UNA TAPPA AGRO – DOLCE

Saranno i velocisti i protagonisti della quinta tappa, ma la volata finale potrebbe non essere per tutti. Se è vero che la frazione che terminerà a Terracina strizza l’occhio agli sprinter grazie alla facilità del tracciato e alla totale assenza di difficoltà nei velocissimi ultimi 40 Km, è altrettanto vero che la partenza si annuncia per loro impegnativa con due salite da affrontare in sequenza e che, seppur non impegnative nelle pendenze, potrebbero rimanere nelle gambe di qualche velocista se la partenza da Frascati vedrà il gruppo già procedere ad alta velocità.

Ha due sapori la quinta frazione del 102° Giro d’Italia e quello che più balza alle papille gustative è l’aroma dolce dato dalla pianura che caratterizza due ampi tratti di questa tappa e in particolare gli ultimi 40 Km, che già fanno venire l’acquolina in bocca ai velocisti. C’è, però, anche un aspetto agro, offerto non solo dal fatto che parte di questa giornata si snoderà sulle strade dell’Agro Pontino, ma – soprattutto – dalla presenza di tre salite che potrebbero anche dare qualche grattacapo agli sprinter. L’ultima è lontana dall’arrivo perché il facile GPM di Sezze è collocato a una cinquantina di chilometri dalla conclusione, ma le prime due, pur anche loro non impegnative nelle pendenze, si affronteranno “a freddo”, subito dopo la partenza e una dietro l’altra: se la tappa dovesse partire forte qualche velocista potrebbe patirle e trovarsi con le gambe imballate al momento di impostare lo sprint, naturale epilogo di questa giornata.
Pronti, partenza, via e subito salita, quindi, diretti ai 725 metri del più elevato tra i “Castelli Romani”, il borgo di Rocca Priora, dove si giungerà dopo aver percorso 9.4 Km d’ascesa al 4.2% e aver toccato Monte Porzio Catone, residenza dagli anni ’70 del giornalista Sergio Zavoli, ideatore del “Processo alla tappa”, e presso la quale si trova una delle più famose ville tuscolane, Villa Parisi, nota principalmente per le frequentissime “incursioni” delle troupe cinematografiche: il sito www.davinotti.com, che da diversi anni sta mappando le location del cinema italiano, ha realizzato un apposito speciale dedicato alla villa nel quale sono stati conteggiati, al momento, quasi 140 film girati in questa dimora nella quale abitò per molti anni la principessa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Terminata la discesa, alle porte di Grottaferrata (conosciuta per la presenza dell’abbazia di rito bizantino di Santa Maria di Grottaferrata, fondata nel 1004 dal monaco basiliano Nilo da Rossano) si riprenderà l’ascensore alla volta di Rocca di Papa per affrontare la più nota tra le due salite di partenza, divenuta ciclisticamente celebre nel 1932 – quando fu inserita nel circuito dei primi mondiali disputati in Italia, vinti per la terza volta da Alfredo Binda – e successivamente consacrata ascesa simbolo del Giro del Lazio, spesso rivelatasi decisiva a causa della ripidissima appendice conclusiva in pavè dei Campi di Annibale, località che deriva il nome dal celebre condottiero cartaginese che, secondo la tradizione, qui si accampò con i suoi elefanti durante la marcia verso Roma. I “girini” non saliranno lassù perché non è prevista dal tracciato della tappa la salita ai “Campi”, raggiungendo – dopo 5.4 Km al 6.3% – lo stesso scollinamento dei mondiali del 1932 nei pressi del Santuario della Madonna del Tufo, costruito all’inizio del Cinquecento nel luogo dove un enorme masso di tufo, precipitato dal soprastante Monte Cavo, si fermò miracolosamente evitando d’investire un passante, che aveva invocato la Vergine Maria per aver salva la vita. Superato il Gran Premio della Montagna e affrontato il primo tratto della discesa, si imboccherà la cosiddetta “Via dei Laghi” iniziando un lungo tratto in quota che si snoda a monte del Lago di Nemi, dalle cui acque in epoca fascista furono recuperate con ingenti opere durate cinque anni – fu addirittura necessario l’utilizzo di idrovore che abbassarono il livello delle acque, poi mai più tornate a quello originario – due gigantesche navi appartenute all’imperatore Caligola che erano affondate in epoca romana e che andarono completamente distrutte qualche anno il recupero in un incendio doloso innescato da militari tedeschi il 31 maggio del 1944 (nel locale museo oggi se ne possono ammirare delle ricostruzioni). Lambito il margine meridionale dell’altopiano dei Pratoni del Vivaro – nel 1959 il CONI vi realizzò un centro ippico che fu utilizzato in occasione delle Olimpiadi del 1960 e che fu visitato anche dalla regina Elisabetta II, grande appassionata di sport equestri – si riprenderà la discesa portandosi velocemente a Velletri, il nono comune del Lazio per numero d’abitanti, tra i cui monumenti si segnalano la cattedrale di San Clemente, la chiesa di Santa Maria del Trivio e il Palazzo Comunale, il cui attuale aspetto è quello offertogli dalla totale ricostruzione dell’edificio, rispettosa dell’originale costruito nella seconda metà del ‘500 e andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Terminato l’ottovolante iniziale, il gruppo giungerà finalmente in pianura alle porte di Cisterna di Latina, cittadina situata all’estremità settentrionale della “Fettuccia di Terracina”, ovvero del rettilineo più lungo d’Italia, 40 Km e 800 metri dritti come un fuso (in epoca moderna solo una rotatoria ne ha interrotto la linearità) che per la loro natura e per la totale assenza di qualsivoglia asperità in passato furono un palcoscenico naturale per imprese sportive a motore, come quella compiuta nel marzo del 1951 da Piero Taruffi – pilota definito “il più grande stradista di sempre” dal mitico Tazio Nuvolari – che sfiorò i 313 Km/h a bordo di una Maserati 4 cilindri. Il “brivido” della Fettuccia non sarà provato dal gruppo che, anziché imboccare la strada in direzione di Terracina, uscendo da Cisterna tirerà dritto puntando verso il cuore dell’Agro Pontino, la vasta pianura che secondo alcuni studiosi deriverebbe il nome dalla scomparsa città volsca di Suessa Pometia, la cui ubicazione non è stata mai individuata, e che si presenta con l’aspetto che le diedero le opere di bonifica iniziate nel ‘500 all’epoca dello Stato Pontificio e che coinvolsero anche Leonardo Da Vinci, autore di un progetto – un sistema di canali e di macchine idrovore – che fu anche approvato da Papa Leone X ma che poi rimase sulla carta a causa della prematura morte del pontefice, scomparso a soli 46 anni nel 1521. Sarà il regime fascista a completare l’opera, tra il 1924 e il 1937, chiamando poi contadini prevalentemente provenienti dal Triveneto a coltivare queste terre e ad abitarne i borghi che erano stati appositamente costruiti dal nulla che, infatti, in molti casi presentano toponimi di chiara matrice veneta. È il caso, per esempio, di Borgo Piave, che si attraverserà poco prima di giungere nel cuore pulsante dell’Agro Pontino, la città di Latina, fondata con il nome di Littoria il 18 dicembre del 1932 e il cui aspetto è forzatamente moderno, anche se non mancano monumenti dell’epoca come la cattedrale di San Marco – anche qui è evidente il richiamo al lontano Veneto – e il Palazzo delle Poste. Attraversando la zona della pianura pontina dove è stato realizzato a partire del 1997 il museo della Piana delle Orme, che racconta la storia di questa terra sui due “binari” della pace e della terra, si tornerà a pedalare in direzione delle montagne incrociando presso la località di Borgo Faiti il tracciato della “Fettuccia”, poco prima di giungere ai piedi dell’ascesa di Sezze. Sono poco meno di quattro i chilometri di salita, al 5% di pendenza media, che consentono di arrivare nel centro che, secondo la leggenda, fu fondato nientemeno che da Ercole ed è per questo motivo che il Leone Nemeo, la leggendaria bestia la cui sconfitta rappresentò la prima delle celebri dodici fatiche, campeggia nello stemma del comune, conosciuto per la sacra rappresentazione della Passione di Cristo che si svolge sin dal medioevo e la cui ultima edizione, svoltasi nelle strade del centro storico lo scorso mese di settembre, ha celebrato anche il 2400° anniversario di fondazione di Sezze.
Anche in questo caso la discesa non inizierà subito dopo lo striscione del GPM, poiché la strada continuerà a procedere per qualche chilometro in salita, rimontando le pendici del Monte Nero, prima di portarsi a Roccagorga, centro tragicamente ricordato per un eccidio avvenuto nel 1913 quando le forze dell’ordine uccisero sette manifestanti che protestavano contro l’amministazione locale, accusata dell’applicazione vessatoria delle tasse comunali e della mancanza di un acquedotto, della rete fognaria e di un servizio di raccolta dei rifiuti.
Tornerà quindi protagonista la pianura, in un finale che si annuncia velocissimo e favorevole alle squadre dei velocisti, che cominceranno ora le “grandi manovre” per ridurre progressivamente il vantaggio di quei corridori che, come ogni giorno, avranno tentato la carta della fuga da lontano. Gli ultimi 40 Km saranno abbastanza monotoni sul piano planimetrico, con la penuria di curve e l’abbondanza di tratti in rettilineo, in particolar modo quando, una volta terminata la discesa successiva a Sezze, si andrà a imboccare la veloce superstrada che collega Terracina alla piana sottostante l’antico borgo di Priverno, che vanta interessanti monumenti sia nel centro storico – come la Concattedrale di Santa Maria Annunziata – sia nella pianura circostante, nella quale spicca per rilevanza storica e artistica l’Abbazia di Fossanova, costruita in stile gotico italiano tra il 1163 al 1208 da monaci cistercensi provenienti dall’abbazia francese di Hautecombe.
Transitati ai piedi della conca carsica di Campo Soriano, considerata “monumento naturale” e caratterizzata da spettacolari guglie di roccia calcarea che si spingono fino a 18 metri d’altezza, solo alle porte di Terracina si giungerà sul tracciato della “Fettuccia” limitandosi a percorrerne il tratto conclusivo, giusto un chilometro e mezzo, al quale seguirà una lieve curva a sinistra e un altro lungo rettifilo – 4 chilometri e 600 metri – che condurrà dritto dritto sul rettilineo d’arrivo. Ma non sarà ancora traguardo perché prima di completare la fatica giornaliera bisognerà compiere un girotondo di circa 8 Km, sorvegliati dalla rupe sulla quale troneggiano i resti del tempio di Giove Anxur, spettacolare balcone sulla città e sul lontano Circeo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Monte Spino (655 metri). Valicato dall’ex SS 74 “Via dei Laghi” tra il bivio per Nemi e Velletri.

FOTOGALLERY

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Rocca Priora, Piazza Umberto I°

Grottaferrata, Abbazia di Santa Maria

Rocca di Papa, Santuario della Madonna del Tufo

Lago di Nemi

Velletri, il ricostruito Palazzo Comunale

Cisterna di Latina, inizia in questo punto l’interminabile “Fettuccia di Terracina”

Latina, Cattedrale di San Marco

Uno dei padiglione del museo della Piana delle Orme

Sezze, Concattedrale di Santa Maria

Priverno, Concattedrale di Santa Maria Annunziata

Abbazia di Fossanova

Una delle guglie rocciose che punteggiano il Monumento naturale Campo Soriano

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di  Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

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