TOUR 2020: PERCORSO MOLTO VARIO, SALITE INEDITE E UNICA CRONO AL PENULTIMO GIORNO

ottobre 15, 2019
Categoria: Copertina, News

E’ stato finalmente svelato il percorso dell’edizione 2020 della Grande Boucle, un percorso certamente impegnativo con qualche significativo passo in avanti rispetto agli anni scorsi e qualche aspetto che, invece, non appare del tutto convincente.
La prima nota piacevole è l’assenza l’assenza della cronosquadre che aveva funestato le precedenti edizioni concedendo un grosso vantaggio agli uomini dotati di squadre attrezzate per l’occasione, facendo dipendere in buona parte l’esito della corsa da una prestazione non individuale del corridore. A ciò, però, non ha fatto da contraltare un soddisfacente assetto delle cronometro individuali, perché l’unica prova contro il tempo, posta peraltro al penultimo giorno di gara, non appare del tutto soddisfacente per i motivi che si esporranno parlando nel dettaglio delle singole frazioni.
Il percorso misura complessivamente meno di 3300 Km, uno dei chilometraggi più esigui della storia. Anche in altre edizioni si sono verificati chilometraggi simili, ma va considerato il fatto che nella edizione 2020 è prevista una sola tappa a cronometro, mentre nelle altre annate che hanno visto chilometraggi al di sotto dei 3300 Km erano sempre presenti 3 o addirittura 4 frazioni contro il tempo. L’andamento del trend negativo è confermata dalla presenza di una sola frazione oltre i 200 Km, la dodicesima tappa che condurrà da Chauvigny a Sarran di 218 Km, che sarà disputata il 9 luglio. Si tratta, tra l’altro, di una frazione mista e non di alta montagna.
Come contraltare deve registrarsi la presenza di due sole tappe sotto i 150 Km, una delle quali è quella conclusiva di Parigi. Pertanto, se la presenza di una sola tappa over 200 è un aspetto fortemente negativo, l’assenza delle orribili minitappe proposte negli ultimi anni attenua, anche se non risolve, questa involuzione.
Nel disegno complessivo è ancora da notare che il percorso si snoda interamente nelle parte centromeridionale della Francia, tralasciando completamente tutto il nord, che ospiterà soltanto la cronometro della Planches des Belles Filles e la passerella finale parigina. Vero che nella parte settentrionale della Francia non sono presenti asperità che possano fare la differenza, ma in passato si era riusciti a limitare parzialmente questo handicap proponendo tappe con tratti in pavè o giri accidentati con qualche muro sulle Ardenne.
Il nome Grande Boucle (letteralmente “grande boccolo”) veniva proprio dal fatto che il percorso ripercorreva bene o male il perimetro della Francia, almeno parzialmente. Guardando il disegno complessivo viene davvero difficile immaginare un grande ricciolo.
Aspetti positivi del disegno complessivo stanno in una buona distribuzione delle difficoltà, nel senso che la prima settimana appare impegnativa e, anche se non impossibile, costringerà comunque i corridori a presentarsi ai nastri di partenza con una condizione che non potrà essere deficitaria. Nella prima e nella seconda settimana andrà di scena il massiccio centrale, con tappe che finalmente non saranno banali, mentre la terza decisiva settimana sarà dedicata alle Alpi ed alla cronometro sui Vosgi.
Si affronterà una sola montagna oltre i 2000 metri (cosa insolita per il Tour de France), il Col del Loze, ascesa inedita da poco asfaltata che assegnerà anche il premio in ricordo di Henry Desgrange. La presenza di altre tre ascese inedite sono, infine, l’ultimo dato positivo da sottolineare prima di passare alla descrizione delle singole tappe. Una corsa come il Tour de France, che per anni ha proposto e riproposto sempre le stesse salite in modo quasi ossessivo (Tourmalet e Alpe d’Huez specialmente), si sta finalmente orientando alla ricerca di nuove ascese. Il sale del ciclismo è proprio la scoperta di nuovi percorsi sui quali confrontarsi, ciò che rende questo sport meraviglioso è proprio la possibilità di spaziare su strade sempre diverse.
Passando al dettaglio delle frazioni bisogna evidenziare come il Tour 2020 sarà ospite di Nizza per ben tre giorni. Le prime due tappe vedranno partenza e arrivo nella cittadina della Costa Azzurra, mentre la terza terminerà a Sisteron. La prima proporrà qualche insidia di rilevanza collinare, ma non dovrebbe sfuggire ai velocisti, mentre la seconda presenterà 4000 metri di dislivello ed ascese di tutto rispetto come il Col de la Colmiane, il Col de Turini e il Col d’Èze, salite vere delle Alpi Marittime (soprattutto le prime due che presentano scollinamenti oltre i 1500 metri e chilometraggi intorno ai 15 chilometri). Difficile che si muovano i big, ma su quelle salite il gruppo subirà una severa selezione e la maglia gialla cambierà padrone. La terza tappa sarà di nuovo dedicata alle ruote veloci, ma nella quarta ecco il primo arrivo in salita ai 1825 metri di Orcières-Merlette. L’ascesa misura 7 Km e non presenta pendenze impossibili (la media è del 6,7%), ma visto il complessivo disegno della tappa appaiono favoriti corridori dotati di una buona esplosività nel finale e per questo potrebbero registrarsi distacchi nell’ordine di alcuni secondi tra gli uomini di classifica, senza dimenticare i possibili abbuoni.
Di nuovo appuntamento per i velocisti alla quinta tappa (Gap – Privas), mentre la sesta sarà abbastanza complessa perché nel finale si affronterà una lunghisima salita divisa in tre tronconi con arrivo al Mont Aigoual. Il tratto più difficile è il secondo, quello che scollina al Col de la Lusette (11 km al 7,4%) ed è ideale per un attacco serio, anche se la collocazione alla sesta tappa sembrerebbe sconsigliare un tentativo di uomini di classifica. Attenzione, però, a possibili attacchi bidone sul Lusette, mentre l’ascesa finale con pendenze molto dolci potrebbe favorire sia tentativi di rientro, sia fughe ben strutturate. Un uomo di classifica che dovesse mandare via una fuga nutrita potrebbe trovare compagni di squadra e uomini interessati alla vittoria parziale nella dolce salita finale con pendenze tra il 3 e il 5%.
La settima tappa per velocisti (Millau – Lavaur) precederà il week-end pirenaico che non sarà terribile ma molto insidioso. La prima delle due tappe sui Pirenei sarà anche la più corta dopo quella di Parigi, 140 chilometri con Col de Menté, Port de Balès e Col de Peyresourde prima della picchiata verso Loudenville. Sembra una tappa adatta ad un attacco simile a quello che fece Marco Pantani nel 1998 proprio sul Peyresourde, prima della discesa verso il traguardo (in quell’occasione fissato a Luchon). Anche in questo caso si tratterà della prima tappa pirenaica e potrebbe servire a chi ha perso qualche secondo sulle prime montagne per cercare segnali di miglioramenti nelle condizioni di forma.
La seconda tappa pirenaica da Pau a Laruns presenterà il tratto più difficile, quello che propone le ascese al durissimo Col de la Hourcère ed al Col du Soudet nella parte centrale. Dopo la discesa ci sarà un lunghissimo tratto interlocutorio prima di affrontare il Col de Marie-Blanque, la cui sommità è posta a 19 Km dall’arrivo di Laruns ove nel 2018 trionfò Primož Roglič con un’azione in discesa. Il Marie-Blanque presente pendenze molto severe negli ultimi 4 Km (tra l’11% e il 13%), ma anche questa è, ancora una volta, una tappa che non si presta ad attacchi incisivi. Poco conteranno i primi due colli piazzati a metà frazione con lunga pianura a seguire, mentre il Marie-Blanque potrebbe ispirare corridori dotati di una buona dose di coraggio.
Dopo il giorno di riposo la seconda settimana partirà con due tappe per sprinter (Île d’Oléron – Île de Ré e Châtelaillon-Plage – Poitiers), quindi si affronterà una tappa accidentata con finale che tira leggermente e chilometraggio sopra i 200 Km (la citata Chauvigny – Sarran) , mentre nella 13a frazione si tornerà a salire con decisione con l’arrivo al Puy Mary, al termine di una tappa tutta saliscendi senza un metro di pianura. Nel finale ci sarà il Col de Néronne (3,8 Km al 9%), poi nove chilometri tra pianura e salita lieve ed infine gli ultimi 2,5% al 12% di pendenza media, con punte del 15%, per raggiungere il traguardo del Pas du Peyrol. Anche in questo caso, sembra un finale adatto ai corridori esplosivi e quindi sembra lecito ipotizzare il classico attacco alla morte negli ultimi 2 Km, ma qualcuno che volesse anticipare la terza settimana potrebbe provarci sul Néronne, magari avendo preventivamente mandato in fuga un compagno in grado di dare un aiuto nei nove chilometri di falsopiano, che risulterebbero molto logoranti se percorsi in solitaria.
La quattordicesima tappa da Clermont-Ferrand a Lione sarà adatta alle fughe (finale mosso con varie salitelle, che Prudhomme ha paragonato a quello della Milano-Sanremo), mentre i big rimarrano al coperto in attesa della frazione successiva, che sarà la più dura delle prime due settimane: si affronteranno in rapida successione la Montèe de la Selle de Fromentel (ultimi 5 chilometri sempre in doppia cifra ed una pendenza massima del 22%) e il non meno duro Col de la Biche (7 Km al 9% medio) prima dell’ascesa finale al Col du Grand Colombier (17 Km al 7% con punte del 12%). Probabilmente l’attacco potrebbe partire su quest’ultima salita, vista anche la sua lunghezza, ma le squadre cercheranno di fare una selezione spietata sulle precedenti ascese e questo potrebbe portare a crisi o comunque a distacchi considerevoli.
Dopo il giorno di riposo la terza settimana su aprirà con la La Tour-du-Pin – Villard-de-Lans, tappa con 5 GPM sui quali spicca nel finale la salita di Saint-Nizier-du-Moucherotte (14,6 km al 6,5%). Da qui inizieranno 20 Km in quota verso lo strappo che condurrà al traguardo di una tappa che ricorda quella di Asiago del Giro d’Italia del 2017, anche se in quel caso non c’era lo strappo finale dopo la salita di Foza. In questa frazione un attacco prima del finale potrebbe verificarsi , ma sarebbe consigliabile avere qualche uomo davanti per il tratto in pianura sull’altopiani, che non si addice ad un uomo solo.
Il giorno seguente si disputerà la tappa regina da Grenoble al Col de la Loze. Ci sono solo due ascese, ma sono entrambe terribili: per prima si affronterà lo straconosciuto Col de la Madeleine (ma da un versante inedito, 18 km con una pendenze media dell’8,4%), una salita che non molla mai e non finisce mai. Nel 1998 Ullrich attaccò proprio su questo colle, portandosi dietro Pantani in maglia gialla e i due diedero due minuti a tutti sulla Madeleine, portando a compimento positivamente l’attacco, nonostante lo scollinamento fosse posto a 40 Km dall’arrivo. Dopo la Madeleine ci saranno i 22 Km verso il Col de la Loze, recentemente asfaltato ed inedito per il Tour: l’arrivo è a 2300 metri di quotam la pendenza media è del 7,8%, e gli ultimi 5 Km sono sempre in doppia cifra, con una punta del 20%. La selezione sulla Madeleine ad opera delle squadre e il forcing nella prima parte della salita potrebbe portare a gravi danni nel tratto conclusivo, che potrebbe diventare un calvario per chi dovesse incappare in una giornata storta.
Il giorno dopo andrà in scena tra Méribel e La Roche-sur-Foron una tappa con cinque colli che rappresenterà l’occasione ideale per chi volesse osare. La frazione presenterà le maggiori difficoltà nella parte iniziale con il Cormet de Roselend (saltato nel 2019 a causa di una frana) ed il Col de Saisies, quindi il Col de Aravis; ma ecco che a trenta chilometri dall’arrivo i corridori si troveranno sotto le ruote la durissima ascesa verso il Plateau des Glières, 6 Km tutti in doppia cifra con punte del 15% e 2 Km al 12% medio. Percorso un tratto sterrato proprio in vetta, dopo la discesa ci saranno ulteriore 5 Km di salita al 4,5% verso l’ultimo colle e quindi la discesa che terminerà sul traguardo di La Roche-sur-Foron: Il terreno dopo il Plateau des Glières non è certo il migliore per chi voglia tentare un attacco a lunga gittata, tuttavia si tratta di una tappa senza un metro di pianura che arriva al diciottesimo giorno di corsa, quando le energie per organizzare un inseguimento potrebbero non essere al top, specialmente se le squadre si saranno ridotte dopo le varie salite.
Nella diciannovesima tappa (Bourg-en-Bresse – Champagnole) torneranno protagonisti i velocisti, mentre nella ventesima andrà in scena una crono divisa in due parti, prima una trentina di chilometri per specialisti poi la scalata alla Planches des Belles Filles (senza la rampa finale sterrata affrontata nell’ultima edizione). Questa cronometro presenta più ombre che luci, innanzitutto a causa della collocazione al penultimo giorno di gara, che appare come una scelta pessima perché non darà la possibilità ai passisti di avvantaggiarsi per poi vedere la battaglia con gli scalatori all’attacco e i passisti intenti a difendere il vantaggio. Si rischiano tattiche attendiste anche se scalatori come Bernal dovranno cercare di avvantaggiarsi per difendersi da uomini come Roglič e Froome. In secondo luogo la netta divisione è poco affascinante e la fa assomigliare un po’ alla cronometro del Passo del Bocco affrontata al Giro del 1994. Meglio sarebbe stato proporre un paio di crono movimentate, un po’ come quelle che vengono proposte alla Corsa Rosa, prove accidentate con vari saliscendi che rendono difficile trovare il ritmo e possono provocare più difficoltà di una salita secca proprio perché più difficili da gestire
L’atto finale come sempre avverrò all’ombra dell’Arco di Trionfo con la tappa passerella da Mantes-la-Jolie agli Champs-Élysées.
In definitiva, si tratta di un bel Tour, specialmente per la continua alternanza tra tappe per sprinter e tappe insidiose, grazie alla quale non ci sono tre o quattro giorni consecutivi di volate di gruppo e in tal modo la corsa ne guadagna in interesse. Bbuone anche le tappe significative della prima settimana. I Pirenei sono un po’ soft, ma nell’economia generale della corsa ci può stare. Le tappa alpine sono abbastanza dure ma, come al solito, manca il tappone vero e proprio. Solo la tappa di La Roche-sur-Foron presenta il formato del tappone con cinque colli in sequenza senza soluzione di continuità: tuttavia il finale lascia un po’ a desiderare tanto che alcuni commentatori hanno considerato la tappa non decisiva.
Molto dipenderà da come si comporteranno i corridori in quelle tappe che potrebbero favorire azioni di lungo respiro.
Il tracciato non sembra sorridere molto a Tom Dumoulin, che quest’anno sembrerebbe intenzionato a disputare il Tour lasciando il Giro d’Italia a Roglič. Una scelta andrà fatta vista la presenza di entrambi nella stessa squadra, ma il Giro che sarà presentato il 24 ottobre, in base a quelle che sono le anticipazioni, potrebbe essere molto più adatto alle caratteristiche dell’olandese rispetto ad un Tour in cui ci saranno solo 28 Km a cronometro in pianura per tentare di fare la differenza.

Benedetto Ciccarone

Linedito Col de La Loze (www.cycling-challenge.com)

L'inedito Col de La Loze (www.cycling-challenge.com)

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