VUELTA 2022, SPUNTI INTERESSANTI MA PERCORSO INSUFFICIENTE

dicembre 17, 2021 by Redazione  
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Presentato il tracciato della Vuelta 2022. Un percorso piuttosto deludente, nel proporre molta monotonia e tappe di montagne praticamente tutte uguali, anche se va valutata positivamente la scelta di cercare salite inedite. Partenza dall’Olanda con cronosquadre ed una seconda prova contro il tempo a metà tracciato.

Nessuna tappa oltre i 200 Km, una assurda cronosquadre di 23 Km in apertura, nessun tappone e pochissime occasioni per fare un vero e proprio attacco da lontano. Questi sono gli ingredienti che rendono insufficiente il percorso predisposto da ASO per la prossima Vuelta a España.
Sotto questo aspetto bisogna dire che RCS, anche se aiutata dalla conformazione del territorio italiano, riesce a proporre ormai da anni percorsi di gran lunga superiori a quelli elaborati da Amaury Sport Organisation.
Tutte le tappe di montagna terminano con un arrivo in salita che è l’ascesa più difficile della giornata, con conseguente invito allo scattino dell’ultimo chilometro (visto il comportamento degli squadroni degli ultimi anni). Bisogna però dire, a parziale discolpa degli organizzatori, che gli arrivi in salita non sono le solite rampe di garage, bensì salite vere e proprie con pendenze non estreme ma che favoriscono le rasoiate degli arrampicatori che potrebbero tentare di mettere in crisi i regolaristi.
Mentre il Giro è stato infarcito di tappe da imboscate, in questa Vuelta ne troviamo solo una, quella con arrivo a Bilbao che però arriverà molto presto, quando le energie sono ancora molte nel serbatoio e quindi difficilmente potrà stimolare gli uomini di classifica.
Si partirà Utrecht con una cronosquadre di 23 Km. Ci scrive ha spesso manifestato la propria contrarietà per la partenze dall’estero. Se è comunque una croce da sopportare, non è invece tollerabile una cronometro a squadre di 23 km in un grande giro. Per le strutture delle squadre attuali e per i distacchi che si riescono oggettivamente a scavare nel ciclismo moderno, la cronosquadre appare una totale assurdità, soprattutto con un chilometraggio così elevato. Le squadre, nel ciclismo attuale, rivestono infatti un’importanza molto maggiore rispetto al passato e quindi non c’è alcun bisogno di accentuare ancor di più questo aspetto con una tappa che va a falsare la corsa, favorendo ancor di più chi già parte favorito e ha alle spalle una una squadra attrezzata. Invece di cercare di escogitare percorsi che rendano difficile controllare la corsa, si vanno a proporre scempiaggini come questa.
La seconda e la terza tappa in terra olandese (traguardi fissati ancora Utrecht e poi a Breda) saranno pianeggianti e favorevoli ai velocisti, ma sarà importante fare attenzione al vento che potrebbe giocare brutti scherzi.
Dopo il giorno d riposo la carovana si sposterà nei Paesi baschi per una tappa dal finale insidioso. Una salita di 6 Km al 5% a 16 Km dall’arrivo di Laguardia e un ultimo chilometro all’insù potrebbero inspirare i cacciatori di traguardi parziali. La successiva frazione, da Irun a Bilbao per 187 Km, sarà una delle più interessanti della corsa iberica, forse l’unica per poter uscire dagli schemi anche se arriva troppo presto. Dopo numerosi saliscendi, nel finale si affronterà per due volte la salita dell’Alto del Vivero, quasi 5 Km che presentano un paio di chilometri in cui si sfiora la doppia cifra. La prima volta sarà affrontata a 42 km dalla conclusione, la seconda a soli 14 Km da Bilbao. Qui si potrebbe certamente inventare un numero ma, come si diceva, la collocazione al quinto giorno di gara probabilmente offrirà la frazione ad una fuga.
La sesta tappa presenta il primo arrivo in salita, meta l’inedito Pico Jano. La salita finale di quasi 12 km al 6.7% sarà preceduta dalla Collada de Brenes (6.3 Km all’8.6% su strada stretta) di prima categoria sulla quale, in teoria, si potrebbe davvero tentare un primo affondo già sulla penultima salita. Ma, anche in questo caso, la collocazione alla sesta tappa non permette di poter sperare di fare davvero la differenza.
La settima tappa da Camarg a Cisterna, di 194 km, presenterà una salita di quasi 20 Km a circa metà percorso, ma il resto del tracciato è in falsopiano e quindi, se i velocisti stringeranno i denti e i ritmi non saranno elevatissimi, si potrebbe addirittura assistere ad uno sprint con il gruppo compatto.
La prima settimana sarà conclusa dalle due tappe asturiane che stavolta non saranno grandi tapponi da finale di giro. La prima proporrà l’arrivo al Colláu Fancuaya, salita inedita, dopo soli 154 Km conditi con asperità concentrate soprattutto nella prima parte. Dopo metà percorso, infatti, si incontreranno solo due piccole collinette, comunque ben lontane dall’inizio della ascesa finale che misura 10 Km ed ha una pendenza media del 7,7% con tratti in doppia cifra. Si tratta di una bella ascesa in cui gli scalatori puri potrebbero tentare nel duro tratto centrale con un chilometro al 10% di piazzare la rasoiata decisiva e poi tentare di andare all’arrivo, dato che nei successivi chilometri le pendenze sono sempre intorno al 9%. Certo, l’assenza di difficoltà credibili prima di questa ascesa finale e la brevità della tappa non aiutano ma, come finale di prima settimana, può anche andare.
I primi nove giorni si concluderanno con l’arrivo in salita ai 744 metri di Les Praeres, dopo 176 Km. Anche in questo caso, le ascese credibili sono lontane dall’arrivo e la salita finale, di 4 Km e con pendenze molto severe, inviterà gli uomini di classifica alla sparata nel finale. Va ricordato che nel 2018 la tappa con arrivo su questo traguardo fu vinta dal britannico Simon Yates, che quel giorno si reimpossessò della maglia rossa di leader della classifica generale, insegna del primato che vestirà da lì fino all’approdo finale di Madrid.
Dopo il trasferimento ed il giorno di riposo, ecco una cronometro di 31 Km con arrivo ad Alicante. La frazione è completamente pianeggiante e dedicata agli specialisti e va considerata ottima la scelta di piazzare una crono con un certo chilometraggio a metà Vuelta, cosa che purtroppo Giro e Tour non hanno fatto. La collocazione alla decima tappa dopo il giorno di riposo è ideale ed anche il chilometraggio è adeguato. Il top sarebbe stato un percorso mosso con qualche collina, ma anche così rimane una buona scelta.
L’undicesima tappa sarà riserva di caccia per gli sprinter (arrivo presso il promontorio di Cabo de Gata), mentre la dodicesima proporrà l’arrivo in salita ai 1265 metri delle Peñas Blancas, sopra Estepona, dopo oltre 170 Km di nulla. La salita finale misura 18 Km, le pendenze non sono impossibili, c’è qualche tratto duro, ma nel complesso si viaggia sempre attorno al 6%: sarà difficile scavare grossi distacchi, tuttavia il ritmo elevato potrebbe mettere in difficoltà chi dovesse incontrare una giornata no.
La tredicesima tappa da Ronda a Montilla sarà pianeggiante, mentre il copione delle giornate di montagna di questa edizione si ripeterà nella quattordicesima frazione che vede, anche in questo caso, la salita finale ai 1817 metri della Sierra de la Pandera arrivare al termine di un tracciato senza grosse difficoltà. La salita finale è molto lunga, oltre 20 km, e si divide in due tronconi, il primo molto pedalabile, e il secondo caratterizzato da un tratto di circa 3 Km nel quale l’inclinazione media della strada supera il 10%. Il tratto duro terminerà a circa 2 Km dalla conclusione, mentre gli ultimi mille metri si snoderanno praticamente in quota.
La quindicesima tappa terminerà, manco a dirlo, con un ennesimo arrivo in salita ma, in questo caso, ci sarà un po’ d pepe in più. Purtroppo la frazione misura solo 148 km, ma la salita finale verso la Sierra Nevada sarà preceduta dall’Alto del Purche, che presenta una pendenza media del 9,5% sui 6,2 Km di ascesa. Non si tratta di pendenze estreme sulle quali è impossibile scattare, ma non sono nemmeno quelle pendenze regolari sulle quali si sta bene a ruota, quindi gli scalatori potranno cercare di far valere le loro doti.
Attenzione poi alla salita finale che misura 20 Km e presenta, nella primissima parte, due chilometri al 13% di pendenza media seguiti da un altro chilometro al 10%. Successivamente, le pendenze diventano più regolari, sempre attorno al 6/7%, ma se gli scalatori saranno riusciti a staccare i rivali sul Purche e sul tratto duro iniziale la cosa potrebbe farsi interessante, anche perché si arriva 2500 metri di altitudine e si pedalerà per circa 6 km oltre i 2000 metri di quota e gli appassionati sanno quanto questo dato possa incidere sul rendimento di certi atleti. Questa è forse la tappa più difficile delle Vuelta, anche se misura solo 148 Km.
Dopo una sedicesima tappa pianeggiante (arrivo a Tomares), la diciassettesima presenterà nuovamente l’arrivo in salita al termine di un percorso piuttosto insignificante. Stavolta il traguardo sarà collocato ai 1100 metri del monastero di Tentudía, percorsa una salita finale non molto dura, lunga poco meno di 10 Km e che presenterà i tratti più impegnativi negli ultimi 4 Km finali, che salgono con una inclinazione media del 7.6%.
Anche la diciottesima tappa non presenterà salite durissime, ma arriverà a fine Vuelta, quando le energie cominceranno a scarseggirare. Lunga quasi 200 Km, presenterà nel finale la doppia scalata (da due versanti diversi) all’Alto del Piornal. Va detto che il tratto di recupero tra le due ascesa sarà molto breve, ma c’è anche il problema che entrambi i versanti della salita non presentano pendenze che permettano di fare la differenza. Il fattore decisivo, quindi, potrebbe essere rappresentato proprio dalla collocazione nell’ultima settimana ultima e dalla doppia ascesa ravvicinata.
Attenzione alla diciannovesima tappa, con partenza e arrivo a Talavera de la Reina. Sono solo 132 km ma presentano la doppia ascesa al Puerto de Pielago, niente di impossibile (8.8 Km al 5.9%) ma attenzione perché qui si potrebbe tentare il “bidone”. Basta un attimo di distrazione e si può perdere il treno buono e finire con distacchi pesanti.
L’ultima occasione per tentare di ribaltare la classifica sarà offerta la penultima tappa, l’unica di montagna nel senso classico del termine perché presenterà cinque salite. C’è da dire che nessuna di queste è impossibile, anche se la penultima, il Puerto de la Morcuera, posta a 37 chilometri dall’arrivo, è abbastanza impegnativa. L’ultima salita verso il Puerto de Cotos ha invece una pendenza media del 4,7% e terminerà a sette chilometri dalla conclusione. Tutti in quota, invece, si svolgeranno i conclusivi 7 Km verso il traguardo del Puerto de Navacerrada. La possibilità di tentare dalla Morcuera c’è, ma bisogna dire che la salita, anche se abbastanza impegnativa, non è di quelle su cui si può fare davvero la differenza. L’unica opzione potrebbe essere rappresentata dalle energie complessive ormai scarse, tuttavia la tappa non sembra di quelle che possano provocare crisi, anche se non si può dimenticare che un giovanissimo Tom Dumoulin perse la maglia rossa in favore di Fabio Aru proprio in una tappa che presentava le stesse salite di questa frazione.
L’indomani la corsa si concluderà a Madrid con la classica passerella destinata ai velocisti.
Insomma si tratta di un percorso che lascia molto a desiderare, anche perché non possiede una propria logica, con frazioni sparse a caso per la Spagna senza un disegno complessivo ed organico.
L’ossessione per gli arrivi in salita sta raggiungendo livelli paradossali, mentre si trascurano i tapponi senza arrivi in salita che presentano tante montagne dure in successione e che possono provocare crisi e soprese (così era disegnata proprio la tappa che costò la maglia a Dumoulin, ricordata poco sopra).
Indubbiamente con lo spostamento in calendario dopo il Tour, la Vuelta può vantare una partecipazione di campioni superiore al Giro d’Italia, anche se si tratta di un premio di consolazione per gli sconfitti di Giro e Tour. Tuttavia negli ultimi anni i percorsi spesso non sono stati all’altezza della situazione.

Benedetto Ciccarone

15-12-2021

dicembre 16, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Bryan Raul Obando Rosas (Team Eagle Bikes-Federación Carchense) si è imposto nell’ottava ed ultima tappa, circuito di Quito, percorrendo 100 Km in 2h15′03″, alla media di 44.428 Km/h. Ha preceduto di 3″ il connazionale Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) e di 7″ il connazionale Byron Patricio Guamá de la Cruz (Best PC Ecuador). Nessun italiano in gara. L’ecuadoriano Wilson Steven Haro Criollo (Team Pichincha) si impone in classifica con 1′21″ sul venezuelano Anderson Timoteo Paredes López (Best PC Ecuador) e 2′35″ su Guamá de la Cruz

14-12-2021

dicembre 15, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Diego Montalvo Araujo (Team Saitel) si è imposto nella settima tappa, Tulcán – Cayambe, percorrendo 185 Km in 4h52′07″, alla media di 37.999 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) e di 3′14″ il connazionale Bryan Raul Obando Rosas (Team Eagle Bikes-Federación Carchense). Nessun italiano in gara. L’ecuadoriano Wilson Steven Haro Criollo (Team Pichincha) è ancora leader della classifica con 1′15″ sul venezuelano Anderson Timoteo Paredes López (Best PC Ecuador) e 2′43″ sul connazionale Byron Patricio Guamá de la Cruz (Best PC Ecuador).

13-12-2021

dicembre 14, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Wilson Steven Haro Criollo (Team Pichincha) si è imposto nella sesta tappa, Ibarra – Tulcán, percorrendo 164.2 Km in 4h54′00″, alla media di 33.51 Km/h. Ha preceduto di 1′56″ il connazionale Joel Levi Burbano Coral (CDE Sin Fronteras e di 3′23″ il connazionale Byron Patricio Guamá de la Cruz (Best PC Ecuador). Nessun italiano in gara. Haro Criollo è il nuovo leader della classifica con 2′02″ su Burbano Coral e 2′11″ sul venezuelano Anderson Timoteo Paredes López (Best PC Ecuador)

12-12-2021

dicembre 13, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) si è imposto nella quinta tappa, Sangolquí – Ibarra, percorrendo 137.4 Km in 3h26′07″, alla media di 39.997 Km/h. Ha preceduto di 2′08″ i connazionali Wilson Steven Haro Criollo (Team Pichincha) e Joel Levi Burbano Coral (CDE Sin Fronteras). Nessun italiano in gara. Montenegro Farinango è tornato leader della classifica con 2′45″ sul connazionale Segundo Mesías Navarrete Navarrete (Movistar Team Ecuador) e 2′55″ sul venezuelano Anderson Timoteo Paredes López (Best PC Ecuador)

11-12-2021

dicembre 12, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Jimmy Santiago Montenegro Narváez (Best PC Ecuador) si è imposto nella quarta tappa, Quevedo – Santo Domingo, percorrendo 102.5 Km in 2h23′13″, alla media di 42.941 Km/h. Ha preceduto allo sprint gli statunitensi Matthew Govero (Vie 13 Factory Team) ed Henry York (Vie 13 Factory Team). Nessun italiano in gara. Govero è il nuovo leader della classifica con 37″ sull’ecuadoriano Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) e 48″ sul canadese Jean-Michel Lachance (Vie 13 Factory Team)

10-12-2021

dicembre 12, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

L’ecuadoriano Leonidas Sebastián Novoa Pavon (Best PC Ecuador) si è imposto nella terza tappa, Manta – Quevedo, percorrendo 182 Km in 4h23′04″, alla media di 41.51 Km/h. Ha preceduto allo sprint il canadese Jean-Michel Lachance (Vie 13 Factory Team) e il connazionale Esteban David Villareal Almeida (Movistar Team Ecuador). Nessun italiano in gara. L’ecuadoriano Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) è ancora leader della classifica 11″ su Lachance e 19″ sul connazionale Segundo Mesías Navarrete Navarrete (Movistar Team Ecuador)

THE PRINCESS MAHA CHAKRI SIRINDHORN’S CUP “WOMEN’S TOUR OF THAILAND”

La thailandese Jutatip Maneephan (nazionale thailandese) si è imposta nella terza ed ultima tappa, circuito di Songkhla, percorrendo 97.7 Km in 2h40′15″, alla media di 36.58 Km/h. Ha preceduto allo sprint le connazionali Chaniporn Batriya (Thailand Women’s Cycling Team) e Satinee Jantima (nazionale thailandese). Nessuna italiana in gara. La Batriya si impone in classifica con 11″ sulla Jantima e 1′07″ sulla Maneephan

09-12-2021

dicembre 10, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

Lo statunitrnse Matthew Govero (Vie 13 Factory Team) si è imposto nella seconda tappa, Salinas – Manta, percorrendo 224 Km in 5h33′30″, alla media di 40.66 Km/h. Ha preceduto di 47″ l’ecuadoriano Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador) e di 1′08″ l’ecuadoriano Segundo Mesías Navarrete Navarrete (Movistar Team Ecuador). Nessun italiano in gara. Montenegro Farinango è il nuovo leader della classifica 17″ sul canadese Jean-Michel Lachance (Vie 13 Factory Team) e 19″ su Navarrete Navarrete.

THE PRINCESS MAHA CHAKRI SIRINDHORN’S CUP “WOMEN’S TOUR OF THAILAND”

La thailandese Supaksorn Nuntana (Thailand Women’s Cycling Team) si è imposta nella seconda tappa, circuito di Songkhla, percorrendo 78 Km in 2h05′56″, alla media di 37.163 Km/h. Ha preceduto allo sprint la connazionale Kamonrada Khaoplot (nazionale thailandese) e di 1″ la connazionale Chanpeng Nontasin (Thailand Women’s Cycling Team). Nessuna italiana in gara. La Nontasin è la nuovo leader della classifica con 51″ sulla Nuntana e 54″ sulla Khaoplot

08-12-2021

dicembre 9, 2021 by Redazione  
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VUELTA AL ECUADOR

Il canadese Jean-Michel Lachance (Vie 13 Factory Team) si è imposto nella prima tappa, Guayaquil – Playas, percorrendo 115.3 Km in 2h50′52″, alla media di 40.488 Km/h. Ha preceduto allo sprint il venezuelano Anderson Timoteo Paredes López (Best PC Ecuador) e l’ecuadoriano Lenin Javier Montenegro Farinango (Movistar Team Ecuador). Nessun italiano in gara. Lachance è il primo leader della classifica con 4″ su Paredes López e 6″ sull’ecuadoriano Segundo Mesías Navarrete Navarrete (Movistar Team Ecuador)

THE PRINCESS MAHA CHAKRI SIRINDHORN’S CUP “WOMEN’S TOUR OF THAILAND”

La thailandese Chaniporn Batriya (Thailand Women’s Cycling Team) si è imposta nella prima tappa, circuito di Songkhla, percorrendo 67.5 Km in 1h49′40″, alla media di 36.93 Km/h. Ha preceduto allo sprint le connazionali Satinee Jantima (nazionale thailandese) e Kulacha Chairin (nazionale thailandese). Nessuna italiana in gara. La Batriya è la prima leader della classifica con 2″ sulla Chairin e 5″ sulla Jantima

LA ROSA SBOCCIA IN UNGHERIA

Parte dall’Ungheria il Giro d’Italia, con un programma d’apertura differente rispetto a quello che era stato previsto per il 2020, quando il via dalla nazione magiara era saltato a causa della pandemia. Non ci sarà la solita crono d’avvio, in calendario ma spostata al secondo giorno di gara, ma una tappa in linea favorevole ai velocisti, anche se non banale. Gli ultimi 5 Km in salita scremeranno, infatti, il gruppo epurandolo da qualche sprinter e aprendo anche ad altri corridori la possibilità di partecipare alla lotta per la conquista della prima maglia rosa.

Finalmente questo sarà l’anno giusto per vedere spuntare le rose in Ungheria. Il Giro l’aveva già messa in programma per il 2020 la sua quattordicesima partenza fuori dai confini nazionali, saltata dopo che le autorità magiare avevano ritirato la loro disponibilità a causa della pandemia, rimandandola a data da destinarsi. Una data che non poteva essere il 2021, per la quale era già stata opzionata Torino quale sede di partenza, e anche quella del 2022 sembrava essere molto incerta, come aveva lasciato intuire il direttore di corsa Mauro Vegni lo scorso mese di maggio. Ma durante l’ultima edizione del Giro era successo un evento che nessuno avrebbe immaginato, i tre giorni in maglia rosa di Attila Valter che hanno galvanizzato gli ungheresi al punto da tornare a bussare alle porte del Giro per chiedere di anticipare i tempi e organizzare nuovamente la “Grande Partenza”, che altrimenti – stando ai rumors – avrebbe potuto svolgersi nelle Marche. Così Vegni si è rimesso al lavoro per modificare i piani originari del 2020 perché, avendo ottenuto dall’UCI il permesso di anticipare di ventiquattrore la partenza (deroga che viene concessa una volta ogni 4 anni), sarebbe stato impensabile bloccare le strade di Budapest in un giorno feriale per la disputa della prevista crono d’apertura, rinviata al secondo giorno di gara. Sono stati ripensati anche i tracciati delle altre due frazioni in linea previste sul suolo ungherese e, in particolare, si è aggiunto un traguardo in salita per la prima tappa, al termine di un’ascesa breve e poco impegnativa, 5500 metri al 4.2% che non dovrebbero impedire l’arrivo allo sprint. Per fare un paragone, anche la prima frazione del Tour de France 2021 presentava un finale simile, ma in quel caso la rampa era più corta e impegnativa, con un muretto iniziale che mancherà nella tappa della Corsa Rosa e che favorì la vittoria di Julian Alaphilippe. Di certo ne scaturirà una volata atipica, nella quale vedremo gli sprinter più resistenti destreggiarsi al fianco di corridori che solitamente non si gettano nella mischia delle volate e che puntano a più alti traguardi: lo stesso Alaphilippe potrebbe far bene su questo traguardo, ma anche velocisti decisamente dotati (come l’australiano Michael Matthews, che lo scorso anno si piazzò secondo nella tappa d’esordio del Tour) avranno armi pari per competere e lanciarsi alla conquista della prima maglia rosa.
Lasciata Budapest, il tratto iniziale della prima tappa si svolgerà lungo le rive del Danubio, che si lasceranno dopo meno di 10 Km per puntare verso il centro di Érd, cittadina presso la quale è possibile ammirare uno dei tre minareti oggi esistenti in Ungheria, retaggio del periodo dell’occupazione turca. Proseguendo il gruppo giungerà sulle strade di Martonvásár, le stesse che nel 1800 furono solcate dal compositore tedesco Ludwig van Beethoven che, ospite del castello Brunszvik, qui compose uno dei suoi brani più celebri, la “Per Elisa”. Ci sarà anche il tempo per fare un tuffo virtuale in Italia nelle fasi iniziali di questa tappa e accadrà quando si giungerà presso le rive del lago di Velence, il quarto dello stato per dimensioni, sul quale si affaccia l’omonima località balneare. Il suo nome, tradotto in italiano, significa proprio “Venezia” ed è attribuito allo storico Antonio Bonfini, che nel XV secolo era stato assunto dal re ungherese Mattia Corvino come storiografo di corte e che volle con quel toponimo rendere omaggio ai numerosi veneti che erano immigrati in Ungheria, stabilendosi proprio in quella parte del regno. Toccata Lovasberény, dove il tracciato di gara lambirà il classicista castello Cziráky, la prima fase di questa tappa d’apertura si concluderà a circa 75 Km dalla partenza con il primo dei due traguardi volanti, messo in palio in quel di Székesfehérvár, centro il cui nome fa intrecciare la lingua agli stranieri ma che i magiari sanno pronunciare a menadito, anche perché si tratta di una delle città storiche della loro nazione, fino al 1526 sede nella cattedrale di Santo Stefano delle incoronazioni dei sovrani ungheresi.
Qui i “girini” effettueranno il giro di boa del percorso odierno che, dopo esser stato tracciato prevalentemente in direzione sud, ora tornerà a puntare verso nord, mentre l’altimetria proporrà un lieve falsopiano prima di giungere a Csákvár, pure dotato di un imponente castello, oggi sede di un ospedale e costruito in stile rococò prima di essere rifatto in stile neoclassico a causa di una serie di terremoti che colpì queste terre nell’800.
Dopo metà tappa la pianura, fin qui imperante, lascerà temporaneamente il passo a microscopiche collinette che poco si avvertono anche sull’altimetria, come lo strappo di 800 metri al 6,5% che s’incontrerà all’uscita da Bicske mentre leggermente più lunga – un chilometro esatto al 4.3% – sarà la salita che si dovrà affrontare alle porte di Zsámbék, la cui principale attrattiva turistica è rappresentata dai suggestivi ruderi dell’abbazia premonstratense costruita a partire dal 1220 e rovinata a causa di un altro terremoto nel 1736, in seguito al quale si preferì utilizzarne le pietre per ricostruire le case degli abitanti del villaggio.
Usciti da questa fase di leggera “tempesta” il tracciato tornerà a farsi scorrevole sotto le ruote del gruppo procedendo in direzione di Bajna, villaggio di circa 2000 abitanti presso il quale si trova un castello che appartenne alla famiglia Sándor- Metternich, il casato del celebre cancelliere austriaco Klemens von Metternich, tra i principali protagonisti del Congresso di Vienna che nel 1815 ridisegnò il volto dell’Europa politica dopo la fine dell’era napoleonica.
Tornati in pianura, il percorso andrà nuovamente a specchiarsi nelle acque del Danubio nel tratto dove il “bel fiume blu” funge da confine naturale con la Repubblica Slovacca, un’altra nazione che ha dimostrato interesse verso il Giro avendone richiesta la “Grande Partenza” per il 2023, anno nel quale Stefano Allocchio – che nei prossimi mesi prenderà il posto di Vegni alla direzione della Corsa Rosa – avrà l’imbarazzo della scelta perché anche Belgio, Turchia e Marocco hanno avanzato simili proposte. Intanto la storia della prima tappa dell’edizione 2021 entrerà nel vivo perché a 28 Km dall’arrivo saranno per la prima volta distribuiti abbuoni che potrebbero rivelarsi fondamentali per stilare la prima classifica generale e assegnare la prima maglia rosa. Accadrà al passaggio dall’antica Strigonio, l’attuale Esztergom, centro che riveste il ruolo di capitale religiosa dello stato avendo qui sede l’arcivescovo primate d’Ungheria: il principale monumento cittadino è, infatti, un luogo di culto, la neoclassica Cattedrale di Nostra Signora e di Sant’Adalberto, al cui interno è possibile ammirare la più grande pala d’altare al mondo realizzata su un solo pezzo di tela, realizzata nel 1854 dal friulano Michelangelo Grigoletti.
Con l’adrenalina per il gran finale che pian piano monterà si procederà avendo come costante compagno di viaggio il Danubio, nel punto dove il fiume fa una grande ansa per aggirare il promontorio del Juliánus Kilátó e cambiare contemporaneamente la sua direzione. Saranno gli ultimi scampoli di pianura di questa tappa, che si concluderanno con il passaggio nel centro di Visegrád, cittadina nota per aver ospitato gli incontri che hanno portato alla nascita del Gruppo di Visegrád, alleanza culturale e politica che ha rinsaldato i rapporti tra quattro nazioni dell’Europa orientale (oltre alle citate e confinanti Ungheria e Repubblica Slovacca, anche Polonia e Repubblica Ceca) e ha anche ispirato una competizione ciclistica composta da quattro gare in linea organizzate tra le varie nazioni del “gruppo”. E ora un altro gruppo sarà pronto a entrare in scena sulle strade della cittadina ungherese, che vedrà i “girini” affrontare la salita verso la spettacolare fortezza medievale che domina il Danubio, presso la quale si conoscerà il nome del primo corridore che nel 2021 avrà l’onore di vestire la maglia rosa.

Jó kirándulást Giro d’Italia

Mauro Facoltosi

La fortezza di Visegrád e l’altimetria della prima tappa (www.easybudapest.com)

La fortezza di Visegrád e l’altimetria della prima tappa (www.easybudapest.com)

CIAK SI GIRO

Anche nel 2022 continua la collaborazione con www.davinotti.com, sito che si occupa di cinema e in particolare di mappare le location utilizzate dalle varie produzioni cinematografiche, proponendo poi ai lettori un parallelo tra fotogrammi e foto dei posti dove furono girate le scene. In questo primo capitolo della rubrica vi porteremo alla scoperta dei film italiani girati sulle strade di Budapest (limitandoci a quelli mappati su Davinotti). Dopo l’italo-francese-tedesco “Barbablù” del 1972, firmato dallo statunitense Edward Dmytryk, in ordine di tempo il primo nostro regista ad aver immortalato scorci della capitale ungherese è stato Carlo Verdone che nel 1987 l’ha scelta per girarvi diverse scene de “Io e mia sorella” e in particolare si vedono il Ponte della Libertà e la chiesa di Sant’Anna, che fa una fugace comparsa sullo sfondo nella spassosa scena nella quale Verdone va ad acquistare in farmacia gli assorbenti per la sorella (interpretata da Ornella Muti). L’anno successivo il regista romano Gianfranco Giagni girerà a Budapest un paio di scene del film d’orrore “Il nido del ragno”, seguito dodici mesi più tardi dal maestro del brivido Dario Argento (ma del suo “La chiesa” parleremo nella seconda rubrica). Sempre nel 1989 sarà il turno di Peter Dal Monte, scomparso nel maggio del 2021, che vi girerà con attori prevalentemente stranieri “Étoile”, thriller ambientato nel mondo della danza. Nel nuovo millennio sarà il milanese Fabio Carpi a scegliere Budapest per una scena di “Nobel” (2001), film “on the road” che racconta del viaggio di uno scrittore italiano (interpretato dallo spagnolo d’origini argentine Héctor Alterio) verso la Svezia, dove gli sarà consegnato il premio nobel per la letteratura. Luca Zingaretti nel 2002 smetterà per un attimo i panni del commissario Montalbano per recarsi in terra magiara e girare la fiction RAI “Perlasca, un eroe italiano”, due puntate nel quale il popolare attore interpreterà il ruolo di Giorgio Perlasca, il commerciante italiano che nel 1944 aveva salvato la vita a più di cinquemila ebrei ungheresi destinati ai campi di concentramento. Nel 2016, infine, Ron Howard girerà a Budapest (spacciata per l’americana Harvard e per Istanbul) diverse scene di “Inferno”, coproduzione italo-americana ispirata all’omonimo romanzo di Dan Brown e in gran parte filmata in Italia, tra Venezia e Firenze.

Carlo Verdone a Budapest in una scena di Io e mia sorella (www.davinotti.com)

Carlo Verdone a Budapest in una scena di "Io e mia sorella" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location del film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/io-e-mia-sorella/50002553

FOTOGALLERY

Tratto iniziale lungo il Danubio all’uscita da Budapest

Il minareto di Érd

Martonvásár, castello Brunszvik

Bagnanti sulle sponde del Lago di Velence

Lovasberény, castello Cziráky

Székesfehérvár, Cattedrale di Santo Stefano

Il castello di Csesznek a Csákvár

Ruderi dell’abbazia di Zsámbék

Bajna, Castello Sándor- Metternich (www.szepmagyarorszag.hu)

La cattedrale di Esztergom vista dal ponte sul Danubio che collega l’Ungheria alla Repubblica Slovacca

La pala di Michelangelo Grigoletti all’interno della cattedrale di Esztergom

Uno scorcio dell’ansa del Danubio che anticipa l’arrivo a Visegrád

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