DOLCI COLLINE DI SCARPONI

Tante colline punteggiano il finale della tappa marchigiana, ma dimentichiamo i muri che hanno caratterizzato negli scorsi anni certe frazioni della Tirreno-Adriatico. Gli organizzatori stavolta ne hanno proposti giusto un paio, all’interno di un percorso che non dovrebbe causare particolari problemi ai corridori che puntano al successo finale al Giro 2022. Quella odierna sarà un’occasione d’oro per i cacciatori di tappe, con ottime probabilità che la fuga del giorno riesca ad andare in porto.

La prospettiva di trascorrere un pomeriggio di corsa sulle colline marchigiane poteva provocare un brivido a più d’un corridore, soprattutto a coloro che sanno quanta fatica si faccia da queste parti alla Tirreno-Adriatico, che spesso ha proposto in queste terre insidiose frazioni ricche di muri e talvolta risultate più selettive e decisive della tappa di montagna. Con un sospiro di sollievo avranno appreso che nel disegnarla s’è scelto di usare la mano leggera ed evitare muri particolarmente ostici, inserendone solo un paio e non dei più difficili, facendone una tappa di quasi normale trasferimento che offrirà un’occasione da non lasciarsi sfuggire per i cacciatori di tappe. Con i velocisti naturalmente esclusi dai giochi per la vittoria, oggi le loro squadre non saranno particolarmente invogliate a collaborare e chi sarà in fuga potrebbe riuscire ad arrivare al traguardo con un bel vantaggio. Si potrebbero così assistere a due corse in una nel tratto collinare, davanti quella tra i fuggitivi per tentare di staccare i compagni d’avventura e involarsi verso la vittoria, dietro quella tra i big se qualcuno vorrà provare a dare una “sgasata” sui rari tratti più impervi per saggiare i rivali e vedere se hanno “ammortizzato” la giornata di riposo, che per alcuni corridori è un handicap.
Prima di arrivare sui colli, che punteggeranno a fasi alterne gli ultimi 90 Km di gara, bisognerà sorbirsi un’abbondante porzione di pianura, “caparra” di quella che caratterizzerà interamente la tappa del giorno successivo. Si partirà da Pescara in direzione nord, costantemente seguendo la direttrice della litoranea adriatica e giungendo dopo pochi chilometri ai piedi del colle di Montesilvano, vecchia conoscenza del gruppo che tutti gli anni ci sale più volte in occasione del Trofeo Matteotti, corsa che nel 2022 si disputerà il 18 settembre e che lo scorso anno è stata conquistata da Matteo Trentin.
Sfiorata l’antica torre costiera del Cerrano, innalzata all’epoca del Regno di Napoli e dal 2010 situata all’interno di un’area protetta, si giungerà sulle strade di Pineto per poi toccare la località di Roseto degli Abruzzi e successivamente Giulianova, sede dell’unico porto della provincia di Teramo e cittadina dalla doppia anima, suddivisa tra la popolosa frazione balneare del Lido e il centro storico situato su di una bassa collina che guarda verso la spiaggia e sulla quale bisogna salire per ammirare il rinascimentale Duomo di San Flaviano, mentre è necessario tornare verso il mare per visitare la chiesa di Santa Maria a Mare, costruita in stile romanico lombardo.
Raggiunta Tortoreto, dove ancora fresco è il ricordo della vittoria di Peter Sagan nella tappa dei “muri” del Giro del 2020, la corsa lascerà l’Abruzzo per entrare nelle Marche e giungere sulle ben note strade di San Benedetto del Tronto, dove il passaggio del gruppo sarà sorvegliato dalla Torre dei Gualtieri, principale monumento della cittadina che è naturale approdo finale della Tirreno-Adriatico sin dal 1967, anno della seconda edizione della corsa creata da Franco Mealli e che inizialmente si chiamava “Tre Giorni del Sud”, ereditandone il nome da una corsa a tappe che si svolse in Molise per una sola edizione nel 1961, vinta da Vito Taccone. Subito dopo ad applaudire i “girini” saranno gli abitanti di Grottammare, nel cui centro storico, inserito nel novero dei “Borghi più belli d’Italia”, si può ammirare la Chiesa di Santa Lucia, fatta realizzare da Papa Sisto V nel luogo dove si trovava la casa natale del pontefice, lo scorso anno celebrato con una lunga serie di eventi nel cinquecentesimo anniversario della nascita.
L’ultimo tratto di pianura di questa tappa si svolgerà ai piedi delle colline sulle quali stanno appollaiati i borghi che costituisco il cosiddetto “distretto calzaturiero fermano”, piccoli centri che a turno hanno quasi tutti ospitato arrivi di tormentate tappe della citata Tirreno-Adriatico, spesso conquistate da corridori di prestigio a conferma della validità di quei percorsi e dell’impegno che richiedono: qui ci limitiamo a ricordare le affermazioni di corridori del calibro di Giuseppe Saronni, di Greg LeMond – che nel 1982 s’impose a Monte San Pietrangeli a soli vent’anni d’età – di Moreno Argentin e di Maurizio Fondriest, di Óscar Freire e di Paolo Bettini e del citato Sagan, nomi che altrove sono andati ad arricchire l’albo d’oro di Giri, Tour e Mondiali.
Giunti a Civitanova Marche il gruppo saluterà il mare per volgere verso l’entroterra e affrontare la prima delle sette salite che daranno una diversa piega al tracciato della decima tappa, diretta alla località Crocette, piccola frazione del borgo di Montecosaro, nel cui territorio comunale si trova la basilica di Santa Maria a Piè di Chienti, uno dei principali esempi di architettura romanica della regione. Superata questa prima, facile ascesa (5 Km al 2.2% con i primi 3 Km al 5%) il percorso volgerà in direzione di Montelupone, fermandosi dopo 1.8 Km al 5.9% a breve distanza da questo centro, pure noto agli appassionati di ciclismo per il suo tremendo muro, verticale di 1500 metri all’11% di pendenza media che in due occasioni ha ospitato l’arrivo di tappa alla “Corsa dei Due Mari”, entrambe timbrate dal corridore spagnolo Joaquim Rodríguez. Ai “girini” sarà evitato quel tremendo tratto ma si presteranno ora ad affrontare la più impegnativa salita prevista dal percorso odierno che, sceso ad attraversare la valle del fiume Potenza, ne risalirà l’altro versante in direzione dell’ermo colle leopardiano. La prossima meta del gruppo sarà, infatti, la cittadina di Recanati, alla quale si salirà percorrendone una delle strade d’accesso secondarie, che propone 2.7 Km d’ascesa al 7.7%. Non si tratta di numeri particolarmente “allarmanti” ma proprio all’inizio c’è uno scalino di quasi mezzo chilometro al 13.3% al quale fa eco un secondo balzo di 400 metri al 12.8% proprio all’ingresso della città natale di Giacomo Leopardi.
Al tratto più impegnativo di questa tappa ne seguirà uno che potremmo definire di stanca, con il tracciato che per una quindicina di chilometri si snoderà in quota mentre si percorrerà la strada che conduce verso Montefano, centro che nel 1501 diede “accidentalmente” (i suoi genitori si trovavano di passaggio durante un viaggio dall’originaria Montepulciano a Macerata) i natali a un papa, Marcello II, che fu l’ultimo a utilizzare il suo nome di battesimo dopo l’elezione al soglio di San Pietro e il cui pontificato fu uno dei più brevi della storia, stroncato da un infarto dopo soli 22 giorni.
Dalle emozioni delle pendenze si passerà presto a quello del ricordo e a uno dei più struggenti perché qualche chilometro più avanti si percorreranno le strade di Filottrano, dove si transiterà proprio nel luogo dove Michele Scarponi fu investito e perse la vita il 22 aprile di cinque anni fa. Ci sarà giusto il tempo d’asciugarsi una lacrima perchè subito il percorso richiamerà alla realtà con la successiva salita, un’asperità inserita nel tracciato tempo dopo la presentazione ufficiale del tracciato, che originariamente prevedeva di raggiungere il centro di Santa Maria Nuova attraverso un’altra strada. Come nel caso di Recanati si seguirà un itinerario più defilato, che raggiunge la piccola frazione di Collina con una salita di 1.2 Km al 7% che presenta un minimuro di 200 metri all’11.4% proprio in vetta.
Ritrovato il percorso originario all’altezza della località Torre di Jesi, il cui nome ricorda quello di un’antica torre di guardia medioevale demolita dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, s’imboccherà la discesa che conduce direttamente a Jesi, senza tuttavia ancora raggiungere la sede di tappa odierna. Giunti alle porte della moderna frazione di Borgo Minonna si cambierà nuovamente strada e si tornerà a pedalare in direzione dei colli per superare una salita di un chilometro spaccato al 6.6%, movimentata da una mezza dozzina di tornanti, che si conclude in vista della piccola frazione di Mazzangrugno. Sarà la penultima difficoltà prevista dal tracciato, che ora scenderà a incrociare il corso del fiume Esino – il secondo della regione per portata dopo il Metauro – subito prima di andare incontro all’ultimo ostacolo di giornata, 1400 metri al 7.1% verso il borgo di Monsano, salita che inizia nei pressi del santuario di Santa Maria fuori Monsano, eretto a partire dal 1471 nel luogo dove quello stesso anno la Madonna era apparsa sopra un olmo, dal quale sarebbe scesa a tracciare sulla neve la pianta di una cappella da erigere in suo nome.
Apparizioni per i “girini” a questo punto non ce ne saranno più perché attraversato il soprastante centro davanti a loro avranno solo la veloce discesa verso il paese natale di Giovanni Battista Pergolesi, il compositore che – nonostante le origini marchigiane – è considerato uno dei principali esponenti della scuola musicale napoletana. I suoi concerti nella storia hanno allietato le orecchie di molti ma oggi le dolci note saranno solo per uno, per il corridore che per primo uscirà vittorioso dalla selva dei colli jesini.

Mauro Facoltosi

Le colline jesine e l’altimetria della decima tappa (Foto di Stefano Grilli, www.destinazionemarche.it)

Le colline jesine e l’altimetria della decima tappa (Foto di Stefano Grilli, www.destinazionemarche.it)

CIAK SI GIRO

Non potevano non girarlo a Recanati “Il giovane favoloso”, il film di Mario Martone che nel 2014 ha narrato le gesta di Giacomo Leopardi. Il borgo marchigiano, come molti altri di questa regione, ha conservato quasi del tutto intatti scorci del suo centro storico, che successivamente con operazioni di “maquillage” al computer hanno perduto tutto quanto era stato aggiunto in tempi moderni, dai cavi elettrici ai pannelli stradali. Così si vede Elio Germano, che interpreta il celebre poeta, uscire dal portone di quello che – sia nella finzione, sia nella realtà storica – è il palazzo della famiglia Leopardi, dove il “giovane favoloso” era nato il 29 giugno del 1798. L’edificio si affaccia sulla piazza che è stata intitolata a una delle sue poesie più celebri, “Il sabato del villaggio”, e proprio di fronte – anch’essa mostrata nel film di Martone – c’è la casa dove abitava Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi al quale dedicò la lirica nota come “A Silvia”. Fedele agli spostamenti del poeta, che lascerà definitivamente il paese natio nel 1830, il film propone anche scorci delle città dove visse Leopardi, da Firenze a Roma giù giù fino a Napoli, dove l’idropisia polmonare lo porterà alla morte il 14 giugno del 1837, a pochi giorni dal trentanovesimo compleanno.

Palazzo Leopardi (allestrema sinistra) inquadrato nel film Il giovane favoloso (www.davinotti.com)

Palazzo Leopardi (all'estrema sinistra) inquadrato nel film "Il giovane favoloso" (www.davinotti.com)

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https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-giovane-favoloso/50034588

FOTOGALLERY

Pescara vinta dalla passerella ciclopedonale del Ponte del Mare

Pineto, Torre di Cerrano

Giulianova, chiesa di Santa Maria a Mare

San Benedetto del Tronto, Torre dei Gualtieri

Grottammare, Chiesa di Santa Lucia

Vista panoramica da Sant’Elpidio a Mare verso i colli del distretto calzaturiero fermano

Morrovalle, basilica di Santa Maria a Piè di Chienti

Recanati, l’ermo colle leopardiano

La porta d’ingresso al centro storico di Filottrano

Monsano, Santuario di Santa Maria fuori Monsano

Jesi, Teatro Pergolesi

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