UNO SGUARDO DAL PONTE

Oggi il Giro tornerà sulla strada dove si consumò la tragedia di Wouter Weylandt per poi, nel finale di gara, affacciarsi dal Ponte San Giorgio di Genova, dove quattro anni fa il crollo del Morandi causò 43 vittime. Sarà una “tappa della memoria” destinata, però, a non lasciare un grosso segno nella storia del Giro 2022. L’organizzazione si è vista, infatti, costretto a togliere dal percorso l’interessante salita al Monte Becco per questioni di sicurezza, trasformando la tappa in una frazione interlocutoria buona per imbastire una fuga da lontano, senza escludere del tutto la possibilità di un epilogo allo sprint nel cuore della “Superba”

Può essere ribattezza la “tappa della memoria” la dodicesima frazione del Giro 2022, entrato nella seconda metà del suo cammino. Oggi si toccheranno luoghi rimasti nel cuore, negli occhi e nella memoria di tutti per due tragedie avvenuto lungo la strada, la drammatica morte del corridore belga Wouter Weylandt durante la terza tappa del Giro del 2011 e il crollo del Ponte Morandi che il 14 agosto 2018 provocò 43 vittime. Nel corso della Parma – Genova, infatti, i corridori percorreranno la discesa del Passo del Bocco dallo stesso versante nel quale perse la vita Weylandt, mentre nel finale ci sarà un breve “sconfinamento” in autostrada per transitare sul nuovo viadotto che ha preso il posto del ponte crollato. Sono i due “pilastri” attorno ai quali è stata “ricostruita” la tappa, che in origine doveva avere un percorso differente e molto più impegnativo rispetto a quello sul quale oggi si troveranno a gareggiare i “girini”. L’organizzazione è stata costretta a togliere dal tracciato l’impegnativa salita al Monte Becco, che si sarebbe dovuta affrontare a ridosso del traguardo e la cui discesa, alla luce dei sopralluoghi di rito sul tracciato, è risultata troppo pericolosa. Si sarebbe potuta farla affrontare al contrario, ma poi è arrivata la proposta delle autorità locali d’inserire nel tracciato il passaggio sul Ponte San Giorgio e così si è preferito rimodulare completamente il finale di una frazione che poteva essere insidiosa per qualche corridore di classifica e invece è divenuta un’altra giornata di trasferimento. L’ultima salita inserita sul tracciato – il Valico di Trensasco – sarà la più impegnativa delle tre che si dovranno superare, ma avrebbe potuto avere un certo peso se si fosse affrontata in prossimità del traguardo e non a una trentina di chilometri dalla conclusione; e così ci saranno buone probabilità di assistere a un arrivo allo sprint, magari non a gruppo compattissimo, anche se l’ultimo chilometro non sarà dei più semplici da gestire per i velocisti e i loro “ultimi uomini” perché tracciato in leggera ma costante ascesa.
Una lieve ascesa caratterizzerà anche la prima parte della corsa che, lasciata Parma, intraprenderà subito la dolce risalita della valle del Taro toccando dopo pochi chilometri dal via la località di Fornovo, sui libri di storia per la celebre battaglia che fu combattuta il 6 luglio 1495 durante la “Prima guerra italiana” tra l’esercito della lega italica e quello di Carlo VIII di Francia, uscito sconfitto dalla tenzone. In un contesto che pian piano si farà sempre più montano si giungerà sulle strade di Borgo Val di Taro, il centro principale della valle, noto ai cercatori di funghi per i suoi porcini IGP e caro anche alla Gazzetta perché vi nacque Bruno Raschi, il giornalista che fu vicedirettore della “Rosea” dal 1976 al 1983, anno della sua prematura scomparso, e al quale dal 2005 è intitolato uno speciale premio letterario che viene assegnato in occasione del prestigioso Premio Bancarella di Pontremoli. Sempre in lieve ma progressiva salita la corsa giungerà sulle strade di Compiano, centro d’aspetto medioevale dominato da un castello appartenuto alla famiglia Malaspina. Dopo Bedonia le pendenze si faranno un po’ più sensibili, anche se si dovranno attendere gli ultimi 6 Km al 4% del Passo del Bocco per parlare di salita vera, seppur facilissima. Raggiunto un valico che, seconda una leggenda metropolitana, avrebbe avuto tra i suoi visitatori il celebre regista Stanley Kubrick (si dice abbia trovato l’ispirazione per “Shining” dopo aver visto l’edificio in abbandono che ospita l’ex collegio estivo della Fondazione Devoto, istituzione creata per provvedere all’istruzione elementare e professionale degli orfani degli italiani emigrati), i corridori con un pizzico di timore imboccheranno la discesa in fondo alla quale undici anni fa trovò la morte Weylandt, corridore che l’anno prima sulle strade della Corsa Rosa si era imposto nella tappa di Middelburg, successo che si era affiancato a quello ottenuto nel 2008 alla Vuelta, sul traguardo di Valladolid. L’incidente avvenne in uno dei tratti meno insidiosi della discesa, dopo che ci si era lasciati alle spalle la parte più tecnica di una planata che ricorda quella del Passo del Turchino, una quindicina di chilometri al 5.6% movimentati da otto tornanti.
Giunti alle porte di Carasco ecco il cambio di percorso rispetto al “progetto” originario di questa tappa, che prevedeva a questo punto di raggiungere la vicina Chiavari e da lì imboccare la Via Aurelia in direzione del capoluogo ligure. I “girini”, invece, svolteranno a destra per imboccare la Val Fontanabuona, celebre per le sue cave di ardesia (Lavagna non è lontana), toccandone dopo pochi chilometri il centro di Cicagna, il principale della valle, presso il quale si trova il Santuario di Nostra Signora dei Miracoli, imponente edificio inaugurato nel 1937 sul luogo di una precedente chiesa, teatro quattrocento anni prima di un prodigioso miracolo che ebbe per protagonista una scolorita statua della Madonna, improvvisamente trasfiguratasi e ravvivatasi nelle tinte. Poco più avanti si toccherà Moconesi, dove è possibile visitare due interessanti musei, uno dedicato ai giocattoli e l’altro alla famiglia paterna di Cristoforo Colombo, originaria di questo luogo. Non è stato soltanto il celebre navigatore ad avere radici ben piantate in Val Fontanabuona, perché da qui partì per emigrare in quella stessa America che Colombo aveva scoperto la mamma di Frank Sinatra, nativa di Lumarzo, il centro dove per il gruppo avrà inizio la seconda delle tre salite di giornata. Sono i 9 Km al 4,3% della Colletta di Boasi (semplicemente segnalata come La Colletta sulle altimetrie ufficiali), corrispondenti alla quasi totalità del versante sudest del celebre Passo della Scoffera. Alle porte di quest’ultimo si svolterà a sinistra per intraprendere la veloce discesa verso la “Grande Genova”, l’entità territoriale venutasi a creare tra il 1874 e il 1926 con la progressione annessione al municipio del capoluogo ligure di 25 comuni dell’entroterra. Il primo tra questi a essere toccato dalla corsa sarà Struppa, presso il quale si possono ammirare l’antica chiesa di San Siro, un tempo annessa a un’abbazia, e uno dei ponti dell’Acquedotto Storico di Genova, oggi non più in funzione e trasformato in itinerario escursionistico che permette di camminare nel canale dove un tempo scorreva l’acqua. Costeggiando il corso del Bisagno – il torrente dal quale partì la disastrosa alluvione che colpì Genova il 4 novembre del 2011 provocando sei vittime e 120 sfollati – si giungerà a San Gottardo, il rione del quartiere Molassana dove inizierà il momento più difficile di questa tappa, la salita verso Trensasco. La pendenza media è del 7.9% e sono poco più di 4 i chilometri che si dovranno percorrere per raggiungere il valico, luogo dal quale parte un sentiero che permette di raggiungere in poco più di un chilometro di faticosa scarpinata il Forte Diamante, uno dei ventidue costruiti sulle alture circostanti Genova per la protezione della “Superba”. Temporaneamente sconfinati nel territorio comune di Sant’Olcese, nel corso della discesa si farà rientro nella “Grande Genova” pedalando in direzione della Val Polcevera, che il gruppo raggiungerà alle porte di Bolzaneto, dove si transiterà ai piedi del Monte Figogna, frequentata meta di pellegrinaggi diretti al Santuario di Nostra Signora della Guardia, costruito sul luogo di un’apparizione avvenuta il 29 agosto 1490 e presso il quale sono apparsi anche i “girini” quando il 22 maggio 2007 vi si concluse una tappa della Corsa Rosa, vinta dallo scalatore pugliese Leonardo Piepoli.
Lasciate le rive del Polcevera, la breve e pedalabile salita verso il quartiere di Borzoli (900 metri al 5.6%) anticiperà di qualche chilometro l’ingresso sull’Autostrada dei Fiori, sulla quale si percorreranno poco più di 2 Km tra gli svincoli “Genova Aeroporto” e “Genova Ovest”, attraversando in questo tratto la galleria che transita nelle viscere della collina di Coronata – che deriva il nome da un santuario situato poco sotto la vetta, uno dei più antichi tra quelli mariani della Liguria – prima di andare a percorrere la carreggiata sud del Ponte San Giorgio, il viadotto progettato da Renzo Piano dopo il drammatico crollo del Ponte Morandi e così battezzato in onore di uno dei quattro santi protettori di Genova (gli altri sono San Lorenzo, San Giovanni Battista e San Bernardo). Si uscirà dall’autostrada percorrendo in discesa la rampa che punta verso l’area del quartiere di Sampierdarena sulla quale troneggia la celebre Lanterna, il faro alto 77 metri che dal 1128 è uno dei simboli di Genova. Da un antico emblema del capoluogo ligure a uno dei suoi simboli più recenti il passo sarà breve e, infatti, subito dopo il gruppo imboccherà la famosa Sopraelevata, la prima strada del genere realizzata in Italia, costruita negli anni ’60 per snellire il traffico nella zona del porto, che i “girini” lanciati verso il traguardo sorvoleranno transitando aerei sopra un’altra creazione di Renzo Piano, che per le Colombiadi del 1992 progettò la ristrutturazione del Porto Antico disegnando l’edificio che ospita il più grande acquario d’Italia, la bolla detta “Biosfera” e il monumento del Bigo. E, come la celebre archistar, a questo punto le squadre dei velocisti staranno gettando le salde fondamenta di una vittoria difficile da conquistare perché da lì a breve le ultime due svolte del tracciato lanceranno verso un chilometro conclusivo in lieve salita, al termine del quale ergere le braccia alte al cielo….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo del Bocco (956 metri). È la depressione che separa l’omonimo monte dal Vailera, attraversata dalla SP 26 bis “di Valmogliana” che mette in comunicazione Santa Maria del Taro con Montemoggio. Nei pressi del passo confluiscono altre due rotabili asfaltate provenienti da Borzonasca (attraverso il Passo del Ghiffi, 1068 metri) e da Varese Ligure (passando per il Passo Malanotte, 1050 metri). Non va confuso con un altro quasi omonimo valico ligure, il Passo del Bocco di Bargone (908 metri), valicato da una strada sterrata che mette in comunicazione Bargone con Maissana. Quotato 957 metri sulle cartine del Giro 2011, è stato affrontato sei volte come GPM e una come arrivo di tappa, terminal di una cronoscalata atipica (gli ultimi chilometri erano in discesa) disputata nel 1994, partita da Chiavari e vinta dalla maglia rosa Evgenij Berzin. Gli altri conquistatori del Bocco sono stati lo spagnolo Federico Bahamontes nel 1956 (tappa Rapallo – Lecco vinta da Giorgio Albani), il veronese Flaviano Vicentini nel 1966 (Genova – Viareggio, vinta da Giovanni Knapp), il britannico Robert Millar nel 1987 (Imperia – Borgo Val di Taro, vinta da Moreno Argentin), il portoghese Acacio Da Silva (1991, Sala Baganza – Savona, vinta da Maximilian Sciandri), l’elvetico Steve Zampieri nel 2004 (Novi Ligure – Pontremoli, vinta da Damiano Cunego), mentre nella drammatica Reggio Emilia – Rapallo del 2011, vinta dallo spagnolo Ángel Vicioso, pochi minuti prima del tragico incidente di Weylandt era transitato per primo in vetta al Bocco Gianluca Brambilla.

Colletta di Boasi (tunnel – 642 metri). Quotata 615 sulle cartine del Giro 2022, mette in comunicazione la Val Fontanabuona con la Val Bisagno ed è attraversata dalla SP 77 “di Boasi”, tra l’omonima località e il Passo della Scoffera. Viene affrontata per la prima volta quest’anno come GPM, mentre la poco soprastante Scoffera (674 metri) ha ospitato il traguardo della montagna in quattro occasioni, che hanno visto transitare in testa Aldo Moser nel 1958 (tappa Mondovì – Chiavari, vinta da Silvano Ciampi), Giuseppe Saronni nel 1978 (Novi Ligure – La Spezia, vinta dallo stesso corridore), Flavio Zappi nel 1984 (Lerici – Alessandria, vinta da Sergio Santimaria) e l’elvetico Pascal Richard nel 1994 (Lavagna – Bra, vinta da Massimo Ghirotto), occasione nella quale non si salì fino al valico ma si terminò la scalata all’imbocco della sottostante galleria.

Valico di Trensasco (394 metri). Valicato dalla SP 80 “di Trensasco” tra San Gottardo e Bolzaneto, è quotato 392 sulle cartine del Giro 2022. Il Giro vi è salito due volte, la prima durante la tappa La Spezia – Varazze del 1997 (vinta da Giuseppe Di Grande) e la seconda nel finale della Camaiore – Santuario di Nostra Signora della Guardia del 2007, conquista da Leonardo Piepoli. Soltanto in quest’ultima occasione il passaggio in vetta fu considerato valido come GPM (sulle cartine ufficiali figurava con il nome di Campi, frazione di Sant’Olcese poco sottostante il valico) e fu conquistato da Fortunato Baliani.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Il nuovo Ponte San Giorgio di Genova e l’altimetria della dodicesima tappa (www.arcadata.com)

Il nuovo Ponte San Giorgio di Genova e l’altimetria della dodicesima tappa (www.arcadata.com)

CIAK SI GIRO

C’è un film totalmente girato all’estero che ha un location in Italia e per ammirarla bisogna recarsi nel porto antico di Genova. A pochi metri dall’acquario progettato da Renzo Piano è, infatti, ormeggiato il Neptune, il vascello realizzato nel 1986 dallo scenografo francese Pierre Guffroy e dal suo collega italiano Bruno Cesari e che rappresentò la principale location di “Pirati”, film che valse al regista franco-polacco Roman Polański ben due “César”, il corrispettivo francese dell’Oscar, uno dei quali assegnato proprio per la scenografia. Realizzato in acciaio e legno d’iroko, il vascello era ed è perfettamente navigante e per questo motivo sarà nel 2011 temporaneamente rimosso dal porto di Genova per esser trasferito sul set di “Neverland – La vera storia di Peter Pan”, miniserie nella quale la nave interpreterà il “ruolo” della Jolly Roger di Capitan Uncino. Se, però, volete “immergervi” nei luoghi dove effettivamente Polański aveva fatto veleggiare il Neptune dovrete precipitarvi all’aeroporto e volare fino alle lontane Seychelles: è sulla spiaggia di Anse Gouvernement, sull’isola di Praslin, che approdano il vascello e il pirata Thomas Bartholomew Red, interpretato da Walter Matthau, l’attore statunitense che due anni più tardi approderà per davvero in Italia per recitare al fianco di Roberto Benigni nel film “Il piccolo diavolo”, campione d’incassi della stagione cinematografica 1988-89. Ironia della sorte, complici anche gli alti costi profusi nella costruzione del vascello, “Pirati” fu invece un autentico flop al botteghino.

Scena di Pirati girata alle Seychelles con il veliero costruito appositamente per il film e oggi ormeggiato nel Porto Antico di Genova (www.davinotti.com)

Scena di "Pirati" girata alle Seychelles con il veliero costruito appositamente per il film e oggi ormeggiato nel Porto Antico di Genova (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/pirati/50009880

FOTOGALLERY

Parma, Palazzo della Pilotta

Borgo Val di Taro vista dal ponte sul fiume Taro

Castello di Compiano

Passo del Bocco

Il muro con il ricordo di Wouter Weylandt nel punto dove il corridore belga perse la vita al Giro 2011

Cicagna, Santuario di Nostra Signora dei Miracoli

La casa natale della famiglia paterna di Cristoforo Colombo (https://storico.beniculturali.it)

La casa natale della famiglia paterna di Cristoforo Colombo (https://storico.beniculturali.it)

Struppa, Chiesa di San Siro

Viadotto dell’antico acquedotto di Genova alle porte di Struppa

Forte Diamante

Santuario della Madonna della Guardia

Santuario di Nostra Signora Incoronata

Ponte San Giorgio

La Lanterna di Genova vista dalla Sopraelevata

Il tratto della Sopraelevata che transita accanto al porto antico di Genova

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