REGGIO CALABRIA – TERME LUIGIANE: SULLA RAMPETTA CON LE AFFINITÀ ELETTIVE

È un traguardo da campioni quello delle Terme Luigiane. Quella rampetta finale verso la località curativa calabrese ha sempre visto i grandi nomi del ciclismo in azione, nonostante la brevità dell’ascesa e percorsi d’avvicinamento abbastanza tranquilli, paragonabili sul piano delle difficoltà generali a quello della frazione che prenderà il via da Reggio Calabria. E così abbiamo celebrato per primo il successo del russo Konychev, al quale sono succeduti Fondriest, Jalabert e Garzelli, mentre alle loro spalle si contendevano il piazzamento i velocisti più resistenti fianco a fianco con campioni in grado di puntare decisamente più in alto, come l’elvetico Rominger e Francesco Casagrande. Accadrà anche nel 2017?

Sono appena 900 metri all’insù, all’8,4% di pendenza media, che appaiono come scaglia nel complesso del disegno altimetrico del centesimo Giro d’Italia, ma sono bastati negli scorsi anni per far emergere corridori d’assoluto valore, sia finisseur, sia uomini da classifica finale delle corse a tappe, lasciandolo anche un piccolo spiraglio a qualche velocista, finora rimasti a “digiuno” su questo traguardo. Lassù, alle Terme Luigiane, si era imposto per primo il russo Dmitrij Konychev nel 1993 e poi, due anni più tardi, si era assistito a uno sprint al “vertice” con il successo di Maurizio Fondriest davanti alla maglia rosa Tony Rominger – autentico mattatore dell’edizione 1995, capoclassifica dalla seconda frazione sino a Milano – e a Francesco Casagrande. Nel 1999 era, invece, toccato all’asso francese Laurent Jalabert che aveva preceduto Gian Matteo Fagnini, a dimostrazione che al termine di una rampa del genere anche i velocisti più resistenti possono stringere i denti e tentar di dire la loro. Non meno stellare era stata la conclusione della tappa del 2003, l’ultima finora terminata nella località termale cosentina, quando Stefano Garzelli era riuscito a distanziare di una manciata di secondi il gruppo, regolato dal già beffato Casagrande dietro al quale si era piazzato, a ulteriore conferma a quanto scritto sopra, lo sprinter spezzino Alessandro Petacchi. Al primo giorno di gara in “continente”, quindi, ci attenderà una gara dal finale assolutamente non scontato, che qualche grosso nome uscito con le ossa peste dalla tappa dell’Etna potrebbe pensare di sfruttare per cominciare a sgretolare il distacco accusato, grazie anche agli abbuoni previsti all’arrivo.
La risalita dello stivale comincerà dal “chilometro più bello d’Italia”, com’è spesso definito il lungomare di Reggio Calabria citando una frase che fu erronemente attribuita a Gabriele d’Annunzio – in realtà, mai stato nell’ex capoluogo della regione – dal telecronista Nando Martellini durante una radiocronaca. I primi 27 Km si snoderanno totalmente privi di difficoltà altimetriche lungo il versante calabrese dello Stretto di Messina, terminando a Bagnara Calabra dopo aver toccato il centro di Scilla, località turistica d’omerica memoria dominata dal Castello Ruffo, maniero che accoglie anche un faro della Marina Militare e fa sfoggio di sé in diverse scene della gara di qualificazione del film “Un ragazzo di Calabria”, pellicola nella quale è protagonista un ragazzino di queste terre che, ispirato dalle gesta di Abebe Bikila alle Olimpiadi di Roma del 1960 e contro il volere paterno, decide d’intraprendere la carriera di maratoneta, arrivando a qualificarsi per i Giochi della Gioventù. Da Bagnara si andrà quindi all’attacco della più rilevante salita prevista dal tracciato odierno, che è anche la più conosciuta: è il Monte Sant’Elia, propaggine nord-occidentale della catena dell’Aspromonte e ascesa simbolo di parecchie edizioni del Giro della Provincia di Reggio Calabria, corsa professionistica disputata a fasi alterne dal 1920 al 2012. Presenza fissa della competizione dalla prima edizione fino al 1969, ne viene in particolare ricordata la scalata effettuata in quella del 1950, quando sul Sant’Elia Coppi staccò pesantemente tutti i rivali giungendo al traguardo di Reggio con quasi 6 minuti sull’eterno rivale Gino Bartali, che poi si rifarà imponendosi due anni più tardi davanti al “terzo incomodo” Fiorenzo Magni. Affrontati i 13 Km al 4% del versante di Bagnara, si scollinerà ai 543 metri della località Barritteri, poco sotto la cima del monte sulla quale sorge una chiesa costruita nel 1958 sul luogo di una cappella precedentemente innalzata all’inizio del XX secolo e andata distrutta durante la seconda guerra mondiale. La discesa porterà a sfiorare Palmi, comune entrato nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità dell’UNESCO per la festa religiosa della “Varia”, per raggiungere quindi l’importante centro Gioia Tauro, il cui porto è il principale d’Italia per la movimentazione di container, grazie alla vicinanza alla rotta oriente-occidente che, attraversando il Mediterrano, collega lo stretto di Gibilterra al canale di Suez. Ritrovata la pianura – la piana di Gioia è la seconda della Calabria per estensione, dopo quella di Sibari – si tornerà a pedalare sul “velluto” per una ventina scarsa di chilometri, incontrando cammin facendo il centro di Rosarno, balzato agli onori della cronaca per esser stato il primo comune della nostra nazione a costituirsi parte civile in un processo di mafia e presso il quale è possibile visitare l’area archeologica della città magno-greca di Medma, il cui museo è stato inaugurato nel 2014. Poco dopo inizierà la seconda ascesa di giornata, nettamente più pedalabile della precedente, con la quale si doppierà il promontorio del “Corno di Calabria” salendo verso l’altopiano ai cui margini sta la città di Vibo Valentia che, prima di divenire capolugo dell’omonima provincia istituita nel 1992, all’epoca del Regno di Napoli lo era stata anche per la provincia della Calabria Ultra (corrispondente alla parte centrale e meridionale della regione), quando ancora questo centro si chiamava Monteleone, toponimo decaduto in epoca fascista ma ancora vivo nel dialetto locale come “Muntalauni”. Successivamente si planerà morbidamente verso Pizzo, località situata all’estremità settentrionale della cosidetta “Costa degli Dei” e apprezzata non solo per i suoi pregi ambientali e artistici (chiesetta rupestre di Piedigrotta) ma anche e soprattutto per il gelato, in particolar modo per il “Tartufo di Pizzo”, che ha la particolarità d’essere modellato dai gelatai nel palmo di una mano. Poi sarà ancora pianura, stavolta per un tratto di ben 70 Km che si snoderà nella prima parte nella piana di Sant’Eufemia, bonificata tra il 1910 e il 1936 e situata in corrispodenza dell’omonimo golfo, importante sia dal punto di vista agricolo, sia da quello industriale, sviluppatasi in tal senso grazie alla presenza dell’aeroporto di Lamezia Terme – il principale scalo aereo calabrese, inaugurato nel 1976 – e alla costruzione della superstrada detta “dei Due Mari” perché attraversa l’Istmo di Marcellinara, il corridoio che mette in comunicazione la costa ionica con quella tirrenica collegando nel contempo Lamezia Terme al capoluogo regionale Catanzaro. La seconda parte di quest’ultima porzione di pianura, la più consistente, si snoderà lungo la costa tirrenica, toccando tra gli altri centri rivieraschi quello di Amantea, la bizantina Nepetia che assunse l’odierno nome durante la dominazione araba, quando fu ribattezzata Al-Mantiah, toponimo italianizzato dopo che il condottiero bizantino Niceforo Foca la riconquistò nell’885, quando si diede inizio anche alla costruzione del castello che domina l’abitato e nei cui pressi si possono ammirare anche i suggestivi ruderi della più antica chiesa di Amantea, dedicata a San Francesco d’Assisi e realizzata nel 1216 dopo che un gruppo di frati si era insediato all’interno di un preesistente monastero eretto da monaci basiliani dove in precedenza si trovava una moschea. Attraversata la località di San Lucido – centro che diede i natali al cardinal Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello, conosciuto per aver fondato l’Esercito della Santa Fede, movimento popolare che grande parte ebbe nella fine della Repubblica Partenopea nel 1799 – la pianurà lascerà il posto a una serie di ondulazioni, “molleggiamenti” che ricordano alcuni dei tratti meno tormentati dell’Aurelia sulla via per Sanremo e che caratterizzeranno il percorso di gara nei successivi 28 Km, fino ai piedi dello strappo finale. Per prima cosa si affronterà l’agevolissima salita di San Miceli – secondo e ultimo GPM giornaliero – al cui scollinamento si giungerà dopo aver toccato il centro di Paola, una delle principali mete del turismo religioso in Calabria per la presenza del santuario dedicato a San Francesco da Paola (1416-1507), che fu il fondatore dell’ordine dei Minimi (detti anche “Paolotti”) e, involontariamente, uno dei primi “sponsor” della località alla quale si è oggi diretti, le Terme Luigiane. In una lettera scritta nel 1446 dal futuro santo, questi ringraziò l’amico benefattore Simone degli Alimena che aveva finanziato il viaggio di una povera donna verso quelli che all’epoca si chiamavano “Bagni della Guardia” e le cui acque erano particolarmente indicate alle donne che avevano problemi di fertilità, come ebbe modo di sperimentare in prima persona la Regina Isabella di Francia, alla quale è intitolato lo scoglio che svetta dalle acque del Tirreno presso la spiaggia più vicina alle terme, che poi diventeranno “Luigiane” in omaggio al Principe Luigi Carlo di Borbone, che le patrocinò in epoca successiva.
È ora di tornare al presente di questa sesta tappa che proporrà a questo punto la discesa-tuffo su Marina di Fuscaldo (4 Km al 4,6% con un “ripieno” di mezzo chilometro all’11%) dove, riagguantata per poche centinaia di metri la statale costiera, il percorso tornerà a puntare verso l’entroterra per affrontare la salita – più impegnativa della precedente ma non valida per la classifica degli scalatori – verso Fuscaldo, centro dominato dalle rovine del castello appartenuto ai marchesi Spinelli e il cui nome deriverebbe proprio dalle vicine terme, le cui acque sulfuree sgorgano a una temperatura tra i 43° e i 47°C (da cui “fons calidus” e quindi Fuscaldo). Si finirà di salire in località Cariglio, affrontati quasi 2 Km di strada inclinata al 6,2%, ideale trampolino per una sorta di prova generale delle azioni che andranno in scena sulla rampa finale che attenderà i “girini” una decina di chilometri più avanti, dopo esser tornati sulla statale alle porte della marina di Guardia Piemontese, comune dove ancora si parla un dialetto di genesi “nordica”, retaggio della “diaspora” di un gruppo di fedeli di religione valdesi costretti a lasciare le valli piemontesi nelle quali vivevano nel XII secolo e che portarono in Calabria usi, costumi e tradizioni.
Voltate per l’ultima volta le spalle al mare, arriverà, infine, il momento di vedere se anche stavolta tra i bei nomi del mondo del ciclismo e il felice approdo delle Terme Luigiane continueranno le affinità elettive.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il bel Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

Scena de ‘’Un ragazzo di Calabria’’ girata sulla spiaggia di Scilla: sullo sfondo si staglia il Castello Ruffo (www.davinotti.com)

La chiesetta costruita sulla cima del Monte Sant’Elia

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

La ‘’Varia’’ di Palmi, manifestazione religiosa protetta dall’UNESCO (www.gazzettadelsud.it)

Il porto di Gioia Tauro

Rosarno, la palazzina sede del museo archeologico inaugurato nel 2014

Castello normanno-svevo di Vibo Valentia

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Pizzo, chiesetta di Piedigrotta (tripadvisor.com)

Amantea, ruderi della chiesa di San Francesco d’Assisi

Santuario di San Francesco di Paola

Scorcio di Fuscaldo

Scorcio di Guardia Piemontese

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

Lo scoglio della Regina e, in trasparenza, l’altimetria della sesta tappa del Giro 2017 (Google)

20-11-2016

novembre 20, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

L’eritreo Tesfom Okubamariam si è imposto nella settima ed ultima tappa, circuito di Kigali, percorrendo 108 Km in 2h43′21″, alla media di 39.669 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Eyob e di 3″ il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) che si impone in classifica con 39″ su Eyob e 1′30″ su Okubamariam

TOUR OF FUZHOU (Cina)

Lo statunitense Lucas Eamon (Astellas Cycling Team) si è imposto nella quinta ed ultima tappa, circuito del Six Centers a Center, percorrendo 131.8 Km in 2h43′12″, alla media di 38.432 Km/h. Ha preceduto di 5″ il cinese Wang e di 6″ il cinese Wang. Due italiani in gara, entrambi della Parkhotel Valkenburg CT: Massimo Graziato 7° a 7″, Marco Zanotti 11° a 7″.
L’iraniano Rahim Emami (Pishgaman Giant Team) si impone in classifica con 30″ sul connazionale Moazemi e 59″ sull’olandese Schulting. Graziato 76° a 30′49″, Zanotti 97° a 44′06″

19-11-2016

novembre 19, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

Il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) si è imposto nella sesta tappa, Musanze – Kigali, percorrendo 103.9 Km in 2h20′38″, alla media di 44.328 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’eritreo Eyob e di 10″ l’eritreo Okubamariam. Ndayisenga è ancora leader della classifica con 42″ su Eyob e 1′33″ su Okubamariam

TOUR OF FUZHOU (Cina)

L’iraniano Rahim Emami (Pishgaman Giant Team) si è imposto nella quarta tappa, Six Centers a Center – Yongtai Yunding, percorrendo 131.8 Km in 3h25′46″, alla media di 38.432 Km/h. Ha preceduto di 2″ il connazionale Kazemi e di 7″ il connazionale Pourhashemi. Due italiani in gara, entrambi della Parkhotel Valkenburg CT: Massimo Graziato 81° a 16′12″, Marco Zanotti 91° a 17′09″. Emami è ancora leader della classifica con 30″ su Moazemi e 1′00″ su Pourhashemi. Graziato 77° a 30′49″, Zanotti 100° a 44′06″

18-11-2016

novembre 18, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

L’eritreo Metkel Eyob (Dimension Data for Qhubeka) si è imposto nella quinta tappa, Muhanga – Musanze, percorrendo 125.8 Km in 3h15′57″, alla media di 38.520 Km/h. Ha preceduto allo sprint il ruandese Byukusenge e l’etiope Haylay. Il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) è ancora leader della classifica con 42″ su Eyob e 1′16″ sul ruandese Areruya

TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il cinese Jingbiao Zhao (Wisdom – Hengxiang Cycling Team) si è imposto nella terza tappa, Golden Resources Park – Lianjiang People’s Square, percorrendo 133.3 Km in 3h12′30″, alla media di 41.548 Km/h. Ha preceduto allo sprint il bielorusso Bazhkou e lo statunitense Feehery. Due italiani in gara, entrambi della Parkhotel Valkenburg CT: Massimo Graziato 72° a 17″, Marco Zanotti 96° a 12′37″. L’iraniano Rahim Emami (Pishgaman Giant Team) è ancora leader della classifica con 13″ sul connazionale Moazemi e 16″ sull’olandese Schulting. Graziato 75° a 14′27″, Zanotti 102° a 26′47″

PEDARA – MESSINA: PER NIBALI UN OMAGGIO… SPRINT!

Non poteva mancare un omaggio al vincitore uscente della corsa rosa, poiché si tratta anche del corridore più meridionale d’Italia riuscito – e per ben due volte – nell’impresa. Così la quinta tappa del Giro 2017 terminerà a casa di Vincenzo Nibali dove i festeggiamenti allo “Squalo dello Stretto” andranno a braccetto con quelli riservati al vincitore di giornata, che quasi sicuramente sarà un velocista. Dopo una tappa impegnativa come quella dell’Etna, infatti, gli organizzatori hanno pensato a un tracciato abbastanza tranquillo per la frazione che terminerà a Messina, movimentata da quattro salite nella prima parte ma assolutamente priva d’ostacoli naturali negli ultimi 60 Km.

È la prima delle giornate celebrative che si vivranno al centesimo Giro d’Italia, dedicata al messinese Vincenzo Nibali, vincitore uscente della corsa rosa ma anche il più meridionale di tutti, un primato conquistato nel 2013 scalzando il precedente detenuto dal 2007 dall’abruzzese Danilo Di Luca. La festa sarà totale e non dovrebbe essere rovinata da sorprese perché si sposerà a una frazione che, sulla carta, si annuncia interlocutoria per via della totale mancanza di difficoltà altimetriche negli ultimi 60 Km, mentre i primi 100 Km saranno movimentati da quattro facili salite che certamente ispireranno tentativi da lontano, destinati al fallimento perché il disegno del finale permetterà agevolmente alle squadre dei velocisti di rinvenire sugli ardimentosi di giornata. Sarà, dunque, un arrivo allo sprint a mettere la ciliegina sulla torta della festa, per la quarta volta in questa edizione del Giro che, poi, offrirà ai velocisti altre tre occasioni per mettere in mostra i muscoli, sui traguardi di Alberobello, Reggio Emilia e Tortona. La tappa prenderà le mosse da Pedara, cittadina situata ai piedi del versante dell’Etna affrontato poche ore prima, e la prima dozzina di chilometri si snoderà in dolce discesa in direzione di Catania – è laggiù che è nato Mario Fazio, la più meridionale di tutte le maglie rosa, capoclassifica per tre giorni durante il Giro del 1949 – ma poi il tracciato tornerà a puntare verso il vulcano e, superato il gradino verso Trecastagni, si affronterà la principale delle salite in programma, che terminerà dopo poco meno di 10 Km (la pendenza media è del 3,6% appena) agli 824 metri della località di Fornazzo, alla quale si giungerà dopo aver toccato Zafferana Etnea, comune nel cui territorio ricade la vetta del “Mungibeddu” (3329 metri) e che in tre occasioni fu pericolosamente avvicinato dalle sue eruzioni, la prima delle quali accadde nel 1792 e fu miracolosamente fermata dalla statua della Madonna della Provvidenza portata in processione dai cittadini sul luogo dove negli anni successivi sarà eretto una cappelletta in memoria del prodigioso evento. La successiva più rapida discesa porterà i corridori a Piedimonte Etneo, centro collocato lungo la ferrovia Circumetnea, linea a scartamento ridotto non elettrificata che collega Catania a Riposto compiendo il periplo del vulcano in 111 Km. Non ci sarà nessun treno ad attendere i “girini” che ora dovranno tornare a inerpicarsi per affrontare la salita della Portella di Castiglione, una quindicina di chilometri scarsi molto pedalabili con i tratti più impegnativi nella prima parte verso Linguaglossa, località conosciuta come porta d’accesso alla zona dell’Etna Nord, nella quale si trova la stazione sciistica di Piano Provenzana, ristrutturata una decina di anni fa dopo che i suoi impianti erano stati danneggiati dall’eruzione del 2002, durata tre mesi e considerata come una delle più esplosive degli ultimi 100 anni. Poco dopo lo scollinamento della portella si raggiungerà il centro che le attribuisce il nome – Castiglione di Sicilia, presso il quale si trova la più importante “cuba” (cappella) bizantina della Sicilia, dedicata a Santa Domenica – per poi planare verso uno dei luoghi più suggestivi della regione, le spettacolari gole del fiume Alcantara, vero e proprio angolo di paradiso che nel 1966 il regista Ettore Scola trasformò in inferno nelle inquadrature iniziali de “L’arcidiavolo”, pellicola ispirata al personaggio di Belfagor arcidiavolo, protagonista dell’unica novella nota di Niccolò Machiavelli. Al termine della discesa si raggiungerà per la prima volta il mare in quel di Giardini-Naxos, località balneare il cui nome ricorda quello dell’omonima colonia greca (la prima fondata in Sicilia, nell’anno 735 a.C.) e che ebbe un piccolo ruolo nella storia della nostra nazione perché è dal porto di Giardini che, terminata la fase siciliana della Spedizione dei Mille, Garibaldi e i suoi volontari si imbarcarono per la Calabria, dove sbarcarono il 19 agosto del 1860 a Melito di Porto Salvo. Imboccata la litoranea, i “girini” non potranno godersela, almeno nell’immediato perché, dopo un breve tratto lungo le coste ioniche, ben presto il percorso cambierà direzione per salire verso l’incantevole Taormina, località che non ha bisogno di presentazioni alle cui porte, poco sotto il luogo dove si trova il celeberrimo teatro antico – il secondo per dimensione della regione dopo quello di Siracusa – si completerà l’ultima sensibile ascesa di giornata, 3500 metri al 5,3% movimentati da 8 tornanti che certamente non costituiranno un duro banco di prova per i velocisti, dalla cui parte penderà poi tutta la parte rimanente del tracciato. Riagguanto il litorale, infatti, il percorso scivolerà liscio liscio sino a Messina, se si esclude l’insignificante zampellotto con il quale si supererà Capo Sant’Alessio, promontorio sovrastato da un castello costruito dall’imperatore bizantino Alessio I Comneno nel periodo delle guerre che Bisanzio condusse contro i normanni prima e i turchi poi e che, rientrando in Europa dalla Presa di Tunisi nel 1535, ospiterà anche Carlo d’Asburgo, il celebre sovrano sul cui regno si soleva dire che non tramontasse mai il sole. Al tramonto, invece, si appresterà questa quinta frazione del Giro 2017 che, attraversata la località termale di Alì Terme (delle cui acque, ottime per la cura dell’artrite, ne decantò le doti anche il celebre filosofo Cartesio), concluderà il suo cammino con un veloce circuito di poco più di 7 Km disegnato per la gioia dei concittadini di Nibali, che si appresteranno a celebrare il loro campione e al corridore che succederà nell’albo d’oro all’olandese Blijlevens, nel 1999 ultimo vincitore all’ombra della Madonna della Lettera.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Portella di Castiglione. Valicata dalla SP7i tra la località Rovittello e Castiglione di Sicilia, non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo)

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Pedara, Basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Zafferana Etnea, la cappelletta eretta nel luogo dove s’arrestò miracolosamente una colata lavica nel 1792

Passaggio a livello lungo la ferrovia Circumetnea a Piedimonte Etneo, all’inizio della salita verso Linguaglossa e la Portella di Castiglione

Linguaglossa, chiesa di Sant’Egidio Abate

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

La cuba bizantina di Santa Domenica presso Castiglione di Sicilia (tripadvisor.com)

Le gole dellAlcantara come le mostrò Ettore Scola nel film Larcidiavolo (www.davinotti.com)

Le gole dell'Alcantara come le mostrò Ettore Scola nel film ''L'arcidiavolo'' (www.davinotti.com)

Una nave da crociera fa capolino dietro al porto di Giardini-Naxos

Il teatro greco di Taormina

Uno dei panoramici tornanti dell’ascesa verso Taormina

Capo Sant’Alessio

Il duomo di Messina incorniciato dalle luminarie allestite per la processione della “Vara” dell’Assunta

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

La statua della Madonna della Lettera e, in trasparenza, l’altimetria della quinta tappa del Giro 2017 (http://sicilia24live.altervista.org)

17-11-2016

novembre 17, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

Il ruandese Joseph Areruya (Club Les Amis Sportifs De Rwamagana) si è imposto nella quarta tappa, Rusizi – Huye, percorrendo 140.7 Km in 4h02′43″, alla media di 34.781 Km/h. Ha preceduto allo sprint il connazionale Biziyaremye e l’eritreo Gebreigzabhier. Il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) è ancora leader della classifica con 1′16″ su Areruya e 1′23″ sull’eritreo Okubamariam

TOUR OF FUZHOU (Cina)

Il sudcoreano Ok Cheol Kim (Seoul Cycling Team) si è imposto nella seconda tappa, Wang Long Internet Company – Changle New District Sports, percorrendo 126.3 Km in 2h48′57″, alla media di 44.854 Km/h. Ha preceduto allo sprint l’iraniano Sohrabi e di 6″ l’australiano Parker. Due italiani in gara, entrambi della Parkhotel Valkenburg CT: Marco Zanotti 11° a 6″, Massimo Graziato 100° con lo stesso ritardo. L’iraniano Rahim Emami (Pishgaman Giant Team) è ancora leader della classifica con 16″ sul connazionale Moazemi e 18″ sull’olandese Schulting. Zanotti 111° a 14′10″, Graziato 114° a 14′10″

16-11-2016

novembre 16, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

Lo statunitense Timothy Rugg (Lowestrates.com) si è imposto nella terza tappa, Karongi – Rusizi, percorrendo 115.9 Km in 3h18′16″, alla media di 35.074 Km/h. Ha preceduto di 2″ il ruandese Areruya e l’eritreo Eyob. Il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) è ancora leader della classifica con 1′16″ su Areruya e 1′23″ sull’eritreo Okubamariam

TOUR OF FUZHOU (Cina)

L’iraniano Rahim Emami (Pishgaman Giant Team) si è imposto nella prima tappa, Ma Wei – Guling, percorrendo 113.2 Km in 2h40′35″, alla media di 42.296 Km/h. Ha preceduto di 12″ il connazionale Moazemi e l’olandese Schulting. Due italiani in gara, entrambi della Parkhotel Valkenburg CT: Massimo Graziato 114° a 14′00″, Marco Zanotti 115° con lo stesso ritardo. Emami è il primo leader della classifica con 16″ su Moazemi e 18″ su Schulting. Graziato 114° a 14′10″, Zanotti 115° a 14′10″

15-11-2016

novembre 15, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

Il ruandese Valens Ndayisenga (Dimension Data for Qhubeka) si è imposto nella seconda tappa, Kigali – Karongi, percorrendo 124.7 Km in 3h16′46″, alla media di 38.025 Km/h. Ha preceduto di 1′06″ il keniano Kangangi e di 1′27″ il ruandese Areruya. Ndayisenga è il nuovo leader della classifica con 1′25″ su Areruya e 1′26″ sul ruandese Nsengimana

14-11-2016

novembre 14, 2016 by Redazione  
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TOUR DU RWANDA

Il canadese Guillaume Boivin (Cycling Academy Team) si è imposto nella prima tappa, Kigali – Ngoma, percorrendo 96.4 Km in 2h12′35″, alla media di 43.625 Km/h. Ha preceduto allo sprint gli eritrei Solomon e Okubamariam. Il ruandese Joseph Areruya (Club Les Amis Sportifs De Rwamagana) è il nuovo leader della classifica con 1″ su Boivin e sul ruandese Nsengimana

13-11-2016

novembre 13, 2016 by Redazione  
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TOUR DE OKINAWA

Il giapponese Nariyuki Masuda (Utsunomiya Blitzen) si è imposto nella corsa giapponese, circuito di Okinawa, percorrendo 210 Km in 5h07′21″, alla media di 40.996 Km/h. Ha preceduto di 34″ l’australiano Crawford e di 41″ il connazionale Uchima.

TOUR DU RWANDA

Lo statunitense Timothy Rugg (Lowestrates.com) si è imposto nel prologo, circuito di Kigali, percorrendo 3.3 Km in 4′00″, alla media di 49.500 Km/h. Ha preceduto di 3″ l’eritreo Gebreigzabhier e il ruandese Areruya. Rugg è il primo leader della classifica con 3″ su Gebreigzabhier e Areruya

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