UNA TAPPA PER DESTRIERI DI RAZZA

I precedenti arrivi del 1998 e del 2017 la dicono lunga su una salita che, nella primavera di 22 anni fa, il lungimirante Evgenij Berzin arrivò a paragonare all’Alpe d’Huez. I fatti gli hanno già dato due volte ragione e, dunque, anche quest’anno l’arrivo a Piancavallo potrebbe lasciare il segno in classifica, nonostante questa sia la meno impegnativa tra le quattro frazioni alpine del Giro 2020. Un passaggio da non sottovalutare, dunque, anche perché la stretta strada del Monte Rest, apparentemente lontana dal traguardo, potrebbe rimanere sul groppone a molti per parecchi chilometri.

Dall’alto dei suoi trenta arrivi di tappa è indubbio che l’Alpe d’Huez si sia conquistata un grosso spazio nella storia del ciclismo. Dal basso dei suoi appena due arrivi la friulana Piancavallo non s’è dimostrata inferiore all’ascesa francese e un deciso segno è già riuscita a lasciarlo. Non aveva dunque tutti i torti Evgenij Berzin quando, salito lassù nella primavera del 1998 per testarla in vista dell’arrivo che il Giro d’Italia avrebbe proposto qualche settimana più tardi, disse che Piancavallo e l’Alpe erano salite gemelle, molto simili tra loro e i numeri gli davano ragione perché la salita francese è più corta di qualche centinaio di metri rispetto a quella friulana, che invece ha un dislivello complessivo leggermente superiore. E i fatti di cronaca sportiva ribadiranno tutto lo spessore di questa salita, che vide nel 1998 il successo in solitaria di Marco Pantani e nel 2017, quando s’impose lo spagnolo Mikel Landa, un ribaltone in classifica con il passaggio della maglia rosa dalle spalle di Tom Dumoulin a quelle del colombiano Nairo Quintana, anche se qualche giorno più tardi l’olandese si riprenderà il maltolto nella conclusiva tappa a cronometro di Milano.
Pur essendo sulla carta la meno difficile delle quattro frazioni alpine che caratterizzeranno il finale del Giro 2020, non si dovrà dunque sottovalutare la tappa che riporterà la Corsa Rosa a Piancavallo, tenendo anche presente che arriverà subito dopo la cronometro di Valdobbiadene e che il percorso della frazione disegnata quest’anno è più impegnativo sia di quello della tappa disputata nel 1998, sia di quella che detronizzò Dumoulin tre anni fa. In particolare s’incontrerà un tratto piuttosto delicato a cavallo del centesimo chilometro di gara – in tutto questa tappa ne misurerà 183 – quando la corsa imboccherà la “storica” salita della Forcella di Monte Rest (per i motivi ai quali accenneremo più avanti), problematica non solo per le sue pendenze ma anche, e forse soprattutto, per la carreggiata notevolmente ristretta che ne caratterizza i due versanti e che costituirà un bell’handicap non solo per i corridori che in quel momento di gara dovranno recuperare ma anche per il traffico delle ammiraglie in caso d’interventi a corridori incidentati. È non è finita qui perché anche la successiva Pala Barzana presenta una strada non larghissima e tutto questo inciderà sicuramente sulla corsa, con i “girini” che si presenteranno ai piedi del Piancavallo con parecchie energie già profuse, sia sul piano fisico, sia su quello mentale.
La tappa che chiuderà la seconda settimana di corsa scatterà dalla pista dell’aeroporto militare di Rivolto, noto per essere la sede delle Frecce Tricolori, delle quali quest’anno si celebrerà il 60° anniversario della fondazione. Da un simbolo della nostra nazione a quello della regione ospitante il passo è breve e, infatti, dopo lo start ufficioso da Rivolto e un breve tratto da percorrere fuori gara il fischio d’inizio sarà suonato in prossimità della barocca Villa Manin, una delle bandiere artistiche del Friuli-Venezia Giulia nella quale dimorarono l’ultimo doge di Venezia Ludovico Manin e per un paio di mesi anche Napoleone Bonaparte, che il 17 ottobre 1797 vi firmò con il conte austriaco Johann Ludwig Josef von Cobenzl il Trattato di Campoformio, atto che sancì la fine della “Serenissima” Repubblica di Venezia. In tempi moderni e più “tranquilli” la villa accoglierà avvenimenti di tutt’altro spessore come puntate di “Giochi senza Frontiere” e del “Festivalbar”, concerti (come quelli di Sting e dei Kiss) e set cinematografici, come quando nel 1997 Renzo Martinelli ne farà la sede di un comando nazista nel drammatico film “Porzûs”.
Il tratto iniziale della frazione vedrà il gruppo percorrere una trentina di chilometri in falsopiano risalendo la valle del Tagliamento in direzione di Dignano (vi si trova la Pieve dei Santi Pietro e Paolo, una delle più antiche della regione) e di San Daniele del Friuli, che quarantottore più tardi – dopo il secondo e ultimo giorno di riposo – sarà sede d’arrivo di un’insidiosa frazione di media montagna non meno impegnativa di quella in oggetto. Superato il Tagliamento sul ponte di Pinzano, nel corso della sua storia distrutto due volte, prima dai militari italiani durante la ritirata da Caporetto e poi da una disastrosa piena del fiume nel 1966, si affronterà la prima delle sette salite di giornata, che culmina dopo 2.3 Km al 6.4% – movimentati da otto tornanti – presso il borgo di Anduins, alla cui uscita si costeggerà la Falesia del Masarach, parete di roccia che è stata ribattezzata “la palestra più comoda d’Italia” per le quasi 130 vie di arrampicata che vi sono state tracciate e che ne fanno una delle più frequentate dagli appassionati di free climbing. Per i “girini” sarà l’aperitivo alla successiva Sella Chianzutan, poco meno di 10 Km al 5.6% superati i quali la corsa entrerà in Carnia scendendo verso il lago artificiale di Verzegnis, realizzato nel 1957 dalla SADE, la Società Adriatica di Elettricità il cui nome è rimasto tragicamente nella storia per aver progettato e realizzato la diga del Vajont qualche anno più tardi. Ritrovato il Tagliamento alle porte di Villa Santina, se ne risalirà nuovamente la valle per poco meno di 10 Km, tratto nel quale si lambirà il piccolo centro di Socchieve, dove costituisce l’occasione per una breve sosta la medievale chiesa di San Martino, adornata da un ciclo d’affreschi opera di Gianfrancesco da Tolmezzo. Superata l’intermedia Forcella di Priuso (3 Km al 6,4%), è giunta l’ora di affrontare la salita alla Forcella di Monte Rest, 6 Km e mezzo all’8.2% di pendenza media sui quali si decise Giro d’Italia del 1987, anche se in quell’occasione si viaggiava nella direzione opposta ed è infatti nella discesa dal passo che avvenne l’episodio passato alla storia come il “tradimento di Sappada”. È proprio qua che l’irlandese Stephen Roche attaccò il suo capitano Roberto Visentini, innescando una doppia crisi al suo superiore in maglia rosa – prima fisica e poi psicologica – che si concretizzerà con la riconquista delle insegne del primato per Roche sul traguardo di Sappada, episodio che il corridore bresciano mal digerirì e ancora oggi a più di trent’anni di distanza ancora non ha metabolizzato (in un’intervista rilasciata a Bicisport nel 1997 arrivò a definire il rivale un campione sul piano agonistico, ma lo etichettò come “morto” sullo spessore umano).
Percorsa una discesa che per qualcuno potrà avere l’aspetto di un incubo a causa della sede stradale stretta (fortunatamente le pendenze non saranno particolarmente accese, 9.5 Km al 6.5%) si arriverà in un luogo dal nome invece da sogno e molto poetico, la Val Tramontina, dove la corsa andrà a specchiarsi nelle acque del lungo Lago dei Tramonti, realizzato nel 1952 per approviggionare d’acqua il complesso industriale di Torviscosa, sito in provincia di Udine, di proprietà della SNIA e dove si produceva fin dagli anni ’30 il rayon, la fibra tessile nota anche con i nomi di “viscosa” e “seta artificiale”. Da segnalare che nei periodi di secca del lago dalle sue acque torna a emergere il paese fantasma di Movada, che fu abbandonato prima della creazione del bacino. Alle porte di Meduno, il centro situato allo sbocco della valle nella pianura friulana, il gruppo svolterà a destra per imboccare un altro tratto a careggiata ristretta che lo condurrà ai piedi della successiva asperità di gara, la Forcella di Pala Barzana, ascesa inedita per il Giro d’Italia e per quei corridori che in carriera non hanno mai disputato il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia, corsa che fino a qualche stagione fa era esclusivamente riservata alla categoria degli under23 (quelli che un tempo si definivano “dilettanti”) e che ha avuto tra i suoi vincitori futuri campioni del calibro di Felice Gimondi (1963), Claudio Chiappucci (1983) e per due volte Gilberto Simoni (1991 e 1993), mentre due anni fa la vittoria è andata all’astro nascente del ciclismo sloveno Tadej Pogačar, che nel 2019 si è fatto notare al primo anno da professionista conquistando due corse a tappe (la Volta ao Algarve e il Tour of California) e tre tapponi di montagna all’ultimo Giro di Spagna. Anche le donne hanno nel “curriculum” questa salita, inserita due volte nel tracciato del Giro d’Italia a loro dedicato, l’ultima volta lo scorso anno in occasione della tappa di Maniago, vinta dalla britannica Elizabeth Banks, mentre nella tappa di Montereale Valcellina del 2017 s’impose l’imbattibile olandese Annemiek Van Vleuten. In entrambe queste ultime occasioni si percorse in discesa il versante che i professionisti affronteranno in salita, composto da un primo tratto di 3 Km al 6,3% che si conclude all’altezza di Poffabro, da una porzione intermedia di quasi 2 Km in quota e da una balza finale di 4.5 Km al 7.2%. Più “compatta” è la successiva disceva che in 5 Km al 7.6% farà planare la corsa su Andreis, comune di poco meno di 300 anime che ospita una delle sedi del parco naturale delle Dolomiti Friulane, istituito nel 1990. Subito dopo la fine della discesa il gruppo s’infilerà nell’oscurità dell’interminabile Galleria Fara, vero e proprio traforo di 4 Km scavato all’inizio degli anni ’80 in seguito alla dismissione della spettacolare ma pericolosa strada che attraversava l’orrido della Valcellina, costruita nel 1906 e oggi – dopo l’istituzione della Riserva Naturale Forra del Cellina – parzialmente accessibile a pedoni e ciclisti. L’ingresso nel tunnel segnerà anche l’inizio di un tratto, lungo una ventina di chilometri, nei quali si procederà costantemente in lieve discesa e che terminerà proprio al momento d’incominciare la salita finale. Tornati alla luce del sole, i “girini” attraverseranno Montereale Valcellina, centro il cui nome deriva dal vetusto “Castrum Montis Regalis”, castello ridotto in ruderi prima dall’invasione turca del 1499 e poi da due terremoti che completano l’opera di distruzione nel secolo successivo.
Da qui fino all’imbocco della salita finale si procederà rasente le pendici del Monte Cavallo, toccando all’inizio di questo tratto il centro di Malnisio, presso il quale si trova l’ex centrale “Antonio Pitter”, che nel 1905 ebbe l’onore di illuminare per la prima volta con la luce elettrica Piazza San Marco a Venezia e che dopo la chiusura nel 1988 è stata convertita in museo, sede distaccata dello Science Centre Immaginario Scientifico di Trieste.
Sfiorata Aviano, sede di una nota base aerea di proprietà dell’Aeronautica Militare italiana e utilizzata come appoggio dalla NATO e dall’USAF (United States Air Force), decolleranno i “caccia” a pedali, pronti a ricalcare le rotte che, un caldo pomeriggio di ventidue anni fa, videro Marco Pantani posare la prima pietra della sua vittoria nell’81a edizione della Corsa Rosa.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella Chianzutan (954 metri). Valico prativo aperto tra i monti Piombada e Verzegnis, vi transita la SP 1 “della Val d’Arzino“ tra la località Pozzis e Verzegnis. Quotata 955 sulle cartine del Giro, è stata finora inserita due volte nel percorso del Giro: nel 2010 durante la tappa Mestre – Monte Zoncolan, vinta da Ivan Basso, a tagliare per primo la linea d’arrivo del GPM della Sella Chianzutan fu il francese Ludovic Turpin; nel 2018 sarà il colombiano Sebastián Henao il primo a transitare in vetta durante la tappa San Candido – Piancavallo vinta dallo spagnolo Mikel Landa.

Sella degli Stavoli Fuignis (700 metri). Vi transita la SP 1 “della Val d’Arzino” nel corso della discesa dalla Sella Chianzutan verso Verzegnis.

Sella Col di Zuca (504 metri). Vi transita la SP 72 “di Invillino” tra Villa e Invillino.

Forca di Priuso (654 metri). Vi transita l’ex SS 552 “del Passo Rest” tra Priuso e la Forcella di Monte Rest. Sulla cartina del Giro 2020 è segnalata come “Forcella di Priuso” e quotata 664 metri.

Forca di Monte Rest (1060 metri). Vi transita l’ex SS 552 “del Passo Rest” tra Priuso e Tramonti di Sopra. Sulla cartina del Giro 2020 è segnalata come “Forcella di Monte Rest” e quotata 664 metri. Prima del citato episodio del 1987 era stata inserita nel tracciato del Giro in altre tre occasioni: i corridori a conquistare questo valico sono stati il belga Martin Van Den Bossche nel 1970 (tappa Jesolo – Arta Terme, vinta da Franco Bitossi), lo spagnolo Santiago Lazcano nel 1974 (tappa Pordenone – Tre Cime di Lavaredo, vinta dal connazionale José Manuel Fuente), Roberto Ceruti nel 1979 (tappa Treviso – Pieve di Cadore, vinta dal medesimo corridore) e il francese Jean-Claude Bagot durante la storica Lido di Jesolo – Sappada del 1987, che ebbe come vincitore l’olandese Johan van der Velde. Da allora sono dovuti trascorrere 32 anni prima di rivedere questa salita affrontata in una gara professionistica, lo scorso anno inserita nel tracciato del tappone dell’Adriatica Ionica Race, terminata a Misurina con il successo dell’ucraino Mark Padun.
Forcella di Pala Barzana (842 metri). Quotata 840 metri sulle cartine del Giro, è valicata dalla SP 63 “di Pala Barzana” tra Poffabro e Andreis.

Valico Pianetti (360 metri). Valicato in galleria dall’ex 251 “della Val di Zoldo e Val Cellina” tra l’uscita dalla Galleria Fara e Montereale Valcellina.

Sella Pian del Cavallo (1277 metri). Coincide con la località d’arrivo (il traguardo sarà posto a 1290 metri di quota, poco sopra il valico geografico). Oltre ai due arrivi di tappa citati nell’articolo, ha ospitato un GPM di “passaggio” nel 2011 durante la tappa Conegliano – Gardeccia/Val di Fassa, vinta dallo spagnolo Mikel Nieve dopo che sulla salita friulana era scollinato in testa Emanuele Sella. La prima parte della salita, fino al Rifugio Bornass, è stata spesso affrontata – sia come GPM, sia come traguardo finale – al Giro del Friuli per professionisti, la cui ultima edizione risale al 2011.

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Ingresso all’aeroporto militare di Rivolto

Villa Manin (Passariano di Codroipo) vista nel film “Porzûs” (www.davinotti.com)

Villa Manin (Passariano di Codroipo) vista nel film “Porzûs” (www.davinotti.com)

Dignano, Pieve dei Santi Pietro e Paolo

Pinzano al Tagliamento, ponte sul fiume Tagliamento

Anduins, Falesia del Masarach

Lago di Verzegnis

Socchieve, Chiesa di San Martino

Un tratto dell’insidiosa discesa dalla Forcella di Monte Rest


Lago dei Tramonti

Il borgo fantasma di Movada torna ad emergere dalle acque del Lago dei Tramonti

Scorcio panoramico dalla Casera Salinchieit, nel Parco delle Dolomiti Friulane

Tratto abbandonato della vecchia strada che percorreva l’orrido della Valcellina

Montereale Valcellina, colle del castello “Montis Regalis”

Malnisio, Centrale Antonio Pitter

Aviano, aeroporto militare

Il Monte Cavallo e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2020 (flickr.com)

Il Monte Cavallo e, in trasparenza, l’altimetria della quindicesima tappa del Giro 2020 (flickr.com)