UNA MANO DI PIANURA

Esattamente nel mezzo del cammino del Giro 2022 spunta una bella prateria, l’unica frazione totalmente pianeggiante. Sarà la più lunga – 203 Km spaccati – ma anche la più facile, affrontando la quale bisognerà comunque tenere alto il livello d’attenzione.

Osservare un’altimetria come quella della tappa di Reggio Emilia ha un effetto un po’ straniante. È un po’ come soffermarsi davanti ad una parete totalmente bianca e morire dalla voglia di aggiungerci qualcosa, un quadro, una mensola, una lampada. Lo stesso capita con le tappe totalmente piatte, vere e proprie rarità in un ciclismo sempre più mediatico, che deve sempre escogitare qualcosa per accalappiare l’interesse degli appassionati, che altrimenti potrebbero scegliere di non mettersi davanti alla tv per assistere a una frazione noiosa, di quelle che il gruppo corre con l’unica intenzione di arrivare al traguardo. Così questo tipo di tappe è stato “abbandonato” quasi ovunque e si cerca sempre d’”inquinarne” la purezza della pianura inserendo piccole ascese qua e là, possibilmente in vista del finale. Ma dalla Pianura Padana non c’è tanto da cavar salite e così ecco scodellata una tappa di totale calma piatta, ma non per questo scevra d’insidie. Su percorsi del genere bisogna sempre tenere alta l’attenzione, anche perché l’assenza di asperità invoglia il gruppo all’alta velocità e in tal contesto curve, rotatorie e altre varie ed eventuali possono trasformarsi in trappole. D’altronde cadute, forature e altre sfortune di corsa sono il pane quotidiano del ciclismo e possono tradursi in tempo prezioso perduto in una giornata nella quale non se ne dovrebbe perdere. E poi, anche se oggi si correrà lontano dal mare, bisognerà sempre tenere in considerazione l’eventuale presenza del vento, che negli spazi sconfinati della pianura ha campo libero per le sue scorribande…
Oggi le danze (anzi il “liscio”, visto il profilo altimetrico e la circostanza che si partirà dalle terre natali del popolare ballo) si apriranno a Santarcangelo di Romagna, il centro nel cui castello si consumarono le gesta di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, i peccaminosi cognati che ispirarono a Dante Alighieri il quinto canto dell’Inferno. Lasciato il raduno di partenza ci si allontanerà veloci seguendo la direttrice della Via Emilia, che sarà percora costantemente nei primi 100 Km giungendo ben presto sulle strade di Cesena, dominate dalle basse colline sulle quali troneggiano la Rocca Malatestiana e il complesso abbaziale di Santa Maria del Monte, conosciuto per la sua sterminata collezione di ex voto (quasi 700 pezzi). Le prossime mete dei “girini” saranno i centri di Forlimpopoli, nel cui cuore si può ammirare la Rocca Albornoziana, e di Forlì, all’uscita dal quale sarà certamente in strada ad attendere il passaggio del gruppo Ercole Baldini, il vincitore del Giro del 1958, che abita nella frazione di Villanova, in una villetta dove è anche allestito un museo a lui intitolato. I corridori non avranno certo il tempo per visitarlo perché tireranno dritti sull’antica strada consolare concepita da Marco Emilio Lepido per congiungere in linea retta Placentia con Ariminun, le odierne Piacenza e Rimini. Dopo altri frenetici chilometri di gara – a questo punto potrebbero essere ancora in corso le grandi manovre che anticipano l’avvio della fuga di giornata – il plotone piomberà in quel di Faenza, cittadina celebre per la produzione di ceramiche di pregio, un campionario del quale è visibile nel MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche), istituzione importante al punto da esser stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2011 “Monumento testimone di una cultura di pace”. Alle soglie del settantesimo chilometro di gara si arriverà quindi in quel di Imola, dove ciclismo e automobilismo – due sport così distanti tra loro – vanno a braccetto sulla pista dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che non solo ha ospitato appassionanti edizioni del Gran Premio di San Marino di Formula 1 (l’ultima disputata nel 2006 e vinta da Michael Schumacher) ma anche competizione ciclistiche come due mondiali di ciclismo, nel 1968 e nel 2020, e l’arrivo di diverse edizioni della Coppa Placci, storica competizione uscita dal calendario nel 2010.
Transitati ai piedi del colle di Dozza – il borgo medioevale famoso per i suoi murales moderni – il gruppo tirerà dritto in direzione di Bologna, dove si percorreranno i viali che cingono il capoluogo emiliano sul lato delle colline, andando a sfiorare gli storici Giardini Margherita, 26 ettari di verde che costituiscono il principale parco cittadino, inaugurato il 6 luglio 1879 con l’intitolazione alla Regina Margherita, la consorte del re d’Italia Umberto I°, la stessa sovrana alla quale dieci anni più tardi sarà dedicata a Napoli la più celebre delle pizze.
Dopo il passaggio da Bologna il tracciato abbandonerà la Via Emilia per inoltrarsi nella Pianura Padana in direzione di San Giovanni in Persiceto, centro nel quale si possono ascoltare – presso la collegiata di San Giovanni Battista – i rintocchi della più antica campana esistente in terra bolognese, fusa nel 1318. Si toccherà quindi Crevalcore, cittadina nota agli appassionati di ciclismo poiché dal 2011 al 2019 è stata presenza fissa nel tracciato della Settimana Internazionale di Coppi e Bartali, ospitando arrivi di tappe a cronometro o destinate ai velocisti. Attraversata la vicina Camposanto, nel 1743 teatro di una cruenta battaglia della Guerra di successione austriaca che vide contrapporsi l’esercito austro-piemontese e le truppe spagnole, il percorso dell’undicesima frazione cambierà direzione puntando prima verso Cavezzo e poi su Carpi, dove il gruppo transiterà a due passi dalla centralissima Piazza dei Martiri, sulla quale si affacciano la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Castello dei Pio, complesso composto di più edifici innalzati tra l’XI e il XVII secolo.
Il traguardo finale bussa oramai alle porte e dopo il passaggio da Correggio, paese natale del pittore rinascimentale Antonio Allegri (soprannominato, per l’appunto, il “Correggio”), si faranno più accese le fasi preparatorie di un inevitabile arrivo allo sprint all’ombra del Tricolore, che a Reggio sventolò per la prima volta il 7 gennaio 1797. Storia di 225 anni fa che ha attraversato due secoli e continua a narrare le gesta degli italiani che hanno fatto grande la nostra nazione. E, chissà, magari sarà proprio uno dei nostri a farsi onore su un traguardo caro al Giro anche per un altro fattore: reggiano d’adozione era, infatti, il nizzardo Armando Cougnet, che della Corsa Rosa fu ideatore e primo direttore, dal 1909 fino al 1946 quando, al momento della ripresa dopo il forzato stop della Seconda Guerra Mondiale, decise di lasciare il comando a un promettente e giovane milanese, il ventisettenne Vincenzo Torriani.

Mauro Facoltosi

La pianura reggiana e l’altimetria dell’undicesima tappa (Foto di Sergio Barbieri, www.flickr.com)

La pianura reggiana e l’altimetria dell’undicesima tappa (Foto di Sergio Barbieri, www.flickr.com)

CIAK SI GIRO

Un regista che non ti aspetti. Alzi la mano chi avesse mai sospetto che Liguabue – il cantante, non il pittore – nel suo curriculum non abbia solo pluripremiati album ma anche libri e film. Dei primi ne ha scritti sei e il primo, “Fuori e dentro il borgo”, pubblicato nel 1997, gli consentì di farsi notare anche in quel campo, vincendo subito due premi letterari, tra i quali quello intitolato alla scrittrice romana Elsa Morante. Quel successo, forse insperato anche per lui, lo convinse a fare il passo successivo e a misurarsi come regista per mettere in immagini alcuni dei racconti che componevano il suo libro. L’anno successivo esce così al cinema “Radiofreccia” e il successo stavolta sarà ancora maggiore rispetto a quello riscosso dodici mesi prima perché il “Liga” si porterà a casa un cospicuo bottino di premi: tre David di Donatello, due Nastri d’Argento e quattro Ciak d’Oro, ai quali si affiancherà nel 2006 un prestigioso riconoscimento a livello mondiale quando il suo film sarà trasmesso nientemeno che a New York, in occasione di una rassegna organizzata dal MoMA (Museum of Modern Art). Ispirato da alcuni dei racconti che compongono “Fuori e dentro il borgo”, il film racconta la storia di una radio locale, Radiofreccia appunto, prossima alla chiusura. Per le riprese – che consacrarono ufficialmente Stefano Accorsi tra i grandi attori italiani dopo il successo del precedente “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” – la rockstar emiliana scelse le terre che ben conosceva e nelle quali aveva ambientato anche le storie raccontate dal libro: è così, a parte un paio di capatine a Carpi, Reggiolo a Borgoforte, gran parte del film fu girato a Correggio, dove Ligabue era nato il 13 marzo 1960, e diversi scorci della cittadina emiliana si possono ritrovare nel film, dal centralissimo Corso Mazzini – che una ventina di anni prima era stato set del drammatico film di Gianni Puccini ispirato alle vicende degli antifascisti fratelli Cervi – all’ex caserma dei carabinieri, dai quartieri industriali alle campagne circostanti il “borgo” narrato nel libro, velata autobiografia del “Liga”, anche se questi non compare mai, né nelle pagine dell’opera prima, né nel film.

Corso Mazzini di Correggio visto in Radiofreccia (www.davinotti.com)

Corso Mazzini di Correggio visto in "Radiofreccia" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/radiofreccia/50007965

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/i-sette-fratelli-cervi/50023510

FOTOGALLERY

Il castello di Santarcangelo di Romagna

La Rocca Malatestiana di Cesena

La Rocca Albornoziana di Forlimpopoli

Faenza, Museo Internazionale delle Ceramiche

L’autodromo di Imola

Uno scorcio del borgo di Dozza

Il laghetto dei Giardini Margherita a Bologna

San Giovanni in Persiceto, cattedrale di San Giovanni Battista

Carpi, Piazza dei Martiri

Reggio Emilia, Basilica di San Prospero

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