QUARTIERTAPPA: DALLA SEDE DI POTENZA

Ecco il tradizionale contenitore made ne ilciclismo.it che da diverse stagioni accompagna le cronache prima del Giro e poi del Tour. All’interno ritroverete le rubriche riservate alla rassegna stampa internazionale, alla colonna sonora del giorno, alle previsioni del tempo per la tappa successiva, alle “perle” dei telecronisti, al Giro d’Italia rivisto alla “rovescia” e al ricordo di un Giro passato (quest’anno rivisiteremo l’edizione del 1962 a 60 anni dalla prima delle due vittorie consecutive di Franco Balmamion)

SALA STAMPA

Italia

Giro d’Italia: trionfo di Bouwman a Potenza con dominio olandese

Gazzetta dello Sport

Ungheria

A csalódottak ünnepe, Valter eddigi legjobb helyezése

Magyar Nemzet

GRAN BRETAGNA

Jumbo-Visma bounce back in style as Koen Bouwman lands Giro d’Italia stage win and takes lead in mountains

The Daily Telegraph

FRANCIA

Bouwman le plus fort

L’Équipe

SPAGNA

Bouwman se estrena en el Giro y Juanpe alarga su sueño rosa

AS

PORTOGALLO

Gregário de João Almeida ao ataque no Giro

Público

BELGIO

Oranje boven in de Italiaanse Laars, ritzege voor Koen Bouwman

Het Nieuwsblad

PAESI BASSI

Fantastische etappezege voor Bouwman in Giro, Mollema tweede

De Telegraaf

GERMANIA

Kämna verliert Bergtrikot an Bouwman

Kicker

COLOMBIA

Giro de Italia 2022: Diego Camargo, el gladiador de la etapa 7

El Tiempo

ECUADOR

Carapaz sin apuros en Potenza; Koen Bouwman se lleva la etapa 7

El Universo

DISCOGIRO

La colonna sonora della tappa del Giro scelta per voi da ilciclismo.it

Controvento (canzone di Arisa, originaria di Pignola, centro toccato nel finale della tappa di Potenza)

METEOGIRO

Le previsioni si riferiscono agli orari di partenza, passaggio e arrivo della tappa del giorno dopo

Napoli – partenza : poco nuvoloso, 22.1°C, vento moderato da SW (12 km/h), umidità al 64%
Monte di Procida – 1° passaggio (61.6 Km): poco nuvoloso, 22.3°C, vento moderato da WSW (14-15 km/h), umidità al 66%
Monte di Procida – 4° passaggio (GPM – 105.9 Km): poco nuvoloso, 22.3°C, vento moderato da WSW (15-17 km/h), umidità al 65%
Napoli – arrivo: poco nuvoloso, 21.7°C, vento moderato da SW (14 km/h), umidità al 62%

GLI ORARI DEL GIRO

12.50: inizio diretta su RaiSport
13.25: inizio diretta su Eurosport 1
13.40: partenza da Napoli
14.00: inizio diretta su Rai2
14.25-14.30: traguardo volante di Lago Patria
14.45-14.50: ingresso nel circuito di Monte di Procida (quattro giri)
16.10-16.30: traguardo volante di Bacoli
16.20-16.40: GPM di Monte di Procida (quarto ed ultimo passaggio)
16.30-16.50: uscita dal circuito di Monte di Procida
17.00-17.25: arrivo a Napoli

STRAFALGAR SQUARE

L’angolo degli strafalcioni dei telecronisti

Pancani: “Servizio sanitaria in corsa”
Pancani: “Stanno rientrando la prima parte del plotone”
Pancani: “Giada Borgata” (Borgato)
Petacchi: “I grandi giri si vincono anche da queste piccole cose”
Saligari: “L’altimetria che dovranno scalare i corridori”
Petacchi: “Tra 10 secondi Mollema è la nuova maglia rosa” (doveva recuperare 10 secondi per essere maglia rosa virtuale)
Petacchi: “Sbocciando questo bellissimo sole”
Pancani: “Scollinamento a millequattrocinque”
Rizzato: “Villella ha preso una curva” (il corridore era uscito di strada nell’affrontare una curva)
Pancani: “La leadersip”
Fabretti: “La maglia rosa la taglierà ancora per qualche giorno”

GIROALCONTRARIO

L’ordine d’arrivo e la classifica generale dal punto di vista della maglia nera

Ordine d’arrivo della settima tappa, Diamante – Potenza

1° Dries De Bondt
2° Jonathan Castroviejo s.t.
3° Cees Bol s.t.
4° Julius Van Den Berg s.t.
5° Rüdiger Selig s.t.

Miglior italiano Alberto Dainese, 13° (s.t.)

Classifica generale

1° Pieter Serry
2° Bert Van Lerberghe a 41″
3° Mark Cavendish a 58″
4° Clément Davy a 1′14″
5° Rüdiger Selig a 4′03″

Miglior italiano Jacopo Guarnieri, 10° a 7′38″

IL GIRO DI 60 ANNI FA

Riviviamo l’edizione 1962 della Corsa Rosa attraverso i titoli del quotidiano “La Stampa”

7a tappa: FIUGGI – MONTEVERGINE (224 Km) – 25 MAGGIO 1962

DESMET DOMINA SULLA SALITA DI MONTEVERGINE E TOGLIE A MECO LA MAGLIA ROSA DEL GIRO
Il belga, vittorioso per distacco, al comando nella classifica della corsa
Il vincitore ha lasciato nel finale i compagni di fuga Anglade e Sartore, secondo e terzo al traguardo – Defilippis ha battuto in volata il gruppo, giunto con quattro minuti e mezzo di ritardo – Oggi 110 chilometri di pianura da Avellino a Foggia

Il teatro Stabile di Potenza (www.basilicataturistica.it)

Il teatro Stabile di Potenza (www.basilicataturistica.it)

ARCHIVIO QUARTIERTAPPA

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Raduno di partenza Budapest
1a tappa: Budapest – Visegrad
2a tappa: Budapest – Budapest (cronometro individuale)
3a tappa: Kaposvár – Balatonfüred
4a tappa: Avola – Etna-Nicolosi (Rifugio Sapienza)
5a tappa: Catania – Messina
6a tappa: Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri)

DIAMANTI OLANDESI, POTENZA JUMBO MA IL MEGLIO È STATO IL VIA

Da Diamante a Potenza numeri da tappa regina, quasi 200 km con quattromila metri di dislivello abbondanti. Disegno accattivante, foriero di attacchi, ma dopo l’ora e mezza o due di furia e frenesia prima che si formi una fuga, la lotta si ridurrà a quei magnifici sette che hanno spiccato il volo.

Al Tour de France, fin troppo spesso, c’era dalle parti di Pau una tipica tappa pirenaica il cui profilo lasciava perplessi gli appassionati: “bellissimo tracciato, se fosse stato disegnato alla rovescia, partendo dall’arrivo e arrivando alla città di partenza!”. Niente di simile da ridire, sulla carta, a proposito dello splendido percorso calabro-lucano che il Giro propone nel cuore della prima settimana: ma in questo caso è a proposito dell’atteggiamento del gruppo che ci viene da pensare che sarebbe stato più proficuo scatenare i fuochi d’artificio di una generale febbre offensiva negli ultimi 70 km, e riservare all’incipit le schermaglie fra un ristretto numero di fuggitivi. Comunque sia, accontentiamoci dello spettacolo globale goduto per quasi due ore, fino alle prime rampe del Sirino, anzi ben grati per la diretta integrale quest’anno autentica che ci ha permesso di fruire “live” di queste parti della corsa, in altre stagioni destinate a costituire due scarne righe in cronaca.
Un batti e ribatti continuo, una raffica di allunghi, un elastico che si allunga e sembra spezzarsi infinite volte per poi ricomporsi. De Gendt ad aprire le danze, quasi simbolicamente, così come pare un cameo quello di De Marchi: i due, un tempo veri cecchini nel cogliere la fuga, vengono soverchiati da una girandola di nuovi tentativi. Tra i più attivi, van der Poel, uomo spettacolo se mai ve ne furono, e ci viene da dire fin troppo generoso nel cercare una tappa che comunque sarebbe al limite dei suoi mezzi, sperperando con magnanimità energie che sarebbero preziose l’indomani a Napoli, su un tracciato ben più consono. Ci provano gli UAE, con il promettentissimo Covi, e gli scafati Ulissi o Formolo, ci provano gli EF, per loro un’occasione chiave, con Cort, Camargo e Caicedo e Kudus, ci provano ovviamente i Drone Hopper con l’attesissimo Tesfatsion e il teenager ucraino Ponomar, il giovane compagno in Lotto di De Gendt, Moniquet, tenta a ripetizione, e a ripetizione di ripetizione ci prova Wout Poels per i Bahrain. Un altro virgulto di classe, lo svizzero Schmid, già trionfatore nella tappa degli sterrati allo scorso Giro e ora accasatosi in Quickstep ci prova pure lui. E si lancia all’attacco mezza Ag2R, pure l’Astana con Felline e Dombrowski… e non possiamo che scusarci con una buona fetta degli attaccanti che ancora non abbiamo nominato, prima di dover procedere oltre, a scanso di trasformare la cronaca in una riproduzione punto per punto della gara, di pari durata!
Il tutto reso ancora più frenetico da improvvide forature e cadute, come quella che costa la corsa rosa a Samitier, Doull e Zoccarato. Si trovano pure all’attacco i leader, quelli che capeggiano la generale attuale e uno che la capeggia in pectore: Kämna prova a più riprese, con Juanpe López sempre attento in marcatura, anche quando si tratta di sganciarsi dal gruppo. E sulla scia di un assalto a sciabolate di van der Poel scendendo dal passo Colla, si trova con lui Carapaz scortato dal compagno Narváez: lungi dall’attendere, la mossa si prolunga fino a prendere contatto con l’embrione di fuga incipiente attivo in quel momento. La Trek spegne l’incendio e nella stessa fuga la collaborazione era svanita al comparire figure così ingombranti, ma l’episodio è rivelatore del clima che si è respirato per quasi due ore dal via. Duemila metri di dislivello macinati via a quaranta e passa di media.
Poi, sulle prime rampe rognose del Sirino, forza Formolo, Arcas prova a tenerlo ma scivola giù, sale invece a bordo Villella, un’altra roccia come “il Roccia “ per antonomasia. Dietro c’è ebollizione arancione: arriva Poels, che già si era fatto tutto il passo Colla in avanscoperta solitaria, accompagnato dall’altro olandese Bouwman, abile gregario scalatore; Camargo allunga affaticato e Dumoulin lo marca per proteggere gli interessi Jumbo. Per completare il quadro fiammingo-neerlandese, Bauke Mollema ce la mette tutta e rientra pure lui.
La fuga è fatta. Da qui in poi, la dinamica resterà stabile nonostante un profilo altimetrico da elettrocardiogramma impazzito. Dietro, pipì, sportine col pranzo, squadre che comandano o con uomini in fuga a chiudere tutto il fronte strada, ritmo modesto, fino a un piccolo forcing finale made in INEOS per ridimensionare i distacchi. Davanti, un’Italia-Olanda 2-4, rocce contro diamanti, con Camargo ospite non troppo scomodo, spesso in affanno. Il fenomeno giovanile in Colombia è molto attivo nelle fughe di questo Giro ma sembra per ora pagare la grande fatica. Più avanti, nel Giro o negli anni, potrebbe pareggiare i bilanci, da un lato con la stanchezza altrui, dall’altro maturando lui stesso, se non si brucia con eccessi di resistenza in cagnesco. Bouwman sprinta come un pazzo su tutti i Gpm, Poels cerca di tenergli dietro ma l’età si fa notare e alle prime rampe della Montagna Grande di Viggiano, pezzo forte di giornata (come durezza, non come punti, per assurdo!), grippa il suo motore già avanti negli anni. Villella è protagonista di un ruzzolone in discesa, poi salta fuori, nel bel mezzo dei muri sopra Viggiano, che ha danneggiato il collarino della sella (o così pare) e deve aggiustare la bici. Rietrerà indomito in discesa, per poi staccarsi nuovamente, ma, doppiamente indomito, resisterà per qualche manciata di secondi al ritorno veemente del gruppo sulla linea d’arrivo.
Formolo è propenso a martellare per scrollarsi di dosso gli avversari, ma Dumoulin fa buona guardia. Sull’ultimo Gpm gli affondi di Formolo e Mollema pigliano scoperto Bouwman, che resta attardato, ma l’illustre capitano Tom si mette al servizio del poco appariscente gregario, marcando, cucendo, minacciando (sempre in termini rigorosamente sportivi!), tanto che Bouwman rientra giusto in tempo per razziare fino all’ultima occasione il massimo punteggio Gpm disponibile. Sta strafacendo? Evidentemente dev’essere semmai in giornata di grazia assoluta: nell’insidioso e tecnicamente affascinante circuito potentino, Koen copre ogni offensiva di Formolo e Mollema, sempre più rassegnati, mentre Dumo, staccatosi sui cambi di ritmo, finisce per rientrare e addirittura tirare la volata al compagno, che la vince come di dovere. A Bouwman oggi scappava la gamba, ma il MVP è stato questo Dumoulin in versione chioccia, coach, regista, uomo assist.
Insomma, avvio di gara memorabile, e forse le tante tossine avvertite dai più hanno indotto a soverchia prudenze. Fra i selezionatissimi sette, qualità epica, come non sempre accade al Giro: vincitori di GT, di Monumento, di grandi tappe… alla fine prevale il nome meno blasonato, anche se non certo ignoto agli appassionati per le sue indubbie doti di camoscio, esaltate dal terreno odierno. Belle storie di caparbietà e colpi di scena. A sette, però. E gli altri? Forse è anche giusto non chiedere altro a chi si vede già favorito, avendo dimostrato forma straripante come Yates o squadra dominante come Carapaz: dopodomani c’è un Blockhaus su cui menare colpi secchi. Ma prima del Blockhaus c’è la tappa sì insidiosa eppure non colossale di Napoli in cui correre di conserva, se proprio. E allora perché non cogliere oggi stesso la palla al balzo, scuotendo un po’ l’alberello? I Bahrain, con davanti un Poels chiaramente fuori dai giochi, non avrebbero potuto riciclarlo come appoggio provando un’azione anche solo di sondaggio con una delle loro due (due!) punte, Bilbao e Landa, uomini entrambi avvezzi al gesto da lontano? O un azzardo col giovane Buitrago? Idem dicasi per Guillaume Martin, attardato più del dovuto sull’Etna, Cofidis come Villella là davanti, con quest’ultimo escluso per sfortuna da ogni gioco di vittoria, ma, come dimostrato sulla strada, ancor più che in condizione di reggere ritmi sostenuti, foss’anche da solo, meglio ancora se in tandem col proprio capitano. Queste due le opzioni più telefonate e dove l’accidia è quasi scandalosa. Ma perché non tastare il terreno con Almeida in casa UAE? Il mastino portoghese dà il meglio di sé in queste condizioni: prima settimana, mezza montagna, salite dure ma brevi. Suvvia, lancia mezza progressione, e se ti stoppano pace, però se per caso prendi il largo, hai Formolo davanti, non l’ultimo arrivato. Bene lasciare campo libero al compagno italiano, ma con cinque minuti e passa di differenza un test senza impegno si poteva lanciare, valutando poi ogni pro e contro sul campo. Un provarci per provarci sarebbe stato doveroso anche in casa Bora, con ben tre (3!) capitani fra cui scegliere, mentre l’unico che almeno all’inizio attacca è il marcatissimo Kämna, poi il nulla. E Sosa fra i Movistar? Arriva al Giro con la forma brillante vista in Asturia, combina l’atteso disastro a crono, in salita va… perché sprecare la Montagna Grande? Hugh Carthy con Camargo in avanscoperta (d’accordo ormai spompato)? Non ci spingiamo oltre, ma ce ne sarebbe modo. Ecco, se non si cercano spazi quando i padroni della corsa lasciano dei margini, è difficile che si possano ricavare appena la competizione diventerà davvero tirata, mentre in giornate come questa si possono pescare rendite preziose per pareggiare altri handicap atletici o di team. È la storia di tanti tapponi appenninici meravigliosamente disegnati; e fa parte del gioco, d’accordo, la paralisi che blocca fra speranze di far meglio domani e timori di cedere oggi. Ma allora che quella odierna sia anche occasione per ricordare quel Nibali alla vigilia del suo primo trionfo rosa e come corse le tappe mosse della prima settimana 2013. Non guadagnò chissà che tempo, anzi, ma pose le basi della propria vittoria finale cominciando a creare un clima di gara e un corso degli eventi. Le tappe van disegnate bene a prescindere, così come era ben disegnata la tappa di oggi, poi è dato di natura che non tutti gli anni nascano i campioni capaci di renderle non solo gradevoli ma memorabili – e utili a trionfare

Gabriele Bugada

Bouwman vince linsidiosa tappa dellappennino lucano (Getty Images)

Bouwman vince l'insidiosa tappa dell'appennino lucano (Getty Images)

UNA POTENZA DI TAPPA

Gli organizzatori l’hanno definita di media montagna, ma la tappa con arrivo a Potenza potrebbe rivelarsi molto più dispendiosa del previsto e lasciare dolorosi graffi in classifica. Le salite più interessanti sono collocate lontane dall’arrivo, ma il finale non offrirà mai un momento di requie e qualche corridore potrebbe perderci tempo prezioso

Ci sono tappe d’alta montagna segnate in rosso sui taccuini, ci sono tappe di media montagna che solitamente lasciano il tempo che trovano e che sono occasioni d’oro per quei corridori che non hanno ambizioni di classifica e vanno a caccia di un successo che nobiliti la sua partecipazione. E poi ci sono tappe come quella di Potenza alle quale si fa fatica ad attribuire un’identità precisa. Il fatto che l’unica salita veramente impegnativa tra quelle in programma sia collocata a una sessantina di chilometri dall’arrivo la iscrive tra le frazioni di media montagna, ma se si vanno a esaminare nel dettaglio i numeri si scopre che questa – pur non essendo paragonabile a tappe come quelle del Blockhaus, dell’Aprica e della Marmolada – sarà a tutti gli effetti una giornata di montagna vera e propria e questo lato è stato sottolineato in sede di presentazione un po’ da tutti – corridori, direttori sportivi e anche semplici appassionati –“sconfessando” l’inferiore classificazione attribuitagli dagli organizzatori. Allora vediamoli questi numeri, che parlano di sette salite, più di 4500 metri di dislivello complessivo e un totale di quasi 70 Km che si dovranno trascorrere in ascesa. Poco conta, a questo punto, che la salita più tosta sia lontana dal traguardo perché – né prima, né dopo – s’incontreranno mai momenti tranquilli tra un colle e l’altro e chi avrà troppo sottovalutato questo percorso potrebbe piangere lacrime amare. Se ci si sarà corsa vera sin dall’avvio o se qualche scalatore particolarmente attizzato vorrà saggiare i rivali sulle arcigne pendenze del Monte Scuro, potrebbe uscire una tappa destinata a lasciare più di un graffio sulla classifica e qualcuno poi potrebbe ancora risentirne gli effetti postumi nelle complicate giornate successive, quando sono in programma la complicata (e solo apparentemente innocua) tappa di Napoli e il temuto arrivo sulla Majella. E anche se non dovesse succedere nulla, di certo rimarrà nelle gambe, intossicando i muscoli in vista del secondo week end di gara.
Si partirà da Diamante ricalcando il finale della tappa di Scalea, per poi lasciare la Calabria sfiorando Praia a Mare, la cui spiaggia si affaccia verso l’isola di Dino, meta prediletta degli appassionati d’immersioni subacquee che possono ammirarvi le sue grotte sommerse. Percorsi i primi 28 km i “girini” entreranno in territorio lucano all’altezza dell’unico sbocco sul Tirreno della Basilicata, dalla cui rive ci si staccherà per andare ad affrontare la prima delle sette salite di giornata, il Passo Colla. Sono poco meno di 10 Km al 4.6% con i tratti più impegnativi all’inizio, quando si pedalerà tra le case di Maratea sorvegliati dalla statua del Redentore realizzata tra il 1963 e il 1965 dallo scultore toscano Bruno Innocenti sulla cima del Monte San Biagio, terza in Europa per altezza (21 metri e 13 centimetri, 17 in meno rispetto all’omonima di Rio de Janeiro). Attraverso Trecchina si scenderà nella valle del Noce, dove un tratto di 2.2 Km all’8.5% farà da antipasto alla salita più lunga del Giro 2022, quella diretta al massiccio del Sirino, sul quale si trovano le due cime over 2000 più basse dell’Appennino Lucano (Monte Papa e Cima De Lorenzo, rispettivamente 2005 e 2004 metri di quota). È una vecchia conoscenza del Giro d’Italia, che nella seconda metà degli anni ‘90 l’ha proposto in tre occasioni come arrivo di tappa, le prime due volte salendo da Lagonegro e l’ultima percorrendo l’interminabile versante di Lauria, lo stesso affrontato quest’anno. Per arrivare allo scollinamento si dovranno percorrere quasi 28 Km al 4%, anche se sul valore della pendenza media incide la presenza di due lunghi tratti intermedi nei quali la strada spiana o scende brevemente: in soldoni si compone di un primo troncone di 9.3 km al 5.6% a cavallo del passaggio da Lauria, di un impegnativo segmento centrale di 2.2 Km al 9.7% e dalla balza finale di 4.8 Km al 7.3% che condurrà al Gran Premio della Montagna, assegnato nei pressi per il bivio per il Lago Laudemio, il più meridionale d’Italia tra quelli d’origine glaciale. In discesa si percorrerà un versante inedito del Sirino prima d’intraprendere l’ultimo tratto “tranquillo” di questa tappa, una ventina di chilometri parte in lieve discesa e parte in falsopiano durante i quali si andranno a sfiorare i resti di Grumentum, l’antica città romana presso la quale Annibale sarà sconfitto durante la seconda guerra punica. Lambita l’estremità occidentale del lago di Pietra del Pertusillo, bacino artificiale costruito tra il 1957 e il 1962 con i fondi della “Cassa del Mezzogiorno”, il percorso andrà ad attraversare la Val d’Agri prima di tornare a pedalare all’insù alla volta del borgo di Viggiano (5.5 Km al 5.3%). È l’aperitivo alla salita più impegnativa del giorno, che sulle cartine del Giro è chiamata Monte Scuro ma che in realtà è più conosciuta dai cicloamatori locali con i toponimi di Acqua dei Pastori e di Madonna di Viggiano, con preciso riferimento al santuario costruito nel XIV secolo sulla soprastante montagna, luogo dove era stata rinvenuta una raffigurazione della Madonna. Famosa è la processione che annualmente raggiunge questo santuario, descritta da Carlo Levi nel romanzo “Cristo si è fermato a Eboli”, mentre il duro pellegrinaggio dei “girini” si fermerà quasi 300 metri più in basso, percorsa una strada non meno impervia rispetto a quella riservata ai fedeli: per arrivare in vetta si dovranno affrontare 6 Km di salita al 9.7% con un vero e proprio “cuore di pietra” di 1500 metri nel quale l’inclinazione media schizza costantemente oltre l’11%. Chi dovesse perdere le ruote del gruppo potrebbe faticare non poco a rientrare, anche perché subito dopo un primissimo tratto di discesa si dovrà percorrere un altopiano lungo più di 3 Km che costringerà a pedalare, disegnato ai piedi del Monte Volturino. Sfiorati due altri piccoli luoghi di culto montani, il Santuario del Monte Saraceno e la Cappella della Potentissima, si riprenderà la discesa in direzione del centro di Calvello, antica roccaforte longobarda, superato il quale la sfilza di salite che punteggiano il finale proporrà ora un’ascesa anonima di 5.8 Km al 3.9%, immediatamente seguita da quella che condurrà all’ultimo GPM di giornata. È La Sellata, 9.1 Km al 5.1% per arrivare fino alla stazione di sport invernali più vicina al capoluogo lucano, unita in un comprensorio agli impianti del vicino Monte Arioso. Attraversata in discesa Pignola, centro famoso come il “paese dei portali”, si raggiungerà la periferia sudoccidentale di Potenza, dirigendosi quindi verso il centro con una salita di poco più di 2 Km al 5% che si concluderà alle soglie del cuore della città, dove si trovano la centralissima Piazza Mario Pagano e diversi luoghi di culto d’interesse artistico come la cattedrale di San Gerardo e la Chiesa di San Michele Arcangelo. Non saranno ancora concluse le fatiche odierne perché a questo punto mancheranno ancora 6 Km per andare al traguardo, preceduto da un dentello finale di 300 metri al 7.4%, ultimo “canino” di un percorso che potrebbe rivelarsi più mordace del previsto.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo la Colla (594 metri). Costituito dai monti Crivo e Coccovello è valicato dalla SP 3 “Tirrena” tra Maratea e Trecchina. Noto anche con il nome di “Bocca di Maratea” (mentre sulle cartine del Giro 2022 è segnalato come “Passo Colla”), è stato affrontato due volte al Giro d’Italia, la prima durante la tappa Palinuro – Campotenese del 1980, la seconda nel finale della Amantea – Monte Sirino del 1996, rispettivamente conquistate da Gianbattista Baronchelli e Davide Rebellin, mentre i corridori che nelle due occasioni transitarono in testa al GPM furono Simone Fraccaro e Maurizio De Pasquale.

Valico della Serra Rotonda. Valicato dalla SS 653 “della Valle del Sinni” tra la località Pecorone (Lauria) e Latronico, sorge a breve distanza dallo svincolo “Lauria Nord” dell’Autostrada del Mediterraneo (A2). Vi si stacca la strada che sale verso il Monte Sirino.

Valico del Bosco Baresano (1375 metri). Coincide con il punto nel quale confluiscono i tre versanti del Monte Sirino (Lauria, Lagonegro e Fontana d’Eboli). Al Giro 2022 sarà attraversato in discesa, circa 700 metri dopo lo scollinamento. La salita al Sirino è stata affrontata in passato tre volte al Giro d’Italia, sempre come arrivo di tappa: nel 1995, quando la tappa scattò da Acquappesa Marina, si impose lo spagnolo Laudelino Cubino; nel 1996 – come appena ricordato – colse la vittoria Rebellin mentre nel 1999, unica occasione nella quale si salì dallo stesso versante di quest’anno, tagliò per primo il traguardo Danilo Di Luca.

Valico (1306 metri). Non segnalato sul testo di riferimento (vedi sotto) si trova ai piedi del Monte Volturino, valicato dalla SP 141 e dalla SP 16 tra Marsicovetere e Calvello. I corridori vi transiteranno nel corso del tratto in falsopiano che spezza la discesa dal Monte Scuro.

Valico la Sellata (1255 metri). Valicato dalla SP 5 “della Sellata” tra Abriola e Pignola.

Nota. Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

Vista panoramica di Potenza e l’altimetria della sesta tappa (wikipedia)

Vista panoramica di Potenza e l’altimetria della sesta tappa (wikipedia)

CIAK SI GIRO

Non sono molti gli attori e i registi di origini lucane ad aver raggiunto la notorietà e in almeno tre casi sono diventati celebrità internazionali. Avi nativi della Basilicata hanno avuto Nicolas Cage, Danny De Vito e il “papà” della trilogia del Padrino Francis Ford Coppola. Tra i lucani al 100% l’unico ad aver ottenuto una certa fama è stato Rocco Papaleo, che ha debuttato come attore alla fine degli anni ’80 interpretando il ruolo del caporale Rocco Melloni nella serie televisiva “Classe di ferro”. La notorietà, arrivata grazie anche ai sei film girati con Leonardo Pieraccioni, l’ha poi motivato a passare dietro la macchina da presa e lo farà per la prima volta nel 2010 con un film interamente dedicato alla sua regione, “Basilicata coast to coast”. È una pellicola “on the road” che racconta del viaggio di una band musicale attraverso la regione, dalla costa tirrenica a quella ionica, diretti a un festival musicale al quale dovrebbero esibirsi, ma il viaggio durerà più del previsto e arriveranno a kermesse oramai terminata. La prima parte del viaggio ricalca proprio il tratto iniziale della tappa di Potenza, con la pellicola che si apre ai piedi del Redentore di Maratea per poi fare scalo a Trecchina, Lauria, Grumento Nova e sulle sponde del Lago del Pertusillo. Qui giunto il percorso dei “girini” e quella della band si disgiungono, con la seconda che prosegue alla volta di Scanzano Jonico toccando lungo il viaggio – tra gli altri centri – Aliano (dove Carlo Levi visse al confino) e l’incantevole borgo abbandonato di Craco.

Il Redentore di Maratea guest star nel film Basilicata coast to coast (www.davinotti.com)

Il Redentore di Maratea "guest star" nel film "Basilicata coast to coast" (www.davinotti.com)

Cliccate qui per scoprire le altre location del film

https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/basilicata-coast-to-coast/50020316

FOTOGALLERY

L’isola di Dino vista dal lungomare di Praia a Mare

Il Redentore di Maratea visto dalla strada che sale al Monte San Biagio

Lago Laudemio (tripadvisor.com)

Lago Laudemio (tripadvisor.com)

L’anfiteatro dell’antica Grumentum

Lago della Pietra del Pertusillo

Santuario della Madonna di Viggiano

Calvello, Cappella della Potentissima

Uno scorcio di Pignola

Potenza, Cattedrale di San Gerardo