BE’ER SHEVA – EILAT: E ADESSO TUTTI NEL DESERTO!!!

Si annuncia come la più impegnativa frazione della tre giorni israeliana, anche se l’altimetria lascerebbe pensare a una tappa abbastanza tranquilla, insidiosa sola per il chilometraggio abbondantemente sopra i 200 Km. Ma oggi ci sarà da fare i conti con il deserto, teatro di gara dal primo all’ultimo chilometro e così caldo e vento saranno due variabili che potranno lasciare indelebilmente il segno: qualcuno già fin d’ora potrebbe vedersi costretto a rimettere in cantina i sogni di ben figurare in classifica e a ricalcolare i propri obiettivi.

Se dovessimo basarci sulla sola altimetria la etichetteremmo subito come una delle frazioni meno impegnative la terza del Giro d’Italia, l’ultima sul suolo israeliano prima del lungo trasferimento verso il Bel Paese. L’unica difficoltà reale sembrerebbe, a prima vista, solo la distanza da percorrere – quasi 230 Km – perché l’altimetria è poco appariscente, movimentata da tranquillissimi saliscendi nei primi 130 Km e caratterizzata da sola pianura nella rimanente porzione di strada. Invece potrebbe rivelarsi come una delle giornate più ostiche della 101a edizione della corsa rosa e questo per l’habitat nel quale per intero si svolgerà: il deserto! Il caldo sarà un avversario di non poco conto ma anche la principale materia della quale è costituito il deserto offrirà un grattacapo di non poco conto se dovesse capitare una giornata di vento: stavolta, oltre al rischio di ventagli ci sarà quello di incappare in ben poco gradite tempeste di sabbia, come capitato in recenti occasioni al Tour of Qatar. In tal caso, però, sarà sicuramente adottato dalla giuria l’Extreme Weather Protocol introdotto dall’UCI nel 2016 e che prevede di annullare, interrompere momentaneamente oppure accorciare le tappe in caso di maltempo, di vento eccessivo o di temperature troppo elevate. Se, invece, le condizioni non fossero così estreme ma non mancassero comunque le problematiche sopra evidenziate ecco che la tappa potrebbe rivelarsi molto più selettiva del previsto e qualcuno potrebbe già oggi dire l’addio alla possibilità di giocarsi la vittoria nel Giro o solo, se si è appartenenti alla schiera dei velocisti, di disputare il successo parziale in quel di Eilat. Nello specifico il terreno di garà sarà il deserto del Negev che occupa un’area di 13.000 km², corrispondente con l’intera porzione meridionale dello stato d’Israele, incuneata con una forma di triangolo rovesciato tra la Giordania e l’Egitto e al cui vertice si trova Eilat, nell’unico punto dello stato bagnato dalle acque del Mar Rosso. Nel mezzo della larghissima base del triangolo c’è, invece, la città di Be’er Sheva, la più grande dell’area del Negev, conosciuta in italiano come Bersabea, il toponimo utilizzato dalla nostra versione della Bibbia, dove è citata complessivamente 33 volte, non solo per gli episodi che vi si svolsero ma anche come estremo limite meridionale dell’allora regno d’Israele: già all’epoca era un’importante cittadina della quale, a breve distanza dalla città moderna, possono esserne visitati i resti all’interno di un sito archeologico che dal 2005 ha l’egida dell’UNESCO.
Si lascerà Bersabea pedalando sin da subito tra i tipici colori del deserto, mentre si rimarrà costantemente – con l’esclusione dei chilometri conclusivi nell’abitato di Eilat – sull’Highway 40, ampia superstrada che presenta i tratti panoramicamente più avvincenti proprio nell’attraversamento del Negev. Non si incontreranno difficoltà altimetriche di sorta nei primi 30 Km, nel corso dei quali il tracciato sfiorerà il Camp Ariel Sharon, base militare inaugurata nel 2014 e intitolata al politico israeliano, ex primo ministro dello stato, scomparso nel gennaio di quell’anno dopo una lunga malattia: la particolarità di questa base militare è legata al ciclismo poiché è stato deciso di limitare il più possibile l’accesso ai mezzi motorizzati e chi vi lavorerà potrà usufruire di un servizio di bike sharing. La presenza della base ci ricorda che queste sono state, e talvolta lo sono ancora, zona di guerra: la città di Gaza e la sua “striscia” rivendicata dallo Stato di Palestina si trovano a una quarantina di chilometri da Bersabea, mentre il tracciato di questa frazione quasi al termine del pianeggiante tratto iniziale attraverserà la zona del Negev dove, durante la guerra arabo-israeliana del 1948, furono combattute le due battaglie di Bir ‘Asluj, ricordate da un monumento-memoriale eretto l’anno successivo non distante dal kibbutz di Mashabei Sadeh utilizzando pietre prelevate dalla locale stazione di polizia, che fu uno degli epicentri della battaglia combattuta nel mese di giugno, mentre l’altra si svolse nei giorni del Natale.
Seguirà un tratto altimetricamente increspato percorrendo il quale ci si porterà in una località cara agli israeliani, Sde Boker, perché è in quest’altro kibbutz che visse a lungo e vi morì il 1° dicembre del 1973 David Ben Gurion, padre fondatore dello stato la cui casa è oggi divenuta un museo aperto alle visite, meta di veri e propri pellegrinaggi. Un’altra frequentata meta turistica di questa zona del Negev sarà raggiunta poco dopo dal gruppo, il Parco Nazionale di Ein Avdat. Si tratta di qualcosa d’inattesa perché nel bel mezzo del deserto non ci si aspetta certo di trovare cascate e un canyon occupato da una piscina naturale: è una delle due principali attrattive dell’area, presso la quale si trovano anche i resti dell’antica città di Avdat, abbandonata dopo il VII secolo d.C., che fu il principale centro della Via dell’Incenso, itinerario commerciale che connetteva l’area del Mediterraneo con la Penisola Arabica, e che è conosciuta anche per esser stata set di gran parte delle riprese del celebre film musical Jesus Christ Superstar, girato nel 1973.
È arrivato il momento d’inerpicarsi – sempre molto dolcemente, al punto che in vetta non ci sarà lo striscione del GPM ad attendere i corridori – verso la “Cima Coppi” della trasferta israeliana, raggiunta agli 840 metri sul livello del mare di Mitzpe Ramon, la più elevata città del Negev e una delle più spettacolari per la sua posizione affacciata sul Cratere Ramon, il più grande del mondo, lungo ben 40 Km e profondo 500 metri. I corridori planeranno lungo le pendici interne della “caldera” affrontando il primo dei tre tratti di discesa che s’incontreranno lungo la strada per Eilat, poco più di 7 Km al 4,9% – con pendenze fino al 10% – movimentati da un paio di panoramici tornanti, da impostare su di un’ampia carreggiata che presenterà ben pochi problemi e consentirà ai “girini” d’alzare ogni tanto lo sguardo per ammirare l’affascinante paesaggio circostante.
Inizierà ora un tratto variegato di una quarantina di chilometri caratterizzato da due porzioni vallonate separate da un infinito rettilineo pianeggiante di quasi 12 Km: mentre quest’ultimo taglia nel mezzo il deserto in una zona abbastanza anonima anche dal punto di vista turistico, i tratti a saliscendi scorrono in zone dove si trovano due luoghi d’interessante richiamo, l’Ammonite Wall (parete rocciosa incastonata di fossili d’ammonite) e l’Ada Canyon, gola d’arenaria creata da Madre Natura 30 milioni di anni fa non distante dalla Zuriaz Mountain, sulla quale è possibile incontrare esemplari selvaggi dello stambecco della Nubia. Quando mancheranno poco più di 100 Km al traguardo si supererà l’ultimo tratto di salita previsto da questa frazione, che è anche il più impegnativo: passato questo strappo di circa 1 Km al 7,6%, valido per la classifica dei GPM, non s’incontreranno più difficoltà altimetriche e l’unica variante alla pianura sarà un tratto in discesa di 6 Km al 5,2% che spezzerà un po’ la monotonia del percorso a una sessantina di chilometri dalla conclusione. Nel finale si cambierà habitat, pur essendo ancora predominante il deserto, percorrendo la valle del Wadi Araba, il corso d’acqua lungo 166 Km che costituisce per gran parte del suo percorso una sorta di confine naturale con la Giordania e mette in comunicazione le acque del Mar Rosso con quelle del Mar Morto, situato nella più profonda depressione della terra (il livello dell’acqua è circa 400 metri sotto il livello del mare). In quest’ultima fase di gara nei tipici del deserto s’inseriranno quelli delle aree verdi create dall’uomo nei pressi dei sette kibbutz che si succederanno lungo la strada per Eilat, il più importante dei quali è Yotvata, dotato anche di un piccolo aeroporto, utilizzato solo dai coltivatori della zona e in caso d’emergenza. C’è spazio anche per la natura “protetta” in quest’ultimo tratto del Negev, come quella che si può ammirare nella riserva di Hai-Bar, costituita allo scopo di reintrodurre in quest’area gli animali citati nella Bibbia e nella quale è possibile compiere safari tra struzzi, antilopi addax (famose per le corna “a vite”) e orici. E le leggendarie miniere di Re Salomone? Si troverebbero anche loro in questo angolo d’Israele, per la precisione nell’area del parco nazionale di Timna, dove s’è cavato rame a partire proprio dall’epoca dell’Età del Rame, ben ottomila anni fa, sino al Medioevo in maniera continuata e poi sporadicamente sino all’istituzione dell’area protetta nel 2002.
Ora da cavare ci saranno solo le rimanenti energie, messe a dura prova dal caldo del deserto, e prepararsi all’imminente volata, ultimo atto del “grand départ” israeliano del Giro d’Italia 2018.

Mauro Facoltosi

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L’area archeologica dell’antica Bersabea (Be’er Sheva)

Il memoriale della battaglia di Bir ‘Asluj

La casa di David Ben Gurion a Sde Boker (panoramio)

La casa di David Ben Gurion a Sde Boker (panoramio)

La piscina naturale del Parco Nazionale di Ein Avdat

L’area archeologica di Avdat

Il cratere di Ramon visto da Mitzpe Ramon

Le pareti del cratere viste in direzione di Mitzpe Ramon

Ammonite Wall

Uno degli ultimi tratti vallonati della supestrada che attraversa il Negev

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

Esemplari di stambecchi della Nubia nel deserto del Negev (breakingisraelnews.com)

La superstrada per Eilat sfiora la riserva naturale di Hai-Bar

Parco Nazionale di Timna

La spiaggia di Eilat, bagnata dal biblico Mar Rosso

La strada che attraversa il deserto del Negev, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2018 (www.earthtrekkers.com)

La strada che attraversa il deserto del Negev, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2018 (www.earthtrekkers.com)

04-12-2017

dicembre 4, 2017 by Redazione  
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TOUR OF QUANZHOU BAY (Cina)

Il lettone Deins Kanepejs (Rietumu Banka – Riga) si è imposto nella terza ed ultima tappa, Jiri Mountain – Quanzhou, percorrendo 90 Km in 2h02′12″ alla media di 44.19 Km/h. Ha preceduto allo sprint il britannico Tanfield e il tedesco Thömel. Il britannico Max Stedman (BIKE Channel Canyon) si impone in classifica con 6″ sull’australiano Morey e 19″ sull’eritreo Yemane

HAIFA – TEL AVIV: VIA COL VENTO D’ISRAELE

Prima tappa in linea con l’incognita del vento per il Giro che scatta da Israele. Buona parte dei 167 Km che si dovranno percorrere tra Haifa e Tel Aviv si snoderà in prossima delle coste del Mediterraneo e le folate che spirano dal mare potrebbero dare parecchio filo da torcere a tutti, non solamente alle formazioni dei velocisti, naturali favoriti per il successo di giornata.

Dopo la movimentata crono d’avvio sulle strade di Gerusalemme il Giro si rimette in marcia con una tappa che, sulla carta, è la più semplice fra le tre disegnate in Israele. Solo sulla carta, però, perché – a dispetto di un tracciato non particolarmente denso di chilometri (se ne dovranno percorrere 167) e caratterizzato solo da una facile ascesa lontana dall’arrivo – presenterà un trabocchetto di non poco conto, quello del vento. Infatti, la tappa si snoderà prevalentemente lungo le coste del Mar Mediterraneo e nelle sue immediate adiacenze ed è risaputo che le folate trasversali, quando particolarmente forti, sono in grado di selezionare il gruppo, come capitò per esempio nella pianeggiante tappa di Saint-Amand-Montrond del Tour de France del 2013, al termine della quale uno dei grandi nomi di quell’edizione, lo spagnolo Valverde, proprio per colpa del vento sprofondò in classifica perdendo quel giorno quasi 10 minuti dagli altri avversari, giunti assieme al traguardo dove s’impose il britannico Mark Cavendish. Era quella una tappa da velocisti e, vento e Valverde a parte, lo fu e lo sarà anche questa di Tel Aviv, prima delle sette-otto giornate che gli organizzatori hanno riservato agli esponenti della speciale categoria, che poi l’indomani avranno la possibilità di giocarsi la rivincita nell’ancor più insidiosa tappa di Eilat.
Oggi si partirà da Haifa, il primo porto israeliano della storia, situato ai piedi del Monte Carmelo, estrema propaggina dell’omonima catena montuosa il cui nome significa “Vigna di Dio” e sul quale visse il biblico profeta Elia. I primi 20 Km si percorreranno in direzione nord, opposta rispetto a quella di Tel Aviv, fino a raggiungere la città di Acri, famosa per essere stata la principale porta d’accesso alla Terra Santa durante le spedizione dei Crociati, che ne fecero la capitale dello stato da loro creato (noto anche come “Terre d’Oltremare”) fino al momento della definitiva riconquista araba del 1291. Nel XVI secolo sarà quindi annessa all’impero ottomano, che vi costruì il monumento più visitato della cittadina, la cittadella fortificata che dal 2001 è iscritta nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.
Il percorso si allontenerà ora dal mare per addentrarsi nell’immediato entroterra e, intrapreso il giro di boa per tornare verso sud, comincerà una serie di lievi saliscendi, che il gruppo supererà percorrendo un’ampia superstrada a due corsie che punta nuovamente in direzione del Monte Carmelo, doppiato transitandone ai piedi del versante meridionale. In questa fase di gara si pedalerà quasi sempre distante dai centri abitati, sfiorando le cittadine di Kiryat Ata, fondata nel 1925 da un’associazione religiosa di Varsavia, e di Yokneam Illit, sviluppatasi dopo gli anni ’50 da quella che in origine era una ma’abara, un campo di transito dove era dato provvisorio alloggio agli ebrei che si trasferivano definitivamente in Israele, divenuto stato indipedente il 14 maggio del 1948.
Percorsi una novantina di chilometri di gara si arriverà al primo appuntamento riservato agli scalatori poiché, percorsa una facile salita di 3 Km al 4,5%, saranno per la prima volta in questa edizione messi in palio i punti della classifica dei Gran Premi della Montagna a Zikhron Ya’aqov, cittadina che ha soli 135 anni di storia ma il cui nome è scritto nella storia di questo paese: si tratta, infatti, di uno dei primi insediamenti ebraici fondati in questa terra, per opera di un gruppo di pionieri proveniente dalla Romania e guidati dal banchiere francese Edmond James de Rothschild, che dedicherà il villaggio al padre James (la traduzione del nome è “Ricordo di Giacobbe”). Superata quest’asperità mancheranno 76 Km da percorrere, totalmente pianeggianti ma insidiosi perché, terminata l’escursione nell’entrorerra, da qui al traguardo si tornerà a pedalare in vista del mare. Nelle fasi successive s’incontrerà anche la pagina culturalmente più interessante di questa giornata, quando la corsa giungerà sulle strade di Cesarea, la moderna città che convive con i resti dell’antica Cesarea Marittima, fondata dal celebre re della Giudea Erode il Grande – passato alla storia per aver ordinato la tragica Strage degli Innocenti d’evangelica memoria – e che costituì uno dei principali porti della Palestina, dal quale iniziarono i viaggi degli apostoli Pietro e Paolo alla volta di Roma, dove entrambi saranno martirizzati. Di quell’epoca rimangono interessanti resti, come quelli del Teatro romano e dell’acquedotto, le cui arcate oggi fanno da sfondo a una delle più conosciute spiagge israeliane.
Proseguendo si giungerà quindi a Hadera, fondata nel 1891 in posizione quasi equidistante da Haifa e Tel Aviv e originariamente composta di poche case erette accanto alla sinagoga e oggi arrivata a contare oltre 77000 abitanti, molti dei quali immigrati. Poco dopo inizierà il tratto più veloce della tappa, costituito da un rettifilo quasi ininterrotto di una quindicina di chilometri che taglia nel mezzo la Pianura di Sharon, una delle aree maggiormente popolate della nazione, il cui centro principale è la città di Netanya. Fattosi leggermente più articolato planimetricamente, il tracciato transiterà quindi tra le cittadine di Ra’anana (gemellata con Verona dal 1998) e Kfar Saba, il cui nome significa letteralmente “villaggio dei nonni” e presso la quale è possibile visitare la cosiddetta tomba di Beniamino, il dodicesimo e ultimo dei figli del biblico Giacobbe, venduto dai fratelli come schiavo agli egiziani: in realtà il complesso funerario fu costruito da mani ebree durante l’epoca della dominazione ottomana e l’intitolazione fa riferimento alla tradizione che voleva Beniamino sepolto in tale luogo.
Siamo oramai alle ultime battute di questa frazione che, prima d’entrare in Tel Aviv, sfiorerà lo Yarkon Park, il più grande della città, vasto 3500 ettari e suddiviso in sei giardini tra i quali spicca il Rock Garden, uno dei principali del mondo, dove è raccontata la diversità geologica di Israele dando nello stesso tempo “ospitalità” a 3500 specie diverse di piante (in particolare cactus, che da soli occupano sei ettari). Entrato in città, il Giro ne percorrerà una delle sue strade più importanti, il “boulevard” intitolato al barone Rothschild e lungo il quale si incontrano il Founders Monument, dedicato ai padri fondatori dello stato, e l’Independence Hall, luogo dove il 14 maggio 1948 David Ben Gurion lesse la dichiarazione d’indipendenza dello stato. È l’omaggio del Giro al 70° anniversario di quella storica giornata, prima di andare a celebrare il vincitore di giornata nel quartiere della Marina, proprio a due passi dalla casa dell’uomo che fu protagonista di quella storica giornata e che rivestì l’incarico di primo Primo Ministro dello stato dal 1948 al 1954 e poi ancora dal 1955 al 1963.

Mauro Facoltosi

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Haifa, mausoleo del Báb

Cittadella di Acri

La sinagoga di Zikhron Ya’aqov

Il teatro romano di Cesarea Marittima

La spiaggia di Cesarea con i resti dell’acquedotto romano

Un tratto del lungo rettilineo che attraversa la Pianura di Sharon

Kfar Saba, Tomba di Beniamino

Tel Aviv, il Rock Garden, situato all’interno dello Yarkon Park

Tel Aviv, Independence Hall

L’abitazione di David Ben Gurion a Tel Aviv, nei pressi del traguardo della seconda tappa del Giro

Il Founders Monument di Tel Aviv e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2018 (foto Pavel Sinitcyn)

Il Founders Monument di Tel Aviv e, in trasparenza, l’altimetria della seconda tappa del Giro 2018 (foto Pavel Sinitcyn)

03-12-2017

dicembre 4, 2017 by Redazione  
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TOUR OF QUANZHOU BAY (Cina)

Il britannico Max Stedman (BIKE Channel Canyon) si è imposto nella seconda tappa, circuito di Anxi, percorrendo 111.4 Km in 2h51′37″ alla media di 38.95 Km/h. Ha preceduto di 2″ l’australiano Morey e di 17″ l’eritreo Yemane. Stedman è il nuovo leader della classifica con 6″ su Morey e 19″ su Yemane

02-12-2017

dicembre 2, 2017 by Redazione  
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TOUR OF QUANZHOU BAY (Cina)

Il britannico Harry Tanfield (BIKE Channel Canyon) si è imposto nella prima tappa, Huian – Jinjiangi, percorrendo 87.6 Km in 1h38′47″ alla media di 53.21 Km/h. Ha preceduto di 10″ il connazionale Townsend e il neozelandese Hamilton. Tanfield è il primo leader della classifica con 11″ su Townsend e 18″ su Hamilton

GERUSALEMME (cronometro): SHALOM YERUSHALAYIM

Per la prima volta nella storia un grande giro scatterà al di fuori dell’Europa. L’onore e l’onere tocca al Giro d’Italia che nel 2018 ormerà gli ormeggi dall’Asia, scattando dalla città santa di Gerusalemme con una cronometro il cui aspetto va di là del semplice significato sportivo. Una partenza che non poteva essere banale e banale non sarà la prova contro il tempo che aprirà le danze, movimentata da saliscendi che daranno parecchio filo da torcere ai cronoman e permetteranno agli scalatori di limitare i danni, su di un tracciato reso insidioso anche dallo sdrucciolevole asfalto delle strade della capitale d’Israele.

Sarà uno dei grandi eventi della stagione 2018, un avvenimento che travalicherà i confini del ciclismo e dello sport in generale: la partenza del Giro d’Italia dalla Terra Santa. Non sono queste le pagine per lasciarsi andare a dissertazioni politiche e di opportunità, già abbandontamente profuse quando, lo scorso mese di settembre, RCS Sport annunciò il “Big Start” dallo stato d’Israele, a sua volta ampiamente anticipati dai rumors che giravano nell’ambiente fin dal mese di maggio e che vedevano lo stato asiatico favorito rispetto alla Polonia, fino a quel momento quasi certa sede d’avvio della corsa. Ci concentremo qui solo sull’aspetto sportivo della tre giorni che i “girini” trascorreranno sulle calde strade del Vicino Oriente, prima volta di un grande giro fuori dal “guscio” della vecchia Europa. I più puntigliosi potrebbero ribattere che ciò non corrisponde a verità perchè la Vuelta nel 1988 era scattata dalle Canarie, ma l’arcipelago africano per collocazione geografica è da secoli politicamente appartenente alla Spagna e, conseguentemente, all’Europa e dunque quella israeliana può tranquillamente essere considerata come una prima volta in senso assoluto. E ancora una volta il Giro “bagnerà il naso” al rivale Tour de France, nato per primo ma che poi si è visto soffiare dalla corsa rosa la primogenitura delle frazioni a cronometro proposte all’interno di una corsa a tappe (1933), della classifica del Gran Premio della Montagna (sempre nel 1933) e dei cronoprologhi (anche se poi quello previsto a Milano nel 1967 sarà annullato all’ultimo momento per una manifestazione di piazza), dopo che in passato la provincia canadese del Québec e il Qatar avevano bussato più volte alle porte di ASO per chiedere il “Grand Départ”, ricevendo un due di picche in entrambe le occasioni. Per la corsa rosa sarà, questa, la tredicesima partenza fuori dai confini nazionali, una serie inaugurata dalla San Marino – Perugia, la tappa che aprì l’edizione del 1965, e che ha visto il Giro salpare, in rigoroso ordine d’apparizione, dalla Repubblica di San Marino e dal Principato di Monaco, dal Belgio e dalla Città del Vaticano, dalla Grecia e dalla Francia, dai Paesi Bassi e dalla Danimarca, dall’Irlanda e, ultimo arrivato, dallo stato d’Israele che, come detto, accoglierà la carovana per tre intense giornate, che potrebbe lasciare il segno e dare un deciso indirizzo al Giro pur non presentando altimetrie particolarmente movimentate. D’insidie, infatti, se ne incontreranno parecchie nelle prime 72 ore di corsa, a partire dalla difficile cronometro d’apertura per poi passare al concreto rischio di ventagli nelle due successive frazioni, al quale si aggiungerà nella terza anche il molto probabile caldo del deserto del Negev. Il primo atto sarà quindi contro il tempo, lungo le tormentate strade di Gerusalemme, movimentate da continui saliscendi e rese insidiose dall’asfalto particolarmente scivoloso, come ha fatto notare Alberto Contador che, in occasione della presentazione del “Big Start” lo scorso mese di settembre, ha avuto l’opportunità di testare i circa 10 Km di un tracciato che, a dispetto delle difficoltà altimetriche, potrebbe comunque garantire alte velocità di “navigazione” grazie alla quota di circa 800 metri sul livello del mare alla quale si gareggerà.
La rampa di lancio dalla quale i “girini” si proietteranno verso la prima maglia rosa sarà collocata in Yitshak Kariv Street. Percorsi 100 metri in pianura una secca curva a sinistra – ne sono prevista circa venti – introdurrà il primo dei sei tratti di salita che caratterizzano questa cronometro, un breve strappo passato il quale si planerà verso Plumer Square costeggiando prima il Blumfield Garden – uno dei più vasti parchi cittadini, all’interno del quale è possibile ammirare la Fontana dei Leoni, donata nel 1989 da Helmut Kohl, allora cancelliere della Germania Occidentale – e poi il Liberty Bell Park, così chiamato perché vi è stata collocata una riproduzione della Campana della Libertà di Filadelfia (USA), celebre per esser stata suonata l’8 luglio del 1776 per radunare i cittadini della cittadina statunitense, al momento della lettura della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, siglata sei giorni prima proprio a Filadelfia.
Terminata la discesa inizierà la più “consistente” tra le ascese in programma quest’oggi, almeno sotto l’aspetto del chilometraggio (1,2 Km) perché dislivello (52 metri) e pendenze (4,3% la media) sono davvero poca cosa per quanto riguarda i numeri: numeri, comunque, importanti ai fini del risultato odierno poiché le prime due ascese saranno affrontate una dietro l’altra subito dopo la partenza e un simile avvio “ad handicap” potrebbe penalizzare qualcuno e favorire più gli scalatori dei passisti. Dalla loro parte ci saranno i successivi 5 Km, pur non scorrevolissimi, che inizieranno in Tsarfat Square con un rettilineo in discesa di circa 700 metri che attraversa il quartiere dove si trova la Levi Eshkol House, residenza di Levi Eshkol, uno dei padri fondatori dello stato d’Israele, del quale fu anche primo ministro dal 1963 al 1969. La prossima meta dei corridori sarà l’importante quartiere di Givat Ram, prima di raggiungere il quale la corsa sfreccerà tra il grande Parco Sacher, il più esteso della città, e quello della “Valle della Croce”, all’interno del quale si trova l’omonimo monastero ortodosso, costruito nell’XI secolo nel luogo dove, secondo una leggenda, si trovava l’albero utilizzato per costruire la croce sulla quale sarà crocifisso Gesù, a sua volta nato sul luogo dove era stata sepolta la testa del primo uomo, Adamo. L’attraversamento di Givat Ram vedrà i corridori lambire alcune delle principali istituzioni culturali della città, come il Museo d’Israele, inaugurato nel 1965 e all’interno del quale è possibile ammirare un modello dello scomparso tempio di Gerusalemme e, soprattutto, i celeberrimi “Rotoli del Mar Morto”, circa 900 manoscritti rinvenuti in alcune grotte e di rilevante importanza poiché comprendono le più antiche copie esistenti dei testi biblici.
All’imbocco dell’ampio viale chiamato Derech Ruppin ci sarà il rilevamento dei tempi intermedi ed anche il giro di boa del tracciato di questa cronometro, poiché finora si era viaggiati dal centro verso i quartieri occidentali e ora si ritornerà a pedalare in direzione della “Old City”. Prima di lasciare Givat Ram si toccherà il cuore di questo quartiere, il palazzo che dal 1966 ospita la Knesset, il Parlamento d’Israele, in vista del quale inizierà un tratto in dolce falsopiano di circa 1 Km, inclinato al 2,5% medio, affrontando il quale si costeggerà anche il Wohl Rose Park, nel quale sono coltivate oltre 400 varietà di rose. Superata una successiva ascesa di circa 500 metri, dopo esser transitati al cospetto della Grande Sinagoga di Gerusalemme – inaugurata nel 1982 e dedicata alle vittime dell’Olocausto – si tornerà in Tsarfat Square, dalla quale si era transitati circa 7 Km prima, per poi portarsi in discesa ai piedi dello strappo conclusivo in vetta al quale ci sarà il traguardo, collocato in Tsahal Square, luogo dove nel 1948 fu combattuta una cruciale battaglia della guerra arabo-israeliana del 1948, causata dall’istituzione dello Stato d’Israele, riuscito vincitore dal conflitto.
Ma è arrivato il momento di smetterla con la guerra e di parlar di pace. E la pace, sul far della sera del 4 maggio 2018, avrà tinte rosa…

Mauro Facoltosi

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Il rettilineo di partenza della cronometro visto dal luogo dove sarà collocata la rampa di lancio

Blumfield Garden, Fontana dei Leoni

Liberty Bell Park, Campana della Libertà

Levi Eshkol House

Monastero della Croce

Il padiglione del Museo d’Israele nel quale sono custoditi i Rotoli del Mar Morto

L’edificio sede della Knesset, il Parlamento dello stato d’Israele

Uno scorcio dello Wohl Rose Park

La Grande Sinagoga di Gerusalemme

Al termine di questo strappo, laggiù sullo sfondo, conosceremo il nome della prima maglia rosa del Giro 2018

Gerusalemme vista dall’areeo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2018 (www.timesofisrael.com)

Gerusalemme vista dall’areeo e, in trasparenza, l’altimetria della prima tappa del Giro 2018 (www.timesofisrael.com)