NULLA DI FATTO NELLA CRONOMETRO DI ALGINET. IL FORTE VENTO CONSIGLIA AGLI ORGANIZZATORI DI NEUTRALIZZARE I TEMPI ALL’ARRIVO
Le difficili condizioni meteo della seconda tappa della Volta Valenciana non cambia la classifica generale della breve corsa a tappe spagnola visto che il vento impetuoso fa neutralizzare i tempi. Evenepoel vince ‘virtualmente’ e Girmay resta in maglia gialla
Un vento teso e irregolare ha segnato la seconda giornata della Volta a la Comunitat Valenciana, trasformando la cronometro di Carlet–Alginet in una tappa anomala, più di resistenza e controllo che di pura potenza. Le condizioni meteo hanno inciso profondamente sullo svolgimento della prova, tanto da portare alla neutralizzazione dei tempi ai fini della classifica generale, lasciando immutati gli equilibri emersi nella frazione inaugurale. In un contesto sospeso, dove la sicurezza ha avuto la precedenza sulla competizione, la corsa ha vissuto una giornata di transizione, in attesa che la strada torni protagonista.Un vento teso, nervoso, che correva tra gli aranceti della Ribera come un avvertimento costante, piegando le bandiere e costringendo i corridori a una lotta invisibile, fatta più di equilibrio che di potenza. La seconda tappa della Volta a la Comunitat Valenciana nasceva come esercizio di precisione: pochi chilometri contro il tempo, una cronometro secca, ideale per gli specialisti. Ma sin dalle prime partenze era chiaro che nulla sarebbe stato lineare. Le raffiche spezzavano il ritmo, spostavano le biciclette, costringevano a continue correzioni. Non era una crono “contro il cronometro”, ma contro l’aria. Gli organizzatori, davanti a condizioni sempre più difficili, hanno preso una decisione rara e pesante: neutralizzare la tappa ai fini della classifica generale. I tempi contavano per l’ordine d’arrivo, ma non per la corsa alla vittoria finale. Una scelta di sicurezza, che ha trasformato la cronometro in una prova di orgoglio individuale. E l’orgoglio, in questi casi, ha spesso il volto di Remco Evenepoel. Il campione belga ha affrontato il percorso come se la classifica fosse ancora tutta in gioco: posizione impeccabile, rilanci potenti, concentrazione totale. Ha vinto la tappa con la forza di chi non sa correre a metà, nemmeno quando il risultato “non pesa”. Una vittoria simbolica, ma eloquente. Alle sue spalle, il gruppo dei big ha gestito più che attaccato. Prudenza, controllo, attenzione a non commettere errori inutili. Perché la corsa vera, oggi, era sopravvivere al vento senza lasciare certezze sull’asfalto. La maglia di leader è rimasta sulle spalle di Biniam Girmay, vincitore della prima tappa. Per lui una giornata di difesa silenziosa, senza rischi, in attesa di terreni più adatti alle sue caratteristiche. Si chiude così una tappa anomala, sospesa, quasi fuori dal tempo. Una frazione che non cambierà le classifiche, ma che resterà nella memoria della corsa come il giorno in cui il vento ha deciso di correre da solo. Domani si prova a riprendere regolarmente con la terza tappa da Orihuela a San Vicente del Raspeig di 158 km. L’Alto del Tibi – 7.5 km al 5% di pendenza media – è la salita più lunga della Volta a la Comunitat Valenciana 2026e potrebbe scatenare gli attacchi degli uomini di classifica visto che dallo scollinamento mancheranno una quarantina di km alla conclusione, per di più in discesa.
Antonio Scarfone

Remco Evenepoel vince 'virtualmente' la cronometro di Alginet (foto: Getty Images)
GIRMAY VINCE A TORREBLANCA ED E’ LA PRIMA MAGLIA GIALLA DELLA VOLTA VALENCIANA
Bella volata del ciclista eritreo che all’esordio stagionale ottiene la prima vittoria battendo Arne Marit (Team Redbull BORA Hansgrohe) e Giovanni Lonardi (Team Polti VisitMalta) ed indossando la prima maglia gialla che già domani potrebbe perdere a favore di Remco Evenepoel (Team Redbull BORA Hansgrohe), il grande favorito della cronometro di Alginet
La prima tappa della Volta a la Comunitat Valenciana parte da Segorbe e termina a Torreblanca dopo 160 km. L’unico gpm del Puerto Los Madronos a circa 35 km dall’arrivo non impedirà ai velocisti di giocarsi la vittoria in volata. Sono tanti i velocisti che possono ambire alla vittoria di tappa ma ancora di più sono quei ciclisti che fanno il loro esordio stagionale i Spagna e tra di essi non possiamo non citare Mads Pedersen e Tao Geoghegan Hart (Team Lidl Trek), Joao Almeida e Brandon McNulty (UAE Team Emirates XRG), Tobias Foss e Magnus Sheffield (Team INEOS Grenadiers), Giulio Pellizzari (Team Redbull BORA Hansgrohe), Cian Uijtdebroeks (Team Movistar) e Biniam Girmay (Team NSN Cycling), quest’ultimo tra l’altro tra i principali per la tappa odierna. La fuga di giornata si formava grazie all’azione di quattro ciclisti ovvero Adam Lewis (Team APS Pro Cycling), Danny van der Tuuk (Team Euskaltel Euskadi), Mats Wenzel (Team Kern Pharma) e Diego Pablo Sevilla (Team Polti VisitMalta). Dopo 20 km i quattro battistrada avevano 3 minuti di vantaggio sul gruppo tirato dagli uomini del Team Lidl Trek. Van der Tuuk scollinava in prima posizione sull’unico gpm del Puerto Los Madronos posto al km 126.6. La fuga veniva ripresa poco prima del traguardo volante di Benicassim sul quale Wenzel transitava in prima posizione seguito da Diego Pablo Sevilla mentre terzo era un pimpante Remco Evenepoel (Team Redbull BORA Hansgrohe). Dal gruppo principale iniziavano nuovi scatti e controscatti. L’azione più decisa era quella di Giulio Pellizzari che però dopo poco meno di 10 km in testa veniva ripreso dal gruppo a meno di 2 km dalla conclusione. Nella volata di gruppo compatto Biniam Girmay vinceva davanti ad Arne Marit (Team Redbull BORA Hansgrohe) e Giovanni Lonardi (Team Polti VisitMalta). Chiudevano la top five Carl-Frederik Bévort (Team Uno X Mobility) in quarta posizione ed Aleksandr Vlasov (Team Redbull BORA Hansgrohe) in quinta posizione. Nella top ten si segnalava anche il sesto posto di Alberto Bruttomesso (Team Bahrain Victorious) ed il settimo posto di Tommaso Nencini Team Solution Tech NIPPO Rali). Soltanto al termine della tappa si veniva a conoscenza della caduta di Mads Pedersen il quale non aveva partecipato alla volata finale. Il ciclista danese si sarebbe successivamente sottoposto a radiografie che evidenziavano la frattura di polso sinistro e clavicola destra e che lo avrebbero praticamente tagliato fuori per le corse di primavera. Intanto la prima maglia gialla di leader della classifica generale è indossata da Girmay che ha 4 secondi di vantaggio su Marit e 6 secondi di vantaggio su Marit. Domani è in programma la seconda tappa della breve corsa spagnola che prevede la cronometro individuale di 17 km da Carlet ad Alginet, caratterizzata dalla facile salita di Els Llacs a metà percorso. Remco Evenepoel, campione del mondo della specialità, già pregusta la vittoria e la maglia gialla.
Antonio Scarfone

Biniam Girmay vince a Torreblanca (foto: Getty Images)
ÉTOILE DE BESSÈGES 2026, TOM CRABBE BEFFA KUBIS SULLO STRAPPO DI BELLEGARDE E CONQUISTA LA PRIMA TAPPA
L’Étoile de Bessèges prende le mosse con una prima tappa ricca di colpi di scena. Sullo strappo finale di Bellegarde, teatro abituale di finali selettivi, è il giovane Tom Crabbe a sorprendere tutti: il belga del Team Flanders-Baloise brucia allo sprint Lukas Kubis e firma il primo successo da professionista, conquistando anche la prima maglia di leader della corsa.
Vittoria a sorpresa nella prima tappa dell’Étoile de Bessèges – Tour du Gard 2026. Sul traguardo di Bellegarde, posto in cima alla breve ma impegnativa Côte de la Méditerranée, Tom Crabbe (Team Flanders-Baloise) ha avuto la meglio su Lukas Kubis (Unibet Rose Rockets) e su Clément Izquierdo (Cofidis), centrando il primo successo tra i professionisti e regalando alla sua squadra una gioia che mancava dall’agosto 2024.
La tappa inaugurale, lunga circa 150 chilometri e disegnata attorno a Bellegarde, è stata animata a lungo da una fuga a quattro composta dal francese Léandre Huck (Van Rysel Roubaix), dal belga Victor Vercouillie (Team Flanders – Baloise), dal finlandese Jaakko Hänninen (Nice Métropole Côte d’Azur) e dallo svizzero Nils Aebersold (Elite Fondations Cycling Team). Il quartetto è riuscito a guadagnare fino a cinque minuti di vantaggio, approfittando di una fase di relativa passività da parte delle squadre dei principali favoriti.
Nel finale, mentre il gruppo iniziava a riavvicinarsi, Vercouillie è rimasto l’ultimo superstite della fuga di giornata, resistendo fino alle rampe decisive della Côte de la Méditerranée. Il belga ha accarezzato il sogno della vittoria, ma negli ultimi metri è stato riassorbito dal gruppo dei migliori, che ha lanciato un finale caotico e combattuto.
Sullo strappo conclusivo si è così acceso il duello tra Kubis, già protagonista in questo avvio di stagione, e Crabbe, compagno di squadra dell’ultimo fuggitivo. Il giovane belga ha saputo leggere alla perfezione la situazione, lanciando lo sprint nel momento giusto e riuscendo a resistere al ritorno dello slovacco e conquistando una vittoria che sembrava destinata a sfuggire al Team Flanders-Baloise.
Alle loro spalle, terzo posto per Izquierdo, che guida un nutrito gruppo di corridori francesi presenti nelle prime posizioni. Grazie agli abbuoni raccolti all’arrivo, Crabbe veste anche la prima maglia arancio di leader della classifica generale con 4 secondi di vantaggio su Kubis e 8 su Izquierdo.
Per il ventenne belga, già secondo lo scorso anno nella seconda tappa del Tour of Britain alle spalle di Olav Kooij, si tratta di una conferma importante e di un successo che apre nel migliore dei modi la sua avventura all’Étoile de Bessèges, corsa che proseguirà domani con la seconda frazione, 163 Km da Saint-Gilles a Domessargues al termine dei quali si dovrebbe assistere ad un arrivo in volata decisamente più tradizionale.
Mario Prato

Tom Crabbe vince a sorpresa la prima tappa dell'Étoile de Bessèges (foto Luc Claessen/Getty Images)
LA CALZA DELLA BEFANA: FEBBRAIO 2026
febbraio 3, 2026 by Redazione
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Sarà anche il mese più corto dell’anno e uno dei più freddi, ma nella calza di Febbraio gli appassionati di ciclismo non troveranno il carbone che un tempo veniva utilizzato per riscaldarsi nei periodi più gelidi. La stagione a due ruote, al contrario, comincia a scaldarsi con un tutta una serie di leccornie e nei prossimi 28 giorni offrirà un assortimento di gare che faranno pregustare il sapore dei grandi appuntamenti stagionali che si succederanno da marzo in poi.
“Febbraio, febbraietto mese corto e maledetto” recita un noto proverbio, che fa leva sul fatto che un tempo, per le famiglie contadine, il mese più corto dell’anno era un periodo duro perché nel mezzo del cammino dell’inverno le provviste racimolate nella bella stagione cominciavano a scarseggiare e soffrivano anche gli animali, a corto di foraggio fresco. Gli appassionati di ciclismo, invece, non saranno assolutamente d’accordo con quest’antico detto poiché per loro la calza che recapitata dalla Befana si presenta bella piena di gare: nel volgere di 28 giorni s’incontreranno – senza contare i campionati nazionali dei paesi più “esotici” – 34 corse di un giorno e 12 brevi corse a tappe che consentiranno di cominciare a pregustare gli appuntamenti più succulenti della stagione e in particolare c’è attesa per l’ottava edizione dell’UAE Tour, corsa nel cui giovane albo d’oro già spiccano le tre affermazioni di Tadej Pogacar, mentre quest’anno – assente lo sloveno – la star al via sarà il danese Jonas Vingegaard, che tre mesi più tardi per la prima volta in carriera affronterà il Giro d’Italia.
Saranno proprio le corse a tappe i principali appuntamenti ciclistici del mese, ma a inaugurare febbraio sarà una gara di un giorno, la decima edizione della Cadel Evans Great Ocean Road Race, prevista proprio il primo del mese a Geelong, in Australia, dove si dovranno percorrere 182 Km favorevoli ai velocisti, nonostante che nel finale si debba affrontare per tre volte la salita della Challambra Crescent (1300 metri all’8%), nel 2010 ripetuta 11 volte nel circuito dei campionati del mondo, terminati allo sprint con il successo del norvegese Thor Hushovd. Ventiquattrore più tardi si alzerà il sipario sulla stagione di corse francese con il Grand Prix Cycliste la Marseillaise, il cui tracciato è stato addolcito rispetto a quello delle edizioni più recenti e, dunque, anche questa gara dovrebbe concludersi con una volata.
Le prime due corse a tappe del mese prenderanno entrambe il via il 4 febbraio ed entrambe si disputeranno nell’arco di cinque giorni, terminando l’8 febbraio. Cominciamo dalla più prestigiosa delle due, sia per anzianità, sia per considerazione da parte dell’UCI, che nel 2020 l’ha promossa al circuito UCI ProSeries. Stiamo parlando della Volta a la Comunitat Valenciana, la cui edizione numero 77 vedrà al via campioni del calibro del belga Remco Evenepoel e del portoghese João Almeida e molto probabilmente saranno loro due i maggiori indiziati per la vittoria finale, favoriti dall’inserimento nel tracciato di una tappa a cronometro individuale. Di certo non saranno loro due a battagliare per la conquista della prima maglia di leader, essendo la tappa Segorbe – Torreblanca destinata alla conclusione allo sprint, e bisognerà attendere il secondo giorno per vederli all’opera nella frazione contro il tempo, disegnata tra Carlet e Alginet, dove si arriverà dopo 17 Km veloci ma non troppo a causa della presenza di diverse tortuosità e di una salita di 3 Km al 3.7%. Un tracciato di media montagna caratterizzerà la tappa che da Orihuela condurrà a San Vicente del Raspeig, dove il traguardo sarà collocato una quarantina di chilometri dopo la cima dell’Alto de Tibi (7.5 Km al 5%), distanza che potrebbe consentire ai velocisti più resistenti di giocarsi il successo. La tappa altimetricamente più complicata sarà la quarta, che vedrà i corridori partire da La Nucía in direzione di Teulada, dove si giungerà in 172 Km infarciti di salite, seppur la frazione non sia classificabile di alta montagna: di ascese se ne dovranno superare una decina e la più interessante sarà quella, breve ma ripida, del Puig de la Llorença (2300 metri al 9.5% con un muro iniziale di mezzo chilometro al 14.4%), che gli appassionati conoscono anche con il nome di Cumbre del Sol (in vetta vi sono terminate un paio di tappe del Giro di Spagna) e sulla quale si scollinerà a 12 Km dal traguardo. La corsa terminerà il giorno successivo con una tappa “ambigua” perché la Bétera – Valencia proporrà sia una delle salite più difficili della gara iberica (Port del Garbì, 5 Km al 7% con i primi 2 Km all’11.3% di media), sia una totale assenza di difficoltà altimetriche negli ultimi 45 Km, che potrebbero favorire l’arrivo allo sprint (nel 2024 su questo stesso tracciato sfiorò la vittoria il nostro Jonathan Milan), mentre la salita potrebbe anche garantire clamorosi ribalton, come quello che – sempre su questo percorso – nel 2023 consentì al portoghese Rui Costa di spodestare dalla cima della classifica per soli 16 secondi l’abruzzese Giulio Ciccone.
Decisamente meno impegnativo si presenta il tracciato della 56a Étoile de Bessèges, anche perché quest’anno non ci sarà l’arrivo in salita sul Mont Bouquet, introdotto per la prima volta nel tracciato nel 2020 per celebrare la cinquantesima edizione e successivamente riproposto nel 2022, nel 2023 e nel 2025. La corsa francese, organizzata sulle strade del dipartimento del Gard, quasi inevitabilmente si deciderà nella tradizionale cronometro dell’ultimo giorno, mentre le altre frazioni dovrebbero terminare quasi tutte allo sprint, anche se il mistral – che spesso soffia fino a raggiungere i 100 Km/h – potrebbe intervenire a rendere la corsa dura, innescando i temuti “ventagli”. Sarà ancora Bellegarde – come puntualmente accade dal 2011 – a ospitare la partenza della corsa con una prima tappa in circuito quasi interamente pianeggiante di 150 Km che strizza l’occhio sia agli sprinter, sia ai finisseur perché l’unica difficoltà altimetrica – la breve Côte de la Méditerranée, 700 metri al 7.9% – terminerà a poche centinaia di metri dal traguardo. Un filino più movimentato si presenta il tracciato della successiva Saint-Gilles – Domessargues, ma stavolta non s’incontreranno salite che possano turbare il sonno agli sprinter, considerati i 23 Km di strada che si dovranno percorrere per andare al traguardo dopo aver superato la cima della semplice “côte” di Montagnac (1.1 Km al 5.5%). Un tracciato decisamente più intricato sarà offerto l’indomani dalla tappa “titolare” della corsa, disegnata in circuito attorno a Bessèges, che prevede di affrontare per due volte la salita al Col de Trélis (3.6 km al 5.6%) e per tre quella al Col des Brousses (2.2 Km al 5%), brevi e poco impegnativi al punto che non è da escludere che anche oggi la soluzione più probabile sia lo sprint. Caratteristiche simili alla frazione d’apertura presenterà la penultima tappa che, dopo la partenza da Saint-Christol-lez-Alès, proporrà l’arrivo a Vauvert in vetta a uno zampellotto di 400 metri al 5.6%, meno difficile di quello di Bellegarde ma che potrebbe lo stesso rimanere indigesto a qualche velocista. Un’altra costante di questa corsa fin dal 2011 è la crono conclusiva sulle strade di Alès, tappa lunga poco più di 10 Km che ha subito un leggero “ritocchino” al tratto pianeggiante iniziale ma che conserva l’oramai tradizionale arrivo in salita sulla collina d’Ermitage, percorsa un’ascesa di 1.8 Km al 6,9% che potrebbe rompere le uova nel paniere ai passisti, cosa che però non ho accadde nel 2022, quando il più veloce di tutti risultò il futuro recordman dell’ora Filippo Ganna.
Tra il 7 e l’11 febbraio andrà in scena il Tour of Oman, la cui partenza sarà anticipata il giorno precedente dallo svolgimento della Muscat Classic, nata nel 2023 dallo “scorporo” di una delle sei tappe della corsa araba e il cui tracciato ricalca quasi fedelmente quello delle tre edizioni fin qui disputate, terminate con uno sprint a ranghi selezionati dalla salita di Al Jissah (1.1 Km al 9.3%), collocata immediatamente a ridosso dal traguardo di Al Bustan. Per quanto riguarda il Giro dell’Oman il tracciato della 15a edizione sarà, almeno per quel che concerne i finali di tappa, la fotocopia di quello proposto l’anno scorso, con una sola novità di nessuna rilevanza per la vittoria finale. Presso il palazzo del Ministero del Turismo della capitale Mascate si svolgerà il raduno di partenza della prima tappa, il cui traguardo sarà fissato 171 Km più avanti a breve distanza dal Bimmah Sink Hole, spettacolare dolina ricolma d’acqua situata in prossimità dalle ventose rive dell’Oceano Indiano (occhio ai ventagli), dove dodici mesi fa ci fu lo sprint vincente dell’olandese Olav Kooij. Rispetto al 2025 è stato alleggerito il finale della tappa che dal forte di Al Rustaq condurrà alle Yitti Hills, tagliando la salita di Al Jissah (quella della Muscat Classic) ma conservando l’ascesa finale di 1.7 Km al 5.9% (primi 900 metri al 7.9%), tenuta a battesimo nel 2023 dall’affermazione del toscano Diego Ulissi. Anche la terza tappa, che scatterà da Samail, proporrà un arrivo in quota, disegnato a circa 950 metri sul livello del mare sulle prime pendici dell’Eastern Mountain, dove la linea del traguardo sarà preceduta da una salita di 3.4 Km al 7.9%, ascesa che ha fatto il suo debutto in questa corsa nel 2023 con il nome di Jabal Haat e con la vittoria dello statunitense Matteo Jorgenson. La tappa “intrusa” rispetto al tracciato dello scorso anno sarà la penultima e, come anticipato, dovrebbe avere un impatto quasi nullo in classifica per via del suo tracciato pianeggiante, ma nei 146 Km che si dovranno percorrere tra Al Sawadi Beach e Sohar i corridori potrebbero trovarsi a fare i conti con la sgradita compagnia del vento, essendo disegnati costantemente lungo le sponde dell’oceano. A Nizwa sarà sventolata la bandierina del via della frazione conclusiva, che si annuncia decisiva perché l’arrivo sarà posto ai 1200 metri della Jabal Al Akhdhar, la “Montagna Verde” che fin dal 2011, anno della seconda edizione, rappresenta il momento chiave del Giro dell’Oman in virtù delle impegnative pendenze che s’incontreranno negli ultimi 6 km (la pendenza media rasenta il 10%) e che hanno esaltato doti di corridori dello spessore del quattro volte vincitore del Tour de France Chris Froome e del nostro Vincenzo Nibali.
Un paio di giorni per tirare il fiato e poi altre due brevissime corse a tappe si concateneranno in calendario, il Tour de la Provence (13-15 febbraio) e la Vuelta a la Región de Murcia (14-15 febbraio). La decima edizione della corsa transalpina, sarà identica a quella dello scorso anno per quanto concerne la prima e l’ultima tappa (Marsiglia – Saint-Victoret e Rognac – Arles), entrambe terminate allo sprint, mentre al secondo giorno è stata reintrodotta una frazione di alta montagna, che mancava dal 2022, quando il colombiano Nairo Quintana si era imposto ai 1567 metri della Montagne de Lure, percorsa una salita di 13.4 Km al 6.5% che sarà affrontata anche quest’anno, pur se in maniera parziale perché il clima ancora invernale impedirà di arrivare fino in vetta, a quasi 1800 metri sul livello del mare. Per la corsa spagnola, invece, l’edizione 2025 costituirà una sorta di ritorno al passato perché dal 1985 al 2012 (e poi ancora nel biennio 2019-2020) si era disputata a tappe, poi si era preferito trasformarla in una corsa di un giorno. Alcune edizioni erano durate fino a sei giorni, stavolta le tappe saranno soltanto due, Cartagena – Yecla di 178 Km e Murcia – Santomera di 179 Km. La prima frazione non proporrà particolari difficoltà altimetriche fino a circa 5 Km dall’arrivo, quando i corridori si troveranno ai piedi della salita dell’Alto Virgen del Castillo (1300 metri al 7.3% con i conclusivi 400 metri al 9%); più complicato sarà il tracciato della seconda tappa, che toccherà le due salite “simbolo” della corsa murciana, il Collado Bermejo (16 Km al 5.5%) e la Cresta del Gallo (4.4 Km al 6.7% e un tratto centrale di 1.8 Km al 9.3%), anche se queste non si affronteranno in prossimità del traguardo, distante 23 Km dalla cima dell’ultima ascesa.
A questo punto del mese in questa già ricca offerta di corse a tappe si inseriranno tre brevi ma interessanti corse di un giorno, cominciando con la Figueira Champions Classic del 14 febbraio, gara che – a dispetto del nome – proprio classica non è essendo appena alla quarta edizione, ma è già riuscita a far breccia nel cuore degli appassionati e soprattutto dell’UCI, che l’ha subito promossa nel circuito ProSeries nel 2024, quando l’ordine d’arrivo era stato nobilitato dalla vittoria di Remco Evenepoel: per quest’anno la corsa portoghese riproporrà lo stesso impegnativo tracciato sul quale si era gareggiato dodici mesi fa, imperniato sul circuito che prevede di ripetere per tre volte la salita del Parco Forestale (2.3 Km al 7.8%) e lo strappo di Enforca Cães (600 metri al 6.6%). Ha molte più primavere sulle spalle – 39 per la precisione – la spagnola Clásica de Almería, che il 15 febbraio vedrà i velocisti sfidarsi sul traguardo di Roquetas de Mar. Si rimarrà ancora sulle strade della penisola iberica il 16 febbraio quando si disputerà un’altra corsa giovane ma “rampante”, la Clásica Jaén, che dal 2022 costituisce la risposta spagnola alla nostra Strade Bianche e, infatti, il piatto forte di questa gara è la presenza di 8 settori di sterrato.
Se c’è una data che gli appassionati si sono segnati in rosso sui loro calendari, questa sarà sicuramente quella nella quale scatterà la corsa più attesa del mese, l’UAE Tour (16-22 febbraio), che quest’anno calamiterà le attenzioni non soltanto per la presenza di Vingegaard e delle altre stelle al via (dovrebbero esserci anche Evenepoel, i nostri Milan e Antonio Tiberi e la rivelazione della scorsa stagione, il messicano Isaac Del Toro). L’8a edizione del Giro degli Emirati Arabi proporrà, infatti, un arrivo in salita inedito molto duro, destinato a fare storia, che prenderà il posto dell’ascesa alla Jebel Jais, che era una presenza fissa fin dal 2021 ma che non aveva un grande “appeal” per quanto concerne le pendenze, nonostante lassù si siano imposti lo stesso Vingegaard e per due volte il suo rivale Tadej Pogacar. Interamente tracciata nel mezzo del deserto, la prima tappa si snoderà tra Madinat Zayed e il Liwa Palace, dove il traguardo sarà posto al termine di un tratto in salita di 1.4 Km al 4.2% che lo scorso anno non impedì ai velocisti di giocarsi il successo (s’impose Milan dopo un attacco a sorpresa di Pogacar) e che sarà preceduto da una serie di saliscendi (il tratto più difficile misura 1600 metri e presenta una pendenza media del 6.8%) disegnati attorno alla Duna Moreeb, una delle più alte del mondo (300 metri). Ci si trasferirà quindi sull’isola artificiale di Al Hudayriyat, alle porte di Abu Dhabi, sulle cui strade andrà in scena una cronometro di 12,2 Km che si annuncia velocissima, se si pensa che lo scorso anno su questo medesimo percorso il britannico Joshua Tarling “volò” a quasi 57 Km orari. Da Umm al Quwain si ripartirà alla volta della “new entry” dell’edizione 2026, l’arrivo ai 1230 metri della Jebel Mobrah, dove il traguardo sarà posto al termine di un’ascesa di 13.2 Km all’8,1%, numeri che già da soli incutono timore ma che non riescono a rendere l’idea della durezza estrema del tratto conclusivo, introdotto da una discesa di quasi 2 Km che spezza la salita in due settori distinti: quello che si troveranno sotto le ruote i partecipanti all’UAE Tour sarà un vero e proprio “mostriciattolo” perché i 6700 metri che mancheranno per andare all’arrivo offriranno una pendenza media del 12%, mentre la massima si attesterà al 17%. Fujairah ospiterà l’indomani partenza e arrivo della quarta tappa, una frazione caratterizzata da continui ma morbidi saliscendi che non dovrebbero essere d’ostacolo ai velocisti, i quali saranno in “onda” anche il giorno successivo, quando si disputerà la tradizionale tappa disegnata sulle pianeggianti strade di Dubai, che come lo scorso anno terminerà presso la sede dell’Hamdan Bin Mohammed Smart University, mentre debutterà come sede di partenza il Dubai Al Mamzar Park. Il penultimo giorno di gara si tornerà in montagna con la tappa che dall’Al Ain Museum condurrà verso la Jebel Hafeet, montagna al confine con l’Oman che è sempre stata parte integrante del tracciato di questa gara, fin da quando ancora si chiamava Abu Dhabi Tour: gli ultimi 11 Km presentano una pendenza media del 6.7% e vantano un “curriculum” di tutto rispetto nel quale spiccano i nomi di Alejandro Valverde e soprattutto quelli di Adam Yates e Pogacar, che qui sono praticamente di casa avendovi entrambi ottenuto tre vittorie. Nelle ultime quattro edizioni l’organizzazione aveva stabilito di far terminare qui la tappa conclusiva, mentre quest’anno i protagonisti dell’ultimo giorno saranno i velocisti perché Abu Dhabi tornerà a ospitare approdo conclusivo, come il solito previsto sull’isola artificiale del Breakwater, al quale si giungerà dopo esser partiti dallo Zayed National Museum e aver toccato strada facendo diverse delle principali attrattive della capitale degli Emirati Arabi Uniti.
In questi giorni i cultori del ciclismo avranno il proverbiale imbarazzo della scelta perché l’UAE Tour si disputerà in contemporanea ad altre due prestigiose corse a tappe, un intrico di gare venutosi a creare lo scorso anno per la decisione dell’UCI di anticipare di una settimana le date di svolgimento della corsa araba. Delle due quella geograficamente più lontana dall’Italia sarà la Volta ao Algarve (18-22 febbraio), la cui 52a edizione proporrà un tracciato modellato sul tradizionale cliché che prevede due tappe per velocisti, una frazione a cronometro e gli immancabili arrivi in salita di Fóia e Malhão. Gli sprinter saliranno sul palcoscenico per la prima volta nel giorno d’apertura, quando si partirà da Vila Real de Santo António per raggiungere la cittadina di Tavira. L’indomani Portimão sarà la sede di partenza della tappa diretta all’Alto da Fóia, la montagna più alta della regione portoghese dell’Algarve, che sarà raggiunto dallo stesso versante affrontato lo scorso anno e che fino a quel momento era ciclisticamente inedito, 8.2 Km al 5.4% con un tratto intermedio di 1200 metri al 10.7% di pendenza media. Il terzo giorno sarà consacrato all’esercizio della cronometro, che si disputerà nei dintorni di Vilamoura su di un tracciato di 18 Km e mezzo privo di particolari difficoltà. La seconda e ultima chance ai velocisti sarà offerta al termine della tappa che da Albufeira condurrà a Lagoa, stavolta si spera senza i problemi che lo scorso anno portarono alla neutralizzazione di questo traguardo, dove gran parte del gruppo sbagliò strada infilandosi nel viale parallelo a quello d’arrivo, mentre tra chi non deviò ci fu il nostro Filippo Ganna, che tagliò per primo il traguardo ma non fu considerato vincitore per la decisione della giuria di annullare la tappa. A mettere la parola fine alla corsa lusitana sarà la frazione che scatterà da Faro per terminare in vetta alla salita simbolo della Volta, l’Alto do Malhão, 2.6 Km al 9% che dovranno essere presi di petto due volte negli ultimi 45 Km.
Nelle stesse date dell’Algarve nella vicina Spagna si disputerà la 73a edizione della Vuelta a Andalucía, le cui altimetrie ancora non si conoscono nel momento nel quale pubblichiamo, anche se l’organizzazione ha già diffuso i dettagli delle cinque tappe, tra le quali non dovrebbero essercene di favorevoli agli sprinter. La prima frazione già proporrà un tracciato impegnativo perché nei 163 Km della Benahavís – Pizarra si dovranno superare tre colli non proprio vicinissimi al traguardo e il primo di questi sarà classificato di 1a categoria (Puerto del Madroño, 20.5 Km al 4.8%). Un’altra salita di prima categoria (Puerto de la Cabra, 16 Km al 5.6%) caratterizzerà la prima parte della successiva Torrox – Utura, il cui finale sarà più impegnativo rispetto a quello della prima tappa perché nelle vicinanze del traguardo sarà collocata l’Alto de la Malahá (2.3 Km al 4.8% con i 500 metri iniziali all’8.2%). Ricchi di saliscendi, sposati con strade strette e tortuose, saranno i 170 Km della Jaén – Lopera e molto movimentata – pur priva di grandi ascese – sarà anche la tappa che da Montoro condurrà a Pozoblanco. In mancanza di vere e proprie tappe di alta montagna a decidere le sorti della “Ruta del Sol” sarà verosimilmente la conclusiva frazione che partirà da La Roda de Andalucía per raggiungere la cittadina di Lucena, attorno alla quale si affronterà un circuito caratterizzato dalla salita dell’Alto de la Primera Cruz (2,2 km al 6,8%).
La vera sorpresa del mese sarà il ritorno in calendario del Giro di Sardegna (25 febbraio – 1 marzo), che non veniva organizzato dal 2011 e che nella sua lunga storia – iniziata nel 1958 – aveva subito altri tre “stop”, il primo nel 1979, il secondo dal 1984 al 1996 e il penultimo dal 1998 al 2009. Probabilmente a causa dei tempi ristretti – il benestare dell’UCI è arrivato solo alla fine della scorsa estate – gli organizzatori del G.S. Emilia (gli stessi della Settimana Coppi e Bartali e del Giro dell’Emilia, per intenderci) non hanno avuto molto tempo per contattare le amministrazioni locali ed è forse per questo motivo che non si è riusciti ad allestire un tracciato particolarmente difficile. Detto questo, la prima gara del calendario italiano si aprirà con una tappa non proprio banalissima perché tra Castelsardo e Bosa si dovranno superare quasi 2700 metri di dislivello anche se, complici i quasi 60 Km che si dovranno percorrere per andare al traguardo dopo lo scollinamento della salita di Villanova Monteleone, non è escluso che al traguardo si imponga un velocista; il tracciato, tra l’altro, ricalca in parte (anzi, quel finale era più impegnativo) quello della tappa di Bosa del Giro d’Italia del 2007, terminata con la volata di un centinaio di corridori, regolati dall’australiano Robbie McEwen. Lo stesso discorso si può fare per la successiva Oristano – Carbonia, dove stavolta gli sprinter dovranno fare i conti con un leggero falsopiano nei chilometri conclusivi e con la salita al Valico Montecani (6.3 Km al 6%, con gli ultimi 600 metri al 13.5%, da scavalcare a 28 Km dall’arrivo), meritevole di particolari attenzioni anche per la ripidità della successiva discesa (1.5 Km al 14.8%). La terza frazione da Cagliari a Tortolì sarà, invece, una delle meno impegnative e stavolta non s’incontreranno ostacoli naturali in grado di scongiurare l’arrivo in volata, anche se il vento potrebbe rappresentare un’insidia di tenere in conto essendo la tappa interamente tracciata in prossimità della costa tirrenica. Al penultimo giorno il menù del ritrovato Giro di Sardegna proporrà la portata principale, servita sul vassoio della Arbatax – Nuoro, tappa lunga poco più di 152 Km infarciti da sei salite, la più impegnativa delle quali è quella di Orune (12.6 Km al 5.6%), la quale terminerà a 26 Km dal traguardo. I velocisti, che si preannunciano veri e propri mattatori di questa corsa, ritroveranno pane per i loro denti nella semplicissima frazione conclusiva disegnata tra Nuoro e Olbia.
Nella fase calante del mese troveranno spazio altre gare di un giorno, come la Classic Var del 21 febbraio (180 Km tra La Garde e Brignoles con i velocisti favoriti per il successo), seguita ruota dal Tour des Alpes Maritimes et du Var del 22 febbraio, che ha perso quest’anno lo status di corsa a tappe per ridursi a una sola giornata, il cui tracciato – del quale nel momento nel quale scriviamo si conosce solo la planimetria – si snoderà con un percorso vallonato tra Villefranche-sur-Mer e Biot. Particolarmente interessante sarà la programmazione del 28 febbraio perché l’ultimo giorno del mese si disputeranno in Francia la Faun-Ardèche Classic (il tracciato proporrà le medesime salite affrontate al campionato europeo vinto da Pogacar) e in Belgio l’Omloop Nieuwsblad, 12 muri e 8 settori di pavé (il finale ricalca quello del vecchio Giro delle Fiandre con muro di Grammont e Bosberg) per lanciare contemporaneamente la stagione delle grandi classiche e la “Campagna del Nord”.
E intanto la Milano-Sanremo si fa sempre più vicina.
Mauro Facoltosi
LE CORSE SUL WEB
Cadel Evans Great Ocean Road Race
https://cadelevansgreatoceanroadrace.com.au/
Grand Prix Cycliste la Marseillaise
www.facebook.com/GPLaMarseillaise/
Volta a la Comunitat Valenciana
Étoile de Bessèges
Muscat Classic
www.tour-of-oman.com/en/muscat-classic
Tour of Oman
Tour de la Provence
Vuelta a la Región de Murcia
Figueira Champions Classic
www.figueirachampionsclassic.com/?eng
Clásica de Almería
https://clasicadealmeria.net/2018/
Clásica Jaén
UAE Tour
Volta ao Algarve
https://voltaaoalgarve.com/en/home-2/
Vuelta a Andalucía
Giro di Sardegna
https://www.gsemilia.it/corse/giro-della-sardegna/
Classic Var
www.nicematin.com/sports/cyclisme/classic-var/
Tour des Alpes Maritimes et du Var
www.nicematin.com/sports/cyclisme/tour-des-alpes-maritimes/
Faun-Ardèche Classic
Omloop Nieuwsblad
https://www.omloophetnieuwsblad.be/en/race/elite-men/race-info

La ripida salita verso la Jebel Mobrah, tremenda novità dell'UAE Tour 2026 (wikipedia)
UNA STAGIONE UAE – 14 SETTEMBRE 2025: GRAND PRIX CYCLISTE DE MONTRÉAL
Quasi due mesi dopo la vittoria al Tour i media ciclistici tornano a interessarsi a Tadej Pogacar. Lo sloveno ha nel mirino il secondo mondiale e a poco più di una settimana dall’evento si rimette in sella, dopo un lungo “digiuno”, sulle strade del Gran Premio di Montréal, dove non manca di dimostrazione che la condizione è ancora quella della Grande Boucle. Non vince, ma è protagonista con il compagno di squadra Brandon McNulty, al quale concede la vittoria dopo esser giunti assieme al traguardo e aver staccato gli avversari
POGACAR E MC NULTY SHOW: DOMINIO UAE, VITTORIA DELLO STATUNITENSE
Tadej Pogačar e Brandon McNulty dominano il GP di Montréal, dopo una corsa ricca di attacchi e selezione, i due uomini UAE hanno fatto il vuoto nell’ultimo giro: lo sloveno ha gestito la situazione e con grande generosità ha lasciato il successo al compagno di squadra statunitense. Terzo posto per Quinn Simmons, staccato di oltre un minuto.
La corsa si apre subito con grande vivacità: sette corridori provano a prendere il largo, tra cui Andrew August, Artem Shmidt e Jørgen Nordhagen. Dopo una sessantina di chilometri, però, gli attacchi si moltiplicano e un nuovo drappello di inseguitori si porta davanti, fino a formare un gruppo più folto con nomi come Alex Baudin, Mauro Schmid e Jan Tratnik. La UAE Team Emirates prende in mano la situazione e inizia a dettare un ritmo severo, riducendo progressivamente il margine degli attaccanti. Diversi protagonisti si arrendono, tra cui Victor Lafay e Lewis Askey, finché restano solo sei uomini in testa. La corsa si accende ulteriormente sulla Côte Camillien-Houde: qui si staccano corridori di rilievo come Wout van Aert e Michael Matthews, mentre Baudin tenta un allungo solitario, presto neutralizzato. Con Tim Wellens e Pavel Sivakov a guidare il forcing, il gruppo si assottiglia giro dopo giro. Persino Julian Alaphilippe deve alzare bandiera bianca. A 36 km dall’arrivo è Brandon McNulty a rompere gli equilibri: con lui si muovono Quinn Simmons, Louis Barrè e Tadej Pogačar, che rapidamente si porta al comando. Il quartetto guadagna mezzo minuto, ma Barrè non regge il passo. A 23 km dal traguardo Pogačar cambia marcia e si invola, salvo poi rallentare per attendere McNulty. I due proseguono insieme, mentre Simmons resta staccato. Il vantaggio cresce fino a superare il minuto nell’ultimo giro. Gli ultimi chilometri diventano una passerella per la coppia UAE, con lo sloveno che lascia generosamente la vittoria al compagno. Brandon McNulty taglia così il traguardo a braccia alzate, abbracciato dal campione del mondo. Simmons completa il podio, terzo a poco più di un minuto.
Antonio Scarfone

Pogacar lascia la vittoria a Mc Nulty (Photo credit: Getty Images)
UNA STAGIONE UAE – 11 SETTEMBRE 2025: COPPA SABATINI
Non c’è due senza il tre e dopo GP di Larciano e Giro delle Toscana Isaac Del Toro fa suo anche il trittico di chiusura della tre giorni toscana di fine estate. E’ ancora il messicano, infatti, a imporsi sul traguardo della Coppa Sabatini, semiclassica che finisce nella bacheca della UAE per il terzo anno consecutivo, dove che le due precedenti edizioni erano state entrambe conquistate dall’elvetico Marc Hirschi, passato alla Tudor proprio all’inizio della stagione 2025
DEL TORO TRIS: SUA ANCHE LA COPPA SABATINI
Non poteva andare meglio la campagna italiana per Isaac Del Toro (UAE), dopo la delusione del Giro è stato sicuramente un buon modo per riscattarsi sulle strade azzurre. Tre vittorie su tre, con una superiorità disarmante e vista sul Mondiale.
La fuga di giornata è partita dopo 18 Km, inizialmente compost da Samuele Zoccarato (Team Polti VisitMalta), Valentin Retailleau (Team TotalEnergies) ed Edgar Cadena Martinez (Petrolike), a cui si sono aggiunti a breve giro Jon Agirre (Euskaltel – Euskadi), Simon Dalby (Uno-X Mobility), Luca Cretti, Ben Granger, Nicolò Pizzi (Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente), Alexander Balmer (Solution Tech Vini Fantini) ed Edoardo Cipollini (MBH Bank Ballan CSB), nipote del celebre Mario. La corsa è scivolata via tranquilla sotto il controllo dell’UAE e dell’Intermarch, con gli attaccanti che percorrono in solitaria il primo tratto in linea, perdendo strada facendo Agirre e Pizzi lungo il circuito di Peccioli e presentandosi con circa 2’ di vantaggio all’ultimo passaggio dal muro di Via Greta.
Ci prova subito Benjamin Thomas (Cofidis) seguito a ruota da Isaac Del Toro e dal compagno di squadra Jan Christen (UAE); con loro ci sono anche Natnael Tesfatsion (Movistar), Richard Carapaz (EF), Marc Hirschi (Tudor), Pau Miquel (KERN), Christianh Scaroni (XDS Astana) e Alexandre Delettre (TotalEnergies), che si mettono subito all’inseguimento di Cadena e Balmer, ultimi superstiti della fuga con circa 11”. Nel frattempo rientrano anche Francesco Busatto (Intermachè) e Davide Piganzoli (Polti) quando il plotone è giunto all’inizio dell’ultimo giro.
I primi timidi tentativi sono di Christen e Carapaz, ma il lampo è sempre Del Toro, il quale viene seguito da Thomas e dal redivivo Granger, che dopo la lunga fuga è rimasto con i primi. I tre guadagnano rapidamente una ventina di secondi, sufficienti a giocarsi la vittoria sulle ultime rampe verso l’arrivo.
A 400m Del Toro si invola in solitaria, Thomas chiude terzo mentre Granger, dopo le fatiche della giornata, si deve accontentare di uno straordinario podio. Più indietro Scaroni stacca di poco Delettre, Hirschi, Carapaz, Miquel, Christen e Piganzoli.
Andrea Mastrangelo

Del Toro completa il "triplete" toscano imponendosi nella Coppa Sabatini (foto Luc Claessen/Getty Images)
LA LIPPERT VINCE A TERRE ROVERESCHE, LA REUSSER RESTA IN ROSA: LA MOVISTAR DOMINA LA SESTA TAPPA DEL GIRO D’ITALIA WOMEN
La sesta frazione del Giro d’Italia Women 2025, da Bellaria Igea Marina a Terre Roveresche, si è rivelata tutt’altro che interlocutoria. Tra fughe, scatti e risposte da leader, la Movistar Team ha messo a segno un doppio colpo: la vittoria di giornata con Liane Lippert e la conferma in Maglia Rosa per Marlen Reusser. Una tappa dal profilo movimentato che, senza rivoluzionare la classifica generale, ha comunque ristretto il cerchio delle pretendenti alla corsa rosa, alla vigilia del temuto arrivo sul Monte Nerone.
Continua a far festa la Movistar al Giro d’Italia Women, grazie alla vittoria della tedesca Liane Lippert traguardo di Orciano di Pesaro, in comune di Terre Roveresche, dove difende la Maglia Rosa di Marlen Reusser. Sul traguardo di Orciano di Pesaro, in comune di Terre Roveresche, l’ex campionessa nazionale tedesca ha anticipato di pochi secondi le olandesi Pauliena Rooijakkers (Fenix-Deceuninck) e Shirin Van Anrooij (Lidl – Trek). Il gruppo delle big ha chiuso con 1′24″ di ritardo dopo un attacco di Elisa Longo Borghini (UAE Team ADQ) sui saliscendi del finale, tentativo che non ha colto imprerata l’elvetica Marlen Reusser (Movistar Team). La compagna di squadra della vincitrice di tappa ha così conservato la Maglia Rosa con distacchi immutati sulla Longo Borghini (2° a 16″) e sull’olandese Anna van der Breggen (Team SD Worx – Protime, 3° a ‘153″), mentre grazie al tempo conquistato grazie alla fuga odierno è risalita fino al quarto posto la Rooijakkers, ora distanziata di 2’03” dalla Maglia Rosa.
“È stata una giornata fantastica, mi sentivo bene e il team mi ha dato carta bianca — ha raccontato una sorridente Lippert —. Volevo ripagare la fiducia, e vincere su un tracciato simile a quello dell’anno scorso mi ha dato la spinta giusta. La Maglia Rosa resta il nostro obiettivo principale: siamo un gruppo unito e compatto, e per Marlen faremo tutto il necessario fino a Roma”.
Dal canto suo la Reusser ha sottolineato la buona gestione della corsa: “Mi aspettavo un attacco da parte di Elisa, ma ho reagito nel modo giusto. È stata una bella giornata per il team, e sono felice per Liane. Domani ci aspetta la salita del Monte Nerone: l’ho provata qualche mese fa, e sapere cosa ci aspetta può fare la differenza”.
La sesta tappa regala così alla Lippert la 54ª vittoria tedesca nella storia del Giro Women e il primo podio per Rooijakkers e Van Anrooij. Per il terzo anno consecutivo, è la Movistar a imporsi nella tappa numero sei della corsa rosa: dopo la Van Vleuten a Canelli nel 2023 e la stessa Lippert a Chieti nel 2024, il tris è servito.
Ora su affronterà la tappa più dura dell’edizione 2025, che scatterà da Fermignano per concludersi dopo 150 Km sul Monte Nerone. Il percorso prevede una sequenza di salite sempre più dure che culmina negli ultimi 8 chilometri con pendenze medie superiori al 9% e punte fino al 12%. Sarà la tappa chiave per la Maglia Rosa, e le scalatrici avranno l’ultima parola.
Mario Prato

Liane Lippert vince la sesta tappa del Giro d'Italia riservato alla donne (foto Luc Claessen/Getty Images)
PHILIPSEN CENTRA IL TRIS A NÎMES, GIRMAY A TERRA, LA SFIDA PER LA MAGLIA VERDE SI RIAPRE
Japer Philipsen conquista la terza vittoria al Tour de France, pareggia i successi con Biniam Girmay (Intermarché – Wanty) e grazie alla sua Alpecin – Deceuninck, soprattutto a Mathieu Van Der Poel che lo ha lanciato al meglio verso il traguardo, riapre la lotta per la maglia verde, caduto poco prima dell’ultimo chilometro Girmay, al secondo posto arriva Phil Bahaus (Bahrain – Victorious), terzo invece un redivivo Alexander Kristoff Uno-X Mobility.
Riparte il Tour de France dopo l’ultimo giorno di riposo per l’ultima settimana, non partono, invece, le azioni di fuga ed il gruppo, di fatto, resta ancora in una condizione di “riposo” lungo i chilometri che da Gruissan portano a Nîmes. Non c’è nemmeno il tanto temuto vento, caratteristico di queste zone, a farsì la tappa diventi frizzante con la formazione dei ventagli. Tutti insieme appassionatamente per una tappa che non vede nessun allungo per quasi due ore di corsa. La velocità aumenta in testa al gruppo soltanto al traguardo con punti per la maglia verde, siamo al chilometro 96, la volata la vince Bryan Coquard (Cofidis), seguito da Jasper Philipsen (Alpecin – Deceuninck), terzo Anthony Turgis (Total Energies) mentre quarto la maglia verde Biniam Girmay (Intermarché – Wanty). Il belga rosicchia quattro punti all’eritreo che conserva un vantaggio rassicurante nella speciale classifica. Dopo la sfiammata dello sprint il gruppo si ricompone, la velocità diminuisce e ne approfitta Thomas Gachignard (TotalEnergies) guadagnando in poco tempo più di due minuti sul gruppo. Il ventitreenne francese transita per primo sull’unico GPM di quarta categoria di giornata, la Côte de Fambetou. Ai meno 25 chilometri dall’arrivo Gachignard viene ripreso con le squadre dei velocisti che iniziano il valzer delle cosuete operazioni in testa al gruppo per prendere le posizioni migliori e tenere al riparo il proprio uomo veloce. In particolare sia la Uno-X Mobility sia Lotto Dstny conducono il gruppo innalzando la velocità. Una serie infinita di rotonde costringe il gruppo a fare da elastico, i treni vanno a rimescolarsi continuamente in pratica fino ai meno 2 chilometri dall’arrivo. Poco prima del triangolo rosso dell’ultimo chilometro una caduta coinvolge Marijn van den Berg (EF Education – EasyPost) ma soprattutto Biniam Girmay, l’eritreo resta a dolorante a terra e taglierà il traguardo scortato da due compagni di squadra, si spera senza conseguenze, in attesa di notizie ufficiali dalla Intermarché – Wanty. A causa della caduta il gruppo si spezza, davanti sono abilissimi ed espertissimi come sempre gli Alpecin – Deceuninck a togliersi dai guai e condurre, così con la solita eccezionale spaarata di Mathieu Van Der Poel, jasper Philipsen a conquistare il suo terzo successo al Tour de France 2024, il belga vince facile su Phil Bahaus (Bahrain – Victorious) e su Alexander Kristoff (Uno-X Mobility), quarto posto per Sam Bennet (Decathlon AG2R La Mondiale Team), quinto per Wout van Aert (Team Visma | Lease a Bike) rimasto un pò chiuso nel finale. Si riapre quindi la sfida per la classifica della maglia verde che vede sempre al comando Girmay segue Philipsen con soli 32 punti da recuperare. Nulla cambia, invece, in classifica generale con Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) sempre in maglia gialla. Domani tappa numero 17 da Saint Paul Trois Châteaux a Superdévoluy verso l’arrivo ben tre GPM di seconda, prima e terza categoria, concentrati nei 40 Km finali, che possono prevedere delle imboscate tra gli uomini di classifica.
Antonio Scarfone

Jasper Philipsen (Alpecin - Deceuninck) fa tris a Nimes (Photo Credit: Getty Images)

