GIRO 2018: LUCI ED OMBRE

novembre 30, 2017
Categoria: Copertina, News

Gli organizzatori della corsa rosa propongono un percorso molto articolato, con scelte azzeccate che si affiancano a scelte francamente infelici. Pessima l’annunciata partenza da Israele e poco soddisfacente nel disegno di alcune tappe. Ottima la mancanza della cronosquadre e positivo il generale equilibrio tra crono e salite, anche se molte di queste potrebbero comunque favorire i regolaristi con i ritmi alti, specialmente se, come sembra, sarà ai nastri di partenza anche Chris Froome.

Un Giro che rischia di scontentare tutti ed è forse paradossalmente proprio questo uno dei suoi maggiori pregi. Scarseggiano i tapponi nei quali attaccare da lontano e questo rischia di scontentare spettatori e appassionati che avrebbero sperato di vedere qualche occasione più limpida di quelle proposte per far saltare il banco. I chilometri a cronometro sono diminuiti rispetto agli scorsi anni e questo potrebbe scontentare gli specialisti delle corse contro il tempo. Se si eccettua lo Zoncolan, mancano le famose superpendenze che caratterizzano i finali della Vuelta e che tanto piacciono ai finisseur e ai scalatori scattisti dell’ultimo chilometro e le grandi salite proposte, nella maggioranza dei casi, sorridono ai regolaristi. Da queste considerazioni si può intuire che il rovescio della medaglia di questo ragionamento è un generale equilibrio della corsa. Meno cronometro in grado di scavare importanti e spesso irrecuperabili solchi, tappe varie, spesso di difficile lettura tattica e quindi adatte a stimolare la fantasia ed a sconvolgere i piani dei calcolatori.
La notizia del giorno è certamente la conferma che Chris Froome sarà ai nastri di partenza. La presenza del keniano bianco, che pare essersi finalmente risolto a tentare la doppietta vera e propria dopo aver centrato quella storica, ma un po’ meno prestigiosa, di Tour e Vuelta, è certamente stimolante.
Proprio Froome probabilmente si sta leccando i baffi pensando al percorso. Sono molte le salite adatte alla squadra di Chris Froome, ascese sulle quali fare un ritmo altissimo per impedire tentativi di attacco, e i chilometri a cronometro che potrebbero favorire Dumoulin sono bilanciati da tappe ben più dure di quelle andate in scena l’anno passato. Tuttavia, anche Froome dovrà guardarsi le spalle e almeno due saranno le tappe nelle quali potrebbe trovarsi allo scoperto. La prima sarà quella dello Zoncolan: su una salita del genere ognuno deve salire con il proprio passo, la squadra può aiutare sino ad un certo punto, ma con quelle pendenze stare a ruota non offre alcun vantaggio. È vero che, sull’Angliru, Froome poté beneficiare della squadra sin sull’arrivo, ma è anche vero che la salita spagnola, seppur durissima, non è paragonabile allo monte friulano, che presenta una regolarità impressionante nelle pendenze, sempre estremamente severe. In più stavolta lo Zoncolan arriverà al termine di una tappa posta poco dopo metà giro, mentre sull’Angliru non c’era la necessità da parte della squadra di conservare energie in vista di altre tappe dure.
La seconda occasione in cui si potrebbe restare soli molto presto è la giornata in cui si affronterà la Cima Coppi di questo Giro d’Italia, il Colle delle Finestre. Tutti gli appassionati conoscono le difficoltà che questa salita ha sempre comportato per i corridori, la carrareccia sterrata che caratterizza la seconda parte di questa ascesa ha pendenze molto regolari ed elevate, sempre intorno al 9/10%, e la storia insegna che, in cima a questa salita, ci si arriva alla spicciolata. Nel 2005, ad esempio, Savoldelli passò un brutto quarto d’ora e rischiò anche di perdere il Giro. Contador patì una grave crisi nel 2015 e, visti i secondi che ancora perse verso Sestriere, si può pensare che, se anche in quella occasione l’arrivo fosse stato sullo Jafferau, avrebbe perso la maglia rosa. Infatti, a dispetto di quel che può sembrare, un attacco sul Colle delle Finestre potrebbe essere l’unica vera occasione per far saltare il banco. La complessità tattica dei chilometri che mancheranno per andare all’arrivo potrebbe provocare conseguenze inaspettate. Forse sarebbe stato meglio collocare questa tappa come ultima occasione, in quanto la frazione di Cervinia del giorno successivo potrebbe indurre a maggiore prudenza; in ogni caso sarà un’occasione d’oro per gli scalatori che dovranno recuperare terreno.
Passando all’analisi del percorso nell’ordine in cui si presenta, non si può che stigmatizzare la scellerata decisione di partire da Israele. Diverse sono le gravi controindicazioni che avrebbero dovuto spingere gli organizzatori a desistere dal proporre siffatta partenza. Chi scrive non ha mai nascosto la propria personale avversione alle partenze dall’estero che appaiono, tanto per usare un eufemismo, un ossimoro rispetto al concetto di Giro di una determinata nazione. Pur comprendendo le ragioni di ordine commerciale, economico e di immagine che possono portare a scelte come quelle che, ormai ad anni alterni ci vengono propinate, quest’anno appare davvero difficile trovare una giustificazione plausibile, ma soprattutto in grado di bilanciare gli aspetti negativi.
Innanzitutto Gerusalemme è molto distante dall’Italia e, visti gli spostamenti previsti nelle tappe siciliane fino a Praia a Mare, sarebbe stato assolutamente da evitare un simile trasferimento. In pratica, nella prima a settimana i corridori rischiano di passare molto più tempo in viaggio che sui pedali.
La scelta di uno stato come Israele è poi sconsigliabile per i gravi conflitti e le gravi divisioni ancora esistenti tra le popolazioni stanziate in quel territorio. La situazione caratterizzata da conflitti con ragioni estremamente complesse, spesso strumentalizzate dalle varie parti politiche nell’uno e nell’altro senso, rischiano di far entrare la politica nello sport, cosa che non dovrebbe mai accadere. Uno sport come il ciclismo, più che ogni altro, unisce, ma unisce in situazioni particolari come accade con la vittoria di Bartali al Tour de France del 1948, che stemperò le tensioni innescate dall’attentato contro Palmiro Togliatti. In Israele, invece, il passaggio della corsa innescherà certamente tensioni per le altissime misure di sicurezza che saranno prese.
Israele è uno stato che non ha la benché minima tradizione ciclistica, la maggioranza della popolazione ignora totalmente l’esistenza di una corsa come il Giro d’Italia e, pertanto, la presenza del pubblico sulle strade non sarà massiccia come quella che poteva giustificare la partenza da stati come il Belgio o i Paesi Bassi.
Infine, di ritorno in Italia i corridori avranno anche un’ora di jet lag da smaltire nel giorno di riposo. Ora, se si pensa che quando scatta l’ora legale c’è sempre un po’ di scombussolamento per alcuni giorni, si può anche capire come atleti che debbono affrontare una corsa come il Giro d’Italia dovrebbero tendenzialmente evitare situazioni di cambio di fuso orario, foss’anche di una sola ora come nel caso di specie.
Esaurita la doverosa reprimenda sulla decisione di partire da Israele, si deve dar atto agli organizzatori della felice scelta di non proporre una cronosquadre in apertura. Per nostra fortuna quest’anno non è prevista alcuna prova da disputare a squadre e la crono d’apertura potrebbe scavare distacchi non indifferenti. In ogni caso le differenze che si registreranno saranno dovute alle prestazioni dei singoli corridori, che non saranno né favoriti, né penalizzati dalla prestazione della squadra. Le altre due tappe proposte in terra straniera non saranno di alcun interesse tecnico e saranno riserva di caccia per i velocisti.
Costoro potrebbero dover ammainare temporaneamente le vele nelle tappe sicule che sono, invece, ben disegnate.
La tappa con arrivo a Caltagione è una girandola continua di saliscendi che, seppur non impossibili, fanno pensare all’arrivo di una fuga o alla vittoria di un buon outsider; la successiva frazione con arrivo Santa ninfa presenta una seconda parte molto nervosa che, con molta probabilità, taglierà fuori i velocisti puri. La tre giorni siciliana si concluderà con la tappa che arriva sull’Etna, che verrà affrontato da un versante inedito e più duro di quello classico, quello dell’Osservatorio Astrofisico. Sarà difficile vedere differenze tra i pretendenti alla vittoria finale, ma l’arrivo dovrebbe essere meno affollato di quello dello scorso anno.
La nota negativa sta nei continui trasferimenti che i corridori dovranno affrontare. Tutte le località di partenza delle tappe siciliane sono piuttosto lontane da quelle in cui si arriva il giorno precedente e la Sicilia non è certo un esempio di sistema viario perfetto. Se a ciò si aggiunge che i corridori arriveranno da Israele e dovranno ripartire da Pizzo, che non è esattamente sullo stretto, si può comprendere la rilevanza di una tale situazione.
Dopo la tappa di Praia a mare, completamente pianeggiante salvo qualche innocuo dentello, i corridori potranno beneficiare della prima giornata senza trasferimenti per ripartire alla volta del secondo arrivo in salita del Giro d’Italia, quello di Montevergine di Mercogliano. Si tratta di un traguardo ben conosciuto dalla corsa rosa e, probabilmente, non scaverà alcun distacco tra gli uomini di classifica che potrebbero presentarsi all’arrivo all’interno di un folto gruppo, dato che le pendenze sono abbastanza dolci e che il giorno successivo è previsto un finale assai più duro. Infatti, il giorno dopo si arriverà sul Gran Sasso d’Italia diciannove anni dopo il trionfo di Marco Pantani che, tra due muri di neve, staccò tutti gli avversari e si presentò solo sotto la linea del traguardo. La salita è molto lunga, ma divisa in due parti. La prima è quella che sale verso Calascio e presenta pendenze regolari; successivamente, tra tratti di salita dolce e altri in falsopiano, si arriva ai piedi degli ultimi 4 chilometri della salita, i più duri, con pendenze sempre intorno al 9/10% con punte del 13%, certamente adatti ad evidenziare le prime differenze tra gli uomini di classifica.
La Penne – Gualdo Tadino presenterà il momento più toccante ed anche più impegnativo tecnicamente in apertura, con l’ascesa verso Rigopiano in ricordo delle vittime della valanga che sommerse l’albergo il 18 gennaio scorso causando 29 vittime; il resto della tappa sarà, infatti, abbastanza tranquillo con un GPM abbastanza semplice da affrontare ad una trentina di chilometri da Gualdo Tadino. Alcune voci avevano fatto pensare ad un arrivo ai Rifugi di Valsorda, ma pare che ragioni di ordine logistico abbiano spinto gli organizzatori a desistere. Nella tappa successiva, da Assisi ad Osimo, ci sarà l’occasione per rendere omaggio a Michele Scarponi, passando per la sua Filottrano: la tappa sembra adatta ad i finisseur, ma attenzione alle fughe che potrebbero essere favorite dal percorso, movimentate da due salite e da un finale piuttosto nervoso sulle colline marchigiane.
Da Osimo si ripartirà alla volta di Imola, con una tappa completamente pianeggiante salvo un innocuo dentello nel finale che potrebbe, però, ispirare a qualcuno la tentazione di anticipare i velocisti.
Il giorno dopo si ricorderanno i cento anni dalla distruzione di Nervesa della Battaglia, insignita con la medaglia d’oro al valor civile, con un arrivo proprio nella cittadina veneta al termine di una tappa che dovrebbe ancora sorridere agli sprinter.
Lo scenario cambierà completamente in occasione della San Vito al Tagliamento – Monte Zoncolan, frazione nella quale debutteranno le grandi salite. L’ascesa al Gran Sasso aveva portato i corridori oltre i duemila metri, ma sarà questa la prima tappa in cui si vedranno probabilmente i protagonisti battagliare senza esclusione di colpi, perché qui si possono fare distacchi. La tappa, infatti, presenta due salite nella prima parte e un finale che non si limita alla sola ascesa allo Zoncolan. Il mostro della Carnia sarà preceduto dal Passo Duron, breve e ripidissimo, e dalla salita di Sella Valcalda, più regolare ma da non sottovalutare. C’è quindi il terreno per iniziare a muovere le acque già dal Duron per poi arrivare ai piedi dello Zoncolan già a ranghi un po’ ridotti.
Il giorno successivo andrà in scena una tappa di montagna che, probabilmente, si risolverà in un nulla di fatto per le prime posizioni della generale, ma potrebbe proporre una prova positiva da parte di qualche buon outsiders in grado d’approfittare del marcamento tra gli uomini di classifica per cercare di riportarsi nei piani alti della generale. La salita del Passo Sant’Antonio è abbastanza dura, ma negli ultimi anni abbiamo visto più volte come una squadra come la Sky sia perfettamente in grado di imbrigliare la corsa su una salita come questa e come finali di per sé interessanti, come quello di Sappada, siano considerati inidonei a fare la differenza e quindi snobbati per paura di perdere energie preziose che potrebbero poi scarseggiare in momenti più importanti. In realtà, come noto, la tappa sarebbe dovuta arrivare alla sorgenti del Piave ma, anche in questo caso, alcune difficoltà logistiche, in realtà superabili con qualche sforzo, hanno indotto gli organizzatori a rinunziare alla salita finale. In ogni caso gli ultimi 40 Km sono impegnativi e sarà quindi necessario tenere gli occhi bene aperti perché la possibilità di un agguato, seppur remota, non può essere aprioristicamente esclusa.
Il terribile trittico – spezzato dopo Sappada dalla terza ed ultima giornata di riposo – sarà concluso dalla cronometro principale da Trento a Rovereto, 34,5 Km per specialisti, una buona scelta sia per il chilometraggio, sia per il percorso che si addice abbastanza agli specialisti e presenta comunque qualche tratto tecnico nel finale. Questa frazione probabilmente cambierà i connotati alla classifica generale e preparerà la corsa alla sfida sulle ultime montagne. Visti i distacchi che ultimamente si registrano nella tappe a cronometro, la scelta di diminuire il chilometraggio è certamente opportuna, anche perché le salite sulle quali fare la differenza nei confronti di uomini come Dumoulin e Froome si riducono in sostanza allo Zoncolan e al Colle delle Finestre.
Archiviata la cronometro, Riva del Garda ospiterà la partenza di una frazione che porterà la carovana in Franciacorta al termine di una tracciato che presenta asperità comunque non impossibili solo nella prima parte, mentre la seconda è totalmente pianeggiante. E’ la vigilia del trittico finale che sarà inaugurato dalla Abbiategrasso – Prato Nevoso, tappa completamente pianeggiante con lunga ascesa finale, un modello abbastanza classico, spesso usato come preludio ai tapponi di montagna. Nel 1996, Tonkov conquistò la maglia rosa proprio nella frazione che giungeva su questo traguardo r poi riuscì a vincere quel Giro al termine di un epica battaglia con Olano, risolta definitivamente sul traguardo di Aprica.
Siamo finalmente al giorno in cui, con un po’ di fantasia ed una dose di sana incoscienza della quale il ciclismo ha un estremo bisogno, si potrebbe far saltare il banco. La tappa è molto impegnativa e presenta un finale di grande complessità tecnica e tattica.
Il Colle del Lys in apertura non sarà un problema perché verrà scalato dal versante più facile, con pendenze estremamente dolci. La discesa non dovrebbe provocare particolari problemi anche se bisognerà stare attenti alle pendenze che, in alcuni tratti, sono sensibili. Il successivo falsopiano terminerà a Susa, a novanta chilometri dalla conclusione. Sarà a partire da questo punto che si potrebbero cominciare a vedere le grandi manovre. Si affronterà la Cima Coppi, il Colle delle Finestre, salita durissima che unisce le pendenze arcigne alla strada sterrata nella seconda parte, salita che ha sempre provocato problemi ed ha sempre visto grande battaglia per i primissimi posti della classifica generale. Sinora questa salita era sempre stata proposta in abbinamento con il Sestriere come arrivo di tappa, ma questa volta dalla rinomata località invernale mancheranno ancora 44 km per andare all’arrivo. Una discesa di 20 km condurrà fino ad Oulx ed un altro falsopiano di 13 Km porteranno ai piedi piedi dell’ascesa finale verso lo Jafferau, anche questa denotata da pendenze terribili.
I chilometri che separano il Colle delle Finestre dall’arrivo sembrerebbero sconsigliare l’attacco da lì, ma bisogna ricordare che certe salite come il Mortirolo, la Marmolada, il Colle delle Finestre sono ascese che non a caso sono entrate nella leggenda, sulle quali, nel ciclismo moderno, si riesce ancora a fare la differenza. Di questo i corridori ne sono consapevoli e quindi non si lasceranno sfuggire l’occasione di tentare qualcosa, anche se molto lontana dall’arrivo. Il Mortirolo, nel 1994, distava 53 Km dalla conclusione, per non parlare del 2004 quando era la prima salita di tappa; in entrambi i casi, vedemmo attacchi memorabili. Stesso dicasi per il Fedaia e per il Finestre: nel 2015 Contador rischiò di perdere il Giro a causa dell’attacco di Mikel Landa che poi decise di aspettare Aru e lanciarlo verso la vittoria, anche a causa della scarsa collaborazione offerta da Zakarin. La presenza dopo il Sestriere di un tratto di recupero così lungo potrebbe favorire i rientri. E’ ovvio che, in questo caso, sarà fondamentale trovare per la strada eventuali compagni di squadra opportunamente mandati in fuga al mattino. Inoltre, un inseguimento potrebbe comunque sfinire il corridore che lo tenta, specialmente se questi avrà perso i compagni di squadra sul Colle delle Finestre e, a questo punto, sullo Jafferau i distacchi potrebbero diventare anche molto pesanti. Ecco perché questa tappa ha le caratteristiche dell’alto tasso di spettacolarità, ma sarà essenziale l’atteggiamento dei corridori nell’affrontarla perché, se dovesse mancare quella dose di incoscienza cui si accennava qualche riga sopra, il rischio è quello di vedere la tappa risolversi con uno scatto all’ultimo chilometro, cosa che sarebbe sinceramente sconfortante.
Oltre alla difficile interpretazione del tappone del Colle delle Finestre, vi è un altro elemento che potrebbe indurre qualcuno alla prudenza: la presenza, il giorno successivo, di un’altra tappa di montagna la cui gestione richiederà energie che potrebbero mancare dopo un dispendioso attacco a lunga gittata il giorno precedente.
La penultima frazionbe, infatti, prevederà un finale ricco di salite dopo 130 Km di pianura. Gli ultimi 84 chilometri proporranno tre ascese lunghe, in rapida successione, senza tratti di recupero tra una salita e l’altra. Si tratta di una bella tappa e ben disegnata, nonostante le salite non presentino pendenze difficilissime, ma neppure troppo dolci, specialmente le prime due. A prima vista, si tratta di salite facilmente controllabili con il ritmo alto delle squadre, ma siamo al penultimo giorno di gara e sarà molto importante vedere a che punto saranno le energie residue.
Contrariamente a quanto annunciato, l’ultima tappa sarà in linea invece che a cronometro. Si tratta di un circuito disegnato all’interno della Capitale che tornerà ad ospitare un arrivo del giro d’Italia dopo l’edizione del centenario nel 2009.
Come si diceva in apertura, è un Giro complessivamente vario, che presenta molti aspetti tattici che possono essere oggetto di interpretazioni anche opposte. In alcuni casi, infatti, si sarebbe potuto osare di più, come a Sappada, tuttavia la corsa che ne è venuta fuori presta il fianco a possibili sorprese, come accadde nel 2016 quando nessuno si sarebbe aspettato un deciso attacco alla maglia rosa, come quello che sferrò Kruijswijk sul Falzarego nella tappa di Corvara.
La presenza della Sky in pompa magna grazie all’annunciata partecipazione di Froome potrebbe contribuire ad avere una corsa molto chiusa, però non bisogna dimenticare che la Sky dovrà essere al 100% soprattutto al Tour. A livello di squadra, infatti, è molto diverso affrontare la doppietta Giro-Tour rispetto alla doppietta Tour-Vuelta. La Vuelta si corre dopo aver già raggiunto l’obbiettivo più prestigioso e, quindi, in una situazione in cui non si ha nulla da perdere e si può andare alla morte in ogni tappa. L’accoppiata Giro-Tour è molto più complessa perché la squadra dovrà sì controllare la corsa come piace a Froome, ma dovrà anche tenere conto delle energie da recuperare per essere al meglio al Tour, che quest’anno si presenta assai impegnativo. Va fatto notare anche che stavolta ci saranno sette giorni in più per recuperare perchè la Grande Boucle partirà con una settimana di ritardo rispetto al solito calendario per evitare le sovraesposizione mediatica con i mondiali di calcio.
Nella speranza che i corridori colgano le occasioni per dare spettacolo che il percorso di quest’anno offre non ci resta che aspettare il 4 maggio.

Benedetto Ciccarone

La strada verso il Colle delle Finestre (www.ettoruccio.it)

La strada verso il Colle delle Finestre (www.ettoruccio.it)

Commenta la notizia