NIBALI STORY – CAPITOLO 10: OBIETTIVO GIRO CON LA TIRRENO-ADRIATICO NEL MIRINO

ottobre 31, 2022 by Redazione  
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La Tirreno-Adriatico è la seconda corsa a tappe italiana per importanza dopo il Giro e tra tappe di collina, montagna, pianura e cronometro concentrare in sette giorni è una versione miniaturizzata della Corsa Rosa. Nel 2012 Nibali la mette nel mirino in vista di un futuro successo al Giro e coglie l’obiettivo, prima imponendosi nell’arrivo in salita ai Prati di Tivo e poi conquistando le insegne del primato nella conclusiva cronometro di San Benedetto del Tronto. Riviviamo le due giornate chiave di quell’edizione della “Corsa dei Due Mari”.

LO SQUALO MORDE, MA HORNER RESISTE

Vincenzo Nibali si impone in solitaria ai Prati di Tivo, staccando tutti a 4 km dal traguardo e resistendo al ritorno di Roman Kreuziger e Chris Horner, giunti al traguardo con 16’’ di riardo. Lo statunitense conserva però la vetta della classifica generale, con 5’’ sul ceco e 12’’ sul siciliano. Domani altra frazione chiave, con l’impegnativo circuito di Offida.

Sono bastate ventiquattro ore a Vincenzo Nibali per dimenticare l’amarezza del finale della tappa di Chieti, con il discusso sorpasso ai suoi danni da parte di Peter Sagan. Sulla salita dei Prati di Tivo, la più attesa e selettiva della Tirreno – Adriatico, il siciliano si è messo al riparo da sorprese anticipando l’attacco a 4 km dalla vetta, riuscendo in breve a costruire un margine superiore ai 20’’, per poi reggere sulle ultime rampe l’urto della rimonta di Chris Horner e Roman Kreuziger, che continuano a precedere lo Squalo in classifica generale.
A tentare di scombinare i piani della Liquigas, necessariamente formazione faro della gara dopo l’exploit di ieri, hanno provato Jens Debusschere, Kristoff Goddaert ed Egoi Martinez, protagonisti di una fuga della prima ora che, raggiunti i 9’ e mezzo di vantaggio, ha per un attimo dato l’impressione di poter trovare buon esito. Gli uomini di Nibali hanno però saputo reagire tempestivamente, fino a riassorbire Martinez – ultimo degli attaccanti ad alzare bandiera bianca – ad una decina di chilometri dal termine, poco prima che i grossi calibri iniziassero a muoversi.
A rompere gli indugi è stato un poco convinto scatto operato da Joaquim Rodriguez, imitato poco dopo, con lo stesso esito insoddisfacente, da Paolo Tiralongo e dal duo Gusev – Nocentini. Per il primo vero sussulto si è dovuto aspettare di superare lo striscione dei 4 km alla conclusione, allorché Vincenzo Nibali è partito in caccia di quel successo sfumato sul più bello nella giornata di ieri. Lo scatto del siciliano ha trovato meno opposizione del previsto, con Horner e Kreuziger, primo e secondo della generale, più impegnati in un marcamento a uomo a vicenda che non a contenere il margine di Nibali.
Con un paio di chilometri ancora da percorrere, il messinese si è così trovato con un vantaggio di 26’’, che quasi compensava interamente i 34 che stamane lo superavano dalla maglia azzurra. Solo allora Horner si è reso conto di rischiare seriamente – calcolando anche i secondi di abbuono che il leader Liquigas si apprestava a raccogliere – di perdere la vetta della generale, e si è deciso a prendere in mano personalmente le redini dell’inseguimento. La caccia dell’americano ha dato discreti frutti, riuscendo a ridurre a 16’’ il distacco da Nibali in corrispondenza del traguardo, conservando così 12’’ sul siciliano in classifica. Nel mezzo ancora Roman Kreuziger, capace di restare incollato alla ruota del 40enne nativo di Okinawa e di bruciarlo sull’arrivo, scippandogli 2’’ di abbuono e portandosi a soli 5’’ dalla maglia azzurra. Ai piedi del podio provvisorio un bravissimo Rinaldo Nocentini, di ritorno a livelli ai quali mancava almeno dalla settimana in giallo del Tour 2009, e Michele Scarponi, oggi in affanno ma capace di contenere a 18’’ il ritardo al traguardo, chiudendo alle spalle di Johnny Hoogerland, ora 6° in classifica.
Con i primi tre della graduatoria capaci di monopolizzare il podio della tappa regina, la questione vittoria finale sembra ormai ristretta a Horner, Kreuziger e Nibali, con la breve cronometro finale di San Benedetto del Tronto quale probabile teatro del testa a testa decisivo. Il chilometraggio irrisorio della frazione conclusiva – appena 9 km e 300 metri – potrebbe però indurre qualcuno dei tre a muoversi anche nella giornata di domani, che proporrà 181 km di saliscendi quasi ininterrotti con partenza ed arrivo a Offida. A convincere di più negli ultimi due giorni è stato Nibali; fondamentale, per portarsi a casa la maglia azzurra finale, sarà però convincere Peter Sagan, oggi uscito dai giochi per la generale, a sacrificarsi per lo Squalo. Con un tracciato come quello di domani, che pare cucito da un sarto sullo slovacco, potrebbe essere più difficile che dominare i Prati di Tivo.

Matteo Novarini

UNO-DUE RADIOSHACK MA LA ”TIRRENO” E’ DI NIBALI

Fabian Cancellara vince secondo pronostico la crono di San Benedetto del Tronto bissando il successo del 2011 e alle sue spalle giunge un bravissimo Bennati ma la formazione di Bruyneel non riesce a mantenere il primato nella generale con lo Squalo che corona un lungo inseguimento superando Horner per 14”

Per il secondo anno consecutivo la Tirreno-Adriatico si è conclusa con una cronometro di 9,3 km sul lungomare di San Benedetto del Tronto, percorso in entrambe le direzioni con partenza e arrivo in Viale Marinai d’Italia e giro di boa in Piazza Salvo d’Acquisto dove era posto anche il rilevamento intermedio al km 4,9: la corsa è entrata subito nel vivo con le partenze di Rasmussen (Garmin) e Tuft (GreenEdge) e se il danese ex campione mondiale su pista non ha brillato il canadese ha fatto segnare un ottimo tempo resistendo per pochi centesimi all’assalto del vicecampione italiano di specialità Boaro (Saxo Bank) ma uno strepitoso Bennati (RadioShack), non nuovo comunque a ottime prestazioni nelle prove contro il tempo, ha fatto meglio per 4” superando nettamente specialisti come Grabsch (Omega-QuickStep), Millar (Garmin) e Malori (Lampre) finchè il suo compagno Cancellara, grande favorito di giornata e vittorioso un anno fa sullo stesso percorso, non ha tradito le attese facendo la differenza soprattutto nella seconda parte caratterizzata da un forte vento contrario e fermando il cronometro a 10′36”, vale a dire 3” in più rispetto al 2011 ma 12” meglio di Bennati. L’ottima giornata della RadioShack è stata confermata da Roulston che si è installato a 17” dal campione svizzero appena davanti a Stannard (Sky) ma per lungo tempo nessun altro è riuscito a portarsi nelle prime posizioni: va comunque sottolineata la buona prova di Sagan (Liquigas), che malgrado gli sforzi dei giorni precedenti ha concluso con un distacco di 23”, e di Garzelli (Acqua&Sapone), molto atteso in questa Tirreno-Adriatico ma condizionato da una bronchite, che ne ha persi 24 mentre il più volte tricolore della specialità Pinotti (Bmc) in cerca del miglior colpo di pedale dopo il lungo stop in seguito alla caduta di Macugnaga all’ultimo giro d’Italia ha disputato una prova onorevole perdendo 21” e superando di gran lunga il suo capitano Evans ancora lontano dalla condizione che gli permise nella passata stagione di indossare la maglia azzurra a San Benedetto del Tronto.
Via via hanno iniziato a partire gli uomini ben piazzati nella generale e tra questi si sono distinti Peter Velits (Omega-QuickStep), autore comunque di una Tirreno al di sotto delle aspettative, che ha chiuso a 20” da Cancellara e soprattutto Cameron Meyer (GreenEdge), apparso molto cresciuto anche in salita nei giorni scorsi, che con un grande recupero nella seconda parte si è portato al 3° posto a 16” dallo svizzero; discreta anche la prestazione di Nocentini (Ag2r) che ha difeso la sua 4a piazza dagli assalti di Hoogerland (Vacansoleil), Rodriguez (Katusha) e Scarponi (Lampre) ma la vera lotta era quella tra il leader Horner (RadioShack), Kreuziger (Astana) e Nibali (Liquigas), separati alla vigilia da soli 6”. Fin dal rilevamento intermedio è comunque apparso chiaro che il siciliano, penalizzato da una cronosquadre di apertura in cui la Liquigas aveva concesso 38” alla RadioShack e 25” all’Astana, avrebbe completato l’inseguimento alla maglia azzurra iniziato a Chieti e proseguito con il trionfo di Prati di Tivo e il secondo posto di Offida: al km 4,9 infatti lo Squalo poteva già vantare un vantaggio di 11” su Horner e 13” su Kreuziger che al traguardo, dove ha concluso in 9a posizione a 20” da Cancellara, sono diventati 20 sullo statunitense e 27 sul ceco, autore di una crono molto deludente per le sue possibilità, più che sufficienti per assicurargli il primato e un successo nella classifica finale di una corsa a tappe che mancava dalla Vuelta del 2010.
La prova contro il tempo è stata dunque vinta da Cancellara con 12” su Bennati, 16” su Meyer, Tuft e Boaro, 17” su Roulston e 18” su Stannard mentre nella generale Nibali si è imposto con 14” su Horner, 26” su Kreuziger, 53” su Nocentini e 1′00” su Hoogerland e ha avuto la meglio anche nella classifica a punti; il miglior scalatore è stato Pirazzi (Csf) mentre la maglia di miglior giovane è andata a Poels (Vacansoleil). L’attenzione si sposta ora su una Milano-Sanremo che quest’anno come non mai vedrà tantissimi atleti battersi per tagliare a braccia alzate il traguardo di Via Roma da Cavendish a Boasson Hagen, da Cancellara a Freire passando per Sagan, Greipel, il campione uscente Goss e perchè no lo stesso Nibali, non nuovo ad azioni sul Poggio e nella successiva discesa che vista la condizione che ha mostrato in questa settimana potrebbero portarlo fino al successo.

Marco Salonna 

 Vincenzo Nibali sale in solitaria verso il traguardo di Prati di Tivo (foto Bettini)

Vincenzo Nibali sale in solitaria verso il traguardo di Prati di Tivo (foto Bettini)

30-10-2022

ottobre 31, 2022 by Redazione  
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VUELTA A GUATEMALA

Il panamense Franklin Archibold (Panamá es Cultura y Valores) si è imposto nell’ottava tappa, San Andrez Semetabaj – Tejar, percorrendo 128 Km in 3h36′57″, alla media di 35.4 Km/h. Ha preceduto di 2′51″ l’ecuadoriano Pablo Caicedo (Movistar-Best PC) e di 2′54″ il messicano Jorge Ramirez (nazionale messicana). Nessun italiano in gara. Il guatemalteco Juan Mardoqueo Vasquez (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) è ancora leader della classifica con 2′21″ sul colombiano Wilmar Jair Pérez (ADD Quetzatenalgo) e 6′37″ sull’ecuadoriano Santiago Montenegro (Movistar-Best PC).

LA PRIMA MAGLIA ROSA SI PESCA DAI TRABOCCHI

La 106a edizione del Giro d’Italia prende le mosse con una crono d’avvio insolita perché tra Fossacesia Marina e Ortona non si affronterà un tradizionale e breve prologo, ma si gareggerà sulla distanza di ben 20 Km. I passisti avranno fin da subito la possibilità di dare una decisa spallata agli scalatori, agevolati anche dalla linearità dei primi 17 Km, quasi interamente tracciati sulla scorrevole pista ciclabile della Costa dei Trabocchi.

Scalatore fatti più in là. Cronoman e passisti gongolano per la scelta degli organizzatori del Giro di rimpolpare il tracciato della Corsa Rosa di chilometri a percorrere a cronometro, dopo la penuria vista nelle ultime stagioni. Basti dire che si passerà dagli appena 27 Km previsti lo scorso anno ai 72 dell’edizione 2023, un numero che si avvicina molto ai chilometri che si dovettero percorrere nel 2017, quando non a caso il Giro lo vinse un cronoman, l’olandese Tom Dumoulin, che nella tappa conclusiva di Milano tolse la maglia rosa dalle spalle di uno scalatore, il colombiano Nairo Quintana, per trentuno secondi. Siamo certamente lontani dagli eccessi visti al Tour negli anni ’90, quando per invogliare la presenza di un corridore dotato nello specifico esercizio come Indurain si arrivano a inserire quasi 120 Km a crono per edizione (senza contare le interminabili cronosquadre), ma è indubbio che quest’anno gli scalatori avranno vita meno facile e dovranno stringere i denti in queste tappe per poi tentare di sfruttare ogni occasione utile per recuperare il terreno perduto e la prima l’avranno già alla quarta tappa con l’arrivo al Lago Laceno. Come certo è che si troveranno a inseguire sin dal primo giorno di gara perché il via alla corsa non sarà dato con un tradizionale prologo ma con una cronometro di quasi 20 Km, la più lunga tra quelle individuali fin qui proposte come tappa d’apertura di un grande giro. Per fare un paragone, nella prima tappa del Tour 2022 a Copenhagen si è gareggiato su una distanza di 13 Km e su di un tracciato totalmente pianeggiante movimentato da una trentina di curve, mentre nella tappa di Ortona se ne incontreranno una quindicina, tutte concentrate negli ultimi 3 Km, mentre il resto del tracciato sarà tutto una successione di rettilinei pianeggianti raccordati da rare e dolci curve che agevoleranno ancora più i passisti a discapito degli scalatori, i quali in queste condizioni potrebbero anche patire la facile salita di 1200 metri al 5% che culminerà a poco più di un chilometro e mezzo dal traguardo. Insolita – c’è un solo precedente al Giro, nella cronosquadre che inaugurò l’edizione 2015 a Sanremo – sarà anche la sede di gara perché gran parte del tracciato (15 Km su 20), si snoderà sulla pista ciclabile creata dalla riconversione di un tratto dismesso della Ferrovia Adriatica che si snoda lungo la spettacolare Costa dei Trabocchi, caratterizzata dalla presenza di numerose e tipiche palafitte installate a pochi metri dalla costa, ancora oggi utilizzate dai pescatori e spesso attrezzate con piccoli ristoranti nei quali degustare quanto appena pescato. Particolare è stata anche la scelta della sede d’avvio del Giro perché il via ufficiale non sarà dato da una grande città (com’è stato nel caso di Budapest, Torino, Palermo, Bologna e Gerusalemme nelle ultime cinque edizioni) ma da una piccola località balneare, Fossacesia Marina, frazione di un altrettanto piccolo centro collinare legato alla storia del ciclismo attraverso la figura di Alessandro Fantini, che vi nacque il primo gennaio del 1932 e che vinse due tappe al Tour e sette al Giro (dove vestì per quasi una settimana la maglia rosa nel 1956) prima del drammatico incidente al Giro di Germania del 1961 che né causò la morte a soli 29 anni.
I primi 300 metri si correranno sull’asfalto del lungomare, poi si sbarcherà sulla ciclabile transitando ai piedi del colle sul quale si staglia dal 1165 l’Abbazia di San Giovanni in Venere, così chiamata perché costruita sul luogo dove un tempo sorgeva un tempio dedicato alla celebre dea. La lunga serie dei trabocchi – il percorso ne sfiorerà ben 17 – inizierà a 2.3 Km quando i “girini” transiteranno a pochi metri dal Trabocco Punta Rocciosa, dopo il quale si costeggerà una delle spiagge più belle di questo tratto di costa, la Fuggitella.
Doppiata con lievi curve Punta Cavalluccio (i cui tre trabocchi sono ancora oggi gestiti da una delle più antiche famiglie di “traboccanti”, i Veri, originaria della Francia), il percorso della ciclabile torna a farsi rettilineo andando incontro alla prima di quattro gallerie che per un momento celeranno alla vista il mare. Subito dopo ci si infilerà nel secondo tunnel, scavato nel cuore del Promontorio Dannunziano, sul quale si trova l’eremo (oggi abitazione privata) nel quale il poeta pescarese trascorse l’estate del 1889 assieme alla sua amante dell’epoca Barbara Leoni e nel quale ebbe l’ispirazione per completare la trilogia dei “Romanzi della Rosa” con “Trionfo della morte”, che andò ad affiancarsi a “Il piacere” e “L’innocente” e nel quale descrisse con il termine “anfibio antidiluviano” il vicino Trabocco Turchino, anch’esso nascosto alla vista da un’altra breve galleria. Percorsi i primi 10 chilometri e mezzo si conosceranno i primi verdetti dell’orologio al momento del passaggio dalla Marina di San Vito, altra località che si sdoppia tra il litorale e un retrostante borgo collinare al quale salire per ammirare dal Belvedere Marconi il suggestivo panorama che va ad abbracciare il tratto iniziale della Costa dei Trabocchi. Da lì a breve, infatti, i “girini” sfileranno a due passi dalla più settentrionale di queste caratteristiche palafitte, quella di Punta Mucchiola, sfiorata la quale inizierà il più lungo dei rettilinei della ciclabile, quasi 1200 metri disegnati lungo la Spiaggia di Ripari Bardella in direzione degli scarsi ruderi dell’antica Torre del Moro, la cui costruzione fu ordinata nel XVI secolo dal viceré del Regno di Napoli Pedro Afan de Ribera per proteggere questo tratto di costa dalle incursioni saracene. Superata con l’ultima e più lunga delle quattro gallerie dell’ex strada ferrata (quasi mezzo chilometro in lieve curva) la Punta dell’Acquabella, preservata da una piccola riserva naturale istituita nel 2007 e vasta 28 ettari, i “girini” affronteranno l’ultimo tratto sulla ciclabile, che lasceranno definitivamente a poco meno di 5 Km dall’arrivo, percorrendo ancora un ultimo tratto lungo il mare all’altezza del porto di Ortona, il principale dell’Abruzzo, un tempo collegato alla soprastante città da una funicolare, andata distrutta nel 1943 durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Oggi l’unica possibilità per raggiungere il centro dal porto è rappresentata dalla strada che ora dovranno percorrere anche i corridori, 1200 metri in morbida salita e un paio di tornanti disegnati ai piedi del belvedere della Passeggiata Orientale, dalla quale transiteranno anche i “girini” pedalando in direzione del Castello Aragonese, uno dei due manieri presenti a Ortona, costruito a partire dal 1452 e gravemente danneggiato prima dalle bombe della guerra e qualche anno più tardi da una frana che trascinò verso il mare una parte dell’edificio. Una svolta a sinistra proprio di fronte al castello introdurrà i corridori nel chilometro conclusivo, tracciato nel cuore del centro storico andando a transitare prima dinanzi alla basilica barocca di San Tommaso (vi sono custodite le reliquie del celebre apostolo “incredulo”) e poi in Piazza della Repubblica, al cospetto del municipio. Qui inizierà il primo rettilineo d’arrivo del 106° Giro d’Italia, 300 metri in lastricato verso la scomparsa Porta Calderari, al cui posto il 6 maggio 2023 si troverà il moderno portale del traguardo, sotto il quale scopriremo i primi, pesanti verdetti della Corsa Rosa.

Mauro Facoltosi

La pista ciclabile della Costa dei Trabocchi e l’altimetria della prima tappa (destinazionecostadeitrabocchi.it)

La pista ciclabile della Costa dei Trabocchi e l’altimetria della prima tappa (destinazionecostadeitrabocchi.it)

FOTOGALLERY

Il lungomare di Fossacesia Marina dal quale scatterà la cronometro

Fossacesia, Abbazia di San Giovanni in Venere

Il trabocco Punta Rocciosa, il primo dei diciassette che s’incontreranno lungo il tracciato

La pista ciclabile all’altezza della Spiaggia della Fuggitella

Uno dei tre trabocchi di Punta Castelluccio

La prima delle quattro gallerie dell’ex ferrovia, presso la quale si trova il Trabocco Lupone

Il promontorio dannunziano

Il Trabocco Turchino che ispirò D’Annunzio

San Vito Chietino, vista dal Belvedere Marconi sulla sottostante marina e sul tratto iniziale della Costa dei Trabocchi

Il trabocco di Punta Mucchiola, il più settentrionale della costa

Punta dell’Acquabella e uno dei viadotti dell’ex ferrovia

Il porto di Ortona e la soprastante città

Castello di Ortona

Ortona, basilica di San Tommaso

NIBALI STORY – CAPITOLO 9: LA PINNA DELLO SQUALO SORGE DIETRO LA GREEN MOUNTAIN

ottobre 30, 2022 by Redazione  
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Inizia con il piede giusto la stagione 2012 per Vincenzo Nibali, che decide di non correre il Giro per disputare il Tour, dove si piazzerà terzo. Nel frattempo arriva vicinissimo a vincere la terza edizione del Tour of Oman, che perde per un solo secondo dallo slovacco Peter Velits dopo essersi imposto nella tappa regina della corsa araba, quella con arrivo in salita sulla “Green Mountain”

LO SQUALO TORNA A MORDERE A GREEN MOUNTAIN

Vincenzo Nibali reduce da un 2011 costellato di piazzamenti ma senza vittorie attacca sulla salita finale, giunge solitario al traguardo e per appena 1” non riesce a conquistare la maglia gialla che va a Peter Velits ultimo a cedere la ruota del siciliano.

Come accaduto nel 2011 in cui ad imporsi fu Gesink che perfezionò l’opera nel giorno successivo aggiudicandosi la prova a cronometro il Giro dell’Oman aveva il suo momento clou sulla Green Mountain, salita di 6 km al 10% di pendenza media che giungeva al termine di una frazione di 157 km senza particolari asperità prima di quella conclusiva partita da Sultan Qaboos University. La corsa è vissuta sulla fuga di due velocisti come Henderson (Lotto-Belisol) e Eisel (Sky), due atleti già visti spessissimo all’attacco in quest’avvio di stagione come Clarke (Astana) e Kohler (Bmc), l’olandese Timmer (Project 1T4I) e il nostro Gatto (Farnese), ancora lontano dalla condizione che gli ha permesso di vincere 4 corse tra cui una tappa del Giro nel 2011; il gruppo non si è comunque preoccupato eccessivamente un po’ per il vento contrario che ha frenato l’azione dei fuggitivi e un po’ perchè tra di essi non c’erano uomini pericolosi in classifica ed è stato sufficiente l’aumento dell’andatura nel momento in cui le squadre si preoccupavano di portare i capitani davanti all’imbocco dell’ultima salita per annullare un gap che non aveva comunque mai superato ai 3′30”.
Tutto si è dunque deciso come prevedibile negli ultimi 6 km e visto il forcing iniziale della Katusha ci si aspettava che fosse Rodriguez a lanciare l’attacco ma il catalano non si è mosso ed è rimasto sui pedali quando è stato Nibali (Liquigas) il primo a muoversi a 5 km dal traguardo. L’unico a resistere al messinese è stato il 3° della Vuelta 2010 Peter Velits (Omega-QuickStep) che però a seguito di un’ulteriore accelerata del siciliano ha dovuto alzare bandiera bianca mentre alle loro spalle si è formato un gruppetto guidato dal duo Fdj Casar-Jeannesson, già protagonisti nell’ultimo Tour de France quando furono fondamentali scendendo dal Galibier nel riportare il gruppetto di Evans su quello di Contador e Andy Schleck. Nibali ha proseguito nella sua azione guadagnando fino a 30” su Velits, che alla vigilia lo precedeva di 15” nella generale, ma nel finale lo slovacco ha reagito chiudendo a soli 10” dallo Squalo e questo sforzo ha fatto sì che al termine fosse lui a indossare la maglia gialla seppur con appena 1” di vantaggio, mentre dietro ai due duellanti Casar ha chiuso 3° a 25”, Jeannesson 4° a 30”, uno strepitoso Gallopin (RadioShack) 5° a 37” e molto più brillante del presunto capitano di giornata Fuglsang che ha accusato un ritardo di 1′46”, Slagter (Rabobank) 6° a 47” e Rodriguez solo 7° a 55” appena davanti a un Cancellara (RadioShack) che già nella passata stagione si dimostrò molto a suo agio sulla Green Mountain anche perchè più avanti nella preparazione rispetto ad altri in vista delle classiche del Nord; l’arrivo era invece proibitivo per la maglia gialla Greipel (Lotto-Belisol) che è salito con il suo passo e ha accusato un ritardo di 8′08”. Oltre a far ben sperare per le corse future Nibali è tornato a conquistare un successo che, a parte quello ottenuto nella cronoscalata del Nevegal in seguito alla squalifica di Contador, mancava dal settembre 2010 con la classifica finale della Vuelta mentre l’ultima occasione in cui il siciliano tagliò per primo il traguardo risale al Trofeo Melinda che precedeva la corsa a tappe iberica.
Come detto solo 1” separa Velits da Nibali e vedremo se ci sarà battaglia per gli abbuoni nell’ultima tappa, 130,5 km pianeggianti da Al Khawd a Matrah Corniche; le altre posizioni sono invece abbastanza consolidate con Gallopin 3° a 17”, Casar 4° a 21” e Jeannesson e Slagter 5° e 6° a 30”.

Marco Salonna

Nibali esulta al traguardo della Green Mountain (foto Bettini)

Nibali esulta al traguardo della Green Mountain (foto Bettini)

29-10-2022

ottobre 30, 2022 by Redazione  
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VUELTA A GUATEMALA

L’ecuadoriano Santiago Montenegro (Movistar-Best PC) si è imposto nella settima tappa, San Francisco el Alto – Santa Cruz del Quiché, percorrendo 120 Km in 3h27′52″, alla media di 34.64 Km/h. Ha preceduto di 1′08″ il guatemalteco Sergio Geovani Chumil (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) e il colombiano Wilmar Jair Pérez (ADD Quetzatenalgo). Nessun italiano in gara. Il guatemalteco Juan Mardoqueo Vasquez (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) è ancora leader della classifica con 2′21″ su Pérez e 6′43″ su Montenegro

TOUR DE FRANCE 2023: POCA CRONO, MOLTE PERPLESSITA’

ottobre 29, 2022 by Redazione  
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Svelato il percorso della Grande Boucle 2023, ciò che colpisce sono i 22 chilometri a cronometro individuale. Molte le salite, ma non sempre il disegno delle tappe è felice, troppe frazioni molto brevi. Ritorna il Puy-de-Dôme.

Forse la notizia più bella del percorso del Tour de France 2023 è il ritorno nel percorso dello storico Puy-de-Dôme, la salita più dura del Massiccio Centrale, dopo 35 anni di assenza.
Si tratta di una notizia straordinaria, anche perché comporterà uno sforzo logistico per gli organizzatori tra mancanza di spazi e carreggiata ridotta. Si vocifera, infatti, che gli ultimi 4 durissimi chilometri di salita saranno completamente interdetti al pubblico per garantire la sicurezza. E’ forse proprio questa, insieme alle tre tappe iniziali in terra basca, la vera notizia positiva perché, per il resto, tante sono le perplessità che suscita il percorso del prossimo Giro di Francia.
La prima e più grave è rappresentata dal ridotto chilometraggio a cronometro. Per vedere meno di 22 chilometri contro il tempo si deve ritornare con la mente al 2017, quando ne erano previsti solo quattordici. 22 chilometri sono davvero troppo pochi per incidere in modo significativo sull’equilibrio del percorso e in questo i francesi sono passati dall’eccesso degli anni 80 e 90, in cui venivano inseriti oltre 100 Km contro il tempo, a quelli attuali in cui spesso le prove a cronometro vengono relegate a delle scampagnate. La collocazione è pure infelice perché, dopo la crono, mancheranno solo due tappe di montagna prima della conclusione, mentre la funzione della tappa contro il tempo dovrebbe essere quella di distanziare gli scalatori leggeri, inadatti alle tappe a cronometro, per spingerli ad attaccare in montagna.
La seconda perplessità sta nelle altitudini. Il Tour de France, disputandosi in luglio, ha la fortuna di poter proporre diversi passaggi a grandi altitudini. La strade non mancano (Iseran, Galibier, Bonette ecc) e invece l’anno prossimo sarannoprevisti solo due passaggi oltre i 2000 metri (Tourmalet e Col de la Loze) , davvero pochi rispetto ad un Giro d’Italia che, pur disputandosi in maggio con maggiori pericoli meteo, andrà per ben 6 volte oltre quota 2000.
Terza perplessità la lunghezza delle tappe poichè appena due saranno le frazioni che supereranno (e di poco) i 200 Km: anche qui il confronto con il Giro è impietoso perchè la corsa rosa prevede 6 tappe oltre i 200 Km e solo una sotto i 150 Km (la passerella finale di Roma).
Dal punto di vista delle salite si incontrano nell’ordine due tappe pirenaiche abbastanza soft perché arriveranno molto presto, la tappa del Puy-de-Dôme, quattro alpine ed una sui Vosgi. Otto è un numero molto elevato di tappe di montagna, ma non tutte sono ben disegnate. Progettate bene, invece, sono le apparentemente secondarie tappe di collina e media montagna.
Ultima notazione doverosa è la pochissima parte del territorio francese toccato. Rispetto a percorsi di altri decenni, in cui si cercava di fare un vero Giro di Francia con una sorta di anello intorno al paese (da cui il nome Grande Boucle, letteralmente “grande ricciolo”), da alcuni anni la moda è quella di lasciar fuori amplissime parti del territorio.
Si partirà, come già da tempo noto, dai Paesi Baschi e precisamente da Bilbao con una tappa in circuito che prevede diversi mangia e bevi e il muro della Côte de Pike (2 Km al 10%) a 10 Km dall’arrivo: non è da escludere che qualche uomo di classifica provi a sorprendere gli altri come fece Nibali nel 2014 a Sheffield (e tutti sappiamo come andò a finire).
La seconda tappa terminerà a San Sebastián sulle strade della “Clásica” che tradizionalmente si corre una settimana dopo la fine del Tour. L’ascesa allo Jaizkibel, spesso affrontato in quella manifestazione, sarà posto a 16 chilometri dalla conclusione e ne farà una tappa adatta per una battaglia tra le seconde linee.
La tappa che porterà il gruppo in Francia, Amorebieta – Bayonne, presenterà un tracciato adatto ai velocisti, così come la successiva Dax-Nogaro che anticiperà la due giorni pirenaica. La prima frazione di montagna, disegnata tra Pau a Laruns, prevede 162 Km con il Col de Soudet e soprattutto il Marie Blanque, breve ma arcigno (ultimi 5 Km al 10%) a soli 18 Km dalla conclusione. I big potrebbero muoversi (nel 2020 Pogacar si impose a Laruns al termine di un tracciato quasi identico), anche se è ancora molto presto per sperare di fare la differenza e allora ecco che anche questa potrebbe essere un’occasione d’oro per outsiders di lusso.
La seconda tappa pirenaica, invece, vedrà certamente, se non attacchi, almeno schermaglie tra i big. Il Col du Tourmalet (souvenir Jacques Goddet), preceduto dall’Aspin, servirà a selezionare il gruppo, mentre i veri movimenti ci saranno sulla salita finale verso i 1353 metri di Cauterets. Non è una salita durissima, gli ultimi 5 Km sono i più duri con una media del 7%, però al termine di una tappa pirenaica con il Tourmalet al sesto giorno di gara questa salita potrebbe presentare il conto a qualcuno.
Esaurite le prime montagne, ci saranno due tappe di trasferimento (arrivi a Bordeaux e Limoges, favorevoli ai velocisti), prima di tornare finalmente il mitico Puy-de-Dôme. La tappa, fino alla salita finale, non è nel complesso durissima (a parte il tratto conclusivo) ma la cima ove è posto l’arrivo è storica, grandi campioni hanno conquistato tappe che si concludevano qui. Sono 14 Km di salita al 7,7%, ma gli ultimi 5 km hanno una pendenza media dell’11%. Qui si può fare davvero la differenza e alla vigilia del riposo certamente ci sarà voglia di darsi battaglia e la classifica potrebbe cominciare a prendere una certa fisionomia.
La decima tappa, sempre sul Massiccio centrale, sarà un’interessante frazione di media montagna tutta su è giù, anche se l’ultima salita è piuttosto lontana dal traguardo di Issoire, quasi 30 km che però saranno tutti in discesa. Di pianura in pratica non ce n’è e alla ripartenza dopo il riposo potrebbe esserci qualche sorpresa a livello classifica.
Dopo la facile tappa di Moulins per tirare il fiato, ecco un’altra interessante frazione di media montagna che da Roanne condurrà a Belleville-en-Beaujolais in 169 Km con tre colli molto simili in rapida sequenza nella seconda metà del tracciato. L’ultimo, il Col de la Croix Rosier, 5 Km al 7,7%, è posto a 27 km dall’arrivo e per affrontare le tre salite in successione ci vorrà certamente una ottima condizione. La tappa è decisamente da fughe, ma ci vorrà davvero talento per vincere una frazione tecnicamente complessa come questa.
La tappa numero 13 anticiperà le Alpi con un arrivo sul massiccio del Giura, anche se sino alla salita finale verso il Grand Colombier ci sarà ben poco da vedere visto che il Col de la Lèbe non è nulla di che.
L’ascesa finale è invece ben conosciuta dagli appassionati, 18 km al 7% sui quali si si può fare la differenza, ma non bisogna dimenticare che nel 2020 Roglic mise la squadra davanti e arrivarono al traguardo una cinquanta di corridori tutti assieme, senza alcun tentativo di attacco.
Molto più interessante la quattordicesima tappa, una delle più dure del Tour, anche se molto breve perchè si dovranno percorrere solo 152 Km tra Annemasse e Morzine. I GPM saranno sei e decisivi si annunciano gli ultimi due, con il Col de la Ramaz (14 Km di ascesa al 7%) a precedere un grande classico, il Col de Joux Plane, 11,7 Km con una inclinazione media del’8,5% prima dell’altrettanto classica picchiata verso Morzine. Un finale riproposto tante volte al Tour de France e qui gli italiano ricordano ancora il successo di Marco Pantani nel 1997 che, al termine di questa tappa, conquistò il terzo gradino del podio ai danni di Bjarne Rijs. In concreto lo Joux Plane è una salita da scalatori puri e, se si farà corsa dura già dalla Ramaz, ci potranno essere distacchi di una certa entità perché il dislivello da affrontare è molto elevato.
La quindicesima tappa si concluderà a Saint-Gervais Mont-Blanc con l’arrivo in salita in località Le Bettex dopo 180 km. Anche in questo caso il dislivello è importante, ma la tappa è complessivamente meno dura di quella del giorno precedente. Il Col de la Forclaz de Montmin e il Col de la Croix Fry sono troppo lontani dal traguardo per incidere, ma potranno rendere difficile tenere la corsa controllata. Duro il finale perché la Côte des Amerands, che costituisce la prima parte della salita finale, presenta una pendenza media del 10% su 3 Km e subito dopo ci saranno solo 2,5 Km di discesa prima di ricominciare a salire negli ultimi 7,3 Km al 7,8%. Anche in questo caso, il finale si presta ad attacchi degli uomini di classifica e sono prevedibili dei distacchi anche di una certa consistenza, specie se qualcuno partirà secco sulle maggiori inclinazioni dell’Amerands.
La seconda settimana si concluderò con l’unica prova contro il tempo di questo Tour de France, appena 22 Km per andare da Passy a Combloux . C’è di buono che si tratta di una frazione mista, con tratti pianeggianti in rettilinei, discese e salite dalle pendenze importanti (si affronterà anche la mitica Côte di Domancy dei mondiali del 1980, 2500 metri al 9.4%), non è una prova semplice e interpretarla male potrebbe causare danni notevoli, ma resta il fatto che l’incidenza di questa tappa sarà giocoforza limitata per i passisti che contano sulle prove a cronometro per competere in classifica.
Dopo l’ultimo giorno di riposo andrà in scena il secondo tappone alpino con arrivo a Courchevel, 166 Km con il Col de Saisies, il Cormet de Roselend, la Côte de Longefoy (attenzione alla discesa tecnica) e il Col de la Loze, che con i suoi 2264 metri sarà il punto più alto toccato dal Tour de France 2023, Souvenir Henri Desgrange. La salita è lunga e dura, presenta una pendenza massima molto elevata, ed è stata tenuta a battesimo nel 2020, quando in cima al colle si impose il colombiano Lopez, anche se tutti ricordano la battaglia tra Roglic e Pogacar, non fu però risolutiva. I 28 Km di ascesa, l’altitudine, il dislivello complessivo della tappa, le pendenze, i giorni di gara sulle spalle saranno tutti fattori che contribuiranno a rendere la frazione durissima. Dopo la cima del Col de la Loze, mancheranno ancora 7 chilometri per arrivare al traguardo di Courchevel dove i distacchi tra i big potrebbero essere anche considerevoli, considerando pure che all’ultimo chilometro la strada riprenderà a salire.
Dopo una tappa di pianura e una di collina abbastanza tranquilla (arrivi a Bourg-en-Bresse e Poligny), l’ultima sfida in montagna andrà in scena sui Vosgi con una solita minitappa di 133 Km piena di salite. Dopo lo storico Ballon d’Alsace nella parte iniziale, ci saranno diverse salite brevi nella parte centrale prima di affrontare il Petit Ballon, ascesa caratterizzata da dure pendenze (i primi 5 Km hanno una inclinazione media del 9%). Dopo la discesa inizierà subito l’ultima vera salita del Tour 2023, il Col de Platzerwasel, 7 Km all’8,3%. Dal colle mancheranno solo 8 Km all’arrivo ma, dopo il GPM, la strada continuerà a salire per qualche chilometro prima dell’arrivo a Le Markstein. Chi vorrà far saltare il banco deve partire sul Petit Ballon, la possibilità di fare il grande distacco alla vigilia di Parigi c’è, chi ha ancora energie potrà provare a ribaltare la classifica anche se il chilometraggio non aiuta. Le tappe brevi sono certamente corse a ritmo elevato, ma è più difficile provocare crisi rispetto ai tapponi over 200 Km nei quali il dosaggio sapiente dello sforzo riveste un ruolo fondamentale per riuscire a rendere al meglio.
L’atto finale come da copione sui Campi Elisi a Parigi , che saranno raggiunti partendo dal velodromo nazionale di Saint-Quentin-en-Yvelines, che l’anno successivo ospiterà le gare di pista in occasione delle Olimpiadi assegnate alla “Ville Lumière”.
Le sfide in salita certamente non mancheranno e ci sono almeno tre tappe in cui si possono escogitare attacchi in grande stile, tuttavia il confronto con il giro d’italia rimane impietoso. Vi è a favore della Corsa Rosa un divario di varietà, di complessità tecnica, di finezza nelle scelte, di equilibrio che è semplicemente imbarazzante.
Tante volte è stato sottolineato che la conformazione del territorio del Bel Paese aiuta certamente gli organizzatori a lavorare di fantasia, tuttavia non si può non sottolineare come certe scelte (come il chilometraggio contro il tempo e quello delle singole frazioni) non abbiano nulla a che fare con la varietà dei paesaggi e come quest’anno i francesi non abbiano sfruttato la fortuna di avere la corsa a luglio per mettere passaggi ad alta quota che costituiscono oggettivamente una difficoltà.
Ovviamente il Tour ha dalla sua il maggior prestigio internazionale e la partecipazione dei più grandi campioni che sono in grado di dare grande spettacolo, anche quando i percorsi lasciano a desiderare.

Benedetto Ciccarone

La cima del Puy-de-Dôme (www.clermontauvergnetourisme.com)

La cima del Puy-de-Dôme (www.clermontauvergnetourisme.com)

NIBALI STORY – CAPITOLO 8: SORRISI E LACRIME AL NEVEGAL

ottobre 29, 2022 by Redazione  
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Dopo aver vinto la Vuelta Vincenzo Nibali si schiera speranzoso al via del Giro del 2011, ai cui nastri di partenza si presenta anche Alberto Contador. Stavolta lo scalatore messinese fallisce l’obbiettivo anche a causa di uno straripante “Pistolero”, che balza in testa alla classifica sull’Etna e ci rimane fino a Milano dove si impone con sei minuti su Michele Scarponi (successivamente nominato vincitore in seguito alla squalifica per doping dello spagnolo) e quasi sette sullo Squalo. Nibali si deve così accontentare del podio e della vittoria nella cronoscalata al Nevegal, ottenuta in una giornata triste per il ciclismo perchè avvenuta a poche ore dalla tragica scomparsa del corridore Xavier Tondó, deceduto in una drammatico incidente domestico

I VERDETTI DEL NEVEGAL, CRONOSCALATA SENZA SORPRESE

Ci voleva la vittoria in rosa, anche se senza braccia alzate, senza revolverate: Contador dedica il trionfo a Xavier Tondo Volpini, il ciclista della Movistar scomparso lunedì in un assurdo incidente domestico. Per il resto pochi distacchi tra i grandi: ottima la prova di Nibali e Scarponi ma lo spagnolo resta irraggiungibile.

Nelle cronoscalate può sempre capitare qualcosa di strano, così come dopo il giorno di riposo. L’abitudine agli sforzi protratti ribaltata in un esercizio costretto entro i limiti della mezzora, le reazioni del corpo fustigato da sequele di montagne e poi rilassato in una giornata di ricreazione: se aggiungiamo la possibilità che qualche uomo fuori classifica si sia risparmiato per conquistare il suo lampo di gloria, tutto lascia pensare a un esito – del tutto o in parte – all’insegna dell’imprevedibilità, come peraltro è accaduto in precedenti edizioni.
Invece evidentemente nell’ascesa al colle bellunese i fattori si annullano vicendevolmente, e i risultati sono quanto mai conservativi rispetto a quanto visto fin qui. L’unica peculiarità, anch’essa peraltro ampiamente prevedibile, è una certa sofferenza negli atleti più avvezzi allo scatto che alla regolarità.

La tappa la domina Alberto Contador, lui solo regala distacchi davvero pesanti agli immediati – in termini di posizione, non certo di tempo – inseguitori in classifica: un avvio prudente, a tutelarsi dalle insidie delle curve, si traduce in un sensibile distacco al primo intertempo, dove Alberto “si confonde con la massa” fuori dai dieci, a 13” da un Nibali scattante e spregiudicato, che invece si esalta conquistando un netto primato al termine della fase pianeggiante. In salita però non c’è competizione: Contador sale agilissimo, alternando rilanci di potenza sui pedali, senza mai apparire appannato fino a un ultimo km in lievissimo affanno.
D’altro canto questo è il suo esercizio prediletto: sforzo concentrato al massimo, senza tormentose premesse, solo contro l’orologio con tanto di salita dura e regolare a schiantare gli avversari inermi.
Molto emozionante il podio con la dedica a Xavier Tondo Volpini, prematuramente scomparso lunedì mattina. Il pubblico foltissimo che ha scortato la scalata con entusiasmo e sportività, applaudendo come è giusto ogni atleta e regalando il proprio speciale appoggio alla maglia rosa, si è azzittito rispettosamente mentre Alberto, visibilmente commosso, indicava il cielo.

Tornando alla gara, solo Rujano contiene il distacco nella seconda parte della cronometro, quella ascendente, entro i 5” al km, patendo meno di quaranta secondi dal fenomeno in rosa.
Il piccolo venezuelano si conferma così baciato da un’affinità elettiva con le cronoscalate che già gli conoscevamo (per tacere il fatto che, pensando al suo peso piuma, anche sul piano si sa difendere): un avvio poco esplosivo, e – a suo dire – un finale col fiato corto, lo collocano comunque al quarto posto di giornata, rilanciandolo in vista di un finale di Giro che gli sorride, con i bei ricordi del Sestriere a precedere la cronometro conclusiva, più adatta a lui che al francese Gadret, oggi surclassato non solo in salita ma anche nel segmento iniziale. Ci sono quasi due minuti da rosicchiare, sarà comunque una bella lotta. Scalzato senza difficoltà Nieve, oggi esausto, appagato, e con l’occhio al lavoro di gregariato che ancora l’aspetta per il capitano Antón.

Al secondo e terzo posto di giornata troviamo la coppia italiana che si disputa i gradini del podio anche in generale: oggi è Nibali a prevalere, per una manciata di secondi (a 34” da Contador il siciliano, a 38” il marchigiano). Effettivamente tutto il Giro sembra dire di una lieve maggiore rotondità di prestazione da parte del più giovane Vincenzo, che ha sacrificato il bel bottino di cui ancora godeva nei confronti dell’avversario per provare a rimettere in discussione il primato assoluto durante il tappone dolomitico. Nondimeno oggi la salita vera e propria è stata meglio condotta da Michele, capace di assestare a Nibali un paio di secondi al km, compensando così integralmente il distacco subito nella prima frazione: di nuovo però, quando la strada si faceva meno impervia ma non per ciò meno esigente – i fatali e rivelatori falsopiani conclusivi! – è stato lo squalo ad assestare il morso decisivo. Sicuramente Nibali ha pagato verso metà salita la propria aggressività della prima parte, lo si è notato a tratti in certa qual difficoltà, però il traguardo lo ha visto più fresco e sereno in viso, a ulteriore testimonianza di una conclusione in crescendo capace di recuperare qualcosa perfino al devastante Contador odierno.

Tra i dieci e i venti secondi da Nibali troviamo altri tre uomini importanti, anche se non tutti di classifica: il quinto posto del “sempreverde” (mai meglio detto!) Garzelli conferma che oggi non erano più in conto gli sforzi pregressi, o meglio che essi sono stati tanto stravolgenti per tutti da veder premiato comunque lo stato di forma, senza particolari vantaggi per chi ha creduto di “risparmiarsi” nei tapponi alpini. Poi comunque positivi, ancora una volta assai prevedibilmente, visto che la prova era molto adatta a loro, ecco Kreuziger e Menchov: la maglia bianca rafforza il proprio primato in quella classifica, e conduce una prova praticamente identica a quella di Nibali a poco più di un secondo al km di differenza. Si osserva la formazione comune e la confrontabilità delle caratteristiche, ferma restando la maggior maturità di Nibali e il salto qualitativo da lui ormai compiuto, di là da venire per l’ex compagno. La prova di Menchov è invece caratterizzata da un pessimo primo settore, compensato solo parzialmente da una salita perfettamente all’altezza di Nibali e Scarponi: forse un eccesso di prudenza o più probabilmente una difficoltà a carburare, certamente il russo certifica di essere in crescita e di pagare, in questo Giro, gli impedimenti dovuti a un avvio poco brillante. Comunque l’uomo Geox sta continuano molto professionalmente ad onorare appieno la gara, ratificando indirettamente che i trionfi di Contador non possano essere ridotti a una penuria di avversari di livello.

Tra gli altri uomini di classifica, abbiamo già accennato alla giornata difficile di Gadret: tale sarà, ma in misura minore, anche per Joaquim Rodriguez e Antón; il primo si distingue per un avvio fulminante nella parte di pianura, a soli 3” da Nibali, quarto assoluto assediato da passisti, grazie alla scelta di optare per una bici da crono, cambiata in pochi istanti dopo il riferimento. In salita poi non crolla, ma certamente non esprime il proprio potenziale su un tracciato che sarebbe stato a lui confacente. Resta però a un mezzo minuto da Nibali, mentre un po’ più pesante è il distacco dell’uomo Euskaltel (1’21” da Contador, dunque 47” da Nibali), anch’egli poco convincente in salita ma anche meno brillante in pianura (epperò, tanto per dire, a soli 3” da Contador e perfino davanti a Menchov!). Di fatto entrambi, coerentemente con la giornata priva di sobbalzi sulla sedia, assestano la propria classifica generale nei dieci, complice il crollo di Arroyo, e anzi “vedono” la “top 5”, in un Giro che – a parte il pistolero di Pinto – presenta comunque un livello medio omogeneo, oseremmo dire perché livellato verso l’alto.

Per concludere, al netto della giovane età, segnaliamo le belle prove di Kruijswijk, Ulissi e Pirazzi. Ci ha colpito, nel nostro diarista, la “mancata volata” per conquistare un secondo posto provvisorio scavalcando quello Stef Clement che a lungo aveva dominato la classifica “prima dei big”. Certamente c’era già Samoilau davanti, e altrettanto certamente quella posizione era destinata a tramutarsi in una “zona top 20”: ma se Ulissi è salito con la tranquillità dimostrata in questo finale, altri margini ci sono eccome.

Gabriele Bugada

Attorniato dai suoi tifosi Nibali affrontata la cronoscalata al Nevegal (foto Bettini)

Attorniato dai suoi tifosi Nibali affrontata la cronoscalata al Nevegal (foto Bettini)

28-10-2022

ottobre 29, 2022 by Redazione  
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VUELTA A GUATEMALA

Il guatemalteco Juan Mardoqueo Vasquez (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) si è imposto nella sesta tappa, San Marcos – Quetzaltenango, percorrendo 137 Km in 4h28′55″, alla media di 30.567 Km/h. Ha preceduto di 24″ il colombiano Wilmar Jair Pérez (ADD Quetzatenalgo) e 39″ l’ecuadoriano Santiago Montenegro (Movistar-Best PC). Nessun italiano in gara. Vasquez è ancora leader della classifica con 2′21″ su Pérez e 6′40″ sull’ecuadoriano Wilson Steven Haro (Team Banco Guayaquil Ecuador)

27-10-2022

ottobre 28, 2022 by Redazione  
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VUELTA A GUATEMALA

Il colombiano Robinson Chalapud (Team Banco Guayaquil Ecuador) si è imposto nella quinta tappa, Totonicapán – Esquipulas Palo Gordo, percorrendo 135 Km in 3h14′08″, alla media di 41.724 Km/h. Ha preceduto di 2′14″ il guatemalteco Julio Amilcar Ispache (Decorabaños – AC Quetzaltenango) e di 2′15″ l’ecuadoriano Steven Haro (Team Banco Guayaquil Ecuador). Nessun italiano in gara. Il guatemalteco Juan Mardoqueo Vasquez (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) è ancora leader della classifica con 1′57″ sul colombiano Wilmar Jair Pérez (ADD Quetzatenalgo) e 2′46″ sul connazionale Sergio Geovani Chumil (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki)

26-10-2022

ottobre 28, 2022 by Redazione  
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VUELTA A GUATEMALA

Il guatemalteco Juan Mardoqueo Vasquez (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) si è imposto nella quarta tappa, Santa Lucía Cotzumalguapa – Sololá, percorrendo 116.5 Km in 4h05′31″, alla media di 28.471 Km/h. Ha preceduto di 2′16″ il connazionale Sergio Geovani Chumil (Hino-One-La Red-Tigo-Suzuki) e il colombiano Wilmar Jair Pérez (ADD Quetzatenalgo). Nessun italiano in gara. Vasquez è il nuovo leader della classifica con 1′57″ su Pérez e 2′46″ su Chumil

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