QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI COGNE

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: Ciccone scatenato, vola in solitaria e trionfa a Cogne

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Rácáfolt Valter Attilára, eldobta a szemüvegét és zokogott

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Giulio Ciccone escapes to seal Alpine stage win as Richard Carapaz retains leader’s jersey at Giro d’Italia

The Daily Telegraph

FRANCIA

Un sacré numéro de Ciccone

L’Équipe

SPAGNA

La ley del conformismo

AS

PORTOGALLO

Ciccone vence 15.ª etapa, Carapaz reforça liderança no Giro

Público

BELGIO

Giulio Ciccone staat uit de doden op en triomfeert in zware bergetappe, favorieten sparen elkaar

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Ciccone wint in eigen land, Bouwman in bergtrui

De Telegraaf

GERMANIA

Erstmals seit Thurau 1983: Buchmann beim Giro auf Top-Ten-Kurs

Kicker

COLOMBIA

Santiago Buitrago: gran carrera, segundo en la etapa 15 del Giro

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz defiende la ‘maglia’ rosa en la etapa 15 del Giro, con Giulio Ciccone como ganador

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Montagnes valdôtaines (inno ufficiale della regione Valle d’Aosta)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo
Salò : poco nuvoloso, 24.2°C, vento debole da S (5-8 km/h), umidità al 59%
Bagolino – inizio salita Goletto di Cadino (38.4 Km): poco nuvoloso, 22.4°C, vento debole da S (8-10 km/h), umidità al 49%
Edolo – traguardo volante (89.4 Km): poco nuvoloso, 24.2°C, vento moderato da S (12-17 km/h), umidità al 52%
Passo del Mortirolo – GPM (129.9 Km): pioggia modesta e schiarite (0.3 mm), 15.4°C, vento moderato da SSW (16-20 km/h), umidità al 59%
Teglio – traguardo volante (172 Km): temporale con pioggia modesta e schiarite (0.6 mm), 22.4°C, vento moderato da SSW (14-20 km/h), umidità al 60%
Aprica: temporale con pioggia consistente (1.1 mm), 18°C, vento moderato da SSW (13-19 km/h), umidità al 69%

GLI ORARI DEL GIRO

10.15: inizio diretta su RaiSport
10.50: inizio diretta su Eurosport 2
11.15: partenza da Salò
12.10-12.15: inizio salita Goletto di Cadino
13.00-13.15: GPM del Goletto di Cadino
14.00: inizio diretta su Rai2
14.15-14.30: traguardo volante di Edolo e inizio salita Mortirolo
15.00-15.30: GPM del Passo del Mortirolo
15.40-16.15: inizio salita di Teglio
15.55-16.35: traguardo volante di Teglio
16.20-17.10: inizio salita Santa Cristina
16.40-17.30: GPM del Valico di Santa Cristina
16.50-17.40: arrivo ad Aprica

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Saligari: “Formola” (Formolo)
Rizzato: “Trentin fu vittima del successo di Pedersen” (ricordando il secondo posto al mondiale del 2019)
Martini: “Formolo si è rovesciato una borraccia in volto”
Petacchi: “Rui Costa fa un po’ difficoltà a seguirla”
Colbrelli: “Ho visto tanti uomini di classifica saltare il giorno di riposo”
Fabretti: “Tanti problemi dal punto di vista fisici”
Benincasa: “Inedita rampa di Cogne” (Cogne era stata affrontata al Giro nel 1985 e poi una salita di oltre 20 Km è tutto tranne che una rampa)
Televideo: “Maglia rosa Carapaz a oltre quattro minuti” (molto oltre, il gruppo maglia rosa è giunto al traguardo quasi otto minuti dopo l’arrivo di Ciccone)
Televideo: “Povili” (Covoli)

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della quindicesima tappa, Rivarolo Canavese – Cogne

1° Roger Kluge
2° Harm Vanhoucke s.t.
3° Michael Schwarzmann s.t.
4° Magnus Cort s.t.
5° Pieter Serry s.t.

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 6° (s.t.)

Classifica generale

1° Roger Kluge
2° Pieter Serry a 10′16″
3° Bert Van Lerberghe a 17′31″
4° Matthias Brändle a 18′11″
5° Clément Davy a 19′03″

Miglior italiano Filippo Tagliani, 11° a 38′04″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

15a tappa: MOENA – APRICA (215 Km) – 3 GIUGNO 1962

IL GIRO D’ITALIA È COMINCIATO IERI – SONO RIMASTI I “GENERALI” MA SCARSEGGIANO LE TRUPPE – ADORNI “SACRIFICATO” A CARLESI S’È PRESA LA RIVINCITA AD APRICA
La drammatica tappo dolomitica di sabato ha aperto nuovi emozionanti orizzonti – Dopo i ritiri in massa che hanno dimezzato i concorrenti – È avvantaggiato Battistini che ha ancora sette uomini (anche Massignan?) ai suoi ordini – Perez Frances e Anglade sono rimasti con un gregario soltanto – Baldini e Defilippis come ai tempi d’oro

I prati di SantOrso a Cogne striati di rosa in occasione del Giro (aostasera.it)

I prati di Sant'Orso a Cogne striati di rosa in occasione del Giro (aostasera.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli
9a tappa: Isernia – Blockhaus
10a tappa: Pescara – Jesi
11a tappa: Santarcangelo di Romagna
12a tappa: Parma – Genova
13a tappa: Sanremo – Cuneo
14a tappa: Santena – Torino

CICCONE SHOW A COGNE. L’ABRUZZESE TROVA IL RISCATTO, NO CONTEST TRA I BIG.

Appena una settimana fa l’avevamo lasciato con gli occhi gonfi di lacrime dopo la pesante debalce subita proprio nell’attesissima tappa di casa che si concludeva in cima al Blockhaus. Una giornataccia che lo aveva messo fuori dalla lotta per la maglia rosa, ridimensionandone ancora una volta le ambizioni. Sette giorni dopo ritroviamo un Giulio Ciccone guascone che festeggia una splendida vittoria ottenuta in solitaria al termine di una lunga fuga, raddrizzando un Giro che finora gli aveva riservato molta amarezza. Il portacolori della Trek-Segafredo ha avuto la meglio sui compagni di fuga, staccando lungo la salita finale Santiago Buitrago (Bahrain-Victorius) e Hugh Carthy (EF Education-Easy Post), ultimi ad arrendersi alla foga dell’Abruzzese. Ciccone ha tagliato il traguardo con 1′31″ su Buitrago e 2′19″ su Antonio Pedrero (Movistar Team). Giornata tranquilla per gli uomini di classifica che, dopo la brutale tappa di Torino e alla viglia di un’ultima settimana durissima, hanno deciso di non attacarsi. Resta dunque immutata la classifica che vede in testa Richiard Carapaz (Ineos Grenadiers) davanti a Jai Hindley (Bora-Hansgrohe) staccato di 7″ e Joao Almeida (UAE Team Emirates) a 30″.

La 15a frazione del Giro 2022 rappresentava la prima delle 5 tappe alpine in programma: 177 km da Rivarolo Canavese a Cogne conditi da circa 4000 metri dislivello. I primi 90 km erano sostanzialmente pianeggianti. Una volta giunti al traguardo volante di Pollein (km 90,5) aveva inizio la prima salita di giornata, l’ascesa verso Pila (12,3 km al 6,9%). Una lunga discesa anticipava il passaggio per Aosta (km 120) e quindi la seconda salita di giornata che ha portato i corridori a Verrogne (13,8 km al 7,1 %). Dalla cima del gpm mancavano ancora 40 km al traguardo, di cui i primi 15 tutti in discesa (molto tecnica). Infine, dopo un brevissimo tratto di fondovalle, ai -22,4 iniziava l’ascesa finale, una salita decisamente pedalabile (pendenza media del 4,3%) e il cui tratto più complicato era quello iniziale (tratti al 7%). Un finale che non lasciava presagire grandi attacchi tra gli uomini di classifica e che invece si prestava molto ai cacciatori di tappe.

Così come già successo nelle precedenti tappe, non appena dato il via ufficiale alla corsa, sono partiti gli attacchi per entrare nella fuga di giornata. La bagarre è stata altissima anche perchè, dopo la terrbile giornata di ieri, in gruppo era forte il sentore di un no contest tra gli uomini di classifica. E così, come succede sempre quando sono in tanti a voler andare in avanscoperta, la fuga ha tardato a partire. L’azione buona è partita soltanto intorno al km 75 quando dal gruppo principale è riuscito ad evadere un drappello di 5 corridori: Remy Rochas (Cofidis), Merhawi Kudus (EF Education-EasyPost), Lawson Craddock (Team BikeExchange-Jayco), Thymen Arensman (Team DSM) ed Erik Fetter (Eolo-Kometa). Al quintetto si sono aggiunti pochi chilometri dopo altri 22 uomini: Mikaël Cherel e Nicolas Prodhomme (AG2R Citroën), Mathieu Van der Poel e Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), David De La Cruz e Harold Tejada (Astana Qazaqstan), Santiago Buitrago (Bahrain), Luca Covili (Bardiani-CSF), Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Hugh Carthy e Julius Van den Berg (EF), Koen Bouwman, Gijs Leemreize e Sam Oomen (Jumbo-Visma), Antonio Pedrero e Iván Sosa (Movistar), Nico Denz e Martijn Tusveld (DSM), Giulio Ciccone e Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Rui Costa e Davide Formolo (UAE Emirates).

La fuga ha proceduto d’amore e d’accordo fino all’inizio della prima salita di giornata guadagnando subito un margine superiore ai 4 minuti sul gruppone tirato dalla Ineos. Proprio sulla salita che portava a Pila, Mathieu Van der Poel ha aperto le danze (ai -79) con un attacco a dir poco velleitario. Di lì a poco il neerlandese è stato ripreso e staccato dal connazionale Bouwman che si è poi involato in solitaria, transitando per primo sul gpm e riprendendosi così la maglia azzurra vestita nell’ultima settimana da Diego Rosa. Il mai domito Van der Poel è ripartito lungo la successiva discesa, stavolta in compagnia dell’altro neerlandese Tusveld. Il duo è riuscito poi a rientrare su Bouwman al termine della discesa (-60), mentre gli ex-compagni di fuga inseguivano con oltre un minuto di ritardo. Il gruppo, decisamente disinteressato alle sorti della tappa, procedeva invece con oltre 5 minuti di ritardo.

Lo scenario è cambiato sulla seconda salita di giornata, la più dura. L’ascesa verso Verrogne ha infatti scatenato i corridori del gruppo inseguitore che nel frattempo era scivolato ad oltre un minuto e mezzo dal trio olandese. Le prime accelerazioni sono state portate da Kudus, ma è stato Giulio Ciccone a produrre il cambio di ritmo decisivo. L’abruzzese è rinvenuto sulla testa della corsa ai -48 in compagnia di Buitrago e Pedrero, mentre Van der Poel e Bouwman, perdevano contatto, imitati poco dopo anche da Tusveld (ai-46). Nel frattempo il plotone, che era arrivato a 6 minuti di distacco, aveva improvvisamente accelerato grazie all’azione degli uomini della UAE che hanno addirittura fatto fermare Formolo per dare supporto al capitano Joao Almeida. Una volta esaurita la sfuriata della UAE nel gruppo principale erano ormai rimasti circa 30 corridori, con tutti i big della classifica. Dietro al trio di testa si era invece formato un altro terzetto, comprendente Hugh Carthy e Rui Costa oltre al già citato Tusveld. Il britannico ha rotto gli indugi nella seconda parte della salita riportandosi sul trio di testa prima del passaggio sul gpm. Tusveld e Rui Costa sono invece rientrati al termine della discesa (-27) andando a formare un drappello di 6 battistrada.

Una volta iniziata l’ascesa finale, Ciccone ha ricominciato ad accelerare. Nel giro di pochi chilometri di salita, l’abruzzese è rimasto nuovamente in compagnia dei soli Buitrago e Carthy. Il ritmo di Ciccone non è pero calato e così ai -20 ha perso contatto il giovane colombiano e poco dopo, ai -18, si è dovuto arrendere anche Carthy. Ciccone si è così involato in solitaria guadagnando un minuto di vantaggio sugli inseguitori in una manciata di chilometri. Alle sue spalle Carthy è andato in difficoltà venendo ripreso e staccato prima da Buitrago e poi da Pedrero. La cavalcata di Ciccone è diventata inarrestabile e ha trovato l’apoteosi nell’ultimo chilometro, in cui il corridore della Trek ha potuto festeggiare il meritatissimo successo incitando il numeroso pubblico assiepato ai bordi della strada. Seconda posizione per Buitrago (staccato di ben 1′31″) davanti a Pedrero (2′19″) ed un esausto Hugh Carthy (3′09″). Quinta posizione per Tusveld (4′36″) che è riuscito a precedere Luca Covili (5′08″) e il trio formato da Tesfatsion, Mollema e Leemreize e giunto a 5′27″. Completa la top ten di giornata Guillaume Martin (Cofidis) evaso dal gruppo negli ultimi km di salita verso Verrogne e giunto a 6′06″. Il gruppo dei migliori ha tagliato il traguardo a 7′48″ regolato da Fabio Felline (Astana Qazaqstan Team).

La classifica generale vede le prime 9 posizione assolutamente invariate rispetto alla tappa di Torino: resta in testa Richard Carapaz (Ineos Grenadiers) con 7″ su Jai Hindley (Bora-Hansgrohe) e 30″ su Almeida. Martin grazie ai quasi 2 minuti guadagnati oggi rientra in top ten, scalzando dalla 10a posizione Alejandro Valverde, ora undicesimo.

Domani è in programma il terzo ed ultimo giorno di riposo alla viglia di una tappa, quella di martedì, che potrebbe incidere pesantemente sull’economia della corsa. I corridori saranno impegnati nella Salò-Aprica, frazione lunga 202 km e infarcita di salite. La prima difficoltà altimetrica sarà il Goletto di Cadino (19 km al 6,2%) posto dopo 59 km. Quindi, giunti ad Edolo, avrà inizio il Passo del Mortirolo (12,7 km al 7,7%) posto a 70 km dall’arrivo. Dopo la successiva discesa e un lungo tratto di fondovalle, i corridori dovranno affrontare il Teglio (5,1 km al 8,7%) e infine il temibile Valico di Santa Cristina (12,7 km al 8,1%), la cui cima sarà posta ad appena 6 km dal traguardo, quasi tutti in discesa.

Pierpaolo Gnisci

Ciccone show a Cogne (fonte:Getty Images)

Ciccone show a Cogne

UN GIRINO IN PARADISO

Le Alpi debuttano con un assaggio di Paradiso. La prima delle cinque tappe disegnate sulla catena alpina termina, infatti, alle porte del Parco Nazionale del Gran Paradiso con l’approdo presso le spettacolari cascate di Lillaz. Per raggiungere questo eden naturale i corridori dovranno superare due impegnative ascese – Pila e Verrogne – prima d’intraprendere quella, apparentemente più facile, che condurrà al traguardo. Ma, nonostante pendenze non eccezionali, il Paradiso per qualcuno potrebbe tramutarsi in Inferno.

Sono molte le volte nelle quali un corridore si sente in paradiso, quando è felice per un prestigioso traguardo raggiunto o quando giunge in vetta – non importa con quale piazzamento – a una salita come lo Stelvio, in cima alla quasi è possibile letteralmente toccare il cielo con un dito. Ma c’è solo un posto dove il Paradiso con la P maiuscola è cosa concreta ed è il re dei nostri parchi nazionali, quello del Gran Paradiso per l’appunto, che quest’anno celebrerà il duecentesimo anniversario della sua istituzione e che festeggerà questo traguardo soffiando sulle candeline con il Giro d’Italia, che ha scelto di proporre un arrivo in uno dei luoghi più spettacoli del parco, le spettacolari cascate di Lillaz. Sarà l’approdo della prima delle cinque tappe alpine dell’edizione 2022, al termine di un’interminabile salita di quasi 22 Km che sulle prime non sembra particolarmente insormontabile per via della sua pendenza media bassa, che abbatte di poco la soglia del 4%. Non sarà, però, affrontata “liscia” ma preceduta da due salite ravvicinate nettamente più impegnative ed è risaputo che l’abbinamento tra un’ascesa impegnativa e una successiva più pedalabile ha spesso portato a un incremento dei distacchi subiti sui colli precedenti, che molti potrebbero affrontare senza aver del tutto smaltito le fatiche profuso nella complicata frazione di Torino, disputata ventiquattrore prima.
Si partirà da Rivarolo Canavese puntando in direzione di Agliè, borgo famoso non solo per il suo castello sabaudo ma anche per “Il Meleto”, la villa nella quale trascorreva le vacanze estive il poeta Guido Gozzano, autore tra l’altro de “L’amica di Nonna Speranza” nella quale descrisse il salotto liberty della nonna, ancora oggi visibile all’interno della dimora. Privo di difficoltà altimetriche nei primi 60 Km, il percorso imboccherà ora la strada per Ivrea andando a toccare il borgo di Parella, il cui castello – risalente al XII secolo – domina i vigneti nei quali è prodotto l’Erbaluce, vitigno noto fin dall’epoca romana, quando fu chiamato con il nome di “Alba lux”, dal quale deriva l’attuale. Giunti alle porte della città dell’Olivetti – inglobata nel complesso della celebre azienda informatica è possibile ammirare l’inattesa apparizione della chiesa di San Bernardino, famosa per il suo tramezzo affrescato – il gruppo prenderà a risalire la sponda occidentale della valle dalla Dora Baltea, evitando in questo tratto la solita strada d’accesso alla Valle d’Aosta, che si ritroverà dopo il passaggio da Quincinetto e subito prima di giungere a Carema, unico centro nel quale è consentita la produzione dell’omonimo vino DOC, divenuto celebre grazie ai dirigenti della citata Olivetti, che usavano fare dono di bottiglie di questo vino a clienti e fornitori. Per il gruppo Carema rappresenterà la porta d’accesso alla Valle d’Aosta, che accoglierà il gruppo con la stretta gola di Bard, dominata dall’omonimo e celebre forte – oggi sede del Museo delle Alpi – e all’imbocco della quale è possibile ritrovare un breve tratto dell’antica strada consolare romana delle Gallie, via selciata scavata nella roccia che oggi viene ripercorsa dai pellegrini che ricalcano le rotte dell’antica Via Francigena. Un altro castello, quello cubico di Verrès, sorveglierà il momento nel quale il gruppo abbandonerà temporaneamente la pianura per affrontare quella che i cicloamatori locali hanno battezzato “salita della Mongiovetta” dal nome del centro di Montjovet e che, dopo 4.3 Km al 4.5% (primi 2 km al 6.1%), termine alle porte di Saint-Vincent, la celebre località di villeggiatura le cui fortune poggiano sui due pilastri delle fonti termali e del Casino de la Vallée, le prime scoperte nel 1770 dal sacerdote naturalista Jean-Baptiste Perret, il secondo inaugurato il 29 marzo del 1947 e inizialmente ospitato all’interno del Grand Hotel Billia.
Arrivati a Chambave si abbandonerà nuovamente la “strada maestra” per Aosta per superare il corso della Dora e portarsi a Fénis, altra meta prediletta dai turisti che vengono in valle per ammirarvi i suoi celebri castelli e qui ne visitano uno dei più famosi che – come molti della regione – appartenne alla famiglia nobiliare degli Challant e ai suoi rami cadetti. Subito dopo i corridori ritroveranno la pianura per uno degli ultimi tratti di tranquillità di questa frazione, che vedrà pedalare i “girini” sul velluto per 15 Km fino alle porte di Aosta. Nel percorso è effettivamente previsto il passaggio sulle strade del capoluogo ma ciò accadrà quasi un’ora più tardi perché prima bisognerà superare la prima delle tre salite che caratterizzano il finale. La prossima meta dei corridori, infatti, sarà Pila, stazione di sport invernali progettata nel 1971 dall’architetto francese Laurent Chappis sul modello delle “ski total” che erano state create dal nulla in quel periodo oltralpe (Chappis, per esempio, era stato il “papà” della nota Courchevel). I “girini” non percorreranno per intero la salita perché incontreranno lo striscione del GPM in località Les Fleurs, 5 Km a valle rispetto al punto dove si trova il piazzale posto al culmine dell’ascesa, luogo che in due occasioni ospitò l’arrivo di una tappa del Corsa Rosa, frazioni vinte nel 1987 dal britannico Robert Millar e nel 1992 dal tedesco Udo Bölts. L’inevitabile taglio – il tratto conclusivo è a fondo cieco – non intaccherà le caratteristiche di una salita che rimane impegnativa pur senza particolari “esagerazioni”, una dozzina di chilometri al 6.9% con il tratto più difficile – un paio di chilometri al 9.5% – a circa metà ascesa, poco dopo il passaggio da Charvensod, centro presso il quale si trovano gli scarsi resti di un castello che in epoca medioevale costituiva la residenza estiva dei vescovi della sottostante Aosta. Verso quest’ultima ci si dirigerà una volta terminata la discesa ed esser tornati alla rotatoria dove si era iniziata la salita verso Pila. Il passaggio sulle strade di quella che un tempo era considerata la “Roma delle Alpi” – periodo del quale sono giunti ai nostri giorni l’Arco di Augusto e due teatri antichi oltre ad altre vestigia del passato – concederà una breve tregua – circa 5 Km pianeggianti – prima delle riprese delle “ostilità”, che ora avranno il volto della salita di Verrogne, leggermente più difficile rispetto a quella pocanzi affrontata. Sono complessivamente 14.3 i chilometri che si dovranno affrontare per arrivare sino a quasi 1600 metri di quota, incontrando una pendenza media del 7% e difficoltà che qualche corridore del gruppo ben ricorderà: non solo l’ascensione a Verrogne era uno degli “ingredienti” del tappone di Courmayeur del Giro del 2019 – risultato decisivo per la vittoria finale dell’ecuadoriano Richard Carapaz – ma è stata spessa inserita nel percorso del “Giro della Valle d’Aosta”, una delle principali corse a tappe riservate alla categoria U23 (gli ex dilettanti), competizione che ha avuto tra i vincitori Fabio Aru (nel 2011 e nel 2012) e il francese Thibaut Pinot (2009).
Attraversato il borgo di Saint-Nicolas, presso il quale si possono ammirare spettacolari piramidi di terra che ricordano i calanchi, l’ultima discesa di giornata avrà termine in quel di Saint-Pierre, comune situato in una delle zone più soleggiate della Valle d’Aosta e principalmente conosciuto per i suoi due castelli, quello di Sarriod de la Tour e quello di Saint-Pierre, uno dei più scenografici della regione, purtroppo chiuso per restauri da una decina d’anni. Invece, per la prima volta nella sua storia iniziata nel 1287, una settimana prima del passaggio del Giro sarà aperto alle visite quello di Aymaville, la cui elegante struttura farà da cornice all’inizio della finale ascesa verso Cogne, una salita “double face” che proporrà in apertura i due tratti più impegnativi, un primo scalino di 4.4 Km al 7.9% e uno successivo di 2500 metri al 7.8% separati da una breve contropendenza. Smessi i panni della salita cattiva, negli ultimi nove chilometri le pendenze si fanno effettivamente “paradisiache” con un’inclinazione media che si attesta al 2.7% appena ma – se sulle rampe precedenti ci sarà stata selezione e qualche “pesce grosso” avrà perso le ruote dei migliori – quello che pare un eden potrebbe trasformarsi in un inferno, con secondi e minuti a scorrer via veloci come le impetuose acque delle cascate di Lillaz….

Mauro Facoltosi

Le cascate di Lillaz e l’altimetria della quindicesima tappa (siviaggia.it)

Le cascate di Lillaz e l’altimetria della quindicesima tappa (siviaggia.it)

CIAK SI GIRO

È uno dei castelli più ammirati e fotografati della valle e non poteva non finire immortalato in qualche pellicola. Stiamo parlando del castello di Fénis, che tra i suoi inquilini ha avuto nientemeno che il conte Dracula, quello impersonato dall’attore britannico – ma italiano d’adozione – Edmund Purdom. La sua sarà un’interpretazione vampiresca tutta da ridere, che lo vedrà in scena presso il castello valdostano al fianco degli indimenticati Paolo Villaggio e Gigi Reder. È all’ombra dello scenografico maniero, infatti, che nel 1985 saranno girati gli esterni della transilvana dimora del conte nello spassoso “Fracchia contro Dracula”, mentre per le scene ambientate nei tetri interni si ripiegò su Palazzo Farnese di Caprarola (Viterbo), nei cui sotterranei fu ricreata la cripta con le bare di Dracula e della sorella Oniria (Ania Pieroni), e sugli studi di Cinecittà, dove si sfruttò anche il set all’aperto che era stato allestito l’anno precedente per il film di Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere”. E così quella che dodici mesi prima era stata la piazza dell’immaginario borgo toscano di Frittole, in questo film diventerà la piazza del paesello dove i due protagonisti pernotteranno in una locanda la notte prima di salire al castello e nella quale Villaggio tornerà ad alloggiare anche in “Superfantozzi” del 1986, stavolta presentata per il borgo provenzale nel quale Fantozzi fa ritorno al rientro delle crociate.
Tornando nella “Vallée”, il film con Villaggio non fu l’unico qui girato perché in altre quattro pellicole si vede il castello di Fénis e in un caso si trattò di una vera e propria “apparizione a effetto” perché ne “La frusta e il corpo” del 1963, diretto da Mario Bava con lo pseudonimo di John Old, il maniero valdostano è mostrato circondato dal mare. Nessuno degli attori impegnati nelle riprese in quell’occasione si era recato in Val d’Aosta: interpreti e troupe si trovavano, infatti, sulla spiaggia laziale di Tor Caldara, vicino ad Anzio, sulle cui dune il castello fu “adagiato” con un fotomontaggio dopo esser stato ripreso in loco.

Il castello di Fenis in Fracchia contro Dracula (www.davinotti.com)

Il castello di Fenis in "Fracchia contro Dracula" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/fracchia-contro-dracula/50002301

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/la-frusta-e-il-corpo/50000485

FOTOGALLERY

Rivarolo Canavese, Castello di Malgrà

Agliè, Villa Il Meleto

Castello di Parella

Ivrea, chiesa di San Bernardino

Tratto dell’antica strada romana delle Gallie alle porte di Bard

Castello di Verrès

Il casinò di Saint-Vincent

Castello di Fénis

Uno dei primi tornanti della salita verso Pila

Aosta, teatro romano

Aosta vista dalla strada che sale a Verrogne

Castello di Saint-Pierre

Il castello di Aymavilles visto dal tratto iniziale della salita verso Cogne