UNA CRONO TRA VIGNE, ELEFANTI E SCIMMIE

Si torna tra i vigneti del Prosecco per una cronometro che fa il paio con quella disputata a queste latitudini nel 2015. Il percorso non sarà lo stesso di quella frazione, che prevedeva di percorrere quasi 60 Km contro il tempo, una distanza che favorì esageratamente i corridori più dotati sul passo e che decise le sorti del Giro ben prima di arrivare ai tapponi di montagna. Così non dovrebbe essere quest’anno perché gli organizzatori hanno quasi dimezzato il chilometraggio di quella crono, conservandone il tratto finale collinare e aggiungendoci l’ascesa al muro di Ca’ del Poggio, che potrebbe rivelarsi determinante per il successo nella tappa che darà la stura alle fasi finali del Giro 2020.

Un elefante in una cristalleria. Potremmo utilizzare questa figura per riassumere in poche parole la tappa a cronometro che si disputò tra i vigneti del Prosecco al Giro del 2015. I suoi effetti in classifica furono gli stessi che provocherebbe un pachiderma in una vetreria, sia per l’altisonante chilometraggio (quasi 60 Km, roba che non si vedeva dai tempi dei Tour di Indurain), sia per il percorso pianeggiante nella prima metà e morbidamente vallonato nel finale, sul quale i cronoman appiopparono pensati legnate agli scalatori puri. Si pensi solo ai distacchi subiti da parte di Fabio Aru e da Mikel Landa nei confronti di Alberto Contador che, pur non vincendo quella crono (la vittoria andò al bielorusso Vasil’ Kiryenka), quel giorno affibbiò 2’47” al corridore sardo e quattro minuti netti al basco, che al traguardo finale di Milano si ritrovarono in classifica alle spalle del “Pistolero” con passivi rispettivamente di 1’53” e di 3’05”. È chiaro che con un percorso dal chilometraggio più contenuto la storia di quel Giro sarebbe potuta essere diversa e che, se si cancellesse quella crono con un colpo di spugna, ora staremo qui a raccontare della vittoria finale di Landa, con un secondo appena di vantaggio su Aru e 55 su Contador.
Memori di questo precedente, quando è stato loro proposto di riportare una crono tra i vigneti del Prosecco gli organizzatori del Giro hanno subito capito che non era il caso di riproporre quel tracciato così com’era e si è scelto di “addomesticare l’elefante”, decapitandolo della prima parte del percorso, quella totalmente pianeggiante, e conservando “quasi” tali e quali le colline del finale. I 34 km della Conegliano-Valdobbiadene, infatti, ripercorreranno le medesime strade affrontate nel tratto conclusivo di quella crono, con una piccola variante all’inizio perché a San Pietro di Feletto non si salirà dalla strada principale, percorsa nella prova contro il tempo di cinque stagioni fa, ma dal versante di Ca’ del Poggio, quello del muro. E sarà un handicap di non poco conto per i cronoman, anche perché lo s’incontrerà pochi chilometri dopo la partenza e per molti potrebbe divenire una pesante zavorra che, per rimanere su tematiche enologiche, si potrebbe paragonare alla “scimmia” che grava sulle spalle di coloro che hanno alzato un po’ troppo il gomito. Le ripide inclinazioni del muro trevigiano, infatti, potrebbero intossicare non poco i muscoli e i suoi effetti farsi sentire nei successivi più veloci tratti e poi anche nella dolce ascesa che il tracciato prevede dopo il 25° Km.
Ci sarà anche un tratto subdolamente insidioso ed è quello che si affronterà uscendo da Conegliano, costituito da un rettilineo pianeggiante lungo quasi 6 Km. Percorrendo la strada che, dritta come un fuso, punta verso la catena delle Prealpi Bellunesi i corridori più dotati sul passo potrebbero essere invogliati a scatenare i loro “cavalli” perché su un percorso del genere potrebbero già distanziare gli scalatori di un paio di secondi al chilometro… invece dovranno correre con le briglie un po’ tirate perché è proprio al termine di questo rettifilo che s’incontrerà la svolta a sinistra con l’inizio del muro di Ca’ del Poggio. Sono appena 1100 metri, pari al 3,2% dell’intero tracciato di questa crono, ma i dati percentuali che più ci interessano sono quelli delle pendenze, e in questo caso si attestano al 12,7% la media e al 18%, numeri che i corridori già conoscono perché questa salita è già stata inserita in diverse occasioni nel percorso del Giro, la prima nel 2009 proprio nel finale di un’altra tappa con arrivo a Valdobbiadene, disputata però in linea e vinta allo sprint da Alessandro Petacchi. È evidente come una condotta troppo dispendiosa nel tratto iniziale potrebbe essere pagata a caro prezzo una volta imboccato il muro e se la citata “scimmia” dovesse palesarsi potrebbe rivelarsi molto difficile sbarazzarsi di lei, almeno nell’immediato. Anche perché, una volta terminato il muro, la strada continuerà a procedere in lieve salita per quasi un chilometro, sino allo scollinamento fissato nel centro di San Pietro di Feletto, presso il quale si trova una delle chiese più antiche della marca trevigiana, la pieve di San Pietro, dove non è solo possibile ammirare il prezioso ciclo di affreschi che l’adorna ma anche la spettacolare vista tutt’intorno sui colli del Prosecco ammantati di boschi e vigneti. La dolce discesa successiva, spezzata dopo un primo tratto da una breve e poco pendente risalita, farà planare i “girini” su Refrontolo, paesino conosciuto per una particolare tipologia di vino Marzemino che qui è prodotto e che è per l’appunto noto come “Refrontolo Passito D.O.C.G.”. Lasciato questo piccolo centro, che merita una sosta presso l’antico e delizioso Molinetto della Croda (risalente al 1630, nel 1977 vi sosterà anche la bellissima e indimenticata Laura Antonelli in una scena del film “Mogliamante”), s’intraprenderà la seconda, ultima e più lunga tratta di pianura, poco meno di 15 Km che i passisti avranno a completa disposizione per tentare d’arginare i danni eventualmente provocati dal precedente muro. Transitati di fronte al monumentale duomo di Pieve di Soligo, innalzato in stile neoromanico all’inizio del secolo scorso, rimanendo pianeggiante il percorso si accosterà al piede delle colline del Prosecco, che costituiscono al momento l’ultimo ingresso, in ordine di tempo, di un bene italiano nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, avvenuto nel 2019. Dominati dal complesso fortificato medioevale delle Torri di Credazzo si pedalerà ora sulle strade del comune di Farra di Soligo in direzione di Col San Martino dove, in vetta a una piccola elevazione, sin dal 1100 si staglia la chiesa di San Vigilio, anch’essa circondata da vigne e pure “dotata” di una bella vista panoramica. È qui che la strada tornerà a lievitare, anche se non sono assolutamente paragonabili al precedente muro i 2.2 Km al 5.4% che si dovranno affrontare per giungere al paesino di Guia, che è già una frazione del comune di Valdobbiadene, la cui chiesa parrocchiale si dice sia stata progettata dal celebre scultore Antonio Canova, nativo della non distante Possagno. A questa salita seguirà un tratto in quota di circa 3 Km e mezzo, in lieve falsopiano, prima di lanciarsi nella discesa che terminerà all’interno dell’abitato di Valdobbiadene e che è stata addolcita nel finale rispetto alla crono del 2015, evitando così un’insidiosa curva a gomito che il pomeriggio di cinque anni fa diede problemi a diversi corridori. Infine, si tornerà a salire nei 400 metri conclusivi al 5.5%, ma a quel punto non dovrebbe esserci più spazio per stravolgimenti. L’elefante, se anche stavolta si trovasse di passaggio dalle parti della Marca Trevigiana, a questo punto i suoi danni dovrebbe già averli fatti…

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella di Mire (220 metri). Valicata dalla SP 86 “delle Mire” nel corso della discesa da San Pietro di Feletto a Refrontolo

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Castello di Conegliano

La svolta a sinistra ai piedi del muro di Cà del Poggio

Muro di Cà del Poggio

San Pietro di Feletto, Pieve di San Pietro

I colli del Prosecco visti da San Pietro di Feletto

Refrontolo, il Molinetto della Croda visto in “Mogliamante” (www.davinotti.com)

Refrontolo, il Molinetto della Croda visto in “Mogliamante” (www.davinotti.com)

Pieve di Soligo, Duomo di Santa Maria Assunta

Farra di Soligo, le Torri di Credazzo dominano i vigneti del Prosecco

Col San Martino, vista retrospettiva sulla chiesa di San Vigilio

Guia, la chiesa che si ritiene progettata dal Canova

Valdobbiadene, Duomo di Santa Maria Assunta

I vigneti del Prosecco e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2020 (donnasommeliereuropa.files.wordpress.com)

I vigneti del Prosecco e, in trasparenza, l’altimetria della quattordicesima tappa del Giro 2020 (donnasommeliereuropa.files.wordpress.com)

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