UN’ATTUALISSIMA REPLICA DI VENT’ANNI FA

È già stata disputata in passato la quinta tappa del Giro 2022. Correva l’anno 1999 e si viaggiava, allora come oggi, da Catania alla volta di Messina dove tutti attendevano lo sprint in maglia rosa di Mario Cipollini. Ma quel giorno “Supermario” fu disarcionato dal vento e anche oggi tutti dovranno tenere la massima attenzione nell’affrontare il tratto disegnato lungo le coste tirreniche che si percorrerà nel finale.

Capita di rado che una tappa di un grande giro sia riproposta tale e quale mamma l’ha fatta. A Tour e Vuelta non è mai successo, mentre i precedenti al Giro si contano sulle dita di una mano e sempre si è trattato di riproposizioni di tappe storiche e fondamentali ai fini della classifica, per la precisione della mitica Cuneo-Pinerolo (1949, 1964 e 1982) e della crono Soave – Verona, proposta come tappa conclusiva della Corsa Rosa nel 1981 e nel 1984, quando ci fu il clamoroso ribaltone di Moser ai danni di Fignon. Finora, però, non era successo che fosse replicata una tappa interlocutoria, di quelle destinate ai velocisti, una “lacuna” che sarà colmata l’11 maggio quando i corridori affronteranno i 172 km che da Catania conducono a Messina ripercorrendo fedelmente rotte che già sono state solcate il 17 maggio del 1999, quando la terza tappa della Corsa Rosa terminò con il successo allo sprint dell’olandese Jeroen Blijlevens, che precedette il ceco Ján Svorada e l’italiano Massimo Strazzer. I “girini” del 2022 faranno bene ad andare a recuperare cronache e filmati di quella frazione e segnarsi in rosso il lungo tratto pianeggiante finale, che inizierà a una settantina di chilometri dal traguardo, una volta terminata la discesa dalla Portella Mandrazzi. La salita a quest’ultima è pedalabile e non farà paura agli sprinter, essendo anche stata affrontata senza problemi per i velocisti nel finale della tappa di Villafranca Tirrena del Giro del 2020, conquistata dal francese Arnaud Démare. I veri problemi in questa giornata arriveranno dal vento, che spesso sferza con decisione la costa tirrenica della Sicilia che da Milazzo punta verso lo Stretto di Messina e che proprio dalle parti di Villafranca nel 1999 provocò una caduta che tolse di mezzo il favorito per la vittoria quel giorno, il toscano Mario Cipollini, che indossava la maglia rosa alla partenza da Catania e che a causa dei postumi immediati per quel giorno si vide escluso dai giochi per la vittoria, fortunatamente senza riportar danni (e, infatti, riuscirà a proseguire quel Giro e si ritirerà solo alla 18a tappa dopo aver messo in cascina quattro vittorie di tappa).
Lasciata Catania i corridori punteranno subito verso nord, transitando pochi chilometri dopo la partenza da Aci Trezza, che non è soltanto la patria letterale dei Malavoglia ma anche il paese natale di Francesco Procopio dei Coltelli, il cuoco che ha inventato gelato e granita, delizie che qui si possono gustare ammirando dalla spiaggia l’arcipelago delle Isole dei Ciclopi, scogli d’origine vulcanica che la tradizione vuole scagliati in mare da Polifemo, infuriato dopo esser stato accecato da Ulisse. Una dolce salita introdurrà il gruppo nel cuore d’Acireale, conosciuta per i suoi monumenti barocchi, scenografica quinta alle sfilate del più celebre carnevale di Sicilia, qui documentato fino al 1594 e i cui spettacoli si svolgono in Piazza del Duomo, al cospetto della cattedrale e della basilica dei Santi Pietro e Paolo. Tornati in pianura si “veleggerà” verso Giardini-Naxos, località balneare sorta presso l’area archeologica dell’antica Nasso e dal cui porto riprese il viaggio dei Mille verso la Calabria dopo le giornate siciliane della storica spedizione. Lasciata la costa ionica il percorso virerà verso l’interno per risalire dolcemente la valle dell’Alcantara, meta turistica gettonata per le gole nelle quali s’insinua l’omonimo fiume, larghe da un massimo di 5 a un minimo di 2 metri, luogo recentemente scelto per mettere in scena rappresentazioni teatrali ispirate alla Divina Commedia e all’Odissea. Probabile vento a parte non sarà certo un’odissea il viaggio odierno del gruppo, che tra poco si accingerà ad affrontare la parte più impegnativa della tappa, la salita ai 1125 metri della Portella Mandrazzi, quasi 20 Km al 4% per raggiungere il passo che rappresenta l’anello di congiunzione tra le catene montuose dei Nebrodi e dei Peloritani e che i “girini” toccheranno dopo aver attraversato uno dei sette “Villaggi Schisina”, oggi in abbandono, costruiti nel 1950 per dare alloggio ai contadini che la regione aveva incaricato di coltivare le terre circostanti. Con una discesa ancora più lunga rispetto alla salita appena superata, si planerà in direzione della costa tirrenica transitando ai piedi della Rocca Salvatesta, una delle cime più elevate dei Peloritani, poco prima di giungere nel centro di Novara di Sicilia, inserito nel circuito dei “borghi più belli d’Italia”. All’inizio del tratto pianeggiante conclusivo la corsa toccherà la località termale di Vigliatore, frequentata per scopi curativi fin dall’epoca romana (periodo al quale risale la Villa di San Biagio, rinvenuta negli anni 50 del secolo scorso). Successiva meta del plotone sarà la cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto, il centro più popoloso della provincia di Messina dopo il capoluogo, dotata di numerosi edifici di culto come la Basilica minore di San Sebastiano, inaugurata nel 1936, e l’antichissima chiesa rupestre di Santa Venera. Il mare i corridori torneranno ad avvicinarlo fisicamente a una quarantina di chilometri dall’arrivo, poco prima del passaggio da Villafranca Tirrena, dopo la quale l’altimetria proporrà un paio di lievi saliscendi. Lasciatisi alle spalle questo poco tormentato tratto, si ritroverà definitivamente la pianura alle porte di Capo Peloro, l’estremità nordorientale della Sicilia e luogo dove le acque del Tirreno s’incontrano con quelle dello Stretto dando vita alle forti correnti che gli antichi ritenevano fosse causate da Cariddi, mostro marino simile a una lampreda pronta a trascinare con sé i malcapitati naviganti di passaggio. Rimarranno saldamente sulla terraferma i “girini” che a questo punto effettueranno il giro di boa che li riporterà verso sud, andando a fiancheggiare le placide acque dei due laghetti costieri di Ganzirri, antiche paludi nel quale i pescatori locali vanno a “caccia” di gustose vongole chiamate “cocciule”. L’inferno di Cariddi è alle spalle e ora il gruppo si troverà ad attraversare un vero e proprio “eden”, almeno dal punto di vista toponomastico perché nel volgere di pochi chilometri si attraverseranno tre frazioni messinesi i cui nomi invogliano alla sosta, Pace, Contemplazione e Paradiso. Ma il traguardo è oramai è alle porte e sta nuovamente per scatenarsi un’infernale ridda, quella tipica dei frenetici istanti che precedono uno sprint…

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella Mandrazzi (1125 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” tra Francavilla di Sicilia e Novara di Sicilia, separa la catena dei Monti Peloritani da quella dei Nebrodi. In quattro precedenti occasioni è stata GPM al Giro d’Italia: nel 1954 fu conquistata da Giuseppe “Pipaza” Minardi (tappa Palermo – Taormina, vinta dal medesimo corridore), nel 1999 da Mariano Piccoli (la tappa Catania – Messina citata nell’articolo), nel 2003 dal colombiano Freddy González (Messina – Catania) vinta da Alessandro Petacchi e nel 2020 durante l’altra tappa menzionata nell’articolo, quella di Villafranca Tirrena, ha transitarvi in testa fu l’elvetico Simon Pellaud.

Portella Pertusa (974 metri). Valicata dalla SS 185 “di Sella Mandrazzi” nel corso della discesa dalla Portella Mandrazzi a Novara di Sicilia, all’altezza del bivio per Fondachelli.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Vista aerea su Capo Peloro e l’altimetria della quinta tappa (wikipedia)

Vista aerea su Capo Peloro e l’altimetria della quinta tappa (wikipedia)

CIAK SI GIRO

La rappresentazione teatrale della Divina Commedia del 2008 non è stata il debutto “infernale” della Gola dell’Alcantara, che aveva rivestito per la prima volta i panni degli inferi nel 1966, quando Ettore Scola la scelse per girarvi le scene iniziali de “L’arcidiavolo”, film nel quale Belzebù decide di mandare sulla terra il diavolo Belfagor – interpretato da Vittorio Gassman – nel tentativo di minare la pace che era stata stretta in Italia tra il papa e Lorenzo de’ Medici. Si trattava, in realtà, della seconda volta sul grande schermo delle suggestive gole, che nel 1962 erano state immortalate in un colossal firmato dal regista americano Richard Fleischer e ispirato alle vicende di Barabba (impersonato da Antony Quinn), il criminale menzionato dai vangeli la cui scarcerazione fu sottoposta in “ballottaggio” con quella di Gesù. Le spettacolari gole siciliane saranno così scoperte dal cinema, che vi si terrà però lontano per parecchi anni e per la precisione fino al 1983, quando Giacomo Battiato vi si recherà per alcune delle riprese de “I paladini: storia d’armi e d’amori”, film ispirato in parte all’Orlando Furioso dell’Ariosto e nel quale recitò un ancora sconosciuto Ron Moss, l’attore statunitense che a partire dal 1987 diventerà celebre interpretando il ruolo di Ridge nella soap opera “Beautiful”. Due anni più tardi Mariano Laurenti, recentemente scomparso, vi porterà il popolare attore e cantante napoletano Nino D’Angelo, qui in azione in “Popcorn e patatine”, mentre l’ultimo film che permette di ammirarle è “Il racconto dei racconti – Tale of Tales” di Matteo Garrone, uscito nel 2015.

Scena de Larcidiavolo girata nelle grotte dellAlcantara (www.davinotti.com)

Scena de "L'arcidiavolo" girata nelle grotte dell'Alcantara (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film sopra citati (eccetto “I paladini: storia d’armi e d’amori”)

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/barabba/50016353

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/l-arcidiavolo/50006131

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/popcorn-e-patatine/50013064

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/il-racconto-dei-racconti-tale-of-tales/50035750

FOTOGALLERY

Aci Trezza, Isole dei Ciclopi

Acireale, Piazza del Duomo

La spiaggia di Giardini-Naxos e le colline sullo sfondo in un’insolita veste invernale

Uno scorcio di Novara di Sicilia

Barcellona Pozzo di Gotto, chiesa rupestre di Santa Venera

Il lungomare di Villafranca Tirrena

La spiaggia di Capo Peloro

Il più grande tra i due laghi di Ganzirri

Messina, statua della Madonna della Lettera

SULLA SERRA DE TRAMUNTANA E’ SEMPRE WELLENS TIM(E)

gennaio 28, 2022 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Il Trofeo Serra de Tramuntana 2022 è vinto da Tim Wellens (Lotto Soudal) dopo un combattutissimo sprint con Alejandro Valverde (Movistar) e Simon Clarke (Israel-Premier Tech) che devono accontentarsi dei piazzamenti; particolarmente deluso il murciano che si è visto stringere verso le transenne da Wellens e così per un attimo smettere di pedalare.

Il terzo giorno di corsa del Challenge Mallorca 2022 prevede una tappa di 159 km con andata e ritorno da Lloseta ed i soliti GPM, ben 4 e altre salitelle per rendere più frizzante la gara, l’ultima asperità è il Coll de Puig Major posto a quota 890 m.s.l.m. ed a 33 km dalla conclusione, 15 km di scalata al 6% medio che caratterizzeranno le fasi finali della gara. Si parte con il solito canovaccio, gruppo che lascia andare via la fuga di giornata poco prima del decimo chilometro dal via. In avanscoperta abbiamo: Sven Burger (BCY), Sander De Pestel (SVB), Raul Garcia Pierna (EKP), Julen Irizar Laskurain (EUS), Jacopo Mosca (TFS), Jokin Murguialday (CJR) e Kévin Vauquelin (ARK). Prova con un attimo di ritardo anche Diego Rosa (Eolo-Kometa) ma per il torinese nulla da fare rimasto dapprima a bagnomaria e successivamente riassorbito dal gruppo. Stessa sorte per Burger, costretto a lasciare la testa della corsa per una scivolata. Dopo i primi minuti di vantaggio, il gruppo e staccato dalla testa della corsa a 3’:40” ai piedi del Coll de Femenies primo GPM di giornata. L’inseguimento ha uno scossone dagli uomini della Bora – Hansgrohe e dai Movistar quest’ultimo con chiare intenzioni di puntare alla tappa. Da registrare un momento davvero sfortunato per Aurélien Paret-Peintre (Ag2r Citroën Team), caduto nella fase iniziale della corsa e rimasto a lungo nella coda del gruppo per ricevere cure dalla vettura medica, decide di ritirarsi per essere accompagnato in ospedale. Il gruppo intanto in assoluto controllo, concede di nuovo vantaggio ai fuggitivi che si riportano così a 4’ di margine e sarà questo il vantaggio massimo accumulato. Allo scollinamento Jacopo Mosca che tenta per un attimo un allungo in solitaria, ma nell’arco di pochi chilometri viene ripreso dai compagni di fuga. In vista della salita successiva, è la Movistar, questa volta tutta sola, ad imprimere una nuova accelerazione, mentre davanti è Kévin Vauquelin ad attaccare, riuscendo così a scollinare da solo e conservare 20” di margine sugli immediati inseguitori e di 1’28” sul gruppo, ridotto a circa 60 unità. Nella salita successiva, la più dura di giornata, Raul Garcia Pierna e Kévin Vauquelin rimangono ben presto da soli al comando, ma dietro la Movistar tiene un ritmo davvero alto proteggendo il loro uomo di punta per un arrivo del genere posto in leggera salita ovvero Alejandro Valverde. Ripresi quindi in poco tempo tutti i fuggitivi, iniziano dal gruppo i primi attacchi portati da Ben Zwiehoff (BOH) ed Elie Gesbert (ARK) imitati poco dopo da Alejandro Valverde (Movistar) che si porta dietro un gruppetto composto da: Ben Zwiehoff (BOH), Emanuel Buchmann (BOH), Elie Gesbert (ARK), Brandon Mcnulty (UAD), Kobe Goossens (IWG), Tim Wellens (LTS), Simon Clarke (IPT) e Warren Barguil (ARK). L’azione iniziale di Valverde intanto ha avvantaggiato con un contrattacco il compagno di squadra Enric Mas, raggiunto subito dopo da Gesbert, e poi da tutti gli altri, si fanno sorprendere invece Barguil e di Zwiehoff, che perdono l’occasione di essere nell’azione buona del finale di corsa. A circa 25 chilometri dalla conclusione è ancora Valverde ad attaccare questa volta per sé stesso, ma i sette al comando riescono a contenere le sfuriate dell’ex campione del mondo e così a 20 chilometri dalla conclusione sono ancora sette gli uomini al comando. Successivamente ai -15 è ancora Enric Mas ad attaccare, percepito il pericolo il sestetto, con Valverde “passivo” si riporta sullo spagnolo a 10 Km dalla conclusione. Ai meno 5 è Tim Wellens a testare il polso agli avversari, anche il suo attacco viene ripreso, e quindi sarà inevitabilmente lo sprint a decretare il vincitore, troppo facile il leggero tratto all’insù del finale per fare distacchi. Dall’ultima semicurva escono appaiati Tim Wellens e Alejandro Valverde, con il belga che è il più furbo a prendere la posizione migliore costringendo il murciano verso le transenne costretto addirittura rallentare e “lasciare” così la vittoria, presa con tanta esperienza, al belga. Prima vittoria stagionale per Tim Wellens, mentre il murciano deve accontentarsi del secondo gradino del podio, terzo Simon Clarke e leggermente più indietro Enric Mas tra i protagonisti del finale. Domani penultimo appuntamento con il Challenge Mallorca; si disputerà il Trofeo Pollença – Port d’Andratx, con un finale adattissimo ai finisseur abili in salita, visto che gli ultimi 3 km presentano uno zampellotto con punte al 13%.

Antonio Scarfone

Tim Wellens vince il Trofeo Serra de Tramuntana (foto: Getty Images)

Tim Wellens vince il Trofeo Serra de Tramuntana (foto: Getty Images)

28-01-2022

gennaio 28, 2022 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

CHALLENGE CICLISTA MALLORCA – TROFEO SERRA DE TRAMUNTANA

Il belga Tim Wellens (Lotto Soudal) si è imposto nella corsa spagnola, circuito di Lloseta, percorrendo 158.9 Km in 4h12′32″, alla media di 37.753 Km/h. Ha preceduto allo sprint lo spagnolo Alejandro Valverde (Movistar Team) e l’australiano Simon Clarke (Israel-Premier Tech). Miglior italiano Davide Villella (Cofidis), 13° a 1′52″

TOUR OF SHARJAH (Emirati Arabi Uniti)

L’australiano Cyrus Monk (MEIYO CCN Pro Cycling) si è imposto nella prima tappa, circuito a cronometro di Sharjah, percorrendo 8.9 Km in 11′18″, alla media di 47.044 Km/h. Ha preceduto di 4″ lo sloveno Grega Bole (Shabab Al Ahli Cycling Team) e di 6″ lo spagnolo Eusebio Pascual (Bahrain Cycling Academy). Nessun italiano in gara. Monk è il primo leader della classifica con 4″ su Bole e 6″ su Pascual

27-01-2022

gennaio 27, 2022 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

CHALLENGE CICLISTA MALLORCA – TROFEO PORT D’ALCÚDIA – PORT D’ALCÚDIA

L’eritreo Biniam Girmay Hailu (Intermarché – Wanty – Gobert Matériaux) si è imposto nella corsa spagnola, circuito di Port d’Alcúdia, percorrendo 173.2 Km in 3h50′48″, alla media di 45.026 Km/h. Ha preceduto allo sprint il sudafricano Ryan Gibbons (UAE Team Emirates) e l’italiano Giacomo Nizzolo (Israel – Premier Tech)

GHIRMAY SFRECCIA AL TROFEO ALCUDIA. PRIMA VITTORIA DEL 2022 DEL CICLISTA ERITREO

gennaio 27, 2022 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Biniam Ghirmay (Team Intermarchè Wanty Gobert) vince in volata il Trofeo Alcudia davanti a Ryan Gibbons (UAE Team Emirates) e Giacomo Nizzolo (Team Israel Start Up Nation). Il giovane ciclista eritreo, che ha già fatto vedere alcuni lampi di classe nelle stagioni passate, si ‘traveste’ da Evenepoel (entrambi classe 2000) e prova a conquistarsi un posto di rilievo tra i ciclisti da seguire con attenzione nel corso della stagione.

La seconda delle cinque prove del Challenge Mallorca 2022 è il trofeo d’Alcudia, lungo quasi 174 km, che ha come partenza ed arrivo la località di Port d’Alcudia. Dal punto di vista altimetrico, è sicuramente la più facile delle cinque prove, dal momento che il percorso è quasi del tutto pianeggiante se si esclude la parte finale con il Coll Sa Batalla ed il Coll Femenia sui quali potrebbe scoppiare la battaglia per la vittoria finale. Si inizierà a salire poco dopo il km 120 e l’ultimo scollinamento sarà al km 143. Chissà che la bella prova di ieri di Brandon McNulty (UAE Team Emirates) al Trofeo Calvia, autore di un attacco solitario nella seconda metà della corsa, non possa magari ispirare qualche ciclista e far esplodere la corsa già prima del fatidico km 120. Sono otto le squadre WT alla partenza, su un totale di venticinque. Curiosità per l’esordio stagionale con le nuove squadre di nomi importanti come Pascal Ackermann (UAE Team Emirates), Ivan Ramiro Sosa (Team Movistar), Giacomo Nizzolo (Team Israel Start Up Nation), Max Walscheid (Team Cofidis) ed Alexander Kristoff (Team Intermarchè Wanty Gobert). Dei cinque ciclisti appena citati, quattro sono velocisti e se tengono sulle due salite conclusive potranno senz’altro giocarsi la vittoria in volata. La fuga di giornata si formava intorno al km 20 grazie all’azione di quattro ciclisti: Mikel Bizkarra (Team Euskaltel Euskadi), Tuur Denz (Team Sport Vlaanderen Baloise), Yentl Vandevelde (Minerva Cycling Team) e Raul Colombo (Team Work Service). Dopo 26 km il ritardo del gruppo era superiore ai due minuti. La fuga aumentava il vantaggio dopo 45 km quando il gruppo era segnalato a più di 5 minuti di ritardo. Al km 100 la fuga manteneva ancora 4 km e mezzo di vantaggio, mentre si avvicinava la parte decisiva della corsa. Il Team Bora Hansgrohe si portava in testa al gruppo e il vantaggio della fuga iniziava a scendere più rapidamente. All’inizio della salita di Sa Batalla il gruppo era segnalato a circa 2 minuti di ritardo dalla testa della corsa. Il ritmo dei fuggitivi rallentava e così Bizkarra accelerava in testa e tentava l’azione in solitaria. L’UAE Team Emirates accelerava ed imprimeva un nuovo scossone al gruppo inseguitore; anche il Team Movistar si faceva vivo nelle prime posizioni del gruppo. Bizkarra, pur riuscendo a scollinare da solo sul Coll de Sa Batalla e sul successivo Coll de Femenia, veniva ripreso in discesa, quando mancavano circa 25 km all’arrivo. Il gruppo passava sotto la flamme rouge dell’ultimo km forte di una sessantina di ciclisti. Era Biniam Ghirmay (Team Intermarchè Wanty Gobert) ad imporsi in volata davanti a Ryan Gibbons (UAE Team Emirates) e Giacomo Nizzolo (Team Israel Start Up Nation). Chiudevano la top five Ivan Garcia Cortina (Team Movistar) in quarta posizione e Matis Louvel (Team Arkea Samsic) in quinta posizione. Nella top five si registrava la presenza di altri velocisti di un certo spessore come Ackermann, Matthews e d Allegaert. Il giovane ciclista eritreo classe 2000 inizia al meglio la stagione 2022 ottenendo la prima vittoria stagionale e facendo intravedere le sue doti di passista-scalatore con un ottimo spunto veloce. Battere gente come Gibbons, Nizzolo, Ackermann e Matthews è tanta roba. Domani è in programma la terza prova del Challenge Mallorca, il Trofeo Serra de Tramuntana, per un totale di quasi 159 km. Questa volta non mancheranno i gpm, e pure belli tosti: in tutto sono quattro, tre di seconda e uno di prima categoria. Proprio su quest’ultimo, il Coll Puig Major, a circa 30 km dall’arrivo, si potrebbe decidere la corsa. Sono quasi 15 km con una pendenza media intorno al 6%.

Giuseppe Scarfone

Biniam Ghirmay vince il Trofeo Alcudia (foto: Getty Images)

Biniam Ghirmay vince il Trofeo Alcudia (foto: Getty Images)

BIG MCNULTY SI PAPPA IL TROFEO CALVIA

gennaio 26, 2022 by Redazione  
Filed under Copertina, News

Oggi di scena il Trofeo Calvia, gara iniziale del Challenge Mallorca 2022 della durata di cinque giorni, conquistato da Brandon McNulty (UAE Team Emirates) grazie ad un’azione solitaria confezionata a ben 60 Km dall’arrivo, azione irresistibile per un gruppetto di inseguitori arrivato con oltre 1’ di ritardo dallo statunitense, che torna alla vittoria dopo un digiuno lungo quasi tre anni

Lo scenario è quello delle Baleari con un sole che invoglia ad animare le prime fasi della corsa, ed infatti pronti via si accende la lotta per portare via la prima fuga della stagione ciclistica dell’anno 2022, a mettersi subito in evidenza abbiamo Mirco Maestri (Eolo-Kometa), James Piccoli (Israel – Premier Tech) e Pablo Montes (Electro Hiper Europa – Caldas). I tre attaccanti di giornata riescono ad avere fin dai chilometri iniziali un vantaggio di circa 6’ ai piedi del Col des Grau Gpm di seconda categoria posto a 31,5 Km di corsa. Tappa mossa, questa di apertura, con ben 5 Gpm, tre di seconda categoria e due di terza per un totale di 155 Km da percorrere. Dopo lo scollinamento il ritmo del gruppo inseguitore cambia decisamente quando verso il successivo Gpm del Coll de Sòller arrivano davanti Lotto Soudal e Movistar, che decidono di iniziare a fare sul serio, grazie all’impulso di Lotto Saudal e Movistar il vantaggio dei tre uomini di testa scende a 50” per essere definitivamente riassorbito lungo la discesa. Velocità altissima, forza fresche di inizio stagione, e parte subito un contrattacco che sorprende il gruppo, questa volta ad evadere sono Kobe Goossens (Intermarchè-Wanty-Gobert), Brandon McNulty (UAE Team Emirates), Diego Rosa (Eolo-Kometa), Einer Augusto Rubio Reyes (Movistar), Cian Uijtdebroeks (Bora-hansgrohe) e Tim Wellens (Lotto Soudal), bravi ancora Mirco Maestri (Eolo-Kometa) e James Piccoli (Israel – Premier Tech) a ritornare protagonisti in testa alla corsa. La nuova azione di attacco stenta però a crescere in termini di tempo guadagnato, soltanto 26”, complice anche i numerosi “mangia e bevi” con tratti veloci in discesa che favoriscono chi insegue. Quando tutti si aspettavano un nuovo ricongiungimento in testa ecco l’azione a sorpresa, a 63 Km dall’arrivo creata da Brandon McNulty (UAE Team Emirates), in un tratto in salita lo statunitense allunga tutto solo verso l’ascesa al Gpm del Coll den Claret ultima asperità di seconda categoria. A 50Lm dall’arrivo il vantaggio di McNulty è di 50”, intanto dietro un gruppetto numerose prova ad organizzare l’inseguimento con dentro: Vincenzo Albanese (EOK), Warren Barguil (ARK), Emanuel Buchmann (BOH), Simon Clarke (IPT), Kevin Colleoni (BEX), Raul Garcia Pierna (EKP), Elie Gesbert (ARK), Simon Geschke (COF), Kobe Goossens (IWG), Ben Hermans (IPT), Laurens Huys (IWG), Jaakko Hänninen (ACT), Matteo Jorgenson (MOV), Andreas Kron (LTS), Michael Matthews (BEX), Adria Moreno Sala (BBH), Gregor Mühlberger (MOV), Lukasz Owsian (ARK), Aurélien Paret Peintre (ACT), James Piccoli (IPT), Einer Augusto Rubio Reyes (MOV), Joel Suter (UAD), Cian Uijtdebroeks (BOH), Alejandro Valverde (MOV), Harm Vanhoucke (LTS), Davide Villella (COF), Tim Wellens (LTS), Filippo Zana (BCF) e Ben Zwiehoff (BOH). Da questo gruppo evadono successivamente Vincenzo Albanese (EOK), Emanuel Buchmann (BOH), Simon Clarke (IPT), Simon Geschke (COF), Kobe Goossens (IWG), Matteo Jorgenson (MOV), Lukasz Owsian (ARK), Joel Suter (UAD), Alejandro Valverde (MOV), Tim Wellens (LTS) e Ben Zwiehoff (BOH) e questa volta la voglia di prendere la testa della corsa sembra essere più incisiva, il gruppetto a tratti guadagna ma negli ultimi tratti di corsa, quando la strada è intervallata da piccoli strappi, lo statunitense riesce ancora a guadagnare secondi indice di una forma eccezionale. A 25 Km da Palmanova, sede di arrivo, McNulty supera il minuto vi vantaggio con il restante gruppo principale a oltre 2’:40”. Ormai è una passerella trionfale quella che avrà vissuto il 23enne in forza alla UAE Team Emirates che si gusta tutto solo il traguardo volante a 13 Km dalla conclusione e si appresta ad alzare le braccia al cielo. Prova di forza schiacciante per la prima vittoria stagionale, impreziosita dal secondo posto di Joel Suter, nuovo compagno di squadra del vincitore, terzo Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa) che perde la volata del secondo gradino del podio. Appuntamento domani con il Trofeo d’Alcudia, seconda prova del Challenge Mallorca 2022.

Antonio Scarfone

Brandon NcNulty vince il Trofeo Calvia (foto: Getty Images)

Brandon NcNulty vince il Trofeo Calvia (foto: Getty Images)

26-01-2022

gennaio 26, 2022 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

CHALLENGE CICLISTA MALLORCA – TROFEO CALVIÀ

Lo statunitense Brandon McNulty (UAE Team Emirates) si è imposto nella corsa spagnola, Peguera – Palmanova, percorrendo 154.7 Km in 3h57′37″, alla media di 39.062 Km/h. Ha preceduto di 1′17″ l’elvetico Joël Suter (UAE Team Emirates) e l’italiano Vincenzo Albanese (EOLO-Kometa Cycling Team)

TUTTI IN SELLA, SI RICOMINCIA

gennaio 26, 2022 by Redazione  
Filed under Approfondimenti, Copertina

Dopo il lungo digiuno invernale è ora di tornare in sella. A fine gennaio i cinque giorni di gara della Challenge Ciclista a Mallorca daranno il via al calendario “grandi firme” per la stagione 2022, che a febbraio proporrà una lunga serie di brevi e interessanti corse a tappe. La prima sarà il Saudi Tour, l’ultima l’UAE Tour, gara d’esordio del calendario World Tour, entrambe in terra araba. In mezzo corse in Francia, Spagna e Portogallo, mentre per vedere i corridori in azione sulle strade italiane bisognerà attendere il 2 marzo, quando andrà in scena il Trofeo Laigueglia.

Sono passati tre mesi dall’ultima corsa professionistica di un certo rilievo – la Veneto Classic vinta da Samuele Battistella il 17 ottobre scorso – e tutti non vedono l’ora che si ricominci, dai corridori giù giù fino ai semplici appassionati. Come nel 2021, anche quest’anno la ripartenza arriverà in ritardo rispetto al solito perché la pandemia ha già costretto a depennare dal calendario le due gare che avrebbero fatto da “apripista” ai circuiti World Tour (il Santos Tour Down Under in Australia) e ProSeries (la Vuelta a San Juan in Argentina). Già alcune gare si sono svolte nella prima parte di gennaio, in Nuova Zelanda e in Venezuela, ma la prima corsa di un certo spessore si disputerà alla fine del mese in Spagna quando, tra il 26 e il 30 gennaio andrà in scena la Challenge Ciclista a Mallorca, prova costituita da 5 “trofei” in linea che non può essere considerata gara a tappe perché non è prevista una classifica finale e ai corridori è lasciato l’imbarazzo della scelta a quale e quante gare partecipare. Il primo in ordine cronologico sarà il Trofeo Calvià del 26 gennaio, 155 Km collinari disegnati tra Peguera e Palmanova, al quale seguirà il Trofeo Port d’Alcúdia – Port d’Alcúdia, il primo dei due che dovrebbe essere appannaggio dei velocisti, almeno di quelli che riusciranno a rimanere agganciati al gruppo sulla salita del Coll de Sa Batalla (8.7 Km al 5%), da scavalcare a circa 36 Km dal traguardo. Si disputerà a questo punto la gara più impegnativa della corsa iberica, il Trofeo Serra de Tramuntana, circa 160 Km che vedranno i partecipanti superare poco meno di 6500 metri di dislivello e affrontare sette salite prima di far ritorno al traguardo di Lloseta, sulle quali spiccano i quasi 900 metri del Coll de Puig Maior (14.6 Km al 6%), in cima ai quali si scollinerà a 33 Km dall’arrivo. Il giorno successivo si tornerà sul Puig Maior (ma dal più pedalabile versante opposto) nei chilometri iniziali del Trofeo Pollença – Port d’Andratx, che vivrà le fasi decisive sulla salita di 2.5 Km all’8.4% che condurrà al traguardo di Andratx. L’atto conclusivo della corsa maiorchina sarà costituto dalla tradizionale passerella del Trofeo Playa de Palma – Palma, con pianeggiante circuito finale disegnato sul lungomare di Palma di Maiorca.

Il mese di febbraio debutterà con il Saudi Tour (1-5 febbraio), il Giro dell’Arabia Saudita allestito dallo stesso team del Tour de France, il quale ha disegnato per la seconda edizione riservata ai professionisti un tracciato più impegnativo rispetto a quello sul quale nel 2020 s’impose lo sprinter tedesco Phil Bauhaus e le cui cinque tappe terminarono tutte in volata. S’è cambiata anche la sede di gara, spostandola dalla capitale Riad al governatorato di AlUla, nella regione di Medina, e i velocisti saranno ancora protagonisti avendo dalla loro parte tre delle cinque frazioni in programma, partendo da quella d’apertura, 198 Km con partenza e arrivo fissate presso il Winter Park di AlUla e un lungo e insidioso tratto sterrato di quasi 7 Km da superare nel finale, quando al traguardo mancheranno 14 Km. Si cambierà musica il giorno successivo con l’arrivo presso le spettacolari Mushroom Rock di Abu Rakah, formazioni rocciose a forma di fungo che si raggiungeranno al termine di un’ascesa di 1.7 Km al 9% che fa gola ai finisseur, poi i velocisti troveranno nuovamente pane per i loro denti nella terza frazione, che terminerà sulle strade della vecchia AlUla. Ventiquattrore più tardi disputerà la tappa decisiva, che vedrà i corridori affrontare a 8.5 km dal traguardo del belvedere dell’Harrat Uwayrid un vero e proprio muro, una micidiale verticale di 3 Km al 12% di pendenza media, con un picco al 27% che ha fatto scomodare da parte gli organizzatori locali il paragone un po’ forzato con il tremendo Angliru. Per l’ultimo giorno si tornerà quindi ad AlUla per una classica passerella finale riservata ai velocisti (sempre che il vento, spesso in agguato nelle lande desertiche, non ci metta lo zampino).

Dopo la cancellazione della Vuelta a San Juan la corsa che aprirà il calendario ProSeries sarà la Volta a la Comunitat Valenciana (2-6 febbraio), quest’anno caratterizzata da un tracciato più impegnativo rispetto a quello della scorsa edizione che, nonostante una cronometro di 14 Km e una tappa di collina non durissima, finì comunque nel palmarès di uno scalatore, lo spagnolo Enric Mas. Depennata la tappa contro il tempo per il 2022, si partirà con una frazione collinare di 167 Km che collegherà Les Alqueries a Torralba del Pinar, superando lungo il cammino tre ascese di 2a categoria, la più difficile delle quali sarà l’ultima (4.6 Km al 6.9%), collocata a poco più di 3 Km dal traguardo. Spazio per i velocisti il giorno successivo sul traguardo della Bétera – Torrent prima d’affrontare la tappa regina, che proporrà l’inedito arrivo in salita alle Antenas del Maigmó, percorsa un’ascesa finale di 10 Km al 7.5% (ultimi 5.5 Km al 10.2%) che presenta un troncone sterrato intermedio lungo quasi 2 Km e il tratto iniziale in comune con la strada che conduce al Balcon d’Alicante, che il 20 agosto dello scorso anno ha ospitato l’arrivo della settima frazione del Giro di Spagna, conquistata dall’australiano Michael Storer e al termine della quale s’impossessò della maglia di leader lo sloveno Primoz Roglic, che la levò proprio dalle spalle di Mas, il vincitore della Valenciana 2021. Nelle ultime due tappe – traguardi rispettivamente fissati a Torrevieja e Valencia – torneranno protagonisti i velocisti, anche se pure gli uomini di classifica dovranno tenere comunque gli occhi bene aperti perché si correrà in zone spesso battute dal vento.

Negli stessi giorni si correrà la prima corsa a tappe del calendario francese, l’Étoile de Bessèges (2-6 febbraio), che quest’anno tornerà a proporre il difficile arrivo in salita al Mont Bouquet, affrontato per la prima volta nel 2020 per celebrare la cinquantesima edizione e che costituirà il primo dei due momenti chiave della corsa assieme alla tradizionale cronometro dell’ultimo giorno. Non bisognerà prendere sottogamba, però, nemmeno le facili tappe di “contorno”, come può sembrare per esempio la frazione d’apertura di Bellegarde, un pianeggiante circuito di 161 Km (a parte lo strappo finale della Côte de la Tour, 600 metri al 6.5%) che è già stato proposto negli ultimi anni e che nella citata edizione del 2020 fu percorso in una giornata di forte vento che causò un vero e proprio sbriciolamento del gruppo, con diversi corridori che furono da subito esclusi dai giochi per la vittoria finale. Il secondo giorno si disputerà una tappa abbastanza simile alla prima, 145 Km per andare da Saint-Christol-lèz-Alès a Rousson, dove il traguardo sarà nuovamente posto al termine di una breve ascesa che non dovrebbe impedire ai velocisti di disputarsi il successo. Dal piccolo comune di Bessèges, “titolare” della corsa, scatterà la terza frazione, che terminerà nel medesimo luogo 155 Km più avanti, al termine di tappa dal tracciato collinare, meglio disegnata rispetto a quelle proposte negli anni più recenti perché le facili ascese che la movimentano non sono state “ammucchiate” nella prima fare ma dislocate lungo tutto il percorso. Al penultimo giorno è stata collocata la tappa con l’arrivo sul Mont Bouquet (4.6 Km al 9.1% che due anni fa videro imporsi il corridore vincitore della classifica generale, il francese Benoît Cosnefroy), antipasto alla cronometro conclusiva sulle strade di Alès, 10 Km e 600 metri di gara e una rampa finale di 2.6 Km al 5.8% che dodici mesi fa non ha frenato la marcia trionfale di Filippo Ganna.

Si rimane in Francia con la settima edizione del Tour de la Provence (10-13 febbraio), che prenderà le mosse quattro giorni dopo la conclusione dell’Étoile con un tradizionale prologo, una cronometro “mignon” lunga poco meno di 8 Km – la massima distanza consentita per questo tipo di prove – e disegnata presso le rive della laguna di Berre-l’Étang. L’unica occasione ai velocisti sarà offerta dalla prima tappa in linea, che dal raduno di partenza di Istres condurrà verso la località balneare di Saintes-Maries-de-la-Mer, dove si giungerà dopo aver attraversato la celebre Camargue, terra famigeratamente nota ai corridori per il vento che sovente la spazza e che potrebbe portare a numerose fratture in seno al gruppo. A una frazione quasi totalmente piatta ne seguirà una altimetricamente più mossa diretta a Manosque, anche se il tracciato quest’anno sarà meno accidentato rispetto alla tappa giunta in questo stesso centro nel 2021, terminata con la volata di una quarantina di corridori regolati dal nostro Davide Ballerini, che così bissò il successo ottenuto il giorno prima nella frazione d’apertura. All’ultimo giorno, infine, si correrà la tappa più attesa, che stavolta non proporrà il temuto arrivo in salita al Mont Ventoux, inserito nel tracciato delle ultime due edizioni, ma riserverà comunque un finale ideale per gli scalatori con l’ascesa verso i 1570 metri della Montagne de Lure, gemellina minore del “Gigante della Provenza” i cui 15 Km al 6.4% nel 2009 alla Parigi-Nizza furono teatro di un’impresa dello spagnolo Contador, che giunse al traguardo con quasi un minuto di vantaggio sui rivali che più gli arrivarono vicini. Quella vittoria, però, gli costerà caro l’indomani, quando anche a causa dello sforzo compiuto lasciò per strada quasi tre minuti sulle strade della famosa frazione di Fayence, perdendo quella maglia di leader che aveva faticosamente conquistato poche ore prima.

Dopo due anni d’assenza negli stessi giorni tornerà a fare capolino il calendario il Tour of Oman (10-15 febbraio), saltato lo scorso anno per la pandemia e nel 2020 per la morte del sultano Qābūs, avvenuta pochi giorni prima della presentazione di quella che sarebbe stata l’undicesima edizione della corsa araba. Al momento in cui scriviamo ancora non si conosce il tracciato, ma quasi certamente dovrebbe far ancora parte del percorso il tradizionale arrivo in salita alla “Green Montain”, quasi 6 Km al 10.5% in vetta ai quali nel 2012 e nel 2016 si è imposto Vincenzo Nibali.

A metà mese i riflettori torneranno ad accendersi sulla penisola iberica con la tradizionale sfida nella sfida andaluso-lusitana. Nelle stesse date (16-20 febbraio) si disputeranno in Spagna la Vuelta a Andalucía – della quale al momento ancora non se conoscono i dettagli – e in Portogallo la Volta ao Algarve em Bicicleta, il cui tracciato proporrà gli ingredienti oramai abituali – una tappa a cronometro e gli immancabili arrivi in salita agli “alti” di Fóia e Malhão – pur se con qualche novità. Il primo corridore a vestire la maglia di leader sarà quasi certamente un velocista perché, vento e saliscendi a parte, grosse sorprese non dovrebbe fornirne la Portimão – Lagos, poi gli sprinter dovranno lasciare il palcoscenico ai favoriti per la vittoria finale che si esibiranno per la prima volta sull’arrivo in quota a Fóia dove, primo dei due cambiamenti apportati al tracciato tradizionale, è stata inserita l’inedita salita di Picota (10.3 Km al 5.3%) immediatamente prima di quella di 7.7 km al 6.1% che condurrà al traguardo, luogo dove nel recente passato hanno lasciato la loro impronta corridori del calibro di Remco Evenepoel (2020) e Tadej Pogacar (2019). L’altra novità – dopo l’intermedia tappa di Faro, seconda occasione riservata ai velocisti – sarà rappresentata dal sensibile allungamento della prova contro il tempo, che passerà dai 20 km standard delle edizioni più recenti ai 32 che si dovranno percorrere tra Vila Real de Santo António e Tavira, una distanza che alla Volta non si vede dal 2013, quando il forte cronoman tedesco Tony Martin s’impose nella Castro Marim – Tavira di 35 Km, precedendo di oltre un minuto il corridore arrivato secondo e imponendosi nettamente in classifica generale. Va detto che all’epoca la corsa portoghese non aveva ancora scoperto l’arrivo di Fóia, introdotto nel tracciato solo l’anno successivo, e l’unica tappa di un certo impegno oltre alla crono era quella che proponeva l’arrivo in vetta alla salita simbolo della corsa, quell’Alto de Malhão che come puntualmente avviene dal 2016 anche quest’anno ospiterà il traguardo della tappa conclusiva, affrontata per due volte negli ultimi 24 Km una salita breve ma tosta, 2500 metri al 9.8% che per ben tre volte sono stati domati e dominati da Contador.

Tra il 18 e il 20 febbraio in concomitanza con gli ultimi giorni di gara delle due corse iberiche sarà in cartellone anche il Tour Cycliste International du Haut-Var, gara che lo scorso anno fu conquistata dall’italiano Gianluca Brambilla e che riproporrà anche in questa edizione il traguardo della frazione conclusiva a Blausasc, dove il corridore lecchese s’impose portandosi al vertice della classifica generale. Come nel 2021 nessuna delle tre tappe pare favorevole ai velocisti, che al massimo potrebbero stringere i denti e cercare la vittoria sul traguardo della frazione d’apertura di La Seyne-sur-Mer, il cui finale è una versione edulcorata di quello della Milano-Sanremo con la facilissima Côte du Mai da scavalcare a 12 Km dalla linea d’arrivo. L’indomani sarà in programma l’arrivo a La Turbie, alle porte del Principato di Monaco, alla quale si giungerà subito dopo aver affrontato l’ascesa al Col d’Èze (5.8 Km al 7.1%), salita simbolo della Parigi-Nizza, mentre il tracciato della conclusiva frazione di Blausasc è stato alleggerito rispetto a quello della tappa vinta da Brambilla, accorciandolo e conservando di fatto la sola salita al Col Saint-Roch (6.5 Km al 6.3%).

Arriverà a questo punto della stagione il momento della “Serie A” delle corse ciclistiche, il circuito del World Tour al quale devono per regolamento partecipare tutte le principali formazioni del panorama mondiale. La gara che darà il via alle danze sarà l’UAE Tour (20-26 febbraio), la cui quarta edizione sarà la fotocopia di quella dello scorso anno dal punto di vista tecnico poiché anche stavolta faranno parte del canovaccio e saranno determinanti i due arrivi in salita al Jebel Jais e al Jebel Hafeet, invertiti nell’ordine cronologico di effettuazione e scarsamente controbilanciati dalla tappa a cronometro, lunga 9 Km appena. Bisognerà comunque tenere alta la guardia anche nelle tappe apparentemente più facili, in parte tracciate lungo le ventose coste del Golfo Persico e a tratti disegnate nell’insidioso scenario del deserto, dove il vento potrebbe scatenare tempeste di sabbia. In particolare, quest’ultimo sarà il caso della prima tappa, un circuito di 185 durante il quale i corridori si spingeranno fino alla Moreeb Dune, una delle dune più alte degli Emirati Arabi Uniti (300 metri sul livello del mare), prima di far ritorno al “campo base” di Madinat Zayed. Il tradizionale traguardo sul “break water” di Abu Dhabi, lo scorso anno sede d’arrivo della frazione conclusiva, sarà proposto al secondo giorno di gara, prima del trasferimento del gruppo nel nord della nazione dove ad Ajman, capitale del più piccolo tra i sette stati che compongono gli Emirati, una breve e velocissima crono di 9 Km darà la stura alla fase decisiva della corsa. Il giorno successivo è, infatti, programmato l’arrivo sulle pendici del Jebel Jais, la montagna più alta dello stato, la cui vetta raggiunge i 1934 metri: i corridori si fermeranno a quota 1490, percorsa una salita più impegnativa per la lunghezza di quasi 20 Km che per la pendenza media (5.7%) e che non sia comuque una passeggiata lo dimostra la caratura dei corridori che si sono imposti nei precedenti due arrivi in questo luogo, il tre volte vincitore della Vuelta Primož Roglič nel 2019 e l’astro nascente del ciclismo danese Jonas Vingegaard lo scorso anno, consacrato al Tour da un inatteso secondo posto alle spalle di Pogacar. Torneranno quindi protagonisti i velocisti nelle due giornate successive, la prima con epilogo fissato sulle strade dell’artificiale Al Marjan Island, la seconda disegnata tra i grattacieli di Dubai prima di raggiungere il traguardo presso la sede dell’Expo 2020, dove a novembre s’è disputato il criterium del Giro d’Italia vinto da Peter Sagan. Per ultima si correrà la tappa più impegnativa, con il deserto di Al Ain da attraversare per arrivare ai piedi della decisiva salita verso la Jebel Hafeet, l’elevazione il cui nome letteralmente significa “montagna vuota”, ma che vuota di pendenze non lo è affatto perché per raggiungere i 1031 metri del traguardo bisogna affrontare un’ascesa di 11 Km al 6.7% che fa parte di questa corsa sin dalla prima edizione dell’Abu Dhabi Tour, successivamente fusosi con il Dubai Tour nell’attuale competizione, e che ha sempre visto tagliare il traguardo corridori di peso: si ricordano in particolare il colombiano Esteban Chaves nel 2015, l’intramontabile spagnolo Alejandro Valverde nel 2017 nel 2019 e il britannico Adam Yates nel 2020, anno nel quale fu proposto un secondo arrivo di tappa in questo luogo, conquistato da Pogacar, che poi farà il bis nel 2021.

Per vedere per la prima volta i corridori in azione in Italia bisognerà, invece, attendere il 2 marzo quando sulle strade liguri si correrà il Trofeo Laigueglia, tradizionale gara d’esordio del calendario italiano.

Mauro Facoltosi

I SITI WEB DELLA CORSE

Challenge Ciclista a Mallorca

https://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/

Saudi Tour

https://www.thesauditour.com/en

Volta a la Comunitat Valenciana

https://vueltacv.com/en/

Etoile de Bessèges – Tour du Gard

https://www.etoiledebesseges.com/

Tour de la Provence

https://www.tourdelaprovence.fr/

Tour of Oman

https://www.tour-of-oman.com/en

Volta ao Algarve em Bicicleta

http://voltaaoalgarve.com/en/

Vuelta a Andalucía Ruta Ciclista Del Sol

http://vueltaandalucia.es/

Tour des Alpes Maritimes et du Var

https://www.tour06-83.com/

UAE Tour

https://www.theuaetour.com/

Uno scorcio dellisola di Maiorca, teatro del Grand Départ della stagione 2022 (www.10cose.it)

Uno scorcio dell'isola di Maiorca, teatro del "Grand Départ" della stagione 2022 (www.10cose.it)

23-01-2022

gennaio 23, 2022 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

CLÀSSICA COMUNITAT VALENCIANA 1969 – GRAN PREMI VALÈNCIA

L’italiano Giovanni Lonardi (EOLO-Kometa Cycling Team) si è imposto nella corsa spagnola, La Nucia – Valencia, percorrendo 175 Km in 4h02′34″, alla media di 43.287 Km/h. Ha preceduto allo sprint il belga Amaury Capiot (Team Arkéa-Samsic) e il britannico Christopher Lawless (TotalEnergies).

VUELTA AL TÁCHIRA EN BICICLETA (Venezuela)

Il colombiano Didier Merchan (Drone Hopper-Androni Giocattoli) si è imposto nell’ottava ed ultima tappa, circuito di San Cristóbal, percorrendo 116.4 Km in 2h52′28″, alla media di 40.495 Km/h. Ha preceduto di 11″ il colombiano Johan Antonio Colon (Idea Indeportes Antioquia) e il venezuelano Jorge Abreu (Venezuela Pais Futuro). Unico italiano rimasto in gara Stefano Gandin (Team Corratec), 8° a 24″. Il venezuelano Roniel Campos (Deportivo Tachira-JHS) si impone in classifica con 1′03″ sul connazionale Eduin Becerra (Fundacion Angeles Hernandez) e 1′44″ su Merchan. Miglior italiano Gandin, 35° a 44′58″

22-01-2022

gennaio 23, 2022 by Redazione  
Filed under Ordini d'arrivo

VUELTA AL TÁCHIRA EN BICICLETA (Venezuela)

Il venezuelano José Alarcon (Gran Misión Transporte Venezuela) si è imposto nella settima tappa, Ureña – Cerro Del Cristo Rey, percorrendo 117 Km in 3h10′33″, alla media di 36.841 Km/h. Ha preceduto di 1′39″ il connazionale Roniel Campos (Deportivo Tachira-JHS) e di 1′41″ il connazionale Eduin Becerra (Fundacion Angeles Hernandez). Miglior italiano Stefano Gandin (Team Corratec), 60° a 20′28″. Campos è ancora leader classifica con 1′03″ su Becerra e 1′54″ sul connazionale Jorge Abreu (Venezuela Pais Futuro). Miglior italiano Gandin, 42° a 44′45″

Pagina successiva »