NAPOLI AMMALIA ANCORA IL GIRO

novembre 29, 2022 by Redazione  
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Si annuncia una tappa ancora più spettacolare rispetto a quella disputata lo scorso anno a Napoli, ma guai a distrarsi ad ammirare i panorami offerti dalla Costiera Amalfitana prima e dal “Miglio d’Oro” poi. Le numerose curve che s’incontreranno nei tratti costieri e i tratti in pavé del finale costringeranno i corridori alla massima attenzione nel corso di una tappa che, come quella del giorno prima a Salerno, si offre ai fuggitivi ma non chiude del tutto le porte alla possibilità di un arrivo allo sprint.

Il Giro torna a Napoli con una tappa ancora più affascinante di quella disputata lo scorso anno sulle strade a nord del capoluogo partenopeo, tra i Campi Flegrei e il Monte di Procida. Stavolta a rubare lo scenario alla corsa saranno il Vesuvio, l’incantevole costiera amalfitana e la vicina sorrentina, ma – nonostante la presenza di salite più impegnative rispetto a quello affrontate dodici mesi fa – la tappa si annuncia meno interessante sul piano agonistico per la disposizione della difficoltà altimetriche. Lo scorso anno il percorso presentava pochissima pianura, spezzettata tra tante piccole e brevi ascese, nel tracciato di quest’anno ci saranno due ascese principali collocate nei primi 90 Km, mentre la pianura prenderà il sopravvento negli ultimi 35 Km, in un tracciato sul quale la corsa potrebbe svolgersi secondo un copione simile alla frazione di Salerno. I fuggitivi avranno parecchio terreno per rimanere in testa alla corsa perché su strade tortuose come quelle delle costiere di Amalfi e Sorrento sarà quasi impossibile per il gruppo riuscire a limare il vantaggio che avranno acquisito; una volta sbarcati in pianura, però, una nuova insidia si parerà sotto le ruote dei corridori perché per un tratto di circa 7 Km si pedalerà costantemente sul pavè e sui lastricati dei centri del “Miglio d’Oro”, realizzati con le pietre laviche scavate dalle cave del Vesuvio, un fondo stradale reso scivoloso dalla salsedine e dal passaggio delle automobile e che potrebbe rivelarsi ancora più viscido in caso di pioggia.
Effettuato il raduno di partenza in Piazza del Plebiscito, con un lungo tratto di trasferimento il gruppo si sposterà verso il “chilometro zero”, previsto nel popoloso quartiere Ponticelli, il secondo per numero d’abitanti di Napoli dopo Fuorigrotta, presso il quale si trova la basilica più antica dell’area vesuviana, il Santuario di Santa Maria della Neve, innalzato a partire dal XIII secolo e successivamente rifatto in stile barocco. Ancor più venerato dai fedeli partenopei è il Santuario della Madonna dell’Arco, meta a Pasquetta del tradizionale pellegrinaggio dei “fujénti”, fedeli che raggiungono il santuario a piedi nudi e talvolta carponi, accompagnando il loro viaggio con strida e pianti. Meno “scenografico” sarà il sopraggiungere dei corridori, che lambiranno il santuario nel corso della lieve salita che caratterizzerà i primi 6 Km, denotati da un accentuarsi delle pendenze nei conclusivi 1300 metri al 4.5% che condurranno a Somma Vesuviana, nel punto più elevato della circumnavigazione del Vesuvio, dove si andrà a lambire l’aragonese Castello d’Alagno, recentemente ristrutturato per farne una sede museale. Affrontato un breve zampellotto all’ingresso di Ottaviano, centro il cui nome deriva da quello della Gens Octavia (la famiglia dell’imperatore Augusto, che qui aveva un esteso possedimento), s’intraprenderà un primo tratto pianeggiante di una ventina di chilometri nel corso del quale si terminerà il periplo del Vesuvio con il passaggio da Pompei, celebre non soltanto per i suoi scavi ma anche come luogo di culto per la presenza del Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario, uno dei principali d’Italia, costruito a partire dal 1876 su iniziativa del beato Bartolo Longo e grazie alle offerte spontanee dei fedeli.
Sfiorata la vicina Angri, dove anche il locale Castello Doria è stato ristrutturato in previsione di una trasformazione in museo, il gruppo si troverà ai piedi della principale difficoltà di giornata, la salita al Valico di Chiunzi, i cui 10.4 Km al 5.8% metteranno più di un brivido in corpo a corridori e tifosi, non tanto per le sue poco difficili inclinazioni quanto per il ricordo – ancora fresco nonostante siano già passati 25 anni – della caduta che coinvolse Marco Pantani al Giro del 1997 all’inizio della successiva discesa verso Maiori. Successe allorquando, poco dopo il passaggio sotto la ben conservata torre d’epoca normanna che domina il valico, un gatto ebbe l’idea di attraversare la strada mentre stava transitando il “Pirata”, che finì a terra assieme ad altri corridori: il Giro era già finito per il colombiano Hernan Buenahora e per l’elvetico Armin Meier, che per colpa di quel micio si rimediarono rispettivamente un trauma cranico e una frattura al calcagno, mentre Pantani – da pochi mesi tornato alle corse dopo il tremendo infortunio occorsogli alla Milano-Torino del 1995 – vuole provare a tornare in sella ma un muscolo s’è strappato nel capitombolo e si concretizza in uno strazio, che lo accompagna fin sul traguardo di Cava de’ Tirreni, al quale giunge quasi mezz’ora dopo l’arrivo dai primi e la consapevolezza che anche per quest’anno la sua avventura alla Corsa Rosa è già finita. Il brivido di cui sopra sarà, però, ricacciato indietro dalla scelta degli organizzatori di far percorrere in discesa un altro versante, più tortuoso e spettacolare, prima di cominciare il quale bisognerà superare un ulteriore tratto di salita, diretto al Colle San Pietro (3 Km al 5%). È il biglietto non particolarmente caro che bisognerà pagare prima d’entrare in uno dei paradisi in terra che offre la nostra bella nazione, la costiera amalfitana, che il gruppo raggiungerà passando per Ravello, borgo che offre incantevoli viste sul Golfo di Salerno e si consiglia in particolare di lasciarsi catturare da quelli che si possono ammirare dai giardini delle ville Rufolo e Cimbrone, tra i cui viali passeggiò anche la celebre principessa Sissi (lasciandoci, però, l’illusione che la sovrana si trovasse nel lontano Portogallo, come leggerete più sotto).
Il paradiso si trasformerà presto in inferno per il gruppo perché, una volta terminata la discesa inizierà la risalita della costiera che per ciclisti e non solo costituisce un vero e proprio “incubo” che non consentirà distrazioni di sorta a causa delle numerosissime curve che si succederanno con frequenza, raccordate da rettilinei brevissimi e coniugati a un tracciato che si annuncia complicato anche dal punto di vista altimetrico. Per una buona ventina di chilometri si pedalerà, infatti, in un contesto di continui saliscendi, che inizieranno sin dal passaggio da Amalfi, dove i “girini” non avranno certo il tempo d’ammirare il celebre duomo dedicato a Sant’Andrea e innalzato a partire dall’anno 987 in stile arabo-siciliano. Al massimo, se ci sarà un momento di stanca agonistica, ci sarà il tempo per lanciare una fugace occhiata verso l’azzurro del mare, nel mezzo del quale spuntano come un’inattesa apparizione i tre isolotti che compongono l’arcipelago Li Galli, dagli antichi ritenuto la dimora delle omeriche Sirene e più concretamente abitato dal celeberrimo ballerino russo Rudolf Nureyev, che nel 1989 aveva acquistato l’interno arcipelago, sul quale si trovava una villa alla cui realizzazione aveva collaborato l’archistar francese Le Corbusier.
Attraversata Positano si uscirà dal paradiso-inferno amalfitano pagando un altro biglietto, quello richiesto dai 9 km d’ascesa al 4% necessari per raggiungere la località di Capo di Mondo, salita che è più nota tra gli appassionati di ciclismo come Picco Sant’Angelo, nome con quale era stato identificato finora questo luogo in occasione dei precedenti passaggi del Giro e non solo. L’ascesa al “picco”, infatti, è stata inserita dal 1998 al 2002 nel tortuoso circuito della Penisola Sorrentina che costituì in quel periodo la tappa d’apertura della Tirreno-Adriatico, frazione che fu abbandonata in seguito alle proteste del gruppo scaturite proprio dalle numerose curve che negli anni provocarono diverse cadute e di una spettacolare fu protagonista – durante una tappa del Giro del 1991 disputata sul medesimo percorso – una moto della RAI che nell’affrontare un tornante con vista sull’isola di Capri mancò clamorosamente il “tourniquet” e finì dritta nella scarpata sottostante, mentre le immagini in diretta presero a vorticare come una lavatrice al momento della centrifuga. Per evitare simili disavventure dopo lo scollinamento si percorrerà in discesa la meno problematica “Strada del Nastro Verde” che farà planare i “girini” verso Sorrento, la città natale di Torquato Tasso, dove si cambierà nuovamente scenografia. Si tornerà, infatti, a pedalare in direzione del Vesuvio percorrendo ora le strade della costiera sorrentina, versante della penisola dei Monti Lattari decisamente meno tormentato rispetto a quello amalfitano in quanto meno tortuoso e più scorrevole anche sul piano altimetrico, movimentato al massimo da un paio di saliscendi. All’inizio di questo tratto sarà sicuramente a bordo strada ad applaudire il passaggio del Giro Carmine Castellano poiché è previsto il passaggio da Sant’Agnello, il paese dove è nato nel 1937 e dove è tornato a risiedere dopo il pensionamento l’ex avvocato che dal 1993 al 2014 è stato direttore della Corsa Rosa succedendo al mitico “patron” Vincenzo Torriani.
Attraversata Vico Equense – centro dove negli anni ’50 un fornaio inventò la “pizza a metro”, dalla quale è derivata l’odierna pizza al trancio – ci si sarà lasciata alle spalle la parte più problematica di questa frazione e si tornerà a pedalare in un contesto di rettilinei pianeggianti. Il primo di questi s’incontrerà all’uscita di Castellammare di Stabia, località termale dove è possibile – tra una cura e l’altra – passeggiare sul lungomare con vista sul Golfo di Napoli oppure visitare la piccola ma interessante area archeologica dell’antica Stabiae, distrutta come la vicina Pompei dalle storica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Siamo alle porte del tratto conclusivo della tappa, interamente disegnato lungo il “Miglio d’Oro”, il nome con il quale alla fine del ‘700 ci si riferiva alla stretta fascia pianeggiante situata tra il golfo e le prime pendici del Vesuvio, così chiamata in riferimento alla ben 122 ville che furono realizzate dalla nobiltà dell’epoca e ai loro floridi giardini, nei quali crescevano limoni, mandarini e arance. In ordine d’apparizione il primo centro del “Miglio d’Oro” a essere attraversato dal gruppo sarà Torre del Greco, la “capitale del corallo” presso la quale si trova una tra le più celebri “ville vesuviane”, quella Villa delle Ginestre che fu dimora di Giacomo Leopardi nel periodo precedente la sua prematura morte, avvenuta il 14 giugno del 1837 due settimane prima del suo trentanovesimo compleanno. Villa Campolieto è, invece, una delle “perle” erette in epoca settecentesca nella vicina Ercolano, rinomata per l’area archeologica dell’antica Herculaneum, che a differenza di Pompei non fu sommersa dalle ceneri ma colpita dodici ore più tardi dal flusso piroclastico che, spinto fin lì dal vento, ne vaporizzò all’istante gli abitanti. Il momento più spettacolare di questa fase sarà costituito dal passaggio dalla Reggia di Portici, la residenza estiva dei sovrani borbonici della quale si attraverserà il cortile, percorso dalla strada lastricata che conduce verso Napoli. Dopo poco si uscirà dal settore in pavé e si tornerà a pedalare sull’asfalto negli ultimi sette frenetici chilometri, che vedranno il gruppo entrare nella città partenopea dal quartiere di San Giovanni a Teduccio, presso il quale dal 2017 è possibile ammirare il più grande murales al mondo dedicato a Maradona, alto ben 40 metri e realizzato dallo street artist Jorit Agoch. I “girini” sfrecceranno quindi lungo il porto, sfiorando prima la possente mole del Maschio Angioino e poi l’isolotto di Megaride, sul quale sorge un altro storico maniero napoletano, il Castel dell’Ovo. Ma, come avvenuto lungo le laocoontiche strade della Costiera Amalfitana, nemmeno ora ci sarà la possibilità di distrarsi ad ammirare il panorama: il traguardo è dietro l’angolo e bisogna guardar dritti verso l’oramai prossima meta.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico della Torre di Chiunzi (656 metri). È il passo semplicemente più noto come “Valico di Chiunzi”, quotato 683 metri sulle cartine del Giro 2023. È valicato dalla Strada Provinciale 2, che mette in comunicazione Sant’Egidio del Monte Albino con Maiori, mentre in corrispondenza del valico si stacca la Strada Provinciale 1 che scende verso Amalfi. Il Giro l’ha inserito quattro volte nel suo tracciato, la prima nel 1982 quando vi si salì dallo stesso versante di quest’anno durante la Caserta – Castellammare di Stabia, terminata con il successo del varesino Silvano Contini dopo che la vetta del Chiunzi era stata per la prima volta “espugnata” dal tedesco Dietrich Thurau. Due anni più tardi, salendo da Maiori, gli succederà lo spagnolo Jesús Rodríguez nel finale della Agropoli – Cava de’ Tirreni (vinta dal danese Dag Erik Pedersen); sempre da Maiori si salirà durante il Giro vinto da Gianni Bugno nel 1990 nel corso della prima tappa di montagna, scattata da Sala Consilina e terminata sul Vesuvio con il successo dello spagnolo Eduardo Chozas dopo che in cima al Chiunzi era transitato in testa l’abruzzese Stefano Giuliani. In ordine di tempo vi si è saliti l’ultima volta durante la citata tappa della caduta di Pantani al Giro del 1997 (Mondragone – Cava de’ Tirreni), vinta dal bergamasco Mario Manzoni dopo che il trentino Mariano Piccoli aveva fatto suo il GPM, salendo in quell’occasione dal versante di Amalfi.

Torre il Passo (695 metri). Valicato dalla Strada Provinciale 1 che da Amalfi sale verso il Valico di Chiunzi, sulle cartine del Giro 2023 è chiamata Colle San Pietro. Da questo passo, situato presso i ruderi della torre dalla quale prende il nome, la Corsa Rosa è finora transitata una sola volta, durante la citata tappa Mondragone – Cava de’ Tirreni del Giro 2007.

Colli San Pietro (312 m). Valicato dalla Strada Statale 163 “Amalfitana” lungo la salita da Positano a Capo di Mondo, all’altezza della confluenza con la Strada Statale 145 “Sorrentina”. Mai affrontato come GPM, il Giro vi è transitato l’ultima volta nel 2013 subito dopo la partenza della Sorrento – Marina di Ascesa, vinta da Luca Paolini.

Colli Fontanelle (343 metri). Vi transita la Strada Statale 145 “Sorrentina” lungo la salita da Positano a Capo di Mondo, all’altezza della confluenza con la Strada Provinciale 385 che sale da Sant’Agnello. Da quest’ultima vi si salì nel 1997 in occasione della citata tappa di Cava de’ Tirreni, quando a Colli Fontanelle era previsto un traguardo GPM conquistato da Mariano Piccoli. La vicina cima del Picco Sant’Angelo (Capo di Mondo nel percorso di quest’anno) è stata valida per la classifica degli scalatori in sette occasioni e vi sono transitati in testa il vicentino Mauro Facci nel 2009 (Avellino – Vesuvio, vinta dallo spagnolo Carlos Sastre) e il russo Pavel Brutt nel 2007 (Salerno – Montevergine, vinta dall’abruzzese Danilo Di Luca), mentre cinque passaggi erano previsti nella tappa in circuito di Sorrento disputata nel 1991, citata nell’articolo in riferimento alla spettacolare caduta che vide coinvolta una moto della RAI: a vincere quella tappa fu il francese Eric Boyer, che quel giorno strappò “momentaneamente” la maglia rosa dalle spalle di Franco Chioccioli, mentre i cinque GPM andarono ad arricchire i palmares del portoghese Acacio Da Silva, del valtellinese Roberto Gusmeroli, del colombiano Juan Carlos Arias, di Bugno e dello spagnolo Federico Garcia.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Il Vesuvio visto da Napoli e l’altimetria della sesta tappa (www.sitabus.it)

Il Vesuvio visto da Napoli e l’altimetria della sesta tappa (www.sitabus.it)

CIAK SI GIRO

Alzi la mano chi non ha mai visto uno dei capitoli della trilogia che tra il 1955 e il 1957 il regista viennese Ernst Marischka dedicò all’imperatrice Elisabetta di Baviera, universalmente più nota con il soprannome di Sissi. Chi avrà seguito l’ultimo, Destino di un’imperatrice, ricorderà del finale girato in Piazza San Marco a Venezia e delle peripezie di Sissi, costretta da problemi di salute – una grave infezione polmonare appesantita da una sopraggiunta depressione – ad allontanarsi dalla corte imperiale asburgica per trascorrere lunghi periodi di riabilitazione in paesi dal clima più mite. Nel film si parla di Madeira e Corfù, in realtà sempre Italia è, preferita a Portogallo e Grecia per evitare alla produzione una costosa trasferta e così gli scenari che l’indimenticata Romy Schneider, l’attrice che interpretò Sissi, ammira quando si trova nel giardino della residenza portoghese in realtà quelli della costiera amalfitana, gli stessi che anche i comuni mortali possono scorgere dai giardini di Villa Rufolo a Ravello. E gli antichi templi che Sissi visiterà durante la lunga vacanza in terra greca? Per ammirarli basta spostarsi verso sud di una settantina di chilometri e raggiungere l’area archeologica dell’antica Paestum. Poi però bisogna far ritorno alla base perché anche per le scene girate nella villa sull’isola greca di Corfù, dove la sovrana prenderà alloggio dopo aver lasciato il Portogallo, si optò per un’altra panoramica dimora ravellese, Villa Cimbrone, dove vedremo Sissi affacciarsi dalla balconata della cosiddetta “Terrazza dell’Infinito”.

In collaborazione con www.davinotti.com

Romy Schneider si aggira nei giardini di Villa Cimbrone in Destino di un’imperatrice, lultimo film della trilogia dedicata a Sissi (www.davinotti.com)

Romy Schneider si aggira nei giardini di Villa Cimbrone in "Destino di un’imperatrice", l'ultimo film della trilogia dedicata a Sissi (www.davinotti.com)

Le altre location del film


https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/destino-di-una-imperatrice/50011973

FOTOGALLERY

Napoli, santuario di Santa Maria della Neve

Sant’Anastasia, santuario della Madonna dell’Arco

Somma Vesuviana, Castello d’Alagno

Angri, Castello Doria

Valico di Chiunzi, vista panoramica sul Vesuvio

Ravello, la costiera amalfitana vista dal belvedere di Villa Rufolo

Amalfi, duomo di Sant’Andrea

Arcipelago Li Galli

Sorrento

Castellammare di Stabia, il Vesuvio visto dall’area archeologica di Stabiae

Torre del Greco, Villa delle Ginestre

Ercolano, Villa Campolieto

Ercolano, area archeologica dell’antica Herculaneum

Reggia di Portici

San Giovanni a Teduccio, il murales dedicato a Maradona

Napoli, Maschio Angioino

Napoli, Castel dell’Ovo