UNA TAPPA D’APPARENTE CALMA PIATTA

Una tappa di totale pianura può risultare indigesta? Sì, se si corre in zone dove il vento la fa spesso da padrone e dove Pantani corse il rischio di giocarsi la vittoria al Giro d’Italia del 1998. La tappa era quella di Lecce, che attraversava le stesse terre che ospiteranno il finale di questa frazione e lungo la quale il “Pirata” e i suoi uomini della Mercatone Uno si ritrovano nel ventaglio sbagliato, arrivando ad accumulare un passivo che impiegarono quasi 20 minuti d’affannosa rincorsa per annullare.

La tappa è liscia liscia e, vista l’altimetria, al telespettatore di ciclismo verrebbe quasi voglia di passare oltre, di prendersi un altro impegno e di rimandare l’appuntamento al giorno successivo, quando è in programma la più tormentata frazione di Vieste. Il consiglio, comunque, è di registrarsela questa tappa e di rivedersela con calma la sera, perché le sorprese potrebbero comunque non mancare, nonostante il tracciato sembri non promettere emozioni. Anche oggi il vero osso duro da digerire sarà costituito dal vento e non soltanto per il lungo tratto da percorrere in riva allo Jonio a inizio tappa; infatti, i tratti più insidiosi arriveranno nel finale, quando ci si allontanerà dalla costa per inoltrarsi sull’altopiano delle Murge, zona dove le folate – che hanno libero sfogo a causa della mancanza di elevazioni – spesso sono risultate determinati al Giro di Puglia, corsa a tappe disputata l’ultima volta nel 1998. Anche alla Corsa Rosa il gruppo si trovò a fare i conti con il vento da queste parti e in particolare nello stesso anno Marco Pantani rischiò di compromettere l’edizione del Giro che poi vincerà proprio nella frazione che si disputava tra Matera e Lecce, nel cui finale si percorreranno le stesse terre attraversata dalla Castrovillari-Brindisi. Quando mancavano 50 Km al traguardo il “Pirata” e la sua ciurma della Mercatone-Uno si ritrovarono di parecchio staccati dal gruppo principale e ci vollero quasi 20 minuti di rincorsa forsennata per ricucire il ventaglio e tornare in testa alla corsa, dove la Mapei si era schierata compatta davanti a tutti nel tentativo di “far fuori” lo scalatore di Cesenatico.
Questa frazione d’apparente calma piatta prenderà il via in discesa da Castrovillari, planando dolcemente dalle prime pendici del Pollino nei primi 20 Km, tanta strada si dovrà percorrere prima d’approdare in riva al Mar Jonio, che poi farà da costante compagno di viaggio al gruppo fino a Taranto, per quasi 130 Km. All’inizio di questo tratto si percorreranno le strade della cosiddetta “Costa degli Achei”, toccando per prima la località balneare di Villapiana Lido, presso la cui spiaggia si erge la Torre Vicereale del Capo Saraceno, costruita nel 1535 a protezione di queste terre dalle scorribande dei pirati. Ancor più imponente è il Castrum Petrae Roseti (Castello della Pietra di Roseto), voluto nell’XI secolo dall’imperatore Federico II di Svevia, nipote del celebre “Barbarossa”, e che il gruppo sfiorerà pochi chilometri dopo aver doppiato il promontorio di Capo Spulico, frequentata meta dagli appassionati d’immersioni subacque, diretti alla spettacolare “Secca di Amendolara”. A una sessantina di chilometri dal via i “girini” saluteranno la Calabria e giungeranno sulle strade della Basilicata, che sarà attraversata in direzione della Puglia per circa 40 Km, tratto nel quale si sfioreranno le aree archeologiche di Heraclea, situata nei pressi dell’odierna Policoro, e di Metaponto, delle due la più importante e il cui monumento di spicco era il Tempio di Hera, noto anche il soprannome di “Tavole Palatine”.
Al termine del tratto “marinaro” dell’ottava frazione si giungerà a Taranto dove il gruppo transiterà sul ponte di San Francesco di Paola, costruito nel 1887 e più noto come “Ponte Girevole” poiché progettato per “aprirsi” e permettere il passaggio delle navi dirette al Mar Piccolo. Attraversata una città che vanta anche interessanti monumenti (come la romano-gotica chiesa di San Domenico Maggiore, al cui esterno nel 1992 Lina Wertmüller girò con Paolo Villaggio alcune scene di “Io speriamo che me la cavo”), s’imboccherà il settore murgiano di questa frazione, introdotto da un tratto in leggero falsopiano ascendente che rappresenterà l’unica variante alla costanza della pianura e che inizierà dopo il passaggio da San Giorgio Jonico, centro situato presso la sommità della Serra del Belvedere, alta appena 137 metri sul livello del mare ma che consente una mirabile vista sul golfo di Taranto. Raggiunto lo scollinamento di quest’impercettibile ascesa si entrerà in provincia di Brindisi poco prima di giungere a Francavilla Fontana, la “Città degli Imperiali” così chiamata per il cognome della casata che governò per quasi due secoli questo centro che vanta, tra i suoi monumenti, la basilica pontificia minore del Santissimo Rosario, la chiesa di Maria Santissima della Croce, quella di San Sebastiano e, per l’appunto, il castello Imperiali, oggi sede municipale. Lasciata Francavilla inizierà il velocissimo tratto conclusivo di questa frazione, in quanto gli ultimi 35 Km si snoderanno in rettilineo quasi costante, disegnato in lievissima discesa lungo quello che era il tratto conclusivo della “regina viarum”, l’antica Via Appia che fu costruita tra la fine del fine IV secolo a.C e il III secolo per collegare Roma a “Brundisium”, l’odierna Brindisi. Seguendo la direttrice dell’antica strada consolare il gruppo giungerà così a Mesagne, comune tra i più popolosi della penisola salentina (vanta ben 22 frazioni) e il cui centro storico ricco di monumenti barocchi (come la chiesa matrice) è stato spesso scelto per girare videoclip da cantanti di fama come Gigi d’Alessio, Elisa e il gruppo dei Boomdabash, fondato nel 2002 proprio a Mesagne.
Non ci sarà tempo per distrazione canterine per il gruppo, che nelle orecchie avrà a questo punto solo il fruscio delle ruote e quello del quasi immancabile vento che spazza il Salento. E per qualcuno, se Eolo ci avrà messo ancora lo zampino, a Brindisi non ci sarà certamente la voglia di brindare…


Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI
Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Castrovillari, castello aragonese

Villapiana Lido, Torre Vicereale del Capo Saraceno

Immersione nella Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Uno scorcio del fondale della Secca di Amendolara (www.policorotv.it)

Castrum Petrae Roseti, Roseto Capo Spulico

L’area archelogica dell’antica Heraclea a Policoro

Metaponto, tempio di Hera

Taranto, Ponte Girevole

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Scena di “Io speriamo che me la cavo” girata all’esterno della chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto (www.davinotti.com)

Francavilla Fontana, Castello Imperiali

Mesagne, Chiesa Matrice

Un tratto dell’infinito rettilineo che s’imbocca all’uscita da Mesagne

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

La scalinata e le due colonne romane poste al termine della Via Appia Antica a Brindisi e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2020 (Google Street View)

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