QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DEL BLOCKHAUS

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: l’australiano Hindley trionfa sul Blockhaus, Lopez salva la rosa

Gazzetta dello Sport

Ungheria

Sokakat kiütött a Blockhaus, de az öreg rókák sokáig jól bírták

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Simon Yates’ dream of winning pink jersey left in tatters on dramatic day at Giro d’Italia

The Daily Telegraph

FRANCIA

Bardet devancé d’un boyau

L’Équipe

SPAGNA

El sueño de Juanpe continúa y Landa aspira a todo

AS

PORTOGALLO

João Almeida passa a segundo no Giro, a 12 segundos da camisola rosa

Público

BELGIO

Hindley is koning van de Blockhaus, Lopez redt ternauwernood zijn roze leiderstrui

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Hindley winnaar na fraaie Giro-ontknoping op zware klim Blockhaus

De Telegraaf

GERMANIA

Kämna bei Bergankunft chancenlos – Teamkollege Hindley gewinnt

Kicker

COLOMBIA

Jai Hindley, ganador de la novena etapa del Giro de Italia 2022

El Tiempo

ECUADOR

¡Sensacional! La ‘Locomotora de Carchi’ Richard Carapaz se quedó con el tercer lugar de la etapa 9 y subió al cuarto puesto de la tabla general

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Vola, vola, vola (Rosanna Fratello)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Pescara: cielo sereno, 25.3°C, vento debole da NNE (8 km/h), umidità al 53%
San Benedetto del Tronto (56.1 Km): cielo sereno, 26.9°C, vento debole da N (10 km/h), umidità al 45%
Civitanova Marche – traguardo volante (99.4 Km): cielo sereno, 27°C, vento moderato da N (14-16 km/h), umidità al 50%
Filottrano – traguardo volante (153.6 Km): poco nuvoloso, 28.1°C, vento debole da N (10 km/h), umidità al 44%
Jesi: poco nuvoloso, 28.6°C, vento moderato da NNE (12 km/h), umidità al 43%

GLI ORARI DEL GIRO

11.35: inizio diretta su RaiSport
12.20: inizio diretta su Eurosport 1
12.40: partenza da Pescara
14.00: inizio diretta su Rai2
14.50-15.05: traguardo volante di Civitanova Marche
15.10-15.25: GPM di Crocette di Montecosaro
15.30-15.50: GPM di Recanati
16.10-16.30: traguardo volante di Filottrano
16.50-17.15: GPM di Monsano
17.00-17.30: arrivo a Jesi

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Borgato: “Nuove uomini”
Rizzato: “Non era nei pregrammi”
Rizzato: “Juanpe Perez” (Lopez)
Petacchi: “L’elicottero che stava risalendo Landa”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della nona tappa, Isernia – Blockhaus

1° Julius Van Den Berg
2° Cees Bol a 6″
3° Caleb Ewan a 8″
4° Simone Consonni a 50″
5° Mark Cavendish a 54″

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Mark Cavendish a 58″
4° Clément Davy a 4′05″
5° Roger Kluge a 6′53″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 7° a 9′04″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

9a tappa: FOGGIA – VALLE DELLA RINASCITA (Chieti Scalo) (205 Km) – 27 MAGGIO 1962

A CHIETI VOLATA IRRESISTIBILE DI RIK VAN LOOY – VITO ED ALTRI TRE FUGGITIVI RAGGIUNTI A DUECENTO METRI DAL TRAGUARDO
Drammatico finale della 9a tappa del Giro d’Italia dopo 160 Km senza storia – Fallito per un soffio il colpo del giovane corridore abruzzese
La squadra della Faema controlla tutti i tentativi nella prima parte della corsa – A 45 chilometri dall’arrivo 25 corridori si staccano dal gruppo, sorprendendo Baldini, Pambianco, Gaul, Anglade, Carlesi – A 16 chilometri parte Taccone e gli resistono solo Battistini, Desmet e Perez Frances – In vista dello striscione irrompono gli inseguitori

Il borgo di Pretoro, ai piedi del Blockhaus, illuminato di rosa per il Giro dItalia (cyclinside.it)

Il borgo di Pretoro, ai piedi del Blockhaus, illuminato di rosa per il Giro d'Italia (cyclinside.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)
7a tappa: Diamante – Potenza
8a tappa: Napoli – Napoli

SUL BLOCKHAUS LOPEZ E HINDLEY MEGLIO DEI CAPITANI. CLASSIFICA CORTISSIMA

Jai Hindley ha vinto la nona tappa del giro d’Italia nel giorno in cui il proprio capitano Wilko Kelderman naufragava fuori classifica anche a causa di vicissitudini meccaniche. Simile situazione in casa Trek, ove Lopez riesce a difendere la maglia rosa nel giorno in cui il capitano designato Ciccone naufraga sulle strade di casa.

Tutti aspettavano questa tappa, la prima vera tappa di montagna. L’Etna arrivava molto presto ed è una lunga salita, ma le pendenze del vulcano non sono paragonabili a quelle che i corridori hanno affrontato oggi. Anche il disegno complessivo della tappa era ben diverso. La frazione di oggi presentava tre ascese in successione già in apertura e, dopo un lungo tratto interlocutorio ma non banale, le due salite della Majella, la prima verso Passo Lanciano, la seconda sino al Blockhaus.
Come già successo nel 2009 e nel 2017, non si è arrivati sino al vero Blockhaus, ritenuto impraticabile dagli organizzatori, ma sino al punto in cui la strada che sale da Roccamorice oggi affrontata si congiunge con quella che sale dal Passo Lanciano percorsa nel 2009.
La salita finale era molto dura, tuttavia l’atteggiamento con cui il gruppo ha affrontato il resto della tappa ha un po’ deluso.
Vero che alla nona tappa le energie non sono ancora al lumicino come nella terza settimana e che è quindi ben difficile fare la differenza, tuttavia una corsa dura già sul Passo Lanciano avrebbe forse permesso di avere differenze più marcate nel finale.
In effetti l’erta finale, davvero dura negli ultimi 10 km, ha visto una spietata selezione da dietro con uomini attesi che hanno pagato un dazio pesantissimo, uscendo di classifica come accaduto a Kelderman, Yates e Ciccone.
Gli altri protagonisti attesi (Carapaz, Bardet e Landa) non sono riusciti a fare la differenza non solo tra di loro, ma neppure su altri atleti ottimi, ma certamente meno blasonati come Almeida, Pozzovivo e Hindley, che poi si è aggiudicato la tappa nello sprint a sei.
La durezza della ascesa finale, completamente esposta ai venti, ha certamente reso più difficile scavare distacchi e scattare, tuttavia quando all’accelerata di Carapaz hanno risposto solo Landa e Bardet, nessuno dei tre ha davvero provato ad affondare il colpo. Negli ultimi chilometri, addirittura, i tre si guardavano in faccia rallentando e questo ha permesso al gruppetto di inseguitori, guidato da Almeida, di rientrare con un ritmo regolare.
Le pendenze, benché molto elevate e adatte alle rasoiate degli scalatori, erano però costanti e quindi anche trovare il ritmo poteva essere una chiave di difesa perfetta e così è stato.
Alla nona tappa, le energie sono ancora conservate e quindi le differenze tra i corridori in forma sono date esclusivamente dalla strada.
Carapaz, Bardet e Landa sono sembrati quindi i più brillanti sulle pendenze più severe, ma dovranno ora tentare di finalizzare nella terza settimana perché uomini come Almeida ed Hindley hanno dimostrato di essere in grado di reggere sulle tre settimane già nel 2020, quando si classificarono quarto e secondo.
Vincenzo Nibali è apparso oggi con una cera decisamente migliore rispetto all’Etna e, conoscendo le sue doti di fondo, si può sperare in un suo acuto nella terza settimana, un po’ come accadde a Val Thorens al Tour 2019, visto che per la classifica non sembra esserci alcuna possibilità.
Come anticipato, Giulio Ciccone ha incontrato una brutta giornata e non è quindi sinora riuscito a confermare le proprie possibilità come corridore da corse a tappe ed è uscito di classifica, tagliando il traguardo con oltre nove minuti di ritardo dal vincitore.
Al contrario, il suo compagno di squadra Juan Pedro Lopez si è difeso molto bene, riuscendo a mantenere la maglia rosa. L’attuale capoclassifica in uno dei punti di maggior pendenza dell’ascesa finale si è anche toccato con un altro corridore ed è caduto quando era ancora nel gruppetto dei migliori. Questo incidente ha causato la perdita di contatto con il drappello di testa. Nei chilometri successivi, un po’ il nervosismo dato dall’inesperienza ed un po’ l’elevato ritmo della testa della corsa hanno ampliato il distacco. La maglia rosa, però, è riuscita a non naufragare, dimostrando che le doti mentali necessarie ci sono anche se vanno ovviamente consolidate con un po’ di esperienza, che sicuramente a questo Giro il giovane spagnolo sta facendo.
Il ragazzo potrà a questo punto mantenere la rosa ancora per diversi giorni, almeno fino a Torino, vista l’orribile mutilazione della tappa di Genova, che Da insidiosa frazione di media montagna è stata ridotta ad una tappa interlocutoria.
I più delusi al termine di questa frazione sono certamente Kelderman e Yates, che sono usciti di classifica definitivamente. Kelderman ha accusato un problema meccanico nella discesa da Passo Lanciano, in un momento in cui il gruppo era lanciato a folle velocità. La risoluzione del problema non è stata immediata e l’olandese non è riuscito a rientrare. La sua crisi è stata comunque meno verticale di quella di Simon Yates, in quanto il britannico, staccatosi a 11 chilometri dalla conclusione, giungerà al traguardo addirittura qualche secondo dopo Kelderman, ben 11 minuti dopo l’arrivo dei primi. Yates ha quindi perso circa un minuto al chilometro.
Esauriti i commenti, per quel che riguarda la cronaca della corsa la partenza in salita ha favorito attacchi immediati. Si affrontava subito il Valico del Macerone, salita storica che vide una crisi nera di Costante Girandengo, che promise che non sarebbe passato mai più da lì. Sulle sue pendenze non durissime ci sono diversi scatti poi, dopo il GPM, Diego Rosa (EOLO-Kometa) sì è portato da solo al comando, inseguito da una coppia formata da Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan) e Natnael Tesfatsion (Drone Hopper-Androni Giocattoli) e da un gruppetto con Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost), James Knox (Quick-Step Alpha Vinyl), Filippo Zana (Bardiani CSF Faizanè), Eduardo Sepúlveda (Drone Hopper-Androni Giocattoli), Felix Gall e Nans Peters (Ag2r Citroen).
Gli attaccanti si ricompattano nella discesa dal GPM di Rionero Sannitico, ma il gruppo non lascia mai molto spazio e, sulle prime rampe di Passo Lanciano, il vantaggio scendeva sotto i tre minuti.
In testa, sulla salita, cominciano gli attacchi e, dopo vari tira e molla, si forma una coppia in testa con Rosa e Tesfatsion che transitano al GPM con quaranta secondi sul terzetto Dombrowski-Peters-Sepúlveda .
Il gruppo, che aveva rallentato in salita, passa 3′12″.
In discesa, Rosa rimane solo a causa di un dritto impressionante dell’eritreo, che gli aveva preso qualche metro. Per fortuna nessuna conseguenza per il corridore della Androni che però rimarrà attardato.
In gruppo, invece, c’è una notevole accelerata e, proprio quando si va a tutta, Kelderman accusa un incidente meccanico che non risolve in breve, rimanendo così definitivamente attardato.
Attaccata la salita verso Roccamorica Rosa viene ripreso dai tre immediati inseguitori, ma anche il gruppo in breve chiude sui battistrada ai meno 15.
Dopo il traguardo volante di Roccamorice, ancor prima che le pendenze si facciano davvero severe, si staccano Ciccone, Yates e la maglia bianca Vansevenant, oltre a Tom Dumoulin.
Iniziato il tratto duro è Porte a fare un ritmo che riduce il gruppo magia rosa a poche unità.
Proprio Lopez, in un punto durissimo, deve fermarsi a causa di un involontario contatto con un altro corridore.
La maglia rosa, in un’intervista post tappa, esprimerà il proprio rammarico per aver tirato una borraccia verso l’avversario a causa del nervosismo.
Non sono però al momento arrivare richieste di sanzioni.
Lopez rimane inevitabilmente staccato. Nei chilometri successivi il distacco cresce, ma il corridore della Trek Segafredo riuscirà a limitare i danni ed a mantenere sulle spalle il vessillo del primato.
Terminato il lavoro di Porte, Carapaz accelera nello stesso tratto in cui Quintana salutò la compagnia nel 2017. Rispondono gli scalatori puri, Bardet e Landa, mentre dietro si forma un quartetto tirato da Almeida con Pozzovivo, Hindley e Nibali. Il siciliano ìperò ai -3 mentre Almeida, con un ritmo regolare, riesce a ritornare sotto con gli altri due.
In realtà, il rientro del terzetto guidato dal portoghese viene favorito dall’atteggiamento dei tre di testa che si guardano in faccia e fanno melina invece di tentare l’affondo.
Ricompattatisi i sei, si va allo sprint che viene conquistato da Hindley su Bardet e Carapaz.
Lopez mantiene la rosa con soli 12 secondi su Almeida, 14 su Bardet e 15 su Carapaz. Hindley è a 20 secondi, Landa a 29. Primo degli italiani Pozzovivo, ottavo a 54 secondi.
La classifica è ancora corta e questo potrebbe favorire un cambio al vertice nella tappa di Torino o in quella di Cogne. Tuttavia, vista la buona condizione dell’attuale leader, non è escluso che la maglia rosa resti sulle sue spalle almeno sino all’Aprica.

Benedetto Ciccarone

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

La volata in vetta al Blockhaus (Getty Images Sport)

PENDENZE CRUCCHE SULLE MONTAGNE DELLA MAJELLA

Il Giro ritorna sul Blockhaus 5 anni dopo l’ultima volta, quando Quintana vinse la tappa e conquistò la maglia rosa. Quell’edizione il colombiano la perse per soli 31 a secondi nella cronometro dell’ultimo giorno e quest’anno ci saranno molti chilometri in meno da percorrere contro il tempo. Per questo motivo la tappa abruzzese sarà anche nel 2022 un passaggio chiave del Giro d’Italia, dopo che dodici mesi fa Bernal si era portato definitivamente al vertice della classifica in quel di Campo Felice.

MODIFICHE AL PERCORSO

Rispetto al tracciato descritto nell’articolo sono state inserite, subito dopo la partenza, le storiche ascese del Valico del Macerone (3 Km al 5.7%) e di Rionero Sannitico (9 Km al 6.7%).

Già quel nome così teutonico mette paura, anche per il suo insolito collocarsi in terre ben distanti dalla Germania. Se poi si considera che, tra le grandi salite del Giro 2022, il Blockhaus è terza nella classifica delle più dotate in pendenza media – superata solo dallo sloveno Kolovrat e dal trentino Menador – ecco che i suoi quasi 14 Km all’8.5% saranno per davvero da temere e tenere in stretta considerazione. Il recente passato ci ricorda che lassù nel 2017 giunse in beata solitudine Nairo Quintana, che tagliò il traguardo con 24” di vantaggio su Pinot e Dumoulin e distacchi più elevati sugli altri corridori in gara. Il colombiano si vestirà di rosa, per perdere le insegne del primato un paio di giorni dopo a cronometro, riconquistarle sulle salite friulane a e infine salutarle definitivamente nella conclusiva crono di Milano, quando Dumoulin lo sopravanzerà per 31 secondi: poiché quest’anno si dovranno affrontare molti chilometri a cronometro in meno rispetto al 2107, ecco che potrebbe per davvero concretizzarsi il binomio vittoria sul Blockhaus – vittoria finale al Giro, tenuto anche conto che questa tappa sarà molto più impegnativa rispetto all’altra citata perché, per la prima volta nella storia, l’ascesa abruzzese sarà scalata due volte, da due versanti differenti.
Il doppio Blockhaus non sarà l’unica difficoltà proposta dal tracciato odierno, che decollerà da Isernia affrontando subito dopo il via un tratto di 9 Km al 5% sulla veloce superstrada che permette di evitare due storici valichi del Giro d’Italia, il Macerone e il Rionero Sannitico, inseriti nel percorso sin dalla prima edizione del 1909. Giunti a Castel di Sangro – il centro dal quale lo scorso anno scattò la tappa terminata a Campo Felice con la vittoria e la conquista della maglia rosa da parte di Egan Bernal – si andrà a superare una salita più tradizionale, che in 7.3 Km al 6.1% sale a Roccaraso, una delle principali stazioni di sport invernali dell’Appennino Meridionale, sviluppatasi in tal senso a partire dal 1909 al margine meridionale dello spettacolare Altopiano delle Cinquemiglia. Era quest’ultimo in passato uno dei luoghi più temuti dai viandanti, ai quali era consigliato di far testamento prima di attraversare un’area nella quale non era raro imbattersi in lupi, briganti e, d’inverno, in forti tempeste di neve. I “girini” evitare del tutto quel passaggio perchè all’imbocco dell’altopiano prenderanno un’altra strada iniziando un pianeggiante tratto in quota di una decina di chilometri nel corso dei quali si andrà a sfiorare quella che è la terza stazione ferroviaria più alta d’Italia, dove a 1269 metri di quota scendono i passeggeri diretti alle vicine mete di villeggiatura di Pescocostanzo e Rivisondoli, quest’ultima conosciuta anche il presepe vivente – uno dei più noti dell’Abruzzo – che fu allestito per la prima volta il 6 gennaio del 1951. Raggiunto il Valico della Forchetta inizierà l’interminabile discesa (quasi 30 Km) attraverso la Valle dell’Aventino, conosciuta soprattutto agli appassionati di speleologia per la presenza della spelonca più alta d’Europa, la Grotta del Cavallone, esplorata per la prima volta nel 1704 e visitata anche da Gabriele d’Annunzio, che vi ambientò “La figlia di Iorio”, una delle sue tragedie più conosciute- Sfiorato quasi al termine della discesa di Fara San Martino, centro che contende alla campana Gragnano il titolo di “capitale della pasta”, si andrà a imboccare un tratto collinare di una cinquantina di chilometri che fungerà da spartiacque tra le salite affrontate a inizio tappa e la doppia ascesa al Blockhaus, fase di gara introdotta dalla facile ascesa verso il panoramico borgo di Guardiagrele, noto con il soprannome di “Terrazza dell’Abruzzo” per le sconfinate viste che offre. Successivamente il gruppo attraversa i piccoli centri di Filetto e Ari: la leggenda racconta che la mano che campeggia nello stemma del primo borgo sia nientemeno che quella del celebre Muzio Scevola mentre il secondo fu all’inizio del secolo scorso una meta frequentata dai “vip” invitati a un cenacolo letterario realizzato nel palazzo dei baroni Nolli e che ebbe come ospiti personaggi del calibro dello stesso D’Annunzio, di Luigi Pirandello e di Guglielmo Marconi. La lenta risalita della valle del Foro condurrà infine ai piedi di quella che si potrebbe definire l’antipasto al Blockhaus, l’ascesa dell’Aia della Forca (9 Km al 4.1%), nel corso della quale si toccherà il “giardino della Majella”, il borgo di Roccamontepiano.
Dopo lo scollinamento un breve “tuffo” deporrà il gruppo ai piedi del versante orientale del Blockhaus, sulla carta il meno impegnativo tra i tre possibili. Non deve per questo essere sottovalutato perché da Pretoro a Passo Lanciano si dovranno comunque affrontare 10 chilometri e mezzo di salita al 7.4% che già da soli basterebbero a stuzzicare uno scalatore decisamente bramoso. Interrotta la scalata 5 Km a valle rispetto al luogo dove si concluderà la tappa, s’imboccherà nel verso della discesa il versante di Lettomanoppello, borgo che – come molti altri toccati da questa frazione – ha un secondo nome e nello specifico caso è stato ribattezzato “città della pietra” per le famiglie di scalpellini che l’hanno abitato e di capanne in pietra dette “tholos”. Terminata anche questa “discesa fiume” (17 Km) in quel di Scafa, un tempo piccolo agglomerato che vide moltiplicati i suoi abitanti nel periodo del “miracolo economico italiano” (anni ’50-60 del XX secolo), immediatamente si riprenderà a salire e, a parte una breve e insignificante contropendenza, lo si farà costantemente da qui fin al traguardo, anche se nel computo dei dati ufficiali della salita gli organizzatori hanno considerato solo i 13.7 Km conclusivi all’8.5%, tralasciando i comunque non trascurabili sei precedenti chilometri che salgono al 4.9% di pendenza media verso il comune italiano dal nome più lungo, San Valentino in Abruzzo Citeriore, ben 34 lettere che diedero non pochi problemi agli uffici postali quando fu stabilito per la prima volta nel 1863, subito dopo l’annessione di queste terre al costituendo Regno d’Italia.
Attraversata Roccamorice avranno inizi gli ultimi quattordici, difficili chilometri di questa tappa, con i quali ci s’inoltrerà in uno degli angoli più nascosti della Majella, nei cui anfratti trovarono alloggio numerosi frati desiderosi di pace, come il celebre Pietro da Morrone – il futuro Papa Celestino V – che nel 1246 scelse di vivere per qualche tempo nell’Eremo di Santo Spirito a Maiella. Lui fece il “gran rifiuto” e scelse di nascondersi al mondo, proprio quel che, invece, da queste parti non dovranno fare i pretendenti al soglio rosa. Non è più ora di studiarsi, è ora di cominciare a mulinare le gambe sul serio!!!

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico del Macerone (684 metri). Storico passaggio del Giro d’Italia, valicato dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” tra Isernia e la località Vandra. È stato in 19 occasioni traguardo GPM: il primo passaggio fu conquistato da Gino Bartali nel corso della Chieti – Napoli del 1946 (primo al traguardo Mario Ricci), l’ultima volta è scollinato in testa il polacco Tomasz Marczynski (2012, tappa Sulmona – Lago Laceno vinta da Domenico Pozzovivo). Negli ultimi anni in un paio di occasioni un movimento franoso ha costretto la corsa ad aggirare la salita percorrendo una variante a scorrimento veloce della statale.

Sella Rionero Sannitico (1022 metri). Quotata 1032 sulle cartine del Giro 2022, è valicata dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” e si trova nei pressi dell’omonima località. Diciotto i traguardi GPM finora disputati su questo valico: la prima volta scollinò in testa Remo Bertoni nel 1934 (tappa Campobasso – Teramo vinta da Learco Guerra), l’ultima volta l’australiano Matthew Lloyd nella tappa Lucera – L’Aquila del 2011 (vinta dal russo Evgenij Petrov). Come nel caso del Macerone, anche questa salita negli ultimi anni è stata in alcune occasioni evitata percorrendo la variante della statale.

Colle della Gallina (1006 metri). Valicato dalla Strada Statale 17 “dell’Appennino Abruzzese e Appulo-Sannitico” nel corso della discesa da Rionero Sannitico a Ponte Zittola. Vi transita il confine regionale tra Molise e Abruzzo.

Valico della Forchetta (1270 metri). Valicato dalla Strada Statale 84 “Frentana” tra Pescocostanzo e Palena, è stato affrontato due volte come GPM al Giro d’Italia, occasioni nelle quali era indicato sulle cartine con il toponimo di “Valico della Forchetta Palena”. La prima scalata avvenne nel corso della Pescara – Campobasso del Giro del 1956, che vide conquistare salita e tappa il futuro vincitore della Corsa Rosa Charly Gaul. Il Giro ci tornerà successivamente nel 1997 nelle fasi iniziali della Lanciano – Mondragone, terminata con il successo allo sprint del tedesco Marcel Wüst dopo che primo in vetta era transitato il colombiano “Chepe” González

Aia della Forca (586 metri). È il punto d’inizio della Strada Statale 614 “della Maielletta”, che collega Pretoro (nei cui pressi si trova il valico) a Lettomanoppello passando per Passo Lanciano.

Passo Lanciano (1306 metri). Quotato 1310 sulle cartine del Giro 2022, si trova nel punto più elevato della Strada Statale 614 “della Maielletta”, dal quale si stacca la provinciale che sale direttamente al Blockhaus. Mai affrontata come “GPM” di passaggio, nel 2006 ha ospitato l’arrivo dell’ottava tappa del Giro, vinta da Ivan Basso. È stato inserito anche nel percorso della Tirreno-Adriatico.

Colle della Civita (1185 metri), Sella di Colle Remacinelli, Valico Fonte Tettone (1650 metri). Valicati dalla SP 64 lungo la salita da Roccamorice al Blockhaus. Il passaggio dal Valico Fonte Tettone (situato a 300 metri dal traguardo della tappa, nel punto dove converge il versante che sale da Passo Lanciano) è stato GPM di passaggio in quattro occasioni, quando lassù sono transitati in testa Michele Dancelli (Scanno – Silvi Marina, 1969), il belga Martin Van Den Bossche (Rivisondoli – Francavilla al Mare, 1970), lo spagnolo Josè Manuel Fuente (Alba Adriatica – Lanciano, 1973) e il venezuelano Leonardo Sierra (Porto Sant’Elpidio – Sulmona, 1992)

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

La cima del Monte Blockhaus e l’altimetria della nona tappa (untrolleyperdue.it)

La cima del Monte Blockhaus e l’altimetria della nona tappa (untrolleyperdue.it)

CIAK SI GIRO

È risaputo che il cinema è finzione, capita spesso che nei film si spaccino luoghi per altri e così, per esempio, si sono viste chiese romane spacciate per milanesi (come accade nel celebre film di Luchino Visconti Rocco e i suoi fratelli”) o paesaggi iraniani in realtà filmati in Puglia (è successo nel recente film d’azione britannico “Stratton – Forze speciali”). Lungo il percorso di questa tappa, come abbiamo ricordato nell’articolo, si tocca la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, la terza più alta d’Italia, preceduta dalla speciale classifica da quella del Brennero (1371 metri) e da quella calabrese di San Nicola-Silvana Mansio (1404 metri). Alla stazione abruzzese per ben due volte è capitato di far le veci cinematografiche di fermate situate in ben altri lidi e nel primo caso si trattò di un borgo inesistente, Sacrofonte Marche, dove nel 1968 abitava Marisa Di Giovanni (interpretata dalla modella statunitense Pamela Tiffin), protagonista femminile di “Straziami ma di baci saziami” accanto all’indimenticato Nino Manfredi: la stazione alla quale scende Marisa è, per l’appunto, quella che serve i due comuni dell’altipiano, i quali si spartirono i luoghi delle riprese ambientate nel fantomatico paesino marchigiano. Ancor più clamoroso è quel che si vide cinque anni più tardi in “Ingrid sulla strada”, film che racconta le vicende di una prostituta finlandese giunta in Italia in treno partendo dalla stazione di Rovaniemi, il celebre villaggio di Babbo Natale: grazie alla neve (vera) e un pannello posticcio quel che si vede nelle scene iniziali del film non si trova in Lappioniam ma, in realtà, è un piccolo casello situato a breve distanza dalla stazione di “Sacrofante Marche”.

La stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo come appare nel film Straziami, ma di baci saziami (www.davinotti.com)

La stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo come appare nel film "Straziami, ma di baci saziami" (www.davinotti.com)

Non è nella lontana Lapponia questa stazioncina che si vede nel film Ingrid sulla strada (www.davinotti.com)

Non è nella lontana Lapponia questa stazioncina che si vede nel film "Ingrid sulla strada" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location dei film citati

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/straziami-ma-di-baci-saziami-1968/50000770/pagina/1 (su due pagine)

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/ingrid-sulla-strada/50006991

FOTOGALLERY

Isernia, Fontana Fraterna

Castel di Sangro, Basilica di Santa Maria Assunta

Altopiano delle Cinquemiglia

Il borgo di Rivisondoli

Grotta del Cavallone

Uno degli scorci panoramici offerti dal borgo di Guardiagrele

Ari, Palazzo dei baroni Nolli

Stretto tornante nel centro di Petroro, all’inizio della salita di Passo Lanciano

Scollinamento di Passo Lanciano

Eremo di Santo Spirito a Maiella