ALLA SCOPERTA DELLE COLLINE INFAMI

Alla vigilia delle Alpi gli organizzatori hanno collocato una tappa “bastarda”, che potrebbe far male quanto e più di un tappone di montagne. Protagoniste saranno le colline torinesi, inserite in un tracciato che lascerà poco spazio alla tranquillità e proporrà un finale privo di respiro, con l’impegnativo Colle di Superga da ripetere due volte e la vicina Maddalena che debutterà con la stessa violenza di un impenetrabile muro.

Può una tappa di collina avere la stessa “delicatezza” di una frazione d’alta montagna? Sì, se è stata disegnata come quella che i partecipanti al Giro 2022 dovranno, alla vigilia delle Alpi, affrontare sulle strade delle cosiddette “Colline del Po”, toponimo con il quale è definita la piccola catena di bassi rilievi che fungono da “cuscinetto” tra il Monferrato e la città di Torino. Da quelle parti c’è una dura salita ben nota al gruppo, quella verso Superga, che in questa tappa dovrà essere ripetuta due volte, mentre tre saranno le ascese verso il vicino Colle della Maddalena, le ultime da un versante che nulla ha da invidiare a quello diretto alla celebre basilica. Se andiamo a vedere gli ordini d’arrivo delle più recenti edizioni della Milano-Torino, che terminava proprio al cospetto della basilica dopo la duplice scalata all’ascesa finale, ci rendiamo conto del potenziale di questo percorso, che ha l’aggravante di proporre nel complesso tremila metri di dislivello e la quasi totale assenza di momenti nei quali tirare il fiato negli ultimi 90 Km, nei quali si succederanno otto ascese (nove contando anche quella isolata da affrontare nel tratto iniziale): alla fine di questa giornata i corridori si saranno messi nelle gambe complessivamente 30 Km di salita e qualcuno potrebbe non smaltirne le fatiche e pagarne ancora un pesante dazio l’indomani nella tappa di Cogne.
L’inizio di questa delicata tappa sarà abbastanza soft poiché non s’incontreranno particolari difficoltà nei primi 37 Km, che vedranno i “girini” salpare da Santena, cittadina strettamente legata alla figura del primo capo del governo del Regno d’Italia, il conte Camillo Benso di Cavour, la cui famiglia qui possedeva un castello e nella cui cappella il Cavour è sepolto, deceduto a causa della malaria poco meno di tre mesi dopo l’Unità. Nei primi 15 Km si pedalerà in pianura, viaggiando in direzione della periferia di Chieri e della vicina Riva, per poi infilarsi nel “corridoio” che separa le “colline del Po” dal Monferrato, entrambe terre conosciute dagli appassionati di enologia. Fin qui “fermo”, transitati alle porte del centro di Andezeno il percorso diventerà per un attimo “frizzantino” proponendo un paio di dolci collinette quale aperitivo alla scorpacciata che si annuncia più avanti, la prima con meta fissata nel piccolo borgo di Marentino, presso il cui cimitero si trova l’interessante chiesa romanico lombarda di Santa Maria dei Morti. Raggiunto il vicino e panoramico centro di Sciolze – dal belvedere del colle del Fagnour la vista arriva ad abbracciare quasi per intero l’arco alpino piemontese – si scenderà in direzione del corso del Po, raggiungendolo a Gassino Torinese dove il percorso tornerà pianeggiante per poco più di 3 Km, fino alla località Sambuy. Qui si tornerà a pedalare in direzione delle colline per affrontare la prima delle nove salite principali, quella detta del “Pilonetto” dalla presenza proprio in vetta di una piccola edicola religiosa. Sono 3.6 Km al 7.2% che, di fatto, costituiscono il tratto iniziale del versante nordest della salita di Superga, quello che veniva percorso in discesa alla Milano-Torino dopo la prima scalata alla salita finale. Si procederà nuovamente in direzione di Chieri, stavolta giungendo sino alle porte della cittadina che tra il XV e il XX secolo fu sede di una tra le principali comunità ebraiche del Piemonte e che, oltre al ghetto, presenta anche altri interessanti monumenti, come il duomo gotico di Santa Maria della Scala e le chiese di San Giorgio, San Domenico, San Filippo e San Bernardino. Con uno degli ultimi tratti tranquilli di questa tappa ci si porterà a Pecetto Torinese, centro situato ai piedi del Colle della Maddalena, che dall’alto dei suoi 715 metri è la “Cima Coppi” della collina torinese, in vetta alla quale nel 1928 il fondatore della FIAT Giovanni Agnelli fece collocare il Faro della Vittoria, monumento di bronzo realizzato dallo scultore Edoardo Rubino per celebrare il decimo anniversario della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. La prima scalata al colle sarà parziale e sarà affrontata da un versante diverso da quello più impegnativo che si affronterà più avanti, 3.8 Km al 5.8% al termine dei quali il gruppo farà l’ingresso nel circuito di circa 36 Km che accoglierà le fasi salienti di questa tappa e che dovrà essere inanellato due volte. Dieci chilometri più avanti ci sarà il primo passaggio dal traguardo, posto a cavallo dell’ultimo tratto di pianura di questa tappa, quattro chilometri e mezzo filanti seguendo il corso del Po e sfiorando poco dopo il passaggio sulla linea d’arrivo il monumento dedicato a Fausto Coppi, inaugurato nel 2002 su iniziativa dell’ex corridore piemontese Nino Defilippis, realizzato da Giuseppe Tarantino e adornato alla base da pietre provenienti dalle salite che il Campionissimo aveva domato. Giunti nella borgata Sassi si entrerà nel vivo con la prima delle due scalate dirette alla celebre basilica di Superga, fatta innalzare dal Re di Sardegna Vittorio Amedeo II di Savoia quale ex voto dopo una sconfitta subita dall’esercito francese e successivamente divenuta cappella funeraria della famiglia regnante. A differenza della Milano-Torino, i corridori non arriveranno fisicamente fino al piazzale – essendo il tratto finale a fondo cieco – ma la salita sarà affrontata quasi per intero con l’aggiunta dell’appendice verso il vicino Bric del Duca, percorrendo 4800 metri all’8.7% che presenta un picco al 18% dopo circa 2.5 Km e una feroce balza di un chilometro all’11.8% nella seconda parte dell’ascesa.
Se la salita era stata ardua, al contrario dolcissima sarà la planata lungo la sinuosa strada panoramica che collega il colle di Superga a quello di Pino Torinese, dal quale la storia della RAI è transitata a braccetto con il Giro d’Italia. Nel maggio del 1950, infatti, la futura tv di stato installò appositamente a Pino un ripetitore che consentì di trasmettere all’interno del sottostante motovelodromo di Torino le fasi finali della tappa del Giro vinta dall’abruzzese Franco Franchi, una delle tante prove generali che porteranno il 3 gennaio 1954 all’inizio ufficiale delle trasmissioni.
Dopo una lunga e momentanea interruzione della discesa, questa riprenderà poco prima di tornare ai piedi del Colle della Maddalena, che stavolta –come anticipato in precedenza – sarà affrontato da un versante molto più impegnativo rispetto a quello scalato all’ingresso del circuito. I numeri non paiono eccezionali, seppur non trascurabili, ma quel dato di 3.7 Km al 7% è notevolmente mitigato dal fatto che la seconda metà dell’ascesa è morbidissima. Invece, nella prima parte si dovrà salire dalla “Strada della Vetta”, un budello che metterà in fila i pretendenti al successo finale non solo per la carreggiata ristretta ma anche per le pendenze da micidiale muro del chilometro iniziale (media del 12.3%), in cima al quale si giungerà in uno dei luoghi più caratteristici della Collina Torinese, la Sella dell’Eremo, piccolo valico che prende il nome dal Regio Sacro Eremo fondato dal duca Carlo Emanuele I di Savoia come ringraziamento dopo la fine della pestilenza che aveva colpito Torino nel 1599 e della cui costruzione originaria sono rimaste solo alcune piccole parti, come la torre dalla quale il duca assistette alla posa della prima pietra del monastero.
Giunti in vetta alla Maddalena ci sarà una variazione di percorso rispetto al tracciato presentato a novembre e che prevedeva, a questo punto, di scendere verso Moncalieri per poi far ritorno a Torino affrontando le brevi ma ripide salite di Rocca Santa Brigida e del Quadrivio Raby, tolte in un secondo momento dal percorso perché la prima avrebbe provocato, a causa di alcuni passaggi molto stretti, non pochi problemi alle ammiraglie al seguito. Così dalla cima della Maddalena si scenderà direttamente al Quadrivio Raby attraverso la Val Salice per poi svoltare in direzione del Parco del Nobile, area verde nella quale è stato realizzato un “giardino delle farfalle” piantumando fiori in gradi di attrarre numerosi esemplari di questi spettacolari insetti. Il tratto verso il Parco del Nobile rappresenterà anche l’ultima difficoltà altimetrica della tappa, ascesa di 1600 metri all’8.1% che all’ultimo dei tre passaggi previsti metterà in palio anche gli abbuoni che in ciascuna frazione in linea sono programmati al secondo dei due traguardi volanti. A quel punto mancheranno solo 4.5 Km al traguardo, in gran parte da percorrere lungo una discesa che nel tratto finale andrà a lambire la seicentesca Villa della Regina, progettata come “casa” di campagna del cardinale Maurizio di Savoia e in seguito divenuta residenza estiva prediletta dalle due sovrane di casa Savoia che le attribuirono l’attuale nome, Anna Maria d’Orleans e Polissena d’Assia. Transitati ai piedi della più bassa tra le elevazioni della collina torinese – il Monte dei Cappuccini, dove l’antico monastero oggi ospita il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, fino al 1942 raggiungibile anche mediante una funicolare oggi scomparsa – si farà ritorno in riva al Po per gli ultimi palpiti di una tappa da batticuore.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Pino (507 metri). Vi transita la Strada Provinciale 5 “di Pino” tra Reaglie e Pino Torinese, nel punto dove confluisce la panoramica proveniente da Superga. Il Giro d’Italia vi è transitato l’ultima volta nel 2005 nel corso della cronometro Chieri – Torino, vinta da Ivan Basso. È stata luogo di passaggio anche alla Milano-Torino, quando la scalata a Superga veniva affrontata dal versante di Baldissero Torinese e l’arrivo era fissato all’interno del Parco del Valentino: è nella discesa da Pino verso Reaglie che nel 1995 avvenne l’incidente che tenne lontano dalle corse per parecchi mesi Marco Pantani. Anche il Giro del Piemonte l’ha inserita in più occasioni nel suo tracciato.

Sella dell’Eremo (621 metri). Valicato dalla Strada Eremo, che mette in comunicazione diretta Torino con Pecetto Torinese evitando l’ascesa fino al Colle della Maddalena. Inedita per il Giro, in passato è stata inserita nel tracciato del Giro del Piemonte.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

La basilica di Superga e l’altimetria della quattordicesima tappa (www.sermig.org)

La basilica di Superga e l’altimetria della quattordicesima tappa (www.sermig.org)

CIAK SI GIRO

Nello scorso capitolo della nostra guida alla scoperta dei luoghi del cinema italiano avevano scomodato gli “avatiani” e ora non possiamo scontentare gli “argentiani”, i fan di Dario Argento che spesso ha scelto – e non a caso, considerata la sua fama di “città magica” – Torino e i suoi dintorni per girare i suoi film. Il primo fu “Il gatto a nove code” del 1971 (suo secondo film da regista dopo una precedente esperienza come attore e diverse come sceneggiatore), al quale seguirono “4 mosche di velluto grigio” e “Profondo rosso”. A partire dal 1977 il regista romano si lancerà nel progetto di realizzare la trilogia horror delle “tre madri”, ispirata al romanzo “Suspiria De Profundis” dello scrittore inglese Thomas de Quincey. Oramai affermatosi a livello mondiale grazie al successo di “Profondo rosso”, Argento preferirà a questo punto concedersi altri set e così andrà a girare prevalentemente in Germania “Suspiria” (nel 2018 oggetto di un remake firmato da Luca Guadagnino) mentre sceglierà Roma – con una capatina negli Stati Uniti – per le riprese di “Inferno”, il secondo capitolo della trilogia, uscito nel 1980. Si dedicherà poi ad altri progetti e, dopo aver steso e risteso più volte la sceneggiatura, bisognerà attendere ben 27 anni per vedere al cinema l’ultimo capitolo della trilogia, “La terza madre”, nella quale Torino tornerà “prepotentemente” a far da scenografia alla trama, pur con la frequente intrusione di location romane. Ma stavolta Argento “sconfinerà” al di fuori del capoluogo piemontese, per raggiungere la spettacolare Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso e il piccolo centro di Andezeno, uno dei paesini toccati dal percorso della tappa odierna: nel cimitero furono girate le scene iniziali, quella della scoperta dell’urna la cui apertura scatenerà Mater Lacrimarum, la più crudele delle tre mortifere “madri”.

Uno scorcio di Andezeno nel film La terza madre (www.davinotti.com)

Uno scorcio di Andezeno nel film "La terza madre" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-gatto-a-nove-code/50000988

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-gatto-a-nove-code/50000988

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/profondo-rosso/50001363

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/la-terza-madre-2007/50008792/pagina/1 (su due pagine)

FOTOGALLERY

Santena, Castello Cavour

Marentino, Chiesa di Santa Maria dei Morti

L’edicola religiosa posto sulla cima della salita del Pilonetto

Duomo di Chieri

Torino, Monumento a Fausto Coppi

Basilica di Superga

Torre dell’Eremo

Colle della Maddalena, Faro della Vittoria

Villa della Regina vista dalla strada che i corridori percorreranno in discesa verso il traguardo

Monte dei Cappuccini

Chiesa della Gran Madre

Commenta la notizia