25-12-2018

dicembre 29, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il colombiano Aristóbulo Cala Cala (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) si è imposto nella decima ed ultima tappa, circuito di La Aurora de Heredia, percorrendo 99 Km in 2h37′59″ alla media di 37.6 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Quiroz Ayala e di 4′25″ il russo Ershov. Il costaricano Brian Salas Sánchez (Nestlé 7C CBZ Giant) si impone in classifica con 1′23″ sul connazionale Bonilla Quirós e 2′27″ sul colombiano Cano Malaver

24-12-2018

dicembre 26, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il colombiano Óscar Adalberto Quiroz Ayala (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) si è imposto nella nona tappa, Pérez Zeledón – Llano Grande de Cartago, percorrendo 124 Km in 4h05′41″ alla media di 30.28 Km/h. Ha preceduto di 5′08″ il costaricano Villalobos Solís e di 5′09″ il costaricano Brian Salas Sánchez (Nestlé 7C CBZ Giant), nuovo leader della classifica con 1′23″ sul connazionale Bonilla Quirós e 2′38″ sul colombiano Cano Malaver

23-12-2018

dicembre 26, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il colombiano Johnatan Cañaveral Vargas (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) si è imposto nell’ottava tappa, San José – Pérez Zeledón, percorrendo 137.2 Km in 3h35′38″ alla media di 38.18 Km/h. Ha preceduto di 26″ il cileno Alarcón Cares e il costaricano Vega Solano. Il colombiano Diego Fernando Cano Malaver (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) è ancora leader della classifica con 18″ sul costaricano Salas Sánchez e 26″ su Cañaveral Vargas

22-12-2018

dicembre 26, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il costaricano Román Villalobos Solís (Canel’s – Specialized) si è imposto anche nella settima tappa, Guápiles – Goicoechea, percorrendo 140 Km in 3h42′25″ alla media di 37.77 Km/h. Ha preceduto di 2″ il colombiano Diego Fernando Cano Malaver (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) e il connazionale Salas Sánchez. Cano Malaver è ancora leader della classifica con 18″ su Salas Sánchez e 53″ sul colombiano Cañaveral Vargas

21-12-2018

dicembre 22, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il costaricano Román Villalobos Solís (Canel’s – Specialized) si è imposto nella sesta tappa, circuito di Paraíso, percorrendo 96.4 Km in 2h33′20″ alla media di 37.72 Km/h. Ha preceduto di 6″ il connazionale Salas Sánchez e il colombiano Cañaveral Vargas. Il colombiano Diego Fernando Cano Malaver (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) è ancora leader della classifica con 18″ sul costaricano Salas Sánchez e 29″ su Cañaveral Vargas

VUELTA 2019, BUONI SPUNTE E PERPLESSITÀ

dicembre 21, 2018 by Redazione  
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Il percorso della Vuelta a España 2019 lascia un po’ a desiderare perché, a fronte di quanto accade nel ciclismo moderno, ASO persevera nel proporre chilometraggi da juniores e quest’anno addirittura la cronosquadre, con conseguente riduzione dei chilometri a cronometro individuale. Arriva qualche buono spunto con alcune tappe, come la riproposizione di quella che permise ad Aru di strappare la maglia rossa a Dumoulin (guardacaso senza arrivo in salita) nel 2015 e una due giorni asturiana davvero tosta.

Quest’anno nessun dubbio sul fatto che RCS abbia fatto un lavoro nettamente migliore di ASO sul fronte dei percorsi. Il tracciato del Giro di Italia è di gran lunga superiore sia a quello del Tour de France, sia a quello della Vuelta a España. Del resto, pare che anche alcuni blasonati campioni che avevano annunciato di voler puntare la stagione sul Tour de France, come Tom Dumoulin, abbiano invece deciso di virare sul Giro d’Italia come obiettivo primario dopo aver visto i percorsi.
La Vuelta 2019 presenta, infatti, diversi difetti, specialmente se rapportata al ciclismo moderno.
Il primo è il chilometraggio totale e quello delle singole tappe. A fronte di un Giro d’Italia i cui organizzatori hanno capito che è necessario riportare i chilometraggi delle tappe a livelli da professionisti (e sono stati lodati per questo), la Vuelta propone un percorso senza tappe oltre i 200 Km. La mania dei mini chilometraggi, introdotta proprio da ASO, sta togliendo sempre più chances ai fondisti, a quei corridori che proprio nella resistenza maggiore rispetto agli altri hanno la loro arma migliore.
I tapponi di montagna di elevato chilometraggio sono quelli che possono provocare la crisi, offrendo la possibilità di far saltare il banco e contribuendo comunque ad accumulare fatica negli atleti.
Del resto, il chilometraggio complessivo, inferiore ai 3300 Km, risente di questa scelta francamente infelice.
Il secondo difetto, in realtà comune ai tre GT, è la scarsa copertura di tutte le zone del paese. Non si può certo pretendere che una corsa di tre settimane vada a coprire ogni singolo angolo di un paese, considerata anche l’estensione della Spagna. Tuttavia, guardando il tracciato complessivo si nota come venga totalmente ignorata la parte meridionale dello stato, preferendo sconfinare con tre tappe tra Andorra e Francia. In questo caso, a parziale discarico degli organizzatori, va detto che esigenze economiche sempre più pressanti li costringono a scelte non sempre del tutto libere, come è avvenuto anche al Giro d’Italia e al Tour de France.
Lascia perplessi anche la scarsità di tappe di montagna senza arrivo in salita. Solo la frazione con arrivo a Becerril de la Sierra, che ripropone quasi integralmente la tappa che nel 2015 permise a Fabio Aru di riprendersi definitivamente quella maglia rossa che Tom Dumoulin gli aveva strappato qualche giorno prima, presenta quattro GPM seri senza l’arrivo in quota.
Tutte le altre tappe di montagna hanno l’arrivo in salita e sono otto in totale, decisamente troppe, specialmente in un ciclismo in cui gli arrivi in salita spingono spesso gli atleti allo scatto solo in vista dell’ultimo chilometro.
Sono come al solito presenti le “rampe di garage” che accentuano ancor più questo aspetto non esaltante del ciclismo moderno, tuttavia quest’anno si nota una positiva riduzione del numero di esse. Saranno solo due gli arrivi su ramponi brevi con pendenze da ribaltamento e uno di essi sarà a Los Machucos, una salita che in realtà misura quasi 7 Km e sulla quale Froome passò un brutto quarto d’ora nel 2017.
La nota certamente positiva è la scelta di proporre tappe di montagna con diverse salite serie in successione. È certamente un elemento in grado di aumentare lo spettacolo, ma il fatto che tutte queste tappa eccetto una finiscano con l’arrivo in salita rischia di vanificare gli effetti positivi che questa scelta si propone di sortire.
In ogni caso queste tappe possono essere utilizzate da qualche coraggioso per tentare il colpaccio. Forse alcune di esse sono collocate un po’ troppo presto per ispirare il tentativo di ribaltamento, mentre la penultima tappa, che dovrebbe essere quella che più si presta ai tentativi in grande stile, è decisamente scarsa sotto questo punto di vista.
La cronometro individuale è abbastanza soddisfacente, di medio chilometraggio e adatta agli specialisti, ma assolutamente insufficiente nel disegno complessivo dato che sarà l’unica occasione per gli specialisti. La scelta, infatti, è stata quella di proporre una inguardabile cronosquadre piatta di ben 18 Km come frazione di apertura.
Nonostante da molti anni si parli del fatto che la squadra ha sempre maggior incidenze nella corse e che questo non sia un bene, visto che la competitività delle compagini dipende dalla potenza economica degli sponsor, ASO continua a proporre cronosquadre che negli ultimi anni al Tour de France hanno portato gli uomini Sky a prendere un vantaggio considerevole nelle prime frazioni rispetto agli altri uomini di classifica ed ad addormentare la corsa nelle frazioni successive.
Dopo la cronosquadre d’apertura ci saranno alcune tappe facili, adatte ai velocisti, prima del primo arrivo in salita ed anche questa è una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, che vedevano già alla seconda tappa l’arrivo su qualche rampa di garage.
La quinta tappa presenta il classico arrivo in salita da prima settimana con ascesa finale proposta dopo una tappa sostanzialmente soft: si arriverà ai quasi 2000 metri dell’osservatorio astrofisico di Javalambre, salita non banale e abbastanza buona per essere il primo appuntamento con i monti.
Se la sesta tappa prevede un finale accidentato, con due salite di terza categoria (la seconda delle quali sarà anche traguardo di tappa),la settima avrebbe rappresentato un’ottima occasione per attaccanti e cacciatori di tappe se non avessero piazzato il rampone finale che sembra fatto apposta per ispirare gli uomini di classifica alla sparata finale dell’ultimo chilometro per guadagnare l’abbuono e racimolare qualche secondo.
L’ottava tappa presenta un GPM di seconda categoria a 28 Km dalla conclusione che potrebbe risparmiare qualche buon velocista in forma, mentre la nona è una minitappa in territorio di Andorra con tre salite serie in rapida successione, senza un attimo di respiro. Le salite sono tutte lunghe e dure e il ridotto chilometraggio potrebbe ispirare una corsa dura sin dall’inizio. L’arrivo in salita molto lungo, diviso in tre tronconi, fa comunque pensare ad un attacco negli ultimi chilometri, anche perché un notevole dispendio energetico al nono giorno di gara pare un po’ prematuro.
Dopo il giorno di riposo, ecco la cronometro individuale di 36 Km che dovrebbe consentire agli specialisti di recuperare il tempo perduto sulle prime asperità e mettere da parte un piccolo tesoretto per affrontare le montagne a venire.
La tappa si svolgerà interamente in territorio francese e l’arrivo sarà posto a Pau, una delle località che ha collezionato più arrivi di tappa della Grande Boucle.
La frazione successiva, che si svolgerà tra Francia e Paesi Baschi, sarà dedicata ai cacciatori di tappe, estremamente mossa con 4 GPM a quote collinari. Lo stesso discorso vale per la frazione successiva con arrivo a Bilbao che vede tre GPM di terza categoria nel finale. Si tratta di un’occasione ghiotta anche per i finisseur, che potranno beneficiare di un traguardo posto dopo 7 Km di discesa dall’ultimo GPM, ideale trampolino di lancio per la stoccata decisiva, nel caso la fuga non dovesse avere buon esito o se essa dovesse essere densamente popolata.
La frazione successiva porterà la carovana in Cantabria per affrontare nuovamente la terribile ascesa verso il monumento alla “Vaca Pasiega”, con pendenze vicine al 30% e tratti da pedalare sul cemento. Su questa salita Froome patì la peggiore giornata alla Vuelta del 2017, edizione della corsa iberica che poi lo vide giungere da leader della classifica a Madrid.
La tappa è molto interessante nel suo snodarsi, è tutto un susseguirsi di asperità che avrebbero potuto caratterizzare una bella frazione incerta all’insegna della battaglia per la vittoria parziale, con le seconde linee sugli scudi. La salita finale rischia, però, di indurre gli uomini di classifica a tenere la corsa cucita per conquistare anche l’abbuono sul traguardo.
Il giorno dopo la carovana farà di nuovo tappa ad Oviedo dove, dopo diverse edizioni in cui il centro del capoluogo asturiano aveva dovuto abdicare in favore dell’arrivo sul soprastante Alto del Naranco, questa volta si arriverà in centro e la tappa sarà dedicata ai velocisti, che potranno rifarsi vivi alla vigilia dei due terribili tapponi asturiani.
Il primo di essi vedrà l’arrivo inedito al Santuario de la Virgen del Acebo al culmine di una salita caratterizzata da pendenze molto elevate e dopo tre salite di tutto rispetto. Si tratta, dunque, di un classico tappone di montagna di medio chilometraggio con salite in successione. Un tracciato simile caratterizzerà anche la tappa successiva, con le ascese del Marabio e della famosa Cobertoria a fare da antipasto alla lunghissima salita finale (25 Km) verso l’Alto de la Cubilla. La Cobertoria verrà affrontata dal lato meno pendente, ma comunque tosto, mentre la salita finale non presenta pendenze ostiche (la media è del 5%) ma la lunghezza della salita e la collocazione al termine di una due giorni terribile la renderanno un ostacolo molto difficile da affrontare.
Queste due giornate saranno le più dure e, quindi, cruciali per la corsa.
I corridori avranno a questo punto due giorni per rifiatare, il primo con un riposo ed il secondo con una tappa dedicata ai velocisti rimasti in gara che si fronteggeranno sul traguardo di Guadalajara.
A questo punto si disputerà l’unico tappone senza arrivo in salita; le montagne saranno le stesse che nel 2015 regalarono ad Aru il suo unico successo finale in un GT ovvero i “puerti” di Navacerrada e di Cotos, in mezzo ai quali si affronterà la doppia scalata alla Morcuera, l’ascesa che risulterà fatale a Dumoulin. Il corridore sardo riuscì, grazie al ritmo elevatissimo imposto dalla sua squadra, a mandare in crisi il giovane olandese che, grazie alla tappa a cronometro ed alla sua resistenza in salita, era riuscito ad impadronirsi della maglia rossa in una corsa a 3 con “Purito” Rodríguez, uscito di scena proprio a causa del pesante ritardo patito nella tappa contro il tempo.
Anche quest’anno un tappone come questo, posto negli ultimi giorni di gara, potrebbe essere l’occasione per far saltare il banco. Le salite sono tutte abbastanza dure, anche se non impossibili, e i 25 Km che si dovranno percorrere per andare all’arrivo dall’ultimo GPM al traguardo potrebbero dilatare i distacchi che un corridore di classifica potrebbe accusare.
Il giorno successivo torneranno di scena i velocisti con l’arrivo di Toledo, mentre alla vigilia della frazione conclusiva si disputerà un’ultima tappa di montagna dalla quale sarebbe stato lecito aspettarsi di più, visto che sarà l’ultima occasione per ribaltare le sorti della generale. Dopo la prima salita dura ci saranno circa 100 km incolori, mentre il punto più impegnativo sarà costituito dall’ascesa del Puerto de Peña Negra. Dalla sua cima mancheranno 34 chilometri alla conclusione, 34 chilometri di mangia e bevi con l’ascesa finale verso i 1775 metri dell’Alto de Gredos, classificato di terza categoria. Il Peña Negra potrebbe senza dubbio rappresentare un luogo dove tentare un attacco a lunga gittata, ma i cento chilometri di nulla tra i due GPM di prima categoria non permettono a chi vuol fare corsa dura di stancare gli avversari per farli arrivare a raschiare il fondo barile sulle rampe della seconda ascesa, che è molto lunga (15 Km) ma non particolarmente ripide (media del 5,7%), mentre in vetta si rasenteranno i 2000 metri di quota.
Il giorno successivo, infine, ci sarà la classica passerella conclusiva a Madrid, ad uso e consumo dei velocisti rimasti in gara.
In conclusione, si può osservare positivamente come la Vuelta stia affrontando un certo percorso evolutivo, con una diminuzione degli arrivi sulle rampe brevi e l’aumento dei tapponi. Le due frazioni di montagna asturiane sono certamente le più dure della corsa, ben disegnate e messe in successione. Ciononostante, restano i vizietti di ASO come quello di buttare fumo negli occhi annunciando a gran voce l’inserimento di 4 chilometri di sterrato pianeggiante nella tappa andoranna come se fossero il Colle delle Finestre o la Strade Bianche. Restano i chilometraggi ridotti, nessuna frazione supera i 200 km, e restano troppi gli arrivi in salita a scapito di tappe di montagna lunghe. Pochi i chilometri a cronometro individuale, una mossa sconcertante dato che sarebbe bastato far diventare la cronosquadre una tappa contro il tempo individuale e ci sarebbe stato un buon equilibrio. Scarsa la terza settimana: essa deve servire proprio per far venire fuori i fondisti nei tapponi ed invece ci sono ben tre tappe dedicate agli sprinter e due tappe di montagna di cui una non particolarmente allettante.
Anche la collocazione della minitappa di Andorra alla nona giornata di gara non appare molto felice, visto che i big potrebbero mantenersi prudenti per non rischiare di rimanere a corto di energie in vista della cronometro e della terribile due giorni nelle Asturie.
Insomma qualche miglioramento, ma ancora molte perplessità; RCS continua a dimostrarsi nettamente superiore ad ASO nel disegno dei tracciati e i campioni stanno cominciando a premiare tale qualità.
Ora che sono noti tutti i percorsi del grandi giri si può affermare, senza timore di essere smentiti, che il percorso del Giro è nettamente il migliore, il più vario, il più ricco di insidie, il più duro ed il più equilibrato, l’unico dei tre senza cronosquadre e questo, si sa, è già un vantaggio enorme.

Benedetto Ciccarone

La strada che sale verso lAlto de la Cubilla, una delle mete inedite della Vuelta 2019 (www.jandrocandas.com)

La strada che sale verso l'Alto de la Cubilla, una delle mete inedite della Vuelta 2019 (www.jandrocandas.com)

20-12-2018

dicembre 21, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il costaricano Daniel Bonilla Quirós (Nestlé 7C CBZ Giant) si è imposto nella quinta tappa, Esparza – Grecia, percorrendo 100 Km in 2h39′10″ alla media di 37.70 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Villalobos Solís e il cileno Alarcón Cares. Il colombiano Diego Fernando Cano Malaver (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) è ancora leader della classifica con 40″ sul costaricano Salas Sánchez e 44″ su Bonilla Quirós

19-12-2018

dicembre 20, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il costaricano Sebastián Moya Ramírez (nazionale U23 costaricana) si è imposto nella quarta tappa, Nicoya – Esparza, percorrendo 139 Km in 3h14′58″ alla media di 42.78 Km/h. Ha preceduto di 1′47″ il russo Kulikov e 1′50″ il colombiano González Giron. Il colombiano Diego Fernando Cano Malaver (Bicicletas Strongman Colombia Coldeportes) è il nuovo leader della classifica con 40″ sul costaricano Salas Sánchez e 46″ sul costaricano Bonilla Quirós

UNA TAPPA AGRO – DOLCE

Saranno i velocisti i protagonisti della quinta tappa, ma la volata finale potrebbe non essere per tutti. Se è vero che la frazione che terminerà a Terracina strizza l’occhio agli sprinter grazie alla facilità del tracciato e alla totale assenza di difficoltà nei velocissimi ultimi 40 Km, è altrettanto vero che la partenza si annuncia per loro impegnativa con due salite da affrontare in sequenza e che, seppur non impegnative nelle pendenze, potrebbero rimanere nelle gambe di qualche velocista se la partenza da Frascati vedrà il gruppo già procedere ad alta velocità.

Ha due sapori la quinta frazione del 102° Giro d’Italia e quello che più balza alle papille gustative è l’aroma dolce dato dalla pianura che caratterizza due ampi tratti di questa tappa e in particolare gli ultimi 40 Km, che già fanno venire l’acquolina in bocca ai velocisti. C’è, però, anche un aspetto agro, offerto non solo dal fatto che parte di questa giornata si snoderà sulle strade dell’Agro Pontino, ma – soprattutto – dalla presenza di tre salite che potrebbero anche dare qualche grattacapo agli sprinter. L’ultima è lontana dall’arrivo perché il facile GPM di Sezze è collocato a una cinquantina di chilometri dalla conclusione, ma le prime due, pur anche loro non impegnative nelle pendenze, si affronteranno “a freddo”, subito dopo la partenza e una dietro l’altra: se la tappa dovesse partire forte qualche velocista potrebbe patirle e trovarsi con le gambe imballate al momento di impostare lo sprint, naturale epilogo di questa giornata.
Pronti, partenza, via e subito salita, quindi, diretti ai 725 metri del più elevato tra i “Castelli Romani”, il borgo di Rocca Priora, dove si giungerà dopo aver percorso 9.4 Km d’ascesa al 4.2% e aver toccato Monte Porzio Catone, residenza dagli anni ’70 del giornalista Sergio Zavoli, ideatore del “Processo alla tappa”, e presso la quale si trova una delle più famose ville tuscolane, Villa Parisi, nota principalmente per le frequentissime “incursioni” delle troupe cinematografiche: il sito www.davinotti.com, che da diversi anni sta mappando le location del cinema italiano, ha realizzato un apposito speciale dedicato alla villa nel quale sono stati conteggiati, al momento, quasi 140 film girati in questa dimora nella quale abitò per molti anni la principessa Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Terminata la discesa, alle porte di Grottaferrata (conosciuta per la presenza dell’abbazia di rito bizantino di Santa Maria di Grottaferrata, fondata nel 1004 dal monaco basiliano Nilo da Rossano) si riprenderà l’ascensore alla volta di Rocca di Papa per affrontare la più nota tra le due salite di partenza, divenuta ciclisticamente celebre nel 1932 – quando fu inserita nel circuito dei primi mondiali disputati in Italia, vinti per la terza volta da Alfredo Binda – e successivamente consacrata ascesa simbolo del Giro del Lazio, spesso rivelatasi decisiva a causa della ripidissima appendice conclusiva in pavè dei Campi di Annibale, località che deriva il nome dal celebre condottiero cartaginese che, secondo la tradizione, qui si accampò con i suoi elefanti durante la marcia verso Roma. I “girini” non saliranno lassù perché non è prevista dal tracciato della tappa la salita ai “Campi”, raggiungendo – dopo 5.4 Km al 6.3% – lo stesso scollinamento dei mondiali del 1932 nei pressi del Santuario della Madonna del Tufo, costruito all’inizio del Cinquecento nel luogo dove un enorme masso di tufo, precipitato dal soprastante Monte Cavo, si fermò miracolosamente evitando d’investire un passante, che aveva invocato la Vergine Maria per aver salva la vita. Superato il Gran Premio della Montagna e affrontato il primo tratto della discesa, si imboccherà la cosiddetta “Via dei Laghi” iniziando un lungo tratto in quota che si snoda a monte del Lago di Nemi, dalle cui acque in epoca fascista furono recuperate con ingenti opere durate cinque anni – fu addirittura necessario l’utilizzo di idrovore che abbassarono il livello delle acque, poi mai più tornate a quello originario – due gigantesche navi appartenute all’imperatore Caligola che erano affondate in epoca romana e che andarono completamente distrutte qualche anno il recupero in un incendio doloso innescato da militari tedeschi il 31 maggio del 1944 (nel locale museo oggi se ne possono ammirare delle ricostruzioni). Lambito il margine meridionale dell’altopiano dei Pratoni del Vivaro – nel 1959 il CONI vi realizzò un centro ippico che fu utilizzato in occasione delle Olimpiadi del 1960 e che fu visitato anche dalla regina Elisabetta II, grande appassionata di sport equestri – si riprenderà la discesa portandosi velocemente a Velletri, il nono comune del Lazio per numero d’abitanti, tra i cui monumenti si segnalano la cattedrale di San Clemente, la chiesa di Santa Maria del Trivio e il Palazzo Comunale, il cui attuale aspetto è quello offertogli dalla totale ricostruzione dell’edificio, rispettosa dell’originale costruito nella seconda metà del ‘500 e andato distrutto durante la seconda guerra mondiale.
Terminato l’ottovolante iniziale, il gruppo giungerà finalmente in pianura alle porte di Cisterna di Latina, cittadina situata all’estremità settentrionale della “Fettuccia di Terracina”, ovvero del rettilineo più lungo d’Italia, 40 Km e 800 metri dritti come un fuso (in epoca moderna solo una rotatoria ne ha interrotto la linearità) che per la loro natura e per la totale assenza di qualsivoglia asperità in passato furono un palcoscenico naturale per imprese sportive a motore, come quella compiuta nel marzo del 1951 da Piero Taruffi – pilota definito “il più grande stradista di sempre” dal mitico Tazio Nuvolari – che sfiorò i 313 Km/h a bordo di una Maserati 4 cilindri. Il “brivido” della Fettuccia non sarà provato dal gruppo che, anziché imboccare la strada in direzione di Terracina, uscendo da Cisterna tirerà dritto puntando verso il cuore dell’Agro Pontino, la vasta pianura che secondo alcuni studiosi deriverebbe il nome dalla scomparsa città volsca di Suessa Pometia, la cui ubicazione non è stata mai individuata, e che si presenta con l’aspetto che le diedero le opere di bonifica iniziate nel ‘500 all’epoca dello Stato Pontificio e che coinvolsero anche Leonardo Da Vinci, autore di un progetto – un sistema di canali e di macchine idrovore – che fu anche approvato da Papa Leone X ma che poi rimase sulla carta a causa della prematura morte del pontefice, scomparso a soli 46 anni nel 1521. Sarà il regime fascista a completare l’opera, tra il 1924 e il 1937, chiamando poi contadini prevalentemente provenienti dal Triveneto a coltivare queste terre e ad abitarne i borghi che erano stati appositamente costruiti dal nulla che, infatti, in molti casi presentano toponimi di chiara matrice veneta. È il caso, per esempio, di Borgo Piave, che si attraverserà poco prima di giungere nel cuore pulsante dell’Agro Pontino, la città di Latina, fondata con il nome di Littoria il 18 dicembre del 1932 e il cui aspetto è forzatamente moderno, anche se non mancano monumenti dell’epoca come la cattedrale di San Marco – anche qui è evidente il richiamo al lontano Veneto – e il Palazzo delle Poste. Attraversando la zona della pianura pontina dove è stato realizzato a partire del 1997 il museo della Piana delle Orme, che racconta la storia di questa terra sui due “binari” della pace e della terra, si tornerà a pedalare in direzione delle montagne incrociando presso la località di Borgo Faiti il tracciato della “Fettuccia”, poco prima di giungere ai piedi dell’ascesa di Sezze. Sono poco meno di quattro i chilometri di salita, al 5% di pendenza media, che consentono di arrivare nel centro che, secondo la leggenda, fu fondato nientemeno che da Ercole ed è per questo motivo che il Leone Nemeo, la leggendaria bestia la cui sconfitta rappresentò la prima delle celebri dodici fatiche, campeggia nello stemma del comune, conosciuto per la sacra rappresentazione della Passione di Cristo che si svolge sin dal medioevo e la cui ultima edizione, svoltasi nelle strade del centro storico lo scorso mese di settembre, ha celebrato anche il 2400° anniversario di fondazione di Sezze.
Anche in questo caso la discesa non inizierà subito dopo lo striscione del GPM, poiché la strada continuerà a procedere per qualche chilometro in salita, rimontando le pendici del Monte Nero, prima di portarsi a Roccagorga, centro tragicamente ricordato per un eccidio avvenuto nel 1913 quando le forze dell’ordine uccisero sette manifestanti che protestavano contro l’amministazione locale, accusata dell’applicazione vessatoria delle tasse comunali e della mancanza di un acquedotto, della rete fognaria e di un servizio di raccolta dei rifiuti.
Tornerà quindi protagonista la pianura, in un finale che si annuncia velocissimo e favorevole alle squadre dei velocisti, che cominceranno ora le “grandi manovre” per ridurre progressivamente il vantaggio di quei corridori che, come ogni giorno, avranno tentato la carta della fuga da lontano. Gli ultimi 40 Km saranno abbastanza monotoni sul piano planimetrico, con la penuria di curve e l’abbondanza di tratti in rettilineo, in particolar modo quando, una volta terminata la discesa successiva a Sezze, si andrà a imboccare la veloce superstrada che collega Terracina alla piana sottostante l’antico borgo di Priverno, che vanta interessanti monumenti sia nel centro storico – come la Concattedrale di Santa Maria Annunziata – sia nella pianura circostante, nella quale spicca per rilevanza storica e artistica l’Abbazia di Fossanova, costruita in stile gotico italiano tra il 1163 al 1208 da monaci cistercensi provenienti dall’abbazia francese di Hautecombe.
Transitati ai piedi della conca carsica di Campo Soriano, considerata “monumento naturale” e caratterizzata da spettacolari guglie di roccia calcarea che si spingono fino a 18 metri d’altezza, solo alle porte di Terracina si giungerà sul tracciato della “Fettuccia” limitandosi a percorrerne il tratto conclusivo, giusto un chilometro e mezzo, al quale seguirà una lieve curva a sinistra e un altro lungo rettifilo – 4 chilometri e 600 metri – che condurrà dritto dritto sul rettilineo d’arrivo. Ma non sarà ancora traguardo perché prima di completare la fatica giornaliera bisognerà compiere un girotondo di circa 8 Km, sorvegliati dalla rupe sulla quale troneggiano i resti del tempio di Giove Anxur, spettacolare balcone sulla città e sul lontano Circeo.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Monte Spino (655 metri). Valicato dall’ex SS 74 “Via dei Laghi” tra il bivio per Nemi e Velletri.

FOTOGALLERY

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Villa Parisi di Frascati come appare ne La lama nel corpo (1966), uno dei primi film girata nella dimora di Monte Porzio Catone (www.davinotti.com)

Rocca Priora, Piazza Umberto I°

Grottaferrata, Abbazia di Santa Maria

Rocca di Papa, Santuario della Madonna del Tufo

Lago di Nemi

Velletri, il ricostruito Palazzo Comunale

Cisterna di Latina, inizia in questo punto l’interminabile “Fettuccia di Terracina”

Latina, Cattedrale di San Marco

Uno dei padiglione del museo della Piana delle Orme

Sezze, Concattedrale di Santa Maria

Priverno, Concattedrale di Santa Maria Annunziata

Abbazia di Fossanova

Una delle guglie rocciose che punteggiano il Monumento naturale Campo Soriano

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Terracina, resti del tempio di Giove Anxur (www.ansa.it)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di  Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

Vista panoramica su Terracina e sul promontorio del Circeo dal tempio di Giove Anxur e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2019 (www. tripadvisor.com)

18-12-2018

dicembre 19, 2018 by Redazione  
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VUELTA CICLISTA INTERNACIONAL A COSTA RICA

Il russo Artur Ershov (nazionale russa) si è imposto nella terza tappa, La Cruz – Nicoya, percorrendo 136.7 Km in 3h11′21″ alla media di 42.86 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’honduregno López Nolasco e di 39″ il costaricano Moya Ramírez. Il messicano Efrén Santos Moreno (Canel’s – Specialized) è ancora leader della classifica con 7″ sul colombiano Cano Malaver e 19″ sul costaricano Vega Solano

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