QUANDO DANCELLI SPEZZÒ IL DIGIUNO DELLA SANREMO

marzo 21, 2020
Categoria: Copertina, News

Oggi si sarebbe dovuto correre la Milano-Sanremo, ma il dilagare della pandemia di COVID-19 l’ha spazzata via assieme a tutte le altre corse di primavera. Ma non vogliamo lasciarvi a digiuno e vi racconteremo di una speciale edizione della Sanremo, quella del 1970 che vide un corridore italiano tornare ad imporsi sul traguardo di Via Roma dopo 17 anni di vittorie straniere consecutive. Anzi, ve la faremo raccontare dal diretto interessato, quel Michele Dancelli che 50 anni fa tornò a far sventolare il tricolore sull’albo d’oro della classicissima. Buona lettura

Il 19 marzo del 1970 era un giovedì, proprio come quest’anno.

Una giornata bellissima, in Liguria, come sanno esserlo solo certe giornate di inizio primavera

Una giornata ideale per la Milano-Sanremo: approfittando della festività di San Giuseppe  mio padre ed io (all’epoca neppure avevo dodici anni) andammo ad  aspettare il passaggio della Corsa  nella discesa del Passo del Turchino.

“Qui li vediamo meglio”, mi disse papà “perché frenano!” Come contraddirlo? Avrei preferito andare in cima alla salita, poco prima della galleria, dove due anni prima avevo visto Merckx in maglia iridata, ma non osavo chiederlo.

Nell’attesa le solite discussioni di ciclismo, tra i numerosi appassionati presenti, alle quali mio padre non si sottraeva.“Coppi era quasi mio compaesano, ma io preferivo Bartali: arrivava sempre” .”Ma non si ricorda di quando Coppi staccò tutti nella Sanremo del 1946?” E ancora “Speriamo che vinca un italiano, sono diciassette anni che aspettiamo”.”Io dico che  vince Dancelli”, sentenziò mio padre. Perché Michele era il suo ed il mio beniamino e noi eravamo lì per incoraggiarlo.

Tra un batti e ribatti arrivò il momento più emozionante, il silenzio che precede il passaggio dei corridori. Quegli attimi erano magici e, per me, lo sono rimasti a distanza di tanti anni.

Ne sono passati cinquanta, ma  quest’anno la Sanremo non si correrà. Pur nell’estrema  gravità del momento (l’Italia intera lotta contro una terribile  pandemia  e la Provincia di Brescia è uno dei territori  maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria) Michele Dancelli con la consueta, straordinaria  umanità  e disponibilità, non si sottrae ad una chiacchierata telefonica e sentirlo rievocare quella giornata indimenticabile rinnova le emozioni di un tempo.

“Avevo vinto il Trofeo Laigueglia”, ricorda  il quasi settantottenne campione di Castenedolo, ma alla Parigi- Nizza mi ero ritirato al penultimo giorno. Mi sentivo svuotato, completamente privo  di energie  Arrivammo a Milano e da lì raggiunsi  Brescia in bicicletta in compagnia di Mario Anni. Quello fu il mio allenamento prima della Classicissima. Pensa che  la vigilia della gara  ho dormito quasi tutto il giorno!”, mi confessa Michele.

Le premesse, quindi non erano delle migliori. Ricordo che l’anno prima eri stato tra i protagonisti, con una fuga da lontano in compagnia di altri otto.

“Si, nel 1969 avevo dato battaglia. Ricordo che mentre ero in fuga Guido Neri  mi invitava  a non staccare Van Looy. Dopo che eravamo stati ripresi ho provato  a scattare sul Poggio. Sono stato ripreso dal gruppo, guidato dalla Salvarani  di Gimondi , a cinquecento metri dalla vetta. Ho avuto ancora la forza di scattare  e di passare per primo in cima. Poi, in discesa è partito Merckx ed è andata a vincere la sua terza Sanremo”

Alla Milano- Sanremo  le fughe da lontano, di solito, sono promosse da comprimari. Nel 1970, invece, eravate quasi  tutti “pezzi da novanta”. Come nacque quella fuga?

“Eravamo a Novi Ligure. Aldo Moser, che vestiva la casacca della GBC, allungò per aggiudicarsi un traguardo volante. Subito dopo – ricordo che c’erano alcune curve – Van Looy fece una tirata  impressionante.  Fu lui l’artefice della fuga. Io mi accodai con non pochi sforzi e con me c’erano, tra gli altri, i fratelli De Vlaeminck, Godefroot, Zilioli, Bitossi , Leman, Karstens, Wolfshohl, il campione del mondo Ottenbros: almeno una decina tra i possibili aspiranti al successo. Il vantaggio sul gruppo si mantenne sui  100 – 200 metri poi la fuga – eravamo in diciotto prese  il largo. Nella fuga doveva inserirsi anche il mio compagno di squadra Mario Anni : al mio fianco, invece, ci fu Carletto Chiappano, il  cui contributo sarebbe poi risultato determinante  C’era anche Adorni, che fu vittima di una foratura: non aveva alle spalle l’ammiraglia e  dovette desistere”.

Io ti aspettavo nella discesa del Turchino. Quando mi passasti accanto, nel tagliare la curva, gridai “Michele!!!!” con quanto fiato avevo in corpo. E tu cosa pensavi in quella fase della corsa?

“Io  pensavo che avevamo un buon vantaggio e che  se  c’era la collaborazione di tutti  e  se restavamo  raggruppati, beh…. potevamo andare lontano”

E infatti il vostro vantaggio cresceva. Sul Turchino avevate quasi cinque minuti. Così proseguiste lungo l’Aurelia di comune accordo, finchè tu non decidesti di provarci da solo. Cosa accadde?

“Eravamo a Loano. Chiappano mi disse che un suo amico aveva una tabaccheria in quella località e che aveva messo in palio una medaglia d’oro per chi fosse passato per primo davanti al suo negozio.  Il vantaggio sul gruppo, nel frattempo, era diminuito e cosi, incoraggiato da Chiappano, scattai per aggiudicarmi quel premio. Sullo slancio guadagnai qualche decina di metri e decisi di proseguire. La mia fuga verso Sanremo nacque così. E quella medaglia d’oro la conservo ancora oggi”

Ricordo che la diretta televisiva  cominciò quando tu eri a Diano Marina  ed eri al comando con un bel vantaggio.

“Si,  a quel punto ero arrivato  ad avere un vantaggio di quasi quattro minuti.   Prima di Albenga, però, Roger De Vlaeminck si era fatto sotto e mi aveva quasi raggiunto, ma io non lo ho aspettato.  Subito dopo, poi, mi si era avvicinata l’ammiraglia  della Molteni, a bordo della quale c’erano Albani, Colnago e Pietro Molteni. ”Michele, cosa fai?”, mi urlarono dal finestrino. Ma è nella  pur breve discesa di Capo Mele  che ho corso dei rischi. È un particolare poco conosciuto. Ho dovuto destreggiarmi tra le numerose autovetture dell’organizzazione presenti sulla sede stradale (saranno state almeno una decina) temendo  di cadere o, comunque, di incappare in qualche incidente che potesse vanificare il mio sforzo. Lì per  lì  ho pensato che  la Sanremo poteva essere  era veramente stregata…”

Superato questo momento, però non hai più avuto problemi…

“No, il  Capo Berta l’ho fatto a tutta. Albani dall’Ammiraglia mi passò un cappellino all’interno del quale c’erano alcune zollette di zucchero. Il rifornimento non era ammesso e in quel modo potevo alimentarmi ed evitare possibili crisi. Quando ho imboccato la salita del Poggio  ho scalato il rapporto e la discesa l’ho fatta con cautela per evitare cadute. A quel punto non potevo rischiare, anche perché il vantaggio su Leman, che  mi inseguiva da solo, era calato ma era  pur sempre rassicurante, un minuto e mezzo o poco piu’”.

E poi il trionfo in Via Roma, le lacrime e quelle parole durante l’intervista di Nando Martellini: “Sono contento perché non mi hanno mai calcolato un campione”. Perché quello sfogo?

“Perché rispetto ad altri campioni quali Gimondi e Motta, per esempio, mi sentivo messo un po’ in disparte. Eppure il mio palmarès era di tutto rispetto: due volte campione italiano, la Freccia Vallone, la Parigi- Lussemburgo, due medaglie di bronzo ai Mondiali, le vittorie di tappa al Giro d’Italia,  le più importanti classiche italiane….Non mi occorreva vincere la Sanremo per essere considerato un campione!

E infatti lo eri – e da tempo- un campione, caro Michele e noi lo sapevamo bene! E quella Sanremo la vincesti in modo superbo. Nelle edizioni del dopoguerra solo Coppi, nel 1946, ha fatto una fuga individuale più lunga. E la media, poi, una delle Sanremo più veloci di sempre!

“La media è stata di poco inferiore  ai  44 Km orari.  Se pensi che le biciclette pesavano almeno due chili in  più di quelle odierne  e se consideri  altri fattori quali l’abbigliamento dell’epoca ….”

Sì,  la tua fu proprio un’impresa, indimenticabile  per chi ebbe la ventura di viverla! E tra le Sanremo degli anni successivi, quale edizioni ricordi, in particolare?

“Senz‘altro la vittoria di Bugno nel 1990 e quella di Chiappucci nel 1991”.

Tu vincesti quando non era stata ancora inserita la Cipressa. Ogni anno, puntualmente, si discute sulle eventuali modifiche da apportare al percorso della Classicissima. Qual è il tuo punto di vista?

“Io penso che l’attuale percorso non debba essere modificato, va bene così com’è. E ‘ stata giusta l’introduzione della Cipressa, nel 1982, ma  eviterei di inserire Le Manie o la Pompeiana”.

Michele, spiegami qual è il segreto del fascino senza tempo della Milano- Sanremo.

“La Sanremo ha  un  percorso  che è adatto a tutti. E poi tutti arrivano in forma all’appuntamento  e tutti vogliono vincere. Neanche ad un campionato del mondo si verificano queste  condizioni!”

Quest’anno, purtroppo, la Sanremo non si correrà. E sono saltate anche  le manifestazioni organizzate  per celebrare  il cinquantenario della tua vittoria.

“Si, quella prevista  a Castenedolo ed anche quella  a Verona, promossa – tra gli altri -  da Renato Giusti. Ma sono solo rimandate e al termine dell’emergenza  ci sarà modo di festeggiare. È stata pure rinviata  la cerimonia di presentazione – alla quale ero stato invitato- della bicicletta  che Ernesto Colnago ha prodotto, in numero limitato di esemplari,  per celebrare  l’anniversario della mia vittoria alla Sanremo. Perché” – continua Michele con orgoglio - “fu a seguito del mio successo che Colnago, su suggerimento di Bruno Raschi, ideò l’asso di fiori, il marchio che contraddistingue le sue biciclette”.

Grande, straordinario  Michele!  Sentirti rievocare quella giornata con l’entusiasmo e la grinta di quando correvi è, allo stesso tempo, emozionante e commovente.

Proprio una gran bella storia, come quelle fiabe  di cui si conosce il finale , ma che non ci si stanca di riascoltare. Come le storie delle tante imprese vittoriose  di Dancelli, favole a lieto fine.

Grazie ancora Michele, e ti prego: raccontacene altre!

Mario Silvano

Michele Dancelli taglia vittorioso il traguardo di Via Roma alla Milano-Sanremo del 1970

Michele Dancelli taglia vittorioso il traguardo di Via Roma alla Milano-Sanremo del 1970

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