QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI CASTELMONTE

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Bouwman concede il bis, è festa olandese al Santuario di Castelmonte

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Valter Attila negyedik lett a Giro mai szakaszán, és nagyon mérges

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Koen Bouwman wins penultimate mountain stage at Giro d’Italia as Richard Carapaz keeps narrow 3sec lead

The Daily Telegraph

FRANCIA

Le joli coup de Bouwman, Carapaz reste en rose

L’Équipe

SPAGNA

Calma antes de la tormenta

AS

PORTOGALLO

Koen Bouwman vence pela segunda vez no Giro

Público

BELGIO

Koen Bouwman wint zware bergrit in Giro en is zeker van blauwe trui

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Bouwman wint opnieuw Giro-rit

De Telegraaf

GERMANIA

Der Kampf um den Giro bleibt spannend

Kicker

REPUBBLICA CECA

Favorité se na Giru hlídali. Carapaz dál růžový, Hirt drží šestou příčku

Mladá fronta Dnes

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: abandona la mano derecha de Richard Carapaz – Santiago Buitrago: cerca de ser el mejor joven del Giro de Italia 2022

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz salva la ‘maglia’ rosa en Castelmonte; Koen Bouwman gana la etapa 19

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Luce (tramonti a nord est) (Elisa)

METEOGIRO

Belluno : pioggia modesta e schiarite (0.1 mm), 23.1°C, vento moderato da E (13-17 km/h), umidità al 60%
Cencenighe Agordino – traguardo volante e inizio salita Passo di San Pellegrino (55.8 Km) : temporale con pioggia consistente e schiarite (0.7 mm), 18.7°C, vento moderato da ESE (10 km/h), umidità al 75%
Passo San Pellegrino (GPM – 81.9 Km): pioggia modesta e schiarite (0.5 mm), 11.1°C, vento debole da SE (4-6 km/h), umidità al 68%
Passo Pordoi (GPM / Cima Coppi – 123.4 Km): temporale con pioggia consistente (0.7 mm), 10.4°C, vento debole da SSE (6-8 km/h), umidità al 73%
Malga Ciapela – traguardo volante (162.5 Km): temporale con pioggia consistente e schiarite (1.3 mm), 12.4°C, vento debole da SE (9-11 km/h), umidità al 82%
Marmolada (Passo Fedaia): temporale con pioggia consistente (0.8 mm), 9.8°C, vento debole da SE (6-8 km/h), umidità al 76%

GLI ORARI DEL GIRO

11.30: inizio diretta su RaiSport
12.05: inizio diretta su Eurosport 2
12.25: partenza da Belluno
13.50-14.00: traguardo volante di Cencenighe Agordino e inizio salita Passo di San Pellegrino
14.00: inizio diretta su Rai2
14.35-14.55: GPM di Passo di San Pellegrino
15.15-15.35: passaggio da Canazei e inizio salita Passo Pordoi
15.40-16.10: GPM di Passo Pordoi (Cima Coppi)
16.20-16.50: passaggio da Caprile e inizio salita Passo Fedaia
16.40-17.10: traguardo volante di Malga Ciapela
16.55-17.35: arrivo al Passo Fedaia

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Dovrebbe dare la mandata decisiva alla cassaforte”
Borgato: “Niboli”
Rizzato: “Qualche chilametro fa”
Pancani: “Marco Genovesi” (Fabio)
Petacchi: “Ha sempre fatto grandi cose nelle squadre che ha militato”
Saligari: “Storciono”
Petacchi: “C’è un chilometro falsopiano”
Borgato: “GPM di terzo categoria”
Rizzato: “Richard Porte” (Richie Porte)
Borgato: “La strada spinerà facilmente”
Pancani: “Un secondino di abbuoni”
Genovesi: “Oggi scolando il Kolovrat”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della diciannovesima tappa, Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte

1° Ignatas Konovalovas
2° Arnaud Démare s.t.
3° Jacopo Guarnieri s.t.
4° Simone Consonni a 11″
5° Davide Cimolai s.t.

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 15′07″
3° Matthias Brändle a 20′13″
4° Bert Van Lerberghe a 25′21″
5° Mark Cavendish a 28′07″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 7° a 43′11″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

19a TAPPA: FRABOSA SOPRANA – SAINT-VINCENT (193 Km) – 7 GIUGNO 1962

IL GIRO SI DECIDE OGGI SUI MONTI DELLA VAL D’AOSTA – PER LA CONQUISTA DELLA VITTORIA FINALE QUATTRO SONO I CORRIDORI PIÙ QUOTATI – IL GREGARIO SARTORE PRIMO A SAINT-VINCENT
Sui colli di Joux e Tête d’Arpy la grande lotta degli scalatori – Balmamion, Battistini, Perez Frances e Massignan – Una marcia di avvicinamento da Frabosa alla Vallée – Per seguire i corridori sulla Balconata Valdostana – Entusiasmo della folla al passaggio da Torino
La Maglia rosa ha circa due minuti di vantaggio sui suoi rivali, manca però d’una grande esperienza – Battistini e Massignan, che sono compagni di squadra, si comporteranno oggi da alleati o da “nemici”? – Possibilità dello spagnolo – Taccone in non buone condizioni – Il vincitore ha venticinque anni, ed è alla terza stagione da professionista – Ieri ha colto il primo successo – Rubato il portafogli allo zio della maglia rosa Balmamion – Sul colle del Joux, da scalare due volte, e sul colle di San Carlo (Tète d’Arpy) sì avranno gli episodi più interessanti – Le disposizioni per la circolazione – Ieri i ciclisti hanno attraversato la città – Lunga attesa per tre minuti di emozioni

Il santuario di Castelmonte illuminato di rosa (www.gazzetta.it)

Il santuario di Castelmonte illuminato di rosa (www.gazzetta.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino
15a tappa: Rivarolo Canavese – Cogne
16a tappa: Salò – Aprica
17a tappa: Ponte di Legno – Lavarone
18a tappa: Borgo Valsugana – Treviso

BOUWMAN BIS AL GIRO. FUGA ANCORA PROTAGONISTA ED ENNESIMO NO CONTEST TRA I BIG

Sull’arrivo in salita del Santuario di Castelmonte, dopo la temutissima scalata del Kolovrat in territorio sloveno, la fuga ha ancora la meglio in un Giro contraddistinto dalle azioni a lunga gittata. E’ Koen Bouwman (Team Jumbo Visma) a conquistare la seconda tappa del Giro 2022 mentre l’attendismo tra i big di classifica è sempre più accentuato con Richard Carapaz (Team INEOS) che resta in maglia rosa. Vediamo se le cose cambieranno domani nel tappone della ventesima tappa.

Forse chissà, questa tappa era stata disegnata per Primoz Roglic o per Tadel Pogacar…fatto sta che lo sconfinamento in Slovenia della diciannovesima tappa del Giro riserverà ai ciclisti una delle salite più dure dell’edizione 2022. I ciclisti inizieranno la scalata della salita di Kolovrat, GPM di prima categoria, al km 122; è lunga 10 km e 300 metri e presenta una pendenza media del 9.2%, con punte del 15%. Lo scollinamento segna il confine che riporterà la corsa rosa in Italia. Ma da Marano Lagunare al Santuario di Castelmonte ci saranno anche altri tre GPM tutti collocati in territorio italiano. Villanova Grotte e Passo di Tanamea saranno affrontati al km 70 ed al km 83. L’ultima salita verso il Santuario di Castelmonte coincide con la linea del traguardo ed è comunque da non sottovalutare visto la lunghezza di 7 km a quasi l’8% di pendenza media. Una tappa complessivamente lunga 178 km che potrebbe riservare sorprese nella classifica generale. Richard Carapaz (Team INEOS) e Jai Hindley (Team BORA Hansgrohe) sono separati da 3 secondi ed il rischio di marcarsi a vicenda è elevato; ecco perciò che qualche seconda linea può cercare la gloria ed attaccare i primi posti della classifica generale. Del resto, in questo Giro abbiamo avuto già gli esempi di gente come Guillaume Martin (Team Cofidis), Thymen Arensman (Team DSM) e Hugh Carthy. I primi km dopo la partenza da Marano Lagunare, completamente pianeggianti, favorivano le alte velocità e il gruppo era molto allungato con diversi ciclisti che provavano ad andare in fuga. Dopo una decina di km si formava in testa un drappello di dodici uomini composto da Andrea Vendrame (AG2R Citroen), Tobias Bayer (Team Alpecin Fenix), Alessandro Tonelli (Team Bardiani CSF), Magnus Cort Nielsen (Team EF Education EasyPost), Attila Valter e Clement Davy (Team Groupama FDJ), Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), Edward Theuns (Team Trek Segafredo), Edoardo Affini e Koen Bouwman(Team Jumbo Visma) e Davide Ballerini e Mauro Schmid (Team Quick Step Alpha Vinyl). Gli attaccanti guadagnavano una ventina di secondi sul gruppo maglia rosa, in testa al quale tiravano gli uomini del Team DSM, per adesso esclusi dalla fuga. I fuggitivi insistevano nella loro azione e il gruppo maglia rosa rallentava progressivamente, dando infine l’assenso per la fuga. Gaviria si aggiudicava il primo traguardo intermedio di Buja posto al km 55.8. I fuggitivi iniziavano la salita di Villanova Grotte con quasi 10 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. Era a Bowman a scollinare per primo. L’olandese, che ormai ha praticamente ipotevato la maglia azzurra, scollinava per primo anche sul successivo GPM del Colle di Tanamea. La corsa entrava così in Slovenia e i fuggitivi iniziavano la scalata del Kolovrat con 9 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. La fuga iniziava a scomporsi a causa della difficile scalata, per lunghi tratti con pendenze in doppia cifra. Restavano in testa Bouwman, Tonelli, Attila e Schmid. Era ancora una volta Bouwman a scollinare in prima posizione. Uno scatenato Vendrame si buttava a capofitto in discesa e raggiungeva la testa della corsa. A 30 km dalla conclusione il quintetto di testa aveva oltre 1 minuto di vantaggio sul primo gruppo inseguitore ed oltre 7 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa. Tonelli vinceva il secondo traguardo volante di Cividale del Friuli posto al km 168.4. I cinque di testa iniziavano l’ultima ascesa verso il Santuario di Castelmonte con oltre 8 minuti di vantaggio sul gruppo maglia rosa ridotto ad una ventina di unità. Nonostante qualche scattino di Bouwman e di Tonelli, i fuggitivi si giocavano la vittoria di tappa nella volata finale, approfittando anche degli ultimi 300 metri che spianavano. Un’insidiosa curva ad angolo retto a circa 150 metri dall’arrivo avvantaggiava Bouwman che vinceva davanti a Schmid e Tonelli. Valter e Vendrame chiudevano rispettivamente in quarta e quinta posizione, rispettivamente a 6 e 10 secondi da Bouwman. I primi tre della classifica generale, nonostante qualche timido attacco, arrivavano in parata con Richard Carapaz (Team INEOS) ottavo davanti a Jai Hindley (Team BORA Hansgrohe) e Mikel Landa (Team Bahrain Victorious) a quasi 4 minuti di ritardo da Bouwman. L’olandese ottiene la seconda vittoria del Giro 2022 e diventa di gran lunga il miglior ciclista della Jumbo Visma del Giro. In classifica generale resta ancora una volta tutto invariato nelle primissime posizioni con Carapaz davanti a Hindley e Landa. Domani è in programma la ventesima tappa da Belluno alla Marmolada di 168 km, il vero tappone alpino di questo Giro. Passo San Pellegrino, Passo Pordoi (Cima Coppi del Giro 2022 con i suoi 2239 metri d’altezza) e Passo Fedaia dicono tutto sulla durezza della tappa. Il Trentino quest’anno può decidere il vincitore del Giro 2022, a patto però che i big di classifica abbiano voglia di sfidarsi sul serio, senza aspettare l’ultima cronometro di Verona.

Giuseppe Scarfone

Koen Bouwman vince al Santuario di Castelmonte (foto: Sprint Cycling Agency)

Koen Bouwman vince al Santuario di Castelmonte (foto: Sprint Cycling Agency)

TRA I SEGRETI DELLE GIULIE

È l’ultima delle sei tappe di media montagna che gli organizzatori hanno disseminato lungo il percorso e, al pari di alcune di queste (Potenza, Torino), non dovrà essere sottovalutata dai pretendenti alla vittoria. Mancano solo tre giorni alla fine del Giro e nella terza e ultima settimana di gara basta poco per innescare una clamorosa crisi. E non son certo poca cosa i 10 Km al 9.2% del Monte Kolovrat, principale difficoltà della frazione italo-slovena della Corsa Rosa, che poi proporrà anche l’arrivo in salita al Santuario di Castelmonte.

In 113 anni di storia il Giro ha indagato in ogni angolo le Alpi, ma c’è un settore – quello delle Alpi Giulie, all’estremità orientale dell’arco alpino – che la Corsa Rosa ha scoperto solo in queste ultime stagioni grazie all’intraprendenza di Enzo Cainero, l’ex calciatore (ha gareggiato in serie A alla fine degli anni ’60, quando fu ingaggiato dal Varese come portiere) che da una ventina d’anni intesse le trame dei percorsi del Giro nel suo Friuli e, tra le altre cose, ha per primo promosso l’inserimento nel tracciato del Monte Zoncolan, affrontato per la prima volta nel 2003. Da quel giorno parecchie sono le frazioni che sono termine nella regione più orientale dell’Italia settentrionale e dal 2013 nel percorso sono entrate anche le Alpi Giulie che fino a quel momento erano la “Cenerentola” delle alpi italiane, prive di località turistiche di prestigio o di salite particolarmente blasonate. La prima è stata quella dell’Altopiano del Montasio, che nel 2013 ospitò l’arrivo dell’unica tappa di montagna di quella tormentata edizione a non essere modificata a causa del maltempo, vinta dal colombiano Rigoberto Urán. Tre anni più tardi Cainero propose una tappa interamente tracciata sulle strade delle Alpi Giulie, la Palmanova – Cividale del Friuli, che aveva nella difficile salita verso la Cima Porzus la punta di diamante di una frazione che fu conquistata dallo spagnolo Mikel Nieve, mentre la maglia rosa passava per la prima volta nella storia dei grandi giri sulle spalle di un corridore costaricano, Andrey Amador. Ci si tornerà anche nel 2020 (tappa Udine – San Daniele del Friuli, vinta dallo sloveno Jan Tratnik) e tra qualche stagione vedremmo forse l’arrivo – attualmente in “cantiere” – in uno dei luoghi più incantevoli di quest’angolo delle alpi, il Monte Santo Lussari. Nel frattempo Cainero non se n’è stato con le mani in mano e ha disegnato quella che sulla carta sembra la più impegnativa tra le frazioni finora tracciate sulle Alpi Giulie, una tappa classificata di media montagna ma che i corridori non dovranno assolutamente sottovalutare perché salite come quella del Kolovrat, che già i numeri dipingono come difficile, possono far più male del previsto se inserite nella terza settimana di gara, nella quale le energie sono oramai al lumicino.
Oggi per l’ultima volta i “girini” vedranno il mare perché la tappa scatterà dalle rive della laguna di Marano, “sorella povera” di quella più celebre di Venezia, protetta da due riserve naturale nelle quali, tra le altre, cresce una pianta erbacea estintasi altrove, l’apocino veneto, un tempo utilizzata dall’industria tessile per la produzione di tessuti che ricordavano per le loro caratteristiche la seta, il cotone e il cashmere.
Le salite non inizieranno subito ma per arrivare ai piedi delle Alpi bisognerà percorrere una sessantina abbondante di chilometri in pianura, andando a transitare dopo circa 20 Km dal via all’ombra dell’imponente campanile del Duomo di Mortegliano, costruito tra il 1955 e il 1959 su progetto dall’architetto udinese Pietro Zanini, che concepì quello che tuttora è il campanile più alto d’Italia, i cui 113 metri battono d’un soffio il precedente record detenuto fin dal 1309 dal celebre Torrazzo di Cremona.
Prendendo dolcemente quota, senza per questo abbandonare la pianura, si pedalerà quindi in direzione di Fagagna, borgo che merita una sosta per degustarvi una fetta del suo omonimo e tipico formaggio PAT (Prodotto agroalimentare tradizionale), magari da assaporare dopo aver ammirato gli affreschi dell’antica chiesa di San Leonardo o il panorama che si gode dalla collina del soprastante castello, uno dei cinque manieri che nel 983 l’imperatore Ottone II regalò al vescovo Rodoaldo, patriarca di Aquileia.
Raggiunta Majano – nel cui territorio ricade l’antico Ospitale di San Giovanni, fondato nel periodo delle crociate dai cavalieri appartenenti all’ordine di San Giovanni di Gerusalemme (futuri Cavalieri di Malta) – il gruppo approderà sulle strade del “Rosso di Buja” e in questo caso non si tratta di un’eccellenza enologica perché quello è il soprannome che da sempre accompagna Alessandro De Marchi, il corridore dalla fulva capigliatura che al Giro dell’anno scorso qualche giorno prima del suo 35° compleanno ha vestito per quarantottore la maglia rosa, tra le perle di una carriera che non l’ha mai visto vincente a Giro e Tour, mentre tre volte è stato vittorioso alla Vuelta. Il passaggio dal suo paese natale avverrà poco prima del termine della lunga fase pianeggiante iniziale, che si concluderà in quel di Tarcento, presso il quale svettano gli scarsi ruderi del castello di Coia, originato da un’antica torre romana poi trasformata dai longobardi. Qui terminerà la “pacchia” e si andrà ad affrontare la prima delle quattro ascese che caratterizzano gli ultimi 112 Km, in ordine di durezza seconda solo a quella del Kolovrat: sono i 3700 metri all’8.4% che conducono a Villanova delle Grotte, borgo che prende il nome dal principale complesso speleologico del Friuli, indagate sin dal 1876, anche se risale al 1925 la scoperta della cavità più spettacolare, la Grotta Nuova, che si estende per quasi 9 Km ed è la più grande d’Europa. Il tempo della discesa – caratterizzata, soprattutto nella prima parte, da una carreggiata piuttosto ristretta – e subito si riprenderà a salire alla volta del Passo di Tanamea (9.5 Km al 5.4%, è la più semplice tra le ascese odierne), dove si giungerà dopo aver sfiorato la borgata Musi, frazione del comune di Lusevera nota agli appassionati di meteorologia per essere la località più piovosa d’Italia (la media di pioggia caduta è di 3500 millimetri l’anno). Uno strappo di circa due chilometri e mezzo – la sua pendenza media è del 5.8% – interromperà la successiva discesa all’altezza del passaggio dal confine tra Italia e Slovenia, che accoglierà la Corsa Rosa nel paesino di Saga, centro situata nell’alta valle dell’Isonzo, fiume noto per il colore smeraldo delle sue acque cristalline ma è che più conosciuto per le dodici battaglie che lungo il suo corso furono combattute durante la Prima Guerra Mondiale, eventi che ebbero un precedente bellico nel V secolo quando lungo il fiume si scontrarono gli eruli di Odoacre e gli ostrogoti di Teodorico il Grande, vincitori della battaglia. La famosa Caporetto non è lontana e vedrà i “girini” transitare ai piedi della collina sulla quale nel 1938 il regime fascista – all’epoca la cittadina era ancora italiana – fece innalzare un sacrario che fu inaugurato personalmente da Mussolini e presso il quale negli anni ’90 è stato realizzato un museo che ricorda i tragici giorni della disastrosa Battaglia di Caporetto (autunno del 1917), dopo la quale il nostro esercito fu ricacciato indietro fino al Piave dagli austriaci. Anche i corridori ora dovranno ripiegare verso l’Italia e lo faranno affrontando il principale ostacolo di giornata, quel Kolovrat sul quale un altro museo, questo all’aperto, ci riporta ai drammatici giorni della Grande Guerra, quando questo massiccio di confine rappresentò la terza linea di difesa italiana. Se battaglia ci sarà anche nel 2022 sicuramente la vedremo lungo i 10 Km che conducono fino poco sotto la vetta del Monte Nachnoi, una delle cime che compongono il massiccio del Kolovrat: per arrivare sino a 1145 metri di quota si dovrà digerire una pendenza media del 9,2%, incontrando il picco massimo del 15% all’interno del tratto iniziale di 4.4 km al 10.4%, numeri che – come ricordavamo in apertura – potrebbero richiedere un salato conto nella terza settimana di gara. Recuperare un molto probabile svantaggio non sarà semplice perché la discesa che riporterà la corsa in Italia – il secondo e ultimo passaggio di confine è previsto 4 km dopo lo scollinamento del Kolovrat – non è di quelle che agevolano questo tipo di esercizio, stretta anche se non strettissima. Si finirà di scendere quando, a poco meno di 20 Km dal traguardo, si giungerà nella valle del fiume Natisone, che il gruppo attraverserà ai piedi del Monte Purgessimo, sulle cui pendici si trovano i resti del castello di Gronumbergo, che una leggenda vuole raccordato da una rete di cunicoli sotterranei alla vicina Cividale, prossima meta del gruppo. Vi si giungerà percorrendo l’ultimo tratto pianeggiante di questa frazione, una decina di chilometri privi di difficoltà che si concluderanno con il passaggio sul lastricato del monumento simbolo della cittadina friulana, il “finto medioevale” Ponte del Diavolo, ricostruito com’era e dov’era dopo che l’esercito italiano l’aveva abbattuto durante la ritirata di Caporetto nel vano tentativo di arrestare l’avanzata austriaca. È da questo centro, famoso anche per i suoi monumenti d’origine longobarda la cui importanza è stata riconosciuta dall’UNESCO, che ha inizio l’ascesa finale verso il Santuario di Castelmonte, un giudice senza possibilità d’appello proprio perché l’arrivo sarà in vetta e non ci sarà una discesa subito dietro per tentar disperati recuperi. La salita non è delle più irresistibili – sono 7.1 Km al 7.8% e un paio di rampacce più toste – ma pedalare verso il “monte antico” (così è chiamato dalle genti di lingua slovena) potrebbe rappresentare un grosso problema a quei corridori ai quali sarà ancora rimasto sullo stomaco il Kolovrat. E allora saran dolori e indigestione di minuti….

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Priesaca (619 metri). Valicata nel corso della discesa dalle Grotte di Villanova verso Lusevera, all’altezza del bivio per Monteaperta. Il Giro vi è transitato anche nel 2020, durante la citata tappa Udine – San Daniele del Friuli, provenendo in quell’occasione dal GPM di Monteaperta, al quale era transitato per primo il siciliano Giovanni Visconti.

Passo di Tanamea (851 metri). Valicato dall’ex Strada Statale 646 “di Uccea” tra Tarcento e Uccea, viene inserito per la prima volta nel percorso del Giro. È quotato 870 sulle cartine ufficiali della Corsa Rosa.

Passo Solarie (956 metri). Attraversato nel tratto iniziale della discesa dal Kolovrat, si trova in corrispondenza del passaggio di confine tra Slovenia e Italia. È quotato 955 sulle cartine del Giro.

Passo di Clabuzzaro (760 metri). Chiamato anche Passo Slieme, è attraversato dalla Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza” nel corso della discesa dal Kolovrat, all’altezza del bivio per la località Clabuzzaro. La Corsa Rosa – così come i successi due valichi – vi è transitata anche nel 2016 durante la citata tappa Palmanova – Cividale del Friuli, dopo aver affrontato il GPM di Crai, conquistato dall’austriaco Stefan Denifl.

Passo di Rucchin (648 metri). Attraversato dalla Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza” nel corso della discesa dal Kolovrat, si trova tra la frazione Prapotnizza e il bivio per Lombai, nei pressi della frazione Rucchin.

Sella di Tribil (620 metri). Quotata 618 sulle cartine del Giro, vi sorge il centro di Tribil Superiore, sfiorato nel corso della discesa dal Kolovrat (Strada Provinciale 45 “della Val Cosizza”).

Sella di Monte Subit (274 metri). Valicata dalla Strada Provinciale 31 “di Castelmonte” lungo la salita al Santuario di Castelmonte da Cividale del Friuli.

Sella di Castelmonte (586 metri). Vi sorge il bivio sottostante il santuario, luogo nel quale si concluderà la tappa. Quotata 612 metri sulle cartine del Giro, in passato questa salita è stata in alcune occasioni affrontata al Giro del Friuli, corsa che ha fatto parte del calendario professionistico dal 1974 al 2011.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Mauro Facoltosi

Il santuario di Castelmonte, le Alpi Giulie e l’altimetria della diciannovesima tappa (www.turismofvg.it)

Il santuario di Castelmonte, le Alpi Giulie e l’altimetria della diciannovesima tappa (www.turismofvg.it)

CIAK SI GIRO

Cinema, lirica e teatro non vanno molto d’accordo. Sono rare le trasposizioni cinematografiche di opere realizzate prendendo spunto dai lavori di celebri compositori e drammaturghi. Uno dei registi più prolifici in questo senso è stato Franco Zeffirelli, che sul grande schermo ha portato capolavori come “La bisbetica domata”, “Romeo e Giulietta” e “Amleto” di William Shakespeare, “La Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni, “La Traviata”, l“Otello” e l’”Aida” di Giuseppe Verdi. Anche Pier Paolo Pasolini – del quale quest’anno ricorrere il centenario della nascita – scelse di cimentarsi in opere del genere e così nel 1967 girò Edipo Re prendendo spunto dall’omonima opera di Sofocle, mentre tre anni più tardi puntò su di un soggetto che sposava sia il teatro, sia la lirica: le vicende di Medea, la figura della mitologia greca che aveva ispirato prima numerose tragedie (come quella, andata perduta, scritta da Ovidio) e poi opere musicali come quella composta nel ‘700 dal toscano Luigi Cherubini. Scritta la sceneggiatura, ora Pasolini doveva comporre il cast e per il ruolo della protagonista puntò dritto alla diva per eccellenza dell’opera lirica, la divina Maria Callas, che già da qualche stagione aveva imboccato la via del declino artistico anche a causa di problemi alle corde vocali. Convincerla non fu semplice, sia perché la Callas non aveva mai recitato in un film, sia perché lei mal sopportava certe tematiche scabrose che Pasolini toccava nei suoi film e anche l’omosessualità del regista, che lei riteneva di poter guarire. Anche lui temeva d’incontrare una donna altezzosa e viziata e invece nacque una sorta d’idillio platonico a prima vista, che più tardi sfocerà anche nella collaborazione per la realizzazione di un secondo film, ispirato all’Orestiade di Eschilo, che però non vide mai la luce, anche se i sopralluoghi in Africa in previsione della sua messa in opera saranno comunque filmati e composti in un documentario che sarà presentato fuori concorso al Festival di Cannes nel 1976. Tornando a Medea, Pasolini riuscì così a portare per la prima e unica volta la Callas sui set prescelti per le riprese, che spaziano dalla Cappadocia turca alla città siriana di Aleppo, da Piazza dei Miracoli di Pisa alla laguna di Grado, confinante con quella di Marano Lagunare dal quale prenderà le mosse la tappa odierna. Qui si girò presso il casone posto sull’isola Mota Safon e che da allora è per tutti il “Casone di Pasolini” anche per perpetuare il ricordo del celebre regista, bolognese di nascita ma friulano nel cuore: l’amata madre Susanna – che fu anche attrice per lui ne “Il vangelo secondo Matteo”, interpretando il ruolo della Madonna – era di Casarsa della Delizia, dove a lungo anche lui abitò e dopo fu sepolto dopo il suo drammatico assassinio, avvenuto il 2 novembre 1975 a Lido di Ostia.

La divina Callas in uno scena di Medea girata nella laguna di Grado

La divina Callas in uno scena di "Medea" girata nella laguna di Grado

Immagini di questo film non sono presenti sul sito di riferimento https://www.davinotti.com

FOTOGALLERY

Uno scorcio della Laguna di Marano

Il campanile del Duomo di Mortegliano

https://i.postimg.cc/1RWhk6tq/treviso.jpg

Vista panoramica dal colle del castello di Fagagna

Majano, Ospitale di San Giovanni

Castello di Coia

Una delle sale della Grotta Nuova di Villanova (www.grotteturistiche.it)

Una delle sale della Grotta Nuova di Villanova (www.grotteturistiche.it)

Borgata Musi, la località più piovosa d’Italia

La vecchia dogana tra Italia e Slovenia nel corso della discesa dal Passo di Tanamea

Il sacrario di Caporetto

Uno scorcio del museo all’aperto realizzato sul Kolovrat

Il rientro in Italia nel corso della discesa dal Kolovrat

Castello di Gronumbergo

Cividale del Friuli, Ponte del Diavolo sul Natisone