ANCHE A MORZINE IL SOLITO (NON) SPETTACOLO

luglio 23, 2016
Categoria: News

Nemmeno l’ultima frazione alpina riesce a spezzare l’immobilismo del Tour de France più noioso della storia recente: nessun attacco da parte dei primi nove della classifica generale, malgrado i quattro colli in programma e il maltempo ad indurire ulteriormente la corsa. Il successo di tappa va a Jon Izagirre, che nella discesa finale si sbarazza di Pantano e Nibali. Crolla invece Fabio Aru, vittima forse di una crisi di fame e arrivato al traguardo ad oltre 17 minuti dal vincitore.

Dopo 19 tappe di inutile attesa, la ventesima – di fatto l’ultima a poter incidere sulla classifica generale, prima della passerella di Parigi –, ha degnamente sigillato il Tour de France meno avvincente e incerto della storia recente. Nemmeno uno fra i primi nove della classifica generale di stamane ha osato mettere il naso fuori dal gruppo, malgrado una graduatoria ancora corta, che lasciava aperte le porte del podio almeno fino a Valverde, 7° a 6’20’’ da Froome, distante 1’53’’ dalla terza piazza.
A muoversi sono stati invece il decimo (Mollema), l’undicesimo (Rodriguez) e il dodicesimo (Kreuziger), quest’ultimo addirittura lanciatosi nella fuga della prima ora. Con lui, nell’andirivieni di scatti susseguitisi fino al Col des Aravis, si sono avvantaggiati Henao, Erviti, Izagirre, Oliveira, Fuglsang, Nibali, Gastauer, Gautier, Gougeard, Kelderman, Bennett, Schleck, Stuyven, Pantano, Rolland, Slagter, Van Baarle, Konrad, Zakarin, Rui Costa, De Gendt, Gallopin, Chavanel, Jeandesboz, Alaphilippe, Edet, Juul-Jensen e Matthews, oltre al solito, impagabile Sagan, eletto anche supercombattivo del Tour de France.
La presenza del ceco, partito da Megève con 9’45’’ di ritardo dalla maglia gialla, e dunque poco più di cinque minuti dal podio, in altre occasioni sarebbe stata la scintilla per dare adito ad un avvio di tappa combattuto, o almeno per indurre qualcuno a scandire un passo più sostenuto di quello di assoluta tranquillità imposto dal Team Sky. Non nel Tour 2016, però, nel quale, come sempre, le formazioni di tutti gli uomini di classifica si sono mostrate tetragone a qualsiasi sollecitazione.
Il vantaggio del gruppo di testa, leggermente assotigliatosi, è così salito progressivamente su Aravis e Colombière, arrivando a toccare, in fondo alla picchiata su Scionzier, un massimo di 6’ circa. È stato allora che, mentre davanti Nibali si adoperava per alimentare l’azione, specie dopo essersi ritrovato in un drappello ristretto avvantaggiatosi rispetto al resto della comitiva, la Astana si è schierata in forze al comando del plotone, risolvendo i patemi di Ag2r, Movistar e BMC, il cui immobilismo stava mettendo a rischio piazzamenti anche più prestigiosi.
Il distacco è stato in effetti limato nel tratto di fondovalle che conduceva ai piedi del Col de la Ramaz, salita che rappresentava probabilmente, nella mente degli organizzatori, un trampolino sul quale chi avesse avuto intenzione di risalire la classifica all’ultima occasione utile avrebbe trovato terreno fertile. ASO non aveva però fatto i conti con gli attori (tutti rigorosamente non protagonisti) della Grande Boucle 2016: anche la Ramaz, come il Bisanne ieri, ha visto la Astana, con la timida compartecipazione della Ag2r, dettare un ritmo che aveva il solo merito di superare quello del trenino Sky, senza però produrre una reale selezione. Il solo a pagare dazio, tra i big, è stato infatti il povero Mollema, già in calo nei giorni scorsi dopo gli exploit della seconda settimana, e rallentato oggi dai postumi della caduta di ieri.
La successiva piccchiata, animata da un attacco a rotta di collo di Pantano e Alaphilippe, ha però vanificato il recupero operato fino ad allora dagli uomini in azzurro, scesi con la massima cautela sulla strada bagnata. A Taninges, quando mancavano 36 km al traguardo e 12 all’imbocco del Joux-Plane, la coppia al comando vantava addirittura 7’ sul plotone, che ne rendeva 6 anche al plotoncino comprendente Nibali e Kreuziger.
Orica-BikeExchange e Ag2r hanno finalmente preso l’iniziativa nel tratto pianeggiante, riportando il divario al di sotto dei 6’ in corrispondenza dell’inizio dell’ultimo colle del Tour 2016. Un colle per il quale nemmeno il più inguaribile dei pessimisti avrebbe mai potuto ipotizzare uno spettacolo avvilente come quello inflitto a spettatori e telespettatori dagli uomini di classifica.
L’impeto delle formazioni di Yates e Bardet si è esaurito dopo non più di un paio di chilometri di salita, lasciando ben presto spazio al solito trenino degli scudieri di Froome. Tanto è bastato, però, per porre fine a qualsiasi velleità di podio – o anche solo di top 5 o top 10 – di Fabio Aru, staccatosi da un gruppo forte ancora di una trentina di unità, forse a causa di una crisi di fame. Una débacle del tutto inattesa, che fa crollare al rango di fallimento un Tour de France nel quale il sardo, al di là dell’indubbia buona volontà, non ha probabilmente mai trovato la migliore condizione, né è riuscito a rendersi granché protagonista, in mezzo ad una generale mediocrità che gli avrebbe consentito di aspirare anche al ruolo di primo inseguitore di Froome.
Per assistere ad uno scatto, si è dovuto attendere il moto d’orgoglio di Mollema, uscito dal gruppo nello sconcerto generale ad un terzo circa della scalata. L’olandese ha guadagnato in breve una ventina di secondi, prima che la condizione fisica deficitaria tornasse a presentargli il conto.
Più o meno in concomitanza con la resa di Mollema è arrivato il secondo, più incisivo e ahinoi anche ultimo scatto da parte un uomo di classifica, portato da Joaquim Rodriguez. E poche cose dicono della pochezza di una corsa ciclistica come ridursi ad aspettare gli attacchi di Purito, professionista esemplare e di rara simpatia, ma non certo noto per le sue offensive all’arma bianca.
Il catalano ha impiegato poco a mettere fra sé e il gruppo 40’’ circa, smentendo – almeno in riferimento alla tappa di oggi – la leggenda dell’impossibilità di scattare di fronte al presunto ritmo forsennato della Sky. Raggiunto Ilnur Zakarin, Rodriguez si è accontentato di farsi scortare fino in cima dal compagno di squadra, vedendo in parte eroso il margine accumulato. La picchiata finale, affrontata dal plotone con l’usuale circospezione, ha dato però modo a Purito di incrementare di nuovo il vantaggio fino ai 48’’ finali, sufficienti per balzare dall’undicesimo al settimo posto.
Ad evitare che la diretta integrale del tappone alpino si trasformasse nell’occasione per una colossale pennica pomeridiana, ha fortunatamente provveduto la battaglia per il successo di tappa. La scarsa collaborazione nel gruppetto inseguitore aveva permesso a Pantano e Alaphilippe di approcciare l’ultima salita con un vantaggio vicino ai due minuti, e la coppia ha affrontato la prima metà del Joux-Plane come dando per scontato che la questione vittoria non riguardasse altri. Nel mezzo delle scaramucce fra i due, però, da dietro è risalito Vincenzo Nibali, evaso dal gruppetto di Kreuziger e capace di agguantare la testa della corsa a 3 km abbondanti dalla vetta, distanziandola quindi di lì a poche centinaia di metri.
Tutto sembrava apparecchiato per la prima vittoria italiana in questo Tour di vacche magre per il nostro ciclismo, finché, come la sagoma di Nibali era sbucata dalla pioggia alle spalle di Pantano e Alaphilippe, così quella di Izagirre ha fatto alle spalle del siciliano, trascinandosi dietro anche il colombiano, improvvisamente risorto.
I tre hanno percorso insieme l’ultimo tratto della salita e il successivo falsopiano, prima di lanciarsi nella difficile picchiata finale. Izagirre ha manifestato subito l’intenzione di assumersi tutti i rischi del caso, mentre Pantano andava a pochi centimetri dal terminare il suo splendido Tour in una scarpata. Nibali, che in altri tempi, su un simile terreno, avrebbe recitato la parte del mattatore, ha invece recitato oggi quella di Alex Zulle, perdendo immediatamente la ruota dello spagnolo, e poco dopo perfino quella del colombiano, malgrado le traiettorie sempre poco convenzionali di quest’ultimo. Probabile che nella prudenza (forse perfino eccessiva) del siciliano abbia pesato la caduta di ieri, oltre, naturalmente, alla prospettiva dell’appuntamento olimpico del 6 agosto: se Nibali ha sacrificato in nome di quello ogni ambizione di classifica al Tour, avrebbe avuto poco senso metterlo a repentaglio per un successo di tappa.
Izagirre ha potuto così regalare finalmente un sorriso alla Spagna, a sua volta uscita tutt’altro che soddisfatta dalla Grande Boucle, salvata soltanto dalla tenuta dei soliti Valverde e Rodriguez. Chi rimarrà invece a bocca asciutta sono gli spettatori, che invano hanno aspettato che le salite del Tour offrissero, almeno per un giorno, uno spettacolo all’altezza.

Matteo Novarini

CLASSIFICA DI TAPPA
1 Ion Izagirre (Spa) Movistar Team 4:06:45
2 Jarlinson Pantano (Col) IAM Cycling 0:00:19
3 Vincenzo Nibali (Ita) Astana Pro Team 0:00:42
4 Julian Alaphilippe (Fra) Etixx – Quick-Step 0:00:49
5 Rui Costa (Por) Lampre – Merida 0:01:43
6 Roman Kreuziger (Cze) Tinkoff Team 0:01:44
7 Wilco Kelderman (Ned) Team LottoNl-Jumbo 0:00:49
8 Joaquim Rodriguez (Spa) Team Katusha 0:03:24
9 Daniel Martin (Irl) Etixx – Quick-Step 0:04:12
10 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
11 Nairo Quintana (Col) Movistar Team
12 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 0:04:14
13 Adam Yates (GBr) Orica-BikeExchange
14 Louis Meintjes (RSA) Lampre – Merida
15 Rafal Majka (Pol) Tinkoff Team 0:04:17
16 Damiano Caruso (Ita) BMC Racing Team 0:04:18
17 Wouter Poels (Ned) Team Sky
18 Geraint Thomas (GBr) Team Sky
19 Sergio Henao (Col) Team Sky
20 Christopher Froome (GBr) Team Sky
21 Mikel Nieve (Spa) Team Sky
22 Richie Porte (Aus) BMC Racing Team
23 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:04:44
24 Pierre Rolland (Fra) Cannondale-Drapac 0:04:51
25 Thomas De Gendt (Bel) Lotto Soudal 0:05:42
26 Luis Angel Mate (Spa) Cofidis, Solutions Credits 0:06:46
27 Daniel Moreno (Spa) Movistar Team 0:06:55
28 Jan Polanc (Slo) Lampre – Merida
29 Ilnur Zakarin (Rus) Team Katusha 0:07:03
30 Domenico Pozzovivo (Ita) AG2R La Mondiale 0:07:09

CLASSIFICA GENERALE
1 Christopher Froome (GBr) Team Sky 86:21:40
2 Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale 0:04:05
3 Nairo Quintana (Col) Movistar Team 0:04:21
4 Adam Yates (GBr) Orica-BikeExchange 0:04:42
5 Richie Porte (Aus) BMC Racing Team 0:05:17
6 Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team 0:06:16
7 Joaquim Rodriguez (Spa) Team Katusha 0:06:58
8 Louis Meintjes (RSA) Lampre – Merida
9 Daniel Martin (Irl) Etixx – Quick-Step 0:07:04
10 Roman Kreuziger (Cze) Tinkoff Team 0:07:11
11 Bauke Mollema (Ned) Trek-Segafredo 0:13:13
12 Sergio Henao (Col) Team Sky 0:18:51
13 Fabio Aru (Ita) Astana Pro Team 0:19:20
14 Sébastien Reichenbach (Swi) FDJ 0:24:59
15 Geraint Thomas (GBr) Team Sky 0:28:31
16 Pierre Rolland (Fra) Cannondale-Drapac 0:30:42
17 Mikel Nieve (Spa) Team Sky 0:38:30
18 Stef Clement (Ned) IAM Cycling 0:38:57
19 Jarlinson Pantano (Col) IAM Cycling 0:38:59
20 Alexis Vuillermoz (Fra) AG2R La Mondiale 0:42:28
21 Emanuel Buchmann (Ger) Bora-Argon 18 0:47:40
22 Damiano Caruso (Ita) BMC Racing Team 0:48:23
23 Warren Barguil (Fra) Team Giant-Alpecin 0:52:14
24 Haimar Zubeldia (Spa) Trek-Segafredo 0:53:06
25 Ilnur Zakarin (Rus) Team Katusha 0:56:33
26 Tanel Kangert (Est) Astana Pro Team 1:03:59
27 Rafal Majka (Pol) Tinkoff Team 1:04:25
28 Wouter Poels (Ned) Team Sky 1:06:57
29 Tejay Van Garderen (USA) BMC Racing Team 1:12:06
30 Vincenzo Nibali (Ita) Astana Pro Team 1:19:59

Jon Izagirre al traguardo di Morzine (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

Jon Izagirre al traguardo di Morzine (foto Tim de Waele/TDWSport.com)

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