IL GIRINO NELL’ANTERSELVA OSCURA

Tappa di transizione oppure frazione in grado di provocare altre piccole scosse telluriche in classifica? Solo al termine del viaggio di 180 Km dalla Val di Sole alla Valle di Anterselva sapremo se questa giornata sarà trascorsa senza colpo ferire o se qualcuno avrà voluto infierire sugli avversari stanchi e ancora provati dal tappone affrontato poche ore prima.

È oscura la diciassettesima fatica del Giro 2019, oscura come la selva nella quale s’incamminò Dante nell’incipit della Divina Commedia. Oscura perché sul viaggio verso Anterselva pesano parecchie incognite, interrogativi che impediscono di fare previsioni sul decorso dell’unica tappa totalmente trentina di questa edizione della corsa rosa. Cosa potrebbe capitare tra la Val di Sole e la Pusteria? Tutto e il contrario di tutto. Pur non essendo una frazione di montagna durissima, soprattutto se paragonata a quella vissuta solo 24 ore prima sulle rotte da Lovere a Ponte di Legno, potrebbe risultare più selettiva del previsto proprio per le fatiche accumulate tra Gavia e Mortirolo e che qualche corridore di punta potrebbe non aver ancora smaltito in un momento della corsa, già entrata nella terza settimana, nel quale le energie cominciano a scarseggiare. Non pensiamo che ci sarà in gruppo qualche “pazzo” che vorrà rendere la tappa dura sin dall’inizio, anche perché le difficoltà iniziali sono poco adatte a imprese del genere, ma se qualcuno deciderà di muoversi nel finale potrebbe rendere la vita dura ai più provati tra gli avversari affrontando l’ascesa finale verso Anterselva, i cui numeri non sembrano particolarmente generosi di pendenze, concentrate però negli ultimi 4 km, quelli sì impegnativi, nei quali si potrebbero vedere i frutti più succulenti di azioni portate ai danni degli uomini di classifica più stanchi. Ma proprio la stanchezza, che cominceranno ad accusare un po’ tutti, potrebbe indurre una condotta di corsa più cauta, senza che succeda nulla ai piani alti e che si verifichi il “contrario di tutto” e che la tappa termini con l’approdo di una lunga fuga da lontano. Dopo Ponte in moltissimi corridori si troveranno ad anni luce di distanza dalla maglia rosa e chi è rimasto a bocca asciutta sicuramente coglierà l’occasione per lanciarsi in avanscoperta con ottime possibilità di condurre il tentativo in porto, come accadde per esempio nella Brunico – Passo del Tonale del Giro del 1997, disputata dopo il tappone dolomitico e nella quale si effettuava il percorso esattamente inverso rispetto alla frazione odierna, affrontando al contrario le prime due salite previste quest’oggi (Mendola e Terento) e giungendo senza troppe sorprese in vetta al Tonale, dove lo scalatore colombiano “Chepe” González s’impose dove aver staccato i compagni d’avventura e aver anticipato di quasi 10 minuti il gruppo maglia rosa, nel quale avvenne solo qualche scaramuccia, senza alcun esito, tra il russo Pavel Tonkov e il leader della corsa Ivan Gotti.
Proprio ai piedi del Tonale scatterà questa frazione, per la precisione da Commezzadura, il centro che nel 2008 ospitò i campionati del mondo di mountain-bike, la terza edizione disputata in Italia dopo quelle del Ciocco (1991) e di Livigno (2005). Nei primi 15 km si pedalerà in lenta discesa sul fondovalle della Val di Sole, toccando le località di villeggiatura di Dimaro prima e di Malè poi, per giungere quindi sulle strade della Val di Non, che il gruppo conosce a menadito perché hanno ospitato per quasi vent’anni il Trofeo Melinda, corsa professionistica che in tre edizioni è stata valida per il campionato nazionale e la cui tradizione continua anche dopo la cancellazione della gara dal calendario, essendo divenuta dal 2017 una tappa immancabile del Tour of The Alps, la corsa che preso a sua volta il posto del Giro del Trentino. Tra i meleti che sono il vanto di questa terra è nata la stella di Gianni Moscon, che risiede con la famiglia a Livo, comune di poco meno di 900 abitanti che il tracciato di gara sfiorerà all’inizio di questo tratto e nel quale si può ammirare il “Castello della Rosa”, nome con il quale è talvolta noto l’imponente Palazzo Aliprandini Laifenthurn. Offrendo spettacolari viste sul sottostante lago artificiale di Santa Giustina, il tracciato comincerà lentamente a prendere quota, anche se si comincerà a parlare di salita vera e proprio solo dopo il passaggio da Fondo, nel cui cuore si trova, protetto da una teca di vetro, un curioso orologio ad acqua, l’idrocronometro astronomico inaugurato nel 2010. Primo dei tre Gran Premi della Montagna odierni sarà il Passo della Mendola, valico ricorrente nella nomenclatura della corsa rosa che vi è salita finora in 14 occasioni e questa sarà quella che porterà alla scoperta di un versante inedito, 11.3 Km al 5% (6.4% nei primi 6 Km), che transiterà per la località di Ruffrè prima di giungere alla Mendola, località di villeggiatura la cui fama iniziò negli anni dell’Impero Austro-Ungarico quando ospitò personaggi del calibro della principessa Sissi e di Gandhi. S’imboccherà quindi la lunga e, a tratti, tortuosa discesa – sono previsti una quindicina di tornanti – che proietterà il gruppo verso la conca di Bolzano, raggiunta dopo aver intercettato il cammino della “Strada del Vino dell’Alto Adige”, itinerario enologico che in 70 Km attraversa i vigneti che danno nettari prelibati come il “Gewurztraminer” (Traminer aromatico). Il passaggio dal capoluogo del “Südtirol” avverrà a poche centinaia di metri dalla storica Piazza Walther, sede dal 1990 del frequentato Mercatino di Natale di Bolzano e sulla quale prospetta l’abside del duomo di Santa Maria Assunta, una “mirabilia” che il gruppo non avrà certo il tempo di guardare all’imbocco del lungo tratto in falsopiano con il quale si risalirà dolcemente la valle dell’Isarco, stretta nel tratto iniziale tra gli altipiani del Renon a destra e di Siusi a destra. Toccata la località di Colma, dove è impossibile non gettare uno sguardo alla curiosa facciata a scacchiera di Castel Friedburg, e lasciata sulla destra la strada che risale la Val Gardena sino all’omonimo passo si giungerà a Chiusa, borgo medioevale dominato dall’alta rupe sulla quale lo sorveglia dal 1200 la fortezza che alla fine del ‘600 fu trasformata nel Monastero di Sabiona, luogo considerato la culla spirituale del Tirolo e la cui mole nel 1976 fece da spettacolare sfondo a una scena del film “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo pubblicato nel 1940 da Dino Buzzati, lo scrittore e giornalista bellunese che scrisse per il Corriere della Sera per il quale si occupò anche di ciclismo seguendo il Giro d’Italia del 1949, giusto 70 anni fa. Altre scene di quella pellicola furono girate anche nel centro storico della vicina Bressanone, attraversata la quale si lascerà il falsopiano percorso fino a quel momento per affrontare la salita verso Naz (5.1 Km al 6.2%), centro salito alla ribalta delle cronache all’epoca della “guerra fredda” per aver ospitato una base militare della NATO, il Site Rigel, utilizzata come deposito di munizioni nucleari da usare in caso di un conflitto con gli stati del Patto di Varsavia e della quale oggi, dopo la chiusura della stessa nel 1983 e la “sdemanializzione” del 2002, è in progetto la trasformazione in un Parco della Memoria. La successiva, discesa introdurrà il gruppo in Val Pusteria, attraversandone il centro di Rio di Pusteria prima di imboccare l’unico tratto di vera pianura previsto in questa frazione, poco più di 5 Km nel corso dei quali si sfiorerà una delle più note fortificazioni della valle, la medioevale Chiusa di Rio Pusteria, un tempo attraversata dalla strada statale. Terminato questo tratto tranquillo a Vandoies si lascerà temporaneamente il fondavalle del fiume Rienza per affrontare la salita di Terento, cara ai tifosi di Damiano Cunego perché al Giro del 2004 fu quest’ascesa di 6 Km al 7.8% a consentire al “Piccolo Principe” di riprendere definitivamente quella maglia rosa che gli era stata tolta qualche giorno prima dall’ucraino Jaroslav Popovyč nella cronometro di Trieste. Raggiunto il piccolo centro situato a 1211 metri di quota, all’imbocco della Valle dei Mulini (così chiamata per la presenza di numerosi mulini ad acqua), si percorrerà in veloce discesa la “Strada del Sole” che farà planare la corsa prima su Falzes e poi su Brunico, dove si ritroverà la Val Pusteria nel suo capoluogo, sorto ai piedi del versante settentrionale del Plan de Corones e presso il quale è visitabile l’interessante museo all’aperto degli usi e costumi dell’Alto Adige, situato in località Teodone. Ripresa la strada di fondovalle questa procederà a scalini verso il gran finale odierno superando un primo balzo verso Perca, comune nel cui territorio ricade uno dei più spettacolari monumenti naturali dell’Alto Adige, le “selvatiche” Piramidi di Plata. Alle porte di Valdaora, il centro che l’indomani ospiterà la partenza della diciottesima frazione, si svolterà infine a sinistra per imboccare la strada che risale la valle d’Anterselva in direzione dell’omonimo e delizioso laghetto, poco prima del quale – messi alle spalle i 4000 metri più esigenti di quest’ascesa (media dell’8.5%, al termine di una salita di complessivi 9.6 Km al 5.5%) sapremo se quest’oscura selva sarà stata per qualcuno porta del paradiso o dell’inferno….

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo della Mendola (1297 metri). Chiamato anche Mendelpass, separa i monti Penegal e Roen ed è valicato dalla SS 42 “del Tonale e della Mendola” tra Appiano sulla Strada del Vino e Ronzone. Il Giro d’italia vi è salito 14 volte, la prima nel corso della tappa Merano – Gardone Riviera del 1937, disputata il giorno successivo il primo tappone dolomitico della storia e in entrambi i casi il grande mattatore, fra traguardi di tappa e GPM, fu Gino Bartali. Gli altri corridori che hanno iscritto il loro nome nell’albo d’oro della Mendola sono stati nell’ordine Nino Defilippis nel 1958 (Bolzano – Trento, vinta da Gastone Nencini), Pasquale Fornara nel 1959 (Bolzano – San Pellegrino Terme, Alessandro Fantini), Vittorio Adorni nel 1969 (Cavalese – Folgarida, vinta dallo stesso corridore), Gianni Motta nel 1971 (Falcade – Ponte di Legno, Lino Farisato), Alfio Vandi nel 1977 (Cortina d’Ampezzo – Pinzolo, Gianbattista Baronchelli), l’elvetico Ueli Sutter nel 1978 (Cavalese – Monte Bondone, Wladimiro Panizza), lo svedese Tommy Prim nel 1980 (Longarone – Cles, Giuseppe Saronni), Claudio Chiappucci nel 1990 (Moena – Aprica, Leonardo Sierra), Mariano Piccoli nel 1996 (Cavalese – Aprica, Ivan Gotti), Massimo Podenzana nel 1997 (Brunico – Passo del Tonale, José Jaime González), lo stesso colombiano González nel 2000 (Selva di Val Gardena – Bormio, Gilberto Simoni), Alessandro Bertolini nel 2004 (Brunico – Fondo / Sarnonico, Pavel Tonkov) e lo spagnolo David López García nel 2004 (Bressanone – Andalo, Alejandro Valverde). Nel 1999 vi si concluse anche una tappa del Giro del Trentino, vinta da Riccardo Forconi.

Schnurer Höfe (1259 metri). Vi transita la “Strada del Sole” tra Terento e Issengo. Nei pressi del valico, in località Marchner (1271 metri), nel 2004 era posto il GPM di Terento nel finale della tappa San Vendemiano – Falzes, conquistata come il traguardo della montagna da Damiano Cunego.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Livo, Palazzo Aliprandini Laifenthurn

Lago di Santa Giustina

Fondo, idrocronometro astronomico

La conca di Bolzano vista dalla discesa del Passo della Mendola

Bolzano, Piazza Walther

Colma, Castel Friedburg

Il monastero di Sabiona sullo sfondo di una scena de “Il deserto dei Tartari” (www.davinotti.com)

Il monastero di Sabiona sullo sfondo di una scena de “Il deserto dei Tartari” (www.davinotti.com)

Naz, ingresso all’ex base NATO del Site Rigel

Rio di Pusteria, Chiusa di Rio Pusteria

Terento, Valle dei Mulini

Teodone di Brunico, uno scorcio del museo all’aperto dedicato agli usi e ai costumi dell’Alto Adige

Perca, Piramidi di Plata

Il lago di Anterselva e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2019 (wikipedia)

Il lago di Anterselva e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2019 (wikipedia)

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