L’UAE GIÀ IN POLE POSITION CON VINE E NARVÁEZ, L’AUSTRALIANO TRIONFA A URAIDLA DAVANTI ALL’ECUADORIANO
L’UAE Team Emirates mette le cose in chiaro al TDU 2026 con il doppio attacco di Vine e Narvaez sul secondo gpm di Corkscrew. La coppia fa il vuoto e si gioca la vittoria di tappa con Vine davanti a Narvaez. L’australiano è anche la nuova maglia ocra
Al Tour Down Under arriva una tappa spartiacque dell’edizione 2026. SI parte da Norwood e si arriva a Uraidla dopo 148 km. I tre gpm presenti sul percorso potrebbero influire decisamente sulla classifica generale, per ora comandata dai velocisti dopo il velocissimo cronoprologo di Adelaide e la conclusione in bvolata della prima tappa in linea. Vedremo quanti di loro saranno capaci di resistere agli attacchi degli uomini di classifica specialmente sul secondo gpm di Corkscrew che presenta pendenze con punte al 12%. In particolare l’attuale maglia ocra Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) potrebbe perdere il simbolo del primato a scapito di ciclisti più performanti su tracciati come quello di oggi. Dopo la partenza da Norwood si saliva immediatamente con il primo gpm di Ashton dove riusciva ad evadere dal gruppo maglia ocra un drappello di quattro uomini formato da Jensen Plowright (Team Alpecin Premier Tech), Martin Urianstad Bugge (Team Uno X Mobility), Joel Suter (Team Tudor Pro Cycling) e Lucas Stevenson (Nazionale Australiana). Ai quattro battistrada si univano nel giro di qualche centinaio di metri anche Fran Miholjević (Team Bahrain – Victorious), Pepijn Reinderink (Team Soudal Quick Step) e Storm Ingebrigtsen (Team Uno X Mobility). Reinderink transitava in prima posizione sul gpm di Ashton posto al km 10. Plowright si aggiudicava il primo traguardo volante di Lobethal posto al km 49.4. Le squadre più attive all’inseguimneto dei sei battistrada erano il Team Jayco ALUla, l’UAE Team Emirates XRG ed il Team Visma Lease a Bike. Reinderink scollinava in prima posizione sul successivo gpm di Corkscrew posto al km 74.5. Plowright vinceva il successivo traguardo volante di Uraidla posto al km 87.4. A circa 50 km dalla conclusione la fuga aveva 1 minuto e 50 secondi di vantaggio sul gruppo maglia ocra. Anche il Team Redbull BORA Hansgrohe ed il Team Lidl Trek davano man forte in testa al gruppo per ricucire sui sui battistrada che iniziavano a scomporsi in vista della seconda ascesa di Corkscrew. La fuga veniva ripresa completamente ai piedi del gpm di Corkscrew. Altre squadre come EF Education EasyPost e Movistar aumentavano decisamente l’andatura mettendo in crisi i velocisti sulle pendenze più arcigne della salita ed a farne le spese era anche la maglia ocra Lund Andresen. Sotto l’impulso dell’UAE Team Emirates XRG il gruppo si assottigliava ancora di più e Jay Vine (UAE Team Emirates XRG) era il primo a scollinare seguito dal compagno di squadra Jhonatan Narvaez. La coppia di testa aumentava il vantaggio sui diretti inseguitori e si avviava in parata verso i km finali. Vine vinceva davanti a Narvaez mentre il primo drappello degli inseguitori arrivava a 58 secondi di ritardo con Mauro Schmid (Team Jayco AluLa) in terza posizione. Chiudevano la top five Andreas Kron (Uno X Mobility) in quarta posizione e Filippo Zana (Team Soudal Quick Step) in quinta posizione. Per Vine è la prima vittoria stagionale. L0australiano è anche la nuova maglia ocra con 6 secondi di vantaggio su Narvaez e 1 minuto e 5 secondi di vantaggio su Schmid. Domani è in progralmma la terza tappa da Henley Beach a Nairne di 140.8 km. Torneranno di scena i velocisti visto che il tracciato è quasi completamente pianeggiante nonostante i due brevi gpm di Wickham Hill e di Mount Barker. Ormai la vittoria finale sembra una questione tra Vine e Narvaez ma mai dire mai.
Antonio Scarfone

Jay Vine vince ad Uraidla (foto: Getty Images)
TOUR DOWN UNDER, TOBIAS LUND ANDRESEN VINCE A TANUNDA ED E’ LA NUOVA MAGLIA OCRA
Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) vince una volata piuttosto convulsa in quel di Tanunda battendo Matthew Brennan (Team Visma Lease a Bike) e Sam Welsford (Team INEOS Grenadiers). Il ciclista danese è la nuova magli ocra
La prima tappa in linea del Tour Down Under 2026 parte da Tanunda e termina a Tanunda dopo 120.6 km nei quali spicca la triplice scalata del gpm di Menglers Hill lungo poco più di 2 km con una pendenza del 3.5%. I velocisti non dovrebbero avere particolare difficoltà a domare questo facile gpm che vede le massime pendenze soltanto negli ultimi 500 metri. Saranno interessanti i tre traguardi volanti di Lyndoch, Angaston ed Angaston dove verranno concessi abbuoni temporali di 3, 2 e 1 secondo (oltre a quelli sulla linea del traguardo). La prima fuga del TDU 2026 vedeva protagonisti Guillaume Martin (Team Groupama FDJ United), Martin Urianstad Bugge (Team Uno X Mobility) e Marco Brenner (Team Tudor Pro Cycling). Il terzetto veniva però ripreso dal gruppo. Infatti il primo traguardo volante di Lyndoch posto al km 10.8 era un’occasione troppo ghiotta per i contendenti alla maglia ocra ed a vincerlo era Jhonatan Narvaez (UAE Team Emirates XRG) davanti a Maikel Zijlaard (Team Tudor Pro Cycling) e Juan Sebastian Molano (UAE Team Emirates XRG). Urianstad Bugge a questo punto tentava l’azione personale e dopo qualche km al battistrada si univa la coppia del Team Groupama FDJ United formata da Martin ed Enzo Paleni. Dopo una trentina di km il vantaggio del terzetto di testa era di circa 3 minuti sul gruppo maglia ocra. Urinstad Bugge transitava in prima posizione sul primo gpm di Menglers Hill posto al km 44.3. Le squadre più attive all’inseguimento dei tre battistrada erano il Team INEOS Grenadiers ed il Team Visma Lease a Bike. Martin si aggiudicava il secondo traguardo volante di Angaston posto al km 68.2. Urianstad Bugge scollinava per primo anche sul secondo gpm di Menglers Hill posto al km 75.8. Martin vinceva il terzo traguardo volante di Angaston posto al km 99.7 mente Urianstan Bugge vinceva il terzo gpm di Menglers Hill posto al km 107.3, indossando così virtualmente la maglia gpm. Una volta ripresa la fuga, nel gruppo iniziavano le grandi manovre per la volata finale. Il Team INEOS Grenadiers era molto attivo in testa al gruppo per tirare la volata a Sam Welsford ma ad imporsi era Tobias Lund Andresen (Team Decathlon CMA CGM) davanti a Matthew Brennan (Team Visma Lease a Bike) mentre Welsford doveva accontentarsi della terza posizione. Chiudevano la top five Danny van Poppel (Team Redbull BORA Hansgrohe) in quarta posizione ed Ethan Vernon (Team NSN Cycling Team) in quinta posizione mentre il primo italiano all’arrivo era Alberto Dainese (Team Soudal Quick Step), soltanto ventiquattresimo. Per Lund Andresen è la prima vittoria stagionale ed il ciclista danese è anche la nuova maglia ocra con 1 secondo di vantaggio su Samuel Watson (Team INEOS Grenadiers) e 2 secondi di vantaggio su Vernon. Domani è in programma la seconda tappa da Norwood ad Uraidla di 148.1 km caratterizzati da tre gpm non banali. Se il primo gpm di Ashton posto dopo 10 km dalla partenza può innescare la fuga di giornata, ben più interessante sarà la doppia scalata del gpm di Corkscrew posto al km 74.5 e 135 e che presenta 1 km con pendenze costantemente superiori all’11%. Dal secondo scollinamento mancheranno una dozzina di km all’arrivo ed i velocisti dovranno davvero stringere i denti per guadagnarsi la volata che non sarà assolutamente scontata dal momento che in caso di bagarre finale bisognerà tenere d’occhio i pretendenti alla vittoria finale di TDU 2026.
Antonio Scarfone

Tobias Lund ANdresen vince a Tanunda (foto: Getty Images)
SAMUEL WATSON VINCE IL CRONOPROLOGO DEL TOUR DOWN UNDER
Samuel Watson (Team INEOS Grenadiers) rispetta i pronostici della vigilia vinvìcendo il breve cronoprologo di Adelaide davanti ad Ethan Vernon (Team NSN Cycling) e di quasi 3 secondi rispetto a Laurence Pithie (Team Redbull BORA Hansgrohe). Il ciclista britannico veste anche la prima maglia ocra
Il Tour Down Under 2026 inizia con il cronoprologo di Adelaide lungo 3.6 km. Dopo un primo km totalmente pianeggiante, nella seconda parte del percorso i ciclisti dovranno affrontare una serie di curve impegnative, alcune delle quali a 90 gradi, ma la sede stradale piuttosto ampia non dovrebbe causare difficoltà di sorta. Oltre ai cronomen la vittoria se la potrebbero contendere anche quei velocisti dotati di resistenza e di fondo. Favorito della vigilia è Samuel Watson, ciclista britannico dell’INEOS Grenadiers già capace di ben figurare lo scorso anno in brevi prove a cronometro, infatti ha vinto il cronoprologo del Giro di Romandia ed è arrivato secondo in quello del Deutschland Tour, entrambi con un chilometraggio che ricalca grosso modo quello di Adelaide. E Watson non delude le aspettative andando ad imporsi con il tempo di 4 minuti e 17 secondi, facendo meglio di circa mezzo secondo rispetto ad Ethan Vernon (Team NSN Cycling) e di quasi 3 secondi rispetto a Laurence Pithie (Team Redbull BORA Hansgrohe). Quarto si piazza Jay Vine (UAE Team Emirates XRG) a 4 secondi di ritardo da Watson mentre chiude la top five Pierre Gautherat (Team Decathlon CMA CGM) a 4 minuti e mezzo da Watson. Il primo ciclista italiano è Andrea Raccagni Noviero (Team Soudal Quick Step) che chiude in sedicesima posizione a 8 secondi di ritardo da Watson. Il britannico ottiene la prima vittoria stagionale ed è anche la prima maglia ocra con 1 secondo di vantaggio su Vernon e 3 secondi su Pithie. Domani è in programma la prima tappa in linea da Tanunda a Tanunda di 120.6 km. Dopo i primi 25 km pianeggianti, dove si affronterà anche il primo traguardo volante di Lyndoch al km 10.5, si entrerà nel circuito cittadino di Tanunda ripetere complessivamente tre volte. Il facile gpm di Mengler Hill, lungo poco più di 2 km e con una pendenza del 3.5%, non preoccuperà più di tanto la numerosa schiera di velocisti presente al Tour Down Under dalla quale, a meno di sorprese, emergerà presumibilmente il vincitore di tappa, con probabili ricadute sulla classifica generale.
Antonio Scarfone

Samuel Watson vince il cronoprologo di Adelaide (foto: Getty Images)
LA CALZA DELLA BEFANA: GENNAIO 2026
gennaio 19, 2026 by Redazione
Filed under Approfondimenti, Copertina
Si alza il sipario su una nuova stagione di corse, una stagione che riserverà parecchie sorprese tra gare che torneranno in calendario dopo un lungo oblio e altre che saranno organizzate per la prima volta nel 2026. Ci saranno eventi che fruiranno di promozioni e altri che invece subiranno mutazioni, ma l’atto d’apertura rimarrà quello tradizionale e gli appassionati già contano i giorni che mancano al 20 gennaio, quando prenderà il via il Tour Down Under. La stagione è iniziata, buon divertimento
Anche quest’anno la calza che la Befana ha destinato agli appassionati di ciclismo è ricca di ghiottonerie. E ci saranno anche alcune sorpresine, tra corse che torneranno in calendario dopo anni d’assenza (Giro di Sardegna), altre che saranno disputate per la prima volta nella storia (Giro della Magna Grecia e Lione-Torino), altre ancora che cambieranno nome (il Delfinato dovremo abituarci a chiamarlo Tour Auvergne-Rhône-Alpes) o formato (il Giro di Svizzera si ridurrà da 8 a 5 tappe) e altre ancora che saranno “promosse” ed è il caso di una delle gare in programma in questo mese di gennaio, l’AlUla Tour, che nel 2026 beneficerà di uno scatto in carriera approdando alla ProSeries, la categoria che raduna tutte le competizioni che nella gerarchia UCI si trovano un gradino sotto i massimi appuntamenti stagionali, quelli iscritti nel circuito World Tour. Come il solito a inaugurare quest’ultimo sarà il Tour Down Under (20-25 gennaio), nonostante i propositi dell’UCI – manifestati già alla fine del 2024, ma per ora non concretizzatisi – di traslocare a ottobre la corsa australiana, al fine di evitare le alte temperature tipiche dell’estate australe. Come nel 2023 – e in quell’occasione si trattò di una novità assoluta – ad aprire le danze sarà una brevissima cronometro individuale, 3 Km e 600 metri da percorrere sulle pianeggianti strade di Adelaide. Per la prima tappa in linea ci si sposterà a Tanunda, dove lo scorso anno si impose lo sprinter di casa Sam Welsford e anche stavolta l’arrivo sarà in volata perché si girerà sul circuito del 2025 in senso inverso, affrontando la salita di Mengler Hill più vicina al traguardo, ma dal versante meno difficile (2.1 Km al 3.5%). Le frazioni più impegnative saranno la seconda e la quarta, con la prima di queste che si correrà tra Norwood e Uraidla sulla distanza di 148 Km e su di un tracciato collinare che prevede di ripetere per due volte la salita di Corkscrew, 9 Km al 4.9% sui quali si scollinerà a una dozzina di chilometri dal traguardo, ascesa che presenta i tratti più impegnativi nei primi 3.6 Km al 6.7%, caratterizzati anche da un muro di 800 metri all’11.4%. Si farà quindi ritorno ad Adelaide dove dal sobborgo periferico di Henley Beach prenderà le mosse la terza tappa, che si concluderà a Nairne dopo un tracciato che ricorda quello di certe frazioni collinari non troppo accidentate della Tirreno-Adriatico, non così frastagliate da impedire ai velocisti di far sfoggio delle loro abilità. La tappa regina sarà la penultima, con la partenza da Brighton e dopo 176 Km il tradizionale arrivo in salita a Willunga Hill, al termine di un’ascesa di 3.2 Km al 7.5% che dovrà essere ripetuta tre volte. L’atto finale della 26a edizione del Tour Down Under sarà ospitato dalla cittadina di Stirling, attorno alla quale è stato disegnato un circuito vallonato di 22 Km da inanellare 8 volte e che avrà il suo momento clou nella leggera salita (media del 3.7%) che caratterizzerà gli ultimi 2 Km, troppo leggeri perché costituiscano un grosso impiccio per buona parte dei velocisti, considerato che questo circuito è stato spesso proposto in gara e si è sempre arrivati allo sprint. Potrebbero, però, infilarsi nella volata intrusi d’eccezione, come il vincitore del Tour de France 2011 Cadel Evans, terzo a Stirling nel 2014, preceduto dal nostro Diego Ulissi e dal vincitore della Milano-Sanremo 2012 Simon Gerrans.
Le corse ciclistiche sono come le ciliegie, una tira l’altra e due giorni dopo la fine del Tour Down Under scatterà la 6a edizione del citato AlUla Tour (27-31 gennaio), giovane corsa nata nel 2020 come Saudi Tour e ben presto radicatasi nel governatorato saudita di ‘Ula. Come abbiamo già annunciato, quest’anno ci sarà la promozione alla categoria ProSeries ma non sono previsti particolari festeggiamenti per celebrare l’evento, almeno per quanto riguarda il tracciato, che a livello difficoltà non si discosterà da quello dello scorso anno. Sono state solamente “miscelate” le tappe e così presso l’AlUla Camel Cup Track, dove nel 2025 terminò la tappa conclusiva, prenderà il via la prima frazione per farvi ritorno dopo 158 Km interamente tracciati nell’insidioso ambiente del deserto e privi di particolari insidie altimetriche, anche se qualche sprinter potrebbe patire la leggerissima pendenza del rettilineo d’arrivo (ultimi mille metri al 2.5%). I velocisti che avranno fallito su questo traguardo avranno subito la possibilità di rifarsi perché ancor più semplice si presenta la seconda frazione che, dopo 152 Km pressoché pianeggianti, proporrà partenza e arrivo fissate all’esterno dell’AlManshiyah Train Station, antica stazione situata lungo la dismessa ferrovia dell’Hegiaz, che collegava l’Arabia Saudita alla Siria e che oggi è in esercizio solo in territorio giordano. Dal Winter Park di AlUla si ripartirà il giorno successivo per andare ad affrontare l’unico arrivo in salita previsto, fissato ai quasi 1000 metri sul livello del mare della Bir Jaydah Mountain Wirkah, inserito per la prima volta nel percorso lo scorso anno; in quest’occasione si era percorso un versante molto più ripido (2.8 Km al 9.8%) rispetto a quello che si scalerà al termine della terza tappa, 4.9 Km al 5.7% che presenteranno le inclinazioni maggiori in dirittura d’arrivo per via della pendenze media all’8.6% che caratterizzerà gli ultimi 1300 metri. Si tornerà in pianura per la penultima tappa, altra galoppata verso una probabilissima volata che, dopo una seconda partenza dal Winter Park, vedrà gli sprinter darsi battaglia al cospetto delle Shalal Sijlyat Rocks, spettacolari colline rocciose isolate nel mezzo del deserto alle quali si arriverà percorrendo quello che si annuncia come uno dei più lunghi rettilinei d’arrivo di questa stagione, 4 Km e 600 metri senza incontrare nemmeno una curva. A far calare il sipario sulla gara sarà l’immancabile arrivo al belvedere dell’Harrat Uwayrid, dove l’ultimo traguardo sarà collocato 8 Km dopo aver superato la cima di quello che è stato battezzato come “Angliru d’Arabia”, una salita di 3 Km al 12% che con il suo picco massimo al 22% e per la mancanza di altre ascese impegnative e di frazioni a cronometro è sempre stata decisiva per la vittoria finale, nel 2025 conquistata da Thomas Pidcock mentre dodici mesi prima si era imposto Simon Yates, l’ultimo vincitore del Giro d’Italia. A tal proposito ricordiamo, per chi si fosse perso la notizia, che lo scorso 7 gennaio il britannico ha dichiarato la sua intenzione di ritirarsi fin da subito dal ciclista pedalato e quindi quest’anno non lo vedremo difendere il titolo conquistato lo scorso anno sulle strade della Corsa Rosa.
I tifosi spagnoli saranno i primi europei che avranno l’opportunità di applaudire dal vivo i loro beniamini perché a fine mese la Spagna vedrà lo svolgimento delle prime corse stagionali organizzate sulle strade del Vecchio Continente. Si comincerà il 23 febbraio con la seconda edizione della Classica Camp de Morvedre, gara che ha fatto il suo debutto assoluto nel 2025 proponendo subito un tracciato impegnativo e stavolta sarà ancora più tosta perché i passaggi sull’Alto del Garbì (6.3 Km al 6.4% che contengono un muro di 1500 metri al 13%) sono stati portati da due a tre. Non ha subito variazioni, invece, il tracciato della Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón in programma il 24 febbraio, corsa che dovrebbe favorire i velocisti resistenti e i finisseur per la presenza nelle battute conclusive della salita al Collado de Ayodar (5 Km al 4.5%) e di uno strappo di circa 300 metri al 10% in cima al quale sarà posto il traguardo. Il 25 febbraio andrà in scena la Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València, che proporrà un tracciato geograficamente inverso rispetto a quell’edizione 2025, con la partenza da La Nucia, la fase orograficamente più complicata da affrontare entro i primi 100 Km e il finale totalmente pianeggiante verso Valencia che agevolerà nettamente gli sprinter. A questo punto le attenzioni degli appassionati saranno calamitate verso l’isola di Maiorca dove, quasi in contemporanea all’AlUla Tour, andrà in scena la 35a edizione della Challenge Ciclista Mallorca (28 gennaio – 1 febbraio), gara che – nonostante la durata di cinque giorni – non è mai stata considerata una corsa a tappe per la mancanza di una classifica generale, fatto che consente alle squadre al via di portare in Spagna corridori in esubero rispetto al numero massimo consentito per ogni gara e di poi scegliere quali schierare a seconda della tipologia dei tracciati. Quest’anno ci saranno alcune novità per quel che concerne i percorsi, ma queste non riguarderanno quello della gara d’avvio, il Trofeo Calvià, dove sarà riproposto lo stesso circuito sul quale si era gareggiato lo scorso anno, poco meno 150 Km subito esigenti perché si dovrà affrontare una dozzina abbondante di brevi e non troppo complicate ascese, le più rilevanti delle quali sono il Coll de Sóller (8.5 Km al 5.5%) e quella di Valldemossa (4.1 Km al 5.8%). Al secondo giorno è stato confermato il Trofeo Ses Salines – Colònia Sant Jordi, ma con un’importante novità perché è stata modificata la modalità di svolgimento della gara, che non si disputerà in linea bensì a cronometro e in particolare si tratterà di una prova collettiva nella quale le squadre in gara dovranno percorrere 26 Km in totale pianura. La seconda novità sarà il cambio di percorso del tradizionale Trofeo Serra de Tramuntana, per il quale è stato ribaltato il tracciato dell’edizione 2025, che sarà seguito in senso inverso con il traguardo presso il santuario di Santa Maria de Lluc 8 Km dopo lo scollinamento del Coll de sa Batalla (8.4 Km al 4.9%), l’ultima delle quattro salite previste. Tra queste spicca l’ascensione – dal versante meno impegnativo – ai quasi 1000 metri del Coll de Puig Major, la salita simbolo della challenge che dal lato più duro (14 Km al 6%) costituirà l’indomani la principale portata del Trofeo Andratx – Mirador des Colomer (Pollença), il cui tracciato ricalcherà quello del 2025 e proporrà come dessert un’ascesa finale di 3.3 Km al 5.9%. Infine, un piccolo ritocchino di poco conto è stato apportato alla gara conclusiva, che cambierà nome (non più Trofeo Playa de Palma – Palma ma Trofeo Mallorca Fashion Outlet – Paseo Marítimo Palma) e sede di partenza per esigenze di una nuova sponsorizzazione, ma non “natura” e infatti come il solito si concluderà con diversi giri del pianeggiante circuito disegnato sul lungomare di Palma di Maiorca per la gioia dei velocisti.
La sfida è lanciata, la stagione 2026 è pronta a partire.
Mauro Facoltosi
LE CORSE SUL WEB
Tour Down Under
AlUla Tour
Classica Camp de Morvedre
https://ccmestivella.com/classica-internacional/
Ruta de la Cerámica – Gran Premio Castellón
Clàssica Comunitat Valenciana – Gran Premi València
https://voltalamarina.com/classica-comunitat-valenciana-1969-gran-premio-valencia
Challenge Ciclista Mallorca
https://vueltamallorca.com/challenge-mallorca/en/home/

Uno scorcio della Shalal Sijlyat Rocks in Arabia Saudita, presso le quale terminerà una tappa dell'AlUla Tour (alula.shadenhospitality.sa)
UNA STAGIONE UAE – 14 SETTEMBRE 2025: GRAND PRIX CYCLISTE DE MONTRÉAL
Quasi due mesi dopo la vittoria al Tour i media ciclistici tornano a interessarsi a Tadej Pogacar. Lo sloveno ha nel mirino il secondo mondiale e a poco più di una settimana dall’evento si rimette in sella, dopo un lungo “digiuno”, sulle strade del Gran Premio di Montréal, dove non manca di dimostrazione che la condizione è ancora quella della Grande Boucle. Non vince, ma è protagonista con il compagno di squadra Brandon McNulty, al quale concede la vittoria dopo esser giunti assieme al traguardo e aver staccato gli avversari
POGACAR E MC NULTY SHOW: DOMINIO UAE, VITTORIA DELLO STATUNITENSE
Tadej Pogačar e Brandon McNulty dominano il GP di Montréal, dopo una corsa ricca di attacchi e selezione, i due uomini UAE hanno fatto il vuoto nell’ultimo giro: lo sloveno ha gestito la situazione e con grande generosità ha lasciato il successo al compagno di squadra statunitense. Terzo posto per Quinn Simmons, staccato di oltre un minuto.
La corsa si apre subito con grande vivacità: sette corridori provano a prendere il largo, tra cui Andrew August, Artem Shmidt e Jørgen Nordhagen. Dopo una sessantina di chilometri, però, gli attacchi si moltiplicano e un nuovo drappello di inseguitori si porta davanti, fino a formare un gruppo più folto con nomi come Alex Baudin, Mauro Schmid e Jan Tratnik. La UAE Team Emirates prende in mano la situazione e inizia a dettare un ritmo severo, riducendo progressivamente il margine degli attaccanti. Diversi protagonisti si arrendono, tra cui Victor Lafay e Lewis Askey, finché restano solo sei uomini in testa. La corsa si accende ulteriormente sulla Côte Camillien-Houde: qui si staccano corridori di rilievo come Wout van Aert e Michael Matthews, mentre Baudin tenta un allungo solitario, presto neutralizzato. Con Tim Wellens e Pavel Sivakov a guidare il forcing, il gruppo si assottiglia giro dopo giro. Persino Julian Alaphilippe deve alzare bandiera bianca. A 36 km dall’arrivo è Brandon McNulty a rompere gli equilibri: con lui si muovono Quinn Simmons, Louis Barrè e Tadej Pogačar, che rapidamente si porta al comando. Il quartetto guadagna mezzo minuto, ma Barrè non regge il passo. A 23 km dal traguardo Pogačar cambia marcia e si invola, salvo poi rallentare per attendere McNulty. I due proseguono insieme, mentre Simmons resta staccato. Il vantaggio cresce fino a superare il minuto nell’ultimo giro. Gli ultimi chilometri diventano una passerella per la coppia UAE, con lo sloveno che lascia generosamente la vittoria al compagno. Brandon McNulty taglia così il traguardo a braccia alzate, abbracciato dal campione del mondo. Simmons completa il podio, terzo a poco più di un minuto.
Antonio Scarfone

Pogacar lascia la vittoria a Mc Nulty (Photo credit: Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 11 SETTEMBRE 2025: COPPA SABATINI
Non c’è due senza il tre e dopo GP di Larciano e Giro delle Toscana Isaac Del Toro fa suo anche il trittico di chiusura della tre giorni toscana di fine estate. E’ ancora il messicano, infatti, a imporsi sul traguardo della Coppa Sabatini, semiclassica che finisce nella bacheca della UAE per il terzo anno consecutivo, dove che le due precedenti edizioni erano state entrambe conquistate dall’elvetico Marc Hirschi, passato alla Tudor proprio all’inizio della stagione 2025
DEL TORO TRIS: SUA ANCHE LA COPPA SABATINI
Non poteva andare meglio la campagna italiana per Isaac Del Toro (UAE), dopo la delusione del Giro è stato sicuramente un buon modo per riscattarsi sulle strade azzurre. Tre vittorie su tre, con una superiorità disarmante e vista sul Mondiale.
La fuga di giornata è partita dopo 18 Km, inizialmente compost da Samuele Zoccarato (Team Polti VisitMalta), Valentin Retailleau (Team TotalEnergies) ed Edgar Cadena Martinez (Petrolike), a cui si sono aggiunti a breve giro Jon Agirre (Euskaltel – Euskadi), Simon Dalby (Uno-X Mobility), Luca Cretti, Ben Granger, Nicolò Pizzi (Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente), Alexander Balmer (Solution Tech Vini Fantini) ed Edoardo Cipollini (MBH Bank Ballan CSB), nipote del celebre Mario. La corsa è scivolata via tranquilla sotto il controllo dell’UAE e dell’Intermarch, con gli attaccanti che percorrono in solitaria il primo tratto in linea, perdendo strada facendo Agirre e Pizzi lungo il circuito di Peccioli e presentandosi con circa 2’ di vantaggio all’ultimo passaggio dal muro di Via Greta.
Ci prova subito Benjamin Thomas (Cofidis) seguito a ruota da Isaac Del Toro e dal compagno di squadra Jan Christen (UAE); con loro ci sono anche Natnael Tesfatsion (Movistar), Richard Carapaz (EF), Marc Hirschi (Tudor), Pau Miquel (KERN), Christianh Scaroni (XDS Astana) e Alexandre Delettre (TotalEnergies), che si mettono subito all’inseguimento di Cadena e Balmer, ultimi superstiti della fuga con circa 11”. Nel frattempo rientrano anche Francesco Busatto (Intermachè) e Davide Piganzoli (Polti) quando il plotone è giunto all’inizio dell’ultimo giro.
I primi timidi tentativi sono di Christen e Carapaz, ma il lampo è sempre Del Toro, il quale viene seguito da Thomas e dal redivivo Granger, che dopo la lunga fuga è rimasto con i primi. I tre guadagnano rapidamente una ventina di secondi, sufficienti a giocarsi la vittoria sulle ultime rampe verso l’arrivo.
A 400m Del Toro si invola in solitaria, Thomas chiude terzo mentre Granger, dopo le fatiche della giornata, si deve accontentare di uno straordinario podio. Più indietro Scaroni stacca di poco Delettre, Hirschi, Carapaz, Miquel, Christen e Piganzoli.
Andrea Mastrangelo

Del Toro completa il "triplete" toscano imponendosi nella Coppa Sabatini (foto Luc Claessen/Getty Images)
LA LIPPERT VINCE A TERRE ROVERESCHE, LA REUSSER RESTA IN ROSA: LA MOVISTAR DOMINA LA SESTA TAPPA DEL GIRO D’ITALIA WOMEN
La sesta frazione del Giro d’Italia Women 2025, da Bellaria Igea Marina a Terre Roveresche, si è rivelata tutt’altro che interlocutoria. Tra fughe, scatti e risposte da leader, la Movistar Team ha messo a segno un doppio colpo: la vittoria di giornata con Liane Lippert e la conferma in Maglia Rosa per Marlen Reusser. Una tappa dal profilo movimentato che, senza rivoluzionare la classifica generale, ha comunque ristretto il cerchio delle pretendenti alla corsa rosa, alla vigilia del temuto arrivo sul Monte Nerone.
Continua a far festa la Movistar al Giro d’Italia Women, grazie alla vittoria della tedesca Liane Lippert traguardo di Orciano di Pesaro, in comune di Terre Roveresche, dove difende la Maglia Rosa di Marlen Reusser. Sul traguardo di Orciano di Pesaro, in comune di Terre Roveresche, l’ex campionessa nazionale tedesca ha anticipato di pochi secondi le olandesi Pauliena Rooijakkers (Fenix-Deceuninck) e Shirin Van Anrooij (Lidl – Trek). Il gruppo delle big ha chiuso con 1′24″ di ritardo dopo un attacco di Elisa Longo Borghini (UAE Team ADQ) sui saliscendi del finale, tentativo che non ha colto imprerata l’elvetica Marlen Reusser (Movistar Team). La compagna di squadra della vincitrice di tappa ha così conservato la Maglia Rosa con distacchi immutati sulla Longo Borghini (2° a 16″) e sull’olandese Anna van der Breggen (Team SD Worx – Protime, 3° a ‘153″), mentre grazie al tempo conquistato grazie alla fuga odierno è risalita fino al quarto posto la Rooijakkers, ora distanziata di 2’03” dalla Maglia Rosa.
“È stata una giornata fantastica, mi sentivo bene e il team mi ha dato carta bianca — ha raccontato una sorridente Lippert —. Volevo ripagare la fiducia, e vincere su un tracciato simile a quello dell’anno scorso mi ha dato la spinta giusta. La Maglia Rosa resta il nostro obiettivo principale: siamo un gruppo unito e compatto, e per Marlen faremo tutto il necessario fino a Roma”.
Dal canto suo la Reusser ha sottolineato la buona gestione della corsa: “Mi aspettavo un attacco da parte di Elisa, ma ho reagito nel modo giusto. È stata una bella giornata per il team, e sono felice per Liane. Domani ci aspetta la salita del Monte Nerone: l’ho provata qualche mese fa, e sapere cosa ci aspetta può fare la differenza”.
La sesta tappa regala così alla Lippert la 54ª vittoria tedesca nella storia del Giro Women e il primo podio per Rooijakkers e Van Anrooij. Per il terzo anno consecutivo, è la Movistar a imporsi nella tappa numero sei della corsa rosa: dopo la Van Vleuten a Canelli nel 2023 e la stessa Lippert a Chieti nel 2024, il tris è servito.
Ora su affronterà la tappa più dura dell’edizione 2025, che scatterà da Fermignano per concludersi dopo 150 Km sul Monte Nerone. Il percorso prevede una sequenza di salite sempre più dure che culmina negli ultimi 8 chilometri con pendenze medie superiori al 9% e punte fino al 12%. Sarà la tappa chiave per la Maglia Rosa, e le scalatrici avranno l’ultima parola.
Mario Prato

Liane Lippert vince la sesta tappa del Giro d'Italia riservato alla donne (foto Luc Claessen/Getty Images)
PHILIPSEN CENTRA IL TRIS A NÎMES, GIRMAY A TERRA, LA SFIDA PER LA MAGLIA VERDE SI RIAPRE
Japer Philipsen conquista la terza vittoria al Tour de France, pareggia i successi con Biniam Girmay (Intermarché – Wanty) e grazie alla sua Alpecin – Deceuninck, soprattutto a Mathieu Van Der Poel che lo ha lanciato al meglio verso il traguardo, riapre la lotta per la maglia verde, caduto poco prima dell’ultimo chilometro Girmay, al secondo posto arriva Phil Bahaus (Bahrain – Victorious), terzo invece un redivivo Alexander Kristoff Uno-X Mobility.
Riparte il Tour de France dopo l’ultimo giorno di riposo per l’ultima settimana, non partono, invece, le azioni di fuga ed il gruppo, di fatto, resta ancora in una condizione di “riposo” lungo i chilometri che da Gruissan portano a Nîmes. Non c’è nemmeno il tanto temuto vento, caratteristico di queste zone, a farsì la tappa diventi frizzante con la formazione dei ventagli. Tutti insieme appassionatamente per una tappa che non vede nessun allungo per quasi due ore di corsa. La velocità aumenta in testa al gruppo soltanto al traguardo con punti per la maglia verde, siamo al chilometro 96, la volata la vince Bryan Coquard (Cofidis), seguito da Jasper Philipsen (Alpecin – Deceuninck), terzo Anthony Turgis (Total Energies) mentre quarto la maglia verde Biniam Girmay (Intermarché – Wanty). Il belga rosicchia quattro punti all’eritreo che conserva un vantaggio rassicurante nella speciale classifica. Dopo la sfiammata dello sprint il gruppo si ricompone, la velocità diminuisce e ne approfitta Thomas Gachignard (TotalEnergies) guadagnando in poco tempo più di due minuti sul gruppo. Il ventitreenne francese transita per primo sull’unico GPM di quarta categoria di giornata, la Côte de Fambetou. Ai meno 25 chilometri dall’arrivo Gachignard viene ripreso con le squadre dei velocisti che iniziano il valzer delle cosuete operazioni in testa al gruppo per prendere le posizioni migliori e tenere al riparo il proprio uomo veloce. In particolare sia la Uno-X Mobility sia Lotto Dstny conducono il gruppo innalzando la velocità. Una serie infinita di rotonde costringe il gruppo a fare da elastico, i treni vanno a rimescolarsi continuamente in pratica fino ai meno 2 chilometri dall’arrivo. Poco prima del triangolo rosso dell’ultimo chilometro una caduta coinvolge Marijn van den Berg (EF Education – EasyPost) ma soprattutto Biniam Girmay, l’eritreo resta a dolorante a terra e taglierà il traguardo scortato da due compagni di squadra, si spera senza conseguenze, in attesa di notizie ufficiali dalla Intermarché – Wanty. A causa della caduta il gruppo si spezza, davanti sono abilissimi ed espertissimi come sempre gli Alpecin – Deceuninck a togliersi dai guai e condurre, così con la solita eccezionale spaarata di Mathieu Van Der Poel, jasper Philipsen a conquistare il suo terzo successo al Tour de France 2024, il belga vince facile su Phil Bahaus (Bahrain – Victorious) e su Alexander Kristoff (Uno-X Mobility), quarto posto per Sam Bennet (Decathlon AG2R La Mondiale Team), quinto per Wout van Aert (Team Visma | Lease a Bike) rimasto un pò chiuso nel finale. Si riapre quindi la sfida per la classifica della maglia verde che vede sempre al comando Girmay segue Philipsen con soli 32 punti da recuperare. Nulla cambia, invece, in classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) sempre in maglia gialla. Domani tappa numero 17 da Saint Paul Trois Châteaux a Superdévoluy verso l’arrivo ben tre GPM di seconda, prima e terza categoria, concentrati nei 40 Km finali, che possono prevedere delle imboscate tra gli uomini di classifica.
Antonio Scarfone

Jasper Philipsen (Alpecin - Deceuninck) fa tris a Nimes (Photo Credit: Getty Images)

