VUELTA 2022, SPUNTI INTERESSANTI MA PERCORSO INSUFFICIENTE

dicembre 17, 2021
Categoria: Copertina, News

Presentato il tracciato della Vuelta 2022. Un percorso piuttosto deludente, nel proporre molta monotonia e tappe di montagne praticamente tutte uguali, anche se va valutata positivamente la scelta di cercare salite inedite. Partenza dall’Olanda con cronosquadre ed una seconda prova contro il tempo a metà tracciato.

Nessuna tappa oltre i 200 Km, una assurda cronosquadre di 23 Km in apertura, nessun tappone e pochissime occasioni per fare un vero e proprio attacco da lontano. Questi sono gli ingredienti che rendono insufficiente il percorso predisposto da ASO per la prossima Vuelta a España.
Sotto questo aspetto bisogna dire che RCS, anche se aiutata dalla conformazione del territorio italiano, riesce a proporre ormai da anni percorsi di gran lunga superiori a quelli elaborati da Amaury Sport Organisation.
Tutte le tappe di montagna terminano con un arrivo in salita che è l’ascesa più difficile della giornata, con conseguente invito allo scattino dell’ultimo chilometro (visto il comportamento degli squadroni degli ultimi anni). Bisogna però dire, a parziale discolpa degli organizzatori, che gli arrivi in salita non sono le solite rampe di garage, bensì salite vere e proprie con pendenze non estreme ma che favoriscono le rasoiate degli arrampicatori che potrebbero tentare di mettere in crisi i regolaristi.
Mentre il Giro è stato infarcito di tappe da imboscate, in questa Vuelta ne troviamo solo una, quella con arrivo a Bilbao che però arriverà molto presto, quando le energie sono ancora molte nel serbatoio e quindi difficilmente potrà stimolare gli uomini di classifica.
Si partirà Utrecht con una cronosquadre di 23 Km. Ci scrive ha spesso manifestato la propria contrarietà per la partenze dall’estero. Se è comunque una croce da sopportare, non è invece tollerabile una cronometro a squadre di 23 km in un grande giro. Per le strutture delle squadre attuali e per i distacchi che si riescono oggettivamente a scavare nel ciclismo moderno, la cronosquadre appare una totale assurdità, soprattutto con un chilometraggio così elevato. Le squadre, nel ciclismo attuale, rivestono infatti un’importanza molto maggiore rispetto al passato e quindi non c’è alcun bisogno di accentuare ancor di più questo aspetto con una tappa che va a falsare la corsa, favorendo ancor di più chi già parte favorito e ha alle spalle una una squadra attrezzata. Invece di cercare di escogitare percorsi che rendano difficile controllare la corsa, si vanno a proporre scempiaggini come questa.
La seconda e la terza tappa in terra olandese (traguardi fissati ancora Utrecht e poi a Breda) saranno pianeggianti e favorevoli ai velocisti, ma sarà importante fare attenzione al vento che potrebbe giocare brutti scherzi.
Dopo il giorno d riposo la carovana si sposterà nei Paesi baschi per una tappa dal finale insidioso. Una salita di 6 Km al 5% a 16 Km dall’arrivo di Laguardia e un ultimo chilometro all’insù potrebbero inspirare i cacciatori di traguardi parziali. La successiva frazione, da Irun a Bilbao per 187 Km, sarà una delle più interessanti della corsa iberica, forse l’unica per poter uscire dagli schemi anche se arriva troppo presto. Dopo numerosi saliscendi, nel finale si affronterà per due volte la salita dell’Alto del Vivero, quasi 5 Km che presentano un paio di chilometri in cui si sfiora la doppia cifra. La prima volta sarà affrontata a 42 km dalla conclusione, la seconda a soli 14 Km da Bilbao. Qui si potrebbe certamente inventare un numero ma, come si diceva, la collocazione al quinto giorno di gara probabilmente offrirà la frazione ad una fuga.
La sesta tappa presenta il primo arrivo in salita, meta l’inedito Pico Jano. La salita finale di quasi 12 km al 6.7% sarà preceduta dalla Collada de Brenes (6.3 Km all’8.6% su strada stretta) di prima categoria sulla quale, in teoria, si potrebbe davvero tentare un primo affondo già sulla penultima salita. Ma, anche in questo caso, la collocazione alla sesta tappa non permette di poter sperare di fare davvero la differenza.
La settima tappa da Camarg a Cisterna, di 194 km, presenterà una salita di quasi 20 Km a circa metà percorso, ma il resto del tracciato è in falsopiano e quindi, se i velocisti stringeranno i denti e i ritmi non saranno elevatissimi, si potrebbe addirittura assistere ad uno sprint con il gruppo compatto.
La prima settimana sarà conclusa dalle due tappe asturiane che stavolta non saranno grandi tapponi da finale di giro. La prima proporrà l’arrivo al Colláu Fancuaya, salita inedita, dopo soli 154 Km conditi con asperità concentrate soprattutto nella prima parte. Dopo metà percorso, infatti, si incontreranno solo due piccole collinette, comunque ben lontane dall’inizio della ascesa finale che misura 10 Km ed ha una pendenza media del 7,7% con tratti in doppia cifra. Si tratta di una bella ascesa in cui gli scalatori puri potrebbero tentare nel duro tratto centrale con un chilometro al 10% di piazzare la rasoiata decisiva e poi tentare di andare all’arrivo, dato che nei successivi chilometri le pendenze sono sempre intorno al 9%. Certo, l’assenza di difficoltà credibili prima di questa ascesa finale e la brevità della tappa non aiutano ma, come finale di prima settimana, può anche andare.
I primi nove giorni si concluderanno con l’arrivo in salita ai 744 metri di Les Praeres, dopo 176 Km. Anche in questo caso, le ascese credibili sono lontane dall’arrivo e la salita finale, di 4 Km e con pendenze molto severe, inviterà gli uomini di classifica alla sparata nel finale. Va ricordato che nel 2018 la tappa con arrivo su questo traguardo fu vinta dal britannico Simon Yates, che quel giorno si reimpossessò della maglia rossa di leader della classifica generale, insegna del primato che vestirà da lì fino all’approdo finale di Madrid.
Dopo il trasferimento ed il giorno di riposo, ecco una cronometro di 31 Km con arrivo ad Alicante. La frazione è completamente pianeggiante e dedicata agli specialisti e va considerata ottima la scelta di piazzare una crono con un certo chilometraggio a metà Vuelta, cosa che purtroppo Giro e Tour non hanno fatto. La collocazione alla decima tappa dopo il giorno di riposo è ideale ed anche il chilometraggio è adeguato. Il top sarebbe stato un percorso mosso con qualche collina, ma anche così rimane una buona scelta.
L’undicesima tappa sarà riserva di caccia per gli sprinter (arrivo presso il promontorio di Cabo de Gata), mentre la dodicesima proporrà l’arrivo in salita ai 1265 metri delle Peñas Blancas, sopra Estepona, dopo oltre 170 Km di nulla. La salita finale misura 18 Km, le pendenze non sono impossibili, c’è qualche tratto duro, ma nel complesso si viaggia sempre attorno al 6%: sarà difficile scavare grossi distacchi, tuttavia il ritmo elevato potrebbe mettere in difficoltà chi dovesse incontrare una giornata no.
La tredicesima tappa da Ronda a Montilla sarà pianeggiante, mentre il copione delle giornate di montagna di questa edizione si ripeterà nella quattordicesima frazione che vede, anche in questo caso, la salita finale ai 1817 metri della Sierra de la Pandera arrivare al termine di un tracciato senza grosse difficoltà. La salita finale è molto lunga, oltre 20 km, e si divide in due tronconi, il primo molto pedalabile, e il secondo caratterizzato da un tratto di circa 3 Km nel quale l’inclinazione media della strada supera il 10%. Il tratto duro terminerà a circa 2 Km dalla conclusione, mentre gli ultimi mille metri si snoderanno praticamente in quota.
La quindicesima tappa terminerà, manco a dirlo, con un ennesimo arrivo in salita ma, in questo caso, ci sarà un po’ d pepe in più. Purtroppo la frazione misura solo 148 km, ma la salita finale verso la Sierra Nevada sarà preceduta dall’Alto del Purche, che presenta una pendenza media del 9,5% sui 6,2 Km di ascesa. Non si tratta di pendenze estreme sulle quali è impossibile scattare, ma non sono nemmeno quelle pendenze regolari sulle quali si sta bene a ruota, quindi gli scalatori potranno cercare di far valere le loro doti.
Attenzione poi alla salita finale che misura 20 Km e presenta, nella primissima parte, due chilometri al 13% di pendenza media seguiti da un altro chilometro al 10%. Successivamente, le pendenze diventano più regolari, sempre attorno al 6/7%, ma se gli scalatori saranno riusciti a staccare i rivali sul Purche e sul tratto duro iniziale la cosa potrebbe farsi interessante, anche perché si arriva 2500 metri di altitudine e si pedalerà per circa 6 km oltre i 2000 metri di quota e gli appassionati sanno quanto questo dato possa incidere sul rendimento di certi atleti. Questa è forse la tappa più difficile delle Vuelta, anche se misura solo 148 Km.
Dopo una sedicesima tappa pianeggiante (arrivo a Tomares), la diciassettesima presenterà nuovamente l’arrivo in salita al termine di un percorso piuttosto insignificante. Stavolta il traguardo sarà collocato ai 1100 metri del monastero di Tentudía, percorsa una salita finale non molto dura, lunga poco meno di 10 Km e che presenterà i tratti più impegnativi negli ultimi 4 Km finali, che salgono con una inclinazione media del 7.6%.
Anche la diciottesima tappa non presenterà salite durissime, ma arriverà a fine Vuelta, quando le energie cominceranno a scarseggirare. Lunga quasi 200 Km, presenterà nel finale la doppia scalata (da due versanti diversi) all’Alto del Piornal. Va detto che il tratto di recupero tra le due ascesa sarà molto breve, ma c’è anche il problema che entrambi i versanti della salita non presentano pendenze che permettano di fare la differenza. Il fattore decisivo, quindi, potrebbe essere rappresentato proprio dalla collocazione nell’ultima settimana ultima e dalla doppia ascesa ravvicinata.
Attenzione alla diciannovesima tappa, con partenza e arrivo a Talavera de la Reina. Sono solo 132 km ma presentano la doppia ascesa al Puerto de Pielago, niente di impossibile (8.8 Km al 5.9%) ma attenzione perché qui si potrebbe tentare il “bidone”. Basta un attimo di distrazione e si può perdere il treno buono e finire con distacchi pesanti.
L’ultima occasione per tentare di ribaltare la classifica sarà offerta la penultima tappa, l’unica di montagna nel senso classico del termine perché presenterà cinque salite. C’è da dire che nessuna di queste è impossibile, anche se la penultima, il Puerto de la Morcuera, posta a 37 chilometri dall’arrivo, è abbastanza impegnativa. L’ultima salita verso il Puerto de Cotos ha invece una pendenza media del 4,7% e terminerà a sette chilometri dalla conclusione. Tutti in quota, invece, si svolgeranno i conclusivi 7 Km verso il traguardo del Puerto de Navacerrada. La possibilità di tentare dalla Morcuera c’è, ma bisogna dire che la salita, anche se abbastanza impegnativa, non è di quelle su cui si può fare davvero la differenza. L’unica opzione potrebbe essere rappresentata dalle energie complessive ormai scarse, tuttavia la tappa non sembra di quelle che possano provocare crisi, anche se non si può dimenticare che un giovanissimo Tom Dumoulin perse la maglia rossa in favore di Fabio Aru proprio in una tappa che presentava le stesse salite di questa frazione.
L’indomani la corsa si concluderà a Madrid con la classica passerella destinata ai velocisti.
Insomma si tratta di un percorso che lascia molto a desiderare, anche perché non possiede una propria logica, con frazioni sparse a caso per la Spagna senza un disegno complessivo ed organico.
L’ossessione per gli arrivi in salita sta raggiungendo livelli paradossali, mentre si trascurano i tapponi senza arrivi in salita che presentano tante montagne dure in successione e che possono provocare crisi e soprese (così era disegnata proprio la tappa che costò la maglia a Dumoulin, ricordata poco sopra).
Indubbiamente con lo spostamento in calendario dopo il Tour, la Vuelta può vantare una partecipazione di campioni superiore al Giro d’Italia, anche se si tratta di un premio di consolazione per gli sconfitti di Giro e Tour. Tuttavia negli ultimi anni i percorsi spesso non sono stati all’altezza della situazione.

Benedetto Ciccarone

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