CERVERE – BARDONECCHIA (Jafferau): LASSU’ DOVE VOLO’ L’AQUILOTTO MERCKX

maggio 18, 2013
Categoria: News

Riprendono le montagne con l’impervio approdo sullo Jafferau, il monte che sovrasta la cittadina di Bardonecchia e sul quale una quarantina di anni fa lasciò il segno il grande Eddy Merckx. La situazione è in parte cambiata perché oggi lo sterrato ha lasciato il posto all’asfalto ma le pendenze sono le medesime sulle quali il campione belga mandò KO lo spagnolo Fuente e che anche stavolta permetteranno a uno scalatore di emergere.

Jafferau, questo (quasi) sconosciuto. Quando l’organizzazione del Giro annunciò, qualche mese fa, che una tappa della corsa rosa sarebbe giunta in quel luogo gli appassionati di ciclismo più giovani pensarono, molto probabilmente, a una nuova trovata di RCS Sport, anche perché la relativa pagina della nota enciclopedia online Wikipedia non faceva accenno a precedenti approdi del Giro su quel monte sul quale troneggia l’omonimo forte, costruito alla fine del XIX secolo. Ai tifosi più “vecchi”, a partire da quelli che veleggiano attorno alla mezza metà, si sarà aperto, invece, il libro dei ricordi tornando indietro nel tempo di quasi 40 anni, fin al 4 giugno del 1972, quando lassù il cannibale Eddy Merck conquistò il suo quindicesimo successo di tappa al Giro, innalzando uno dei pilastri sul quale poggiò la sua vittoria finale in quell’edizione, la terza delle cinque messe in cascina dall’asso belga. Fu un precedente, questo, che avrebbe potuto finire nel carniere di uno dei suoi avversari giurati, se lo spagnolo José Manuel Fuente non fosse incappato in uno dei suoi soliti errori, che potremmo definire di “presunzione tattica”, vale a dire partire troppo presto, non appena “snasata” la puzza della salita, non importava se quella fosse troppo lontana dall’arrivo o troppo facile nelle pendenze. Entrambe le caratteristiche albergavano nell’indole del versante occidentale del Sestriere, salendo verso il quale l’iberico della Kas spiccò il volo, sprecando inutilmente un sacco d’energie, quelle che gli sarebbero state utili nel duro finale. Merck lo lasciò fare e Fuente riuscì a racimolare un discreto vantaggio che, raggiunto un massimo di 1’35”, si sciolse come neve al sole sul terreno più congeniale allo spagnolo, la ripida e sterrata salita dello Jafferau. Lì andò in scena il crollo dello spagnolo, che si vide superare prima da uno scatenato Merckx e poi anche da Panizza, concludendo la tappa a 47” dal belga, ancor più saldamente maglia rosa, già indossata da una settimana. Fu una batosta che, però, non servì a far capire la lezione al corridore spagnolo, che ci ricascherà altre volte e ancor più clamorosamente, come quella volta che letteralmente si “spense” alla distanza nella tappa di Sanremo del Giro del 1974, accusando al traguardo addirittura 8 minuti da Merckx, perdendo anche quella maglia rosa che vestiva da 12 giorni e che aveva appena salvato per 18” dall’assalto del belga nella crono di Forte dei Marmi.
Memori di quanto successo quel pomeriggio, i “girini” non dovranno ripetere lo sbaglio di Fuente nella 14a frazione del Giro del 2013 che, a partire dal 46° Km, ricalcherà fedelmente le rotte della tappa del 1972, andando dunque a ricostituire la coppia Sestriere-Jafferau, ma senza lo sterrato che caratterizzava l’ascesa finale, anche stavolta succulenta occasione per gli scalatori. La strada a loro disposizione non sarà moltissima, essendo la salita lunga 7,2 Km (qualcosa in meno rispetto a quella dei Piani di Resinelli dello scorso anno, per fare un paragone), ma lassù si dovrà fare in conti con pendenze importanti, dell’ordine del 9% la media e del 14% la massima.
Non presenterà assolutamente inclinazioni, di contro, l’abbrivo di questa tappa, che decollerà in pianura e ci rimarrà per una sessantina di chilometri. Lasciata Cervere, la cittadina del cuneese dove l’anno scorso si impose Cavendish, il tracciato taglierà nel mezzo la nascente pianura padana puntando su Savigliano, paese natale del patriota Santorre di Santa Rosa, animatore del moto carbonaro che nel 1821 portò all’abdicazione del re Vittorio Emanuele I. Zigzagando nella pianura il gruppo si porterà quindi a casa di Italo Zilioli, storico “eterno secondo” del ciclismo italiano (appellativo attribuitogli prevalentemente per i tre secondi posti consecutivi “conquistati” nella classifica finale del Giro tra il 1966 e il 1968), che da diversi anni si è stabilito in quel di Ruffia. Superata Moretta, si varcherà il corso del più lungo fiume d’Italia, in quel tratto protetto dal Parco del Po Cuneese, entrando in provincia di Torino e virando verso il piede della catena alpina, raggiunta a Cavour, centro che fu feudo dei Benso (il casato del conte Camillo Benso di Cavour, primo Primo Ministro dell’Italia Unita) e che è dominato dalla singolare Rocca, piccola montagna alta 460 metri, isolata nel bel mezzo della pianura e protetta da una riserva naturale nella quale si trovano alcune incisioni rupestri e i ruderi di un castello, distrutto nel 1690 dall’esercito francese in occasione della Battaglia di Staffarda, episodio tra i più sanguinosi della Guerra della Grande Alleanza.
Punto di sutura tra le due anime di questa tappa sarà il passaggio da Pinerolo, uno dei “santuari” del Giro d’Italia. Il suo nome è, già da solo, una memoria perenne – anche per chi non c’era – della straordinaria impresa di Fausto Coppi al Giro del 1949, un’impensabile fuga su strade al limite della praticabilità che lo portò a pedalare in solitaria per quasi 190 Km, superando in testa cinque durissimi colli e giungendo al traguardo con quasi 12 minuti sul suo rivale per antonomasia, Gino Bartali. Altre due volte Torriani oserà riproporre quel “ring”, ma più nessuno riuscirà a emulare le gesta del Campionissimo e a mettere KO gli avversari e ci si dovrà accontentare della pur pregevole affermazione solitaria di Bitossi nel 1964 e del successo allo sprint di Saronni nel 1982. Non fa testo, invece, la “special edition” proposta nel 2009, nell’anno del centenario del Giro, quando Menchov fece sua tappa e maglia (anche se solo in seguito delle squalifiche di Di Luca e Pellizotti), perché la neve costrinse Zomegnan a reinventare il percorso storico, del quale fu conservato il solo Sestiere, prossima meta del gruppo. La strada comincerà a salire sin dall’uscita da Pinerolo, quando al valico mancheranno ben 55 Km, distanza che fu affronta a cronometro al Giro del 1993, con Indurain più lesto di tutti, vincitore a 34,203 Km/h. La media del navarro conferma che non si tratta di un versante durissimo quello che risale la Val Chisone e che si presenta come un’interminabile un nei primi venti chilometri, quelli che prevedono il passaggio da Perosa Argentina, il paese che è stato la “culla” della famiglia Agnelli e, indirettamente, del popolare attore francese Fernand Contandin, universalmente conosciuto come Fernandel, nato a Marsiglia da genitori occitani. Di quei 55 Km di salita autentica ce ne sono complessivamente poco più di 21, denotati da una pendenza media del 5,5% e da un picco del 9%, dati che rendono ancor più evidente la cantonata presa da Fuente nel ’72.
Sfiorate le ciclopiche strutture del forte di Fenestrelle – progettato nel ‘700 dall’ingegner Ignazio Bertola d’Exilles su incarico del primo re di casa Savoia, Vittorio Amedeo II, per proteggere l’allora confine di stato con la Francia – lentamente si salirà fino ai 2035 metri del passo, sul quale gli antichi romani eressero la “petram sistrariam”, il cippo miliare indicante il sessantesimo miglio da Augusta Taurinorum (Torino) e dal quale deriva il toponimo di Sestriere, da pronunciare rigorosamente all’italiana, senza utilizzare il francesismo adottato in seguito al lancio della stazione di sport invernali concepita dalla famiglia Agnelli negli anni ‘30. Scesi a Cesana Torinese, località di villeggiatura situata ai piedi del versante italiano del Monginevro, i corridori si porteranno in Valsusa, la valle percorsa dal fiume Dora Riparia, raggiungendola a Oulx, la più antica stazione di sport invernali d’Italia, sviluppatasi come tale nel 1906 su iniziativa dell’industriale italo – svizzero Adolfo Kind che, qualche anno prima, si era innamorato di questo nascente sport dopo essersi fatto spedire dalla Norvegia due “pattini da neve” in frassino, sperimentati prima nel torinese Parco del Valentino e poi sui pendii della non lontana Giaveno.
Una dolcissima risalita di una dozzina di chilometri, costeggiando l’autostrada del Frejus, introdurrà il gruppo in Bardonecchia, altra importante e antica stazione turistica, situata ai piedi della Rocca Bernauda, cima che, dopo la seconda guerra mondiale, con la cessione della Valle Stretta alla Francia divenne il punto più occidentale della nostra nazione. L’attraversamento del centro comporterà un breve e facile “scalino” (1900 metri al 3,5%), che anticiperà di pochissimo l’attacco dell’ascesa finale, palestra per dar sfogo alle velleità dei grimpeur, chiamati a emulare le nobili gesta di “monsieur” Merckx.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Colle di Sestriere (2033m). È un’ampia depressione costituita dal Monte Fraitève e dalla Punta Rognosa di Sestriere. Vi transita la SS 23 tra Cesana Torinese e Pragelato. Da Cesana vi sale anche il vecchio tracciato della statale, che transita per Sauze di Cesana. È quotato 2035 sulle cartine del Giro, che l’ha superato per la prima volta nel 1911, nel corso della Mondovì – Torino vinta dal francese Lucien Georges Mazan, più conosciuto con il soprannome di “Petit Breton”. Dal 1933, anno dell’istituzione della classifica GPM, è stato inserito 16 volte sul tracciato della corsa rosa: l’ultimo conquistatore è stato il bielorusso Vasil’ Kiryenka che nel Giro del 2011 si è imposto nella penultima tappa, scattata da Verbania e terminata proprio sul colle piemontese.

FOTOGALLERY

Foto copertina: il forte sulla cima dello Jafferau (www.geocaching.com)

Uno scorcio di Cervere (viaggi.repubblica.it)

Uno scorcio di Cervere (viaggi.repubblica.it)

Giro dItalia del 1972, altimetria della tappa dello Jafferau (archivio storico altimetrie ilciclismo.it)

Giro d'Italia del 1972, altimetria della tappa dello Jafferau (archivio storico altimetrie ilciclismo.it)

Savigliano (www.festivalstoria.it

Savigliano (www.festivalstoria.it

Ruffia, il castello (panoramio)

Ruffia, il castello (panoramio)

La rocca di Cavour spunta dal cuore della pianura padana (www.ecodelchisone.it)

La rocca di Cavour spunta dal cuore della pianura padana (www.ecodelchisone.it)

Pinerolo, basilica di San Maurizio (visitandine.altervista.org)

Pinerolo, basilica di San Maurizio (visitandine.altervista.org)

Il forte di Fenestrelle visto dallalto (tripadvisor.com)

Il forte di Fenestrelle visto dall'alto (tripadvisor.com)

Sestriere (sestriere.blogolandia.it)

Sestriere (sestriere.blogolandia.it)

Oulx, chiesa dellAssunta (panoramio)

Oulx, chiesa dell'Assunta (panoramio)

Bardonecchia (tripadvisor.com)

Bardonecchia (tripadvisor.com)

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