandese non è riuscito a rientrare. La sua crisi è stata comunque meno verticale di quella di Simon Yates, in quanto il britannico, staccatosi a 11 chilometri dalla conclusione, giungerà al traguardo addirittura qualche secondo dopo Kelderman, ben 11 minuti dopo l’arrivo dei primi. Yates ha quindi perso circa un minuto al chilometro.
Esauriti i commenti, per quel che riguarda la cronaca della corsa la partenza in salita ha favorito attacchi immediati. Si affrontava subito il Valico del Macerone, salita storica che vide una crisi nera di Costante Girandengo, che promise che non sarebbe passato mai più da lì. Sulle sue pendenze non durissime ci sono diversi scatti poi, dopo il GPM, Diego Rosa (EOLO-Kometa) sì è portato da solo al comando, inseguito da una coppia formata da Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan) e Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli) e da un gruppetto con Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost), James Knox (Quick-Step Alpha Vinyl), Filippo Zana (Bardiani CSF Faizanè), Eduardo Sepúlveda (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Felix Gall e Nans Peters (Ag2r Citroen).
Gli attaccanti si ricompattano nella discesa dal GPM di Rionero Sannitico, ma il gruppo non lascia mai molto spazio e, sulle prime rampe di Passo Lanciano, il vantaggio scendeva sotto i tre minuti.
In testa, sulla salita, cominciano gli attacchi e, dopo vari tira e molla, si forma una coppia in testa con Rosa e Tesfatsion che transitano al GPM con quaranta secondi sul terzetto Dombrowski-Peters-Sepúlveda .
Il gruppo, che aveva rallentato in salita, passa 3′12″.
In discesa, Rosa rimane solo a causa di un dritto impressionante dell’eritreo, che gli aveva preso qualche metro. Per fortuna nessuna conseguenza per il corridore della Androni che però rimarrà attardato.
In gruppo, invece, c’è una notevole accelerata e, proprio quando si va a tutta, Kelderman accusa un incidente meccanico che non risolve in breve, rimanendo così definitivamente attardato.
Attaccata la salita verso Roccamorica Rosa viene ripreso dai tre immediati inseguitori, ma anche il gruppo in breve chiude sui battistrada ai meno 15.
Dopo il traguardo volante di Roccamorice, ancor prima che le pendenze si facciano davvero severe, si staccano Ciccone, Yates e la maglia bianca Vansevenant, oltre a Tom Dumoulin.
Iniziato il tratto duro è Porte a fare un ritmo che riduce il gruppo magia rosa a poche unità.
Proprio Lopez, in un punto durissimo, deve fermarsi a causa di un involontario contatto con un altro corridore.
La maglia rosa, in un’intervista post tappa, esprimerà il proprio rammarico per aver tirato una borraccia verso l’avversario a causa del nervosismo.
Non sono però al momento arrivare richieste di sanzioni.
Lopez rimane inevitabilmente staccato. Nei chilometri successivi il distacco cresce, ma il corridore della Trek Segafredo riuscirà a limitare i danni ed a mantenere sulle spalle il vessillo del primato.
Terminato il lavoro di Porte, Carapaz accelera nello stesso tratto in cui Quintana salutò la compagnia nel 2017. Rispondono gli scalatori puri, Bardet e Landa, mentre dietro si forma un quartetto tirato da Almeida con Pozzovivo, Hindley e Nibali. Il siciliano ìperò ai -3 mentre Almeida, con un ritmo regolare, riesce a ritornare sotto con gli altri due.
In realtà, il rientro del terzetto guidato dal portoghese viene favorito dall’atteggiamento dei tre di testa che si guardano in faccia e fanno melina invece di tentare l’affondo.
Ricompattatisi i sei, si va allo sprint che viene conquistato da Hindley su Bardet e Carapaz.
Lopez mantiene la rosa con soli 12 secondi su Almeida, 14 su Bardet e 15 su Carapaz. Hindley è a 20 secondi, Landa a 29. Primo degli italiani Pozzovivo, ottavo a 54 secondi.
La classifica è ancora corta e questo potrebbe favorire un cambio al vertice nella tappa di Torino o in quella di Cogne. Tuttavia, vista la buona condizione dell’attuale leader, non è escluso che la maglia rosa resti sulle sue spalle almeno sino all’Aprica.

Benedetto Ciccarone

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

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