STREPITOSO NIBALI, ARROYO IN ROSA

maggio 22, 2010
Categoria: News

Il siciliano vince per distacco la 14a tappa del Giro, Ferrara – Asolo di 205 km, attaccando nei primi chilometri della discesa del Monte Grappa, su cui era scollinato in compagnia di Basso, Evans e Scarponi, e difendendosi negli ultimi 15 km di pianura. Il terzetto alle sue spalle perde 23’’. 1’34’’ il ritardo di Vinokourov, mentre a 2’25’’ giunge un drappello comprendente Cunego, Sastre, Wiggins e David Arroyo, nuova maglia rosa, con 39’’ di margine sull’ex leader, Richie Porte. In classifica, Sastre primo dei favoriti, a oltre 5’.

Foto: Nibali trionfa sul traguardo di Asolo (foto Giuseppe De Socio)

Se finora era mancato qualcosa ad un Giro che già aveva vissuto 6 cambi di maglia rosa, una tappa da tregenda (Montalcino), una bagarre tra i favoriti superiore alle attese per le prime 13 tappe, e una fuga in grado di rivoluzionare la classifica, che ancora potrebbe regalare a questa edizione uno dei vincitori più inattesi della storia recente del Giro (L’Aquila), era una grande azione solitaria. Ci ha pensato Vincenzo Nibali ad inscenarla, andandosene tutto solo a 40 km dal traguardo, all’imbocco della discesa del Monte Grappa, dopo che già aveva acceso la miccia nel tratto più impegnativo della salita, per poi difendere i 46’’ accumulati nella picchiata negli ultimi 15 km pianeggianti, riuscendo a difenderne la metà.
Non si può però ridurre alla sola azione di Nibali la prima tappa di alta montagna del Giro 2010, nonché primo vero scontro frontale tra i big sulle grandi salite. Dopo una prima metà di gara sonnacchiosa, animata soltanto dalla lunga fuga di Bonnet, Monier, Bisolti, Cummings, Eibegger e Pozzato, che mai ha dato l’impressione di poter essere coronata dal successo, è stato chiaro sin dai chilometri precedenti l’attacco del Monte Grappa come la Liquigas covasse intenzioni bellicose, allorché gli uomini in verde hanno preso con decisione la testa del gruppo, imboccando le prime rampe ad andature molto decisa. Vanotti, Agnoli e Szmyd hanno rafforzato la convinzione, tenendo alto il ritmo nella prima metà abbondante di ascesa, mentre Bisolti distanziava i compagni di avventura, e per alcuni chilometri riusciva a perdere relativamente poco rispetto al plotone, salvo poi arrendersi nel tratto più impegnativo.
Terminato il notevolissimo lavoro del polacco, capace di ridurre a 16 unità il gruppetto dei migliori, e di mandare ko Garzelli e la maglia rosa, Richie Porte, è stato proprio Nibali a dar fuoco alle polveri, a 7 km circa dal Gran Premio della Montagna. Scarponi è stato il più reattivo nell’accodarsi al messinese, mentre Basso ed Evans, rimasto inizialmente un po’ sorpreso, si sono accodati poche centinaia di metri più tardi. I tre italiani hanno immediatamente trovato un tacito accordo, alternandosi regolarmente al comando del quartetto sino in cima, riuscendo così ad incrementare il margine su Vinokourov, giunto ad un tratto a poche decine di metri dai quattro, ma poi respinto dal nuovo inasprirsi dell’ascesa, e raggiunto anche da Sastre (1’08’’ il loro distacco in cima). Più indietro Cunego (2’ circa), e Arroyo e Wiggins (2’ e mezzo), autore di un timido allungo prima dello scatto di Nibali, mentre Porte pagava già oltre 4’ e mezzo.
Proprio subito dopo la vetta, Nibali ha inscenato un’inattesa offensiva nei chilometri sulla carta più agevoli della discesa. Azione che, complici la strada bagnata e la manciata di metri persa da Evans in vista della cima del Grappa, gli ha consentito di accumulare lentamente un buon gruzzolo di secondi di margine (46) in fondo alla picchiata. Alle spalle dei primi quattro, Vinokourov staccava intanto Sastre, che attendeva prudentemente il drappello di Cunego, Arroyo e Wiggins, ricompattatisi, mentre Porte cercava di salvare la leadership con l’ausilio di Sorensen.
Con ancora 15 km da affrontare dopo la discesa, era tutt’altro che scontato che Nibali riuscisse a portare a termine il suo capolavoro. Il messinese è stato però in grado di mantenere quasi intatto il margine fino ai 5 km conclusivi (41’’ a quel punto il divario), sicché i 18’’ lasciati per strada nel finale hanno avuto peso soltanto ai fini della classifica generale. A testimonianza di come fosse effettivamente la giornata d’oro della Liquigas, Basso ha vinto quello che dovrebbe essere più o meno il primo sprint in carriera, anticipando Scarponi ed Evans, nell’ordine, nella volata per la seconda piazza, incamerando così 12’’ d’abbuono. A 1’34’’ dal vincitore ha tagliato il traguardo Alexander Vinokourov, bravissimo a limitare in solitaria i danni nel finale, mentre Arroyo, giunto a 2’26’’, ha potuto indossare la prima maglia rosa della carriera.
In graduatoria, l’iberico conduce ora con 39’’ su Porte e 2’12’’ su Tondo Volpini, mentre, per trovare il primo grande nome (Sastre), bisogna scendere fino alla 6a posizione, e ad un distacco di 5’27’’. Wiggins lo segue a 6’32’’, incalzato da Nibali (6’51’’), Vinokourov (7’15’’), Evans (7’26’’) e Basso (7’43’’). Un po’ più distante Michele Scarponi (9’03’’), che in salita è parso però, assieme Basso, autore della sgasata in vista del GPM che ha mandato fuori giri il campione del mondo, l’uomo più forte. Sotto tono, rispetto alle attese, Cunego, mai seriamente in condizione di competere con i migliori, e Garzelli, primo dei big a crollare.
Se molto ha detto la frazione odierna, di più dirà probabilmente quella di domani, che porterà la carovana ai 1730 metri dell’ascesa più dura del Giro, il Monte Zoncolan, per la prima volta scalato al termine di una frazione lunga e ricca di difficoltà anche nei chilometri precedenti. Dovessimo azzardare pronostici sulla base di quanto visto sul Grappa, indicheremmo in Scarponi e Basso, come detto, i principali favoriti per il successo parziale, mentre Nibali, pur restando un’opzione più che valida, potrebbe dover fare i conti con i postumi dell’impresa odierna, e in particolare dei 15 km conclusivi contro vento in solitaria (sotto questo aspetto, Basso potrebbe godere di un piccolo vantaggio, essendo giustamente rimasto a ruota nel finale, per proteggere l’azione del compagno). Di certo, i grandi non potranno tergiversare: coloro che avevano tratto vantaggio dalla fuga dell’Aquila hanno accusato la prima grande salita alpina, ma possono ancora amministrare un margine molto cospicuo. Per poter sfilare la Rosa dalle spalle di Arroyo entro Verona, anche domani si dovrà dare battaglia.

Matteo Novarini

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