MARZO 2021, ARRIVA LA SANREMO

marzo 3, 2021
Categoria: Approfondimenti

La seconda parte della stagione 2020 ha dimostrato che, con le dovute accortezze, è possibile organizzare grandi eventi ciclisti anche in periodo di pandemia. Così, dopo che a marzo dello scorso anno erano saltate quasi tutte le corse in programma, esclusa la Parigi – Nizza – quest’anno si tornerà ai tradizionali appuntamenti d’inizio primavera che annunciano la Milano – Sanremo.

Toc! Toc! La Milano – Sanremo bussa alle porte e, nell’attesa di rivedere i corridori percorrere le tradizionali rotte della Classicissima dopo che nel 2020 la pandemia ne aveva stravolto il percorso, le faranno da apripista i tradizionali appuntamenti della prima parte del mese, che il 3 marzo vedrà andare in scena la tradizione gara d’apertura del calendario italiano, il Trofeo Laigueglia. Saranno poco più di 200 i chilometri da percorrere attorno alla nota località balneare ligure, principalmente caratterizzati dalla salita di Colla Micheri, introdotta nel 2014 e da allora sono diventati irrinunciabili i suoi 2 Km all’8.2% di pendenza media, che nel finale di gara dovranno essere ripetuti ben quattro volte.

Tre giorni più tardi si correrà a Siena la 15a edizione della Strade Bianche, la più giovane delle classiche, che si disputerà sullo stesso tracciato proposto negli ultimi tre anni e che prevede un circuito di 184 Km con lo spettacolare arrivo in Piazza del Campo preceduto dal cosiddetto “Muro di Santa Caterina” (mezzo chilometro al 12.4%) e, soprattutto, dagli undici settori di strade sterrate, per un totale di quasi 63 Km da percorrere lontano dall’asfalto, che costituiscono il principale “appeal” di questa competizione. Il ciclismo che conta si fermerà altre ventiquattrore in Toscana, dove il giorno successivo a Larciano (Pistoia) ci sarà l’annuale appuntamento con il Gran Premio Industria e Artigianato, che dovrebbe avere al via Vincenzo Nibali e che proporrà il solito circuito con l’ascesa al colle di San Baronto da inanellare più volte.

Lo stesso giorno del Gran Premio larcianese prenderà il via la Parigi-Nizza, che lo scorso anno fu l’ultima corsa disputata prima del lungo stop per la pandemia e, all’insegna del “dove eravamo rimasti”, per l’edizione 2021 gli organizzatori hanno stabilito di riproporre tale e quale la tappa regina del penultimo giorno che, dodici mesi fa, all’ultimo momento divenne frazione conclusione per la decisione delle autorità di vietare l’approdo finale a Nizza. Dunque, sarà ancora una volta la salita verso il Col de la Colmiane a rivestire un ruolo chiave per le sorti della corsa francese, anche se lungo il cammino verso il Mar Mediterraneo s’incontreranno altre tappe che potrebbero lasciare l’impronta in classifica e riservare sorprese, anche sgradite. Il primo giorno dovrebbero essere protagonisti i velocisti, che si disputeranno non solo la vittoria ma anche la conquista della maglia gialla sul rettilineo in lieve ascesa di Saint-Cyr-l’École, cittadina situata a un tiro di schioppo dalla celebre reggia di Versailles e che si raggiungerà dopo aver percorso 166 Km non eccessivamente accidentati, movimentati da piccole collinette che non dovrebbero creare troppi danni. Molto più semplice si annuncia il tracciato della successiva tappa che da Oinville-sur-Montcient condurrà il gruppo ad Amilly ma, pur essendo quasi del tutto sprovvisti di difficoltà altimetriche, i 188 Km che si dovranno percorrere per andare al traguardo si snoderanno attraverso i territori pianeggianti a sud di Parigi che spesso a marzo sono sferzati dal vento: è proprio ad Amilly che nel 2017 il due volte vincitore della corsa Richie Porte si ritrovò messo fuori dai giochi per la tripletta a causa del maltempo, dopo esser rimasto intruppato nel ventaglio che giunse al traguardo più di 14 minuti dopo l’arrivo dei primi. Una prima fetta della vittoria finale sarà messa in palio l’indomani nella cronometro di Gien, da disputarsi su di un circuito di 14 Km e mezzo che si annuncia favorevole agli specialisti del tic-tac, non parendo per loro ostacoli insormontabili né il muro di 300 metri al 10.6% che si dovrà superare a 2 Km dal via, né lo strappo di 400 metri al 6.3% in cima al quale al quale sarà collocato il traguardo, al quale i più veloci potrebbero anche far registrare una media oraria superiore ai 50 Km. Si tratterà senza ombra di dubbio di una tappa delicata, ancor più perché seguita da una delle frazioni altimetricamente più complicate della Parigi – Nizza 2021, che da Chalon-sur-Saône condurrà in 187 Km e un’infinita sequenza di colline al traguardo della terrazza di Chiroubles, spettacolare belvedere sui vigneti del Beaujolais che i corridori raggiungeranno al termine di una salita di poco più di 7 Km al 6.3% di pendenza media. In precedenza dovranno essere superate altre dieci brevi ascese, sulle quali spiccano – entrambe da ripetere due volte – il Mont Brouilly (3 Km al 7.7%) e soprattutto il Col de Durbize, 3.3 Km al 7.4% che celano al loro interno un muro di 1200 metri al 10.3% e che all’ultimo passaggio saranno inseriti nel corso dell’ascesa che condurrà al traguardo. Ai 200 Km della Vienne – Bollène, quasi totalmente pianeggiante e ultima delle tre occasioni riservate agli sprinter, seguiranno i 202 Km e mezzo della tappa più lunga, che da Brignoles condurrà a Biot, il centro della Provenza dal quale poche settimane fa è scattato il Tour des Alpes-Maritimes et du Var, breve corsa a tappe che quest’anno è stata conquistata dall’italiano Gianluca Brambilla. Di là della lunghezza, ideale per mettere chilometri nelle gambe per chi punta alla Sanremo, non si tratterà di una frazione chiave ai fini della classifica perché le principali difficoltà – un colle di prima e uno immediatamente successivo, di seconda categoria – si affronteranno lontane dal traguardo, posto in cima a uno strappo di 1900 metri al 5,1% che presenta le inclinazioni maggiori in prossimità della “flamme rouge” dell’ultimo chilometro e che fa gola ai finisseur. I giochi per il successo finale si faranno principalmente l’indomani nella tappa d’alta montagna che da Nizza porterà i corridori fino ai 1500 metri spaccati del Col de la Colmiane dove – percorsa l’ascesa finale di 16 Km al 6.3% – l’anno scorso colse la vittoria il colombiano Nairo Quintana, mentre nel 2017 il primo a tagliare la linea d’arrivo era stato Simon Yates. In quest’ultima occasione il corridore britannico riuscì a conquistare la maglia gialla levandola allo spagnolo Luis León Sánchez, ma il giorno successivo la perderà per appena 4 secondi – consegnandola a un altro iberico, Marc Soler – nella conclusiva frazione di Nizza, il cui percorso è stato confermato anche quest’anno. Dunque bisognerà affrontare con le antenne ben dritte i 111 Km del circuito nizzardo, che prevede in rapida successione sei ascese, tra le quali risaltano i quasi 7 Km al 7% della Côte de Peille, i 1700 metri all’8.7% del Col d’Èze – salita simbolo della corsa francese – e i 5.6 Km al 5.6% del Col des Quatre Chemins, l’ultimo colle in programma, che in vetta proporrà un succulento traguardo volante con il suo carico d’abbuoni che sicuramente faranno venire l’acquolina a tutti quei corridori che avranno da recuperare un risibile vantaggio in classifica, proprio come successo quattro anni fa.

Lo stesso giorno della “wine stage” sulle strade del Beaujolais, da Lido di Camaiore salperà la 56a edizione della Tirreno – Adriatico, che lo scorso anno – quando si disputò a settembre in concomitanza con il Tour de France – è stata conquistata proprio dal corridore che nel 2017 si era visto “scippare” all’ultimo momento la vittoria alla Parigi – Nizza e anche in questo caso Yates ha corso il medesimo rischio perché nella cronometro conclusiva il connazionale Geraint Thomas gli ha rosicchiato buona parte dello svantaggio che aveva in classifica, fermandosi a 17” dalla maglia azzurra di Simon. La “corsa dei due mari” prenderà le mosse con una frazione molto simile a quella che ha aperto le ultime due edizioni della Tirreno, disegnata con un doppio circuito che prevede di affrontare per tre la salita del Monte Pitoro (2.7 Km al 7.4%) nella prima parte del tracciato, mentre la seconda parte sulle pianeggianti strade della Versilia favorirà l’arrivo in volata. Anche il secondo giorno di gara, che si aprirà a Camaiore, si disputerà per intero sulle strade della Toscana e proporrà il primo dei due arrivi in salita previsti quest’anno, anche se l’ascesa che condurrà al traguardo di Chiusdino non presenta mai pendenze veramente impegnative (7.6 Km al 3.5%) e non va esclusa la possibilità che sul traguardo si presenti in gruppo ancora folto, comunque leggermente selezionato dai saliscendi che caratterizzano gli ultimi 50 Km e che prevedono in particolare il GPM del Poggio alla Croce (3.5 Km al 6.9%). Dalla vicina Monticiano, con il “chilometro 0” fissato presso la spettacolare Abbazia di San Galgano, scatterà l’indomani la seconda frazione destinata alle ruote veloci, che porrà il suo traguardo a Gualdo Tadino, anche in questo caso al termine di una lieve ascesa che sicuramente toglierà di mezzo qualche velocista. Il 13 marzo sarà il giorno delle salite perché saranno collocate nella medesima data le tappe di montagna della Parigi – Nizza e della Tirreno – Adriatico e così, mentre in Francia si decideranno le sorti della “Corsa verso il sole” sulle pendenze della Colmiane, nel cuore dell’Italia si snoderà la tappa regina della corsa ideata nel 1966 da Franco Mealli e che, dopo la partenza da Terni, vedrà i corridori affrontare per prime le pendenze pedalabili della Sella di Corno (13.5 Km al 3.7%), poi quelle un pochino più impegnative del Passo delle Capannelle (13.8 Km al 4.5%) e infine quelle decisamente più selettive dall’ascesa che conduce ai Prati di Tivo (14.6 Km al 7.5%), la stazione di sport invernali del teramano che già in due occasioni ha ospitato la Tirreno, tappe entrambe risultate determinati per il successo finale e vinte la prima da Nibali (2012) e la seconda da Chris Froome (2013), mentre andando più indietro nel tempo nel 1975 vi terminò anche una frazione del Giro d’Italia conquistata da Giovanni Battaglin. Avrà sicuramente un notevole peso sulla classifica, al pari dell’immancabile frazione da trascorrere sui ripidi muri marchigiani e che si correrà il giorno successivo tra Castellalto e Castelfidardo, dove gli organizzatori hanno disegnato un complicato circuito finale di quasi 24 Km caratterizzato da tre salite a tornata: in particolare si dovrà salire per due volte a Castelfidardo, la prima per affrontare la verticale di 1000 metri al 15% di pendenza media (massima del 19%) che culmina in Via Nazario Sauro e la seconda per andare al traguardo con una salita finale a gradini di 2.8 Km al 4% che presenta un paio di rampette al 12%. Come lo scorso anno il penultimo giorno di gara ospiterà l’ultima delle tre sfide tra i velocisti, anche se il finale della Castelraimondo – Lido di Fermo sarà di più difficile gestione per le squadre degli sprinter rispetto a quello della tappa di Senigallia del 2020, che prevedeva un circuito totalmente pianeggiate da ripetere più volte; stavolta, infatti, a ogni giro si dovrà affrontare il tratto iniziale della salita di Capodarco, località molto nota nell’ambiente perché dal 1964 ospita un gran premio ciclistico che negli anni è divenuto una delle gare più prestigiose del calendario riservato a quelli che un tempo erano definiti “dilettanti”: è poca cosa essendo soli 2 Km al 4%, ma il fatto di doverla ripetere quattro volte di certo provocherà un certo scompaginamento nel gruppo lanciato verso un quasi certo arrivo in volata, in un finale che ricorda un po’ quello della Sanremo, anche se non sono previste ascese simili a Cipressa e Poggio. Martedì 16 marzo il tradizionale atto conclusivo della corsa a San Benedetto del Tronto sarà a cronometro, come avviene puntualmente da una decina di anni, dopo che nel 2011 si stabilì di rinunciare all’inutile tappa conclusiva destinata ai velocisti per tenere vivo l’interesse sulla corsa sino all’ultimo colpo di pedale: da quel giorno i 10 Km della cronometro disegnata in andata  e ritorno sul lungomare della “perla della Riviera delle Palme” sono risultati veramente determinanti solo in due occasioni, nel 2012 e nel 2019, quando un “ribaltone” in classifica portò in maglia azzurra Nibali e lo sloveno Primož Roglič, rispettivamente ai danni dello statunitense Chris Horner e del britannico Adam Yates, fratello del Simon vincitore l’anno scorso.

Quattro giorni dopo la conclusione della Tirreno si alzerà il sipario sulla Milano – Sanremo, la cui 112a edizione tornerà a percorrere le tradizionali strade della riviera ligure dopo che lo scorso anno il divieto di quasi tutti i sindaci del savonese, preoccupati per il dilagare della pandemia e il pericolo di assembrati l’8 di agosto, dirottò la corsa su altre strade e gran parte del tracciato si snodò in territorio piemontese. Ritrovata l’Aurelia, però, la Sanremo 2021 dovrà fare a meno del Passo del Turchino a causa di una frana, ostacolo che gli organizzatori hanno aggirato sostituendolo con l’ancor più facile Passo del Giovo (5 Km al 2.8%). Ne è uscito un percorso alternativo di 299 Km, qualcosa in più rispetto al tracciato storico, che graficamente assomiglia molto all’originale e che non snaturerà le caratteristiche della Classicissima, ancora destinata ai decidersi tra i 5.6 Km al 4.1% della Cipressa e i 3.6 Km al 3.6% del Poggio.

Quest’anno non ci sarà nemmeno il tempo di metabolizzarla la Sanremo perché già il giorno successivo i riflettori torneranno ad accendersi su di un’altra competizione, che recherà con sé anche l’attrattiva della novità. Il 21 marzo sarà, infatti, tenuta a battesimo la Per sempre Alfredo, corsa in linea voluto per perpetuare il ricordo dell’indimenticato commissario tecnico della nazionale Alfredo Martini, che nel 2021 avrebbe tagliato il traguardo delle cento primavere. A organizzarla sarà il “Gruppo Sportivo Emilia”, che un paio di giorni più tardi allestirà come da tradizione anche il palcoscenico della Settima Internazionale Coppi e Bartali, cinque giorni di gara i cui dettagli ancora devono essere svelati, anche se è già stato anticipato che la tappa regina sarà la penultima e proporrà l’arrivo in salita a San Marino.

Un altro centesimo traguardo che sarà festeggiato nel 2021 sarà quello del Giro di Catalogna (22 – 28 marzo), la quarta corsa a tappe del circuito UCI WorldTour. L’edizione numero 100 era già stata programmata per lo scorso anno ma, a differenza di altre corse che sono state rinviate in estate, si è preferito saltare il turno per riproporre un anno più tardi il medesimo tracciato che era stato allestito per celebrare al meglio il fausto genetliaco. Tra le portate del “banchetto” è stata così reinserita una cronometro individuale, esercizio che al Catalogna non si vedeva dal 2009 e per la quale si è optato un percorso “prepotente” perché quasi 19 km per una corsa di una settimana non sono pochi, anche se saranno ben bilanciati da due tappe di alta montagna e da una frazione di medio impegno che potrebbe comunque avere una certa influenza in classifica. Salite se ne incontreranno fin dalla tappa d’apertura di Calella, sede di partenza ininterrottamente dal 2012, anche se l’ascesa ai 1270 metri del Port de Santa Fe del Montseny e il Port de Collsacreu da scavalcare a poco meno di venti chilometri dal traguardo non dovrebbero impedire l’arrivo allo sprint a Calella, come capitato spesso negli scorsi anni in questo centro al termine di frazioni simili a questa. L’attesa prova contro il tempo si disputerà il giorno successivo sul pianeggiante circuito di Banyoles e subito gli scalatori avranno chance per recuperare il tempo perduto perché l’indomani saranno attesi dall’impegnativo arrivo in salita a Vallter 2000, stazione di sport invernali situata in prossimità del confine con la Francia. Il traguardo sarà collocato a quota 2125 e per raggiungerla bisognerà affrontare una salita di 11.5 Km al 7.5% che costituisce un classico della corsa iberica, già proposto in sei occasioni, anche se nel 2018 la corsa fu respinta dalla neve, obbligando gli organizzatori a un arrivo d’emergenza in valle e a riproporre questo traguardo l’anno successivo, quando s’impose Adam Yates. Un altro approdo ricorrente del Catalogna era quello nella località turistica della Molina, presenza fissa nel tracciato dal 2014 e confermato anche quest’anno, ma senza l’arrivo perché ci si limiterà a un semplice passaggio nel corso della successiva frazione di montagna, un vero e proprio tappone di 166 Km che scatterà da Ripoll e proporrà in sequenza tre lunghe ascese, il Port de Toses in partenza, l’interminabile Port de Cantó (quasi 25 Km) a metà tappa e infine la salita finale di 18.4 Km al 6.5% verso i quasi 2000 metri di Port Ainè, altra stazione invernale dove in passato, nel 2012, gli organizzatori si ritrovarono a fare i conti con la neve. Lasciate alle spalle le alte montagne pirenaiche, anche nel finale della quinta tappa, disegnata per 200 Km tra La Pobla de Segur e Manresa, i corridori si troveranno di fronte una salita che potrebbe portare un po’ di scompiglio in classifica, se questa fosse ancora aperta, perché a poco meno di 30 Km dal traguardo si dovrà raggiungere il celebre monastero di Montserrat mettendo nelle gambe 7 Km d’arrampicata al 6.8% medio. Torneranno quindi protagonisti i velocisti nella penultima giornata di gara, caratterizzata da 194 Km poco impegnativi – solo un paio di salite senza troppe pretese – che congiungeranno Tarragona a Mataró, nel corso dei quali è previsto anche un passaggio sulla pista dell’autodromo di Montmeló, dal 1991 sede del Gran Premio di Spagna di Formula 1. Atto conclusivo della corsa sarà un altro momento irrinunciabile del Catalogna, la tappa finale “passerella ma non troppo” sullo storico circuito del Montjuïc a Barcellona, sul quale si sono svolte due edizioni dei mondiali di ciclismo, vinte da Felice Gimondi (1973) e dal belga Claude Criquielion (1984). La tradizionale ascesa al “castillo”, 3 km al 4.3%, dovrà essere ripetuta ben sei volte e, se da un lato rappresenterà un irresistibile richiamo per i finisseur, dall’altro potrebbe anche lasciare aperta la porta a qualche sorpresa se a muoversi fosse qualche uomo di classifica. Basti dire che gli ultimi tre corridori che si sono imposti in fondo a questo prestigioso anello non sono ciclisti qualsiasi poiché rispondono ai nomi di Alejandro Valderde, Simon Yates e Davide Formolo.

Mauro Facoltosi

I SITI DELLE CORSE


Trofeo Laigueglia

https://trofeolaigueglia.wordpress.com

Strade Bianche

www.strade-bianche.it

GP Industria & Artigianato

https://ciclismolarcianese.it

Parigi – Nizza

www.paris-nice.fr/en

Tirreno – Adriatico

www.tirrenoadriatico.it

Per Sempre Alfredo  – Settimana Internazionale Coppi e Bartali

www.gsemilia.it/a44_le-nostre-corse.html

Giro di Catalogna

www.voltacatalunya.cat/en

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