UN GIRO BELLO E VARIO MA IL CRONOMETRO PIANGE

novembre 11, 2021
Categoria: Copertina, News

Il percorso della prossima edizione della corsa rosa è vario ed affascinante, ricco di percorsi in cui scatenare la fantasia ed inventarsi azioni interessanti e spattacolari. Mancano però i tapponi da chilometraggio elevato e i chilometri contro il tempo sono pochi e piazzati male.

L’aspetto più negativo del percorso della edizione 2022 del Giro d’Italia è l’assurda presentazione a pezzi, non solo per l’insensatezza intrinseca di una presentazione frazionata, ma anche e soprattutto perché essa non è avvenuta seguendo l’ordine della tappe, bensì la loro tipologia (volate, tappe mosse e tappe di montagna).
In primo luogo la classificazione delle tappe risulta in molti casi abbastanza arbitraria (la Diamante – Potenza è una tappa mossa o una tappa di alta montagna?); in secondo luogo la presentazione in ordine sparso ha confuso gli appassionati che dovevano scegliere tra comporre un assurdo puzzle giorno per giorno oppure lasciar perdere e aspettare il disegno complessivo.
Si è trattato di una scelta che quasi tutti i commentatori hanno criticato e che si spera non verrà riproposta in futuro.
Detto questo, il percorso è molto bello, non c’è che dire, specialmente per la distribuzione omogenea delle difficoltà e per il gran numero di tappe insidiose, ricche di trabocchetti nelle quali organizzare azioni lavorando di fantasia e nelle quali gli uomini di classifica dovranno avere mille occhi, mentre la maglia rosa di turno dovrà rischiare di stressare oltremodo la squadra per cercare di controllare la corsa.
Se i corridori decideranno di accettare questa sfida, andrà in scena uno spettacolo da non perdere.
Le note negative sostanziali sono tre.
La prima è la partenza dall’Ungheria. Si tratta di una considerazione personale di chi scrive, tuttavia, dopo tanti anni, si continua a non comprendere il senso di queste scelte di natura meramente economica.
Un conto è partire da località anche estere poste vicino ai confini nazionali, cosa diversa è partire da posti distanti che richiedono un giorno di riposo per affrontare impegnativi trasferimenti aerei con l’unico scopo di far quattrini.
Il secondo aspetto negativo è la scelta delle prove contro il tempo, mal piazzate e insufficienti per chilometraggio. La prima crono di 9 Km (distanza da prologo) non scaverà quei distacchi necessari a invogliare chi soffre contro il tempo ad attaccare su percorsi che, comunque, consentono azioni di largo respiro. Questa circostanza rischia di neutralizzare le belle tappe in linea che caratterizzano il resto del tracciato, occasioni che possono essere colte e sfruttate solo se i corridori in forma che soffrono contro il tempo avranno distacchi tali da essere costretti a tentare l’imboscata da grosso distacco. La crono finale, oltre ad avere anch’essa un chilometraggio ridotto (17 Km), arriva dopo le montagne, quando le energie saranno ridotte e sarà decisiva solo in caso di distacchi molto contenuti.
L’ideale sarebbe stato mettere, al posto della cronometro finale, una prova contro il tempo di 30/40 chilometri con terreno misto (salite, discese, pianura) intorno a metà Giro, in modo da assestare la classifica prima delle grandi montagne, e magari allungare di qualche chilometro la crono di Budapest, portandola a 20 Km.
Il terzo aspetto negativo è la mancanza di tappe (ed in particolare di tappe di montagna) con chilometraggio elevato. La stagione passata ci ha dimostrato come il chilometraggio sia una difficoltà che spesso fa la differenza e ciò è emerso in modo nelle classiche e ai campionati del mondo di Lovanio. Negli ultimi anni alla Milano – Sanremo una salita come il Poggio, che al giorno d’oggi i velocisti potrebbero mangiare a colazione, si è rivelata sempre decisiva proprio perché arriva alla soglia dei 300 Km di corsa. La Roubaix, il Lombardia, i campionati del mondo e le varie monumento. oltre alla difficoltà tradizionali, pure presentano percorsi lunghi.
In questo giro, invece, abbiamo solo due tappe che superano appena i 200 Km e sono completamente pianeggianti. 200 Km tondi tondi, invece, misura la tappa dello Sforzato, quella con Mortirolo e Santa Cristina. Manca un tappone di montagna di 230, 240 o 250 Km, che sinora era sempre stato presente.
Il sospetto è che lo spettacolo indecoroso andato in scena gli ultimi due anni, con i corridori che si sono rifiutati di correre con la pioggia e l’organizzazione che ha scandalosamente ceduto a richieste oggettivamente irricevibili, abbiano ahinoi indotto RCS a ridurre i chilometraggi.
A questi tre aspetti negativi, va aggiunta un’ulteriore osservazione. Alcuni trasferimenti appaiono un po’ eccessivi e in particolare quelli da Potenza a Napoli, quello da Jesi a Santarcangelo di Romagna, quello da Genova a Sanremo e quelli praticamente quotidiani che si affronteranno nella terza settimana-
Sarebbe il caso di cercare di partire da una località non troppo lontana rispetto a quella dell’arrivo della tappa precedente, salvo i caso in cui c’è il giorno di riposo in mezzo.
Si è già detto come la varietà delle tappe sia il punto di forza di questo Giro e a questo si deve aggiungere l’ottima scelta di proporre dure salite inedite oppure non più battute da molto tempo in punti chiave delle singole frazioni, in modo che possano risultare determinanti.
Passiamo ora alla analisi delle singole frazioni.
Il Giro prenderà il via il 6 maggio da Budapest con una tappa pianeggiante di 195 Km che terminerà a Visegrád. La frazione è pianeggiante con l’esclusione degli ultimi 5 Km, in salita con pendenza del 4.2%. Sarà inevitabilmente volata, ma potrebbe essere uno sprint non affollatissimo e alcuni velocisti puri saranno inevitabilmente tagliati fuori.
La seconda tappa sarà una cronometro di 9 Km per le vie della capitale magiara, anch’essa piatta con il finale in salita (1.3 Km al 4.7%, in parte in pavè, con pendenza massima al 14%): i distacchi tra i big ci saranno, ma resteranno contenuti a causa dello scarso chilometraggio.
Anche la terza tappa ungherese sarà dedicata ai velocisti, che si sfideranno al termine della Kaposvár Balatonfüred , frazione priva di difficoltà altimetriche di rilievo, con un unico GPM di quarta categoria a 13 Km dall’arrivo che è quasi un cavalcavia e non farà alcun danno.
Dopo il giorno di riposo per ritornare in Italia si affronterà in Sicilia il primo arrivo in salita e si tratterà dell’onnipresente Etna, da affrontare partendo da Avola.
La prima parte dell’interminabile salita finale, da Paternò a Ragalna, è la stessa percorsa in occasione della tappa del Giro del 2018 (conclusasi all’osservatorio astrofisico con vittoria del colombiano Chaves) e presenta un tratto centrale di due chilometri con pendenza media all’11% e punte del 15%. Dopo due chilometri e mezzo di discesa, ci si immette sulla strada del versante classico per affrontare gli ultimi 14 km sino ai 1892 metri del Rifugio Sapienza, dove sarà collocato il traguardo. La salita, al netto della lunga contropendenza, misura quasi 25 Km e alla quarta tappa potrebbe anche provocare qualche sensibile distacco tra i big.
La successiva frazione, da Catania a Messina, proporrà la salita della Portella Mandrazzi, che però non potrà influire granché a circa 100 Km dalla conclusione: l’epilogo più probabile è una volata di gruppo, così come accadde al Giro del 1999, quando fu proposto questo esatto percorso e allo sprint si impose l’olandese Blijlevens.
Anche il ritorno in continente proporrà un arrivo allo sprint perchè tra Palmi e Scalea non s’incontreranno asperità degne di nota.
La tappa calabrese sarà, tuttavia, il preludio a una frazione davvero interessante, la Diamante-Potenza. Già nella prima parte si affronteranno il Passo Colla ed il famoso Monte Sirino, che è stato in passato sededi arrivo, poi s’incontrerà la difficile ed inedita salita di Monte Scuro, 6 Km con pendenza media superiore al 9%. In cima mancheranno ancora 60 Km all’arrivo, ma attenzione perché il tracciato prevede ancora la salita della Sellata a oltre 1200 metri di quota e lo strappo nel centro di Potenza prima di raggiungere il traguardo. Sarà difficile vedere attacchi tra i big, perché la salita che potrebbe fare la differenza è quella di Monte Scuro che è troppo lontana dall’arrivo, ma sarà importante non distrarsi perché le conseguenze potrebbero essere molto serie. La battaglia non mancherà tra gli outsiders e tra coloro che vorranno centrare un prestigioso successo parziale o vestire la maglia rosa prima che entrino in scena i favoriti per il successo finale.
A questo punto ci sarà il trasferimento a Napoli per una frazione dedicata a Procida, capitale italiana della cultura nel 2022. La tappa vedrà partenza ed arrivo nel capoluogo campano, ma gran parte del tracciato si svilupperà nel nervoso circuito di Monte di Procida da ripetere 5 volte. Dall’ultimo passaggio in vetta alla salita che caratterizzerà l’anello (1.7 Km al 7%) mancheranno quasi 50 Km all’arrivo, ma ci saranno altri mangia e bevi da affrontare prima di raggiungere un traguardo che sembra ideale per i finisseur.
La successiva Isernia – Blockhaus, ultimo giorno di gara della prima settimana, sarà una vera e propria tappa di montagna. Dopo una prima parte tutto sommato tranquilla, con la salita a Roccaraso molto facile, si arriverà a Fara Filiorum Petri dove inizierà la salita a Passo Lanciano dal versante meno duro, quello affrontato nel 2009. Si tratta comunque di una salita di quasi 20 Km che, specie nella seconda parte, presenta anche tratti abbastanza impegnativi. Arrivati a Passo Lanciano si scenderà verso Lettomanoppello e qui occorrerà fare attenzione perché la carreggiata è stretta ed esposta, anche se abbastanza rettilinea. Si riprenderà quindi a salire, dapprima sino a Roccamorice e poi verso l’Hotel Mammarosa, preso il quale sarà posto l’arrivo. Gli ultimi 10 Km hanno una pendenza media vicina alla doppia cifra e punte del 14%. Inoltre, per gran parte dello sviluppo dell’ascesa finale non s’incontreranno alberi e, in caso di sole forte, la cosa potrebbe causare problemi. Tutti ricordano il 2017 quando Quintana staccò tutti sulle arcigne rampe del versante di Roccamorice, le stesse che videro Vincenzo Nibali. Bisogna sapersi gestire, anche perché la pendenza cala solo dopo il triangolo rosso dell’ultimo chilometro. In questa tappa gli uomini di classifica potrebbero cercare di muovere le acque già fin dalla prima ascesa a Passo Lanciano per poi lanciare l’attacco decisivo lungo l’ascesa finale.
Dopo il secondo giorno di riposo si correrà tra Pescara e Jesi una frazione dedicata ai finisseur, caratterizzata nella seconda parte da piccole colline marchigiane in rapida successione, nulla di eclatante ma sicuramente una serie di mangia e bevi molto interessante in chiave lotta per il successo parziale.
La tappa successiva sarò un tavolo da biliardo di 200 Km per la gioia dei velocisti che si sfideranno sul traguardo di Reggio Emilia, raggiunto partendo da Santarcangelo di Romagna.
La Parma – Genova, pur essendo classificata solamente di media montagna, sarà invece una frazione che potrebbe lasciare il segno anche in classifica generale. Dopo il Passo del Bocco da lato facile ci saranno due strappi (Madonna delle Grazie, 2,2 Km al 6,7 Km e Ruta – Chiesa Vecchia, 3,5 Km al 7,4%), che faranno da antipasto alla salita decisiva, l’inedito GPM di seconda categoria di Monte Becco. Si tratta di una salita di 10 Km al 7% di pendenza media, ma con tratti nei quali l’inclinazione sfiora il 9%, che scollina a 20 Km dalla conclusione, molti dei quali in discesa e resi insidiosi dalla carreggiata notevolmente ristretta. L’attacco sul Monte Becco potrebbe essere una ghiotta occasione per sorprendere gli avversari e lasciare il segno.
La Sanremo – Cuneo proporrà un percorso naturalisticamente molto bello ma dedicato agli sprinter.
Altro discorso, invece, per la Santena – Torino, frazione in cui sarà possibile inventarsi azioni interessanti. Il Colle della Maddalena (7 Km al 5,4% con gli ultimi 3 Km al 7%) verrà affrontato 3 volte metre due saranno le ascese al Bric del Duca (5,4 Km al 7,9%), salita che coincide in gran parte con la quella di Superga, punto chiave della Milano-Torino). L’ultimo passaggio dal Colle della Maddalena sarà a 26 Km dall’arrivo, ma le asperità non saranno finite perchè le brevi ma ripide rampe di Rocca Santa Brigida e del Quadrivio Raby (posto a meno di 6 Km dall’arrivo) già affrontate nei precedenti giri di circuito, completeranno il quadro di una tappa che è perfetta per organizzare imboscate. Ricorda un po’ la tappa dei muri della Tirreno Adriatico 2020 nella quale Pogacar conquistò la classifica generale con un attacco da lontano.
La tappa di montagna che chiuderà la seconda settimana si svolgerà in gran parte in Val d’Aosta, dopo la partenza dalla località piemontese di Rivarolo Canavese. Non è un tappone di quelli durissimi, ma attenzione alle prime due salite. Sia quella verso Les Fleurs (12 Km al 7% che coincidono con la prima parte della dura salita verso Pila), sia quella di Verrogne (13,4 km al 7%) sono entrambe dure, a differenza di quella molto lunga che condurrà al traguardo di Cogne in 22 Km.. La prima parte dell’ascesa finale è la più impegnativa e contiente in particolare un tratto di 3 Km al 7,1%, mentre la seconda è caratterizzata da una inclinazione molto facile, 10 Km al 3,7% che si “spengono” man mano che ci si avvicinerà al traguardo. Date le caratteristiche del finale, è difficile pensare ad un attacco dei big, anche perché un’azione sulla salita di Verrogne, pur teoricamente possibile, si scontrerebbe con i successi 40 km da percorrere e un’ascesa finale che favorisce i recuperi.
Il terzo giorno di riposo sarà utile per ricaricare le batterie in vista di quella che sarà la tappa più dura del giro.
Si tratterà dell’immancabile “wine stage”, solitamente a cronometro e quest’anno da degustare in montagne, sulle strade dello Sforzato, passito originario della Valtellina. Da Salò si percorreranno una trentina di chilometri iniziali privi di difficoltà prima di salire a Bagolino per al Goletto di Cadino, affrontato l’ultima volta nel 1998 nello storica tappa di Montecampione. È una salita vera, di quasi 20 Km con pendenze a tratti aspre, e bisognerà fare attenzione anche alla lunghissima discesa su strada a carreggiata stretta e tecnica, che nella tappa del 1998 vide Garzelli protagonista sfortunato con una caduta all’uscita da un tornante. Da Breno si percorrerà il fondovalle sino ad Edolo e quindi da Monno si affronterà il Mortirolo dal lato meno duro, che comunque presenta una pendenza media del 7,5% distribuita sui 12,8 Km di strada. Scesi a Grosio, si percorrerà la Valtellina sino a Bianzone, da dove partirà la breve ma arcigna salita verso Teglio, 5 Km all’8,7% con punte in doppia cifra. Dopo la discesa si dovranno affrontare 12,7 Km di salita per raggiungere il Valico di Santa Cristina. La prima parte coincide con il lato più duro dell’Aprica, la seconda è quella più tosta, caratterizzata da 6 Km duri con pendenza media vicina al 10%. Su questa salita si potrà fare certamente la differenza tra i big, ma sarà necessario fare corsa dura sin dall’inizio per sfaldare le squadre già sul Goletto di Cadino e sul Mortirolo. Dal Valico di Santa Cristina solo 6 Km per andare all’arrivo dell’Aprica. Per capire la durezza della parte finale della salita, i meno giovani ricorderanno che nel 1994 quel tratto bastò a Pantani per infliggere 3 minuti e mezzo a Indurain e a uno scalatore di razza come “Cacaito” Rodriguez. Tuttavia Pantani aveva in precedenza fatto il diavolo a quattro già sul Mortirolo, in modo da costringere gli avversari a spendere energie per ricucire.
Finale duro ed interessante anche per la successiva Ponte di Legno – Lavarone. Il Tonale in apertura sarà ininfluente e la tappa entrerà nel vivo solo a Pergine Valsugana, a 45 chilometri dall’arrivo, quando sarà il momento di scalare il Passo del Vetriolo, salita che porta verso la rinomata località termale dopo 10 Km di strada al 7,6%, con punte in doppia cifra. Ancor più dura sarà l’inedita salita del Menador, con scollinamento ai 1262 metri di Monte Rovere dopo 8 km al 9,6%, gli ultimi 2,5 km dei quali hanno una pendenza media dell’11,2% e una massima del 15%. Dalla cima mancheranno solo 8 km per andare al traguardo. In questo caso sarà possibile sfaldare le squadre già sulla salita di Vetriolo per poi tentare l’affondo definitivo sul Menador e cercare di incrementare ancora un po’ negli ultimi 8 Km. Qui si rischia di andare in crisi dura, anche perchè il Menador ricorda un la salita di Sega di Ala, affrontata all’ultimo Giro subito dopo aver scalato il San Valentino. Qui a rendere tecnicamente più complesso il tracciato, ci saranno gli 8 Km finali che rappresentano un’incognita da non sottovalutare. Se si arriverà in cima sfiniti, le cose si complicheranno parecchio e i distacchi potrebbero letteralmente volate.
L’indomani sulle strade della Borgo Valsugana – Treviso torneranno di scena i velocisti. Ci sarà il muro di Ca’ del Poggio da scavalcare ma è piazzato troppo lontano dall’arrivo per rappresentare un problema. Comunque,va fatto notare che si è entrati nella terza settimana e le squadre dei velocisti potrebbero essersi nel frattempo ridotte nel numero ed aver sprecato fin qui parecchie energie, soprattutto se tra le loro fila ci sono anche uomini di classifica.
Molto interessante la tappa numero 19 che vedrà il secondo e ultimo sconfinamento del giro. Si partirà da Marano Lagunare e dopo il Passo di Tanamea si entrerà il Slovenia. A 56 chilometri dalla conclusione si inizierà a salire verso il GPM del monte Kolovrat a 1145 metri. Si tratta di una salita molto impegnativa, 10 Km con una pendenza media del 9,2% e punte del 12%: da notare che l’inclinazione non scende mai sotto l’8% e ci sono lunghi tratti sempre in doppia cifra. Si scollina a 43 chilometri dalla conclusione, ma nel finale si salirà ancora verso il Santuario di Castelmonte per approcciare un’ascesa conclusiva di 6,5 Km al 6%, caratterizza da un muro al 10% in prossimità del traguardo. Il Kolovrat è una salita sulla quale si può fare la differenza perchè le sue severe pendenze sono adattissime alle rasoiate degli arrampicatori. Sarà, però, necessario organizzare bene l’attacco perché dalla cima ci sono oltre 40 Km per andare all’arrivo, di cui alcuni in discesa non tecnica e una buona decina in pianura. Bisognerà orchestrare una attacco strutturato, mandando in fuga almeno due o tre compagni di squadra da ritrovare lungo il percorso e magari improvvisare un gentleman agreement con qualche avventuriero di giornata.
L’ultimo atto in alta montagna sarà costituito dal tappone dolomitico che scatterà da Belluno e proporrà il San Pellegrino e il Passo Pordoi (Cima Coppi, 2239 metri) prima del difficile arrivo in salita sulla Marmolada, unica frazione in cui si supereranno i 2000 metri di quota
Il Passo San Pellegrino presenta i tratti più impegnativi nel finale (ultimi 5500 metri al 9% medio con una massima del 15%), ma è molto lontano dall’arrivo. La salita verso il Pordoi è mitica e intrisa di storia ma, al giorno d’oggi, non può fare grosse differenze se piazzata, come in questo caso, a oltre 40 km dall’arrivo. In un simile quadro si rischia di avere un nulla di fatto sino a Malga Ciapela, dove inizierà un drittone verso il cielo con punte del 18% sul quale sarà necessario dare anche ciò che non si ha. Sarebbe forse stato meglio, visto anche lo scarso chilometraggio della tappa, proseguire dopo il Passo Fedaia, scendendo a Canazei per poi risalire sul Pordoi. La doppia scalata al Pordoi è un classico e avrebbe reso più appetibile l’attacco da lontano. I meno giovani ricorderanno certamente l’impresa di Zaina nel 1996, che staccò sulla Marmolada scalatori fortissimi come Tonkov (che poi vinse quel Giro) e Gotti, per poi incrementare il vantaggio sulle rampe del Pordoi.
Esaurite le montagne ci sarà la crono finale di Verona che, anche se presenta l’interessante passaggio sulle Torricelle (4 Km al 5,4%), offrirà pochi chilometri per scavare distacchi, specie a fine Giro quando le energie sono al lumicino. Se la situazione dovesse presentarsi come nel 2020, con due corridori a pari tempo, questa tappa sarà decisiva. Il percorso è comunque nel complesso molto bello e vario, caratterizzato da tappe equamente distribuite e diveese salite inedite.
Rimane solo da sistemare il chilometraggio a cronometro e la collocazione delle tappe contro il tempo, perché questi due aspetti valorizzerebbero ancor più un percorso come quello proposto quest’anno.

Benedetto Ciccarone

Uno scorcio della spettacolare salita del Menador, una delle salite inedite che saranno esplorate dal Giro dItalia nel 2022

Uno scorcio della spettacolare salita del Menador, una delle salite inedite che saranno "esplorate" dal Giro d'Italia nel 2022

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