LOMBARDIA: POGACAR IMPARTISCE UNA LEZIONE DI CICLISMO AGLI AVVERSARI

ottobre 9, 2021
Categoria: Copertina, News

Tadej Pogacar trionfa a Bergamo, coronando una azione partita a 35 chilometri dalla conclusione, quando il vincitore degli ultimi due Tour de France ha staccato tutti i migliori corridori del mondo.
Nella discesa da Selvino, un ottimo Fausto Masnada è riuscito a raggiungere lo sloveno e non gli ha dato cambi, ma Pogacar ha insistito nella azione e si è imposto in volata.

Tadej Pogacar ha vinto la centoquindicesima edizione del Giro di Lombardia, la classica delle foglie morte che, come da tradizione, chiude la stagione delle corse serie.
Lo sloveno ha impartito una lezione di ciclismo ai migliori del mondo, dimostrando che non è lo squadrone di Alaphilppe, né la mazzata dell’ultimo chilometro in salita di Roglic, bensì l’attacco da lontano a testa bassa ed a tutta, l’arma vincente nelle vere corse, quelle dure, quelle lunghe, quelle complicate.
Sulla salita più dura, quella di Passo Ganda, è stato lesto a rispondere ad una accelerazione di Nibali e poi ad andar via da solo nonostante mancassero 35 km all’arrivo con i migliori del mondo ad inseguire e pezzi anche molto sfavorevoli ad un solo corridore, come il tratto tra la fine della discesa di Selvino e l’inizio dello strappo di Bergamo Alta.
Pogacar non è nuovo a queste azioni, sia alla Tirreno Adriatico che all’ultimo Tour de France si è avventurato in azioni solitarie da lontano, concludendole positivamente ed oggi ha conquistato la seconda monumento del 2021.
Un uomo per tutte le stagioni e forte su tutti i terreni, che potrà vincere ancora molto vista la sua giovane età.
Primoz Roglic, nonostante il bel successo alla Milano Torino dopo una vuelta stradominata, oggi non era al top, ma comunque difficilmente sarebbe riuscito a contrastare il connazionale perché il capitano della Jumbo non ha nell’attacco da lontano la migliore arma. Roglic preferisce aspettare i finali e tentare di dare la botta. Al Tour 2020, ha sempre messo alla frusta la squadra per tentare di tenere cucita la corsa per tentare di avvantaggiarsi nel finale e sappiamo tutti come è andata a finire. La Vuelta gli era favorevole per il tipo di finali che presentavano le tappe importanti. Anche la Milano Torino aveva un finale che gli sorrideva, ma oggi il tracciato non era l’ideale per lui.
Innanzitutto, sullo strappo di Bergamo alta, avrebbe avuto un cliente bruttissimo come il campione del mondo e, prima di arrivare lì, c’era il terreno per tentare una azione incisiva e seria come è difatti avvenuto.
Julian Alaphilippe, uno dei favoriti della vigilia, è rimasto sorpreso dalla azione di Pogacar, ma non ha cercato di andare a chiudere egli stesso, preferendo incaricare Masnada di fare il forcing. Errore enorme costituito dalla solita strategia dei big nel ciclismo moderno di entrare in gioco in prima persona solo nel finale. Per fortuna ora c’è un campione che riesce a scombinare i piani.
Gli altri corridori hanno fatto quel che potevano, dopo la discesa, quando Masnada si era lanciato da solo all’inseguimento di Pogacar, non avevano nessuna voglia di riportare sotto Alaphilippe che, con la scusa di Masnada davanti, si rifiutava di tirare.
A quel punto, l’accordo è saltato e la corsa si è virtualmente chiusa.
Anche Pogacar però ha avuto i suoi grattacapi, dato che a Masnada è stato ordinato di non collaborare con la scusa di Alaphilippe dietro.
Pogacar però, lasciato da solo a tirare in pianura su un rettifilo, non si è scoraggiato ed ha continuato la sua azione nonostante la passività di Masnada. Non ha commesso l’errore di Alaphilppe che voleva sfruttare il lavoro degli altri, ha proseguito, ha anche cercato di staccare Masnada sullo strappo senza riuscirci e poi lo ha battuto in volata.
Quando c’è la classe i giochi tattici stanno a zero.
La Deceuninck ha tentato di sfruttare due punte come Masnada e Alaphilippe in due gruppi diversi, in modo da dare ad entrambi il motivo per non tirare, ma questo non è servito. Il vincitore di oggi non ha pensato alle tattiche, ma solo ad andare a tutta ed ha avuto ragione.
Sin dalla partenza ci sono stati vari tentativi di attacco, ma solo sulla salita del Ghisallo, affrontata dal lato men duro, si è formata la fuga di giornata.
Mattia Bais (Androni-Sidermec), Jan Bakelants (Intermarché-Wanty-Gobert), Victor Campenaerts (Qhubeka NextHash), Thomas Champion (Cofidis), Andrea Garosio (Bardiani-CSF-Faizanè), Amanuel Ghebreigzabhier (Trek-Segafredo), Christopher Hamilton (Team DSM), Domen Novak (Bahrain Victorious), Davide Orrico (Vini Zabù) e Tim Wellens (Lotto Soudal) si avvantaggiano e riescono ad ottenere disco verde dal gruppo.
Il vantaggio arriva sino a superare i 6 primi ma, a questo punto, le squadre dei favoriti, ed in particolare la Jumbo, aumentano il ritmo per ridurre il distacco, cosa che avviene puntualmente sulla salita della Roncola.
Lungo la discesa, si sono formati dei gruppetti separati che si sono però rapidamente ricompattati.
L’azione di erosione del vantaggio è proseguita sulla salita verso Berbenno, ma è sulla salita verso Dossena che iniziano a muoversi le acque. Davanti, la fuga perde pezzi e dietro cercano di portarsi in avanscoperta vari corridori, finché non si avvantaggiano George Bennett (Jumbo-Visma), Fausto Masnada (Deceuninck-QuickStep), Pavel Sivakov (Ineos Grenadiers), Ben Tulett (Alpecin-Fenix) e Michael Storer (Team DSM), senza però riuscire a conquistare un vantaggio definitivo.
Nella fase successiva, verso Zambla Alta, si avvantaggiano Romain Bardet (Team DSM), Marc Hirschi (UAE Team Emirates), Jonas Vingegaard (Jumbo-Visma), Masnada e Sivakov.
A questo punto, è la Movistar, rimasta fuori, ad alzare il ritmo per chiudere.
E’ in questa fase che alcuni corridori, tra cui anche Evenepoel, Simon Yates, Uran e Vlasov, rimangono leggermente attardati, palesando le loro difficoltà.
Lungo la discesa, il gruppo di spezza e i battistrada vengono ripresi ma, nel successivo tratto prima di attaccare la salita del Passo Ganda, c’è un generale ricompattamento ed il tentativo di Rota ed Orrico ha vita breve.
Sulla salita, il ritmo di Benoot prima e di Tao Geoghegan Hart (Ineos Grenadiers) poi provoca la definitiva capitolazione di Evenepoel, Simon Yates, Uran e Vlasov che erano riusciti a ricucire i metri di ritardo accusato verso Zambla Alta.
E’ però Vincenzo Nibali a rompere gli indugi, seguito prima da Majka poi da Pogacar e quindi da Bardet e Sivakov.
Il vincitore degli ultimi due Tour de France però, nonostante la qualità degli uomini con lui, capisce che, per riuscire a guadagnarsi la possibilità di andare all’arrivo, è necessario un cambio di ritmo ed accelera andando via da solo.
Mentre gli altri vengono ripresi, Pogacar riesce in breve a guadagnare una trentina di secondi sul gruppo tirato da Masnada che, ad un certo punto, si perde gli altri uomini e rimane nel mezzo, finché Yates non accelera e si riporta su di lui. In seguito a questi movimenti, il gruppo all’inseguimento è formato da Adam Yates, Fausto Masnada, Julian Alaphilippe (DQT), Romain Bardet (DSM), David Gaudu (GFC), Primož Roglič (TJV), Alejandro Valverde (MOV) e Michael Woods (ISN) e Vingegaard che si accoda poco dopo.
Nella discesa, Alaphilippe prova ad allungare, ma Valverde fa buona guardia, si lancia quindi Masnada che riesce ad eludere il controllo tra i big.
Nel successivo tratto in falsopiano verso Selvino, Pogacar riesce a dilatare il vantaggio sul gruppo dei migliori sino a 45 secondi, ma Masnada si avvicina pericolosamente. Nella discesa, con moltissimi tornanti (che venne affrontata in salita nella cronometro del giro d’italia del 95) Masnada riesce poco alla volta a chiudere sul battistrada e riceve l’ordine di non tirare, visto che, in una volata con Pogacar, sarebbe nettamente sfavorito e visto che dietro c’era Alaphilippe adattissimo ad un finale come quello di Bergamo.
Tuttavia, dietro, anche Alaphilippe tenta di fare il furbo, proprio utilizzando la presenza di Masnada davanti per non tirare. A questo punto, gli altri big non hanno nessuno voglia di sfiancarsi per far piacere al campione del mondo e tirano i remi in barca. Pogacar invece non si fa innervosire dall’atteggiamento passivo di Masnada e prosegue nell’azione. Sullo strappo di Bergamo, tenta anche di staccare Masnada, ma oggi il corridore di casa aveva una forma straordinaria e quel quid pluris di quando si corre sulle poprie strade che gli ha permesso di resistere alla sfuriata di Pogacar.
In volata, comunque non c’è storia e lo sloveno vince abbastanza agevolmente sul bravissimo bergamasco conquistando la seconda monumento in stagione dopo la Liegi Bastogne Liegi.
Nel gruppo, Roglic che era sembrato in difficoltà ha disputato lo sprint per cercare di conquistare il gradino più basso del podio, ma è stato battuto da Adam Yates che si è così “vendicato” della sconfitta alla Milano Torino.
Come sempre, il giro di Lombardia ha offerto un grande spettacolo, con una vera battaglia tra i corridori più forti al mondo, uomini da classiche e da grandi giri si sono presentati ai nastri di partenza con ambizioni di vittoria.
Alla fine, ha vinto il più coraggioso che probabilmente è anche il più forte che ha però avuto il merito di rischiare con una azione solitaria, da lontano e molto dispendiosa, sapendo di essere inseguito dall’elite del ciclismo mondiale.
Sono azioni come quella di oggi che tengono gli appassionati incollati allo schermo per lunghe ore e sono anche gli elevati chilometraggi che permettono simili spettacoli, perché in una corsa sotto i 200 Km certe azioni non sono fattibili nel ciclismo moderno, con le differenze sempre più appiattite a causa della tecnologia esasperata.
L’unico elemento che riesce ancora a far emergere le differenze ed a permettere azioni come quella che abbiamo visto oggi è proprio il chilometraggio elevato e la durezza del tracciato.
Si spera che gli organizzatori delle corse capiscano e si regolino di conseguenza, visto che un ritorno all’antico non sarebbe solo nostalgia del passato, ma un atto di amore verso questo meraviglioso sport.

Benedetto Ciccarone

La vittoria di Pogacar nella Classica delle Foglie Morte (foto Bettini)

La vittoria di Pogacar nella Classica delle Foglie Morte (foto Bettini)

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