QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DELLA MARMOLADA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Covi trionfa sulla Marmolada. Hindley stacca Carapaz: è la nuova maglia rosa

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Királydrámát hozott a Giro d’Italia királyetapja az utolsó előtti napon

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Jai Hindley on verge of history as Australian takes Giro d’Italia lead after Richard Carapaz cracks

The Daily Telegraph

FRANCIA

Nouveau maillot rose, Hindley frappe un grand coup

L’Équipe

SPAGNA

El Giro es de Hindley

AS

PORTOGALLO

Jai Hindley é o novo líder a um dia do fim do Giro

Público

BELGIO

Richard Carapaz stort in en verliest roze trui aan ontketende Jai Hindley, Covi soleert naar Giro-ritzege

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Jai Hindley lijkt Giro te beslissen op laatste col

De Telegraaf

GERMANIA

Covi siegt am Passo Fedaia – Hindley fährt jetzt in Rosa

Kicker

REPUBBLICA CECA

Hindley zaútočil a svlékl Carapaze z růžové, Hirt je na Giru stále šestý

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: Jai Hindley destrona a Richard Carapaz

El Tiempo

ECUADOR

Giro de Italia es Jai Hindley

El Universo

AUSTRALIA

Jai Hindley poised for Giro d’Italia glory after overtaking Carapaz on stage 20

The Guardian

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Salirò (Daniele Silvestri)

METEOGIRO

Verona – partenza primo corridore: cielo coperto, 18.4°C, vento moderato da ENE (14-15 km/h), umidità al 53%
Verona – arrivo maglia rosa : cielo coperto, 18.7°C, vento moderato da ENE (12 km/h), umidità al 53%

GLI ORARI DEL GIRO

13.10: inizio diretta su RaiSport
13.30: inizio diretta su Eurosport 2
13.55: partenza del primo corridore dalla Fiera di Verona
14.00: inizio diretta su Rai2
14.20: arrivo del primo corridore all’Arena di Verona
16.45: partenza della maglia rosa dalla Fiera di Verona
17.10: arrivo della maglia rosa all’Arena di Verona

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Benincasa: “Il 4 settembre ci sarà il processo di beatificazione di Papa Giovanni Paolo I” (ci sarà la cerimonia di beatificazione, il processo è iniziato anni fa)
Petacchi: “Gestire l’alimentazione della tappa”
Saligari: “Il cielo non promette nulla di nuovo”
Saligari: “Siamo nelle prime case di Canazei” (quando si dice giocare in casa)
Rizzato: “Il pathos della penultima tappa del ciclismo”
Saligari: “Questa è una cima leader, la Cima Coppi”
Pancani: “Ha ripreso a perdere il Giro della maglia rosa”
Borgato: “Ha deciso di correre con due scarpe, una di un colore e una per un altro”
Pancani: “Vantaggio di Cova” (Covi)
Pancani: “Ha già guadagnato una trentina di secondi Jai Hindley” (erano trenta metri)
Pancani: “Ventiotto”
Fabretti: “La maglia rosa la vestì più volte in quella famosa tappa”
Televideo: “Assolo del piemontese” (Covi è lombardo)

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della ventesima tappa, Belluno – Marmolada (Passo Fedaia)

1° Mark Cavendish
2° Bert Van Lerberghe s.t.
3° Mauro Schmid s.t.
4° Pieter Serry s.t.
5° Roger Kluge a 2″

Miglior italiano Simone Consonni, 12° a 1′27″

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 15′05″
3° Matthias Brändle a 21′47″
4° Bert Van Lerberghe a 25′19″
5° Mark Cavendish a 28′05″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 44′45″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

20a tappa: SAINT VINCENT – SAINT-VINCENT (193 Km) – 8 GIUGNO 1962

BALMANION HA VINTO IL GIRO D’ITALIA – ASSIRELLI PRIMO A SAINT-VINCENT – DEFILIPPIS AMAREGGIATO: “UNA FORATURA MI HA IMPEDITO DI VINCERE LA TAPPA”
Ieri, sui tre alti colli della Balconata Valdostana – È mancata la battaglia sulle salite del Joux e della Tête d’Arpy – La folla ha “assalito” i corridori subito dopo il traguardo – Gioia e commozione a Nole Canavese attorno alla mamma di Balmamion
Il corridore canavesano è giunto quarto a Saint-Vincent, aumentando ancora il suo vantaggio in classifica – A meno di clamorose sorprese nell’odierna ultima tappa, che si conclude al Velodromo Vigorelli, la maglia rosa è definitivamente sua – Defilippis passato al terzo posto, alle spalle di Massignan – Meco si è ritirato – Lo spagnolo Soler solo in vetta ai due colli iniziali – La corsa è stata decisa da uno scatto in discesa di Carlesi, al quale si sono uniti De Rosso ed il vincitore – I migliori reagiscono nel finale – Il torinese fermato dall’incidente nell’ultimadiscesa dal Colle del Joux – Gli elogi di Balmamion al compagno di squadra – Taccone deluso: sperava in salite più dure – Conterno finisce la corsa malgrado due gravi cadute – La signora Giovanna ha allevato da sola i figli dopo la morte del marito, avvenuta quando Franco aveva appena tre anni – Entusiasmo nella cittadina piemontese

La chiesa di Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, illuminata di rosa in attesa del Giro dItalia (www.giroditalia.it)

La chiesa di Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, illuminata di rosa in attesa del Giro d'Italia (www.giroditalia.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone
18a tappa: Borgo Valsugana – Treviso
19a tappa: Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte

IMPRESA DI COVI SULLA MARMOLADA. HINDLEY: LE MANI SUL GIRO

Alessandro Covi vince il tappone dolomitico con un attacco solitario sulla Cima Coppi, dopo un tratto in fuga con altri uomini. Il portacolori UAE resiste nel finale al tentativo di ritorno di Novak e taglia il traguardo in solitaria. Hindley affonda il colpo e Carapaz va in crisi. Ora l’australiano ha un buon vantaggio in vista della prova contro il tempo di domani

Abbiamo aspettato moltissimo prima di vedere uno scontro frontale tra i big ed oggi lo scontro c’è stato. Durissimo e con conseguenze rilevanti. Ciò che è avvenuto oggi però non va a rimediare lo scandaloso attendismo delle precedenti dure tappe di montagna finite in nulla, ma va casomai a confermare l’impressione che nessuno dei big nelle scorse tappe di montagna abbia davvero provato ad affondare il colpo.
Gli uomini che lottavano per la classifica generale si sono punzecchiati con scattini brevi su salite dure come il Santa Cristina, il Menador o il Kolovrat, senza provare davvero una azione incisiva e decisa. Le differenze quindi non sono arrivate perché nessuno ha cercato davvero di provocarle.
La crisi che Carapaz ha patito oggi non è arrivata da sola, ma è stata provocata da una tirata a tutta di Kamna, durata un bel po’, e da un affondo di Hindley che è andato a tutta fino all’arrivo.
Se Hindley si fosse limitato a fare accenni di scatti come nelle scorse tappe, sarebbe andato a sprintare insieme a Carapaz. L’ecuadoriano poi, avendo solo tre secondi su Hindey, ha cercato di non mollarlo e ha fatto il classico fuori giri che ha pagato a carissimo prezzo.
L’ex maglia rosa poi ha pagato anche l’attendismo dei giorni passati, quando non ha mai davvero provato un attacco vero, forse pensando che tre secondi gli sarebbero stati sufficienti per vincere il Giro, considerato che Hindley potrebbe pagare qualcosa a cronometro rispetto a lui.
Ora, salvo imprevisti sfortunati che non auguriamo certo al forte australiano, il Giro è in cassaforte perché Hindley può permettersi di perdere fino a 5 secondi al chilometro nella crono di domani, il che pare francamente improbabile.
Landa non è più quello dei tempi migliori. Del resto, il capitano della Bahrein è uno votato all’attacco da lontano e il fatto che non abbia provato una delle sue azioni classiche è indice di condizione non ottimale e di età che comincia a non essere più verdissima.
Il ritmo impostato dalla sua squadra, specialmente oggi, è stato abbastanza imbarazzante, in quanto un uomo solo al comando continuava a guadagnare. Azione del tutto inutile. Se si voleva fare selezione in salita sarebbe stato necessario imporre un ritmo ben più alto mentre, se Landa puntava a non affaticarsi troppo, avrebbe dovuto lasciare l’iniziativa ad altre squadre.
La Bora ha, invece, corso bene perché hanno mandato un uomo in grande condizione come Kamna in avanscoperta e poi lo hanno fermato, in modo tale che Hindley se lo trovasse davanti nel tratto più duro della Marmolada. E’ stato proprio il fortissimo tedesco a imprimere il ritmo che ha provocato il fuori giri del vincitore del GIro 2019. Del resto Carapaz non era in crisi, Sivakov aveva fatto un grande ritmo e ridotto il gruppo maglia rosa ad uno sparuto drappello, lo stesso Carapaz aveva accennato il solito allungo dei cento metri e poi aveva risposto ad Hindley e, in un primo tempo, anche a Kamna. E’ stata proprio l’insistenza nell’azione ciò che ha mandato in crisi il corridore sudamericano, una cosa che era mancata nei giorni scorsi.
La tappa ha visto anche una grande impresa da parte di Alessandro Covi che, libero dai compiti di tutela dello sfortunato Joao Almeida, ha confezionato una grande impresa e ha regalato alla sua squadra quella vittoria di tappa che non era ancora arrivata.
Il giovane talento di Taino ha staccato tutti sulle rampe del Pordoi, salita che, per quanto mitica e paesaggisticamente splendida con i suoi affascinanti tornanti, presenta pendenze sulle quali non è semplice fare la differenza. Covi ha, invece, conquistato un grande vantaggio proprio sulla Cima Coppi e nella successiva discesa, grazie anche al mancato accordo nel gruppo dei contrattaccanti che lo inseguiva. Il vincitore di tappa è stato poi bravo a gestirsi sulla Marmolada e quando il suo vantaggio ha cominciato a calare sensibilmente non si è lasciato prendere dal panico e ha continuato al suo ritmo. Negli ultimi durissimi chilometri, anche lo sloveno Novak, il corridore all’inseguimento del varesino, ha iniziato ad accusare la fatica di una salita terribile con i suoi infiniti rettifili, su strada larga, che puntano dritti verso il cielo. Il distacco rimarrà intorno ai 30 secondi e Covi potrà celebrare una vittoria di grande prestigio.
La fuga era partita nelle prime fasi di gara dopo diversi tentativi andati a vuoto.
Sul primo strappo, verso San Gregorio delle Alpi, si era avvantaggiato un gruppetto per iniziativa di Giulio Ciccone (Trek – Segafredo), poi nei successivi chilometri ci sono altri movimenti e alla fine è venuta fuori una fuga con lo stesso Ciccone, Andrea Vendrame (Ag2r Citroën), Sam Oomen (Jumbo-Visma), Mauri Vansevenant (Quick-Step Alpha Vinyl Team), Davide Formolo (UAE Team Emirates), Edoardo Zardini (Drone Hopper – Androni Giocattoli), Lennard Kämna (Bora-Hansgrohe), Thymen Arensman (Team DSM), Antonio Pedrero (Movistar), Gijs Leemreize (Jumbo-Visma), Domen Novak (Bahrain Victorious), Sylvain Moniquet (Lotto Soudal), Alessandro Covi (UAE Team Emirates), Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix) e Davide Ballerini (Quick-Step Alpha Vinyl).
Il gruppo lascia subito sei minuti a questi atleti finché non si pone in testa la Bahrain, che ha anche un uomo in fuga, e si pensa subito ad un possibile attacco di Landa, anche da lontano, usando Novak come punto di riferimento da fermare al momento opportuno.
Anche la Bora ha in fuga Kamna, ma la squadra di Hindley non sembra avere intenzioni bellicose come era stato a Torino. Sul San Pellegrino non accade nulla mentre sul Pordoi, dopo un timido tentativo di Zardini, se ne va Covi, con il suo compagno di squadra Formolo che innervosisce gli altri andando a rompere i cambi.
Sulla Cima Coppi il corridore lombardo passa con oltre un minuto su un gruppetto di contrattaccanti, popolato da Arensman, Ciccone, Formolo, Kamna, Leemreize, Novak, Oomen e Pedrero, mentre il gruppo della maglia rosa, sempre guidato dagli uomini del terzo in classifica, passa con circa 6 minuti di ritardo.
Nella discesa e nel falsopiano che la spezza in due settori il distacco dei contrattaccanti dal battistrada si dilata enormemente, anche perchè tra gli inseguitori non c’è accordo; così Covi attacca la Marmolada con oltre 2 minuti sugli inseguitori.
A questo punto parte la girandola di scatti con Formolo che continua a rompere i cambi. Ben presto parte deciso all’attacco Novak, mentre dietro tentano di rispondere Ciccone a Arensman.
Nel gruppo maglia rosa, i Bahrain lasciano la testa agli Ineos. Il lavoro di Pavel Sivakov alza notevolmente il ritmo, polverizza il gruppo e lascia davanti solo i primi tre ed un ottimo Hugh Carthy (EF Education-EasyPost).
Terminato il lavoro di Sivakov, Carapaz accenna appena una accelerata ma è Hindley che rilancia e si porta dietro la maglia rosa, mentre Landa non risponde e pare piuttosto legnoso nella pedalata, con un rapporto troppo duro.
Nel tratto al 18% Hindley trova Kamna opportunamente utilizzato nella strategia di squadra. Il tedesco impone un ritmo impossibile che mette sulle ginocchia Carapaz, costretto a mollare. Non appena Hindley vede il leader della generale affaticato riparte a tutta e non mollerà fino all’arrivo, tentando di guadagnare il più possibile in vista della cronometro.
Carapaz va in netta crisi e nel finale viene ripreso e staccato anche da Landa e Carthy.
Kamna continua nel suo lavoro restando al fianco a Carapaz per smontarlo e, nel finale, lo stacca senza troppi problemi.
Oggi sono venute fuori differenze che in realtà ci sono sempre state, ma il timore reciproco aveva portato gli sfidanti a non provare mai ad affondare davvero il colpo.
La storia tuttavia insegna che è proprio questa la strada da seguire. Nel 1998 a Montecampione a Marco Pantani furono necessari ben 18 chilometri di allunghi continui per staccare Pavel Tonkov che, alla vigilia della cronometro, gli era molto vicino in classifica generale. Nel 1993 Piotr Ugrumov arrivò distrutto al traguardo di Oropoa, ma riuscì a staccare Miguel Indurain con un’azione di forza. Serve dare continuità all’azione di attacco per vedere se l’avversario è davvero inattaccabile o se, invece, può cedere se attaccato spesso.
Gli scattini dei cento metri andati in scena in tappe ben disegnate e con il terreno per attaccare come si deve non sono state un bello spettacolo.
Va detto anche che gli organizzatori hanno fatto il grave errore di non inserire una bella tappa a cronometro di 30 o 40 Km con terreno misto pianura e collina a metà Giro.
Una tappa del genere avrebbe certamente rimescolato le carte, creato distacchi e forse costretto gli scalatori ad essere un pochino più spregiudicati, invece che a sprintare in salita o a giocare a prendere abbuoni, come fatto da Carapaz nella tappa di Reggio Emilia.
Il povero Almeida, al netto del ritiro, era in ottima posizione, avendo resistito stoicamente sulle salite. Una prova contro il tempo a sua disposizione avrebbe certamente reso più interessanti le tappe di montagna.
Va infine espressa una considerazione sulla partecipazione al Giro.
Al via cerano come possibili contendenti per la generale come Miguel Angel Lopez, Wilco Kelderman, Simon Yates, Richard Carapaz, Joao Almedia, Mikel Landa e Romain Bardet. Insomma un buon gruppetto di uomini in grado di aspirare alla vittoria. Tra ritiri e crisi, molti di questi non sono stati della partita e non sapremo mai se con tutti questi uomini a lottare per la generale avremmo avuto più attacchi nelle tappe di montagna. L’unica cosa certa è che si avvia a vincere un atleta che nessuno aveva nominato tra i papabili alla vigilia e che era sembrata una meteora arrivata alla ribalta in era Covid, in uno scontro tra gregari.
A questo punto manca solo la crono di Verona e ovviamente a tutti torna in mente l’ultima tappa del Giro del 2020, quando Hindley affrontò la crono di Milano con la maglia rosa per perderla proprio quel giorno a favore di un uomo della Ineos, Tao Geoghegan Hart
Quest’anno però ci sono i presupposti perché le cose possano andare diversamente.

Benedetto Ciccarone

Hindley allarrivo del tappone della Marmolada (Jai Hindley of Bora - Hansgrohe crosses the finish line taking the overall classification (foto Michael Steele/Getty Images)

Hindley all'arrivo del tappone della Marmolada (Jai Hindley of Bora - Hansgrohe crosses the finish line taking the overall classification (foto Michael Steele/Getty Images)

E LA MARMOLADA PER DESSERT

Al penultimo giorno di gara il Giro propone maleficamente una delle salite più dure dell’edizione 2022. Stiamo parlando della Marmolada, la “regina delle Dolomiti”, in vetta alla quale terminerà un duro tappone che ha in serbo anche il mitico Pordoi e un’altra ascesa dotata di pendenzacce cattive, il San Pellegrino.

È come una sostanziosa porzione di tiramisù offerta al termine di un corposo banchetto, senza la possibilità – però – di digerire il tutto con un bel grappino. Anche senza gli ancora inagibili Serrai la salita della Marmolada rimane una delle più dure delle Dolomiti e proposta come arrivo dell’ultima tappa di un Giro di tre settimane è una vera e propria “botta calorica”, che potrebbe scardinare la classifica proprio all’ultimo giorno utile, anche perché difficilmente – considerate le salite finora affrontate – difficilmente i 17 Km della crono dell’ultimo dì riusciranno a cambiare le carte in tavola.
È una tappa voluta anche per ricucire lo “strappo” del Giro 2020, quando Vegni fu costretto a tagliare dal percorso del tappone di Cortina le salite ai passi Fedaia e Pordoi a causa del maltempo e ci fu chi si lamentò del fatto che le condizioni non erano così proibitive e si sarebbe potuto gareggiare sul tracciato originariamente prestabilito, “polemiche” che in parte furono tacitate dall’impresa di Egan Bernal, che riuscì a imprimere importanti distacchi sugli avversari grazie al solo Passo Giau.
I due storici passi non saranno le uniche difficoltà di una tappa che in precedenza proporrà anche il San Pellegrino a comporre un quadro complessivo che dipinge quasi 4700 metri di dislivello, tremila dei quali in corrispondenza delle tre ascese principali che, messe in fila, faranno oggi affrontare ai reduci del Giro 2022 una salita “globale” di 44.3 Km inclinata al 6.8% medio.
Lasciata Belluno, il tratto iniziale di questa tappa si snoderà in pianura nella valle del Piave, percorrendola in direzione di Feltre sino a Santa Giustina, dove il percorso volgerà in direzione delle Dolomiti Bellunesi andando ad affrontare l’unica salita inserita nel tracciato oltre a quelle conclusiva. Superati i 2.7 Km al 7.1% che condurranno nel paesino di San Gregorio nelle Alpi – dove è possibile ammirare una pala eseguita nel 1519 da Moretto da Brescia all’interno della chiesa parrocchiale – si cambierà aria puntando verso la valle del torrente Cordevole, che il gruppo raggiungerà dopo aver toccato Sospirolo, centro nel cui territorio ricade la Certosa di Vedana, fondata nel 1457 sul luogo di un antico ospizio per viandanti e fino al 2014 residenza di una piccola comunità religiosa, mentre nel periodo in cui fu vescovo di Vittorio Veneto (dal 1958 al 1969) vi dimorò per un mese intero il futuro papa Giovanni Paolo I.
Prendendo dolcemente quota il gruppo s’infilerà nella gola della Tagliata di San Martino, dove durante la Grande Guerra fu distrutto dall’esercito del Regno d’Italia un preesistente complesso di fortificazioni – si voleva impedire l’avanzata austriaca – che poi sarà ristrutturato da militari tedeschi in occasione del secondo conflitto mondiale. All’uscita dalla forra i corridori saranno sulle strade di Agordo, il principale centro della valle, dove presso i rustici di Villa Crotta – De Manzoni è possibile visitare un museo dedicato agli occhiali, voluto dall’imprenditore Leonardo Del Vecchio, fondatore della principale azienda mondiale del settore, Luxottica, che ha uno dei suoi quattro stabilimenti proprio ad Agordo.
Il passaggio da Cencenighe Agordino rappresenterà la fine del lungo preambolo al tappone dolomitico poiché è da questo comune che hanno inizio i 18.5 Km al 6.2% del Passo di San Pellegrino, delle tre di giornata la salita più dotata in chilometraggio e dislivello da superare. Si compone di due tratti d’ascesa distinti separati da un tratto centrale privo di pendenza di 2 Km che inizia alle porte della località di villeggiatura di Falcade, poco dopo aver sfiorato il centro di Canale d’Agordo, dove si trova la casa natale di Giovanni Paolo I, oggi sede di un museo recentemente inaugurato anche in vista della prossima beatificazione dell’indimenticato pontefice, prevista per domenica 4 settembre 2022. Tornando alla salita in oggetto, è la seconda parte quella fornita delle pendenze più cattive e in particolare negli ultimi 5.7 Km, che salgono all’8.9% medio, valore che sale all’11.5% se si prendono in considerazione i primi 2700 metri di quest’ultimo tratto. Lasciato temporaneamente il Veneto, il Giro farà ritorno sulle strade del Trentino proponendo ora ai “girini” la discesa verso Moena, località celebre tra gli appassionati di formaggi per il Puzzone DOP e tra quelli di ciclismo per la gran fondo di mountain bike “Val di Fassa Bike” (fino al 2007 nota come “Rampilonga”) e per i due tapponi del Giro che vi furono organizzati nel 1962 e nel 1963 sul medesimo tracciato e che Vincenzo Torriani ribattezzò “Cavalcata dei Monti Pallidi”. Solamente nel 1963 – quando s’impose Vito Taccone, alla sua quinta affermazione in quell’edizione della corsa rosa – si riuscì ad andare regolarmente al traguardo perché l’anno prima le estreme condizioni meteorologiche costrinsero l’organizzazione a interrompere la corsa in vetta al Passo Rolle, dove fu dichiarato vincitore un altro corridore abruzzese, Vincenzo Meco, evitando al gruppo le successive salite dirette ai passi Valles e San Pellegrino. Si giungerà quindi a Vigo di Fassa, una delle principali stazioni di villeggiatura della valle, situata ai piedi del Catinaccio e non distante dalle spettacolari Torri del Vajolet, ai cui piedi giunsero altre due difficilissime frazioni della corsa rosa, entrambe vinta da corridori spagnoli, Andrés Gandarias nel 1976 e Mikel Nieve nel 2011. Arrivati a Canazei terminerà la fase intermedia che separa il San Pellegrino dalle altre due storiche ascese di giornata perché è arrivato il momento d’inerpicarsi verso il mitico Passo Pordoi, Cima Coppi dell’edizione 2022 dall’alto dei suoi 2239 metri di quota e luogo di sfide belliche prima dell’avvento del ciclismo a queste latitudini (come ci ricorda l’ossario militare tedesco costruito lassù negli anni ’50 e nel quale riposano le spoglie di militari caduti durante entrambe le guerre mondiali). Per il Giro questa è la salita in assoluto più volte inserita nel percorso e quello di quest’anno sarà il quarantunesimo passaggio, che vedrà i corridori affrontare il versante occidentale, il meno impegnativo tra i due possibili ma il più frequentato dalla Corsa Rosa per la possibilità d’abbinarlo alla Marmolada e che raggiunge il passo in 11,8 Km e 28 tornanti, con una pendenza media del 6,7% e un picco massimo del 9%, raggiunto al secondo chilometro dell’ascesa.
Arrivati ad Arabba, forse l’unica stazione di sport invernali dell’area dolomitica concepita secondo gli schemi delle stazioni “sky-total” delle alpi francesi, si interromperà momentaneamente la discesa per percorrere 10 Km privi di difficoltà nella zona del Livinallongo, toponimo con il quale è identificata l’alta valle del Cordevole, terra che porta ancora oggi le “cicatrici” della Prima Guerra Mondiale, la più celebre delle quali è il cratere che sventrò il Col di Lana il 17 aprile del 1916, quando i militari dell’Arma del Genio “sventrarono” la montagna con 5 tonnellate di dinamite al fine d’impedire all’esercito austro-ungarico di conquistarne la vetta. Lo strappo di Cernadoi (1500 metri al 7.3%) anticipa la seconda e ultima parte della discesa dal Pordoi, che terminerà esattamente ai piedi dell’ascesa finale verso la Marmolada. È la “regina” delle Dolomiti, non certo una delle sovrane più magnanime, soprattutto per chi deve raggiungere il suo trono in sella a una bicicletta: gli aspri tratti all’interno della spettacolare gola dei Serrai di Sottoguda saranno evitati – la strada che li percorre è ancora in corso di ricostruzione dopo i danni provocati dalla tempesta Vaia nel 2018 – ma non si potrà fare a meno di percorrere il tremendo “drittone” dopo Malga Ciapela, rettilineo quasi perfetto di due chilometri e mezzo al 12% di pendenza media, “non plus ultra” di una salita di 14 Km al 7.6% che quasi al termine di quel tremendo propone il suo picco di pendenza massima, una stilettata al 18% che metterà in croce chi sarà giunto al suo cospetto in debito d’energie.

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo di San Pellegrino (1918 metri). Sella prativa aperta tra le catene di Cima Bocche e di Costabella (facente parte del gruppo della Marmolada). Vi si trovano un minuscolo laghetto, una chiesetta e una stazione di sport invernali, inclusa in ben tre comprensori (Dolomiti Stars, Tre Valli e Dolomitisuperski). È attraversato dalla Strada Statale 346 “del Passo di San Pellegrino” (riclassificata a strada provinciale sul versante veneto), che mette in comunicazione Moena con Falcade. Il Giro l’ha superato finora 11 volte, che sarebbero state 13 senza l’accorciamento della Belluno – Moena del 1962, il taglio di percorso della Selva di Valgardena – Passo Pordoi del 1991, quando il rischio di una frana dirottò la corsa sulla vicina Marmolada, e la totale modifica al tracciato della tappa della Silandro – Tre Cime di Lavaredo del 2013. Il primo a transitarvi in vetta è stato l’abruzzese Vito Taccone nel citato precedente del 1963, l’ultimo il colombiano Julián Arredondo durante la Belluno – Rifugio Panarotta nel 2014, vinta dallo stesso corridore. Oltre a Taccone il San Pellegrino finì in mani italiane anche nel 1978 (Gianbattista Baronchelli, tappa Treviso – Canazei), nel 2007 (Fortunato Baliani, tappa Trento – Tre Cime di Lavaredo) e nel 2008 (Emanuele Sella, Arabba – Marmolada). Nel 2006 ci fu, unico caso nella storia del Giro, un arrivo di tappa in cima al passo, dove s’impose lo spagnolo Juan Manuel Gárate.

Passo Pordoi (2239 metri). Chiamato anche Pordoijoch, Jouf de Pordoi e Jou de Pordou, è una larga sella prativa costituita dal Sasso Beccè e dal Sass Pordoi. Vi transita la Strada Statale 48 “delle Dolomiti” tra Canazei e Arabba, riclassificata in strada regionale sul versante veneto. Il Giro l’ha scalato 40 volte e, in alcune occasioni, con due passaggi nella stessa tappa. La prima volta, il 5 giugno del 1940, vi scollinò in testa Gino Bartali nel corso della tappa Pieve di Cadore – Ortisei, vinta dallo stesso corridore toscano; mentre l’ultima scalata risale al 2016, quando il piemontese Diego Rosa conquistò questo prestigioso GPM nel corso della tappa Moena – Ortisei, vinta dallo statunitense Tejay van Garderen. In quattro occasioni il passo ha ospitato l’arrivo di tappa, sempre salendo dal versante di Canazei in abbinamento con la Marmolada: nel 1990 si impose il francese Charly Mottet, nel 1991 il toscano Franco Chioccioli, nel 1996 il bresciano Enrico Zaina e nel 2001 il messicano Julio Alberto Pérez Cuapio. Le scalate sarebbero state 41 se lo scorso anno l’organizzazione non avesse modificato all’ultimo momento il tracciato della tappa diretta a Cortina d’Ampezzo. In tutto i corridori italiani che hanno conquistato questo prestigioso Gran Premio della Montagna sono stati 18: il citato Bartali nel 1940, ben 5 volte Fausto Coppi (1947, 1948, 1949, 1952 e 1954), Taccone nel 1961, il toscano Franco Bitossi nel 1966, l’emiliano Luciano Armani nel 1970, eccezionalmente il velocista veneto Marino Basso nel 1971, il lombardo Leonardo Natale nel 1979, il romagnolo Roberto Conti nel 1989, l’emiliano Maurizio Vandelli nel 1990, due volte il laziale Franco Vona (1991, 1992), Chioccioli nel 1991, il lombardo Claudio Chiappucci nel 1992, il trentino Mariano Piccoli nel 1996, Zaina sempre nel 1996, l’umbro Baliani nel 2006, il veneto Sella nel 2008, il suo corregionale Damiano Cunego nel 2016 e Rosa nel 2017.

Passo di Fedaia (2057 metri). Vi transita la Strada Statale 641 “del Passo Fedaia” tra Rocca Pietore e Canazei, riclassificata in strada provinciale sul versante veneto. È il nome ufficiale della salita che i ciclisti conoscono come Marmolada e che deriva da termine latino “feda”, significante pecora. Prima della guerra vi transitava il confine tra Italia e Austria. Il Giro ha affrontato in 15 occasioni quest’ascesa, ma la prima volta – correva l’anno 1970 – ci si fermò alla Malga Ciapela, dove all’epoca terminava la strada e dove giunse primo Michele Dancelli. Questo traguardo era già stato messo in programma l’anno precedente, ma la tappa Trento-Marmolada sarà interrotta e annullata a causa del maltempo. Il primo a scollinare in testa sul Fedaia è stato il marchigiano Giancarlo Polidori durante la Pordenone – Alleghe del Giro 1975, vinta dal belga Roger De Vlaeminck, l’ultimo il lombardo Stefano Garzelli in occasione della Conegliano – Gardeccia disputata nel 2011 e vinta dallo spagnolo Mikel Nieve.Solo tre volte un corridore straniero ha “domato” questa salita, sempre affrontata dal versante veneto: il primo è stato l’olandese Johan van der Velde nel finale della Sappada – Canazei del 1987 (vinta dallo stesso corridore, che il giorno prima già si era imposto nello storico tappone di Sappada, quello del tradimento dell’irlandese Stephen Roche ai danni di Roberto Visentini), il secondo il colombiano José Jaime González durante la Asiago – Selva di Val Gardena del Giro del 1998 (il giorno della conquista della maglia rosa da parte di Pantani) e il suo connazionale Carlos Alberto Contreras durante la Montebelluna – Passo Pordoi del 2001. Il Fedaia, inoltre, già vanta un arrivo di tappa della Corsa Rosa, conquistata nel 2008 dal veneto Emanuele Sella.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).
Mauro Facoltosi

La Marmolada e l’altimetria della ventesima tappa (smartnation.it)

La Marmolada e l’altimetria della ventesima tappa (smartnation.it)

CIAK SI GIRO

Non sono moltissime le volte nelle quali il cinema ha scelto le Dolomiti come luogo per le riprese. Ancor più rare sono le scene d’azione che hanno come fondale i Monti Pallidi e c’è un luogo, poco distante dalla vetta del Passo Fedaia, che ne ha ospitata una. Correva l’anno 2003 quando una troupe cinematografica statunitense risalì le pendenze della Marmolada (ma dal più facile versante di Canazei) per girare una scena de “The Italian Job”, remake di una pellicola britannica del 1969, “Un colpo all’italiana”, filmata tra il Regno Unito, l’Irlanda e l’Italia, dove le riprese si svolsero tra Torino, la Valle d’Aosta e la strada a tornanti del Colle del Nivolet, qualche chilometro più in alto rispetto al Lago Serrù, sede d’arrivo della prima tappa alpina del Giro del 2019. Quando gli americani, 34 anni più tardi, decisero di rifare il film del 1969 spostarono l’ambientazione delle scene straniere dall’Europa alla California, mentre per i set italiani si scelsero location decisamente più spettacolari. Così il rocambolesco colpo che dà il via al film e che ha come bottino una cassaforte ricolma di lingotti d’oro avviene nella sempre affascinante Venezia, mentre per la scena dell’agguato al furgone sul quale i ladri viaggiano con la refurtiva e nella quale viene assassinato uno dei capi della banda (John Bridger, interpretato dall’attore canadese Donald Sutherland) fu scelta la diga del Lago di Fedaia. Nella finzione è in Austria e al confine con l’Italia era ambientata anche la scena precedente, con tanto di cartelli fasulli: ma anche in questo caso sono le Dolomiti e per la precisione quel che si vede nel film è il vicino Passo Sella, del quale viene anche mostrata una panoramica da lontano curiosamente ribaltato rispetto alla realtà.

Il lago di Fedaia, poco distante dallomonimo passo, come appare nel film The italian job: mancano pochi istanti alla drammatica scena delluccisione di uno dei protagonisti del colpo (www.davinotti.com)

Il lago di Fedaia, poco distante dall'omonimo passo, come appare nel film "The italian job": mancano pochi istanti alla drammatica scena dell'uccisione di uno dei protagonisti del colpo (www.davinotti.com)

Un innevato Passo Sella (ribaltato) come appare in unaltra scena de The italian job (www.davinotti.com)

Un innevato Passo Sella (ribaltato) come appare in un'altra scena de "The italian job" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-italian-job/50004255

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/un-colpo-all-italiana/50000805

FOTOGALLERY

Il duomo di Belluno

San Gregorio nelle Alpi, Chiesa di San Gregorio Papa

Certosa di Vedana

La gola della Tagliata di San Martino

Agordo, Villa Crotta – De Manzoni

Canale d’Agordo, casa natale di Papa Giovanni Paolo I

Passo di San Pellegrino

Passo Pordoi

Sacrario militare tedesco del Pordoi

La cappella eretta sulla vetta del Col di Lana

Un tratto della strada dei Serrai di Sottoguda