CRONO E MONTAGNE, UN PERCORSO EQUILIBRATO

novembre 1, 2018
Categoria: Copertina, News

Gli organizzatori hanno disegnato un Giro difficile ed equilibrato per l’edizione 2019 della corsa rosa. Le tre tappe a cronometro presentato tracciati per tutti i gusti e sono ben bilanciate dai due tapponi di Ponte di Legno e del Monte Avena e da altre frazioni montagnose che sfuggono a questa definizione ma se sono comunque molto impegnative, pur non presentando talvolta l’arrivo in salita secco. Il via da Bologna l’11 maggio da Bologna con una difficile prova contro il tempo che nel finale assumerà le caratteristiche di una cronoscalata al momento d’affrontare i due ripidissimi chilometri verso San Luca, l’approdo il 2 giugno all’Arena di Verona dopo aver affrontato ascese del calibro del Lago Serrù e del Colle San Carlo, del Gavia e del Mortirolo, del Manghen e del Monte Avena. Non si vede l’ora che sia già maggio….

Un bel Giro, vario, con occasioni per tutte le tipologie di corridori, senza esagerare con gli arrivi in salita, ma con buone tappe di montagna, anche di elevato chilometraggio, salite dure affiancate a salite più pedalabili, tre cronometro con terreno variegato e chilometraggio adeguato. Insomma il giudizio sul percorso dell’edizione 2019 della Corsa Rosa, svelato ufficialmente ieri a Milano, è positivo e sicuramente si tratta di un tracciato migliore rispetto a quello del Tour dell’anno prossimo. Se proprio si vuol fare una critica, va osservato che la prima parte di percorso è totalmente priva di asperità tali da provocare scontri tra uomini di classifica; va detto, però, che la grande varietà di tappe intermedie renderà interessante la prima parte di gara, nella quale potremmo vedere molte fughe da parte di uomini che non possono aspirare alla vittoria finale ma vogliono cercare di indossare per qualche giorno la maglia rosa (un po’ come fece Bartoli nel 1998).
Anche la Cuneo – Pinerolo, non riproposta nella versione classica, lascia un po’ di delusione negli appassionati ma, anche in questo caso, bisogna dare atto agli organizzatori di aver predisposto un percorso comunque interessante dal punto di vista tecnico, anche se non durissimo.
La Cima Coppi sarà assegnata in vetta ad una salita storica come il Gavia e la Montagna Pantani, manco a dirlo, sarà il durissimo Mortirolo, la salita che sancì la scoperta ciclistica del “Pirata” e che, proprio su quelle terribile rampe, firmò la sua prima maiuscola impresa, che resta anche una delle più belle.
Prima di passare al dettaglio delle singole frazioni è doveroso rendere due speciali lodi agli organizzatori, la prima per la partenza dall’Italia e la seconda per avere evitato l’orrore della cronosquadre, che invece esercita una fascino irresistibile per ASO.
La prima tappa da Bologna a San Luca è una sorta di prologo per il chilometraggio, ma gli ultimi 2 km saranno buoni per scavare i primi distacchi importanti tra i big, non solo perché questi 2000 metri presentano pendenze medie in doppia cifra e picchi fino al 16%, ma perché arrivano alla prima tappa, quando molti corridori e molti big sono ancora indietro nella condizione per arrivare al top nel finale.
La seconda tappa con arrivo a Fucecchio è già un invito per cercare una buona fuga, grazie al finale piuttosto mosso con la presenza di due discrete salite a quote collinari.
Le tre tappe successive saranno dedicate ai velocisti, ma non per questo saranno completamente pianeggianti: nella prima, con arrivo ad Orbetello, vedremo una prima parte a quote collinari ed una seconda piatta; la successiva prevede il traguardo a Frascati posto al termine di un’ascesa che non dovrebbe far fuori i velocisti (anche se qualcuno non in forma potrebbe pagare), mentre l’ultima del trittico con arrivo a Terracina vedrà due discrete salite nella prima parte, per poi riservare tanta pianura nel finale per tenere sotto controllo la fuga di giornata e preparare una volata a ranghi compatti.
Dopo tre tappe consecutive semplici andrà di nuovo in scena una frazione di media difficoltà – tra Cassino e San Giovanni Rotondo – e stavolta le asperità saranno collocate nella parte finale, in modo da rendere possibile anche qualche agguato, che comunque sembra più possibile tra seconde linee o tra i corridori in lizza per la maglia rosa provvisoria. I big dovranno tuttavia tenere gli occhi aperti per evitare i trabocchetti che spesso caratterizzano le frazioni disegnate sull’Appennin: dal GPM mancheranno 13 Km all’arrivo di San Giovanni Rotondo, chilometri in saliscendi che potrebbero ancora rimescolare le carte per la vittoria di tappa.
La tappa abruzzese, con partenza da Vasto, ritornerà nel capoluogo regionale dove gli effetti del terribile sisma del 2009 sono ancora ben visibili. Dopo una prima parte facile con i soli strappi di Ripa Teatina e Chieti, nella seconda parte la più rilevante difficoltà sarà rappresentata dalla salitA delle Svolte di Popoli, terreno della classica cronoscalata automobilistica. Il successivo terreno sarà tranquillo fino alle porte del capoluogo, ove due strappetti apriranno la strada ai finisseur. Il nome del capoluogo abruzzese non può non essere associato alla fuga bidone del 2010 che permise ad un giovanissimo Richie Porte di indossare la maglia rosa e ad un coriaceo David Arroyo di contendere la vittoria finale ad Ivan Basso sino alla fine della discesa del Mortirolo
Il giorno successivo andrà in scena un’altra tappa con terreno adatto a uomini da classiche, movimentata da molti strappi sulle colline marchigiane, tutti concentrati nel finale della Tortoreto Lido – Pesaro.
La prima parte del Giro 2019 si concluderà con la cronometro più difficile di questa edizione della corsa rosa, che potrà scavare distacchi importanti anche per la collocazione nella prima parte del tracciato. Non si tratta della classica cronometro piatta da pedalare faccia al vento ma di una cronometro dai due volti, favorevole ai passisti nella prima parte dopo la partenza da Riccione, tecnica nella seconda verso San Marino. I primi 22 chilometri saranno sostanzialmente pianeggianti, mentre gli ultimi 12 in salita. Non si tratta di una salita durissima, ma ci saranno comunque dei tratti impegnativi che, arrivando nella seconda parte, potranno risultare indigesti per coloro che non avranno dosato adeguatamente lo sforzo. Nonostante la salita, la frazione rimane favorevole ai passisti ma gli scalatori potranno tentare di limitare i danni nei tratti più impegnativi, stando attenti a non cedere troppo nella prima parte.
Dopo la prima tappa, che per quanto impegnativa è non dovrebbe sviluppare distacchi eccessivi, questa frazione potrà invece scavare grossi solchi.
Molti opinionisti hanno parlato di un Giro moderno, tuttavia si deve osservare come questa prima parte riproponga in realtà lo schema dei Giri dei primi anni ‘90, con tappe equamente divise tra pianura e collinE e una cronometro abbastanza lunga e varia prima delle montagne. Manca, forse, un arrivo in salita facile stile Monte Sirino che, generalmente, veniva inserito in quei Giri, ma lo schema generale ricalca abbastanza quello di quegli anni. La circostanza, come si è già detto, non è di per sé negativa in quanto da un lato lascerà il giro aperto sino alla cronometro, dall’altro si concluderà con una classifica che vedrà probabilmente i passisti in vantaggio e gli scalatori in posizione tale da costringerli ad attaccare a fondo sulle montagne.
Ottima la seconda settimana con un generale equilibrio e frazioni molto interessanti e ben disegnate .
Le prime due frazioni saranno completamente pianeggianti e faranno da prologo a quattro giorni veramente belli.
La Cuneo – Pinerolo, settanta anni dopo quella che molto ritengono la più grande impresa della storia del ciclismo con il Campionissimo che percorse in solitaria 192 Km e cinque colli, lascia un po’ di rammarico per la mancata riproposizione, ma dallo stravolgimento totale ne è venuta fuori una bella tappa intermedia, con il Montoso a 32 chilometri dalla conclusione. Si tratta di una salita molto dura, con pendenze costantemente tra l’8% e il 10%, sulla quale può fare la differenza. Dalla cima – attenzione alla difficile discesa successiva, mancheranno 32 chilometri al traguardo, prima del quale è previsto anche un piccolo muro che potrebbe avere l’ultima parola per quanto riguarda il discorso vittoria di tappa. Visti i chilometri per andare all’arrivo appare difficile che vi sia una vera battaglia tra i big; tuttavia, se una eventuale alta andatura dovesse far manifestare segni di insofferenza a qualche pesce grosso, ecco che i chilometri per raggiungere Pinerolo potrebbero rivelarsi fatali in chiave classifica generale.
Molto bella anche la prima due giorni in alta montagna, il cui primo atto sarà la Pinerolo – Ceresole Reale, con arrivo in salita a Lago Serrù, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. 188 i chilometri in programma con tre salite degne di questo nome: la prima sarà il Colle del Lys dal versante di Almese (il più duro), quindi Pian del Lupo, che presenta pendenze costantemente elevate (8-9%), con tratti anche al 15% e carreggiata ristretta: Anche in questo caso, si tratta di una salita sulla quale si può fare la differenza o, comunque, fare un ritmo elevato in previsione dalla salita successiva, che rappresenta anche l’unico arrivo in salita oltre i 2000 metri. Si percorrerà la vecchia strada che porta verso il Colle del Nivolet, ma non si arriverà lassù perchè la corsa terminerà ai 2247 metri di Lago Serrù. La salita comincerà subito dopo la fine della discesa da Pian del Lupo e sarà lunghissima; il primo tratto è poco più di un falsopiano, ma saranno ben 25 i chilometri di salita vera sui quali gli scalatori potranno darsi battaglia. Gli ultimi 8 Km sono i più impegnativi, con pendenze tra il 7% e il 9%. E’ una classica salita in stile Tour de France, preceduta da una ascesa di caratteristiche del tutto diverse come quella di Pian del Lupo, che potrà risultare determinante nel disegno tattico della corsa.
La seconda tappa di alta montagna sarà anche la più dura della seconda settimana ed una delle più dure del Giro, nonostante il chilometraggio piuttosto ridotto. 131 Km si dovranno percorrere tra Saint Vincent e Courmayeur, due tra le più rinomate mete turistiche della Valle d’Aosta. Previste in rapida successione le salite di Verrayes, Verrogne e Truc d’Arbe, tutte impegnative, ma con come verso i quasi 2000 metri del Colle San Carlo, che presenta una pendenza media del 10% e massime al 15%: la salita non molla mai e chi ha buona memoria ricorda che nel 2006 lassù Ivan Basso staccò tutti, arrivando da solo a La Thuile. Stavolta, però, il traguardo sarà posto a Courmayeur, 26 Km dopo lo scollinamento. La discesa sarà tecnica fino a La Thuile, mentre meno complesso il secondo tratto verso Pré-Saint-Didier. Gli ultimi 9 chilometri saranno di nuovo in ascesa, ma si tratta di una salita che non ha nulla a che vedere con quanto affrontato prima. Il tratto tra il San Carlo e l’arrivo potrebbe far lievitare i distacchi che sicuramente si creeranno sulla penultima salita, ma sarà necessario impostare correttamente una tappa caratterizzata da un finale di grande complessità tecnica.
Molto interessante è anche l’ultima tappa della seconda settimana, che porterà il gruppo da Ivrea a Como, dove il finale ricalcherà quello del Giro di Lombardia con Ghisallo, Sormano (senza il muro), Civiglio e San Fermo della Battaglia. La tappa misurerà di 237 chilometri, di poco meno rispetto al chilometraggio classico del “Classica delle foglie morte”. Si tratta di una tappa che potrebbe causare anche distacchi tra i big perché, come si è visto negli ultimi anni, le salite presenti sono in grado di fare la differenza, ancor più se poste al termine di una tappa di 237 chilometri e dopo due durissime frazioni di montagna.
Dopo il secondo giorno di riposo, si ripartirà a tutta per la terza settimana con un tappone di 226 chilometri, infarcito di montagne come la Cima Coppi e la Montagna Pantani, rispettivamente il Gavia e il Mortirolo, in entrambi i casi affrontati dai versanti più impegnativi. Il mitico valico delle Alpi Retiche sarà preceduto dal Passo della Presolana e dalla Croce di Salven che, posti in apertura di tappa, renderanno la giornata ancor più dura. Dopo la discesa, prima su Bormio e poi nel fondovalle, si andrà ad affrontare il mitico Mortirolo dal versante di Mazzo in Valtellina. Non c’è bisogno di descrivere questa salita, vista la sua fama, ma la sorpresa è che stavolta l’arrivo non sarà come al solito ad Aprica, ma a Ponte di Legno. Ciò significa che verrà affrontato solo il primo tratto di discesa, quello tecnico che termina a Monno, e poi si riprenderà a salire in falsopiano verso il traguardo, tratto che costringerà da un lato gli scalatori ad attaccare da lontano, ma dall’altro potrebbe dilatare i distacchi che si creeranno sul Mortirolo, esattamente come potrebbe accadere nella tappa di Courmayeur dopo San Carlo.
La diciassettesima tappa con arrivo ad Anterselva è una frazione intermedia molto interessante con la salita di Terento e l’ascesa finale che potrebbero renderla l’occasione per scaramucce tra quei big che non intendano attendere il tappone finale del Croce d’Aune.
Il giorno successivo ci sarà un po’ di respiro con una tappa per velocisti da Valdaora a Santa Maria di Sala, ma anche la la Treviso – San Martino di Castrozza sarà essa una frazione intermedia. Molto suggestiva è la strada che porta al Passo San Boldo, che sarà però affrontato lontano dal traguardo, mentre la salita finale non presenta pendenze adatte a fare la differenza e sarà probabile l’arrivo di una fuga ben assortita, con i big potrebbero al massimo fronteggiarsi in uno sprint in attesa dell’ultima battaglia in salita, in programma il giorno successivo.
L’ultima tappa di montagna sarà lunga quasi 200 Km e presenterà salite dall’inizio alla fine, senza soluzione di continuità.
Si partira da Feltre e pochi chilometri dopo il via si salirà verso Cima Campo, seguita dal durissimo Passo Manghen, ascesa lunga con pendenze costantemente elevate e scollinamento oltre i 2000 metri. Dopo la discesa, ci sarà un tratto interlocutorio sul fondovalle in direzione del Passo Rolle, che sarà scalato dal lato meno duro. Si tratta di una salita abbastanza facile e sarà seguita da una discesa divisa in due parti, con la prima che terminerà a Fiera di Primiero e la seconda che sarà una sorta di falsopiano che terminerà ai piedi della salita finale verso il Monte Avena, caratterizzata da pendenze elevate negli ultimi chilometri. E’ una tappa piena di salite e discese e con arrivo in quota. In realtà, non è durissima perché la salita più dura è molto lontana dall’arrivo; tuttavia, alla fine di un Giro d’Italia, una tappa del genere potrebbe comunque causare danni non indifferenti.
L’ultima tappa non sarà una passerella, ma una cronometro di 15 Km con la salita delle Torricelle e la successiva discesa fino all’Arena di Verona. Sarà l’ultima occasione per ribaltare una classifica, se questa dovesse presentarsi molto corta all’ultimo anno, come già successo in diverse occasioni negli ultimi anni.
In tutto si dovranno affrontare poco meno di 60 Km contro il tempo, bilanciati da due tapponi di montagna che costringeranno all’attacco da lontano e due tappe di montagna con arrivo in salita. Nelle frazioni di Pinerolo Como c’è poi il terreno per organizzare imboscate. Quelle di San Martino di Castrozza e di Anterselva sembrano meno insidiose, ma non andranno sottovalutate perché la minima disattenzione potrebbe avere conseguenze nefaste.
Le tre cronometro sono molto varie presentando tutti i terreni possibili, la pianura, lo strappo secco, la salitella, la salita lunga ma dolce e la discesa. La prima parte è di corsa è, invece, divisa tra tappe per velocisti e tappe collinari adatte ai corridori da classiche.
Si tratta di un giro completo ed equilibrato, con tappe di montagna divise equamente tra arrivi in quota e tapponi senza arrivo in salita. Qualcuno ha osservato che si tratta di un Giro meno duro dei precedenti, ma la presenza di tapponi lunghi e di tappe con salite dure poste prima di traguardi è in realtà una circostanza da non sottovalutare, perché i corridori non sono più abituati a questo tipo di tappe a causa della fissazione per gli arrivi in salita vista degli ultimi anni. Un corridore fantasioso su percorsi come quelli proposti potrebbe far saltare il banco. Del resto, lo scorso anno la tappa di Sappada, che molti ritenevano una tappa di scarso interesse, si rivelò invece estremamente importante, con Simon Yates che staccò nettamente tutti gli altri big.
Sarà, dunque, un Giro quindi che stimolerà molto i corridori ad usare l’inventiva e la fantasia e perciò imprevedibile.
Ovviamente la corsa la faranno i corridori e quindi si tratterà di vedere come i partecipanti interpreteranno il tracciato, tuttavia le occasioni per dare spettacolo non mancano.
L’unica vera critica può riguardare la collocazione delle tappe per velocisti perché c’è il forte rischio di esodo dopo l’arrivo a Novi Ligure; dopo quella frazione, infatti, ci sarà solo l’arrivo di Santa Maria della Sala dedicato ad essi e con l’ultima tappa a cronometro per loro non ci sarà neppure l’occasione di salire sul podio che sarà allestito all’interno dell’Arena di Verona.
Tale critica, tuttavia, non può e non deve scalfire il giudizio positivo su un percorso che rappresenta un passo in avanti rispetto agli ultimi anni.

Benedetto Ciccarone

Il Lago Serrù, una delle mete più spettacolari del 102° Giro dItalia (Google Street View)

Il Lago Serrù, una delle mete più spettacolari del 102° Giro d'Italia (Google Street View)

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